Le Industrie Italiane Illustrate, n. 6, 1918
Contenuto
- Titolo originale
- "Le Industrie Italiane Illustrate"
- Tipologia
- Periodico a stampa
- Descrizione
-
Copertina – Alte personalità della industria italiana: Ing. Comm. Vittorio Diatto, fondatore della casa automobilistica «Società Anonima Diatto»
Sommario:
- Alte personalità della industria italiana: Grand’Uff. Carlo Enrietti, ingegnere e affarista, propulsore del nuovo bacino di carenaggio di Napoli, che sarà il più grande del Mediterraneo
- La «megalofobia» - Le banche al servizio dell’industria o l’industria al servizio delle banche? – Il direttore delle I. I. I., p. 53
- Le reali condizioni dell’industria idroelettrica in Italia – Ing. Alfredo Giarratana, p. 56
- Gli ingegneri sociali – Pier Luigi Cattaneo, p. 62
- L’industrializzazione della Toscana – La centrale idroelettrica di Gallicano – Ing. Mario Luigi Luiggi (con 5 illustrazioni), p. 65
- Riforme nei controlli dello Stato – Prof. Ugo Monetti, p. 69
- Il ricupero dei materiali automobilistici e la saldatura autogena – Ing. Cav. Carlo Caminati (con 6 illustrazioni), p. 75
- Il problema dell’insegnamento commerciale e gli istituti d’alta cultura commerciale in Italia – Istituto Superiore Commerciale di Venezia e l’Università Bocconi di Milano (continuazione, vedi numeri precedenti) – Gino Borgatta, già professore di economia politica, politica commerciale e legislazione doganale del Regio Istituto Superiore Commerciale di Venezia (con 4 illustrazioni), p. 80
- Gli osservatori industriali e commerciali delle I. I. I. in tutto il mondo, p. 89
- Rassegna del Movimento Industriale Italiano, p. 97 - Data testuale
- 1918 giugno
- Data topica
- Milano
- Consistenza
- pp. 184
- Stato di conservazione
- Discreto
- Soggetto produttore
-
Umberto Notari (1878 - 1950)
- Identificativo
- PER.000056/1
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
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-
LE INDUSTRIE ITALIANE ILLUSTRATEVedi tutti i contenuti con questo valore
-
1918 - Anno IIVedi tutti i contenuti con questo valore
- Temi correlati
- Comparto automobilistico
- Comparto cantieristico e navalmeccanico
- Comparto idroelettrico
- Comparto siderurgico
- Comunicazione d'impresa
- Economia e finanza
- Editoria
- Grafica e foto pubblicitaria
- Interni di fabbrica
- Prima guerra mondiale
- Stabilimenti industriali
- contenuto
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22. -Fonderia di ghisa.
23. - Stabilimento per la lavorazione di materiali ref ratta rii .
24 . - Officine allestimento navi.
25. -Miniere di Cogne.
26. - Stabilimento elettro-:Jiderurgico - Alti forni - Acciaierie - Laminatoi.
no e dell'idrogeno.
9. -Stabilimento elettrotecnico.
IO. -Fonderia di bronzo.
Il. -Stabilimento metallurgico Delta.
12. - Cantiere navale Savoia.
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15. - Cantiere navale.
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e laminaù) (a eguire).
BOLLETTINO N. 7 - (a) I mozzi d'Elica di motori per Aeroplani e il BIAKMET L - b) Il BIAKMETAL nelle torpedini marine).
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. 8 - (L'applicazione del BIAKMETAL all'Aeronautica e la eco·
nomia dei trasporti).
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. 9 - (L'impiego d i BIAKMETAL peciali nelle co truzioni meccaniche per Aeronautica).
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. 10 - (Il BIAKMETAL nelle fa cie ela tiche dei pi toni delle locomotive a apore).
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ALE DEL BIAKMETAL - (Pubblicazione annuale - II Edizione 1918
con aggiunta di tavole di alcoli comparativi).
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B. - La Direzione del Bollettino, a semplice richiesta, farà
invio agli interessati delle pubblicazioni suddette per omaggio.
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fig. 1 rappresenta la sezione di un tipo norper automobili.
•
Fig. I.
i
che per la marcia regolare ed economica
motore, i costruttori di carburatori devono
r di soddisfare alla condizione di mantecostante, a tutte le velocità del motore, il
to rapporto fra il peso della benzina e quelll' aria aspirante.
È noto anche che al raggiungimento di un tale scopo si oppone il fatto che, mentre la densità della benzina resta costante, la densità dell' aria diminuisce col crescere della depressione
creata dal motore, nè il conseguente aumento di
velocità dell'aria compensa la deficienza della
portata.
Di qui la necessità di munire i carburatori o
di una presa d'aria complementare, o di un dispositivo che regoli l'efflusso della benzina.
Ir carburatore dell'ing. Feroldi appartiene a
quest'ultima categoria: in esso si è risolto brillantemente il problema col munire il getto 3 di
un polverizzatore ordinario G e di una strozzatura in basso, 4, detta il freno.
Con tale dispositivo si crea per la benzina una perdita di carico non più proporzionale a1
quadrato della velocità di efflusso (ciò che dava
luogo ad eccesso di benzina nel miscuglio coli' aumentare della velocità del motore), ma bensì proporzionale alla quarta potenza di tale velocità.
L'opportuno uso di un polverizzatore G e di
un fre.n o 4 (dei quali esistono due serie con fori
calibrati di 5 in 5 centesimi di mm.) assicura la
formazione di una miscela giustamente dosata ad
ogni velocità del motore.
L'aria è aspirata dai tre fori circolari protetti
da filtri, 24-25.
I condotti H, L, del getto 3 servono a creare
nell'interno del pezzo 2, detto il diffusore, moti
vorticosi della benzina, la quale, battendo contro
i denti del getto, si riduce in finissima nebbia.
vaporizzando anche con bassissime temperature dell'ambiente e senza riscaldamento artificiale della camera di carburazione o dell'aria asp1rata.
Il diffusore 2, che serve a creare la sezione
contratta in corrispondenza del polverizzatore
G, può essere sostituito facilmente, essendovene di misure che differiscono di un millimetro nel
maggior diametro, a seconda della quantità di
benzina che si deve erogare. Esso costituisce un
terzo elemento variabile per la regolazione del
carburatore.
ella _m arcia rallentat~ del motore (a vuoto),
la aspirazione della benzina avviene sempre dal
polverizzatore G lungo i tubi F-O, che sboccano
in M al disopra d ella valvola 27.
Appena si apre la valvola 27, che, come risulta dal disegno, ha forrn~ speciale, si scopre la
finestra , col che si assicura una pronta ripresa .
Il carburatore può essere smontato con la
massima facilità e col semplice aiuto di una chiave inglese. Esso permette, oltre l'uso .di essenze
pesanti (750-760), anche quello del petrolio, purchè si riduca convenientemente la grandezza del
polverizzatore G e del freno _4 e si assicuri una
energica presa d'aria calda.
Il consumo di benzina per cavallo-ora, data la
completa utilizzazione dell'essenza, è inferiore a
quello consentito da qualunque altro tipo di carburatore esistente.
La fig. 2 rappresenta il tipo per motori fissi
d'aviazione. Esso differisce dal tipo precedente
per la presenza della valvola di presa d'aria 38.
In aviazione, una nuova grave difficoltà è costituita dal continuo diminuire della densità del}' aria col crescere di quota dell'aeromobile.
Per questo fatto, un carburatore, del tipo prima descritto, il quale è stato creato e costruito
per pressioni non molto lontane dai 760 mm. di
mercurio, fornisce aI motore un miscuglio sempre più ricco di benzina, sì che ad alte quote sarebbe impossibile il funzionamento del motore.
Per evitare ciò, la valvola 38 viene aperta dal
pilota, quando si ritenga necessario, manovrando la valvola 27. Infatti, mentre in posizione verticale la valvola 27 permette di ottenere a terra
o a bassa quota la massima velocità del motore ,
spostandola ancora, con la parte inferiore, essa
preme sul gambo della valvola 38 e la apre, facendo affluire nel condotto E l'aria addizionale
in }'Ilisura tanto maggiore quanto più la valvola
38 viene aperta, mentre che per la posizione as-
Fig . 2.
sunta dalla valvola 27 si riduce il richiamo di
miscela nella zona del diffusore e del getto centrale.
In tal modo è possibile al motore di funziona re anche a quote elevatissime, senza inconve*
nienti.
(Record del mondo in altezza, m. 7950, pilota
ing. G. Guidi.)
ella marcia rallentata, la benzina è aspirata
da un polverizzatore supplementare affacciato
10
Fig. 3.
zio 8, mentre l'aria necessaria è aspirata
Altra particolarità è che lo spillo 14 ha forma
f ritoia praticata sopra detto polverizza- · tale che, oltre a lasciar passare maggior quantità
disposizione è stata adottata anche per
i arburatori per automobili.
fi . 3 mostra un carburatore per motori ro. In sso, il polverizzatore H, per la marli nt ta, si prolunga nel corpo del rubinetr ssicurare la benzina al motore in ogni
d l carburatore.
di benzina , permette al carburatore di funzionare anche capovolto.
I tipi sopra descritti, dopo minuziose prove e
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MA HINE El E RI HE Dinamo • Motori
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Le miglio.ri Pile del commercio
FABBRICA ITALIANA , ,
PllE ElHTRICHE
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lng. VITTORIO ZANGH MI
Corso Yitt. Em. 8-E(oltre Poi - TORINI
Nel mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisti, è sempre utile citare le « I. l. I. >.
E INDUSTRIE
TALIANE
LLUSTRATE
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ZZI
Milano,
D'ABBONAMENTO:
N.6
Giugno 1918
l.TALIA
E
COLONIE
L. 25 -
ESTERO
L.
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tuto Editoriale Italiano • Milano, Piazza Cavour, 5 • Telefoni 41-86 • \ 71-88 • 64-85
,.·
ALTE PERSONALITÀ DELLA INDUSTRIA ITALIANA
Orand U/f. CARLO ENRIETTI, propulsore del nuovo bacillo di carenaggio di Napoli
che sarà il più grande del Mediterraneo.
s o M M A R I o
Giugno 1918
COPERTl 'A :
ALTE PERSO ALITA ' DELLA I DUSTRIA lT ALIANA : /ng . Comm. VITTO~IO
O/ATTO.
"EL TESTO :
ALTE PERSONALITA ' DELLA I DUSTRIA ITAUA A : Grand "Utf. CARLO
ENRIETTI, propulsore del nuovo bacino Ji carenaggio di apoli, che sarà il più
grande del MediteTTaneo .
I _ LA « MEGALOFOBIA
li LE BA CHE AL SERVIZIO DELL' l DU..l RIA O L ' INDUSTRIA AL SERViZIO DELLE. BA 1 CHE? - IL D1RETToRE DELLE I. J. L . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pa . 53
Il - LE REALI CO DIZIONI -OELL'I DUSTRJA IDROELF..TTRICA I 1T A UA - Ing . A. G!ARRATA A . . . . . .
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56
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III - GU /, GEG ERI SOCIALI - P. L. CATTA EO . . • . . . . .
(Segae)
AUTO/CARROZZERIA A. BALBO &
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Giugno 1<)18
IV . L'/ DV TRJALJZZAZIO E DELLA TOSCANA - LA CENTRALE /.
ORO-ELETTRICA DI GALUCA O - Ing . M. L. Lu1cc1 (con 5 ili.)
Pag.
V - RIFORME
Prof. U. MoNE.m .
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VI_ IL RICUPERO DEI MATERIALI AUTOMOBILISTICI E LA AWATURA A UTOGE A - lng. Cav. C. C MINATI (con 6 illustrazioni) . . .
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VII . IL PROBLEMA DELL' / SEG AME TO COMMERCIALE E GLI ISTITUTI D 'A LTA CULTURA COMMERCIALE I ITALIA - L'ISTITUTO UPERJORE COMMERCIALE DI VE EZIA E L'UNJVERJT A' BOCCONI DI MILANO (continuaz ., v. num. preced.) - G1No
BORGATTA, già pro/es re di economia politica , politica commercia/e e legi /azion e doganale nel R . Istituto Superiore Comm erciale di Venezia
(con 4 illustrazioni) . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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El CONTROLLI DELLO STATO -
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Vlll - GU OSSERVATORI[ JNDUSTRIAU E COMMERCIALI DELLE I. I. I .
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TUTTO IL MO DO .
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(Proprietà riservata)
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O 54 - 77
Italia per la produzione di :
STAGNO IN POLVERE
(così detto " argentino ,,)
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Altri prodotti :
OSSIDO DI ZINCO
OSSIDO DI RAME
O SSID I IN GENERE
METALLI IN POLVERE
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PASTE- SPECIALI PER STAGNARE E SALDARE
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nuovissimo prodotto- per la stagnatura istantanea; abolisce tutti i vecchi siste·m i di stagnatura
a base di acidi.
(Opuscolo esplicativo a richiesta).
168-9
Nel mettersi in rapporto con i nostri signori --inserzionisti , è sempre utile cilare le « / . /. I.
ll
11
1retiore delle I. I. I.
a. "mega1ofobia."
ba.oche al servizio dell'industria.
l'industria. al servizio delle banche?
mandiamo licenza ai signori della
se osiamo mettere in circolazione
p rola non ancora segnata sulle biant vole delle leggi iÌlologiche.
testa parola - megalofobìa - circoiv con grande precisione uno speciale
giamento mentale caratteristico della
di provincia: 7' odio per la grandezza.
poichè non esiste grandezza senza
imento e non esiste ardimento senza
i ne e non esiste passione senza fede.
a megalofobìa sta a signi:6.care inoltre
rrimento per 1•audacia. per la passio• per la fede.
11 tratto più singolare di questa diffusisanchilosi della intellettività provini , consiste nell •accusare gli uomini sui ri dell •eccesso opposto alla megalofo: di modo che tutti coloro i quali non
i no mente, animo. idee, gesti ridotti
inimo comune denominatore. sono dei i « megalomani )) .
noi sfogliassimo le cronache dei
pi in cui sono vissuti coloro che la
rità ha aureolato di ammirazione. dommo constatare che tutti cotesti uoi i (statisti o condottieri. scienziati o
ti, navigatori o costruttori) furono dai
h tomi. dai gazzettieri, dai parrucchieri
i tavoleggianti loro contemporanei di
o S. Cretino o di Castelsomàro. quati « megalomani ».
n questa premessa. avendo dischiuso
:6.nestra direm così spirituale
uno dei paesaggi più battuti, eppur
esplorati. della vita italiana, ci affac4
ceremo a scrutare l 1attuale curiosissimo
accesso di megalofobìa scoppiato nella città. un tempo dei Cesari, oggi .... di Aragno.
***
I nostri lettori sanno già a che alludiamo.
Alcuni industriali hanno osato comperare grossi pacchi di azioni dei nostri maggiori istituti di credito conquistando così
il diritto ad 'un più stretto controllo del
nostro sistema bancario.
Questo avvenimento è stato proiettato
dai cronisti della megalofobìa con uno di
quei titoli che sono così graditi ai grossi
palati degli abitanti di ciascun Borgo S.
Cretino e di ogni Castelsomàro crogiolanti
1
sotto il bel sole d ltalia: - La scalata aJJe
banche!
1
L emozione è stata intensa.
Come? Sino ad oggi le nostre grandi banche sono state le padrone assolute delle
1
nostre industrie eh esse potevano fare e
disfare, creare e incenerire, affidare a italiani, a svizzeri, a tedeschi o ad ottentotti
indifferentemente, così come avviene in un
qualunque paese di conquista, in una qualsiasi colonia dell .Africa australe: e tutto
ad un tratto, senza preavvisi e senza cerimonie, alcuni industriali, cocciutamente,
irremissibilmente italiani, han tratto di tasca alcune centinaia di milioni sfacciatamente italiani tino all 1ultima lira e han preso, come si suol dire, il mestolo di queste
banche.
S1 era mai visto in Italia una cosa simile?
Sl
LE/. I. I. =============== = ========================
No - bisogna ben dare ragione ai nostri
megalofobi quando l'hanno ! in Italia
una simile tracotanza italiana non s'era
mai vista!
Era, dunque, naturale che dagli impidocchiati nostri Borghi S. Cretino e Castelsomàro si levassero ge.m iti d'angoscia e strida di spavento.
Le banche italiane dominate non più da
Zurigo, da Ginevra o da Berlino, ma da
Roma, da Genova, da Milano o da Torino;
i nostri opifici non più alla mercè di banchieri travalicati dal Brennero, dal Gottardo o dal Sempione, ma agli ordini di
industriali (< nati ed allevati )) in Italia!
Oh Dio onnipotente! oh Padri della Chiesa ! oh Profeti del Vecchio Testamento! oh tutti voi quanti siete grandi sace~doti del Tempio di Pietro, di Israello e
del Vitello d•oro insieme, dite, dite voi che
cosa mai sta per accadere, che mai accadrà ai poveri risparmiatori italiani, se
le banche industriali italiane dovessero da
ora in poi, per virtù di industriali italiani,
sorreggere e guidare le sorti dell'industria
italiana?
Oh nequizia dei nuovi tempi che maturano!
Il denaro italiano, l 'umile, il timido , il
sottomesso, il docile, il martoriato denaro
italiano grondante di sudore e di sangue,
che vuole andare a fecondare soltanto la
terra italiana e 1•officina italiana; che osa
trasformarsi in pane e in ferro italiano!
Oh grandezza, oh splendore dei tempi
che andarono, di quei tempi beati ed indimenticabili sì, indimenticabili nei
quali il lavoro, il pensiero, l'arte, la scienza, il denaro italiano si trasformavano in
marchi. in fiorini ed in ghinee ; di quei
tempi prodigiosi nei quali lo scaltro proletariato italiano, spalleggiato dai compagni
minchioni di Berlino, disertava gli opulenti
opifici d•Italia, affinchè le sparute fabbriche tedesche potessero più agevolmente in-
54
trodurre tra noi i loro inuguagliabili prodotti ; di quei tempi aulici e dorati nei quali
i generosi vapori della « Hamburger-Amer ika Linie )) riempivano le stive di nerboruta carne viva italiana che portavano a ingrassare le piantagioni del Texas e le pampas del Pla ta !
I nostri risparmiatori! Poveretti! Che
faranno , che potranno mai fare da ora in
poi in balìa come essi ormai sono di megalomani scavezzacolli come un Guglielmo
Marconi , un Pio Perrone , un Giovanni
Agnelli, un Max Bondi?
Come possono le nostre ottime portinaie,
le nostre discrete cuciniere, le nostre àlacri orizzontali, le nostre operose affittacamere , i nostri ingegnosi bottegai. i nostri
solerti :b.ttavoli, in somma tutte le categorie di risparmiatori che arrotondano i
depositi della Banca C ommerciale Italiana ,
del Credito I taHano o della Banca Italian a
di S conto, sentirsi tranquille e sicure s e i
loro risparmi non siano amministrati da un
Helfferich o quanto meno da un Rhatenau,
da un Mannesmann o da un Ballin?
E le masse dei miserandi nostri produttori , dei logori commercianti italiani, quelle masse insomma che hanno sin qui raggranellato soldo a soldo i propri guadagni
portandoli alle Casse postali affinchè non
andassero a fecondare le Banche :b.no a ier i
straniere, come potrebbero da ora in avanti
far funzionare le loro imprese, se i nostri
maggiori istituti di credito industriale e
commerciale dovessero muoversi nell 'orbita di un « Ansaldo )) anzichè in quella
di un « Krupp )) , di un•« Ilva )) invece d i
una « Allgemeine G esellschaft )) , di una
« Fiat )) in luogo di una (( Maschinenfabrik )> ?
E i milioni, gli impudenti milioni italiani,
con i quali si è dato l'assalto alle banche,
donde provengono?
Dalla guerra, - oh! certamente - dai
sitibondi guadagni di guerra.
= =-=-== - ==-- - - - - - - - - - - - - - - - - =-
« LA MEGALOFOB!A
n
, ,mperar banche, ingrandire officine, S . Cretino nonchè gli austeri economisti
re miniere, imbrigliar fiumi, ferti- di Castelsomàro ....
Ma è tempo di lasciare il facile, il tropr ampi con i prohtti di guerra?
on era meglio esportare le facili lire po facile, sarcasmo sulle gibbosità della
li n all'Estero e mandarle ad esempio megalofobìa italiana.
I
vizzera, in Olanda, in Inghilterra o
li Stati Uniti per tutelare i profitti di
r r· da eventuali catastrofi finanziarie
lit, ri o bolsceviche?
i empi che corrono bisogna tener conI ·he di simili venture!
11 r no~ quei lestofanti matricolati di
I I triali italiani, a differenza di integer; l nchieri di nostra conoscenza, non
anno tenuto nessun conto.
h I i e poi, che cosa signi-fìca questa
r i ssa manovra d'assalto? A che miI) 1ve si vuole andare a finire?
lil tare le industrie (( art ificiali )) che
arne di nuove?
truire nuovi impianti idroelettrici?
bricare nuove navi, nuovi carn
ri, nuovi prodotti chimici?
1
he farcene?
otremo avere noi con tutta cornoguerra hnita - a guerra finita,
, t Id l'energia motrice che ci occor1 Il' ttimo carbone delringhilterra?
1 p >tremo comperarci, senza tanti fa11, I navi belle e fatte in America, i
111 e nfezionati di tutto punto in Un' i , gli ottimi acciai in Isvezia, le anipurissime in Germania?
, ono coteste tutte industrie per l 'Iu irtificiali )) ~ e che non possono perJ'll'Osperare se non ai danni dell 'anonsumatore italiano?
ed altre consimili sono le as spasmodiche domande che da un
1 questa parte dalle colonne dei più
I •t ·nti e disinteressati giornali italiani
, , uovendo i r.,gidi statisti di Borgo
***
Volendo discorrere con pacatezza del fenomeno che si è convenuto di chiamare
« scalata alle banche )) , non ci sono che poche osservazioni da fare.
Debbono le banche industriali operare
al servizio delle industrie o debbono le
industrie stare alla mercè delle banche?
Sono o non sono gli industriali idonei
a governare istituti di credito industriale?
Sono o non sono le banche, di cui taluni industriali hanno voluto conquistare
il controllo , banche eminentemente rivolte
allo sviluppo delle industrie e non già ad
altre funzioni di credito, di previdenza o
di risparmio che in Italia - in Italia specialmente ·- sono devolute ad altre categorie di Istituti?
Sono o non sono gli industriali, oggi in
questione, uomini integri, intelligenti, capaci?
Hanno o non hanno dato prove di
una superiore attitudine (( costruttiva )) ?
Sono l'Italia, la sua grandezza, la sua
prosperità, il suo avvenire, i presupposti·
di ogni loro iniziativa industriale, o costoro hanno di mira soltanto il lucro per il
lucro, l'affare per l'affare, la speculazione
per la speculazione?
Il problema è qui e chi rha solìevato
deve rispond ere con precisione e con lealtà a questi interrogativi.
Eludendo le nostre domande semplici,
chiare, stringenti, rimane a noi e a tutta la
classe ind ustriale che noi rappresentiamo
DISI "TER E SSAT AMENTE, il diritto di
credere che ragioni ben diverse da quelle
che dà l"amore di Patria, abbiano m ossa e
lubrificata la castelsomàrica campagna.
Il Direttore
delle I. I. I .
• - Se da questo nostro scritto si volesse da taluno indurre che noi muovicmo implicite od esplicite rampogne ai nostn' Istituti di credito in genere o alla Banca Comm.erciaile in ispecie, coteto taluno, se esiste, si disilluda.
Delle nostre grandi banche e deg'1' uomini che le din'gono - italiani vigili e sicuri, di nascita
o di elezione, noi abbiamo, sotto ogni rapporto, la più alta opinione. - Nota del Dwettore.
Ing. A. Gia.rrata.na.
LE REALI CONDIZIONI
DELL' INDUSTRIA IDROELETTRI CA IN ITALIA
Sono oramai tre
dustria elettrica è
polemiche.
Da quando nel
]'incominciamento
anni da che per la nostra in- fluenza, la quale era formidabile nei tempi delcominciata la passione delle la pace.
È troppo facile oggi, mentre molti idoli sono
1915 l'Idea Nazionale diede stati infranti, molti pregiudizii sono stati vinti,
con tre articoli : La Germania e molte necessità sono state superate, indignarsi
e l'industria elettrotecnica italiana; La conquista contro i tedeschi , i quali entravano a mezzo in
tedesca dell'industria elettrica italiana; La Ban- quasi tutta l'industria elettrica italiana.
Infatti , la situazione nostra al principio della
ca Elettrica, a quando nelle assemblee dell'Alleanza Commerciale e Industriale, tenute il me- guerra era questa : totale investimenti in Società
se scorso in Milano, si iniziò il processo contro elettriche circa un miliardo . Di questo miliarle Società elettriche - attraverso tutte le pole- do : 511 milioni e mezzo erano italiani, 135 mimiche sul decreto 3 settembre 1917 e sulla leg- lioni e mezzo tedeschi, 182 milioni svizzeri, 76
ge Bonomi - , le Società elettriche sono state milioni e mezzo belgi, 16 milioni francesi e intenute quotidianamente sotto il freno del sospet- glesi.
to o del discredito, non certamente incoraggianI capitali tedeschi provenivano direttamente
ti, mentre ad esse si richiedeva nello stesso tem- dalle Banche e dai gruppi che facevano capo alpo uno sforzo immenso per garantire quotidia- la Siemens Schuck,ert e alla A llgemeine Elek,trinamente la vita di tutta l'industria italiana.
citèit Gesellscha/t; i capitali svizzeri provenivano
oi crediamo che sia or&mai tempo di riassu- dalla Banque pour Entreprises Electriques di Zumere serenamente le infinite cose dette e stam- rigo , dalla Elek,tro-Bank. pure di Zurigo, e dal
pate , e di veder chiaro in una materia nella qua- gruppo di Baden (Motor, Brown Boveri, Allioth,
le interessi e sospetti, ignoranza e concorrenza, ecc .).
illusioni e realtà, si contrastano in modo feroce .
on è fuor di luogo ricordare che la Banque
E ciò per la mancanza di quella coscienza eco- pour Entreprises Electriques di Zurigo, con 75
nomica e industriale che deve provenire da una milioni di capitale azionario, 75 di capitale obliconoscenza diretta e precisa di tutte le possibili- gazionario e di IO di riserva, interessata in nove
tà e di tutte le responsabilità, non solo riguardo Società italiane , aveva alla fine del 1914 un Cona una classe industriale, ma a tutte le classi in- siglio di 31 amministratori, dei quali 21 tedeschi.
dustriali , le quali mentre possono vivere in un
In quanto alla Brown Boveri di Baden, che ha
mondo proprio e organico, non possono vivere le azioni quotate e pagate a Berlino e Francoforte, ricorderemo che entra, con la Motor, afnel caos.
Da tutte le polemiche politico-idrauliche ed e - filiata in otto Società italiane .
lettro-siderurgiche emergono due questioni, le
Se noi aggiungiamo che in altre otto Società è
quali devono essere trattate separatamente per interessato direttamente il gruppo Siemens
non indurre il pubblico a confusioni.
Schuck,ert, prettamente tedesco, e in altre tre il
La prima questione riguarda I' inf/.uenza tede- gruppo A. E. G., della stessa marca, sono dunsca nell' industria elettrica italiana; la seconda que ventotto Società italiane che dipendono dal
questione riguarda le cause e responsabilità del- capitale svizzero-tedesco , evidentemente più tela deficienza di energia elettrica.
desco che svizzero.
Avvertiremo ancora non potersi escludere uL'INFLUENZA TEDESCA na influenza tedesca, per quanto più coperta, nel
La questione dell'influenza tedesca nelle So- capitale belga venuto in Italia, influenza della
cietà elettriche italiane, suscitata al principio quale trapelò qualche cenno in più occasioni.
on si sbaglia, in conclusione, ad affermare
della guerra da l'Idea Nazionale, si è riaperta
dopo l'arresto avvenuto in Roma dello svizzero che la metà circa dei capitali investiti nelrinLocher, direttore delle Officine Elettriche Geno- dustria elettrica italiana fino al 1914 era di soggezione , se non tutto, di provenienza tedesca .
vesi.
Il che vuol dire che noi non solo facevamo le
oi non ci meravigliamo affatto di questa in-
56
LE REALI CONDIZIONI DELL'INDUSTRIA IDRO-ELETTRICA IN ITALIA
1
gli interessi della grande finanza tede' ma , per immediata conseguenza, noi famo le spese e gli interessi della grande int ri tedesca, la quale ci mandava tutte le sue
, hine.
vvertiamo ancora che noi comperavamo
macchine ad occhi chiusi, secondo certe
delle quali non è mai esistita una traduitaliana. Tale la nostra dabbenaggine, che
si chiamava fiducia.
IL SISTEMA DI PENETRAZIONE
bbiamo ancora distinguere nell'industria ,ci a ciò che si riferisce al capitale da impier
al macchinario da collocare. Gli investi' nti di capitale tedesco negli impianti idro-elet11 i italiani non costituiscono un fine, ma costiI 11 < no un mezzo per collocare macchinario teI e . Infatti , il capitale impiegato nell'industria
I It i a rende assai meno dei capitali impiegatutte le altre industrie. Ma il fatto - per i
hi di dominare quasi tutte le nostre
1 1 i t'
elettriche, voleva dire la possibilità di
11110 re quasi esclusivamente macchinario teI e· in tutte le nostre centrali. Come le Banche
I , I he all'estero erano esclusivamente a ser11 i,
ell'industria tedesca, erano cioè mezzi di
ilo mazione , di penetrazione e di espansione
I r un verso, e di repressione per l'altro, così
111 h
le Società elettriche, coi loro grandi invetim nti patrimoniali, per cui si possono quasi
1111 id rare aziende fondiarie, servivano da mez1 li informazione, di penetrazione e di espanrdiamo inoltre che l'industria elettrica è
I 1111t , di sua natura, ad entrare neJl' ordine pub-
1111 da quando ottiene la concessione dell'uso
I 11' qua a quando esercisce i servizi di trazio-
arriva quando è creata l'industria, perchè, anzi,
quando ha creato l'industria si ritira, per essere
impiegato in altre imprese.
Crediamo però che questo non sia avvenuto
nell'industria elettrica, perchè questa industria
ha bisogno di fortissimi investimenti immobiliari, che non sono facilmente ricuperabili, per
quanto i tedeschi abbiano avuto tutto il tempo di
organizzare delle combinazioni per sfuggire abilmente ad ogni pericolo. Quello che. non possiamo credere è che non ne perduri l'influenza, per
quanto i nostri annuarii economici abbiano soopresso dal 1915 qualunque notizia in merito alle cointeressenze straniere nelle nostre industrie.
Gli strumenti e i mezzi di questa influenza sono precisamente coloro - italiani tutti quanti che fino a ieri erano alle dipendenze dei tedeschi autentici, e che oggi li hanno sostituiti negli
uffici e nei Consigli d'amministrazione. Sono coloro - italiani tutti quanti - i quali sono stati
messi di colpo alla presidenza di Società per farle sfuggire al sindacato, coloro che vanno di
quando in quando a Zurigo. a riferire dell' andamento dell'industria italiana, perchè le Società
elettriche possono quotidianamente fare il bilancio di tutta la produzione industriale, dal gomitolo di spago ai cannoni, dalla calza alla corazza, dal motorino elettrico alla corazzata.
Or non è molto, nella rivista Sthal und Eisen
(N. 34, del 23 agosto 1917), di Diisseldorf, si leggeva un articolo_ dove era illustrata ampiamente
tutta la nostra mobilitazione industriale .fin nelle sue particolarità amministrative, e con grandi
tabelle statistiche delle produzioni e degli operai impiegati.
È forse difficile dimostrare che queste precise
informazioni arrivano in Germania attraverso la
loro organizzazione elettrica, e noi non vorremmo parere sciocchi per voler essere troppo furbi, ma è certo ~ ripetiamo - che nel piccolo
studio, dove si comanda la distribuzione dell' energia magari a molte provincie, si sa e si segue
l'andamento dell'industria, minuto per minuto.
' di illuminazione, di distribuzione di forza
11 ri .
I .'industria elettrica, per questo riguardo, va
1 ,n id rata come il polso di tutta la vita nazio1•
r , i tedeschi ci tenevano per i polsi, e tutta
PER LA LIBERAZIONE
I, lor abilità e la loro audacia non erano a ser11 i
del nostro mondo, ma del loro, anzi del
Intendiamo : noi non vogliamo disconoscere.
I 110 mondo contro il nostro.
come dei petulanti convertiti dell'ultima ora, il
beneficio che i capitali tedeschi ci hanno recato.
GLI STRUMENTI DEL DOMINIO Noi non insorgiamo dunque contro le Società che
i abbiamo considerato il valore capitale del- ancora mantengono questi capitali, perchè oggi
I 111flu nza tedesca nella nostra industria elettri- sarebbe per noi molto più dannoso restituirli para bisogna considerare gli strumenti, i mez- gandoli il triplo, come è avvenuto in qualche -~ ad Il' invasione. Quivi si rivela tutta l'abilità e so, che tenerli.
Purtroppo, nell'industria valgono più i fatti
ticità della mente tedesca.
,li istituti bancarii tedeschi si differenziano materiali che gli interessi ideali.
Dobbiamo dunque creare una potente indui imilari istituti francesi e inglesi per la teni lll , a fare della grande finanza con pochi ca- stria per la produzione di macchinario elettrico,
I )i, facendoli girare. L'equilibrio della Ban- del quale abbiamo e avremo infinito bisogno.
r mcese e inglese è statico, quello della San- Bisogna che tutte le forniture dello Stato, delte d sca è dinamico. Il capitale tedesco non le Provincie, dei Comuni siano conferite esclu
111
4
57
LE I. I. I.
sivamente a Ditte italiane. Bisogna escludere tutto il personale straniero e tutte le Società italiane per lo smercio di macchinario elettrico straniero dal nostro mondo industriale. I tedeschi sono stati pratici : hanno dato pochi capitali, si sono impadroniti di molta roba, hanno smaltito tutta la loro sovraproduzione come hanno voluto,
hanno ritirato i capitali dopo avere creato i loro
uomini, e adesso aspettano tranquillamente la
fine della guerra per riprendere non delle posizioni perdute, ma dei posti caldi.
Concludiamo : per escludere il capitale straniero bisogna escludere il macchinario straniero, il
quale rappresenta la rimunerazione del capitale
stesso; per escludere il macchinario straniero bisogna creare macchinario italiano.
Finchè non arriveremo a questo, è inutile, anzi dannoso, strillare.
·
PERCHE' MA CA E ERG/A
ELETTRICA
Qualcuno ha immaginato, dunque, che l'influenza tedesca nell'industria elettrica italiana sia
stata tale da provocare l'attuale mancanza di energia idraulica.
oi dobbiamo escludere simile ipotesi. È atro ce dover essere sinceri fino a questo punto : ma
confessiamo che se c'è del merito nello stato attuale della nostra industria elettrica, questo spetta ai tedeschi; se c'è del demerito, questo spetta a noi.
La stessa sorpresa del mondo industriale nel
vedersi mancare l'energia, rivela che pochissimi
erano al corrente della situazione. E così, nel
momento di marciare in parallelo con tutte le nostre industrie per rifare il perduto, non solo, ma
per sopravanzare con la produzione oltre tutte le
necessità immediate, le industrie si devono mettere in coda ad aspettare il pane - l'energia come le donne del popolo negli spacci comunali.
In questa condizione di cose le Società dovrebbero fare miracoli. Dovrebbero, cioè, servire un
consumo triplicato con la stessa facilità con la
quale si inserisce un coltello su un quadro di manovra. Ma dietro il quadro di manovra occorre
l'impianto. Si dimostra oggi che i nostri impianti
idraulici sono pochi in confronto a quelli che dovrebbero essere, sono poco redditizii in confronto a quello che dovrebbero rendere.
I NOSTRI /MPIA TI
SONO POCHI
Perchè sono pochi i nostri impianti idraulici?
La risposta è facile; perchè molte volte la buona volontà di farli dovette urtare contro le opposizioni sommate assieme dei privati , dei Comuni,
delle Provincie, dello Stato, servite da una legge
che aiutava privati, Comuni, Provincie e Stato a
trascinare ali' infinito le più semplici questioni.
on si rivela niente di nuovo ricordando che la
58
burocrazia statale era riuscita a sequestrare al Ministero dei LL. PP., a Roma, 1200 domande di
concessione, e tutti sanno che certi decreti di
concessione sono arrivati a impianti in marcia
o non sono arrivati ancora dopo anni ed anni d i
uso.
on bisogna di questo incolpare gli uffici del
Genio Civile. Questi uffici sono nelle stesse condizioni degli uffici tecnici municipali e provinciali. Siccome sono nelle condizioni di non rendere, devono vivere alla disperata. E siccome non
vi sono denari abbastanza per qualche ufficio ben
condotto, si spende il doppio per lasciar vivere
quei famosi uffici tecnici di Finanza, utilità dei
quali non è abbastanza dimostrata, per quanto
servano al fisco anche nella gestione delle acque .
Infatti, in Italia le acque sono regolate, piuttosto che dalle leggi della natura, dalla natura
delle leggi: dal fisco.
E se le acque tendono al basso, il fisco tende
all'alto.
on si dice in Italia : una legge è buona o cattiva; si dice : rende tanti milioni, o non
li rende .
La media della concessione di energia elettrica in Italia è stata di 52 mila cavalli annuali dal
1900 al 1906. ed è arrivata a I 08 mila cavalli anr.uali dal 1906 al 1911. Dal 1911 al 1916 discende
a 45 mila, mentre effettivamente l'industria italiana richie<leva di più. Questo fabbisogno di e nergia fu coperto con le centrali termiche.
Oggi è facile vedere la convenienza degli im pianti idroelettrici; ma fino a ieri molti, che oggi predicano a grande voce questa convenienza ,
erano dei veri nemici della industria elettrica. o no stati nemici coloro i quali erano presi facil mente dalla convenienza dell'impianto termico
in confronto all'idraulico, senza preoccuparsi del ..
esercizio; sono stati nemici coloro i quali hanno gridato che « l'industria farà da sè H , cioè senza le Società elettriche.
Oggi sono molti i convertiti, ma intanto bisogna avvertire costoro che se l'industria elettrica
ha fatto poco in quegli anni nei quali bisognava
/are, lo si de~e in parte anche a loro. 1on per
niente il Breda si meravigliava in quegli anni che
l'industria elettrica avesse bisogno di tante ... caldaie. Infatti , sorsero allora, dopo l'esempio di
Milano, le centrali termiche di Genova, Firenze ,
Roma,
apoli, Livorno, Pisa.
Abbiamo detto che dal 1905 al 191 O si ebbe il
maggior numero di concessioni idrauliche; ma le
concessioni decadevano senza trovare capitali
per la loro esecuzione. Perciò, se le statistiche
del Ministero danno una media di I 08 mila caval li annuali concessi nel medesimo tempo, i cavalli
entrati in funzione solamente dopo qualche anno sono stati meno della metà .
Ripetiamo : l'industria elettrica è di sua natura una industria che si potrebbe chiamare fondia ria, perchè ha bisogno di grandi capitali da inve-
r
r
LE REALI CONDIZIONI DELL'INDUSTRIA IDRO-ELETTRICA IN ITALIA
randi opere, il che vuol dire che i capi-
Il quale indirizzo d~ve essere dettato dal con-
liv ntano fissi ed intrasformabili. Per questo cetto di ottenere una maggiore economia di acd lito lento e difficile, il qual reddito, per
• Imeno sicuro, deve garantirsi con quelle
t u di organizzazione nelle quali si adombra
100 polio, mentre invece non è che uno stuc o. t nte di abbassare il costo di produzione,
e i udo intatte le tariffe di vendita, cioè alI po lo del monopolio non gravando sul
e ,t .
IL RENDIMENTO DEG LI
IMPIANTI È BASSO
i, ordiamo ancora che il rendimento degli im-'"
111 i
basso.
I 'ing. Thovez ha già dimostrato che un cavaldi e n rgia usato per illuminazione dà un re11nu ut dell' 1,7 per cento, e usato come forza
tric · rriva al 15 per cento.
I.' i11 T, Panzarasa ha dimostrato che in molti im11ti I magre fanno aumentare il costo dell'e1 i, d l 35 per cento. Utilizzando, per esem1 ,, I
ntrale di Grossotto con una portata co11h, il rendimento, dal 15 per cento , salirebI 3 per cento, e j} Kwh., da cent. 1,7, di11dt r bbe a 0,65.
111 o ni caso il serbatoio aumenta del quintu 1 , il r ·ndimento e diminuisce di un terzo il cod Il' nergia.
1 hi pensa ai bacini montani ? L'onda di
,n1111ozione che ha destato la legge Bonomi, è
qui tata.
I PI \lr , mentre di sorpresa si è lanciata queI I, r • la quale non ha risolto niente, si po, I nissimo varare dopo tre anni il progetto
I I I' 14 : « Sulle sovvenzioni da accordarsi per
"' fc• cl llo Stato ai costruttori di laghi artificiali.
I I islazione in merito conta esemoii in lspa11 , n gli Stati Uniti, nell'Africa del Sud; ma
h li, - si dice - è ricca d'energia idraulica, e
l t 111 butta via milioni 27 e mezzo all'anno.
111 I I cifra si riassume il calcolo del reddito
la cl ,r bbero le acque che passano sugli sfiorai d i nostri impianti.
111 v rità, la nostra ricchezza idraulica è una
111 , ia con la quale si sono cullati i raccoglitori
I Il
tatistiche governative. Infatti, mentre }3
rm nia, ricca di carbone, ha utilizzato il 43,4
r
nto delle sue forze idrauliche. noi, senza
rl n , ne abbiamo utilizzato il 23 per cento .
ntr la Svizzera ha utilizzato 32 cavalli per
I li
quadrato, l'Italia ne ha IO; mentre la ori h utilizzato 137 cavalli ogni I 000 abitanti ,
l'lt li1 ne ha utilizzati 34.
u ti confronti illuminano la situazione.
11 pr blema delle nostre forze idrauliche è al
incipio della sua risoluzione.
I I r questo, meno illusioni, e guardiamo con
io la realtà, che è sconfortante se non si
indirizzo.
qua, una maggior potenza, e una maggiore elasticità nel seguire il consumo. Bisogna pensare
ai grandi impianti, ma non abbonire dai piccoli ,
i quali servono a riempire i vuoti dei diagram mi di consumo molto oiù sollecitamente e con
grande vantaggio dell'industria che attinge , senza aspettare i grandi impianti.
IL MERCATO DELLA ENERGIA E IL FISCO
Un ' altra ragione per la quale i nostri impianti
sono pochi, va cercata nelle difficoltà del mercato dell'energia.
Il mercato dell'energia è. come il me rcato delle abitazioni, molto imperfetto , in cui vi è assai
squilibrio fra domanda e offerta: assai facilmente v 'ha troppa offerta o poca offerta. Quando la
domanda cresce, l'offerta dapprima lentamente
le tien dietro e poi tende a risultare eccedente ;
se la domanda scema, l'offerta non può facilmente scemare.
Si potrà osservare che l'energia, non come lo
appartamente, è trasferibile ; e questo è vero; ma
è l'energia stessa che paga il trasferimento.
Infatti, se l'energia del mercato A, poco redditizio, va verso il mercato B, molto redditizio, deve pagarsi il trasporto con un minor rendimento,
il quale tocca qualche volta il 50 per cento.
Il lettore capisce da tutto ciò essere necessario
un cambiamento di metodo nel considerare la
questione degli impianti idraulici e delle Società
elettriche.
Infatti , come nel caso delle abitazioni noi abbiamo avuto leggi per l'esenzione di canoni sulle case popolari, sui Consorzii edilizii, sulle case
municipali, dei ferrovieri, delle Mutue, delle Coo perative; e questo. per avere l'alloggio a b~on
mercato; così l'indirizzo fiscale nei rapporti degli impianti idraulici deve essere tutto mutato .
Non si può, infatti, tassare un cavallo nominale, il quale è sempre il doppio del cavallo reale :
non si può limitare la capacità di un impianto cqn
sfioratori, quando l'impianto è tale da assorbire
l'acqua che sfugge, cioè l'energia che sfugge; per
di più, non si può tassare un impianto per i cavalli che può rendere, se quei cavalli non saranno
venduti, cioè se il mercato non sarà pronto ad
assorbirli.
Questa fu una delle ragioni principali per la
quale non si fecero quei grandiosi impianti che
sono nella mente di tutti. Ma come si può fa_re
a creare un impianto di 30.000 cavalli, e pagare
300.000 lire di imposte e canoni annui, se il blocco dell'energia buttato sul mercato farà scemare
anche il valore dell'energia già venduta?
Bisogna che una centrale paghi quanda produce e per quello che produce. Questo è Ìogico, naturale, equo; eppure si fa a rovescio.
59
LE / . I. 1. = = = = = = = = = =
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===
LA
AZ/O EMOBJLJTAZ/O
DELL' ENER-- avanti·, c onoscen d o I· b.isogni d e 11 e singole regioG/.4 MOBILIT
PRIMA DELLA
ni. Anche questo è stato fatto.
NE INDUSTRIALE
! ell'ottobre del 1916, il comm. Alberto MaIn queste difficilissime condizioni di cose con
u~a preparazio~e inadeguata ai_ bisogni cor;enti ,
bisognava percio provvedere pnma alla cc mobilitazione dell'energia » , poi alla cc mobilitazione
delle industrie n.
.
Ancora nel 1914, prima di disegnare il gran
corpo dell ' industria italiana, il quale è cresciuto
tanto da riempire di stupore tutti coloro che non
capisco.no niente, bisognava creare l'anima di
questo corpo, la sua vita. Se noi pensiamo alla
produzione perduta in questi tempi d'arresto noi
yediamo c~e per l'ordine della produzione e' per
11 sue;> rendimento, era meglio aspettare sei mesi
per organizzare l_a, cc mo bilitazi6ne dell'energia »,
quand_o I~ necessita 1ella guerra erano urgenti ma
non vitali come oggi. essuno poteva allora im maginare che si dovesse tutto rifare , ma tutti sapevano che il ritmo delle necessità sarebbe andato crescendo oltre tutte le previsioni .
oi avremmo torto di fare queste recriminazioni _se ver~men~e nessuno avesse pensato a ciò ;
ma ':i fu chi previde e avvertì in tempo, e furono
precisame~te gli industriali elettrici, i quali , fin
dal gennaio 1916, avevano posto nettame nte il
problema in una comunicazione fatta a Milano ad
~na la~g~ rapprese_ntanza di parlamentari , ai quali parlo 11 comm . mg. Ettore Conti .
cc Dateci - disse - una maggiore agilità di proced~ra in _m ateria di_ concessioni ; scioglieteci da
ogni pastoia burocratica; considerate la nostra industria per quella che è oggi e sarà in avvenire
c ioè l'industria madre, fondamentale di tutte l~
altre . E noi , come è dovere nostro di industriaìi
e di cittadini, faremo . »
Gli industriali elettrici nemme no chiedevano
allo Stato quelle fortissime anticipazioni di denaro che diedero vita e alimentano tante altre indust:ie ; domandavano solo libertà completa di
movimento, consenso cordiale e animoso degli
organi statali.
A quella adunanza il Governo rispose con un
provvedimento limitato, ma buono : e cioè col
Decreto Luogotenenziale 25 gennaio 1916, che
consentiva, per gli ampliamenti degli impianti id~oelettrici già in funzione, una notevole rapidità
d1 procedura : Occorreva andare più oltre: dare
cioè le stesse facilitazioni burocratiche alle Società elettriche, anche per gli impianti nuovi
soccorrendone i costruttori con forniture dei ma:
teriali necessarii, lamiere, rame, cemento ecc ..
che intanto divenivano sempre più cari e ~ari. E
se questo si fosse fatto, e se malgrado ciò le Società elettriche si fossero abbandonate ad una
colpevole inerzia, le critiche d'oggi sarebbero giuste e fondate.
Ma noi abbiamo letto, come un ' accusa, che anche le singole Società elettriche dovevano farsi
60
gnocavallo , consigliere delegato della Elettrica
Bresciana e della Emiliana, scriveva ad un'alta
personalità :
« C.ontro un carico attuale di 40 mila caval~
distribuiti in nove provincie (Br~scia , Bergamo:
Crem~ma , Mantova, Piacenza, Parma , Spezia,
~ -eggio e Modena), fra distribuzione diretta ed in,
duetta, ne abbiamo 25 mila in concessioni idriche e 5000 in corso di concessione; n totale di
30.000 cavalli . Siamo quindi già ora in difetto di
1_0.000 cavall_i che produciamo a vapore e ritiriamo precariamente da terzi .
« E poichè le richieste degli stabilimenti aumentano, nel 1917 avremo certamente un difetto
di energia di oltre 30.000 cavalli!
cc Urge pertanto dare corso ai lavori per nuove
derivazioni .
cc
e~essita quindi che non si distraggano a fa-
vore di terzi concessioni in corso e che si metta
la Bresciana in condizioni di poter subito lavorare sulle sue derivazioni principali, che sono segnate sulla planimetria. »
Alle quali richieste precise si rispose con questa lettera, che è un monumento di stile burocratico :
« Si ritiene. per ora , prematura una visita a
Roma del s~g. comm. Magnocavallo; il cui esposto , fatto direttamente a S . E . il Ministro, compendia una serie di provvedimenti che in forma
a~~ai più estensiva e in tesi generica: formano
gia da tempo oggetto di studio da parte del Sottosegretariato Armi e Munizioni. Dei rimedì invocati , più c he in una conversazione codesta Società_, _se lo crede opportuno, potrà ~on maggiore
precisione e con dati più diffusi dare dimostrazione e contezza in un esposto circostanziato al
Comitato R e gionale di Mobilitazione Industriale
di Milano, il quale potrà, nella sua coscienziosa
competenza , sincerarsi della opportunità o meno
di un eventuale intervento del Sottosegretariato,
prospettando altresì quelle soluzioni che gli sembrassero più acconce ad ovviare la deficienza di
energia lamentata da codesta Società. »
. I provvedimenti ai quali si accenna in questa
nsposta , venuta un mese dopo , sono quelli con tenuti n e lla legge Bonomi, presentata per seppellire _ur?entemente il decreto 3 settembre. del quale si discusse molto, salvo non cavarne a tutt' oggi un solo cavallo.
II decreto visse cento giorni , e si entrò .finalmente nell'ordine delle idee e del buon senso
con la nuova legge .
ELL' IMPERO DELLA
NUOVA LEGGE
Ora viene fatto di domandarci : la nuova legge ha ella creato qualche cosa di organicamente
LE REALI CO DIZIO I DELL'I DUSTR!A IDRO -ELETTRICA I
ITALIA
deguato al grande bisogno di energia e - tanto più tende a diventare generale nelle sue
i , l vantaggio economico di questa energia buone conseguenze.
f
nt
alla alimentazione di tutta l'industria i-
Una sola cosa noi abbiamo da lodare della
nuova legge: cioè l'istituzione del Consiglio Sup .
I i( i mo francamente: no .
delle A eque, il quale rappresenta veramente
I . nuova legge ha avuto una intenzione pura. un passo avanti negli intendimenti scientifici e
nt fiscale . Il grande demanio delle acque do- pratici dei rapporti fra la burocrazia e il paese .
bb diventare il banchiere dello Stato , non lo
PER UNA INTESA TRA LE
l< il banchiere della nazione, com'è nello spiCLASSI INDUSTRIALI
li un grande avvenire di produzione , soccor1 lle energie fattive e organiche çli tutte le
Bisogna dunque che gli industriali cerchino de i
i industriali.
comuni termini d'intesa. Bisogna che i meccaniJ ogni modo, la nuova legge Bonomi si di- ci e i siderurgici capiscano che hanno e avranno
tr oggi, dopo un anno d'impero, inadegua- sempre bisogno degli elettricisti ; bisogna che gli
ri olvere il problema di avere molta energia , elettricisti capiscano che avranno sempre bisoli vere questa energia a buon mercato .
gno dei meccanici e dei siderurgici . Di queste
i iamo del parere che le leggi , quando non prime intese che tendono ad allargare il campo
v no a niente , sono sempre dannose ; special- dell'attività industriale alla quale dobbiamo tenI nt
in una materia, come l'idraulica , nella dere con tutte le nostre forze, abbiamo già avu1u I le leggi non bastano , ma occorrono i milio- to qualche esempio ; ma questi esempii si devono
11 .
ogliamo aggiungere che tanto con la legge moltiplicare . È noto l'accordo delle Imprese EletT hia, quanto con la nuova, ciascuno ha sem- triche Conti con la Elettrochimica Rossi di Le.
f tto quello che ha voluto.
gnano , ma già prima la Elettrica Bresciana aveI t rmini di decadenza non sono mai stati n - va e mantiene un accordo con l'Elettrochimica
1 tt ti, i collaudi del Genio Civile son fatti in U · del Caffaro . L-a stessa Società è stata la prima ad
11 m niera così compassionevole , che , per la di- iniziare un accordo con la siderurgica Voltri ,
11it' dei tecnici che li fanno, sarebbe meglio non creando assieme il grande impianto di !Vlazzunno .
rii .
Con questo si vede che l'industria idroelettrica
I i un grosso impianto che marcia da I O anni tende già a superare quei criterii unilaterali che
10n
siste ancora oggi .il decreto di concessione ; l'hanno resa sin qui un poco superba nella sua
. d ' ltra parte , noi vediamo nel dominio della « splendida isolazione ». E si capisce, inoltre , che
t li va legge, la quale aveva per presupposto l' i- i siderurgici stessi hanno bisogno di queste comul I dei presupposti, cioè la più vasta e razio- ni iniziative , trattandosi di un campo fertile d i
1 I
utilizzazione delle acque, far strazio di im- notevoli vantaggi e di grandi economie .
i i nti concepiti razionalmente per eseguirli , coÈ possibile questa intesa?
munque, nella peggiore delle maniere .
oi crediamo di sì ; perchè dove esiste un inIl disegno tecnico della compensazione fra i teresse comune, non può sussistere a lungo una
ini per coprire lo sfasamento dei massimi e lotta infeconda, la quale minaccia l ' avvenire ecoi minimi fra i varii impianti , non può essere o • nomico del paese, posto in una politica di granr che di una grande industria elettrica , la qua- de produzione.
p r produrre n e lle condizioni di massimo renE noi crediamo , infine, che queste intese deblim nto è nelle condizioni di minimo costo . Per bano salvare gli industriali da quelle minacce
li più, la scala delle tariffe per le quali in ferro • che si profilano nel monopolio politico delle acvi si arriva a far viaggiare anche le merci che que, affermatosi in qualche provincia e che sta
11 n si possono pagare il viaggio , aumenta in al• propagandosi contagiosamente attraverso tutti gli
tr modo il rendimento totale dell'industria elet- Appennini, i quali rappresentano ormai un camtri , in modo da far salire non solo la utilizza- po di largo e immediato sfruttamento , perchè la
i ne oraria , quanto la utilizzazione integrale e sistemazione alpina si può considerare ormai fatntinua di un gruppo di impianti. Ricordiamo ta e completa .
(·h quanto più l'elasticità di carico d ' una Socie tà
Il pericolo consiste in questo : che , oltre tutti
I ttrica è grande , tanto più l'industria è libera i canoni e le imposte governative , avremo tutti i
cli fare e di produrre al massimo.
canoni e le imposte provinciali e comunali .
Ma per arrivare a ciò, noi siamo d e l parere ch e
Così si sta risolvendo oggi in Italia il nostro
Il' infuori dello Stato, gli industriali si devono in- massimo problema economico , il quale dovrebt ndere fra loro . essuna legge e nessun intendi- be avere una sola soluzione : produrre molta e m nto del Governo ouò diventare pratica realtà , nergia col minimo costo , seguendo il concetto d i
gli uomini della Finanza e dell'Industria non economizzare l'acqua ed aumentare la potenza
, rcano di intendersi attraverso un reciproco e col più vasto collegamento degli impianti, il eh
mune interesse , il quale quanto più è grande , v uol dire con una grande industria elettrica .
l
Il
?
Jng. Alfredo Giarratana
Pier Luigi Ca.ff a.neo
GLI INGEGNERI SOCIALI
IL PROBLEMA DEI PROBLEMI
Come pure l'on . Antonio
cialoja ( uova
POST-BELLICI.
Rassegna ,
. 8 , 1917) dichiara che cc fra i proDa quando fu richiamata l'attenzione e a gitata l'opinione pubblica nazionale sui problem i
del dopoguerra , fu un continuo fiorire di studi su
dette questioni, studi più o meno profondi, ma
che dinotano però, solo col fatto di essere venuti alla luce, che il dopoguerra si presenta misterioso alla mente di ognuno e insistentemente .
M a oramai , per quanto esso ci opprima ancora
come un incubo , dopo tanti studi completi e d
e saurienti che si sono fatti, possiamo ~ardare
fermi e sicuri l'avvenire , certi del successo se ,
n e ll'attuazione di tutti i programmi economici
e sociali, che ora abbondano, metteremo tutte
quelle nostre energie che rifulsero in questa
guerra e che meravigliarono il mondo .
cc L ' altra guerra » ci attende : dobbiamo prepararci per la lotta che sarà aspra , incalzante.
Tutti comprendono che il dopoguerra, perchè
questa non sia stata invano, deve vedere realizzati tutti i desiderata delle varie categorie
sociali ; desideri la cui soddisfazione avverrà conte mporaneamente, perchè questioni interdipendenti , alla soluzione di tutti quei formidabili
problemi che si dicono dei lavori pubblici, dei
trasporti , del funzionarismo, dell'istruzione, del la idroelettrica, ecc . ecc.
Hanno trattato questi problemi con genialità
e competenza eminenti scienziati, uomini politici , come pure Camere 'di Commercio e pubblicisti 1 . È importante notare come quasi tutti i
trattatisti di tale argomento, dopo avere studiato
ed esaminato questo o quel problema e proposta questa o quella soluzione, terminano invocando dallo Stato una migliore organizzazione
scolastica.
Per esempio, a tale conclusione giungono gli
studi che dedicarono ai problemi del dopoguerra
alcune Camere di Commercio, fra altre quella di
Firenze (Vedi I. I. I., . 6, 1917) e quella di Brescia (Vedi Atti Ecc., 1915- 16-17).
Anche il noto economista F. Cadi nel suo
ultimo volume cc L'altra guerra » (T reves, Milano), nel quale studia ed esamina i problemi
del rinnovamento delr attività nazionale con rara
competenza e genialità, dedica vari capit9li a]
problema dell'insegnamento .
blemi del dopoguerra , le questioni che si connettono all'ordinamento dell'istruzione , occupano un posto di primissima importanza » ed invoc a « u n migliore ordinamento dell ' istruzione
commerciale superiore ». Se guardiamo quanto
s i dice e si scrive ali' estero , veniamo alla stessa
conclusione : per esempio Aldo Sorani in un articolo comparso nel Se colo del 3 febbraio, scrivendo intorno alle idee espresse dal partito del
Lavoro inglese sui programmi di pace , dice fra
altro : <e I labouristi inglesi partono dal concetto
che ogni ricostruzione esige un'opera di coltura,
e d i educazione , e che se il lavoro è necessario
alla coltura , anche la coltura è necessaria al
lavoro . » Se questo è vero, possiamo dedurne che
il problema dei problemi post-bellici, quello basilare è pur sempre il problema dell'istruzione .
Che dai buoni ordinamenti scolastici dipenda
il successo dell e nazioni è innegabile : le famose parole di Moltke « i maestri sono i vincitori di Sedan » sintetizzano scultoriamente tale
op1n10ne.
DIVARIO TRA SCIE ZA E VITA .
1a pur troppo anche nel campo dell'insegnamento, come in altri innumerevoli dell'ordina- .
mento sociale , imperano viete teorie , mentre
nella realtà della vita i fatti corrono smentendo
quasi sempre i tardi insegnamenti di queJle .
Le scuole in Italia hanno un ordinamento statico, mentre la vita delle nazioni è in continuo
superamento , è dinamica.
Quelle una volta ordinate diventano un organismo amorfo e linfatico che avendo p~rduto
di vista il fine da raggiungere, hanno la tendenza a diventare scuole di enciclopedia e di
generalizzazioni . Esempio tipico l'abbiamo negli
Istituti Tecnici fondati con un preciso scopo e
oramai divenuti licei moderni soffocati da programmi pletorici .
Ecco quindi verificarsi un divario tra la scienza insegnata nelle scuole e la vita, e di conseguenza tra il pratico, abitudinario e misoneista,
e il teorico ideologo.
Si spiega quindi da una parte il disprezzo pei
teorici e dall'altra quello dei teorici pei produttori e commercianti. 1
1 Questo immenso lavaro che si trova sperso in lib11i ,
1 V . p . es .: Vita ltalian'1 , 15 sctt.
riviste , giornali, in atti di Accademie e di Camere da Com1817 , Prof. Ummercio, ecc. , dovrebbe essere riunito e presentato in appo- be.rto Ricci « Le ind'U8trie siderurgiche e meccaniche al
sito boHettino.
Congresso delle 9Cienze • ·
62
- - - =- - - - - - - - - - - - - - -
~
- - - - = GLI INGEGNERI SOCIALI
GLI I GEG ERI SOCIALI. alle aspettative. Dalla risposta a tale domanda
nta to di fare per avvicinare la
111 u trie e al commercio , ma siamo
I mgi d a ll ' aver raggiunto la meta
1u to proposito sarebbe utile fosse
· n Goy al Senato francese circa
n Il U niversità di alcune facoltà
licate , a ffine di giovarsi, come
hi, dei risultati scientifici per lo
triale .
, 11 i11t ndo parlare dei tecnici della mec1
I, li , ·him ic a , cieli' e lettrotecnica e simili,
, I, i t < l)i i d ell'amministrazione in senso
I, Il , org nizzazione , dei capitani dell'inrl I tr ffico , di quelli insomma che fu111 111t1t1 architetti de1le imprese commer1111111 t i li, in una parola di quelli che
11
I ropri ingegneri sociali e come da
I I pro osto si d ovessero chiamare.
I lit, I significherebbe che coloro che
1 11iti non sono dei puri teorici e filo i, nz economiche e sociali , ma sono
1 ri e p ropri tecnici di dette scienze,
111111
eno aspra e rigorosa di quella
111
, chimica , ecc .
1 1 11!1
noi avremmo un bellissimo titolo
111 n ,datto a significare tutto ciò : quello
11 ii I t ; ma purtroppo la fortuna di questa
l'I, 1 portato a significare « contabile,
u : di fatto che altro è in genere il
u Ragionat » a Milano? Ma, siamo
ltro significato può avere detto till'U
concesso senz'altro a chi ha fre lo q 1 Ile scuole che abbiamo visto essere
,11 ,, , nerale? D ' altra parte, tutti gli impie1i I dfì i di ragioneria non si possono certo
I, 11rl1
on quelli che noi diciamo ingegneri
11 , I 1, ionieri professionisti generalmente
h specie di avvocati specialisti jn
trimoniali , ereditarie e curatori di fal -
i
gionieri , quelli che si dovrebbero
ingegneri sociali , sono i _consiglieri dee no gli amministratori, 1 direttori di
,e i tà industriali , bancarie, d'assicurano gli ideatori. i fondatori e organizroprie e altrui aziende. Ma questi, per
lti provengano dai ragionieri , si foro ll'esperienza che nelle scuole. Ecco
111.li ru le dovrebbe essere la funzione delle
1 itu commerciali .
vane discussioni si sono fatte sulla
delle scuole superiori di commercio!...
cadetnia! ...
I
hi oramai mette in dubbio tale im1 I 11 ✓ , ? Chi non conviene su1la necessità di
ti tudi?
h importa e che sarebbe utile sapere è
sistenti hanno pienamente corrisposto
1 1
t,
vedrenlO quali sono le riforme da farsi.
La copiosa letteratura sull'argomento ci autorizza a dichiarare che le speranze in dette
scuole furono completamente deluse.
Moltissimi sono quelli che non hanno fiducia
in queste scuole , non perchè siano persuasi che
gli studii economici commerciali siano da disprezzare, ma perchè hanno giustamente la convinzione eh' esse siano male organizzate in vista
degli scopi eh' esse debbono raggiungere .
È quindi urgente dare · un nuovo e conveniente ordinamento a detti studi, se è urgente la
necessità di avere abili organizzatori e competenti capitani del commercio .
Purtroppo la Germania è stata anche grande
esportatrice di questo l< Articolo » in tutto il
mondo .
Ma la Germania sa creare gli specialisti fa cilitando e ordinando sapientemente e sagacemente gli studi. Poi tali specialisti dettano legge ,
si consultano come oracoli . . . . ; sono quelli che,
meglio dei generali alemanni, stavano conquistando e soggiogando il mondo economicamente. Chi, per qualsiasi ragione, abbia avuto
modo di avvic inare gli allievi delle nostre scuo_le
commerciali, ha avuto modo di notare che gran
parte di essi si trovano in un disagio morale e
intellettuale quasi inesplicabile ; tanto più se si
pensa che detti studenti, pieni di speranza e di
fiducia , intrappresero tali studi, i quali furono
e sono tanto decantati da pubblicisti e professori
come quelli portanti in linea diretta nella pulsante vita dei commerci, delle industrie, dei
traffici, infine alla ricchezza . Dette scuole , per
chi le osservi esternamente e non le conosca intimamente , inspirano fiducia e allettano, ma
realmente sono ben lungi dal formare dei capitani del commercio .
Esse sono q{.asi sempre tocche dalla tabe
enc~clopedica e .filoso.fica; hanno sempre la tendenza a diventare scuole di alta cultura generale : sono ottime per chi terminati detti studi
avesse tempo e possibilità di recarsi all'estero
per un paio d'anni per specializzarsi. Esse stanno
sempre sulle generali e non ti conducono subito
alla spe'c ializzazione , non ti fanno analizzare,
sviscerare a fondo una data organizzazione economica ; questo eventualmente sarà lavoro che
potrà fare in seguito ciascuno per proprio conto :
con quale dispendio di forze, di energie, di
tempo , ognuno s'immagina.
PROGRAMMI VECCHI E PROGRAMMI NUOVI.
Teoricamente le sei Università Commerciali,
e qualche altro istituto analogo, hanno un loro
ben determinato compito. Ma purtroppo solo
teoricamente, perchè realmente esse si sono
sempre più allontanate dalla via che per ognuna
63
LE I. I. I. ---------------------------=--===---- - -d'esse era stata rigorosamente tracciata. Sarebbe polverosi archivi le vecchie carte, consultarle e
opportuno che si ritornassero a meditare e si svi- cercare di ascoltare la voce degli ideatori di esse.
luppassero le idee, i concetti informatori fissati naturalmente armonizzandone i programmi colle
negli statuti fondamentali di esse. Di fatto gli necessità presenti.
ideatori e i fondatori di dette accademie avevano
La seconda soluzione, più radicale , dovrebbe
steso programmi rispondenti nelle linee generali informarsi ai seguenti caposaldi :
alle esigenze, ai desideri, ai bisogni insomma del
a) Gli istituti superiori di scienze commergrande traffico; ma purtroppo l'attuazione non ~u ciali, sociali, attuariali, ecc., sono denominate
così felice. Basti un esempio: Venezia che « do- « Accademie di Ingegneria Sociale » .
veva essere il nucleo centrale della educazione
Queste potranno avere una sottodenominaagli affari >> , divenne una scuola di magistero per zione indicante la specializzazione della scuola ,
preparare insegnanti di scuole medie ...
come ad esempio : « Commercio e Banca ll ,
Il prof. G. Castelli nel suo ottimo, utilissimo « Esportazione », ecc .
libro « L'Italia Giovane, ecc. n (Barbèra, Firenb) È comune per tutte dette Accademie u n
ze), ci fa sapere che « Venezia (come s'è detto) biennio di coltura giuridico-economica generale.
doveva essere il nucleo centrale dell'educazione
Agli studenti che hanno terminato il biennio
agli affari; Genova il politecnico del commercio viene rilasciato un diploma di « licenza in scieninternazionale; Torino la palestra principale del - ze giuridico - economiche n indispensabile p er
l'industria bancaria; Bari il seminario di adde- l'ammissione al secondo biennio .
stramento alla penetrazione italiana in Oriente;
e) Il secondo biennio (applicazione) speciaRoma il laboratorio scientifico per tutte le prove, lizza in uno dei vari rami del commercio e crea
a cui lo Stato, come ente economico e tutore il direttore, l'amministratore e organizzatore cii
del lavoro nazionale, deve cimentare le sue fun - imprese e di aziende .
zioni in patria e nelle colonie » e che cc l'UniverTerminato questo secondo biennio, lo studente
sità Commerciale di Milano differisce da queste riceverà una laurea di « Ingegnere Sociale » .
per una certa predilezione dei procedimenti
Condizione sine qua non , inderogabile per otscientifici negli studii e nelle esercitazioni »; ag- tenere questo diploma, sarà quella di essere
giunge poi che « hanno molta affinità coi metodi stato per un certo periodo di tempo in qualche
e coi fini delle scuole commerciali l'Istituto di azienda .
Scienze Sociali in Firenze e l'Istituto di studii
d) Il titolo di Ingegnere Sociale avrà come
orientali in a poli ».
sottotitolo uno dei seguenti :
Ora sarebbe bastato che si fossero attenute a
I° Commercio e Banca;
dette linee direttive rigorosamente, e noi al gior 2° Amministrazione Generale ;
no d'oggi avremmo delle scuole d'ingegneria so3° Trasporti ;
ciale vernmente invidiabili e dalle quali uscireb4° Dogane;
bero dei tecnici di indiscutibile competenza e di
5° Assicurazioni ;
grande autorità e valore, esse ci avrebbero dato
6° Esportazione ;
e ci darebbero veramente cc lo stato maggiore pel
7° Organizzazione di imprese commerciaii
grande esercito dell'espansione economica nae industriali;
zionale ».
8° Industria editoriale e giornalistica.
LE DUE SOLUZIONI - L'ACCA e) Dette Accademie di Ingegneria Sociale
DEMIA DI INGEGNERIA SO- saranno dotate di ricchi e completi « Laboratori
CIALE .
di economia politica » con relativi cc Osservatori
Perchè l'insegnamento commerciale superio- commerciali » e « Barometri degli affari >i .
Questi sinteticamente sono i programmi che
re possa essere destinato ad un radioso avvenire
e perchè possa verame nte essere di aiuto alla credo convenienti allo s copo da raggiungere ;
economia nazionale e quindi alle industrie e programmi che sono all 'incirca quelli vigenti alalla produzione , ha bisogno di venire organiz . i' estero nelle Scuole Superiori di Economia e
Commercio. Da simili Accademie non potranno
zato convenientemente.
Le soluzioni che si presentano sono le due non uscire che veri e propri tecnici dei commerci
e degli affari.
seguenti :
Vedremo allora industriali e commercianti anLa prima d i adattamento, secondo 1 programmi vecchi. l'altra di rinnovamento in base a dare a gara per avere tali ingegneri . E, come
succede in c erti politecnici di ingegneria meccaprogrammi e ordinam'enti nuovi .
Secondo la prima soluzione, le accennate nica , chimica, ecc . , anche in questi del comscuole potrebbero continuare a funzionare auto · mercio gli studenti verranno « accaparrati » fi n
nomamente, salvo, come s · è detto , togliere dai dalla loro iscrizione in essi.
Pier Luigi Cattaneo
11
. Mario Luigi Luiggi
'INDUSTRIALIZZAZIONE
DELLA TOSCANA
1 A CENTRALE IDRO-ELETTRICA DI GALLICANO
1,
11
a delle cause dello sviluppo relativamente no; quella di Larderello con 12.000 kw. geneo d elle industrie nella Toscana, malgrado rati utilizzando il vapore naturale dei H soffioni ll ,
Fig. I - La diga di presa della Centrale Idro-Elettrica di Gallicano sul Serchio ,
della Società Ligure-Toscana di Elettricità . (Diga vista da monte .)
ondanza e ] 'intelligenza svegliatissima della
,no d 'opera disponibile, è costituita dalla deli i nza di forza motrice a buon mercato, es' ndo c he essa fino allo scorso anno era pro.(, tl , in massima parte, termicamente e poca
1rlr ulicamente.
no ben note la grande centrale idro-eletti l d i Castelnuovo dei Sabbioni, con 10.000
prodotti bruciando i cascami delle ligniti
vicine miniere di San Giovanni Val d'Ar11
che esce in grandissima copia dal sottosuolo
con pressione fino di 3 atmosfere e temperatura
da 160° a I 80° C., e le importanti Centrali della
Società Ligure-Toscana di Livorno, con ottime
turbine a vapore, . e di Lucca, con motori Tosi
ad olio pesante.
Ma per contro ben modeste erano le Centrali
idro-elettriche del Corfìno e della Lima, costruite
dalla Società Ligure-Toscana.
A tale deficienza però questa benemerita So-
65
LE I. I. I. = = =
== = -
=
= = = ==== == == = ==== ======- = = = =====
ci età, che tanto ha fatto per la diffusione de Il'energia elettrica in Toscana, ha rimediato , almeno in parte , con la centrale idro-elettrica di
Gallicano sul Serchio, inaugurata lo scorso anno,
e. rimedierà con quelle della Merse ora in costruzione.
L'impianto di Gallicano è assai importante,
specialmente dal punto di vista delle opere idrauliche, le quali presentano particolarità poco comuni in Italia, e che meritano perciò di essere
conosciute dai tecnici , anche per le eventuali
t 1g. L -
perciò anche perchè il livello della plateii.
coincide con l'antico letto del fiume - non vien~
sensibilmente rialzato.
I piloni riposano su platea di muratura convenientemente ammorsata nella roccia; e sono
in numero di cinque , di forma simile a quelli qi
un ponte. Sono destinati a sopportare il perno
di rotazione e perciò la spinta delle quattro paratoie di chiusura, del noto tipo « a settore cilindrico ll , con luce netta di m. IO e sopraelevazione di m. 4 sul fondo . Tali paratoie, costruite
La diga vista da valle, con le paratoie mobili a!,bassate .
applicazioni che potranno avere in altri casi ana:
loghi, fra noi.
La derivazione è fatta dal Serchio, poco a
valle di Castelnuovo a Garfagnana, in una stretta rocciosa mirabilmente adatta per l'impianto
della diga di presa. Questa diga {figg. I e 2),
stante il regime quasi torrenziale del fiume che può passare in poche ore da una magra di
pochi m 3 al secondo, ad una piena di oltre
1500 m 3 , è del tipo « a piloni e paratoie »,
le quali quando siano completamente alzate non
lasciano alcuna ostruzione al libero deflusso del1' intera portata del fiume , il cui pelo di piena
66
=
interamer{te con ferri s~go~ati e manto di lamiera , sono manovrate mediante motorini elettrici posti sopra una passerella, che m e tte in comunicazione i cinque piloni fra loro. Vi è pure
il comando a mano , onde assicurare il funziona mento delle paratoie anche se mancasse, per una
causa qualsiasi, la corrente . La manovra di sollevamento avviene in 20 minuti se fatta elettricc1mente , e in circa un' ora se a mario.
Sul fianco sinistro della diga, adiacente alla
sponda del fiume, vi è la cc scala dei pesci » de stinata a permettere la rimonta dei pesci che
vivono nel fiume ; e sul lato destro vi sono lo
- -- - - - - - - - - - - - - - PER L'INDUSTRIALIZZAZIONE DELLA
TOSCANA
hiaiatore >> e le « bocche di presa >> del ca • denza dell' 1 per mille e sezione media libera
I . Convenienti paratoie assicurano lo smalti- totale di m 2 7 circa. La sezione bagnata è di
' , nto delle ghiaie ed arene e la pulizia della m '.! 5 circa e la velocità normale media di 2 m .
1
i li dai galleggianti e specialmente dalle fo 1i , che soprattutto nell'autunno costituiscono
p
tutte le derivazioni dal Serchio un inconve111 nte gravissimo.
I gelando opportunamente queste paratoie d_i
· rico nei periodi di magra, ovvero quelle a sett ,
cilindrico durante le piene, si riesce a manr quasi costante il livello nel piccolo lago
viene a formarsi a monte della diga, e far sì
r acqua possa trascinare sotto forma di una
I m alta non più di m . 0,60 sopra quattro luci
fioratore, larghe ciascuna 4 m . e della portata
a 3,3, da cui l'acqua passa in una vasca di
ntazione. Di qui essa trascina di nuovo sopra
condo sfioratore, lungo m . 20, con lama
circa m. 0,50, con portata complessiva di
1
111
12,5, cui segue una griglia orizzontale, dopo
cl Il quale l'acqua passa nella galleria che la
r duce alla Centrale .
l vasca di decantazione è munita di paratoia
1 r lo scarico delle arene, come pure ne è provi t il canale di raccolta. Questo anzi è munito
cli due serie di paratoie, l'una a monte, onde
I, t r alimentare direttamente il canale del fiume,
11 I
aso che si debbano fare riparazioni o pu1i,i
alla vasca di decantazione; l'altra a valle
d stinata a far rigurgitare l ' acqua nella vasca
'luindi provocare innalzamento del livello del1' , qua stessa al di sopra della griglia orizzont I
di tanto che sia sufficiente a far galleggiare
le foglie, che si sono depositate sulla griglia,
tr cinarle a valle, scaricandole nel fiume.
uesto speciale artifizio di far tracimare I' acsopra uno sfioratore in modo da prender
< I mente la lama superficiale, e perciò meno
ri a di sabbia, e di far poi passare l'acqua
> 1 tracimata dentro una vasca di decantazione
oi ancora sopra un secondo sfioratore, e d
mfin traverso ad una fitta griglia orizzontale d i
f rro, è stato reso necessario dalla grande quan t it
di materie solide che trascina il Serchio e
,I Ila massa ingentissima di foglie che le piene
utunnali portano a valle. Grazie a tutte queste
pr cauzioni l'acqua che entra nella galleria proI ri mente detta è abbastanza depurata dalle
r se sabbie; quelle assai fine, che ancora rie<' no a penetrarvi, sono così minute da non
pr durre effetto troppo dannoso alle palette delle
turbine.
IL CANALE .
Il canale, stante la conformazione della valle
int r ecata da molti torrentelli, che avrebbero
I to luogo ad un andamento troppo tortuoso e
i hi sto molte opere d'arte , fu scavato quasi int r mente in galleria e con andamento quasi rett ilin o, e solo un breve tratto ,è in trincea , m a
< p rto. Ha lunghezza totale di m. 6332, p,en-
al secondo .
l calcoli relativi vennero fatti applicando !a
nuova formula di Bazin in base ai seguenti valori:
A = m 2 4,995 ; C = m 2 6,40 ; R = 0,78; i = m 2
0,001 ; k = 0,19 ; da cui risultò: V = 2,002, e perciò portata del canale di m 3 IO in cifra tonda .
La Sezione venne poi tenuta più ampia di
I
t
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-~
I
. -i ;
1
;
r----I
, "-} - t.io ___ __
- --- - - -?-'tQ.~
~
-,
Fig. 3.
S ezione in roccia solida .
, ....; . _,,_r!>S..,. -
Fig. 4.
S ezion e in roccia friabil e.
quella strettamente necessaria per la portata <li
m 3 1O al secondo, onde poter eventualmente uti lizzare le morbide del Serchio fino a 12 m 3 • A tal
uopo la Centrale venne studiata tenendo conto
di questa possibilità .
La costruzione della galleria diede luogo a
gravi difficoltà causate dalla natura delle roccie
attraversate , in alcuni punti assai fratturate e
ricche di acqua ; ma furono vinte grazie al procedere ra pidamente con l'avanzata e a piccoli tratti, che venivan poi subito rivestiti con calcestruzzo di cemento Portland. Le figure 3 e 4 danno
un'idea delle sezioni adottate pel rivestimento
a seconda della natura dei terreni traversati; e
la fig. 5 indica il tipo dei brevissimi tratti costrutti
in trincea, ma poi coperti con lastroni di ce mento armato, onde il canale fosse chiuso p er
tutta la sua lunghezza e non potessero cade'rv1
foglie o altri materiali .
67
LE I . I. I . - =
=== = = == = ======= =- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - LA VASCA DI CARICO.
Il canale fa capo alla vasca di carico costruita
in vicinanza dell'abitato di Gallicano, lunga m . 6 ,
profonda m. 5 e provvista degli usuali arti.fici per
il reaolare funzionamento e cioè sfioratori a sifone autolivellatori che entrano in azione con
carico da 5 a IO cm.; paratoie di e_v acuazione
delle arene e melme e ariglie davanti alle prese
dei tubi di carico munite di opportune paratoie .
Sono stati progettati due tubi , dei quali per
ora uno nolo è stato posto in opera; ha il diaO
I
,.. 0 -4 0 >
.,.
- - - - - ~
F ig 5 -
- - l 10- . - -
Vi è poi una terza turbina da 4000 HP . con
alternatore per utilizzare le morbide del Serchio,
ed una quarta piccola turbina da 150 HP. per
l'eccitazione di riserva ed i serviz1 accessorì della
Centrale .
Una gru a ponte della portata di 30 T onn.
serve alla sollecita manovra delle varie parti del }' impianto .
Stante la conformazione del terreno gli apparecchi di trasformazione , protezione , regolazione
e distribuzione dell ' energia sono collocati in un
edifizio separato, a monte della Centrale, ma
unito a questa da una galleria di comunicazione .
Le manovre vengono fatte a distanza dal quadro
posto in centrale. La corrente trifasica prodotta
a 5500 volts e 50 periodi, viene elevata a 33000
volts da 3 gruppi di trasformatori trifasici.
Le linee di trasmissione sono con pali a traliccio e tese medie da 150 a 200 m. con isolatori
del tipo rigido; i fili di rame , della solita sezione
di mm 2 50, sono in numero di 6 per ogni palo .
La palificazione è doppia ed i pali di ciascuna
linea sono collegati elettricamente fra loro da
un ·f ilo che corre in alto, mentre centralmente
passa il filo per le comunicazioni telefoniche.
La linea di distribuzione parte da Gallicano eraggiunge la cabina di smistamento a Forno li,
donde si ripartono le linee di diramazione ai
vari centri della T oscan::i.
DIREZIO E ED ESECUZIONE
DEI LAVORI.
Canale allo scope rto.
3
metro di m. 2.50 in modo da smaltire IO m di
acqua con velocità di circa m. 2 al secondo .
L · altro tubo verrà installato appena si potranno
addurre alla vasca di carico le acque di alcune
sorgenti dei dintorni. Il tubo è fatto con lamiere
chiodate, il cui spessore cresce da mm . 6 a 12.
Ogni 6 metri e in tutti i gomiti, i tubi sono saldamente ancorati con ferri fissati a pilastri di muratura.
Intanto sono in corso i lavori per la presa de!}' acqua dalla sorgente della Turrite, che in magra estiva può dare circa m 3 1, 15 al secondo per
impinguare la portata del canale. Le acque verranno immesse direttamente nella vasca di carico
e potranno così essere utilizzate dair attuale impianto senza ulteriori lavori.
LA CENTRALE.
Sotto la vasca di carico ed in sponda destra
del Serchio, subito a monte del Ponte di GaJlicano, trovasi la Centrale.
Essa contiene per ora due grandi turbine
« Riva » da 7500 HP. ciascuna, direttamente accoppiate ognuna ad un alternatore « W estinghouse » da 6000 kw., di cui uno in servizio ed
uno di riserva, e vi è posto per un terzo gruppo.
I lavori furono progettati e diretti dagli Ingegneri Comm. Ornodeo , Lodalo e Liguori, ed
eseguiti in massima mediante piccoli cottimi - stante le difficoltà del momento - sottò la direzione dell ' lng. Curti per la parte idraulico-muraria , e dell'lng. 1eri per quella elettrica.
Le paratoie meta1liche e le tubazioni forzate
furono fornite dalla Ditta « T ogni >> di Brescia :
le turbine dalla Ditta cc Riva » di Milano, e gli
alternatori dalla Ditta cc W estinghouse » di Vado
Ligure .
Tutti i conduttori di rame sono dovuti alla Società « Metallurgica » di Livorno e le palificazioni ed accessori ad altre ditte nostrane, per cui
può dirsi che questo impianto è fatto interamente
su progetti e con materiale italiano .
I lavori, iniziati nel 1915, furono ultimati nel 1' estate del 1917.
La Centrale idro-elettrica di Gallicano è stata
perciò terminata in tempo per sopperire alle difficoltà delle altre Centrali idriche e termiche
della Società Elettrica Ligure-Toscana la
cc S E L T » tanto benemerita delle industrie lo cali - ed ha cooperato mirabilmente a far fronte
alle richieste sempre maggiori di energia, dipen-denti dair attuale momento di grande attività industriale della T osc.ana .
I n g . Mario Luigi Luiggi.
of. Ugo Monetti
con~
iforme
trolli dello Stato
z,iforma dei controJl1i nehl' Ammmistliazio111e
Uo Stato si coiliilettre intiimame.nte col prob!ema
I I.la burocrazia, che è div-enuro ogi~dì prohl ma di interesse nazionale.
mp1ifìcare l' Oll"lgaimsmo amministrativo stasfrondarlo di tutto ciò dhe non .risponde ad
m sentito bisogno, riendetlo più aigi}1e e meno
toso, ecco la piattaforma su cui deve pogj, 11e la soluzione ddl problema .in parola.
a guerra ha spazzato via ogni sorta dri preiudizi, speci,e in matenia di pubbUioa ammin.ilr zione. Da ogrn parte si 11eclama un nuovo indirizzo nei principi liego1atori dell'azione gov&11 tiiva. <e Mollte ddle é:ose che sono state finora,
rive il Bachi 1, doV'f'ailll1o r.i,Illllovars:i; molti con~
ni fr.a quelli costituenti il meccanismo della
onomia itaJiiiana, o perchè imperfotti o perchè
ira dart:ti aili1a nuov:a condizione, dovra111!11o essere
mutati. Però la riillllovazione più grande dovrà
vveni1re nel meccanrismo del massimo Ente di
ita pubb1ica: nei suoi Olligani e nel suo person l : dovrà abbrev,i arsi 1' attuale distanza fra
li oTgani dehlo Stato ed alcune sezioni della
vita nazJÌonaile; e non dovrà più, oome otra, lo
. l to porger,e nei suoi uffioi un così costoso e
i ibile e letale esempio di ordinamento anbii ntifico del lavoco ».
. La semp1i,ficazioine dei riscontri pubblici si
np rcuote sopratutto nella v.ita del:1'1industriia e
I I commercio, lo sv.i1uppo ed irl bein,e sseire dei
IL! ~i son~ messi ID?ffte 'V'o!lte a dura prova pe,r
Mlii mtopip1 !che sogil1ono derivare dal poter-e go v rnativo anche quando questo vuole sorregr e :proteggere :1e iniziativ•e de[ paese. Le
,~i nde .p rirvate una cosa soJ.a iillVocano daJllo
t to: che siano da esso distull'1bate iil meno posibill:e da nOl1'1II1e non neoessarie, da farma1i.tà caviillose ....
I no-s tri ordinamenti di pubblica ammin~stra,;ione sono più taJrdi e più impacciati di quelai
d gili enti privati. È gènerale il grido e il desii rio di atti più rapi~ e più definitivi.
L' on. Luzzatti, in un giorno di buon umore
1
L'Italia econamka nel 1914,
paig-.
XV.
a'llla Camera, somig:liò i nostri complicati congegni al~'opera dii un macchinista d~Ligentissimo ,
che ariresti ad ogni istante la locomotiva per vedere se tutti gli ordigni sono in ordine.
La trabbia dei nostri riscontri che si sovrappongono g11i uni agi~ ailtri, somiglria aill'artifioio
troppo prudente di questo fantastico macchinista. La cura dell'ottimo ordinamento, ag~unge il Luzzatti, ha fatto sì che da tutti gtlii Stati si
pigliiassero i sistemi più 11affinati; conglo bandollri
insieme si ebbe l a sintesi di una ind,iigesta perfezion1e. In ve.l"rtà siamo perfetti . .. . ma no:n si
r-esp~ra più!. ...
Abbiamo attinto a tutte ~e legi~a2;ioni il fiore
dei contiroL1i ; abbiamo fatto UJil Lavoro di pura
~ ~emplice ,i mportazione; abbiamo copiato, no:n
1m1tato.
E tutto ciò quanto nocumento abbia pr,odotto
e produca al buon nome de11ila pubb1ica Azienda, ognuno, che con essa abbia C01I1tatti, può
dire, specie ·i n questo turbinoso periodo dell1lia
vrita na21io:na1le .
1
•••
1:1 malcontento verso lo Stato è in gran parte
figlio debla ootazione dei cittadini per 1e lungaggini burocratiche.
