L'Ansaldino, n. 11, 1954
Contenuto
- Titolo
- L'Ansaldino, n. 11, 1954
- Tipologia
- Rivista
- Descrizione
-
A p. 1 (copertina), uno dei forni 2 elettrici da 300 kW recentemente sistemati alle Fonderie e Acciaierie di Campi
A p. 16 (quarta di copertina), il blocco di prora prefabbricato del distruttore leggero Juan Josè Flores, in costruzione a Livorno
- Forno elettrico recentemente sistemato alle Fonderie e Acciaierie di Campi, p. 1
- "Relazione umane strumento di progresso", p. 2
- Impostata la turbocisterna panamense, p. 3
- Le gite de "L'Ansaldino": il Muggiano in trasferta, p. 4
- Dibattito sul lavoro in gruppo, p. 5
- Panorama aziendale, p. 6
- Cinquemila eliche, p. 8
- Assistenza scolastica, p. 10
- Fotocronaca, p. 11
- Cral, p. 12
- L'Ansaldino risponde, p. 13
- La ruota del tempo, p. 14
- Cassetta delle idee, p. 15
- il blocco di prora prefabbricato del distruttore leggero Juan Josè Flores, in costruzione a Livorno, p. 16 - Data testuale
- 1954 novembre 15-30
- Consistenza
- pp. 16
- Stato di conservazione
- Ottimo
- Soggetto produttore
-
Ansaldo (1853 - ***)
- Identificativo
- PER.000205/11
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
PERIODICIVedi tutti i contenuti con questo valore
-
L'ANSALDINOVedi tutti i contenuti con questo valore
- Formato
- Periodico quindicinale a stampa
- contenuto
-
NUMERO DI SEDICI PAGINE
hr I] IV“ “”“ A“ V|\:C:iii: :-: IE
buio apatia 2 QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL'ANSALDO S.A. 3 Sil sone pa
vendita al pubblico L. 30 Gruppo Secondo
Uno dei due forni elettrici ad induzione da 300 kW recentemente sistemati alla Fonderia
? stato motivo di sod-
È disfazione leggere su
questo giornale una
nota sulle relazioni umane
scritta, di propria iniziati-
va, da un impiegato del.
l’Ansaldo: il sig. Dispenza
(Stabilimento Meccanico).
Egli espone, nella sua no-
ta, in piena libertà di spi-
rito, i suoi pensieri e le sue
critiche sull'opera intra-
presa dall'Azienda, in fa-
vore del miglioramento
delle relazioni umane.
Che l’Ansaldo sia una
delle prime industrie ita-
liane ad avere affrontato
l'importante problema, è
cosa nota; ma non è super-
fluo rammentarlo. E che
l’Ansaldo abbia messo a
disposizione del suo per-
sonale il più civile mezzo
di discussione che in regi-
me di libertà si conosca,
ossia un giornale, è a no-
stro avviso un altro argo-
mento di rilievo.
Il giornale è un mezzo
di diffusione d’idee e di di-
scussione che va adopera-
to con senso di misura e
con senso di responsabili-
tà perchè effettivamente
contribuisca a chiarire le
idee, anzichè a confonder-
le, a dissipare i malintesi
e non a crearli, ad elevare
il tono dell’umana dignità
e non ad avvilirlo. Il sig.
Dispenza ha adoperato
questo mezzo ed ha detto
il suo pensiero su questio-
ni connesse alla vita del
lavoro, facenti parte del-
l'importante capitolo delle
«relazioni umane ».
Noi siamo d’accordo con
lui quando segnala la ne-
cessità che la difficile ope-
ra intrapresa, perchè non
resti deviata dalla politica,
è bene non vorti il mar-
chio di fabbrica di Nazio-
ni che oggi dominano il
mondo politico. E andiamo
perfino oltre iì suo sugge-
rimento di guardare alla
Svizzera, alla Svezia e ad
altre Nazioni europee, con-
sigliando d’ispirare l’azio-
ne anche alle nobilissime
tradizioni del pensiero so-
ciale italiano.
Il sig. Dispenza ricono-
sce, e ne siamo lieti, che,
pur fra molti pregiudizi e
diffidenze inevitabili, le
iniziative che sono state
prese potranno dare qual-
che risultato positivo e
portare gradatamente su
un nuovo piaro di com-
prensione i rapporti ed il
« colloquio fra la base ed
il vertice e viceversa ». Noi
aggiungiamo che tutto
quello che si potrà ottene-
re sarà funzione non solo
del grado di educazione
raggiunto dai singoli e
dalla collettività, ma an-
che della tenacia con la
quale si cercherà di tene-
re vivo il problema in vol-
gere di tempo; e la Dire-
zione dell’Azienda ha in
“Relazioni umane ,
strumento di progresso
programma di proseguire
con tenacia l’opera intra-
presa.
Ma occorre dissipare
molti equivoci, occorre far
sì che, come giustamente
osserva il sig. Dispenza, la
«ragione domini gli istin-
ti », siano essi gli istinti
dell’energumero che batte
i pugni sul tavolo del pro-
prio superiore e, aggiun-
giamo noi, siano essi gli
istinti di chi, esponendo il
suo punto di vista e le sue
critiche, specie se per i-
scritto, indulge verso un
certo senso di demagogia e
col dito puntato esclama:
«la smettano i dirigenti
con i loro atteggiamenti
paternalistici che offendo-
no i dipendenti, la smetta-
no, ogni qualvolta un di-
sgraziato si presenta loro
per il riconoscimento di un
merito o di un diritto, che
potrebbe anche essere in-
fondato, d’atteggiarsi a
presidenti di sezione di tri-
bunali: non fanne che se-
minare irritazioni rapida-
mente comunicate e diffu-
se all’interno e all’esterno
della fabbrica. La smetta-
no di considerare i dipen-
denti degli anonimi ma-
tricolati qualsiasi: anche il
dipendente manovale al
pari del dirigente è un es-
sere umano dotato di una
propria personalità e di-
gnità, che il più delle volte
preferisce una parola di in-
coraggiamento e di ricono-
scimento ad un premio in
denaro. Infine, le direzioni
si serollino di dosso il mal-
costume di negare un me-
rito od un diritto al dipen-
dente con il puerile prete-
sto di non volere creare
un ” precedente” ».
Il sig. Dispenza è un af-
fezionato dipendente del
Meccanico e non è l’ultimo
arrivato. Egli è general-
mente sereno, ma stavolta
non lo è stato. Quand’egli
concepiva una tale filippi-
ca, chi serive probabilmen-
te era ancora il Dirigente
diretto del sig. Dispenza,
ed è quindi giusto che in-
terloquisca: vent'anni di
Stabilimento ed i capelli
bianchi impongono questo
intervento.
Attraverso la mal celata
ira del sig. Dispenza, sem-
bra che i dirigenti in ge-
nere, e quelli del Meccani-
co in particolare, prendano
sistematici ed offensivi at-
teggiamenti paternalistici,
che disconoscano per prin-
cipio i meriti ed i diritti
dei dipendenti, chiudendo
gli occhi irragionevolmen-
te! Se così fosse effettiva-
mente, se cioè il sig. Di-
spenza avesse constatato
che i dirigenti del Mecca-
nico si comportano, in li-
RELBATTII
Il pontista
Da quando ho visto al la-
voro i pontisti non riesco
più ad emozionarmi, come
una volta, dinanzi agli ae-
rei geroglifici dei trapezi-
sti del circo equestre.
I pontisti — siamo d’ac-
cordo — sono un’altra co-
sa: non hanno maglie colo-
rate che li inguainano met-
tendo in evidenza muscoli
e nervi; non si muovono
con gesti misurati ed ele-
ganti; non sono investiti
dalla violenia luce dei ri-
flettori ed ogni loro movi-
mento non è sottolineato
da musiche melodiche che
nei momenti di maggiore
difficoltà tacciono improv-
visamente sostituite dal cu-
po rullio dei tamburi che
suscita un'atmosfera di esa-
sperante tensione fra il
pubblico.
No, per i pontisti, niente
di tutto questo. E’ vero che
quando essi sono al lavoro
non sono certo costretti a
compiere il doppio o triplo
salto mortale, tuttavia chi
ha potuto seguirli quando
sono su una impalcatura di
ferro-tubi, spesso ha avuto
occasione di provare il me-
desimo brivido avvertito
mentre stava seduto sulla
poltrona di un « circo >».
Però a quel brivido non
sì dà importanza perchè
manca la coreografia: i
pontisti sono operai come
gli altri che entrano ed e-
scono dallo stabilimento fir-
mando il cartellino come i
manovali, i qualificati, gli
specializzati, ecc.; vestono
modestissime tute in due
pezzi e quando si arrampi-
cano sulle strutture dei
« castelli » metallici non ci
sono musiche suggestive ma
rumori fastidiosi di trapa-
ni, di mazze, di saldatrici
e nessuno sta a guardarli
e nessuno ii applaude (ci
mancherebbe altro!..) quan-
do riescono a fissare — tal-
volta a grande altezza e
con altrettanto pericolo —
pesanti tubi o avvitano
morsetti, senza avere sotto
di sè una provvidenziale
Xx
rete che in caso di caduta
li possa raccogliere. Sono
uomini che pur non cono-
scendo il capogiro e la pau-
ra del vuoto sono convinti
di non possedere alcuna do-
te speciale e che, per ciò,
non camminano con passo
misurato ed elegante, spor-
gendo in fuori il torace.
Se lo facessero, i compa-
gni di lavoro non li lasce-
rebbero più in pace...
LGA
nea di principio, così vol-
garmente, da uomo intelli-
gente e sensibile quale si
dimostra, avrebbe dovuto
esporre le sue giuste que-
rele a chi poteva e doveva
ascoltarlo. Ciò non è mai
avvenuto e rarissimi incon-
venienti del genere di
quello da lui descritto a
forti tinte si sono verifica-
ti in un complesso di ol-
tre 4500 persone quale è
lo Stabilimento Meccanico,
Non è da escludere ch'egli
abbia, o abbia avuto, qual-
che personale contrasto, o
non sia stato soddisfatto in
pieno in quaiche sua par-
ticolare richiesta, ma ge-
neralizzare il proprio ca-
so denota, quanto meno,
cattivo gusto e scarsa ob-
biettività.
Non v’è dirigente che,
avendo i normali basilari
caratteri del dirigente, non
vorrebbe, negl’ interessi
immediati del servizio, e
per ragioni umane, e per
il suo stesso personale pre.
stigio, premiare chi merita
e andare incontro a chi
chiede di essere aiutato e
sorretto. Ma è facile ren-
dersi conto che ciò non è
sempre possibile per mol-
te ragioni, fra le quali
hanno grande rilievo le
condizioni economiche del.
l'Azienda e il fatto di es-
sere, l'Azienda stessa, una
grande organizzazione che
ha bisogno di essere disci-
plinata con una certa rigi-
dezza e con regole univo-
che per tutti i numerosi
Stabilimenti.
I dirigenti, per la loro
mentalità, per la loro espe-
rienza, per il duro eserci-
zio quotidiano delle loro
funzioni, sono alieni da at-
teggiamenti sconsiderati e
vedono chiaramente nei la-
voratori uomini ai quali è
dovuto rispetto. Di ciò,
siamo certi, il sig. Dispen-
za ci darà atto in cuor suo.
Nel chiudere questa nota
esprimiamo la speranza
che quanti come il sig. Di-
spenza hanno preso o pren-
deranno vivo interesse al-
la iniziativa che l’Ansaldo
che intrapresa sull’impor-
tante argomento delle re-
lazioni umane, collaborino
in ogni modo e con piena
sincerità alla riuscita del-
l'iniziativa che, sviluppata
e approfondita fino a toc-
care l’essenza vera del pro-
blema, si propone di susci-
tare una sempre maggio-
re reciproca comprensione
giacchè questa è poi la mi-
gliore base di un sicuro av-
venire per l'Azienda e per
gli appartenenti alla gran-
de famiglia degli ansaldini.
E in un periodo come
questo di acquisizione di
importanti commesse e
quindi di sereno lavoro, vi
sono le premesse per per-
correre un fruttuoso cam-
mino.
Luigi Palumbo
Impostata la
ar")
Sher TREE,
3
turbocisterna panamense
Firmato il contratto per un'altra petroliera da t. 31.500
Pomeriggio del 12
bre: vicino allo scalo su cui
avrà luogo l’impostamento un
grande cartello bianco porta
questa scritta: « Turbocisterna
da 31.500 T.D.W. per la Mara-
flores - Compania Naviera Pa-
namenia S. A. - Panama, Co-
struzione 1499 ». Non c’è pub-
blico perchè la cerimonia di
oggi è estremamente semplice
e intima. Il pubblico verrà al
varo, all'’avvenimento spetta-
colare. La costruzione 1499
(ancora non è stato fissato il
nome) sorgerà su uno scalo
« volante ». Taccate e puntelli
sono già pronti in gran nu-
mero formando una selva di
sostegno su cui poggerà lo sca-
fo come la schiena di un fachi-
ro su un letto di chiodi. I te-
leferisti per la manovra del- |
l'impianto di sollevamento
non si vedono:
ad oltre 50 metri d’altezza,
chiusi nelle loro cabine di ve-
tro. Non si vedono neppure i
novem-
sono lontani, |
blocchi delle strutture di chi- 7
glia da impostare, perchè sono
oltre il riparo che ricopre la
ferrovia. E’ impossibile vedere
tutto in una volta e non si fa
a tempo a vedere una cosa per ©
volta. Due occhi non bastano
per un complesso così vasto. |
Poco discosti, i dirigenti del
Cantiere conversano con al-
cuni tecnici. L'ing. Liotta mi
fornisce alcuni dati: saranno
impostati sette blocchi, che
vanno da 12 a 20 tonn. Si trat-
ta di elementi prefabbricati
per i quali si è adottata la
saldatura automatica per i
giunti di testa delle lamiere,
mentre le squadre di collega-
mento delle lamiere. di chi-
glia ai paramezzali sono sal-
date a mano, come pure saran-
I
+
no saldati a mano i blocchi
tra di loro.
Sono le 16, arrivano in Can-
tiere l'Amministratore Delega-
to ing. Rosini, il Direttore Ge-
nerale ing. Lombardi, il Diret-
tore Commerciaie Navale ing.
Casaccia, il Direttore del Can-
tiere ing. Carnevale con i de-
legati della Società che rap-
presenta la « Miraflores » e gli
ispettori dei tre registri di
classificazione. Entrano allora
in funzione le teleferiche: la
prima struttura, sostenuta con
un sistema di « bilancieri » da
sei funi portanti, si avvicina
verso di noi, Ai cavi che l’ag-
ganciano sventolano quattro
bandiere (italiana, genovese,
ansaldina e della Compagnia
armatrice). Una breve sosta,
un lieve ondeggiare, e il pri-
mo blocco scende lentamen-
te dall’alto. Glr operai dello
scalo agguantano le lamiere e
le accompagnano sulla taccate
nella giusta posizione. Il con-
tatto avviene con un rumore
secco, come uno scatto,
Un breve battimani e la ce-
rimonia è finita. va
A
*
Il 9 novembre è stato firma-
to a Milano tra i rappresen-
tanti dell’AnsalGo e quelli di
una grande Società petrolife-
ra italiana, il compromesso de-
finitivo con il quale viene af-
fidata alla nostra Società la
costruzione di una turbocister-
na di 31.500 T.D.W.
Le caratterisiiche principali
di questa nuova unità saranno
le seguenti: lunghezza fuori
tutto: m. 200; lunghezza fra
le perpendicolari: m. 188,80;
lunghezza massima fuori ossa-
tura: m. 26,20; altezza di co-
struzione: m. 13,90; immersio-
ne a pieno carico: m. 10,30;
portata lorda currispondente:
tonn. 31.500; stazza lorda: tonn.
20.000; potenza massima del-
l'apparato motore: C.A. 16.000;
capacità massima delle cister-
ne: mec. 42.000; velocità a pie-
no carico: nodi 16,10. La nave
a un’elica, sarà costruita con
il sistema a due paratie longi-
tudinali gemelle, con castello,
tughe al centro in più ordini
e cassero poppiero.
Le gite de “ l’ Ansaldino ”
Il Muggiano
in trasferta
lei due Bussing da gran
turismo sbucarono dalla
nebbia, sul passo del Bracco
(quota 613), in un angolo se-
reno ‘del bel cielo ligure,
splendeva un magnifico sole.
Erano le otto. Un ragazzino
sgattaiolò da dietro la curva,
si fece appresso alle macchine,
che sfilavano lente, poi mani
sui fianchi, e un nodo di ric-
cioli impertinenti sulla fron-
te, sillabò le scritte sul da-
vanti dei cofani: — « l’Ansal-
dino, Gita Sociale dei dipen-
denti del Muggiano - La Spe-
zia —, cì guardò, fece uno
sberleffo e fattosi sul ciglio
della strada saettò con la
fionda un sasso lucente, che
brillò lontano, in direzione
delle cave di marmo rosso di
Levanto. -
Spezia l'avevamo lasciata
alle 6,30 e per novanta minu-
ti, la nebbia trovata sulla Foce
e lungo i tornanti del Bracco,
aveva imbronciato un po’ tutti
quanti, Ora con il sole si sca-
tenava l'offensiva dell'allegria,
armata di frizzi, storielle, can-
zonette, inni e giochetti, che
dovevano rallegrare, in comu-
ne letizia, la nostra gita a Ge-
nova. Diede il via Modesto,
autista: perfetto del nostro
Bussing numero due, invitan-
do, microfono di bordo alla
mano, i signori ospiti a dare
un saggio delle loro abilità,
in uno spettacolo improvvisato
d’arte varia. Lui, non sapendo
cantare e dovendo guidare, si
sarebbe improvvisato cicero-
ne, illustrandoci a intervalli
le meraviglie della Riviera del
Levante.
Viaggiamo verso Moneglia,
nella pittoresca cornice delle
montagne che scendono ripi-
dissime sul mare.
— Moneglia — disse Mode-
sto — paese dell’olio sopraffi-
no e patria del pittore Luca
Cambiaso e del poeta Felice
Romani — e felice della sua
citazione passò il microfono
nelle gentili mani della signo-
rina Grasso, dell’ufficio Cog,
la quale non si fece pregare,
e cantò, con buona intonazio-
ne, una canzone napoletana.
Tra gli applausi il microfono
passava nelle mani del sig.
Lanzeroni del Mag, che rapiva
i presenti nel mondo della li-
rica, e quindi in quelle del-
l’ing. Alfano che improvvisava
storielle amene, fra lo spasso
giocoso di tutti.
Riva Trigoso ci aspettava in
fondo alla discesa. I cantieri
meccanici e le annesse fonde-
rie venivano brevemente illu-
strate dall’insuperabile nostro
autista. A Sestri, posto tappa:
si giunge alle otto e quaranta-
cinque. I gitanti sciamano
verso î bar e sul lungomare
Il collega Gaili, del Bussing
numero uno, mi dice che il
morale è elevatissimo anche
da loro. Si riparte alle nove.
Sulla Ruta (280 mt. di quo-
ta), si vede il promontorio di
Portofino con S. Margherita e
Paraggì e poi la visione della
costa, una linea diritta di roc-
cia al termine della quale è
Genova.
Vi giungiamo alle 10,30 e
saremo in Piazza Carignano,
Quei i musi corrucciati
sede della mostra Direzione
Generale, dove ci aspettano i
colleghi dell'Ufficio Stampa
del giornale « l’Ansaldino », la
cui iniziativa ha permesso 0g-
gi questa bella gita.
Presentiamo a Pollastro,
dell'Ufficio Stampa, il nostro
ospite d’eccezione, partecipan-
te alla gita sociale e simpatiz-
zante del nostro giornale, che
definisce « very beautiful », in
attesa di dirlo nell'italiano che
sta studiando cen passione, il
sig. Quazi Azimu Zaman, fi-
glio del Sottosegretario alla
Sanità Pubblica del Pakistan,
in Italia per un periodo di
studi tecnici, ospite dell’An-
saldo Muggiano di La Spezia.
Siamo nelle mani di Polla-
stro, ragazzo in gamba, a cui
va la nostra gratitudine per la
perfetta organizzazione di tut-
ti i servizi inerenti la gita so-
ciale. Dalla visita alla Mn.
« Andrea Doria » della Com-
pagnia Italia, costruita dai
confratelli di Sestri, al giro
turistico della città, alla pre-
notazione della colazione al
Giardino d’Italia di Piazza
Corvetto, dove abbiamo con-
sumata anche la cena offerta
dalla Direzione Generale del-
Ansaldo, alla consegna di
quattro premi ai vincitori di
una lotteria volante de « VAn-
saldino », in ognuna di queste
cose, dicevo, Pollastro ha di-
mostrato una mano felice.
Dall’alto del Righi, dove ci
siamo recati nel pomeriggio,
ammiriamo il panorama su-
perbo della città, e rivediamo,
laggiù verso il porto, la snel-
la sagoma dell’« Andrea Do-
ria », la bella nave che in
mattinata ci ha ospitati, sia
pur per breve tempo, nei suoi
spaziosi saloni, sui ponti di co-
perta, nell’incantevole quadro
del porto di Genova
Il tempo fugge veloce, e
l’ora del ritorno si avvicina
inesorabile. Ritroveremo que-
ste immagini della giornata,
che il frettoloso scorrere del.
l’ora ha già consegnato al pas-
sato, nelle fotografie scattate
dal collega Biondi e dalla si-
gnorina Bianca Giorgieri — se
saranno riuscite — mi dicono
ridendo.
Alle 19 partenza; caviamo
dalle tasche, insieme ai fazzo-
letti d’obbligo, strani oggetti-
ni ricordo, furtivamente intro-
dotti da un signore burlone,
che vorrebbe mantenere l’in-
cognito — il rag. Verdini, ca-
po dei servizi amministrativi
del Muggiano —, mi racco-
mando, io non ho detto nulla.
Buonanotte Genova, quando
ci siamo voltati indietro, ti ab-
biamo vista distesa sui tuoi
grandi viali tra mille cuscini
luminosi. E la Lanterna, qui
da Boccadasse, è un piccolo
cuore rosso che palpita nella
notte, nell’infinito.
Modesto accende la radio di
bordo, sono le 20. Giornale
radio: Trieste, un soldato ita-
liano ha oggi offerto alle au-
torità della Repubblica Ita-
liana un sacchetto colmo di
sabbia del cimitero italiano di
El Alamein...
Franco Guadagnini
5
Dibattito sul lavoro in gruppo
L e esigenze di spazio non
mi consentono di sufîraga-
re coi dovuti argomenti il
pensiero che dovrò svolgere.
Ogni sviluppo del medesimo è
demandato quindi al lettore,
ai mezzi della sua personale
esperienza e alle sue pratiche
constatazioni, Volendo trattare
l'argomento dalla mia posizio-
ne di tecnico di Uffici Studi
e limitatamente a questo sei-
tore, fo tuttavia precedere al-
cune premesse d’ordine gene-
rale.
« Lavoro in Gruppo » com-
porta « organizzazione » e
questa di per sè costituisce un
vasto problema. Ferma restan-
do in ogni caso la volontaria
collaborazione, quando l’orga-
nizzazione comporia una ge-
rarchia (che almeno limitata-
mente a particolari settori non
è sempre necessaria), s'impo-
ne da parte di ognuno l’accet-
tazione della posizione subor-
dinata. 1 vari fattori che in
questo caso possono rendere
difficile ai singoli la posizione,
diciamolo subito, non si sin-
tetizzano come si vorrebbe
far credere nel « grado di so.
cialità », essendo bensì rap-
presentati da interessi indivi-
duali e dalle condizioni in cui
si svolgono le relazioni uma-
ne, Dai sistemi cioè, che adot-
tati o imposti da chi ai più
alti livelli della gerarchia, de-
vono rispettare non solo il di-
ritto e la personalità morale
dei singoli ma anche la loro
intelligenza. Dopo vengono la
coerenza e la razionalità nel.
l’azione, primi indici della
competenza. Se ne deduce che
la condizione prima per la sa-
na collaborazione in posizione
subordinata è che alla gerar-
chia di « gradi» corrisponda
veramente una gerarchia di
« valori ». L’organico” inoltre
non dev'essere qualcosa di os-
sificato e di ossificante, impo-
nente condizioni fisse e irre-
movibili tali da impedire l’a-
dattamento continuo per sod.
disfare in condizioni mutate
di persone e di attività la pri-
ma esigenza. L’ordinamento e
la gerarchia non devono impe-
dire la libera espressione, l’af-
fermazione individuale, il
pronto riconoscimento e la va-
lorizzazione dei singoli; altri-
menti non saranno simili a un
organismo che offre canali alla
espressione della vita e con-
sente gli scambi che la poten.
ziano e la mantengono, ma
complessi mummificati nei
quali l'individuo non vede più
un giusto e umano motivo di
inserirsi. In altri termini l’or-
ganizzazione non deve deter-
minarsi a simiglianza del gu-
scio della tartaruga e della co-
razza del coccodrillo: tale da
fornire una comoda protezione
ad alcuni ma anche un crosta-
ceo impedimento ai mutamen.
ti e all’adattamento imposti
dalle sempre mutevoli esi
genze. -
V'è dunque da domandarsi
fino a qual punto il « Grup-
po» deve rappresentare un
organico gerarchicamente co-
| stituito, piuttosto che un com-
plesso di unità indipendenti e
cooperanti nel riconoscimento
non di gradi assegnati e irre-
movibili ma di valori e di di-
ritti effettivamente esistenti.
Il tecnico, almeno quello degli
Uffici Studi di cui solo mi oc-
cupo, va considerato alla luce
del suo temperamento che è
in parte quello dell’artista,
condividendone l’individuali-
smo, l’insofferenza, la fantasia,
la depressione e l’esaltazione
creativa e, diciamolo pure, lo
spirito di ribellione quando,
per errato giudizio, gli si vuol
deformare o impedire la libe-
ra espressione ereativa. Il tut-
to unito a una maggiore fred-
dezza, calcolo e razionalità.
Il lavoro di gruppo di tale
elemento non può svilupparsi
entro lo schema,e i rapporti
fissi di un organico come lo
vede l’amministrativo o l’orga-
nizzatore puro. Si richiedono
una maggiore libertà e indi.
pendenza sia pure non a sca-
pito del controllo e del coordi-
namento; siamo dunque nel
caso in cui più che sottomet-
tere l’azione individuale in un
ordine gerarchico, vale la coo-
perazione nel libero spontaneo
riconoscimento di una gerar-
chia di valori, da rispettare
senza distinzioni speciali come
una gerarchia di gradi, Que.
sto è possibile (ed io lo ho vi-
sto realizzato) quando alla te-
sta di un Ufficio, di un Settore
e non di un gruppo ristretto,
vi è una persona che alla de-
bita capacità professionale
unisce una precisa, incdiscuti-
bile capacità di valutazione
delle attitudini, delle capacità,
del valore dei singoli indiriz-
zando le loro specifiche possi.
bilità al miglior utile, pronto
a far comprendere a ognuno
le superiori esigenze ma anche
a far valere i suoi diritti che
non si concretano solo nel ri-
conoscimento economico-mo-
rale (nel caso del lavoro retri-
buito le due cose sono inscin-
dibili) bensì anche nella pos-
sibilità di sviluppare quelle
capacità potenziali che gli per-
metteranno di savorare in se-
guito su una più alta linea di
azione e di cooperazione. In
tal caso la collaborazione nel
più grande grunpo che è 1’Uf-
ficio o il Settore si attua sen-
za bisogno di uiteriore suddi-
visione gerarchica. Quando in-
vece manca la persona atta a
far funzionare il complesso fa-
cendo in modo che suddivisio-
ni organiche esistano senza
vincoli di gradi e di posizioni
fisse, notiamo il sorgere di tan-
ti piccoli gruppi, dei relativi
capigruppo con tutti gli incon-
venienti che ne derivano.
In uno stesso campo di la-
voro, con le medesime esigen-
ze, la necessità di un determi-
nato ordinamento non è asso-
luta ma relativa agli individui
che compongono l’ambiente e
a colui che lo dirige. E’ alla
formazione dei singoli, dei di-
rigenti e dell'ambiente che oc-
corre dunque lavorare, non al-
la conservazione del tradizio-
nale organico. Occorrono per
questo iniziative, incentivi al-
la libera affermazione indivi-
duale e non del piccolo grup-
po col suo capo; di conseguen-
za la scelta, il selezionamento
dei migliori da disporre nel
mutevole ordinamento con
adeguati compiti. Tanto più
ciò è necessario in quanto mol-
ti che rivestono un pur mani.
mo grado nella gerarchia, non
ammettono da nvarte dei sotto-
posti la collaborazione creati-
va; mentre a parer mio, la
collaborazione che dovrebb'es-
sere concepita è quella che in
qualunque modo purchè
onesto contribuisce alla
maggiore efficienza e al mag-
gior utile collettivo e che, con
opportune iniziative sia predi-
sposte che spontanee, anche al
di fuori della gerarchia e del.
le normali mansioni nell’orga-
nico, consente la partecipazio-
ne e la valorizzazione di tutte
le risorse indiviuuali.
Scoprire le migliori attitu-
dini dei migliori individui e
non sommergerii nel « grup-
po »; utilizzarli nel senso più
esteso possibile in tutti i set-
tori dello stabilimento e non
in ambiente ristretto; questo
dovrebb’essere il proposito.
D'altra parte, dato che l’avve-
nire si lega al passato per la
sintesi dei risultati, non per i
modi dell’azione e che passa-
to e futuro devono ugualmen-
te informare l’azione presente,
solo un ordinamento libero da
schemi tradizionali, che si
adatti alle sempre nuove esi-
genze può, con le debite ini-
ziative, essere il mezzo del con-
seguimento. In base a queste
considerazioni, fermo restando
il concetto della collaborazio-
ne e del lavoro di gruppo nel
senso più generale, sintetizzo
per quanto rigilarda la cate-
goria che ho trattato il mio
pensiero nelle seguenti propo-
ste:
1) Snellimento dell’organico
e della gerarchia.
2) Apertura di vie alla li-
bera collaborazione al di fuori
degli impedimenti di piccole e
grandi caste,
3) Creazione nell’ambiente
del clima adatto allo sviluppo
e all’affermazione delle singo-
le individualità.
4) Creare incentivi e con-
corsi alla spontanea, indivi.
duale creazione rei limiti dei-
la possibile accettazione, con-
forme all’interesse e alle ne-
cessità produttive dell’azienda.
5) Fondere, ove possibile, i
molti piccoli gruppi in pochi
ma più grandi complessi, con
suddivisioni soitoposte a indi-
vidui veramente capaci e re
tributivamente riconosciuti ma
senza gradi gerarchici.
