Le Industrie Italiane Illustrate, n. 2, 1919

Contenuto

Le Industrie Italiane Illustrate, n. 2, 1919
Titolo originale
"Le Industrie Italiane Illustrate"
Tipologia
Periodico a stampa
Descrizione
Copertina – Alte personalità delle industrie italiane: Avv. Giorgio Olivetti, uno degli Amministratori Delegati della Società Anonima «ILVA»

Sommario:

- Rag. Antonio Santini, Amministratore della Ditta Figli di Silvio Santini di Ferrara, p. 65
- L’avvenire industriale italiano – Contrammiraglio Ettore Bravetta, p. 71
- Il convegno delle forze produttrici italiane a Bergamo, p. 78
- Problemi di assistenza e di lavoro – Teresa Labriola, p. 81
- Per la conquista dei mercati stranieri – Ottorino Palomba, del Regio Consolato Generale di Ginevra, p. 83
- Linee di navigazione interna e relativi natanti – Ottavio Moretti, Presidente della Federazione Nazionale Laureati Scuole Professionali, p. 86
- Per la rinascita dell’arte industriale: Giovanni Battista Gianotti e l’opera sua (con 15 illustrazioni) – Guido Marangoni, Deputato al Parlamento, p. 87
- La riforma delle scuole d’applicazione degli ingegneri per lo sviluppo e l’incremento delle nostre industrie – Prof. Giovanni Salemi Pace, Direttore della Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri e gli Architetti di Palermo, p. 97
- Il velivolo anfibio (con 2 illustrazioni) – Tenente Gino Bastogi, p. 102
- Gli osservatorii industriali e commerciali delle I. I. I., p. 105
- Rassegna del Movimento Industriale Italiano, p. 113
- Le industrie italiane nel Brasile: Teçelagem de seda italo-brazileira (con 7 illustrazioni), p. 129
- La guerra di un editore (con 4 illustrazioni) – Baccio Bacci, p. 134
Data testuale
1919 febbraio
Data topica
Milano
Consistenza
pp. 196
Stato di conservazione
Discreto
Soggetto produttore
Umberto Notari (1878 - 1950)
Identificativo
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contenuto
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Avv. GIORGIO OLIVE T TI, uno degli Amministratori Delegati della Società A :wnima " JLVA

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Valdarno, Torre Annunziata, Bagnoli di Napo!i .
12 Società Minerarie, ripartite come segue :
7 per l'estrazione del minerale di ferro,
I
»
»
manganese.
4
»
della lignite,
oltre diverse Cave di ar~ille refrattarie, di Castina, di Dolomite e di Quarzite;
5 Società e Stabi imenti di prodotti refrattari, si1icei, silico-aeuminosi, al:uminosi-magnesiaci;
I Società di avigazione : « Il Lloyd Mediterraneo n con sede in Roma e cainitale di 100. 000. 000
di Lire interamente versato, 30 vapori con oltre 100.000 T . di stazza, 2 Cantieri avali, a
Piombino e a Bagnoli.

Controlla ed è unita a:
IO Società di Costruzioni Meccaniche e Meccanico-Navali
ed è interessata in altre
8 Società Elettriche, Elettro-Siderurgiche ed Elettro-Meccaniche .

Rappresenta:
Un milione di tonnellate d'acciaio prodotte annualmente.
Due mi~ioni di tonnellate di materiali estratti.
Una forza di oltre 120.000 HP, installati nei soli suoi Stabilimenti Siderurgici,
E 50.000 operai impiegati.

Produce•
Ghise per affinazione e per fonderia, speciali per pezzi di macchine; ferro speculare;
Lingotti d'acciaio Martin e Bessemer; blooms, billettes, rotaie, materiale minuto d'armamènto di ogni profì:o e dimensione ferroviario e tranviario; tr~vi e profì!ati d'ogni genere e dimensione; lamiere e lamierini, bande nere zincate e stagnate (latta); moietta;
Getti in ghisa, in acciaio, in bronzo; tubi per condotte d'acqua e di gas e relativi pezzi speciali, punte di Parigi;
A ssali, mo~le, bolloni, filo lucido, ricotto, zincato, ramato, corda spinosa, funi metalliche.
Coke metallurgico e sottoprodotti: solfato ammonico, catrame, benzo~i. ecc.; Cemento di
loppa , carburo di Calcio, leghe siderurgiche e acciai speciali elettrici.

Per corrispondenze : "

I LVA ,, =

Per Telegrammi : '' IL YA , , Roma

=

ROMA, Corso Umberto I, J28

CJ elefoni

: 8-! 5 - I 7 -21 - 39-87 -· 87-21

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Corso Vitt. EDlan., 9

Piazza Castello, 5








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•FERRBRB
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FDbbrica
Lompade
Cbincoulierie
Rrlicoli
CDSHliDUbi

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Catalogo Generale Permanen te della Industria Tta.Liana.

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( ~ n rale Permanente della Industria ltaUana.

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0

43

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

[TRASPORTI -

a.vigaz. -

Automobili - Aviazione

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147- 8

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G nerale Permanente della Industri.a Italiana.

.

[T RASPORTI - Navigaz. - Automobili - A v ~

ANSALDO/
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GIORGIO

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I. I. I. »

[TRASPORTI - Naivigaz. - Automobili - Aviazione]

, nerale Permanente della Industria ltal.iana.

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di tipo p.(!sante ~er , b~st_iII?-~~ti, _mercantili .·.t: per: v~lieri_._:- . ·-'.~ostruzione di macchinari ausiliari, di armi subacquee, di accessori di scafo, ecc. - Cost:i;uzi~ne di t~nks (testuggip,i terre~tri)
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· e ;_di mot~ri .- ·per avi~zione:·

' .i: '
\ " A U T O C A F I PER T V S O L A ,, p er il Cantiere del M uggiano
I Il rammi .
1 " ME C H A ~ U R G O S - TOR I N O ,, p er le ()_fficine Meccaniche

l

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Catalogo Generale Per~anente della Industria Italiana.

SOCIETA'

.

[TRASPORTI •

av;gaz. - Automobili -

Av;.,;,,J

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per automobili - Molle per ferro vie
Molle per carrelli d'aeroplani, ecc.
155-6

48

Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è $empre utile citare le « l. I. I. >

.

'

SOCIETA

I

ITALIANA

FORNITRICE DEI GOVE.R NI
A LIANO, FRANCESE E
RUSSO

TORINO

LE
,,,,...._

HONE
110 H P
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Catalogo Generale

Permanente della Industria Italiana. è sempre utile citare le « I.

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49

Catalogo Genera:le Permanente della Industria Italiana.

'

[TRASPORTI - Navigaz. - Automobili - Aviazioni

1L CORTEO DEL PRE~
SIDENTE WILSON
·A TORINO
I postulati che il grande Statista e Pen- nando un continente in guerra, ha reso possatore di oltre oceano ha posto a base del sibile il compimento di quell'opera di unìfuturo reggimento internazionale, hanno tro- ficazione italiana, a cui il Piemonte aveva
vato eco profonda e possente nell' i!flJllen- nel secolo ,s corso dedicato sè stesso e che
sa e generosa ;anima popolare, che in essi il massimo dei suoi figli, Cavour, aveva con
spera e confida per l'inizio di una noveJla era nella storia u~ana, la quale consenta
ai popoli, riaffratellati in una pacè non insidiabile, d1 riprendere con tranquillo ammo
le antiche gare di lavoro ~ di progresso.
L •entusiasmo delle folle europee verso
l'uomo insigne è stato in Italia caratterizzato da una particolare unanimità e fervore
di consenso.
L'Italia ha scorto in lui il continuatore
dell 'idea di Mazzini, l'assertore sincero dei
grandi principi pei quali essa è sorta a dignità_di libera nazione.

genialità immortal iniziato e quasi condotto
a termine.
Noi crediamo non riuscirà 1iscara al pubblico italiano la visione della qui pubblicata
fotografia, riproducente ìl corteo presidenziale svolgentesi attraverso le. vie di Torino
su automobili della Società F I A T ,

la

quale ha avuto l'onore di porre venticinque
delle sue vetture di lusso a disposizione del
Presidente Wilson e delle Autorità convenute.
T aie fotografia è chiara testimonianza del-

E, non meno delle altre grandi città ita- la folla immensa plaudente in Torino a ~oliane, Torino si è sentita onorata ed altera lui che nella presente guerra ha saputo asdi accogliere \Voodrow Wilson fra le sue surgere ad una grandezza morale e spirituamura, :s alutando in lui l'uomo che, trasci- le che andrà oltre i secoli !

50

Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le cc I. I. I.

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. 11\logo Generale Permanente della Industria Italiana.

[TRASPORTI - Navigaz . - Automorbi1i - Aviazione}

Il corteo del Presidente Wilson attraverso le vie di Torino

SU,

autJmobili della:Società FIA T.

Catalogo Generale Permanente della 'Industria Italiana. è sempre utile citare le « 1. I. I.



>>

[TRASPORTI - Naivig.az. - AutomotbiLi - Aviazione}

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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TORINO

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I. I. I. »

53

Catalog~ Genera)e Permanente della Industria Italiana.

[TRASPORTI - Navigu. - Automobili - Aviazione)

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54

Nel mettersi in rapporto con

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[TRASPORTI - Na,vigaz. - Autom,01bi1i - Aviazione}

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nostri signori inserzionisti. è sempre utile citare le « l. I. I. »

55

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

[TRASPORTI - Navigaz. - Automobili - Aviazio

TORINO

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Catal-Ogo Generale Permanente della Industria Italiana.

[TRASPORTI -

a,vigaz. - Autom a.bili - Av.ia:zione

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Torino

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Decreto Ministeriale N. 127 - 16 Ottobre 1916
172

58

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avigaz. - Automobili - Aviazione}

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Catalogo Generale Permanente della Industria ltal.iana.

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Febbraio 1.919

IN COPERTINA:.
ALTE PERSONALITA' DELLE INDUSTRIE ITALIANE : Avv. G/OR<.,/0 OLIVETTI, uno degli Amministratori Delegati della Società Anonima « Ilva ».

NEL TESTO:
I - Rag. ANTONIO SANTINI, Amministratore delfa Ditta Figli di Silvio Santini di Ferrara .
Pag.
Il - L ' AVVENIRE INDUSTRIALE 1T ALIANO - Contrammira gìio ETTORE BRAVETTA .
>
Ili _ /L CONVEGNO DELLE FORZE PRODUTTRICI ITALIA E A BERGAMO . . . .
>
IV - PROBLEMI DI AS5/STENZA Et DI LAVORO - TERESA LABRIOLA • . . . . . • .
V - PER LA CONQUISTA DEI M~RCATI STRA IER I - OTTORINO PALoMBA , del R. Con>
solato Generale di Ginevra
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
VI - LI EE DI NAVIGAZIONE INTERNA E RELATIVI NATANTI - OTTAVIO MoREm,
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Presidente della Federazione Naz . Laureati Scuole Professionali . . . . . . .
VII - PER LA RINASCITA DELL'ARTE INDUSTRIALE: G. B. GIANO TTJ E L 'OPERA
SUA (con 15 illustrazioni) - Gumo MARANGONI , Deputato al Parlamento . . . . .
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. .

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Ili - LA GUERRA DI UN EDITORE (con 4 illustrazioni) -

.

.

.

.

. .

BACCIO BACCI •

(Proprietà riservata)



.





.

.

.

t

.11i prossinio nuniero delle I. I. I. sarà
di ECCEZIONALE IMPORTANZA

Esso· conterrà:

LAZZARO, VIENI FUORI!
·

Il Direttore
delle I. I. I.
.
.

GLI INDUSTRIALI ITALIANI DI FRONTE AGLI
INDUSTRIALI INGLESI
E FRANCESI
'

.

Il Direttore delle I. I. I .
.

FINANZA DI PACE
Edoardo Daneo
già Ministro _delle Finanze

LE OTTO
LAVORO

ORE DI
Federico

Flora

dell'Università di Roflla

DICE DEGLI

INSERZIONISTI

(I. I. I.. FASCICOLO J_ DI
rur g i che • Me• S.E.C.E., Bologna, 42.
r. • Meccaniche F.lli Mollica, Catania, 42.

FEBBRAIO

1919)

Elettriche

Assoc..iazione Naz. fra gli Ind. Società Generale Italiana Accumulatori Elettr., Milano, 147.
Croce, Milano (coperMecc. ed Affini, Mi1a.no , 42.
F. Henry Humbert, Genova, 42. Officine Elettro -Meccaniche, Rivarolo Ligure, 148.
lli, Spezia, I.
ln.g. V. Tedeschi e C. , Torino,
vant, Torino, 2.
Trasporti
149.
reda, Milano, 3.
Ernesto Corni Milano, 43.
S.l.M.E.R.A.C, Ferrara, 149.
1, Torino, 4.
Fonderie Officine Frejus - Auto- Società Italiana Telefoni Privae C., Genova, 5.
mobili Diatto, Torino, 44.
ti, fv1ilano, 149:

», Torino, 6.
Italiana Segmenti Fon- Ansaldo-San Giorgio, Torino, 4!i. 1=,odovico Lazzall (S. f:'aulo): b0:
Ansaldo - San Giorgio, Cantier~-R.T.E., A~~recchi razionali
hisa, Torino, '1.
Navale Muggiano (Spezia), 46.
Termo-Elettr1c1, Greco M ., 150.
Tanfaru, Bovisa, 8.
Ansaldo - San Giorgio, Spezia- Fausto Gagliardi, Porto Alegre,
usseau, Genova, 9.
Torino,
47.
150.
di Chivasso, IO.
Fabbrica di molle ed accessorii Tecnomasio Italiano Brown Boichelis, Torino, 11.
per rotabili, Torino, 48.
veri, Milano, 150.
Torino, 12.
Motori Gnome e Rhone, Torino,
a:zionaJe, Terni, 13.
Manifatturiere .
49.
Bongioanni, Mondo« Fiat », Torino, 50.
Pirelli, Milano (copertina).
Isotta
Fraschini,
Milano,
52.
T orino, 15.
Acciaierie « Fiat "• Torino, 53. Fratelli Cremasco, Torino, 151.
i Villar Perosa, 16.
Cantieri Aeronautici « Ansaklo "• The Eagle Pencil Comp., Lona , 17.
dra, 152.
54.
orino-Milano, 18.
Società Anonima Bonavita, Forlvio Santini, Ferrara, 19. SP A, Genova-Torino, 56.
ll, 153.
i e De Romano, Mi- Fratelli So1aro, Torino, 57.
Carrozzeria Alessio, Torino, 58. Manifattura e Commercio della
« Fibra Vulcanizzata )>,
Milano,
Belli
a
e
Nigra,
Torino,
58.
a~to, Torino, 21.
154.
Lloyd Transoceanico, Roma-FiFiren7.e, 22.
Fratelli
Ollivero,
Torino,
155.
renze, 59.
Torino. 23.
Ferdinando Paleari e Figli, LisBar'hieri e C., Castel- Navigazione Generale Italiana,
sone.
156.
Agenzia Milano, 59.
e (Bologna), 25:
R. Pola e C., Moncalieri, 157.
atelli Dell'Erra, Nova- Ettore Fautrero, Torino, 60.
I
Cinghie Massoni-Moroni, MilaPiaggio
e C., Sestri P ., 60.
I , 25.
no, 158.
Internaziona111 1111 11" M asch.-r..,a, Milano. 26. Unione Marittima
Cartiere A. Binda, Milano, 159.
le, Roma, 61.
, , ,..i
ltoiliana Macchine UtenSebastiano
Bocciardo e C ., GeS .A.C.A., Ortona a Mare, 61 .
1!1, M:tano, 26.
nova, 159.
Seb. Boser, Milano, 62.
r, Greco , Milano, 27.
Bosco
e
Marra
, Torino, 160.
Officine « Radio », Milano, 62.
I(, I 1.-•l-.,.rt. M;l,mo. 27.
Marcello Casarino, Genova, 160.
I , I~ . BoR~ e C., ToriPo, 28. Bardelli F . Oreste, Milano, 62. Corderia Nazionale già Carrena
Alfredo Lodi, Genova, 62.
1111 ,, nhi'l Merhanica e Impore Torre, Samoierdarena, 161.
Elefante e C. , Nanoli. 62.
I , lor"' de S. Panlo, 28.
lng. Nicola Romeo, Milano, 68. Curti Olivari e C., Genova, 161.
111,
C'li-a e C ., Torino, 29.
Manifatt. Piemontese di Spazzo111 ri e Fond,..,.ie di Valce- Docks Liguri, Genova, 176.
le, Grugliasco (Torino), 162.
« Sicilia "• Società di Navigazio' • 11~
Voltri. 29.
Pietro Ooerti, Torino, 162.
ne,
Palermo,
179.
iNie Danieli e C., Milano,
Ansrelo Sbarberi, Bologna, 162.
Fabbrica Italiana Pianoforti, Ton,., Franceschi e C.', Mi- Chim iche• Elettro c . rino, 163.
"30.
Colorificio Zonca, Venezia..T rie- Domen. Fraschini, Varese. 163.
"moli e C.. Milano, 31.
ste, 63.
Società Con<:iaria V alle Olona,
.. ~canica Agraria ,, , Mi- Bietenholz e Bosio, Torino, 63.
Varese, 163.
31 .
Società Ligure per l'ind. dell'a• Vaccari, In~. Galletto e C. , Piar.., J,.rrli. Firenze, 32.
cenza, 164.
cido tartarico, Genova, 63.
Mangiapan e C., Mila- Società Anonima Ossidi Metal- Società ltaEan'i Marchinario Pellici, Milano, 64.
lami ed Affini. Mil'lnO, 164.
. Ver,.ina. Volt?i, 33.
Lips V ago, Milano, 66.
Aristide Vedovati, M;Jano, 164.
rie Riun;,,._ MiJ.,no, 33. Profumeria Bertelli, Milano, 67. G. Scarzella e C ., Alessandria,
C .. Milano. 34.
164.
Elettrochimica Pornilio, Napoli,
.,,.fi, Milann. 34.
138.
Alberto Grazioli, Milano. 165.
R,.JestT", j\,1';1,.no, 35. Offic. Elettrochimiche dott. Ros- G. e A . F.lli. Stella, Milano,
C .• M;lQno. 3'>.
si, Milano, 139 .
165.
eccaniche Stigler, Mi- Società Elettrica ed Elettrochi- In'\'. Giov. Ansrelini, Milimo, 165.
mica del Ca.ffaro, Milano, 140. Pietro Rosa, Lonigo, 165.
i~'l Antonio Rusconi, Società Nazionale O!ii e Grassi, M ,..,.Jiefi r:,., F.lli Bevilacqua , To36.
Alessandria, 141.
rino, 172.
o e F;.,.1;0, Torino, •7. Fabbrica Italiana Lubrificanti ed
.. .-hi. M,.Jagoli e C.,
Tess i li
Affini, Genova, 142.
Rom:t. 37.
« Lion Noir " • Milano, 142.
a lo Belga « Alluminia ». Luigi Stoppani e C ., Milano, 143. Honegger e C ., Albino, 166.
31'.
R. Subina~hi e C., Milano, 143. Teçelagem de Seda ltalo-Branrio Panneggiani, Geno- SIGLA, Genova, 144.
zileira, S. Paulo, 167.
The Russell Oil Co., Birmin- Cotonif. di Ponte Lambro, 168.
p0ni, Milano, 39.
gham, 144.
Pellegrino Pontecorvo e C ., Pi1,
Milano. 39.
sa, 169.
M. Cappelli, Milano. 145.
anni, To•ino, 39.
« Ittiolo », Napoli, 145.
Stagionat. Sete, Milano. 169.
rletti, Milano, 39.
Metals e Chemical Corp., New Parravicini e C ., Como, 170.
!!'Ossola, 40.
York, 145.
Giovanni Rossi, Schio, 170.
tTasanta e C., Ales- « Magnesite >>,
Castigli ncello, Gio,dan,a Garello e C., Torino,

.,,,.,o e

Alimentari
Cinzano, Torino (copertina).
Soc. Lig. L omb. Zuccheri, Genova, 173.
« La
Commerciale Francioli »,
lntra, 174.
Fratelli Folonari, Brescia, 175.
Musi e Polon, Parma, 176.
Soc. An. Frigorifera Luigi Peschiera, Napoli, 177.
Società Parmigiana di Prodotti
Alimentari, Parma, 177.
Massardo Diana e C.. Sampierdarena, 177.
Favilla Lombardi e C., S. Pau•
lo, 178.
Luigi Bogoncelli e C., Treviso,

178.

.

V. Del Gaizo, S . Giovanni a Teduccio (Napoli), 178.
Fratelli Cancilla, Palermo, 178.
Anton. Zummo, Palermo, 179.
Fratelli Polli, Milano, 179.
l.,. Alberti, Benevento, !i'9.
G. Bonicelli e C., Alessandria,

179.
L. Calissano e Figli, Alba, 192.
Banche • Ass icuraz.
Compagnia del Mediterraneo, Roma-Firenze, IO I.
« Mundus "• Firenze, 101.
Banca Commerc. Italiana, Milano, 180.
Banco !tal. del Uruguay, Montevideo, 181.
Banco di Roma, Roma, 182,
Banca Bergamasca di Depositi e
Conti Corr., sede di Milano,

182.
Banca Milano, Milano, 182.
Ufficio di Assicurazioni Guido
Sforni, Genova, 183.
Società An. !tal. di Assic. contro gli lnfort., Milano, 184.
Credito Romano Esercenti , Roma, 184.
The Excess lnsur,artce Company
Ltd., Londra, 184.
Comp, Meridionale di Assicurazioni, Napoli, 185.
« Patria », Società Italiana di Assicurazioni, Milano, 185.
« Costanza », Soc. Italiana di Assicurazioni., Milano, 185.
E. Canali fu Carnillo, Genova,

T85.

V a rie • Rapprese nt.

Anglo-It.alian Commerciai A.gency, London, 24.
Belli e C ., Genova., 185.
Soc. Talco e Grafite Val Chisone, Pinerolo, 186. ·
Soc. !tal. Addizionatrice Burroughs, Milano, 187.
David Costaguta e C., Buenos
Aires, 188.
Alliaud Padre e Figlio, Pinero.
lo, 188.
Emilio P. Sibona, Torino, 189.
Moschetti, La Porta e C ., Porto
Alegre, 189.
Cosmo Mollica, Catania, 189.
A.
Santojanni e C., Valona, 189.
0.
145.
171.
a ndo, Torino, 40.
F . E. Mylius, Milano, 171.
E : Finetti e C., Milano, 190.
« Bhuma,.tic " • Genova. 146.
ing. A. Buroni, To- Ch. Lorilleux e C ., Milano, 146. G. B. Mariani, Gallarate, 171.
Bazoli e Hatton, Mi1a.no, 190.
Tricofìlina. Milano. 146.
Coton. di Solbiate, Milano, 171 . Giovanni Penotti, Torino, 190.
tini, Ferrara, 41 .
Menni e Galm"nini, Monza, 146. Tosi e Albini, Bergamo, 171.
S. Marcellino, Genova, 190.
C., Milano, 4I.
Dott. Pietro Calcagno, Torino Dott. O . Gagliacco, Monza, 172. « Mantua, Limitada », Lisboa,
uer, Milano, 41.
T elifi.cio Luigi Baroni, Milano,
191.
146.
' 41. .
M. F . lmbert, Nanoli, 14 6.
172.
Gaetano Boggiali, Milano, 191.
n e C., Milano, 42. M. F. Imbert, Napoli, 172.
Baragiola Pozzi e C., Como, 172. Micheli e C., Buenos Aires, 191.

SOCIETÀ ANONIMA ITALIANA

N I c ·o L ·.
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ED

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E

IDROGENO

ACCIAI

o ntrammira.Qlio 5Bore Bra.ve1ta.

e

L 'AVVENIRE
I NOUS TRIALE
I TAL .I AN O
n o dei maggiori e più moderni industriali del
tro paese, il Comm. Pio Perrone, Presidente
eI ll Società Ansaldo e di tutte le altre con quel
ollegate, uomo del quale nessuno, che non
i, in malafede, può negare il puro patriottismo
r I
grande conoscenza dei problemi eéonomici
politici dai quali dipende l'avvenire della Na1< n , ha pubblicato nella Rassegna Italiana un
•il r nte articolo, che è un vero grido d'angoscia
cl' llarme, ri:evando, che per quanto se ne sa,
'I · rattato di Londra non garantisce all'Italia,
Jll l giusto compenso della sua glor iosa e de1 i iva partecipazione alla guerra, quelle fonti di
ttt, t rie prime, che sono indispensabili al nostro
cliv nire e per noi necessarissime in quanto la
tura ci è stata matrigna, e nel nostro sottosuolo
110n esistono quei giacimenti di carbone, di fero di altri minerali, che formano la ricchezza e
, tituiscono le basi della potenza di altri più
l111lunati paesi. Giova sperare, che data la indi1 utibile
autorità e competenza dell'uomo da
1 ui
stato gettato questo grido d'a'larme, riesca
ti hiamare l'attenzione dei cittadini e del Gor rno soma gli importanti problemi ai quali il
< omm . Pio Perrone ha accennato e che a me
111 ra opportuno di delineare con maggior pre_
i ione.
110.

***
I minerali di ferro ed i combustibili essendo gli
I m n ti fondamentali del progresso e della rie-

• li zza, è assiomatico che i cambi amenti di posde ' le loro fonti principali, conseguenza
dell'esito della guerra, avranno sull 'avve11 0H
delle nazioni, che la fecero, delle conse11 nze e normi ; motivo per cui è assolutamente
ario che di esse sia tenuto il debito conto
trattative di pace, in relazione ai legittimi
I r ssi d el nostro Paese, che essendo, piaccia
11 n piaccia agli aperti nemici ed agli infidi
li, ti, uno dei massimi artefici della decisiva
t

I

vittoria, ha pienamente diritto di coglierne i
frutti, non rapinando o danneggiando gli altri,
ma assicurandosi i mezzi congrui allo sviluppo
di que:la grande politica di lavoro che può , essa
sola , dare un massimo incremento alla produzio_
ne, ai traffici, alla marina mercantile ; garentendo, insieme con la prosperità d~lla nazione, anche e specialmente quella delle benemerite classi operaie , come riconobbero saggiamente gli
stessi capi del Sindacato Metallurgici nel loro
recente congresso.
Di questi cambiamenti di possesso il più importante è quel~o che avrà luogo nei riguardi della Francia e della Germania, perchè questa dovrà discendere al secondo e forse anche al terzo
posto tra le nazioni industriali, mentre quella diventerà la maCYgior produttrice di minerali di
ferro in tutta l'Europa. A confermare questa
asserzione valgano, meglio di ogni discorso, alcune cifre.
Secondo un rapporto della Deutsche Eisen
und Stahl Industrie, pubblicato nel dicembre
del 1917, il distretto di Briey, ora rioccupato dai
Francesi, aveva dato a:la Germania, in tre anni
e mezzo, 11,5 milioni di tonn. di minerale, e la
sua produzione mensuale era, in quel torno, di
550 mila tonn. Al principio della guerra vi erano
nel Dipartimento della Meurthe e Mosella 89
alti forni, che nel 1912 produssero 3 ,41 mi~ioni
di tonn. di ghisa, mentre la produzione francese
fu in totale di 4,95 milioni; nonchè un numero
non precisato di forni da acciaio che ne fecero
2,21 milioni di tonn., essendo la produzione
comf lessiva stata di 4.44 milioni. Bisogna però
notare, che secondo una notizia pubblicata alcuni mesi addietro dalla Vossische Zeitung, tutti auesti forni, e specialmente gli alti forni, sarebbero poi stati demo1iti dai Tedeschi p er ricavarne del rottame di ferro , riducendo il t erritorio di Briey « ad un territorio isabitato della suJ
perfìcie di alcune miglia quadrate ». Ignoro s e e

71

LE 1... 1. I.
quanto siavi di vero in ciò, ma se anche non
potrà riattivare subito gli stabilimenti siderurgici di quel bacino, non vi è dubbio che la Francia riacquisterà con esso una ricchezza minera. ria di tanta importanza, che lo impadronirsene
fu uno dei principali scopi per cui la Germania
fece la guerra; ricchezza alla quale si aggiungerà
quella, non meno ingente,. dei giacimenti ferriferi della Lorena finora tedesca, la quale diede,
nel 1913, 21 , 136 milioni di tonn. di minerale. Per
farsi meglio un concetto esatto di ciò che significa il suo acquisto per la Francia e la sua perdita
per la Germania, bisogna considerare che questa produsse, in detto anno, appena 7.471 milioni di tonn di minerale; infatti, dei 49,94 milioni di t'onn. che gli stabilimenti siderurgici lavorarono in detto anno, 21,136 provenivano, come dissi, daJa Lorena; 7,333 dal Lussemburgo,
che faceva pa-rte dell'Unione doganale tedesca;
14 dall'estero. e cioè 4, 7 da Ha Francia, da Il' Algeria, dalla Tunisia, dalla Grecia, da Terranova,
complessivamente; 4,558 dalla Sv,e zia; 3,632 daL
la Spagna; 1, 11 dalla Russia. Ne consegue, che
la Germania ridotta alla sola produzione dei giacimenti indigeni, non solo vedrà le sue industrie
siderurgiche, meccaniche ed elettriche, discendere daff alta posizione che avevano, ma non potrà neppure meditare la rivincita e prepararsi ad
una guerra futura, il che sarà certamente un
grande vantaggio; quantunque non debbasi dimenticare, che le stesse cause producendo gli
stessi effetti, il mutamento delle condizioni potrebbe ridestare in Francia, con l'andare del
tempo, quei sentimenti imperialistici che furono
sempre in passato la base della sua politica e
io stimolo della sua condotta; sentimenti dei
quali una parte almeno della sua popolazione
non si è ancora spogliata.
·
La situazione della Germania sarà anche peggiorata dalla circostanzaa, che difficilmente essa
conserverà il controllo finanziario del Lussemburgo; mentre la suà importazione di m1nerali
di ferro sarà limitata dalla tendenza all' incremento della siderurgica nazionale manifestatasi
in vari paesi, che prima della guerra ne esportavano. Così, e per questo motivo, la Svezia riduce la sua esportazione dei minerali a basso tenore di fosforo, e la Spagna si accinge ad imitarne l'esempio; mentre i minerali di Terra Nuova e di Grecia hanno già trovato a:t:r;-i mercati.
Alla ora riacquistata ingente ricchezza di minerali di ferro la Francia aggiunge quella dei va-·
sti giaciment~ esistenti in Normandia; tuttavia
essa non potrà utilizzare in casa propria tutto
il minerale annualmente escavato, perchè, a
prescindere dalla distruzione degli alti forni di
cui sopra è cenno, non produce, nè può produrr-e, tutto il cok'e all'uopo necessario. E siccome la Germania è invece una grande produt-

72

'trice di coke, come quella che possiede immensi giacimenti di fossile, se a!la Francia non verrà fatto di procurarselo altrimenti, sarà probabilmente costretta a scambiare, come già prima
della guerra, il proprio minerale con il coke tedesco. Tuttavia, anche verificandosi questo caso, la Germani-a non potrà mai riacquistare l'antica sua posizione di colosso industriale, pur continuando ad essere una delle massime produttrici di carbone, del quale, prima della guerra,
essa scavava annualmente più di 234 milioni di
tonnellate; ossia il quinto de!la produzione mondia•: e : la qual cosa spiega perchè gli industri-ali
francesi abbiano chiesto che essa debba fare,
almeno in parte, il risarcimento dei danni di
guerra mediante manufatti (macchine e materia_
li lavorati) e materie prime, specialmente carbone e coke; mentre il Governo francese pretende
il bacino carbonifero della Sarre. Pretesa, questa, che deve çlestare la nostra attenzione, perchè è proprio tale bacino che prima della guerra forniva alle industrie de:l'Alta Italia la mag'gior parte del carbone da esse consumato.
Di fronte all'accrescimento di ricchezza mine•r aria della Francia ed aUa menomazione industriale della Germania, la posizione del nostro
Paese, il qua:e, come tutti riconoscono, per ricavare intero il profitto deHa vittoria, deve espii_
care una grande politica di lavoro e di produzione, sarà poco favorevole se non riusciremo ad
ottenere, per ovvie ragioni di giusto comuenso,
data la parte decisiva da noi avuta ne!resito
vittorioso della guerra, il controEo di una congrua porzione nelle sorgenti di materie prime
venute nelle mani dei nostri Alleati.
È noto che noi siamo poveri di m~niere di ferro e assolutamente privi di giacimenti di carbone.
Secondo le statistiche del 191 O, l'Elba produsse in quell'anno poco meno di 0,5 milioni di
tonn., mentre le rimanenti miniere di ferro, in
tutto 18, nelle provincie di Livorno, Novara,
Brescia e Bergamo non ne diedero complessivamente che 0,2 milioni. È vero, che durante la
guerra si è verificato un meravi~lioso risveglio
di energie minerarie. sicchè dal 1914 al 1918
i capitali impiegati nelle industrie estrattive, par.
te in quelle dei combustibi:i e parte nelle nuove
e vecchie miniere di ferro, crebbero di 173 mi1ioni : ma queste cifre e quelle delJa nostra produzione nostrana sono esigue di fronte al fabbisogno nostro. Lo stesso giacimento di Cogne,
importantissimo perchè fornisce magnetite purissima con tenore dal 50 al 65, e talvolta al 68
per cento di ferro, è stimato a I O milioni di tonn.,
mentre sono ancora più povere le miniere elbane. Pertanto, anche facendo le più larghe
previsioni suff aumento conseguito in questi ultimi anni nella produzione nazionale dei mine-

- - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - -

L'AVVENIRE INDUSTRIALE ITALIANO

h politica del ferro. Come disse un
egregio scrittore: « Se la Lega della Nazioni, alla
quale noi siamo invitati ~ partecipare, deve rappresentare una equiparazione di diritti di popoli
forti e deboli, ricchi e poveri, noi dobbiamo far
valere la nostra debolezza e povertà mineraria,
perchè siano colmate dal valore del contributo
di ricchezza che abbiamo portato nelreconomia
della guerra ·» ; la quale, aggiungo io, senza il nostro intervento avrebbe avuto un esito ben diverso.
Ma 1'èra del ferro è necessariamente anche
l'èra del carb_o ne e, in generale, dei combustibili fossili, che al nostro Paese mancano quasi
completamente, ed in modo speciale quelli di
maggior consumo e di maggior rendimento; quelli di cui la siderurgica e l'industria in generale
hanno più bisogno. L'lta:ia, che ha pochissime
miniere di ferro, soffre addirittura carestia di
combustibi,li, e non è una vieta frase rettorica
il dire che essa ha fame di ferro e di carbone ;
fame alla quale devesi provvedere adeguatam ente.
Pertanto il problema del carbone è, per il divenire del nostro Paese, non meno importante
del problema del ferro.

1,lli di ferro, appare chiaramente, che le nostre non faremo

ndizioni sono inadeguate allo sviluppo consirl revole che ebbero :e industrie meccaniche e
piu ancora a quello che dovranno avere, il p1Ù
1 lpidamente possibile, le costruzioni navali, neL
I considerazione che all'Italia, assai meglio e
, n più forte ragione che alla Germania, devesi
, I p:ica•r e il celebre motto : e< Il nostro avvenire
ul mare ».
La pro'duzione mondiale siderurgica, nel pe1 i do precedente la guerra, era, secondo i compnti p iù attèndibili, pari a 75,5 milioni di tonn.
d'accia,i o, de!le quali il 28,2 per cento era attri 1 uito alla Germania ed all'Austria con rErzevina; il 27,6 per cento alla Gran Brettagna
n la Russia, il Belli:po, il Canadà e le Indie; il
14,2 per cento agli Stati Uniti insieme con Sven 1, Giappone e Cina; essa, giusta le previsioni,
,I vrà salire a guerra finita almeno a 100 milioni
di tonn ., che basteranno appena per provvedere
li opere di ricostruzione ed alla necessità aso!uta di tenere in vita, trasformandole, le indut rie ch e hanno, durante la guerra, intensjfìcato
, cl unifi cato i propri mezzi di produzione. Si ve1 i 1 herà , pertanto, una vera· fame di minerale,
I, cui produzione dovrà, d'ahra parte, essere
111 ntenuta entro i limiti imposti da!la stessa e' onomia de:lo sfruttamento e ne consegue, che
11 , i numeros i ed importanti problemi tecnici,
1 olitici, m ilitari ed economici da discutere élu1 nte le trattative di pa-c e, uno dei più preoc1 llI
nti pel nostro Paese è quel:o del ferro, del
111
llo veramente sovrano, che avendo servìto
foggiare i più formidabili arnesi di guerra, dor l servire a produrre quelli di pace necessari
111 r hè tutti abbiano la prosperità ed il bçnes• 1
a cui hanno diritto , e che sono indispensa1,ili per rinsanguare le nazioni esauste dal lungo
• , n11flitto, ricostruendone i valori demoliti, risa11 rndone g:i organismi economici.
Infatti, mentre la Francia acquisterà, come si
v duto, u na ricchezza mineraria incalcolabile,
ran Bretagna, industrialmente più forte di
p1ima, disporrà dei tesori minerari immensi del1, u colonie , e gli Stati Uniti, c'he erano dei
, ,nplici prnduttori ·P,er i bisogni interni, si affer, 11 1 anno sui mercati mondiarli come i maggiori
I rtatori di costruzio·ni meccaniche : l'Italia
11', rimarrà povera di ferro , come una volta , se
il
verno non provvederà adeguatamente , pre11111 m ndosi in modo che il nostro Paese non ri111, 11
tagli ato fuor i del mercato di esso, e pre111 rndo al congresso della pace un completo
•r mma di rivendicazioni economiche , nel
, I il problema di tale metal:o sia , per quani riguarda, posto nettamente.
i a re veramente r e ra del ferro e deff acciaio,
11 Il quale il n ostro Paese non potrà prosperare ,
11 ppure vivere libero ed indipendente, se
e

***
La Natura matrigna ha negato quasi completamente a-:l' foalia il diamante nero, il prezioso e lemento che rinserra nelle sue molecole, allo
stato latente, l'energia termica accumulatasi nel
volgere dei millennii, durante le epoche preisto- ·
riche. Nel nostro sottosuolo sono aitresì scarsissimi i fi~on i d1 quel non meno prezioso elemento di ricchezza che è il petrolio , al quale la moderna industria riserva un cospicuo avvenire .
La gravità del problema dei combustibili fossili,
per quanto riguarda il• nostro Paese, è d imostrata assai meglio dalle cifre che dalle parole.
Secondo il Bollettino n. 3304 che il Comité
des Forges de France ha pubblicato nel 1915, lq
p roduzione mondia:e del carbon fossile fu, nel
1913, di 1216, 169 milioni di tonnellate metriche
(trascurando i rotti, in ciifre tonde) così ripartite :
Stati Uniti , 517,033 ; Inghilterra, 292,029; Germania , 194.511 ; Francia, 40,843 ; Russia, 33.824 ;
Be1gio , 22.841 ; Austria-U ngheria , 17,779; Giappone, 17.639 : Cina, 15.000; lnctie 14,94T ; Canadà, 13,709; Spagna , 4,015; altri paesi , 33.000.
In questi altri paesi è compre sa l'Italia, che nel
1913 produsse in tutto e per tutto 1.120 tonn. di
a ntracite ed importò complessivamente milioni
10,834 di tonn. di carbon fossile , dlei quali
O, 164 da'la Francia; 9,397 dalla Gran Bretagna;
0,093 dagli Stati Uniti. Sono c-if-re talmente significative, che ogni commento è davvero superfluo .
Per quanto si rifer,i sce agli anni successivi,

73 -

LE l. I. I. .

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fino al 1917 incluso, trovo nella statistica, per sto commercio e ci portino, come fecero nel 1915,.
circa 2 milioni di tonn. annualmente; ma tutto
quanto riguarda l'Italia, le cifre seguenti :
Importazione di carbon fossile in tonnellate. il rimanente, quasi 8 milioni di tonn., · più o
meno, ci ve.nrà ancora dalla Gran Bretagna, per1otale compreso chè gli industriali preferiscono iì carbone ingleDagli
Dalla
Dalla
Ann~ · Francia
il MDOn.:ì ar ahre se e ne conoscono .bene le marche, ben sapendo
Gran Brettagna
Stati Uniti
p1 ovenienze .,._
quali sono .. e più adatte ai vari impieghi.
1914 67.274 8.4-85.121
291.644 9.758.877
Attualmente il commercio del carbone. nei
1915 25.145 6.089.987 1.742.342 8.369.029 riguardi de1le forniture all'Italia ed alla Francia,
1916
4.030 6.997.113 1.056.741 8.065.041 è soggetto in Inghilterra a restrizioni, concretate
1917 19.633 1.563.305
451.065 5.037.497 al ·principio del 1916, che mentre limitarono la liLa produzione nazionale di antracite fu la se- bertà d'azione dei produttori, dei commercianti·
guente : nel 1914, tonn. 1.140; nel 1915, tonn. e deg.i armatori, ebbero ed ottennero lo scopo
9.314; ne: 1916, tonn. 18.544; nel 1917, tonn. di .g arentire la spedizione regolare ai due paesi
45.444, comprese in questa cifra 20.250 tonn. di di una quantità tale di combustibile, che impecarbone triassico. Pertanto essa è cresciuta in disse la paralisi delle industrie dedite alla produmodo sens .bi:e, per quanto sia rimasta di gran zione del materiale bellico e dei trasporti tenelunga insufficiente tanto nei riguardi del con- stri e marittimi. Contro questo regime, chiedensumo nazionale, quanto di fronte al!a deficien- done l'abolizione, sono insorti ora gli armatori,
za dell'importazione; deficienza che certamente desiderosi d i profittare deEa •g rande richiesta di
non fu compensata da 1.658. 963 tonn. di lignite navi e quindi degli alti noti; mentre se ne disin-.
iscavata nel 1917, rng.giungendo una produzione teressano i produttori, sapendo che i prezzi, fisben lontana da quella di 20 milioni di tonn ellate, sati per legge, dovranno rimanere inalterati fino
fissata da 5. E. Nitti, quale minima necessaria. a sei mesi dopo la conclusione della pace . InveCome si vede, il carbone proviene in massima ce i commercianti' di carbone vedono nell' imme•
parte da :a Gi:an Bretagna; f]Uantità notevoli, diata rimozione del controllo un grave pericolo,
quantunque mo!to inferiori alle importazioni in- perchè mentre ne trarrebbero notevole beneficio
glesi, ci venivano dalla Germania; mentre ne i compratori e consumatori stranieri, sarebbero
importavamo pochissimo da altri paesi, quali la limitati i profitti dei produttori ed esportatori briFrancia, l'Austria e la Russia, che pur ne pro- tannici, e ciò ritengono s ia da evitare, anche se
ducevano considerevolmente. La rottura dei rap- si determinasse un allargamento della clientela.
Di fronte a questo intrecciarsi di pressioni ed
porti con la Germania e la diminuita importazione britannica, ci spinsero nel 1914, e più an- interessi, il Governo lng!ese non ha ancora preso
cora nel 1915 e I 916, ad acquisti anche negli Sta- nessuna decisione e dovrà il nostro adoperarsi
ti Uniti, ma la scarsità di tonne!laggio e g!i altis- perchè la Gran Bretagna continui a darci quel1' amidhevole aiuto al quale abbiamo diritto, in
simi noli limitarono assai queste importazioni.
In cifre tonde, abbiamo speso, negli acquisti di cambio di -q uello che abbiamo dato ad essa nelcarbon fossile all'estero, 2 78 .2 milioni nel 1911 ; 1' abbattimento del suo più pericoloso rivale.
362 nel 1912; 389.1 nel 1913; 337.6 nel 1914; 289
Il tributo annuo enorme che paghiamo all 'enel 19 I 5; 1.435.5 nel 1916; 896.6 nel 1917; ossia stero per il carbon fossile, può essere diminuito
3987 milioni in sette anni; tributo enorme da noi soltanto mercè l'adozione di tutti i mezzi tecnici
pagato ad altre nazioni, che 11' opera del Gover- suggeriti dalla scienza per sfruttare i combustibili
no dovrebbe tendere a far diminuire.
fossili di qualunque genexe meglio di quanto si è
È d ·fficile far previsioni per l'avvenire; ma fattò finora, ricavandone il massimo rendimento;
non sembra possibile che il consumo del carbo- nonchè intensificando la produzione dei combune possa mantenersi al ristretto limite a cui è sce- stibili nazionali; utilizzando in tutti i modi possiso nel 191 7, è probabile invece che salga verso i bili l 'enérgia termoelettrica · ottenibile mediante
12 milioni di tonnellate, come, del resto, disse impianti idroe!ettrici; acquistando il dominio di
S. E. Vi~la alla Camera. Una parte di esse, forse qualcuno dei bacini carboniferi del Mediterraneo,
2 milioni di tonn., rpotremo averle per via di ter- o quanto meno un'influenza pre-ponderante.
ra, dal bac~no francese della Sarre, oppure dal
Bruciare, come si è fatto finora, il carbone ditedesco della Ruhr, e probabilmente costerà una rettamente nei forni delle caldaie, è un'eresia
sessantina di franchi oro la tonneJlata, reso in Ita- economica éd ormai si impone l'impiego, in tutti
lia. È anzi da augurarsi, che la Germania debba i casi in cui .esso è .possibile, del -gas, con il repag-arci con tanto carbone ed altre materie prime cupero dei sottoprodotti, oppure del carbone pull'indennità che ci deve in compenso delle deva- verolento; come pure l'uso di tutti i mezzi adatti
stazioni e dei sacciheg'gÌ commessi dalle sue orde per consumare con profitto i così detti combustiin casa nostra. Può altresì darsi, che gli Stati U- bi~i poveri. Ma è questo un argomento così vaniti trovino il loro interesse a partecipare in que- sto, che nel breve ambito di un articolo, biso•

74

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L'AVVENIR E INDUSTRIALE LTALIANO

na limitarsi a fame .u n fuggevo:e cenno. Certo è, Eraclea, nella cui parte occidentale, secondo gli
h soltanto mediante l' adoz~one di questi siste- studi già fatti, dovrebbe essere costruito un am11 i p erfezionati, potremo trar profitto delle ligniti pio e sicuro porto, co!legato alle ferrovie deldelle torbe, che si trovano in Italia in quan- l'Anatolia con un tronco di cui saTehbe capot il' considerevole e possono contribuire a risol- linea.
v re l'arduo problema. In Italia si aprono tutti i
Come potrebbe l'Italia acquistare un condomimomen ti de lle miniere di lignite; ma molte, il nio di questo impo1rtante bacino carbonife ro?
t ui rendimento è scarso, sono destinate a ohiu- Semplicemente subentrando alla Società Charcl r i non appena ribasserà il prezzo di tale com- bonnages de Bender Eregli, che nonostante il no lm t1bile, come è inevitabile ribassando quello me francese, è prettamente tedesca. Delle 900
cl I c ar.b one .
mila tonn. scavate prima della ·g uerra, 300 mila
le} 1916, ultimo anno peir il quale si posseg- appartenevano a questa Società, che faceva cen, no i dati analitici, si conoscevano nel nostro tro alùa baia dì Eraclea e patrocinava la costruzio1 se 148 miniere produttive di combustrbili fos- ne del por to e della ferrovia di collegamentb di
. ili e 76 non attive, le prime del:e quali diedero cui ho detto sopra; mentre 500.000 e rano della
1. 282. 819 tonn. di lignite e, come già ho detto, Société d'Héraclée, franoo-italiana, e le rima18.544 tonn. di antracite. Di queste esistono in nenti di diverse minori imprese private. Queste
S rdegna giacimenti non ancÒra sfruttati, i qua- due Società tendevano, naturalmente , ad assorli, secondo !e autor evoli valutazioni, potrebbero bire gradualmente queste picco!e imprese , ripard me 100 mila tonn. l'anno per venti anni; una tendosi il dominio dell'intero bacino. La Société
eia d'acqua in mezzo al mare.
d'Héraclée, essendo proprietaria del porto di
Le ligniti e le torbe, sebbene abbiano uno scar- Zonguldak, dove imbarcava il proprio car bone ,
p otere calorifero in confronto del vero car- m irava a d i mp adronirsi d i tutte le m iniere fa ne fo ssile e non siano in molti casi atte a so- centi centro in esse .
I iLuir lo , possono nondimeno emanciparci in parÈ noto che !a p artecip azione de l capitale italt d al tributo che paghiamo all'estero, purchè liano nella Société d'Héraclée avvenne soltanto
i no c onvenientemente adoperate ; ad esempio , attraverso molte per ·pezie, le quali è inuti!e rieli til!andole sul posto , vicino alla minier a; ;ricu- voca re ora ch e l'alleanza italo-fu-ancese , suggelP randon e tutti i possibili sottoprodotti ed ado- lata con il sangue su tanti campi d i battaglia .
J rand one il gas per riscaldamento del1e caldaie e l' interesse comune all ' Italia e aEa F r ancia di
cl i impian ti termo-elettrici, che mandino a distan- scacciare la German ia da tutte le posizioni straz l'energia prodotta.
' tegiche commercia li ed industriali conquistate
a necessità di procacciare al paese delle mi- 1prima d ei}la gru.erra, dovm bbe rend er fa c~le aEe
re di car bo ne si impone pertanto con lumi- d u e azioni un ' intesa circa un'equa ripartizione
11
evidenza, ed esaminando quale sia il ha- del grandioso bacino carbonifero d'Eraclea, de ino carbonifero che più conve:rirebbe al no- stinato ad assumere una grandissima impor tan1ro paese , viene naturale di pensare a quello za quale sorgente di carbone per il M editerraneo
d 'Frac:e a. in Asia Minor e , sulla costa meridio- in gener ale e l'Ita lia in particolare. La Turchia ,
11 I del Mar
ero , già conosciuto per circa 150 che aveva sottoposto le r egioni dove si trova il
h ilo metri di lunghezza, e per una profondità bacino al regi~e speciale dei heni religiosi (Vad I quasi I O km., a partire dalla spiaggia che si kuf), non potrà certamente opporsi a lla volontà
II mga fr a le baie di Eraclea e di Kidrns.
dei vin citori, i quali sapranno, come vuole giuln questo bacino si trova un carbone da gas stizia, salva<ZUardarne gli interessi . megJ o dei
, lun ga fiamma, che produce un ottimo coke suoi ex padroni tedeschi e recarle un c onsideI1,1rgico ed il cui potere calorifico è u guale revol~ vantaggio, mette.n do in valore delle ricue llo d i un buon Newc astle ; però la coltiva- ch ezz~ naturali che essa è incapace di far .fu-uti n dei d iversi giacimenti è , per ragioni che tare.
bbe lu n go e vano esporre , alquanto costosa.
È notevole, e forse anche s-ignificativo , alla lu- ·
111ll via , è noto, ohe aEo scoppio della guerra ce degli avvenimenti successivi , il fatto che le inI
roduzione annua del bacino coltivato era .di stal:azioni portuarie d i Z onguldak e gli impian00 m ila tonn ., destin ata a crescere fino ad un ti tutti de:la Société d'Héraclée, costru zioni ci111 ilione , n on appena u!timati i lavori in cor so per vili , forni a coke, fabbrica di mattonelle, ecc .,
d i n re un maggiore rendi mento. Il combustib'- furono ripetutamente cannoneggiati d alla flotta
I,
vato e ra caricato in ragione d i 3 mila tonn . russa , con danni valutaf a m ilioni; laddove quelI i rno, specialmente nel porto di Zonguldak, a li contigui, della Socie tà tedesca, r imasero in' 1 to mig] ia nautiche dal Bosforo, ed in quelli columi l
111 i11 ridi E.re g~i e Kozlou; ma quando fosse con***
n' n temente risolto il problema dei trasporti
Le altre fonti di materie prime, nelle qua li
1 t r ra e per mar e. reso difficile da1la configui n del suoJo e dalla costa inospitale, il vero l'lta~ia dovrebbe av e·r e una partecipazione adet\l r marinaresco del bacino sarebbe la baja ~i guata , sono quelle della Russia meridionale e

t

75

LE I. I. I. - - = = =



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della Crimea, che destarono prima della guerra la concupiscenza dei Tedeschi, i quali certamente non· hanno rinunciato al progetto di accaparrarsele.
Il carbone abbonda nella Russia me:ridiona1e
e se ne trova altresì nel Caucaso, negli Urali e
nella Polonia, dove i Tedeschi sfruttavano il bacino della Dombrowa, che nel 1913 ne fornì circa 7 milioni di tonnellate.
Ma il bacino di gran lunga più importante e
perfettamente attrezzato è que:lo del Don, il Donetz, dhe nel I 9 I 4 fornì 27 milioni di tonne!late
di c,arbone; cioè qualche cosa più dei quattro
quinti dell'intiera produzione russa. Queste miniere di carbone, essendo vicine ad importanti
giacimenti ferriferi, realizzano le condiz•;oni ideali cieli' industria moderna, la quale vuole che gli
impianti siderrurgici sorgano a fianco dei pozzi
onde si estrae il carbone, e ne consegue che il
Donetz ha un'attività di produzione considerevole. dimostrata dal fatto, che nel 1913 produceva
più d ì 3 mi:ioni di tonnellate di ghisa e più di 2
milioni d i tonnellate d'acciaio Martin. I porti di
Rostof e d i icolaief nel Mar Nero si prestano
b ene a} caricò dei materiali prodotti , sicchè le
concessioni di Eraclea da una parte e quelle del
Donelz dall'altra, darebbero un ammirevole incremento alla nostra marina mercantile, la quale
1·iprendereihbe più intensamente quei traffici con
i porti del Mar Nero, dei qual1 aveva un giorno
quasi il monopolio.
.
·è· bisogna dimenticare i giacimenti d i ferro
de i quali è r:icca la Crimea settentrionale; quelli
cioè di Krivo:iro g, ne~' ansa del Dnieper, con il
verti ce ad Ekaterinoslaw. Nel 1913 le miniere di
~ivoi'rog, i! cui minerale è specia1mente ematite con il tenore medio del 66 %, fornirono 6.4
milioni di tonn. di m inerale. A~tre miniere di
ferro meno importanti si trovano -all'estremità
della Crimea, nel~a penisola di Kertoh; nel 1913
·hanno dato 0.5 milioni d i tonnellate d' minerale .
ln questo baci.no, carbonifero e ferrifero contemporaneamente , sono instaEati alcuni poten •
ti impianti siderurgici , i più importanti dei. qual i, quelli de~la Società DnieperoVlana, hanno
fornito, nd 1913, 536.000 tonn. di ghisa, 252.000
tonn. d'acciaio Martin e 138.000 tonn. d' accjaio
· Bessemer. Ne] sobborgo settentrion.~~e d i Ekaterinoslaw sorgono g~i S,tabilimenti della Società
Briansk, che nel 1913 hanno prodotto 410. 600
tonn. di ghisa e 201.500 tonn. di acciaio Martin.
L'Italia dovrebbe altresì avere la sua parte
dei giacimenti minernri marocchini, intorno aì
quali non si hanno ancora dei dati sufficientemente precisi ; come pure è necessario assicurare a:la nostra industria siderurgica una congrua
fornitura di manganese.
È noto che il manganese fa parte di quel
gruppo di metalli speciali (cromo, tungsteno,
vanadio , ecc.) dei :<JUali si serve la siderurgia a

76

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cag.ione delle qualità speciali che la loro lega
con l'acciaio conferisce al prodotto risultante. Ed
è pure noto, che il manganese occupa una parte cospicua nel:a sideirurgia, permettendo la desulforazione e la d isossidazione dei bagni di acciaio fuso prima della co!ata, sicchè si ottiene
un meta]o sano, resistente, mal:ea•b ile e di migliori qualità meccaniche.
La Russia è il più potente produttore di manganese del mondo; Ja sua produzione è pari al
54 % della quantità di tale metallo scavato nei
due emisferi.
I principali g,iacimenti di manganese sono nella Transcaucasia , fra TiRis e Batum, e nel 1913
la produzione delle miniere caucasiche raggiunse
I, 1 m ilioni di tonnellate di m 1nerale. A fianco
dei giacimenti del Caucaso sonvi quelli di Nicopo1, nella valle del Dnieper , a .l ibeccio di
Ekaterinoslaw e non lontano dal bacino del Donetz. In due de~le imprese ohe sfruttano questi
giacimenti, la Società , icopol e la Società Dnieperoviana, predominano i capitali francesi; ma
nella terza, la Società Mineraria ed Industriale
di Ekaterinoslaw, hanno la prevalenza i capitali tedeschi, ai quali ·si dovrebbero sostituire i nostri. I giacimenti di Nicopol possono dare 20 .000
tonn. di metallo puro annualmente.

***
Non è possibile, nell'ambito necessariamente
limitato di un articolo di r ivista, spec'ficare tutte le nostre necessità , e bisogna necessariamente limitarsi ad accennar e so!tanto le principali.
Tuttavia , prima di terminare queste brevi note, ·
credo opportuno di rammentare , che la nostra
industria sente anche i! ,bisog no di rame e petrolio.
Per il rame r icorreremo, come durante la guerra, aea produzione straniera, con il vantaggio
però, che ricomparirà sul mercato queEo di produzione russa, finora accaparrato dalla Germania. Produzione non trascurabile , perchè nel
1913 le m iniere di rame degli Urali diedero
17.282 tonn. di metallo puro, il 51 % de!la produzione russa; quelle del Caucaso ne fornirono
quasi l 0.000 tonnellate e que!le della Siberia,
nel 1914, 5616 tonnellate.
Per il petrolio sarebbern opportune eque intese con la Rumenia, alla quale l'Italia assicurerebbe in compenso la for nitura del carhone
prodotto nel bacino di Eraclea; nondhè alcune
partecipazioni di capitale italiano nelle Società
che sfruttano i giacimenti petroliferi russi.
È noto che prima della guerra la Russia teneva il secondo posto ne!la produzione mondiale
del petro~io, su1bito dopo gli Stati Uniti, con 9 ,25
milioni di tonnellate. Il Caucaso è il principale, si può dire l'unico produttore di nafta, con
8,8 mil.ioni di tonnellate annualmente, in con-

== -~==-------------- -

L'AVVENIRE INDUSTRIALE lTALIANO

del!e 271.000 estratte dai pozzi degli U- spensabili al:a nostra esistenza ed espansione. i
mezzi finanziari indispensabili a superare il peregione caucasica, assai ricca di petrolio, riodo critico miziale. Le Potenze Alleate, sertita in tre bacini petroliferi, il più impor- guendo una linea di condotta diffe1ente, farebdei quali, que!lo d i Baku, fornisce da so- bero, come ha ~critto il comm. Pio Perrone,
111 il 78% della produzione russa, ossia 7, 138 « un triste giuoco che potrebbe portare frutti a11dli ni di tonn.; il resto essendo fornito dal baci- ma;ri per tutti, e darebbe presa intanto a quel110 di Grosniy : 1,6 milioni di tonnel:ate e da la superstite tedescofilia nostrana, che nella tra111 l!o di Haìkop; 65.000 tonnellate. Importanti gica situazione in cui versiamo, va già sussurranm o i giacimenti co!tivati sulla costa di levante do come non ci resti aJtro scampo se non rivoli l mar Caspio, nell'isola di Thelekon e di- gerci di nuovo verso i nostri nemici per ristabi1 impetto ad essa; tuttavia la costa di ponente lire quell' equi:ibrio economico che pare ci si neai più ricca e vi si trova del petrolio a mez- gihi dagli amici ».
'
giorno di Bakii, nel monte di Kurov-Dag, nelOsserva l'illustre uomo, che « sembra fatto apl colline di Zaba-Zanan, nei dinto.rni di Da- posta per distrarci dalla considerazione dei più
, h wad e di Alliato, ecc. Ma gli affioramenti che gravi e fondamentali problemi della nostra esi> o sfruttati più intensamente e costituiscono la stenza e del nostro avvenire, il continuare che
1i
hezza di Baku, sono raggruppati ne~la peni- si fa, a sventolarci sugli occhi il drappo rosso
l di Apcheron e nell'isola vicina di Sviatoi, del:a Jugoslavia ».
·
, i ola Santa.
Egli aggiunge che « la situazione è gravissiumerose sono le Società esercenti i pozzi pe- ma, perchè la imprevidenza nostra è stata inI r liferi di Baku; una parte di esse appartengono commensurabi:e; prova ne sia, ad esempio, la
li lng!esi, ma a quanto sembra le più potenti mancanza di ogni convenzione relativamente ai
t
pecialmente la obel, sono nelle mani di ca- noli, il che, durante la guerra, c'è costato nien1 italisti tedeschi, ai quali si dovrebbero togliere, temeno che nove mi!iardi in OII'o. È ne~essario
titolo di compenso dei panneggiamenti di che, sinchè ancora si è in tempo, la realtà, che
uerra.
infine ci è nota nella sua crudezza, sia virilmenAg.giungerò che i giacimenti petro~iferi di Ba- te guardata in faccia ».
u so no col!egati mediante una buona rete ferro- · « Nel nostro Paese, ove non il pensiero e l' a iaria ai porti di Dotchi, Batum, Novorossik e zione, ma ~e parole segnano i destini, una frase
l ostof del Mar ero.
quella della « po!itica delle· mani nette », ci con***
dannò per mo:ti decenni aE 'inferiorità politica
ed alla povertà economica . Badiamo che quel
E d ora, ritornando all'articolo da cm presi fato non sia ribadito ora da un'altra frase, che
m osse, unirò la mia debole voce a quella, sm:citò a suo tempo tanto clamore d'applausi,
sai autorevole, del comm. Pio Perrone, per ma può cagionare nelr avveni;re a:la Patria lutti
mspicare che le Potenze con le quali dividem- e rovine infinite: l'Italia non mercanteggia n.
Ci associamo a queste giuste cons·derazioni,
mo il g-rave peso de:la ,g uerra e che aiutammo,
on mille sacrifici, a vincere il nemico comune, augurando che gli uomini ai quali l'Italia ha
ividano con noi i vantaggi della vittoria, ci as- commesso il delicatissimo compito di tutelare i
icurino l'avvenire al quale abbiamo diritto. È suoi interessi al Congresso della Pace, si lascino
n cessario che l'Italia non ridiventi la grande guidare esclusivamente da ·questi, astraendo da
proletaria cantata dal Pascoli; è necessrurio che ogni utopia umanitaria ed internazionalista ohe
·
i siano garantiti ~li elementi economici indi- possa comunque compr ometterli.
Contrammiraglio

Ettore

Bravetta

IL CONVEGNO' DELLE
FORZE PRODUTTRICI
ITALIANE A BERGAMO
Promosso da poche persone, animate da tita- vorevolmente noti per intelligenza, per energia
nica fede nell'avvenire industriale ed economico e prestigio morale nel campo delle nostre indudel:a Na21ione, preparato ab~lmente con una ef- strie, e che sono preciisamente i Si~nori Comficace propaganda quotidiana preventiva, si svoL mendator Ettore Candiani, Comm. Mylius, Case a Bergamo, la fine del mese scorso, un con- V<:tlier Ambiveri della · Camera di Commercio di
gresso d'industriali quivi convenuti da ogni re- Bergamo, lng. Lombardi, Cav. Uff. Spigno della
gione d'Italia. la cui cronaca si riassume in po- Camera di Commercio di Genova, ed in qualità
chissime parole: uno strepitoso successo. Val- di segretar.i i: gli Avv. Costa e Gulinelli.
gano ad attestarlo queste cifre, più d'ogni a tro
LE CONCLUSIONI DELL'INdire eloquenti : al congresso parteciparono 350
GEGNER LOMBARDI
industria:i e aderirono 700 sodalizi, rappresentanti insieme 3 miliardi di capitale, due milioni
di operai.
L'ing. Lombardi pr.e mette che è stata attesa
Scopo dell'agitazione fu quello di stigmatizza- invano qualsiasi politica eéonomica dal giorno
re l 'attua!e indirizzo politico ed economico deil auspicale de[' armistizio di Villa Giusti, mentre
Governo, e di sottrarre il paese dalla cieca e ancora i telegrammi arrivano per posta, i vagoni
sconsigliata politica che esso sta svolgendo im- servono ai viaggi dei prigionieri austriaci, le merperturbabilmente con danno e pericolo della Na- ci sono immobilizzate nei magazzini, le industrie
zione, la quale v,ede così sfuggirsi di mano i frut- sono senza materia prima e non possono spedire
ti della sua strepitosa vittoria, ottenuta a prezzo i prodot!i finiti, il Paese è acefalo, e questa
di immensi sacrifici di grandi lutti e del sangue mancanza di comando e di direzione si traduce
più puro e generos~ dei suoi figli migliori.
in una ~issennat~zza genei:a1Ie eh.e fa cambiar~
Noi, che sulle colonne di questa periodico da • da un giorno all altro la lmea d1 condotta dei
pi:i di due anni andiamo sistematiicamente svol- ma~giori giornali, e che getta gli ouerni in sciogendo una tale campagna, ed abbiamo, in ogni p~ri improvvisi, dettati non tanto dag-li inter~ssi
occasione, anche brutalmente, segnalato più di d1 classe, quanto dalla concorrenza demagogica
quanto fu detto nei convegno di • Bergamo dai che si stanno facendo i sindaca~isti da una parte,
diversi oratori, non possiamo che ra'legrarci sin- e la confederazione del lavoro dair altra nella
ceramente di queste manifestazioni; e vediamo i:rpminenza delle elezioni.
non ·senza un certo <Sentimento di orgoglio, che
Ebbene, per novanta giorni si è fatto di tutto
gli industriali italiani si mettono finalmente, vi- per impedire di lavorare. Una sequela di deribus unitis, su quella via maestra che loro ad- creti inqualificabili, che oggi limitavano un raditammo, e verso la quale con fede crescente li mo . dom~ni un altro df>lla nostra attività, hanno
spingemmo sin datl sorgere di questa Rivista,. la operato il miracolo dell'inerzia di una Italia: diquale della stretta unione delle forze produttri- namica e fattiva.
oi del paese fece uno dei principali capisaldi
Per novanta giorni &ono stati fomit'l tutti i
assiomatici del suo grandioso programma.
suggerimenti, tutti i consigli, tutti i pareri più
· Con vivo compiacimento riportiamo, perciò, oggettivi, perchè fosse salva l'economia del Paealcuni brani conclusivi della magistrale relazione se. Risme di memoriali sono partiti per Roma.
che l'Ing. Màrio Lombardi di Milano, uno dei Montagn,e di ordini del giorno sono stati presenpromotori più tenaci e più fattivi dell'agitazione, tati ai Ministri così detti competenti, e nulla è
lesse all'assero blea, e l'ordine deil giorno che al- stato ottenuto. Tutto venne esperito. tutto.
1'approvazione di essa fu presentato dal Comita- Si è perfino cercato di fare una cultura into promotore.
dustriale ai nostri deputati, che parvero non caNutriamo poi ferma speranza che l'agitazione pirne nulla, forse perchè anche loro nelrimmisi mantenga viva e tenace, come, del resto, si è nenza del]~ e-'ezioni. Alle continue richieste ~i ~ogià prefiss.1 come suo scopo principa,l e la Com- no opposti, da una burocrazia mail pagata, tarda
missione nominata ·a tal uopo in seno al 'assem- ed ,i rresponsabile, che ha il regolamento al poblea, e di cui fanno parte industriali tra i più fa- sto del cervello, i decreti del tempo di guellra.

78

= = = = = IL

CONVEGNO DELLE FORZE PRODUTTRICI

dopo aver esaminato la legislazione di guern elle sue ripercussioni, il grave problema dei
p orti che appare, e non è, inso-lubile,. a pat1( d i inte]i,gente disciplina; ed aver portato la
1 itica ai minacciati Monopolii in una atmosfe,. di dignitosa obiettività, qua~ si conviene a
, hi p repone ai proprii, gli interessi della patria,
t1 tualmente con~lude:
Ho cercato di lumeggiare in brevi tratti i proI I mi che ci hanno qui riun-i,ti e che possono
11
umersi in quattro punti: materie prime, traI orti, esportazioni e pagamenti.
, u questi temi mi auguro che la discussione
la più riassuntiva e la più efficace possibile;
1 no i temi che compendiano le angustie per le
q11 li noi tutti soffriamo.
Noi tutti, ed intendo con noi, anche quei pro, li1 t tori e collaboratori nostri che sono gli operai.
I he settimane fa, a Roma, fu data la dimol I zione che fra industriali ed operai gli inte,, i non sono sempre divergenti, ma che indu11 i· li ed operai possono e debbono unirsi sopra11111 quando l'industria è iri pericolo.
oi andiamo oggi verso il grande sindacato
111 lu tria~e. e probabilmente verso il sindacato
I b le che assorbirà principali e maestranza di
tessa specialità.
Jna dottrina tedesca ha voluto, per troppo·
I 111 o, scindere g:i interessi degli industriali da
1111 Ili d ei loro operai. Ed agli operai, ai quali
111 i 1( gano i ricordi di una comune attività duraP r molti anni, io vorrei dire una parnla; se
1 eI vono scindere gli interessi di' una industria,
,., , basta la divisione semplicista fra padroni e
I r i.
è una terza classe, che sta fra i padro1 1 gli operai e che mai sempre, attraverso la
t iu, ha fornito la scienza, l'energia, ed è stata
1 i11 t di progresso per gli uni e per gli a1ltri. A
fil
I,\ classe, io che vi parlo, ho ronore di api ti 11 re. E questa classe non h"- mai sognato,
he m olto può, di divellere l'interesse procl quello dei suoi due collaboratori natuvuol fare opera di persuasione e di uniona oggi, davanti al pericolo che incombe.
i o ccorre ancor una volta, e non lasciare
questa manifestazione, che considera og_
1J
b e mi del momento, ma che deve protrar' 1 un· azione seguita, ed essere la prima di
II mga serie di riunioni che vigilino sul nol oro nazionale, e siano spinta a rettamene per tutti noi e per lo Stato, e spinta
formazione dei grandi nuclei industriali
1



quando sorsero· portenti
da le sete e dalle lane,
le loggie popolane
vider Giano e l'Alighier.

ITALIANE

A

BERGAMO

L' A vv. Guiinelli dà poi lettura dell'ordine del
giorno proposto dal Comitato promotore, e che,
dopo brevi considerazioni d ·ordine generale, si
riassume nei seguenti postulati :

L'ORDINE DEL GIORNO.
Gl'intervenuti invitano il Governo, se non vuoJ
Tendersi responsabile dell'irreparabile rovina det
fa Nazione, a meg:io uniformare la politica economica dello Stato agli urgenti bisogni della Nazione; e sopra tutto:
« I • - Ad affrettare il -r ipristino della vita economica normale, ed a restituire a!1' industria
ed al commercio piena libertà d'azione;
« 2. - Ad ispirare la politica finanziaria dello
Stato ad intenti più conformi a~le necessità del
momento, tenendo presente che il colpire i mezzi di produzion ne inaridisce ed estingue la
fecondità.
.
cc 3. - Ad evitare la creazione di nuovi organismi burocratici, dei quali non è in alcuna
guisa sentita la necessi.tà, mentre generale è la
persuasione che convenga ridurre il numero dei
funzionari de[o Stato.
« 4. - A riorganizzare senza ritardo i servizi
di trasporto, specia1lmente suLe principali linee,
in rapporto alle urgentissime ed improrogabili
necessità. de!l'industria e del commercio.
« 5. - A dirimere, colla celerità imposta dall'urgenza, le incertezz·e riflettenti i,l rifornimento,
la distribuzione ed il prezzo delle materie prime.
cc 6. - A favorire il movimento di esportazione, sostituendo una politica che a•r ditamente lo
incoraggi, a quella che oggi inconsultamente lo
deprime; ed in particolar modo, ad aiutare gl' industriali nei tentativi di affermarsi su n:uovi mercati
cc 7. A sviluppare, con un· acconcia legislazione, la marina mercantile italiana, rendendola
degna deHe • sue tradizioni, capace d'assolvere
il compito c'he l'avvenire della Nazione le affida,
sì che la totalità, o quasi, del nostro traffico, sia
ad essa appoggiato.
« 8: - Ad eseguire senza ritardi, che si ripercuotono in modo dannosissimo sull'intero ambiente finanziario ita,l iano, ed offendono la dignità della Nazione, i1 pagamento dei crediti
che per fatto e ragione della guerra le industrie
private vant no verso lo Stato ».
L'Assemblea ha, infine, affermato la necessità che l'iniziata · agitazione non abbia ad arrestarsi all'avvenuto Congresso, ma venga continuata cor a più intensa alacrità attraverso altri
centri deea vita economica italiana. Perciò ha
dato incaricò al suo Presidente di procedere alla nomina di una Commissione di cinque Membri, che avvisino ai mezzi tecnici e finanziarii più
efficaci al raggiung'mento dello scopo, ed invitino
le Forze Produttrici Italiane ad una nuova riunione entro il febbraio 1919.

L'ALIMENTAZIONE

L' I T A L I A L'AGRICOLTUR
ELETTRICA ITALIAN
ILLUSTRAT

Ra segna men ile politica, cientifica
tecnica, economica della produzione
alimentare italiana
Ra e na men ile politica, cientifica,
tecnica, econ. della indu tria elettrica
e di tutte le ue applica zioni
Ra egna men ile politica, scientific
tecnica, economica della produzion
SOMMARIO del N . I
a raria italiana
Alte per3onalità della industria alimenta-

-

=

re italiana: comm . Alberto Marone,
della Casa Francesco Cinzano e C., T oSOMMARIO del N. I
rino (una illustrazione).
In copertina:
Alte personalità della industria alimentaMMARI del N . I
re italiana: cav. Silviano V enchi, fon- A [te personalità della industria elettrica
datore della Casa S. V enchi e C., T o italiana: il comm. Ettore Conti, diret- Alte personalità scientifiche della agric
rino (runa illustrazione).
tura italiana: Prof. Italo Giglio/i, del
tore delle Imprese Elettriche Conti.
L' A . - Sae ragioni, suoi propositi - Il
. Università di Pisa (una illustrazione
el testo:
Direttore de «:L'Alimentazione».
Avanti - Il Direttore dell'A. 1. I.
Il rincaro delle derrate alimentari in Ita- Per il primato elettrico d'Italia - Il Di- L'agricoltura e la guerra - Luigi Gas
rettore dell'I. E.
lia ed i suoi rimedii - G. Mosca, Derotto, Deputato al Parlamento.
putato al Parlamento.
La costruzione dei serbatoi e laghi artifi- Demanii collettivi per i contadini
L'igiene alimentare - G . B. Baccioni, del
ciali e la partecipazione dello Stato ai
berto Cencelli. Senatore del Regno.
LabOiatorio d'Igiene del Comune di FL
profitti - Camilla Peano, Deputato al
La competenza delle Commissioni m
renze.
Par~amento.
damentali per l'agricoltura - Carni
La ricostituzione del patrimonio bovitto <: Il problema delle acque e l'azione statale
Peano, Deputato al Parlamento.
l'importazione di carni congelate - Proin Italia - lng. Pietro lnterdonato.
Il « Ministero della Terra » - G . Sa
fessor Antonio Pirocchi, Diretto.re delL ' elettrificazione delle linee ferroviarie
relli, Deputato al Parlamento.
l'Istituto Zootecnico della R. Scuola Sudella Nord-Milano - Jng. Albrici.
Colossali Società A non ime per industri
periore di Agricoltura di Milano.
lizza re l'agricoltura - Prof. Carlo L
La reintegrazione chimica degli alimenti Sottostazioni di trasfor'mazione all'aperto
- Eugenio Centanni, Direttore dell'Jstituto Chimico-Dietetico Italiano .

-

Jng. Mario Ramazzotti.

Potenza motrice idraulica in Italia -

sona, dell'Università di Pisa.

E. La nuova economia rurale italiana - P

Una delle più gravi questioni alimentari
Perrone , della Commissione Reale per
- Come aver pesce in abbondanza e a
la Irrigazione.
buon mercato? - Dott . Luigi Yenturi- Rassegna del Movimento Elettrico.

ni, Seg:retario della « Sezione Pesca»
del Comitato Nazionale Scientifico T ecnico.
Per una vera industria dei vini - Arturo Marescalchi, Presidente della Società dei Viticultori Italiani.
Come si produce, e come dovrebbe prodursi oggigiorno la margarina - E. Bertarelli, dell'Istituto d'Igiene della R. U niversità di Parma.
Le olive da tavola e il loro commercio
Ùmberto Cannata , della Cattedra
Ambulante di Agricoltura di Cotrone.
Un nuovo forno per la cottura del ,pane
a forte economia di combustibili -- Contrarnmiraglio Ettore Bravetta.

Genova.

Fra gli olivi di Puglia -

Prof. Gaet
Briganti, della R. Scuola Superiore
Agricoltura in Portici.

Il patrimonio zootecnico italiano sulla
ne della guerra delle nazioni - Pr
Antonio Pirocch i, D irettore dell'lsti
to Zootecnico della R. Scuola Supe
re di Agricoltura di Milano.
Un'antica pratica da diffondere in !tal'
l'infossamento dei foraggi - A . Br
tini.
Alcune prove sulla concimazione chi
ca dei prati - Prof. G. Esmenard, P
pi • Cattedra Ambulante d i Agric

La vendemmia italiana del 1918 -

G.

Astis, Direttore della R. Cantina S
rimentale di Arezzo.
Rassegna del Movimento Agrario Italia

L'alimentazione dolciaria italiana nel proprio sviluppo - A. Porta, Direttme del
« Giornale dei Pasticcieri ».
Bouille-A baisse - A. G. Marinoni.

Rassegna del Movim. Agrario Stranie
Rassegna del commercio dei prodotti
gricoli.

Rassegna del Movimento Alimentare Italiano.

Abbonamento annuo a L' ALIMENTAZIO E:
Italia e <'olonie L. 25 • E 1 tero L. 30 - Cartoline
vawlia ali' Istituto Editoriale Italiano • Milano, Piazza
.Cavour, 5.

fessore Gino Arias, Ordinario di
nomia Politica nella R. Università

-

Abbonamento annuo a L'ITALIA ELETTRICA:
Italia e Colonie L. 25 • E stero L. 30 • Cartoline
vaglia all'Istituto Editoriale Italiano - Milano, Piazza
Cavour, 5.

Abbonamento annuo a L' GRI COLTURA I
LIANA ILLUSTRATA : Italia e Colonie L.
E.,tero L. 30 · Cartoline va11lia all'Istituto Edito
Italiano - Milano, P iazza Cavour, 5. •

Teresa Labriolq

Prol:)letn+· di assi~
sten.za. .e di lavoro
~

..



4

-



Uno sçrittore arguto ed economista valoroso, turbare ogni spontaneo svilu,r:>po di energie, ri-

i' onorevole Arturo La brio la, diceva nella pro- durrehbe iì ma,g nifìco giuoco delle forze econo-

lusione tenuta a
apoli nel gennaio. del 1918 : miche ad una insipida poltiglia burocratica. In
« la guerra ha dato ragione soltanto allo statali- questo senso scrive, si agita,· fa opera di prosmo; cioè ha dimostrato c:he lo Stato è un orga- paganda la « Libertà Economica ». La sua tesi
nismo possente che riesce ad imporsi tanto alle antiprotezionista sostiene a spada tratta. La criclassi quanto alle nazioni ». Dunque, soltanto il tica contro il protezionismo fa coincidere con
rafforzamento dello Stato, e non già il trionfo del- una critica contro il concetto cli Stato in genere:
la tesi o nazionalista o internazionalista, emerge- non ha posto per 'i grandi interessi nazionali al
rebhe dall'immane conflitto, a credexe di uno di fuori ed al di là delle classi.
dei più audaci. e battaglieri spiriti d'Italia: apLo Scialoja opina, al contrario del Pantaleoni,.
punto l'onorevole Labriola.
.
che s'hanbo da dirigere le forze·. Tra l'altro d iAi fini di questo articolo, èhe è sì cti orienta- ce: << che l'attività dei singoli e delle società e
mento .generale, ma è però solo nei rapporti degli enti pubblici locali deve intensamente einterni (relazioni tra produttori di ricchezza e splicarsi agli stessi fini » (dello Stato) e continua :organizzazione ·politica), non importa se ìl pro- « e ·ciò sopra tutto in Italia, dove non s.i può
blema nazionalista abbia trovato una soluzione :radicalmente mutare , nè forse sarehbe del tutto
soddisfacente mediante l'immenso conflitto. Ci utile mutar!ò, il carattere individualistico degli
importa massimamente di sapere se la legisla- uomini».
zione sociale ha trovato nuovo fulcro, oppure se
Come si vede~ un dissidio insanabile I Un disahbiano . trionfato le teorie del liberismo puro.
sidio tra due uomini di vaglia del partito d'orEbbene; udita l'affermazione fatta « ex cathe- dine, nel quale apparisce come in sintesi ed indra » da un ecqnomista di grido, diç1mo ascol- dice · insieme la concezione dello Stato delle due
to alla voce di un insigne maestro : - alludo a difformi correnti. Il Pantaleoni fa una critica
Maffeo Pantaleoni-. - ·Tendiamo l'orecchio e corrodente di tutto il nostro ordinamento stataudiamo ciò che scrive cel suo stile aspro, pun- Te ed insieme sostiene una tesi dottrina'1e: quelgente, reciso come lama di spada.
la del libero sv.iluppo e del non intervento sta« Cose e programmi del dopoguerra » (in tale. · Si appcggia all'opinione del vecohio SciaLa Vita Italiana, I 5 dicembre 19 I 8) - articolo loja (Antonio) e di Wilson. Autorità senza dubveramente _forte e virile, contiene un attaèco a bi.o imponenti: il primo per altezza di dottrina,
fondo contro .la commissione per il dopoguerra, - il secondo per . essere ~Ila testa del più grande
creata dal Governo, contro lo Scialoja, che ne è ed attivo Stato del mondo. Come sappfamo,
magna pars, •e contro il recente volume col qua- ma non · è superfluo ricordare, Wilson- nel mesle l'insigne •giurista inizia la collana di scritti, che saggio 2 di.cembre I 918 diceva : « è sorprendenvedrà la foce per o.pera della casa Zanich.elli, te vedere con quale rapidità il ritorno allo stato
contenendo · problemi sociali e tecnici sotto il ti- di pace è stato effettuato nelle tre settimane che
tolo di « Italia Nuova ».
5ono trascorse, da quando sono terminati i comIl mare di sangue che è stato versato, non ha battimenti. ·L' èvoluzione procede più presto delalterato nè punto nè poco i due caratteristici tipi le ·domande che potrebbero essere fatte é de-lmentali, che, con vigore ed energia, ma, ritengo, l'aiuto che· si potreblbe offrire. Non sarebbe facicon scarso vantaggio del paese, si contendono il ·le ) dir.igerlo, meglio di quanto si dirige da :sè
campo in Italia. Sono, l'economista liberista dhe stesso:·· n La commissione italiana per il doposalta fino al quinto piano per indignazione nel guerra, che io ho avuto occasione di frequentasentire le due orride parole ' di << intervento stata- Te, si preoccupa al contrario, fino ai lim.iti delle », _ed il giurista eh.e ha il tocca e sana negli l'assurdo, di ciò dhe faJrà esercito italiano nel
ordini del giorno e nei -p rogetti di legge, vol~ndo momento della smobilit~zione; · preoccupazione ·
sostituirre il diritto alla economia.
di ordine pratico-economico, senza dubbio, nelLo Stato (a dire del Pantaleoni) sarebbe la la quale s'introduce l'assillo deUa visione boZscepiù nera tra le bestie nere, che, nata per con- vista (problema politico). Ed è quesito che non

r

6 - / . / . /.

81

LE I. I. I.
si risolve alla leggera, con una scrollata di spalle,
in nome di questa o quella teoria economica.
Se c •è la minaccia del bolscevismo - e ciò ignoriamo noi tutti della commissione - non ci sono
leggi ~:!ella economia che tengano.
Kicordo la primavera del ' 16 : un mare di inchiostro tra protezionisti e liberi-scambisti, nella quistione dell'atteggiamento postbellico contro la Germania. Ricordo di avere partecipato io
stesso, mediante una pubblicazione di dati, di
considerazioni e di riflessioni, che contenevano
la constatazione che pochissimi soltanto - ricordo il De Viti ed alcuni autori della <C Voce
Politica »! - tennero alla tesi puramente economica del liberismo puro, mentre altri - (e persino il Pantaleoni I) - accettarono la tesi della
suprem~zia dell'interesse politico su l'interesse
economico.
Un mare d'inchiostro che si è disseccato oramai; ma ohe sembrava pericoloso come il fiume
di sangue in cui era allora immersa l'Europa intera. La contestazione è venuta a mancare, perchè oramai è venuta a mancare la materia per
la contesa. Infatti la Germania Imperiale non è
più.
.
Allora c'era lo spettro tedesco ché fungeva
da frusta. Ora è lo spettro del bolscevismo. Una
preoccupazione immediata, cioè, una morsa che
stringe, un pericolo che adu,gia. Qualcosa insomma che altera le leg.gi della economia. Qualcosa, dhe mettendo ragioni o politiche o pseudopolitiche al posto del tornaconto economico,
o peggio ancora, ponendo l'invidia, l'odio, la
follia, ecc. rende nullo qualunque ragionamento tratto appunto dalla legge del tornaconto.
Con buona pace dei venerandi nonni del liberismo puro, con buona pace del signor Wilson, il quale, partendo da eccellenti propositi,
crede di poter disporre dello spirito dei popoli
come di giocattoli, il fatto gli è che la vecchia
Europa occidentale è bacata per il verme roditore del bo:scevismo, ed ha in genere una intonazione socialista. La preoccupazione della
lotta di classe è in tutti; è lo spettro, or livido
or sanguinoso. che sta dinanzi agli occhi degli
uomini di governo. Lo spettro sanguinoso toglie
a questi uomini di governo la possibilità di considerare lo sviluppo delle forze economiche, quale sviluppo di elementi naturali (a rno' del Parreto, · per esempio), e fa nascere il dubbio oh~
si tratti de!la airbitraria, introduzione di false
ideologie, di una pericolosa filosofia (teoria catastrofica).
La diffusione della psicologia socialistica tra
operai e borghesi, è il fatto più notevole dalla
seconda metà del secolo XIX in poi. Ne è impregnata perfino la vecchia Inghilterra, così fiera
de ile sue tradizionali libertà e del suo individualismo francamente ,germanico. Tutto cede a que-

sta atmosfera in cui si amalgama l'estremo legalismo con l'estremo rivoluzionarismo. Si dice, da
molti, cc meglio per le vie del sindacalismo che
per le vie dello statalismo »!
Può darsi I Anch'io nutro fiducia nel sindacalismo, basta che venga bene inquadrato nella
compagine nazionale. Ma intanto r,otiamo dhe
mo!ti uomini dabbene, molti tecnici competentissimi, valorosi deputati, riuniti nella commissione per il dopoguerra, han sentita ~ave, impellente ed immediata la necessità di suggerire la continuazione e la . intensificazione- della
le.g islazione sociale, di chiedere che ogni deroga a leggi. protettrici della femmini!ità e della
fanciullezza venga a cessare, che il sistema delle
assicurazioni obbligatorie venga ad avere un più
ampio ra.ggio di azione, che la infanzia venga
statalmente assistita, ecc. ecc. Insomma ha sentita l'imponenza dei doveri statali.
Il grido di gioia col quale economisti nazionalisti salutarono, alcun tempo fa, il tramonto del1' economia liberista, ha esso trovata un'eco? Ma
ha fatto fallimento l'economia liberista? L'eco
n~n c'è stata in ogni caso; còsÌ credo di potei
obiettare ai miei amici e compagni di' fede del ·
partito nazionalista. Dubito del successo, chè il
protezionismo urta troppo aspramente contro la
tesi del Wilson, su la società delle nazioni. ed
il liberismo ha ancora per ogni dove degli insigni apostoli.
Ma ciò che resta assodato gli è che nei vari
campi nei quali lavoro ed ho lavorato - (compresa la commissione per il dopoguerra) - ho
trovato lo · cc statalismo » in aumento. Effett0 di
psicologia · di guerra? Eco di una situazione a•
normale? Non mi pronunzio. Nel prossimo arti•
colo illustrerò alcuni punti di vista della com•
missione per il dopoguerra, in relazione alla condizione de!la classe media, della donna, delle
assicurazioni, delle leghe operaie, senza emet•
tere giudizii personali, ma tenendomi fedelmente
alla realtà oggettiva.
Qui mi basti di avere introdotto il tema e di
aver posto in rilievo che il punto di vista del1' intervento statale (condizione indispensabile
per la legislazione del lavoro) nei rapporti della
produzione ed annessi e connessi, è ancor meno· pacifico di qual che fosse per l'innanzi. La
quistione è ardente!
·
Intanto sta a!le porte l'esercito gloriosissimo,
esercito che nell'atto della smobilitazione deciderà delle sorti del:a novella Italia in seno al
mondo . rinnovato, deciderà col contegno o pacifico o tempestoso. Ed a questo esercito convien
provvedere! Questo esercito ha da trovare appoggio, non già negli agitatori bolscevisti, ma
nelle sfere del partito d'ordine. Altro che statolatria! È la marea che monta!

r

Teresa Labriola

Ottorino Pa.lomba.
del R. Consolato Gen. di Gin~vra

Per lo cohquista dei
mercati stranieri
Da q{iando ebbi a pubblicare sulle I. I. i.' il
mio articolo su « La Smobilitazione » (Come si
prepara la Germania) - articolo che deve essere stato di qualcihe ·i nteresse, poichè vari Enti
mi scrissero allora dall'Italia per averne copia,
e tra g,i altri la Camera di Commercio Francese
dt Torino, - mi ero dedicato sopra tutto alle
questioni interessanti il dopo guerra, ed ero venuto preparando un importante materiale sulla
preparazione. tedesca ·per il dopo guerra e su
quello che stanno facendo gli altri Paesi, materiale sul quale avrei compilato un breve studio
da dare alle stampe.
·
• Pensavo che ciò sarebbe stato molto più op. portuno che degli articoli staccati e slegati, anche dal punto di vista del beneficio finanziario
che, quanto agli . articoli, calcolato al cambio di
qualche mese fa, era addirittura irrisorio.
Ma tutto ciò, dopo il crollo totale e definitivo deÙa potenza austro-germanica, non
sembra più di alcun interesse d · attualità.
Leggevo infatti recentemente che la cc famosa organizzazione » tedesca non è altro, in fon-·
do - come tante e tante altre cose di marca tedesca - che una « famosa impostura ». E riten_
go che possiamo far benissimo, da noi, senza
andare a c~rcare gli ormai frustrati eseillpÌ germanjci.
.
_ Frattanto l'importante problema del dopo
guerra urge più che mai. E non è più ormai tempo di studi o di commissioni.
Ho rilevato dai vari fascicoli delle I. I . I. varie e lodevoli iniziative individuali, anche in
questo campo. Ma .nessuna iniziativa industriale
collettiva, l'unica che potrebbe avere, a mio
avviso, una portata pratica e di reale efficacia.
Quella dei grandi sindacati industriali è l' unica questione in cui bisogna un po~ seguire gli
esempi germanici.
.
Col termine della guerra si ristabiliranno due
grandi correnti, tutte e due d'importanza capitale.
1) L •importazione. Maggiore dell' avanguerra per coprire i deficit di materie prime e di prodotti scomparsi o quasi dai vari mercati. Al
problema dell'importazione postbellica, d'ordine
economico, va connesso un problema d'ordine

politico. Malgrado tutti i pbssibili provvedimenti, si verificherà, senza ;Jcun dubbio, al momento della smobilitazione, uno squilibrio nelle offerte-ricerche di. lavoro che produrrà una
crisi certo passeggera, ma non meno grave per
ciò, dì disoccupazione.
Se il caro viveri ed i sistemi di razionamento
in vigore dovessero persistere in tali mutate circostanze, la situazione potrebbe divenir grave.
Ecco perchè ritengo si tratti di u~ problema di
natura politico-economica e perchè il governo
dovrebbe dare il massimo appoggio all'importazione di prodotti alimentari - i più urgenti prima che ad ogni altra cosa.
·
2) L'esportazione. Dovrebbero sussistere,
per un certo periodo di tempo, fino cioè a completo rifornimento interno. i divieti d 'esportazione di prodotti alimentari (salvo i generi di lus'
so).
Dare il massimo incremento all'esportazione
di merci di lusso e voluttuarie, ed in genere a
tutte le merci manifatturate, le cui materie prime vengono da noi importate.
Per tutti i generi d'esportazione aver sempre
presenti le norme :
- massima correttezza nel corso degli affari;
- assoluta e costa11te fedeltà al campionariò;
- dividere, quando ne è il caso, le merci in
tre categorie che dovranno esser tenute costanti
per prezzo e qualità : merce corrente, buona, e
ottima;
- massima cura negli imballaggi e nell'aspet_
to esterno. Sono sempre preferibili e preferiti
gl'imballaggi in iscatole di aspetto elegante e di
varie dimensioni corrispondenti al peso esatto,
dai 100 grammi al chilo.
- pubblicità, anche all'estero.

