Le Industrie Italiane Illustrate, n. 8, 1917
Contenuto
- Titolo originale
- "Le industrie Italiane Illustrate"
- Tipologia
- Periodico a stampa
- Descrizione
-
Copertina – Alte personalità delle industrie e delle finanze italiane: Comm. Ing. Pietro Fenoglio, Amministratore Delegato della Banca Commerciale Italiana
Sommario:
- Alte personalità delle industrie italiane: Il Comm. Alessandro Maino, della Ditta Fratelli Maino, di Gallarate, p. 17
- Le imprese idro-elettriche, gli interessi dello Stato ed i problemi del dopo guerra – Ing. Prof. Giuseppe Belluzzo ed Ing. E. Conti, p. 20
- Il mercurio e la guerra – Prof. Ing. Umberto Savoia (con 13 illustrazioni), p. 33
- L’industria della fecola e la coltivazione delle patate in Italia – Prof. Felice Garelli, p. 45
- L’elettricità in sostituzione del combustibile nelle abitazioni – Ing. Pietro Verole, p. 49
- L’industria della seta artificiale (con 13 illustrazioni), p. 57 Barone Comm. Alberto Fassini
- La preparazione degli industriali della Toscana per il dopo guerra (continuazione), p. 65
- L’industria del marmo: Ugo Luisi e C., Pietrasanta (con 10 illustrazioni), p. 75
- I fenomeni dell’industria del libro – Le I. I. I., p. 81
- Le nuove lavorazioni e le nuove maestranze della «FIAT» (con 6 illustrazioni), p. 83
- Rassegna del Movimento Industriale Italiano, p. 97 - Data testuale
- 1917 agosto
- Data topica
- Milano
- Consistenza
- pp. 152
- Stato di conservazione
- Discreto
- Soggetto produttore
-
Umberto Notari (1878 - 1950)
- Identificativo
- PER.000056/1
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
PERIODICIVedi tutti i contenuti con questo valore
-
LE INDUSTRIE ITALIANE ILLUSTRATEVedi tutti i contenuti con questo valore
-
1917 - Anno IVedi tutti i contenuti con questo valore
- Temi correlati
- Comparto agro-alimentare
- Comparto automobilistico
- Comparto bellico
- Comparto elettrotecnico e impiantistico
- Comparto idroelettrico
- Comparto tessile
- Comunicazione d'impresa
- Economia e finanza
- Editoria
- Grafica e foto pubblicitaria
- Interni di fabbrica
- Prima guerra mondiale
- Stabilimenti industriali
- contenuto
-
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, Situazione dei conti al 31 Maggio 1917
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. »
Riporti
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Effetti pubblici cli proprietà
. »
Titoli propr. Fondo Previd. personale ».
Anticipazioni sopra Effetti pubblici . »
Corrispondenti - Saldi debitori
. »
Partecipazioni diverse
. »
Partecipazioni in Imprese Bancarie . »
Beni stabili
. »
Mobilio ed impianti diversi
. »
DebitorJ diversi
. »
Debitori per Avalli
. >
a garanzia operazioni
Titoli i.in
a cauzione servizio .
. »
deposito
libero a custodia
. •
Spese d'Amm. e Tasse Esercizio corr. »
16.537.034,72
1.055.338,85
952.198.294,47
16.812.713,62
89.994.223,61
54.328.783,76
14.333.500,6.413.577,77
501.666.371,70
17.946.157,49
14.213.572.65
19.399.321 ,60
Capitale Sociale (N. 272.000 Azioni da
L. 500 cad. e N. 8000 da L. 2500) L.
Fondo di riserva ordinario .
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Fondo di riserva straordin rio
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Fondo Previdenza pel, Penionale
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Dividendi in corso ed arretrati
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Depositi in Conto Corrent
Buoni
fruttiferi
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operazioni .
85.236.184, 14
cauzione servizio
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79.550.90 1,
di titoli I a libera custodia .
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1.843.863.789,
Utili lordi dell'Esercizio corrente
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L. 3.824.505.307 .59
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156.000.000,31.200.000,28.500.000,14.723.246,43
3.448.460,257 .627 .647,09
41.806.707,56
42,.293.177,73
29.290.8002 4
1.138.017.976,34
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79.550.901,4.049.122,l.843.863.789,797.672.86
12.639.058,39
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Direzione
A. CHISALBERTl I Sindaci
Dott. A. Moretti - Rag. A. Olivieri - Rag. G. Sacchi
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BOLOG A. - Società Idroelettrica clell'A{,P nnino (S. I. D. A.) Anonima per auoni CO!ll sed in Bolog'nia. Costituita a rog'.ito del dottor Umb rto Riinini il gio no 8 cort'lente, allo scopo di
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on iglio di provvedere a nuo1V1e emissioni di ca•
pitale b.no a L. 5.000.000 all'inizio dell'attività soiale. - Consulente deLla Società è il c-o mm. ing.
ngelo Omodeo. Compong'ono il Consiglio di
mministraz-ione i signor.i on. Marchese Giusep•
pe Guidi Di Bai;(no, on. prof. Piertro Sitta, Conte
Gualtiero Isolani, comm. dottor Ludovi-co Mazzotti, avv. prof. cav. Dante Poli, consiglieri i !ng.
av. Giovanni Silv,estri, ,con.s.iglieire delegiato, avv.
. 'Mang'aroni Brancuti, ing. Abele Graziadei, ragion•Ìere Carlo Paglia. Slinda-ci effettivi~ ing. conte
G. Golfarelli Della Massa, i,n.g. E. Torna111i, sindai su pplein+i.
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Brescia, e rag'. Ottorino Spalmato, in ditta « O.
Spalmato ». di Milano), stampatura materiali
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me.nti da t glio - capita.ile iniziale L. 30.000 durata 10 anini, daJ 1 luglio 1917, prorogabile di
decennio in decennio (rogito dott. Da111iele Bonicelli).
CASTEL A GIOVANNI (Piaicenza) - Società inclustrial prodotti agricoli (S. I. P. A.) M.ignani, Bagliani e C. Accomandita (Armando Mig'nani e Felice Bagliani gerenti. Luigi Brega e
avv. Carlo Servetti dii Voghera accomaJt1d-anti), lavorazicm,e pomidoro e prodottd ag'ric-oli - capitale L. 300.000 - durata al 31 dicembre 1929, d•al
23 scorso aprile, prorogabile.
CATANIA - O/pcina meccanica D'Arrigo e C.
Ccillettiva (Francesco Spallino, Agatino D'Arrigo, M -al1io Grdmaldi e Michele Valenza quale pro•
curatore della liglia signora Pietra V alenza-Car•
tese), via Ursino, 58 - capitale L. 1000 - continua:z.io.n.e dl precedente società di fatto « SpalliBRESCIA - Fugini e S{,qlmato. Collettiva no e D'Arrigo >) (rogito dott. Ferlito, notaio in A(Giu'.seppie Fugti,ni, ·,in ditta « Gaetano Fugini ». di cireale).
( eguito a pag. 5)
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h 1 Reale e Giu eppe Richera), cotoni li.lati posto dei ignori: Jng. Giuseppe Sol,a ri, ing. T or izio tintoria - capitale L. 3250 - dura- maso A eil~ni, Ettore Micheli, Giuseppe Chiap•
nni, on effetto retroattivo al 19 giugno 1915,
g bile per altro qumquenn1io (rogito dott.
n:z.. B rzi, notaio ~n Acireale).
OVA. - F. Della F errera. Collettiva CO!ll
in Genova. V~co Nota.a-i. 7. r. Durata 10 anni,
pitale L. 40.000 - Oggetto: commercio m,edi~nali, prodotti chimi.ci, artic.o1i per l'industria,
J ppresentanze.
GENOVA - Società ligure di armamento, av nte per ogg'etto l',aioquisto di navi mercantili, il
I ro armamento ed esercizio i.n qualunque modo
forma.
Capitale L. 5.000.000, sottoscritto per L. 2.812
mila dal comimendatore Piaggio, per L. 1.587.900
ila Banca Commerciale1 Italiana ,e 600.100 dal
ignor Carlo Paetorino. Dunata della Società al
. 1 dicembre 1960 - Il ,cott1•s iglio di ,aimm.inisJra:z..ione è f aicoltiz:z..ato ,ad .acquistare alle condizioni
più convenienti il piroscafo d-a caTico denomi1t1ato « M -arte ». varato il 24 mar:z..o 1917 in Palermo,
i prop~ietà della Società Ca,n tieri N av- li Riuniiti.
po:i,a.
Sirnda,ci per il primo esercizio furotnlo nominatti.
i signori: Enrico Allievi, Arturo Serrati, Alessan- .
dro Bertolotto, effettivi; Guido Trabucco e Carlo
Da-6.emio, upplentu.
GENOVA. - N,"colò Pitto e C. Accomandita
(Angelo Via a a. anch.e in nome del liglio Mario,
gerente, Ni olò Pitto altro accomandatario, clirettor,e tecnico, Ma.rio Viaicav,a, Amedeo Rossi e
Giambattista Mara so accomandant.i), industria
surrogàti ~ caffè, v~a Morchi 1 - capitale lire
25.000 - durata 10 anini, dad 1 ecorso inag'g'Ìo,
prorogaibiLe di qu•ilniquennio .in quiinquennio.
GENOVA - Ditta M erega Fili{,{,o. Accom,andita (Emanuele e Ulrico Merega ligli ger.enti, Filippo M ,erega padre accomandante). continuazione azienda farr1i ed ace.i.ai - capi-tale L. 50.000
conferito datl.l',aiccomandante - durata al 31 dicembrre 1_922, d,al 2 scorso mag'g'io (rogito dottor
Angelo Enruio Porta).
(Seguito a pag. 7)
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ITALIA
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OVA. Fir,{,o e Ravaschio. Collettiva rag'. Ettor,e), collettiva, ccmtinua:z.ione az-ienda per
(8 n detto Firpo e Balbina Ravaschio, minoreln.- l ~industr ia della spremitura e raffi.nel1ia olii ve•
, r ppre.sen,tata dal suo tutore dott. Domenico
) , continiuuione commercio tappezzeria in
gi' della ditta Bairberis Firpo e C. - oapi1 L. 20.000 - durata 5 ann~, <lal 16 scorso
ft io, prorogwbile di triennio in tr.iennio (rogito
tt. Umberto Carletti-).
getali, apportata dal sigaor Felice Corsi, via A.
Volta, 14 - capiitale L. 800.000 - durata ,ad. 31
mano 1937, dal 1 s,corso g.iuglno, prorogabile.
MALALBERGO (Bologna) - Manservigi e C.
succe ssor:i di Rimondi Bruto. Collettiva (Federico Manservigi e Luigi Fabbri), .continuazione industria acque minerali e g'asose. C8!pitale L. 9000,
GHIRIA (V a.r,esie). - De71a Noce, Monti, Ga- durata 9 a.nni, clail 28 scorso aip-i;;ile, prorogabile
Jola e Alberti. Collettiva (Enrico Della Noce, E··
. M on.ti,· R emo G-aoo
-1 1
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di biennio ,in biennio; b.rmaita.rio il sig. Federico
a e Enr.ico Alb erti·) , m.mil10
Manservigi.
pre.ae costruzioni. pub.b1ich,e e pnivate - capitale
L. 10.000 _ durata un ~no, dal 1 scorso apriile,
MALEO (Lodi). - Cipe7letti Fili,J,,J,o e C. Acrorogabile di anno in ainno.
comandita (F.iJ.ippo Cipelletti g'erente, Francesco
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•V anelli accomandante). prodw:.ione clisinfettante.
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con -eri o per 1·i-to 16 - caipit e. . 20.000. •
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r n o e Colombo fra il sig)nor Colombo e la si- anairo · . ro socio-:- uii_a a_ ,a~i: a _pri~o
g y· • • F,
. ed M
scorso tll!ag'g'w. prorogabile di tr1enn10 1n trienru.o
nora irgmia ,erran v ·
iareng'o.
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LECCO. - Felice Corsi e pg]i (Francesco e cav. Enrico Consolain.di).
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Biak.tnetal - Pezzi forgiati in Biak.tnetal - Getti e pani
in Biak.tnetal
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. - Industria cinematograpca G. Pas- - durat al 31 dicembre 1923, dal 1 scorso marzo,
omandita (Giacinto Passigilio g'eirenMO ZA - Alessio Achille. Accomandita (BatB rtoni a comandante), commercio e tista Sala gerente, Maria Alessio mar. Peronett,i
1 ,l (lg'i
p llicoLe iinematog'ra'6.che ed affini e Mari,a Ze a ved. Alessio ,accomandanti) conti• 1pit l L. 25.000 confeirito .dall'accomand·a.nte nlU!azione a2:1ienda Alessio per la industria di folurnt 5 nni, dal 6 scorso maggio (rogito dottor dere e marocchini per cappelli, berretti ed altr.i
ina, nota.io in Rosate).
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MILA O - Gay e C. Accomandita (Raimon- 60.000 - durata 3 anni, dal 24 sco:r:so aprile, pro•
lo ay gerente, Mai,io J aneke e Enrico P.alli aie- roga.bile per ,altro trienniio (rogito dott. Piie-tro
,manda'nti) automobili •e relativo noleggio. Fo- . Bertodini). ·
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NAPOLI La ligniti/era· de7le miniere di
nni, dal 12 scorso magg.io, proroga1bile.
Morcone, collettiva (P.asquale Puoci, ing. Luigi
· -C · tt"
>>
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Ciappare1li, d.ott. Raff,aeJ.e DelLi V,enere e Luigi
MILANO . _ << Kl e1n
om1no 1 e . , acco- L
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ndita, commiss1ioni di banca e borsa e com- om air 1 • s ru_ttament~ igru~e
orcon_e
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e . -1 L 150•000 • ne-vento),
sede Ml Napoli, angi1porto Galle.r ia Umm rc10 anoario in genere. apitaae •
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aumentaMILANO - Fonderie metaJlurgiche Bonari e bile a L. 100.000 - durata 20 ainni, dal 18 scorso
C. Accomrundita (Stefl8ltlo Bonari e rag. Ugo Gan- aprile, prorogabile per altro ventennio - hrma•
n gerenti, Otto Krebs, Alfredo W~rz e Florenzio tario ,il si@nor Pasquale Puc i - diirettore tecrursi accomandanti) - caipita.1e L. 40.000 - du- CO l' ing. Luigi Ciappiare11i.
r ta 3 ~ni,_ dal 3 ~corso maggio, p~orog;abiJ.e perr
NAPOLI - G. e G. De Luca fu L. Collettiva
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17. Proiettificio A n ald
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LigUTe).
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20.
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(Porto
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nigliano Ligure).
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(Cornigliano Ligure).
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IN COPERTINA:
A LTE PERSONALITÀ DELLE INDUSTRIE E DELLE FINANZE ITA LIANE: Comm. lng. PIETRO FENOGLIO, Amministratore Delegato
della Banca Commerciale Italiana.
NEL TESTO:
I - ALTE PERSONALITÀ DELLE INDUSTRIE 1TALIANE: • 11 Comm. ALESSANDRO MAINO, della Ditta Fratelli Maino, di Gallarate.
II
LE IMPRESE IDRO -ELETTRICHE, GLI INTERESSI DELLO STATO ED
I PROBLEMI DEL DOPO GUERRA - lng. Prof. G. BELLuzzo ed
lng. E. CONTI
Pag. 20
Hl - IL MERCURIO E LA GUERRA -
Prof. lng. U.
13 illustraz.)
l)
33
IV - L ' INDUSTRIA DELLA FECOLA E LA COLTIVAZIONE DELLE PA TATE IN /T ALIA - Prof FELICE GARELLI .
»
45
))
49
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57
VII - LA PREPARAZION.E DEGLI INDUSTRIALI DELLA TOSCANA PER
111 IL DOPO GUERRA (continuazione) .
))
65
1 - L'INVUSTRIA DEL MARMO : U. LUJSI e C., PIETRASANTA (con 10 ill.)
))
73
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81
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83
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97
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V • L'ELETTRICITÀ IN SOSTITUZIONE DEL COMBUSTIBILE NELLE ABITAZIONI -
lng. P. VERoLE .
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO .
(Proprietà letteraria)
Ing. Giuseppe Belluzzo
del Politecnico di Milono
L e imprese idro-elettric h e, gli intere si dello
Sta.io ed i problemi d e l
dop9 gue r
PRELUDIO
È ormai ammesso e riconosciuto da tutti che
la soluzione dei problemi industriali ed agricol i
del dopo guerra è intimamente coHegata alla
sana utilizzazione di tutte le ricchezze nazionali, e quindi allo sfruttamento completo dell' e nergia idraulica ohe iper l'Italia rappresenta la
ricchezza massima, fondamentale, perchè inr:J istruttibile nel tempo. E che il problema delle
acqrue sia di importanza eccezionale per il nostro paese, lo dimostrano i numerosi scritti pubblicati negli ultimi anni, ,e le discussioni comparse nei giornali tecnici, economici, politici,
per opera sia di esercenti di imprese el'e ttriche ,
c!he di valenti uomini politici, che di tecnici indipendenti, di economisti, di agronomi, di progettisti.
Senonchè se in una questione di tanto vitale
interesse lo scrivere ed il discutere possono servire ad illuminare l'opinione puhblica sulla importanza del ipro:blema, non ottengono però lo
scopo di avvicinare ed affrettare la soluzione
buona del problema stesso, principalmente perchè è ormai troppo diffusa in Italia la persuasione che l'industriale, o l'esercente, quando
parlano o scrivono, abbiano sempre di mira solamente i loro particolari interessi. Ghe se poi
qualche indipendente si assume di difenderli,
nelia convinzione di difendere nel tempo stesso ·gli interessi del paese, il meno che !?li può
capitare è di essere considerato al soldo dei
difesi ; mentre se, convinto che g-li interessi del
paese o degli utenti siano in conflitto con quelli degli esercenti , dilfende i ,primi contro i secon~
di, è guardato con diffidenza perchè si oensa
dai più che egli attacchi per finire come gli storici capitani di ventura che passavano indifferentemente da un campo a quello avversario,
se vi erano meg-lio retribuiti.
C.Ontinuando di ouesto passo, è evidente che
chi ,porta il .peso dell'incredulità e della diffidenza così diffuse verso gli attori ohe si muovono
20
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torrenti, d
, nell'Appennino,
c1are ancora disperd
una colpa
r un giorno r: .: :proche i nostri ni
verarc1.
Ma la sol'uzion
to problema relativo
alla utilizzazion
puhbliche italiane
non si può otten
on la discussione delle conces,s ioni chieste per la creazione di salti
idraulici: essa deve essere considerata e seriamente. come ormai reclamano gli studiosi e gli
- - - - - - - = = =======
LE TMPRESE IDRO -ELETTRICHE NEL DOPO GUERRA
ati, in relazione a tutti gli altri problemi neUo stesso tempo vuole accontentare i fautori
li del paese, tenendo ,presente innanzi tutto della statizzazione delle energie idrauliche ita,pr tutto
< 1111<1
r
interesse della Nazione, che sealcuni può armonizzare con quello degli
nti, secondo altri è con esso invece in un
bile conflitto.
LE LEGGI DELLO STATO
I .o
tato italiano lha creduto in passato che il
ompito in materia di acque pubbliche dolimitarsi ad emanare delle leggi, delle cir1 ri, dei decreti, intesi a disciplinare la utili u · ione delle derivazioni d · acqua, a riscuoteI i canoni. a ,porre deHe tasse, rimanendo,
1 1 il resto, quasi estraneo al vasto movimenlc n zionale che ogni giorno andava sempre più
i11 1« n ificandosi.
I•: ome avviene spesso quando si promulgali , l lle leggi, ad una legge fondamentale, ,quel1 d 1 1884, concepita con larghezza di idee e
, 111 quei criteri liberali ohe hanno permesso la
cuzione dei grandiosi impianti che formano
l' unmirazione di tutti i tecnici e specialmente
d i quelli esteri, si sono andate mano mano inI I e lucendo alcune varianti delle quali le ultime
pr e i lmente dinotano, in dhi ha elaborato la
lr
, una notevole incertezza sugli scopi che
i] averno si propone di raggiungere. Tale ine rt zza si giustifica però qualora si pensi che
si nota in moltissime delle ultime manife1 zi ni degli uomini di governo, e che essa è
I ri. ultante di una condizione di cose dalla
q11 '1 sarebbe necessario che il governo trovasi
I forza di uscire rapidamente.
11 overno italiano si trova infatti, e non da
p >C hi anni, a dovere estrinsecare la propria a, i Hl statale fra l'incudine di un mondo con' tv
ore ormai vecchio, senza energie volitive,
1111 m ndo ohe ha già percorso quasi tutta la pa1 I, 1 (al vertice: luminosa parabola) della sua
,lti it , e la mazza, più veloce che pesante, di
l mai;wgia vital'e, giovane, insistente, ondè,
r.do di accontentare runa e l'altra, finisce
I scontentarle entrambe, dimostrando, ann Ile poche manifestazioni di vita . attiva che
ompie, una incertezza di criteri e di vedu1 • c h per l'avvenire del paese può riescire ve1 nu nl
fatale. ·
I .' 111 ima legge sulle derivazioni, emanata per
d,·c r t luogotenenziale, tanto discussa e criti1 d li esercenti imprese elettriche, e forse
ffrettatamente da diverse associazioni
. è l'esponente di questa incertezza di
iacchè mentre vorrebbe in qualche m .-: >i urare a ohi utilizza le derivazioni un
riodo di vita, sia ,pure, come sostengore nti, di vita tribolata fra i canoni, le
d i comuni e delle provincie, le ipoterroviarie e le domande . dei siderurgièi,
liane, agitando, lo si deve riconoscere, con el ganza ed ahilità, lo specchietto della espropriazione e statizzazione future, un futuro dhe potrebbe però diventare molto prossimo, date le
correnti che prevalgono in molti ambienti della
:burocrazia, e, diciamolo pure, perchè la verità
è sempre ibene conoscerla, anche se può recare
dei dispiacer.i, date le poche simpatie che, certamente senza volerlo, e iper le ragioni ohe emergeranno meglio in seguito, le Società per
imprese elettriche si s,ono acquistate presso la
amministrazione statale, presso il pubblico degli industriali, e presso i privati , si intende non
azionisti.
LA UTILIZZAZIONE DELLE ACQUE PUBBLICHE.
Il nostro paese ha assistito, dapprima indifferente, in seguito più attento, allo svilupparsi degli impianti idroelettrici italiani per opera di enti, sia privati clhe pubblici; ha veduto con orgoglio persone •benemerite dare l'opera del loro
ingegno e della loro attività al'l o studio ed alla
soluzione degli importanti e difficili problemi che
vi si riferiscono, e quando fra non molti lustri
le regioni non più nude delle Al,pi e d~gli Appennini ospiteranno i numerosi e grandiosi serbatoi che come giovani e turgide mammelle a limenteranno la nuova Italia agricola ed industriale, il .nome di coloro che alla utilizzazione
del carbone bianco consacrarono le ore migliori
dell'a loro vita attiva, sarà ricordato con rispetto,
con venerazione, il loro esempio verrà -additato
ai posteri. Ma il ,paese che rimase indifferente alle difficoltà di ogni natura, superate e vinte con
i primi impianti, si è fatto attento quando ha veduto sorgere numerose società rper la utilizzazione del patrimonio idraulico italiano, quando ha
veduto queste Società tendere più o meno rapidamente le loro reti, e non solamente quel'le di
distribuzione d~ll' energia elettrica, _poi riunirsi
non per il solo scopo di scambiare fra loro i Kw.
prodotti sulle Alpi o sull'Appennino; ed il paese
ha osservato ancora, con qualche giustificato timore, molte di •q ueste società raccogliersi lentamente sotto lo scettro di poche persone che combinate a quattro a quattro, a cinque a cinq'l;l~, ne
formavano i diversi Cons,igli di amministrazione,
e queste persone fare un po' la pioggia ed il bel
tempo in fatto di impianti idraulici e di distribuzione di energia elettrica, tanto che vi fu un tempo in cui si diffuse persino la leggenda ohe nessuno potesse fare degli i{npianti o creare delle
società di utilizzazione o di distribuzione, se non
passando sotto le forche caudine ab;ilmen;te prep~rate e .dispost~ dal monopolio dhe si era or?-11 'l·
to, un monopolio che sapeva anche ·un po d1 te-
f
21
LE I. I. I.
=- - - - -
= = - = - - = = = = ==-= = =- -
desco e n i capitali e n i m todi di imperio d •
<lottati p r liminare ogni form di concorrenz .
allora i primi r ndi impianti muni i.
no, Rom ,
rin
d altri centri mi•
ndo scuot r il ·o o che lentament
loro subir
p rt delle Società eh
r r con la concorrenza un
alle t riff . ott nute con fatica dell
e
i,
ro all' secuzione di grandi
1
i; t cnici distinti incoraggiar
n la loro opera, ed esaltaroon I lor p rol il sorgere delle aziende eletm u i i lizzate, grandi speranze si nutrin 1' 1 ro creazione, litri di inchiostro ,
quint li di
rta vennero dati in pasto alle pomi h
ort nella stampa, neUe associazioni
ni h , in quel1e politiche.
M lo sviluppo industriale rapido del paese
a orbì rapidamente i troppo pochi Kw. munici•
pali, la funzione di calmiere venne presto a ces•
sare, anzi la necessità per le aziende municipalizzate di realizzare degli utili, avendo speso
molto e non sempre bene, le spinse l'e ntamente
nelle poderose braccia delle società che dovevano invece combattere, le società ripresero il Jo.
ro primato, le maglie del monopolio per poco
tempo spezzate dalle municipal'izzazioni, si ricomposero e si rinsaldarono fortemente .
GLI ESERCENTI IMPRESE ELETTRICHE E LA GUERRA.
E si arriva così alla guerra. Le richieste di energia elettrica che da qualche anno erano an•
date scemando, onde nelle centrali idroelettriche molta acqua si scaricava inutilizzata dagli
sfioratori, subiscono un improvviso aumento; si
desta il paese e si destano le centrali idro-elettriche sonnecchianti ; l'acqua non si perde più
spumosa nelle valli, ma passa disciplinata attra verso i distributòri ,d elle turbine, a creare nuovi
kilowatts. Ma essi non sono sufficienti, ne oc•
corrono degli altri; ed ecco lo Stato, conscio dei
bisogni dell'ora, far.e tutte l'e facilitazioni possibili alle Società esercenti permettendo, con i decreti luogotenenziali del 22 Maggio 1915 e 25
Gennaio 1916, non pochi strappi al' regolamento,
onde assicurare quella maggiore utilizzazione di
1
energia elettrica r.i chiesta daHe necessit;\ de Ja
guerra. Con poca spesa molti esercenti imprese
elettridhe vedono aumentare enormemente H numero dei K w-ora venduti, accrescersi notevol mente 1 loro introiti. Per accrescerli ancora, alcune società e qualche azienda · municipalizzata aumentano le tariffe di giorno, triplicano
quasi quelle di notte, impongono agli utenti di
pagare loro intègralimente il maggiore costq del
carbone eventualmente consumato nelle riserve
termiche. di pa·g are tale caJ.'lbone a prezzi di listino anohe se ad esse è costato molto meno, e
22
- - - - - - - - - - - =-
==- =
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mentre
agli uspesquanrezzo
così
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11utili .
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o se, per non degra
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nergia elettrica, sia conveniente
mia nazionale dhe
milioni di K w. vadano ancora dispersi facendo
piangere le fonti ed arrossire il sole. Tutto ciò
LE IMPRESE IDRO-ELETTRICHE NEL DOPO GUERRA
rve a dare vita e forza al'l' ltalia non si derà mai moralmente anche se, da un punto
vi ta di pura fisica accademica, la degradan ipuò avvenire : volesse iJ destino che l'Itah
vesse delr energia elettrica da degradare, in
111 ntità tale da impedire il consumo di tutto il
r one che essa dovrà importare in avvenire a
I i prezzi tutt •altro che degradati!
Il Governo iha dato parere favorevole ad al, 1111
delle domande di conces,s ione fatte dagli
tudu triali, e già fervono i lavori di utilizzazione;
1, l rà prdbabilmente a delle altre, non fos,s e
I, per dimostrare che in Italia non devono esih r altri monopol'i che quelli dello St~to, mrl
J II
presentarsi il pericolo che il governo, pre111uto daRa demagogia, seccato da coloro dhe le
111ministrazioni statali considerano come degli
e < parratori, si spinga rapidamente sopra la chi._ della statizzazione, una china che può conlu r sopra una strada ottima domani, con uno
t t moderno, .creato ex-novo sulle rovine di
rt dei vecchi sistemi, che può condurre oggi
cl un abisso, mentre impera una burocrazia ohe
w n ha ancora sentito la buifera incitatrice, il
t ml ine travolgente della guerra, mentre le pa10 l : premma, iniziativa, responsabilità, son can11 te dai vocabolari di molte delle amministraioni statali nostre.
L'AZIONE DELLE
SERCENTI.
SOCIETÀ E-
Il pericolo esiste anzi già al'l o stato potenziale,
inconsciamente avvicinato dalle società er nti che, con ,gli atti compiuti sia singo}ar111 nt
che collettivamente, ed intesi o ad eler le tariffe o ad ostacolare aJlcune applicazio1 i
Il' elettricità, fanno, senza avvedersene, le
ir n , più o meno attraenti, della statizzazione.
r.·. tato da molti osservato che se c'era in lta1, una associazione c'he poteva esercitare una
funzione di importanza capitale, tale da additar! Il riconoscenza di tutti gli italiani e da reni I necessaria ed efficace collaboratrice dello
t t nel risolvere i problemi industriali ed agri' li it liani, questa associazione era quella cotituit , or -s ono alcuni anni, fra le società eser1 11ti imprese elettriche.
I" I associazione poteva infatti da un lato,
intensa opera di propaganda e di volga,;., zi ne, interessare il paese al problema delutilizzazione delle ricchezze nazionali, creand I un co cienza italiana forte, attiva in questo
dall'altro farsi alimento e puntello deltria elettrotecnica nazionale che allora
v incerta i primi passi, ma che si era già
nt affermata nel campo industriale. Si
ut inv ce in paese l'impressione che quella
e ci \ZÌon , forse troppo preoccupata di proI mente gli interessi dei suoi associati,
non abbia saputo o potuto o voluto vedere il vasto campo d · azione nel quale essa poteva esercitare un'azione italianamente benefica coltivando, con i propri, ,gli interessi generali del paese.
E così, quando furono necessari dei capitali per
nuove imprese di utilfaz.a zione dell'energia idraulica italiana, essi si dovettero cercare in troppi
casi all'estero, in Germania specialmente, perohè il capitale italiano, diffidente perchè non
propagandato, rimase inoperoso nelle banche;
quando si trattò di dare impulso alla industria elettrotecnica nazionale, si lasciò morire e malamente morire quel'l a esistente, e si importò largamente il macchinario elettrico, termico, idraulico delle nostre centrali idro e termoelettriche
dalla Germania e dallia Svizzera e dall'Ungheria, perchè così vollero i capitali stranieri quan~
do si impadronirono deHe nostre ricchezze idrauliche. E così è rimasta l'impressione, forse errata, ma giustificata, che l'associazione fra gli e sercenti imprese elettriche, certo senza volerlo,
è stata con la sua inazione indiretto istrumento
di penetraziqne straniera e specialmente tedesca
ìn Italia; certo essa ha inconsciamente dato in
mano ai fautori dell'a statizzazione uno degli argomenti fondamentali a sostegno del'le loro idee .
LE RAGIONI DEGLI STATIZZATORI
Affermano infatti i fautori della statizzazione
ohe l'Italia deve essere sempre padrona assoluta
dellie proprie ricchezze come di tutti i servizi che
possono interessare in o·g ni istante la difesa del
paese. Solo quando lb Stato sarà padrone dei
suoi impianti idraulici, essi sostengono, si potrà
evitare ogni ingerenza straniera, si potrà impedire quello che è avvenuto in passato, c'he potrebhe accadere ancora dopo la guerra, tanto
più che troppi italiani hanno la memoria labile.
Ma di altri argomenti ,si servono gli statizzatori per combattere, argomenti che se non sono
formidabili come il precedente, pure danno materia di riflessione.
Si accusa lo Stato, l'oro dicono, di non avere
attitudini ·industJriali, di non possedere la snellezza necessaria ,per far camminare una industria; ma, si domandano, è proprio vero che
quella della utilizzazione e trasformazione del1' energia idraulica ,sia una industria? Un'industria
suppone la esistenza della materia prima da
lavorare, da trasformare, una materia prima che
si deve cercare di ottenere sempre nelle migliori condizioni; ma in fatto di acque pubbliche,
predisposti gli impianti, la materia prima la fornisce madre natura I Una industria suppone una
organizzazione di lavoro, delle maestranze, dei
capi, dei direttori da ·g uidare, da incitare, da
muovere . Ora le società esercenti imprese elettriche rappresentano, da questo punto di vista,
una condizione ideale : maestranze di pochi uo-
23
LE I. I. I.
- - - - ------- - ------ --- --- - -- - ----- = -= == =~
mini, uno o due capi, un dir ttore, qualche temporale, molta ammini trazion .
Una volta eseguiti d vviati gli impianti, la
utilizzazione del c rbon bianco diventa una
funzione principalm nt
mmm1strativa, un' ammini trazione in cui l'ufficio cassa ha una grand
pr ponderanza, ,pr i m · nte come avviene nell amministrazioni di tato.
on di industria si
tratta, concludono quindi gli statizzatori, ma di
mministrazion ; un' mministrazione dalla qual , dicono gli t tizzatori, lo Stato potrebbe ricavare degli utili notevoli. Infatti con lo Stato l
pe e di mministrazione e di direzione ora rimarch voli p r le singole società, molte dell
quali
costituite per rivendere successiv m nt
t ssa energia elettrica, diminuirebb ro
ura notevolissima; inoltre, aggiungono , lo
tato arebbe certo di risparmiare anche la somma, in qualche caso non trascurabile , che ora si
distribuisce, in base al relativo statuto, al Consiglio di amministrazione delle singole ocietà :
somma, osservano, che riferita ai cavalli idraulici
utilizzati rappresenta talvolta una cifra rispetto
alla quale gli aumenti di canone chiesti dallo Stato e che fanno tanto strillare gli esercenti, sono
delle grandezze di secondo ordine .
E gli statizzatori proseguono ancora : lo Stato
è creduto dai più l'ente meno adatto per eseguire impianti in genere, ma dato e non concesso che esso, in fatto di costruzioni nazionali, debba sempre trovarsi fra i piedi dei 'Palazzi di giustizia o del parlamento, è evidente che lo Stato
può fare quello che fanno ora le Società, e cioè
incaricare di eseguire ·gli studi, i progetti, gli impianti delle persone di fiducia retribuite come si
deve : non sono poche le grnndi società eserce nti imprese elettriche, essi osservano, che non
hanno nemmeno un ufficio tecnico .
E quanto alla questione di abilità e di competenza nel dirigere l'azienda statale delle acque,
osservano gli statizzatori che lo Stato ha dei fun zionari ottimi nei diversi campi e ohe del resto,
dal momento che persone non dotate di eccezionale resistenza fisica possono dirigere od amministrare, almeno in apparenza, cinque, dieci,
trenta società ed occuparsi anche di altre cose
importantissime della vita pubblica, vuol dire
c he per fare andare le aziende elettriche non occorrono nè una attività nè una competenza speciali.
Lo tato potrebbe quindi, secondo il modo di
vedere degli statizzatori, realizzare degli utili ben
maggiori di quelli, ai loro occhi, notevoli distribuiti dalle società, specialmente in questi ultimi anni, e per le minori spese, e per l' abolizione dei decorativi Consigli di amministrazione , · e
perchè esso non avrebbe bisogno di ricorrere alle cosidette pieghe del bilancio ,p er nascondere
degli utili , nè fare aumenti di capitale per di-
24
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decentratrici creando ad sem'Pio t nti nti autonomi quante sono le provincie italian , con incarichi e mansioni identiche a quelle che compiono ora i numi tutelari delle aziende municipalizzate. Perchè, domandano, lo Stato non potrebbe affidare, per esempio, direzione ed amministrazione degli impianti dell'Anglo -Romana
all'azienda municipale di Roma , gli impianti della Edison al'I' azienda municipale di Milano e così via?
Ed infine, per rispondere alle o biezioni di coloro che sostengono non essere facile allo Stato
di trovare i capitali necessari per l' espropriazione anticipata delle opere, degli impianti, gli
statizzatori fanno notare ohe non è necessario
per lo Stato possedere questi capitali, giacchè
esso può pagare gli impianti al prezzo cui sono
esposti nel bilancio delle società, con dei titoli
di ,p restito ai quali passerebbe il solito interesse che ricaverebbe a sua volta dagli utili delle
diverse aziende, utili che percentualmente sono
sensibilmente superiori agli interessi che lo Stato per consuetudine dovrebbe pagare.
IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA.
Tutto quanto sostengono gli statizzatori potrebbe rispondere a dei criteri equi, sani, se lo
Stato fosse costituito con concetti diversi dagli
attuali, se i suoi funzionari, meno numerosi - e
molto meglio scelti e retribuiti, fossero apprezzati veramente per quello che valgono, per quello che producono, e non per gli anni della loro
carriera ; se i ministri fossero i dirigenti, e non,
come ora spesso avviene , i servi umilissimi della
loro burocrazia . Ma potremo noi arrivare rapidamente, qualunque sia il regime statale futuro,
ad una amministrazione basata e regolata su questi criteri?
lo lo auguro, ma dubito e fortemente, giacchè,
per quanto possa essere grande la fede che o-
LE IMPRESE IDRO-ELETTRICHE NEL DOPO GUERRA
11 uno
di noi ha nei radiosi destini della patria,
può, non deve dimenticare che ohi dovreb1, perare un cambiamento così radicale nella
1111ministrazione statale è il governo, il governo
1 I,
mana dalla Camera, la Camera che emana
110n dalla ari,s tocrazia inteUettuale della nazione,
111, da un popolo dhe offre una percentuale unili nte di ana1fabeti e di semi-analfabeti, che
mr sui destini del paese impersonato dalla Ca11 ra e dal Governo, contano ciascuno come le
iu predare menti, come le più grandi intellinze.
I• c'è anche da tenere presente che non sono
P< hi in Italia a desiderare intimamente la coninuazione dello stato attuale di cose, che meglio
t i ponde ai loro particolari interessi, salvo puib1,li amente mostrarsi di opinione opposta ed imi r care all'a burocrazia; è noto del resto che non
mpre è stata l1a burocrazia ad opporsi alla nomina dei competenti in tutte le questioni ohe inI t r ssano la guerra e specialmente le relative
orniture.
· d allora è lecito domandar,si se così come è
· ngegnato oggi lo Stato italiano, con un parla111 ntarismo nefasto imperante, onde tutte le at1ività statali sono originate quasi sempre da in, renze pol'i tiche, da bisogni elettoralli, la rosea
I rospettiva della statizzazione o della istituzio11
di tanti enti autonomi municipali, non sia
una poesia, una teoria, una formula. Come per
incanto sorgerebbe il ministero italiano delle ac<1u , con l'a relativa coorte di funzionari e d'im1 i gati, le acque più limpide sarebbero in bre" tempo inquinate dalla politica; si avrebbero i
1 i coli impianti idro-elettrici elettorali, inutili,
m I concepiti, peggio eseguiti, costosi, in poco
I mpo l'azienda statale delle acque diventerebbe
1 siva, senza alcun :beneficio per le tariffe di
ndita, specialmente in quelle applicazioni delI , nergia elettrica nelle quali è necessario esse
v ngano ridotte; molta acqua continuerebbe a
rrere nel letto dei fiumi e dei torrenti neghitmente, dannosamente.
' questa sarebbe per il paese una grave iattur , come è per esso una disgrazia trovarsi og,j fra il' pericolo di due monopoli: quello delle
ietà e quello dello Stato. Ma almeno il pri111 , pure curando specialmente gli interessi de•li zionisti, -f arebbe gli impianti, il secondo, con
lo copo di curare gli interessi del paese, conlurr bbe non si sa dove, o si sa troppo bene, e
Il< n fare'bbe più gli impianti grandiosi, verament utili, non creerebbe ,p iù le gemme della noir ricchezza idraulica .
Fra questi due estremi si deve pure poter tror una soluzione di massimo tornaconto per
I n zione, la quale !ha in primo luogo sommo
mt r sse a che tutta la potenza idraulica dispo11
>n
1
nibile venga utilizzata al più presto e nelle migliori condizioni a che la potenza elettrica ricavata dalla sua trasformazione possa essere v nduta nelle migliori condizioni possibili in rei zio ne aH · impiego che si deve farne; una soluzione che, secondo l'opinione competente del direttore di una deUe maggiori società italiane d i
elettricità, « sia vantaggiosa al bilancio pub bli« co, od almeno, non danneggiandolo mai, ar« rechi alla cittadinanza benefici economici reali
« e proporzionati aHa entità della gestione neces« saria per concretarli ».
L'INTERVENTO DELLO STATO.
È evidente quindi che il' problema della utilizzazione della energia idraulica e della sua trasiformazione in energia elettrica non può essere
considerato a sè; esso si compenetra con quelli
industriale ed agricolo italiani, è intimamente
connesso alla prosperità avvenire della nostra industria, della nostra agricoltura, e deve quindi essere risolto tenendo conto delle loro necessità.
L'esame çlei bi-sogni dell'agricoltura e dell'industria, in rel'azione alla disponibilità ed all'impiego dell'energia elettrica, è già stato fatto da
persone di me ben più competenti in materia, e
non è quindi il caso di ripetere ora delle cose
ohe si suppongono ormai note.
Ricordo solamente l'interessante studio dell'egregio ingegnere Conti, comparso sulla Nuova
Antologia dello scorso anno, e credo anzi doveroso mettere in ril'ievo il coraggio che egli, esercente, e forse il massimo esercente italiano, ha
avuto, nell'esternare delle idee che vennero apprezzate molto, e per il disinteresse dimostrato
nell'esporle, e per l'alto senso di italianità cihe
le ha ispirate.
È certo che lo svol1gimento della guerra ha
avuto una influenza preponderante nello svelare i problemi industriali ed agricoli della nazio~
ne, e come essa ha dimostrato la necessità di
una più intensa cultura del suolo, ha anche messo in rilievo l a necessità assoluta per il paese,
di ,possedere alcune industrie fondamentali ohe
devono servire di base alla sua diifesa, .fìnchè
questa sarà affidata alla ghisa ed all'acciaio. V olesse la scienza che la guerra si potesse combattere, in avvenire, direttamente e solo con l' elettricità I O meglio ancora volesse la civiltà dhe le
guerre dovessero avere una fine I Ma, in attesa
che si realizzino questi desideri da poeti, noi
dobbiamo guardare alla realtà dell'oggi e partire dal supposto che, finchè sull'a terra vi saranno degli uomini, la lotta sarà purtroppo una delle manifestazioni delle società che essi hanno
formato, giacchè le sciagure di cui è gonfia la
storia dimostrano ohe l'uomo pexifetto non può
essere di questa terra.
Ora alcune delle industrie indispensahili al
1
25
LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - = - - - - - - paese domandano delle materie prime che noi
non possediamo, e eh per molto tempo noi d vremo importare a d i pr zzi elevati.
Non dimentichiamo eh dorpo la guerra, G rmania, Francia, e d In hilt rra ed America, d 1
rAustria non parlo , p rch' è nei voti di tutti g li
italiani che e ssa d b b s.p arire come Stato , a vranno a disposizion il carbone ad un prezzo
eh neila mi glior d H ipotesi sarà la decim a
p a rte del .p rezzo 1 ,q uale potremo averlo n ei
nostri centri d i consumo, e che quindi queste
nazioni saranno sempre in grado di soffocare in
breve tem p o 1 nostra industria siderurgica , ed
indirettament quella meccanica, anche se la
guerra n ha reso più robuste le membra. Anche le industrie siderurgiche e · meccanidhe estere si sono irrobustite, e c ',è da tener presente
che alr infuori e al disopra della internazionale
sociale che ha fatto una prova così meschina in
questi anni , esiste una internazionale ben più
potente, ben più pericolosa, una internazionale
che ha profonde radici in Austria ed in Germania, e frondose ramificazioni in tutte le nazioni
dell'Intesa, una internazionale "he è stata la invadente realtà di ieri, ohe è la incerta realtà d i
o8gi, dhe sarà ancora la forte rea1tà del domani,
una internazionale bancaria che può dimenticare
il passato , passare sopra alle alleanze, alle amicizie e scordarsi dell'Italia, se tutto questo può
servire ai propri interessi.
E se in Italia non pochi hanno sostenuto la necessità per l'Intesa non di vincere, ma di stravincere, in modo da imporre anche il rimborso
delle spese di guerra se non in denaro, in materia prima, e per l'Italia in carbone nero , è perchè hanno ,pensato che per l'avvenire industriale
della nazione sia assolutamente necessario avere o il carbone nero o quello bianco abbondanti
ed a buon mercato , e che in attesa di utilizzare
in queste condizioni qudlo bianco , sia necessario intanto avere , durante il periodo di transizione che seguirà la guerra, quello nero.
La necessità di por mano rapidamente alla e secuzione di tutti ,g li impianti di derivazione già
studiati, di studiarne rapidamente di nuovi ed
eseguirl'i senza preoccuparsi del loro costo, è
quindi evidente : per l'Italia si tratta di una questione di vita o di morte. Ma ohi dovrebbe eseguire tali impianti? L'esperienza del passato, in
alcuni casi dolorosa esperienza, insegna c he in
ordine di capacità creativa viene ultima l' amministrazione statale com'è attualmente congegnata, ,p oi , a qualche distanza, vengono i comuni,
mentre restano in prima linea i privati. Ma i
privati sono ora ostacolati nell'a loro opera dalla
minaccia dell'esproprio, minaccia che li ohbliga
ad una grande prudenza ed in ogni caso ad ammortizzare le opere e le macchine e le linee in
un tempo molto limitato, quindi ad elevare il
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26
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LE IMPRESE IDRO-ELETTRICHE NEL DOPO GUERRA
del costo totale di .produzione, come quel'la per
C:\li il costo è la base, il fondamento deH' industria .
Questo sistema praticamente semplice e facile, che riduce l'azienda elettrica ad un ufficio di
cassa, specialmente se combinato con quello
spe:r,peratore delle tariffe a « forfait », considerato in rapporto alla economia nazionale è fon damentalmente errato, rappresenta una causa d i
squilibrio, impedisce lo sviluppo di alcune industrie indispensabili e favorisce q,uell'o di altre non
assolutamente necessarie, può infine creare degli ostacoli aUo sviluppo di molte applicazioni
importanti della elettricità.
T occherehbe aHo Stato intervenire perdhè in
relazione all'impiego della corrente elettrica 1'e
industrie, e ricordo che la coltivazione del suolo
è la più grande di esse, vengano classificate in
diversi ,g ruppi in rel'a zione e aUa necessità di
esistere e di battere, senza iperbolici dazi protettori, la concorrenza estera, ed all'importanza
ohe il costo del K w -ora assume sul costo finale
del prodotto ; ogni gruppo dovrebbe poi comprendere d:versi sottogruppi ad ognuno dei quali si applicherebbero tariffe diverse.
Anche per la illuminazione elettrica la uniformità delle tariffe dovrebbe essere sostituita
da una scala che tenesse conto dell'impiego della luce stessa, facendola pagare di più se applicata in luoghi di piacere, di divertimento o di
passatempo, o dove si smerciano oggetti di lusso, e gradualmente a prezzo minore in relazione alla potenzialità economica di chi la utilizza
privatamente, fino ad arrivare ai prezzi minimi
nelle case del popolo.
Si potrà obiettare che, a parte le difficoltà tecniche clhe si possono presentare, col sistema delle tariffe variahili ,s i metterebbero gli esercenti
imprese elettriche in condizioni molto diverse
LE TARIFFE DI VENDITA l'uno dall'altro, giacchè essi ihanno utenti di dir affrettare e raggiungere la razionale uti- versa natura. Le società che distribuiscono nei
1in zione del carbone bianco, è necessario che, centri urbani grandi e ricchi anche industrial, n o senza rintervento dello Stato, si modifichi- mente, realizzerebbero degli utili -grandissimi,
" 1 tariffe di vendita deHa energia elettrica, aif- quelle che vendono l'energia elettrica ad indufm h esse possano meglio rispondere ai risulta- strie povere, sarebbero forse costrette a delle
ti h si vogliono conseguire con l'a estensione perdite. E questa sarebbe infatti la realtà finchè
le società esercenti costituiscono tanti enti sepaI Il applicazioni elettriche.
,.}i
ercenti di imprese elettriche hanno infat- rati, o dei gruppi che gravitano attorno ad. u~
t bilito delle tariffe che variano s,pecialmente sole, ed i diversi soli, pure avendo per rag1om
r l zione al numero dei kilowatt-ora vendu- di concorrenza delle traiettorie diverse, non arm che, salvo rare eccezioni, non fanno una monizzano fra loro. Ma se lo Stato intervenisse
tinzione netta, definita, per ,q uanto riguarda il nel senso da alcuni desiderato, eguagliando e limitando l'interesse de] capitale impiegato nelt Il
di industria cui esse sono applicate.
consegue che l'industria cosidetta povera le diverse imprese elettridhe, è evidente che i
oggi il kilowatt-ora come l'industria di lus- maggiori utili ricavati daM' esercizio in alcune so' qu Ila che ha dei margini di guadagno pic- cietà, dovrebbero servire in ipiccola parte ad inte1i me quella che ha dei margini di guadagno grare l" interesse ai pochissimi ~sercenti, ~e pure
· imi. quella per cui ili costo dell'energia ci saranno, ohe dovessero realizzare un mteresutilizzata è una percentuale piccolissima se minore di quello fissato come base.
ra si osserva che una ingerenza così attiva
d Ilo Stato nelle aziende elettriche, se sarebbe
t ima in teoria, può presentare in pratica delI difficoltà _n on lievi di attuazione, può dare luoa conflitti continui fra chi amministra
anda e lo Stato; ingerenza statale vorrebbe dite
ncora ingerenza burocratica, e noi purtrop1> > sappiamo che essa si esplica oggi e si espl1h rà per parecchio tempo ancora, mi si permet1 il paragone, con la leggerezza e la eleganza
la snellezza di un elefante che balli un galoppo.
Rimane anche il dubbio fondato se 1a finanza
d una tale soluzione ricaverebbe, allo stato at1Il le deUe cose, degli utili maggiori di quelli
rh ora ottiene con le tasse ed i canoni, tanto
I iù ohe alcune società esercenti vivono ancora
i una vita stentata.
certo però che di fronte al pericolo della staI izzazione, una ingerenza dello Stato come quelI propugnata da egregie persone, e che ho ora
posta, potrebbe essere guardata con occhio
I nevolo dalle società esercenti di imprese elettriche, tanto più che il governo ha già applicato
· n la guerra alcuni di questi concetti, limitando
> r legge gli utili delle società, mentre, notiamo
} r parentesi, ha permesso ai privati di guadan re alle volte il miHe per cento del loro capiI l , ed agli intermediari quello che !hanno volu o.
enonohè questa soTuzione, come le altre che
i vanno ventilando in previsione che lo Stato divt nti padrone e locatore degli impianti idro-e] trici, non risolve ancora il problema industriaI
d agricolo relativi allo sviluppo delle appli•· zioni deUa energia elettrica per i bisogni della
zione, mentre è a tali applicazioni che l'ltadeve specialmente guardare.
r
27
LE I. I. I.
- - --------- - ------ --------- - -- ---=--== = =
L'E TE DISTRIBUTORE UNICO .
fil
Il sistema deUe tariffe variabili come è stato
prospettato, o presuppone infatti l'intervento
dello tato, od esige l'attuazione di un principio
che 1 ocietà esercenti applicano già in parte,
quando si tratta della difesa dei loro interessi .
ttualmente le oci tà sercenti di imprese e Ìettriche sono quasi un c ntinaio, distribuite con
densità maggiore o minore in tutta Italia, con
cl Ile zone di influenza, e quindi di monopolio,
definite; hanno diversa la potenzialità tecnica e
quell'a finanziaria, diversa la frequenza della
corrente distribuita, diverse le tensioni.
on v'è chi non veda quanto questa divisio ne fittizia, perchè alcune società rivendono la
energia elettrica loro fornita da altri rivenditori
i quali a loro volta la comprano da rivenditori
più potenti, sia in contrasto con lo scopo che
l'Italia si ripromette di raggiungere con una sana utiltzzazione del suo patrimonio idraulico.
Molte persone indipendenti o che all'interesse
personale antepongono coraggiosamente quello
della nazione, pensano che per l'avvenire industriale italiano, .per la emancipazione dell'Italia
dal carbone nero, tutte le società grandi e piccole di esercenti devono scomparire per lasciare
il posto ad un unico e ·g rande ente creatore e distributore della energia elettrica in tutta Italia,
formato con intento preciso di svolgere rapidamente e razionalmente il problema italiano deile acque, favorendo veramente lo sviluppo indu .
striale ed agricolo della nazione.
L'ingegnere Civita ha già messo in rilievo i
vantaggi di ordine tecnico che deriverebbero Ja
un collegamento, per mezzo di una grande lint..:a
dorsale italiana, d t tutti gli impianti attuali e fu turi unificati nella frequenza della corrente generata.
Sono vantaggi tecnici indiscutibili, che permetterebbero di associare razionalmente la utilizzazione del nostro carbone bianco con quella
del carbone grigio che come torba o lignite abbiamo in Italia, con una più estesa e più razionale utilizzazione del vapore proveniente dai soffioni boraciferi della Toscana, semplificando in
un modo insperabile il problema delle riserve
termiche, non più modeste, tisiche ed innumerevoli, ma poche e grandiose stabilite in speciali
nodi ad integrazione della energia idraulica prodotta nei relativi impianti.
Ma se si considera la realizzazione dell'ente unico creatore e distributore di energia elettrica
dal punto di vista dei vantaggi che esso potrebbe recare alD'industria ed all'agricoltura, allo
Stato, col sistema delle tariffe variabili in relazione allo scopo cui i Kilowattora sono destinati, si .intravvec.le
. che questi vantaggi possono essere 1mmens1.
È in vista di questi reali vantaggi alla econo-
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28
pndi sè
ra sormen-
ti
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or
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plicazioni.
piangreto
che
rmala earboi ap-
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ZIOnl
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giorno.
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somma fis a nnu
fatto, il loc tor
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, l'amcenti si semplifi.ch r
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ministrazion
tat 1
moltissimo.
L'ente unico potr bb dare anch rapida esecuzione a tutti i nuovi impianti di utilizzazione,
anche a auelli che singolarmente non rimuneratori perchè di esecuzione difficile e costo-s a, lo
diventerebhero invece come parte integrante del
- - - - - - - - - -
~
- -
LE IMPRESE
nde complesso: in altre parole l'ente unico ,
mano a delle persone conscie della importandella loro funzione , potrebbe fare quello che
> r ragioni che si indovinano non potranno mai
} r le società singole attuali .
on mi nascondo però che difficoltà enormi si
J pongono alla realizzazione di questo program111 che può essere de.finito dalle . persone scettih un bel sogno ; difficoltà di cose e purtroppo
lifficoltà di persone sono in giuoco ; ma la guerha insegnato agli italiani che la parola diffi' ltà non esiste nd loro dizionario e che se le
si dominano, le persone si cambiano .