·
In un airtiooilo pubblicato nel Marzocco due
anni or sono, si parla appunto dei nuovii ~etodi
di riscontro da introdursi nd1lo Stato; riscontri
più ,s,empilici, più seri, meno evanescenti. Ohi
os,servi - scmive l 'A. - i metodi che hanno le
grandi aziende private ndle ammmistra2liom dei
loro immensa capitali e nei contr0'1lii del d'oro
impiego e 1~ pair:agoni con que:Jll,i che adotta lo
Stato, è invaso da un pazzo tenore. Prur fatta
la debita differetnza, che deve esista-e ha un'azienda privata ed una pubb1ioa, il grrovugl1io deMe
disposizioni che inceppano ogrn p:iù piocoilo movimento che il buon senso del pubblico risolve
immediatamente e che nellle amministr:azi0111.1. stata'lii diventano lUJnghri problemi da 'risolvere· O'li
intriicati. sist~mi ~~ c'?ntrotlo che si sovrap~ongono gh uru agli a1tn, senza che quasi ma•i se
ne disco pira il limite ultimo; la ~mpossibii1ità di
giungere -ad ottenere rapide e sicure decis.iom;
tutto ciò paira1lizza l,a vita 111a2Jiona!l'e e scoraggia
69
LE /. /. I.
i più animosi a ricercare l'appoggio governa- vrebbe iniziare e condm:ire fin da OTa, che 1a
tivo, necessario aille loro libere miziallive.
È ormai nella coscienza di tutti, affermava l' onor. Carcano, che troppe carte si scrivono e si
stampano nei pubblici uffici, e troppe volte girano gli atti dalla periferia al centro e viceversa, e
troppi sono .i trasferimenti, le visite, le ispeziona.:
come soverchi sono i contro!ll1i e niscontr,i, che
riescono ne1la ricerca dei centesimi o m:iillesim~,
ma non ad impedire grosse frodi e malv,e rsazioni. E forse non er,r a chi ritiene che ill. ci1taruno
si infastidisca, più che ailllo sportello d~ll' esattOTe, nel risalire più volte le scale degli uffici pe;r
un quailsiiasi negozio, anche di minima importanza.
** *
Ma, si domanda : è questo i.il momento opportuno per una simile riiforma, o non valga
meg1io rimandarla a dopo la guerra?
L · on. Salandra disse in proposito a1Ua Camera, nella seduta del 19 marzo 1916 : È possibile,
è concepibile che una maochma si debba sconvolgerla ne\1 momento stesso in cui essa senza
indugio, senza remora, senza un minuto d ':intervaillo, deve da11e rul ,suo massimo (rendimento?
La renovatio ab imis de.I meccanismo iammriinistrativo e contabile, problema che affatiica certaimente gli Stati moderni , non può essere riso&ta
in a1lcun modo in questo momento.
on è esatto quelllo che è stato affermato ,
che la Firancia abbia rinnovata la sua ammii111istrazione; nè è esatto che l'abbia rinnovata l'Inghilterra, la quale, avendo poche funzioni di
Stato , ha dovuto, per sopperire ai hisogni urg,e nti, impel,lentii dell'attuale momento, creare
una grande burocrazia, · che rivela tutti ,i difetti
deUe improvvisazioni.
L'Abignente, nel suo t1ibro La Riforma della
pubblica amministrazione, ile cui bozze, ahimè!.
egli licenziava proprio alla vigilia della sua
dipartita, affermava che sarebbe fatailmente erroneo credere che la questione dell1a semplificazione dei contral[i siia non uTgente e possa e
debba attendere ~a soluzione in :tempi migliiori
e dopo il riassetto che seguirà J,a fine dcllta
gueirra.
ro, egJi dice, codesto è problema essenziale
ed uirgentissimo, e dove ora non si decida, a-ssai
difficilmente potrà risolversi, tiali e tante s,airanno le cieche forz,e di ir,e sistenza Je qll.lJalli si svilupperanno pel manteiil'imeinto deltlo statu quo
ante. Dello stesso paTe è on. Ruini 1. irl quale
opina che la unilìcazione e la semplificazione
che tenda effettivi i controlli, predicata per tanti
anni senza xiusciire a nu1ila, si impone oggi e
sarà vittoriosa contro interessi di cairnpani,l e e
di alasse. Detta riiforma, secondo ·1 Ruini, si do1
r
1
70
Problemi di guerra e di dopo guerra, pag. 54 .
guerra diminuisce Je 1resistenze.
Anche noi siiamo d •avviso che sia appunto
questo ,il momento propizio per addivenire una
buona volta al1la soppressione delle iruote inurtili
e degl,i ingranaggi superflui, equilibrando, come
ben dice l'Orlando 1, il motore alla resistenza,
riducendo al minimo gli attriti; sostituendo alla
rigidezza uniforme delle regole assolute i· adattamento flessibile che seconda le contingenze ireaE; al1la passività pedante l'iniziativa iinte11Jigente.
cedendo assai meno alle f.armalità ed ass·1i più
allJo spirito delle cose; avendo, infine, sempre
chiara e precisa la visione de1le finaliita ultime
del grande organ.i smo, di cui ufficio pubblico
è ila mente ed il braccio.
Certo, non ci nascondiamo la gravità e la complessità del problema, tanto più che una infinità di contrasti ed ostacoll,i i frappongono ailila
risoluzione di esso : ne dico uno Fra tutti : la forza della tradizione che è ila peggiore nemica
ddllla irifor ma amministrativa deib1o Stato. Ma
appunto perciò sarà maggnoTmente benemerito
quelf uomo di governo che avrà saputo abbat ter1a, neU'interesse dell'Erario e deil paese .
r
Oggi, più che mai, l'annosa questione redama una definitiva e sodllecita soluzione. E
questo, come abhiarmo detto, non è problema di
dopo -guerra, ma problema di durante-guerra.
Si fa strada in ltailia, osserva argutamente ìl
Ruini, una certa mentalità che guarda messianicamente al dopo-guerra, come qualche cosa
che dovrebbe essere una palingenesi ed un
novus ordo. Ma ii1 dopo-guerra dev'essere una
idea-forza, e funzionare quasi cOlffie mito, per
stimola.ire a fare.
Da ogni parte <Si discute ,e si parla di questo
problema e si sente ripetere: semplifichiamo ,
riorganizziamo, coordiniamo i pubblici controll,i.
Moilti hanno studiato con v-e ra passione ~1 difficile argomento ,e sono venutii a conclusioni Je
qualii dovranno esse;re tenute nel debito <:ontl)
da chi si accingerà ad e1iaborare il vasto piano
della rifOTma.
Mo1tissiimi altri iinvece hanno preteso ru occuparsi del tema senza la sufficiente prepairazione.
senza conoscere neppur da 'lontano ,i l meccanismo aziendale dello Stato. Ma, com'era nat'urale, hanno fatto opera vana, dappoichè per ~oporre Tiforme nel!la pol,i edrica figura del massimo
Ente pubblico, bisogna viverci dentro da lunghi
anni, bisogna studiarne con acuto senso critico
.le singole funzioni, ~ singoli organi adibiti al lavoro ramministrativo.
Ad ogni modo ll·e proposte già formUJlate sono
1
Rivista di diritto pubbl.ico , 1908, pag. 3.
- - - - - - · - - ---------------RIFORME
El CONTROLLI DELLO STATO
gionieri di Roma, fu nominata una Comrnissiione
C()IIl un compito più iristretto ma pur sempre unportantissimo, e cioè lo studio dei servizi contabili dello Stato. Di essa farce.vano parte valenti
funzionari delle Ragionerie dei Viari Ministeri,
presieduti dal Comm. Alberto Pavoni, l'emeri.to
Piresidente della Federazione azionale dei Coilaegi dei Ragionieri.
Anche questo Comitato ha condotto a tennine i suoi studi, ed ha publ:)Licato apposita e1.aborata relazione i:llustrativa.
Anche 1'Associazione fu-a i Ragionieri del Ministero del Tesoco volle nominare, nel suo seno,
apposito Comitato, per lo stesso intento, ed
ultimò da vario tempo i suoi ,1 avori.
Di 1Iecente, àuspice l'Istituto
monale per
,l'incremento degli studi di Ragioneria, con sede
in Roma, s'è costituita una nuova Commissione
con rl' incarico di studiare sopratutto le proposte
per la semplificazione dei controlli nello Stato,
e della quale Commissione chi se:nive è Segi-etario.
Ma oltre a codesti lavori, diremo così, collettivà., altiri d · indoile individuale e provata sono aippaTsi nelle Riviste, nei giorinalri politici o raccolti in volume.
Alcuni ,d j questi studi sono Ve'Ilamente pregevoti pelI larghezza di vedute, per pTOfondità di
!indagine, per un senso pratico da cui sono !Ìspirati. Cito, fra i tanti, il libro timportantlissimo dell'Abignente, che contiene .Ìln gener-ai1e le basi
fondamentali per rendere l'Amministirazione più
a,gile, più moderna, più rispondente ai bisogni
del paese, ed allo spirito dei nuovii tempi. Questo 1ibro, come fu detto assai bene, costituisce
un solco nel quale dovrà incanailarsi la discussione, che non può tacere, nehla Caimera, ~el
paese, intorno alla vitalissima questione. Abbiamo poi g1i scritti •i nteressalllti di Maggiorino
Ferraris, di CaTlo Schanz,e r, dd1 Ruini, dehlo
ZapelJ.oni, ecc.
Un libro saritto con ihtentli ~era.11I1ente pratici,
è que1lo del Comm. Alberito Pavoni, edito dal
benemerito Istituto Editoriale Italiano (Milano,
Diverse commissioni speciali sono state nomi- 1917), da'l titolo: Gestione e Riscontro del Binate ,i n questi anni di guerra, da Sodal,izii e Isti- lancio dello Stato.
Questa interessante pubblica2lione, di cui ci
tuti privati, per escogitare un piano di riforme
da imtrodurre neHa pubbJtica amministrazione e occuperemo di proposito, con l' a.llilp.iezza che
q'lllindi nel suo 011ganamento di riscontro e di meirita, in altra ocasione, contiene uti1li proposte di rif oirme che hanno iJ pre~o di essere detcontrollo.
V:i fu dapprima la Commissione nominata tate da un uomo che conosce i bisogni del mondo
daiUa Società fra gli impiegati aiV!i11i residenti in industriale, commerciale, bancario, che possieRoma . Detta Commissione, presieduta dia1l'IÌ1!u- de cognizione esatta ddl' ingranaiggio ammimstre Senatore Oronzo Quairta, aveva fra ii suoi striativo e contabile de.Ha vasta Azienda statale.
membri fOrrei, il Ruiini, il Pavoni, il Vitag,liano,
il Mazzoccollo, il Vigolo, il Giainmni, ed all.tri.
Di recente !ha ultimato i propT1 lavoir1i ed ha
La questione dei controlli costituisce, dunque,
approvato la Relaz:ione, dettata da1)Jl' on. Ruinii, part~ prepondernnte della riforma de11la t>UJT0per le prime conclusioni sulla grande riforma.
craz1a.
Parlare di cont:roll'i ne1la organizzazione ddLlo
In prosieguo, ad iniziiativa de'l CO'b1egio dei Ra-
t li e tante che non riuscirà certamente molto
difficile al Governo procedere ad una rigorosa
elezi()IIle, ad una cernita detle medesime, pn
dar mano finalmente al:lo studio definitivo onde
raggiungere al più presto ,la sospirata mèta.
Anche di recente, in un ordine del giorno
pprovato dal partito iriiformista, neir adunanza
del 19 dicembre 1917, si fece voti, fra l'altro,
ffinchè il Governo, dalla gravità dell'ora che
il paese attrav,e rsa, tragga iincita.11I1ento per modificare strumenti e sistemi di amministrazione
che devono essere svecchiati, semplificati, migliorati, nell'interesse della vita nazionale e per
la fortuna e avvenire della Patria.
Oggi la guerra, diciamo con l'on. Schanzer,
ci spinge ad uscire una buona voilta dal campo
degili studi e deille meditaziioni per entra11e risolutamente in quefilo dei fatti e deLlie affermazioni ,legislative.
.H. dopo-guerra ci prepara una miriade di problemi urgentissimi da risolvere; problemi d:i tutti
i gene ri, interessanti tutte le classi sociali. Orbene, per quel tempo è asso1lutamente indispensabi1le che l'organismo burocratico sia già ricostituito su nuove basii per modo che possa secondare lo sviluppo ,economico, industria!Le e
commeTciaile dehla Quarta Italia.
Per fortuna delia nostra gente, abbiamo al
Governo un uomo di polso, un grande competente nella materia di cui parliamo, l' on. F. S.
iitti, al quale è commessa 1a riisdluzione dell' airduo problema, e ci riuscirà . Tutti sentono,
disse e~li un giorno a1la CaTI1era, il bisogno di
011ganizzare megl'io fo Stato, ,1a sua funziione,
con ciriteri più industriali ed economici, perchè
meglio ri.sponda alle fìnal,ità soaiaili, mentre nei
suoi movimenti oggi riesce pesante ed incontra
avvernione: e lo stesso bisogno si sente nellla
organizzazione strutturale del ~lianaio, perchè
rifletta meglio, insieme con l'unità deJll'Ente, la
molteplicità e la cooirdinazione dei suoi prùncipai1i aspetti della vita effettiva.
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LE/. /. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - :Stato, se.rive i,o Zaipe1loni, vuol dà.~e sopratutto
-correre cdl pensiero al duplice ordine di organi
ai quaLi è sottoposta l'azione quotic:l!Ì!aina delllla
pu1bblica Azieil!da : le Ragionerie e la Corte dei
Conti.
La duplicità del controllo ha posto e pone
sovente la questione dema possibiilità di fondeTe
i due organi o l1e drue funzioni.
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on ·m ancano però coloro dhe sostengono essere essenzialmente diverse Je due specie di
controlli, iiin quanto che quel11o de!l:le Ragionerie
centr:ali è controllo preventivo amministrativo,
mentre quello della Corte dei Conti è controllo
costitu.ziionale.
Ma codeste, a ver dire, come afferma giustamente l' Abiglilente, sono disitinzdoni sottillli,
fatte in buona fede e oon grande amore ailil' analisi scolia stica, ma con •visione riassuntiva non
rispondente aUa vastità dell'orizzonte, que!1le che
hanno poi riempiuto di lavor,i duplricati o inutili i nostri uffici di Stato.
Urge, a nostro avviso, modificare i principi
informatori della d,e gge sulla Corte deii conti, e
di qudll a suifila contaibillità genernil'e deJllo Stato.
Alcune :r,,ifonne furono di recente iintrodotte, ma
esse >rappresentano rben poca cosa di fronte a 1llla
Larghezza delle esigenze dello Stato moderno.
Una generail e riforania del sistema, dice il De
Santis 1 , è reclamata ormaù dail:la cosci,e nza genera-le, che sente la soverchia oppressione derivante ,d a run 'oTganizzazione fondata su[ sospetto di tutto e ,d i tutti, suil!la pr,e sunzione della mala
fede universale, e sopratutto su un concetto rrireale dell'Ente pu1bb1ico in 1genere e dello Stato
in particofaTe.
Guai se ne11e aziende private ognri. minimo
atto dove!Si.Se isottopol'Si a tanti controlli, come
quelli che si verifioano ndla massima associazione politica! Nessllll1a potrebbe vivere a lungo.
Il segreto della riforma di cui trattiamo consiste sopratutto nel11a unicità degli uffici d~ ri .
scontro.
lrl controJ:lo sug]i ,a tti della pubblica Amministr.azione deve essere bensì preventivo e consuntivo, ma è assolutamente indispensaib~le, per la
a~lità della macchina statale, che a ciascuno
dii detti controlli sia destinato UJl sollo orgam.o.
u questo punto molti sono d'accordo. La di.sparità di vedut,e sta solo nella determinazione
del~' organo più adatto ad esercitare 01ascuna
speci1e di riscontro.
Una tendenza vorrebbe affidiatre iJ. controllo
preventivo di legalità atLe sole Ragiionetrie mi nisteriaE, riservando Ìll controllo postumo a:hla
Co:rte dei contii.
Un'altra tendenza vorrebbe invece 1riservare
entrambe 1-e speoie dii sindacato allla Corte dei
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Di.ritto finanziario fPUJbbLico e prrvato, Torino ,
pag. 496.
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conti, escludendo perciò da quailsiasi ingerenza
le Ragionerie centra1li. Costoro vorrebbero cioè
cr,e aTe un colossale organismo tentacd1are presso la Corte dei conti, Argo dai cent' occhi, capace di accentrare tutte le funzioni di riscontro
ali' attività dell'Amministrazione.
Ma è facile conv.inoersi delll'errolI'e contenuto
.in quest'u1Ltima affermazione. Chi sostiene che
le Ragionerie dei Ministeri debbano essere esclusivaimente dei semplici uffici scJl'IÌ.tturali, mostra
di non avere aff,a tto cognizione deillo svil.uppo
immenso assunto ,ne]l'u1ltimo cinquantennio da,1la scienza dei conti.
La ragioneria, come 1a definisce Fabio Besta,
,i l venerato Maestro ddJ.;1a Scuolla Superiore di
Venezia, in quanto si riguarda nelf aspetto teorico, studia ed enuncia l,e 1ew del Controllo
economico nelle aziende di ogni fatta, e ne trae
norme opportune da seguirie acciocchè così fatto
controllo possa riusaire veramente eff1icaoe, persuadente e compiuto; dov,e, in quanto si considera ne,i riguardi del1a pra,t ica, essa è fi'iapplicazione ordinata di quelfile norme.
Nella opinione comune, purtroppo, dia voce
ragioniere è sinonimo di computista, dii quaderniere, di colui cioè che ad altro non sia buono
che ad elencare cifre su cifire, a preparaire prospetti e moduli e b~lanci.
Questa inesatta concezione della ragioneria
ostacola enormemente l'ingresso di detta di~cip,l ina nelle Università. da gran tempo invocato,
e vieta che ai ragionier.i possa essere data quellila
soda cul,t ura e quella buona p:repar1azione, che
si addicono alla importanza grandissima che essi
hanno ogg,i dì nel consorzio civile.
Nelle città commeroia1i più evolute e più ricche, osserva in proposito il Gomm. Afberto Piavoni, le aziende ohe peT la foro indofo non sono
in mano di ingegneri e di altre cateigoirie tecniche, sono affidate ai tecnici dell1'AmministraZJÌone, e cioè ai Raigiion~eri.
lin Bainca, il tirocinio di ammissione è speciailmente aperto ai Raigronier,i e nell '.:iindirizzo del\la
Ragioneria vi è appllil1to aH'estero, e comincia
ad essere in Italia, 1a prepamzione banoaria.
PeTchè dunque non deve essere fo stesso per
la .g rande Azienda dello Stato?
oi cTediamo fermaime-n te che i1l concetto di
colloro che vogliono affidato alle sole Ragionerie
centrali il r,i scontro aintecedente di Je,gail~tà, sugli atti ,a mministrativi, riservando alJia Corte dei
conti ,il contro'11o ex-post, debba aJl1fine trionfare,
se si vuole risolvere l'annoso proib1em:a nel senso
da tutti invocato ed atteso.
Non è possibi1l-e pensare che la '.flifo~ma amministrativa cons-ista nello accentrare tutto il
iriscontro preventivo ~n un organo estraneo alJa
Amministrazione, come poteva concepirsi per il
1917, pioooJo Piemonte, e come avviene in O~anda
e nel Bei1gio.
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- - - - - - - - - - - - - - - - -------RIFORME NEI CONTROLLI DELLO STATO
È però necessario che a:hl-e Raigionerie ministeriali, pur sottoposte a.Ua vigilanza continua
ed attiva deUa Rargioneria Generate ddlo Stato,
sia data maggiOTe indipendenza, autorità e rispetto, non tanto verso il proprio ministro,
quanto v-eTso i diiriettori ,generali' dd dioastero
cu:Ì! aipipairtengono.
Occorre inoltre che J1a cU1ltura dei giovani chi a .
mati a farvii parte, come abbiamo già detto, sia·
efficacemente integrata con un corso di due -:> tre
anni presso 1e Università, ov-e siano inse!gillate,
con senso prevailentem.ente prtatico, IIl1ia pll!r con
rigore scientifico, ~a raigioner,i a e le discipline
affini. Solo nei casi di conHitto fra amministriatori e capo--a-agion:iere, l'atto dovrebbe essere
inviato aHa Corte dei Conti, per la definitiva
approvazione. Ma tuiote de volte che la R~oneria ministeriale trovi iregO'laire un decreto, o un
mandato o un contratto quarlisias.i, questi doVTebbero avere il loro norma:le oorso. IJ Pavoni
cons,e nte in quest'ordine di idee; però fa due
eccezioni. Egli v01Trebbe che i decreti r.igiuardant-i lo stato .dei funzionairi e quei'i aJp!P,rQIVanti
contratti di una oertia importanza, fossero ugualmente sottoposbi all nsoontro preventivo dell1a
C o.rte dei conti.
o.i opiniamo che questo secondo controJJlo,
dopo que'llo eseguito ,dailile Ragionerie, sia perfettamente una duplicazione ~nutiile. SenZ!a dire
dhe per quanto concerne i contratti importanti,
essi vengono sottoposti, com'è noto, allf esiame
preventivo dei C001.sigilio di Stato e di altri oir-gani presso le singoile Amministrazioni, destinati appunto a consii.ig;liare, a vaiglliar,e aJl lrurne
della legis lazione positiva, ii prnvv-edimenti da
emanarsi.
Ciò che sopratumto interessa al buon andamento della pubbiliica amministrazione ed ai cittadini che con essa hanno contatti, sono il conbollo postumo, :rigorosamente esercitato, l,e ispezioni improvvise, fo verifiche, le frequenti ricognizioni, la creazione di interessti oppos1:!Ì fra
g;li agenti che mane,gigiiano il denaro deùJ.o Stato,
per modo che sia possibile seguire con occhio
vigile il !lavoro aziendaile e scoprire in tempo
glii. eventuali abusi e ~e malversaziorn.
Occorre inoltre che la responsabilità dà. ciascun a·g ente che opera nehl.' azienda sia seriamente deùiimitatia, siochè nei singoli casi essa
possa facilmente peirseguirsi, e non rimaneire
sterile, inefficace, evanescente, come, pur·trioppo, accade oggidì.
È stato scritto di :recente che 1'utopia per la
quale ~· indo!le sin!c:lacalista 'di noi poipoli latini
c'impedisca di riinunci,a re al lusso dal contro·lll'o
preventivo d:eillla ,C orte dei conti, come invece vi
hanno rinunciato ab initio molti popo1i del ord,
sta rivelandosi tanto più, in quanto ci si peTsuade che Ì'l vero ed efficace mezzo di sindacare,
come appunto noi dicevamo dianzi, consiste
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neBa funzione ispetbiva improvvisa e non sisterr. atioa. Se in tutta la macchina dei nostm ordinamenti riusciremo a sostituire questo concetto
fondamentale, le semplificazioni verranno dia sè,
come conseguenza spontanea del nuovo sistema.
***
La nostra proposta tende non solo a conseguire .s emplicità, economia, speditezza nei processi sindacato-iii ,deJl massimo Ente po!litico, ma
eziiandio a rafforzare i controlli medesimi, readendo più sicm;a, più sev:era, più forte J,a kro
,azione. Il sindacato giudiziario e queHo par1amentaTe farail!Ilo poi il r,e sto.
Per quanto riguarda quest'ultimo, bisog1I1a
pur ri.conoscere che esso non è un vero sindacato di merito sugli atti d~lla pubblica Amminà.str,azione, ma un controfilo puramente pdlitico.
Le interrogazioni, le interpellanze, J,e mozioni,
I,e ,i nchieste, dhe sono appunto ri mezzi più frequenti di cui si vaillgono i singdlà. membm delle
due Camere, sono mosse quasi sempre da spi •
rito di partito o di olierntde po1'itiche.
Un organo importantissimo havvi pr,e sso la
Camera dei Deputétti per :il controlllo, diremo
così, finanziario : vogliamo ,aJ!ludere a1la Giunta
Generale del Bilancio. Ma anche codesto ailto
Istituto parliamenta:re non risponde appieno alilo scopo per ,i!l quale fu cr•e ato. La Giunta Generaie, com'è noto, è incaricata dell'esame degli
stati di previsione e dei rendiconti consuntivi
dei Ministeri, nonchè di tutti i progetti di legge
che s,i ano per apportare un aggravio comechessia a1l 'Erario. Però. il modo con cui codesto Consesso viene costituito rende assai dubbia, anzi
inefficace, l'opera sua.
Di esso sono chiamate a far parte, non le vere
e maggiori competenze deUa Camera in materia di finanza e di diritto pubblico, ma bene
spesso coloro che in quel dato momento politico
godono 1a fiducia de:l capo del Governo. Di tal
che, se qualche volta la scelta cade su uomini
di grande valore e dà. non comune coltura. si
può dire che trattasi di pur,a combinazione.
Che cosa consegue da un simi-le stato di cose?
Che esame dei documenti finanziari, che dovrebbe costituire la parte più gelosa ed importante del lavoro pa'fllamentare, riesce sterile,
inefficace, inadatta a di,f endere i supremi inte ress-i delfo Stato.
Aggiungasi che i conti previentivi dei vari MinisteTi non sono distribuiti con cri.terio or,gianico
fra i membri de1la Giunta, e oioè secondo l1e
loro rispettive compe,t enze nei diversi rami die'lJ' attiv,i tà aziendale, ed accade, per conseguenza, che bene spesso le Relazioni sui singoli
bilanci sono compilate integralmente da-Ma medesiima Amministrazione inter,e ssata, senza altro
compito per on. Rdatore che · quello d'i apporvi la ,f irma ... Identico inconveniente si verifi1
r
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LE /. I. I.
ca nd funzionamento del Comitato permanente di Finanza, presso iJ Senato del Regno.
Può arguirsi da ciò quale limitata importanza
pratica abbia codesto controllo parlamentare.
Su questo punto noi siamo perfettamente d' accoirdo col Comm. ZapeUoni, secondo ill quale è
necessamo che alla Giunta sia data espressa e
normaJle facoltà di indagini di qualsiasi naturia,
nel campo de'lile Amministrazioni; indagini, non,
come ora, promosse in forma di isolia ti quesiti
che le Ammimstriazioni vengono chiamate a chiarire o a riso1lveire, e che sono provooate solo
dalla occasione, ma bensì condotte persona!lmente, ed in base ad un sistematico piano di
azione, daigli stessi componenti d' ai1to Coliegio,
con ~' assistenza di persone dotate di lunga esperienza amministrativa, addette aillia Piresidenza
defila Caanera e così munite di guarentigia di
indipendenza daM' autorità governativia, aifile quali si possano affidare ispezioni, ricerche e diiJiu_
cidazioni, in cui si concreta la funzione de11a
Giunta .
E il Comm. Zapell1oni aggiunge : cc La vigi!Lanza, ad esempio, sui1la applicaziÌone deNe re;g,g;i
-tributarie; 1' esalllle del.Le condizioni nehlie quaJi
si assumono daJJlo Stato obblighi conbrattuai1i, e
questi si adempiono; il fumiionamento dei pub~
blici servizi, esaminato non nei risulltati esteriori, ma bensì nell1'iintimo loro svoll,gimento; l' andamento delle operie pubhliche; attività degili
Istituti cui è affidato il progresso del commercio, dell'industria e dell'agricoltura nazionale;
sono tutti campi sui quaili necessar,i amente si
svolge l'attenzione deUa Giunta, perchè essa
possa d~ scienza propria seguire l'azione degli
organi stata·lii, accertarsi del foro .intenso e cor~
retto procedere, e lliaccogliere da tali dfa·ette osservazioni gli elementi del giudi:z;io, in base ai
quali tl,a Giunta stessa non sdlo si fa garanbe del1' operato del Governo, quando invoca l' approv,a zione de' suoo conti, ma vaglia in sede di
bilancio le proposte delle Amminist11aziom per
commisurar,e alle effettive necessità i mezzi richiesti al pubblico Eroairio l> .
r
Prof. ugo Monetti
Ing. Ca.v. Ca.rlo Ca.mina.ti
IL RICUPERO DEI MATERIALI
AUTOMOBILISTICI E LA
SALDATURA AUTOGENA
L'Intendenza Generale del R. Esercito, giu- lizzare delle forti economie , il cui ammontare è
stamente preoccupata della grande quantità di di qualche milione di lire.
I risultati ottenuti in questi laboratori militari
materiali automobilistici, che per necessità bellica e per poderoso lavoro sono posti fuori ser- sono, senza dubbio , già abbastanza encomiabili~
F ig . 1. -
Labo ratorio per saldaJure autogene .
e riumh a guisa di rottami, ha pensato di
istituire dei laboratorii, i quali, con opportune
lavorazioni, potessero rimetterli in servizio, realizzando in tal modo, non solo una considerevolissima economia, ma altresì un opportuno aumento delle dotazioni di parti di ricambio, di
cui le difficoltà del momento ne permetterebbero una limitatissima, forse insufficiente, disponibilità. Con questo concetto, l'Intendenza Generale è riuscita ad organizzare molto bene e su
buone basi economiche e tecniche, delle vaste
officine e dei numerosi laboratori, la cui produzione, già da tempo, dà dei risultati anche superiori al previsto, e tali che hanno fatto reaVIZIO
ma si ritiene però eh• essi sarebbero certamente
molto superiori se fossero adottati i criterii industriali della retribuzione per merito e dell' interessamento alla produzione; sono questi i due
fattori indispensabili per ottenere il maggiore
rendimento coi minori mezzi.
Non starò a descrivere i numerosi laboratorii
di ricupero, quali quelli per parti di ricambio,
cuscinetti a sfere, radiatori, magneti, candele ,.
carburatori, fanaleria, utensileria, attrezzi vari,.
copertoni impermeabili e materiali di gomma;
ma mi limiterò a quello cui si riferisce uno speciale interesse tecnico, scientifico ed industriaÌe, e cioè dirò del ricupero dei blocchi cilin-
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LE I. I. I. - - - - - - - - - · - - - - - - - - ·- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Fig. 2. -
Fig. 3 . -
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Lavori di preparazione.
Forno per temperature di regim1: .
IL RICUPERO DEI MATERIALI AUTOMOBILISTICI
Fig. 5. -
Una riparazione caratteristica e frequen~e .
dri, degli stantuffi, coppe ed altre parti di fusio ne in ghisa, alluminio o bronzo.
,Il laboratorio che per tali ricuperi è istituito
presso il primo stabilimento automobilistico militare (fìg. I), ha assunto una importanza ed u-
na caratteristica tutta speciale, ed ha già dato
risultati così rimarchevoli, che può essere industrialmente vantaggioso conoscerne il funziona:
1nento.
La saldatura autogena rappresenta un proce-
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LE I. I .
I.============== = ============ = ~ == == = = = ====
dimento interessantissimo; in questo laboratorio ,
abilissimi artefici sanno impiegarlo sviscerando•
ne e superandone ogni difficoltà, perfezionandone anche gli usuali processi, ed i risultati che
da essa si ottengono sono, tecnicamente ed economicamente, rilevantissimi.
Il mestiere del saldatore è fra i più difficili,
perchè occorre riflessione, intelligenza e coscienza, doti queste molto rare fra chi è abituato al
lavoro manuale. Chi deve organizzare una lavorazione alla saldatura autogena, deve ricercall"e fra i vari mezzi che conosce quelli che mag-
F ig. 6. -
Pressatura idraulica dei blocchi riparali.
giormente si adattano ai suoi scopi. Si tratta,
quindi. oltre che conoscere le proprietà e le
qualità dei vari sistemi, e le proprietà e le qualità dei vari metalli dal punto di vista della loro
saldabilità, di fare una buona scelta del sistema
di saldatura, delle disposizioni di sicurezza, della qualità del lavoro, della convenienza economica, della facilità di esecuzione, del costo dei
materiali impiegati in confronto del prezzo dei
materiali ricuperati.
Sono queste tutte circostanze che richiedono
minuta analisi ed espe rienza forse superiori a
quanto può sembrare.
In realtà, la saldatura autogena presenta, sotto alcuni aspetti, moltissimi vantaggi, e sotto
altri, invece, essa non risponde a buoni criterii
industriali. Alle volte, una lavorazione può es-
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sere economica con un determinato sistema e
non con un altro ; altre volte , invece, ancorchè
la lavorazione possa non sembrare economica,
essa può ugualmente convenire.
Ai diversi sistemi di saldatura autogena non
corrispondono certamente i medesimi effetti, sia
dal punto di vista tecnico, che da quello industriale . Dipende dalla qualità del metallo da saldare, dal suo spessore, dalla scelta del disossidante , del cannello, della fiamma , e dalla temperatura ambiente, perchè una saldatura rie•
sca bene o no; e tante volte, quindi, il costo ma-
teriale di saldatura passa in seconda linea n spetto alla bontà tecnica dei mezzi impiegati.
li giudizio sicuro di questi fattori è una delle
doti essenziali che deve avere chi dirige uno di
questi laboratori. el caso particolare dei blocchi
cilindri per motori a scoppio, queste difficoltà
sono anche di ordine maggiore , perchè il pezzo
per sè stesso ha un valore elevato, circa un migliaio di lire, ed il lavoro che generalmente occorre per ripristinarlo, ~ebbene sia di poco co•
sto materiale, è generalmente molto difficile e
sempre molto delicato .
Perchè la saldatura riesca bene, occorre prepararne le parti con una accuratezza tutta p_ar;
ticolare . I lavori di preparazione (fig. 2), e cioe
la bisellatura delle parti da connettere ed il loro
aggiu taggio, perchè sieno convenientemente te -
-=====
IL RICUPERO DEI MATERIALI A VTOMOBILISTICI
nute sotto saldatura, non sono tanto facili quanto si può ritenere. Specialmente l'operazione di
bisellatura, che deve essere preceduta da una
perfetta raschiatura, presenta delle difficoltà
non comuni. L'angolo formato dai due biselli è
sempre funzione dello spessore delle parti da
saldare; quindi, già in questa operazione concorre di molto l'abilità e l'esperienza del saldatore .
Anche nell'aggiustaggio delle parti per tenerle
sotto saldatura, occòrre abilità ed esperienza,
poichè bisogna prevedere gli effetti della dilatazione, della contrazione, gli sforzi di deformazione e le tensioni interne.
Per la saldatura dei blocchi cilindri, quasi sempre occorre un preventivo riscaldamento di tutto il bloccò in apposito forno (fig. 3), dentro il
quale deve raggiungere una temperatura di 800°
circa per rendere meno sensibile a tutta la massa del blocco gli effetti della dilatazione; e poi,
dopo saldato, esso viene lentamente raffreddato
nel forno stesso, cautelato da correnti d'aria fredda, in modo da impedire che le contrazioni e le
tensioni interne provochino screpolature {figure
4
e
5).
Rimarchevole caratteristica di questa lavorazione sta nel fatto che molte volte, dopo eseguita
una saldatura che interessi una canna, è necessaria la rialesatura della canna stessa. Questa nuova operazione, sebbene di poco, fa variare l' alesagio del motore, per cui il blocco più non si addice ai proprii stantuffi. Per ovviare all'inconveniente di dover costruire dei nuovi stantuffi, nel
laboratorio del Primo Stabilimento Automobilistico si esegue un nuovo lavoro, detto l' ingros-
samento dei pistoni. È questo un lavoro caratteristico, quanto originale e semplice .
Basandosi su note proprietà della ghisa, il pistone da ingrossare viene ermeticamente racchiuso in una scatola di ferro assieme a della finissima polvere di carbone di legna. Riscaldando
la scatola lentamente sino alla temperatura di
800°, e poi lasciandola raffreddare lentamente,
si ottiene un ingrossamento del pistone di circa
un decimo di millimetro per ogni centimetro di
diametro. Volendo un ingrossamento maggiore
si può ripetere l'operazione fino a tre volte, con
risultati sempre decrescenti ma bastanti a raggiungere, il più delle volte, le dimensioni volute.
Fatte le necessarie saldature, il blocco cilindri viene provato alla tenuta sotto pressione idraulica (fig. 6).
Un laboratorio di saldatura autogena, bene organizzato, con tre o quattro abili operai può ricuperare giornalmente dieci monoblocchi, che
altrimenti sarebbero inservibili; e questo risultato è considerevole.
L'Intendenza Generale ha quindi opportunamente provveduto, tanto più che nelle circostanze attuali le fabbriche, assillate dal lavoro
di nuove produzioni, sarebbero impossibilitate
a far fronte alle continuate richieste di parti di
ricambio.
·
Anche da questi piccoli particolari emerge che
ogni fattore di resistenza è stato diligentemente
considerato e studiato, di modo che l'Italia è
sicuramente in condizione di poter resistere ed
assolvere il vasto, quanto difficile, compito che
la Storia le ha additato .
Ing. Carlo Caminati
Gino Borgatta
già p r ofessore d i e c o nomio politico, p o lilico
com merciale e legislo zione d og anale n e l
R. !sii uto Su periore C ommer ciale d i V e nezia.
Il problema. ctell' insegna.:::
mento commerciale e
gli istituti d' a.lta. cultura.
commercia.le 1n Ita.lia.
L' ISTITUTO SUPERIORE COMMERCIALE DI VENEZIA
E L' UNIVERSITA BOCCONI DI MILANO
I I.
L ' INSEGNAMENTO U IVERSI- scuole commerciali med,ie , si sono recentemente
volti con grande , crescente cura a\lJl' organizzazioT AR/O COMMERCIALE.
Se i rami inferiore e secondario dell'insegnamento commercia.ile sono destinati a prepaTare la
grande massa de1le classi commercia:l i, ·l ' elemento superiore, dirigente, quello dal quale devono
emergere gl1i organizzatori e gli innovatori della
vita dei commerci e deg,li affari di un paese, deve essere in gran parte pTeparato da una serie
supeTiore di studii, che aibbiano carattere più
scientifico, universitario. L'organismo ed il li vello generale dehl.e alassi commercial'i non può
essere determinato solo da questo o da que'l iramo dell'istruzione commercia'le : non vi può essere una massa empirica, ignorante, di commercianti, ed una élite coltissima ed Jluminata : non
ne deriverebbe queU' elevamento e sviluppo omogeneo e diffuso della vita economica e commerciale. di un paese, ,in vista del1 quale tutte ·l e for me d'istruzione commerciale si istituiscono e
svo]gono . Per questo, io mi sono prima un poco
indugiato su tutta l'organizzazione del nostro insegnamento commerciale, anche inferiore e medio, pure avendo f,intenzione ... inizia1le di occuparmi solo dell'universitario. Ma, se sarebbe assurdo un perfezionamento enorme deU' istruzione
commercial1e superiore, trascurando e lasciando
rachitica e senza importanza l'istruzione commercia~e media, non basterebbe un grande sviluppo
di questa trascurando la preparazione scientifica del'le élites commerciali.
Questa verità è chiaramente d imostrata dal
fatto che i grandi mercati che da prima avevano soprattutto curato il grande sviluppo delle
1
80
ne di istituti commerciali superiori o universitarii . .È vero che fin dal 1852 si costituiva l'Istitutosuperiore di commercio di Anversa, prototipo di
tutte .Je scuole professionali superiori di commercio fino allila fine del secolo XIX , benchè a
Trieste esistesse, fin dal 1817. una scuola s,u1periore di commercio, d,i iniziativa pmvata; è vero
che scuole superiori di commercio in parte modellate sull'Istituto di AnveTsa furono costituite
dahla Francia a Mulhouse prima, a Parigi più
tardi coll' École des hautes études commercia/es ,
in Italia a Venezia nel 1868, a Genova nel 1874.
Ma questi primi esempii non furono seguiti prima dell ' ultimo decennio del secolo XIX, - da
una fioritura d ii. Università commerciali generale
ed or ganica, com'era avvenuto per 'e scuole secondarie. Inoltre, questi istituti superiori mantenevano un caratteTe professionale che non realizzava ancora il tipo scientifico de'l!l' insegnamento universitario. Ma nell'ultimo decennio del
XIX e nelf inizio del secolb corrente si sono abbastanza rapidamente moltiplicati, in tutti i mercati commercialmente più progrediti, istituti commerciali di carattere veramente universitario. Infatti, la Germania istituiva nel 1898 F H andelshochschulen di Lipsia, e queHa di Aquisgirana
come sezione del Poihecnico, e ( 190 I) di Colonia; l'Akademie fiir Sozial und Handelswissen schaften di Francoforte (1901) ; l'Handelshoch schulen di Berlino ( 1906), Mannheim ( 1908), Monaco { 191 O); l' Austria,
Export-A kademie di
Vienna ( 1898); l'Inghilterra istituiva nel 1893 la
London School of Commerce and politica[ science, riorganizzata a vera Università economico-
r
~= - = - - - - - - - - - -
IL
PROBLEMA
DELL'INSEGNAMENTO
COMMERCIALE
La magni-fica sala del Museo Merceologico del R . Istituto .)uperiore Commerciale di Venezia .
commerciale nel 1898; le Università di Birmingham ( 1900) e Manchester ( 1904) istituivano pure
una Faculty of Commerce. egli Stati Uniti, ili' U niversità di Cailifornia a Barke:ley e r Università di Chicago istituivano nel 1898 delle F aculties
of Commerce, più tardi imitate da varie altre U niversità ameriicane . ,M a questa più recente fioritura, ripeto , rappresenta un nuovo indirizzo in
confronto delle vecchie scuoile superiori di commercio ; il passag:gio da un tipo professionale ad
un tipo prettamente universitario. QuaLi sostanzia:li differenze e qual~ importanza presenta questa evofozione?
l11 tipo delJia scuo1a professionale , anche superiore, ih a sempre soprattutto lo scopo di dare agli
studenti tutti elementi di concreta, immediata
applicaz.ione nell1la vita dei commerci, Banche,
affari in genere. È limitato a sommami piuttosto
elementari l'insegnamento deUe teorie scientifìche generali; e si dà invece il massimo sviluppo
agli insegnamenti tecnici, specialistici, soprattutt? alle lingue moderne, alla contabiiità, ragionena, banco-modeHo, merceo-logia e tecnalogia .
Gli a.J.iliev,i dovrebbero acquistarrvi tutti gli ele-
menti estrinseci deMa vita commerciallle ; .impararvi , nelle concrete loro modaljtà, g:i atti, documenti, elementi deil'le principali aziende, operazioni, .rapporti commerciali, bancar.ii, industriali.
Era questo appunto iii carattere e lo scopo assolutamente prevalente d e lle scuole di Anversa ,
Mu'l house, Venezia, ecc. Massima estensione
vi avevano l'insegnamento e le eserci~zioni pratiche su tutte le operazioni ed atti detlle principali aziende commerciali. Pure le 1ingue moderne,
da usarsi nei rapporti epistolari o nel passaggio
e pe:rananenza sui principali me:rcati de1 mondo ,
v.i avevano una intuitiva funzione. La geografi~
commerciale , l'economia, la legis1a.z.ione commerciaie ed indush"iale, ecc., completavano con
inseignamenti , piuttosto sommarii e praticamente o.ng:anizzati, le materie professionail~ e speciali:izziaite.
La scuola commercial e superiore di tipo prevalientemente professionale ha poi compiuto · ulteriore evoluzione e sviluppo, diviidendosi in sezioni specialiste: ramo commercio-industria · e
meroe011'ogia; commercio-banca; commercio-co~
lonie; fìnanziaria-attuariale; commercio di espor1
1
81
6
LE
I. I. I.
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tazione ; consO'lairi. Queste ripartizioni di specia- matica e generale . La cresciuta complessità dei
lizzazione professiOlllale si sono verificate nehle rapporti economici, le vaste rdazioni di .interdiscuole superiori commerciali del Belgio , Parigi , pendenza che collegano il mercato nazionale ai
\t enezia e Roma. Il carattere igeneraJe veniva mercati internazionali, la connessione dei fatti
conservato ; ma è certo che IJ\a specializzazione ddla banca e credito con tutta la vita economicoha consentito di dare uno sviluppo più organico sociale del paese, esigono una conoscenza orgae scientifico alle principali materie d i -insegna- n ica e generale delle leggi che governano quest~
mento. Infine, una condizione .abbastanza gene- fenomeni , per potervisi o rientare, p er poter u.
rale al'Ie scuole commerciali superiori di natura tilizzare tutti gli elementi che meg!lio possono as.
professionale, è la brevità del:la scuolla, per lo sicurare i'ì successo . Un grande industriale, compiù :llimitata a due o tre corsi , il che impone un merciante , uomo d ' affari , deve poter intendere ,
carattere più sommario aUo studio d'eil11.e mate rie valutare , seguire tutto il movimento dcl 'mercameno importanti.
to interna:mona,l e , anche se ,la sua azione si svolOra, l'accennata evo,luzione a un tipo più ge in ambiente esclusivamente nazionale; conoscientifico, significa forse che la scuo~a professio- scere i prezzi , i sistemi di numeri indici, la polinale specializzata pei varii rami dell'attività com- tica bancaria e monetaria degli a!ltri Stati. in rapmerciale e deg,l~ affari, abbia perdùto ragion di porto con quello cui appartiene , che solo gJj iessere o importanza ; e forsechè vi è incompati- gnoranti e gt}i empir ici possono ritenere indipenb tlità, contraddizione, discontinuità netta tra i dente dalle influenze e ripercussioni degli altri
due tipi? lo credo rl contrario; e ne è prova la mercati. E quando un uomo è toJto dal ristretto
legge italiana 1913 sugJ}i Istituti superiora com- campo della sua quotidiana esperienza, la valumerciaili, che ha più decisamente avvicinato 'le tazione di queste più ampie relazioni, influenze ,
preesistenti scuole commerciali SUip&,i ori al tipo e1ementi, non può essere fatta che conoscendo le
unive·r sitario. Non è impossibile prosegui1re il leggi generali che essi seguono, il sistema di fecammino già iniziato, tanto più sotto l'influenza nomeni cui appartengono ed in cui rientrano.
di esempii d·rdti nel nostro paese. L ' Università
on si può concepire come un banchiere o il dicommerciale deve essere una opportuna fusione rettore di una grande Banca, che il a scuola sudi eJementi e metodo scientifico e d~ elementi periore speciailizzata in ragioneria e banco-motecnici specializzati. Ma 'l a necessità di una evo- delilo dovrebbe formaire, possa non avere una
luzione più scientifica dei vecchi istituti è ap- larga cultuira economico-ifì,n anziaria. Iii fatto si è
wrsa ·i ndubbia : ed iJ, gruppo di elementi e teorie che , in mancanza di istituti appositi, coloro che
che costituisce la caratteristica fondamentale de1 in questi campi sa~gono ai posti dirigenti, questi
nµovo insegnamento universitario commerciale elementi li debbono acquistare con un'opera di
è ·quello deolle nozioni economiche-finanziarie-sta- istruzione e studio persona.le, che diventerebbe
tistiche, ed altre direttamente connesse , ohrechè certo più facile , meno faticoso , più sistematico ,
una sistemazione più scientifica degli altri varii percorrendo una facoltà economica. Quindi, la
insegnamenti. L'alto commerciante, banchiere, Università comme·r cia le non rappresenta una soindustriale, uomo d'affari deve v,i vere e parteci- stituzione , e tanto meno un ' antitesi, coi vecchi
pare direttamente alla vita economico-finanzia- istituti superiori commer ciali, ma un completaria del suo paese e spesso del mercato i nterna- m ento d ellle discip•line tecniche, specializzate,
zionale. La conoscenza empitrica dii questa vita, col/l'insegnamento scientifico dei Tami economiquale può organizzarsi l'uomo che viene da.Ha ci, finanziarii, statistici.
pratica, a parte i casi di individuali menta!l:ità
In Italia, il' insegnamento commerciale supesuperiori - qui si parla del livello medio dii clas- ri01-: e è stato abbastanza curato. Si costituiva n el
si, sia pur ristrette - , non può essel"e che ,l imi- 1868 la Scuola superiore di commercio di Venetata, frammentaria, unilaterale, in quanto e~i co- zia, che rimane il prototipo tra noi della scuonosce in genere assai bene un certo ·gruppo di la superiore professionale peli p recedente periofatti e rapporti economici, ma non conosce gli do ; nel 1874, quel/la di Genova; nel 1886, qudla
altri e le grand~ leggi che co,llegano i•l cerchio di di Bari; nel 1903, quella di Torino. el 1906 si è
relazioni in cui vive ed opera con tutta la vita e - rio!I'lganizzato in Roma il R. Istituto di studii comconomica. L'insegnamento delle scienze econo- merciali, diviso in tre sezioni : la scuoila superiomiche è relativamente fuori posto nel:l e faco]tà re di matematica finanzia ria ed attuaria!le (istrugÌU1rid-iche, dove è considerato come estraneo, zione teorico-pratica pei giovani c'he si dedichesecondario, non omogeneo col contenuto di di- iranno a professioni ed imprese od istituti di assiritto che vi prevale, e non è certo in esse che può curazione, previdenza in genere, credito), la
formarsi l'élite dei nostri commercianti e uomini scuoJa superiore colonia!le (impa1rtisce insegnad'affari. D'altra parte, è la stessa evoluzione del- menti superiori di discipline economiche sociali
la vita economica contemporanea che impone ed amministrative relative aihle pubbliche ammiquesta preparazione scientifica hasata su una nistrazioni, carriere diplomatica e conso1lare, e cultura economico-finanziario-statistica più siste- migrazione, ufficii co'loniali , ecc.), e la scuo'1a su1
82
IL
PROBLEMA
DELL'INSEGNAMENTO
COMMERCIALE
R ISTITUTO SUPERIORE COMMERCIALE DI VENEZIA
Museo Merceologico (particolare) .
83
LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = perior,e di commercio e merceofogia, a quest' ultima essendo pure ammessi igli ufficia/li dell'esercito, del Commissariato, i funzionariri di Dogana.
Alla evoluzione di queste scuole, oltre gli e sempii dell'estero e le necessità nuove della nostra vita economica, ha certo indirettamente influito la istituzione 'n Milano, nel 1902, deilla Università CommerciaJ. e « L. Bocconi », che, preparata dagli studii del comm. L. Sabbatini, ha costiruito uno dei primi e più orrganici esempii della nuova Università commercia,le, con carattere
prettamente scientifico, contemperando opportunamente il complesso degli .i nsegnamenti teorici e generali, cQll mantenere e rruigiliorare le materie tecniche professionali. Ho sceho appunto
la Scuola superiore di Venezia e l'Università
Bocconi, come i tipici esempi.i ed indici del cammino percorso per vie diverse dal:l'Itallia nel campo dell'insegnamento commeirciale superiore.
La legge 20 marzo 1913 veniva a sistemare organicamente i 5 R. Istituti superiori di commercio esistenti in ltal'ia, avvicinanddli appunto maggiormente al tipo universitario. I titolì d' ammissione degli studenti venivano limitati alla 'l icenza
di Liceo, Istituto tecnico o nautico, R. Scuole
medie di commercio. Il trattamento dd Corpo
insegnante veniva sostanzialmente equiparato a
quel:Io universitario. I~ conferimento della laurea
commerciale coronava un triennio di studii, in
cui è stata aumentata l'importanza delle materie economico-statistico-giuridiche, riconoscendosi fondamentali ae istituzioni di diritto privato, di
diritto commerciale, marittimo, industriale; istituzioni di diritto pubblico, diritto internazionale;
l'economia po'l'itica e scienza de1le finanze; 1a statistica metodo'logica, demografica ed economica ; il banco-modelllo ; Ja politica commerciale e
legis1aziio111e doganale; computisteria e ragioneria
generale ed app1icata; matematica finanziaria;
merceologia; geografia e storia del commercio .
Vi si aggiungono almeno 4 ,l ingue moderne. V enivano mantenute e pure meglio sistemiate le sezioni speciali (consolare, coloniaJ,e , attuariale,
magistrali) di alcune scuole superiori. Stava appunto realizzandosi questa migliore origanizzazione e sistemazione, quando la guerra è scoppiata.
1
LA SCUOLA SUPERIORE DI VENEZIA.
=
======== =======- -
mercio di Venezia, questo istituto, basato allora su mezzi essenzialmente locali, nella città
donde nei secoli passati eran partite le vittoriose
galere dei nostri mercanti a recare merci e nomi
italiani nelle terre d'Oriente. Il decreto che Ila riconosceva usciva il 6 agosto 1868.
Il primo istituto destinato a formare ie classi
superiori dei nostri commercianti prendeva sede
nello storico palazzo dei F oscar i, in quello svollto
del Canal Grande che Byron disse la più bella
via del mondo. E nel glorioso palazzo c'he, sorto
forse verso il finir de-1 trecento, passato dai Gon zaga alla Repubblica, da Francesco SfOll"Za, verso la metà del XV secofo, ai F oscari, a questa
famiglia che nei commerci si era arricchita e ne
aveva accompagnata la professione pur salendo
agli alti fastigi della nobiltà e della gloria; nel palazzo che, decaduto gravemente, veniva riacquistato e restaurato dal Comune a partire dail 1835,
e dal 1851 al '66 subiva l'ingiuria di essere adibito a caserma a•u striaca, ha tuttora sede il grande Istituto commerciale italiano. Chissà quanti
dei giovani che vi sono accorsi e passati da tante
parti d'Italia, affacciandosi sul divino angolo del
Canal Grande, han guardato verso la Laguna e
l'Adriatico, sognando di far rivivere Je glorie
commerciali onde quel mare, per Venezia, era
diventato glorioso, con le ardimentose opere dei
.figli del'la nuova giovine Italia! A dirigere il nuovo Istituto veniva chiamato il g.rande economista Francesco F emara; ed anche questo rappresentava quasi un simbolo, lo scienziato siciliano
essendo stato uno dei maggiori fautori delll a nuova politica economica liberale con cui Camillo
Cavour ed i suoi collaboratori preparavano la rinascenza e lo sviluppo produttivo e commerc:iale de1'1a Terza Italia : ed il nome del Ferrara richiamava subito una larga schiera di giovani.
molti dei quali sono da quetF' epoca saliti ai gradi più alti della nostra vita commerciale, industriale, bancaria, finanziaria, scientifica.
L'organizzazione didattica, i:l tipo fondamentale della scuola è stato, si può dire, fin dallfinizio
organizzato sulle basi che durano tuttora : si istit"Giva, allo scopo di « perfezionare i ,g iovani negli
studii opportuni alf esercizio delle professioni
mercantiilli; di insegnare, oltre le pri.ncipa li lingue moderne, le orientali viventi per facilitaire le
nostre relazioni e scambii coi popoli d'Oriente;
di preparare i giovani a11le carriere consolari; infine, d'istruire quelli che volessero dedicairsi alfinsegnamento delle discipline commerciali nel'le varie scuole, specie secondarie, deltlo Stato. »1
Onde se ne organizzavano le seguenti sezioni,.
che tuttora, con varie modificazioni, esistono :
1
1
La fondazione della Scuola superiore commerciale di Venezia era un auspicio per la nuova
nazione. Appena ricomposta la Patria, si costituiva, per iniziativa di Luigi Luzzatti, che nel no1 La Reg ia Scuola Superiore di Commercio in Venezia vembre 1866 ne esponeva l'idea in una riunioNotizie
e documenti presentati dal Consiglio direttivo delln·
ne di uomini egregi, tra cui, particolarmente benemerito, i1l Deodati, in seguito a voto dei Con- Scuola all'Esposizione internazionale di Torino, 1911 (Vesigli provincial,e , comunale e Camera di Com- nezia, 1911).
84
-=====---=-----
IL
PROBLEMA
DELL'INSEGNAMENTO
COMMERCIALE
La Biblioteca dell'Istituto Supe riore Comme rcia/e di Venezia : La sala di consultazione degli studenti.
!) La sezione commercio, più breve (3 anni) in cui vengono attualmente insegnate le istituzioni di diritto privato e pubblico, il diritto comrr.erciaile, marittimo, industriale, internazionale,
1 corso di economia politica e scienza delle finanze, 2 di statistica, poilitica commerciaile e le19islazione do,gana!e, matematica .finanziaria,
merceoJogia, computisteda e ragioneria genera,l e e applicata, banco-modello, geografia commerciale, storia del commercio e quattro lingue moderne.
2) La sezione consolare in quattro anni, ove,
oltre ai precedenti, si insegnano i,l diritto cjvi!e,
costituziona!e e amministrativo, diritto e procedura pena'1e, procedura civile, storia polit"i,:::a
e diplomatica, corsi specia1li di lingue.
3) Le sezioni magistrali, tutte in quattro an ni, e che non soilb costituiscono uno sviiluppo e
perfezionamento super,i ore deihle materie commerciadi; ma debbono servire anche ad abilitare
nell'insegnamento delle discip1Line economiche e
lingue moderne; e sono 3 :
a) magistero peir l'economia e diritto, in cui
si aigigiungono la contabilità di Stato, corsi spe1
ciaJli ed esercitazioni di economia, di statistica, di
rr.atematica;
b) magistero per la ragioneria, in oui si dà
maggior sviluppo ai corsi di computisteria e ragioneria, e si aggiunge un corsp speciale di ragione.ria gienera,l e ed applicata a l posto dei corsi
speciali di economia e statistica e si limitano
ma:ggiormente gt!i insegnamenti di diritto;
e) il ma,gistern per le lingue straniere, ove alle 1]°ngue straniere si accompagnano corsi de'lla
-letteratura delle "lingue stess·e , il a storia politica,
lingua ,e letteratura italiana.
L'organismo deiHa Scuola di Venezia risulta
così complesso e ramificato in specializzazioni
non tutte omogenee. Quella che appare l a meno
consona al rimanente è i'l magistero di lingue
modierne, la cui opportunità pure si è imposta per
la deficienza ed il posto secondario che le ,l ingue
moderne hanno ne:JC.e f acoiltà letterarie, mentre
la formazione di un buon Corpo insegnante è assofotamente indispensabile ad ogni iramo de'll' i-nsegnamento commerciaile del Paese.
,I R. Decreti 1903, 1905, 1906 regolavano la
concessione ddle iJauree, e guelfo 15 Jugilio 1906
1
1
85
LE I. I. I.
La Biblioteca della Scuola Superiore di Commercio di Venezia : Le pubblicazioni commerciali .
.86
IL
PROBLEMA
concedeva il titolo dottorale, parziale parificazi01I1e formale ailile Università. L'organizzazione
iniziale durava per0 quasi 40 anni.
e1l 1905 iii
Consigtlio Accademico incaricava una Commissione di studiare ~e più importanti riforme nel1' ordine degli studi e nell'interno oirganismo della
ScuoJa ; la Commissione concludeva con una relazione pubblicata nel 1906, e le riforme proposte venivano in gran parte accolte nelle nuove
disposizioni emanate sull'istruzione industriale e
commerciale e concretizzate nel nuovo statuto
27 giugno 1909 e regolamento 13 giugno 1910.
Migliorava così organizzazione scientifica degli insegnanti, miglioravano il e condizioni finanziarie dehla Scuola e del Corpo insegnante, aumentava la partecipazione ed il contro1lo dello
Stato. Infine , anche la Scuola di Venezia risentiva deJla riorganizzazione e deJ~e nuove norme
generali introdotte dalil' accennata legge del 1913.
Molti punti particolari sarebbe assai interessante
analizzare nella vita e nel1' azione di questo importantissimo istituto italiano. Un gruppo interessante è, ad esempio , quello dei corsi 1Jiberi e
speciali temporanei, dedicati o alile lingue modeme, specie orientali (turca, rumena, giapponese, arabo, greco moderno, cinese, spagnuolo),
o a rami tecnici speciali (elettro-metalllurgia, elettro-chimica; esercitazioni dattilografiche e stenografiche ; ferrovie e porti, ragioneria dehle aziende municipalizzate, ecc. lil Museo merceologico,
a1lllogato in una delJ,e più artistiche e vaste sale
dello sp endido palazzo, è arricchito, oltre le
grandi classi di prodotti comuni, da numerose
cOllllezioni speciali di pr,e gio, sia di prndotti e
merci, sia illustranti paesi e regioni. La sua organizzazione e dotazione è stata particolarmente
curata dal prof. F . Truffi, suo vaforoso direttore ,
c'he ha completamente rinnovato il laborato,r io di
chimica commerciale, adattato al servizio dene
analisi per la Dogana di Venezia, e via via ai:rricchito di pregevoli strumenti analitici per lo
studio dd'le merci.
Assieme aJ Museo merceoilogico, una istituzionue c'he completa e sempre più completerà Ja
Scuola Superiore Commerciale di Venezia è la
sua bella Biblioteca, oggi riorganizzata neil magnifico primo piano del palazzo F oscari, intera .
mente affacciato su1l divino paesaggio dei Cana1
Grande. La Biblioteca delristituto veneziano si
è :rapidamente arricchita, pel concorso liberale
di enti pubblici e privati, di s·ngol.i autori e donato'l"i, tra cui Ja raccolta completa deil Ferrara,
ricca di parecchie migliaia dii opuscoJi oggi diventati assai rari : essa cura particoJairmente la
racco1ta della vasta letteratura sui varii rami delle discipl'i ne commerciali ed economiche, da disponibilità delle serie di pubblicazioni periodiche, italiane ed estere, di tutti gJi enti commerciali, Ministeri, ufficii statistici, Camere di Com1
r
DELL'INSEGNAMENTO COMMERCIALE
mercio, ecc. In questi recenti anni, aH'a sua riorganizzazione e sviluppo si è alacremente dedicato il prnf. P. Rigobon, antico a:l'l ievo deilia Scuola, ed attualmente ordinario di Banco-Modello e
succeduto alil' illustre suo maestro, prof. Fabio
Besta, nella Direzione d.ell' Istituto. bl Rigobon ha
particolarmente curato la letteratura economicocontabi1le; la letteratura periodica commerciale,
le Riviste, di cui vi sono ricche serie, italiane e
straniere. 111 Rigobon sta prepariando una organizzazione più vasta ed efficiente, che elevi la
Biblioteca al tipo del « Laboratorio di Economia
Politica « S. Cognetti de' Martiis >J di Torino, naturalmente specializzato neil campo commerciale
e co·llegando1o agl,i insegnamenti deil feconomia,
statistica, geografia commerciale, ecc., che si
svolgono nell'Istituto, in modo da sviluppare le
ese,r citazioni e gli studii scientifico-pratici degli
studenti, la preparazione di monografie, iil continuo completamento degli insegnamenti orali,
ecc. Infine, una i.istituzione caratteristica ed importante è J' cc Associazione fra igli antichi studenti di Ca' F oscari », ,la quale, benchè di carattere privato e spontaneamente formatasi, completa l'azione ed
funzionamento de'l grande Istituto commerciale : costituitasi circa vent'anni
fa ( 1898), costantemente presieduta datl benemerito prof. P. Lanzoni, l'Associazione dei cafoscarini ha tra i suoi scopi di mantenere uno spirituale colJegamento tra i giovani che ala' Istituto
hanno appartenuto, sparpagliandosi poi per le
vie commerciali de·l mondo, salendo non di rado le vie della ricchezza e dehla fama; con apposito Bollettino dà periodiche notizie di tutti; ii a iuta con Borse e premii alle opere mig,liori da essi pubblicate nei pr,imi anni, con piccoli prestiti
sull'onore; ne cura il collocamento, li tutda nei
iloro diritti ed interessi legittimi, mantiene, insomma, i ricordi, le amicizie, Ja solidarietà formatasi negli anni dehl:a ixeparaz,ione, anche
quando le necessità del,l a fotta e del1'la vittoria
nel campo dei comme1ci e deglli affari !hanno div,i~o! ciascuno per la sua via, i giovani fatti uom1n1.
Lo sviluppo delilla Scucila dli Venezia può essere
indicato da queste cifre. Il totafo degili iscritti per
anno è stato, negli ultimi 40 anni, il seguente :
a
1876-77
1877-78
1878-79
1879-80
1880-81
1881-82
1882-83
1883-84
1884-85
1885-86
I 886-87
1887-88
75
92
135
130
126
132
135
110
102
82
88
91
1888-89
1889-90
1890-91
1891-92
1892-93
1893-94
1894-95
1895-96
1896-97
1897-98
I 898-99
1899-900
97
109
122
115
111
129
134
152
158
133
158
167
87
LE I. I. I. - - - - = = = == = =
1900-01
l 901-02
1902-03
1903-04
1904-05
1905-06
1906-07
1907-08
1908-09
1909-10
1910-11
1911-12
1912-13
1913-14
1914-15
1915-16
169
174
179
195
186
173
177
177
==
= == == = == = = - - - - - = - - - - - - -- - - - - - - - - -
188
196
201
222
267
285
360
306
Per la provenienza regionale, questi 6338 iscritti si distribuirono così :
T otale provenienti
i critt i
dal 1876 al 1910-11
Venezia (città}
Province venete
Lombardia
Piemonte
Ligu ri a
Emilia
Toscana
Lazio
Marche, Umbria, Abruzzo
MerÌdionali
Sicilia
Sardegna
Austria-Ungheria (cOIIIlprese
le province ital.iane)
Svizzera
Turchia
Altri Stati
T otale provenien ti
isc ri.tli
dal 1911 al 1915-1 6
77
273
147
55
858
1102
374
136
62
354
9
159
157
13
118
229
136
26
296
62
301
602
346
152
I
26
93
9
9
41
17
95
Come si vede, se cospicua fu la partecipazione
deillle regioni più vicine, largo fu pure l'accorrere da lontane regioni, i cui giovani avrebbero piu
comodamente potuto fermairsi in più vicini Istituti. Quali risu ltati ebbero queste frequenze, e
quindi tutta l'azione dell'Istituto, in quaili campi
d'azione finirono d1e preparazioni consentite dai
suoi insegnamenti? Dati comp1eti non esistono:
ma, su circa 850 laureati e diplomati dalll' Istituto,
ho potuto calcolare questa sommaria distribuzione ne'll e viarie professioni, impieghi, attività industliialli, commerciaili, amministrative, ecc. :
Diventarono : proprietarii dirigenti, soci, gerenti, ecc., in proprie aziende commerciali, industriali, agricole, rapp:resei1tanze, ecc., 142 laureati. - Diriettori, contabili, impiegati in aziende commerciah-industriaJ.i, viaggiatori di commercio all'interno o aU' estero, istitori, amministratori di case e patrimonii: alil' estero, 50 laureati; in Italia, I 07. - Direttori od impiegati di
Banche, banchieri, agent•i di cambio : 79. - Direttori, impiegati, aJgenti e irappresentanti di imprese di assicurazione : 33. - Liberi professionisti (Tag·i onieri, periti, consulenti, ~legali) : 40. Impiegati, direttori, ispettori di ferrovie pubbliche e private, in ltailia ed all'estero : 12. - Con-soli: 23; addetti comolari commerciali: 2. 1
(Continuazione e fine al prossimo numero).
Impiegati ne~ ufficii delle Dogane, Corte dei
Conti, Tesoro, Ragioneria dello Stato, Commjssariato : 23. Impiegati, segretar•ii, direttori,
amministratori di Camere di Commercio, -e nti locali e morali; impiegati di amministrazioni estere : 56. - A l tri impiegati de]lo Stato (Finanze,
Interni, Agricoltura, Industria e Comm., ecc.):
62. - C'è, infine, iil 1gruppo dei professori formati dalle sezioni magistrali: di e conomia, scienza
delle finanze, statistica, diritto, geografia commerciale : 48; di 1ragioneria, computisteria, , banco-modello : 98; direttori o professori di altre mate;ie : 13; lingue ~oderne : 65.
Scorrendo questa 'lista, mo-l ti nomi vi si potrebbero rilevare di uomini che, in ogni campo, altamente ne fecondarono gli insegnamenti: grandi industriali come i!l Binda, l' on. Odorico, ecc.;
banchieri, come l'on. Stringher, '1'on. Litta, ecc . ;
persona1ità della burocrazia, come il Dragoni; economisti insigni, come il prof. F. flora delll'Università di Bologna; R. Dalla Volta, direttore
dell · Istituto Alfieri di Firenze; i professori A.
Bertolini, Bera:rdi, ecc.
E le cifre dicono come la preparazione abbia
servito a tutti i rami delil' attività commercia,l e : a
formare '1a buona cultura dei proprietaria di imprese; la parte superiore del grande eserrcito degli impiegati del commercio, banco, assicurazioni, ferrovie; i professionisti ; gtli impiegati delle
amministrazioni contabili, i futuri preparatori
di un'altra gioventù commerciante.
lel suo complesso però, - a parte il a frequenza numer.ica di studenti -- l'Istituto di Venezia,
dopo un periodo di grande floridezza, sì che divjdeva col Belgio il primato de11 'istruzione commercialie superiore, ha attraversato un periodo di
deoadenza, o rallentamento, ie cui cause in gran
parte risalgono a condizioni generiali a tutti i nostri Istituti superiori di commercio, e che i provvedimenti presi dal I 906-90 7 alla legge 1913 tendono ad eliminare.
Esso attraversava, aHo scoppio del'la guena,
ed attraversa, un peiriodo di riorganizzazione.
Giova augurare che, durante la guerra, g!i uomini eigr,e gi che vi lavorano , preparino qu ene ulterior.i modificazioni, quei nuovi indirizzi ed iniziative le quali, senza interrompere le gloriose
tradizioni dell'Istituto, lo collochino in modo definitivo nel rango universitario, che deve, coi suoi
confratelli, avere, diventando o, megl:io, continuando a diventare sempre meglio più efficace
fucina della élite economica che dovrà domani
ricostituire la ricchezza de,llla patria e ritentare le
vie diel mondo commerciale, con l'eroismo e l' avventuroso ardimento che in questi giorni inghirlanda di glpria le opere dei cafoscarini sui campi
di battaglia .
Gino Borgatta
già processore di economia politica,
politica commerciale e legislazione
doganale nel R. Istituto Superiore
Commerciale di Venezia
GLI OSSERVATORII
INDUSTRIALI E COM::
MERCIALI DELLE I. I. I.
IN TUTTO IL MONDO
I Ra.pporti del mese di Ma.ggio da.:
A tene - Bangkok ( Siam ) - Ba.rceUona. - Bom~ (Congo Belga. ) - Londra. - Madrid
New York - Parigi - Shanghai.
(Nostri servizi particolari)
ATE
CIO' CHE
~
E
PUO' ACQUISTARE IN GRECIA.
Ho segnalato già l'interesse che nel momento attuale
ha il commercio greco di fornirsi s,ul mercato italiano e la
conseguente forte domanda di nostri prodotbi da parte di
Case greche. Osservo ora che anche i nostri industruali
hanno convenienza di acquistare dalla Grec<ia alcune materie prime, che in tempi normali impoTtavano da altri paesi produttori di Europa e d'altri continent,i.
Questa reciprocità di interessi ha portato ad un accordo
fra i due Governi per lo scambio dei prodotti più necessa rii. La Grecia, povera di industrie , ha bisogno, più che al.
tro, di prodotti manifutturati , ma essa ha anche assol,u to
bisogno del nostiro zolfo per combatJtere le malatt ie dei vigneti e assicurare in tal modo la produzione dell'uV'a di
Corinto, che costituisce la principale s,ua ri,s orsa , la cui
mancanza sarebbe esi.zia.Je per l'economia qel paese.
No-i possian10 ora comprare in Grecia:
a} il tabacco, di cui si fornisce direttamente la nostra
Amminis,t Tazione de1le Privative;
b) le pelli ovine e caprine, del peso non superiore ai
120 chirlogrammi, i cento pezzi, per l'industria delde ca1zature, dei guanti , dei marocchini, oltre che per la confezione di pelliccie per i soldati;
e} la colofonia, o pece greca , per La fabbnicaz.ione del
sapone, della carta, delle vernici e degili espLosiv'i ;
d) fra i minerali : la magnesiTe, per la preparazione
del materiaile refrattario per gli alti forni; e la cromite,
per le munizioni;
e) i rottami di ferro ;
f) la va,l,Lonea, per la conci.a delJe pelli;
g) gli stracci, per la fabbricazione dellla carta;
h) i bozzoli ;
i) le f,e ccie di vino , per l'estrazione del c remore di tar.
taro;
l) le ossa di animaJJ, le budella secche di ovini, e altri prodotti dli, minore importanza.
Lo smeriglio di Naxios , occorrente per le munizioni, o ltre
che per la fabbricazione di altri ogget'bi di metallo, del vetro e della porceLlana, non si può , nel momento attuale , ri.
bi.rare direttamente dalla Grecia, poichè, ad evi,tare pericolose speculazioni, il Governo francese , d'eiccor do coi Governi al1leati, ha monopolizzato tutta la produzione greca, costituendone depositi a Marsiglia, di dove gli industriali delle nazioni alJeate possono ri bi rarlo nei limiti delle quant ità
assegnate a ciascuna nazione, facendone domanda al Ministero francese degli Armament i.
Soggetti a divieto assoluto di esportaz,ione dalla Grecia
sono più specialmente la lana sud,icia e l'acquaragia , per
il b isogno che se ne ha in paese .
Quanrto all'ol~o d'oJ.iva, che noi a,v remmo interesse d i
compriare quest'anno dalla Grecia, il raocolto greco , seb bene sia stato i,n generale abbondante, è ritenuro non sufficiente per il çonsumo locale, dato che si dovrà sopperire
con l'-oHo d'oliva alla mancanza del burro , dei grassi in ge.
nere , del perrolio e dei lubrificanti, che non si possono,
P..eMe attuali difficoltà, importare dall'estero .
Date le peculiari suesposte cond1i2'Jioni, già si trattano fra
i due paesi ottimi affa11i, che potrebbero svil,upparsi su vasta scala con rec,ipnoco vantaggio non solo per il presente
ma anche per Le relaziioni del dopog1Uerra , se non facesse ro difetto i mezzi di trasporto sulle linee marittime, se da
noi si fosse più larghi e più solleciti nel ri!.ascio dei permessi di esportazione , e se non vi fossero tante altre diffic oltà
derivanti dalla situ~zione, fra le qua!li va segnalato il ritardo con cui, in Italia più che altrove , si proce.de alla spe.
diziione e alJa consegna dei telegrammi di commercio.
La eliminazione, nei Hmiti del possibile , di questi incopvenienti forma tuttavfa oggetto di strudào da parte delle no s tre Ammiinistrazioni governative e dei R. Uffi cà di Gre cia. - C. D. M.
89
LE I. I. 1·.
- - - - - - - .-- - - - - - - - = - - - - - = - = = - - = = = = = = = - = =-==
BANGKOK (SIAM)
UNO SGUARDO AL SIAM - PAESE D'AVVENIRE - LE RELAZIONI CON L'ITALIA
UN CAMPO ALLA NOSTRA
ESPORTAZIONE.
Che cosa è il Siam? Un paese quasi sconosciuto in Italia, dove si era usi finora gruarda,re aU 'Estremo Oriente
come ad una terra del sogno, alla sconfinata regione di
cui, seicento anni addietro, Marco Polo, dalla prigionia
genovese, aiveva dettaite le prime impression'Ì entusiaste .
Un vago codino ondeggiante sopra una variopinta tonaca di seta , due punti interrogat ivi emergenti da un minuscolo paio di pantofole pechinesi, due occhietti obliqui e
ammiccanti ... le <e geishe :o, il fior di loto, un par-aventino
col <e F uji :o fumante e le rondini, dai nidi preliballi, starnazzanti sopra un paesaggio ~reale : ecco che cosa 1'Estremo Oriente esprimeva alla massa gr:ig,ia del pubblico
italiano. Non poca parte nella criistall:izzaiione di questo
c oncetto di maniera, era dovuta a ciò che artisti, scrittori,
cor,rispondenti in missione romanzesca, si erano forzati di
vedere e di fair scorgere dti un mondo ohe non ha nulla
di fantastico se non nella fantasia di chi se lo foggia in tal
guisa; di paesi, d i fogge e di abiti primitivi che non hanno alcunchè d i strano per chi consideri l'abito come estetica espressione del rapporto fra uomo e cldma, fra costume e credenza religiosa. Tutto ciò, diluito nella prosa
scintillan te di qualche virtuoso dell'articolo, di un tourist che della vita di un paese non può afferrare che il lato superficiale e fuggevole, aveva creato quell'eterno cliché
esotico, caro alle bas-bleus sospiranlli ai lan,guidi meriggi
tropicali , ai tramonti d'oro, alle grug,lde degli wats misteriosi e giganteschti : o a qualche pseudo intellettuale rimast01 nel sogno voluttuoso dell'adolescenza.
Qual campo immenso di interesse non presenta invece
l'Estremo Oriente , ormai nostro alleato e sos,pinto s,u una
rapida via di progresso, nel suo dup1ice aspetto economiico
e politico I L'India, la Cina, il Giappone, il S.iam. Vediamo cogli occhi della realtà ciò che si presenta al nostro
angolo vis uale.
* * *·
on vonei qui ripetere ciò che, iin molte occas ioni, su
d iversi giornali, ebbi agio di diire di questo paese, il quale
acql.llistò forse una qualche notorietà in Italia per avere
partecipato ufficialmente alla Esposizione di Torino del
1911 e per aver recentemente istituito una Rappresentanza
Diplomatica in Roma. Un Regno assoluto e una Monarchia temperata, un Sovrano iJlurninartJo, di idee liberali , e
una casta di nobild eletti, parteoipanlli a:lJ'alta amministta-zrione, circondati da una ossequente teoria di burocratici ,
fra i qual,i accenna a crearsi una b01rghesia ; un popolo
che non discute gli avvenimenti che per verba magistri,
col cervello, cioè, dei p:roprii dirigenti ; ecco un insieme
atto ad essere foggiato con non troppe difficoltà e incanalato verso una meta di reale progresso.
Dal gtiorno fa cui la Francia, forzato iil passo dti Paknam
(21 h1glio 1893), intimava al Siam queliI'ultimatum, seguito da una breve campagna, che urtò le s,uscettibilità indigene e seminò rancori solo oggi assopiti, aill' epoca dei dissidi,i fra Inghilterra e Francia per il predominio su questo
paese, defindti ,colla Convenzione ang:lo-francese del 15
gennaio 1896, che ga!I'antiva l'iiintegtjtà delila vallata del
Me-Nam (creando così l'État-tampon fra i possedimenti
dei due potenti vicini), sino all'ultimo Trattato anglo-siamese, che arrotondò i Federated Malay States bTitannici
di tre doviziosi Sultanati, in oambio deHe cedute Capitolazioni, mo1t'acqua è passata sotto i ponti, in parte ita-
90
Hani, di questa capitale, ed una g,rande evoluzione si è
compduta nella politica estera ed interna di questo paese .
P.rendendo le mosse da:lla interpretazione tedesca della
g,uerra sottomarina , contro la quale , in quaLità di firmatario
delila Convenzione dell'Aja, elevò queUa protesta (13 marzo 1917) che, rimasta senza eco, condusse alla dichiarazione di guerra agli Imperi Centrali (22 lugl io 1917), con
relativo iinternamento dei sudditi austro-germanici e liquid~one delle I-oro propr;ietà, ,questo Governo, il cu i
Deus ex machina è Rama VI medesimo , ha tenuto a porre in rilievo il concetto, ricorrente i,n ogni sovrana allocu zione, così come a guisa q.i refrain , in ogni puM>lico indirizzo, di voler essere considerato minor inter f3ares nella
grande famiglia delle nazioni.
In altre parole, si as,pira di veder cessato il Reg,ime Capitolare, marchio patente di ,u na civiltà meno progredita
e di concerioni etico-religiose ormai superate , considerato
oggi, politico entrave allo svolgers i delle libere istituzioni.
***
Il Siam ha un avvenire di grande prosperità dinanzi a
a sè, quando le risorse agricole saranno messe in p iena
efficienza, mediante vaste opere di irrigazione, g,ià progettate, ed una ~a,vìa politica economica venga inaugurata ,
atta a sottrarre H, contadino all'usura e a permettere il
frazionamento e la coltivazione di vaste estensioni di ter,reno tuttora incoke. Il sottosuolo , ricchissimo dei più ri cercati metalli, sarà poi suscettibile di più largo rendimento , quando verrà sfruttato con moderni metodi scientifici .
Inoltre , tostochè, a guerra finita, un assetto definitivo sia
dato alla politiica estera del paese, colla abolizione del Reg,ime Capitolaire e la emancipazione da influenze troppo
interessate, questo Governo non sarà più diffidente e guardingo ne1l'accettare quei capitali che occorrono per porre
mano alde g-randi opere che dovranno portare il Siam ad
uno stato fiorentissimo. Sarà allora una nuova epoca che si
schiuderà nella storia di questo paese, di cui noi dovrem mo ipotecare almeno una piccola parte di simpatie e d i
influenza .
* **
I~ Siam ha un bilancio che si aggira in media sui 70
milioni di ticals annui, un debito pubblico di otto milion i
e 750 mila lire sterline, una importazione, in cifre tonde ,
di ottanta milii.o~ ed una esportazione di drca cento milioni di ticals per il solo porto di Bangkok. Per ben comprendere il valore del tical, diremo che, in base al Gold
Standard Act (1908), ticals 13, o , al massimo, 13,33, equivailgono ad una lira ster'il,ina. Il rapporto fra la lira italiana
ed il tical è quindi det.erminato dalla cross rate fra Londra e Roma, non esistendo una corrente significativa d i
affari fra il Siam e l'Italia.
La nost:ra importazione, che è oggi nulla a causa della
impossibilità di ricevere merci dall'Italia, era, in med i<a , d i
500.000 ticals annui, e la esportazione, per i tre quarti
fatta indirettamente, oscillava, saltuariamente e senza
progressi.viità alcuna, dai 96 mi-la (1915-16) ai 4000 ticals
(nel 1916-17).
È da notarsi che l'anno siamese comincia col primo a,pri-le e finisce il 31 marzo.
Gli interessi italiani non possono dirsi rilevanti, ma notevoli e soprattutto s,uscettibili di maggiore incremento.
Sopra una quarantina di nostri connazionali, tutti in
buone posizioni, la maggiior parte sono impiegati presso
le varie Amministrazioni statali, e parecchi - dietro suggerimento del nostro Rappresentante Diplomatico in Bangkok - vennero anzi recentemente richiamati dal servizio
militare per riprendere i loro posti, alc uni (alle Ferrovie
del Nor.cl) in sostituzione di elementi tedeschi. É poi pro-
GLI OSSERVA TORI/ INDUSTRIALI E COMMERCIALI
babile che ingegneri, architetti, artisti, capomastri, ecc .,
già apprezzati in questo paese, possano larsi p~Ù larga strada in un prossi'mo avvenire.
Il commercio italiano è rappresentato da due ottime Ditte, qui stabilite da Lunghi anni.
Colla cessata impo.rtazione austro-tedesca vi sarebbe stato un momento Javorevalissimo per il nostro commercio,
ed a suo tempo - dall'ottobre 1914 fino ad ieri - non ci
stancammo di segnalare l'eccezionalità dell'ora. Ragioni
in parte preesis tenti. mancanza assoluta di bandiera mercantile nazionale in questi mari, insufficienza di mezzi e
sca:rsa pireparazione -in patria al grande commercio di e sportazione per l'Estremo Oriente, appoggiato dalla Banca - per non parlare dei divieti di esportazione e di tanti
altri incagli econom ici ed amministrativi - impedirono assoil,utamente di valers,i dell'occasione .
on d~scutiamo qu i
ciò che si sarebbe potuto fare ; poniamo solitianto in riliievo il fatto. Senonchè, vi sarebbe ancor tempo d1 preparare qualche cosa di concTeto per il dopoguerra.
Per non citare la Gran Bretagna, attiva a.cl oltranza e
realizzante profitti lautissimi, ed il Giappone, che trova
finahnente un rapido smercio a tutta la sua camelote confezionata sul modello tedesco ; la Francia - che ha qui
una Banca importante - già si prepara, col,l a istituzione di
una Camera di Commercio franco-cinese, a gettare le basi di una più vasta ~ntrapresa in questo paese, preludio ai
nuovi Trattati che verranno conclusi, ove, naturalmente
mediante compensi, come già prima, all'epoca dell'a:bolizione delJ e Capitolazionii in riguardo dei protégés asiatici,
si, cederanno i d~riMi in extra-territori-al.ità anche per i cittadini francesi. E l'Italia? La questione ha certamente dovuto essere posta sul tappeto e messa in opportuno rilievo: è quindi vivamente da sperarsi che essa non farà la
grande .rinuncia per un miserrimo piatto di lenticchie , nè
tanto meno in base a quell'idillico principio (che nessuno
pensò mai d:i. tradurre in pratica), mediante il quale una
teor.i.a ci afferma dovere le Capitolazioni cadere ipso facto
quando le ragioni che le determinarono (civiltà arretrata ,
ecc.) siano venute a mancare.
È storia di ieri l'ultimo nostro Trattato (8 aprile 1905),
col quale, senza alcun compenso nè verun pratico intend imento, si cedettero i diritti di extra-territorialità per alcune provincie del Nord. Errare humanum est; perseverare
diabolicum, o, megLio, inverosimilmente ingenuO' in questo caso. Riflettiamo , quindi, e non attendiamo che il fatto compiuto da parte di altre Potenze ci costringa a rimanere colle proverbial,i mani nette di infausta memoria.
***
Non è oggetto, di queste brevi note l'addentrars,i nella
delicata questione degli eventuali compensi da ottenersi
da parte nostra. A prescindere quindi dal compito che a vrà la nostra diplomazia nel segnalare e preparare il terreno favorev.ole a nuove stipulazioni cementanti più strette
relazioni fra l'Italia e il Siam, e riferendoci al nostro commercio di importazione e di esportazione, vi sarebbero dei
mezzi per cercare di estenderlo maggiormente. Il Siam importa tutto dall'estero, nè è probabile che per lunghi anni
ancora si abbiano a stabilire grandi industrie loea'.li. Ad
eccezione delle acque gassose, del g,hiaccio, del sapone e
del cemento (di cui si importano pure grandi quantità), il
Siam è per il resto tributario dell'Europa , dell'America e
del Giappone. I soli manufatti di cotone e di lana, di seta
e di lino, le stoffe varie, i fili cucirini, ecc., formerebbero
un ottimo sbocco alla nostra fio·r ente industria tessile e
c.otoniera. Le maniifatture di metaillo (ferro, acciaio, zinco), giH apparecchi elettrici, le automobili, le motociclette, Je biciclette e loro accessorii, il materiale ferroviario, le
armi e le munizioni, i manufatti di caucciù, i prodotti chim ici e gli apparecchi fotografici, gli apparati scientifici ,
le orologerie, la carta ed i manufatti di carta, i medicinali , i cappelli, i saponi e le profumerie, i marmi e le
opere d'arte, le pietre per industria, il mobilio in legno ,
gli ombrelli, le chincagLierie, le cdltellerie, i rasO'Ì , le forbici, gli attre~ per l'agricoltura, le macchine per mulini
da riso, ecc. ecc., ecco un canipo vastissimo nel quale la
nostra industria potrebbe affermarsi.
Le conserve e tutti i generi alimentari in iscatola, gli olii, i vini, gLi spiriti, ecc., potrebbero egualmente formare
un discreto cespite per la nostra ~portazione.
Il S iam esporta: riso, legno di tecco e stagno: i tre prodotti principali del paese, nonchè: wolframio, piombo,
benzoino , stickkc, gomma , cardamomo , spezie varie , pelli di vacca e di buffalo, pepe, legno d'ebano, sapan ed
altri legnami preziosi, avorio, pell.i di armadillo, ossa d i
tigre e nidi di rondine, questi ultimi articoli esportati soprattutto in Cina, ove servono alla alimentazione prelibata o alla farmacopea indigena.
Oià altrove (in Rivista Coloniale e Caffaro), ho prospettato, anche recentemente, la vitalissima questione della nostra linea di navigazione per questi mari, condizione esser.ziale perchè una seriar e proficua corrente d'affari pos sa essere stabilita fra l'Italia ed il Siam. Qui dirò che non
sarebbe inopportuno che l'iniziati.va privata fosse in qualche modo appoggiata, e non esito ad affermare che una
grande Società anonima per il commercio di ~portazione
e di esportazione, con servizio bancario e Agenzia di navigazione, potrebbe di un colpo far progredire il giro di
affari fra i due paesi. ·
Per cominciare, occorrerebbe intanto che i nostri esporwtori si riunissero in gruppi o Consorzii, a seconda de i
d iversi centri produttori, e, con un contributo relativamente modesto in paragone degli utili da ricavarsi, mandassero ogrui anno viaggiatori con campionarii assortiti ,
quailora non si volesse l'istituzione di una Mostra campionaria rpres o la R. Legazione in Bangkok, come già fu
proposto dal ministro d'Italia in questa Residenza. Tale
Mostra permanente, la quale dovrebbe comprendere ogn i
sorta di prodotti italiani, cataloghi, listini, ecc., che gli indu striali dovrebbero tene:re al corrente, richiederebbe una
spesa annua relativamente non elevata, e, se affidata a
persona intelligente, varrebbe a formare come un piccolo
nucleo di informazioni , in grado di fare opera utile di penetrazione. Essa potrebbe stabilire rapporti diretti fra compratori solvibili e produttori in ltaiLia, intermediaria la
Banca, che, con facilitazioni, potrebbe agevolare le operazioni, garantendole.
Lo stesso dicasi per l'esportazione, per i cu.i articoli det to ufficio spedirebbe campioni, informazJoni. ecc., étl, Consorzio degli importatori, che dovrebbe formarsi in Italia in
seno a quello degl,i esportatori medesimi, per rendere gl i
scambii più diretti e coordinati.