6) Prevedere per tempo le
esigenze future senza farsi in-
gannare dal passato, tenendo
presente la pur sempre valida
verità che «< non si può met-
tere il vino nuovo nelle botti
vecchie », Le botti nel mio
pensiero sono gli organismi, i
sistemi, le istituzioni, che tut-
ti rischiano quando durano
troppo senza rinnovarsi, di di-
ventare strumenti del demo-
nio. Gli individui non sono
botti e tali non vanno consi-
derati, solo quando però non
restano attaccati al passato ed
hanno effettivamente volontà
di procedere verso il futuro.
Edcardo Ippolito
Integrazione delle conoscenze
dere mae
E a nota del sig. Ippolito
-- sembra richiamarsi all’al-
tra nota apparsa su « l’Ansal-
dino » n, 6 del l.o settembre
dal titolo «Lavoro in gruppo».
Vorremmo anzitutto chiari-
re che l’espressione « lavoro
in gruppo » usata in quella no-
ta, si riferisce in modo speci-
fico al gruppo di disegnatori
o di calcolatori di un Ufficio
Studi o al gruppo d’impiegati
di un altro qualsiasi ufficio.
Noi intendiamo «lavoro in
gruppo » quello che viene ese-
guito, con particolari obiettivi,
da un certo numero di persone
che si riuniscono in gruppo, 0
spontaneamente, per raggiun-
gere quegli obbiettivi, o che
sono invitate a riunirsi, per
iniziativa di un loro superiore,
allo stesso scopo.
Lo svolgersi del « lavoro în
gruppo » è caratterizzato dalle
comunicazioni che ciascun ap-
partenente al gruppo fa a tutti
gli altri, delle particolari sue
conoscenze ed esperienze, in
modo da metterie a disposi-
zione del gruppo: sicchè si
possa giungere a conclusioni
che non siano basate sulle co-
noscenze e sui pensieri di una
sola persona.
Lo scopo dell’organizzazio.
ne del lavoro in gruppo è dun-
que quello di realizzare l’inte-
grazione delle conoscenze ed
esperienze di più persone.
Da quanto precede discen-
de, in modo evidente, che il
lavoro in gruppo richiede, da
parte dei pariecipanti, una
generosa collaborazione al
gruppo e la rinuncia di una
parte della propria personali-
tà; generalmente questa ri-
nuncia può costituire un sa-
crificio di una certa gravità
per chi non abbia ben compre-
so il valore e l’importanza del
lavoro in gruppo.
Generalmente è bene che le
persone appartenenti al grup-
po siano di specialità diverse,
talchè le conclusioni tengano
conto dei vari aspetti del pro-
blema in esame. Ad esempio,
potrà essere vuntaggiosamen-
te fatto in gruppo l’esame cri-
tico del disegno di un organo
meccanico importante; in tale
caso sarà utile che al gruppo
prenda parte il progettista, il
sil) Mn ibi
costruttore, l’uttrezzista, lo
specialista deite lavorazioni
meccaniche, lo specialista del-
la scelta dei materiali e dei
trattamenti termici, lo specia-
lista del montaggio, lo specia-
lista delle prove, ecc.
Fatta questa precisazione re-
lativa alla nostra concezione
del « lavoro in gruppo », an-
diamo ad esaminare da vicino
le interessanti osservazioni del
sig. Ippolito,
Egli sostiene che i capi degli
uffici-studi e i capi dei gruppi
relativi debbono avere compe-
tenza tecnica tale da poter ef-
fettivamente sviluppare la lo-
ro funzione di capi; su ciò
siamo d’accordo. Egli sostiene
che lorganico non deve esse-
re rigido e statico, bensì deve
adattarsi alle situazioni; an-
che su ciò siamo d’accordo.
Il punto sul quale non siamo
d’accordo col sig. Ippolito, e
ci sembra sia sostanziale, è che
le situazioni siano viste in fun-
zione dell’ individuo; mentre
noi le vediamo sempre in fun-
zione dell’Azienda. Precisere-
mo quindi che lVorganico do-
vrà adattarsi alle necessità dei
lavori da fare, delle commes-
se da svolgere, degli studi da
preparare per l'avvenire. De-
sideriamo richiumare il con-
cetto che tutto il personale
dell'Azienda, dai più alti fino
ai più modesti gradi « lavora
per rendere servizio all’Azien-
da ».
Il pensiero dominante del
sig. Ippolito che i gruppi de-
gli uffici studi, i quali hanno
una funzione ben determina-
ta per la preparazione di studi
e per l’esecuzione dei disegni
costruttivi, possano comporsi
e scomporsi senza preoccupa
zione o rispetto della gerar-
chia, ci sembra azzardato e
non compatibile con l’ordi-
nato lavoro di una grande A-
zienda e quindi di una vasta
organizzazione.
L’individualismo spinto può
trovare certamente migliore
soddisfazione in ambienti più
piccoli o in ambienti di parti-
colari caratteristiche, come so-
no ad esempio quelli univer-
sitari, Nel nostro ambiente di
lavoro è invece importante
realizzare, in ogni attività, la
e delle esperienze di più persone
somma delle possibilità di
molte persone: d’onde la ne-
cessità di coordinarle. Vor.
remmo però tranquillizzare il
sig. Ippolito circa il nostro
vivo (e diremmo anche evi-
dente) desiderio di valorizza-
re l’intelligenza, lo spirito di
iniziativa, lo spirito inventi-
vo, la cultura, l'esperienza del-
le singole persone. E pur dan-
dogli atto che non tutto pres-
so di noi è perfetto, nè tutti
sono perfettamente a posto e
all’altezza dei loro compiti,
chè se così fosse la nostra or-
ganizzazione surebbe perfetta
(e non è delle cose umane la
perfezione), vorremmo ram-
mentargli che nel confronto
con altre Aziende industriali
italiane, abbianto sicura co-
scienza di avere raggiunta una
posizione tecnica preminente:
posizione conquistata median-
te realizzazioni importanti e
ben riuscite. Non occorre ram-
mentare che tali conquiste
sono state e sono per la nostra
Azienda rese particolarmente
difficili a causa delle facili de-
nigrazioni che da ogni parte,
com’è noto, ci rolpiscono e in
particolare ci hanno colpiti in
passato.
Un certo senso di sfiducia e
di critica ad oitranza alberga
purtroppo anche nell’animo di
una parte non irascurabile del
nostro personale; cosa . que-
sta che cì danneggia e rallen-
ta in modo evidente i nostri
sviluppi; cosa che, a chi è
estraneo ul nostro ambiente,
suscita notevole stupore. Vi
sono infatti grandi Aziende
ben conosciute, cui la nostra
non è seconda, nelle quali il
personale tutto sente così
profondamente l’orgoglio di
appartenere all’Azienda, da
soffocare in questo orgoglio
qualunque sia nur blando sen-
so critico.
Per andare infine alle osser-
vazioni conclusive della nota
del sig. Ippolito, segnaliamo:
1) snellire l'organico e la
gerarchia non può avere per
noi altro significato se non
quello di considerare i due
elementi citati come elementi
(Continua a pag. 14)
Edgardo De Vito
6
&#* PANORAMA
MECCANICO
La
Centrale
idropneumatica
nella nuova Caldereria
Il trasferimento della Cal-
dereria del Meccanico negli
edifici situati a mare volge
alla fine.
Fra le macchine e gli im-
pianti nuovi che nell'occasione
del trasferimento sono stati
installati, vi è una moderna
Centrale Idropneumatica che
era stata acquistata negli
scorsi anni e tenuta a disposi-
zione in previsione del poten-
ziamento e della nuova siste-
mazione della Caldereria.
La vecchia Centrale, che ali-
mentava le presse idrauliche,
costituiva un punto debole
nella produzione dello stam-
paggio fondi e collettori e del-
la flangiatura lamiere della
Caldereria. Frequenti erano
gli inconvenienti che si veri-
ficavano e la produzione di-
ventava costosa, Con la nuova
Centrale idropreumatica so-
no stati realizzati migliora-
menenti tecnici notevoli e tut-
te le presse azionate dall’ac-
qua in pressione fornita da
detta Centrale, oltre ad avere
riacquistata la potenza origi-
naria, rispondono ora ad un
ben regolare funzionamento.
Un impianto così importante,
finalmente aggiornato, con-
sentirà una produzione più
economica e quindi una mag-
giore possibilità di acquisizio-
ne di lavoro.
Proprio recentemente so-
no state eseguite le prove di
funzionamento di detta Cen-
trale, che è costituita da que
pompe alternative da 170 HP,
della portata -di 270 1/1’, le
quali alimentano un accumu-
latore idropneumatico forma-
to da 12 grandi bombole in
parallelo della capacità totale
di 17400 litri con un volume
idraulico utile, entro le pres-
sioni di marcia, di 1800 litri,
Le presse sono alimentate a
105-115 Kg/cma,
Un gruppo pilota, con due
piccole bombole idropneuma-
tiche in funzione di liveila-
trici, comanda automatica-
mente il movimento delle
valvole che instradano l’ac-
qua agli accumulatori o alla
rete di tubazioni delle pres-
se. Nel caso di mancanza di
utenza e di accumulatori ca-
richi, le pompe si fermano au-
tomaticamente.
Prima delle prove l’impian-
to è stato caricato con aria
fino a 85 Kg/cemq. e succes-
sivamente con ‘acqua fino a
115 Kg/cma.
Le prove sono state condot-
te misurando le pressioni nei
punti più lontani della rete, e
facendo entrare ripetutamen-
te in funzione il gruppo pilo-
ta col portare la pressione sia
al disotto di 105 Kg/cma. che
oltre i 115 Kg/cma. Pure il ;
oltre i 115 Kg/cma. Il dispo-
sitivo di arresto automatico
delle pompe è stato fatto in-
tervenire più volte.
I risultati del collaudo sono
stati soddisfacenti.
La Gi
COMMESSE
Ecco le commesse più im-
portanti acquisite dal 10 otto-
bre al 10 novembre.
Parte vapore e varie.
Fornitura per l’ILVA - Sta-
bilimento di Piombino - di tre
mute di tubi di ricambio per
caldaia Ansaldo da ma. 530,
Fornitura all'Istituto Supe-
riore di Sanità di una caldaia
B.W. a tubi d’acqua sub-oriz-
zontali, della superficie riscal.
data di mq. 160, pressione 15
ate, produzione vapore saturo
4500/5000 Kg/h e completa di
accessori,
Riparazione e sostituzione
delle parti avariate dell’appa-
rato motore del P.fo «Nassau»
della Soc. di Navigazione « In-
cres Nassau Line » - Agente
Paolo Scerni - Genova.
Motori.
Un gruppo marino Diesel-
Ansaldo tipo Q. 265/4 della
potenza di 200 cav. eff. a 360
giri al 1’ destinato all’Armato-
re sig. Michele Amoruso di Ba-
ri per essere sistemato sul Mp.
« Ivonne » in costruzione pres-
so il Cantiere F.lli Raguseo di
Barletta.
WEST.
I nostri stabilimenti hanno
ricevuto, recentemente, diver-
se visite tra cui segnaliamo:
MECCANICO £ CANTIERE.
Il Console d’Egitto a Geno-
va, sig, Rifaat, accompagnato
dal Sig. Ismail dell’Armata
egiziana.
L’Ammiraglio Chahin, del.
la Marina Militare Iraniana.
L’ingegnere indiano Rajin-
dra Manocha, che si trova in
Italia per un corso di perfezio-
namento tecnico.
Un numeroso gruppo di tec-
nici tedeschi della « Schiff-
bautechnische Gesellschaft »,
Il sig. Samaia, nuovo dele-
gato della Finmeccanica per
il Messico e Centro America.
Il sig. José M. -Argafia, de.
putato nazionale argentino, e
consorte, accompagnati dal
Console argentino a Genova.
MECCANICO.
Dodici giovani ingegneri
della « Ansaldo S. Giorgio»
per una visita al laboratorio
materiali.
Funzionari della Azienda
Elettrica Municipale di Mila-
no (reparti di lavorazione, la-
boratorio materiali, stazione
raggi).
Il Console d'Olanda sig.
Droogendijk e il V. Console
sig. Van Campen,
Il Direttore Generali, due
ingegneri e il segretario della
Cokeria jugoslava di Lukavac.
I signori Kaminski, Castel-
nuovo e Ivaldi, tecnici della
ditta Argentina « Borealux »,
CARPENTERIA.
L’ing. L. Moneam Mursi,
funzionario del Governo egi-
ziano, per prendere visione dei
lavori per i serbatoi dell’oleo.
dotto Cairo-Suez
- CANTIERE
La nuova Centrale Telefonica
Alla distanza di un anno
dall’entrata in servizio, questa
centrale telefonica di nuova,
originale concezione, con cer-
catori e selettori a caduta per
gravità anzichè a rotazione
come in uso nelle altre cen-
trali telefoniche, ha conferma-
to l'aspettativa che in essa
avevamo riposto: sicurezza nel
disbrigo delle comunicazioni,
manutenzione facile e ridotta,
agevole intercambiabilità dei
suoi organi automatici.
Gli utenti abilitati e semi.
abilitati alle comunicazioni
con la rete urbana sono cen-
toquindici e centonovanta
quelli abilitati per il solo ser-
vizio automatico interno; com-
plessivamente, «dunque, 305 u-
tenti in servizio, di fronte ad
una capienza della centrale di
350 numeri, ampliabili, ove
necessario, a 400. I tavoli ope-
ratrice sono quattro; 18 relé
installati, comprendenti 3400
Da sinistra a destra: Le centraliniste Maria Cotella, Giusep-
pina Bruzzo, Leda Marchetti, Maria Marenco. -
L'operaio
Francesco Mazza addetto manutenzione. - Il capo squadra
Francesco Alverino ai telai automatici.
organi automatici (cercatori-
selettori e relé); alimentazio-
ne con 2 batterie (una di ri-
serva all’altra) della capaci-
tà di 360 Ah, alla tensione di
60/24 Volt,
Alla installazione di questa
centrale, che disimpegna il
servizio anche per la nostra
Fonderia Ghisa, hanno parte-
cipato: per l’Ufficio Elettrote-
lefonico centrale il c.g. sig.
Bruno Comotto; per i Servizi
Ausiliar$ i capi squadra sig.
Francesco Alverino, per la
centrale, e sig. Otello Taglia-
vini, per la rete, e gli operai
telefonisti: Francesco Mazza,
Bruno Mortari, Luigi Caleffi,
Dervillo Malacarne, Duilio
Casari, Giacomo. Repetto.
La tenuta della centrale è
stata affidata all’operaio Fran-
cesco Mazza, mentre l’eserci-
zio è disimpegnato dalle cen-
traliniste: Maria Cotella, Le.
da Marchetti, Maria Marengo,
Maria Rosa Negri, Giuseppina
Bruzzo, Wanda Gatti.
La potenzialità di questa
centrale equivale a sette vol-
te quella installata nel Palaz-
zo della Provincia di Genova
e disimpegna un traffico tele-
fonico che rappresenta il 35%
del carico complessivo della
nostra Società.
G. M.
x
Il corso per la formazione
degli animatori si è concluso
Presso la sezione « Relazioni
con il Personale » della Dire-
zione Generale, si è recente-
mente concluso, alla presenza
del D. C. ing. Zirilli, il corso
per la formazione degli ani-
matori che terranno le riunio-
ni per capi relative al pro-
gramma « Miglioramento me-
todi di lavoro ». Il corso è sta-
to tenuto dal Dirigente la se-
zione dr. Alberto Tomasi. i
AZIENDALE
(LIVOR
NO |
Solenne cerimonia in
Caduti
dei
Lo scoprimento delle due lapidi
La ricorrenza del 4 novem-
bre è stata celebrata quest’an-
no, al Cantiere « Luigi Orlan-
do » di Livorno, con una so-
lenne e commovente cerimo-
nia per onorare l’imperitura
memoria dei lavoratori caduti,
militari e civili, della seconda
guerra mondiale. Sulla faccia-
ta dell’ingresso operai del Can-
tiere sono state scoperte due
lapidi, fatte scolpire, sotto il
patrocinio dell’« Associazione
Famiglie Caduti » e dell’« Ope-
ra Nazionale Invalidi di Guer-
ra », dai gruppi dei Reduci,
Combattenti e Invalidi dipen-
denti del Cantiere, e con la
partecipazione della Direzione.
Il V. D. C. dr. Fausto Bima ha
dettato le epigrafi.
Quella dedivata ai Caduti
militari è così concepita:
AD IMPERITURA MEMORIA
- DEI LAVORATORI DI QUE-
' STO STABILIMENTO - CHE
IL DOVERE CONDUSSE -
DALLE BATTAGLIE AL SU-
PREMO SACRIFICIO - DEDI-
CANO - OPERAI IMPIEGATI
E DIRIGENTI . UNITI NEL-
LA SOLIDARIETA’ DEL LA-
VORO E DEL RICORDO.
1940-1945,
Seguono i nomi dei Caduti:
Dino Benedetti - Ruggero Bet-
ti - Sergio Bolognesi - Mario
Bonsignori - Albano Casagni
- Augusto Castardi - Guido
Cecchini - Fosco Cempini -
Ivo Cialandroni - Liliano Dan-
ti - Alessandro De Tommasi
- Alfredo Discalzi - Luciano
Dugini - Pisiro Fabbrini -
Bruno Fedi - Ero Gelli - Gino
Giannetti - Gaetano Gioli -
Vinicio Giovanelli - Renzo
Marzi - Mario Mencacci - Ser-
civili
gio Mencaroni - Ernesto Naz-
zarri - Alberto Neri - Pier
Luigi Neri - Piero Pasqui -
Giuseppe Piercecchi - Alfio
Pontanari - Alberto Sbrana -
Armando Simonetti - Pietro
Strazzuolo,
Ed ecco l’epigrafe per i Ca-
duti civili:
SPIETATA GUERRA - OPE-
RE E UOMINI CIVILI - INE-
SORABILMENTE TRAVOL-
GEVA - NEL VORTICE DEL.
LE ROVINE E DEI MASSA-
CRI - IL NOME DEI CADUTI
- SIA MONITO DI PACE DI
LAVORO - DI LIBERTA’ DI
GIUSTIZIA. 1940-1945.
Seguono i nomi dei Caduti:
Gaspare Alfano - Oreste Bi-
liotti - Athos Bonaccorsi -
Antonio Borriello - Luigi Can-
tini - Alberto Ceccarelli -
Renzo Ciangherotti - Nesto-
re Cioni - Washington Coper-
nico - Luigi Corridi - Leonar-
do Distinto - Umberto Falleni
- Ferdinando Ferrari - Silva-
no Galatolo - Luigi Garzelli -
Oreste Jacoponi - Ugo Lenzi -
Gino Lotti - Umberto Luschi -
Corrado Macera . Efisio Mar-
ceddu - Carlo Marchetti - Et-
tore Meini - Corrado Mencari
- Osvaldo Orsucci - Oscar Osel.
li - Bruno Pagni - Angelo Pao-
letti - Vincenzo Pastena . Di-
no Pedini - Mario Pellegrini
- Sirio Pensabere - Nello Pe-
rini - Raimondo Perullo - Gio-
vanni Piacentino - Leopoldo
Pistoia - Africano Ponzolini
- Amleto Quaglierini - Anse-
lio Riccomi - Alfredo Roma-
gnoli - Oscar Rossi - Vinicio
Sarti - Mario Satta - Luigi
Scuttari - Fortunato Simoni -
Armando Simonini - Umberto
e
memoria
militari
Tamburini - Luciano Toriosan
- Pilade Trastullo.
La cerimonia ha avuto ini-
zio alle ore 11,30 alla presen.
za di una grande folla e delle
Autorità civili, militari e re-
ligiose tra cui ricordiamo: il
Prefetto 'dr. Gaetano Marfisa,
il Sindaco dr. Furio Diaz, il
V. Questore dr. Amendola, il
Comandante del Presidio Col.
Michelotti, il Vescovo Mons.
Giovanni Piccioni, Quando, nel
grave e commosso silenzio si
è percepito il fruscio dei tri-
colori che d'improvviso cade-
vano dalle lapidi e la fanfara
dell’87° Reggimento Fanteria
ha intonato in sordina l’Inno
del Piave, mentre il Vescovo
benediceva i due sacri marmi,
sono state deposte le corone
delle maestranze, della Dire-
zione del Cantiere e delle As-
sociazioni Combattentistiche.
Ha poi preso la parola il
Presidente dell’ Ansaldo avv.
De Barbieri che ha ringrazia-
to tutti coloro che avevano
voluto essere presenti per ono-
rare i figli minori della grande
famiglia Cantieristica. Indi
l'avv. Alberto Berti, oratore
ufficiale, ha rievocato con no-
bili parole il sacrificio dei Li-
vornesi che, cadendo nell’a-
dempimento del dovere, ci am-
moniscono oggi 2 difendere gli
ideali della pace, del lavoro
e della giustizia. La cerimonia
ha avuto così termine. Ma la
commozione aveva preso tutti;
particolarmente i familiari dei
Caduti, ai quali era stata ri-
servata una tribuna d’onore.
Un momento di profonda com-
mozione si è avuto quando una
donna ha gridato più volte,
con la voce rotta dal pianto,
il nome del figlio scomparso.
Nella piazza d’improvviso am.
mutolita, quel grido strazian-
te, quella invocazione ango-
sciosa, strapparono cocenti la-
crime ai presenti, mentre si
innalzavano lievemente le no-
te de « La vergine degli ange-
li » dalla «Forza del Destino».
Si riaprirono allora tante fe-
rite e mai come in quel mo-
mento un desiderio di pace, di
bontà, di fratellanza percorse
tutti i cuori, accomunando
l'umile lavoratore al dirigen-
te, alla donna del popolo, in
un abbraccio spirituale, auspi-
cio di un avvenire apportatore
di fecondo lavoro e di recipro-
ca comprensione.
* * *
Ed ecco una lettera del Co-
mitato per le onoranze ai Ca-
duti:
« Il Comitato fra i dipenden-
ti del Cantiere navale « Luigi
Orlando » Ansaldo di Livorno
i per le onoranze ai Caduti mi.
litari e civili nella guerra
1940-1945, compie il sentito do-
vere di ringraziare tutti coloro
fatto in modo» che quanto ri-
chiesto fosse compiuto.
Il ringraziamento vada per
° primo alla Direzione Genera-
le che, plaudendo alla inizia-
tiva di questo comitato, ha of-
| ferto alle famiglie dei Caduti
del cantiere un memore rico-
{ noscimento in due lapidi, con
scolpito il nome di coloro che
caddero sui campi di battaglia
o al posto di lavoro.
Un particolare ringraziamen-
o al Presidente della Società
; Ansaldo avv. De Barbieri che
on la sua presenza e la sua
commossa parola, ha porto il
i saluto reverente di tutti i di-
rigenti e così resa più intima
e solenne la commemorazione.
Questo. comitato è grato e
riconoscente alla Direzione lo-
cale, per l’opera svolta presso
la Direzione Centrale per la
la concessione di quanto ri-
chiesto, al Condirettore dott.
Scalari, al Capo del Persona.
le dott. Moriconi, che hanno
prestato la Loro opera fattiva,
ed infine a tutte le personali-
tà e autorità militari, civili e
religiose, agli operai, impiega-
ti e cittadini che furono pre-
senti alla commemorazione e
un grazie alle Associazioni
che inviarono rappresentanze
e omaggi floreali.
Firmati: Aldo Legitimo -
Giorgio Terreni - Duilio Ros-
si - Aldo Bacci - Mario Pini -
Giovanni Giusti - Dante Poli
- Furio Pernacchini - Giovan-
ni Camiolo - Dino Bacci ».
«3
(MUGGIANO.
MUGGIA,
Lavori di trasformazione
a una nave argentina
Tra gli arrivi importanti
è da segnalare la motonave
argentina « Rio de La Plata »
della flotta «Mercante del Esta-
do » che dovrà subire grandi
lavori di trasformazione,
La bella nave, tra le più
lussuose della tivtta argentina,
che può ospitare 116 passeg-
zeri, fu costruita cinque anni
or sono dai Cantieri di Sestri
Ponente insieme alle due navi
gemelle «Rio Jachal: e «Rio
Tunuyan». I lavori che com-
portano l’occupazione di circa
250 operai per un periodo di
oltre tre mesi, sono di grande
revisione sia agli impianti dél-
l'apparato motore che alla par-
te elettrica e di allestimento.
La Società armatrice sud-ame-
ricana togliendo l’unità dal ser-
vizio di linea Buenos Aires-
New York, per inviarla al no-
stro Cantiere, vincitore della
gara indetta per l’esecuzione
dei lavori, ha dsto con la sua
decisione una tangibile prova
di fiducia che rutre verso la
Società Ansaldo
In questi giorni il Cantiere
del Muggiano ha condotto a
termine lavori di riparazione
alla Me.* « Barbara » e alla
Me, « Sicanus »
FONDERIA
Due nuovi forni
Nel quadro di un vasto pro-
gramma di potenziamento di
impianti ed attrezzature, sono
stati recentemente installati
alla nostra Fonderia due mo-
dernissimi forni elettrici ad
induzione da 300 kW. Questi
forni, ciascuno della capacità
di 1.000 Kg., permettono una
produzione oraria complessiva
di 800 Kg. di ghise speciali
e di ghisa sferoidale.
Il ciclo di lavoro di detti
forni sarà integrato con una
centrifugatrice — attualmente
in montaggio — di camicie per
motori a combustione, di cui
si prevede una produzione
dell’ordine di migliaia di get.
ti al mese.
Uno dei due forni è illustra-
to nella prima pagina di co-
pertina.
Pa
FERRO
VIARIO
CONSEGNE
Ecco l’elenco dei principali
materiali consegnati a clienti
nazionali ed esteri ultimamen-
te:
sette carri tipo MBR per le
ferrovie pakistune, come ulti-
mazione di una fornitura di
ventisette. I carri sono stati
trasportati con i mezzi della
nostra Società sulle banchine
del porto di Genova, e imbar-
cati sullo Ss. « Onda » con de-
stinazione Chittagong;
un prim? lotto di venti carri
serbatoio, della sapacità di me.
41,5 imbarcati con destinazio-
ne Khorramshahr (Iran);
boccole di bronzo per le fer-
rovie indiane, in aggiunta a
quelle partite vrecedentemen-
te;
guarniture per cilindri di la-
-‘minazione destinati alla So-
cietà « Cornigliano ».
Sopra: L'elica
della « Giulietti
- Sotto: Rifinitura di un'elica.
« Così piccola e già così
importante » abbiamo pensa.
to, sorridendo, di fronte al.
l'elica a quattro pale dal peso
complessivo di 570 Kg. e il
diametro di mt, 1,90 che porta
sul registro delle eliche pro-
dotte dallo Stabilimento Fon-
deria il numero 5000. Pensate:
cinquemila eliche, di tutte le
dimensioni e di tutti i tipi,
dalle caratteristiche più diver-
se e con le destinazioni più
varie, sono uscite dalla nostra
gloriosa officina! E la magìa
dei numeri ha voluto che l’o-
nore di segnare questo impor-
tantissimo traguardo toccasse
non già a qualche elica colos-
sale destinata a famosi transa-
tlantici, ma proprio a questa
piccola elica (piccola per le
abitudini cei nostri valorosi
fonditori, chè cinque quintali
e mezzo sono sempre qualco-
ca!) destinata ad una motona.
ve da 500 tonnellate dell’ar-
matore veneziano Siccardo.
Qui dunque la modestia del
€ è stata pari a quella dei
dirigeati e dei tecnici, che
quasi non facevano caso, e ab-
biamo dovuto noi scovarli e
invitarli a solennizzare l’av-
verimento, Così, mentre l’eli-
ca in questione se ne andava
verso i lidi adriatici, noi ci
siamo avviati verso ponente,
in una periferia alla Sironi.
Abbiamo innanzitutto inter-
vistato il dott. Masperi, Vice-
direttore dello Stabilimento,
che ci ha lungamente e cor-
dialmente intrattenuti, trac-
ciandoci con felice sintesi un
quadro completo della situa-
zione.
«Siamo particolarmente sod-
disfatti e orgogliosi del rag-
guardevole traguardo raggiun-
to proprio nel settore che è
ue
per noi il più impor
quello cioè della produ
delle eliche. Più impo
non solo per il carattere
funzione di questo pro
ma perchè le eliche, a
renza di tutta la restante
duzione, vengonc da noi
pletate in tutto il loro
di lavorazione e conse
interamente finite. P.
dire che in questo s
mentre affrontiamo con
mo i padroni del mercati
le eliche di grosse propo
ni. Le eliche delle navi
liane sia militari che me
tili più note, dai quattro
ti+ al «Vulcania», dal |.
alla «Cristoforo Colon
dalle torpediniere alle €
zate tipo « Vittorio Ven
dalle bananiere « Ramb
la Turbocisterna « Giuli
raggiungere l’a‘tuale
millesimo traguardo »,.
Approfittando della s
tesia, abbiamo assalito i
ingenue alle più strane,
le risposte cresceva il d
rio di scoprire altre pa
questo mondo interessa
non sempre valorizzato
sto grado, e il questional
allungava. Ò
Abbiamo appreso mol
me cose, che cerchere
raccontarvi. Quando il
mittente manda il disegn
l'elica desiderata, preci
le caratteristiche mecca
di resistenza e di
mento (che sono
me ggiori per le navi
metallo da impiegare ond
tenere una lega rispon
alle caratteristiche
Sulla lega, che è comun
te distinta col nome di
ta» o «bronzo al m
se » ci sarebbero da d
te cose: intanto non è
i metalli tipo
sono elaborati per vat
tra i quali le eliche,
(la cui importanza noti
sfuggire ad alcuno e
bontà è appunto cara
peculiare della nostra
zione e ragione del sul
cesso) ha come costituen
mari rame e zinco e, col
condari, manganese,
alluminio. Il proce
duttivo vero e propri
siamo dividerlo in d
formatura e fusione,
lavorazione meccanica.
questo ci parlerà il
delle eliche » Alberto ]
to, un sestrese auteni
lavora qui da oltre
è capo officina del repa
che, segue le sue creatu
amorevole cura dalla i
studio a quella gi fusi
alla rifinitura, è sim
strumento ad un temp
guardiano del fuoco » li
merebbe un dannunzial
Prima di lasciare
Masperi, però, abbiamo
to apprendere ancora Q
A
una tappa
la eliche
cosa attorno alle eliche, di
molto interessante. Lo sapeva-
te che le corrosioni maggiori
cui esse sono sottoposte av-
vengono non già fra le cor-
renti dei mari aperti, ma nei
porti? Proprio nella calma del
porto, a causa di differenza
di potenziale tra un punto e
l’altro delle acque dovuta spes-
so alla presenza di centrali
elettriche o impianti indu-
striali, o anche a causa degli
apparati elettrici di bordo,
si verificano i fenomeni di
corrosione e di dezincificazio-
ne. L’elica in movimento, in-
vece, è sottoposta al processo
di erosione meccanica deter-
minato dal suo attrito con
l’acqua e ad erosione per ca-
vitazione, causata dal vuoto di
acqua determinato dalla vorti-
cosa rotazione, che finisce per
martellare il dorso delle pale.
