Notiziario "C", n. 1, 1967
Contenuto
- Titolo
- Notiziario "C", n. 1, 1967
- Tipologia
- Periodico a stampa
- Descrizione
-
- Uno sfarzo apparente (ma dentro un'altra cosa), p. 2
- Tradizioni e curiosità della Pasqua, p. 3
- Giornale di bordo, p. 4 - Data testuale
- 1967 gennaio - febbraio
- Estremi cronologici
- gennaio 1967 – febbraio 1967
- Consistenza
- pp. 4
- Stato di conservazione
- Buono
- Soggetto produttore
-
Famiglia Costa
- Identificativo
- PER.000364/32
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
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-
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- Collocazione
- Emeroteca
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- Comunicazione d'impresa
- Navi passeggeri
- Navigazione crocieristica
- Vita di bordo
- Welfare aziendale
- contenuto
-
NOTIZIARIO
Linea ‘’C,, - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio, 2 - Genova
Spedizione in Abbonamento Postale - Gruppo IV
Anno VII - N. 1 - Gennaio-Febbraio 1967 Periodico bimestrale
vtr
La turbonave « Maria Costa » fotografata nel porto di New York.
La nave
nel tempo
VIII
Di conseguenza la nettezza, spe-
cialmente personale, difettava
moltissimo. Persino i liberi, scri-
veva nel 1539 Alessandro Conta-
rini, procuratore generale della
Armata Veneta, «mai si lavano
se non quando lor viene volontà
di nuotare, di rado adoperano
forbici e rasoi, di panni la mag-
gior parte non hanno se non
quelli che portano, per cui, ba-
gnati o asciutti, devono tenerli
continuamente indosso, e con la
stessa facilità con cui moltipli-
cano i vermini, con altrettanta
ne irempiono tutta la galera, nè
sogliono pulirsene giammai ». In-
vece i forzati erano obbligati al-
la pulizia da ordini ferrei che,
per chi non li osservava, porta-
vano ad « essere battuti con una
qualità di sferze che non s’ado-
perano con fanciulli ».
Con tali mezzi persuasivi si
otteneva infatti che « ogni mat-
tina al levar del sole se ne an-
davano al di fuori della galera,
cioè sopra il palamento di rim-
petto al proprio banco e tanto
fuori quanto lo consentiva la
lunghezza della catena, e quivi
trattisi con prestezza i panni di
dosso, ciascuno li andava con
molta diligenza ricercando, pur-
gando e scuotendo fuori ciò che
vi trovava: e dovevano eziandio
lavarsi un giorno per settimana
e farsi radere tutti i peli »; igie-
ne dunque anche questa rudi-
mentale assai, per quanto impo-
sta dai rigidi regolamenti che
disciplinavano la vita dei galeot-
ti; senza dire che questo spetta-
colo di esseri umani alla cate-
na, intenti a spulciarsi arrampi-
cati come scimmie, è atrocemen-
te triste, tanto più quando si
pensi che, nella stessa posizione,
sui remi affornellati, essi erano
costretti a fare i loro bisogni, e
durante la voga anche tra i ban-
chi che i marinai di sorveglian-
za avevano incarico di sciacqua-
re continuamente con grandi bu-
glioli d’acqua.
Si può quindi ben immaginare
la nettezza di quei banchi i qua-
li erano di solito coperti « qual
con lorda schiavina, quale con
un gabbano sdrucito, qual con
una sozza e fetida pelle di bue
col pelo di fuora, quale con un
rosso e marcito tappeto ».
Di conseguenza era così inten-
so e persistente il puzzo a bor-
do delle galere, soprattutto tra
i banchi di voga, che gli ufficiali
erano costretti a fare larghissi-
mo uso di forte tabacco da naso
e di acuti profumi; e pare che
appunto agli ufficiali delle gale-
re si debba l’introduzione in
Francia della moda del muschio
nel XVIII secolo.
Eppure i comandanti faceva-
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina due
no a gara per avere la propria
galera quanto più sfarzosa e
sgargiante. Ma lo sfarzo era tut-
to esteriore, benché alcune volte
veramente ricchissimo. A Vene-
zia, poiché gli abbellimenti era-
no fatti a spese dei sopracomi-
ti, che erano sempre nobili e
avevano il privilegio di dare il
proprio nome al bastimento, vi
era tra essi una accentuata emu-
lazione e un continuo gareggiare
nello sfarzo, tanto che le leggi
veneziane del XVI secolo, poiché
«negli intagli et ornamenti del-
le puppe delle galere si fanno
spese senza delimitazione », cer-
cano invano di contenerle, e mul.
tano i capi da mar e i sopraco-
miti se trasgrediscono alla proi-
bizione di «far fare intaglio nè
lavoro sottile nè mettere oro in
altra parte della sua galera ». Le
parti più decorate erano, come
si è detto, i cortelà, cioè le fian-
cate di poppa, specie di specchi
piani che si allungavano per sei
o sette metri a poppa estrema
come pareti esterne della «ca-
mera dei nobili» riccamente
sbalzate a intagli, a sculture, a
pannelli. Il Canele, che pure con-
siglia — in « Milizia Marittima »
— di farle di buon noce, «et
lauda che esse parti siano gen-
Meraviglie che insannavano
«Oltre al nobilissimo e degno
stendardo che reale vi si spiegò,
— egli precisa con l’enfasi del
tempo ma con indubbia esattez-
za — le vele bellissime fuor del-
l'usato, vi furono, parte delle
quali scaccate erano ad arma di
gigli e di palle, bandiere, fiam-
me, gagliardetti, pennelli e inse-
gne d’intorno, di drappi vari, e
riccamente adornati, vi andavan
sopra. Di scarlatto ricco tutta la
ciurma vestita di una divisa fu.