Queste, i n breve, le Linee generali della questione a un
tempo politica e commerciale, che merita peraltro l'attento esame dei nostri competenti. - G. B.
BARCELLONA
LE POSSIBILITA' DEL MERCATO SPAGNOLO.
Il di-r e che la Spagna è un mercato ben poco conosciuto
in Italia, non è o'he ripetere per la ennesima volta la stessa cosa: sarà, se mai, molto più interessante cercare i
motivi di ta1e anomalia, ed insieme anche il rimedio.
Senonchè, i motivi non sono nè strani nè illogici. L'Italia cominciava già a stabilirvisi con qualche vantaggio su
91
LE l. I. I.
questo mercato, quando ancora non aveva la forza dii espansione commerciale che ha al giiorno d'oggi; disgrazia.tamente, sopravvenne la rottura commerciale fra le due
nazioni con la conseguente guerra di tariffe, che, mentre
nessun danno recava alla Spagna, dava: invece un ben duro colpo alla nostra corrente di esportazione. Infatti, l'Italia
rompendo le relazioni commerciali, si limitava ad applicare la sua tariffa generale, la quale, in defìnitiV'a, se è più
elevata delle tar.iff e convenziionali, no,n lo è maii tanto da
.risultare proibitiva. La Spagna poteva continuare la sua
importazione in l>talia con così poco sacrificio, che, invece
di vederla diminuire, la vide aumentare progressivamente.
Per contro, lra Spagna, che ha un sistema doganale più
logico del n,ost.ro, ossia la tariffa a due colonne , delle
quali la seconda sarebbe come la nostra tariffa generale,
appJicò la prima colonna alla nostra iimportazione, col,pendo così duramente le nostre industrie e stabilendo un vero
e proprio dazio proibitivo, tanto che la nostra impor:taz,io ne in lspagna subì un tracollo del 50 per cento, mentre
nello stesso tempo aumentavano la loro importazione F rancia, lnghiLteua, Germania ed altre nazioni, che sono superiori a noi di cinque, sei ed anche sette volte.
NO!Il dobbiamo però credere che sfa la guerra di, ta.riff e la causa vera ed unica per cui ci troviamo quasi assenti sul mercato spagnolo: questa, se mai, ci avrà fatto
perdere molto, ma a!Ilche prima del 1904, epoca delJa rottura, noi eravamo ~ora ben poco conosciuti sul mercato.
La guerra di tariffe, più ancora che materialmente, ci
dannegg,iò mO'ralmente, distog,liendo il commercio italiano
dal pensare al mercato spagnolo, e questo è · tanto vero,
<:he, appena avvenuta la rottura,• cessò quasi completamente l'iimportazione di molti prodotti italiiani che pure
non erano affatto colpiti dall'applicazione onerosa delle tariffe. Così l'Italia, dopo aver curato questo mercato , lo ha
poi abbandonato quasi del tutto, mentre le sue energie,
il mi,r abile risor,g ere delle s,ue industirie avrebbe potuto
darle un posto avanzato fra le sue concorrenti.
Infatti, la Spagna, ricchissima di materie prime, è industrialmente povera e riceve dall il'estero quasi tutto quan to va sotto .i;! no.me di articolo fabhricato. T og:liendo i prodotti della industria del sughero, dei oaip,pelJi di paglia e
della industria tessile, si può dire che per · i manufatti la
Spagna è completamente tributaria de11' estero. Il mercato
offre per l'Italcia le seguenti caratteristiche: poss,i bilità per
noi di trovare qui le materie prime che ci mancano per
l'incremento sempre maggiore delle nostre industrie; opportunità di coll.ocamento qui del capitale italiano che dovrebbe entrare a far parte delde im!J)rese minerarie e siderurg,iche spagnole ,p er lavorare qui il mJneraJ.e e portare
in lta!Jia ghisa, l,ingott1i dii rame, ecc., eliminando la gravosa
spesa di trasporto dii mineraila il cui 50 per cento rappresenta pura perd•ita; possibilità di assicurare qui un ottimo
sbocco alle nostre industrie, sostituendo molta parte de!Ja
importazione tedesca ed austriaca.
A questi vanta,ggi, altri se ,n e a.gg,i,ungono, quali la vicinanm fra i porti italiani e s,pa.g,noli, il gusto ed uso spagnolo analogo aJ:l'italiano , così da n001, costituire necessità
di portare profonde alterazioni nei nostri generi dri fabbricazione, l'analogia del Hng.uagg,io, e s~attuto la simpatia reciproca fra le due nazioni soreilJe. Ed aggi,ungia:m o
pure la n~cessità di aumentare le nostre relazioni commercia!~ colla Spagna, perohè le stesse concorrano a rendere
più stretite le relazioni intime fra questi due paesi che, assisi entrambi sulila ricca sponda dello storico Mediterraneo ,
testimone delle loro fortune, e seg.natii entrambi della gloriosa tmpronta del genio latino, sono destinati ad essere
sempre più strettamente uniti sulla viia del progresso. -
C. B. A.
92
BOMA (CONGO BELGA)
UN VASTO CAMPO PER L"INDUSTRIA COTONIERA.
Molltissimi sono i oataloghi, mandati qui dall'ltaHa, d i
macchine in generale , instahlazi,oni elettriche, materiale da
costruzione in ferro, materiale fenoviario, automobil.ti e sirr.il,i. Forse, data la siruazione neHa quale si troverà l'indus!Jria bel.ga alla fine della guerra, si potrà ottenere l'ordì.
nazione di qualcuno di questi articoLi in, Italia; ma sarà
questo urn commercio occasionale, poichè è noto che la
nostra industria sidemrgica in genere non è in cçmdizione
di battere la concorrenza di queLla belga.
Pochissimi s ono i cataloghi ricevuti riferentisi invece al la nostra industria cotoniera', meroerie, cappelli, biancheria; pochissimi quelli .riferentisi ai vini; nul,l a per quanto
rig,uarda i viv~ri in scatola, paste alimen<tarJ , olio, formaggi. Irnvece, era precisamente su questi prodotti della
nostra industria , che in quantità apprezzabile già giungeva.no indirettamente, e continuano a giungere indirettamente, su questo mercato, p11ovando così di battere le simi>la.ri industrie estere , che il Consolato dii qui aveva in
molti rapporti richiamate all'attenzione del nostro commercio.
I nostri commercianti debbono persuadersi dell'iimportan.
za che questi:> me,r cato va assumendo. Lo provano le statistiche comparative delle importazioni di alcuni articoLi p iù
interessanti, che s,ono di coris,umo degli e•uropei (oggetti
di vestiario, biancheria, mercerie, vi:veri, vini), e di consu mo degli indigeni (cotonate, biancheria ordinaria, oggetti
di vestiario, mercerie ordinarie, chincaglierie) .
E non esito ad affermare che l'aumento che si osserva
nei consum,i con tinuerà in progressione geometrica, perchè
iLlim Ìfllate sono, si può dire, le ricchezze naturali di questo
immenso paese, che cominciano solo .ora ad essere sfruttcte; e il certo svi'lupp,o commerciale al quale esso assurgerà rapidiissimamente, aumenterà il consumo degli articoLi per i ndigeni e chiamerà qu i un g,r an numero di europei , aumentando così anche il consumo degli articoli ad
essi destinati.
Dovrebbero essere ma-ndati a questo Consolato campion i
e catalog,hi di t,ipi di cotonate, d i. « Blaudruck », di cc kak » ,
di varie qualità, di coperte di cotone per una persona. d i
« drill » varii imbiancati, di fazzoletti stampati, di biancheria personale , cappelli, ombrelle, mercerie, avvertendo che questi articoli debbono comprendere generi abbastanza fin~ per europei, e ordinairii per indigeni.
Cataloghi per generi alimentari, vestiti fatti per uomo ,
ragazzi e bambini, in « driU » bianco e cc kak,i » varii, bianc heria da taivola, da letto e da toilette, scarpe di tela e
cLi cuoio.
Sia tenuto presente che I.e pezze di tutti i tessuti debbono avere una lunghezza di yards 7 e mezzo, ad eccezione
dei cc drill » bianchi e « kaki », le pezze essendo d:i 40 a
50 vards.
I~fìniti sono i tipi di cc Blaudruck », le pezze dovendo
però avere un'altezza di 30 a 32 pollici.
Sia anche ten1Uto presente pel futuro che, qua!Iltunque
qui sia ufficialmente in vigore il sistema metrico decimale ,
tutte le trattaziani per tessut,i so,no fatte sulle misure inglesi. Sia pure tenuto presente che la Ungua del paese è la
francese, e che perciò i cataloghi debbono essere redatti
in questa lingua.
In nn recente viaggtio che feci a K inshassa, H più grande centro commerciale di questo paese, ho preso accordi
col presidente di quella Camera di Commercio per fare
anche colà una esposizione di cataloghi e campioni ita-
- - - - - -- - - - - - - -- -- --
GLI OSSERVATORI/ INDUSTRIALI E COMMERCIALI
liani. Se il nostro commercio vorrà mandare catalogihi e
campioni, che siano ben presentati, di facile spoglio ed
esame (per i tessuti, jn l.ibrti, come alcune Case fanno già},
non duibi&> punto che si giungerà ad un risultato pratico.
LONDRA
LIBERA AMMISSIONE
DI MERCI ITALIANE DI VIETATA IMPORTAZIONE.
In v irtù di un accordo recentemente concluso fra il
GoveTno italiano ed il Governo britannico, le seguenti
merci di vietata importazione sono ora ammesse h"beramente nel Regno Unito quando siano di proven ienza italiana : Tessuti di cotone in pezza, tinti, stampati e colorati,
comprese le tappezzerie, passamanerie e galloni; Guanti
di pelle e di stoffa; Cappelli; Bottoni; Stringhe e lacci da
scarpe; Nastrino vegetale; Reticelle per incandescenza;
Scope e spazzole; Cornici e aste dorate; Articoli di fan tasia (escluse bambole e giocattoli); Vini, compresi il Vermouth, Marsala e Fernet (secondo le disposizioni doganali ora in vigore , l'estrazione dei vini dai magazzini doganal.i è però limitata a quantitativi corrispondenti a quelli
sdaziati nel 1916).
Per i manukttii di seta era già staita concessa la libera
importazione sin dal settembre dello sco,r so anno, e per le
aJtre merci non incluse nel.ila lista suddetta restano in - vigore le concessioni di importazione sotto 1,icenza, in quantità ridotta, fissate n.e l 1916.
Con questo nuovo accordo, che sarà certamente bene
apprezzato dagli industriali Jtaliani, è stata finalmente accordata la libera ammissione nel Regno Unito delle merci
che hanno maggiore importanza per iJ nostro commercio,
e dobbiamo essere grat i aJ Govemo britannico di tale provvedimento che avevamo insistentemente invocato con i1
pieno 'Convinci.mento che le derogihe a~ divieto a favore
delJe merci italiane non av1ebbero in ailcun modo agg,ravata la si tuazione del tonnellaggio.
MAD R ID
UNA GRANDE OFFICINA METALLURGICA.
Si annuncia Jia sbipulazione di un accordo fra BaJbcock
e Wilcox , grandi costruttori inglesi dii caldaie , ed un grup-
po di capitaListi di Biilhao, per la icreazione in questa dt tà
di runa offic-ina meta:llur-gica che sarà Ja pi ù importante
della Spagna.
Si è pertanto costituita una Società col titolo « Sociedad
Espaiiola da construciones , Babcock e ~ilcox ». secondo
le recenti. dispoSIÌZfoni .della nuova legige per l'incoraS1sfamento dell'industria spagnola. Per effetto di tale legge, il
Governo SPaJ81llOlo garantisce il pagamento di un interesse
del 5 per cento nel caso che ,g li uti.lii sociali fossero infeniori a ta:le s,aggio di interesse. Il capitale della nuova Società è d'i 24.000.000 di pesetas. L'officina occuperà almeno 2500 operai, ed è rp attuito che g,li acquisbi di materiale,
macchine, attrezzi, ec'C., saranno fatti di preferenza in l nghiidteirra.
NEW
YORK
LA GERMANIA AL BANDO, FINO NEI NOMI - LA CAMERA
DI COMMERCIO 1TALIANA PER IL DOPOGUERRA
La « Germania Fire lnsurance Comparny », una delle più
antiche Compagruie di Assricuraziora ohe esistano in Ame-
rica, essendo stata f.ondata sin da 1859, ha oamb iato il suo,
nome in quello di << Liberty lnsurance Cornpany of America)). Il cambiamento del nome - così si dice in un annunzio ufficiale - è stato imposto dal fratto che si dovevano e s,i devono distruggere molti equivoci che e ra.Ilio ingenerati in moltiissime persone, le quali credevano e credono che la Compagnia fosse tedesca. Sta in fatto che la
Compagnia venne fondata interamente da americani , e
molti suoi di•rettori furono uomini nobissimi , come il defunto ambasciatore Joseph Choate; G odfrey Hunter , g ià,
sindaco di New York ; Richard H oe; Ma-rcus W ard, già
govematore del New Jersey ; E. Ha!l, che già fu giudice
del,la Corte SUiPrema , ecc.
G li attual i diretto,r i sono tutti amer icani, ed i fondi della C ompagnia sono interamente investiti ~n valori am ericani .
*
La Commissione della Came.ra di Commercio Italiana di New York, che studia l' organizza:zrione del dopoguerra, ha incom inciato coll'inviare una J.ettera-ci,r colare a
tutti i soci , invitandoli a notificare alla Camera in quaH articoli essi siano più drirettarmente interessati , per poterli avve r ti.re opportunamente delle richieste di merce o di rapp,resenta,nze da e per l'Italia.
Si è messa in rapporto dhetto con tutte le Ditte che
hanno inviato dei cataloghi od hanno comunque sol,l ecitato l'assistenza della Camera, chiedendo campioni , prezzi .
ecc.
•
Ha mandato lettere a tiutte le Camere di Commercio def
R egno, aJle Associazi1oni industriali e commerciali ed agli
Istituti nel ,oui programma è compresa l'esrpansione commerc iale di'halia all'estero, sollecitando d'urgenza l'"nvio di
campionari.i.
Ha iniziato accordi con la. « Merchant's Association », la
« NationaJ. Association of Man,u facturers », La cc American
Exporter's Association » . l,a Camera di Commercio Federale in Washington, per una cooperaziione allo scopo, comune, specialmente nei riguardi dell'importazione italiana in
America.
Ha preso accoTdi con il cc Bureau of F orei,gn and Domes tic Commerce » di Washington, acciocchè i nom.i dei soc i
della Camera vengano reglistrati presso tl Bureau medesi mo, col genere di commercio a cui sono dediti , ed all'uopo ha diramato una nuova circolare ai soci, servendos,i del le not ifiche per com,pletare opportunamente la compila:-zione dell'elenco.
S.tia iniziando la compilazione di un cata·logo merceologico, il quale dovrà OQllT1prendere i principali prodotti dì
cui le Ditte italiane inform iino la Camera d.i volerne ceocarelo smercio negli Stati Uniti..
Stia preparando uno studio di prodotti americani in confronto a quel,li italiani affini , sia nella q,ualJi.tà che nell'uso .
nel sistema e nel costo d i produzione, per vedere qual.i articoH italiani possa,no introdursi qui con probabiLirtà di su ccesso in concorrenza a quelli ora predornrinanti sul mercato.
Si è messa in rapporto diretto con l'Unione del le Camere di Commercio di Roma , sollecitando un serV11.z10 continuo di informaziorni telegrafiche per la nostra Camera.
mediante un reparto speciale da istibu~rsi presso quell'Unione, bene inteso a spese della Camera di Commercio 1-taLiana di New York.
Sta studiando la preparazione d i uno speciale memoriale per quanto concerne i trasporti maiiittimi nell.e ddfficoltà
odierne, ma più specialmente a mostrare e spianare la via
a ciò che occorra fare appena cessato il presente stato a nonmail.e di cose.
1
93
LE I. I. I.
PAR ICI
Si fa osserviaire da.i più che la Francia è sempre stata,
e dovrebbe esse:r,l o ancma nell'a'V'Venhe , il mercato del de naro per eccellenza, e che parecchi mi1iardi francesi hanno annualmente emigrato all'estero per in.finite specie di
imipiego . Ora, il volere imporre proprio in Francia una tale restriz.ione e violazione nel diTitto di pro~ietà e disponih iLità delle propr,ie cose, non può essere scusata che con
le sUipreme necessità del momento.
·
Ma guai, si dice dia p iù parti, se domani questa legge
ai-sumesse un carattere permanente. EqlUIÌvairrebbe a distrugigere in P'OCO tempo il progresso di secolù e secoli.
LEGGE SULLA ESPORTAZIONE DEI CAPITALI - AUMENTO DELLE TARIFFE FERROVIARIE - INCREMENTO DEI
TRASPORTI MARITTIMI - NECESSITA' DELLE BANCHE
DI ESPORTAZIONE - CONTRO LA STATIZZAZIONE
DEI SERVIZII - GLI SCAMBII FRANCO-ITALIANI - FIERA DI P ARIGl - COMITATO INTERMINISTERIALE PER
LE MACCHINE E GLI UTENSILI MECCANICI - RINCARO
DEI VIVERI - LA REQUISIZIONE DEL PLATINO - LA
È stato presentato alla Camera, .e sarà ben presto ap.
LINGUA ITALIANA IN FRANCIA - I VINI ITALIANI IN
provato, un progetto di legge avente per oggetto taumenFRANCIA.
to del 25 per cento deUe tariffe fenoviarie. Questo a.lU·
Il disegno di Legge sulJa esportazione dei ca;pitail.i, ap- mento andrà in vi,g ore cinque giorni dopo la pubbliicaprovato alla Camera francese dopo una tempestosa disous- zione fattane al puhl>lico per mezzo di manifesti, e termisione in cui i socialisti aocusarono le grandi Banche fran- nerà al 31 dicembre del sesto anno ohe seguirà quello in
cesi di avere più volte sovvenzionato l'industria tedesca, cui le ostilità saranno cessate. La legge non troverà alla
applica in parte le misure prese in proposito, per quanto Carnera opposi2lione, e, aipprovata immediata.mente, m ira
con finalità a volte un po' diverse, daJil'Jll'llghiltena e dal- a coprire il deficit d · esercizi10 delle reti ferr01Viarie di inte l'l,talia l'anno scorso, e dagli Stati Uniitù nel gennaio di que- resse generale, che raggi-unge ogg.i un miliardo e 650 milioni.
st'anno.
Ma bisognerà aspettare i risuLta ti finanziarii delle grandi
La legge mira ad .impedire tanto La es,portaz.io ne d i capUal:i, titoli od altri fondi daJ.'la Francia, quanto la impor- Compagnie, per vedere se veramente questo aumento cotazione di titoli esteri. Si spera con ciò di annulla.re i be- mincerà a far diminuire il grande debùto esistente. E ciò,
nefioi,i di coloro che, o perchè inrtermed'iarii, o perchè par- perchè contemporaneamente al progetto per l'aumento delticolari, non facevano che speculare s-uJla entrata o l'uscita le tariffe fer,ro.v.i arie sarà presentato il pro.getto d,i aumendei capitali; e, d'altra parte, si vuole impediire l,'invio dei bo di sa1arii ai ferrovieri. E questo aumento, stabHito in
capitali o titoli all'estero, per sottra1H daU'Jmposta globale franchi 1080 per ogni ferroviere, ~ quaLunq,ue categoria
a,ppartenga, porterà un nuovo onere per le Compagniie d i
sul .Yeddito, e a.i pe:r,~colii deilJa situazione.
Si è cercarto, però, per quanto possibile, che questa leg- drca 300 milioni all'anno.
(All'ultima ora apprendiamo che ambedue i progetti soge non rechi intralcio al commercio e ail1,a espainsione franno stati approvati e sono ormai leggi di Stato.)
cese.
*
1
Una prima eccezione al diviieto riguarda le Società o
Ditte francesi che risiedono alfestero, e dii cui non si vuole compromettere l'avvenire. Della stessa natura è l'eccezione creata per i capitail:i che emigrano nelle collonie o
protettorati francesi.
Una terza eccezione concerne gl,i stranieri ohe importano
merci in Francia. Con una speciale dichiarazione è consentito che i capitali francesi escano a saldo del prezzo
dehle merci importate. E , per ultimo, si è permesso agli,
stranier.i residenti aLl'estero e aventi depositi in Francia di
contlinuare ad effettuare prelevamenti sui loro depositi.
Questo, per ciò che rigiuarda l'esportazione di capitali o
titoli.
Ciirca il divieto di importazione di titol,i dalil'estero, anche qui si sono cTeate varie derog:he. Così che possono
venire tuttora importati :
a) i valori emessi dallo Stato francese d·opo iJ 1° agosto 1914;
b) i titoli scad1Uti rimborsabili in Francia e le cedole
pagabili pure in Francia ;
e) i titoli che erano di pr,oprietà delle persone che ne
sollecitarono l'introduzione in Francia prima della promulgazione delJa presente legge o dei quaLi div,e nnero proprietarùi dopo questa data ;
d) i titoli comperati o sottosc:r,itti anche dagli sttiiainieri in Francia dopo il 1° agosto 1914.
Tutta l'attuazione pratica della legge si basa poi su.i répertoires des opérations de change, istituiti pr,e sso tutti i
banchieri con legge 1° agosto 1917 . Così, per la legge attuaJ.e, qualunque trasferimento di somma superiore ai 1000
franchi non può essere fatto che per i!L tramite di un banchiere che tiene il suddetto répertoire.
AIJa legge però non è stata fatta, negli arm.bienti interessati , un'accoglienza favorevo1e.
94
*
Si continua in Francia a cond'Une una campagna vivissima affinchè iJ Governo voglia interessarsi sempre maggiormente dei trasporti mwiitt.imi. Così, ohe mentre si accenna ali' impulso che presso tutti gl,i Stati ailleati sii sta
dando alle costruzioni navali, si fa rilevare il danno della
ipers.istente immobilità delle costruzioni navali in F.rancia.
Inoltre, va sempre pùù accentuandosi la tendenza di far
miglforare i grandi porbi esiis,tenti e im.p ecHre la creazione
di nuovi che non siano giustificati da asso1uta necessità .
L' Assodation des Grands Ports Français, istituita per emancipare coffiiPletamente i g.randi porti della Francia, ha
tenuto una nuova r:iunione a MarsigLia, e la discussione si
è chiiusa col d iscorso dell'ex-ministro siignor Chaumet, il
qua!le ha reclamato l'indipendenza per butti, e ha terminato così : « Occorre libera iniziativa, sempre maggiore libera iniziiativa, e sempre minore interessamento dello Stato in questa iniztat,iva. »
*
Nell'alacre preparazione per le necessiità de1 dopogiuerra, è stato posto al:Io studio, a Lione, dal Comitato del.
la Fiera ben nota, un progetto che, se approvato, produrrà benefici effetti in un tempo non lontano. S.i sa che i tedescihi dovevano molto del loro successo nel coHocamen<to
dei loro prodotti, a l 1u,n go fido che accordavano ai clienti, fido che era loro assicurato dall'a,ppogigio validissimo cl i
grandi Banche di espo.rtazÌlone. Ed è ciò ohe si vuol fare
rin Francia. Auguriamoci che la creazione d i una grande
Ba1J1ca di credito per l'esportazione sia presto un fatto com.
p iiuto .a1I1che in Italia.
1
*
Contro la ,t endenza, che ha fatto molto cammino in
quas.i tutti i paesi, di statizzare determinati servizi-i, stanno sorgendo in Francia varie personalità del monck> economico e finanziario. Eloquente è la parola del prof. Mau.
rlce Ayam, il quale scongiura il s,uo paese di non mettenii
GLI OSSERVATORII INDUSTRIALI E COMMERCIALI
sulla via della statizzazione. Ricorda che la fmza organizzata della Gemiania era dovuta non alla staitizzazione dei
servizii, ma bensì alla ,origanizzazi-one e alla disciplina delle
industrie tedesche. mollte volte federate fra loro. Sopra
tutto, perchè egLi prevede che nel dopog,uerra le nazioni
nelle quali si svilupperà la statizzaz.i one saranno, neJ.la
grande concorrenza mondiale, rapida,mente battute e rovinate dalle nazioni nelle quali ,trionferanno i metodi individuali basati sul.la coordinazione deg1i s.for:zii.
*
Sono andati in vigore provvedimenti eccezionali temporanei per aiumenta,re la potenzialità del seI'IVILZÌo di transito ferroviar-io e di scambi-o dei trasporti tra Francia ed Italia. Essi regolano in maniera più sollecita i1 servizio diretto ~ra l'ltaliia e la Francia e contengono delle facilitazioni e delle semplificazioni nel servizio do.ganale. Circa
le operazioni di uscita, agU ordini opportuni provvede il
Mlinistero delle Hnanze , a cui gli esporta.torii dovranno prima avere comunicati tutti i dati relat~vi alle loro esportazioni.
*
Viene <1perta anche ques-t' anno la Fiera d,i Parigi ;
ma, invece di avere luogo suUa Spianata degJ.ii Invalidi,
essa avrà luogo s·ul quai d'Orsay e sul corso La Reine.
*
Carlo Dejob, secondo l'Hauvette, va considerato il primo
benemeri~o per lo studio dell',italiano in Francia, s tu&~
che cominciò a venk su quando egli, nel 1893, fondò la
Société d'Études ltaliennes, e venne, poi, incaricato del l'insegnamento di lingua e letteratura it~ana alla Sorbona. Da al1lora in poi J progressi furono lenti ma continui ,
e si possono così r~ass·umeTe :
Insegnamento superiore - 6 Università possiedono un
insegnamento più o meno sviluppato di lingua italiana:
Parigi, Ai,x, Bordeaux, Grenoble, Lyon e Montpellier.
Insegnamento secondario - 29 Licei maschiLi, 17 fem minili; 19 collegi maschili e 5 femminili; 6 cors i agg.iunti.
Insegnamento primario 10 scuole nonnah maschili ,
4 femminili; 26 scuole prima,r ie superiori. maschili e 11
femminili.
In complesso, l'insegnamento dell',italiano viene impartito m 6 Untversità, 76 Licei e Collegi, 51 Scuole primarie
e superiori.
L'Hauvette sostiene d1e il lavoro di diffusione della lingua ital:i,ana sia da estendere verso il Nord-Ovest e il Nord ,
dove è altrettanto radicata quanto dannosa opinione che ,
per utj,Jità commerciale, debhasii preferir.e la l,ingua inglese.
*
La notizia che la Francia aveva stipulato un accordo
"t stato creato presso il Miinisteiro dell'Armamento e
colJa Spagna, per ricevere da quella nazione in pletora videhle Fabbriche di Guerra un Comitato per le macchine e
utensili meccanici. Esso Comitato ha lo scopo•: I) di de- nicola 250 mila ettolitri di vino al me$e, aveva suscitato
terminare, centralizzare, coordinare e contTolLare i, bisogni
nazionali in macchi.ne e utensili meccanici; 2) migliorare
le condi:ziioni di fabbricazione in Francia de1le macchine
e utensili, delie matterie prime e della mano d'opera nazionale; 3) fissare il margine dei beneficii dei commercianti e fabbricanti; 4) indicare ciò che vi è bisogno di importare da1l'estero; 5) regolare gli ordini d'urgenza, tanto
i,n Francia che aH'es-tero, per g:li acquisti, trasporti e fabbriC<1Zione di macchine e utensili; 6) prendere i provvedimenti necessarii alla esportazione e alla costituzione di
eventuali « srocks ».
*
grande incertezza negli acquiirenti di wno m Italia, temen,d osi che Je importazioni . in Francia ne sarebbero state gravemente diminuite. Da notizie attinte diTettamente alle
fonti ufficiala francesi, risulta che dei 250 mila ettolitri men sili di vino dalla Spagna, la Francia ne prenderà 100 mila
come · alcool; non rimangono quindi che 150 mila ettolitri
al mese, ma dii questi metà U prende 1a fornitiura miJitare
ad ,un prezzo molto basso (20 pesetas 1'ettol!i,tro), l'ahra me•t à resta a disposizione dei commercianti, i qualii. vendono
già detti vini al prezzo attuale di 100 frnnchi l'ettolitro.
I vini ital:iani n,ul,la, dunque, hanno da temere dalla concorrenza deglJ spagnoM, nè come quantità, poichè l'Italia
manda in Francia quantità di vini ben più notevoli (lo
scorso anno ne mandò 5 milioni di etrolitri), nè pel prezzo, perchè i negozianti francesi comperano tuttora vini
rner.idionali e piemontesi a prez:zii alm. La questione è tutta nei mezzi di trasporto, che difettano per la Spagna come per noi.
In queste ultime settimane si è verifìcarto in Francia
un conside;revole aumento nei prezzi di alcuni ,generi di
prima necessità. Ma l'aumento maggiore è quello veri,ficatosi nei prezzi del.la carne, aumento che dai più è motivato non solo con la raTefazione del bestiame, ma anche
con vergognose speculazioni. 11 Muniicipio lha tentato di
porre un primo rimedio, aprendo parecchie macellerie
municipali. Così, vediamo aument-are sempre più l'inSHANGHAI
fluenza dei poteri pubblici nel problema delrl' approvvigionamento della popolazione civile. Infatti, per legge è s,tata data al ministro dell'Approvvigionamento facoltà di
LE RISERVE DI CARBONE - IL MERCATO CINESE.
provvedere ad acquisti amichevoli e a requisizioni per tutLa Cina è la regione più ricca del mondo per miniere
ti i prodotti di cui può avere bisogno la popolazione. È,
insomma, il sistiemra della alimentazione deiUe truppe che di carbone. I più irnportan~ giacimenti s•i trovano nella
metà meridionale del Chan-Si, al sud del Hou-Nan, e alsta ,per essere applicato al,l a popolazione ci.vile.
l'ovest del Chan-Toung. I giacimenbi a1 sud-est del ChanUn decreto del Governo stabilisce che le disposi- Si sono di una immensa estensione, circa 14.000 miglia inzioni della legg,e 3 agosto 1917 sulle requisizioni sono ap- gilesi quadrate di superJicie, ed un quantitativo di circa
plicabili aJ platino e ag,li altri metalli estratti dal mine- 730 miLiardi di tonnelJate metriche.
rale di platino (iridium, palladium, shedium, osmium), anAmmettendo che tutta la massa potesse venire sfruttata,
che se questi metalili siano allo stato di, minerali, sbarre la Cina si troverebbe in condizioni tali da poter sopperire
ed oggetiti ~iavorati. Prima dehla guerra, .il platino era a al hisogno di tutto il mondo, per uno spazio di tempo di
7,50 il grammo, oggi è a 17,50, e qualcuno .J'ha fatto sa- 2400 anni ancora.
lire fino a 33.
Come qualità, poi, l'antracite che si estrae dalle miniere d 'i Chan-Si è stata riconosciuta superiore perfino a quelHenri Hauvette, pro,f essore di letteratiura italiana nella deHa Pensilvania, .che è la più rinomata.
la Università di Pia.rig,i, nel Bulletin ltalien fa un rappoTto
-cron!istor.ico, mos~rando la continuità dello sforzo e i proMolta attività spiega la Camera di Commercio Itag,r essi che, per lo studio delJa liingru.a italiana in Francia, liana .di Shangha.i per l'attivatlone degli scambii fra La
Cina e l'Italia. Essa si è occupata del1'annosa questione
:Si sono potuti effettuaxe durante vent'anni.
*
1
*
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95
1 -
LE I. I. I. = == - == - = - - -- = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - delle comunicazioni marittime fra l'Italia e L'Estremo Oriente, ·e d ha i nteressato il R. Governo a provvedere, nel
•lii.mite del possib ile, per man.tenere att.i<ve, mediante opportuni accordi coi Governi alleat·i, le linee di navigazione. Si è così potuto avere satltuariamente qualche vapore
del:la «. Glen Li ne », e sappiamo che il nostro Governo ha
concluso degli accordi con armatori g,iappoinesi per stabilire un servizio regolare - ogni 40 giorni - a parti re
dal prossimo febbraio.
.
Il R. Governo ha poi ottenuto che fosse messo a sua di sposizione uno dei vapori tedeschi sequestre:ti daillra Cina ,
ed il fatto che questo vapore fu caricato completamente
qui a Shanghai. ma.1g-rado fosse stato autorizzato l'imharco di soli tre prodotti cinesi ed il tempo Lasciato ai cairicatori per preparare la merce fosse limitatissimo , dimostra !a
necessità di provvedere un maggior tonneilagigio per questo porfo se si desidera usufruire dei numerosi prodotti cinesi che in questo momento potrebbero essere di grande
solHevo ai bisogni belJici ed annonarii del nostro paese.
La Camera di Commercio ha ripetutamente ricordato al
R . Governo ed agli interessati la necessità di concretare fin
d'ora i p iani per la istitu:z..ione di una li.nea di navigazione italiana appena sia fini,t a la guerra. Non è questo il mo-
mento di precisaire con ogni dettaglio quale deve essere
il servizio di navigazione che il nostro paese dovrà mantenere co1l'1E stremo Oriente al ,ritorno della paice, ma tutti
gli itaHa1J1i ~esidenti in Estremo Oriente da oltre <trent'anni
reclamano una linea di navigazione nazionale.
Il Consi,g lio dehla Camera di Commercio ha pure interessato :il R. Governo suLla necessità d,i ~mpiantare una
Banca italiana in Cina, e si confida che anche questa Lacuna, che gravemente ostacola l'espansione deJ nostro
comm~rcio su questo mercato , sarà presto coilm.rata.
Per riusdre a ieoncludere importanti e regdlari affar i col
mercato cinese, bisognerà dunque iprovvedere anzitutto i
me-zzi mdispensabili , che sono : 1) Una potente organ izzazione commerciaLe italiana; 2) Una linea di navigaz.ione italiana; 3) Una Banca italiana.
Md grado J' immaine guerra che sovrasta su ogni nazione, noi assistiamo alla sempre crescente attiv.ità dei nostri
alleati, che non badano a sacrifici pur di affermarsi su
questo mercato, ben sapendo che sarà il ~ù grande mercato del mondo di. immediato sfruttamento ail termine del la guerra, ed un mercato suscettibile di una graduale e
grandiosa espansione , man mano che Le iimmense rkchezze naturali del paese saranno valorizzate.
Allo scopo di assicurare un sempre maggiore sviluppo all' industria italiana, le I. I. I. vanno organizzando ne/le
principali piazze mercantili e produttive del mondo intero un servizio di osservazione e di informazioni industriali e
-commerciali, affidato a persone selezionate, esperte, sicure . A tutt'oggi le I. /. 1. hanno istituito i seguenti osservatorii:
ABO (F,i nlandia) - ALESSANDRIA D'EGITTO - ALGERI ALICANTE (Spagna) AMSTERDAM ASSUNCION (Paraguay) A TE E BANGKOK (Siam) - BARCELLONA (Spagna) - BASILEA - BATAVIA (Indie Orientali Olandesi) - BELLO HORJZO TE (Brasile) - BERNA BISERTA (Tunisia) BOGOT A (Columbia) - BOMBA Y (Indie Inglesi) - BONA (Algeria) BOSTON (Stati Uniti d'America) BUCAREST - BUENOS AIRES - CALCUTTA (lndfo Inglesi) - CAPETOWN (Sud-Africa) - CARACAS (Venezuela) - CARDIFF (Inghilterra) - CHICAGO - COPENAGHEN CRISTIANIA (Norvegia) - DUBLINO
(lrilanda) - GINEVRA - INDEPENDENCE (Luisiana - Stati Uniti d_' America) - KIEW (Russia) - L'AJA LARNACA (Cipro) - LIVERPOOL - LONDRA - LOS ANGELES (California - Stati Uniti d'America) - MADRID MALTA MANILLA (Isole FHippine) - MARSIGLIA - MELBOURNE (Australia) MENDOZA (Repubblica Argentina) - MESSICO - MONTEVIDEO - MOSCA - ODESSA - PALMA DI MAJORCA
(,Isole Baleari) - PANAMA - PARA' (Brasile) - PARIGI PATRASSO (Grecia) - PIREO (Grecia) - RIO
DE JA HRO - ROSARIO (Repubblica Argentina) - ROTTERDAM (Olanda) - SAN FRANCISCO DI CALI FORNIA (Stati Uniti d'America) - SAN PAOLO (Brasile) - SANTA FE' (Repubblica Argentina) SA T ANDER (Spagna) - SANTIAGO (Chilì) - SANTOS (Brasile) - STOCCOLMA (Svezia) - SYDNEY (Austra.
lia) - TOKIO (Giappone) - TRIPOLI - TUNISI - VALPARAISO (Chilì)- VICO (Spagna) - WASHI GTON
ZURIGO.
RASSEGNA DEL MO~
VIMENTO I NDU~
STRIALE ·ITALIANO
MESE
DI MAGGIO -1 9 15
SO MM A R I O : La « qualità» nella produzione della Marina mercantile italiana -
Il nuovo Porto di Milano - L'industria italiana della cioccolata - Il Caolino in Italia - L'organizzazione scientifica del lavoro in Italia - Ferro, cotone e capitale - Per le industrie non ancora esistenti in Italia - Per la linea navigabile Porto
di Milano-Lario - L'industria dell'essiccamento delle patate - Per la buona lavorazione del cuoio in Italia Il Direttore Generale della Mobilitazione Industriale - La mano d'opera specializzata e il suo collocamento Lo scalo di Vado, soluzione di un problema nazionale - Le applicazioni elettro-agricole - Una forte riserva di
energia elettrica che la « Edison » potrebbe utilizzare - Una ricchezza nazionale ab bandonata: gli scisti siciliani - Le due basi dell'avvenire della Sardegna - Una grande impresa nazionale : per il commercio dei prodotti deperibili - Le -miniere carbonifere di Sardegna - L'infiuenza del proletariato nel dopoguerra - Una industria esportatrice italiana sacrificata - La produzione della lignite in Italia per il 191 8 - Gli industriali e la
salubrità del lavoro italiano - P er la ricerca del carbon fossile in Italia .:_ Per un piano organico delle linee
postali aeree in Italia - L'~nteresse superiore della nazione e la politica doganale - II futuro sviluppo dell'industria dei trasporti aerei - Il Governo deve trovare i mezzi per lo sviluppo dell' acquicoltura - Il prestigio
delle « I. I. I. » - Per la linea navigabile Milano-Lagò di Como; un'ardita iniziativa degli industriali lombard{
- L'industria meridionale e l'aviazione - Un problema di attualità: la lubrificazione dei torni a revolver - Incoraggiamo gli inventori! L'industria cinematografica vuole essere protetta - Le dighe per laghi artificiali in Italia - Un ammasso amorfo di leggi da rifare per l'incremento slel Mezzogiorno - L'industria dello
zucchero in Italia - I capitali dell'industria mineraria italiana - Per il Porto di Ravenna - Un primo esempio
di un lago artificiale in Italia su grande scala - La fabbricazione degli inchiostri da scrivere - Per la politi• ca delle esportazioni seriche - Un apparecchio italiano' per il salvataggio dei valori in mare - Il Presidente della « Maritti ma Nazionale» al suo persoitale - La Federazione degli industriali del vetro - Riduzione di orario
e produzione maggiore Un cantiere navale a Bari - La torba italiana - Le piccole industrie italiane - Per
un nuovo grande Porto di Genova dal Polcevera c..lla spiaggia di Voltri - La ricerca di nuove fibre per la pasta da carta - Il programma di elettrificazione delle Ferrovie dello Stato - Per un'intesa fra tutti i fabbricanti
di birra in Italia.
·
Tutte le notizie, i da.ti, le a.rgomen.ta.zion.i o i
giudizi con.tenuti in. questa. rubrica. non. impegna.no a.ffa.tto le I. I. I., che per comodità. dei lettori
ra.ccolgono ogni mese diligentemente e obiettiva.men.te in. questa. ra.ssegn.a. qua.n.to di più sa.lien.te i prin.cipa.li periodici Ita.lian.I politici e tecnici
pubblica.no su problemi e quesfion.I d ' interesse
industriale, fin.a.n.zia.rio, a.gricolo e commerciale.
N. d. D.
LA « QUALITÀ» NELLA PRODUZIONE
DELLA MARINA MERCANTILE ITALI AN A
I vecch i cantieri , ampliati subito dopo la guerra
scrive !'on . Ugo Ancona ne1 Giornale d'Italia - potranno
costruire oJtre mezzo milione di ton11-elilate all'anno di
cargos; in due anni rifaranno abbondantemente la flotta
di prima ; in quattro annJ ci darebbero una Rotta doppia, certo ancora inferiore al - bisogno. Ma noi siamo
pigmei. Ci sono i grnssi costruttori : l'Inghilterra, il Giappone , e last bui non least l'America, che in fatto di navi
da carico dormiva ed ora s'è svegliata. L'Inghilterra ed
il Giappone potranno costruire assieme fors•e tre rnil.ioni
di ton nel.late all' aillJlO ; l'America da sola forse di più,
perchè li fabbricherà in grandi serie come le automobili
Ford. Aggiungete i costr,uttori minori: O landa, Norvegia,
7
Francia, ecc., e ,poi la Germania·, che costruirà molto rapidamente, e vedrete che dapo la pace, in poco tempo,
chi, sa, in due o tre anni al massimo , i vuoti dei sottomarini saranno più che· colmati, anzi ci saranno più cargoboats di prima e meglio attrezzati, ossia più efficaci. Ed
allora voi vedrete già deHnearsii dopo due o tre anni
dahla pace, una nuova crjsi .... di cargo-boats, con re4ativi
noli bassi, anche se non prop,rio così bassi come prima
della: guena.
Semhra strano parlare oggi di crisi di cargo-boats e d i
noli bassi; è parlare d'abbondanza, .in tempo di carestia.
Ma la visione è logica e sembra anche sicura, perchè·
come la guerra ha svelato possenti forze c1i.struttrici ; così:
La paice svelerà eguali forze restauratrici.
E allora? Cosa si deve fare dei nostri nuovi cantieri~
Rinunciarv!i? Ma neanche per sogno. L'Italia d_e ve pre-
97
LE I. I. I.
-------=--======- ------ - -- -- - - - -= - = =====
disporsi alle soluzioni di qualità, non di quantità. Non
vorremo mica pensare noi , p igmei, a competere in produzione di quantità coll 'Inghilterra e coLl'America; sarebbe assurdo I No. Dobbiamo _ piantare i cantieri p~r cargos, ma anche per navi mis te da passeggieri e da carico.
È una costruzione ben diversa, p iù fine, che rich iede p iu
lavoro ed è quindi p iù adatta per noi . E poi ve ne
sarà gran rich iesta perchè anche nelle navi da passeggeri la guerra ha fatto strage , specie pei tras,porti d i truppe.
Ed io non vedo perchè con questo tipo di na ve, fìn,e,
e le gante, ben studiato, che richiede tanta mano d'opera,
ingegn osi tà ed eleganza, l'Italia non possa entrare in concorrenza ai;iche coll' lngh il terra e coll'America.
È una concorrenza difficile, lo so ; ma, lo ripeto, è appunto nella qualità che dobbiamo vincere. Le automobili
di qualità delle Fiat, non v incono forse in tutto il , mondo
quelle di qua~tità tipo Ford o Hupmo~ile?
IL NUOVO PORTO DI MILANO
Il Porto commerciale di Milano occuperà una vasta
area fra la Gamboloita e Rogoredo e comprenderà 9uattro
grandi bacini, dei quali pttrò, momentaneamente, ne verrà
costruito uno solo. Uno dei lati del Porto fronteggerà la
strada ferrata che corre da Rogoredo a Chiaravalle, che
verrà sottopassata da un largo canale che metterà nell' avamporto. In quest o avranno testa due canali: verso sudest, il canale navigabile che porterà all'Adda ed al Po
e del quale il Comune ha assunto la costruzio_ne ; e vellSO
nord un largo canale che andrà a metter testa nella Martesana, poco a monte di Crescenzago. Questo canale, in
tutto il suo percorso, per il momento però soltanto
sino all'incontro di co.rso Ventidue Marzo,-- avrà una larghezza di 60 metri e formerà il' Porto Industriale. Sulle
sue r.ive trorveranno infatti sede numerosi opifici; il Comune, che aveva acquistato oltre un 1.200.000 metri
quadrati di aree in fianco a,l canale, ne ha già ceduto
circa 800.000 ad enti industriali.
T ~to il Pòrto Industriale quanto tl Porto Commer~
ciale saranno largamente serviti da linee tramviarie e
ferroviarie: queste ultime si immetteranno alla rete delle
ferrovie dello Stato alla stazione di Lambrate. Gli introiti dei numerosi servizi - magazzeni, frigoriferi, impianti di carko e scarico, ecc. -,- in una coi diritl'i d1
stallia, di carico e d1 scarico, ecc., copriranno le spese
d'esercizio ed il servizio del capitale necessario per la
costruzione , che si prev,ede in 45 milioni di cui due
quinti forniti dallo Stato ed il 20 % del rimanente, daLla
Provincia.
I natanti normalmente usati saranno di 600 tonnellate;
avranno cioè la portata di un treno merci composto di
una sessantina di vagoni; ma il canale e il Porto permetteranno la navigazione anche a natanti di 1000 tonne1!ate.
Il traffico previsto in un primo periodo è di due milioni
di tonnellate; all'incirca un terzo di quello del Porto di
Genova in tempi normali.
Sono in corso gli studi per mettere in comunicazione
l~ _città nostra coi laghi Maggiore e di Como; i · due
canali dovrebbero sboccare a monte di Crescenzago, nel
punto stes<io dove il canale del Porto industriale si innesta alla Martesana.
11 progetto per il nuovo Porto comprende anohe quello
della sistemazione · delJa Darsena attuale, per una spesa
complessiva di 1.000.000 di lire. Il bastione di Porta
G enova soarirà per lasciar posto a banchine dove troverannn sPde binari e impianti di carico e scarico. Anche la
banchina che .fiancheg;g,ia 1a circonvallazione sarà n·otevolmente ampliata.
98
L'INDUSTRIA 1TALIANA DELLA CIOCCOLATA
Il signor Fernando Bonatti, p residente dell' Associazione Lombarda Fabbricanti Cioccolata e affini, ha parlato
con un redattore del Sole sull'industria della cioccolata
in Italia:
All'inizio della guerra eg1i ha detto prima del
tesseramento dello zucchero, tutte le nostre fabbriche
realizzarono buoni u tili e lavorarono in pieno, ma dal
novern bre 1916 ad oggi, per la misera assegnazione dell o
zucchero, la .produzione è appena suffic iente al compenso
delle s pese.
Riconoscendo necessità doverosa che la popolazione n on
ve n ga sacrificata, gli industriali italiani proposerQ al Com."
missariato Generale dei Consumi di poter ritirare zucchero
dal!' estero, rinunciando totalmente allo zucchero fornito
dal Governo, e questa proposta venne presentata a S . E .
l'on. Crespi da una Com missione scelta fra il Consigli o
della Associazione Lombarda F abbricant4 Cioccolata ed
Affini e dall'Associazione Nazionale Fabbriche Cioccolata
di Torino, e compostà dei s ignori : Fernando Bonatti
della D itta F. Bonatti e C. di Milano; ing. Sincero, della
Ditta Moriondo e Gariglio di Torino ; Salza Silvio , delle
Fabbriche Riunite di Torino; Lombardi G. della Lombardi e Macchi di Milano , cav. Parenti della Digerini Marinai di Firenze.
Il nostro pxodotto si presta molta, al:l' esportazione e
dopo guerra noi avremmo completamente liberi i mercati
dell'Egitto, dei Balcani, ecc., ~ercati questi C!b.e prima
della guerra erano riservati quasi esclusivamente agli Imperi Centrali. Le difficoltà dell'esportazione avanti guerra,
che ci resteranno in parte anche nel dopo guerra, devono
trovarsi nella cifra troppo Limitata di rimborso doganale
che il Governo accorda per l'Esportazione in · confronto
alla forte tassa di fabbricazione sullo zucchero, cosa questa che non può vietarci la concorrenza del prodotto
estero. Noi pure lottiamo come altre industrie ital,iane per
la insufficienza e mancanza di dazii protettivi, insufficienza e mancanza per la quale ho già . notato c-o me altri
hanno esposto lagni, ragion per cui questo giusto richiamo dell'industria italiana è sperabile che sia raccolto da
quella Commissione Reale che a Roma ebbe anche il
nostro memoriale comprendente i «desiderata» della nostra classe, i quaH, del resto , si riassumo-n o in questo: o
ridurre la tassa di fabbricazione sullo zucchero, oppure
aumentare il dazio doganale protettivo della nostra industria.
IL CAOLINO IN 1TALTA
1
Riceviamo dalla Direzi,one delle Cave di caolino di
Tornie~la la seguente lettera:
cc Il signor Ulderico Orzali con l'articolo: l'Industria del
Caolino in Italia, comparso nelile Industrie Italiane Illu,
strate, incita i capitalisti ad avval,orare i giacimenti caolinici, per svincolare il nostro paese dal mercato estero,
lamentando come nessuno, fino ad ora, si s,ia seriamente
interessato di questa industria, che giustamente chiama :
« Vita di parecchie nostre industrie. »
·
« Non possiamo mantenerci ancora· ignoti allo scrittore,
g,iiacchè troppe volte nel suo articolo deplora la mancanza
d : Cave Nazionali di Caolino e voglia permetferci d'in,formarlo , che dieci anni or sono, il conte Ferdi nando
Faussone di Germagnano iniziò gli impianti di disintegrazione, lavaggio ed ess~ccamento del Caolino, che in v~sti
giacimenti venne esplorato nel paese di T ornieÌla, comune di Ro-::castrada (Grosseto). Oggi l'industria, sotto il
nome di a: Cave di CaoLi.no di T orniella », è nel suo com-
=-===--------
RASSEGNA DEL MOVIMENTO
INDUSTRIALE ITALIANO
pleto sviluppo ed il Caolino, che nella qu_antit~ di_ 5000 d'.ì relativi alla rieducazione funzionale e professionale
tonnellate annue si produce, largamente viene impiegato dei mutilati possono fornire materia di altri studii in quedalle più importanti cartiere d'Italia, che lo •apprezzano sto senso ed a loro volta ritrarne giovamento.
L'inquadramento della grande massa di uomini validi
alla pari dei Caolini d'importazione.»
nell'organismo militare permetterebbe indag,ini e rilievi
~n condizioni eccezionalmente favorevoli mentre reciproL'ORGANIZZAZIONE SCIENTIFICA DE~ LAVORO camente la smobilitazione ed il passaggio all'economia
IN ITALIA
post-bellica verrebbero grandemente facilitati da un piano
Il signor C. A. Cullino ci scrive una lettera che si metodico e razionale di utilizzazione delle masse.
riconnette a tutti gl.i studi sul dopoguerra pubblicati ne!
penultimo fascicolo delle « I. I. I. :if.
FERRO, COTONE E CAPITALE
In tutti gli scritti pubblicati - egli dice - ho cercato
invano un cenno ad un argomento secondo me impore< Chi volesse fare un bilancio del male e del bene
tantissimo - specialmente per l'Italia quale è queìlo della società capitalistica, ha detto l'on. Arturo Ladella nuova mentalità che deve formarsi in merito alla briola in una conferenza tenuta a Np.poli a pro del Paorganizzazione scientifica ,del lav-o ro, della selezione me- tronato scolastico, col titolo <e Ferro, cotone e capitalismo
todica degli operai, della psicotecnica nei riguardi della nel cammino della civiltà» comincerebbe dal cotone
economia nazioriale.
e terminerebbe con l'acciaio. Si potrebbe vedere, come
Ora se si ,pensa che le prime applicazioni ancora in una successione cinematografica di quadri, il passaggio
embrionali dei nuovi concetti maturati da_gli stud1 appena della società capitalistica dall' idillio alla tragedia. Il
in:ziati dal Taylor al riguardo, hanno fruttato all'America morbido cotone fa quasi il soffice materasso sul quale
eno,r rni vantaggi, che già prima della guerra la Germania vagisce le sue prime speranze di vita la società contemseguiva con minuziosa cura lo svilupparsi di questa nuova poranea della grande industria.
corrente di idee, formandola oggetro di nuovi stud'ì e ri«.L 'industria del cotone era l'occasione delle . tre ~rand i
cei,che; che se pure non ne ha già approfittato su vasta vittorie che la democrazia inglese ha ottenuto nel secolo
ecala neLla condotta della guerra, si ap?l!icherà certiamente XIX. l'aboliziione del dazio sul g,rano, la caduta del
domani con teutonica metodicità e tenacia a trarne il monopoUo politico della aristocrazia fondiaria, l'inizi-o
massimo utile, costrettavi anche daUa rarefazione del del libero scambio in tutta l'l~.uropa. Ma nel 1860 il
suo materiale umano, ne consegue che questo campo cotone perde la posizione industriale di monopolio e la
di indagini presenta peT noi il massimo interesse, giacchè cede al ferro. La metallurgica inaugura la tragedia della
ci permetterà di controbilanciare la relativa scarsezza di società capitalistica.
al.tre risorse naturali con un maggior affinamento ed
<e Al principio del XIX secolo l'Inghilterra non prouna più elevata valorizzazione della nostra mano d'opera. duceva che 258.206 tonnelilate di ferro su una produI problemi cui mi riferisco vengono correntemente trat- zione totale in Europa di 450.000 tonnellate. Nel 1870
tati nella stampa industriale d'America dai continuatori siamo a 18 milioni, ma nel 1910, quando iL prologo della
dell'opera di Taylor: Carpenter, Dodge e numerosi altri tragedia faceva sentire le sue prime battute, la produtra cui molte donne; in Germania, sotto l'impulso dello zione del ferro raggiungeva in tutto il mondo i 70 milioni
Schlesinger, la Società degli Ingegneri - che però è es- di tonnellate.
senzialmernte una società di industriali - vj assegnò una
<e Dal
1860 al 1880 l'Inghilterra conserva la priorità
cospicua dotazione ; in Svizzera poco prima della guerra della produzione del. ferro còn 6 milioni e 50 mila tonnelsi ventilava l'idea di istituire a Zurigo un Istituto di late nel 1870. Nel 1890 il primo posto passò agli Stati
Psicotecnica destinato a completare le istituzioni scola- Uniti, nel 1910 la Germania conquistò in Europa il
stiche e ad indirizzare gli allievi nella scelta di una primo posto delle industrie metallurgiche con una proprofessione adatta.
duzione di 14 milioni di kmnellate di fronte ai 10 miili-0ni
· Da noi vi sono studii assai interessanti, fra cui queilH del Regno Unito.
magistrali del Mosso, continuati in Francia e particolar« La metallurgia è potente a causa dei suoi rapporti
mente adattati al campo industriale dall'Amar: dottissi- col sistema del militarismo moderno, con le officine Krupp,
me pubblica.2'ioni della Clinica del Lavoro, troppo spe- Skoda, Creusot, Armstrong, Puti:loff, ecc., con le colossal.i
cial;zzate però per essere di immediato ausilio agli ;n- coTillpagnie di costruzioni navali, le quali lanciano codustriali , mentre gli accenni dirett-i a1l'argomento in rela- razzate superdreadnought. La metaUurgia entra in intimi
zione al-la economia industriale e nazionale sono rari e ra-pporti .. on lo Stato e gli imprime un carattere impesparsi.
•r ialis,tico al quale lo Stato s-oggiace sempre più.»
(lng. Cino Scanferla: «Industria»; Dott. Bajla: « Impresa Moderna» ; P rof. Bertarelli: « Mo,nitoTe lecniico »;
Bollettino del Comitato di Mobilitazione, ecc.).
PER LE INDUSTRIE NON ANCORA ESISTENTI
Come giustamente rileva il Caletti nelle <e Pagine delIN ITALIA
1' ora», due delle massime forze d'Italia sono l'acqua e
Il signor Giovanni Conti, di M~lano, ci scrive:
l'upmo; anzi prima l'uomo che meg,lio fa fruttare l'acqua
« Penso che ci sia molto da fare anche per industrie
e quindi sembrerebbe ovvio che lo stesso interesse che
l'industria italiana rivolge oggi allo sfruttamento delle non ancora esistenti in Italia.
<e I rappresentanti di macchine di specialità tedesca si
energie idriche él:01Vrebbe dedicarlo a.1k migliore utiliztrovano nella necessità di continuare dopo guerra a rapzazione del lavoro umano.
Le inda~ini. psicotecniche dirette a stabilire l'idoneità presenllare le buone fabbriche per non lasciame andare in
dei candidati all'aviazione dovrebbero venir este~e ed mano di concorrenti. Bisognerebbe da rappresentanti diadattate a· candidati a tutte le varie mansioni dellia in- venire fabbxk.anti. Nel mio ramo, di macchinario per l'industria; con ciò si perverrebbe ad evitare catastrofi me- dustria della maglieria, ho già intra,preso dal principio èlelno evidenti ma pure assai sensibili e si migliorerebbe la guerra la costruzione dei· bobinoirs, che d,u rante una
certamente il rendimento della mano d'opera; gli stu- trentina d'anni ho sempre fatto venire da Ohemnitz. Così.
99
LE/. /.1. ==========================·=============in avvenire la fablbrica H. F. Kiichenmeister non spedirà
più bobinoirs in ltaù<ia, e nemmeno le alitre fabbriche.
« Or'a, io vorrei (Poter fare altrettanto per le macchine
rettilinee (Tricoteuses}, che pure rappresento da più di 30
anni; ma si trat ta di lottare con una Casa colossale. lo avrei persona capace di costruire le Tricoteuses, ma è militare. Inoltre, occorre essere a;iiutato per avere la materia
prima. Oggi che si vendono le T ricoteuses svizzere
p.r ezzi, tri,pli, sarebbe il momento di Ìln,iziare la costruzione e
poter dopo guerra essere pronti ad assumere commissioni
e aver già rnaochine pronte per la vendita. Ma dopo la
guer.ra come potrò io averne il corag,gi,o, ment re neswno
l'ha avuto finora nè in Francia nè -i,n lnghHterra?
« L'iniziativa pri.vata può farsi avanti, ma occorre sia
inco11aggiata e sostenuta. Io reputerei ottima cosa se una
si fanno cuocere le pataite nell'acqua, si pelano, si affettano e s,i essiccano, disposte su graticci, nel corruune fwno
da pane, avvertendo che la temiperatura non ecceda gli
80°. Per la piccola ,industria servono beniss,i mo gli evapomtori da frutta a telaii sovrap,posti, guelfo del Vermorel,
ad eseimpio, ma trattandosi in questo caso cLi faibhricare un
prodotto destinato al pubblico, hisogna, evitare l'annerimento delJe fette di patata, immergendole, rper una decina di minuti, in acqua contenente l' 1 per cento di acido
solforico o il mezzo per oento, di bisolfito di soda a 35,
f.~cendo, seglllÌre una lavatura in tre acque od in acqua corrente. La cottura non deve farsi che a tre quarti, e meglio
se in acqua al 3 per cento di sale. La peliauura e la tranciatura s•i compiono, con ottimi risulta.ti, con macchinette
che per l'addietro ci venivano dalla Germania, ma. che
Commissione pel dopoguerra avesse a ricevere le iniziative crediamo vengano oggidì fabbTicate anche in ltal.ia; considi industrie nuove in concorrenza colla Germania, e, tro- g{Liamo, per pelare, la macchinetta a mano tipo « Simplex ».
vando progetti serii, ne venisse in aiuto per l'attuazione . >> che, se del N. 1, può lavorare fino a 200 kg. alil' ora, e, per
affettare, un comune trinciatuber.i . Cal~a macchinetta «Simplex » è anche possibile la, perfetta lavatura dei ruheri con_
temporaneamente a'lla pelatura. Ne1la grande indust,r ia le
PER LA LINEA NAVIGABILE
operazioni sJi s,vo.l:g-ono coUo s·tesso ordine, ma coll'aiuto
PORTO DI MILANO-LARIO
di potenti macchinrarii.
Nel gabinetto del sindaco di Milano s•i riunì i,l Comitato
promotore per lo studio della linea di allacciamento del
PER LA BUONA LAVORAZIONE
.futuro Porto di Milano al Lario ed aUa V ,a ltel1ina, allo scoDEL CUOIO IN ITALI A
po di addivenire alla nomina delJa Commiss,ione esecutiva.
Erano pres~nbi : i sindaci di Mi1ano e di Como, l'assessore
L'Istituto delJa R. Sta.Zlione speri.menta-le delrindust.ria
Gay, i1 comm. Brambil!la, presidente deL!a Deputazione
delle pelli, in Napoli, in questi ultimi anni , - scrive V.
Provinciale d ,i Como, col deputaito prOIV'indale ing. Rusca;
Casaburi in una relazione al Ministero dell'.Indusbria, ha
il senatore SalmoiTag,hi per la Camera di Coi;nmercio di ML
potuto aJl1a rgare il suo campo d'azione, sia dal lato scienI.ano; il comm. De Capitani da Vimercate, pe.r la Deputat~fìco che dal lato tect11ico, muniirsi delle macchine più perzione provinciale di Milano; l'in,g. Badoni, presidente deL
fezionate in .u so, daire utiLi suggerimenti specialmente ada Camera di Commercio di Lecco; il signor Moro, per la
gli ind-ustriaJ.i napoletani, i quali, mercè l'opera .a ssidua
Camera di Commercio di Chiavenna, e il comm. Guicciardella Stazione, già hanno compreso tutta la lliecessità di
di, della Deputazione provindale di Sondrio.
sostituire ai vecchi procedimenti i nuovi, di valersi, insom11 Comitato procedeitte senz'altro alla nomina della Com- ma, per 10 sviluppo delle loro aziende, delle istruzioni che
m.issfone, chiaanando a farne parre i signori: ing. Baroni
la Stazione medesima fornisce al riguardo. Si ritiene ora
Mario, Fantoli Gaudenzio, Jor,ini Federuco, Paribdli Giruche la R. Stazione sperimentale di Napoli dovrebbe sviseppe, Pio1a Pietro. Si stabilì di dare a:lla Commissione e luppare la sua a~ione, a si,mi,gli.a.nza di quanto comp,iono 1a
secutiva iJ più ampio mandato per lo studio del problema
I. R. Stazione Sperimentale di Vienna e il Leatherseller's
dell'allacciamento del Po.rto di Milano e delJa linea MilanoCompany's Technical College di Londra, con quelJe moVenezia al Lario ed alla Val tellina, con riguairdo agli studificazioni suggerite dal • diverso ambiente. Occorre tener
d,ii già fatti ed a quelli che fossero in corso.
presente che le condizioni dell'industria del cuoio nell'Austria e nell'Inghilterra sono molto più fiorenti, e i metodi
L'INDUSTRIA DELL'ESSICCAMENTO
di lavorazione più progrediti dei nostri.
a
1
DELLE PATATE
Un decreto JuogotenenziaJe recentissimo, provocato dal
Miinistero per l'Indust:t,ia, Commercio e Lavoro, stabilisce
speciali agevolazioni per promuovere in J,tallia I ',industria
dell'essiccamento del.il.e patate. Il decreto v!iene un po' in
rilardo, - scrive il Sole, - ma non per questo è meno utiJ.e, basa.ndos,i esso sopra una constatazione im,portantissqna: che del raccolto medio annuale, valutato nel nostro
paese in 16 mil,ioni di quintali, una pa.Tte si perde in causa
del germoglio_ precoce che ne rende impossibile la conservazione oLtre al trasformare parte delle sostanze proteiche
del uubero nella forma «mobile» di solanina, le d,i cui
proprietà venefiche sono note a t4tti.
L'essiccamento è H miglior processo di conservazione
della patata; ma fra di noi, per quel che ci consta, non
è starto finora introdotto; è invece largamente app}kato in
Germania, ove il raccolto medio annuale dteLle patate ragg-.iunge i 450.000.000 di quintali. Nel Perù rioole ai più antichi tempi la preparazione dei « Chunnos ,>, che sono patate cotte , spTemute ed essiccate al sole. Il processo di essicca21ione è semplicissimo. Per la preparazione domesti-ca
100
IL DIRETTORE GENERALE
DELLA MOBILITAZIONE INDUSTRIALE
È stato nominato direttore generale della Mobilitazione
Industriale il barone comm. Pio Carbonelilà., consigliere di
Stato ed assessore dd Comune di Roma.
Il comm. CaribonelJ,i ha appartenuto, sino dalla siua costituzione, al Comitato Centrale di Mobilitazione Industriale, di cui_è stato uno dei membri più autorevoH ed atrtlivi.
Egli è quindi perfettamente al corrente dell'importantissimo servizio di guerra che gli viene ora mer.itamente affidato.
LA MANO D'OPERA SPECIALIZZATA
E IL SUO COLLOCAMENTO
L'on. CalJaini ha presentato aJla Camera una relazione
s,ul bilancio dell'Industria, Comme11C'Ìo e Lavoro, che è una nuova prova dehla sua di,L igenza. Notevoliss1mo è il
capito1lo de-Ha relazlione che tratta del lavoro e della previdenza sociale. L'attività produttiva del paese ha subìto una
==------------
RASSEGNA DEL M O VIMENTO IND USTRIALE ITALIANO
trasformazione oompleta in molte parti, durante la guerra.
Mentre si prepara l'avvento più largo dell'industria meccanica e una più razionale specificazione e associazione
d ei compiti economici, i problemi della mano d'opera, nel
p I'imo periodo di osci,llante equildbrio cll pace, debbono
d el pari preoccupaire il Governo e i rappresentanti del cap itale e del lavoro. Il problema della smobil:irtazione dovrà
essere posto in rapporto strettissimo con le necessità e le
possibiddtà pratiche dell'agricoltura, dei commerci e delle
ind,ustrie di assorbire e adeguatamente utilizzare le forze
di lavoro lanciate sul mercato dailLe file del,1' esercito o dalle officine di munizionamento e degl.i approvvigionam~nti militari. E p,roprio qui si prospetta un problema tecnico
da:Lla cui so1uzione dipenderà in parrte il successi,v o svolgimento e perfezionamento deU'attività industriale: il problema del razionale collocamento della mano d'opera speciallizzata. Competenze nuove sono sorte durante la ~uerra, nel campo operaio; le industrie ,d el munizionamento e
degli c1pprovvig:ionamenti militari hanno formato maestranze nuove, mirabilmente addestrate ai perfezionati metodi
dell'industr.i:a moderna: l'abito di ordine, di precisione, di
rapidità, acquistato dagli elementi giovani nelle file de!J'esercito, particolarmente nelle armi specializzate, lo sviluppo e la universalizzazione del,l' intuito e del!' ingegno naturale dei giovani militari, conseguenza sicura della vita
attiva in comune, sono dati che devono essere assunti a
guida per formulare criterii e progetti cli sistemazione del
lavoro nel vorticoso periodo.
LO SCALO DI VADO,
SOLUZIONE DI UN PROBLEMA NAZIONALE
L'on. Maggiorino Ferraris, continuando nelJa Nuova Antologia i suoi studii sulla ricostruzione economica del dopoguerra, esamina la questione del rifornimento dei carboni e delle materie prime dai porti di Liguria aUe industrie
di To.rino , del Piemonte e della valle del Po.
Da oltre trent'anni, l'intera vita industriale delle region.i subal,pine ha avuto a soffrire danni e preoccupazioni continue soprattutto per il disservizio dei porti. Da ciò, il
g,rido continuo, persistente deJ.la mancanza dei vagoni, che
sintetizza l'insufficienza dei mezzi porbuarH e ferroviarii in
relazione al risveglio della operosità economica del Piemonte e della Lombardia. Questa condizfone di cose non
può e non deve ripetersi nel dopo.guerra. Urge quindi studiare e preparare fin d'ora soluzioni concrete e mezzi adeguati. A tal fine l'on. Maggiorino Ferraris esamina in mo- ·
do particolare il progetto degli ingegner-i Crotbi e La Porta
per uno scalo a Vado, presso Saivona, da essi sottoposta, al
Ministero dei Lavori Pubblici. A primo asipetto, esso si
presenta come estremamente semplice e pratrico . Il piroscafo con carico di carbone si ormeggia all'aperto nella rada di Vado , ed è rapidamente scaricato mediante grue
galleggianti , che depositano il carbone in cassoni d.i 20 ton_
nellate ciascuno, posti su bairche auto-'ffiotrici. A terra, in
un piccolo canale, i cassoni sono sollevati da grue e caTicati su carri auto-motori. Questi corrono ,i solatamente, come le carrozze di una trairnvia, per una linea elettrica di
12 chilometri. da V<J,do a San Giuseppe, dove passano sui
vagoni delle F errnvie dello Srotio. La linea elettrica da Va-do a San Giuseppe è tutta allo scoperto, come un tram.
L'on. Maggforrino Ferraris dimostra come lo scalo di Vado, utilizzando molta parte della rete secondaria delle ferrovie del Piemonte, darebbe a Torino uno splendido col1egamento ferroviario col mare, anche grazie ai due raccoTdi : Ceva-Mondovì-F ossano e Ponti-Bistagno-Santo Stefano. Egli quindi insiste vivamente perchè il progetto sia
sottoposto a un esallle tecnico, oompebente, imparziale e
sollecito, come quello che, sotto L'aspetto economico, presenta,, a favore del Piemonte, la soh.12JÌone più utile e più
immediata di quante se ne agitarono da trent'anni ad ogg,i . Questo studio devono invocare le rappresentanze del Pie_
'ffionte e della Lombardia, strette intorno à!J' on. Boselli e al
sindaci di Torino e di Milano.
LE APPLICAZIONI ELETTRO-AGRICOLE '
Il Comitato piemontese per lo sviLuppo degli impianti
idroelettrici e de1le i'ndustde eiettriche affidò ad una Commissione, composta delle più spiccate competenze della
regione, lo studio delle applicazioni elettro-agricole per il
Piemonte. Si è riunito alla Camera di Commercio, sotto la
presidenza del comm. avv. Ferdinando Bocca, assistito d-a.1
segretario a,vv. Francesco Giorgi, il ConsigiÌio direttivo del
Co:mitato per esaminare le proposte e le conclusioni formulate dalla Comrmissione suddetta ~11'.impo.rt.ante argomento, su relazione del prof. ing. Andrea Tarchetti, direttore della Cattedra sperimentale meccanica di risicoltura di Vercelli. Il Consigl,i o ha approvato iJ programma più
c1mpio per il dopoguerra, ma ha ritenuto suo dovere di occupars.i delle urgenti e precedenti rnecessità agricole del
momento e di richiamare l'attenzione· degli agricoltori, deL
1e Società esercenti imprese elettriche e del Governo, che
già ha adottato provvedimenti a favore dell'agricoltura, istituendo premii per l'uso di trattod a vapore ed a scoppio,
sulla opportunità di utHizzare, d~ve sia possibile allo stesso scopo, l'energia .elettrica. A tale uopo, il Consiglio ha
votato il seguente ordine del giorno proposto da:l cav. iing.
Emilio De Benedetti :
·
« Ritenuta la urgente necessità cll dare il maggiore svi- .
iuppo alle appl,icazioni eletllro-agricole specialmente là dove già esistono vaste reti di distribuzione di ener.gia élettrica, fa voti: 1° che gli stessi Enti di distribuzione diano
butto il loro impulso a queste applicazioni, sia direttamente,
sia colla creazione di Consorzii fra gli agricoltori; 2° che
là dove i distributori di energia non diano tale sviluppo,
s1 c,r eino Consorzii locaM per l'acquisto del macchinario e
per l'esercizio; 3° che il Governo, per mezzo del Comitato
di Mobilitazione Agraria, provveda con oJ>IPOrbuni mezzi e
facilitazioni a mettere a disposizione di questi Consoo-zii sia
il macchinruio, sia l'energfa, con di.ritto di requisizione di
questa a prezzi da srobiliirsi, che tengano anche conto della
utilizzazione delle lmee. »
UNA FORTE RISERVA DI ENERGIA ELETTRICA
CHE LA « EDISON » POTREBBE UTILIZZARE
Lo scorso anno, prima della magra invernale e ancora in
tempo a provvedere, accennai, - scrive G. Vergottini nel
Sole, - al grandissimo vantaggio che avrebbe apportato
un'opera provvisoria e pur sicura di sbarramento regolabile dell'Adda al Ponte Azzone Visconti, che avrebbe permesso. alle industrie milanesi, allacciate alle reti della Società Edison di lavorare in pieno per tutto l'inverno senza
lim'itazioni nè turni. Il momento eccezionale avrebbe dovuto far superare ogni ostacolo, trattandosi di questione nazionale di grandissima importanza, e rimpiango di non avere insistito sull'argomento.
Prima che il carbone torni ai prezzi che permetteranno
di vendere alile tariffe norma1i l'energia elettrica anche
integrata termicamente nei periodi di magra, dovrà passare
molto tempo, e subito dopo la guerra la sistemazione definitiva dei bacini montani e in primo luogo dei nostri gran.
di laghi (in relazione anche alla navigazione fluviale) · sarà
uno dei problemi vital,i da risolrverè, e le opere necessarie
dal'anno lavoro proficuo per l'economia nazionale a.i nostri
lavoratori, eseguendo le opere che i nostri tecnici (ora per
101
LE I. I. I.
==== . ================================== =
la massima parte incorporati nell'esercito combattente) potranno preparare. Ma in tale attesa, l'opera provvisoria d i
sbarramento regolabile che il tipo del Ponte Visc onti permette , e una lieve regolazione dello scarico, non devono
essere assolutamente d ifferite. Quand'anche non si potesse arri vare ad immagazz.i nare i 300 milioni di metri cubi da
me lo scorso anno preventivati, pari a 300 miLiardi di litri
d'acqua, che, utilizzati col salto dell'impianto di Robbiate, avrebbero potuto dare in circa -120 giorni circa 20 milioni di Kilowattora, e se si dovesse contare anche sulla metà,
ogni esitazione dovrebbe scomparire , tenuto conto che il
Kilowattora prodotto termicamente {airnmesso che sia og.gi possibile) costerebbe circa una lira, mentre la attuazione provvisoria dell'opera sarebbe solo di qua1c:he centinaio
di migliaia di Llre.
UNA RICCHEZZA NAZIONALE ABBANDONATA:
GLI SCISTI SICILIAJYI
Molto tempo fa si pal'lò di un cantiere navale che dove va sorgere a Cagliari ; non saippiarno se questa utile iniziativa potrà effettuarsi presto, ma certo è che ad essa saranno estranei i nostri conterranei. Lanciammo altre vol te, e privatamente, l'idea di una fabbrica di cementi, quella di una fabbrica di concimi chi~ici, ma esse trovarono
ostacoli solo fra noi, tanto che non ci sarebbe da meravigliarsi il giorno che, per opera di qualche gruppo finanziario continentale, queste industrie s•o rgessero in Sardegna!
Ignoriamo quali provvedimenti il nostro Governo intenderà prendere per la soluzione dei problemi del dopoguerra, pe.r la disciplina della mano d'opera e della trasformazione delle industrie di guerra in industrie di pace ~
ma, qualunque essi siano, occorre che i privati contribuiscano a Tisol.verli.
UNA GRANDE IMPRESA NAZIONALE:
Nei dintorni di Bafia, presso Monciuffi, ed anche nella
PER IL COMMERCIO DEI PRODOTTI DEPERIBILI
valle delf Alcantara, attorno al Monte Moio, come in altre
localìtà della Sicilia, come presso Nicosia, a Ravanusa ed
Abbiamo già dimostrato,, _ scrive U. Ferretti, nella
a Bisaqui.no, compariscono a fior di terra pile di strati si- Rivista d~l Freddo, _ la .necessità di creare una grande
licico -argillosi bituminos,i, da non confondere con quelli impresa per il commercio nazionale ed internazionale dei
calcarei, che attualmente in provincia di Salerno ed in Lom- prodotti deperibili refrigerati. È nostra personale opinione
bardia vengono utilizzati per la sola preparazione dell'it- che l'impresa debba esssere statale, 0 , almeno , creata con
tiolo, principio solfonico che si ricava dal trattamento con il concorso diretto tecnico ed economico dello Stato, che
acido solforico dell'olio di scisto. Gli scisti di Sic ilia, daTebbe forza m orale all'impresa. Il concorso dello Stascrive la Sicilia Industriale, - come quelli della Francia e to è, d 'altronde, necessario per requisire i frigoriiferi esistendella Scozia, forniscono, riscaldati in storte speciali, una ti ed anche per disporre delle quantità necessarie o almequantità di gas combustibile sufficiente alla• distillazione no sufficienti delle derrate deperibili necessarie, e che dodel minerale, e danno intanto una sorgente continua di o Lii vrebbero essere requisite in Italia e, possibilmente, nei paeminerali analoghi al petrolio.
si alJeati, ed essere compe rate a prezzi equi e, in ogni
L'olio greggio che si ricava oscilla dal 7 aJ. 10 per cento, modo, sufficienti per sostenere la conconenza in tutti i pae_
e le acque ammoniacali saturate con acido solforico danno si neutrali, specia1mente d'oltremare.
dal 12 al 14 per cento di solfato ammonico.
Apparentemente il nostro ptogetto dovrebbe essere comDalla distillazione frazionata dell'olio greggio si ricava- battu to dalle imprese frigorifere es•i stenti. Non potrà esseno dal 29 al 31 per cento di olii leggieri; il 12 per cento re c osì. Infatti, la realizzazione del nostro progetto verrà a
di paraffina; l' 8 per cento di carbone da ,storta ed altri o li i favorire tutti i faigoriferi oggi totalmente O parzialmente dipesanti per motori Diesel e per ungere, mentre dai residui soccupat,i e che troveranno nell'impresa _ ora e nel dopodella pu~ificazione si possono raccogliere principii solfonici guerra _ chi li rimuneri in maniera equa e sufficiente e
utili per la preparazione di disinfettanti, simili a quelli it- renda fruttiferi i capitali, che, attu~lmente, sono improtiolici.
duttiv i, o quasi , nella maggior part~ dei casi. Infatti, se
. Dietro le ricer~he fa~te. dal prof. P_on~e, i. s,igno~ Miu~- oggig,iorno molte imprese frigomfere non fanno fallimento .
cio e Spadaro, mdustnal1 della provmc1a dii Messma, sm ,
h, · · tano il meglio possibile con la fabbricadal 1913
.t
d 11
. . d. t
.
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e pere e si arn
•
•
.
. ~cq~is_ ar?no . e ~ con~~s~on~ i erreru co1;1 _gia- . zione del ghiaccio. Il progetto sarà certaimente combattuto
cimenti d1 scISti bitummos1, e g1a si disponevano a ritirare da
l O r il cui patriottismo solo si misura a traverso il
dall'Inghilterra una prima batteria di 32 storte per la di• co
l 1 r tornaconto dai grandi incettatori e comt"l! ·
d"
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• a1
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pnsma e o o
,
s 1 azi~ne 1 ques _o ~mer e, quan o sc?ppio a guerr~. mercianti di derrate alimentari, che, accaparra,ndo grandi
~a p~1 1~ concess1on1 passarono alla Soci~ta cc !"1ont_ec~t1- quantità di derrate, vendendo a prezzi fuorii calmiere ,
n_i » di_ Milano, che ancora non ha messo m vaio.re 1 g1a- fuori controllo, producono una vera perturbazione nei
cimenti.
______
mercati di viveri, avendo evidéntemente interesse a che si
conservi il mercato libero degli a1imenti. Orbene, la noLE DUE BASI DELL'AVVENIRE DELLA SARDEGNA stra impresa non esclude il meroato libero. Essa farebbe
Bisogna mettersi bene in mente, scrive il Popolo in tutta Italia, su vasta sca1a, con mezzi adeguati, ciò che
Sardo, - che l'avvenire dell'isola deve poggiare su due con tanto spirito di iniziativa e di proposito stanno facendo
basi: quella agricola e quella industriale; ambedue egual- molti Comuni d'ItaHa: creare un calmiere naturale, con la
mente importanti; l'una, completamento delJ'altra. Biso- vendita a prezzi quas~ di costo dei geneTi di prima necesgna finalmente comprendere che nessun danno peggiore sità. La progettata impresa, con la sua organizzazione, col
può arrecarsi al 'proprio paese di quello che deriva dal- suo capitale, coi suoi mezzi, avrà ed eserciterà un'azione
l'accaparramento e conservazione del denaro; e in Sarde- calmierante, evitando le perturbazioni nei mercati, impegna sappiamo quanti tesori e quali somme si trovino negli dendo gli accaparramenti, provvedendo a che i viveri e
le materie prime siano abbondanti ed a buon prezzo sul
scrigni di certa gente l
Bisogna che non ci sentiamo più dire dai continentali mercato, facendo in modo che la distribuzione sia fatta
che qui vivono {questa è storia di ieri, ed ancora. ci risuo- equamente, nelle varie regioni d'Italia; ciò che sembra imnano le parole), che la nostra isola, ad ogni passo, sopra possibile senza un numero sufficiente di mezzi adeguati di
e sotto, offre inestimabili tesori, che i sardi non conoscono, trasporto refrigeranti (piroscafì, treni, vagoni, camions automobili e cassoni).
o, conoscendoli, non vogliono valori_zzare I
d
102
-===--------- RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
LE MINIERE CARBONIFERE DI SARDEGNA
Il sottosuolo della Sardegna, ricco di minerali di zinco,
iombo, argento, ranie, feno, antimonio, accoglie nel SIUO
seno anche estesi gfa.cimenti carboniferi, dei quali il più
importante è quello cLi Gonnesa, oggetto di molte ricerche
fin dal 1851.
Una visita a Bacu-Abis - scrtlve il Popolo Sardo in questo periodo di grande i:1-ttìività, riesce oltremodo
istruttiva e basta per avere una idea completa del.Io sforzo compiuto dalla Società e dei sorprendenti risultati ottenubi.
Il deposibo carbonifero con i centr.i m.ineral'ii di BacuAbis, Caput-Aquas, Piolanas e Sirai verso sud-ovest è
Limitato da una serie di colline tr~itiche e dalla parte
opposta confina per un tratto con la zona metalLifera e
comprende il bacino d~ Cixerri, in cui la cqltivazione
promette di riuscire particolarmente interessante. In tutta
questa zona assai vasta si svo1ge ol'a, da quando è scoppiata la guerra, un'intensa attività. T ,utba la miniera è
percorsa da un fremito di vita. nuova: in tre anni essa
si è sv:iluppata in estensione ed intensità: sorgono dovunque nuovi fabbricati : nuovi tentativi e nuovi impianti
si avvicendano; due nuov~ pozzi profondi sono ora aperti
per attingere altre immense ricchezze di energiia oalorifi:
ca e da queste bocche si dirameranno presto i-n ogru.
verso numerose gallerie di escavaz.ione nelle direzioni segnate dagli strati di combustibile: i centri di produzione
vengono riallacciati con una linea ferroviaria che ha
al presente uno sviluppo superiore ai venti chi,l ometri. La
produzione attuale è di 220 tonneJlate giornaliere: la resa si potrebbe raddoppia.ire se la miniera disponesse della
mano d'opera necessaria. La lavorazione nelle discenderie
non presenta pericoli per la manc-anza del fatale grisou:
vi si può accedere infatti con una lampadina a carburo
e senz.a reticeUa di proteziione. La stratifìcaziione del terreno carbonifero con fratture frequenti, presenta generalme~te una lieve pendenza in direzione S-O: la roccia incassante è un · calcare marnoso, di aspetto schistoso : i
varii ·strati di carbone sotto rarenaia sono disposbi parallelamente a profondi tà v iabile. In una discenderia di
Sirai vi sono strati di oltr tre metri di spessore.
Il carbone del bacino di Bacu-Abis viene generalmente
classiificato tra le ligniti a causa della natura geologica
dd terreno. È però da osservare che se la natura terziaria
del giacimento giustifica una tale denominazione, a diversa classificazione conduce lo s~ud.io della composizione
del comb~tibile e del suo altissimo vailore oalorifico. Non
è questa della nomenclatura una semplice questione pedantesca; tutt'altro I essa è invece d'importanza vitale
quando s,i rifletta a!J' opinione diffusa ed accreditata, secondo la quale soltanto il litant?ace del perfodo carbonifero ha un reale valore pratico. A questo riguardo molte
voci autorevoli s,i sono pronunciate per afferma.Te 1a necessità di distinguere nelle Llgniti queHe che per il loro
basso potere calorifico (per esempio, i1 ca.r bone del Va'1darno, con 3000 calorie) sono veramente delle lign,iti, e quelle
che, come il carbone di -Bacu-Abis, raggiungono un nume_
ro di caloriè di 6500-7000 e gareggiano con il vero litantrace in g,lese.
L'INFLUENZA DEL PROLETARIATO
NEL DOPOGUERRA
L'on. Rigola, nel,l a sua relazione al Consù.g1io NaZlionale
della Confederazione Generale del Lavoro, dopo avere e$8.minato le caratteristiche dell'annata 1917 s,uJila distribuzione del lavoro, sui salarti, il costo della vita, gli approrv-·
vigionamenti e consumi, conclude:
«L'umanità uscirà indebolita e immiserita dall' inaudito travaglio. Per rifarsi delle ingenti perdite, dovrà aumentare lo sforzo costruttivo, riorganfazare la produzione
su basi meno ~mpiriohe, migliora.re tecnicamente le maestranze, utilizzare i mut1lati, sopprimere il lusso, redistri:
buire equamente la .ricchezz.a o la miseria (q1.1ello che c1
sarà} fra tutti i suoo componenti.
« Qui vediamo delinearsi il conflitto di domani. Quale
via sceglieranno le classi possidenti? Ascolteranno la voc~
che si leva nel loro stesso campo per avvertirle che non e
pii.i tempo d1 palliativi e di mezze misure e che è ve1:ut~
1' ora di affrontare il problema del possesso dei mezz1 d1
produzione? Cederanno invece al loro egoismo e alle suggestioni dei fanatici della conservazione, assai pi~ numer?si dei pochi spiriti chiaroveggenti, e si daranno m bracCJo
alla reazione? Non lo sappiamo. Ma quali che siano le intenzioni delle classi dirigenti, il proletariato deve continuare a fare la propria strada.
.
« Il regime assolutista è contrario aJ progresso tanto m
politica che in ·economia. Finchè l'impresa capitalistica sa·
rà retta a sistema assoluto, al lavoratore non resterà altro
mezzo per difendere la propria esistenza che lo s~iopero.
Se gli scioperi, i quali si prol,ungavano alle volte per mesi e mesi, rappresentavano un danno prima della guerra,
riusciranno anche più fatali all'economia generale dopo la
guerra, quando vi sarà maggfor bisogno di non disp:1'~e- •
re le energie. Ma qui ~ncora la borghesia è posta al bw:o.:
o andare per la vi.a. della reazione e deJ.le misure coerc1t.I'\'e, o democratizz.are l'impresa in modo che gli operai a1:
biano La possibilità di difendere i loro interessi senza rJcorrere allo sciopero.
« È noto che in Inghilterra gli sciopeni diminuirono in
.passato in ragione dello svilupparsi della oiganizzazione.
Ciò malgrado, le masse operaie inglesi sono oggi del parere
che si debbano restringere anche di più mediante un nuovo sistema di ra.pporti fra operai e imprenditori. Esse perciò domandano la diretba partecipazione alla direzione dell'impresa.
« Ma gli operai inglesi sì propongono anche un altro
scopo: quello di esercitare una sempre più decisa influ~nza nella direzione della cosa pubblica, al fine di impedire
che le classi ricche riversino sulle loro spaUe i maggiori
pesi della guerra presente e per ev.itare le guerre future.
« Non potrà essere diversamente per l'Italia. Dopo la guer:
ra, il proletariato nostro sentirà più che mai iJ. bisogno d1
esercitare in tutti i canipi la propria infl11enz.a di classe, ed
è più che verosimile che le condizioni obbiettive gli sian~
eccezionalmente favorevoli. Ma non potrà pretendere d1
più di quanto non sia capace di conquistare per virtù propria. La s,ua influenza sarà proporzionata alla sua consa:
pevolezza, alla sua unità, alla sua forza, al suo grado eh
organizzazione.»
UNA INDUSTRIA ESPORTATRICE 1TALIANA
SACRIFICATA
È stata sacrificata agli errori dell'intervento statale ì'ind-ustria salumiera bolognese, vecchia e prospera industria
che fu tra le p.rime a battere i mercati stranieri, ed ora invece si trova in condizioni di non poter neppure approvvàgionare il mercato cittadino. Le limitazioni poi dei prezzi scoraggiarono l'industria a produrre. Il prezzo di calmiere dei maiali non ena in relazione al prezzo di calmieire delle grassine ; e si capisce : perchè lo Stato, che non
è industriale, non può sapere che cosa co':ltia la prod1J:ziio~e.
Del resto, - scrive la Libertà Economica, - noi subiamo le conseguenze di questi errori, che er-dno in auge nel
medioevo, e che un secolo di scienza economica liberale
103
LE I. I. I.=--==-==--==============================
,e molti secoli di esper.ienze, o.r tristi, or ridicole, ora san- prqpost.i quando hanno pensato di elargire i fondi per i
-guinose, ma sempre conrvincenti, avrebbe,r o dovuto rele- quali si sono quo~t,i.
:gare tra l ferri vecchi della economia.