Per Ìa migliore soluzione dei problemi indutriali ed agricoli del dopo guerra, l' applicaziodelle tariffe variabili secondo i criteri già e sti è una necessità, una necessità che domano l'intervento dello Stato, o la creazione delnte distributore unico . Per gli esercenti imse elettriche questo è oggi il d ilemm'i; ad
i dare attività del loro provato ingegno per
gliere la soluzione migliore, quella ohe può
nciliare gl'i interessi dei privati con quelli delnazione; ad essi prevenire in questo campo
zione dello Stato, il cui intervento in tutte le
<1u stioni che interessano l'industria e l' agricoltura va diventando per forza di cose sempre
I iù attivo. L'esempio della mobilitazione indutriale non è lontano . Ma dell'intervento dello
t to per stabilire anche dopo la guerra orari di
I voro e turni e collegamenti di impianti , nell'imporre, se necessario, un'unica frequenza , alI copo di impedire che dell'acqua si scarichi
in perosa dagli sfioratori dei vecchi e dei nuovi
i111pianti idroelettrici , non potremo che raller rei .
iacchè è tempo dhe lo Stato diventi il collah r tore, sia pure interessato, delle industrie na,i nali, affinchè una corrente di reciproca stima,
li incera fiducia, si stabilisca fra gli uomini che
I v r no e producono , e lo Stato ohe li governa ,
hè solo a queste condizioni la nazione potr
v ram ente camminare e camminare veloce
ull via del progresso .
r
FINALE.
Ila rapida sintesi che precede, io ho cercadi riassumere, come meglio ho potuto, le imi r ioni, le idee , i propositi degli ambienti che
111 un
nso o nell'altro si interessano della utiliu zione, per diversi scopi, delle acque pubbli' h it li ne; la mia esposizione sarà sembrata a
I luni di una franchezza un po' rude, ma si dor ri onoscere che essa è stata sincera. Mi è
m r to che fosse necessario dire a voce alta
I li v rità amare che si sussurrano qua e là,
h' penso che sol'o guardando coraggio,s a1 almente in faccia alle cose, si possano
l migliori vie per sistemarle .
IDRO-ELETTRICHE NEL DOPO GUERRA
Nella difficile soluzione dei problemi del dopo
guerra, aHa quale oggi moltissimi dedicano una
attività degna di ogni considerazione, si deve tenere presente un fatto di importanza fondamentale, e cioè che la ,società del dopo guerra non
sarà quella dell' ante guerra, giacchè se saranno
ancora identiche le persone, saranno invece profondamente mutate le idee; le guerre combattute fra i popoli non si accontentano infatti della
distruzione catastrofica delle cose e degli uomini, ma esse, ahbattendo le oligarchie e gli imperi che le impersonano, scuotono le basi delle
società, tendono a ridurre i dislivelli sociali, a
decapitare le punte erettevi da1' tempo. el trovare le so luzioni pacifiche ai problemi del dopo
guerra, si devono tenere .Presenti questi effetti
ineluttabili della guerra, si deve ricordare che
la guerra è un grande sacrificio, una dedizione
spirituale dei buoni , degli umili alla nazione, alla patria, e che il dopo guerra deve mostrare un
::;acrifìcio materiale se non eguale , perchè il valore della vita è immenso , almeno proporzionato dei grandi, dei ricchi, verso il paese ohe ha
dato loro il benessere, la ricchezza.
lo non voglio pensare a quello che potrebb<::
accadere in Italia dopo la guerra se trionfassero
le idee dei demagoghi che intendon speculare sui
lutti, sulle sciagure che la guerra lh a con larga
mano seminato , se il paese fosse lasciato andare
alla deriva senza un programma chiaro, de.finito,
~enza una meta; ma sono però cpnvinto che è
dovere di coloro che sono in grado di farlo , di
mettere a disposizione del paese tutte le forze
morali e material:i di cui dispongono , affinchè
l'Italia possa riprendere senza scosse, senza convulsioni, la strada ohe la guerra atroce ha fatto
interrompere, la strada larga e sicura del progresso civile e del lavoro fecondo.
In questa opera umanitaria , altamente umanitaria, perchè servirà ad allontanare dal paese
i nembi che qua e là vanno addensandosi sull' orizzonte, coloro che utilizzano la maggiore ricchezza nazionale e ohe probabilmente sarebbero i primi a subire il cozzo delle nuove idee ,
devono dare il primo esempio, coloro che creano e distribuiscono la corrente muta ed aristocratica, che rappresenta oggi lo stato di perfezione di ogni forma di energia, devono trovare la forza di muovere incontro alla nazione
con un programma de.finito, con delle proposte concrete dalle ,quali emerga chiaramente
che essi intendono, con la loro azione, curare
anche l'interesse supremo del paese favorendo
tutte le applicazioni dell'elettricità per la industria, per l'agricoltura e per la vita privata .
Essi allontaneranno così quella nube di diffidenza che da qualche tempo li circonda ed
insieme il pericolo di una statizzazione che potrebbe essere decretata ed attuata convulsiva1
29
LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = =
===
mente jn uno Stato immaturo per tali manifestazioni di governo .
Gli- esercenti impres elettriche devono m
avvenire dimostrare, più di quanto alcuni di
essi abbiano fatto in passato, il loro diritto Ji
esist re come industriali. il loro diritto di nartecipare alla grande marcia dei produttori italiani ohe . la guerra ha iniziato. Essi acquisteranno di fronte alla nazione ed alla storia, assie me a tale diritto, la riconoscenza di tutti gli
italiani, se rinunciando alla loro personalità, e
riunendo le loro forze economiche e tecniche,
permetteranno la esistenza ed il prospero sviluppo di industrie che sono assolutamente indispensa bili ad un paese civile, e senza le
quali, fìnchè nuove albe di civilità superiore
non illumineranno i Caini della terra, l'Italia
sarà sempre pupilla, mentre noi desideriamo ,
con intenso ardore, con un amore ed una fede
sconfinati, che la nostra patria sia signora ._
padrona, ora e per sempre.
Ing. Giuseppe Belluzzo
del Politecnico di Milano
Quello della utilizzazione delle forze idrauliche è senza dubbio uno dei problemi di maggiore importanza per l'avvenire economico del
nostro Paese; e il portarlo alla diacussione di tecnici e di competenti è degno di chi, come il prof.
Belluzzo, sente profondamente il dovere di da re il proprio contribuito di serenità e di fervore
per la sua migliore soluzione.
No n pos~ però lasciar passare sotto silenzio e senza opportune rettifiche alcune delle
affermazioni esposte dal prof. Belluzzo.
Non ho bisogno di dire che io sono uno dei
maggiori interessati nello sfruttamento delle risorse idrauliche nazionali.
- L'ing. Belluzzo, accennando al fatto che la
potenza idraulica utilizzata è oggi soltanto un
quinto circa della disponibile, ritiene che questo limitato ~fruttamento sia da ascriversi a
colpa degli esercenti imprese elettriche.
Ora io tengo ad affermare che le utilizzazioni fatte fin qui non solo hanno soddisfatto a
tutti i bisogni che si manifestavano, ma bene
spesso li hanno anche prevenuti.
Non so davvero quale altro problema di carattere tecnico ed economico abbia aouto nel
Piostro Paese una soluzione così completa, ed
oso dire così perfetta, come quella di cui stiamo discutenda_ Dai piccol-i impianti a basse
cadute eseguite per il servizio di una clientela
contenuta in piccola zona, e quindi con linee
a bassa tensione, attraverso agli altri nei quali
si affrontava il problema di Milti di media importanza, allontanandosi dai centri di consu-
30
=
== == = == = = == ======
=
= = ==
mo, ed elevando quindi anche la tensione dei
trasporti, fino alla utilizzazione dei più arditi
salti alpini, con dislivelli talora di un migliaio
di metri, integrati da coraggiosi
rbatoi, alimentanti li
· entinaia di chilometri a tensioni elevat
·
res.s-o si svolge, si mantiene e ~ a
· no tri industriali approfitt
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i · questi
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tto che la
energia prodotta è s
po, e per
tutti i mercati, in ecc o
ste. E la
guerra sta a dimostrar lu
te la verità delle mie asserzioni, g
o state le
larghe disponibilità di n
i potevano derivare ovunque dalle grandi reti, che sole
hanno permesso alla nostra preparazione militare di affermarsi, e di assumere poi un cosi
gigantesco sviluppo che desta insieme meravigtia, coscienza di forza, ~icurezza di vittoria.
Col prolungarsi della guerra, naturalmente
queste disponibilità si sono . assottigliate ed allora sorse l'accusa che gli esercenti imprese
- - - - - - - - - - - - -
LE IMPRESE
·I ·ttriche non bastavano ad G3Solvere il loro
mpito; e · si volle facilitare ai metallurgici e
,; iderurgici la costruzione diretta di impiant , di cui però non uno arriverà a portare il suo
mtributo in tempo utile alla nostra difesa.
ontro queste agevolazioni io non mi sono
llevato. Per il nostro Paese, a cui ogni nuo11
impianto idraulico assicura ,una maggior,e
indipendenza ec0nomica (e quindi una magi re indipendenza politica), è perfettamente
tridifferente &e l'impianto si chiamerà Conti o
llr ~da. E se gli industriali della guerra avran" trovato una enorme spinta alle loro nuove
111dacie nella possibilità di investire parte deli utili, sottraendoli al -fisco, le loro magni-fiche
"·iende ne usciranno consolidate e potranno
' n maggiore probabilità di successo affronta"' i gravi problemi del dopo guerra. Non io
lunque mi rammarico di ciò; ma grandemente
111i affliggo che le benemerenze degli esercenti s-iano misconosciute, quando gli avvenimenti tanno a dimostrare i vantaggi che il Paese
ritrae dai loro sforzi. Queste benemerenze io
t glio
proclamare e rivendicare altamente,
f. •rchè dalle parole dell'ingegner Belluzzo non
, , ti una sfavore vole impres&ione a carico di
11na classe di industriali che ha compiuto tutto il
I ver suo .
Detto ciò, io non ritengo nep-p ur necessario
li soffermarmi sulla questione se una organiz. zione statale sarebbe riuscita in passato e
, iuscirebbe ora a produrre, in materia di imf. ianti idroelettrici, più e meglio di quanto abI ia saputo fare la privata iniziativa; la risposta
, · is-amente negativa è credo . - nella coi nza di noi tutti.
Il collega Belluzzo ha accennato alla conve11i nza di adottare delle tariffe di vendita che
I •ngano conto degli scopi pei quali l'energia
t i ne utilizzata e non soltanto della potenza
t1
orbita e dell' orario di utilizzazione dei sinli clienti.
A questo riguardo mi si permetta di ricorda, · che or sono oenti anni (purtroppo sono velerano di que~ta industria) tenni una lettura sul/' ar omento delle tariffe, ed in tale occasione,
I po di avere minutamente esposta la ragione
d •i prezzi decrescenti unitariamente coll' au'" •ntare della potenza e della utilizzazione (ciò
·h già stabiliva il principio di non aver pre·nte esclusivamente il costo del prodotto, ma
t1ri he le esigenze del'la clientela, e cioè il suo
nt resse a valersi della nuova energia), ho inlito sulla convenienza di concedere tariffe
p •ciali per quelle applicazioni che solo da
11n prezzo bassi89imo dell'energia potevano ri/tarre la possibilità di esistenza. E questo con•tto è stato adottato dai grandi esercen!i, che
IDRO-ELETTRICHE NEL DOPO GUERRA
mediante la vendita rimuneratrice della luce e
delle piccole forze si sono messi in grado di
fornire l'energia per le cartiere, per i forni, per
l' elettroli~i, a prezzi sensibilmente inferiori al
costo reale. Nessuno ignora infatti che, sia
pure per energia discontinua , siamo arrivati al centesimo, talora al mezzo centesimo per
KWO . Quale organismo di Stato avrebbe saputo applicare dei metodi più coraggiosamente incitatori? Ma vi ha di più. Chi, se non gli
esercenti imprese elettriche, ha provocato le
nuove applicazioni della elettricità ali' agricoltura, alla chimica, alla .siderurgia, dando opere e capitali perchè i primi tentatfoi avessero
luogo, contribuendo poi alla costituzione degli
enti che ne continuassero ed ampliassero gli esperimenti nel campo industriale? Ho sentito
dire che si sono elevate le tariffe e che si sono
o.stacolate certe applicazioni; la verità è che
da venti anni a questa parte, lentamente, ma
ininterrottamente, le tariffe sono andate sempre riducendosi, non fosse altro allo scopo di
allettare con l'incitamento del buon mercato i
nuovi clienti e preparare il mercato d elle nuove grandi d erivazioni . Tutte le nuove vie vennero tentate, anche quelle non destinate al successo; perfino per quanto si riferisce al riscaldamento , la peggiore delle applicazioni della
elettricità, le pubblicazioni tecniche, gli atti
della a.9sociazione, stanno a provare che gli e sercenti da anni, e con opera insistente, indefessa, hanno tempestato ministri e burocrazia
per ottenere l'abolizione della tassa, che rendeva a pniori impossibile la utilizzazione della
elettricità al riscaldamento.
Se vogliamo dunqu e che i capitali italiani affluiscano coraggiosamente ad alimentare questa italianissima tra le nostre industrie, meglio
vale esporne i reali meriti, che sollazzarsi in
critiche sterili ed infondate .
E lasciate che io dica anche una parola sui
pretesi concentramenti, che democraticamen te si chiamano trusts o monopolii per esporli
alla paurosa antipatia degli ignoranti. Perchè
l'energia elettrica si possa vendere ai mimmi
prezzi, occorre una cosa .fK)la : diminuirne il costo , togliendo tutte le s,pese inutili, e riducendo
gli organi produttori aNa massima semplicità.
Se ogni regione, se ogni strada aoes.s,e una doppia canalizzazione, se doppie fossero le cabine
di trasformazione e le riserve a vapore e gli
uffici di vendita, è evidente che il costo di produzione e di distribuzione dell'energia ne verré bbe Cltlmentato. E siccome non si P.uò pretendere da nessun industriale di vendere in
perdita (ciò che del resto porterebbe sµbito a
far mancare i mezzi -finanziari per qualunque
nuova iniziativa del genere), è conveniente e
necessario impedire con opportuni accordi al31
LE/. I. I. - - - - - - - - - = ==- ==== == = = = · == = = ======= - - - - - - ==-meno in questa industria, quei doppioni che
in altre sono stati esiziali alla economia nazionale. Le intese stabilite all'uopo fra esercenti
confinanti, non hanno mai avuto per scopo di
alzare e comunque di fissare delle tariffe di
vendita; ogni eserc nte gode della più completa libertà ed autonomia; tali intese invece hanno portato spesso un altro grandissimo vantaggio, quello di r ndere possibile la esecuzion di nuovi grandiosi impianti, destinati ad int grare le dr'.$ponibilità di parecchi produttori,
mentre nessuno di essi singolarmente avrebbe
potuto sostenerne l'onere ed il ris,chio. Si sono
così portate ul mercato ingenti quantità di e n rgia, che hanno fatto nascere nuove applicazioni, ed hanno provocato, per la necessità
di trovare la clientela, abbassamenti nei prezzi di vendita. Vi citerò un esempio solo, ma
importantissimo : quello dell'Adamello.
Questi accordi fra enti vicini hanno gradatamente permesso di allacciare elettricamente le
reti, facilitando lo smistamento della energia,
e l'accoppiamento degli impianti alpini con gli
appenninici a reciproca integrazione delle ma:
gre; così che per vastissime zone, la utilizzazione idrica è completa, e neppure la più piccola parte di ricohez.za va dispersa; posso anzi
affermare che essendo oramai arrivati durante
la guerra ad uno sfruttamento del cento per
cento, ogni ulteriore raggruppamento non potrebbe arrecare sensibili vantaggi.
L'auspicato grande nuovo organismo, ideato
dal prof. Belluzzo, è dunque nella sua parte sostanziale già attuato; tutto ciò che è nuovo, è
suscettibile di miglioramento, ma mi parrebbe
molto pericoloso di dis-truggere il moltissimo di
bene che si è fatto per creare qualche cosa di
dubbio, e sicuramente di non molto migliore.
A i raggruppamenti sopra accennati si potreb be muovere una sola grave obiezione : che essi possono servire ad aumentare i prezzi di
vendita e a procurare all'esercente illeciti pro-fitti. Ma, come prima ho affermato, la esperienza dimostra che le tariffe sono sempre andate ribassando, mentre la media dei pro-/ì.Lti
di tutte le aziende in genere, nell'ultimo quinquennio (come risulta da una recente precisa
statistica del Dr. Geisser), è di circa il 6 % sul
capitale impiegato. Che cosa resta allora delle
afferma:.ioni degli statizzatori;> Questa soltanto: che .s-i vorrebbero aboliti i decorativi Consigli di amministrazione, i quali assorbono da
soli tali somme che - dicono essi - riferite
ai cavalli idraulici nominali, rappresentano una cifra rispetto a cui gli aumenti di canone richiesti dallo Stato e che tanto fanno strillare !!li
esercenti, sono delle grandezze di secondo ordine.
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elettriche
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no dub bia. Criti .
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iche; ma laD.ciamoli lav
uni decenni,
e cioè per un
a dare all'Italia nostra tut ·
i per la sua ri"7
nascenza economi
h un maggiore intervento statal
lina delle acque
pubblich e non pot
che ad un peggioramento nel modo di condurre l'esercizio,
ben piccolo guaio in confronto a quello ·in cui
si incorrerebbe oggi col ritardarne e forse col
renderne impossibile l' auspicato sfruttamento.
Ing. ]C . Conti.
LA DITTA
GIOVANr\JI ROSSI
o I S. CHI O
Compie quest'anno un s,_colo <lacchè Franceoco Rossi, coadiuvato da quaranta operai, fond~va, nel 1817, l'originaria piccola azienda laniera.
All'ideatore e creatore F: ancesco Rossi succede, nel 1839 , il figlio s e.nato re Alessandro che
continuò la tradizione p &Jerna e la ~o]ida tempra
dell'edificatore.
È il fondatore dell'Associazione Laniera sedente a Biella, e nel dicembre 1872 costituisce,
con la cooperazione del capitale nazionale, la
società anonima LA IFICIO ROSSI, con sede
,l egale a Mi!lano, industriale a Schio.
Oggi la Ditta, che si denomina dal sen. Giovanni Rossi, esp'lica la sua multiforme attività in
quattro stabilimenti : I" Opificio Centrale di
chio; 2° Filanda Succurnale di Schio; 3° ezione
rincipe Umberto di Sohio; 4° Sezione di T arre,
presso Schio.
·
La gerenza fu retta dal 1878 al 191 O dal comm ndatore Giovanni Ronsi . senatore del Regno;
dal 191 O, dal figlio di lui cav. A'lessandrn Rossi.
Così gli uomini succedono agli uomini, ma una
tr dizione si perpetua, in una genealogia che
ccanto al titolo baronale si è co•s tituita la più
ambita nobiltà : quella del lavoro.
Ma ancor meglio della parola dicono i numeri
nel loro rig·i do -laconismo: 3.600 o perai, 40.000
fusi, 850 telai meccanici rivelano la vastità di un
sercito di uomini e di :nacchine che s 'adope1:a
non alla barbara distruzione ma a creare ricchezza ed agi per l'umano consorzio.
E in questi giorni della ferrea d isciplina, che
t mpera nell'acciaio armi e nervi, in questi giorni della spasmodica ene;·gctica di un popolo che
tutto si protende ai fini supremi della vittoria, è
pur valido il contributo che la Ditta Rossi arrec: , premunendo con indumenti di lana dai rigori del freddo l'esercito e he corona le Alpi, fronti ra vivente d'Italia.
Ed ancor più vivi che nella parola, i fatti son
vocati con efficacia n ella immagine : gallerie
di macohine, edifici romit:i nel verde, festanti
ciami di bimbi che fìorisr.:ono in moderne aule
n lla duplice igiene del co rpo e dello spirito, ardui fumaiuoli che si leva.no alto quasi a spiegare
gli stendardi della miliz ia del lavo ro, sembrano
revocare da una classe eletta di artieri la maledizione bihlica: cc trarrai. il pane dal sudore della tua fronte >> , poichè u n intelletto d'amore porge gli agi del vivere mod e rno, e guida a sicura
mèta, verso il miglior avvenire, una deJlle più
belle industrie d'Italia.
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J
I I I' I
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rto Sa.vaia.
r I< o
I
Milano
MERCURIO
LA GUERRA
1
re di mercurio del Monte Arniata.
mercurio è diventata. neilla
, e enziale e vitalissima.
importanti industrtie chimiche e
• ••11111i m11 11t I
p
l f abbrioazione del sublimato
l◄Hlf t-flal\11 .1 I • l m 181110 e degli altro s.ruli di merr r f re il ver,mi,gJ.ione ed li divensi
l ri metalli. È impiegato in nume•
n1i lcttriche. per interruttO'l"i, per
r t r forma tori, e nella industria eletJl r l ttrodi liquidi. interessall'lti spe•
I , f b ri uiane della soda e deJ. cloro.
li mercurio poi è, senza contrasto,
t
plostivo ogg1i usabile in pratic,a
d i detonatori, poichè senza sen•
i
detona abbastanza facilmente
lrurto e del calore. Non si ha proiet•1 ll"I nt , 1non si lha modesta cartuccia per
11
u, mi l bile carica di cannone che non
nto.
o, il fatto cioè che oglnÌ carica
ra esplode solo per l'.azione del
rio. basterebbe a confermare
uesto metallo nella guerra.
aggiungere che il mercurio si
dell'oro dai minerali aurifeimpic o, •n el p.resetn•te periodo, si è
res iuto, non solo per l'intens~1 1 _prezi,oso metallo 111a anche pernto estrattivo si compie quasi unir urio. mentre prima, ~n ispecie
urifere, si faceva coi cianur~ ogu
ta causa. aipparentemente m -e,prima. la funzione del mercurio
m • divenuta essenziale e p:mncii p poli in cOl1'1Hitto.
J N zioni dell 'Int-esa, è la sdla c.he
I rg'amente produttrice. <li mer•
Mercè questa sua piroduzione ha pertanto potuto rendere non dimenticabili servigi ai propri alJe.ati.
LA PRODUZIONE DEL MERCURIO.
Di mercurio furono fatte iricerche in varie regiioni della Peniso1a, dalla provincia di BeJluno
a quella di Como, dalla Versilia alla Maremma
Toscaina. dal Lazio alla Calabria.
M ,a è •sul Monte Amiata, fra le provincie di
Siena e di Grosseto, che le ricerche hanno avuto
successo ed hanno raggiunto a mano a ,mano un
felice sviluppo, attravers.o il lavorio degli ultimi
cinquanta anni.
Come accade sempre .in ta:li imprese, le ricerche procedettero stentatam-ente, non senza m ,o lteplici, insistenti dedusioni.
Dal 1860 al 1870, .infatti, non si lavorava che
in una miniera sola, ottenendo una produzione
,ainnua medi.a di una diedina di tOl1'1nellate.
N ell'S0 le miniere in lavorazione erano arrivate
a tre con un prodotto di oltre 100 tonnellate. Ned
1890 le miniere erano sei, e la prod~ione toccò
quusi le 500 tonnellate, per ridiscendere poi nel
1900 a 260. Nel 1910 si avevano 9 m1iniere e la
produzione saliva a circa 900 tonnellate. Nel 1912
le miniere si riducev,ano a otto, ma :il prodotto salivia a 1000 tonnellate circa.
Con c.iò l'Italia, nella produzione m.ondia.le, rimaneva inferiore soltanto alla Spagna, che, prima
della g'ueriia, produceva da 1000 a 1500 tonnellate
annuad.mente. Oltre che dalla Spagna, il mercurio
si estrae in Austria. in Russia, in Calif~rnia e
-nel Messico, ma in questi tre paesi con molto minore prodotto, .in Russia anzi, neJ. più recente pe- .
riodo, con prodotto nullo.
È da ten-ersi presente che la miniera di Idria.
della quale gode ancora per poco l'Austria, è in
testa della valle che sbocca •a Tolmino. Perciò no1
33
LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = - - - - - = = = = = - ==-
..:;.'i$.::, ... ,:
_.
1.:,E M_INIERE DI MERCURIO DEL MONTE A,MIA T A
_çaste~lp:,··-.d' r~r.q+hn~ .d el Pozzo Ma/alda, che mette _in comunicazione ·fra di loro · i diversi livelli della miniera.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - IL MERCURIO E LA GU RRA
n prezioso contributo da sommaineraria nazionale.
tà con.tinua deJ M0111te Amiata
ndo fu posta m attività la miniera
alvator,e, così da pas·s·are, secondo
alle 260 tonnellate del 1900 alle
elle quali ben 696 furono fornite
in·i ziaite an he non senza fondata sperainza di u cesso, m
nche delle mitruierre in relativa ttività.
Di prin ipa•Li1ssima importa,n za, come abbiam
veduto dai risult>ati pur sommariamente esposti,
è la produttività mantenuta dal giacimento di Abbaidi,a S.
lvator,e , alla coltivazione del quale si
deve 'l po to conquistato cLalJl'Italia nel mell"cato
mondiale del mercurio.
S. SALVATORE.
Il g:iacimento di Abbadia .si trova precisamente
Ami.ata, alto m. 1734 sul livello del più vicino all'epicentro della colata trachitica e
enta come un grande cono di una quindi alla ede principale ,ed alla origine proba, la trachite, uscita dalle profondità bile del fenome4ruo di mine.railinazione. È forma-
LE MINIERE DI MERCURIO DEL MONTE AMIATA
Biforcazione di due gallerie rivestite di muratura.
n I ,i terreni terziari che copriva.in.o la ret mpo de11a eruziione, e quindi effusa al
1
di
si come a fornnare un mantello che
un' r a di circa 130 chilometri quadrati.
1 r, 11
rachite giunsero, vevos.imilmente, dedlu ioni on.tenenti mercurio, che lo deposero
f ,rm di solfuro o cinabrò, impregnando le
t ,l · ree-.argillose del terziario ed anche
oi m zioni alquiairuto permeabili nei terreni
I
n intensità varia e formando quini di importanza molfo diveirsa. Di qwi
rte, non tSolo delle molte ricerche
1 1
I
to per una parte di impregnazioni, diffuse nei calcari e nelÌ calcari ma,rnosi, disposte a guisa di colonne, e per un ',altra parte accompagna · iJ CO!l'l.tatto fra .il mantello trachitico ed ~ terreni terziari
sottostainti come impregnaaliooe di una maissa caotica di a,r gill~ e blocchi di calcare in esse d,isse•
mi1t11ati.
In Abbadia ful"lono in,izi.ate ricerche 6.n da1l 1847
da una So cietà Liv.o rne1se ohe poi portò invece la
sua aittiv:tà nella non lontana mini,e ra del Siele.
Altri lavori furono
compiuti da privati, ma
senz.a risultati posàtivu.
poo
35
LE l. I. I. = = = - - - - - - = = = = = = = = =
Nel 1892. essendo i , coperto fortuitamente un
de!p,Osito ci1n:abrifero di formuione alluvionale
sul pod re cc Le Lam e >, furot110 ripre:s•e le ricer•
e1he e c tituita da ,aJ. uni
pitalist-i livornesii l'at•
tual Soc~età Anonim delllc Miniere di Mercu•
rio dd Monte Ami t .
M questa, ,pur n t t ndo non infondate ie
sp r nze concepite, i trovò ad avere capitali non
s ffi ient.i per l'impr
che si presentava ad un
t vmpo prOlmett nt e costosissima, non potendo
il primo depo ito, per il suo stesso car.attere gen tlico, a si ur re la vita di una m.illlier.a e dovendosi di con guen:z.a prog!ettaT,e g'raindi lavoru d,i
rie
a.
==
= = -·
= == === ==
36
=
= =
====
Ra,gg'iunta così la mèta ed assicurata la prosperità dell'a:z.ienda. la Società ,allargò la sua sfera di azione nei terreni circostanti, costruì centrali eJ ~triche; org'ani:z.:z.Ò un 'ottima 1maestranza
miner ria larg',amente pag'ata e ottiimamente produttiv • ed impiRntò lo stahilim.ento metallurgico
per la
tr ::.ione del mercurio dai minerali con
tutt l e cur ed i perf.e:z.ionamenti .iglienioi che la
p iole 1 v•o ra:z.ione richiede.
C 1, ver o il 1913, 1a miniera di Apbadia giung
produrre da sola circa wl ,t riplo di tutte, riun
l e ltre min~e.re di mercurio dell'Amiata ed
a
tre quarrti della complessiva pr.oduzion
•
LE MINIERE DI MERCURIO DEL MON J' •
Boccl1e di carico dei forni a tino per il min rol
La Soc.ì,età fece un aumento di capitale che non
trovò, non ostante ogni tentativo, collocam,e nto
,i n Itali'l., siochè il capitale azionario, pur rendendosi molto più forte. venne a compr,endere per circa 2/ 3 del S\.110 complesso dei capitali g'errnanici.
Alla Società arris•e largametnte la fortuna. Nel
1897 .si ini:z.iò la coltivaaione deJ de,p osito alluvionale, p.resto esa,urito; spinte nel contempo le ricerche, nel 1901 si veniva a scoprir,e l'importantissimo ~iacimento iru posto.
= =
sr
Venuta la gu rr , p r
importanza che, comeabhiamo visto, il m r urio ha nel munizionamento e in g'eneirale n Ila preparazione bellica, non;
potevano gli azioni ti italiani e non poteva il Govern,o rimaneire indifferente al fatto del predominio già a.cqu,i tato nella Società d •al capitale
germanico e mantenuto poi dal capitale svizzero.,
successo a quello durwnte la vigilia d'armi dell'Italia. Con opporluni provvedimenti ed accordi ..
seguendo scrupolosamente autorevolissimi cons.i-
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - I L MERCURIO E LA GUERRA
i raggiunse lo scopo di assicurare all'azienper ora ,e per sempre sotto la vigilanza della
U i n · d'ltal1ia, la piena indipendenza dal capitale
lt aniero.
Li Società, con azionisti italiani, Amministra1111
e Dir ezione italiane, aumentò la propria
1 t ti ità f or.nendo largamente il nostro Governo e
p ·l uo intermediario quelli alleati.
n apposito contratto essa &i obbligò a prov•
d re al Ministero della Guerra una quantità
11 nu
di Kg. 552.000 di meircurio, giungendo petn dal primo ,a nno a conseg1n•arne poco meno
, i,. 8 0 .000.
• ì, ment.11e la produzione spagnuola subiva
j
son,o comple-t amente e,stratte e utilizzate. Ad e se si sostituisce la ripiena .s terile per non lasciair
sussistere spazi vuoti che danneggerebbero la so•
li.dità dell'edifica.o minera,r,io con pericolo di fran,e.
Nelle parti esaurite, le gallerie di traino sono
protette da un forte rivestimento in muratura di
pietrame ad an,ello completo per resistere alle e•
norm,Ì pressioni del terreno argilloso, pressioni
che ·spezzerebbero i più robusti Legnami, atri soltanto ad armature provvisorie.
Nella muratura però, a distanze r,egolari, si lasciamo aperture o botole che permettono di accedere ai tagli di abbattimento nei piani sovrastanti
a quelli già coltivati e di effettuare il getto del
LE Ml1VJEKE Vi MERCURIO DEL MONTE AMJA T A
ot,·
up •riore dei forni a caduta , nei quali si tratta il minerale minuto. Questo, che si vede sopra le griglie che
, 111ml no il forno, viene caricato attraverso le griglie stesse, mentre i vapori di mercurio non possono uscirne
f• •r la depressione praticata nel forno dagli aspiratori meccanici.
ont.razione, 1a nostra veniva ad accre- mineraile escavato nei vagoni che percorrono la
opp rendo in buon pulnto alle supre,me ne- grulleria di tra1ino.
cl i mbattent.i per l'Intesa.
Il mi.nerale scavato è trasportato •in essiccatoi
che 'Ille scacciaino grande parte dell'umidità di cui
è impregnato, a fine di facili tare l'azione del cane miineraria propriamie,n te detta lore nei forni ed impedire che l'a.ndamento di
le gallerie col metodo dei gradini questi sia disturbato dall'impastarsi del mirrerale
he tutt,e Je parli mineralizzate argilloso umido.
37
LE /. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =
Il mine r,ale in pezz.i gross i -
quali cert-i pezzi giill
c · nabrifera che si a,gglome•r ano negli essicè posto ~n forni a t~no iin,sieme a carbone
eli calcare tfflto di cinabro e le g'r-0sse palle di ar- catai -
LE MINIERE DI MERCURIO DEL MONTE AMIATA
Due batterie di forni a tino , destinati al trattamento del minerale grosso.
38
- - - - - - - - - - - - = - -·- - - - - - - - - - -
IL MERCURIO E LA GUERRA
Forno rotativo completamente chiuso, per il trattamento del minerale minutissimo.
LE MINIERE DI MERCURIO DEL MONTE AMIA T A
Edifìcii degli essiccatoi e dei s ~l os di minerale umido.
39
LE I. I. I. - - - - - -
= = = = = = = = = = = = = = = = = =- = =
·
di legno. Alimentando la combustione cOll'l un e cesso di ria si ottie,n e un h ITlJlTla ossidante ch e
bruci il olfo del ci n br mentre iJ mercurio, così libc r fo, per la e l v
temperatura del forno
si p rt allo stato
u tione, l'aria in eccesso,
I prodotti dell
il vapore di mercurio sof nidride solf or
un ventilatore centrifugo,
t r erso un
rp ntino refrigerante ed una sedi ca.mere ni lle quaili .il mercu11io si condenso
i pr dotti catramosi e carbonios.i de.1ne. Si forma così una specie di f uliggine r
a he contiene, sudd.ivise in g'occial.ine, il mer urio. Una parte di questo s1 separa na-
=
==== = = === = = =-
forni speciali a caduta, nei quali è
attraverso piani successivi di tefra le quali s.i trovano S'pazi p·e ras endente, dalla fiamma ossidan•
ombustione di legna, con molta
a 1eg'na come combustibile in
è essa saltain.to può manteners~
va col lievissimo tiraggio dato
ievissimo perchè .i vapori del
no il serpentiino e. le ca.mere d i
n velocità abbastanza ridotta
prima operazione, il procediidentico a quello
LE MINIERE DI MERCURIO DEL MON
Montaggio d~ un essiccatoio rotativo per il minerale , mostrante i tamburi / rati p •r la eia sificazior,e in volume.
turalmente per effetto del proprio peso; la maiggior parte però, che si trova come emulsionata,
deve essere liberata saponificando la fuliggine
,c on della calce, in una specie di impaistatrice. Uscendo da questa, il mercurio si purifica per decantazione in una serie di va.si comun.Ìcain.ti ed è
pronto per essell"e rinchiuso '1n appositi recipie<nt,i
cilindrici di feriro che si chiamano bombole. Il
processo di estrazione è così oompiuto.
Il mineraile minuto anzichè! nei fornlÌ a tino è
40
che aibbiamo or
d · esporve, con la maggiol"e
brevità possibile, per iJ g'rosso.
Il fatto che tanto i forni ,a tino quanto quelli a
caduta f un:z:.ion no in a s·pirazione ( e non accade
diver.samente per un nuovo forno rotativo rec,ent,emente installato) evita ogni fuga di vapore di
mercurio, e sottrae gli operai al pericolo della
iintoss~cazione idrargirica, che ha ma,nifestazioni
g'ravù.ss.ime tra le quailii più te!I"1.uta è quella del
così detto tremito mercuriale.
1
- - ·- - -- -
L t 1v1uv1c,~
Montaggio di
uno
IL MERCURIO E LA GUERRA
V1 Mc.RCUH.10 DEL MONTE AMIA T A
degli essiccatoi rotativi, destinati ali' asciugamento del minerale.
41
LE I. I. I .
Estrattori, nei quali le fuliggini ricche di mercurio vengono impastate con calce per liberare il metallo.
LE MINIERE DI MERCURIO DEL MONTE AMIA T A
Vasi misuratori del mercurio per il riempimento dei recipienti di ferro , o bombole ,
nei quali il mercurio viene spedito .
42
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - = = = = == =
IL MERCURIO E LA GUERRA
Bacino di decantazione per le acque torbide provenienti dai forni,
dal disotto dei quali asportano il materiale sterile residuo del trattamento.
LE MINIERE DI MERCURIO ùEL MONTE AMIATA
S,•rl,at io d' a qua per il servizio dei forni , dei condensatori e delle turbine esistenti nello stabi:imenlo.
4
LE I. 1. /.
Per maggior cautela, negli stabilimenti dell
Abbadia gli operai non rimangono addetti ai forni per più di un me e, lavorando otto ore al g~orno, e, p,assato questo periodo, lavorano all'aria a•
perta, lontani dall'officina metallurgica. Mentre
sono occupati ai forni, essi devono giornalmente
prendere una do
calda e una volta alla settimana sottoporsi 11 energica diaforesti di un bagno di sudore. Una volta all'anno poi tutti gli operai che hanno avuto contatto coi forni godono
di una vacanza pagata per recarsi ai bagni termali che abbondano nella regione. Merc è questi
provvedimenti l'idrargirismo, che già compariva
con qualche gravità nelle vecchie miniere dell'Amiata, è sparito totalmente.
i ' f bbrica1:~ all'estero. Quando si teng,a
he ogni bombo.la - contenente 34,5 Kg.
r urio i vendeva ad un prezzo oscillan•
1
tte e le otto sterline, si può f acilmenme anche p,r ima della guerra questa
r ttiva era inon trascurabile contino mi o per il paese.
orno, per ragioni dii guerra, accen•
pr duzione e la rivende in regime di
t" nt ndo a sè la quantità necessan tra e procurando agLi alleati
indi pensabile alla loro pote,n n
mente
COMMERCIO.
Abbiamo già idetto come, aill'infuori delle arti
belliche, il mercurio abbia molte preziose app,li.cazioni cke, specialme,n te in rapporto ,alla elettricità e alle nostre nuove industrie chimiche e farmaceutiche, andranno c0111tinuamente aumentando.
Ma è sopratutto importante il notare che la industria del mercurio è per noi eminentemente industria di esportaz.ione. Nell'anno prece.dente ,al
conflitto mondiale noi esportàmmo 993 tonnellate di mercurio, superando di g'ran lunga l'importazione, compiuta attraverso medicinali e appa-
il
Governo nostro, con
, f v r.is e gli industriali italiano produrre ed esportali di mercurio. Così le
ono a preparare quelno trane che ci debe , Liberare dalla sogi alla fede ,n elle form
benehci,a oggi
iun ti dal mercurio ( venti
b 1 ) , edendo.lo all'Estero conr , potrà introdurre in Italia
u l he decina di milioni di
f.t
Prof. Ing. Utnberto Savoia
d
•
1 R.. Politecnico di Milano .
relli
Tor ino
'industria. d ella. fec ola.
la. coltivazione d e lle
pota.te 1n Italia
toria vera dei tentativi fatti, in tempi dip rchè sorgesse in Italia l 'industria della
i • ,I , ssa pure prettamente agricola come
1 1 li dello zucchero e come questa, fatte le del 11
roporzioni, suscettibile di beneficare l' a11t ,!tura e l'industria nazionale, è assai inte11
ed istruttiva. Dico la storia vera .perchè,
p r questa industria, come per altre, avpesso di veder esposte affermazioni erI , dati di ,fatto inesatti, dai quali, in buona
I I I , conomisti, tecnici ed il buon pubblico
no conclusioni ingiuste. Così mi è accaduli I ggere, non è molto, non esser noto, con
, i ione, nessun caso nel quale il dumping abimpedito il sorgere in Italia di una determi11 I
industria: e, testè, su questa medesima
i t , (fascicolo 3°, pag. 135), trovai riassunto
r icol'o di G. Brioschi nel quale si afferma
molti anni or sono si impiantò a Milano urande fabbrica di fecola di patate e che
111
ta fabbrica, malgrado la protezione di no',. lir al Quintale sud dazio di entrata , non pot
t nere la concorrenza estera e dovè chiu/ •n ».
i. v rità è ben diversa. Verso il 1885, quan 1, I ditta isrnara fond'ò in Milano la prima
I
I ria, non vi era per la fecola neppure un
fl I • ,'mo di dazio doganale protettivo : soltan1u lche tempo dopo, dietro richiesta della
cl1t1 m desima, la quale lottava coraggiosament" ntro la concorrenza estera, si mise un pri1111
d zio protettore di lire due per quintale :
I ione inadeguata, rimasta tale fino al 1905.
f oleria di Milano pertanto dovette chiu, I r i : forse, nel caso speciale, l'insuccesso sar hl i avuto ugualmente, per l'errore commes11 di
ostruire la fa:bbrica in ·grande città, più
lontana dai centri agricoli di produziomateria prima, e senza farla precedere
rimenti in grande di coltivazione delle
di gran reddito. Ma questo errore non
iù ripetuto dagli industriosi agricoltori
1 1900-01, incoraggiati dall'esempio del1
I
,
l' ottimo succ o d Il bieticoltura, fondarono
.di colpo ben· tr ..f ol ri , e cioè quella di Massa superiore (Rovi o}, di . Giovanni in Persi~
ceto (Bologna} di Migliarino (Ferrara}, dopo aver ben studiato praticamente il problema agricolo, che è senza dubbio, per questa industria
come per la saccarifera, il più importante.
Tuttavia, di· queste tre fabbriche due, e cioè
S . Giovanni Persiceto ohe era la più grandiosa
e Migliarino, dovettero chiudere dopo un paio
di campagne, e ciò unicamente per effetto del
dumping. Ciò posso affermare con tutta sicurezza perchè allora, trovandomi a Ferrara, ebbi parte attiva nello studio tecnico del problema ed ho assistito a tutte le fasi del rapido sorgere e sparire di un'industria pur così promettente.
Dopo il tentativo del Vismara va però ricordata anche l'opera di attiva propaganda svolta
in Italia in .favore della coltivazione della patata industriale da un chiaro agronomo ed economista, il professore Alessandro Garelli della
Università di Torino: in seguito alla quale sorse, negli ultimi anni del secolo scorso, a Polonghera (Pinerolo), una piccola fecoleria. Disgraziatamente la regione sembrò non prestarsi
troppo a tale coltivazione fatta in scala industriale, e la concorrenza di altre colture meglio
conosciute e, in quegli anni, più redditizie, fece presto abbandonare l'impresa.
Dunque il vero sforzo, fatto con mezzi adeguati e solida preparazione, per introdurre da
noi questa importante industria agricola, non si
ebbe, come già dissi, che nel 190 I. Fu la splendida riuscita della bieticoltura nella bassa Valle
Padana, la evidenza dei vantaggi da essa portati al miglioramento dei terreni, all'incremento
della produzione di foraggi e, indirettamente,
della cerealicoltura, che invogliò gli agricoltori
a tentare anche la coltivazione della patata di
gran reddito e la sua lavorazione industriale. Una lodevole opera attiva ed efficace di propaganda mediante prove culturali, conferenze e
1
45
LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - pubblicazioni esplicò allora il compianto prof sor Domizio Cavazza, dir ttore della Catt dr
d · agricoltura di Bologn .
Risolto il problema
icolo, la nuova industria
mbrava pog i r
u hasi sicure . Di sol
fe col , impiegata p i lmente dai cotonieri p r
gli ppretti, si import v no allora intorno a 150
il .quintali per un v lore di 4 a 5 milioni di
lir . U prezzo di v ndita, compreso il dazio dog n le di 2 lir , ·' da vari anni oscillava intorno lle 30-32 lir p r ,quintale. Se queste condizioni di vendìt fossero state mantenute, è quai e rto eh l'industria della fecola avrebbe sup r to I prime e più difficili prove, per estend rsi
div nire fiorente e rimuneratrice. Di
fatto, il prodotto per ettaro, nelle località adatte
qu ta coltivazione e ben lavorate, fu di
250 a 300 quintali: ciò ohe assicurava all' agrico'l tore un soddisfacente ricavo pagandogli 1
patate da li-re 3,5 a 4.
Le difficoltà nell'impianto degli stabilimenti
e nel'l a lavorazione tecnica furono rapidamente superate. La fecoleria, per quanto presenti
essa pure le sue difficoltà, è industria relativamente semplice : i procedimenti di estrazione
sono fisico-meccanici. Trattasi infatti di trasformare, mediante apposite raspe, le patate in una fine poltiglia onde lacerare le cellule e liberare i granuli di !fecola c'he nuotano, entro
esse, nel liquido cellulare. La poltiglia sospesa
in acqua vien passata attraverso speciali setacci a spazzola (detti estrattori), sui quali sono
trattenuti i detriti cellulari che costituiscono le
pol'pe, ottimo foraggio : si lava ripetutamente,
per decantazione, il latte greggio, per eliminare
il .liquido di vegetazione e le impurezze. e si
lascia sedimentare la fecola in tini o su piani
inclinati, la si centrifuga e si essicca, se devesi
mettere in commercio un prodotto finito. In
Germania i due terzi delle fecolerie (441 sopra
663), erano costituite da piccoli stabilimenti a gricoli che si fermavano alla produzione di fe cola greggia ed umida col 40 % di acqua, la
cosidetta fecola verde, la quale passa senz'altro,
come materia prima, aUe fabbriche di glucosio,
degli sciroppi di destlina, ecc.
L'impianto industriale non richiede quindi ingenti capitali: basta, in ogni caso, la decima parte di quelli che assorbe uno zuccherificio: richiede poi molto meno combustibile. Una modesta focoleria, che disponga di un centinaio di ettari, in tre mesi di lavorazione (campagna), tratta giornalmente 200 a 300 quintali
di patate, producendo 50 a 60 quintali di fecola, e cioè 5 a 6 mila in tutta 'l a campagna. La
fecoleria di Massa superiore, l'unica superstite,
ha una potenzialità doooia di quella ora indicata, e lavora oggi almeno 500 quintali di patate per giorno.
46
r
==== === =
bastati, pertanto, da 15 a 20 fab. e piccoJe, e 3000 ettari di teratate, opportunamente scelti,
fabbisogno italiano di fecola,
lieve tributo pagato all' esteo favorire la n9stra agricoltu.
oghi adatti, un nuovo eprodurr~ maggior foragarti verdi della pianta e
ella lavorazione.
blema tecnico venne, in
ene. Ho visto in azione
odesta fabbrica di Mio a sè non più di 100
produceva giornalmenimpiantata e diretta e ro Calzo lari il quale,
o, riuscì fin dalla
un prodotto apin completa effio essere avve-
lodevole atre di altre fepagne, e cioè
della fabbrica
di S. Giovannza estera, e
re i computi
e fabbriche si
finito di 30-32
eia della sorla venne d'un
nieri, dai connanzi tutti, al
di lire 21-22 per
due di dogana
r , prezzo di venndustria nascente,
no almeno cinque
rre un quintale di
quindi, per la sola
bbrica, si vengono a
el prezzo d · acquile scendere al disotto
el timore di non troolessero correre il rinuova, fatta in scala
s
ln
zza di fare guadagni
lii ottenuti con le an'P
ti
ciute e sicure. La dimiacquisto delle patate
to, come si ebbe all' e ster
o numero di anni, dopo
che
ltivazione, la maggior
praf
uzione
acclimatazione
di buon
i, il miglioramento dei terreni,
avesse ac
o i rendimenti per ettaro. Nell'inizio, anzi, sarebbe stato opportuno non scen-
er
L'INDUSTRIA DELLA FECOLA IN ITALIA
di otto delle 5 lire per quintale (quelle
di cucina si pagavano normalmente 6-7
llora, certamente, la coltivazione delle
I l
non sarebbe mancato, ma in tal caso 1~
I 11 i h avrebbero dovuto vender la fecola a
m no di 35 lire.
i cchè la coltivazione deUe ,patate presenta
ure le sue difficoltà ed i suoi riscth i. Rie lii ·d
terreni sciolti e freschi per lo sviluppo
I i tuberi; soffre per l'umidità delle notti auhmn li, ancora molto calde, che favorisce le
111 1 ttie crittogamiohe : per la conservazione inv n le è necessaria una temperatura bassa ad
vi re la germogliazione nei cumuli e la ferm ntazione. Altro gran guaio è il seme e la sua
n rvazione. Ne occorrono 20 a 25 quintali
I r ettaro, poichè devonsi impiegare tuberi di
ia ,grossezza ed interi, per ottenere un alto
dotto. Così l'agricoltore deve decurtare di
decimo il suo raccolto e disporre di vasti
111 gazzini asciutti e
freschi per conservare il
m . Ad onta di ciò è assurdo negare la posibi lità e convenienza della coltivazione deHe
I t te di gran reddito in Italia, e collocare sen✓,_' ltro 1' industria della fecola fra l'e artificiose.
B nchè i terreni deHa valle del Po siano prevalt ntemente di natura argillosa e compatta, e
1u lli del Tavoliere delle Puglie troppo aridi
1> i lunghi periodi di siccità, tuttavia non manmo in Italia terreni adatti.
elle Romagne,
Il< lle Marche, in Toscana, un po' ovunque, ci
no zone magnificamente adatte e l'esperienza
lo iha già dimostrato.
Del resto, già dissi ohe per sopperire al bisono nazionale di fecola bastano 3000 ettari di
h rreno, area insignificante in rapporto a tutto
il territorio col'tivabile d'Italia, ed una ventina
li modeste fecolerie . Non si penserà mai ad ertare, nè ad emulare, neppur lontanamente,
Germania. Questa, nel 1910, contava ben
fabbriche, delle quali 441 ,piccoli stabilimenti gricoli di allevamento del bestiame, produt nti solo fecola verde, circa I milione di quini li per anno, materia prima per la fahbricazion del glucosio, di sciroppi; e 222 fecola secca,
f rina di patate, destrine, glucosio, colori di
zucchero e derivati diversi, con una produzione
. nua di circa 3 milioni di quintali.
***
redo di aver illustrato un vero tipico esem1 i di industria agricola, ohe aveva in sè le condizioni naturali per vivere e prosperare in Itali
che pure venne strozzata sul nascere dal
lumping. Nè si creda siano mancati i tentativi
li r sistenza. Si insistè presso il Governo, perh '- adottasse un provvedimento pel quale non
va neppur bisogno di modificare i trattati di
mm_ercio e la legge doganale. La tariffa, di
fatto, distingueva la fecola (amido di patat )
tassata con 2 lire per quintale, dall'amido di
riso e di c reali, tassati con 6 lire. Bastava p rificare, n Ile voci di tariffa, i du amidi , eh
sono sostanzialmente e chimicamente la stessa
cosa, per av re un mezzo, forse già sufficiente,
per salvar l'industria. La richiesta fu trovata
giusta ; m , causa le lentezze burocratiche, essa non v nn accolta ed attuata che nel 1904,
e fors' anch
olo nel 1905, certo dopo che le
fabbrioh di Migliarino, di S. Giovanni Persiceto, eransi hiuse. La fabbrica di Massa superiore tirò v nti una vita grama, trasformando
gran part d Il f cola in destrina (il quale derivato è prot tt
on un dazio di 8 lire per
quintale) e s rific ndo anche parte del capitale sociale. Pot' o Ì. b neficiare della variazione di regime d
n 1 dal 1905 : inoltre, scongiurato il pericolo d l org r di una forte industria nazional , il dumping ces ò d'un tratto e,
dato anche l' um nto di con umo, le importazioni di fecol'a dall'Oland , dalla Germania, dall'Ungheria, si accrebbero ancora. l prezzi rovinosi di 22-24. lire, dei quali beneficiò fugacemente qualche nostro cotoniere (senza, naturalmente, farne partecipe il consumatore) risalirono ben presto.
Ecco, di fatto, quanto si rileva dal Bollettino
del Ministero delle Finanze, relativamente alla
importazione si fecole indigene (cioè europee) :
Nel 1909 si importarono q. 169.556 a L. 32 (prezzo medio) p. L. 5.425.792
» 1910
» 158.459
» 32
» 5.070.688
» 1911
» 145.709
» 37
» 5.391.233
» 1912
» 151.221
» 34
» 5.141.514
» 1913
» 161 .949
» 30
» 4.858.470
A queste cifre troviamo aggiunte quelle relative ali' importazione delle farine di arrow-rot,
e di sago. Sono amidi naturali di piante tropicali, qualificati dalla tariffa come fecole esotiche,
che costituivano la materia prima quasi esclusiva delle nostre fabbriche di glucosio ed a queste andava la quasi totalità dell'importazione.
Se da noi la fecoleria avesse potuto svilupparsi,
la fecola verde, greggia, avrebbe potuto man
mano surrogare questi amidi esotici. Ecco quanto si trova, rispetto alla farina éli sago, nello
stesso Bollettino. Si importarono :
1909 quintali 56.198 di fecole esotiche a L. 60 (?) per L. 3.371.880
2.561.051
1910
80,033
» 32
»
» 2.901.050
1911
85 .325
» 34
»
» 3.781.490
1912
94.535
» 40
»
» 2.627.427
1913
79.619
» 33
Tenendo conto anche del sago, erano dunque, normalmente, più di otto milioni di lire,
t:he emigravano ogni annoi
La fabbrica di Massa superiore è ora l'.unica
fecoleria italiana, e dopo lo scoppio della guerra fa affari splendidi, benchè certo debba superare grandi difficoltà nell'assicurarsi la mate-
47
LE I. I. /. = = = = = = = =
= =
= = = = = = == -
ria prima, date le condizioni presenti d 11' limentazione.
Cosa sia avvenuto dopo lo coppio della gu r
ra mondiale, è facil imma ·nare. Cessata l'i
port ione dai Pae i B i, dalla Germania,
dall'Ungheria, si dov tt ricorrere, per aver f
·
'America, ed intensifica
l' ir:nportazione del sa
otiche. Il costo dei no i,
gio, l'altezza del cambio,
alire i prezzi di tali maverosimili. Nel marzo deova, quotava 190 lire, I
te da 190 a 200, e della fecola
pagata sino a 270 lire il quintale .
si voglia pagarlo, . il prodotto scarpre più, e varie delle , nostre fabbr iosio han dovuto chiudersi in questi
mesi, per assoluta mancanza di materia prima[
== = = = = = = = = = = = - = - - - - - , che agevolmente possono
nostre terre : giacc;hè per
l loro valore, nascono nella
di attività agricole ed ino vieppiù e si moltiplicano
ura con l'industria.
