Notiziario "C", n. 2, 1965
Contenuto
- Titolo
- Notiziario "C", n. 2, 1965
- Tipologia
- Periodico a stampa
- Descrizione
-
- Nuovi e moderni impianti allo Stabilimento di Taranto, p. 2
- Piccola enciclopedia del marittimo, p. 2
- La semplice vita della "Giacomo C.", p. 3
- Giornale di bordo, p. 4 - Data testuale
- 1965 marzo - aprile
- Estremi cronologici
- marzo 1965 – aprile 1965
- Consistenza
- pp. 4
- Stato di conservazione
- Buono
- Soggetto produttore
-
Famiglia Costa
- Identificativo
- PER.000364/25
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
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- Collocazione
- Emeroteca
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- Comunicazione d'impresa
- Navi passeggeri
- Navigazione crocieristica
- Vita di bordo
- Welfare aziendale
- contenuto
-
Linea ““C,; - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio, 2 - Genova
Anno V . Numero 2 . Marzo-Aprile 1965 Periodico bimestrale Spedizione in Abbonamento Postale . Gruppo IV
»
sn sasa f3sEt?
ANNA C - Caraibi 1965 |
Nuovi e moderni impianti
allo Stabilimento di Taranto
Autorità e invitati osservano gli impianti del nuovo stabilimento di Taranto
della Ditta Giacomo Costa fu Andrea.
Lunedì dodici aprile 1965, con
una cerimonia significativa e so0-
lenne, sono stati inaugurati i
nuovi impianti dello Stabilimen-
to della Giacomo Costa fu An-
drea, a Taranto, per la lavora-
zione di semi oleosi, in partico-
lare l’arachide. Lo Stabilimento
— con questa importante rea-
lizzazione — ha oggi una poten-
zialità di millecinquecento quin-
tali al giorno.
La cerimonia si è svolta con
la partecipazione — oltre che di
numeroso pubblico — delle mas-
sime autorità civili religiose e
militari di Taranto, di impor-
tanti personalità del mondo po-
litico e industriale, dei titolari,
dei dirigenti e di tutte le mae-
stranze della Società.
Nel corso della manifestazione
sono stati pronunciati brevi di-
scorsi per porre in evidenza la
importanza dei nuovi impianti
stessi, nel quadro dello sviluppo
e della modernizzazione di tutto
lo Stabilimento di Taranto.
I nuovi impianti consentono
una produzione di circa settecen-
to quintali al giorni di olio di
semi, secondo un ciclo produt-
tivo a forte automazione che
prevede, in diverse fasi, l’insila-
mento dei semi, la macinazione
e la spremitura, l’estrazione @
DTIZIARIO ‘’C,,: pagina due
esaurimento del pannello secon-
do il sistema Lurgi, il raffred-
damento e l’insaccamento della
farina. La produzione di farina
di estrazione è di circa otto-
cento quintali giornalieri.
L’olio ottenuto da questo nuo-
vo impianto può essere rapida-
mente avviato al consumo, pre-
via raffinazione nella raffineria
esistente, essendo simultanea-
mente entrato in funzione un
nuovo reparto per la fabbrica-
zione e il riempimento delle lat-
te, con una potenzialità di no-
vemila pezzi l’ora.
Con l’inaugurazione dei nuovi
impianti lo stabilimento di Ta-
ranto della Giacomo Costa fu
Andrea — stabilimento che, co-
me è noto può contare sull’ener-
gia fornita da una propria cen-
trale termoelettrica con tre tur
boalternatori per complessivi
Kw. 1.900 — ha ulteriormente
aumentato la sua capacità di
produzione di olii commestibili
da semi oleosi e sanse di oliva,
divenendo il più importante
complesso dell’Italia meridionale.
Al termine della cerimonia
inaugurale, autorità e invitati
hanno compiuto una accurata
visita allo stabilimento, espri-
mendo la propria soddisfazione
per l’alto grado di razionalità di
tutti gli impianti.
Piccola enciclopedia del marittimo $
a faro di Alessandria
Il faro di Alessandria fu, come
è noto, una delle « sette meravi-
glie » del mondo antico. Per mol.
ti secoli, prima di Cristo, Ales-
sandria d’Egitto era considerata
il maggior centro di cultura del
mondo mediterraneo e raccoglie-
va in sé la raffinatezza della ci-
viltà dei Tolomei e il potere che
le derivava dall’essere l’emporio
delle immense ricchezze orientali.