Ma il pregio maggiore di sua ma-
gnificenza fu nella poppa. Essa,
nella graziosa sua volta o cielo,
ebbe tutti i ferramenti e righe e
garidde, che si attraversavano
fra loro a guisa di una pergola,
lustrati e dorati, e similmente
la freccia che va in mezzo, la
quale tutta intagliata era di fine
opera e di fuori, nella sua testa,
finiva in una bell’arme della re-
gina. Et era cotale cielo tutto
tutto ingemmato di preziosissi-
me gioie in legature d’oro smal-
tate, per quantità dugentocin-
quanta, e furono granati, bala-
sci, zaffiri, smeraldi, topazi, gri-
sopazi, grisoliti, amatisti e per-
le. Sopra di esse tre fanali posa-
vano di metallo, in forma di leg-
giadri vasi apparenti d’oro. Quel-
lo di mezzo, che per ogni faccia
mostra far lume per le palle del-
l’arme reale dei Medici, era mol-
legge — > — ==tt--=a== sa
tilmente lavorate et aparenti »,
non può a meno di aggiungere:
«Così biasimo quella soverchia
spesa che vi si suol fare di oro
et di colori percioché in pochi dì
sono dalle pioggie e dal mar ta-
li ornamenti guasti ».
Altro grande sforzo era nelle
bandiere, negli stendardi, nei gui-
doni, nei gagliardetti, nelle ori-
fiamme di cui le galere, e in ge-
nere tutte le grandi navi spe-
cialmente da guerra del Cinque
e Seicento, erano infiorate. Lo.
stesso Canale insinua: « Perché
le bandiere porgono alle galere
non so che di magnificenza e di
terribilità, oltre alle necessarie,
a me piacerebbe un gran nume-
ro di quelle di vedere; et lodarò
il portarne, et nelle gabbie et
nell’uno et nell’altro capo della
antenna, da tutti i lati et da ogni
parte di essa galea; le quali fos-
sero diverse et accomodate di
forma ciascuna alla qualità del
luogo suo ».
Parimenti oggetto di partico-
lare cura artistica, e per quanto
possibile di sfarzosità, erano i
fanali di poppa e fin i pomoli di
calcese, cioè i pomi dell’albero.
I fanali, a volte altissimi, sulle
capitane, rappresentavano anche
to più alto degli altri due. Et es-
si coperchiati erano d’un giglio
d’oro per uno assai grande, il
piano, ovvero lo spalto di essa,
di leggiadri spartimenti insieme
commesso, aveva il fondo suo di
sandalo, di canna d’india, di e-
bano, avorio e di granatiglio che
richiudevano in varie forme, di
più e di meno grandezza, pezzi
di madreperle, cornioli, lapislaz-
zari, e matisti. Di simile lavoro
di grandi diaspri vi furono i
bandini o spalliere e gli altri so-
stegni suo. Una vaghissima e mi-
rabile invetriata di cristalli rac-
chiudeva questa poppa dinnan-
zi che, mostrando facciata di
uno avviticciamento di fronte e
altre vaghezze, tre porte incorni-
ciate vi aveva di architettura leg-
giadra; delle quali quella di mez-
zo maggiore, mostrava in suo
bellissimo frontespizio le armi
del Re e della Regina, di lapi-
slazzari, topazi, zaffiri, rubini e
tutte le tre loro portiere ebbero
di tele d’oro foderate di vaghi
drappi, si come le coperte vi fu-
rono e i tendaletti e molti arre-
di dei quali lungo sarebbe a
dirne ».
Quando si leggono meraviglio-
se descrizioni si è portati a pen-
sare a una vita idilliaca vissu-
ta su questi bastimenti di fate.
una insegna di comando, conse
gnati ai comandanti di squadra
insieme col bastone e lo sti
dardo, con cerimonie solenni, |
non dico dello sfarzo addiritt
ra fiabesco col quale si deco-
ravano e si addobbavano le ec:
cezionali galee costruite per cir-
costanze e feste speciali, special
mente di nozze, per esempio la
« Cristina » costruita dai Medici
nel 1589, per andare a rilevare a
Marsiglia Cristina di Lorena;
promessa sposa al Granduca,
più ancora la « Capitana puova »
anch'essa medicea, costruita nel
1600 per trasportare a Marsiglia
stimento, di cui la ricchissima
poppa è stata poi ritratta veni
anni dopo dal Rubens in un ce
lebre quadro ora al Louvre,
il Giovane, nella « Descrizione
delle felicissime nozze di Mada-
ma Maria Medici, Regina d
Francia », pubblicata l’anno stes-
so delle nozze a Firenze, dice
che lo scafo era «con bel dise-
gno tutto intagliato di figure, di
maschere, di arpie e di an i
e fogliami per molti quadri, spar-
tita di bassi e interi rilievi, ed
era tutto dorato ».
1
E invece anche su di essi la vi
ta era d’inferno per molti. Sulle
galere un po’ per tutti, specia
mente per gli uomini ai remi, la
disciplina era durissima e le
punizioni normalmente impron-
tate a crudeltà. La più comune
per gli uomini da remo era la
fustigazione; si disponeva il pa-
ziente completamente nudo ven-
tre a terra, con le gambe penzo-.
loni dal suo banco e, mentre due
uomini lo tenevano fermo per
le braccia, e due per le gambe,
uno dei galeotti più robusti, an-
che egli completamente nudo, lo.
fustigava sulla schiena con tutte.
le sue forze, fustigato a sua vol
ta dall’aguzzino perché non de-
sistesse dal battere pesantemen-
te, sicuro che se avesse usato.
nel fustigare una qualche mode-
razione, l’aguzzino avrebbe in-
crudelito verso di lui senza pie-
tà. Eseguito il supplizio, il mi-
sero corpo sanguinante del pu
nito veniva strofinato dal bar-
biere di bordo con aceto e sale
per disinfezione. "
(Continua)
(da « La nave nel tempo » di Mi
chele Vocino, Edizioni Alfieri,
Milano). *
TRADIZIONI E CURIOSITA DELLA PASQUA
Olivo, palme
e uova: da Noé
°
ì
T
Dal primo rametto di olivo che
la colomba recò con sè, al suo
ritorno sull’arca di Noé, in segno
di pace come annuncio della fi-
ne del Diluvio, sono passati mil-
lenni. Ma la Pasqua cristiana,
che fin dalle origini fece sue al-
cune delle più remote tradizioni
bibliche, porta ancora oggi, ogni
anno, nel giorno dedicato alla
Resurrezione di Cristo, questo
simbolo gentile.