· uesti intenti richiede
tratta di iniziare nuove
concorrenza con quel, che han superato le
nno ammortizzato gli
is,pensabile una proile nutrire e far
divenga un forte
, in libero agone~
300 milioni
in tempo uoveva necesi sacrifìzi iro largamenalia trovasse
1 ta di tutte
roprie enernomico del-
***
Concludendo: tutti son d'accordo nel riconoscere che l'Italia deve ridurre l'importazione
delle materie prime e semilavorate e che essa
ouò e deve. fabbricarne in maggior copia. Ma
è specialmente doveroso il produrre almeno lo
stretto .fabbisogno di merci, come la fecola. gli
F Uce Garelli
del
ollt cnlco di Torine>
S malteria
Italiana
M
Anonima - Capitale emesso e vers3to L. 1.000.00.0
Vasellame smaltato
•
e to·eletta
per cucina
Riparto Gambaloita, 13 - MILANO - 1 lefuno 50-309
11
J. P. Verole
'elettricità. nì sostituzione
del com.bustibile
nelle a.bita.zioni
recenti tragici avvenimenti hanno prospetin modo evidente la necessità che ci eman1 Il i mo,
il più possibile , dalle importazioni
I r niere di ciò che è indispensabile alla nostra
i t nza individuale e nazionale. Il carbone
1
ialmente, a ca,gione de l rialzo dei noli, ha
unto dopo lo scoppio della guerra dei prez,i he senza esagerazione si pos,s ono definire
f volosi e ohe minacciano di assorbire tutta la
tra potenzialità economica. Mediante la pregente istituzione di flottiglie di proprietà
i nostri grandi consumatori di carbone: ferr ,vi , società di navigazione, consorzi di indut ri li metallurgici, ecc., si potrebbe in a vveni vitare di passare sotto le forche caudine deloalizione degli armatori. Ma tuttavia non è
scludere che possano sopraggiungere avveninti di carattere internazionale per cui l' api> vvigionamento del carbone dall'estero div nga inattuabile . Devonsi pertanto compiere i
111
simi sforzi per sostitU'ire ad esso, quanto più
i può, le nostre energie idriche, le quali sono
in auribili, rinnovandosi senza posa, come e t rni sono ,l'acqua ed il sole da cui provengono,
Il\ ntre d'altra parte la loro utilizzazione nella
I r duzione della luce, della forza e del calore
I < trà agevolare ed affrettare le soluzioni, da
I nto tempo vagheggiate, preconizzate ed atte' dei problemi fondamentali dell'imboscam nto, della bonifica e della navigazione inI na.
i proponiamo di parlare qui della applica:, i n delle forze idriche al riscaldamento degli
n bienti abitati, della quale anche l'abolizione ,
I provata temporaneamente e che diverrà di
e rto definitiva, della tassa governativa che tropla gravava, dovrebbe favorire l'estensione.
bbe certo desiderabile che senza ulteriori
iu<lugi l'acqua, che prima discendeva dai mon1i
dai colli al mare, senza produrre alcun eff tt benefico, .precludesse su vasta scala l'uso
I l combustibile anohe nel riscaldamento degli
lh r hi, allog,gi , scuole, templi , teatri, ospeda1i, fficine, ristoranti , caffè, ecc.
vv rtiamo subito che al riscaldamento cen1 ,t
trale a termo ifone o a vapore, si può sostituire
con tutta facilit' il riscaldamento elettrico, utilizzando le stesse installazioni esistenti, coll' im piegare semplicemente una caldaia elettrica in
luogo d i quella preesi tent a carbone, come
indicheremo.
***
In qual modo si può utilizzare l'acqua piovana o proveniente dal disgelo dei nevai e dei
ghiacciai, per produrre il riscaldamento?
L'acqua , preventivamente convogliata nelle
condotte forzate, portandosi alle turbine idrauliche, ne determina il movimento, e queste lo
partecipano a dei generatori di elettricità, i quali lanciando delle correnti elettriche in conduttori adatti, sviluppano le occorrenti quantità di
calore. Secondo la legge dovuta al celebre fisico inglese Joule, la quantità di calore che una
corrente elettrica, sia continua che alternativa ,
circolando in un conduttore vi genera , è proporzionale al quadrato dell'intensità di tale corrente, alla durata della sua circolazione ed alla
resistenza elettrica del conduttore.
Assegnando pertanto determinati valori alla
intensità della corrente, alla resistenza elettrica del conduttore e alla durata della circolazione, si potrà ottenere quella quantità di calore
che si desidera.
Affinchè questa quantità di calore sia trasmessa all'ambiente da riscaldare in modo conveniente , e cioè in guisa da determinarvi una temperatura adatta senza alterarne l'aria, bisognerà
assegnare dimensioni appropriate e situare inoltre opportunamente gli apparecdhi in cui trovansi le resistenze destinate a produrre la trasformazione dell'energia elettrica in energia termica e che diconsi caloriferi elettrici, o radiatori elettrici, o stufe elettriche .
E qui viene acconcio di notare essere stato
osservato che se la mancanza del combustibile
può mettere a grave repentaglio la nostra · vih
civile, commerciale e industriale, nonchè la nostra inte,grità nazionale , d'altra parte l'energia
elettrica, che è, come il carbone, fonte di luce ,
49
LE I. I. I. = = = = == = = ==== = = === ========== = ======== ====
forza e calore, in caso di guerra, a cagione di
cannoneggiamenti o di bombe esplosive lanciate da aeroplani o dirigibili contro gli impianti
fiss i che la produèono
la distribuiscono (centrali ~droelettriche, sottostazioni di trasformazione, linee di tra mi ione ecc.,), ipotrebbe pure venir meno , e dar così luogo alle stesse esiziali conseguenze.
Ma in proposito devesi considerare che il
combustibile eh da noi si consuma viene estratto nella maggior parte, per non dire nella
quasi tota lità, da miniere inglesi od americane
sulle quali non possiamo esercitare alcuna efficace ingerenza, come pure sfug.gono alla nostra
azione i lunghi viaggi ohe deve percorrere prima di ,g iungere ai nostri porti, mentrechè gli accennati impianti elettrici sono in casa nostra,
potranno sempre essere presidiati dai necessari
mezzi di difesa, sia terrestri che aerei, e occorrendo <Saranno strenuamente difesi. Di più, disponendo di un gran numero di centrali generatrici dell ' energia, tra di esse aliacciate, si potrà sempre supplire alla eventuale mancanza o
inazione di alcune di esse, mentre le sottostazioni fisse ·potranno essere sostituite con delle
sottostazioni ambulanti di riserva, e le linee di
trasmissione dell' enengia potranno essere sollecitamente riparate o sostituite.
***
In due classi si possono suddividere gli apparecchi di riscaldamento degli ambienti : quelli
che servono indifferentemente per le correnti
continue od alternative e quelli che servono esclusivamente per le correnti alternative.
ei
primi la corrente proveniente dalla linea di trasmissione, ove viene immessa dalle centrali idroelettriche, circola in conduttori nei quali ,
giusta l'accennata legge di Joule, essa gt""nera
direttamente il calore che devesi utilizzare; nei
secondi invece la corrente proveniente ùaJla Jj_
nea non produce direttamente il calore destinato al riscaldamento in proprii condùtt0ri, ma
circolando intorno a nuclei massicci di ferro,
ghisa o acciaio, desta in questi dei flussi magnetici alternativi, i quali vi svolgono il detto calore, sempre giusta la legge di Joule, a mezzo
delle cosidette correnti parassite o di Foucault.
I primi denominansi apparecchi a conduzione,
e i secondi apparecchi a induzione, ed andhe
magnetici.
Tutti questi apparecchi si dispongono in generale in parallelo perchè non si influi<Scano a
vicenda e si inseriscono e disinseriscono rispetto ai circuiti di distribuzione, a mezzo di commutatori, allo stesso modo delle lampade di illuminazione. Come queste, essi debbono essere
protetti da interruttori automatici (fusibili od e-
so
I ttromagn tici)
cuiti.
per preservarli dai corti cir-
L
tui
str
da
sol
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sta
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silici
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porzi
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spar nt
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nuclei
ti da
In
cedon
so cu
vuoto
escl
te
i metallici nudi; da fili o na· i smalto od altro isolante;
·ci allogati entro piastre ieipositi metallici nudi, apasi, anfore, ecc., in soenze nude costituite da
mico; da resistenze in
ude, sia situate entro
il vuoto pneumatico;
nza e ad arco; da re· in determinate proone , silicati, grafite
pienti opachi o trampre formate da
o acciaio, avvol-
i corpi veroducesse il
pende invece
ria circostansse il vuoto
differenti sete ovvero si
elocità e delrisipetto alle
muove
la direzi n
superfici ri
Le cl i
ni, di Dulong
e Petit, di
Provostaya e
Desains,
ano ohe pei
corpi m
el calore, e
così pur
e trascurabile qu n
cente, mentre è raggu r
oscura e tanto più r gu r
è oscura. Il
massimo ff ll
ottiene cospargendo la sup rfi i
del nerofumo.
Aggiung i
il metallo è colorato,
la sua n tur
alcuna influenza nella
irradiazion t
sta dipende esclusivamente dall
n 1z1
ella superficie esterna
della coloritur . 1
ste pure per qualsiasi
altro corpo olido.
In proposito
s i istruttiva la seguente esperienza eh il I ttore potrà facilmente riipetere. Disposto un filo nell'aria mantenendolo teso tra due morsetti vi si indicano parecchi segmenti eguali: uno di questi si lascia nudo, uno
lo si riveste con nero fumo e gli altri si colorano
differentemente. Lanciando una corrente elettrica nel filo, esso che se avesse uniforme lo
- - - - - - - - - - -
L'ELETTRICITÀ PEL RISCALDAMENTO DELLE ABITAZIONI
l ,t
della sua superificie si riscalderebbe e- tandosi e divenendo ,più leggera, si solleverà
t !mente da un ca.po all'altro, si riscalda inve- per far posto ad altra aria meno calda, la quale,
e, differentemente nei segmenti in cui fu riparcioè meno nel segmento rivestito di nero,
fumo, successivamente di più nei segmenti col r ti, a cominciaie da quelli con tinta più scura
quelli con tinta meno scura, e di più ancora
n 1 segmento nudo.
Il calore trasmesso per irradiazione dipende
e ltrechè dal potere ra>ggiante, detto anche coeffi iente di irradiazione, dalla area della superfit i di irradiazione del corpo.
Il potere convettivo dei corpi è invece ind:
p ndente dalla loro costituzione superficiale ed
r in relazione soltanto alla loro forma geometrica ed alle loro dimensioni, nonchè alla loro
ituazione nello spazio se l'aria da riscaldare è
t r nquilla ed alla direzione della velocità di
1uesta se è soggetta all'azione di agitatori o venti} tori.
Quale è la superficie geometrica più adatta
p r avere un grande effetto convettivo?
on si
uò rispondere a priori a questa domanda, esndo, a seconda delle dimensioni relative, più
datta ]a superficie ipiana verticale, la superfii cilindrica orizzontale, quella cilindrica verti ale o ,q uella sferica, ecc. Quello che si può
lire si è che in un ambiente tranquillo il potere
nvettivo, detto ancihe coefficiente di convesione, di una superficie piana disposta orizzont lmente, è indipendente dalla sua area; quello
rii una superficie .piana disposta verticalmente,
r sce col diminuire dell'altezza di questa; quelI di una superficie sferica cresce col diminuire
cl 1 diametro; e così pure col diminuire del diam tro esso cresce per le superficie cilindriche;
p r le superfici cilindriche verticali, esso aum nta di più, analogamente alle superficie piane
rticali, col diminuire della loro altezza.
erchè il potere convettivo è influenzato daldisposizione che il cor,po trasmettente occupa
Ilo spazio? Perchè da una tale disposizione
ria circostante, nell'ipotesi che sia tranquilla,
ri te la sua maggiore o minore attitudine a
rinnovarsi intorno alla supe:rifìcie riscaldante e
I asportarvi del calore. Se, ,per atto di esem1 i , una parete piana disposta orizzontalmente
Il ll'aria cede calore dalla sua faccia inferiore,
I' ria in contatto con ,q uesta faccia si dilaterà,
cliv nterà meno densa, e non solo non si allont n rà dalla parete, ma tenderà a mantenervisi
ggiormente aderente. In tal caso, assai piccoil potere convettivo del corpo in causa delbole conduttività termica dell'aria allo stadi riposo. Ma se invece la st@ssa parete piadi posta orizzontalmente cede calore non più
Il sua faccia inferiore, ma bensì dalla sua
superiore, ne risulterà che l'aria sopra' man mano che riceverà del calore, dilat it
dopo essersi riscaldata, si innalzerà essa pure,
per venire sostituita da altra aria , e così via via.
In questo secondo caso, assai maggiore che non
nel preced nt dovrà essere il potere convettivo
della paret piana considerata. Analogamente,
collocando d i fili verticalmente, si avrà un
maggior pot r convettivo che non disponendoli
orizzontalm nt , giacohè nella prima posizione
l' aiia, riscaldandosi, facilmente si solleverà avvolgendo i fili tutt'intorno, a mo' di una guaina,
mentre nella s conda posizione l'aria dhe tocca
i fili dal disotto
rà assai ostacolata nel suo
movimento ascension l .
La quantità di calor e duta all'ambiente, sia
per convessione che p r .irradiazione, è naturalmente ,proporzionale alla durata del]' emissione;
inoltre cresce col cresc r d Il differenza tra.
la temperatura della sup rfìci di emissione e
la temperatura dei corpi eh rie vono il calore.
La quantità di calore versata n Il' mbiente per
convessione o per irradiazione, cr ce più rapidamente che non il salto di temperatura; di più,
quella parte di tale calore che è dovuto esclu sivamente all'irradiazione aumenta anche col1' aumentare del valore della temperatura di e missione. Praticamente però per le differenze di
temperatura che occorrono
pel riscaldamento
degli ambienti abitati, prodottevi dalla generalità degli appareochi (fanno eccezione soltanto
quelli costituiti da lampade ad incandescenza,
ed altri pure luminosi, che dànno l'illusione del
fuoco vivo e agiscono essenzialmente per irradiazione), l'emissione del calore si può ritenere
direttamente proporzionale alla differenza di
temperatura .
La temperatura della superficie riscaldante in
contatto coll'aria da un lato sarebbe conveniente che fosse alta, affinohè l' aipparecdhio di riscaldamento risultasse poco ingombrante; d.' altra parte invece, specie quando devesi- provvedere al riscaldamento di ambienti signorili, importa che essa sia tale da non provocare odori
disaggradevoli, abbruciando od anche semplicemente alterando il pulviscolo dell'aria. Perchè si possano conciliare in modo abbastanza
soddisfacente queste condizioni, occorrerà che
sia di circa 100° centigradi la temperatura della
superficie dell'apparecchio in diretto contatto
coll'aria. Nei paesi assai rigidi ove la temperatura dell'aria esterna può anche essere di - 20°
centigradi, il massimo salto utile di temperatura
dovrà essere previsto di 120° centigradi.
Dopo .q ueste cognizioni di indole generale ·intorno alla trasmissione del calore, il benevolo
lettore desidererà senza dubbio di conoscere alcuni valori pratici relativi alla efficienza della irradiazione e della convessione. Diremo perciò
51
LE l. I. I. - - - - - - - - - = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - =
che per ogni metro quadrato di superficie e per
o,gn j grado centigrado di differenza di temperatura, il calore ceduto p r irradiazioni durante
un'ora è di calorie 3, 4 p r la ghisa ossidata, di
calorie, 2 8 per l lamiere di ferro ordinario ,
di calorie 0,45 'P r 1 lamiere lucide, di calorie
0, 65 per la latta, di calor.ie 0,24 per lo zinco,
di calorie 2, 9 per il vetro e di calorie 5,3 per
l'acqua. Quando le uiperfìcie degli anzidetti corpi metallici e del vetro sono cosiparse d'acqua,
il loro coefficiente di irradiazione diventa eguale a quello di .quest'ultima, e cioè a calorie 5,3.
Quanto al calore trasmesso per convessione nel1' aria tranquilla durante un'ora, per ogni metro
quadrato di superficie e per qgni grado centigrado di differenza di temperatura, esso è di
calorie 4 ,p er una superficie piana c!he cede calore dal basso all'alto, di calorie 3 circa per una
superficie piana verticale alta 30 centimetri, di
calorie 2,4 per una superficie piana verticale alta 1 m., di calorie 3 per la superficie esterna di
un cilindro orizzontale avente il diametro di 8
cent., di calorie 2,3 per la superficie esterna di
un cilindro · orizzontale del diametro di 30 centimetri; di calorie 3,3 ,per la superficie esterna
di un cilindro verticale del diametro di 8 centimetri e alto 50 centimetri, di calorie 2,9 per la
superificie esterna di un cilindro verticale del
diametro di 8 cent. e alto I metro, di calorie
2,8 per la superficie esterna di un cilindro di 20
cent. di diametro e alto I metro, di calorie 2
per la sU1perfì.cie esterna di una sfera di 26
centimetri di diametro. Se queste superfici invece di trovarsi in un ambiente tranquillo fossero soggette ali' azione di un forte vento, gli
accennati valori dei coefficienti di convessione
potrebbero salire da 9 a 12 calorie . ·
***
Parleremo innanzi tutto delle caldaie elettriohe che, come dicemmo, possono sostituire
quelle a combustione negli impianti centrali a
termosifone o a vapore.
Com'è noto, nelle caldaie di questi impianti
vi è un focolaio o forno o fornello, nel quale
si abbrucia del' combustibile e una cosidetta superficie di riscaldamento che trasmette ,parte
del calore prodotto dalla combustione all' acqua (la rimanente parte sfugge col fumo dal
camino di riohiamo); que;t' acqua, divenuta calda, circolando o senza aver subito cambiamen,to di stato, o dopo essersi trasformata in vapore
negli elementi riscaldatori distribuiti opportunamente, cede calore all'aria dei locali di abitazione, producendone il riscaldamento. Nei termosifoni comuni in comunicazione coll'aria esterna, l'acqua non .può superare la temperatura di ebollizione e cioè quella di 100° centigradi; negli apparecchi centrali a vapore che si
52
i
·
gi
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pre e
pone
bile,
In
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nell
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l'ao
la r
ZlO
na
qu
cen
pot
tiva
==-
=- -
==
smissione del calore a magua si tra,s forma in vapore
atmosfere circa), perchè
ra di poco superiore a i
(Coi termosifoni ad alta
ggio d'azione maggiore
d inoltre una maggiore
ore, chè l' aoqua cede
re alle pareti metalliche non il vapore,
ssai più alte, ma esostituire in questi imun forno elettrico.
ia comune può semuna caldaia elettrica .
luogo de l combusti.
atta intensità .
rente di alimentr~fase, cir.c ola
a quale divenresistività delaja costituisce
la trasformare, è assai va a. E così l'ac600.000 orhmalcune acque
hanno rispet500 ohm-cenun po' di soda
<latta ai ::.in<.{oli
caldaje in cui la
corr n
ir ola nell'acqua da
riscal
la corrente stessa
sia al
a
o trifase) giacchè se
fosse
bb un parziale scomposizi
i richiederebbero appositi
o li re i due componenti,
cl i r
no, in ,guisa da evitare
la for
i mi ugli d tonanti. Inoltre se
la cor
ntin
li lettrodi debbono · essere d
, m n r
è alternativa, possono ess
, f rro o acciaio.
è l'impiego de
lt rn tiva potrebbe rendervi
inferi o
il f ttore di potenza poichè la
resiste
priva di reattanza.
La
11 e ldaia elettrica è di gran
lunga
qu Ila della caldaia a combustione.
in un recipiente metallico in
contatto da un l to coli' acqua e dal!' altro lato
colle fiamm
ol fumo, nella quale condizione
trovasi una cald i a vapore a combustione,
non si possono produrre più di I 00 chgr. di vapore all'ora per metro quadrato della superficie
riscaldata. E invero grande è la difficoltà ohe
il calore incontra ad abbandonare i gas in cui è
immagazzinato, per portarsi alle pareti meta11i-
L'ELETTRICIT.4 PEL RISCALDAMENTO DELLE ABITAZIONI
d Ila caldaia con le quali questi sono in
elle caldaie a induzione e nelle altre
u i il calore si genera direttamente nelle paH I i in contatto coll'acqua da riscaldare, come
nelle caldaie in cui il calore si svolge diI lt mente entro l'acqua stessa, la trasmissione
d I c alore ali' acqua ,producendosi senza l' inter< nto dell'aria o di altro gas, la potenza di asorbimen_to dell' ac.qua pel calore è di gran lun, l maggiore.
er questa ragione le caldaie elettriche prentano a fronte di quelle a combustione il vanI l gio di essere assai piccole e poco ingom1 r nti, di non richiedere nè fondazioni, nè mu11 tura
di rivestimento , nè condotti del fumo ,
11' camini, nè economizzatori, nè infine una a si ua sorveglianza.
iova rilevare che le caldaie elettriche si impi gano pure se non per abolire completament , per ridurre almeno il consumo del combu. tibile. È noto che l'energia elettrica si può a v re dalle centrali idroelettriche in alcuni pei di del giorno, specie quando non occorre per
l'illuminazione , a prezzi assai bassi . Orbene si
J sono impiegare, invece di uno solo, due gell ratori termici per fornire l' aoqua o il vapore
corrente pel riscaldamento, uno a combustioed uno elettrico, facendo a,g ire il primo soquando l'energia elettrica non è disponibile
1h totalità o in ,p arte. I due generatori possono
i ursi anche ad uno solo, suscettibile di esse:-e
limentato alternativamente ed anche simultan amente dal carbone e dalla corrente elettrica .
Le caldaie elettriche hanno ricevuto parecdhie
p licazioni anche negli impianti industriali in
tituzione totale o parziale delle caldaie a vare.
e
11t tto.
immettono il vapore generatovi, nelle condotte
principali d I riscaldamento allo stesso modo
delle cald i delle locomotive a v pore .
***
Analog
nt , gli impianti centrali di riscaldamento d ria calda, nei quali il calore è generato in un forn ello mediante la combustione ,
possono
r facilmente utilizzati pel riscaldamento el ttrico. In questi impianti, come è noto , l'aria ri hi m ta dall'esterno lambisce estername nte l ,p r ti di un apparecchio a combustione , situato
n ralmente in un sotterraneo,
allo stesso modo d lle caldaie dei sistemi a termosifone o a v por , e ivi si riscalda, dopo di
che circolando in condotti praticati nei muri
dell 'edificio si ,p o t
11 bocch di efflusso da
cui si versa n gli mbi nti da r iscaldare . Orbene, basterà sostituir all' pp r cchio a combustione uno degli appar echi I ttrotermici e cioè
uno degli app recchi adatti all
rasformazione
dell'energia l ttrica in calore, p r trasformare
in elettrici i prees_istenti sistemi di riscaldamento.
Per gli edifici i 1quali ,sono pi:.ovvisti non di sistemi ce.ntrali di riscaldamento, ma di caminetti, franklins, stufe, foconi , ecc. , la , ostituzione del carbone coli' energia elettrica sarà da
effettuarsi mediante l'impiego d.i sturfe elettriche.
Queste saranno pure da applicare agli edifizi
in corso di costruzione, e a quelli da costruire .
Noteremo subito ohe le ,s tufe elettridhe possono es-sere coordinate assai bene colla ventilazione, disponendo le cose in guisa che ricevano
l'aria fredda dall'esterno e la rimettano riscaldata negli ambienti delle abitazioni .
Se le stufe prelevano invece l'aria da risca ldare dall'ambiente stesso in cui esse si trovano,
***
--.,.,--- - .....-:.-=-....,,,.
.,,,.
--- " ·™'
~~ biso,gnerà evitare, per ragioni igieniche, che v i
· da aggiungersi. che si costruiscono dei gene- si introducano le esalazioni del pavimento. Pertori elettrici del vapore, pel riscaldamento dei ciò se esse appoggiano su di questo si munirà
e nvogli. Questi generatori vengono montati su il loro zoccolo di un registro a chiusura ermetica.
I ornative elettriche destinate a rimorchiare dei
Considerando ora le ,s tufe nelle quali il calore
I r ni viaggiatori che non sono, localizzati sulle li- è generato dalla circolazione della corrente e 11
elettrificate, ma dehbono su altre linee esser ettrica in fili O nastri metallici nudi, osservereimorchiati da locomotive a vapore, e sono per- mo che per essi sarebbero assai adatti i metalli
i provvisti del sistema di riscaldamento con- nobili (oro, argento, platino), c'he diffici lmente
tinuo a vapore. Tale sistema, come è not,:>, si ossidano. Il loro costo elevato ne sconsiglia
e mprende una condotta principale longitudi :~a - però l'impiego. Perciò le resistenze nude sono
I( i distribuzione del vapore, e tanti scaldini o generalmente costituite da spirali di filo o di
h llitori disposti o rSotto i sedili o nella inte::-ca - nastri di rame o di ferro galvanizzato o di acJH ine del pavimento delle carrozze: il vap0re ciaio galvanizzato, che si possono accoppiare in
pr v niente dalla condotta, circolando in que- differenti modi, onde ottenere diverse efficienze
ti l ollitori, determina il riscaldamento dei co:n- termiche.
p \ttimenti del eonvoglio. Orbene, le caldaie e - · Oltre alle resistenze nude di rame, ferro .o d
I, ti i he collocate su lle locomotive elettriohe ri- acciaio , s,i impiegano pure nelle stufe de lle ree
no la corrente dalla linea di contatto o di- sistenze nude costituite da leghe di alta resisti• e I la
nte o previa riduzione della tensione, e vità , ome ad esempio le seguenti :
53
LE I. I . ·I . ---------=-======================-======
Rame 53,28 %; Zinco 16,89%; Nichelio, 25,31
per cento; Ferro , 4,46% Manganese 0,37%. Resistività a 0° centgr., 52,5 micro-ohm centimetri.
Rame 70 %; Man anese 30 %. - Resistività
a 0° centigr., 100,6 micro ohm centimetri.
Acciaio 88 %; Manganese 12 %. - Resistività a 0° centigr. ; 67 micro ohm centimetri.
Osserveremo infine che se le correnti di alimentazione dell stufe sono alternative, bisognerà disporre i loro circuiti elettrici in guisa
da annullare, od almeno da ridurre a sséli gli effetti della induttanza, onde n,m risuìti bnsso ,.1
loro fattore di ipotenzél.i,
conduttori di forro, acciaio,· rame, nudi od
andhe galvanizzati, di cui abbiamo precedentemente parlato, non possono essere soggetti a
lungo ad alte temperature senza deteriorarsi in
causa specialmente dell'ossidazione.
Per preservameli bisogna rivestirli con una
guaina di sostanze inalterabili.
Per formarci un concetto dell'influenza di codesta guainé;l, supponiamo dapprima ohe essa
sia un coibente perfetto : in tal caso il calore
che si svolge successivamente nel conduttore,
non potendo .fluire all'esterno, ne eleverà successivamente la temperatura, e questa potrà anche determinare la fosione del conduttore. Sur poniamo poi che la guaina, essendo sempre {in
perfetto isolante dell'elettricità, sia anche un
ottimo conduttore del calore : allora la resistenza opposta dall'isolante al passaggio del calore
essendo trascurabile, il conduttore nei riguardi
della trasmissione per convessione si comporterà come se fos,se nudo ed avesse la stessa sezione del conduttore isolato. Praticamente la
guaina isolante, non essendo nè un perfetto coibente, nè un perfetto conduttore, accadrà che
opporrà una resistenza di valore intermedio al
passaggio del calore. Importa tener presente che
la guaina isolante non avrà sempre per effetto
di diminuire la conduttività esterna del conduttore : -in alcuni casi potrà anche aumentarla,
giacchè nell'ipotesi, ad esempio, che il conduttore sia .filiforme, tale involucro ne accrescerà
il diametro, e perciò, benohè diminuisca per
questo fatto il coefficiente di convessione, potrà
aumentare tuttavia la quantità di calore ceduto
all'aria per contatto. In altri termini, è possibile
che la resistenza interna alla tra smissione del
calore opposta dalla guaina isolante possa essere, ne' suoi effetti, compensata ed anche più
che compensata dalla magg!Ìore trasmissibilità
del calore alr aria. Aggiungasi che la guaina potrà essere assai scura od anche perfettamente
nera, nel qual caso avrà per risultato di accrescere la trasmi ssione del calore per irradiazione.
Non conoscendosi delle sostanze che sieno a
1
1
i conduttori del calore e dei
ttricità, per diminuire la
ero, dhe è generaideve ridurne al miil coefficiente deltro varia da O, 75 a
uantità di calore
a due facce paaventi la diffeigrado, varia a
a 0,75 a 0,88
rato della su-
***
I
--54
·
si sta
delle
camb
dei c
tuale
che
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prodotti.
Ed ec
le stufe
duttori
In ,q u
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dell'ari
senza
In essi
che tra
volment
anch~ per
mers1.
La sostanz
metaUici
mastice vit
di una pias
mina meta
no o la tot
conduttori
sottilissimi,
pplicarsi in ,get per ottenere
i onduttori : noi
entarne pano in modo
durante un
pol_arono e
e 1n causa
i dovuti ai
ndo anche
o stato atdi vernici
po. Potenella pratica,
ro rivolgere
icerca di tali
gi
parlare delroduce in conm ss·e isolanti.
precedenti, i
dal contatto
assoggettati,
temperature.
, Ja superficie
iversa, e notedimensioni ma
che vi sono im-
no allogati i conduttori
malto o cemento o
vere, ad es., la forma
pplicata sopra una laa trasmettere all' esteri
ggior copia di calore. I
nnid ti sono dei fili metallici
n he di 1/10 di mm.
di sinusoide oer attenuarne .gli effetti d 11 variazione della lunghezza in dipendenz d 11' azione termica. Se la piastra è colle sue du f cce in contatto coll'aria .
il calore svolto nel rispettivo filo, attraversando
lo smalto, si porterà da un lato alla lamina metallica, e d'altro lato alla superficie esterna del-
- - - - - - - -
~
- - -
L'ELETTRICITÀ
PEL RISCALDAMENTO DELLE ABITAZIONl
lo smalto e dalle due facce sarà ceduto all' ambiente. Benchè il rfilo sia co.llocato per quanto è
possibile vicinissimo alla rispettiva lamina metallica per rendere minima la resistenza ohe
l'isolante interposto tra questa e quello oppone
alla trasmissione del calore, tuttavia potrà accadere che mentre la temperatura del filo sarà anche di 300° centigradi, ,q uella media della parete metallica in contatto coli' aria, quando questa parete sia sufficientemente estesa rispetto allo sviluppo del filo, non raggiunga 100° centigr.
La stufa potrà essere costituita da una sola
piastra od elemento termico, ovvero da più elementi termici della stessa forma o di forme
diverse, disposti in guisa da costituire un parallelepipedo od. un cilindro. Stufe di questo sistema, di qualunque forma, si possono pure ottenere in un solo pezzo.
La anzidetta sostanza vitrea aderisce perfettamente alle piastre e ai conduttori metallici, è
un ottimo isolante dell'elettricità anche a temperatura elevata, ha un alto punto di fusione,
cosicchè può reggere alle eventuali forti temperature dipendenti da corti circuiti, è inoltre suifficientemente elastica per poter subire le alternative dilatazioni e contrazioni senza fendersi o
screpolarsi e mettere a nudo o in contatto coli' involucro metallico i conduttori della corrente,
infine è perfettamente compatta, e cioè priva di
quelle bollicine d'aria cihe potrebbero screpolarla in causa delle pressioni che assumerebbero sotto forte ris•c aldamento.
La resistività o coefficiente di resistenza di
tale sostanza è pari a quella del vetro, e cioè
di un milione di megaohmcent. a 61 ° centigradi
circa; come quella del vetro essa va diminuendo col crescere della temperatura. Il suo punto
di fusione oscilla intorno a 850° centigradi. Il suo
coefficiente di dilatazione è alquanto superiore
a ,q uello del vetro ordinario, ohe è di 0,000009 .
Le lamine sono di ghisa, metallo che ha lo st so coefficiente di dilatazione e lo stesso co fficiente di elasticità di questo smalto vitreo, talchè le piastre si comportano come un sol pezzo
omogeneo sotto le variazioni di temperatura .
Tali lamine di ,ghisa si impiegano greggie, affinclhè abbiano un alto coefficiente di irradiazione.
I conduttori constano o di ferro, o di ferro al
nichelio, o di argentana, o di platino. Essi, come già si disse, sono sottilissimi: il loro diametro varia da 1/ 1O a 8 / l O di millimetro. Per la
buona conservazione delle placche non debbono essere soggetti a temperatura superiore a
300° centigr. A cagione della resistenza termica
interna della sostanza vitrea ohe già abbiamo
avuto occasione di accennare, la temperatura
delle facce in contatto coll'aria sarà di non oltre l 00° centigr., benchè sia anche di 300° centi-
gradi, come si disse, la temperatura dei conduttori int mi.
Queste stufo sono ~ostruite in generale per la
tensione di 11 O volts, che è quella di cui disponesi ,g n raJmente nelle abitazioni. Alcune
di esse .in forma di tabelle e di dischi, adatte per
piccoli ambienti, si applicano contro alle pareti, e non ono affatto ingombranti ; a seconda
delle dim n ioni, assorbono I 00, 200, 400, 500 ,
800, e 1100 w tt. Altre che sono amovibili, ed
hanno la form di schermi, paraventi , armadi ,
o quella d l1
on uete stufe parallelepipede e?
cilindrich ,
orbono da 1100 a 3500 watt, e
persino 33 hilow tt : una lampada interna serve
a segnalare qu n o ono in azione, e simula la
presenza d 1 fu
. In ,generale sono progettate
per modo eh p
no mettere tanti ettowatt,
quanti sono i d
tri quadrati della loro superficie estern
un , nudi, destina
d alt t mp ratura, vengono anche i ol ti
ottr tti all'azione de! I' aria, disponendoli otto l for a già accennata
di elica, spirai , inu oid , cc., in un imbottito di amianto ra chiu o in pareti metalliche. In
tal caso il calor
h
mana dai conduttori elettrici, attrav r ndo l'amianto, si porterà alle
pareti m talliche, le quali lo cederanno all' ambiente , analogamente a quanto avviene nelle
stufe t s ' esaminate, essendo l'amianto un
buon isolante, che si conserva tale anche ad alte temp rature, sopportandole senza alterarsi,
ed un sufficiente buon conduttore del calore .
L'amianto allo stato di filamento può essere più
o m no compresso, e contenere più o meno aria int rpo ta, e perciò potrà opporre una diiff r nt r sistenza alla trasmissione del calore.
lcuni costruttori, per isolare e difendere dall'ari i conduttori metallici, si servono simultan ament sia di amianto o di asbesto e sia di
argill ;
cioè avvolgor.o i conduttori ricoperti
di amianto su fili di amianto, e rivestono il tutto con uno strato di argilla ohe fanno aderire
alle pareti metalliche destinate a trasmettere il
calore. In tal guisa i conduttori elettrici, pur essendo allogati nell'argilla, sono circondati da
un po' di spazio libero, che permette ad essi di
espandersi e restringersi indipendentemente dal1' argilla stessa, della quale pertanto possono avere un differente coefficiente di dilatazione.
Lo stesso scopo si raggiunge impiegando in
.luogo dell'amianto delle piccole perle di vetro,
infilandone su dei conduttori elettrici un numero sufficiente per coprire questi completame.n te.
I conduttori così ,p rotetti vengono disposti sulle piastre di trasmissione del calore ed ivi sotterrati in uno strato uniforme di smalto isolante.
4
55
LE I./ .. / .
==========-===== = = = = = = = = = - - - = - = = = - - - - = = -
Talvolta, anzichè su piastre, i conduttori rivestiti di perle e il relativo strato di smalto sono
disposti sulla superfici esterna di tubi meta llici , nel cui interno circol l'aria da riscaldare.
Infine si fabbricano d i tessuti detti termofili,
la cui trama è di a b to e 1il cui ordito è di filo
metallico, e si di pon ono. entro buste pure di
a besto per formar d gli elementi per stufe.
***
In un successivo articolo completeremo l' esame degli apparecchi con cui è possibile di ottenere il riscaldamento negl,i ambienti abitati a
mezzo dell'elettricità,
trattando dei radiatori
formati da lampade elettriche, delle stufe elettriche costituite da sostanze refrattarie semplici,
ta
dell
vol
vant
da so
tuire,
1mp1
abbia
cui la
tanti
mente
tuali
allorq
rasi scop
va dii tra
ri ultano dalla mescolanza di soostanz metalliche e infine
tioh e. Il beneì come si possa
modi e in guisa
· esigenze, sostinazionale, lo
he , delle quali
combustibile di
dei più impordirebbe che la
esentito gli atlettrote cnica,
ncora non e e si propone!
Ing. P . Verole.
li VELOCE
te. E: PIIIIII ICll""V'..Ar...
~uviz.i a itinerario combinato
=LA VELO<E= ~ NAVIGAZIONE
GENERALE ITALI ANA= = tTALIA::
=LLOY D ITALIANO
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~
~
PARTENZE
~•per il
••
:■
NORD, CEN T RO
•
SUD
AMERICA
■• Per inf'ormazioni rivolgersi in MI LAN O all'
■• - Via Carlo Alberto, angolo Via Tommaso Grossi - oppur
■: delle Compagnie delle principali città d'Italia.
..••
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C mpagnie
d Agenzie
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■•
•■
•■
:
•
.............·.········...........................................
L industrio dello
1
seta artificiale
ARDITE
INIZIATIVE
A traverso un peTiodo non breve di anni, fra
difficoltà enormi, mericè ferma tenacia e volontà
ITALIANE
omm. AJberto F aissini, di Roc n g niale •c uira e con ordine
'j
Il Barone Comm. ALBERTO FASSINI, di Roma,
Consigliere Delegato e Direttore Generale delle due più potenti Società italiane per la produzione della seta artificiale .
57
LE I. I . I. = = = == = = - - = == = - =
58
= = = = - - = - - = - - - - = = = == == == = = = = = = =
LO STABILIMENTO DI PAVIA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE»
1. - Veduta generale dell'interno dello stabilimento.
2. - Nuovi saloni in via di costruzione per ampliamento dello stabilimento.
L'INDUSTRIA DELLA SETA ARTIFICIALE
LO
Sala di preparazione dell' alcalicellulosa
LO STABILIMENTO DI PAVIA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE»
Una delle sale delle aspe.
59
LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
LO STABILIMENTO DI PAVIA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFI /ALE »
Un reparto della sala di torcitura .
60
LO STABILIMENTO DI PAVIA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE»
Sala di selezione e titolazione della seta artificiale.
- - ------- -- -- ---- -- -- - -- -- --
L'INDUSTRIA DELLA SET A ARTIFICIALE
({ so !E TÀ E TA A
Veduta panoramica esterna dello stabilim nlo.
LO STABILIMENTO DI PADOVA DELLA
TIFI /AL
>,
encomiaibirle, promuovere e conso1idaTe in lta lia ta All"tificiaJ. » di
dova (c apitale L. 5.000.000).
due grandi aziende: fa « Cines » (Seta artificiale), Quest du
oci tà, oltr a contribuire al risordi Roma (capii.tale L. 5.750.000), e la <e Società Se- gim nto indu tri il ita,l iano, sottraggono rltalia
1
LO STABILIMENTO DI PADOVA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE» ·
Veduta panoramica dell'interno dello stabilimento.
61
LE I. I . I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ~- - - - - - - - - - - - - -
LO STABILIMENTO DI PADOVA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE»
1. • Serbatoi per la soluzione di soda caustica. - 2. - Serbatoi per il viscosio.
62
L'INDUSTRIA DELLA SET A ARTIFICIALE
LO STABILIMENTO DI PADOVA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE »
Vasche di lavaggio della seta in bobine .
LO STABIL/MENTO DI PADOVA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE»
Una delle sale di torcitura .
63
LE /. I. !.
al monopo l,i o che gli Imperi cen traili si erano
creato nellla briillante d ingegnosi1SS.i ma industria
della s ta arti&iale.
Oggi, non più tribut ,r ii del'li' estero, es1portiamo in merica ed in Inghilterra, ed i:l nostro prodotto è Ttcercatissimo soprattutto p,er la perfezione det1-a sua produzione. .
Lo stabilimento di Pavia .deJ1la Società << Cines » Seta Artificiale, occupa un'area di 74.000
metri quadrati, dei quali ben 15. 000 coperti.
Occupa ,c irc 850-900 operai d'ambo i sessi,
e produce giorna1mente in media 1200-1300 chilo.grammi di seta artificiale.
L'ampliamento, in v-ia di esecuzione, porteirà
la produzione giornaliera a circa 2000 chilogrammi, e conseguentemente i~ numero degli operai
riore a queHo di Pavia. Ha iniziato recentemente il suo lavoro, e progr ssivamente è destinato
a raggiungere fa produzione giornaliera di 3-4000
chilogrammi di seta artifici l .
Per intanto diverse c ntinai di operai vi sono
occupati, e 1prnducono O -400 chillog;rammi di
seta al giorno.
Come ognuno sa, la
l è tratta dalla cel1ulosa.
I prodotti ottenuti dall <<
nuovo documento di qu N
deg,Li italiani a riuscir br
sia-si impresa indu tri I
ngano, per
girandi che siano le diffi
p rare.
F:ra le ,i ndustrie d I m
rU tria italiana
è la più -giovane;
' ià 1a più prna 1000-1100.
sairà anche
Lo tabilimento di Padova della Società Seta ,vetta; giorno verr
ATtificiale, occupa esso pure un• area non infe- la più potente.
L'ASSICURATRICE ITALIANA
Società Anonima di Assicurazioni contro gli /11/ortu11i e di Riasi:;imrazioni
Capitale Sociale
L. 5.000.0·0 0
Sede in MILANO Via A. Manzoni, 38
Fondi di ga ranzia
L. 15.572.714
Assicurazioni Individuali
Contro le disgrazie n
r.ittimi.
Assicurazioni ()umulative Assicurazioni Vitalizie. Assicurazioni <Jollcttive . -
Del :personale ammini
Assicurazioni della Hcspons. Civile verso ter~i
L'Assicuratrice Itnliann -
id nl li
apitale Versato
L. 1 .500.000
n h
ur ,nt
•
nil ,
A premio unico contro g i
t ·rrestrii e ma-
tr :mviarii, ecc.
Obbligatorie a norma d
operai e contadini.
per proprietarii di ut
collegi, alberghi, t
nee automobi.listich
elettriche, gas, acqu
dustriali, impr e di
comii, Brefotrofii, M
ghi, Ingegneri, Architetti,
È rappresentata in tutti i
i
poJuoghi di
non obbligatorie per
· ·
furrnacie,
nari.i cli linti az iende
ilimenti fali, Mani(Medici, Chiltl\lrircondario.
La. prepa.ra.z1one d e gli
industria.li della. Tosca n a.
per il dopo g uerra.
(Con tinuazio n e, v edi num
ro
LE INDUSTRIE DEL LEGNO ressati, i quali
È col più vivo rincrescimento che la Commissione constata come l'industria .locale isi trovi in
condizioni oltremodo disagevoli rispetto alle altre, e necessiti quindi ,d i una paziente opera di
organizzazione prima di poter avviar,s i a uno
sviluppo considerevole. I Commissari hanno concordemen te ritenuto essere opportuno dhe, in
conformità di quanto è stato pensato e pred'isposto da l Collegio Toscano degli Ingegneri ed
Architetti, si proponga a tutti gli industriali della provincia la costituzione di un Sindacato che
abbia fra i suoi scopi principali :
1° diffusione ,dei nO'stri prodotti nel,le diverse
regioni d'Italia;
2° assunzione ,d ei favori da parte delle puibbliche Amministrazioni e dei privati; disciplina
delle aste e degli appalti;
-3° ~ipa:rtizione dei lavori -all~ditte -~onsociat;;
4° consulenza sulla costruzione ,dei diversi tipi di serramenti e relative ferrature, e sviluppo
dell'industria dei mo bili artistici;
5° studio ,d ei miglioramenti da apportare alle
macchine e alle fabibriche, per rendere più a
buon mercato la produzione;
6° ricerca dei sistemi che possano procura,r e
omogeneità di prezzi nelle produzioni di uso
comune;
7° facilitazioni del credito alle Ditte associate, che possano abhisognarne;
8° studio della costruzione dei nuovi prodotti
che un tempo ci provenivano dalr estero;
9° esercizio di un magazzino generale coll ttivo di acquisto e rivendita legnarne e metalli ai
consorziati, con succursali nei principali centri
delila regione.
Le proposte di funzionamento per detto Sindacato sono già concretate e vengono senz'altro
affidate ad un Comitato promotore, il quale
terminerà l'opera deHa Commissione, e abbiamo ragia.ne di ritenere che sarà largamente confortato dall'adesione di tqtti gli industriali inte1
g1
provano l'utilità i d tto ente.
Un'altra imp rt nt
e è stata oggetto degli studii
11
. Le locali industrie si e r c it n o 1 m qu rti n nstretti centrali, e ,per l lor inf lic u'bi zion non hanno
la possibilit' d' p nd r i, di ,1 r m nte approvvigionarsi di
t ri prim ; sono vincolate ai
dispendiosi m zzi di tr sporti animali e meccanici tra st zion -f rroviaria
t bilimento, e
quindi ,p riv di tutti i buoni co ffici nti preliminari nec
rii 11 indu tri . E poich' il Comune si è fatto inizi tor di un prog tto che riguarda un quarti r indu trial da sorgere in località
già design t , on binarii di raccordo aille linee
ferroviari , l
ammissione raccomanda caldamente eh l'inizi tiva non vaida p r,duta e sia
svolta, anzi, n l minor tempo pos ihiile, perchè
tutti gli indu tri li eh desiderano mettere i proprii stabilim nti in condizione di sviluppo possano ap rofìtt rn .
Molti
molti ono gli articoli ai q!lali l' industria d 1 1
potr' largamente applicarsi, articoli ,e h
d lla guerra ci provenivano dal1' est ro
d i qu li sentiamo oggi la mancanza p rch' non prodotti in Italia ,c he in una quantità minim , r l tivamente al loro co nsumo. Basterà ricord r gli articoli casalinghi, gli articoli
scolastici
di cancelleria, mobili di legno cur-
vato , appar echi telefonici, m acchine fotografi.che, frumenti di precisione, ecc.
Un t mpo, quando il nostro paese era inva so
compi tament dalla prroduzione straniera degli articoli ora indicati, l'industriale anche più
animoso, il quale si fosse proposto di dedicarsi
a siffatto g nere di industria, tosto trovavasi necessariaimente costretto a rinunziare ad ogni proposito, e ciò per l'evidente ragione che gli stessi calcoli iniziali del preventivo, o lo stesso tentativo di un esperimento, lo ammonivano. che
rion, avrebbe mai potuto sostenere ila concorrenza straniera. E difatti, malgrado gli articoli nominati giungessero nel nostro paese con un gra1
65
5
LE I. I. I. - - - - - - - -
= = == = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
vame di ,d azio di confine non indifferente, pure
i prezzi ai quali erano posti in commercio apparivano relativamente esigui, mentre effettivamente questo non è, e si può provare che per
raggiungere prezzi normali basterà che questa
industria possa essere messa in condizioni di
applicarvisi largamente e di essere protetta, almeno per il periodo iniziale, dalla invasione estera. Gli esperimenti, :Ia legge dei grandi numeri, la richiesta ,f aranno il resto, e gli articoli
diversi usciranno dalle fablbriche italiane allo
stesso buon mercato, egualmente razionali per
tecnica e per forma che ,d alle altre fabbriche
estere, a torto tanto lodate, perchè noi sapremo dare alle produzioni, mediante la nostra
intelligente mano d'opera, ,que11a . impronta e
quella caratteristica di .speciale eleganza che
non si ,è mai riscontrata nei prodotti stranie,r i e
specialmente nei prodotti tedeschi.
Legname speciale occorre per ,q ueste lavorazioni, e noi lo possediamo : a8biamo il noce, che
alla sua bellezza unisce il requisito de1la facile
vegnenza; e qui si raccomanda che ne sia c.u:rata la piantagione e lo sviluppo; ahbiamo il
faggio, che pure poS1Siede ottimi requisiti ed il
noto pregio della speciale elasticità. Convenientemente evaporato, come un tempo ci proveniva dalle Case produttrici di Jegname della Slavonia e dell'Ungheria per il porto di Fiume, darà
gli stessi ottimi risultati. Abbiamo, infine, la
pianta d'olivo, il cui •l egname presenta delle caratteristiche speciali idi durezza e di levigabilità ,
tanto che può essere largamente adoperato, e
con efficacia, nella fabbricazione degli articoli fini e di precisione, come, in forma alquanto primitiva e un po' rozza, dimostra di saper fare
quella piccola industria di Sorrento nella costruzione di oggetti per regali e ricor,d i .
Il nostro paese attraversa proprio un momento speciale per la raccolta, lavorazione, conservazione e trattamento del legname d'olivo, perchè è noto che tutti o qu:isi tutti ~i oliveti italiani hanno ,b isogno di essere rinnovati, perdhè
afflitti da una malattia parassitaria che nuoce
alla produzione del frutto.
Per il ,l egname ,d'abete, e in genera.Ie per i legnami da costruzione, la Commissione raccomanda che nell'esame dei nuovi Tratta ti ,di commercio e doganali si abbia a tener ipresente che
a noi occorre averli in franchigia doganale, come ci provenivano un tempo, e si tenga buon
conto delle grandi foreste della Russia, perchè
in que,s ti degnami da costruzione noi dovremo
essere sempre, o almeno per un forte numero
di anni ancora, tributarii delr estero.
Rileva la Commissione che la nostra industria
dovrà essere coadiuvata e completata ,d a fabbriche italiane di ferramenta da mobili e da infissi, minuterie di metallio, ecc., articoli, questi,
66
per la massima parte finora importati dall' estee più specialmente dalla Germania, articoli di
grande consumo e necessarii all'industria del legno. Le industrie mec.caniche e metallurgiche
dovranno essere spinte alla costruzione di macchine per il legno e loro accessorii.
Questo, per sommi capi, ciò che può essere
fatto; ma la nostra iniziativa non avrà certo un
coronamento positivo di risultati se il Governo
non vor,r à validamente contribuire agli sforzi degli indUJStriali, concedendo dei beneficii che in
un non lontano avvenire ridonderanno a tutto
vantaggio del Paese. E a tale proposito la Commissione invita il Governo ad esonerare, per un
quinquennio almeno, dalla imposta di ricchezza mobile tutte le fabbridhe che potranno sorgere, isia per l'esercizio di nuove industrie, sia
in sussidio a quelle già esistenti; perchè è provato che senza un periodo non lieve di sacrificii, studii, preparazioni e miglioramenti, nessuna industria può incamminarsi sulla via dei guadagni, e le spese dei primi esercizii assorbono
indubbiamente cifre superiori ai meschini redditi che possono essere realizzati. Tale esenzione dovrebbe estendersi per le imposte a carico
dei nuovi fabbricati industriali e dei terreni annessi , in quanto i fabbricati a esclusivo ,scopo di
industria costituiscono il primo e più grande
sacrificio dell'industriale che pensi avviare il suo
istabilimento ad un prospero c ammino; ed è
quindi doveroso agevolarlo e proteggerlo. E,
come il Governo rseppe un tempo emanare una
opportuna legge di esenzione dalle imposte per
le case popolari, onde favorire l'industria edilizia, sappia estendere tale beneficio agli industriali; poichè la loro opera è sempre fonte di
<prosperità nella vita economica del paese.
Infine, una rinunzia assoluta o parziale delle
sovraimposte sui redditi realizzati per la guerra. Perchè fa guerra non durerà in eterno (e
questo, tutti, e malgrado tutto, ce lo auguriamo),
e ,gli industriali non si sentiranno mai incoraggiati per aver dovuto riversare all'erario la maggior parte dei guadagni percepiti in questi due
anni eccezionali, guadagni conseguiti, è vero,
con una relativa facilità ris,petto all' abbondanza del lavoro , ma anche a prezzo di sforzi materiali, ,di intelligenza e di volontà, quali il Governo stesso non poteva sperare.
Si invoca quindi un provvedimento opportuno
inteso ad alleviare coll'abolizione o restirizione
delle imposte sugli extra-prnfitti di .g uerra quegli industriali che ,dimostreranno di investire in
nuovi ingrandimenti delle singole aziende, in
rami nuovi delil' industria, i profitti or ora ,r ea1lizzati. E in tal modo gli industriali •s i sentiranno incoraggiati e spinti nella loro ascesa economica, che tornerà neH' avvenire a tutto beneficio
del Paese.
TO
GLI INDUSTRIALI DELLA TOSCANA PER IL DOPO-GUERRA
L'INDUSTRIA DELLA PAGLIA biossido di bario per impieghi balistici e sanitarii,
L'industria della paglia, per quanto sia erroneamente ritenuta secondaria e di poco valore,
ha un' im,p ortanza tutt'altro che trascurahile. Durante la guerra essa ha SUJbìto ,deHe variazioni
nella irichiesta del prodotto, e la produzione fu
assai minore causa le forniture per la milizia e
l'assunzione di donne nei lavori campestri in sostituzione dei richiamati al:le armi.
Di maodhinario estero si fa solo uso di macchine per cucire i cappelli, le quali possono essere rimpiazzate con altre di fabbTicazione ita,} iana. In seguito alla guerra sono mancate le fhaterie chimiche necessarie per l'imbianchimento
e la tintura, e per siffatta mancanza si è dovuto
ricorrere ad a ltri proces,si, i quali, oltre a portare una enorme differenza nei prezzi, non hanno permesso di conseguire I' o'bbiettivo di un
buon lavoro, e in molti casi hanno deteriorato
il prodotto. Ad ovviare a questo inconveniente
sottoponiamo il prdlYlema riguaird.ante la preparazione dell'acqua ossigenata.
ACQUA OSSIGENATA. - L'acqua ossigenata, la
cui produzione è abbastanza svilllippata in Italia, è indispensabile a d.iver-se industrie, quali
quelle delle sete, lane, ossa, avorio, piume, pelli, corallo; ma tanto più .Jo è a quella della paglia, essendo essa elemento essenziale per l' imbianchimento. È da notare l'impiego estesissimo che in questi tempi l'acqua ossigenata (convenientemente preparata) ha preso per uso medico-chirurgic o , rivelandosi ossidante e disinfettante impareggiabile, efficace, energico e privo
di effetti secondarii. Come è noto, il' acqua ossigenata si ottiene ordinariamente col trattamento del bios-sido ,di bario, il quale, malgrado tutti
i tentativi fatti fino ad ora, non viene fabbricato
in Italia.
Prima de1la guerra, le importazioni idi biossido
di bario, inglesi e francesi, erano ridotte ad una
quantità limitatissima, causa la concorrenza tedesca che si era res·a pa,drona del mercato. Attualmente i produttori italiani di acqua ossigenata non possono acquistare il biossi•d o di bario nè in Francia nè in Inghilterra, ove, in quantitativi enormi, viene impiegato iper miscele esplosive; e si trovano nel più serio imbarazzo,
poichè il consumo dell'acqua ossigenata si e stende ogni giorno più. l gruppi industriali dhe
potrebbero o vorrebbero interessarsi aiL problema, si trovano di fronte al dilemma seguente:
« F abbi"icazione nazionale del 1biossido di bario,
ed acqua ossigenata elettrolitica » , ma il timore
di una ripetizione industriale li rende titubanti,
-iperchè, prossima o fontana che es•s a potesse verificarsi, non servirebbe che a sacrificare ,i ngenti capitali.
Tenendo cailcolo -dei bisogni ,governativi del
1
il R. Ministero pot,r ebibe utilizzare gli studii e
i progetti che gili inteiressati !hanno iniziati al fine di provocare una rapida decisione con intesa
tecnico-economica fra i fa'bbricanti e i consumatori di acqua ossigenata, salvaguardando findu stria con dazio protetto,re.
Pure con dazii protettori il Governo dovrebbe favorire ,la produzione dei prodotti ossalici,
bica·rbonati, acetosella, bisolfiti e idrosolfiti, che
occorrono per Je treccie di ipag.lia e che ,sono di
più facile fabbricazione.