La costruzione del faro di
Alessandria doveva celebrare la
indiscussa supremazia della cit-
tà; quindi ogni accorgimento
venne impiegato per farne opera
degna di figurare fra le meravi-
glie del mondo antico. Il faro
raggiungeva i 183 metri di altez-
za, tanto da superare qualsiasi
edificio allora esistente, compre-
se le piramidi. Costruita in mar-
mo bianco, la snella mole domi-
nava un vasto specchio del Me-
diterraneo e guidava i naviganti
grazie a un grande fuoco acceso
durante la notte e ad un'alta co-
lonna di fumo che si sprigiona-
va dalla sommità nelle ore
diurne.
La torre sorgeva sulla piccola
isola di Faro (da cui il nome di
tutte le costruzioni di questo
tipo) ad un chilometro e mez-
zo dalla costa. Sostrato, archi-
tetto famoso in quel tempo, fece
collaudare diversi materiali pri-
ma di scegliere quello più adat-
to alle fondazioni e alla fine pre-
ferì il vetro. Nel 1375 dopo Cri-
sto un terremoto distrusse com-
pletamente la torre, del resto
già notevolmente danneggiata
dai maremoti e dai nubifragi
susseguitisi nei secoli.
Ed ecco, prendendo lo spunto
dal Faro di Alessandria, le « Lan-
terne » più famose del mondo:
Faro di Ar-Men - Famoso per
le difficoltà superate nel corso
della sua costruzione. Si eleva
presso la punta occidentale del-
la penisola di Finisterre, a sud
di Brest, in Francia, sulla sco-
gliera sottomarina che per una
lunghezza di otto miglia si sten-
de davanti all’isola di Sein. La
costruzione resiste da quasi un
secolo e la sua solidità è fuori
discussione; ciononostante, il po-
sto di guardiano del faro di Ar-
Men è tuttora considerato uno
dei più scomodi e pericolosi del
mondo.
Faro di Cardouan - Risale al
XII secolo ed è uno dei più an-
tichi d’Europa e del mondo. Com-
pletamente scavato nella roccia
all’ imboccatura della Garonna,
serve da guida ai naviganti nel
Golfo di Biscaglia. Consta di sei
gallerie sovrapposte che si re-
stringono salendo verso la cima;
nella più alta, otto secoli fa, bru-
ciavano tronchi di quercia e, più
tardi, carbone.
Faro di Eddystone - Celebre
per la sua storia romantica. La
prima torre fu eretta nel 1699 da
Henry Wilstanley sulla roccia
di Eddystone (Inghilterra) allo
scopo di evitare i naufragi mol-
to numerosi in quel tratto di
mare. Per rispondere a chi affer-
mava che il faro non avrebbe
resistito alle onde, il costruttore
decise di abitare nella torre e
venne travolto quattro anni dopo
da una burrasca. Sul luogo ven-
nero successivamente erette altre
torri nel 1705, nel 1775 e nel
1875. Quest'ultima, realizzata in
blocchi di pietra di due tonnel-
late ciascuno, resiste tuttora e
la leggenda dice che l’ombra del
primo sfortunato costruttore è
sempre rimasta a guardia del
faro.
Faro di Fastenet - E’ uno dei
più arditi. Ultimato nel 1908, è
situato in pieno mare, su un iso-
lotto roccioso, presso la punta
S. W. dell'Irlanda e serve da
guida alle navi che arrivano dal-
l'Atlantico. E’ alto settanta me-
tri, con mura dallo spessore di
sette metri per resistere alle gi-
gantesche onde dell’Oceano. Il
fascio luminoso ha l’intensità di
750.000 candele.
Lanterna di Genova - E’ uno
dei fari più famosi e antichi
d’Europa. Costruito nel 1139 sul-
l'estrema punta dello scoglio di
San Benigno, subì varie traversìe
finché alcuni secoli più tardi an-
dò completamente in rovina. Il
faro attuale fu ricostruito non
lungi dall’antico per iniziativa
della Repubblica Marinara nel
1543. E’ alto settantasei metri e
il suo fascio luminoso è visibile
fino a 27-30 miglia di distanza.
Faro di Olands-Sodra-Grund -
Si trova in Svezia. Costruito di-
rettamente sul fondo marino, su
un basamento di roccia a dodici
metri di profondità, è alto più
di cento metri.
Il primo salvagente
brevettato
Il salvagente, inteso come in-
venzione regolarmente brevetta-
ta, ha compiuto mezzo secolo.