Ci siamo quindi affidati al
sig. Repetto, che ci ha fatto
da compito e preciso cicerone.
Confessiamo che ci siamo
sentiti terribilmente piccoli,
quando ci siamo inoltrati nel-
l'enorme capannone dei gran-
di pezzi, che misura mt. 22 x
145, attrezzato con quattro
carri-ponte, da 100 e da 60
tonnellate, e due enormi for-
ni a riverbero da dodici ton-
nellate e mezzo ciascuno. Qui
si potrebbero fare fusioni di
160 tonnellate, ed in realtà se
ne sono fatte di 130. Cento-
trenta tonnellate di metallo
incandescente, fuso ad una
temperatura di circa 1100 gra-
di, una cosa che fa pensare al.
la mitica officina di Vulcano o
alle rabbiose rivolte delle
montagne che da lui ebbero
nome. Una volta- infatti -una
siviera (una di quelle enormi
cucchiaie che versano il me-
tallo liquido nella forma) si
rovesciò e fu un dilagare co-
me di lava, e un fuggi fuggi
come doveva essere quello di
Pompei, e nessuno ebbe dan-
no, per fortuna, e una piccola
siviera costruita dagli operai
è ancora lassù, alla Madonna
del Gazzo, devoto omaggio e
ringraziamento
Abbiamo visitato poi il re-
parto bronzo Love è avvenuta
la fusione della cinquemillesi-
ma elica, com? dire la casa
del festeggiato; e il capo offi-
cina, sig. Gherardo Babini,
ci ha parlato del suo lavoro
con entusiasmo davvero inu-
sitato, con un infantile lucci-
chio di gioia negli occhi fur-
beschi, e con emozione ci ha
raccontato come tutto il la-
voro e le ansie si condensino
nel momento fatale in cui lui,
col fiato sospeso, grida « ti-
ra! » e la via è aperta al me-
tallo, che si butta guizzante
nella forma. Ci ha fatto pen-
sare, parola d’onore, al raccon-
to che il Cellini fa della sua
ansia nella fusione del « Per-
seo » e glie lo abbiamo detto
ma lui, da buon figliolo, si è
schermito dicendo « che quelli
erano artisti », Ma lo siete an-
che voi, più di quanto cre-
diate!
Qui abbiamo visto anche il
«forno crematorio » delle
vecchie eliche; perchè le vec-
chie eliche vengono rotte in
pezzi e qui rifuse, con parti-
colari attenzioni di « cucina »,
come ci ha spiegato il vice-
capo officina Belluati, con am-
pi gesti meridionali e accento
torinese, Sulla base dei dati
di analisi chimica e sulla
scorta di provini che vengono
prelevati durante la fusione, si
corregge opportunamente la
composizione del metallo fino
ad ottenere le caratteristiche
volute, dopo di che ia « sivie-
ra » scodella il metallo in ap-
posite « conchiglie » che for-
mano i « panotti » che saranno
immagazzinati e schedati, con
tutte le ioro caratteristiche,
onde essere utilizzati al mo-
mento opportuno. In che mo-
do? Riprendiamo allora il fi-
lo delle operazioni cronologi-
che, così come il sig. Repetto
ce le ha illustrate.
Sulla base del disegno si
modella la « focma », compli-
cata costruzione a base di ma-
teriale refrattario, una compo-
sizione di cemento e sabbia,
che consta di una « base»
che riproduce la parte più
propriamente «elicoidale » e
la parte alta che porta il moz-
zo. Qui la modellazione avvie-
ne con. un, ingegnosissimo pas-
sometro introdotto dallo stes-
so sig. Repetto, che consente
una grande precisione con
una minima perdita di tempo.
Toita la terra che stava nel
vuoto e ricomposte le due
parti, abbiamo il « vuoto » nel
quale appunto andrà a siste-
marsi il metallo, acquistando
la forma voluta. Qui il vuoto
sarà il pieno e viceversa, pi-
randellianamente.
Due bocchettoni che si apro-
no nella parte superiore della
forma porteranno il metallo,
colato dalla siviera al momen-
to del fatidico comando di
Babini, attraverso una oppor-
tuna vaschetta, ai meandri
più lontani del « vuoto », Il
metallo tenderà, nella sua fu-
ria, a fuoriuscire da eventuali
spiragli ma ne sarà impedito
dall'apposita terra pressata
che fascia il tutto, Sostenute
dai mattoni, queste costruzio-
ni ci sono apparse come anti-
chi nuraghi,
Ma quando consegneranno il
loro segreto, esso non sarà che
l’elica nelle esatte proporzioni
volute, poichè la formatura è
così meticolosamente seguita
e curata che il prodotto non
ha bisogno di ulteriori modi.
fiche; dovrà solo seguire quel-
la che abbiamo chiamato « se-
conda fase » cioè quella della
lavorazione meccanica. Qui,
nel reparto deì sig. Repetto,
attrezzato con un grande tor-
nio parallelo, un tornio fron-
tale e un « tornio a giostra »
di proporzioni veramente gi-
gantesche, che può portare un
peso di 40 tonnellate e lavo-
rare su un diametro di dieci
metri, le eliche lasciano la lo-
ro veste grigia per acquistare
il loro abito dorato che scin-
tilla al sole, e sembrano dav-
vero pavoni che fanno la ruo-
ta. Questo lavoro viene ese-
guito da questi operai, ormai
bravissimi, in un modo che
potremmo chiamare « artigia-
no» anche se modernissimo,
perchè fatto a mano mano-
vrando, come lo scalpello del.
lo scultore, prima una « fresa »
poi una « mola » quindi una
mola di feltro rivestita di
abrasivo: questi strumenti
mobili sono tenuti da un con-
gegno che li tende dall’alto, e
sembrano perciò la classica
« giraffa » adoperata dai regi-
sti cinematografici; un giova-
ne che la manovra, Giovanni
De Montis, di 23 anni, cogli
occhiali sulla fronte, assomi-
glia infatti a Lizzani, ma lui
non lo sa. Ma torniamo alle
nostre eliche: effettuato sul
« tornio a giostra » il foro co-
nico e la cava per chiavetta
con relativi recessi, esse sono
pronte per andare a compie-
re il loro lavoro veramente
cicelopico, se si pensa che tutta
la mole di una nave, con le
resistenze che incontra, viene
mossa da questo strumento,
grande in sè ma piccolo nel
confronto della mole totale
che muove.
Prima di uscire siamo an-
dati a scovare alcuni dati sta-
Fase iniziale del ramolaggio
tistici, che illuminano con la
convincente eloquenza delle
cifre, lo sforzo produttivo di
questo complesso. Abbiamo
trovato, ad esempio, che per
le corazzate da 35.000 tipo
« Vittorio Veneto » furono a
suo tempo costruite 20 eliche
da 12 tonnellate e mezza; una
elica del « Rex », che porta
il numero 1.284, pesava 16
tonnellate, e così una del
« Conte di Savoia », che ab-
biamo trovato al n. 1305. Le
eliche della « Cristoforo Co-
lombo » pesavano quasi 18
tonnellate, mentre l’elica più
grande è stata quella della
turbocisterna « Giulietti » che
pesava esattamente Kg. 23.378
con un diametro di mt. 6,300.
o
Avremmo voluto ancora
molto vedere e molto parlare,
ma poi la pagina del giorna-
le sarebbe stata troppo picco-
la e gli appunti troppo lunghi
ci avrebbero bruciato le ma-
ni: ci siamo dunque avviati
all’uscita mentre sul piazzale
calavano le prime ombre del-
la sera, Tre eliche, poste una
sull’altra acquistavano laggiù
l'aspetto di un gigantesco ca-
vatappi, mentre qui una vec-
chia elica senza una pala pa-
reva un grosso uccello ferito.
un’altra invece sembrava una
enorme ninfea gialla: quando
avviterà l’acqua, provocando
un mulinello vorticoso, cosa
sembrerà ai pesci?
PB:
Elica in fase di lavorazione meccanica
10
I DISEGNI DEL NOSTRO CONCORSO
Luciano Boccone: Il pescatore
Assistenza scolastica
NORME GENERALI
1) Istituzione. — Per l’anno
scolastico 1954-55 l’Ansaldo S.A.
allo scopo di fornire un aiuto
tangibile ai dipendenti studen-
ti istituisce la presente forma di
assistenza scolastica,
2) Persone che hanno diritto
a tale assistenza. — Saranno
ammessi a tale assistenza i di-
pendenti dell’Ansaldo i quali
dimostrino a fine di ciascun an-
no scolastico, di aver seguito
con profitto gli studi nei sotto-
indicati ordini di scuola.
a) Università: Facoltà di In-
gegneria - Chimica Industriale
- Scienze Economiche e Com-
merciali.
b) Scuole Medie: Scuola me-
dia unica - Avviamento al la-
voro - Ginnasio - Licco classico
e scientifico - Istituto Tecnico
per Periti Industriali - Istituto
Tecnico per Ragionieri - Istituto
Nautico - Istituto per Geometri.
3) Modalità di pagamento. —
Il pagamento delle quote della
presente forma di assistenza
viene effettuato direttamente a-
gli interessati da DIG/ASA die-
tro presentazione del certificato
di promozione, conseguito anche
in due sessioni. Se l’interessato
avrà frequentato un corso rego-
lare di studio la quota annuale
di assistenza potrà essere ero-
gata ratealmente alla fine di
ogni trimestre purchè lo stu-
dente abbia conseguito nel tri-
mestre tutte le sufficienze e ne
faccia espressa domanda. E’ ov-
vio che.Io studente .il quale al-
la fine di ogni trimestre -non
avrà ottenuto le sufficienze e
pertanto non avrà potuto go-
dere dei ratei, avrà diritto al-
l’intero ammontare della quota
annuale purchè tali sufficienze
abbia ottenuto a fine d’anno an-
che in due sessioni di esami.
4) Sospensione del beneficio.
— Gli studenti respinti alla fi-
ne dell’anno non avranno dirit-
to alla presente assistenza. Qua-
lora gli stessi però, l’anno suc-
cessivo, anche in qualità di ri-
petenti, abbiano ottenuto. la
promozione, potranno ugual-
mente percepire la quota an-
nuale di assistenza. Nell’even-
tualità in cui l’anno prima a-
vessero già percepito, a termini
dell’art, 3 comma 2), uno o più
ratei trimestrali, tali ratei, na-
turalmente, saranno detratti
dall’ammontare della quota an-
nuale loro corrisposta a promo-
zione ottenuta
5) Non cumulabilità delle
quote. — Le quote di assisten-
za previste per ogni anno sco-
lastico, non sono cumulabili, In
conseguenza anche quegli stu-
denti, che effettuando studi ac-
celerati, in un solo anno, abbia-
no compiuto due o più anni di
studio, ottenendone la relativa
promozione, avranno diritto
esclusivamente alla quota di as-
sistenza prevista per un solo
anno scolastico regolare.
6) Presentazione domande, —
Le domande redatte sugli appo-
siti moduli a disposizione degli
interessati presso le Assistenti
Sociali di STA dovranno essere
inviate all’« ANSALDO S. A. -
Direzione Generale - Ufficio
ASA - Genova »,
NORME PARTICOLARI
Subordinatamente alle norme
generali sopra indicate e limita-
tamente ai tipi di scuola speci-
ficati nelle norme generali,
l’Ansaldo S, A. erogherà le se-
guenti cifre:
UNIVERSITA’
L. 40.000 pagabili alla fine di
ogni anno accademico a quegli
studenti che abbiano superato
entro le due sessioni ordinarie
(ed eventuali sessioni o appelli
straordinari) dell’anno medesi-
mo — in ogni caso non oltre
il 15 Marzo — almeno CINQUE
esami fra cui non più di uno
complementare ira quelli con-
sigliati dai rispettivi ordina-
menti.
SCUOLE MEDIE
1.0 Anno: L. 15.000 a promo-
ziione ottenuta. Yale cifra è pa-
gabile anche a rate trimestrali
purchè io studente abbia con-
seguito nel trimestre tutte le
sufficienze,
I: dipendenti studenti. che
hanno diritto alla presente as-
sistenza sono tenuti a presen-
tare a DIG/ASA le documenta-
zioni relative,
2.0 e 3,0 Anno: come sopra.
4.0 Anno: L, 20.000 a promo-
zione ottenuta.
Tale cifra è pagabile anche
a rate trimestrali purchè lo stu-
dente abbia conseguito nel tri-
mestre tutte le sufficienze,
I dipendenti studenti che han-
no diritto alla presente assi-
stenza sono tenuti a presentare
a DIG/ASA le documentazioni
relative,
5.0 Anno: come sopra.
6.0 Anno: L. 25.000 a promo-
zione ottenuta.
Tale cifra è pagabile anche
a rate trimestrali purchè lo stu-
dente abbia conseguito nel tri-
mestre tutte le sufficienze,
I dipendenti studenti che han-
no diritto alla presente assi-
stenza sono tenuti a presentare
a DIG/ASA le documentazioni
relative,
7.0 e 8.0 Anno: come sopra.
Inoltre l’Ansaldo S. A. si ri-
serva di esaminare la possibi-
lità di erogare, a titolo di pre-
mio, una quota di assistenza di
cui non è prevista l’entità, a
quegli studenti che ne abbiano
fatto domanda e che abbiano
frequentato con esito favorevo-
le nell’anno scolastico 1954-55
i seguenti corsi:
Corsi per il conseguimento
dell'attestato di Dattilogrufo =
Stenografo - Stenodattilografo
- Comptomeltrista - Disegnatore
costruttore e meccanico - Corsi
di lingue straniere - Corso per
elettrotecnico e radiolecnico.
L’Ansaldo S, A. si riserva l’e-
sclusivo diritto di giudicare ogni
caso controverso,
{ ARTISTI ANSALDINI )
Franco
Livorno è città che vanta
insigni tradizioni artistiche. E
la pittura, tra le arti figurati-
ve, è la musa che conta qui
fra noi una fortissima schiera
di innamorati. E’ naturale
quindi che anche in Cantiere
tra i dipendenti, operai od
impiegati, molti siano i pit-
tori. Gente che nelle ore libe-
re, dedica tutta se stessa alla
pittura, gente che si è fatta
pian piano da sè, rinunciando
a molti degli «ismi» oggi
tanto di moda, ma che attin-
ge il suo sapere, la sua espe-
rienza, il suo stile da quella
scuola meravigliosa che è la
passione,
Cominceremo da Franco
Lipizer. E’ impiegato dello
Ufficio Studi Macchine. Non si
sa come un giorno, molti anni
fà, da valoroso sportivo quale
era (militava come portiere
titolare nella squadra di cal-
cio dell’Unione Sportiva Li-
vorno ed era stato perfino ri-
serva della squadra Nazionale
italiana) divenne pittore. La
sua arte ebbe un inizio timi-
do, quasi vergognoso. La sua
pittura tenue, soffice, quasi,
denotava un certo sgomento,
un riservato timore di troppo
Lipizer
osare. E i suoi paesaggi, i suoi
grigi specialmente, acquista-
vano un sapore di dolce me-
lanconia che, — anche con il
trascorrere del tempo e ben-
chè le sue pennellate si siano
fatte più robuste — resta la
caratteristica particolare del-
la sua maniera.
Particolare che — discusso
qualche volta — resta comun-
que quale inconfondibile stile
di un’arte tutta ispirata al-
l’amore della natura della
quale il Lipizer è un vero cul-
tore.
Recentemente, alla Galleria
d’Arte di Livorno egli ha espo-
sto una cinquantina di quadri
frutto di una prodigiosa atti-
vità che ha riscosso i'ammi-
razione del pubblico e della
critica.
Un'’attività che spaziava dal
paesaggio alle marine, alle
nature morte. Da un fondo la-
custre in cui la perlacea ma-
linconia ci riconfermava il suo
carattere, dondolavano placi-
de tra le canneggiole due bar-
chette. Il Lipizer era tutto lì
in quel pregevole « pezzo »
che non sfigurerebbe in mezzo
a quelli dei più valorosi mac-
chiaioli toscani.
Franco Lipizer - Marina.
“Carosello napoletano”
Si tratta di una nota ri-
vista teatrale trasportata
sullo schermo dallo stesso
autore, coafliuvato nella
sceneggiatura da Remigio
Del Grosso e Giuseppe Ma-
rotta.
Attraverso il filo condut-
tore costituito da un pove-
ro diavolo di mapoletano
che gira col pianino e la
numerosa famiglia (inter-
pretato da Paolo Stoppa) il
film è una rassegna della
storia, del folklore e delle
canzoni di Napoli raccon-
tata con scenette di rivista,
balletti pregevoli e scene
girate all’aperto.
C’è l’allegorica satira di
tutte le occupazioni stranie-
re, viste con pulcinellesca
filosofia, normanni, svevi,
angioini e aragonesi, spa-
gnoli e francesi e infine te-
deschi e inglesi; tutti assor-
biti dal calore di Napoli e
tutti passati, bene o male,
lasciando al popolo di via
Toledo e di Spaccanapoli
il suo naturale ottimismo e
buon umore, coi quali com-
battere la miseria e le av-
versità.
C’è una vecchia storia di
saraceni che sbarcano alla
CINESELEZIONE
marina ed una storia sem-
pre nuova di giocate al lot-
to e speranze sul terno sec-
co; c'è un duello rusticano
tra i guappi (con partecipa-
zione di Folco Lulli) per
gli occhi lucenti della bella
del vicolo; c’è il racconto
di tre amici che vanno alla
guerra sulla fronte lontana,
per liberare Trento e Trie-
ste, ed uno di loro non ve-
drà più il sole della sua Na-
poli; c'è la ragazza che fa
la « fattura » all’innamora-
to e ci sono canzoni e musi-
che di ieri e di oggi e tutti
i colori del golfo, del mare,
del cielo, delle strade, del-
le donne, delle frutta e dei
pesci, in un piacevole ar-
cobaleno.
Tra le protagoniste, Ma-
ria Fiore, Sophia Loren e
Clelia Matania.
Lo spettacolo (ottimi, ri-
petiamo, i balletti, specie
quelli di « Michelemmà » e
di Pulcinella) è sempre
mantenuto su un piano di-
gnitoso e intelligente, di-
remmo ambizioso, tale da
non consentire confusioni
con le varie « tarantelle » e
« canzonettelle » che hanno
ultimamente invaso gli
schermi, sfruttando il no-
me fascinoso di Napoli.
IL PORTOGHESE,
FOTOGRONAGA
imbarco della turbina di B. P. sulla turbocisterna
«Argea» in allestimento. - In alto a sinistra: macchina di
fatica universale per prove su pezzi in condizioni simulate
Sopra:
a temperatura ambiente (in primo piano), macchine per
prove di fatica alla flessione rotante (in secondo piano)
macchina di fatica per prove in condizioni simulate ad alta
temperatura, al Laboratorio controlli e ricerche del Mec-
atrata -vvosensa venccata dia Mei srt iii RITIRI BIBI
glia al Cantiere Navale di Sestri Ponente.
canico. - Sotto: saldatura di blocchi per strutture di chi-
Stagione teatrale 1954-00
del Cruppofilodrammatico
Domenica 81 ottobre, al-
le ore 21, presso il teatro
del CRAL in Via Achille
Stennio (Sampierdarena),
è stata ineugurata la sta-
gione teatrale 1954-55 con
la rappresentazione di «Ca-
rissima Ruth» di Norman
Krasna, che ha ottenuto vi-
vo successo.
Il gruppo artistico di
prosa è diretto da Sergio
Bruno Franceschi e com-
posto da Alberto Accor-
nero, Giovanni Argenti,
Mimmo Badano, Isa Brug-
giavini, Osvaldo Bruzzo,
Enzo Conterio, Mauro Cre-
scimbeni, Enzo Di Rosa,
Edda Ferrando, Fiorina Fi-
nessi, Sergio Bruno Fran-
ceschi, Giuliano Gambari,
Nuccia Magherini, Roberto
Martini, Giovanna Mercu-
rio, Piermauro Mori, Ro-
sa Pastorino, Mariassun-
ta Pruzzo, Euro Santini,
Franco Terrana e Vittori-
no Biagi.
Nel corso della stagione
saranno rappresentate le
seguenti commedie: « Tri.
sti amori» di Giacosa;
«Vita felice » di Taylor;
« Tre maschi e una fem-
mina » di Ferdinand; « Tre
topi grigi» di Christie;
« Addio Mister Harris » di
Rattigan; «Spirito allegro»
di Coward; «Gli spettri »
di Ibsen; « Giorni felici »
di Pouget. Scenografie di
Enzo Croce, realizzate da
Tony Ambrosini; suggeri-
tore: Giuliano Stradella;
truccatore: Guido Cherici;
organizzazione generale:
Roberto Martini.
Sabato 13 novembre e
domenica 14 il gruppo ha
rappresentato la commedia
musicale « Il diavolo in sa-
crestia» pro alluvionati del
Salernitano.
Per il 28 novembre e il
5 dicembre sono in pro-
gramma due rappresenta-
zioni serali di « Tristi amo-
ri» del Giacosa; e per le
sere dell’11 e del 12 dicem-
bre è in allestimento un
concorso di arte varia «ros-
so e nero» a cui partecipe-
ranno dilettanti iscritti al
CRAL.
IS. TROPEOTDE
L'ing. Rosini stringe
Le gare boccistiche per il Tro-
feo de «l’Ansaldino » si sono
coneluse con un brillante suc-
cesso. Abbiamo già pubblicato
la graduatoria dal 3° all’8° posto
della classifica finale e sabato
30 ottobre si è conciusa la fi-
nalissima che ha visto di fron-
te due fortissime terne entram-
be del Cantiere Navale di Sestri
la mano ai secondi
La gara è stata interessantis-
sima dal punto di vista teenico
ed è stata attentamente seguita
dagli sportivi presenti. Alla fi-
ne la terna Gondino - Gazzo -
Cassina ha avuto ragione della
pur forte terna Savà - Banche-
ro - Traverso.
Venerdì 5 novembre l’Ammi-
nistratore Delegato, ing. Rosi-
“L’ANSALDINO”
La terna prima classificata col trofeo
ni, presenti il Direttore Cen-
trale ing. Zirilli = il Presidente
del CRAL avv. Tessitore, ha pre-
miato i vincitori di questo pri-
mo Trofeo de «l’Ansaldino »,
rivolgendo ai bravi giocatori pa-
role di elogio e di campiaci-
mento. Ai componenti della pri-
ma ce della seconda terna clas-
sificata sono state consegnate le
medaglie d’oro, mentre il Trofeo
de «l’Ansaldino » è stato con-
segnato dall’Amministratore. De-
legato all’ing. Carnevale, Diret-
tore del Cantiere, che lo ha pre-
so in consegna, essendo i vin-
citori, come abbiamo detto, ap-
partenenti al Cantiere Navale.
I NOSTRI
CONCORSI:
La «Industria Meccanica
Napoletana », costruttrice del
ciclomotore « Paperino » in
vendita rateale anche ai di-
pendenti dell’Ansaldo, ha mes-
ho a nostra disposizione, affin.
cliè venga assegnato gratuita-
mente ad un ansaldino, uno
di questi ciclomotori. Abbia-
mo quindi pensato di bandire
un grande concorso denomi-
nato appunto « Caccia al... Pa-
CACCIA AL “PAPERINO”
pzrino », riservato unicamente
ai dipendenti dell’Ansaldo. Il
« Paperino » si trova attual-
mente in un’isola, di cui ri-
produciamo, qui sotto, la
pianta:
wr
A BC DE FG
Si tratta di trovare il pun.
to preciso dove lo abbiamo
nascosto, tenendo presente che
quattro cacciatori, sbarcando
ciascuno in uno dei quattro
punti cardinali, possono rag
giungerlo nello stesso tempo
percorrendo la stessa distanza
in linea retta.
Le soluzioni dovranno esse-
re indirizzate a « l’Ansaldino »
- Recapito Ansaldo - Genova,
entro il 5 dicembre prossimo,
De
HI
oppure consegnate ai nostri
corrisnondenti di stabilimento:
Dr. Moriconi (Liv-Per) - Sig.
Guadagnini (Mug-Coi) - Sig.
Sardi (Sau-Coi) - Sig. Merla-
no (Can-Mop) - Sig. Rovegno
(Mec-Mop) - Sig. Maggiolo
(Mef-Dat) - Sig. Piardi (Car-
Tec) - Rag. Montesoro (Fon-
Ses) - Sig.na Gasparino (Dig-
Usa).
Basterà inviare solo il nu-
mero e la lettera (indicati sui
—wy
JK L MN O0PARSTUVWZ
lati della piantina) che deter-
minano il punto cercato.
Esempio: « Il Paperino si tro-
va nel punto 4 - H ».
Oltre al primo premio, costi-
tuito dal « Paperino », saran.
no sorteggiati i seguenti pre-
mi di consolazione: un quadro
ad olio; tre libri sulla pittura
italiana (Il Ghirlandaio - San-
dro Botticelli - Benozzo Goz-
zoli); due libri ‘sulla Marina
Mercantile Italiana ed altri
premi minori.
Due prossime gite
in Gapenardo e a Lencisa
La Sezione Escursionismo
comunica che sono state or-
ganizzate le seguenti gite per
le prossime domeniche:
Domenica 21 rovembre:
LASAGNATA A CAPENAR-
DO
Ore 7: ritrovo a Caricamen-
to, quindi con tram per Pra-
to, proseguimento per Cavas-
solo, Calvari e Capenardo. Co-
lazione in trattoria o al sacco.
Ore di cammino quattro circa.
Domenica 28 novembre:
GITA A LENCISA.
Ore 7,30: ritrovo a Sestri,
piazza Poch (capolinea tram
24), Proseguimento per S. Al-
berto, Scarpino, Lencisa. Co-
lazione al sacco o in tratto-
ria. Ritorno per S. Carlo di
Cese e con corriera per Pegli.
Ore di cammino 3 e mezza
circa.
Gli Enalisti possono rivol.
gersi per informazioni presso
la Sezione Escursionismo in
via A. Stennio 3-1 (Sampier-
darena - Tel. 41.959) dalle ore
20,30 alle 22 dei giorni di mar-
tedì e venerdì,
Medaglie d’oro
agli atleti primatisti
La Confederazione Genera-
le dell’Industria Italiana, nel-
l'ambito dell’azione che già
svolge per sollecitare ogni ini-
ziativa intesa a tavorire tra i
lavoratori dell’industria lo svi-
luppo dello sport, ha delibe-
rato di concedere una meda-
glia d’oro a tutti i lavoratori
dell'industria che conseguano
un primato in campo naziona-
le od in campo internaziona-
le. La consegna del premio si
farà annualmente a Roma. La
prova del conseguito primato
dovrà essere fornita dai lavo-
ratori con regolare documen-
tazione delle Federazioni spor-
tive.
ov (A ii
STOFFE PREGIATE
MAGAZZINI. VITTORIA
Mi si permetta di suggerire
a codesta Redazione di non
sottrarre spazio al periodico,
per la pubblicità di prodotti
di chicchessia, fatta eccezione
per quelli della nostra Azien-
da, nè per vignette da « cor-
riere dei piccoli », nè per « di-
vi» e «stelle» di qualsiasi
firmamento e grandezza, o per
novelle o per notiziari per col-
lezionisti di francobolli: tutte
cose, a mio parere, che ben
poco hanno a che fare con
la vita e l'attività aziendale.
Secondo il mio modesto pun-
to di vista esistono, per l’A-
zienda nostra, argomenti di
interesse più vasto e problemi
più gravi da risolvere.
Mi risulta che tante idee e
proroste di dipendenti non
vengono pubblicate per insuf-
ficienza di spazio.
Gradirei, ad esempio, che le
Direzioni dei diversi Stabili-
menti Aziendali esprimessero
il loro punto di vista sulle
«relazioni umane »: cioè, cosa
intendono per esse e come vor-
rebbero che venissero appli-
cate in campo pratico. Anche
i prestatori d'opera hanno le
loro opinioni sull'argomento,
e, se sarà concesso, le espri-
meranno attraverso il perio-
dico.
Gradirei, inoltre, che la Di-
rezione Generale affrontasse
l'esame analitico delle spese
generali, e ne rendesse edot-
to, sia pure a puntate, poichè
l'argomento è indubbiamente
molto vasto, il personale. Po-
trebbe scaturirne qualche
proposta dalla base, atta a ri-
durre numerose incidenze.
ANTONINO DISPENZA.
Siamo convinti quanto Lei
anzi, se possibile, più di Lei —
che il compito precipuo e spe-
cifico del giornale è quello di
esporre idee e dibattere pro-
blemi che, direttamente o in-
direttamente riguardino la
vita dell’ Azienda. E tutta-
via la Sua condanna senza
attenuanti d’ogni rubrica,
d'ogni spunto giornalistico
che non sia strettamente
aziendale (e strettamente se-
rio; anzi, addirittura «grave»),
ci sembra eccessivamente se-
vera. Noi pensiamo che il gior-
nale non debba offrire ai let-
tori sempre e soltanto occasio-
ni di riflessione e di discussio-
ne, ma, qualche volta, anche
un pretesto di distrazione e di
sorriso; ed è in base a questo
concetto che, tra gli argomen-
ti seri e quelli meno seri, ci
siamo sforzati di trovare una
giusta dosatura. La ricetta è
sbagliata? Può darsi. Ma, se la
nostra opinione non fa testo
in materia, non può farlo, ci
consenta, nemmeno la Sua. Un
giudizio definitivo può venirci
soltanto dalla maggioranza dei
lettori; epperciò saremo grati
a tutti quanti vorranno espri-
merci il loro purere în propo-
sito.
Per quanto concerne la pub-
blicità, il nostro dissenso è de-
ciso e totale. La nostra idea è
che il giornale deve costare
all'Azienda il meno possibile;
e poichè la pubblicità serve a
coprire in misura non trascu-
rabile le spese, essa non può
e non deve venir trascurata.
L’insufficenza di spazio può
obbligare qualche volta « idee
e proposte » a fare un po’ di
anticamera; ma non le annul-
lerà mai, se siano buone.
Sulle «relazioni umane» ab-
biamo già pubblicato alcuni
articoli (riveda i n. 2, 8,9 e
10); questo stesso numero con-
tiene la risposta dell’ing. Pa-
lumbo ad un Suo recente arti-
colo. Continueremo, finchè Var-
gomento desterà interesse. An-
che sulle spese generali è già
comparso un articolo esposi-
tivo; comunque, richiameremo
l’attenzione della Direzione
sulla Sua proposta.
Infine, grazie della Sua cri-
tica, sincera e seria.
Da «l’Ansaldinu » apprendo
che vi è ancora qualche im-
piegato amministrativo che
riesce a passare dalla terza
alla seconda categoria. Mera-
vigliato, in quanto mi è sem-
pre stato detto che tale possi-
bilità attualmente non esiste,
vorrei pregarVi di indicarmi
quali sono i mezzi più idonei
da usare per poter anch'io
ottenere detto passaggio. Al-
l'uopo preciso di essere in
possesso del diploma di ragio-
niere e di svolgere da anni
mansioni di fiducia e di con-
cetto.