TINTURA PAGLIE - Per i pirodotti chimici (aniline), che servono alla tintura delle treccie e cappelli di paglia, •l a Commissione si rimette completamente ai sug.gerimenti che la speciale Commissione per i prodotti chimici formuilerà nella
sua eleborata relazione.
PROVVf.DIMENTI DIVERSI. - Per il migilioramento dell'industria della pa1g,lia sarebbero opportuni ancora i seguenti provvedimenti :
I O L • esportazione deilla materia prima da essere trasformata ali' estero, si limita alla paglia di grano che dà ill .prodotto denominato
e, Gal-bigia », di cui ,s i faceva lar,ga esportazione
in Spagna, nella Svizzera, in Polonia e ailtri
Paesi, per la fabbiricazione dei cappeJli a filo
intero 1detti cc T uyaux » e per la fabbricazione di
cesti, panieri, ecc., e nonchè per -la impagliatura delle seggiole. E poiichè tale impiego si fa ,
in . piccola parte, a Marostica presso Vicenza,
sairebbero necessarie scuole e maestranze che
insegnassero ai giovani a fabbricare questi articoli, che con tanta facilità si producono all' e'Stero e specialmente in !svizzera.
2° Mo.Iti sono i prodotti che colila paglia esportata aU' estero potrebbero essere ,fabbricati in Italia in sostituzione di quel1i stranieri, e cioè ,
stoini, sedie, panieri, cappelli; ma perchè sorgessero industrie, occorrerebbero buone maestranze, aiutate e •sorrette da volonterosi. Industria di tal genere fiorisce in Boemia, a Praga
ed a Rudnidh, e basta soltanto osservare i magazzini che ne hanno deposito nel.le città della
Germania e dell' AUJStria per convincersi della
importanza di tale commercio, che si espande
pel mondo intero.
3° Molte materie prime che si importano dal]' estero sono necessarie, anzi indispensabili, ali' industria della paglia, quali, ad esempio, la
Yedda, Cuba, Lula, Raffia, ecc. ; e, per assicurarsi l'espansione ed i.J consolidamento ,d eHa
il oro trasformazione in paese, si riterrebbe opportuno un ,dazio protettore.
4° Misura delle treccie in genere. - Una delle
peggiori mende delle treccie di ,paglia, sta nel
IJ?,etra,ggÌ'o. È noto come gli indU1Striali italiani
che esportano questo articolo non possono con
sicurezza garantirne l'esattezza ,d el metraggio;
67
LE I. I. I.
= == = = = = = = = == == == = = = == = = = == == == == = = = = = = ,. = - - = = - = = == ==
per contro, le produzioni esotiche in concorrenza
godono .buonissimo nome a questo riguardo. Ne
consegue che la dientela, menbre compra con
diffidenza in Italia, è ben felice quando può ,sostituire l'articolo italiano con una simile produzione esteTa. E ,di ciò può far fode l' artico'lo
cc truciolo -di Carpi» (Modena), che avanti la guerra attuale non era più accettato dalla clientela,
e rimpiazzato dalla produzione giiapponese.
Gli industriali italiani, a dire irl vero, sono unanimi nel volere, e privatamente e collettivamente, raggiungere il' esattezza deil metraggio ;
disgraziatamente, tutti gli espedienti escogitati
fin qui sono stati inutili, per Je preesiistenti ahirudini dei fattorini; peTciò si chiede alfo Stato
di intervenire, istituendo sanzioni legali nei rnpporti tra fattorino e fabhricante, e relative penalità, come si usa in !:svizzera, o la istituzione di
un Comitato di Probiviri che giUtdichi e sanzioni
pene severe. Simili ,disposizioni aV'l'ebbero i1l merito di rendere mo1to più ambita la pTOduzione
italiana, che pe•r tutte le alh"e qua'lità supera gli
articoli consimili esteri.
TRECCIE MECCANICHE. - Frn -le industrie che
bisogna conisì,derare pel dopo-guerra e dar Joro
quel'lo sviluppo che meritano e di cui sono capaci, mentre attualmente hanno uno sviluppo relativo e sono ,s oggiogate arlla concorrenza tedesca, v'è q~ella della treccia meccanica per la fahbricazione dei cappelli. Uno svariato numero di
materie prime a fìilo continuo serve alla fabbricazione di tali treccie, ma la più importante è il
cotone, che viene generalmente lavorato dopo
essere tinto e lucidato. Questa breccia idi cotone
è un articolo classico, di consumo quasi costante, ·poichè rapp-r esenta in tempi normali il a treccia a miglior mercato, e il suo consumo è tanto
in Italia quanto in tutti i paesi nor.dici, che ne assorhono quantità importantissime. Qualsiasi altro filato, ,c ome lana, canapa, seta naturale, seta artificiale, sia in filo che in laminette, viene
impiegata nella fabbricazione delle treccie meccaniche, e non solo ,si fanno i tipi dass~ci costantemente richiesti qualunque sia l'indirizzo
della moda, ma si fabbrica anche ila treccia fantasia, che varia di stagione in stagione, a seconda delle esigenze della moda. Queste tireccie
vengono abbondantemente consumate in Italia
e sono l'articolo di larga eSlpoTtazione.
Cosa necessaria per dare maggior 1sviJup po a
questa industria, che nella sola Germania occupava varie diecine di migliaia di operai, è di
creare l'industria per ,l a f abibricazione del macchinario occorrente, ora esclusività tedesca. La
fabbricazione di tale macchinario, ,di per sè stesso semplice, non presenta la minima ,difficoiltà,
ed è stata intrapresa in piccolo da qualche officina, ma manca della · possibilità ,di un lavoro
nazionale. Per anegliio comprendere Jo ,s viluppo
6B
cui può arri are il' industria de]:l e treccie aneCJcani-che e quanto sia importante di airrivare alla
creazione di una industria nazionale che ne forni,s ca i] macchinaTio, giova ,considerare che le
medesime macchine servono anche alla fahhricazione delle stringhe da sca'l"p
d in genere
a tutti gli articoli ,d i passamaneria. E quando si
riflette aUa scarsità che si risent in tutti questi
articoli, ciò basta a rprova1re 1 rgamente di quale importanza sia tale industri .
REGIME DOGANALE. - Risp tto 1 iregime doganale, Ja Commissione tiene rii var quanto appresso:
1° Un pTovveidimento import t , e completamente di interesse transitorio, ' I franchigia per
le merci di ritorno in Italia .
11 cappello fiorentino, o n
una specialità esolusivamente to c n ,
un ipaese
del mondo ha potuto n' imit
rodur,r e.
Questo cappello di b n •c on
venienza
italiana, una volta esport t
ato, paga,
rientrando in paese, il m d
o doganale al qua.Je sono sottop t 1
rovenienti
daH' estero; ora, l'industri ~
i fronte a
molteplici casi che giu tific
del cappello fiorentino , sia dai d ,
ro per la
instabilità del mercato
d
, sia per
vertenze coHa olientel ,
è giusto
che debba applicarsi il
o. È necessario che tale inconv
abolito e
sia accor,d ata la rientr t
a per la
produzione riconosciut t
aticano
alcuni .paesi esteri, ad
eia.
2° I principali prodotti
bbisogna
l'industria cappe1lifer
è : treccie
deHa Cina, trecci d I
loches esotiche.
oi osiamo aff r
eissuno di
questi prodotti minacci
lti nostrani, ,poichè la fabbricazio n
l 1
· 11 di paglia da
uomo è grandem nl
vilu , t , pprunto ,perchè impiega com m t
rim 1 treccie estere
di cui sopra.
La vigente tariff
]ipisce in una misura irrazionale l' i
i d tti articoli,
e perciò sarebbe n
v ni se tolto o gni dazio come in
lm no sensiihilmente modificato.
Non bisogna dim nti
I lato delJ' industria cappe1lif era vi
Il' imbianchimento e ,della tintura ,d Il
dei carppeHi; le
une e le altre sono tr
unite da vinc n li
indi ssoluhili di int r
o.
oi abbiamo ace n
provvedimenti necessarii per lo sviluppo
biancatura e dt"lla tintura, ma se qu to coipo i raggiungesse
sarebbe ingiusto che l treocie di paglia provenienti daH' estero fossero sottoposte ad un solo
,dazio doganale, ieno esse greggie, od imbiancate, o tinte, come si fa attua1mente. Questo
1
1
1
GLI INDUSTRIALI DELLA TOSCANA PER IL DOPO-GUERRA
trattamento costituisce un s eir io danno per i r:u mero3i stabilimenti di imhiancaturn e tintura, i
quali sono anche tributarii alll' estero per i p 10 dotti chimici necess,arii a questo ramo d'industria. Se i nostri intenti .debbono mirare al m iglioramento ed allo sviluippo delle energie nazionali, le treccie impor tate dall'estero, imhiancate o tinte, paghino cinque volte più il ddzio
che le grezze o naturali.
Cloches esotiche. - Pure per questi articoli le
tariffe 1doganali sono sui generis, e non corri spendono alle esigenze dell'industria . I cappelli
sguarniti, di qualunque genere , pagano 25 centesimi [ 'uno; e se si considera che ci !SOno cappelli che costano, gre·ggi, anche I O e 20 centesimi l'uno, si comprende ,che questi cappelli, ch e
sono poi quelli di ma·ggior consurrno iper il basiso ,prezzo, non possono sopportare un dazio così forte, s pecialmente se ,devono essere riesportati fo rimati e guarniti. La ,diminuzione del dazio
-d'importazione ,delle cloches esotiche non porterebbe alcun danno alla produzione nostrale,
e 1darebbe invece grande sviluppo al commeTc io
di riesportazione di cappeHi confezionati e finiti.
LE INDUSTRIE ARTISTICHE
] . - IND U STRIA DELLA FOTOGRAFIA ARTISTICA. -
oi possiamo assolvere in hrevi parole l'incarico
affidato di formulare i desiderata rispetto alll' industria fotografica, la qua-le è stata assegnata,
e non enza iplausibile ragione, al gruppo delle
arti applicate, inquantochè 1s e è Tazionale annoverare fra le arti grafi.che la .fìgliazione -d ehla fotografia, è incontestabile che il capostipite, Ja
sorgente da cui esse emanano, sia considerata e
valutata p r inciipal'm ente neHa sua essenza ,d'arte
per la ragione che il processo fotografico deve
es,sere con arte esplicato.
Per quanto la produzione ,deHa fotografia classica, ossia que1la originaria, non dovuta a mezzi meccanici di moltiplicazione, sia a!bbondantissima, tanto,c hè ,può dirsi abbia messo in luce,
frugando in ogni dove, tutto quanto pe.r l'arte
e ,l a sua storia può avere inteiresise, nonchè riprodotte nella vivezza naturafo le befiezze del
nostro 'Paese, a questo solo limitando il nostro
dire, pur tuttavia questa divulgazione copio a
non è dovuta ad un numeroso continge nte di industrie specializzate in ques to ramo.
on perciò viene meno la ~oro efficienza economic a e
morale, inquanto•c hè, oltre il valido ausilio che
danno alla pubbhca cultura e ,diffondendo al]' estern le bellezze d'Italia, le riproduzioni foto girafiche costituiscono un elemento non trascurabile ail commercio di esportazione ed a quello
di vendita ' interna ai forestieri di passaggio, alla
pari idi altre non ,poche industrie artistiche che
prosperavano nella nostra città .fino a quando
scoppiò la guerra.
1
Dallo scoppio della guerra , l'indus tria foto grafica d e lle ripiroduzioni si è arenata per la
mancanza di ,c ompratori e iper ~a stasi nella esportazione· ma anche 'la produzione si ,è ipar a ilizzata , d a ta la mancanza e l'alto prezzo cui s o no saliti i p rodotti e le mate'l"ie prime, per il fatto c he il nostro ipaese -è tributario dell'estero , e
principa lme nte lo era ,d ella Germania. Così, dunque, dalla carta albuminata, a crnolti .dei prodotti chimici speciahzzati per la fotografia, aHe materie c olo ranti, a tutto ciò, insomma, che proveniva e sclu sivamente dailla Germania, non è
stato 1possibile trovare la sostituzione che in piccola parte .
La prep a r a zione della carta a1l hromuro, divenuta ,di Larghissimo uso, si fa bene anche in 1ta.lia, ma la difficoltà di averla .diviene oggi sempre maggiore, data la mancanza dei prodotti
oocorrenti e del greggio. Vi è un'altra ca:rta da
segnalare, di non poco consumo : quella detta
al carbone, che non 1si prepara ,da noi, e neppure in Germania, o:na hensì in lngh:iilterra.
Anche per l'ottica fotografica, se si eccettua
una Ca•s a di Milano, dipendiamo ,d all'estero,
o:n-e ntre da noi si costruiscono ottimamente e largamente gli ap parecchi fotografi.ci e se ne fa anche esportazione. Così sia ,detto ri•s petto aHe
larstre sensibili, ,la cui produzione nazionale è
eccellente.
Per quanto, dunque, si riferisce alla intensificazione delle nostre industrie, il.a fotografia offre un campo non ristretto alla iniziativa, per
il dopo-guerra, per avviaTci a conseguire la nostra emancipazione economica dall'estero .
Riguardo ai mezzi .per rinvigorire .l'industria
fotografi ca deHe riproduzioni ed arrestare il suo
decadimento, occorrerebbe anzitutto che sia resa efficace e pratica la tutela del ,d iritto ,di prop r ietà, non nel senso del mono·polio, che ne~1suno ~uole e non ha mai invoc ato, ma nel senso
,g iusto ed onesto di far cessare la ,pirateria, che
consiste nel ripr odurre, a scopo 1coo:nmercia.le ,
le fotografie da altri eseguite, anzichè risalire alla fonte or iginale ; os,s ia, in altri temnini, che
chiunque abbia bisogno, ad esempio, di una ve dut d el Colosseo, vada a Roma a fare la negativa, e non la riproduca da un' a,l tra fotografia ; -la qual cosa costituisce una usurrpazione del
lavoro altrui , ancorchè si voglia, sebbene a torto, ritenere che sia manuale. Posto questo ca:posa1do, anche la nostra industria fotografica ha
bi,s ogno di essere protetta in giusta maniera non
soltanto contro l'importazione straniera, ma ancor più contro il dazio doganale di inbroduzione
nei paesi esteri, il quale, ad esempio, è eC'cessivo negli Stati Uniti -d'America, iperchè raggiunge il 30 ip er cento ad valorem. L'effetto di un
dazio così elevato 1diviene dannoso non tanto per
diminuire l'importazione, quanto perchè viene
1
r
69
LE I. I. I.
========================================
a proteggere le riproduzioni abusive che si fanno su vasta scala de'1le fotografie italiane, la cui
proprietà artistica non trova protezione legale in
America. L' abo.lizion d 1 ,dazio d.' entrata porrebbe un freno a qu ste libere contraffazioni
che possono esitarsi a prezzi bassissimi in confronto della produzione legittima italiana, per
cui si ll"enderebbero indispensabi,li efficaci provvedimenti di difesa.
Come abbiamo detto, la vendita delle riproduzioni fotografiche si fa ali' estero od ai forestieri che visitano l'Italia, ma non agli italiani,
perchè da noi, non essendo largamente diffuso
lo stllldio della storia d.e.H' arte, non si hanno numerosi raccoglitori dei documenti grafici che ad
essa si riferiscono, quali ,s ono le fotografie. Risvegliare questo sentimento e coltivarlo con l 'estendere l'insegnamento artistico neHe scuoJe,
oltre ad arricchire le cognizioni generali, ne deriverebbe un incoraggiamento all' O'pera dei foto grafi-editori, ai quali si aprirebbe così una via
di smercio interno oltre quella ·delil' estero e ·del
passaggio dei forestieri.
2. - l. DUSTRIA DELLA CERAMICA ARTISTICA. - Le
cause che h~nno finQITa gravato in modo sfavorevole lo smercio dei prodotti delle industrie
arti,stiche sono :
I O Le elevate tariffe iper i trasporti interni.
2° Le e'levate tariffe per i trasporti internazionali.
3° Le tariffe doganali, generalmente gravose.
Occorre mettere in chiaro che le ceramiche artistiche, prodotte con procedimenti industriali,
dovrebbero essere classificate nella terza e quarta classe delle tariffe ferroviarie, mentre, per la
po'c a chiarezza ,d ella nomenclatura di quelle tariffe, ·s pesso •s ono tassate alla prima classe, la
quale evidentemente dowebbe essere applicata
soltanto alle vere e proprie opere ,d'arte eseguite direttamente ,dalla mano di un artista e in u nico esemplare, e non agli oggetti che rappresentano lavori eseguiti in opifici di carattere industriale, anche quando sono riproduzioni di O'pere
d 'ar te. Oltre a chiall"ire il testo della nomenclatura delle tariffe ferroviarie, per evitare arbitrarie a,s segnazioni ailla prima classe, sarebbe desiderabile che per le merci destinate all'esportazione si accordassero facilitazioni speciali, sul1' esempio degli altri paesi, e d in ispecie della
Germania. Tanto in eventuali trattative con le
varie Potenze estere, quanto in occasione di accordi che il Governo possa prendere per dare
maggiore ,sviluppo alla marina mercantile nazionale, dowebbe tenersi conto della necessità
di portare un miglioramento in dette talfiffe, ora
as,sa1 gravose.
Occorrerehbe una revisione delle tariffe, che
sono specia,l mente gravose in alcuni paesi, come,
1
70
ad esempio : la Spagna, gli Stati Uniti e la Repubblica Argentina.
Dazii interni. - Crediamo necessario di segnalare il dazio elevatissimo posto ,dal Comune
di Genova per la voce « Mobili e sopramobili ii,
nella quale voce vengono comprese Je ceramiche airtistiche , le quali, mentre nelle altre città
d'Italia pagano ,da due a cinqu ,l ire per quintale, a Genova sono gravate p r 25 lire. La Camera di Commercio , così solert n I curare gli interessi industriali cittadini rappr s ntati in gran
par te ,dalle industrie artistich , dovrebbe far
premure presso Ja consorell di C nova per ottenere una diminuzione.
Mae stranza . - Cessata la
, il personale operaio affluirà nuova:m nt
officine, che
sono vere scuole, in cui l' ttitudin congenita
della popolazione trova facil
viluppo; ipiù d-if1.ficile è invece provveder
1 r onale dirigente, con c ognizioni tecnich
sarie per
dirigere anche semplici reparti.
personale dovrebbe essere formato n
ole Professionali o di Arti e Mesti ri, 1 qu li dovrebbero istruire, a seconda d 11
tlitudini, gli specialisti in o gni singola indu tri
rti tica.
Le industrie a r tistiche, eh
no tate vanto
e ,decoro del,la regione, p tr bb ro assurgere
ad una vera e grande risors
u lor fosse dato
loro, con fecondo impuls ,
iluprpo di cui
sono suscettibili in questo
i nt dove il culto del bello è una tradizion
d v spontaneamente affiuisce la c lientela;
r d re questo
maggiore sviluip,po occorr
fflui ca il capita'l e e :che vengano creati li
nismi finan ziarii atti a promuovern l' in r
cr-iterii di opportuna largh zza
me iprudenziali che il Gov
stabilire, mentre appo it
c he e tecniche dovrebb r
lare acciocchè questo m g ior incremento fosse conseguito coi migliori crit rii d' rte.
3. - ARTE DELLA SETA. ' conomia politica
insegna che la mon t cattiv
c,i quehla buo,
na. Similmente si può dir p r l produzione
industriale : il surrogato t nd
c acciare e sopraffare il prodotto g nuin .
u sta verità si
riscontra, purtroppo n 11 t
iture di seta. I
tradizionali tessuti, vanto di t nt illustri città
italiane e contributo m r viglioso a diffondere
il nome di Fiorenza d accr sceme la ricchezza,
erano a tinta Ùeggera, di s ta genuina lavorata
secondo i sistemi ppr si n 1 Levante. Ma, purtroppo, i prodotti misti, sofisticati, ottenuti con
!l'isparmio e c on :filati a tinta carica, fecero in
breve tale concorr nza alle belle tessiture nostrane, che ad imp dirne i danni i Granduchi
medicei opposero un provvedimento energico
e Testrittivo : vietarono la esportazione dei filati
di seta, perchè servissero unicamente alle no1
GLI INDUSTRIALI DELLA TOSCANA PER IL DOPO-GUERRA
stre tessiture. Il provvedimento che impediva lo
sviluppo deU' industria della trattura e idel'Ia filatura dovè essere revocato in progresso di tempo, per non rovinare completamente l'industria
della seta.
Dopo il libero esodo dei filati , le tessitorie della Lombardia e ,della Francia, che ne divennero acquirenti, svilupparono e perfezionarono
tecnicamente il a loro produzione, creando una
temibile concorrenza alle tessitorie fiorentine, le
quali, fino al 1864, avevano dato il sostentamento a circa ventimila operai, occupati ai telai casalinghi. Sorte poi industrie più remunerative, e
iniziata la speculazione sui fi.lati, la tessituira della seta, colpita dalla concorrenza degli stabilimenti forestieri , i quali, con macchinarii perfetti, con l'adozione della tinta carica , co11' apprettatura meccanica, c olle trame miste e con altre
sofisticazioni •potevano 1me.ttere in commercio tessuti in apparenza più belli e a prezzi mitissimi ,
le tessiture fiorentine ilanguirono al punto che sarebbero cessate e scomparse, se concittadini appartenenti ali' aristocrazia del sangue, del censo
e del commercio non si fossero affrettati a conservarle. La clientela dei setifici, che nella lavorazione dei damasohi, dei taffetà, degli ermisini, dei broccati, delle frange, dei galloni, continuano le tradizioni 1pure dell'antica arte fiorentina, a;pprezza la genuinità della produzione, perchè conserva mobili e tappezzerie alle qual'i non
si confarebbero i tessuti dei setifici moderni. E
la marca seterie fior entine dovrebbe essere più
conosciuta e distinta dalle altre, se il nome diffuso all'estero di cc Horentine silk » non fosse usurpato da tessuti ch e niente hanno che fare n è
con Firenze nè coi sistemi di tessitura che resero apprezzate e ricercate le teSsiture nostrane.
Purtroppo , la questione ,d ell'approvvigionamento delle materie prime , pone la tessitura fiorentina in condizioni di svantaggio di fronte ai
setifici dell'Alta Italia; il commercio dei filati
è emigrato in centri, soprattutto a Milano. La
questione ,dei colori è pure ,delle più urgenti a
risolvere per la convenienza industriale della
produzione. Eppure, in Firenze soprattutto, si
conservano i disegni e i cartoni ,d i celebri tessuti, delle più belle concezioni dell'arte serica; e
tesori di merci potrebbero ancora .prodursi.
Anche la mano d'opera scarseggia , e si prospetta la necessità della istituzione di una vera
e propria Scuola popolare di tessitura .
1
Riassumendo, mentre la resurrezione dell' arte della se ta in Firenze, creando una vera e propria mairca Standard da riconoscere e distinguere in tutto il mondo sotto il nome non usurpato di seta fiorentina, si può ritenere che apporterebbe lustro alla nostra città , tuttavia, per
il successo, date le mutate ,c ondizioni dell'industria, occorrerebbe che fossero accolti i seguenti
voti:
I) che la rinnovata arte della seta, non potendo ,s ostenere la concorrenza delle sete a tinta carica, a trama mista e delle sete artificiali ,
sia favorita , per un dato periodo, ,dalla esenzione delle imposte;
2) che sia facilitata, con sussidii dello Stato
e degli Enti locali , la costituzione ed il funzionamento di una Scuola di tessitura;
3) che sieno istituiti premii di esportazione
per la Russia e gli Stati Uniti dei tessuti genuini
di seta, soprattutto per lottare contro la concorrenza dei surrogati;
4) che si rrisolva, in modo corrispondente alle esigenze dell •~conomia nazionale, la questione ,d ei colori;
5) che si incoraggi, con premii agli agricoltori e bachicoltori, ,la diffusione delle piantagioni
di gelsi e di allevamento dei bachi da seta.
Altri mezzi per far nuovamente trionfare la
produzione delle vere seterie artistiche fiorentine si possono ravvisare nelle M ostre ed Esposizioni 1regiona'1i o internazionali, nella adozione
di una marca da applicarsi ai tessuti con le garanzie stabilite dalle leggi, e soprattutto in una
opportuna propaganda degli organi ,della mo da
a favore ,dei prodotti più serii, più distinti e p iù
di valore.
A chi ,può e deve proteggere e incoraggiare lo
sviluppo ,d elle industrie del Paese, soprattutto
dopo la guerra , deve farsi p resente che a Firenze, c ittà in cresce nte svilup po, occorrono innegabilmente industrie ; ma purtroppo la forza motrice sarà sempre troppo costosa per dare la
possibilità ,di buoni salarii e buoni utili alle in~
dustrie. Le industrie artistiche richiedono uno
.scarso dispendio di forza motrice, pure oocupan1do un numero rilevante di operai; quindi, giusta1mente debbono queste essere ,prese in considerazione, perchè la storia insegna che le industrie artistiche furono quelle che arricchirono
la nostra Toscana.
( Con tinua)
L'INDUSTRIA
U. LUISI & C.
DEL
MARMO
PIETRASANT A
O sedente al Erren lido,
Poggiata il fianco a i monti ,
A dio, Versilia mia, ligure lido
D1 longobardi conii I
Carducci.
La Versi'lia, che nelle sue Alpi A puan e v anta una grande e ricca quantità di marm1, ha com e centro n atural e di produ z ion e e di la voro Pietras anta.
È in questa città o,f,erosa e industrial e ch e la D i tta U. LU1'si ·e C. ha, in breve volger di anni, assunto una rilevante 1'mportanza: tra l e {,rime D itte esportatrici gode nel
campo mondiale delle produzioni artistiche e industriali una giusta rinomanza per i
grandiosi lavori che eseguisce nel suo Stabilim e nto.
Se dovessimo soltanto acc ennare a tutte le o,f, e re uscite dal L aboratorio Luisi od
a quelle in esecuzione, dovremmo prolungarc1· tro,f,{,o: ci limitiamo a dire che attualm ente la Ditta sta ultimando il grandioso monum ento all'ex Presidente Palma per la
Repubblica Cubana ed altro a Cristo/oro Coiombo p er il Centro A merica.
Premiata in varie esposizioni, apprezzata molto in Italia ed a7l'Estero, la D itta U.
Luisi e C. fa onore all'arte e ali'industria italiane.
Reparto abbozzatura dei lavori .
73
LE I. ; .
1 \
= .::=: = == = = == = = = = == = == == == == = = - = - = - - - - - - - - - - - - - - -
I. - Sega a filo elicoidale - 2. - Segheria ed impianto mo!ori.
74
=-
U. LUISI E C. - PIETRASANT A
Reparto scultura - Lavorazione del marmo con martelli ad aria compressa.
75
LE I. I . I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - =
~
- =-
Monumento al generale Barrios, in San Salvador (America Centrale) - Collo ca mento della statua equestre.
76
== -
U. LU/SI E C.
PIETRASANT A
Lavori recentemente eseguiti dalla ditta U. Luisi e C.
I. . Esedra nel Parque Villalo.n in Avana (Cuba) - 2. - Foyer del Teatro Nazionale di Avana (Cuba}.
7T
LE I. I. I.
Modello della statua dell'ex-Presidente di Cuba, Tomas Estrada Palma , alta metri 4,50, che fra giorni sarà fusa in bronzo.
78
V. LU/SI E C. - PIETRASANTA
I . - Reparto torni e lucidatrici -
2 . - Un reparto di lavori di architettura.
79
. 1164·bi
{ì✓,o
·
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~ o pia Nuova 2
5TRBILJMENTI
LnVEIYO-MOMlJElLO
(L.,q<;o M'A(i(i/ORE)
P!'IJCEIYZ1'1==
PREMIATA FABBRICA DI ARTICOLI
VULCANIZZATI BREVETTATI PER
USO INDUSTRIALE, MILITARE E
CASALINGO .--.--.--...............
Le I. I. I.
I FENOMENI DELL/ INDUSTRIA DEL LIBRO
In queste pagine noi andiamo raccogliendo
gli elementi che costituiscono il grande quadro
della vita industriale; troviamo luci ed ombre,
gagliarde affermazioni e deficienze inesplicabili;
ma · se si tratta di mettere davanti agli occhi dei
lettori qualche CO'Sa di singolarmente fenomenale, bisogna entrare nel campo deH' industria libraria.
Non intendiamo parlare -deHa produzione: in
questo campo fltalia, anzi, ha fatto passi da gigante. Ma vogliamo dire dell'atmosfera che pesa su questa pur tanto importante e promettente
industria. Un esempio renderà il nostro pensiero
meglio che una lunga dissertazione.
li comm. Piero Barbèra p1u1b blica ne1~a Nuova
Antologia uno 'Scritto diffuso sulla cc produzione
del libro in Italia nel periodo della guerra » . Egli dice di aver cominciato a schedare quelle
pubblicazioni fin dal 19 I 4, nell'interesse degli
studiosi e del commercio librario; e siccome egli era non soltanto un editore, vale a dire un
competente in materia, ma altresì il Presidente
deH' Associazione Tipografico-Libraria Italiana,
era 1giusto attendersi eh' egli avrebbe ,c ondotto
quel layoro con particolare abilità e con scrupolo
estremo .
Infatti, egli afferma di aver compulsato i bollettini speciali, giornali e riviste, circolari e cataloghi : e ,di aver anche perlustrato le vetrine e
persino i 'banchi dei librai ...
Di questo ilungo e paziente lavoro egli dà ampia documentazione . Tanto, che egli ha potuto
parlare con cognizione dei varii cc prodotti esuberanti ,del dilettantismo », ha potuto citare i titoli di opuscoli, ha 1potuto ricordare le relazioni
di enti comunali, ha potuto diffondersi sulle monografie intorno alla partecipazione femminile
alla guerra, ha potuto accennare alle cc elucubra, zioni iper le quali tanti Carnea di han fatto gemere i tor,chi e che sono destinate al macero » ;
ha potuto menzionare i prodotti poetici di uomini « ,dal più al meno sconosciuti » ; e ha potuto persino fornire dati sugli scritti profetici di
Madame de Thèbes e ·di varii concorrenti della
pitonessa :parigina troppo presto mancata ai vivi. ..
Come si vede, i'1 comm. Baribèra, che può viantarsi ,di aver raccolto in questa sua corvée bibliografica oltre 2300 schede, ha compiuto un la-
voro straordinariamente completo. Tutto al più
si potrebbe notare che egJi è incorso in runa
Jievis,s ima omissione. Sì, neilla sua sfilata di mo~
nografìe e ,d i sonetti, di prose ·c omunali e di autorevoli profezie, egli si è ,dimenticato per combinazione di includere quelle due bazzecole che
sono la Storia della guerra mondiale e la Storia:
della grande guerra d'Italia, pubblicate dall' Istituto Sditoriale Italiano.
L'oblio è perfettamente scusabile. Le due o ,pere non si compongono, in sositanza, che di 32
volumi, dei quali, in comple~so, non circolano •
che 300.000 esemplari; e la Casa erditrice, per
far conoscere -le sue purbbli1cazioni, non spende
più ,di 200.000 lire ali' anno in pubbl,i cità. Nè gli
autori - Vico Mantegazza e 1,s idoro Reggio per
la parte storica, il colonnello Barone e il comandante Bravetta per le note militari e navali possono in alcun modo aspirare a far parte di
quella 1categoria di uomini più o meno sconosciuti, di Carneadi ,destinati al macero, dei quali il
comm. Barbèra ha voluto minutamente segnalare
le notevoli fatiche.
Era ben naturale, quindi, che un editore, un
Presidente dell'Associazione Tipografico-Libraria, ·u n lettore di libri, giornali, riviste e cataloghi, .u n perlustratore ,d i vetrine e di banchi di
librai, potesse perfettamente ignorare l'esistenza
di quelle pubblicazioni, per quanto non fossero
del tutto estranee alla guerra, eh' era l' ogi5etto
delle sue approfondite indagini bihliografìche .
Questa è l'atmosfera che si respira nell' industria del libro in Italia. E·d in questa atmosfera si
svolse recentemente a Milano quel cosiddetto
cc Congresso del libro », nel quale il comm. Piero
Baribèra fece echeggi aire la sua autocevdle parola, ma dimenticò di far invitare editori, autori,
tipografi e librai, vale a dire precisamente tutti
coloro che concorrono alla produzione del libro ...
Fortunatamente, le sorti del libro italiano non
sono messe a repentaglio nè dai silenzii bibliografi.ci, nè dai Congressi esclusivisti. Esse non
dipendono dalle emanazioni della rinchiusa at- .
mosfera di dentro, ma si svolgono fuori liberamente nella grande aria sana ed ossigenata, che
aspira a pieni polmoni un giudice più alto e più
intelligente : il pubblico.
Le I . I . I .
81
6
LE NUOVE LAVO~
RAZIONI E LE NUO~
VE MAESTRANZE
DELLA "FIAT"
Le Officine della FIAT sono già state studiate
Si è visto così il piano dell'immensa fabbrica .
e presentate qui sotto diversi aspetti ; da prima la quale , pur essendosi sviluppata gradualmente.
nel loro complesso, in una visione sommaria costituisce un'unità armonica , intimamente co-
ACCIAIERIE «FIAT »
Preparaz ione delle anime .
che ne mostrasse l'entità, la potenza, il concetto
organico ordinatore, il mirabile disegno su cui
·si svolg_e la loro azione feconda, e poi nelle loro
-principali suddivisioni e sezioni in cui avvengono le diverse lavorazioni, che un '_o rganizzazione
modello Ìritègr.a infine nei numerosi e meravigliosi veicoli che portano glori_o samente il no~e di
.,f IAT -in~tutto il!moll'Ido e in tutte le applicazioni
<lell' autemobile ;
.
1
·o:rdinata, in modo ,'d a fonderne in un solo sforzo poderosissimo tutte le attività in·continuo accrescimento, come se fino dall'inizio avesse pre'sieduto a questa incessante e gigantesca espan.· sione, ,una spinta direttiva p.reve~g~mte ~ P<?rfet~
tamente consapevole dei fini da raggiungere : E
si è osservato poi la moltéplicità varia, e -quasi in1riumerevole di organi e di funzioni, e cioé di . of~
ficine · e"èli reparti spéciali' é ..di lavorazioni diver~
83
LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =
se di cui si compone questo grande organismo
industriale, in cui appunto una precisa organizzazione ed una severa disciplina riescono a infond re un ritmo regolare e unitario che ne moltiplica e ne rende infallibile il lavoro.
Soltanto dopo di aver in siffatta guisa contem
plato questo vasto mondo meccanico in azione,
ci si è potuto render conto della sorprendente
quantità e facilità della sua produzione, dell' eccellenza del suo prodotto, del continuo aumento
== == = ===== === = = =
di attrazione viene a far parte del suo sistema e
si immedesima con esso.
E questa è la ragione, questo il segreto per il
quale è stato possibile alla FIAT di scinde1e e
moltiplicare straordinariamente la sua operosità
e Ie sue funzioni senza sbriciolarle nè ,diminuirne
l'intensità, distribuire e divergere in molti sensi
il suo impulso produttivo senza disperderlo, anzi accrescendone ognor più il vigore originale e
facendo poi convergere a un solo fine queste a -
ACCIAIERIE «FIAT »
Preparazione
apparati
della sua ,p otenza, del suo successo costante, e
sopratutto di ·q uesta sua perfetta fusione, per cui
sembra che cento diverse officine e lavorazioni,
cento industrie distinte e di solito separate ne
formino qui una sola indivisibile, e per cui ogni
nuovo impianto, ogni nuova attività, che si aggiunge alla FIAT, viene ad incorporarsi in essa
in modo assolutamente omogeneo.
Essa possiede istintivamente una forza di attrazione e di assimilazione irresistibile, e questa
è forse una delle più .felici prerogative della sua
natura, per cui si ripete in essa ciò che si verifica
per gli astri, e vi si attua la stessa legge, in forza
della quale ogni corpo che entra nella sua sfera
84
elettrici per
vetture.
zioni differenti, e infine tabilir tante lavorazioni nuove, istituire tante produzioni speciali, dar
vita a tante nuove indu tri distinte, le quali,
lungi dall'esaurire la sua attività, sembrano invece rafforzarla ed accresc rla fino a renderla
onnipossente così da bastare completamente a
sè stessa.
Le vicende della guerra hanno cambiato ie
condizioni .dell'industria e la direzione e la prnspettiva del progresso. Pareva dianzi ohe .::!.i~d
consisteva nella specializzazione più spinta, pareva che l'ideale per una grande officina meccanica fosse guelfo di fabbricare il meno possìbirle.
di ridursi a una mera officina di montaggio di
·- - - - - - - - - - - - - - - - LE LAVORAZIONI E LE MAESTRANZE DELLA « FIAT »
pezzi e di organi, acquistati ognuno da una fabbrica specializzata. Adesso· invece, e prohabilmente i:;er lungo tratto di avvenire, il progresso
pare dhe consista nel rendersi più autonomi possibile, nel bastare completamente a sè .stessi, nel
far tutto da sè, e l'ideale per un'officina odierna
sarebbe quello di non aver più bisogno di altre,
di ottenere con i ,propri mezzi, nelle proprie misure, i materiali primi, per poi eseguirne l'intera
trattazione, per costruirsi tutti i pezzi nec essari,
e i mezzi di un• intera azienda. La FIAT da sola
ne ha fondato, organizzato e avviato in meno
di due anni un gruppo numeroso, in cui si notano le acciaierie e le fonderie, la costruzione delle macchine utensil'i, la costruzione delle ruote e
dei cerchioni, la ,f abbricazione dei radiatori e di
altri oggetti di ottoneria, la fabbricazione di materiali e di apparecohi elettrici, la costruzione
delle carrozzerie, la lavorazione del legno, la costruzione degli aeroplani; e l'elenco non è finito.
ACCIAIERIE «FIAT >>
Preparazione delle forme .
e persino i propri utensili e strumenti, ed arrivare al prodotto finito.
La FIAT, con acuta chiaroveggenza , ha intuito fino dai primordi della guerra questa tendenza, e non ha esitato ad adottarla decisamente e
a darvi il massimo sviluppo.
Si debbono ad essa le lavorazioni speciali istituite dalla FIAT nel suo seno e di cui già si è
fatto cenno in articoli precedenti, lavorazioni
che formano uno dei più ingenti sforzi e uno dei
più meritori e magnifici risultati ,deiila FIAT. O gnuna di esse è una vera industria a sè, di cui lo
studio, .l'istituzione, l'impianto e l'avviamento
richiedevano e assorbivano una volta le capacità
Ma la FIA T non si è limitata alla creazione di
queste diverse lavorazioni, ma ha portato ciascuna di esse a un grado di organizzazione e di
efficenza completo, così .da fa.rne ,dielle vere industrie 'Perfette, che prodUJçono in modo eccellente e c,oi più moderni processi i macchinari,
che non solo bastano a provvedere ai bisogni
della FIA T, ma possono all'occorrenza fornire
altre industrie. Inoltre la FIAT ha voouto in es'Se,
per quanto era possibile, impiegare insieme alle
macchine più moderne, quelle maef'~ranze che
sono più consone ai momenti attuali, e che lungi dal tç>gliere braccia ed energie alle · industrie
già stabilite, alle industrie della guerra, He ag-
85
LE· I. I . I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
=- - - - =- _ === ==_
ACCIAIERIE «FIAT »
Reparto per la fabbricazione dei radiatori .
ACCIAIERIE «FIAT )>
Reparto spedizione delle parti di ricambio .
86
LE LAVORAZIONI E LE MAESTRA ZE DELLA cc FIAT »
ACCIAIERIE « FIA T »
Lavorazione degli elementi per radiatori.
REPARTO BREVETTI «FIAT»
Preparazione delle anime per la fonderia .
87
LE I. I.
I. - - - - - - - - - - - - - - - -===· = ==== = = = ======-- - - - - -
giungono di nuov_e. La FIAT insomma ha voluto
patriotticamente procurarsi questa sua autonomia industriale col minimo dispendio delle forze
operaie e nazionali, senza sottirairre un UOIIno
valido alla fabbricazione di armi e proiettili o
alla fronte, valendosi di una mano d'opera esclusivamente femminile. Come ben si capisce,
le difficoltà e i sacrifici non sono stati lievi. Mentre la FIAT avrebbe potuto trovare operai già
esperti e provetti in tali lavorazioni, che avrebbero assai facilitato il compito dell'avviamento,
ba dovuto invece, per attenersi a questo suo
scrupdlo patriottico, farsi e crearsi da cima a fondo queste schiere operaie femminili. Alle quali
non si trattava già di apprendere· a vigilare un
solo tornio che eseguisce una sola e semplice operazione, ma di insegnare l'uso di macchine utensili di vario genere che esegu1scono operazioni delicate e complesse.
In altre condizioni ed ambienti sarebbe stato
necessario un lungo periodo di tirocinio e si sarebbero poi ottenuti prodotti scadenti, ma presso la FIA T, anche questa trasformazione delle
maestranze si è compiuta rapidamente e in guisa perfetta.
E il merito ne è sempre dell' organizzazione
magistrale e rigorosa che riesc immediatamente, al pari di una forma nitida
precisa, a improntare, a modellare come si conviene tutto ciò
che in essa viene introdotto.
Questi reparti delle lavorazioni p ciali avviati
con maestranze femmini,li, non ppena istiruiti,
hanno cominciato a ,f unzion r
gr giamente, e
già da tempo fornisco~o m t ri li
apparecchi
ottimi che vengono adoperati on piena soddisfazione su ogni specie di v icoli
di macchine FIAT.
LA FILOTECNICA
L'Istituto otti'Co-meocanico detto e< LA FILOTEC ICA » esiste in Milano daJ 1865. Fu
fondato dal fu Prof. Porro, l'inventore de11a CelerimenslllI'a o T a:cheometiria. Fu daipprincirpio
una pic'Cola Officina-Scuola, dove lavoravano pochi operai; quasi una manifattura domestica.
Fru coi cimdii di questa parvenza di Officina che, ad opera de1fing. SALMOIRAGHI, ammiratore e poi socio dell Porro, si venne creando in seguito una vera e propria industria, nella
quale furono a mano a mano a'lil'e vati operai così nell'arte dell'ottica come nell'arte della meccanica. Tale industria, in breve vdlger di anni, raggiunse un grado di svilu,ppo tale da far.la rapidamente conoscere, per mezzo dei suoi ott~mi prodotti, tanto in lta.Jia che a(l~' estero .
L'Officina, sorta principalmente per far conoscere e tramandare ai posteri Ja più importante dell'le invenzioni de\l Porro, ia sua Celerimensura, ha conseguito in pieno il suo scopo.
Ecco quanto ne •o crive il più il11 ustre de~i Astronomi, rl compianto SCHIAPARELLI, nel
suo ultimo lavoro, che egli intitolò semplicemente col nome del Porro, e c'he diresse a celebrarne
la memoria :
·
« . ....... Ma egili non è vissuto inv1:tno. La sua più importante creaziione, quelil a che fu
« princiipale .pensiero e cuira dell'intera siua vi« ta per più di mezzo secoilo, occu.pa ora i1l pticc mo posto nelJ' insegnamento deHa ,g eodesia
« elementare; centinaia di a!Ilfovii ingegneri vi
« hanno fatto e vi fanno le foro esercitazioni
« presso ~a Scuola di MiJano eid in molti altri
« luo,ghi; centinaia e centinaia di Tacheome« tXiÌ sono ora sipalf1SO. non solo in Italia ed in
« Europa, ma per tutto i.I mondo, e special« mente neiH'Arneriica. Ma « LA FILOTEC 1« CA » forse più non esisterelbbe se dalle ma« ni dal Porro non fosse passata in quelle di
« un successore gioivane ed ardiito, dotato ecc giua!lmente ,d i scienza teoretica, di iniziativa
« industriale e clii talento amministrativo : del
« suo aHievo A GELO SALMOIRAGHI, il
« quale, in 35 anni, l•a cond'llls.se al suo ;p re·senc< te grado di sp:J.endi,da attività. Certo, se i,l
cc Po•r,ro potesse ora sfogliao:e uno degli ult~i
<e cataloghi della « FILOTEC ICA » , ed os« servare il grande Circo'lo Meridiano da essa
« stabilito neH'Osservatorio del CoHegio Ro« mano, e strudiaire le operazioni aisbronomicocc geodetiche d'alta precisione, che in Italia,
« in lspagna, in America, e ,perJìno nell'Afri« ca Australe, si sono fatte e si fanno con
<e quei grandi e magnifici ÌJstirumenti ururversa1li
« che da essa. sono usciti, un sorriso d'i sod!di« sfazione illuminerebbe quel suo malrinconic< co volto, dove gli anni e ,gili affanni, e più
cc ancora l'abitudine dell continuo meditare, a« vevano stampato rughe pirofonde. E.gli po« trebibe convincersi che iil firutto di tanti tra<c vagli è venuto, assai tardi iper vero dire, ma
« alMa fine è pur venuto I »
L'Officina - 1Per run trentennio - r.imase
di proprietà de!Jl'INGEG ERE SALMOIRAUnioersale graride a cannocchiale diritto.
GHI, e di poi passò a111' attuale Società in Ac1
comandita per Azioni, corrente sotto la ragione sociale INGEG ERE A. SALMOIRAGHI e C.,
col capitale di L. 1.500.000.
ISTlUMENTI
DI
PRECISIONE.
Gli istrumenti geodetici e topografici 1delila « FILOTEC ICA » sono ormai sparsi per tutto il mondo, e il nome del Porro e del Salmoiraghi si trovano citati in tutte le opere di Geodesia e T opografìa che si -pubblioairono in questi ultimi quarant'anni.
ei più importanti lavOlri geodetici compiutisi in Italia furono impiegati istrumenti costruiti
nella « FILOTEC ICA »; fra questi sono degni ,di speciale menzione il davoro di collegamento
geodetico delle lsale Maltesi con la Sicilia, a triarngdli di oltre 200 chilometri di Jato, e quelilo
di coUegamento delda Toscana con la Sardegna, con triangoli di oltre 240 chillometri di lato.
E non soltanto in Italia fl1l'ono impiegati gli istrumenti della C< FILOTECNICA », ma anche a1lestero, in quasi tutte le princ:iipalli opere geodeti,c he compiutesi in quest'ultimo quarto di secolo.
La « FILOTEC ICA » possiede macchine a dividere della più alta precisione, come poche
altre officine del mondo, ed ebbe premi s-peciali d'alto merito per la produzione di obbiettivi a stronomici di primissima classe.
r
SPECCHI
PARABOLICI.
PaTa'llelamente ail'la fabbricazione degdi istirumenti ottici di geodesia e topograifìa, la cc FILOTiECNICA » . intraprese, creando una Sezione 1s peciaile, la costruzione di apparati ottici d'i proiezione di ·l uce al servizio de'1lla tdlegr,afia ottica e de11e segna.Jazioni geodeti!Che fontane, e a poco a poco si trovò impegnata ne!lla costruzione di grandi specchi parabolici, che si usano per
i Proiettori elettrici diventati indispensabili, in questi ultimi tempi, come istrumenti di guerra.
La lavorazione della superin.cie parabol!ica ,degli specchi è fatta con meocanismi specia:li,
vailendosi dei qua!li è passibrle ottenere superifici rparaholiche dii rivoiuzione di una precisione
geometrica, che solo pochi anni addietro si sarebbe Titenuto impassibile di raggi,ungeTe, Gli
specchi ,peT ProiettO'ri della « f.lLOTiECNICA » ~ngono sottoposti alle più seveTe prove ipeT
constatare l'assenza di ogni anche minima imperfezione. La Ditta gar-antisce :
1° che iil foco geometrico ddla superficie paxabo'loidica cada esattamente nel luogo indicato, con aberrazione non guperiore a 3 milHimetri in ogni verso, va.Je a dire che il luogo del foco
sia uno spazio sferico di non più <li 6 mi,Jilimetri idi diametro;
2° che la suiperficie para'bdlbiid:r.ca sia continua, uniforme, senza gobbe sensibili, il che si
prova riproducendo fotogiraifìcamentle dei retico-iati di linee para:hle:le e ortogonali;
3° che i fochi deJ.le superfici, o fac-cie dello specchio, siano coincidenti, o così poco I-ontani l'uno daff ailtro da rendere insensibile la divergenza f.ra i raggi riflessi dalla SUiperficie interna e queil:li dalla superficie al1gentata;
4° che l'argentatura, brillantissima, con un coefficiente di riflessione di circa ili 90 per cento, si conservi anche se sottoJ)Qlsta a temperatura dii I 00°;
5° che l'assorbimento del criistaJilo, dovuto a impe:rfezioni dehla fusione per bolle d. aria,
saHbia, eoc., non oltrepassi il cinquemillesimo dehla ISUJ)erfìcie iriflettente totale 1delio Sipecchio .
Gli specchi proiettori della « FILOTECNICA » comparvero per la prima volta ai1l'E'SJ)osizione di St. Louis U. S. A., e vi ottennero il Grand Prix.
1
1
1
ELETTROTECNICA
PROIETTORI MARINI E TERRESTRI
Con la produzione degli specchi parabol,ici , la « FILOTEC ICA » intraprese e sviluppò
con grande successo la fabbricazione <lei Proiettori maTini, da campo, da h tterie da costa e da
sbarramenti fortificati terrestri.
Com'è noto, questi apparati consistono in un corpo cilindrico, entro il qua!le è montato
lo •s pecchio parabolico; la lampaida elettrica è in generale auto-r-egolatrice, a cariboni orizzon1
tali. Detto corpo dlindrico ,è
montato come il cannocchiale
di un T eoddlite, cioè in modo
da poter con:cepiire movimenti
orizzontali su tutto il giro delr orizzonte e movimenti di inc!linazione in un aTICO di I5° sotto orizzonte allo zenit.
Questi movimenti si imp,rim,o no a mano, mediante manowe di manovelle che fanno parte del Proiettore, apipuire si ottengono mediante il 1gioco .di una tastiera, o « CONTROLLER », che può avere una situazione fissa come in un osservatorio, oppure ess&e tenuto
semplicemente a mano daU:a
persona che, purre Jontana, ha
bi'Sogno di dirigere il fascio lumi:ttoso in luoghi dete111Iliinati, a suo
tailento.
La cc FILOTEC ICA » costruisce
corrE!nternente proiettQII'i delle due
specie : a comando a mano ed a comando elettrico, e ne fa d,i tutte le
dimensioni usate in pratica, completi coi relativi specchi, lìno a un diametro di 200 centimetri.
.
Oltre ai Proiettori, si fa:blbricano
puire correntemente i rpaT1Chi fotoelettr.ici ed autofotoelettirici, cioè montati su autocani speciali.
I parchi foto~lettri1ci deUa « FILOTECNICA » si sono mirrahHmente
prestati nella nostr,a guerra, montati
su cani a ruote a trazione animale o
su slitte, particolanmen.te nellle zone
di montagna, mentre quelli ·autofotoelettrici hanno reso o 'rendbno in .pianurra servizii noteivdliissimi, data la rapidità di spostamento deEa trazione
meocan1rca.
Grande svtiJ1wpp,o venne pure dato,
durante la guer.ra, aid altre fobbr,i cazioni, come quella ,dei periscopii per
sottomarini, ,d ei cannocchiali e binocoli prismatici, .che in passato venivano in gran iparte importati, degli
apparecchi d,i td.egiraifìa ottica, ecc.
ecc.
La << FILOTECNiICA ,, .ha filiali
propirie per la vendita a Milano, Ro~
ma; depositi a Naipo'1i, Buenos Aires,
Santiago del Chilì, San Paufo del
Brasille, Montevideo, Lima, Brwcelies e Madri,d.
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RASSEGNA oEL ·Mo~
VIMENTO I ND·o ~·
STRIALE ITA L IANE)
MESE , DI LUGLIO
1917
SOMMARIO: Macchine
aerodinamiche Curti-ll censimento della mano d'opera - La cinematografia ele sue vaste possibilità -- I lavori ferroviarii e la guerra - « La. nuova ltalia. industriale. » - La trazione elettrica Torino-Pinerolo - Le forme di « dumping» - La navigazione fluviale di due province - L ' annuario
della cooperazione - Per la organizzazione della proprietà industriale - Costo dei trasporti con autocarri - I
porti italiani: l' on. Maggiorino F erraris per la loro maggiore efficien:ta - L'attività del Comitato per i combustibili - Il controllo sulle varie industrie: le energie dissipate - Per il traffico italiano nel Mar Nero - Per
il porto di Ravenna: la costituzione di un grande Consorzio - La cattura delle sorgenti del Tanaro - Una
Società per la costruzione di navi in cemento armato - I lanieri e i cotonieri al Ministero dell'Industria - Il
porto-canale del P scara - Per volare senz' ali, senz' elica, senza benzina - Tasse sule industrie - L'olio d'alloro - Lavori pubblici produttivi - L'aumento dei salarii - Per la
portazione dei nostri prodotti - L' assemblea del on orzio del porto di Genova - Un provvedimento che risulta a danno della Marina mercantile - La neceasità dell'istruzione industriale - Per un mercato a termine in Italia - La produzione mineraria
italiana durante la guerra - Perchè l'Italia ba,ti a sè stessa - La politica aconomica del Governo durante e
dopo la guerra - Istruiamo gli industriali piccoli e medii - Per una mancata distribuzione di onorificenze A proposito di un « Sindacato fra i fabbricanti di esplodenti» - La Banca per le donne - Gli effetti della
guerra moderna Gli inconvenienti delle scatole stagnate - Tassazioni inique - Apparecchi per mutilati
- I perni n egli alb ri motore .
Tutte le notizie, i dati, le argomentazioni o
giudizi contenuti in questa rubrica non impegnano affatto le I. I. I., che per comodit6 dei lettori
raccolgono ogni mese diligentemente e obiettivamente in questa rassegna quanto di più saliente i principali periodici italiani politici e tecnici
pubblicano su problemi e questioni d'interesse
ìf\dustrìale, finanziario, a.gricolo e commerciale.
.
MACCHINE AERODINAMICHE CURTI.
La trasmissione del moto a macchcine operatrici, mediante I1aria compressa, è da tempo utilizzata per variie applicazioni ,e specialmente per aziona.re martel1i, tr.apani, pe.rfora,t ric.i, ecc.
Questo sistema, però, presenta svantagg,i già
conosciuti e ' generalme,n te non può vrul~re per le
piccole .industme, che non possono sopportare forti
spese d'impianto per lavori fuori cantiere, costando enorm,emente pure per m •anuten zion e e per
forza mot,r ic-e. A questo si aggiunga I1i n convenien.
te di c-0stose lungh e condutture n onch è il fermo
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gen~nJe dii tutti gli utensili in.i azione cin cas-;;
un piccolo guasto al. compressore od altri organi
meccan1c1.
Q u~sti ,inconvenienti sono eliminati con un nuovo s-istema di trasmissione aerodinamica dovuto,
dopo tante ricerche ,e studi, ad un .invemrtore italiano, -anzi .milanese, Ernesto Curti, il quale ha
saputo sviluppaire praticamente la sua bu;na idea
e su di essa ha posto un 'industria ormai :fìorenté~
quelLa delle Macchine Aerodinamiche Curti.