Fu, infatti, il 20 marzo 1915 che
Edoardo ‘Benza, ufficiale del.
l’esercito giunto espressamente
a Roma in licenza, offrì al Mini-
stero della Marina il frutto di
una sua invenzione: si trattava
del primo salvagente registrato
dalle cronache dei brevetti, cioé
di una sacca di tela gommata,
nella quale si dovevano intro-
durre un po’ d’acqua e una cap-
sula di carburo di calcio. Indos-
sata la sacca, bastava rompere
con la pressione della mano la
capsula e subito l'involucro ve-
niva gonfiato dal gas che si spri-
gionava, consentendo al porta-
tore una perfetta galleggiabilità.
Tuttavia in quegli anni la «no-
vità » non incontrò molto favore;
era da poco scoppiata la prima
guerra mondiale e le sussistenze
dei Paesi belligeranti avevano
evidentemente ben altri proble-
mi da risolvere. Più tardi furo-
no inventati tipi di salvagente
più razionali e la «sacca» di
Edoardo Benza cadde nel dimen-
ticatoio.
Diciottesima puntata
della storia della Linea “C,,
La storia della LINEA C. —
ormai sempre più vicina ai no-
stri giorni — si presenta in que-
sto numero col suo diciottesimo
capitolo. E’ un capitolo breve,
dedicato a una nave modesta e
laboriosa, che fa parte del pe-
riodo seguente alla seconda guer-
ra mondiale. Oggi parliamo della
«Giacomo C. ».
E cominciamo subito con la
sua «carta d'identità ». La « Gia-
como C.» — già « Pacific Expor-
ter » — venne iscritta al Compar-
timento Marittimo di Genova
col numero 2889 il ventuno set-
tembre 1951, dopo essere stata
acquistata dalla nostra Compa-
gnia a Londra dalla « Norfolk
and North American Steam Ship-
ping lim.». Era lunga metri
138,52; larga metri 18,35; alta me-
tri 8,85, stazza lorda tonnellate
8.611; stazza netta 5.527. Era sta-
ta costruita nel 1928 nei cantie-
ri Blygtswood Shipbuilding Co.
di Seatstaun (Glasgow). L’appa-
rato motore — costruito sempre
nel 1928 dalla J. G. Kincaid & Co.
Ld. di Greenock — era composto
da due macchine a combustione
interna ciclo Diesel, trasmissione
verticale a quattro tempi, due
eliche.
Prelevata a Manchester il sei
agosto 1951 dal capitano Ambro-
gio Arienti — che vi rimase al
comando fino al sedici giugno
1953 — fu subito adibita al tra-
sporto di merci in genere. Viag-
gi lunghi e viaggi brevi, in mas-
sima parte con carico di car-
bone.
Nessuna particolare « avventu-
ra» mella vita della « Giacomo
C. »; il suo merito e le sue qua-
lità potrebbero benissimo esse-
re detti dal semplice ruolino di
marcia, da un « giornale di viag-
gio » fatto di arrivi e di parten-
$ aédi
È ]
naRnanaRItdi;atb,, ;
ze da un porto all’altro, in per-
fetta regola col calendario. Ri-
a Livorno; e poi, nel 1952,
corderemo così i viaggi nel 1951,
con carico di carbone, da Balti-
mora a Rotterdam e da Norfolk
Nor-
folk, New York, Filadelfia, Na-
poli, Genova, Civitavecchia, Li-
vorno, Brindisi. La «Giacomo C.»,
TZIp
ora
Ri DES II E
A EEE "PE
ELISA it) VALE Tel
Piccole cose da ricordare
Il tuo prossimo
@ Non crederti migliore degli altri. Combatti sul nascere
l’avversione, l’ostilità, l’antipatia, come veleno che uccide
nei pensieri, nelle parole e nelle opere l’amore fraterno.
Pensa agli altri come tu desideri che gli altri persino a te.
* * *
@ Guardati dall’usare parole pungenti, o maniere arro-
ganti, che altro non generano se non amarezza in chi le
riceve e pentimenti in chi le fa. Sia il tuo tratto umile,
rispettoso, cordiale con tutti, senza affettazione o adula-
zione, e sarai a tutti amabile e gradito.
* * *
@ Offri volentieri l’opera tua e prestala di buon grado
quando ne sei richiesto: la buona volontà vale spesso più
dell’opera, e le belle maniere riempiono di consolazione
l'animo del fratello.
* * *
@ Non prestare orecchio al mormorare, né indurre al-
cuno a mormorare; sopporta invece i difetti degli altri,
pensando a quanto gli altri sopportano i tuoi.
COTTA
Ò
Trana
«Ca
dal 1953, svolse una attività re-
golare, trasportando carbone e
merci varie fra gli scali degli
Stati Uniti e î porti del ponen-
te d’Italia. Vi rimase fino al-
l'ottobre del 1958; aveva trent’an-
ni esatti, ne veniva da una atti-
vità continua, alla quale nemme-
no la guerra era riuscita a por-
re freno. Così, il sedici dello
stesso mese, terminato l’ultimo
viaggio dagli Stati Uniti, venne
venduta alla « Ardem », per es-
sere demolita.