***

La conquista dei mercati stranieri, per prodotti italiani che non siano vino, pasta, agrumi,
cappelli, ecc., non sembra delle più facili. ·
Sarà più faci!e quando i principi: generali suesposti saranno fedelmente osservati e quando
le ditte ·fabbricanti italiane daranno ai loro prodotti marche italiane, invece che affibbiare stupidamente .false marche straniere.

83

LE I . I. I. - - - ·- -

r-- -

-

-

=- - - - - - - - - - - - - =- - - - ==- - - - - - - - - =

All'inizio deUa guerra vennero introdotti facilmente in Isvizzera vari prodotti dì recente · fabbricazione italiana che ebbero subito grande
successo. Così, dei gemelli per polsini, delle
spill~ da cravatta imitazione perla, delle bretelle, ecc.; tutta roba fabbricata a Milano ... che
si vendeva qui sotto nomi diabolici o sotto mardhe astruse, quasi fosse una vergogna per il
commerciante il vende:t,e e per il cliente 1•acquistare degli articoli di fabbricazione italiana.
Eppure i successi del nostro Borsalino, per
esempio, dovrebbero essere una buona lezione
per questi fautori del mimetismo commerciale.

***
Ora, ie credo che per dare un vero e grande
sviluppo ali' esportazione italiana del dopo
guerra occorrerebbe creare un org~nismo ad
hoc, una specie di sindacato generale d'esportazione, che riunisca grandi e piccoli esportatori, per un'azione comune.

Ciò permetterèbbe una vasta ripartizione e,
per -conseguenza. una notevolissima diminuzione
delle spese principali di: viaggiatori (ognuno
dei quali potrebbe viaggiare per conto di diverse case, preferibilmente, però, tutte dello stesso ramo d'industria), · di pubblicità, ecc. E permetterebbe forse anche la creazione di campionari permanenti all'estero, che sarebbero - se
bene organizzati e con criteri moderni - di
grande utilità.
Questo « sindacato generale d · esportazione »
organizzato all'interno del Paese, potrebbe appoggiarsi, all'estero, sui vari e sui principali osservatorr ideati dalla rivista le I. I. I., i quali diverrebbero così un organismo più concreto, potendo fornire, oltre che notizie e notiz1ole d' indole generale o particolare, veri e propri rapporti confidenziali e documenti su questiòni .di
interesse vivo per l' espar.sione italiana, suggerendo anche la possibilità, la facilità e la convenienza di piazzamento di questo o di quel}' articolo su ciascun mercato in particolare.
Ottorino Palomba
del R.. Consolato Gen. di Ginevra



011avio Moretti
Presiden e d e lla. Federazione Nazionale L a u r e a li
Scuol e Professionali

Linee d-i · novi-goz1 one interna. e
relativi naton-ti
.

.

Uno degli impellenti e vasti problemi naz10 - in un giornale quotidiano la necessità di naviganali, che avrà ripercussione immediata e pro- zione lungo l'Arno da Firenze a Pisa, e del tronfo nda su lo svolgersi della intera vita commer- co Firenze-S. Giovanni Val d'Arno, per rendere
cialie economica del nostro paese, e che ap- · m~no costoso il trasporto delle ligniti ed altri
p unto per questo deve avere la precedenza so- combustib_i1i che ìn quella ·vallata ahbdndano e
p ra ogni altra opera nazionale, è quello della che necessità industriali richiedono siano tra. avigazione Interna.
ecessita quindi che ogni sportate in altre destinazioni.
pratica riferentesi a questo soggetto, per un doEd ancora un'infinità di tali opere si vanno
,veroso sentimento di. progresso e per spirito di compilando da tecnici e studiosi, · che con giue mulazione , abbia corso rapido e facile attua- sta visione intravvedono gli immensi beneficii
zione. Non subire la sorte di altri progetti che che acquista una razione dotata di una estesa
per lunghi pe-riodi di tempo restarono inattua- rete di canali nav.igahili. Anche al di là dei nobili dovendo sottostare al giudizio di manovre .stri con.fini, ·in Francia specialmente, il problema
elettora l1, che ,il}. più delle vo'lte, .fissandosi su op- della navigazione interna . si è reso impellente;
p osti concetti di principii individuali, sacrifica- infatti senza , titubanza, con vero slancio . di e n o alle lor-o ~dee ed al loro pensé;lre ciò che può mulazione, si sta rendendo navigabil~ persino
rappresentare l'avvenire della na;z:ione. Si ag- il Rodano, per quanto sia un fiume di fondo
giunga a questo le diffìco.ltà rappresentate dalla ghiaioso e molto accidentato, con rilevante pendefìcenza di mezzi finanziari, i contrasti per ti- · denza, alte cadute e forti correnti, e ciò perchè,
m ore di concorrenze da pa:Tte di alcune ferrov.ie, ad .o nta di tutto questo, .i giusti calcoli maternae tutti gli interminabili motivi causati da ·quella tici portano a constatare, che mentre una torinelintricata rete di regolamenti che rappresentano lata di •grano costa di trasporto a mezzo ferro1' inevitabile Via Crucis, attraverso la quale ogni v.ia da Marsil!lia a Ginevra L. 27, 20, per mezzo
pratica deve passare. La linea Milano-Venezia, della linea fluviale del Rodano costerà solo
che fu per oltre un trentennio osteggiata dalla L. 13,401 Da ciò emerge vieippiù la grande utilità
nostra miope, gretta, svogJiiata, ed opprimente e importanza· commerciale che i canali navigabili
b urocrazia statale, segnò fil principio di altre offrono al paese se utilìzzati quali sussidiari delgrandiose o·pe1·e di tale specie, che oggi per me- le ferrovie per trasporti di merci. Certamente il
glio svolgere le necessità commerciali del paese, trasporto fatto 9- mezzo ferrovia, è più rapido.
non debbono più giacere sotto forma di proget- ma non tutta la merce viaggiante è pressata dai
to, ma essere prestamente attivate. Innestata su bisogno di una più o meno rapida velocità. Quella magistrale Milano-Venezia, vi è pure la di lo che è fatto indiscusso è che il problema
· già studiata ljnea navigabile che deve congiun- della navigazione interna oggi nippresenta uno
gere Piacenza-Cremona-Mantova, e, utilizzando dei principali coefficenti e. per il rifiorire delTa
p oi le acque del Mincio, proseguire fino al Lago nazione, quindi deve assolutamente essere svoldi Garda, oggi totalmente italiano. Vi è quindi to con la massima operosità.
l'allacciamento del futuro progettato grande Porto di. Milano col Lago di Como e Maggiore , con
***
prose~imento fino a Torino.
Ciò premesso, una spontal)ea ed imperiosa doMolte ancora se ne potrebbero citare di queste manda si affaccia subito alla mente di ogni buon
p ere tutte in istato di studio o progetto avan - osservatore. Attivati i progetti, costruiti i canali,
za to : ricordo di avere letto pochi giorni or sono resi navigab.ili i .fiumi, quali mezzi pratici utiliz1

LE I. I. I. == = - = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - zeremo per il trasporto delle merci? Barche?
Barconi? Con quale struttura? Con quali mezzi
di trazione?
Qui la mente perplessa e dubbiosa si arresta
quasi sgomenta pensando ai mezzi adoperati sino ad oggi. Infatti, in un'epoca di progresse come la nostra dove il fattore velocità è il maggior
coefficente di successo sorprende e stupisce non
poco il veder lungo i noitri navigli con quali
mezzi primitivi si effettui ancora il traino dei
natanti carichi di merci!
Sulle più o meno larghe strade &a le quali,
silenti, scorrono le quiete acque dei navigli, sivedono avanzare con . passo automatico lenti,
svogliati, vecohi animali, cavalli, asini, muli,
spettri viventi di una vigoria passata, dalle membra fiaccate da! lungo lavoro che ]i ha esaurjti,
e con una corda al collo tirano enormi carichi i
quali, mercè questa irrisoria foTza motrice, solcano l'acqua con una velocità non supexiore a
tre chilometri aU 'ora se l'imbarcazione si sposta in direzione della corrente, che diventa ben
più piccola se l'azione di trazione è fatta contro-corrente!
Se tutti i nostri a bili studiosi non hanno trov ato opportuno · applicare a dette imbarcazioni
motor.i meccanici che ne favoriscano la velocit.à,
,p el noto inconveniente della risacca, che corrodendo· le sponde può provocare frane suJJe strade laterali del naviglio, non è una buona ragione perchè abbiano a sospendere ogni studio ed
a rrestarsi alla prima difficoltà. Siam·o giunti in
un'epoca ove ogni mente elevata deve esplicarsi
nel trovare, nell'ideare ciò che può essere di uti..
lità al Paese, anzi qui ci troviamo di &onte
ad un •fatto di prima necessità, perchè, impr imendo una notevole velocità ai natanti, si avrà

una maggiore facilità di trasporti. È una vera
lacuna della nostra industria di navigazione, che
buone menti e ferree volontà debbono concorrere per colmare.
Nei nuovi costruendi canali ove le sponde saranno fatte in cemento aTmato sarà possibile ogni sistema di motore, ma gli attuali navigli richiedono congegni speciali i quali agendo al livello dell'acqua imprimano al natante una conveniente velocità. A tale proposito già sono stati iniziati vari studi e progetti : auguriamoci che
la cooperazione generale di tutti coloro da cui
tali pratiche dipendono possa portare a rapidi e soddisfacenti risultati .

***

Riassumendo quanto esposto, 'pel nostro commercio e le nostre industrie occone una vasta
rete di canali navigabili e un elevato numero a i
natanti, dotati di motori speciali atti ad imprimere direttamente considerevoli velocità. E l' attuazione immediata di tale opera recherà un a ltro inestimabile ed immediato beneficio al1a n ostra Nazione.
·
Aprendo vasti campi di lavoro ove possa
trovare sicuro e rimunerativo impiego l'operaio
che do~ani, forse oggi stesso , col termine della
produzione di materiale bellico, si tr overebbe
privo di lavoro. avremo fatta opera di previde nza e di pacificazione sociale.
Assicurato il lavoro, il cittadino italiano non
emi<:?Terà nuovamente in lontane s traniere contrade in cerca di fortuna o del' pane pei suoi
bimbi. ma sarà fiero e felice di dare la forza vitale delle sue b1"accia, tutta energia del suo
essere, per avvenire e. la grandezza della sua
rinnovata Nazione.

r

r

Ottavio Moretti
Presidente della Tedera2;ione Nazionale Laùreati
Scuole Prof'essionali

I



Guido Marangoni
Depu ta.io al Parla men to

P er 16 rin a. s c.ita.
dell'arte indùstria.le
,

G. B. GIANOTTI

.

E L'OPERA

Anatole France si chiedeva giustamente un il genialissimo scrittore francese constatava cogiorno per quale strana aberrazione si sia per me da quella deplorata ed infelice distinzione

G . B. Gianotti: Sala da pran zo per lo scultore Castiglioni (IMilano)

tanto tempo riconosciuta una distinzione netta·
e precisa -fra le arti cosidette belle e le arti
decorative. Negando che le forme d•arte industriale, benchè più intimamente legate alla materia, non possano elevarsi alla bellezza pura,

sia scaturito un duplice danno: le arti decorative
sono rimaste avvilite e<l inceppate, mentre, dall'altro lato, le belle arti, isolate bigottamente e
privilegiate di fronte alla pubblica opinione, ebbero a soffrire l'oblio che dell'isolamento è con_

87

LE I. I . I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = = --------====~

G . B. G ianott i : Angolo di sala del Banchiere Dellepiane (Buenos A ires)

seguenza , e si videro minacciate ·da quegli stessi
pri':'ilegi -onde le si vollero esageratamente favonre.
- Bisogna lodare altamente quanti lavorano a
. distruggere questo vecchio pregiudizio - concludeva l'autore di Bergeret, p01chè dev •essere
oramai profonda in tutti la nuova conv.inzione :
non esistono due sorte d'arte, esiste una sola arte al tempo istesso industriosa e grande, un'arte che si prodiga ad allietarci la vita moltiplicando intorno a noi ;le belle forme, ad esprimere
dei pensieri b.elli!
Nella · rinascita delle forme decorative il
France seppe molto acutamente intravvedere la
possibilità di ridare all'arte piena ed intera la
sua funzione sociale, bene intuenclo come l'espansione dell'arte e del bello risulti dalla costituzione intima delle società : è degno di una
umanità rinnovellata il compito di schiudere a
tutti gli esseri pensanti la libera partycipazione
alle nobili emozioni suscitate dall'opera d'arte,
è lodevole la tendenza ad arricchire la vita degli umili iniziandoli a comprendere ed amare
la bellezza dell'arte e della natura. Le lezioni di
bellezza fornite agli aTtigiani conforteranno il
loro spirito ottenebrato dall'estenuante lavoro
e quelle sane visioni estetiche loro aperte davan_

88

ti agli occhi daranno al loro pensiero un volo
più armonico
Quel Roger Marx che Anatole France presentava al pubblico di Francia quale apostolo del1' arte sociale, il pl'limo a mettere in luce la missione civilizzati:ice ed educatrice dell'arte nel1a
vita moderna, · il più convinto assertore della nec.essità di restituire alla decorazione il posto che
le compete nel coro delle arti belle , reagendo
contro un altro diffuso pregiudizio inteso a , non
separare la nozione dell'arte dall'idea del lusso,
del Museo, dell'a'lta coltura, ben si rifaceva a
ques~a acuta affe,r mazione di Leone T olstoi :
« Noi siamo abituati a comprendere nel campo
dell'arte soltanto ciò che vediamo nei Salons,
nelle gaHerie, ciò che ascoltiamo nei teatri e nei
concerti. Ciò non è che una parte infinitesimale
di quell'arte la quale rappresenta un trait-d' union fra gli uomini. La nostra esistenza è rietnpita da ogni sorta di opere e di impressioni artistiche: dalla berceuse della mamma accanto
· alla culla, all'ornamento del nostro vestito, dagli
offici religiosi alle processioni solenni. Noi chiamiamo arte non già la forma di attività che traduce i nostri sentimenti, ma solo una piccola
parte di quellc1 attività ... >>
Ro,ger Marx si additnostrò, inoltre, uno dei po-

- - - - - - - - = - - ·-=== == - = ,-== === ===

G. B. GIANOTTI E L'OPERA SUA

G . B. Gian,otti : Salotto per il doti. Crovetto (Buenos Aires)

chi esteti contemporanei non scioccamente acca- .
niti contro le conquiste della scienza, non partecipe all'unisono di deprecazioni onde la gente
di corta vista si indugia tuttora contro i progresi de:la meccanica scorgendo in essi, molto a
proposito, un'insidia al sentimento del bello
ed alle sue molteplici manif.estazioni.
Egli sostenne anzi ·come le scoperte della
cienza, benchè a tutta prima possano apparire
in opposizione all'essenza dell'arte, finiscano
e mpre per giovarle. Bisogna però adat.t arsi ad
acgU:istare i vantaggi durevoli e cari alla collettività in cambio di piccole perdite trascurabili
nel rit:r_no inesorabile dell'evoluzione. Ma · la traformazione non è decadenza. Le arti non scompaiono, come temono i puritani dell'estetica,
quando subiscono una metamorfosi sotto la spinta de'l modificato gusto e delle nuove inesorabili
tendenze sociali.
Il fatto che esse si espandono non vuole nemmeno dire che si abbassino.
Tutti ricordano quali male accoglienze abbiano salutato le applicazioni della fotografia nel
c ampo dell'arte, insieme ai processi di riproduzione meccanica da essa derivati. Ebbene, oggi

si può tranquillamente constatare co.m 'essa abbia danneggiato solamente i copisti senza turbare i creatori; si pu_ò sicuramente affermare come
nessuna scoperta, più della fotografia ,. aobia efficacemente aiutato la formazione del gusto e
della cultura estetica nelle moltitudini!
Dei nemici appassionati d'ogni progresso mec~
canico , dei timorosi di ogni loro ripercussione
nel campo dell'arte, fu esponente massimo il
Ruskin, al quale Roger Marx ebbe giustamente
a rimprove:r;are di non aver çompreso come rasservimento di nuove forze alla volontà dell 'uomo venisse a sollevarlo dalle cure più pesanti,
crescendogli il potere, alzando il livello della sua
esistenza: - il lavoro si spiritualizza, guadagna
in elevazione ; alla creatura di ferro e di acciaio
la parte materiale del lavoro, alla creatura d i
carne e di spirito il compito di regolare, di pensare ...

***
A çliffonde:r;e adunque l'amore e il culto del1' arte, di tutte le arti, conviene incoraggiare · e
promuovere lo sviluppo delle forme decorative ,·
quelle che più facilmente arrivano al gusto delle

89

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = - - - = - - == ==

=

mo riempiti i nostri salotti ora di ninnoli giapponesi e cinesi, ora di sguaiate aberrazioni teutoniche, ora di insipide frivolezze parigine, dimen_
ticando i saggi gentili ed aggraziati di quei superbi artefiéi della Rinascenza nostra, non sdegnosi, fra un capolavoro e l.' altro, di elaborare
decorazioni, di modellare · piccoli oggetti ad insignire gli interni del~e maestose costruzioni pubblic'4e loro contemporanee, erette dal loro genio
e dalla loro istessa mano.
In conclusione : l'Italia, predestinata ad essere per definizione, per diritto ereditario, in nome
di parecchi secoli di supremazia estetica, la patria classica di tutte 'le forme moderne di arte
applicata, ha permesso che tutte le industrie artistiche restassero, fino ad alcuni decenni addietro, un esclusivo campo di sfruttamento francese avanti di diventare monopolio deir invadenza tedesca, riuscita, dopo il 1870, a stabilire
la propria egemonia appropriandosi i nostri modelli e vincendo ogni concorrenza mercè fa sua
potente e sagace organizzazione .
È dunque urgente un tentativo di risuscitare
quel~e arti ornamentali che formarono un tempo l'orgoglio e la caratteristica d •ogni regione
italiana·. Il nostro paese offre delle maestranze
C. B. C ianotti: Particolare di sala (Palazzo Dellepiane . - ideali, secolarmente preparate ajle industrie ar,Buenos A ires)

moltitudini; applicate a tutti gli oggetti di uso
comune, poco per volta preparano quel gusto
ad apprezzare le manifestazioni estetiche superiori. A questo scopo supremo io ho proposto di
recente al Sindaco di Milano di assumere personalmente e in nome del Comune della metropoli
lombarda l'iniziativa di una grande esposizione
d'arte decorativa aa tenersi nell'immediato dopo pace al fine di spingere le nostre industrie
artistiche ad uno sforzo deci~Ìvo per vincere la
concorrem:a straniera e . specialmente tedesca,
offrendo al nostro popolo, artista nato, il modo
di applicare ad un lavoro attraente le sue qualità geniali ereditarie e di contribuire efficacemente - col1a vagheggiata mostra - alla educazione del sentimento artistico delle folle. Notavo ancora, nella ~ia lettera aperta al Sindaco
di Milano , c9me una saggia politica di governo,
un molteplice ordine di provvedimenti adatti a
disciplinare e valorizzare le capacità estetiche
delle nostre masse lavoratrici, potrebbero aprire
una vera scaturigime di ricchezza per· il paese,
potrebbero dare impulso ad industrie assai rimunerative applicando la forza produttìva di larghe maestranze a fatiche simpatiche e gradite,
perchè rispondenti al temperamento dei nostri
operai. Invece noi abbiamo finora adornate le
case e le ville. le scuole ed i pubblici edifici se. guendo i discutibili modelli oltremontani, obliosi
dei nostri insigni maestri dei secoli d'oro; ·abbia-

90

C. B. Cianotti : Ingresso d'ascensore (Galleria FLo~ida) Buenos Aires)

G. B. GIANOTTI E L'OPERA SUA
tistiche, offre un mercato eccezionale, poichè a
guerra finita dovrà pure essere ripreso il pel!egrinaggio degli amatori internazionali della bellezza attraverso le nostre città; peHegrinaggio di
forestieri destinato ad accrescersi man mano verrà diffondendosi la cultura in ogni paese del
mondo ad acuire il desiderio di conoscere in
questa nostra terra la maggior cul!a della civiltà
meditelU'anea; · pellegrinaggio internazionale a
cui dovremo una buona volta poter offrire coi
md.eri dei vecchi insigni monull).enti, colle meraviglie pittoriche del Rinascimento, anche qual.
che saggio della nostra non del tutto spenta
virtù estetica creatrice.
Se si pensa che molte industrie artistiche straniere sono venute fiorendo mercè la nostra mano
d'opera emigrata, conviene riconoscere impellente il dovere di utilizzare in Italia il ricco patrimonio nostro, costituito dalla genialità di no.stra gente!

***

La grande mostra d' arte ·decorativa che si pre_
p ara a Milano , raggiungerà _a dunque il suo fine

G. B. Gia,notti: Mosaico stilizzato.

precipuo : quello di indicare nell'arte uno strumento efficace di vita e di beneficio economico
· e capace · di ricondurre il popolo italiano alle sue
alte tradizioni estetiche, risuscitandogli la nozione e l'emozione della Bellezza, il culto, il ·gusto,
la gioia delr arte alJietatrice della vita, deir arte
·c he non può continuare nel tempo nostro ad
essere un privilegio delle élites.
E mentre già nelle poche e benemerite officine italiane d'arte applicata fervono i preparativi
per la grande prova decisiva al richiamo del Municipio di Milano, non credo inopportuno passare a rapida rassegna quelle maggiori industrie
che sono destinate a partecipare valorosamente
.al grande agone.
Ho già avuto occasione, i'n altre colonne, di
illustrare le glorie ceramiche antiche e moderne
di Faenza e di esaminare i migliori prodotti contemporanei del.la nobilissima e attraentissima
« arte del fuoco ».
Oggi mi propongo di occuparmi della produzione vasta ed eclettica di un artista italiano di
straordinaria fantasia e dotato di un attuoso spi_
G. B. Giano'tti : Cabina d'ascensore (Galleria F lorida rito di iniziativa : il pittore Gianotti, il quale. doBuenos Aires)
po aver raccolto e pur raccogliendo tuttora bril-

91

LE I. I. I. = - = = = - - - - - - =-===== = -= - =--- =-= - - - = = - -= = - = - -

G . B. G ianotti: Vetrata decorativa.

1anti successi di espos1z1one coi suoi paesaggi,
non ha sdegnato e non sdegna di dedicare entusiastic'he· fatiche alla produzione di . bellezza
ornamentale.
Ed è _riuscito anzitutto , con molto acume e
con artistica finezza di anelito , a crearsi uno stile
aecorativo tutto suo e personale : uno stile che è
la negazione di tutti gli stili tradizionali malamente rimessi a nuovo in mille rifrazioni e degenerazioni dai decoratori dozzina,li. Il Gianotti
ha sdegnato per principio ogni imitazione del
classico, ogni mala copia dell'antico, nella giudiziosa convinzione che gli stili delle varie epoche p,;tssate - figli ciascuno di speciali ·atmosfe_
re storiche, di speciali bisogni , di singolari condizioni economiche e di determinati stadi d'evoluzione del gusto - rappresenta oggi una stonatura negli ambienti moderni , dove la vita si imp ronta a nuovi aspetti , a mutate necessità ed
a caratteristiche sui generis. Nulla di più grottesco della sala da pranzo medioevale coi campanelli elettrici appesi al lampadario polveroso,
nu1la di più ridicolo del seggiolone tarlato che si

92

pavoneggia nei suoi secoli d i nobiltà accanto ad
un termosifone ultimo modello, niente di più
ineffabilmente stupido della credenza quattrocentesca entro la · quale si allineano le bottiglie
di liquore e di champagne colle marche sesquipedali e le capsule luccicanti, ultimo prodotto
dell'industria odierna l
Epperciò , il Gianotti ha diretto i suoi sforzi
intelligenti - quando , beninteso, l'imperativo
categorico del committente non gli si imponeva
- ad imprimere alle sue creazioni decorative
un carattere schiettamente .moderno tanto nella
maggior praticità e comodità della foggia, come
nei particolar: dei motivi ornamentali. Ed è suo
grande merito quello di aver capito che un artista non può limitarsi alla pittura del s·o ffitto, al
disegno dei mobili o dei panneggi. Egli comprese la necessità di provvedere a tutta la decorazione di un ambiente : da,l pavimento alla volta .
Così il suo stabilimento lavora indifferentemente il legname ed i metalli, il cuoio ed il mosaico,
modella i bronzi e dipinge le vetrate . Nei diversi reparti si producono contemporaneamente

- - - - - - = = - - - - - = - - = = = =- = = = = = =- = G. B. GlANOTTI E L'OPERA SUA

G. B. Gianotti: Vetrata nel ristorante

<1

Florida» (Buenos Aires)

i bei mobili leggiadri, quasi sempre signorilmen- ed agli insegnamenti metodici. L'istinto ·randate patinati · a tinte oscure, di suprema eleganza,
i genia'li ferri battuti maestrevolmen~e concepiti
ed eseguiti dal Rizzarda (un allievo del Mazzucchelli, che ha ormai .superato il maestro nel gar_
bo e nella finitezza delle esecuzioni), le ricche
vetrate decorate ora a paesaggi fantastici, ora
a composizioni figurate, le quali vetrate, oltre
allo scopo decorativo, si propongono, a tutta ragione, e raggiungono quello di ammorbidire, attenuare e padroneggiare la luce in tenui sfumature adatte ai vari ambienti, i mosaici, ai quali
il Gianotti escogitò nuovi e più vasti orizzonti
decorativi cpn unà sagace riforma tecnica, aprendo loro .nuovi e più liberi campi di applicazione.
·
Tutto quanto esce dall'officina d'arte del Gianotti ree-a la stigmate di un pensiero decorativo
affatto originale ed ardito, rispecchiante la personalità audace e vigorosa di questo artista di
eccezione, dall'anima moderna e squisitamente
ensibile. •

gio lo spingeva all'aperto, verso le ispiratrici bellezze del paesaggio naturale e delf aria libera.
Errando per la Conca azzurra in cerca di soggetti, si ferrpò per caso a Nizza ed a Montecarlo
nel periodo in cui questi centri internazionali di
vita mondana ed elegante cercavano il loro pieno sviluppo aggiungendo alle meravigliose bellezze naturali quelle artificiali, elevando lussuosi
edifici, creando splendori ornamentali ed ogni
raffinàtezza di comfort a maggiore richiamo della foUa semp_re più . numerosa di ospiti internazionali.
E in quella febbre di creazione edilizia iJ. Gianotti sentì nascere e fiorire il proprio .talento di
decoratore, venne attratto nella gara degli artisti
chiamati a partecipare alla preparazione di quel
falansterio di lussç> e di godimento ·ohe Nizza
e Montecarlo aprivano ai fortunati · di tutto il
mondo.

***

E come l'elegante pittore di marine e di paeaggi, ben noti al pubblico delle nostre e~posizioni, ha potuto mutarsi in un principe della decorazione?
Vale la pena di indagar lo. .
Nato poco piµ di quarant · anni addietro in
quella luminosa e pittoresca V aJle di Lanzo T orinese che è tanto ricca di uomini intelligénti e
tenaci, dopo aver assorbito nelle tradizioni valligiane l'amore delr arte e l'istinto della bellezza
decorativa, il Gianotti compì i primi studii saltuari e disordinati nell'Accademia Albertina di
Torino e presso g.Ii ateliers di alcuni r>ittori de!J capitale del Piemonte. Ma il suo ingegno sbrigliato male si adattava alle regole àccademiche

G. B. Gianotti•: La pietd (Mosaico lombardo)

93

LE/. I. I
rilità, ad Ostenda, dove, chiamato a decorare
una sala, il Gianotti finì per restare sei anni, lasciandovi opere di grande importanza ornamenta:e nel palazzo del Municipio, in quello della
Società Letteraria, nel Grand Hotel, nello Splendid Hotel, nel Royal Palace Hotel ed in una infinità di case 'Particolari iHeggiadrite dalla fantasia del Gianotti, inesauribile nel concepire ed
eseguire con rapidità fulminea le più bizzarre
ed originali pitture murali.
.
Da Ostenda passò ad Anversa, a Namur ed
a Bruxelles, dove cominciò a dedicarsi alla decorazione integrale disegnando il mobilio, i bronzi, le stoffe, dopo aver insignito le pareti ed i
soffitti delle proprie creazioni pittoriche. A Bruxe:les iniziò anzi la fabbricazione dei mobili nel
propri<? studio per curarne meglio la perfetta
esecuzione.
Dopo un viaggio in Inghilterra a studiarvi i più
moderni metodi decorativi, il Gianotti volle tornare in Patria e si fei:mò a Milano per accingersi
ad alcuni lavori per conto di terzi nella Esposizione. Mondiale del 1906. E deciso di . stabilirsi
nel:a metropoli lombarda, come nell'ambiente

c...: B.

Gianott1 : Vetrata decorativa .

Nel 1899 partecipò al concorso indetto dal Municipio di Nizza per allestimento dei carri ufficia:i destinati a sfilare, nei giorni del celeberrimo carnevale davantj agli occhi trasecolati di
un pubblico accorso da ogni parte . La fantasia
esuberante deW a.rtista italiano superò tutte quelle dei concorrenti internazionali nell'immaginare
con doviziosa varietà di effetti non soltanto le
foggie strane e nuove dei veicoli carneva:eschi,
ma ben anche una sfarzosa i:!luminazione a colori di Nizza e di Montecarlo. Onde la prova
magnificamente vinta gli valse una improvvisa
notorietà, nonchè messe insperata di ordinazioni: dovette subito accingersi, per incarico del
Municipio di Nizza (che aveva speso quasi mezzo milione a realizzare il progetto Gianotti per
le feste carneva,l esche di q 1 1ell' anno), alJa decorazione del Museo Jeanne D' A re, della chiesa di
Drop, di molti edifizi privati, del Cirque de Nice
e della F olie Bergère della quale dipinse le scene graziosissime.
· Frattanto la fama del giovane artista italiano
era arrivata ad un altro grande centro di signo-

r

94

G. B. Gianotti: Pannelli per1 vetrata.

- · - - - - - - - - = - - - - = =--- - ==-== = == G. B. GIANOTTI E L'OPERA SUA

p iù adatto allo sviluppo della sua industria artistica, vi impiantò nel 1909 il proprio Jaboratorio.
Il primo lavoro di una certa importanza uscito
da q·u el laboratorio fu l'ammobiliamento comp :eto per la casa del Comm. Besana ai Boschetti :
opera di squisita eccellenza, che costò all'autore
enormi fatiche e sacrifici senza dargli adeguato
compenso morale e materiale. Fu d'uopo, al
b uon successo dell"ardua impresa, di cel'care ord inazioni all'estero. Un salone di stile impero
eseguito per i,l senatore Ballester di· Buenos Aires
sollevò un vero entusiasmo nella capitale a,rgentina, dove, per la· lunga abitudine tributaria alla
d ecorazione francese ed inglese, non si voleva
credere che opera così perfetta fosse stata eseguita in Italia
Il Gianetti fece persuasi gli scettici d'oltre mare inviando laggiù un nuovo salotto per lo stesso
d ottor Ballester. non più eseguito in uno stile
classico obbligato, ma secondo il suo gusto, e il
suo s_tile personale, libero, senza sguaiate ricerche di origina:ità a tutti i costi, ma assolutamente
nuovo come linea, come concezione e come
intento decorativo.
Così l'arte del pittore italiano cominciò a comp etere vantaggiosamente con quelle ormai tradizionalmente accettate in Argentina e vantò nuove superbe vittorie colle sale nel palazzo del
b anchiere DelJepiane, colle decorazioni del
Club di Salto e colle vetrate per il dott. Miguel
e l' ammohigliamento pel dottor Crovetto di Buenos Aires, il quale volle tutto il proprio palazzo
d ecorato dal Gianotti, cominciando da-i balconi

G. B. Gianotti: Camino nel palazzo Crooetto (Buenos Aires)

di ferro battuto, per passare ai parquets, ai lampadari, alle_ vetrate, ai mobili, ai bronzi, agli
oggetti d ·uso comune.
Tutte le ricche famiglie italiane ed argentine
andarono a gara nell'assicurarsi l'opera del Gianetti, il quale moltiplicò le proprie energie e
diede la massima misura del suo talento ornamentale decorando completamente la magnifica
Galleria Florida di Buenos Aires, eretta dalrarchitetto Francesco Gianetti, suo frate!lo, e i'l magnifico palazzo della Confetteria del Molino dell'italiano Gaetano Brenna, un palazzo che ha
tutta la facciata ricoperta dal mosaico lombardo ,
ideato dal Gianetti, e tutti i balconi in ferro battuto , eseguiti da quel Rizzarda di Milano a cui
ho già accennato come all'artista che ha ormai
superato tutti i rivali in questa nostra vecchia
nobilissima atte .
Poichè è duopo notaTlo, tutte le decorazioni
dei Palazzi di Buenos Aires vennero dal Gianotti disegnate ed eseguite a Milano, e poi spedite oltre oceano per la messa in opera.
Peccato che questo lavoro colossale sia rimasto interrotto dalla guerra e sopratutto dai divieti
d · esportazione non sempre giudiziosi : mentre
andavano tranqui:lamente ali' estero, prqtetti dalle Deroghe, i prodotti utilizzabili da] nemico, si
proibiva alla nostra industria decorativa di
muovere i suoi passi vittoriosi sulla strada così
bene iniziata l

** *

G . .d . G 1anotti: Vasq decorativo (Mosaico tomba«-do)

Strano a rilevarsi. Mentre il Gianotti ha potuto
mietere così abbondanti allori all'estero, facendosi tanto favorevolmente apprezzare anche neL
le Fiandre , dove è tanta luce di tradizione decorativa, in Francia, dove lo sfarzo ornamentale è
tenuto sempre molto in onore, a Buenos Aires,
dove ebbe a lottare vigorosamente contro la

95

LE I. I. I.

G. B. Cianotti: Balconata in ferro battuto («Confetteria del M ofino » - Buenos Aires)

concorrenza tedesca, francese . ed inglese, non
ha potuto ancora raggiungere in Italia la notorietà alla quale può, a tutto diritto, aspirare.
L'anno . scorso, presentandosi ad una esposizione milanese col pittore Ugo Martelli e gli scultori Dal Bo e Brozzi, il Gianotti offrì all'ammirazione del pubblico alcuni saggi del suo mosaico lombardo e alcuni lavori di finissimo intaglio.. Ebbe lodi dalla critica e riconoscimenti incontrastati. Ma la sua eccellenza di decoratore
non solo non è tuttora -apprezzata : non è neppure conosciuta.
Gli è mancata finora l'occasione di presentare
al pubblico italiano un intero ambiente da lui

decorato : per ciò la sua valentia, la sua fantasia
inesauribile e il suo proteiforme ingegno non
ebbero finora campo di esplicazione e di vittoria.
Forse questa occasione gli verrà offerta ·dalla
sala che egli sta allestendo per il Consiglio Proviciale di Ferrara, neBa quale tutto, dagli stalli
al soffitto, dai pannelli di mosaico ai graffiti delle pareti, sarà opera e concezione del valer.oso
artista piemontese.
Il quale avrà certamente un'altra magni.fica
prova di affermazione nella grande mostra d'arte
decorativa del Comune di Milano, destinata ad
essere presto lln fatt~ compiuto.
G u ido M arangoni
Deputa to al Parlamento

/

Prof. Giovanni Salemi Pace
Direitore d ella R. Scuola di Applica z i one
per g li Ingegne ri e gli A rchitetti in P alermo

La. riforma. delle Scuole di Ap"'
plica.zione degli Ingegneri per
lo sviluppo . e l'incremento
delle nostre industrie
Le necessità dell'ora p::.-esente ci fanno conoscere ciò che oi abbiamo pur troppo perduto
nel corso dell'ultimo mezzo secolo, nel fervore del nostro risorgimento politico, cioè la chiara ed immanente concezione che lo sviluppo e
l'incremento delle industrie nascono dalla Scienza del bene e del male, da questo primo mistero che fu posto all'uomo, primo fattore cosmico su!la terra, perchè meditando e lavorand o coordinasse i doni inestimabili sparsi su di
essa e ovunque li mettesse in valore; onde siamo anche caduti nell'errore di ritenere siccome
fàtale ed irrimediabile condanna la diversa distribuzione dei doni della natura sulla terra, e
Ìa superiorità quindi di talune regioni sulla nostra, sol perchè quelle ci sono apparse più della
n ostra favorita da tafoni fattori, pur prevalenti ; e
non ci siamo ,g u:irdati attorno, e non abbiamo
pregiato abbastanza i doni a oi asseQ"Ilati e n o n
a:bbiamo valutato .del tutto il loro pe;o e '1a loro
funzione e non abbiamo invocati i lumi ed il
soccorso' della Scienza e non abbiamo avuto fede alile proprie forze. Di che i più astuti, o meg]io, i p.iù diligenti, profittando,
oi ci siamo
trovati sorpresi da!la loro attività, con la quale
essi hanno saputo mettere in valore le loro dotazioni, e per la quale, sostituendosi a oi stessi
nella nostra ignavia, ci siamo trovati quasi non
più padroni delle nostre stesse ricchezze.
·
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tt
N ·

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Co s1' l a G ermama
nspe o a
01 e nspe o
ben anco agli altri Stati d'Europa.
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eon l e sue ncc
ezze mmerane con a sua perseverante attività, con le estes~ iniziative, con
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e a c~enza e e ' a ecmca, con a
potente
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l d cooperazmne
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·
d. Stato,
., 1· Scon• la frode
.
e _um pmg, ommava 1 _gia g 1 tah europei.
Era ~"?o vanto e nostra vergogna!
Ma l ,1 mmane guerra da essa stessa scatenata
sull'umanità ci ha, tra innumerabili dolori, richiamato al mistero!
Sopratutto ci ha richiamato su i nostri errori
e a ricordarci che , nella Scuola sapientemente
organizzata, dai più alti gradi ai più, modesti gradini professionali, sorretta da tutte le forze vive

7 - I. I. I .

della N_azione, si maturarono la cultura e lo spirito di intraprendenza, da cui deriva la forza delle industrie. Per il che, non basta voler essere
industriali, ma per esserlo davvero bisogna, come bene a proposito ha scritto un nostro illustre
Maestro, « studiaire i provvedimenti tecnici delle industrie e il loro fondamento scientifico.
Siamo stati quasi inclini a credere che la Scienza fosse un bello ornamento sociale e lo studioso
un idea1ista degno di 1grande rispetto, ma che
nè l'una nè ì' altro fossero una necessità industriale .
« Ora cominciamo a convincerci del contrano.
· « È necessario adunque che anche da Noi si
pensi anzitutto a riorganizzare la Scuola; e se
non è possibi!e assolvere tutto il comp_ito in
brev~ t~mpo: e. per questo appunto che bisogna
commc1are, ms1stere e perseverare, cominciando dall'alto la riforma del nostro sistema di1
dattico. » ·
È primo e fondamentale compito dell'insegnai:1e~to scientifico tec~ico superiore quello infath di pr~muovere e di proteggere l_e nostre forze
~co~o1;uche ; esse prosperan<:;> ~ s1 m~nte~ono
m virtù del ':alore _degh uomm1 ohe v1 d~d1cano
la loro energia
il ~or? _sapere. La ~ecJ:?-ica m?d~rna non , ha ~ 1;1 hm1h; assurge,. d1 giorno m
gior~o a mete pm comI?lesse, e 1 ms~gnamento
speciale deve necessariamente segmre questa
1
d.
]' d
1 S
1
· ·
egg~ 1 progresso; a o~e _e ~u~ e ~up~lO_fl
tecmche sono hene orgamzzate, 1v1 le mdustne
d· ·
, h
·
· I
pSr?spera~od, a <: 0 n 1210 ne perol e e si as~egni a
c1enza 1n u stna1e a 11e 5 cuo e, 1a pratica a 11e
officine, che si separi l'insegnamento scientifico
o-enerale desti'n a t o a1· futun· I ngegnen· d a que 1] o
o
che si dà nelle Università ai futuri Dottori.
Un grande industriale (Hector Biver, l' eminen~
te d:Ì!rettore del1a CompaQTiia Saint-Gobain) così

e-e!,

0

· - -1
Atti della Soc. ltal. pel progresso delle Scienze. - Relaziohe del Presidente Prof. Sen. G. Colombo , sull'opera
del Comitato Scientifico-tecnico , anno 1916-17. Roma, Soc.
Italiana pel p rogresso delle scienze, 1917.

97

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - .- -- - - - - - - - -

== =

=

== ==

= =

===

=

rispondeva ad un illustre Professore (Le Chatecc I programmi <lei corsi di matematiche per gli
lier, Professeur à l'Ecole Nationa-le des Mines à aspiranti alla laurea d'ingegnere, mentre dovranParis) :
no avere quella conveniente estensione che è
« Quanto più Chimica e Fisica insegnerete ai necessaria per da:re ai ,giovani una sufficiente culvostri allievi, e meno parlen;te loro d'industrie, tura tecnica, dovranno tener conto in modo spetanto meglio l,i preparerete a divenire bravi in- ciale dell'indirizz0 che viene dato agli studi nei
gegneri.
Politecnici e nelle Scuole di Applicazione. »
cc È compito nostro (degli industriali) insegnaSi è dunque riconosciuta la necessità di dover
re loro la pratica nelle officine. »
distinguere i due indirizzi: l'uno per gli aspiE il dotto professore dell'Università di Colum- ranti alle lauree di ingegnere; l'altro per gli aspibia, M. H. Howe, così si esprimeva:
ranti alle lauree in matematiche e in fisica.
« on vorrete certamente insegnare a dei fanMa questi temperamenti, suggeriti forse da raciulli di camminare nell'acqua e di nuotare nella gioni economiche più che dalle supreme ragioni
terra. Non vi preoccupate dunque d'insegnare la del razionale ordinamento degli studii superiori,
pratica. 1
non hanno trovato una pratica applicazione, ed
·
« La specializzazione nelle Scuole non può a- 1hanno creato nelle Università un danno permavere che un solo significato : approfondire il sa- nente a coloro che seguono gli studii per la carpere. »
riera di ingegnere.
Nelle odierne condizioni del!e industrie, e più
È avvenuto e avviene .infatti che i professori
che mai per Noi ne!l' ora presente, ci sembra universitari di matematiche pure, come essi stesdunque che s'imponga la riforma delle nostre si ci avvertono, svolgendo il loro programma con
Scuole di _Applicazione per gli Ingegneri in mo- un certo indirizzo, non possono, ad un tempo,
demi Politecnici, con .b en determinati fini.
piegar!o ad un indirizzo diverso; uno dei due
E valga il vero I
deve dunque soccombere; e ,generalmente socSecondo la legge Casati, che è la legge fon- combe quello per gli allievi ingegneri.
<lamentale ancora vigente per la Pubblica Istrue derivano quindi tre gravi conseguenze a
zione, la preparazione matematica dei futuri in- danno di quest'ultimi, le quali appunto ricadogegneri si fa da oi con due anni di studio nelle no sullo indirizzo, sul contenuto e sulla finalità
F aco:tà Universitarie di Scienze, seguiti da tre dei loro studii.
anni di studio nelle Scuole di Applicazione an- . Ed invero, quando si stabilì l'attuale oo:dine di
nesse alle Università medesime..
studii per le Scuole di Applicazione per gli lngeMa oggi, dato il particolare indirizzo filosofico gneri , può dirsi che il problema al quale abbiaastratto ~ul quale procedono le matematiche pu- mo accennato, no~ esistesse_nean~o; pe_ro<;ohè un
re, e, d altra parte, dato il vertiginoso e com- mez~o secolo add1 7tro, o circa, 1 corsi d1 matepresso svi:uppo delle Scienze applicate ci tro- matica pura che s1 professavano nei primi due
viamo di fronte a un poderoso problem~ di me- anni de:Ia Facoltà Universitaria di Scienz~. eratodo:ogia matematica, che le altre azioni han- no generalmente, ed in Italia segnatamente, di
no inteso ed accolto da tempo.
una spiccata semplicità e di un• estensione non
Da Noi si è tentato di conci~iMe i1 nuovo in- n:iolto :ilevante; sicchè, con opportuno criterio ,
dirjzzo delle matematiohe pure con le esigenze s1 s~a b1~Ì che. tali corsi dovessero seguire i giodelle Scienze applicate , dan~o una certa tinta vani ~he. asp1r~vano a passare in una Scuola di
tecnica all'insegnamento universitario· d'onde Appl1cazione, m quanto che lo svolgimento di
l'art. 14 del Regolamento speciale per '1a Facol- tali insegnamenti non era soverchio per l'intellità di Scienze 9 agosto I 91 O, n. 908, secondo il genza delle materie speciali che l'allievo lngequale :
gnere avrebbe , a suo tempo, dovuto studiare.
<e Il Consio-~io dei Professori stabilisce i proMa oggi , le esigenze dell'alta cultura maternagrammi da s;o~gersi rispettivamente :
tica, conside~~ta. in sè . ste~sa, e non come avviacc a) Agli aspiranti alle lauree d'Ingegneria;
mento a studn di applicazione, sono grandemen<c b) Agli aspiranti alle lauree in materna- te mutate:
.
tica e fisica, sia in comune con gli aspiranti alle . 11 maggiore. n~o:e che. dopo le ricer~he g<;ni?la uree di Ingegneria, sia in lezioni complemene. fe~onde, 1st~tu1te _e tuttora pei:segm~e da~ più
tari.
ms1gn1 geometri, sm fondamenti de!l anahs1 e
cc I corsi di matematica saran~o accompaQ"Ilati de~la geometria, si è portato nella trattazione
da continui esercizii. che potranno essere fatti logica e nella esposizione formale di molti, se
per ·m e zzo di assistenti.
non di tutti, quegli argomenti, dhe nel tempo
venivano svo!ti in via molto più semplice, e poco
meno che intuitiva; il perfezionamento e la voli Congrès lnternational, de l'Enseignement T echnique su- garizzazione di varie teorie importanti e feconde
périeur. - Comp te rendu . - Bruxelles - lmprimerie-litho- alle quali si è pur dovuto dare posto nello in~
graphie, R. Vendersypen, 1911.
segnamento della scienza pura e speculativa; i

!1

0

98

==

=====

LA RIFORMA DELLE SCUOLE DI APPLICAZIONE DEGLI INGEGNERI

nuovi metodi sempre più ampli ed astratti, ~he,
come conseguenza delle or accennate condizioni, sono invalsi nella didattica matematica; tutto ha concorso ad allar,gare e ad elevare i varii
corsi in modo che, varietà di argomenti, estenione ed astrattezza di materia, bene si ·a ddicono a coloro ohe si consacrano allo studio di
questa scienza in sè e per sè stessa.
Ma per gli al!ievi ingegneri, le esigenze della preparazione matematica sono diverse. Per
essi le matematiche sono mezzo alla professione
e non fine diiretto; quindi, e per trattamento metodico e per estensione, tali scienze debbono a.:
vere un contenuto e uno svolgimento coordinato
al fine per cui debbono servire; e può dirsi che
abituare i futuri ingegneri ad un criterio assolutamente astratto e speculativo è un falsare l' indirizzo dei loro studii; perocchè questi, per loro
n atura, sono improntati a criterii e a metodi in
gran parte reali e sperimentali; ed ognuno sa com e, chi sia stato piegato ad un indirizzo eminentemente astratto, mal si a.datti poi alle esigenze
del procedimento concreto, su cui si appoggiano le applicazioni. E per non essere fraintesi, ci
a ffrettiamo a dire che, con ciò, non devesi intend ere che la preparazione matematica degli ingegneri debba essere empirica e P,riva di rigore
scientifico; bensì che non dehbasi in questa dare la prima importanza alla sempre crescente
e sigenza del formalismo assoluto, e, nel contenuto, sia serbata quella giusta misura per la
quale il giovane venga semplicemente a cognizione della teoria fondamentale, sulla quale i
suoi studii dovranno poi essere costituiti. Di fatto, più che di quantità di materia, si tratta di
scelta di argomenti da svolgere e di speciale ind 1rizzo ne~la loro trattazione. La matematica per
l'applicazione, non dev'essere forse meno estesa, ma di tutt' a!tro genere di quella che si insegna a! matematico puro.
La critica dei fondamenti, necess~ria al teorico per spingere lo sguardo nell 'oscur.o labirinto
di funzioni sempre più astiratte e dotate di singolarità ammesse per ipotesi e mai ravvisabili nelle applicazioni, è sicuramente affatto inutile per
l'ingegnere, il qua~e non abbisogna c'he delle cogn~zioni del le funzioni più semplici, più regolari in tutto il loro campo di variazione. Or dunque, come stralciare dal corso completo del moderno indirizzo alcune parti che servono air applicazione, se queste parti vengono come casi
p airticolari della vasta ed estesa teoria dell'ardua
ed astrusa trattazione?
Come dare la conclusione, abolendo le premesse?
Tanto varrebbe enunciare dogmaticamente ai
giovani tali dottrine; il che sarebbe la negazione di o~i qualsiasi indirizzo scientifico. Ma vi
h a di più! II teorico, intento più a fondare teoriche sempre più larghe e rigorose, non si cura di

dottrine più modeste che oramai sono fuori di
discussione, e, comunque, escono dal suo quadro di alta astrazione, che ora costituisce l'indirizzo delle matematiche.
Ma cotesti argomenti trascurati sono, per l' appunto, que!li che hanno maggiore importanza
per le applicazioni.
Citiamo, per tutti, la teoria della risoluzione
delle equazioni numeriche, assolutamente sbandita da tutti i corsi universitari moderni. Eppure
ognuno sa che se in pratica occorrerà di risolver<? una equa7:io~e, questa sarà sempre una equaz10ne numerica.
Ebbene, dove troverà · aspirante ingegnere
questa ed altre teorie che tion sono più trattate
ìn iscuola?
Da una parte, adunque, il corso di Facoltà,
sfrondato dalla parte generale e filosofica, si ridurrebbe a poca cosa; d'altra parte, non vi si
potrebbero aggiungere quelle teorie meno superiori, che sono preziose per l'ingegnere, perclhè
non entrerebbero in esso, sia per la mancanza
del tempo, sia per non alterare il genere e l'omogeneità della trattazione.
A questi evidenti contrasti si è soprapposto un
recente e · più ,grave turbamento de.gli studi pei
futuri ingegneri. ·
Contemporaneamente al nuovo regolamento
delle Scuole di Applicazione per gli Ingegneri 6 settembre 1913, n. 1242 - venne modificato
l'art. 13 del Regolamento speciale della Facoltà
di scienze matematiche, fisiche e naturali, aggiungendo la meGcanica razionale al novero delle
mater.i e necessarie da studiarsi nel primo biennio per ottenere l'iscrizione alle Scuole di Applicazione. Questa riforma portava seco implicitamentè la necessità di istituire nel primo anno
del biennio universitario l'insegnamento dell' analisi infinitesimale, che si professa nel secondo
anno. perohè, senza la conoscenza di questa materia, gli allievi non possono seguire il corso della meccanica razionale; e, non volendo e non
potendo pregiudicare il libero insegnamento universitario di questa materia, sarebbe stato per
lo meno necessario istituirvi l'incarico dell' analisi infinitesimale, che, secondo dispone art. 1.5
comma quarto, del Regolamento ,generale universitario, 9 agosto 19 IO n. 796, avrebbe potuto
essere affidato al professore titolare, o ad altri,
avente titolo, in sua vece.
Ma il Ministero non ~dottò, nè ha tuttavia a dottato, nessuno dei due indeclinabili provvedimenti; sicchè, giuridicamente, sussiste questo anormale stato di cose : che gli studenti del biennio universitario non possono al seconde anno
seguire l'insegnamento della meccanica razionale, perchè non conoscono il calcolo infinitesimale. ·
Si direbbe esser questa una semplice quistione
di dettaglio; perchè, se il Ministero non ha a-

r

99

LE I. I./. - - - - - - - - - - - - - - - - - - dottato il provvedimento che avrebbe dovuto a. dottare sin dal momento istesso in cui modificò
il predetto articolo 13, l'inconveniente sarehhe
rimosso, solo che il Ministero se ne facesse carico, secondo legge.
.
Ma sta di fatto dhe l'insegnamento supeTiore
univei-sitario comprende quattro Facoltà :
I. Giurisprudenza;
2. Medicina e Chirurgia;
3. Scienze fisiche, matematiche naturali;
4. Lettere e filosofia.
Le Scuole di applicazione per gli ingegneri farehbero parte della Facoltà di Scienze.
Talune di esse, infatti, ne fanno parte ancora;
altre se ne sono in parte distaccate; altre se ne
sono !I'ese affatto indipendenti; e, volendo esattamente parlare, non si saprebbe dire se esse costituisçono o no una Facoltà, sebbene, come
tali, funzionino; se conducano o no ad una laurea dottorale, sebbene, nella legge e nei regolamenti, si parli di lauree per ingegneri; perchè,
mentre sono indicate le materie ohe bisogna se.guire e superare dopo i1 biennio della Facoltà
di Scienza per conseguire la laurea in fisica, in
matematica, in chimici e in scienze naturali; per
coloro invece che aspirano alle lauree di Ingegnere sono indicate le materie da frequentare e
superare per ottenere l' Ammissione alle Scuole
di applicazione; ma si .Jascia in dubbio se. compiendo poi in esse gli studii delle Scienze applicate, la laurea che vi si consegµe abbia carattere
dottorale nelle scienze medesime.
Egli è, per conchiudere, che lo stato giuridico e l'ordinamento degli studii delle Scuole di
applicazione per gli Ingegneri sono ancora quelli
costituiti dal!a legge Casati, ben lontani quindi
di corrispondere ali' evoluzione scentifica e teorica che si è maturata nel corso degli ultimi sessanta anni, e della quale invece portano le stimmate delle mancate riforme; e non vi ha chi non
veda che, oramai, uno solo è il rimedio : quello

.-- -- - - --------- --- --

cioè di istituire i Politecnici con i propri insegnamenti per le matematiche, con i cinque anni
di corso e con completa autonomia didattica disciplinare ed amministrativa.
.Le Scienze pure all'Università, le Scienze speciali ai Politecnici.
Sin dalla metà del secolo scorso, oi vediamo
infatti sorgere da per tutto, in Europa ed in America, le Universitates rerum technicarum a fianco
de!le Universitates rerum litterarum, investite di
una personalità corrispondente ai più legittimi
bisogni delle singole regioni e delle singole industrie .
Con simili criteri e con simili intendimenti,
sono state riformate in Italia le due Scuole di
Milano e di Torino, e in parte quella di Napoli ;
e nessuno può mettere in dubbio che esse sieno
state e siano centri propulsori delle fiorenti industrie in quelle provincie.
Con simili criteri e con simili intendimenti, sarà bene che oggi il Governo riformi le Scuole di
applìcazione del Regno, che tuttavia vivono malamente all'ombra delle Università .
E doV!fà essere un elemento di forza dei Politecnici la preparaziòne degli allievi allo studio
delle lingue per mezzo di speciali lettori, perohè
sapessero leggere cprrettamente, per lo meno
due 1ingue straniere.
Lo studio delle lingue è compito dell'insegnamento secondario, e ,bisogna a tal fine rinforzarlo; ma sarebbe illogico interromperlo peir 5 anni ;
sarebbe lo stesso che far dimenticare agli allievi
il già acquisito per riprenderlo poi, se pur sarà
possibile, al termine del loro corso e presentarli
frattanto disarmati al principio d ella loro carnera.
essuna riforma forse si è presentata così ma-tura e così urgente come questa, nessuna p ,i ù
necessaria e più promettente pei giganteschi e·
maestosi problemi che si prospettano in questo,
dopoguerra.
Prof. Giovanni Salemi PaceDirettore della R. Scuola di Ap•
plicazione per gli Ingegneri egli Architetti in Paler2no

I

COMPAGNIA DEL
M ·E DITERRANEO
SOCIETÀ ANONIMA DI ASSICURAZIONI
E RIASSICURAZIONI MARITTIME
CAPITALE SOCIALE L. 1.000.000
ELEVABILE A L. 3.000.000
VERSATO UN DECIMO

SEDE SOCIALE

Direzione Generale

ROMA

FIRENZE

"MUNDUS,,


SOCIETÀ ANONIMA DI ASSICURAZIONI
E RIASSICURAZIONI ·M ·A RITTIME

CAPITALE SOCIALE L. 250.000
ELEVABILE A L. 1.000.000
VERSATO UN DECIMO

AGENZIE E SUCCURSALI
NEI PRINCIPALI PORTI
DEL REGNO E DELL'ESTERO

SEDE SOCIALE

FIRENZE ·

Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti , è sempre utile citare le « 1. 1. I.»

Tenente A vie.tare Gin.o Ba.stogi

IL ·- VEL·IVOLO
ANFIBIO
La guerra, esigendo urgentemente e soltanto cc Gallinari » di Livorno trovarrono il costruttore
velocità orizzontale e ascensionale, maneggevo- sagace e preciso che meritavano. L'anfibio
lezza, plafond massimi, sviò la grande maggio- A. G . 1 ha già dato ,buona prova di sè, l'A. G. 2
ranza dei costruttori e degli inventori dalle ri- verrà presto sotto auspici ancora migliori: ed

Velivolo · anfibio visto di fianco con le ruote rientrate .

cerohe di indole, dirò così, più piana, ma che
ora, di colpo, colla buona fine · della guerra e
colla ferrea necessità folmineamente impostasi
di adattairsi presto alla pace per meritar la vita,
son diventate della più premente attualità.
L'lng. G. Rabbeno, professionista di cui non
decanto il valore perchè è troppo mio caro amico
e compagno di lavoro e di lotta, eq ìl suo esimio
collaboratore, lng. G. Magaldi, idearono già parecchi mesi or sono un dispositivo per rendere
anfibio qualsiasi idrovolante; e nel Cantiere

102

è notevole dhe il congegno dell' A. G. I fu costrutto col materiale che in tempi così difficili
si potè trovare sul mercato. La solidità dovette
essere richiesta al peso, anzichè alla qualità, addossare cioè all'apparecchio, scientemente, il carico di un difetto originale che non gli impedì
di funzionare benissimo. Ciò mi conforta, nella certezza che con materiale ottimo il tipo definitivo non potrà che essere ottimo.
I più che, preoccupati dell'impiego guerresco
dell'aereo, ·non avevan pensato che alla veloci-

IL VELIVOLO ANFIBIO
tà e alla quota, saranno stupiti della quantità
di problemi che il velivolo anfibio risolve : e son
problemi che diveNanno di primaria importanza, non appena si tratterà di navigare, non a

dannar di morte il mezzo meno economico: ammesso pur di trovarli, son migliaia di ettari sottratti all'agricoltura, milioni per l'impianto, grosse somme ogni anno per il mantenimento.

V elivolo an-/ibio visto di front e .

qualunque costo, ma industrialmente, subordinando cioè al fattore economico l'esistenza stessa delle linee di trasporti aerei.
Infatti, la più grande necessità di una rete di
aeronavigazione è senza dubbio un Etto sistema
di campi di sicurezza, i quali debbono avere
almeno due ettari di estensione . . on è facile , in
Italia , trovar molti di questi campi, a meno di
seguir docilmente le ferrovie, il che equivale a

Coll'anfibio. nul'la . Dove mai non c'è un fiume, un lago, uno stagno che, opportunamente
sibarrato, costituis ca un• ottima superficie d' approdo, dhe si live lla da sè, poichè , se gela, l' apparecchio vi .si posa egregiamente e ne riparte
facilmente?
I fattori economici e le necessità agricole hanno imposto ai pratici di distanziare i porti di rifugio di 20 a 25 km. E sta bene. Ma ciò, e ciò

103

LE I. I./.:::-..:=--=============-=----- === - - = = - - - - - - - - - - solo, obbligherà i velivoli a tenersi a quote considerevoli, almeno 2000 metri. Se dunque i porti di rifugio potranno essere più fitti, perchè meno costosi, e poco o nulla passivi per l' agricoltura, ·ogni rngione di volare alto cesserà, chè
anzi ve ·ne saranno moltissime per volar basso:
visibilità, economia di tempo e di consumo, maggior rendimento in potenza ed in ca:r;ico, minor
disagio per l' equipa-ggio, maggior diletto pel viaggiatore. Ed ecco che, applicata una parte della
potenza risparmiata alla traslazione del non grave peso aggiunto - l'anfibio Rabbeno-Magaldi
non offre quasi alcuna resiste~za addizionale ~II' avanzamento - ahbiamo un mezzo essenzialmente economico, cioè ind striale, cioè vitale.
Queste sono considerazioni pmamente navigatorie, discutibili anche in qualche caso singolo ,
poichè per certi percorsi su certi paesi sarà preferibile, esclusivamente, l'aero o l'idro. Ma si
pensi all'esercizio delle lunghe linee di gran traffico che per forza sorvoleranno terra e mare alternativamente. Un tipo o l'altro obbligheranno
alla scelta fra il trasbordo, costoso per le merci,
noioso per i viaggiatori, e l'assunzione d'un rischio grave, c·o stosissima _per entrambi, tanto da
diventar proibitiva : l' j:mfìbio, · a prezzo sensibil, mente eguale , mette le cose a posto, approdan!.
do dove è necessario, non per lui, ma per il
traffico. F. il solo tipo che, risolta la questione
della lunga e della lung!hissima. navigazione consecutiva per la stessa unità, possa andarsene

quietamente dall'Europa all'Australia, · senza distuI1bare i viaggiatori nelle loro cuccette nè le
merci nel!e loro stive; e ciò non soltanto in causa diretta del suo essere anfibio, ma perchè il
poteT volare più basso gli permetterà molto più
scvente il volo notturno e quello con non eccessiva foschia, con rischi d'atterraggio incomparabilmente minor i. on si è visto, durante la guerra, un idro atterrar senza danno su una strada ,
che iì pi~ota, nell'oscurità, avev~ scambiato per
un canale?
Ben venga dunque l'anfibio; e ben vengano
le be~le ed utili cose, che i due ingegneri certamente preparano, non essendo gente da dormire
sngli allori . È augurio di prospera fortuna agli
amici e compagni di fede e di lotta delle prime
ore, quando ci voleva un certo coraggio a parlar d' aviazjone civile, ed eravamo così desolantemente soli ad averlo. Ma è augurio anche alla
nostra gente. la quale, dopo aver sofferto fame
e freddo, morti e passione per l'ideale dei pa·d ri e dei nonni, merita pure, ora ohe quell'ideale ha conquistato col sangue, coi nervi, coJ.le
unghie, coi denti. che la si porti ad un benessere materiale e morale ignoto al!e torme spaurite di emigranti stipati sulle navi straniere o nemiche; e per portarvela tutti i mezzi sono buoni,
tutti da sfrnttars·i all'estremo : ingegno di studiosi, coraggio di costruttori, -buon v olere di ca•
pitali , e perizia e costanza di governo, in una
linea di condotta diritta, 'sicura, e , sopratutto, cosciente.
Tenente Aviat ore G ino Bastogi

GLI OSSERVATORII
.INDUSTRIALI E COM~
MERCIALI .DELLE I. I. I.
IN TUTTO IL MONDO
I Rapporti del mese di Gennaio da:
Alicante (Sp agna) - Bangkok (Siam) - Cartagena (Colombia) - Ginevra
Palestina - Tripoli "' Tunisi
(Nostri servizi particolari)
ALICANTE (Spagna)

ZONE AGRICOLE - ALCUNI PRODOTTJ éHE SI IMPORTANO - POSSIBILITA PER L'AVVENIRE.
Molte lettere di Case Italiane domandano dati e notizie
commerciali ed industriali. In linea generale dobbiamo dire che la provincia di Alicante e le confinanti sono tutte
e minentemente zone agricole con gran produzione di vino
per l'esportazione, uva secca più conosciuta con il nome
di « uva di Malaga», benchè la maggior produzione sia
qui in questa provincia; produzione quasi assorbita da
case inglesi che qui hanno le loro succursali. Si esporta
pure in gran scala cipolle, riso, biada.
L'importazione dall'Italia è quasi unicamente di doghe
per la costruzione di bordolesi, qualche poco di marmo ,
macchinario, più specialmente motorini e pompe idrauli che.
L'Italia potrebbe mandare un più esteso numero di prodoui ed aumentare notevolmente la sua importazione di
macchinario in queste provincie. Con la pace aumenteranno certo le relazioni italo-spagnuole , che possono dare
grandi risultati, data l'affinità delle due nazioni sorelle.
In tutta la Spagna vi sono enormi ricchezze minerarie
che giacciono inerti in attesa di utili iniziative. Vi sono
ancora grandi industrie da stabilire , non ultima l'industria dei dolci ed affini in cui l'Italia era una delle maggiori importatrici. Con i dazi protettori perdette il gran
commercio che aveva, mentre le case svizzere mettend:,
qui succursali delle loro fabbricazioni fanno enorme e produttivo lavoro. - L. C. M.

BANGKOK (Siam)
UN po· DI STATISTICA - I DATI DELL' IMPORTAZIONE
- DOVE E' GRETTA L'ESPORTAZIONE. - LA FILOSOFIA DELLE CIFRE.
A cura di questa Direzione Generale delle Dogane è
testè apparsa l'annuale Statistica sul Commercio e la Navigazione del Porto di Bangkok durante l'anno 1917-18,
comparato co1 precedente 1916-17.

È da notarsi che il commercio d'importazione e d'esportazione del Siam si riversa quasi per intero nel porto
di Bangkok, che funziona così da centro distributore ,
dal quale si irradiano le merci per l'interno e a c~i fanno
capo i prodotti dell'esportazione per l'estero.
Col compimento, peraltro, della ferrovia del Sud, allac ciante Bangkok a Penang, attraverso i « Federated Malay
States ». vi sarà ora una considerevole entrata ed uscita
di merci pe.:- via terrestre , e , a tal uopo, già vennero
istituiti altri uffici doganali, di cui le future statistiche dovranno occuparsi, unitamente ai piccoli porti del mezzogiorno, ove - tranne casi speciali di materiale proveniente
dall'Europa e consegnato per conto:> di questo Governo non si verifica però che un piccolo traffico di cabotaggio ,
di cui non si hanno dati statistici. Parimenti, del traffico
di confine verso la Birmania Inglese e l'Indo-Cina francese ,
come pure di quello dell'isola siamese di ,Pucket, ricca di
stagno e di altri metalli, mancano dati statistici.
Il valore totale delle importazioni segnò quest'anno un
<( reco1d)). Infatti nel 1913-14, che già era stato l'anno mi gliore , si. ebbero Tc,s. 90.078.838, nell~ quale cifra però
era compreso un ammontare, fuori del consueto, di monete
e metalli preziosi e foglie d'oro, esenti da dogana.
Ne11a cif.ra di, quest'anno, 87.946.356 TÌJca1s sono per merci
paganti il 3 % di diritto d'entrata , e per vino, birra e
spiriti. ·
(N. B . - Come è noto, in base ai trattati di commercio
del Siam, tutte le merci sono indistintamente soggette a
un diritto d'entrata del 3 % ad valorem, mentre il vino e
la birra pagano il 5 %. Gli spiriti - eccezion fatta per
quelli profumati - che non eccedono i 50 gradi misurati
sull'alcoometro di Gay Lussac , pagano Ticals due per
gallone, ossia circa tcs . 0,44 per litro. Per ogni grado in più
sopra i 50, ticals quattro per gallone. Per facilitare le
operazioni doganali, il gallone è riconosciuto eguale a litri
4,545. Fra non molto andrà in vigore una nuova tariffa ,
consentita dai vigenti trattati, relativamente ai diritti d'accisa. Essi saranno pertanto i seguenti: vino e birra 8 % ad
valorem. Spiriti: 40 satangs (centesimi di tical) per litro,
per spiriti di forza inferiore o di 25 gradi, aumentati in
ragione di 1,6 satangs per grado per litro, fino ad un

105



LE I. I. I.

== ==

===

==

== - - = = - - - - ==- - - - - - - - - - - - - = - - - - = - = -

massimo di Tcs. 1,60 per litro di alcool puro, ossia a 100
gradi di forza}.
L'aumento (6.3 milioni) verificatosi quest'anno sul precedente, è dovuto principalmente ai prezzi più elevati.
I manufatti di cotone sono valutati T es. 24.2 milioni,
comparati con Tcs. 17.6 milioni dell'anno scorso, e 18.2
del prec~dente anno migliore.
I commestibili e le bevande non alcooliche raggiunsero
un totale di 11 mil1ioni , con un piccolo aumento sul precedente anno; la birra, il vino, gli spiriti con un totale
di 2 . 1 milioni furono al di sotto del valore ricordato nel
1916-17, la maggior 1iduzione essendo data dal vinÒ. Il
· tabacco con Tcs. 2.3 milioni raggiunse un nuovo record.
I gunny bags {sacchi per il riso} ammontarono a T es. 6.2
milioni per 32.808 balle nel precedente anno. I manufatti
di m P.tallo con T es. 3.6 milioni mostrano una diminuzione ragguardevole. L'oppio raggiunse il valore « record »
di Tcs. 5.4 milioni per 1.850 « chests », comparato con
· 2.7 milioni per 1.100 « chests » delranno precedente.
L'Italia, dal 12° posto che occupava (con T. 502.544)
nel 1916-17, nell'importazione al Siam, è oggi scesa al
16° posto (con T. 152.835) su cinquanta paesi diversi d'origine in graduatoria.
Essa importò le merci seguenti :
Condimenti, Ticals 769 - Commestibili 714 - Automobili (I.) 4.732 - Orologi, ecc. 112 - Apparecchi elettrici
254 - Cappelli 41.261 - Strumenti scientifici 50 - Lampade e parti 20 - Strumenti musicali 40 - Carta 70 Libri, musica 56 Carta stampata 91 Manufatti di
carta 5 - Materiale fotografico 4.323 - Oggetti di cancelleria 1.168. Pietre per industrie 41.020 Tessuti di
cotone (Red Turkey) 15.275 - Altre « piece goods » 14.847
- Manifatture di seta 109 - Piastrelle di marmo 7.382 Oggetti di tabaccheria 1.575' - Manufatti di legno {mobili)
1.138 - Altre soTte 520 - Merci varie 3.366 - VL
no, Lltiri 13.331, te. 13.432 - Articoli di vestiario 506. -Totale Ticals: 152.835.
Il totale del!' esportazione segnò pure un « record » sugli
anni precedenti, quantunque vi sia stata una diminuzione
nell'esportazione del riso di un milione di piculs {il pii:ul è uguale a Kg. 60.47). Vi fu un aumento di 90 tonnellate nell'esportazione del te eco e il valore dell 'esportazio ·
ne aumentò di Ticals 427.000. Il valore delle « altre merci»
salì a Ticals 1.7 milioni in più dell'anno precedente e a
4.9 milioni in più della media dei cinque anni precedenti,
il che è molto soddisfacente.
Fra i paesi verso cui si incanalò la maggior parte dei
prodotti siamesi, l'Italia, dab 29° posto occupato nel 19161917. con Ticals 4.400, è scesa. a zero assoluto.
Tenendo presente che, nelle voci doganali, tanto l'origine
quanto la destinazione dei porU britanini~i di, Hongkong
e Singapore non significano che il porto di transito o
d'inoltro delle merci, si rileverà facilmente come il commercio d'i.mp01rtazione e d'esportazione di questo paese
sia .in prevalenza in mano degli Inglesi, i quali hanno anche
il maggior tonnellaggio a loro disposizione.
Non è con ciò a credersi che non vi sarebbe per noi
un sufficiente margine di cui approfittare , chè, già altrove,
c ome su questa stessa rivista, ho avuto occasione di mettere
in rilievo la parte notevole che noi potremmo avere anche
u questo mercato.

Ha sbarcato varii passeggeri e quindic_i tonnellate di
merce, ed ha imbarcato oltre undicimila colli, contenenti
700 tonnellate di tagua (corozo}, la preziosa materia prima che tanto è usata in Italia per la fabbricazione dei
bottoni.
Ha imbarcato pure varii passeggeri per gli scali di Puerto
Limon (Costa Rica) e Cristobal , Zona del Canale, nonchè qualcheduno per l'Italia.
Il commercio cartagenese ha accolto con vero giubilo
il piroscafo italiano, ed aspetta ansioso notizie riguardo al ristabilimento della linea del Centro America.
Il d~siderato della quasi totalità dei commercianti sa·
rebbe la venuta di un piroscafo italiano ogni quindici
giorni, regolarmente, onde poter con sicurezza dare ordini alle case italiane che spediscono sempre molti articoli bene accetti in Colombia ed anche per poter organizzare debitamente il ramo dell'esportazione. Oltre cinque
mila sacchi di tagua non si sono potuti imbarcare, perc.hè mancava ;I permesso di importazione nel Regno ai
proprietarii, che si sono visti obbligati a mandare la loro
merce in altri mercati, nonostante il loro vivo desiderio
di intensificare le loro relazioni coll •Italia .
Sarebbe ' desiderabile che il Governo italiano, d'accordo
colla Compagnia « La Veloce », potesse soddisfare almeno in parte i desiderata del commercio colombiano ed
italiano, stabilito in Cartagena , anche perchè si potrebbe
fondatamente sperare il più lusinghiero successo.

GI EVRA (Svizzera)
LA PENETRAZIONE COMMERCIALE FRANCESE IN !SVIZZERA - PER LA CREAZIONE DI PORTI FRANCHI.

Si parl.i molto in questi ultimi tempi, negli ambien ti
commerciali, di un'importante istituzione francese , dovuta ad iniziativa privata e che, aopo solo tre anni d'esi stenza, ha già dato prove di vitalità, di praticità e d'utilità incontestabili.
L'« Association Nationale id'Expansion Economique »
fondata a Parigi nel 1915, è stata fin dall'inizio sostenuta moralmente ed economicamente da tutte le Camere
di Commercio, dai principali sindacati di produzione e
dai maggiori stabilimenti industriali francesi.
Ha potuto così. in breve tempo, e grazie at sempre maggiore numero di aderenti, avere a sua disposizione larghi mezzi finanziari, che sono la prima base ,
ai nostri giorni, perchè un'impresa del genere dia affidamento di riuscita.
L'Agenzia per la Svizzera è stata fondata il 1. Otto·
bre 1917 a Zurigo, ed e diretta da un giovane vice-console francese (che ha già vissuto sul posto e che ha
quindi una larga esperienza in materia commerciale) il
quale ha lasciato la carriera per dedicarsi alla delicata
missione dell'espansione commerciale del suo Paese.
L'Agenzia di Zurigo ha costituito fino dalla sua crea•
zio ne un centro di ritrovo e d ' appoggio per i negoziant j,
industriali, e produttori francesi in relazioni d •affari con
Ìa Svjzzera .
I suoi locali, addobbati con eleganza, sono situ_ati nel
centro degli affari. Dei servizi d'informazioni commerciali, di pubblicità, di consulenza legale, sono messi a disposizione degli aderenti della A.N.E.E. come pure un salone
CART AGENA (Colombia)
per ricevimenti, una sala per corrispondenza, un archivio
PE.R UNA LINEA DI NAVIGAZIONE CON LA COLOMBIA. per le pubblicazioni tecniche, telefoni urbani e interurIl 25 e 26 novembre u. s. ha fatto scalo in Cartagena bani, ecc.
L'istituzione di tale ufficio, che emana direttamente dai
il . pì,roscafo iitailiano Europa della Compagnia di Navigaooonmercianti'. non è in disaccordo od in concorrenza con
zione a Vapore Italiana « La Veloce».

1Q6

- ==-=--=--=====-==

GLI OSSERV ATORII INDUSTRIALI E COMMERCIALI

le direttive delle Camere di Commercio, che hanno scopi più particolari e più generali; anzi le due istituzioni
si concretano nello sforzo di espansione che fa attualmente la Francia in !svizzera, per sostituiisi all'invasione
economica tedesca.
Ho già avuto occasione d~ esprimere qualche idea in
p roposito, per quanto riguarda I" Italia, proponendo la
creazione di un grande sindacato d •esportazione, che potrebbe servirsi all'estero degli Osservatorii già esistenti
d elle <e I. I. I. » Sapremo fare qualche · cosa anche
noi?
I varii progetti di una navigazione interna che si
avvicinano sempre più in !svizzera ad una effettiva realizza7ione, hanno messo in discussione l'opportunità del la creazione di porti franchi, per le merci di transito, a
Ginevra, Basilea e Locarno.
Il commercio di transito va aumentando considerevolmente in lsvizzera, ed aumenterà ancora maggiormente, quando le condizioni internazionali permetteranno la
completa ripresa dei traffici.
Il sistema dei porti franchi ha trovato già larga appli cazione all'estero, ove avevamo già quelli di Copenaghen,
Amburgo, Trieste e Fiume. Amburgo si• propone di ingrandire la zona franca accordata al porto. In Isvezia ,
varii porti franchi s,ono in progetto, alcuni già in costruzione. Negli Stati Uniti la questione è pure animatamente dibattuta.
Per porto franco, com'è noto, s ' intende un porto che
goda dell'extraterritorialità doganale. I vantaggi che ne
derivano sono principalmente l'abolizione delle formalità
doganali , e quindi grande economia di tempo e di spesa.
L'aumento delle quantità di merci depositate provoca
ma~giore attività nelle transazioni commerciali. e può produrre una diminuzione di prezzi sul mercato interno.
Ma l'installazione di semplici depositi. firanchi nei porti
non è sufficiente e del resto in tal caso il controllo doganale riesce anche più difficile che col sistema della zona
franca, circondata cla una barriera doganale.
Lo studio del problema, anche per i nuovi porti redenti, riveste per noi, oggi, un carattere di urgente necessità. - O. P.