FULVIO FOSSATI
Gantiere
1 passaggi di categoria av-
vengono in base alle mansio-
nì esplicate, giusto quanto
previsto dal contratto di la-
voro in vigore, e pertanto o0-
gni qualvolta ad un impie-
gato tecnico o amministrativo
vengono affidate mansioni del-
la categoria superiore a quel-
la di appartenenza, sempre
che l’impiegato stesso riesca
ad esplicarle in maniera sod-
disfacente, avviene il passag-
gio di categoria.
Quanto pesa la Terra?
Tovo
5.977.000.000.000.000 di ton-
nellate. Non provi a sollevar-
la, potrebbe farLe male.
go
Sono un operaio del Cantie-
re di Livorno ed ho lavorato
otto anni come falegname
qualificato. Dato il poco cari-
co di lavoro della mia offici-
na ho fatto il corso di salda-
tore elettrico e sono riuscito.
Saldo in «Argon» e chiedo
se fosse possibile avere un
13
indirizzo teorico (possibil-
mente un libro).
LIDO FIORINI
Sulla saldatura delle leghe
leggere esistono, fra l’altro, le
seguenti pubblicazioni (edite
dall’Istituto sperimentale me-
talli leggeri - Via della Posta,
16 - Milano): Note d’officina n.
3 (I princinì della saldatura
ossiacetilenica delle leghe leg-
gere); Note d’officina n. 12 (La
brasatura delle leghe legge-
re); Note d’officina n. 14 (La
saldatura delle leghe leggere);
Note d’officina n. 37 (Salda-
tura ad arco in cas inerte del-
le leghe leggere). Ciascuno di
questi numeri costa dalle 150
alla 200 lire. Sempre edito dal-
lo stesso Istituto abbiamo
inoltre: « La saldatura dell’al-.
luminio e delle sue leghe ».
... Ci credete, voi, ai dischi
volanti e ai marziani?
M. E.
Ni.
Chiarimenti sulla pe
Riferendosi ail’articolo sulle
pensioni da noi pubblicato nel
numero del 1.0 novembre, il si-
gnor Giulio Speranza, operaio
del Cantiere, ci suggerisce di
elencare i documenti che devo-
no essere obbligatoriamente al-
legati alla domanda di pensio-
ne, da indirizzarsi all'INPS. Ec-
coli.
Pensione per vecchiaia,
1) Libretto personale e
assicurativa;
2) certificato di nascita;
3) copia del foglio matricolare
(o dello stato di servizio);
4) dichiarazione del richiedente
in cui sia indicato se lavcra pres-
so terzi e da quando, ovvero se non
lavora più e da quando;
5) per i figli di età inferiore ai
18 anni, il rispettivo certificato di
nascita;
6) per i figli invalidi (di età sur
periore ai 18 anni) il relativo certi-
ficato medico di inabilità e lo stato
di famiglia.
tessera
Pensione per invalidità,
Gli stessi documenti indicati per
la pensione per vecchiaia, e in più
un certificato medico (redatto sul
modulo SS 3 in distribuzione al-
l'IN.P.S.) attestante l'invalidità del
richiedente la pensione.
Pensione ai superstiti.
1) Libreto personale e tessera
assicurativa dell'assicurato decedu-
t0;
2) certificato di morte e certi
ficato di nascita dell'assicurato de-
ceduto (il certificato di nascita va
presentato soltanto quando l'assicu-
rato deceduto non sia già pensio-
nato dell'I.N.P.S.);
3) certificato di nascita del co-
niuge superstite (da presentare sol-
tanto se chi chiede la pensione è
il coniuge stesso);
4) dichiarazione del richiedente
la pensione, in cui sia indicato se
lavora presso terzi e da quando,
ovvero se non lavora più e da
quando;
5) certificato di matrimonio (da
presentare soltanto se chi chiede la
pensione è il coniuge superstite);
6) certificato o atto di notorietà
da cui risulti che non esiste sen-
tenza di separazione legale (nel ca-
so che la pensione sia richiesta dal
coniuge) e in cui sia indicato il
nome e lo stato civile di tutti i fi-
gli superstiti e sia dichiarato che
non ne esiste alcun altro al di fuori
di essi e precisato se ve ne siano
inabili o interdetti;
7) per i figli di età inferiore al
18 anni, il rispettivo certificato di
nascita;
8) per i figli invalidi (di età su-
periore ai 18 anni), il relativo cer-
tificato medico di inabilità e lo sta-
to di famiglia;
9) certificato della competente
autorità giudiziaria, da cui risulti
che il richiedente la pensione è 1l
tutore (o curatore) dei figli del de-
funto (da presentare solo quando
il richiedente la pensione non sia
il coniuge, nè un figlio maggiorenne
invalido);
10) se la pensione è richiesta
dal marito di un’assicurata o pen-
sionata deceduta, !l certificato me-
dico di inabilità del richiedente;
11) la copia del foglio matricola-
re (o dello stato di servizio) del
defunto,
Lo stesso signor Speranza ci
prega di pubblicare il testo del
Decreto Legge n. 557 del 13-7-54
che ammette — entro e non ol-
tre il luglio 1955 — all’eserci-
zio della facoltà di riscatto dei
contributi assicurativi per il pe-
riodo successivo al 1-5-1939 tut-
ti coloro@he, già esclusi dalla
assicurazione obbligatoria per-
chè con stipendio superiore alle
1500 lire mensili, non avevano
provveduto a reinserirsi bene-
ficiando della legge 28-7-1950,
n. 633, decaduta col 31-7-1952.
Diamo qui un sunto delle nor-
me stabilite dal detto decreto:
«a) Il riscatto è ammesso ri-
spettivamente:
per le assicurazioni di invalidità
e vecchiaia: dal 1°5-1939, o dalla
data di inizio del rapporto di la-
varo se posteriore, fino al 31-8-
1950;
A tal fine si tenga presente che
il relativo contributo mensile è di:
L. 120,20 per i periodi di lavoro
prestato tra il 1°-5-1939 ed il 31-3-
1943,
L. 180,30 per i periodi successivi
al 1°4-1943;
per le assicurazioni contro la tu-
bercolosi e per la nuzialità e na-
talità: dal 1°9-1948, o dalla data
di inizio del rapporto di lavoro se
posteriore, fino al 31-8-1950; a tal
fine si tenga presente che i rela-
tivi contributi mensili sono rispet-
tivamente di: L. 7,20 per l’assicu-
razione contro la tubercolosi;
L. 5,70 per la nuzialità e nata-
lità.
b) La facoltà di riscatto deve es-
sere esercitata esclusivamente e
personalmente dagli impiegati che
hanno prestato la loro opera alle
dipendenze di terzi tra ÎÌl 1°-5-1939
ed il 31-8-1950 con retribuzione
mensile superiore alle L. 1500 e
che non potevano far valere i re-
quisiti di cui all'art. 5 del R.D.L.
14-4-1939, n. 636.
c) Il riscatto può essere eserci-
tato anche da coloro che hanno
cessato di lavorare alle dipenden-
ze di terzi, che siano divenuti! in-
validi al lavoro, oppure che abbiano
compiuto l'età per il diritto alla
pensione di vecchia!a (anni 60 per
gli uomini - 55 per le donne).
Si tenga presente che i! riscatto
ora indicato è pienamento possibile
e non è in contrasto con quanto a
suo tempo precisato dall’I.N.P.S.
circa la inammissibilità dell'assicu-
razione nei confronti delle persone
fuori limiti di età. Difatti queste
precisazioni riguardano l’assicura-
zione facoltativa, mentre il riscatto
in parola rappresenta un’assicura-
zione volontaria, la quale viene, dal-
le disposizioni in atto, equiparata
all’assicurazione obbligatoria.
d) Il riscatto deve essere eserci-
tato per tutti i periodi di lavoro
effettivamente prestato tra il 1°-5-
1939 ed il 31-8-1950 e per le sole
forme assicurative delle quali, du-
rante i periodi stessi, l'impiegato
avrebbe beneficiato, qualora vi fos-
se stato soggetto al sensi dell'art. 5
del R.D. 14-4-1939, n. 636.
e) Per il riscatto in parola deve
essere pr la & I
ne idonea a dimostrare l'avvenuta
prestazione d'opera, la durata di
essa e la retribuzione percepita.
A tal uopo sono considerati utili
le dichiarazioni dei datori di lavo-
ro; le buste stipendio o ricevute
equivalenti; le lettere di licenzia-
mento; gli estratti dei libri paga e
matricola; le attestazioni o i certi-
ficati rilasciati da enti assistenziali
di malattia o da Casse speciali di
previdenza comprovanti l'avvenuto
versamento dei contributi mutuali-
stici o previdenziali.
f) Le richieste di riscatto vanno
effettuate sugli appositi moduli 0.1
(i) speciale, che sono in distribu-
zione presso le sedi dell’I.N.P.S.
€) Il pagamento dei contributi
per il riscatto in parola è a ca-
rico degli impiegati interessati e
deve essere fatto, sotto pena di de-
cadenza, entro il 31-8-1955
Quanto sopra detto vale anche
per i dirigenti di aziende industria.
li, i quali ugualmente hanno la fa-
coltà di riscattare i periodi di la.
voro non coperti da assicurazione
tra il 1°-5-1939 ed il 1°-8-1950 ».
* « %
Sempre in riferimento al no-
stro articolo sulle pensioni, il
sig. Francesco Pastorino, ope-
raio del Meccanico, ci scrive:
« Supponiamo che un lavo-
ratore, restando per un certo
periodo disoccupato, percepisca
il relativo sussidio, oppure si
ammali di tubercolosi e usu-
fruisca di assistenza in sanato-
rio o percepisca sussidi duran-
te il periodo di malattia; tali
sussidi o tale assistenza influi-
scono sull’imporio totale della
pensione che a suo tempo il la-
voratore potrà percepire? Cioè,
nsione
il lavoratore che per sua disgra-
zia si è ammalato, in conseguen-
za di ciò percepirà una pensio-
ne inferiore a quella di un al-
tro che non ha mai avuto biso-
gno di assistenza? »,
No, in nessun caso i sussidi
per disoccupazione o malattia
influiscono negativamente sulla
pensione. Al contrario, la legge
4 aprile 1952, n, 218, stabilisce
che i periodi per i quali è cor-
risposta l’indennità ordinaria
dell’assicurazione obbligatoria
contro la disoccupazione, sono
considerati come periodi di con-
tribuzione ai fini del diritto al-
la pensione e della misura del-
la pensione stessa, L’articolo 4
di tale legge precisa: « Per det-
ti periodi si computerà come
versato a favore dei singoli as-
sicurati il contributo calcolato
sulla media dei singoli contri-
buti effettivamente versati nella
assicurazione obbligatoria inva-
lidità, vecchiaia e superstiti nel-
l’ultimo anno anteriore a cia-
seun periodo di disoccupazione
indennizzato. Per i tubercoloti-
ci regolarmente assicurati per
la invalidità, la vecchiaia ed i
superstiti, sono considerati co-
me periodi di contribuzione ai
fini del diritto alla pensione e
della misura della pensione
stessa i periodi di degenza in
regime sanatoriale e i periodi
post-sanatoriali sussidiabili per
legge ».
SUCCURSALI:
SESTRI PONENTE :
CHIAVARI:
PRODUZIONE
GRADITISSIMI
( Enal, Salea,
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MIGLIORAMENTO DELLA
Da
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Siac, Tranvieri,
LE COMMISSIONI INTERNE SONO PREGATE DI
VISITARCI
BUONI RATEALI
Eridania, etc.
14
DIBATTITO
sul lavoro
(Continuazione da pag. 5)
vivi che debbono continua-
mente adeguarsi alle situazio-
ni dell’Azienda e degli Stabi-
limenti;
2) le vie dellu collaborazio-
ne sono aperte u tutte le per-
sone di buona volontà; e chi
fosse sordo alle parole di col-
laborazione sappia che si at-
tiene a sistemi ormai sorpas-
sati e non corrispondenti con
le attuali e future direttive
dell'Azienda;
3) abbiamo fatto e faremo
ancora molto, nei limiti s’in-
tende delle nostre pratiche
possibilità, per suscitare il
clima adatto allo studio delle
cose nuove e all'invenzione, e
per valorizzare le persone
intelligenti e jfattive che si
rendono utili all'Azienda;
4) la « Cassetta delle idee »
è, e vuole essere, un invito
permanente alla espressione
delle proposte di miglioramen-
to della produzione, dei si-
stemi, dei servizi, Gradiremmo
molto vedere nelle proposte
della « Cassetta delle idee »
delle soluzioni profondamente
meditate di qualcuno dei tan-
ti e svariati problemi che sono
aperti alla considerazione di
tutto il personale, Dobbiamo
osservare che molte delle pro-
poste finora presentate sono
estremamente semplici e poco
elaborate, tanto da richiedere
più lavoro per compilare la
risposta, che non ne abbiano
richiesto al proponente per lo
studio della proposta. Notiamo
inoltre che il personale più
capace degli Uffici Studi, sta-
tisticamente ha fatto poco fi-
nora in questo campo; mentre
pensiamo che uvrebbe potuto
e potrebbe fare moltissimo.
Aggiungiamo che siamo orien-
tati a premiare gli studi par-
ticolarmente significativi, co-
me abbiamo sempre premiato
i brevetti utili per la nostra
Azienda;
_ 5) gli organismi più grandi
dei gruppi degli Uffici Studi,
ai quali accenna il sig. Ippo-
lito, sono a nostro avviso gli
Uffici Studi stessi che hanno,
ciascuno, il titolo di una spe-
cialità. Escludiamo che a capo
di questi o di altri organismi
sia praticamente possibile por-
re delle persone che non ab-
biano grado gerarchico. Ci fa
anzi meraviglia la proposta,
dato che il grado gerarchico è
generalmente conquistato da
quelle persone capaci, che
hanno praticamente dimostra-
ta la capacità di coordinare il
lavoro altrui. Occorre qui
chiarire che esistono anche
delle persone assai intelligen-
ti, preparate e capaci nel la-
vorare, ad esempio ad un pro-
getto, e come tali sono dei
bravi progettisti; ma che sono
per loro matura incapaci a
condurre e coordinare il la-
voro altrui. Non sappiamo se
il sig. Ippolito si riferisca a
questi casi, ma data la gene-
ralità della sua trattazione ri-
teniamo non sia importante
conoscere ciò;
6) riteniamo che siano le
esigenze nuove, dovute allo
sviluppo della tecnica e dei
procedimenti industriali, a
dettare via via la necessità di
rinnovamento dell’organizza-
zione, come hanno dettato e
dettano il rinnovamento degli
impianti.
La conoscenza del passato è
però la base per intraprende-
re lo studio e la risoluzione
dei nuovi problemi; e in tal
senso non va disprezzata l’il-
luminata esperienza, che non
in gruppo
sia (nè deve essere) confor-
mismo.
Si rammenti anche che, nel-
la messa a punto d’idee, siste-
mi, procedimenti nuovi, occor-
re sempre fare ricorso all’espe-
rienza propria 2 altrui, chè la
sola immaginazione, pur con-
fortata di profonda cultura
tecnica, non basta.
Per chiudere invitiamo il
sig. Ippolito a rendersi parte
diligente per richiedere alla
Direzione dello Stabilimento
il permesso di una visita ai
Laboratori del Meccanico da
parte sua insieme ad un certo
numero di suoi colleghi degli
Uffici Studi; tale visita e le
conseguenti conversazioni con
i tecnici dei Laboratori cre-
diamo daranno modo alle per-
sone degli Ufficr Studi di ren-
dersi conto delle idee che ab-
biamo nel confronto dei pro-
blemi nostri attuali e futuri e
dei mezzi che abbiamo predi-
sposti per risolvere tali pro-
blemi; e, riteniamo, tale visita
varrà a rettificare e forse ad
allargare alcune delle idee
esposte dal sig. Ippolito nella
sua nota.
E. D. V.
Carlo, figlio dell'imziegato
Onorio Cavallino. E' campione
ligure e italiano di pattinag-
gio per allievi. Qui è in coppia
con la piccola Anna Ghizzoni.
Si sono sposati
28 agosto: QUAGLIA ing.
Giovanni (Mug) con Novaro
Rosalba - 4 settembre: SOLIA-
NI Angelo (Mec) con Leon-
cini Maria - 4 ottobre: BO-
NANNINI Bruno (Liv) con
Mangoni Suzze - PARODI Di.
na (Mec) con Pittaluga Eral-
do - 9 ottobre: MAGLIONE
Pasquale (Mec) con Ricci
Onorina - 10 ottobre: BOTTI-
GLI Giovanni (Liv) con Paci
Maria Vera - DEMI Giuseppe
(Liv) con Pratesi Mirella -
LEVATI Giacomo (Mec) con
Cordaro Ademira - NARDI
Bruno (Mug) con Masetti Til-
de - 11 ottobre: FRANCESCO.
NI Cesare (Mug) con Adami
Maria Teresa - 16 ottobre:
BRIASCO Santo (Car) con
Mantero Caterina - LUSCHI
Ivano (Liv) con Filidei Rena-
ta - CALEO Ennio (Mug) con
Lombardi Anna - 17 ottobre:
PARODI Giacomo (Car) con
Alvino Tina - RECCHI Ma-
rio (Liv) con Sarti Bruna -
TONELLI Leo (Liv) con Cor-
si Iva - NOVELLI Alessan.-
dro (Can) con Cartosio Alda
- TORTELLO Fioravante
(Can) con Lazzari Venezia -
RUSSO Germano (Mec) con
Guazzotti Marisa Armida -
CADENASSO Ermanno (Mec)
con Cavalli Maria - TAMAS-
SIA Mario (Mec) con Marti-
no Rosalia - MORENO Barto-
lomeo (Mec) con Bacchiega
Ovidia - 21 ottobre: GAGGE.-
RO Natale (Car) con Bruzzo-
ne Nicoletta - TACCHINO
Mario (Car) con Limongi
Maria - PIRO Andrea (Can)
con GIULIANO Maria (Can)
- 24 ottobre: PEDINI Pierino
(Can) con Boasi Maria - MA-
RENCO Giuseppe (Can) con
Queirolo Carmela.
Agli sposi ì nostri vivis-
simi auguri.
La Ruota
delTempo
Sono nati
27 agosto: MASSIMO, figlio
di Ziferro Tomaso (Mef) - 17
settembre: BARBARA, figlia
di Callio Giovanni (Can) -
ANTONIO, figlio di Diamanti
Clemente (Mug) - 26 settem-
bre: RAFFAELE, figlio di Fi-
mognari Bruno (Mec) - 28 set-
tembre: GIUSEPPE, figlio di
Canepa Francesco (Mec) - 3
ottobre: TITO, figlio di Massa
Adriano (Fon) - 4 ottobre:
MARIO, figlio di Graziani Li-
no (Mef) - 6 ottobre: FRAN-
CO, figlio di Panzani Andrea
(Can) - 9 ottobre: PATRIZIA,
figlia di Serra Marco (Mec) -
11 ottobre: MARIA ANGELA,
figlia di Fadda Renato (Car)
- 13 ottobre: MARINA, figlia
di Giscardo Va!meo (Can) -
TIZIANO, figlio di Borioni
Carlo( Mug) - 14 ottobre: AN-
TONIO, figlio di Dionisio Giu-
seppe (Mef) - RITA, figlia di
Fico Leopoldo {Mug) - 16 ot-
tobre: ROBERTA, figlia di Di
Paco Bruno (Liv) - 17 otto-
bre: MARIA, figlia di Banche-
ro Luigi (Mec) - 18 ottobre:
PATRIZIA, figiia di Federighi
Mario (Liv) - 20 ottobre: PIE-
TRO, figlio di Corsi Natale
(Mug) - 21 ottobre: ROBER-
TA, figlia di De Santis Pier
Luigi (Liv) - MAURIZIO, fi.
glio di Tarantino Natale (Mef)
- ANDREA, figlio di Porretti
Cosimo (Mug) - 22 ottobre:
ANNA, figlia di Pellini Alfeo
(Mug) - 23 ottobre: BRUNA,
figlia di Rolla Angelo (Mug) -
25 ottobre: PATRIZIO, figlio
di Gervasi Celestino (Mug) -
MARIA ROSA, figlia di Torri
Enrico (Mug) - 26 ottobre:
BRUNA, figlia Ji Marconi Sil-
vano (Can) - VIVIANA, figlia
di Crespiani Giuseppe (Mug)
- 27 ottobre: MASSIMO, figlio
di Filippi Leopoldo (Dig).
A tutti i piccolissimi « an-
saldini » e ai loro genitori i
nostri auguri più fervidi.
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Protegge la pelle del Vostro
piccino, evita gli arrossa-
menti e le screpolature,
previene le impetigini.
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eliminandogli inconvenien-
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NOME E
INDIRIZZO
IV Vogliate inviarci un prospetto dettagliato
documentazione completa.
ed una
>
3
=
\
CASSETTA DELLE IDEE =
PROPOSTA N. 7800.
Propone che il Comitato del-
la « Cassetta delle Idee » pren-
da in considerazione soltanto
quelle proposte che effettiva-
mente contribuirebbero a mi-
gliorare il nostro complesso.
RISPOSTA.
Per mantenere vivo lo scam-
bio di notizie e di informazio-
ni fra i proponenti e la Di-
rezione, in modo da facilitare
la formulazione di nuove pro-
poste, la «Cassetta delle Idee»
prende in considerazione tut-
te le proposte attribuendo ad
ognuna di esse il valore che
merita, dopo un esame attento
e particolareggiato.
Contiamo che ciò valga ad
incoraggiare lo spirito di ini-
ziativa dei proponenti.
PROPOSTA N. 8038.
Gli alberi portaeliche in ac-
ciaio con camicia interrotta
vengono, sul tratto scoperto,
intaccati dall'acqua di mare
con effetti facilmente immagi-
nabili.
Per eliminare questo incon-
veniente propone tre soluzioni:
1) Incamiciatura totale,
2) Applicare nella zona nu-
da dell’albero un rivestimento
plastico o di gemma.
3) Fasciare la zona scoperta
con lenzino diam. 2+3 mm.
avvolto in strati, imbevuto di
minio e biacca e lasciato essic-
care prima di montare l’al-
bero nell’astuccio.
RISPOSTA.
La questione sollevata dal
proponente ha un’importanza
notevole.
Il problema è nato, diremo,
quasi contemporaneamente al-
la propulsione ad elica; senza
andare a sollevare la polvere
dei vecchi trattati di costru-
zione di macchine marine, ci
limitiamo ad osservare quan-
to normalmente si usa nelle
costruzioni più recenti.
Nelle costruzioni mercantili
i vari Registri di Classificazio-
ne richiedono un aumento del
diametro dell’albero. portaeli-
ca per varie ragioni, fra le
quali quella di tener conto di
eventuali fenomeni di corro-
sione superficiali degli alberi
stessi.
Nelle costruzioni militari
invece, per non appesantire
gli alberi, si adottano acciai
legati in modo tale da avere
materiale che offra una mag-
gior resistenza alla corrosione,
Riferendoci infine alle tre
soluzioni proposte, facciamo
presente che:
a) L’incamiciatura totale
dell’albero per tutta la lun-
ghezza del medesimo, che re-
sta in contatto dell’acqua di
mare, si presenta come la so-
luzione più brillante; nei casi
di propulsione ad un’elica es-
sa è generalmente adottata.
Per la propulsione a due eli-
che in qualche raro caso è sta-
ta applicata, ma normalmente
presenta delle difficoltà per la
sua esecuzione data la forte
lunghezza dell’albero in que-
stione.
Una buona incamiciatura
parziale è sempre un’opera-
zione difficile e quindi si può
immaginare facilmente quali
siano le difficoltà da superare
per un’incamiciatura totale.
Ancora, eliminando il caso di
camicia di un sol pezzo, l’in-
camiciatura dovrebbe essere
fatta ad anelli e quindi nasce
il problema della tenuta sulle
varie giunzioni.
Per queste ragioni, ripetia-
mo, l’incamiciatura totale è ra-
ramente adottata nei casi di
propulsione a due eliche.
b) La seconda soluzione, di
applicare cioè sulla zona nuda
dell’albero un rivestimento
plastico o di gomma, è stata
già adottata e per alcune co-
struzioni in corso si prevede
l'applicazione di una speciale
vernice protettiva che ha la
particolarità di essere elastica
e quindi tale da non screpolar-
si quando l’albero va «in tor-
sione ed a resistere agli urti
e trepidazioni cui l’albero
stesso è soggetto.
c) La terza soluzione non è
nuova,
Essa era applicata su vec-
chie costruzioni ma è fonte di
pericoli, nonostante tutte le
cure che si possono avere nel-
l’avvolgere il lenzino catrama-
to attorno all’albero, e nono-
stante lo strato di minio, ca-
trame ed altre sostanze che ri-
coprono questo rivestimento;
gli spostamenti torsionali dei-
le varie zone dell’albero, le vi-
brazioni e gli urti ai quali è
soggetto l’albero stesso, dopo
un certo tempo permettono in-
filtrazioni dell’acqua al di sot-
to dello strato protettivo, ge-
nerando le corrosioni che si
volevano eliminare e che re-
stano nascoste dalla protezio-
ne stessa.
°
PROPOSTA N. 6191.
Da molte finestre dello Sta-
bilimento si vedono spuntar
fuori tubi di stufe. Fanno dav-
vero brutta figura, anche per-
chè alcuni sono sistemati co-
sì malamente che ricordano
quelli di certe baracche mezze
diroccate.
RISPOSTA.
Il problema del riscaldamen-
to razionale e integrale dello
Stabilimento, per la fortissima
spesa che comporta, non ha
potuto ancora essere risolto.
Però è a tutti noto che note-
voli passi sono stati fatti ver-
so una buona soluzione.
La Direzione sta interessan-
dosi della cosa perchè ad essa
annette molta importanza.
I tubi di stufe che spuntano
dalle finestre, unche se mnon
sono s?mpre evitabili, siamo
d’accordo che non sono este-
tici.
Dove possibile si cercherà
d’eliminarli o quanto meno di
sistemarli meglio.
®
PROPOSTA N. 7285.
Propone una revisione di
tutte le macchine del PIST,
che saranno trasferite alla
Nuova Caldereria.
Si riferisce in particolare
ai bilancieri per la lavorazio-
ne dei chiodi,
RISPOSTA.
E’ già prevista la revisione
generale di tutte le macchine
che saranno rimontate alla
Nuova Caldereria. I bilancieri
saranno revisionati a suo
tempo come da programma
stabilito.
®
PROPOSTA N. 6705.
Propone la costruzione di di-
spositivi a bracci scorrevoli
per la messa a punto dei com-
passi che misurano i diametri
interni delle turbine, casse in-
granaggi, ecc. Allega uno
schizzo.
RISPOSTA.
Si ritiene che questo dispo-
sitivo non sia molto pratico.
Esistono noni modernissimi ed
altri comodi apparecchi co-
struiti dall’UTO che consento-
no di eseguire le misure desi-
derate con precisione e rapi-
dità.
Ad ogni modo d’ora in poi
le misure verranno rilevate
coll’oscillometro.
IMEMENT O0|
Edilio LUGANO
di anni 48, dipendente del
Cantiere, deceduto il 29-10-54,
Era all’Ansaldo dal 1941. La-
scia la moglie e due figli,
Nazzareno CASTELLANI
di anni 56, dipendente del
Cantiere, deceduto il 19-10-54.
Era all’Ansaldo dal 1926.
Ettore PASTORINO
di anni 52, dipendente del
Ferroviario, deceduto il 22-10-
54. Era all’Ansaldo dal 1941.
Lascia la moglie e due figli.
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condoglianze de «l’Ansaldino».
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) Edito dall’ Ansaldo S. A. |
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Genova n. 299 - 6 Maggio 1954
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Il provtema della biancheria
di casa, specialmente per co-
loro che vanno ora avviando-
si al matrimonio e quindi al-
l’organizzazione di una nuova
casa, si presenta oggi in ter-
mini sostanzialmente diversi
di trent'anni fa. Non si tratta
più di disporre degli elabora-
ti corredi di allora, per ovvie
ragioni, e si trutta quindi di
stabilire e scegliere in un cer-
chio necessariamente ristretto
le cose più indispensabili, con
larghe concessioni alle supe-
riori esigenze del bilancio.
I capi più indispensabili po-
trebbero essere riassunti nel
modo seguente: 3 lenzuola con
relative federe: 4 asciugamani
di tela; 4 asciugamani di spu-
gna; 3 piccoli asciugamani da
toeletta; 4 asciugapiatti e 2
strofinacci; 1 tovaglia per sei
con 6 tovaglioli; 2 tovaglie per
3 con 3 tovaglioli; 1 tovuglia
da tè con 6 tovagliolini; 6 sot-
tobicchieri, qualche centrino
con pizzo,
Per le lenzuola è consiglia-
bile il tessuto di cotone forte
{o tela mista) poichè il lino
si taglia e costa troppo. Anche
per le tovaglie il lino, indub-
biamente più bello e fine, è
sconsigliabile a causa del co-
sto. Si consiglia quindi l’uso di
tele miste (canapa e cotone)
magari a colori. Al massimo,
una tovaglia biunca «uso Fian-
dra » per le grandi occasioni.
La biancheria personale è
questione estremamente inti-
ma e soggettiva, e non entria-
mo nel merito: possiamo al
massimo consigliare l’uso di fi-
bre sintetiche, come il nylon
e il « Bemberg », a causa del-
le loro doti di resistenza e la
vabilità.
Ricordare sempre, onde evi-
vitare una eccessiva usura
della biancheria, di mon la-
sciarla giacere troppo tempo
prima di lavarla (come si fa
qualche volta per fare un bu-
cato generale invece di due
parziali) poiche così facendo
si favorisce una maggior cor-
rosione del tessuto.
Anche per le case già av.
viate, comunque, tener pre-
sente che non conviene mai
comprare biancheria in gran-
de quantità perchè si posso-
no sempre presentare occa-
sioni o vendite straordinarie.
La biancheria da camera è
consigliabile col solo orlo a
giorno e sigla, poichè greche
e ricami vari tendono a lace-
rarsi durante i bucati.
A proposito dei bucati, che
tanta parte hanno, a seconda
di come vengono eseguiti, nel-
>»
la buona conservazione della
nostra biancheria, vogliamo
dare qui la descrizione di un
sistema particolarmente rac-
comandabile.
Provvedere prima a togliere
macchie di vino, frutta, in-
chiostro, ruggine, ecc. (come
da nostra puntata precedente)
quindi togliere î panni troppo
sporchi (per una lavatura par-
ticolare); infine separare tutti
gli indumenti colorati,
Tenere immersa la bianche-
ria per alcune vre in acqua e
sapone; quindi strofinare deli-
catamente, usando la spazzola
solo per i panni ruvidi più
sporchi.
Versare sui panni la lisciva
ben calda, formata in genere
con acqua, sapone, e soda Sol-
vay. Molto pratici sono i pre-
parati in vendita ovunque.