Questa la storia semplice, cro-
nistica, fatta di partenze e di
arrivi, della « Giacomo C. ». Tan-
ti anni di navigazione e mai noie.
Solcava le onde che era un pia-
cere, dicono gli uomini che vi
furono a bordo. E lo stesso ri-
cordo hanno i comandanti: al
cap. Arienti subentrò, il 17 giu-
gno 1953, il cap. Mirto Martino-
li che, il primo febbraio 1955,
cedette il bastone di comando
al cap. Federico Pieroni. Ma,
forse, anche le navi sentono la
nostalgia del primo amore e non
lo possono dimenticare. Così, il
31 luglio 1957 tornò sulla « Gia-
como C. » il cap. Ambrogio Arien-
ti; e fu lui a condurre la nave
nell’ultima traversata atlantica
che si concluse a Genova il sei
settembre 1958. Un viaggio cer-
tamente più triste di quello che
era iniziato il sei agosto del 1951
a Manchester: un addio silenzio-
so e dignitoso, come si addice
alla gente di mare.
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre
EZIO IE n CORTAIINETE vorra DIETE:
Ù hi NA
s
Concluso a Lavagna
il secondo corso
di scuola alberghiera
TE==ss
Presenti le maggiori autorità locali religiose, civili e militari,
si è concluso l’11 aprile, all’Hotel Sud Est di Lavagna, il II
Corso di Scuola alberghiera indetto dall’ENALC in collabora-
zione con la LINEA C. Sono stati premiati con coppe e meda-
glie gli allievi che si sono particolarmente distinti nel corso
dell’anno scolastico, sia della sezione camera che della sezione
cucina.
Una cerimonia suggestiva che ha offerto ai presenti la pos-
sibilità di ammirare l’alto grado di perfezione raggiunto dagli
allievi tutti. Durante il corso, essi — come già era accaduto lo
scorso anno — hanno alternato la teoria alla pratica, avvalendo-
si di un personale estremamente qualificato che ne ha curato
la preparazione anche nei minimi dettagli.
Gli allievi diplomati, dopo una breve vacanza, verranno
imbarcati sulle navi della nostra Compagnia in servizio passeg-
geri di linea e di crociera, onde accomunare agli studi un periodo
di esperienza pratica. Infatti questi giovani, insieme a quelli
licenziati Jo scorso anno e quanti saranno licenziati il prossimo
anno, sono destinati a costituire il nucleo del personale alber-
ghiero della T/n «Eugenio C.», che entrerà in linea nella
primavera del 1966.
Questi due corsi hanno stupito, per i risultati, gli stessi
docenti. Tutti i partecipanti si sono posti in rilievo per serietà
e volontà; giunti da ogni parte d’Italia, provenienti dalle più
disparate categorie sociali, si sono letteralmente trasformati in
soli sei mesi. Come ricordarli tutti? Come ricordare l’ex pesca-
tore di corallo di Torre del Greco che per guadagnare diecimila
lire la settimana dormiva su una barcaccia ed era tutto il giorno
in mare? E il ciabattino di Bagnara Calabra? Giovani giunti
a Lavagna decisi a migliorare la propria vita, a crearsi un
domani migliore. Ci sono riusciti. Non c'è dubbio che domani
sapranno essere all'altezza dei delicati e importanti compiti
affidati al personale della nostra Compagnia.
Foto d’obbligo per il personale della sezione camera e della sezione cucina
premiati alla fine del corso. Al centro il signor Giovanni Costa, il comm.
Ettore Azais, direttore ligure dell’ENALC, e alcuni insegnanti.
Un momento della premiazione per il settore camera.
Nozze Costa - Zezzo
Il 24 aprile 1965, nella Basilica di
San Francesco da Paola, a Genova,
la signorina Costanza Costa, figlia
del dott. Enrico, si è unita in ma-
trimonio col signor Giorgio Zezzo.
Agli sposi felici — partiti per il tra-
dizionale viaggio di nozze — giun-
gano i più vivi auguri da parte di
« Notiziario C. ».
Nascite
@® Paolo Salomone, figlio del
nostro I ufficiale Tommaso.. Sa-
vona, 1° dicembre 1964.
@ Riccardo Tonini, figlio del
nostro dipendente Luciano e del-
la signora Simonetta. Genova,
11 marzo 1965.
Cordiali felicitazioni ai geni-
tori e un augurale benvenuto
ai piccoli.