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Il fun :ruon amen to d el sistema Curti si ottiene
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sce sopra Uttlla pompa él!Spirante e premente col- e benchè abbiaino una potenzialità elevat1a, pure
legaita, per mezzo di tubazioni -B.essibiJ.-i, con uno pesano soltanto 130 Kg. col r,ehtivo motor,e a
o pairecchi corp.i di tromba, à.l cui stantufto co- benzina, o 150 col motore elettruco, s,enza conta•
manda l'utensile p,ercussore. Abbiamo così reali:z,- re che possono con tutta faeiilità ribadire chiodi
:tiat-0 una trasm~ssione di elasticità ideale, r,ichiie- fi.no •a mm. 25 e 30.
dente compres•s ion.i di -B.uido molto piccole e non
Nel sistema ordiniario il compressore è sempre
certo paragona,b i1i a qu.eli.e occorrenti agli utensi- in funztione, invece col siste,m a qui illustrato, le
li ordina11i ad ar1ia compres·s a che lavorano col ci- macchiine -so.no sempre ferme ,e vengono messe ;n
clo ad espansione. Lo sforzo ass.i.ale viene otte- moto s 'o lo · al momento del bisogno, mediante un
nuto con poco dislivello di p11essione fra le due dispositiv,o neH'utensile sotto il comando dell'9came:re tanto nella compressione qua,n to niella perrutore stesso.
raref1azione. In conseguenZla, pell" essere ,i l cilinCome g,ià si è ,accennato, il .consumo dell'en1er•
dro dell g'enerator.e e quello diel ricevito•r e a dop- gia è molto piccolo, bastando un motore elettrico
pio effetto, 1no.n si ha nemmeno un riscaldam.en- d.i. 2 HP per il f~ionamento deg1i uten·sili norto appt1enabile del B.uido, grau·e alla contempo- mali di perforaziione e ribad•i tul'a.
raneità dei duie fenomeni di compresSlione e ra.Ma quello che .cosititu.isce il principale pregio
refaz.ione, aventi luogo 1'ispettiV1amente nelle due tecnico del •n uov,o .sistem:a Curti, è il fotto ch,e i
camere di ciascu:n cilindro. Nel generatot1e, al t,e:r- martelLi sono senza alcuna valvola e peirciò quasi
mine deUa corsa dello stantuffo, opportune luci ,i mpossibile eh-e paSlsano gua-stal'si: sono pmvi di
permettono di mantene11e l'equilibrio coll'aria e- colpo di r~mba1zo, che è specialmente dannoso alsterna, mentre valvole sul oilind.ro stesso e an- la durata del martello e tanto nocivo -all'opera•
che n,ello stantuff,o , ,r endono possibile che neJ re- tor,e.
gresso d.i. questi. pa s s.i solo I.a quantit_à d'aria sufficiente al lavoro che deve ,c ompiere l'utenSlile, in
modo che lo staintuffo di questo non batte su.l fondo del cilindro. Le condutture non hall\no bisog'no
della robustezz.a ,n eceiSsaria a quehle ad alte pres•
sioni, tanto che vengono applioaite -al1a macchina
senza bisogno di formarle ed anche se dàruno motivo a piccole fughe, l'effetto n ,e è tràscurabile ·ed
il rendimento della trasmis·si.qnle ,si ottien-e, sempre molto elevato.
Questi dispo&itivi re,aliz21ano dunque un gran•
de progr,esso, sui meccanismi bnor,a applicati alle
div.erse, lavorazioni come:
Perforaz.ion•e meccanica per gallerie, mii~i1ere,
cave, ecc.
Ribaditura di chiodi di grosso e piccolo diametro.
Calaf atagg.io, ,s bavatuaia di aeoiaio, ferro, gh.i.sa.
Magli per forgiatura e lavori di metaUo in genere.
Lavori di scalpellino e scultore, frasfagliatur,e
ed .impressioni su carta, cartone, stoffe, velluto,
ecc.
R ,iproduzioni di disegni o dipinti anche su guida di speciale pantografo.
Cesellatura, sag.rinatura leg'g'era • pes8111tie, ecc.
Le macchine Curti non richiedono affatto :impianto di compres.s ore, s,eirb.a.t oi, circolazion,i _d i
acqua e tut-to quanto insomma è presein.temeote'
indispensabile negli impialtlti ad aria compress a;
1 1
1
99
LE I. I. I. ======= = ============== = = - = - - - - - - - - - - - - - IL CENSIMENTO DELLA MANO D'OPERA. cendole affluire ai diversi Comuni. È presso i CoGian Luca Tondani, tenente d'arti~lieria, schizza un progetto del censimento della mano d'op~ra
e della mobilitazione, perchè il dopo-guerra, specialmente neLle industrie, non ci trovi imprepar::iti. Primo compito dev'esser q-qello di non dar '.luogo alla creazione di nuovi uffici e orga.nii.smi burocratici. All'esercito, con la sua meravigliosa organizzazione, dovrà affidai,si la maggior cura del
censimento nazionale della ma.no d'opera.
Creata una scheda opportunamente maneggevole ( con un tracoiato semplice e chiaro, ove alle domande già formulate il militare non dovrà
che rispQndere scl"'ivendovi il proprio nome e cognome, paternità, classe, Comune di abituale residenza, ·arte, professione o mestiere ed
hne
con u,n s1 ,od un no rispondere alla domanda se
pel dopo-guerra ha già lavoro assicurato), questa
scheda dovrà essere per cura dei Comandi militari territoriali, delle Intendenze presso l'Esercito operante, nel1'1.iinterno del paese, distribuita sino al singolo mi'litare che dovrà completarla.
Queste schede-cartolina raccolte poi dai singoli riparti e successivamente per cura dei singoli
Comandi dovrainno niaffluire alle Intendenze ed
ai Comaindi territoriali. A loro volta l111tendenze
e Comandi territoriali smistera111no le schede fa-
a.n
muni che l'opera deve coordinarsi. Ogni Comune
dovrà costituire uno schedario dirimendo le schede per classi di 1eva, ogni classe per ordine aif ab etico ed ogni lettera per raggruppamenti di arti
e mestieri.
Nel coordinare e nel tener a giorno questi schedari i singd1i Comuni avran.no cura di distruggere le schede che risultassero in duplicato, e sollecitare per contro, anche mediante dirétto interessamento delle famiglie, il completamento delle schede mancanti. Periodicamente ogni Comune trasmetterà all'Ufficio del Lavoro presso l'Amminietrazione Provinciale da cui dipende una
statistica ,numerica indicante la ma.no d'opera occupata ,e disponibile, sud-divisa per arte e mestiere•. Gli Uffici del Lavoro alla foro volta ne darainno comunicazione affUfficio di Politica Economica presso il Ministero di lnd-ustria, Commercio
e Lavoro. A questo Ufficio dovrebbero attinger e
notizie Amministrazidni pubbliche, Camer,e di
Commercia, privati imprenditori ed industriali,
onde saper ove dirigere le loro richieste di ma.no
d'opera: ottima cosa sarebbe il coordinar-e sin
d'ora la mano d'opera risultante di8ponibile nelle
singole provincie .a'lle grandi imprese progettat e
e che si stM1no progettando pel dopo guerra.
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LA CINEMATOGRAFIA
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Sull'industria cinematografica, che è degna di
ogni attenzione, il cc Sole » ha interpeUato il conte Grabinski Broglio, persona che alla competenza degli affari aggiunge crite,r.i d'arte assai giusti
e che è fervente soste.nitore di una Federazione
fra gli industriali cinematogra.fici in forma diversa da quelfl..a costituitasi test è in Torino
- La c.inematograha o meglio l 'industt-ia cinematog'rahca - disse il conte Grabinski Broglio
- a detta dello stesso mini tro deHe Finanze, on.
Meda, è (per importainz ) 1 terza iindustrn.a in
I tali a, sia per il persona!
capitaJ.i in essa investi ·•
un vero peccato che
il Governo la traiscur:i ed bbia per ,e ssa inspiegabili vessHioni. Pa:re che non siaisi ancora intuito
il vero significato di que ta industria. Noi, che
non abbiamo una f bbric d.i pellicola ve-r g'ine in
Italia, un tempo er v mo costretti a con.sumare
pellicole di una not m r a tedesca. Il nostiro Governo aveva proibito h entrasse ~n Italia la pellicola vergine (indi1p n1 bile alla nostra industr:ia) dicendo eh non valeva l\l.SC11Sse il denaro
italiaino. Co ì pure
iet va la esportazione delle pellicole imp
I tali a.
La Francia aveva prima proibita l'importazione
deHa pellicola impressa, ma ora, COfil l'intervento
del nostro ministro .delle Finanze, si è potuto ottenere l'abrogazione del dec.reto che pr,o .ibiva a
noi l'esporta7:ione. Lottammo assai per esportare la nostra pellicola impres,sa in Svizzera, ove
non si voleva •andasse per tema pot.esse, g.iung'endo al nemico, serv.ire a Jui per la produ:.iOfile bellica. Siccome però, mentre questo avveniva per
l'Italia, la Francia esportava egualmente in Svizzera, era logico che anche, noi poteuimo f.are altrettanto. E così da qualche mese abbia.mo
ottenuto nuovamein.te anche noi di poteT e.s portarc
in Svizzera. Si capisce però da questi fatti, come
il nostr.o-Governo pare brancoli t11el buio, per ciò
che ciguarda la nostra .industri a. Gli esercenti di
cinematografi, per dirgliene una, pagano ai Comuni e Governo, ben 12 tasse l Noi ,i ndus-triali (per
ottenere il nulla osta dalla Censura) paghiamo
una media d.i L. 350 ogni film: supponendo, dunque, che una .film al giorno venga presentata, veda lei quanto ~ncassa .solo per questo il Governo.
Sono fatti, mi sembra, abbastanza sig.n.i.ficanti,
per ricordare ai dirigenti la cosa pubblica, che esiste in Italia wna industr~a cinematografica, la
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avvenire. Se si pensa che la produzione .italiana è
la più quotata ,in og'ru. mercato, g'iacchè noi siamo
sicum di v.endere le pellicole che facciamo. · ap•
punto perchè la marca italiana è r.icercatisaima,
abbiamo bene il diritto a speranze cli più vasto
i;uccesso.
I LAVORI FERROVIARI E LA GUERRA.
Nel se.condo anno ·dell g'uerra europea, che è
il primo della nostra, n e un arre&to - scrive la
Rassegna dei Lavori Pubblici - s~ ,ebbe nell'attività normale del serviz.io lavori ferroviari.
Ben 235 km. di doppio bi.niat1io furono .a perti all~esercizio, con una p e
di circa 24 milioni: opere varie di mig:liol'I m nto e di aumento di potenzialità furono e s e ui e in ben 464 stazioni, specialmente nella zon
i guerra, con un aumento
di più che 280 km. di ·
i utili al traffico. Si istituivano 15 nu ov
zioni di incrocio, si :impiantava ,i l i t m di blocco elettrico su 140 km.
di linea;
pparati centrali di manovra e s
egnalamento in ben 146
stazioni.
Per s e rvi ·
si costrwva.no in
hilometri di nuova ferrovi:i,
milioni e mezzo, per allacai ali
di depositi di munizioni e si
costr uiv
ndi serbatoi per depositi di
oli m in
nti usiliar~ sorg'evano intanto,
Nuov
in , p r ollaborare alle forniture pecr
a molte
l'
t , e le f errov~e provvidero
ibile, per il loro allacciamenogni ordinari dell'esercizio s.i
o di lavori di deriivazione e
sistem a:z.i n
, costruzione di fabbricati,
rinfo rzo di tr
t e m e talliche, miglioiiamenti ai
depositi loc m tiv ed alle officine per circa una
ventin a d i milioni.
Il r.i nforz
ell e travate metalliche non fu tr as cur ato , m al ra d o l'aumento di prezz.o dei fein·i
l a minati e 1 iffi ota di acquistarli. Si riuscì infatti a s•is t em arn e u na ventina su diverse lin ee
con una s p esa compl essiva di oltre un m.ilione e
mezzo.
E per con corre r e efficacemente con l'autorit à
militare all a imm e diata riattazione delle lin ee
conquistate ed ancora ·sotto il tiro nemico, si misero insieme i materiali per quattro chilometri d :
ponti provvi,sori in legname o con fasci d,i rotai e ,
per l'importo di circa un milione e mezzo.
Tra le varie categorie di lavori mer-ita, inhn~,·
particolare menzione quella degli impianti di tra-
zione elettrica, che furono dall'Amministrazione
ferroviaria continuati col maggiore impegno, superando os-tacoli di ogni genere. Nel biennio d,i
guerra furono ,aperti all'.esercizio elettrico 87 chilometri di nuove linee di grandiss..imo traffico,
dalla Bardonecchia-Modane. alla Succursale dei
Giovi hno a Genova-P. Principe ed alla litorwnea
ligure di ponente hno .a Savona.
« LA NUOVA ITALIA INDUSTRIALE )).
Con la pubblicazione, 1attesissim.a, del IV volume, sii è compi,uta nei giorni scorsi l'opera porle•
rosa di Piero Lain:ino: <C La Nuova Italia Industriale )).
È questa la rassegna critica de.11',,.1.ttività industriale dell'Italia nuova, del cammi.no che ha pe.;;corso sin qui, di quello assai maggiore che le resta a percorreire a-ncora per afferma:rsi compiuta•
mente i è la documentazione delle nostre dehcie,nze e delle nostre debolezze, è l'indicazione
delle possibilità avvenire delle vie e dei meni
meglio conducenti alla totale •rinascita economica. Molti che esaltwno il nostro sforzo e non ne
conoscono le manchevolezze, leggano questo libro e si ricredano; molti che vedono piuttosto la
nostra immaturità di sviluppo e dubitano delle
nostre capacità, lo legga,no e si ravvedano~ e, lo,
legg:ano i tanti che parlano così facilmente dei
nostri problemi economici, e ,s 'illuminino.
Tutte le industrie sono prese dili.gentementein esame da1le meitallurgich,e ed elettriche alle
estrattive, dalle meccaniche ed elettro-meccaniche alle tessili e concerie, dalle chimiche alle a•
lim e ntari ed agricole. cc Molti dati ,statistici, qualche osservazione », avverte modestame.nte l'Autore ; ma in verità sono molte anche le osservazioni, acute, precise, succose, dettate da quella vasta e var~a esperienza diretta che l'ing. Lanino
possiede del nostro mondo .industriale, delle sue
condizioni e delle sue necessità. Ne risulta perciò ev~dente ainiche agili occhi dei più prof ani la
situazione dell'industria nazionale e del commercio int e rna~ionale dell'Italia qual'era alla vigilia
della guerra europea, con continui, sebbene discre ti riferimenti alle modihcazioni derivate dalla guerra; e ne risultano gli obietti e i hini di una
sicur.a e sinc ooa politica di produzione secondo le
dir e ttiv,e più razionali: sfruttare anzitutto le .nostre -risorse, importare meno prodotti e più materie pt-ime, esportare più prodotti e meno uqmini.
È un'opera che, letta, lascia fra l'altro una gran.
de meraviglia: che si sia potuto farne a meno sinora, giacchè non si trova, in tutta la nostra pro-
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duzione libraria anche recente, nemmeno un tenr
tativo apprezzabile d'una così necessaria analisi
riassuntiva dello sviluppo delle nostre industrie
dal 1870 in poi.
LA TRAZIONE ELETTRICA
TORINO-PINEROLO
Sono ormai completati i lavon di elettrificazione della linea ferroviaria Torino-Pinerolo.
L'energia elettrica occorrente per la linea proviene dai @randiosi impianti costruiti dalla Società per le forze idr.aul.iche della Mai.ra, :n.ella
valle omonima. L'energ'~a elettrica è portata, con
apposita linea primaria ad alto potetnziale, ad Airasoa, ove esiste una gr,andiosa e modernissima
cabina di sezionamento e smistameruto dell'energ'cia ad alto potenziale, parte della quale viene trasformata diretta:mente .sul posto al potenziale di
3700 volts per talimentaire le condutture di trazione,. mentre della rimanente energia ad alto potenziale una parte viene fatta proseguire per Bussoleno e l'altra viene tr,asportata a Sang'one per
meno di una linea primaria direttamente costruita dalle Ferrovie dello Sato coi conduttori soste-
nuti da speciali .sospensioni elastiche ad isolamento multiplo, che mentre assicurano u,n altissimo gr.ado di isolamento, conferiscono anche una
particolaire robustez:,a a tutta la linea. finora mal
raggiunta con altri sistemi.
A Sangone, presso Moncalieri, trova.e.i un'altra
g'raindiosa cabina di sezionamento dell'energ.iia elettrica ad ,alto potenziale, e di tras1ormazione
della medesima per alimentare anche .iin questo
punto le condutture di trazione. Da questa cabina dwama una linea fe.eder, essa pure attrezzata
con sospensioni elastiche ad isolamento multiplo,
la quale convoglia l'energia elettrica alle condut•
ture di traz.ione v,ers-o Torino attnaverso a due ca•
bine di distribuzione: Ulna peir la stazione di Torino Porta Nuova, ,e cioè per i treni via:ggiatori, e
l'altra per la stazione di Torino Smistamento, e
cioè per i treni -mere-i. Dalla cabina di Sangone
dirama inìÌne una linea primaria ad alto poten"
ziale, costruita e tenm.inatia recentemente dalla
Società Ma.ira per conto delle Ferrovie dello Stato a.J.lacciain.te Sang'one con Asti, Alessandria e Ge.
nova, e che ha, sia lo scopo di determinare U"l
collegamento finora non ain.cora e-sistente fra gli
impianti di tra%ione elettrica del Piemonte ~ quelli della Liguria, sia lo scopo di alimentaire le con•
105
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RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
dutture di tra2-iOU1e della intiera linea ferroviaria tivazione degli scambi f,er le acque bianche delTorino-Genova quando questa linea sarà elettri- l'Ad,'ge e dei suoi diversivi.
La navigazione lìuviale per le acque bianche
hcata.
ha costituito una delle precipue fonti della ricchezza del veronese. Il commercio del legname,
LE FORME DI «DUMPING ».
dei marmi, della ghiaia di Zevio, delle frutta, del
Le forme che i l dumping ha assunte e che può vino, delle carni menude, delle lane e della 8eta
assumere sono diverse. Ma tra le forme più te- - di cui parlano le vecchie cronache e i trattati
mibili ed a,nche più difficili a combattere, scrive fra la Serenissima e ,la città Scaligera, concet'l'on. Artom, è l'esportazione deJle o/focine, grazie nenti il barcheggio dell'Adexe - si irradiava da
alla quale la soppressione delle industrie avver- Verona sino al « porto della città dell'Abbadia n
sarie non diviene che più sicura e più mortale, di dove a partire dal secolo X si bipartiva ed alrofficina esportata essendo protetta da una ban- larg'aTa da una parte per l'Adexe nuovo ( ora Adiera nazionale. Sia in Francia, sia in Italia, sia digetto) nel Polesine, e quindi - da1l secolo XV
per il Castagin,aro Malopera e per lo
nell'Inghilterra stessa, quaindo appariva una in- in poi dustria rivale, la concorrenz.a della quale diveni- Scortico, attraverso il Canal Bianco e la Fossa
va veramente temibile per l'industria germanica, Polesella ed il Po, nel ferrarese e nel lo.mbardo;
questa fondava una succursale che pe.:r i suoi dall'altra - per l'Adexe vetro ,e pei canali prel11prezzi di dumping uccideva l'industria compen- gunari - a Chioggia, a Venezia, e lungo l'estua•
satrice in questione. Generalmente questa ,spe- rio sino ad Aquilej a ed .a . Grado. La storia ci incie di succursali appa r ivano sotto nomi tnaziona· segna che questi scambi per le acque bianche {,oli, godevano dei vantaggi delle industrie del pae- lesane si attua:r,ono per ben sette secoli attraverse penetrando nell'interno sotto •un'apparenza a- so i suricordati • navigli con g'rande utilità ainche
mica, ed in tal modo potevano meglio pugnalare della Provincia verone,se, la quale - esitando 1~
importava dal rodigino carni
ed avvelenare l'industria nazionale del paese, es- proprie merci sendo esse vigorosamente sostenute dalle case grasse, cereali e pellerie, dal ferrar es e canapa,
madri e dalle Banche germaniche d'esportazione. dal veneziano droghe, pelli concie e mercerie. OOra, tutti questi metodi ricompariranno dopo la ra è importante sapere che il commercio di un
guerra, non solamente in virtù del pangermani- tempo si può esercitare assai vantaggiosamente
smo economico ed industriale, ma anche a causa anche oggi, e che la solerte rappresentanza prodel bisogno che avrà la « Mitteleuropa » di ria- v;nciale di Rovigo sta predisponendo la riapertura di questa -fiorente arteria fl.aviale delle acque
versi dei danni enormi della guerra.
Quest'ultima necessità si farà a,ncora più sen- bianche. Essa ha progettato di riattivare con sotire in se guito alla creazione della lega economi- st; gni a conche la comunicazione diretta fra l'Aca attuale d ell'Impero Britannico, la qual e ha per dige e l'Adigetto alla Bova di Badia e fra il Po
iscopo di togliere alla Germania parte dei suoi e la Fossa Polesella nell'omonima località. In
migliori e più fertili sbocchi: ,l e Colonie Inglesi. tal modo, con una -spesa relativamente modesta,
È dunque più che mai indisp e nsabile che si sta- si ripromette di incrementare la delicientissima
bilisca un accordo tra gli Alleati, in vista della viabilità di cui dispone e di risolvere il problema
loro comune difesa, e per potere fin d'ora preve- d el più economico approvv1g10namem.to della
nire efficacement e questa frode colossale che si ghiaia d'Adige occorrente per la manutenzione
chiama il << dumping » orgamizzato in modo da sop- d elle strade provinciali e comunali, mettendo in
primere sistemat icam e nte le industrie rivali non v alore la nav~gazione dell\i\digetto e dello Scortico, i quali ultimamente dal Genio Civ.i.le furono
g'ermanic-he o ad e!5se non affigliate.
resi navigabili per barche da cento tonnellate.
È evidente che il programma Huviale delle ac•
LA NAVIGAZIONE FLUVIALE
que bianche rodigine si può colle gare e coordiDI DUE PROVINCIE.
nare con quello delle stesse acque bianche veroNel campo della navigazione interna, Verona nes1· scorrenti tra la Fossa Maestra e l'Adige, un
ha un programma di « pronta attuazione » ; pro- tempo sfocianti a Roverchiara ed ora ricettabili
gramma che la storia veronese suggerisce e le nell'Adigetto inferiormente alla Bova di Badia.
rivendicazioni delle terre irredem.rte - particolar- Un tale allacci.amento, non è chi non veda,. risolmente del nostro Trentino conseguenti alla verebbe magnihcamente il problema delr al1'menguerra in corso, additano come un dovere: la riat- tazione perenne del naviglio Adigetto e la con•
107
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RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
giunzione fluviale delle due provincie contermini
e quello, da ultimo, del complemento della bonifica naturale delle ValJi Grandi Veronesi Ostigliesi.
Le due Provincie orientino dwnque i loro studi
su questo progetto ugualmente ~nteressante la
navigazione interna e la bonihc~ il commercio e
l'agricoltura e, dandosi fraternamente la mano, si
accordino per ottenere dal Governo la sua pronta approvazione ed il maggiore concorso statale
e l'immediato ese guimento nel dopo guerra.
L'ANNUARIO DELLA COOPERAZIONE
Per
iniziativa di questa Lega
azionale delle
Cooperative è stato pubblicato L'Annuario Statist-ico della Cooperazione Italiana. La pubblicazione comprende: 1) un elenco completo di tutte
le cooperative d'Italia; 2) una serie di tabelle coi
dati fondamentali delle cooperative distribuite
per provincia e suddivise secondo la loro natura e gli scopi che ,si propongono; 3) una serie di
tabelle riassuntive per provincia e per regione;
4) t:Una append_ice comprendente l'elenco delle cooperative di produzione e lavoro iscritte nei registri prefettizi i, e un elenco di tutti i consorzi e le
federazioni di coop. di produzione e lavoro esistenti.
Si tratta dell'opera più completa che abbia visto la luce in Italia su questo argomento, ed essa
potrà costituire un elemento prezioso di consultazione per gli studiosi e per quanti possono avere .rapporti con questa forma di attività sociaJe.
PER LA ORGANIZZAZIONE
DELLA PROPRIETÀ INDUSTRIALE.
Il Comitato Piemontese per lo sviluppo degli
impianti idro-elettrici e delle .industrie elettriche
si è occupato della riorganizzazione della proprietà industriale in Italia. Il Consiglio direttivo ha
approvato un memoriale al Governo, prepara.to
da una Commissione apposita su relazione dell'ing. A. Luino e dell'avv. F. Giorgi, di cui r11>ortiamo le conclusion.i più importanti:
1. Ripristiin.arsi un Ufficio autonomo della
proprjetà industriale chiamando a farne parte
persona tratta direttamente dalia vita industriale e scientihca, possjbilmente resti-tu endolo a T orino ed organizzandone l'amministrazione sugli e•
sempi migliori dell'estero.
2. Ripristinarsi la pubblicuion.e delle descrizioni e dei disegni delle mvenzioni per fas.cicoli
separa.ti da provvedersi gratuitainente alle Bi-
blioteche del Regno, agli Istituti di coltura sc.ien•
tihco-tecnica ed a mite prezzo al pubblico, non•
chè di un bollettino periodico contenente un elenco riassuntivo.
3. Farsi obbligo della presentazione delle descrizioni in lingua italiana.
4. Farsi obbligo dell'attuazione delle invenzioni in Italia « in modo industriale, entro U/Il periodo di tempo (3 anni) >>, trascorso il ,q uale mu•
tilmente, l'.invento11e sia obbligato a dare licetnza
di f abbricazi<;>.ne a persone o ad Enti .in grado di
attuarle a condizioni da detenninars.i o di comune
accordo o per mezzo di arbitrato; salvo a comunicare la decadenza pura e semplice per i sudditi dei Paesi con i quali non si fossero stipula ti
trattati di r,eciprocità.
Denunziarsi conse guentemente la convenzione
colla Germania.
5. Istituirsi a lato all'Ufficio speciale dei breveitti un Ufficio o Consiglio tecnico cui s-arà devoluto il giudizio tecnico nelle controve.rsie -sui
brevetti, giudizio che dovrà servire di base alla
Magistratura per l'accertamento eventuale e pel
ristoro dei danni.
6. Farsi obbligo che ogni oggetto brevettato,
ed il suo imballaggio, occorrendo, s.ia munito d el
numero e della data del brevetto.
Il memoriale, dopo aver dimostrato le ragioni
delle richieste, ,e dopo aver osservato che queste
non pregiudicano Ja futul:'a più arga riforma d i
tutta la legislazione sui brevetti, ia cui preparazione fu affidata test è ad una commissione da cui
sono inconcepibilmente esclusi i rappresentanti
degli industriali, · nvoca che .il Governo si renda
conto della convenienza che i provvedimenrti suddetti vengano subito attuati con Decreto luogotenenziale da conv,ertirsi ~n legge, stante la urgenza di porre hnalmen.te l'attività inventiva a
erv1z10 del nostro sviluppo economico industriale.
COSTO DEI TRASPORTI CON AUTOCARRI.
Da una interessantissima pubblicazione fatta
dalla Provincia di :R'renze sul costo della manuten.2iione stradale ricaviamo questi dati sopra l'esercizio dei trasporti con autocarri, perchè ne
fanno vedere la ,econom~a.
La scarsità degli animali da tiro, che ha reso
difficile le fornit~e di pietriisco, ha spinto l'Ufficio teaniico ad applicare il sistema dei trasporti
meccanici, mediante un carro automobile :ivente
le seguenti caratteristiche:
Motore a ben zina a 4 tempi; potenza del motore
109
ll■T■ltll!Flllllll
llll
•■ Tli &.a•■■■
SOCIETÀ
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11
RASSEG A DEL MOV/ME TO I DUSTRIALE ITALIA O
a 1000 giri: 30 HP; elocità 4-8-14 e 18 km. al- 6.no a 1500 tonnellate al giorno, cioe il triplo dei
1'ora; ruote di legno con gomme piene; interas- ,n ostri g'randi po.rti.
L 'on. Maggiorino F erraris presenta disegni ed
se mm. 3975; scartamento mm. 1650; peso a
vuoto kg. 4000; cassone a bilico ribaltabile; portata kg. 5000; prezzo d'acquisto L. 21.000.
La spesa per l'eserciz.io con questo camion è
stata la seguente:
Conducente L. 1.370,70; soprassoldo a cantonieri in aiuto L. 208,10; Benzina 2,327,92; Lubrihcanti e stracci L. 641,65; gomme L. 2,960,88;
riparazioni L. 1.219,15; acces.sori 234,20; aHitto
rimessa 224,20; affitto rimessa L. 223,50 bollo
L. ~,33; •ammortamento e intel'ess:i L. 3.150. T o•
tale L. 12.409,43.
Con questa spesa si sono ,t rasportati dalla cava
di Moscia-no mc. 3040 di materiale alla distanza
di km. 7,50 e cioè nel tratto da Casellina al conh•
ne comunale di Fireuue. Sono dunque 3040 per
7,50 uguale 22,800 mc-km.
Il prezzo del mc-km. è stato, quindi, di 12409.43
divuso per 22.800, uguaàe, cioè, a L. 0,544.
Dalla stessa cava di Mosoiano sono stati trasportati con barrocci a cavalli mc. 223 a Ca.sellina alla distanza di km. 5,550 spendendo L. 1115.
La sipesa unitaria per questi è stata, quindi, di
L. 0,90 al mc.-km. I trasporti meccanici hanno,
, quindi, dato un vantaggio di L. 0,356 al mc.-km.
I PORTI ITALIANI
L'ON. MAGGIORINO FERRARIS PER
LA LORO MAGGIORE EFFICIENZA.
L'on. Maggiorino Fer-rari constata nella Nuo"t.•a Antologia le condizioni d'ineffi · enza dei porti
d'Italia, che perdureranno nel dopo guerra malgrado i 137 milioni di lire vot ti colla legge del
1907 e non •aintcora inte.ra-mente pe i. Que t inefficienza dipende sopratutto dalla Jimitata utilizzazione dei porti stessi, mancando essi di un
an:uiedamento moderno di magazzini, di binari e
sopratutto di mezzi meccanici.
Come inse,g'nam.ento d-i ,c iò, i principali poI1ti di
arrivo dei carbcxnii in Italia hanno uno scarico
normale di 500 tonnellate al giorno. Ciò conduce
a lunghi giorni di f ern&ata dei pirosoah nei nostri
porti. Uino scarico di una nave di 8000 tonnellate esige circa venti giorni, tranne iJ. caso di lavoro straordmario. Ne vi~ di conseguenza una
grave utili2-zazione del materiale nautico, che anche nel dopo-guerra scarseg'g'-erà.
La tecnica moderna ottre me2-zi ormai generaJina,ti nei g'randi porti esteX"i, per uno scarico as•
sai più .rapido. Portoferraio, in Itaili.a, che è a1
serv1z10 d) una grande industria privata, soairica
illustrazioni di impianti che scaricano regolarmente 6.no a 500 tonnellate all'ora nel porto di
Rotterdam, in Olanda, e fuio a 1000 tonnellafo di
carbone all'ora 1n1el porto di Cristobal, all'ingresso
del canale di Panama. Così Rotterdam compie in
un'ora il Javoro di un giorno dei porti italiani,
Cristo bai dà in un 'ora iJ lavo.ro di due giornate
de<i nomi porti.
Sen%1a spinge.rei a cifre così elevate, è manifesta la possibilità tecnica e la convenie.nza econ~
mica di aumentai.re sensibilmente la rapidità dello scarico deille navi ai nostri porti, in guisa che
esso abbia a compiersii in due o tre giorni, invece
di 15 o 20. Ciò consentirà una utilizzazione assai
mag'giOIIle del nostro materiale nautico, con ette~to benehco sui noli.
Sull'esempio degili Stati Uniti è indispensabile
prepara.re per i ma,g'g~ori porti .italiani un programma organico, alJ'llminiistrartivo e tecnico, per
accrescere potentemente loro .rendimento. Mentre ciò può essere il compito di un ,apposito ufficio, l'an. M ,aggiorino F erraris stÌ occupa eopratutto della preparazione dei mezzi h.nanziari occorrenti, che non sono lrievi.
L'aU'tore, riannodandosi a studi compiuti con
compianto ammiraglio Bettolo e con il senatore
Giovanni Mariotti, propone che si estenda a tutti
i porti ,italiatt1i l'articolo 16 della legge del 1903
sul porto di GenoVia. Essa consente l'iapplicazione dei diirititi speciali suLle merci imbaTcate e
sbarcate, il cui prodotto è destinato a contrarre
prestiti per nuov,e opea-e portuarie.
Un re,gime siff att-0 consen-tirebhe a,i porli italiani, senza alcun oneTe per il bilancio, di disporre di somme rilevanti per rinnov.a.re gli impiainti
e per rispondeX"e wi bisogni dei 1tr.a ffici. Tenuto
conto delle ~dlllzioni delle stallie e, <:Lelle contro•
stallie, i nuovi diritti non co&titui.rebbero un ag· gravio, ma uno sg.rav~o del trasporto delle m ,e rci
e soprafutto dei carboni, m.entre .si aseicu~erebbe.ro notevoli benefizi ail commercio ed •alla navigazione.
a
a
L'ATTIVITÀ DEL COMITATO
PER I COMBUSTIBILI.
Si sono pubblicati i due primi fascicoli del Bollettino ufficiale del Comitato per i combustibili
nuionaili e da es-Bi risult.a quanto finora è ~aio
compiuto per la coltivMione e lo sfruttamento
delle m -inie.re, per virtù precipua dei sottOt!Je,g're-
111
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO I DVSTRIALE ITALIA O
tari d,i Stato peir i ,l avori pubblici, per l'agricoltura e pe,r le mu.niz,ioni.
A parte il non lieve compito di dirige-re e sorvegliare, ,secondo le norme all'uopo emrun.ate per
rego1are il funzionamento delle nuove a:ttività
mineranie, il Comitato ha provv,eduto, fra le incredibili difficoltà create dalle nuove condizioni,
a stabilire anzitutto un disegno preciso ed obiettivo di avoro, il quale è destinato col te.mpo a richiedere maggio~e contributo di energia e di perseveranza.
Le mostre ricchezze nascoste sono a poco a poco rivelate. Ignoti o quasi ignoti erano i giacimenti di combustibili fossili produttivi, o meglio
non se ne avvertiva l'utilità imminente e continua~ e, d'altra parte, l'utilizzazione di essi era
condotta con mezzi primitivi e inadeguati. Occo.rrev a un '.iiniziativa audace e ferma, occorreva tutto un programma di operosità per trarre al giusto
r.etndimento quelle potenziali ricchezze del nostro
sottosuolo.
La lignite, più che gli altri combustibili, è destinata ad essere l'alimentatrice delle industrie
che già esistono e che sorgeranno; e ve n'è quan•
tità numerosa e buona nei distretti minerari di
Bologna, Caltanissetta, Firenze, Carrara, nel Mez- ·
zogiorno d'Italia, con larghe zone in Calabria, in
Basilicata, in Siciha, nella generosa Sardegna, nei
dintorni di Roma, nell'Umbria, negli Abruzzi e
altrove.
Similmente i giacimenti di scisto bituminoso,
di petrolio, di antracite, di torbe, che non sono
rari e che per le loro particolari condizioni richiedono speciali trattamenti, hanno richiamato
tutte le cure del Comitato.
Qui bisognava procedere con cautela e con ar•
dimento, poichè se si doveva provvedere i bisogni attuali della produzione e dell'economia nnzionale, d'altra parte occorreva non perdere di
vista tutti gli inte:ressi che si venivamo a spostare
ed a creare, co.stituendosi nuovi rapporti giuridici. Stabilitosi quindi. nel primo momento, un piano di materia su cui si esperimentò rattività solerte del Comitato, venne tutta una serie di provA
vedimenti, che richiesero molto z.elo e molto studio.
Si sono emessi 21 decreti di concessione: a talune miniere provvede direttamente il Comitato.
Si sono accordati 86 permessi di riccrrche, si sono
,emesse dichiarazioni di pubblica utilità per i lavori di sistemazione e per le opere occorrenti.
on minore fa tic a è stata quella di organizzare i trasporti e provvedere ad eliminare i dao.ni
derivanti dalla deb.cienza di materiale.
I
Si sono presi quindi ,accordi per regolare il tr sporto d i combustibili ed attivare un servizio di
vigilanza sulle spedizioni a mezzo di militari. Si
sono requiaiti 10 carri piatti della ferrovia Marmifera di Carrara, che facevano parte del parco
ferrovia.rio, noleggiandoli e modi-6.candoli a propria cura e spese. Si sono .requisiti altri carri alle
ferrovie di
apoli-Torre Gaveta e alla Società
A - ord-Milano.
Si è preparato un magnifico servizio trasporto di ligniti 111.ella rete ferroviaria.
lombarda. Vi e stata una larga provvista di camions .; oltrechè si è provveduto tutto il materiale
disponibile all'esercizio delle miniere e alle relative requisizioni, asseg'na.ndo alle miniare stesse
i necessari chilometri di bina.rio, le locomotive,
gl~ scambi, le piattaforme, le teleferiche.
IL CONTROLLO SULLE VARIE INDUSTRIE
LE ENERGIE DISSIPATE.
Al ministero dell'industria, del commercio e del
lavoro, se non andiamo erraiti, esiste una Dir~
zione generale delle Industrie. Ma questa Dire•
zione Generale è rimasta da mesi s,enza un capo
e non è dunque a meravigliare se di fatto sia stata spogliata di ogni competen.z.a ad esercitar~
questa sua naturalissima funzione.
Per fotograf re in una veduta d'insieme quella che è oggi l'azione del GoveTno riguardo alle
industrie, diremo che mentre il funzionamento e
il rifonnimento di tutti gli stabilimenti così deh:i
ausiliari ( produttori del materiale bellico) dipende dal Dicastero delle Armi e delle Munizioni, le lane e i cuoi sono sorvegliati e disciplinati
dal Ministero della Gue.rra, lo zolfo, i cotoni, la
carta e la seta si trovano dispeirs.i in vari servizi
del Ministero dell'Industria, gli zuccheri e le pro,d uzioni alimentari in genere nel Ministero di Agricoltura (Commissariato dei consumi), i com•
bustibili di _ogn,i specie nel Ministero dei Trasporti .... e chi più ne ha più ne metta. Infine, me'll.tre
dei problemi dei trasporti si occupano ... un po•
tutti, i problemi riHettenti le esportazioni e le
importazioni, punti essenziali di tutta la politica
degli approvvigiona.menti, si concentrano nel Ministero delle Finanze che per ragioni - diciamo
così - di tradizione sorveglia runche quei rami
d'industria che pagano tasse di fabbricaz.,ione: alcool, spiriti, saponi, birra, ecc.
oi non avremmo neppure a menar lamento di
questa dispersione di attribuzioni, scrive r« Idea
Nazionale », se ciò non portasse naturalmente ~
una inconcepibile disparità di crite.rii che n011
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Esposizione Internazionale Milano 1906 .. Torino 1911
,/I
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,Il
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RASSEG A DEL MOV/ME TO I DUSTRIALE ITALIA O
trova il suo correttivo in alcuna misura unilicatI"ice.
Ogni Dicastero, ogni ufficio, sairemmo per dir!!
ogni funzionario, procede in tali .delicatissime funzioni per suo conto, con criteri del tutto personali, senza preoccuparsi degli altiri. Spesso è accaduto ad un ufficio, dopo un lungo ed importante
lavoro di prepairazione, di essersene trovato sulla strada un altro, dipendente da un altro Dica•
stero, che agiva per suo conto, con diirettive del
tutto divergenti. Di qui con-flitti di •attrobuzion-i,
con interminabili strascichi di gelosie burocratiche.
E questo del controllo sulle va.rie -industrie non
è che un esempio dell'acefalia organica del Ministero Boselli, acefalia che tnon dipende tanfo da
questo o da quel ministro quanto dall'assenza di
direttive. Esempio eloquente, ma non isolato. L1
molti, 1n troppi campi si è agito e si agisce pe.r
l'appunto co,s ì. E sarebbe ormai tempo di rin.sa•
vire.
PER IL TRAFFICO ITALIANO
NEL MAR NERO.
Da questa guerra uscirà senza dubbio completa.mente risolto .il problema degli stretti, il problema cioè della libera e sicura navigazione, in
tempo di pace ed in tempo di guerra, dei Da.rdanedli e del Mar
ero. Se a ciò ,si giungerà m ediante una internazionalizzazione degli stretti o
con altri mezzi, poco importa dal punto di vista
commerciale italiano: l'interessante è sapere tin
d'ora che, a gu erra tinita, il commercio italiano in
Oriente potrà fare assegnamento su un traffico
marittimo da e p er il Mar ero, l,'bero e sicuro,
non sottoposto più quindi ai capricci e alle vessazioni di vecchi o di giovani turchi di Costantinopoli o di .... Berlino.
Quella forma « scheletrica >> di navigazione libera italiana, quelle poche dozzine di « tramps ))
-di nostra bandiera che esistevano prima della
guerra, conoscevamo le vie del Mair Nero: la mar ina libera d'Italia, che occorrerà rifa,re a guerra
-finita, si troverà in una posizione quanto mai favorevole, se vorrà e potrà, per affermarsi in uno
dei mercati di più rapido e più sicuro arricchimento per il traffico marittimo, nell'immediato
dopo-guerra: l'Oriente vicino e sopratutto il Mar
ero e Costantinopoli.
Il bacino commerciale del Mar Nero e di Costantinopoli controlla e dirige tutto il traffico marittimo del Dniepe,r, del Dniester, del Don e del
basso Danubio, vale a dire il principale granaio
del mondo. Pe.r avere un'idea dell'importanza
sempre crescente assu.nta dal Mar
ero e dal
Mar d'Azof nel commercio granario russo, in paTag'one di quella del Mar Baltico, basterà considerare le cifre che danno il movimento di esportazione d e i cereali russi durante il periodo 1896-
1910.
I porti meridionali della Russia, duraJnte l'ultimo quinquennio, hanno dato 87,2 % del traffico
del g'rano.
A guerra tinita, quando all'Italia sarà hnalmente dato in Ori e nte il posto che le spetta nella partecipazione economica e commerciale allo sfrut•
tamento del mercato turco, il traffico marittimo
italiano dovrà certamente ritiorire verso lo sbocco del Mar ero, ver o quell'emporio di transito
per l'Asia Minore, l'Armenia e la Persia che potrà assorbire tanti prodotti in cui l'Italia può e
deve aspira.re aJ. primato dat la sua produzione e
la sua posizione g'eogra6.ca rispetto a.i mercati del
Levante (sete, tessuti, prodotti agricoli, ecc.).
La lotta per }a supremazia nel traffico di Costantinopoli si presenta ià asprissima e si delinea fui d'ora, malgrado l' s ervimento temporaneo della Turchia alla Germania, a vaintaggio dell'Intesa.
Ed infatti, durante l'ultimo anno intero di pace (1913), malgrado ,tutti gli sfo.rzi industriali,
diplomatici e tinanziari e commerciali della Germania e delrAustTia-Ungheria, il commercio estero d e lla Turchia si presentava decisamente a
favore delle nazioni che costituiscono attualmen·
te l'cc Intesa democratica».
Quando la Turchia avrà saputo libeirarsi dallo
ass e rvimento sfruttatore di Berlino, il primato
commerciale .in Levant•e doVTà fatalmente spetre a gli attuali Alleati: l'Italia, S'e avrà fede e
forza, potra assicurarsi una parte preponderante
nel traffico marittimo del Mar Nero e del Mar
d'Azof e del grande emporio di transito fra rEuropa, l' sia Minore e la Persia.
PER IL PORTO DI RAVENNA
LA COSTITUZIONE
D'UN GRANDE CONSORZIO.
Per studiare H possibilità d'assumere l'esecuzione della radicale sistemazione e dell'ampliameinto del Porto di Ravenna, cil sindaco rag. Buzzi ha convocato a Ravenna i rappresentanti delle
provincie di Bologna, Ravenna, Ferrara e Forlì.
Al solenne convegno , hanno partecipato if com,·
mendator Cr~vellcLru prefetto della provincia di
Ravenna, il Sindaco e la Giunta di Ravenna,
115
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
il pr.o-fessot"e Guadagnini, p,r esidente della Deputazione Pr-0vinciale di Bologna; il co?nln. Franchi presidente della Camera di Commercio di Bologna, ,il comm. Ca!l"lo Gh.ig.i presidente della D~
putazione Prov;inciaJe d · Ravenna, Roberto Gulmanelli presidente della nostra Camera di Commercio, per la quale erano presenti anche i signori l'lag.' Fag'nocchi, Badesai, Bondi, Bol-Ognesi, R~ccti Cu:rbastro per la prow.ncia di Ravenna, St.roc•
ohi Enr.ico per il comune di F.aenza, il sindaco di
Ferrara comm. Magni, Eg;ist-O Ravaioli per il a Depu-ta:z:ione Provinciale e il comune d.i Forlì, l'avv.
BaraJ.dii, pr~dein1:e del Consiglio Provinciale di
Ferraira, Andrea Cagnoni, l'avv. Niccolai iper la
Deputazione Prov,i nciale di F.erraira, e alti,·.
Dopo esauriente disC\llss-ion.e, si apprvò i,l se•
gueinte ordine del giorno:
Ritenuto che neil futuro assetto dell'Adriia.tico lo ,1cal-0 mairittimo di Ravenna ais.sumerà sem·
pre m.ag@ioir-e mcremento per le importaz.ioni ed
esportazioni vierso la opposta riva e per le nuove
comunicazioni marittime co1l'Ortie.nite;
considerata l'impoi:rtanza dell'hinterland del
P.ort-0 d.i Ravenna che ,d ev,e cliventare ilo scalo natural·e di tutta 1a Teg'ione eaniJ.iain.a-romagnola:
visto che i fondii stanmafi annualmente .in bilancio per Ja sua ltlliainut>enzione, e quelli previs-ti
dailla 1egg'e 14 luglio 1917 sono assolutamente insufficien;ti ad affrontare radicalmente l'importainte problema;
r.ilevato che iJ Ministero dei LaV'Ori Pubblici,
sebbene siano tnascorsi dieci anni, in.on ha ancora p.rovv,eduto a e.rQg'are i fondi contemplati nella
citata legge deJle nuove o-pere marittime e ad affriontare risolutamente Ja soluzione di questo prevalente interesse pubblico;
considerato che conviene prepanare tin d'ora
pel dopo guerra un piano regolatore completo
che comprenda oltrechè ,l a costruzione del grande bacino di .stazionamento a Porto Corsini, l'allargamento del canale, a sistemazione della da sena e il prolungamento ,d elle banchine, · raccordi feir.roviari ,e gli arredamenti per il pront-0 canico e scarico deHe merci, la oostruzione di uno
scalo d'alloggio, del deposit,o delle ghia.ie, di due
strade a destra e siinistra del canale, per lasciare
libere aJ traffico le attua1i strade di alloggio e del
cimitero, e per crea.re uina zona industriale in
prossimità al canale stesso oollegafa con appositi
racoo:ridi ferroviiar~ e tramviarfi, ecc. ecc.;
tenuto conto che iJ Ministro dei LL. PP. si
è mostrato propenso ad affidare ,agli Enti inte-r essati uniti in Consorzio l'e·secu:z,io.ne sollecita delle opere che saranno ritenute necessarie, antici1
pando j fondi che il Governo mmborserà integ'r,almente oon annualità :fisse a carico del biJancio
dello Stato:
deliberano cli porre allo studio 1a p~oposta di
costituzione di un Conisoirzio degli Enti interes,:
sati • .incaricando ti.i Priesidente della Deputazione
Provinciale, il Sindaco e il Presideint.e della Ca;,
mera di Commercio di Ravenna di provvedere a
tale studio, che verrà sottoposto al giudizio e al
voto delle 11ispettive amrruinist.razion.i.
LA CATTURA DELLE SORGENTI
DEL TANARO.
Il prof. F. T errile ha seguita la questione deJ.le acque del Tanaro prospettata dai giornali di
Torino e dice che .non comprende comre possa giudicarSli fatta con serietà e con giustizia la loro e•
nergica opposizione al progetto di utilizzar:le sul
versante ligure.
« Se il Piemonte - egli dice - non avesse altre ,acque nelle S\le valli - si osserva da chi ra•
giona senza spi!\ito di parte - se Torino si trovasse al posto di Ga,ressio, ai potrebbe hno ad
un certo punto riconoscere la rag'ioniev-0lez2:ia e
l'opportunità di una levata di scudi contro chi
cercasse di allontanare quelle sorg'enti, seaua il
permesso di una città ta,nto importante e ,c osì vicina: ma se si pensa quante acque scorrono ancora inutilizzate e nella immensa valle di Aosta
e nelle valli di Lanz.o e .i n quelle di Susa e di Pinerolo, per non dire che quelle della provincia di
Torino, tutte qwndi assai più vicine ,al centro iindustriale del Piemonte che non le sotigenti del
Tanaro, distanti da Torino non meno di 160 Km.,
non sii vede davvero come possa giustiticars-i fan•
to malumore da parte dei Torines-i contro chi si
propone di sfruttare a ben.ehcio dea. paesi e delle
industrie della sottostante Riviera a gra.n de energ'i di questo tiume, che scende dalle Alpi Liguri e bagna una parte della provincia di Porto
Maurizio e molti paesi di quelle cLi Cuneo e di
Alessandria, ma nessun tratto di quella di Torino. Quale permesso dovrà dunque essere chiesto
per questi lavor.i ad una città così lontana, aff at•
to estranea a;l -territorio che a-ttiraversa iii hum-e in
tutto il suo corso, quando nulla si viene a toccare
di ciò che le appartenga e c:LaUa cui mancanza
si possa ~spettare uz:i futuro danno?
« Parlare ancoria di un canale navigabile da
crearsi iin.teramente attraverso le montagne per un
percorso così Jungo, mentre da ogni parte si' cerca di eliminare le distanze con vertiginose velocità che si possono ottenere a buon mercato col
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ne Cemento Armato) che considera chiuso il dibattito verbale e vuol passare alle opere.
E promette di far bene perchè hn d~ora mo·
stra di veder chiaro, di veder bene quali sono i
cardini f ondamen-tali del problema: ottimo pro~
getto, ottimi materiali, ·o ttima esecuzione. Per
ottenere tutto questo la . I. C. A. ha stretto in
fascio un gruppo di energie f,attive di primo ordine: inge neri progettisti allenatissimi contro le
difficoltà specif. he, produtton di ferro omogeneo
speciale per costruzioni in cemento armato, p-ro•
prietani e direttori di S tabil~menti meccanic.i, che
eventualmente potranno e.ssere dedicati all'aHestÌm{'.nto degli cab, fabbricanti di Cemento a lenta presa di buona c va, ed imprenditori che dispongono di ottimi operai prat.icissimi di costru•
zi-0ni in cemento armato. È un complesso di for•
2-e fra le meglio preparate ad aprire all'arte cementizia questa nuovi sima via.
Che deve essere la via della fortuna, non soltanto per pochi ·ndividui sag'aci, m.a per 1a Patria intera. Il contributo che essa con questa iniziativa può portare alla causa per cui combatte,
UNA SOCIETÀ PER LA COSTRUZIONE
è incompanabile, e pertanto agli uomini coragDI NAVI IN CEMENTO ARMATO.
giosi che la tentano non possono mancare gli auell'urg'enza somma di provv,edere hn d'ora a g'uri più :fiduciosi e più fervidi ,e rappogg':io efficolmare i vuoti mentre la guerra continua ad im- cace del Governo per il più rapido raggiunperversare, ognuno v e dra che la sc e lta del mate- gimento dell'alto scopo economico nazionale.
riale di cui valersi è questione assolutamente c pitale.
I LANIERI E I COTONIERI
Costruire naviglio in ferro sarebbe la soluvi.one
AL MINISTERO DELL'INDUSTRIA
n.aturalmente più facile perchè non uscirebbe dalle consuetudini costruttive attuali, e troverebbe
Al Ministero dell'Industria e del Commercio
-g'ià nelle Ferriere e nei Cantieri le a.ttrezzaturc ono aivvenute a'1cune importanti riunioni di iindu•
pronte. Ma sulLa scarsità d 1i ferro e sulla necessi- s J:li,ali it liani.
tà di consacrarne quanto è disponibile ad altri
Convocati dall'on. De
ava sono intervenuti ,1
scopi non è il caso di insistere.
rappresentanti delle organizzaZtioni e delle diver•
Si potrebbe pensare a costruzioni in legno, ma se categorie di fabbriche esercenti l'industr..i.a
anche questo materiale scarseg ia, e ad ogni d ella lana, allo ..scopo di studiare e concretare ·
modo esso non si presta per una rapida costru- provvedi.mentj ,atti ad organizzare l'approvvigiozione degli scah, nè per costruzioni di g't1andc namento e la produz.ione di siff,atta industria, ~
:-,iole.
per assicurare a tempo il soddisfacimento deti biC'è invece un, altro tipo di struttura, che pochj sogni dell'Esercito e quelli della popolazione cihanno hnora pensato di usare per costruzioni na- vile. Si coaivenne nella urgente necessità di crea•
vali, e che pure vi si presta magnitrcamente: « il re un Comitato centra1e composto di rappresencemento armato».
tanti dello Stato .e della industrtta muniti dei neQuasi titubanti nell'affrontare la prova, i tecni- cessarii poti;;ri che ,abbia il compito di facilitare
ci hanno hnora discusso in giornali e riviste: da,1- di approvvigionamenti delle .materie prime, dri as•
la Svezia ed anche dalla Germania giungono voci sicurarle tempestiv.amente e di dist:rtibuirle con e•
di lavori intrapresi, mentre dall'Inghilterra e daJ- quità fra le diverse fa.bbr.iche, di disporre la
la Francia vengono lanciati inviti a studiare. Ma quantità e qualità di prodotti occorrenti all'Eser•
forse l'Italia non giungerà seconda: si · è fondata cito e i tempi e i pi,ezzi di conse~na, di assicuin que:sri giorni la Società Anonima « N. I. C. A. )J rare il regolare funziot1Jamento delle fabbriche e
col capitale -iniziale di L. 1.000.000 (Navi Italia- di controllare la produzione e •l a distribuzione dei
buon uso deUe acque stesse, a noi sembra un
controsenso e un voler fare a ritroso il cammiino
della civiltà. Sarebbe come chi si os-tinasse a voler rimettere in onore la diligenza e i velocipedi
dei secoli passati ohe impiegavano più di un mese a fare un viaigg'io da Parigi a ROJT1a.
« D ei canali navigabili, se sono sempre conven.ienti ~n region,i piane e solcate da grandi humi,
perchè poco costano di costruzione e ancor meno
di manutenzione, non se ne vede più ai giorni nostri l'utilità ~n regiion.i montuose attraversate da
terrovie elettriche. Riconosciamo quindi vO'lentieri, ad esempio, i vantaggi di una via acquea che
unisca Milano con l'Adriatico: ma 1a pretesa i
Torino di avere un canale anch'essa che la unisca a! mare nella direzione più breve attraverso
qualunque ostacolo, non solo non ci ,sembra un'opera attuabile e di grande ut~lità nazionale, ma
ci ha i'aria di quailche cosa di puerile e non consono allo spirito di una città generosa e patriottica quale fu sempre la capitale del Piemonte >> .