Quindi risciacquare con ac-
qua tiepida.
Per complemento al bucato,
per quegli indumenti che si
desiderano candidissimi, si ri-
corra al seguente trattamento:
Si fa bollire dell’acqua e si
aggiunge perborato di sodio
in misura di circa 50 gr. per 10
litri. Lo si versa quindi sopra
la biancheria e vi si lascia per
qualche ora, Quindi si sciac-
qua e si stende.
LILIANA.
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- extracted text
-
NUMERO DI SEDICI PAGINE
hr I] IV“ “”“ A“ V|\:C:iii: :-: IE
buio apatia 2 QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL'ANSALDO S.A. 3 Sil sone pa
vendita al pubblico L. 30 Gruppo Secondo
Uno dei due forni elettrici ad induzione da 300 kW recentemente sistemati alla Fonderia
? stato motivo di sod-
È disfazione leggere su
questo giornale una
nota sulle relazioni umane
scritta, di propria iniziati-
va, da un impiegato del.
l’Ansaldo: il sig. Dispenza
(Stabilimento Meccanico).
Egli espone, nella sua no-
ta, in piena libertà di spi-
rito, i suoi pensieri e le sue
critiche sull'opera intra-
presa dall'Azienda, in fa-
vore del miglioramento
delle relazioni umane.
Che l’Ansaldo sia una
delle prime industrie ita-
liane ad avere affrontato
l'importante problema, è
cosa nota; ma non è super-
fluo rammentarlo. E che
l’Ansaldo abbia messo a
disposizione del suo per-
sonale il più civile mezzo
di discussione che in regi-
me di libertà si conosca,
ossia un giornale, è a no-
stro avviso un altro argo-
mento di rilievo.
Il giornale è un mezzo
di diffusione d’idee e di di-
scussione che va adopera-
to con senso di misura e
con senso di responsabili-
tà perchè effettivamente
contribuisca a chiarire le
idee, anzichè a confonder-
le, a dissipare i malintesi
e non a crearli, ad elevare
il tono dell’umana dignità
e non ad avvilirlo. Il sig.
Dispenza ha adoperato
questo mezzo ed ha detto
il suo pensiero su questio-
ni connesse alla vita del
lavoro, facenti parte del-
l'importante capitolo delle
«relazioni umane ».
Noi siamo d’accordo con
lui quando segnala la ne-
cessità che la difficile ope-
ra intrapresa, perchè non
resti deviata dalla politica,
è bene non vorti il mar-
chio di fabbrica di Nazio-
ni che oggi dominano il
mondo politico. E andiamo
perfino oltre iì suo sugge-
rimento di guardare alla
Svizzera, alla Svezia e ad
altre Nazioni europee, con-
sigliando d’ispirare l’azio-
ne anche alle nobilissime
tradizioni del pensiero so-
ciale italiano.
Il sig. Dispenza ricono-
sce, e ne siamo lieti, che,
pur fra molti pregiudizi e
diffidenze inevitabili, le
iniziative che sono state
prese potranno dare qual-
che risultato positivo e
portare gradatamente su
un nuovo piaro di com-
prensione i rapporti ed il
« colloquio fra la base ed
il vertice e viceversa ». Noi
aggiungiamo che tutto
quello che si potrà ottene-
re sarà funzione non solo
del grado di educazione
raggiunto dai singoli e
dalla collettività, ma an-
che della tenacia con la
quale si cercherà di tene-
re vivo il problema in vol-
gere di tempo; e la Dire-
zione dell’Azienda ha in
“Relazioni umane ,
strumento di progresso
programma di proseguire
con tenacia l’opera intra-
presa.
Ma occorre dissipare
molti equivoci, occorre far
sì che, come giustamente
osserva il sig. Dispenza, la
«ragione domini gli istin-
ti », siano essi gli istinti
dell’energumero che batte
i pugni sul tavolo del pro-
prio superiore e, aggiun-
giamo noi, siano essi gli
istinti di chi, esponendo il
suo punto di vista e le sue
critiche, specie se per i-
scritto, indulge verso un
certo senso di demagogia e
col dito puntato esclama:
«la smettano i dirigenti
con i loro atteggiamenti
paternalistici che offendo-
no i dipendenti, la smetta-
no, ogni qualvolta un di-
sgraziato si presenta loro
per il riconoscimento di un
merito o di un diritto, che
potrebbe anche essere in-
fondato, d’atteggiarsi a
presidenti di sezione di tri-
bunali: non fanne che se-
minare irritazioni rapida-
mente comunicate e diffu-
se all’interno e all’esterno
della fabbrica. La smetta-
no di considerare i dipen-
denti degli anonimi ma-
tricolati qualsiasi: anche il
dipendente manovale al
pari del dirigente è un es-
sere umano dotato di una
propria personalità e di-
gnità, che il più delle volte
preferisce una parola di in-
coraggiamento e di ricono-
scimento ad un premio in
denaro. Infine, le direzioni
si serollino di dosso il mal-
costume di negare un me-
rito od un diritto al dipen-
dente con il puerile prete-
sto di non volere creare
un ” precedente” ».
Il sig. Dispenza è un af-
fezionato dipendente del
Meccanico e non è l’ultimo
arrivato. Egli è general-
mente sereno, ma stavolta
non lo è stato. Quand’egli
concepiva una tale filippi-
ca, chi serive probabilmen-
te era ancora il Dirigente
diretto del sig. Dispenza,
ed è quindi giusto che in-
terloquisca: vent'anni di
Stabilimento ed i capelli
bianchi impongono questo
intervento.
Attraverso la mal celata
ira del sig. Dispenza, sem-
bra che i dirigenti in ge-
nere, e quelli del Meccani-
co in particolare, prendano
sistematici ed offensivi at-
teggiamenti paternalistici,
che disconoscano per prin-
cipio i meriti ed i diritti
dei dipendenti, chiudendo
gli occhi irragionevolmen-
te! Se così fosse effettiva-
mente, se cioè il sig. Di-
spenza avesse constatato
che i dirigenti del Mecca-
nico si comportano, in li-
RELBATTII
Il pontista
Da quando ho visto al la-
voro i pontisti non riesco
più ad emozionarmi, come
una volta, dinanzi agli ae-
rei geroglifici dei trapezi-
sti del circo equestre.
I pontisti — siamo d’ac-
cordo — sono un’altra co-
sa: non hanno maglie colo-
rate che li inguainano met-
tendo in evidenza muscoli
e nervi; non si muovono
con gesti misurati ed ele-
ganti; non sono investiti
dalla violenia luce dei ri-
flettori ed ogni loro movi-
mento non è sottolineato
da musiche melodiche che
nei momenti di maggiore
difficoltà tacciono improv-
visamente sostituite dal cu-
po rullio dei tamburi che
suscita un'atmosfera di esa-
sperante tensione fra il
pubblico.
No, per i pontisti, niente
di tutto questo. E’ vero che
quando essi sono al lavoro
non sono certo costretti a
compiere il doppio o triplo
salto mortale, tuttavia chi
ha potuto seguirli quando
sono su una impalcatura di
ferro-tubi, spesso ha avuto
occasione di provare il me-
desimo brivido avvertito
mentre stava seduto sulla
poltrona di un « circo >».
Però a quel brivido non
sì dà importanza perchè
manca la coreografia: i
pontisti sono operai come
gli altri che entrano ed e-
scono dallo stabilimento fir-
mando il cartellino come i
manovali, i qualificati, gli
specializzati, ecc.; vestono
modestissime tute in due
pezzi e quando si arrampi-
cano sulle strutture dei
« castelli » metallici non ci
sono musiche suggestive ma
rumori fastidiosi di trapa-
ni, di mazze, di saldatrici
e nessuno sta a guardarli
e nessuno ii applaude (ci
mancherebbe altro!..) quan-
do riescono a fissare — tal-
volta a grande altezza e
con altrettanto pericolo —
pesanti tubi o avvitano
morsetti, senza avere sotto
di sè una provvidenziale
Xx
rete che in caso di caduta
li possa raccogliere. Sono
uomini che pur non cono-
scendo il capogiro e la pau-
ra del vuoto sono convinti
di non possedere alcuna do-
te speciale e che, per ciò,
non camminano con passo
misurato ed elegante, spor-
gendo in fuori il torace.
Se lo facessero, i compa-
gni di lavoro non li lasce-
rebbero più in pace...
LGA
nea di principio, così vol-
garmente, da uomo intelli-
gente e sensibile quale si
dimostra, avrebbe dovuto
esporre le sue giuste que-
rele a chi poteva e doveva
ascoltarlo. Ciò non è mai
avvenuto e rarissimi incon-
venienti del genere di
quello da lui descritto a
forti tinte si sono verifica-
ti in un complesso di ol-
tre 4500 persone quale è
lo Stabilimento Meccanico,
Non è da escludere ch'egli
abbia, o abbia avuto, qual-
che personale contrasto, o
non sia stato soddisfatto in
pieno in quaiche sua par-
ticolare richiesta, ma ge-
neralizzare il proprio ca-
so denota, quanto meno,
cattivo gusto e scarsa ob-
biettività.
Non v’è dirigente che,
avendo i normali basilari
caratteri del dirigente, non
vorrebbe, negl’ interessi
immediati del servizio, e
per ragioni umane, e per
il suo stesso personale pre.
stigio, premiare chi merita
e andare incontro a chi
chiede di essere aiutato e
sorretto. Ma è facile ren-
dersi conto che ciò non è
sempre possibile per mol-
te ragioni, fra le quali
hanno grande rilievo le
condizioni economiche del.
l'Azienda e il fatto di es-
sere, l'Azienda stessa, una
grande organizzazione che
ha bisogno di essere disci-
plinata con una certa rigi-
dezza e con regole univo-
che per tutti i numerosi
Stabilimenti.
I dirigenti, per la loro
mentalità, per la loro espe-
rienza, per il duro eserci-
zio quotidiano delle loro
funzioni, sono alieni da at-
teggiamenti sconsiderati e
vedono chiaramente nei la-
voratori uomini ai quali è
dovuto rispetto. Di ciò,
siamo certi, il sig. Dispen-
za ci darà atto in cuor suo.
Nel chiudere questa nota
esprimiamo la speranza
che quanti come il sig. Di-
spenza hanno preso o pren-
deranno vivo interesse al-
la iniziativa che l’Ansaldo
che intrapresa sull’impor-
tante argomento delle re-
lazioni umane, collaborino
in ogni modo e con piena
sincerità alla riuscita del-
l'iniziativa che, sviluppata
e approfondita fino a toc-
care l’essenza vera del pro-
blema, si propone di susci-
tare una sempre maggio-
re reciproca comprensione
giacchè questa è poi la mi-
gliore base di un sicuro av-
venire per l'Azienda e per
gli appartenenti alla gran-
de famiglia degli ansaldini.
E in un periodo come
questo di acquisizione di
importanti commesse e
quindi di sereno lavoro, vi
sono le premesse per per-
correre un fruttuoso cam-
mino.
Luigi Palumbo
Impostata la
ar")
Sher TREE,
3
turbocisterna panamense
Firmato il contratto per un'altra petroliera da t. 31.500
Pomeriggio del 12
bre: vicino allo scalo su cui
avrà luogo l’impostamento un
grande cartello bianco porta
questa scritta: « Turbocisterna
da 31.500 T.D.W. per la Mara-
flores - Compania Naviera Pa-
namenia S. A. - Panama, Co-
struzione 1499 ». Non c’è pub-
blico perchè la cerimonia di
oggi è estremamente semplice
e intima. Il pubblico verrà al
varo, all'’avvenimento spetta-
colare. La costruzione 1499
(ancora non è stato fissato il
nome) sorgerà su uno scalo
« volante ». Taccate e puntelli
sono già pronti in gran nu-
mero formando una selva di
sostegno su cui poggerà lo sca-
fo come la schiena di un fachi-
ro su un letto di chiodi. I te-
leferisti per la manovra del- |
l'impianto di sollevamento
non si vedono:
ad oltre 50 metri d’altezza,
chiusi nelle loro cabine di ve-
tro. Non si vedono neppure i
novem-
sono lontani, |
blocchi delle strutture di chi- 7
glia da impostare, perchè sono
oltre il riparo che ricopre la
ferrovia. E’ impossibile vedere
tutto in una volta e non si fa
a tempo a vedere una cosa per ©
volta. Due occhi non bastano
per un complesso così vasto. |
Poco discosti, i dirigenti del
Cantiere conversano con al-
cuni tecnici. L'ing. Liotta mi
fornisce alcuni dati: saranno
impostati sette blocchi, che
vanno da 12 a 20 tonn. Si trat-
ta di elementi prefabbricati
per i quali si è adottata la
saldatura automatica per i
giunti di testa delle lamiere,
mentre le squadre di collega-
mento delle lamiere. di chi-
glia ai paramezzali sono sal-
date a mano, come pure saran-
I
+
no saldati a mano i blocchi
tra di loro.
Sono le 16, arrivano in Can-
tiere l'Amministratore Delega-
to ing. Rosini, il Direttore Ge-
nerale ing. Lombardi, il Diret-
tore Commerciaie Navale ing.
Casaccia, il Direttore del Can-
tiere ing. Carnevale con i de-
legati della Società che rap-
presenta la « Miraflores » e gli
ispettori dei tre registri di
classificazione. Entrano allora
in funzione le teleferiche: la
prima struttura, sostenuta con
un sistema di « bilancieri » da
sei funi portanti, si avvicina
verso di noi, Ai cavi che l’ag-
ganciano sventolano quattro
bandiere (italiana, genovese,
ansaldina e della Compagnia
armatrice). Una breve sosta,
un lieve ondeggiare, e il pri-
mo blocco scende lentamen-
te dall’alto. Glr operai dello
scalo agguantano le lamiere e
le accompagnano sulla taccate
nella giusta posizione. Il con-
tatto avviene con un rumore
secco, come uno scatto,
Un breve battimani e la ce-
rimonia è finita. va
A
*
Il 9 novembre è stato firma-
to a Milano tra i rappresen-
tanti dell’AnsalGo e quelli di
una grande Società petrolife-
ra italiana, il compromesso de-
finitivo con il quale viene af-
fidata alla nostra Società la
costruzione di una turbocister-
na di 31.500 T.D.W.
Le caratterisiiche principali
di questa nuova unità saranno
le seguenti: lunghezza fuori
tutto: m. 200; lunghezza fra
le perpendicolari: m. 188,80;
lunghezza massima fuori ossa-
tura: m. 26,20; altezza di co-
struzione: m. 13,90; immersio-
ne a pieno carico: m. 10,30;
portata lorda currispondente:
tonn. 31.500; stazza lorda: tonn.
20.000; potenza massima del-
l'apparato motore: C.A. 16.000;
capacità massima delle cister-
ne: mec. 42.000; velocità a pie-
no carico: nodi 16,10. La nave
a un’elica, sarà costruita con
il sistema a due paratie longi-
tudinali gemelle, con castello,
tughe al centro in più ordini
e cassero poppiero.
Le gite de “ l’ Ansaldino ”
Il Muggiano
in trasferta
lei due Bussing da gran
turismo sbucarono dalla
nebbia, sul passo del Bracco
(quota 613), in un angolo se-
reno ‘del bel cielo ligure,
splendeva un magnifico sole.
Erano le otto. Un ragazzino
sgattaiolò da dietro la curva,
si fece appresso alle macchine,
che sfilavano lente, poi mani
sui fianchi, e un nodo di ric-
cioli impertinenti sulla fron-
te, sillabò le scritte sul da-
vanti dei cofani: — « l’Ansal-
dino, Gita Sociale dei dipen-
denti del Muggiano - La Spe-
zia —, cì guardò, fece uno
sberleffo e fattosi sul ciglio
della strada saettò con la
fionda un sasso lucente, che
brillò lontano, in direzione
delle cave di marmo rosso di
Levanto. -
Spezia l'avevamo lasciata
alle 6,30 e per novanta minu-
ti, la nebbia trovata sulla Foce
e lungo i tornanti del Bracco,
aveva imbronciato un po’ tutti
quanti, Ora con il sole si sca-
tenava l'offensiva dell'allegria,
armata di frizzi, storielle, can-
zonette, inni e giochetti, che
dovevano rallegrare, in comu-
ne letizia, la nostra gita a Ge-
nova. Diede il via Modesto,
autista: perfetto del nostro
Bussing numero due, invitan-
do, microfono di bordo alla
mano, i signori ospiti a dare
un saggio delle loro abilità,
in uno spettacolo improvvisato
d’arte varia. Lui, non sapendo
cantare e dovendo guidare, si
sarebbe improvvisato cicero-
ne, illustrandoci a intervalli
le meraviglie della Riviera del
Levante.
Viaggiamo verso Moneglia,
nella pittoresca cornice delle
montagne che scendono ripi-
dissime sul mare.
— Moneglia — disse Mode-
sto — paese dell’olio sopraffi-
no e patria del pittore Luca
Cambiaso e del poeta Felice
Romani — e felice della sua
citazione passò il microfono
nelle gentili mani della signo-
rina Grasso, dell’ufficio Cog,
la quale non si fece pregare,
e cantò, con buona intonazio-
ne, una canzone napoletana.
Tra gli applausi il microfono
passava nelle mani del sig.
Lanzeroni del Mag, che rapiva
i presenti nel mondo della li-
rica, e quindi in quelle del-
l’ing. Alfano che improvvisava
storielle amene, fra lo spasso
giocoso di tutti.
Riva Trigoso ci aspettava in
fondo alla discesa. I cantieri
meccanici e le annesse fonde-
rie venivano brevemente illu-
strate dall’insuperabile nostro
autista. A Sestri, posto tappa:
si giunge alle otto e quaranta-
cinque. I gitanti sciamano
verso î bar e sul lungomare
Il collega Gaili, del Bussing
numero uno, mi dice che il
morale è elevatissimo anche
da loro. Si riparte alle nove.
Sulla Ruta (280 mt. di quo-
ta), si vede il promontorio di
Portofino con S. Margherita e
Paraggì e poi la visione della
costa, una linea diritta di roc-
cia al termine della quale è
Genova.
Vi giungiamo alle 10,30 e
saremo in Piazza Carignano,
Quei i musi corrucciati
sede della mostra Direzione
Generale, dove ci aspettano i
colleghi dell'Ufficio Stampa
del giornale « l’Ansaldino », la
cui iniziativa ha permesso 0g-
gi questa bella gita.
Presentiamo a Pollastro,
dell'Ufficio Stampa, il nostro
ospite d’eccezione, partecipan-
te alla gita sociale e simpatiz-
zante del nostro giornale, che
definisce « very beautiful », in
attesa di dirlo nell'italiano che
sta studiando cen passione, il
sig. Quazi Azimu Zaman, fi-
glio del Sottosegretario alla
Sanità Pubblica del Pakistan,
in Italia per un periodo di
studi tecnici, ospite dell’An-
saldo Muggiano di La Spezia.
Siamo nelle mani di Polla-
stro, ragazzo in gamba, a cui
va la nostra gratitudine per la
perfetta organizzazione di tut-
ti i servizi inerenti la gita so-
ciale. Dalla visita alla Mn.
« Andrea Doria » della Com-
pagnia Italia, costruita dai
confratelli di Sestri, al giro
turistico della città, alla pre-
notazione della colazione al
Giardino d’Italia di Piazza
Corvetto, dove abbiamo con-
sumata anche la cena offerta
dalla Direzione Generale del-
Ansaldo, alla consegna di
quattro premi ai vincitori di
una lotteria volante de « VAn-
saldino », in ognuna di queste
cose, dicevo, Pollastro ha di-
mostrato una mano felice.
Dall’alto del Righi, dove ci
siamo recati nel pomeriggio,
ammiriamo il panorama su-
perbo della città, e rivediamo,
laggiù verso il porto, la snel-
la sagoma dell’« Andrea Do-
ria », la bella nave che in
mattinata ci ha ospitati, sia
pur per breve tempo, nei suoi
spaziosi saloni, sui ponti di co-
perta, nell’incantevole quadro
del porto di Genova
Il tempo fugge veloce, e
l’ora del ritorno si avvicina
inesorabile. Ritroveremo que-
ste immagini della giornata,
che il frettoloso scorrere del.
l’ora ha già consegnato al pas-
sato, nelle fotografie scattate
dal collega Biondi e dalla si-
gnorina Bianca Giorgieri — se
saranno riuscite — mi dicono
ridendo.
Alle 19 partenza; caviamo
dalle tasche, insieme ai fazzo-
letti d’obbligo, strani oggetti-
ni ricordo, furtivamente intro-
dotti da un signore burlone,
che vorrebbe mantenere l’in-
cognito — il rag. Verdini, ca-
po dei servizi amministrativi
del Muggiano —, mi racco-
mando, io non ho detto nulla.
Buonanotte Genova, quando
ci siamo voltati indietro, ti ab-
biamo vista distesa sui tuoi
grandi viali tra mille cuscini
luminosi. E la Lanterna, qui
da Boccadasse, è un piccolo
cuore rosso che palpita nella
notte, nell’infinito.
Modesto accende la radio di
bordo, sono le 20. Giornale
radio: Trieste, un soldato ita-
liano ha oggi offerto alle au-
torità della Repubblica Ita-
liana un sacchetto colmo di
sabbia del cimitero italiano di
El Alamein...
Franco Guadagnini
5
Dibattito sul lavoro in gruppo
L e esigenze di spazio non
mi consentono di sufîraga-
re coi dovuti argomenti il
pensiero che dovrò svolgere.
Ogni sviluppo del medesimo è
demandato quindi al lettore,
ai mezzi della sua personale
esperienza e alle sue pratiche
constatazioni, Volendo trattare
l'argomento dalla mia posizio-
ne di tecnico di Uffici Studi
e limitatamente a questo sei-
tore, fo tuttavia precedere al-
cune premesse d’ordine gene-
rale.
« Lavoro in Gruppo » com-
porta « organizzazione » e
questa di per sè costituisce un
vasto problema. Ferma restan-
do in ogni caso la volontaria
collaborazione, quando l’orga-
nizzazione comporia una ge-
rarchia (che almeno limitata-
mente a particolari settori non
è sempre necessaria), s'impo-
ne da parte di ognuno l’accet-
tazione della posizione subor-
dinata. 1 vari fattori che in
questo caso possono rendere
difficile ai singoli la posizione,
diciamolo subito, non si sin-
tetizzano come si vorrebbe
far credere nel « grado di so.
cialità », essendo bensì rap-
presentati da interessi indivi-
duali e dalle condizioni in cui
si svolgono le relazioni uma-
ne, Dai sistemi cioè, che adot-
tati o imposti da chi ai più
alti livelli della gerarchia, de-
vono rispettare non solo il di-
ritto e la personalità morale
dei singoli ma anche la loro
intelligenza. Dopo vengono la
coerenza e la razionalità nel.
l’azione, primi indici della
competenza. Se ne deduce che
la condizione prima per la sa-
na collaborazione in posizione
subordinata è che alla gerar-
chia di « gradi» corrisponda
veramente una gerarchia di
« valori ». L’organico” inoltre
non dev'essere qualcosa di os-
sificato e di ossificante, impo-
nente condizioni fisse e irre-
movibili tali da impedire l’a-
dattamento continuo per sod.
disfare in condizioni mutate
di persone e di attività la pri-
ma esigenza. L’ordinamento e
la gerarchia non devono impe-
dire la libera espressione, l’af-
fermazione individuale, il
pronto riconoscimento e la va-
lorizzazione dei singoli; altri-
menti non saranno simili a un
organismo che offre canali alla
espressione della vita e con-
sente gli scambi che la poten.
ziano e la mantengono, ma
complessi mummificati nei
quali l'individuo non vede più
un giusto e umano motivo di
inserirsi. In altri termini l’or-
ganizzazione non deve deter-
minarsi a simiglianza del gu-
scio della tartaruga e della co-
razza del coccodrillo: tale da
fornire una comoda protezione
ad alcuni ma anche un crosta-
ceo impedimento ai mutamen.
ti e all’adattamento imposti
dalle sempre mutevoli esi
genze. -
V'è dunque da domandarsi
fino a qual punto il « Grup-
po» deve rappresentare un
organico gerarchicamente co-
| stituito, piuttosto che un com-
plesso di unità indipendenti e
cooperanti nel riconoscimento
non di gradi assegnati e irre-
movibili ma di valori e di di-
ritti effettivamente esistenti.
Il tecnico, almeno quello degli
Uffici Studi di cui solo mi oc-
cupo, va considerato alla luce
del suo temperamento che è
in parte quello dell’artista,
condividendone l’individuali-
smo, l’insofferenza, la fantasia,
la depressione e l’esaltazione
creativa e, diciamolo pure, lo
spirito di ribellione quando,
per errato giudizio, gli si vuol
deformare o impedire la libe-
ra espressione ereativa. Il tut-
to unito a una maggiore fred-
dezza, calcolo e razionalità.
Il lavoro di gruppo di tale
elemento non può svilupparsi
entro lo schema,e i rapporti
fissi di un organico come lo
vede l’amministrativo o l’orga-
nizzatore puro. Si richiedono
una maggiore libertà e indi.
pendenza sia pure non a sca-
pito del controllo e del coordi-
namento; siamo dunque nel
caso in cui più che sottomet-
tere l’azione individuale in un
ordine gerarchico, vale la coo-
perazione nel libero spontaneo
riconoscimento di una gerar-
chia di valori, da rispettare
senza distinzioni speciali come
una gerarchia di gradi, Que.
sto è possibile (ed io lo ho vi-
sto realizzato) quando alla te-
sta di un Ufficio, di un Settore
e non di un gruppo ristretto,
vi è una persona che alla de-
bita capacità professionale
unisce una precisa, incdiscuti-
bile capacità di valutazione
delle attitudini, delle capacità,
del valore dei singoli indiriz-
zando le loro specifiche possi.
bilità al miglior utile, pronto
a far comprendere a ognuno
le superiori esigenze ma anche
a far valere i suoi diritti che
non si concretano solo nel ri-
conoscimento economico-mo-
rale (nel caso del lavoro retri-
buito le due cose sono inscin-
dibili) bensì anche nella pos-
sibilità di sviluppare quelle
capacità potenziali che gli per-
metteranno di savorare in se-
guito su una più alta linea di
azione e di cooperazione. In
tal caso la collaborazione nel
più grande grunpo che è 1’Uf-
ficio o il Settore si attua sen-
za bisogno di uiteriore suddi-
visione gerarchica. Quando in-
vece manca la persona atta a
far funzionare il complesso fa-
cendo in modo che suddivisio-
ni organiche esistano senza
vincoli di gradi e di posizioni
fisse, notiamo il sorgere di tan-
ti piccoli gruppi, dei relativi
capigruppo con tutti gli incon-
venienti che ne derivano.
In uno stesso campo di la-
voro, con le medesime esigen-
ze, la necessità di un determi-
nato ordinamento non è asso-
luta ma relativa agli individui
che compongono l’ambiente e
a colui che lo dirige. E’ alla
formazione dei singoli, dei di-
rigenti e dell'ambiente che oc-
corre dunque lavorare, non al-
la conservazione del tradizio-
nale organico. Occorrono per
questo iniziative, incentivi al-
la libera affermazione indivi-
duale e non del piccolo grup-
po col suo capo; di conseguen-
za la scelta, il selezionamento
dei migliori da disporre nel
mutevole ordinamento con
adeguati compiti. Tanto più
ciò è necessario in quanto mol-
ti che rivestono un pur mani.
mo grado nella gerarchia, non
ammettono da nvarte dei sotto-
posti la collaborazione creati-
va; mentre a parer mio, la
collaborazione che dovrebb'es-
sere concepita è quella che in
qualunque modo purchè
onesto contribuisce alla
maggiore efficienza e al mag-
gior utile collettivo e che, con
opportune iniziative sia predi-
sposte che spontanee, anche al
di fuori della gerarchia e del.
le normali mansioni nell’orga-
nico, consente la partecipazio-
ne e la valorizzazione di tutte
le risorse indiviuuali.
Scoprire le migliori attitu-
dini dei migliori individui e
non sommergerii nel « grup-
po »; utilizzarli nel senso più
esteso possibile in tutti i set-
tori dello stabilimento e non
in ambiente ristretto; questo
dovrebb’essere il proposito.
D'altra parte, dato che l’avve-
nire si lega al passato per la
sintesi dei risultati, non per i
modi dell’azione e che passa-
to e futuro devono ugualmen-
te informare l’azione presente,
solo un ordinamento libero da
schemi tradizionali, che si
adatti alle sempre nuove esi-
genze può, con le debite ini-
ziative, essere il mezzo del con-
seguimento. In base a queste
considerazioni, fermo restando
il concetto della collaborazio-
ne e del lavoro di gruppo nel
senso più generale, sintetizzo
per quanto rigilarda la cate-
goria che ho trattato il mio
pensiero nelle seguenti propo-
ste:
1) Snellimento dell’organico
e della gerarchia.
2) Apertura di vie alla li-
bera collaborazione al di fuori
degli impedimenti di piccole e
grandi caste,
3) Creazione nell’ambiente
del clima adatto allo sviluppo
e all’affermazione delle singo-
le individualità.
4) Creare incentivi e con-
corsi alla spontanea, indivi.
duale creazione rei limiti dei-
la possibile accettazione, con-
forme all’interesse e alle ne-
cessità produttive dell’azienda.
5) Fondere, ove possibile, i
molti piccoli gruppi in pochi
ma più grandi complessi, con
suddivisioni soitoposte a indi-
vidui veramente capaci e re
tributivamente riconosciuti ma
senza gradi gerarchici.
6) Prevedere per tempo le
esigenze future senza farsi in-
gannare dal passato, tenendo
presente la pur sempre valida
verità che «< non si può met-
tere il vino nuovo nelle botti
vecchie », Le botti nel mio
pensiero sono gli organismi, i
sistemi, le istituzioni, che tut-
ti rischiano quando durano
troppo senza rinnovarsi, di di-
ventare strumenti del demo-
nio. Gli individui non sono
botti e tali non vanno consi-
derati, solo quando però non
restano attaccati al passato ed
hanno effettivamente volontà
di procedere verso il futuro.
Edcardo Ippolito
Integrazione delle conoscenze
dere mae
E a nota del sig. Ippolito
-- sembra richiamarsi all’al-
tra nota apparsa su « l’Ansal-
dino » n, 6 del l.o settembre
dal titolo «Lavoro in gruppo».
Vorremmo anzitutto chiari-
re che l’espressione « lavoro
in gruppo » usata in quella no-
ta, si riferisce in modo speci-
fico al gruppo di disegnatori
o di calcolatori di un Ufficio
Studi o al gruppo d’impiegati
di un altro qualsiasi ufficio.
Noi intendiamo «lavoro in
gruppo » quello che viene ese-
guito, con particolari obiettivi,
da un certo numero di persone
che si riuniscono in gruppo, 0
spontaneamente, per raggiun-
gere quegli obbiettivi, o che
sono invitate a riunirsi, per
iniziativa di un loro superiore,
allo stesso scopo.