NOTIZIARIO «C»
Periodi IRA °
Anno V - N. 2 - Marzo - Aprile 1965
Genova, Via D
Tel, 58.18.51 - Casella postale
in abb. post.,
Cordiale stretta di mano fra il signor Giovanni Costa e lo chef, primo - —
istruttore di cucina. Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/61
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
’Annunzio 2 ipieto 05)
Stampa: BI-ESSE - Genova
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina quattro
- extracted text
-
Linea ““C,; - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio, 2 - Genova
Anno V . Numero 2 . Marzo-Aprile 1965 Periodico bimestrale Spedizione in Abbonamento Postale . Gruppo IV
»
sn sasa f3sEt?
ANNA C - Caraibi 1965 |
Nuovi e moderni impianti
allo Stabilimento di Taranto
Autorità e invitati osservano gli impianti del nuovo stabilimento di Taranto
della Ditta Giacomo Costa fu Andrea.
Lunedì dodici aprile 1965, con
una cerimonia significativa e so0-
lenne, sono stati inaugurati i
nuovi impianti dello Stabilimen-
to della Giacomo Costa fu An-
drea, a Taranto, per la lavora-
zione di semi oleosi, in partico-
lare l’arachide. Lo Stabilimento
— con questa importante rea-
lizzazione — ha oggi una poten-
zialità di millecinquecento quin-
tali al giorno.
La cerimonia si è svolta con
la partecipazione — oltre che di
numeroso pubblico — delle mas-
sime autorità civili religiose e
militari di Taranto, di impor-
tanti personalità del mondo po-
litico e industriale, dei titolari,
dei dirigenti e di tutte le mae-
stranze della Società.
Nel corso della manifestazione
sono stati pronunciati brevi di-
scorsi per porre in evidenza la
importanza dei nuovi impianti
stessi, nel quadro dello sviluppo
e della modernizzazione di tutto
lo Stabilimento di Taranto.
I nuovi impianti consentono
una produzione di circa settecen-
to quintali al giorni di olio di
semi, secondo un ciclo produt-
tivo a forte automazione che
prevede, in diverse fasi, l’insila-
mento dei semi, la macinazione
e la spremitura, l’estrazione @
DTIZIARIO ‘’C,,: pagina due
esaurimento del pannello secon-
do il sistema Lurgi, il raffred-
damento e l’insaccamento della
farina. La produzione di farina
di estrazione è di circa otto-
cento quintali giornalieri.
L’olio ottenuto da questo nuo-
vo impianto può essere rapida-
mente avviato al consumo, pre-
via raffinazione nella raffineria
esistente, essendo simultanea-
mente entrato in funzione un
nuovo reparto per la fabbrica-
zione e il riempimento delle lat-
te, con una potenzialità di no-
vemila pezzi l’ora.
Con l’inaugurazione dei nuovi
impianti lo stabilimento di Ta-
ranto della Giacomo Costa fu
Andrea — stabilimento che, co-
me è noto può contare sull’ener-
gia fornita da una propria cen-
trale termoelettrica con tre tur
boalternatori per complessivi
Kw. 1.900 — ha ulteriormente
aumentato la sua capacità di
produzione di olii commestibili
da semi oleosi e sanse di oliva,
divenendo il più importante
complesso dell’Italia meridionale.
Al termine della cerimonia
inaugurale, autorità e invitati
hanno compiuto una accurata
visita allo stabilimento, espri-
mendo la propria soddisfazione
per l’alto grado di razionalità di
tutti gli impianti.
Piccola enciclopedia del marittimo $
a faro di Alessandria
Il faro di Alessandria fu, come
è noto, una delle « sette meravi-
glie » del mondo antico. Per mol.
ti secoli, prima di Cristo, Ales-
sandria d’Egitto era considerata
il maggior centro di cultura del
mondo mediterraneo e raccoglie-
va in sé la raffinatezza della ci-
viltà dei Tolomei e il potere che
le derivava dall’essere l’emporio
delle immense ricchezze orientali.
La costruzione del faro di
Alessandria doveva celebrare la
indiscussa supremazia della cit-
tà; quindi ogni accorgimento
venne impiegato per farne opera
degna di figurare fra le meravi-
glie del mondo antico. Il faro
raggiungeva i 183 metri di altez-
za, tanto da superare qualsiasi
edificio allora esistente, compre-
se le piramidi. Costruita in mar-
mo bianco, la snella mole domi-
nava un vasto specchio del Me-
diterraneo e guidava i naviganti
grazie a un grande fuoco acceso
durante la notte e ad un'alta co-
lonna di fumo che si sprigiona-
va dalla sommità nelle ore
diurne.