PER LA RICERCA DEL CARBON FOSSILE IN ITALIA
LA PRODUZIONE DELLA LIGNITE IN ITALIA
L'ing. Elvino Mezzena, direttore generale della « MontePER IL 1918
catini», Società Generale per l'lndustr,ia Mineraria, e delUn comunicato uffioia!le apparso sul Popolo Romano del la Société Générale des Lignites en Italie, da tempo si era
28 corr., dice quanto segue:
occupato del pTOblema dell'esistenza o meno in ltaJ.ia dLi
« Secondo aa.lcoU degli 'Uffici competenti, nel 1917 furo- giacimenti di carbon fossile. Ne aveva anzi fatto argomenno estratti circa due milioni di tonnellate di Lignite, e si to di una sua pubbLicazione, che risa1e al 1916, e che non
poterono rispar.miare 800.000 tonnelJate di carbone inglese. Per effetto del recente decreto luogotenenziale 24 febbrai.o 1918, che dispone la coltivazione diretta dei principali giacimenti da parte del Commissariato generale dei
combusbibili, questo ha la facoltà di concedere a chicahessia il diritto di sfrutta1re le miniere. Si prevede che nel
1918 arriveremo ad estrarre cinque milioni di tonnellate di
Lignite. Risparmieremo, dunque, circa due miLioni di tonnellate di carbone inglese : la quinta péirte della importazione.»
Prendiamo atto, non senza compiacimento, dli tale no tizia, perchè significa che il Commissa.riiato dei Combustibili Nazionali si •r ipromette sin d'ora per l'anno corrente
una produzione di 5 milioni di tonnel1laite di lignite. Ed ag.
g~u,ngiarno i più caldi auguiriì perchè abbia ad attuarsi il voil ere de1J'on. Nitti; produzione annua di Hgnit.e italiana,
venti milioni di tonnellate.
GLI INDUSTRI.(1LI
E LA SALUBRITA' DEL LAVORO ITALIANO
L'Associazione fra le Società ltraHane per Azioni ed il
Comitato Scientifico Tecnico per lo sviluppo dell'industria
italiana, per rendere più efficace - mediante una più larga dotazione finanziaria - l'opera dei laboratori.i scientifici esistenti in paese, con ricerche anche di diretto ed immediato interesse per le industrie, hanno promosso tra gli
!industriali una sottoscrizione triennale, che al 31 dicembre
ultimo aveva già raggiJunto una cifra annua di L. 250.683.
Questa nobile iniziativa, che noi abbiamo appoggiato,
come meglio abbiamo saputo, nell'interesse supremo della nuova industria italiana, non solo giunge assai a proposito, ma inaugura in Ital,ia una nuova era di efficace e proficua collaborazione tra i gabinetti scientifici e le industrie,
che altrove, dal lavoro concorde, ricavano risultati rneravig1fosi. Ora, anche i nostri laboratorii di fisica e di chimica: potranno così, con larghezza di mezz.i, dare agli industriali un aiuto prezioso ed illuminato.
Ma a noi sembra che questa opera di affiatamento e di
co,llaborazione debba oggi essere anche ampHata e meglio
completata. Bisogna che gli industria4 ooncorirano anche
ad assicurare La salubrità delle industrie e la salute degli
operai , sia per cementare i legami che l,i, stringono ai loro
dipendenti, sia perchè la prosperità deUe industJ:ie non può
essere scompagnata dal benessere dei lavoratorù e dalla
salubrità del lavoro.
Bisogna quindi assolutamente integrare l'opera propostaSii dall'Associazione e dal Comitato sopralodati, col destinaxe allo studio ed alla cura delle malattie professionali
una parte delle somme raccolte per lo sV'ilup-po scientifico delle industrie italiane. A Miilano esiste gnà un centro
clmico di studii di questo genere, che mira appunto a prevenire e curare le malattie degli operai; a Napoli un altro
è in via di formazione per concorde volere dei Ministeri
dell'Istruzione Pubblica e delle Industrie; qualche altro
potrebbe occorrerne nell'Italia centraile. Bisogna che gli
industriali italiani concorrano degn~ente a questa, che è
una vera opera di integrazione per scopi che essi si sono
104
trascurò di comunicare al R. lspettoM!to delJe Miniere. Il
problema viene ora affrontato da alt11i studios,i.
La spesa di sei o sette milioni, necessaria e sufficiente
per eseguire una dozzina di sondaggi - tanti quanbi _paiono necessarii per illuminare definitivamente La importante
questione - dovrebbe essere .ripartita in tre o quattro anru, in mo:do da procedere con metodo e di mettere a profitto tutti i dati ricava.ti daj primi fori di sonda, avanti di
iniziare 1 successivi fori.
È evidente che un tale sforzo economico sorpassa la potenzialità dei privati, tanto più che, almeno nel pr,imo peiriodo del Laworo, in quello cioè di pura indagine scientifica, manoano le probabilità di successo pratico, pur non
potendosi escludere a priori qualche buona sorpresa.
D'altra parte non pare ammissibile che, in cas·o fortunato, lo Stato voglia considerare il combusbi.bile a1m-imenti
che come proprietà demaniale, e che esso r.inunc: a dispor.
ne come crederà più opportuno, circondandosi di tutte le
garanzie necessarie in sì importante questione.
Mentre dunque da un lato occorrerà che un provvedimento legislativo riconduca al principio della res nullius le
possibi1i ricchezze carbonifere del Regno, dall'altro lato
l,c,, Stato dovrebbe, dopo µiteso iL par,e re dei Corpi competenti, arvocare a sè l'esecuzione del programma.
Sarebbe in questo caso di tutta equità, se per estrema
fortuna l'ipotesi di giacimenti italiani di carbon fossile si avverasse, che all'ideatore, - scrive il Sole, - fosse accordato quailche onesto vantaggio, che potrebbe essere, ad e~
sempio, un diritto di precedenza nell'ottenere le possib ili
future concessioni, naturalmente presenbando le necessarie garanzie economiche e tee
e.
PER UN PIANO ORGANICO
DELLE LINEE POST ALI AEREE IN ITALIA
Le spese incontrate ·nell'esperimento della Posta aerea
fra le due stazioni idro-postali di Civitave!OChia e T erranova di Sardegna, sono tali da venire coperte largamente
dall'ordinario prezzo di afhancatura da 20 centesimi per le
missive correnti, annunzia l'on. Erminio Sipari sulla Via
Azzurra.
Dagli studii fatti dal generale Mairieni in proposito , ed accertati dalla Commiss-ione, risultò che S1U un percorso di
circa 200 chilometri e con apparecchiio della portata di
200 chilogrammi - pur calcolando una media di giornate
volative del cinquanta per cento per ognuna de1le stazioni capolinea - lo Stato, lasciando alla Ditta assuntrice un utile del 10 per cento suUe spese di primo impianto, può esigere un beneficio annu,o di eh-ca L. 120.000 a
L. 137 .000 di tasse dii esercizio, sempre applicando il francobollo normale da 20 centesimi. È ' però evidente la opportunità della istituzione di un francobollo supplebivo, che il
pubblico accoglierebbe con Lieto animo, perchè il lieve
aumento dell'affrancatura ordinaria · sarebbe compensato
ad usura da1 vantaggio della velocità del trasporto aereo.
Chi è che non pagherebbe uno o due soldi di più per far
recapitare una lettera in uno spazio minimo di teffiiPO?
RASSEGNA DEL MOVIMENTO
La Commissione si preoccupò, sin cla1 p.rinc1p10 , dello
studio di un piano organico delle Linee postaJi aeree che
interessano la penisola, le isole e le colonie ibaliane.' Anzi,
nella riunione tenuta nel giugno 1917, il generaile Marieni
aveva presentato in proposito un memoriale al ministro
delle Armi e Munizioni; e la Commiss~o,ne, in perfetto accordo con Le idee sostenute nel suddetto memorfale, ha
prospettato al Governo quale dovrebbe essere, a suo parere , la rete delle Linee più urgenti per l' lbad.ia.
L'attuazione di tutto ciò dipende dal Governo. Però non
si può negare, anzi nessuno può disconoscere che il problema è quanto mai ur.gente e che è entraito nella cosoienza del pubblico, il quale, più che non sembri, si interessa
e si appassiona enormemente alla soluzione che avrà in Italia il probllema dei trasporti aerei in genera.le.
L'INTERESSE SUPERIORE DELLA NAZIONE
E LA POLITICA DOGANALE
Se l'agricoltura ha diritto di reclamare un assetto dog,anale ed una poLitica economica cli.e permetta ai proprietarii ed ai colbivatorli di s.fruttal"e nelle migliori condizioni
e con profitto adeguato La scarsa fecondità del nostro suolo,
non ha invece diritto di domandare che qua1che sbocco estero venga conservato o riconquistaito ai prodotti agrarii a
costo deL danno o della rovina dell'atbività industriale.
Altro è l'inter,e sse deU'agni.coLtura, SiCIÙlve Antonio•
Scialoja nella Rivista delle Società Commerciali, - la quale colJoca nel mercato interno i nove decimi dei suoi prodotti (e deve poterli collocare a prezzi rimiunemtori}, altro
è l'interesse di quei non molti esportratori così del Mezzogiorno come anche, ed in maggior mislll1a, delle altre re.
gioni d'Italia, i quali, per assicurare la vendita di quei 180
o 190 milioni dii prodotti agdcoLi (il 3 per cento delila produzione agraria i.taliM1a}, prima deUa guerra esportati in
Germania ed in Austria, non possono pretendere il sacrificio di tutte le industl'.'ie manifatturiere. Tra sacrificio e
s,acrificio si dovrebbe, in ogni caso, ne1l'lin teresse sruperio•
re della nazione, scegliere il minore; nè è possibile che
l'adoz ione dell'una o dell'altra politica doganale nei confronti degli attuali nemici débba essere dete:mùnata unicamente dall'intento di r.iaprire quei mercati alle nostre esportazioni agricole.
Del resto, non è affatto vero che queste esportazioni deb.
bano essere sacrificate, o che, in· ogni caso, debba essere
danneggiata, senza possibilità di compensi, la coltivaziione
di quei prodotti• che pel passato venivano esporta,ti in Germania ed in A'l.lstria. Il mercato intern,o potrà facilmente
assorbirli, come attualmente li assorbe, mercè l'altezza dei
sa:larii ed il miglioramento del tenore di vita delle popolazioni.
IL FUTURO SVILUPPO
DELL'INDUSTRIA DEI TRASPORTI AEREI
Il futuro sviluppo dell'industria dei trasporti aerei, - ha
detto l'on.. Di Scalea, del Commissariato Generale del1' A viazione, a un redattore della Via Azzurra, che lo ha intervistato in proposito, - è ,i ndubbiamente destiinato ad
avvantaggiarsi come meg,lio e nessuno avrebbe sin quii po tuto prevedere e sperare da quel girande e sicuro esperimento pratico che, indirettamente, costituisce l'attuale sviluppo incessante delJ'aviazione da guerra.
Come pensare, Jnfatti, ragionevolmente, a istituire servizii di trasporti aerei senza prima av,e re eseguito un accurato e minuzioso studio delle correnti aeree, e preparati
hangars, fari, campi d'atterramento, e tJracoiate carte di at~
INDUSTRIALE ITALIANO
terramento e di rotta e costruiti porti per idrovolanti, ecc.
ecc.?
•
Ora, tutta questa immensa mole di complesso lavoro preparatorio indispensabile, che allo Stato ed alle Società private, in . tempi normali, avrebbe indubbiamente richiesto
un Lungo periodo di tempo, e sarebbe costato molti miLioni
di lire, a guerra finita l'industria privata lo troverà in gran
parte già fatto, invece, dalla nostra aviaziione miJitare, la
quale, anche in questo terreno, ha compiuto direi quasi dei
veri e proprii prodigi.
A ciò si aggiunga che ' 1a stessa industri.a: dell'aviazione
da guerra, pure attendendo fehbTiilmente aù pwprio compito primordiale, non tralasoia di affaticarsi nella soluzione del gran problema dei trasporti aerei pel dopog,uera
(l'iJll8'. Caproni, per esempio, ha già costruito apparecchi
caipaci di tria.sporta.re sino a 2500 chiLo,gnamm,i, e sicuramente giungerà fino a~ 5000 chilogrammi}. E si può immagi111are quali e quanto grandi, incalcolabili beneficii possa ritrarre, da questa ragionevolmente sperabile floridezza
della nostra industnia aviaitoria, anche l'economia pubblica del nostro paese, una volta che i nostri fiori, le nostre
frutta dn. tavola, le nostre films (tanto per citare qual.che
caso soltanto) possan'o giungere nello spa:Lio di poche ore
a Londra, a Parigi, a Berlino, a Vienna ... e l'industria italiana - oltre ad avere organizzati regolari servizii di trasporti aerei nel:l'interno della Penisola, e fra questa e le
nostrie più lontane colonie - abbia creati a.nailoghi servizii
nell'America latina: istituendovi fìru::.1mente qiuei mezzi di
comunicazione che le enormi distanze e le condizioni topografiche di quelle ricche e feconde regiioni hanno reso
sino ad oggi pressochè impossibili.
IL GOVERNO DEVE TROVARE I MEZZI
PER LO SVILUPPO DELL'ACQUICOLTURA
La relazione della Sezione Pesca del Comitato Nazionale Scientifico T eclliÌco così conclude . ~a sua relazione, pubJ:.ilJcata negli Atti dello stesso Comitato :
« L'industria deUa coltuTa delle acque e della pesca, come si è dimostrato e come già è stato largaanente riconosciuto dalle altre nazioni, ri,v este il carattere di un interesse di primo ordine per 1' economia nazionale. I1 campo
vastiss1mo che presentano le acque del nostro paese e l'alto rendimento che ne può conseguire, impone il dovere
che si provveda a portaoce questo rendimento al suo massimo grado, mediante una coltura razionale, intensa, di es se acque, come si pratica per la terra. Bisogna che da
parte del Governo (al quale unicamente spetta il dovere) si
faccia a tale scopo opera immediata con una serie di illuminate provvidenze legislative, amministrative e ' tecnfohe,
soprattutto collo stanziare i · mezzi :fìna,nZJiarii indispen~abili al raggiungimento di quest;i scopi. I me;,;zi .finanziarii
s•ono quelli che costituiscono l'elemento primo e vitale per
rag,giiungere .l'intento, e però quelLi che s,i richiedano per
dare aill'industria dell'Acquicoltua-a e della Pesca in ltaliia
tutto iJ suo sviluppo, non sono già di così alto riJievo che
non possano essere agevolmente fornilli dall'era.rio nazionale.»
)L PRESTIGIO DELLE « I. f. I. »
U nostr01 va.lente
collaboratore Tigellio Satta ci scrive:
« Vi ringrazio della ospitalità cortese e ambita neLla vostra sp'lendida Rivista al mio articolo L'iniziativa statale e
l'iniziativa privata. È mio d,overe, 011a, di dare anche a voi
una giusta soddisfazione. Tutte le proposte sug,ger1te nel
mio arllicolo sOlllo state accolte dal G01Verno, che le ha riprodotte in un disegno di legge presentato ieri al,l a Ca-
105
mera dei Deputati. La imminenza di ciò - da me risaputa - stava per indurmi a pregarvi di evitare la pubblicazione nel caso aveste dovuto protrarla oltre il mese in corso. Mi farò dovere di inviarvi, appena stampato, il docu·mento parlamentare che riproduce, come ho detto, integralmente le mie proposte. E credo riguardoso comunicare a voi che il Direttore centrale di un'alta Banca mi ha
offerto di avviare, sotto i suoi auspicii, la costituzione d~
un Istituto per le opere pubbliche. nel Mezzogio.rno, con la
p iù larga e diffusa cooperazione economica delle Banche
e degli industriali del Settentrione. Se voj ritenete possa
interessarvi lo svolgimento di questa iniziativa, siate cortesi di dirmelo. »
PER LA LINEA NAVIGABILE
MILANO-LAGO DI COMO ·
UN'ARDITA INIZIATIVA
DEGU INDUSTRIALI LOMBARDI
Si è costituito, in queste ultime settimane, promosso da
un forte gruppo di industriali e di enti della zona a nord
e nord-est di Milano e del lago di Como, un Consorzio di
inizfativa per la costruzione, nell'immediato dopoguerra,
di un canale Milano-Monza-Vimercate-Lecco, destinato a
prolungare senz'altro fino alla Valtellina ed allo Spluga,
la grande navigazione che giungerà dall'Adriatico a Milano dopo costruita 1a progettata linea navigabile Milano-Vennia. Alla testa del Comitato sono il comm. Giorgio Enrico Falk, l'ing. Gaetano Bonom.i, iJ prof. ing. Giadnto
Motta, l'ing. Enrico Banfì, il grand'uff. ing. Ettore Conti.
Gli studii per tale nuova via d'acqua furOJ110 da tempo
compiuti dal dott. Mario Beretta e dall'ing. Mario Majocchi, ben noti a'l.ltori del progetto di massima del porto di
Milano, fatto proprio e spinto ora ad esecuzione dal C omune di, Milano. I due egregi tecnici conclusero col trovare parecchie soluzioni dell'arduo problema, che ha affaticato nei secoli le più ele,tte menti della ingegneria lombarda. Fra tali soluzioni, essi ne hanno ideata una che, a
g iudizio concoide di eminenti personalità tecniche, si presenta come particolarmente felice e si imporrebbe come la
più vantagg,iosa e pregevole dal punto di vjgta tecnico, economico e finanziario.
Appunto per la realizzazione rapida di questo progetto ,
che comprende un canale fra Milano e Vimercate (che s i
insinua nella ricchissima zona industriale di Lambrate, Crescenzago, Gorla, Greco, Precotto, Sesto S. Giovanni, Mon_za), una grandiosa galleria fra Vimercate e l'Adda e 1a
.canalizzazione del tronco dell'Adda fra Pa.derm.o .e Lecco,
è sorto l'accennato Consorzio esecutivo. Di esso fanno già
p-art~ i più grandi industriali della zOIJla interessata, ai
quali vanno giungendo numerose altre ades.ioni. I promo~
tori hanno avuto il plauso del sindaco di Milano, avv. Cal
dara, di senatori, deputati e cospicue al.tre peTSonalità politiche. Il ConsoTZio ha ottenuto anche la partecipazione
finanziaria della Società Edison, che è la maggiore utente
delle acque dell'Adda, e che ha, già da due anni, presentato un progetto per la regolazione del Lario e la sistemazbne del primo tronco dell'Adda sublacuale. Il Consorzio e la Edison hanno ore deciso di procedere ad un
unico progetto definitivo di dettaglio per la sistemazione
di tale tronco di fiume e del deflusso delle acque del La'r io, fondendo in tal modo il progetto ·del dottor Beretta
e dell'ing. Majocchi con quello dell'esimio direttore tecnico della Edison, ing. cav. Carlo Longh\.
Il progetto Beretta-Majocchi, per la geniale ed ardita idea di cond1rnre il canale in galleria (opera grandiosa progettata con ampiezza quattro volte maggtiore di quella del
106
Sempione) sotto l'altipiano Brianteo, permette il grande
vantaggio di mantenere le acque ad uno stesso livello del
lago d1 Olginate fino al limite sud della Brianza, a Vimercate. Esso, inoltre, consente di abbreviare da 68 a 50 chilometri la distanza per via d'acqua fra Milano ed il lago,
rende possibile la navig~ione con convogli di gran~i natanti da 600 e più tonnellate fino alla Valtellina e comprende grandiosi impianti portuari per una lunghezza d i
parecchie decine di chilometri f.ra Lambrate, Sesto e Monza, a Vimercate ed a Lecco, a servizio delle numerose industrie toccate e di quelle che già hanno espresso l'intenzìone di impiantarsi lungo il progettato canale a servizio altresì del 1a vasta zona milanese, hriantea e ber0<lmasca, che
ne costituirebbe l'entroterra.
Il nuovo canale consentirebbe inolitre l'adduzione a Milano di un forte quantitativo d'acqua (già accaparrata dal
solerte Consorzio), che servirebbe benissimo quasi da sola
a far funzionare il canale da Milano al Po, evitando le forti spese che richiederebbe la creazione di una alimentazione idrica esclusivamente per questo canale. La sua costruzione, infine, eviterebbe le infinite gravi questioni che
sarebbero sollevate dall'ingrandimento della attuale linea
di piccola navigazione (natanti da 40 tonn.) che passa a
valle di Paderno e scende a Milano col Naviglio della Martesana e lungo la quale sono andati costituendosi nei secoli numerosi cospicui interessi che non sarebbe ginsto anche dal punto di vista della utilità generale - andare
a sconvolgere ed a compromettere.
Il Consorzio si propone per ora di servire da propµlso ~
re per . l'esecuzione della nuova grandiosa opera, contempor'I.Ileamente a quel1a del C ana,le Milano-Adda (d1 cui il
Municipio di Milano ha avuto la èoncessione) ed a quella
del canale Adda-Cremona-Mantova, che gli enti di questa
città hanno recentemente deliberato di assumere nell'immediato dopoguerra onde concorrere all'assestamento del
grave disagio economico e sociale che seguirà la pace.
II potente gruppo finanziario ed industriale che fa capo
al Consorzio è però deciso, ove occorra, ad assumere esso
stesso la concessione del canale e dei numerosi suoi porti, che - a quanto appare dai dati schematici del progetto - costituiranno il più grandioso impianto del genere
nel nostro paese, e tale da poter staTe a pari co.n i più
moderni dell'estero.
L'INDUSTRIA MERIDIONALE E L'AVIAZIONE
Tutto ciò che può dare una ,coraggiosa iniziativa associata a mezzi poderosi ha dato l'industria meridionale all'aviazione. Certo, il riconoscimento di questo sforzo da
parte della supr~ma autorità aviatoria dello Stato, riconoscimento concretatosi in una larga mole di lavoro affidato
alle nostre industrie dell'aviazione, è anche, - scrive la
Via Azzurra, - un pegno morale per l'avvenire, che aspet a la soluzione del problema industriale del Mezzog:iorno.
Non più tarc:4 di ieri, in una autorevole Rivista di MilaJano (le « /. l. I.»). l'ex-ministro Sci.aloja scriveva che se
lo Stato non risolveTà l'enorme problema del Mezzogiorno, esso avrà mancato non sokanto al suo doivere verso u na parte d'Italia che ogni giorno più diventa benemerita
dell'az.ione di guerra ma avrà peccato conbro tutta la nazione, perchè la ricchezza di ogni regione è la ricchezza
d'Italia. Napoli è stata riguardata sempre come un luogo
di bagordi, come 1a Bagdad d'Italia, come la patria dei
Fortun1 e dei rasta, proclivi soltanto ag'là abbandoni orgiastici. L'idea di trasformare Napoli in un centro industriale.
faceva sorridere. Queste nega2'ioni ed affermazioni insolenti :,ono, alfi.ne, cessate grazie alla strenua opera di po-
RASSEGNA DEL MOVIMENTO
chi , coraggiosi. Essi sono stati i propulsori di un grande
movimento finanziario. Essi hanno costruito le cellule di
una nuova vita: di una vita operosa, fattiva, febbrile. Codesto movimento è l'edificio di una virile, ferrea, gagliarda volontà. Quando saranno attivate le linee di aeronavigazione, Napoli, per i suoi vantaggi atmosferici, sarà senza dubbio uno dei più importanti, se non il più importante
scalo d' !tal ia.
·
La guerra che insanguina questa età, non è stata infeconda di benefici. Le) guerra è una contingenza propizia
alle grandi imprese, allo sviluppo e all'incremento delle
industrie. Creando ricchezze, essa ha dato origine ad un
fenomeno concomitante con la ricchezza: la febbre del
lavoro. Gli industriali, penetrati profondamente dello spirito dei nuovi tempi, han prestato cotne desideri al Governo le proprie idee.
·
UN PROBLEMA D'ATTUALITA':
LA LUBRIFICAZIONE DEI TORNI A REVOLVER
Da parecchio tempo il mercato italiano si trovava sprovvisto di olio di lardo, in causa dell'a:ssoluta mancanza di
imharco delle materie prime dai porti di origine e la crescente scarsità di questo prodotto, così necessario in quest<t momento {specialmente ove si lavorano proiettili) per
la lubrificazione dei tomi a revolver, avrebbe senza dubbio causato serie conseguenze.
. F ortunatamenté, un recente e aboondante arrivo di materie prime alla Società Anonima Lubrificanti Ernesto Reinach di Milano, ha sventato la seria minaccia, mettendo la
nota Ditta milanese in grado di produrre nuovamente su
larga scala il suo tanto · apprezzato Olio di lardo tecnico,
i ooi impareggiabili requisiti sono ben noti a quanti fanno
uso di tale lubrificante.
È consigliabile che gl.i interessati facciano s,ubito le lo ro rich ieste alla Società R einach, trattandosi di un prodotto rricercatissimo che andrà a ruba.
INCORAGGIAMO GLI INVENTORI!
Nel nostro paese non sono molti gli inventori ad avern
fortuna. Sono spesso considerati con diffidenza e non sempre sono incoraggiati. Molte buone invenzioni, senza dubbio, non ebbero seguito peT mancata ricognizione della
loro util ità, perchè gli inventori non ebbero iL dovuto appoggio; anzi, nella maggioranza dei casi, restarono sconosciuti, fors'anche misconosciuti! Molt:i inventori, scoraggiati, d isperati, diedero alle contrade estere {e quindi , alteri saeculo) i frutti dei loro trovati , Vedremo così le tante
volte parecchie invenzioni italiane, veri « cavalli di ritorno», rientrare d'oltr'alpe, come alti records scientifici ed industriali.
La grande guerra, che ci risvegliava a nuova coscienza
e a più forti propositi, e che in quasi quattro anni ci fece
vivere almeno un secolo di esperienze, quando entrerà,
gloriosa per gli Alleati, nef suo «dopo» - de1 quale ogni
nazione viri1e e civile &i !)CCupa e si preoccupa - deve avere istruita anche la pratica che si intitola « Incoraggiamo gli inventori ! »
I nostri potenti alleati - gli americani - che sanno quel
ohe fanno, e fanno quel che voglfono, hanno preso già
punti di vantaggio, - scrive E. Andreis nel Sole, - anche in questo elemento econornko, che riguarda gli inventori, e così ci insegnano come e quanto vivo interesse deve
avere una nazione nel promuovere ogni ricerca scientificoindustmale per portare a conoscenza degii interessati le
nuove invenzioni, per proteggere g1i inventori, tutelando
così, ed in ogni modo, la ricchezza derivata dal « patri-
INDUSTRIALE ITALIANO
monio intellettuale»; ricchezza che nessun bancarottiere,
nè quella nuova specie odierna di soci dell' a: annurata
suggietà », può rubare o distruggere ; che è sacrario intangibile per l' individuo che ne è possessore.
L'esempio degli Stati Uniti ci invita a macerare un po'
del loTo lavoro compiuto su!l'argoi;nento, considerando ancora quanto si propongono ulteriormente di far!!, Un importante passo del Governo degli Stati Uniti è quello d i
creare un Department of Scienti/ic and lndustrial Research ,
dotandolo dei necessarii fondi : pecuniae omnia . parent I
Tale Ministero sta prendendo attiva funzione, con saggie
pratiche direttive. Senza, in certo modo, interferire nei lavori che detto Ministero si propone, ottimi ci sono parsi
gli scopi ed interessanti i commenti ed i suggerimenti già
messi avanti da Mr. Laurie nel Journal of Soc. Chem.
lnd. Noi, che in materia di tutela della proprietà intellettuale abbiamo tutto, o quasi, da fare, dovremmo profittare di tali ammaestramenti e lumi che ci vengono dagH
Stati Uniti.
L'INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA
VUOLE ESSERE PROTETTA
Non si può dire che la guerra abbia favorito l'industria
cinematografica, - scrive la Rivista Società per Azioni, perchè, oltre limitarne il campo della esportazione, oltre
creare nuove concorrenze in Italia e fuori, essa ebbe a ri sentire, come molte altre industrie, della deficienza di materia prima, perc hè tanto per la pellicola cinematografica
quanto per i prodotti chimici che occorrono in larga misura, l'Italia era tributa,r ia degli Ir:nperi Centrali. Per i prodotti chimici ha dovuto valersi di s,urrogati provenienti dall'Inghilterra e dalla Svizzera, con esito talvolta assai disoutibile, e per la pellicola dovette ricorrere quasi esclusivamente all'America del Nord, mancando una produzione nazionale. A questa deficienza si vuole provvedere nel1' immediato dopoguerra colla trasformazione di qualche
impianto oggi adibito alle industrie chimiche belliche, e
l'impresa presenta certo basi degne di ogni considerazione. perchè le pellicole ed i prodotti chimici necessarii al~a produzione ed allo sviluppo delle films rappresentano
un consumo sufficiente ad alimentare una apposita industria, tanto più se si saprà aggiungervi la produzione d i
molti altri articoLi occorrenti all'industria fotografica in genere.
Anche l'industria cinematografica si lamenta di troppo
scarsa protezione ed invoca un regime doganale più protettivo per limitare l'importazione straniera, specialmente
americana, che con mezzi grandiosi e con lotta acerrima
cerca di imporsi sul mercato italiano. In linea artistica, è
impossibile che le films americane riescano ad imporsi, ma
i mezzi finanziari di cui le grandi Case degli Stati Uniti
dispongono ed il piano monopolistico che esse si propongono di attuare nel nostro paese rappresentano seri pericoli per l'avvenire di una industria tanto appropriata alla
genialità italiana. Forse oggi L'industria italiana è troppo
frazionata per poter opporre argine sufficiente all'invadenza del Nord-America, e saranno opportuni alcuni concentramenti che evitino il moltiplicarsi inutile di spese generali e lo spreco di ·energie preziose. Perchè bisogna prevedere che nel dopoguerra la concorrenza in Italia e fuori si
farà ancora più accanita . e per il ricomparire sui mercati
internazionali della produzione tedesca e per il risorgere
all'antico splendore delL'industria franco-inglese.
Dunque, pericoli seri. che devono essere presi in considerazione non solo dagli industriali, ma anche dal Governo, che non può disinteressarsi di una industria per sè
stessa più impor.tante di altre meglio protette e che ha poi
107
LE I. I. I.
un'importanza tutta speciaJe per l'azione che può eserci- pitale eccedente per sopraiprezzo delle azioni della Società lndustri,aJe Eridanlia:. Le riserve di questi enti ammontare sulla p~iche del nostro popolo.
tano ad •una quindicina dii milioni.
Il consumo dello zucchero in ltaLia, per quanto sino alla
LE DIGHE PER LAGHI ARTIFICIALI IN 1TALIA
vigilia della guerra fosse 1n lento ma continuo a:umento,
U prohlema della esecuzione di laghi artifioiall per la era rimasto mo1to inferiore a quello della maggior parte
1.1tiJizzazione deUe ricchezze idriche del nost,r o paese, che degli, Stati esteri. Così, mentre la Gran Brellaigna aveva nel
altrimenti andreibbero perdute, si colJega C()ll problema tec- 1913 un consumo indiv,iduale di kg. 43 circa all'anno, gli
nico della costruzione delle d ighe. Su questo argomento, Stati Uniti di 41, 10, la Svizzera di 36, 10, lia Francia d1
- scrive il Monitore Tecnico, - ·.h a portato da tempo la 20, 10 e la Germania di 19,90, l'Italria aveva cl.i poco sor•s,ua spec.iale attenzione il prof. Ul[gi L'lli.ggi, -il qua1le ha passato i 5 kg. per persona.
testè pubblica,to un completo studio in cui ha descritti e
È mdubitato che nel dopoguerra, ad un orescente henespresi in esame i diversi tipi di digihe fino ad ora costruiti, sere eoonomico delLa nazione, dovrà fare risoorntro un mage s-peciclmente i tipi di alta montagna.
gio.r ccn~umo cli Z'Ucchero, che dovrà necessariamente dare
Grazie ai tipi di dighe ,esaminati , i1 Lui,ggi afferma che incremento alla bieticoltura, ·la quale necess,iita di tipi di
-sarà poss>ibile creare numerosi laghi, che permetteranno di barbabietola che abbiano un maggior rend.Mnento zucche1UtiJizzare le ricchezze idr.iche del nostro pa,ese - che ora rino. Ed .un ,iru:remento dovrà pure avere l'industria saccavanno in parte perdute - sia per creare energia elettrica rif'!ra italiano alùa quale si cl4schiu.de adunque un prom e tdestù.nata specialmente alle industrie elettro-metallurgiche tente av:venire.
ed elettro-chrimiche - sop,r attutto quefile dei nitrati per l'agricoLtma , di cui abbiamo tanto bisognio, sia per fecondaJ CAP!TALI DELL'INDUSTRIA MINERARIA
-re terre troppo ar-ide, che opportunament e irztlgate pro-durITALIANA
ra.nno di più e meg,Ho; s.ia per prosciugare meccanicamente regioni deficienti di scolo e improduttive o, peggio anA dimostrare la poca flonidezza della nostra· industria
cora, malariohe, che, colla bonifica per esaurimento, no- mineraria nel periodo prebellico, - scriive la Finanza Itatranno essere messe rapidamente in coltivazione.
liana, - stanno le oifre del movimento dei capitali delJe
Società anoruime ad essa dedite.
VN AMMASSO AMORFO DI LEGGI DA RIFARE
Nel 1914, cinque di tali imprese s,i, p 1osero in liquidaPER L'INCREMENTO DEL MEZZOGIORNO
zione e sei diminuirono il proprio capitale per complessiIl senato.re Cavasola scrive nel Corriere Economico che ve L. 8.797.000; quattro Società nuove, con 819.000 lire
t alune nostre leggi organiche aimministrative sono rimaste
impotenti a dare al Mezzog iorno i seivizii d i Stato e . i benefìcii dei qual:i godono altr.e parti d'Italia; inferiorità che
pesa sull'Italia merid ionale con danni di i ndole economica,
sociale ed igienica. Egli cita, per esempio, il regime idrau_
Hco... e così ancora la promiscuità dei diritti sul suoìo e
e sul sottosuolo, che inceppano lo svoligi,m ento deUa pubbHca e d ella privata economia ;. tutto un a:mmasso amorfo di leggi che non raggiungono l'intento, come stesse ro
da sè e per sè, con definizioni senza sanzioni , con prodamazione dii principii sen:z,a ap,pl.icaziOIJle, con mete designate senza coordinamento di mezzi p~r raggiungerle.
È necessario e urgente che ciò finisca ; che la legislazione abbia un cont enuto di vaJore in azione; ohe il tempo
perduto s ia r iacquis tato con atti di c-osciente volontà e d i
energ,i ca decisione.
L'INDUSTRIA DELLO ZUCCHERO IN lT ALIA
Dal 1891 al 1911 sorsero in lta1ia 42 fabbriche di zucc hero, delle quali però rimasero in attività 37, capaci · -di produrre oltre 2 milioni di sacchi di zucchero. Prima ancora
delle fablbriche , - scrive la Rivista Società per Azioni,
- era.no sorte in ltai1ia le raffinerie da zucche.ro, e cioè a
Sampier<larena, nel 1872, e a Rivarolo Ligure, nel 1882;
ancora a SampieTd.arena neL 1883 e ad Ancona nel 1886.
Esse lavorarono dia,ppri.ma zucchero estero, che era importato dall'Austria e dalla Russia allo stato grezzo. Le raffinerle stesse contrihu~rono poi 1argiaimente al1a creazione
de1l'in,dustria saccarifera indigena, mentre alla loro voLta
altre fabbriche da zucchero greggio impiantarono la prop ,cia raffineria, tanto che oggii si hanno in Italia, oltre l'.e
fahbriche, tre stabilimenbi di raffineria sola e sei stabilimenti di raffinazione annessa alla fabbricaz.ione.
Gli stabilimenrti sa,ccariferi italiani appartengono a 24
Soc.ietà . tutte anonime, meno una: in accomandita. Le dette Societù hanno ora un capitale azionario nominale di oltre ~nto mil,ioni, ai quali vanno aggiunti 20 milioni di ca-
108
sorgevaino intanto, e sei aumentavano il capitale per Lire
4.911.000; in defini1:iva, peroiò, i disinvesti.menti superavano gJi investimenti per L . 2.996.000.
Nel 1915 La situazione migliora, ·e di fronte a due Società che si liquidano (per L. 594.000 di capitale) e a tre che
diminuiscono il capitale (per L. 2.350.000), stanno due Società nuove (co,n L. 2.735.000 d.i capitale) e tre che aumeilltano il ca.pita/le (per L. 3.108.000), in guisa che rimangono a L. 1.537.000 di maggiqri investrimenti.
Ques tù salgono sensibilmente nel primo semestre del
1916, toccando la somma di L. 6.655.000 per raggiungere
lia cifra notevolissima d.i L. 25.335.000 nel secondo semestre di quelJ.o stesso .anno. Sono · in totale circa 32 milion i
di nuovo capitale, che contribuiscono alla formazione d i
5 Società nuove e che vanno ad affluire verso, 8 Società
già esistenti. Le Liquidazioni sono praticamente nulle e 1e
d ~min'l!Zi()!Ili di capitaie mancano del tutto.
·
Nel 1917, l' industria mineraria r,keve un impulso ancora mag.gtiore. N e l primo semestre sorgono 6 muove Società
,eon 2.990.000 lire di capitale, e 5 aumentano il pTOprio pe.r
L. 4.111.875 ; contemporaneamente 2 lo dimmuiscono per
L . 2.400.000. Nel secondo semestre, mentre i disinvestimenti ascendono in complesso a 460.000 liire, sorgono 17
Società nuove con 33.055.000 lire, e 5 aiumentano il capitale per L. 25 .600.000. L'investimento netto da attripuirsi all'intero 1917 sale dunque a quasi 63 milioni.
Figura tra Le nuove imprese una Soc;ietà finanziar.ia con
10 milioni di caipitale, avente per iscopo lo sviluppo delle
iindustrie minerarie e metraUurg:iche.
PER IL PORTO DI RAVENNA
Su iniziativa della Camera di Comm~rcio di Ravein,na,
ha avuto luogo una riunione fra i r,appresentanti del Comune, Provdncia ed altr.i Enti l1ocali per discutere iL piano
rego1atore per i lavori del porto-'C!anale Corsini, da eseguirsi in un periodo di circa 10 anni, e che anunontano a più
di 30 rni1ioni. È noto che, per la sol1lecita esecuzione del-
RASSEGNA DEL MOVIMENTO
1'opera, fin dal .giugno dello scorso anno gl.i enti d.e Ue quattro provincie di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì hanno
deciso di cosllibuirsi in consorzio. Il progetto ora redatto
comprende i seguenti lavori : l) Escav~one deL canale
Naviglio Corsirui ; 2) Bacino dri stazionamento alla destra
della bocca del porto ; 3) Escavazione della fu.ce del porto ;
4) Banchina di ormeggio a sinistra dellai bocca del porto ;
5) Banchina d~ ormeggio a destra e a s•i n.istra del canale
Corsini ; 6) Sistemazione delle sponde de1 canale Naviglio
Corsini ; 7) Apertbura delle strade posteriormente agli stabilimenti industrial.i delle Darsene; 8) Scali di "alaggio
_ (Squero); 9) Sostituzione delle pa:lafitite in legname a sinishla delfa Darsena ; 10) Sostituzione de1le palafitte 1n legname c1ella bocca del porto ; 11) Formazione della piazza. di deposito per ghia-ie e sasso.
Tale progetto, per deliberazione dehl'assemblea, verrà
trasmesso, previo parere degli enti delle altre provincie
i!].teressate·, al Ministero dei LL. PP. perchè eia. esaminato
ed approvato dal,l'a,utorità competente.
UN PRIMO ESEMPIO DI UN LAGO ARTIFICIALE
IN 1TALIA SU GRANDE SCALA
Il Consigllio Superiore delle Acque ha testè dato parere
favorevole all' arnmiss-ione ad istJ'luttoria del progetto della
Società Elettri.ca della Sicilria Orientale per utilizzare le
acque dell'aLto bacino d~ll'Alcantara allo scopo di generare energna elettrica. Il progetto comprende la costruzJon.e
di un lago artificialle di circa 6 mi.Lioni di metri cubi s,ul
!torrente FLascio a1l'altezza di circa 1200 metri sul mare, il
qttale, mediante galleria, verserebbe J..e a.eque in un secondo lago art,ifioi.aLe sul tenente AlcantaTa, aLla quota di 1135
metri sul mare, e che av,rebbe capacità di circa 24 milioni
di metri cubi. In complesso, saa:;ebbero 30 milioni di metri
e-uhi di acqua . ohe verrebbero immagazzinati e utilruati
grazi.e a questi lé1!ghi artificia:lii, mentre or,a vanno ,i nutilmente perduti durante re piene.
Le dighe di sbarrarnenrto deiJe due valli avranno rispettivamente Faltezza di metr1 14 e di metri 49; sara.nno costruite d.i scogi}iera, secondo. il tipo così in uso in CaJifor~
nia e che il prof. Luigi Luiggi ha reso popolare fra noi, e di
cui es•istono V'31rii esemplÌJi, nelJ.e Alp~. il più notevolle dei
quaLi è quello del Devero, neJFAlta Valile delJa Toce. L'acqua così immagazzinata verrà poi utHizzata per creaire un
saJto di 440 metri suscetitibile di àare in modo continuo
4200 oavalil:. oppure anche il doppio durante i brevi peir,i:od.i di massimo corurumo nelle prime ore denk sera:.
Questo irnp4anto - che rappresenta iJ., primo esempio su
g,rande scala di costn:zione di laghi artificiali in Italia darà un forte impulso alla indrustrial~zm.zione delle regioni
<'OSÌ fertilii fra Catania e Messina, renderà possiibile la elettcidìcazione della: ferirovia Gataruia-Palermo, nonchè la
utilizzazione per l'agricoltura di una g;rande quantità di
acqua ohe pcima a'Ildava perduta.
LA FABBRICAZIONE DEGLI INCHIOSTRI
DA SCRIVERE
INDUSTRIALE ITALIANO
nunciarle, ricercarne le caiuse e procurare ·u modo di ripararle. Come aU' estero, così in Italia la fabbricazione del1' inchiostro deve, - scrive C. San P ,i etro neL Sole, - entrare nell'ambito dell'industria chimica. Fin quando è considerata come di appartenenza delle fabbriche di oggetti'
di e.ancelle.ria, ma.i si otterranno prodotti costanti ed accredillalti. Già alcun.i industria:li di prodotti chimfoi hanno
rivolto i loro studii e le loro Lavorazioni a questo ramo di
produzione, e abbiamo già in c'Ommercio delle marche naz>ionali che Va!Ilno accreditandosi. Bene ha fatto l'ing. RuffiJlo Savel1i a riassumere jn un elenco le materie prime
che si adoperano nella fabbricazione deH'inchiostro. Purrtrop,po, la massùrna parte di dette materie prime p-rovengo no da1d. 'estero, e l'importazione in Irta!l ia degli inchiostri già,_
fatti dall'Austria e Genmania era pirima della guerra d i:
grande importanza.
!Formo l'augurio che anche il Comjtato pe.r l'indillstria:.
chimica 1n ltaliia istituito presso il Ministero di Agricoltura.
Industria e Commercio non si disinteressi di questo ramo
deW.industria chimica e faccia gli opporturui studii per:-chès,i prendano neUa futura rev.isione dei Trattati doganali le
opportune previdenze per facil.itare l'importazi~ne delle
materie prime necessarie a questa industria e frenare irnpontazion.e dalla Germania e dall' A1Ustria della materia
g Jà futturata. Aiutiamo gili indrus,triali nostri che s!Ì sono
scien'tifioarnente dedd.cati a1la produzione di buon inchiostro
nazionale un po' per patriottismo, ma molto più colla certezza che i prodòtti così tecnicamente fabbricati sono ef,fettivamente buoni e nuhla hanno da invidiare ai prodotti
del genere fabbricati all'estero.
r
PER LA POLITICA DELLE ESPORTAZIONI SERICHE
L'approvvigionamento della materia prima per la nuova
campagna serica, anche per le attuali e1evate basi dlÌ. costo.
esiige dai fiJiandieri l'aGcettaznone cl.i impegni gravissimi e
di gravissimi rischi. Nessuno può serenamente e consciamente ass,umere gH uni e gli alrtri, senza che la poltitica
delle esportaziorui sia una buona vo1,t a ch,i acita, e se dal1e
,competentj. autorità ministeriali non verrà pronunciata una
iparola che iru:i,ti ed incoraggi a con~nuare senza incertezze a mantenere viva una ind.ustria tra:diz;io~ in ltaiLia ,
,i'Iltimamente legata all'agricoltura, fulcro indiscusso di queL
t1a resistenza interna, di cm tanto si pair,k , ma deillla quaile
in pratica non si conoscono abbasta112Ja i veci esponenti.
Questa non deve essere intesa, - scrive il Sole, - come
una voce di allarme, ma come l'impressione sincera deJla
situaziione reale del momento, nehl.'iintento che i provvedimenti, forse ora già allo studio, non riescano tardiv,i edi
.inefficaci, ma ;vengano subito attuati in modo che c-0rrispondano « ai veri biisog:n.i » che il paese sente.
Per essere breve riassumerò i punt:i· prindpaJ.i che debbono essere ,risolti d'urgenza per obtenere lo scopo invoca:to:
1) Far conoscere agli esportatori i nominativi delle Dit-
te inscritte .anche per l'Italia nella lista nera.
2) È doveroso un ritocco alla tassazione degli extra-pro-
fitti nei riguardi dfll' industria serica; ritocco che tenga calLa questione della fabbricazione degli inohiostlli da scri- colo dei rischi che incombono a questa industria, rischi
vere ha assunto qa noi una importa~ notevolissima dopo che non hanno alcun riscontro nelle industrie cos? dette di
lo scoppio deL1a conflagrazione eiuropea. Purtroppo, si sen- guerra; che consideri il fatto che i filandieri riversano rete e si è .sentito oomunemente ripe!:ere in pubbUco che, golarmente nell'agricoltura i beneficii degli alti prezzi della
dacchè le scorte degli inchiostra germanici son finHe, <lac- seta.
3) L'esportazione della seta, nei limiti e colle modalichè è divenuta molto difficile l'importazione di questi p;rodotti dall'America: e dall'Inghilterra, è quasi impossibile tà pattuite nei Consigli Alleati, deve avere un corso regotrovare un inchiostro che soddisfi. Se 1a lamentela fu un lare quando non predominano difficoltà eccezionali legate
po' , esagerata, è però in parte conforme alla realtà. · È inu- alle esigenze della guerra, le quali, è fuori di dubbio, debtile nascondere le deficienze qua'Ildio esistono ; meglio de- bono trovarsi sempre al disopra di ogni altro interesse.
109
LE I. I./ . = = = = = = = = = = = = = = = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Le altre sospensioni ingiustificate, eterne, che si sono verificate più volte ed ancora sussistono, equivalgono ad un
veto assoluto di esportazione, il che porta anche alla sospensione del lavoro neUe fabbriche svizzere che producono
per i nostri Alleati. Si deve poi trovare iil modo di rendere
possibili le trattative d'affari. Colle 03cilJazioni rapide ed
ùnprevedute dei prezzi, se telegrammi e lettere con impegni e risposte non possono aver corso nemmeno nel periodo di una settima/Ila, e se perdura la ·sospensi.one dei passaporti ai setaioli, ogni affare diventa praticamente impossibile. Questi sono i tre punti principali sui quali è urgente
provvedere.
UN APPARECCHIO 1TALIANO
PER IL SALVATAGGIO DEI VALORI IN MARE
In tanto desiderio de,g li uomini di trovare i mezzi più raffinati per uccidere il proprio simile, è interessante trovare
qualche applicazione che miri invece alla · sal,vezza, se non
altro, dei valori e delle cose preziose. L'invenzione del signor Marzio, di Bari, ci interessa, perchè, - scrive la Rivista Mercantile, - si riferisce ai trasporti per via di mare; e ne diamo notizia ai lettori pe~chè fu già approvata in
senso affermativo aal Comitato per le invenzioni.
La guerra sottomarina ha aumentato straordinariamente
il numero delle navi mercantili che sprofondano nel fondo
del mare trasciftando seco tutto quanto esse traspo,r tjilo.
Oltre agli uom~ni, per i quali provvedono più o meno~ene i mezzi di salvataggio, spesso le navi trasportano ingenti somme od oggetti preziosi pesanti. Al momento dei sinistr~ tutto viene abbandonato perchè fa corpo con la nave
che rapidamente si sommer e. Il signor Marzio, studiando
j} problema, h.a pensato di separare il carico prezios.o dal
corpo della nave, in modo che al momento della sommersione di essa, ·questo potesse agevolmente rimanere a galla
e quindi in condizioni di essere ricuperato.
L'invenzione consiste in un galleggiante di forma speciale, costruito i,n modo da essere non soltanto insommergibile, ma dotato di una grandissima spin.Ila di galleggiiamento. La portata dell'apparecchio Marzio appare ancora
più pratica in tempo di pace, poichè esso rapp:tesenta un
mezzo per sottrarre alle profondità del mare tanti tesori
che ogni anno si perdono con le navi. I grandi transatlantid potranno col ·«Marzio» mettere al sicuro tutti i valori
e gli oggetti preziosi trasportati, non solo per conto di terzi, ma anche appartenenti ai ricchi passeggieri di bordo.
Le Banche troveranno il mezzo di salvaguardare i loro interessi e le assicurazioni potranno abbassare i premii per
valori trasportati nel galleggiante in&ommerg,i bile automatico.
IL PRESIDENTE DELLA «MARITTIMA ITALIANA»
AL SUO PERSONALE
11 Presidente deUa Società di Navigazione Marittima Italiana di Genova, Eugenio Rebaudengo, nell'assumere il
suo ufficio, ha diretto a tutto il personale di terra e di mare i,l seguente indirizzo
«Nell'assumere l'ufficio di Presidente della Società Marittima Italiana, cui fui oggi chiamato dalla b,enevola fiducia dei Colleghi, provo il bisogno, come mio primo atto, di
rivolgere uri cordiale saluto al personale tutto, che sempre,
dal Direttore Generale al più giovane mozzo, diede magnifiche prove di coscienzioso adempimento del proprio dovere sicuro che sotto la mia Presidenza, iniziantesi in momenti tragici per l'umanità, esso supererà sè stesso in zelo
ed in ispirito di disciplina e di sacrificio, ben sentendo che
non mai quanto 03gi la fortuna della patria dipende dal
mare. - Viva l'l talia ! »
110
LA FEDERAZIONE DEGLI INDUSTRIALI DEL VETRO
A Firenze è avvenuta la costituzione della Federazione
Toscana fra gli lnd ustriali del Vetro, ai rogiti del notaio
Anzilotti, del 27 febbraio 1918. Le fabbriche attualmente
consociate sono 19 e danno lavoro ad una maestranza maschile e femminile di circa 20.000 operai.
È uno dci primi esperimenti di associazione di classe
che gj fa in Toscana, senza che, per altro, intendimento
dei promotori sia quello di valersi della classe per sopraffare altre classi o compiere, nell'orbita degli interessi
industriali, opera di esclusivismo o di particolarismo. L'iniziativa ha da esssere. e vuole essere, un esempio ed un
monito. L'indust.ia italiana, affermatasi trionfalmente durante la guerra, deve prepararsi a vincere le battaglie incruente ma produttive del dopoguerra.
RIDUZIONE DI ORARIO E PRODUZIONE MAGGIORE
Il dovere di cercare, studiare ed applicare nuove istitu~ioni vantaggiose più che nel passato, - scrive l'ing. Attilio Mottura nell'Industria - Rivista Tecnica, è forte
ma, per il dopoguerra, nel quale sarà tanto sentito il bisogno di stare tutti un po' meglio; nel quale, inoltre, sarà
tanto grande il bisogno di un aumento di produzione, senza che per essa sia necessario un aumento di fatica (sarebbe inutile richiederlo, perchè tanto non lo si otterrebbe) ma solo con un migl<iore rendimento del lavoro, co11.
una migliore utilizzazione del tempo, eliminando o almeno
riducendo tutti gli sprechi di tempo e di lavoro.
Nel senso di raggiungere un maggior benessere è, si
può dire, necessario. di ricercare di ridurre l'orario dei lavoratori per lasciare loro libera una maggior parte della
giornata per altre occupazioni che non quelle necessarie
a procurarsi il pane, sì che possano megl-io sentire la nobiltà della propria persona, della propria vita; ed a ciò si
deve giungere non già accettando una minore pr-0-duz.ione.
e neppure accontentandoci di una produzione come La attuale, che dopo guerra sarebbe scarsa, ma solo alla condizione di ottenere un aumento, che può aversi grandissimo
strudi.ando ed app,lJcando i principii della organizzazione.
La condizione dell'aumento delila produzione è assoLutamente necessaria; (! non solo è compatibile con una iiduzione di orario, ma non è difficile riconoscere che la presuppone come mezzo necessario.
UN CANTIERE NAVALE A BARI
Mentre nell'alto Adriatico e nel tratto medio non mancano cantieri di costruzione e di riparazione, la bocca dell'Adriatico ne è sprovvisba. Viceversa, alla ripresa dei
traffici, - scrive la Rivista Mercantile, - il maggiore movimento graverà appunto sul basso Adriatico, verso la regione pugliese e la regione albanese. Convinto di questa
necess,ità, s·i è formato un nuovo gruppo finanziario, il quale ha deliberato di prepararsi in, tempo per giovarsi della
magnifica· posizione che Bari offre rispetto ai traffici marittjmi del Levante. La nuova Società è stata costituàta a Roma il 25 febbraio, e porta il titolo sociale di o: Sodetà Cantieri Navali dell'Adriatico Meridionale», con sede amministrativa a Roma e sede tecnica a Bari. Il capitale social,e
è fissato in sei milioni, da versare di anno in anno che
procederanno i lavori di impianto del cantiere, il quale sorgerà in una vasta area adiacente a Bari. La Società si ri promette di eseguire costruzioni in ferro por navi di .massima portata, ed anche le costruzioni in legno; potrà pure eserdtare l'armamento delle navi da essa costruite.
La caratteristica più importante di questa nuova forma-
RASSEGNA DEL MOVIMENTO
zione sta nel sistema prescelto per entrare più prestq in esercizio. Data la mancanza cli materiali di ferro e le diffi-coltà del rifornimento , saranno iniziate le costruzioni in
legno, cominciando dai piccoLi galleggianti e passando p ::ii
s,uccesswamente dai pontoni ai grossi velieri ed ai piroscafi in legno con motori a scoppio. Così la potenzialità
del cantiere sarà sfruttata col procedere deglii impianti .
lntanto saranno costruite le officine per i lavori in ferro
e lo stabilimento meccanico per gli apparati motori e le riparazioni. A rendere attuabile i,l funzionamento, la Società ha già fatto acquisto di rilevanti partite di legname per
le prime cos truzioni. Dopo la guerra iL legno potrà veni re dal!' opposta sp;nda con scarico diretto nel cantiere per
mezzo di un pontile di approdo per operazioni c,ommerciali. del quale sarà iniziata la costruzione.
La Società si è intanto assicurata la collaborazione di eminenti tecnici delle costruzioni naviali , e potrà presto mettere in opera il suo primo cantiere. Bari acquisterà notevole importanza per l'impianto di questo nuovo cantiere, che
così coonple terà le esigenze del porto e delJa navigazione
adriatica che vi fa capo. Componenti del Consiglio di am ministrazione sono: comm. V. Imperatori, comm. G. A tti,a . A. Lattes, avv. P. Vitul1i, A. Molliica, G. Scanferla,
cav. G. Muzzati, dott . G. Surdi.
LA TORBJJ 1T ALIANA
Per un paese come l'Italia, che importava nel 1913 oltre
10 milioni di tonnellate di carbone, la produzione di 30
a 40 miLa tonnellate di torba, di cui La magg,ior parte al
servizio di impianti locali di utilizzazione, è assolutamente irrisoria. Peraltro, se si dà uno sguardo nel campo dell'industria delle l-igniti, neanche vi è da rallegrarsi del passato. Più che ad una ragione economica , · devesi la riluttan-za nel consumo de1la lignite e delle torbe ad apatlÌa, se non
ad un vero preconcetto da parte degli ~ndustrial,i e dei
privati consumatori. Infatti, prima della guerra s i vendeva
la HgDJite e quel po• di torba prodotta come combustibile
a prezzi relativamente inferiori a quelli del carbone nelle
stesse località; ma il piubbLico non ne voleva sapere, pretestando conbr~ i nostri combustibiln nazionaLi mille deficienze, suss istenti solo per l'ignoranza dei coll9um.atori, i
quali non volevano conv,incersi che con opportune modifiche ai forni di combustione li avrebbero potuto adoperare
con successo. Oggi che il bisogno, - scrive De Civita nella Miniera Italiana, -spinge ognuno a uti,lizzare tutto quel1o che si può avere sottomano, sono venutli alla luce i metodi ed i sistemi appropriati per godere razionalmente ligniti e torba, e solo i refrattarii ad ogni mutamento nelle
viete antiche ab~tudini pwtestano e sprecano tempo e denaro a volers~ ostinare ad agire con La loro testa, e a cer-care d'inventare del nuovo od a fare nuovi studii mentre
sarebbe tanto più semplice e più pratko far tesoro della
esperienza altrui, italiana ed estera.
Con i prezzi attuali del combustibile e con i Sitlssidii che
può dare l'esperienza ,altrui, può dirsi senza tema di errare che qualsiasi torbiera oggi p otrebbe essere sfruttata ,
quale che si,a la sua estensione, anche se piccolissima;
e che il costo di produzione della torba aumentato dell'intiero ammortamento delle spese cli organizzazione e di
impianto da effettuare nella stagione di laV'oro del 1918, po.
1:rà essere sempre inferiore al prezzo di vendita: e che s,i
potrà produrre moko e quindi guadagnare molto anche
con rara e cara mano d'opera.
Ma devesi abbondare nell'impiego
di mezzi meccanici,
1
e devesi soprattutto organizzare razio.nalmente il Lavoro,
essendo questo il segreto della riuscita. Altrimenti si produrrà poco, si spenderà molto, si darà al commercio un
1
INDUSTRIALE ITALIANO
materiale non ubilizzabUe, e si rischierà anche di perdere
del denaro.
LE PICCOLE INDUSTRIE lT ALIANE
Il ministro delil'lndustria, Commercio e Lavoro, on. Ciuffelli, ha posto allo studio un progetto di legge, che è stato già preparato nelile sue linee fondamentali, per promuovere lo sviluppo dehle industrie minori italiane, dando ad
esse l'aiuto di una organizzazione della quale finora mancavano . Favorevoli condizioni locali hanno, sotto l'i,mpulso di iniziative individuali, dato . vita in tutte le regioni d'Ital ia a tali industrie, che, nella maggior parte dei casi ,
avendo la possibilità di provvedere la materia prima nel
luo go 0:ve sono sorte e giovandosi del lavoro a domicilfo·,
se non avevano probabilità cli grande sviluppo, per la
creazione di importanti organismi industriali, riunivano
tutti gli elementi per un ulteriore perfezionamento e per
una affermazione vitale.
A dette industrie minori mancava però un qualsiasi mezzo di coordinamento., che assicurasse loro credito ed assi stenza tecnica, e specialmente mancava l'ambito di un
mercato p iù vasto di quello locale e dei Il).ercati ad esse immedfatamente vicini. Sono partQ notevole delle industrie contemplate dal decreto le industrie femminiJ.i, alcu ne del.l.e quali hanno raggiunto già un notevole grado di
prosperità. Riteniamo che il nuovo progetto tenda a creare
mezzi ed organismi cti assistenza e consulenza tecnica gratuite, credito e premii di incoraggiamento, facilitaz.ioni per
gli approvvigiionamenti delle materie prime che noin siano
di produzione locale, scuole profess.ionali specializzate e l,abomtorii, appoggiandosi in questa azione stimolatrice a
Comitati locali e coordinando ed inquadrando tutte le iniziative in ,una solida organizzazione sotto l'egida delilo Stato.
PER UN NUOVO GRANDE PORTO DI GENOVA
DAL POLCEVERA ALLA SPIAGGIA DI VOLTRI
Il Comune di Genova, per mezzo del suo sindaco, ha inoltrato domanda al Governo e per esso al M~istero dei
Lavori Pubblici della concessione per la costruzione ed esercizio in zona franca di ll!Il nuovo porto grandioso che
dovrà estendersi dalla foce del torrente Po1cevera alla spiaggia di Voltri. All'infuori d.e11a giiurisdizione del Consorzio
autonomo del porto di Genova, gli enti locaLi hail!Ilo sentito la imperiosa necessi,tà di pr-offerirsi al Governo per la
sollecita formazione di un ente finanziario caipace di assi •c urare l'ulteriore sviluppo del primo emporio marittimo
del Regno. Il progetto, che assicurerebbe al porto cli Genova il primato del Mediterraneo, comprende due grandi
porti-bacini: quello di Sestrii-Cornigliano e quello d,i Voltri. Il primo, atto ad asskurare più di tre mi,li,oni e mezzo
di metri quadrati di area da crearsi sul mare, destinati a
stabilimenti industriali prospicienti direttamente le banchine, che avranno in esso uno sviluppo di circa 12.000
metri. Il secondo, parimenti grandioso, che assicu.rerebbe
,mcora altri due milfoni e mezzo & metri quadrati di aree di riemp,imento, con altri 8000 e più metri di dgl_ia di
c·a:late. In complesso, sarebbero 20.000 metti Hneari di banchine per un totale di più che cinque milioni di metri quadrati di area, utilizzabiLi convenientemente per docks, magiazzini e stabilimenti industriaJi e -commerciali in genere.
Vi si aggiungono sistemazioni convenienti per l'industria
d e ll' u rm amento, con darsene di raddobbo, bacini di carenat,gio e rada di rilascio. Questa, corrispondente ad una
bocca d'ingresso intermedia fra i due porti , si troverebbe
innanm alla spiaggia di Pegli alla quale sarebbe conserv.ata la destinazione attuale per bagni e naviglio da dipor-
111
LE I. /. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - _ - - _ - _ = = = = = = = = = = = = = _
to. Imbocchi secondarii sono sistemati a levante e a ponente dei bacili, suddetti.
·
A differenza del ' porto gerito dalJ. Consorzio a-utoinomo,
che ha carattere esc1usivamente commerciale, quello in progetto sarebbe prettamente mdustriale, e dettato dalla imperiosa necessità d.i ricavare con riempimenti suJ mare
quelle aree che oramai sono esaurite, ed a prezzi rilevantissimi, nelle rare zone pianeggianti che intercedono fr~.
la spia,gg;ia e la montagna. Il costo preventiV'O sorpasserà
senza dubbio la cifra di cento milaoni.
LA RJçERCA DI NUOVE FIBRE
PER PASTA DA CARTA
L'Industria della Carta e delle Arti Grafiche traduce
dal Bulletin de l' A ssociation ltalo-F rançaise d' Expansion Economique:
« L'industria deHa carta in Francia e · in Italiia è assOilutamente tributaria die.Ll'estero per la materia prima: la pasta dl legno. Per un consumo interno di 670.000 tonnell te di carta e cartoine, la Francia riceve annualmente 500.000
tonnellate di pasta. greggia o trasformata in carta, per un
va1ore di 80 milioni di franchi , dalf America, dalla Scandinavia, e durante gLi ultimi anrui prima dehla guena, egualmente dalla Germania, la quale glLiene vendeva per 20
milionii annui. Se l'industria dellà carta in Francia volesse svincolarsi completamente dall'estero, tagliando i boschi sec01J1do i bisogni del consumo, i1 patrimonio forestale, così ridotto, sarebbe votato ad una scomparsa rapida e
c,ompleta, ciò che avrebbe le più gravi conseguenze per
l agricoJtura. Studii paZ'ienti hanno con.ferma:to che i ceppi della vite possono sostituire facill mente il Legno e venire
trasformati in pasta da carta, chimica, semiichimica ed anche meccanica, mediante provvedimenti speciali.
« Questa pasta è perfettamente utiLizzabiJe nella fabbri oa:t:ione delle carte, e s.pedalmente delle carte da imballaggio e· de1 caTtone. Questi srudii vennero confermati dagili esperimenti eseguiti in importanti fabbriche di carta
della regione lionese. I vantaggi dehl'ii.mpiego dei ceppi di
vite nell'industria della carta sono: conse:rvazione di importanti capitali nel paese, abbondante mano d'opera per
i v,ignaiuoli e ·o perai n~ionali, utilizzazione dii un prodotto vinicolo che finora, come combustibile, era quasi completamente trascurato. In Francia, alcune granc1i Cartier e
si sono g,ià fatte spedire dal Mezzodì, e specialmente dal
dipartimento dell'Hérault, · parecchi carùchi di sarmenti,
che esse trasformarono in eoc-elilente carta, coi processi g ià
in uso per fare la pasta chimica, e col sussidio delle varie essenze d.i legno, pioppo, ramula, abete , pino, ecc.,,
IL PROGRAMMA DI ELETTRIFICAZIONE
DELLE FERROVIE DELLO STATO .
H programma d.i elettrificazione che a quanto pare le Fer~ovie dcllo Stato studiano, si rivolge og_gi, - scrive l'.ing.
Guido Serrtenza nella Rivista delle Società Commerciali, alle linee di v,al.ico appenninico e a quaITche altra linea che
presenta condizioni speciali di traffico.. Fra i valichi ricordiamo quello della Porretta, la nuova direttissdma FirenzeBologna, la Roma-Castellammare Adri:alt!ico, la Napoli-Foggia, la Ovada-Genova e infine la Ventimigliia-Guneo, quan~
do potrà essere completata. A queste si aggiungono ailcu ne Linee complementari, come la Monza-Chiasso, la LeccoBergamo, la Usmate-Bergamo . che si rilegano al gruppo
delle Valtellinesi, ino1tre i!l completamento della grande
arteria internazionale Modane-Geno,v a, la quale comprende
!l"ià due tratti elettrificati, la Modane-Bussolleno e la RoncoGenova ; infine è allo studio anche la dire!ttii.ssima Napoli-
Roma. La prima a cui verrà dato mano sarà k •BussolenoRoncò, poiichè per lai sua esecuzione esistono alcune oper
già predisposte, quale la linea primaria di alimentazione,
e ne è già pronto i1 .finanziamento.
PER UN'INTESA
FRA TUTTI I FABBRICANTI DI BIRRA IN ITALIA
In Italia vi sono dei fabbricanti di birra pwamente esemplicemente, e v,i sono dei fabbricanti di birra che sonodivenuti, dallo scoppio delila guer,r a, anche pr,oduttori di
malto, come pare che vi sia anche qualche isdlato produttore di solo malto. Ciò ohe ora di.fetta, e che potrà difettare anche nell'anno pTossimo, è L'orzo; ma la quantità occorrente alla nostra industria delila birra non è ta,le da influire sulla alimentazione del paese, ed è certo che i consumatori soffrirebbero sJproporzionatamente di più per La
assoluta mancanza deilaa beV'allda che per le privazioni che·
potrehbero conseg.uire da.Llia piccolissima riduzione del cereale necessMio alla fabbricazione della birra. In Italia, la
prepairaz.ione della birra assorbe una quantità di materieprime che, m confronto di tutti ~ altri paesi del mondo,
è ins-ig-ni.ficante, mentre, al contrario, ,concom-e sensihilment-e alla viita economica nazionale direttamente nel paese ,e,
pure direttamente, a favore del pubblico tesor-o. Non deve quindi essere difficile di indurre iii Governo a persua-ders,i del:1a utilità di mantenere in vita un'industria che offre i vantaggi e le condizioni accennate. Ma per arrivare allo scopo si rende necessario il generale consenso di tutti
quanti vi hanno interesse, e senza distinzione, fondendo t
beneficiii pel salvam.ento comune. Bisogna che si depongano le reciproche avversità, se così si possono chiamare, tra
maltatori e non maltatori, lavorando insieme perchè il Governo , prelevandolo sul1e sue scorte, coincèda l'orzo occorrente all"esercizio di tutte le malter~e ita1iane, grandi e
piccole, assicurandone la produttiv,ità.
Noi crediiamo, - scrive il raig. A. ViJJa, - che, distribuendo a tempo ad ogni ma1teria il cereale e non disperdendone le maeetranze, si possano produrre in Italia piiù,
di mille vagoni d!i malto , ciò che può raippresentrare una
produzione cli birra tale da rendere possibiile il proporzionato esereiz.io di tutte le fahbriche esistenti, purchè il malto prodotto venga equaJnente distribuito. Costitulti a tempo gli organi dell'ente che noi proponiamo di formare, non
può essere difficile strabiliire un equo trattamento pei mal,tatori , che non devono rimanere senza una buona rimunerazione del loro spirito di infaiativa, delle spese rappresentate dai rispettivi impianti e del lavoro che debbono fare per produrre il malro, come non può essere d~fficile di"
stabtilire il sistema di distribuzione propom,onaJe d.el prodotto tr~ tutti i fabbricanti che si imrpegnlll.o di attivare·
le r.ispettive produ:moni, in ,guisa che La botai1ità della materia p.rima &a.a effettivamente utiLizzata.
Il nostro eg,re,g.io collaboratore Lui,gi Mauceri ci suggerisce le seguenti modifica:z,ioni per il S'UO articolo : Il /inan~ziamento delle opere pubbliche nel dopoguerra, appaiTsonel numero 4 della nostra Rivista :
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dare al patto la sua vera espressione.
I RISULTATI
E I PR,OPOSITI
DELLA "FI,AT"
.
Dalla Relazione del suo Bilancio
Fra i tanti resoconti di imprese industriali, fra posto di tan'te linee di macchine quante sono le
i tanti rapporti annuali che segnano in numeri la onde del mare.
storia dell'annata economica e produttiva del
E se. invece del rendiconto industriale dell'anPaese, fra le tante Assemblee di azionisti che si nata, si potesse istituire il conto della produziotengono in questo periodo, una delle relazioni e ne annuale della JFIAT in veicoli di ogni spedelle assemblee che destano maggiore aspettati- cie, in motori di ogni tipo, in, apparecchi, stru'"
va è quella della FIAT.
menti, congegni ed armi; se, invece della relaPei- quello che se ne è detto, per le vaghe in- zione dei bilanci, si potesse compilare la reladicazioni che se ne hanno, per quello che .la zione dei servizii innumerabili resi da tutte quelFiIAT ha compiuto in passato, si ha la più viva le legioni di macchine FIAT al Paese e alla
curiosità di conoscere un po' più da presso l'im- fronte , la nozione dell•opera della FIAT potrebmensità deir opera e della produzione della FIAT b~ divenirè pit:. esatta, o per lo meno avvicinarin continuo aumento. A quali straordinarie pro- si meglio a quella realtà che è davvero, per la
porzioni si è pervenuti? Quali nuovi prodigiosi sua mole, quasi indescrivibile.
sforzi si sono compiuti? .
Sarà uno studio questo, e un rapporto questo ,
Se invece dell'Assemblea degli azionisti si p_o - da farsi dopo la• guerra, e occorreranno ben nutesse convocare l'Assemblea di quanti lavorano merosi e valenti studiosi e calcolatori per elabonella FIAT per la Patria, dal capo supremo al- rarli .
l'ultimo operaio, alla più giovane operaia; opAdes-'>o, in mancanza di questi dati e di quepure l'Assemblea, ancora più smisurata, di tut- ste informazioni . il pubblico, il Paese, anzichè
te le macchine FIAT costruite · in questi anni per valutare , sent~, intuisce l'esistenza di questo tila guerra, già si comincerebbe ad avere una pri- tano laborioso, la formidabile possanza di quema visione di ciò che rappresenta la FIA T come sto artiere dalle mille braccia, e cerca con appaspotenza creatrice, e della immensità dell'opera s~onata curiosità di distinguerne ogni manifestada essa compiuta .
·
z10ne e movenza .
Che straordinario spettacolo si contemplerebLa relazione del bilancio ne è una tra le prinbe t Nell'una di queste riunioni si vedrebbe una cipali , una delle- più palesi, è forse quella che
moltitudine più numerosa della popolazione di meglio può sodclisfare tale desiderio, poichè spieuna intera città, tutta gµidata e intenta al lavo- gando e illustrando le diverse voci del bilancio,
ro; neir altra, la più stupefacente, si vedrebbe , mentre riass11me gli eventi culminanti· dell' anfin dove potrebbero spingersi gli sguardi, un ac- nata scorsa, accenna anche ai propositi e alle
campamento di arnesi meccanici più favoloso e · tendenze per l' avvenire. E l'esperienza della
sterminato degli astampamenti di Serse, com- FIAT da una parte, e le sue tendenze dall'altra,
7-bis
possono ben e~sere preziose per tutti come am maestramento e come guida.
Ma la relazione sull'esercizio del 1917 è apparsa così semplice e calma, quasi dimess'a, che
molti ne sono rimasti sorpresi. Gli avvenimenti
erano stati così insigni, gli atti compiuti così
grandi, il cammino fatto · così trionfale, che la
relazione, anche senza aver l'aria di una autocelebrazione e pure evitando ogni complicazione enfatica, poteva sonar alto come un epinicio .
Invece, eccola procedere semplicemente come
un rendiconto amministrativo, in cui, esposti via
via i singoli rilievi, sembra che si eviti deliberatamente di risalire alla valutazione dei risultati
generali e alla descrizione dei propositi futuri,
alla conclusio11e e al programma.
È un'impr•:!ssione superficiale ma vera. Lungi però dall'essere il segno dì una manchevole zza, è l'effetto del contrario. Ben si ingannerebbe
chi interpretasse questo tono sobrio e piano, come quello di chi ha poco o nulla da -dire, poichè invece esso è quello di chi potrebbe dire più
di ogni altro.
La FIAT anch in questa formalità legale, che
è la relazione del Consiglio, ha voluto seguire una via propria, ha tenuto a mostrare una sua impronta speciale.
Tutte le relazioni delle Società industriali hanno. parlato con in~olita magniloquenza dei risulté!ti raggiunti, dell'attività spiegata, hanno vantato ~ loro sforzi , i loro ingrandimenti, il loro concorso patriottico e hanno fatto sfoggio delle loro vaste previdenze e aspirazioni per l'avvenire .
Quanto più modesta era l'impresa, tanto più la
relazione ne magnificava il contributo alla ·guerra e il programma ·per il dopo guerra .
La FiiAT non ha seguito questa tendenza quasi generale, vi ha sorvolato, ha appena sfiorato
questi argomenti nelle parole della sua relazione, poichè essa li aveva trattati a fondo c0me
niun altro, nei fatti, nella attività cc;mcreta e as sidua delle sue officine.
Che bisogno v'era di dirlo? Era necessario alla
FIAT di proclama.re importanza di ciò che essa ha fatto per la guerra, per la -patria? È così
vasto, è così grande ciò che essa ha fatto e da to, ed è anche così visibile che, per offrirne una
esposizione nuova, bisognava is~ituirne un riassunto e un calcolo intiero ed esatto -per farne ri. levare l' incomparabile importanza; e questo ,
mentre per ragioni di doveroso riserbo non si sarebbe -potuto compiere, avrebbe poi portato troppo in lungo e sarebbe apparso appunto, se completo e verace, uu vanto esagerato. Oppure bisognava limitarsi ad una relazione monca ed affrettata, e questo non sarebbe stato giusto, poichè ognuno ha diritto di far valere interamente
l' ooera propria e i1 merito proprio.
I fatti quando arrivano alla grandezza di quel1~
r
li posti in essere dalla FIA T col suo lavoro e colla sua produzione incessanti e sempre in aumento, sono di per sè così eloquenti che ogni parola
anzichè accrescerne ne diminuisce la portata.
Chi non li vede, o è cieco o non li vuol vedere; in ambedue i casi, non li intenderebbe neppure se espressi verbalmente .
Doveva forse la FIA T trattare più estesament<;;
dei suoi ingrandimenti, delle sue nuove cost:uzioni, dell' aum:!nto meraviglioso della sua produzione?
Ma sarebbe occorso un volume per darne una
nozione sommaria . Le altre Società giustamente
si compiacciono per avere aggiunto un 'reparto
al loro stabilimento, per avere istituito un nuovo
impianto; che cosa mai avrebbe dovuto scrivere
di sè la FIAT, ~he ha ampliato, raddoppiato tutti i suoi numerosi stabilimenti, che ha creato una
nuova intera città industriale su un• area di oltre
mezzo milione di metri quadrati, che si è accresciuta, ancora ultimamente, incorporandosi tre
immense officine complete, che ha fondato, organizzato e avviato dieci o venti lavorazioni e industrie nuove in piena attività?
Doveva forse la FIAT far valere, come una
prop.[ia benemerenza, la sua immensa produzione? ··Le sarebbe stato certamente facile indicarla in modi generici. accennando alle innumerevoJi quantità di macchine di ogni specie fornite al Governo italiano così da soddisfare sempre
tutte le sue richieste per quanto ingenti, e alle
forniture non m e no considerevoli accordate ai
Governi alleati. Ma questo tutti lo sanno. Per aggiungere qualche cosa di più e qualche cosa di
nuovo, qualche cosa di grande e di atto a suscitare ammirazione e sbalordimento, mostrando
di che cosa sia ci•pace il lavoro italiano incitato
dalla fede patriottica, avrebbe dovuto segnare
cifre precise, dichiarare il numero delle macchine costruite, lo sforzo formidabile che ne era costata la costruzione, i servizii incalcolabili che avevano reso. Ne sarebbe venuto fuori un conto
inaudito.
Ma questo non si poteva fare ora, e la FIA T
ha preferito tacere, accontentandosi di ciò che è
noto e di ciò che i Governi alleati, da quello italiano a quello inglese, da quello francese a quello americano, ben sanno intorno ali' entità e al
lavÒro del suo inesauribile contributo alla guerra.
Doveva infine formulare un programma così
per il periodo che ancor resta di guerra come per
il dopoguerra?
'
Questo sarebbe sembrato a noi pure super.fluo.
Come programma per il periodo di guerra, la
FIAT ha tutto
diritto di presumere che il suo
sia ben conosciuto a quest'ora in seguito alle lu-
a
'
minose prove che ne ha da~o ed al modo come le
ha posto in pratica.
on ne ha avuto che uno fin dal primo giorno di guerra, quello di consacrare tutte le sue energie., tutte le sue risorse, tutta la sua potenza ,
tutti i suoi mezzi, tutti i suoi prodotti e le sue fatiche ai supremi scopi della difesa nazionale e
alla vittoria.
A questo prog ramma non è mai venuta meno ,
da questo programma non si è mai allontanata
di un passo, tutti gli atti della FIAT sono stati
diretti a tale intento, e tutto ciò che la FIA T ha
costruito è stato utilmente impiegato nella guerra.
Come programma per il dopoguerra, se dal
suo particolare punto di vista anche ogni piccola industria è portata a ritenere che tutto il dopoguerra consista nel suo avvenire e che l' assicurare il suo interesse sia il modo migliore per pensare all'interesse ·nazionale, può ben dirsi invece che il dopoguerra della Fl,A T sia uno dei
massimi problemi nazionali, sia intimamente connesso con tutto l'avvenire nazionale. Sia per la
importanza che essa ha nella difesa nazionale, sia
per il posto che essa occupa nell'industria e nel}' economia del paese , la FIAT è n ente che esorbita dalla sfera privata : è un e te nazionale .
Essa può prepa rare le più oculate previdenze
tecniche, economiche, commerciali, ma il suo
avvenire è così vasto e complesso e implica tanti
e diversi fattQri sottratti al potere privato che gravitano nell'orbita nazionale, che essa si congiunge e si compenetra con tutto l'avvenire dell' Italia e in parte anche dell'Europa.
Per qu.tnto riguarda la sua azione privata , la
FIAT, da quel modello di organizzazione che
essa è, ha certamente accordato al difficile problema del dopo;"llerra tutti gli studii e la preparazione più diligente.
ella sua ' relazione si dice:
« Fin d'ora possiamo però ~ssicurarvi che la
« Vostra Direzione, in previsione sempre della
« vittoria finale, ,;i pensa e provvede nei limiti
« del possibile. Infatti essa - mentre assolve, e
« nel migliore dei modi, al compito più urgente
« di superare le difficoltà, sempre crescenti, per
« la produzione di guerra - dà anche le sue cuce re alla preparazione di quelle basi sulle quali
« dovrà svolgersi l'industria quando si riprende« ranno i liberi commerci. »
E possiamo crederle sulla parola. Se non ha
detto di più , si è perchè non conveniva dire di
più per non rivelare i nostri disegni ai concorrenti esteri.
Per quanto non dice, ma che noi possiamo intendere, assai più che per quello che dice la relazione della FIAT conta e significa.
Intonata al momento, •è come un austero rapporto militare; e non poteva essere diversamente.
Ma anche così, anzi perchè così, lascia meglio intravvedere questa immane forza silenziosa, tutta raccolta e intenta nella sua opera formidabile da cui oggi provengono le dense e fie- ·
re schiere di arnesi meccanici che concorrono a
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MILANO - Adolfo Lamperti, ace . sempl. , con sede in
NAPOLI - Cav. Gennaro Auricchio, coli ., con sede a
Milano, via M0nte di Pietà 9. Durata al 31 dk embre 1923, San Giuseppe V es,uv-iano, rione Casilli e succursaile in Crecapitalte L. 100.000 , per la rappresentanza di Case estere mona . . Durata al 5 gennaio 1927, capitale L. 200.000, per
e nazionali ed il commercio di qualsias.i fibra tessile.
rn<lustria provolon i, formaggi, olio, strutto ed affini.
NAPOLI - M. G. Liagrano e Figli , oolL, con sede in
RAGUSA - Mulino lbleo, collettiva , con sede i,n RaguCastellammare d i Stabia. Durata 20 anni, capitaile Lire sa (Modica}. Dura.tal 25 anni, capitale L. 837.795 , per in109.600, per esercizio industria tess,ili e affini.
dustria sfalflinati, pane e paste.
ARMA - Chiapponi e Montanari, coll. , con sede in
Parma, capit ale L. 50.000, per commercio mercerie, filati,
ma<g'lJe:ri e e affini .
I INDUSTR IA dell'ALIMENTAZIONE)
ALBA - Alessandro Uborio, colletti~. con sede in Alba. Durata 3 anni , capi tale L. 30.000, per indust ria noccio-
i BANCH E - ASSICURAZIONI)
MLLANO - Banca Centrale di Cambio, ace , con sede
a Milano , passaggio degli Osii. Durata al 31 dicembre
1950 , capitale L. 500.000, per operazioni d i Banca e Borsa.
MILANO - Società Italiana di Riassicurazione Consorziale, anon., con sede in Milano. Durata! al-30 giugno 1969,
capi taile L. 10 miliioni, costituita da dieci Compagnie assiCAGLIARI - A . fu Francesco Zodda-Piras e C. , cpl- cura,trici , fra cui primeggiano le Assicurazioni Generali e
letti,v a , con sede a Caig1l.iMi. Durata 6 anni , capitale lire I" Anonima I nfo,tunii. Essa ha per iscopo l' ese rciZlio del,le
le, bozzoU, vini e p r odotti a,g11icoli in genere.
300.000, p er industria manipolazione vini e d istillati.
riassic ura z i,o:ni di qualsiasi ramo di sicurtà
Anche in questo campo, la fondazione di nuove istituFJRENZE - V aldinoci e V alleri, accomandita, con sezioni avve nu ta in ha-lia sta a dimostrare ~li sforzi che vende in F ire nze . Cap itale L . 8000, per commercio di frutta
gono fatti dalle Società assicuratdèi per emanaipar6Ì dalle
e ortaggi.
Società ted esche, alle quali erano tiributarie nella cess ione
_ GALLARATE Fratelli Ruggeri di Carlo, collettiva, ddle eccedenze dei loro rischi e nella assunzione di queHe
con se<le a Gallarate e stabilimento a Pa.xaibiago. Durata al che loro venivano imposte dalle Società stesse.
31 dicembre 1922, capi-tale L. 30.000, per industria della
MILANO - Rainaud Morcaldi, coli. , cdb sede in Milano.
focola.
Durata tre anni, capitale L. 20.000: per la rappresentanza .
GENOVA - Lodovico Sangttineti e C., collettiva, con di Compagnie d1 assicurazioni.
sede in Sampierdarena. Durata tre anni, capitale L. 10.000,
GENOVA - A. Canevello e C., collettivai, con sede a
per industria di conserve alimentari.
Genova. Durata 10 anni, capitale L . 2000, per rappresenMARSALA - Giacomo Mineo e Figli, collettiva, con tanza assicurazioni e commissariati di aivarie.
sede a Marsallia. Dura·t a al 31 agosto 1942, capitale L. · 100
mila, per esercizio industria vini Marsala, Yermouth, Cognac e affini.
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NAPOLI - Rosa Sepe e C., ace. , con sede a Napoli, via pitale L. 80.000, per industria legna da ardere e da lavoBernini al Yomero , 36. Durata al 19 marzo 1920, capitale ro, segheria e molino.
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LIVORNO - Iacopo Orsini e C., accomandita, con se- in Milano, viale Romana 46. Durata al 30 giugno 1924.
de a Livorno. Durata tre anni, capitale L. 10.000, per in- Capitale L. 300.000, per compra-vendita di immobili, di adustria laterizii e calce.
ziende commerciali, di mer.d , e di titoli pubblici e privati.
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ca.pitale L. 600.000, per commexcio cinematografico.
dicembre 1920, capitale L. 10.000, per importazioni, e~ortazioni e rappresentanze d,i merci divers~.
MILANO - Morosini e Mazzola, coli., con sede in Mi"
lano, via Moscova 68. Durata al 31 marzo 1923, capitale
MODENA - Vittorio Corradi e C., ace., con sede in
L. 30.000, per esercizio imprese di costruzioni edilizie e Medolla, località Rubadella. Durata aJ 31 dicembre 1926,
affina.
capitale ' L. 100.000, per esercizi.o fornace.
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1921, capitale L. 750.0Q0, per
mercio di legname da opera e
NAPOLI - Società Italia forni carboniferi e distillazioAlia Italia, ace., cOill sede
21. Durata al 31 dicembre ne della legna, an., con sede iri Napoli, via lmbriani 30.
esercizio industria e com- Durata al 31 dicembre 1932, capitale L. 80.000, per produzione carbone vegetale, catrame, piroligntlte di calce
da ardere.
e a1ltri prodotti dei1la disti11azione della legna.
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eon sede in Milano, corso Garibaldi 19. Durata 12 anni,
NAPOLI - Cuomo, Bruno e C., coll., con :ecie in Napo- capitale illimitato, per l'esecuzione, coll'opera dei proprii li. Durata 5 anni, capitale L. 110.000 per sfruttamento bo.-.
soci, delle orchestre occorrenti per ili funzionamento dei schi.
(Continua)
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·SCIA - BUSTO ARSIZIO - CAGLIARI _ CALTANISSETTA - CANELL! _ CARRARA - CATANIA COMO • CREMONA • FERRARA _ FIRENZE - GENOVA - IVREA . LECCE - LECCO _ LIVORNO .
LUCCA - MESSINA . MILANO - NAPOLI - NOV ARA . ONEGLIA • PADOVA - PALERMO - PARMA PERUGIA - PESCARA - PIACENZA . PISA _ PRATO - REGGIO EMILIA - ROMA • SALERNO • SA 'LUZZO - SAMPIERDARENA _ SASSARI - SAVONA - SCHIO . SESTRI PONENTE _ SIRACUSA ·- TARANTO - TERMINI IMERESE • TORINO _ TRAPANI - UDINE . VENEZIA _ VERONA . VICENZA.
AGENZIE IN MILANO :
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Sempione, 5 • 5) Viale Garibaldi, 2 • 6) Via Soncino, 3 (Angolo Via T o rino).
Situazione dei c onti al 30 Aprile 1918
I
ATTIVO
PASSIVO
Numerario in Cassa e Fondi presso gli
Istituti di Emissione
. L.
Cassa Cedole e Valute
. »
Po1taf. Italia, E stero e Buoni T esoro . »
Effetti all'incasso
. »
Riporti
, »
V al ori di proprietà
. »
Anticipazioni sopra V al ori
. »
Corrispondenti • Saldi debitori
. »
Debitori per accettazioni
. »
Debitori d iversi
. »
Partecipazioni diverse
. »
Partecipazioni in Imprese Bancarie . »
Beni stabili
. »
Mobilio ed impianti diversi
. >
Debitori' per Avalli
. »
Titoli propr. Fondo Previd. Personale »
Titoli in \ a gar~zia oper~ioni
. »
d
.
/ a cauzione servizio •
. »
eposito
libero a custodia
. »
S pese d •Amm. e Tasse Esercizio corr. »
109.844.477,02
2.218.185,35
1.037.955.117,33
46.507 .795 ,93
161.496.041 , 18
82.090.292, 52
8 .224 . 122,85
871.392.126 ,5 i
49.934.121.61
19.657.158,57
17.663.097 ,95
13.839.897 ,95
18.636 .007,44
1, 119.364.128,28
15.948.509,50
102.388.641 , 4.327.522,2.256 .833,735,7:'330.844,97
Capitale Sociale (N. 272.000 Azioni da
L. 500 cad . e N. 8000 da L. 2500) . L.
Fondo di riserva ordinario .