*

PALESTINA
FRATI FRANCESCANI IN ORIENTE
LA POLITICA 0 RIENT ALE DELL'ITALIA - PER UNA POLITICA RELl0GIOSA - L'AUSTRIA E LA CHIESA DI ROMA.
Non è possibile riassumere brevemente tutta la storia
dei Fmncescani neii Luoghi Santi: è storia Lunga e glor,iosa, che sarebbe fuori proposiLto riassumere, s ia pure
rapidamente, in: queste note che noi dedichia1Ino alla
Terra Santa. Possiamo, però , rilevare negli scrittori italiani
e francesi l'importanza, la grandezza e la bellezza• dell' opera compiuta dai Padri Francescani , ai quali si deve se
oggi l'Italia ha . potuto avere un punto di vis ta proprio ed
una tesi sua da sostenere e da far trionfare presso gli Al leati. J. Aulneau , in un suo volume dedicato a « La Turquie et la guerre». ha scritto quanto segue a proposito
dell'opera svolta dall'Italia in Siria, in Palestina , in, Asia
Minore:
« Non bisogna dimenticare i tentativi degli italiani in
Siria, ove la loro politica prende uno sviluppo sempre più
grande. suscitando una vera spinta verso questo paese,
cercando di guadagnare la nostra clientela cattolica, sfruttando i nostri dissensi religiosi e cercando di crearsi una
propria sfera d"inHuenza . Alcune congTegazioni religiose ,

fra cui i Carmelitani e i Scfiesiani, hanno abbandonato il
protettorato hancese per domandare quello del Governo
italiano, il · quale, in questa circostanza, va d'accordo con
il Valicano ».
Lo scrittore francese, che abbiamo citato, riconosce, dunque, la nuova realtà, la realtà italiana in quelle lontane,
eppur tanto memorabili - per la nostra storia, sopratutto
contrade asiatiche; orbene, qut:.-sta realtà non è nata
ieri; è una realtà secolare, quanto e come quella francese .
L ' Italia è conosciuta, è amata, è venerata, nei Luoghi Santi, sin da quando l'Ordine del Poverello d'Assisi entrò in
·1·erra Santa e iniziò la sua generosa missione. Ma la realtà
italiana è stata spesso sommersa e confusa per le tristi
condizioni del servaggio in cui si trovò, per tanti secoli ,
la nostra Patria; insorta poi ad unità e libertà, l'Italia "ha
fatto rifulgere quella tradizione e quella realtà di più vivo
splendore , non tanto per gli sforzi dei Governi - che non
furono sinora tanto avveduti e così lungimiranti - quanto
per virtù dei Francescani, che pure nei tempi del servaggio della patria restarono italiani , e fecero costante propaganda italiami.
Uno scrittore autorevole di politica estera, che fu anche
viaggiatore appassiomito, Gabriel C,harmes, si occupa assai
diftusamente dei r 'rancescani e della loro benefica opera
in Terra Santa nel suo Voyage en Palestine. Bisogna citare
qualche brano di quest'autore , sia per la grande autorità
del suo nome, sia per le verità che afferma, e sia perchè
si dimostra un tenace difensore dei diritti e dei privilegi
francesi in Terra Santa.
« Qualunque sia l'opinione che si ha a proposito dei pellegrini e del pellegrinaggio, di Gerusalemme, e del!' autenticità dei Luoghi Santi _: scriveva G . Charmes - non
è possibile sottrarsi a considerare l'opera dei Padri Francescani come un notevole sforzo di coraggio, di abnegazione, di pietà. I Francescani sono arrivati in Palestina nel
momento in cui le Crociate si esaurivano con la più clamorosa e, bisogna dirlo, più meritata catastrofe, in cu i
gli ordini cavallereschi avevano perduto ogni potenza, in
cui la Terra Santa, per un istante strappata all'islamismo,
stava per cadere più completamente che mai sotto la sua
dominazione. La lotta aperta non era più possibile ; ma
profittando dell'avidità dei turchi , si poteva riconquistare
a poco a poco, con la dolcezza e con innumerevoli sacrifici , se non la Palestina tutta quanta, almeno i SantuaTii
che ne costituiscono tutto il pregio agli occhi dei Cristiani.
Per una simile missione che cosa potevano valere gli ordini militari~ Occorreva un ordine religioso deciso a non
battersi, ma
stabilirsi a Gerusalemme, a farsi perseguitare, massacrare anche, ma a restare e a guadagnare terreno lentamente . È quello che han fatto i Francescani. Essi
hanno versato il loro sangue e il loro danaro a profusione
intorno al Santo Sepolcro, acquistando senza posa il ·diritto
di pregare nei Santuari venerati e assiste.ndo continua_
mente a sopraffazioni brutali , in mala fede e crudeli , che
loro strappavano quel diritto pagato così caro. Nulla li h a
sgomentati. Essi son morti a centinaia , gli uni per n'liseria , gli altri sotto il ferro dei Turchi , là dove Gesù è morto :
però a mano a mano che i primi cadevano , di nuovi arrivavano; le file di quest'esercito pacifico, che era continuamente assalito senza che mai assalisse gli altri•, sono rimaste sempre piene, compatte» .
Dopo quest'esaltazione dell'eroico sforzo compiuto dal l'Ordine di S. Francesco in Terra Santa, Gabriel Charmes
scrive : cc La creazione di un Patriarcato di Gerusalemme e
di un Clero Latino che è quasi intieramente composto d a
italiani, ha diminuito la nqstra influenza. In passato il
Custode dei Francescani era Patriarca di Gerusalemme ;
oggi il Patriarca è nominato a Roma , e , naturalmente, è

a

107

LE I. I./. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - scelto in Italia». Più oltre l'autore scrive: « I nostri interessi in Siria sono confusi con gli interessi cattolici ; il
giorno in cui li dimenticassimo, l'Austria e rltalia prenderebbero in questo paese il posto che noi vi occupiamo».
E Gabriel Charmes, che fu accusato di difendere i riti
orientali çontro quello latino, scriveva quanto abbiamo riferito poco dopo del 1880 !
Gaetano Durchini, nel suo libro « Alla ricerca di Gesù J>.
ecco che cosa scrive dei Francescani: « Qualunque sia il
vostro modo di pensare, voi, in Terra Santa, non potete
che ammirare l'opera di codesti monaci, i qunli, per un
fenomeno non troppo facile a spiegarsi da chi si piace di
ignorare la storia religiosa, sanno essere ad un tempo cristiani ed italiani. Già, anche italiani. A casa vostra non
ve ne accorgereste per certo; ma quando si è in terra straniera, come è dolce all'orecchio il suono ' della VOt'ltra parlata, com'è bella alla vista ia bandiera nazionale, com'è
commovente sentir pregare in italiano da gente tanto diversa da noi per razza e per indole, ma "istruita con opera
paziente dai figli di S. Francesco!»
E Monsignor Geremia Bonomeìli, dopo àver riferito diecine di episodi che attestan-:, l'altissimo spirito patriottico
dei Francescani in Terra Santa, riporta l'elogio che il visconte Melchior de Vogiié fa dell'Ordine di San Francesco e della . sua attività generosa pei Luoghi Santi.
Riferiamo, a mo• di conclusione, un giud.izio più recente e più comprensivo del sacerdote prof. Giuseppe Capra, scrittore pregiato e viaggiatore instancabile. « I Francescani di Terra Santa - egli ha scritto qualche anno addietro, occupandosi dell'impiego della mano d'opera italiana nella costruzione della ferrovia Costantinopoli-Bagdad
- oltre alla Custodia di tutti i Luoghi Santi , nei quali si
trovano fin dall'epoca del loro fondatore, hanno molte
missioni sparse in Siria, Cilicia, Armenia, e ovunque si
sono resi altamente benemeriti della Chiesa e della Patria,
lavorando immensamente, con ogni sorta di sacrifici, fin
quello del martirio, sostenendo, sempre per la religione e
per mantenere alto il nome italiano, persecuzioni di ogni
genere, vessazioni dai vari dominatori che soggiogarono
successivamente la Palestina e la Saia, so"ffrendo pestilenze, carestie, malattie molteplici, insidie degli uomini e
dei governi. Se il nome d'Italia sucnò e suona venerato
in questi luoghi, se l'italiano è ovunque benviso, lo si deve
ai padri Francescano italiani della Custodia. Così è a loro
che si deve la diffusione della lingua italiana anche nei
remoti centri dell'interno, come a Aintab , Marasci, nell'Armenia, perchè questi Padri, nelle loro missioni, fondano
sempre delle scuole e, fra le materie d'insegnamento, non
manca mai la lingua italiana, per cui si trovano ovunque,
e non solo come avvenne a me lungo la ferrovia di Bagdad, ma anche nell'interno, impiegati, commercianti, persone con una posizione che vi parlano italiano ; e l'anima
vibra di gioia inesprimibile udendo, da chi e dove meno
si pensa, l'armoniosa lingua di Dante e Manzoni ».
A queste tradizioni, a queste virtù , a queste glorie , a
questa realtà è affidato il prestigio e il diritto dell'Italia in
Terra Santa; prestigio e diritto che noi dobbiamo cementare opportunamente con gli accordi internazionali e con
la pratica quotidiana del sacrifizio, della cura, del presidio morale e finanziario ».

giacchè, in fatto di politica religiosa, la Confederazione
Germanica lasciava mano libera alla sua alleata del Danubio, che era molto più interessata, vuoi per realtà politiche, vuoi per tradizioni storiche, alla questione romana.
E si capiva. In regime di Triplice Alleanza, la Germa nia si era assunto il còmpito di smorzare le animosità e le
asperità fra l'ltalia e l'Austria-Ungheria, di fungere quasi
da cuscinetto fra le due Nazioni sue alleate, al fine di non
suscitare conflitti e dissensi, di placare il più che le riu scisse possibile gli ani~i e di far dileguare i cattivi ri cordi. La Triplice Alleanza era stata così possibile, per la
volontà e per l'intervento della Germania; e negli ultimi
anni la Germania non ha sdegnato di fungere da traitd' union fra le due Nazioni alleate sì, ma rivali insanabilmente .
In sostanza, però, la politica religiosa di Vienna era
quella che voleva Berlino, L'Austria, anche in queste fac cende, era la lunga mano della Germania, la quale se non
faceva mai assumere posizioni nette ai suoi ministri presso
il Vaticano di Prussia e di Baviera, segretamente sosteneva l'Austria e le suggeriva atteggiamenti, le consigliava
manifestazioni, le imponeva, se del caso, rinuncie: a Berlino era il cervello della politica viennese.
Ma la Germania agiva molto abilmente per non spiacere ali' Italia, per non offendere la suscettibilità del nostro
popolo, per non apparire apertamente consigliera del l"Austria e quindi la responsabile della politica della duplice Monarchia.
L'Italia, occupata e preoccupata per tanto tempo da urgenti e vasti problemi interni, trascurava completamente
e la politica internazionale e la politica religiosa, che è
tanta parte della prima. Tranne qualche veggente in solitudine, nessuno in Italia mostrava di dar soverchio peso
alie questioni internazionali e a quelle religiose, alle prime intimamente ed indissolubilmente connesse. Cioè, le
questioni religiose a"e"ano assunto, nella nostra Nazione,
la forma bassa, volgare ed inutile. anzi dannosa, delle
competizioni dl partito, e così sentite, valutate e praticate
esse contribuivano al dissolvimento della nostra anima na zionale, della nostra energia popolare, della nostra posizione nel concerto delle Potenze Clericalismo ed anticlericaliismo; ecco i termini -opposti delle questioni religiose
- contraffatte, adulterate, rese vacue e meschine - dibattute in Italia. Il mònito di un uomo di fede democratica, di Léon Gambetta, se aveva potuto raddrizzare un
po' tardi e alla meglio la mentalità dei Francesi in fatto
di politica religiosa, non aveva trovato eco in Italia, dove
si era piuttosto preoccupati di seguire i rafforzamenti, gli
infingimenti e le esagerazioni dei costumi e della mentalità polìtica francese.
Per noi fu lungamente sconosciuta non diciamo la necessità. ma l'opportunità di occuparsi di politica religiosa ,
in quanto essa poteva essere per l'interno ragfone e mezzo
di pacificazione di animi, e ali' estero strumento e leva
di propulsione, di affermazione, di colonizzazione, di influenza. Poco tempo fa abbiamo potuto notare in Italia
fenomeni e movimenti confortanti di resipiscenza. Le questioni reiigiose ci hanno alfine attirati per la loro importanza e per la loro portata nel mondo, per la loro inscindibile connessione alla politica internazionale, per la virtù
loro di cooperare, di coordinare e di sostenere i movimenti
espansionistici delle grandi Potenze europee. Si è capito ,
*
ifinalmente, in Italia, un po' tardi, ma si è capito, che se
La Germania ha dimostrato una grande sensibilità poli- si vuole imprimere alla Nazione sviluppo e forza, e si vuol
tica in fatto di questioni e di argomenti attinenti alla fa- darle prestigio di grande Potenza, è necessario fare anche
mo~a « questione romana». Finora, a vero dire , non sem- una politica religiosa ispirata ai nostri superiori interessi
brava che la Germania si interessasse e si preoccupasse nazionali, dentro e fuori il Paese.
così a fondo della sorte temporale del Sommo Pontefice,
La Germania, in questi ultimi .tempi, a mezzo dei suoi

**

108

GLI OSSERV ATORII INDUSTRIALI E COMMERCIALI
maggiori giornali, aveva affermato, se non ancora il suo
punto di v11Sta, i1 suo vivace 1inter.e ssamento alla questione
romana, come se fosse una questione di casa sua, coane se
si trattasse di una manifesta~one sua propria e di un suo
particolare e spiccato interesse.
Le manifestazioni tedesche a che punto han trovato la
mentalità italiana in fatto di questione romana e di politica religiosa? Lo abbiamo accennato. C'è da domandarsi
a che punto sono la concezione politica e la pratica politica del Governo a proposito dei problemi e degli interessi
su citati. La risposta non è tanto facile, come potrebbe
sembrare; giacchè in Italia la politica religiosa del Governo
è stata quasi sempre la politica dei partiti, cioè la polilitica del dissolvimento della coscienza nazionale, dell' aberrazione partigiana interna. Nessun ministero ha avuto
a questo proposito, sino ad ora, un programma completo
e preciso, una volontà ferma e decisa, unjl visione chiara e
complessiva del problema che ci interessa. Affermazioni
vaghe, dichiarazioni solite, qualche idea nuova, qualche
barlume di verità e di realtà, null'altro che questo. Volontà fattive n'on comparvero finora in questo campo. Sicchè la nostra attività politica si svolge sulle rotaie della
Legge delle Guarentigie, con qualche amplificazione cosciente, con qualche visione frammentaria ma esatta, con
q ualche temperamento utile. Nulla più di questo. Ed è
g ran male.
Oggi, bisogna affermare che la nostra Nazione, chiamata
dalla vittoria delle sue armi a compiere il suo destino nel
mondo, non può disinteressarsi dai problemi religiosi in
quanto hanno nel mondo pratica e reale influenza, in
quanto sono anche essi forze ed energie di sviluppo, di
civiltà, di progresso economico e coloniale.
L'Italia vuol fare una grande politica internazionale,
dicbno taluni; noi soggiungiamo che l'Italia questa grande
politica deve farla dopo che avrà compiuta la sua unità,
dopo che avrà assicurato i suoi confini terrestri e marittimi,
dopo, sopratutto, che avrà risoluto a sua vantaggio, come
è suo diritto, la questione adriatica. Orbene, nelle terre
dove 1' Italia è chiamata a svolgere la sua capacità colonizzatrice, l'ausilio della religione cattolica può essere un
coefficiente non trascurabile, spesso è un coefficiente indispensabile. Per comprendere e per affermare questa
grande verità bisogna guardare e valutare i problemi religiosi con spirito aperto, illuminato, non settario. Questa
trasformazione è nece!lsario che si compia nello spirito degli italiani. Ciascuno rimanga colla sua fede, ciascuno
tenga le sue credenze, i suoi convincimenti; ma ciascuno
impari a riconoscere, nel campo pratico, la necessità o
almeno la utilità della forza, ~ell' ausilio religioso nel campo della politica internazionale in genere, nel campo di
q uella coloniale in ispecie.
In passato i simboli del potere statale si affermarcno
oontemporaneamente nelle terre meno civili con i simboli
d el potere religioso; se ne avvantaggiò la religione, se ne
avvantaggiò l'influenza dello Stato . che si sviluppava e
si aflermava. Sembrò, in passato, che l'influenza di una
nazione nel mondo potesse più agevolmente. più durevolmente affermarsi se sostenuta e inc1ementata dall'influenza religiosa, sembrò, anzi, che le due influenze fossero nece;sarie l'una all'altra, che fossero inscindibili, o
che, pet lo meno, la prima sarebbe stata perfetta soltanto
nel caso fosse sostenuta dalla seconda. E poichè di influenze naz1onali ce ne sono molte e in contrasto, così la
grande influenza 1eligiosa della Chiesa romana - chè di
questa ci occupiamo fu conte3a fra i reggitori delle
nazioni, e- per averla dalla propria parte si ricorse ad accordi, a patti, a trattati, che, in altro senso , si risolvevano
anche in un vantaggio per la Chi~sa di Rema. In allora

questa aveva un potere temporale, che oggi non ha più e
che non sogna di riconquistare, almeno per quelli che sono
la convmzione e i propositi più diffusi fra i cattolici italiani, i quali sarebbero più interessati al problema; in
allora la Chiesa cattolica lavorava per aumentare la sua
influenza nel mondo e per ingrandire i suoi possedimenti;
oggi non più. La Chiesa al tempo d'oggi è ritornata alle
sue origini, e, CO/$Ì, una fra le maggiori difficoltà che si
frapponevano alla nostra nazione per potere avvantaggiarsi
della Chiesa d : Roma è tolta. Non del tutto, perchè ufficialmente il potere dello Stato italiano e quello della
Chiesa romana si ignorano.
Da queste premesse è facile trarre adeguate conseguenze.
Bisogna oggi lavorare a tutt'uomo perchè in Italia la questione romana abbia nuova e più rispondente sistemazione. Tale sistemazione ·deve essere data dai due poteri con
la debita discrezione e in mutuo accordo, perchè essa è,
innanzi tutto. una question.e italiana, nella qual~ le altre
Potenze non potrebbero ingerirsi senza offendere la nostra azione. Così ci sembrava per il nostro Paese offensivo
l'interessamento della Germania in proposito, per cui l'Italia deve rivendicare a sè - all'infuori dell'areopago
delle Potenze, il diritto, che deve essere inteso come un
dovere per l'avvenire della Nazione, di sistemare in relazione ai tempi la questione romana.
Questa affermazione deve preludere ogni altra nel campo
della politica religiosa, la quale deve essere stabilita sin
d'ora su basi programmatit:he ben chiare e ben precise,
che si dovranno in seguito sviluppare e integrare. E tanto
più facile appare oggi - dopo la nota pontificia per la
pace - la sistemazione della anzidetta questione, in quanto, per la prima volta, il Sommo Pontefice ha inviato una
n,ota diplomatica al Governo Italiano, e, per la prima volta ,
in un documento pontificio - la nota in parola - è riconosciuta l'Unità jtaliana e la necessità di completarla e di
perfezionarla

***
L'Ausbria-Ungheria era fra gli Stati che potevano vantare
un'influenza religiosa di primissimo ordine. Nessuna nazione al mondo era così strettamente, intim,a mente legata
a,lla Chiesa di Roma; e a quest'uniì,o,ne con.ferivano in
egual misura la tradizione, i vincoli dinastici, la mentalità
degli alti ambienti bmocratici e militari d'Austria e quella
delle sfere di,rigenti vaticane . I rapporti personali fra numerosi personaggi del mondo romano papale e del mondo
politico militare imperial-regio. Unione spirituale, politica
e dipLomati.ca che giovava ugualmente alla Monarchia e al
Papato nel campo dei rapporti internazionali. Il Papato
s~ avvantaggiava sapendo di poter disporre in ogni momento e per ogni suo bisogno di una forza politica e miJitare di
primissimo oirdine cOlffi'era quella austro-ungari.ca, epperciò
di poter far sentire la sua voce e la sua influenza più lontano e più forte; l'Austria-Ungheria si giovava sapendo di
poter contare sulla cieca devozione della Chiesa Cattolica ,
di cui si serviva per le s-ue mire espansioniste, per lo svi.
luppo e la integrazione della sua influenza presso i popoli
e ne ~ paesi che la interessaivano m.i,Litarmente e economi<Zmente.
Gli ultimi anni della storia dell'Europa stanno a dimostrare a luce meridiana come le due Potenze - quella
degli Absburgo e quella della Chiesa Romana - si siano
spesso integrate, sostenute, incoraggiate a vicenda, spalleggiate in ogni senso e :n ogni contingenza internazionale. L'una sapeva che ogni aumento di potenza del1' altra si risolveva in un beneficio diretto proprio. e l'altra
era sicura che lo sviluppo e i progressi della prima costi-

109

LE I. /. /.
tuivano altrettanti vantaggi in proprio; epperciò l'accordo
eta ·completo, l'appoggio mutuo, i benelìct comuni.
La storia, poi, della conflagrazione europea ha dato,
per così dire, la misura dell'intimità e dell'indissolubilità
della unione fra le due Potenze. Giacchè da parte del Papato non c'è stato mai aocun aHo che fosse di chiara
ed aperta ostilità contro la Monarchia, verso la quale pur
gravita,v.mo, disperatamente, tutti gl,i, odii e tutti gli sforzi
del mondo civile. Il non aver compito alcun atto e il non
aver detto alcuna parola che suonasse dispregio o condanna dei metodi, dei sistemi, delle responsabilità del}' Austria-Ungheria, è stato per il Papato un grave colpo,
perchè gli ha alienato molte si~patie, e, per conseguenza, gli ha fatto pèrdere grande parte della sua influenza.
Ebbene, pur sapendo 1ei pericoli, delle diminuzioni, delle
accuse cui àndava incontro, il Papato è rimasto chiuso
nel suo riserbo, non veramente giustificato dal fatto che al
cuore del Sommo Pontefice sono ugualmente cari i cattolici d'Austria e del Belgio, quelli di Francia e quelli di
Germania. Orbene, se la Chiesa Romana ha preferito il
riserbo e il silenzio nei riguardi dell'Austria, alle accuse
e alle diminuzioni reali e dannosissime della sua influenza
spirituale nel mondo, vuol proprio dire che l'unione fra la
Monarchia Absburgica e ,il} Papato era intima e indissol'ubile.
Da questa situazione equivoca, creata alla Chiesa di
Roma dai suoi rapporti con l'Austria-Ungheria, è derivata la conseguenza che il Sommo Pontefice non ha voluto - puchè non ha potuto - prendere alcuna iniziativa di pace durante tre anni di guerra. e in seguito, assai
probabilmente, sarebbe un'altra conseguenza, che sarebbe
stata più dannosa per la Chiesa: l'esclusione del Papa dal
Congresso della Pace. Dicevamo per questo, che la guerra
europea ha dato la misura della intimità e della indissolubilità dei rapporti austro-romani: ce lo conferma forse,
la nota pontificia per la pace.
Oggi i rapporti austro-vaticani vanno studiati sotto un
altro punto di vista. La guerra ha sconvolto le tradizioni,
ha fatto ruinare le basi programmatiche servite insino a
ieri, ha suscitato nuove energie, nuovi interessi, nuove
realtà, ha prodotto nuovi avvenimenti, ha creato nuove
situazioni : è evidente che la logica di ieri non può essere
più quella di oggi; è chiaro che se la politica degli Stati
e dei popoli deve inspirarsi alla realtà, oggi la politica
vaticana non può essere quella di ieri.
Il Papato è la Potenza neutrale per eccellenza. Esso non
parteggia per alcuno, non condanna nessuno; ha assistito
impass-iibile a.Ila rui,n a e al macello, e non ne ha &ospirat.o
che la fine per stabilire qu.. le doveva essere il suo atteggiamento, quale la sua funzione politiJC.a. La t,radizione assegnava al Papato una missione storica ben chiara e ben precisa ; il Papato se ne è sottratto perchè non vedeva chiaro
negU avvenimenti della guerra, e qu~ndi non VJodeva compromettere hl suo aivvenire con un atto che aJVrebbe pohlto
costargli molto caro.
Difendere gli interessi dell'Europa coalizzata contro gli
Austro-Tedeschi, alleati dei Turchi, non appadva, in un
primo momento, troppo vantaggioso per il Papato, visto
che gli Imperi Centrali erano vittoriosi ovunque; difendere gli interessi della Germania e dell'Austria contro
l'Europa alleata in nome e per la difesa della civiltà, non
era conveniente per il Papato, giacchè esso avrebbe chiaramente· solidarizzato con i violatori della neutralità belga,
con i saccheggiatori delle pingui città, con i violatori delle
donne e con i fucilatori dei cittadini inermi del Belgio.
Rimanere neutrale bisognava, ad ogni costo, in attesa che
gli avvenimenti maturassero. Tale maturM:~one avrebbe do-

110

vuto ,r.itenersi aivvenuta dal punto di vista vaticano, a giudicare dalla nota per la . pace.
Il Papato, adunque, è stato ed è la Potenza neutrale
per eccellénza; e se è vero che i neutrali potrebbeTo pagair
oara la l,oiro inattiività, per.chè avranno ben scarso diritto
di contribuiire a sistema,r la nuova organizzazione tenitoriaJe e poliitica dell.' E.uropa, ben dura lezione pot,r ebbe
,ricevere la Chiesa di Roma. E la sua influenza nel mondo
potrebbe essere seriamente compromessa.
Senonchè noi eravamo certi che al giusto momento .
quando la fortuna delle armi non avesse lasciato pi~ alcun dubbio sulla sorte della guerra, il • Papato avrebbe
fatto sentire la sua voce e la sua influenza nel mondo, fra
i belligeranti. Esso è intervenuto nel conflitto europeo.
In seguito a quest'avvenimento, noi scorgiamo la necessità per le potenze dell 'lntesa di sistemare su nuove
baisi i loro rappootài con la Chiesa di Roma. NessUlll.O si
i.1L1da ohe con la decomposizi,one delL'Austria-Ungheria
e con la capitolazione della Germania la Chiesa Romana
sia per ricevere il suo coLpo fataile e definritivo. lllusiio,n i
di questo genere sarebbero p Lù pericolose in chi le con-cepiss,e e le formulasse, che non per chi ne fosse colpito.
Cessate, e per sempre, la sua funzione e la sua cura
temporali, il Papato è rimasto una Potenza spirituale di
primo ordine, la più alta, la più vasta, la più ricca di
f-orze, di appoggi. E come tale, avere amico od alleato il
Papato è sempre un bene, averlo nemico può essere quasi
sempre un male. Per quanto grande sia lo scàpito che
alla Chiesa Romana sia derivato per la s,ua amb~a situazione, per il suo equivoco attegg,iamento nell'odierno conflitto, non potrà essere mai tale da nuocere fatalmente, da
sg.retolare completamente l'edificio mondiale e formidabiLiss>imo della s,ua potenza spi•rit)-la.le. Gli è per questo che noi
sosteniamo la necessità che in Italia si inauguri una politica religiosa che sostenga, che integri, che completi la
nostra politica internazionale in genere, quella nostra coloniale in ispecie. Naturalmente, per far ciò, è necessario
che all'interno del nostro paese si svalutino una volta per
sempre i pregiudizi, i preconcetti, le pregiudiziali clericali.
per lasciar posto ad una serena ed onesta valutazione dei
superiori interessi della Patiia, intorno ai quali non do·vrebbe essere dissenso fra gli Italiani a qualsiasi credo politico o religioso essi appartengano.
La potenza cattolica dell'Austria-Ungheria ha giovato
enormemente a questa nazione più che ogni altra sua leva
politica o militare. Nei Balcani l'Austria ha potuto sostituire con vantaggio la Francia nella d riifesa e nella protezione dei cattolici; nell'Oriente essa ha potuto accamparsi
di fronte alla Francia, la protettrice tradizionale, nell'opera
di patronato dei cattolici, dei fedeli. La Germania ha sostenuto l'Austria in quest'opera eccellente di penetrazione,
e, al giusto momento, l'ha integrata con i suoi mezzi, con
le sue enormi possibilità, con la ·sua poi,sanza organizzatrice.
Nella Penisola Balcanica, sopratutto, l'Austria ha potuto avere una vera e propria egemonia politica ed economica, a tutto danno dell'Italia, grazie all'appoggio della
S. Sede. I trattati di Passarowitz, di Carlowitz, di Belgrado erano troppo lontani per poter servire a qualche
cosa; l'Austria li ha risuscitati al giusto momento, li ha
rinverditi con il consenso e previo accordo della Chiesa di
Roma, e si è improvvisata, in tempi di civiltà e di libertà ,
sopratutto in tempi di nazionalità libere ed indipendenti,
protettrice dei fedeli. Fedeli che non ha protetto che in
quanto rappresentavano per essa una somma· più o meno
cospicua di interessi economici, politici e perfino miiitari
da tutelare.

GLI OSSERVA TORI/ INDUSTRIALI E COMMERCIALI
1
• on abbiamo ancol'a dimenticato che in Albani~ dove
Affrontando uno dei maggiori problemi della nostra pol"Austri:t esercitava la sua influenza proteggendo gli alba- litica internazionale - quello dei futuri rapporti dell'Itanesi cattolici, col consenso ~ con l'accordo della Chiesa di lia col Papato, sopratutto nella politica coloniale - noi
Roma, in danno dell' ltalia, non abbiamo dimenticato che non abbiamo avuto la pretesa di risolverlo; tutt'altro. Abin Albania i preti cattolici si improvvisarono, al propizio biamo voluto. modestamente, agitarlo nelle coscienze itam omento, agenti politici austriaci, capitani di bande ar- liane con italiana coscienza del momento storico che atm ate, suscitatori di sommosse. agenti di insurrezione e di traversiamo. Ben altro occorre per iniziare, non diciamo
rivoluzione. Non abbiamo dimenticato che la protezione la risoluzione di taì ponderoso problema, ma un accordo
dei cattolici albanesi da parte dell'Austria non aveva altra sui mezzi e sui sistemi migliori per risolverlo .
mira che quella di asservire economicamente e politicaU:ONARDO AzZARITA.
m ente l'Albania alla Duplice Monarchia, impedendo così
ogni progresso ed ogni successo all'Italia, che per tanto
TRIPOLI
tempo aveva ignorato l'Albania e dei problemi e delle ria rse di questa s'era completamente disinteressata.
Dunque, le relazioni fra l'Austria e la S. Sede si com- GLI EFFETTI DELLA VITTORIA - NUOVI CAMPI ALL'Epletavano sul terreno politico ed economico in un formi LA PESCA
SPORTAZIONE E ALL' IMPORTAZIONE
dabile irrobustimento dell'influénza della Monarchia, in
DELI..E SPUGNE_
un asservimento di popoli e di paesi alla volontà e alla
Oggi i · vittoriosi trionfi delle nostre armi sui tampi d i
discrezione degli Absburgo, in danno non soltanto della
indipendenza e della libertà di quei popoli e di quei paesi, Europa producono anche qui i loro notevoli effetti, tanm a pure delle altre potenze - e, nel caso da noi consi- to che è da sperare che non passeranno molti giorni
derato, dell'Italia - · che venivano colpite proditoriamente dall'auspicato dì in cui la nostra bandiera tornerà a
sventolare negli antichi presidt del Gebel . del Garian .
nei più vitali interessi.
La guerra oggi ha fatto giustizia di. molte vanità politi- di Silten, di Mi&urata e della Sirte.
Con la rioccupazione dell'interno della Tripolitania
che, di molte vacuità retoriche. di molte pregiudiziali dannose; sulla base degli interessi reali le nazioni si muovo- si riapre un campo non trascurabile di attività commerno, si sviluppano, si incrementano nella loro influenza ciale tanto per l'importazione come per l'esportazione.
p olitica e nella loro virtù economica. Sulle basi della realtà L'interno della Tripolitania assorbe grandi quantitativi
in Italia si stabiliscano, dunque, nuovi rapporti con la di manifatture che vengono importate dall'Inghilterra,
S. Sede, che si risolvano prima di tutto e sopratutto in quali il madapolam, oxford, zephir, domestic, greggi,
vantaggi politici, economici, militari per la naz.i one, den- ecc. ; assorbe pure notevoli quantitativi di thè, zucchero,
caffè, ecc. Dall'interno giungono a Tripoli quantitativi non
tro e Juori i confini, e se si risolveranno in vantaggi per
l'influenza morale del Papato, tanto meglio, poichè noi indifferenti di pelli, lana, bestiame , ecc. Dall'interno affluisce pure ad Homs ed a Tripoli lo sparto esportato
avremo ricondotto vieppiù il Papato alle sue origini, lo
esclusivamente nel passato in Inghilterra, ma è da auguavremo, anzi, allontanato completamente dagli adescararsi che nell'avvenire possa essere invece esportato in
menti del temporalismo ed avremo contribuito ad affermare
Italia per produrre da noi quelle qualità di carta che
nel mondo un valore di civiltà e di umanità. Senza dire fino ad oggi, con prodotti nostri , si producono in paesi
che, dati i rapporti di indipendenza fra la Nazione Italia- stranieri.
na ed 11 Papato, la maggiore influenza di quest'ultimo nel
La fine della guerra europea apporta qui il risveglio
mondo si risolverebbe in un vantaggio per la prima.
della pesca dell~ spugne che per · ragioni dipendenti
Bisogna sostituire l'Austria nei suoi rapporti col Papato ; dallo stato di guerra era stata sospesa fino dal 1914.
bisogna incominciare a tessere la trama dei rapporti italoI pescatori assicurano che per i primi anni dovremo apontiiìci ora che l'Austria s.i sta decomponendo, perchè a vere una pesca abbondantissima. È bene segnalare ciò
decomposizione aivvenuta possiamo essere i primi e i soli a ai nostri commercianti, alfinchè provvedano in tempo ad
raccoglierne, come nell'Adriatico e nei Balcani, l'eredità accaparrarsi il prodotto, anzichè farlo accaparrare da quelpolitica ed economica. La Franca, l'Inghilterra, la Russia le ditte estere che non mancano di mandare qui a tempo
hanno in ogni tempo e, quel che più jmporta, recente- opportuno personale di fiducia per provvedersi del loro
mente anche, ri<:onosciuta l'importanza del Papato, la ne- fabbisogno. - L. A.
cessità di averlo almeno se non amico, non nemico; che
l' atteggiamento dell'Italia consacri questa verità, questa
TUNISI (Algeria)
realtà per conto nc,str~, al di sopra e all'infuori della fecle,
sul terreno dei rapporti politici. Dal momento che il PaUNA V A.STO CAMPO DI SFRUTTAMENTO PER LA PRODUp ato esiste. dal momento che esso non si può sopprimere,
ZIONE ITALIANA SUI MERCATI TUNISINI.
dal momento che la sua forza e la sua influenza nel mondo sono fattori accertati e insopprimibili, è bene che la
La Camera Italiana di Commercio ed Arti di Tunisi ,
azione nostra, uscita dalla minorità politica, tutto ciò che segue con il massimo interesse l'azione che sta attualdevolva a suo beneficio : il -valore di questa considerazione mente svolgendo la locale Lega anti-austro-tedesca, per
non può sfuggire neppure ai più arrabbiati anticlericali del rendere assolutamente impossibile in quel mercato l' afnostro Paese.
fermarsi dei prodotti tedeschi. ed austriaci, nel dopoguerra ,
Qual'era la forza dell'Austria in Albania? ,I preti catto- segnala come in tal modo resta aperto un vastissimo camlici. Chi furono i precursori dell'influenza austriaca in Al- po di sfruttamento agli industriali ed esportatori italiani ,
bania? I preti cattolici. Chi assicurò all'Austria la sua stra- che sapranno rendersi conto delle esigenze della piazza ,
g rande superiorità in confronto dell'Italia in Albania? I sia per il quantitativo, sia per la qualità delle merci ripreti catt~lici. Ordunque, se la nostra successione nel- chieste.
Come è noto, scrive l'Economista d'Italia, il principale
1' Adriatico all'Austria-Ungheria deve essere completa, è
necessaiio che l'Itd~,a s,ucced.a anche all'Austria nei rap- cliente nella Tunisia è costituito dall'elemento indigeno,
che difficilmente si allontana dalle abitudini tradizionali e
p orti con la S. Sede.

[
I

111

LE I. I./. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - che perciò intende acquistare merci confezionate secondo
l'uso locale predominante.
Tale fatto deve essere tenuto presente dai nostri fabbricanti, i quali, se intendono sviluppare i loro affari s_µ
vasta scala in Tunisia, debbono anche cercare di offrire
articoli a prezzi assai bassi.
Sarebbe assai conveniente che le ditte esportatrici mantenessero agenti propri sulla piazza di Tunisi, centro dei
principali affari e sugli altri mercati della Reggenza. t
indispensabile però che tali agenti siano attivi e seri e conoscano bene il paese ad anche la lingua araba. Essi do-

vrebbero visitare frequentemente la clientela, possedere
una collezione dei prodotti da offrire oppure cataloghi
illustrati con scene della vita indigena. Detti cataloghi
dovrebbero essere redatti con sufficiente chiarezza, con indicazione dei prezzi in franchi per merce resa al porto
d'imbarco o libera di ogni spesa, compresi i dazi doganali.
Riguardo ai pagamenti bisognerà attenersi , in tempi
normali , ai metodi seguiti prima della guerra dai commercianti tedeschi , i quali ordinariamente concedevano
credito a due o tre mesi.

Allo scopo di assicurare un sempre maggiore sviluppo all' industria italiana, le I. I. I. vanno organizzando nelle
principali piazze mercantili e produttive del mondo intero un servizio di osservazione e di informazioni industriali e
commerciali , affidato a persone selezionate, esperte, sicure . A tutt'oggi le I. I. I. hanno istituito i seguenti osservatorii :

ABO (Finlandia) - ALESSANDRIA D'EGITTO - ALGERI - ALICA TE (Spagna) - AMSTERDAM ASSUNCION (Paraguay) - A TENE - BANGKOK (Sia,m) BARCELLONA (Spagna) BASILEA BATAVIA (Indie Orientali Olandesi) - BELLO HORIZONTE (Brasile) - BERNA - BISERTA (Tunisia) - BOGOT A (Coltllffibia) - BOMBAY (Indie Inglesi) - BONA (Algeria) - BOSTON (Stati Uniti <:l'America) - BUCAREST - BUENOS AIRES - CALCUITA (Indie Inglesi) - CAPETOWN (Sud-Africa) - CARACAS (Venezuela) - CARDIFF (Inghilterra) - CHICAGO - COPENAGHEN - CRISTIANIA (Norvegia) - DUBLINO
(Irlanda) - GINEVRA - INDEPENDENCE (Luisiana - Stati Uniti d'America) - KIEW (Russia) - L' AJA LARNACA (Cipro) - LIVERPOOL - LONDRA - LOS A GELES (California - Stati Uniti d'America) --:- MAMELBOURNE (Australia) MENDOZA
DRID - MALTA - MANILLA (Isole Filippine) - MARSIGLIA (Repubblica Argentina) - MESSICO - MONTEVIDEO - MOSCA - ODESSA - PALMA DI MAJORCA
(Isole Baleari) - PANAMA - PARA' (Brasile) - PARIGI - PATRASSO (Grecia) - PIREO (Grecia) - RIO
DE JANEIRO - ROSAR10 (Repubblica Argentina) - ROTTERDAM (Olanda) - SAN FRANCISCO DI CALIFORNIA (Stati Uniti d'America) - SAN PAOLO (Brasile) - SANTA FE' (Repubblica Argentina) - SANT ANDER (Spagna) - SANTIAGO (Chilì) - SANTOS (Brasile) - STOCCOLMA (Svezia) - SYDNEY (Australia) - TOKIO (Giappone)
TRIPOLI - TUNISI - V ALPARAIS<'i (Chilì) - VICO (Spagna) - W ASHINGTON - ZURIGO.

RASSEGNA DEL MO~
V IMENTO INDU~
STRIALE ITALIANO
MESE DI

GENNAIO

1Q1Q

S O M M A R I O : Crisi nel ramo manifatturiero • Le voci degli interessali -

Per l'educazione industriale
in ltalia - Il supremo interesse economico dell'Italia • Vogliamo una più illuminata politica ferroviaria - Una
ferrovia nella Somalia Italiana - Per la costruzione dei laghi artificiali in Italia - Scoperta di miniere in Sicilia
- Un grido di implorazione dalla Sardegna dedicato al Ministro dell'Industria on . Ciuffelli - La vita pubblica
e gl' industriali italiani Il passaggio dal periodo di lotta a quello della cooperazione nell' organizzazione degl' interessi sociali - Bisogna rivedere d'urgenza in Italia i provvedimenti sull'esportazione - Esonero d'imposta
per dieci anni a favo_re dell'industria dei profumi - La prima nave metallica saldata - Bisogna dotare l'Italia d'una potente -/lotta mercantile - La creazione del la marca per i prodotti italiani - Nuove possibilità di rifornimento di carbone all'Italia _:.. Premii e concorso dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere - Per l'industrializzazione della Sicilia - Un'Associazione fra i Licenziati della Scuola Elettrotecnica - Per l'industria italiana
del marmo - La crisi della industria guantaria - Una grande gara d'aviazione per il 1919 a Napoli - · Costituzione d'un ente per il porlo di Messina - Le presenti condizioni dell'industria cotoniera in Italia - Saranno
presto introdotte stoffe di torba - Le tristi conseguenze del monopolio del carbone in Italia - La partecipazione
degli operai alle industrie e il parere del senatore Rolandi-Ricci - La paralisi ferroviaria e la Lega Industriale
di Torino - Una importante scoperta sul mercurio - La questione delle pelli crude e conciate in Italia - Un
accordo economico-finanziario italo-svizzero - Cl' insuccessi dello Stato come coltivatore di miniere - Le navi
mercantili austriache debbono essere nostre - Reticolati innanzi ai manufatti italiani - Missioni aeree italiane
per tutto il mondo - « Dateci i noli più bassi e lasciateci liberi di fare » - Dove nel naviglio conviene l'impiego
del cemento armato - Si costruiscano quante più navi è possibile nel più breve periodo di tempo - S'invoca un
organo per la ricostituzione nazionale - L'avvenire industriale della Calabria - Occorrono buone statistiche
coloniali - La statizzazione dell'industria farmaceutica in Italia~ - Le scarpe e la situazione dell'industria conciaria in Italia - L'attuazione dei monopolii, un danno gravissimo per l'industria nazionale - La nostra situazione dopo la vittoria.

Tutte le notizie, i da.ti, le a.rgomenta.zioni o i
giudizi contenuti in questa. rubrica. non impegna.no a.ffa.tto le I. I. I., che per comodità dei lettori
ra.ccolgono ogni mese diligentemente e obiettiva.mente in questa. ra.ssegna. qua.nto di più saliente i principali periodici ita.lia.ni politici e tecnici·
pubblica.no su problemi e questioni d'interesse
industria.le, fma.nzia.rio, a.gricolo e commercia.le.
N. d. D.

CRISI NEL RAMO MANIFATTURIERO
LE VOCI DEGLI INTERESSA TI
Da e< Il Mezzogiorno » di Napoli riportiamo il seguente coraggioso articolo, dovuto ad un grande industriale,
il dott. Bruno Canto , che mette mirabilmente a nado la
mentalità deleteria delle sfere dirigenti italiane. È un
documento di accusa che dovrebbe far profondamente
pensare a Roma, giacchè realmente in quale posizione si
troverebbe il nostro Ministro dell'Industria , ove si avve-

rasse ciò che l'articolista, di competenza non dubbia ,
chiaramente prospetta?
Il 9 novembre 1918, alla seduta del Comitato Centrale per l'industria cot-0niera, alla quale assistettero, fr~
altre personalità, il Ministro Ciuffelli e gli alti funzionarli Berio e Giuffrida, vi fu chi fece press'a poco questo discorso :
Egregi signori Ciuffelli, Berio e Giuffrida, Voi siete
in preda ad una fissazione la quale vi fa · commettere i

113
8 . f . I.

f.

LE I. I. I.
più grossolani errori e potrà condurre l'indust.ria cotoniera alla rovina senza che si raggiunga l'intento che voi vi
prefiggete, cioè quello di mettere i tessuti a disposizione
del pubblico ad un prezzo conveniente. Oggi tali tessuti si vendono sulla base del filato a 20 lire al chilogramma, mentre il prezzo di imperio da Voi stabilito, e
che Voi. riconoscete corrispondente al reale costo odierno della materia, è di L. 15,50. Voi vorreste quindi veder i:idotti i prezzi sulla base di 15,50, dopo di che accordereste l" esportazione. lo però vi metto in guardia contro questa illusione, giacchè il pubblico a 15,50 non comprerà, come pure non comprerà neppure a 10, convinto come è che i prezzi debbano scendere ulteriormente in base al seguente semplicistico ragionamento:
la guerra li ha fatti salire da 2 a 20 e la cessazione della
guerrc1. li farà ridiscendere, se non da 20 a 2, almeno
<la 20 a 5. Frattanto, riprese la voce ammonitrice, realmente i prezzi scenderanno, poniamo a 10, col bel risultato che fra due mesi il commercio italiano dei manufatti di cotone si troverà coll'identica quantità di roba
che possiede ora, ma svalutata del 50 %, ed il pubblico
larà rimasto nella sua attitudine di paziente attesa di
prezzi migliori. Poichè questo pubblico in tempo di guerra ragionava nel seguente modo : oggi il tessuto per camicie costa tre lire; io non ne hio assoluto bisogno, ma
certamente fra sei mesi ne dovrò comprare : se la guerra
non durasse più di tanto, attenderei: siccome però ritengo
eh~ durerà di più, e che il prezzo fra ::3ei mesi sarà di
.quattro in luogo d ii tre, io compero oggi a tre. Così si
spiega come, malgrado gli enormi rialzi di ogni prodotto,
non ci sia mai stata una richiesta tanto for te quanto duJ"ante la guerra ; si andava nelle calzolerie ad acquistare
le scarpe a due, tre paia per volta, dal sarto a « fermare »
la toffa per la stagione successiva, e così via.
Una specie di epidemia psicologica che dal pubblico si
era propagata al dettagliante e dal dettagliante al grossista, provocando una richiesta .fittizia che alla cessazione
della guerra avrebbe causato un arresto di qualsiasi domanda di produzione nuova. Infatti , finita la guerra, il
pubblico cambia iL ragionamento così : Oggi la tela per
camicie costa tre lire, ma fra sei mesi costerà certamente
una lira, io non ne ho ancora stretto bisogno, attenderò fra
sei mesi.
Quindi, Egregi Signori - proseguì là stessa voce in
quel tal giorno 9 novembre - quale è la logica linea
da seguire? Lasciar uscire questa roba accumulatasi · a
caro prezzo nei magazzini, e che nessuno vuole, in modo
che possano assorbirla quei paesi i quali non sono in grado di attendere sei mesi ancora per vestirsi, e, se mai,
proibire l'esportazione più tardi, quando, ridotto il cost~ delle materie prime, per effetto della cessazione dei
coefficienti di guerra, i prezzi dei manufatti si mante• nessero a livelli non corrispondenti a tali mutate condizioni.

Procedendo differentemente, perderete una magnifica
occai,ione di riversare sugli altri le conseguenze della suaccennata epidemia psicologica e diminuirete sensibilmente
la ricchezza nazionale.
É sapete di c;uanto, il.lustri signorn
lo stimo che in Italia vi sieno due miliardi di tessuti
di cotone, i quali fra due mesi varranno la metà e sa~nno lì intatti come oggi ad attendere una maggiore svalutazione. Due miliardi di oro benefico, una magnifica occasione di inondare i mercati di roba nostra, ed avvincerli
~lla nostra industria pér l'avvenire, una situazione commercialmente agile, pronta ad assorbire la produzione
nuova, non più richiesta dalle amministrazioni militari, al-

114

cune centinaia di milioni pel f~elico Ministro delle Finanze, sotto forma di maggior gettito dei sopraprofitti
di guerra ....
No, il comm. Giuffrida - e fu lui infatti il più feroce
oppositore - non poteva tollerare questo quadro: l'Italia
deve essere un popolo di straccioni ; purchè si evitino
nuovi arricchimenti e si ributtino nella miseria coloro
che sulla guerra avevano edificate delle fortune, si getti
a mare l'industria tutta e con essa avvenire d •Italia.
Il popolo applaudirà e Giuffrida sarà deputato, sarà ministro, sarà presidente del Consiglio ! ved:r;à prima di
morire il proprio monumento nella piazza del paese natìo. O povera patria nostra!
Quella cifra di due miliardi sembrò una fantasticheria,
e fu accolta con incredulo sorriso. Si fece un censimento. Se ne conoscono oggi i risultati; la realtà si appalesa molto superiore a quella previsione : 70 milioni di
chilogrammi di tessuti, pari a mezzo miliardo di metri,
non comprese in tale cifr~ le partite inferiori a cinque
quintali, per le quali non vi era obbligo di denuncia, e
non tenuto calcolo delle denuncie inferiori alla realtà, per
le a,pprensioni di conseguenze fiscali. Aggiungendo tutto
c iò , si arriva a 100 milioni di chilogrammi per un valore,
al 9 novembre, di tre miliardi, ai quali si può aggiungere
un miliardo di filati, che non sono compresi nel c.ensimento.
Si giunge così alla fantastica cifra · di quattro miliardi,
dei quali in due mesi la metà è sfumata.
Ciuffelli, Berio e Giuffrida (c'è chi insinua che dietro
al paravento ci sia l' on. Nitti) costano all'Italia due miliardi pel solo cotone I nel medesimo caso s.i trovano le lane,
i cuoi e non so quanti altri prodotti.
Di quanto sarà stata complessivamente depauperata la
ricchezza italiana per l'insensata politica governativa?
Già si profilano minacciose situazioni finanziarie: un industriale, con un patrimonio netto di cinque milioni, ha in
questi giorni rassegnata la propria posizione ai creditori,
nqn bastando quella cifra a bilanciare il deprezzamento
della merce . La disoccupazione, latente per effetto delle
commesse governative ancora in corso, e che fra poche
settimane saranno esaurite, si rivelerà in proporzioni mai
viste, neppure nei più foschi anni di crisi, che pur rappresentano un tragico ricordo: sono ottocentomila le persone occupate nell'industria cotoniera e, tenendo conto delle
famiglie da queste alimentate, non si è lontani dal vero
calcolando che il sostentamento della quindicesima parte
della popolazione d • Italia dipende da tale industria. Che
occorre di più a scuotere l'iroso puntiglio?
Un recente comunicato ufficioso annunziava ingiusti i
lagni contro il Ministero, poìchè delle esportazioni erano
state concesse, mentre tutti sanno che le pratiche alle quali quelle concessioni eranò subordinate . rendevano praticamente impossibile il valersene : fra un mese, quando
non sarà più possibile vendere un metro all 'estero, perchè
l'Inghilterra, l'America e la Spagna avranno saturato quel
poco che oggi « forse» rimane , ed allora sarà finalmente
tolta « qualunque» pastoia al libero traffic.o, si chiederà
con ingenuo stupore se i cotonieri, lagnandosi ancora, l' avranno con la luna I Non accorgendosi il Governo, o, meglio, fingendo di non accorgersi, che i suoi provvedimenti
arrivanq come quella tale autorizzazione del Governo austriaco a Venezia, nel luglio, pel taglio del ghiaccio nelle
lagune!. ...
Purtroppo siamo a questo: che l'esportazione assoluta,
incondizionata, accordata «oggi» può salvare ancora ben
poco. La politica dell'attesa si è infatti propagata per
tutto il mondo, e adesso non compra che chi è « privo :.o

r

RASSEGNA

DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO

nel senso assoluto; di bisognosi di merci in tale senso non
vi sono che i paesi nemici, che l'Inghilterra sta quetamente rifornendo attraverso l'Olanda, dove, senza tanti
scrupoli, manda ingenti masse di cotonerie; nei tre mesi
della conferenza della pace, essa avrà avuto tutto il tempo
di mettere a. posto i fatti suoi ed a noi non resterà che
accorgerci di essere stati un'altra volta vittime del nostro
sentimentalismo. Diciamo bianco al bianco e nero al nero.
La guer.ra è finita; a no.i quindi poco importa che Germania e Austria e Bulgaria e Turchia ricevano di contrabbando, a mezzo dei paesi confinanti, ciò che in luogo
di noi daranno egualmente gli altri nostri alleati. Tutto
quello che « filtrerà » in quei paesi, non costituirà, del re- .
sto, che un ulteriore impoverimento della loro economia.
Gli Stati Uniti non ammetteranno che, sia pure in forma
ridotta. gli attuali nostri nemici, appena firmata la pace,
non debbano ricevere la materia orima cotone. Le industrie tessili germaniche ed austriache, ove la pace trovasse
ancora quei paesi allo stato di assoluto bisogno attuale,
avrebbero dinanzi allora un periodo di prosperità senza
precedenti nella storia. I guadagni che ne deriv-e rebbero
sarebbero poi profusi nella lotta per la riconquista dei
mercati dovuti abbandonare durante il conflitto, lotta che
troverebbe per contro l'industria nostra stremata ed incapace di opporre una qualsiasi resistenza. E rivedremo
allora giorni assai oscuri, Eccellenza Ciuffelli, illustri signori Berio e Giuffrida ; rammentate la facile profezia che
vi fu prospettata il 9 novembre ed alla quale non avete
voluto dare ascolto; non fate che fra altri due mesi si
debba avere la ben triste soddisfazione di rammentarvi
la seconda.
Dr. Bruno Canto

PER L'EDUCAZIONE INDUSTRIALE IN 1TALIA
Tutte le industrie italiane ricevettero un impulso formidabile verso una produzione più intensa e razionale di
quello che non si verificasse quattro anni or sono e questi
frutti di grandissimo valore non li dobbiamo certo (bisogna essere · sinceri !,} alla discutibile attività degli accademici assorti nelle astrazioni scientifiche, bensì alle applicaziopi concrete di noi tecnici - scrive Guido del Piano
nelle Industrie - che dalla scienza attingiamo spregiudicatamente quanto è utile alla vita.
In questo consiste essenzialmente la vittoria attuale deL
le nostre officine e dei nostri laboratort.

Il lavoro ha fatto ben chiaramente intendere che la
Scienza deve essere aggiogata alla vita per ottenere le utilità che da Essa ci ripromettiamo.

tutti quei dati pratici che gli permetterebbero una dignitosa entrata nell'ambiente industriale.
Tecnici disposti a dare quello che sanno, senza ombra di
gelosia, ve ne sono in numero discreto e la scelta potrebbe
essere fatta dai consigli accademici delle Scuole Industriali, valutando essenzialmente le doti espositive, gli scritti
pubblicati e le esperienze compiute, senza insistere troppo
medioevalmente sul valore dei titoli scolastici da essi tecnici conseguiti.
Qualche cosa di simile già è stato adottato negli Istituti
di insegnamento per le industrie chimiche cartiere, conciarie e tintorie, per quanto, a parer mio, molto ancora
debbasi modific_are; nulla invece si è fatto per la siderurgia, benchè essa con le moderne applicazioni termoelettriche, basate sulla nostra ccellente dotazione idrica,
rappresenti per l'Italia una risdrsa invidiabile di produttività.
Quando dunque potremo vantarci di questo nuovo e moderno assetto per l'educazione industr.iale?

IL SUPREMO INTERESSE ECONOMICO DELL'ITALIA
VOGLIAMO UNA PIU' ILLUMINATA
POLITICA FERROVIARIA
Tutto porta a credere che il commercio marittimo italiano dovrà avere nell'immediato dopoguerra un fortissimo
incremento.
Buona parte delle merci che ci provenivano, via terra,
dalla Germania e dall'Austria, dovranno importarsi via mare da altri Paesi.
Dovremo provvedere non soltanto alle materie prime di
uso immediato, bensì anche alla ricostituzione dei depositi
interamente esauriti.
La restituzione di Trieste e di Fjume all'Italia ci impone obblighi nuovi di traffico: tutte le regioni meridionali ed orientali dell'Europa Centrale dovranno ancora rifornirsi - e larghissimamente - attraverso i due grandi
p orti adriatici che mantengono necessariamente l'antica
funzione.
Non è possibile trascurare queste esigenze, dalle quali
dipende la prosperità delle regioni redente, e che d'altronde rispondono ad ineluttabili, supreme ragioni di ordine
economico.
Se si adottass~. finalmente, scrive la Metallurgia, una
più illuminata politica ferroviaria - con convenienti riduzioni di tariffa e miglioramento nei servizi ai porti potremmo anche provvedere, in concorrenza col porto di
Marsiglia, al rifornimento della Svizzera (che sta creandosi una flotta, ma che dipenderà tuttavia in gran parte da navi straniere), del Baden, del Wiirttemberg e della
Baviera; regioni queste che dovrebbero trovare in Genova
ed in Venezia - ora specialmente che la via del Brennero
è in tanta maggior parte sotto la nostra influenza il
loro porto naturale.
Bastano questi sommarii accenni - e molte altre considerazioni si potrebbero aggiungere - per dover riconoscere
come supremo interesse economico e politico per l'Italia
la rapida costituzione di una marina mercantile atta ad
adempiere ai compiti essenziali che le spettano nell'approvvigionamento del Paese, nel rifornimento delle industrie,
nella espansione commerciale all'estero.

Credo che a tale proposito nessuno avrà il coraggio
incosciente di gemere un dubbio!
Come ottenere quanto desideriamo? - In un modo molto semplice e senza complicare per nulla i caratteristici,
burocratici ingranaggi delle nostre cattedre.
.
Basterebbe che in ognuna delle nostre Scuole Industriali Chimiche nelle quali {almeno così accusano le insegne
dei locali) dovrebbero tenersi dei corsi teorico-pratici, si
chiedesse la cooperazion~. diremo professorale, di tecnici
specialisti disposti a dedicare disinteressatamente qualche
ora settimanale in van~aggio della educaz-i-0ne dei futuri
colleghi.
Non per questo certamente i professori, titolari delle catUNA FERROVIA NELLA SOMALIA 1TALIANA
tedre verrebbero a trovarsi sminuiti nella loro posizione;
tutt'altro. Essi potrebbero anzi curare diffusamente quel
ll Consiglio dei Ministri, nella seduta dell' 11 corrente,
bene interpretato sviluppo teorico di cui ogni tecnico ab- ha deliberato la costruzione di una ferrovia nella Somalia
bisogna, mentre gli specialisti, rotti alle lotte del lavoro, Italiana da Mogadiscio verso Lugh.
equilibrerebbero le cognizioni dello studente, fornendogli
Di questa ferrovia, di cui è evidente la utilità per la

115

LE I. I. I.

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messa in valore di tutte le energie della Colonia, sarà
iniziata la costruzione con la maggiore sollecitudine, e a
tal uopo un decreto luogotenenziale autorizzerà la Cassa
depositi e prestiti ad anticipare al Tesoro dello Stato la
somma di 18 milioni per la costruzione del primo tronco
della ferrovia da Mogadiscio a Baidoa, che dovrà, poi,
continuare eino a Lugh, sul confine dell'Etiopia.
Il Benadir, - scrive il Corriere Economico, - era l'unica colonia italiana che non avesse un solo chilometro di
ferrovia. Una delle cause del ritardo nella attuazione
della ferrovia progettata è stata anche quella dell' incertezza nello stabilire quale . dovesse essere il capolinea:
Brava o Mogadiscio.
La maggiore possibilità di costruire in quest'ultima città
un porto, pel quale sono stati stanziati 10 milioni, rende
Mogadiscio il centro politico ed economico della Colonia.
Brava, d'altronde, avrà anche assicurato il &uo sviluppo,
dalla ormai accertata navigabilità dello Scebeli.
La ferrovia progettata costituisce uno dei numeri fondamentali del programma di formazione e consolidamento
della nostra politica coloniale nell'Africa orientale. Già
nello scorso gennaio il Ministro delle colonie aveva ottenuto l'assicurazione di altri 24 milioni per la prosecuzione
della ferrovia eritrea, che dalla Massaua-Asmara si affaccerà da nord al confine etiopico del Setit, ad Elaghim,
Dal Benadir ·verso il confine meridionale etiopico la ferrovia di Mogadiscio si avanzerà per ora fino a Baidoa
(265 km. circa), salvo a raggiungere più tardi il punto di
confine e di penetrazione, oltre a una diramazione a Lugh.
Le due ferrovie, quella eritrea, e questa benadiriana, sono
in corrispondenza delr accordo italo-franco-britannico del
1906, il quale riconosceva all'Italia il diritto di una ferrovia che dal confine dell'Eritrea penetrasse dal Nord in
Etiopia, e, passando per l'ovest di Addis Abeba, si ricongiungiungesse con l'altra che dal sud partisse dal Benadir.

PER LA COSTRUZIONE DEI LAGHI ARTIFICIALI
IN ITALIA

La causa causarum che mantiene il latifondo nell'Italia
meridionale, - scrive Celso Ulpiani nel Mezzogiorno, è la cattiva distribuzione delle pioggie nell'anno. Il clima
mediterraneo ha un solo massimo di pioggia - nell' inverno - sicchè l'Italia meridionale che è tutta circonfusa e
pervasa dal clima mediterraneo, presenta due caratteristiche fondamentali nella sua agricoltura - piovosità invernale ed aridità estiva. Olt.re a ciò, per la costruzione
orografica che l'Italia meridionale presenta, la maggior
massa delle · sue nuvole spinte dai venti per i brevi versanti va a condensarsi in acqua sui fianchi freddi e diboscati delle sue montagne. Una grande concentrazione di
pioggie, nel tempo e nello spazio, si produce così: una
gran massa di acqua si forma nell'inverno e nelle alture,
e poichè non può concretarsi, per la relativa mitezza dell'inverno, in nevi e ghiacci come ad es. accade sulle Alpi,
precipita subito a valle in mille torrenti che incidono, franano, rapinano le tene coltivate,' asportano ponti ed opere
stradali, mondano e impaludano le bassure creandovi le
condizioni per la malaria.
Il rimedio ad una così maligna sindrome f enomenologica appare subito. È chiaro ed intuitivo che se le acque
invernali potessero essere trattenute in laghi artificiali nelle
chiostre dei monti, sbarrando le alte valli, dalle quali poi
si lascerebbero lentamente defluire nella estate, tutte le
condizioni che attualmente mantengono il latifondo potrebbero essere radicalmente rimosse. Il lago artificiale diventerebbe il grande regolatore, l'equo distributore della pio-

116

vosità, toglierebbe all'inverno meridionale il suo eccesso
di acque per beneficarne le aride estati.
Non è possibile alcuna trasformazione del latifondo se
prima non si procede ad una radicale trasformazione idraulica ed economica della montagna ed è di questo argomento che ci occuperemo in un prossimo articolo.

SCOPERTA DI MINIERE IN SICILIA
Si è parlato nei giorni scorsi negli ambienti industriali di
una importante scoperta mineraria fatta nell'Italia Meridionale. Abbiamo potuto controllare ora la notizia, scrive il
Mezzogiorno, pervenutaci da qualche giorno e abbiamo constatato che si tratta veramente di enormi giacimenti di solfato di magnesia e di soda, e di sali di potassio scoperti
nella provincia di Caltanissetta. È stato accertato che si
trova colà un vero bacino minerario di eccezionale impor·
tanza anche per l'economia nazionale, perchè lo sfruttamento di esso sarà per arrecare un colpo decisivo al monopolio germanico di quei prodotti. La scoperta merita• speciale attenzione inoltre perchè già si segnalava all'Estero
un aumento nei pr~zzi e si aveva sentore di una diminuzione di produzione.

UN GRIDO DI IMPLORAZIONE DALLA SARDEGNA
DEDICATO AL MINISTRO DELL'INDUSTRIA
ON. CIUFFELU
Riceviamo da un egregio industriale sardo, nostro abbonato, la seguente impressionante lettera :
« L'appello che la Sua rivista ha da molti mesi lanciato agli industriali d'Italia, non ha - disgraziatamente - avuto larga eco in Sardegna ! Le ragioni sono ovvie,
nè io tenterò di enumerarle. Duole pertanto constatare
che gli sforzi non lievi nè momentanei che qualche coraggioso industriale ha volentieri imposto a sè stesso, non
solo non sia stato riconosciuto, ma trascurato e non condiviso da coloro che •avrebbero potuto e dovuto.
« Se si escludono le industrie minerarie, le quali formano una delle maggiori ricchezze dell'isola, si può dire
che - specie in questi ultimi anni l'industria privata della Sardegna abbia segnato una dannosissima sosta nella sua vita iniziale. Eppure, quanta ricchez~a essa
nasconde; quale esuberante materiale industriale può. offrire; quale immenso vantaggio ne ritrarrebbe la Nazione I lo mi rivolgo a Lei, perchè non credo che sia
male che la Sua rivista dedichi un po' d'attenzione a
questa isola non apprezzata e non ·conosciuta, purtroppo,
dagli stessi sardi, non sorretta nè aiutata dal Governo.
Bisognerebbe iniziare una vera campagna nella Sua diffusa rivista, perchè gli Italiani diventino più audaci cooperatori di ogni sana ed onesta iniziativa isolana I
« Lo spopolamento della Sardegna trova spiegazione nella assoluta mancanza di industrie di ogni specie. Se i sardi prima, i continentali ed il Governo dopo, non penseranno una buona volta a valorizzare le sue enormi ricchezze, l'isola n~n troverà la sua via d"uscita, o meglio,
l'unica soluzione ai suoi annosi ed immani problemi : il
suo ripopolamento. E perchè i privati possano con amoire, con fede, dedicare la loro attività ed investire i Loro
capitali nella loro desolata terra, occorre fornir loro i
mezzi necessari a questo sviluppo e tali da invitare ad
assecondare ogni iniziativa.
« La questione dei trasporti in Sardegna è semplicemente vergognosa! Vergognosa per l'Isola e per l'Italia!
Un rimedio radicale si impone, se si vogliono evitare i
movimenti di autonomia che già serpeggiano in quasi
tutta l'Isola e che si sono voluti reprimere durante la

= =-- = = = = = = = = = = = RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
-guerra. Ma non su ciò io voglio trattenerla. balle pagine
della Sua rivista dedicata alle Industrie Italiane, io vor•
Tei che fosse lanciato ùn appello a tutti gli Italiani ed un
ammonimento al Governo del Re.
« Occorre una politica protettrice per le industrie sarde :
-occorrono urgenti provvedimenti che richiamino il traffico
con l'estero che l'isola vantava non molti anni sono (quan•
-do la geniale idea di un ministro siciliano ci tolse la diretta esportazione del sale da noi prodotto, per la Svezia, e
,che costituiva una ricchezza per il porto di Cagliari): oc·corrono provvedimenti che non seppelliscano tutte le noistre energie, le nostre audacie, e le nostre iniziative sotto
un intollerante manto di oppressione : occorro~o trasporti facfli e sicuri e rapidi : occorre fornire l'isola di un
'gTan porto il cui conseguente movimento creerebbe una
-serie di altre industrie, dirò così, forzate, quali quelle
dei bacini di carenaggio, grandi ed import~nti depositi di
carbone, creazione di depositi franchi, ecc.
,
« Solo così le industrie in Sardegna potranno sorgere e
trovare giustificazione ed alimento.
« La Sardegna guarda al mare come se da esso debba
attendere la sua prosperità e la sua salvezza !
« Non tutti gli italiani sanno che da molti centri dell'isola (centri di importante produzione} occorrono tre e
talvolta quattro giorni per recarsi nel continente italiano.
'Non molti sanno che l'isola è spessissimo priva dell'unico corriere postale giornaliero che la lega al resto del
mondo; e che or non è molto, è rimasta priva per più
di due mesi di ogni e qualunque comunicazione telegrafica, e cinque o sei giorni senza comunicazioni postali I Tutto ciò è bene si sappia e si dica senza riserve
e senza paura ! E tutto ciò ora basta !
« Gli industriali dell'isola (oh
quanto pochi!} sanno
-con quali sacrifizi hanno superato le difficoltà di ogni genere, èlurante la guerra! Non rifornimento di materie
prime, da Genova, da Napoli o da Livorno; quindi sosta forzata dell'industria (e tutti sanno cosa significhi
ferma-re, o com~nque sospendere la lavorazione in uno
stabilimento); non possibile produzione di guerra che,
per ragioni troppo logiche e naturali, erano riservate agli
industriali del settentrione; non creazioni di nuove in•
clustrie, perchè non incoraggiate nè sorrette, non capite
dal Governo, che, a questo riguardo, si è mostrato in-capace a provvedere e prevedere. Ed a premio di que•
sta.... eloquente incapacità (oh disastroso rifornimento
e distribuzione di carbone!) si vogliono - a tutti i co•
sti - fare i monopoli!
« La conclusione di tutto ciò è semplice ed evidente:
1a sempre maggiore e grave disparità fra l'industria isolana e 1a continentale, per il fatto che, mentre questa si
sviluppava ed ingrandiva, si creava e• prosperava, per la
guerra e durante 1a guerra, quella impoveriva sempre più
perchè strozzata da un sistema ingiustificato e tollerato
ormai da troppo tempo!
« L'avvenire industriale dell'isola - alla quale si sono
dedicate·, e spesso e volentieri si dedicano alate parole si presenta terrorizzante.
« Fra non molto l'emigrazione dell'uomo e del capita1e ricomincerà.
- « lo non sono del parere che tutto si debba chiedere
ed ottenere dal Governo, che tutto il Governo debba e
possa hire ; io vorrei dire ai sardi che poco hanno fatto e
che molto rimane loro da fare ! Ma quali speciali provvedimenti occorrono perchè le private iniziative fioriscano?
Occorrono provvidenze statali e di indole generale, che non
possono essere ottenute dai privati. Ed il Ministero per
l'industria - per quanto interessa l'isola - ha dimostra·
'to chiaramente due cose : o di non capire la importanza

della questione industriale sarda, o di.... non voler capire!
(< Ad altro momento più opportuno i dettagli I lo desidererei che gli Italiani sapessero e che si unissero a
questa protesta che dovrebbe assumere importanza di
protesta nazionale !
« Questa la ragione per la quale io mi sono rivolto a
Lei ; questo lo scopo della presente lettera della quale
può servirsi, se notizie che crederà interessanti essa contiene. - Giuseppe Ardau. »

LA VITA PUBBLICA
E GL'INDUSTRIALI ITAUANI
Carlo Visetti, Cavaliere al merito del Lavoro, ci scrive
da Torino le seguenti giustissime osservazioni :
« Ho letto il suo articolo del fascicolo corr. mese, e
mi permetto osservare e domandare : perchè i Signori
Industriali non prendono parte più attiva alla vita pubblica? Perchè nei momenti delle elezioni vanno in villeggiatura, oppure stanno attaccati alle loro industrie,
respingendo tutto quello che non produce reddito? E se
qualche offerta alla candidatura viene fatta a qualche industriale. perchè l'industriale la respinge, dicendo che ha
ben altro pel capo, cioè il guadagno immediato, trascu•
rando così il guadagno mediato, salvo poi a lamentarsi
che a Roma vi sono troppi avvocati ecc. ecc... che non
capiscono nulla, ecc ...
« Ecco la campagna che Ella, a mio giudizio, dovrebbe fare : cioè persuadere gli industriali ad occuparsi
delle cose pubbliche come fanno i nostri buoni nemici».
.

IL PASSAGGIO DAL PERIODO Dl LOTTA
A QUELLO DELLA CQOPERAZIONE
NELL'ORGANIZZAZIONE DEGL'INTERESSI SOCIALI
Già prima d'ora era sentita la opportunità, scrive il
Senatore Ettore Ponti nella Nuova Antologia, che l'indirizzo economico del paese, segnatamente nel campo imprenditivo, bandite le varie prevenzioni• dottrinali o di par•
tito, riuscisse informato ad una maggiore omogeneità e ad
un salutare spirito di preveggenza. Durante la guerra,
la necessaria omogeneità di indirizzo scaturiva dalla forza
delle circostanze, mentre d'altra parte, in cospetto alle
gravi incognite riferentisi all'avvenire prossimo e remoto,
non esitava il patrio governo a promuovere studi per il
dopoguerra economico, nonchè a partecipare a riunioni
interalleate indette per fini di ulteriore reciproco giovamento.
Noi pensiamo per altro che una convenienza poco dissi.
mile (vuoi nei riguardi interni, vuoi negli esteri) perdurerà anche dopo la conclusione della pace, data l'impossibilità per i poteri pubblici e per i privati di attendere
e cooperare all'importante ed inderogabile assunto di
una graduale e provvida organizzazione di interessi av•
viatisi a farsi sempre più cospicui.
Soltanto l'auspicata unificazione della disciplina sociologica e di quella economica, che ne è un aspetto, potrà
dar luogo in avvenire a previsioni attendibili nell'uno e
nell'altro ambito; ma con ciò non è detto che lo studio
degli statisti ed economisti non debba fin d'ora precipuamente convergere all'intento di ricollegare le provvidenze
dell'oggi ad un programma avvenire razionalmente e completamente preordinato, se pur si vorrà che le medesime,
cresciute d'importanza, possano trovare nella cooperazione
degli indirizzi, la guida e la malleveria, da cui potevano

117

LE I. I. I.
Con questo saggio decreto si accorda per 10 anni l'esonero della fondiaria ai terreni coltivati a fiori per l'estrazione dei profumi ed olii essenziali ; e per 5 anni si
accorda l'esonero della imposta di R. M. e della imposta
e sovrimposta fabbricati per gl'impianti industriali destinati alla estrazione degli olii essenziali e alla elaborazione
in profumi.
Si a,vvantaggeranno c osì Le regioni meritdionali dal fior
d'arancio e quelle floreali della riviera.
Diciamo che questo è un buon principio, scrive il Popolo Romano, perchè altrettanto dovrà farsi per le industrie nuove.
Si ricordi il Governo che nelle terre redente il Fisco auBISOGNA RIVEDERE D' URGENZA IN ITALIA
striaco concedeva lunghi periodi di esenzioni tributarie
ai nuovi impianti industriali. Ci permettiamo raccomanI PROVVEDIMENTI SULL'ESPORTAZIONE
dare agli organi competenti un pronto studio sul modo
Ogni dì più si fa grave il pericolo di perdere le noonde funzionava il regime fiscale nel Trentino e nelstre clientele all'estero senza conquistarne di nuove, men1' Istria
fine di evitare delusioni e dolorosi raffronti.
tre i nostri alleati mirano giustamente a guadagnar anche
i mercati più lontani.
.
' Per la seta,, senza .effetto - scrive 1.'on. Luigi Luzzatti
LA PRIMA NAVE METALLICA SALDATA
sul Sole abbi1amo detto francamente iJ nostro pensiero alienandoci l'animo degli interessati, che pur
La notizia del varo della prima nave metallica « salqualche cosa ci dovevano, e persistiamo in questo ingra- data» , o come s'è voluto dire impropriamente, senza chioto ufficio. È urgente rivedere tutti i criteri prevalsi in datura, ha destato nel mondo marittimo una certa imprestempo di guerra sulle esportazioni, e ogni ritardo rappre- sione, face,ndo nascere in alcuni speranze sproporzionate
senta milioni di clientele che il paese smarrisce per l'iner- all'importanza dell'evento, suscitando in altri uno scettizia forzata.
cismo che ci sembra ugualmente fuori luogo come il soÈ necessario anche esaminare la convenienza di persi- verchio entusiasmo.
stere i_n divieti di importazioni, occorrenti per espOl'tare
Il fatto però, scrive la Rivista Nautica, dell'attuazione
merci desiderate dall'estero e fonti di certi guadagni.
su grande scala . n elle costruzioni navali, di un sistema
Per modo di esempio, dopo lunghe e tecnich·e e.spe- di « fabbricazione » già noto e variamente se non
rienze a Piacenza e altrove, l'industria dei bottoni di sempre con successo sperimentato, è tale da richiequalità speciali era riuscita, importando la materia pri- dere un esame spassionato e tecnico della questione per
ma, a promuovere un traffico fiorente coll'Inghilterra e preparare un giudizio adeguato al vero rivolgimento che
con altri paesi. Il rigido principio di impedire le impor- la saldatura , in parziale o totale sostituzione della chiodatazioni minacciava di ucciderlo, con la certezza che altri tura, prepara nelle costruzioni di navi.
Stati avrebbero colto i frutti del nostro errore, poichè tutti
La co truzione di navi senza chiodatura consiste, es quanti dopo questa immane guerra hanno sete e fame di senzialmente, nella giunzione delle lamiere per mezzo delvendere. Il Raineri, anche per desiderio mio , che difen- la saldatura dei lembi sovrapposti od altrimenti disposti .
do da anni questa bella industria, ha con la ~onsueta
Questa soluzione così semplice del problema della erechiarezza dimostrato che l'importazione {cambi richiesti zione delle parti metalliche di uno scafo, presenta però in.
per l'estero) ha un· valore molto più mediot:re delle espor- convenienti che rendevano necessaria una graduale protazioni corrispondenti, la cui privazione toglie beneficio, va di giunzioni effettuate elettricamente, procedendo da
onore alla produzione e al commercio d'Italia.
navi piccole a navi più grandi.
Così è avvenuto per altri prodotti di maggior conto,
La prova decisiva, si può dire, che ha fatto entrare
e si impongono revisioni tecniche pronte, sicure, accom- questo non nuovo processo nel campo delle pratiche appagnate da indagini sulle perdite subìte dal paese senza plicazioni è quella compiuta dal Lloyd's Register.
alcuna difesa dei consumatori, i quali certamente meriFino a poco tempo fa si era limitato l'impiego della saltano i maggiori riguardi. Pel cotone si doveva fare il · datura elettrica a piccole riparazioni tanto di macchine
« dumping l> a rovescio: prescrivere di venderne il n e- che di scafi. ed alle parti che non andavano soggette a
cessario a equo prezzo all'interno e lasciarlo smerc:are forti cimentazioni organiche.
all'estero col massimo vantaggio. Ma se si riesca a proMano a mano però la saldatura elettrica si è estesa alle
vare {facile còmpito) che senza vantaggio, anzi con dan- giunzioni di corsi di fa ciami ed il Lloyd' s · Register ha vono dei cambi, si vanno recidendo i nervi del nostro traf- luto appunto raccogliere una serie di risultati di prove per
fico internazionale, e tuttavia si persistesse a non m _u tar arrivare a determinare le qualità meccaniche e fisiche delstrada, aillora è lecito sperare che si leveranno delk voci le strutture ottenute col procedimento elettrico, la resiconcordi persino nel Parlamento, dove il patriottismo &in- stenza delle singole parti miste con saldatura ed infine il
cero e puro ha sinora persuaso il silenzio. Chi comp~nH comportamento di queste parti nel loro insieme e rispetto
l'effetto di errori fatali? I pentimenti non sono risarcì• alla resistenza organica totale dello scafo.
menti, nè pel danneggiato, nè per la Nazione.
'Recentemente il Comitato tecnico del Lloyd si è riunito
per considerare i risultati delle prove e stabilire le regole di
costruzione per la futura classificazione delle navi cosiESONERO D'IMPOSTA PER DIECI ANNI
dette senza chiodatura. Assistevano alla conferenza di
A FAVORE DELL'INDUSTRIA DEI PROFUMI
quel Comitato lo Shipping Controller ed i più eminenti
La Gazzetta Ufficiale pubblica modestamente - senza i tecnici navali inglesi, fra i quali i rappresentanti dell' Amsoliti preannunzi di gran cassa un decreto che risale miragliato, .nonchè 1di alcune marine alleate.
al 17 novembre scorso e che merita dieci con lode.
Come si vede·, in Inghilterra questo nuovo problema
dispensarsi le provvidenze assai più modeste proprie dei
regimi anteriori meno organici. ,
Come si vede adunque , in tutte le manifestazioni economiche d'ordine giuridico pubblico interno ed anche privato, vi è ragione di presagire per questo terzo periodo
socialisticò di stato, la tendenza al passaggio dalla lotta
alla cooperazione, ossia la tendenza ad una armonicità
sempre maggiore di rapporti fra rappresentanze della collettività ed individui o raggruppamenti individuali; armonicità particolarmente rivolta al complesso assunto della
organizzazione degli interess i.

aJ

1

118

RASSEGNA

DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO

Solo allora l'offerta troverà spianata la via. Noi abbiamo
che si prospetta al mondo marittimo, viene considerato
c on la massima attenzione è riteniamo utile che anche in Italia degli esempi luminosi nel campo, ad esempio,
d a noi si studii la possibilità di adattare questo nuovo si- di · certi liquori, di certi tipi di vermouth, di qualche comstema di costruzione senz~ pertanto esagerarne la portata. posizione farmaceutica, anche di non molto valore peregrino , che pure hanno trovato una diffusione che ha del
prodigioso.
BISOGNA DOTARE L'ITALIA
Si ricordi bene: la fortuna di questi prodotti è dovuta
D'UNA POTENTE FLOTTA MERCANTILE
esclusivamente alla <J. marca » che li contraddistingue ; al
Il giorno 13 dicembre ha avuto luogo a Roma una im- credito che alla marca stessa si è saputo creare, con una
p ortante riunione di industriali del mare per uno stam- propaganda razionale ed insistente.
bio di idee sulla sorte della marina mercantile abbandoUn prodotto, un articolo qualunque senza marca è
n ata completamente nelle mani del Governo , del quale non come un figlio di ignoti. Questi, per farsi largo nella sosi conoscono le intenzioni, nè il programma.
cietà, deve sviluppare per virtù propria una somma e In Italia siamo tutti d'accordo, scrive la Rivista Nautica, norme di energia... . cadrà nella lotta se queste virtù non
nel riconoscere che la nostra marina mercantile, decima- sono tanto eccezionali da distinguerlo nettamente dalla
ta dalla ,guerra , logorata, nel materiale che resta , da tre massa. Così un prodotto, éhe non possiede delle speciaa nni di intenso uso, sfiduciata per l'ingerenza statale che li qualità intrinseche di tale valore da imporsi nettam inaccia di prolungarsi oltre i giusti limiti imposti dalle mente, sarà vittima della concorrenza. Ma se questo prosupreme esigenze oramai sorpassate ; siamo tutti d' accor- dotto, pur nulla ave ndo di assolutamente peregrino, sarà
d o, dicevàmo, nel riconoscere la suprema necessità di una tenuto a battesimo da un nome caratteristico ed accreditasoluzione urgente per uscire dal dubbio, per sanare la pa- to , avrà certo di molto agevolato il cammino.
ralisi. Ma non siamo d'accordo sui mezzi che per questo
È possibile dare un nome ed una marca a qualunque
fi ne occorrono.
prodotto, a qualsivoglia articolo.
Og.gi occorre che gli industriali siano messi in condizione
È possibile lanciare ed accreditare qualunque articolo
d i utilizzare la magg ior ricchezza italiana, la mano d 'ope- di marca.
ra, e perciò occorre che essi possano avere le materie
Per quanto un mercato sia sovrassaturo di certi deterp rime a parità di condizioni dei nostri alleati.
minati generi, potrà sempre farsi strada e diffondersi un
Oggi che sono cadute le principali barriere alla nostra articolo similare protetto e lanciato come una marca.
e spansione economica , che erano costituite dal colosso tePerchè ·solo così è possibile creare la richiesta di quedesco , occorre che il Governo non ne crei delle altre col sto articolo, che non si perde più nella massa della consuo intervento.
correnza, avendo acquistato una singolare propria indiBisogna dotare la nazione di una potente flotta, riparan- vidualità
do prima di tutto le perdite gravissime subìte.
La fiducia nel Governo appare scossa negli industriali
NUOVE POSSIBILITÀ DI RIFORNIMENTO
marittimi dopo gli ultimi provvedimenti ; per ricostituire
DI CARBONE ALL'ITALIA
questa fiducia vanno modificate le vigenti norme legislatiUno dei problemi più seri del momento, è la penuria,
ve d'accordo con costruttori ed armatori. Mancando questo , tutti i programmi di costruzioni navali dovranno ne., presente e futura , del carbone, che non è limitata alc essariamente ridursi con grave pregiudizio dell'economia l'Inghilterra - come constata lo Statist e riporta la Perseveranza - ma è ancora più seria e grave nel continente
nazionale.
e uropeo, e specialmente in Francia ed in Italia, dove le
industrie attendono forniture larghe e liberali di comLA CREAZIONE DELLA MARCA
bustibile oer la loro rinascenza avvenire.
PER I PRODOTTI IT AL/ANI
La produzio~e del carbone in Francia è stata valutata
Il vero problema della esportazione per l'Italia , così - durante i tre ultimi anni della guerra - a 18 milioni
povera di prodotti per i quali esista una richiesta natu- di tonnellate pet anno, mentre che prima della guerra
rale, consiste nell'organizzare una ,gagliarda atmosfera e ssa raggiungeva la cifra di 40 milioni di tonnellate. Lo
di credito anche a prodotti per cui sia naturale la concor- Statist fa notare , a questo proposito, che l'Inghilterra
renza, cosicchè la richiesta di essi faciliti all'offerta le mandava in Francia 12 milioni di tonnellate per anno, convie di smercio. E la soluzione di questo quesito non può tribuzione che è aumentata di non pòco dall'inizio del
a versi che per mezzo della creazione delle marche e del conflitto sino a raggiungere la cifra di 17 milioni di tonnellate. Sino a che i suoi giacimenti carboniferi non saranlanciamento delle stesse ..
Un tessuto di cotone troverà il mercato soprassaturo di no rimessi in efficienza, la Francia dovrà fronteggiare una
tessuti similari di concorrenza. Ma è evidente, scrive l'E- penuria seria. anche se l'Inghilterra sarà in grado d.i consportazione, che vince rà bene questa concorrenza chi ab- tinuare a fornirle i 17 milioni di tonnellate che le mandabia saputo con una campagna di lancio intelligente e va prima della guerra.
Anche l'Italia, le cui miniere di carbone non producono
non gretta, diffondere l'idea che il tessuto di marca X
è per qualche motivo preferibile a quelli di cui è invaso in media che un milione circa di tonnellate per anno, riceil mercato. Sarà la cura di un dettaglio nella presentazio- veva dall'Inghilterra nove milioni annui di tonnellate di
ne , di una forma s peciale di imballaggio , di una qualche carbone, che poi sono stati ridotti a circa cinque milioni
minima differenzà di fabbricazfone, quella che può dare con l'apertura delle ostilità. Come potranno essere sodlo spunto alla creazione di una marca. Una volta creata la disfatte , ora che ci si avvicina alla pace, le necessità delmarca, nessun mezzo deve essere trascurato per diffon- l'Italia specialmente, che ha urgente bisogno , per la fortuna delle sue industrie, del carbone britannico? È nella
dere la notizia. della sua es istenza in altre parole per lanciarla. Si vedrà allora grado grado form.;rsi un'at- possibilità m'ateriale l'Inghilterra , non solo di continuamosfera di interesse intorno alla marca così lanciata; si re a fornire la dota7.ione annuale di carbone alla sua alvedrà prima tim ida , poi vi gorosa ed insistente organizzar- leata, ma .di accrescerla, in relazione alle accresciute necessità dell'industria italiana?
si una corrente di richiesta.

119

LE I. I. I.
Sarebbe interessante cercare di vedere se il carbone
indiano può essere destinato ad alleviare direttamente o
indirettamente la crisi che travaglia la Francia e l'Italia.
Ad esempio, l"lndia non potrebbe fornire i 2-3 milioni
di tonnellate di carbone, che annualmente l'Egitto richiede .all'Inghilterra?
Il Canadà possiede anch •esso vaste riserve di carbone,
una piccola parte delle quali soltanto è bene sviluppata.
La produzione canadese si è avvicinata, l'anno scorso, ai
14 milioni di tonnellate, ai quali si sono aggiunti 20 milioni
importati dagli Stati Uniti. I catboni della Nuova Scozia,
che formano la maggior parte dell'approvvigionamento
carbonifero del Canadà, sono similari dei carboni ordinari inglesi e scozzesi, benchè, in linee generali, essi diano un po' più di cenere ed un po' più di zolfo. In questi ultimi giorni è in corso di ·studio il problema del trasporto del carbone della Nuova Scozia in Europa. Tenendo conto dei vasti giacimenti carboniferi dell'Alberta,
delle Montagne rocciose, della Nuova Galles del Sud,
dell'Africa meridionale inglese, ecc. ecc., si possono prevedere nuove possibilità di rifornimento in carbone delle
Nazioni alleate di Europa, al di fuori di quello che sino
ad oggi viene effettuato dall'Inghilterra. Lo Statist, quindi,
consiglia di studiare con alacrità ed urgenza il vitalissimo
problema.

PREMII E CONCORSI DELL'ISTITUTO LOMBARDO
DI SCIENZE E LETTERE

possono fare a meno d'imitare sapientemente i loro colleghi americani, inglesi, tedeschi, francesi, ecc. I predetti
sistemi rispondono a certe esigenze della vita moderna:
seguirli bene significa aumentare non poco le probabilità
di successo.
Occorre inoltre migliorare sempre le condizioni dell'industria siciliana, influendo adeguatamente sui mercati esteri per mezzo dei trattati di commercio. Oggi in generai~ l'isola esporta i suoi prodotti a casaccio ; li vende a chi li chiede e non si fa nessuna distinzione fra
compratore e compratore, fuor che quella relativa ai prezzi. Si cede a chi paga meglio, senza indagare se, anche
sacrificando qualche cosa, ossia concedendo una certa riduzione di prezzo, si possono ottenere altri vantaggi : merce a condizioni convenienti necessaria all'industria ed al
consumo in ~enerale dell'isola.

UN'ASSOCIAZIONE FRA I LICENZIATI
DELLA SCUOLA ELETTROTECNICA
Si è costituita a Milano l'Associazione fra i Licenziati
della Scuola di Elettrotecni~. Fondazione Umanitaria.
Lo scopo di questa Associazione è di migliorare le condizioni intellettuali e morali dei soci, costituendo una biblioteca scientifica, indire conferenze, ecc.

PER. L'INDUSTRIA ITALTANA DEL MARMO
La Camera di Commercio di Carrara si è rivolta alla direzione generale delle ferrovie per sollecitare la revoca del
divieto di spedire il marmo nelrinterno del Regno. Si tratta di cospicui interessi che ormai da anni sono stati trascurati e colpiti, e che cessate le anormali condizioni di guerra dovrebbero essere presi in più equa e serena considerazione.
La Camera non richiede già il ritorno allo stato normals, ma la concessione di un paio di vagoni giornaHeri a Carrara, un paio a Massa e Monzone. Con ciò
essa assicura che si potrebbero effettuare spedizioni, che
attendono da mesi e mesi, e si agevolerebbe quella ripresa
di lavoro che le autorità raccomandano, onde riassumere
militari congedati.

Nell'adunanza annuale dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lette.re venne consegnato un premio di primo gra.
do di L. 1000 e medaglia d'oro (Fondazione Brambilla)
alla Società dei magazzini refrigeranti e del ghiaccio artificiale : inoltre fu consegnata una borsa di studio di
L. 2000 (fondazione Borgomaneri) al dott. Francesco F errari di Bologna.
Infine · venne bandita la nuova serie dei concorsi sino
all'anno 1923 tra i quali figurano i seguenti :
Per uno studio sulle ferite di guerra del sistema nervoso (scadema aprile 1920, premio 2000 lire); per un libro
di lettura di genere storico, pel popolo italiano (scadenza
dicembre 1921, premio 1500); idem, di genere narrativo
drammatico (dicembre 1924, premio l500); idem, di genere
scienti-/i.co (scadenza dicembre 1927, premio 1750); due
LA CRISI DELLA INDUSTRIA GUANTARIA
« Premii straordinar,ii Wilson », in tema di riforme pratiche
amministrative e politiche (scadenza dicembre 1923, preQuesta industria, un tempo così florida, ora è in grave
mi L. 5000 e L. 700).
crisi, provocata dalla permanenza dei vari decreti di requisizione delle pelli ovine e caprine. Tali decreti, che
in un primo momento, diminuita la disponibilità delle
PER L'INDUSTRIALIZZAZIONE DELLA SICILIA
pelli, procurarono un aumento del loro, prezzo e di quello
Il problema della industrializzazione della Sicilia è com- della carne, danneggiando così anche il pubblico, ora
pletamente subordinato, scriive Liborio Granone sulle Cro- minano completamente la esistenza della industria essendo
nache Nazionali, alla lavorazione delle materie prime pro- scomparsa dal mercato la materia prima che trovasi invece
dotte dalla stess,i Sicilia. Sarebbe addirittura pazzesco tra- a tarlare nei depositi di requisizione. Allo stato delle co•
scurarle, esportandole a beneficio dell'industria di altri pae- se, non vi è a disposizione che uno stock di pelli con•
si. per lavorare quelle che vengono da questi ultimi come ciate, nelle mani di pochi ingordi speculatori, i quali im•
e quando possono fornirceli. Perciò fa d'uopo insistere pongono il prezzo che vogliono, mentre i fabbricanti, es•
sempre nella elementare verità che l'isola deve far tesoro sendo le fabbriche chiuse, con grave danno anche dell
delle proprie risorse naturali per industrializzarsi rapida- industria conciaria e della massa operaia, non possono
mente e felicemente, grazie ai suoi preziosi prodotti agri- provvedersi direttamente.
Al fine di ottenere i provvedimenti · intorno a questo
coli, minerad e -pescarecci.
Ma si badi ad organizzare bene le imprese industriali, stato doloroso delle cose, la Società dei fabbricanti d
per sostenere meglio l'altrui concorrenza. È necessario te- guanti di Napoli si è rivolta al competente ministro dell
ner conto degli odierni sistemi del merc~to circa al- Industria, S. E. Ciuffelli, ed a S. E. Orlando, loro invianl'efficacia della réclame , all'esattezza ed alla rapidità del- do i seguenti telegrammi :
« S. E. Ciuffelli, Roma. - , Fabbricanti guanti città d
le spedizioni. alla bontà dei prodotti e così via. Sembra
a prima vista che ciò non abbia molto valore, invece la Napoli ripetono precedenti loro richieste istanze abolizi
sua importanza è somma, onde gl'industriali siciliani non ne decreti requisizione pelli ovine caprine che allo stat

120

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
minacciano di completo annientamento industrie già languenti, oppresse. Facendo proprie, per quanto loro riguar~. gtuste considerazioni ed invocazioni illustre prof. Cas aburi, vera autorevole competenza, lettera aperta stampa
di retta S. E. Ministro Tesoro, vivamente insistono revoca
indicati provvedimenti ».
« S. E. Orlando, Roma . Industria guantaria già dep ressa languente causa decreti requisizione pelli ovine cap rine dibattesi ora terribile crisi mancanza materia prima
che tarlasi invece nei depositi governativi. Fabbricanti citapoli, dmpossilbilitati ulteriormente resistere stato di

cose tanto deplorevole ed alle giuste assillanti richieste
lavoro numerosissima massa operaia in serie agitazioni,
invocano autorevole sollecito energico interessamento V. E.
scongiurare pericoli iattura. Insistono richiesta ripetutamente proposta aboLizione tutti i decreti requis,i zione tali peLH
a llo Stato oramarì, inuHli e ~ng1ustificate, pregi,udiziev0Li1 ind ustria operai"·

UNA GRANDE GARA D'AVIAZIONE
PER IL 1919 A NAPOLI
La rivista di aviazione La Via Azzurra si è fatta m1z1atrice di una prova aviatoria per l'autunno 1919, mesi di set-

ti esistenti , tra cui il Bacino attuale del quale era stata
ottenuta prima della guerra la concessione per anni novanta al Comune ed alla Camera di Commercio, che rimane ferma:
3) La facoltà dj subconcedere i lavori e gli impianti di
cui isop,ra, nonchè l'impianto e l'esercizùo di meccanismi
di carico e scarico , di magazzini di deposito, di stazione
di raddobbo e costruzioni di navi, ecc.
4) L'uso di tutte le aree portuali che risultano dalla costruzione delle dette opere.
5) la istituzione e l'esercizio di una zona franca nel,}' area e a tal uopo designata nelLa convenzione fra il Com une e il Demanio dello Stato relativa alla ripartizione
delle aree della zona falcata.
Si riserva l'Ente la facoltà di domandare il concorso
dello Stato per la costruzione di un nuovo bacino di carenaggio da cedere all'industria privata seguendo i cri terii adottati già per la concessione di un bacino di carenaggio in Napoli.