La torre sorgeva sulla piccola
isola di Faro (da cui il nome di
tutte le costruzioni di questo
tipo) ad un chilometro e mez-
zo dalla costa. Sostrato, archi-
tetto famoso in quel tempo, fece
collaudare diversi materiali pri-
ma di scegliere quello più adat-
to alle fondazioni e alla fine pre-
ferì il vetro. Nel 1375 dopo Cri-
sto un terremoto distrusse com-
pletamente la torre, del resto
già notevolmente danneggiata
dai maremoti e dai nubifragi
susseguitisi nei secoli.
Ed ecco, prendendo lo spunto
dal Faro di Alessandria, le « Lan-
terne » più famose del mondo:
Faro di Ar-Men - Famoso per
le difficoltà superate nel corso
della sua costruzione. Si eleva
presso la punta occidentale del-
la penisola di Finisterre, a sud
di Brest, in Francia, sulla sco-
gliera sottomarina che per una
lunghezza di otto miglia si sten-
de davanti all’isola di Sein. La
costruzione resiste da quasi un
secolo e la sua solidità è fuori
discussione; ciononostante, il po-
sto di guardiano del faro di Ar-
Men è tuttora considerato uno
dei più scomodi e pericolosi del
mondo.
Faro di Cardouan - Risale al
XII secolo ed è uno dei più an-
tichi d’Europa e del mondo. Com-
pletamente scavato nella roccia
all’ imboccatura della Garonna,
serve da guida ai naviganti nel
Golfo di Biscaglia. Consta di sei
gallerie sovrapposte che si re-
stringono salendo verso la cima;
nella più alta, otto secoli fa, bru-
ciavano tronchi di quercia e, più
tardi, carbone.
Faro di Eddystone - Celebre
per la sua storia romantica. La
prima torre fu eretta nel 1699 da
Henry Wilstanley sulla roccia
di Eddystone (Inghilterra) allo
scopo di evitare i naufragi mol-
to numerosi in quel tratto di
mare. Per rispondere a chi affer-
mava che il faro non avrebbe
resistito alle onde, il costruttore
decise di abitare nella torre e
venne travolto quattro anni dopo
da una burrasca. Sul luogo ven-
nero successivamente erette altre
torri nel 1705, nel 1775 e nel
1875. Quest'ultima, realizzata in
blocchi di pietra di due tonnel-
late ciascuno, resiste tuttora e
la leggenda dice che l’ombra del
primo sfortunato costruttore è
sempre rimasta a guardia del
faro.
Faro di Fastenet - E’ uno dei
più arditi. Ultimato nel 1908, è
situato in pieno mare, su un iso-
lotto roccioso, presso la punta
S. W. dell'Irlanda e serve da
guida alle navi che arrivano dal-
l'Atlantico. E’ alto settanta me-
tri, con mura dallo spessore di
sette metri per resistere alle gi-
gantesche onde dell’Oceano. Il
fascio luminoso ha l’intensità di
750.000 candele.
Lanterna di Genova - E’ uno
dei fari più famosi e antichi
d’Europa. Costruito nel 1139 sul-
l'estrema punta dello scoglio di
San Benigno, subì varie traversìe
finché alcuni secoli più tardi an-
dò completamente in rovina. Il
faro attuale fu ricostruito non
lungi dall’antico per iniziativa
della Repubblica Marinara nel
1543. E’ alto settantasei metri e
il suo fascio luminoso è visibile
fino a 27-30 miglia di distanza.
Faro di Olands-Sodra-Grund -
Si trova in Svezia. Costruito di-
rettamente sul fondo marino, su
un basamento di roccia a dodici
metri di profondità, è alto più
di cento metri.
Il primo salvagente
brevettato
Il salvagente, inteso come in-
venzione regolarmente brevetta-
ta, ha compiuto mezzo secolo.
Fu, infatti, il 20 marzo 1915 che
Edoardo ‘Benza, ufficiale del.
l’esercito giunto espressamente
a Roma in licenza, offrì al Mini-
stero della Marina il frutto di
una sua invenzione: si trattava
del primo salvagente registrato
dalle cronache dei brevetti, cioé
di una sacca di tela gommata,
nella quale si dovevano intro-
durre un po’ d’acqua e una cap-
sula di carburo di calcio. Indos-
sata la sacca, bastava rompere
con la pressione della mano la
capsula e subito l'involucro ve-
niva gonfiato dal gas che si spri-
gionava, consentendo al porta-
tore una perfetta galleggiabilità.