. >J
Fondo di riserva straordinario
. »
R iserva spec . di ammort>amen to e d i
rispetto
, »
Fondo di Previdenza p el P e rsonale . »
Dividendi in · corso ed arretra ti
. »
Depositi in Conto Corr. e Buonj fruttiferi
. »
Corrispondenti - Saldi cred itori
. »
Cedenti effetti per l'incasso
. »
Credi,tori diversi
. »
Accettazioni commerciali
. »
Assegni in circolazione . .
. »
Creditori per Avalli
. »
Depositanti
a garanzia operazioni
»
d.i titoli
a cauzione ser;,,i zin
. »
a libera custodia
. »
Avanzo utili dell'esercizio 1917
. »
Utili lordi dell'esercizio corrente . . .
»
402.513.723,64
1.540.052.%9,99
63.350.510 ,01
75.376.289.32
49.934.121,61
71.136.294,83
119.364.128,28
102.388.641,4.327 .522,2.256.833,735,749.144,24
12.634.372,39
L. 4.945 .651.823,96
L.
4.945 .651.823,96
156.000.000,. 31.2Ò0.000,31.500.000, 2.500.000,16.655.986,6.5
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Ancona
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Foggia
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Melegnano
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Palermo
Parma
Piacenza
Piet'rasanta
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Prato
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ROMA
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Siena
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Tarragona
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MILANO
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150.000.00 "
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CAPITALE
•
•
•
•
•
"
CONSIGLIO
DIRETTIVO:
Presidente: Dott. Cav. G. A. Crispo Brandis - Vice-Pre idente: omm. Buonaventura Caviglia
egretario: Cav. Luigi Gaminara - Consiglieri: Cav. Carlo An elmi, Cav. Ettore. Trabucati,
Cav. Vincenzo Co ta - Direttore-Gerente: Comm. Gr. U:ff. Ale andro Talice.
OPERAZIONI
DELLA
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(a vista ed a
adenza)
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Catalogo Ga11trale Permanente dalla Industria Italiana
[BANCHE - ASSICÙRAZIOIII
ISTITUTO NAZIONALE ·
DELLE ASSICURAZIONI
Direzio ne Generale ROMA
L'Istituto Nazionale delle A icurazioni è ente di diritto pubblico. Ha personalità giuridica e gestione autonoma ed è posto sotto la vigilanza del Ministero d Industria, · del
Commercio e Lavoro.
Le polizze dell'Istituto Nazi nal delle Assicurazioni, oltre la garanzia delle ordinarie
riserve matematiche e delle altr riserve che l'Istituto è obbligato a costituire a norma di
legge, hanno la garanzia dello S tato .
Lé somme dovute dall I tituto ai propri assicurati s o no gar ant ite dal Xe-
s o ro dello Stato e ·sono esenti da imp ost a d i succes s ion e
e sono insequestrabili.
Assicurazioni - Vita - Ria icurazion dei Ri chi di guerra in navigazione - Riassicurazione dei Rischi ordinari di navigazion , cc.
L oro-aniz~azion I cal d li' l tituto comprende: 69 Agenti Generali, 2313 Agenti locali,
1412 Produttori prof ioni ti, 10076 Produttori autorizzati:
È fatto obbli o a tutta l'organizzazione dell'Istituto di fornire gratuitamente le informazioni, i chiarimenti, i progetti di contratto che possano occorrere ai singoli, alle Ditte, agli
enti, al fine di adattare l'atto di previdenza ai rispettivi bisogni.
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Contro le disgrazie accidentali anche durante viaggi terresl'ri e marittimi.
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265-6
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sede in Palermo. Durata al 31 dièembre 1918, per rappresentanza di Case estere e . nazionali.
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TORINO - G. Notarbartolo e C., coli., con sede a T ,orino, via Madama Cristina 5. Durata al 31 marzo 1921, capitale L. 5000, per commercio, industria ed esportazione
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22. -Fonderia di ghisa.
23. - Stabilimento per la lavorazione di materiali ref ratta rii .
24 . - Officine allestimento navi.
25. -Miniere di Cogne.
26. - Stabilimento elettro-:Jiderurgico - Alti forni - Acciaierie - Laminatoi.
no e dell'idrogeno.
9. -Stabilimento elettrotecnico.
IO. -Fonderia di bronzo.
Il. -Stabilimento metallurgico Delta.
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I
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SILE DELL'UFFICIO ST DII DEGLI
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e)
i ed applicazioni).
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u
r be e tubi trafilati).
BOLLETTINO
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BOLLETTINO
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nolo · he d i ·,aij ipi di B
• (Caratteristiche
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♦
lfET L).
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lWLLE'ITJ
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♦
♦
N. 5 - (Il BIAKMETAL nelle eliche di propul ione delle navi).
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
BOLLE'ITI O N. 6 - (I BIAKMETAL ed il loro campo di applicazione nelle indu trie - a) Metal1i per fusioni di getti • b) Metalli trafilati
e laminaù) (a eguire).
BOLLETTINO N. 7 - (a) I mozzi d'Elica di motori per Aeroplani e il BIAKMET L - b) Il BIAKMETAL nelle torpedini marine).
BOLLE'ITI O
. 8 - (L'applicazione del BIAKMETAL all'Aeronautica e la eco·
nomia dei trasporti).
BOLLE'ITJ 1 0
. 9 - (L'impiego d i BIAKMETAL peciali nelle co truzioni meccaniche per Aeronautica).
BOLLETTI O
. 10 - (Il BIAKMETAL nelle fa cie ela tiche dei pi toni delle locomotive a apore).
IL MA
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•
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30.000, per commercio di articoli tecnici per l'industria
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Cola Montano 3. Durata 3 anni, capitale L. 10.000, per eOMEGNA - Agostino Cane, collettiva, con sede a Osercizio di fohderia di alluminio e bronzo.
megna (Pallanza). Durata 20 anni , capitale L. 90.000, per
- G. Mariani e C., collettiva, con sede in Milano, via industria e lavorazione di metalli.
Rosmini IO. Dùrata tre anni, capitale L. 18.000, per lavoROMA - Coatruzioni meccaniche venete lng. Del Faverazione e vendita di metalli in genere.
ro e Segati, collettiva, con sede in Roma, via Quarta di via
- Pugni, Passerini e C., collettiva, con sede in Milano, Prenestina. Durata 5 anni , capitale L. 200.000, per acquivia Castelvetro 36. Durata due anni, capitale L. 6000, a- sto ed esercizi.o di officina.
vente per iscopo l'assunzione, dagli stabilimenti ausiliarii
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toniere e della battitura a martello.
meccaniche e metalliche in genere.
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tallo in genere.
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apoli. Durata al 31 dicembre 1940, capitale lire 1 milio-- Dotta, Bonazzi e C., accomandita semplice, con sede
in Milano, via Principe Umberto 17. Durata 15 anni, capi- ne, per lavorazioni in metallo, fabbricazione cli parti metale L. 200.000, per fabbricazione di apparecchi scientifici. talliche , ecc.
_ OfficiQe Meccaniche Zanotta, anonima , con sede in
TORI O - Edoardo Nicola, successori, collettiva, con
Milano, via Tibaldi 30. Capitale L. 5.000.000, per la fab- sede in Torino. Dutata 10 anni, capitale L. 150.000, per inbricazione, per il dopoguer.ra, cli apparecchi cinematogra- dustria tele metalliche e affini.
fici.
(Continua)
FERRIERA dell' OSSO LA
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nel! '
DATA
O 1796
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21
■111111
della lalluatria lbli•a
(SIDEIIIIICIE - IETAllHSJCIE - IHCAllcaJ
el mettersi in rapporto con i nostri signori inserzionisli, è sempre utile citare le e.I. I. I. >
lltaJogo hlerale Permanente della limvatria Italiana
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I. L I.
>.
.
nni
CARBURATORE·
EROLDI
rburatore italiano F eroldi, che in breve
di tempo si è affermato con tanti trionfi,
I speciale attenzione di quanti seguono
r so il continuo progredire dell'aviazione
Il' utomobilismo.
fig. 1 rappresenta la sezione di un tipo norper automobili.
•
Fig. I.
i
che per la marcia regolare ed economica
motore, i costruttori di carburatori devono
r di soddisfare alla condizione di mantecostante, a tutte le velocità del motore, il
to rapporto fra il peso della benzina e quelll' aria aspirante.
È noto anche che al raggiungimento di un tale scopo si oppone il fatto che, mentre la densità della benzina resta costante, la densità dell' aria diminuisce col crescere della depressione
creata dal motore, nè il conseguente aumento di
velocità dell'aria compensa la deficienza della
portata.
Di qui la necessità di munire i carburatori o
di una presa d'aria complementare, o di un dispositivo che regoli l'efflusso della benzina.
Ir carburatore dell'ing. Feroldi appartiene a
quest'ultima categoria: in esso si è risolto brillantemente il problema col munire il getto 3 di
un polverizzatore ordinario G e di una strozzatura in basso, 4, detta il freno.
Con tale dispositivo si crea per la benzina una perdita di carico non più proporzionale a1
quadrato della velocità di efflusso (ciò che dava
luogo ad eccesso di benzina nel miscuglio coli' aumentare della velocità del motore), ma bensì proporzionale alla quarta potenza di tale velocità.
L'opportuno uso di un polverizzatore G e di
un fre.n o 4 (dei quali esistono due serie con fori
calibrati di 5 in 5 centesimi di mm.) assicura la
formazione di una miscela giustamente dosata ad
ogni velocità del motore.
L'aria è aspirata dai tre fori circolari protetti
da filtri, 24-25.
I condotti H, L, del getto 3 servono a creare
nell'interno del pezzo 2, detto il diffusore, moti
vorticosi della benzina, la quale, battendo contro
i denti del getto, si riduce in finissima nebbia.
vaporizzando anche con bassissime temperature dell'ambiente e senza riscaldamento artificiale della camera di carburazione o dell'aria asp1rata.
Il diffusore 2, che serve a creare la sezione
contratta in corrispondenza del polverizzatore
G, può essere sostituito facilmente, essendovene di misure che differiscono di un millimetro nel
maggior diametro, a seconda della quantità di
benzina che si deve erogare. Esso costituisce un
terzo elemento variabile per la regolazione del
carburatore.
ella _m arcia rallentat~ del motore (a vuoto),
la aspirazione della benzina avviene sempre dal
polverizzatore G lungo i tubi F-O, che sboccano
in M al disopra d ella valvola 27.
Appena si apre la valvola 27, che, come risulta dal disegno, ha forrn~ speciale, si scopre la
finestra , col che si assicura una pronta ripresa .
Il carburatore può essere smontato con la
massima facilità e col semplice aiuto di una chiave inglese. Esso permette, oltre l'uso .di essenze
pesanti (750-760), anche quello del petrolio, purchè si riduca convenientemente la grandezza del
polverizzatore G e del freno _4 e si assicuri una
energica presa d'aria calda.
Il consumo di benzina per cavallo-ora, data la
completa utilizzazione dell'essenza, è inferiore a
quello consentito da qualunque altro tipo di carburatore esistente.
La fig. 2 rappresenta il tipo per motori fissi
d'aviazione. Esso differisce dal tipo precedente
per la presenza della valvola di presa d'aria 38.
In aviazione, una nuova grave difficoltà è costituita dal continuo diminuire della densità del}' aria col crescere di quota dell'aeromobile.
Per questo fatto, un carburatore, del tipo prima descritto, il quale è stato creato e costruito
per pressioni non molto lontane dai 760 mm. di
mercurio, fornisce aI motore un miscuglio sempre più ricco di benzina, sì che ad alte quote sarebbe impossibile il funzionamento del motore.
Per evitare ciò, la valvola 38 viene aperta dal
pilota, quando si ritenga necessario, manovrando la valvola 27. Infatti, mentre in posizione verticale la valvola 27 permette di ottenere a terra
o a bassa quota la massima velocità del motore ,
spostandola ancora, con la parte inferiore, essa
preme sul gambo della valvola 38 e la apre, facendo affluire nel condotto E l'aria addizionale
in }'Ilisura tanto maggiore quanto più la valvola
38 viene aperta, mentre che per la posizione as-
Fig . 2.
sunta dalla valvola 27 si riduce il richiamo di
miscela nella zona del diffusore e del getto centrale.
In tal modo è possibile al motore di funziona re anche a quote elevatissime, senza inconve*
nienti.
(Record del mondo in altezza, m. 7950, pilota
ing. G. Guidi.)
ella marcia rallentata, la benzina è aspirata
da un polverizzatore supplementare affacciato
10
Fig. 3.
zio 8, mentre l'aria necessaria è aspirata
Altra particolarità è che lo spillo 14 ha forma
f ritoia praticata sopra detto polverizza- · tale che, oltre a lasciar passare maggior quantità
disposizione è stata adottata anche per
i arburatori per automobili.
fi . 3 mostra un carburatore per motori ro. In sso, il polverizzatore H, per la marli nt ta, si prolunga nel corpo del rubinetr ssicurare la benzina al motore in ogni
d l carburatore.
di benzina , permette al carburatore di funzionare anche capovolto.
I tipi sopra descritti, dopo minuziose prove e
b rillanti esperienze sono largamente usati dal
R. Governo , oltrechè per motori a benzina per
av1az1one ed automobilismo, anche per motori
a petrolio (Trattrici Soller).
Ing. A. Irianni
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(Opuscolo esplicativo a richiesta).
168-9
Nel mettersi in rapporto con i nostri signori --inserzionisti , è sempre utile cilare le « / . /. I.
ll
11
1retiore delle I. I. I.
a. "mega1ofobia."
ba.oche al servizio dell'industria.
l'industria. al servizio delle banche?
mandiamo licenza ai signori della
se osiamo mettere in circolazione
p rola non ancora segnata sulle biant vole delle leggi iÌlologiche.
testa parola - megalofobìa - circoiv con grande precisione uno speciale
giamento mentale caratteristico della
di provincia: 7' odio per la grandezza.
poichè non esiste grandezza senza
imento e non esiste ardimento senza
i ne e non esiste passione senza fede.
a megalofobìa sta a signi:6.care inoltre
rrimento per 1•audacia. per la passio• per la fede.
11 tratto più singolare di questa diffusisanchilosi della intellettività provini , consiste nell •accusare gli uomini sui ri dell •eccesso opposto alla megalofo: di modo che tutti coloro i quali non
i no mente, animo. idee, gesti ridotti
inimo comune denominatore. sono dei i « megalomani )) .
noi sfogliassimo le cronache dei
pi in cui sono vissuti coloro che la
rità ha aureolato di ammirazione. dommo constatare che tutti cotesti uoi i (statisti o condottieri. scienziati o
ti, navigatori o costruttori) furono dai
h tomi. dai gazzettieri, dai parrucchieri
i tavoleggianti loro contemporanei di
o S. Cretino o di Castelsomàro. quati « megalomani ».
n questa premessa. avendo dischiuso
:6.nestra direm così spirituale
uno dei paesaggi più battuti, eppur
esplorati. della vita italiana, ci affac4
ceremo a scrutare l 1attuale curiosissimo
accesso di megalofobìa scoppiato nella città. un tempo dei Cesari, oggi .... di Aragno.
***
I nostri lettori sanno già a che alludiamo.
Alcuni industriali hanno osato comperare grossi pacchi di azioni dei nostri maggiori istituti di credito conquistando così
il diritto ad 'un più stretto controllo del
nostro sistema bancario.
Questo avvenimento è stato proiettato
dai cronisti della megalofobìa con uno di
quei titoli che sono così graditi ai grossi
palati degli abitanti di ciascun Borgo S.
Cretino e di ogni Castelsomàro crogiolanti
1
sotto il bel sole d ltalia: - La scalata aJJe
banche!
1
L emozione è stata intensa.
Come? Sino ad oggi le nostre grandi banche sono state le padrone assolute delle
1
nostre industrie eh esse potevano fare e
disfare, creare e incenerire, affidare a italiani, a svizzeri, a tedeschi o ad ottentotti
indifferentemente, così come avviene in un
qualunque paese di conquista, in una qualsiasi colonia dell .Africa australe: e tutto
ad un tratto, senza preavvisi e senza cerimonie, alcuni industriali, cocciutamente,
irremissibilmente italiani, han tratto di tasca alcune centinaia di milioni sfacciatamente italiani tino all 1ultima lira e han preso, come si suol dire, il mestolo di queste
banche.
S1 era mai visto in Italia una cosa simile?
Sl
LE/. I. I. =============== = ========================
No - bisogna ben dare ragione ai nostri
megalofobi quando l'hanno ! in Italia
una simile tracotanza italiana non s'era
mai vista!
Era, dunque, naturale che dagli impidocchiati nostri Borghi S. Cretino e Castelsomàro si levassero ge.m iti d'angoscia e strida di spavento.
Le banche italiane dominate non più da
Zurigo, da Ginevra o da Berlino, ma da
Roma, da Genova, da Milano o da Torino;
i nostri opifici non più alla mercè di banchieri travalicati dal Brennero, dal Gottardo o dal Sempione, ma agli ordini di
industriali (< nati ed allevati )) in Italia!
Oh Dio onnipotente! oh Padri della Chiesa ! oh Profeti del Vecchio Testamento! oh tutti voi quanti siete grandi sace~doti del Tempio di Pietro, di Israello e
del Vitello d•oro insieme, dite, dite voi che
cosa mai sta per accadere, che mai accadrà ai poveri risparmiatori italiani, se
le banche industriali italiane dovessero da
ora in poi, per virtù di industriali italiani,
sorreggere e guidare le sorti dell'industria
italiana?
Oh nequizia dei nuovi tempi che maturano!
Il denaro italiano, l 'umile, il timido , il
sottomesso, il docile, il martoriato denaro
italiano grondante di sudore e di sangue,
che vuole andare a fecondare soltanto la
terra italiana e 1•officina italiana; che osa
trasformarsi in pane e in ferro italiano!
Oh grandezza, oh splendore dei tempi
che andarono, di quei tempi beati ed indimenticabili sì, indimenticabili nei
quali il lavoro, il pensiero, l'arte, la scienza, il denaro italiano si trasformavano in
marchi. in fiorini ed in ghinee ; di quei
tempi prodigiosi nei quali lo scaltro proletariato italiano, spalleggiato dai compagni
minchioni di Berlino, disertava gli opulenti
opifici d•Italia, affinchè le sparute fabbriche tedesche potessero più agevolmente in-
54
trodurre tra noi i loro inuguagliabili prodotti ; di quei tempi aulici e dorati nei quali
i generosi vapori della « Hamburger-Amer ika Linie )) riempivano le stive di nerboruta carne viva italiana che portavano a ingrassare le piantagioni del Texas e le pampas del Pla ta !
I nostri risparmiatori! Poveretti! Che
faranno , che potranno mai fare da ora in
poi in balìa come essi ormai sono di megalomani scavezzacolli come un Guglielmo
Marconi , un Pio Perrone , un Giovanni
Agnelli, un Max Bondi?
Come possono le nostre ottime portinaie,
le nostre discrete cuciniere, le nostre àlacri orizzontali, le nostre operose affittacamere , i nostri ingegnosi bottegai. i nostri
solerti :b.ttavoli, in somma tutte le categorie di risparmiatori che arrotondano i
depositi della Banca C ommerciale Italiana ,
del Credito I taHano o della Banca Italian a
di S conto, sentirsi tranquille e sicure s e i
loro risparmi non siano amministrati da un
Helfferich o quanto meno da un Rhatenau,
da un Mannesmann o da un Ballin?
E le masse dei miserandi nostri produttori , dei logori commercianti italiani, quelle masse insomma che hanno sin qui raggranellato soldo a soldo i propri guadagni
portandoli alle Casse postali affinchè non
andassero a fecondare le Banche :b.no a ier i
straniere, come potrebbero da ora in avanti
far funzionare le loro imprese, se i nostri
maggiori istituti di credito industriale e
commerciale dovessero muoversi nell 'orbita di un « Ansaldo )) anzichè in quella
di un « Krupp )) , di un•« Ilva )) invece d i
una « Allgemeine G esellschaft )) , di una
« Fiat )) in luogo di una (( Maschinenfabrik )> ?
E i milioni, gli impudenti milioni italiani,
con i quali si è dato l'assalto alle banche,
donde provengono?
Dalla guerra, - oh! certamente - dai
sitibondi guadagni di guerra.
= =-=-== - ==-- - - - - - - - - - - - - - - - - =-
« LA MEGALOFOB!A
n
, ,mperar banche, ingrandire officine, S . Cretino nonchè gli austeri economisti
re miniere, imbrigliar fiumi, ferti- di Castelsomàro ....
Ma è tempo di lasciare il facile, il tropr ampi con i prohtti di guerra?
on era meglio esportare le facili lire po facile, sarcasmo sulle gibbosità della
li n all'Estero e mandarle ad esempio megalofobìa italiana.
I
vizzera, in Olanda, in Inghilterra o
li Stati Uniti per tutelare i profitti di
r r· da eventuali catastrofi finanziarie
lit, ri o bolsceviche?
i empi che corrono bisogna tener conI ·he di simili venture!
11 r no~ quei lestofanti matricolati di
I I triali italiani, a differenza di integer; l nchieri di nostra conoscenza, non
anno tenuto nessun conto.
h I i e poi, che cosa signi-fìca questa
r i ssa manovra d'assalto? A che miI) 1ve si vuole andare a finire?
lil tare le industrie (( art ificiali )) che
arne di nuove?
truire nuovi impianti idroelettrici?
bricare nuove navi, nuovi carn
ri, nuovi prodotti chimici?
1
he farcene?
otremo avere noi con tutta cornoguerra hnita - a guerra finita,
, t Id l'energia motrice che ci occor1 Il' ttimo carbone delringhilterra?
1 p >tremo comperarci, senza tanti fa11, I navi belle e fatte in America, i
111 e nfezionati di tutto punto in Un' i , gli ottimi acciai in Isvezia, le anipurissime in Germania?
, ono coteste tutte industrie per l 'Iu irtificiali )) ~ e che non possono perJ'll'Osperare se non ai danni dell 'anonsumatore italiano?
ed altre consimili sono le as spasmodiche domande che da un
1 questa parte dalle colonne dei più
I •t ·nti e disinteressati giornali italiani
, , uovendo i r.,gidi statisti di Borgo
***
Volendo discorrere con pacatezza del fenomeno che si è convenuto di chiamare
« scalata alle banche )) , non ci sono che poche osservazioni da fare.
Debbono le banche industriali operare
al servizio delle industrie o debbono le
industrie stare alla mercè delle banche?
Sono o non sono gli industriali idonei
a governare istituti di credito industriale?
Sono o non sono le banche, di cui taluni industriali hanno voluto conquistare
il controllo , banche eminentemente rivolte
allo sviluppo delle industrie e non già ad
altre funzioni di credito, di previdenza o
di risparmio che in Italia - in Italia specialmente ·- sono devolute ad altre categorie di Istituti?
Sono o non sono gli industriali, oggi in
questione, uomini integri, intelligenti, capaci?
Hanno o non hanno dato prove di
una superiore attitudine (( costruttiva )) ?
Sono l'Italia, la sua grandezza, la sua
prosperità, il suo avvenire, i presupposti·
di ogni loro iniziativa industriale, o costoro hanno di mira soltanto il lucro per il
lucro, l'affare per l'affare, la speculazione
per la speculazione?
Il problema è qui e chi rha solìevato
deve rispond ere con precisione e con lealtà a questi interrogativi.
Eludendo le nostre domande semplici,
chiare, stringenti, rimane a noi e a tutta la
classe ind ustriale che noi rappresentiamo
DISI "TER E SSAT AMENTE, il diritto di
credere che ragioni ben diverse da quelle
che dà l"amore di Patria, abbiano m ossa e
lubrificata la castelsomàrica campagna.
Il Direttore
delle I. I. I .
• - Se da questo nostro scritto si volesse da taluno indurre che noi muovicmo implicite od esplicite rampogne ai nostn' Istituti di credito in genere o alla Banca Comm.erciaile in ispecie, coteto taluno, se esiste, si disilluda.
Delle nostre grandi banche e deg'1' uomini che le din'gono - italiani vigili e sicuri, di nascita
o di elezione, noi abbiamo, sotto ogni rapporto, la più alta opinione. - Nota del Dwettore.
Ing. A. Gia.rrata.na.
LE REALI CONDIZIONI
DELL' INDUSTRIA IDROELETTRI CA IN ITALIA
Sono oramai tre
dustria elettrica è
polemiche.
Da quando nel
]'incominciamento
anni da che per la nostra in- fluenza, la quale era formidabile nei tempi delcominciata la passione delle la pace.
È troppo facile oggi, mentre molti idoli sono
1915 l'Idea Nazionale diede stati infranti, molti pregiudizii sono stati vinti,
con tre articoli : La Germania e molte necessità sono state superate, indignarsi
e l'industria elettrotecnica italiana; La conquista contro i tedeschi , i quali entravano a mezzo in
tedesca dell'industria elettrica italiana; La Ban- quasi tutta l'industria elettrica italiana.
Infatti , la situazione nostra al principio della
ca Elettrica, a quando nelle assemblee dell'Alleanza Commerciale e Industriale, tenute il me- guerra era questa : totale investimenti in Società
se scorso in Milano, si iniziò il processo contro elettriche circa un miliardo . Di questo miliarle Società elettriche - attraverso tutte le pole- do : 511 milioni e mezzo erano italiani, 135 mimiche sul decreto 3 settembre 1917 e sulla leg- lioni e mezzo tedeschi, 182 milioni svizzeri, 76
ge Bonomi - , le Società elettriche sono state milioni e mezzo belgi, 16 milioni francesi e intenute quotidianamente sotto il freno del sospet- glesi.
to o del discredito, non certamente incoraggianI capitali tedeschi provenivano direttamente
ti, mentre ad esse si richiedeva nello stesso tem- dalle Banche e dai gruppi che facevano capo alpo uno sforzo immenso per garantire quotidia- la Siemens Schuck,ert e alla A llgemeine Elek,trinamente la vita di tutta l'industria italiana.
citèit Gesellscha/t; i capitali svizzeri provenivano
oi crediamo che sia or&mai tempo di riassu- dalla Banque pour Entreprises Electriques di Zumere serenamente le infinite cose dette e stam- rigo , dalla Elek,tro-Bank. pure di Zurigo, e dal
pate , e di veder chiaro in una materia nella qua- gruppo di Baden (Motor, Brown Boveri, Allioth,
le interessi e sospetti, ignoranza e concorrenza, ecc .).
illusioni e realtà, si contrastano in modo feroce .
on è fuor di luogo ricordare che la Banque
E ciò per la mancanza di quella coscienza eco- pour Entreprises Electriques di Zurigo, con 75
nomica e industriale che deve provenire da una milioni di capitale azionario, 75 di capitale obliconoscenza diretta e precisa di tutte le possibili- gazionario e di IO di riserva, interessata in nove
tà e di tutte le responsabilità, non solo riguardo Società italiane , aveva alla fine del 1914 un Cona una classe industriale, ma a tutte le classi in- siglio di 31 amministratori, dei quali 21 tedeschi.
dustriali , le quali mentre possono vivere in un
In quanto alla Brown Boveri di Baden, che ha
mondo proprio e organico, non possono vivere le azioni quotate e pagate a Berlino e Francoforte, ricorderemo che entra, con la Motor, afnel caos.
Da tutte le polemiche politico-idrauliche ed e - filiata in otto Società italiane .
lettro-siderurgiche emergono due questioni, le
Se noi aggiungiamo che in altre otto Società è
quali devono essere trattate separatamente per interessato direttamente il gruppo Siemens
non indurre il pubblico a confusioni.
Schuck,ert, prettamente tedesco, e in altre tre il
La prima questione riguarda I' inf/.uenza tede- gruppo A. E. G., della stessa marca, sono dunsca nell' industria elettrica italiana; la seconda que ventotto Società italiane che dipendono dal
questione riguarda le cause e responsabilità del- capitale svizzero-tedesco , evidentemente più tela deficienza di energia elettrica.
desco che svizzero.
Avvertiremo ancora non potersi escludere uL'INFLUENZA TEDESCA na influenza tedesca, per quanto più coperta, nel
La questione dell'influenza tedesca nelle So- capitale belga venuto in Italia, influenza della
cietà elettriche italiane, suscitata al principio quale trapelò qualche cenno in più occasioni.
on si sbaglia, in conclusione, ad affermare
della guerra da l'Idea Nazionale, si è riaperta
dopo l'arresto avvenuto in Roma dello svizzero che la metà circa dei capitali investiti nelrinLocher, direttore delle Officine Elettriche Geno- dustria elettrica italiana fino al 1914 era di soggezione , se non tutto, di provenienza tedesca .
vesi.
Il che vuol dire che noi non solo facevamo le
oi non ci meravigliamo affatto di questa in-
56
LE REALI CONDIZIONI DELL'INDUSTRIA IDRO-ELETTRICA IN ITALIA
1
gli interessi della grande finanza tede' ma , per immediata conseguenza, noi famo le spese e gli interessi della grande int ri tedesca, la quale ci mandava tutte le sue
, hine.
vvertiamo ancora che noi comperavamo
macchine ad occhi chiusi, secondo certe
delle quali non è mai esistita una traduitaliana. Tale la nostra dabbenaggine, che
si chiamava fiducia.
IL SISTEMA DI PENETRAZIONE
bbiamo ancora distinguere nell'industria ,ci a ciò che si riferisce al capitale da impier
al macchinario da collocare. Gli investi' nti di capitale tedesco negli impianti idro-elet11 i italiani non costituiscono un fine, ma costiI 11 < no un mezzo per collocare macchinario teI e . Infatti , il capitale impiegato nell'industria
I It i a rende assai meno dei capitali impiegatutte le altre industrie. Ma il fatto - per i
hi di dominare quasi tutte le nostre
1 1 i t'
elettriche, voleva dire la possibilità di
11110 re quasi esclusivamente macchinario teI e· in tutte le nostre centrali. Come le Banche
I , I he all'estero erano esclusivamente a ser11 i,
ell'industria tedesca, erano cioè mezzi di
ilo mazione , di penetrazione e di espansione
I r un verso, e di repressione per l'altro, così
111 h
le Società elettriche, coi loro grandi invetim nti patrimoniali, per cui si possono quasi
1111 id rare aziende fondiarie, servivano da mez1 li informazione, di penetrazione e di espanrdiamo inoltre che l'industria elettrica è
I 1111t , di sua natura, ad entrare neJl' ordine pub-
1111 da quando ottiene la concessione dell'uso
I 11' qua a quando esercisce i servizi di trazio-
arriva quando è creata l'industria, perchè, anzi,
quando ha creato l'industria si ritira, per essere
impiegato in altre imprese.
Crediamo però che questo non sia avvenuto
nell'industria elettrica, perchè questa industria
ha bisogno di fortissimi investimenti immobiliari, che non sono facilmente ricuperabili, per
quanto i tedeschi abbiano avuto tutto il tempo di
organizzare delle combinazioni per sfuggire abilmente ad ogni pericolo. Quello che. non possiamo credere è che non ne perduri l'influenza, per
quanto i nostri annuarii economici abbiano soopresso dal 1915 qualunque notizia in merito alle cointeressenze straniere nelle nostre industrie.
Gli strumenti e i mezzi di questa influenza sono precisamente coloro - italiani tutti quanti che fino a ieri erano alle dipendenze dei tedeschi autentici, e che oggi li hanno sostituiti negli
uffici e nei Consigli d'amministrazione. Sono coloro - italiani tutti quanti - i quali sono stati
messi di colpo alla presidenza di Società per farle sfuggire al sindacato, coloro che vanno di
quando in quando a Zurigo. a riferire dell' andamento dell'industria italiana, perchè le Società
elettriche possono quotidianamente fare il bilancio di tutta la produzione industriale, dal gomitolo di spago ai cannoni, dalla calza alla corazza, dal motorino elettrico alla corazzata.
Or non è molto, nella rivista Sthal und Eisen
(N. 34, del 23 agosto 1917), di Diisseldorf, si leggeva un articolo_ dove era illustrata ampiamente
tutta la nostra mobilitazione industriale .fin nelle sue particolarità amministrative, e con grandi
tabelle statistiche delle produzioni e degli operai impiegati.
È forse difficile dimostrare che queste precise
informazioni arrivano in Germania attraverso la
loro organizzazione elettrica, e noi non vorremmo parere sciocchi per voler essere troppo furbi, ma è certo ~ ripetiamo - che nel piccolo
studio, dove si comanda la distribuzione dell' energia magari a molte provincie, si sa e si segue
l'andamento dell'industria, minuto per minuto.
' di illuminazione, di distribuzione di forza
11 ri .
I .'industria elettrica, per questo riguardo, va
1 ,n id rata come il polso di tutta la vita nazio1•
r , i tedeschi ci tenevano per i polsi, e tutta
PER LA LIBERAZIONE
I, lor abilità e la loro audacia non erano a ser11 i
del nostro mondo, ma del loro, anzi del
Intendiamo : noi non vogliamo disconoscere.
I 110 mondo contro il nostro.
come dei petulanti convertiti dell'ultima ora, il
beneficio che i capitali tedeschi ci hanno recato.
GLI STRUMENTI DEL DOMINIO Noi non insorgiamo dunque contro le Società che
i abbiamo considerato il valore capitale del- ancora mantengono questi capitali, perchè oggi
I 111flu nza tedesca nella nostra industria elettri- sarebbe per noi molto più dannoso restituirli para bisogna considerare gli strumenti, i mez- gandoli il triplo, come è avvenuto in qualche -~ ad Il' invasione. Quivi si rivela tutta l'abilità e so, che tenerli.
Purtroppo, nell'industria valgono più i fatti
ticità della mente tedesca.
,li istituti bancarii tedeschi si differenziano materiali che gli interessi ideali.
Dobbiamo dunque creare una potente indui imilari istituti francesi e inglesi per la teni lll , a fare della grande finanza con pochi ca- stria per la produzione di macchinario elettrico,
I )i, facendoli girare. L'equilibrio della Ban- del quale abbiamo e avremo infinito bisogno.
r mcese e inglese è statico, quello della San- Bisogna che tutte le forniture dello Stato, delte d sca è dinamico. Il capitale tedesco non le Provincie, dei Comuni siano conferite esclu
111
4
57
LE I. I. I.
sivamente a Ditte italiane. Bisogna escludere tutto il personale straniero e tutte le Società italiane per lo smercio di macchinario elettrico straniero dal nostro mondo industriale. I tedeschi sono stati pratici : hanno dato pochi capitali, si sono impadroniti di molta roba, hanno smaltito tutta la loro sovraproduzione come hanno voluto,
hanno ritirato i capitali dopo avere creato i loro
uomini, e adesso aspettano tranquillamente la
fine della guerra per riprendere non delle posizioni perdute, ma dei posti caldi.
Concludiamo : per escludere il capitale straniero bisogna escludere il macchinario straniero, il
quale rappresenta la rimunerazione del capitale
stesso; per escludere il macchinario straniero bisogna creare macchinario italiano.
Finchè non arriveremo a questo, è inutile, anzi dannoso, strillare.
·
PERCHE' MA CA E ERG/A
ELETTRICA
Qualcuno ha immaginato, dunque, che l'influenza tedesca nell'industria elettrica italiana sia
stata tale da provocare l'attuale mancanza di energia idraulica.
oi dobbiamo escludere simile ipotesi. È atro ce dover essere sinceri fino a questo punto : ma
confessiamo che se c'è del merito nello stato attuale della nostra industria elettrica, questo spetta ai tedeschi; se c'è del demerito, questo spetta a noi.
La stessa sorpresa del mondo industriale nel
vedersi mancare l'energia, rivela che pochissimi
erano al corrente della situazione. E così, nel
momento di marciare in parallelo con tutte le nostre industrie per rifare il perduto, non solo, ma
per sopravanzare con la produzione oltre tutte le
necessità immediate, le industrie si devono mettere in coda ad aspettare il pane - l'energia come le donne del popolo negli spacci comunali.
In questa condizione di cose le Società dovrebbero fare miracoli. Dovrebbero, cioè, servire un
consumo triplicato con la stessa facilità con la
quale si inserisce un coltello su un quadro di manovra. Ma dietro il quadro di manovra occorre
l'impianto. Si dimostra oggi che i nostri impianti
idraulici sono pochi in confronto a quelli che dovrebbero essere, sono poco redditizii in confronto a quello che dovrebbero rendere.
I NOSTRI /MPIA TI
SONO POCHI
Perchè sono pochi i nostri impianti idraulici?
La risposta è facile; perchè molte volte la buona volontà di farli dovette urtare contro le opposizioni sommate assieme dei privati , dei Comuni,
delle Provincie, dello Stato, servite da una legge
che aiutava privati, Comuni, Provincie e Stato a
trascinare ali' infinito le più semplici questioni.
on si rivela niente di nuovo ricordando che la
58
burocrazia statale era riuscita a sequestrare al Ministero dei LL. PP., a Roma, 1200 domande di
concessione, e tutti sanno che certi decreti di
concessione sono arrivati a impianti in marcia
o non sono arrivati ancora dopo anni ed anni d i
uso.
on bisogna di questo incolpare gli uffici del
Genio Civile. Questi uffici sono nelle stesse condizioni degli uffici tecnici municipali e provinciali. Siccome sono nelle condizioni di non rendere, devono vivere alla disperata. E siccome non
vi sono denari abbastanza per qualche ufficio ben
condotto, si spende il doppio per lasciar vivere
quei famosi uffici tecnici di Finanza, utilità dei
quali non è abbastanza dimostrata, per quanto
servano al fisco anche nella gestione delle acque .
Infatti, in Italia le acque sono regolate, piuttosto che dalle leggi della natura, dalla natura
delle leggi: dal fisco.
E se le acque tendono al basso, il fisco tende
all'alto.
on si dice in Italia : una legge è buona o cattiva; si dice : rende tanti milioni, o non
li rende .
La media della concessione di energia elettrica in Italia è stata di 52 mila cavalli annuali dal
1900 al 1906. ed è arrivata a I 08 mila cavalli anr.uali dal 1906 al 1911. Dal 1911 al 1916 discende
a 45 mila, mentre effettivamente l'industria italiana richie<leva di più. Questo fabbisogno di e nergia fu coperto con le centrali termiche.
Oggi è facile vedere la convenienza degli im pianti idroelettrici; ma fino a ieri molti, che oggi predicano a grande voce questa convenienza ,
erano dei veri nemici della industria elettrica. o no stati nemici coloro i quali erano presi facil mente dalla convenienza dell'impianto termico
in confronto all'idraulico, senza preoccuparsi del ..
esercizio; sono stati nemici coloro i quali hanno gridato che « l'industria farà da sè H , cioè senza le Società elettriche.
Oggi sono molti i convertiti, ma intanto bisogna avvertire costoro che se l'industria elettrica
ha fatto poco in quegli anni nei quali bisognava
/are, lo si de~e in parte anche a loro. 1on per
niente il Breda si meravigliava in quegli anni che
l'industria elettrica avesse bisogno di tante ... caldaie. Infatti , sorsero allora, dopo l'esempio di
Milano, le centrali termiche di Genova, Firenze ,
Roma,
apoli, Livorno, Pisa.
Abbiamo detto che dal 1905 al 191 O si ebbe il
maggior numero di concessioni idrauliche; ma le
concessioni decadevano senza trovare capitali
per la loro esecuzione. Perciò, se le statistiche
del Ministero danno una media di I 08 mila caval li annuali concessi nel medesimo tempo, i cavalli
entrati in funzione solamente dopo qualche anno sono stati meno della metà .
Ripetiamo : l'industria elettrica è di sua natura una industria che si potrebbe chiamare fondia ria, perchè ha bisogno di grandi capitali da inve-
r
r
LE REALI CONDIZIONI DELL'INDUSTRIA IDRO-ELETTRICA IN ITALIA
randi opere, il che vuol dire che i capi-
Il quale indirizzo d~ve essere dettato dal con-
liv ntano fissi ed intrasformabili. Per questo cetto di ottenere una maggiore economia di acd lito lento e difficile, il qual reddito, per
• Imeno sicuro, deve garantirsi con quelle
t u di organizzazione nelle quali si adombra
100 polio, mentre invece non è che uno stuc o. t nte di abbassare il costo di produzione,
e i udo intatte le tariffe di vendita, cioè alI po lo del monopolio non gravando sul
e ,t .
IL RENDIMENTO DEG LI
IMPIANTI È BASSO
i, ordiamo ancora che il rendimento degli im-'"
111 i
basso.
I 'ing. Thovez ha già dimostrato che un cavaldi e n rgia usato per illuminazione dà un re11nu ut dell' 1,7 per cento, e usato come forza
tric · rriva al 15 per cento.
I.' i11 T, Panzarasa ha dimostrato che in molti im11ti I magre fanno aumentare il costo dell'e1 i, d l 35 per cento. Utilizzando, per esem1 ,, I
ntrale di Grossotto con una portata co11h, il rendimento, dal 15 per cento , salirebI 3 per cento, e j} Kwh., da cent. 1,7, di11dt r bbe a 0,65.
111 o ni caso il serbatoio aumenta del quintu 1 , il r ·ndimento e diminuisce di un terzo il cod Il' nergia.
1 hi pensa ai bacini montani ? L'onda di
,n1111ozione che ha destato la legge Bonomi, è
qui tata.
I PI \lr , mentre di sorpresa si è lanciata queI I, r • la quale non ha risolto niente, si po, I nissimo varare dopo tre anni il progetto
I I I' 14 : « Sulle sovvenzioni da accordarsi per
"' fc• cl llo Stato ai costruttori di laghi artificiali.
I I islazione in merito conta esemoii in lspa11 , n gli Stati Uniti, nell'Africa del Sud; ma
h li, - si dice - è ricca d'energia idraulica, e
l t 111 butta via milioni 27 e mezzo all'anno.
111 I I cifra si riassume il calcolo del reddito
la cl ,r bbero le acque che passano sugli sfiorai d i nostri impianti.
111 v rità, la nostra ricchezza idraulica è una
111 , ia con la quale si sono cullati i raccoglitori
I Il
tatistiche governative. Infatti, mentre }3
rm nia, ricca di carbone, ha utilizzato il 43,4
r
nto delle sue forze idrauliche. noi, senza
rl n , ne abbiamo utilizzato il 23 per cento .
ntr la Svizzera ha utilizzato 32 cavalli per
I li
quadrato, l'Italia ne ha IO; mentre la ori h utilizzato 137 cavalli ogni I 000 abitanti ,
l'lt li1 ne ha utilizzati 34.
u ti confronti illuminano la situazione.
11 pr blema delle nostre forze idrauliche è al
incipio della sua risoluzione.
I I r questo, meno illusioni, e guardiamo con
io la realtà, che è sconfortante se non si
indirizzo.
qua, una maggior potenza, e una maggiore elasticità nel seguire il consumo. Bisogna pensare
ai grandi impianti, ma non abbonire dai piccoli ,
i quali servono a riempire i vuoti dei diagram mi di consumo molto oiù sollecitamente e con
grande vantaggio dell'industria che attinge , senza aspettare i grandi impianti.
IL MERCATO DELLA ENERGIA E IL FISCO
Un ' altra ragione per la quale i nostri impianti
sono pochi, va cercata nelle difficoltà del mercato dell'energia.
Il mercato dell'energia è. come il me rcato delle abitazioni, molto imperfetto , in cui vi è assai
squilibrio fra domanda e offerta: assai facilmente v 'ha troppa offerta o poca offerta. Quando la
domanda cresce, l'offerta dapprima lentamente
le tien dietro e poi tende a risultare eccedente ;
se la domanda scema, l'offerta non può facilmente scemare.
Si potrà osservare che l'energia, non come lo
appartamente, è trasferibile ; e questo è vero; ma
è l'energia stessa che paga il trasferimento.
Infatti, se l'energia del mercato A, poco redditizio, va verso il mercato B, molto redditizio, deve pagarsi il trasporto con un minor rendimento,
il quale tocca qualche volta il 50 per cento.
Il lettore capisce da tutto ciò essere necessario
un cambiamento di metodo nel considerare la
questione degli impianti idraulici e delle Società
elettriche.
Infatti , come nel caso delle abitazioni noi abbiamo avuto leggi per l'esenzione di canoni sulle case popolari, sui Consorzii edilizii, sulle case
municipali, dei ferrovieri, delle Mutue, delle Coo perative; e questo. per avere l'alloggio a b~on
mercato; così l'indirizzo fiscale nei rapporti degli impianti idraulici deve essere tutto mutato .
Non si può, infatti, tassare un cavallo nominale, il quale è sempre il doppio del cavallo reale :
non si può limitare la capacità di un impianto cqn
sfioratori, quando l'impianto è tale da assorbire
l'acqua che sfugge, cioè l'energia che sfugge; per
di più, non si può tassare un impianto per i cavalli che può rendere, se quei cavalli non saranno
venduti, cioè se il mercato non sarà pronto ad
assorbirli.
Questa fu una delle ragioni principali per la
quale non si fecero quei grandiosi impianti che
sono nella mente di tutti. Ma come si può fa_re
a creare un impianto di 30.000 cavalli, e pagare
300.000 lire di imposte e canoni annui, se il blocco dell'energia buttato sul mercato farà scemare
anche il valore dell'energia già venduta?
Bisogna che una centrale paghi quanda produce e per quello che produce. Questo è Ìogico, naturale, equo; eppure si fa a rovescio.
59
LE / . I. 1. = = = = = = = = = =
==
= = = =
==
= = = = = =
=====
= = =
====
=
===
LA
AZ/O EMOBJLJTAZ/O
DELL' ENER-- avanti·, c onoscen d o I· b.isogni d e 11 e singole regioG/.4 MOBILIT
PRIMA DELLA
ni. Anche questo è stato fatto.
NE INDUSTRIALE
! ell'ottobre del 1916, il comm. Alberto MaIn queste difficilissime condizioni di cose con
u~a preparazio~e inadeguata ai_ bisogni cor;enti ,
bisognava percio provvedere pnma alla cc mobilitazione dell'energia » , poi alla cc mobilitazione
delle industrie n.
.
Ancora nel 1914, prima di disegnare il gran
corpo dell ' industria italiana, il quale è cresciuto
tanto da riempire di stupore tutti coloro che non
capisco.no niente, bisognava creare l'anima di
questo corpo, la sua vita. Se noi pensiamo alla
produzione perduta in questi tempi d'arresto noi
yediamo c~e per l'ordine della produzione e' per
11 sue;> rendimento, era meglio aspettare sei mesi
per organizzare l_a, cc mo bilitazi6ne dell'energia »,
quand_o I~ necessita 1ella guerra erano urgenti ma
non vitali come oggi. essuno poteva allora im maginare che si dovesse tutto rifare , ma tutti sapevano che il ritmo delle necessità sarebbe andato crescendo oltre tutte le previsioni .
oi avremmo torto di fare queste recriminazioni _se ver~men~e nessuno avesse pensato a ciò ;
ma ':i fu chi previde e avvertì in tempo, e furono
precisame~te gli industriali elettrici, i quali , fin
dal gennaio 1916, avevano posto nettame nte il
problema in una comunicazione fatta a Milano ad
~na la~g~ rapprese_ntanza di parlamentari , ai quali parlo 11 comm . mg. Ettore Conti .
cc Dateci - disse - una maggiore agilità di proced~ra in _m ateria di_ concessioni ; scioglieteci da
ogni pastoia burocratica; considerate la nostra industria per quella che è oggi e sarà in avvenire
c ioè l'industria madre, fondamentale di tutte l~
altre . E noi , come è dovere nostro di industriaìi
e di cittadini, faremo . »
Gli industriali elettrici nemme no chiedevano
allo Stato quelle fortissime anticipazioni di denaro che diedero vita e alimentano tante altre indust:ie ; domandavano solo libertà completa di
movimento, consenso cordiale e animoso degli
organi statali.
A quella adunanza il Governo rispose con un
provvedimento limitato, ma buono : e cioè col
Decreto Luogotenenziale 25 gennaio 1916, che
consentiva, per gli ampliamenti degli impianti id~oelettrici già in funzione, una notevole rapidità
d1 procedura : Occorreva andare più oltre: dare
cioè le stesse facilitazioni burocratiche alle Società elettriche, anche per gli impianti nuovi
soccorrendone i costruttori con forniture dei ma:
teriali necessarii, lamiere, rame, cemento ecc ..
che intanto divenivano sempre più cari e ~ari. E
se questo si fosse fatto, e se malgrado ciò le Società elettriche si fossero abbandonate ad una
colpevole inerzia, le critiche d'oggi sarebbero giuste e fondate.
Ma noi abbiamo letto, come un ' accusa, che anche le singole Società elettriche dovevano farsi
60
gnocavallo , consigliere delegato della Elettrica
Bresciana e della Emiliana, scriveva ad un'alta
personalità :
« C.ontro un carico attuale di 40 mila caval~
distribuiti in nove provincie (Br~scia , Bergamo:
Crem~ma , Mantova, Piacenza, Parma , Spezia,
~ -eggio e Modena), fra distribuzione diretta ed in,
duetta, ne abbiamo 25 mila in concessioni idriche e 5000 in corso di concessione; n totale di
30.000 cavalli . Siamo quindi già ora in difetto di
1_0.000 cavall_i che produciamo a vapore e ritiriamo precariamente da terzi .
« E poichè le richieste degli stabilimenti aumentano, nel 1917 avremo certamente un difetto
di energia di oltre 30.000 cavalli!
cc Urge pertanto dare corso ai lavori per nuove
derivazioni .
cc
e~essita quindi che non si distraggano a fa-
vore di terzi concessioni in corso e che si metta
la Bresciana in condizioni di poter subito lavorare sulle sue derivazioni principali, che sono segnate sulla planimetria. »
Alle quali richieste precise si rispose con questa lettera, che è un monumento di stile burocratico :
« Si ritiene. per ora , prematura una visita a
Roma del s~g. comm. Magnocavallo; il cui esposto , fatto direttamente a S . E . il Ministro, compendia una serie di provvedimenti che in forma
a~~ai più estensiva e in tesi generica: formano
gia da tempo oggetto di studio da parte del Sottosegretariato Armi e Munizioni. Dei rimedì invocati , più c he in una conversazione codesta Società_, _se lo crede opportuno, potrà ~on maggiore
precisione e con dati più diffusi dare dimostrazione e contezza in un esposto circostanziato al
Comitato R e gionale di Mobilitazione Industriale
di Milano, il quale potrà, nella sua coscienziosa
competenza , sincerarsi della opportunità o meno
di un eventuale intervento del Sottosegretariato,
prospettando altresì quelle soluzioni che gli sembrassero più acconce ad ovviare la deficienza di
energia lamentata da codesta Società. »
. I provvedimenti ai quali si accenna in questa
nsposta , venuta un mese dopo , sono quelli con tenuti n e lla legge Bonomi, presentata per seppellire _ur?entemente il decreto 3 settembre. del quale si discusse molto, salvo non cavarne a tutt' oggi un solo cavallo.
II decreto visse cento giorni , e si entrò .finalmente nell'ordine delle idee e del buon senso
con la nuova legge .
ELL' IMPERO DELLA
NUOVA LEGGE
Ora viene fatto di domandarci : la nuova legge ha ella creato qualche cosa di organicamente
LE REALI CO DIZIO I DELL'I DUSTR!A IDRO -ELETTRICA I
ITALIA
deguato al grande bisogno di energia e - tanto più tende a diventare generale nelle sue
i , l vantaggio economico di questa energia buone conseguenze.
f
nt
alla alimentazione di tutta l'industria i-
Una sola cosa noi abbiamo da lodare della
nuova legge: cioè l'istituzione del Consiglio Sup .
I i( i mo francamente: no .
delle A eque, il quale rappresenta veramente
I . nuova legge ha avuto una intenzione pura. un passo avanti negli intendimenti scientifici e
nt fiscale . Il grande demanio delle acque do- pratici dei rapporti fra la burocrazia e il paese .
bb diventare il banchiere dello Stato , non lo
PER UNA INTESA TRA LE
l< il banchiere della nazione, com'è nello spiCLASSI INDUSTRIALI
li un grande avvenire di produzione , soccor1 lle energie fattive e organiche çli tutte le
Bisogna dunque che gli industriali cerchino de i
i industriali.
comuni termini d'intesa. Bisogna che i meccaniJ ogni modo, la nuova legge Bonomi si di- ci e i siderurgici capiscano che hanno e avranno
tr oggi, dopo un anno d'impero, inadegua- sempre bisogno degli elettricisti ; bisogna che gli
ri olvere il problema di avere molta energia , elettricisti capiscano che avranno sempre bisoli vere questa energia a buon mercato .
gno dei meccanici e dei siderurgici . Di queste
i iamo del parere che le leggi , quando non prime intese che tendono ad allargare il campo
v no a niente , sono sempre dannose ; special- dell'attività industriale alla quale dobbiamo tenI nt
in una materia, come l'idraulica , nella dere con tutte le nostre forze, abbiamo già avu1u I le leggi non bastano , ma occorrono i milio- to qualche esempio ; ma questi esempii si devono
11 .
ogliamo aggiungere che tanto con la legge moltiplicare . È noto l'accordo delle Imprese EletT hia, quanto con la nuova, ciascuno ha sem- triche Conti con la Elettrochimica Rossi di Le.
f tto quello che ha voluto.
gnano , ma già prima la Elettrica Bresciana aveI t rmini di decadenza non sono mai stati n - va e mantiene un accordo con l'Elettrochimica
1 tt ti, i collaudi del Genio Civile son fatti in U · del Caffaro . L-a stessa Società è stata la prima ad
11 m niera così compassionevole , che , per la di- iniziare un accordo con la siderurgica Voltri ,
11it' dei tecnici che li fanno, sarebbe meglio non creando assieme il grande impianto di !Vlazzunno .
rii .
Con questo si vede che l'industria idroelettrica
I i un grosso impianto che marcia da I O anni tende già a superare quei criterii unilaterali che
10n
siste ancora oggi .il decreto di concessione ; l'hanno resa sin qui un poco superba nella sua
. d ' ltra parte , noi vediamo nel dominio della « splendida isolazione ». E si capisce, inoltre , che
t li va legge, la quale aveva per presupposto l' i- i siderurgici stessi hanno bisogno di queste comul I dei presupposti, cioè la più vasta e razio- ni iniziative , trattandosi di un campo fertile d i
1 I
utilizzazione delle acque, far strazio di im- notevoli vantaggi e di grandi economie .
i i nti concepiti razionalmente per eseguirli , coÈ possibile questa intesa?
munque, nella peggiore delle maniere .
oi crediamo di sì ; perchè dove esiste un inIl disegno tecnico della compensazione fra i teresse comune, non può sussistere a lungo una
ini per coprire lo sfasamento dei massimi e lotta infeconda, la quale minaccia l ' avvenire ecoi minimi fra i varii impianti , non può essere o • nomico del paese, posto in una politica di granr che di una grande industria elettrica , la qua- de produzione.
p r produrre n e lle condizioni di massimo renE noi crediamo , infine, che queste intese deblim nto è nelle condizioni di minimo costo . Per bano salvare gli industriali da quelle minacce
li più, la scala delle tariffe per le quali in ferro • che si profilano nel monopolio politico delle acvi si arriva a far viaggiare anche le merci che que, affermatosi in qualche provincia e che sta
11 n si possono pagare il viaggio , aumenta in al• propagandosi contagiosamente attraverso tutti gli
tr modo il rendimento totale dell'industria elet- Appennini, i quali rappresentano ormai un camtri , in modo da far salire non solo la utilizza- po di largo e immediato sfruttamento , perchè la
i ne oraria , quanto la utilizzazione integrale e sistemazione alpina si può considerare ormai fatntinua di un gruppo di impianti. Ricordiamo ta e completa .
(·h quanto più l'elasticità di carico d ' una Socie tà
Il pericolo consiste in questo : che , oltre tutti
I ttrica è grande , tanto più l'industria è libera i canoni e le imposte governative , avremo tutti i
cli fare e di produrre al massimo.
canoni e le imposte provinciali e comunali .
Ma per arrivare a ciò, noi siamo d e l parere ch e
Così si sta risolvendo oggi in Italia il nostro
Il' infuori dello Stato, gli industriali si devono in- massimo problema economico , il quale dovrebt ndere fra loro . essuna legge e nessun intendi- be avere una sola soluzione : produrre molta e m nto del Governo ouò diventare pratica realtà , nergia col minimo costo , seguendo il concetto d i
gli uomini della Finanza e dell'Industria non economizzare l'acqua ed aumentare la potenza
, rcano di intendersi attraverso un reciproco e col più vasto collegamento degli impianti, il eh
mune interesse , il quale quanto più è grande , v uol dire con una grande industria elettrica .
l
Il
?
Jng. Alfredo Giarratana
Pier Luigi Ca.ff a.neo
GLI INGEGNERI SOCIALI
IL PROBLEMA DEI PROBLEMI
Come pure l'on . Antonio
cialoja ( uova
POST-BELLICI.
Rassegna ,
. 8 , 1917) dichiara che cc fra i proDa quando fu richiamata l'attenzione e a gitata l'opinione pubblica nazionale sui problem i
del dopoguerra , fu un continuo fiorire di studi su
dette questioni, studi più o meno profondi, ma
che dinotano però, solo col fatto di essere venuti alla luce, che il dopoguerra si presenta misterioso alla mente di ognuno e insistentemente .
M a oramai , per quanto esso ci opprima ancora
come un incubo , dopo tanti studi completi e d
e saurienti che si sono fatti, possiamo ~ardare
fermi e sicuri l'avvenire , certi del successo se ,
n e ll'attuazione di tutti i programmi economici
e sociali, che ora abbondano, metteremo tutte
quelle nostre energie che rifulsero in questa
guerra e che meravigliarono il mondo .
cc L ' altra guerra » ci attende : dobbiamo prepararci per la lotta che sarà aspra , incalzante.
Tutti comprendono che il dopoguerra, perchè
questa non sia stata invano, deve vedere realizzati tutti i desiderata delle varie categorie
sociali ; desideri la cui soddisfazione avverrà conte mporaneamente, perchè questioni interdipendenti , alla soluzione di tutti quei formidabili
problemi che si dicono dei lavori pubblici, dei
trasporti , del funzionarismo, dell'istruzione, del la idroelettrica, ecc . ecc.
Hanno trattato questi problemi con genialità
e competenza eminenti scienziati, uomini politici , come pure Camere 'di Commercio e pubblicisti 1 . È importante notare come quasi tutti i
trattatisti di tale argomento, dopo avere studiato
ed esaminato questo o quel problema e proposta questa o quella soluzione, terminano invocando dallo Stato una migliore organizzazione
scolastica.
Per esempio, a tale conclusione giungono gli
studi che dedicarono ai problemi del dopoguerra
alcune Camere di Commercio, fra altre quella di
Firenze (Vedi I. I. I., . 6, 1917) e quella di Brescia (Vedi Atti Ecc., 1915- 16-17).
Anche il noto economista F. Cadi nel suo
ultimo volume cc L'altra guerra » (T reves, Milano), nel quale studia ed esamina i problemi
del rinnovamento delr attività nazionale con rara
competenza e genialità, dedica vari capit9li a]
problema dell'insegnamento .
blemi del dopoguerra , le questioni che si connettono all'ordinamento dell'istruzione , occupano un posto di primissima importanza » ed invoc a « u n migliore ordinamento dell ' istruzione
commerciale superiore ». Se guardiamo quanto
s i dice e si scrive ali' estero , veniamo alla stessa
conclusione : per esempio Aldo Sorani in un articolo comparso nel Se colo del 3 febbraio, scrivendo intorno alle idee espresse dal partito del
Lavoro inglese sui programmi di pace , dice fra
altro : <e I labouristi inglesi partono dal concetto
che ogni ricostruzione esige un'opera di coltura,
e d i educazione , e che se il lavoro è necessario
alla coltura , anche la coltura è necessaria al
lavoro . » Se questo è vero, possiamo dedurne che
il problema dei problemi post-bellici, quello basilare è pur sempre il problema dell'istruzione .
Che dai buoni ordinamenti scolastici dipenda
il successo dell e nazioni è innegabile : le famose parole di Moltke « i maestri sono i vincitori di Sedan » sintetizzano scultoriamente tale
op1n10ne.
DIVARIO TRA SCIE ZA E VITA .
1a pur troppo anche nel campo dell'insegnamento, come in altri innumerevoli dell'ordina- .
mento sociale , imperano viete teorie , mentre
nella realtà della vita i fatti corrono smentendo
quasi sempre i tardi insegnamenti di queJle .
Le scuole in Italia hanno un ordinamento statico, mentre la vita delle nazioni è in continuo
superamento , è dinamica.
Quelle una volta ordinate diventano un organismo amorfo e linfatico che avendo p~rduto
di vista il fine da raggiungere, hanno la tendenza a diventare scuole di enciclopedia e di
generalizzazioni . Esempio tipico l'abbiamo negli
Istituti Tecnici fondati con un preciso scopo e
oramai divenuti licei moderni soffocati da programmi pletorici .
Ecco quindi verificarsi un divario tra la scienza insegnata nelle scuole e la vita, e di conseguenza tra il pratico, abitudinario e misoneista,
e il teorico ideologo.
Si spiega quindi da una parte il disprezzo pei
teorici e dall'altra quello dei teorici pei produttori e commercianti. 1
1 Questo immenso lavaro che si trova sperso in lib11i ,
1 V . p . es .: Vita ltalian'1 , 15 sctt.
riviste , giornali, in atti di Accademie e di Camere da Com1817 , Prof. Ummercio, ecc. , dovrebbe essere riunito e presentato in appo- be.rto Ricci « Le ind'U8trie siderurgiche e meccaniche al
sito boHettino.
Congresso delle 9Cienze • ·
62
- - - =- - - - - - - - - - - - - - -
~
- - - - = GLI INGEGNERI SOCIALI
GLI I GEG ERI SOCIALI. alle aspettative. Dalla risposta a tale domanda
nta to di fare per avvicinare la
111 u trie e al commercio , ma siamo
I mgi d a ll ' aver raggiunto la meta
1u to proposito sarebbe utile fosse
· n Goy al Senato francese circa
n Il U niversità di alcune facoltà
licate , a ffine di giovarsi, come
hi, dei risultati scientifici per lo
triale .
, 11 i11t ndo parlare dei tecnici della mec1
I, li , ·him ic a , cieli' e lettrotecnica e simili,
, I, i t < l)i i d ell'amministrazione in senso
I, Il , org nizzazione , dei capitani dell'inrl I tr ffico , di quelli insomma che fu111 111t1t1 architetti de1le imprese commer1111111 t i li, in una parola di quelli che
11
I ropri ingegneri sociali e come da
I I pro osto si d ovessero chiamare.
I lit, I significherebbe che coloro che
1 11iti non sono dei puri teorici e filo i, nz economiche e sociali , ma sono
1 ri e p ropri tecnici di dette scienze,
111111
eno aspra e rigorosa di quella
111
, chimica , ecc .
1 1 11!1
noi avremmo un bellissimo titolo
111 n ,datto a significare tutto ciò : quello
11 ii I t ; ma purtroppo la fortuna di questa
l'I, 1 portato a significare « contabile,
u : di fatto che altro è in genere il
u Ragionat » a Milano? Ma, siamo
ltro significato può avere detto till'U
concesso senz'altro a chi ha fre lo q 1 Ile scuole che abbiamo visto essere
,11 ,, , nerale? D ' altra parte, tutti gli impie1i I dfì i di ragioneria non si possono certo
I, 11rl1
on quelli che noi diciamo ingegneri
11 , I 1, ionieri professionisti generalmente
h specie di avvocati specialisti jn
trimoniali , ereditarie e curatori di fal -
i
gionieri , quelli che si dovrebbero
ingegneri sociali , sono i _consiglieri dee no gli amministratori, 1 direttori di
,e i tà industriali , bancarie, d'assicurano gli ideatori. i fondatori e organizroprie e altrui aziende. Ma questi, per
lti provengano dai ragionieri , si foro ll'esperienza che nelle scuole. Ecco
111.li ru le dovrebbe essere la funzione delle
1 itu commerciali .
vane discussioni si sono fatte sulla
delle scuole superiori di commercio!...
cadetnia! ...
I
hi oramai mette in dubbio tale im1 I 11 ✓ , ? Chi non conviene su1la necessità di
ti tudi?
h importa e che sarebbe utile sapere è
sistenti hanno pienamente corrisposto
1 1
t,
vedrenlO quali sono le riforme da farsi.
La copiosa letteratura sull'argomento ci autorizza a dichiarare che le speranze in dette
scuole furono completamente deluse.
Moltissimi sono quelli che non hanno fiducia
in queste scuole , non perchè siano persuasi che
gli studii economici commerciali siano da disprezzare, ma perchè hanno giustamente la convinzione eh' esse siano male organizzate in vista
degli scopi eh' esse debbono raggiungere .
È quindi urgente dare · un nuovo e conveniente ordinamento a detti studi, se è urgente la
necessità di avere abili organizzatori e competenti capitani del commercio .
Purtroppo la Germania è stata anche grande
esportatrice di questo l< Articolo » in tutto il
mondo .
Ma la Germania sa creare gli specialisti fa cilitando e ordinando sapientemente e sagacemente gli studi. Poi tali specialisti dettano legge ,
si consultano come oracoli . . . . ; sono quelli che,
meglio dei generali alemanni, stavano conquistando e soggiogando il mondo economicamente. Chi, per qualsiasi ragione, abbia avuto
modo di avvic inare gli allievi delle nostre scuo_le
commerciali, ha avuto modo di notare che gran
parte di essi si trovano in un disagio morale e
intellettuale quasi inesplicabile ; tanto più se si
pensa che detti studenti, pieni di speranza e di
fiducia , intrappresero tali studi, i quali furono
e sono tanto decantati da pubblicisti e professori
come quelli portanti in linea diretta nella pulsante vita dei commerci, delle industrie, dei
traffici, infine alla ricchezza . Dette scuole , per
chi le osservi esternamente e non le conosca intimamente , inspirano fiducia e allettano, ma
realmente sono ben lungi dal formare dei capitani del commercio .
Esse sono q{.asi sempre tocche dalla tabe
enc~clopedica e .filoso.fica; hanno sempre la tendenza a diventare scuole di alta cultura generale : sono ottime per chi terminati detti studi
avesse tempo e possibilità di recarsi all'estero
per un paio d'anni per specializzarsi. Esse stanno
sempre sulle generali e non ti conducono subito
alla spe'c ializzazione , non ti fanno analizzare,
sviscerare a fondo una data organizzazione economica ; questo eventualmente sarà lavoro che
potrà fare in seguito ciascuno per proprio conto :
con quale dispendio di forze, di energie, di
tempo , ognuno s'immagina.
PROGRAMMI VECCHI E PROGRAMMI NUOVI.
Teoricamente le sei Università Commerciali,
e qualche altro istituto analogo, hanno un loro
ben determinato compito. Ma purtroppo solo
teoricamente, perchè realmente esse si sono
sempre più allontanate dalla via che per ognuna
63
LE I. I. I. ---------------------------=--===---- - -d'esse era stata rigorosamente tracciata. Sarebbe polverosi archivi le vecchie carte, consultarle e
opportuno che si ritornassero a meditare e si svi- cercare di ascoltare la voce degli ideatori di esse.
luppassero le idee, i concetti informatori fissati naturalmente armonizzandone i programmi colle
negli statuti fondamentali di esse. Di fatto gli necessità presenti.
ideatori e i fondatori di dette accademie avevano
La seconda soluzione, più radicale , dovrebbe
steso programmi rispondenti nelle linee generali informarsi ai seguenti caposaldi :
alle esigenze, ai desideri, ai bisogni insomma del
a) Gli istituti superiori di scienze commergrande traffico; ma purtroppo l'attuazione non ~u ciali, sociali, attuariali, ecc., sono denominate
così felice. Basti un esempio: Venezia che « do- « Accademie di Ingegneria Sociale » .
veva essere il nucleo centrale della educazione
Queste potranno avere una sottodenominaagli affari >> , divenne una scuola di magistero per zione indicante la specializzazione della scuola ,
preparare insegnanti di scuole medie ...
come ad esempio : « Commercio e Banca ll ,
Il prof. G. Castelli nel suo ottimo, utilissimo « Esportazione », ecc .
libro « L'Italia Giovane, ecc. n (Barbèra, Firenb) È comune per tutte dette Accademie u n
ze), ci fa sapere che « Venezia (come s'è detto) biennio di coltura giuridico-economica generale.
doveva essere il nucleo centrale dell'educazione
Agli studenti che hanno terminato il biennio
agli affari; Genova il politecnico del commercio viene rilasciato un diploma di « licenza in scieninternazionale; Torino la palestra principale del - ze giuridico - economiche n indispensabile p er
l'industria bancaria; Bari il seminario di adde- l'ammissione al secondo biennio .
stramento alla penetrazione italiana in Oriente;
e) Il secondo biennio (applicazione) speciaRoma il laboratorio scientifico per tutte le prove, lizza in uno dei vari rami del commercio e crea
a cui lo Stato, come ente economico e tutore il direttore, l'amministratore e organizzatore cii
del lavoro nazionale, deve cimentare le sue fun - imprese e di aziende .
zioni in patria e nelle colonie » e che cc l'UniverTerminato questo secondo biennio, lo studente
sità Commerciale di Milano differisce da queste riceverà una laurea di « Ingegnere Sociale » .
per una certa predilezione dei procedimenti
Condizione sine qua non , inderogabile per otscientifici negli studii e nelle esercitazioni »; ag- tenere questo diploma, sarà quella di essere
giunge poi che « hanno molta affinità coi metodi stato per un certo periodo di tempo in qualche
e coi fini delle scuole commerciali l'Istituto di azienda .
Scienze Sociali in Firenze e l'Istituto di studii
d) Il titolo di Ingegnere Sociale avrà come
orientali in a poli ».
sottotitolo uno dei seguenti :
Ora sarebbe bastato che si fossero attenute a
I° Commercio e Banca;
dette linee direttive rigorosamente, e noi al gior 2° Amministrazione Generale ;
no d'oggi avremmo delle scuole d'ingegneria so3° Trasporti ;
ciale vernmente invidiabili e dalle quali uscireb4° Dogane;
bero dei tecnici di indiscutibile competenza e di
5° Assicurazioni ;
grande autorità e valore, esse ci avrebbero dato
6° Esportazione ;
e ci darebbero veramente cc lo stato maggiore pel
7° Organizzazione di imprese commerciaii
grande esercito dell'espansione economica nae industriali;
zionale ».
8° Industria editoriale e giornalistica.
LE DUE SOLUZIONI - L'ACCA e) Dette Accademie di Ingegneria Sociale
DEMIA DI INGEGNERIA SO- saranno dotate di ricchi e completi « Laboratori
CIALE .
di economia politica » con relativi cc Osservatori
Perchè l'insegnamento commerciale superio- commerciali » e « Barometri degli affari >i .
Questi sinteticamente sono i programmi che
re possa essere destinato ad un radioso avvenire
e perchè possa verame nte essere di aiuto alla credo convenienti allo s copo da raggiungere ;
economia nazionale e quindi alle industrie e programmi che sono all 'incirca quelli vigenti alalla produzione , ha bisogno di venire organiz . i' estero nelle Scuole Superiori di Economia e
Commercio. Da simili Accademie non potranno
zato convenientemente.
Le soluzioni che si presentano sono le due non uscire che veri e propri tecnici dei commerci
e degli affari.
seguenti :
Vedremo allora industriali e commercianti anLa prima d i adattamento, secondo 1 programmi vecchi. l'altra di rinnovamento in base a dare a gara per avere tali ingegneri . E, come
succede in c erti politecnici di ingegneria meccaprogrammi e ordinam'enti nuovi .
Secondo la prima soluzione, le accennate nica , chimica, ecc . , anche in questi del comscuole potrebbero continuare a funzionare auto · mercio gli studenti verranno « accaparrati » fi n
nomamente, salvo, come s · è detto , togliere dai dalla loro iscrizione in essi.
Pier Luigi Cattaneo
11
. Mario Luigi Luiggi
'INDUSTRIALIZZAZIONE
DELLA TOSCANA
1 A CENTRALE IDRO-ELETTRICA DI GALLICANO
1,
11
a delle cause dello sviluppo relativamente no; quella di Larderello con 12.000 kw. geneo d elle industrie nella Toscana, malgrado rati utilizzando il vapore naturale dei H soffioni ll ,
Fig. I - La diga di presa della Centrale Idro-Elettrica di Gallicano sul Serchio ,
della Società Ligure-Toscana di Elettricità . (Diga vista da monte .)
ondanza e ] 'intelligenza svegliatissima della
,no d 'opera disponibile, è costituita dalla deli i nza di forza motrice a buon mercato, es' ndo c he essa fino allo scorso anno era pro.(, tl , in massima parte, termicamente e poca
1rlr ulicamente.
no ben note la grande centrale idro-eletti l d i Castelnuovo dei Sabbioni, con 10.000
prodotti bruciando i cascami delle ligniti
vicine miniere di San Giovanni Val d'Ar11
che esce in grandissima copia dal sottosuolo
con pressione fino di 3 atmosfere e temperatura
da 160° a I 80° C., e le importanti Centrali della
Società Ligure-Toscana di Livorno, con ottime
turbine a vapore, . e di Lucca, con motori Tosi
ad olio pesante.
Ma per contro ben modeste erano le Centrali
idro-elettriche del Corfìno e della Lima, costruite
dalla Società Ligure-Toscana.
A tale deficienza però questa benemerita So-
65
LE I. I. I. = = =
== = -
=
= = = ==== == == = ==== ======- = = = =====
ci età, che tanto ha fatto per la diffusione de Il'energia elettrica in Toscana, ha rimediato , almeno in parte , con la centrale idro-elettrica di
Gallicano sul Serchio, inaugurata lo scorso anno,
e. rimedierà con quelle della Merse ora in costruzione.
L'impianto di Gallicano è assai importante,
specialmente dal punto di vista delle opere idrauliche, le quali presentano particolarità poco comuni in Italia, e che meritano perciò di essere
conosciute dai tecnici , anche per le eventuali
t 1g. L -
perciò anche perchè il livello della plateii.
coincide con l'antico letto del fiume - non vien~
sensibilmente rialzato.
I piloni riposano su platea di muratura convenientemente ammorsata nella roccia; e sono
in numero di cinque , di forma simile a quelli qi
un ponte. Sono destinati a sopportare il perno
di rotazione e perciò la spinta delle quattro paratoie di chiusura, del noto tipo « a settore cilindrico ll , con luce netta di m. IO e sopraelevazione di m. 4 sul fondo . Tali paratoie, costruite
La diga vista da valle, con le paratoie mobili a!,bassate .
applicazioni che potranno avere in altri casi ana:
loghi, fra noi.
La derivazione è fatta dal Serchio, poco a
valle di Castelnuovo a Garfagnana, in una stretta rocciosa mirabilmente adatta per l'impianto
della diga di presa. Questa diga {figg. I e 2),
stante il regime quasi torrenziale del fiume che può passare in poche ore da una magra di
pochi m 3 al secondo, ad una piena di oltre
1500 m 3 , è del tipo « a piloni e paratoie »,
le quali quando siano completamente alzate non
lasciano alcuna ostruzione al libero deflusso del1' intera portata del fiume , il cui pelo di piena
66
=
interamer{te con ferri s~go~ati e manto di lamiera , sono manovrate mediante motorini elettrici posti sopra una passerella, che m e tte in comunicazione i cinque piloni fra loro. Vi è pure
il comando a mano , onde assicurare il funziona mento delle paratoie anche se mancasse, per una
causa qualsiasi, la corrente . La manovra di sollevamento avviene in 20 minuti se fatta elettricc1mente , e in circa un' ora se a mario.
Sul fianco sinistro della diga, adiacente alla
sponda del fiume, vi è la cc scala dei pesci » de stinata a permettere la rimonta dei pesci che
vivono nel fiume ; e sul lato destro vi sono lo
- -- - - - - - - - - - - - - - PER L'INDUSTRIALIZZAZIONE DELLA
TOSCANA
hiaiatore >> e le « bocche di presa >> del ca • denza dell' 1 per mille e sezione media libera
I . Convenienti paratoie assicurano lo smalti- totale di m 2 7 circa. La sezione bagnata è di
' , nto delle ghiaie ed arene e la pulizia della m '.! 5 circa e la velocità normale media di 2 m .
1
i li dai galleggianti e specialmente dalle fo 1i , che soprattutto nell'autunno costituiscono
p
tutte le derivazioni dal Serchio un inconve111 nte gravissimo.
I gelando opportunamente queste paratoie d_i
· rico nei periodi di magra, ovvero quelle a sett ,
cilindrico durante le piene, si riesce a manr quasi costante il livello nel piccolo lago
viene a formarsi a monte della diga, e far sì
r acqua possa trascinare sotto forma di una
I m alta non più di m . 0,60 sopra quattro luci
fioratore, larghe ciascuna 4 m . e della portata
a 3,3, da cui l'acqua passa in una vasca di
ntazione. Di qui essa trascina di nuovo sopra
condo sfioratore, lungo m . 20, con lama
circa m. 0,50, con portata complessiva di
1
111
12,5, cui segue una griglia orizzontale, dopo
cl Il quale l'acqua passa nella galleria che la
r duce alla Centrale .
l vasca di decantazione è munita di paratoia
1 r lo scarico delle arene, come pure ne è provi t il canale di raccolta. Questo anzi è munito
cli due serie di paratoie, l'una a monte, onde
I, t r alimentare direttamente il canale del fiume,
11 I
aso che si debbano fare riparazioni o pu1i,i
alla vasca di decantazione; l'altra a valle
d stinata a far rigurgitare l ' acqua nella vasca
'luindi provocare innalzamento del livello del1' , qua stessa al di sopra della griglia orizzont I
di tanto che sia sufficiente a far galleggiare
le foglie, che si sono depositate sulla griglia,
tr cinarle a valle, scaricandole nel fiume.
uesto speciale artifizio di far tracimare I' acsopra uno sfioratore in modo da prender
< I mente la lama superficiale, e perciò meno
ri a di sabbia, e di far poi passare l'acqua
> 1 tracimata dentro una vasca di decantazione
oi ancora sopra un secondo sfioratore, e d
mfin traverso ad una fitta griglia orizzontale d i
f rro, è stato reso necessario dalla grande quan t it
di materie solide che trascina il Serchio e
,I Ila massa ingentissima di foglie che le piene
utunnali portano a valle. Grazie a tutte queste
pr cauzioni l'acqua che entra nella galleria proI ri mente detta è abbastanza depurata dalle
r se sabbie; quelle assai fine, che ancora rie<' no a penetrarvi, sono così minute da non
pr durre effetto troppo dannoso alle palette delle
turbine.
IL CANALE .
Il canale, stante la conformazione della valle
int r ecata da molti torrentelli, che avrebbero
I to luogo ad un andamento troppo tortuoso e
i hi sto molte opere d'arte , fu scavato quasi int r mente in galleria e con andamento quasi rett ilin o, e solo un breve tratto ,è in trincea , m a
< p rto. Ha lunghezza totale di m. 6332, p,en-
al secondo .
l calcoli relativi vennero fatti applicando !a
nuova formula di Bazin in base ai seguenti valori:
A = m 2 4,995 ; C = m 2 6,40 ; R = 0,78; i = m 2
0,001 ; k = 0,19 ; da cui risultò: V = 2,002, e perciò portata del canale di m 3 IO in cifra tonda .
La Sezione venne poi tenuta più ampia di
I
t
;_ \
-~
I
. -i ;
1
;
r----I
, "-} - t.io ___ __
- --- - - -?-'tQ.~
~
-,
Fig. 3.
S ezione in roccia solida .
, ....; . _,,_r!>S..,. -
Fig. 4.
S ezion e in roccia friabil e.
quella strettamente necessaria per la portata <li
m 3 1O al secondo, onde poter eventualmente uti lizzare le morbide del Serchio fino a 12 m 3 • A tal
uopo la Centrale venne studiata tenendo conto
di questa possibilità .
La costruzione della galleria diede luogo a
gravi difficoltà causate dalla natura delle roccie
attraversate , in alcuni punti assai fratturate e
ricche di acqua ; ma furono vinte grazie al procedere ra pidamente con l'avanzata e a piccoli tratti, che venivan poi subito rivestiti con calcestruzzo di cemento Portland. Le figure 3 e 4 danno
un'idea delle sezioni adottate pel rivestimento
a seconda della natura dei terreni traversati; e
la fig. 5 indica il tipo dei brevissimi tratti costrutti
in trincea, ma poi coperti con lastroni di ce mento armato, onde il canale fosse chiuso p er
tutta la sua lunghezza e non potessero cade'rv1
foglie o altri materiali .
67
LE I . I. I . - =
=== = = == = ======= =- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - LA VASCA DI CARICO.
Il canale fa capo alla vasca di carico costruita
in vicinanza dell'abitato di Gallicano, lunga m . 6 ,
profonda m. 5 e provvista degli usuali arti.fici per
il reaolare funzionamento e cioè sfioratori a sifone autolivellatori che entrano in azione con
carico da 5 a IO cm.; paratoie di e_v acuazione
delle arene e melme e ariglie davanti alle prese
dei tubi di carico munite di opportune paratoie .
Sono stati progettati due tubi , dei quali per
ora uno nolo è stato posto in opera; ha il diaO
I
,.. 0 -4 0 >
.,.
- - - - - ~
F ig 5 -
- - l 10- . - -
Vi è poi una terza turbina da 4000 HP . con
alternatore per utilizzare le morbide del Serchio,
ed una quarta piccola turbina da 150 HP. per
l'eccitazione di riserva ed i serviz1 accessorì della
Centrale .
Una gru a ponte della portata di 30 T onn.
serve alla sollecita manovra delle varie parti del }' impianto .
Stante la conformazione del terreno gli apparecchi di trasformazione , protezione , regolazione
e distribuzione dell ' energia sono collocati in un
edifizio separato, a monte della Centrale, ma
unito a questa da una galleria di comunicazione .
Le manovre vengono fatte a distanza dal quadro
posto in centrale. La corrente trifasica prodotta
a 5500 volts e 50 periodi, viene elevata a 33000
volts da 3 gruppi di trasformatori trifasici.
Le linee di trasmissione sono con pali a traliccio e tese medie da 150 a 200 m. con isolatori
del tipo rigido; i fili di rame , della solita sezione
di mm 2 50, sono in numero di 6 per ogni palo .
La palificazione è doppia ed i pali di ciascuna
linea sono collegati elettricamente fra loro da
un ·f ilo che corre in alto, mentre centralmente
passa il filo per le comunicazioni telefoniche.
La linea di distribuzione parte da Gallicano eraggiunge la cabina di smistamento a Forno li,
donde si ripartono le linee di diramazione ai
vari centri della T oscan::i.
DIREZIO E ED ESECUZIONE
DEI LAVORI.
Canale allo scope rto.
3
metro di m. 2.50 in modo da smaltire IO m di
acqua con velocità di circa m. 2 al secondo .
L · altro tubo verrà installato appena si potranno
addurre alla vasca di carico le acque di alcune
sorgenti dei dintorni. Il tubo è fatto con lamiere
chiodate, il cui spessore cresce da mm . 6 a 12.
Ogni 6 metri e in tutti i gomiti, i tubi sono saldamente ancorati con ferri fissati a pilastri di muratura.
Intanto sono in corso i lavori per la presa de!}' acqua dalla sorgente della Turrite, che in magra estiva può dare circa m 3 1, 15 al secondo per
impinguare la portata del canale. Le acque verranno immesse direttamente nella vasca di carico
e potranno così essere utilizzate dair attuale impianto senza ulteriori lavori.
LA CENTRALE.
Sotto la vasca di carico ed in sponda destra
del Serchio, subito a monte del Ponte di GaJlicano, trovasi la Centrale.
Essa contiene per ora due grandi turbine
« Riva » da 7500 HP. ciascuna, direttamente accoppiate ognuna ad un alternatore « W estinghouse » da 6000 kw., di cui uno in servizio ed
uno di riserva, e vi è posto per un terzo gruppo.
I lavori furono progettati e diretti dagli Ingegneri Comm. Ornodeo , Lodalo e Liguori, ed
eseguiti in massima mediante piccoli cottimi - stante le difficoltà del momento - sottò la direzione dell ' lng. Curti per la parte idraulico-muraria , e dell'lng. 1eri per quella elettrica.
Le paratoie meta1liche e le tubazioni forzate
furono fornite dalla Ditta « T ogni >> di Brescia :
le turbine dalla Ditta cc Riva » di Milano, e gli
alternatori dalla Ditta cc W estinghouse » di Vado
Ligure .
Tutti i conduttori di rame sono dovuti alla Società « Metallurgica » di Livorno e le palificazioni ed accessori ad altre ditte nostrane, per cui
può dirsi che questo impianto è fatto interamente
su progetti e con materiale italiano .
I lavori, iniziati nel 1915, furono ultimati nel 1' estate del 1917.
La Centrale idro-elettrica di Gallicano è stata
perciò terminata in tempo per sopperire alle difficoltà delle altre Centrali idriche e termiche
della Società Elettrica Ligure-Toscana la
cc S E L T » tanto benemerita delle industrie lo cali - ed ha cooperato mirabilmente a far fronte
alle richieste sempre maggiori di energia, dipen-denti dair attuale momento di grande attività industriale della T osc.ana .
I n g . Mario Luigi Luiggi.
of. Ugo Monetti
con~
iforme
trolli dello Stato
z,iforma dei controJl1i nehl' Ammmistliazio111e
Uo Stato si coiliilettre intiimame.nte col prob!ema
I I.la burocrazia, che è div-enuro ogi~dì prohl ma di interesse nazionale.
mp1ifìcare l' Oll"lgaimsmo amministrativo stasfrondarlo di tutto ciò dhe non .risponde ad
m sentito bisogno, riendetlo più aigi}1e e meno
toso, ecco la piattaforma su cui deve pogj, 11e la soluzione ddl problema .in parola.
a guerra ha spazzato via ogni sorta dri preiudizi, speci,e in matenia di pubbUioa ammin.ilr zione. Da ogrn parte si 11eclama un nuovo indirizzo nei principi liego1atori dell'azione gov&11 tiiva. <e Mollte ddle é:ose che sono state finora,
rive il Bachi 1, doV'f'ailll1o r.i,Illllovars:i; molti con~
ni fr.a quelli costituenti il meccanismo della
onomia itaJiiiana, o perchè imperfotti o perchè
ira dart:ti aili1a nuov:a condizione, dovra111!11o essere
mutati. Però la riillllovazione più grande dovrà
vveni1re nel meccanrismo del massimo Ente di
ita pubb1ica: nei suoi Olligani e nel suo person l : dovrà abbrev,i arsi 1' attuale distanza fra
li oTgani dehlo Stato ed alcune sezioni della
vita nazJÌonaile; e non dovrà più, oome otra, lo
. l to porger,e nei suoi uffioi un così costoso e
i ibile e letale esempio di ordinamento anbii ntifico del lavoco ».
. La semp1i,ficazioine dei riscontri pubblici si
np rcuote sopratutto nella v.ita del:1'1industriia e
I I commercio, lo sv.i1uppo ed irl bein,e sseire dei
IL! ~i son~ messi ID?ffte 'V'o!lte a dura prova pe,r
Mlii mtopip1 !che sogil1ono derivare dal poter-e go v rnativo anche quando questo vuole sorregr e :proteggere :1e iniziativ•e de[ paese. Le
,~i nde .p rirvate una cosa soJ.a iillVocano daJllo
t to: che siano da esso distull'1bate iil meno posibill:e da nOl1'1II1e non neoessarie, da farma1i.tà caviillose ....
I no-s tri ordinamenti di pubblica ammin~stra,;ione sono più taJrdi e più impacciati di quelai
d gili enti privati. È gènerale il grido e il desii rio di atti più rapi~ e più definitivi.
L' on. Luzzatti, in un giorno di buon umore
1
L'Italia econamka nel 1914,
paig-.
XV.
a'llla Camera, somig:liò i nostri complicati congegni al~'opera dii un macchinista d~Ligentissimo ,
che ariresti ad ogni istante la locomotiva per vedere se tutti gli ordigni sono in ordine.
La trabbia dei nostri riscontri che si sovrappongono g11i uni agi~ ailtri, somiglria aill'artifioio
troppo prudente di questo fantastico macchinista. La cura dell'ottimo ordinamento, ag~unge il Luzzatti, ha fatto sì che da tutti gtlii Stati si
pigliiassero i sistemi più 11affinati; conglo bandollri
insieme si ebbe l a sintesi di una ind,iigesta perfezion1e. In ve.l"rtà siamo perfetti . .. . ma no:n si
r-esp~ra più!. ...
Abbiamo attinto a tutte ~e legi~a2;ioni il fiore
dei contiroL1i ; abbiamo fatto UJil Lavoro di pura
~ ~emplice ,i mportazione; abbiamo copiato, no:n
1m1tato.
E tutto ciò quanto nocumento abbia pr,odotto
e produca al buon nome de11ila pubb1ica Azienda, ognuno, che con essa abbia C01I1tatti, può
dire, specie ·i n questo turbinoso periodo dell1lia
vrita na21io:na1le .