Lo svolgersi del « lavoro în
gruppo » è caratterizzato dalle
comunicazioni che ciascun ap-
partenente al gruppo fa a tutti
gli altri, delle particolari sue
conoscenze ed esperienze, in
modo da metterie a disposi-
zione del gruppo: sicchè si
possa giungere a conclusioni
che non siano basate sulle co-
noscenze e sui pensieri di una
sola persona.
Lo scopo dell’organizzazio.
ne del lavoro in gruppo è dun-
que quello di realizzare l’inte-
grazione delle conoscenze ed
esperienze di più persone.
Da quanto precede discen-
de, in modo evidente, che il
lavoro in gruppo richiede, da
parte dei pariecipanti, una
generosa collaborazione al
gruppo e la rinuncia di una
parte della propria personali-
tà; generalmente questa ri-
nuncia può costituire un sa-
crificio di una certa gravità
per chi non abbia ben compre-
so il valore e l’importanza del
lavoro in gruppo.
Generalmente è bene che le
persone appartenenti al grup-
po siano di specialità diverse,
talchè le conclusioni tengano
conto dei vari aspetti del pro-
blema in esame. Ad esempio,
potrà essere vuntaggiosamen-
te fatto in gruppo l’esame cri-
tico del disegno di un organo
meccanico importante; in tale
caso sarà utile che al gruppo
prenda parte il progettista, il
sil) Mn ibi
costruttore, l’uttrezzista, lo
specialista deite lavorazioni
meccaniche, lo specialista del-
la scelta dei materiali e dei
trattamenti termici, lo specia-
lista del montaggio, lo specia-
lista delle prove, ecc.
Fatta questa precisazione re-
lativa alla nostra concezione
del « lavoro in gruppo », an-
diamo ad esaminare da vicino
le interessanti osservazioni del
sig. Ippolito,
Egli sostiene che i capi degli
uffici-studi e i capi dei gruppi
relativi debbono avere compe-
tenza tecnica tale da poter ef-
fettivamente sviluppare la lo-
ro funzione di capi; su ciò
siamo d’accordo. Egli sostiene
che lorganico non deve esse-
re rigido e statico, bensì deve
adattarsi alle situazioni; an-
che su ciò siamo d’accordo.
Il punto sul quale non siamo
d’accordo col sig. Ippolito, e
ci sembra sia sostanziale, è che
le situazioni siano viste in fun-
zione dell’ individuo; mentre
noi le vediamo sempre in fun-
zione dell’Azienda. Precisere-
mo quindi che lVorganico do-
vrà adattarsi alle necessità dei
lavori da fare, delle commes-
se da svolgere, degli studi da
preparare per l'avvenire. De-
sideriamo richiumare il con-
cetto che tutto il personale
dell'Azienda, dai più alti fino
ai più modesti gradi « lavora
per rendere servizio all’Azien-
da ».
Il pensiero dominante del
sig. Ippolito che i gruppi de-
gli uffici studi, i quali hanno
una funzione ben determina-
ta per la preparazione di studi
e per l’esecuzione dei disegni
costruttivi, possano comporsi
e scomporsi senza preoccupa
zione o rispetto della gerar-
chia, ci sembra azzardato e
non compatibile con l’ordi-
nato lavoro di una grande A-
zienda e quindi di una vasta
organizzazione.
L’individualismo spinto può
trovare certamente migliore
soddisfazione in ambienti più
piccoli o in ambienti di parti-
colari caratteristiche, come so-
no ad esempio quelli univer-
sitari, Nel nostro ambiente di
lavoro è invece importante
realizzare, in ogni attività, la
e delle esperienze di più persone
somma delle possibilità di
molte persone: d’onde la ne-
cessità di coordinarle. Vor.
remmo però tranquillizzare il
sig. Ippolito circa il nostro
vivo (e diremmo anche evi-
dente) desiderio di valorizza-
re l’intelligenza, lo spirito di
iniziativa, lo spirito inventi-
vo, la cultura, l'esperienza del-
le singole persone. E pur dan-
dogli atto che non tutto pres-
so di noi è perfetto, nè tutti
sono perfettamente a posto e
all’altezza dei loro compiti,
chè se così fosse la nostra or-
ganizzazione surebbe perfetta
(e non è delle cose umane la
perfezione), vorremmo ram-
mentargli che nel confronto
con altre Aziende industriali
italiane, abbianto sicura co-
scienza di avere raggiunta una
posizione tecnica preminente:
posizione conquistata median-
te realizzazioni importanti e
ben riuscite. Non occorre ram-
mentare che tali conquiste
sono state e sono per la nostra
Azienda rese particolarmente
difficili a causa delle facili de-
nigrazioni che da ogni parte,
com’è noto, ci rolpiscono e in
particolare ci hanno colpiti in
passato.
Un certo senso di sfiducia e
di critica ad oitranza alberga
purtroppo anche nell’animo di
una parte non irascurabile del
nostro personale; cosa . que-
sta che cì danneggia e rallen-
ta in modo evidente i nostri
sviluppi; cosa che, a chi è
estraneo ul nostro ambiente,
suscita notevole stupore. Vi
sono infatti grandi Aziende
ben conosciute, cui la nostra
non è seconda, nelle quali il
personale tutto sente così
profondamente l’orgoglio di
appartenere all’Azienda, da
soffocare in questo orgoglio
qualunque sia nur blando sen-
so critico.
Per andare infine alle osser-
vazioni conclusive della nota
del sig. Ippolito, segnaliamo:
1) snellire l'organico e la
gerarchia non può avere per
noi altro significato se non
quello di considerare i due
elementi citati come elementi
(Continua a pag. 14)
Edgardo De Vito
6
&#* PANORAMA
MECCANICO
La
Centrale
idropneumatica
nella nuova Caldereria
Il trasferimento della Cal-
dereria del Meccanico negli
edifici situati a mare volge
alla fine.
Fra le macchine e gli im-
pianti nuovi che nell'occasione
del trasferimento sono stati
installati, vi è una moderna
Centrale Idropneumatica che
era stata acquistata negli
scorsi anni e tenuta a disposi-
zione in previsione del poten-
ziamento e della nuova siste-
mazione della Caldereria.
La vecchia Centrale, che ali-
mentava le presse idrauliche,
costituiva un punto debole
nella produzione dello stam-
paggio fondi e collettori e del-
la flangiatura lamiere della
Caldereria. Frequenti erano
gli inconvenienti che si veri-
ficavano e la produzione di-
ventava costosa, Con la nuova
Centrale idropreumatica so-
no stati realizzati migliora-
menenti tecnici notevoli e tut-
te le presse azionate dall’ac-
qua in pressione fornita da
detta Centrale, oltre ad avere
riacquistata la potenza origi-
naria, rispondono ora ad un
ben regolare funzionamento.
Un impianto così importante,
finalmente aggiornato, con-
sentirà una produzione più
economica e quindi una mag-
giore possibilità di acquisizio-
ne di lavoro.
Proprio recentemente so-
no state eseguite le prove di
funzionamento di detta Cen-
trale, che è costituita da que
pompe alternative da 170 HP,
della portata -di 270 1/1’, le
quali alimentano un accumu-
latore idropneumatico forma-
to da 12 grandi bombole in
parallelo della capacità totale
di 17400 litri con un volume
idraulico utile, entro le pres-
sioni di marcia, di 1800 litri,
Le presse sono alimentate a
105-115 Kg/cma,
Un gruppo pilota, con due
piccole bombole idropneuma-
tiche in funzione di liveila-
trici, comanda automatica-
mente il movimento delle
valvole che instradano l’ac-
qua agli accumulatori o alla
rete di tubazioni delle pres-
se. Nel caso di mancanza di
utenza e di accumulatori ca-
richi, le pompe si fermano au-
tomaticamente.
Prima delle prove l’impian-
to è stato caricato con aria
fino a 85 Kg/cemq. e succes-
sivamente con ‘acqua fino a
115 Kg/cma.
Le prove sono state condot-
te misurando le pressioni nei
punti più lontani della rete, e
facendo entrare ripetutamen-
te in funzione il gruppo pilo-
ta col portare la pressione sia
al disotto di 105 Kg/cma. che
oltre i 115 Kg/cma. Pure il ;
oltre i 115 Kg/cma. Il dispo-
sitivo di arresto automatico
delle pompe è stato fatto in-
tervenire più volte.
I risultati del collaudo sono
stati soddisfacenti.
La Gi
COMMESSE
Ecco le commesse più im-
portanti acquisite dal 10 otto-
bre al 10 novembre.
Parte vapore e varie.
Fornitura per l’ILVA - Sta-
bilimento di Piombino - di tre
mute di tubi di ricambio per
caldaia Ansaldo da ma. 530,
Fornitura all'Istituto Supe-
riore di Sanità di una caldaia
B.W. a tubi d’acqua sub-oriz-
zontali, della superficie riscal.
data di mq. 160, pressione 15
ate, produzione vapore saturo
4500/5000 Kg/h e completa di
accessori,
Riparazione e sostituzione
delle parti avariate dell’appa-
rato motore del P.fo «Nassau»
della Soc. di Navigazione « In-
cres Nassau Line » - Agente
Paolo Scerni - Genova.
Motori.
Un gruppo marino Diesel-
Ansaldo tipo Q. 265/4 della
potenza di 200 cav. eff. a 360
giri al 1’ destinato all’Armato-
re sig. Michele Amoruso di Ba-
ri per essere sistemato sul Mp.
« Ivonne » in costruzione pres-
so il Cantiere F.lli Raguseo di
Barletta.
WEST.
I nostri stabilimenti hanno
ricevuto, recentemente, diver-
se visite tra cui segnaliamo:
MECCANICO £ CANTIERE.
Il Console d’Egitto a Geno-
va, sig, Rifaat, accompagnato
dal Sig. Ismail dell’Armata
egiziana.
L’Ammiraglio Chahin, del.
la Marina Militare Iraniana.
L’ingegnere indiano Rajin-
dra Manocha, che si trova in
Italia per un corso di perfezio-
namento tecnico.
Un numeroso gruppo di tec-
nici tedeschi della « Schiff-
bautechnische Gesellschaft »,
Il sig. Samaia, nuovo dele-
gato della Finmeccanica per
il Messico e Centro America.
Il sig. José M. -Argafia, de.
putato nazionale argentino, e
consorte, accompagnati dal
Console argentino a Genova.
MECCANICO.
Dodici giovani ingegneri
della « Ansaldo S. Giorgio»
per una visita al laboratorio
materiali.
Funzionari della Azienda
Elettrica Municipale di Mila-
no (reparti di lavorazione, la-
boratorio materiali, stazione
raggi).
Il Console d'Olanda sig.
Droogendijk e il V. Console
sig. Van Campen,
Il Direttore Generali, due
ingegneri e il segretario della
Cokeria jugoslava di Lukavac.
I signori Kaminski, Castel-
nuovo e Ivaldi, tecnici della
ditta Argentina « Borealux »,
CARPENTERIA.
L’ing. L. Moneam Mursi,
funzionario del Governo egi-
ziano, per prendere visione dei
lavori per i serbatoi dell’oleo.
dotto Cairo-Suez
- CANTIERE
La nuova Centrale Telefonica
Alla distanza di un anno
dall’entrata in servizio, questa
centrale telefonica di nuova,
originale concezione, con cer-
catori e selettori a caduta per
gravità anzichè a rotazione
come in uso nelle altre cen-
trali telefoniche, ha conferma-
to l'aspettativa che in essa
avevamo riposto: sicurezza nel
disbrigo delle comunicazioni,
manutenzione facile e ridotta,
agevole intercambiabilità dei
suoi organi automatici.
Gli utenti abilitati e semi.
abilitati alle comunicazioni
con la rete urbana sono cen-
toquindici e centonovanta
quelli abilitati per il solo ser-
vizio automatico interno; com-
plessivamente, «dunque, 305 u-
tenti in servizio, di fronte ad
una capienza della centrale di
350 numeri, ampliabili, ove
necessario, a 400. I tavoli ope-
ratrice sono quattro; 18 relé
installati, comprendenti 3400
Da sinistra a destra: Le centraliniste Maria Cotella, Giusep-
pina Bruzzo, Leda Marchetti, Maria Marenco. -
L'operaio
Francesco Mazza addetto manutenzione. - Il capo squadra
Francesco Alverino ai telai automatici.
organi automatici (cercatori-
selettori e relé); alimentazio-
ne con 2 batterie (una di ri-
serva all’altra) della capaci-
tà di 360 Ah, alla tensione di
60/24 Volt,
Alla installazione di questa
centrale, che disimpegna il
servizio anche per la nostra
Fonderia Ghisa, hanno parte-
cipato: per l’Ufficio Elettrote-
lefonico centrale il c.g. sig.
Bruno Comotto; per i Servizi
Ausiliar$ i capi squadra sig.
Francesco Alverino, per la
centrale, e sig. Otello Taglia-
vini, per la rete, e gli operai
telefonisti: Francesco Mazza,
Bruno Mortari, Luigi Caleffi,
Dervillo Malacarne, Duilio
Casari, Giacomo. Repetto.
La tenuta della centrale è
stata affidata all’operaio Fran-
cesco Mazza, mentre l’eserci-
zio è disimpegnato dalle cen-
traliniste: Maria Cotella, Le.
da Marchetti, Maria Marengo,
Maria Rosa Negri, Giuseppina
Bruzzo, Wanda Gatti.
La potenzialità di questa
centrale equivale a sette vol-
te quella installata nel Palaz-
zo della Provincia di Genova
e disimpegna un traffico tele-
fonico che rappresenta il 35%
del carico complessivo della
nostra Società.
G. M.
x
Il corso per la formazione
degli animatori si è concluso
Presso la sezione « Relazioni
con il Personale » della Dire-
zione Generale, si è recente-
mente concluso, alla presenza
del D. C. ing. Zirilli, il corso
per la formazione degli ani-
matori che terranno le riunio-
ni per capi relative al pro-
gramma « Miglioramento me-
todi di lavoro ». Il corso è sta-
to tenuto dal Dirigente la se-
zione dr. Alberto Tomasi. i
AZIENDALE
(LIVOR
NO |
Solenne cerimonia in
Caduti
dei
Lo scoprimento delle due lapidi
La ricorrenza del 4 novem-
bre è stata celebrata quest’an-
no, al Cantiere « Luigi Orlan-
do » di Livorno, con una so-
lenne e commovente cerimo-
nia per onorare l’imperitura
memoria dei lavoratori caduti,
militari e civili, della seconda
guerra mondiale. Sulla faccia-
ta dell’ingresso operai del Can-
tiere sono state scoperte due
lapidi, fatte scolpire, sotto il
patrocinio dell’« Associazione
Famiglie Caduti » e dell’« Ope-
ra Nazionale Invalidi di Guer-
ra », dai gruppi dei Reduci,
Combattenti e Invalidi dipen-
denti del Cantiere, e con la
partecipazione della Direzione.
Il V. D. C. dr. Fausto Bima ha
dettato le epigrafi.
Quella dedivata ai Caduti
militari è così concepita:
AD IMPERITURA MEMORIA
- DEI LAVORATORI DI QUE-
' STO STABILIMENTO - CHE
IL DOVERE CONDUSSE -
DALLE BATTAGLIE AL SU-
PREMO SACRIFICIO - DEDI-
CANO - OPERAI IMPIEGATI
E DIRIGENTI . UNITI NEL-
LA SOLIDARIETA’ DEL LA-
VORO E DEL RICORDO.
1940-1945,
Seguono i nomi dei Caduti:
Dino Benedetti - Ruggero Bet-
ti - Sergio Bolognesi - Mario
Bonsignori - Albano Casagni
- Augusto Castardi - Guido
Cecchini - Fosco Cempini -
Ivo Cialandroni - Liliano Dan-
ti - Alessandro De Tommasi
- Alfredo Discalzi - Luciano
Dugini - Pisiro Fabbrini -
Bruno Fedi - Ero Gelli - Gino
Giannetti - Gaetano Gioli -
Vinicio Giovanelli - Renzo
Marzi - Mario Mencacci - Ser-
civili
gio Mencaroni - Ernesto Naz-
zarri - Alberto Neri - Pier
Luigi Neri - Piero Pasqui -
Giuseppe Piercecchi - Alfio
Pontanari - Alberto Sbrana -
Armando Simonetti - Pietro
Strazzuolo,
Ed ecco l’epigrafe per i Ca-
duti civili:
SPIETATA GUERRA - OPE-
RE E UOMINI CIVILI - INE-
SORABILMENTE TRAVOL-
GEVA - NEL VORTICE DEL.
LE ROVINE E DEI MASSA-
CRI - IL NOME DEI CADUTI
- SIA MONITO DI PACE DI
LAVORO - DI LIBERTA’ DI
GIUSTIZIA. 1940-1945.
Seguono i nomi dei Caduti:
Gaspare Alfano - Oreste Bi-
liotti - Athos Bonaccorsi -
Antonio Borriello - Luigi Can-
tini - Alberto Ceccarelli -
Renzo Ciangherotti - Nesto-
re Cioni - Washington Coper-
nico - Luigi Corridi - Leonar-
do Distinto - Umberto Falleni
- Ferdinando Ferrari - Silva-
no Galatolo - Luigi Garzelli -
Oreste Jacoponi - Ugo Lenzi -
Gino Lotti - Umberto Luschi -
Corrado Macera . Efisio Mar-
ceddu - Carlo Marchetti - Et-
tore Meini - Corrado Mencari
- Osvaldo Orsucci - Oscar Osel.
li - Bruno Pagni - Angelo Pao-
letti - Vincenzo Pastena . Di-
no Pedini - Mario Pellegrini
- Sirio Pensabere - Nello Pe-
rini - Raimondo Perullo - Gio-
vanni Piacentino - Leopoldo
Pistoia - Africano Ponzolini
- Amleto Quaglierini - Anse-
lio Riccomi - Alfredo Roma-
gnoli - Oscar Rossi - Vinicio
Sarti - Mario Satta - Luigi
Scuttari - Fortunato Simoni -
Armando Simonini - Umberto
e
memoria
militari
Tamburini - Luciano Toriosan
- Pilade Trastullo.
La cerimonia ha avuto ini-
zio alle ore 11,30 alla presen.
za di una grande folla e delle
Autorità civili, militari e re-
ligiose tra cui ricordiamo: il
Prefetto 'dr. Gaetano Marfisa,
il Sindaco dr. Furio Diaz, il
V. Questore dr. Amendola, il
Comandante del Presidio Col.
Michelotti, il Vescovo Mons.
Giovanni Piccioni, Quando, nel
grave e commosso silenzio si
è percepito il fruscio dei tri-
colori che d'improvviso cade-
vano dalle lapidi e la fanfara
dell’87° Reggimento Fanteria
ha intonato in sordina l’Inno
del Piave, mentre il Vescovo
benediceva i due sacri marmi,
sono state deposte le corone
delle maestranze, della Dire-
zione del Cantiere e delle As-
sociazioni Combattentistiche.
Ha poi preso la parola il
Presidente dell’ Ansaldo avv.
De Barbieri che ha ringrazia-
to tutti coloro che avevano
voluto essere presenti per ono-
rare i figli minori della grande
famiglia Cantieristica. Indi
l'avv. Alberto Berti, oratore
ufficiale, ha rievocato con no-
bili parole il sacrificio dei Li-
vornesi che, cadendo nell’a-
dempimento del dovere, ci am-
moniscono oggi 2 difendere gli
ideali della pace, del lavoro
e della giustizia. La cerimonia
ha avuto così termine. Ma la
commozione aveva preso tutti;
particolarmente i familiari dei
Caduti, ai quali era stata ri-
servata una tribuna d’onore.
Un momento di profonda com-
mozione si è avuto quando una
donna ha gridato più volte,
con la voce rotta dal pianto,
il nome del figlio scomparso.
Nella piazza d’improvviso am.
mutolita, quel grido strazian-
te, quella invocazione ango-
sciosa, strapparono cocenti la-
crime ai presenti, mentre si
innalzavano lievemente le no-
te de « La vergine degli ange-
li » dalla «Forza del Destino».
Si riaprirono allora tante fe-
rite e mai come in quel mo-
mento un desiderio di pace, di
bontà, di fratellanza percorse
tutti i cuori, accomunando
l'umile lavoratore al dirigen-
te, alla donna del popolo, in
un abbraccio spirituale, auspi-
cio di un avvenire apportatore
di fecondo lavoro e di recipro-
ca comprensione.
* * *
Ed ecco una lettera del Co-
mitato per le onoranze ai Ca-
duti:
« Il Comitato fra i dipenden-
ti del Cantiere navale « Luigi
Orlando » Ansaldo di Livorno
i per le onoranze ai Caduti mi.
litari e civili nella guerra
1940-1945, compie il sentito do-
vere di ringraziare tutti coloro
fatto in modo» che quanto ri-
chiesto fosse compiuto.
Il ringraziamento vada per
° primo alla Direzione Genera-
le che, plaudendo alla inizia-
tiva di questo comitato, ha of-
| ferto alle famiglie dei Caduti
del cantiere un memore rico-
{ noscimento in due lapidi, con
scolpito il nome di coloro che
caddero sui campi di battaglia
o al posto di lavoro.
Un particolare ringraziamen-
o al Presidente della Società
; Ansaldo avv. De Barbieri che
on la sua presenza e la sua
commossa parola, ha porto il
i saluto reverente di tutti i di-
rigenti e così resa più intima
e solenne la commemorazione.
Questo. comitato è grato e
riconoscente alla Direzione lo-
cale, per l’opera svolta presso
la Direzione Centrale per la
la concessione di quanto ri-
chiesto, al Condirettore dott.
Scalari, al Capo del Persona.
le dott. Moriconi, che hanno
prestato la Loro opera fattiva,
ed infine a tutte le personali-
tà e autorità militari, civili e
religiose, agli operai, impiega-
ti e cittadini che furono pre-
senti alla commemorazione e
un grazie alle Associazioni
che inviarono rappresentanze
e omaggi floreali.
Firmati: Aldo Legitimo -
Giorgio Terreni - Duilio Ros-
si - Aldo Bacci - Mario Pini -
Giovanni Giusti - Dante Poli
- Furio Pernacchini - Giovan-
ni Camiolo - Dino Bacci ».
«3
(MUGGIANO.
MUGGIA,
Lavori di trasformazione
a una nave argentina
Tra gli arrivi importanti
è da segnalare la motonave
argentina « Rio de La Plata »
della flotta «Mercante del Esta-
do » che dovrà subire grandi
lavori di trasformazione,
La bella nave, tra le più
lussuose della tivtta argentina,
che può ospitare 116 passeg-
zeri, fu costruita cinque anni
or sono dai Cantieri di Sestri
Ponente insieme alle due navi
gemelle «Rio Jachal: e «Rio
Tunuyan». I lavori che com-
portano l’occupazione di circa
250 operai per un periodo di
oltre tre mesi, sono di grande
revisione sia agli impianti dél-
l'apparato motore che alla par-
te elettrica e di allestimento.
La Società armatrice sud-ame-
ricana togliendo l’unità dal ser-
vizio di linea Buenos Aires-
New York, per inviarla al no-
stro Cantiere, vincitore della
gara indetta per l’esecuzione
dei lavori, ha dsto con la sua
decisione una tangibile prova
di fiducia che rutre verso la
Società Ansaldo
In questi giorni il Cantiere
del Muggiano ha condotto a
termine lavori di riparazione
alla Me.* « Barbara » e alla
Me, « Sicanus »
FONDERIA
Due nuovi forni
Nel quadro di un vasto pro-
gramma di potenziamento di
impianti ed attrezzature, sono
stati recentemente installati
alla nostra Fonderia due mo-
dernissimi forni elettrici ad
induzione da 300 kW. Questi
forni, ciascuno della capacità
di 1.000 Kg., permettono una
produzione oraria complessiva
di 800 Kg. di ghise speciali
e di ghisa sferoidale.
Il ciclo di lavoro di detti
forni sarà integrato con una
centrifugatrice — attualmente
in montaggio — di camicie per
motori a combustione, di cui
si prevede una produzione
dell’ordine di migliaia di get.
ti al mese.
Uno dei due forni è illustra-
to nella prima pagina di co-
pertina.
Pa
FERRO
VIARIO
CONSEGNE
Ecco l’elenco dei principali
materiali consegnati a clienti
nazionali ed esteri ultimamen-
te:
sette carri tipo MBR per le
ferrovie pakistune, come ulti-
mazione di una fornitura di
ventisette. I carri sono stati
trasportati con i mezzi della
nostra Società sulle banchine
del porto di Genova, e imbar-
cati sullo Ss. « Onda » con de-
stinazione Chittagong;
un prim? lotto di venti carri
serbatoio, della sapacità di me.
41,5 imbarcati con destinazio-
ne Khorramshahr (Iran);
boccole di bronzo per le fer-
rovie indiane, in aggiunta a
quelle partite vrecedentemen-
te;
guarniture per cilindri di la-
-‘minazione destinati alla So-
cietà « Cornigliano ».
Sopra: L'elica
della « Giulietti
- Sotto: Rifinitura di un'elica.
« Così piccola e già così
importante » abbiamo pensa.
to, sorridendo, di fronte al.
l'elica a quattro pale dal peso
complessivo di 570 Kg. e il
diametro di mt, 1,90 che porta
sul registro delle eliche pro-
dotte dallo Stabilimento Fon-
deria il numero 5000. Pensate:
cinquemila eliche, di tutte le
dimensioni e di tutti i tipi,
dalle caratteristiche più diver-
se e con le destinazioni più
varie, sono uscite dalla nostra
gloriosa officina! E la magìa
dei numeri ha voluto che l’o-
nore di segnare questo impor-
tantissimo traguardo toccasse
non già a qualche elica colos-
sale destinata a famosi transa-
tlantici, ma proprio a questa
piccola elica (piccola per le
abitudini cei nostri valorosi
fonditori, chè cinque quintali
e mezzo sono sempre qualco-
ca!) destinata ad una motona.
ve da 500 tonnellate dell’ar-
matore veneziano Siccardo.
Qui dunque la modestia del
€ è stata pari a quella dei
dirigeati e dei tecnici, che
quasi non facevano caso, e ab-
biamo dovuto noi scovarli e
invitarli a solennizzare l’av-
verimento, Così, mentre l’eli-
ca in questione se ne andava
verso i lidi adriatici, noi ci
siamo avviati verso ponente,
in una periferia alla Sironi.
Abbiamo innanzitutto inter-
vistato il dott. Masperi, Vice-
direttore dello Stabilimento,
che ci ha lungamente e cor-
dialmente intrattenuti, trac-
ciandoci con felice sintesi un
quadro completo della situa-
zione.
«Siamo particolarmente sod-
disfatti e orgogliosi del rag-
guardevole traguardo raggiun-
to proprio nel settore che è
ue
per noi il più impor
quello cioè della produ
delle eliche. Più impo
non solo per il carattere
funzione di questo pro
ma perchè le eliche, a
renza di tutta la restante
duzione, vengonc da noi
pletate in tutto il loro
di lavorazione e conse
interamente finite. P.
dire che in questo s
mentre affrontiamo con
mo i padroni del mercati
le eliche di grosse propo
ni. Le eliche delle navi
liane sia militari che me
tili più note, dai quattro
ti+ al «Vulcania», dal |.
alla «Cristoforo Colon
dalle torpediniere alle €
zate tipo « Vittorio Ven
dalle bananiere « Ramb
la Turbocisterna « Giuli
raggiungere l’a‘tuale
millesimo traguardo »,.
Approfittando della s
tesia, abbiamo assalito i
ingenue alle più strane,
le risposte cresceva il d
rio di scoprire altre pa
questo mondo interessa
non sempre valorizzato
sto grado, e il questional
allungava. Ò
Abbiamo appreso mol
me cose, che cerchere
raccontarvi. Quando il
mittente manda il disegn
l'elica desiderata, preci
le caratteristiche mecca
di resistenza e di
mento (che sono
me ggiori per le navi
metallo da impiegare ond
tenere una lega rispon
alle caratteristiche
Sulla lega, che è comun
te distinta col nome di
ta» o «bronzo al m
se » ci sarebbero da d
te cose: intanto non è
i metalli tipo
sono elaborati per vat
tra i quali le eliche,
(la cui importanza noti
sfuggire ad alcuno e
bontà è appunto cara
peculiare della nostra
zione e ragione del sul
cesso) ha come costituen
mari rame e zinco e, col
condari, manganese,
alluminio. Il proce
duttivo vero e propri
siamo dividerlo in d
formatura e fusione,
lavorazione meccanica.
questo ci parlerà il
delle eliche » Alberto ]
to, un sestrese auteni
lavora qui da oltre
è capo officina del repa
che, segue le sue creatu
amorevole cura dalla i
studio a quella gi fusi
alla rifinitura, è sim
strumento ad un temp
guardiano del fuoco » li
merebbe un dannunzial
Prima di lasciare
Masperi, però, abbiamo
to apprendere ancora Q
A
una tappa
la eliche
cosa attorno alle eliche, di
molto interessante. Lo sapeva-
te che le corrosioni maggiori
cui esse sono sottoposte av-
vengono non già fra le cor-
renti dei mari aperti, ma nei
porti? Proprio nella calma del
porto, a causa di differenza
di potenziale tra un punto e
l’altro delle acque dovuta spes-
so alla presenza di centrali
elettriche o impianti indu-
striali, o anche a causa degli
apparati elettrici di bordo,
si verificano i fenomeni di
corrosione e di dezincificazio-
ne. L’elica in movimento, in-
vece, è sottoposta al processo
di erosione meccanica deter-
minato dal suo attrito con
l’acqua e ad erosione per ca-
vitazione, causata dal vuoto di
acqua determinato dalla vorti-
cosa rotazione, che finisce per
martellare il dorso delle pale.
Ci siamo quindi affidati al
sig. Repetto, che ci ha fatto
da compito e preciso cicerone.
Confessiamo che ci siamo
sentiti terribilmente piccoli,
quando ci siamo inoltrati nel-
l'enorme capannone dei gran-
di pezzi, che misura mt. 22 x
145, attrezzato con quattro
carri-ponte, da 100 e da 60
tonnellate, e due enormi for-
ni a riverbero da dodici ton-
nellate e mezzo ciascuno. Qui
si potrebbero fare fusioni di
160 tonnellate, ed in realtà se
ne sono fatte di 130. Cento-
trenta tonnellate di metallo
incandescente, fuso ad una
temperatura di circa 1100 gra-
di, una cosa che fa pensare al.
la mitica officina di Vulcano o
alle rabbiose rivolte delle
montagne che da lui ebbero
nome. Una volta- infatti -una
siviera (una di quelle enormi
cucchiaie che versano il me-
tallo liquido nella forma) si
rovesciò e fu un dilagare co-
me di lava, e un fuggi fuggi
come doveva essere quello di
Pompei, e nessuno ebbe dan-
no, per fortuna, e una piccola
siviera costruita dagli operai
è ancora lassù, alla Madonna
del Gazzo, devoto omaggio e
ringraziamento
Abbiamo visitato poi il re-
parto bronzo Love è avvenuta
la fusione della cinquemillesi-
ma elica, com? dire la casa
del festeggiato; e il capo offi-
cina, sig. Gherardo Babini,
ci ha parlato del suo lavoro
con entusiasmo davvero inu-
sitato, con un infantile lucci-
chio di gioia negli occhi fur-
beschi, e con emozione ci ha
raccontato come tutto il la-
voro e le ansie si condensino
nel momento fatale in cui lui,
col fiato sospeso, grida « ti-
ra! » e la via è aperta al me-
tallo, che si butta guizzante
nella forma. Ci ha fatto pen-
sare, parola d’onore, al raccon-
to che il Cellini fa della sua
ansia nella fusione del « Per-
seo » e glie lo abbiamo detto
ma lui, da buon figliolo, si è
schermito dicendo « che quelli
erano artisti », Ma lo siete an-
che voi, più di quanto cre-
diate!