LE PRESENTI CONDIZIONI
DELL'INDUSTRIA COTONIERA IN 1TALIA

Il Mezzogiorno ha interrogato sir C . Macara, che fu il
primo presidente della Federazione internazionale cotoniera, sull'avvenire immediato dell'industria cotoniera.
L'industria cotoniera italiana - egli ha detto nella quale purtroppo non bisogna più contare alcuni grandi stabilimenti che i tedeschi, nel Veneto , ci hanno distrutto, avrà da provvedere, insieme con l'industria degli
altri paesi, a mandare ogni sorta di roba a circa 300 milioni di uomini , che nei Balcani ed in Russia , in Germania ed in Austria, in parte in Francia e nel Belgio, ed
ancora in Turchia e sin nelle più lontane colonie , hanno
urgente bisogno, specie di quegli articoli, nella produzione dei quali l'industria cotoniera italiana si è fortemente
affermata.
Quanto al prezzo dei tessuti, non è possibile egli
ha aggiunto fare previsioni , per un complesso di ra gioni, prima fra tutte perchè i tessuti che oggi si vendono e quelli che attualmente si fabbricano, e che arriveranno al pubblico tra alcuni mesi , sono prodotti con
materie prime acquistate dagli industriali allora che il
prezzo di esse all'origine , il costo dei noli, il tasso di as sicurazione, ecc., erano in un continuo crescendo, altissimi. I giornali inglesi e francesi hanno, proprio qualche
giorno fa, pubblicato che nei riguardi dei tessuti di ogni sorta , tanto di cotone che di lana e di seta , la « Associazione dei grandi commercianti inglesi » <;1-nnunzia che
nessuna riduzione di prezzi sarà possibile per almeno sei
mesi. Quindi, di grande senso di civismo occorre che, in
questo delicato periodo di transizione che attraversiamo,
tutti - industriali, operai , grossisti , consumatori - diane.>
COSTITUZIONE D' UN ENTE
nobile prova. Ed occorre altresì che gli uomini preposti
PER IL PORTO DI MESSINA
al governo della cosa pubblica comprendano e sentano
rappresentanti amministrativi e politici della provin- sopra tutto il loro dovere di tutelare la vita economica ,
cia di Messina, riuniti in Roma sotto la presidenza del e , quindi, sociale del Paese, difendendo, non rovinando ,
e natore Durante, hanThOI presentato aJl M inistro dei Ll.... PP. il commercio e l'industria italiana.
una lettera a firma del cotnm. Martino , dott . Puleo e
M. Crisafulli. In essa, scrive la Sicilia Industriale, è chi'.SARANNO PRESTO INTRODOTTE
to fra l'altro :
STOFFE DI TORBA
1) la concessione d ella costruzione di tutte le opere per
Viene riferito che in Svezia è stato iniziato, a quanto
il p orto di Messina , per un ammontare complessivo, comprese le opere in corso di esecuzione , di lire sedici mi- pare con successo , la filatura della fibra di torba. La fi latura avrebbe luogo in uno stabilimento installato a Stoclioni.
2) La concessione per un periodo di anni novanta dalla colma dal prof. Sellergren, inventore del metodo, ed i
data in cui andrà in vigore il Decreto di approvazione, filati così ottenuti verrebbero tessuti in Danimarca in un
delle convenzioni, dell'esercizio delle opere e degli impian- opificio presso Silkeborg. Un giornale di Copenaghen ha

tembre e ottobre, organizzando tre grandi circuiti aerei
allo scopo di dimostrare la possibilità dell'applicazione
dei trasporti aerei allo sviluppo delle grandi vie di penet razione e di scambio del commercio internazionale.
Ecco, nelle linee generali, il programma dei tre Circuiti
A erei:
Circuito del Tirreno - Tempo massimo ore 8. - Per picc oli idrovolanti veloci, su di un percorso di 1500 km.,
senza scalo, con partenza da Napoli e ritornCi> seguendo la
linea Napoli-Messina-Palermo-Cagliaril-Napoli. Gli apparecchi dovranno portare come minimo 50 Kg. di posta ,
oltre il pilota ed il combustibile necessario per il volo.
Circuito del Mediterraneo - Tempo massimo due giorni:
- Per grandi idrovolanti da traffico su di un percorso di
2200 Km. con cinque scali seguendo la linea di andata:
apoli-Palermo-Tunisi-Tripoli (I. giorno). Ritorno: TripoliSiracusa-Napoli (Il. giorno).
Gli apparecchi dovranno portare come minimo un carico di posta o passeggieri di 600 Kg., oltre i piloti ed il
combustibile necessario per ogni tappa.
Circuito del Mezzogiorno - Tempo massimo ore 8.
P er idroplani-glisseurs su di un percorso di Km. 500 in
due tappe , con partenza da Napoli, seguendo la costa, rialire il Tevere ed arrivo a Roma e ritorno.
Gli apparecchi dovranno portare , come minimo , un carico di post.i o passeggieri di Kg . 1000, oltre il pilota
ed il combustibile necessario per ogni tappa .

121

LE I. I. I. - - - = - - - - - - - = -

= = == == == -

- -

= = = - = = == = == == = == = = = == = = =

organizzato in questi giorni una piccola mostra, nella qua- sfruttato egoisticamente dall'impreRditore . La massa opesi vedono esposti abiti confezionati, calze, tappeti e ro- raia può mostrarsi talvolta diffidente anche fuori luogo. çiò
toli interi di stoffa di torba.
deriva dalla sua ignoranza: educatela e sarà più fiduciosa .
Intanto uopo è prenderla come essa è : e siccome essa,
generalmente, si fida dei suoi organizzatori, e vi si affida, bisogna che gli industriali trattino e contrattino con
LE TRISTI CONSEGUENZE
costoro.
DEL" MONOPOLIO DEL CARBONE IN ITALIA
cc Le federazioni dei p~tronati industriali da una parte
Il monopolio, per essere con successo applicato, deve,
e le unioni sindacali di artigianato dall'altra, possono, con
scrive il Mezzogiorno, avere i mezzi per usare la coerciun po' di buona volontà comune, agevolmente accordarsi
zione ; ma la coercizione i signori del Governo la faransu regolamenti pressochè uguali nelle norme schematiche
no agli stabilimenti industriali nazionali, posti sulla terra
ferma e privi di un'elica e di un timone per potere scap- sostanziali per ogni gruppo · di industrie, e varianti nelle
pare via; i quali pagheranno se potranno; e se no, smet- norme specifiche di dettaglio per ciascuna · impresa ed
teranno di lavorare. Quanto alle navi, tanto estere che anche per ciascuno stabilimento di ciascuna impresa, olnazionali, che hanno un.elica ed un timone, il monopo- trechè a seconda delle condizioni regionali ove L'imprelio non avrà la forza di raggiungerle e di sottometterle sa si attua : o possono le federazioni e i sindacati assialla imposizione: esse eviteranno i nostri porti, portando curare, senza grande difficoltà, la esecuzione di buona fevia così, con loro, tanti altri commerci che nascono dal- de di tali regolamenti. Le masse operaie comprendono
l'approdo occasionato dall~ provvista del combustibi,l e I sempre meglio che ad esse conviene tenersi strette alle
Come pur troppo so;ente accade in Italia, si è voluto loro organizzazioni ed obbedire ai loro capi, e, malgrado
considerare il negoziante di carbone quale un privilegiato sieno state sempre troppo adulate, hanno appreso dall'espedalla fortuna, dalla quale ha avuto elargite le ricchezze rienza che nei contrasti non infrequenti, accade sovente che
che, mediante il carbone, pullulano spontanee dalla ter- coloro che piu le assecondavano nelle impulsività e nelra. Si è detto: in questo affare locale vi è un interme- l' eccessive pretese sono i meno abili fra i loro condotdiario che guadagna molto denaro e che avremmo po- tieri.»
tuto lasciar vivere in tempi normali. Oggi, di fronte alle
gravi necessità di Stato, egli deve essere sacrificato, come
LA PARALISI FERROVIARIA
tanti altri, per effetto della guerra. Il Governo lo sopE LA LEGA INDUSTRIALE DI TORINO
primerà, surrogandosi a lui e raccogliendo il beneficio
Numerosissima riuscì a Torino l'assemblea indetta presdi un'opera non necessaria. Voi sopprimerete l' intermediario, ma non raccoglierete nelle vostre mani la sua so la Lega Industriale, onde discutere circa le gravose
eredità. L'affare morrà con lui, o meglio emigrerà verso condizioni che la eccessiva scarsità dei carri ferroviari e il
i porti ·vicini concorrenti : Gibilterra, Malta, Porto-Said divieto delle esportazioni recano attualmente alla nostra
raccoglieranno i frutti della inesperienza dei nostri diri- indush'ia.
genti.
Erano rappresentate oltre un centinaio di Ditte, tra cui
Un solo scopo sarà raggiunto con questo speciale mo- la Manifattura di Rivarolo, la Biack, la Pettinatura itanopolio: quello della distruzione di una classe che gua- liana, la Fabbrica Molle, l'Italo-Ginevrina, l'Elettricità
dagna, ma che è anche elemento produttivo di lavoro e di Afta Italia, la Fabbrica di confetti Venchi, la Fabbrica di
risorse per H Paese ; risorse da essa giornalmente create liquori Carpano: la Laneria Colonzo, il Lanificio Basilio
per propria iniziativa, per abilità propria, attraverso e Bona, 1e Ditte Fratelli Flori10, Remmert di Ciriè, Antoniazmalgrado tutte le avversità che le crea ogni ora, spesso zi, Sclopis, ecc.
suo malgrado, quella stessa burocrazia statale, che domaTra i presenti, che formavano tutte le più spiccate
ni dovrebbe prendere il suo posto.
personalità dell'industria e del commercio torinese, notam.
P roviamo, se è indispensapile, questo monopolio, ma mo il comm. Craponne, il comm. Dante Ferraris, il comm.
prima sarà forse bene assodare quante giornate ciascuno Ottolenghi, l'ing. Cordoni, il cav. Farina. il comm. Basso,
dei vapori requisiti ha perduto nei porti italiani in at- l'ing, Camilla Olivetti, l'ing. Barogi, l'ing. Fano, il cav.
tesa di rifornimenti di carbone, per la necessaria proce- Remmert, il rag. Mercandino, il cav. Gilardini, l'ing. G~rdura, a norma dei regolamenti, e potremo convincerci co- bagnati.
me l'organizzazione statale, coi suoi funzionarii, potrà toL'adunanza approvò , fra gli altri, il seguente ordine clel
gliere affari agli avveduti fornitori di Gibilterra, di Al- giorno:
geri, di Malta, ecc.
« L'Assemblea, considerando che il funzionamento del
servizio ferroviario, è condizione prima per permettere la
continuazione della produzione, la trasformazione della
LA PARTECIPAZIONE DEGLI OPERAI
industria ed il migliore rifornimento dei mercati;
ALLE INDUSTRIE
deplorando che l'attuale paralisi ferroviaria, conseE IL PARERE DEL SENATORE ROLAND/.R/CCI
guenza di imprevidenza di Governo e di insufficiente aLa Vita Marittima e Commerciale ha indetto con que- zione dei dirigenti delle Ferrovie dello Stato, minacci grasto titolo un referendum rivolgendosi a spiccate persona- vemente la continuazione e la ripresa del lavoro con pelità di Genova e di fuori. Degna di nota speciale è la ri- rkolo evidente di aumento della disoccupazione e di dansposta scritta dal senatore Rolandi-Ricci che tra l'altro J o irreparabile di tutta l'economia nazionale, prevedendo
dice:
che le condizioni saranno peggiorate quando dovrà effet« Per produrre di più e per produrre meglio bisogna che tuarsi la smobilitazione ;
agli ardimenti ed alle iniziative dell'imprenditore si accomdenuncia alla pubblica opinione come la mentalità
pagni la volonterosa laboriosità dell'operaio. Perchè l'o- burocratica delle Ferrovie dello Stato non abbia compreperaio sia volonteroao bisogna che egli sia convinto che so némmeno in questo momento la necessità di iniziare le
ha il suo interesse a concòrrere in una maggior produzione nuove costruzioni di carri ed affrettare la riparazione di
e che egli sia sicuro che il suo concorso non è frustrato e quelli avariati e di migliorare la utilizzazione del materia-

le

122

RASSEGNA

DEL MOVIMENTO

le esistente, e rimanga avvinta alle formule, alle lentezze,
Ile indecisioni dell'avanti-guerra ;
e dichiara che le classi industriali e commerciali declinano ogni responsabilità e continuando tale stato di cosaranno forzatamente costrette a chiudere le loro aziende, e a non poter offrire, nemmeno nei diminuiti limiti
presenti, occupazione alle maestranze attuali ed a quelle
che ritorneranno dal fronte dopo aver compiuto valorosam ente il proprio dovere ;
ed invoca la nomina di una Commissione composta
di uomini pratici, co~petenti e fattivi, scelti all'infuori del
P arlamento e della burocrazia, che accerti le responsabilità degli alti funzionari dell · Amministrazione ferroviaria ed
b bia facoltà di prendere contro i responsabili i necessari
provvedimenti e suggerire i rimedi alla attuale situazione.»

UNA IMPORTANTE SCOPERTA SUL MERCURIO

Il nostro osservatore commerciale di Alicante (Spagna),
ci manda per telegrafo questa interessantissima notizia :
Il prof. Botella di Alicante presentò in questi giorni
Ila Reale Accademia di Scienze di Madrid una importante memoria intorno alla propria scoperta sul mercurio,
il quale, secondo il Botella, non è un corpo semplice, ma
composto d1 varie mater,i e e pnincipailmente di oro e radium.
La scoperta ha una notevole importanza tanto per la
Spagna quanto per l'Italia, le quali sono, si può dire, le
esclusive fornitrici mondiali di mercurio.

L A QUESTIONE DELLE PELLI CRUDE E CONCI A TE
IN !TAL/A
el nostro caso, scrive nel Sole Aristide Beretta trattando della questione dei cuoi, il Governo immobilizzand oci enormi partite nei porti, accordando permessi d'imp ortazione e cambi anche a chi non aveva mai lavorato
nelle pelli e da ultimo intervenendo sul mercato di sorpresa coi suoi formidabili acquisti a prezzi che il libero
operatore non' poteva ottenere, generò l'attuale crisi, e logicamente deve concorrere ad alleviarne le conseguenze.
Havvi chi propone al Governo di acquistare per licitazione privata da tutti quelli che ne giustificano richiesta,
i lotti di pelli care e faccia esso medesimo le medie, ditribuendo il materiale necessario oer la fabbricazione delle ·calzature nazionali.
·
, Noi non vogliamo pronunciarci sulle diverse proposte,
avvertiamo però le gravissime difficoltà della loro attuazione; nè vediamo come il problema specialmente finanziario possa essere prontamente ed equamente risolto.
Due sono, a nostro modesto avviso , le vie di uscita:
I) La x:equisizione da parte del Governo di tutte le pelli
c rude esistenti nel Regno e la ridistribuzione alle concerie ad un prezzo che permetta al consumo l'assorbimento
d i tutto il conciato di costo elevato che esiste all'interno,
di maniera che nessuno abbia a oerdere eccessivamente.
Ciò gli fornisce mezzi considerevoli per il fondo delle calza ture nazionali, la cui produzione va subito portata ad
u n milione di paia mensili :
2) oppure (~he noi prediligiamo) liquidato il presente.
« p orta aperta », libertà di esportazione di conciato e di
crudo e contemporaneamente libertà di importazione del
crudo. In una parola l'applicazione della frase wilsoniana: « levare tutte le bardature della guerra ». Mentre
- lo abbiamo a'\t-vertito più volte - lo Stato nostro cogli
cquisti accaparrati, colla grande disponibilità di pelli di
m acello, col contingentamento degli Alleati, può provve-

INDUSTRIALE ITALIANO

dere all'ulteriore approvvigionamento delle calzature nazionali, dando lavoro sicuro all'industria e risolvendo il
problema delle e alzature ai meno abbienti.

UN ACCORDO ECONOMICO-FINANZIARIO
1T ALO-SVIZZERO
È stato ratificato a Berna tra l'Italia e la Svizzera un
accordo economico e finanziario, colà firmato dai rispettivi loro delegati in data del 22 ottobre.
Questo accordo , il quale sostituisce quello fìnora vigente dell'8 maggio 1918, è stato concluso per la durata di
dieci mesi dal 1° novembre 1918, con facoltà nelle due
parti contraenti, ed a partire dal 1° marzo 1919, di denu·n ciarlo con due mesi di preavviso, contiene le disposizioni
seguenti:
1° Il Governo italiano si impegna a lasciar esportare
in Svizzera dal 1° novembre 1918 le merci qui appresso
menzionate, secondo le modalità fissate dal regolamento
di esecuzione: a) suini 7500 capi d'un peso globale massimo di 10.500 quintali , colla facoltà, per la Svizzera, di
prendere per base dei suoi acquisti il peso soltanto: b) uova 6000 quintali ; c) pollame 1000 quintali; d) frutta
legumi conservati 1000 quintali; e) legumi freschi, 35.000
quintali, tra i quali 20.000 di cavoli fiori e 15.000 di diverse specie di legumi freschi , compresi aglio e cipolle;
t) conserva di pomodoro 1000 quintali; g) pula di riso
10.000 quintali; h) conciati 18.000 quintali ; i) scorza di
quercie 1000 quintali; h) piriti di ferro, 24.000 tonnellate ;
n zolfo 5000 tonn. ; m) canapa 2000 tonn. ; n} filati di ca~apa; su domanda da presentarsi mensilmente ed ·a valere sul contingente globale previsto per la esportazione;
o) caffè 7.500 sacchi;
2° Gli importatori svizzeri potranno liberamente procurarsi le mercanzie sopraindicate ad eccezione dei suini ,
della pula di riso e dello zolfo, che saranno acquistati
secondo regole speciali convenute fra le parti contraenti.
3° 11 Governo svizzero si impegna lasciare esportare in
ltalia le seguenti mercanzie : in rate mensili dal 1° novembre 1918 al 31 agosto 1919: a} cellulosa 12 .000 quintali;
b) legname 25.000 tonnellate; e) materie coloranti 7000
quintali.
Per le mercanzie enumerate ai paragrafi 1 e 3 le quantità non domandate e quelle che, per una ragione o per
l'altra, non saranno potute . uscire durante il mese·, saranno riportate al mese seguente alla condizione tuttavia che
i residui arretrati siano liquidati entro due mesi al più tardi dopo la scadenza del presente accordo.
50 Le formalità richieste per l'applicazione dP.ll 'accordo saranno adempiute dal ministero degli Affari esteri
e dalla Legazione di Svizzera a Roma, per le domande
svizzere, e viceversa dal dipartimento svizzero dell' economia pubblica e dalla R. Legazione d'Italia a Berna, per
le dorr.ande italiane.

GL'INSUCCESSI DELLO STATO
COME COLTIVATORE DI MINIERE
Lo Stato si farebbe dunque coltivatore di m1mere :
ed in questa nostra rivista , scrive la Miniera Italiana,
già furono ripetutamente registrate le ragiorti degli oppositori di tal forma di azio~e statale , nè occorre tornarvi
sopra.
Nell'aJnbito stesso delle miniere di mercurio, abbiamo
un grandioso esempio degli insuccessi cui va incontro lo
Stato quando entra in un campo in cui più assoluto è il
bisogno dei requisiti industriali. Esso ci è fornito dalla
miniera di Almaden, la più ricca del mondo, che, collivata dallo Stato, rappresenta per l'erario una sorgente

123

LE 1.1. I . - - - - - - - - - - - - - - - - - ------===-=---=========
.di lucro, per quanto rilevante, di gran lunga inferiore sola : abbiamo il sacrosanto dovere ed il sacrosanto di.a quello di cui sarebbe suscettibile se sfruttata da pri- ritto di ottenere quelle navi alla Conferenza della Pace.
vati. È un vero ., perpero di una ricchezza nazionale : talOltre alle 300.000 tonnellate di portata di navi nemi-

,chè ripetutamente si è discussa l'opportunità di vendere
o daire in affitto mi.niera ed officine: il prodotto viene
-ceduto -con contratti di lunga scadenza (l'ultimo è decennale e !scade nel 1921) ad una ditta, RothschiLd, che può
•così esercitare una potente influenza sul commercio mondiale dopo essersi assicurato un basso prezzo d'acquisto.
Nè molto fortunata, finanziariamente, era la miniera di
Idria, da secoli sfruttata dal governo austriaco ed in cui
- è doveroso il ricordarlo - la tecnica metallurgica fu
· empre maestra.
A far prescegliere il monopolio di produzione e di commercio del mercurio, dovette concorrere il relativamente
piccolo numero delle nostre miniere e l'im.portanza che
esse hanno nel commercio mondiale. Ma, mentre contro l'esercizio djretto delle miniere si sarebbe potuto far
valere la massima 1egolarità con cui furono nel periodo
-di guerra eseguiti i contratti che assicmarono tutta la
produzione al governo, nei riguardi del commercio internazionale s,i osserva che l'Italia è, sì, produttrice importan_
tissima, ma non 'ha preponderanza tale - anche tenuto
conto del nuovo acquisto di Idria · - da poter dettar legge. Ed invero, considerando le medie dell'ultimo quinquennio normale, 1909-1913, abbiamo che la nostra produzione rappresenta il 23.3 % di quella mondiale: e
quella austriaca, quasi interamente dovuta alla miniera
dell'Idria, il 18.8 % : talchè complessivamente si giungerebbe al 42 .1 %: la Spagna fornisce il 35.1 %.

LE NAVI MERCANTILI AUSTRIACHE
DEBBONO ESSERE NOSTRE
Chi vorrà costruire navi con materiale che è caricato
,<!a un sovracosto del 50 per cento rispetto ai prezzi del
mercato? Ed a quali prezzi rispetto a quelli a cui
i cantieri britannici deterranno l'acciaio potrà il Governo italiano cedere l'acciaio ai cantieri italiani? E poi-chè, pur eliminato il consumo delle industrie di guerra,
la nostra siderurgia non potrà produrre che quantità irrisorie (rispetto al fabbisogno) di ferro italiano (nel quale
cioè non entri materia prima estera gravàta di nolo), non
è possibile uscire dal seguente circolo vizioso : arnmettendo (ciò che non è) che i nostri cantieri possano darci in
tempo i 3 milioni di tonnellate di portata di navi che ci
sono indispensabili per vivere, questi tre milioni di tonnellate di navi saranno gravati da un sovracosto di pro<luzione, che nella ipotesi più ottimistica è di almeno il
50 per cento oggi ed andrà continuamente e rapidissimamente aumentando. In queste condizioni, scrive il Tempo,
è conveniente che il Governo si accolli un onere finanziario di questo genere, che si prospetta già enorme e che
.anéora più minaccioso appare dal momento che non si
può prevedere a quale cifra culminerà a programma ultimato?
Modifichiamo, aboliamo anzi il decreto Villa e tutta la
f.a,rragginosa legislazione di guer.ra per le naivi da trasporto, dal momento che è crollato il piedistallo su cui poggiava e che unicamente la giustificava: la guerra; cerchiamo di bracciarP. La Magna Charta dehla nostra mairina
mercantile dell'avvenire, ma non creiamo nel Paese l'illusione che delle firme di mi1Distri ad un programma di
soluzione siderurgica del nostro problema delle navi possano risolvere il nostro problema delle materie prime,
in tempo, e cioè immediatamente.
Ci occorrono, subito, per la pace, tutte le navi di cui
abbiamo bisogno? La soluzione non può essere che una

124

che che abbiamo sequestrato nei nostri por,ti, abbiamo il
diritto - che nessuno può impugnare - di tenere per
noi tutte le navi mer<;antili austriache che stiamo cominciando a disboscare dai comodi rifugi dell'Adriatico~
si tratta di un milione almeno di tonnellate di portata
di ottimi vapori da importazione di materie prime. Non
dowebbe esser dHficile risipettare, ·i,n questa nostra sostituzione ai diritti del Governo austriaco su quelle navi,
quei concetti che l' on. Orlando ha così lucidamente espresso nella recente discussione al Senato in materia di
risarcimenti di danni.

RETICOLATI INNANZI Al MANUFATTI ITALIANI
Se la questione non assumesse davvero aspetti tragici, ci sarebbe da dire che siamo proprio in piena farsa ;
e c'è da sentirsi scoppiare il cuore a pensare che, mentre
deputati e ministri hanno spinto e hanno deciso di aprire le porte ai nostri prodotti per tornare sui mercati che
conquistammo con anni di spasimi , di disastri, di crisi e
di sudore, vengono poi alcuni alti sacerdoti della burocrazia a porre dei nuovi reticolati davanti ai nostri manufatti ed a sbarra.re la rotta alle prue delle nostre navi.
Perchè, infatti, scrive il Mezzogiorno, stabilire che per
alcuni tessuti non occorre nessun vincolo, e per altri invece, e per i filati, occorre tutto un treno di adempimenti,
che rende sterile ed infecondo il già rachitico seme gittato? E se si voleva o: impedire» che i tessuti greggi ed i
filati andassero all'estero, perchè non si è avuto il coraggio
di dire di cc no » dal principio?
Il dilemma ci sembra cornuto e chiaro: - o si voleva
permettere l'esportazione, nei limiti della quantità prestabilita, ed allora le norme di esecuzione dovevano essere
· eguali per tutti i prodotti consentiti (tessuti colorati, tessuti greggi, filati) ; o si v.olevano esol:u dere i tessuti
greggi ed i filati, ed allora il Governo avrebhe dovuto dirlo chiaro ed aperto. In tal caso avrebbei;o pensato gli
interessati a dimostrare se e fino a qual punto il Governo
avesse tutelato i diritti di « tutti » gli industriali, senza
considerazioni particolaristiche; ma fare oggi rientrare per
la finestra un divieto che è stato cacciato dalla porta,
può essere «escamotage» degno di un bottegaio ma non
può, a niun costo, essere opera di pubblica amministrazione.
Non aggiungiamo altro, per ora: noi attendiamo che
il ministro Meda gitti personalmente lo sguardo sulla que•
stione e spalanchi qualche finestra del suo dicastero; entreranno e luce ed aria, che fugheranno molte ombre e
distruggeranno molte muffe.
Noi attendiamo che si provveda subito, che si provveda
secondo giustizia. perchè gli individui come i popoli possono vivere forse senza pane, ma non possono vivere senza giustizia.

MISSIONI AEREE 1TALIANE
PER TUTTO IL MONDO
La fine della guerra ha sorpreso l'aviazione mentre i
suoi impianti erano molto prossimi a raggiungere quella
completa potenzialità che era frutto di lungo ed intenso lavoro. Senza indugi, ogni sforzo fu rivolto ad evitare una crisi gravissima, favorendo la trasformazione dell'aviazione
da strumento di guerra a strumento di pace, ed a mantenere il primato raggiunto.
Ora, scrive il Sole, per trovare uno sBocco alla nostra

RASSEGNA DEL MOVIMENTO
ovraproduzione, il Commissariato per l'Aeronautica ha,
on insolita sollecitudine, deciso . di demandare per tutto
l mondo missioni aeree italiane costituite dai migliori api arecchi e dei migliori piloti, perchè facciano la più effiace opera di penetrazione commerciale · a questa, nostra
industria.
U n'altra iniziativa del Commissariato stesso mira poi ali' uso immediato del materiale aviatorio per fare esperiendi comunicazioni e trasporti. Venne all'uopo creato
un gruppo sperimentale delle comunicazioni aeree, co1lituito da parecchie squadriglie di apparecchi di vario
tipo fra i meglio indicati per gli impieghi ai quali sono
destinati.
L'intento è di studiare e dimostrare la possibilità di
ubito utilizzare a scopi civili le macchine e i migliori piloti di guerra, e ciò allo scopo di far superare all'aviazione il periodo dell'attesa immediata. L •organizzazione
I 1 Gruppo è stata affidata dal Commissariato a persone che, agli entusiasmi per l'aviazione, uniscono senso
pratico e recisa volontà, e che devono quindi aver dato
migliori affidamenti.

«DATECI I NOLI PIU' BASSI
E LASCIATECI LIBERI DI FARE»
I miliardi che lo Stato annuncia di voler gettare nella
fornace dei lavori pubblici, scrive l'ing. G. Tifani sul
,iomale d'Italia, sono sciupati: non occorrono. Dateci il
rbone a Genova, e negli altri porti, allo stesso prezzo
he il carbone costa in Inghilterra, dateci i noli più bassi
he siano possibili , e lasciateci liberi di fare « senza
astoie e senza bardature ». Tutti ci metteremo immediat mente al lavoro; occuperemo immediatamente una mano d'opera anche più numerosa di quella disponibile, tutti fabbricheremo senza paura qualunque prodotto, perhe avremo in noi la sicurezza che i prodotti fabbriti troveranno collocamento in qualunque caso, o all'int mo o all'estero.
Non arriviamo a chiedere il carbone a prezzo inferiore,
erchè giustamente i nostri Alleati ci accuserebbero di
reparare quel dumping che i tedeschi hanno reso così
dioso: dumping che nessuno degli Alleati deve applicar a danno reciproco. Ma nè gli inglesi, nè gli americani
ne i francesi possono, per contro, proibirci di sopportare,
ome tassa nazionale, una differenza di nolo che permetl a noi di metterci nelle loro condizioni, gravando sulla
ntera Nazione il peso della disgraziata situazione italiana
he manca delle sole vere materie prime indispensabili ali' industria : il carbone ed i noli.
L'onere che subirà lo Stato sarà grave all'inizio: le dif{ renze da pagare sui noli e sul carbone, apporteranno per
I primo anno forse un miliardo: ma quest'onere anderà
r pidamente diminuendo e rimarrà trascurabile negli anni seguenti, perchè noi stessi potremo costruirci le navi
nnumerevoli che ci occorrono, e non rima rà che una
!leve differenza sui noli del carbone, pagata senza sa, rificio dalle immense ricchezze che non possono man, re al nostro sviluppo industriale.
Ci pensino le Commissioni Ministeriali che si affaticano
preparare listini di prezzi e che credono di risolvere per
radi questo immenso problema. La nostra mano d'opera
t per rientrare in casa, per mettersi a disposizione delle
)fficine italiane; il Governo, ci si dice, mette a disposi, one il carbone a cento lire e nulla fa per sollevare il
111 reato dal peso dei noli per tutto il resto da importare
da esportare.

INDUSTRIALE

ITALIANO

IL MONOPOLIO DEL MERCURIO ABBANDONATO;>
Secondo informazioni attendibilissime, il Ministero del le Finanze, d'accordo con quello del Tesoro, avrebbe decìso di rinunziare al monopolio dell'industria estrattiva
del mercurio. Il Governo continuerebbe così ad acquistare il prodotto delle aziende minerarie del mercurio passandolo all'Inghilterra. A Londra verrebbe fatto il prezzo unitario del nostro commercio e di quello delle altre nazioni produttrici. Si avrebbe così un Sindacato internazionale del mercurio. Sappiamo che in seguito alle dette informazioni, alla Borsa di Firenze, le azioni dell'Amiata
sono salite a cinquanta punti.

DOVE NEL NAVIGLIO CONVIENE L'IMPIEGO
DEL CEMENTO ARMATO
L'impiego del cemento armato come materiale da costruzione navale, scrive la Vita Marittima e Commerciale ,.
non converrà per tutte quelle navi in cui le spese di com-.
bustibile assumono una grande importanza, vale a dire in generale - per tutte le navi a vapore (o a motore} addette a navigazione d'alto mare. Nè transatlantici, n è
cargoboats in cemento armato, dunque I
Ciò però non vo~à dire che il cemento armato dovrà
essere bandito come materiale da costruzione navale. T ut t "altro: due campi vastissimi d'impiego sono invece assicurati al cemento armato come materiale da costruzione
navale: la costruzione di galleggianti d'ogni genere in
cui l'elemento « propulsione » scompare o passa in ultima linea (navi-deposito , battelli-fanali, bacini galleggianti, chalands, barconi, banchine galleggianti, ecc.}; la costruzione dei velieri. Siccome la quantità di forza propulsiva del vento che adopera un veliero è indipendente dalla produzione, ma dipende unicamente dalla utilizzazione
di quella forza , il veliero di cemento armato potrà sostenere con grande vantaggio la concorrenza del veliero d'acciaio, tanto più che le maggiori dimensioni - a parità di
portata non aggraveranno la partita passiva del Bilancio al Conto « Tasse di Ancoraggio » e simili che, come
è noto. si pagano in base al tonnellaggio netto e non alle
dimensioni.
La « moda di guerra » delle navi di cemento armato è
dunque destinata a scomparire per quanto riguarda le
navi a propulsione meccanica , è destinata a scomparire
come effetto di speciali condizioni di guerra : ma l'impiego del cemento armato nelle costruzioni navali sopravviverà e si estenderà in quel campo in cui il suo impiego si
presenta come vantaggioso in base a considerazioni ed elementi tecnici indipendenti dalle speciali condizioni create
dalla guerra (galleggianti, bacini, ecc., e velieri}.
Queste - a nostro modesto avviso - le previsioni che
si possono e si devono fare oggi, per non creare illusioni,
e nello stesso tempo per non eccedere nel tasto opposto
di negare addirittura ogni praticità d'impiego al cemento
armato nel campo delle costruzioni navali.

SI COSTRUISCANO
QUANTE PIU' NAVI È POSSIBILE
NEL PIU' BREVE PERIODO DI TEMPO
Per soddisfare il minimo indispensabile per vivere, ci
occorrono 2 milioni e mezzo di tonnellate di portata di
navi in più di quelle che abbiamo. Anche ammesso che
gli alleati - gli americani sopratutto - facciano per noi
i massimi sacrifici, rimarremo sempre scoperti di 1 milione e mezzo di tonnellate che dobbiamo procurarci al
più presto possibile con i nostri mezzi.

125 ,

LE I./. I.
Potremo comprarne all'estero? si domanda la Vita Mao, perchè la carestia e la fame
di navi da trasporto (come si è già dimostrato) sarà mondiale. In ogni caso gli acquisti all'estero potranno avere
una funzione di aiuto, una funzione integratrice, per così
dire, e non risolutiva· del problema.
Il p'k"oblema va invece affrontato con le nostre forze.
Abbiamo le forze per farlo?
Le avevamo. Ma il decreto Villa ce le aveva paralizzate.
È necessario, quindi, non cercare di modificare il decreto
Villa, ma abolirlo.
Il decreto Villa non ha più ragione di essere.
Esso era fondato su due puntelli che sono crollati: la
guerra dei sommergibili ed una 1unga durata della guerra.
Oggi, il decreto Villa rappresenta un anacronismo.
Bisogna invece fare - un inv_e ntario esatto delle forze nazionali che possono risolvere il problema delle navi, che è
oggi enormemente più minaccioso per l'Italia che in tempo di guerra.
È necessario mobilitare per la pace tutte le industrie e
gl'industriali del mare, cantieri, armatori e costruttori, e
spingerli a dare all'Italia quante più navi è possibile nel
più breve periodo di tempo.
Prima che il decreto Villa venisse così malauguratamente a morfinizzare lo ~viluppo magnifico che andavano assumendo le industrie del mare in Italia, : il nostro Paese
si avviava alla splendida situazione di potere costruire ed
armare con le sue sole forze per 500 mila tonnellate di
portata di nuove navi mercantili all'anno.
Se vogliamo · salvare l'avvenire economico della più
grande Italia che cì ha dato la Vittoria, è necessario riprendere ed intensificare quello sforzo. Altrimenti, dopo
aver vinto la guerra. inizieremo la pace con un'agonia economica e saremo sempre, e peggio di prima forse, schiavi
degli altri.

rittima e Commerciale.

S'INVOCA UN ORGANO
PER LA RICOSTITUZIONE NAZIONALE
Prima della guerra noi eravamo in istato di grande inferiorità industriale rispetto agli altri paesi. La nazione era giovane e mancava di materie prime. Tuttavia qualcosa c'era, che s'è venuta sviluppando, fino ad assumere importanza non piccola, durante la guerra. Gli alleati ed i nemici si sono preparati da tempo al dopoguerra.
La Germania fabbricava, bensì, cannoni e proiettili, ma
fabbricava pure generi atti all'esportazione. I nostri alleati medesimi - per la loro più vecchia e più poderosa
preparazione - sono in grado di prontamente smobilitare
le fabbriche per ricondurle ad una produzione di pace.
Noi dovremo lottare contro tutti. E le probabilità nostre
di resistenza sono soltanto nella celerita della trasformazione, diversamente saremo schiacciati prima ancora ....
di aver preso posizione.
La guerra, però, e la vittoria sarebbero servite soltanto
a questo, scrive il Giornale del Popolo: ad aggravare la
nostra inferiorità industriale, a renderci più pezzenti che
mai.
Perchè la gravità del fatto non è soltanto negli inconvenienti che si verificano oggi ; ma è sopra tutto nella
constatazione che nulla si faccia, che nulla si pensi, che
nulla si escogiti .per riparare.
Si crei l'organo per la ricostituzione nazionale. Un organo auton,omo, competente, in grado di potere svolgere l'attività sua senza impacci; che per agire possa saltar sopra tutte le competenze; un organo foss'anche dittatorio, ma ~he agisca bene e presto.

126

In vece si veglia per tutte le chiacchiere di politica
formale; ma i problemi più assillanti della nostra economia servono da morbidissimo letto perchè il governo vi
dorma i suoi sonni più deliziosi. . La disoccupazione non
lo com111uove, la morte . della nostra vita industriale non
lo scuote.
Frattanto nel sottosuolo c'è un ribollimento che deve
impressionare chi non sia incosciente o canaglia. Oggi
si tratta di funzionari dello Stato che si agitano; gente
con la quale, in fine, si può ragionare perchè poco
o molto che sia qualche cosa guadagnano, anche se
insufficiente; ma quando le agitazioni diventassero rivolte
di affamati e di disoccupati, quando nella produzione del
paese regnasse la stasi, signori del governo, avreste sulla
coscienza il crimine di avere definitivamente battuta l'Italia,
cui figli seppero battere lo straniero.

L'AVVENIRE INDUSTRIALE DELLA CALABRIA
Scri~ndo per l'avvenire economico-industriale della Calabria, M. Vigliafuro scrive nel Giornale della Sera:
« La funzione, come in ogni organismo, curerà l'organo.
La mobilitazione delle nostre forze industriali imporrà il
mezzo propulsore di scambio, senza del quale ogni sforzo produttivo resterebbe inerte e mancherebbe al suo fine
di vantaggio redditizio e di buon collocamento della merce. Le vie ampie del mare dovranno cercare le nostre
industrie, che non mancheranno, per il loro coefficiente
di sviluppo, e non vi è altra via di rapido sbocco dal1' interno al mare che una nuova linea ferroviaria, che
congiunga il Capoluogo al Tirreno. Sorga ove che sia,
attraversi Cerisano, Marano, pur centri popolosi, come dal
progetto del nostro compianto Miceli, oppure li tagli fuori dal suo percorso di svolgimento, si rannodi e si congiunga in fine nella Napoli-Reggio a Paola, 'e nei pressi,
F uscaldo e S. Lucido, per necessità tecniche di tracciato,
poco monta, a condizione che la nuova linea possa, a velocità e sistema normale, senza limitazione di carico, trainare passeggieri e merci. In quanto che se le ferrovie
oltrepassano ogni significazione particolaristica regionalmente circoscritta nell'ambiente in cui si svolgono, oggi
che il problema della produzione e del fabbisogno è entrato nel gran quadro di ricostruzione nazionale del dopoguerra, non vi è da temere che la nuova linea venga esclusa dal novero di quelle opere pubbliche indispensabili, donde lo stanziamento del miliardo ed ottocento milioni di lire assegnalo al bilancio delle Ferrovie dello
Stato .
« E sarà l'istessa Direzione delle Ferrovie a sollecitare
i lavori di costruzione, non solo per le nuove esigenze
del traffico in aumento, ma per motivi intrinseci di buona
amministrazione e di bilancio. La nuova linea, comunque considerevole n~ sia l'importo, verrà a costar meno
di quanto l'esercizio dell'attuale Cosenza-Paola profonderà
in spesa a fondo perduto per altri pochi anni. »

OCCORRONO BUONE STATISTICHE COLONIALI
_La pubblicazione periodica di buone statistiche coloniali, scrive la Tribuna Coloniale, è un desiderio di quanti hanno a cuore una migliore conoscenza dello stato
èff ettivo delle nostre colonie e un maggior interessamento del pubblico ad esse. Molti vieti pregiudizi si sfaterebbero con poche cifre efficacemente esposte, ed esse
sarebbero assai più convincenti per il largo pubblico che
dei lunghi ragionamenti. Basterebbe, per esempio, raccogliere degli cc indici economici » per la Colonia Eritrea
per l'ultimo quindicennio (ed il lavoro sarebbe tutt'altro

RASSEGNA DEL MOVIMENTO
he difficile) per dimostrare quale rapido sviluppo abbia
vuto ,la vita di quella nostra vecchia colonia nonostante
il ben poco che abbiamo fatto per essa. Ma oltre che peI
la soddisfazione di qualche studioso e per la propaganda,
i dati statistici dovrebbero servire di base per lo studio
la risoluzione di molti problemi e per la preparazione
di provvedimenti legislativi ; infatti, dove trovare una migliore base che nelle cifre statistiche che riassumono
in breve la passata esperienza?
Dati statistici relativi alle nostre colonie non mancano
nelle varie pubblicazioni ufficiali: Bollettino di informazion i, Relazioni di Governatori ed in numerose monografie
e pubblicazioni speciali. Tra queste ultime merita una
p articolare menzione a titolo di lode « Il movimento del
commercio della Colonia Eritrea ». Ma la molteplicità stessa del materiale, così come è attualmente pubblicato,
rende la sua utilizzazione estremamente difficile, se non
q uasi impossibile. Per formarsi un'idea della vita delle
n ostre colonie, occorre non un solo dato statistico, ma
p arecchi dati tra loro coordinati, non basta una monografia per quanto pregevole, pubblicata una volta tanto,
m a occorre che lo studio sia ripetuto, e con lo stesso metodo, ogni anno, in modo da poter trarre una conclusione
d alla variazione delle éifre. Occorre infine che i dati statis tici siano pubblicati in maniera assai sollecita, in mod o eh~ al momento delia loro pubblicazione rappresentino un interesse attuale e _n on una memoria storica.

LA STATIZZAZIONE
DELL'INDUSTRIA FARMACEUTICA IN 1TALIA;>
Sulla Rivista di Diritto Pubblico, è stato pubblicato un
lungo studio dell'avv. Cesare Seassaro sulla statizzazione
dell'industria farmaceutica.
Dal punto di vista sociale, il Seassaro dice che la prod uzione e la distribuzione dei medicinali costituiscono una
fu nzione sociale di altissima importanza e che ora debbon o, per soddisfare convenientemente ai bisogni sociali che
vi si riconnettono, presentare questi tre requisiti: prezzo
m oderato; bontà dei prodotti; regolarità, rapidità e comodità della somministrazione. E dimostra che, nel regime
attuale, in cui la produzione farmaceutica è lasciata alla
p rivat-':l speculazione, non può presentare tali requisiti, in
q uanto il produttore domina il mercato e il consumatore
deve ines::>rabilmente piegarsi alle sue esigenze anche smo;
d ate : la libertà di concorrenza (quando pure non ·viene a
cessare per effetto della formazione dei trusfs) non solo
n on migliora, ma talvolta peggiora la qualità dei prodotti
e la loro efficacia terapeutica.
Esamiina quindi l'autore le varie forme delle quali, daii
tempi passati ad oggi, si è cercato di garantire questi
requisiti sociali della produzione fa1maceutica: il sistema
della regolamentazione, che è insufficiente, {)erchè lascia
intahe le radici fondamentali di questi inconvenienti: o
il sistema delle Cooperative o il sistema delle municipaliz zazioni, di cui dimostra la deficienza e le imperfezioni,
derivanti sopratutto dal fatto che la farmaceutica, col progresso della scienza e della tecnica, ha acquistato ed acq uista sempre più un carattere industriale; il farmacista,
ch e sino al secolo scorso era sopratutto un produttore,
oggi si va riducendo ad un semplice venditore di prodotti
già preparati.

INDUSTRIALE ITALIANO

ne essendo scarsa ed a prezzi d'affezione, la produzione
nazionale (per la massima parte messa su colla guerra)
è deficiente.
La suola era quella poi non vincolata alla produzione
militare, e quindi poca e cara; la mano d'opera scarsa e
deficiente. lo calcolo che mensilmente tra produzione meccanica ed a mano si possano produrre in Italia 1.500.000
paia di scarpe. Durante la guerra un buon milione di paia
serviva mensilmente alla produzione militare, quindi poco
poteva rimanere per la popolazione civile. Ma ora, col
ritorno delle maestranze, colle disponibilità delle suole,
se si potrà rimediare all'inconveniente della poca tomaia,
sarà possibile di intensificare la produzione delle Calzature
azionali o comunque delle calzature civili e le scarpe
potrebbero tra breve scendere di prezzo.
E qui biso~na metter bene in chiaro quale sia la grave
situazione dell'industria conciaria. Ho detto dianzi che
il Governo detiene un milione e mezzo di pelli, comperate a prezzo ragionevole, mentre i privati forse ne detengono altrettanto a prezzo altissimo a cagione del cambio
enorme e dei noli e delle assicurazioni spaventose. Se
provvidamente l'on. Nitti è riuscito quasi di botto a far
scendere il cambio, in quale posizione si trovano tutti
coloro che hanno acquistato a cambio altissimo merce
che ha bisogno di almeno sei mesi, tutto comoreso, per
tornare trasformata sul mercato? J\ion sembra equo che gli
industriali della concia da soli sopportino questo fardello.
Il pubblico dirà : benissimo, rome i conciatori guadagnùrono enormemente quando il cambio saliva e raddoppiarono il valore degli stocks che avevano, ora perde1:anno e non renderanno che il mal guadagnato.
Ma se voi li avete energicamente tosati con ogni sorta
di tasse, e se essi hanno investito in pelli tutti i loro pro.fitti, se adesso farete loro sopportare tutto il peso dell'imminente ribasso, è chiaro che essi perderanno oltre il « mal
guadagnato » anche buona parte del capitale loro iniziale, con quale danno per l'avvenire dell'industria non è chi
non veda.

L'ATTUAZIONE DEI MONOPOLI!,
UN DANNO GRAVISSIMO
PER L'INDUSTRIA NAZIONALE

Sembra a noi, scrive A . Manfredini nel Monitore T ecnico, che lo stesso modo come la questione dei nuovi monopoli è stata presentata, costituisca ragione fondata per
poter dubitare della praticità di intendimenti coi quali il
Governo si accinge a governare siffatta materia in modo
rispondente ai bisogni del Paese.
È vero che le tasse dirette non sono simpatiche e sono
anche poco rispondenti all'attuale modo di vedere le cose,
mentre l'attuazione dei monopolt di Stato risponde meglio a quelle direttive democratiche che possono costituire
una etichetta vantaggiosa per un Governo nel momento attuale. Ma ciò non toglie che, data la qualità della nostra
burocrazia statale, dati i metodi che hanno sempre prevalso .fin qui e che nulla fa ritenere abbiano a venire modificati, questi monopoli', come dal Governo divisati, potrebbero costituire ed anzi costituirebbero quasi certamente
un pericolo gravissimo per la nostra economia industriale
e per il vantaggio generale del Paese.
Noi non possiamo essere sospetti di un pensiero contrario alle direttive di modernità, perchè in tutti i campi
LE SCARPE E LA SITUAZIONE
della nostra attività personale abbiamo dimostrato coi fatti
DELL'INDUSTRIA CONCIARIA IN 1TALIA
di non essere certamente dei misoneisti, e la nostra mente
Perchè le scarpe costano tanto caro? In primo luogo, è aperta a tutte le correnti più moderne e più coraggiose di
c rive il Mezzogiorno, perchè le tomaie erano canss1me e pensiero e di azione. Ma, ciononostante, se teoricamente e
rimarranno ancora tali per qualche tempo : la importazio- come direttiva astratta non siamo avversi ai monopolt, noi

127



LE I. I. I.

------------------ ------------=========-

troviamo però di dovere affermare il nostro giudizio contrario alle proposte attuali del Governo, poichè noi stimiamo
per fermo che l'attuazione dei monopoli stessi, per il modo
indubbiamente imperfetto col quale essi verrebbero instaurati e condotti, costituirà non g1a un vantaggio, ma anzi
un dani;io gravissimo per l'industria e per l'economia nazionale.
Ma, è poi proprio sicuro che tali monopoli si attueranmo?... In Italia è così facile, nel campo ufficiale, che agli
ordini succedano i contrordini ! . . . In questo caso non sarebbe davvero una disgrazia ! ...

LA NOSTRA SITUAZIONE DOPO LA VITTORIA
In un recente articolo su la « Rassegna Italiana»,
Comm. Pio Perrone dice tra l'altro:

il

La guerra è vinta, ed è la fulminea vittoria italiana
che ha determinato la cessazione immediata delle ostilità.
I nostri Alleati vittoriosi hanno già iniziato la loro
attività pacifica. Wilson, poco prima di salpare verso
l'Europa, annunciò all'industria americana, con un memorabile discorso, la 5ua liberazione assoluta da ogni controllo statale, da ogni costruzione governativa, ed essa ha
profittato immediatamente della libertà riconquistata.
I nostri Alleati posseggono nel proprio suolo le fonti
della vita industriale ed economica, vale a dire le materie
prime; mentre la Germania, che scatenò la guerra per
impadronirsi di nuove fonti tanto ad Oriente quanto ad
Occidente, ne esce sconfitta in tal modo, che è compromessa l' efficenza produttiva delle sue industrie, mentre
sono distrutte la sua organizzazione c~mmerciale nel mondo. Immensa è l'attività di lavoro che i popoli vincitori
possono svolgere; ma l'Italia, essa sola, rischia di uscir
dalla guerra senza i mezzi per prendere la sua congrua
parte a tanta opera, vale a dire senza marina mercantile
e senza fonti di materie prime. Infatti l'Italia, unica fra
le nazioni vitoriose, non può partecipare a questa gigantesca e formidabile gara di lavoro, perchè, e di questo
devesi dar colpa all'imprevidenza di taluni uomini di
Stato, non è stata posta in condizioni di uguaglianza con
i suoi Alleati e quantunque abbia, forse più di ogni altro
Paese, a sua disposizione il mare, quale via più economica per metterla in comunicazione con le sorgenti delle
materie prime e con i mercati di consumo.
Questa condizione di cose, per cui l'Italia viene a trovarsi in una situazione di così ingiusta disuguaglianza in
confronto dei suoi Alleati, quantunque sia stata decisiva
e leale la sua cooperazione alla vittoria, deve essere analizzata dai nostri uomini di Stato e assolutamente e risolutamente prospettata da essi nel prossimo Congresso per
la pace.
Conseguenza immediata della repentina e vittoriosa fine della guerra, è stata per l'Italia la cessazione della
produzione di ogni materiale bellico, ciò che ha messo
in evidenza una serie di problemi sui quali, essendo
essi fondamentali per il nostro avvenire e per la nostra
stessa esistenza, conviene ed è necessario richiamare l' attenzione del Governo e del pubblico.
Per quanto ci consta, nessuna altra Nazione ha adottato

un provvedimento così radicale, perchè nessuna di esse
ha creduto di sminuire la propria efficienza militare
prima che il trattato di pace sia stato firmato.
Se si considera il provvedimento dal punto di vista
delle maestranze, appare indubbio che a breve scadenza
dovrà manifestarsi, nei principali centri operai, una sensibile disoccupazione, alla quale bisognerà provvedere
convenientemente, a scanso di peggio.
Ma a questi problemi se ne aggiungono altri ancora
più ponderosi, che si affacciarono improvvisamente alla nostra mente e destarono nel nostro animo una preoccupazione, che_ quasi assunse il carattere di un angoscioso
sgomento, quando la lettura del Trattato di Londra. almeno nella lezione sinora conosciuta, ci ha rivelato, che
esso non contiene alcun patto economico, non ci garantisce nessuna precisa ed efficace posizione commerciale,
non ha clausole che riguardino le fonti ed il rifornimento
delle materie prime, i trasporti, i cambC le vettovaglie,
ecc. ecc. ; tutti, in breve, gli elementi indispensabili, non
diremo allo sviluppo ed al benessere a cui ci dà un sacrosanto diritto la parte grandiosa e risolutiva che prendemmo alla guerra, ma alla stessa nostra esistenza pura
e semplice.
Questo trattato, così come noi lo conosciamo, trascura
tutta la questione economica, vale a dire proprio la parte più essenziale, quella da cui dipende l'essere o il non
essere di un popolo civile. E la stessa auspicata riunione alla Patria delle terre redente, e lo stesso acquisto
di nuovi territori, saranno terribilmente svalutati, se proprio nel medesimo tempo, per una tragica contraddizione,
ci mancherà l'ambiente economicamente adeguato alle
nostre necessità, senza il quale è impossibile, nonchè dr
prosperare, neppure di vivere.
Sarebbe un triste gioco, che potrebbe portare frutti amari per tutti, e darebbe presa intanto a quella superstite tedescofilia nostrana, che nella tragica situazione in
cui versiamo va già sussurrando come non ci resti altro
scampo se non rivolgerci di nuovo verso i nostri ne.miei
per ristabilire quell'equilibrio economico che pare ci si
neghi dagli amici. Intanto, sembra fatto apposta per distrarci dalla considerazione déi più gravi e fondamentali
problemi della nostra esistenza e · del nostro avvenire, il
continuare che si fa a sventolarci sugli occhi il drappo
rosso della Jugoslavia I
La situazione 'è gravissima, perchè l'imprevidenza nostra
è stata incommensurabile: prova ne sia, ad esempio, la
mancanza di ogni convenzione relativamente ai noli, il che
durante la guerra c'è costato nientemeno che nove miliardi
in oro! Ed è necessario, che sinchè ancora s'è in tempo,
la realtà, che infine ci è nota nella sua crudezza, sia virilmente guardata in faccia.
Nel nostro Paese, ove non il pensiero e l'azione, ma le
parole segnano i destini, una frase: quella della « politica
delle mani nette », ci condannò, per molti decenni, ali' inferiorità politica ed alla povertà economica. Badiamo che
quel fato non sia ribadito ora da un'altra frase, che suscitò
a suo tempo tanto clamore d'applausi, ma può cagionare
nell'avvenire della Patria lutti e rovine infinite: « l'Italia
non mercanteggia! »

Le Industrie it oliane nel Brasile
Teçela.gern de Seda. Ita.lo-Bra.zileira.

Cav . GUGLIELMO POLETTJ

129
I) •

I. I. I.

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - -

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130

Una sala telai Tessuti .

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LE INDUSTRIE 1TALIANE NEL BRASILE
Questa rivistn ha già segnalato in altre occaioni, e con vivo compiacimento ha additato a~1' ammiraziont- dei suoi lettori, alcune ardite iniziative dovute allo spirito di intraprendenza, alla forza di volontà, all'ingegno e alla tenacia
dei nostri connazionali che, recatisi oltre oceano
per esplicaTVi le loro giovani energie, seppero
divenire in breve tempo artefici della propria
fortuna e conquistarvi un posto prevalente nel1' agrico!tura, nell'industria e nei commerci. Questi pionieri, che tengono così alto il prestigio

Fra le industrie che, pur di recente fondazione,
seppero assurgere in breve tempo a notevolissima importanza, vogliamo segnalare quella che
il Cav. Guglie:mo Poletti, Milanese di nascita,
miziò venticinque anni fa precisamente a San
Paulo con la fabbricazione dei nastri di seta.
Fabbricazione che, avviata fra mil!e diffico!tà.
con pochi telai, si andò poi man mano sviluppando, ingrandendo ed affrancando dalle lavorazioni sussidiarie mercè l'impianto della tintoria e di appositi riparti per l'appretto e canco

Sala d' appretto della Fabbrica T cssuti.

della madrepatria nei pm lontani paesi, riaffermano, con la loro operosità e col loro successo,
quel sano vigore che è proprio della stirpe, e
che di ogm buon italiano all'estero fa il più genuino rappresentante del dinamismo ingenito
dell'Italia nuova.
Una delle plaghe ove più feconda si è svolta
l' attività degli ita:iani è, senza dubbio, il Brasile.
San Paulo si deve all'elemento ita~iano, sparso nello Stato come nella Capitale, il grande svi_
luppo quivi raggiunto dalle maggiori industrie, e,
in particolar modo, da quella agricola, che rappresenta la maggiore ricchezza na2ionale della
repubb}ica Sud-Americana.

e ricarico del:a seta, che rendono il ramo principale di questa industria del tutto indipendente
e comp!eto in ogni dettaglio. Ma lo spirito d'ini_
ziativa del Cav. Poletti non poteva arrestarsi allo
scopo in origine prefìssosi e raggiunto; il dono
precipuo di tal genere di costruttori è, di regola,
~'incontentabilità; il loro merito maggiore è queL
lo del continuo, febbrile ascendere; la loro migliore soddisfazione consiste sempre nel cercare e nel raggiungere, superandone ;Ìi 0stacoli,
nuovi e più vasti orizzonti. E il Cav . Po! :-t•: allargò ben presto la cerchia della sua industria,
fondando, verso il 1913, una fabbrica di tessuti ,
munita del più moderno macchinario in parte in-

131

LE I. I . /.

-

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==---=-- =-===== = === = = =

LE INDUSTRIE lT A LIANE NEL BRASILE

L' on. Luciani, della Missione ufficiale italiana , visita gli stabilimenti.

v entato da lui stesso: atto a cari€are, a tingere
e ad apprettare le stoffe di seta dalla fabbrica
tessa prodotte. Le due fabbTiché danno lavoro
a più di l 000 operai, tutti italiani; italiana ne è
la direzione tecnica ed amministrativa; italiano
il capitale azionario; esse raggiungono attualmente una produzione che si può valutare a circa dodici milioni all'anno. La Ditta ha una sede
propria anche a Milano per l'acquisto delle materie prime, ed uno stabilimento a Brugherio,
p resso Monza, per lìncannaggio delle sue sete.

Il Cav. Poletti, trattenuto in Italia dalla conflagrazione europea, non si è cullato in dolci riposi, ma sempre attratto dal miraggio di nuove
conquiste nel campo fecondo del lavoro, ha stu-

diato nel frattempo nuovi ingrandimenti e nuove
b'asformazioni delle sue industrie, per cui sono
già pronti progetti e disegni, nell'intento di dar
subito mano ad un nuovo impianto per la torcitura del:a seta e di attivare fra l'Italia e il Brasile un vastissimo piano di esportazione per manufatti nazionali, che . sarà, senza dubbio, di
grande incremento alla produzione delle nostre
fabbric'he specializzate e che contribuirà a-Ila riconquista di quei fiorenti mercati transoceanici,
per effetto de:la guerra in buona pa:rte abbandonati, con danno non lieve dei fabbricanti e del J' economia del~a Nazione.
Animato da così fervidi propositi, il Cav. Poletti riattraversa in questi giorni l'Oceano, dove
lo accompagnano i nostri voti migliori e 1'espressione della nostra calda, sincera ammirazione.

Ba.ccio Bocci

La-guerra di un Editore
I

Anche la stampa ha fatto la sua campagna. una rigogliosa fioritura di .g iornalini lieti, che
Adoperando la parola stamt>a io intendo rife- i tempi di pace non si erano neppure sognati,
rinni ad ogni ramo dell'arte editoriale e tipo- e nei quali hanno lavorato persone notissime
grafica compresovi, s'intende, anche il gioma- nella letteratura, nel giornalismo, nel disegno,
lismo. La propaganda nel campo militare per e gente nuova che in trincea scriveva articoli e
tener su lo ~.pirito del soldato, per spiegare ai preparava quadretti. È venuta fuori una . ricca
combattenti meno colti e ai più contrarii alla raccolta di caricature indovinatissime, piene di
guerra le ragioni superiori del carnaio crudele, .
è stata una battaglia senza sangue, ma lunga,
ardua e tenace. Da:lila cartolina con pupazzi al.I' opuscolo, dal manifesto al giornaletto allegro,
messo insieme con un umorismo nuovo sorto dalla trincea, oscillante fra la tragedia e la
f aTsa in una curiosa alternativa di smorfie; dalla carta da lettere al calendario, tutte queste
varietà di stampati hanno cercato di illuminare
le anime un po• grigie.
Ci siamo forse svegliati tardi, ma dopo Caporetto il tempo perduto è stato largamente ripreso e le armate hanno fatto per la propaganda cose interessanti, circondandosi degli elementi migliori, e ad ognuno di essi affidando
a seconda delle proprie attitudini una mansione
particolare in questo servizio delicatissimo. Bisognava, anzitutto, guardarsi dal pericolo de!la
burocrazia, l'eterna spagnuola di tutti gli Stati,
evitando di inceppare un'attività ohe doveva essere celere, con i pigri ingranaggi degli uffici
governativi il cui passo è misurabile su quello ·
di una tartaruga artritica. Occorrevano iniziative individuali di gente dhe sapesse . il fatto suo,
spedite-zza nel concepire e nelr eseguire. Il nemico, ad esempio, armeggiava con una delle
so!ite proposte di pace? Avanti, subito, due,
tre, dieci manifesti, disegni, cartelli per mettere sotto gli occhi dei combattenti la doppiezza
e il pericolo della mossa avversaria. 'on c'era
da staT sull'albero a cantare, e bisognava far
sì che il commento nostro seguisse quasi immediatamente alla manovra del nemico, e non brio, di colore, di senso dell'attualità, e s1 sovedesse la luce quando il tranello austriaco già no letti manifesti polemici redatti con accorgiavesse malamente influito sui nostri soldati. mento sottile, con sobrietà succosa.
Quindi, nessun ingombro burocratico. perchè al La propaganda è piaciuta al soldato e rha
trimenti mai avremmo allontanata la minaccia interessato, perchè non era la solita cucina di
di arrivare con due e tre buoni mesi di ritardo, intingoli semili.rici, buona se volete, ma stucchecome un telegramma urgente spedito da Ro- vole col passar dei mesi e degli anni. Quei mama a Milano.
nifesti e quegli articoli contenevano pensieri che
Ciò, grazie al Cielo, non è avvenuto,. e le gli stessi soldati custodivano nella mente, pur
ATmate hanno tra loro gareggiato nel fervore non sapendoli rivestire di parole. I pupazzi fadella propaganda, ognuna di esse accaparran- cevano ridere, perchè colpìvano nel centro il
dosi gli uomini più adatti - scrittori, pittori. lato ironico di cose vissute da chi presentava la
professori (di idee moderne e pratiche, non di caricatura e da dhi vi poneva sopra l'occhio.
quelli conservati in iscato!e), e compiendo ve- F~niva, insomma, il regno della retorica pompori récord~ di celerità e di abilità. Si è avuta così sa e dava posto alla realtà. La Tradotta, la

LA. GHIRBA

134

LA GUERRA DI UN EDITORE
di un certo lavoro, a stabilire quali macchine
doveva destinargli senza pregiudicare un· altra
ordinazione.
Una Società Editrice che è apparsa miracolosa per contentare subito· e bene gli Uffici d i
Propaganda di varie axmate, consumatrici spaventose di stampati, è stata la Società A . Mondadori di Osti~ia e Verona .
Essa non iha guardato a sacrificare vecchi e
fedeli clienti, a scontentarli, a farli arrabbiare
sino al!a collera bianca, rinviando le loro commissioni dhe pur vantavano una sacrosanta precedenza, per eseguire lavori di propaganda. Centinaia di Comuni, che da molti anni sono serviti
con puntualità dai modernissimi e amplissimi Stabilimenti Mondadori, ad un tratto si sono visti
messi un po· da parte e invece di essere soddisfatti senza sollecitar nessuno , come era regola immuta1bile della Dittà, sono stati costretti
a d insistere e insistere per avere le cose ordinate.
Arnoldo Mondadori, il giovane ed abilissimo
Direttor e generale del~a Società, si scusava con
_a clientela oh e pur tanto gli premeva, e spie~a.va a Comuni a Banche, a privati - che, poi.
han no apprezzato lo scopo nobilissimo del Mondadori - come egli in quel momento fosse spinto da un obbligo morale, da una necessità patr iottica, ad assistere con o'g ni forza e a qualunque costo , l'opera benefica della propaganda militare.
Il primo passo audacissimo da'1 Mondadori era
~ià stato fatto nel novembre del 1917. Durante
1e drammatiche e · cupe giornate di Caporetto,
quando nessuno osava mettere limiti alla catastrofe italiana e basare speranze sulla sall vezza della linea del Piave , urtata da1le folte masse austro-tedesche, il Moridadori, come se il ne- •
mico si fosse trovato a parecchie centinaia di
chilometri dal Veneto e non avesse marciato con·
passo da vincitore, formò la grande Società d'op;gi. riunendo la sna nrosoera Sociale di Ostiglia
e la antichissima Ditta Franchini di Verona in una Anonima - ora fra le prime d'Italia e la prima
del Veneto pel genere suo - con oiù di un milione di capitale versato. In quell'epoca la nostra ritirata assumeva caratteri disastrosi. Poichè
tra campagna. lo credo che a questi stampa- il Tagliamento non poteva essere linea di resiI i spesso si ricorrerà per dettare le cronache stenza. si stabiliva d i retrocedere fino al Piave
il Ila grande guerra italiana, preparatrice di una e sugli altopiani dei Sette Comuni si atr nclusione trionfale.
tendeva trepidando il cozzo poderoso degli austro-tedeschi. Dal Veneto non più sicuro , mol***
ta gente andava via con le sue aziende . Anohe
er organizzare il gigantesco lavoro della pro- al Mondadori fu da qualcuno giustamente conanda militare g!.i ideatori, gli scrittori, i pit- sigHato di togliere da Ostig-lia e da Verona il
I ri non -bastavano da soli. Ci volevano editori ricco macchinario e i munitissim.i ma,gazzini dei
,. tip~grafi con stahilimenti capaci di stampare . suoi stabilimenti, per trapiantarli al di là del Po ,
11 c1tamente centinaia di tonnellate di carta. che pareva dovec;se ormai diventare la cintura
ra bisogno di gente tanto celere ad eseguire di !':Ìcnr~zza de]rlt::\ 1 ia.
nto gli altri erano rapidi a concepire; gente
Mondadori si rifiutò. Ebbe fede ed anche .. . .
non stesse a ponzare i termini di c~nsegna fortuna, e non si mosse . Continuò a lavorare

Trincea, la Ghirba, sono tre giornalini che rimarranno nella storia della letteratura di guerr , di quella vera che non ha pensato e scritto
in u n Caffè pettegolo della lontana retrovia criIicona e maldicente, ma che ha lavorato a conI tto dei combattenti, avendo prima esperimen1 to, e non come touriste, il sacrificio e il to,r 1 ento della lotta.
ello stesso modo saranno
,locumenti preziosi di indagine per lo storico di
rlomani, manifesti, opuscoli , libriccini che posono essere il commentario quotidiano de:la no-

135

LE 1. I. I.
febbrilmente dalla mattina alla sera, com'è suo
costume, e, innamorato della Propaganda, si
dette a servfrla con ogni ardore.
Bisogna conoscere il Mondadori pea- raffigurarsi bene la passione che egli ha posto in que~to diffici!e lavoro di guena. Immaginatevi un
uomo che ignora i riposi lunghi, che dormirà
quattro ore al giorno, dedicandone forse due
ai pasti e che il resto del tempo sarà o in treno
fra Verona, Ostiglia e Roma, o in automobile
per recarsi ai Comandi delle Armate, o a parlare di affari con una folla di persone, o a girare tra le tipografie, o chino sugli enormi lih ri del!a sua amministrazione. Egli è un accentratore che dà i lxividi ad uno come me, che
discentrerebbe tutto il suo lavoro per dar!o a gli altri: lui vuol veder tutto, saper tutto; dalla
lettera alla fattura, dalla cartolina di commissione al preventivo di un lavo;ro tipografico.
· . Firma più di un ministro, ma legge sempre attentamente prima di firmare, cosa che non tutti
i ministri fanno. Ha esordito poco più ohe ragazzo, umi!mente, e si è tirato su a forza di volontà : una volontà che mi dà i] capog-iro . Ha
lavorato ogni giorno di più, raddoppiando nella
fatica le sue energie, e in pochi anni, con la Sociale, si è fatto un hel nome, specialmente nel
campo della letteratura scolastica e delle pubb licazioni per ragazzi. La sua racco~ta del1a bibliotechina de La Lampada, diretta da T omaso
Monicelli, è una, delle più belle collezioni di libri per fanciulli .
Egli non può star fermo ; gli sembra di rub are il tempo. Somiglia ad un cava!lo irrequieto,
ma con !a differenza che se i] cavallo ha desiderio di muoversi per bighellonare, egli, invece ,- l'ha per bisogno d'azione. Il suo modo
di contenersi mi ha sempre terronzzato, perchè
sento di essere così diverso -d a lui: sento, anzi,
che se avessi avuto la disgrazia di nascere treno sarei arrivato in ritardo più dei nostri, regolarmente .Più volte l'ho accompagnato alle Armate, ove
egli si recava sovente a prendere ordinaz;oni,
a proporre lavori. Perchè, nonostante la farragine di commissioni, egli, serenamente, si permetteva il lusso di su-gg-erire idee sue: o cartoline di Golia, o manifestini, o carta da lettere.
lo lo guardavo e fremevo. I miei orecchi udivano ordinare centomila copie de]!a tal cosa, cinquantamila della tal altra, duecento mila di una
terza. Aspettavo che egli ad un tratto svenisse,
sotto i1 peso di queste comm;ssioni sch;accianti.... Mondadori, invece, sorrideva, stabi!iva i
giorni della consegna - e ogni committentP aveva fretta - e f8;èeva, con quel tatto che lo distingue, una sua proposta.
A!Jora ero io che sentivo mancarmi per conto

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -= =
tutti i suoi stabilimenti, saorifìcando la vecchia
clientela anche col! rischio di perderla dopo dieci anni di reciproca fedeità, ma _c iò non gli basta va.
Il Corpo d'Armata delle truppe d'assalto, appena costituito, aveva bisogno de!la sua opera .
Andò e riandò verso il castel:o del Comando appol:aiato sopra un monticello come quello del l'Innominato. Mi condusse con sè quattro o cinque .v o:te, compiendo lunghi e faticosi raids automobilistici; e fu lieto soltanto quando ebbe

l' ordine di principiare la pubblicazione di quel
magnifico giornale che fu <e Le Fiamme ».
Ricordo che quel giorno stesso ci recammo
anche alla 8"' Armata dove gli commisero mezzo milione di graziosissime cartoline a colori
di Rubino. Accettò come se gli avessero offerto un t'hè.
<e Ma come farete ad eseguire tutto? » gli
domandai .
« Distribuendo bene il lavoro ».
cc E se le macchine non vi bastano? »
<e Ne comprerò. »
E ne comurò. infatti . Seppe che se ne trovavano non so dove, se a Milano o a Roma. Fra un
treno e l'altro concluse l'affare e nessuna condi lni.
se,gna di lavoro fu ritardata.
Aveva già la ~. sa, 1a, 3a armata da contenL'idea di un ciornaletto da campo lo seducetare, aveva messo a disposizione della guerra va e prima de!l' offens1.va austriaca del giugno,

136

!

JI

LA GUERRA DI UN EDITORE
mi incaricò di compilarne uno da sottoporsi aldel Montello. Si chiamava il Cavallo
di Frisia ed era riuscito graziosissimo. (Parlo
dei disegni, e non del testo, che era mio). Scoppjata l'offensiva~ nessuno ebbe più il tempo di
pensare al giornale. Rimase ll e gli avvenimenti lo superarono.
Ma Mondadori non s1 arrese : se non poteva

r armata

Partan o di pace e
nascondono il
,

I

, Vi conosciamo. ipnc1·irt huhvn
l)ra c},Q Y! to>11i:n,1n ,,lla itol,1, vol•·f•• 1•l
fl\l'r •I tctnpo Ili 1lard In f'U!!11alaù
NO! NOI NON ALLENTIA
La P ~e v~_'"a• la l•11v1• 1 h,· 1•nmrw11.
'1·111ltol1 1'> 1 .J:•P•tl"I nw1· i. , ht; ri·diu
si,•!ltl'.ri~ il tr1011f11 i11•i 1,11p11li ilwn .
Yerrà dal.l~ NOSTRA VITTOR.

I

compilarne uno, poteva stamparne un altro ohe
già esisteva: la Ghirba. Propose la cosa e ne
stampò un numero sì e uno no, dedicandovi
ogni cura.
lo credo che se pesassimo tutta la carta adoperata da Mondadori per i lavori di propaganda delle Armate, otterremmo una cifra enorme.
Da ogni parte venivano chiamate e fioccavano
commissioni. Ognuno - ripeto - voleva essere
servito subito e nessuno poteva aspettare.
Mondadori cercava di contentare tutti studian.
do la divisione del lavoro nei suoi stabilimenti
e dando prova in questa difficilissima distribuzione della sua rara perizia. Le macchine erano
sempre in moto giorno e notte, per la Ghirba,
per le Fiamme, per la carta da lettere·, per i

manifesti, per le caTtoline e anche per non abbandonare la vecchia clientela, specialmente certi Comuni affezionatissimi alla Ditta che avevano
bisogno urgente di stampati di guerra.
Non ho mai visto in Mondadori un segno di
stanchezza o di dubbio pel fatto di .dover conciliare la somma del lavoro con la potenzialità dei
mezzi. Mi è sempre apparso l' ùomo che sapeva a memoria i quantitativi colossali delle ordinazioni più varie, le epoche de!la consegna, la
capacità dei suoi stabilimenti e che rapidamente sceglieva quale fra le tante commissioni di
indole così diversa potesse attendere più di un' altra.
La fine della guena lo ha messo dinanzi ad
un altro problema : quello di ritornare alle opere di µace. Ma egli lo ha già risolto, perchè con
previdenza lodevolissima, aveva già preparate le
basi della soluzione. Non è uomo che corra dietro le nuvole e nulla .fa che non sia ben ponderato e chiaramente messo ~n cifre. Oggi egli
ha già pronto un vastissimo programma di lavo;ro
scolastico e tipografico, al quale si accinge con
la sua fede calma e salda. Si inizia per lui la
battaglia del!a pace e ,gli arride questa nuova
lotta di opere.
La Società aumenta d'importanza ogni giorno e per Mondadori crescono le ore di lavoro.
A forza di ridurre quelle del letto e quelle dei
pasti non gliene rimananno più e dovrà comprarne. lo sarei aisposto a vendergliene a buon
prezzo.
Arnoldo Mondadori non ha nulla che lo rassomigli ad un editore : vale a dire non è come
il merlo che fischia tutto mio! (e gli editori non
si limitano a fischiare), non è invisibile, non si
dà arie solenni.
onostante le sue multiformi
e incessanti occupazioni, riceve tutti, parla con
tutti e st.a in continui rapporti epistolari con
gli autori per discutere le loro proposte o per
farne qualcuna lui. Anche a Roma ha comprato una Casa editrice di libri scolastici e si prepara a dar vita ad una irivista per r~gazzi « La
Lampada », punto impensieTito da questo accrescimento di opere, di responsabilità e di ore
da passare in treno.
Nella sua frenesia di attività egli è placidissimo.
Ricordo che una notte, reduci in automobile dalla 8a e dalla 3& Armata da dove Mondadori riveniva carico di ordinazioni per almeno dieci tipografie, io gli parlavo de!la sua fatica e gli
domandavo se egli, con tutta quella ridda di cifre per la testa, soffrisse di insonnia. Non mi
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171

Catalogo Genera.le Permanente della Industria Italiana.

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172

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I. I. I. »

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Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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173

Catalogo Generale Permanente della Industria ltal:iana.

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174

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Catalogo Genera.le Permanente della Industria Italiana.

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293-94

Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le « I. I. L D

175

.

[INDUSTRJA DELI...' ALIMENTAZIONEJ

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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296

176

EMISSIONE DI WARRANT
Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le « I. I. I. »

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

[ INDUSTRIA DEil.' ALlME 'T AZIONEJ

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el mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è s empre utile citare le

<<

I. I. I. »

177

Catalogo Generale P ermanente d ella Industria Italiana.

fAVlllA lOMBAROI & G.3
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178

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el mettersi in rapporto .c on i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le

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C atalogo Generale Permanente della Industria Italiana .

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nostri signori inserzionisti, è sempre u tile citare le « I. 1. I. »

179

[BANCHE - ASSICURAZIO. ·11

Catalogo Genera,le Permanente della Industria Italiana.

BANCA
COMMERCIALE
I T A L I -AN A
Società Anonima con. Sede in MILANO
Capitale L. 208.000.000 interament e versato • Riserve L. 83.200.000

Direzione Centrale MILANO, Pia.zza Scala, 4 .. 5
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LONDR:A • NEW YORK- ·ACIREALE - ALESSANDRIA - ANCONA - BARI - BERGAMO_ BIELLA
BOLOGNA - BRESCIA - BUSTO ARSIZIO _ CAGLIARI - CALTANISSETTA - CANELLI - CARRARA
CA T AN/A - COMO - FERRARA - FIRENZE _ GENOVA - IVREA - LECCE - LECCO _ LIVORNO .
LUCCA - MESSINA _ MILANO - NAPOLI - NOVARA _ ONEGLIA - PADOVA - PALERMO - PARMA PERUGIA - PESCARA - PIACENZA _ PISA _ PRATO - REGGIO EMILIA - ROMA - SALERNO _ SALUZZO - SAMPIERDARENA _ SASSARI _ SAVONA - SCHIO - SESTRI PONENTE - SIENA - SIRACUSA - SPEZIA - TARANTO - TERMINI IMERESE - TORINO - TRAPANI_ UDINE - VENEZIA - VERONA - VICENZA.

AGENZIE I N

MILANO:

I) C,orao B uenos Aires. 62 • 2) Corso XXII Marzo. 28 • 3) Corso Lodi, 24 • 4) Piazzai•

· Sempione, 5

• 5) Viale Garibaldi. 2 • 6) Via Soncino. 3 (Angolo Via Torino).

Situa zione d e i conti al 31 Ottobre 1918
PASSIVO

ATTIVO
Numerario in Cassa e Fondi presso gli
. :,
Istituti di Emissione
Cassa Cedole e Valute . . . . . . :,
Portaf. Italia, Estero e Buoni Tesoro
Effetti all'incasso
Riporti
Valori di proprietà
Anticipazioni sopra Valori
Corrispondenti . Saldi debitori
Debitori per •accettazioni
Debitori diversi
Partecipazioni diverse
~artecipazioru in Imprese Bancarie
Beni stabili
Mobilio ed impianti diversi
Debitori per Avalli
Titoli propr. Fondo Previrl. Person ale »
·t 1. 1n
a garanzia
operazioni
. »
.
.
. .
T101
deposito
8: cauzione ser~IZIO
hbero a custodia .
»
Spcse d'Amm. e Tasse Esercizio corr. »

!

114.251.654,78
1.520.404,82
1.609.601.617,05
69.075.861 ,98
165.467.964, 13
43.267.581,01
10.026.157,64
943.404.867.71
66.599.262,95
23.443.602 ,91
26.098.531 ,94
16.793.096,31
18.585.357,44
I,115.664.719,72
16.539.509,50
147 · 553 ·750 , 4.197.322 , 2.731.617.135, 21:774 .529,93

Capitale Sociale (N. 376 .000 Azioni da
L. 500 cad. e N. 8000 da L. 2500) . L.
Fondo di riserva ordinario
. •
Fondo di riserva straordinaiio
. •
Riserva spec. ~i ammortamento e di
rispetto
. . . . . . . .
. •
Fondo Tassa Azioni - Emissione 1918 . :,
Fondo Previdenza pel Personale
. •
Dividendi in corso ed arretrati .
. •
Depositi in Conto Corr. e Buoni frutt iferi
Il
Corrispondenti - Saldi creditori
Cedenti effetti per l'incasso
Creditori diversi
Accettazioni commerciali
Assegni in circolazione
Creditori per A vali i .
Depositanti ( a gar~nzia ope~8;Zioni
. T' . la cauzione serv1z10 .
d 1 ito11 I a libera custodia. . .
,,
Avanzo utili dell'Esercizio 1917
Utili lordi dell' Esercizio corrente



I)

208.000.000.41.600.000.39.100.000 .2.500.000.3.550.000.17 .17 l.477, 11
2.437.885,509.738.714,50
1.917.983.297,55
100.260.105,0 I
102.537. 928.54
66.599.262,95
94.228.283,81
115.664.719,72
147.553.750,4.197.322,2.731.617 .135,749 .144.24
39.993. 902 .39

L 6.145.482.927,82

L. 6.145.482.927 ,82

La Direzione
G. TOEPLITZ -

A. GHISALBERTI

I Sindaci
Doti. A. Moretti - Rag. A. Olivieri - Prof. Rag. G. Rota
Rag. G. Sacchi - Prof. Rag. D. Vencgoni
180

IL CAPO CONTABILE
337-38

A. COMELLI

Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inse rzionisti, è Sémpre utile citare le « I. I. I.»

[BANCHE - ASSICURAZIO I]

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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Itali ana, Banca Italiana di Sconto, Banco di Napoli, Credito Italiano, Banca Belinzaghi
(Milano), Jn. de Fernex & C. (Torino), B. Parodi & F.lli (Genova) ecc., ecc;
'

.

CAPITALE .

DI SCUDI

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Sottoscritto e Versato 3 MILIONI
.
Fondo di r1serv~ . . 1.033. 75 0.00 "
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Fondo di previSione .. 150.000.00
"








C O NIGLIO DIRETTIVO:
Presiden te: Dott. Cav. G. A. Crispo Brandi - Vi -Pre idente: Comm. Buonaventura Caviglia
egretario: Cav. ·Luigi Gaminara - Consiglieri: Cav. Carlo Anselmi, Cav. Ettore Trabucati,
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Cav. in cnzo o tn - Dir ttor -Ger nt :

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Nel mettersi in rc,;Jporlo con i nostri signori inserz ionisti, è sempre utile citare le <t I. I. I.»

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Catalogo Generale

lBANCHE - ASSICURAZIO:--il]

Permanente della Industria Italiana.

BANCO DI ROMA
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SEDE

SOCIALE

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DlllEZIONE CENT llALE

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(Palazzo prop1·io)

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Montecatini - BARCELLON.J/ (Spagna) - :Bengasi (Cirenaica) - Bre!Cia - CAIRO (Egillo) - Canale - Cane/li - Carrù - C~telnuooo J; Car/agnana - Centallo - Cortona - COS ANTINOPOLI - Fabriano - Ferma • FIRENZE - Foligno - Fossano - Frascati - Frosinone - GENOVA
- Grosseto - Lione - Lucca - MALTA - MILANO - SKrondaoì - .76[an,~lonch (Spagna) - :N:.APOLI - Orbetello - On,;eto - PA RICI Pinerolo - Parlo Said - Porlo S. Giorgio - 'R.OMA - Siena - Tarragona (Spagna) - Tioall - TORINO - Torre Annunziala - TRIPOLI
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<l'{,alia e dell'E tero.
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Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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Catalogo Generale

[BANCHE - ASSICURAZIO IJ

P e rm anen te della Industria Italiana.

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proprietari di cavalli, ascensori , farmacie, case di salute, teatri, cinematografi , alberghi,
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quanto quelli extra professionali : CUMULATIVE a favoi'e di impiegati, commessi, fattorini : COLLETTIVE di operai a sensi della legge sugli infortuni del lavoro : FERROVIARIE, VITALIZIE a premio unico, ecc.
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dagli Agenti delle ASSICURAZIONI GE ERALI DI VENEZIA.
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DEPOSITI A P ICCOLO RISPARMIO all'interesse del 4 %. Prelevamenti: L. 50 al giorno .
BUONI FRUTTIFERI con scadenza di 12 mesi, 5 %.
DEPOSITI V INCOLATI A SCADENZA FISSA di 6 mesi all'interesse annuo del 4 %.
DEPOSITI VINCOLA TI A SCADENZA FISSA di I anno, all'interesse del 4 3/4 %.
SCONTO di effetti commerciali.
EMISSIONE DI ASSEGNI sulrltalia e sull"Estero e versamenti telegrafici.
ANTICIPAZIONI su Titoli di Stato, garantiti dallo Stato, Valori
industriali e merci .
A PERTURA DI CREDITI liberi e documentati.
DEPOSITO Dl TITOLI a custodia ed in amministrazione.
INCASSO DI EFFETTI su tutte le piazze del Regno e dell'Estero .
AN r!Cll-'ALIO I ad imprese di lavori pubblici.
COMPRA E VENDITA DI DIVISE ESTERE, cedole, valute metalliche e biglietti di Banca esteri.
INCASSO DI CEDOLE E TITOLI ESTRATTI.
COMPRA E VENDITA DI TITOLI a contanti ed a termine.
AMMINISTl{AZIO E .per conto terzi .
E vietala alla Banca ogni o,:,erazione aleatoria. (Art. 21 Statuto)

184

ISSI CURA l I 11

Maritti■e

· i 611rr1 - ischi 11rli ·

lacendi1 • furti - R11p1a11bilitl Cmli
· laf1rt1 i - l1l1lli1 - llt111hili hrepla i • Cmi111li - C1t11trefi ·
Ecc1111 .Jh11111.
Pa lizzi fdhna e t1 per rise i ~.i hun

la1ic1razi11i pre111 i l1nr1i 1111111 ed A11ricm
h rri sp1 ~• ti dal llay 's di Lan,ra

MIl l O- Vi a

I h rte. 2
Palano Pr1pri1

Nel mettersi in rapporto co n i nostri signori ins~rzionisti, è sempre utile citare le « l. I. 1.

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[BANCHE - ASSICURAZIONI]

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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1\SSIC RAZIONI
. ·o ietà I noni ma Italiana di
I s, icurazioni e Ria icura::ioni

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Capitale Sociale L. 3.000.000 • Versato L. 900.000

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Capitale Sociale L. 1.500.000. Versato L. 300.000

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~ enti Generali deIIe Società Giapponesi di NavJgazione:

O(jppon Yusen Kaisha
Osaka Sltosen Kalsha - Kuftara Mining Co.
e delle Società Italiane di Assicurazioni:

· · Savoia , , -

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Unione Continentale , .

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DITTA

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Piazza Scuole Pie, 10 - Casella Postale 1459
Telefono inter. 6671 - lnd. Teleg. "BELLICO,,

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Nel mct/crsi in ra,'Jpo rlo con i nostri signori inserz ionisti , è sempre utile citare le

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I. 1. I.»

185

Ca talogo

Generale

P e rm anen te d eU a

Ind u stria

[I DUSTRl E VARIE - RAPPRE:sE.NTANTI, ecc.]

Italian a .

SOCIETÀ

TA ·co
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ANONIMA

CAPITALE SOCIALE

L.

SEDE IN

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186

Nel mettersi in rapporto con i n ostri sign ori inserzion isti, è se m pre u tile citare le

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I. I. I. »

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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TORI O - GENOVA - FIRENZE

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Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le

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I. I. I »

187

[I DUSTRIE VARIE - RAPPRESENTANTI, ecc.]

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

DAVID

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BUENOS A.JRES
Calle ·suip.ncba

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(Repubblica Argentina)

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AGENTI .N EL L'

URUGUAY - P1llmGU1lY - CHILI:
•• • •• • •• • •• ••





••






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RAPPRESENTANZE
COl\IMISSIONI IN GENERALE -















♦•









♦•









♦•

CONSEGNE

TRATIANO QUALSIASI ARTICOLO

ALTE REFERENZE

369-70

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Indir izzo T elegrafico:

ALLIAUD • PINEROLO
Telefono 20

FIGLIO

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PINEROLO

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CORSO TO;RINO N. 26

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188

N el m ett ersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le « I. I. I. ·»

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana .

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E PORTAZIONE

IMJ>OfffAZIO TE

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189

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Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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CA A F

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ESPORTAZIONE- IMPORTAZIONE

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<l Ila compra e vendita di qualunque articolo
prodotto, da e per l'Inghilterra.
Yi pr ghiamo perciò di voi rei fare offerta
<l gli articoli di Yo tra produzione, come pure
mpiacet \'i interpellar i -i!l ogni ostro fabbi sogno p r qualsia i mat riale o prodotto inc,J e o· orr nte per Ja V0 ' Lra indu tria.
P r efì'. tto dell"organizzazione del no tro ]a,·oro siamo in grado di facilitare l' introduzion dei vo tri articoli uJ mer ato ingle e,
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l'R/4,'M I A "I A lJJ1 T·A FURiV/1 'R/Cf.' VI

NDIRJZZI
p .r la

clijfu ione dei Cataloghi
Listini, Circolari, Giornali
ed altri stampati a scopo cli
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La Ditta si incari a ino'tr della confe:don
degli tampati (pie•Yatura, imbustazion ec .)
e delle operazioni inerenti alla loro p di zio ne

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5 m ilioni; presidente, il comm. Francesco Cos!a , presiden:e

. C

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L. 500.000, pe: l"acci uisto, la vendita, la locazione e la conduzione

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Ruui dimoranti in Italia, an. cooper ., con
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ro93i , a capita i illimitato, dur . a un anno do;io la conclu1on d li pace, allo s: o.Jo èi concede:e ai sudditi ru ssi dimoranti
in Italia aiuti pecuniarii so .to forma di prestiti.
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L. 15.0(1(). . avente pe r oggetto I as icurazioni e ri a ssi curazioni in
lt ilia e ll'este ro.
ppoggia Questa Co:npagnia un gruppo di cospicue personalità
l mb rd e lig uri de l mondo industriale, commerciale e marittimo,
µ1 r ·hè
sa, oltre al lavoro in Italia , compia o;,era di penetrazione
nt i g r ndi m reati inte:naziona !i .
'

P

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mo di

L I - Istituto lvlarillimo
aziona/e, an ., con sed in
aL IOOOJ, pu l'e sercizio delle assicurazioni in ogni raic urtà .

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R M - Pietro Dovizie/li e Carlo Sereni, coli ., con sede in Rom . dur. 2 anni , cap . L. 50.000, per operazioni di commercio di capit li he sotto forma di de;:,osito ed accr dito rano eone ase all'Istituto provinciaJ di credito edilizio.