Le fronde di olivo, benedetto
nel giorno delle Palme, giungo-
no alle grandi città soprattutto
dal Lago di Garda, ma anche la
Toscana è considerata fra i cen-
tri di maggior raccolto. Le re-
gioni del Sud, dove gli uliveti
sono molto diffusi, si procura-
no invece sul posto i rami desti-
nati alla vendita spicciola e sol-
tanto di rado ricorrono ai gros-
sisti del Nord per completare il
proprio fabbisogno.
Si calcola che in tutta Italia
venga distribuito, in occasione
delle feste pasquali, un quanti.
tativo di fronde benedette non
inferiore ai 15.000 quintali (di
cui circa un migliaio nella sola
provincia di Milano). I rami ven-
gono posti în vendita in piccoli
mazzetti, di diverso peso, ad un
costo che varia a seconda delle
regioni; tuttavia, sulla base di
un prezzo medio, risulta che in
tutta la Penisola si spende, ogni
anno, oltre un miliardo di lire
per l’acquisto dell’olivo bene-
detto. Resta infine da segnalare
che a Milano si va diffondendo
una simpatica novità: invece di
offrire îl solito mazzetto di ra-
mi tagliati, si incarica una ditta
specializzata di inviare ad amici
e parenti’ piccoli esemplari di
olivo coltivati in vaso, che ven-
gono poi benedetti e festosamen-
te ornati con fiocchi multicolori.
è * *
Parallelamente a quella del-
l’olivo, è tradizione far benedi-
Ai lettori e
alle loro famiglie
giungano 1 più
vivi auguri di
Buona Pasqua
ai nostri giorni
re le palme durante un partico-
lare rito da cui prende nome la
Domenica che precede la Pa-
squa. L'uso dell’offerta delle pal-
me benedette è soprattutto in-
valso in Riviera e nel Sud, dove
queste piante sono molto co
muni.
In genere si raccolgono i rami
della cosiddetta « palma di San
Pietro » (o Chamaerps humilis),
ma anche quella da dattero
(Phoenix dactilifera) viene lar-
gamente impiegata là ove essa
cresce. Il consumo di « palme »,
secondo calcoli approssimativi,
non supera i cinquemila quinta-
li. Nel Sud è pure assai diffusa
la fabbricazione di singolari «pal-
me» intrecciate, di fibre vege-
tali, carta o paglia, decorate con
nastri e fiocchi.
La città di Bordighera, per an-
tico privilegio papale, conserva
l'onore di inviare ogni anno al
Vaticano alcuni splendidi rami
di palma, che il Papa in persona
benedice e’ quindi distribuisce
alle personalità che si recano a
fargli visita durante le udienze
del periodo pasquale.
ATTINTO
Perchè la Pasqua è “mobile,
Come è noto, l’inizio dell'era volgare non coincide con
la data della nascita di Gesù. Egli, infatti, morì il 30 aprile
del 30 dopo Cristo, ad un’età imprecisata, ma certamente
superiore ai trentasei anni: ciò sta a significare che la Nati-
vità avvenne almeno sei anni prima dell’inizio dell’era
volgare.
Quanto alle ricorrenze della Passione e della Pasqua di
Risurrezione, va sottolineato che, essendo collegate al ca-
lendario lunare vigente presso i Giudei, (il quale non coin-
cide con quello solare), variano la loro scadenza di anno
in anno, e vengono perciò chiamate « feste mobili ». Nel Con-
cilio di Nicea, tenutosi nel 325, fu stabilita la segu
regola per determinare la data della Pasqua cristia-
essa deve cadere nella prima domenica che segue il ple-
nilunio che si verifica dopo l’equinozio di primavera. Sic-
come l’equinozio si ha sempre il 21 marzo, si possono avere
i due casi estremi seguenti: il plenilunio si verifica il
21 marzo e quel giorno è sabato. La Pasqua cadrà allora
l'indomani 22 marzo (Pasqua bassa). Se il plenilunio av-
viene il 20 marzo bisogna attendere il plenilunio succes-
sivo (18 aprile) e, se il 18 aprile è Domenica, la Pasqua
cadrà la domenica dopo, cioè il 25 aprile.
La regola trovata da Gauss per stabilire la data della
Pasqua è la seguente: si divide la cifra dell’anno in cui
si vuol trovare la Pasqua per 19, 4 e 7. I tre resti (di cui
alcuni possono essere uguali a zero) vengono chiamai
a, b, c. Poi si moltiplica « a » per 19 e si aggiunge 24. Il tutto
si divide per 30. Il resto di questa divisione si indica con
«d». Adesso si trova il valore della seguente espressione:
2b + 4c + 6d + 5. Il numero ottenuto viene diviso per 7 «
il resto indicato con «e ». A questo punto si aggiunge alla
data del 22 marzo il valore di «d » e di «e ». Se si ottiene
un numero minore di 31 (per esempio 29) significa che la
Pasqua cade in marzo e precisamente il giorno 29. Se s'
ottiene un numero superiore a 31, si sottrae 31 e si ottien:
il giorno di aprile in cui cadrà la Pasqua. Questa formula
è valida soltanto per il XX secolo. Per altri secoli è neces-
LIPPI
> >
sario apportare una piccola modificazione.