Qui abbiamo visto anche il
«forno crematorio » delle
vecchie eliche; perchè le vec-
chie eliche vengono rotte in
pezzi e qui rifuse, con parti-
colari attenzioni di « cucina »,
come ci ha spiegato il vice-
capo officina Belluati, con am-
pi gesti meridionali e accento
torinese, Sulla base dei dati
di analisi chimica e sulla
scorta di provini che vengono
prelevati durante la fusione, si
corregge opportunamente la
composizione del metallo fino
ad ottenere le caratteristiche
volute, dopo di che ia « sivie-
ra » scodella il metallo in ap-
posite « conchiglie » che for-
mano i « panotti » che saranno
immagazzinati e schedati, con
tutte le ioro caratteristiche,
onde essere utilizzati al mo-
mento opportuno. In che mo-
do? Riprendiamo allora il fi-
lo delle operazioni cronologi-
che, così come il sig. Repetto
ce le ha illustrate.
Sulla base del disegno si
modella la « focma », compli-
cata costruzione a base di ma-
teriale refrattario, una compo-
sizione di cemento e sabbia,
che consta di una « base»
che riproduce la parte più
propriamente «elicoidale » e
la parte alta che porta il moz-
zo. Qui la modellazione avvie-
ne con. un, ingegnosissimo pas-
sometro introdotto dallo stes-
so sig. Repetto, che consente
una grande precisione con
una minima perdita di tempo.
Toita la terra che stava nel
vuoto e ricomposte le due
parti, abbiamo il « vuoto » nel
quale appunto andrà a siste-
marsi il metallo, acquistando
la forma voluta. Qui il vuoto
sarà il pieno e viceversa, pi-
randellianamente.
Due bocchettoni che si apro-
no nella parte superiore della
forma porteranno il metallo,
colato dalla siviera al momen-
to del fatidico comando di
Babini, attraverso una oppor-
tuna vaschetta, ai meandri
più lontani del « vuoto », Il
metallo tenderà, nella sua fu-
ria, a fuoriuscire da eventuali
spiragli ma ne sarà impedito
dall'apposita terra pressata
che fascia il tutto, Sostenute
dai mattoni, queste costruzio-
ni ci sono apparse come anti-
chi nuraghi,
Ma quando consegneranno il
loro segreto, esso non sarà che
l’elica nelle esatte proporzioni
volute, poichè la formatura è
così meticolosamente seguita
e curata che il prodotto non
ha bisogno di ulteriori modi.
fiche; dovrà solo seguire quel-
la che abbiamo chiamato « se-
conda fase » cioè quella della
lavorazione meccanica. Qui,
nel reparto deì sig. Repetto,
attrezzato con un grande tor-
nio parallelo, un tornio fron-
tale e un « tornio a giostra »
di proporzioni veramente gi-
gantesche, che può portare un
peso di 40 tonnellate e lavo-
rare su un diametro di dieci
metri, le eliche lasciano la lo-
ro veste grigia per acquistare
il loro abito dorato che scin-
tilla al sole, e sembrano dav-
vero pavoni che fanno la ruo-
ta. Questo lavoro viene ese-
guito da questi operai, ormai
bravissimi, in un modo che
potremmo chiamare « artigia-
no» anche se modernissimo,
perchè fatto a mano mano-
vrando, come lo scalpello del.
lo scultore, prima una « fresa »
poi una « mola » quindi una
mola di feltro rivestita di
abrasivo: questi strumenti
mobili sono tenuti da un con-
gegno che li tende dall’alto, e
sembrano perciò la classica
« giraffa » adoperata dai regi-
sti cinematografici; un giova-
ne che la manovra, Giovanni
De Montis, di 23 anni, cogli
occhiali sulla fronte, assomi-
glia infatti a Lizzani, ma lui
non lo sa. Ma torniamo alle
nostre eliche: effettuato sul
« tornio a giostra » il foro co-
nico e la cava per chiavetta
con relativi recessi, esse sono
pronte per andare a compie-
re il loro lavoro veramente
cicelopico, se si pensa che tutta
la mole di una nave, con le
resistenze che incontra, viene
mossa da questo strumento,
grande in sè ma piccolo nel
confronto della mole totale
che muove.
Prima di uscire siamo an-
dati a scovare alcuni dati sta-
Fase iniziale del ramolaggio
tistici, che illuminano con la
convincente eloquenza delle
cifre, lo sforzo produttivo di
questo complesso. Abbiamo
trovato, ad esempio, che per
le corazzate da 35.000 tipo
« Vittorio Veneto » furono a
suo tempo costruite 20 eliche
da 12 tonnellate e mezza; una
elica del « Rex », che porta
il numero 1.284, pesava 16
tonnellate, e così una del
« Conte di Savoia », che ab-
biamo trovato al n. 1305. Le
eliche della « Cristoforo Co-
lombo » pesavano quasi 18
tonnellate, mentre l’elica più
grande è stata quella della
turbocisterna « Giulietti » che
pesava esattamente Kg. 23.378
con un diametro di mt. 6,300.
o
Avremmo voluto ancora
molto vedere e molto parlare,
ma poi la pagina del giorna-
le sarebbe stata troppo picco-
la e gli appunti troppo lunghi
ci avrebbero bruciato le ma-
ni: ci siamo dunque avviati
all’uscita mentre sul piazzale
calavano le prime ombre del-
la sera, Tre eliche, poste una
sull’altra acquistavano laggiù
l'aspetto di un gigantesco ca-
vatappi, mentre qui una vec-
chia elica senza una pala pa-
reva un grosso uccello ferito.
un’altra invece sembrava una
enorme ninfea gialla: quando
avviterà l’acqua, provocando
un mulinello vorticoso, cosa
sembrerà ai pesci?
PB:
Elica in fase di lavorazione meccanica
10
I DISEGNI DEL NOSTRO CONCORSO
Luciano Boccone: Il pescatore
Assistenza scolastica
NORME GENERALI
1) Istituzione. — Per l’anno
scolastico 1954-55 l’Ansaldo S.A.
allo scopo di fornire un aiuto
tangibile ai dipendenti studen-
ti istituisce la presente forma di
assistenza scolastica,
2) Persone che hanno diritto
a tale assistenza. — Saranno
ammessi a tale assistenza i di-
pendenti dell’Ansaldo i quali
dimostrino a fine di ciascun an-
no scolastico, di aver seguito
con profitto gli studi nei sotto-
indicati ordini di scuola.
a) Università: Facoltà di In-
gegneria - Chimica Industriale
- Scienze Economiche e Com-
merciali.
b) Scuole Medie: Scuola me-
dia unica - Avviamento al la-
voro - Ginnasio - Licco classico
e scientifico - Istituto Tecnico
per Periti Industriali - Istituto
Tecnico per Ragionieri - Istituto
Nautico - Istituto per Geometri.
3) Modalità di pagamento. —
Il pagamento delle quote della
presente forma di assistenza
viene effettuato direttamente a-
gli interessati da DIG/ASA die-
tro presentazione del certificato
di promozione, conseguito anche
in due sessioni. Se l’interessato
avrà frequentato un corso rego-
lare di studio la quota annuale
di assistenza potrà essere ero-
gata ratealmente alla fine di
ogni trimestre purchè lo stu-
dente abbia conseguito nel tri-
mestre tutte le sufficienze e ne
faccia espressa domanda. E’ ov-
vio che.Io studente .il quale al-
la fine di ogni trimestre -non
avrà ottenuto le sufficienze e
pertanto non avrà potuto go-
dere dei ratei, avrà diritto al-
l’intero ammontare della quota
annuale purchè tali sufficienze
abbia ottenuto a fine d’anno an-
che in due sessioni di esami.
4) Sospensione del beneficio.
— Gli studenti respinti alla fi-
ne dell’anno non avranno dirit-
to alla presente assistenza. Qua-
lora gli stessi però, l’anno suc-
cessivo, anche in qualità di ri-
petenti, abbiano ottenuto. la
promozione, potranno ugual-
mente percepire la quota an-
nuale di assistenza. Nell’even-
tualità in cui l’anno prima a-
vessero già percepito, a termini
dell’art, 3 comma 2), uno o più
ratei trimestrali, tali ratei, na-
turalmente, saranno detratti
dall’ammontare della quota an-
nuale loro corrisposta a promo-
zione ottenuta
5) Non cumulabilità delle
quote. — Le quote di assisten-
za previste per ogni anno sco-
lastico, non sono cumulabili, In
conseguenza anche quegli stu-
denti, che effettuando studi ac-
celerati, in un solo anno, abbia-
no compiuto due o più anni di
studio, ottenendone la relativa
promozione, avranno diritto
esclusivamente alla quota di as-
sistenza prevista per un solo
anno scolastico regolare.
6) Presentazione domande, —
Le domande redatte sugli appo-
siti moduli a disposizione degli
interessati presso le Assistenti
Sociali di STA dovranno essere
inviate all’« ANSALDO S. A. -
Direzione Generale - Ufficio
ASA - Genova »,
NORME PARTICOLARI
Subordinatamente alle norme
generali sopra indicate e limita-
tamente ai tipi di scuola speci-
ficati nelle norme generali,
l’Ansaldo S, A. erogherà le se-
guenti cifre:
UNIVERSITA’
L. 40.000 pagabili alla fine di
ogni anno accademico a quegli
studenti che abbiano superato
entro le due sessioni ordinarie
(ed eventuali sessioni o appelli
straordinari) dell’anno medesi-
mo — in ogni caso non oltre
il 15 Marzo — almeno CINQUE
esami fra cui non più di uno
complementare ira quelli con-
sigliati dai rispettivi ordina-
menti.
SCUOLE MEDIE
1.0 Anno: L. 15.000 a promo-
ziione ottenuta. Yale cifra è pa-
gabile anche a rate trimestrali
purchè io studente abbia con-
seguito nel trimestre tutte le
sufficienze,
I: dipendenti studenti. che
hanno diritto alla presente as-
sistenza sono tenuti a presen-
tare a DIG/ASA le documenta-
zioni relative,
2.0 e 3,0 Anno: come sopra.
4.0 Anno: L, 20.000 a promo-
zione ottenuta.
Tale cifra è pagabile anche
a rate trimestrali purchè lo stu-
dente abbia conseguito nel tri-
mestre tutte le sufficienze,
I dipendenti studenti che han-
no diritto alla presente assi-
stenza sono tenuti a presentare
a DIG/ASA le documentazioni
relative,
5.0 Anno: come sopra.
6.0 Anno: L. 25.000 a promo-
zione ottenuta.
Tale cifra è pagabile anche
a rate trimestrali purchè lo stu-
dente abbia conseguito nel tri-
mestre tutte le sufficienze,
I dipendenti studenti che han-
no diritto alla presente assi-
stenza sono tenuti a presentare
a DIG/ASA le documentazioni
relative,
7.0 e 8.0 Anno: come sopra.
Inoltre l’Ansaldo S. A. si ri-
serva di esaminare la possibi-
lità di erogare, a titolo di pre-
mio, una quota di assistenza di
cui non è prevista l’entità, a
quegli studenti che ne abbiano
fatto domanda e che abbiano
frequentato con esito favorevo-
le nell’anno scolastico 1954-55
i seguenti corsi:
Corsi per il conseguimento
dell'attestato di Dattilogrufo =
Stenografo - Stenodattilografo
- Comptomeltrista - Disegnatore
costruttore e meccanico - Corsi
di lingue straniere - Corso per
elettrotecnico e radiolecnico.
L’Ansaldo S, A. si riserva l’e-
sclusivo diritto di giudicare ogni
caso controverso,
{ ARTISTI ANSALDINI )
Franco
Livorno è città che vanta
insigni tradizioni artistiche. E
la pittura, tra le arti figurati-
ve, è la musa che conta qui
fra noi una fortissima schiera
di innamorati. E’ naturale
quindi che anche in Cantiere
tra i dipendenti, operai od
impiegati, molti siano i pit-
tori. Gente che nelle ore libe-
re, dedica tutta se stessa alla
pittura, gente che si è fatta
pian piano da sè, rinunciando
a molti degli «ismi» oggi
tanto di moda, ma che attin-
ge il suo sapere, la sua espe-
rienza, il suo stile da quella
scuola meravigliosa che è la
passione,
Cominceremo da Franco
Lipizer. E’ impiegato dello
Ufficio Studi Macchine. Non si
sa come un giorno, molti anni
fà, da valoroso sportivo quale
era (militava come portiere
titolare nella squadra di cal-
cio dell’Unione Sportiva Li-
vorno ed era stato perfino ri-
serva della squadra Nazionale
italiana) divenne pittore. La
sua arte ebbe un inizio timi-
do, quasi vergognoso. La sua
pittura tenue, soffice, quasi,
denotava un certo sgomento,
un riservato timore di troppo
Lipizer
osare. E i suoi paesaggi, i suoi
grigi specialmente, acquista-
vano un sapore di dolce me-
lanconia che, — anche con il
trascorrere del tempo e ben-
chè le sue pennellate si siano
fatte più robuste — resta la
caratteristica particolare del-
la sua maniera.
Particolare che — discusso
qualche volta — resta comun-
que quale inconfondibile stile
di un’arte tutta ispirata al-
l’amore della natura della
quale il Lipizer è un vero cul-
tore.
Recentemente, alla Galleria
d’Arte di Livorno egli ha espo-
sto una cinquantina di quadri
frutto di una prodigiosa atti-
vità che ha riscosso i'ammi-
razione del pubblico e della
critica.
Un'’attività che spaziava dal
paesaggio alle marine, alle
nature morte. Da un fondo la-
custre in cui la perlacea ma-
linconia ci riconfermava il suo
carattere, dondolavano placi-
de tra le canneggiole due bar-
chette. Il Lipizer era tutto lì
in quel pregevole « pezzo »
che non sfigurerebbe in mezzo
a quelli dei più valorosi mac-
chiaioli toscani.
Franco Lipizer - Marina.
“Carosello napoletano”
Si tratta di una nota ri-
vista teatrale trasportata
sullo schermo dallo stesso
autore, coafliuvato nella
sceneggiatura da Remigio
Del Grosso e Giuseppe Ma-
rotta.
Attraverso il filo condut-
tore costituito da un pove-
ro diavolo di mapoletano
che gira col pianino e la
numerosa famiglia (inter-
pretato da Paolo Stoppa) il
film è una rassegna della
storia, del folklore e delle
canzoni di Napoli raccon-
tata con scenette di rivista,
balletti pregevoli e scene
girate all’aperto.
C’è l’allegorica satira di
tutte le occupazioni stranie-
re, viste con pulcinellesca
filosofia, normanni, svevi,
angioini e aragonesi, spa-
gnoli e francesi e infine te-
deschi e inglesi; tutti assor-
biti dal calore di Napoli e
tutti passati, bene o male,
lasciando al popolo di via
Toledo e di Spaccanapoli
il suo naturale ottimismo e
buon umore, coi quali com-
battere la miseria e le av-
versità.
C’è una vecchia storia di
saraceni che sbarcano alla
CINESELEZIONE
marina ed una storia sem-
pre nuova di giocate al lot-
to e speranze sul terno sec-
co; c'è un duello rusticano
tra i guappi (con partecipa-
zione di Folco Lulli) per
gli occhi lucenti della bella
del vicolo; c’è il racconto
di tre amici che vanno alla
guerra sulla fronte lontana,
per liberare Trento e Trie-
ste, ed uno di loro non ve-
drà più il sole della sua Na-
poli; c'è la ragazza che fa
la « fattura » all’innamora-
to e ci sono canzoni e musi-
che di ieri e di oggi e tutti
i colori del golfo, del mare,
del cielo, delle strade, del-
le donne, delle frutta e dei
pesci, in un piacevole ar-
cobaleno.
Tra le protagoniste, Ma-
ria Fiore, Sophia Loren e
Clelia Matania.
Lo spettacolo (ottimi, ri-
petiamo, i balletti, specie
quelli di « Michelemmà » e
di Pulcinella) è sempre
mantenuto su un piano di-
gnitoso e intelligente, di-
remmo ambizioso, tale da
non consentire confusioni
con le varie « tarantelle » e
« canzonettelle » che hanno
ultimamente invaso gli
schermi, sfruttando il no-
me fascinoso di Napoli.
IL PORTOGHESE,
FOTOGRONAGA
imbarco della turbina di B. P. sulla turbocisterna
«Argea» in allestimento. - In alto a sinistra: macchina di
fatica universale per prove su pezzi in condizioni simulate
Sopra:
a temperatura ambiente (in primo piano), macchine per
prove di fatica alla flessione rotante (in secondo piano)
macchina di fatica per prove in condizioni simulate ad alta
temperatura, al Laboratorio controlli e ricerche del Mec-
atrata -vvosensa venccata dia Mei srt iii RITIRI BIBI
glia al Cantiere Navale di Sestri Ponente.
canico. - Sotto: saldatura di blocchi per strutture di chi-
Stagione teatrale 1954-00
del Cruppofilodrammatico
Domenica 81 ottobre, al-
le ore 21, presso il teatro
del CRAL in Via Achille
Stennio (Sampierdarena),
è stata ineugurata la sta-
gione teatrale 1954-55 con
la rappresentazione di «Ca-
rissima Ruth» di Norman
Krasna, che ha ottenuto vi-
vo successo.
Il gruppo artistico di
prosa è diretto da Sergio
Bruno Franceschi e com-
posto da Alberto Accor-
nero, Giovanni Argenti,
Mimmo Badano, Isa Brug-
giavini, Osvaldo Bruzzo,
Enzo Conterio, Mauro Cre-
scimbeni, Enzo Di Rosa,
Edda Ferrando, Fiorina Fi-
nessi, Sergio Bruno Fran-
ceschi, Giuliano Gambari,
Nuccia Magherini, Roberto
Martini, Giovanna Mercu-
rio, Piermauro Mori, Ro-
sa Pastorino, Mariassun-
ta Pruzzo, Euro Santini,
Franco Terrana e Vittori-
no Biagi.
Nel corso della stagione
saranno rappresentate le
seguenti commedie: « Tri.
sti amori» di Giacosa;
«Vita felice » di Taylor;
« Tre maschi e una fem-
mina » di Ferdinand; « Tre
topi grigi» di Christie;
« Addio Mister Harris » di
Rattigan; «Spirito allegro»
di Coward; «Gli spettri »
di Ibsen; « Giorni felici »
di Pouget. Scenografie di
Enzo Croce, realizzate da
Tony Ambrosini; suggeri-
tore: Giuliano Stradella;
truccatore: Guido Cherici;
organizzazione generale:
Roberto Martini.
Sabato 13 novembre e
domenica 14 il gruppo ha
rappresentato la commedia
musicale « Il diavolo in sa-
crestia» pro alluvionati del
Salernitano.
Per il 28 novembre e il
5 dicembre sono in pro-
gramma due rappresenta-
zioni serali di « Tristi amo-
ri» del Giacosa; e per le
sere dell’11 e del 12 dicem-
bre è in allestimento un
concorso di arte varia «ros-
so e nero» a cui partecipe-
ranno dilettanti iscritti al
CRAL.
IS. TROPEOTDE
L'ing. Rosini stringe
Le gare boccistiche per il Tro-
feo de «l’Ansaldino » si sono
coneluse con un brillante suc-
cesso. Abbiamo già pubblicato
la graduatoria dal 3° all’8° posto
della classifica finale e sabato
30 ottobre si è conciusa la fi-
nalissima che ha visto di fron-
te due fortissime terne entram-
be del Cantiere Navale di Sestri
la mano ai secondi
La gara è stata interessantis-
sima dal punto di vista teenico
ed è stata attentamente seguita
dagli sportivi presenti. Alla fi-
ne la terna Gondino - Gazzo -
Cassina ha avuto ragione della
pur forte terna Savà - Banche-
ro - Traverso.
Venerdì 5 novembre l’Ammi-
nistratore Delegato, ing. Rosi-
“L’ANSALDINO”
La terna prima classificata col trofeo
ni, presenti il Direttore Cen-
trale ing. Zirilli = il Presidente
del CRAL avv. Tessitore, ha pre-
miato i vincitori di questo pri-
mo Trofeo de «l’Ansaldino »,
rivolgendo ai bravi giocatori pa-
role di elogio e di campiaci-
mento. Ai componenti della pri-
ma ce della seconda terna clas-
sificata sono state consegnate le
medaglie d’oro, mentre il Trofeo
de «l’Ansaldino » è stato con-
segnato dall’Amministratore. De-
legato all’ing. Carnevale, Diret-
tore del Cantiere, che lo ha pre-
so in consegna, essendo i vin-
citori, come abbiamo detto, ap-
partenenti al Cantiere Navale.
I NOSTRI
CONCORSI:
La «Industria Meccanica
Napoletana », costruttrice del
ciclomotore « Paperino » in
vendita rateale anche ai di-
pendenti dell’Ansaldo, ha mes-
ho a nostra disposizione, affin.
cliè venga assegnato gratuita-
mente ad un ansaldino, uno
di questi ciclomotori. Abbia-
mo quindi pensato di bandire
un grande concorso denomi-
nato appunto « Caccia al... Pa-
CACCIA AL “PAPERINO”
pzrino », riservato unicamente
ai dipendenti dell’Ansaldo. Il
« Paperino » si trova attual-
mente in un’isola, di cui ri-
produciamo, qui sotto, la
pianta:
wr
A BC DE FG
Si tratta di trovare il pun.
to preciso dove lo abbiamo
nascosto, tenendo presente che
quattro cacciatori, sbarcando
ciascuno in uno dei quattro
punti cardinali, possono rag
giungerlo nello stesso tempo
percorrendo la stessa distanza
in linea retta.
Le soluzioni dovranno esse-
re indirizzate a « l’Ansaldino »
- Recapito Ansaldo - Genova,
entro il 5 dicembre prossimo,
De
HI
oppure consegnate ai nostri
corrisnondenti di stabilimento:
Dr. Moriconi (Liv-Per) - Sig.
Guadagnini (Mug-Coi) - Sig.
Sardi (Sau-Coi) - Sig. Merla-
no (Can-Mop) - Sig. Rovegno
(Mec-Mop) - Sig. Maggiolo
(Mef-Dat) - Sig. Piardi (Car-
Tec) - Rag. Montesoro (Fon-
Ses) - Sig.na Gasparino (Dig-
Usa).
Basterà inviare solo il nu-
mero e la lettera (indicati sui
—wy
JK L MN O0PARSTUVWZ
lati della piantina) che deter-
minano il punto cercato.
Esempio: « Il Paperino si tro-
va nel punto 4 - H ».
Oltre al primo premio, costi-
tuito dal « Paperino », saran.
no sorteggiati i seguenti pre-
mi di consolazione: un quadro
ad olio; tre libri sulla pittura
italiana (Il Ghirlandaio - San-
dro Botticelli - Benozzo Goz-
zoli); due libri ‘sulla Marina
Mercantile Italiana ed altri
premi minori.
Due prossime gite
in Gapenardo e a Lencisa
La Sezione Escursionismo
comunica che sono state or-
ganizzate le seguenti gite per
le prossime domeniche:
Domenica 21 rovembre:
LASAGNATA A CAPENAR-
DO
Ore 7: ritrovo a Caricamen-
to, quindi con tram per Pra-
to, proseguimento per Cavas-
solo, Calvari e Capenardo. Co-
lazione in trattoria o al sacco.
Ore di cammino quattro circa.
Domenica 28 novembre:
GITA A LENCISA.
Ore 7,30: ritrovo a Sestri,
piazza Poch (capolinea tram
24), Proseguimento per S. Al-
berto, Scarpino, Lencisa. Co-
lazione al sacco o in tratto-
ria. Ritorno per S. Carlo di
Cese e con corriera per Pegli.
Ore di cammino 3 e mezza
circa.
Gli Enalisti possono rivol.
gersi per informazioni presso
la Sezione Escursionismo in
via A. Stennio 3-1 (Sampier-
darena - Tel. 41.959) dalle ore
20,30 alle 22 dei giorni di mar-
tedì e venerdì,
Medaglie d’oro
agli atleti primatisti
La Confederazione Genera-
le dell’Industria Italiana, nel-
l'ambito dell’azione che già
svolge per sollecitare ogni ini-
ziativa intesa a tavorire tra i
lavoratori dell’industria lo svi-
luppo dello sport, ha delibe-
rato di concedere una meda-
glia d’oro a tutti i lavoratori
dell'industria che conseguano
un primato in campo naziona-
le od in campo internaziona-
le. La consegna del premio si
farà annualmente a Roma. La
prova del conseguito primato
dovrà essere fornita dai lavo-
ratori con regolare documen-
tazione delle Federazioni spor-
tive.
ov (A ii
STOFFE PREGIATE
MAGAZZINI. VITTORIA
Mi si permetta di suggerire
a codesta Redazione di non
sottrarre spazio al periodico,
per la pubblicità di prodotti
di chicchessia, fatta eccezione
per quelli della nostra Azien-
da, nè per vignette da « cor-
riere dei piccoli », nè per « di-
vi» e «stelle» di qualsiasi
firmamento e grandezza, o per
novelle o per notiziari per col-
lezionisti di francobolli: tutte
cose, a mio parere, che ben
poco hanno a che fare con
la vita e l'attività aziendale.
Secondo il mio modesto pun-
to di vista esistono, per l’A-
zienda nostra, argomenti di
interesse più vasto e problemi
più gravi da risolvere.
Mi risulta che tante idee e
proroste di dipendenti non
vengono pubblicate per insuf-
ficienza di spazio.
Gradirei, ad esempio, che le
Direzioni dei diversi Stabili-
menti Aziendali esprimessero
il loro punto di vista sulle
«relazioni umane »: cioè, cosa
intendono per esse e come vor-
rebbero che venissero appli-
cate in campo pratico. Anche
i prestatori d'opera hanno le
loro opinioni sull'argomento,
e, se sarà concesso, le espri-
meranno attraverso il perio-
dico.
Gradirei, inoltre, che la Di-
rezione Generale affrontasse
l'esame analitico delle spese
generali, e ne rendesse edot-
to, sia pure a puntate, poichè
l'argomento è indubbiamente
molto vasto, il personale. Po-
trebbe scaturirne qualche
proposta dalla base, atta a ri-
durre numerose incidenze.
ANTONINO DISPENZA.
Siamo convinti quanto Lei
anzi, se possibile, più di Lei —
che il compito precipuo e spe-
cifico del giornale è quello di
esporre idee e dibattere pro-
blemi che, direttamente o in-
direttamente riguardino la
vita dell’ Azienda. E tutta-
via la Sua condanna senza
attenuanti d’ogni rubrica,
d'ogni spunto giornalistico
che non sia strettamente
aziendale (e strettamente se-
rio; anzi, addirittura «grave»),
ci sembra eccessivamente se-
vera. Noi pensiamo che il gior-
nale non debba offrire ai let-
tori sempre e soltanto occasio-
ni di riflessione e di discussio-
ne, ma, qualche volta, anche
un pretesto di distrazione e di
sorriso; ed è in base a questo
concetto che, tra gli argomen-
ti seri e quelli meno seri, ci
siamo sforzati di trovare una
giusta dosatura. La ricetta è
sbagliata? Può darsi. Ma, se la
nostra opinione non fa testo
in materia, non può farlo, ci
consenta, nemmeno la Sua. Un
giudizio definitivo può venirci
soltanto dalla maggioranza dei
lettori; epperciò saremo grati
a tutti quanti vorranno espri-
merci il loro purere în propo-
sito.
Per quanto concerne la pub-
blicità, il nostro dissenso è de-
ciso e totale. La nostra idea è
che il giornale deve costare
all'Azienda il meno possibile;
e poichè la pubblicità serve a
coprire in misura non trascu-
rabile le spese, essa non può
e non deve venir trascurata.
L’insufficenza di spazio può
obbligare qualche volta « idee
e proposte » a fare un po’ di
anticamera; ma non le annul-
lerà mai, se siano buone.
Sulle «relazioni umane» ab-
biamo già pubblicato alcuni
articoli (riveda i n. 2, 8,9 e
10); questo stesso numero con-
tiene la risposta dell’ing. Pa-
lumbo ad un Suo recente arti-
colo. Continueremo, finchè Var-
gomento desterà interesse. An-
che sulle spese generali è già
comparso un articolo esposi-
tivo; comunque, richiameremo
l’attenzione della Direzione
sulla Sua proposta.
Infine, grazie della Sua cri-
tica, sincera e seria.
Da «l’Ansaldinu » apprendo
che vi è ancora qualche im-
piegato amministrativo che
riesce a passare dalla terza
alla seconda categoria. Mera-
vigliato, in quanto mi è sem-
pre stato detto che tale possi-
bilità attualmente non esiste,
vorrei pregarVi di indicarmi
quali sono i mezzi più idonei
da usare per poter anch'io
ottenere detto passaggio. Al-
l'uopo preciso di essere in
possesso del diploma di ragio-
niere e di svolgere da anni
mansioni di fiducia e di con-
cetto.
FULVIO FOSSATI
Gantiere
1 passaggi di categoria av-
vengono in base alle mansio-
nì esplicate, giusto quanto
previsto dal contratto di la-
voro in vigore, e pertanto o0-
gni qualvolta ad un impie-
gato tecnico o amministrativo
vengono affidate mansioni del-
la categoria superiore a quel-
la di appartenenza, sempre
che l’impiegato stesso riesca
ad esplicarle in maniera sod-
disfacente, avviene il passag-
gio di categoria.
Quanto pesa la Terra?
Tovo
5.977.000.000.000.000 di ton-
nellate. Non provi a sollevar-
la, potrebbe farLe male.
go
Sono un operaio del Cantie-
re di Livorno ed ho lavorato
otto anni come falegname
qualificato. Dato il poco cari-
co di lavoro della mia offici-
na ho fatto il corso di salda-
tore elettrico e sono riuscito.
Saldo in «Argon» e chiedo
se fosse possibile avere un
13
indirizzo teorico (possibil-
mente un libro).