1
•••
1:1 malcontento verso lo Stato è in gran parte
figlio debla ootazione dei cittadini per 1e lungaggini burocratiche.
·
In un airtiooilo pubblicato nel Marzocco due
anni or sono, si parla appunto dei nuovii ~etodi
di riscontro da introdursi nd1lo Stato; riscontri
più ,s,empilici, più seri, meno evanescenti. Ohi
os,servi - scmive l 'A. - i metodi che hanno le
grandi aziende private ndle ammmistra2liom dei
loro immensa capitali e nei contr0'1lii del d'oro
impiego e 1~ pair:agoni con que:Jll,i che adotta lo
Stato, è invaso da un pazzo tenore. Prur fatta
la debita differetnza, che deve esista-e ha un'azienda privata ed una pubb1ioa, il grrovugl1io deMe
disposizioni che inceppano ogrn p:iù piocoilo movimento che il buon senso del pubblico risolve
immediatamente e che nellle amministr:azi0111.1. stata'lii diventano lUJnghri problemi da 'risolvere· O'li
intriicati. sist~mi ~~ c'?ntrotlo che si sovrap~ongono gh uru agli a1tn, senza che quasi ma•i se
ne disco pira il limite ultimo; la ~mpossibii1ità di
giungere -ad ottenere rapide e sicure decis.iom;
tutto ciò paira1lizza l,a vita 111a2Jiona!l'e e scoraggia
69
LE /. /. I.
i più animosi a ricercare l'appoggio governa- vrebbe iniziare e condm:ire fin da OTa, che 1a
tivo, necessario aille loro libere miziallive.
È ormai nella coscienza di tutti, affermava l' onor. Carcano, che troppe carte si scrivono e si
stampano nei pubblici uffici, e troppe volte girano gli atti dalla periferia al centro e viceversa, e
troppi sono .i trasferimenti, le visite, le ispeziona.:
come soverchi sono i contro!ll1i e niscontr,i, che
riescono ne1la ricerca dei centesimi o m:iillesim~,
ma non ad impedire grosse frodi e malv,e rsazioni. E forse non er,r a chi ritiene che ill. ci1taruno
si infastidisca, più che ailllo sportello d~ll' esattOTe, nel risalire più volte le scale degli uffici pe;r
un quailsiiasi negozio, anche di minima importanza.
** *
Ma, si domanda : è questo i.il momento opportuno per una simile riiforma, o non valga
meg1io rimandarla a dopo la guerra?
L · on. Salandra disse in proposito a1Ua Camera, nella seduta del 19 marzo 1916 : È possibile,
è concepibile che una maochma si debba sconvolgerla ne\1 momento stesso in cui essa senza
indugio, senza remora, senza un minuto d ':intervaillo, deve da11e rul ,suo massimo (rendimento?
La renovatio ab imis de.I meccanismo iammriinistrativo e contabile, problema che affatiica certaimente gli Stati moderni , non può essere riso&ta
in a1lcun modo in questo momento.
on è esatto quelllo che è stato affermato ,
che la Firancia abbia rinnovata la sua ammii111istrazione; nè è esatto che l'abbia rinnovata l'Inghilterra, la quale, avendo poche funzioni di
Stato , ha dovuto, per sopperire ai hisogni urg,e nti, impel,lentii dell'attuale momento, creare
una grande burocrazia, · che rivela tutti ,i difetti
deUe improvvisazioni.
L'Abignente, nel suo t1ibro La Riforma della
pubblica amministrazione, ile cui bozze, ahimè!.
egli licenziava proprio alla vigilia della sua
dipartita, affermava che sarebbe fatailmente erroneo credere che la questione dell1a semplificazione dei contral[i siia non uTgente e possa e
debba attendere ~a soluzione in :tempi migliiori
e dopo il riassetto che seguirà J,a fine dcllta
gueirra.
ro, egJi dice, codesto è problema essenziale
ed uirgentissimo, e dove ora non si decida, a-ssai
difficilmente potrà risolversi, tiali e tante s,airanno le cieche forz,e di ir,e sistenza Je qll.lJalli si svilupperanno pel manteiil'imeinto deltlo statu quo
ante. Dello stesso paTe è on. Ruini 1. irl quale
opina che la unilìcazione e la semplificazione
che tenda effettivi i controlli, predicata per tanti
anni senza xiusciire a nu1ila, si impone oggi e
sarà vittoriosa contro interessi di cairnpani,l e e
di alasse. Detta riiforma, secondo ·1 Ruini, si do1
r
1
70
Problemi di guerra e di dopo guerra, pag. 54 .
guerra diminuisce Je 1resistenze.
Anche noi siiamo d •avviso che sia appunto
questo ,il momento propizio per addivenire una
buona volta al1la soppressione delle iruote inurtili
e degl,i ingranaggi superflui, equilibrando, come
ben dice l'Orlando 1, il motore alla resistenza,
riducendo al minimo gli attriti; sostituendo alla
rigidezza uniforme delle regole assolute i· adattamento flessibile che seconda le contingenze ireaE; al1la passività pedante l'iniziativa iinte11Jigente.
cedendo assai meno alle f.armalità ed ass·1i più
allJo spirito delle cose; avendo, infine, sempre
chiara e precisa la visione de1le finaliita ultime
del grande organ.i smo, di cui ufficio pubblico
è ila mente ed il braccio.
Certo, non ci nascondiamo la gravità e la complessità del problema, tanto più che una infinità di contrasti ed ostacoll,i i frappongono ailila
risoluzione di esso : ne dico uno Fra tutti : la forza della tradizione che è ila peggiore nemica
ddllla irifor ma amministrativa deib1o Stato. Ma
appunto perciò sarà maggnoTmente benemerito
quelf uomo di governo che avrà saputo abbat ter1a, neU'interesse dell'Erario e deil paese .
r
Oggi, più che mai, l'annosa questione redama una definitiva e sodllecita soluzione. E
questo, come abhiarmo detto, non è problema di
dopo -guerra, ma problema di durante-guerra.
Si fa strada in ltailia, osserva argutamente ìl
Ruini, una certa mentalità che guarda messianicamente al dopo-guerra, come qualche cosa
che dovrebbe essere una palingenesi ed un
novus ordo. Ma ii1 dopo-guerra dev'essere una
idea-forza, e funzionare quasi cOlffie mito, per
stimola.ire a fare.
Da ogni parte <Si discute ,e si parla di questo
problema e si sente ripetere: semplifichiamo ,
riorganizziamo, coordiniamo i pubblici controll,i.
Moilti hanno studiato con v-e ra passione ~1 difficile argomento ,e sono venutii a conclusioni Je
qualii dovranno esse;re tenute nel debito <:ontl)
da chi si accingerà ad e1iaborare il vasto piano
della rifOTma.
Mo1tissiimi altri iinvece hanno preteso ru occuparsi del tema senza la sufficiente prepairazione.
senza conoscere neppur da 'lontano ,i l meccanismo aziendale dello Stato. Ma, com'era nat'urale, hanno fatto opera vana, dappoichè per ~oporre Tiforme nel!la pol,i edrica figura del massimo
Ente pubblico, bisogna viverci dentro da lunghi
anni, bisogna studiarne con acuto senso critico
.le singole funzioni, ~ singoli organi adibiti al lavoro ramministrativo.
Ad ogni modo ll·e proposte già formUJlate sono
1
Rivista di diritto pubbl.ico , 1908, pag. 3.
- - - - - - · - - ---------------RIFORME
El CONTROLLI DELLO STATO
gionieri di Roma, fu nominata una Comrnissiione
C()IIl un compito più iristretto ma pur sempre unportantissimo, e cioè lo studio dei servizi contabili dello Stato. Di essa farce.vano parte valenti
funzionari delle Ragionerie dei Viari Ministeri,
presieduti dal Comm. Alberto Pavoni, l'emeri.to
Piresidente della Federazione azionale dei Coilaegi dei Ragionieri.
Anche questo Comitato ha condotto a tennine i suoi studi, ed ha publ:)Licato apposita e1.aborata relazione i:llustrativa.
Anche 1'Associazione fu-a i Ragionieri del Ministero del Tesoco volle nominare, nel suo seno,
apposito Comitato, per lo stesso intento, ed
ultimò da vario tempo i suoi ,1 avori.
Di 1Iecente, àuspice l'Istituto
monale per
,l'incremento degli studi di Ragioneria, con sede
in Roma, s'è costituita una nuova Commissione
con rl' incarico di studiare sopratutto le proposte
per la semplificazione dei controlli nello Stato,
e della quale Commissione chi se:nive è Segi-etario.
Ma oltre a codesti lavori, diremo così, collettivà., altiri d · indoile individuale e provata sono aippaTsi nelle Riviste, nei giorinalri politici o raccolti in volume.
Alcuni ,d j questi studi sono Ve'Ilamente pregevoti pelI larghezza di vedute, per pTOfondità di
!indagine, per un senso pratico da cui sono !Ìspirati. Cito, fra i tanti, il libro timportantlissimo dell'Abignente, che contiene .Ìln gener-ai1e le basi
fondamentali per rendere l'Amministirazione più
a,gile, più moderna, più rispondente ai bisogni
del paese, ed allo spirito dei nuovii tempi. Questo 1ibro, come fu detto assai bene, costituisce
un solco nel quale dovrà incanailarsi la discussione, che non può tacere, nehla Caimera, ~el
paese, intorno alla vitalissima questione. Abbiamo poi g1i scritti •i nteressalllti di Maggiorino
Ferraris, di CaTlo Schanz,e r, dd1 Ruini, dehlo
ZapelJ.oni, ecc.
Un libro saritto con ihtentli ~era.11I1ente pratici,
è que1lo del Comm. Alberito Pavoni, edito dal
benemerito Istituto Editoriale Italiano (Milano,
Diverse commissioni speciali sono state nomi- 1917), da'l titolo: Gestione e Riscontro del Binate ,i n questi anni di guerra, da Sodal,izii e Isti- lancio dello Stato.
Questa interessante pubblica2lione, di cui ci
tuti privati, per escogitare un piano di riforme
da imtrodurre neHa pubbJtica amministrazione e occuperemo di proposito, con l' a.llilp.iezza che
q'lllindi nel suo 011ganamento di riscontro e di meirita, in altra ocasione, contiene uti1li proposte di rif oirme che hanno iJ pre~o di essere detcontrollo.
V:i fu dapprima la Commissione nominata tate da un uomo che conosce i bisogni del mondo
daiUa Società fra gli impiegati aiV!i11i residenti in industriale, commerciale, bancario, che possieRoma . Detta Commissione, presieduta dia1l'IÌ1!u- de cognizione esatta ddl' ingranaiggio ammimstre Senatore Oronzo Quairta, aveva fra ii suoi striativo e contabile de.Ha vasta Azienda statale.
membri fOrrei, il Ruiini, il Pavoni, il Vitag,liano,
il Mazzoccollo, il Vigolo, il Giainmni, ed all.tri.
Di recente !ha ultimato i propT1 lavoir1i ed ha
La questione dei controlli costituisce, dunque,
approvato la Relaz:ione, dettata da1)Jl' on. Ruinii, part~ prepondernnte della riforma de11la t>UJT0per le prime conclusioni sulla grande riforma.
craz1a.
Parlare di cont:roll'i ne1la organizzazione ddLlo
In prosieguo, ad iniziiativa de'l CO'b1egio dei Ra-
t li e tante che non riuscirà certamente molto
difficile al Governo procedere ad una rigorosa
elezi()IIle, ad una cernita detle medesime, pn
dar mano finalmente al:lo studio definitivo onde
raggiungere al più presto ,la sospirata mèta.
Anche di recente, in un ordine del giorno
pprovato dal partito iriiformista, neir adunanza
del 19 dicembre 1917, si fece voti, fra l'altro,
ffinchè il Governo, dalla gravità dell'ora che
il paese attrav,e rsa, tragga iincita.11I1ento per modificare strumenti e sistemi di amministrazione
che devono essere svecchiati, semplificati, migliorati, nell'interesse della vita nazionale e per
la fortuna e avvenire della Patria.
Oggi la guerra, diciamo con l'on. Schanzer,
ci spinge ad uscire una buona voilta dal campo
degili studi e deille meditaziioni per entra11e risolutamente in quefilo dei fatti e deLlie affermazioni ,legislative.
.H. dopo-guerra ci prepara una miriade di problemi urgentissimi da risolvere; problemi d:i tutti
i gene ri, interessanti tutte le classi sociali. Orbene, per quel tempo è asso1lutamente indispensabi1le che l'organismo burocratico sia già ricostituito su nuove basii per modo che possa secondare lo sviluppo ,economico, industria!Le e
commeTciaile dehla Quarta Italia.
Per fortuna delia nostra gente, abbiamo al
Governo un uomo di polso, un grande competente nella materia di cui parliamo, l' on. F. S.
iitti, al quale è commessa 1a riisdluzione dell' airduo problema, e ci riuscirà . Tutti sentono,
disse e~li un giorno a1la CaTI1era, il bisogno di
011ganizzare megl'io fo Stato, ,1a sua funziione,
con ciriteri più industriali ed economici, perchè
meglio ri.sponda alle fìnal,ità soaiaili, mentre nei
suoi movimenti oggi riesce pesante ed incontra
avvernione: e lo stesso bisogno si sente nellla
organizzazione strutturale del ~lianaio, perchè
rifletta meglio, insieme con l'unità deJll'Ente, la
molteplicità e la cooirdinazione dei suoi prùncipai1i aspetti della vita effettiva.
r
1
1
***
1
***
71
LE/. /. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - :Stato, se.rive i,o Zaipe1loni, vuol dà.~e sopratutto
-correre cdl pensiero al duplice ordine di organi
ai quaLi è sottoposta l'azione quotic:l!Ì!aina delllla
pu1bblica Azieil!da : le Ragionerie e la Corte dei
Conti.
La duplicità del controllo ha posto e pone
sovente la questione dema possibiilità di fondeTe
i due organi o l1e drue funzioni.
1
on ·m ancano però coloro dhe sostengono essere essenzialmente diverse Je due specie di
controlli, iiin quanto che quel11o de!l:le Ragionerie
centr:ali è controllo preventivo amministrativo,
mentre quello della Corte dei Conti è controllo
costitu.ziionale.
Ma codeste, a ver dire, come afferma giustamente l' Abiglilente, sono disitinzdoni sottillli,
fatte in buona fede e oon grande amore ailil' analisi scolia stica, ma con •visione riassuntiva non
rispondente aUa vastità dell'orizzonte, que!1le che
hanno poi riempiuto di lavor,i duplricati o inutili i nostri uffici di Stato.
Urge, a nostro avviso, modificare i principi
informatori della d,e gge sulla Corte deii conti, e
di qudll a suifila contaibillità genernil'e deJllo Stato.
Alcune :r,,ifonne furono di recente iintrodotte, ma
esse >rappresentano rben poca cosa di fronte a 1llla
Larghezza delle esigenze dello Stato moderno.
Una generail e riforania del sistema, dice il De
Santis 1 , è reclamata ormaù dail:la cosci,e nza genera-le, che sente la soverchia oppressione derivante ,d a run 'oTganizzazione fondata su[ sospetto di tutto e ,d i tutti, suil!la pr,e sunzione della mala
fede universale, e sopratutto su un concetto rrireale dell'Ente pu1bb1ico in 1genere e dello Stato
in particofaTe.
Guai se ne11e aziende private ognri. minimo
atto dove!Si.Se isottopol'Si a tanti controlli, come
quelli che si verifioano ndla massima associazione politica! Nessllll1a potrebbe vivere a lungo.
Il segreto della riforma di cui trattiamo consiste sopratutto nel11a unicità degli uffici d~ ri .
scontro.
lrl controJ:lo sug]i ,a tti della pubblica Amministr.azione deve essere bensì preventivo e consuntivo, ma è assolutamente indispensaib~le, per la
a~lità della macchina statale, che a ciascuno
dii detti controlli sia destinato UJl sollo orgam.o.
u questo punto molti sono d'accordo. La di.sparità di vedut,e sta solo nella determinazione
del~' organo più adatto ad esercitare 01ascuna
speci1e di riscontro.
Una tendenza vorrebbe affidiatre iJ. controllo
preventivo di legalità atLe sole Ragiionetrie mi nisteriaE, riservando Ìll controllo postumo a:hla
Co:rte dei contii.
Un'altra tendenza vorrebbe invece 1riservare
entrambe 1-e speoie dii sindacato allla Corte dei
1
1
Di.ritto finanziario fPUJbbLico e prrvato, Torino ,
pag. 496.
72
conti, escludendo perciò da quailsiasi ingerenza
le Ragionerie centra1li. Costoro vorrebbero cioè
cr,e aTe un colossale organismo tentacd1are presso la Corte dei conti, Argo dai cent' occhi, capace di accentrare tutte le funzioni di riscontro
ali' attività dell'Amministrazione.
Ma è facile conv.inoersi delll'errolI'e contenuto
.in quest'u1Ltima affermazione. Chi sostiene che
le Ragionerie dei Ministeri debbano essere esclusivaimente dei semplici uffici scJl'IÌ.tturali, mostra
di non avere aff,a tto cognizione deillo svil.uppo
immenso assunto ,ne]l'u1ltimo cinquantennio da,1la scienza dei conti.
La ragioneria, come 1a definisce Fabio Besta,
,i l venerato Maestro ddJ.;1a Scuolla Superiore di
Venezia, in quanto si riguarda nelf aspetto teorico, studia ed enuncia l,e 1ew del Controllo
economico nelle aziende di ogni fatta, e ne trae
norme opportune da seguirie acciocchè così fatto
controllo possa riusaire veramente eff1icaoe, persuadente e compiuto; dov,e, in quanto si considera ne,i riguardi del1a pra,t ica, essa è fi'iapplicazione ordinata di quelfile norme.
Nella opinione comune, purtroppo, dia voce
ragioniere è sinonimo di computista, dii quaderniere, di colui cioè che ad altro non sia buono
che ad elencare cifre su cifire, a preparaire prospetti e moduli e b~lanci.
Questa inesatta concezione della ragioneria
ostacola enormemente l'ingresso di detta di~cip,l ina nelle Università. da gran tempo invocato,
e vieta che ai ragionier.i possa essere data quellila
soda cul,t ura e quella buona p:repar1azione, che
si addicono alla importanza grandissima che essi
hanno ogg,i dì nel consorzio civile.
Nelle città commeroia1i più evolute e più ricche, osserva in proposito il Gomm. Afberto Piavoni, le aziende ohe peT la foro indofo non sono
in mano di ingegneri e di altre cateigoirie tecniche, sono affidate ai tecnici dell1'AmministraZJÌone, e cioè ai Raigiion~eri.
lin Bainca, il tirocinio di ammissione è speciailmente aperto ai Raigronier,i e nell '.:iindirizzo del\la
Ragioneria vi è appllil1to aH'estero, e comincia
ad essere in Italia, 1a prepamzione banoaria.
PeTchè dunque non deve essere fo stesso per
la .g rande Azienda dello Stato?
oi cTediamo fermaime-n te che i1l concetto di
colloro che vogliono affidato alle sole Ragionerie
centrali il r,i scontro aintecedente di Je,gail~tà, sugli atti ,a mministrativi, riservando alJia Corte dei
conti ,il contro'11o ex-post, debba aJl1fine trionfare,
se si vuole risolvere l'annoso proib1em:a nel senso
da tutti invocato ed atteso.
Non è possibi1l-e pensare che la '.flifo~ma amministrativa cons-ista nello accentrare tutto il
iriscontro preventivo ~n un organo estraneo alJa
Amministrazione, come poteva concepirsi per il
1917, pioooJo Piemonte, e come avviene in O~anda
e nel Bei1gio.
1
- - - - - - - - - - - - - - - - -------RIFORME NEI CONTROLLI DELLO STATO
È però necessario che a:hl-e Raigionerie ministeriali, pur sottoposte a.Ua vigilanza continua
ed attiva deUa Rargioneria Generate ddlo Stato,
sia data maggiOTe indipendenza, autorità e rispetto, non tanto verso il proprio ministro,
quanto v-eTso i diiriettori ,generali' dd dioastero
cu:Ì! aipipairtengono.
Occorre inoltre che J1a cU1ltura dei giovani chi a .
mati a farvii parte, come abbiamo già detto, sia·
efficacemente integrata con un corso di due -:> tre
anni presso 1e Università, ov-e siano inse!gillate,
con senso prevailentem.ente prtatico, IIl1ia pll!r con
rigore scientifico, ~a raigioner,i a e le discipline
affini. Solo nei casi di conHitto fra amministriatori e capo--a-agion:iere, l'atto dovrebbe essere
inviato aHa Corte dei Conti, per la definitiva
approvazione. Ma tuiote de volte che la R~oneria ministeriale trovi iregO'laire un decreto, o un
mandato o un contratto quarlisias.i, questi doVTebbero avere il loro norma:le oorso. IJ Pavoni
cons,e nte in quest'ordine di idee; però fa due
eccezioni. Egli v01Trebbe che i decreti r.igiuardant-i lo stato .dei funzionairi e quei'i aJp!P,rQIVanti
contratti di una oertia importanza, fossero ugualmente sottoposbi all nsoontro preventivo dell1a
C o.rte dei conti.
o.i opiniamo che questo secondo controJJlo,
dopo que'llo eseguito ,dailile Ragionerie, sia perfettamente una duplicazione ~nutiile. SenZ!a dire
dhe per quanto concerne i contratti importanti,
essi vengono sottoposti, com'è noto, allf esiame
preventivo dei C001.sigilio di Stato e di altri oir-gani presso le singoile Amministrazioni, destinati appunto a consii.ig;liare, a vaiglliar,e aJl lrurne
della legis lazione positiva, ii prnvv-edimenti da
emanarsi.
Ciò che sopratumto interessa al buon andamento della pubbiliica amministrazione ed ai cittadini che con essa hanno contatti, sono il conbollo postumo, :rigorosamente esercitato, l,e ispezioni improvvise, fo verifiche, le frequenti ricognizioni, la creazione di interessti oppos1:!Ì fra
g;li agenti che mane,gigiiano il denaro deùJ.o Stato,
per modo che sia possibile seguire con occhio
vigile il !lavoro aziendaile e scoprire in tempo
glii. eventuali abusi e ~e malversaziorn.
Occorre inoltre che la responsabilità dà. ciascun a·g ente che opera nehl.' azienda sia seriamente deùiimitatia, siochè nei singoli casi essa
possa facilmente peirseguirsi, e non rimaneire
sterile, inefficace, evanescente, come, pur·trioppo, accade oggidì.
È stato scritto di :recente che 1'utopia per la
quale ~· indo!le sin!c:lacalista 'di noi poipoli latini
c'impedisca di riinunci,a re al lusso dal contro·lll'o
preventivo d:eillla ,C orte dei conti, come invece vi
hanno rinunciato ab initio molti popo1i del ord,
sta rivelandosi tanto più, in quanto ci si peTsuade che Ì'l vero ed efficace mezzo di sindacare,
come appunto noi dicevamo dianzi, consiste
1
neBa funzione ispetbiva improvvisa e non sisterr. atioa. Se in tutta la macchina dei nostm ordinamenti riusciremo a sostituire questo concetto
fondamentale, le semplificazioni verranno dia sè,
come conseguenza spontanea del nuovo sistema.
***
La nostra proposta tende non solo a conseguire .s emplicità, economia, speditezza nei processi sindacato-iii ,deJl massimo Ente po!litico, ma
eziiandio a rafforzare i controlli medesimi, readendo più sicm;a, più sev:era, più forte J,a kro
,azione. Il sindacato giudiziario e queHo par1amentaTe farail!Ilo poi il r,e sto.
Per quanto riguarda quest'ultimo, bisog1I1a
pur ri.conoscere che esso non è un vero sindacato di merito sugli atti d~lla pubblica Amminà.str,azione, ma un controfilo puramente pdlitico.
Le interrogazioni, le interpellanze, J,e mozioni,
I,e ,i nchieste, dhe sono appunto ri mezzi più frequenti di cui si vaillgono i singdlà. membm delle
due Camere, sono mosse quasi sempre da spi •
rito di partito o di olierntde po1'itiche.
Un organo importantissimo havvi pr,e sso la
Camera dei Deputétti per :il controlllo, diremo
così, finanziario : vogliamo ,aJ!ludere a1la Giunta
Generale del Bilancio. Ma anche codesto ailto
Istituto parliamenta:re non risponde appieno alilo scopo per ,i!l quale fu cr•e ato. La Giunta Generaie, com'è noto, è incaricata dell'esame degli
stati di previsione e dei rendiconti consuntivi
dei Ministeri, nonchè di tutti i progetti di legge
che s,i ano per apportare un aggravio comechessia a1l 'Erario. Però. il modo con cui codesto Consesso viene costituito rende assai dubbia, anzi
inefficace, l'opera sua.
Di esso sono chiamate a far parte, non le vere
e maggiori competenze deUa Camera in materia di finanza e di diritto pubblico, ma bene
spesso coloro che in quel dato momento politico
godono 1a fiducia de:l capo del Governo. Di tal
che, se qualche volta la scelta cade su uomini
di grande valore e dà. non comune coltura. si
può dire che trattasi di pur,a combinazione.
Che cosa consegue da un simi-le stato di cose?
Che esame dei documenti finanziari, che dovrebbe costituire la parte più gelosa ed importante del lavoro pa'fllamentare, riesce sterile,
inefficace, inadatta a di,f endere i supremi inte ress-i delfo Stato.
Aggiungasi che i conti previentivi dei vari MinisteTi non sono distribuiti con cri.terio or,gianico
fra i membri de1la Giunta, e oioè secondo l1e
loro rispettive compe,t enze nei diversi rami die'lJ' attiv,i tà aziendale, ed accade, per conseguenza, che bene spesso le Relazioni sui singoli
bilanci sono compilate integralmente da-Ma medesiima Amministrazione inter,e ssata, senza altro
compito per on. Rdatore che · quello d'i apporvi la ,f irma ... Identico inconveniente si verifi1
r
r
73
LE /. I. I.
ca nd funzionamento del Comitato permanente di Finanza, presso iJ Senato del Regno.
Può arguirsi da ciò quale limitata importanza
pratica abbia codesto controllo parlamentare.
Su questo punto noi siamo perfettamente d' accoirdo col Comm. ZapeUoni, secondo ill quale è
necessamo che alla Giunta sia data espressa e
normaJle facoltà di indagini di qualsiasi naturia,
nel campo de'lile Amministrazioni; indagini, non,
come ora, promosse in forma di isolia ti quesiti
che le Ammimstriazioni vengono chiamate a chiarire o a riso1lveire, e che sono provooate solo
dalla occasione, ma bensì condotte persona!lmente, ed in base ad un sistematico piano di
azione, daigli stessi componenti d' ai1to Coliegio,
con ~' assistenza di persone dotate di lunga esperienza amministrativa, addette aillia Piresidenza
defila Caanera e così munite di guarentigia di
indipendenza daM' autorità governativia, aifile quali si possano affidare ispezioni, ricerche e diiJiu_
cidazioni, in cui si concreta la funzione de11a
Giunta .
E il Comm. Zapell1oni aggiunge : cc La vigi!Lanza, ad esempio, sui1la applicaziÌone deNe re;g,g;i
-tributarie; 1' esalllle del.Le condizioni nehlie quaJi
si assumono daJJlo Stato obblighi conbrattuai1i, e
questi si adempiono; il fumiionamento dei pub~
blici servizi, esaminato non nei risulltati esteriori, ma bensì nell1'iintimo loro svoll,gimento; l' andamento delle operie pubhliche; attività degili
Istituti cui è affidato il progresso del commercio, dell'industria e dell'agricoltura nazionale;
sono tutti campi sui quaili necessar,i amente si
svolge l'attenzione deUa Giunta, perchè essa
possa d~ scienza propria seguire l'azione degli
organi stata·lii, accertarsi del foro .intenso e cor~
retto procedere, e lliaccogliere da tali dfa·ette osservazioni gli elementi del giudi:z;io, in base ai
quali tl,a Giunta stessa non sdlo si fa garanbe del1' operato del Governo, quando invoca l' approv,a zione de' suoo conti, ma vaglia in sede di
bilancio le proposte delle Amminist11aziom per
commisurar,e alle effettive necessità i mezzi richiesti al pubblico Eroairio l> .
r
Prof. ugo Monetti
Ing. Ca.v. Ca.rlo Ca.mina.ti
IL RICUPERO DEI MATERIALI
AUTOMOBILISTICI E LA
SALDATURA AUTOGENA
L'Intendenza Generale del R. Esercito, giu- lizzare delle forti economie , il cui ammontare è
stamente preoccupata della grande quantità di di qualche milione di lire.
I risultati ottenuti in questi laboratori militari
materiali automobilistici, che per necessità bellica e per poderoso lavoro sono posti fuori ser- sono, senza dubbio , già abbastanza encomiabili~
F ig . 1. -
Labo ratorio per saldaJure autogene .
e riumh a guisa di rottami, ha pensato di
istituire dei laboratorii, i quali, con opportune
lavorazioni, potessero rimetterli in servizio, realizzando in tal modo, non solo una considerevolissima economia, ma altresì un opportuno aumento delle dotazioni di parti di ricambio, di
cui le difficoltà del momento ne permetterebbero una limitatissima, forse insufficiente, disponibilità. Con questo concetto, l'Intendenza Generale è riuscita ad organizzare molto bene e su
buone basi economiche e tecniche, delle vaste
officine e dei numerosi laboratori, la cui produzione, già da tempo, dà dei risultati anche superiori al previsto, e tali che hanno fatto reaVIZIO
ma si ritiene però eh• essi sarebbero certamente
molto superiori se fossero adottati i criterii industriali della retribuzione per merito e dell' interessamento alla produzione; sono questi i due
fattori indispensabili per ottenere il maggiore
rendimento coi minori mezzi.
Non starò a descrivere i numerosi laboratorii
di ricupero, quali quelli per parti di ricambio,
cuscinetti a sfere, radiatori, magneti, candele ,.
carburatori, fanaleria, utensileria, attrezzi vari,.
copertoni impermeabili e materiali di gomma;
ma mi limiterò a quello cui si riferisce uno speciale interesse tecnico, scientifico ed industriaÌe, e cioè dirò del ricupero dei blocchi cilin-
75
LE I. I. I. - - - - - - - - - · - - - - - - - - ·- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Fig. 2. -
Fig. 3 . -
76
Lavori di preparazione.
Forno per temperature di regim1: .
IL RICUPERO DEI MATERIALI AUTOMOBILISTICI
Fig. 5. -
Una riparazione caratteristica e frequen~e .
dri, degli stantuffi, coppe ed altre parti di fusio ne in ghisa, alluminio o bronzo.
,Il laboratorio che per tali ricuperi è istituito
presso il primo stabilimento automobilistico militare (fìg. I), ha assunto una importanza ed u-
na caratteristica tutta speciale, ed ha già dato
risultati così rimarchevoli, che può essere industrialmente vantaggioso conoscerne il funziona:
1nento.
La saldatura autogena rappresenta un proce-
77
LE I. I .
I.============== = ============ = ~ == == = = = ====
dimento interessantissimo; in questo laboratorio ,
abilissimi artefici sanno impiegarlo sviscerando•
ne e superandone ogni difficoltà, perfezionandone anche gli usuali processi, ed i risultati che
da essa si ottengono sono, tecnicamente ed economicamente, rilevantissimi.
Il mestiere del saldatore è fra i più difficili,
perchè occorre riflessione, intelligenza e coscienza, doti queste molto rare fra chi è abituato al
lavoro manuale. Chi deve organizzare una lavorazione alla saldatura autogena, deve ricercall"e fra i vari mezzi che conosce quelli che mag-
F ig. 6. -
Pressatura idraulica dei blocchi riparali.
giormente si adattano ai suoi scopi. Si tratta,
quindi. oltre che conoscere le proprietà e le
qualità dei vari sistemi, e le proprietà e le qualità dei vari metalli dal punto di vista della loro
saldabilità, di fare una buona scelta del sistema
di saldatura, delle disposizioni di sicurezza, della qualità del lavoro, della convenienza economica, della facilità di esecuzione, del costo dei
materiali impiegati in confronto del prezzo dei
materiali ricuperati.
Sono queste tutte circostanze che richiedono
minuta analisi ed espe rienza forse superiori a
quanto può sembrare.
In realtà, la saldatura autogena presenta, sotto alcuni aspetti, moltissimi vantaggi, e sotto
altri, invece, essa non risponde a buoni criterii
industriali. Alle volte, una lavorazione può es-
78
sere economica con un determinato sistema e
non con un altro ; altre volte , invece, ancorchè
la lavorazione possa non sembrare economica,
essa può ugualmente convenire.
Ai diversi sistemi di saldatura autogena non
corrispondono certamente i medesimi effetti, sia
dal punto di vista tecnico, che da quello industriale . Dipende dalla qualità del metallo da saldare, dal suo spessore, dalla scelta del disossidante , del cannello, della fiamma , e dalla temperatura ambiente, perchè una saldatura rie•
sca bene o no; e tante volte, quindi, il costo ma-
teriale di saldatura passa in seconda linea n spetto alla bontà tecnica dei mezzi impiegati.
li giudizio sicuro di questi fattori è una delle
doti essenziali che deve avere chi dirige uno di
questi laboratori. el caso particolare dei blocchi
cilindri per motori a scoppio, queste difficoltà
sono anche di ordine maggiore , perchè il pezzo
per sè stesso ha un valore elevato, circa un migliaio di lire, ed il lavoro che generalmente occorre per ripristinarlo, ~ebbene sia di poco co•
sto materiale, è generalmente molto difficile e
sempre molto delicato .
Perchè la saldatura riesca bene, occorre prepararne le parti con una accuratezza tutta p_ar;
ticolare . I lavori di preparazione (fig. 2), e cioe
la bisellatura delle parti da connettere ed il loro
aggiu taggio, perchè sieno convenientemente te -
-=====
IL RICUPERO DEI MATERIALI A VTOMOBILISTICI
nute sotto saldatura, non sono tanto facili quanto si può ritenere. Specialmente l'operazione di
bisellatura, che deve essere preceduta da una
perfetta raschiatura, presenta delle difficoltà
non comuni. L'angolo formato dai due biselli è
sempre funzione dello spessore delle parti da
saldare; quindi, già in questa operazione concorre di molto l'abilità e l'esperienza del saldatore .
Anche nell'aggiustaggio delle parti per tenerle
sotto saldatura, occòrre abilità ed esperienza,
poichè bisogna prevedere gli effetti della dilatazione, della contrazione, gli sforzi di deformazione e le tensioni interne.
Per la saldatura dei blocchi cilindri, quasi sempre occorre un preventivo riscaldamento di tutto il bloccò in apposito forno (fig. 3), dentro il
quale deve raggiungere una temperatura di 800°
circa per rendere meno sensibile a tutta la massa del blocco gli effetti della dilatazione; e poi,
dopo saldato, esso viene lentamente raffreddato
nel forno stesso, cautelato da correnti d'aria fredda, in modo da impedire che le contrazioni e le
tensioni interne provochino screpolature {figure
4
e
5).
Rimarchevole caratteristica di questa lavorazione sta nel fatto che molte volte, dopo eseguita
una saldatura che interessi una canna, è necessaria la rialesatura della canna stessa. Questa nuova operazione, sebbene di poco, fa variare l' alesagio del motore, per cui il blocco più non si addice ai proprii stantuffi. Per ovviare all'inconveniente di dover costruire dei nuovi stantuffi, nel
laboratorio del Primo Stabilimento Automobilistico si esegue un nuovo lavoro, detto l' ingros-
samento dei pistoni. È questo un lavoro caratteristico, quanto originale e semplice .
Basandosi su note proprietà della ghisa, il pistone da ingrossare viene ermeticamente racchiuso in una scatola di ferro assieme a della finissima polvere di carbone di legna. Riscaldando
la scatola lentamente sino alla temperatura di
800°, e poi lasciandola raffreddare lentamente,
si ottiene un ingrossamento del pistone di circa
un decimo di millimetro per ogni centimetro di
diametro. Volendo un ingrossamento maggiore
si può ripetere l'operazione fino a tre volte, con
risultati sempre decrescenti ma bastanti a raggiungere, il più delle volte, le dimensioni volute.
Fatte le necessarie saldature, il blocco cilindri viene provato alla tenuta sotto pressione idraulica (fig. 6).
Un laboratorio di saldatura autogena, bene organizzato, con tre o quattro abili operai può ricuperare giornalmente dieci monoblocchi, che
altrimenti sarebbero inservibili; e questo risultato è considerevole.
L'Intendenza Generale ha quindi opportunamente provveduto, tanto più che nelle circostanze attuali le fabbriche, assillate dal lavoro
di nuove produzioni, sarebbero impossibilitate
a far fronte alle continuate richieste di parti di
ricambio.
·
Anche da questi piccoli particolari emerge che
ogni fattore di resistenza è stato diligentemente
considerato e studiato, di modo che l'Italia è
sicuramente in condizione di poter resistere ed
assolvere il vasto, quanto difficile, compito che
la Storia le ha additato .
Ing. Carlo Caminati
Gino Borgatta
già p r ofessore d i e c o nomio politico, p o lilico
com merciale e legislo zione d og anale n e l
R. !sii uto Su periore C ommer ciale d i V e nezia.
Il problema. ctell' insegna.:::
mento commerciale e
gli istituti d' a.lta. cultura.
commercia.le 1n Ita.lia.
L' ISTITUTO SUPERIORE COMMERCIALE DI VENEZIA
E L' UNIVERSITA BOCCONI DI MILANO
I I.
L ' INSEGNAMENTO U IVERSI- scuole commerciali med,ie , si sono recentemente
volti con grande , crescente cura a\lJl' organizzazioT AR/O COMMERCIALE.
Se i rami inferiore e secondario dell'insegnamento commercia.ile sono destinati a prepaTare la
grande massa de1le classi commercia:l i, ·l ' elemento superiore, dirigente, quello dal quale devono
emergere gl1i organizzatori e gli innovatori della
vita dei commerci e deg,li affari di un paese, deve essere in gran parte pTeparato da una serie
supeTiore di studii, che aibbiano carattere più
scientifico, universitario. L'organismo ed il li vello generale dehl.e alassi commercial'i non può
essere determinato solo da questo o da que'l iramo dell'istruzione commercia'le : non vi può essere una massa empirica, ignorante, di commercianti, ed una élite coltissima ed Jluminata : non
ne deriverebbe queU' elevamento e sviluppo omogeneo e diffuso della vita economica e commerciale. di un paese, ,in vista del1 quale tutte ·l e for me d'istruzione commerciale si istituiscono e
svo]gono . Per questo, io mi sono prima un poco
indugiato su tutta l'organizzazione del nostro insegnamento commerciale, anche inferiore e medio, pure avendo f,intenzione ... inizia1le di occuparmi solo dell'universitario. Ma, se sarebbe assurdo un perfezionamento enorme deU' istruzione
commercial1e superiore, trascurando e lasciando
rachitica e senza importanza l'istruzione commercia~e media, non basterebbe un grande sviluppo
di questa trascurando la preparazione scientifica del'le élites commerciali.
Questa verità è chiaramente d imostrata dal
fatto che i grandi mercati che da prima avevano soprattutto curato il grande sviluppo delle
1
80
ne di istituti commerciali superiori o universitarii . .È vero che fin dal 1852 si costituiva l'Istitutosuperiore di commercio di Anversa, prototipo di
tutte .Je scuole professionali superiori di commercio fino allila fine del secolo XIX , benchè a
Trieste esistesse, fin dal 1817. una scuola s,u1periore di commercio, d,i iniziativa pmvata; è vero
che scuole superiori di commercio in parte modellate sull'Istituto di AnveTsa furono costituite
dahla Francia a Mulhouse prima, a Parigi più
tardi coll' École des hautes études commercia/es ,
in Italia a Venezia nel 1868, a Genova nel 1874.
Ma questi primi esempii non furono seguiti prima dell ' ultimo decennio del secolo XIX, - da
una fioritura d ii. Università commerciali generale
ed or ganica, com'era avvenuto per 'e scuole secondarie. Inoltre, questi istituti superiori mantenevano un caratteTe professionale che non realizzava ancora il tipo scientifico de'l!l' insegnamento universitario. Ma nell'ultimo decennio del
XIX e nelf inizio del secolb corrente si sono abbastanza rapidamente moltiplicati, in tutti i mercati commercialmente più progrediti, istituti commerciali di carattere veramente universitario. Infatti, la Germania istituiva nel 1898 F H andelshochschulen di Lipsia, e queHa di Aquisgirana
come sezione del Poihecnico, e ( 190 I) di Colonia; l'Akademie fiir Sozial und Handelswissen schaften di Francoforte (1901) ; l'Handelshoch schulen di Berlino ( 1906), Mannheim ( 1908), Monaco { 191 O); l' Austria,
Export-A kademie di
Vienna ( 1898); l'Inghilterra istituiva nel 1893 la
London School of Commerce and politica[ science, riorganizzata a vera Università economico-
r
~= - = - - - - - - - - - -
IL
PROBLEMA
DELL'INSEGNAMENTO
COMMERCIALE
La magni-fica sala del Museo Merceologico del R . Istituto .)uperiore Commerciale di Venezia .
commerciale nel 1898; le Università di Birmingham ( 1900) e Manchester ( 1904) istituivano pure
una Faculty of Commerce. egli Stati Uniti, ili' U niversità di Cailifornia a Barke:ley e r Università di Chicago istituivano nel 1898 delle F aculties
of Commerce, più tardi imitate da varie altre U niversità ameriicane . ,M a questa più recente fioritura, ripeto , rappresenta un nuovo indirizzo in
confronto delle vecchie scuoile superiori di commercio ; il passag:gio da un tipo professionale ad
un tipo prettamente universitario. QuaLi sostanzia:li differenze e qual~ importanza presenta questa evofozione?
l11 tipo delJia scuo1a professionale , anche superiore, ih a sempre soprattutto lo scopo di dare agli
studenti tutti elementi di concreta, immediata
applicaz.ione nell1la vita dei commerci, Banche,
affari in genere. È limitato a sommami piuttosto
elementari l'insegnamento deUe teorie scientifìche generali; e si dà invece il massimo sviluppo
agli insegnamenti tecnici, specialistici, soprattutt? alle lingue moderne, alla contabiiità, ragionena, banco-modeHo, merceo-logia e tecnalogia .
Gli a.J.iliev,i dovrebbero acquistarrvi tutti gli ele-
menti estrinseci deMa vita commerciallle ; .impararvi , nelle concrete loro modaljtà, g:i atti, documenti, elementi deil'le principali aziende, operazioni, .rapporti commerciali, bancar.ii, industriali.
Era questo appunto iii carattere e lo scopo assolutamente prevalente d e lle scuole di Anversa ,
Mu'l house, Venezia, ecc. Massima estensione
vi avevano l'insegnamento e le eserci~zioni pratiche su tutte le operazioni ed atti detlle principali aziende commerciali. Pure le 1ingue moderne,
da usarsi nei rapporti epistolari o nel passaggio
e pe:rananenza sui principali me:rcati de1 mondo ,
v.i avevano una intuitiva funzione. La geografi~
commerciale , l'economia, la legis1a.z.ione commerciaie ed indush"iale, ecc., completavano con
inseignamenti , piuttosto sommarii e praticamente o.ng:anizzati, le materie professionail~ e speciali:izziaite.
La scuola commercial e superiore di tipo prevalientemente professionale ha poi compiuto · ulteriore evoluzione e sviluppo, diviidendosi in sezioni specialiste: ramo commercio-industria · e
meroe011'ogia; commercio-banca; commercio-co~
lonie; fìnanziaria-attuariale; commercio di espor1
1
81
6
LE
I. I. I.
======
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tazione ; consO'lairi. Queste ripartizioni di specia- matica e generale . La cresciuta complessità dei
lizzazione professiOlllale si sono verificate nehle rapporti economici, le vaste rdazioni di .interdiscuole superiori commerciali del Belgio , Parigi , pendenza che collegano il mercato nazionale ai
\t enezia e Roma. Il carattere igeneraJe veniva mercati internazionali, la connessione dei fatti
conservato ; ma è certo che IJ\a specializzazione ddla banca e credito con tutta la vita economicoha consentito di dare uno sviluppo più organico sociale del paese, esigono una conoscenza orgae scientifico alle principali materie d i -insegna- n ica e generale delle leggi che governano quest~
mento. Infine, una condizione .abbastanza gene- fenomeni , per potervisi o rientare, p er poter u.
rale al'Ie scuole commerciali superiori di natura tilizzare tutti gli elementi che meg!lio possono as.
professionale, è la brevità del:la scuolla, per lo sicurare i'ì successo . Un grande industriale, compiù :llimitata a due o tre corsi , il che impone un merciante , uomo d ' affari , deve poter intendere ,
carattere più sommario aUo studio d'eil11.e mate rie valutare , seguire tutto il movimento dcl 'mercameno importanti.
to interna:mona,l e , anche se ,la sua azione si svolOra, l'accennata evo,luzione a un tipo più ge in ambiente esclusivamente nazionale; conoscientifico, significa forse che la scuo~a professio- scere i prezzi , i sistemi di numeri indici, la polinale specializzata pei varii rami dell'attività com- tica bancaria e monetaria degli a!ltri Stati. in rapmerciale e deg,l~ affari, abbia perdùto ragion di porto con quello cui appartiene , che solo gJj iessere o importanza ; e forsechè vi è incompati- gnoranti e gt}i empir ici possono ritenere indipenb tlità, contraddizione, discontinuità netta tra i dente dalle influenze e ripercussioni degli altri
due tipi? lo credo rl contrario; e ne è prova la mercati. E quando un uomo è toJto dal ristretto
legge italiana 1913 sugJ}i Istituti superiora com- campo della sua quotidiana esperienza, la valumerciaili, che ha più decisamente avvicinato 'le tazione di queste più ampie relazioni, influenze ,
preesistenti scuole commerciali SUip&,i ori al tipo e1ementi, non può essere fatta che conoscendo le
unive·r sitario. Non è impossibile prosegui1re il leggi generali che essi seguono, il sistema di fecammino già iniziato, tanto più sotto l'influenza nomeni cui appartengono ed in cui rientrano.
di esempii d·rdti nel nostro paese. L ' Università
on si può concepire come un banchiere o il dicommerciale deve essere una opportuna fusione rettore di una grande Banca, che il a scuola sudi eJementi e metodo scientifico e d~ elementi periore speciailizzata in ragioneria e banco-motecnici specializzati. Ma 'l a necessità di una evo- delilo dovrebbe formaire, possa non avere una
luzione più scientifica dei vecchi istituti è ap- larga cultuira economico-ifì,n anziaria. Iii fatto si è
wrsa ·i ndubbia : ed iJ, gruppo di elementi e teorie che , in mancanza di istituti appositi, coloro che
che costituisce la caratteristica fondamentale de1 in questi campi sa~gono ai posti dirigenti, questi
nµovo insegnamento universitario commerciale elementi li debbono acquistare con un'opera di
è ·quello deolle nozioni economiche-finanziarie-sta- istruzione e studio persona.le, che diventerebbe
tistiche, ed altre direttamente connesse , ohrechè certo più facile , meno faticoso , più sistematico ,
una sistemazione più scientifica degli altri varii percorrendo una facoltà economica. Quindi, la
insegnamenti. L'alto commerciante, banchiere, Università comme·r cia le non rappresenta una soindustriale, uomo d'affari deve v,i vere e parteci- stituzione , e tanto meno un ' antitesi, coi vecchi
pare direttamente alla vita economico-finanzia- istituti superiori commer ciali, ma un completaria del suo paese e spesso del mercato i nterna- m ento d ellle discip•line tecniche, specializzate,
zionale. La conoscenza empitrica dii questa vita, col/l'insegnamento scientifico dei Tami economiquale può organizzarsi l'uomo che viene da.Ha ci, finanziarii, statistici.
pratica, a parte i casi di individuali menta!l:ità
In Italia, il' insegnamento commerciale supesuperiori - qui si parla del livello medio dii clas- ri01-: e è stato abbastanza curato. Si costituiva n el
si, sia pur ristrette - , non può essel"e che ,l imi- 1868 la Scuola superiore di commercio di Venetata, frammentaria, unilaterale, in quanto e~i co- zia, che rimane il prototipo tra noi della scuonosce in genere assai bene un certo ·gruppo di la superiore professionale peli p recedente periofatti e rapporti economici, ma non conosce gli do ; nel 1874, quel/la di Genova; nel 1886, qudla
altri e le grand~ leggi che co,llegano i•l cerchio di di Bari; nel 1903, quella di Torino. el 1906 si è
relazioni in cui vive ed opera con tutta la vita e - rio!I'lganizzato in Roma il R. Istituto di studii comconomica. L'insegnamento delle scienze econo- merciali, diviso in tre sezioni : la scuoila superiomiche è relativamente fuori posto nel:l e faco]tà re di matematica finanzia ria ed attuaria!le (istrugÌU1rid-iche, dove è considerato come estraneo, zione teorico-pratica pei giovani c'he si dedichesecondario, non omogeneo col contenuto di di- iranno a professioni ed imprese od istituti di assiritto che vi prevale, e non è certo in esse che può curazione, previdenza in genere, credito), la
formarsi l'élite dei nostri commercianti e uomini scuoJa superiore colonia!le (impa1rtisce insegnad'affari. D'altra parte, è la stessa evoluzione del- menti superiori di discipline economiche sociali
la vita economica contemporanea che impone ed amministrative relative aihle pubbliche ammiquesta preparazione scientifica hasata su una nistrazioni, carriere diplomatica e conso1lare, e cultura economico-finanziario-statistica più siste- migrazione, ufficii co'loniali , ecc.), e la scuo'1a su1
82
IL
PROBLEMA
DELL'INSEGNAMENTO
COMMERCIALE
R ISTITUTO SUPERIORE COMMERCIALE DI VENEZIA
Museo Merceologico (particolare) .
83
LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = perior,e di commercio e merceofogia, a quest' ultima essendo pure ammessi igli ufficia/li dell'esercito, del Commissariato, i funzionariri di Dogana.
Alla evoluzione di queste scuole, oltre gli e sempii dell'estero e le necessità nuove della nostra vita economica, ha certo indirettamente influito la istituzione 'n Milano, nel 1902, deilla Università CommerciaJ. e « L. Bocconi », che, preparata dagli studii del comm. L. Sabbatini, ha costiruito uno dei primi e più orrganici esempii della nuova Università commercia,le, con carattere
prettamente scientifico, contemperando opportunamente il complesso degli .i nsegnamenti teorici e generali, cQll mantenere e rruigiliorare le materie tecniche professionali. Ho sceho appunto
la Scuola superiore di Venezia e l'Università
Bocconi, come i tipici esempi.i ed indici del cammino percorso per vie diverse dal:l'Itallia nel campo dell'insegnamento commeirciale superiore.
La legge 20 marzo 1913 veniva a sistemare organicamente i 5 R. Istituti superiori di commercio esistenti in ltal'ia, avvicinanddli appunto maggiormente al tipo universitario. I titolì d' ammissione degli studenti venivano limitati alla 'l icenza
di Liceo, Istituto tecnico o nautico, R. Scuole
medie di commercio. Il trattamento dd Corpo
insegnante veniva sostanzialmente equiparato a
quel:Io universitario. I~ conferimento della laurea
commerciale coronava un triennio di studii, in
cui è stata aumentata l'importanza delle materie economico-statistico-giuridiche, riconoscendosi fondamentali ae istituzioni di diritto privato, di
diritto commerciale, marittimo, industriale; istituzioni di diritto pubblico, diritto internazionale;
l'economia po'l'itica e scienza de1le finanze; 1a statistica metodo'logica, demografica ed economica ; il banco-modelllo ; Ja politica commerciale e
legis1aziio111e doganale; computisteria e ragioneria
generale ed app1icata; matematica finanziaria;
merceologia; geografia e storia del commercio .
Vi si aggiungono almeno 4 ,l ingue moderne. V enivano mantenute e pure meglio sistemiate le sezioni speciali (consolare, coloniaJ,e , attuariale,
magistrali) di alcune scuole superiori. Stava appunto realizzandosi questa migliore origanizzazione e sistemazione, quando la guerra è scoppiata.
1
LA SCUOLA SUPERIORE DI VENEZIA.
=
======== =======- -
mercio di Venezia, questo istituto, basato allora su mezzi essenzialmente locali, nella città
donde nei secoli passati eran partite le vittoriose
galere dei nostri mercanti a recare merci e nomi
italiani nelle terre d'Oriente. Il decreto che Ila riconosceva usciva il 6 agosto 1868.
Il primo istituto destinato a formare ie classi
superiori dei nostri commercianti prendeva sede
nello storico palazzo dei F oscar i, in quello svollto
del Canal Grande che Byron disse la più bella
via del mondo. E nel glorioso palazzo c'he, sorto
forse verso il finir de-1 trecento, passato dai Gon zaga alla Repubblica, da Francesco SfOll"Za, verso la metà del XV secofo, ai F oscari, a questa
famiglia che nei commerci si era arricchita e ne
aveva accompagnata la professione pur salendo
agli alti fastigi della nobiltà e della gloria; nel palazzo che, decaduto gravemente, veniva riacquistato e restaurato dal Comune a partire dail 1835,
e dal 1851 al '66 subiva l'ingiuria di essere adibito a caserma a•u striaca, ha tuttora sede il grande Istituto commerciale italiano. Chissà quanti
dei giovani che vi sono accorsi e passati da tante
parti d'Italia, affacciandosi sul divino angolo del
Canal Grande, han guardato verso la Laguna e
l'Adriatico, sognando di far rivivere Je glorie
commerciali onde quel mare, per Venezia, era
diventato glorioso, con le ardimentose opere dei
.figli del'la nuova giovine Italia! A dirigere il nuovo Istituto veniva chiamato il g.rande economista Francesco F emara; ed anche questo rappresentava quasi un simbolo, lo scienziato siciliano
essendo stato uno dei maggiori fautori delll a nuova politica economica liberale con cui Camillo
Cavour ed i suoi collaboratori preparavano la rinascenza e lo sviluppo produttivo e commerc:iale de1'1a Terza Italia : ed il nome del Ferrara richiamava subito una larga schiera di giovani.
molti dei quali sono da quetF' epoca saliti ai gradi più alti della nostra vita commerciale, industriale, bancaria, finanziaria, scientifica.
L'organizzazione didattica, i:l tipo fondamentale della scuola è stato, si può dire, fin dallfinizio
organizzato sulle basi che durano tuttora : si istit"Giva, allo scopo di « perfezionare i ,g iovani negli
studii opportuni alf esercizio delle professioni
mercantiilli; di insegnare, oltre le pri.ncipa li lingue moderne, le orientali viventi per facilitaire le
nostre relazioni e scambii coi popoli d'Oriente;
di preparare i giovani a11le carriere consolari; infine, d'istruire quelli che volessero dedicairsi alfinsegnamento delle discipline commerciali nel'le varie scuole, specie secondarie, deltlo Stato. »1
Onde se ne organizzavano le seguenti sezioni,.
che tuttora, con varie modificazioni, esistono :
1
1
La fondazione della Scuola superiore commerciale di Venezia era un auspicio per la nuova
nazione. Appena ricomposta la Patria, si costituiva, per iniziativa di Luigi Luzzatti, che nel no1 La Reg ia Scuola Superiore di Commercio in Venezia vembre 1866 ne esponeva l'idea in una riunioNotizie
e documenti presentati dal Consiglio direttivo delln·
ne di uomini egregi, tra cui, particolarmente benemerito, i1l Deodati, in seguito a voto dei Con- Scuola all'Esposizione internazionale di Torino, 1911 (Vesigli provincial,e , comunale e Camera di Com- nezia, 1911).
84
-=====---=-----
IL
PROBLEMA
DELL'INSEGNAMENTO
COMMERCIALE
La Biblioteca dell'Istituto Supe riore Comme rcia/e di Venezia : La sala di consultazione degli studenti.
!) La sezione commercio, più breve (3 anni) in cui vengono attualmente insegnate le istituzioni di diritto privato e pubblico, il diritto comrr.erciaile, marittimo, industriale, internazionale,
1 corso di economia politica e scienza delle finanze, 2 di statistica, poilitica commerciaile e le19islazione do,gana!e, matematica .finanziaria,
merceoJogia, computisteda e ragioneria genera,l e e applicata, banco-modello, geografia commerciale, storia del commercio e quattro lingue moderne.
2) La sezione consolare in quattro anni, ove,
oltre ai precedenti, si insegnano i,l diritto cjvi!e,
costituziona!e e amministrativo, diritto e procedura pena'1e, procedura civile, storia polit"i,:::a
e diplomatica, corsi specia1li di lingue.
3) Le sezioni magistrali, tutte in quattro an ni, e che non soilb costituiscono uno sviiluppo e
perfezionamento super,i ore deihle materie commerciadi; ma debbono servire anche ad abilitare
nell'insegnamento delle discip1Line economiche e
lingue moderne; e sono 3 :
a) magistero peir l'economia e diritto, in cui
si aigigiungono la contabilità di Stato, corsi spe1
ciaJli ed esercitazioni di economia, di statistica, di
rr.atematica;
b) magistero per la ragioneria, in oui si dà
maggior sviluppo ai corsi di computisteria e ragioneria, e si aggiunge un corsp speciale di ragione.ria gienera,l e ed applicata a l posto dei corsi
speciali di economia e statistica e si limitano
ma:ggiormente gt!i insegnamenti di diritto;
e) il ma,gistern per le lingue straniere, ove alle 1]°ngue straniere si accompagnano corsi de'lla
-letteratura delle "lingue stess·e , il a storia politica,
lingua ,e letteratura italiana.
L'organismo deiHa Scuola di Venezia risulta
così complesso e ramificato in specializzazioni
non tutte omogenee. Quella che appare l a meno
consona al rimanente è i'l magistero di lingue
modierne, la cui opportunità pure si è imposta per
la deficienza ed il posto secondario che le ,l ingue
moderne hanno ne:JC.e f acoiltà letterarie, mentre
la formazione di un buon Corpo insegnante è assofotamente indispensabile ad ogni iramo de'll' i-nsegnamento commerciaile del Paese.
,I R. Decreti 1903, 1905, 1906 regolavano la
concessione ddle iJauree, e guelfo 15 Jugilio 1906
1
1
85
LE I. I. I.
La Biblioteca della Scuola Superiore di Commercio di Venezia : Le pubblicazioni commerciali .
.86
IL
PROBLEMA
concedeva il titolo dottorale, parziale parificazi01I1e formale ailile Università. L'organizzazione
iniziale durava per0 quasi 40 anni.
e1l 1905 iii
Consigtlio Accademico incaricava una Commissione di studiare ~e più importanti riforme nel1' ordine degli studi e nell'interno oirganismo della
ScuoJa ; la Commissione concludeva con una relazione pubblicata nel 1906, e le riforme proposte venivano in gran parte accolte nelle nuove
disposizioni emanate sull'istruzione industriale e
commerciale e concretizzate nel nuovo statuto
27 giugno 1909 e regolamento 13 giugno 1910.
Migliorava così organizzazione scientifica degli insegnanti, miglioravano il e condizioni finanziarie dehla Scuola e del Corpo insegnante, aumentava la partecipazione ed il contro1lo dello
Stato. Infine , anche la Scuola di Venezia risentiva deJla riorganizzazione e deJ~e nuove norme
generali introdotte dalil' accennata legge del 1913.
Molti punti particolari sarebbe assai interessante
analizzare nella vita e nel1' azione di questo importantissimo istituto italiano. Un gruppo interessante è, ad esempio , quello dei corsi 1Jiberi e
speciali temporanei, dedicati o alile lingue modeme, specie orientali (turca, rumena, giapponese, arabo, greco moderno, cinese, spagnuolo),
o a rami tecnici speciali (elettro-metalllurgia, elettro-chimica; esercitazioni dattilografiche e stenografiche ; ferrovie e porti, ragioneria dehle aziende municipalizzate, ecc. lil Museo merceologico,
a1lllogato in una delJ,e più artistiche e vaste sale
dello sp endido palazzo, è arricchito, oltre le
grandi classi di prodotti comuni, da numerose
cOllllezioni speciali di pr,e gio, sia di prndotti e
merci, sia illustranti paesi e regioni. La sua organizzazione e dotazione è stata particolarmente
curata dal prof. F . Truffi, suo vaforoso direttore ,
c'he ha completamente rinnovato il laborato,r io di
chimica commerciale, adattato al servizio dene
analisi per la Dogana di Venezia, e via via ai:rricchito di pregevoli strumenti analitici per lo
studio dd'le merci.
Assieme aJ Museo merceoilogico, una istituzionue c'he completa e sempre più completerà Ja
Scuola Superiore Commerciale di Venezia è la
sua bella Biblioteca, oggi riorganizzata neil magnifico primo piano del palazzo F oscari, intera .
mente affacciato su1l divino paesaggio dei Cana1
Grande. La Biblioteca delristituto veneziano si
è :rapidamente arricchita, pel concorso liberale
di enti pubblici e privati, di s·ngol.i autori e donato'l"i, tra cui Ja raccolta completa deil Ferrara,
ricca di parecchie migliaia dii opuscoJi oggi diventati assai rari : essa cura particoJairmente la
racco1ta della vasta letteratura sui varii rami delle discipl'i ne commerciali ed economiche, da disponibilità delle serie di pubblicazioni periodiche, italiane ed estere, di tutti gJi enti commerciali, Ministeri, ufficii statistici, Camere di Com1
r
DELL'INSEGNAMENTO COMMERCIALE
mercio, ecc. In questi recenti anni, aH'a sua riorganizzazione e sviluppo si è alacremente dedicato il prnf. P. Rigobon, antico a:l'l ievo deilia Scuola, ed attualmente ordinario di Banco-Modello e
succeduto alil' illustre suo maestro, prof. Fabio
Besta, nella Direzione d.ell' Istituto. bl Rigobon ha
particolarmente curato la letteratura economicocontabi1le; la letteratura periodica commerciale,
le Riviste, di cui vi sono ricche serie, italiane e
straniere. 111 Rigobon sta prepariando una organizzazione più vasta ed efficiente, che elevi la
Biblioteca al tipo del « Laboratorio di Economia
Politica « S. Cognetti de' Martiis >J di Torino, naturalmente specializzato neil campo commerciale
e co·llegando1o agl,i insegnamenti deil feconomia,
statistica, geografia commerciale, ecc., che si
svolgono nell'Istituto, in modo da sviluppare le
ese,r citazioni e gli studii scientifico-pratici degli
studenti, la preparazione di monografie, iil continuo completamento degli insegnamenti orali,
ecc. Infine, una i.istituzione caratteristica ed importante è J' cc Associazione fra igli antichi studenti di Ca' F oscari », ,la quale, benchè di carattere privato e spontaneamente formatasi, completa l'azione ed
funzionamento de'l grande Istituto commerciale : costituitasi circa vent'anni
fa ( 1898), costantemente presieduta datl benemerito prof. P. Lanzoni, l'Associazione dei cafoscarini ha tra i suoi scopi di mantenere uno spirituale colJegamento tra i giovani che ala' Istituto
hanno appartenuto, sparpagliandosi poi per le
vie commerciali de·l mondo, salendo non di rado le vie della ricchezza e dehla fama; con apposito Bollettino dà periodiche notizie di tutti; ii a iuta con Borse e premii alle opere mig,liori da essi pubblicate nei pr,imi anni, con piccoli prestiti
sull'onore; ne cura il collocamento, li tutda nei
iloro diritti ed interessi legittimi, mantiene, insomma, i ricordi, le amicizie, Ja solidarietà formatasi negli anni dehl:a ixeparaz,ione, anche
quando le necessità del,l a fotta e del1'la vittoria
nel campo dei comme1ci e deglli affari !hanno div,i~o! ciascuno per la sua via, i giovani fatti uom1n1.
Lo sviluppo delilla Scucila dli Venezia può essere
indicato da queste cifre. Il totafo degili iscritti per
anno è stato, negli ultimi 40 anni, il seguente :
a
1876-77
1877-78
1878-79
1879-80
1880-81
1881-82
1882-83
1883-84
1884-85
1885-86
I 886-87
1887-88
75
92
135
130
126
132
135
110
102
82
88
91
1888-89
1889-90
1890-91
1891-92
1892-93
1893-94
1894-95
1895-96
1896-97
1897-98
I 898-99
1899-900
97
109
122
115
111
129
134
152
158
133
158
167
87
LE I. I. I. - - - - = = = == = =
1900-01
l 901-02
1902-03
1903-04
1904-05
1905-06
1906-07
1907-08
1908-09
1909-10
1910-11
1911-12
1912-13
1913-14
1914-15
1915-16
169
174
179
195
186
173
177
177
==
= == == = == = = - - - - - = - - - - - - -- - - - - - - - - -
188
196
201
222
267
285
360
306
Per la provenienza regionale, questi 6338 iscritti si distribuirono così :
T otale provenienti
i critt i
dal 1876 al 1910-11
Venezia (città}
Province venete
Lombardia
Piemonte
Ligu ri a
Emilia
Toscana
Lazio
Marche, Umbria, Abruzzo
MerÌdionali
Sicilia
Sardegna
Austria-Ungheria (cOIIIlprese
le province ital.iane)
Svizzera
Turchia
Altri Stati
T otale provenien ti
isc ri.tli
dal 1911 al 1915-1 6
77
273
147
55
858
1102
374
136
62
354
9
159
157
13
118
229
136
26
296
62
301
602
346
152
I
26
93
9
9
41
17
95
Come si vede, se cospicua fu la partecipazione
deillle regioni più vicine, largo fu pure l'accorrere da lontane regioni, i cui giovani avrebbero piu
comodamente potuto fermairsi in più vicini Istituti. Quali risu ltati ebbero queste frequenze, e
quindi tutta l'azione dell'Istituto, in quaili campi
d'azione finirono d1e preparazioni consentite dai
suoi insegnamenti? Dati comp1eti non esistono:
ma, su circa 850 laureati e diplomati dalll' Istituto,
ho potuto calcolare questa sommaria distribuzione ne'll e viarie professioni, impieghi, attività industliialli, commerciaili, amministrative, ecc. :
Diventarono : proprietarii dirigenti, soci, gerenti, ecc., in proprie aziende commerciali, industriali, agricole, rapp:resei1tanze, ecc., 142 laureati. - Diriettori, contabili, impiegati in aziende commerciah-industriaJ.i, viaggiatori di commercio all'interno o aU' estero, istitori, amministratori di case e patrimonii: alil' estero, 50 laureati; in Italia, I 07. - Direttori od impiegati di
Banche, banchieri, agent•i di cambio : 79. - Direttori, impiegati, aJgenti e irappresentanti di imprese di assicurazione : 33. - Liberi professionisti (Tag·i onieri, periti, consulenti, ~legali) : 40. Impiegati, direttori, ispettori di ferrovie pubbliche e private, in ltailia ed all'estero : 12. - Con-soli: 23; addetti comolari commerciali: 2. 1
(Continuazione e fine al prossimo numero).
Impiegati ne~ ufficii delle Dogane, Corte dei
Conti, Tesoro, Ragioneria dello Stato, Commjssariato : 23. Impiegati, segretar•ii, direttori,
amministratori di Camere di Commercio, -e nti locali e morali; impiegati di amministrazioni estere : 56. - A l tri impiegati de]lo Stato (Finanze,
Interni, Agricoltura, Industria e Comm., ecc.):
62. - C'è, infine, iil 1gruppo dei professori formati dalle sezioni magistrali: di e conomia, scienza
delle finanze, statistica, diritto, geografia commerciale : 48; di 1ragioneria, computisteria, , banco-modello : 98; direttori o professori di altre mate;ie : 13; lingue ~oderne : 65.
Scorrendo questa 'lista, mo-l ti nomi vi si potrebbero rilevare di uomini che, in ogni campo, altamente ne fecondarono gli insegnamenti: grandi industriali come i!l Binda, l' on. Odorico, ecc.;
banchieri, come l'on. Stringher, '1'on. Litta, ecc . ;
persona1ità della burocrazia, come il Dragoni; economisti insigni, come il prof. F. flora delll'Università di Bologna; R. Dalla Volta, direttore
dell · Istituto Alfieri di Firenze; i professori A.
Bertolini, Bera:rdi, ecc.
E le cifre dicono come la preparazione abbia
servito a tutti i rami delil' attività commercia,l e : a
formare '1a buona cultura dei proprietaria di imprese; la parte superiore del grande eserrcito degli impiegati del commercio, banco, assicurazioni, ferrovie; i professionisti ; gtli impiegati delle
amministrazioni contabili, i futuri preparatori
di un'altra gioventù commerciante.
lel suo complesso però, - a parte il a frequenza numer.ica di studenti -- l'Istituto di Venezia,
dopo un periodo di grande floridezza, sì che divjdeva col Belgio il primato de11 'istruzione commercialie superiore, ha attraversato un periodo di
deoadenza, o rallentamento, ie cui cause in gran
parte risalgono a condizioni generiali a tutti i nostri Istituti superiori di commercio, e che i provvedimenti presi dal I 906-90 7 alla legge 1913 tendono ad eliminare.
Esso attraversava, aHo scoppio del'la guena,
ed attraversa, un peiriodo di riorganizzazione.
Giova augurare che, durante la guerra, g!i uomini eigr,e gi che vi lavorano , preparino qu ene ulterior.i modificazioni, quei nuovi indirizzi ed iniziative le quali, senza interrompere le gloriose
tradizioni dell'Istituto, lo collochino in modo definitivo nel rango universitario, che deve, coi suoi
confratelli, avere, diventando o, megl:io, continuando a diventare sempre meglio più efficace
fucina della élite economica che dovrà domani
ricostituire la ricchezza de,llla patria e ritentare le
vie diel mondo commerciale, con l'eroismo e l' avventuroso ardimento che in questi giorni inghirlanda di glpria le opere dei cafoscarini sui campi
di battaglia .
Gino Borgatta
già processore di economia politica,
politica commerciale e legislazione
doganale nel R. Istituto Superiore
Commerciale di Venezia
GLI OSSERVATORII
INDUSTRIALI E COM::
MERCIALI DELLE I. I. I.
IN TUTTO IL MONDO
I Ra.pporti del mese di Ma.ggio da.:
A tene - Bangkok ( Siam ) - Ba.rceUona. - Bom~ (Congo Belga. ) - Londra. - Madrid
New York - Parigi - Shanghai.
(Nostri servizi particolari)
ATE
CIO' CHE
~
E
PUO' ACQUISTARE IN GRECIA.
Ho segnalato già l'interesse che nel momento attuale
ha il commercio greco di fornirsi s,ul mercato italiano e la
conseguente forte domanda di nostri prodotbi da parte di
Case greche. Osservo ora che anche i nostri industruali
hanno convenienza di acquistare dalla Grec<ia alcune materie prime, che in tempi normali impoTtavano da altri paesi produttori di Europa e d'altri continent,i.
Questa reciprocità di interessi ha portato ad un accordo
fra i due Governi per lo scambio dei prodotti più necessa rii. La Grecia, povera di industrie , ha bisogno, più che al.
tro, di prodotti manifutturati , ma essa ha anche assol,u to
bisogno del nostiro zolfo per combatJtere le malatt ie dei vigneti e assicurare in tal modo la produzione dell'uV'a di
Corinto, che costituisce la principale s,ua ri,s orsa , la cui
mancanza sarebbe esi.zia.Je per l'economia qel paese.
No-i possian10 ora comprare in Grecia:
a} il tabacco, di cui si fornisce direttamente la nostra
Amminis,t Tazione de1le Privative;
b) le pelli ovine e caprine, del peso non superiore ai
120 chirlogrammi, i cento pezzi, per l'industria delde ca1zature, dei guanti , dei marocchini, oltre che per la confezione di pelliccie per i soldati;
e} la colofonia, o pece greca , per La fabbnicaz.ione del
sapone, della carta, delle vernici e degili espLosiv'i ;
d) fra i minerali : la magnesiTe, per la preparazione
del materiaile refrattario per gli alti forni; e la cromite,
per le munizioni;
e) i rottami di ferro ;
f) la va,l,Lonea, per la conci.a delJe pelli;
g) gli stracci, per la fabbricazione dellla carta;
h) i bozzoli ;
i) le f,e ccie di vino , per l'estrazione del c remore di tar.
taro;
l) le ossa di animaJJ, le budella secche di ovini, e altri prodotti dli, minore importanza.
Lo smeriglio di Naxios , occorrente per le munizioni, o ltre
che per la fabbricazione di altri ogget'bi di metallo, del vetro e della porceLlana, non si può , nel momento attuale , ri.
bi.rare direttamente dalla Grecia, poichè, ad evi,tare pericolose speculazioni, il Governo francese , d'eiccor do coi Governi al1leati, ha monopolizzato tutta la produzione greca, costituendone depositi a Marsiglia, di dove gli industriali delle nazioni alJeate possono ri bi rarlo nei limiti delle quant ità
assegnate a ciascuna nazione, facendone domanda al Ministero francese degli Armament i.
Soggetti a divieto assoluto di esportaz,ione dalla Grecia
sono più specialmente la lana sud,icia e l'acquaragia , per
il b isogno che se ne ha in paese .
Quanrto all'ol~o d'oJ.iva, che noi a,v remmo interesse d i
compriare quest'anno dalla Grecia, il raocolto greco , seb bene sia stato i,n generale abbondante, è ritenuro non sufficiente per il çonsumo locale, dato che si dovrà sopperire
con l'-oHo d'oliva alla mancanza del burro , dei grassi in ge.
nere , del perrolio e dei lubrificanti, che non si possono,
P..eMe attuali difficoltà, importare dall'estero .
Date le peculiari suesposte cond1i2'Jioni, già si trattano fra
i due paesi ottimi affa11i, che potrebbero svil,upparsi su vasta scala con rec,ipnoco vantaggio non solo per il presente
ma anche per Le relaziioni del dopog1Uerra , se non facesse ro difetto i mezzi di trasporto sulle linee marittime, se da
noi si fosse più larghi e più solleciti nel ri!.ascio dei permessi di esportazione , e se non vi fossero tante altre diffic oltà
derivanti dalla situ~zione, fra le qua!li va segnalato il ritardo con cui, in Italia più che altrove , si proce.de alla spe.
diziione e alJa consegna dei telegrammi di commercio.
La eliminazione, nei Hmiti del possibile , di questi incopvenienti forma tuttavfa oggetto di strudào da parte delle no s tre Ammiinistrazioni governative e dei R. Uffi cà di Gre cia. - C. D. M.
89
LE I. I. 1·.
- - - - - - - .-- - - - - - - - = - - - - - = - = = - - = = = = = = = - = =-==
BANGKOK (SIAM)
UNO SGUARDO AL SIAM - PAESE D'AVVENIRE - LE RELAZIONI CON L'ITALIA
UN CAMPO ALLA NOSTRA
ESPORTAZIONE.
Che cosa è il Siam? Un paese quasi sconosciuto in Italia, dove si era usi finora gruarda,re aU 'Estremo Oriente
come ad una terra del sogno, alla sconfinata regione di
cui, seicento anni addietro, Marco Polo, dalla prigionia
genovese, aiveva dettaite le prime impression'Ì entusiaste .
Un vago codino ondeggiante sopra una variopinta tonaca di seta , due punti interrogat ivi emergenti da un minuscolo paio di pantofole pechinesi, due occhietti obliqui e
ammiccanti ... le <e geishe :o, il fior di loto, un par-aventino
col <e F uji :o fumante e le rondini, dai nidi preliballi, starnazzanti sopra un paesaggio ~reale : ecco che cosa 1'Estremo Oriente esprimeva alla massa gr:ig,ia del pubblico
italiano. Non poca parte nella criistall:izzaiione di questo
c oncetto di maniera, era dovuta a ciò che artisti, scrittori,
cor,rispondenti in missione romanzesca, si erano forzati di
vedere e di fair scorgere dti un mondo ohe non ha nulla
di fantastico se non nella fantasia di chi se lo foggia in tal
guisa; di paesi, d i fogge e di abiti primitivi che non hanno alcunchè d i strano per chi consideri l'abito come estetica espressione del rapporto fra uomo e cldma, fra costume e credenza religiosa. Tutto ciò, diluito nella prosa
scintillan te di qualche virtuoso dell'articolo, di un tourist che della vita di un paese non può afferrare che il lato superficiale e fuggevole, aveva creato quell'eterno cliché
esotico, caro alle bas-bleus sospiranlli ai lan,guidi meriggi
tropicali , ai tramonti d'oro, alle grug,lde degli wats misteriosi e giganteschti : o a qualche pseudo intellettuale rimast01 nel sogno voluttuoso dell'adolescenza.
Qual campo immenso di interesse non presenta invece
l'Estremo Oriente , ormai nostro alleato e sos,pinto s,u una
rapida via di progresso, nel suo dup1ice aspetto economiico
e politico I L'India, la Cina, il Giappone, il S.iam. Vediamo cogli occhi della realtà ciò che si presenta al nostro
angolo vis uale.
* * *·
on vonei qui ripetere ciò che, iin molte occas ioni, su
d iversi giornali, ebbi agio di diire di questo paese, il quale
acql.llistò forse una qualche notorietà in Italia per avere
partecipato ufficialmente alla Esposizione di Torino del
1911 e per aver recentemente istituito una Rappresentanza
Diplomatica in Roma. Un Regno assoluto e una Monarchia temperata, un Sovrano iJlurninartJo, di idee liberali , e
una casta di nobild eletti, parteoipanlli a:lJ'alta amministta-zrione, circondati da una ossequente teoria di burocratici ,
fra i qual,i accenna a crearsi una b01rghesia ; un popolo
che non discute gli avvenimenti che per verba magistri,
col cervello, cioè, dei p:roprii dirigenti ; ecco un insieme
atto ad essere foggiato con non troppe difficoltà e incanalato verso una meta di reale progresso.
Dal gtiorno fa cui la Francia, forzato iil passo dti Paknam
(21 h1glio 1893), intimava al Siam queliI'ultimatum, seguito da una breve campagna, che urtò le s,uscettibilità indigene e seminò rancori solo oggi assopiti, aill' epoca dei dissidi,i fra Inghilterra e Francia per il predominio su questo
paese, defindti ,colla Convenzione ang:lo-francese del 15
gennaio 1896, che ga!I'antiva l'iiintegtjtà delila vallata del
Me-Nam (creando così l'État-tampon fra i possedimenti
dei due potenti vicini), sino all'ultimo Trattato anglo-siamese, che arrotondò i Federated Malay States bTitannici
di tre doviziosi Sultanati, in oambio deHe cedute Capitolazioni, mo1t'acqua è passata sotto i ponti, in parte ita-
90
Hani, di questa capitale, ed una g,rande evoluzione si è
compduta nella politica estera ed interna di questo paese .
P.rendendo le mosse da:lla interpretazione tedesca della
g,uerra sottomarina , contro la quale , in quaLità di firmatario
delila Convenzione dell'Aja, elevò queUa protesta (13 marzo 1917) che, rimasta senza eco, condusse alla dichiarazione di guerra agli Imperi Centrali (22 lugl io 1917), con
relativo iinternamento dei sudditi austro-germanici e liquid~one delle I-oro propr;ietà, ,questo Governo, il cu i
Deus ex machina è Rama VI medesimo , ha tenuto a porre in rilievo il concetto, ricorrente i,n ogni sovrana allocu zione, così come a guisa q.i refrain , in ogni puM>lico indirizzo, di voler essere considerato minor inter f3ares nella
grande famiglia delle nazioni.
In altre parole, si as,pira di veder cessato il Reg,ime Capitolare, marchio patente di ,u na civiltà meno progredita
e di concerioni etico-religiose ormai superate , considerato
oggi, politico entrave allo svolgers i delle libere istituzioni.
***
Il Siam ha un avvenire di grande prosperità dinanzi a
a sè, quando le risorse agricole saranno messe in p iena
efficienza, mediante vaste opere di irrigazione, g,ià progettate, ed una ~a,vìa politica economica venga inaugurata ,
atta a sottrarre H, contadino all'usura e a permettere il
frazionamento e la coltivazione di vaste estensioni di ter,reno tuttora incoke. Il sottosuolo , ricchissimo dei più ri cercati metalli, sarà poi suscettibile di più largo rendimento , quando verrà sfruttato con moderni metodi scientifici .
Inoltre , tostochè, a guerra finita, un assetto definitivo sia
dato alla politiica estera del paese, colla abolizione del Reg,ime Capitolaire e la emancipazione da influenze troppo
interessate, questo Governo non sarà più diffidente e guardingo ne1l'accettare quei capitali che occorrono per porre
mano alde g-randi opere che dovranno portare il Siam ad
uno stato fiorentissimo. Sarà allora una nuova epoca che si
schiuderà nella storia di questo paese, di cui noi dovrem mo ipotecare almeno una piccola parte di simpatie e d i
influenza .
* **
I~ Siam ha un bilancio che si aggira in media sui 70
milioni di ticals annui, un debito pubblico di otto milion i
e 750 mila lire sterline, una importazione, in cifre tonde ,
di ottanta milii.o~ ed una esportazione di drca cento milioni di ticals per il solo porto di Bangkok. Per ben comprendere il valore del tical, diremo che, in base al Gold
Standard Act (1908), ticals 13, o , al massimo, 13,33, equivailgono ad una lira ster'il,ina. Il rapporto fra la lira italiana
ed il tical è quindi det.erminato dalla cross rate fra Londra e Roma, non esistendo una corrente significativa d i
affari fra il Siam e l'Italia.
La nost:ra importazione, che è oggi nulla a causa della
impossibilità di ricevere merci dall'Italia, era, in med i<a , d i
500.000 ticals annui, e la esportazione, per i tre quarti
fatta indirettamente, oscillava, saltuariamente e senza
progressi.viità alcuna, dai 96 mi-la (1915-16) ai 4000 ticals
(nel 1916-17).
È da notarsi che l'anno siamese comincia col primo a,pri-le e finisce il 31 marzo.
Gli interessi italiani non possono dirsi rilevanti, ma notevoli e soprattutto s,uscettibili di maggiore incremento.
Sopra una quarantina di nostri connazionali, tutti in
buone posizioni, la maggiior parte sono impiegati presso
le varie Amministrazioni statali, e parecchi - dietro suggerimento del nostro Rappresentante Diplomatico in Bangkok - vennero anzi recentemente richiamati dal servizio
militare per riprendere i loro posti, alc uni (alle Ferrovie
del Nor.cl) in sostituzione di elementi tedeschi. É poi pro-
GLI OSSERVA TORI/ INDUSTRIALI E COMMERCIALI
babile che ingegneri, architetti, artisti, capomastri, ecc .,
già apprezzati in questo paese, possano larsi p~Ù larga strada in un prossi'mo avvenire.
Il commercio italiano è rappresentato da due ottime Ditte, qui stabilite da Lunghi anni.
Colla cessata impo.rtazione austro-tedesca vi sarebbe stato un momento Javorevalissimo per il nostro commercio,
ed a suo tempo - dall'ottobre 1914 fino ad ieri - non ci
stancammo di segnalare l'eccezionalità dell'ora. Ragioni
in parte preesis tenti. mancanza assoluta di bandiera mercantile nazionale in questi mari, insufficienza di mezzi e
sca:rsa pireparazione -in patria al grande commercio di e sportazione per l'Estremo Oriente, appoggiato dalla Banca - per non parlare dei divieti di esportazione e di tanti
altri incagli econom ici ed amministrativi - impedirono assoil,utamente di valers,i dell'occasione .
on d~scutiamo qu i
ciò che si sarebbe potuto fare ; poniamo solitianto in riliievo il fatto. Senonchè, vi sarebbe ancor tempo d1 preparare qualche cosa di concTeto per il dopoguerra.
Per non citare la Gran Bretagna, attiva a.cl oltranza e
realizzante profitti lautissimi, ed il Giappone, che trova
finahnente un rapido smercio a tutta la sua camelote confezionata sul modello tedesco ; la Francia - che ha qui
una Banca importante - già si prepara, col,l a istituzione di
una Camera di Commercio franco-cinese, a gettare le basi di una più vasta ~ntrapresa in questo paese, preludio ai
nuovi Trattati che verranno conclusi, ove, naturalmente
mediante compensi, come già prima, all'epoca dell'a:bolizione delJ e Capitolazionii in riguardo dei protégés asiatici,
si, cederanno i d~riMi in extra-territori-al.ità anche per i cittadini francesi. E l'Italia? La questione ha certamente dovuto essere posta sul tappeto e messa in opportuno rilievo: è quindi vivamente da sperarsi che essa non farà la
grande .rinuncia per un miserrimo piatto di lenticchie , nè
tanto meno in base a quell'idillico principio (che nessuno
pensò mai d:i. tradurre in pratica), mediante il quale una
teor.i.a ci afferma dovere le Capitolazioni cadere ipso facto
quando le ragioni che le determinarono (civiltà arretrata ,
ecc.) siano venute a mancare.
È storia di ieri l'ultimo nostro Trattato (8 aprile 1905),
col quale, senza alcun compenso nè verun pratico intend imento, si cedettero i diritti di extra-territorialità per alcune provincie del Nord. Errare humanum est; perseverare
diabolicum, o, megLio, inverosimilmente ingenuO' in questo caso. Riflettiamo , quindi, e non attendiamo che il fatto compiuto da parte di altre Potenze ci costringa a rimanere colle proverbial,i mani nette di infausta memoria.
***
Non è oggetto, di queste brevi note l'addentrars,i nella
delicata questione degli eventuali compensi da ottenersi
da parte nostra. A prescindere quindi dal compito che a vrà la nostra diplomazia nel segnalare e preparare il terreno favorev.ole a nuove stipulazioni cementanti più strette
relazioni fra l'Italia e il Siam, e riferendoci al nostro commercio di importazione e di esportazione, vi sarebbero dei
mezzi per cercare di estenderlo maggiormente. Il Siam importa tutto dall'estero, nè è probabile che per lunghi anni
ancora si abbiano a stabilire grandi industrie loea'.li. Ad
eccezione delle acque gassose, del g,hiaccio, del sapone e
del cemento (di cui si importano pure grandi quantità), il
Siam è per il resto tributario dell'Europa , dell'America e
del Giappone. I soli manufatti di cotone e di lana, di seta
e di lino, le stoffe varie, i fili cucirini, ecc., formerebbero
un ottimo sbocco alla nostra fio·r ente industria tessile e
c.otoniera. Le maniifatture di metaillo (ferro, acciaio, zinco), giH apparecchi elettrici, le automobili, le motociclette, Je biciclette e loro accessorii, il materiale ferroviario, le
armi e le munizioni, i manufatti di caucciù, i prodotti chim ici e gli apparecchi fotografici, gli apparati scientifici ,
le orologerie, la carta ed i manufatti di carta, i medicinali , i cappelli, i saponi e le profumerie, i marmi e le
opere d'arte, le pietre per industria, il mobilio in legno ,
gli ombrelli, le chincagLierie, le cdltellerie, i rasO'Ì , le forbici, gli attre~ per l'agricoltura, le macchine per mulini
da riso, ecc. ecc., ecco un canipo vastissimo nel quale la
nostra industria potrebbe affermarsi.
Le conserve e tutti i generi alimentari in iscatola, gli olii, i vini, gLi spiriti, ecc., potrebbero egualmente formare
un discreto cespite per la nostra ~portazione.
Il S iam esporta: riso, legno di tecco e stagno: i tre prodotti principali del paese, nonchè: wolframio, piombo,
benzoino , stickkc, gomma , cardamomo , spezie varie , pelli di vacca e di buffalo, pepe, legno d'ebano, sapan ed
altri legnami preziosi, avorio, pell.i di armadillo, ossa d i
tigre e nidi di rondine, questi ultimi articoli esportati soprattutto in Cina, ove servono alla alimentazione prelibata o alla farmacopea indigena.
Oià altrove (in Rivista Coloniale e Caffaro), ho prospettato, anche recentemente, la vitalissima questione della nostra linea di navigazione per questi mari, condizione esser.ziale perchè una seriar e proficua corrente d'affari pos sa essere stabilita fra l'Italia ed il Siam. Qui dirò che non
sarebbe inopportuno che l'iniziati.va privata fosse in qualche modo appoggiata, e non esito ad affermare che una
grande Società anonima per il commercio di ~portazione
e di esportazione, con servizio bancario e Agenzia di navigazione, potrebbe di un colpo far progredire il giro di
affari fra i due paesi. ·
Per cominciare, occorrerebbe intanto che i nostri esporwtori si riunissero in gruppi o Consorzii, a seconda de i
d iversi centri produttori, e, con un contributo relativamente modesto in paragone degli utili da ricavarsi, mandassero ogrui anno viaggiatori con campionarii assortiti ,
quailora non si volesse l'istituzione di una Mostra campionaria rpres o la R. Legazione in Bangkok, come già fu
proposto dal ministro d'Italia in questa Residenza. Tale
Mostra permanente, la quale dovrebbe comprendere ogn i
sorta di prodotti italiani, cataloghi, listini, ecc., che gli indu striali dovrebbero tene:re al corrente, richiederebbe una
spesa annua relativamente non elevata, e, se affidata a
persona intelligente, varrebbe a formare come un piccolo
nucleo di informazioni , in grado di fare opera utile di penetrazione. Essa potrebbe stabilire rapporti diretti fra compratori solvibili e produttori in ltaiLia, intermediaria la
Banca, che, con facilitazioni, potrebbe agevolare le operazioni, garantendole.