ei e i i n e n n
Come si scelgono le “sorprese,,
Terza in ordine di importanza,
ma forse prima quanto a diffu-
sione, è la tradizionale consue-
tudine di offrire le «uova pa-
squali». Dai tempi più remoti
essa simboleggia la fine dell’a-
stinenza di precetto per la Qua-
resima, in quanto durante que-
sto periodo, che ha inizio il gior-
no delle Ceneri e va fino a Pa-
squa, era severamente proibito
ai cattolici di mangiare uova; al-
tre credenze di origini anteriori,
e di metta derivazione pagana,
attribuiscono all’uovo, simbolo
di fecondità, un valore emblema-
tico di propiziazione dei raccolti
e di prosperità in genere. Sta di
fatto che, per antichissima con-
suetudine, gli uomini usano re-
galarsi, scambievolmente, uova:
nei tempi andati i sovrani di-
stribuivano uova colorate, conte-
nenti monete d’oro, ai sudditi
più fedeli. I sultani, a volte, ne
regalavano di gigantesche con
dentro incredibili sorprese. I na-
babbi le trasformavano in scri-
gni pieni di gioielli.
In Russia, lo Zar inviava uova
di puro oro zecchino, cesellate
e temmestate di pietre preziose,
che contenevano minuscoli oro-
logi, organetti, carillons, trenini
e altre opere in miniatura fine-
mente lavorate. Nelle Corti di
Europa abili disegnatori dipin-
gevano sui gusci fiori, scene cam-
pestri, palazzi; perfino il cele-
bre pittore e incisore francese
Watteau non disdegnava di dedi-
carsì a questa singolare attività.
Legata alla tradizione dell’uo-
vo pasquale è anche quella del-
la « sorpresa », benché si sia tra-
sformata col tempo. In origine
le uova, autentiche o colorate,
venivano nascoste in casa, in
giardino, nei punti più impensa-
tì, per lasciare agli amici il pia-
cere di ritrovarle. Oggi, invece,
le uova pasquali sono prodotte
dall'industria dolciaria e la «sor-
presa» viene racchiusa dentro di
esse; né si può certo dire che
questa innovazione sia meno gra-
devole della vecchia usanza. Sul
piano nazionale, la produzione
delle uova si aggira intorno ai
trenta milioni di pezzi; la materia
prima, come tutti sanno, è la
cioccolata e, per far fronte al
fabbisogno, occorrono circa do-
dicimila quintali di cacao.
Il valore dell'oggetto, che si
trova nascosto nell’interno; cor-
risponde, di solito al venti per
cento del prezzo deil’uovo e il
genere della «sorpresa» viene
scelto da un anno all’altro da
apposite «équipes» di speciali-
sti che ne ricercano e valutano
î motivi di originalità e di pre-
gio. I campioni designati vengo-
no poi sottoposti ad un «test »
da parte di un gruppo di perso-
ne di varia cultura, età e condi-
zione sociale. Il loro gusto e il
loro giudizio rappresentano in
scala ridotta î desideri e le ten-
denze del grandissimo pubblico
al quale le « sorprese » sono de-
stinate. Si intende che durante
tutto questo « lavorìo » si tengo-
no nelle dovute considerazioni
le opportune « differenziazioni »,
în modo che le uova contengano
tipî diversi di «sorpresa», a-
datti agli uomini, alle donne, ai
ragazzi, aî bambini e alle bam-
bine.
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre
=
a o
GIORNALE DI BORDO «
Sf
Le due formazioni della Eugenio C. protag
di tre i
Un giocatore della Federico C. i
peg in una
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina quattro
I
p
did.
sollevato entusiasmo e propositi di... rivincita (da parte dei... perdenti).
Gli annunci... delle vittoriose par-
tite di calcio degli equipaggi della
LINEA C. si fanno. sempre più
frequenti: in Africa, nel Sud Ame-
rica le formazioni di bordo si fanno
rispettare; anzi, ora passano addi-
rittura al... contrattacco e avan-
zano una sfida in piena regola:
quella di affrontare a Genova la
squadra del Gruppo €. che sta
disputando un ottimo torneo nella
Serie D. E’ un’idea: staremo a
vedere.
Intanto ecco gli ultimi... re-
soconti.
I calciatori della Federico €.
sono ormai definiti il « terrore dei
Caraibi » in seguito alle vittorie in
serie, ottenute contro le più quo-
tate squadre. Basti dire che il « Vic-
toria » — squadra campione dei Ca-
raibi, una specie di «Inter» — è
stata battuta con un secco 3 a 1;
sorte non migliore è toccata
alla formazione del transatlantico
«Queen Elisabeth », sconfitta per
4 a 3. I « fuoriclasse » hanno scrit-
to: « Certamente il Gruppo C. pas-
serà un brutto quarto d'ora, quan-
do saremo perfettamente allenati ».
Sulla stessa... linea si comporta
l’« Eugenio Football Club », impe-
gnato in una triplice sfida in fa-
miglia. A Casablanca la « Camera»
ha battuto la « Macchina-Coperta »
per 2 a 0 (spettatori paganti: nes-
suno); a Cape Town la « Camera »
si è ancora imposta per 5 a 3 (Sta-
dio degli italiani); a Lourenco Mar-
ques terza vittoria della « Camera »
per 5 a 3 (Stadio Club dei ferro-
vieri, in notturna, presente un fol
to pubblico). La « Macchina-Coper-
ta» non si arrende: si prepara ai
prossimi scontri.
Anche perché i maligni dicono
che le sconfitte sono da imputarsi
in parte al.... portiere (molto di-
stratto negli ultimi minuti) e al
l'arbitro, il quale, guarda caso, era
il I macchinista Traverso, allena.
tore della «Camera ».
Uno spirito agonistico veramente
insolito. Attendiamo ora altre no-
tizie e, soprattutto, la regolare sfi-
da al «Gruppo C», Sarebbe dav-
vero un incontro al fulmicotone.