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irginio 9. Dur. 3 anni, cap. L. 200.000, per la lavorazione
dei boschi e dei tronchi ricavandi per conto della Sotto-Direzione
del Genio Militare.
DO 1000SSOLA - Industria Ossolana Legnami Triozzi e Sa la, coli., con sede a Domodossola, dur . 3 anni, cap L. 50:000, per
la lavorazione legnami con impianto segheria elettrica, assunzione
1 vori per conto del Genio Militare.
FIRENZE - L'Immobiliare Fiorentina , an ., con sede in Firenze.
Dur . al 31 Dicembre 1919, cap. L. 200.000, per o perazioni di ogni
genere riguardanti i beni immobili.
FIRE ZE - Co/telleria Fiorentina, coli ., con sede a Firenze. Dur .
3 anni , cap. L. 15.000, per l'industria di forbici , coltelli ed affini.
CE OV A - De/monte, Barile e C. , coli. , con sede a Genova.
Dur. 3 anni, cap. L. 100.000, p r importazioni , esportazioni e rappr.
CENOV A -- Oleificio e açJonificio siculo, coli., con sede a Genova, stabilimento in Pozza re llo (Siracusa). Dur. 3 &nni, cap. Lire
40.000, per la produzione di olio al solfuro , saponi e glicerina.
GENOVA - D . Fomari e C. , coli ., con sede in Genova, dur. 2
anni, cap L. 2000, per la rappresentanza in Italia della Casa Jo seph Cot:n et Fils, di Sfax (Tunisia) ed altre.
GENOVA - B. Giusto e C. , ace., con sede in Genova. Dur. 5
anni, cap. L. 10.000, pc: rappresentanze e spedizioni .
M
TOV A - Carlo A rtioli e C. , coll., con sede a Mantova.
Dur. 3 anni, cap . L . 14.000, per commissioni e rappresentanze in
e specialmente di seme bachi.

g n r

MILANO - A rg1ris e Teofanus, coll., con sede in Milano, via
Torino ~I. Dur. al 31 Dicembre 1923, cap. L. 10.000, per esercizio
TO I O - Unione Finanziaria ç,er Oç,erozioni Finanziarie , an ., rappresentanze e commissioni dell 'industria italiana.
in Torino. Cap . L. 1.000.LO0 el vabil fino a 3 milioni, p r
con
MILANO ocietà Italo-Brasiliana Esportazioni Milano-Torino,
operazioni finanziarie immobiliari.
an ., con sede in Milano e Direzione a Torino, via Susa 33. Cap .
illimitato, oer il commercio di importazione ed esportazione tra il
USTRIE. V ARIE - RAPPRESE T A TI . ecc.
Brasile e l'Italia .
'

BO
C A - Casamorati, Collina e C., coli., con sede in Bologna. D ur. al 31 Agosto 1927, cap. L. 30.000, per industria di profumeri
affini.
BO
C A - C . Fabbri e C ., coli ., con sede in Bologna. Dur .
fi no al termine della gu rra , cap . L. 100.000, per esercizio indus tria
m o trini, fregi , distint ivi e in genere fornitur milit a ri .

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MILA O - E . Pagani e C., ace. semplice, con sede in 1ilano.
via Velasca 5. Dur. al 31 Dicembr 192 , cap. L.10.000, per rappresentanze industriali .
MILA O onsumo Caacina Mors eachio, an . coop., con sede
a Milano, via Borgonuovo 11. Dur . 50 anni , cap. illimitato, per
provved re ai oci g neri di u so domestico .

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PC >R'I )(; LI.(

() "-5:)~;'r.i~~,.,..
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Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana .

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Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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METALLURG.

- MECCANICHE!

3-4

2

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atalogo Generale Permanente della Industria ltaUana.

[SIDERURGICHE - METALLURG .• MECCA

....................................................

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/3tituto scientifico tecnico di Metallurgia ,
Siderurgia e Metallografia.
Impianto Idroelettrico del Lys.
Acciaierie, Forni elettrici, Forni Martin
- laminatoi Fonderia dell'acciaio.

e

8 -

9 IO -

11 12 -

4-

Fonderia della ghisa, del bronzo e delle
leghe metalliche.

S-

Fucine.

13 -

6 7-

Proietti/i.ci.
Fabbrica di Locomotive.

14 15 -

Costruzione di Carrozze e Vagoni /erroviarii.
Fabbrica di cannoni ed affu3ti.
Costruzione di motori a scoppio.
Fabbrica di siluri.
Costruzione di aeroplani e campo di aviazione.

Costruzione di macchine-utensili.
Costruzione di macchine agricole.
Cantiere navale .

.;.................._ ......................- -.............-1
Nel mettersi in rapporto con i nostri signori in erzionisti, è sempre u (i /P citare le

<t

I. I. I.

»

3

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.
































[SIDERURGICHE - MET ALLURG. - MECCANICHE}






















































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STABILIMENTI "BIAK ~~
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con minerali ITALIANI, con m z i t~ rmici
ITALIANI - nessun altro metallo lo , .












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caratteristiche.




È UN METALLO INOSSIDABILE.



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MERCATO che esista attualmente in qualsiasi paese.






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25 - Fonderia di G hi.a.
26 - ,ODicina allestimento NaQi.
27 - Stabilimento per la laQorazione di moteriali refrattari.
28 - Cave e Fornaci calce e cementi.
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7 per l'estrazione del minerale di ferro,
I
»
»
manganese.
4
»
della lignite,
oltre diverse Cave di ar~ille refrattarie, di Castina, di Dolomite e di Quarzite;
5 Società e Stabi imenti di prodotti refrattari, si1icei, silico-aeuminosi, al:uminosi-magnesiaci;
I Società di avigazione : « Il Lloyd Mediterraneo n con sede in Roma e cainitale di 100. 000. 000
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Piombino e a Bagnoli.

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Due mi~ioni di tonnellate di materiali estratti.
Una forza di oltre 120.000 HP, installati nei soli suoi Stabilimenti Siderurgici,
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Getti in ghisa, in acciaio, in bronzo; tubi per condotte d'acqua e di gas e relativi pezzi speciali, punte di Parigi;
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I LVA ,, =

Per Telegrammi : '' IL YA , , Roma

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ICINE MECC. E FONDERIE / Via Cuneo, 20
N 1 m ettersi in rapporto con i notrl,i signori inserzionisti, è sempre utile citare le , I. I. I. »

.f5

Catalogo G enerale P ermanente della Industria Italiana.

[TR

ANSALDO-SAN GIORGIO
CANTIERE

NAVALE

Superficie del Cantier e mq. 160.000 -

MUGGIANO- SPEZIA
Sup rficie coperta per Officine mq. 80.000

Nel m 1/crsi in ra ;':>p n 1to co n i nostri sjgn c;, ri iryserz io nis!i, è , -e m pre utile citare le

I. I. I. »

[TRASPORTI - Naivigaz. - Automobili - Aviazione]

, nerale Permanente della Industria ltal.iana.

NSALDO-SAN GIORGIO
CAPITALE 22. 000. 000 Dl LIRE

SPEZIA-TORINO
(,antie re N a')a le d e l M uggiano,
: cali per

la- costruzione

di

con 10
.
grandi navi.

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e da carico di ·grande tonnellaggio. · - Rimorchiatori di grande
potenza in ferro e legno. - Cargo-hoats a 2 eliche con motori
a combustione interna, di oltre 12000 Tonn. di dislocamento.
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- Navi appoggio e' ricupero sommergibili e galleggianti affondati. - Bacini galleggianti. - Riparazioni importanti di scafi
ed apparati motori.
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0 ,f f i e i n e Me e e a n i eh e di Torino·
Costmzion.e · di .m9tp~i . a -comhustìone. interna . a Jlue .tempì : di
tipo leggero per sommergibili, di tipo medio per navi da guerra,
di tipo p.(!sante ~er , b~st_iII?-~~ti, _mercantili .·.t: per: v~lieri_._:- . ·-'.~ostruzione di macchinari ausiliari, di armi subacquee, di accessori di scafo, ecc. - Cost:i;uzi~ne di t~nks (testuggip,i terre~tri)
,
· e ;_di mot~ri .- ·per avi~zione:·

' .i: '
\ " A U T O C A F I PER T V S O L A ,, p er il Cantiere del M uggiano
I Il rammi .
1 " ME C H A ~ U R G O S - TOR I N O ,, p er le ()_fficine Meccaniche

l

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Catalogo Generale Per~anente della Industria Italiana.

SOCIETA'

.

[TRASPORTI •

av;gaz. - Automobili -

Av;.,;,,J

ANONIMA

FABBRICAn1MOLL:8
ED ACCESSORI
PER ROTABILI
FORNITRICE DEL REGIO GOVERNO E
DELLE CASE ITALIANE DI AUTOMOBILI

TORINO
VIA MO

DOVÌ, 21

Molle per tutto il carriaggio militare
Molle a elica per artiglieria - Molle
per automobili - Molle per ferro vie
Molle per carrelli d'aeroplani, ecc.
155-6

48

Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è $empre utile citare le « l. I. I. >

.

'

SOCIETA

I

ITALIANA

FORNITRICE DEI GOVE.R NI
A LIANO, FRANCESE E
RUSSO

TORINO

LE
,,,,...._

HONE
110 H P
I I /,

Catalogo Generale

Permanente della Industria Italiana. è sempre utile citare le « I.

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49

Catalogo Genera:le Permanente della Industria Italiana.

'

[TRASPORTI - Navigaz. - Automobili - Aviazioni

1L CORTEO DEL PRE~
SIDENTE WILSON
·A TORINO
I postulati che il grande Statista e Pen- nando un continente in guerra, ha reso possatore di oltre oceano ha posto a base del sibile il compimento di quell'opera di unìfuturo reggimento internazionale, hanno tro- ficazione italiana, a cui il Piemonte aveva
vato eco profonda e possente nell' i!flJllen- nel secolo ,s corso dedicato sè stesso e che
sa e generosa ;anima popolare, che in essi il massimo dei suoi figli, Cavour, aveva con
spera e confida per l'inizio di una noveJla era nella storia u~ana, la quale consenta
ai popoli, riaffratellati in una pacè non insidiabile, d1 riprendere con tranquillo ammo
le antiche gare di lavoro ~ di progresso.
L •entusiasmo delle folle europee verso
l'uomo insigne è stato in Italia caratterizzato da una particolare unanimità e fervore
di consenso.
L'Italia ha scorto in lui il continuatore
dell 'idea di Mazzini, l'assertore sincero dei
grandi principi pei quali essa è sorta a dignità_di libera nazione.

genialità immortal iniziato e quasi condotto
a termine.
Noi crediamo non riuscirà 1iscara al pubblico italiano la visione della qui pubblicata
fotografia, riproducente ìl corteo presidenziale svolgentesi attraverso le. vie di Torino
su automobili della Società F I A T ,

la

quale ha avuto l'onore di porre venticinque
delle sue vetture di lusso a disposizione del
Presidente Wilson e delle Autorità convenute.
T aie fotografia è chiara testimonianza del-

E, non meno delle altre grandi città ita- la folla immensa plaudente in Torino a ~oliane, Torino si è sentita onorata ed altera lui che nella presente guerra ha saputo asdi accogliere \Voodrow Wilson fra le sue surgere ad una grandezza morale e spirituamura, :s alutando in lui l'uomo che, trasci- le che andrà oltre i secoli !

50

Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le cc I. I. I.

JJ

. 11\logo Generale Permanente della Industria Italiana.

[TRASPORTI - Navigaz . - Automorbi1i - Aviazione}

Il corteo del Presidente Wilson attraverso le vie di Torino

SU,

autJmobili della:Società FIA T.

Catalogo Generale Permanente della 'Industria Italiana. è sempre utile citare le « 1. I. I.



>>

[TRASPORTI - Naivig.az. - AutomotbiLi - Aviazione}

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

M. A. S.
della Marina Italiana
muniti di Motori

.. ISOTTA FRASCHINI "

01?0RI MARINI
A

159-t

rm NUoVIss1MI DA

~~

30

A

BENZINA

800 HP per Imbarcazioni da Carico e da Diporto
e per Barche peschereccie.

[TRASPORTI - Naivigaz. - Autom:ihili - Aviazione]

Acciaio fuso ai forni elettrici
Produzione dì getti da pochi grammi a trenta tonnellate

Acciaierie ""FIAT"
rn Belmonte, 40

/

I

1

I I 'I' ' -

TORINO

ocietà Anonima - Capitale versato L. 100.000.000 - TORINO

h

N I mettersi in rapporto coli i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le

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I. I. I. »

53

Catalog~ Genera)e Permanente della Industria Italiana.

[TRASPORTI - Navigu. - Automobili - Aviazione)

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54

Nel mettersi in rapporto con

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[TRASPORTI - Na,vigaz. - Autom,01bi1i - Aviazione}

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nostri signori inserzionisti. è sempre utile citare le « l. I. I. »

55

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

[TRASPORTI - Navigaz. - Automobili - Aviazio

TORINO

GENOVA

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160

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167-8

Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le

«

I. I. I. »

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TORINO

FRATELLI
SOLARO

Via Petr

a,

31



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Telefono

40/ 16








Landaulet Limousine Torpedo omito a S.A.R. il Duca di Genova

CARROZZERIE PER AUTOMOBILI DI
LUSSO, DA TURISMO E INDUSTRIALI





. Nel

mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le

cr:

I. I. I.»





57

Catal-Ogo Generale Permanente della Industria Italiana.

[TRASPORTI -

a,vigaz. - Autom a.bili - Av.ia:zione

Carrozzeria Alessio
Via Orto Botanico, 19

Torino

Rimorchi per camions a 2 e 4 ruote, portata da 1 a 5 tonnellate
171

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"NAZIONALE"
ADOTTATA DAL MINISTERO
- DELLA MARINA E DELLA GUERRA

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f ABBRICA NAZIONALE
CAND~LE PER AUTOMOBILI

TORINO Vùfv.s~~~a:1u
TELEFONO INTERCOMUNALE 36-7t

Stabilimento Ausiliario
Decreto Ministeriale N. 127 - 16 Ottobre 1916
172

58

Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le « I. I. I. n

[TRASPORTI -

avigaz. - Automobili - Aviazione}

-

oyd Transocea CO
Società Anonima
ssicurazioni e Riassicurazioni Marittime Fluviali e Terrestri
Capitale Lire DUE MILIONI (Versato un decimo)

de Sodale .
ROMA .

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ITALIANA..:

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in MILANO all'Ufficio passeggieri, Via
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Grossi), oppure in tutte le principali
città d'Italia agli Uffici ed Agenzie
delle Società suindicate.

'd metter~: i:i rapporto cor i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le

« I.

I. I. »

59

Catalogo Generale Permanente della Industria ltal.iana.

[lRASPORTI - Navigaz. - Automoibili - A •

........................................................................
i

!ETTORE fAUTRER



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TORINO

•t

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t
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.....................................................................
♦ 175

PIA00/0

&

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COSTRUZIONI AERONAUTICHE
NAVALI - MECCANICHE
VEICOLI FERROVIARI
SEGHERIA DI LEGNAMI
E S T R ATTI TANN I C I PfR

CONCIA

176

60

Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le

C!

l. 1. I. »

'ORTI - Navigaz. - Automo1bil.i - Aviazione]

• [TRASPORTI - Na.vigaz. - Au tomo,biLi - Aviazione}

ione Marittima
Internazionale
'
.

SOCIETA ANONIMA COOPERATIVA DI PREVIDENZA
AUTORIZZATA IN CONfORMITÀ

SED.E

DEllE

SOCIALE

VIGENTI lEGGI

IN

ROMA

AGE NZIA PRINCIPAl[ RAMO TRASPORTI
FIRENZE -

VIA

PECORt , 1

Rdriatica
Reronauticbe

ocietà

Costruzioni
..

oÈ,

······························

ORTONA A MARE
( Cntet1)
,
...........................................................................................
ANIIMINIB~RATIVA .

J

r Inform azioni ri11019ersl

alla

''

S.A.C.A. ,,

....................................................................................... ....
Te l egramm i " S . A . C , A . 0 Ortonamare .

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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63

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Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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255-6

64

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I TALIANE
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I I I,

ALTE PERSONALITÀ DELLA INDUSTRIA ITALIANA
Rag. ANTONIO SANTINI, Amministratore della Ditta Figli di Silvio Santini di Ferrara.

s o M M

A

o

R I

Febbraio 1.919

IN COPERTINA:.
ALTE PERSONALITA' DELLE INDUSTRIE ITALIANE : Avv. G/OR<.,/0 OLIVETTI, uno degli Amministratori Delegati della Società Anonima « Ilva ».

NEL TESTO:
I - Rag. ANTONIO SANTINI, Amministratore delfa Ditta Figli di Silvio Santini di Ferrara .
Pag.
Il - L ' AVVENIRE INDUSTRIALE 1T ALIANO - Contrammira gìio ETTORE BRAVETTA .
>
Ili _ /L CONVEGNO DELLE FORZE PRODUTTRICI ITALIA E A BERGAMO . . . .
>
IV - PROBLEMI DI AS5/STENZA Et DI LAVORO - TERESA LABRIOLA • . . . . . • .
V - PER LA CONQUISTA DEI M~RCATI STRA IER I - OTTORINO PALoMBA , del R. Con>
solato Generale di Ginevra
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
VI - LI EE DI NAVIGAZIONE INTERNA E RELATIVI NATANTI - OTTAVIO MoREm,
,,
Presidente della Federazione Naz . Laureati Scuole Professionali . . . . . . .
VII - PER LA RINASCITA DELL'ARTE INDUSTRIALE: G. B. GIANO TTJ E L 'OPERA
SUA (con 15 illustrazioni) - Gumo MARANGONI , Deputato al Parlamento . . . . .
>

71

71
81
83

8i
87

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MILANO
STABILIMf NTO fD lMMINISTRAZIOIE

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F e bbraio 1919

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SALEMJ PACE, Direttore della R. S~uola di Appl. per gli Ing. e gli A rch. di Palermo .

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Ten ente

GINO BASTOGI •

GLI OSSERVATORIJ INDUSTRIALI E COM)r-f_RCIALI DELLE I. I. I. .

I - RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO .

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97







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105

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. .

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113

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129

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134

II - LE INDUSTRIE ITALIANE 'NEL BRASILE: TEçELAGEM DE SEDA lT ALO-BRA ZILEIRA (con 7 illustrazioni) . .

. .

.

. .

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Ili - LA GUERRA DI UN EDITORE (con 4 illustrazioni) -

.

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.

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BACCIO BACCI •

(Proprietà riservata)



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t

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di ECCEZIONALE IMPORTANZA

Esso· conterrà:

LAZZARO, VIENI FUORI!
·

Il Direttore
delle I. I. I.
.
.

GLI INDUSTRIALI ITALIANI DI FRONTE AGLI
INDUSTRIALI INGLESI
E FRANCESI
'

.

Il Direttore delle I. I. I .
.

FINANZA DI PACE
Edoardo Daneo
già Ministro _delle Finanze

LE OTTO
LAVORO

ORE DI
Federico

Flora

dell'Università di Roflla

DICE DEGLI

INSERZIONISTI

(I. I. I.. FASCICOLO J_ DI
rur g i che • Me• S.E.C.E., Bologna, 42.
r. • Meccaniche F.lli Mollica, Catania, 42.

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F. Henry Humbert, Genova, 42. Officine Elettro -Meccaniche, Rivarolo Ligure, 148.
lli, Spezia, I.
ln.g. V. Tedeschi e C. , Torino,
vant, Torino, 2.
Trasporti
149.
reda, Milano, 3.
Ernesto Corni Milano, 43.
S.l.M.E.R.A.C, Ferrara, 149.
1, Torino, 4.
Fonderie Officine Frejus - Auto- Società Italiana Telefoni Privae C., Genova, 5.
mobili Diatto, Torino, 44.
ti, fv1ilano, 149:

», Torino, 6.
Italiana Segmenti Fon- Ansaldo-San Giorgio, Torino, 4!i. 1=,odovico Lazzall (S. f:'aulo): b0:
Ansaldo - San Giorgio, Cantier~-R.T.E., A~~recchi razionali
hisa, Torino, '1.
Navale Muggiano (Spezia), 46.
Termo-Elettr1c1, Greco M ., 150.
Tanfaru, Bovisa, 8.
Ansaldo - San Giorgio, Spezia- Fausto Gagliardi, Porto Alegre,
usseau, Genova, 9.
Torino,
47.
150.
di Chivasso, IO.
Fabbrica di molle ed accessorii Tecnomasio Italiano Brown Boichelis, Torino, 11.
per rotabili, Torino, 48.
veri, Milano, 150.
Torino, 12.
Motori Gnome e Rhone, Torino,
a:zionaJe, Terni, 13.
Manifatturiere .
49.
Bongioanni, Mondo« Fiat », Torino, 50.
Pirelli, Milano (copertina).
Isotta
Fraschini,
Milano,
52.
T orino, 15.
Acciaierie « Fiat "• Torino, 53. Fratelli Cremasco, Torino, 151.
i Villar Perosa, 16.
Cantieri Aeronautici « Ansaklo "• The Eagle Pencil Comp., Lona , 17.
dra, 152.
54.
orino-Milano, 18.
Società Anonima Bonavita, Forlvio Santini, Ferrara, 19. SP A, Genova-Torino, 56.
ll, 153.
i e De Romano, Mi- Fratelli So1aro, Torino, 57.
Carrozzeria Alessio, Torino, 58. Manifattura e Commercio della
« Fibra Vulcanizzata )>,
Milano,
Belli
a
e
Nigra,
Torino,
58.
a~to, Torino, 21.
154.
Lloyd Transoceanico, Roma-FiFiren7.e, 22.
Fratelli
Ollivero,
Torino,
155.
renze, 59.
Torino. 23.
Ferdinando Paleari e Figli, LisBar'hieri e C., Castel- Navigazione Generale Italiana,
sone.
156.
Agenzia Milano, 59.
e (Bologna), 25:
R. Pola e C., Moncalieri, 157.
atelli Dell'Erra, Nova- Ettore Fautrero, Torino, 60.
I
Cinghie Massoni-Moroni, MilaPiaggio
e C., Sestri P ., 60.
I , 25.
no, 158.
Internaziona111 1111 11" M asch.-r..,a, Milano. 26. Unione Marittima
Cartiere A. Binda, Milano, 159.
le, Roma, 61.
, , ,..i
ltoiliana Macchine UtenSebastiano
Bocciardo e C ., GeS .A.C.A., Ortona a Mare, 61 .
1!1, M:tano, 26.
nova, 159.
Seb. Boser, Milano, 62.
r, Greco , Milano, 27.
Bosco
e
Marra
, Torino, 160.
Officine « Radio », Milano, 62.
I(, I 1.-•l-.,.rt. M;l,mo. 27.
Marcello Casarino, Genova, 160.
I , I~ . BoR~ e C., ToriPo, 28. Bardelli F . Oreste, Milano, 62. Corderia Nazionale già Carrena
Alfredo Lodi, Genova, 62.
1111 ,, nhi'l Merhanica e Impore Torre, Samoierdarena, 161.
Elefante e C. , Nanoli. 62.
I , lor"' de S. Panlo, 28.
lng. Nicola Romeo, Milano, 68. Curti Olivari e C., Genova, 161.
111,
C'li-a e C ., Torino, 29.
Manifatt. Piemontese di Spazzo111 ri e Fond,..,.ie di Valce- Docks Liguri, Genova, 176.
le, Grugliasco (Torino), 162.
« Sicilia "• Società di Navigazio' • 11~
Voltri. 29.
Pietro Ooerti, Torino, 162.
ne,
Palermo,
179.
iNie Danieli e C., Milano,
Ansrelo Sbarberi, Bologna, 162.
Fabbrica Italiana Pianoforti, Ton,., Franceschi e C.', Mi- Chim iche• Elettro c . rino, 163.
"30.
Colorificio Zonca, Venezia..T rie- Domen. Fraschini, Varese. 163.
"moli e C.. Milano, 31.
ste, 63.
Società Con<:iaria V alle Olona,
.. ~canica Agraria ,, , Mi- Bietenholz e Bosio, Torino, 63.
Varese, 163.
31 .
Società Ligure per l'ind. dell'a• Vaccari, In~. Galletto e C. , Piar.., J,.rrli. Firenze, 32.
cenza, 164.
cido tartarico, Genova, 63.
Mangiapan e C., Mila- Società Anonima Ossidi Metal- Società ltaEan'i Marchinario Pellici, Milano, 64.
lami ed Affini. Mil'lnO, 164.
. Ver,.ina. Volt?i, 33.
Lips V ago, Milano, 66.
Aristide Vedovati, M;Jano, 164.
rie Riun;,,._ MiJ.,no, 33. Profumeria Bertelli, Milano, 67. G. Scarzella e C ., Alessandria,
C .. Milano. 34.
164.
Elettrochimica Pornilio, Napoli,
.,,.fi, Milann. 34.
138.
Alberto Grazioli, Milano. 165.
R,.JestT", j\,1';1,.no, 35. Offic. Elettrochimiche dott. Ros- G. e A . F.lli. Stella, Milano,
C .• M;lQno. 3'>.
si, Milano, 139 .
165.
eccaniche Stigler, Mi- Società Elettrica ed Elettrochi- In'\'. Giov. Ansrelini, Milimo, 165.
mica del Ca.ffaro, Milano, 140. Pietro Rosa, Lonigo, 165.
i~'l Antonio Rusconi, Società Nazionale O!ii e Grassi, M ,..,.Jiefi r:,., F.lli Bevilacqua , To36.
Alessandria, 141.
rino, 172.
o e F;.,.1;0, Torino, •7. Fabbrica Italiana Lubrificanti ed
.. .-hi. M,.Jagoli e C.,
Tess i li
Affini, Genova, 142.
Rom:t. 37.
« Lion Noir " • Milano, 142.
a lo Belga « Alluminia ». Luigi Stoppani e C ., Milano, 143. Honegger e C ., Albino, 166.
31'.
R. Subina~hi e C., Milano, 143. Teçelagem de Seda ltalo-Branrio Panneggiani, Geno- SIGLA, Genova, 144.
zileira, S. Paulo, 167.
The Russell Oil Co., Birmin- Cotonif. di Ponte Lambro, 168.
p0ni, Milano, 39.
gham, 144.
Pellegrino Pontecorvo e C ., Pi1,
Milano. 39.
sa, 169.
M. Cappelli, Milano. 145.
anni, To•ino, 39.
« Ittiolo », Napoli, 145.
Stagionat. Sete, Milano. 169.
rletti, Milano, 39.
Metals e Chemical Corp., New Parravicini e C ., Como, 170.
!!'Ossola, 40.
York, 145.
Giovanni Rossi, Schio, 170.
tTasanta e C., Ales- « Magnesite >>,
Castigli ncello, Gio,dan,a Garello e C., Torino,

.,,,.,o e

Alimentari
Cinzano, Torino (copertina).
Soc. Lig. L omb. Zuccheri, Genova, 173.
« La
Commerciale Francioli »,
lntra, 174.
Fratelli Folonari, Brescia, 175.
Musi e Polon, Parma, 176.
Soc. An. Frigorifera Luigi Peschiera, Napoli, 177.
Società Parmigiana di Prodotti
Alimentari, Parma, 177.
Massardo Diana e C.. Sampierdarena, 177.
Favilla Lombardi e C., S. Pau•
lo, 178.
Luigi Bogoncelli e C., Treviso,

178.

.

V. Del Gaizo, S . Giovanni a Teduccio (Napoli), 178.
Fratelli Cancilla, Palermo, 178.
Anton. Zummo, Palermo, 179.
Fratelli Polli, Milano, 179.
l.,. Alberti, Benevento, !i'9.
G. Bonicelli e C., Alessandria,

179.
L. Calissano e Figli, Alba, 192.
Banche • Ass icuraz.
Compagnia del Mediterraneo, Roma-Firenze, IO I.
« Mundus "• Firenze, 101.
Banca Commerc. Italiana, Milano, 180.
Banco !tal. del Uruguay, Montevideo, 181.
Banco di Roma, Roma, 182,
Banca Bergamasca di Depositi e
Conti Corr., sede di Milano,

182.
Banca Milano, Milano, 182.
Ufficio di Assicurazioni Guido
Sforni, Genova, 183.
Società An. !tal. di Assic. contro gli lnfort., Milano, 184.
Credito Romano Esercenti , Roma, 184.
The Excess lnsur,artce Company
Ltd., Londra, 184.
Comp, Meridionale di Assicurazioni, Napoli, 185.
« Patria », Società Italiana di Assicurazioni, Milano, 185.
« Costanza », Soc. Italiana di Assicurazioni., Milano, 185.
E. Canali fu Carnillo, Genova,

T85.

V a rie • Rapprese nt.

Anglo-It.alian Commerciai A.gency, London, 24.
Belli e C ., Genova., 185.
Soc. Talco e Grafite Val Chisone, Pinerolo, 186. ·
Soc. !tal. Addizionatrice Burroughs, Milano, 187.
David Costaguta e C., Buenos
Aires, 188.
Alliaud Padre e Figlio, Pinero.
lo, 188.
Emilio P. Sibona, Torino, 189.
Moschetti, La Porta e C ., Porto
Alegre, 189.
Cosmo Mollica, Catania, 189.
A.
Santojanni e C., Valona, 189.
0.
145.
171.
a ndo, Torino, 40.
F . E. Mylius, Milano, 171.
E : Finetti e C., Milano, 190.
« Bhuma,.tic " • Genova. 146.
ing. A. Buroni, To- Ch. Lorilleux e C ., Milano, 146. G. B. Mariani, Gallarate, 171.
Bazoli e Hatton, Mi1a.no, 190.
Tricofìlina. Milano. 146.
Coton. di Solbiate, Milano, 171 . Giovanni Penotti, Torino, 190.
tini, Ferrara, 41 .
Menni e Galm"nini, Monza, 146. Tosi e Albini, Bergamo, 171.
S. Marcellino, Genova, 190.
C., Milano, 4I.
Dott. Pietro Calcagno, Torino Dott. O . Gagliacco, Monza, 172. « Mantua, Limitada », Lisboa,
uer, Milano, 41.
T elifi.cio Luigi Baroni, Milano,
191.
146.
' 41. .
M. F . lmbert, Nanoli, 14 6.
172.
Gaetano Boggiali, Milano, 191.
n e C., Milano, 42. M. F. Imbert, Napoli, 172.
Baragiola Pozzi e C., Como, 172. Micheli e C., Buenos Aires, 191.

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e

L 'AVVENIRE
I NOUS TRIALE
I TAL .I AN O
n o dei maggiori e più moderni industriali del
tro paese, il Comm. Pio Perrone, Presidente
eI ll Società Ansaldo e di tutte le altre con quel
ollegate, uomo del quale nessuno, che non
i, in malafede, può negare il puro patriottismo
r I
grande conoscenza dei problemi eéonomici
politici dai quali dipende l'avvenire della Na1< n , ha pubblicato nella Rassegna Italiana un
•il r nte articolo, che è un vero grido d'angoscia
cl' llarme, ri:evando, che per quanto se ne sa,
'I · rattato di Londra non garantisce all'Italia,
Jll l giusto compenso della sua glor iosa e de1 i iva partecipazione alla guerra, quelle fonti di
ttt, t rie prime, che sono indispensabili al nostro
cliv nire e per noi necessarissime in quanto la
tura ci è stata matrigna, e nel nostro sottosuolo
110n esistono quei giacimenti di carbone, di fero di altri minerali, che formano la ricchezza e
, tituiscono le basi della potenza di altri più
l111lunati paesi. Giova sperare, che data la indi1 utibile
autorità e competenza dell'uomo da
1 ui
stato gettato questo grido d'a'larme, riesca
ti hiamare l'attenzione dei cittadini e del Gor rno soma gli importanti problemi ai quali il
< omm . Pio Perrone ha accennato e che a me
111 ra opportuno di delineare con maggior pre_
i ione.
110.

***
I minerali di ferro ed i combustibili essendo gli
I m n ti fondamentali del progresso e della rie-

• li zza, è assiomatico che i cambi amenti di posde ' le loro fonti principali, conseguenza
dell'esito della guerra, avranno sull 'avve11 0H
delle nazioni, che la fecero, delle conse11 nze e normi ; motivo per cui è assolutamente
ario che di esse sia tenuto il debito conto
trattative di pace, in relazione ai legittimi
I r ssi d el nostro Paese, che essendo, piaccia
11 n piaccia agli aperti nemici ed agli infidi
li, ti, uno dei massimi artefici della decisiva
t

I

vittoria, ha pienamente diritto di coglierne i
frutti, non rapinando o danneggiando gli altri,
ma assicurandosi i mezzi congrui allo sviluppo
di que:la grande politica di lavoro che può , essa
sola , dare un massimo incremento alla produzio_
ne, ai traffici, alla marina mercantile ; garentendo, insieme con la prosperità d~lla nazione, anche e specialmente quella delle benemerite classi operaie , come riconobbero saggiamente gli
stessi capi del Sindacato Metallurgici nel loro
recente congresso.
Di questi cambiamenti di possesso il più importante è quel~o che avrà luogo nei riguardi della Francia e della Germania, perchè questa dovrà discendere al secondo e forse anche al terzo
posto tra le nazioni industriali, mentre quella diventerà la maCYgior produttrice di minerali di
ferro in tutta l'Europa. A confermare questa
asserzione valgano, meglio di ogni discorso, alcune cifre.
Secondo un rapporto della Deutsche Eisen
und Stahl Industrie, pubblicato nel dicembre
del 1917, il distretto di Briey, ora rioccupato dai
Francesi, aveva dato a:la Germania, in tre anni
e mezzo, 11,5 milioni di tonn. di minerale, e la
sua produzione mensuale era, in quel torno, di
550 mila tonn. Al principio della guerra vi erano
nel Dipartimento della Meurthe e Mosella 89
alti forni, che nel 1912 produssero 3 ,41 mi~ioni
di tonn. di ghisa, mentre la produzione francese
fu in totale di 4,95 milioni; nonchè un numero
non precisato di forni da acciaio che ne fecero
2,21 milioni di tonn., essendo la produzione
comf lessiva stata di 4.44 milioni. Bisogna però
notare, che secondo una notizia pubblicata alcuni mesi addietro dalla Vossische Zeitung, tutti auesti forni, e specialmente gli alti forni, sarebbero poi stati demo1iti dai Tedeschi p er ricavarne del rottame di ferro , riducendo il t erritorio di Briey « ad un territorio isabitato della suJ
perfìcie di alcune miglia quadrate ». Ignoro s e e

71

LE 1... 1. I.
quanto siavi di vero in ciò, ma se anche non
potrà riattivare subito gli stabilimenti siderurgici di quel bacino, non vi è dubbio che la Francia riacquisterà con esso una ricchezza minera. ria di tanta importanza, che lo impadronirsene
fu uno dei principali scopi per cui la Germania
fece la guerra; ricchezza alla quale si aggiungerà
quella, non meno ingente,. dei giacimenti ferriferi della Lorena finora tedesca, la quale diede,
nel 1913, 21 , 136 milioni di tonn. di minerale. Per
farsi meglio un concetto esatto di ciò che significa il suo acquisto per la Francia e la sua perdita
per la Germania, bisogna considerare che questa produsse, in detto anno, appena 7.471 milioni di tonn di minerale; infatti, dei 49,94 milioni di t'onn. che gli stabilimenti siderurgici lavorarono in detto anno, 21,136 provenivano, come dissi, daJa Lorena; 7,333 dal Lussemburgo,
che faceva pa-rte dell'Unione doganale tedesca;
14 dall'estero. e cioè 4, 7 da Ha Francia, da Il' Algeria, dalla Tunisia, dalla Grecia, da Terranova,
complessivamente; 4,558 dalla Sv,e zia; 3,632 daL
la Spagna; 1, 11 dalla Russia. Ne consegue, che
la Germania ridotta alla sola produzione dei giacimenti indigeni, non solo vedrà le sue industrie
siderurgiche, meccaniche ed elettriche, discendere daff alta posizione che avevano, ma non potrà neppure meditare la rivincita e prepararsi ad
una guerra futura, il che sarà certamente un
grande vantaggio; quantunque non debbasi dimenticare, che le stesse cause producendo gli
stessi effetti, il mutamento delle condizioni potrebbe ridestare in Francia, con l'andare del
tempo, quei sentimenti imperialistici che furono
sempre in passato la base della sua politica e
io stimolo della sua condotta; sentimenti dei
quali una parte almeno della sua popolazione
non si è ancora spogliata.
·
La situazione della Germania sarà anche peggiorata dalla circostanzaa, che difficilmente essa
conserverà il controllo finanziario del Lussemburgo; mentre la suà importazione di m1nerali
di ferro sarà limitata dalla tendenza all' incremento della siderurgica nazionale manifestatasi
in vari paesi, che prima della guerra ne esportavano. Così, e per questo motivo, la Svezia riduce la sua esportazione dei minerali a basso tenore di fosforo, e la Spagna si accinge ad imitarne l'esempio; mentre i minerali di Terra Nuova e di Grecia hanno già trovato a:t:r;-i mercati.
Alla ora riacquistata ingente ricchezza di minerali di ferro la Francia aggiunge quella dei va-·
sti giaciment~ esistenti in Normandia; tuttavia
essa non potrà utilizzare in casa propria tutto
il minerale annualmente escavato, perchè, a
prescindere dalla distruzione degli alti forni di
cui sopra è cenno, non produce, nè può produrr-e, tutto il cok'e all'uopo necessario. E siccome la Germania è invece una grande produt-

72

'trice di coke, come quella che possiede immensi giacimenti di fossile, se a!la Francia non verrà fatto di procurarselo altrimenti, sarà probabilmente costretta a scambiare, come già prima
della guerra, il proprio minerale con il coke tedesco. Tuttavia, anche verificandosi questo caso, la Germani-a non potrà mai riacquistare l'antica sua posizione di colosso industriale, pur continuando ad essere una delle massime produttrici di carbone, del quale, prima della guerra,
essa scavava annualmente più di 234 milioni di
tonnellate; ossia il quinto de!la produzione mondia•: e : la qual cosa spiega perchè gli industri-ali
francesi abbiano chiesto che essa debba fare,
almeno in parte, il risarcimento dei danni di
guerra mediante manufatti (macchine e materia_
li lavorati) e materie prime, specialmente carbone e coke; mentre il Governo francese pretende
il bacino carbonifero della Sarre. Pretesa, questa, che deve çlestare la nostra attenzione, perchè è proprio tale bacino che prima della guerra forniva alle industrie de:l'Alta Italia la mag'gior parte del carbone da esse consumato.
Di fronte all'accrescimento di ricchezza mine•r aria della Francia ed aUa menomazione industriale della Germania, la posizione del nostro
Paese, il qua:e, come tutti riconoscono, per ricavare intero il profitto deHa vittoria, deve espii_
care una grande politica di lavoro e di produzione, sarà poco favorevole se non riusciremo ad
ottenere, per ovvie ragioni di giusto comuenso,
data la parte decisiva da noi avuta ne!resito
vittorioso della guerra, il controEo di una congrua porzione nelle sorgenti di materie prime
venute nelle mani dei nostri Alleati.
È noto che noi siamo poveri di m~niere di ferro e assolutamente privi di giacimenti di carbone.
Secondo le statistiche del 191 O, l'Elba produsse in quell'anno poco meno di 0,5 milioni di
tonn., mentre le rimanenti miniere di ferro, in
tutto 18, nelle provincie di Livorno, Novara,
Brescia e Bergamo non ne diedero complessivamente che 0,2 milioni. È vero, che durante la
guerra si è verificato un meravi~lioso risveglio
di energie minerarie. sicchè dal 1914 al 1918
i capitali impiegati nelle industrie estrattive, par.
te in quelle dei combustibi:i e parte nelle nuove
e vecchie miniere di ferro, crebbero di 173 mi1ioni : ma queste cifre e quelle delJa nostra produzione nostrana sono esigue di fronte al fabbisogno nostro. Lo stesso giacimento di Cogne,
importantissimo perchè fornisce magnetite purissima con tenore dal 50 al 65, e talvolta al 68
per cento di ferro, è stimato a I O milioni di tonn.,
mentre sono ancora più povere le miniere elbane. Pertanto, anche facendo le più larghe
previsioni suff aumento conseguito in questi ultimi anni nella produzione nazionale dei mine-

- - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - -

L'AVVENIRE INDUSTRIALE ITALIANO

h politica del ferro. Come disse un
egregio scrittore: « Se la Lega della Nazioni, alla
quale noi siamo invitati ~ partecipare, deve rappresentare una equiparazione di diritti di popoli
forti e deboli, ricchi e poveri, noi dobbiamo far
valere la nostra debolezza e povertà mineraria,
perchè siano colmate dal valore del contributo
di ricchezza che abbiamo portato nelreconomia
della guerra ·» ; la quale, aggiungo io, senza il nostro intervento avrebbe avuto un esito ben diverso.
Ma 1'èra del ferro è necessariamente anche
l'èra del carb_o ne e, in generale, dei combustibili fossili, che al nostro Paese mancano quasi
completamente, ed in modo speciale quelli di
maggior consumo e di maggior rendimento; quelli di cui la siderurgica e l'industria in generale
hanno più bisogno. L'lta:ia, che ha pochissime
miniere di ferro, soffre addirittura carestia di
combustibi,li, e non è una vieta frase rettorica
il dire che essa ha fame di ferro e di carbone ;
fame alla quale devesi provvedere adeguatam ente.
Pertanto il problema del carbone è, per il divenire del nostro Paese, non meno importante
del problema del ferro.

1,lli di ferro, appare chiaramente, che le nostre non faremo

ndizioni sono inadeguate allo sviluppo consirl revole che ebbero :e industrie meccaniche e
piu ancora a quello che dovranno avere, il p1Ù
1 lpidamente possibile, le costruzioni navali, neL
I considerazione che all'Italia, assai meglio e
, n più forte ragione che alla Germania, devesi
, I p:ica•r e il celebre motto : e< Il nostro avvenire
ul mare ».
La pro'duzione mondiale siderurgica, nel pe1 i do precedente la guerra, era, secondo i compnti p iù attèndibili, pari a 75,5 milioni di tonn.
d'accia,i o, de!le quali il 28,2 per cento era attri 1 uito alla Germania ed all'Austria con rErzevina; il 27,6 per cento alla Gran Brettagna
n la Russia, il Belli:po, il Canadà e le Indie; il
14,2 per cento agli Stati Uniti insieme con Sven 1, Giappone e Cina; essa, giusta le previsioni,
,I vrà salire a guerra finita almeno a 100 milioni
di tonn ., che basteranno appena per provvedere
li opere di ricostruzione ed alla necessità aso!uta di tenere in vita, trasformandole, le indut rie ch e hanno, durante la guerra, intensjfìcato
, cl unifi cato i propri mezzi di produzione. Si ve1 i 1 herà , pertanto, una vera· fame di minerale,
I, cui produzione dovrà, d'ahra parte, essere
111 ntenuta entro i limiti imposti da!la stessa e' onomia de:lo sfruttamento e ne consegue, che
11 , i numeros i ed importanti problemi tecnici,
1 olitici, m ilitari ed economici da discutere élu1 nte le trattative di pa-c e, uno dei più preoc1 llI
nti pel nostro Paese è quel:o del ferro, del
111
llo veramente sovrano, che avendo servìto
foggiare i più formidabili arnesi di guerra, dor l servire a produrre quelli di pace necessari
111 r hè tutti abbiano la prosperità ed il bçnes• 1
a cui hanno diritto , e che sono indispensa1,ili per rinsanguare le nazioni esauste dal lungo
• , n11flitto, ricostruendone i valori demoliti, risa11 rndone g:i organismi economici.
Infatti, mentre la Francia acquisterà, come si
v duto, u na ricchezza mineraria incalcolabile,
ran Bretagna, industrialmente più forte di
p1ima, disporrà dei tesori minerari immensi del1, u colonie , e gli Stati Uniti, c'he erano dei
, ,nplici prnduttori ·P,er i bisogni interni, si affer, 11 1 anno sui mercati mondiarli come i maggiori
I rtatori di costruzio·ni meccaniche : l'Italia
11', rimarrà povera di ferro , come una volta , se
il
verno non provvederà adeguatamente , pre11111 m ndosi in modo che il nostro Paese non ri111, 11
tagli ato fuor i del mercato di esso, e pre111 rndo al congresso della pace un completo
•r mma di rivendicazioni economiche , nel
, I il problema di tale metal:o sia , per quani riguarda, posto nettamente.
i a re veramente r e ra del ferro e deff acciaio,
11 Il quale il n ostro Paese non potrà prosperare ,
11 ppure vivere libero ed indipendente, se
e

***
La Natura matrigna ha negato quasi completamente a-:l' foalia il diamante nero, il prezioso e lemento che rinserra nelle sue molecole, allo
stato latente, l'energia termica accumulatasi nel
volgere dei millennii, durante le epoche preisto- ·
riche. Nel nostro sottosuolo sono aitresì scarsissimi i fi~on i d1 quel non meno prezioso elemento di ricchezza che è il petrolio , al quale la moderna industria riserva un cospicuo avvenire .
La gravità del problema dei combustibili fossili,
per quanto riguarda il• nostro Paese, è d imostrata assai meglio dalle cifre che dalle parole.
Secondo il Bollettino n. 3304 che il Comité
des Forges de France ha pubblicato nel 1915, lq
p roduzione mondia:e del carbon fossile fu, nel
1913, di 1216, 169 milioni di tonnellate metriche
(trascurando i rotti, in ciifre tonde) così ripartite :
Stati Uniti , 517,033 ; Inghilterra, 292,029; Germania , 194.511 ; Francia, 40,843 ; Russia, 33.824 ;
Be1gio , 22.841 ; Austria-U ngheria , 17,779; Giappone, 17.639 : Cina, 15.000; lnctie 14,94T ; Canadà, 13,709; Spagna , 4,015; altri paesi , 33.000.
In questi altri paesi è compre sa l'Italia, che nel
1913 produsse in tutto e per tutto 1.120 tonn. di
a ntracite ed importò complessivamente milioni
10,834 di tonn. di carbon fossile , dlei quali
O, 164 da'la Francia; 9,397 dalla Gran Bretagna;
0,093 dagli Stati Uniti. Sono c-if-re talmente significative, che ogni commento è davvero superfluo .
Per quanto si rifer,i sce agli anni successivi,

73 -

LE l. I. I. .

= = = = == == = -

= . = '

= = = == == == = = ==- == = ==- = == == == == = =

==

==

= == == == =

fino al 1917 incluso, trovo nella statistica, per sto commercio e ci portino, come fecero nel 1915,.
circa 2 milioni di tonn. annualmente; ma tutto
quanto riguarda l'Italia, le cifre seguenti :
Importazione di carbon fossile in tonnellate. il rimanente, quasi 8 milioni di tonn., · più o
meno, ci ve.nrà ancora dalla Gran Bretagna, per1otale compreso chè gli industriali preferiscono iì carbone ingleDagli
Dalla
Dalla
Ann~ · Francia
il MDOn.:ì ar ahre se e ne conoscono .bene le marche, ben sapendo
Gran Brettagna
Stati Uniti
p1 ovenienze .,._
quali sono .. e più adatte ai vari impieghi.
1914 67.274 8.4-85.121
291.644 9.758.877
Attualmente il commercio del carbone. nei
1915 25.145 6.089.987 1.742.342 8.369.029 riguardi de1le forniture all'Italia ed alla Francia,
1916
4.030 6.997.113 1.056.741 8.065.041 è soggetto in Inghilterra a restrizioni, concretate
1917 19.633 1.563.305
451.065 5.037.497 al ·principio del 1916, che mentre limitarono la liLa produzione nazionale di antracite fu la se- bertà d'azione dei produttori, dei commercianti·
guente : nel 1914, tonn. 1.140; nel 1915, tonn. e deg.i armatori, ebbero ed ottennero lo scopo
9.314; ne: 1916, tonn. 18.544; nel 1917, tonn. di .g arentire la spedizione regolare ai due paesi
45.444, comprese in questa cifra 20.250 tonn. di di una quantità tale di combustibile, che impecarbone triassico. Pertanto essa è cresciuta in disse la paralisi delle industrie dedite alla produmodo sens .bi:e, per quanto sia rimasta di gran zione del materiale bellico e dei trasporti tenelunga insufficiente tanto nei riguardi del con- stri e marittimi. Contro questo regime, chiedensumo nazionale, quanto di fronte al!a deficien- done l'abolizione, sono insorti ora gli armatori,
za dell'importazione; deficienza che certamente desiderosi d i profittare deEa •g rande richiesta di
non fu compensata da 1.658. 963 tonn. di lignite navi e quindi degli alti noti; mentre se ne disin-.
iscavata nel 1917, rng.giungendo una produzione teressano i produttori, sapendo che i prezzi, fisben lontana da quella di 20 milioni di tonn ellate, sati per legge, dovranno rimanere inalterati fino
fissata da 5. E. Nitti, quale minima necessaria. a sei mesi dopo la conclusione della pace . InveCome si vede, il carbone proviene in massima ce i commercianti' di carbone vedono nell' imme•
parte da :a Gi:an Bretagna; f]Uantità notevoli, diata rimozione del controllo un grave pericolo,
quantunque mo!to inferiori alle importazioni in- perchè mentre ne trarrebbero notevole beneficio
glesi, ci venivano dalla Germania; mentre ne i compratori e consumatori stranieri, sarebbero
importavamo pochissimo da altri paesi, quali la limitati i profitti dei produttori ed esportatori briFrancia, l'Austria e la Russia, che pur ne pro- tannici, e ciò ritengono s ia da evitare, anche se
ducevano considerevolmente. La rottura dei rap- si determinasse un allargamento della clientela.
Di fronte a questo intrecciarsi di pressioni ed
porti con la Germania e la diminuita importazione britannica, ci spinsero nel 1914, e più an- interessi, il Governo lng!ese non ha ancora preso
cora nel 1915 e I 916, ad acquisti anche negli Sta- nessuna decisione e dovrà il nostro adoperarsi
ti Uniti, ma la scarsità di tonne!laggio e g!i altis- perchè la Gran Bretagna continui a darci quel1' amidhevole aiuto al quale abbiamo diritto, in
simi noli limitarono assai queste importazioni.
In cifre tonde, abbiamo speso, negli acquisti di cambio di -q uello che abbiamo dato ad essa nelcarbon fossile all'estero, 2 78 .2 milioni nel 1911 ; 1' abbattimento del suo più pericoloso rivale.
362 nel 1912; 389.1 nel 1913; 337.6 nel 1914; 289
Il tributo annuo enorme che paghiamo all 'enel 19 I 5; 1.435.5 nel 1916; 896.6 nel 1917; ossia stero per il carbon fossile, può essere diminuito
3987 milioni in sette anni; tributo enorme da noi soltanto mercè l'adozione di tutti i mezzi tecnici
pagato ad altre nazioni, che 11' opera del Gover- suggeriti dalla scienza per sfruttare i combustibili
no dovrebbe tendere a far diminuire.
fossili di qualunque genexe meglio di quanto si è
È d ·fficile far previsioni per l'avvenire; ma fattò finora, ricavandone il massimo rendimento;
non sembra possibile che il consumo del carbo- nonchè intensificando la produzione dei combune possa mantenersi al ristretto limite a cui è sce- stibili nazionali; utilizzando in tutti i modi possiso nel 191 7, è probabile invece che salga verso i bili l 'enérgia termoelettrica · ottenibile mediante
12 milioni di tonnellate, come, del resto, disse impianti idroe!ettrici; acquistando il dominio di
S. E. Vi~la alla Camera. Una parte di esse, forse qualcuno dei bacini carboniferi del Mediterraneo,
2 milioni di tonn., rpotremo averle per via di ter- o quanto meno un'influenza pre-ponderante.
ra, dal bac~no francese della Sarre, oppure dal
Bruciare, come si è fatto finora, il carbone ditedesco della Ruhr, e probabilmente costerà una rettamente nei forni delle caldaie, è un'eresia
sessantina di franchi oro la tonneJlata, reso in Ita- economica éd ormai si impone l'impiego, in tutti
lia. È anzi da augurarsi, che la Germania debba i casi in cui .esso è .possibile, del -gas, con il repag-arci con tanto carbone ed altre materie prime cupero dei sottoprodotti, oppure del carbone pull'indennità che ci deve in compenso delle deva- verolento; come pure l'uso di tutti i mezzi adatti
stazioni e dei sacciheg'gÌ commessi dalle sue orde per consumare con profitto i così detti combustiin casa nostra. Può altresì darsi, che gli Stati U- bi~i poveri. Ma è questo un argomento così vaniti trovino il loro interesse a partecipare in que- sto, che nel breve ambito di un articolo, biso•

74

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L'AVVENIR E INDUSTRIALE LTALIANO

na limitarsi a fame .u n fuggevo:e cenno. Certo è, Eraclea, nella cui parte occidentale, secondo gli
h soltanto mediante l' adoz~one di questi siste- studi già fatti, dovrebbe essere costruito un am11 i p erfezionati, potremo trar profitto delle ligniti pio e sicuro porto, co!legato alle ferrovie deldelle torbe, che si trovano in Italia in quan- l'Anatolia con un tronco di cui saTehbe capot il' considerevole e possono contribuire a risol- linea.
v re l'arduo problema. In Italia si aprono tutti i
Come potrebbe l'Italia acquistare un condomimomen ti de lle miniere di lignite; ma molte, il nio di questo impo1rtante bacino carbonife ro?
t ui rendimento è scarso, sono destinate a ohiu- Semplicemente subentrando alla Società Charcl r i non appena ribasserà il prezzo di tale com- bonnages de Bender Eregli, che nonostante il no lm t1bile, come è inevitabile ribassando quello me francese, è prettamente tedesca. Delle 900
cl I c ar.b one .
mila tonn. scavate prima della ·g uerra, 300 mila
le} 1916, ultimo anno peir il quale si posseg- appartenevano a questa Società, che faceva cen, no i dati analitici, si conoscevano nel nostro tro alùa baia dì Eraclea e patrocinava la costruzio1 se 148 miniere produttive di combustrbili fos- ne del por to e della ferrovia di collegamentb di
. ili e 76 non attive, le prime del:e quali diedero cui ho detto sopra; mentre 500.000 e rano della
1. 282. 819 tonn. di lignite e, come già ho detto, Société d'Héraclée, franoo-italiana, e le rima18.544 tonn. di antracite. Di queste esistono in nenti di diverse minori imprese private. Queste
S rdegna giacimenti non ancÒra sfruttati, i qua- due Società tendevano, naturalmente , ad assorli, secondo !e autor evoli valutazioni, potrebbero bire gradualmente queste picco!e imprese , ripard me 100 mila tonn. l'anno per venti anni; una tendosi il dominio dell'intero bacino. La Société
eia d'acqua in mezzo al mare.
d'Héraclée, essendo proprietaria del porto di
Le ligniti e le torbe, sebbene abbiano uno scar- Zonguldak, dove imbarcava il proprio car bone ,
p otere calorifero in confronto del vero car- m irava a d i mp adronirsi d i tutte le m iniere fa ne fo ssile e non siano in molti casi atte a so- centi centro in esse .
I iLuir lo , possono nondimeno emanciparci in parÈ noto che !a p artecip azione de l capitale italt d al tributo che paghiamo all'estero, purchè liano nella Société d'Héraclée avvenne soltanto
i no c onvenientemente adoperate ; ad esempio , attraverso molte per ·pezie, le quali è inuti!e rieli til!andole sul posto , vicino alla minier a; ;ricu- voca re ora ch e l'alleanza italo-fu-ancese , suggelP randon e tutti i possibili sottoprodotti ed ado- lata con il sangue su tanti campi d i battaglia .
J rand one il gas per riscaldamento del1e caldaie e l' interesse comune all ' Italia e aEa F r ancia di
cl i impian ti termo-elettrici, che mandino a distan- scacciare la German ia da tutte le posizioni straz l'energia prodotta.
' tegiche commercia li ed industriali conquistate
a necessità di procacciare al paese delle mi- 1prima d ei}la gru.erra, dovm bbe rend er fa c~le aEe
re di car bo ne si impone pertanto con lumi- d u e azioni un ' intesa circa un'equa ripartizione
11
evidenza, ed esaminando quale sia il ha- del grandioso bacino carbonifero d'Eraclea, de ino carbonifero che più conve:rirebbe al no- stinato ad assumere una grandissima impor tan1ro paese , viene naturale di pensare a quello za quale sorgente di carbone per il M editerraneo
d 'Frac:e a. in Asia Minor e , sulla costa meridio- in gener ale e l'Ita lia in particolare. La Turchia ,
11 I del Mar
ero , già conosciuto per circa 150 che aveva sottoposto le r egioni dove si trova il
h ilo metri di lunghezza, e per una profondità bacino al regi~e speciale dei heni religiosi (Vad I quasi I O km., a partire dalla spiaggia che si kuf), non potrà certamente opporsi a lla volontà
II mga fr a le baie di Eraclea e di Kidrns.
dei vin citori, i quali sapranno, come vuole giuln questo bacino si trova un carbone da gas stizia, salva<ZUardarne gli interessi . megJ o dei
, lun ga fiamma, che produce un ottimo coke suoi ex padroni tedeschi e recarle un c onsideI1,1rgico ed il cui potere calorifico è u guale revol~ vantaggio, mette.n do in valore delle ricue llo d i un buon Newc astle ; però la coltiva- ch ezz~ naturali che essa è incapace di far .fu-uti n dei d iversi giacimenti è , per ragioni che tare.
bbe lu n go e vano esporre , alquanto costosa.
È notevole, e forse anche s-ignificativo , alla lu- ·
111ll via , è noto, ohe aEo scoppio della guerra ce degli avvenimenti successivi , il fatto che le inI
roduzione annua del bacino coltivato era .di stal:azioni portuarie d i Z onguldak e gli impian00 m ila tonn ., destin ata a crescere fino ad un ti tutti de:la Société d'Héraclée, costru zioni ci111 ilione , n on appena u!timati i lavori in cor so per vili , forni a coke, fabbrica di mattonelle, ecc .,
d i n re un maggiore rendi mento. Il combustib'- furono ripetutamente cannoneggiati d alla flotta
I,
vato e ra caricato in ragione d i 3 mila tonn . russa , con danni valutaf a m ilioni; laddove quelI i rno, specialmente nel porto di Zonguldak, a li contigui, della Socie tà tedesca, r imasero in' 1 to mig] ia nautiche dal Bosforo, ed in quelli columi l
111 i11 ridi E.re g~i e Kozlou; ma quando fosse con***
n' n temente risolto il problema dei trasporti
Le altre fonti di materie prime, nelle qua li
1 t r ra e per mar e. reso difficile da1la configui n del suoJo e dalla costa inospitale, il vero l'lta~ia dovrebbe av e·r e una partecipazione adet\l r marinaresco del bacino sarebbe la baja ~i guata , sono quelle della Russia meridionale e

t

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LE I. I. I. - - = = =



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della Crimea, che destarono prima della guerra la concupiscenza dei Tedeschi, i quali certamente non· hanno rinunciato al progetto di accaparrarsele.
Il carbone abbonda nella Russia me:ridiona1e
e se ne trova altresì nel Caucaso, negli Urali e
nella Polonia, dove i Tedeschi sfruttavano il bacino della Dombrowa, che nel 1913 ne fornì circa 7 milioni di tonnellate.
Ma il bacino di gran lunga più importante e
perfettamente attrezzato è que:lo del Don, il Donetz, dhe nel I 9 I 4 fornì 27 milioni di tonne!late
di c,arbone; cioè qualche cosa più dei quattro
quinti dell'intiera produzione russa. Queste miniere di carbone, essendo vicine ad importanti
giacimenti ferriferi, realizzano le condiz•;oni ideali cieli' industria moderna, la quale vuole che gli
impianti siderrurgici sorgano a fianco dei pozzi
onde si estrae il carbone, e ne consegue che il
Donetz ha un'attività di produzione considerevole. dimostrata dal fatto, che nel 1913 produceva
più d ì 3 mi:ioni di tonnellate di ghisa e più di 2
milioni d i tonnellate d'acciaio Martin. I porti di
Rostof e d i icolaief nel Mar Nero si prestano
b ene a} caricò dei materiali prodotti , sicchè le
concessioni di Eraclea da una parte e quelle del
Donelz dall'altra, darebbero un ammirevole incremento alla nostra marina mercantile, la quale
1·iprendereihbe più intensamente quei traffici con
i porti del Mar Nero, dei qual1 aveva un giorno
quasi il monopolio.
.
·è· bisogna dimenticare i giacimenti d i ferro
de i quali è r:icca la Crimea settentrionale; quelli
cioè di Krivo:iro g, ne~' ansa del Dnieper, con il
verti ce ad Ekaterinoslaw. Nel 1913 le miniere di
~ivoi'rog, i! cui minerale è specia1mente ematite con il tenore medio del 66 %, fornirono 6.4
milioni di tonn. di m inerale. A~tre miniere di
ferro meno importanti si trovano -all'estremità
della Crimea, nel~a penisola di Kertoh; nel 1913
·hanno dato 0.5 milioni d i tonnellate d' minerale .
ln questo baci.no, carbonifero e ferrifero contemporaneamente , sono instaEati alcuni poten •
ti impianti siderurgici , i più importanti dei. qual i, quelli de~la Società DnieperoVlana, hanno
fornito, nd 1913, 536.000 tonn. di ghisa, 252.000
tonn. d'acciaio Martin e 138.000 tonn. d' accjaio
· Bessemer. Ne] sobborgo settentrion.~~e d i Ekaterinoslaw sorgono g~i S,tabilimenti della Società
Briansk, che nel 1913 hanno prodotto 410. 600
tonn. di ghisa e 201.500 tonn. di acciaio Martin.
L'Italia dovrebbe altresì avere la sua parte
dei giacimenti minernri marocchini, intorno aì
quali non si hanno ancora dei dati sufficientemente precisi ; come pure è necessario assicurare a:la nostra industria siderurgica una congrua
fornitura di manganese.
È noto che il manganese fa parte di quel
gruppo di metalli speciali (cromo, tungsteno,
vanadio , ecc.) dei :<JUali si serve la siderurgia a

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cag.ione delle qualità speciali che la loro lega
con l'acciaio conferisce al prodotto risultante. Ed
è pure noto, che il manganese occupa una parte cospicua nel:a sideirurgia, permettendo la desulforazione e la d isossidazione dei bagni di acciaio fuso prima della co!ata, sicchè si ottiene
un meta]o sano, resistente, mal:ea•b ile e di migliori qualità meccaniche.
La Russia è il più potente produttore di manganese del mondo; Ja sua produzione è pari al
54 % della quantità di tale metallo scavato nei
due emisferi.
I principali g,iacimenti di manganese sono nella Transcaucasia , fra TiRis e Batum, e nel 1913
la produzione delle miniere caucasiche raggiunse
I, 1 m ilioni di tonnellate di m 1nerale. A fianco
dei giacimenti del Caucaso sonvi quelli di Nicopo1, nella valle del Dnieper , a .l ibeccio di
Ekaterinoslaw e non lontano dal bacino del Donetz. In due de~le imprese ohe sfruttano questi
giacimenti, la Società , icopol e la Società Dnieperoviana, predominano i capitali francesi; ma
nella terza, la Società Mineraria ed Industriale
di Ekaterinoslaw, hanno la prevalenza i capitali tedeschi, ai quali ·si dovrebbero sostituire i nostri. I giacimenti di Nicopol possono dare 20 .000
tonn. di metallo puro annualmente.

***
Non è possibile, nell'ambito necessariamente
limitato di un articolo di r ivista, spec'ficare tutte le nostre necessità , e bisogna necessariamente limitarsi ad accennar e so!tanto le principali.
Tuttavia , prima di terminare queste brevi note, ·
credo opportuno di rammentare , che la nostra
industria sente anche i! ,bisog no di rame e petrolio.
Per il rame r icorreremo, come durante la guerra, aea produzione straniera, con il vantaggio
però, che ricomparirà sul mercato queEo di produzione russa, finora accaparrato dalla Germania. Produzione non trascurabile , perchè nel
1913 le m iniere di rame degli Urali diedero
17.282 tonn. di metallo puro, il 51 % de!la produzione russa; quelle del Caucaso ne fornirono
quasi l 0.000 tonnellate e que!le della Siberia,
nel 1914, 5616 tonnellate.
Per il petrolio sarebbern opportune eque intese con la Rumenia, alla quale l'Italia assicurerebbe in compenso la for nitura del carhone
prodotto nel bacino di Eraclea; nondhè alcune
partecipazioni di capitale italiano nelle Società
che sfruttano i giacimenti petroliferi russi.
È noto che prima della guerra la Russia teneva il secondo posto ne!la produzione mondiale
del petro~io, su1bito dopo gli Stati Uniti, con 9 ,25
milioni di tonnellate. Il Caucaso è il principale, si può dire l'unico produttore di nafta, con
8,8 mil.ioni di tonnellate annualmente, in con-

== -~==-------------- -

L'AVVENIRE INDUSTRIALE lTALIANO

del!e 271.000 estratte dai pozzi degli U- spensabili al:a nostra esistenza ed espansione. i
mezzi finanziari indispensabili a superare il peregione caucasica, assai ricca di petrolio, riodo critico miziale. Le Potenze Alleate, sertita in tre bacini petroliferi, il più impor- guendo una linea di condotta diffe1ente, farebdei quali, que!lo d i Baku, fornisce da so- bero, come ha ~critto il comm. Pio Perrone,
111 il 78% della produzione russa, ossia 7, 138 « un triste giuoco che potrebbe portare frutti a11dli ni di tonn.; il resto essendo fornito dal baci- ma;ri per tutti, e darebbe presa intanto a quel110 di Grosniy : 1,6 milioni di tonnel:ate e da la superstite tedescofilia nostrana, che nella tra111 l!o di Haìkop; 65.000 tonnellate. Importanti gica situazione in cui versiamo, va già sussurranm o i giacimenti co!tivati sulla costa di levante do come non ci resti aJtro scampo se non rivoli l mar Caspio, nell'isola di Thelekon e di- gerci di nuovo verso i nostri nemici per ristabi1 impetto ad essa; tuttavia la costa di ponente lire quell' equi:ibrio economico che pare ci si neai più ricca e vi si trova del petrolio a mez- gihi dagli amici ».
'
giorno di Bakii, nel monte di Kurov-Dag, nelOsserva l'illustre uomo, che « sembra fatto apl colline di Zaba-Zanan, nei dinto.rni di Da- posta per distrarci dalla considerazione dei più
, h wad e di Alliato, ecc. Ma gli affioramenti che gravi e fondamentali problemi della nostra esi> o sfruttati più intensamente e costituiscono la stenza e del nostro avvenire, il continuare che
1i
hezza di Baku, sono raggruppati ne~la peni- si fa, a sventolarci sugli occhi il drappo rosso
l di Apcheron e nell'isola vicina di Sviatoi, del:a Jugoslavia ».
·
, i ola Santa.
Egli aggiunge che « la situazione è gravissiumerose sono le Società esercenti i pozzi pe- ma, perchè la imprevidenza nostra è stata inI r liferi di Baku; una parte di esse appartengono commensurabi:e; prova ne sia, ad esempio, la
li lng!esi, ma a quanto sembra le più potenti mancanza di ogni convenzione relativamente ai
t
pecialmente la obel, sono nelle mani di ca- noli, il che, durante la guerra, c'è costato nien1 italisti tedeschi, ai quali si dovrebbero togliere, temeno che nove mi!iardi in OII'o. È ne~essario
titolo di compenso dei panneggiamenti di che, sinchè ancora si è in tempo, la realtà, che
uerra.
infine ci è nota nella sua crudezza, sia virilmenAg.giungerò che i giacimenti petro~iferi di Ba- te guardata in faccia ».
u so no col!egati mediante una buona rete ferro- · « Nel nostro Paese, ove non il pensiero e l' a iaria ai porti di Dotchi, Batum, Novorossik e zione, ma ~e parole segnano i destini, una frase
l ostof del Mar ero.
quella della « po!itica delle· mani nette », ci con***
dannò per mo:ti decenni aE 'inferiorità politica
ed alla povertà economica . Badiamo che quel
E d ora, ritornando all'articolo da cm presi fato non sia ribadito ora da un'altra frase, che
m osse, unirò la mia debole voce a quella, sm:citò a suo tempo tanto clamore d'applausi,
sai autorevole, del comm. Pio Perrone, per ma può cagionare nelr avveni;re a:la Patria lutti
mspicare che le Potenze con le quali dividem- e rovine infinite: l'Italia non mercanteggia n.
Ci associamo a queste giuste cons·derazioni,
mo il g-rave peso de:la ,g uerra e che aiutammo,
on mille sacrifici, a vincere il nemico comune, augurando che gli uomini ai quali l'Italia ha
ividano con noi i vantaggi della vittoria, ci as- commesso il delicatissimo compito di tutelare i
icurino l'avvenire al quale abbiamo diritto. È suoi interessi al Congresso della Pace, si lascino
n cessario che l'Italia non ridiventi la grande guidare esclusivamente da ·questi, astraendo da
proletaria cantata dal Pascoli; è necessrurio che ogni utopia umanitaria ed internazionalista ohe
·
i siano garantiti ~li elementi economici indi- possa comunque compr ometterli.
Contrammiraglio

Ettore

Bravetta

IL CONVEGNO' DELLE
FORZE PRODUTTRICI
ITALIANE A BERGAMO
Promosso da poche persone, animate da tita- vorevolmente noti per intelligenza, per energia
nica fede nell'avvenire industriale ed economico e prestigio morale nel campo delle nostre indudel:a Na21ione, preparato ab~lmente con una ef- strie, e che sono preciisamente i Si~nori Comficace propaganda quotidiana preventiva, si svoL mendator Ettore Candiani, Comm. Mylius, Case a Bergamo, la fine del mese scorso, un con- V<:tlier Ambiveri della · Camera di Commercio di
gresso d'industriali quivi convenuti da ogni re- Bergamo, lng. Lombardi, Cav. Uff. Spigno della
gione d'Italia. la cui cronaca si riassume in po- Camera di Commercio di Genova, ed in qualità
chissime parole: uno strepitoso successo. Val- di segretar.i i: gli Avv. Costa e Gulinelli.
gano ad attestarlo queste cifre, più d'ogni a tro
LE CONCLUSIONI DELL'INdire eloquenti : al congresso parteciparono 350
GEGNER LOMBARDI
industria:i e aderirono 700 sodalizi, rappresentanti insieme 3 miliardi di capitale, due milioni
di operai.
L'ing. Lombardi pr.e mette che è stata attesa
Scopo dell'agitazione fu quello di stigmatizza- invano qualsiasi politica eéonomica dal giorno
re l 'attua!e indirizzo politico ed economico deil auspicale de[' armistizio di Villa Giusti, mentre
Governo, e di sottrarre il paese dalla cieca e ancora i telegrammi arrivano per posta, i vagoni
sconsigliata politica che esso sta svolgendo im- servono ai viaggi dei prigionieri austriaci, le merperturbabilmente con danno e pericolo della Na- ci sono immobilizzate nei magazzini, le industrie
zione, la quale v,ede così sfuggirsi di mano i frut- sono senza materia prima e non possono spedire
ti della sua strepitosa vittoria, ottenuta a prezzo i prodot!i finiti, il Paese è acefalo, e questa
di immensi sacrifici di grandi lutti e del sangue mancanza di comando e di direzione si traduce
più puro e generos~ dei suoi figli migliori.
in una ~issennat~zza genei:a1Ie eh.e fa cambiar~
Noi, che sulle colonne di questa periodico da • da un giorno all altro la lmea d1 condotta dei
pi:i di due anni andiamo sistematiicamente svol- ma~giori giornali, e che getta gli ouerni in sciogendo una tale campagna, ed abbiamo, in ogni p~ri improvvisi, dettati non tanto dag-li inter~ssi
occasione, anche brutalmente, segnalato più di d1 classe, quanto dalla concorrenza demagogica
quanto fu detto nei convegno di • Bergamo dai che si stanno facendo i sindaca~isti da una parte,
diversi oratori, non possiamo che ra'legrarci sin- e la confederazione del lavoro dair altra nella
ceramente di queste manifestazioni; e vediamo i:rpminenza delle elezioni.
non ·senza un certo <Sentimento di orgoglio, che
Ebbene, per novanta giorni si è fatto di tutto
gli industriali italiani si mettono finalmente, vi- per impedire di lavorare. Una sequela di deribus unitis, su quella via maestra che loro ad- creti inqualificabili, che oggi limitavano un raditammo, e verso la quale con fede crescente li mo . dom~ni un altro df>lla nostra attività, hanno
spingemmo sin datl sorgere di questa Rivista,. la operato il miracolo dell'inerzia di una Italia: diquale della stretta unione delle forze produttri- namica e fattiva.
oi del paese fece uno dei principali capisaldi
Per novanta giorni &ono stati fomit'l tutti i
assiomatici del suo grandioso programma.
suggerimenti, tutti i consigli, tutti i pareri più
· Con vivo compiacimento riportiamo, perciò, oggettivi, perchè fosse salva l'economia del Paealcuni brani conclusivi della magistrale relazione se. Risme di memoriali sono partiti per Roma.
che l'Ing. Màrio Lombardi di Milano, uno dei Montagn,e di ordini del giorno sono stati presenpromotori più tenaci e più fattivi dell'agitazione, tati ai Ministri così detti competenti, e nulla è
lesse all'assero blea, e l'ordine deil giorno che al- stato ottenuto. Tutto venne esperito. tutto.
1'approvazione di essa fu presentato dal Comita- Si è perfino cercato di fare una cultura into promotore.
dustriale ai nostri deputati, che parvero non caNutriamo poi ferma speranza che l'agitazione pirne nulla, forse perchè anche loro nelrimmisi mantenga viva e tenace, come, del resto, si è nenza del]~ e-'ezioni. Alle continue richieste ~i ~ogià prefiss.1 come suo scopo principa,l e la Com- no opposti, da una burocrazia mail pagata, tarda
missione nominata ·a tal uopo in seno al 'assem- ed ,i rresponsabile, che ha il regolamento al poblea, e di cui fanno parte industriali tra i più fa- sto del cervello, i decreti del tempo di guellra.

78

= = = = = IL

CONVEGNO DELLE FORZE PRODUTTRICI

dopo aver esaminato la legislazione di guern elle sue ripercussioni, il grave problema dei
p orti che appare, e non è, inso-lubile,. a pat1( d i inte]i,gente disciplina; ed aver portato la
1 itica ai minacciati Monopolii in una atmosfe,. di dignitosa obiettività, qua~ si conviene a
, hi p repone ai proprii, gli interessi della patria,
t1 tualmente con~lude:
Ho cercato di lumeggiare in brevi tratti i proI I mi che ci hanno qui riun-i,ti e che possono
11
umersi in quattro punti: materie prime, traI orti, esportazioni e pagamenti.
, u questi temi mi auguro che la discussione
la più riassuntiva e la più efficace possibile;
1 no i temi che compendiano le angustie per le
q11 li noi tutti soffriamo.
Noi tutti, ed intendo con noi, anche quei pro, li1 t tori e collaboratori nostri che sono gli operai.
I he settimane fa, a Roma, fu data la dimol I zione che fra industriali ed operai gli inte,, i non sono sempre divergenti, ma che indu11 i· li ed operai possono e debbono unirsi sopra11111 quando l'industria è iri pericolo.
oi andiamo oggi verso il grande sindacato
111 lu tria~e. e probabilmente verso il sindacato
I b le che assorbirà principali e maestranza di
tessa specialità.
Jna dottrina tedesca ha voluto, per troppo·
I 111 o, scindere g:i interessi degli industriali da
1111 Ili d ei loro operai. Ed agli operai, ai quali
111 i 1( gano i ricordi di una comune attività duraP r molti anni, io vorrei dire una parnla; se
1 eI vono scindere gli interessi di' una industria,
,., , basta la divisione semplicista fra padroni e
I r i.
è una terza classe, che sta fra i padro1 1 gli operai e che mai sempre, attraverso la
t iu, ha fornito la scienza, l'energia, ed è stata
1 i11 t di progresso per gli uni e per gli a1ltri. A
fil
I,\ classe, io che vi parlo, ho ronore di api ti 11 re. E questa classe non h"- mai sognato,
he m olto può, di divellere l'interesse procl quello dei suoi due collaboratori natuvuol fare opera di persuasione e di uniona oggi, davanti al pericolo che incombe.
i o ccorre ancor una volta, e non lasciare
questa manifestazione, che considera og_
1J
b e mi del momento, ma che deve protrar' 1 un· azione seguita, ed essere la prima di
II mga serie di riunioni che vigilino sul nol oro nazionale, e siano spinta a rettamene per tutti noi e per lo Stato, e spinta
formazione dei grandi nuclei industriali
1



quando sorsero· portenti
da le sete e dalle lane,
le loggie popolane
vider Giano e l'Alighier.

ITALIANE

A

BERGAMO

L' A vv. Guiinelli dà poi lettura dell'ordine del
giorno proposto dal Comitato promotore, e che,
dopo brevi considerazioni d ·ordine generale, si
riassume nei seguenti postulati :

L'ORDINE DEL GIORNO.
Gl'intervenuti invitano il Governo, se non vuoJ
Tendersi responsabile dell'irreparabile rovina det
fa Nazione, a meg:io uniformare la politica economica dello Stato agli urgenti bisogni della Nazione; e sopra tutto:
« I • - Ad affrettare il -r ipristino della vita economica normale, ed a restituire a!1' industria
ed al commercio piena libertà d'azione;
« 2. - Ad ispirare la politica finanziaria dello
Stato ad intenti più conformi a~le necessità del
momento, tenendo presente che il colpire i mezzi di produzion ne inaridisce ed estingue la
fecondità.
.
cc 3. - Ad evitare la creazione di nuovi organismi burocratici, dei quali non è in alcuna
guisa sentita la necessi.tà, mentre generale è la
persuasione che convenga ridurre il numero dei
funzionari de[o Stato.
« 4. - A riorganizzare senza ritardo i servizi
di trasporto, specia1lmente suLe principali linee,
in rapporto alle urgentissime ed improrogabili
necessità. de!l'industria e del commercio.
« 5. - A dirimere, colla celerità imposta dall'urgenza, le incertezz·e riflettenti i,l rifornimento,
la distribuzione ed il prezzo delle materie prime.
cc 6. - A favorire il movimento di esportazione, sostituendo una politica che a•r ditamente lo
incoraggi, a quella che oggi inconsultamente lo
deprime; ed in particolar modo, ad aiutare gl' industriali nei tentativi di affermarsi su n:uovi mercati
cc 7. A sviluppare, con un· acconcia legislazione, la marina mercantile italiana, rendendola
degna deHe • sue tradizioni, capace d'assolvere
il compito c'he l'avvenire della Nazione le affida,
sì che la totalità, o quasi, del nostro traffico, sia
ad essa appoggiato.
« 8: - Ad eseguire senza ritardi, che si ripercuotono in modo dannosissimo sull'intero ambiente finanziario ita,l iano, ed offendono la dignità della Nazione, i1 pagamento dei crediti
che per fatto e ragione della guerra le industrie
private vant no verso lo Stato ».
L'Assemblea ha, infine, affermato la necessità che l'iniziata · agitazione non abbia ad arrestarsi all'avvenuto Congresso, ma venga continuata cor a più intensa alacrità attraverso altri
centri deea vita economica italiana. Perciò ha
dato incaricò al suo Presidente di procedere alla nomina di una Commissione di cinque Membri, che avvisino ai mezzi tecnici e finanziarii più
efficaci al raggiung'mento dello scopo, ed invitino
le Forze Produttrici Italiane ad una nuova riunione entro il febbraio 1919.

L'ALIMENTAZIONE

L' I T A L I A L'AGRICOLTUR
ELETTRICA ITALIAN
ILLUSTRAT

Ra segna men ile politica, cientifica
tecnica, economica della produzione
alimentare italiana
Ra e na men ile politica, cientifica,
tecnica, econ. della indu tria elettrica
e di tutte le ue applica zioni
Ra egna men ile politica, scientific
tecnica, economica della produzion
SOMMARIO del N . I
a raria italiana
Alte per3onalità della industria alimenta-

-

=

re italiana: comm . Alberto Marone,
della Casa Francesco Cinzano e C., T oSOMMARIO del N. I
rino (una illustrazione).
In copertina:
Alte personalità della industria alimentaMMARI del N . I
re italiana: cav. Silviano V enchi, fon- A [te personalità della industria elettrica
datore della Casa S. V enchi e C., T o italiana: il comm. Ettore Conti, diret- Alte personalità scientifiche della agric
rino (runa illustrazione).
tura italiana: Prof. Italo Giglio/i, del
tore delle Imprese Elettriche Conti.
L' A . - Sae ragioni, suoi propositi - Il
. Università di Pisa (una illustrazione
el testo:
Direttore de «:L'Alimentazione».
Avanti - Il Direttore dell'A. 1. I.
Il rincaro delle derrate alimentari in Ita- Per il primato elettrico d'Italia - Il Di- L'agricoltura e la guerra - Luigi Gas
rettore dell'I. E.
lia ed i suoi rimedii - G. Mosca, Derotto, Deputato al Parlamento.
putato al Parlamento.
La costruzione dei serbatoi e laghi artifi- Demanii collettivi per i contadini
L'igiene alimentare - G . B. Baccioni, del
ciali e la partecipazione dello Stato ai
berto Cencelli. Senatore del Regno.
LabOiatorio d'Igiene del Comune di FL
profitti - Camilla Peano, Deputato al
La competenza delle Commissioni m
renze.
Par~amento.
damentali per l'agricoltura - Carni
La ricostituzione del patrimonio bovitto <: Il problema delle acque e l'azione statale
Peano, Deputato al Parlamento.
l'importazione di carni congelate - Proin Italia - lng. Pietro lnterdonato.
Il « Ministero della Terra » - G . Sa
fessor Antonio Pirocchi, Diretto.re delL ' elettrificazione delle linee ferroviarie
relli, Deputato al Parlamento.
l'Istituto Zootecnico della R. Scuola Sudella Nord-Milano - Jng. Albrici.
Colossali Società A non ime per industri
periore di Agricoltura di Milano.
lizza re l'agricoltura - Prof. Carlo L
La reintegrazione chimica degli alimenti Sottostazioni di trasfor'mazione all'aperto
- Eugenio Centanni, Direttore dell'Jstituto Chimico-Dietetico Italiano .

-

Jng. Mario Ramazzotti.

Potenza motrice idraulica in Italia -

sona, dell'Università di Pisa.

E. La nuova economia rurale italiana - P

Una delle più gravi questioni alimentari
Perrone , della Commissione Reale per
- Come aver pesce in abbondanza e a
la Irrigazione.
buon mercato? - Dott . Luigi Yenturi- Rassegna del Movimento Elettrico.

ni, Seg:retario della « Sezione Pesca»
del Comitato Nazionale Scientifico T ecnico.
Per una vera industria dei vini - Arturo Marescalchi, Presidente della Società dei Viticultori Italiani.
Come si produce, e come dovrebbe prodursi oggigiorno la margarina - E. Bertarelli, dell'Istituto d'Igiene della R. U niversità di Parma.
Le olive da tavola e il loro commercio
Ùmberto Cannata , della Cattedra
Ambulante di Agricoltura di Cotrone.
Un nuovo forno per la cottura del ,pane
a forte economia di combustibili -- Contrarnmiraglio Ettore Bravetta.

Genova.

Fra gli olivi di Puglia -

Prof. Gaet
Briganti, della R. Scuola Superiore
Agricoltura in Portici.

Il patrimonio zootecnico italiano sulla
ne della guerra delle nazioni - Pr
Antonio Pirocch i, D irettore dell'lsti
to Zootecnico della R. Scuola Supe
re di Agricoltura di Milano.
Un'antica pratica da diffondere in !tal'
l'infossamento dei foraggi - A . Br
tini.
Alcune prove sulla concimazione chi
ca dei prati - Prof. G. Esmenard, P
pi • Cattedra Ambulante d i Agric

La vendemmia italiana del 1918 -

G.

Astis, Direttore della R. Cantina S
rimentale di Arezzo.
Rassegna del Movimento Agrario Italia

L'alimentazione dolciaria italiana nel proprio sviluppo - A. Porta, Direttme del
« Giornale dei Pasticcieri ».
Bouille-A baisse - A. G. Marinoni.

Rassegna del Movim. Agrario Stranie
Rassegna del commercio dei prodotti
gricoli.

Rassegna del Movimento Alimentare Italiano.

Abbonamento annuo a L' ALIMENTAZIO E:
Italia e <'olonie L. 25 • E 1 tero L. 30 - Cartoline
vawlia ali' Istituto Editoriale Italiano • Milano, Piazza
.Cavour, 5.

fessore Gino Arias, Ordinario di
nomia Politica nella R. Università

-

Abbonamento annuo a L'ITALIA ELETTRICA:
Italia e Colonie L. 25 • E stero L. 30 • Cartoline
vaglia all'Istituto Editoriale Italiano - Milano, Piazza
Cavour, 5.

Abbonamento annuo a L' GRI COLTURA I
LIANA ILLUSTRATA : Italia e Colonie L.
E.,tero L. 30 · Cartoline va11lia all'Istituto Edito
Italiano - Milano, P iazza Cavour, 5. •

Teresa Labriolq

Prol:)letn+· di assi~
sten.za. .e di lavoro
~

..



4

-



Uno sçrittore arguto ed economista valoroso, turbare ogni spontaneo svilu,r:>po di energie, ri-

i' onorevole Arturo La brio la, diceva nella pro- durrehbe iì ma,g nifìco giuoco delle forze econo-

lusione tenuta a
apoli nel gennaio. del 1918 : miche ad una insipida poltiglia burocratica. In
« la guerra ha dato ragione soltanto allo statali- questo senso scrive, si agita,· fa opera di prosmo; cioè ha dimostrato c:he lo Stato è un orga- paganda la « Libertà Economica ». La sua tesi
nismo possente che riesce ad imporsi tanto alle antiprotezionista sostiene a spada tratta. La criclassi quanto alle nazioni ». Dunque, soltanto il tica contro il protezionismo fa coincidere con
rafforzamento dello Stato, e non già il trionfo del- una critica contro il concetto cli Stato in genere:
la tesi o nazionalista o internazionalista, emerge- non ha posto per 'i grandi interessi nazionali al
rebhe dall'immane conflitto, a credexe di uno di fuori ed al di là delle classi.
dei più audaci. e battaglieri spiriti d'Italia: apLo Scialoja opina, al contrario del Pantaleoni,.
punto l'onorevole Labriola.
.
che s'hanbo da dirigere le forze·. Tra l'altro d iAi fini di questo articolo, èhe è sì cti orienta- ce: << che l'attività dei singoli e delle società e
mento .generale, ma è però solo nei rapporti degli enti pubblici locali deve intensamente einterni (relazioni tra produttori di ricchezza e splicarsi agli stessi fini » (dello Stato) e continua :organizzazione ·politica), non importa se ìl pro- « e ·ciò sopra tutto in Italia, dove non s.i può
blema nazionalista abbia trovato una soluzione :radicalmente mutare , nè forse sarehbe del tutto
soddisfacente mediante l'immenso conflitto. Ci utile mutar!ò, il carattere individualistico degli
importa massimamente di sapere se la legisla- uomini».
zione sociale ha trovato nuovo fulcro, oppure se
Come si vede~ un dissidio insanabile I Un disahbiano . trionfato le teorie del liberismo puro.
sidio tra due uomini di vaglia del partito d'orEbbene; udita l'affermazione fatta « ex cathe- dine, nel quale apparisce come in sintesi ed indra » da un ecqnomista di grido, diç1mo ascol- dice · insieme la concezione dello Stato delle due
to alla voce di un insigne maestro : - alludo a difformi correnti. Il Pantaleoni fa una critica
Maffeo Pantaleoni-. - ·Tendiamo l'orecchio e corrodente di tutto il nostro ordinamento stataudiamo ciò che scrive cel suo stile aspro, pun- Te ed insieme sostiene una tesi dottrina'1e: quelgente, reciso come lama di spada.
la del libero sv.iluppo e del non intervento sta« Cose e programmi del dopoguerra » (in tale. · Si appcggia all'opinione del vecohio SciaLa Vita Italiana, I 5 dicembre 19 I 8) - articolo loja (Antonio) e di Wilson. Autorità senza dubveramente _forte e virile, contiene un attaèco a bi.o imponenti: il primo per altezza di dottrina,
fondo contro .la commissione per il dopoguerra, - il secondo per . essere ~Ila testa del più grande
creata dal Governo, contro lo Scialoja, che ne è ed attivo Stato del mondo. Come sappfamo,
magna pars, •e contro il recente volume col qua- ma non · è superfluo ricordare, Wilson- nel mesle l'insigne •giurista inizia la collana di scritti, che saggio 2 di.cembre I 918 diceva : « è sorprendenvedrà la foce per o.pera della casa Zanich.elli, te vedere con quale rapidità il ritorno allo stato
contenendo · problemi sociali e tecnici sotto il ti- di pace è stato effettuato nelle tre settimane che
tolo di « Italia Nuova ».
5ono trascorse, da quando sono terminati i comIl mare di sangue che è stato versato, non ha battimenti. ·L' èvoluzione procede più presto delalterato nè punto nè poco i due caratteristici tipi le ·domande che potrebbero essere fatte é de-lmentali, che, con vigore ed energia, ma, ritengo, l'aiuto che· si potreblbe offrire. Non sarebbe facicon scarso vantaggio del paese, si contendono il ·le ) dir.igerlo, meglio di quanto si dirige da :sè
campo in Italia. Sono, l'economista liberista dhe stesso:·· n La commissione italiana per il doposalta fino al quinto piano per indignazione nel guerra, che io ho avuto occasione di frequentasentire le due orride parole ' di << intervento stata- Te, si preoccupa al contrario, fino ai lim.iti delle », _ed il giurista eh.e ha il tocca e sana negli l'assurdo, di ciò dhe faJrà esercito italiano nel
ordini del giorno e nei -p rogetti di legge, vol~ndo momento della smobilit~zione; · preoccupazione ·
sostituirre il diritto alla economia.
di ordine pratico-economico, senza dubbio, nelLo Stato (a dire del Pantaleoni) sarebbe la la quale s'introduce l'assillo deUa visione boZscepiù nera tra le bestie nere, che, nata per con- vista (problema politico). Ed è quesito che non

r

6 - / . / . /.