Lo stesso dicasi per l'esportazione, per i cu.i articoli det to ufficio spedirebbe campioni, informazJoni. ecc., étl, Consorzio degli importatori, che dovrebbe formarsi in Italia in
seno a quello degl,i esportatori medesimi, per rendere gl i
scambii più diretti e coordinati.
Queste, i n breve, le Linee generali della questione a un
tempo politica e commerciale, che merita peraltro l'attento esame dei nostri competenti. - G. B.
BARCELLONA
LE POSSIBILITA' DEL MERCATO SPAGNOLO.
Il di-r e che la Spagna è un mercato ben poco conosciuto
in Italia, non è o'he ripetere per la ennesima volta la stessa cosa: sarà, se mai, molto più interessante cercare i
motivi di ta1e anomalia, ed insieme anche il rimedio.
Senonchè, i motivi non sono nè strani nè illogici. L'Italia cominciava già a stabilirvisi con qualche vantaggio su
91
LE l. I. I.
questo mercato, quando ancora non aveva la forza dii espansione commerciale che ha al giiorno d'oggi; disgrazia.tamente, sopravvenne la rottura commerciale fra le due
nazioni con la conseguente guerra di tariffe, che, mentre
nessun danno recava alla Spagna, dava: invece un ben duro colpo alla nostra corrente di esportazione. Infatti, l'Italia
rompendo le relazioni commerciali, si limitava ad applicare la sua tariffa generale, la quale, in defìnitiV'a, se è più
elevata delle tar.iff e convenziionali, no,n lo è maii tanto da
.risultare proibitiva. La Spagna poteva continuare la sua
importazione in l>talia con così poco sacrificio, che, invece
di vederla diminuire, la vide aumentare progressivamente.
Per contro, lra Spagna, che ha un sistema doganale più
logico del n,ost.ro, ossia la tariffa a due colonne , delle
quali la seconda sarebbe come la nostra tariffa generale,
appJicò la prima colonna alla nostra iimportazione, col,pendo così duramente le nostre industrie e stabilendo un vero
e proprio dazio proibitivo, tanto che la nostra impor:taz,io ne in lspagna subì un tracollo del 50 per cento, mentre
nello stesso tempo aumentavano la loro importazione F rancia, lnghiLteua, Germania ed altre nazioni, che sono superiori a noi di cinque, sei ed anche sette volte.
NO!Il dobbiamo però credere che sfa la guerra di, ta.riff e la causa vera ed unica per cui ci troviamo quasi assenti sul mercato spagnolo: questa, se mai, ci avrà fatto
perdere molto, ma a!Ilche prima del 1904, epoca delJa rottura, noi eravamo ~ora ben poco conosciuti sul mercato.
La guerra di tariffe, più ancora che materialmente, ci
dannegg,iò mO'ralmente, distog,liendo il commercio italiano
dal pensare al mercato spagnolo, e questo è · tanto vero,
<:he, appena avvenuta la rottura,• cessò quasi completamente l'iimportazione di molti prodotti italiiani che pure
non erano affatto colpiti dall'applicazione onerosa delle tariffe. Così l'Italia, dopo aver curato questo mercato , lo ha
poi abbandonato quasi del tutto, mentre le sue energie,
il mi,r abile risor,g ere delle s,ue industirie avrebbe potuto
darle un posto avanzato fra le sue concorrenti.
Infatti, la Spagna, ricchissima di materie prime, è industrialmente povera e riceve dall il'estero quasi tutto quan to va sotto .i;! no.me di articolo fabhricato. T og:liendo i prodotti della industria del sughero, dei oaip,pelJi di paglia e
della industria tessile, si può dire che per · i manufatti la
Spagna è completamente tributaria de11' estero. Il mercato
offre per l'Italcia le seguenti caratteristiche: poss,i bilità per
noi di trovare qui le materie prime che ci mancano per
l'incremento sempre maggiore delle nostre industrie; opportunità di coll.ocamento qui del capitale italiano che dovrebbe entrare a far parte delde im!J)rese minerarie e siderurg,iche spagnole ,p er lavorare qui il mJneraJ.e e portare
in lta!Jia ghisa, l,ingott1i dii rame, ecc., eliminando la gravosa
spesa di trasporto dii mineraila il cui 50 per cento rappresenta pura perd•ita; possibilità di assicurare qui un ottimo
sbocco alle nostre industrie, sostituendo molta parte de!Ja
importazione tedesca ed austriaca.
A questi vanta,ggi, altri se ,n e a.gg,i,ungono, quali la vicinanm fra i porti italiani e s,pa.g,noli, il gusto ed uso spagnolo analogo aJ:l'italiano , così da n001, costituire necessità
di portare profonde alterazioni nei nostri generi dri fabbricazione, l'analogia del Hng.uagg,io, e s~attuto la simpatia reciproca fra le due nazioni soreilJe. Ed aggi,ungia:m o
pure la n~cessità di aumentare le nostre relazioni commercia!~ colla Spagna, perohè le stesse concorrano a rendere
più stretite le relazioni intime fra questi due paesi che, assisi entrambi sulila ricca sponda dello storico Mediterraneo ,
testimone delle loro fortune, e seg.natii entrambi della gloriosa tmpronta del genio latino, sono destinati ad essere
sempre più strettamente uniti sulla viia del progresso. -
C. B. A.
92
BOMA (CONGO BELGA)
UN VASTO CAMPO PER L"INDUSTRIA COTONIERA.
Molltissimi sono i oataloghi, mandati qui dall'ltaHa, d i
macchine in generale , instahlazi,oni elettriche, materiale da
costruzione in ferro, materiale fenoviario, automobil.ti e sirr.il,i. Forse, data la siruazione neHa quale si troverà l'indus!Jria bel.ga alla fine della guerra, si potrà ottenere l'ordì.
nazione di qualcuno di questi articoLi in, Italia; ma sarà
questo urn commercio occasionale, poichè è noto che la
nostra industria sidemrgica in genere non è in cçmdizione
di battere la concorrenza di queLla belga.
Pochissimi s ono i cataloghi ricevuti riferentisi invece al la nostra industria cotoniera', meroerie, cappelli, biancheria; pochissimi quelli .riferentisi ai vini; nul,l a per quanto
rig,uarda i viv~ri in scatola, paste alimen<tarJ , olio, formaggi. Irnvece, era precisamente su questi prodotti della
nostra industria , che in quantità apprezzabile già giungeva.no indirettamente, e continuano a giungere indirettamente, su questo mercato, p11ovando così di battere le simi>la.ri industrie estere , che il Consolato dii qui aveva in
molti rapporti richiamate all'attenzione del nostro commercio.
I nostri commercianti debbono persuadersi dell'iimportan.
za che questi:> me,r cato va assumendo. Lo provano le statistiche comparative delle importazioni di alcuni articoLi p iù
interessanti, che s,ono di coris,umo degli e•uropei (oggetti
di vestiario, biancheria, mercerie, vi:veri, vini), e di consu mo degli indigeni (cotonate, biancheria ordinaria, oggetti
di vestiario, mercerie ordinarie, chincaglierie) .
E non esito ad affermare che l'aumento che si osserva
nei consum,i con tinuerà in progressione geometrica, perchè
iLlim Ìfllate sono, si può dire, le ricchezze naturali di questo
immenso paese, che cominciano solo .ora ad essere sfruttcte; e il certo svi'lupp,o commerciale al quale esso assurgerà rapidiissimamente, aumenterà il consumo degli articoLi per i ndigeni e chiamerà qu i un g,r an numero di europei , aumentando così anche il consumo degli articoli ad
essi destinati.
Dovrebbero essere ma-ndati a questo Consolato campion i
e catalog,hi di t,ipi di cotonate, d i. « Blaudruck », di cc kak » ,
di varie qualità, di coperte di cotone per una persona. d i
« drill » varii imbiancati, di fazzoletti stampati, di biancheria personale , cappelli, ombrelle, mercerie, avvertendo che questi articoli debbono comprendere generi abbastanza fin~ per europei, e ordinairii per indigeni.
Cataloghi per generi alimentari, vestiti fatti per uomo ,
ragazzi e bambini, in « driU » bianco e cc kak,i » varii, bianc heria da taivola, da letto e da toilette, scarpe di tela e
cLi cuoio.
Sia tenuto presente che I.e pezze di tutti i tessuti debbono avere una lunghezza di yards 7 e mezzo, ad eccezione
dei cc drill » bianchi e « kaki », le pezze essendo d:i 40 a
50 vards.
I~fìniti sono i tipi di cc Blaudruck », le pezze dovendo
però avere un'altezza di 30 a 32 pollici.
Sia anche ten1Uto presente pel futuro che, qua!Iltunque
qui sia ufficialmente in vigore il sistema metrico decimale ,
tutte le trattaziani per tessut,i so,no fatte sulle misure inglesi. Sia pure tenuto presente che la Ungua del paese è la
francese, e che perciò i cataloghi debbono essere redatti
in questa lingua.
In nn recente viaggtio che feci a K inshassa, H più grande centro commerciale di questo paese, ho preso accordi
col presidente di quella Camera di Commercio per fare
anche colà una esposizione di cataloghi e campioni ita-
- - - - - -- - - - - - - -- -- --
GLI OSSERVATORI/ INDUSTRIALI E COMMERCIALI
liani. Se il nostro commercio vorrà mandare catalogihi e
campioni, che siano ben presentati, di facile spoglio ed
esame (per i tessuti, jn l.ibrti, come alcune Case fanno già},
non duibi&> punto che si giungerà ad un risultato pratico.
LONDRA
LIBERA AMMISSIONE
DI MERCI ITALIANE DI VIETATA IMPORTAZIONE.
In v irtù di un accordo recentemente concluso fra il
GoveTno italiano ed il Governo britannico, le seguenti
merci di vietata importazione sono ora ammesse h"beramente nel Regno Unito quando siano di proven ienza italiana : Tessuti di cotone in pezza, tinti, stampati e colorati,
comprese le tappezzerie, passamanerie e galloni; Guanti
di pelle e di stoffa; Cappelli; Bottoni; Stringhe e lacci da
scarpe; Nastrino vegetale; Reticelle per incandescenza;
Scope e spazzole; Cornici e aste dorate; Articoli di fan tasia (escluse bambole e giocattoli); Vini, compresi il Vermouth, Marsala e Fernet (secondo le disposizioni doganali ora in vigore , l'estrazione dei vini dai magazzini doganal.i è però limitata a quantitativi corrispondenti a quelli
sdaziati nel 1916).
Per i manukttii di seta era già staita concessa la libera
importazione sin dal settembre dello sco,r so anno, e per le
aJtre merci non incluse nel.ila lista suddetta restano in - vigore le concessioni di importazione sotto 1,icenza, in quantità ridotta, fissate n.e l 1916.
Con questo nuovo accordo, che sarà certamente bene
apprezzato dagli industriali Jtaliani, è stata finalmente accordata la libera ammissione nel Regno Unito delle merci
che hanno maggiore importanza per iJ nostro commercio,
e dobbiamo essere grat i aJ Govemo britannico di tale provvedimento che avevamo insistentemente invocato con i1
pieno 'Convinci.mento che le derogihe a~ divieto a favore
delJe merci italiane non av1ebbero in ailcun modo agg,ravata la si tuazione del tonnellaggio.
MAD R ID
UNA GRANDE OFFICINA METALLURGICA.
Si annuncia Jia sbipulazione di un accordo fra BaJbcock
e Wilcox , grandi costruttori inglesi dii caldaie , ed un grup-
po di capitaListi di Biilhao, per la icreazione in questa dt tà
di runa offic-ina meta:llur-gica che sarà Ja pi ù importante
della Spagna.
Si è pertanto costituita una Società col titolo « Sociedad
Espaiiola da construciones , Babcock e ~ilcox ». secondo
le recenti. dispoSIÌZfoni .della nuova legige per l'incoraS1sfamento dell'industria spagnola. Per effetto di tale legge, il
Governo SPaJ81llOlo garantisce il pagamento di un interesse
del 5 per cento nel caso che ,g li uti.lii sociali fossero infeniori a ta:le s,aggio di interesse. Il capitale della nuova Società è d'i 24.000.000 di pesetas. L'officina occuperà almeno 2500 operai, ed è rp attuito che g,li acquisbi di materiale,
macchine, attrezzi, ec'C., saranno fatti di preferenza in l nghiidteirra.
NEW
YORK
LA GERMANIA AL BANDO, FINO NEI NOMI - LA CAMERA
DI COMMERCIO 1TALIANA PER IL DOPOGUERRA
La « Germania Fire lnsurance Comparny », una delle più
antiche Compagruie di Assricuraziora ohe esistano in Ame-
rica, essendo stata f.ondata sin da 1859, ha oamb iato il suo,
nome in quello di << Liberty lnsurance Cornpany of America)). Il cambiamento del nome - così si dice in un annunzio ufficiale - è stato imposto dal fratto che si dovevano e s,i devono distruggere molti equivoci che e ra.Ilio ingenerati in moltiissime persone, le quali credevano e credono che la Compagnia fosse tedesca. Sta in fatto che la
Compagnia venne fondata interamente da americani , e
molti suoi di•rettori furono uomini nobissimi , come il defunto ambasciatore Joseph Choate; G odfrey Hunter , g ià,
sindaco di New York ; Richard H oe; Ma-rcus W ard, già
govematore del New Jersey ; E. Ha!l, che già fu giudice
del,la Corte SUiPrema , ecc.
G li attual i diretto,r i sono tutti amer icani, ed i fondi della C ompagnia sono interamente investiti ~n valori am ericani .
*
La Commissione della Came.ra di Commercio Italiana di New York, che studia l' organizza:zrione del dopoguerra, ha incom inciato coll'inviare una J.ettera-ci,r colare a
tutti i soci , invitandoli a notificare alla Camera in quaH articoli essi siano più drirettarmente interessati , per poterli avve r ti.re opportunamente delle richieste di merce o di rapp,resenta,nze da e per l'Italia.
Si è messa in rapporto dhetto con tutte le Ditte che
hanno inviato dei cataloghi od hanno comunque sol,l ecitato l'assistenza della Camera, chiedendo campioni , prezzi .
ecc.
•
Ha mandato lettere a tiutte le Camere di Commercio def
R egno, aJle Associazi1oni industriali e commerciali ed agli
Istituti nel ,oui programma è compresa l'esrpansione commerc iale di'halia all'estero, sollecitando d'urgenza l'"nvio di
campionari.i.
Ha iniziato accordi con la. « Merchant's Association », la
« NationaJ. Association of Man,u facturers », La cc American
Exporter's Association » . l,a Camera di Commercio Federale in Washington, per una cooperaziione allo scopo, comune, specialmente nei riguardi dell'importazione italiana in
America.
Ha preso accoTdi con il cc Bureau of F orei,gn and Domes tic Commerce » di Washington, acciocchè i nom.i dei soc i
della Camera vengano reglistrati presso tl Bureau medesi mo, col genere di commercio a cui sono dediti , ed all'uopo ha diramato una nuova circolare ai soci, servendos,i del le not ifiche per com,pletare opportunamente la compila:-zione dell'elenco.
S.tia iniziando la compilazione di un cata·logo merceologico, il quale dovrà OQllT1prendere i principali prodotti dì
cui le Ditte italiane inform iino la Camera d.i volerne ceocarelo smercio negli Stati Uniti..
Stia preparando uno studio di prodotti americani in confronto a quel,li italiani affini , sia nella q,ualJi.tà che nell'uso .
nel sistema e nel costo d i produzione, per vedere qual.i articoH italiani possa,no introdursi qui con probabiLirtà di su ccesso in concorrenza a quelli ora predornrinanti sul mercato.
Si è messa in rapporto diretto con l'Unione del le Camere di Commercio di Roma , sollecitando un serV11.z10 continuo di informaziorni telegrafiche per la nostra Camera.
mediante un reparto speciale da istibu~rsi presso quell'Unione, bene inteso a spese della Camera di Commercio 1-taLiana di New York.
Sta studiando la preparazione d i uno speciale memoriale per quanto concerne i trasporti maiiittimi nell.e ddfficoltà
odierne, ma più specialmente a mostrare e spianare la via
a ciò che occorra fare appena cessato il presente stato a nonmail.e di cose.
1
93
LE I. I. I.
PAR ICI
Si fa osserviaire da.i più che la Francia è sempre stata,
e dovrebbe esse:r,l o ancma nell'a'V'Venhe , il mercato del de naro per eccellenza, e che parecchi mi1iardi francesi hanno annualmente emigrato all'estero per in.finite specie di
imipiego . Ora, il volere imporre proprio in Francia una tale restriz.ione e violazione nel diTitto di pro~ietà e disponih iLità delle propr,ie cose, non può essere scusata che con
le sUipreme necessità del momento.
·
Ma guai, si dice dia p iù parti, se domani questa legge
ai-sumesse un carattere permanente. EqlUIÌvairrebbe a distrugigere in P'OCO tempo il progresso di secolù e secoli.
LEGGE SULLA ESPORTAZIONE DEI CAPITALI - AUMENTO DELLE TARIFFE FERROVIARIE - INCREMENTO DEI
TRASPORTI MARITTIMI - NECESSITA' DELLE BANCHE
DI ESPORTAZIONE - CONTRO LA STATIZZAZIONE
DEI SERVIZII - GLI SCAMBII FRANCO-ITALIANI - FIERA DI P ARIGl - COMITATO INTERMINISTERIALE PER
LE MACCHINE E GLI UTENSILI MECCANICI - RINCARO
DEI VIVERI - LA REQUISIZIONE DEL PLATINO - LA
È stato presentato alla Camera, .e sarà ben presto ap.
LINGUA ITALIANA IN FRANCIA - I VINI ITALIANI IN
provato, un progetto di legge avente per oggetto taumenFRANCIA.
to del 25 per cento deUe tariffe fenoviarie. Questo a.lU·
Il disegno di Legge sulJa esportazione dei ca;pitail.i, ap- mento andrà in vi,g ore cinque giorni dopo la pubbliicaprovato alla Camera francese dopo una tempestosa disous- zione fattane al puhl>lico per mezzo di manifesti, e termisione in cui i socialisti aocusarono le grandi Banche fran- nerà al 31 dicembre del sesto anno ohe seguirà quello in
cesi di avere più volte sovvenzionato l'industria tedesca, cui le ostilità saranno cessate. La legge non troverà alla
applica in parte le misure prese in proposito, per quanto Carnera opposi2lione, e, aipprovata immediata.mente, m ira
con finalità a volte un po' diverse, daJil'Jll'llghiltena e dal- a coprire il deficit d · esercizi10 delle reti ferr01Viarie di inte l'l,talia l'anno scorso, e dagli Stati Uniitù nel gennaio di que- resse generale, che raggi-unge ogg.i un miliardo e 650 milioni.
st'anno.
Ma bisognerà aspettare i risuLta ti finanziarii delle grandi
La legge mira ad .impedire tanto La es,portaz.io ne d i capUal:i, titoli od altri fondi daJ.'la Francia, quanto la impor- Compagnie, per vedere se veramente questo aumento cotazione di titoli esteri. Si spera con ciò di annulla.re i be- mincerà a far diminuire il grande debùto esistente. E ciò,
nefioi,i di coloro che, o perchè inrtermed'iarii, o perchè par- perchè contemporaneamente al progetto per l'aumento delticolari, non facevano che speculare s-uJla entrata o l'uscita le tariffe fer,ro.v.i arie sarà presentato il pro.getto d,i aumendei capitali; e, d'altra parte, si vuole impediire l,'invio dei bo di sa1arii ai ferrovieri. E questo aumento, stabHito in
capitali o titoli all'estero, per sottra1H daU'Jmposta globale franchi 1080 per ogni ferroviere, ~ quaLunq,ue categoria
a,ppartenga, porterà un nuovo onere per le Compagniie d i
sul .Yeddito, e a.i pe:r,~colii deilJa situazione.
Si è cercarto, però, per quanto possibile, che questa leg- drca 300 milioni all'anno.
(All'ultima ora apprendiamo che ambedue i progetti soge non rechi intralcio al commercio e ail1,a espainsione franno stati approvati e sono ormai leggi di Stato.)
cese.
*
1
Una prima eccezione al diviieto riguarda le Società o
Ditte francesi che risiedono alfestero, e dii cui non si vuole compromettere l'avvenire. Della stessa natura è l'eccezione creata per i capitail:i che emigrano nelle collonie o
protettorati francesi.
Una terza eccezione concerne gl,i stranieri ohe importano
merci in Francia. Con una speciale dichiarazione è consentito che i capitali francesi escano a saldo del prezzo
dehle merci importate. E , per ultimo, si è permesso agli,
stranier.i residenti aLl'estero e aventi depositi in Francia di
contlinuare ad effettuare prelevamenti sui loro depositi.
Questo, per ciò che rigiuarda l'esportazione di capitali o
titoli.
Ciirca il divieto di importazione di titol,i dalil'estero, anche qui si sono cTeate varie derog:he. Così che possono
venire tuttora importati :
a) i valori emessi dallo Stato francese d·opo iJ 1° agosto 1914;
b) i titoli scad1Uti rimborsabili in Francia e le cedole
pagabili pure in Francia ;
e) i titoli che erano di pr,oprietà delle persone che ne
sollecitarono l'introduzione in Francia prima della promulgazione delJa presente legge o dei quaLi div,e nnero proprietarùi dopo questa data ;
d) i titoli comperati o sottosc:r,itti anche dagli sttiiainieri in Francia dopo il 1° agosto 1914.
Tutta l'attuazione pratica della legge si basa poi su.i répertoires des opérations de change, istituiti pr,e sso tutti i
banchieri con legge 1° agosto 1917 . Così, per la legge attuaJ.e, qualunque trasferimento di somma superiore ai 1000
franchi non può essere fatto che per i!L tramite di un banchiere che tiene il suddetto répertoire.
AIJa legge però non è stata fatta, negli arm.bienti interessati , un'accoglienza favorevo1e.
94
*
Si continua in Francia a cond'Une una campagna vivissima affinchè iJ Governo voglia interessarsi sempre maggiormente dei trasporti mwiitt.imi. Così, ohe mentre si accenna ali' impulso che presso tutti gl,i Stati ailleati sii sta
dando alle costruzioni navali, si fa rilevare il danno della
ipers.istente immobilità delle costruzioni navali in F.rancia.
Inoltre, va sempre pùù accentuandosi la tendenza di far
miglforare i grandi porbi esiis,tenti e im.p ecHre la creazione
di nuovi che non siano giustificati da asso1uta necessità .
L' Assodation des Grands Ports Français, istituita per emancipare coffiiPletamente i g.randi porti della Francia, ha
tenuto una nuova r:iunione a MarsigLia, e la discussione si
è chiiusa col d iscorso dell'ex-ministro siignor Chaumet, il
qua!le ha reclamato l'indipendenza per butti, e ha terminato così : « Occorre libera iniziativa, sempre maggiore libera iniziiativa, e sempre minore interessamento dello Stato in questa iniztat,iva. »
*
Nell'alacre preparazione per le necessiità de1 dopogiuerra, è stato posto al:Io studio, a Lione, dal Comitato del.
la Fiera ben nota, un progetto che, se approvato, produrrà benefici effetti in un tempo non lontano. S.i sa che i tedescihi dovevano molto del loro successo nel coHocamen<to
dei loro prodotti, a l 1u,n go fido che accordavano ai clienti, fido che era loro assicurato dall'a,ppogigio validissimo cl i
grandi Banche di espo.rtazÌlone. Ed è ciò ohe si vuol fare
rin Francia. Auguriamoci che la creazione d i una grande
Ba1J1ca di credito per l'esportazione sia presto un fatto com.
p iiuto .a1I1che in Italia.
1
*
Contro la ,t endenza, che ha fatto molto cammino in
quas.i tutti i paesi, di statizzare determinati servizi-i, stanno sorgendo in Francia varie personalità del monck> economico e finanziario. Eloquente è la parola del prof. Mau.
rlce Ayam, il quale scongiura il s,uo paese di non mettenii
GLI OSSERVATORII INDUSTRIALI E COMMERCIALI
sulla via della statizzazione. Ricorda che la fmza organizzata della Gemiania era dovuta non alla staitizzazione dei
servizii, ma bensì alla ,origanizzazi-one e alla disciplina delle
industrie tedesche. mollte volte federate fra loro. Sopra
tutto, perchè egLi prevede che nel dopog,uerra le nazioni
nelle quali si svilupperà la statizzaz.i one saranno, neJ.la
grande concorrenza mondiale, rapida,mente battute e rovinate dalle nazioni nelle quali ,trionferanno i metodi individuali basati sul.la coordinazione deg1i s.for:zii.
*
Sono andati in vigore provvedimenti eccezionali temporanei per aiumenta,re la potenzialità del seI'IVILZÌo di transito ferroviar-io e di scambi-o dei trasporti tra Francia ed Italia. Essi regolano in maniera più sollecita i1 servizio diretto ~ra l'ltaliia e la Francia e contengono delle facilitazioni e delle semplificazioni nel servizio do.ganale. Circa
le operazioni di uscita, agU ordini opportuni provvede il
Mlinistero delle Hnanze , a cui gli esporta.torii dovranno prima avere comunicati tutti i dati relat~vi alle loro esportazioni.
*
Viene <1perta anche ques-t' anno la Fiera d,i Parigi ;
ma, invece di avere luogo suUa Spianata degJ.ii Invalidi,
essa avrà luogo s·ul quai d'Orsay e sul corso La Reine.
*
Carlo Dejob, secondo l'Hauvette, va considerato il primo
benemeri~o per lo studio dell',italiano in Francia, s tu&~
che cominciò a venk su quando egli, nel 1893, fondò la
Société d'Études ltaliennes, e venne, poi, incaricato del l'insegnamento di lingua e letteratura it~ana alla Sorbona. Da al1lora in poi J progressi furono lenti ma continui ,
e si possono così r~ass·umeTe :
Insegnamento superiore - 6 Università possiedono un
insegnamento più o meno sviluppato di lingua italiana:
Parigi, Ai,x, Bordeaux, Grenoble, Lyon e Montpellier.
Insegnamento secondario - 29 Licei maschiLi, 17 fem minili; 19 collegi maschili e 5 femminili; 6 cors i agg.iunti.
Insegnamento primario 10 scuole nonnah maschili ,
4 femminili; 26 scuole prima,r ie superiori. maschili e 11
femminili.
In complesso, l'insegnamento dell',italiano viene impartito m 6 Untversità, 76 Licei e Collegi, 51 Scuole primarie
e superiori.
L'Hauvette sostiene d1e il lavoro di diffusione della lingua ital:i,ana sia da estendere verso il Nord-Ovest e il Nord ,
dove è altrettanto radicata quanto dannosa opinione che ,
per utj,Jità commerciale, debhasii preferir.e la l,ingua inglese.
*
La notizia che la Francia aveva stipulato un accordo
"t stato creato presso il Miinisteiro dell'Armamento e
colJa Spagna, per ricevere da quella nazione in pletora videhle Fabbriche di Guerra un Comitato per le macchine e
utensili meccanici. Esso Comitato ha lo scopo•: I) di de- nicola 250 mila ettolitri di vino al me$e, aveva suscitato
terminare, centralizzare, coordinare e contTolLare i, bisogni
nazionali in macchi.ne e utensili meccanici; 2) migliorare
le condi:ziioni di fabbricazione in Francia de1le macchine
e utensili, delie matterie prime e della mano d'opera nazionale; 3) fissare il margine dei beneficii dei commercianti e fabbricanti; 4) indicare ciò che vi è bisogno di importare da1l'estero; 5) regolare gli ordini d'urgenza, tanto
i,n Francia che aH'es-tero, per g:li acquisti, trasporti e fabbriC<1Zione di macchine e utensili; 6) prendere i provvedimenti necessarii alla esportazione e alla costituzione di
eventuali « srocks ».
*
grande incertezza negli acquiirenti di wno m Italia, temen,d osi che Je importazioni . in Francia ne sarebbero state gravemente diminuite. Da notizie attinte diTettamente alle
fonti ufficiala francesi, risulta che dei 250 mila ettolitri men sili di vino dalla Spagna, la Francia ne prenderà 100 mila
come · alcool; non rimangono quindi che 150 mila ettolitri
al mese, ma dii questi metà U prende 1a fornitiura miJitare
ad ,un prezzo molto basso (20 pesetas 1'ettol!i,tro), l'ahra me•t à resta a disposizione dei commercianti, i qualii. vendono
già detti vini al prezzo attuale di 100 frnnchi l'ettolitro.
I vini ital:iani n,ul,la, dunque, hanno da temere dalla concorrenza deglJ spagnoM, nè come quantità, poichè l'Italia
manda in Francia quantità di vini ben più notevoli (lo
scorso anno ne mandò 5 milioni di etrolitri), nè pel prezzo, perchè i negozianti francesi comperano tuttora vini
rner.idionali e piemontesi a prez:zii alm. La questione è tutta nei mezzi di trasporto, che difettano per la Spagna come per noi.
In queste ultime settimane si è verifìcarto in Francia
un conside;revole aumento nei prezzi di alcuni ,generi di
prima necessità. Ma l'aumento maggiore è quello veri,ficatosi nei prezzi del.la carne, aumento che dai più è motivato non solo con la raTefazione del bestiame, ma anche
con vergognose speculazioni. 11 Muniicipio lha tentato di
porre un primo rimedio, aprendo parecchie macellerie
municipali. Così, vediamo aument-are sempre più l'inSHANGHAI
fluenza dei poteri pubblici nel problema delrl' approvvigionamento della popolazione civile. Infatti, per legge è s,tata data al ministro dell'Approvvigionamento facoltà di
LE RISERVE DI CARBONE - IL MERCATO CINESE.
provvedere ad acquisti amichevoli e a requisizioni per tutLa Cina è la regione più ricca del mondo per miniere
ti i prodotti di cui può avere bisogno la popolazione. È,
insomma, il sistiemra della alimentazione deiUe truppe che di carbone. I più irnportan~ giacimenti s•i trovano nella
metà meridionale del Chan-Si, al sud del Hou-Nan, e alsta ,per essere applicato al,l a popolazione ci.vile.
l'ovest del Chan-Toung. I giacimenbi a1 sud-est del ChanUn decreto del Governo stabilisce che le disposi- Si sono di una immensa estensione, circa 14.000 miglia inzioni della legg,e 3 agosto 1917 sulle requisizioni sono ap- gilesi quadrate di superJicie, ed un quantitativo di circa
plicabili aJ platino e ag,li altri metalli estratti dal mine- 730 miLiardi di tonnelJate metriche.
rale di platino (iridium, palladium, shedium, osmium), anAmmettendo che tutta la massa potesse venire sfruttata,
che se questi metalili siano allo stato di, minerali, sbarre la Cina si troverebbe in condizioni tali da poter sopperire
ed oggetiti ~iavorati. Prima dehla guerra, .il platino era a al hisogno di tutto il mondo, per uno spazio di tempo di
7,50 il grammo, oggi è a 17,50, e qualcuno .J'ha fatto sa- 2400 anni ancora.
lire fino a 33.
Come qualità, poi, l'antracite che si estrae dalle miniere d 'i Chan-Si è stata riconosciuta superiore perfino a quelHenri Hauvette, pro,f essore di letteratiura italiana nella deHa Pensilvania, .che è la più rinomata.
la Università di Pia.rig,i, nel Bulletin ltalien fa un rappoTto
-cron!istor.ico, mos~rando la continuità dello sforzo e i proMolta attività spiega la Camera di Commercio Itag,r essi che, per lo studio delJa liingru.a italiana in Francia, liana .di Shangha.i per l'attivatlone degli scambii fra La
Cina e l'Italia. Essa si è occupata del1'annosa questione
:Si sono potuti effettuaxe durante vent'anni.
*
1
*
*
95
1 -
LE I. I. I. = == - == - = - - -- = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - delle comunicazioni marittime fra l'Italia e L'Estremo Oriente, ·e d ha i nteressato il R. Governo a provvedere, nel
•lii.mite del possib ile, per man.tenere att.i<ve, mediante opportuni accordi coi Governi alleat·i, le linee di navigazione. Si è così potuto avere satltuariamente qualche vapore
del:la «. Glen Li ne », e sappiamo che il nostro Governo ha
concluso degli accordi con armatori g,iappoinesi per stabilire un servizio regolare - ogni 40 giorni - a parti re
dal prossimo febbraio.
.
Il R. Governo ha poi ottenuto che fosse messo a sua di sposizione uno dei vapori tedeschi sequestre:ti daillra Cina ,
ed il fatto che questo vapore fu caricato completamente
qui a Shanghai. ma.1g-rado fosse stato autorizzato l'imharco di soli tre prodotti cinesi ed il tempo Lasciato ai cairicatori per preparare la merce fosse limitatissimo , dimostra !a
necessità di provvedere un maggior tonneilagigio per questo porfo se si desidera usufruire dei numerosi prodotti cinesi che in questo momento potrebbero essere di grande
solHevo ai bisogni belJici ed annonarii del nostro paese.
La Camera di Commercio ha ripetutamente ricordato al
R . Governo ed agli interessati la necessità di concretare fin
d'ora i p iani per la istitu:z..ione di una li.nea di navigazione italiana appena sia fini,t a la guerra. Non è questo il mo-
mento di precisaire con ogni dettaglio quale deve essere
il servizio di navigazione che il nostro paese dovrà mantenere co1l'1E stremo Oriente al ,ritorno della paice, ma tutti
gli itaHa1J1i ~esidenti in Estremo Oriente da oltre <trent'anni
reclamano una linea di navigazione nazionale.
Il Consi,g lio dehla Camera di Commercio ha pure interessato :il R. Governo suLla necessità d,i ~mpiantare una
Banca italiana in Cina, e si confida che anche questa Lacuna, che gravemente ostacola l'espansione deJ nostro
comm~rcio su questo mercato , sarà presto coilm.rata.
Per riusdre a ieoncludere importanti e regdlari affar i col
mercato cinese, bisognerà dunque iprovvedere anzitutto i
me-zzi mdispensabili , che sono : 1) Una potente organ izzazione commerciaLe italiana; 2) Una linea di navigaz.ione italiana; 3) Una Banca italiana.
Md grado J' immaine guerra che sovrasta su ogni nazione, noi assistiamo alla sempre crescente attiv.ità dei nostri
alleati, che non badano a sacrifici pur di affermarsi su
questo mercato, ben sapendo che sarà il ~ù grande mercato del mondo di. immediato sfruttamento ail termine del la guerra, ed un mercato suscettibile di una graduale e
grandiosa espansione , man mano che Le iimmense rkchezze naturali del paese saranno valorizzate.
Allo scopo di assicurare un sempre maggiore sviluppo all' industria italiana, le I. I. I. vanno organizzando ne/le
principali piazze mercantili e produttive del mondo intero un servizio di osservazione e di informazioni industriali e
-commerciali, affidato a persone selezionate, esperte, sicure . A tutt'oggi le I. /. 1. hanno istituito i seguenti osservatorii:
ABO (F,i nlandia) - ALESSANDRIA D'EGITTO - ALGERI ALICANTE (Spagna) AMSTERDAM ASSUNCION (Paraguay) A TE E BANGKOK (Siam) - BARCELLONA (Spagna) - BASILEA - BATAVIA (Indie Orientali Olandesi) - BELLO HORJZO TE (Brasile) - BERNA BISERTA (Tunisia) BOGOT A (Columbia) - BOMBA Y (Indie Inglesi) - BONA (Algeria) BOSTON (Stati Uniti d'America) BUCAREST - BUENOS AIRES - CALCUTTA (lndfo Inglesi) - CAPETOWN (Sud-Africa) - CARACAS (Venezuela) - CARDIFF (Inghilterra) - CHICAGO - COPENAGHEN CRISTIANIA (Norvegia) - DUBLINO
(lrilanda) - GINEVRA - INDEPENDENCE (Luisiana - Stati Uniti d_' America) - KIEW (Russia) - L'AJA LARNACA (Cipro) - LIVERPOOL - LONDRA - LOS ANGELES (California - Stati Uniti d'America) - MADRID MALTA MANILLA (Isole FHippine) - MARSIGLIA - MELBOURNE (Australia) MENDOZA (Repubblica Argentina) - MESSICO - MONTEVIDEO - MOSCA - ODESSA - PALMA DI MAJORCA
(,Isole Baleari) - PANAMA - PARA' (Brasile) - PARIGI PATRASSO (Grecia) - PIREO (Grecia) - RIO
DE JA HRO - ROSARIO (Repubblica Argentina) - ROTTERDAM (Olanda) - SAN FRANCISCO DI CALI FORNIA (Stati Uniti d'America) - SAN PAOLO (Brasile) - SANTA FE' (Repubblica Argentina) SA T ANDER (Spagna) - SANTIAGO (Chilì) - SANTOS (Brasile) - STOCCOLMA (Svezia) - SYDNEY (Austra.
lia) - TOKIO (Giappone) - TRIPOLI - TUNISI - VALPARAISO (Chilì)- VICO (Spagna) - WASHI GTON
ZURIGO.
RASSEGNA DEL MO~
VIMENTO I NDU~
STRIALE ·ITALIANO
MESE
DI MAGGIO -1 9 15
SO MM A R I O : La « qualità» nella produzione della Marina mercantile italiana -
Il nuovo Porto di Milano - L'industria italiana della cioccolata - Il Caolino in Italia - L'organizzazione scientifica del lavoro in Italia - Ferro, cotone e capitale - Per le industrie non ancora esistenti in Italia - Per la linea navigabile Porto
di Milano-Lario - L'industria dell'essiccamento delle patate - Per la buona lavorazione del cuoio in Italia Il Direttore Generale della Mobilitazione Industriale - La mano d'opera specializzata e il suo collocamento Lo scalo di Vado, soluzione di un problema nazionale - Le applicazioni elettro-agricole - Una forte riserva di
energia elettrica che la « Edison » potrebbe utilizzare - Una ricchezza nazionale ab bandonata: gli scisti siciliani - Le due basi dell'avvenire della Sardegna - Una grande impresa nazionale : per il commercio dei prodotti deperibili - Le -miniere carbonifere di Sardegna - L'infiuenza del proletariato nel dopoguerra - Una industria esportatrice italiana sacrificata - La produzione della lignite in Italia per il 191 8 - Gli industriali e la
salubrità del lavoro italiano - P er la ricerca del carbon fossile in Italia .:_ Per un piano organico delle linee
postali aeree in Italia - L'~nteresse superiore della nazione e la politica doganale - II futuro sviluppo dell'industria dei trasporti aerei - Il Governo deve trovare i mezzi per lo sviluppo dell' acquicoltura - Il prestigio
delle « I. I. I. » - Per la linea navigabile Milano-Lagò di Como; un'ardita iniziativa degli industriali lombard{
- L'industria meridionale e l'aviazione - Un problema di attualità: la lubrificazione dei torni a revolver - Incoraggiamo gli inventori! L'industria cinematografica vuole essere protetta - Le dighe per laghi artificiali in Italia - Un ammasso amorfo di leggi da rifare per l'incremento slel Mezzogiorno - L'industria dello
zucchero in Italia - I capitali dell'industria mineraria italiana - Per il Porto di Ravenna - Un primo esempio
di un lago artificiale in Italia su grande scala - La fabbricazione degli inchiostri da scrivere - Per la politi• ca delle esportazioni seriche - Un apparecchio italiano' per il salvataggio dei valori in mare - Il Presidente della « Maritti ma Nazionale» al suo persoitale - La Federazione degli industriali del vetro - Riduzione di orario
e produzione maggiore Un cantiere navale a Bari - La torba italiana - Le piccole industrie italiane - Per
un nuovo grande Porto di Genova dal Polcevera c..lla spiaggia di Voltri - La ricerca di nuove fibre per la pasta da carta - Il programma di elettrificazione delle Ferrovie dello Stato - Per un'intesa fra tutti i fabbricanti
di birra in Italia.
·
Tutte le notizie, i da.ti, le a.rgomen.ta.zion.i o i
giudizi con.tenuti in. questa. rubrica. non. impegna.no a.ffa.tto le I. I. I., che per comodità. dei lettori
ra.ccolgono ogni mese diligentemente e obiettiva.men.te in. questa. ra.ssegn.a. qua.n.to di più sa.lien.te i prin.cipa.li periodici Ita.lian.I politici e tecnici
pubblica.no su problemi e quesfion.I d ' interesse
industriale, fin.a.n.zia.rio, a.gricolo e commerciale.
N. d. D.
LA « QUALITÀ» NELLA PRODUZIONE
DELLA MARINA MERCANTILE ITALI AN A
I vecch i cantieri , ampliati subito dopo la guerra
scrive !'on . Ugo Ancona ne1 Giornale d'Italia - potranno
costruire oJtre mezzo milione di ton11-elilate all'anno di
cargos; in due anni rifaranno abbondantemente la flotta
di prima ; in quattro annJ ci darebbero una Rotta doppia, certo ancora inferiore al - bisogno. Ma noi siamo
pigmei. Ci sono i grnssi costruttori : l'Inghilterra, il Giappone , e last bui non least l'America, che in fatto di navi
da carico dormiva ed ora s'è svegliata. L'Inghilterra ed
il Giappone potranno costruire assieme fors•e tre rnil.ioni
di ton nel.late all' aillJlO ; l'America da sola forse di più,
perchè li fabbricherà in grandi serie come le automobili
Ford. Aggiungete i costr,uttori minori: O landa, Norvegia,
7
Francia, ecc., e ,poi la Germania·, che costruirà molto rapidamente, e vedrete che dapo la pace, in poco tempo,
chi, sa, in due o tre anni al massimo , i vuoti dei sottomarini saranno più che· colmati, anzi ci saranno più cargoboats di prima e meglio attrezzati, ossia più efficaci. Ed
allora voi vedrete già deHnearsii dopo due o tre anni
dahla pace, una nuova crjsi .... di cargo-boats, con re4ativi
noli bassi, anche se non prop,rio così bassi come prima
della: guena.
Semhra strano parlare oggi di crisi di cargo-boats e d i
noli bassi; è parlare d'abbondanza, .in tempo di carestia.
Ma la visione è logica e sembra anche sicura, perchè·
come la guerra ha svelato possenti forze c1i.struttrici ; così:
La paice svelerà eguali forze restauratrici.
E allora? Cosa si deve fare dei nostri nuovi cantieri~
Rinunciarv!i? Ma neanche per sogno. L'Italia d_e ve pre-
97
LE I. I. I.
-------=--======- ------ - -- -- - - - -= - = =====
disporsi alle soluzioni di qualità, non di quantità. Non
vorremo mica pensare noi , p igmei, a competere in produzione di quantità coll 'Inghilterra e coLl'America; sarebbe assurdo I No. Dobbiamo _ piantare i cantieri p~r cargos, ma anche per navi mis te da passeggieri e da carico.
È una costruzione ben diversa, p iù fine, che rich iede p iu
lavoro ed è quindi p iù adatta per noi . E poi ve ne
sarà gran rich iesta perchè anche nelle navi da passeggeri la guerra ha fatto strage , specie pei tras,porti d i truppe.
Ed io non vedo perchè con questo tipo di na ve, fìn,e,
e le gante, ben studiato, che richiede tanta mano d'opera,
ingegn osi tà ed eleganza, l'Italia non possa entrare in concorrenza ai;iche coll' lngh il terra e coll'America.
È una concorrenza difficile, lo so ; ma, lo ripeto, è appunto nella qualità che dobbiamo vincere. Le automobili
di qualità delle Fiat, non v incono forse in tutto il , mondo
quelle di qua~tità tipo Ford o Hupmo~ile?
IL NUOVO PORTO DI MILANO
Il Porto commerciale di Milano occuperà una vasta
area fra la Gamboloita e Rogoredo e comprenderà 9uattro
grandi bacini, dei quali pttrò, momentaneamente, ne verrà
costruito uno solo. Uno dei lati del Porto fronteggerà la
strada ferrata che corre da Rogoredo a Chiaravalle, che
verrà sottopassata da un largo canale che metterà nell' avamporto. In quest o avranno testa due canali: verso sudest, il canale navigabile che porterà all'Adda ed al Po
e del quale il Comune ha assunto la costruzio_ne ; e vellSO
nord un largo canale che andrà a metter testa nella Martesana, poco a monte di Crescenzago. Questo canale, in
tutto il suo percorso, per il momento però soltanto
sino all'incontro di co.rso Ventidue Marzo,-- avrà una larghezza di 60 metri e formerà il' Porto Industriale. Sulle
sue r.ive trorveranno infatti sede numerosi opifici; il Comune, che aveva acquistato oltre un 1.200.000 metri
quadrati di aree in fianco a,l canale, ne ha già ceduto
circa 800.000 ad enti industriali.
T ~to il Pòrto Industriale quanto tl Porto Commer~
ciale saranno largamente serviti da linee tramviarie e
ferroviarie: queste ultime si immetteranno alla rete delle
ferrovie dello Stato alla stazione di Lambrate. Gli introiti dei numerosi servizi - magazzeni, frigoriferi, impianti di carko e scarico, ecc. -,- in una coi diritl'i d1
stallia, di carico e d1 scarico, ecc., copriranno le spese
d'esercizio ed il servizio del capitale necessario per la
costruzione , che si prev,ede in 45 milioni di cui due
quinti forniti dallo Stato ed il 20 % del rimanente, daLla
Provincia.
I natanti normalmente usati saranno di 600 tonnellate;
avranno cioè la portata di un treno merci composto di
una sessantina di vagoni; ma il canale e il Porto permetteranno la navigazione anche a natanti di 1000 tonne1!ate.
Il traffico previsto in un primo periodo è di due milioni
di tonnellate; all'incirca un terzo di quello del Porto di
Genova in tempi normali.
Sono in corso gli studi per mettere in comunicazione
l~ _città nostra coi laghi Maggiore e di Como; i · due
canali dovrebbero sboccare a monte di Crescenzago, nel
punto stes<io dove il canale del Porto industriale si innesta alla Martesana.
11 progetto per il nuovo Porto comprende anohe quello
della sistemazione · delJa Darsena attuale, per una spesa
complessiva di 1.000.000 di lire. Il bastione di Porta
G enova soarirà per lasciar posto a banchine dove troverannn sPde binari e impianti di carico e scarico. Anche la
banchina che .fiancheg;g,ia 1a circonvallazione sarà n·otevolmente ampliata.
98
L'INDUSTRIA 1TALIANA DELLA CIOCCOLATA
Il signor Fernando Bonatti, p residente dell' Associazione Lombarda Fabbricanti Cioccolata e affini, ha parlato
con un redattore del Sole sull'industria della cioccolata
in Italia:
All'inizio della guerra eg1i ha detto prima del
tesseramento dello zucchero, tutte le nostre fabbriche
realizzarono buoni u tili e lavorarono in pieno, ma dal
novern bre 1916 ad oggi, per la misera assegnazione dell o
zucchero, la .produzione è appena suffic iente al compenso
delle s pese.
Riconoscendo necessità doverosa che la popolazione n on
ve n ga sacrificata, gli industriali italiani proposerQ al Com."
missariato Generale dei Consumi di poter ritirare zucchero
dal!' estero, rinunciando totalmente allo zucchero fornito
dal Governo, e questa proposta venne presentata a S . E .
l'on. Crespi da una Com missione scelta fra il Consigli o
della Associazione Lombarda F abbricant4 Cioccolata ed
Affini e dall'Associazione Nazionale Fabbriche Cioccolata
di Torino, e compostà dei s ignori : Fernando Bonatti
della D itta F. Bonatti e C. di Milano; ing. Sincero, della
Ditta Moriondo e Gariglio di Torino ; Salza Silvio , delle
Fabbriche Riunite di Torino; Lombardi G. della Lombardi e Macchi di Milano , cav. Parenti della Digerini Marinai di Firenze.
Il nostro pxodotto si presta molta, al:l' esportazione e
dopo guerra noi avremmo completamente liberi i mercati
dell'Egitto, dei Balcani, ecc., ~ercati questi C!b.e prima
della guerra erano riservati quasi esclusivamente agli Imperi Centrali. Le difficoltà dell'esportazione avanti guerra,
che ci resteranno in parte anche nel dopo guerra, devono
trovarsi nella cifra troppo Limitata di rimborso doganale
che il Governo accorda per l'Esportazione in · confronto
alla forte tassa di fabbricazione sullo zucchero, cosa questa che non può vietarci la concorrenza del prodotto
estero. Noi pure lottiamo come altre industrie ital,iane per
la insufficienza e mancanza di dazii protettivi, insufficienza e mancanza per la quale ho già . notato c-o me altri
hanno esposto lagni, ragion per cui questo giusto richiamo dell'industria italiana è sperabile che sia raccolto da
quella Commissione Reale che a Roma ebbe anche il
nostro memoriale comprendente i «desiderata» della nostra classe, i quaH, del resto , si riassumo-n o in questo: o
ridurre la tassa di fabbricazione sullo zucchero, oppure
aumentare il dazio doganale protettivo della nostra industria.
IL CAOLINO IN 1TALTA
1
Riceviamo dalla Direzi,one delle Cave di caolino di
Tornie~la la seguente lettera:
cc Il signor Ulderico Orzali con l'articolo: l'Industria del
Caolino in Italia, comparso nelile Industrie Italiane Illu,
strate, incita i capitalisti ad avval,orare i giacimenti caolinici, per svincolare il nostro paese dal mercato estero,
lamentando come nessuno, fino ad ora, si s,ia seriamente
interessato di questa industria, che giustamente chiama :
« Vita di parecchie nostre industrie. »
·
« Non possiamo mantenerci ancora· ignoti allo scrittore,
g,iiacchè troppe volte nel suo articolo deplora la mancanza
d : Cave Nazionali di Caolino e voglia permetferci d'in,formarlo , che dieci anni or sono, il conte Ferdi nando
Faussone di Germagnano iniziò gli impianti di disintegrazione, lavaggio ed ess~ccamento del Caolino, che in v~sti
giacimenti venne esplorato nel paese di T ornieÌla, comune di Ro-::castrada (Grosseto). Oggi l'industria, sotto il
nome di a: Cave di CaoLi.no di T orniella », è nel suo com-
=-===--------
RASSEGNA DEL MOVIMENTO
INDUSTRIALE ITALIANO
pleto sviluppo ed il Caolino, che nella qu_antit~ di_ 5000 d'.ì relativi alla rieducazione funzionale e professionale
tonnellate annue si produce, largamente viene impiegato dei mutilati possono fornire materia di altri studii in quedalle più importanti cartiere d'Italia, che lo •apprezzano sto senso ed a loro volta ritrarne giovamento.
L'inquadramento della grande massa di uomini validi
alla pari dei Caolini d'importazione.»
nell'organismo militare permetterebbe indag,ini e rilievi
~n condizioni eccezionalmente favorevoli mentre reciproL'ORGANIZZAZIONE SCIENTIFICA DE~ LAVORO camente la smobilitazione ed il passaggio all'economia
IN ITALIA
post-bellica verrebbero grandemente facilitati da un piano
Il signor C. A. Cullino ci scrive una lettera che si metodico e razionale di utilizzazione delle masse.
riconnette a tutti gl.i studi sul dopoguerra pubblicati ne!
penultimo fascicolo delle « I. I. I. :if.
FERRO, COTONE E CAPITALE
In tutti gli scritti pubblicati - egli dice - ho cercato
invano un cenno ad un argomento secondo me impore< Chi volesse fare un bilancio del male e del bene
tantissimo - specialmente per l'Italia quale è queìlo della società capitalistica, ha detto l'on. Arturo Ladella nuova mentalità che deve formarsi in merito alla briola in una conferenza tenuta a Np.poli a pro del Paorganizzazione scientifica ,del lav-o ro, della selezione me- tronato scolastico, col titolo <e Ferro, cotone e capitalismo
todica degli operai, della psicotecnica nei riguardi della nel cammino della civiltà» comincerebbe dal cotone
economia nazioriale.
e terminerebbe con l'acciaio. Si potrebbe vedere, come
Ora se si ,pensa che le prime applicazioni ancora in una successione cinematografica di quadri, il passaggio
embrionali dei nuovi concetti maturati da_gli stud1 appena della società capitalistica dall' idillio alla tragedia. Il
in:ziati dal Taylor al riguardo, hanno fruttato all'America morbido cotone fa quasi il soffice materasso sul quale
eno,r rni vantaggi, che già prima della guerra la Germania vagisce le sue prime speranze di vita la società contemseguiva con minuziosa cura lo svilupparsi di questa nuova poranea della grande industria.
corrente di idee, formandola oggetro di nuovi stud'ì e ri«.L 'industria del cotone era l'occasione delle . tre ~rand i
cei,che; che se pure non ne ha già approfittato su vasta vittorie che la democrazia inglese ha ottenuto nel secolo
ecala neLla condotta della guerra, si ap?l!icherà certiamente XIX. l'aboliziione del dazio sul g,rano, la caduta del
domani con teutonica metodicità e tenacia a trarne il monopoUo politico della aristocrazia fondiaria, l'inizi-o
massimo utile, costrettavi anche daUa rarefazione del del libero scambio in tutta l'l~.uropa. Ma nel 1860 il
suo materiale umano, ne consegue che questo campo cotone perde la posizione industriale di monopolio e la
di indagini presenta peT noi il massimo interesse, giacchè cede al ferro. La metallurgica inaugura la tragedia della
ci permetterà di controbilanciare la relativa scarsezza di società capitalistica.
al.tre risorse naturali con un maggior affinamento ed
<e Al principio del XIX secolo l'Inghilterra non prouna più elevata valorizzazione della nostra mano d'opera. duceva che 258.206 tonnelilate di ferro su una produI problemi cui mi riferisco vengono correntemente trat- zione totale in Europa di 450.000 tonnellate. Nel 1870
tati nella stampa industriale d'America dai continuatori siamo a 18 milioni, ma nel 1910, quando iL prologo della
dell'opera di Taylor: Carpenter, Dodge e numerosi altri tragedia faceva sentire le sue prime battute, la produtra cui molte donne; in Germania, sotto l'impulso dello zione del ferro raggiungeva in tutto il mondo i 70 milioni
Schlesinger, la Società degli Ingegneri - che però è es- di tonnellate.
senzialmernte una società di industriali - vj assegnò una
<e Dal
1860 al 1880 l'Inghilterra conserva la priorità
cospicua dotazione ; in Svizzera poco prima della guerra della produzione del. ferro còn 6 milioni e 50 mila tonnelsi ventilava l'idea di istituire a Zurigo un Istituto di late nel 1870. Nel 1890 il primo posto passò agli Stati
Psicotecnica destinato a completare le istituzioni scola- Uniti, nel 1910 la Germania conquistò in Europa il
stiche e ad indirizzare gli allievi nella scelta di una primo posto delle industrie metallurgiche con una proprofessione adatta.
duzione di 14 milioni di kmnellate di fronte ai 10 miili-0ni
· Da noi vi sono studii assai interessanti, fra cui queilH del Regno Unito.
magistrali del Mosso, continuati in Francia e particolar« La metallurgia è potente a causa dei suoi rapporti
mente adattati al campo industriale dall'Amar: dottissi- col sistema del militarismo moderno, con le officine Krupp,
me pubblica.2'ioni della Clinica del Lavoro, troppo spe- Skoda, Creusot, Armstrong, Puti:loff, ecc., con le colossal.i
cial;zzate però per essere di immediato ausilio agli ;n- coTillpagnie di costruzioni navali, le quali lanciano codustriali , mentre gli accenni dirett-i a1l'argomento in rela- razzate superdreadnought. La metaUurgia entra in intimi
zione al-la economia industriale e nazionale sono rari e ra-pporti .. on lo Stato e gli imprime un carattere impesparsi.
•r ialis,tico al quale lo Stato s-oggiace sempre più.»
(lng. Cino Scanferla: «Industria»; Dott. Bajla: « Impresa Moderna» ; P rof. Bertarelli: « Mo,nitoTe lecniico »;
Bollettino del Comitato di Mobilitazione, ecc.).
PER LE INDUSTRIE NON ANCORA ESISTENTI
Come giustamente rileva il Caletti nelle <e Pagine delIN ITALIA
1' ora», due delle massime forze d'Italia sono l'acqua e
Il signor Giovanni Conti, di M~lano, ci scrive:
l'upmo; anzi prima l'uomo che meg,lio fa fruttare l'acqua
« Penso che ci sia molto da fare anche per industrie
e quindi sembrerebbe ovvio che lo stesso interesse che
l'industria italiana rivolge oggi allo sfruttamento delle non ancora esistenti in Italia.
<e I rappresentanti di macchine di specialità tedesca si
energie idriche él:01Vrebbe dedicarlo a.1k migliore utiliztrovano nella necessità di continuare dopo guerra a rapzazione del lavoro umano.
Le inda~ini. psicotecniche dirette a stabilire l'idoneità presenllare le buone fabbriche per non lasciame andare in
dei candidati all'aviazione dovrebbero venir este~e ed mano di concorrenti. Bisognerebbe da rappresentanti diadattate a· candidati a tutte le varie mansioni dellia in- venire fabbxk.anti. Nel mio ramo, di macchinario per l'industria; con ciò si perverrebbe ad evitare catastrofi me- dustria della maglieria, ho già intra,preso dal principio èlelno evidenti ma pure assai sensibili e si migliorerebbe la guerra la costruzione dei· bobinoirs, che d,u rante una
certamente il rendimento della mano d'opera; gli stu- trentina d'anni ho sempre fatto venire da Ohemnitz. Così.
99
LE/. /.1. ==========================·=============in avvenire la fablbrica H. F. Kiichenmeister non spedirà
più bobinoirs in ltaù<ia, e nemmeno le alitre fabbriche.
« Or'a, io vorrei (Poter fare altrettanto per le macchine
rettilinee (Tricoteuses}, che pure rappresento da più di 30
anni; ma si trat ta di lottare con una Casa colossale. lo avrei persona capace di costruire le Tricoteuses, ma è militare. Inoltre, occorre essere a;iiutato per avere la materia
prima. Oggi che si vendono le T ricoteuses svizzere
p.r ezzi, tri,pli, sarebbe il momento di Ìln,iziare la costruzione e
poter dopo guerra essere pronti ad assumere commissioni
e aver già rnaochine pronte per la vendita. Ma dopo la
guer.ra come potrò io averne il corag,gi,o, ment re neswno
l'ha avuto finora nè in Francia nè -i,n lnghHterra?
« L'iniziativa pri.vata può farsi avanti, ma occorre sia
inco11aggiata e sostenuta. Io reputerei ottima cosa se una
si fanno cuocere le pataite nell'acqua, si pelano, si affettano e s,i essiccano, disposte su graticci, nel corruune fwno
da pane, avvertendo che la temiperatura non ecceda gli
80°. Per la piccola ,industria servono beniss,i mo gli evapomtori da frutta a telaii sovrap,posti, guelfo del Vermorel,
ad eseimpio, ma trattandosi in questo caso cLi faibhricare un
prodotto destinato al pubblico, hisogna, evitare l'annerimento delJe fette di patata, immergendole, rper una decina di minuti, in acqua contenente l' 1 per cento di acido
solforico o il mezzo per oento, di bisolfito di soda a 35,
f.~cendo, seglllÌre una lavatura in tre acque od in acqua corrente. La cottura non deve farsi che a tre quarti, e meglio
se in acqua al 3 per cento di sale. La peliauura e la tranciatura s•i compiono, con ottimi risulta.ti, con macchinette
che per l'addietro ci venivano dalla Germania, ma. che
Commissione pel dopoguerra avesse a ricevere le iniziative crediamo vengano oggidì fabbTicate anche in ltal.ia; considi industrie nuove in concorrenza colla Germania, e, tro- g{Liamo, per pelare, la macchinetta a mano tipo « Simplex ».
vando progetti serii, ne venisse in aiuto per l'attuazione . >> che, se del N. 1, può lavorare fino a 200 kg. alil' ora, e, per
affettare, un comune trinciatuber.i . Cal~a macchinetta «Simplex » è anche possibile la, perfetta lavatura dei ruheri con_
temporaneamente a'lla pelatura. Ne1la grande indust,r ia le
PER LA LINEA NAVIGABILE
operazioni sJi s,vo.l:g-ono coUo s·tesso ordine, ma coll'aiuto
PORTO DI MILANO-LARIO
di potenti macchinrarii.
Nel gabinetto del sindaco di Milano s•i riunì i,l Comitato
promotore per lo studio della linea di allacciamento del
PER LA BUONA LAVORAZIONE
.futuro Porto di Milano al Lario ed aUa V ,a ltel1ina, allo scoDEL CUOIO IN ITALI A
po di addivenire alla nomina delJa Commiss,ione esecutiva.
Erano pres~nbi : i sindaci di Mi1ano e di Como, l'assessore
L'Istituto delJa R. Sta.Zlione speri.menta-le delrindust.ria
Gay, i1 comm. Brambil!la, presidente deL!a Deputazione
delle pelli, in Napoli, in questi ultimi anni , - scrive V.
Provinciale d ,i Como, col deputaito prOIV'indale ing. Rusca;
Casaburi in una relazione al Ministero dell'.Indusbria, ha
il senatore SalmoiTag,hi per la Camera di Coi;nmercio di ML
potuto aJl1a rgare il suo campo d'azione, sia dal lato scienI.ano; il comm. De Capitani da Vimercate, pe.r la Deputat~fìco che dal lato tect11ico, muniirsi delle macchine più perzione provinciale di Milano; l'in,g. Badoni, presidente deL
fezionate in .u so, daire utiLi suggerimenti specialmente ada Camera di Commercio di Lecco; il signor Moro, per la
gli ind-ustriaJ.i napoletani, i quali, mercè l'opera .a ssidua
Camera di Commercio di Chiavenna, e il comm. Guicciardella Stazione, già hanno compreso tutta la lliecessità di
di, della Deputazione provindale di Sondrio.
sostituire ai vecchi procedimenti i nuovi, di valersi, insom11 Comitato procedeitte senz'altro alla nomina della Com- ma, per 10 sviluppo delle loro aziende, delle istruzioni che
m.issfone, chiaanando a farne parre i signori: ing. Baroni
la Stazione medesima fornisce al riguardo. Si ritiene ora
Mario, Fantoli Gaudenzio, Jor,ini Federuco, Paribdli Giruche la R. Stazione sperimentale di Napoli dovrebbe sviseppe, Pio1a Pietro. Si stabilì di dare a:lla Commissione e luppare la sua a~ione, a si,mi,gli.a.nza di quanto comp,iono 1a
secutiva iJ più ampio mandato per lo studio del problema
I. R. Stazione Sperimentale di Vienna e il Leatherseller's
dell'allacciamento del Po.rto di Milano e delJa linea MilanoCompany's Technical College di Londra, con quelJe moVenezia al Lario ed alla Val tellina, con riguairdo agli studificazioni suggerite dal • diverso ambiente. Occorre tener
d,ii già fatti ed a quelli che fossero in corso.
presente che le condizioni dell'industria del cuoio nell'Austria e nell'Inghilterra sono molto più fiorenti, e i metodi
L'INDUSTRIA DELL'ESSICCAMENTO
di lavorazione più progrediti dei nostri.
a
1
DELLE PATATE
Un decreto JuogotenenziaJe recentissimo, provocato dal
Miinistero per l'Indust:t,ia, Commercio e Lavoro, stabilisce
speciali agevolazioni per promuovere in J,tallia I ',industria
dell'essiccamento del.il.e patate. Il decreto v!iene un po' in
rilardo, - scrive il Sole, - ma non per questo è meno utiJ.e, basa.ndos,i esso sopra una constatazione im,portantissqna: che del raccolto medio annuale, valutato nel nostro
paese in 16 mil,ioni di quintali, una pa.Tte si perde in causa
del germoglio_ precoce che ne rende impossibile la conservazione oLtre al trasformare parte delle sostanze proteiche
del uubero nella forma «mobile» di solanina, le d,i cui
proprietà venefiche sono note a t4tti.
L'essiccamento è H miglior processo di conservazione
della patata; ma fra di noi, per quel che ci consta, non
è starto finora introdotto; è invece largamente app}kato in
Germania, ove il raccolto medio annuale dteLle patate ragg-.iunge i 450.000.000 di quintali. Nel Perù rioole ai più antichi tempi la preparazione dei « Chunnos ,>, che sono patate cotte , spTemute ed essiccate al sole. Il processo di essicca21ione è semplicissimo. Per la preparazione domesti-ca
100
IL DIRETTORE GENERALE
DELLA MOBILITAZIONE INDUSTRIALE
È stato nominato direttore generale della Mobilitazione
Industriale il barone comm. Pio Carbonelilà., consigliere di
Stato ed assessore dd Comune di Roma.
Il comm. CaribonelJ,i ha appartenuto, sino dalla siua costituzione, al Comitato Centrale di Mobilitazione Industriale, di cui_è stato uno dei membri più autorevoH ed atrtlivi.
Egli è quindi perfettamente al corrente dell'importantissimo servizio di guerra che gli viene ora mer.itamente affidato.
LA MANO D'OPERA SPECIALIZZATA
E IL SUO COLLOCAMENTO
L'on. CalJaini ha presentato aJla Camera una relazione
s,ul bilancio dell'Industria, Comme11C'Ìo e Lavoro, che è una nuova prova dehla sua di,L igenza. Notevoliss1mo è il
capito1lo de-Ha relazlione che tratta del lavoro e della previdenza sociale. L'attività produttiva del paese ha subìto una
==------------
RASSEGNA DEL M O VIMENTO IND USTRIALE ITALIANO
trasformazione oompleta in molte parti, durante la guerra.
Mentre si prepara l'avvento più largo dell'industria meccanica e una più razionale specificazione e associazione
d ei compiti economici, i problemi della mano d'opera, nel
p I'imo periodo di osci,llante equildbrio cll pace, debbono
d el pari preoccupaire il Governo e i rappresentanti del cap itale e del lavoro. Il problema della smobil:irtazione dovrà
essere posto in rapporto strettissimo con le necessità e le
possibiddtà pratiche dell'agricoltura, dei commerci e delle
ind,ustrie di assorbire e adeguatamente utilizzare le forze
di lavoro lanciate sul mercato dailLe file del,1' esercito o dalle officine di munizionamento e degl.i approvvigionam~nti militari. E p,roprio qui si prospetta un problema tecnico
da:Lla cui so1uzione dipenderà in parrte il successi,v o svolgimento e perfezionamento deU'attività industriale: il problema del razionale collocamento della mano d'opera speciallizzata. Competenze nuove sono sorte durante la ~uerra, nel campo operaio; le industrie ,d el munizionamento e
degli c1pprovvig:ionamenti militari hanno formato maestranze nuove, mirabilmente addestrate ai perfezionati metodi
dell'industr.i:a moderna: l'abito di ordine, di precisione, di
rapidità, acquistato dagli elementi giovani nelle file de!J'esercito, particolarmente nelle armi specializzate, lo sviluppo e la universalizzazione del,l' intuito e del!' ingegno naturale dei giovani militari, conseguenza sicura della vita
attiva in comune, sono dati che devono essere assunti a
guida per formulare criterii e progetti cli sistemazione del
lavoro nel vorticoso periodo.
LO SCALO DI VADO,
SOLUZIONE DI UN PROBLEMA NAZIONALE
L'on. Maggiorino Ferraris, continuando nelJa Nuova Antologia i suoi studii sulla ricostruzione economica del dopoguerra, esamina la questione del rifornimento dei carboni e delle materie prime dai porti di Liguria aUe industrie
di To.rino , del Piemonte e della valle del Po.
Da oltre trent'anni, l'intera vita industriale delle region.i subal,pine ha avuto a soffrire danni e preoccupazioni continue soprattutto per il disservizio dei porti. Da ciò, il
g,rido continuo, persistente deJ.la mancanza dei vagoni, che
sintetizza l'insufficienza dei mezzi porbuarH e ferroviarii in
relazione al risveglio della operosità economica del Piemonte e della Lombardia. Questa condizfone di cose non
può e non deve ripetersi nel dopo.guerra. Urge quindi studiare e preparare fin d'ora soluzioni concrete e mezzi adeguati. A tal fine l'on. Maggiorino Ferraris esamina in mo- ·
do particolare il progetto degli ingegner-i Crotbi e La Porta
per uno scalo a Vado, presso Saivona, da essi sottoposta, al
Ministero dei Lavori Pubblici. A primo asipetto, esso si
presenta come estremamente semplice e pratrico . Il piroscafo con carico di carbone si ormeggia all'aperto nella rada di Vado , ed è rapidamente scaricato mediante grue
galleggianti , che depositano il carbone in cassoni d.i 20 ton_
nellate ciascuno, posti su bairche auto-'ffiotrici. A terra, in
un piccolo canale, i cassoni sono sollevati da grue e caTicati su carri auto-motori. Questi corrono ,i solatamente, come le carrozze di una trairnvia, per una linea elettrica di
12 chilometri. da V<J,do a San Giuseppe, dove passano sui
vagoni delle F errnvie dello Srotio. La linea elettrica da Va-do a San Giuseppe è tutta allo scoperto, come un tram.
L'on. Maggforrino Ferraris dimostra come lo scalo di Vado, utilizzando molta parte della rete secondaria delle ferrovie del Piemonte, darebbe a Torino uno splendido col1egamento ferroviario col mare, anche grazie ai due raccoTdi : Ceva-Mondovì-F ossano e Ponti-Bistagno-Santo Stefano. Egli quindi insiste vivamente perchè il progetto sia
sottoposto a un esallle tecnico, oompebente, imparziale e
sollecito, come quello che, sotto L'aspetto economico, presenta,, a favore del Piemonte, la soh.12JÌone più utile e più
immediata di quante se ne agitarono da trent'anni ad ogg,i . Questo studio devono invocare le rappresentanze del Pie_
'ffionte e della Lombardia, strette intorno à!J' on. Boselli e al
sindaci di Torino e di Milano.
LE APPLICAZIONI ELETTRO-AGRICOLE '
Il Comitato piemontese per lo sviLuppo degli impianti
idroelettrici e de1le i'ndustde eiettriche affidò ad una Commissione, composta delle più spiccate competenze della
regione, lo studio delle applicazioni elettro-agricole per il
Piemonte. Si è riunito alla Camera di Commercio, sotto la
presidenza del comm. avv. Ferdinando Bocca, assistito d-a.1
segretario a,vv. Francesco Giorgi, il ConsigiÌio direttivo del
Co:mitato per esaminare le proposte e le conclusioni formulate dalla Comrmissione suddetta ~11'.impo.rt.ante argomento, su relazione del prof. ing. Andrea Tarchetti, direttore della Cattedra sperimentale meccanica di risicoltura di Vercelli. Il Consigl,i o ha approvato iJ programma più
c1mpio per il dopoguerra, ma ha ritenuto suo dovere di occupars.i delle urgenti e precedenti rnecessità agricole del
momento e di richiamare l'attenzione· degli agricoltori, deL
1e Società esercenti imprese elettriche e del Governo, che
già ha adottato provvedimenti a favore dell'agricoltura, istituendo premii per l'uso di trattod a vapore ed a scoppio,
sulla opportunità di utHizzare, d~ve sia possibile allo stesso scopo, l'energia .elettrica. A tale uopo, il Consiglio ha
votato il seguente ordine del giorno proposto da:l cav. iing.
Emilio De Benedetti :
·
« Ritenuta la urgente necessità cll dare il maggiore svi- .
iuppo alle appl,icazioni eletllro-agricole specialmente là dove già esistono vaste reti di distribuzione di ener.gia élettrica, fa voti: 1° che gli stessi Enti di distribuzione diano
butto il loro impulso a queste applicazioni, sia direttamente,
sia colla creazione di Consorzii fra gli agricoltori; 2° che
là dove i distributori di energia non diano tale sviluppo,
s1 c,r eino Consorzii locaM per l'acquisto del macchinario e
per l'esercizio; 3° che il Governo, per mezzo del Comitato
di Mobilitazione Agraria, provveda con oJ>IPOrbuni mezzi e
facilitazioni a mettere a disposizione di questi Consoo-zii sia
il macchinruio, sia l'energfa, con di.ritto di requisizione di
questa a prezzi da srobiliirsi, che tengano anche conto della
utilizzazione delle lmee. »
UNA FORTE RISERVA DI ENERGIA ELETTRICA
CHE LA « EDISON » POTREBBE UTILIZZARE
Lo scorso anno, prima della magra invernale e ancora in
tempo a provvedere, accennai, - scrive G. Vergottini nel
Sole, - al grandissimo vantaggio che avrebbe apportato
un'opera provvisoria e pur sicura di sbarramento regolabile dell'Adda al Ponte Azzone Visconti, che avrebbe permesso. alle industrie milanesi, allacciate alle reti della Società Edison di lavorare in pieno per tutto l'inverno senza
lim'itazioni nè turni. Il momento eccezionale avrebbe dovuto far superare ogni ostacolo, trattandosi di questione nazionale di grandissima importanza, e rimpiango di non avere insistito sull'argomento.
Prima che il carbone torni ai prezzi che permetteranno
di vendere alile tariffe norma1i l'energia elettrica anche
integrata termicamente nei periodi di magra, dovrà passare
molto tempo, e subito dopo la guerra la sistemazione definitiva dei bacini montani e in primo luogo dei nostri gran.
di laghi (in relazione anche alla navigazione fluviale) · sarà
uno dei problemi vital,i da risolrverè, e le opere necessarie
dal'anno lavoro proficuo per l'economia nazionale a.i nostri
lavoratori, eseguendo le opere che i nostri tecnici (ora per
101
LE I. I. I.
==== . ================================== =
la massima parte incorporati nell'esercito combattente) potranno preparare. Ma in tale attesa, l'opera provvisoria d i
sbarramento regolabile che il tipo del Ponte Visc onti permette , e una lieve regolazione dello scarico, non devono
essere assolutamente d ifferite. Quand'anche non si potesse arri vare ad immagazz.i nare i 300 milioni di metri cubi da
me lo scorso anno preventivati, pari a 300 miLiardi di litri
d'acqua, che, utilizzati col salto dell'impianto di Robbiate, avrebbero potuto dare in circa -120 giorni circa 20 milioni di Kilowattora, e se si dovesse contare anche sulla metà,
ogni esitazione dovrebbe scomparire , tenuto conto che il
Kilowattora prodotto termicamente {airnmesso che sia og.gi possibile) costerebbe circa una lira, mentre la attuazione provvisoria dell'opera sarebbe solo di qua1c:he centinaio
di migliaia di Llre.
UNA RICCHEZZA NAZIONALE ABBANDONATA:
GLI SCISTI SICILIAJYI
Molto tempo fa si pal'lò di un cantiere navale che dove va sorgere a Cagliari ; non saippiarno se questa utile iniziativa potrà effettuarsi presto, ma certo è che ad essa saranno estranei i nostri conterranei. Lanciammo altre vol te, e privatamente, l'idea di una fabbrica di cementi, quella di una fabbrica di concimi chi~ici, ma esse trovarono
ostacoli solo fra noi, tanto che non ci sarebbe da meravigliarsi il giorno che, per opera di qualche gruppo finanziario continentale, queste industrie s•o rgessero in Sardegna!
Ignoriamo quali provvedimenti il nostro Governo intenderà prendere per la soluzione dei problemi del dopoguerra, pe.r la disciplina della mano d'opera e della trasformazione delle industrie di guerra in industrie di pace ~
ma, qualunque essi siano, occorre che i privati contribuiscano a Tisol.verli.
UNA GRANDE IMPRESA NAZIONALE:
Nei dintorni di Bafia, presso Monciuffi, ed anche nella
PER IL COMMERCIO DEI PRODOTTI DEPERIBILI
valle delf Alcantara, attorno al Monte Moio, come in altre
localìtà della Sicilia, come presso Nicosia, a Ravanusa ed
Abbiamo già dimostrato,, _ scrive U. Ferretti, nella
a Bisaqui.no, compariscono a fior di terra pile di strati si- Rivista d~l Freddo, _ la .necessità di creare una grande
licico -argillosi bituminos,i, da non confondere con quelli impresa per il commercio nazionale ed internazionale dei
calcarei, che attualmente in provincia di Salerno ed in Lom- prodotti deperibili refrigerati. È nostra personale opinione
bardia vengono utilizzati per la sola preparazione dell'it- che l'impresa debba esssere statale, 0 , almeno , creata con
tiolo, principio solfonico che si ricava dal trattamento con il concorso diretto tecnico ed economico dello Stato, che
acido solforico dell'olio di scisto. Gli scisti di Sic ilia, daTebbe forza m orale all'impresa. Il concorso dello Stascrive la Sicilia Industriale, - come quelli della Francia e to è, d 'altronde, necessario per requisire i frigoriiferi esistendella Scozia, forniscono, riscaldati in storte speciali, una ti ed anche per disporre delle quantità necessarie o almequantità di gas combustibile sufficiente alla• distillazione no sufficienti delle derrate deperibili necessarie, e che dodel minerale, e danno intanto una sorgente continua di o Lii vrebbero essere requisite in Italia e, possibilmente, nei paeminerali analoghi al petrolio.
si alJeati, ed essere compe rate a prezzi equi e, in ogni
L'olio greggio che si ricava oscilla dal 7 aJ. 10 per cento, modo, sufficienti per sostenere la conconenza in tutti i pae_
e le acque ammoniacali saturate con acido solforico danno si neutrali, specia1mente d'oltremare.
dal 12 al 14 per cento di solfato ammonico.
Apparentemente il nostro ptogetto dovrebbe essere comDalla distillazione frazionata dell'olio greggio si ricava- battu to dalle imprese frigorifere es•i stenti. Non potrà esseno dal 29 al 31 per cento di olii leggieri; il 12 per cento re c osì. Infatti, la realizzazione del nostro progetto verrà a
di paraffina; l' 8 per cento di carbone da ,storta ed altri o li i favorire tutti i faigoriferi oggi totalmente O parzialmente dipesanti per motori Diesel e per ungere, mentre dai residui soccupat,i e che troveranno nell'impresa _ ora e nel dopodella pu~ificazione si possono raccogliere principii solfonici guerra _ chi li rimuneri in maniera equa e sufficiente e
utili per la preparazione di disinfettanti, simili a quelli it- renda fruttiferi i capitali, che, attu~lmente, sono improtiolici.
duttiv i, o quasi , nella maggior part~ dei casi. Infatti, se
. Dietro le ricer~he fa~te. dal prof. P_on~e, i. s,igno~ Miu~- oggig,iorno molte imprese frigomfere non fanno fallimento .
cio e Spadaro, mdustnal1 della provmc1a dii Messma, sm ,
h, · · tano il meglio possibile con la fabbricadal 1913
.t
d 11
. . d. t
.
.
e pere e si arn
•
•
.
. ~cq~is_ ar?no . e ~ con~~s~on~ i erreru co1;1 _gia- . zione del ghiaccio. Il progetto sarà certaimente combattuto
cimenti d1 scISti bitummos1, e g1a si disponevano a ritirare da
l O r il cui patriottismo solo si misura a traverso il
dall'Inghilterra una prima batteria di 32 storte per la di• co
l 1 r tornaconto dai grandi incettatori e comt"l! ·
d"
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• a1
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., l
pnsma e o o
,
s 1 azi~ne 1 ques _o ~mer e, quan o sc?ppio a guerr~. mercianti di derrate alimentari, che, accaparra,ndo grandi
~a p~1 1~ concess1on1 passarono alla Soci~ta cc !"1ont_ec~t1- quantità di derrate, vendendo a prezzi fuorii calmiere ,
n_i » di_ Milano, che ancora non ha messo m vaio.re 1 g1a- fuori controllo, producono una vera perturbazione nei
cimenti.
______
mercati di viveri, avendo evidéntemente interesse a che si
conservi il mercato libero degli a1imenti. Orbene, la noLE DUE BASI DELL'AVVENIRE DELLA SARDEGNA stra impresa non esclude il meroato libero. Essa farebbe
Bisogna mettersi bene in mente, scrive il Popolo in tutta Italia, su vasta sca1a, con mezzi adeguati, ciò che
Sardo, - che l'avvenire dell'isola deve poggiare su due con tanto spirito di iniziativa e di proposito stanno facendo
basi: quella agricola e quella industriale; ambedue egual- molti Comuni d'ItaHa: creare un calmiere naturale, con la
mente importanti; l'una, completamento delJ'altra. Biso- vendita a prezzi quas~ di costo dei geneTi di prima necesgna finalmente comprendere che nessun danno peggiore sità. La progettata impresa, con la sua organizzazione, col
può arrecarsi al 'proprio paese di quello che deriva dal- suo capitale, coi suoi mezzi, avrà ed eserciterà un'azione
l'accaparramento e conservazione del denaro; e in Sarde- calmierante, evitando le perturbazioni nei mercati, impegna sappiamo quanti tesori e quali somme si trovino negli dendo gli accaparramenti, provvedendo a che i viveri e
le materie prime siano abbondanti ed a buon prezzo sul
scrigni di certa gente l
Bisogna che non ci sentiamo più dire dai continentali mercato, facendo in modo che la distribuzione sia fatta
che qui vivono {questa è storia di ieri, ed ancora. ci risuo- equamente, nelle varie regioni d'Italia; ciò che sembra imnano le parole), che la nostra isola, ad ogni passo, sopra possibile senza un numero sufficiente di mezzi adeguati di
e sotto, offre inestimabili tesori, che i sardi non conoscono, trasporto refrigeranti (piroscafì, treni, vagoni, camions automobili e cassoni).
o, conoscendoli, non vogliono valori_zzare I
d
102
-===--------- RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
LE MINIERE CARBONIFERE DI SARDEGNA
Il sottosuolo della Sardegna, ricco di minerali di zinco,
iombo, argento, ranie, feno, antimonio, accoglie nel SIUO
seno anche estesi gfa.cimenti carboniferi, dei quali il più
importante è quello cLi Gonnesa, oggetto di molte ricerche
fin dal 1851.
Una visita a Bacu-Abis - scrtlve il Popolo Sardo in questo periodo di grande i:1-ttìività, riesce oltremodo
istruttiva e basta per avere una idea completa del.Io sforzo compiuto dalla Società e dei sorprendenti risultati ottenubi.
Il deposibo carbonifero con i centr.i m.ineral'ii di BacuAbis, Caput-Aquas, Piolanas e Sirai verso sud-ovest è
Limitato da una serie di colline tr~itiche e dalla parte
opposta confina per un tratto con la zona metalLifera e
comprende il bacino d~ Cixerri, in cui la cqltivazione
promette di riuscire particolarmente interessante. In tutta
questa zona assai vasta si svo1ge ol'a, da quando è scoppiata la guerra, un'intensa attività. T ,utba la miniera è
percorsa da un fremito di vita. nuova: in tre anni essa
si è sv:iluppata in estensione ed intensità: sorgono dovunque nuovi fabbricati : nuovi tentativi e nuovi impianti
si avvicendano; due nuov~ pozzi profondi sono ora aperti
per attingere altre immense ricchezze di energiia oalorifi:
ca e da queste bocche si dirameranno presto i-n ogru.
verso numerose gallerie di escavaz.ione nelle direzioni segnate dagli strati di combustibile: i centri di produzione
vengono riallacciati con una linea ferroviaria che ha
al presente uno sviluppo superiore ai venti chi,l ometri. La
produzione attuale è di 220 tonneJlate giornaliere: la resa si potrebbe raddoppia.ire se la miniera disponesse della
mano d'opera necessaria. La lavorazione nelle discenderie
non presenta pericoli per la manc-anza del fatale grisou:
vi si può accedere infatti con una lampadina a carburo
e senz.a reticeUa di proteziione. La stratifìcaziione del terreno carbonifero con fratture frequenti, presenta generalme~te una lieve pendenza in direzione S-O: la roccia incassante è un · calcare marnoso, di aspetto schistoso : i
varii ·strati di carbone sotto rarenaia sono disposbi parallelamente a profondi tà v iabile. In una discenderia di
Sirai vi sono strati di oltr tre metri di spessore.
Il carbone del bacino di Bacu-Abis viene generalmente
classiificato tra le ligniti a causa della natura geologica
dd terreno. È però da osservare che se la natura terziaria
del giacimento giustifica una tale denominazione, a diversa classificazione conduce lo s~ud.io della composizione
del comb~tibile e del suo altissimo vailore oalorifico. Non
è questa della nomenclatura una semplice questione pedantesca; tutt'altro I essa è invece d'importanza vitale
quando s,i rifletta a!J' opinione diffusa ed accreditata, secondo la quale soltanto il litant?ace del perfodo carbonifero ha un reale valore pratico. A questo riguardo molte
voci autorevoli s,i sono pronunciate per afferma.Te 1a necessità di distinguere nelle Llgniti queHe che per il loro
basso potere calorifico (per esempio, i1 ca.r bone del Va'1darno, con 3000 calorie) sono veramente delle lign,iti, e quelle
che, come il carbone di -Bacu-Abis, raggiungono un nume_
ro di caloriè di 6500-7000 e gareggiano con il vero litantrace in g,lese.
L'INFLUENZA DEL PROLETARIATO
NEL DOPOGUERRA
L'on. Rigola, nel,l a sua relazione al Consù.g1io NaZlionale
della Confederazione Generale del Lavoro, dopo avere e$8.minato le caratteristiche dell'annata 1917 s,uJila distribuzione del lavoro, sui salarti, il costo della vita, gli approrv-·
vigionamenti e consumi, conclude:
«L'umanità uscirà indebolita e immiserita dall' inaudito travaglio. Per rifarsi delle ingenti perdite, dovrà aumentare lo sforzo costruttivo, riorganfazare la produzione
su basi meno ~mpiriohe, migliora.re tecnicamente le maestranze, utilizzare i mut1lati, sopprimere il lusso, redistri:
buire equamente la .ricchezz.a o la miseria (q1.1ello che c1
sarà} fra tutti i suoo componenti.
« Qui vediamo delinearsi il conflitto di domani. Quale
via sceglieranno le classi possidenti? Ascolteranno la voc~
che si leva nel loro stesso campo per avvertirle che non e
pii.i tempo d1 palliativi e di mezze misure e che è ve1:ut~
1' ora di affrontare il problema del possesso dei mezz1 d1
produzione? Cederanno invece al loro egoismo e alle suggestioni dei fanatici della conservazione, assai pi~ numer?si dei pochi spiriti chiaroveggenti, e si daranno m bracCJo
alla reazione? Non lo sappiamo. Ma quali che siano le intenzioni delle classi dirigenti, il proletariato deve continuare a fare la propria strada.
.
« Il regime assolutista è contrario aJ progresso tanto m
politica che in ·economia. Finchè l'impresa capitalistica sa·
rà retta a sistema assoluto, al lavoratore non resterà altro
mezzo per difendere la propria esistenza che lo s~iopero.
Se gli scioperi, i quali si prol,ungavano alle volte per mesi e mesi, rappresentavano un danno prima della guerra,
riusciranno anche più fatali all'economia generale dopo la
guerra, quando vi sarà maggfor bisogno di non disp:1'~e- •
re le energie. Ma qui ~ncora la borghesia è posta al bw:o.:
o andare per la vi.a. della reazione e deJ.le misure coerc1t.I'\'e, o democratizz.are l'impresa in modo che gli operai a1:
biano La possibilità di difendere i loro interessi senza rJcorrere allo sciopero.
« È noto che in Inghilterra gli sciopeni diminuirono in
.passato in ragione dello svilupparsi della oiganizzazione.
Ciò malgrado, le masse operaie inglesi sono oggi del parere
che si debbano restringere anche di più mediante un nuovo sistema di ra.pporti fra operai e imprenditori. Esse perciò domandano la diretba partecipazione alla direzione dell'impresa.
« Ma gli operai inglesi sì propongono anche un altro
scopo: quello di esercitare una sempre più decisa influ~nza nella direzione della cosa pubblica, al fine di impedire
che le classi ricche riversino sulle loro spaUe i maggiori
pesi della guerra presente e per ev.itare le guerre future.
« Non potrà essere diversamente per l'Italia. Dopo la guer:
ra, il proletariato nostro sentirà più che mai iJ. bisogno d1
esercitare in tutti i canipi la propria infl11enz.a di classe, ed
è più che verosimile che le condizioni obbiettive gli sian~
eccezionalmente favorevoli. Ma non potrà pretendere d1
più di quanto non sia capace di conquistare per virtù propria. La s,ua influenza sarà proporzionata alla sua consa:
pevolezza, alla sua unità, alla sua forza, al suo grado eh
organizzazione.»
UNA INDUSTRIA ESPORTATRICE 1TALIANA
SACRIFICATA
È stata sacrificata agli errori dell'intervento statale ì'ind-ustria salumiera bolognese, vecchia e prospera industria
che fu tra le p.rime a battere i mercati stranieri, ed ora invece si trova in condizioni di non poter neppure approvvàgionare il mercato cittadino. Le limitazioni poi dei prezzi scoraggiarono l'industria a produrre. Il prezzo di calmiere dei maiali non ena in relazione al prezzo di calmieire delle grassine ; e si capisce : perchè lo Stato, che non
è industriale, non può sapere che cosa co':ltia la prod1J:ziio~e.