NOTIZIARIO «C»
Periodico aziendale bimestrale
Anno VII - N. 1 - Gennaio-Febbraio 1967
î , Via D' io 2 ii
Spedizione in abb, post. Gruppo IV Gaiove, ab nunzio (27 piano o
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
Tel. 58.18.51 - Casella postale 492
Autor. Trib. di Genova N. 526 del 28/2/61
Stampa: BI-ESSE . Genova
- extracted text
-
NOTIZIARIO
Linea ‘’C,, - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio, 2 - Genova
Spedizione in Abbonamento Postale - Gruppo IV
Anno VII - N. 1 - Gennaio-Febbraio 1967 Periodico bimestrale
vtr
La turbonave « Maria Costa » fotografata nel porto di New York.
La nave
nel tempo
VIII
Di conseguenza la nettezza, spe-
cialmente personale, difettava
moltissimo. Persino i liberi, scri-
veva nel 1539 Alessandro Conta-
rini, procuratore generale della
Armata Veneta, «mai si lavano
se non quando lor viene volontà
di nuotare, di rado adoperano
forbici e rasoi, di panni la mag-
gior parte non hanno se non
quelli che portano, per cui, ba-
gnati o asciutti, devono tenerli
continuamente indosso, e con la
stessa facilità con cui moltipli-
cano i vermini, con altrettanta
ne irempiono tutta la galera, nè
sogliono pulirsene giammai ». In-
vece i forzati erano obbligati al-
la pulizia da ordini ferrei che,
per chi non li osservava, porta-
vano ad « essere battuti con una
qualità di sferze che non s’ado-
perano con fanciulli ».
Con tali mezzi persuasivi si
otteneva infatti che « ogni mat-
tina al levar del sole se ne an-
davano al di fuori della galera,
cioè sopra il palamento di rim-
petto al proprio banco e tanto
fuori quanto lo consentiva la
lunghezza della catena, e quivi
trattisi con prestezza i panni di
dosso, ciascuno li andava con
molta diligenza ricercando, pur-
gando e scuotendo fuori ciò che
vi trovava: e dovevano eziandio
lavarsi un giorno per settimana
e farsi radere tutti i peli »; igie-
ne dunque anche questa rudi-
mentale assai, per quanto impo-
sta dai rigidi regolamenti che
disciplinavano la vita dei galeot-
ti; senza dire che questo spetta-
colo di esseri umani alla cate-
na, intenti a spulciarsi arrampi-
cati come scimmie, è atrocemen-
te triste, tanto più quando si
pensi che, nella stessa posizione,
sui remi affornellati, essi erano
costretti a fare i loro bisogni, e
durante la voga anche tra i ban-
chi che i marinai di sorveglian-
za avevano incarico di sciacqua-
re continuamente con grandi bu-
glioli d’acqua.
Si può quindi ben immaginare
la nettezza di quei banchi i qua-
li erano di solito coperti « qual
con lorda schiavina, quale con
un gabbano sdrucito, qual con
una sozza e fetida pelle di bue
col pelo di fuora, quale con un
rosso e marcito tappeto ».
Di conseguenza era così inten-
so e persistente il puzzo a bor-
do delle galere, soprattutto tra
i banchi di voga, che gli ufficiali
erano costretti a fare larghissi-
mo uso di forte tabacco da naso
e di acuti profumi; e pare che
appunto agli ufficiali delle gale-
re si debba l’introduzione in
Francia della moda del muschio
nel XVIII secolo.
Eppure i comandanti faceva-
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina due
no a gara per avere la propria
galera quanto più sfarzosa e
sgargiante. Ma lo sfarzo era tut-
to esteriore, benché alcune volte
veramente ricchissimo. A Vene-
zia, poiché gli abbellimenti era-
no fatti a spese dei sopracomi-
ti, che erano sempre nobili e
avevano il privilegio di dare il
proprio nome al bastimento, vi
era tra essi una accentuata emu-
lazione e un continuo gareggiare
nello sfarzo, tanto che le leggi
veneziane del XVI secolo, poiché
«negli intagli et ornamenti del-
le puppe delle galere si fanno
spese senza delimitazione », cer-
cano invano di contenerle, e mul.
tano i capi da mar e i sopraco-
miti se trasgrediscono alla proi-
bizione di «far fare intaglio nè
lavoro sottile nè mettere oro in
altra parte della sua galera ». Le
parti più decorate erano, come
si è detto, i cortelà, cioè le fian-
cate di poppa, specie di specchi
piani che si allungavano per sei
o sette metri a poppa estrema
come pareti esterne della «ca-
mera dei nobili» riccamente
sbalzate a intagli, a sculture, a
pannelli. Il Canele, che pure con-
siglia — in « Milizia Marittima »
— di farle di buon noce, «et
lauda che esse parti siano gen-
Meraviglie che insannavano
«Oltre al nobilissimo e degno
stendardo che reale vi si spiegò,
— egli precisa con l’enfasi del
tempo ma con indubbia esattez-
za — le vele bellissime fuor del-
l'usato, vi furono, parte delle
quali scaccate erano ad arma di
gigli e di palle, bandiere, fiam-
me, gagliardetti, pennelli e inse-
gne d’intorno, di drappi vari, e
riccamente adornati, vi andavan
sopra. Di scarlatto ricco tutta la
ciurma vestita di una divisa fu.