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prodotru per la popolazione civile, promuovendo
anche l'adozione di tipi uniformi intesi ad assicuriare l'economia nell'impiego della materia prima e l'equità nei prezzi.
Sotto La presidenza dell'on, De Nava si son
riuniti allo stesso Ministero i r,appresentanti del1 industria cotoniera e quelli della Amministrazione governativa che hanno rapporti con siff att
industria, allo scopo di avvisare 1ai provvedimenti
urgentemente richiesti per assicurare l'approvvigionamento del cotone, pe,r garantire l'ingente
faibbisogno dell'Esercito e per regolare nel miglior modo le questioni che riguardano ae esportazioni e che concernono la distribuzione dell lavoro nelle fabbriche, onde ottenere la maggiore
possibile economia nel consumo della materia prima. Gli mtervenuti hanno formrulato di pieno accordo una serie di conolusionii che formeranno
oggetto di opportuni prcvvedimenti, -alcuni dei
qua1li son.o già in corso di preparazione. Si convenne anche che . per rendere più .intiimi e più fattivi
i contatti ha l'Amministrazione e l'industria, nell'interesse gen,erale, siffatte riunioni si terrrunno
f.requentemente,
IL PORTO-CANALE DEL PESCARA.
Questo gravissimo que&ito, che a.d onta di tutti gli studi, di tutte le relazioni e relativi progetitti,
attende da altre un ventennio la sua naiturale e
logica soluzione; che non un interesse locale investe m.a l'economia dii
tta la regione abruzzese compresa tra i monti e il mare; che risolto
formerebbe il fulcro della .rinascenza e della emancipa:zione industriale di tuttia l'ampia ubertosa vallata dell'Aterno: pare cominci a interessar e
can una certa serietà dii propositi le Autorità preposte aHa difesa e al pro dr esso civile ed economico delle nostre laboriose popolazioni.
L'adunanza testè tenutasi in Chieti, adunanzia
che il sindaco di Pescaria, avv, Farina, annunziò uf-6.cialmente, insieme all'inv.ito fatto a S.E. De Vito
per una visi-ta minuziosa -ai lavori portua,l i e all ri
necessità di tutta la navigabilità del -fiume; invito seg·uito da promessa formaìe di una sua and ata « ad hoc >> , sono se,g'nn p,rop.izi che riempion•J
l'animo di buone speranze.
I moli guardiani, che sono oggi la sola opera
semicompiuta del futuro grande scalo commerciale, mantengono alla massa d'acqua del canale
i fondali previsti, assicuraindo allo Stato la bontà
e la prohcuità dell,opeva coraggios,a .intrapresa.
Così stando le cose, è necessario C'he lo Stato,
gli enti regionali e locali cointeressati rivolg'ano
ali 'opera da compiere tutte e oure e tutti gli ai\lti richiesti: tale open ,non può soffrire abbandoni
anche momentanei e pone in tutta la sua graY~tà il problema della completa sistemaziane del
fiume.
PER VOLARE $ENZ'ALI, SENZ'ELICA,
SENZA BENZINA.
Don Dido Marchesi da Bologna h.a pubblicE. to
or ora u.n volume riccaimente .i llustrato intb.tolato
il Gheidrovolante, nel qualle illustra la natura di
un apparecchio da lui genialmente inventato, di
cui la cronaca ha già avuto occaisione di occu•
pars.i. In taile articolo egli stesso riassume .i pri.n.cipii da cui è sorta la sua invenzione, che non
può ,non venir presa in considerazione, -specie :n
questo momento, e che è, comunque, destinata
ad interessare una larghissima cerch · a di persone.
« Realizzare un volo - egli &cnve - '3l!l.che
con un·a automobile a .mez:zo di razzi inon saTebbe certo una oosia impossibile.
« Ma quanfa polvere l quanti quintali di polV1ere non occorrerebbero anche pe-r un non lungo
valo. E eh.e spesa enorme e che pericolo contii.nuo !... Un razzo di qualche decina di g'rammi per
fare un br,eve percorso di qualche centina.io di
11'\etri, ne consuma già tanta, che a portare .il calcolo in .riapporto a un 'automobile, con due o foe
pe.vsone dentro, per un viaggio di qualche centina.io ,d i chilometri, non basterebbe l'intero deposito di una polveriera..
« Però l'effetto cambierà diametralmente, se
alla polvere sostituiamo l'ari , se .ailla sua forza ,
d'esplosione sostti.tuia.mo quella più regolabile di
-u,n compresso.r,e azionato da un motore~ se invece di gettare contro l' ar1a ambiente dei gas ad altissima temperatura, vi lanceremo dell'aria alla
temperatura comune. Allora oiterrrem.o 1o ste.sso
effetto, ma col vantaggio d'.a'Vler un alto rendimento. Mi risulta ohe 'l debole -rendimento del
raz%i0, e deglii altri sistemi del genere, prov.iene
dal salto di tempenatura fra .i due elementi : 1
contr,asto · senza del quale il ,rendimento diventa
così · grande, da cras,entare la compileta trasformazione d'energia in lavoro. E questo fatto sorprendente avrebbe la .sua base scienti-fica sul1a r,esisten:z.a assoluta dell'ar.ia-amhie:nte a un getto di
aria lanciato da un ,eiettore mdbile.
« atur.almen-te io non parlo esclusivamente da
una supposizione teorica, ma da esperimenti fatti con piccoli modelli. Quesci, con dispen•dio di
energia mii.nore .ancol'\a di queUa che proporzionalmente non faccia l'aeroplano, superano le sue
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velocità. I calcoli che si possono far~ abbrustanz.:i
facilmente sui piccoli m.odelli, lo .d.ic-0no chiia.r<Lmente. Mettendo a raffronto i rapporti fra J'energia spesa e il lavoro restituito, come l'automobilista -0 il'aviatore caJ.cola la benzina consumata per
realizzare un dato percorso, mi risulta che il consumo d'energia fatto con questo sistema di propulsione a spinta d'aria, è infer1iore a quello dell'elica e de· piani.
« Dunque è poSBibile volare senz'elica e se111zn
piani non solo, ma è possibile f arfo anche COill risparmio du benzina ».
TASSE SULLE INDUSTRIE.
Da ,alcune settimane - scrive l'ing. Bernasconi - seguiamo attentamente sui giornali le critiche che &i muovono alla nuova tassa ~ulle spe•
cialità igieniche e med · cmali ed è un coro intonato di proteste in tutta la Penisola nei r.iguaa-di
deù.l'organizzaz.i one applicatoria di qwesto nuovo
cespite d'entrata d~ cui lo Stato abhisogna nelle
attuali emergenze e che gl'interessati colpiti, sie~
no produttori, sie:no commercianti all'ingrosso o
rivenditori, tutti, da buoni ·taliani, sono dispost i
a pagare. Ma desidererebbero pagare in ordine
ad una bene studiata previsione, e non con la
prospettiva d'inquisizioni moleste e dannose a cui
il Fis o già preJude.
Ora che in <> casione delle esigenze di ,guerra abbiamo appre o come da un più razionale
impiego dei combu tibili fo sili ed alllche nazional.i possiamo aveiie in c a nostra a.bbondantissim e le ma,terie prime per 1 bbricare noi stessi
tutti i prodotti farmaceutici e chimici che ritiravamo dalla Germania, i colpi di pillo che arrivano dal Ministero delle Finanze sulle industrie chimico-fairmaceutiche esistenti, potrebb ero divecntare colpi d'ariete, per le iniziative promotrici di tante altre industrie chimiche 1m1lari ed affini.
Con tanti cospicui cespiti assabilissimi ed indisturbati che ancora esistono in Italia e la oui
tassazione non involge il pericolo di nessu.n impoverimento industriale e commerciale, prossimo o re.m oto, ma rtichiederebbero sO'ltanto alcun
poco più di studio e di lavoro da parte deg1i organi burocratici, noi riteniamo che sarebbe di
sommo interesse pel Paese e pecr lo stesso Governo di non tormentare in questo moonento le
ind·ustrie da cui la azione deve tutto aspettarsi
pel rinsanguamento economico generale; ed in
via subordinata, attendere almeno di oompler
tare più maturi ed ordina,t i studi per poter esigere dalle industrie u.n tr.ibuto su bais:i sicur,e e
meno incerte di quelle -0ra hssate.
!!loichè ,l'incertezza degli organi burocratici sui
proventi di que, ta ed altre .recenti tasse sulle industrie, allo s opo che fornliscaino rendite considerevoli e 6ulla riscossione delle quali si possa
far conto sicuro, genera un grave inconveniente
d'ordine pubblico, a motiiv:o che l'accertamento,
l'esazione, il controllo richiedono l'impiego di
funzionari e di agenti della forza pubbl.ica.
Astenendoci d apprezzamenti su questa tatt.ica che ci sembra però inopportuna, osservi8.IITlo
soltanto ohe i commissari, i delegati, le guardie, i
carabinieri, e c., rridotti molto d~ numero, hanno
già troppo da pensare per poter essere assorbiti
da altre mansioni lunghe e complicate · quali lo
scandaglio dei libr~ di contabilità, la verihca di
merci bollate e non bollate, la visita delle retrobotteghe, battibecchi sulla classificazione di prodotti tassabili o non tassabili e via d~cendo.
L'OLIO D'ALLORO
Presso la ederazione delle Soc.ietà scienti6.che e tecniche si è tenuta una riunione della Associazione italiana pro-piante medicinali, nella
quale venne ampiamente svolto dai professori
Brizi della Scuola Superiore d'agricoltura, Fachini della Scuola Olii e Grassi ,al Politecnico, Ber·
tarelli e Terni, l'interessante argomento della
coltivazione industriale del lauro. Il prof. Brizi
i occupò della parte boiianico-agraria, mettendo
in rilievo come il lauro, comunemente detto alloro, che oggi fruttifica in tutte Je regioni dove erece il limoae e l'ulivo, coltivato su vasta scala, ben
curato e trattato con gli innesti, può dare una re•
sa in oilio cento volte maggiore di quella attuale.
Il prof. Fa chini, che svolse l'argomento chiimicoindustriale, suggerì iJ metodo razionale per uno
sfruttamento completo delle drupe dell'alloro, impropriamente dette bacche, e disse che l'olio di
lauro, che prima della guerra veniva esportato
nella sua quasi tot,alità, può dare ottimi prodotti,
quali iJ sapone, unguenti, emulsione, acidi g'rassi,
dliceri.na ed un gradevole profumo, pure contem1.to nelle foglie. Il sapone, che ha subito inc-0ntrato il f a-viore del pubblico, specialmente nelrambiente militare, a differenz.a di altri prodotti del
genere, è l'unico preparato esclusivamente con
olio italiano, giacchè l'olio di lauro per sè stesso
ha la qualità piieziosa di dare, in seguito ad accurata lavorazione, senza aggiunta di altri grassi,
un sapone da toletta prof umato e nello stesso
123
Supponete che il vostro cervello abbia
una parte speciale, che, mentre Voi addi.
zionate diverse colonne di cifre, 11 RICORDI " i totali rispettivi di ciascuna
colonna, e li sommi insieme.
Questo è esattamente ciò che una sezione separata, fa nella Burroughs n Duplex "; q..iando la
macchina ottiene i totali parziali, questi vengono " ricordati ".
Sotto un'unica tasti era vi sono due addizionatrici, e ciascuna di esse opera indipendentemente
dall' altra ; mentre una eseguisce le diverse addizioni, l'altra automaticamente raccoglie i totali parziali e ne ricava uno complessivo.
Gli e!empi quì sotto riprodotti, illustrano alcuni esempi fondamentali del lavoro che compie
la BURROUGHS "DUPLEX"
I.
!
i/
:;; -
Segno d1 macct11na zero
d~ll'accumula1, superio:-e.
, umero o'ord1~e non ao-
l -{}-"'
251
4 0
56
8 3
·
,/
I
2.04 7 /
2 ,.
1.1 O
4S
i ~~
ll
J/
Pos1e sommale s1,Jl'accu·
m,da ore superi.r,.
'ene1 e del commesso
o. 1. consA n11~ alta
" memJc,a " della mac •
chtna (accu•nutarore ,~I )
la;c1a••II) l'~c·umula:ore
sup libero ce• la vcnd,:e
del commes,o • ;uen!e,
Come sopra.
3.
2.
Segno di macchina a 1e10
dell'ac:11umu1a • 1nler1ore.
4567
65 32
3 4.5 6 ~
.3 5 4.0 6
6 7.8 9 •
6 5 ~-: O 6.8 8 ~
5 4.
Segno di macchina a zero dell' accumula lore inferiore.
Segno lii macchina a zero dell' accumu·
la ore superiore.
Credi I addiziona i sull'accumulaioro 10·
feriore; le cifre non contrasstgnaie tn· .
ll ·cano I Oeb, i e sono addizionale sul·
l'accumula10re.
3
7. 6 7
~
To aie credi i 011enuto coli 'accumulatore
1r.rer,ore.
To alo deblli ot enuto coll'accumula ore
superiore,
50776 ~
SOG.76 ~
70S88 ~
809.98 ~
50776 ~
6 O 7.6 O ~
70877
708.00
70780
5707
60770
30550
3. 9 9 5 6 4 R
So'!lma I su I' acc,1•
m alore superiore.
~
2 3 7 O O-::<-
Crellltl
4 4.9 O :i
Totale
Ceblt
3.
5
o. 7
4 ~
Totale
Crediti
Sommali sull' aecu·
mu latore Inferiore.
BIiancio. (la sottra zione
viene falla sul a macchina)
3 74 •
3.:
25
75
50
Coms sopra.
O,lanc,o di verit,ca cne mo.
,ira Oe~,ti e Cred, , ll1spom
• in colonna, e somma I çer
mezzo di accumul,10:, CL
Slln i ,
1. 2 5
50
To1ale complessivo delle
vend te, o 1enu1e d 11 a
memoria dell a 111acch1na.
ENRICO DE GIOVAN I, CORSO ITALIA I, MILANO
==
- - - - - = = = =
= ==
RASSEG. A DEL MOV/ME TO I DUSTRIALE JT ALTA O
tempo disinfettante. Gli acidi grassi messi in libertà per effetto della scissione idrolitica. in presenza del laurene e di altri princip1 attivi oltre a
lasciare la pelle morbida, hanno un'inB.uenza leggermente eccitaaite sul sistema nervoso, conferendo un senso di benessere in tutto l'organismo.
Per tale proprietà e per il suo forte potere detergente, il sapone di lauro è da ritenersi .il miglior
sapone per bagno. Con l'unguento di lauro, diluito corn. poca acqua, si ottiene un 'emulsione persistente che possiede riunite l proprietà deter sive e disinfettanti del sapone con quelle più energiche dell'olio.
Eppure fra tanti bisogni non pos ono tral
oi
si i lavori pubblici, che s'impongono, ia per
perare al progresso economico e sociale della
zione, sia per non dilapidare in spe e di pubbli
sicurezza quelle somme che possono impiegar
in opere di romanita.
Per fronteggiare la situazione del dopo-guerra
occorrerebbe raddoppiare non soltanto i lavori comunali, ma anche quelli statali.
Fra questi hanno singolare importanza i lavori
che si eseguono per concessione da Provincie, Comuni, Consorzi, Società, eoc. ~ trattasi di bacini
morutani, opere idrauliche, bonifiche, ferrovie.
È giusto che nel campo di attività sociale n on
bisogna attendersi tutto dallo Stato, ma bisogna
LAVORI PUBBLICI PRODUTTIVI
cooperare con esso il più largamente possibile. ·
Tuttavia anche in tal caso incombe l'obbligo
È nei voti che la guerra liberi le terre doloranti
nella schiavitù ed emancipi le nostre energie pro- allo Stato di agevolare la volontà fattrice degli
duttrici dalla sudditanza al lllemico, allo stranie- Enti minori e dell'industria privata, ~n modo che
ro. Ma il rinato fervore operoso di tutto un popo- siano create le condizioni favorevoli allo svol gilo che vuol seg'nare orme sicure sulle vie dell'av- men o della loro attività.
Si conoscono ~ serii ostacoli che anche in convenire troverà eco nel capitale dei privati e dello
Stato?
dizio•n Ì normafi ha sempre incontrato il credito
Uno studio del dott. Pietro d'Angelo, « Lavori agrario appunto per il suo carattere di longevità,
pubblici produttivi », esamina con lucido acume il che non garba al mondo degli affari, sollecito delproblema che ci fa ansiosi sui primi templi deJ le 'realizzazioni.
Si son dovuti p erciò creare degli Istituti sp edopo-guerra, quando la vasta milizia .in armi si
muterà in ,o perosa maestranza intenta alle a.rti ciali, che .invero con ogni buona volontà riescon
appena a front eggiare i bisogni della proprietà
detlla pace.
Il bilancio del Minis>tero dei Lavoni Pubblici stab-ile .
Ora il credito o ccorrente ai concessionari di o- egli scrive - per l'esercizio 1917-18, testè mi•
ziato, ha uno stanziamento di spese straordinarie, pe r e pubbliche ha gli stessi caratteri di quello
ossia per nuovi lavori, di circa 130 milioni e mez- fondiario, corrispondendo gli Enti pubblici i lor
z?• compresi 30 milioni per costruzioni ferrovia- contributi in annualità che variano in pratica d a
30 a 50 anni.
rie.
Ma al sopravvenire della paoe saranno sufficienAppunto n elle condizioni cr eate dalla guerra
ti ~ fondi previsti 7
è divenuto più ch e mai difficile trovare i capitali
Anzitutto è da ponder al"e pe r t e mpo il pro r am- liquidi, occorrenti per l',es.ecuzione d ei lavo:rii, m ema di lavori invocato, compar ando sa ga cemente di a nte la cessione di quelle annualità.
la produttività economica o social e delle varie oQuale il rimedio? Sembrerebbe logico sciogliiepere da eseguire, predisponendo i pro g'et ·, i mez- r e il problema c?"eando un Ist ituto analogo a qu clzi d'opera, provvedendo al pnanziamento.
li di Credito fondiario, che avesse lo scopo spe c i a"
La difficoltà maggiore da vincere sarà il pnan- · l e di fnanziare i lavori pubblici eseguiti da conziamento dei lavor.i. È nota la gravità della que- cessionari, Proviincie, Comuni e Consorzi.
stione, connessa a tutta la fa tic osa siste mazione
Ma con quali capitali agirebbe un simile Istidel trapasso dalla guerra alla pace.
tuto?
on potrebbe evidentemente disporre che
Lo Stato alJora dovrà provvedere a consolida,re d el proprio capitale di fondazione, e fare app 11,
tutto il debito fluttuante, e sono parecchi miliar- al mercato con l'emissione di cartelle dri caratt cdi; dovrà restringere gradualment e hno al biso- re fondiario.
gno normale la circolazione cartacea, e sono altri
È chiaro tuttavia che i due mezzi riuscirebbero
miliardi.
inidonei allo scopo: primo, perchè il capitale delD' altra parte le industrie, i commerci doman- l'Istituto non potrebbe raggiungere una n·otevole
deranno capitali liquidi necessari alla ripresa ed entità; secondo, perchè il mercato difficilmente
espansione degli affari.
assorbirebbe cartelle, che non potriebbero avere
125
LAGRAN MARCA PREFERITA
DITTA
I. L. RUFFINO - PONTASSIEVE <FIRENZE>
ESPORTAZIONE
· O MASSIME O ORIFICENZE
MONDIALE
ALLE PRINCf PAU
ESPOSIZIONI MONDIALI
della Real Casa d'Italia e di S.A. Reale il Duca d' Aosto
PROPRIETÀ FRATELLI FOLONARI
- - - - - - - - - - - - - - - RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
un tasso elevato d'interesse, dov,endo esso adeg'uarsi a quello che corrispondono gli Enti pubblici sulle loro annualità.
Pensando quindi di far appello al cr,edito nazionaile, non resta altra soluzione che di usare, sia
pur limitatamente, i capitali liquidi proveinienti
dari depositi ,a risparmio: questa è la sola paTte
di capitale che può aversi a buon mercato e che
viene completamente garant.ita con un investimento di annualità per lavor.i. pubblici.
Essa infatti e stata hnora la fonte quas~ assoluta che ha alimentata l'esecuzione delle opere pubbliche; Ja Cassa Deposiirti e Prestiti, attingendo ai
risparmi postali, e le Casse di Risparmio ordinarie, attinig'endo ai depositi della loro clientela locale, hanno .resi importanti ,s ervigi allo sviluppo
civile del nostro Paese.
ei tempi straordinari che viviamo, tutti gli
sforzi debbono essere accresciuti: vedaamo se
queg11' Istiituti possono essere in g·r,ado di accrescere 1e loro benemerenze, aiutando ancora più
l'esecuzione dei lavori pubblici.
La Cassa Depositi e Prestiti, che ha concesso
negli ultimi anni una media normale di U!ll• centÌ•
naio di milioni per esecuz.ione di lavori pubb1ici,
pott1ebbe g'iunger,e a 140-150 m1iilioni, ove allo stesso scopo fosse in grado di destinare l'intera disponibilita riservata ad 'mpieghi economici,
n alo: l'ilh.1 stre maestro Luig'i Luzzatti, .in
un discor o pronunci to a Padova in un congresso di b nifì tori nel 1913 (discor:so che ebbe non
J: oca ri on nz ) ,
oprì ... una le ge da lui ispira·
ta e ferm ment applic t Richiamò in sostanza
l'attenzione ulla fa olt' he h 1 Cassa Depo iti e Prestiti di emettere le cosidette carte7l di
credito comunale e ,f,rovincial ali
po di -fin nziare opere pubbliche. on vi • dub io che elle
condiz-ioni attuali quelle cartelle ovr
ro
•
sel'e emesse ,ad un tasso superiore al 4 per cento,
e -troverebbero anche dif:6.colta di collocamento.
Ma gli studio.si della tÌnanza (cito fra tutti il chi ro prof. Flora) non !'.'tengono probabile che il privato risparmio accolga volentiem, accanto a li eccellenti titoli di Stato. anche una limitata quantità di titoli, sia pure garantiti dallo Stato, ma che
siano espresS!lone di produttivo 'nvestimento e di
civile progresso?
E. se mai, questi titdli non potrebbero es.se.re
emessi all'Estero, in Inghilterra o nel Nord-Ame1:i.ca, ad un tasso forse inferciore a quello dei prest~ii di guerra?
Gl~interrog'ativi pongon.o .iJ. quesiio fondamentale per la soluzione del problema del hnanziamem•
to delle opere pubbliche.
Intanto è bene fermare il punto che ci mosse.
el riconoscere Ja necess.ità di preparare un vasto programma di la.vori pubblici pel dopo-guerra,
non è dubbio che taile programma debba ponde.ratamente inspirarsi a.i seguenti criteri:
1.
essuna preoccupazione di polivica elettorale ·
2. Esigenza di creare nuovi strumenti di civiltà e di accrescere i mezzi della produzione nazionale.
L'AUMENTO DEI SALARI.
Filippo Carli, dopo aver pubblicato uno studio
sui problemi e le po ibilità del dopo-guerra nella Prov.incia di Bres ia, nel quale ha sintetizzato
le trasformazioni te nico-economiche che la guerra ha determinato nell'industria di quella Provincia, procede ora . d un esame analitico delle
nuove posizioni dei vari fattori della produzione.
aJ :6.ne di fornare tutti li elementi di giudizrio in
base ai quali si possan fondare solide c-0ndusioni. Inizia questo esame con una interessante inchiesta sui salari i cui ri ultati escono ora per 1e
stampe, corred ti da un ricco marteriale statistico.
« I due no tri massimi g'ruppi d'industr.ie, le
metallurgico-ttnecoani he e le tessili, presentano
un andamento ompletamente diverso. La g'uerra ha ovvertito il iiapporto di grandezza fra questi due raitni industriali de'lla nostra Provincia,
poi hè, mentre in regime normale Je tessili prevalg no per numero d'operati sulle metallurgiche.
attu lmente queste hanno di gran lu.nga superato uelle. Era naturale dunque che J'.intensa aff nnosa domanda di lavoro metallurgico meccamc - oltre che la inB.uenza spec.itÌca del caratter bellico di alcune industr.ie meccaniche facesse ra,pidamente salire la curva de.i salari. Ed
in realtà è avvenuto che, mentre nel pzumo semetre 1915 si pagavano 4.765.233 lire in mercedi
a 8059 operai, nel secondo semestre 1916
si pagavano 21.914.183 lire a 20.534 operai: quanto dire che il sa'lario medio giornaliero (cal,c olando il semestre di 150 g'io.tmi lavorativi) è passato
da L. 3.94 a 7.14. Facendo uguale a 100 ~I salario
medio giornaliero
pagato nel pr,imo semestre
1915, si ha che quello del secondo semestre 1916
è rappresentato da 180.45. In altre parole, fra i
due termuni estremi, .il salario medio degli operaii metallurgico-,meccanici è aumentato del1'80.45
per cento. In vece nelle .industrie tessili non si
e avuto che un aume!\to del 16.35 per c'ento: il
minol"ie aumento che si è veri6.cato nelle mercedi pagate durante .il biennio 1915-16, eccezione
127
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- - - - - - - - - - - - - - - RASSEG A DEL 10VIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
fatta per alcune industrie minori - ~1 che si sp.t;•
ga del rest-> pensando che la imano d'opera deUe
tessi,l i è quasi esclusivamente femminile, che non
si è verificato un aumento apprezzabile del numero degli occupati .i n questo ramo, e che pertanto si è avuta un'offerta di lavoro sempre più
o meno adei;;'uata alk domanda.
« Dopo le industrie della lavorazione dei metalli, i maggior.i aumenti si sono verificati: nelle
mercedi dell'industria delle peUi (57.90%), delle
industrie edili (55.50 per cento), delle industrie
chimiche ( 40 per cento).
« Dopo le industrie tessili, i maggiorri aumenti
si sono verificati nelle industro.e della lavorazione del legno (26.02 per cento). nelle industrie
alimentari (29.16 per cento) e nelle cave ,e torbiere (34.82 per ce.n to).
.
« Facendo la anedia degli ind.ici si ha che, chiamando 100 il salario medio giornaliero pagato nel
primo semestre 1915, il salario medio giornruLiero
pagato nel secondo semestre 1916 è rappresentato da 138.70 )).
PER LA ESPORTAZIONE
DEI NOSTRI PRODOTTI.
ProbLema vitale per la nostra esportazione è il
trasporto dei nostri prodotti a.i mercati cui sono
destinati. E siccome la maggiore e più importante parte della esportazione dovrà esser verso '.Pae..
si lantani, oltre mare, è necessario avere un comodo, utille e razionale servizio di trasporti ma·
rittimi.
Qui mi si potrà subito dire - scriv,e F. Cu ~ini
nella (( Perseveranza» che, specie in fatto di b stimenti, « tra il dire e il f re c'è di m zz il
mare
e non a torto, e perfino agli St ti
g'randissimii produttori di e i io, la e r it
prohlati e di lamiere impone la. co truzi n
cargo-boats >> di leg·no. Ma i nostri Mini tri e
i nostri uomini di Stato, nell'annunzi re quello
che dovrà essere al programma del .dop.o-guer ,
hanno positivamente dichiarato che dovremo avere una fioriente manina mercantile: ed io non dubito che tali uomini deb\,ano aver avuto dati e
fondamenti certi per affermare così un tale ·pn.
g'ramma.
Supponendo adunque che i piroscah vengano
costruiti (basta del resto seguire l'opera febbrile di Odero. Ansruldo, Onlando, Riva Trigoso. San
Giorgio e Cantieri riu.nriti a per.suadersene), è forse utile gettare uno sguardo sul problema della
navigazione commerciale :nostra in rapporto alla
esportazione futura.
»,
La necessità dei trasporti marittimi nazional ·
sarà sentit ed apprezzata in futuro per quattro
gnndi ragioni: per facili tare cioè lo scambio dei
prodotti con un aumènto di tonnellaggio; per pro•
tegg'ere il no tro commercio di esportazione; per
permettere l'importazione della merce necessaria; per il decoro della Nazione.
Alla 6.ne della guerra tutte le
azioni alleate,
nentre e nemiche nostre tenderanno a sv.ilupp.a re
intensivamente i commerci d'-oltre mare; gli uni
per dar sfogo alla immensa attività industr.iale
creata dall
uerra, gli altri pel desideTio di ·rtiassettare in qual he modo le loro malandate :6..nanze, Il tonmellag io sarà ricercato, allora forse
maggiormente, poi hè i numerosi div.ieti di importazione e di e p rtazicme. creati per la guerra,
dopo quella dovrann
essare; ed allora, chi a•
vrà navi le usern e chi non le avrà ... rimao:rà a
veder,e.
Allora otremo noi apprezzare al suo diusto valore l'esistenza d · uin flotta na:z.ionale forte e numerosa che aiuti e prote a il nostro commercio.
Due soli sono dal puinto di vista naziionalie, i
v,ettori che dovranno portare le nostre merci nei
nuovi, lontani mercati: li I aliani, e quelli del
paese cui le m r i
o de inate: queUi per la
comunità di 'ntere i, se non per sentimento di
patria, que ti p r l'interesse di far g'iungere iin
casa loro mer ainzie di cui v'è richiesta. Le sped,'zion,' a m zzo di Hnee straniere ed estranee sono b n piu aranno, dopo 1a guerra, J; grave detr,'m nto al no tro commercio. Queste linee si
tr v n in rado di conoscere lo speditore ed il
in t rio di una data merce, ·1 suo valorie, la
quali ' e la quantità ( tutte cose che vM'lno dichiar
n ile po1iz2-e di carico), ed è fuor di dubbio
he in t 1 modo l'attività delle nostre Ditte possa
ve e ven a effettivamente se,gnalata ai loro
or:rienti stranieri. E siccome bein spesso i nocommercianti si trovano, per l'assenza di Istituti italiani, nella necessità di avvailersi di Banche estere ne.i mercati lontani, tutto il meccanimo della nostra esportazione verrebbe così a trovarsi nelle ma.ni di chi ha interesse a soppialntarci colà.
Considerando accurata.mente la nostra esportazione, dobbiamo aocorg'erci che, specie nel ramo
delle industrie meccaniche, essa è intimamente
legata a1la importazione: ed è questa una seria
condizione di 'nferiorità che solo la sicurezza di
serv1z1 commerciali nostri, indipendenti, può
alleggerire ,e d ovviare.
E vogliano le nostr,e Compagnie, ,ammaestrate
anche dal sistema della penetrazione tedesca
129
9
UGO COLOM EIO &
c.
STABILIMENTO PER LA
PRODUZI.ONE E .LAVORAZIONE
DELL'OTTONE, RAME E BRONZO
FONDERIA
T R A F I L E R I .A
.
LAMINATOI
o
STABILIMENTO
TT o N E
E
RAM E
AUSILIARIO
Decreto M1nis1eria.le N. 00 del 23 Ma.ggio 1916
Via. Orobia. N. 32."F
M I L A N O
Telefono 2,7,,2,1
AMMINISTRAZIONE
Via. C . Ca.ntù N. 4
MILANO Telefoni N . 15,,52, - 4g,,g1
- - - - - - - - - - - - - - - RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
(quanto spesso, negli anni scorsi, le genzie delle nostre linee, nell'America latina e nell'Estrem o O riente, erano i.in. mano del
orddeutscher
Lloyd, della H. A. P. A. G. e della Hamburg-Ameru.ka I), tener alto, nei 111ari lontani, il prestigio
della nostra nazione, dimostrandos.i conscie del
loro grande ufficio, per la prosperità dell'Italia
nostra.
on dobbiamo noi solo vin cere la guerl'la di
sangue dell'oggi, ma la guerra di traffici del domani.
L'ASSEMBLEA DEL CONSORZIO
DEL PORTO DI GENOVA
A Palazzo S. Gior io a Genova, si è tenuta la
assemblea semestrale del Con sor:z.io Autonomo
del Porto. In essa il Presiden te senatore
mo
Ron co ha dato relazione del lavoro compiuto nel
semestre precisando l'acoeleraim e.nto n otevole dei
servizi di scarico delle nav,i carboniere (minerale) che si è potuto ottenere. H a pure dato aitto
delle pratiche fatte ed incamminate, relative a1
raccordo per via d'acqua del ostro Porto colla
valle Padana, informando che •il mi.ruistro ha dichiar.ato che saranno soddisfatti i voti espressi
dal Consorzio, poichè nel prossimo Decreto verrà classiticato come linea navigab1le Pavia-Genova, trovandos.i la Pavia-Milano già classifcata
dal 1911. Circa il progetto di un g'rande porto
Vado, il en. R onco ha dichiarato che il Consorzio non e sendosi m ai opposto alle altrui ini2-iative non h intendim ento di opporsi a questa, ma
è conveniente che i poteri centrali studiino il
modo che dovendosi costrurre tale porto sia esso
la integ'r vione di quelli esistenti. I nformò che
l'impre
ppaltatrice delle opere di ampliamenti nel Porto, h
ià in com ~nciato i propri lavori e
ag iun e di vere presentato i primi elementi del
piano hn nziario al M inistro dei Lavori Pubblici, il qu le, appr zzando i propositi espostigli, ha
dichiarato l en. Ronco di prendere · n considera:z.ione l
ue richic te.
UN PROVVEDIME TO CHE RISULTA
A DA
O DELLA MARI A ME RCANTILE.
Con decreto
intendeva d
la m rin
liani ali'
ne con l'
gli e tr
po la o
verno f
buon
re e
i da
un
nziale del 18 g'etrnnaio si
dimenti a favore deldo gli armatori itaed alla costruzioo dell'imposta sueto ebbe purtropn volere del G oenza di ck quel
pratica I Basti didella esenzione,
esi per acquistare
cati quasi tutti chiusi
ionale » - con la concor-
~MARO
FELSI NA RAMAZZOTTI
ttJ
1/ s ovrano ~~gk a/lerilivi
il pid per:;ello dei Ionici
dtjama mondiale
Il~
Ani/ca 5pecia!tla' della !Ila ·
RAMAZIDTTI - MI LAN D
Casa fondala nel /8/5
LE I./. I. = - = - = - - - = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = - = - - - - - - renz.a ,d egli armatori neutrali esenti dalle requi- dgli extra-prohtti realizzati nel 1917. E cosi lo
sizioni e quindi in condizioni di f a.vore r.ispetto ai scopo di ,aumentare ii più rapidamente possibil
rar:issimi piros,caih dispon1ibili, con Je enormi som- la nostra marina mercantile, non soltanto n0tt1
me oggi necessaTie per , acquisto di .navi, il d e- raggiunto, ma è addirittura ostacolato.
creto del 18 gennaio ebbe i:l solito effetto negativo. E allora si corse ai ripari con un nuovo deLA NECESSITÀ DELL'ISTRUZIO E
creto, quello del 10 giu no, che rimediò all'assurINDUSTRIALE.
do dal term.me, ap ortalndo anche talune niodi:6.cazioni al decreto precedente. In particolare, p er
La de-6.cienza di scuole moderne tecnico-induquello che riguarda i redditi derivanti dall'es e r- striali getta nel mercato dice l'iing. Claudio
cizio delle navi, si stabilì che questi sono esenti Claudi nella sua conferenza « L'industr.ia in Itadalla imposta sugli extra-pro-6.tti aillorchè il con- lia dopo la g'uerra » - una superproduzione di
tnibuente investa nell'acquisto o nella costru- giovan ·, perennemente malcontenti, petulantezione di navi mercantili una somma quadrupla mente ellemosinan i piccoli impieghi iinsuf:6.o.ienti
dell'imposta stessa dovuta su que~ redditi.
alla vita, delusi della loro tanto altisonante quanL'incitamento a investire capitali su navi è co- to inutilizzabile laurea, mentre le stesse attività,
sì innegabile, dice il giornale nazionalista, ma la indirizzate con m~or boria, ma maggior buon
applicazione del decreto tanto ,p iù .,corrisponderà se:nso nei campi tecnici e pratici, creerebbero il
al proposito del Jegislat,o re, quanto p.iù sarà fatta benessere loro e la ricchezza della nazione.
con criteri Jarghi e con iil concetto di rendere
In Italia il problem,a dell'istruz,ione professioquanto più pronto -e sollecito sia possibile l'inve• nale non è stato capito che da una esigua mino.stimento iteltllUto. ,ed a l'agione, necessar.io alla ranza dii persone pratiche e modem e: il grande
economia nazionale.
pubblico vede nella scuola a questo scopo creata
Pare invece che f aicdia già capolino il solito cri- tutt'al più un irifugio a:i giovani inadatti ad altro:
terio arido e gr,ettamente -lì.scale, destinato a sof- la borghe sia crede la frequenza ad essa qua,s1 ufoca.re fila noi ogni i.n.iziativa l
na m e nomazione della propria dignità, una riinunEd ecco come: quando un armatore investe, cia al suo g'rado; non si lamenti se poi deve rasse•
per 1' acquisto di una na.ve mercantile estera, un a gnarsi alla triste e morti-6.cante necessità di vesomma supe:ru.ore al quadruplo della imposta do- dere i pr opri -6.g1i non bastare a sè stessi e spesso
vuta swi. profitti già realizzati, potrà egli god er e essere alla dipendenza d · altri privi di laurea, ma
il be1nei6.aio dell~ese,n71ione anche per questa ec• più apprezzati e meglio retribuiti, perchè più fatoede!Il.Za, applicandovi i prof tti successivi d elb tivi e d utili a.Ila società,
sua azienda?
L'istru zione industriale malgrado il buon voleLa risposta è ovvia: J'-armatore, che ha -6.ducia re di alcuni che nei Ministeri e nella Scuola fanno
nella protezione della navigazione da parte del della miss,i one un vero apostolato, vegeta, più
suo Gov~rno, che vuol impiegare sul mare non che viva, incerta e dubbiosa dell'avvenire, prttva
solo ,i pro-6.tti che ,i l mare gli ha dato, ma anch e di uomini, p e rchè generalmente male retribuiti,
quelli che il mare gli potrà dare, questo armafo- ddicie ntissima di materiale, perchè povera di
re che opera più d'ogni altro, deve essere inco mezzi!
raggiato a questo maggiore investimento di capita.li.
PER UN MERCATO A TERMINE IN ITALIA.
Se della esenzione dov.essero godere solta1I1to
Genova, per Ja sua felice situazione geograhca
i bene-6.ci :reaJizzati e non anche .j re,alizzandi, si
otterrebbe i1 risultato opposto a quello che il d c - scrive il dottor M. Trombetta nel suo opuscocreto si propone, perchè l'armatore che avesse lo « I m e rcati a termine per le merci » (Genova,.
realizzato nel 1916 tanti extra-pr-Ob.tti da permet- Stab. Fratelli Pagano) - per il suo sicuro e amtergl~ uina esenz,ione da sovrimposta per due mi- pio porto, che ha spiccata importanza nazionale e
lioni, nel 1917 imiterebbe a otto m.iJ.ioni la som- internazionale, deve essere chiamata a compiere
ma da investire neJl'.acquisto di navi estere; e se per il nostro commer io quelle alte funzioni che
gli capiterà l'occasione per l'iinvestimento dii som- i grandi porti di Havre, Amburgo, Anversa, Lonma maggiore, rimanderà quest'investimento aJ- dra e
ew-York compiono nel commercio delle
l'ainno venturo, in attesa che si realizzino altri proprie naz1on1.
profitti, per non perdere il bene-6.cio dell'esenzioI mercati a termine, la cui costituzione in Itane e per potere così usufruire anche l'ese.nZiion c lia è propugnata dal dott. Trombetta, hainno po•
.
. .
132
- - - - - - - - - - - - - - - RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
tentemente contr · buJito all'incremento commerc~ale ed economico dei Paesi ove essi funzio n ano,
hanno incoraggiato e stimolato le iniziative e le
energie, hanno agguerrito e sostenuto il Com.mer•
oio nella lotta ecanomica aspra e difficile dei tem•
pi nostri, hanno creato condizioni più vanta..ggiose e di superiorita alle grandi piazze moderne.
Amburgo ha raggiunto per il caff e un movimento annuale di circa 15.000.000 d · saicchi da 60 kg.,
stando solamente ai contratti registrati presso la
Cassa di Liquidazione, e per lo zucchero ha raggiunto l'enorme cifra di 30.000.000 di sacchi da
100 kg. La regolare .istituzione del termine ad Amburg'o data solo dal 1900; in poco tempo dunque
quella piazza ha potuto conseguire tale sviluppo
d'affari da contendere il pI'imato al mercato di
Havre per i caffè e da gareggiare, per molti altri
articoli, colle principali piazze del mondo. Anversa potè eilevare dopo l'isti-tuzion e del T enn:ine la
sua importaz.ione di gran.i e cereali diversi a 4
milioni di tonnellate in um. ann o (1912). Santos,
nel primo anno ,di esercizio del Termine, istituito nel 1914, potè più che raddoppiare le sue transazioni in caffè, che, da una media di 11.000.000
di sacchi, passarono alla cifra di 24 milioni. Sorsero e prosperano su quel mercato ben tre Casse
di Liquida7'ione per gli affari d1 caffè a termine.
Cosi la piazza di Liverpool, per il suo grarnde mercato a termine , tiene il pr:' mo posto in Europa pel
commercio d~i cotoni.
La e pan ione e la efficienza commer,ciale dipendono dalla organizzazione e dalla preparazione, e oggi il termine è · stituzione essenziale e necessaria per l'e ere'Ìz.io e lo sviluppo dei grandi
commerci e d le grandi industrie.
PERCHÈ L'ITALIA BASTI A SÈ STESSA.
Il problem del d po guerra per la provincia di
Bari e per il Mezzo iorno in g·einere non risiede
assolutame.n te - di_e il cav. Giuseppe De Bell"s
in una sua relazione all Camera di Commercio
di Bari - nel f tto di creare nuove industrie o
altro in sus idio e
compl mento delle preesistenti, ma in un comple o di provvedimenti m,Ìranti anzitutto 1 ri11-novam nto agricolo, da cui
dipenderà la natur le indu trializzazione della
nostra regione e 1
valorizzaz.ione.
L'agricoltura è quindi la ba e e la vera sorgente di tutte le no tre ri or e industriali, per cu.i è
al suo rinnov mento hc dobbiamo anzitutto rivolger o ni no tr cur , per avvantaggiarci dello
sfruttament di qu i mirabili prodotti, che solo
può dare il nos ro suolo fecondo .
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È nella r1nnovata agricoltura, e di sopragiunta
industrializzata, che noi troveremo la forza ed i
mezzi necessari per fronteggiare ~ nostri nuovi
crescenti bisogni e per poter de-6.nitivamente va•
lorizzare le nostre rt,;;gioni.
Che questo sia Uin bisogno veramente sentito
dal nostro paese, Jo dimostra iil vivo interessa•
mento preso dal parlamento nazionale e dal governo nella discussione dei vari bilanci, constatandosi dolorosamente l'inadeguata produzione na•
zionale di f:-onte ai bisogni crescenti del paese.
Per cui, è ecessario che si muti indririzz.o all'azione economica delll.o Stato, :6n qui inorganica
e frammentaria, come dice J'on. P.antano, e che
il governo s'imponga una sagoia politica agraria,
che rinvigorisca la nostra attività produttrice, ed
integri la nostra potenzialità ed indipende1nza economica.
L'Italia può bastare a sè stessa solo che si voglia, ed il Menogiorno e le Pu glie dovranno mettersi in condizioni di dare ,i l loro validissimo contr,i buto.
Ma perchè questa nostra regiione e la nostr.a
provincia in specie possano efficacemente concorrere al raggiungimento di questa hnalità, si ha
bisogno di mettere iin valore due fattori essenzialissimi, che si compendfano nel disciplinamento
CURT
delle acque a scopo d'irrigazione, 1ndustrializzazione e bom·pca de, terreni, e >nella produzi-one di
forza motrice 1droelettrica, senza di cui non sara
possibile nè ninnovamento agricolo, nè una con•
veniente industrializzazione della nostra reg,ione.
LA PRODUZIONE MINERARIA ITALIANA
DURANTE LA GUERRA.
Il ritardo con cui escono le pubblicazioni ufficiali in questo periodo non ci consentono di se•
guire la pvoduzione mineraria italiana durante la
guerra, in cui present,a tanto interesse non solo
economico, con quella precisione ed attua7ità di
da<ti che sarebbe desiderabile. L'ultima « Riv.ista
del se.rvizio minerartio)) recentemente pubblicata dall'Ispettorato delle miniere dà i dati partioolareggiaiii solo hino alla b.ne del 1915.
Le oondizioni create dalla guerra da una parte
hanno dato, col grande aumento dei prezzi dei
metalli ed alt11i derivati .dai mineriali, una forrte
spinta alle ricerche ed .alla produzione mineraria;
dall'altra colla scarsezza della mano d'opera, dif:hcohà di traspor i, etc., han creato una serie d'ostacoli che si son fatti sentire specialmente nel primo periodo 1914-15: i dati del 1916 e 1917, anche per la militarizzazione di stabilimenti, i ere•
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1
e CERATE
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RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
sciuti esoneri, l'utilizzazione dei prigionieri, spe•
cie in Sardegna, saranno indubbiamente superiori. Ad ogni modo il valore della nostra produzione minera i.a durante la guerra è aumentato, an:
che se la quantità ne è temporaneamente diminuita:
Gli altri gruppi rappresentarono ciascuno un
valore totale inferiore al milione: roccia asfaltica-bitumosa (T. 47.650 per L. 956.585); pirite di
ferro cuprifera (T. 41.613 per L. 957.099); minerali di antimonio (T. 4.334 per L. 720.668);
salgemm (T. 33.267 per L. 637.539); sale di sor•
Minerali piombo, argento e zinco gente (T. 17.914 per L. 627.050); minerale di
iner li di zolfo
T onnell te
Valore
Tonnellate
Valore
mangane
(T. 12.577 per L. 482.250) ; gas idro(000 lire)
(000 lire)
carbura ti (mc. 5.8 2.000 per L. 369.848); mine20.152,9
19 10
32.383.4
2.815.511
183.179
ra•l i d,oro (T. 296 per L. 8280); antracite e sci26.154,2
1912
2.504.408
29.600,6
191.783
28.122,9
sti bituminosi (T. 14.055 per L. 409.212); gratite
1913
28.439 ,3
203.436
2.452.474
23.121
1914
2.371.705
29.063,2
189.452
(T. 6.17 per L. 201.776) · allumite (T. 4.850 per
22.782 ,8
2.222.399
29.321,5
122.462
1915
L. 87.300), etc.
Altri minerali
A questa produzione mineraria si aggiunge
non metallici
metallici
Tonnellate
Valore
Tonnellate
Valore
quella delle cav , hc in Italia assumono note•
(000 T.)
(000 lire)
000 T .)
(000 lire)
vole importanza, p i
el 1915
838,0
12.016,07
906,8
15.815 ,03
le oave lavor te f uron 9.593, di cui 6.939 perma•
1.041,08
24.711,3
969,6
13.746,9
1.125,08
24.904,4
983,4
14.329,2
nenti, le altre tempor n : on un totale di 50.597
1.250,4
29.735,4
1.008,8
14.598,3
lavoratori. Il materiale e tratto fu di T. 20.887.911
1.098,7
27.577, 1
1.251,6
39.870,3
con un valore comple ivo di L. 56.743.848. I
Il totale generale (c,ompr,endendo ~ gas idro- gruppi più importanti furono i seguenti:
ca11burati di cui si produssero 6.800.000 mc. n el
alore
u11ntità
1912; 6.015.000 nel 1913 · 5.920.000 nel 1914 e
(lire)
(tonn~ll t )
12.611.870
24 .883
5.812.000 rn el 1915) è così variato:
1
1910
1912
1913
1914
1915
Quantità
(tonnellate)
Valore
(lire)
4.743 .563
4.796.877
4.764.415
4.820.380
4.695.166
80.367.479
94.213.223
95.796.000
96.517 .913
119.55 1.887
ri-
Malgrado quindi la notevole riduzione della
produzione complessiva, nel 1915 il valore di e sa e stato per l'aum ento dei prezzi il più alto hc
si ricordi nella produzione mineraria it li n .
L e miniere e ri er he attive, ma he n n r1iuscirono produttive, ammont r no nel 1 1
48
oon 1709 lav ranti: di e
110 fur n di ferro;
80 di zolfo; 62 di piom o e zin ; 41 di
mbustibili fo sili, etc.
Passando alle miniere e ricer h
ttivc, h
riuscirono produttive, salirono a 619 con un totale di 41.095. Le produzioni minerarie italiane
più cospicue per quantità e valoiie rm irono nel
1915 le seguenti:
Quantità
(tonnellate)
Minerali di feno
inerali di zolfo
Lignite
Piombo anche argentife ro
Zinco
Pirite di ferro
in. di mercurio
inera]e di rame
Petrolio
Acido borico
67(}.970
2.222.399
939.027
41.590
80.622
327.707
110.642
74.470
6.105
2.497
70 .40 I
6.878.855
.113
13.389.444
6 .622.880
S.363.413
114.423
892.940
731.412
1.023.700
1.091.690
568.420
165.850
1.499.765
4. 113.998
2.929.555
2.296.200
B83 .465
1.296.526
538.740
7.0
Valore
(lire)
19.596.028
29.321.534
20.915.445
11.869.855
10.907.991
9.005.210
6.875.220
2.225.607
1.712.700
1.373.350
I
i d. ti delle produzioni delle nostre miniere
ve l relazione aggiunge i dati sintetici delle
uzioni delle prime lavorazioni dei mater~ali etr t i, ioè delle officine metallurgiche e miner, lur ·iche. Ma questi dati sono già per altre pubbli azioni maggiormente noti.
O gi l'intensÌ:b.cata produzione mineraria italiana si volge al formidabile movimento per l'approvvigionamento bellico della Patria. Ma la spinta che ha ricevuto .in questo periodo continuerà
a dare i suoi frutti anche nell'avvenire pacifico;
e la produzione mineraria concorreira efficacemente alla vittoriosa rinascita economica che tutti auspichiamo alla P ,a trta.
LA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO
DURANTE E DOPO LA GUERRA.
Su la politica economica del Governo durante
la guerra ha presentato all'Unione delle Camere
di Commercio, nella sua XXXIII Assemblea, una
135
Stabilimento Termale Municipale di
'Primo Sanatorio
PORTO D'ISCHIA
'Dott. · A. Zubiani
(provincia di
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uno dei :soggiorni climatici più importanti della
provincia di Napoli.
Aperto nel 19 03, recen temente ingrandito 41 T utte le cure mod erne 41
Larga pratica del pneumotorace 41
Ricercansi agenti per l'esportazione di FA GHI e SALI
Ricercan.si agenti per la pubblicitèl nelle sale dello Stabilimento
R I VOLGERSI ALLA SEVE VI NAPOLI
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(Alta ValteIIina)
m. 1250 s. m.
fiJ
CHIEVERE 'PROGRAMMI E ILLUSTRAZIONI JiJ
- - - - - - - - - - - - - - - RASSEG A DEL MOVIMENTO I DUSTRIALE lT ALIA O
d,iffusa relazione la Camera di Genova, e su la
politica del dopo guerra ne ha presentata un 'altra,
ugualmente diffusa, la Camera dii Milano, in risposta all'invito fatto dal Ministero dell'industria,
del commercio e del lavoro alle Camere su le
nuove indui;trie che potranmo sorgere nei rispettivi distretti.
Le due elabora1:e relazioni furono accolte dal
più vivo plauso dell'Assemblea. Su di esse si apre
un ampio dibattito, a cui partecipano Oberti, Salmoiraghi, Marchetti, Cassin, Muggia, Bocca, Saccà e Meneghell1i, il qua1e ultimo sottoP.one a[ voo dell'Assemblea questo ordine del giorno, che
è approvato all'unanimit :
«L'Assemblea generale dell'Unione delle Camere di commercio itali e, preso atto delle relazioni dehle Camere di Genova e ,di M.ilano ,s ulla politica ec.Jnomica na2:1ionale .d ura•n te la guerra
e nel dopo guerra - mentre esprime tUltto il rincrescimento del ceto commel'lciale e industriatle
del Paese per la diffidenza ed il senso d'ostilità
costantemente profe sato da.i poteri centrali verso le private attivrita economiche per quanto r.i-Hette le pro-:l11zioni. gli scambi e
trasportri ~ al
che debbonsi i.n gran parte attr-ibuire i disagi e le
crescen~i difficoltà 1in cui versano le J)roduz.ioni e
Ì rifornimenti d'essenziale .importanza per 1a vita deù Paese; fa voti affinchè, tenuto conto delJa
dolorosa esperienza del passato, il Governo, sia
nella continnaz.ione dell eccez.ionale periodo che
attraver.siamo, sia sopratutto nel passaggjo dall'economia di guerra alla stabile economia di pace, riconosca tutto il valore e [a superiorità dell'inizia.tiv e della libera attività privata nell'affrontare e risolvere i più complicati e difficili pro' blemi della produzione e degli scambi; e si niserba di concretare analiticamente i punti su i qua!i
sarà da richi mare 1 ri uardo la particolare atten:z:ione del Gove.m o >).
a
ISTRUIAMO GL'INDUSTRIAL/
PICCOLI E MEDI! I
L'ing. Italo Persega.ni scrive alle « lndu trie
Ttaliane Illustrate » su un arg'omeinto di g'ra.nde
importanza, quale e que,llo di formare nel ceto
commerciale e industriale italiano, specialmente
quello medio. la coscienza della sua funzione.
ecessita 'struirlo non soltanto ·n ciò che si riferisce ai dati generali delle industrie particolaini,
ma con dati tecnici e hnainziaI'i locali e generali,
dai quali possano partire so1ide iniz.iative.
Prima di tutto occorre l'organi:z:zazione: l'organizzazione d'un ente ohe abbia per compito la dif-
fusione della conoscenza industriale e che accentri in sè l'indirizzo pratico di questa conoscenza.
Si può cominciare anche modestamente. Si ha in
Italia, in un campo molto meno ~mportante, un
modello magni6co di un ente simile: .il Touring
Club. Quali ampi orizzonti non si aprirebbero a
1
'UlD, associazione che avesse i\l hne d ·struire gl'industriali piccoli e 1nedii sulle tonti di ricchezze
regionali e locati del nostro paese, sulla possiibil,i tà degli scambi, sulla potenzialità di ciascuna re•
gicme a produrre o a consumare, su tutto il dinamismo del commercio I
« Il programma, aggiunge l',i ng. Perseg'ani, e
semplice nella proposta:
1) OrganizzaziQne della conoscenza del mov,imento nazionalle commerciale e iindustriale in
modo che :;:,ossa essere alla portata di chiunque;
2) Critica e valut, zione delle notizie date a
scopo d'istruzione ag.1i interessatu;
3) Proposte concrete per la rapida attuazione dei progetti.
Ed ora l'elenco delle domande: Quali notizie
occorre sapere? Come bisognerà ricercarle?
Occorre, in primo luogo, sapere degli sca,mhi
commerciali, cioè della domanda.
Occorre .!-a pere ciò che si ,può fare.
Occorre sapere ciò di cui si abbisogna e ciò
che ci s; ,pu,, dare.
La conoscenza del mercato è tutta qui.