Tuttavia in quegli anni la «no-
vità » non incontrò molto favore;
era da poco scoppiata la prima
guerra mondiale e le sussistenze
dei Paesi belligeranti avevano
evidentemente ben altri proble-
mi da risolvere. Più tardi furo-
no inventati tipi di salvagente
più razionali e la «sacca» di
Edoardo Benza cadde nel dimen-
ticatoio.
Diciottesima puntata
della storia della Linea “C,,
La storia della LINEA C. —
ormai sempre più vicina ai no-
stri giorni — si presenta in que-
sto numero col suo diciottesimo
capitolo. E’ un capitolo breve,
dedicato a una nave modesta e
laboriosa, che fa parte del pe-
riodo seguente alla seconda guer-
ra mondiale. Oggi parliamo della
«Giacomo C. ».
E cominciamo subito con la
sua «carta d'identità ». La « Gia-
como C.» — già « Pacific Expor-
ter » — venne iscritta al Compar-
timento Marittimo di Genova
col numero 2889 il ventuno set-
tembre 1951, dopo essere stata
acquistata dalla nostra Compa-
gnia a Londra dalla « Norfolk
and North American Steam Ship-
ping lim.». Era lunga metri
138,52; larga metri 18,35; alta me-
tri 8,85, stazza lorda tonnellate
8.611; stazza netta 5.527. Era sta-
ta costruita nel 1928 nei cantie-
ri Blygtswood Shipbuilding Co.
di Seatstaun (Glasgow). L’appa-
rato motore — costruito sempre
nel 1928 dalla J. G. Kincaid & Co.
Ld. di Greenock — era composto
da due macchine a combustione
interna ciclo Diesel, trasmissione
verticale a quattro tempi, due
eliche.
Prelevata a Manchester il sei
agosto 1951 dal capitano Ambro-
gio Arienti — che vi rimase al
comando fino al sedici giugno
1953 — fu subito adibita al tra-
sporto di merci in genere. Viag-
gi lunghi e viaggi brevi, in mas-
sima parte con carico di car-
bone.
Nessuna particolare « avventu-
ra» mella vita della « Giacomo
C. »; il suo merito e le sue qua-
lità potrebbero benissimo esse-
re detti dal semplice ruolino di
marcia, da un « giornale di viag-
gio » fatto di arrivi e di parten-
$ aédi
È ]
naRnanaRItdi;atb,, ;
ze da un porto all’altro, in per-
fetta regola col calendario. Ri-
a Livorno; e poi, nel 1952,
corderemo così i viaggi nel 1951,
con carico di carbone, da Balti-
mora a Rotterdam e da Norfolk
Nor-
folk, New York, Filadelfia, Na-
poli, Genova, Civitavecchia, Li-
vorno, Brindisi. La «Giacomo C.»,
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ELISA it) VALE Tel
Piccole cose da ricordare
Il tuo prossimo
@ Non crederti migliore degli altri. Combatti sul nascere
l’avversione, l’ostilità, l’antipatia, come veleno che uccide
nei pensieri, nelle parole e nelle opere l’amore fraterno.
Pensa agli altri come tu desideri che gli altri persino a te.
* * *
@ Guardati dall’usare parole pungenti, o maniere arro-
ganti, che altro non generano se non amarezza in chi le
riceve e pentimenti in chi le fa. Sia il tuo tratto umile,
rispettoso, cordiale con tutti, senza affettazione o adula-
zione, e sarai a tutti amabile e gradito.
* * *
@ Offri volentieri l’opera tua e prestala di buon grado
quando ne sei richiesto: la buona volontà vale spesso più
dell’opera, e le belle maniere riempiono di consolazione
l'animo del fratello.
* * *
@ Non prestare orecchio al mormorare, né indurre al-
cuno a mormorare; sopporta invece i difetti degli altri,
pensando a quanto gli altri sopportano i tuoi.
COTTA
Ò
Trana
«Ca
dal 1953, svolse una attività re-
golare, trasportando carbone e
merci varie fra gli scali degli
Stati Uniti e î porti del ponen-
te d’Italia. Vi rimase fino al-
l'ottobre del 1958; aveva trent’an-
ni esatti, ne veniva da una atti-
vità continua, alla quale nemme-
no la guerra era riuscita a por-
re freno. Così, il sedici dello
stesso mese, terminato l’ultimo
viaggio dagli Stati Uniti, venne
venduta alla « Ardem », per es-
sere demolita.
Questa la storia semplice, cro-
nistica, fatta di partenze e di
arrivi, della « Giacomo C. ». Tan-
ti anni di navigazione e mai noie.