Ma il pregio maggiore di sua ma-
gnificenza fu nella poppa. Essa,
nella graziosa sua volta o cielo,
ebbe tutti i ferramenti e righe e
garidde, che si attraversavano
fra loro a guisa di una pergola,
lustrati e dorati, e similmente
la freccia che va in mezzo, la
quale tutta intagliata era di fine
opera e di fuori, nella sua testa,
finiva in una bell’arme della re-
gina. Et era cotale cielo tutto
tutto ingemmato di preziosissi-
me gioie in legature d’oro smal-
tate, per quantità dugentocin-
quanta, e furono granati, bala-
sci, zaffiri, smeraldi, topazi, gri-
sopazi, grisoliti, amatisti e per-
le. Sopra di esse tre fanali posa-
vano di metallo, in forma di leg-
giadri vasi apparenti d’oro. Quel-
lo di mezzo, che per ogni faccia
mostra far lume per le palle del-
l’arme reale dei Medici, era mol-
legge — > — ==tt--=a== sa
tilmente lavorate et aparenti »,
non può a meno di aggiungere:
«Così biasimo quella soverchia
spesa che vi si suol fare di oro
et di colori percioché in pochi dì
sono dalle pioggie e dal mar ta-
li ornamenti guasti ».
Altro grande sforzo era nelle
bandiere, negli stendardi, nei gui-
doni, nei gagliardetti, nelle ori-
fiamme di cui le galere, e in ge-
nere tutte le grandi navi spe-
cialmente da guerra del Cinque
e Seicento, erano infiorate. Lo.
stesso Canale insinua: « Perché
le bandiere porgono alle galere
non so che di magnificenza e di
terribilità, oltre alle necessarie,
a me piacerebbe un gran nume-
ro di quelle di vedere; et lodarò
il portarne, et nelle gabbie et
nell’uno et nell’altro capo della
antenna, da tutti i lati et da ogni
parte di essa galea; le quali fos-
sero diverse et accomodate di
forma ciascuna alla qualità del
luogo suo ».
Parimenti oggetto di partico-
lare cura artistica, e per quanto
possibile di sfarzosità, erano i
fanali di poppa e fin i pomoli di
calcese, cioè i pomi dell’albero.
I fanali, a volte altissimi, sulle
capitane, rappresentavano anche
to più alto degli altri due. Et es-
si coperchiati erano d’un giglio
d’oro per uno assai grande, il
piano, ovvero lo spalto di essa,
di leggiadri spartimenti insieme
commesso, aveva il fondo suo di
sandalo, di canna d’india, di e-
bano, avorio e di granatiglio che
richiudevano in varie forme, di
più e di meno grandezza, pezzi
di madreperle, cornioli, lapislaz-
zari, e matisti. Di simile lavoro
di grandi diaspri vi furono i
bandini o spalliere e gli altri so-
stegni suo. Una vaghissima e mi-
rabile invetriata di cristalli rac-
chiudeva questa poppa dinnan-
zi che, mostrando facciata di
uno avviticciamento di fronte e
altre vaghezze, tre porte incorni-
ciate vi aveva di architettura leg-
giadra; delle quali quella di mez-
zo maggiore, mostrava in suo
bellissimo frontespizio le armi
del Re e della Regina, di lapi-
slazzari, topazi, zaffiri, rubini e
tutte le tre loro portiere ebbero
di tele d’oro foderate di vaghi
drappi, si come le coperte vi fu-
rono e i tendaletti e molti arre-
di dei quali lungo sarebbe a
dirne ».
Quando si leggono meraviglio-
se descrizioni si è portati a pen-
sare a una vita idilliaca vissu-
ta su questi bastimenti di fate.
una insegna di comando, conse
gnati ai comandanti di squadra
insieme col bastone e lo sti
dardo, con cerimonie solenni, |
non dico dello sfarzo addiritt
ra fiabesco col quale si deco-
ravano e si addobbavano le ec:
cezionali galee costruite per cir-
costanze e feste speciali, special
mente di nozze, per esempio la
« Cristina » costruita dai Medici
nel 1589, per andare a rilevare a
Marsiglia Cristina di Lorena;
promessa sposa al Granduca,
più ancora la « Capitana puova »
anch'essa medicea, costruita nel
1600 per trasportare a Marsiglia
stimento, di cui la ricchissima
poppa è stata poi ritratta veni
anni dopo dal Rubens in un ce
lebre quadro ora al Louvre,
il Giovane, nella « Descrizione
delle felicissime nozze di Mada-
ma Maria Medici, Regina d
Francia », pubblicata l’anno stes-
so delle nozze a Firenze, dice
che lo scafo era «con bel dise-
gno tutto intagliato di figure, di
maschere, di arpie e di an i
e fogliami per molti quadri, spar-
tita di bassi e interi rilievi, ed
era tutto dorato ».
1
E invece anche su di essi la vi
ta era d’inferno per molti. Sulle
galere un po’ per tutti, specia
mente per gli uomini ai remi, la
disciplina era durissima e le
punizioni normalmente impron-
tate a crudeltà. La più comune
per gli uomini da remo era la
fustigazione; si disponeva il pa-
ziente completamente nudo ven-
tre a terra, con le gambe penzo-.
loni dal suo banco e, mentre due
uomini lo tenevano fermo per
le braccia, e due per le gambe,
uno dei galeotti più robusti, an-
che egli completamente nudo, lo.
fustigava sulla schiena con tutte.
le sue forze, fustigato a sua vol
ta dall’aguzzino perché non de-
sistesse dal battere pesantemen-
te, sicuro che se avesse usato.
nel fustigare una qualche mode-
razione, l’aguzzino avrebbe in-
crudelito verso di lui senza pie-
tà. Eseguito il supplizio, il mi-
sero corpo sanguinante del pu
nito veniva strofinato dal bar-
biere di bordo con aceto e sale
per disinfezione. "
(Continua)
(da « La nave nel tempo » di Mi
chele Vocino, Edizioni Alfieri,
Milano). *
TRADIZIONI E CURIOSITA DELLA PASQUA
Olivo, palme
e uova: da Noé
°
ì
T
Dal primo rametto di olivo che
la colomba recò con sè, al suo
ritorno sull’arca di Noé, in segno
di pace come annuncio della fi-
ne del Diluvio, sono passati mil-
lenni. Ma la Pasqua cristiana,
che fin dalle origini fece sue al-
cune delle più remote tradizioni
bibliche, porta ancora oggi, ogni
anno, nel giorno dedicato alla
Resurrezione di Cristo, questo
simbolo gentile.