81

LE I. I. I.
si risolve alla leggera, con una scrollata di spalle,
in nome di questa o quella teoria economica.
Se c •è la minaccia del bolscevismo - e ciò ignoriamo noi tutti della commissione - non ci sono
leggi ~:!ella economia che tengano.
Kicordo la primavera del ' 16 : un mare di inchiostro tra protezionisti e liberi-scambisti, nella quistione dell'atteggiamento postbellico contro la Germania. Ricordo di avere partecipato io
stesso, mediante una pubblicazione di dati, di
considerazioni e di riflessioni, che contenevano
la constatazione che pochissimi soltanto - ricordo il De Viti ed alcuni autori della <C Voce
Politica »! - tennero alla tesi puramente economica del liberismo puro, mentre altri - (e persino il Pantaleoni I) - accettarono la tesi della
suprem~zia dell'interesse politico su l'interesse
economico.
Un mare d'inchiostro che si è disseccato oramai; ma ohe sembrava pericoloso come il fiume
di sangue in cui era allora immersa l'Europa intera. La contestazione è venuta a mancare, perchè oramai è venuta a mancare la materia per
la contesa. Infatti la Germania Imperiale non è
più.
.
Allora c'era lo spettro tedesco ché fungeva
da frusta. Ora è lo spettro del bolscevismo. Una
preoccupazione immediata, cioè, una morsa che
stringe, un pericolo che adu,gia. Qualcosa insomma che altera le leg.gi della economia. Qualcosa, dhe mettendo ragioni o politiche o pseudopolitiche al posto del tornaconto economico,
o peggio ancora, ponendo l'invidia, l'odio, la
follia, ecc. rende nullo qualunque ragionamento tratto appunto dalla legge del tornaconto.
Con buona pace dei venerandi nonni del liberismo puro, con buona pace del signor Wilson, il quale, partendo da eccellenti propositi,
crede di poter disporre dello spirito dei popoli
come di giocattoli, il fatto gli è che la vecchia
Europa occidentale è bacata per il verme roditore del bo:scevismo, ed ha in genere una intonazione socialista. La preoccupazione della
lotta di classe è in tutti; è lo spettro, or livido
or sanguinoso. che sta dinanzi agli occhi degli
uomini di governo. Lo spettro sanguinoso toglie
a questi uomini di governo la possibilità di considerare lo sviluppo delle forze economiche, quale sviluppo di elementi naturali (a rno' del Parreto, · per esempio), e fa nascere il dubbio oh~
si tratti de!la airbitraria, introduzione di false
ideologie, di una pericolosa filosofia (teoria catastrofica).
La diffusione della psicologia socialistica tra
operai e borghesi, è il fatto più notevole dalla
seconda metà del secolo XIX in poi. Ne è impregnata perfino la vecchia Inghilterra, così fiera
de ile sue tradizionali libertà e del suo individualismo francamente ,germanico. Tutto cede a que-

sta atmosfera in cui si amalgama l'estremo legalismo con l'estremo rivoluzionarismo. Si dice, da
molti, cc meglio per le vie del sindacalismo che
per le vie dello statalismo »!
Può darsi I Anch'io nutro fiducia nel sindacalismo, basta che venga bene inquadrato nella
compagine nazionale. Ma intanto r,otiamo dhe
mo!ti uomini dabbene, molti tecnici competentissimi, valorosi deputati, riuniti nella commissione per il dopoguerra, han sentita ~ave, impellente ed immediata la necessità di suggerire la continuazione e la . intensificazione- della
le.g islazione sociale, di chiedere che ogni deroga a leggi. protettrici della femmini!ità e della
fanciullezza venga a cessare, che il sistema delle
assicurazioni obbligatorie venga ad avere un più
ampio ra.ggio di azione, che la infanzia venga
statalmente assistita, ecc. ecc. Insomma ha sentita l'imponenza dei doveri statali.
Il grido di gioia col quale economisti nazionalisti salutarono, alcun tempo fa, il tramonto del1' economia liberista, ha esso trovata un'eco? Ma
ha fatto fallimento l'economia liberista? L'eco
n~n c'è stata in ogni caso; còsÌ credo di potei
obiettare ai miei amici e compagni di' fede del ·
partito nazionalista. Dubito del successo, chè il
protezionismo urta troppo aspramente contro la
tesi del Wilson, su la società delle nazioni. ed
il liberismo ha ancora per ogni dove degli insigni apostoli.
Ma ciò che resta assodato gli è che nei vari
campi nei quali lavoro ed ho lavorato - (compresa la commissione per il dopoguerra) - ho
trovato lo · cc statalismo » in aumento. Effett0 di
psicologia · di guerra? Eco di una situazione a•
normale? Non mi pronunzio. Nel prossimo arti•
colo illustrerò alcuni punti di vista della com•
missione per il dopoguerra, in relazione alla condizione de!la classe media, della donna, delle
assicurazioni, delle leghe operaie, senza emet•
tere giudizii personali, ma tenendomi fedelmente
alla realtà oggettiva.
Qui mi basti di avere introdotto il tema e di
aver posto in rilievo che il punto di vista del1' intervento statale (condizione indispensabile
per la legislazione del lavoro) nei rapporti della
produzione ed annessi e connessi, è ancor meno· pacifico di qual che fosse per l'innanzi. La
quistione è ardente!
·
Intanto sta a!le porte l'esercito gloriosissimo,
esercito che nell'atto della smobilitazione deciderà delle sorti del:a novella Italia in seno al
mondo . rinnovato, deciderà col contegno o pacifico o tempestoso. Ed a questo esercito convien
provvedere! Questo esercito ha da trovare appoggio, non già negli agitatori bolscevisti, ma
nelle sfere del partito d'ordine. Altro che statolatria! È la marea che monta!

r

Teresa Labriola

Ottorino Pa.lomba.
del R. Consolato Gen. di Gin~vra

Per lo cohquista dei
mercati stranieri
Da q{iando ebbi a pubblicare sulle I. I. i.' il
mio articolo su « La Smobilitazione » (Come si
prepara la Germania) - articolo che deve essere stato di qualcihe ·i nteresse, poichè vari Enti
mi scrissero allora dall'Italia per averne copia,
e tra g,i altri la Camera di Commercio Francese
dt Torino, - mi ero dedicato sopra tutto alle
questioni interessanti il dopo guerra, ed ero venuto preparando un importante materiale sulla
preparazione. tedesca ·per il dopo guerra e su
quello che stanno facendo gli altri Paesi, materiale sul quale avrei compilato un breve studio
da dare alle stampe.
·
• Pensavo che ciò sarebbe stato molto più op. portuno che degli articoli staccati e slegati, anche dal punto di vista del beneficio finanziario
che, quanto agli . articoli, calcolato al cambio di
qualche mese fa, era addirittura irrisorio.
Ma tutto ciò, dopo il crollo totale e definitivo deÙa potenza austro-germanica, non
sembra più di alcun interesse d · attualità.
Leggevo infatti recentemente che la cc famosa organizzazione » tedesca non è altro, in fon-·
do - come tante e tante altre cose di marca tedesca - che una « famosa impostura ». E riten_
go che possiamo far benissimo, da noi, senza
andare a c~rcare gli ormai frustrati eseillpÌ germanjci.
.
_ Frattanto l'importante problema del dopo
guerra urge più che mai. E non è più ormai tempo di studi o di commissioni.
Ho rilevato dai vari fascicoli delle I. I . I. varie e lodevoli iniziative individuali, anche in
questo campo. Ma .nessuna iniziativa industriale
collettiva, l'unica che potrebbe avere, a mio
avviso, una portata pratica e di reale efficacia.
Quella dei grandi sindacati industriali è l' unica questione in cui bisogna un po~ seguire gli
esempi germanici.
.
Col termine della guerra si ristabiliranno due
grandi correnti, tutte e due d'importanza capitale.
1) L •importazione. Maggiore dell' avanguerra per coprire i deficit di materie prime e di prodotti scomparsi o quasi dai vari mercati. Al
problema dell'importazione postbellica, d'ordine
economico, va connesso un problema d'ordine

politico. Malgrado tutti i pbssibili provvedimenti, si verificherà, senza ;Jcun dubbio, al momento della smobilitazione, uno squilibrio nelle offerte-ricerche di. lavoro che produrrà una
crisi certo passeggera, ma non meno grave per
ciò, dì disoccupazione.
Se il caro viveri ed i sistemi di razionamento
in vigore dovessero persistere in tali mutate circostanze, la situazione potrebbe divenir grave.
Ecco perchè ritengo si tratti di u~ problema di
natura politico-economica e perchè il governo
dovrebbe dare il massimo appoggio all'importazione di prodotti alimentari - i più urgenti prima che ad ogni altra cosa.
·
2) L'esportazione. Dovrebbero sussistere,
per un certo periodo di tempo, fino cioè a completo rifornimento interno. i divieti d 'esportazione di prodotti alimentari (salvo i generi di lus'
so).
Dare il massimo incremento all'esportazione
di merci di lusso e voluttuarie, ed in genere a
tutte le merci manifatturate, le cui materie prime vengono da noi importate.
Per tutti i generi d'esportazione aver sempre
presenti le norme :
- massima correttezza nel corso degli affari;
- assoluta e costa11te fedeltà al campionariò;
- dividere, quando ne è il caso, le merci in
tre categorie che dovranno esser tenute costanti
per prezzo e qualità : merce corrente, buona, e
ottima;
- massima cura negli imballaggi e nell'aspet_
to esterno. Sono sempre preferibili e preferiti
gl'imballaggi in iscatole di aspetto elegante e di
varie dimensioni corrispondenti al peso esatto,
dai 100 grammi al chilo.
- pubblicità, anche all'estero.

***

La conquista dei mercati stranieri, per prodotti italiani che non siano vino, pasta, agrumi,
cappelli, ecc., non sembra delle più facili. ·
Sarà più faci!e quando i principi: generali suesposti saranno fedelmente osservati e quando
le ditte ·fabbricanti italiane daranno ai loro prodotti marche italiane, invece che affibbiare stupidamente .false marche straniere.

83

LE I . I. I. - - - ·- -

r-- -

-

-

=- - - - - - - - - - - - - =- - - - ==- - - - - - - - - =

All'inizio deUa guerra vennero introdotti facilmente in Isvizzera vari prodotti dì recente · fabbricazione italiana che ebbero subito grande
successo. Così, dei gemelli per polsini, delle
spill~ da cravatta imitazione perla, delle bretelle, ecc.; tutta roba fabbricata a Milano ... che
si vendeva qui sotto nomi diabolici o sotto mardhe astruse, quasi fosse una vergogna per il
commerciante il vende:t,e e per il cliente 1•acquistare degli articoli di fabbricazione italiana.
Eppure i successi del nostro Borsalino, per
esempio, dovrebbero essere una buona lezione
per questi fautori del mimetismo commerciale.

***
Ora, ie credo che per dare un vero e grande
sviluppo ali' esportazione italiana del dopo
guerra occorrerebbe creare un org~nismo ad
hoc, una specie di sindacato generale d'esportazione, che riunisca grandi e piccoli esportatori, per un'azione comune.

Ciò permetterèbbe una vasta ripartizione e,
per -conseguenza. una notevolissima diminuzione
delle spese principali di: viaggiatori (ognuno
dei quali potrebbe viaggiare per conto di diverse case, preferibilmente, però, tutte dello stesso ramo d'industria), · di pubblicità, ecc. E permetterebbe forse anche la creazione di campionari permanenti all'estero, che sarebbero - se
bene organizzati e con criteri moderni - di
grande utilità.
Questo « sindacato generale d · esportazione »
organizzato all'interno del Paese, potrebbe appoggiarsi, all'estero, sui vari e sui principali osservatorr ideati dalla rivista le I. I. I., i quali diverrebbero così un organismo più concreto, potendo fornire, oltre che notizie e notiz1ole d' indole generale o particolare, veri e propri rapporti confidenziali e documenti su questiòni .di
interesse vivo per l' espar.sione italiana, suggerendo anche la possibilità, la facilità e la convenienza di piazzamento di questo o di quel}' articolo su ciascun mercato in particolare.
Ottorino Palomba
del R.. Consolato Gen. di Ginevra



011avio Moretti
Presiden e d e lla. Federazione Nazionale L a u r e a li
Scuol e Professionali

Linee d-i · novi-goz1 one interna. e
relativi naton-ti
.

.

Uno degli impellenti e vasti problemi naz10 - in un giornale quotidiano la necessità di naviganali, che avrà ripercussione immediata e pro- zione lungo l'Arno da Firenze a Pisa, e del tronfo nda su lo svolgersi della intera vita commer- co Firenze-S. Giovanni Val d'Arno, per rendere
cialie economica del nostro paese, e che ap- · m~no costoso il trasporto delle ligniti ed altri
p unto per questo deve avere la precedenza so- combustib_i1i che ìn quella ·vallata ahbdndano e
p ra ogni altra opera nazionale, è quello della che necessità industriali richiedono siano tra. avigazione Interna.
ecessita quindi che ogni sportate in altre destinazioni.
pratica riferentesi a questo soggetto, per un doEd ancora un'infinità di tali opere si vanno
,veroso sentimento di. progresso e per spirito di compilando da tecnici e studiosi, · che con giue mulazione , abbia corso rapido e facile attua- sta visione intravvedono gli immensi beneficii
zione. Non subire la sorte di altri progetti che che acquista una razione dotata di una estesa
per lunghi pe-riodi di tempo restarono inattua- rete di canali nav.igahili. Anche al di là dei nobili dovendo sottostare al giudizio di manovre .stri con.fini, ·in Francia specialmente, il problema
elettora l1, che ,il}. più delle vo'lte, .fissandosi su op- della navigazione interna . si è reso impellente;
p osti concetti di principii individuali, sacrifica- infatti senza , titubanza, con vero slancio . di e n o alle lor-o ~dee ed al loro pensé;lre ciò che può mulazione, si sta rendendo navigabil~ persino
rappresentare l'avvenire della na;z:ione. Si ag- il Rodano, per quanto sia un fiume di fondo
giunga a questo le diffìco.ltà rappresentate dalla ghiaioso e molto accidentato, con rilevante pendefìcenza di mezzi finanziari, i contrasti per ti- · denza, alte cadute e forti correnti, e ciò perchè,
m ore di concorrenze da pa:Tte di alcune ferrov.ie, ad .o nta di tutto questo, .i giusti calcoli maternae tutti gli interminabili motivi causati da ·quella tici portano a constatare, che mentre una torinelintricata rete di regolamenti che rappresentano lata di •grano costa di trasporto a mezzo ferro1' inevitabile Via Crucis, attraverso la quale ogni v.ia da Marsil!lia a Ginevra L. 27, 20, per mezzo
pratica deve passare. La linea Milano-Venezia, della linea fluviale del Rodano costerà solo
che fu per oltre un trentennio osteggiata dalla L. 13,401 Da ciò emerge vieippiù la grande utilità
nostra miope, gretta, svogJiiata, ed opprimente e importanza· commerciale che i canali navigabili
b urocrazia statale, segnò fil principio di altre offrono al paese se utilìzzati quali sussidiari delgrandiose o·pe1·e di tale specie, che oggi per me- le ferrovie per trasporti di merci. Certamente il
glio svolgere le necessità commerciali del paese, trasporto fatto 9- mezzo ferrovia, è più rapido.
non debbono più giacere sotto forma di proget- ma non tutta la merce viaggiante è pressata dai
to, ma essere prestamente attivate. Innestata su bisogno di una più o meno rapida velocità. Quella magistrale Milano-Venezia, vi è pure la di lo che è fatto indiscusso è che il problema
· già studiata ljnea navigabile che deve congiun- della navigazione interna oggi nippresenta uno
gere Piacenza-Cremona-Mantova, e, utilizzando dei principali coefficenti e. per il rifiorire delTa
p oi le acque del Mincio, proseguire fino al Lago nazione, quindi deve assolutamente essere svoldi Garda, oggi totalmente italiano. Vi è quindi to con la massima operosità.
l'allacciamento del futuro progettato grande Porto di. Milano col Lago di Como e Maggiore , con
***
prose~imento fino a Torino.
Ciò premesso, una spontal)ea ed imperiosa doMolte ancora se ne potrebbero citare di queste manda si affaccia subito alla mente di ogni buon
p ere tutte in istato di studio o progetto avan - osservatore. Attivati i progetti, costruiti i canali,
za to : ricordo di avere letto pochi giorni or sono resi navigab.ili i .fiumi, quali mezzi pratici utiliz1

LE I. I. I. == = - = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - zeremo per il trasporto delle merci? Barche?
Barconi? Con quale struttura? Con quali mezzi
di trazione?
Qui la mente perplessa e dubbiosa si arresta
quasi sgomenta pensando ai mezzi adoperati sino ad oggi. Infatti, in un'epoca di progresse come la nostra dove il fattore velocità è il maggior
coefficente di successo sorprende e stupisce non
poco il veder lungo i noitri navigli con quali
mezzi primitivi si effettui ancora il traino dei
natanti carichi di merci!
Sulle più o meno larghe strade &a le quali,
silenti, scorrono le quiete acque dei navigli, sivedono avanzare con . passo automatico lenti,
svogliati, vecohi animali, cavalli, asini, muli,
spettri viventi di una vigoria passata, dalle membra fiaccate da! lungo lavoro che ]i ha esaurjti,
e con una corda al collo tirano enormi carichi i
quali, mercè questa irrisoria foTza motrice, solcano l'acqua con una velocità non supexiore a
tre chilometri aU 'ora se l'imbarcazione si sposta in direzione della corrente, che diventa ben
più piccola se l'azione di trazione è fatta contro-corrente!
Se tutti i nostri a bili studiosi non hanno trov ato opportuno · applicare a dette imbarcazioni
motor.i meccanici che ne favoriscano la velocit.à,
,p el noto inconveniente della risacca, che corrodendo· le sponde può provocare frane suJJe strade laterali del naviglio, non è una buona ragione perchè abbiano a sospendere ogni studio ed
a rrestarsi alla prima difficoltà. Siam·o giunti in
un'epoca ove ogni mente elevata deve esplicarsi
nel trovare, nell'ideare ciò che può essere di uti..
lità al Paese, anzi qui ci troviamo di &onte
ad un •fatto di prima necessità, perchè, impr imendo una notevole velocità ai natanti, si avrà

una maggiore facilità di trasporti. È una vera
lacuna della nostra industria di navigazione, che
buone menti e ferree volontà debbono concorrere per colmare.
Nei nuovi costruendi canali ove le sponde saranno fatte in cemento aTmato sarà possibile ogni sistema di motore, ma gli attuali navigli richiedono congegni speciali i quali agendo al livello dell'acqua imprimano al natante una conveniente velocità. A tale proposito già sono stati iniziati vari studi e progetti : auguriamoci che
la cooperazione generale di tutti coloro da cui
tali pratiche dipendono possa portare a rapidi e soddisfacenti risultati .

***

Riassumendo quanto esposto, 'pel nostro commercio e le nostre industrie occone una vasta
rete di canali navigabili e un elevato numero a i
natanti, dotati di motori speciali atti ad imprimere direttamente considerevoli velocità. E l' attuazione immediata di tale opera recherà un a ltro inestimabile ed immediato beneficio al1a n ostra Nazione.
·
Aprendo vasti campi di lavoro ove possa
trovare sicuro e rimunerativo impiego l'operaio
che do~ani, forse oggi stesso , col termine della
produzione di materiale bellico, si tr overebbe
privo di lavoro. avremo fatta opera di previde nza e di pacificazione sociale.
Assicurato il lavoro, il cittadino italiano non
emi<:?Terà nuovamente in lontane s traniere contrade in cerca di fortuna o del' pane pei suoi
bimbi. ma sarà fiero e felice di dare la forza vitale delle sue b1"accia, tutta energia del suo
essere, per avvenire e. la grandezza della sua
rinnovata Nazione.

r

r

Ottavio Moretti
Presidente della Tedera2;ione Nazionale Laùreati
Scuole Prof'essionali

I



Guido Marangoni
Depu ta.io al Parla men to

P er 16 rin a. s c.ita.
dell'arte indùstria.le
,

G. B. GIANOTTI

.

E L'OPERA

Anatole France si chiedeva giustamente un il genialissimo scrittore francese constatava cogiorno per quale strana aberrazione si sia per me da quella deplorata ed infelice distinzione

G . B. Gianotti: Sala da pran zo per lo scultore Castiglioni (IMilano)

tanto tempo riconosciuta una distinzione netta·
e precisa -fra le arti cosidette belle e le arti
decorative. Negando che le forme d•arte industriale, benchè più intimamente legate alla materia, non possano elevarsi alla bellezza pura,

sia scaturito un duplice danno: le arti decorative
sono rimaste avvilite e<l inceppate, mentre, dall'altro lato, le belle arti, isolate bigottamente e
privilegiate di fronte alla pubblica opinione, ebbero a soffrire l'oblio che dell'isolamento è con_

87

LE I. I . I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = = --------====~

G . B. G ianott i : Angolo di sala del Banchiere Dellepiane (Buenos A ires)

seguenza , e si videro minacciate ·da quegli stessi
pri':'ilegi -onde le si vollero esageratamente favonre.
- Bisogna lodare altamente quanti lavorano a
. distruggere questo vecchio pregiudizio - concludeva l'autore di Bergeret, p01chè dev •essere
oramai profonda in tutti la nuova conv.inzione :
non esistono due sorte d'arte, esiste una sola arte al tempo istesso industriosa e grande, un'arte che si prodiga ad allietarci la vita moltiplicando intorno a noi ;le belle forme, ad esprimere
dei pensieri b.elli!
Nella · rinascita delle forme decorative il
France seppe molto acutamente intravvedere la
possibilità di ridare all'arte piena ed intera la
sua funzione sociale, bene intuenclo come l'espansione dell'arte e del bello risulti dalla costituzione intima delle società : è degno di una
umanità rinnovellata il compito di schiudere a
tutti gli esseri pensanti la libera partycipazione
alle nobili emozioni suscitate dall'opera d'arte,
è lodevole la tendenza ad arricchire la vita degli umili iniziandoli a comprendere ed amare
la bellezza dell'arte e della natura. Le lezioni di
bellezza fornite agli aTtigiani conforteranno il
loro spirito ottenebrato dall'estenuante lavoro
e quelle sane visioni estetiche loro aperte davan_

88

ti agli occhi daranno al loro pensiero un volo
più armonico
Quel Roger Marx che Anatole France presentava al pubblico di Francia quale apostolo del1' arte sociale, il pl'limo a mettere in luce la missione civilizzati:ice ed educatrice dell'arte nel1a
vita moderna, · il più convinto assertore della nec.essità di restituire alla decorazione il posto che
le compete nel coro delle arti belle , reagendo
contro un altro diffuso pregiudizio inteso a , non
separare la nozione dell'arte dall'idea del lusso,
del Museo, dell'a'lta coltura, ben si rifaceva a
ques~a acuta affe,r mazione di Leone T olstoi :
« Noi siamo abituati a comprendere nel campo
dell'arte soltanto ciò che vediamo nei Salons,
nelle gaHerie, ciò che ascoltiamo nei teatri e nei
concerti. Ciò non è che una parte infinitesimale
di quell'arte la quale rappresenta un trait-d' union fra gli uomini. La nostra esistenza è rietnpita da ogni sorta di opere e di impressioni artistiche: dalla berceuse della mamma accanto
· alla culla, all'ornamento del nostro vestito, dagli
offici religiosi alle processioni solenni. Noi chiamiamo arte non già la forma di attività che traduce i nostri sentimenti, ma solo una piccola
parte di quellc1 attività ... >>
Ro,ger Marx si additnostrò, inoltre, uno dei po-

- - - - - - - - = - - ·-=== == - = ,-== === ===

G. B. GIANOTTI E L'OPERA SUA

G . B. Gian,otti : Salotto per il doti. Crovetto (Buenos Aires)

chi esteti contemporanei non scioccamente acca- .
niti contro le conquiste della scienza, non partecipe all'unisono di deprecazioni onde la gente
di corta vista si indugia tuttora contro i progresi de:la meccanica scorgendo in essi, molto a
proposito, un'insidia al sentimento del bello
ed alle sue molteplici manif.estazioni.
Egli sostenne anzi ·come le scoperte della
cienza, benchè a tutta prima possano apparire
in opposizione all'essenza dell'arte, finiscano
e mpre per giovarle. Bisogna però adat.t arsi ad
acgU:istare i vantaggi durevoli e cari alla collettività in cambio di piccole perdite trascurabili
nel rit:r_no inesorabile dell'evoluzione. Ma · la traformazione non è decadenza. Le arti non scompaiono, come temono i puritani dell'estetica,
quando subiscono una metamorfosi sotto la spinta de'l modificato gusto e delle nuove inesorabili
tendenze sociali.
Il fatto che esse si espandono non vuole nemmeno dire che si abbassino.
Tutti ricordano quali male accoglienze abbiano salutato le applicazioni della fotografia nel
c ampo dell'arte, insieme ai processi di riproduzione meccanica da essa derivati. Ebbene, oggi

si può tranquillamente constatare co.m 'essa abbia danneggiato solamente i copisti senza turbare i creatori; si pu_ò sicuramente affermare come
nessuna scoperta, più della fotografia ,. aobia efficacemente aiutato la formazione del gusto e
della cultura estetica nelle moltitudini!
Dei nemici appassionati d'ogni progresso mec~
canico , dei timorosi di ogni loro ripercussione
nel campo dell'arte, fu esponente massimo il
Ruskin, al quale Roger Marx ebbe giustamente
a rimprove:r;are di non aver çompreso come rasservimento di nuove forze alla volontà dell 'uomo venisse a sollevarlo dalle cure più pesanti,
crescendogli il potere, alzando il livello della sua
esistenza: - il lavoro si spiritualizza, guadagna
in elevazione ; alla creatura di ferro e di acciaio
la parte materiale del lavoro, alla creatura d i
carne e di spirito il compito di regolare, di pensare ...

***
A çliffonde:r;e adunque l'amore e il culto del1' arte, di tutte le arti, conviene incoraggiare · e
promuovere lo sviluppo delle forme decorative ,·
quelle che più facilmente arrivano al gusto delle

89

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = - - - = - - == ==

=

mo riempiti i nostri salotti ora di ninnoli giapponesi e cinesi, ora di sguaiate aberrazioni teutoniche, ora di insipide frivolezze parigine, dimen_
ticando i saggi gentili ed aggraziati di quei superbi artefiéi della Rinascenza nostra, non sdegnosi, fra un capolavoro e l.' altro, di elaborare
decorazioni, di modellare · piccoli oggetti ad insignire gli interni del~e maestose costruzioni pubblic'4e loro contemporanee, erette dal loro genio
e dalla loro istessa mano.
In conclusione : l'Italia, predestinata ad essere per definizione, per diritto ereditario, in nome
di parecchi secoli di supremazia estetica, la patria classica di tutte 'le forme moderne di arte
applicata, ha permesso che tutte le industrie artistiche restassero, fino ad alcuni decenni addietro, un esclusivo campo di sfruttamento francese avanti di diventare monopolio deir invadenza tedesca, riuscita, dopo il 1870, a stabilire
la propria egemonia appropriandosi i nostri modelli e vincendo ogni concorrenza mercè fa sua
potente e sagace organizzazione .
È dunque urgente un tentativo di risuscitare
quel~e arti ornamentali che formarono un tempo l'orgoglio e la caratteristica d •ogni regione
italiana·. Il nostro paese offre delle maestranze
C. B. C ianotti: Particolare di sala (Palazzo Dellepiane . - ideali, secolarmente preparate ajle industrie ar,Buenos A ires)

moltitudini; applicate a tutti gli oggetti di uso
comune, poco per volta preparano quel gusto
ad apprezzare le manifestazioni estetiche superiori. A questo scopo supremo io ho proposto di
recente al Sindaco di Milano di assumere personalmente e in nome del Comune della metropoli
lombarda l'iniziativa di una grande esposizione
d'arte decorativa aa tenersi nell'immediato dopo pace al fine di spingere le nostre industrie
artistiche ad uno sforzo deci~Ìvo per vincere la
concorrem:a straniera e . specialmente tedesca,
offrendo al nostro popolo, artista nato, il modo
di applicare ad un lavoro attraente le sue qualità geniali ereditarie e di contribuire efficacemente - col1a vagheggiata mostra - alla educazione del sentimento artistico delle folle. Notavo ancora, nella ~ia lettera aperta al Sindaco
di Milano , c9me una saggia politica di governo,
un molteplice ordine di provvedimenti adatti a
disciplinare e valorizzare le capacità estetiche
delle nostre masse lavoratrici, potrebbero aprire
una vera scaturigime di ricchezza per· il paese,
potrebbero dare impulso ad industrie assai rimunerative applicando la forza produttìva di larghe maestranze a fatiche simpatiche e gradite,
perchè rispondenti al temperamento dei nostri
operai. Invece noi abbiamo finora adornate le
case e le ville. le scuole ed i pubblici edifici se. guendo i discutibili modelli oltremontani, obliosi
dei nostri insigni maestri dei secoli d'oro; ·abbia-

90

C. B. Cianotti : Ingresso d'ascensore (Galleria FLo~ida) Buenos Aires)

G. B. GIANOTTI E L'OPERA SUA
tistiche, offre un mercato eccezionale, poichè a
guerra finita dovrà pure essere ripreso il pel!egrinaggio degli amatori internazionali della bellezza attraverso le nostre città; peHegrinaggio di
forestieri destinato ad accrescersi man mano verrà diffondendosi la cultura in ogni paese del
mondo ad acuire il desiderio di conoscere in
questa nostra terra la maggior cul!a della civiltà
meditelU'anea; · pellegrinaggio internazionale a
cui dovremo una buona volta poter offrire coi
md.eri dei vecchi insigni monull).enti, colle meraviglie pittoriche del Rinascimento, anche qual.
che saggio della nostra non del tutto spenta
virtù estetica creatrice.
Se si pensa che molte industrie artistiche straniere sono venute fiorendo mercè la nostra mano
d'opera emigrata, conviene riconoscere impellente il dovere di utilizzare in Italia il ricco patrimonio nostro, costituito dalla genialità di no.stra gente!

***

La grande mostra d' arte ·decorativa che si pre_
p ara a Milano , raggiungerà _a dunque il suo fine

G. B. Gia,notti: Mosaico stilizzato.

precipuo : quello di indicare nell'arte uno strumento efficace di vita e di beneficio economico
· e capace · di ricondurre il popolo italiano alle sue
alte tradizioni estetiche, risuscitandogli la nozione e l'emozione della Bellezza, il culto, il ·gusto,
la gioia delr arte alJietatrice della vita, deir arte
·c he non può continuare nel tempo nostro ad
essere un privilegio delle élites.
E mentre già nelle poche e benemerite officine italiane d'arte applicata fervono i preparativi
per la grande prova decisiva al richiamo del Municipio di Milano, non credo inopportuno passare a rapida rassegna quelle maggiori industrie
che sono destinate a partecipare valorosamente
.al grande agone.
Ho già avuto occasione, i'n altre colonne, di
illustrare le glorie ceramiche antiche e moderne
di Faenza e di esaminare i migliori prodotti contemporanei del.la nobilissima e attraentissima
« arte del fuoco ».
Oggi mi propongo di occuparmi della produzione vasta ed eclettica di un artista italiano di
straordinaria fantasia e dotato di un attuoso spi_
G. B. Giano'tti : Cabina d'ascensore (Galleria F lorida rito di iniziativa : il pittore Gianotti, il quale. doBuenos Aires)
po aver raccolto e pur raccogliendo tuttora bril-

91

LE I. I. I. = - = = = - - - - - - =-===== = -= - =--- =-= - - - = = - -= = - = - -

G . B. G ianotti: Vetrata decorativa.

1anti successi di espos1z1one coi suoi paesaggi,
non ha sdegnato e non sdegna di dedicare entusiastic'he· fatiche alla produzione di . bellezza
ornamentale.
Ed è _riuscito anzitutto , con molto acume e
con artistica finezza di anelito , a crearsi uno stile
aecorativo tutto suo e personale : uno stile che è
la negazione di tutti gli stili tradizionali malamente rimessi a nuovo in mille rifrazioni e degenerazioni dai decoratori dozzina,li. Il Gianotti
ha sdegnato per principio ogni imitazione del
classico, ogni mala copia dell'antico, nella giudiziosa convinzione che gli stili delle varie epoche p,;tssate - figli ciascuno di speciali ·atmosfe_
re storiche, di speciali bisogni , di singolari condizioni economiche e di determinati stadi d'evoluzione del gusto - rappresenta oggi una stonatura negli ambienti moderni , dove la vita si imp ronta a nuovi aspetti , a mutate necessità ed
a caratteristiche sui generis. Nulla di più grottesco della sala da pranzo medioevale coi campanelli elettrici appesi al lampadario polveroso,
nu1la di più ridicolo del seggiolone tarlato che si

92

pavoneggia nei suoi secoli d i nobiltà accanto ad
un termosifone ultimo modello, niente di più
ineffabilmente stupido della credenza quattrocentesca entro la · quale si allineano le bottiglie
di liquore e di champagne colle marche sesquipedali e le capsule luccicanti, ultimo prodotto
dell'industria odierna l
Epperciò , il Gianotti ha diretto i suoi sforzi
intelligenti - quando , beninteso, l'imperativo
categorico del committente non gli si imponeva
- ad imprimere alle sue creazioni decorative
un carattere schiettamente .moderno tanto nella
maggior praticità e comodità della foggia, come
nei particolar: dei motivi ornamentali. Ed è suo
grande merito quello di aver capito che un artista non può limitarsi alla pittura del s·o ffitto, al
disegno dei mobili o dei panneggi. Egli comprese la necessità di provvedere a tutta la decorazione di un ambiente : da,l pavimento alla volta .
Così il suo stabilimento lavora indifferentemente il legname ed i metalli, il cuoio ed il mosaico,
modella i bronzi e dipinge le vetrate . Nei diversi reparti si producono contemporaneamente

- - - - - - = = - - - - - = - - = = = =- = = = = = =- = G. B. GlANOTTI E L'OPERA SUA

G. B. Gianotti: Vetrata nel ristorante

<1

Florida» (Buenos Aires)

i bei mobili leggiadri, quasi sempre signorilmen- ed agli insegnamenti metodici. L'istinto ·randate patinati · a tinte oscure, di suprema eleganza,
i genia'li ferri battuti maestrevolmen~e concepiti
ed eseguiti dal Rizzarda (un allievo del Mazzucchelli, che ha ormai .superato il maestro nel gar_
bo e nella finitezza delle esecuzioni), le ricche
vetrate decorate ora a paesaggi fantastici, ora
a composizioni figurate, le quali vetrate, oltre
allo scopo decorativo, si propongono, a tutta ragione, e raggiungono quello di ammorbidire, attenuare e padroneggiare la luce in tenui sfumature adatte ai vari ambienti, i mosaici, ai quali
il Gianotti escogitò nuovi e più vasti orizzonti
decorativi cpn unà sagace riforma tecnica, aprendo loro .nuovi e più liberi campi di applicazione.
·
Tutto quanto esce dall'officina d'arte del Gianotti ree-a la stigmate di un pensiero decorativo
affatto originale ed ardito, rispecchiante la personalità audace e vigorosa di questo artista di
eccezione, dall'anima moderna e squisitamente
ensibile. •

gio lo spingeva all'aperto, verso le ispiratrici bellezze del paesaggio naturale e delf aria libera.
Errando per la Conca azzurra in cerca di soggetti, si ferrpò per caso a Nizza ed a Montecarlo
nel periodo in cui questi centri internazionali di
vita mondana ed elegante cercavano il loro pieno sviluppo aggiungendo alle meravigliose bellezze naturali quelle artificiali, elevando lussuosi
edifici, creando splendori ornamentali ed ogni
raffinàtezza di comfort a maggiore richiamo della foUa semp_re più . numerosa di ospiti internazionali.
E in quella febbre di creazione edilizia iJ. Gianotti sentì nascere e fiorire il proprio .talento di
decoratore, venne attratto nella gara degli artisti
chiamati a partecipare alla preparazione di quel
falansterio di lussç> e di godimento ·ohe Nizza
e Montecarlo aprivano ai fortunati · di tutto il
mondo.

***

E come l'elegante pittore di marine e di paeaggi, ben noti al pubblico delle nostre e~posizioni, ha potuto mutarsi in un principe della decorazione?
Vale la pena di indagar lo. .
Nato poco piµ di quarant · anni addietro in
quella luminosa e pittoresca V aJle di Lanzo T orinese che è tanto ricca di uomini intelligénti e
tenaci, dopo aver assorbito nelle tradizioni valligiane l'amore delr arte e l'istinto della bellezza
decorativa, il Gianotti compì i primi studii saltuari e disordinati nell'Accademia Albertina di
Torino e presso g.Ii ateliers di alcuni r>ittori de!J capitale del Piemonte. Ma il suo ingegno sbrigliato male si adattava alle regole àccademiche

G. B. Gianotti•: La pietd (Mosaico lombardo)

93

LE/. I. I
rilità, ad Ostenda, dove, chiamato a decorare
una sala, il Gianotti finì per restare sei anni, lasciandovi opere di grande importanza ornamenta:e nel palazzo del Municipio, in quello della
Società Letteraria, nel Grand Hotel, nello Splendid Hotel, nel Royal Palace Hotel ed in una infinità di case 'Particolari iHeggiadrite dalla fantasia del Gianotti, inesauribile nel concepire ed
eseguire con rapidità fulminea le più bizzarre
ed originali pitture murali.
.
Da Ostenda passò ad Anversa, a Namur ed
a Bruxelles, dove cominciò a dedicarsi alla decorazione integrale disegnando il mobilio, i bronzi, le stoffe, dopo aver insignito le pareti ed i
soffitti delle proprie creazioni pittoriche. A Bruxe:les iniziò anzi la fabbricazione dei mobili nel
propri<? studio per curarne meglio la perfetta
esecuzione.
Dopo un viaggio in Inghilterra a studiarvi i più
moderni metodi decorativi, il Gianotti volle tornare in Patria e si fei:mò a Milano per accingersi
ad alcuni lavori per conto di terzi nella Esposizione. Mondiale del 1906. E deciso di . stabilirsi
nel:a metropoli lombarda, come nell'ambiente

c...: B.

Gianott1 : Vetrata decorativa .

Nel 1899 partecipò al concorso indetto dal Municipio di Nizza per allestimento dei carri ufficia:i destinati a sfilare, nei giorni del celeberrimo carnevale davantj agli occhi trasecolati di
un pubblico accorso da ogni parte . La fantasia
esuberante deW a.rtista italiano superò tutte quelle dei concorrenti internazionali nell'immaginare
con doviziosa varietà di effetti non soltanto le
foggie strane e nuove dei veicoli carneva:eschi,
ma ben anche una sfarzosa i:!luminazione a colori di Nizza e di Montecarlo. Onde la prova
magnificamente vinta gli valse una improvvisa
notorietà, nonchè messe insperata di ordinazioni: dovette subito accingersi, per incarico del
Municipio di Nizza (che aveva speso quasi mezzo milione a realizzare il progetto Gianotti per
le feste carneva,l esche di q 1 1ell' anno), alJa decorazione del Museo Jeanne D' A re, della chiesa di
Drop, di molti edifizi privati, del Cirque de Nice
e della F olie Bergère della quale dipinse le scene graziosissime.
· Frattanto la fama del giovane artista italiano
era arrivata ad un altro grande centro di signo-

r

94

G. B. Gianotti: Pannelli per1 vetrata.

- · - - - - - - - - = - - - - = =--- - ==-== = == G. B. GIANOTTI E L'OPERA SUA

p iù adatto allo sviluppo della sua industria artistica, vi impiantò nel 1909 il proprio Jaboratorio.
Il primo lavoro di una certa importanza uscito
da q·u el laboratorio fu l'ammobiliamento comp :eto per la casa del Comm. Besana ai Boschetti :
opera di squisita eccellenza, che costò all'autore
enormi fatiche e sacrifici senza dargli adeguato
compenso morale e materiale. Fu d'uopo, al
b uon successo dell"ardua impresa, di cel'care ord inazioni all'estero. Un salone di stile impero
eseguito per i,l senatore Ballester di· Buenos Aires
sollevò un vero entusiasmo nella capitale a,rgentina, dove, per la· lunga abitudine tributaria alla
d ecorazione francese ed inglese, non si voleva
credere che opera così perfetta fosse stata eseguita in Italia
Il Gianetti fece persuasi gli scettici d'oltre mare inviando laggiù un nuovo salotto per lo stesso
d ottor Ballester. non più eseguito in uno stile
classico obbligato, ma secondo il suo gusto, e il
suo s_tile personale, libero, senza sguaiate ricerche di origina:ità a tutti i costi, ma assolutamente
nuovo come linea, come concezione e come
intento decorativo.
Così l'arte del pittore italiano cominciò a comp etere vantaggiosamente con quelle ormai tradizionalmente accettate in Argentina e vantò nuove superbe vittorie colle sale nel palazzo del
b anchiere DelJepiane, colle decorazioni del
Club di Salto e colle vetrate per il dott. Miguel
e l' ammohigliamento pel dottor Crovetto di Buenos Aires, il quale volle tutto il proprio palazzo
d ecorato dal Gianotti, cominciando da-i balconi

G. B. Gianotti: Camino nel palazzo Crooetto (Buenos Aires)

di ferro battuto, per passare ai parquets, ai lampadari, alle_ vetrate, ai mobili, ai bronzi, agli
oggetti d ·uso comune.
Tutte le ricche famiglie italiane ed argentine
andarono a gara nell'assicurarsi l'opera del Gianetti, il quale moltiplicò le proprie energie e
diede la massima misura del suo talento ornamentale decorando completamente la magnifica
Galleria Florida di Buenos Aires, eretta dalrarchitetto Francesco Gianetti, suo frate!lo, e i'l magnifico palazzo della Confetteria del Molino dell'italiano Gaetano Brenna, un palazzo che ha
tutta la facciata ricoperta dal mosaico lombardo ,
ideato dal Gianetti, e tutti i balconi in ferro battuto , eseguiti da quel Rizzarda di Milano a cui
ho già accennato come all'artista che ha ormai
superato tutti i rivali in questa nostra vecchia
nobilissima atte .
Poichè è duopo notaTlo, tutte le decorazioni
dei Palazzi di Buenos Aires vennero dal Gianotti disegnate ed eseguite a Milano, e poi spedite oltre oceano per la messa in opera.
Peccato che questo lavoro colossale sia rimasto interrotto dalla guerra e sopratutto dai divieti
d · esportazione non sempre giudiziosi : mentre
andavano tranqui:lamente ali' estero, prqtetti dalle Deroghe, i prodotti utilizzabili da] nemico, si
proibiva alla nostra industria decorativa di
muovere i suoi passi vittoriosi sulla strada così
bene iniziata l

** *

G . .d . G 1anotti: Vasq decorativo (Mosaico tomba«-do)

Strano a rilevarsi. Mentre il Gianotti ha potuto
mietere così abbondanti allori all'estero, facendosi tanto favorevolmente apprezzare anche neL
le Fiandre , dove è tanta luce di tradizione decorativa, in Francia, dove lo sfarzo ornamentale è
tenuto sempre molto in onore, a Buenos Aires,
dove ebbe a lottare vigorosamente contro la

95

LE I. I. I.

G. B. Cianotti: Balconata in ferro battuto («Confetteria del M ofino » - Buenos Aires)

concorrenza tedesca, francese . ed inglese, non
ha potuto ancora raggiungere in Italia la notorietà alla quale può, a tutto diritto, aspirare.
L'anno . scorso, presentandosi ad una esposizione milanese col pittore Ugo Martelli e gli scultori Dal Bo e Brozzi, il Gianotti offrì all'ammirazione del pubblico alcuni saggi del suo mosaico lombardo e alcuni lavori di finissimo intaglio.. Ebbe lodi dalla critica e riconoscimenti incontrastati. Ma la sua eccellenza di decoratore
non solo non è tuttora -apprezzata : non è neppure conosciuta.
Gli è mancata finora l'occasione di presentare
al pubblico italiano un intero ambiente da lui

decorato : per ciò la sua valentia, la sua fantasia
inesauribile e il suo proteiforme ingegno non
ebbero finora campo di esplicazione e di vittoria.
Forse questa occasione gli verrà offerta ·dalla
sala che egli sta allestendo per il Consiglio Proviciale di Ferrara, neBa quale tutto, dagli stalli
al soffitto, dai pannelli di mosaico ai graffiti delle pareti, sarà opera e concezione del valer.oso
artista piemontese.
Il quale avrà certamente un'altra magni.fica
prova di affermazione nella grande mostra d'arte
decorativa del Comune di Milano, destinata ad
essere presto lln fatt~ compiuto.
G u ido M arangoni
Deputa to al Parlamento

/

Prof. Giovanni Salemi Pace
Direitore d ella R. Scuola di Applica z i one
per g li Ingegne ri e gli A rchitetti in P alermo

La. riforma. delle Scuole di Ap"'
plica.zione degli Ingegneri per
lo sviluppo . e l'incremento
delle nostre industrie
Le necessità dell'ora p::.-esente ci fanno conoscere ciò che oi abbiamo pur troppo perduto
nel corso dell'ultimo mezzo secolo, nel fervore del nostro risorgimento politico, cioè la chiara ed immanente concezione che lo sviluppo e
l'incremento delle industrie nascono dalla Scienza del bene e del male, da questo primo mistero che fu posto all'uomo, primo fattore cosmico su!la terra, perchè meditando e lavorand o coordinasse i doni inestimabili sparsi su di
essa e ovunque li mettesse in valore; onde siamo anche caduti nell'errore di ritenere siccome
fàtale ed irrimediabile condanna la diversa distribuzione dei doni della natura sulla terra, e
Ìa superiorità quindi di talune regioni sulla nostra, sol perchè quelle ci sono apparse più della
n ostra favorita da tafoni fattori, pur prevalenti ; e
non ci siamo ,g u:irdati attorno, e non abbiamo
pregiato abbastanza i doni a oi asseQ"Ilati e n o n
a:bbiamo valutato .del tutto il loro pe;o e '1a loro
funzione e non abbiamo invocati i lumi ed il
soccorso' della Scienza e non abbiamo avuto fede alile proprie forze. Di che i più astuti, o meg]io, i p.iù diligenti, profittando,
oi ci siamo
trovati sorpresi da!la loro attività, con la quale
essi hanno saputo mettere in valore le loro dotazioni, e per la quale, sostituendosi a oi stessi
nella nostra ignavia, ci siamo trovati quasi non
più padroni delle nostre stesse ricchezze.
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N ·

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Co s1' l a G ermama
nspe o a
01 e nspe o
ben anco agli altri Stati d'Europa.
• h
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l
eon l e sue ncc
ezze mmerane con a sua perseverante attività, con le estes~ iniziative, con
l'
T d 11 S •
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.
l
ausi 10
e a c~enza e e ' a ecmca, con a
potente
dello
d
l d cooperazmne
·
d
·
d. Stato,
., 1· Scon• la frode
.
e _um pmg, ommava 1 _gia g 1 tah europei.
Era ~"?o vanto e nostra vergogna!
Ma l ,1 mmane guerra da essa stessa scatenata
sull'umanità ci ha, tra innumerabili dolori, richiamato al mistero!
Sopratutto ci ha richiamato su i nostri errori
e a ricordarci che , nella Scuola sapientemente
organizzata, dai più alti gradi ai più, modesti gradini professionali, sorretta da tutte le forze vive

7 - I. I. I .

della N_azione, si maturarono la cultura e lo spirito di intraprendenza, da cui deriva la forza delle industrie. Per il che, non basta voler essere
industriali, ma per esserlo davvero bisogna, come bene a proposito ha scritto un nostro illustre
Maestro, « studiaire i provvedimenti tecnici delle industrie e il loro fondamento scientifico.
Siamo stati quasi inclini a credere che la Scienza fosse un bello ornamento sociale e lo studioso
un idea1ista degno di 1grande rispetto, ma che
nè l'una nè ì' altro fossero una necessità industriale .
« Ora cominciamo a convincerci del contrano.
· « È necessario adunque che anche da Noi si
pensi anzitutto a riorganizzare la Scuola; e se
non è possibi!e assolvere tutto il comp_ito in
brev~ t~mpo: e. per questo appunto che bisogna
commc1are, ms1stere e perseverare, cominciando dall'alto la riforma del nostro sistema di1
dattico. » ·
È primo e fondamentale compito dell'insegnai:1e~to scientifico tec~ico superiore quello infath di pr~muovere e di proteggere l_e nostre forze
~co~o1;uche ; esse prosperan<:;> ~ s1 m~nte~ono
m virtù del ':alore _degh uomm1 ohe v1 d~d1cano
la loro energia
il ~or? _sapere. La ~ecJ:?-ica m?d~rna non , ha ~ 1;1 hm1h; assurge,. d1 giorno m
gior~o a mete pm comI?lesse, e 1 ms~gnamento
speciale deve necessariamente segmre questa
1
d.
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1 S
1
· ·
egg~ 1 progresso; a o~e _e ~u~ e ~up~lO_fl
tecmche sono hene orgamzzate, 1v1 le mdustne
d· ·
, h
·
· I
pSr?spera~od, a <: 0 n 1210 ne perol e e si as~egni a
c1enza 1n u stna1e a 11e 5 cuo e, 1a pratica a 11e
officine, che si separi l'insegnamento scientifico
o-enerale desti'n a t o a1· futun· I ngegnen· d a que 1] o
o
che si dà nelle Università ai futuri Dottori.
Un grande industriale (Hector Biver, l' eminen~
te d:Ì!rettore del1a CompaQTiia Saint-Gobain) così

e-e!,

0

· - -1
Atti della Soc. ltal. pel progresso delle Scienze. - Relaziohe del Presidente Prof. Sen. G. Colombo , sull'opera
del Comitato Scientifico-tecnico , anno 1916-17. Roma, Soc.
Italiana pel p rogresso delle scienze, 1917.

97

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - .- -- - - - - - - - -

== =

=

== ==

= =

===

=

rispondeva ad un illustre Professore (Le Chatecc I programmi <lei corsi di matematiche per gli
lier, Professeur à l'Ecole Nationa-le des Mines à aspiranti alla laurea d'ingegnere, mentre dovranParis) :
no avere quella conveniente estensione che è
« Quanto più Chimica e Fisica insegnerete ai necessaria per da:re ai ,giovani una sufficiente culvostri allievi, e meno parlen;te loro d'industrie, tura tecnica, dovranno tener conto in modo spetanto meglio l,i preparerete a divenire bravi in- ciale dell'indirizz0 che viene dato agli studi nei
gegneri.
Politecnici e nelle Scuole di Applicazione. »
cc È compito nostro (degli industriali) insegnaSi è dunque riconosciuta la necessità di dover
re loro la pratica nelle officine. »
distinguere i due indirizzi: l'uno per gli aspiE il dotto professore dell'Università di Colum- ranti alle lauree di ingegnere; l'altro per gli aspibia, M. H. Howe, così si esprimeva:
ranti alle lauree in matematiche e in fisica.
« on vorrete certamente insegnare a dei fanMa questi temperamenti, suggeriti forse da raciulli di camminare nell'acqua e di nuotare nella gioni economiche più che dalle supreme ragioni
terra. Non vi preoccupate dunque d'insegnare la del razionale ordinamento degli studii superiori,
pratica. 1
non hanno trovato una pratica applicazione, ed
·
« La specializzazione nelle Scuole non può a- 1hanno creato nelle Università un danno permavere che un solo significato : approfondire il sa- nente a coloro che seguono gli studii per la carpere. »
riera di ingegnere.
Nelle odierne condizioni del!e industrie, e più
È avvenuto e avviene .infatti che i professori
che mai per Noi ne!l' ora presente, ci sembra universitari di matematiche pure, come essi stesdunque che s'imponga la riforma delle nostre si ci avvertono, svolgendo il loro programma con
Scuole di _Applicazione per gli Ingegneri in mo- un certo indirizzo, non possono, ad un tempo,
demi Politecnici, con .b en determinati fini.
piegar!o ad un indirizzo diverso; uno dei due
E valga il vero I
deve dunque soccombere; e ,generalmente socSecondo la legge Casati, che è la legge fon- combe quello per gli allievi ingegneri.
<lamentale ancora vigente per la Pubblica Istrue derivano quindi tre gravi conseguenze a
zione, la preparazione matematica dei futuri in- danno di quest'ultimi, le quali appunto ricadogegneri si fa da oi con due anni di studio nelle no sullo indirizzo, sul contenuto e sulla finalità
F aco:tà Universitarie di Scienze, seguiti da tre dei loro studii.
anni di studio nelle Scuole di Applicazione an- . Ed invero, quando si stabilì l'attuale oo:dine di
nesse alle Università medesime..
studii per le Scuole di Applicazione per gli lngeMa oggi, dato il particolare indirizzo filosofico gneri , può dirsi che il problema al quale abbiaastratto ~ul quale procedono le matematiche pu- mo accennato, no~ esistesse_nean~o; pe_ro<;ohè un
re, e, d altra parte, dato il vertiginoso e com- mez~o secolo add1 7tro, o circa, 1 corsi d1 matepresso svi:uppo delle Scienze applicate ci tro- matica pura che s1 professavano nei primi due
viamo di fronte a un poderoso problem~ di me- anni de:Ia Facoltà Universitaria di Scienz~. eratodo:ogia matematica, che le altre azioni han- no generalmente, ed in Italia segnatamente, di
no inteso ed accolto da tempo.
una spiccata semplicità e di un• estensione non
Da Noi si è tentato di conci~iMe i1 nuovo in- n:iolto :ilevante; sicchè, con opportuno criterio ,
dirjzzo delle matematiohe pure con le esigenze s1 s~a b1~Ì che. tali corsi dovessero seguire i giodelle Scienze applicate , dan~o una certa tinta vani ~he. asp1r~vano a passare in una Scuola di
tecnica all'insegnamento universitario· d'onde Appl1cazione, m quanto che lo svolgimento di
l'art. 14 del Regolamento speciale per '1a Facol- tali insegnamenti non era soverchio per l'intellità di Scienze 9 agosto I 91 O, n. 908, secondo il genza delle materie speciali che l'allievo lngequale :
gnere avrebbe , a suo tempo, dovuto studiare.
<e Il Consio-~io dei Professori stabilisce i proMa oggi , le esigenze dell'alta cultura maternagrammi da s;o~gersi rispettivamente :
tica, conside~~ta. in sè . ste~sa, e non come avviacc a) Agli aspiranti alle lauree d'Ingegneria;
mento a studn di applicazione, sono grandemen<c b) Agli aspiranti alle lauree in materna- te mutate:
.
tica e fisica, sia in comune con gli aspiranti alle . 11 maggiore. n~o:e che. dopo le ricer~he g<;ni?la uree di Ingegneria, sia in lezioni complemene. fe~onde, 1st~tu1te _e tuttora pei:segm~e da~ più
tari.
ms1gn1 geometri, sm fondamenti de!l anahs1 e
cc I corsi di matematica saran~o accompaQ"Ilati de~la geometria, si è portato nella trattazione
da continui esercizii. che potranno essere fatti logica e nella esposizione formale di molti, se
per ·m e zzo di assistenti.
non di tutti, quegli argomenti, dhe nel tempo
venivano svo!ti in via molto più semplice, e poco
meno che intuitiva; il perfezionamento e la voli Congrès lnternational, de l'Enseignement T echnique su- garizzazione di varie teorie importanti e feconde
périeur. - Comp te rendu . - Bruxelles - lmprimerie-litho- alle quali si è pur dovuto dare posto nello in~
graphie, R. Vendersypen, 1911.
segnamento della scienza pura e speculativa; i

!1

0

98

==

=====

LA RIFORMA DELLE SCUOLE DI APPLICAZIONE DEGLI INGEGNERI

nuovi metodi sempre più ampli ed astratti, ~he,
come conseguenza delle or accennate condizioni, sono invalsi nella didattica matematica; tutto ha concorso ad allar,gare e ad elevare i varii
corsi in modo che, varietà di argomenti, estenione ed astrattezza di materia, bene si ·a ddicono a coloro ohe si consacrano allo studio di
questa scienza in sè e per sè stessa.
Ma per gli al!ievi ingegneri, le esigenze della preparazione matematica sono diverse. Per
essi le matematiche sono mezzo alla professione
e non fine diiretto; quindi, e per trattamento metodico e per estensione, tali scienze debbono a.:
vere un contenuto e uno svolgimento coordinato
al fine per cui debbono servire; e può dirsi che
abituare i futuri ingegneri ad un criterio assolutamente astratto e speculativo è un falsare l' indirizzo dei loro studii; perocchè questi, per loro
n atura, sono improntati a criterii e a metodi in
gran parte reali e sperimentali; ed ognuno sa com e, chi sia stato piegato ad un indirizzo eminentemente astratto, mal si a.datti poi alle esigenze
del procedimento concreto, su cui si appoggiano le applicazioni. E per non essere fraintesi, ci
a ffrettiamo a dire che, con ciò, non devesi intend ere che la preparazione matematica degli ingegneri debba essere empirica e P,riva di rigore
scientifico; bensì che non dehbasi in questa dare la prima importanza alla sempre crescente
e sigenza del formalismo assoluto, e, nel contenuto, sia serbata quella giusta misura per la
quale il giovane venga semplicemente a cognizione della teoria fondamentale, sulla quale i
suoi studii dovranno poi essere costituiti. Di fatto, più che di quantità di materia, si tratta di
scelta di argomenti da svolgere e di speciale ind 1rizzo ne~la loro trattazione. La matematica per
l'applicazione, non dev'essere forse meno estesa, ma di tutt' a!tro genere di quella che si insegna a! matematico puro.
La critica dei fondamenti, necess~ria al teorico per spingere lo sguardo nell 'oscur.o labirinto
di funzioni sempre più astiratte e dotate di singolarità ammesse per ipotesi e mai ravvisabili nelle applicazioni, è sicuramente affatto inutile per
l'ingegnere, il qua~e non abbisogna c'he delle cogn~zioni del le funzioni più semplici, più regolari in tutto il loro campo di variazione. Or dunque, come stralciare dal corso completo del moderno indirizzo alcune parti che servono air applicazione, se queste parti vengono come casi
p airticolari della vasta ed estesa teoria dell'ardua
ed astrusa trattazione?
Come dare la conclusione, abolendo le premesse?
Tanto varrebbe enunciare dogmaticamente ai
giovani tali dottrine; il che sarebbe la negazione di o~i qualsiasi indirizzo scientifico. Ma vi
h a di più! II teorico, intento più a fondare teoriche sempre più larghe e rigorose, non si cura di

dottrine più modeste che oramai sono fuori di
discussione, e, comunque, escono dal suo quadro di alta astrazione, che ora costituisce l'indirizzo delle matematiche.
Ma cotesti argomenti trascurati sono, per l' appunto, que!li che hanno maggiore importanza
per le applicazioni.
Citiamo, per tutti, la teoria della risoluzione
delle equazioni numeriche, assolutamente sbandita da tutti i corsi universitari moderni. Eppure
ognuno sa che se in pratica occorrerà di risolver<? una equa7:io~e, questa sarà sempre una equaz10ne numerica.
Ebbene, dove troverà · aspirante ingegnere
questa ed altre teorie che tion sono più trattate
ìn iscuola?
Da una parte, adunque, il corso di Facoltà,
sfrondato dalla parte generale e filosofica, si ridurrebbe a poca cosa; d'altra parte, non vi si
potrebbero aggiungere quelle teorie meno superiori, che sono preziose per l'ingegnere, perclhè
non entrerebbero in esso, sia per la mancanza
del tempo, sia per non alterare il genere e l'omogeneità della trattazione.
A questi evidenti contrasti si è soprapposto un
recente e · più ,grave turbamento de.gli studi pei
futuri ingegneri. ·
Contemporaneamente al nuovo regolamento
delle Scuole di Applicazione per gli Ingegneri 6 settembre 1913, n. 1242 - venne modificato
l'art. 13 del Regolamento speciale della Facoltà
di scienze matematiche, fisiche e naturali, aggiungendo la meGcanica razionale al novero delle
mater.i e necessarie da studiarsi nel primo biennio per ottenere l'iscrizione alle Scuole di Applicazione. Questa riforma portava seco implicitamentè la necessità di istituire nel primo anno
del biennio universitario l'insegnamento dell' analisi infinitesimale, che si professa nel secondo
anno. perohè, senza la conoscenza di questa materia, gli allievi non possono seguire il corso della meccanica razionale; e, non volendo e non
potendo pregiudicare il libero insegnamento universitario di questa materia, sarebbe stato per
lo meno necessario istituirvi l'incarico dell' analisi infinitesimale, che, secondo dispone art. 1.5
comma quarto, del Regolamento ,generale universitario, 9 agosto 19 IO n. 796, avrebbe potuto
essere affidato al professore titolare, o ad altri,
avente titolo, in sua vece.
Ma il Ministero non ~dottò, nè ha tuttavia a dottato, nessuno dei due indeclinabili provvedimenti; sicchè, giuridicamente, sussiste questo anormale stato di cose : che gli studenti del biennio universitario non possono al seconde anno
seguire l'insegnamento della meccanica razionale, perchè non conoscono il calcolo infinitesimale. ·
Si direbbe esser questa una semplice quistione
di dettaglio; perchè, se il Ministero non ha a-

r

99

LE I. I./. - - - - - - - - - - - - - - - - - - dottato il provvedimento che avrebbe dovuto a. dottare sin dal momento istesso in cui modificò
il predetto articolo 13, l'inconveniente sarehhe
rimosso, solo che il Ministero se ne facesse carico, secondo legge.
.
Ma sta di fatto dhe l'insegnamento supeTiore
univei-sitario comprende quattro Facoltà :
I. Giurisprudenza;
2. Medicina e Chirurgia;
3. Scienze fisiche, matematiche naturali;
4. Lettere e filosofia.
Le Scuole di applicazione per gli ingegneri farehbero parte della Facoltà di Scienze.
Talune di esse, infatti, ne fanno parte ancora;
altre se ne sono in parte distaccate; altre se ne
sono !I'ese affatto indipendenti; e, volendo esattamente parlare, non si saprebbe dire se esse costituisçono o no una Facoltà, sebbene, come
tali, funzionino; se conducano o no ad una laurea dottorale, sebbene, nella legge e nei regolamenti, si parli di lauree per ingegneri; perchè,
mentre sono indicate le materie ohe bisogna se.guire e superare dopo i1 biennio della Facoltà
di Scienza per conseguire la laurea in fisica, in
matematica, in chimici e in scienze naturali; per
coloro invece che aspirano alle lauree di Ingegnere sono indicate le materie da frequentare e
superare per ottenere l' Ammissione alle Scuole
di applicazione; ma si .Jascia in dubbio se. compiendo poi in esse gli studii delle Scienze applicate, la laurea che vi si consegµe abbia carattere
dottorale nelle scienze medesime.
Egli è, per conchiudere, che lo stato giuridico e l'ordinamento degli studii delle Scuole di
applicazione per gli Ingegneri sono ancora quelli
costituiti dal!a legge Casati, ben lontani quindi
di corrispondere ali' evoluzione scentifica e teorica che si è maturata nel corso degli ultimi sessanta anni, e della quale invece portano le stimmate delle mancate riforme; e non vi ha chi non
veda che, oramai, uno solo è il rimedio : quello

.-- -- - - --------- --- --

cioè di istituire i Politecnici con i propri insegnamenti per le matematiche, con i cinque anni
di corso e con completa autonomia didattica disciplinare ed amministrativa.
.Le Scienze pure all'Università, le Scienze speciali ai Politecnici.
Sin dalla metà del secolo scorso, oi vediamo
infatti sorgere da per tutto, in Europa ed in America, le Universitates rerum technicarum a fianco
de!le Universitates rerum litterarum, investite di
una personalità corrispondente ai più legittimi
bisogni delle singole regioni e delle singole industrie .
Con simili criteri e con simili intendimenti,
sono state riformate in Italia le due Scuole di
Milano e di Torino, e in parte quella di Napoli ;
e nessuno può mettere in dubbio che esse sieno
state e siano centri propulsori delle fiorenti industrie in quelle provincie.
Con simili criteri e con simili intendimenti, sarà bene che oggi il Governo riformi le Scuole di
applìcazione del Regno, che tuttavia vivono malamente all'ombra delle Università .
E doV!fà essere un elemento di forza dei Politecnici la preparaziòne degli allievi allo studio
delle lingue per mezzo di speciali lettori, perohè
sapessero leggere cprrettamente, per lo meno
due 1ingue straniere.
Lo studio delle lingue è compito dell'insegnamento secondario, e ,bisogna a tal fine rinforzarlo; ma sarebbe illogico interromperlo peir 5 anni ;
sarebbe lo stesso che far dimenticare agli allievi
il già acquisito per riprenderlo poi, se pur sarà
possibile, al termine del loro corso e presentarli
frattanto disarmati al principio d ella loro carnera.
essuna riforma forse si è presentata così ma-tura e così urgente come questa, nessuna p ,i ù
necessaria e più promettente pei giganteschi e·
maestosi problemi che si prospettano in questo,
dopoguerra.
Prof. Giovanni Salemi PaceDirettore della R. Scuola di Ap•
plicazione per gli Ingegneri egli Architetti in Paler2no

I

COMPAGNIA DEL
M ·E DITERRANEO
SOCIETÀ ANONIMA DI ASSICURAZIONI
E RIASSICURAZIONI MARITTIME
CAPITALE SOCIALE L. 1.000.000
ELEVABILE A L. 3.000.000
VERSATO UN DECIMO

SEDE SOCIALE

Direzione Generale

ROMA

FIRENZE

"MUNDUS,,


SOCIETÀ ANONIMA DI ASSICURAZIONI
E RIASSICURAZIONI ·M ·A RITTIME

CAPITALE SOCIALE L. 250.000
ELEVABILE A L. 1.000.000
VERSATO UN DECIMO

AGENZIE E SUCCURSALI
NEI PRINCIPALI PORTI
DEL REGNO E DELL'ESTERO

SEDE SOCIALE

FIRENZE ·

Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti , è sempre utile citare le « 1. 1. I.»

Tenente A vie.tare Gin.o Ba.stogi

IL ·- VEL·IVOLO
ANFIBIO
La guerra, esigendo urgentemente e soltanto cc Gallinari » di Livorno trovarrono il costruttore
velocità orizzontale e ascensionale, maneggevo- sagace e preciso che meritavano. L'anfibio
lezza, plafond massimi, sviò la grande maggio- A. G . 1 ha già dato ,buona prova di sè, l'A. G. 2
ranza dei costruttori e degli inventori dalle ri- verrà presto sotto auspici ancora migliori: ed

Velivolo · anfibio visto di fianco con le ruote rientrate .

cerohe di indole, dirò così, più piana, ma che
ora, di colpo, colla buona fine · della guerra e
colla ferrea necessità folmineamente impostasi
di adattairsi presto alla pace per meritar la vita,
son diventate della più premente attualità.
L'lng. G. Rabbeno, professionista di cui non
decanto il valore perchè è troppo mio caro amico
e compagno di lavoro e di lotta, eq ìl suo esimio
collaboratore, lng. G. Magaldi, idearono già parecchi mesi or sono un dispositivo per rendere
anfibio qualsiasi idrovolante; e nel Cantiere

102

è notevole dhe il congegno dell' A. G. I fu costrutto col materiale che in tempi così difficili
si potè trovare sul mercato. La solidità dovette
essere richiesta al peso, anzichè alla qualità, addossare cioè all'apparecchio, scientemente, il carico di un difetto originale che non gli impedì
di funzionare benissimo. Ciò mi conforta, nella certezza che con materiale ottimo il tipo definitivo non potrà che essere ottimo.
I più che, preoccupati dell'impiego guerresco
dell'aereo, ·non avevan pensato che alla veloci-

IL VELIVOLO ANFIBIO
tà e alla quota, saranno stupiti della quantità
di problemi che il velivolo anfibio risolve : e son
problemi che diveNanno di primaria importanza, non appena si tratterà di navigare, non a

dannar di morte il mezzo meno economico: ammesso pur di trovarli, son migliaia di ettari sottratti all'agricoltura, milioni per l'impianto, grosse somme ogni anno per il mantenimento.

V elivolo an-/ibio visto di front e .

qualunque costo, ma industrialmente, subordinando cioè al fattore economico l'esistenza stessa delle linee di trasporti aerei.
Infatti, la più grande necessità di una rete di
aeronavigazione è senza dubbio un Etto sistema
di campi di sicurezza, i quali debbono avere
almeno due ettari di estensione . . on è facile , in
Italia , trovar molti di questi campi, a meno di
seguir docilmente le ferrovie, il che equivale a

Coll'anfibio. nul'la . Dove mai non c'è un fiume, un lago, uno stagno che, opportunamente
sibarrato, costituis ca un• ottima superficie d' approdo, dhe si live lla da sè, poichè , se gela, l' apparecchio vi .si posa egregiamente e ne riparte
facilmente?
I fattori economici e le necessità agricole hanno imposto ai pratici di distanziare i porti di rifugio di 20 a 25 km. E sta bene. Ma ciò, e ciò

103

LE I. I./.:::-..:=--=============-=----- === - - = = - - - - - - - - - - solo, obbligherà i velivoli a tenersi a quote considerevoli, almeno 2000 metri. Se dunque i porti di rifugio potranno essere più fitti, perchè meno costosi, e poco o nulla passivi per l' agricoltura, ·ogni rngione di volare alto cesserà, chè
anzi ve ·ne saranno moltissime per volar basso:
visibilità, economia di tempo e di consumo, maggior rendimento in potenza ed in ca:r;ico, minor
disagio per l' equipa-ggio, maggior diletto pel viaggiatore. Ed ecco che, applicata una parte della
potenza risparmiata alla traslazione del non grave peso aggiunto - l'anfibio Rabbeno-Magaldi
non offre quasi alcuna resiste~za addizionale ~II' avanzamento - ahbiamo un mezzo essenzialmente economico, cioè ind striale, cioè vitale.
Queste sono considerazioni pmamente navigatorie, discutibili anche in qualche caso singolo ,
poichè per certi percorsi su certi paesi sarà preferibile, esclusivamente, l'aero o l'idro. Ma si
pensi all'esercizio delle lunghe linee di gran traffico che per forza sorvoleranno terra e mare alternativamente. Un tipo o l'altro obbligheranno
alla scelta fra il trasbordo, costoso per le merci,
noioso per i viaggiatori, e l'assunzione d'un rischio grave, c·o stosissima _per entrambi, tanto da
diventar proibitiva : l' j:mfìbio, · a prezzo sensibil, mente eguale , mette le cose a posto, approdan!.
do dove è necessario, non per lui, ma per il
traffico. F. il solo tipo che, risolta la questione
della lunga e della lung!hissima. navigazione consecutiva per la stessa unità, possa andarsene

quietamente dall'Europa all'Australia, · senza distuI1bare i viaggiatori nelle loro cuccette nè le
merci nel!e loro stive; e ciò non soltanto in causa diretta del suo essere anfibio, ma perchè il
poteT volare più basso gli permetterà molto più
scvente il volo notturno e quello con non eccessiva foschia, con rischi d'atterraggio incomparabilmente minor i. on si è visto, durante la guerra, un idro atterrar senza danno su una strada ,
che iì pi~ota, nell'oscurità, avev~ scambiato per
un canale?
Ben venga dunque l'anfibio; e ben vengano
le be~le ed utili cose, che i due ingegneri certamente preparano, non essendo gente da dormire
sngli allori . È augurio di prospera fortuna agli
amici e compagni di fede e di lotta delle prime
ore, quando ci voleva un certo coraggio a parlar d' aviazjone civile, ed eravamo così desolantemente soli ad averlo. Ma è augurio anche alla
nostra gente. la quale, dopo aver sofferto fame
e freddo, morti e passione per l'ideale dei pa·d ri e dei nonni, merita pure, ora ohe quell'ideale ha conquistato col sangue, coi nervi, coJ.le
unghie, coi denti. che la si porti ad un benessere materiale e morale ignoto al!e torme spaurite di emigranti stipati sulle navi straniere o nemiche; e per portarvela tutti i mezzi sono buoni,
tutti da sfrnttars·i all'estremo : ingegno di studiosi, coraggio di costruttori, -buon v olere di ca•
pitali , e perizia e costanza di governo, in una
linea di condotta diritta, 'sicura, e , sopratutto, cosciente.
Tenente Aviat ore G ino Bastogi

GLI OSSERVATORII
.INDUSTRIALI E COM~
MERCIALI .DELLE I. I. I.
IN TUTTO IL MONDO
I Rapporti del mese di Gennaio da:
Alicante (Sp agna) - Bangkok (Siam) - Cartagena (Colombia) - Ginevra
Palestina - Tripoli "' Tunisi
(Nostri servizi particolari)
ALICANTE (Spagna)

ZONE AGRICOLE - ALCUNI PRODOTTJ éHE SI IMPORTANO - POSSIBILITA PER L'AVVENIRE.
Molte lettere di Case Italiane domandano dati e notizie
commerciali ed industriali. In linea generale dobbiamo dire che la provincia di Alicante e le confinanti sono tutte
e minentemente zone agricole con gran produzione di vino
per l'esportazione, uva secca più conosciuta con il nome
di « uva di Malaga», benchè la maggior produzione sia
qui in questa provincia; produzione quasi assorbita da
case inglesi che qui hanno le loro succursali. Si esporta
pure in gran scala cipolle, riso, biada.
L'importazione dall'Italia è quasi unicamente di doghe
per la costruzione di bordolesi, qualche poco di marmo ,
macchinario, più specialmente motorini e pompe idrauli che.
L'Italia potrebbe mandare un più esteso numero di prodoui ed aumentare notevolmente la sua importazione di
macchinario in queste provincie. Con la pace aumenteranno certo le relazioni italo-spagnuole , che possono dare
grandi risultati, data l'affinità delle due nazioni sorelle.
In tutta la Spagna vi sono enormi ricchezze minerarie
che giacciono inerti in attesa di utili iniziative. Vi sono
ancora grandi industrie da stabilire , non ultima l'industria dei dolci ed affini in cui l'Italia era una delle maggiori importatrici. Con i dazi protettori perdette il gran
commercio che aveva, mentre le case svizzere mettend:,
qui succursali delle loro fabbricazioni fanno enorme e produttivo lavoro. - L. C. M.

BANGKOK (Siam)
UN po· DI STATISTICA - I DATI DELL' IMPORTAZIONE
- DOVE E' GRETTA L'ESPORTAZIONE. - LA FILOSOFIA DELLE CIFRE.
A cura di questa Direzione Generale delle Dogane è
testè apparsa l'annuale Statistica sul Commercio e la Navigazione del Porto di Bangkok durante l'anno 1917-18,
comparato co1 precedente 1916-17.

È da notarsi che il commercio d'importazione e d'esportazione del Siam si riversa quasi per intero nel porto
di Bangkok, che funziona così da centro distributore ,
dal quale si irradiano le merci per l'interno e a c~i fanno
capo i prodotti dell'esportazione per l'estero.
Col compimento, peraltro, della ferrovia del Sud, allac ciante Bangkok a Penang, attraverso i « Federated Malay
States ». vi sarà ora una considerevole entrata ed uscita
di merci pe.:- via terrestre , e , a tal uopo, già vennero
istituiti altri uffici doganali, di cui le future statistiche dovranno occuparsi, unitamente ai piccoli porti del mezzogiorno, ove - tranne casi speciali di materiale proveniente
dall'Europa e consegnato per conto:> di questo Governo non si verifica però che un piccolo traffico di cabotaggio ,
di cui non si hanno dati statistici. Parimenti, del traffico
di confine verso la Birmania Inglese e l'Indo-Cina francese ,
come pure di quello dell'isola siamese di ,Pucket, ricca di
stagno e di altri metalli, mancano dati statistici.
Il valore totale delle importazioni segnò quest'anno un
<( reco1d)). Infatti nel 1913-14, che già era stato l'anno mi gliore , si. ebbero Tc,s. 90.078.838, nell~ quale cifra però
era compreso un ammontare, fuori del consueto, di monete
e metalli preziosi e foglie d'oro, esenti da dogana.
Ne11a cif.ra di, quest'anno, 87.946.356 TÌJca1s sono per merci
paganti il 3 % di diritto d'entrata , e per vino, birra e
spiriti. ·
(N. B . - Come è noto, in base ai trattati di commercio
del Siam, tutte le merci sono indistintamente soggette a
un diritto d'entrata del 3 % ad valorem, mentre il vino e
la birra pagano il 5 %. Gli spiriti - eccezion fatta per
quelli profumati - che non eccedono i 50 gradi misurati
sull'alcoometro di Gay Lussac , pagano Ticals due per
gallone, ossia circa tcs . 0,44 per litro. Per ogni grado in più
sopra i 50, ticals quattro per gallone. Per facilitare le
operazioni doganali, il gallone è riconosciuto eguale a litri
4,545. Fra non molto andrà in vigore una nuova tariffa ,
consentita dai vigenti trattati, relativamente ai diritti d'accisa. Essi saranno pertanto i seguenti: vino e birra 8 % ad
valorem. Spiriti: 40 satangs (centesimi di tical) per litro,
per spiriti di forza inferiore o di 25 gradi, aumentati in
ragione di 1,6 satangs per grado per litro, fino ad un

105



LE I. I. I.

== ==

===

==

== - - = = - - - - ==- - - - - - - - - - - - - = - - - - = - = -

massimo di Tcs. 1,60 per litro di alcool puro, ossia a 100
gradi di forza}.
L'aumento (6.3 milioni) verificatosi quest'anno sul precedente, è dovuto principalmente ai prezzi più elevati.
I manufatti di cotone sono valutati T es. 24.2 milioni,
comparati con Tcs. 17.6 milioni dell'anno scorso, e 18.2
del prec~dente anno migliore.
I commestibili e le bevande non alcooliche raggiunsero
un totale di 11 mil1ioni , con un piccolo aumento sul precedente anno; la birra, il vino, gli spiriti con un totale
di 2 . 1 milioni furono al di sotto del valore ricordato nel
1916-17, la maggior 1iduzione essendo data dal vinÒ. Il
· tabacco con Tcs. 2.3 milioni raggiunse un nuovo record.
I gunny bags {sacchi per il riso} ammontarono a T es. 6.2
milioni per 32.808 balle nel precedente anno. I manufatti
di m P.tallo con T es. 3.6 milioni mostrano una diminuzione ragguardevole. L'oppio raggiunse il valore « record »
di Tcs. 5.4 milioni per 1.850 « chests », comparato con
· 2.7 milioni per 1.100 « chests » delranno precedente.
L'Italia, dal 12° posto che occupava (con T. 502.544)
nel 1916-17, nell'importazione al Siam, è oggi scesa al
16° posto (con T. 152.835) su cinquanta paesi diversi d'origine in graduatoria.
Essa importò le merci seguenti :
Condimenti, Ticals 769 - Commestibili 714 - Automobili (I.) 4.732 - Orologi, ecc. 112 - Apparecchi elettrici
254 - Cappelli 41.261 - Strumenti scientifici 50 - Lampade e parti 20 - Strumenti musicali 40 - Carta 70 Libri, musica 56 Carta stampata 91 Manufatti di
carta 5 - Materiale fotografico 4.323 - Oggetti di cancelleria 1.168. Pietre per industrie 41.020 Tessuti di
cotone (Red Turkey) 15.275 - Altre « piece goods » 14.847
- Manifatture di seta 109 - Piastrelle di marmo 7.382 Oggetti di tabaccheria 1.575' - Manufatti di legno {mobili)
1.138 - Altre soTte 520 - Merci varie 3.366 - VL
no, Lltiri 13.331, te. 13.432 - Articoli di vestiario 506. -Totale Ticals: 152.835.
Il totale del!' esportazione segnò pure un « record » sugli
anni precedenti, quantunque vi sia stata una diminuzione
nell'esportazione del riso di un milione di piculs {il pii:ul è uguale a Kg. 60.47). Vi fu un aumento di 90 tonnellate nell'esportazione del te eco e il valore dell 'esportazio ·
ne aumentò di Ticals 427.000. Il valore delle « altre merci»
salì a Ticals 1.7 milioni in più dell'anno precedente e a
4.9 milioni in più della media dei cinque anni precedenti,
il che è molto soddisfacente.
Fra i paesi verso cui si incanalò la maggior parte dei
prodotti siamesi, l'Italia, dab 29° posto occupato nel 19161917. con Ticals 4.400, è scesa. a zero assoluto.
Tenendo presente che, nelle voci doganali, tanto l'origine
quanto la destinazione dei porU britanini~i di, Hongkong
e Singapore non significano che il porto di transito o
d'inoltro delle merci, si rileverà facilmente come il commercio d'i.mp01rtazione e d'esportazione di questo paese
sia .in prevalenza in mano degli Inglesi, i quali hanno anche
il maggior tonnellaggio a loro disposizione.
Non è con ciò a credersi che non vi sarebbe per noi
un sufficiente margine di cui approfittare , chè, già altrove,
c ome su questa stessa rivista, ho avuto occasione di mettere
in rilievo la parte notevole che noi potremmo avere anche
u questo mercato.

Ha sbarcato varii passeggeri e quindic_i tonnellate di
merce, ed ha imbarcato oltre undicimila colli, contenenti
700 tonnellate di tagua (corozo}, la preziosa materia prima che tanto è usata in Italia per la fabbricazione dei
bottoni.
Ha imbarcato pure varii passeggeri per gli scali di Puerto
Limon (Costa Rica) e Cristobal , Zona del Canale, nonchè qualcheduno per l'Italia.
Il commercio cartagenese ha accolto con vero giubilo
il piroscafo italiano, ed aspetta ansioso notizie riguardo al ristabilimento della linea del Centro America.
Il d~siderato della quasi totalità dei commercianti sa·
rebbe la venuta di un piroscafo italiano ogni quindici
giorni, regolarmente, onde poter con sicurezza dare ordini alle case italiane che spediscono sempre molti articoli bene accetti in Colombia ed anche per poter organizzare debitamente il ramo dell'esportazione. Oltre cinque
mila sacchi di tagua non si sono potuti imbarcare, perc.hè mancava ;I permesso di importazione nel Regno ai
proprietarii, che si sono visti obbligati a mandare la loro
merce in altri mercati, nonostante il loro vivo desiderio
di intensificare le loro relazioni coll •Italia .
Sarebbe ' desiderabile che il Governo italiano, d'accordo
colla Compagnia « La Veloce », potesse soddisfare almeno in parte i desiderata del commercio colombiano ed
italiano, stabilito in Cartagena , anche perchè si potrebbe
fondatamente sperare il più lusinghiero successo.

GI EVRA (Svizzera)
LA PENETRAZIONE COMMERCIALE FRANCESE IN !SVIZZERA - PER LA CREAZIONE DI PORTI FRANCHI.

Si parl.i molto in questi ultimi tempi, negli ambien ti
commerciali, di un'importante istituzione francese , dovuta ad iniziativa privata e che, aopo solo tre anni d'esi stenza, ha già dato prove di vitalità, di praticità e d'utilità incontestabili.
L'« Association Nationale id'Expansion Economique »
fondata a Parigi nel 1915, è stata fin dall'inizio sostenuta moralmente ed economicamente da tutte le Camere
di Commercio, dai principali sindacati di produzione e
dai maggiori stabilimenti industriali francesi.
Ha potuto così. in breve tempo, e grazie at sempre maggiore numero di aderenti, avere a sua disposizione larghi mezzi finanziari, che sono la prima base ,
ai nostri giorni, perchè un'impresa del genere dia affidamento di riuscita.
L'Agenzia per la Svizzera è stata fondata il 1. Otto·
bre 1917 a Zurigo, ed e diretta da un giovane vice-console francese (che ha già vissuto sul posto e che ha
quindi una larga esperienza in materia commerciale) il
quale ha lasciato la carriera per dedicarsi alla delicata
missione dell'espansione commerciale del suo Paese.
L'Agenzia di Zurigo ha costituito fino dalla sua crea•
zio ne un centro di ritrovo e d ' appoggio per i negoziant j,
industriali, e produttori francesi in relazioni d •affari con
Ìa Svjzzera .
I suoi locali, addobbati con eleganza, sono situ_ati nel
centro degli affari. Dei servizi d'informazioni commerciali, di pubblicità, di consulenza legale, sono messi a disposizione degli aderenti della A.N.E.E. come pure un salone
CART AGENA (Colombia)
per ricevimenti, una sala per corrispondenza, un archivio
PE.R UNA LINEA DI NAVIGAZIONE CON LA COLOMBIA. per le pubblicazioni tecniche, telefoni urbani e interurIl 25 e 26 novembre u. s. ha fatto scalo in Cartagena bani, ecc.
L'istituzione di tale ufficio, che emana direttamente dai
il . pì,roscafo iitailiano Europa della Compagnia di Navigaooonmercianti'. non è in disaccordo od in concorrenza con
zione a Vapore Italiana « La Veloce».

1Q6

- ==-=--=--=====-==

GLI OSSERV ATORII INDUSTRIALI E COMMERCIALI

le direttive delle Camere di Commercio, che hanno scopi più particolari e più generali; anzi le due istituzioni
si concretano nello sforzo di espansione che fa attualmente la Francia in !svizzera, per sostituiisi all'invasione
economica tedesca.
Ho già avuto occasione d~ esprimere qualche idea in
p roposito, per quanto riguarda I" Italia, proponendo la
creazione di un grande sindacato d •esportazione, che potrebbe servirsi all'estero degli Osservatorii già esistenti
d elle <e I. I. I. » Sapremo fare qualche · cosa anche
noi?
I varii progetti di una navigazione interna che si
avvicinano sempre più in !svizzera ad una effettiva realizza7ione, hanno messo in discussione l'opportunità del la creazione di porti franchi, per le merci di transito, a
Ginevra, Basilea e Locarno.
Il commercio di transito va aumentando considerevolmente in lsvizzera, ed aumenterà ancora maggiormente, quando le condizioni internazionali permetteranno la
completa ripresa dei traffici.
Il sistema dei porti franchi ha trovato già larga appli cazione all'estero, ove avevamo già quelli di Copenaghen,
Amburgo, Trieste e Fiume. Amburgo si• propone di ingrandire la zona franca accordata al porto. In Isvezia ,
varii porti franchi s,ono in progetto, alcuni già in costruzione. Negli Stati Uniti la questione è pure animatamente dibattuta.
Per porto franco, com'è noto, s ' intende un porto che
goda dell'extraterritorialità doganale. I vantaggi che ne
derivano sono principalmente l'abolizione delle formalità
doganali , e quindi grande economia di tempo e di spesa.
L'aumento delle quantità di merci depositate provoca
ma~giore attività nelle transazioni commerciali. e può produrre una diminuzione di prezzi sul mercato interno.
Ma l'installazione di semplici depositi. firanchi nei porti
non è sufficiente e del resto in tal caso il controllo doganale riesce anche più difficile che col sistema della zona
franca, circondata cla una barriera doganale.
Lo studio del problema, anche per i nuovi porti redenti, riveste per noi, oggi, un carattere di urgente necessità. - O. P.