Solcava le onde che era un pia-
cere, dicono gli uomini che vi
furono a bordo. E lo stesso ri-
cordo hanno i comandanti: al
cap. Arienti subentrò, il 17 giu-
gno 1953, il cap. Mirto Martino-
li che, il primo febbraio 1955,
cedette il bastone di comando
al cap. Federico Pieroni. Ma,
forse, anche le navi sentono la
nostalgia del primo amore e non
lo possono dimenticare. Così, il
31 luglio 1957 tornò sulla « Gia-
como C. » il cap. Ambrogio Arien-
ti; e fu lui a condurre la nave
nell’ultima traversata atlantica
che si concluse a Genova il sei
settembre 1958. Un viaggio cer-
tamente più triste di quello che
era iniziato il sei agosto del 1951
a Manchester: un addio silenzio-
so e dignitoso, come si addice
alla gente di mare.
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre
EZIO IE n CORTAIINETE vorra DIETE:
Ù hi NA
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Concluso a Lavagna
il secondo corso
di scuola alberghiera
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Presenti le maggiori autorità locali religiose, civili e militari,
si è concluso l’11 aprile, all’Hotel Sud Est di Lavagna, il II
Corso di Scuola alberghiera indetto dall’ENALC in collabora-
zione con la LINEA C. Sono stati premiati con coppe e meda-
glie gli allievi che si sono particolarmente distinti nel corso
dell’anno scolastico, sia della sezione camera che della sezione
cucina.
Una cerimonia suggestiva che ha offerto ai presenti la pos-
sibilità di ammirare l’alto grado di perfezione raggiunto dagli
allievi tutti. Durante il corso, essi — come già era accaduto lo
scorso anno — hanno alternato la teoria alla pratica, avvalendo-
si di un personale estremamente qualificato che ne ha curato
la preparazione anche nei minimi dettagli.
Gli allievi diplomati, dopo una breve vacanza, verranno
imbarcati sulle navi della nostra Compagnia in servizio passeg-
geri di linea e di crociera, onde accomunare agli studi un periodo
di esperienza pratica. Infatti questi giovani, insieme a quelli
licenziati Jo scorso anno e quanti saranno licenziati il prossimo
anno, sono destinati a costituire il nucleo del personale alber-
ghiero della T/n «Eugenio C.», che entrerà in linea nella
primavera del 1966.
Questi due corsi hanno stupito, per i risultati, gli stessi
docenti. Tutti i partecipanti si sono posti in rilievo per serietà
e volontà; giunti da ogni parte d’Italia, provenienti dalle più
disparate categorie sociali, si sono letteralmente trasformati in
soli sei mesi. Come ricordarli tutti? Come ricordare l’ex pesca-
tore di corallo di Torre del Greco che per guadagnare diecimila
lire la settimana dormiva su una barcaccia ed era tutto il giorno
in mare? E il ciabattino di Bagnara Calabra? Giovani giunti
a Lavagna decisi a migliorare la propria vita, a crearsi un
domani migliore. Ci sono riusciti. Non c'è dubbio che domani
sapranno essere all'altezza dei delicati e importanti compiti
affidati al personale della nostra Compagnia.
Foto d’obbligo per il personale della sezione camera e della sezione cucina
premiati alla fine del corso. Al centro il signor Giovanni Costa, il comm.
Ettore Azais, direttore ligure dell’ENALC, e alcuni insegnanti.
Un momento della premiazione per il settore camera.
Nozze Costa - Zezzo
Il 24 aprile 1965, nella Basilica di
San Francesco da Paola, a Genova,
la signorina Costanza Costa, figlia
del dott. Enrico, si è unita in ma-
trimonio col signor Giorgio Zezzo.
Agli sposi felici — partiti per il tra-
dizionale viaggio di nozze — giun-
gano i più vivi auguri da parte di
« Notiziario C. ».
Nascite
@® Paolo Salomone, figlio del
nostro I ufficiale Tommaso.. Sa-
vona, 1° dicembre 1964.
@ Riccardo Tonini, figlio del
nostro dipendente Luciano e del-
la signora Simonetta. Genova,
11 marzo 1965.
Cordiali felicitazioni ai geni-
tori e un augurale benvenuto
ai piccoli.
NOTIZIARIO «C»
Periodi IRA °
Anno V - N. 2 - Marzo - Aprile 1965
Genova, Via D
Tel, 58.18.51 - Casella postale
in abb. post.,
Cordiale stretta di mano fra il signor Giovanni Costa e lo chef, primo - —
istruttore di cucina. Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/61
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
’Annunzio 2 ipieto 05)
Stampa: BI-ESSE - Genova
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina quattro
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