Le fronde di olivo, benedetto
nel giorno delle Palme, giungo-
no alle grandi città soprattutto
dal Lago di Garda, ma anche la
Toscana è considerata fra i cen-
tri di maggior raccolto. Le re-
gioni del Sud, dove gli uliveti
sono molto diffusi, si procura-
no invece sul posto i rami desti-
nati alla vendita spicciola e sol-
tanto di rado ricorrono ai gros-
sisti del Nord per completare il
proprio fabbisogno.
Si calcola che in tutta Italia
venga distribuito, in occasione
delle feste pasquali, un quanti.
tativo di fronde benedette non
inferiore ai 15.000 quintali (di
cui circa un migliaio nella sola
provincia di Milano). I rami ven-
gono posti în vendita in piccoli
mazzetti, di diverso peso, ad un
costo che varia a seconda delle
regioni; tuttavia, sulla base di
un prezzo medio, risulta che in
tutta la Penisola si spende, ogni
anno, oltre un miliardo di lire
per l’acquisto dell’olivo bene-
detto. Resta infine da segnalare
che a Milano si va diffondendo
una simpatica novità: invece di
offrire îl solito mazzetto di ra-
mi tagliati, si incarica una ditta
specializzata di inviare ad amici
e parenti’ piccoli esemplari di
olivo coltivati in vaso, che ven-
gono poi benedetti e festosamen-
te ornati con fiocchi multicolori.
è * *
Parallelamente a quella del-
l’olivo, è tradizione far benedi-
Ai lettori e
alle loro famiglie
giungano 1 più
vivi auguri di
Buona Pasqua
ai nostri giorni
re le palme durante un partico-
lare rito da cui prende nome la
Domenica che precede la Pa-
squa. L'uso dell’offerta delle pal-
me benedette è soprattutto in-
valso in Riviera e nel Sud, dove
queste piante sono molto co
muni.
In genere si raccolgono i rami
della cosiddetta « palma di San
Pietro » (o Chamaerps humilis),
ma anche quella da dattero
(Phoenix dactilifera) viene lar-
gamente impiegata là ove essa
cresce. Il consumo di « palme »,
secondo calcoli approssimativi,
non supera i cinquemila quinta-
li. Nel Sud è pure assai diffusa
la fabbricazione di singolari «pal-
me» intrecciate, di fibre vege-
tali, carta o paglia, decorate con
nastri e fiocchi.
La città di Bordighera, per an-
tico privilegio papale, conserva
l'onore di inviare ogni anno al
Vaticano alcuni splendidi rami
di palma, che il Papa in persona
benedice e’ quindi distribuisce
alle personalità che si recano a
fargli visita durante le udienze
del periodo pasquale.
ATTINTO
Perchè la Pasqua è “mobile,
Come è noto, l’inizio dell'era volgare non coincide con
la data della nascita di Gesù. Egli, infatti, morì il 30 aprile
del 30 dopo Cristo, ad un’età imprecisata, ma certamente
superiore ai trentasei anni: ciò sta a significare che la Nati-
vità avvenne almeno sei anni prima dell’inizio dell’era
volgare.
Quanto alle ricorrenze della Passione e della Pasqua di
Risurrezione, va sottolineato che, essendo collegate al ca-
lendario lunare vigente presso i Giudei, (il quale non coin-
cide con quello solare), variano la loro scadenza di anno
in anno, e vengono perciò chiamate « feste mobili ». Nel Con-
cilio di Nicea, tenutosi nel 325, fu stabilita la segu
regola per determinare la data della Pasqua cristia-
essa deve cadere nella prima domenica che segue il ple-
nilunio che si verifica dopo l’equinozio di primavera. Sic-
come l’equinozio si ha sempre il 21 marzo, si possono avere
i due casi estremi seguenti: il plenilunio si verifica il
21 marzo e quel giorno è sabato. La Pasqua cadrà allora
l'indomani 22 marzo (Pasqua bassa). Se il plenilunio av-
viene il 20 marzo bisogna attendere il plenilunio succes-
sivo (18 aprile) e, se il 18 aprile è Domenica, la Pasqua
cadrà la domenica dopo, cioè il 25 aprile.
La regola trovata da Gauss per stabilire la data della
Pasqua è la seguente: si divide la cifra dell’anno in cui
si vuol trovare la Pasqua per 19, 4 e 7. I tre resti (di cui
alcuni possono essere uguali a zero) vengono chiamai
a, b, c. Poi si moltiplica « a » per 19 e si aggiunge 24. Il tutto
si divide per 30. Il resto di questa divisione si indica con
«d». Adesso si trova il valore della seguente espressione:
2b + 4c + 6d + 5. Il numero ottenuto viene diviso per 7 «
il resto indicato con «e ». A questo punto si aggiunge alla
data del 22 marzo il valore di «d » e di «e ». Se si ottiene
un numero minore di 31 (per esempio 29) significa che la
Pasqua cade in marzo e precisamente il giorno 29. Se s'
ottiene un numero superiore a 31, si sottrae 31 e si ottien:
il giorno di aprile in cui cadrà la Pasqua. Questa formula
è valida soltanto per il XX secolo. Per altri secoli è neces-
LIPPI
> >
sario apportare una piccola modificazione.
ei e i i n e n n
Come si scelgono le “sorprese,,
Terza in ordine di importanza,
ma forse prima quanto a diffu-
sione, è la tradizionale consue-
tudine di offrire le «uova pa-
squali». Dai tempi più remoti
essa simboleggia la fine dell’a-
stinenza di precetto per la Qua-
resima, in quanto durante que-
sto periodo, che ha inizio il gior-
no delle Ceneri e va fino a Pa-
squa, era severamente proibito
ai cattolici di mangiare uova; al-
tre credenze di origini anteriori,
e di metta derivazione pagana,
attribuiscono all’uovo, simbolo
di fecondità, un valore emblema-
tico di propiziazione dei raccolti
e di prosperità in genere. Sta di
fatto che, per antichissima con-
suetudine, gli uomini usano re-
galarsi, scambievolmente, uova:
nei tempi andati i sovrani di-
stribuivano uova colorate, conte-
nenti monete d’oro, ai sudditi
più fedeli. I sultani, a volte, ne
regalavano di gigantesche con
dentro incredibili sorprese. I na-
babbi le trasformavano in scri-
gni pieni di gioielli.