*

PALESTINA
FRATI FRANCESCANI IN ORIENTE
LA POLITICA 0 RIENT ALE DELL'ITALIA - PER UNA POLITICA RELl0GIOSA - L'AUSTRIA E LA CHIESA DI ROMA.
Non è possibile riassumere brevemente tutta la storia
dei Fmncescani neii Luoghi Santi: è storia Lunga e glor,iosa, che sarebbe fuori proposiLto riassumere, s ia pure
rapidamente, in: queste note che noi dedichia1Ino alla
Terra Santa. Possiamo, però , rilevare negli scrittori italiani
e francesi l'importanza, la grandezza e la bellezza• dell' opera compiuta dai Padri Francescani , ai quali si deve se
oggi l'Italia ha . potuto avere un punto di vis ta proprio ed
una tesi sua da sostenere e da far trionfare presso gli Al leati. J. Aulneau , in un suo volume dedicato a « La Turquie et la guerre». ha scritto quanto segue a proposito
dell'opera svolta dall'Italia in Siria, in Palestina , in, Asia
Minore:
« Non bisogna dimenticare i tentativi degli italiani in
Siria, ove la loro politica prende uno sviluppo sempre più
grande. suscitando una vera spinta verso questo paese,
cercando di guadagnare la nostra clientela cattolica, sfruttando i nostri dissensi religiosi e cercando di crearsi una
propria sfera d"inHuenza . Alcune congTegazioni religiose ,

fra cui i Carmelitani e i Scfiesiani, hanno abbandonato il
protettorato hancese per domandare quello del Governo
italiano, il · quale, in questa circostanza, va d'accordo con
il Valicano ».
Lo scrittore francese, che abbiamo citato, riconosce, dunque, la nuova realtà, la realtà italiana in quelle lontane,
eppur tanto memorabili - per la nostra storia, sopratutto
contrade asiatiche; orbene, qut:.-sta realtà non è nata
ieri; è una realtà secolare, quanto e come quella francese .
L ' Italia è conosciuta, è amata, è venerata, nei Luoghi Santi, sin da quando l'Ordine del Poverello d'Assisi entrò in
·1·erra Santa e iniziò la sua generosa missione. Ma la realtà
italiana è stata spesso sommersa e confusa per le tristi
condizioni del servaggio in cui si trovò, per tanti secoli ,
la nostra Patria; insorta poi ad unità e libertà, l'Italia "ha
fatto rifulgere quella tradizione e quella realtà di più vivo
splendore , non tanto per gli sforzi dei Governi - che non
furono sinora tanto avveduti e così lungimiranti - quanto
per virtù dei Francescani, che pure nei tempi del servaggio della patria restarono italiani , e fecero costante propaganda italiami.
Uno scrittore autorevole di politica estera, che fu anche
viaggiatore appassiomito, Gabriel C,harmes, si occupa assai
diftusamente dei r 'rancescani e della loro benefica opera
in Terra Santa nel suo Voyage en Palestine. Bisogna citare
qualche brano di quest'autore , sia per la grande autorità
del suo nome, sia per le verità che afferma, e sia perchè
si dimostra un tenace difensore dei diritti e dei privilegi
francesi in Terra Santa.
« Qualunque sia l'opinione che si ha a proposito dei pellegrini e del pellegrinaggio, di Gerusalemme, e del!' autenticità dei Luoghi Santi _: scriveva G . Charmes - non
è possibile sottrarsi a considerare l'opera dei Padri Francescani come un notevole sforzo di coraggio, di abnegazione, di pietà. I Francescani sono arrivati in Palestina nel
momento in cui le Crociate si esaurivano con la più clamorosa e, bisogna dirlo, più meritata catastrofe, in cu i
gli ordini cavallereschi avevano perduto ogni potenza, in
cui la Terra Santa, per un istante strappata all'islamismo,
stava per cadere più completamente che mai sotto la sua
dominazione. La lotta aperta non era più possibile ; ma
profittando dell'avidità dei turchi , si poteva riconquistare
a poco a poco, con la dolcezza e con innumerevoli sacrifici , se non la Palestina tutta quanta, almeno i SantuaTii
che ne costituiscono tutto il pregio agli occhi dei Cristiani.
Per una simile missione che cosa potevano valere gli ordini militari~ Occorreva un ordine religioso deciso a non
battersi, ma
stabilirsi a Gerusalemme, a farsi perseguitare, massacrare anche, ma a restare e a guadagnare terreno lentamente . È quello che han fatto i Francescani. Essi
hanno versato il loro sangue e il loro danaro a profusione
intorno al Santo Sepolcro, acquistando senza posa il ·diritto
di pregare nei Santuari venerati e assiste.ndo continua_
mente a sopraffazioni brutali , in mala fede e crudeli , che
loro strappavano quel diritto pagato così caro. Nulla li h a
sgomentati. Essi son morti a centinaia , gli uni per n'liseria , gli altri sotto il ferro dei Turchi , là dove Gesù è morto :
però a mano a mano che i primi cadevano , di nuovi arrivavano; le file di quest'esercito pacifico, che era continuamente assalito senza che mai assalisse gli altri•, sono rimaste sempre piene, compatte» .
Dopo quest'esaltazione dell'eroico sforzo compiuto dal l'Ordine di S. Francesco in Terra Santa, Gabriel Charmes
scrive : cc La creazione di un Patriarcato di Gerusalemme e
di un Clero Latino che è quasi intieramente composto d a
italiani, ha diminuito la nqstra influenza. In passato il
Custode dei Francescani era Patriarca di Gerusalemme ;
oggi il Patriarca è nominato a Roma , e , naturalmente, è

a

107

LE I. I./. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - scelto in Italia». Più oltre l'autore scrive: « I nostri interessi in Siria sono confusi con gli interessi cattolici ; il
giorno in cui li dimenticassimo, l'Austria e rltalia prenderebbero in questo paese il posto che noi vi occupiamo».
E Gabriel Charmes, che fu accusato di difendere i riti
orientali çontro quello latino, scriveva quanto abbiamo riferito poco dopo del 1880 !
Gaetano Durchini, nel suo libro « Alla ricerca di Gesù J>.
ecco che cosa scrive dei Francescani: « Qualunque sia il
vostro modo di pensare, voi, in Terra Santa, non potete
che ammirare l'opera di codesti monaci, i qunli, per un
fenomeno non troppo facile a spiegarsi da chi si piace di
ignorare la storia religiosa, sanno essere ad un tempo cristiani ed italiani. Già, anche italiani. A casa vostra non
ve ne accorgereste per certo; ma quando si è in terra straniera, come è dolce all'orecchio il suono ' della VOt'ltra parlata, com'è bella alla vista ia bandiera nazionale, com'è
commovente sentir pregare in italiano da gente tanto diversa da noi per razza e per indole, ma "istruita con opera
paziente dai figli di S. Francesco!»
E Monsignor Geremia Bonomeìli, dopo àver riferito diecine di episodi che attestan-:, l'altissimo spirito patriottico
dei Francescani in Terra Santa, riporta l'elogio che il visconte Melchior de Vogiié fa dell'Ordine di San Francesco e della . sua attività generosa pei Luoghi Santi.
Riferiamo, a mo• di conclusione, un giud.izio più recente e più comprensivo del sacerdote prof. Giuseppe Capra, scrittore pregiato e viaggiatore instancabile. « I Francescani di Terra Santa - egli ha scritto qualche anno addietro, occupandosi dell'impiego della mano d'opera italiana nella costruzione della ferrovia Costantinopoli-Bagdad
- oltre alla Custodia di tutti i Luoghi Santi , nei quali si
trovano fin dall'epoca del loro fondatore, hanno molte
missioni sparse in Siria, Cilicia, Armenia, e ovunque si
sono resi altamente benemeriti della Chiesa e della Patria,
lavorando immensamente, con ogni sorta di sacrifici, fin
quello del martirio, sostenendo, sempre per la religione e
per mantenere alto il nome italiano, persecuzioni di ogni
genere, vessazioni dai vari dominatori che soggiogarono
successivamente la Palestina e la Saia, so"ffrendo pestilenze, carestie, malattie molteplici, insidie degli uomini e
dei governi. Se il nome d'Italia sucnò e suona venerato
in questi luoghi, se l'italiano è ovunque benviso, lo si deve
ai padri Francescano italiani della Custodia. Così è a loro
che si deve la diffusione della lingua italiana anche nei
remoti centri dell'interno, come a Aintab , Marasci, nell'Armenia, perchè questi Padri, nelle loro missioni, fondano
sempre delle scuole e, fra le materie d'insegnamento, non
manca mai la lingua italiana, per cui si trovano ovunque,
e non solo come avvenne a me lungo la ferrovia di Bagdad, ma anche nell'interno, impiegati, commercianti, persone con una posizione che vi parlano italiano ; e l'anima
vibra di gioia inesprimibile udendo, da chi e dove meno
si pensa, l'armoniosa lingua di Dante e Manzoni ».
A queste tradizioni, a queste virtù , a queste glorie , a
questa realtà è affidato il prestigio e il diritto dell'Italia in
Terra Santa; prestigio e diritto che noi dobbiamo cementare opportunamente con gli accordi internazionali e con
la pratica quotidiana del sacrifizio, della cura, del presidio morale e finanziario ».

giacchè, in fatto di politica religiosa, la Confederazione
Germanica lasciava mano libera alla sua alleata del Danubio, che era molto più interessata, vuoi per realtà politiche, vuoi per tradizioni storiche, alla questione romana.
E si capiva. In regime di Triplice Alleanza, la Germa nia si era assunto il còmpito di smorzare le animosità e le
asperità fra l'ltalia e l'Austria-Ungheria, di fungere quasi
da cuscinetto fra le due Nazioni sue alleate, al fine di non
suscitare conflitti e dissensi, di placare il più che le riu scisse possibile gli ani~i e di far dileguare i cattivi ri cordi. La Triplice Alleanza era stata così possibile, per la
volontà e per l'intervento della Germania; e negli ultimi
anni la Germania non ha sdegnato di fungere da traitd' union fra le due Nazioni alleate sì, ma rivali insanabilmente .
In sostanza, però, la politica religiosa di Vienna era
quella che voleva Berlino, L'Austria, anche in queste fac cende, era la lunga mano della Germania, la quale se non
faceva mai assumere posizioni nette ai suoi ministri presso
il Vaticano di Prussia e di Baviera, segretamente sosteneva l'Austria e le suggeriva atteggiamenti, le consigliava
manifestazioni, le imponeva, se del caso, rinuncie: a Berlino era il cervello della politica viennese.
Ma la Germania agiva molto abilmente per non spiacere ali' Italia, per non offendere la suscettibilità del nostro
popolo, per non apparire apertamente consigliera del l"Austria e quindi la responsabile della politica della duplice Monarchia.
L'Italia, occupata e preoccupata per tanto tempo da urgenti e vasti problemi interni, trascurava completamente
e la politica internazionale e la politica religiosa, che è
tanta parte della prima. Tranne qualche veggente in solitudine, nessuno in Italia mostrava di dar soverchio peso
alie questioni internazionali e a quelle religiose, alle prime intimamente ed indissolubilmente connesse. Cioè, le
questioni religiose a"e"ano assunto, nella nostra Nazione,
la forma bassa, volgare ed inutile. anzi dannosa, delle
competizioni dl partito, e così sentite, valutate e praticate
esse contribuivano al dissolvimento della nostra anima na zionale, della nostra energia popolare, della nostra posizione nel concerto delle Potenze Clericalismo ed anticlericaliismo; ecco i termini -opposti delle questioni religiose
- contraffatte, adulterate, rese vacue e meschine - dibattute in Italia. Il mònito di un uomo di fede democratica, di Léon Gambetta, se aveva potuto raddrizzare un
po' tardi e alla meglio la mentalità dei Francesi in fatto
di politica religiosa, non aveva trovato eco in Italia, dove
si era piuttosto preoccupati di seguire i rafforzamenti, gli
infingimenti e le esagerazioni dei costumi e della mentalità polìtica francese.
Per noi fu lungamente sconosciuta non diciamo la necessità. ma l'opportunità di occuparsi di politica religiosa ,
in quanto essa poteva essere per l'interno ragfone e mezzo
di pacificazione di animi, e ali' estero strumento e leva
di propulsione, di affermazione, di colonizzazione, di influenza. Poco tempo fa abbiamo potuto notare in Italia
fenomeni e movimenti confortanti di resipiscenza. Le questioni reiigiose ci hanno alfine attirati per la loro importanza e per la loro portata nel mondo, per la loro inscindibile connessione alla politica internazionale, per la virtù
loro di cooperare, di coordinare e di sostenere i movimenti
espansionistici delle grandi Potenze europee. Si è capito ,
*
ifinalmente, in Italia, un po' tardi, ma si è capito, che se
La Germania ha dimostrato una grande sensibilità poli- si vuole imprimere alla Nazione sviluppo e forza, e si vuol
tica in fatto di questioni e di argomenti attinenti alla fa- darle prestigio di grande Potenza, è necessario fare anche
mo~a « questione romana». Finora, a vero dire , non sem- una politica religiosa ispirata ai nostri superiori interessi
brava che la Germania si interessasse e si preoccupasse nazionali, dentro e fuori il Paese.
così a fondo della sorte temporale del Sommo Pontefice,
La Germania, in questi ultimi .tempi, a mezzo dei suoi

**

108

GLI OSSERV ATORII INDUSTRIALI E COMMERCIALI
maggiori giornali, aveva affermato, se non ancora il suo
punto di v11Sta, i1 suo vivace 1inter.e ssamento alla questione
romana, come se fosse una questione di casa sua, coane se
si trattasse di una manifesta~one sua propria e di un suo
particolare e spiccato interesse.
Le manifestazioni tedesche a che punto han trovato la
mentalità italiana in fatto di questione romana e di politica religiosa? Lo abbiamo accennato. C'è da domandarsi
a che punto sono la concezione politica e la pratica politica del Governo a proposito dei problemi e degli interessi
su citati. La risposta non è tanto facile, come potrebbe
sembrare; giacchè in Italia la politica religiosa del Governo
è stata quasi sempre la politica dei partiti, cioè la polilitica del dissolvimento della coscienza nazionale, dell' aberrazione partigiana interna. Nessun ministero ha avuto
a questo proposito, sino ad ora, un programma completo
e preciso, una volontà ferma e decisa, unjl visione chiara e
complessiva del problema che ci interessa. Affermazioni
vaghe, dichiarazioni solite, qualche idea nuova, qualche
barlume di verità e di realtà, null'altro che questo. Volontà fattive n'on comparvero finora in questo campo. Sicchè la nostra attività politica si svolge sulle rotaie della
Legge delle Guarentigie, con qualche amplificazione cosciente, con qualche visione frammentaria ma esatta, con
q ualche temperamento utile. Nulla più di questo. Ed è
g ran male.
Oggi, bisogna affermare che la nostra Nazione, chiamata
dalla vittoria delle sue armi a compiere il suo destino nel
mondo, non può disinteressarsi dai problemi religiosi in
quanto hanno nel mondo pratica e reale influenza, in
quanto sono anche essi forze ed energie di sviluppo, di
civiltà, di progresso economico e coloniale.
L'Italia vuol fare una grande politica internazionale,
dicbno taluni; noi soggiungiamo che l'Italia questa grande
politica deve farla dopo che avrà compiuta la sua unità,
dopo che avrà assicurato i suoi confini terrestri e marittimi,
dopo, sopratutto, che avrà risoluto a sua vantaggio, come
è suo diritto, la questione adriatica. Orbene, nelle terre
dove 1' Italia è chiamata a svolgere la sua capacità colonizzatrice, l'ausilio della religione cattolica può essere un
coefficiente non trascurabile, spesso è un coefficiente indispensabile. Per comprendere e per affermare questa
grande verità bisogna guardare e valutare i problemi religiosi con spirito aperto, illuminato, non settario. Questa
trasformazione è nece!lsario che si compia nello spirito degli italiani. Ciascuno rimanga colla sua fede, ciascuno
tenga le sue credenze, i suoi convincimenti; ma ciascuno
impari a riconoscere, nel campo pratico, la necessità o
almeno la utilità della forza, ~ell' ausilio religioso nel campo della politica internazionale in genere, nel campo di
q uella coloniale in ispecie.
In passato i simboli del potere statale si affermarcno
oontemporaneamente nelle terre meno civili con i simboli
d el potere religioso; se ne avvantaggiò la religione, se ne
avvantaggiò l'influenza dello Stato . che si sviluppava e
si aflermava. Sembrò, in passato, che l'influenza di una
nazione nel mondo potesse più agevolmente. più durevolmente affermarsi se sostenuta e inc1ementata dall'influenza religiosa, sembrò, anzi, che le due influenze fossero nece;sarie l'una all'altra, che fossero inscindibili, o
che, pet lo meno, la prima sarebbe stata perfetta soltanto
nel caso fosse sostenuta dalla seconda. E poichè di influenze naz1onali ce ne sono molte e in contrasto, così la
grande influenza 1eligiosa della Chiesa romana - chè di
questa ci occupiamo fu conte3a fra i reggitori delle
nazioni, e- per averla dalla propria parte si ricorse ad accordi, a patti, a trattati, che, in altro senso , si risolvevano
anche in un vantaggio per la Chi~sa di Rema. In allora

questa aveva un potere temporale, che oggi non ha più e
che non sogna di riconquistare, almeno per quelli che sono
la convmzione e i propositi più diffusi fra i cattolici italiani, i quali sarebbero più interessati al problema; in
allora la Chiesa cattolica lavorava per aumentare la sua
influenza nel mondo e per ingrandire i suoi possedimenti;
oggi non più. La Chiesa al tempo d'oggi è ritornata alle
sue origini, e, CO/$Ì, una fra le maggiori difficoltà che si
frapponevano alla nostra nazione per potere avvantaggiarsi
della Chiesa d : Roma è tolta. Non del tutto, perchè ufficialmente il potere dello Stato italiano e quello della
Chiesa romana si ignorano.
Da queste premesse è facile trarre adeguate conseguenze.
Bisogna oggi lavorare a tutt'uomo perchè in Italia la questione romana abbia nuova e più rispondente sistemazione. Tale sistemazione ·deve essere data dai due poteri con
la debita discrezione e in mutuo accordo, perchè essa è,
innanzi tutto. una question.e italiana, nella qual~ le altre
Potenze non potrebbero ingerirsi senza offendere la nostra azione. Così ci sembrava per il nostro Paese offensivo
l'interessamento della Germania in proposito, per cui l'Italia deve rivendicare a sè - all'infuori dell'areopago
delle Potenze, il diritto, che deve essere inteso come un
dovere per l'avvenire della Nazione, di sistemare in relazione ai tempi la questione romana.
Questa affermazione deve preludere ogni altra nel campo
della politica religiosa, la quale deve essere stabilita sin
d'ora su basi programmatit:he ben chiare e ben precise,
che si dovranno in seguito sviluppare e integrare. E tanto
più facile appare oggi - dopo la nota pontificia per la
pace - la sistemazione della anzidetta questione, in quanto, per la prima volta, il Sommo Pontefice ha inviato una
n,ota diplomatica al Governo Italiano, e, per la prima volta ,
in un documento pontificio - la nota in parola - è riconosciuta l'Unità jtaliana e la necessità di completarla e di
perfezionarla

***
L'Ausbria-Ungheria era fra gli Stati che potevano vantare
un'influenza religiosa di primissimo ordine. Nessuna nazione al mondo era così strettamente, intim,a mente legata
a,lla Chiesa di Roma; e a quest'uniì,o,ne con.ferivano in
egual misura la tradizione, i vincoli dinastici, la mentalità
degli alti ambienti bmocratici e militari d'Austria e quella
delle sfere di,rigenti vaticane . I rapporti personali fra numerosi personaggi del mondo romano papale e del mondo
politico militare imperial-regio. Unione spirituale, politica
e dipLomati.ca che giovava ugualmente alla Monarchia e al
Papato nel campo dei rapporti internazionali. Il Papato
s~ avvantaggiava sapendo di poter disporre in ogni momento e per ogni suo bisogno di una forza politica e miJitare di
primissimo oirdine cOlffi'era quella austro-ungari.ca, epperciò
di poter far sentire la sua voce e la sua influenza più lontano e più forte; l'Austria-Ungheria si giovava sapendo di
poter contare sulla cieca devozione della Chiesa Cattolica ,
di cui si serviva per le s-ue mire espansioniste, per lo svi.
luppo e la integrazione della sua influenza presso i popoli
e ne ~ paesi che la interessaivano m.i,Litarmente e economi<Zmente.
Gli ultimi anni della storia dell'Europa stanno a dimostrare a luce meridiana come le due Potenze - quella
degli Absburgo e quella della Chiesa Romana - si siano
spesso integrate, sostenute, incoraggiate a vicenda, spalleggiate in ogni senso e :n ogni contingenza internazionale. L'una sapeva che ogni aumento di potenza del1' altra si risolveva in un beneficio diretto proprio. e l'altra
era sicura che lo sviluppo e i progressi della prima costi-

109

LE I. /. /.
tuivano altrettanti vantaggi in proprio; epperciò l'accordo
eta ·completo, l'appoggio mutuo, i benelìct comuni.
La storia, poi, della conflagrazione europea ha dato,
per così dire, la misura dell'intimità e dell'indissolubilità
della unione fra le due Potenze. Giacchè da parte del Papato non c'è stato mai aocun aHo che fosse di chiara
ed aperta ostilità contro la Monarchia, verso la quale pur
gravita,v.mo, disperatamente, tutti gl,i, odii e tutti gli sforzi
del mondo civile. Il non aver compito alcun atto e il non
aver detto alcuna parola che suonasse dispregio o condanna dei metodi, dei sistemi, delle responsabilità del}' Austria-Ungheria, è stato per il Papato un grave colpo,
perchè gli ha alienato molte si~patie, e, per conseguenza, gli ha fatto pèrdere grande parte della sua influenza.
Ebbene, pur sapendo 1ei pericoli, delle diminuzioni, delle
accuse cui àndava incontro, il Papato è rimasto chiuso
nel suo riserbo, non veramente giustificato dal fatto che al
cuore del Sommo Pontefice sono ugualmente cari i cattolici d'Austria e del Belgio, quelli di Francia e quelli di
Germania. Orbene, se la Chiesa Romana ha preferito il
riserbo e il silenzio nei riguardi dell'Austria, alle accuse
e alle diminuzioni reali e dannosissime della sua influenza
spirituale nel mondo, vuol proprio dire che l'unione fra la
Monarchia Absburgica e ,il} Papato era intima e indissol'ubile.
Da questa situazione equivoca, creata alla Chiesa di
Roma dai suoi rapporti con l'Austria-Ungheria, è derivata la conseguenza che il Sommo Pontefice non ha voluto - puchè non ha potuto - prendere alcuna iniziativa di pace durante tre anni di guerra. e in seguito, assai
probabilmente, sarebbe un'altra conseguenza, che sarebbe
stata più dannosa per la Chiesa: l'esclusione del Papa dal
Congresso della Pace. Dicevamo per questo, che la guerra
europea ha dato la misura della intimità e della indissolubilità dei rapporti austro-romani: ce lo conferma forse,
la nota pontificia per la pace.
Oggi i rapporti austro-vaticani vanno studiati sotto un
altro punto di vista. La guerra ha sconvolto le tradizioni,
ha fatto ruinare le basi programmatiche servite insino a
ieri, ha suscitato nuove energie, nuovi interessi, nuove
realtà, ha prodotto nuovi avvenimenti, ha creato nuove
situazioni : è evidente che la logica di ieri non può essere
più quella di oggi; è chiaro che se la politica degli Stati
e dei popoli deve inspirarsi alla realtà, oggi la politica
vaticana non può essere quella di ieri.
Il Papato è la Potenza neutrale per eccellenza. Esso non
parteggia per alcuno, non condanna nessuno; ha assistito
impass-iibile a.Ila rui,n a e al macello, e non ne ha &ospirat.o
che la fine per stabilire qu.. le doveva essere il suo atteggiamento, quale la sua funzione politiJC.a. La t,radizione assegnava al Papato una missione storica ben chiara e ben precisa ; il Papato se ne è sottratto perchè non vedeva chiaro
negU avvenimenti della guerra, e qu~ndi non VJodeva compromettere hl suo aivvenire con un atto che aJVrebbe pohlto
costargli molto caro.
Difendere gli interessi dell'Europa coalizzata contro gli
Austro-Tedeschi, alleati dei Turchi, non appadva, in un
primo momento, troppo vantaggioso per il Papato, visto
che gli Imperi Centrali erano vittoriosi ovunque; difendere gli interessi della Germania e dell'Austria contro
l'Europa alleata in nome e per la difesa della civiltà, non
era conveniente per il Papato, giacchè esso avrebbe chiaramente· solidarizzato con i violatori della neutralità belga,
con i saccheggiatori delle pingui città, con i violatori delle
donne e con i fucilatori dei cittadini inermi del Belgio.
Rimanere neutrale bisognava, ad ogni costo, in attesa che
gli avvenimenti maturassero. Tale maturM:~one avrebbe do-

110

vuto ,r.itenersi aivvenuta dal punto di vista vaticano, a giudicare dalla nota per la . pace.
Il Papato, adunque, è stato ed è la Potenza neutrale
per eccellénza; e se è vero che i neutrali potrebbeTo pagair
oara la l,oiro inattiività, per.chè avranno ben scarso diritto
di contribuiire a sistema,r la nuova organizzazione tenitoriaJe e poliitica dell.' E.uropa, ben dura lezione pot,r ebbe
,ricevere la Chiesa di Roma. E la sua influenza nel mondo
potrebbe essere seriamente compromessa.
Senonchè noi eravamo certi che al giusto momento .
quando la fortuna delle armi non avesse lasciato pi~ alcun dubbio sulla sorte della guerra, il • Papato avrebbe
fatto sentire la sua voce e la sua influenza nel mondo, fra
i belligeranti. Esso è intervenuto nel conflitto europeo.
In seguito a quest'avvenimento, noi scorgiamo la necessità per le potenze dell 'lntesa di sistemare su nuove
baisi i loro rappootài con la Chiesa di Roma. NessUlll.O si
i.1L1da ohe con la decomposizi,one delL'Austria-Ungheria
e con la capitolazione della Germania la Chiesa Romana
sia per ricevere il suo coLpo fataile e definritivo. lllusiio,n i
di questo genere sarebbero p Lù pericolose in chi le con-cepiss,e e le formulasse, che non per chi ne fosse colpito.
Cessate, e per sempre, la sua funzione e la sua cura
temporali, il Papato è rimasto una Potenza spirituale di
primo ordine, la più alta, la più vasta, la più ricca di
f-orze, di appoggi. E come tale, avere amico od alleato il
Papato è sempre un bene, averlo nemico può essere quasi
sempre un male. Per quanto grande sia lo scàpito che
alla Chiesa Romana sia derivato per la s,ua amb~a situazione, per il suo equivoco attegg,iamento nell'odierno conflitto, non potrà essere mai tale da nuocere fatalmente, da
sg.retolare completamente l'edificio mondiale e formidabiLiss>imo della s,ua potenza spi•rit)-la.le. Gli è per questo che noi
sosteniamo la necessità che in Italia si inauguri una politica religiosa che sostenga, che integri, che completi la
nostra politica internazionale in genere, quella nostra coloniale in ispecie. Naturalmente, per far ciò, è necessario
che all'interno del nostro paese si svalutino una volta per
sempre i pregiudizi, i preconcetti, le pregiudiziali clericali.
per lasciar posto ad una serena ed onesta valutazione dei
superiori interessi della Patiia, intorno ai quali non do·vrebbe essere dissenso fra gli Italiani a qualsiasi credo politico o religioso essi appartengano.
La potenza cattolica dell'Austria-Ungheria ha giovato
enormemente a questa nazione più che ogni altra sua leva
politica o militare. Nei Balcani l'Austria ha potuto sostituire con vantaggio la Francia nella d riifesa e nella protezione dei cattolici; nell'Oriente essa ha potuto accamparsi
di fronte alla Francia, la protettrice tradizionale, nell'opera
di patronato dei cattolici, dei fedeli. La Germania ha sostenuto l'Austria in quest'opera eccellente di penetrazione,
e, al giusto momento, l'ha integrata con i suoi mezzi, con
le sue enormi possibilità, con la ·sua poi,sanza organizzatrice.
Nella Penisola Balcanica, sopratutto, l'Austria ha potuto avere una vera e propria egemonia politica ed economica, a tutto danno dell'Italia, grazie all'appoggio della
S. Sede. I trattati di Passarowitz, di Carlowitz, di Belgrado erano troppo lontani per poter servire a qualche
cosa; l'Austria li ha risuscitati al giusto momento, li ha
rinverditi con il consenso e previo accordo della Chiesa di
Roma, e si è improvvisata, in tempi di civiltà e di libertà ,
sopratutto in tempi di nazionalità libere ed indipendenti,
protettrice dei fedeli. Fedeli che non ha protetto che in
quanto rappresentavano per essa una somma· più o meno
cospicua di interessi economici, politici e perfino miiitari
da tutelare.

GLI OSSERVA TORI/ INDUSTRIALI E COMMERCIALI
1
• on abbiamo ancol'a dimenticato che in Albani~ dove
Affrontando uno dei maggiori problemi della nostra pol"Austri:t esercitava la sua influenza proteggendo gli alba- litica internazionale - quello dei futuri rapporti dell'Itanesi cattolici, col consenso ~ con l'accordo della Chiesa di lia col Papato, sopratutto nella politica coloniale - noi
Roma, in danno dell' ltalia, non abbiamo dimenticato che non abbiamo avuto la pretesa di risolverlo; tutt'altro. Abin Albania i preti cattolici si improvvisarono, al propizio biamo voluto. modestamente, agitarlo nelle coscienze itam omento, agenti politici austriaci, capitani di bande ar- liane con italiana coscienza del momento storico che atm ate, suscitatori di sommosse. agenti di insurrezione e di traversiamo. Ben altro occorre per iniziare, non diciamo
rivoluzione. Non abbiamo dimenticato che la protezione la risoluzione di taì ponderoso problema, ma un accordo
dei cattolici albanesi da parte dell'Austria non aveva altra sui mezzi e sui sistemi migliori per risolverlo .
mira che quella di asservire economicamente e politicaU:ONARDO AzZARITA.
m ente l'Albania alla Duplice Monarchia, impedendo così
ogni progresso ed ogni successo all'Italia, che per tanto
TRIPOLI
tempo aveva ignorato l'Albania e dei problemi e delle ria rse di questa s'era completamente disinteressata.
Dunque, le relazioni fra l'Austria e la S. Sede si com- GLI EFFETTI DELLA VITTORIA - NUOVI CAMPI ALL'Epletavano sul terreno politico ed economico in un formi LA PESCA
SPORTAZIONE E ALL' IMPORTAZIONE
dabile irrobustimento dell'influénza della Monarchia, in
DELI..E SPUGNE_
un asservimento di popoli e di paesi alla volontà e alla
Oggi i · vittoriosi trionfi delle nostre armi sui tampi d i
discrezione degli Absburgo, in danno non soltanto della
indipendenza e della libertà di quei popoli e di quei paesi, Europa producono anche qui i loro notevoli effetti, tanm a pure delle altre potenze - e, nel caso da noi consi- to che è da sperare che non passeranno molti giorni
derato, dell'Italia - · che venivano colpite proditoriamente dall'auspicato dì in cui la nostra bandiera tornerà a
sventolare negli antichi presidt del Gebel . del Garian .
nei più vitali interessi.
La guerra oggi ha fatto giustizia di. molte vanità politi- di Silten, di Mi&urata e della Sirte.
Con la rioccupazione dell'interno della Tripolitania
che, di molte vacuità retoriche. di molte pregiudiziali dannose; sulla base degli interessi reali le nazioni si muovo- si riapre un campo non trascurabile di attività commerno, si sviluppano, si incrementano nella loro influenza ciale tanto per l'importazione come per l'esportazione.
p olitica e nella loro virtù economica. Sulle basi della realtà L'interno della Tripolitania assorbe grandi quantitativi
in Italia si stabiliscano, dunque, nuovi rapporti con la di manifatture che vengono importate dall'Inghilterra,
S. Sede, che si risolvano prima di tutto e sopratutto in quali il madapolam, oxford, zephir, domestic, greggi,
vantaggi politici, economici, militari per la naz.i one, den- ecc. ; assorbe pure notevoli quantitativi di thè, zucchero,
caffè, ecc. Dall'interno giungono a Tripoli quantitativi non
tro e Juori i confini, e se si risolveranno in vantaggi per
l'influenza morale del Papato, tanto meglio, poichè noi indifferenti di pelli, lana, bestiame , ecc. Dall'interno affluisce pure ad Homs ed a Tripoli lo sparto esportato
avremo ricondotto vieppiù il Papato alle sue origini, lo
esclusivamente nel passato in Inghilterra, ma è da auguavremo, anzi, allontanato completamente dagli adescararsi che nell'avvenire possa essere invece esportato in
menti del temporalismo ed avremo contribuito ad affermare
Italia per produrre da noi quelle qualità di carta che
nel mondo un valore di civiltà e di umanità. Senza dire fino ad oggi, con prodotti nostri , si producono in paesi
che, dati i rapporti di indipendenza fra la Nazione Italia- stranieri.
na ed 11 Papato, la maggiore influenza di quest'ultimo nel
La fine della guerra europea apporta qui il risveglio
mondo si risolverebbe in un vantaggio per la prima.
della pesca dell~ spugne che per · ragioni dipendenti
Bisogna sostituire l'Austria nei suoi rapporti col Papato ; dallo stato di guerra era stata sospesa fino dal 1914.
bisogna incominciare a tessere la trama dei rapporti italoI pescatori assicurano che per i primi anni dovremo apontiiìci ora che l'Austria s.i sta decomponendo, perchè a vere una pesca abbondantissima. È bene segnalare ciò
decomposizione aivvenuta possiamo essere i primi e i soli a ai nostri commercianti, alfinchè provvedano in tempo ad
raccoglierne, come nell'Adriatico e nei Balcani, l'eredità accaparrarsi il prodotto, anzichè farlo accaparrare da quelpolitica ed economica. La Franca, l'Inghilterra, la Russia le ditte estere che non mancano di mandare qui a tempo
hanno in ogni tempo e, quel che più jmporta, recente- opportuno personale di fiducia per provvedersi del loro
mente anche, ri<:onosciuta l'importanza del Papato, la ne- fabbisogno. - L. A.
cessità di averlo almeno se non amico, non nemico; che
l' atteggiamento dell'Italia consacri questa verità, questa
TUNISI (Algeria)
realtà per conto nc,str~, al di sopra e all'infuori della fecle,
sul terreno dei rapporti politici. Dal momento che il PaUNA V A.STO CAMPO DI SFRUTTAMENTO PER LA PRODUp ato esiste. dal momento che esso non si può sopprimere,
ZIONE ITALIANA SUI MERCATI TUNISINI.
dal momento che la sua forza e la sua influenza nel mondo sono fattori accertati e insopprimibili, è bene che la
La Camera Italiana di Commercio ed Arti di Tunisi ,
azione nostra, uscita dalla minorità politica, tutto ciò che segue con il massimo interesse l'azione che sta attualdevolva a suo beneficio : il -valore di questa considerazione mente svolgendo la locale Lega anti-austro-tedesca, per
non può sfuggire neppure ai più arrabbiati anticlericali del rendere assolutamente impossibile in quel mercato l' afnostro Paese.
fermarsi dei prodotti tedeschi. ed austriaci, nel dopoguerra ,
Qual'era la forza dell'Austria in Albania? ,I preti catto- segnala come in tal modo resta aperto un vastissimo camlici. Chi furono i precursori dell'influenza austriaca in Al- po di sfruttamento agli industriali ed esportatori italiani ,
bania? I preti cattolici. Chi assicurò all'Austria la sua stra- che sapranno rendersi conto delle esigenze della piazza ,
g rande superiorità in confronto dell'Italia in Albania? I sia per il quantitativo, sia per la qualità delle merci ripreti catt~lici. Ordunque, se la nostra successione nel- chieste.
Come è noto, scrive l'Economista d'Italia, il principale
1' Adriatico all'Austria-Ungheria deve essere completa, è
necessaiio che l'Itd~,a s,ucced.a anche all'Austria nei rap- cliente nella Tunisia è costituito dall'elemento indigeno,
che difficilmente si allontana dalle abitudini tradizionali e
p orti con la S. Sede.

[
I

111

LE I. I./. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - che perciò intende acquistare merci confezionate secondo
l'uso locale predominante.
Tale fatto deve essere tenuto presente dai nostri fabbricanti, i quali, se intendono sviluppare i loro affari s_µ
vasta scala in Tunisia, debbono anche cercare di offrire
articoli a prezzi assai bassi.
Sarebbe assai conveniente che le ditte esportatrici mantenessero agenti propri sulla piazza di Tunisi, centro dei
principali affari e sugli altri mercati della Reggenza. t
indispensabile però che tali agenti siano attivi e seri e conoscano bene il paese ad anche la lingua araba. Essi do-

vrebbero visitare frequentemente la clientela, possedere
una collezione dei prodotti da offrire oppure cataloghi
illustrati con scene della vita indigena. Detti cataloghi
dovrebbero essere redatti con sufficiente chiarezza, con indicazione dei prezzi in franchi per merce resa al porto
d'imbarco o libera di ogni spesa, compresi i dazi doganali.
Riguardo ai pagamenti bisognerà attenersi , in tempi
normali , ai metodi seguiti prima della guerra dai commercianti tedeschi , i quali ordinariamente concedevano
credito a due o tre mesi.

Allo scopo di assicurare un sempre maggiore sviluppo all' industria italiana, le I. I. I. vanno organizzando nelle
principali piazze mercantili e produttive del mondo intero un servizio di osservazione e di informazioni industriali e
commerciali , affidato a persone selezionate, esperte, sicure . A tutt'oggi le I. I. I. hanno istituito i seguenti osservatorii :

ABO (Finlandia) - ALESSANDRIA D'EGITTO - ALGERI - ALICA TE (Spagna) - AMSTERDAM ASSUNCION (Paraguay) - A TENE - BANGKOK (Sia,m) BARCELLONA (Spagna) BASILEA BATAVIA (Indie Orientali Olandesi) - BELLO HORIZONTE (Brasile) - BERNA - BISERTA (Tunisia) - BOGOT A (Coltllffibia) - BOMBAY (Indie Inglesi) - BONA (Algeria) - BOSTON (Stati Uniti <:l'America) - BUCAREST - BUENOS AIRES - CALCUITA (Indie Inglesi) - CAPETOWN (Sud-Africa) - CARACAS (Venezuela) - CARDIFF (Inghilterra) - CHICAGO - COPENAGHEN - CRISTIANIA (Norvegia) - DUBLINO
(Irlanda) - GINEVRA - INDEPENDENCE (Luisiana - Stati Uniti d'America) - KIEW (Russia) - L' AJA LARNACA (Cipro) - LIVERPOOL - LONDRA - LOS A GELES (California - Stati Uniti d'America) --:- MAMELBOURNE (Australia) MENDOZA
DRID - MALTA - MANILLA (Isole Filippine) - MARSIGLIA (Repubblica Argentina) - MESSICO - MONTEVIDEO - MOSCA - ODESSA - PALMA DI MAJORCA
(Isole Baleari) - PANAMA - PARA' (Brasile) - PARIGI - PATRASSO (Grecia) - PIREO (Grecia) - RIO
DE JANEIRO - ROSAR10 (Repubblica Argentina) - ROTTERDAM (Olanda) - SAN FRANCISCO DI CALIFORNIA (Stati Uniti d'America) - SAN PAOLO (Brasile) - SANTA FE' (Repubblica Argentina) - SANT ANDER (Spagna) - SANTIAGO (Chilì) - SANTOS (Brasile) - STOCCOLMA (Svezia) - SYDNEY (Australia) - TOKIO (Giappone)
TRIPOLI - TUNISI - V ALPARAIS<'i (Chilì) - VICO (Spagna) - W ASHINGTON - ZURIGO.

RASSEGNA DEL MO~
V IMENTO INDU~
STRIALE ITALIANO
MESE DI

GENNAIO

1Q1Q

S O M M A R I O : Crisi nel ramo manifatturiero • Le voci degli interessali -

Per l'educazione industriale
in ltalia - Il supremo interesse economico dell'Italia • Vogliamo una più illuminata politica ferroviaria - Una
ferrovia nella Somalia Italiana - Per la costruzione dei laghi artificiali in Italia - Scoperta di miniere in Sicilia
- Un grido di implorazione dalla Sardegna dedicato al Ministro dell'Industria on . Ciuffelli - La vita pubblica
e gl' industriali italiani Il passaggio dal periodo di lotta a quello della cooperazione nell' organizzazione degl' interessi sociali - Bisogna rivedere d'urgenza in Italia i provvedimenti sull'esportazione - Esonero d'imposta
per dieci anni a favo_re dell'industria dei profumi - La prima nave metallica saldata - Bisogna dotare l'Italia d'una potente -/lotta mercantile - La creazione del la marca per i prodotti italiani - Nuove possibilità di rifornimento di carbone all'Italia _:.. Premii e concorso dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere - Per l'industrializzazione della Sicilia - Un'Associazione fra i Licenziati della Scuola Elettrotecnica - Per l'industria italiana
del marmo - La crisi della industria guantaria - Una grande gara d'aviazione per il 1919 a Napoli - · Costituzione d'un ente per il porlo di Messina - Le presenti condizioni dell'industria cotoniera in Italia - Saranno
presto introdotte stoffe di torba - Le tristi conseguenze del monopolio del carbone in Italia - La partecipazione
degli operai alle industrie e il parere del senatore Rolandi-Ricci - La paralisi ferroviaria e la Lega Industriale
di Torino - Una importante scoperta sul mercurio - La questione delle pelli crude e conciate in Italia - Un
accordo economico-finanziario italo-svizzero - Cl' insuccessi dello Stato come coltivatore di miniere - Le navi
mercantili austriache debbono essere nostre - Reticolati innanzi ai manufatti italiani - Missioni aeree italiane
per tutto il mondo - « Dateci i noli più bassi e lasciateci liberi di fare » - Dove nel naviglio conviene l'impiego
del cemento armato - Si costruiscano quante più navi è possibile nel più breve periodo di tempo - S'invoca un
organo per la ricostituzione nazionale - L'avvenire industriale della Calabria - Occorrono buone statistiche
coloniali - La statizzazione dell'industria farmaceutica in Italia~ - Le scarpe e la situazione dell'industria conciaria in Italia - L'attuazione dei monopolii, un danno gravissimo per l'industria nazionale - La nostra situazione dopo la vittoria.

Tutte le notizie, i da.ti, le a.rgomenta.zioni o i
giudizi contenuti in questa. rubrica. non impegna.no a.ffa.tto le I. I. I., che per comodità dei lettori
ra.ccolgono ogni mese diligentemente e obiettiva.mente in questa. ra.ssegna. qua.nto di più saliente i principali periodici ita.lia.ni politici e tecnici·
pubblica.no su problemi e questioni d'interesse
industria.le, fma.nzia.rio, a.gricolo e commercia.le.
N. d. D.

CRISI NEL RAMO MANIFATTURIERO
LE VOCI DEGLI INTERESSA TI
Da e< Il Mezzogiorno » di Napoli riportiamo il seguente coraggioso articolo, dovuto ad un grande industriale,
il dott. Bruno Canto , che mette mirabilmente a nado la
mentalità deleteria delle sfere dirigenti italiane. È un
documento di accusa che dovrebbe far profondamente
pensare a Roma, giacchè realmente in quale posizione si
troverebbe il nostro Ministro dell'Industria , ove si avve-

rasse ciò che l'articolista, di competenza non dubbia ,
chiaramente prospetta?
Il 9 novembre 1918, alla seduta del Comitato Centrale per l'industria cot-0niera, alla quale assistettero, fr~
altre personalità, il Ministro Ciuffelli e gli alti funzionarli Berio e Giuffrida, vi fu chi fece press'a poco questo discorso :
Egregi signori Ciuffelli, Berio e Giuffrida, Voi siete
in preda ad una fissazione la quale vi fa · commettere i

113
8 . f . I.

f.

LE I. I. I.
più grossolani errori e potrà condurre l'indust.ria cotoniera alla rovina senza che si raggiunga l'intento che voi vi
prefiggete, cioè quello di mettere i tessuti a disposizione
del pubblico ad un prezzo conveniente. Oggi tali tessuti si vendono sulla base del filato a 20 lire al chilogramma, mentre il prezzo di imperio da Voi stabilito, e
che Voi. riconoscete corrispondente al reale costo odierno della materia, è di L. 15,50. Voi vorreste quindi veder i:idotti i prezzi sulla base di 15,50, dopo di che accordereste l" esportazione. lo però vi metto in guardia contro questa illusione, giacchè il pubblico a 15,50 non comprerà, come pure non comprerà neppure a 10, convinto come è che i prezzi debbano scendere ulteriormente in base al seguente semplicistico ragionamento:
la guerra li ha fatti salire da 2 a 20 e la cessazione della
guerrc1. li farà ridiscendere, se non da 20 a 2, almeno
<la 20 a 5. Frattanto, riprese la voce ammonitrice, realmente i prezzi scenderanno, poniamo a 10, col bel risultato che fra due mesi il commercio italiano dei manufatti di cotone si troverà coll'identica quantità di roba
che possiede ora, ma svalutata del 50 %, ed il pubblico
larà rimasto nella sua attitudine di paziente attesa di
prezzi migliori. Poichè questo pubblico in tempo di guerra ragionava nel seguente modo : oggi il tessuto per camicie costa tre lire; io non ne hio assoluto bisogno, ma
certamente fra sei mesi ne dovrò comprare : se la guerra
non durasse più di tanto, attenderei: siccome però ritengo
eh~ durerà di più, e che il prezzo fra ::3ei mesi sarà di
.quattro in luogo d ii tre, io compero oggi a tre. Così si
spiega come, malgrado gli enormi rialzi di ogni prodotto,
non ci sia mai stata una richiesta tanto for te quanto duJ"ante la guerra ; si andava nelle calzolerie ad acquistare
le scarpe a due, tre paia per volta, dal sarto a « fermare »
la toffa per la stagione successiva, e così via.
Una specie di epidemia psicologica che dal pubblico si
era propagata al dettagliante e dal dettagliante al grossista, provocando una richiesta .fittizia che alla cessazione
della guerra avrebbe causato un arresto di qualsiasi domanda di produzione nuova. Infatti , finita la guerra, il
pubblico cambia iL ragionamento così : Oggi la tela per
camicie costa tre lire, ma fra sei mesi costerà certamente
una lira, io non ne ho ancora stretto bisogno, attenderò fra
sei mesi.
Quindi, Egregi Signori - proseguì là stessa voce in
quel tal giorno 9 novembre - quale è la logica linea
da seguire? Lasciar uscire questa roba accumulatasi · a
caro prezzo nei magazzini, e che nessuno vuole, in modo
che possano assorbirla quei paesi i quali non sono in grado di attendere sei mesi ancora per vestirsi, e, se mai,
proibire l'esportazione più tardi, quando, ridotto il cost~ delle materie prime, per effetto della cessazione dei
coefficienti di guerra, i prezzi dei manufatti si mante• nessero a livelli non corrispondenti a tali mutate condizioni.

Procedendo differentemente, perderete una magnifica
occai,ione di riversare sugli altri le conseguenze della suaccennata epidemia psicologica e diminuirete sensibilmente
la ricchezza nazionale.
É sapete di c;uanto, il.lustri signorn
lo stimo che in Italia vi sieno due miliardi di tessuti
di cotone, i quali fra due mesi varranno la metà e sa~nno lì intatti come oggi ad attendere una maggiore svalutazione. Due miliardi di oro benefico, una magnifica occasione di inondare i mercati di roba nostra, ed avvincerli
~lla nostra industria pér l'avvenire, una situazione commercialmente agile, pronta ad assorbire la produzione
nuova, non più richiesta dalle amministrazioni militari, al-

114

cune centinaia di milioni pel f~elico Ministro delle Finanze, sotto forma di maggior gettito dei sopraprofitti
di guerra ....
No, il comm. Giuffrida - e fu lui infatti il più feroce
oppositore - non poteva tollerare questo quadro: l'Italia
deve essere un popolo di straccioni ; purchè si evitino
nuovi arricchimenti e si ributtino nella miseria coloro
che sulla guerra avevano edificate delle fortune, si getti
a mare l'industria tutta e con essa avvenire d •Italia.
Il popolo applaudirà e Giuffrida sarà deputato, sarà ministro, sarà presidente del Consiglio ! ved:r;à prima di
morire il proprio monumento nella piazza del paese natìo. O povera patria nostra!
Quella cifra di due miliardi sembrò una fantasticheria,
e fu accolta con incredulo sorriso. Si fece un censimento. Se ne conoscono oggi i risultati; la realtà si appalesa molto superiore a quella previsione : 70 milioni di
chilogrammi di tessuti, pari a mezzo miliardo di metri,
non comprese in tale cifr~ le partite inferiori a cinque
quintali, per le quali non vi era obbligo di denuncia, e
non tenuto calcolo delle denuncie inferiori alla realtà, per
le a,pprensioni di conseguenze fiscali. Aggiungendo tutto
c iò , si arriva a 100 milioni di chilogrammi per un valore,
al 9 novembre, di tre miliardi, ai quali si può aggiungere
un miliardo di filati, che non sono compresi nel c.ensimento.
Si giunge così alla fantastica cifra · di quattro miliardi,
dei quali in due mesi la metà è sfumata.
Ciuffelli, Berio e Giuffrida (c'è chi insinua che dietro
al paravento ci sia l' on. Nitti) costano all'Italia due miliardi pel solo cotone I nel medesimo caso s.i trovano le lane,
i cuoi e non so quanti altri prodotti.
Di quanto sarà stata complessivamente depauperata la
ricchezza italiana per l'insensata politica governativa?
Già si profilano minacciose situazioni finanziarie: un industriale, con un patrimonio netto di cinque milioni, ha in
questi giorni rassegnata la propria posizione ai creditori,
nqn bastando quella cifra a bilanciare il deprezzamento
della merce . La disoccupazione, latente per effetto delle
commesse governative ancora in corso, e che fra poche
settimane saranno esaurite, si rivelerà in proporzioni mai
viste, neppure nei più foschi anni di crisi, che pur rappresentano un tragico ricordo: sono ottocentomila le persone occupate nell'industria cotoniera e, tenendo conto delle
famiglie da queste alimentate, non si è lontani dal vero
calcolando che il sostentamento della quindicesima parte
della popolazione d • Italia dipende da tale industria. Che
occorre di più a scuotere l'iroso puntiglio?
Un recente comunicato ufficioso annunziava ingiusti i
lagni contro il Ministero, poìchè delle esportazioni erano
state concesse, mentre tutti sanno che le pratiche alle quali quelle concessioni eranò subordinate . rendevano praticamente impossibile il valersene : fra un mese, quando
non sarà più possibile vendere un metro all 'estero, perchè
l'Inghilterra, l'America e la Spagna avranno saturato quel
poco che oggi « forse» rimane , ed allora sarà finalmente
tolta « qualunque» pastoia al libero traffic.o, si chiederà
con ingenuo stupore se i cotonieri, lagnandosi ancora, l' avranno con la luna I Non accorgendosi il Governo, o, meglio, fingendo di non accorgersi, che i suoi provvedimenti
arrivanq come quella tale autorizzazione del Governo austriaco a Venezia, nel luglio, pel taglio del ghiaccio nelle
lagune!. ...
Purtroppo siamo a questo: che l'esportazione assoluta,
incondizionata, accordata «oggi» può salvare ancora ben
poco. La politica dell'attesa si è infatti propagata per
tutto il mondo, e adesso non compra che chi è « privo :.o

r

RASSEGNA

DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO

nel senso assoluto; di bisognosi di merci in tale senso non
vi sono che i paesi nemici, che l'Inghilterra sta quetamente rifornendo attraverso l'Olanda, dove, senza tanti
scrupoli, manda ingenti masse di cotonerie; nei tre mesi
della conferenza della pace, essa avrà avuto tutto il tempo
di mettere a. posto i fatti suoi ed a noi non resterà che
accorgerci di essere stati un'altra volta vittime del nostro
sentimentalismo. Diciamo bianco al bianco e nero al nero.
La guer.ra è finita; a no.i quindi poco importa che Germania e Austria e Bulgaria e Turchia ricevano di contrabbando, a mezzo dei paesi confinanti, ciò che in luogo
di noi daranno egualmente gli altri nostri alleati. Tutto
quello che « filtrerà » in quei paesi, non costituirà, del re- .
sto, che un ulteriore impoverimento della loro economia.
Gli Stati Uniti non ammetteranno che, sia pure in forma
ridotta. gli attuali nostri nemici, appena firmata la pace,
non debbano ricevere la materia orima cotone. Le industrie tessili germaniche ed austriache, ove la pace trovasse
ancora quei paesi allo stato di assoluto bisogno attuale,
avrebbero dinanzi allora un periodo di prosperità senza
precedenti nella storia. I guadagni che ne deriv-e rebbero
sarebbero poi profusi nella lotta per la riconquista dei
mercati dovuti abbandonare durante il conflitto, lotta che
troverebbe per contro l'industria nostra stremata ed incapace di opporre una qualsiasi resistenza. E rivedremo
allora giorni assai oscuri, Eccellenza Ciuffelli, illustri signori Berio e Giuffrida ; rammentate la facile profezia che
vi fu prospettata il 9 novembre ed alla quale non avete
voluto dare ascolto; non fate che fra altri due mesi si
debba avere la ben triste soddisfazione di rammentarvi
la seconda.
Dr. Bruno Canto

PER L'EDUCAZIONE INDUSTRIALE IN 1TALIA
Tutte le industrie italiane ricevettero un impulso formidabile verso una produzione più intensa e razionale di
quello che non si verificasse quattro anni or sono e questi
frutti di grandissimo valore non li dobbiamo certo (bisogna essere · sinceri !,} alla discutibile attività degli accademici assorti nelle astrazioni scientifiche, bensì alle applicaziopi concrete di noi tecnici - scrive Guido del Piano
nelle Industrie - che dalla scienza attingiamo spregiudicatamente quanto è utile alla vita.
In questo consiste essenzialmente la vittoria attuale deL
le nostre officine e dei nostri laboratort.

Il lavoro ha fatto ben chiaramente intendere che la
Scienza deve essere aggiogata alla vita per ottenere le utilità che da Essa ci ripromettiamo.

tutti quei dati pratici che gli permetterebbero una dignitosa entrata nell'ambiente industriale.
Tecnici disposti a dare quello che sanno, senza ombra di
gelosia, ve ne sono in numero discreto e la scelta potrebbe
essere fatta dai consigli accademici delle Scuole Industriali, valutando essenzialmente le doti espositive, gli scritti
pubblicati e le esperienze compiute, senza insistere troppo
medioevalmente sul valore dei titoli scolastici da essi tecnici conseguiti.
Qualche cosa di simile già è stato adottato negli Istituti
di insegnamento per le industrie chimiche cartiere, conciarie e tintorie, per quanto, a parer mio, molto ancora
debbasi modific_are; nulla invece si è fatto per la siderurgia, benchè essa con le moderne applicazioni termoelettriche, basate sulla nostra ccellente dotazione idrica,
rappresenti per l'Italia una risdrsa invidiabile di produttività.
Quando dunque potremo vantarci di questo nuovo e moderno assetto per l'educazione industr.iale?

IL SUPREMO INTERESSE ECONOMICO DELL'ITALIA
VOGLIAMO UNA PIU' ILLUMINATA
POLITICA FERROVIARIA
Tutto porta a credere che il commercio marittimo italiano dovrà avere nell'immediato dopoguerra un fortissimo
incremento.
Buona parte delle merci che ci provenivano, via terra,
dalla Germania e dall'Austria, dovranno importarsi via mare da altri Paesi.
Dovremo provvedere non soltanto alle materie prime di
uso immediato, bensì anche alla ricostituzione dei depositi
interamente esauriti.
La restituzione di Trieste e di Fjume all'Italia ci impone obblighi nuovi di traffico: tutte le regioni meridionali ed orientali dell'Europa Centrale dovranno ancora rifornirsi - e larghissimamente - attraverso i due grandi
p orti adriatici che mantengono necessariamente l'antica
funzione.
Non è possibile trascurare queste esigenze, dalle quali
dipende la prosperità delle regioni redente, e che d'altronde rispondono ad ineluttabili, supreme ragioni di ordine
economico.
Se si adottass~. finalmente, scrive la Metallurgia, una
più illuminata politica ferroviaria - con convenienti riduzioni di tariffa e miglioramento nei servizi ai porti potremmo anche provvedere, in concorrenza col porto di
Marsiglia, al rifornimento della Svizzera (che sta creandosi una flotta, ma che dipenderà tuttavia in gran parte da navi straniere), del Baden, del Wiirttemberg e della
Baviera; regioni queste che dovrebbero trovare in Genova
ed in Venezia - ora specialmente che la via del Brennero
è in tanta maggior parte sotto la nostra influenza il
loro porto naturale.
Bastano questi sommarii accenni - e molte altre considerazioni si potrebbero aggiungere - per dover riconoscere
come supremo interesse economico e politico per l'Italia
la rapida costituzione di una marina mercantile atta ad
adempiere ai compiti essenziali che le spettano nell'approvvigionamento del Paese, nel rifornimento delle industrie,
nella espansione commerciale all'estero.

Credo che a tale proposito nessuno avrà il coraggio
incosciente di gemere un dubbio!
Come ottenere quanto desideriamo? - In un modo molto semplice e senza complicare per nulla i caratteristici,
burocratici ingranaggi delle nostre cattedre.
.
Basterebbe che in ognuna delle nostre Scuole Industriali Chimiche nelle quali {almeno così accusano le insegne
dei locali) dovrebbero tenersi dei corsi teorico-pratici, si
chiedesse la cooperazion~. diremo professorale, di tecnici
specialisti disposti a dedicare disinteressatamente qualche
ora settimanale in van~aggio della educaz-i-0ne dei futuri
colleghi.
Non per questo certamente i professori, titolari delle catUNA FERROVIA NELLA SOMALIA 1TALIANA
tedre verrebbero a trovarsi sminuiti nella loro posizione;
tutt'altro. Essi potrebbero anzi curare diffusamente quel
ll Consiglio dei Ministri, nella seduta dell' 11 corrente,
bene interpretato sviluppo teorico di cui ogni tecnico ab- ha deliberato la costruzione di una ferrovia nella Somalia
bisogna, mentre gli specialisti, rotti alle lotte del lavoro, Italiana da Mogadiscio verso Lugh.
equilibrerebbero le cognizioni dello studente, fornendogli
Di questa ferrovia, di cui è evidente la utilità per la

115

LE I. I. I.

----------------------------------------

messa in valore di tutte le energie della Colonia, sarà
iniziata la costruzione con la maggiore sollecitudine, e a
tal uopo un decreto luogotenenziale autorizzerà la Cassa
depositi e prestiti ad anticipare al Tesoro dello Stato la
somma di 18 milioni per la costruzione del primo tronco
della ferrovia da Mogadiscio a Baidoa, che dovrà, poi,
continuare eino a Lugh, sul confine dell'Etiopia.
Il Benadir, - scrive il Corriere Economico, - era l'unica colonia italiana che non avesse un solo chilometro di
ferrovia. Una delle cause del ritardo nella attuazione
della ferrovia progettata è stata anche quella dell' incertezza nello stabilire quale . dovesse essere il capolinea:
Brava o Mogadiscio.
La maggiore possibilità di costruire in quest'ultima città
un porto, pel quale sono stati stanziati 10 milioni, rende
Mogadiscio il centro politico ed economico della Colonia.
Brava, d'altronde, avrà anche assicurato il &uo sviluppo,
dalla ormai accertata navigabilità dello Scebeli.
La ferrovia progettata costituisce uno dei numeri fondamentali del programma di formazione e consolidamento
della nostra politica coloniale nell'Africa orientale. Già
nello scorso gennaio il Ministro delle colonie aveva ottenuto l'assicurazione di altri 24 milioni per la prosecuzione
della ferrovia eritrea, che dalla Massaua-Asmara si affaccerà da nord al confine etiopico del Setit, ad Elaghim,
Dal Benadir ·verso il confine meridionale etiopico la ferrovia di Mogadiscio si avanzerà per ora fino a Baidoa
(265 km. circa), salvo a raggiungere più tardi il punto di
confine e di penetrazione, oltre a una diramazione a Lugh.
Le due ferrovie, quella eritrea, e questa benadiriana, sono
in corrispondenza delr accordo italo-franco-britannico del
1906, il quale riconosceva all'Italia il diritto di una ferrovia che dal confine dell'Eritrea penetrasse dal Nord in
Etiopia, e, passando per l'ovest di Addis Abeba, si ricongiungiungesse con l'altra che dal sud partisse dal Benadir.

PER LA COSTRUZIONE DEI LAGHI ARTIFICIALI
IN ITALIA

La causa causarum che mantiene il latifondo nell'Italia
meridionale, - scrive Celso Ulpiani nel Mezzogiorno, è la cattiva distribuzione delle pioggie nell'anno. Il clima
mediterraneo ha un solo massimo di pioggia - nell' inverno - sicchè l'Italia meridionale che è tutta circonfusa e
pervasa dal clima mediterraneo, presenta due caratteristiche fondamentali nella sua agricoltura - piovosità invernale ed aridità estiva. Olt.re a ciò, per la costruzione
orografica che l'Italia meridionale presenta, la maggior
massa delle · sue nuvole spinte dai venti per i brevi versanti va a condensarsi in acqua sui fianchi freddi e diboscati delle sue montagne. Una grande concentrazione di
pioggie, nel tempo e nello spazio, si produce così: una
gran massa di acqua si forma nell'inverno e nelle alture,
e poichè non può concretarsi, per la relativa mitezza dell'inverno, in nevi e ghiacci come ad es. accade sulle Alpi,
precipita subito a valle in mille torrenti che incidono, franano, rapinano le tene coltivate,' asportano ponti ed opere
stradali, mondano e impaludano le bassure creandovi le
condizioni per la malaria.
Il rimedio ad una così maligna sindrome f enomenologica appare subito. È chiaro ed intuitivo che se le acque
invernali potessero essere trattenute in laghi artificiali nelle
chiostre dei monti, sbarrando le alte valli, dalle quali poi
si lascerebbero lentamente defluire nella estate, tutte le
condizioni che attualmente mantengono il latifondo potrebbero essere radicalmente rimosse. Il lago artificiale diventerebbe il grande regolatore, l'equo distributore della pio-

116

vosità, toglierebbe all'inverno meridionale il suo eccesso
di acque per beneficarne le aride estati.
Non è possibile alcuna trasformazione del latifondo se
prima non si procede ad una radicale trasformazione idraulica ed economica della montagna ed è di questo argomento che ci occuperemo in un prossimo articolo.

SCOPERTA DI MINIERE IN SICILIA
Si è parlato nei giorni scorsi negli ambienti industriali di
una importante scoperta mineraria fatta nell'Italia Meridionale. Abbiamo potuto controllare ora la notizia, scrive il
Mezzogiorno, pervenutaci da qualche giorno e abbiamo constatato che si tratta veramente di enormi giacimenti di solfato di magnesia e di soda, e di sali di potassio scoperti
nella provincia di Caltanissetta. È stato accertato che si
trova colà un vero bacino minerario di eccezionale impor·
tanza anche per l'economia nazionale, perchè lo sfruttamento di esso sarà per arrecare un colpo decisivo al monopolio germanico di quei prodotti. La scoperta merita• speciale attenzione inoltre perchè già si segnalava all'Estero
un aumento nei pr~zzi e si aveva sentore di una diminuzione di produzione.

UN GRIDO DI IMPLORAZIONE DALLA SARDEGNA
DEDICATO AL MINISTRO DELL'INDUSTRIA
ON. CIUFFELU
Riceviamo da un egregio industriale sardo, nostro abbonato, la seguente impressionante lettera :
« L'appello che la Sua rivista ha da molti mesi lanciato agli industriali d'Italia, non ha - disgraziatamente - avuto larga eco in Sardegna ! Le ragioni sono ovvie,
nè io tenterò di enumerarle. Duole pertanto constatare
che gli sforzi non lievi nè momentanei che qualche coraggioso industriale ha volentieri imposto a sè stesso, non
solo non sia stato riconosciuto, ma trascurato e non condiviso da coloro che •avrebbero potuto e dovuto.
« Se si escludono le industrie minerarie, le quali formano una delle maggiori ricchezze dell'isola, si può dire
che - specie in questi ultimi anni l'industria privata della Sardegna abbia segnato una dannosissima sosta nella sua vita iniziale. Eppure, quanta ricchez~a essa
nasconde; quale esuberante materiale industriale può. offrire; quale immenso vantaggio ne ritrarrebbe la Nazione I lo mi rivolgo a Lei, perchè non credo che sia
male che la Sua rivista dedichi un po' d'attenzione a
questa isola non apprezzata e non ·conosciuta, purtroppo,
dagli stessi sardi, non sorretta nè aiutata dal Governo.
Bisognerebbe iniziare una vera campagna nella Sua diffusa rivista, perchè gli Italiani diventino più audaci cooperatori di ogni sana ed onesta iniziativa isolana I
« Lo spopolamento della Sardegna trova spiegazione nella assoluta mancanza di industrie di ogni specie. Se i sardi prima, i continentali ed il Governo dopo, non penseranno una buona volta a valorizzare le sue enormi ricchezze, l'isola n~n troverà la sua via d"uscita, o meglio,
l'unica soluzione ai suoi annosi ed immani problemi : il
suo ripopolamento. E perchè i privati possano con amoire, con fede, dedicare la loro attività ed investire i Loro
capitali nella loro desolata terra, occorre fornir loro i
mezzi necessari a questo sviluppo e tali da invitare ad
assecondare ogni iniziativa.
« La questione dei trasporti in Sardegna è semplicemente vergognosa! Vergognosa per l'Isola e per l'Italia!
Un rimedio radicale si impone, se si vogliono evitare i
movimenti di autonomia che già serpeggiano in quasi
tutta l'Isola e che si sono voluti reprimere durante la

= =-- = = = = = = = = = = = RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
-guerra. Ma non su ciò io voglio trattenerla. balle pagine
della Sua rivista dedicata alle Industrie Italiane, io vor•
Tei che fosse lanciato ùn appello a tutti gli Italiani ed un
ammonimento al Governo del Re.
« Occorre una politica protettrice per le industrie sarde :
-occorrono urgenti provvedimenti che richiamino il traffico
con l'estero che l'isola vantava non molti anni sono (quan•
-do la geniale idea di un ministro siciliano ci tolse la diretta esportazione del sale da noi prodotto, per la Svezia, e
,che costituiva una ricchezza per il porto di Cagliari): oc·corrono provvedimenti che non seppelliscano tutte le noistre energie, le nostre audacie, e le nostre iniziative sotto
un intollerante manto di oppressione : occorro~o trasporti facfli e sicuri e rapidi : occorre fornire l'isola di un
'gTan porto il cui conseguente movimento creerebbe una
-serie di altre industrie, dirò così, forzate, quali quelle
dei bacini di carenaggio, grandi ed import~nti depositi di
carbone, creazione di depositi franchi, ecc.
,
« Solo così le industrie in Sardegna potranno sorgere e
trovare giustificazione ed alimento.
« La Sardegna guarda al mare come se da esso debba
attendere la sua prosperità e la sua salvezza !
« Non tutti gli italiani sanno che da molti centri dell'isola (centri di importante produzione} occorrono tre e
talvolta quattro giorni per recarsi nel continente italiano.
'Non molti sanno che l'isola è spessissimo priva dell'unico corriere postale giornaliero che la lega al resto del
mondo; e che or non è molto, è rimasta priva per più
di due mesi di ogni e qualunque comunicazione telegrafica, e cinque o sei giorni senza comunicazioni postali I Tutto ciò è bene si sappia e si dica senza riserve
e senza paura ! E tutto ciò ora basta !
« Gli industriali dell'isola (oh
quanto pochi!} sanno
-con quali sacrifizi hanno superato le difficoltà di ogni genere, èlurante la guerra! Non rifornimento di materie
prime, da Genova, da Napoli o da Livorno; quindi sosta forzata dell'industria (e tutti sanno cosa significhi
ferma-re, o com~nque sospendere la lavorazione in uno
stabilimento); non possibile produzione di guerra che,
per ragioni troppo logiche e naturali, erano riservate agli
industriali del settentrione; non creazioni di nuove in•
clustrie, perchè non incoraggiate nè sorrette, non capite
dal Governo, che, a questo riguardo, si è mostrato in-capace a provvedere e prevedere. Ed a premio di que•
sta.... eloquente incapacità (oh disastroso rifornimento
e distribuzione di carbone!) si vogliono - a tutti i co•
sti - fare i monopoli!
« La conclusione di tutto ciò è semplice ed evidente:
1a sempre maggiore e grave disparità fra l'industria isolana e 1a continentale, per il fatto che, mentre questa si
sviluppava ed ingrandiva, si creava e• prosperava, per la
guerra e durante 1a guerra, quella impoveriva sempre più
perchè strozzata da un sistema ingiustificato e tollerato
ormai da troppo tempo!
« L'avvenire industriale dell'isola - alla quale si sono
dedicate·, e spesso e volentieri si dedicano alate parole si presenta terrorizzante.
« Fra non molto l'emigrazione dell'uomo e del capita1e ricomincerà.
- « lo non sono del parere che tutto si debba chiedere
ed ottenere dal Governo, che tutto il Governo debba e
possa hire ; io vorrei dire ai sardi che poco hanno fatto e
che molto rimane loro da fare ! Ma quali speciali provvedimenti occorrono perchè le private iniziative fioriscano?
Occorrono provvidenze statali e di indole generale, che non
possono essere ottenute dai privati. Ed il Ministero per
l'industria - per quanto interessa l'isola - ha dimostra·
'to chiaramente due cose : o di non capire la importanza

della questione industriale sarda, o di.... non voler capire!
(< Ad altro momento più opportuno i dettagli I lo desidererei che gli Italiani sapessero e che si unissero a
questa protesta che dovrebbe assumere importanza di
protesta nazionale !
« Questa la ragione per la quale io mi sono rivolto a
Lei ; questo lo scopo della presente lettera della quale
può servirsi, se notizie che crederà interessanti essa contiene. - Giuseppe Ardau. »

LA VITA PUBBLICA
E GL'INDUSTRIALI ITAUANI
Carlo Visetti, Cavaliere al merito del Lavoro, ci scrive
da Torino le seguenti giustissime osservazioni :
« Ho letto il suo articolo del fascicolo corr. mese, e
mi permetto osservare e domandare : perchè i Signori
Industriali non prendono parte più attiva alla vita pubblica? Perchè nei momenti delle elezioni vanno in villeggiatura, oppure stanno attaccati alle loro industrie,
respingendo tutto quello che non produce reddito? E se
qualche offerta alla candidatura viene fatta a qualche industriale. perchè l'industriale la respinge, dicendo che ha
ben altro pel capo, cioè il guadagno immediato, trascu•
rando così il guadagno mediato, salvo poi a lamentarsi
che a Roma vi sono troppi avvocati ecc. ecc... che non
capiscono nulla, ecc ...
« Ecco la campagna che Ella, a mio giudizio, dovrebbe fare : cioè persuadere gli industriali ad occuparsi
delle cose pubbliche come fanno i nostri buoni nemici».
.

IL PASSAGGIO DAL PERIODO Dl LOTTA
A QUELLO DELLA CQOPERAZIONE
NELL'ORGANIZZAZIONE DEGL'INTERESSI SOCIALI
Già prima d'ora era sentita la opportunità, scrive il
Senatore Ettore Ponti nella Nuova Antologia, che l'indirizzo economico del paese, segnatamente nel campo imprenditivo, bandite le varie prevenzioni• dottrinali o di par•
tito, riuscisse informato ad una maggiore omogeneità e ad
un salutare spirito di preveggenza. Durante la guerra,
la necessaria omogeneità di indirizzo scaturiva dalla forza
delle circostanze, mentre d'altra parte, in cospetto alle
gravi incognite riferentisi all'avvenire prossimo e remoto,
non esitava il patrio governo a promuovere studi per il
dopoguerra economico, nonchè a partecipare a riunioni
interalleate indette per fini di ulteriore reciproco giovamento.
Noi pensiamo per altro che una convenienza poco dissi.
mile (vuoi nei riguardi interni, vuoi negli esteri) perdurerà anche dopo la conclusione della pace, data l'impossibilità per i poteri pubblici e per i privati di attendere
e cooperare all'importante ed inderogabile assunto di
una graduale e provvida organizzazione di interessi av•
viatisi a farsi sempre più cospicui.
Soltanto l'auspicata unificazione della disciplina sociologica e di quella economica, che ne è un aspetto, potrà
dar luogo in avvenire a previsioni attendibili nell'uno e
nell'altro ambito; ma con ciò non è detto che lo studio
degli statisti ed economisti non debba fin d'ora precipuamente convergere all'intento di ricollegare le provvidenze
dell'oggi ad un programma avvenire razionalmente e completamente preordinato, se pur si vorrà che le medesime,
cresciute d'importanza, possano trovare nella cooperazione
degli indirizzi, la guida e la malleveria, da cui potevano

117

LE I. I. I.
Con questo saggio decreto si accorda per 10 anni l'esonero della fondiaria ai terreni coltivati a fiori per l'estrazione dei profumi ed olii essenziali ; e per 5 anni si
accorda l'esonero della imposta di R. M. e della imposta
e sovrimposta fabbricati per gl'impianti industriali destinati alla estrazione degli olii essenziali e alla elaborazione
in profumi.
Si a,vvantaggeranno c osì Le regioni meritdionali dal fior
d'arancio e quelle floreali della riviera.
Diciamo che questo è un buon principio, scrive il Popolo Romano, perchè altrettanto dovrà farsi per le industrie nuove.
Si ricordi il Governo che nelle terre redente il Fisco auBISOGNA RIVEDERE D' URGENZA IN ITALIA
striaco concedeva lunghi periodi di esenzioni tributarie
ai nuovi impianti industriali. Ci permettiamo raccomanI PROVVEDIMENTI SULL'ESPORTAZIONE
dare agli organi competenti un pronto studio sul modo
Ogni dì più si fa grave il pericolo di perdere le noonde funzionava il regime fiscale nel Trentino e nelstre clientele all'estero senza conquistarne di nuove, men1' Istria
fine di evitare delusioni e dolorosi raffronti.
tre i nostri alleati mirano giustamente a guadagnar anche
i mercati più lontani.
.
' Per la seta,, senza .effetto - scrive 1.'on. Luigi Luzzatti
LA PRIMA NAVE METALLICA SALDATA
sul Sole abbi1amo detto francamente iJ nostro pensiero alienandoci l'animo degli interessati, che pur
La notizia del varo della prima nave metallica « salqualche cosa ci dovevano, e persistiamo in questo ingra- data» , o come s'è voluto dire impropriamente, senza chioto ufficio. È urgente rivedere tutti i criteri prevalsi in datura, ha destato nel mondo marittimo una certa imprestempo di guerra sulle esportazioni, e ogni ritardo rappre- sione, face,ndo nascere in alcuni speranze sproporzionate
senta milioni di clientele che il paese smarrisce per l'iner- all'importanza dell'evento, suscitando in altri uno scettizia forzata.
cismo che ci sembra ugualmente fuori luogo come il soÈ necessario anche esaminare la convenienza di persi- verchio entusiasmo.
stere i_n divieti di importazioni, occorrenti per espOl'tare
Il fatto però, scrive la Rivista Nautica, dell'attuazione
merci desiderate dall'estero e fonti di certi guadagni.
su grande scala . n elle costruzioni navali, di un sistema
Per modo di esempio, dopo lunghe e tecnich·e e.spe- di « fabbricazione » già noto e variamente se non
rienze a Piacenza e altrove, l'industria dei bottoni di sempre con successo sperimentato, è tale da richiequalità speciali era riuscita, importando la materia pri- dere un esame spassionato e tecnico della questione per
ma, a promuovere un traffico fiorente coll'Inghilterra e preparare un giudizio adeguato al vero rivolgimento che
con altri paesi. Il rigido principio di impedire le impor- la saldatura , in parziale o totale sostituzione della chiodatazioni minacciava di ucciderlo, con la certezza che altri tura, prepara nelle costruzioni di navi.
Stati avrebbero colto i frutti del nostro errore, poichè tutti
La co truzione di navi senza chiodatura consiste, es quanti dopo questa immane guerra hanno sete e fame di senzialmente, nella giunzione delle lamiere per mezzo delvendere. Il Raineri, anche per desiderio mio , che difen- la saldatura dei lembi sovrapposti od altrimenti disposti .
do da anni questa bella industria, ha con la ~onsueta
Questa soluzione così semplice del problema della erechiarezza dimostrato che l'importazione {cambi richiesti zione delle parti metalliche di uno scafo, presenta però in.
per l'estero) ha un· valore molto più mediot:re delle espor- convenienti che rendevano necessaria una graduale protazioni corrispondenti, la cui privazione toglie beneficio, va di giunzioni effettuate elettricamente, procedendo da
onore alla produzione e al commercio d'Italia.
navi piccole a navi più grandi.
Così è avvenuto per altri prodotti di maggior conto,
La prova decisiva, si può dire, che ha fatto entrare
e si impongono revisioni tecniche pronte, sicure, accom- questo non nuovo processo nel campo delle pratiche appagnate da indagini sulle perdite subìte dal paese senza plicazioni è quella compiuta dal Lloyd's Register.
alcuna difesa dei consumatori, i quali certamente meriFino a poco tempo fa si era limitato l'impiego della saltano i maggiori riguardi. Pel cotone si doveva fare il · datura elettrica a piccole riparazioni tanto di macchine
« dumping l> a rovescio: prescrivere di venderne il n e- che di scafi. ed alle parti che non andavano soggette a
cessario a equo prezzo all'interno e lasciarlo smerc:are forti cimentazioni organiche.
all'estero col massimo vantaggio. Ma se si riesca a proMano a mano però la saldatura elettrica si è estesa alle
vare {facile còmpito) che senza vantaggio, anzi con dan- giunzioni di corsi di fa ciami ed il Lloyd' s · Register ha vono dei cambi, si vanno recidendo i nervi del nostro traf- luto appunto raccogliere una serie di risultati di prove per
fico internazionale, e tuttavia si persistesse a non m _u tar arrivare a determinare le qualità meccaniche e fisiche delstrada, aillora è lecito sperare che si leveranno delk voci le strutture ottenute col procedimento elettrico, la resiconcordi persino nel Parlamento, dove il patriottismo &in- stenza delle singole parti miste con saldatura ed infine il
cero e puro ha sinora persuaso il silenzio. Chi comp~nH comportamento di queste parti nel loro insieme e rispetto
l'effetto di errori fatali? I pentimenti non sono risarcì• alla resistenza organica totale dello scafo.
menti, nè pel danneggiato, nè per la Nazione.
'Recentemente il Comitato tecnico del Lloyd si è riunito
per considerare i risultati delle prove e stabilire le regole di
costruzione per la futura classificazione delle navi cosiESONERO D'IMPOSTA PER DIECI ANNI
dette senza chiodatura. Assistevano alla conferenza di
A FAVORE DELL'INDUSTRIA DEI PROFUMI
quel Comitato lo Shipping Controller ed i più eminenti
La Gazzetta Ufficiale pubblica modestamente - senza i tecnici navali inglesi, fra i quali i rappresentanti dell' Amsoliti preannunzi di gran cassa un decreto che risale miragliato, .nonchè 1di alcune marine alleate.
al 17 novembre scorso e che merita dieci con lode.
Come si vede·, in Inghilterra questo nuovo problema
dispensarsi le provvidenze assai più modeste proprie dei
regimi anteriori meno organici. ,
Come si vede adunque , in tutte le manifestazioni economiche d'ordine giuridico pubblico interno ed anche privato, vi è ragione di presagire per questo terzo periodo
socialisticò di stato, la tendenza al passaggio dalla lotta
alla cooperazione, ossia la tendenza ad una armonicità
sempre maggiore di rapporti fra rappresentanze della collettività ed individui o raggruppamenti individuali; armonicità particolarmente rivolta al complesso assunto della
organizzazione degli interess i.

aJ

1

118

RASSEGNA

DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO

Solo allora l'offerta troverà spianata la via. Noi abbiamo
che si prospetta al mondo marittimo, viene considerato
c on la massima attenzione è riteniamo utile che anche in Italia degli esempi luminosi nel campo, ad esempio,
d a noi si studii la possibilità di adattare questo nuovo si- di · certi liquori, di certi tipi di vermouth, di qualche comstema di costruzione senz~ pertanto esagerarne la portata. posizione farmaceutica, anche di non molto valore peregrino , che pure hanno trovato una diffusione che ha del
prodigioso.
BISOGNA DOTARE L'ITALIA
Si ricordi bene: la fortuna di questi prodotti è dovuta
D'UNA POTENTE FLOTTA MERCANTILE
esclusivamente alla <J. marca » che li contraddistingue ; al
Il giorno 13 dicembre ha avuto luogo a Roma una im- credito che alla marca stessa si è saputo creare, con una
p ortante riunione di industriali del mare per uno stam- propaganda razionale ed insistente.
bio di idee sulla sorte della marina mercantile abbandoUn prodotto, un articolo qualunque senza marca è
n ata completamente nelle mani del Governo , del quale non come un figlio di ignoti. Questi, per farsi largo nella sosi conoscono le intenzioni, nè il programma.
cietà, deve sviluppare per virtù propria una somma e In Italia siamo tutti d'accordo, scrive la Rivista Nautica, norme di energia... . cadrà nella lotta se queste virtù non
nel riconoscere che la nostra marina mercantile, decima- sono tanto eccezionali da distinguerlo nettamente dalla
ta dalla ,guerra , logorata, nel materiale che resta , da tre massa. Così un prodotto, éhe non possiede delle speciaa nni di intenso uso, sfiduciata per l'ingerenza statale che li qualità intrinseche di tale valore da imporsi nettam inaccia di prolungarsi oltre i giusti limiti imposti dalle mente, sarà vittima della concorrenza. Ma se questo prosupreme esigenze oramai sorpassate ; siamo tutti d' accor- dotto, pur nulla ave ndo di assolutamente peregrino, sarà
d o, dicevàmo, nel riconoscere la suprema necessità di una tenuto a battesimo da un nome caratteristico ed accreditasoluzione urgente per uscire dal dubbio, per sanare la pa- to , avrà certo di molto agevolato il cammino.
ralisi. Ma non siamo d'accordo sui mezzi che per questo
È possibile dare un nome ed una marca a qualunque
fi ne occorrono.
prodotto, a qualsivoglia articolo.
Og.gi occorre che gli industriali siano messi in condizione
È possibile lanciare ed accreditare qualunque articolo
d i utilizzare la magg ior ricchezza italiana, la mano d 'ope- di marca.
ra, e perciò occorre che essi possano avere le materie
Per quanto un mercato sia sovrassaturo di certi deterp rime a parità di condizioni dei nostri alleati.
minati generi, potrà sempre farsi strada e diffondersi un
Oggi che sono cadute le principali barriere alla nostra articolo similare protetto e lanciato come una marca.
e spansione economica , che erano costituite dal colosso tePerchè ·solo così è possibile creare la richiesta di quedesco , occorre che il Governo non ne crei delle altre col sto articolo, che non si perde più nella massa della consuo intervento.
correnza, avendo acquistato una singolare propria indiBisogna dotare la nazione di una potente flotta, riparan- vidualità
do prima di tutto le perdite gravissime subìte.
La fiducia nel Governo appare scossa negli industriali
NUOVE POSSIBILITÀ DI RIFORNIMENTO
marittimi dopo gli ultimi provvedimenti ; per ricostituire
DI CARBONE ALL'ITALIA
questa fiducia vanno modificate le vigenti norme legislatiUno dei problemi più seri del momento, è la penuria,
ve d'accordo con costruttori ed armatori. Mancando questo , tutti i programmi di costruzioni navali dovranno ne., presente e futura , del carbone, che non è limitata alc essariamente ridursi con grave pregiudizio dell'economia l'Inghilterra - come constata lo Statist e riporta la Perseveranza - ma è ancora più seria e grave nel continente
nazionale.
e uropeo, e specialmente in Francia ed in Italia, dove le
industrie attendono forniture larghe e liberali di comLA CREAZIONE DELLA MARCA
bustibile oer la loro rinascenza avvenire.
PER I PRODOTTI IT AL/ANI
La produzio~e del carbone in Francia è stata valutata
Il vero problema della esportazione per l'Italia , così - durante i tre ultimi anni della guerra - a 18 milioni
povera di prodotti per i quali esista una richiesta natu- di tonnellate pet anno, mentre che prima della guerra
rale, consiste nell'organizzare una ,gagliarda atmosfera e ssa raggiungeva la cifra di 40 milioni di tonnellate. Lo
di credito anche a prodotti per cui sia naturale la concor- Statist fa notare , a questo proposito, che l'Inghilterra
renza, cosicchè la richiesta di essi faciliti all'offerta le mandava in Francia 12 milioni di tonnellate per anno, convie di smercio. E la soluzione di questo quesito non può tribuzione che è aumentata di non pòco dall'inizio del
a versi che per mezzo della creazione delle marche e del conflitto sino a raggiungere la cifra di 17 milioni di tonnellate. Sino a che i suoi giacimenti carboniferi non saranlanciamento delle stesse ..
Un tessuto di cotone troverà il mercato soprassaturo di no rimessi in efficienza, la Francia dovrà fronteggiare una
tessuti similari di concorrenza. Ma è evidente, scrive l'E- penuria seria. anche se l'Inghilterra sarà in grado d.i consportazione, che vince rà bene questa concorrenza chi ab- tinuare a fornirle i 17 milioni di tonnellate che le mandabia saputo con una campagna di lancio intelligente e va prima della guerra.
Anche l'Italia, le cui miniere di carbone non producono
non gretta, diffondere l'idea che il tessuto di marca X
è per qualche motivo preferibile a quelli di cui è invaso in media che un milione circa di tonnellate per anno, riceil mercato. Sarà la cura di un dettaglio nella presentazio- veva dall'Inghilterra nove milioni annui di tonnellate di
ne , di una forma s peciale di imballaggio , di una qualche carbone, che poi sono stati ridotti a circa cinque milioni
minima differenzà di fabbricazfone, quella che può dare con l'apertura delle ostilità. Come potranno essere sodlo spunto alla creazione di una marca. Una volta creata la disfatte , ora che ci si avvicina alla pace, le necessità delmarca, nessun mezzo deve essere trascurato per diffon- l'Italia specialmente, che ha urgente bisogno , per la fortuna delle sue industrie, del carbone britannico? È nella
dere la notizia. della sua es istenza in altre parole per lanciarla. Si vedrà allora grado grado form.;rsi un'at- possibilità m'ateriale l'Inghilterra , non solo di continuamosfera di interesse intorno alla marca così lanciata; si re a fornire la dota7.ione annuale di carbone alla sua alvedrà prima tim ida , poi vi gorosa ed insistente organizzar- leata, ma .di accrescerla, in relazione alle accresciute necessità dell'industria italiana?
si una corrente di richiesta.

119

LE I. I. I.
Sarebbe interessante cercare di vedere se il carbone
indiano può essere destinato ad alleviare direttamente o
indirettamente la crisi che travaglia la Francia e l'Italia.
Ad esempio, l"lndia non potrebbe fornire i 2-3 milioni
di tonnellate di carbone, che annualmente l'Egitto richiede .all'Inghilterra?
Il Canadà possiede anch •esso vaste riserve di carbone,
una piccola parte delle quali soltanto è bene sviluppata.
La produzione canadese si è avvicinata, l'anno scorso, ai
14 milioni di tonnellate, ai quali si sono aggiunti 20 milioni
importati dagli Stati Uniti. I catboni della Nuova Scozia,
che formano la maggior parte dell'approvvigionamento
carbonifero del Canadà, sono similari dei carboni ordinari inglesi e scozzesi, benchè, in linee generali, essi diano un po' più di cenere ed un po' più di zolfo. In questi ultimi giorni è in corso di ·studio il problema del trasporto del carbone della Nuova Scozia in Europa. Tenendo conto dei vasti giacimenti carboniferi dell'Alberta,
delle Montagne rocciose, della Nuova Galles del Sud,
dell'Africa meridionale inglese, ecc. ecc., si possono prevedere nuove possibilità di rifornimento in carbone delle
Nazioni alleate di Europa, al di fuori di quello che sino
ad oggi viene effettuato dall'Inghilterra. Lo Statist, quindi,
consiglia di studiare con alacrità ed urgenza il vitalissimo
problema.

PREMII E CONCORSI DELL'ISTITUTO LOMBARDO
DI SCIENZE E LETTERE

possono fare a meno d'imitare sapientemente i loro colleghi americani, inglesi, tedeschi, francesi, ecc. I predetti
sistemi rispondono a certe esigenze della vita moderna:
seguirli bene significa aumentare non poco le probabilità
di successo.
Occorre inoltre migliorare sempre le condizioni dell'industria siciliana, influendo adeguatamente sui mercati esteri per mezzo dei trattati di commercio. Oggi in generai~ l'isola esporta i suoi prodotti a casaccio ; li vende a chi li chiede e non si fa nessuna distinzione fra
compratore e compratore, fuor che quella relativa ai prezzi. Si cede a chi paga meglio, senza indagare se, anche
sacrificando qualche cosa, ossia concedendo una certa riduzione di prezzo, si possono ottenere altri vantaggi : merce a condizioni convenienti necessaria all'industria ed al
consumo in ~enerale dell'isola.

UN'ASSOCIAZIONE FRA I LICENZIATI
DELLA SCUOLA ELETTROTECNICA
Si è costituita a Milano l'Associazione fra i Licenziati
della Scuola di Elettrotecni~. Fondazione Umanitaria.
Lo scopo di questa Associazione è di migliorare le condizioni intellettuali e morali dei soci, costituendo una biblioteca scientifica, indire conferenze, ecc.

PER. L'INDUSTRIA ITALTANA DEL MARMO
La Camera di Commercio di Carrara si è rivolta alla direzione generale delle ferrovie per sollecitare la revoca del
divieto di spedire il marmo nelrinterno del Regno. Si tratta di cospicui interessi che ormai da anni sono stati trascurati e colpiti, e che cessate le anormali condizioni di guerra dovrebbero essere presi in più equa e serena considerazione.
La Camera non richiede già il ritorno allo stato normals, ma la concessione di un paio di vagoni giornaHeri a Carrara, un paio a Massa e Monzone. Con ciò
essa assicura che si potrebbero effettuare spedizioni, che
attendono da mesi e mesi, e si agevolerebbe quella ripresa
di lavoro che le autorità raccomandano, onde riassumere
militari congedati.