Ma quale ente, giornale, rivista, libro, associa•
z:ione, governo può dirci questo oomp[etamente e
ch1iaramente 1
Per l'industriale è :importante sapere ciò che
possiamo e potremmo avere e ciò che possiamo e
potremmo dat·e. Inoltre per lui è importante sapere dove e in quale quantità l'energia e la ma•
teria prima siano possibilmente disponibili, quali
energie e materie prime sono ut.i:lizzate e per
quanto, quali mdustrie ·e sistono e con quale valo-
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■
.••
•
:
•••••••••••••
•
RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRJALE ITALIA
re, come se ne possono 1n1z1are, e, "n-fine, quale
smercio avrebbero.
Io non so se occorra un libro, o una nv1sta, o
un bollettino di statistica ufficiali; so questo, però: che la pubblicazione d, in-finite stampe ha un
rendimento quasi nullo quando, non considerando le iniziative individuali, non esista un ente di
organizzazione tale che, partendo da principii logici ed economicamente naturali, le riunisca e le
faccia conoscere.
Ho proposto a un nostro grande editore la pubblicazione di una carta geografica d'Itala.a che indicasse l'ubicazione di tutti gli stabilimenti industriali e commenciali. Per ognuno di essi dovrebbesi indicare il genere del fabbricato, l'energia utilizzata, il numero degli operai, l'esportazione, la
importazione ed in-fine ie pvincipali destinazioni
dei prodotti.
on mi lusingo di avere sug·gerito un lavoro
completo, per quainto buono lo trovasse l'editore
stesso, ma era 1il primo passo verso la conoscenza del nostro paese .industriale».
PER UNA MANCATA DISTRIBUZIONE
DI ONORIFICENZE
o
poli, egli considera come fornitori militari questi
f ~rnitori di navi da guerra e mercan-tili, i quali
concorrono, e come, all'efficienza della guerra, e
vengono, per una strana mentalità minister.iale,
considerati come fonruitori di scarpe di cartone.
« ei riguardi degli interessati, il fatto avrebbe pochissima ~mportanza. Ma è strano che, mentre oggi più che mai si dispensano le altre cohm•
ni onorificenze elettorali, viene fatta offesa a coloro a cui la patria deve e dovrà Ja su forza e la
sua migliore rinascenza economica».
A PROPOSITO DI UN « SINDACATO FRA I
FABBRICANTI DI ESPLODENTI )).
La Società anonima Dinamite
na c1 scrive:
« Leggiamo nel vo tro
g'no l'articoletto intitolato «
ne delle Società degli E plo
« on sappiamo che cos
notizia al riguardo delle
che è inesatto per e
fusione è asseg'n t,
cc Gli stabilim n i
ob l di
viglia-
or o giuto di fus~o-
e i: ciò
questa
lli di
Un lettore ci scrive:
<< Io sono un abbonato e mi permetto di se
a•
larle un fatto, nel dubbio ch e codesta on. Dire•
zione non n e abbia conoscenza.
cc Circ a u.n anno fa, si riuni il Con i lio
dine del Lavoro, pre ieduto d gli attu li
gretarii di Stato C ncp
gnazione delle onorifi cnz
su 80 pr posti venncr pr
mente 20.
« Venne ubit
r
r
la n min , e que t
ntr hrm
Ministro Raineri, per i ne
vali ri r ri o lt ri.
Doveva essere anche ontrofirmato d l Mini tr
dell'Industria, in conseguenza dello doppi, m n•
to del Dicastero~ ma il ministro De
av
rcdette di sospendere la esecuzione del decreto, e c n
vive preghiere ottenne dal colle a Raineri che
non desse ese.cuzione alla parte che vi era di sua
· competenza, per ,n on rim.anere lui scopert;; tanto più che i componein i ti.I Consiglio dell'Ordine
si erano affrettati a comunicare confidenzialmente ai prescelti la designazione avvenuta.
« Malgrado le influenze politiche, autorevoli e
numerose, il Ministro De
ava tenne duro. Si
dice, notoriamente, che il pretesto da lui messo
innanzi sia questo: siccome tnella infornata sono
compresi l'Orlando di Livorno e il Pieirce di
139
LE I. I. I.
= = = = == = = ========== = = ==== = = = = ===== = == == ==
Allemandi e Carmig'nano, appartengono alla « Società nonima Ltaliallla Dinamite
obel » e no~
alla Compagnia « obel » inglese, cQO. cui la nostra Azienda non ha in comune che il nome dell'inventore della dinamite, a somiglianza di quan•
to nel campo dell'elettricità _avviene, in cui molte
-intraprese prendono .il nome da Edison.
<< I commenti che codesta Rivista ha creduto
di dover fare in proposito non avendo quindi ra•
gione di essere, con-fidiamo ohe codesta Rivista
retti-6.cherà senz'altro l'informazione per quanto
ci riduarda ».
separata, come se fosse una -filiale, era - in poche parole - indipende nte.
Un grande successo ha avuto la s-0luzione di
questo ,importante problema e l'innovazione ha
incontrato il favore generale.
in cui sarebbero state costrette di rivol~ersi all'.impieg'ato dello sportello, che forse avre,bbe
riso di qualche loro comprensibile sproposito in
una materia poco nota ed astrusa per la maggioranza delle donne I ·
Ebbene: la « Peopiles Trust e Sav.ing's Bank »
di Chicago, compresa l'importanza del problema,
venne nella decisione di creare un riparto speciale per la clientela femminile, riparto che doveva
avere soltanto pers0tnale femm~nile.
Fu scelto un angolo tranquitllo del pa.lazzo della
Banca, furano disposti ed arredati dei locali con
i criteri speciali' che dovevano adattarsi allo scopo, stendendo. cioè, dei morbidi tappeti, mettendo delle comode sedri e e poltrone, adornando le
pareti di quadri e specialmente ... di specchi, disponendo agli angoli delle pai1me e dei -6.ori: insomma, si fece un arrangement prettamente fem•
mile. I'l servizio, come fu detto, venne disimpegnato soltanto da impiegate.
Si immag·ina bene come una donna dovesse trovarsi a suo agio in un ambiente ,s imile, in mezzo
a sue compagne ... di sesso: nessun imbarazzo di
Dipinti antichi su tavola e su
tela dei migliori maestri, tutti
provenienti da famiglie Patrizie, si liquidano presso r Antiquario
GLI EFFETTI DELLA GUERRA MODERNA
Con questo titolo il prof. avv. Mario Ghriron,
dell'Università di Pavia, pubblica uno studio (Athetna.eum, Roma) in cui dà un sagg'io di svilup•
po e di applica~ione di dottrine moderne e non
paci-fiche in ordine ai più ardui fra i problemi che
il momento attuaJ.e mette in -wta nel .campo del
LA BANCA PER LE DONNE.
diritto inter.na2!.icmale ,e del diritto .industriale.
L'autore intende spianare la via a tutti i ,c ultori
Pochi anni or sono una dOilllla che voÙeva ese•
del diritto industr:iale con l'accertare in qual mo•
guire una qualunque operazione bancaria, come
il deposito di 'Una somma di denaro, lo sconto di do :la g'uerra abbia alterato i rapporti giuridici che
le convenzioni avevano f1aito sorgere.
una cambiale, la vendita di titoli, ecc. doveva re..
carsi alla Banca e trovarsi in un am.hiente che, caratterizzato dalla mancainza di quella promiscuiGLI INCONVENIENTI DELLE SCA TOLE
tà di sesso, · qua:le la si vede nelle vie, nei caffè.
STAGNATE.
in molti nedozi, impacci.ava evidentemente la don•
ell'.industr.ia delle conserve alimentari. che
na.
va assumendo una importanza n azionale di priQuante e quante donne, desiderose di eseguimo ordine. sfugge ai pratici un inconveniente che
re un deposito o di comperare de.i titoli, se ne astenevano per evitare quel moonento incres,cioso, ,__ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ _.._
BAZZANI
Palazzo ex Marchese d' Adda '
Via Verziere, 4
MI L A N o
far cattiva -figura. L'intesa fra la don.n a al di qua
e quella al di là dello sportello era perfetta.
Il riparto f emmiinile fu sepa,rato anche meglio
dal resto della banca: aveva, p. e .• una contabilità .__ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ __.
140
J
, A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
impatiche investito. E così per 17 mesi ( dal primo agosto
1914 al 31 dicembre 1915), sul capitale medio di
·onservati a- L. 55.000, il reddito ordinartio è determinato in
l
hie nerastre L. 6240. Su detta sorruna, lol'\da di R. M., deve
me dei pro- prelevarsi il compenso pel capitale investito e
qu ntità di stagno quello per due dei componenti la Ditta che hanntu li non più asso- no prestata tutta la loro opera per il regolare funquasi invero- ~ionamento dell'Azienda. Tutto quanto eccede ta• per cento. Che le somma è considerato niente e meno che come
possa presentare peri- sopra prohtto d.i guerra.
arrischiato affermaDue persone dunque devono vivere onestamen•
i, pru I nte esdudere senz "al- te e compens-are il capitale (in parte n0111 loro)
ii in· nvenienti e inoltre sulle per un periodo di 17 mesi, con la cospicua ~omnudo è possibile si formi- ma di L. 6240, lorda di R. M. l
r , n n senza azione sul gusto.
In conclusione, L. 6240 lorde si riducono, dopo
it re questo inconveniente. O- deduzione dell'imposta ,d i R. M., a lire 5300 ciirnetto
vr tutto inefile conserve prof on- ca; calcolato l'interesse del capitale al 5
n tassi di cloruro sodico ch e per mesi 17 su L. 55 mila, si hanno L. 3900 · rep r cento con una discreta aci- stano L. 1400 con le quali si deve compensare
di questi due fattori perchè si l'opera di due persone per ben 17 mesi!
t no ma non è sempre comodo applic
mplice è quello di r.idru.rre il con•
t en ut o
l'acidità delle conserve: ma è un
po' i, 111 I ntc affermare scolasticia.'?Tlente dei
tas i 1.•h
l l iano up. valore assoluto al riguardo.
Un
· n I rimedio che dà buoni r.isu.ltati m a
c,nta qualche aumento di costo nelle
r a i ni la buona verniciatura de1le scatole:
i t no oggi tipi di vemiciatur,e gialle che off r on
ranzie di successo e che non cedono gus to
li alimenti conservafu.
TASSAZIONI INIQUE.
Il d r e t r el ti o ali'
e rt m nto dei sopra
profitti i gu
e rmin che ' l r ddito ordinario pe r le Azi
u li n n h nn
ila.nei precedenti 1 pr
o t 1 14, d v'
1 lato nella mi ur dcll'S -J,' sul
pit
investit .
ulla è detto cir
il compenso dell'op r pre tata dai componenti una Ditta. Per
I fatto, tutt e
le somme trattenute a titolo di stipendio dai proprietari di un'Azienda, in compenso della loro opera, sono senz'altro consideI1ate quale provento
straordinario quando, sommati col compenso dovuto al capitale, ecced0i11io 1'8 o/! , su ricordato. Tale cr~te · o è ingiusto e si traduce in una vera e
propria spogliazione.
Ecco un esempio pratico: ad un'azienda costituit si pochi mesi prima dello scoppio ,d ella guerra
eur p , con un capitale di L. 50.000, portato a
L. O. 00 n 1 uccessivo apru.le 1915, viene hssato
I lit
rdinario 1'8 % sul capitale medio
APPAI<ECCHI PER MUTILATI
Il Comitato Regionale di Mobilitazione industrirule di Milano ha indetto un concor:so per apparecchi e dispos~tivi atti a facilitare 1 imp.iego
degli storpi e mutilati di guerra nelle lavorazioni
meccaniche. IJ Com-itato region,ale di mobilitazione industniale che lo indice ha concretato alcune
norme per i concorrenti, relative allo stato attuale
della tecnica ortopedica, norme che saranno consegnate a richiesta presso quella sedreteria, viale V:enezia 20, per costituire un 'opportun a guida
nello stud~o delle proposte da presentare. Il Comitato richiama ancora l'attenzione del pubblico
ul concorso, al.lo scopo di invogliare sempre più
i tecnici a prendervi parte. È ovvcio infatti che
quanto maggiore potrà essere il numero dei eone rr nti, più notevoli potranno essere i risultati
hc d l concorso in questione sarà possibile ccmse uire, e con ciò il vantaggio che ne potranno
ritrarre i mutilati di guerra.
I PERNI NEGLI ALBERI MOTORE
L'~ng'. prof. Carlo Carminati pubblica « Appunti di Tecnologia meccanica » (Off. g'raf, della
Sten) nei quali studia, corredando il testo d'inoisioni e grahci dimostrativi, il modo di poter com•
pÌere meccanicamente e celere:mente la rettihca
dei perni negli alberi motore, lavorazione delicata di solito fatta a mano con poca sicure~za di
precisione. Ne1lo stesso studio l'autore dà ragione dell'jdeaztione della nuova « Rettib.catrice
Stadium ».
141
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e
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~hit tura nava:le, uno dei migliora pi,ita.liani per cui Venezia si arricnuova splendida unità di g'rossil
11
it
1
RI
ti
r
DELLE PIANTE MEDICINALI bus.
i t1n1i si sono avU,te due ':mportant.i
or lin rie della Sezione Piante Medio tit11it in seno della Federazione Pro
cl l 91.5 allo scopo appunto di daniz% zione nazionale a questo ramo
I 1 Paese.
itntervennero i rappresentantti. dei
li meridionale, centrale, settentriogna.
n dei lavori venne votato ad unantc ordine dal giorno:
• i ta l'importanza che dopo UJll
p r zione hanno assunto i lavori
i ntifico, Sezione Pi8Jll.te Medicl r zione Pro Montibus ,e l'intente che hanno suscitato le sue
lr
iniziative · n ogni regione d'Italia e Colonie, d di costituirsi in Com,Ìtafo N a2-ionale per le
P.iainte medicina1i, aromatiche ed estrattive in
Ita.lia e Coloni,e org'ano centrale co.n sede in Roma, a cui ader:iscono i gruppi costituiti in seguito
alla sua attiv ·tà nelle driverse regioni d'Italia.
« A meglio 1:1egolare i ra,pporti con gli Istituti
Scientiii, ·, ,che già collaborarono col Comitato
stesso, a sv.i luppare que1li necessari con le ~ndushue nazionali e con le div,erse amrministraziolrci
dello Stato, vennero costituite le .sotto-com•
missioni tinanziar.ia, scientihca, per il teg'olamen..
to com-merciale ». 1
Atll'adunanza iinterven.niero, fra gli altru, 'on.
Milia.nu, Presidente della F ederaz.iotne Pro Montibus: .il prof. Piutti. dell'Umversità di Napoli, il
prof. Valenti. dell'Unive-rsità di Cag1ian: al commendatore Ravasini, dell'Istituto medico farma•
cologico nazionale, iJ barone Canwccini, rappresentante ufficiiale del Ministero dell'Ag:ricoltul..
ra; ,iJ prof. Clerici, della Scuola Ingegneri d · Roma; .il priJf. Fracchia, vice-presidente della Asso•
ci azione fra le Cattedre ambu1anti di ,agricoltura; il prof. Cortesi, docente di .botanica per i
fanmacisti, .nell1Jnivers.ità di Roma;. jJ cav. dott.
Domenico Saccar,d o, dell'Associazione orticola
profess,ionale italiana; e ,i.i dott. Borghesani, seg'retairio g'en.eraJe della Fede razione Pro Monti-
è stato a.naug'uraio il serv.i - libera
LA CASSA NAZIONALE INFORTUNII.
Intendimento di Vincenzo Magald,i, nel discorrere in un opuscolo: La Cassa azi01naJ.e Infortu.nii (Roma, Stah. Tip. Garr-0n1) delle origini e delle vicende sinora corse dalla Cassa Nazionaile di
assicurazione per gli infortuni degli operai .sul lavoro, è quello di dimostrare che questo Istituto
di diritto pubblico, il qua.le, nella sua più recente
azione, raccoolie :le simpatie delle dassi lavoratnici e della enorme magg'Ìoi,anza degli industriali, per copiose manifestazioni pubblicamente espresse, merita tutta La tiducia del pubblico, tutta la prote-zione dello Stato. E questa deve esplicarsi sopra tutto con la riforma, tanto invocata,
della legge :infortunii.
PUBBLICITÀ ECONOMICA
(Cent. TRENTA ogni parola •
M inimo 10 parole).
PER COMODff À DEI NOSTRI ABBONATI, ISTITUIAMO UNO SPECIALE SERVIZIO DI PUBBLICJT À ECONOMICA LIBERO A TUTTI-TALE FORMA DI PUBBLICITÀ, POCO COSTOSA E MOLTO REDDITIZIA, E; COSI'
DIFFUSA ANCHE IN ITALIA DA RE DERE SUPERFLUO QUALSIASI CHIARIMENTO IN PROPOSITO.
OCCORRE, PER ALTRO. METTERE IN RILIEVO CHE LA NOSTRA RIVISTA HA, A TUTT'OGGI, VENTIMILA ABBONATI, ESSENZIALMENTE INDUSTRIALI, OSSIA GRANDI PRODUTTORI E ELL STE SO TEMPO GRANDI CONSUMA TORI.
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QUALSIASI DOMANDA DI IMPIEGO O DI MAESTRANZA, VA DIRETTAMENTE AGLI I
E
TI : t SI
DEVE DIMENTICARE CHE OGNI NUMERO DELLE I. I I. RIMANE IN CIRCOLAZIO E UN M · l; ICCHE:.
OG I INSERZIONE HA, PER COSI' DIRE, UNA VITALITÀ DI TRENTA GIORNI ; IL CHE D .
PI I A LA
SUA EFFICACIA.
OGNI TESTO DA INSERIRE DEVE ESSERE ACCOMPAGNATO DALL'IMPORTO A MEZZ
I>1
ARTOUNA-VAGLIA.
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IMJ>OHTI INSUFFICIENTI.
GLI AVVISI SI RICEVONO PRESSO LA NOSTRA LIBRERIA, IN PIAZZA CAVOUR, 5, MIL N . , MEGLIO ANCORA, POSSONO ESSERE INVIATI PER POSTA ALLE NOSTRE OFFICINE: I TITUT
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MAISTRE, Racconti - 8 DAUDET, Le avventure di Tartarino l=:t
9 DICKENS, Le novelle di Natale - 10 FRA CE, Nel re- A
gno dei nani - 11 CRI M G. e G. , Fiabe - 12 HA WTHORE, Storie meravigliose - 13 •••, Le mille e una notte, Vol. I.
\ - 14 ..., Le mille e una notte, Voi. li. - 15 KI GSLEY, Le
metamorfosi di Tom. - 16 PERRAULT, l racconti delle fate. l=t
- 17 RASPE. Avventure straordinarie del Barone di Miinchhau- R
sen. - 18 SWIFT, I viaggi di Gullive.r. - 19 LEMO NIER,
Storia di otto bestie. - 20 TWAI, Principe e mendicante. 21 A. PADOVA , II libro delle nazioni. - 22 I. REGGIO, Il
libro della gloria. - 23 P. DE LUCA, Il libro dei tesori. l=t
24 JACK LA BOLI A, Il libro dei prodigi. - 25 L. ZUCCO- J::I
V
.t1.
LI , I piaceri e i dispiaceri di Trottapiano. - 26 L. BARZINI, Il
libro dei viaggi. - 27 I. REGGIO, Il libro delle città meravilio . - 28 I. REGGIO, Il libro della terra. - 29 S. FARI A, Il libro dei paesi incantati, Vol. I. - 30 S. FARINA. Il libro
·
d i p i inc nt ri, Voi. Il. - 31 I. BE CIVEN I. Il libro delle scoperte. - 32 A. PADOVA , Il libro del cielo. - 33 I. REG- 1=t:
Cl . Il libro d I mare. - 34 ALBA Cl ZIA, Il libro degli animali. - 35 ... , Il libro delle novelle. - 36 L. SICILIANI. R
Il libro d Ua poe ia. - 37 A. G . BIANCHI, Il libro degli sparta. - 38 F. D'AMORA. Il libro dei giuochi. - 39 D. PROVEN- l=t
ZAL, li libro d I giudizio. - 40 S . 81S1-ALBINI. 11 libro dell' avvenire.
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Sempione, 5 • 5) V ial e G arib ldl , 2 • 6) Via Soncino, 3 (Angolo Via Tor i no).
, Situazione dei conti al 31 Maggio 1917
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Riporti
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Effetti pubblici cli proprietà
. »
Titoli propr. Fondo Previd. personale ».
Anticipazioni sopra Effetti pubblici . »
Corrispondenti - Saldi debitori
. »
Partecipazioni diverse
. »
Partecipazioni in Imprese Bancarie . »
Beni stabili
. »
Mobilio ed impianti diversi
. »
DebitorJ diversi
. »
Debitori per Avalli
. >
a garanzia operazioni
Titoli i.in
a cauzione servizio .
. »
deposito
libero a custodia
. •
Spese d'Amm. e Tasse Esercizio corr. »
16.537.034,72
1.055.338,85
952.198.294,47
16.812.713,62
89.994.223,61
54.328.783,76
14.333.500,6.413.577,77
501.666.371,70
17.946.157,49
14.213.572.65
19.399.321 ,60
Capitale Sociale (N. 272.000 Azioni da
L. 500 cad. e N. 8000 da L. 2500) L.
Fondo di riserva ordinario .
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Fondo di riserva straordin rio
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Fondo Previdenza pel, Penionale
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Dividendi in corso ed arretrati
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Depositi in Conto Corrent
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fruttiferi
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19.533.163,97 Dep it nli \
operazioni .
85.236.184, 14
cauzione servizio
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79.550.90 1,
di titoli I a libera custodia .
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156.000.000,31.200.000,28.500.000,14.723.246,43
3.448.460,257 .627 .647,09
41.806.707,56
42,.293.177,73
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A. CHISALBERTl I Sindaci
Dott. A. Moretti - Rag. A. Olivieri - Rag. G. Sacchi
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BOLOG A. - Società Idroelettrica clell'A{,P nnino (S. I. D. A.) Anonima per auoni CO!ll sed in Bolog'nia. Costituita a rog'.ito del dottor Umb rto Riinini il gio no 8 cort'lente, allo scopo di
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tr mvie, importanti ru.serve idTauliche dell' Appenniino. Caipitale L. 1.000.000, cdn. de.lega al
on iglio di provvedere a nuo1V1e emissioni di ca•
pitale b.no a L. 5.000.000 all'inizio dell'attività soiale. - Consulente deLla Società è il c-o mm. ing.
ngelo Omodeo. Compong'ono il Consiglio di
mministraz-ione i signor.i on. Marchese Giusep•
pe Guidi Di Bai;(no, on. prof. Piertro Sitta, Conte
Gualtiero Isolani, comm. dottor Ludovi-co Mazzotti, avv. prof. cav. Dante Poli, consiglieri i !ng.
av. Giovanni Silv,estri, ,con.s.iglieire delegiato, avv.
. 'Mang'aroni Brancuti, ing. Abele Graziadei, ragion•Ìere Carlo Paglia. Slinda-ci effettivi~ ing. conte
G. Golfarelli Della Massa, i,n.g. E. Torna111i, sindai su pplein+i.
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Brescia, e rag'. Ottorino Spalmato, in ditta « O.
Spalmato ». di Milano), stampatura materiali
greggi per ttrezzi da taglio e altro, industrie stru•
me.nti da t glio - capita.ile iniziale L. 30.000 durata 10 anini, daJ 1 luglio 1917, prorogabile di
decennio in decennio (rogito dott. Da111iele Bonicelli).
CASTEL A GIOVANNI (Piaicenza) - Società inclustrial prodotti agricoli (S. I. P. A.) M.ignani, Bagliani e C. Accomandita (Armando Mig'nani e Felice Bagliani gerenti. Luigi Brega e
avv. Carlo Servetti dii Voghera accomaJt1d-anti), lavorazicm,e pomidoro e prodottd ag'ric-oli - capitale L. 300.000 - durata al 31 dicembre 1929, d•al
23 scorso aprile, prorogabile.
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Ccillettiva (Francesco Spallino, Agatino D'Arrigo, M -al1io Grdmaldi e Michele Valenza quale pro•
curatore della liglia signora Pietra V alenza-Car•
tese), via Ursino, 58 - capitale L. 1000 - continua:z.io.n.e dl precedente società di fatto « SpalliBRESCIA - Fugini e S{,qlmato. Collettiva no e D'Arrigo >) (rogito dott. Ferlito, notaio in A(Giu'.seppie Fugti,ni, ·,in ditta « Gaetano Fugini ». di cireale).
( eguito a pag. 5)
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h 1 Reale e Giu eppe Richera), cotoni li.lati posto dei ignori: Jng. Giuseppe Sol,a ri, ing. T or izio tintoria - capitale L. 3250 - dura- maso A eil~ni, Ettore Micheli, Giuseppe Chiap•
nni, on effetto retroattivo al 19 giugno 1915,
g bile per altro qumquenn1io (rogito dott.
n:z.. B rzi, notaio ~n Acireale).
OVA. - F. Della F errera. Collettiva CO!ll
in Genova. V~co Nota.a-i. 7. r. Durata 10 anni,
pitale L. 40.000 - Oggetto: commercio m,edi~nali, prodotti chimi.ci, artic.o1i per l'industria,
J ppresentanze.
GENOVA - Società ligure di armamento, av nte per ogg'etto l',aioquisto di navi mercantili, il
I ro armamento ed esercizio i.n qualunque modo
forma.
Capitale L. 5.000.000, sottoscritto per L. 2.812
mila dal comimendatore Piaggio, per L. 1.587.900
ila Banca Commerciale1 Italiana ,e 600.100 dal
ignor Carlo Paetorino. Dunata della Società al
. 1 dicembre 1960 - Il ,cott1•s iglio di ,aimm.inisJra:z..ione è f aicoltiz:z..ato ,ad .acquistare alle condizioni
più convenienti il piroscafo d-a caTico denomi1t1ato « M -arte ». varato il 24 mar:z..o 1917 in Palermo,
i prop~ietà della Società Ca,n tieri N av- li Riuniiti.
po:i,a.
Sirnda,ci per il primo esercizio furotnlo nominatti.
i signori: Enrico Allievi, Arturo Serrati, Alessan- .
dro Bertolotto, effettivi; Guido Trabucco e Carlo
Da-6.emio, upplentu.
GENOVA. - N,"colò Pitto e C. Accomandita
(Angelo Via a a. anch.e in nome del liglio Mario,
gerente, Ni olò Pitto altro accomandatario, clirettor,e tecnico, Ma.rio Viaicav,a, Amedeo Rossi e
Giambattista Mara so accomandant.i), industria
surrogàti ~ caffè, v~a Morchi 1 - capitale lire
25.000 - durata 10 anini, dad 1 ecorso inag'g'Ìo,
prorogaibiLe di qu•ilniquennio .in quiinquennio.
GENOVA - Ditta M erega Fili{,{,o. Accom,andita (Emanuele e Ulrico Merega ligli ger.enti, Filippo M ,erega padre accomandante). continuazione azienda farr1i ed ace.i.ai - capi-tale L. 50.000
conferito datl.l',aiccomandante - durata al 31 dicembrre 1_922, d,al 2 scorso mag'g'io (rogito dottor
Angelo Enruio Porta).
(Seguito a pag. 7)
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(8 n detto Firpo e Balbina Ravaschio, minoreln.- l ~industr ia della spremitura e raffi.nel1ia olii ve•
, r ppre.sen,tata dal suo tutore dott. Domenico
) , continiuuione commercio tappezzeria in
gi' della ditta Bairberis Firpo e C. - oapi1 L. 20.000 - durata 5 ann~, <lal 16 scorso
ft io, prorogwbile di triennio in tr.iennio (rogito
tt. Umberto Carletti-).
getali, apportata dal sigaor Felice Corsi, via A.
Volta, 14 - capiitale L. 800.000 - durata ,ad. 31
mano 1937, dal 1 s,corso g.iuglno, prorogabile.
MALALBERGO (Bologna) - Manservigi e C.
succe ssor:i di Rimondi Bruto. Collettiva (Federico Manservigi e Luigi Fabbri), .continuazione industria acque minerali e g'asose. C8!pitale L. 9000,
GHIRIA (V a.r,esie). - De71a Noce, Monti, Ga- durata 9 a.nni, clail 28 scorso aip-i;;ile, prorogabile
Jola e Alberti. Collettiva (Enrico Della Noce, E··
. M on.ti,· R emo G-aoo
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di biennio ,in biennio; b.rmaita.rio il sig. Federico
a e Enr.ico Alb erti·) , m.mil10
Manservigi.
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L. 10.000 _ durata un ~no, dal 1 scorso apriile,
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scorso tll!ag'g'w. prorogabile di tr1enn10 1n trienru.o
nora irgmia ,erran v ·
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in Biak.tnetal
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omandita (Giacinto Passigilio g'eirenMO ZA - Alessio Achille. Accomandita (BatB rtoni a comandante), commercio e tista Sala gerente, Maria Alessio mar. Peronett,i
1 ,l (lg'i
p llicoLe iinematog'ra'6.che ed affini e Mari,a Ze a ved. Alessio ,accomandanti) conti• 1pit l L. 25.000 confeirito .dall'accomand·a.nte nlU!azione a2:1ienda Alessio per la industria di folurnt 5 nni, dal 6 scorso maggio (rogito dottor dere e marocchini per cappelli, berretti ed altr.i
ina, nota.io in Rosate).
articoli ine11enti alla cappelleriia - capitale lire
MILA O - Gay e C. Accomandita (Raimon- 60.000 - durata 3 anni, dal 24 sco:r:so aprile, pro•
lo ay gerente, Mai,io J aneke e Enrico P.alli aie- roga.bile per ,altro trienniio (rogito dott. Piie-tro
,manda'nti) automobili •e relativo noleggio. Fo- . Bertodini). ·
1 o Bonapa-rte 43 capitale L. 15.000 - duriata
NAPOLI La ligniti/era· de7le miniere di
nni, dal 12 scorso magg.io, proroga1bile.
Morcone, collettiva (P.asquale Puoci, ing. Luigi
· -C · tt"
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Ciappare1li, d.ott. Raff,aeJ.e DelLi V,enere e Luigi
MILANO . _ << Kl e1n
om1no 1 e . , acco- L
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ndita, commiss1ioni di banca e borsa e com- om air 1 • s ru_ttament~ igru~e
orcon_e
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e . -1 L 150•000 • ne-vento),
sede Ml Napoli, angi1porto Galle.r ia Umm rc10 anoario in genere. apitaae •
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C. Accomrundita (Stefl8ltlo Bonari e rag. Ugo Gan- aprile, prorogabile per altro ventennio - hrma•
n gerenti, Otto Krebs, Alfredo W~rz e Florenzio tario ,il si@nor Pasquale Puc i - diirettore tecrursi accomandanti) - caipita.1e L. 40.000 - du- CO l' ing. Luigi Ciappiare11i.
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tino (Sampierdàrena).
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17. Proiettificio A n ald
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(Porto
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nigliano Ligure).
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(Cornigliano Ligure).
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A LTE PERSONALITÀ DELLE INDUSTRIE E DELLE FINANZE ITA LIANE: Comm. lng. PIETRO FENOGLIO, Amministratore Delegato
della Banca Commerciale Italiana.
NEL TESTO:
I - ALTE PERSONALITÀ DELLE INDUSTRIE 1TALIANE: • 11 Comm. ALESSANDRO MAINO, della Ditta Fratelli Maino, di Gallarate.
II
LE IMPRESE IDRO -ELETTRICHE, GLI INTERESSI DELLO STATO ED
I PROBLEMI DEL DOPO GUERRA - lng. Prof. G. BELLuzzo ed
lng. E. CONTI
Pag. 20
Hl - IL MERCURIO E LA GUERRA -
Prof. lng. U.
13 illustraz.)
l)
33
IV - L ' INDUSTRIA DELLA FECOLA E LA COLTIVAZIONE DELLE PA TATE IN /T ALIA - Prof FELICE GARELLI .
»
45
))
49
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57
VII - LA PREPARAZION.E DEGLI INDUSTRIALI DELLA TOSCANA PER
111 IL DOPO GUERRA (continuazione) .
))
65
1 - L'INVUSTRIA DEL MARMO : U. LUJSI e C., PIETRASANTA (con 10 ill.)
))
73
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81
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83
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V • L'ELETTRICITÀ IN SOSTITUZIONE DEL COMBUSTIBILE NELLE ABITAZIONI -
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del Politecnico di Milono
L e imprese idro-elettric h e, gli intere si dello
Sta.io ed i problemi d e l
dop9 gue r
PRELUDIO
È ormai ammesso e riconosciuto da tutti che
la soluzione dei problemi industriali ed agricol i
del dopo guerra è intimamente coHegata alla
sana utilizzazione di tutte le ricchezze nazionali, e quindi allo sfruttamento completo dell' e nergia idraulica ohe iper l'Italia rappresenta la
ricchezza massima, fondamentale, perchè inr:J istruttibile nel tempo. E che il problema delle
acqrue sia di importanza eccezionale per il nostro paese, lo dimostrano i numerosi scritti pubblicati negli ultimi anni, ,e le discussioni comparse nei giornali tecnici, economici, politici,
per opera sia di esercenti di imprese el'e ttriche ,
c!he di valenti uomini politici, che di tecnici indipendenti, di economisti, di agronomi, di progettisti.
Senonchè se in una questione di tanto vitale
interesse lo scrivere ed il discutere possono servire ad illuminare l'opinione puhblica sulla importanza del ipro:blema, non ottengono però lo
scopo di avvicinare ed affrettare la soluzione
buona del problema stesso, principalmente perchè è ormai troppo diffusa in Italia la persuasione che l'industriale, o l'esercente, quando
parlano o scrivono, abbiano sempre di mira solamente i loro particolari interessi. Ghe se poi
qualche indipendente si assume di difenderli,
nelia convinzione di difendere nel tempo stesso ·gli interessi del paese, il meno che !?li può
capitare è di essere considerato al soldo dei
difesi ; mentre se, convinto che g-li interessi del
paese o degli utenti siano in conflitto con quelli degli esercenti , dilfende i ,primi contro i secon~
di, è guardato con diffidenza perchè si oensa
dai più che egli attacchi per finire come gli storici capitani di ventura che passavano indifferentemente da un campo a quello avversario,
se vi erano meg-lio retribuiti.
C.Ontinuando di ouesto passo, è evidente che
chi ,porta il .peso dell'incredulità e della diffidenza così diffuse verso gli attori ohe si muovono
20
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, nell'Appennino,
c1are ancora disperd
una colpa
r un giorno r: .: :proche i nostri ni
verarc1.
Ma la sol'uzion
to problema relativo
alla utilizzazion
puhbliche italiane
non si può otten
on la discussione delle conces,s ioni chieste per la creazione di salti
idraulici: essa deve essere considerata e seriamente. come ormai reclamano gli studiosi e gli
- - - - - - - = = =======
LE TMPRESE IDRO -ELETTRICHE NEL DOPO GUERRA
ati, in relazione a tutti gli altri problemi neUo stesso tempo vuole accontentare i fautori
li del paese, tenendo ,presente innanzi tutto della statizzazione delle energie idrauliche ita,pr tutto
< 1111<1
r
interesse della Nazione, che sealcuni può armonizzare con quello degli
nti, secondo altri è con esso invece in un
bile conflitto.
LE LEGGI DELLO STATO
I .o
tato italiano lha creduto in passato che il
ompito in materia di acque pubbliche dolimitarsi ad emanare delle leggi, delle cir1 ri, dei decreti, intesi a disciplinare la utili u · ione delle derivazioni d · acqua, a riscuoteI i canoni. a ,porre deHe tasse, rimanendo,
1 1 il resto, quasi estraneo al vasto movimenlc n zionale che ogni giorno andava sempre più
i11 1« n ificandosi.
I•: ome avviene spesso quando si promulgali , l lle leggi, ad una legge fondamentale, ,quel1 d 1 1884, concepita con larghezza di idee e
, 111 quei criteri liberali ohe hanno permesso la
cuzione dei grandiosi impianti che formano
l' unmirazione di tutti i tecnici e specialmente
d i quelli esteri, si sono andate mano mano inI I e lucendo alcune varianti delle quali le ultime
pr e i lmente dinotano, in dhi ha elaborato la
lr
, una notevole incertezza sugli scopi che
i] averno si propone di raggiungere. Tale ine rt zza si giustifica però qualora si pensi che
si nota in moltissime delle ultime manife1 zi ni degli uomini di governo, e che essa è
I ri. ultante di una condizione di cose dalla
q11 '1 sarebbe necessario che il governo trovasi
I forza di uscire rapidamente.
11 overno italiano si trova infatti, e non da
p >C hi anni, a dovere estrinsecare la propria a, i Hl statale fra l'incudine di un mondo con' tv
ore ormai vecchio, senza energie volitive,
1111 m ndo ohe ha già percorso quasi tutta la pa1 I, 1 (al vertice: luminosa parabola) della sua
,lti it , e la mazza, più veloce che pesante, di
l mai;wgia vital'e, giovane, insistente, ondè,
r.do di accontentare runa e l'altra, finisce
I scontentarle entrambe, dimostrando, ann Ile poche manifestazioni di vita . attiva che
ompie, una incertezza di criteri e di vedu1 • c h per l'avvenire del paese può riescire ve1 nu nl
fatale. ·
I .' 111 ima legge sulle derivazioni, emanata per
d,·c r t luogotenenziale, tanto discussa e criti1 d li esercenti imprese elettriche, e forse
ffrettatamente da diverse associazioni
. è l'esponente di questa incertezza di
iacchè mentre vorrebbe in qualche m .-: >i urare a ohi utilizza le derivazioni un
riodo di vita, sia ,pure, come sostengore nti, di vita tribolata fra i canoni, le
d i comuni e delle provincie, le ipoterroviarie e le domande . dei siderurgièi,
liane, agitando, lo si deve riconoscere, con el ganza ed ahilità, lo specchietto della espropriazione e statizzazione future, un futuro dhe potrebbe però diventare molto prossimo, date le
correnti che prevalgono in molti ambienti della
:burocrazia, e, diciamolo pure, perchè la verità
è sempre ibene conoscerla, anche se può recare
dei dispiacer.i, date le poche simpatie che, certamente senza volerlo, e iper le ragioni ohe emergeranno meglio in seguito, le Società per
imprese elettriche si s,ono acquistate presso la
amministrazione statale, presso il pubblico degli industriali, e presso i privati , si intende non
azionisti.
LA UTILIZZAZIONE DELLE ACQUE PUBBLICHE.
Il nostro paese ha assistito, dapprima indifferente, in seguito più attento, allo svilupparsi degli impianti idroelettrici italiani per opera di enti, sia privati clhe pubblici; ha veduto con orgoglio persone •benemerite dare l'opera del loro
ingegno e della loro attività al'l o studio ed alla
soluzione degli importanti e difficili problemi che
vi si riferiscono, e quando fra non molti lustri
le regioni non più nude delle Al,pi e d~gli Appennini ospiteranno i numerosi e grandiosi serbatoi che come giovani e turgide mammelle a limenteranno la nuova Italia agricola ed industriale, il .nome di coloro che alla utilizzazione
del carbone bianco consacrarono le ore migliori
dell'a loro vita attiva, sarà ricordato con rispetto,
con venerazione, il loro esempio verrà -additato
ai posteri. Ma il ,paese che rimase indifferente alle difficoltà di ogni natura, superate e vinte con
i primi impianti, si è fatto attento quando ha veduto sorgere numerose società rper la utilizzazione del patrimonio idraulico italiano, quando ha
veduto queste Società tendere più o meno rapidamente le loro reti, e non solamente quel'le di
distribuzione d~ll' energia elettrica, _poi riunirsi
non per il solo scopo di scambiare fra loro i Kw.
prodotti sulle Alpi o sull'Appennino; ed il paese
ha osservato ancora, con qualche giustificato timore, molte di •q ueste società raccogliersi lentamente sotto lo scettro di poche persone che combinate a quattro a quattro, a cinque a cinq'l;l~, ne
formavano i diversi Cons,igli di amministrazione,
e queste persone fare un po' la pioggia ed il bel
tempo in fatto di impianti idraulici e di distribuzione di energia elettrica, tanto che vi fu un tempo in cui si diffuse persino la leggenda ohe nessuno potesse fare degli i{npianti o creare delle
società di utilizzazione o di distribuzione, se non
passando sotto le forche caudine ab;ilmen;te prep~rate e .dispost~ dal monopolio dhe si era or?-11 'l·
to, un monopolio che sapeva anche ·un po d1 te-
f
21
LE I. I. I.
=- - - - -
= = - = - - = = = = ==-= = =- -
desco e n i capitali e n i m todi di imperio d •
<lottati p r liminare ogni form di concorrenz .
allora i primi r ndi impianti muni i.
no, Rom ,
rin
d altri centri mi•
ndo scuot r il ·o o che lentament
loro subir
p rt delle Società eh
r r con la concorrenza un
alle t riff . ott nute con fatica dell
e
i,
ro all' secuzione di grandi
1
i; t cnici distinti incoraggiar
n la loro opera, ed esaltaroon I lor p rol il sorgere delle aziende eletm u i i lizzate, grandi speranze si nutrin 1' 1 ro creazione, litri di inchiostro ,
quint li di
rta vennero dati in pasto alle pomi h
ort nella stampa, neUe associazioni
ni h , in quel1e politiche.
M lo sviluppo industriale rapido del paese
a orbì rapidamente i troppo pochi Kw. munici•
pali, la funzione di calmiere venne presto a ces•
sare, anzi la necessità per le aziende municipalizzate di realizzare degli utili, avendo speso
molto e non sempre bene, le spinse l'e ntamente
nelle poderose braccia delle società che dovevano invece combattere, le società ripresero il Jo.
ro primato, le maglie del monopolio per poco
tempo spezzate dalle municipal'izzazioni, si ricomposero e si rinsaldarono fortemente .
GLI ESERCENTI IMPRESE ELETTRICHE E LA GUERRA.
E si arriva così alla guerra. Le richieste di energia elettrica che da qualche anno erano an•
date scemando, onde nelle centrali idroelettriche molta acqua si scaricava inutilizzata dagli
sfioratori, subiscono un improvviso aumento; si
desta il paese e si destano le centrali idro-elettriche sonnecchianti ; l'acqua non si perde più
spumosa nelle valli, ma passa disciplinata attra verso i distributòri ,d elle turbine, a creare nuovi
kilowatts. Ma essi non sono sufficienti, ne oc•
corrono degli altri; ed ecco lo Stato, conscio dei
bisogni dell'ora, far.e tutte l'e facilitazioni possibili alle Società esercenti permettendo, con i decreti luogotenenziali del 22 Maggio 1915 e 25
Gennaio 1916, non pochi strappi al' regolamento,
onde assicurare quella maggiore utilizzazione di
1
energia elettrica r.i chiesta daHe necessit;\ de Ja
guerra. Con poca spesa molti esercenti imprese
elettridhe vedono aumentare enormemente H numero dei K w-ora venduti, accrescersi notevol mente 1 loro introiti. Per accrescerli ancora, alcune società e qualche azienda · municipalizzata aumentano le tariffe di giorno, triplicano
quasi quelle di notte, impongono agli utenti di
pagare loro intègralimente il maggiore costq del
carbone eventualmente consumato nelle riserve
termiche. di pa·g are tale caJ.'lbone a prezzi di listino anohe se ad esse è costato molto meno, e
22
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o se, per non degra
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nergia elettrica, sia conveniente
mia nazionale dhe
milioni di K w. vadano ancora dispersi facendo
piangere le fonti ed arrossire il sole. Tutto ciò
LE IMPRESE IDRO-ELETTRICHE NEL DOPO GUERRA
rve a dare vita e forza al'l' ltalia non si derà mai moralmente anche se, da un punto
vi ta di pura fisica accademica, la degradan ipuò avvenire : volesse iJ destino che l'Itah
vesse delr energia elettrica da degradare, in
111 ntità tale da impedire il consumo di tutto il
r one che essa dovrà importare in avvenire a
I i prezzi tutt •altro che degradati!
Il Governo iha dato parere favorevole ad al, 1111
delle domande di conces,s ione fatte dagli
tudu triali, e già fervono i lavori di utilizzazione;
1, l rà prdbabilmente a delle altre, non fos,s e
I, per dimostrare che in Italia non devono esih r altri monopol'i che quelli dello St~to, mrl
J II
presentarsi il pericolo che il governo, pre111uto daRa demagogia, seccato da coloro dhe le
111ministrazioni statali considerano come degli
e < parratori, si spinga rapidamente sopra la chi._ della statizzazione, una china che può conlu r sopra una strada ottima domani, con uno
t t moderno, .creato ex-novo sulle rovine di
rt dei vecchi sistemi, che può condurre oggi
cl un abisso, mentre impera una burocrazia ohe
w n ha ancora sentito la buifera incitatrice, il
t ml ine travolgente della guerra, mentre le pa10 l : premma, iniziativa, responsabilità, son can11 te dai vocabolari di molte delle amministraioni statali nostre.
L'AZIONE DELLE
SERCENTI.
SOCIETÀ E-
Il pericolo esiste anzi già al'l o stato potenziale,
inconsciamente avvicinato dalle società er nti che, con ,gli atti compiuti sia singo}ar111 nt
che collettivamente, ed intesi o ad eler le tariffe o ad ostacolare aJlcune applicazio1 i
Il' elettricità, fanno, senza avvedersene, le
ir n , più o meno attraenti, della statizzazione.
r.·. tato da molti osservato che se c'era in lta1, una associazione c'he poteva esercitare una
funzione di importanza capitale, tale da additar! Il riconoscenza di tutti gli italiani e da reni I necessaria ed efficace collaboratrice dello
t t nel risolvere i problemi industriali ed agri' li it liani, questa associazione era quella cotituit , or -s ono alcuni anni, fra le società eser1 11ti imprese elettriche.
I" I associazione poteva infatti da un lato,
intensa opera di propaganda e di volga,;., zi ne, interessare il paese al problema delutilizzazione delle ricchezze nazionali, creand I un co cienza italiana forte, attiva in questo
dall'altro farsi alimento e puntello deltria elettrotecnica nazionale che allora
v incerta i primi passi, ma che si era già
nt affermata nel campo industriale. Si
ut inv ce in paese l'impressione che quella
e ci \ZÌon , forse troppo preoccupata di proI mente gli interessi dei suoi associati,
non abbia saputo o potuto o voluto vedere il vasto campo d · azione nel quale essa poteva esercitare un'azione italianamente benefica coltivando, con i propri, ,gli interessi generali del paese.
E così, quando furono necessari dei capitali per
nuove imprese di utilfaz.a zione dell'energia idraulica italiana, essi si dovettero cercare in troppi
casi all'estero, in Germania specialmente, perohè il capitale italiano, diffidente perchè non
propagandato, rimase inoperoso nelle banche;
quando si trattò di dare impulso alla industria elettrotecnica nazionale, si lasciò morire e malamente morire quel'l a esistente, e si importò largamente il macchinario elettrico, termico, idraulico delle nostre centrali idro e termoelettriche
dalla Germania e dallia Svizzera e dall'Ungheria, perchè così vollero i capitali stranieri quan~
do si impadronirono deHe nostre ricchezze idrauliche. E così è rimasta l'impressione, forse errata, ma giustificata, che l'associazione fra gli e sercenti imprese elettriche, certo senza volerlo,
è stata con la sua inazione indiretto istrumento
di penetraziqne straniera e specialmente tedesca
ìn Italia; certo essa ha inconsciamente dato in
mano ai fautori dell'a statizzazione uno degli argomenti fondamentali a sostegno del'le loro idee .
LE RAGIONI DEGLI STATIZZATORI
Affermano infatti i fautori della statizzazione
ohe l'Italia deve essere sempre padrona assoluta
dellie proprie ricchezze come di tutti i servizi che
possono interessare in o·g ni istante la difesa del
paese. Solo quando lb Stato sarà padrone dei
suoi impianti idraulici, essi sostengono, si potrà
evitare ogni ingerenza straniera, si potrà impedire quello che è avvenuto in passato, c'he potrebhe accadere ancora dopo la guerra, tanto
più che troppi italiani hanno la memoria labile.
Ma di altri argomenti ,si servono gli statizzatori per combattere, argomenti che se non sono
formidabili come il precedente, pure danno materia di riflessione.
Si accusa lo Stato, l'oro dicono, di non avere
attitudini ·industJriali, di non possedere la snellezza necessaria ,per far camminare una industria; ma, si domandano, è proprio vero che
quella della utilizzazione e trasformazione del1' energia idraulica ,sia una industria? Un'industria
suppone la esistenza della materia prima da
lavorare, da trasformare, una materia prima che
si deve cercare di ottenere sempre nelle migliori condizioni; ma in fatto di acque pubbliche,
predisposti gli impianti, la materia prima la fornisce madre natura I Una industria suppone una
organizzazione di lavoro, delle maestranze, dei
capi, dei direttori da ·g uidare, da incitare, da
muovere . Ora le società esercenti imprese elettriche rappresentano, da questo punto di vista,
una condizione ideale : maestranze di pochi uo-
23
LE I. I. I.
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mini, uno o due capi, un dir ttore, qualche temporale, molta ammini trazion .
Una volta eseguiti d vviati gli impianti, la
utilizzazione del c rbon bianco diventa una
funzione principalm nt
mmm1strativa, un' ammini trazione in cui l'ufficio cassa ha una grand
pr ponderanza, ,pr i m · nte come avviene nell amministrazioni di tato.
on di industria si
tratta, concludono quindi gli statizzatori, ma di
mministrazion ; un' mministrazione dalla qual , dicono gli t tizzatori, lo Stato potrebbe ricavare degli utili notevoli. Infatti con lo Stato l
pe e di mministrazione e di direzione ora rimarch voli p r le singole società, molte dell
quali
costituite per rivendere successiv m nt
t ssa energia elettrica, diminuirebb ro
ura notevolissima; inoltre, aggiungono , lo
tato arebbe certo di risparmiare anche la somma, in qualche caso non trascurabile , che ora si
distribuisce, in base al relativo statuto, al Consiglio di amministrazione delle singole ocietà :
somma, osservano, che riferita ai cavalli idraulici
utilizzati rappresenta talvolta una cifra rispetto
alla quale gli aumenti di canone chiesti dallo Stato e che fanno tanto strillare gli esercenti, sono
delle grandezze di secondo ordine .
E gli statizzatori proseguono ancora : lo Stato
è creduto dai più l'ente meno adatto per eseguire impianti in genere, ma dato e non concesso che esso, in fatto di costruzioni nazionali, debba sempre trovarsi fra i piedi dei 'Palazzi di giustizia o del parlamento, è evidente che lo Stato
può fare quello che fanno ora le Società, e cioè
incaricare di eseguire ·gli studi, i progetti, gli impianti delle persone di fiducia retribuite come si
deve : non sono poche le grnndi società eserce nti imprese elettriche, essi osservano, che non
hanno nemmeno un ufficio tecnico .
E quanto alla questione di abilità e di competenza nel dirigere l'azienda statale delle acque,
osservano gli statizzatori che lo Stato ha dei fun zionari ottimi nei diversi campi e ohe del resto,
dal momento che persone non dotate di eccezionale resistenza fisica possono dirigere od amministrare, almeno in apparenza, cinque, dieci,
trenta società ed occuparsi anche di altre cose
importantissime della vita pubblica, vuol dire
c he per fare andare le aziende elettriche non occorrono nè una attività nè una competenza speciali.
Lo tato potrebbe quindi, secondo il modo di
vedere degli statizzatori, realizzare degli utili ben
maggiori di quelli, ai loro occhi, notevoli distribuiti dalle società, specialmente in questi ultimi anni, e per le minori spese, e per l' abolizione dei decorativi Consigli di amministrazione , · e
perchè esso non avrebbe bisogno di ricorrere alle cosidette pieghe del bilancio ,p er nascondere
degli utili , nè fare aumenti di capitale per di-
24
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decentratrici creando ad sem'Pio t nti nti autonomi quante sono le provincie italian , con incarichi e mansioni identiche a quelle che compiono ora i numi tutelari delle aziende municipalizzate. Perchè, domandano, lo Stato non potrebbe affidare, per esempio, direzione ed amministrazione degli impianti dell'Anglo -Romana
all'azienda municipale di Roma , gli impianti della Edison al'I' azienda municipale di Milano e così via?
Ed infine, per rispondere alle o biezioni di coloro che sostengono non essere facile allo Stato
di trovare i capitali necessari per l' espropriazione anticipata delle opere, degli impianti, gli
statizzatori fanno notare ohe non è necessario
per lo Stato possedere questi capitali, giacchè
esso può pagare gli impianti al prezzo cui sono
esposti nel bilancio delle società, con dei titoli
di ,p restito ai quali passerebbe il solito interesse che ricaverebbe a sua volta dagli utili delle
diverse aziende, utili che percentualmente sono
sensibilmente superiori agli interessi che lo Stato per consuetudine dovrebbe pagare.
IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA.
Tutto quanto sostengono gli statizzatori potrebbe rispondere a dei criteri equi, sani, se lo
Stato fosse costituito con concetti diversi dagli
attuali, se i suoi funzionari, meno numerosi - e
molto meglio scelti e retribuiti, fossero apprezzati veramente per quello che valgono, per quello che producono, e non per gli anni della loro
carriera ; se i ministri fossero i dirigenti, e non,
come ora spesso avviene , i servi umilissimi della
loro burocrazia . Ma potremo noi arrivare rapidamente, qualunque sia il regime statale futuro,
ad una amministrazione basata e regolata su questi criteri?
lo lo auguro, ma dubito e fortemente, giacchè,
per quanto possa essere grande la fede che o-
LE IMPRESE IDRO-ELETTRICHE NEL DOPO GUERRA
11 uno
di noi ha nei radiosi destini della patria,
può, non deve dimenticare che ohi dovreb1, perare un cambiamento così radicale nella
1111ministrazione statale è il governo, il governo
1 I,
mana dalla Camera, la Camera che emana
110n dalla ari,s tocrazia inteUettuale della nazione,
111, da un popolo dhe offre una percentuale unili nte di ana1fabeti e di semi-analfabeti, che
mr sui destini del paese impersonato dalla Ca11 ra e dal Governo, contano ciascuno come le
iu predare menti, come le più grandi intellinze.
I• c'è anche da tenere presente che non sono
P< hi in Italia a desiderare intimamente la coninuazione dello stato attuale di cose, che meglio
t i ponde ai loro particolari interessi, salvo puib1,li amente mostrarsi di opinione opposta ed imi r care all'a burocrazia; è noto del resto che non
mpre è stata l1a burocrazia ad opporsi alla nomina dei competenti in tutte le questioni ohe inI t r ssano la guerra e specialmente le relative
orniture.
· d allora è lecito domandar,si se così come è
· ngegnato oggi lo Stato italiano, con un parla111 ntarismo nefasto imperante, onde tutte le at1ività statali sono originate quasi sempre da in, renze pol'i tiche, da bisogni elettoralli, la rosea
I rospettiva della statizzazione o della istituzio11
di tanti enti autonomi municipali, non sia
una poesia, una teoria, una formula. Come per
incanto sorgerebbe il ministero italiano delle ac<1u , con l'a relativa coorte di funzionari e d'im1 i gati, le acque più limpide sarebbero in bre" tempo inquinate dalla politica; si avrebbero i
1 i coli impianti idro-elettrici elettorali, inutili,
m I concepiti, peggio eseguiti, costosi, in poco
I mpo l'azienda statale delle acque diventerebbe
1 siva, senza alcun :beneficio per le tariffe di
ndita, specialmente in quelle applicazioni delI , nergia elettrica nelle quali è necessario esse
v ngano ridotte; molta acqua continuerebbe a
rrere nel letto dei fiumi e dei torrenti neghitmente, dannosamente.