In Russia, lo Zar inviava uova
di puro oro zecchino, cesellate
e temmestate di pietre preziose,
che contenevano minuscoli oro-
logi, organetti, carillons, trenini
e altre opere in miniatura fine-
mente lavorate. Nelle Corti di
Europa abili disegnatori dipin-
gevano sui gusci fiori, scene cam-
pestri, palazzi; perfino il cele-
bre pittore e incisore francese
Watteau non disdegnava di dedi-
carsì a questa singolare attività.
Legata alla tradizione dell’uo-
vo pasquale è anche quella del-
la « sorpresa », benché si sia tra-
sformata col tempo. In origine
le uova, autentiche o colorate,
venivano nascoste in casa, in
giardino, nei punti più impensa-
tì, per lasciare agli amici il pia-
cere di ritrovarle. Oggi, invece,
le uova pasquali sono prodotte
dall'industria dolciaria e la «sor-
presa» viene racchiusa dentro di
esse; né si può certo dire che
questa innovazione sia meno gra-
devole della vecchia usanza. Sul
piano nazionale, la produzione
delle uova si aggira intorno ai
trenta milioni di pezzi; la materia
prima, come tutti sanno, è la
cioccolata e, per far fronte al
fabbisogno, occorrono circa do-
dicimila quintali di cacao.
Il valore dell'oggetto, che si
trova nascosto nell’interno; cor-
risponde, di solito al venti per
cento del prezzo deil’uovo e il
genere della «sorpresa» viene
scelto da un anno all’altro da
apposite «équipes» di speciali-
sti che ne ricercano e valutano
î motivi di originalità e di pre-
gio. I campioni designati vengo-
no poi sottoposti ad un «test »
da parte di un gruppo di perso-
ne di varia cultura, età e condi-
zione sociale. Il loro gusto e il
loro giudizio rappresentano in
scala ridotta î desideri e le ten-
denze del grandissimo pubblico
al quale le « sorprese » sono de-
stinate. Si intende che durante
tutto questo « lavorìo » si tengo-
no nelle dovute considerazioni
le opportune « differenziazioni »,
în modo che le uova contengano
tipî diversi di «sorpresa», a-
datti agli uomini, alle donne, ai
ragazzi, aî bambini e alle bam-
bine.
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre
=
a o
GIORNALE DI BORDO «
Sf
Le due formazioni della Eugenio C. protag
di tre i
Un giocatore della Federico C. i
peg in una
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina quattro
I
p
did.
sollevato entusiasmo e propositi di... rivincita (da parte dei... perdenti).
Gli annunci... delle vittoriose par-
tite di calcio degli equipaggi della
LINEA C. si fanno. sempre più
frequenti: in Africa, nel Sud Ame-
rica le formazioni di bordo si fanno
rispettare; anzi, ora passano addi-
rittura al... contrattacco e avan-
zano una sfida in piena regola:
quella di affrontare a Genova la
squadra del Gruppo €. che sta
disputando un ottimo torneo nella
Serie D. E’ un’idea: staremo a
vedere.
Intanto ecco gli ultimi... re-
soconti.
I calciatori della Federico €.
sono ormai definiti il « terrore dei
Caraibi » in seguito alle vittorie in
serie, ottenute contro le più quo-
tate squadre. Basti dire che il « Vic-
toria » — squadra campione dei Ca-
raibi, una specie di «Inter» — è
stata battuta con un secco 3 a 1;
sorte non migliore è toccata
alla formazione del transatlantico
«Queen Elisabeth », sconfitta per
4 a 3. I « fuoriclasse » hanno scrit-
to: « Certamente il Gruppo C. pas-
serà un brutto quarto d'ora, quan-
do saremo perfettamente allenati ».
Sulla stessa... linea si comporta
l’« Eugenio Football Club », impe-
gnato in una triplice sfida in fa-
miglia. A Casablanca la « Camera»
ha battuto la « Macchina-Coperta »
per 2 a 0 (spettatori paganti: nes-
suno); a Cape Town la « Camera »
si è ancora imposta per 5 a 3 (Sta-
dio degli italiani); a Lourenco Mar-
ques terza vittoria della « Camera »
per 5 a 3 (Stadio Club dei ferro-
vieri, in notturna, presente un fol
to pubblico). La « Macchina-Coper-
ta» non si arrende: si prepara ai
prossimi scontri.
Anche perché i maligni dicono
che le sconfitte sono da imputarsi
in parte al.... portiere (molto di-
stratto negli ultimi minuti) e al
l'arbitro, il quale, guarda caso, era
il I macchinista Traverso, allena.
tore della «Camera ».
Uno spirito agonistico veramente
insolito. Attendiamo ora altre no-
tizie e, soprattutto, la regolare sfi-
da al «Gruppo C», Sarebbe dav-
vero un incontro al fulmicotone.
NOTIZIARIO «C»
Periodico aziendale bimestrale
Anno VII - N. 1 - Gennaio-Febbraio 1967
î , Via D' io 2 ii
Spedizione in abb, post. Gruppo IV Gaiove, ab nunzio (27 piano o
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
Tel. 58.18.51 - Casella postale 492
Autor. Trib. di Genova N. 526 del 28/2/61
Stampa: BI-ESSE . Genova
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