Nell'adunanza annuale dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lette.re venne consegnato un premio di primo gra.
do di L. 1000 e medaglia d'oro (Fondazione Brambilla)
alla Società dei magazzini refrigeranti e del ghiaccio artificiale : inoltre fu consegnata una borsa di studio di
L. 2000 (fondazione Borgomaneri) al dott. Francesco F errari di Bologna.
Infine · venne bandita la nuova serie dei concorsi sino
all'anno 1923 tra i quali figurano i seguenti :
Per uno studio sulle ferite di guerra del sistema nervoso (scadema aprile 1920, premio 2000 lire); per un libro
di lettura di genere storico, pel popolo italiano (scadenza
dicembre 1921, premio 1500); idem, di genere narrativo
drammatico (dicembre 1924, premio l500); idem, di genere
scienti-/i.co (scadenza dicembre 1927, premio 1750); due
LA CRISI DELLA INDUSTRIA GUANTARIA
« Premii straordinar,ii Wilson », in tema di riforme pratiche
amministrative e politiche (scadenza dicembre 1923, preQuesta industria, un tempo così florida, ora è in grave
mi L. 5000 e L. 700).
crisi, provocata dalla permanenza dei vari decreti di requisizione delle pelli ovine e caprine. Tali decreti, che
in un primo momento, diminuita la disponibilità delle
PER L'INDUSTRIALIZZAZIONE DELLA SICILIA
pelli, procurarono un aumento del loro, prezzo e di quello
Il problema della industrializzazione della Sicilia è com- della carne, danneggiando così anche il pubblico, ora
pletamente subordinato, scriive Liborio Granone sulle Cro- minano completamente la esistenza della industria essendo
nache Nazionali, alla lavorazione delle materie prime pro- scomparsa dal mercato la materia prima che trovasi invece
dotte dalla stess,i Sicilia. Sarebbe addirittura pazzesco tra- a tarlare nei depositi di requisizione. Allo stato delle co•
scurarle, esportandole a beneficio dell'industria di altri pae- se, non vi è a disposizione che uno stock di pelli con•
si. per lavorare quelle che vengono da questi ultimi come ciate, nelle mani di pochi ingordi speculatori, i quali im•
e quando possono fornirceli. Perciò fa d'uopo insistere pongono il prezzo che vogliono, mentre i fabbricanti, es•
sempre nella elementare verità che l'isola deve far tesoro sendo le fabbriche chiuse, con grave danno anche dell
delle proprie risorse naturali per industrializzarsi rapida- industria conciaria e della massa operaia, non possono
mente e felicemente, grazie ai suoi preziosi prodotti agri- provvedersi direttamente.
Al fine di ottenere i provvedimenti · intorno a questo
coli, minerad e -pescarecci.
Ma si badi ad organizzare bene le imprese industriali, stato doloroso delle cose, la Società dei fabbricanti d
per sostenere meglio l'altrui concorrenza. È necessario te- guanti di Napoli si è rivolta al competente ministro dell
ner conto degli odierni sistemi del merc~to circa al- Industria, S. E. Ciuffelli, ed a S. E. Orlando, loro invianl'efficacia della réclame , all'esattezza ed alla rapidità del- do i seguenti telegrammi :
« S. E. Ciuffelli, Roma. - , Fabbricanti guanti città d
le spedizioni. alla bontà dei prodotti e così via. Sembra
a prima vista che ciò non abbia molto valore, invece la Napoli ripetono precedenti loro richieste istanze abolizi
sua importanza è somma, onde gl'industriali siciliani non ne decreti requisizione pelli ovine caprine che allo stat

120

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
minacciano di completo annientamento industrie già languenti, oppresse. Facendo proprie, per quanto loro riguar~. gtuste considerazioni ed invocazioni illustre prof. Cas aburi, vera autorevole competenza, lettera aperta stampa
di retta S. E. Ministro Tesoro, vivamente insistono revoca
indicati provvedimenti ».
« S. E. Orlando, Roma . Industria guantaria già dep ressa languente causa decreti requisizione pelli ovine cap rine dibattesi ora terribile crisi mancanza materia prima
che tarlasi invece nei depositi governativi. Fabbricanti citapoli, dmpossilbilitati ulteriormente resistere stato di

cose tanto deplorevole ed alle giuste assillanti richieste
lavoro numerosissima massa operaia in serie agitazioni,
invocano autorevole sollecito energico interessamento V. E.
scongiurare pericoli iattura. Insistono richiesta ripetutamente proposta aboLizione tutti i decreti requis,i zione tali peLH
a llo Stato oramarì, inuHli e ~ng1ustificate, pregi,udiziev0Li1 ind ustria operai"·

UNA GRANDE GARA D'AVIAZIONE
PER IL 1919 A NAPOLI
La rivista di aviazione La Via Azzurra si è fatta m1z1atrice di una prova aviatoria per l'autunno 1919, mesi di set-

ti esistenti , tra cui il Bacino attuale del quale era stata
ottenuta prima della guerra la concessione per anni novanta al Comune ed alla Camera di Commercio, che rimane ferma:
3) La facoltà dj subconcedere i lavori e gli impianti di
cui isop,ra, nonchè l'impianto e l'esercizùo di meccanismi
di carico e scarico , di magazzini di deposito, di stazione
di raddobbo e costruzioni di navi, ecc.
4) L'uso di tutte le aree portuali che risultano dalla costruzione delle dette opere.
5) la istituzione e l'esercizio di una zona franca nel,}' area e a tal uopo designata nelLa convenzione fra il Com une e il Demanio dello Stato relativa alla ripartizione
delle aree della zona falcata.
Si riserva l'Ente la facoltà di domandare il concorso
dello Stato per la costruzione di un nuovo bacino di carenaggio da cedere all'industria privata seguendo i cri terii adottati già per la concessione di un bacino di carenaggio in Napoli.

LE PRESENTI CONDIZIONI
DELL'INDUSTRIA COTONIERA IN 1TALIA

Il Mezzogiorno ha interrogato sir C . Macara, che fu il
primo presidente della Federazione internazionale cotoniera, sull'avvenire immediato dell'industria cotoniera.
L'industria cotoniera italiana - egli ha detto nella quale purtroppo non bisogna più contare alcuni grandi stabilimenti che i tedeschi, nel Veneto , ci hanno distrutto, avrà da provvedere, insieme con l'industria degli
altri paesi, a mandare ogni sorta di roba a circa 300 milioni di uomini , che nei Balcani ed in Russia , in Germania ed in Austria, in parte in Francia e nel Belgio, ed
ancora in Turchia e sin nelle più lontane colonie , hanno
urgente bisogno, specie di quegli articoli, nella produzione dei quali l'industria cotoniera italiana si è fortemente
affermata.
Quanto al prezzo dei tessuti, non è possibile egli
ha aggiunto fare previsioni , per un complesso di ra gioni, prima fra tutte perchè i tessuti che oggi si vendono e quelli che attualmente si fabbricano, e che arriveranno al pubblico tra alcuni mesi , sono prodotti con
materie prime acquistate dagli industriali allora che il
prezzo di esse all'origine , il costo dei noli, il tasso di as sicurazione, ecc., erano in un continuo crescendo, altissimi. I giornali inglesi e francesi hanno, proprio qualche
giorno fa, pubblicato che nei riguardi dei tessuti di ogni sorta , tanto di cotone che di lana e di seta , la « Associazione dei grandi commercianti inglesi » <;1-nnunzia che
nessuna riduzione di prezzi sarà possibile per almeno sei
mesi. Quindi, di grande senso di civismo occorre che, in
questo delicato periodo di transizione che attraversiamo,
tutti - industriali, operai , grossisti , consumatori - diane.>
COSTITUZIONE D' UN ENTE
nobile prova. Ed occorre altresì che gli uomini preposti
PER IL PORTO DI MESSINA
al governo della cosa pubblica comprendano e sentano
rappresentanti amministrativi e politici della provin- sopra tutto il loro dovere di tutelare la vita economica ,
cia di Messina, riuniti in Roma sotto la presidenza del e , quindi, sociale del Paese, difendendo, non rovinando ,
e natore Durante, hanThOI presentato aJl M inistro dei Ll.... PP. il commercio e l'industria italiana.
una lettera a firma del cotnm. Martino , dott . Puleo e
M. Crisafulli. In essa, scrive la Sicilia Industriale, è chi'.SARANNO PRESTO INTRODOTTE
to fra l'altro :
STOFFE DI TORBA
1) la concessione d ella costruzione di tutte le opere per
Viene riferito che in Svezia è stato iniziato, a quanto
il p orto di Messina , per un ammontare complessivo, comprese le opere in corso di esecuzione , di lire sedici mi- pare con successo , la filatura della fibra di torba. La fi latura avrebbe luogo in uno stabilimento installato a Stoclioni.
2) La concessione per un periodo di anni novanta dalla colma dal prof. Sellergren, inventore del metodo, ed i
data in cui andrà in vigore il Decreto di approvazione, filati così ottenuti verrebbero tessuti in Danimarca in un
delle convenzioni, dell'esercizio delle opere e degli impian- opificio presso Silkeborg. Un giornale di Copenaghen ha

tembre e ottobre, organizzando tre grandi circuiti aerei
allo scopo di dimostrare la possibilità dell'applicazione
dei trasporti aerei allo sviluppo delle grandi vie di penet razione e di scambio del commercio internazionale.
Ecco, nelle linee generali, il programma dei tre Circuiti
A erei:
Circuito del Tirreno - Tempo massimo ore 8. - Per picc oli idrovolanti veloci, su di un percorso di 1500 km.,
senza scalo, con partenza da Napoli e ritornCi> seguendo la
linea Napoli-Messina-Palermo-Cagliaril-Napoli. Gli apparecchi dovranno portare come minimo 50 Kg. di posta ,
oltre il pilota ed il combustibile necessario per il volo.
Circuito del Mediterraneo - Tempo massimo due giorni:
- Per grandi idrovolanti da traffico su di un percorso di
2200 Km. con cinque scali seguendo la linea di andata:
apoli-Palermo-Tunisi-Tripoli (I. giorno). Ritorno: TripoliSiracusa-Napoli (Il. giorno).
Gli apparecchi dovranno portare come minimo un carico di posta o passeggieri di 600 Kg., oltre i piloti ed il
combustibile necessario per ogni tappa.
Circuito del Mezzogiorno - Tempo massimo ore 8.
P er idroplani-glisseurs su di un percorso di Km. 500 in
due tappe , con partenza da Napoli, seguendo la costa, rialire il Tevere ed arrivo a Roma e ritorno.
Gli apparecchi dovranno portare , come minimo , un carico di post.i o passeggieri di Kg . 1000, oltre il pilota
ed il combustibile necessario per ogni tappa .

121

LE I. I. I. - - - = - - - - - - - = -

= = == == == -

- -

= = = - = = == = == == = == = = = == = = =

organizzato in questi giorni una piccola mostra, nella qua- sfruttato egoisticamente dall'impreRditore . La massa opesi vedono esposti abiti confezionati, calze, tappeti e ro- raia può mostrarsi talvolta diffidente anche fuori luogo. çiò
toli interi di stoffa di torba.
deriva dalla sua ignoranza: educatela e sarà più fiduciosa .
Intanto uopo è prenderla come essa è : e siccome essa,
generalmente, si fida dei suoi organizzatori, e vi si affida, bisogna che gli industriali trattino e contrattino con
LE TRISTI CONSEGUENZE
costoro.
DEL" MONOPOLIO DEL CARBONE IN ITALIA
cc Le federazioni dei p~tronati industriali da una parte
Il monopolio, per essere con successo applicato, deve,
e le unioni sindacali di artigianato dall'altra, possono, con
scrive il Mezzogiorno, avere i mezzi per usare la coerciun po' di buona volontà comune, agevolmente accordarsi
zione ; ma la coercizione i signori del Governo la faransu regolamenti pressochè uguali nelle norme schematiche
no agli stabilimenti industriali nazionali, posti sulla terra
ferma e privi di un'elica e di un timone per potere scap- sostanziali per ogni gruppo · di industrie, e varianti nelle
pare via; i quali pagheranno se potranno; e se no, smet- norme specifiche di dettaglio per ciascuna · impresa ed
teranno di lavorare. Quanto alle navi, tanto estere che anche per ciascuno stabilimento di ciascuna impresa, olnazionali, che hanno un.elica ed un timone, il monopo- trechè a seconda delle condizioni regionali ove L'imprelio non avrà la forza di raggiungerle e di sottometterle sa si attua : o possono le federazioni e i sindacati assialla imposizione: esse eviteranno i nostri porti, portando curare, senza grande difficoltà, la esecuzione di buona fevia così, con loro, tanti altri commerci che nascono dal- de di tali regolamenti. Le masse operaie comprendono
l'approdo occasionato dall~ provvista del combustibi,l e I sempre meglio che ad esse conviene tenersi strette alle
Come pur troppo so;ente accade in Italia, si è voluto loro organizzazioni ed obbedire ai loro capi, e, malgrado
considerare il negoziante di carbone quale un privilegiato sieno state sempre troppo adulate, hanno appreso dall'espedalla fortuna, dalla quale ha avuto elargite le ricchezze rienza che nei contrasti non infrequenti, accade sovente che
che, mediante il carbone, pullulano spontanee dalla ter- coloro che piu le assecondavano nelle impulsività e nelra. Si è detto: in questo affare locale vi è un interme- l' eccessive pretese sono i meno abili fra i loro condotdiario che guadagna molto denaro e che avremmo po- tieri.»
tuto lasciar vivere in tempi normali. Oggi, di fronte alle
gravi necessità di Stato, egli deve essere sacrificato, come
LA PARALISI FERROVIARIA
tanti altri, per effetto della guerra. Il Governo lo sopE LA LEGA INDUSTRIALE DI TORINO
primerà, surrogandosi a lui e raccogliendo il beneficio
Numerosissima riuscì a Torino l'assemblea indetta presdi un'opera non necessaria. Voi sopprimerete l' intermediario, ma non raccoglierete nelle vostre mani la sua so la Lega Industriale, onde discutere circa le gravose
eredità. L'affare morrà con lui, o meglio emigrerà verso condizioni che la eccessiva scarsità dei carri ferroviari e il
i porti ·vicini concorrenti : Gibilterra, Malta, Porto-Said divieto delle esportazioni recano attualmente alla nostra
raccoglieranno i frutti della inesperienza dei nostri diri- indush'ia.
genti.
Erano rappresentate oltre un centinaio di Ditte, tra cui
Un solo scopo sarà raggiunto con questo speciale mo- la Manifattura di Rivarolo, la Biack, la Pettinatura itanopolio: quello della distruzione di una classe che gua- liana, la Fabbrica Molle, l'Italo-Ginevrina, l'Elettricità
dagna, ma che è anche elemento produttivo di lavoro e di Afta Italia, la Fabbrica di confetti Venchi, la Fabbrica di
risorse per H Paese ; risorse da essa giornalmente create liquori Carpano: la Laneria Colonzo, il Lanificio Basilio
per propria iniziativa, per abilità propria, attraverso e Bona, 1e Ditte Fratelli Flori10, Remmert di Ciriè, Antoniazmalgrado tutte le avversità che le crea ogni ora, spesso zi, Sclopis, ecc.
suo malgrado, quella stessa burocrazia statale, che domaTra i presenti, che formavano tutte le più spiccate
ni dovrebbe prendere il suo posto.
personalità dell'industria e del commercio torinese, notam.
P roviamo, se è indispensapile, questo monopolio, ma mo il comm. Craponne, il comm. Dante Ferraris, il comm.
prima sarà forse bene assodare quante giornate ciascuno Ottolenghi, l'ing. Cordoni, il cav. Farina. il comm. Basso,
dei vapori requisiti ha perduto nei porti italiani in at- l'ing, Camilla Olivetti, l'ing. Barogi, l'ing. Fano, il cav.
tesa di rifornimenti di carbone, per la necessaria proce- Remmert, il rag. Mercandino, il cav. Gilardini, l'ing. G~rdura, a norma dei regolamenti, e potremo convincerci co- bagnati.
me l'organizzazione statale, coi suoi funzionarii, potrà toL'adunanza approvò , fra gli altri, il seguente ordine clel
gliere affari agli avveduti fornitori di Gibilterra, di Al- giorno:
geri, di Malta, ecc.
« L'Assemblea, considerando che il funzionamento del
servizio ferroviario, è condizione prima per permettere la
continuazione della produzione, la trasformazione della
LA PARTECIPAZIONE DEGLI OPERAI
industria ed il migliore rifornimento dei mercati;
ALLE INDUSTRIE
deplorando che l'attuale paralisi ferroviaria, conseE IL PARERE DEL SENATORE ROLAND/.R/CCI
guenza di imprevidenza di Governo e di insufficiente aLa Vita Marittima e Commerciale ha indetto con que- zione dei dirigenti delle Ferrovie dello Stato, minacci grasto titolo un referendum rivolgendosi a spiccate persona- vemente la continuazione e la ripresa del lavoro con pelità di Genova e di fuori. Degna di nota speciale è la ri- rkolo evidente di aumento della disoccupazione e di dansposta scritta dal senatore Rolandi-Ricci che tra l'altro J o irreparabile di tutta l'economia nazionale, prevedendo
dice:
che le condizioni saranno peggiorate quando dovrà effet« Per produrre di più e per produrre meglio bisogna che tuarsi la smobilitazione ;
agli ardimenti ed alle iniziative dell'imprenditore si accomdenuncia alla pubblica opinione come la mentalità
pagni la volonterosa laboriosità dell'operaio. Perchè l'o- burocratica delle Ferrovie dello Stato non abbia compreperaio sia volonteroao bisogna che egli sia convinto che so némmeno in questo momento la necessità di iniziare le
ha il suo interesse a concòrrere in una maggior produzione nuove costruzioni di carri ed affrettare la riparazione di
e che egli sia sicuro che il suo concorso non è frustrato e quelli avariati e di migliorare la utilizzazione del materia-

le

122

RASSEGNA

DEL MOVIMENTO

le esistente, e rimanga avvinta alle formule, alle lentezze,
Ile indecisioni dell'avanti-guerra ;
e dichiara che le classi industriali e commerciali declinano ogni responsabilità e continuando tale stato di cosaranno forzatamente costrette a chiudere le loro aziende, e a non poter offrire, nemmeno nei diminuiti limiti
presenti, occupazione alle maestranze attuali ed a quelle
che ritorneranno dal fronte dopo aver compiuto valorosam ente il proprio dovere ;
ed invoca la nomina di una Commissione composta
di uomini pratici, co~petenti e fattivi, scelti all'infuori del
P arlamento e della burocrazia, che accerti le responsabilità degli alti funzionari dell · Amministrazione ferroviaria ed
b bia facoltà di prendere contro i responsabili i necessari
provvedimenti e suggerire i rimedi alla attuale situazione.»

UNA IMPORTANTE SCOPERTA SUL MERCURIO

Il nostro osservatore commerciale di Alicante (Spagna),
ci manda per telegrafo questa interessantissima notizia :
Il prof. Botella di Alicante presentò in questi giorni
Ila Reale Accademia di Scienze di Madrid una importante memoria intorno alla propria scoperta sul mercurio,
il quale, secondo il Botella, non è un corpo semplice, ma
composto d1 varie mater,i e e pnincipailmente di oro e radium.
La scoperta ha una notevole importanza tanto per la
Spagna quanto per l'Italia, le quali sono, si può dire, le
esclusive fornitrici mondiali di mercurio.

L A QUESTIONE DELLE PELLI CRUDE E CONCI A TE
IN !TAL/A
el nostro caso, scrive nel Sole Aristide Beretta trattando della questione dei cuoi, il Governo immobilizzand oci enormi partite nei porti, accordando permessi d'imp ortazione e cambi anche a chi non aveva mai lavorato
nelle pelli e da ultimo intervenendo sul mercato di sorpresa coi suoi formidabili acquisti a prezzi che il libero
operatore non' poteva ottenere, generò l'attuale crisi, e logicamente deve concorrere ad alleviarne le conseguenze.
Havvi chi propone al Governo di acquistare per licitazione privata da tutti quelli che ne giustificano richiesta,
i lotti di pelli care e faccia esso medesimo le medie, ditribuendo il materiale necessario oer la fabbricazione delle ·calzature nazionali.
·
, Noi non vogliamo pronunciarci sulle diverse proposte,
avvertiamo però le gravissime difficoltà della loro attuazione; nè vediamo come il problema specialmente finanziario possa essere prontamente ed equamente risolto.
Due sono, a nostro modesto avviso , le vie di uscita:
I) La x:equisizione da parte del Governo di tutte le pelli
c rude esistenti nel Regno e la ridistribuzione alle concerie ad un prezzo che permetta al consumo l'assorbimento
d i tutto il conciato di costo elevato che esiste all'interno,
di maniera che nessuno abbia a oerdere eccessivamente.
Ciò gli fornisce mezzi considerevoli per il fondo delle calza ture nazionali, la cui produzione va subito portata ad
u n milione di paia mensili :
2) oppure (~he noi prediligiamo) liquidato il presente.
« p orta aperta », libertà di esportazione di conciato e di
crudo e contemporaneamente libertà di importazione del
crudo. In una parola l'applicazione della frase wilsoniana: « levare tutte le bardature della guerra ». Mentre
- lo abbiamo a'\t-vertito più volte - lo Stato nostro cogli
cquisti accaparrati, colla grande disponibilità di pelli di
m acello, col contingentamento degli Alleati, può provve-

INDUSTRIALE ITALIANO

dere all'ulteriore approvvigionamento delle calzature nazionali, dando lavoro sicuro all'industria e risolvendo il
problema delle e alzature ai meno abbienti.

UN ACCORDO ECONOMICO-FINANZIARIO
1T ALO-SVIZZERO
È stato ratificato a Berna tra l'Italia e la Svizzera un
accordo economico e finanziario, colà firmato dai rispettivi loro delegati in data del 22 ottobre.
Questo accordo , il quale sostituisce quello fìnora vigente dell'8 maggio 1918, è stato concluso per la durata di
dieci mesi dal 1° novembre 1918, con facoltà nelle due
parti contraenti, ed a partire dal 1° marzo 1919, di denu·n ciarlo con due mesi di preavviso, contiene le disposizioni
seguenti:
1° Il Governo italiano si impegna a lasciar esportare
in Svizzera dal 1° novembre 1918 le merci qui appresso
menzionate, secondo le modalità fissate dal regolamento
di esecuzione: a) suini 7500 capi d'un peso globale massimo di 10.500 quintali , colla facoltà, per la Svizzera, di
prendere per base dei suoi acquisti il peso soltanto: b) uova 6000 quintali ; c) pollame 1000 quintali; d) frutta
legumi conservati 1000 quintali; e) legumi freschi, 35.000
quintali, tra i quali 20.000 di cavoli fiori e 15.000 di diverse specie di legumi freschi , compresi aglio e cipolle;
t) conserva di pomodoro 1000 quintali; g) pula di riso
10.000 quintali; h) conciati 18.000 quintali ; i) scorza di
quercie 1000 quintali; h) piriti di ferro, 24.000 tonnellate ;
n zolfo 5000 tonn. ; m) canapa 2000 tonn. ; n} filati di ca~apa; su domanda da presentarsi mensilmente ed ·a valere sul contingente globale previsto per la esportazione;
o) caffè 7.500 sacchi;
2° Gli importatori svizzeri potranno liberamente procurarsi le mercanzie sopraindicate ad eccezione dei suini ,
della pula di riso e dello zolfo, che saranno acquistati
secondo regole speciali convenute fra le parti contraenti.
3° 11 Governo svizzero si impegna lasciare esportare in
ltalia le seguenti mercanzie : in rate mensili dal 1° novembre 1918 al 31 agosto 1919: a} cellulosa 12 .000 quintali;
b) legname 25.000 tonnellate; e) materie coloranti 7000
quintali.
Per le mercanzie enumerate ai paragrafi 1 e 3 le quantità non domandate e quelle che, per una ragione o per
l'altra, non saranno potute . uscire durante il mese·, saranno riportate al mese seguente alla condizione tuttavia che
i residui arretrati siano liquidati entro due mesi al più tardi dopo la scadenza del presente accordo.
50 Le formalità richieste per l'applicazione dP.ll 'accordo saranno adempiute dal ministero degli Affari esteri
e dalla Legazione di Svizzera a Roma, per le domande
svizzere, e viceversa dal dipartimento svizzero dell' economia pubblica e dalla R. Legazione d'Italia a Berna, per
le dorr.ande italiane.

GL'INSUCCESSI DELLO STATO
COME COLTIVATORE DI MINIERE
Lo Stato si farebbe dunque coltivatore di m1mere :
ed in questa nostra rivista , scrive la Miniera Italiana,
già furono ripetutamente registrate le ragiorti degli oppositori di tal forma di azio~e statale , nè occorre tornarvi
sopra.
Nell'aJnbito stesso delle miniere di mercurio, abbiamo
un grandioso esempio degli insuccessi cui va incontro lo
Stato quando entra in un campo in cui più assoluto è il
bisogno dei requisiti industriali. Esso ci è fornito dalla
miniera di Almaden, la più ricca del mondo, che, collivata dallo Stato, rappresenta per l'erario una sorgente

123

LE 1.1. I . - - - - - - - - - - - - - - - - - ------===-=---=========
.di lucro, per quanto rilevante, di gran lunga inferiore sola : abbiamo il sacrosanto dovere ed il sacrosanto di.a quello di cui sarebbe suscettibile se sfruttata da pri- ritto di ottenere quelle navi alla Conferenza della Pace.
vati. È un vero ., perpero di una ricchezza nazionale : talOltre alle 300.000 tonnellate di portata di navi nemi-

,chè ripetutamente si è discussa l'opportunità di vendere
o daire in affitto mi.niera ed officine: il prodotto viene
-ceduto -con contratti di lunga scadenza (l'ultimo è decennale e !scade nel 1921) ad una ditta, RothschiLd, che può
•così esercitare una potente influenza sul commercio mondiale dopo essersi assicurato un basso prezzo d'acquisto.
Nè molto fortunata, finanziariamente, era la miniera di
Idria, da secoli sfruttata dal governo austriaco ed in cui
- è doveroso il ricordarlo - la tecnica metallurgica fu
· empre maestra.
A far prescegliere il monopolio di produzione e di commercio del mercurio, dovette concorrere il relativamente
piccolo numero delle nostre miniere e l'im.portanza che
esse hanno nel commercio mondiale. Ma, mentre contro l'esercizio djretto delle miniere si sarebbe potuto far
valere la massima 1egolarità con cui furono nel periodo
-di guerra eseguiti i contratti che assicmarono tutta la
produzione al governo, nei riguardi del commercio internazionale s,i osserva che l'Italia è, sì, produttrice importan_
tissima, ma non 'ha preponderanza tale - anche tenuto
conto del nuovo acquisto di Idria · - da poter dettar legge. Ed invero, considerando le medie dell'ultimo quinquennio normale, 1909-1913, abbiamo che la nostra produzione rappresenta il 23.3 % di quella mondiale: e
quella austriaca, quasi interamente dovuta alla miniera
dell'Idria, il 18.8 % : talchè complessivamente si giungerebbe al 42 .1 %: la Spagna fornisce il 35.1 %.

LE NAVI MERCANTILI AUSTRIACHE
DEBBONO ESSERE NOSTRE
Chi vorrà costruire navi con materiale che è caricato
,<!a un sovracosto del 50 per cento rispetto ai prezzi del
mercato? Ed a quali prezzi rispetto a quelli a cui
i cantieri britannici deterranno l'acciaio potrà il Governo italiano cedere l'acciaio ai cantieri italiani? E poi-chè, pur eliminato il consumo delle industrie di guerra,
la nostra siderurgia non potrà produrre che quantità irrisorie (rispetto al fabbisogno) di ferro italiano (nel quale
cioè non entri materia prima estera gravàta di nolo), non
è possibile uscire dal seguente circolo vizioso : arnmettendo (ciò che non è) che i nostri cantieri possano darci in
tempo i 3 milioni di tonnellate di portata di navi che ci
sono indispensabili per vivere, questi tre milioni di tonnellate di navi saranno gravati da un sovracosto di pro<luzione, che nella ipotesi più ottimistica è di almeno il
50 per cento oggi ed andrà continuamente e rapidissimamente aumentando. In queste condizioni, scrive il Tempo,
è conveniente che il Governo si accolli un onere finanziario di questo genere, che si prospetta già enorme e che
.anéora più minaccioso appare dal momento che non si
può prevedere a quale cifra culminerà a programma ultimato?
Modifichiamo, aboliamo anzi il decreto Villa e tutta la
f.a,rragginosa legislazione di guer.ra per le naivi da trasporto, dal momento che è crollato il piedistallo su cui poggiava e che unicamente la giustificava: la guerra; cerchiamo di bracciarP. La Magna Charta dehla nostra mairina
mercantile dell'avvenire, ma non creiamo nel Paese l'illusione che delle firme di mi1Distri ad un programma di
soluzione siderurgica del nostro problema delle navi possano risolvere il nostro problema delle materie prime,
in tempo, e cioè immediatamente.
Ci occorrono, subito, per la pace, tutte le navi di cui
abbiamo bisogno? La soluzione non può essere che una

124

che che abbiamo sequestrato nei nostri por,ti, abbiamo il
diritto - che nessuno può impugnare - di tenere per
noi tutte le navi mer<;antili austriache che stiamo cominciando a disboscare dai comodi rifugi dell'Adriatico~
si tratta di un milione almeno di tonnellate di portata
di ottimi vapori da importazione di materie prime. Non
dowebbe esser dHficile risipettare, ·i,n questa nostra sostituzione ai diritti del Governo austriaco su quelle navi,
quei concetti che l' on. Orlando ha così lucidamente espresso nella recente discussione al Senato in materia di
risarcimenti di danni.

RETICOLATI INNANZI Al MANUFATTI ITALIANI
Se la questione non assumesse davvero aspetti tragici, ci sarebbe da dire che siamo proprio in piena farsa ;
e c'è da sentirsi scoppiare il cuore a pensare che, mentre
deputati e ministri hanno spinto e hanno deciso di aprire le porte ai nostri prodotti per tornare sui mercati che
conquistammo con anni di spasimi , di disastri, di crisi e
di sudore, vengono poi alcuni alti sacerdoti della burocrazia a porre dei nuovi reticolati davanti ai nostri manufatti ed a sbarra.re la rotta alle prue delle nostre navi.
Perchè, infatti, scrive il Mezzogiorno, stabilire che per
alcuni tessuti non occorre nessun vincolo, e per altri invece, e per i filati, occorre tutto un treno di adempimenti,
che rende sterile ed infecondo il già rachitico seme gittato? E se si voleva o: impedire» che i tessuti greggi ed i
filati andassero all'estero, perchè non si è avuto il coraggio
di dire di cc no » dal principio?
Il dilemma ci sembra cornuto e chiaro: - o si voleva
permettere l'esportazione, nei limiti della quantità prestabilita, ed allora le norme di esecuzione dovevano essere
· eguali per tutti i prodotti consentiti (tessuti colorati, tessuti greggi, filati) ; o si v.olevano esol:u dere i tessuti
greggi ed i filati, ed allora il Governo avrebhe dovuto dirlo chiaro ed aperto. In tal caso avrebbei;o pensato gli
interessati a dimostrare se e fino a qual punto il Governo
avesse tutelato i diritti di « tutti » gli industriali, senza
considerazioni particolaristiche; ma fare oggi rientrare per
la finestra un divieto che è stato cacciato dalla porta,
può essere «escamotage» degno di un bottegaio ma non
può, a niun costo, essere opera di pubblica amministrazione.
Non aggiungiamo altro, per ora: noi attendiamo che
il ministro Meda gitti personalmente lo sguardo sulla que•
stione e spalanchi qualche finestra del suo dicastero; entreranno e luce ed aria, che fugheranno molte ombre e
distruggeranno molte muffe.
Noi attendiamo che si provveda subito, che si provveda
secondo giustizia. perchè gli individui come i popoli possono vivere forse senza pane, ma non possono vivere senza giustizia.

MISSIONI AEREE 1TALIANE
PER TUTTO IL MONDO
La fine della guerra ha sorpreso l'aviazione mentre i
suoi impianti erano molto prossimi a raggiungere quella
completa potenzialità che era frutto di lungo ed intenso lavoro. Senza indugi, ogni sforzo fu rivolto ad evitare una crisi gravissima, favorendo la trasformazione dell'aviazione
da strumento di guerra a strumento di pace, ed a mantenere il primato raggiunto.
Ora, scrive il Sole, per trovare uno sBocco alla nostra

RASSEGNA DEL MOVIMENTO
ovraproduzione, il Commissariato per l'Aeronautica ha,
on insolita sollecitudine, deciso . di demandare per tutto
l mondo missioni aeree italiane costituite dai migliori api arecchi e dei migliori piloti, perchè facciano la più effiace opera di penetrazione commerciale · a questa, nostra
industria.
U n'altra iniziativa del Commissariato stesso mira poi ali' uso immediato del materiale aviatorio per fare esperiendi comunicazioni e trasporti. Venne all'uopo creato
un gruppo sperimentale delle comunicazioni aeree, co1lituito da parecchie squadriglie di apparecchi di vario
tipo fra i meglio indicati per gli impieghi ai quali sono
destinati.
L'intento è di studiare e dimostrare la possibilità di
ubito utilizzare a scopi civili le macchine e i migliori piloti di guerra, e ciò allo scopo di far superare all'aviazione il periodo dell'attesa immediata. L •organizzazione
I 1 Gruppo è stata affidata dal Commissariato a persone che, agli entusiasmi per l'aviazione, uniscono senso
pratico e recisa volontà, e che devono quindi aver dato
migliori affidamenti.

«DATECI I NOLI PIU' BASSI
E LASCIATECI LIBERI DI FARE»
I miliardi che lo Stato annuncia di voler gettare nella
fornace dei lavori pubblici, scrive l'ing. G. Tifani sul
,iomale d'Italia, sono sciupati: non occorrono. Dateci il
rbone a Genova, e negli altri porti, allo stesso prezzo
he il carbone costa in Inghilterra, dateci i noli più bassi
he siano possibili , e lasciateci liberi di fare « senza
astoie e senza bardature ». Tutti ci metteremo immediat mente al lavoro; occuperemo immediatamente una mano d'opera anche più numerosa di quella disponibile, tutti fabbricheremo senza paura qualunque prodotto, perhe avremo in noi la sicurezza che i prodotti fabbriti troveranno collocamento in qualunque caso, o all'int mo o all'estero.
Non arriviamo a chiedere il carbone a prezzo inferiore,
erchè giustamente i nostri Alleati ci accuserebbero di
reparare quel dumping che i tedeschi hanno reso così
dioso: dumping che nessuno degli Alleati deve applicar a danno reciproco. Ma nè gli inglesi, nè gli americani
ne i francesi possono, per contro, proibirci di sopportare,
ome tassa nazionale, una differenza di nolo che permetl a noi di metterci nelle loro condizioni, gravando sulla
ntera Nazione il peso della disgraziata situazione italiana
he manca delle sole vere materie prime indispensabili ali' industria : il carbone ed i noli.
L'onere che subirà lo Stato sarà grave all'inizio: le dif{ renze da pagare sui noli e sul carbone, apporteranno per
I primo anno forse un miliardo: ma quest'onere anderà
r pidamente diminuendo e rimarrà trascurabile negli anni seguenti, perchè noi stessi potremo costruirci le navi
nnumerevoli che ci occorrono, e non rima rà che una
!leve differenza sui noli del carbone, pagata senza sa, rificio dalle immense ricchezze che non possono man, re al nostro sviluppo industriale.
Ci pensino le Commissioni Ministeriali che si affaticano
preparare listini di prezzi e che credono di risolvere per
radi questo immenso problema. La nostra mano d'opera
t per rientrare in casa, per mettersi a disposizione delle
)fficine italiane; il Governo, ci si dice, mette a disposi, one il carbone a cento lire e nulla fa per sollevare il
111 reato dal peso dei noli per tutto il resto da importare
da esportare.

INDUSTRIALE

ITALIANO

IL MONOPOLIO DEL MERCURIO ABBANDONATO;>
Secondo informazioni attendibilissime, il Ministero del le Finanze, d'accordo con quello del Tesoro, avrebbe decìso di rinunziare al monopolio dell'industria estrattiva
del mercurio. Il Governo continuerebbe così ad acquistare il prodotto delle aziende minerarie del mercurio passandolo all'Inghilterra. A Londra verrebbe fatto il prezzo unitario del nostro commercio e di quello delle altre nazioni produttrici. Si avrebbe così un Sindacato internazionale del mercurio. Sappiamo che in seguito alle dette informazioni, alla Borsa di Firenze, le azioni dell'Amiata
sono salite a cinquanta punti.

DOVE NEL NAVIGLIO CONVIENE L'IMPIEGO
DEL CEMENTO ARMATO
L'impiego del cemento armato come materiale da costruzione navale, scrive la Vita Marittima e Commerciale ,.
non converrà per tutte quelle navi in cui le spese di com-.
bustibile assumono una grande importanza, vale a dire in generale - per tutte le navi a vapore (o a motore} addette a navigazione d'alto mare. Nè transatlantici, n è
cargoboats in cemento armato, dunque I
Ciò però non vo~à dire che il cemento armato dovrà
essere bandito come materiale da costruzione navale. T ut t "altro: due campi vastissimi d'impiego sono invece assicurati al cemento armato come materiale da costruzione
navale: la costruzione di galleggianti d'ogni genere in
cui l'elemento « propulsione » scompare o passa in ultima linea (navi-deposito , battelli-fanali, bacini galleggianti, chalands, barconi, banchine galleggianti, ecc.}; la costruzione dei velieri. Siccome la quantità di forza propulsiva del vento che adopera un veliero è indipendente dalla produzione, ma dipende unicamente dalla utilizzazione
di quella forza , il veliero di cemento armato potrà sostenere con grande vantaggio la concorrenza del veliero d'acciaio, tanto più che le maggiori dimensioni - a parità di
portata non aggraveranno la partita passiva del Bilancio al Conto « Tasse di Ancoraggio » e simili che, come
è noto. si pagano in base al tonnellaggio netto e non alle
dimensioni.
La « moda di guerra » delle navi di cemento armato è
dunque destinata a scomparire per quanto riguarda le
navi a propulsione meccanica , è destinata a scomparire
come effetto di speciali condizioni di guerra : ma l'impiego del cemento armato nelle costruzioni navali sopravviverà e si estenderà in quel campo in cui il suo impiego si
presenta come vantaggioso in base a considerazioni ed elementi tecnici indipendenti dalle speciali condizioni create
dalla guerra (galleggianti, bacini, ecc., e velieri}.
Queste - a nostro modesto avviso - le previsioni che
si possono e si devono fare oggi, per non creare illusioni,
e nello stesso tempo per non eccedere nel tasto opposto
di negare addirittura ogni praticità d'impiego al cemento
armato nel campo delle costruzioni navali.

SI COSTRUISCANO
QUANTE PIU' NAVI È POSSIBILE
NEL PIU' BREVE PERIODO DI TEMPO
Per soddisfare il minimo indispensabile per vivere, ci
occorrono 2 milioni e mezzo di tonnellate di portata di
navi in più di quelle che abbiamo. Anche ammesso che
gli alleati - gli americani sopratutto - facciano per noi
i massimi sacrifici, rimarremo sempre scoperti di 1 milione e mezzo di tonnellate che dobbiamo procurarci al
più presto possibile con i nostri mezzi.

125 ,

LE I./. I.
Potremo comprarne all'estero? si domanda la Vita Mao, perchè la carestia e la fame
di navi da trasporto (come si è già dimostrato) sarà mondiale. In ogni caso gli acquisti all'estero potranno avere
una funzione di aiuto, una funzione integratrice, per così
dire, e non risolutiva· del problema.
Il p'k"oblema va invece affrontato con le nostre forze.
Abbiamo le forze per farlo?
Le avevamo. Ma il decreto Villa ce le aveva paralizzate.
È necessario, quindi, non cercare di modificare il decreto
Villa, ma abolirlo.
Il decreto Villa non ha più ragione di essere.
Esso era fondato su due puntelli che sono crollati: la
guerra dei sommergibili ed una 1unga durata della guerra.
Oggi, il decreto Villa rappresenta un anacronismo.
Bisogna invece fare - un inv_e ntario esatto delle forze nazionali che possono risolvere il problema delle navi, che è
oggi enormemente più minaccioso per l'Italia che in tempo di guerra.
È necessario mobilitare per la pace tutte le industrie e
gl'industriali del mare, cantieri, armatori e costruttori, e
spingerli a dare all'Italia quante più navi è possibile nel
più breve periodo di tempo.
Prima che il decreto Villa venisse così malauguratamente a morfinizzare lo ~viluppo magnifico che andavano assumendo le industrie del mare in Italia, : il nostro Paese
si avviava alla splendida situazione di potere costruire ed
armare con le sue sole forze per 500 mila tonnellate di
portata di nuove navi mercantili all'anno.
Se vogliamo · salvare l'avvenire economico della più
grande Italia che cì ha dato la Vittoria, è necessario riprendere ed intensificare quello sforzo. Altrimenti, dopo
aver vinto la guerra. inizieremo la pace con un'agonia economica e saremo sempre, e peggio di prima forse, schiavi
degli altri.

rittima e Commerciale.

S'INVOCA UN ORGANO
PER LA RICOSTITUZIONE NAZIONALE
Prima della guerra noi eravamo in istato di grande inferiorità industriale rispetto agli altri paesi. La nazione era giovane e mancava di materie prime. Tuttavia qualcosa c'era, che s'è venuta sviluppando, fino ad assumere importanza non piccola, durante la guerra. Gli alleati ed i nemici si sono preparati da tempo al dopoguerra.
La Germania fabbricava, bensì, cannoni e proiettili, ma
fabbricava pure generi atti all'esportazione. I nostri alleati medesimi - per la loro più vecchia e più poderosa
preparazione - sono in grado di prontamente smobilitare
le fabbriche per ricondurle ad una produzione di pace.
Noi dovremo lottare contro tutti. E le probabilità nostre
di resistenza sono soltanto nella celerita della trasformazione, diversamente saremo schiacciati prima ancora ....
di aver preso posizione.
La guerra, però, e la vittoria sarebbero servite soltanto
a questo, scrive il Giornale del Popolo: ad aggravare la
nostra inferiorità industriale, a renderci più pezzenti che
mai.
Perchè la gravità del fatto non è soltanto negli inconvenienti che si verificano oggi ; ma è sopra tutto nella
constatazione che nulla si faccia, che nulla si pensi, che
nulla si escogiti .per riparare.
Si crei l'organo per la ricostituzione nazionale. Un organo auton,omo, competente, in grado di potere svolgere l'attività sua senza impacci; che per agire possa saltar sopra tutte le competenze; un organo foss'anche dittatorio, ma ~he agisca bene e presto.

126

In vece si veglia per tutte le chiacchiere di politica
formale; ma i problemi più assillanti della nostra economia servono da morbidissimo letto perchè il governo vi
dorma i suoi sonni più deliziosi. . La disoccupazione non
lo com111uove, la morte . della nostra vita industriale non
lo scuote.
Frattanto nel sottosuolo c'è un ribollimento che deve
impressionare chi non sia incosciente o canaglia. Oggi
si tratta di funzionari dello Stato che si agitano; gente
con la quale, in fine, si può ragionare perchè poco
o molto che sia qualche cosa guadagnano, anche se
insufficiente; ma quando le agitazioni diventassero rivolte
di affamati e di disoccupati, quando nella produzione del
paese regnasse la stasi, signori del governo, avreste sulla
coscienza il crimine di avere definitivamente battuta l'Italia,
cui figli seppero battere lo straniero.

L'AVVENIRE INDUSTRIALE DELLA CALABRIA
Scri~ndo per l'avvenire economico-industriale della Calabria, M. Vigliafuro scrive nel Giornale della Sera:
« La funzione, come in ogni organismo, curerà l'organo.
La mobilitazione delle nostre forze industriali imporrà il
mezzo propulsore di scambio, senza del quale ogni sforzo produttivo resterebbe inerte e mancherebbe al suo fine
di vantaggio redditizio e di buon collocamento della merce. Le vie ampie del mare dovranno cercare le nostre
industrie, che non mancheranno, per il loro coefficiente
di sviluppo, e non vi è altra via di rapido sbocco dal1' interno al mare che una nuova linea ferroviaria, che
congiunga il Capoluogo al Tirreno. Sorga ove che sia,
attraversi Cerisano, Marano, pur centri popolosi, come dal
progetto del nostro compianto Miceli, oppure li tagli fuori dal suo percorso di svolgimento, si rannodi e si congiunga in fine nella Napoli-Reggio a Paola, 'e nei pressi,
F uscaldo e S. Lucido, per necessità tecniche di tracciato,
poco monta, a condizione che la nuova linea possa, a velocità e sistema normale, senza limitazione di carico, trainare passeggieri e merci. In quanto che se le ferrovie
oltrepassano ogni significazione particolaristica regionalmente circoscritta nell'ambiente in cui si svolgono, oggi
che il problema della produzione e del fabbisogno è entrato nel gran quadro di ricostruzione nazionale del dopoguerra, non vi è da temere che la nuova linea venga esclusa dal novero di quelle opere pubbliche indispensabili, donde lo stanziamento del miliardo ed ottocento milioni di lire assegnalo al bilancio delle Ferrovie dello
Stato .
« E sarà l'istessa Direzione delle Ferrovie a sollecitare
i lavori di costruzione, non solo per le nuove esigenze
del traffico in aumento, ma per motivi intrinseci di buona
amministrazione e di bilancio. La nuova linea, comunque considerevole n~ sia l'importo, verrà a costar meno
di quanto l'esercizio dell'attuale Cosenza-Paola profonderà
in spesa a fondo perduto per altri pochi anni. »

OCCORRONO BUONE STATISTICHE COLONIALI
_La pubblicazione periodica di buone statistiche coloniali, scrive la Tribuna Coloniale, è un desiderio di quanti hanno a cuore una migliore conoscenza dello stato
èff ettivo delle nostre colonie e un maggior interessamento del pubblico ad esse. Molti vieti pregiudizi si sfaterebbero con poche cifre efficacemente esposte, ed esse
sarebbero assai più convincenti per il largo pubblico che
dei lunghi ragionamenti. Basterebbe, per esempio, raccogliere degli cc indici economici » per la Colonia Eritrea
per l'ultimo quindicennio (ed il lavoro sarebbe tutt'altro

RASSEGNA DEL MOVIMENTO
he difficile) per dimostrare quale rapido sviluppo abbia
vuto ,la vita di quella nostra vecchia colonia nonostante
il ben poco che abbiamo fatto per essa. Ma oltre che peI
la soddisfazione di qualche studioso e per la propaganda,
i dati statistici dovrebbero servire di base per lo studio
la risoluzione di molti problemi e per la preparazione
di provvedimenti legislativi ; infatti, dove trovare una migliore base che nelle cifre statistiche che riassumono
in breve la passata esperienza?
Dati statistici relativi alle nostre colonie non mancano
nelle varie pubblicazioni ufficiali: Bollettino di informazion i, Relazioni di Governatori ed in numerose monografie
e pubblicazioni speciali. Tra queste ultime merita una
p articolare menzione a titolo di lode « Il movimento del
commercio della Colonia Eritrea ». Ma la molteplicità stessa del materiale, così come è attualmente pubblicato,
rende la sua utilizzazione estremamente difficile, se non
q uasi impossibile. Per formarsi un'idea della vita delle
n ostre colonie, occorre non un solo dato statistico, ma
p arecchi dati tra loro coordinati, non basta una monografia per quanto pregevole, pubblicata una volta tanto,
m a occorre che lo studio sia ripetuto, e con lo stesso metodo, ogni anno, in modo da poter trarre una conclusione
d alla variazione delle éifre. Occorre infine che i dati statis tici siano pubblicati in maniera assai sollecita, in mod o eh~ al momento delia loro pubblicazione rappresentino un interesse attuale e _n on una memoria storica.

LA STATIZZAZIONE
DELL'INDUSTRIA FARMACEUTICA IN 1TALIA;>
Sulla Rivista di Diritto Pubblico, è stato pubblicato un
lungo studio dell'avv. Cesare Seassaro sulla statizzazione
dell'industria farmaceutica.
Dal punto di vista sociale, il Seassaro dice che la prod uzione e la distribuzione dei medicinali costituiscono una
fu nzione sociale di altissima importanza e che ora debbon o, per soddisfare convenientemente ai bisogni sociali che
vi si riconnettono, presentare questi tre requisiti: prezzo
m oderato; bontà dei prodotti; regolarità, rapidità e comodità della somministrazione. E dimostra che, nel regime
attuale, in cui la produzione farmaceutica è lasciata alla
p rivat-':l speculazione, non può presentare tali requisiti, in
q uanto il produttore domina il mercato e il consumatore
deve ines::>rabilmente piegarsi alle sue esigenze anche smo;
d ate : la libertà di concorrenza (quando pure non ·viene a
cessare per effetto della formazione dei trusfs) non solo
n on migliora, ma talvolta peggiora la qualità dei prodotti
e la loro efficacia terapeutica.
Esamiina quindi l'autore le varie forme delle quali, daii
tempi passati ad oggi, si è cercato di garantire questi
requisiti sociali della produzione fa1maceutica: il sistema
della regolamentazione, che è insufficiente, {)erchè lascia
intahe le radici fondamentali di questi inconvenienti: o
il sistema delle Cooperative o il sistema delle municipaliz zazioni, di cui dimostra la deficienza e le imperfezioni,
derivanti sopratutto dal fatto che la farmaceutica, col progresso della scienza e della tecnica, ha acquistato ed acq uista sempre più un carattere industriale; il farmacista,
ch e sino al secolo scorso era sopratutto un produttore,
oggi si va riducendo ad un semplice venditore di prodotti
già preparati.

INDUSTRIALE ITALIANO

ne essendo scarsa ed a prezzi d'affezione, la produzione
nazionale (per la massima parte messa su colla guerra)
è deficiente.
La suola era quella poi non vincolata alla produzione
militare, e quindi poca e cara; la mano d'opera scarsa e
deficiente. lo calcolo che mensilmente tra produzione meccanica ed a mano si possano produrre in Italia 1.500.000
paia di scarpe. Durante la guerra un buon milione di paia
serviva mensilmente alla produzione militare, quindi poco
poteva rimanere per la popolazione civile. Ma ora, col
ritorno delle maestranze, colle disponibilità delle suole,
se si potrà rimediare all'inconveniente della poca tomaia,
sarà possibile di intensificare la produzione delle Calzature
azionali o comunque delle calzature civili e le scarpe
potrebbero tra breve scendere di prezzo.
E qui biso~na metter bene in chiaro quale sia la grave
situazione dell'industria conciaria. Ho detto dianzi che
il Governo detiene un milione e mezzo di pelli, comperate a prezzo ragionevole, mentre i privati forse ne detengono altrettanto a prezzo altissimo a cagione del cambio
enorme e dei noli e delle assicurazioni spaventose. Se
provvidamente l'on. Nitti è riuscito quasi di botto a far
scendere il cambio, in quale posizione si trovano tutti
coloro che hanno acquistato a cambio altissimo merce
che ha bisogno di almeno sei mesi, tutto comoreso, per
tornare trasformata sul mercato? J\ion sembra equo che gli
industriali della concia da soli sopportino questo fardello.
Il pubblico dirà : benissimo, rome i conciatori guadagnùrono enormemente quando il cambio saliva e raddoppiarono il valore degli stocks che avevano, ora perde1:anno e non renderanno che il mal guadagnato.
Ma se voi li avete energicamente tosati con ogni sorta
di tasse, e se essi hanno investito in pelli tutti i loro pro.fitti, se adesso farete loro sopportare tutto il peso dell'imminente ribasso, è chiaro che essi perderanno oltre il « mal
guadagnato » anche buona parte del capitale loro iniziale, con quale danno per l'avvenire dell'industria non è chi
non veda.

L'ATTUAZIONE DEI MONOPOLI!,
UN DANNO GRAVISSIMO
PER L'INDUSTRIA NAZIONALE

Sembra a noi, scrive A . Manfredini nel Monitore T ecnico, che lo stesso modo come la questione dei nuovi monopoli è stata presentata, costituisca ragione fondata per
poter dubitare della praticità di intendimenti coi quali il
Governo si accinge a governare siffatta materia in modo
rispondente ai bisogni del Paese.
È vero che le tasse dirette non sono simpatiche e sono
anche poco rispondenti all'attuale modo di vedere le cose,
mentre l'attuazione dei monopolt di Stato risponde meglio a quelle direttive democratiche che possono costituire
una etichetta vantaggiosa per un Governo nel momento attuale. Ma ciò non toglie che, data la qualità della nostra
burocrazia statale, dati i metodi che hanno sempre prevalso .fin qui e che nulla fa ritenere abbiano a venire modificati, questi monopoli', come dal Governo divisati, potrebbero costituire ed anzi costituirebbero quasi certamente
un pericolo gravissimo per la nostra economia industriale
e per il vantaggio generale del Paese.
Noi non possiamo essere sospetti di un pensiero contrario alle direttive di modernità, perchè in tutti i campi
LE SCARPE E LA SITUAZIONE
della nostra attività personale abbiamo dimostrato coi fatti
DELL'INDUSTRIA CONCIARIA IN 1TALIA
di non essere certamente dei misoneisti, e la nostra mente
Perchè le scarpe costano tanto caro? In primo luogo, è aperta a tutte le correnti più moderne e più coraggiose di
c rive il Mezzogiorno, perchè le tomaie erano canss1me e pensiero e di azione. Ma, ciononostante, se teoricamente e
rimarranno ancora tali per qualche tempo : la importazio- come direttiva astratta non siamo avversi ai monopolt, noi

127



LE I. I. I.

------------------ ------------=========-

troviamo però di dovere affermare il nostro giudizio contrario alle proposte attuali del Governo, poichè noi stimiamo
per fermo che l'attuazione dei monopoli stessi, per il modo
indubbiamente imperfetto col quale essi verrebbero instaurati e condotti, costituirà non g1a un vantaggio, ma anzi
un dani;io gravissimo per l'industria e per l'economia nazionale.
Ma, è poi proprio sicuro che tali monopoli si attueranmo?... In Italia è così facile, nel campo ufficiale, che agli
ordini succedano i contrordini ! . . . In questo caso non sarebbe davvero una disgrazia ! ...

LA NOSTRA SITUAZIONE DOPO LA VITTORIA
In un recente articolo su la « Rassegna Italiana»,
Comm. Pio Perrone dice tra l'altro:

il

La guerra è vinta, ed è la fulminea vittoria italiana
che ha determinato la cessazione immediata delle ostilità.
I nostri Alleati vittoriosi hanno già iniziato la loro
attività pacifica. Wilson, poco prima di salpare verso
l'Europa, annunciò all'industria americana, con un memorabile discorso, la 5ua liberazione assoluta da ogni controllo statale, da ogni costruzione governativa, ed essa ha
profittato immediatamente della libertà riconquistata.
I nostri Alleati posseggono nel proprio suolo le fonti
della vita industriale ed economica, vale a dire le materie
prime; mentre la Germania, che scatenò la guerra per
impadronirsi di nuove fonti tanto ad Oriente quanto ad
Occidente, ne esce sconfitta in tal modo, che è compromessa l' efficenza produttiva delle sue industrie, mentre
sono distrutte la sua organizzazione c~mmerciale nel mondo. Immensa è l'attività di lavoro che i popoli vincitori
possono svolgere; ma l'Italia, essa sola, rischia di uscir
dalla guerra senza i mezzi per prendere la sua congrua
parte a tanta opera, vale a dire senza marina mercantile
e senza fonti di materie prime. Infatti l'Italia, unica fra
le nazioni vitoriose, non può partecipare a questa gigantesca e formidabile gara di lavoro, perchè, e di questo
devesi dar colpa all'imprevidenza di taluni uomini di
Stato, non è stata posta in condizioni di uguaglianza con
i suoi Alleati e quantunque abbia, forse più di ogni altro
Paese, a sua disposizione il mare, quale via più economica per metterla in comunicazione con le sorgenti delle
materie prime e con i mercati di consumo.
Questa condizione di cose, per cui l'Italia viene a trovarsi in una situazione di così ingiusta disuguaglianza in
confronto dei suoi Alleati, quantunque sia stata decisiva
e leale la sua cooperazione alla vittoria, deve essere analizzata dai nostri uomini di Stato e assolutamente e risolutamente prospettata da essi nel prossimo Congresso per
la pace.
Conseguenza immediata della repentina e vittoriosa fine della guerra, è stata per l'Italia la cessazione della
produzione di ogni materiale bellico, ciò che ha messo
in evidenza una serie di problemi sui quali, essendo
essi fondamentali per il nostro avvenire e per la nostra
stessa esistenza, conviene ed è necessario richiamare l' attenzione del Governo e del pubblico.
Per quanto ci consta, nessuna altra Nazione ha adottato

un provvedimento così radicale, perchè nessuna di esse
ha creduto di sminuire la propria efficienza militare
prima che il trattato di pace sia stato firmato.
Se si considera il provvedimento dal punto di vista
delle maestranze, appare indubbio che a breve scadenza
dovrà manifestarsi, nei principali centri operai, una sensibile disoccupazione, alla quale bisognerà provvedere
convenientemente, a scanso di peggio.
Ma a questi problemi se ne aggiungono altri ancora
più ponderosi, che si affacciarono improvvisamente alla nostra mente e destarono nel nostro animo una preoccupazione, che_ quasi assunse il carattere di un angoscioso
sgomento, quando la lettura del Trattato di Londra. almeno nella lezione sinora conosciuta, ci ha rivelato, che
esso non contiene alcun patto economico, non ci garantisce nessuna precisa ed efficace posizione commerciale,
non ha clausole che riguardino le fonti ed il rifornimento
delle materie prime, i trasporti, i cambC le vettovaglie,
ecc. ecc. ; tutti, in breve, gli elementi indispensabili, non
diremo allo sviluppo ed al benessere a cui ci dà un sacrosanto diritto la parte grandiosa e risolutiva che prendemmo alla guerra, ma alla stessa nostra esistenza pura
e semplice.
Questo trattato, così come noi lo conosciamo, trascura
tutta la questione economica, vale a dire proprio la parte più essenziale, quella da cui dipende l'essere o il non
essere di un popolo civile. E la stessa auspicata riunione alla Patria delle terre redente, e lo stesso acquisto
di nuovi territori, saranno terribilmente svalutati, se proprio nel medesimo tempo, per una tragica contraddizione,
ci mancherà l'ambiente economicamente adeguato alle
nostre necessità, senza il quale è impossibile, nonchè dr
prosperare, neppure di vivere.
Sarebbe un triste gioco, che potrebbe portare frutti amari per tutti, e darebbe presa intanto a quella superstite tedescofilia nostrana, che nella tragica situazione in
cui versiamo va già sussurrando come non ci resti altro
scampo se non rivolgerci di nuovo verso i nostri ne.miei
per ristabilire quell'equilibrio economico che pare ci si
neghi dagli amici. Intanto, sembra fatto apposta per distrarci dalla considerazione déi più gravi e fondamentali
problemi della nostra esistenza e · del nostro avvenire, il
continuare che si fa a sventolarci sugli occhi il drappo
rosso della Jugoslavia I
La situazione 'è gravissima, perchè l'imprevidenza nostra
è stata incommensurabile: prova ne sia, ad esempio, la
mancanza di ogni convenzione relativamente ai noli, il che
durante la guerra c'è costato nientemeno che nove miliardi
in oro! Ed è necessario, che sinchè ancora s'è in tempo,
la realtà, che infine ci è nota nella sua crudezza, sia virilmente guardata in faccia.
Nel nostro Paese, ove non il pensiero e l'azione, ma le
parole segnano i destini, una frase: quella della « politica
delle mani nette », ci condannò, per molti decenni, ali' inferiorità politica ed alla povertà economica. Badiamo che
quel fato non sia ribadito ora da un'altra frase, che suscitò
a suo tempo tanto clamore d'applausi, ma può cagionare
nell'avvenire della Patria lutti e rovine infinite: « l'Italia
non mercanteggia! »

Le Industrie it oliane nel Brasile
Teçela.gern de Seda. Ita.lo-Bra.zileira.

Cav . GUGLIELMO POLETTJ

129
I) •

I. I. I.

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - -

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130

Una sala telai Tessuti .

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LE INDUSTRIE 1TALIANE NEL BRASILE
Questa rivistn ha già segnalato in altre occaioni, e con vivo compiacimento ha additato a~1' ammiraziont- dei suoi lettori, alcune ardite iniziative dovute allo spirito di intraprendenza, alla forza di volontà, all'ingegno e alla tenacia
dei nostri connazionali che, recatisi oltre oceano
per esplicaTVi le loro giovani energie, seppero
divenire in breve tempo artefici della propria
fortuna e conquistarvi un posto prevalente nel1' agrico!tura, nell'industria e nei commerci. Questi pionieri, che tengono così alto il prestigio

Fra le industrie che, pur di recente fondazione,
seppero assurgere in breve tempo a notevolissima importanza, vogliamo segnalare quella che
il Cav. Guglie:mo Poletti, Milanese di nascita,
miziò venticinque anni fa precisamente a San
Paulo con la fabbricazione dei nastri di seta.
Fabbricazione che, avviata fra mil!e diffico!tà.
con pochi telai, si andò poi man mano sviluppando, ingrandendo ed affrancando dalle lavorazioni sussidiarie mercè l'impianto della tintoria e di appositi riparti per l'appretto e canco

Sala d' appretto della Fabbrica T cssuti.

della madrepatria nei pm lontani paesi, riaffermano, con la loro operosità e col loro successo,
quel sano vigore che è proprio della stirpe, e
che di ogm buon italiano all'estero fa il più genuino rappresentante del dinamismo ingenito
dell'Italia nuova.
Una delle plaghe ove più feconda si è svolta
l' attività degli ita:iani è, senza dubbio, il Brasile.
San Paulo si deve all'elemento ita~iano, sparso nello Stato come nella Capitale, il grande svi_
luppo quivi raggiunto dalle maggiori industrie, e,
in particolar modo, da quella agricola, che rappresenta la maggiore ricchezza na2ionale della
repubb}ica Sud-Americana.

e ricarico del:a seta, che rendono il ramo principale di questa industria del tutto indipendente
e comp!eto in ogni dettaglio. Ma lo spirito d'ini_
ziativa del Cav. Poletti non poteva arrestarsi allo
scopo in origine prefìssosi e raggiunto; il dono
precipuo di tal genere di costruttori è, di regola,
~'incontentabilità; il loro merito maggiore è queL
lo del continuo, febbrile ascendere; la loro migliore soddisfazione consiste sempre nel cercare e nel raggiungere, superandone ;Ìi 0stacoli,
nuovi e più vasti orizzonti. E il Cav . Po! :-t•: allargò ben presto la cerchia della sua industria,
fondando, verso il 1913, una fabbrica di tessuti ,
munita del più moderno macchinario in parte in-

131

LE I. I . /.

-

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LE INDUSTRIE lT A LIANE NEL BRASILE

L' on. Luciani, della Missione ufficiale italiana , visita gli stabilimenti.

v entato da lui stesso: atto a cari€are, a tingere
e ad apprettare le stoffe di seta dalla fabbrica
tessa prodotte. Le due fabbTiché danno lavoro
a più di l 000 operai, tutti italiani; italiana ne è
la direzione tecnica ed amministrativa; italiano
il capitale azionario; esse raggiungono attualmente una produzione che si può valutare a circa dodici milioni all'anno. La Ditta ha una sede
propria anche a Milano per l'acquisto delle materie prime, ed uno stabilimento a Brugherio,
p resso Monza, per lìncannaggio delle sue sete.

Il Cav. Poletti, trattenuto in Italia dalla conflagrazione europea, non si è cullato in dolci riposi, ma sempre attratto dal miraggio di nuove
conquiste nel campo fecondo del lavoro, ha stu-

diato nel frattempo nuovi ingrandimenti e nuove
b'asformazioni delle sue industrie, per cui sono
già pronti progetti e disegni, nell'intento di dar
subito mano ad un nuovo impianto per la torcitura del:a seta e di attivare fra l'Italia e il Brasile un vastissimo piano di esportazione per manufatti nazionali, che . sarà, senza dubbio, di
grande incremento alla produzione delle nostre
fabbric'he specializzate e che contribuirà a-Ila riconquista di quei fiorenti mercati transoceanici,
per effetto de:la guerra in buona pa:rte abbandonati, con danno non lieve dei fabbricanti e del J' economia del~a Nazione.
Animato da così fervidi propositi, il Cav. Poletti riattraversa in questi giorni l'Oceano, dove
lo accompagnano i nostri voti migliori e 1'espressione della nostra calda, sincera ammirazione.

Ba.ccio Bocci

La-guerra di un Editore
I

Anche la stampa ha fatto la sua campagna. una rigogliosa fioritura di .g iornalini lieti, che
Adoperando la parola stamt>a io intendo rife- i tempi di pace non si erano neppure sognati,
rinni ad ogni ramo dell'arte editoriale e tipo- e nei quali hanno lavorato persone notissime
grafica compresovi, s'intende, anche il gioma- nella letteratura, nel giornalismo, nel disegno,
lismo. La propaganda nel campo militare per e gente nuova che in trincea scriveva articoli e
tener su lo ~.pirito del soldato, per spiegare ai preparava quadretti. È venuta fuori una . ricca
combattenti meno colti e ai più contrarii alla raccolta di caricature indovinatissime, piene di
guerra le ragioni superiori del carnaio crudele, .
è stata una battaglia senza sangue, ma lunga,
ardua e tenace. Da:lila cartolina con pupazzi al.I' opuscolo, dal manifesto al giornaletto allegro,
messo insieme con un umorismo nuovo sorto dalla trincea, oscillante fra la tragedia e la
f aTsa in una curiosa alternativa di smorfie; dalla carta da lettere al calendario, tutte queste
varietà di stampati hanno cercato di illuminare
le anime un po• grigie.
Ci siamo forse svegliati tardi, ma dopo Caporetto il tempo perduto è stato largamente ripreso e le armate hanno fatto per la propaganda cose interessanti, circondandosi degli elementi migliori, e ad ognuno di essi affidando
a seconda delle proprie attitudini una mansione
particolare in questo servizio delicatissimo. Bisognava, anzitutto, guardarsi dal pericolo de!la
burocrazia, l'eterna spagnuola di tutti gli Stati,
evitando di inceppare un'attività ohe doveva essere celere, con i pigri ingranaggi degli uffici
governativi il cui passo è misurabile su quello ·
di una tartaruga artritica. Occorrevano iniziative individuali di gente dhe sapesse . il fatto suo,
spedite-zza nel concepire e nelr eseguire. Il nemico, ad esempio, armeggiava con una delle
so!ite proposte di pace? Avanti, subito, due,
tre, dieci manifesti, disegni, cartelli per mettere sotto gli occhi dei combattenti la doppiezza
e il pericolo della mossa avversaria. 'on c'era
da staT sull'albero a cantare, e bisognava far
sì che il commento nostro seguisse quasi immediatamente alla manovra del nemico, e non brio, di colore, di senso dell'attualità, e s1 sovedesse la luce quando il tranello austriaco già no letti manifesti polemici redatti con accorgiavesse malamente influito sui nostri soldati. mento sottile, con sobrietà succosa.
Quindi, nessun ingombro burocratico. perchè al La propaganda è piaciuta al soldato e rha
trimenti mai avremmo allontanata la minaccia interessato, perchè non era la solita cucina di
di arrivare con due e tre buoni mesi di ritardo, intingoli semili.rici, buona se volete, ma stucchecome un telegramma urgente spedito da Ro- vole col passar dei mesi e degli anni. Quei mama a Milano.
nifesti e quegli articoli contenevano pensieri che
Ciò, grazie al Cielo, non è avvenuto,. e le gli stessi soldati custodivano nella mente, pur
ATmate hanno tra loro gareggiato nel fervore non sapendoli rivestire di parole. I pupazzi fadella propaganda, ognuna di esse accaparran- cevano ridere, perchè colpìvano nel centro il
dosi gli uomini più adatti - scrittori, pittori. lato ironico di cose vissute da chi presentava la
professori (di idee moderne e pratiche, non di caricatura e da dhi vi poneva sopra l'occhio.
quelli conservati in iscato!e), e compiendo ve- F~niva, insomma, il regno della retorica pompori récord~ di celerità e di abilità. Si è avuta così sa e dava posto alla realtà. La Tradotta, la

LA. GHIRBA

134

LA GUERRA DI UN EDITORE
di un certo lavoro, a stabilire quali macchine
doveva destinargli senza pregiudicare un· altra
ordinazione.
Una Società Editrice che è apparsa miracolosa per contentare subito· e bene gli Uffici d i
Propaganda di varie axmate, consumatrici spaventose di stampati, è stata la Società A . Mondadori di Osti~ia e Verona .
Essa non iha guardato a sacrificare vecchi e
fedeli clienti, a scontentarli, a farli arrabbiare
sino al!a collera bianca, rinviando le loro commissioni dhe pur vantavano una sacrosanta precedenza, per eseguire lavori di propaganda. Centinaia di Comuni, che da molti anni sono serviti
con puntualità dai modernissimi e amplissimi Stabilimenti Mondadori, ad un tratto si sono visti
messi un po· da parte e invece di essere soddisfatti senza sollecitar nessuno , come era regola immuta1bile della Dittà, sono stati costretti
a d insistere e insistere per avere le cose ordinate.
Arnoldo Mondadori, il giovane ed abilissimo
Direttor e generale del~a Società, si scusava con
_a clientela oh e pur tanto gli premeva, e spie~a.va a Comuni a Banche, a privati - che, poi.
han no apprezzato lo scopo nobilissimo del Mondadori - come egli in quel momento fosse spinto da un obbligo morale, da una necessità patr iottica, ad assistere con o'g ni forza e a qualunque costo , l'opera benefica della propaganda militare.
Il primo passo audacissimo da'1 Mondadori era
~ià stato fatto nel novembre del 1917. Durante
1e drammatiche e · cupe giornate di Caporetto,
quando nessuno osava mettere limiti alla catastrofe italiana e basare speranze sulla sall vezza della linea del Piave , urtata da1le folte masse austro-tedesche, il Moridadori, come se il ne- •
mico si fosse trovato a parecchie centinaia di
chilometri dal Veneto e non avesse marciato con·
passo da vincitore, formò la grande Società d'op;gi. riunendo la sna nrosoera Sociale di Ostiglia
e la antichissima Ditta Franchini di Verona in una Anonima - ora fra le prime d'Italia e la prima
del Veneto pel genere suo - con oiù di un milione di capitale versato. In quell'epoca la nostra ritirata assumeva caratteri disastrosi. Poichè
tra campagna. lo credo che a questi stampa- il Tagliamento non poteva essere linea di resiI i spesso si ricorrerà per dettare le cronache stenza. si stabiliva d i retrocedere fino al Piave
il Ila grande guerra italiana, preparatrice di una e sugli altopiani dei Sette Comuni si atr nclusione trionfale.
tendeva trepidando il cozzo poderoso degli austro-tedeschi. Dal Veneto non più sicuro , mol***
ta gente andava via con le sue aziende . Anohe
er organizzare il gigantesco lavoro della pro- al Mondadori fu da qualcuno giustamente conanda militare g!.i ideatori, gli scrittori, i pit- sigHato di togliere da Ostig-lia e da Verona il
I ri non -bastavano da soli. Ci volevano editori ricco macchinario e i munitissim.i ma,gazzini dei
,. tip~grafi con stahilimenti capaci di stampare . suoi stabilimenti, per trapiantarli al di là del Po ,
11 c1tamente centinaia di tonnellate di carta. che pareva dovec;se ormai diventare la cintura
ra bisogno di gente tanto celere ad eseguire di !':Ìcnr~zza de]rlt::\ 1 ia.
nto gli altri erano rapidi a concepire; gente
Mondadori si rifiutò. Ebbe fede ed anche .. . .
non stesse a ponzare i termini di c~nsegna fortuna, e non si mosse . Continuò a lavorare

Trincea, la Ghirba, sono tre giornalini che rimarranno nella storia della letteratura di guerr , di quella vera che non ha pensato e scritto
in u n Caffè pettegolo della lontana retrovia criIicona e maldicente, ma che ha lavorato a conI tto dei combattenti, avendo prima esperimen1 to, e non come touriste, il sacrificio e il to,r 1 ento della lotta.
ello stesso modo saranno
,locumenti preziosi di indagine per lo storico di
rlomani, manifesti, opuscoli , libriccini che posono essere il commentario quotidiano de:la no-

135

LE 1. I. I.
febbrilmente dalla mattina alla sera, com'è suo
costume, e, innamorato della Propaganda, si
dette a servfrla con ogni ardore.
Bisogna conoscere il Mondadori pea- raffigurarsi bene la passione che egli ha posto in que~to diffici!e lavoro di guena. Immaginatevi un
uomo che ignora i riposi lunghi, che dormirà
quattro ore al giorno, dedicandone forse due
ai pasti e che il resto del tempo sarà o in treno
fra Verona, Ostiglia e Roma, o in automobile
per recarsi ai Comandi delle Armate, o a parlare di affari con una folla di persone, o a girare tra le tipografie, o chino sugli enormi lih ri del!a sua amministrazione. Egli è un accentratore che dà i lxividi ad uno come me, che
discentrerebbe tutto il suo lavoro per dar!o a gli altri: lui vuol veder tutto, saper tutto; dalla
lettera alla fattura, dalla cartolina di commissione al preventivo di un lavo;ro tipografico.
· . Firma più di un ministro, ma legge sempre attentamente prima di firmare, cosa che non tutti
i ministri fanno. Ha esordito poco più ohe ragazzo, umi!mente, e si è tirato su a forza di volontà : una volontà che mi dà i] capog-iro . Ha
lavorato ogni giorno di più, raddoppiando nella
fatica le sue energie, e in pochi anni, con la Sociale, si è fatto un hel nome, specialmente nel
campo della letteratura scolastica e delle pubb licazioni per ragazzi. La sua racco~ta del1a bibliotechina de La Lampada, diretta da T omaso
Monicelli, è una, delle più belle collezioni di libri per fanciulli .
Egli non può star fermo ; gli sembra di rub are il tempo. Somiglia ad un cava!lo irrequieto,
ma con !a differenza che se i] cavallo ha desiderio di muoversi per bighellonare, egli, invece ,- l'ha per bisogno d'azione. Il suo modo
di contenersi mi ha sempre terronzzato, perchè
sento di essere così diverso -d a lui: sento, anzi,
che se avessi avuto la disgrazia di nascere treno sarei arrivato in ritardo più dei nostri, regolarmente .Più volte l'ho accompagnato alle Armate, ove
egli si recava sovente a prendere ordinaz;oni,
a proporre lavori. Perchè, nonostante la farragine di commissioni, egli, serenamente, si permetteva il lusso di su-gg-erire idee sue: o cartoline di Golia, o manifestini, o carta da lettere.
lo lo guardavo e fremevo. I miei orecchi udivano ordinare centomila copie de]!a tal cosa, cinquantamila della tal altra, duecento mila di una
terza. Aspettavo che egli ad un tratto svenisse,
sotto i1 peso di queste comm;ssioni sch;accianti.... Mondadori, invece, sorrideva, stabi!iva i
giorni della consegna - e ogni committentP aveva fretta - e f8;èeva, con quel tatto che lo distingue, una sua proposta.
A!Jora ero io che sentivo mancarmi per conto

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -= =
tutti i suoi stabilimenti, saorifìcando la vecchia
clientela anche col! rischio di perderla dopo dieci anni di reciproca fedeità, ma _c iò non gli basta va.
Il Corpo d'Armata delle truppe d'assalto, appena costituito, aveva bisogno de!la sua opera .
Andò e riandò verso il castel:o del Comando appol:aiato sopra un monticello come quello del l'Innominato. Mi condusse con sè quattro o cinque .v o:te, compiendo lunghi e faticosi raids automobilistici; e fu lieto soltanto quando ebbe

l' ordine di principiare la pubblicazione di quel
magnifico giornale che fu <e Le Fiamme ».
Ricordo che quel giorno stesso ci recammo
anche alla 8"' Armata dove gli commisero mezzo milione di graziosissime cartoline a colori
di Rubino. Accettò come se gli avessero offerto un t'hè.
<e Ma come farete ad eseguire tutto? » gli
domandai .
« Distribuendo bene il lavoro ».
cc E se le macchine non vi bastano? »
<e Ne comprerò. »
E ne comurò. infatti . Seppe che se ne trovavano non so dove, se a Milano o a Roma. Fra un
treno e l'altro concluse l'affare e nessuna condi lni.
se,gna di lavoro fu ritardata.
Aveva già la ~. sa, 1a, 3a armata da contenL'idea di un ciornaletto da campo lo seducetare, aveva messo a disposizione della guerra va e prima de!l' offens1.va austriaca del giugno,

136

!

JI

LA GUERRA DI UN EDITORE
mi incaricò di compilarne uno da sottoporsi aldel Montello. Si chiamava il Cavallo
di Frisia ed era riuscito graziosissimo. (Parlo
dei disegni, e non del testo, che era mio). Scoppjata l'offensiva~ nessuno ebbe più il tempo di
pensare al giornale. Rimase ll e gli avvenimenti lo superarono.
Ma Mondadori non s1 arrese : se non poteva

r armata

Partan o di pace e
nascondono il
,

I

, Vi conosciamo. ipnc1·irt huhvn
l)ra c},Q Y! to>11i:n,1n ,,lla itol,1, vol•·f•• 1•l
fl\l'r •I tctnpo Ili 1lard In f'U!!11alaù
NO! NOI NON ALLENTIA
La P ~e v~_'"a• la l•11v1• 1 h,· 1•nmrw11.
'1·111ltol1 1'> 1 .J:•P•tl"I nw1· i. , ht; ri·diu
si,•!ltl'.ri~ il tr1011f11 i11•i 1,11p11li ilwn .
Yerrà dal.l~ NOSTRA VITTOR.

I

compilarne uno, poteva stamparne un altro ohe
già esisteva: la Ghirba. Propose la cosa e ne
stampò un numero sì e uno no, dedicandovi
ogni cura.
lo credo che se pesassimo tutta la carta adoperata da Mondadori per i lavori di propaganda delle Armate, otterremmo una cifra enorme.
Da ogni parte venivano chiamate e fioccavano
commissioni. Ognuno - ripeto - voleva essere
servito subito e nessuno poteva aspettare.
Mondadori cercava di contentare tutti studian.
do la divisione del lavoro nei suoi stabilimenti
e dando prova in questa difficilissima distribuzione della sua rara perizia. Le macchine erano
sempre in moto giorno e notte, per la Ghirba,
per le Fiamme, per la carta da lettere·, per i

manifesti, per le caTtoline e anche per non abbandonare la vecchia clientela, specialmente certi Comuni affezionatissimi alla Ditta che avevano
bisogno urgente di stampati di guerra.
Non ho mai visto in Mondadori un segno di
stanchezza o di dubbio pel fatto di .dover conciliare la somma del lavoro con la potenzialità dei
mezzi. Mi è sempre apparso l' ùomo che sapeva a memoria i quantitativi colossali delle ordinazioni più varie, le epoche de!la consegna, la
capacità dei suoi stabilimenti e che rapidamente sceglieva quale fra le tante commissioni di
indole così diversa potesse attendere più di un' altra.
La fine della guena lo ha messo dinanzi ad
un altro problema : quello di ritornare alle opere di µace. Ma egli lo ha già risolto, perchè con
previdenza lodevolissima, aveva già preparate le
basi della soluzione. Non è uomo che corra dietro le nuvole e nulla .fa che non sia ben ponderato e chiaramente messo ~n cifre. Oggi egli
ha già pronto un vastissimo programma di lavo;ro
scolastico e tipografico, al quale si accinge con
la sua fede calma e salda. Si inizia per lui la
battaglia del!a pace e ,gli arride questa nuova
lotta di opere.
La Società aumenta d'importanza ogni giorno e per Mondadori crescono le ore di lavoro.
A forza di ridurre quelle del letto e quelle dei
pasti non gliene rimananno più e dovrà comprarne. lo sarei aisposto a vendergliene a buon
prezzo.
Arnoldo Mondadori non ha nulla che lo rassomigli ad un editore : vale a dire non è come
il merlo che fischia tutto mio! (e gli editori non
si limitano a fischiare), non è invisibile, non si
dà arie solenni.
onostante le sue multiformi
e incessanti occupazioni, riceve tutti, parla con
tutti e st.a in continui rapporti epistolari con
gli autori per discutere le loro proposte o per
farne qualcuna lui. Anche a Roma ha comprato una Casa editrice di libri scolastici e si prepara a dar vita ad una irivista per r~gazzi « La
Lampada », punto impensieTito da questo accrescimento di opere, di responsabilità e di ore
da passare in treno.
Nella sua frenesia di attività egli è placidissimo.
Ricordo che una notte, reduci in automobile dalla 8a e dalla 3& Armata da dove Mondadori riveniva carico di ordinazioni per almeno dieci tipografie, io gli parlavo de!la sua fatica e gli
domandavo se egli, con tutta quella ridda di cifre per la testa, soffrisse di insonnia. Non mi
risposè. Alzai la voce per superare lo strepito
del motore, e ripetei la domanda, aggiungendo
che l'insonnia per lui dovesse essere cosa naturalissima. Tacque ancora. Mi chinai a guardarlo.... Dormiva tranquillo come un giudice di
tribunale.
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Gran Fremio (massima. onorificenza.) - Esposizione Internazionale, Torino, 1911.
Fremio di 2 ° grado - &Weda.glia. d'oro - Fondazione Bra.mbiUa, conferito da.[ 'J?... Istituto Lombardo di
scienze ,e lettere per la.
Pasta. Ca.ffa.ro,, 1915.
0

245-6 _ _ _
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140

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della R. Caea d'Italia e di S. A. Reale Il Duca d'Ao•t•

PROPRIETÀ FRATELLI FOLONAR.l
293-94

Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le « I. I. L D

175

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[INDUSTRJA DELI...' ALIMENTAZIONEJ

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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296

176

EMISSIONE DI WARRANT
Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le « I. I. I. »

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

[ INDUSTRIA DEil.' ALlME 'T AZIONEJ

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I . I.

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sAMPI EH oARENA I: s~~~~~A

el mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è s empre utile citare le

<<

I. I. I. »

177

Catalogo Generale P ermanente d ella Industria Italiana.

fAVlllA lOMBAROI & G.3
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178

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S. STEFANO DI CAMASTRA - SIRACUSA

ES.TRATTO DI POMODOR
I'

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I. I. I. »

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C atalogo Generale Permanente della Industria Italiana .

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nostri signori inserzionisti, è sempre u tile citare le « I. 1. I. »

179

[BANCHE - ASSICURAZIO. ·11

Catalogo Genera,le Permanente della Industria Italiana.

BANCA
COMMERCIALE
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Società Anonima con. Sede in MILANO
Capitale L. 208.000.000 interament e versato • Riserve L. 83.200.000

Direzione Centrale MILANO, Pia.zza Scala, 4 .. 5
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CA T AN/A - COMO - FERRARA - FIRENZE _ GENOVA - IVREA - LECCE - LECCO _ LIVORNO .
LUCCA - MESSINA _ MILANO - NAPOLI - NOVARA _ ONEGLIA - PADOVA - PALERMO - PARMA PERUGIA - PESCARA - PIACENZA _ PISA _ PRATO - REGGIO EMILIA - ROMA - SALERNO _ SALUZZO - SAMPIERDARENA _ SASSARI _ SAVONA - SCHIO - SESTRI PONENTE - SIENA - SIRACUSA - SPEZIA - TARANTO - TERMINI IMERESE - TORINO - TRAPANI_ UDINE - VENEZIA - VERONA - VICENZA.

AGENZIE I N

MILANO:

I) C,orao B uenos Aires. 62 • 2) Corso XXII Marzo. 28 • 3) Corso Lodi, 24 • 4) Piazzai•

· Sempione, 5

• 5) Viale Garibaldi. 2 • 6) Via Soncino. 3 (Angolo Via Torino).

Situa zione d e i conti al 31 Ottobre 1918
PASSIVO

ATTIVO
Numerario in Cassa e Fondi presso gli
. :,
Istituti di Emissione
Cassa Cedole e Valute . . . . . . :,
Portaf. Italia, Estero e Buoni Tesoro
Effetti all'incasso
Riporti
Valori di proprietà
Anticipazioni sopra Valori
Corrispondenti . Saldi debitori
Debitori per •accettazioni
Debitori diversi
Partecipazioni diverse
~artecipazioru in Imprese Bancarie
Beni stabili
Mobilio ed impianti diversi
Debitori per Avalli
Titoli propr. Fondo Previrl. Person ale »
·t 1. 1n
a garanzia
operazioni
. »
.
.
. .
T101
deposito
8: cauzione ser~IZIO
hbero a custodia .
»
Spcse d'Amm. e Tasse Esercizio corr. »

!

114.251.654,78
1.520.404,82
1.609.601.617,05
69.075.861 ,98
165.467.964, 13
43.267.581,01
10.026.157,64
943.404.867.71
66.599.262,95
23.443.602 ,91
26.098.531 ,94
16.793.096,31
18.585.357,44
I,115.664.719,72
16.539.509,50
147 · 553 ·750 , 4.197.322 , 2.731.617.135, 21:774 .529,93

Capitale Sociale (N. 376 .000 Azioni da
L. 500 cad. e N. 8000 da L. 2500) . L.
Fondo di riserva ordinario
. •
Fondo di riserva straordinaiio
. •
Riserva spec. ~i ammortamento e di
rispetto
. . . . . . . .
. •
Fondo Tassa Azioni - Emissione 1918 . :,
Fondo Previdenza pel Personale
. •
Dividendi in corso ed arretrati .
. •
Depositi in Conto Corr. e Buoni frutt iferi
Il
Corrispondenti - Saldi creditori
Cedenti effetti per l'incasso
Creditori diversi
Accettazioni commerciali
Assegni in circolazione
Creditori per A vali i .
Depositanti ( a gar~nzia ope~8;Zioni
. T' . la cauzione serv1z10 .
d 1 ito11 I a libera custodia. . .
,,
Avanzo utili dell'Esercizio 1917
Utili lordi dell' Esercizio corrente



I)

208.000.000.41.600.000.39.100.000 .2.500.000.3.550.000.17 .17 l.477, 11
2.437.885,509.738.714,50
1.917.983.297,55
100.260.105,0 I
102.537. 928.54
66.599.262,95
94.228.283,81
115.664.719,72
147.553.750,4.197.322,2.731.617 .135,749 .144.24
39.993. 902 .39

L 6.145.482.927,82

L. 6.145.482.927 ,82

La Direzione
G. TOEPLITZ -

A. GHISALBERTI

I Sindaci
Doti. A. Moretti - Rag. A. Olivieri - Prof. Rag. G. Rota
Rag. G. Sacchi - Prof. Rag. D. Vencgoni
180

IL CAPO CONTABILE
337-38

A. COMELLI

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Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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Itali ana, Banca Italiana di Sconto, Banco di Napoli, Credito Italiano, Banca Belinzaghi
(Milano), Jn. de Fernex & C. (Torino), B. Parodi & F.lli (Genova) ecc., ecc;
'

.

CAPITALE .

DI SCUDI

5 MILIONI ORO
Sottoscritto e Versato 3 MILIONI
.
Fondo di r1serv~ . . 1.033. 75 0.00 "
"
Fondo di previSione .. 150.000.00
"








C O NIGLIO DIRETTIVO:
Presiden te: Dott. Cav. G. A. Crispo Brandi - Vi -Pre idente: Comm. Buonaventura Caviglia
egretario: Cav. ·Luigi Gaminara - Consiglieri: Cav. Carlo Anselmi, Cav. Ettore Trabucati,
mm. Gr. Uff. Alessandro Talice.
Cav. in cnzo o tn - Dir ttor -Ger nt :

OPEn ZIO I

DELLA

BA

conto ed inca i .
Lettere di Credito, Il.ime se Telegrafi.che, Cambiali

CA
(a vita ed a

cadenza)

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Nel mettersi in rc,;Jporlo con i nostri signori inserz ionisti, è sempre utile citare le <t I. I. I.»

181

Catalogo Generale

lBANCHE - ASSICURAZIO:--il]

Permanente della Industria Italiana.

BANCO DI ROMA
ocietà Anonima Capitale L. 100.000 .000 i 11 tcram ·nte v r ato

SEDE

SOCIALE

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DlllEZIONE CENT llALE

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(Palazzo prop1·io)

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Montecatini - BARCELLON.J/ (Spagna) - :Bengasi (Cirenaica) - Bre!Cia - CAIRO (Egillo) - Canale - Cane/li - Carrù - C~telnuooo J; Car/agnana - Centallo - Cortona - COS ANTINOPOLI - Fabriano - Ferma • FIRENZE - Foligno - Fossano - Frascati - Frosinone - GENOVA
- Grosseto - Lione - Lucca - MALTA - MILANO - SKrondaoì - .76[an,~lonch (Spagna) - :N:.APOLI - Orbetello - On,;eto - PA RICI Pinerolo - Parlo Said - Porlo S. Giorgio - 'R.OMA - Siena - Tarragona (Spagna) - Tioall - TORINO - Torre Annunziala - TRIPOLI
D'.J/FR/CA - Velletri - Vi reggia - Viterbo.

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privati.

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talia.

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'C

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'l ,TTF, DI

'JCll HRZZ.A

341

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fO

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CAPITALE L

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20.000.000. -

Società Anonima •

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Sede: GE t OVA
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[BANCHE - ASSICURAZIO IJ

Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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quanto quelli extra professionali : CUMULATIVE a favoi'e di impiegati, commessi, fattorini : COLLETTIVE di operai a sensi della legge sugli infortuni del lavoro : FERROVIARIE, VITALIZIE a premio unico, ecc.
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dagli Agenti delle ASSICURAZIONI GE ERALI DI VENEZIA.
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UJ::PUSl 11 IN CO TO CORRENTE LIBERO CON CHÈQUES alrinteresse del 3 1/4 %.
IJEPOSITI A RISPARMIO a!rinteresse del 3,75 %.
DEPOSITI A P ICCOLO RISPARMIO all'interesse del 4 %. Prelevamenti: L. 50 al giorno .
BUONI FRUTTIFERI con scadenza di 12 mesi, 5 %.
DEPOSITI V INCOLATI A SCADENZA FISSA di 6 mesi all'interesse annuo del 4 %.
DEPOSITI VINCOLA TI A SCADENZA FISSA di I anno, all'interesse del 4 3/4 %.
SCONTO di effetti commerciali.
EMISSIONE DI ASSEGNI sulrltalia e sull"Estero e versamenti telegrafici.
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industriali e merci .
A PERTURA DI CREDITI liberi e documentati.
DEPOSITO Dl TITOLI a custodia ed in amministrazione.
INCASSO DI EFFETTI su tutte le piazze del Regno e dell'Estero .
AN r!Cll-'ALIO I ad imprese di lavori pubblici.
COMPRA E VENDITA DI DIVISE ESTERE, cedole, valute metalliche e biglietti di Banca esteri.
INCASSO DI CEDOLE E TITOLI ESTRATTI.
COMPRA E VENDITA DI TITOLI a contanti ed a termine.
AMMINISTl{AZIO E .per conto terzi .
E vietala alla Banca ogni o,:,erazione aleatoria. (Art. 21 Statuto)

184

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Palano Pr1pri1

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Catalogo Generale Permanente della Industria Italiana.

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. ·o ietà I noni ma Italiana di
I s, icurazioni e Ria icura::ioni

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