Del resto, - scrive la Libertà Economica, - noi subiamo le conseguenze di questi errori, che er-dno in auge nel
medioevo, e che un secolo di scienza economica liberale
103
LE I. I. I.=--==-==--==============================
,e molti secoli di esper.ienze, o.r tristi, or ridicole, ora san- prqpost.i quando hanno pensato di elargire i fondi per i
-guinose, ma sempre conrvincenti, avrebbe,r o dovuto rele- quali si sono quo~t,i.
:gare tra l ferri vecchi della economia.
PER LA RICERCA DEL CARBON FOSSILE IN ITALIA
LA PRODUZIONE DELLA LIGNITE IN ITALIA
L'ing. Elvino Mezzena, direttore generale della « MontePER IL 1918
catini», Società Generale per l'lndustr,ia Mineraria, e delUn comunicato uffioia!le apparso sul Popolo Romano del la Société Générale des Lignites en Italie, da tempo si era
28 corr., dice quanto segue:
occupato del pTOblema dell'esistenza o meno in ltaJ.ia dLi
« Secondo aa.lcoU degli 'Uffici competenti, nel 1917 furo- giacimenti di carbon fossile. Ne aveva anzi fatto argomenno estratti circa due milioni di tonnellate di Lignite, e si to di una sua pubbLicazione, che risa1e al 1916, e che non
poterono rispar.miare 800.000 tonnelJate di carbone inglese. Per effetto del recente decreto luogotenenziale 24 febbrai.o 1918, che dispone la coltivazione diretta dei principali giacimenti da parte del Commissariato generale dei
combusbibili, questo ha la facoltà di concedere a chicahessia il diritto di sfrutta1re le miniere. Si prevede che nel
1918 arriveremo ad estrarre cinque milioni di tonnellate di
Lignite. Risparmieremo, dunque, circa due miLioni di tonnellate di carbone inglese : la quinta péirte della importazione.»
Prendiamo atto, non senza compiacimento, dli tale no tizia, perchè significa che il Commissa.riiato dei Combustibili Nazionali si •r ipromette sin d'ora per l'anno corrente
una produzione di 5 milioni di tonnel1laite di lignite. Ed ag.
g~u,ngiarno i più caldi auguiriì perchè abbia ad attuarsi il voil ere de1J'on. Nitti; produzione annua di Hgnit.e italiana,
venti milioni di tonnellate.
GLI INDUSTRI.(1LI
E LA SALUBRITA' DEL LAVORO ITALIANO
L'Associazione fra le Società ltraHane per Azioni ed il
Comitato Scientifico Tecnico per lo sviluppo dell'industria
italiana, per rendere più efficace - mediante una più larga dotazione finanziaria - l'opera dei laboratori.i scientifici esistenti in paese, con ricerche anche di diretto ed immediato interesse per le industrie, hanno promosso tra gli
!industriali una sottoscrizione triennale, che al 31 dicembre
ultimo aveva già raggiJunto una cifra annua di L. 250.683.
Questa nobile iniziativa, che noi abbiamo appoggiato,
come meglio abbiamo saputo, nell'interesse supremo della nuova industria italiana, non solo giunge assai a proposito, ma inaugura in Ital,ia una nuova era di efficace e proficua collaborazione tra i gabinetti scientifici e le industrie,
che altrove, dal lavoro concorde, ricavano risultati rneravig1fosi. Ora, anche i nostri laboratorii di fisica e di chimica: potranno così, con larghezza di mezz.i, dare agli industriali un aiuto prezioso ed illuminato.
Ma a noi sembra che questa opera di affiatamento e di
co,llaborazione debba oggi essere anche ampHata e meglio
completata. Bisogna che gli industria4 ooncorirano anche
ad assicurare La salubrità delle industrie e la salute degli
operai , sia per cementare i legami che l,i, stringono ai loro
dipendenti, sia perchè la prosperità deUe industJ:ie non può
essere scompagnata dal benessere dei lavoratorù e dalla
salubrità del lavoro.
Bisogna quindi assolutamente integrare l'opera propostaSii dall'Associazione e dal Comitato sopralodati, col destinaxe allo studio ed alla cura delle malattie professionali
una parte delle somme raccolte per lo sV'ilup-po scientifico delle industrie italiane. A Miilano esiste gnà un centro
clmico di studii di questo genere, che mira appunto a prevenire e curare le malattie degli operai; a Napoli un altro
è in via di formazione per concorde volere dei Ministeri
dell'Istruzione Pubblica e delle Industrie; qualche altro
potrebbe occorrerne nell'Italia centraile. Bisogna che gli
industriali italiani concorrano degn~ente a questa, che è
una vera opera di integrazione per scopi che essi si sono
104
trascurò di comunicare al R. lspettoM!to delJe Miniere. Il
problema viene ora affrontato da alt11i studios,i.
La spesa di sei o sette milioni, necessaria e sufficiente
per eseguire una dozzina di sondaggi - tanti quanbi _paiono necessarii per illuminare definitivamente La importante
questione - dovrebbe essere .ripartita in tre o quattro anru, in mo:do da procedere con metodo e di mettere a profitto tutti i dati ricava.ti daj primi fori di sonda, avanti di
iniziare 1 successivi fori.
È evidente che un tale sforzo economico sorpassa la potenzialità dei privati, tanto più che, almeno nel pr,imo peiriodo del Laworo, in quello cioè di pura indagine scientifica, manoano le probabilità di successo pratico, pur non
potendosi escludere a priori qualche buona sorpresa.
D'altra parte non pare ammissibile che, in cas·o fortunato, lo Stato voglia considerare il combusbi.bile a1m-imenti
che come proprietà demaniale, e che esso r.inunc: a dispor.
ne come crederà più opportuno, circondandosi di tutte le
garanzie necessarie in sì importante questione.
Mentre dunque da un lato occorrerà che un provvedimento legislativo riconduca al principio della res nullius le
possibi1i ricchezze carbonifere del Regno, dall'altro lato
l,c,, Stato dovrebbe, dopo µiteso iL par,e re dei Corpi competenti, arvocare a sè l'esecuzione del programma.
Sarebbe in questo caso di tutta equità, se per estrema
fortuna l'ipotesi di giacimenti italiani di carbon fossile si avverasse, che all'ideatore, - scrive il Sole, - fosse accordato quailche onesto vantaggio, che potrebbe essere, ad e~
sempio, un diritto di precedenza nell'ottenere le possib ili
future concessioni, naturalmente presenbando le necessarie garanzie economiche e tee
e.
PER UN PIANO ORGANICO
DELLE LINEE POST ALI AEREE IN ITALIA
Le spese incontrate ·nell'esperimento della Posta aerea
fra le due stazioni idro-postali di Civitave!OChia e T erranova di Sardegna, sono tali da venire coperte largamente
dall'ordinario prezzo di afhancatura da 20 centesimi per le
missive correnti, annunzia l'on. Erminio Sipari sulla Via
Azzurra.
Dagli studii fatti dal generale Mairieni in proposito , ed accertati dalla Commiss-ione, risultò che S1U un percorso di
circa 200 chilometri e con apparecchiio della portata di
200 chilogrammi - pur calcolando una media di giornate
volative del cinquanta per cento per ognuna de1le stazioni capolinea - lo Stato, lasciando alla Ditta assuntrice un utile del 10 per cento suUe spese di primo impianto, può esigere un beneficio annu,o di eh-ca L. 120.000 a
L. 137 .000 di tasse dii esercizio, sempre applicando il francobollo normale da 20 centesimi. È ' però evidente la opportunità della istituzione di un francobollo supplebivo, che il
pubblico accoglierebbe con Lieto animo, perchè il lieve
aumento dell'affrancatura ordinaria · sarebbe compensato
ad usura da1 vantaggio della velocità del trasporto aereo.
Chi è che non pagherebbe uno o due soldi di più per far
recapitare una lettera in uno spazio minimo di teffiiPO?
RASSEGNA DEL MOVIMENTO
La Commissione si preoccupò, sin cla1 p.rinc1p10 , dello
studio di un piano organico delle Linee postaJi aeree che
interessano la penisola, le isole e le colonie ibaliane.' Anzi,
nella riunione tenuta nel giugno 1917, il generaile Marieni
aveva presentato in proposito un memoriale al ministro
delle Armi e Munizioni; e la Commiss~o,ne, in perfetto accordo con Le idee sostenute nel suddetto memorfale, ha
prospettato al Governo quale dovrebbe essere, a suo parere , la rete delle Linee più urgenti per l' lbad.ia.
L'attuazione di tutto ciò dipende dal Governo. Però non
si può negare, anzi nessuno può disconoscere che il problema è quanto mai ur.gente e che è entraito nella cosoienza del pubblico, il quale, più che non sembri, si interessa
e si appassiona enormemente alla soluzione che avrà in Italia il probllema dei trasporti aerei in genera.le.
L'INTERESSE SUPERIORE DELLA NAZIONE
E LA POLITICA DOGANALE
Se l'agricoltura ha diritto di reclamare un assetto dog,anale ed una poLitica economica cli.e permetta ai proprietarii ed ai colbivatorli di s.fruttal"e nelle migliori condizioni
e con profitto adeguato La scarsa fecondità del nostro suolo,
non ha invece diritto di domandare che qua1che sbocco estero venga conservato o riconquistaito ai prodotti agrarii a
costo deL danno o della rovina dell'atbività industriale.
Altro è l'inter,e sse deU'agni.coLtura, SiCIÙlve Antonio•
Scialoja nella Rivista delle Società Commerciali, - la quale colJoca nel mercato interno i nove decimi dei suoi prodotti (e deve poterli collocare a prezzi rimiunemtori}, altro
è l'interesse di quei non molti esportratori così del Mezzogiorno come anche, ed in maggior mislll1a, delle altre re.
gioni d'Italia, i quali, per assicurare la vendita di quei 180
o 190 milioni dii prodotti agdcoLi (il 3 per cento delila produzione agraria i.taliM1a}, prima deUa guerra esportati in
Germania ed in Austria, non possono pretendere il sacrificio di tutte le industl'.'ie manifatturiere. Tra sacrificio e
s,acrificio si dovrebbe, in ogni caso, ne1l'lin teresse sruperio•
re della nazione, scegliere il minore; nè è possibile che
l'adoz ione dell'una o dell'altra politica doganale nei confronti degli attuali nemici débba essere dete:mùnata unicamente dall'intento di r.iaprire quei mercati alle nostre esportazioni agricole.
Del resto, non è affatto vero che queste esportazioni deb.
bano essere sacrificate, o che, in· ogni caso, debba essere
danneggiata, senza possibilità di compensi, la coltivaziione
di quei prodotti• che pel passato venivano esporta,ti in Germania ed in A'l.lstria. Il mercato intern,o potrà facilmente
assorbirli, come attualmente li assorbe, mercè l'altezza dei
sa:larii ed il miglioramento del tenore di vita delle popolazioni.
IL FUTURO SVILUPPO
DELL'INDUSTRIA DEI TRASPORTI AEREI
Il futuro sviluppo dell'industria dei trasporti aerei, - ha
detto l'on.. Di Scalea, del Commissariato Generale del1' A viazione, a un redattore della Via Azzurra, che lo ha intervistato in proposito, - è ,i ndubbiamente destiinato ad
avvantaggiarsi come meg,lio e nessuno avrebbe sin quii po tuto prevedere e sperare da quel girande e sicuro esperimento pratico che, indirettamente, costituisce l'attuale sviluppo incessante delJ'aviazione da guerra.
Come pensare, Jnfatti, ragionevolmente, a istituire servizii di trasporti aerei senza prima av,e re eseguito un accurato e minuzioso studio delle correnti aeree, e preparati
hangars, fari, campi d'atterramento, e tJracoiate carte di at~
INDUSTRIALE ITALIANO
terramento e di rotta e costruiti porti per idrovolanti, ecc.
ecc.?
•
Ora, tutta questa immensa mole di complesso lavoro preparatorio indispensabile, che allo Stato ed alle Società private, in . tempi normali, avrebbe indubbiamente richiesto
un Lungo periodo di tempo, e sarebbe costato molti miLioni
di lire, a guerra finita l'industria privata lo troverà in gran
parte già fatto, invece, dalla nostra aviaziione miJitare, la
quale, anche in questo terreno, ha compiuto direi quasi dei
veri e proprii prodigi.
A ciò si aggiunga che ' 1a stessa industri.a: dell'aviazione
da guerra, pure attendendo fehbTiilmente aù pwprio compito primordiale, non tralasoia di affaticarsi nella soluzione del gran problema dei trasporti aerei pel dopog,uera
(l'iJll8'. Caproni, per esempio, ha già costruito apparecchi
caipaci di tria.sporta.re sino a 2500 chiLo,gnamm,i, e sicuramente giungerà fino a~ 5000 chilogrammi}. E si può immagi111are quali e quanto grandi, incalcolabili beneficii possa ritrarre, da questa ragionevolmente sperabile floridezza
della nostra industnia aviaitoria, anche l'economia pubblica del nostro paese, una volta che i nostri fiori, le nostre
frutta dn. tavola, le nostre films (tanto per citare qual.che
caso soltanto) possan'o giungere nello spa:Lio di poche ore
a Londra, a Parigi, a Berlino, a Vienna ... e l'industria italiana - oltre ad avere organizzati regolari servizii di trasporti aerei nel:l'interno della Penisola, e fra questa e le
nostrie più lontane colonie - abbia creati a.nailoghi servizii
nell'America latina: istituendovi fìru::.1mente qiuei mezzi di
comunicazione che le enormi distanze e le condizioni topografiche di quelle ricche e feconde regiioni hanno reso
sino ad oggi pressochè impossibili.
IL GOVERNO DEVE TROVARE I MEZZI
PER LO SVILUPPO DELL'ACQUICOLTURA
La relazione della Sezione Pesca del Comitato Nazionale Scientifico T eclliÌco così conclude . ~a sua relazione, pubJ:.ilJcata negli Atti dello stesso Comitato :
« L'industria deUa coltuTa delle acque e della pesca, come si è dimostrato e come già è stato largaanente riconosciuto dalle altre nazioni, ri,v este il carattere di un interesse di primo ordine per 1' economia nazionale. I1 campo
vastiss1mo che presentano le acque del nostro paese e l'alto rendimento che ne può conseguire, impone il dovere
che si provveda a portaoce questo rendimento al suo massimo grado, mediante una coltura razionale, intensa, di es se acque, come si pratica per la terra. Bisogna che da
parte del Governo (al quale unicamente spetta il dovere) si
faccia a tale scopo opera immediata con una serie di illuminate provvidenze legislative, amministrative e ' tecnfohe,
soprattutto collo stanziare i · mezzi :fìna,nZJiarii indispen~abili al raggiungimento di quest;i scopi. I me;,;zi .finanziarii
s•ono quelli che costituiscono l'elemento primo e vitale per
rag,giiungere .l'intento, e però quelLi che s,i richiedano per
dare aill'industria dell'Acquicoltua-a e della Pesca in ltaliia
tutto iJ suo sviluppo, non sono già di così alto riJievo che
non possano essere agevolmente fornilli dall'era.rio nazionale.»
)L PRESTIGIO DELLE « I. f. I. »
U nostr01 va.lente
collaboratore Tigellio Satta ci scrive:
« Vi ringrazio della ospitalità cortese e ambita neLla vostra sp'lendida Rivista al mio articolo L'iniziativa statale e
l'iniziativa privata. È mio d,overe, 011a, di dare anche a voi
una giusta soddisfazione. Tutte le proposte sug,ger1te nel
mio arllicolo sOlllo state accolte dal G01Verno, che le ha riprodotte in un disegno di legge presentato ieri al,l a Ca-
105
mera dei Deputati. La imminenza di ciò - da me risaputa - stava per indurmi a pregarvi di evitare la pubblicazione nel caso aveste dovuto protrarla oltre il mese in corso. Mi farò dovere di inviarvi, appena stampato, il docu·mento parlamentare che riproduce, come ho detto, integralmente le mie proposte. E credo riguardoso comunicare a voi che il Direttore centrale di un'alta Banca mi ha
offerto di avviare, sotto i suoi auspicii, la costituzione d~
un Istituto per le opere pubbliche. nel Mezzogio.rno, con la
p iù larga e diffusa cooperazione economica delle Banche
e degli industriali del Settentrione. Se voj ritenete possa
interessarvi lo svolgimento di questa iniziativa, siate cortesi di dirmelo. »
PER LA LINEA NAVIGABILE
MILANO-LAGO DI COMO ·
UN'ARDITA INIZIATIVA
DEGU INDUSTRIALI LOMBARDI
Si è costituito, in queste ultime settimane, promosso da
un forte gruppo di industriali e di enti della zona a nord
e nord-est di Milano e del lago di Como, un Consorzio di
inizfativa per la costruzione, nell'immediato dopoguerra,
di un canale Milano-Monza-Vimercate-Lecco, destinato a
prolungare senz'altro fino alla Valtellina ed allo Spluga,
la grande navigazione che giungerà dall'Adriatico a Milano dopo costruita 1a progettata linea navigabile Milano-Vennia. Alla testa del Comitato sono il comm. Giorgio Enrico Falk, l'ing. Gaetano Bonom.i, iJ prof. ing. Giadnto
Motta, l'ing. Enrico Banfì, il grand'uff. ing. Ettore Conti.
Gli studii per tale nuova via d'acqua furOJ110 da tempo
compiuti dal dott. Mario Beretta e dall'ing. Mario Majocchi, ben noti a'l.ltori del progetto di massima del porto di
Milano, fatto proprio e spinto ora ad esecuzione dal C omune di, Milano. I due egregi tecnici conclusero col trovare parecchie soluzioni dell'arduo problema, che ha affaticato nei secoli le più ele,tte menti della ingegneria lombarda. Fra tali soluzioni, essi ne hanno ideata una che, a
g iudizio concoide di eminenti personalità tecniche, si presenta come particolarmente felice e si imporrebbe come la
più vantagg,iosa e pregevole dal punto di vjgta tecnico, economico e finanziario.
Appunto per la realizzazione rapida di questo progetto ,
che comprende un canale fra Milano e Vimercate (che s i
insinua nella ricchissima zona industriale di Lambrate, Crescenzago, Gorla, Greco, Precotto, Sesto S. Giovanni, Mon_za), una grandiosa galleria fra Vimercate e l'Adda e 1a
.canalizzazione del tronco dell'Adda fra Pa.derm.o .e Lecco,
è sorto l'accennato Consorzio esecutivo. Di esso fanno già
p-art~ i più grandi industriali della zOIJla interessata, ai
quali vanno giungendo numerose altre ades.ioni. I promo~
tori hanno avuto il plauso del sindaco di Milano, avv. Cal
dara, di senatori, deputati e cospicue al.tre peTSonalità politiche. Il ConsoTZio ha ottenuto anche la partecipazione
finanziaria della Società Edison, che è la maggiore utente
delle acque dell'Adda, e che ha, già da due anni, presentato un progetto per la regolazione del Lario e la sistemazbne del primo tronco dell'Adda sublacuale. Il Consorzio e la Edison hanno ore deciso di procedere ad un
unico progetto definitivo di dettaglio per la sistemazione
di tale tronco di fiume e del deflusso delle acque del La'r io, fondendo in tal modo il progetto ·del dottor Beretta
e dell'ing. Majocchi con quello dell'esimio direttore tecnico della Edison, ing. cav. Carlo Longh\.
Il progetto Beretta-Majocchi, per la geniale ed ardita idea di cond1rnre il canale in galleria (opera grandiosa progettata con ampiezza quattro volte maggtiore di quella del
106
Sempione) sotto l'altipiano Brianteo, permette il grande
vantaggio di mantenere le acque ad uno stesso livello del
lago d1 Olginate fino al limite sud della Brianza, a Vimercate. Esso, inoltre, consente di abbreviare da 68 a 50 chilometri la distanza per via d'acqua fra Milano ed il lago,
rende possibile la navig~ione con convogli di gran~i natanti da 600 e più tonnellate fino alla Valtellina e comprende grandiosi impianti portuari per una lunghezza d i
parecchie decine di chilometri f.ra Lambrate, Sesto e Monza, a Vimercate ed a Lecco, a servizio delle numerose industrie toccate e di quelle che già hanno espresso l'intenzìone di impiantarsi lungo il progettato canale a servizio altresì del 1a vasta zona milanese, hriantea e ber0<lmasca, che
ne costituirebbe l'entroterra.
Il nuovo canale consentirebbe inolitre l'adduzione a Milano di un forte quantitativo d'acqua (già accaparrata dal
solerte Consorzio), che servirebbe benissimo quasi da sola
a far funzionare il canale da Milano al Po, evitando le forti spese che richiederebbe la creazione di una alimentazione idrica esclusivamente per questo canale. La sua costruzione, infine, eviterebbe le infinite gravi questioni che
sarebbero sollevate dall'ingrandimento della attuale linea
di piccola navigazione (natanti da 40 tonn.) che passa a
valle di Paderno e scende a Milano col Naviglio della Martesana e lungo la quale sono andati costituendosi nei secoli numerosi cospicui interessi che non sarebbe ginsto anche dal punto di vista della utilità generale - andare
a sconvolgere ed a compromettere.
Il Consorzio si propone per ora di servire da propµlso ~
re per . l'esecuzione della nuova grandiosa opera, contempor'I.Ileamente a quel1a del C ana,le Milano-Adda (d1 cui il
Municipio di Milano ha avuto la èoncessione) ed a quella
del canale Adda-Cremona-Mantova, che gli enti di questa
città hanno recentemente deliberato di assumere nell'immediato dopoguerra onde concorrere all'assestamento del
grave disagio economico e sociale che seguirà la pace.
II potente gruppo finanziario ed industriale che fa capo
al Consorzio è però deciso, ove occorra, ad assumere esso
stesso la concessione del canale e dei numerosi suoi porti, che - a quanto appare dai dati schematici del progetto - costituiranno il più grandioso impianto del genere
nel nostro paese, e tale da poter staTe a pari co.n i più
moderni dell'estero.
L'INDUSTRIA MERIDIONALE E L'AVIAZIONE
Tutto ciò che può dare una ,coraggiosa iniziativa associata a mezzi poderosi ha dato l'industria meridionale all'aviazione. Certo, il riconoscimento di questo sforzo da
parte della supr~ma autorità aviatoria dello Stato, riconoscimento concretatosi in una larga mole di lavoro affidato
alle nostre industrie dell'aviazione, è anche, - scrive la
Via Azzurra, - un pegno morale per l'avvenire, che aspet a la soluzione del problema industriale del Mezzog:iorno.
Non più tarc:4 di ieri, in una autorevole Rivista di MilaJano (le « /. l. I.»). l'ex-ministro Sci.aloja scriveva che se
lo Stato non risolveTà l'enorme problema del Mezzogiorno, esso avrà mancato non sokanto al suo doivere verso u na parte d'Italia che ogni giorno più diventa benemerita
dell'az.ione di guerra ma avrà peccato conbro tutta la nazione, perchè la ricchezza di ogni regione è la ricchezza
d'Italia. Napoli è stata riguardata sempre come un luogo
di bagordi, come 1a Bagdad d'Italia, come la patria dei
Fortun1 e dei rasta, proclivi soltanto ag'là abbandoni orgiastici. L'idea di trasformare Napoli in un centro industriale.
faceva sorridere. Queste nega2'ioni ed affermazioni insolenti :,ono, alfi.ne, cessate grazie alla strenua opera di po-
RASSEGNA DEL MOVIMENTO
chi , coraggiosi. Essi sono stati i propulsori di un grande
movimento finanziario. Essi hanno costruito le cellule di
una nuova vita: di una vita operosa, fattiva, febbrile. Codesto movimento è l'edificio di una virile, ferrea, gagliarda volontà. Quando saranno attivate le linee di aeronavigazione, Napoli, per i suoi vantaggi atmosferici, sarà senza dubbio uno dei più importanti, se non il più importante
scalo d' !tal ia.
·
La guerra che insanguina questa età, non è stata infeconda di benefici. Le) guerra è una contingenza propizia
alle grandi imprese, allo sviluppo e all'incremento delle
industrie. Creando ricchezze, essa ha dato origine ad un
fenomeno concomitante con la ricchezza: la febbre del
lavoro. Gli industriali, penetrati profondamente dello spirito dei nuovi tempi, han prestato cotne desideri al Governo le proprie idee.
·
UN PROBLEMA D'ATTUALITA':
LA LUBRIFICAZIONE DEI TORNI A REVOLVER
Da parecchio tempo il mercato italiano si trovava sprovvisto di olio di lardo, in causa dell'a:ssoluta mancanza di
imharco delle materie prime dai porti di origine e la crescente scarsità di questo prodotto, così necessario in quest<t momento {specialmente ove si lavorano proiettili) per
la lubrificazione dei tomi a revolver, avrebbe senza dubbio causato serie conseguenze.
. F ortunatamenté, un recente e aboondante arrivo di materie prime alla Società Anonima Lubrificanti Ernesto Reinach di Milano, ha sventato la seria minaccia, mettendo la
nota Ditta milanese in grado di produrre nuovamente su
larga scala il suo tanto · apprezzato Olio di lardo tecnico,
i ooi impareggiabili requisiti sono ben noti a quanti fanno
uso di tale lubrificante.
È consigliabile che gl.i interessati facciano s,ubito le lo ro rich ieste alla Società R einach, trattandosi di un prodotto rricercatissimo che andrà a ruba.
INCORAGGIAMO GLI INVENTORI!
Nel nostro paese non sono molti gli inventori ad avern
fortuna. Sono spesso considerati con diffidenza e non sempre sono incoraggiati. Molte buone invenzioni, senza dubbio, non ebbero seguito peT mancata ricognizione della
loro util ità, perchè gli inventori non ebbero iL dovuto appoggio; anzi, nella maggioranza dei casi, restarono sconosciuti, fors'anche misconosciuti! Molt:i inventori, scoraggiati, d isperati, diedero alle contrade estere {e quindi , alteri saeculo) i frutti dei loro trovati , Vedremo così le tante
volte parecchie invenzioni italiane, veri « cavalli di ritorno», rientrare d'oltr'alpe, come alti records scientifici ed industriali.
La grande guerra, che ci risvegliava a nuova coscienza
e a più forti propositi, e che in quasi quattro anni ci fece
vivere almeno un secolo di esperienze, quando entrerà,
gloriosa per gli Alleati, nef suo «dopo» - de1 quale ogni
nazione viri1e e civile &i !)CCupa e si preoccupa - deve avere istruita anche la pratica che si intitola « Incoraggiamo gli inventori ! »
I nostri potenti alleati - gli americani - che sanno quel
ohe fanno, e fanno quel che voglfono, hanno preso già
punti di vantaggio, - scrive E. Andreis nel Sole, - anche in questo elemento econornko, che riguarda gli inventori, e così ci insegnano come e quanto vivo interesse deve
avere una nazione nel promuovere ogni ricerca scientificoindustmale per portare a conoscenza degii interessati le
nuove invenzioni, per proteggere g1i inventori, tutelando
così, ed in ogni modo, la ricchezza derivata dal « patri-
INDUSTRIALE ITALIANO
monio intellettuale»; ricchezza che nessun bancarottiere,
nè quella nuova specie odierna di soci dell' a: annurata
suggietà », può rubare o distruggere ; che è sacrario intangibile per l' individuo che ne è possessore.
L'esempio degli Stati Uniti ci invita a macerare un po'
del loTo lavoro compiuto su!l'argoi;nento, considerando ancora quanto si propongono ulteriormente di far!!, Un importante passo del Governo degli Stati Uniti è quello d i
creare un Department of Scienti/ic and lndustrial Research ,
dotandolo dei necessarii fondi : pecuniae omnia . parent I
Tale Ministero sta prendendo attiva funzione, con saggie
pratiche direttive. Senza, in certo modo, interferire nei lavori che detto Ministero si propone, ottimi ci sono parsi
gli scopi ed interessanti i commenti ed i suggerimenti già
messi avanti da Mr. Laurie nel Journal of Soc. Chem.
lnd. Noi, che in materia di tutela della proprietà intellettuale abbiamo tutto, o quasi, da fare, dovremmo profittare di tali ammaestramenti e lumi che ci vengono dagH
Stati Uniti.
L'INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA
VUOLE ESSERE PROTETTA
Non si può dire che la guerra abbia favorito l'industria
cinematografica, - scrive la Rivista Società per Azioni, perchè, oltre limitarne il campo della esportazione, oltre
creare nuove concorrenze in Italia e fuori, essa ebbe a ri sentire, come molte altre industrie, della deficienza di materia prima, perc hè tanto per la pellicola cinematografica
quanto per i prodotti chimici che occorrono in larga misura, l'Italia era tributa,r ia degli Ir:nperi Centrali. Per i prodotti chimici ha dovuto valersi di s,urrogati provenienti dall'Inghilterra e dalla Svizzera, con esito talvolta assai disoutibile, e per la pellicola dovette ricorrere quasi esclusivamente all'America del Nord, mancando una produzione nazionale. A questa deficienza si vuole provvedere nel1' immediato dopoguerra colla trasformazione di qualche
impianto oggi adibito alle industrie chimiche belliche, e
l'impresa presenta certo basi degne di ogni considerazione. perchè le pellicole ed i prodotti chimici necessarii al~a produzione ed allo sviluppo delle films rappresentano
un consumo sufficiente ad alimentare una apposita industria, tanto più se si saprà aggiungervi la produzione d i
molti altri articoLi occorrenti all'industria fotografica in genere.
Anche l'industria cinematografica si lamenta di troppo
scarsa protezione ed invoca un regime doganale più protettivo per limitare l'importazione straniera, specialmente
americana, che con mezzi grandiosi e con lotta acerrima
cerca di imporsi sul mercato italiano. In linea artistica, è
impossibile che le films americane riescano ad imporsi, ma
i mezzi finanziari di cui le grandi Case degli Stati Uniti
dispongono ed il piano monopolistico che esse si propongono di attuare nel nostro paese rappresentano seri pericoli per l'avvenire di una industria tanto appropriata alla
genialità italiana. Forse oggi L'industria italiana è troppo
frazionata per poter opporre argine sufficiente all'invadenza del Nord-America, e saranno opportuni alcuni concentramenti che evitino il moltiplicarsi inutile di spese generali e lo spreco di ·energie preziose. Perchè bisogna prevedere che nel dopoguerra la concorrenza in Italia e fuori si
farà ancora più accanita . e per il ricomparire sui mercati
internazionali della produzione tedesca e per il risorgere
all'antico splendore delL'industria franco-inglese.
Dunque, pericoli seri. che devono essere presi in considerazione non solo dagli industriali, ma anche dal Governo, che non può disinteressarsi di una industria per sè
stessa più impor.tante di altre meglio protette e che ha poi
107
LE I. I. I.
un'importanza tutta speciaJe per l'azione che può eserci- pitale eccedente per sopraiprezzo delle azioni della Società lndustri,aJe Eridanlia:. Le riserve di questi enti ammontare sulla p~iche del nostro popolo.
tano ad •una quindicina dii milioni.
Il consumo dello zucchero in ltaLia, per quanto sino alla
LE DIGHE PER LAGHI ARTIFICIALI IN 1TALIA
vigilia della guerra fosse 1n lento ma continuo a:umento,
U prohlema della esecuzione di laghi artifioiall per la era rimasto mo1to inferiore a quello della maggior parte
1.1tiJizzazione deUe ricchezze idriche del nost,r o paese, che degli, Stati esteri. Così, mentre la Gran Brellaigna aveva nel
altrimenti andreibbero perdute, si colJega C()ll problema tec- 1913 un consumo indiv,iduale di kg. 43 circa all'anno, gli
nico della costruzione delle d ighe. Su questo argomento, Stati Uniti di 41, 10, la Svizzera di 36, 10, lia Francia d1
- scrive il Monitore Tecnico, - ·.h a portato da tempo la 20, 10 e la Germania di 19,90, l'Italria aveva cl.i poco sor•s,ua spec.iale attenzione il prof. Ul[gi L'lli.ggi, -il qua1le ha passato i 5 kg. per persona.
testè pubblica,to un completo studio in cui ha descritti e
È mdubitato che nel dopoguerra, ad un orescente henespresi in esame i diversi tipi di digihe fino ad ora costruiti, sere eoonomico delLa nazione, dovrà fare risoorntro un mage s-peciclmente i tipi di alta montagna.
gio.r ccn~umo cli Z'Ucchero, che dovrà necessariamente dare
Grazie ai tipi di dighe ,esaminati , i1 Lui,ggi afferma che incremento alla bieticoltura, ·la quale necess,iita di tipi di
-sarà poss>ibile creare numerosi laghi, che permetteranno di barbabietola che abbiano un maggior rend.Mnento zucche1UtiJizzare le ricchezze idr.iche del nostro pa,ese - che ora rino. Ed .un ,iru:remento dovrà pure avere l'industria saccavanno in parte perdute - sia per creare energia elettrica rif'!ra italiano alùa quale si cl4schiu.de adunque un prom e tdestù.nata specialmente alle industrie elettro-metallurgiche tente av:venire.
ed elettro-chrimiche - sop,r attutto quefile dei nitrati per l'agricoLtma , di cui abbiamo tanto bisognio, sia per fecondaJ CAP!TALI DELL'INDUSTRIA MINERARIA
-re terre troppo ar-ide, che opportunament e irztlgate pro-durITALIANA
ra.nno di più e meg,Ho; s.ia per prosciugare meccanicamente regioni deficienti di scolo e improduttive o, peggio anA dimostrare la poca flonidezza della nostra· industria
cora, malariohe, che, colla bonifica per esaurimento, no- mineraria nel periodo prebellico, - scriive la Finanza Itatranno essere messe rapidamente in coltivazione.
liana, - stanno le oifre del movimento dei capitali delJe
Società anoruime ad essa dedite.
VN AMMASSO AMORFO DI LEGGI DA RIFARE
Nel 1914, cinque di tali imprese s,i, p 1osero in liquidaPER L'INCREMENTO DEL MEZZOGIORNO
zione e sei diminuirono il proprio capitale per complessiIl senato.re Cavasola scrive nel Corriere Economico che ve L. 8.797.000; quattro Società nuove, con 819.000 lire
t alune nostre leggi organiche aimministrative sono rimaste
impotenti a dare al Mezzog iorno i seivizii d i Stato e . i benefìcii dei qual:i godono altr.e parti d'Italia; inferiorità che
pesa sull'Italia merid ionale con danni di i ndole economica,
sociale ed igienica. Egli cita, per esempio, il regime idrau_
Hco... e così ancora la promiscuità dei diritti sul suoìo e
e sul sottosuolo, che inceppano lo svoligi,m ento deUa pubbHca e d ella privata economia ;. tutto un a:mmasso amorfo di leggi che non raggiungono l'intento, come stesse ro
da sè e per sè, con definizioni senza sanzioni , con prodamazione dii principii sen:z,a ap,pl.icaziOIJle, con mete designate senza coordinamento di mezzi p~r raggiungerle.
È necessario e urgente che ciò finisca ; che la legislazione abbia un cont enuto di vaJore in azione; ohe il tempo
perduto s ia r iacquis tato con atti di c-osciente volontà e d i
energ,i ca decisione.
L'INDUSTRIA DELLO ZUCCHERO IN lT ALIA
Dal 1891 al 1911 sorsero in lta1ia 42 fabbriche di zucc hero, delle quali però rimasero in attività 37, capaci · -di produrre oltre 2 milioni di sacchi di zucchero. Prima ancora
delle fablbriche , - scrive la Rivista Società per Azioni,
- era.no sorte in ltai1ia le raffinerie da zucche.ro, e cioè a
Sampier<larena, nel 1872, e a Rivarolo Ligure, nel 1882;
ancora a SampieTd.arena neL 1883 e ad Ancona nel 1886.
Esse lavorarono dia,ppri.ma zucchero estero, che era importato dall'Austria e dalla Russia allo stato grezzo. Le raffinerle stesse contrihu~rono poi 1argiaimente al1a creazione
de1l'in,dustria saccarifera indigena, mentre alla loro voLta
altre fabbriche da zucchero greggio impiantarono la prop ,cia raffineria, tanto che oggii si hanno in Italia, oltre l'.e
fahbriche, tre stabilimenbi di raffineria sola e sei stabilimenti di raffinazione annessa alla fabbricaz.ione.
Gli stabilimenrti sa,ccariferi italiani appartengono a 24
Soc.ietà . tutte anonime, meno una: in accomandita. Le dette Societù hanno ora un capitale azionario nominale di oltre ~nto mil,ioni, ai quali vanno aggiunti 20 milioni di ca-
108
sorgevaino intanto, e sei aumentavano il capitale per Lire
4.911.000; in defini1:iva, peroiò, i disinvesti.menti superavano gJi investimenti per L . 2.996.000.
Nel 1915 La situazione migliora, ·e di fronte a due Società che si liquidano (per L. 594.000 di capitale) e a tre che
diminuiscono il capitale (per L. 2.350.000), stanno due Società nuove (co,n L. 2.735.000 d.i capitale) e tre che aumeilltano il ca.pita/le (per L. 3.108.000), in guisa che rimangono a L. 1.537.000 di maggiqri investrimenti.
Ques tù salgono sensibilmente nel primo semestre del
1916, toccando la somma di L. 6.655.000 per raggiungere
lia cifra notevolissima d.i L. 25.335.000 nel secondo semestre di quelJ.o stesso .anno. Sono · in totale circa 32 milion i
di nuovo capitale, che contribuiscono alla formazione d i
5 Società nuove e che vanno ad affluire verso, 8 Società
già esistenti. Le Liquidazioni sono praticamente nulle e 1e
d ~min'l!Zi()!Ili di capitaie mancano del tutto.
·
Nel 1917, l' industria mineraria r,keve un impulso ancora mag.gtiore. N e l primo semestre sorgono 6 muove Società
,eon 2.990.000 lire di capitale, e 5 aumentano il pTOprio pe.r
L. 4.111.875 ; contemporaneamente 2 lo dimmuiscono per
L . 2.400.000. Nel secondo semestre, mentre i disinvestimenti ascendono in complesso a 460.000 liire, sorgono 17
Società nuove con 33.055.000 lire, e 5 aiumentano il capitale per L. 25 .600.000. L'investimento netto da attripuirsi all'intero 1917 sale dunque a quasi 63 milioni.
Figura tra Le nuove imprese una Soc;ietà finanziar.ia con
10 milioni di caipitale, avente per iscopo lo sviluppo delle
iindustrie minerarie e metraUurg:iche.
PER IL PORTO DI RAVENNA
Su iniziativa della Camera di Comm~rcio di Ravein,na,
ha avuto luogo una riunione fra i r,appresentanti del Comune, Provdncia ed altr.i Enti l1ocali per discutere iL piano
rego1atore per i lavori del porto-'C!anale Corsini, da eseguirsi in un periodo di circa 10 anni, e che anunontano a più
di 30 rni1ioni. È noto che, per la sol1lecita esecuzione del-
RASSEGNA DEL MOVIMENTO
1'opera, fin dal .giugno dello scorso anno gl.i enti d.e Ue quattro provincie di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì hanno
deciso di cosllibuirsi in consorzio. Il progetto ora redatto
comprende i seguenti lavori : l) Escav~one deL canale
Naviglio Corsirui ; 2) Bacino dri stazionamento alla destra
della bocca del porto ; 3) Escavazione della fu.ce del porto ;
4) Banchina di ormeggio a sinistra dellai bocca del porto ;
5) Banchina d~ ormeggio a destra e a s•i n.istra del canale
Corsini ; 6) Sistemazione delle sponde de1 canale Naviglio
Corsini ; 7) Apertbura delle strade posteriormente agli stabilimenti industrial.i delle Darsene; 8) Scali di "alaggio
_ (Squero); 9) Sostituzione delle pa:lafitite in legname a sinishla delfa Darsena ; 10) Sostituzione de1le palafitte 1n legname c1ella bocca del porto ; 11) Formazione della piazza. di deposito per ghia-ie e sasso.
Tale progetto, per deliberazione dehl'assemblea, verrà
trasmesso, previo parere degli enti delle altre provincie
i!].teressate·, al Ministero dei LL. PP. perchè eia. esaminato
ed approvato dal,l'a,utorità competente.
UN PRIMO ESEMPIO DI UN LAGO ARTIFICIALE
IN 1TALIA SU GRANDE SCALA
Il Consigllio Superiore delle Acque ha testè dato parere
favorevole all' arnmiss-ione ad istJ'luttoria del progetto della
Società Elettri.ca della Sicilria Orientale per utilizzare le
acque dell'aLto bacino d~ll'Alcantara allo scopo di generare energna elettrica. Il progetto comprende la costruzJon.e
di un lago artificialle di circa 6 mi.Lioni di metri cubi s,ul
!torrente FLascio a1l'altezza di circa 1200 metri sul mare, il
qttale, mediante galleria, verserebbe J..e a.eque in un secondo lago art,ifioi.aLe sul tenente AlcantaTa, aLla quota di 1135
metri sul mare, e che av,rebbe capacità di circa 24 milioni
di metri cubi. In complesso, saa:;ebbero 30 milioni di metri
e-uhi di acqua . ohe verrebbero immagazzinati e utilruati
grazi.e a questi lé1!ghi artificia:lii, mentre or,a vanno ,i nutilmente perduti durante re piene.
Le dighe di sbarrarnenrto deiJe due valli avranno rispettivamente Faltezza di metr1 14 e di metri 49; sara.nno costruite d.i scogi}iera, secondo. il tipo così in uso in CaJifor~
nia e che il prof. Luigi Luiggi ha reso popolare fra noi, e di
cui es•istono V'31rii esemplÌJi, nelJ.e Alp~. il più notevolle dei
quaLi è quello del Devero, neJFAlta Valile delJa Toce. L'acqua così immagazzinata verrà poi utHizzata per creaire un
saJto di 440 metri suscetitibile di àare in modo continuo
4200 oavalil:. oppure anche il doppio durante i brevi peir,i:od.i di massimo corurumo nelle prime ore denk sera:.
Questo irnp4anto - che rappresenta iJ., primo esempio su
g,rande scala di costn:zione di laghi artificiali in Italia darà un forte impulso alla indrustrial~zm.zione delle regioni
<'OSÌ fertilii fra Catania e Messina, renderà possiibile la elettcidìcazione della: ferirovia Gataruia-Palermo, nonchè la
utilizzazione per l'agricoltura di una g;rande quantità di
acqua ohe pcima a'Ildava perduta.
LA FABBRICAZIONE DEGLI INCHIOSTRI
DA SCRIVERE
INDUSTRIALE ITALIANO
nunciarle, ricercarne le caiuse e procurare ·u modo di ripararle. Come aU' estero, così in Italia la fabbricazione del1' inchiostro deve, - scrive C. San P ,i etro neL Sole, - entrare nell'ambito dell'industria chimica. Fin quando è considerata come di appartenenza delle fabbriche di oggetti'
di e.ancelle.ria, ma.i si otterranno prodotti costanti ed accredillalti. Già alcun.i industria:li di prodotti chimfoi hanno
rivolto i loro studii e le loro Lavorazioni a questo ramo di
produzione, e abbiamo già in c'Ommercio delle marche naz>ionali che Va!Ilno accreditandosi. Bene ha fatto l'ing. RuffiJlo Savel1i a riassumere jn un elenco le materie prime
che si adoperano nella fabbricazione deH'inchiostro. Purrtrop,po, la massùrna parte di dette materie prime p-rovengo no da1d. 'estero, e l'importazione in Irta!l ia degli inchiostri già,_
fatti dall'Austria e Genmania era pirima della guerra d i:
grande importanza.
!Formo l'augurio che anche il Comjtato pe.r l'indillstria:.
chimica 1n ltaliia istituito presso il Ministero di Agricoltura.
Industria e Commercio non si disinteressi di questo ramo
deW.industria chimica e faccia gli opporturui studii per:-chès,i prendano neUa futura rev.isione dei Trattati doganali le
opportune previdenze per facil.itare l'importazi~ne delle
materie prime necessarie a questa industria e frenare irnpontazion.e dalla Germania e dall' A1Ustria della materia
g Jà futturata. Aiutiamo gili indrus,triali nostri che s!Ì sono
scien'tifioarnente dedd.cati a1la produzione di buon inchiostro
nazionale un po' per patriottismo, ma molto più colla certezza che i prodòtti così tecnicamente fabbricati sono ef,fettivamente buoni e nuhla hanno da invidiare ai prodotti
del genere fabbricati all'estero.
r
PER LA POLITICA DELLE ESPORTAZIONI SERICHE
L'approvvigionamento della materia prima per la nuova
campagna serica, anche per le attuali e1evate basi dlÌ. costo.
esiige dai fiJiandieri l'aGcettaznone cl.i impegni gravissimi e
di gravissimi rischi. Nessuno può serenamente e consciamente ass,umere gH uni e gli alrtri, senza che la poltitica
delle esportaziorui sia una buona vo1,t a ch,i acita, e se dal1e
,competentj. autorità ministeriali non verrà pronunciata una
iparola che iru:i,ti ed incoraggi a con~nuare senza incertezze a mantenere viva una ind.ustria tra:diz;io~ in ltaiLia ,
,i'Iltimamente legata all'agricoltura, fulcro indiscusso di queL
t1a resistenza interna, di cm tanto si pair,k , ma deillla quaile
in pratica non si conoscono abbasta112Ja i veci esponenti.
Questa non deve essere intesa, - scrive il Sole, - come
una voce di allarme, ma come l'impressione sincera deJla
situaziione reale del momento, nehl.'iintento che i provvedimenti, forse ora già allo studio, non riescano tardiv,i edi
.inefficaci, ma ;vengano subito attuati in modo che c-0rrispondano « ai veri biisog:n.i » che il paese sente.
Per essere breve riassumerò i punt:i· prindpaJ.i che debbono essere ,risolti d'urgenza per obtenere lo scopo invoca:to:
1) Far conoscere agli esportatori i nominativi delle Dit-
te inscritte .anche per l'Italia nella lista nera.
2) È doveroso un ritocco alla tassazione degli extra-pro-
fitti nei riguardi dfll' industria serica; ritocco che tenga calLa questione della fabbricazione degli inohiostlli da scri- colo dei rischi che incombono a questa industria, rischi
vere ha assunto qa noi una importa~ notevolissima dopo che non hanno alcun riscontro nelle industrie cos? dette di
lo scoppio deL1a conflagrazione eiuropea. Purtroppo, si sen- guerra; che consideri il fatto che i filandieri riversano rete e si è .sentito oomunemente ripe!:ere in pubbUco che, golarmente nell'agricoltura i beneficii degli alti prezzi della
dacchè le scorte degli inchiostra germanici son finHe, <lac- seta.
3) L'esportazione della seta, nei limiti e colle modalichè è divenuta molto difficile l'importazione di questi p;rodotti dall'America: e dall'Inghilterra, è quasi impossibile tà pattuite nei Consigli Alleati, deve avere un corso regotrovare un inchiostro che soddisfi. Se 1a lamentela fu un lare quando non predominano difficoltà eccezionali legate
po' , esagerata, è però in parte conforme alla realtà. · È inu- alle esigenze della guerra, le quali, è fuori di dubbio, debtile nascondere le deficienze qua'Ildio esistono ; meglio de- bono trovarsi sempre al disopra di ogni altro interesse.
109
LE I. I./ . = = = = = = = = = = = = = = = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Le altre sospensioni ingiustificate, eterne, che si sono verificate più volte ed ancora sussistono, equivalgono ad un
veto assoluto di esportazione, il che porta anche alla sospensione del lavoro neUe fabbriche svizzere che producono
per i nostri Alleati. Si deve poi trovare iil modo di rendere
possibili le trattative d'affari. Colle 03cilJazioni rapide ed
ùnprevedute dei prezzi, se telegrammi e lettere con impegni e risposte non possono aver corso nemmeno nel periodo di una settima/Ila, e se perdura la ·sospensi.one dei passaporti ai setaioli, ogni affare diventa praticamente impossibile. Questi sono i tre punti principali sui quali è urgente
provvedere.
UN APPARECCHIO 1TALIANO
PER IL SALVATAGGIO DEI VALORI IN MARE
In tanto desiderio de,g li uomini di trovare i mezzi più raffinati per uccidere il proprio simile, è interessante trovare
qualche applicazione che miri invece alla · sal,vezza, se non
altro, dei valori e delle cose preziose. L'invenzione del signor Marzio, di Bari, ci interessa, perchè, - scrive la Rivista Mercantile, - si riferisce ai trasporti per via di mare; e ne diamo notizia ai lettori pe~chè fu già approvata in
senso affermativo aal Comitato per le invenzioni.
La guerra sottomarina ha aumentato straordinariamente
il numero delle navi mercantili che sprofondano nel fondo
del mare trasciftando seco tutto quanto esse traspo,r tjilo.
Oltre agli uom~ni, per i quali provvedono più o meno~ene i mezzi di salvataggio, spesso le navi trasportano ingenti somme od oggetti preziosi pesanti. Al momento dei sinistr~ tutto viene abbandonato perchè fa corpo con la nave
che rapidamente si sommer e. Il signor Marzio, studiando
j} problema, h.a pensato di separare il carico prezios.o dal
corpo della nave, in modo che al momento della sommersione di essa, ·questo potesse agevolmente rimanere a galla
e quindi in condizioni di essere ricuperato.
L'invenzione consiste in un galleggiante di forma speciale, costruito i,n modo da essere non soltanto insommergibile, ma dotato di una grandissima spin.Ila di galleggiiamento. La portata dell'apparecchio Marzio appare ancora
più pratica in tempo di pace, poichè esso rapp:tesenta un
mezzo per sottrarre alle profondità del mare tanti tesori
che ogni anno si perdono con le navi. I grandi transatlantid potranno col ·«Marzio» mettere al sicuro tutti i valori
e gli oggetti preziosi trasportati, non solo per conto di terzi, ma anche appartenenti ai ricchi passeggieri di bordo.
Le Banche troveranno il mezzo di salvaguardare i loro interessi e le assicurazioni potranno abbassare i premii per
valori trasportati nel galleggiante in&ommerg,i bile automatico.
IL PRESIDENTE DELLA «MARITTIMA ITALIANA»
AL SUO PERSONALE
11 Presidente deUa Società di Navigazione Marittima Italiana di Genova, Eugenio Rebaudengo, nell'assumere il
suo ufficio, ha diretto a tutto il personale di terra e di mare i,l seguente indirizzo
«Nell'assumere l'ufficio di Presidente della Società Marittima Italiana, cui fui oggi chiamato dalla b,enevola fiducia dei Colleghi, provo il bisogno, come mio primo atto, di
rivolgere uri cordiale saluto al personale tutto, che sempre,
dal Direttore Generale al più giovane mozzo, diede magnifiche prove di coscienzioso adempimento del proprio dovere sicuro che sotto la mia Presidenza, iniziantesi in momenti tragici per l'umanità, esso supererà sè stesso in zelo
ed in ispirito di disciplina e di sacrificio, ben sentendo che
non mai quanto 03gi la fortuna della patria dipende dal
mare. - Viva l'l talia ! »
110
LA FEDERAZIONE DEGLI INDUSTRIALI DEL VETRO
A Firenze è avvenuta la costituzione della Federazione
Toscana fra gli lnd ustriali del Vetro, ai rogiti del notaio
Anzilotti, del 27 febbraio 1918. Le fabbriche attualmente
consociate sono 19 e danno lavoro ad una maestranza maschile e femminile di circa 20.000 operai.
È uno dci primi esperimenti di associazione di classe
che gj fa in Toscana, senza che, per altro, intendimento
dei promotori sia quello di valersi della classe per sopraffare altre classi o compiere, nell'orbita degli interessi
industriali, opera di esclusivismo o di particolarismo. L'iniziativa ha da esssere. e vuole essere, un esempio ed un
monito. L'indust.ia italiana, affermatasi trionfalmente durante la guerra, deve prepararsi a vincere le battaglie incruente ma produttive del dopoguerra.
RIDUZIONE DI ORARIO E PRODUZIONE MAGGIORE
Il dovere di cercare, studiare ed applicare nuove istitu~ioni vantaggiose più che nel passato, - scrive l'ing. Attilio Mottura nell'Industria - Rivista Tecnica, è forte
ma, per il dopoguerra, nel quale sarà tanto sentito il bisogno di stare tutti un po' meglio; nel quale, inoltre, sarà
tanto grande il bisogno di un aumento di produzione, senza che per essa sia necessario un aumento di fatica (sarebbe inutile richiederlo, perchè tanto non lo si otterrebbe) ma solo con un migl<iore rendimento del lavoro, co11.
una migliore utilizzazione del tempo, eliminando o almeno
riducendo tutti gli sprechi di tempo e di lavoro.
Nel senso di raggiungere un maggior benessere è, si
può dire, necessario. di ricercare di ridurre l'orario dei lavoratori per lasciare loro libera una maggior parte della
giornata per altre occupazioni che non quelle necessarie
a procurarsi il pane, sì che possano megl-io sentire la nobiltà della propria persona, della propria vita; ed a ciò si
deve giungere non già accettando una minore pr-0-duz.ione.
e neppure accontentandoci di una produzione come La attuale, che dopo guerra sarebbe scarsa, ma solo alla condizione di ottenere un aumento, che può aversi grandissimo
strudi.ando ed app,lJcando i principii della organizzazione.
La condizione dell'aumento delila produzione è assoLutamente necessaria; (! non solo è compatibile con una iiduzione di orario, ma non è difficile riconoscere che la presuppone come mezzo necessario.
UN CANTIERE NAVALE A BARI
Mentre nell'alto Adriatico e nel tratto medio non mancano cantieri di costruzione e di riparazione, la bocca dell'Adriatico ne è sprovvisba. Viceversa, alla ripresa dei
traffici, - scrive la Rivista Mercantile, - il maggiore movimento graverà appunto sul basso Adriatico, verso la regione pugliese e la regione albanese. Convinto di questa
necess,ità, s·i è formato un nuovo gruppo finanziario, il quale ha deliberato di prepararsi in, tempo per giovarsi della
magnifica· posizione che Bari offre rispetto ai traffici marittjmi del Levante. La nuova Società è stata costituàta a Roma il 25 febbraio, e porta il titolo sociale di o: Sodetà Cantieri Navali dell'Adriatico Meridionale», con sede amministrativa a Roma e sede tecnica a Bari. Il capitale social,e
è fissato in sei milioni, da versare di anno in anno che
procederanno i lavori di impianto del cantiere, il quale sorgerà in una vasta area adiacente a Bari. La Società si ri promette di eseguire costruzioni in ferro por navi di .massima portata, ed anche le costruzioni in legno; potrà pure eserdtare l'armamento delle navi da essa costruite.
La caratteristica più importante di questa nuova forma-
RASSEGNA DEL MOVIMENTO
zione sta nel sistema prescelto per entrare più prestq in esercizio. Data la mancanza cli materiali di ferro e le diffi-coltà del rifornimento , saranno iniziate le costruzioni in
legno, cominciando dai piccoLi galleggianti e passando p ::ii
s,uccesswamente dai pontoni ai grossi velieri ed ai piroscafi in legno con motori a scoppio. Così la potenzialità
del cantiere sarà sfruttata col procedere deglii impianti .
lntanto saranno costruite le officine per i lavori in ferro
e lo stabilimento meccanico per gli apparati motori e le riparazioni. A rendere attuabile i,l funzionamento, la Società ha già fatto acquisto di rilevanti partite di legname per
le prime cos truzioni. Dopo la guerra iL legno potrà veni re dal!' opposta sp;nda con scarico diretto nel cantiere per
mezzo di un pontile di approdo per operazioni c,ommerciali. del quale sarà iniziata la costruzione.
La Società si è intanto assicurata la collaborazione di eminenti tecnici delle costruzioni naviali , e potrà presto mettere in opera il suo primo cantiere. Bari acquisterà notevole importanza per l'impianto di questo nuovo cantiere, che
così coonple terà le esigenze del porto e delJa navigazione
adriatica che vi fa capo. Componenti del Consiglio di am ministrazione sono: comm. V. Imperatori, comm. G. A tti,a . A. Lattes, avv. P. Vitul1i, A. Molliica, G. Scanferla,
cav. G. Muzzati, dott . G. Surdi.
LA TORBJJ 1T ALIANA
Per un paese come l'Italia, che importava nel 1913 oltre
10 milioni di tonnellate di carbone, la produzione di 30
a 40 miLa tonnellate di torba, di cui La magg,ior parte al
servizio di impianti locali di utilizzazione, è assolutamente irrisoria. Peraltro, se si dà uno sguardo nel campo dell'industria delle l-igniti, neanche vi è da rallegrarsi del passato. Più che ad una ragione economica , · devesi la riluttan-za nel consumo de1la lignite e delle torbe ad apatlÌa, se non
ad un vero preconcetto da parte degli ~ndustrial,i e dei
privati consumatori. Infatti, prima della guerra s i vendeva
la HgDJite e quel po• di torba prodotta come combustibile
a prezzi relativamente inferiori a quelli del carbone nelle
stesse località; ma il piubbLico non ne voleva sapere, pretestando conbr~ i nostri combustibiln nazionaLi mille deficienze, suss istenti solo per l'ignoranza dei coll9um.atori, i
quali non volevano conv,incersi che con opportune modifiche ai forni di combustione li avrebbero potuto adoperare
con successo. Oggi che il bisogno, - scrive De Civita nella Miniera Italiana, -spinge ognuno a uti,lizzare tutto quel1o che si può avere sottomano, sono venutli alla luce i metodi ed i sistemi appropriati per godere razionalmente ligniti e torba, e solo i refrattarii ad ogni mutamento nelle
viete antiche ab~tudini pwtestano e sprecano tempo e denaro a volers~ ostinare ad agire con La loro testa, e a cer-care d'inventare del nuovo od a fare nuovi studii mentre
sarebbe tanto più semplice e più pratko far tesoro della
esperienza altrui, italiana ed estera.
Con i prezzi attuali del combustibile e con i Sitlssidii che
può dare l'esperienza ,altrui, può dirsi senza tema di errare che qualsiasi torbiera oggi p otrebbe essere sfruttata ,
quale che si,a la sua estensione, anche se piccolissima;
e che il costo di produzione della torba aumentato dell'intiero ammortamento delle spese cli organizzazione e di
impianto da effettuare nella stagione di laV'oro del 1918, po.
1:rà essere sempre inferiore al prezzo di vendita: e che s,i
potrà produrre moko e quindi guadagnare molto anche
con rara e cara mano d'opera.
Ma devesi abbondare nell'impiego
di mezzi meccanici,
1
e devesi soprattutto organizzare razio.nalmente il Lavoro,
essendo questo il segreto della riuscita. Altrimenti si produrrà poco, si spenderà molto, si darà al commercio un
1
INDUSTRIALE ITALIANO
materiale non ubilizzabUe, e si rischierà anche di perdere
del denaro.
LE PICCOLE INDUSTRIE lT ALIANE
Il ministro delil'lndustria, Commercio e Lavoro, on. Ciuffelli, ha posto allo studio un progetto di legge, che è stato già preparato nelile sue linee fondamentali, per promuovere lo sviluppo dehle industrie minori italiane, dando ad
esse l'aiuto di una organizzazione della quale finora mancavano . Favorevoli condizioni locali hanno, sotto l'i,mpulso di iniziative individuali, dato . vita in tutte le regioni d'Ital ia a tali industrie, che, nella maggior parte dei casi ,
avendo la possibilità di provvedere la materia prima nel
luo go 0:ve sono sorte e giovandosi del lavoro a domicilfo·,
se non avevano probabilità cli grande sviluppo, per la
creazione di importanti organismi industriali, riunivano
tutti gli elementi per un ulteriore perfezionamento e per
una affermazione vitale.
A dette industrie minori mancava però un qualsiasi mezzo di coordinamento., che assicurasse loro credito ed assi stenza tecnica, e specialmente mancava l'ambito di un
mercato p iù vasto di quello locale e dei Il).ercati ad esse immedfatamente vicini. Sono partQ notevole delle industrie contemplate dal decreto le industrie femminiJ.i, alcu ne del.l.e quali hanno raggiunto già un notevole grado di
prosperità. Riteniamo che il nuovo progetto tenda a creare
mezzi ed organismi cti assistenza e consulenza tecnica gratuite, credito e premii di incoraggiamento, facilitaz.ioni per
gli approvvigiionamenti delle materie prime che noin siano
di produzione locale, scuole profess.ionali specializzate e l,abomtorii, appoggiandosi in questa azione stimolatrice a
Comitati locali e coordinando ed inquadrando tutte le iniziative in ,una solida organizzazione sotto l'egida delilo Stato.
PER UN NUOVO GRANDE PORTO DI GENOVA
DAL POLCEVERA ALLA SPIAGGIA DI VOLTRI
Il Comune di Genova, per mezzo del suo sindaco, ha inoltrato domanda al Governo e per esso al M~istero dei
Lavori Pubblici della concessione per la costruzione ed esercizio in zona franca di ll!Il nuovo porto grandioso che
dovrà estendersi dalla foce del torrente Po1cevera alla spiaggia di Voltri. All'infuori d.e11a giiurisdizione del Consorzio
autonomo del porto di Genova, gli enti locaLi hail!Ilo sentito la imperiosa necessi,tà di pr-offerirsi al Governo per la
sollecita formazione di un ente finanziario caipace di assi •c urare l'ulteriore sviluppo del primo emporio marittimo
del Regno. Il progetto, che assicurerebbe al porto cli Genova il primato del Mediterraneo, comprende due grandi
porti-bacini: quello di Sestrii-Cornigliano e quello d,i Voltri. Il primo, atto ad asskurare più di tre mi,li,oni e mezzo
di metri quadrati di area da crearsi sul mare, destinati a
stabilimenti industriali prospicienti direttamente le banchine, che avranno in esso uno sviluppo di circa 12.000
metri. Il secondo, parimenti grandioso, che assicu.rerebbe
,mcora altri due milfoni e mezzo & metri quadrati di aree di riemp,imento, con altri 8000 e più metri di dgl_ia di
c·a:late. In complesso, sarebbero 20.000 metti Hneari di banchine per un totale di più che cinque milioni di metri quadrati di area, utilizzabiLi convenientemente per docks, magiazzini e stabilimenti industriaJi e -commerciali in genere.
Vi si aggiungono sistemazioni convenienti per l'industria
d e ll' u rm amento, con darsene di raddobbo, bacini di carenat,gio e rada di rilascio. Questa, corrispondente ad una
bocca d'ingresso intermedia fra i due porti , si troverebbe
innanm alla spiaggia di Pegli alla quale sarebbe conserv.ata la destinazione attuale per bagni e naviglio da dipor-
111
LE I. /. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - _ - - _ - _ = = = = = = = = = = = = = _
to. Imbocchi secondarii sono sistemati a levante e a ponente dei bacili, suddetti.
·
A differenza del ' porto gerito dalJ. Consorzio a-utoinomo,
che ha carattere esc1usivamente commerciale, quello in progetto sarebbe prettamente mdustriale, e dettato dalla imperiosa necessità d.i ricavare con riempimenti suJ mare
quelle aree che oramai sono esaurite, ed a prezzi rilevantissimi, nelle rare zone pianeggianti che intercedono fr~.
la spia,gg;ia e la montagna. Il costo preventiV'O sorpasserà
senza dubbio la cifra di cento milaoni.
LA RJçERCA DI NUOVE FIBRE
PER PASTA DA CARTA
L'Industria della Carta e delle Arti Grafiche traduce
dal Bulletin de l' A ssociation ltalo-F rançaise d' Expansion Economique:
« L'industria deHa carta in Francia e · in Italiia è assOilutamente tributaria die.Ll'estero per la materia prima: la pasta dl legno. Per un consumo interno di 670.000 tonnell te di carta e cartoine, la Francia riceve annualmente 500.000
tonnellate di pasta. greggia o trasformata in carta, per un
va1ore di 80 milioni di franchi , dalf America, dalla Scandinavia, e durante gLi ultimi anrui prima dehla guena, egualmente dalla Germania, la quale glLiene vendeva per 20
milionii annui. Se l'industria dellà carta in Francia volesse svincolarsi completamente dall'estero, tagliando i boschi sec01J1do i bisogni del consumo, i1 patrimonio forestale, così ridotto, sarebbe votato ad una scomparsa rapida e
c,ompleta, ciò che avrebbe le più gravi conseguenze per
l agricoJtura. Studii paZ'ienti hanno con.ferma:to che i ceppi della vite possono sostituire facill mente il Legno e venire
trasformati in pasta da carta, chimica, semiichimica ed anche meccanica, mediante provvedimenti speciali.
« Questa pasta è perfettamente utiLizzabiJe nella fabbri oa:t:ione delle carte, e s.pedalmente delle carte da imballaggio e· de1 caTtone. Questi srudii vennero confermati dagili esperimenti eseguiti in importanti fabbriche di carta
della regione lionese. I vantaggi dehl'ii.mpiego dei ceppi di
vite nell'industria della carta sono: conse:rvazione di importanti capitali nel paese, abbondante mano d'opera per
i v,ignaiuoli e ·o perai n~ionali, utilizzazione dii un prodotto vinicolo che finora, come combustibile, era quasi completamente trascurato. In Francia, alcune granc1i Cartier e
si sono g,ià fatte spedire dal Mezzodì, e specialmente dal
dipartimento dell'Hérault, · parecchi carùchi di sarmenti,
che esse trasformarono in eoc-elilente carta, coi processi g ià
in uso per fare la pasta chimica, e col sussidio delle varie essenze d.i legno, pioppo, ramula, abete , pino, ecc.,,
IL PROGRAMMA DI ELETTRIFICAZIONE
DELLE FERROVIE DELLO STATO .
H programma d.i elettrificazione che a quanto pare le Fer~ovie dcllo Stato studiano, si rivolge og_gi, - scrive l'.ing.
Guido Serrtenza nella Rivista delle Società Commerciali, alle linee di v,al.ico appenninico e a quaITche altra linea che
presenta condizioni speciali di traffico.. Fra i valichi ricordiamo quello della Porretta, la nuova direttissdma FirenzeBologna, la Roma-Castellammare Adri:alt!ico, la Napoli-Foggia, la Ovada-Genova e infine la Ventimigliia-Guneo, quan~
do potrà essere completata. A queste si aggiungono ailcu ne Linee complementari, come la Monza-Chiasso, la LeccoBergamo, la Usmate-Bergamo . che si rilegano al gruppo
delle Valtellinesi, ino1tre i!l completamento della grande
arteria internazionale Modane-Geno,v a, la quale comprende
!l"ià due tratti elettrificati, la Modane-Bussolleno e la RoncoGenova ; infine è allo studio anche la dire!ttii.ssima Napoli-
Roma. La prima a cui verrà dato mano sarà k •BussolenoRoncò, poiichè per lai sua esecuzione esistono alcune oper
già predisposte, quale la linea primaria di alimentazione,
e ne è già pronto i1 .finanziamento.
PER UN'INTESA
FRA TUTTI I FABBRICANTI DI BIRRA IN ITALIA
In Italia vi sono dei fabbricanti di birra pwamente esemplicemente, e v,i sono dei fabbricanti di birra che sonodivenuti, dallo scoppio delila guer,r a, anche pr,oduttori di
malto, come pare che vi sia anche qualche isdlato produttore di solo malto. Ciò ohe ora di.fetta, e che potrà difettare anche nell'anno pTossimo, è L'orzo; ma la quantità occorrente alla nostra industria delila birra non è ta,le da influire sulla alimentazione del paese, ed è certo che i consumatori soffrirebbero sJproporzionatamente di più per La
assoluta mancanza deilaa beV'allda che per le privazioni che·
potrehbero conseg.uire da.Llia piccolissima riduzione del cereale necessMio alla fabbricazione della birra. In Italia, la
prepairaz.ione della birra assorbe una quantità di materieprime che, m confronto di tutti ~ altri paesi del mondo,
è ins-ig-ni.ficante, mentre, al contrario, ,concom-e sensihilment-e alla viita economica nazionale direttamente nel paese ,e,
pure direttamente, a favore del pubblico tesor-o. Non deve quindi essere difficile di indurre iii Governo a persua-ders,i del:1a utilità di mantenere in vita un'industria che offre i vantaggi e le condizioni accennate. Ma per arrivare allo scopo si rende necessario il generale consenso di tutti
quanti vi hanno interesse, e senza distinzione, fondendo t
beneficiii pel salvam.ento comune. Bisogna che si depongano le reciproche avversità, se così si possono chiamare, tra
maltatori e non maltatori, lavorando insieme perchè il Governo , prelevandolo sul1e sue scorte, coincèda l'orzo occorrente all"esercizio di tutte le malter~e ita1iane, grandi e
piccole, assicurandone la produttiv,ità.
Noi crediiamo, - scrive il raig. A. ViJJa, - che, distribuendo a tempo ad ogni ma1teria il cereale e non disperdendone le maeetranze, si possano produrre in Italia piiù,
di mille vagoni d!i malto , ciò che può raippresentrare una
produzione cli birra tale da rendere possibiile il proporzionato esereiz.io di tutte le fahbriche esistenti, purchè il malto prodotto venga equaJnente distribuito. Costitulti a tempo gli organi dell'ente che noi proponiamo di formare, non
può essere difficile strabiliire un equo trattamento pei mal,tatori , che non devono rimanere senza una buona rimunerazione del loro spirito di infaiativa, delle spese rappresentate dai rispettivi impianti e del lavoro che debbono fare per produrre il malro, come non può essere d~fficile di"
stabtilire il sistema di distribuzione propom,onaJe d.el prodotto tr~ tutti i fabbricanti che si imrpegnlll.o di attivare·
le r.ispettive produ:moni, in ,guisa che La botai1ità della materia p.rima &a.a effettivamente utiLizzata.
Il nostro eg,re,g.io collaboratore Lui,gi Mauceri ci suggerisce le seguenti modifica:z,ioni per il S'UO articolo : Il /inan~ziamento delle opere pubbliche nel dopoguerra, appaiTsonel numero 4 della nostra Rivista :
Pag. 50, riga. 173 , Ja. colonna: 3.000.000; leggasi: 3 miliardi.
Pag.
Pag.
Pag.
nio.
Pag.
50, riga 3za., Ja. colonna: 175.650; leggasi: 178.650.
50, riga 22a.,. za. colonna: 0,80; leggasi: 0,85.
56, riga 3Ja., Ja. colonna: decennio; leggasi: venten58, ultima ciga, za. colonna, aggiunge.re: invece di
dare al patto la sua vera espressione.
I RISULTATI
E I PR,OPOSITI
DELLA "FI,AT"
.
Dalla Relazione del suo Bilancio
Fra i tanti resoconti di imprese industriali, fra posto di tan'te linee di macchine quante sono le
i tanti rapporti annuali che segnano in numeri la onde del mare.
storia dell'annata economica e produttiva del
E se. invece del rendiconto industriale dell'anPaese, fra le tante Assemblee di azionisti che si nata, si potesse istituire il conto della produziotengono in questo periodo, una delle relazioni e ne annuale della JFIAT in veicoli di ogni spedelle assemblee che destano maggiore aspettati- cie, in motori di ogni tipo, in, apparecchi, stru'"
va è quella della FIAT.
menti, congegni ed armi; se, invece della relaPei- quello che se ne è detto, per le vaghe in- zione dei bilanci, si potesse compilare la reladicazioni che se ne hanno, per quello che .la zione dei servizii innumerabili resi da tutte quelFiIAT ha compiuto in passato, si ha la più viva le legioni di macchine FIAT al Paese e alla
curiosità di conoscere un po' più da presso l'im- fronte , la nozione dell•opera della FIAT potrebmensità deir opera e della produzione della FIAT b~ divenirè pit:. esatta, o per lo meno avvicinarin continuo aumento. A quali straordinarie pro- si meglio a quella realtà che è davvero, per la
porzioni si è pervenuti? Quali nuovi prodigiosi sua mole, quasi indescrivibile.
sforzi si sono compiuti? .
Sarà uno studio questo, e un rapporto questo ,
Se invece dell'Assemblea degli azionisti si p_o - da farsi dopo la• guerra, e occorreranno ben nutesse convocare l'Assemblea di quanti lavorano merosi e valenti studiosi e calcolatori per elabonella FIAT per la Patria, dal capo supremo al- rarli .
l'ultimo operaio, alla più giovane operaia; opAdes-'>o, in mancanza di questi dati e di quepure l'Assemblea, ancora più smisurata, di tut- ste informazioni . il pubblico, il Paese, anzichè
te le macchine FIAT costruite · in questi anni per valutare , sent~, intuisce l'esistenza di questo tila guerra, già si comincerebbe ad avere una pri- tano laborioso, la formidabile possanza di quema visione di ciò che rappresenta la FIA T come sto artiere dalle mille braccia, e cerca con appaspotenza creatrice, e della immensità dell'opera s~onata curiosità di distinguerne ogni manifestada essa compiuta .
·
z10ne e movenza .
Che straordinario spettacolo si contemplerebLa relazione del bilancio ne è una tra le prinbe t Nell'una di queste riunioni si vedrebbe una cipali , una delle- più palesi, è forse quella che
moltitudine più numerosa della popolazione di meglio può sodclisfare tale desiderio, poichè spieuna intera città, tutta gµidata e intenta al lavo- gando e illustrando le diverse voci del bilancio,
ro; neir altra, la più stupefacente, si vedrebbe , mentre riass11me gli eventi culminanti· dell' anfin dove potrebbero spingersi gli sguardi, un ac- nata scorsa, accenna anche ai propositi e alle
campamento di arnesi meccanici più favoloso e · tendenze per l' avvenire. E l'esperienza della
sterminato degli astampamenti di Serse, com- FIAT da una parte, e le sue tendenze dall'altra,
7-bis
possono ben e~sere preziose per tutti come am maestramento e come guida.
Ma la relazione sull'esercizio del 1917 è apparsa così semplice e calma, quasi dimess'a, che
molti ne sono rimasti sorpresi. Gli avvenimenti
erano stati così insigni, gli atti compiuti così
grandi, il cammino fatto · così trionfale, che la
relazione, anche senza aver l'aria di una autocelebrazione e pure evitando ogni complicazione enfatica, poteva sonar alto come un epinicio .
Invece, eccola procedere semplicemente come
un rendiconto amministrativo, in cui, esposti via
via i singoli rilievi, sembra che si eviti deliberatamente di risalire alla valutazione dei risultati
generali e alla descrizione dei propositi futuri,
alla conclusio11e e al programma.
È un'impr•:!ssione superficiale ma vera. Lungi però dall'essere il segno dì una manchevole zza, è l'effetto del contrario. Ben si ingannerebbe
chi interpretasse questo tono sobrio e piano, come quello di chi ha poco o nulla da -dire, poichè invece esso è quello di chi potrebbe dire più
di ogni altro.
La FIAT anch in questa formalità legale, che
è la relazione del Consiglio, ha voluto seguire una via propria, ha tenuto a mostrare una sua impronta speciale.
Tutte le relazioni delle Società industriali hanno. parlato con in~olita magniloquenza dei risulté!ti raggiunti, dell'attività spiegata, hanno vantato ~ loro sforzi , i loro ingrandimenti, il loro concorso patriottico e hanno fatto sfoggio delle loro vaste previdenze e aspirazioni per l'avvenire .
Quanto più modesta era l'impresa, tanto più la
relazione ne magnificava il contributo alla ·guerra e il programma ·per il dopo guerra .
La FiiAT non ha seguito questa tendenza quasi generale, vi ha sorvolato, ha appena sfiorato
questi argomenti nelle parole della sua relazione, poichè essa li aveva trattati a fondo c0me
niun altro, nei fatti, nella attività cc;mcreta e as sidua delle sue officine.
Che bisogno v'era di dirlo? Era necessario alla
FIAT di proclama.re importanza di ciò che essa ha fatto per la guerra, per la -patria? È così
vasto, è così grande ciò che essa ha fatto e da to, ed è anche così visibile che, per offrirne una
esposizione nuova, bisognava is~ituirne un riassunto e un calcolo intiero ed esatto -per farne ri. levare l' incomparabile importanza; e questo ,
mentre per ragioni di doveroso riserbo non si sarebbe -potuto compiere, avrebbe poi portato troppo in lungo e sarebbe apparso appunto, se completo e verace, uu vanto esagerato. Oppure bisognava limitarsi ad una relazione monca ed affrettata, e questo non sarebbe stato giusto, poichè ognuno ha diritto di far valere interamente
l' ooera propria e i1 merito proprio.
I fatti quando arrivano alla grandezza di quel1~
r
li posti in essere dalla FIA T col suo lavoro e colla sua produzione incessanti e sempre in aumento, sono di per sè così eloquenti che ogni parola
anzichè accrescerne ne diminuisce la portata.
Chi non li vede, o è cieco o non li vuol vedere; in ambedue i casi, non li intenderebbe neppure se espressi verbalmente .
Doveva forse la FIA T trattare più estesament<;;
dei suoi ingrandimenti, delle sue nuove cost:uzioni, dell' aum:!nto meraviglioso della sua produzione?
Ma sarebbe occorso un volume per darne una
nozione sommaria . Le altre Società giustamente
si compiacciono per avere aggiunto un 'reparto
al loro stabilimento, per avere istituito un nuovo
impianto; che cosa mai avrebbe dovuto scrivere
di sè la FIAT, ~he ha ampliato, raddoppiato tutti i suoi numerosi stabilimenti, che ha creato una
nuova intera città industriale su un• area di oltre
mezzo milione di metri quadrati, che si è accresciuta, ancora ultimamente, incorporandosi tre
immense officine complete, che ha fondato, organizzato e avviato dieci o venti lavorazioni e industrie nuove in piena attività?
Doveva forse la FIAT far valere, come una
prop.[ia benemerenza, la sua immensa produzione? ··Le sarebbe stato certamente facile indicarla in modi generici. accennando alle innumerevoJi quantità di macchine di ogni specie fornite al Governo italiano così da soddisfare sempre
tutte le sue richieste per quanto ingenti, e alle
forniture non m e no considerevoli accordate ai
Governi alleati. Ma questo tutti lo sanno. Per aggiungere qualche cosa di più e qualche cosa di
nuovo, qualche cosa di grande e di atto a suscitare ammirazione e sbalordimento, mostrando
di che cosa sia ci•pace il lavoro italiano incitato
dalla fede patriottica, avrebbe dovuto segnare
cifre precise, dichiarare il numero delle macchine costruite, lo sforzo formidabile che ne era costata la costruzione, i servizii incalcolabili che avevano reso. Ne sarebbe venuto fuori un conto
inaudito.
Ma questo non si poteva fare ora, e la FIA T
ha preferito tacere, accontentandosi di ciò che è
noto e di ciò che i Governi alleati, da quello italiano a quello inglese, da quello francese a quello americano, ben sanno intorno ali' entità e al
lavÒro del suo inesauribile contributo alla guerra.
Doveva infine formulare un programma così
per il periodo che ancor resta di guerra come per
il dopoguerra?
'
Questo sarebbe sembrato a noi pure super.fluo.
Come programma per il periodo di guerra, la
FIAT ha tutto
diritto di presumere che il suo
sia ben conosciuto a quest'ora in seguito alle lu-
a
'
minose prove che ne ha da~o ed al modo come le
ha posto in pratica.
on ne ha avuto che uno fin dal primo giorno di guerra, quello di consacrare tutte le sue energie., tutte le sue risorse, tutta la sua potenza ,
tutti i suoi mezzi, tutti i suoi prodotti e le sue fatiche ai supremi scopi della difesa nazionale e
alla vittoria.
A questo prog ramma non è mai venuta meno ,
da questo programma non si è mai allontanata
di un passo, tutti gli atti della FIAT sono stati
diretti a tale intento, e tutto ciò che la FIA T ha
costruito è stato utilmente impiegato nella guerra.
Come programma per il dopoguerra, se dal
suo particolare punto di vista anche ogni piccola industria è portata a ritenere che tutto il dopoguerra consista nel suo avvenire e che l' assicurare il suo interesse sia il modo migliore per pensare all'interesse ·nazionale, può ben dirsi invece che il dopoguerra della Fl,A T sia uno dei
massimi problemi nazionali, sia intimamente connesso con tutto l'avvenire nazionale. Sia per la
importanza che essa ha nella difesa nazionale, sia
per il posto che essa occupa nell'industria e nel}' economia del paese , la FIAT è n ente che esorbita dalla sfera privata : è un e te nazionale .
Essa può prepa rare le più oculate previdenze
tecniche, economiche, commerciali, ma il suo
avvenire è così vasto e complesso e implica tanti
e diversi fattQri sottratti al potere privato che gravitano nell'orbita nazionale, che essa si congiunge e si compenetra con tutto l'avvenire dell' Italia e in parte anche dell'Europa.
Per qu.tnto riguarda la sua azione privata , la
FIAT, da quel modello di organizzazione che
essa è, ha certamente accordato al difficile problema del dopo;"llerra tutti gli studii e la preparazione più diligente.
ella sua ' relazione si dice:
« Fin d'ora possiamo però ~ssicurarvi che la
« Vostra Direzione, in previsione sempre della
« vittoria finale, ,;i pensa e provvede nei limiti
« del possibile. Infatti essa - mentre assolve, e
« nel migliore dei modi, al compito più urgente
« di superare le difficoltà, sempre crescenti, per
« la produzione di guerra - dà anche le sue cuce re alla preparazione di quelle basi sulle quali
« dovrà svolgersi l'industria quando si riprende« ranno i liberi commerci. »
E possiamo crederle sulla parola. Se non ha
detto di più , si è perchè non conveniva dire di
più per non rivelare i nostri disegni ai concorrenti esteri.
Per quanto non dice, ma che noi possiamo intendere, assai più che per quello che dice la relazione della FIAT conta e significa.
Intonata al momento, •è come un austero rapporto militare; e non poteva essere diversamente.
Ma anche così, anzi perchè così, lascia meglio intravvedere questa immane forza silenziosa, tutta raccolta e intenta nella sua opera formidabile da cui oggi provengono le dense e fie- ·
re schiere di arnesi meccanici che concorrono a
difendere la nostra terra e a sostenere la nostra
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le belle macchine della corsa, del lavoro, della
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con se<le a Gallarate e stabilimento a Pa.xaibiago. Durata al che loro venivano imposte dalle Società stesse.
31 dicembre 1922, capi-tale L. 30.000, per industria della
MILANO - Rainaud Morcaldi, coli. , cdb sede in Milano.
focola.
Durata tre anni, capitale L. 20.000: per la rappresentanza .
GENOVA - Lodovico Sangttineti e C., collettiva, con di Compagnie d1 assicurazioni.
sede in Sampierdarena. Durata tre anni, capitale L. 10.000,
GENOVA - A. Canevello e C., collettivai, con sede a
per industria di conserve alimentari.
Genova. Durata 10 anni, capitale L . 2000, per rappresenMARSALA - Giacomo Mineo e Figli, collettiva, con tanza assicurazioni e commissariati di aivarie.
sede a Marsallia. Dura·t a al 31 agosto 1942, capitale L. · 100
mila, per esercizio industria vini Marsala, Yermouth, Cognac e affini.
·
(INDUSTRIE VARIE - RAPPRESENTANTI, KC.)
MILANO - Fratelli Lomazzi, coll., con sede in MilanoMercato Ticinese 4. Durata 51 anni, capitale L. 6000 , per
ALBENGA - A nonima Legnami Albenga (A. L. A.) ,
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con sede in Alhenga. Capàtaile L 1 milione, per eseocizio
industria dei legnami.
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cianti droghe e coloniali di Milano e Lombardia, anonima
coo~rativa, con sede in Milano, Piazza S . Stefano 10. Du- sede in Alessandria. Durata nove anni , capitale L. 10:000 ,
riata al 3 1 dicembre 1938, capitale Hl•imitato , per acquisto per indu stria R$lucci.
diretto per conto dei soci, in Italia e ali' estero, di articoli
BR ESCIA Segheria Mecca nica Tempini e Franceoccorrenti ai medesimi.
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ceschetti, collettiva, con sede in Brescia. Durata 10 anni, ca_
NAPOLI - Rosa Sepe e C., ace. , con sede a Napoli, via pitale L. 80.000, per industria legna da ardere e da lavoBernini al Yomero , 36. Durata al 19 marzo 1920, capitale ro, segheria e molino.
(Continua)
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187-8
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PESA TURA a lordo ed a netto delle Sete, Bozzoli, Cascami, Lane, Cotoni ed altre materie tessili.
PURGA (décreusage) delle Sete. ·
ASSAGGIO delle Sete, Lane, Cotoni e Filati in genere (determinazione della bontà d'incannaggio, titolo, torsione, elasticità, tenacità, misurazione delle matasse, filzuoli, ecc.)
DETERMINAZIONE UFFICIALE della rendita in seta dei bozzoli secchi e vivi.
SOFFOCAZIONE ed ESSICCAZIONE dei bozzoli vivi.
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LIVORNO - Iacopo Orsini e C., accomandita, con se- in Milano, viale Romana 46. Durata al 30 giugno 1924.
de a Livorno. Durata tre anni, capitale L. 10.000, per in- Capitale L. 300.000, per compra-vendita di immobili, di adustria laterizii e calce.
ziende commerciali, di mer.d , e di titoli pubblici e privati.
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MILANO - Leoni Films, accomandita, con sede in MiMILANO - Rooaro, Brizzi e Bertoli, collettiva, con selano, corso Porta Venezia• ! I. Durarla al 31 dicembre 1940, <le in Milano, bastioni di Porta Romana 33. Durata al 31
ca.pitale L. 600.000, per commexcio cinematografico.
dicembre 1920, capitale L. 10.000, per importazioni, e~ortazioni e rappresentanze d,i merci divers~.
MILANO - Morosini e Mazzola, coli., con sede in Mi"
lano, via Moscova 68. Durata al 31 marzo 1923, capitale
MODENA - Vittorio Corradi e C., ace., con sede in
L. 30.000, per esercizio imprese di costruzioni edilizie e Medolla, località Rubadella. Durata aJ 31 dicembre 1926,
affina.
capitale ' L. 100.000, per esercizi.o fornace.
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1921, capitale L. 750.0Q0, per
mercio di legname da opera e
NAPOLI - Società Italia forni carboniferi e distillazioAlia Italia, ace., cOill sede
21. Durata al 31 dicembre ne della legna, an., con sede iri Napoli, via lmbriani 30.
esercizio industria e com- Durata al 31 dicembre 1932, capitale L. 80.000, per produzione carbone vegetale, catrame, piroligntlte di calce
da ardere.
e a1ltri prodotti dei1la disti11azione della legna.
MILANO - Famiglia Orchestrale Milanese, coop. an.,
eon sede in Milano, corso Garibaldi 19. Durata 12 anni,
NAPOLI - Cuomo, Bruno e C., coll., con :ecie in Napo- capitale illimitato, per l'esecuzione, coll'opera dei proprii li. Durata 5 anni, capitale L. 110.000 per sfruttamento bo.-.
soci, delle orchestre occorrenti per ili funzionamento dei schi.
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Sempione, 5 • 5) Viale Garibaldi, 2 • 6) Via Soncino, 3 (Angolo Via T o rino).
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PASSIVO
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V al ori di proprietà
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Anticipazioni sopra V al ori
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Corrispondenti • Saldi debitori
. »
Debitori per accettazioni
. »
Debitori d iversi
. »
Partecipazioni diverse
. »
Partecipazioni in Imprese Bancarie . »
Beni stabili
. »
Mobilio ed impianti diversi
. >
Debitori' per Avalli
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Titoli propr. Fondo Previd. Personale »
Titoli in \ a gar~zia oper~ioni
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d
.
/ a cauzione servizio •
. »
eposito
libero a custodia
. »
S pese d •Amm. e Tasse Esercizio corr. »
109.844.477,02
2.218.185,35
1.037.955.117,33
46.507 .795 ,93
161.496.041 , 18
82.090.292, 52
8 .224 . 122,85
871.392.126 ,5 i
49.934.121.61
19.657.158,57
17.663.097 ,95
13.839.897 ,95
18.636 .007,44
1, 119.364.128,28
15.948.509,50
102.388.641 , 4.327.522,2.256 .833,735,7:'330.844,97
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L. 500 cad . e N. 8000 da L. 2500) . L.
Fondo di riserva ordinario .
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R iserva spec . di ammort>amen to e d i
rispetto
, »
Fondo di Previdenza p el P e rsonale . »
Dividendi in · corso ed arretra ti
. »
Depositi in Conto Corr. e Buonj fruttiferi
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Corrispondenti - Saldi cred itori
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Cedenti effetti per l'incasso
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Credi,tori diversi
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Accettazioni commerciali
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Assegni in circolazione . .
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Creditori per Avalli
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Depositanti
a garanzia operazioni
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d.i titoli
a cauzione ser;,,i zin
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a libera custodia
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Avanzo utili dell'esercizio 1917
. »
Utili lordi dell'esercizio corrente . . .
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402.513.723,64
1.540.052.%9,99
63.350.510 ,01
75.376.289.32
49.934.121,61
71.136.294,83
119.364.128,28
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Ancona
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Milano
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Nocera lnfer.
~ovi Ligure
Palermo
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Piet'rasanta
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South Western Bank. Ltd di Londra
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Presidente: Dott. Cav. G. A. Crispo Brandis - Vice-Pre idente: omm. Buonaventura Caviglia
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