LIDO FIORINI
Sulla saldatura delle leghe
leggere esistono, fra l’altro, le
seguenti pubblicazioni (edite
dall’Istituto sperimentale me-
talli leggeri - Via della Posta,
16 - Milano): Note d’officina n.
3 (I princinì della saldatura
ossiacetilenica delle leghe leg-
gere); Note d’officina n. 12 (La
brasatura delle leghe legge-
re); Note d’officina n. 14 (La
saldatura delle leghe leggere);
Note d’officina n. 37 (Salda-
tura ad arco in cas inerte del-
le leghe leggere). Ciascuno di
questi numeri costa dalle 150
alla 200 lire. Sempre edito dal-
lo stesso Istituto abbiamo
inoltre: « La saldatura dell’al-.
luminio e delle sue leghe ».
... Ci credete, voi, ai dischi
volanti e ai marziani?
M. E.
Ni.
Chiarimenti sulla pe
Riferendosi ail’articolo sulle
pensioni da noi pubblicato nel
numero del 1.0 novembre, il si-
gnor Giulio Speranza, operaio
del Cantiere, ci suggerisce di
elencare i documenti che devo-
no essere obbligatoriamente al-
legati alla domanda di pensio-
ne, da indirizzarsi all'INPS. Ec-
coli.
Pensione per vecchiaia,
1) Libretto personale e
assicurativa;
2) certificato di nascita;
3) copia del foglio matricolare
(o dello stato di servizio);
4) dichiarazione del richiedente
in cui sia indicato se lavcra pres-
so terzi e da quando, ovvero se non
lavora più e da quando;
5) per i figli di età inferiore ai
18 anni, il rispettivo certificato di
nascita;
6) per i figli invalidi (di età sur
periore ai 18 anni) il relativo certi-
ficato medico di inabilità e lo stato
di famiglia.
tessera
Pensione per invalidità,
Gli stessi documenti indicati per
la pensione per vecchiaia, e in più
un certificato medico (redatto sul
modulo SS 3 in distribuzione al-
l'IN.P.S.) attestante l'invalidità del
richiedente la pensione.
Pensione ai superstiti.
1) Libreto personale e tessera
assicurativa dell'assicurato decedu-
t0;
2) certificato di morte e certi
ficato di nascita dell'assicurato de-
ceduto (il certificato di nascita va
presentato soltanto quando l'assicu-
rato deceduto non sia già pensio-
nato dell'I.N.P.S.);
3) certificato di nascita del co-
niuge superstite (da presentare sol-
tanto se chi chiede la pensione è
il coniuge stesso);
4) dichiarazione del richiedente
la pensione, in cui sia indicato se
lavora presso terzi e da quando,
ovvero se non lavora più e da
quando;
5) certificato di matrimonio (da
presentare soltanto se chi chiede la
pensione è il coniuge superstite);
6) certificato o atto di notorietà
da cui risulti che non esiste sen-
tenza di separazione legale (nel ca-
so che la pensione sia richiesta dal
coniuge) e in cui sia indicato il
nome e lo stato civile di tutti i fi-
gli superstiti e sia dichiarato che
non ne esiste alcun altro al di fuori
di essi e precisato se ve ne siano
inabili o interdetti;
7) per i figli di età inferiore al
18 anni, il rispettivo certificato di
nascita;
8) per i figli invalidi (di età su-
periore ai 18 anni), il relativo cer-
tificato medico di inabilità e lo sta-
to di famiglia;
9) certificato della competente
autorità giudiziaria, da cui risulti
che il richiedente la pensione è 1l
tutore (o curatore) dei figli del de-
funto (da presentare solo quando
il richiedente la pensione non sia
il coniuge, nè un figlio maggiorenne
invalido);
10) se la pensione è richiesta
dal marito di un’assicurata o pen-
sionata deceduta, !l certificato me-
dico di inabilità del richiedente;
11) la copia del foglio matricola-
re (o dello stato di servizio) del
defunto,
Lo stesso signor Speranza ci
prega di pubblicare il testo del
Decreto Legge n. 557 del 13-7-54
che ammette — entro e non ol-
tre il luglio 1955 — all’eserci-
zio della facoltà di riscatto dei
contributi assicurativi per il pe-
riodo successivo al 1-5-1939 tut-
ti coloro@he, già esclusi dalla
assicurazione obbligatoria per-
chè con stipendio superiore alle
1500 lire mensili, non avevano
provveduto a reinserirsi bene-
ficiando della legge 28-7-1950,
n. 633, decaduta col 31-7-1952.
Diamo qui un sunto delle nor-
me stabilite dal detto decreto:
«a) Il riscatto è ammesso ri-
spettivamente:
per le assicurazioni di invalidità
e vecchiaia: dal 1°5-1939, o dalla
data di inizio del rapporto di la-
varo se posteriore, fino al 31-8-
1950;
A tal fine si tenga presente che
il relativo contributo mensile è di:
L. 120,20 per i periodi di lavoro
prestato tra il 1°-5-1939 ed il 31-3-
1943,
L. 180,30 per i periodi successivi
al 1°4-1943;
per le assicurazioni contro la tu-
bercolosi e per la nuzialità e na-
talità: dal 1°9-1948, o dalla data
di inizio del rapporto di lavoro se
posteriore, fino al 31-8-1950; a tal
fine si tenga presente che i rela-
tivi contributi mensili sono rispet-
tivamente di: L. 7,20 per l’assicu-
razione contro la tubercolosi;
L. 5,70 per la nuzialità e nata-
lità.
b) La facoltà di riscatto deve es-
sere esercitata esclusivamente e
personalmente dagli impiegati che
hanno prestato la loro opera alle
dipendenze di terzi tra ÎÌl 1°-5-1939
ed il 31-8-1950 con retribuzione
mensile superiore alle L. 1500 e
che non potevano far valere i re-
quisiti di cui all'art. 5 del R.D.L.
14-4-1939, n. 636.
c) Il riscatto può essere eserci-
tato anche da coloro che hanno
cessato di lavorare alle dipenden-
ze di terzi, che siano divenuti! in-
validi al lavoro, oppure che abbiano
compiuto l'età per il diritto alla
pensione di vecchia!a (anni 60 per
gli uomini - 55 per le donne).
Si tenga presente che i! riscatto
ora indicato è pienamento possibile
e non è in contrasto con quanto a
suo tempo precisato dall’I.N.P.S.
circa la inammissibilità dell'assicu-
razione nei confronti delle persone
fuori limiti di età. Difatti queste
precisazioni riguardano l’assicura-
zione facoltativa, mentre il riscatto
in parola rappresenta un’assicura-
zione volontaria, la quale viene, dal-
le disposizioni in atto, equiparata
all’assicurazione obbligatoria.
d) Il riscatto deve essere eserci-
tato per tutti i periodi di lavoro
effettivamente prestato tra il 1°-5-
1939 ed il 31-8-1950 e per le sole
forme assicurative delle quali, du-
rante i periodi stessi, l'impiegato
avrebbe beneficiato, qualora vi fos-
se stato soggetto al sensi dell'art. 5
del R.D. 14-4-1939, n. 636.
e) Per il riscatto in parola deve
essere pr la & I
ne idonea a dimostrare l'avvenuta
prestazione d'opera, la durata di
essa e la retribuzione percepita.
A tal uopo sono considerati utili
le dichiarazioni dei datori di lavo-
ro; le buste stipendio o ricevute
equivalenti; le lettere di licenzia-
mento; gli estratti dei libri paga e
matricola; le attestazioni o i certi-
ficati rilasciati da enti assistenziali
di malattia o da Casse speciali di
previdenza comprovanti l'avvenuto
versamento dei contributi mutuali-
stici o previdenziali.
f) Le richieste di riscatto vanno
effettuate sugli appositi moduli 0.1
(i) speciale, che sono in distribu-
zione presso le sedi dell’I.N.P.S.
€) Il pagamento dei contributi
per il riscatto in parola è a ca-
rico degli impiegati interessati e
deve essere fatto, sotto pena di de-
cadenza, entro il 31-8-1955
Quanto sopra detto vale anche
per i dirigenti di aziende industria.
li, i quali ugualmente hanno la fa-
coltà di riscattare i periodi di la.
voro non coperti da assicurazione
tra il 1°-5-1939 ed il 1°-8-1950 ».
* « %
Sempre in riferimento al no-
stro articolo sulle pensioni, il
sig. Francesco Pastorino, ope-
raio del Meccanico, ci scrive:
« Supponiamo che un lavo-
ratore, restando per un certo
periodo disoccupato, percepisca
il relativo sussidio, oppure si
ammali di tubercolosi e usu-
fruisca di assistenza in sanato-
rio o percepisca sussidi duran-
te il periodo di malattia; tali
sussidi o tale assistenza influi-
scono sull’imporio totale della
pensione che a suo tempo il la-
voratore potrà percepire? Cioè,
nsione
il lavoratore che per sua disgra-
zia si è ammalato, in conseguen-
za di ciò percepirà una pensio-
ne inferiore a quella di un al-
tro che non ha mai avuto biso-
gno di assistenza? »,
No, in nessun caso i sussidi
per disoccupazione o malattia
influiscono negativamente sulla
pensione. Al contrario, la legge
4 aprile 1952, n, 218, stabilisce
che i periodi per i quali è cor-
risposta l’indennità ordinaria
dell’assicurazione obbligatoria
contro la disoccupazione, sono
considerati come periodi di con-
tribuzione ai fini del diritto al-
la pensione e della misura del-
la pensione stessa, L’articolo 4
di tale legge precisa: « Per det-
ti periodi si computerà come
versato a favore dei singoli as-
sicurati il contributo calcolato
sulla media dei singoli contri-
buti effettivamente versati nella
assicurazione obbligatoria inva-
lidità, vecchiaia e superstiti nel-
l’ultimo anno anteriore a cia-
seun periodo di disoccupazione
indennizzato. Per i tubercoloti-
ci regolarmente assicurati per
la invalidità, la vecchiaia ed i
superstiti, sono considerati co-
me periodi di contribuzione ai
fini del diritto alla pensione e
della misura della pensione
stessa i periodi di degenza in
regime sanatoriale e i periodi
post-sanatoriali sussidiabili per
legge ».
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14
DIBATTITO
sul lavoro
(Continuazione da pag. 5)
vivi che debbono continua-
mente adeguarsi alle situazio-
ni dell’Azienda e degli Stabi-
limenti;
2) le vie dellu collaborazio-
ne sono aperte u tutte le per-
sone di buona volontà; e chi
fosse sordo alle parole di col-
laborazione sappia che si at-
tiene a sistemi ormai sorpas-
sati e non corrispondenti con
le attuali e future direttive
dell'Azienda;
3) abbiamo fatto e faremo
ancora molto, nei limiti s’in-
tende delle nostre pratiche
possibilità, per suscitare il
clima adatto allo studio delle
cose nuove e all'invenzione, e
per valorizzare le persone
intelligenti e jfattive che si
rendono utili all'Azienda;
4) la « Cassetta delle idee »
è, e vuole essere, un invito
permanente alla espressione
delle proposte di miglioramen-
to della produzione, dei si-
stemi, dei servizi, Gradiremmo
molto vedere nelle proposte
della « Cassetta delle idee »
delle soluzioni profondamente
meditate di qualcuno dei tan-
ti e svariati problemi che sono
aperti alla considerazione di
tutto il personale, Dobbiamo
osservare che molte delle pro-
poste finora presentate sono
estremamente semplici e poco
elaborate, tanto da richiedere
più lavoro per compilare la
risposta, che non ne abbiano
richiesto al proponente per lo
studio della proposta. Notiamo
inoltre che il personale più
capace degli Uffici Studi, sta-
tisticamente ha fatto poco fi-
nora in questo campo; mentre
pensiamo che uvrebbe potuto
e potrebbe fare moltissimo.
Aggiungiamo che siamo orien-
tati a premiare gli studi par-
ticolarmente significativi, co-
me abbiamo sempre premiato
i brevetti utili per la nostra
Azienda;
_ 5) gli organismi più grandi
dei gruppi degli Uffici Studi,
ai quali accenna il sig. Ippo-
lito, sono a nostro avviso gli
Uffici Studi stessi che hanno,
ciascuno, il titolo di una spe-
cialità. Escludiamo che a capo
di questi o di altri organismi
sia praticamente possibile por-
re delle persone che non ab-
biano grado gerarchico. Ci fa
anzi meraviglia la proposta,
dato che il grado gerarchico è
generalmente conquistato da
quelle persone capaci, che
hanno praticamente dimostra-
ta la capacità di coordinare il
lavoro altrui. Occorre qui
chiarire che esistono anche
delle persone assai intelligen-
ti, preparate e capaci nel la-
vorare, ad esempio ad un pro-
getto, e come tali sono dei
bravi progettisti; ma che sono
per loro matura incapaci a
condurre e coordinare il la-
voro altrui. Non sappiamo se
il sig. Ippolito si riferisca a
questi casi, ma data la gene-
ralità della sua trattazione ri-
teniamo non sia importante
conoscere ciò;
6) riteniamo che siano le
esigenze nuove, dovute allo
sviluppo della tecnica e dei
procedimenti industriali, a
dettare via via la necessità di
rinnovamento dell’organizza-
zione, come hanno dettato e
dettano il rinnovamento degli
impianti.
La conoscenza del passato è
però la base per intraprende-
re lo studio e la risoluzione
dei nuovi problemi; e in tal
senso non va disprezzata l’il-
luminata esperienza, che non
in gruppo
sia (nè deve essere) confor-
mismo.
Si rammenti anche che, nel-
la messa a punto d’idee, siste-
mi, procedimenti nuovi, occor-
re sempre fare ricorso all’espe-
rienza propria 2 altrui, chè la
sola immaginazione, pur con-
fortata di profonda cultura
tecnica, non basta.
Per chiudere invitiamo il
sig. Ippolito a rendersi parte
diligente per richiedere alla
Direzione dello Stabilimento
il permesso di una visita ai
Laboratori del Meccanico da
parte sua insieme ad un certo
numero di suoi colleghi degli
Uffici Studi; tale visita e le
conseguenti conversazioni con
i tecnici dei Laboratori cre-
diamo daranno modo alle per-
sone degli Ufficr Studi di ren-
dersi conto delle idee che ab-
biamo nel confronto dei pro-
blemi nostri attuali e futuri e
dei mezzi che abbiamo predi-
sposti per risolvere tali pro-
blemi; e, riteniamo, tale visita
varrà a rettificare e forse ad
allargare alcune delle idee
esposte dal sig. Ippolito nella
sua nota.
E. D. V.
Carlo, figlio dell'imziegato
Onorio Cavallino. E' campione
ligure e italiano di pattinag-
gio per allievi. Qui è in coppia
con la piccola Anna Ghizzoni.
Si sono sposati
28 agosto: QUAGLIA ing.
Giovanni (Mug) con Novaro
Rosalba - 4 settembre: SOLIA-
NI Angelo (Mec) con Leon-
cini Maria - 4 ottobre: BO-
NANNINI Bruno (Liv) con
Mangoni Suzze - PARODI Di.
na (Mec) con Pittaluga Eral-
do - 9 ottobre: MAGLIONE
Pasquale (Mec) con Ricci
Onorina - 10 ottobre: BOTTI-
GLI Giovanni (Liv) con Paci
Maria Vera - DEMI Giuseppe
(Liv) con Pratesi Mirella -
LEVATI Giacomo (Mec) con
Cordaro Ademira - NARDI
Bruno (Mug) con Masetti Til-
de - 11 ottobre: FRANCESCO.
NI Cesare (Mug) con Adami
Maria Teresa - 16 ottobre:
BRIASCO Santo (Car) con
Mantero Caterina - LUSCHI
Ivano (Liv) con Filidei Rena-
ta - CALEO Ennio (Mug) con
Lombardi Anna - 17 ottobre:
PARODI Giacomo (Car) con
Alvino Tina - RECCHI Ma-
rio (Liv) con Sarti Bruna -
TONELLI Leo (Liv) con Cor-
si Iva - NOVELLI Alessan.-
dro (Can) con Cartosio Alda
- TORTELLO Fioravante
(Can) con Lazzari Venezia -
RUSSO Germano (Mec) con
Guazzotti Marisa Armida -
CADENASSO Ermanno (Mec)
con Cavalli Maria - TAMAS-
SIA Mario (Mec) con Marti-
no Rosalia - MORENO Barto-
lomeo (Mec) con Bacchiega
Ovidia - 21 ottobre: GAGGE.-
RO Natale (Car) con Bruzzo-
ne Nicoletta - TACCHINO
Mario (Car) con Limongi
Maria - PIRO Andrea (Can)
con GIULIANO Maria (Can)
- 24 ottobre: PEDINI Pierino
(Can) con Boasi Maria - MA-
RENCO Giuseppe (Can) con
Queirolo Carmela.
Agli sposi ì nostri vivis-
simi auguri.
La Ruota
delTempo
Sono nati
27 agosto: MASSIMO, figlio
di Ziferro Tomaso (Mef) - 17
settembre: BARBARA, figlia
di Callio Giovanni (Can) -
ANTONIO, figlio di Diamanti
Clemente (Mug) - 26 settem-
bre: RAFFAELE, figlio di Fi-
mognari Bruno (Mec) - 28 set-
tembre: GIUSEPPE, figlio di
Canepa Francesco (Mec) - 3
ottobre: TITO, figlio di Massa
Adriano (Fon) - 4 ottobre:
MARIO, figlio di Graziani Li-
no (Mef) - 6 ottobre: FRAN-
CO, figlio di Panzani Andrea
(Can) - 9 ottobre: PATRIZIA,
figlia di Serra Marco (Mec) -
11 ottobre: MARIA ANGELA,
figlia di Fadda Renato (Car)
- 13 ottobre: MARINA, figlia
di Giscardo Va!meo (Can) -
TIZIANO, figlio di Borioni
Carlo( Mug) - 14 ottobre: AN-
TONIO, figlio di Dionisio Giu-
seppe (Mef) - RITA, figlia di
Fico Leopoldo {Mug) - 16 ot-
tobre: ROBERTA, figlia di Di
Paco Bruno (Liv) - 17 otto-
bre: MARIA, figlia di Banche-
ro Luigi (Mec) - 18 ottobre:
PATRIZIA, figiia di Federighi
Mario (Liv) - 20 ottobre: PIE-
TRO, figlio di Corsi Natale
(Mug) - 21 ottobre: ROBER-
TA, figlia di De Santis Pier
Luigi (Liv) - MAURIZIO, fi.
glio di Tarantino Natale (Mef)
- ANDREA, figlio di Porretti
Cosimo (Mug) - 22 ottobre:
ANNA, figlia di Pellini Alfeo
(Mug) - 23 ottobre: BRUNA,
figlia di Rolla Angelo (Mug) -
25 ottobre: PATRIZIO, figlio
di Gervasi Celestino (Mug) -
MARIA ROSA, figlia di Torri
Enrico (Mug) - 26 ottobre:
BRUNA, figlia Ji Marconi Sil-
vano (Can) - VIVIANA, figlia
di Crespiani Giuseppe (Mug)
- 27 ottobre: MASSIMO, figlio
di Filippi Leopoldo (Dig).
A tutti i piccolissimi « an-
saldini » e ai loro genitori i
nostri auguri più fervidi.
PETIT TICA
CACALI
Protegge la pelle del Vostro
piccino, evita gli arrossa-
menti e le screpolature,
previene le impetigini.
Della Vostra igiene intima è
il più perfetto alleato perchè
eliminandogli inconvenien-
ti sgradevoli della traspira-
zione Vi dà con la freschez-
za dell'epidermide la cer-
tezza di sentirVi sempre
perfettamente a posto.
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novazione che rivolu-
ziona la moderna co-
struzione delle macchi.
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setto a due aghi che permette di ese
Quire, con due aghi, nervature e punti
decorativi di ditierente colore
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‘seguire occhielli, attaccare bottoni,
ganci, bottoni a pressione, è ora un gioce*
da bambini.
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ed una
>
3
=
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CASSETTA DELLE IDEE =
PROPOSTA N. 7800.
Propone che il Comitato del-
la « Cassetta delle Idee » pren-
da in considerazione soltanto
quelle proposte che effettiva-
mente contribuirebbero a mi-
gliorare il nostro complesso.
RISPOSTA.
Per mantenere vivo lo scam-
bio di notizie e di informazio-
ni fra i proponenti e la Di-
rezione, in modo da facilitare
la formulazione di nuove pro-
poste, la «Cassetta delle Idee»
prende in considerazione tut-
te le proposte attribuendo ad
ognuna di esse il valore che
merita, dopo un esame attento
e particolareggiato.
Contiamo che ciò valga ad
incoraggiare lo spirito di ini-
ziativa dei proponenti.
PROPOSTA N. 8038.
Gli alberi portaeliche in ac-
ciaio con camicia interrotta
vengono, sul tratto scoperto,
intaccati dall'acqua di mare
con effetti facilmente immagi-
nabili.
Per eliminare questo incon-
veniente propone tre soluzioni:
1) Incamiciatura totale,
2) Applicare nella zona nu-
da dell’albero un rivestimento
plastico o di gemma.
3) Fasciare la zona scoperta
con lenzino diam. 2+3 mm.
avvolto in strati, imbevuto di
minio e biacca e lasciato essic-
care prima di montare l’al-
bero nell’astuccio.
RISPOSTA.
La questione sollevata dal
proponente ha un’importanza
notevole.
Il problema è nato, diremo,
quasi contemporaneamente al-
la propulsione ad elica; senza
andare a sollevare la polvere
dei vecchi trattati di costru-
zione di macchine marine, ci
limitiamo ad osservare quan-
to normalmente si usa nelle
costruzioni più recenti.
Nelle costruzioni mercantili
i vari Registri di Classificazio-
ne richiedono un aumento del
diametro dell’albero. portaeli-
ca per varie ragioni, fra le
quali quella di tener conto di
eventuali fenomeni di corro-
sione superficiali degli alberi
stessi.
Nelle costruzioni militari
invece, per non appesantire
gli alberi, si adottano acciai
legati in modo tale da avere
materiale che offra una mag-
gior resistenza alla corrosione,
Riferendoci infine alle tre
soluzioni proposte, facciamo
presente che:
a) L’incamiciatura totale
dell’albero per tutta la lun-
ghezza del medesimo, che re-
sta in contatto dell’acqua di
mare, si presenta come la so-
luzione più brillante; nei casi
di propulsione ad un’elica es-
sa è generalmente adottata.
Per la propulsione a due eli-
che in qualche raro caso è sta-
ta applicata, ma normalmente
presenta delle difficoltà per la
sua esecuzione data la forte
lunghezza dell’albero in que-
stione.
Una buona incamiciatura
parziale è sempre un’opera-
zione difficile e quindi si può
immaginare facilmente quali
siano le difficoltà da superare
per un’incamiciatura totale.
Ancora, eliminando il caso di
camicia di un sol pezzo, l’in-
camiciatura dovrebbe essere
fatta ad anelli e quindi nasce
il problema della tenuta sulle
varie giunzioni.
Per queste ragioni, ripetia-
mo, l’incamiciatura totale è ra-
ramente adottata nei casi di
propulsione a due eliche.
b) La seconda soluzione, di
applicare cioè sulla zona nuda
dell’albero un rivestimento
plastico o di gomma, è stata
già adottata e per alcune co-
struzioni in corso si prevede
l'applicazione di una speciale
vernice protettiva che ha la
particolarità di essere elastica
e quindi tale da non screpolar-
si quando l’albero va «in tor-
sione ed a resistere agli urti
e trepidazioni cui l’albero
stesso è soggetto.
c) La terza soluzione non è
nuova,
Essa era applicata su vec-
chie costruzioni ma è fonte di
pericoli, nonostante tutte le
cure che si possono avere nel-
l’avvolgere il lenzino catrama-
to attorno all’albero, e nono-
stante lo strato di minio, ca-
trame ed altre sostanze che ri-
coprono questo rivestimento;
gli spostamenti torsionali dei-
le varie zone dell’albero, le vi-
brazioni e gli urti ai quali è
soggetto l’albero stesso, dopo
un certo tempo permettono in-
filtrazioni dell’acqua al di sot-
to dello strato protettivo, ge-
nerando le corrosioni che si
volevano eliminare e che re-
stano nascoste dalla protezio-
ne stessa.
°
PROPOSTA N. 6191.
Da molte finestre dello Sta-
bilimento si vedono spuntar
fuori tubi di stufe. Fanno dav-
vero brutta figura, anche per-
chè alcuni sono sistemati co-
sì malamente che ricordano
quelli di certe baracche mezze
diroccate.
RISPOSTA.
Il problema del riscaldamen-
to razionale e integrale dello
Stabilimento, per la fortissima
spesa che comporta, non ha
potuto ancora essere risolto.
Però è a tutti noto che note-
voli passi sono stati fatti ver-
so una buona soluzione.
La Direzione sta interessan-
dosi della cosa perchè ad essa
annette molta importanza.
I tubi di stufe che spuntano
dalle finestre, unche se mnon
sono s?mpre evitabili, siamo
d’accordo che non sono este-
tici.
Dove possibile si cercherà
d’eliminarli o quanto meno di
sistemarli meglio.
®
PROPOSTA N. 7285.
Propone una revisione di
tutte le macchine del PIST,
che saranno trasferite alla
Nuova Caldereria.
Si riferisce in particolare
ai bilancieri per la lavorazio-
ne dei chiodi,
RISPOSTA.
E’ già prevista la revisione
generale di tutte le macchine
che saranno rimontate alla
Nuova Caldereria. I bilancieri
saranno revisionati a suo
tempo come da programma
stabilito.
®
PROPOSTA N. 6705.
Propone la costruzione di di-
spositivi a bracci scorrevoli
per la messa a punto dei com-
passi che misurano i diametri
interni delle turbine, casse in-
granaggi, ecc. Allega uno
schizzo.
RISPOSTA.
Si ritiene che questo dispo-
sitivo non sia molto pratico.
Esistono noni modernissimi ed
altri comodi apparecchi co-
struiti dall’UTO che consento-
no di eseguire le misure desi-
derate con precisione e rapi-
dità.
Ad ogni modo d’ora in poi
le misure verranno rilevate
coll’oscillometro.
IMEMENT O0|
Edilio LUGANO
di anni 48, dipendente del
Cantiere, deceduto il 29-10-54,
Era all’Ansaldo dal 1941. La-
scia la moglie e due figli,
Nazzareno CASTELLANI
di anni 56, dipendente del
Cantiere, deceduto il 19-10-54.
Era all’Ansaldo dal 1926.
Ettore PASTORINO
di anni 52, dipendente del
Ferroviario, deceduto il 22-10-
54. Era all’Ansaldo dal 1941.
Lascia la moglie e due figli.
Ai familiari le commosse
condoglianze de «l’Ansaldino».
l
i (RESRLDIEO
È QUINDICINALE
DELL'ANSALDO 84° È
*
) Edito dall’ Ansaldo S. A. |
i P., Carignano, 2 - Genova |
* (
LORENZO REBORA i
Responsabile
*
Autorizzazione del Tribunale di
Genova n. 299 - 6 Maggio 1954
*
F.lli PAGANO - TIP.EDIT. S.p.A.
Via Monticelli, 11. Genova
Telefono 83.825
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Escl.- Genova - Piazza delle
Vigne, 6 - Telel. 22.342
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VEASSSSS
2 SSSSSS:
È
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® VITA DI GASAÀ ®
Il provtema della biancheria
di casa, specialmente per co-
loro che vanno ora avviando-
si al matrimonio e quindi al-
l’organizzazione di una nuova
casa, si presenta oggi in ter-
mini sostanzialmente diversi
di trent'anni fa. Non si tratta
più di disporre degli elabora-
ti corredi di allora, per ovvie
ragioni, e si trutta quindi di
stabilire e scegliere in un cer-
chio necessariamente ristretto
le cose più indispensabili, con
larghe concessioni alle supe-
riori esigenze del bilancio.
I capi più indispensabili po-
trebbero essere riassunti nel
modo seguente: 3 lenzuola con
relative federe: 4 asciugamani
di tela; 4 asciugamani di spu-
gna; 3 piccoli asciugamani da
toeletta; 4 asciugapiatti e 2
strofinacci; 1 tovaglia per sei
con 6 tovaglioli; 2 tovaglie per
3 con 3 tovaglioli; 1 tovuglia
da tè con 6 tovagliolini; 6 sot-
tobicchieri, qualche centrino
con pizzo,
Per le lenzuola è consiglia-
bile il tessuto di cotone forte
{o tela mista) poichè il lino
si taglia e costa troppo. Anche
per le tovaglie il lino, indub-
biamente più bello e fine, è
sconsigliabile a causa del co-
sto. Si consiglia quindi l’uso di
tele miste (canapa e cotone)
magari a colori. Al massimo,
una tovaglia biunca «uso Fian-
dra » per le grandi occasioni.
La biancheria personale è
questione estremamente inti-
ma e soggettiva, e non entria-
mo nel merito: possiamo al
massimo consigliare l’uso di fi-
bre sintetiche, come il nylon
e il « Bemberg », a causa del-
le loro doti di resistenza e la
vabilità.
Ricordare sempre, onde evi-
vitare una eccessiva usura
della biancheria, di mon la-
sciarla giacere troppo tempo
prima di lavarla (come si fa
qualche volta per fare un bu-
cato generale invece di due
parziali) poiche così facendo
si favorisce una maggior cor-
rosione del tessuto.
Anche per le case già av.
viate, comunque, tener pre-
sente che non conviene mai
comprare biancheria in gran-
de quantità perchè si posso-
no sempre presentare occa-
sioni o vendite straordinarie.
La biancheria da camera è
consigliabile col solo orlo a
giorno e sigla, poichè greche
e ricami vari tendono a lace-
rarsi durante i bucati.
A proposito dei bucati, che
tanta parte hanno, a seconda
di come vengono eseguiti, nel-
>»
la buona conservazione della
nostra biancheria, vogliamo
dare qui la descrizione di un
sistema particolarmente rac-
comandabile.
Provvedere prima a togliere
macchie di vino, frutta, in-
chiostro, ruggine, ecc. (come
da nostra puntata precedente)
quindi togliere î panni troppo
sporchi (per una lavatura par-
ticolare); infine separare tutti
gli indumenti colorati,
Tenere immersa la bianche-
ria per alcune vre in acqua e
sapone; quindi strofinare deli-
catamente, usando la spazzola
solo per i panni ruvidi più
sporchi.
Versare sui panni la lisciva
ben calda, formata in genere
con acqua, sapone, e soda Sol-
vay. Molto pratici sono i pre-
parati in vendita ovunque.
Quindi risciacquare con ac-
qua tiepida.
Per complemento al bucato,
per quegli indumenti che si
desiderano candidissimi, si ri-
corra al seguente trattamento:
Si fa bollire dell’acqua e si
aggiunge perborato di sodio
in misura di circa 50 gr. per 10
litri. Lo si versa quindi sopra
la biancheria e vi si lascia per
qualche ora, Quindi si sciac-
qua e si stende.
LILIANA.
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