' questa sarebbe per il paese una grave iattur , come è per esso una disgrazia trovarsi og,j fra il' pericolo di due monopoli: quello delle
ietà e quello dello Stato. Ma almeno il pri111 , pure curando specialmente gli interessi de•li zionisti, -f arebbe gli impianti, il secondo, con
lo copo di curare gli interessi del paese, conlurr bbe non si sa dove, o si sa troppo bene, e
Il< n fare'bbe più gli impianti grandiosi, verament utili, non creerebbe ,p iù le gemme della noir ricchezza idraulica .
Fra questi due estremi si deve pure poter tror una soluzione di massimo tornaconto per
I n zione, la quale !ha in primo luogo sommo
mt r sse a che tutta la potenza idraulica dispo11
>n
1
nibile venga utilizzata al più presto e nelle migliori condizioni a che la potenza elettrica ricavata dalla sua trasformazione possa essere v nduta nelle migliori condizioni possibili in rei zio ne aH · impiego che si deve farne; una soluzione che, secondo l'opinione competente del direttore di una deUe maggiori società italiane d i
elettricità, « sia vantaggiosa al bilancio pub bli« co, od almeno, non danneggiandolo mai, ar« rechi alla cittadinanza benefici economici reali
« e proporzionati aHa entità della gestione neces« saria per concretarli ».
L'INTERVENTO DELLO STATO.
È evidente quindi che il' problema della utilizzazione della energia idraulica e della sua trasiformazione in energia elettrica non può essere
considerato a sè; esso si compenetra con quelli
industriale ed agricolo italiani, è intimamente
connesso alla prosperità avvenire della nostra industria, della nostra agricoltura, e deve quindi essere risolto tenendo conto delle loro necessità.
L'esame çlei bi-sogni dell'agricoltura e dell'industria, in rel'azione alla disponibilità ed all'impiego dell'energia elettrica, è già stato fatto da
persone di me ben più competenti in materia, e
non è quindi il caso di ripetere ora delle cose
ohe si suppongono ormai note.
Ricordo solamente l'interessante studio dell'egregio ingegnere Conti, comparso sulla Nuova
Antologia dello scorso anno, e credo anzi doveroso mettere in ril'ievo il coraggio che egli, esercente, e forse il massimo esercente italiano, ha
avuto, nell'esternare delle idee che vennero apprezzate molto, e per il disinteresse dimostrato
nell'esporle, e per l'alto senso di italianità cihe
le ha ispirate.
È certo che lo svol1gimento della guerra ha
avuto una influenza preponderante nello svelare i problemi industriali ed agricoli della nazio~
ne, e come essa ha dimostrato la necessità di
una più intensa cultura del suolo, ha anche messo in rilievo l a necessità assoluta per il paese,
di ,possedere alcune industrie fondamentali ohe
devono servire di base alla sua diifesa, .fìnchè
questa sarà affidata alla ghisa ed all'acciaio. V olesse la scienza che la guerra si potesse combattere, in avvenire, direttamente e solo con l' elettricità I O meglio ancora volesse la civiltà dhe le
guerre dovessero avere una fine I Ma, in attesa
che si realizzino questi desideri da poeti, noi
dobbiamo guardare alla realtà dell'oggi e partire dal supposto che, finchè sull'a terra vi saranno degli uomini, la lotta sarà purtroppo una delle manifestazioni delle società che essi hanno
formato, giacchè le sciagure di cui è gonfia la
storia dimostrano ohe l'uomo pexifetto non può
essere di questa terra.
Ora alcune delle industrie indispensahili al
1
25
LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - = - - - - - - paese domandano delle materie prime che noi
non possediamo, e eh per molto tempo noi d vremo importare a d i pr zzi elevati.
Non dimentichiamo eh dorpo la guerra, G rmania, Francia, e d In hilt rra ed America, d 1
rAustria non parlo , p rch' è nei voti di tutti g li
italiani che e ssa d b b s.p arire come Stato , a vranno a disposizion il carbone ad un prezzo
eh neila mi glior d H ipotesi sarà la decim a
p a rte del .p rezzo 1 ,q uale potremo averlo n ei
nostri centri d i consumo, e che quindi queste
nazioni saranno sempre in grado di soffocare in
breve tem p o 1 nostra industria siderurgica , ed
indirettament quella meccanica, anche se la
guerra n ha reso più robuste le membra. Anche le industrie siderurgiche e · meccanidhe estere si sono irrobustite, e c ',è da tener presente
che alr infuori e al disopra della internazionale
sociale che ha fatto una prova così meschina in
questi anni , esiste una internazionale ben più
potente, ben più pericolosa, una internazionale
che ha profonde radici in Austria ed in Germania, e frondose ramificazioni in tutte le nazioni
dell'Intesa, una internazionale "he è stata la invadente realtà di ieri, ohe è la incerta realtà d i
o8gi, dhe sarà ancora la forte rea1tà del domani,
una internazionale bancaria che può dimenticare
il passato , passare sopra alle alleanze, alle amicizie e scordarsi dell'Italia, se tutto questo può
servire ai propri interessi.
E se in Italia non pochi hanno sostenuto la necessità per l'Intesa non di vincere, ma di stravincere, in modo da imporre anche il rimborso
delle spese di guerra se non in denaro, in materia prima, e per l'Italia in carbone nero , è perchè hanno ,pensato che per l'avvenire industriale
della nazione sia assolutamente necessario avere o il carbone nero o quello bianco abbondanti
ed a buon mercato , e che in attesa di utilizzare
in queste condizioni qudlo bianco , sia necessario intanto avere , durante il periodo di transizione che seguirà la guerra, quello nero.
La necessità di por mano rapidamente alla e secuzione di tutti ,g li impianti di derivazione già
studiati, di studiarne rapidamente di nuovi ed
eseguirl'i senza preoccuparsi del loro costo, è
quindi evidente : per l'Italia si tratta di una questione di vita o di morte. Ma ohi dovrebbe eseguire tali impianti? L'esperienza del passato, in
alcuni casi dolorosa esperienza, insegna c he in
ordine di capacità creativa viene ultima l' amministrazione statale com'è attualmente congegnata, ,p oi , a qualche distanza, vengono i comuni,
mentre restano in prima linea i privati. Ma i
privati sono ora ostacolati nell'a loro opera dalla
minaccia dell'esproprio, minaccia che li ohbliga
ad una grande prudenza ed in ogni caso ad ammortizzare le opere e le macchine e le linee in
un tempo molto limitato, quindi ad elevare il
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26
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LE IMPRESE IDRO-ELETTRICHE NEL DOPO GUERRA
del costo totale di .produzione, come quel'la per
C:\li il costo è la base, il fondamento deH' industria .
Questo sistema praticamente semplice e facile, che riduce l'azienda elettrica ad un ufficio di
cassa, specialmente se combinato con quello
spe:r,peratore delle tariffe a « forfait », considerato in rapporto alla economia nazionale è fon damentalmente errato, rappresenta una causa d i
squilibrio, impedisce lo sviluppo di alcune industrie indispensabili e favorisce q,uell'o di altre non
assolutamente necessarie, può infine creare degli ostacoli aUo sviluppo di molte applicazioni
importanti della elettricità.
T occherehbe aHo Stato intervenire perdhè in
relazione all'impiego della corrente elettrica 1'e
industrie, e ricordo che la coltivazione del suolo
è la più grande di esse, vengano classificate in
diversi ,g ruppi in rel'a zione e aUa necessità di
esistere e di battere, senza iperbolici dazi protettori, la concorrenza estera, ed all'importanza
ohe il costo del K w -ora assume sul costo finale
del prodotto ; ogni gruppo dovrebbe poi comprendere d:versi sottogruppi ad ognuno dei quali si applicherebbero tariffe diverse.
Anche per la illuminazione elettrica la uniformità delle tariffe dovrebbe essere sostituita
da una scala che tenesse conto dell'impiego della luce stessa, facendola pagare di più se applicata in luoghi di piacere, di divertimento o di
passatempo, o dove si smerciano oggetti di lusso, e gradualmente a prezzo minore in relazione alla potenzialità economica di chi la utilizza
privatamente, fino ad arrivare ai prezzi minimi
nelle case del popolo.
Si potrà obiettare che, a parte le difficoltà tecniche clhe si possono presentare, col sistema delle tariffe variahili ,s i metterebbero gli esercenti
imprese elettriche in condizioni molto diverse
LE TARIFFE DI VENDITA l'uno dall'altro, giacchè essi ihanno utenti di dir affrettare e raggiungere la razionale uti- versa natura. Le società che distribuiscono nei
1in zione del carbone bianco, è necessario che, centri urbani grandi e ricchi anche industrial, n o senza rintervento dello Stato, si modifichi- mente, realizzerebbero degli utili -grandissimi,
" 1 tariffe di vendita deHa energia elettrica, aif- quelle che vendono l'energia elettrica ad indufm h esse possano meglio rispondere ai risulta- strie povere, sarebbero forse costrette a delle
ti h si vogliono conseguire con l'a estensione perdite. E questa sarebbe infatti la realtà finchè
le società esercenti costituiscono tanti enti sepaI Il applicazioni elettriche.
,.}i
ercenti di imprese elettriche hanno infat- rati, o dei gruppi che gravitano attorno ad. u~
t bilito delle tariffe che variano s,pecialmente sole, ed i diversi soli, pure avendo per rag1om
r l zione al numero dei kilowatt-ora vendu- di concorrenza delle traiettorie diverse, non arm che, salvo rare eccezioni, non fanno una monizzano fra loro. Ma se lo Stato intervenisse
tinzione netta, definita, per ,q uanto riguarda il nel senso da alcuni desiderato, eguagliando e limitando l'interesse de] capitale impiegato nelt Il
di industria cui esse sono applicate.
consegue che l'industria cosidetta povera le diverse imprese elettridhe, è evidente che i
oggi il kilowatt-ora come l'industria di lus- maggiori utili ricavati daM' esercizio in alcune so' qu Ila che ha dei margini di guadagno pic- cietà, dovrebbero servire in ipiccola parte ad inte1i me quella che ha dei margini di guadagno grare l" interesse ai pochissimi ~sercenti, ~e pure
· imi. quella per cui ili costo dell'energia ci saranno, ohe dovessero realizzare un mteresutilizzata è una percentuale piccolissima se minore di quello fissato come base.
ra si osserva che una ingerenza così attiva
d Ilo Stato nelle aziende elettriche, se sarebbe
t ima in teoria, può presentare in pratica delI difficoltà _n on lievi di attuazione, può dare luoa conflitti continui fra chi amministra
anda e lo Stato; ingerenza statale vorrebbe dite
ncora ingerenza burocratica, e noi purtrop1> > sappiamo che essa si esplica oggi e si espl1h rà per parecchio tempo ancora, mi si permet1 il paragone, con la leggerezza e la eleganza
la snellezza di un elefante che balli un galoppo.
Rimane anche il dubbio fondato se 1a finanza
d una tale soluzione ricaverebbe, allo stato at1Il le deUe cose, degli utili maggiori di quelli
rh ora ottiene con le tasse ed i canoni, tanto
I iù ohe alcune società esercenti vivono ancora
i una vita stentata.
certo però che di fronte al pericolo della staI izzazione, una ingerenza dello Stato come quelI propugnata da egregie persone, e che ho ora
posta, potrebbe essere guardata con occhio
I nevolo dalle società esercenti di imprese elettriche, tanto più che il governo ha già applicato
· n la guerra alcuni di questi concetti, limitando
> r legge gli utili delle società, mentre, notiamo
} r parentesi, ha permesso ai privati di guadan re alle volte il miHe per cento del loro capiI l , ed agli intermediari quello che !hanno volu o.
enonohè questa soTuzione, come le altre che
i vanno ventilando in previsione che lo Stato divt nti padrone e locatore degli impianti idro-e] trici, non risolve ancora il problema industriaI
d agricolo relativi allo sviluppo delle appli•· zioni deUa energia elettrica per i bisogni della
zione, mentre è a tali applicazioni che l'ltadeve specialmente guardare.
r
27
LE I. I. I.
- - --------- - ------ --------- - -- ---=--== = =
L'E TE DISTRIBUTORE UNICO .
fil
Il sistema deUe tariffe variabili come è stato
prospettato, o presuppone infatti l'intervento
dello tato, od esige l'attuazione di un principio
che 1 ocietà esercenti applicano già in parte,
quando si tratta della difesa dei loro interessi .
ttualmente le oci tà sercenti di imprese e Ìettriche sono quasi un c ntinaio, distribuite con
densità maggiore o minore in tutta Italia, con
cl Ile zone di influenza, e quindi di monopolio,
definite; hanno diversa la potenzialità tecnica e
quell'a finanziaria, diversa la frequenza della
corrente distribuita, diverse le tensioni.
on v'è chi non veda quanto questa divisio ne fittizia, perchè alcune società rivendono la
energia elettrica loro fornita da altri rivenditori
i quali a loro volta la comprano da rivenditori
più potenti, sia in contrasto con lo scopo che
l'Italia si ripromette di raggiungere con una sana utiltzzazione del suo patrimonio idraulico.
Molte persone indipendenti o che all'interesse
personale antepongono coraggiosamente quello
della nazione, pensano che per l'avvenire industriale italiano, .per la emancipazione dell'Italia
dal carbone nero, tutte le società grandi e piccole di esercenti devono scomparire per lasciare
il posto ad un unico e ·g rande ente creatore e distributore della energia elettrica in tutta Italia,
formato con intento preciso di svolgere rapidamente e razionalmente il problema italiano deile acque, favorendo veramente lo sviluppo indu .
striale ed agricolo della nazione.
L'ingegnere Civita ha già messo in rilievo i
vantaggi di ordine tecnico che deriverebbero Ja
un collegamento, per mezzo di una grande lint..:a
dorsale italiana, d t tutti gli impianti attuali e fu turi unificati nella frequenza della corrente generata.
Sono vantaggi tecnici indiscutibili, che permetterebbero di associare razionalmente la utilizzazione del nostro carbone bianco con quella
del carbone grigio che come torba o lignite abbiamo in Italia, con una più estesa e più razionale utilizzazione del vapore proveniente dai soffioni boraciferi della Toscana, semplificando in
un modo insperabile il problema delle riserve
termiche, non più modeste, tisiche ed innumerevoli, ma poche e grandiose stabilite in speciali
nodi ad integrazione della energia idraulica prodotta nei relativi impianti.
Ma se si considera la realizzazione dell'ente unico creatore e distributore di energia elettrica
dal punto di vista dei vantaggi che esso potrebbe recare alD'industria ed all'agricoltura, allo
Stato, col sistema delle tariffe variabili in relazione allo scopo cui i Kilowattora sono destinati, si .intravvec.le
. che questi vantaggi possono essere 1mmens1.
È in vista di questi reali vantaggi alla econo-
r
28
pndi sè
ra sormen-
ti
p
or
ne
plicazioni.
piangreto
che
rmala earboi ap-
Po
ZIOnl
quest
e gli
mulat
dare
potrà
dol'idea
attro
menti
ra
vera
il
comb
ente
e un
dome
Kw .
tesso
one;
perio
te di
ed al
az10carbo
re del
ne di
giorno.
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de ent , i
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delle tariff , i
lo Stagiacchè s r bb
fìnanza,
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che esso i f
somma fis a nnu
fatto, il loc tor
nale.
· tà eserTutti i rapporti fr
n
, l'amcenti si semplifi.ch r
erebbe
ministrazion
tat 1
moltissimo.
L'ente unico potr bb dare anch rapida esecuzione a tutti i nuovi impianti di utilizzazione,
anche a auelli che singolarmente non rimuneratori perchè di esecuzione difficile e costo-s a, lo
diventerebhero invece come parte integrante del
- - - - - - - - - -
~
- -
LE IMPRESE
nde complesso: in altre parole l'ente unico ,
mano a delle persone conscie della importandella loro funzione , potrebbe fare quello che
> r ragioni che si indovinano non potranno mai
} r le società singole attuali .
on mi nascondo però che difficoltà enormi si
J pongono alla realizzazione di questo program111 che può essere de.finito dalle . persone scettih un bel sogno ; difficoltà di cose e purtroppo
lifficoltà di persone sono in giuoco ; ma la guerha insegnato agli italiani che la parola diffi' ltà non esiste nd loro dizionario e che se le
si dominano, le persone si cambiano .
Per Ìa migliore soluzione dei problemi indutriali ed agricoli del dopo guerra, l' applicaziodelle tariffe variabili secondo i criteri già e sti è una necessità, una necessità che domano l'intervento dello Stato, o la creazione delnte distributore unico . Per gli esercenti imse elettriche questo è oggi il d ilemm'i; ad
i dare attività del loro provato ingegno per
gliere la soluzione migliore, quella ohe può
nciliare gl'i interessi dei privati con quelli delnazione; ad essi prevenire in questo campo
zione dello Stato, il cui intervento in tutte le
<1u stioni che interessano l'industria e l' agricoltura va diventando per forza di cose sempre
I iù attivo. L'esempio della mobilitazione indutriale non è lontano . Ma dell'intervento dello
t to per stabilire anche dopo la guerra orari di
I voro e turni e collegamenti di impianti , nell'imporre, se necessario, un'unica frequenza , alI copo di impedire che dell'acqua si scarichi
in perosa dagli sfioratori dei vecchi e dei nuovi
i111pianti idroelettrici , non potremo che raller rei .
iacchè è tempo dhe lo Stato diventi il collah r tore, sia pure interessato, delle industrie na,i nali, affinchè una corrente di reciproca stima,
li incera fiducia, si stabilisca fra gli uomini che
I v r no e producono , e lo Stato ohe li governa ,
hè solo a queste condizioni la nazione potr
v ram ente camminare e camminare veloce
ull via del progresso .
r
FINALE.
Ila rapida sintesi che precede, io ho cercadi riassumere, come meglio ho potuto, le imi r ioni, le idee , i propositi degli ambienti che
111 un
nso o nell'altro si interessano della utiliu zione, per diversi scopi, delle acque pubbli' h it li ne; la mia esposizione sarà sembrata a
I luni di una franchezza un po' rude, ma si dor ri onoscere che essa è stata sincera. Mi è
m r to che fosse necessario dire a voce alta
I li v rità amare che si sussurrano qua e là,
h' penso che sol'o guardando coraggio,s a1 almente in faccia alle cose, si possano
l migliori vie per sistemarle .
IDRO-ELETTRICHE NEL DOPO GUERRA
Nella difficile soluzione dei problemi del dopo
guerra, aHa quale oggi moltissimi dedicano una
attività degna di ogni considerazione, si deve tenere presente un fatto di importanza fondamentale, e cioè che la ,società del dopo guerra non
sarà quella dell' ante guerra, giacchè se saranno
ancora identiche le persone, saranno invece profondamente mutate le idee; le guerre combattute fra i popoli non si accontentano infatti della
distruzione catastrofica delle cose e degli uomini, ma esse, ahbattendo le oligarchie e gli imperi che le impersonano, scuotono le basi delle
società, tendono a ridurre i dislivelli sociali, a
decapitare le punte erettevi da1' tempo. el trovare le so luzioni pacifiche ai problemi del dopo
guerra, si devono tenere .Presenti questi effetti
ineluttabili della guerra, si deve ricordare che
la guerra è un grande sacrificio, una dedizione
spirituale dei buoni , degli umili alla nazione, alla patria, e che il dopo guerra deve mostrare un
::;acrifìcio materiale se non eguale , perchè il valore della vita è immenso , almeno proporzionato dei grandi, dei ricchi, verso il paese ohe ha
dato loro il benessere, la ricchezza.
lo non voglio pensare a quello che potrebb<::
accadere in Italia dopo la guerra se trionfassero
le idee dei demagoghi che intendon speculare sui
lutti, sulle sciagure che la guerra lh a con larga
mano seminato , se il paese fosse lasciato andare
alla deriva senza un programma chiaro, de.finito,
~enza una meta; ma sono però cpnvinto che è
dovere di coloro che sono in grado di farlo , di
mettere a disposizione del paese tutte le forze
morali e material:i di cui dispongono , affinchè
l'Italia possa riprendere senza scosse, senza convulsioni, la strada ohe la guerra atroce ha fatto
interrompere, la strada larga e sicura del progresso civile e del lavoro fecondo.
In questa opera umanitaria , altamente umanitaria, perchè servirà ad allontanare dal paese
i nembi che qua e là vanno addensandosi sull' orizzonte, coloro che utilizzano la maggiore ricchezza nazionale e ohe probabilmente sarebbero i primi a subire il cozzo delle nuove idee ,
devono dare il primo esempio, coloro che creano e distribuiscono la corrente muta ed aristocratica, che rappresenta oggi lo stato di perfezione di ogni forma di energia, devono trovare la forza di muovere incontro alla nazione
con un programma de.finito, con delle proposte concrete dalle ,quali emerga chiaramente
che essi intendono, con la loro azione, curare
anche l'interesse supremo del paese favorendo
tutte le applicazioni dell'elettricità per la industria, per l'agricoltura e per la vita privata .
Essi allontaneranno così quella nube di diffidenza che da qualche tempo li circonda ed
insieme il pericolo di una statizzazione che potrebbe essere decretata ed attuata convulsiva1
29
LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = =
===
mente jn uno Stato immaturo per tali manifestazioni di governo .
Gli- esercenti impres elettriche devono m
avvenire dimostrare, più di quanto alcuni di
essi abbiano fatto in passato, il loro diritto Ji
esist re come industriali. il loro diritto di nartecipare alla grande marcia dei produttori italiani ohe . la guerra ha iniziato. Essi acquisteranno di fronte alla nazione ed alla storia, assie me a tale diritto, la riconoscenza di tutti gli
italiani, se rinunciando alla loro personalità, e
riunendo le loro forze economiche e tecniche,
permetteranno la esistenza ed il prospero sviluppo di industrie che sono assolutamente indispensa bili ad un paese civile, e senza le
quali, fìnchè nuove albe di civilità superiore
non illumineranno i Caini della terra, l'Italia
sarà sempre pupilla, mentre noi desideriamo ,
con intenso ardore, con un amore ed una fede
sconfinati, che la nostra patria sia signora ._
padrona, ora e per sempre.
Ing. Giuseppe Belluzzo
del Politecnico di Milano
Quello della utilizzazione delle forze idrauliche è senza dubbio uno dei problemi di maggiore importanza per l'avvenire economico del
nostro Paese; e il portarlo alla diacussione di tecnici e di competenti è degno di chi, come il prof.
Belluzzo, sente profondamente il dovere di da re il proprio contribuito di serenità e di fervore
per la sua migliore soluzione.
No n pos~ però lasciar passare sotto silenzio e senza opportune rettifiche alcune delle
affermazioni esposte dal prof. Belluzzo.
Non ho bisogno di dire che io sono uno dei
maggiori interessati nello sfruttamento delle risorse idrauliche nazionali.
- L'ing. Belluzzo, accennando al fatto che la
potenza idraulica utilizzata è oggi soltanto un
quinto circa della disponibile, ritiene che questo limitato ~fruttamento sia da ascriversi a
colpa degli esercenti imprese elettriche.
Ora io tengo ad affermare che le utilizzazioni fatte fin qui non solo hanno soddisfatto a
tutti i bisogni che si manifestavano, ma bene
spesso li hanno anche prevenuti.
Non so davvero quale altro problema di carattere tecnico ed economico abbia aouto nel
Piostro Paese una soluzione così completa, ed
oso dire così perfetta, come quella di cui stiamo discutenda_ Dai piccol-i impianti a basse
cadute eseguite per il servizio di una clientela
contenuta in piccola zona, e quindi con linee
a bassa tensione, attraverso agli altri nei quali
si affrontava il problema di Milti di media importanza, allontanandosi dai centri di consu-
30
=
== == = == = = == ======
=
= = ==
mo, ed elevando quindi anche la tensione dei
trasporti, fino alla utilizzazione dei più arditi
salti alpini, con dislivelli talora di un migliaio
di metri, integrati da coraggiosi
rbatoi, alimentanti li
· entinaia di chilometri a tensioni elevat
·
res.s-o si svolge, si mantiene e ~ a
· no tri industriali approfitt
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elettrica
non avrebbe potuto
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energia prodotta è s
po, e per
tutti i mercati, in ecc o
ste. E la
guerra sta a dimostrar lu
te la verità delle mie asserzioni, g
o state le
larghe disponibilità di n
i potevano derivare ovunque dalle grandi reti, che sole
hanno permesso alla nostra preparazione militare di affermarsi, e di assumere poi un cosi
gigantesco sviluppo che desta insieme meravigtia, coscienza di forza, ~icurezza di vittoria.
Col prolungarsi della guerra, naturalmente
queste disponibilità si sono . assottigliate ed allora sorse l'accusa che gli esercenti imprese
- - - - - - - - - - - - -
LE IMPRESE
·I ·ttriche non bastavano ad G3Solvere il loro
mpito; e · si volle facilitare ai metallurgici e
,; iderurgici la costruzione diretta di impiant , di cui però non uno arriverà a portare il suo
mtributo in tempo utile alla nostra difesa.
ontro queste agevolazioni io non mi sono
llevato. Per il nostro Paese, a cui ogni nuo11
impianto idraulico assicura ,una maggior,e
indipendenza ec0nomica (e quindi una magi re indipendenza politica), è perfettamente
tridifferente &e l'impianto si chiamerà Conti o
llr ~da. E se gli industriali della guerra avran" trovato una enorme spinta alle loro nuove
111dacie nella possibilità di investire parte deli utili, sottraendoli al -fisco, le loro magni-fiche
"·iende ne usciranno consolidate e potranno
' n maggiore probabilità di successo affronta"' i gravi problemi del dopo guerra. Non io
lunque mi rammarico di ciò; ma grandemente
111i affliggo che le benemerenze degli esercenti s-iano misconosciute, quando gli avvenimenti tanno a dimostrare i vantaggi che il Paese
ritrae dai loro sforzi. Queste benemerenze io
t glio
proclamare e rivendicare altamente,
f. •rchè dalle parole dell'ingegner Belluzzo non
, , ti una sfavore vole impres&ione a carico di
11na classe di industriali che ha compiuto tutto il
I ver suo .
Detto ciò, io non ritengo nep-p ur necessario
li soffermarmi sulla questione se una organiz. zione statale sarebbe riuscita in passato e
, iuscirebbe ora a produrre, in materia di imf. ianti idroelettrici, più e meglio di quanto abI ia saputo fare la privata iniziativa; la risposta
, · is-amente negativa è credo . - nella coi nza di noi tutti.
Il collega Belluzzo ha accennato alla conve11i nza di adottare delle tariffe di vendita che
I •ngano conto degli scopi pei quali l'energia
t i ne utilizzata e non soltanto della potenza
t1
orbita e dell' orario di utilizzazione dei sinli clienti.
A questo riguardo mi si permetta di ricorda, · che or sono oenti anni (purtroppo sono velerano di que~ta industria) tenni una lettura sul/' ar omento delle tariffe, ed in tale occasione,
I po di avere minutamente esposta la ragione
d •i prezzi decrescenti unitariamente coll' au'" •ntare della potenza e della utilizzazione (ciò
·h già stabiliva il principio di non aver pre·nte esclusivamente il costo del prodotto, ma
t1ri he le esigenze del'la clientela, e cioè il suo
nt resse a valersi della nuova energia), ho inlito sulla convenienza di concedere tariffe
p •ciali per quelle applicazioni che solo da
11n prezzo bassi89imo dell'energia potevano ri/tarre la possibilità di esistenza. E questo con•tto è stato adottato dai grandi esercen!i, che
IDRO-ELETTRICHE NEL DOPO GUERRA
mediante la vendita rimuneratrice della luce e
delle piccole forze si sono messi in grado di
fornire l'energia per le cartiere, per i forni, per
l' elettroli~i, a prezzi sensibilmente inferiori al
costo reale. Nessuno ignora infatti che, sia
pure per energia discontinua , siamo arrivati al centesimo, talora al mezzo centesimo per
KWO . Quale organismo di Stato avrebbe saputo applicare dei metodi più coraggiosamente incitatori? Ma vi ha di più. Chi, se non gli
esercenti imprese elettriche, ha provocato le
nuove applicazioni della elettricità ali' agricoltura, alla chimica, alla .siderurgia, dando opere e capitali perchè i primi tentatfoi avessero
luogo, contribuendo poi alla costituzione degli
enti che ne continuassero ed ampliassero gli esperimenti nel campo industriale? Ho sentito
dire che si sono elevate le tariffe e che si sono
o.stacolate certe applicazioni; la verità è che
da venti anni a questa parte, lentamente, ma
ininterrottamente, le tariffe sono andate sempre riducendosi, non fosse altro allo scopo di
allettare con l'incitamento del buon mercato i
nuovi clienti e preparare il mercato d elle nuove grandi d erivazioni . Tutte le nuove vie vennero tentate, anche quelle non destinate al successo; perfino per quanto si riferisce al riscaldamento , la peggiore delle applicazioni della
elettricità, le pubblicazioni tecniche, gli atti
della a.9sociazione, stanno a provare che gli e sercenti da anni, e con opera insistente, indefessa, hanno tempestato ministri e burocrazia
per ottenere l'abolizione della tassa, che rendeva a pniori impossibile la utilizzazione della
elettricità al riscaldamento.
Se vogliamo dunqu e che i capitali italiani affluiscano coraggiosamente ad alimentare questa italianissima tra le nostre industrie, meglio
vale esporne i reali meriti, che sollazzarsi in
critiche sterili ed infondate .
E lasciate che io dica anche una parola sui
pretesi concentramenti, che democraticamen te si chiamano trusts o monopolii per esporli
alla paurosa antipatia degli ignoranti. Perchè
l'energia elettrica si possa vendere ai mimmi
prezzi, occorre una cosa .fK)la : diminuirne il costo , togliendo tutte le s,pese inutili, e riducendo
gli organi produttori aNa massima semplicità.
Se ogni regione, se ogni strada aoes.s,e una doppia canalizzazione, se doppie fossero le cabine
di trasformazione e le riserve a vapore e gli
uffici di vendita, è evidente che il costo di produzione e di distribuzione dell'energia ne verré bbe Cltlmentato. E siccome non si P.uò pretendere da nessun industriale di vendere in
perdita (ciò che del resto porterebbe sµbito a
far mancare i mezzi -finanziari per qualunque
nuova iniziativa del genere), è conveniente e
necessario impedire con opportuni accordi al31
LE/. I. I. - - - - - - - - - = ==- ==== == = = = · == = = ======= - - - - - - ==-meno in questa industria, quei doppioni che
in altre sono stati esiziali alla economia nazionale. Le intese stabilite all'uopo fra esercenti
confinanti, non hanno mai avuto per scopo di
alzare e comunque di fissare delle tariffe di
vendita; ogni eserc nte gode della più completa libertà ed autonomia; tali intese invece hanno portato spesso un altro grandissimo vantaggio, quello di r ndere possibile la esecuzion di nuovi grandiosi impianti, destinati ad int grare le dr'.$ponibilità di parecchi produttori,
mentre nessuno di essi singolarmente avrebbe
potuto sostenerne l'onere ed il ris,chio. Si sono
così portate ul mercato ingenti quantità di e n rgia, che hanno fatto nascere nuove applicazioni, ed hanno provocato, per la necessità
di trovare la clientela, abbassamenti nei prezzi di vendita. Vi citerò un esempio solo, ma
importantissimo : quello dell'Adamello.
Questi accordi fra enti vicini hanno gradatamente permesso di allacciare elettricamente le
reti, facilitando lo smistamento della energia,
e l'accoppiamento degli impianti alpini con gli
appenninici a reciproca integrazione delle ma:
gre; così che per vastissime zone, la utilizzazione idrica è completa, e neppure la più piccola parte di ricohez.za va dispersa; posso anzi
affermare che essendo oramai arrivati durante
la guerra ad uno sfruttamento del cento per
cento, ogni ulteriore raggruppamento non potrebbe arrecare sensibili vantaggi.
L'auspicato grande nuovo organismo, ideato
dal prof. Belluzzo, è dunque nella sua parte sostanziale già attuato; tutto ciò che è nuovo, è
suscettibile di miglioramento, ma mi parrebbe
molto pericoloso di dis-truggere il moltissimo di
bene che si è fatto per creare qualche cosa di
dubbio, e sicuramente di non molto migliore.
A i raggruppamenti sopra accennati si potreb be muovere una sola grave obiezione : che essi possono servire ad aumentare i prezzi di
vendita e a procurare all'esercente illeciti pro-fitti. Ma, come prima ho affermato, la esperienza dimostra che le tariffe sono sempre andate ribassando, mentre la media dei pro-/ì.Lti
di tutte le aziende in genere, nell'ultimo quinquennio (come risulta da una recente precisa
statistica del Dr. Geisser), è di circa il 6 % sul
capitale impiegato. Che cosa resta allora delle
afferma:.ioni degli statizzatori;> Questa soltanto: che .s-i vorrebbero aboliti i decorativi Consigli di amministrazione, i quali assorbono da
soli tali somme che - dicono essi - riferite
ai cavalli idraulici nominali, rappresentano una cifra rispetto a cui gli aumenti di canone richiesti dallo Stato e che tanto fanno strillare !!li
esercenti, sono delle grandezze di secondo ordine.
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elettriche
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no dub bia. Criti .
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iche; ma laD.ciamoli lav
uni decenni,
e cioè per un
a dare all'Italia nostra tut ·
i per la sua ri"7
nascenza economi
h un maggiore intervento statal
lina delle acque
pubblich e non pot
che ad un peggioramento nel modo di condurre l'esercizio,
ben piccolo guaio in confronto a quello ·in cui
si incorrerebbe oggi col ritardarne e forse col
renderne impossibile l' auspicato sfruttamento.
Ing. ]C . Conti.
LA DITTA
GIOVANr\JI ROSSI
o I S. CHI O
Compie quest'anno un s,_colo <lacchè Franceoco Rossi, coadiuvato da quaranta operai, fond~va, nel 1817, l'originaria piccola azienda laniera.
All'ideatore e creatore F: ancesco Rossi succede, nel 1839 , il figlio s e.nato re Alessandro che
continuò la tradizione p &Jerna e la ~o]ida tempra
dell'edificatore.
È il fondatore dell'Associazione Laniera sedente a Biella, e nel dicembre 1872 costituisce,
con la cooperazione del capitale nazionale, la
società anonima LA IFICIO ROSSI, con sede
,l egale a Mi!lano, industriale a Schio.
Oggi la Ditta, che si denomina dal sen. Giovanni Rossi, esp'lica la sua multiforme attività in
quattro stabilimenti : I" Opificio Centrale di
chio; 2° Filanda Succurnale di Schio; 3° ezione
rincipe Umberto di Sohio; 4° Sezione di T arre,
presso Schio.
·
La gerenza fu retta dal 1878 al 191 O dal comm ndatore Giovanni Ronsi . senatore del Regno;
dal 191 O, dal figlio di lui cav. A'lessandrn Rossi.
Così gli uomini succedono agli uomini, ma una
tr dizione si perpetua, in una genealogia che
ccanto al titolo baronale si è co•s tituita la più
ambita nobiltà : quella del lavoro.
Ma ancor meglio della parola dicono i numeri
nel loro rig·i do -laconismo: 3.600 o perai, 40.000
fusi, 850 telai meccanici rivelano la vastità di un
sercito di uomini e di :nacchine che s 'adope1:a
non alla barbara distruzione ma a creare ricchezza ed agi per l'umano consorzio.
E in questi giorni della ferrea d isciplina, che
t mpera nell'acciaio armi e nervi, in questi giorni della spasmodica ene;·gctica di un popolo che
tutto si protende ai fini supremi della vittoria, è
pur valido il contributo che la Ditta Rossi arrec: , premunendo con indumenti di lana dai rigori del freddo l'esercito e he corona le Alpi, fronti ra vivente d'Italia.
Ed ancor più vivi che nella parola, i fatti son
vocati con efficacia n ella immagine : gallerie
di macohine, edifici romit:i nel verde, festanti
ciami di bimbi che fìorisr.:ono in moderne aule
n lla duplice igiene del co rpo e dello spirito, ardui fumaiuoli che si leva.no alto quasi a spiegare
gli stendardi della miliz ia del lavo ro, sembrano
revocare da una classe eletta di artieri la maledizione bihlica: cc trarrai. il pane dal sudore della tua fronte >> , poichè u n intelletto d'amore porge gli agi del vivere mod e rno, e guida a sicura
mèta, verso il miglior avvenire, una deJlle più
belle industrie d'Italia.
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J
I I I' I
111 t
rto Sa.vaia.
r I< o
I
Milano
MERCURIO
LA GUERRA
1
re di mercurio del Monte Arniata.
mercurio è diventata. neilla
, e enziale e vitalissima.
importanti industrtie chimiche e
• ••11111i m11 11t I
p
l f abbrioazione del sublimato
l◄Hlf t-flal\11 .1 I • l m 181110 e degli altro s.ruli di merr r f re il ver,mi,gJ.ione ed li divensi
l ri metalli. È impiegato in nume•
n1i lcttriche. per interruttO'l"i, per
r t r forma tori, e nella industria eletJl r l ttrodi liquidi. interessall'lti spe•
I , f b ri uiane della soda e deJ. cloro.
li mercurio poi è, senza contrasto,
t
plostivo ogg1i usabile in pratic,a
d i detonatori, poichè senza sen•
i
detona abbastanza facilmente
lrurto e del calore. Non si ha proiet•1 ll"I nt , 1non si lha modesta cartuccia per
11
u, mi l bile carica di cannone che non
nto.
o, il fatto cioè che oglnÌ carica
ra esplode solo per l'.azione del
rio. basterebbe a confermare
uesto metallo nella guerra.
aggiungere che il mercurio si
dell'oro dai minerali aurifeimpic o, •n el p.resetn•te periodo, si è
res iuto, non solo per l'intens~1 1 _prezi,oso metallo 111a anche pernto estrattivo si compie quasi unir urio. mentre prima, ~n ispecie
urifere, si faceva coi cianur~ ogu
ta causa. aipparentemente m -e,prima. la funzione del mercurio
m • divenuta essenziale e p:mncii p poli in cOl1'1Hitto.
J N zioni dell 'Int-esa, è la sdla c.he
I rg'amente produttrice. <li mer•
Mercè questa sua piroduzione ha pertanto potuto rendere non dimenticabili servigi ai propri alJe.ati.
LA PRODUZIONE DEL MERCURIO.
Di mercurio furono fatte iricerche in varie regiioni della Peniso1a, dalla provincia di BeJluno
a quella di Como, dalla Versilia alla Maremma
Toscaina. dal Lazio alla Calabria.
M ,a è •sul Monte Amiata, fra le provincie di
Siena e di Grosseto, che le ricerche hanno avuto
successo ed hanno raggiunto a mano a ,mano un
felice sviluppo, attravers.o il lavorio degli ultimi
cinquanta anni.
Come accade sempre .in ta:li imprese, le ricerche procedettero stentatam-ente, non senza m ,o lteplici, insistenti dedusioni.
Dal 1860 al 1870, .infatti, non si lavorava che
in una miniera sola, ottenendo una produzione
,ainnua medi.a di una diedina di tOl1'1nellate.
N ell'S0 le miniere in lavorazione erano arrivate
a tre con un prodotto di oltre 100 tonnellate. Ned
1890 le miniere erano sei, e la prod~ione toccò
quusi le 500 tonnellate, per ridiscendere poi nel
1900 a 260. Nel 1910 si avevano 9 m1iniere e la
produzione saliva a circa 900 tonnellate. Nel 1912
le miniere si riducev,ano a otto, ma :il prodotto salivia a 1000 tonnellate circa.
Con c.iò l'Italia, nella produzione m.ondia.le, rimaneva inferiore soltanto alla Spagna, che, prima
della g'ueriia, produceva da 1000 a 1500 tonnellate
annuad.mente. Oltre che dalla Spagna, il mercurio
si estrae in Austria. in Russia, in Calif~rnia e
-nel Messico, ma in questi tre paesi con molto minore prodotto, .in Russia anzi, neJ. più recente pe- .
riodo, con prodotto nullo.
È da ten-ersi presente che la miniera di Idria.
della quale gode ancora per poco l'Austria, è in
testa della valle che sbocca •a Tolmino. Perciò no1
33
LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = - - - - - = = = = = - ==-
..:;.'i$.::, ... ,:
_.
1.:,E M_INIERE DI MERCURIO DEL MONTE A,MIA T A
_çaste~lp:,··-.d' r~r.q+hn~ .d el Pozzo Ma/alda, che mette _in comunicazione ·fra di loro · i diversi livelli della miniera.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - IL MERCURIO E LA GU RRA
n prezioso contributo da sommaineraria nazionale.
tà con.tinua deJ M0111te Amiata
ndo fu posta m attività la miniera
alvator,e, così da pas·s·are, secondo
alle 260 tonnellate del 1900 alle
elle quali ben 696 furono fornite
in·i ziaite an he non senza fondata sperainza di u cesso, m
nche delle mitruierre in relativa ttività.
Di prin ipa•Li1ssima importa,n za, come abbiam
veduto dai risult>ati pur sommariamente esposti,
è la produttività mantenuta dal giacimento di Abbaidi,a S.
lvator,e , alla coltivazione del quale si
deve 'l po to conquistato cLalJl'Italia nel mell"cato
mondiale del mercurio.
S. SALVATORE.
Il g:iacimento di Abbadia .si trova precisamente
Ami.ata, alto m. 1734 sul livello del più vicino all'epicentro della colata trachitica e
enta come un grande cono di una quindi alla ede principale ,ed alla origine proba, la trachite, uscita dalle profondità bile del fenome4ruo di mine.railinazione. È forma-
LE MINIERE DI MERCURIO DEL MONTE AMIATA
Biforcazione di due gallerie rivestite di muratura.
n I ,i terreni terziari che copriva.in.o la ret mpo de11a eruziione, e quindi effusa al
1
di
si come a fornnare un mantello che
un' r a di circa 130 chilometri quadrati.
1 r, 11
rachite giunsero, vevos.imilmente, dedlu ioni on.tenenti mercurio, che lo deposero
f ,rm di solfuro o cinabrò, impregnando le
t ,l · ree-.argillose del terziario ed anche
oi m zioni alquiairuto permeabili nei terreni
I
n intensità varia e formando quini di importanza molfo diveirsa. Di qwi
rte, non tSolo delle molte ricerche
1 1
I
to per una parte di impregnazioni, diffuse nei calcari e nelÌ calcari ma,rnosi, disposte a guisa di colonne, e per un ',altra parte accompagna · iJ CO!l'l.tatto fra .il mantello trachitico ed ~ terreni terziari
sottostainti come impregnaaliooe di una maissa caotica di a,r gill~ e blocchi di calcare in esse d,isse•
mi1t11ati.
In Abbadia ful"lono in,izi.ate ricerche 6.n da1l 1847
da una So cietà Liv.o rne1se ohe poi portò invece la
sua aittiv:tà nella non lontana mini,e ra del Siele.
Altri lavori furono
compiuti da privati, ma
senz.a risultati posàtivu.
poo
35
LE l. I. I. = = = - - - - - - = = = = = = = = =
Nel 1892. essendo i , coperto fortuitamente un
de!p,Osito ci1n:abrifero di formuione alluvionale
sul pod re cc Le Lam e >, furot110 ripre:s•e le ricer•
e1he e c tituita da ,aJ. uni
pitalist-i livornesii l'at•
tual Soc~età Anonim delllc Miniere di Mercu•
rio dd Monte Ami t .
M questa, ,pur n t t ndo non infondate ie
sp r nze concepite, i trovò ad avere capitali non
s ffi ient.i per l'impr
che si presentava ad un
t vmpo prOlmett nt e costosissima, non potendo
il primo depo ito, per il suo stesso car.attere gen tlico, a si ur re la vita di una m.illlier.a e dovendosi di con guen:z.a prog!ettaT,e g'raindi lavoru d,i
rie
a.
==
= = -·
= == === ==
36
=
= =
====
Ra,gg'iunta così la mèta ed assicurata la prosperità dell'a:z.ienda. la Società ,allargò la sua sfera di azione nei terreni circostanti, costruì centrali eJ ~triche; org'ani:z.:z.Ò un 'ottima 1maestranza
miner ria larg',amente pag'ata e ottiimamente produttiv • ed impiRntò lo stahilim.ento metallurgico
per la
tr ::.ione del mercurio dai minerali con
tutt l e cur ed i perf.e:z.ionamenti .iglienioi che la
p iole 1 v•o ra:z.ione richiede.
C 1, ver o il 1913, 1a miniera di Apbadia giung
produrre da sola circa wl ,t riplo di tutte, riun
l e ltre min~e.re di mercurio dell'Amiata ed
a
tre quarrti della complessiva pr.oduzion
•
LE MINIERE DI MERCURIO DEL MON J' •
Boccl1e di carico dei forni a tino per il min rol
La Soc.ì,età fece un aumento di capitale che non
trovò, non ostante ogni tentativo, collocam,e nto
,i n Itali'l., siochè il capitale azionario, pur rendendosi molto più forte. venne a compr,endere per circa 2/ 3 del S\.110 complesso dei capitali g'errnanici.
Alla Società arris•e largametnte la fortuna. Nel
1897 .si ini:z.iò la coltivaaione deJ de,p osito alluvionale, p.resto esa,urito; spinte nel contempo le ricerche, nel 1901 si veniva a scoprir,e l'importantissimo ~iacimento iru posto.
= =
sr
Venuta la gu rr , p r
importanza che, comeabhiamo visto, il m r urio ha nel munizionamento e in g'eneirale n Ila preparazione bellica, non;
potevano gli azioni ti italiani e non poteva il Govern,o rimaneire indifferente al fatto del predominio già a.cqu,i tato nella Società d •al capitale
germanico e mantenuto poi dal capitale svizzero.,
successo a quello durwnte la vigilia d'armi dell'Italia. Con opporluni provvedimenti ed accordi ..
seguendo scrupolosamente autorevolissimi cons.i-
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - I L MERCURIO E LA GUERRA
i raggiunse lo scopo di assicurare all'azienper ora ,e per sempre sotto la vigilanza della
U i n · d'ltal1ia, la piena indipendenza dal capitale
lt aniero.
Li Società, con azionisti italiani, Amministra1111
e Dir ezione italiane, aumentò la propria
1 t ti ità f or.nendo largamente il nostro Governo e
p ·l uo intermediario quelli alleati.
n apposito contratto essa &i obbligò a prov•
d re al Ministero della Guerra una quantità
11 nu
di Kg. 552.000 di meircurio, giungendo petn dal primo ,a nno a conseg1n•arne poco meno
, i,. 8 0 .000.
• ì, ment.11e la produzione spagnuola subiva
j
son,o comple-t amente e,stratte e utilizzate. Ad e se si sostituisce la ripiena .s terile per non lasciair
sussistere spazi vuoti che danneggerebbero la so•
li.dità dell'edifica.o minera,r,io con pericolo di fran,e.
Nelle parti esaurite, le gallerie di traino sono
protette da un forte rivestimento in muratura di
pietrame ad an,ello completo per resistere alle e•
norm,Ì pressioni del terreno argilloso, pressioni
che ·spezzerebbero i più robusti Legnami, atri soltanto ad armature provvisorie.
Nella muratura però, a distanze r,egolari, si lasciamo aperture o botole che permettono di accedere ai tagli di abbattimento nei piani sovrastanti
a quelli già coltivati e di effettuare il getto del
LE Ml1VJEKE Vi MERCURIO DEL MONTE AMJA T A
ot,·
up •riore dei forni a caduta , nei quali si tratta il minerale minuto. Questo, che si vede sopra le griglie che
, 111ml no il forno, viene caricato attraverso le griglie stesse, mentre i vapori di mercurio non possono uscirne
f• •r la depressione praticata nel forno dagli aspiratori meccanici.
ont.razione, 1a nostra veniva ad accre- mineraile escavato nei vagoni che percorrono la
opp rendo in buon pulnto alle supre,me ne- grulleria di tra1ino.
cl i mbattent.i per l'Intesa.
Il mi.nerale scavato è trasportato •in essiccatoi
che 'Ille scacciaino grande parte dell'umidità di cui
è impregnato, a fine di facili tare l'azione del cane miineraria propriamie,n te detta lore nei forni ed impedire che l'a.ndamento di
le gallerie col metodo dei gradini questi sia disturbato dall'impastarsi del mirrerale
he tutt,e Je parli mineralizzate argilloso umido.
37
LE /. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =
Il mine r,ale in pezz.i gross i -
quali cert-i pezzi giill
c · nabrifera che si a,gglome•r ano negli essicè posto ~n forni a t~no iin,sieme a carbone
eli calcare tfflto di cinabro e le g'r-0sse palle di ar- catai -
LE MINIERE DI MERCURIO DEL MONTE AMIATA
Due batterie di forni a tino , destinati al trattamento del minerale grosso.
38
- - - - - - - - - - - - = - -·- - - - - - - - - - -
IL MERCURIO E LA GUERRA
Forno rotativo completamente chiuso, per il trattamento del minerale minutissimo.
LE MINIERE DI MERCURIO DEL MONTE AMIA T A
Edifìcii degli essiccatoi e dei s ~l os di minerale umido.
39
LE I. I. I. - - - - - -
= = = = = = = = = = = = = = = = = =- = =
·
di legno. Alimentando la combustione cOll'l un e cesso di ria si ottie,n e un h ITlJlTla ossidante ch e
bruci il olfo del ci n br mentre iJ mercurio, così libc r fo, per la e l v
temperatura del forno
si p rt allo stato
u tione, l'aria in eccesso,
I prodotti dell
il vapore di mercurio sof nidride solf or
un ventilatore centrifugo,
t r erso un
rp ntino refrigerante ed una sedi ca.mere ni lle quaili .il mercu11io si condenso
i pr dotti catramosi e carbonios.i de.1ne. Si forma così una specie di f uliggine r
a he contiene, sudd.ivise in g'occial.ine, il mer urio. Una parte di questo s1 separa na-
=
==== = = === = = =-
forni speciali a caduta, nei quali è
attraverso piani successivi di tefra le quali s.i trovano S'pazi p·e ras endente, dalla fiamma ossidan•
ombustione di legna, con molta
a 1eg'na come combustibile in
è essa saltain.to può manteners~
va col lievissimo tiraggio dato
ievissimo perchè .i vapori del
no il serpentiino e. le ca.mere d i
n velocità abbastanza ridotta
prima operazione, il procediidentico a quello
LE MINIERE DI MERCURIO DEL MON
Montaggio d~ un essiccatoio rotativo per il minerale , mostrante i tamburi / rati p •r la eia sificazior,e in volume.
turalmente per effetto del proprio peso; la maiggior parte però, che si trova come emulsionata,
deve essere liberata saponificando la fuliggine
,c on della calce, in una specie di impaistatrice. Uscendo da questa, il mercurio si purifica per decantazione in una serie di va.si comun.Ìcain.ti ed è
pronto per essell"e rinchiuso '1n appositi recipie<nt,i
cilindrici di feriro che si chiamano bombole. Il
processo di estrazione è così oompiuto.
Il mineraile minuto anzichè! nei fornlÌ a tino è
40
che aibbiamo or
d · esporve, con la maggiol"e
brevità possibile, per iJ g'rosso.
Il fatto che tanto i forni ,a tino quanto quelli a
caduta f un:z:.ion no in a s·pirazione ( e non accade
diver.samente per un nuovo forno rotativo rec,ent,emente installato) evita ogni fuga di vapore di
mercurio, e sottrae gli operai al pericolo della
iintoss~cazione idrargirica, che ha ma,nifestazioni
g'ravù.ss.ime tra le quailii più te!I"1.uta è quella del
così detto tremito mercuriale.
1
- - ·- - -- -
L t 1v1uv1c,~
Montaggio di
uno
IL MERCURIO E LA GUERRA
V1 Mc.RCUH.10 DEL MONTE AMIA T A
degli essiccatoi rotativi, destinati ali' asciugamento del minerale.
41
LE I. I. I .
Estrattori, nei quali le fuliggini ricche di mercurio vengono impastate con calce per liberare il metallo.
LE MINIERE DI MERCURIO DEL MONTE AMIA T A
Vasi misuratori del mercurio per il riempimento dei recipienti di ferro , o bombole ,
nei quali il mercurio viene spedito .
42
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - = = = = == =
IL MERCURIO E LA GUERRA
Bacino di decantazione per le acque torbide provenienti dai forni,
dal disotto dei quali asportano il materiale sterile residuo del trattamento.
LE MINIERE DI MERCURIO ùEL MONTE AMIATA
S,•rl,at io d' a qua per il servizio dei forni , dei condensatori e delle turbine esistenti nello stabi:imenlo.
4
LE I. 1. /.
Per maggior cautela, negli stabilimenti dell
Abbadia gli operai non rimangono addetti ai forni per più di un me e, lavorando otto ore al g~orno, e, p,assato questo periodo, lavorano all'aria a•
perta, lontani dall'officina metallurgica. Mentre
sono occupati ai forni, essi devono giornalmente
prendere una do
calda e una volta alla settimana sottoporsi 11 energica diaforesti di un bagno di sudore. Una volta all'anno poi tutti gli operai che hanno avuto contatto coi forni godono
di una vacanza pagata per recarsi ai bagni termali che abbondano nella regione. Merc è questi
provvedimenti l'idrargirismo, che già compariva
con qualche gravità nelle vecchie miniere dell'Amiata, è sparito totalmente.
i ' f bbrica1:~ all'estero. Quando si teng,a
he ogni bombo.la - contenente 34,5 Kg.
r urio i vendeva ad un prezzo oscillan•
1
tte e le otto sterline, si può f acilmenme anche p,r ima della guerra questa
r ttiva era inon trascurabile contino mi o per il paese.
orno, per ragioni dii guerra, accen•
pr duzione e la rivende in regime di
t" nt ndo a sè la quantità necessan tra e procurando agLi alleati
indi pensabile alla loro pote,n n
mente
COMMERCIO.
Abbiamo già idetto come, aill'infuori delle arti
belliche, il mercurio abbia molte preziose app,li.cazioni cke, specialme,n te in rapporto ,alla elettricità e alle nostre nuove industrie chimiche e farmaceutiche, andranno c0111tinuamente aumentando.
Ma è sopratutto importante il notare che la industria del mercurio è per noi eminentemente industria di esportaz.ione. Nell'anno prece.dente ,al
conflitto mondiale noi esportàmmo 993 tonnellate di mercurio, superando di g'ran lunga l'importazione, compiuta attraverso medicinali e appa-
il
Governo nostro, con
, f v r.is e gli industriali italiano produrre ed esportali di mercurio. Così le
ono a preparare quelno trane che ci debe , Liberare dalla sogi alla fede ,n elle form
benehci,a oggi
iun ti dal mercurio ( venti
b 1 ) , edendo.lo all'Estero conr , potrà introdurre in Italia
u l he decina di milioni di
f.t
Prof. Ing. Utnberto Savoia
d
•
1 R.. Politecnico di Milano .
relli
Tor ino
'industria. d ella. fec ola.
la. coltivazione d e lle
pota.te 1n Italia
toria vera dei tentativi fatti, in tempi dip rchè sorgesse in Italia l 'industria della
i • ,I , ssa pure prettamente agricola come
1 1 li dello zucchero e come questa, fatte le del 11
roporzioni, suscettibile di beneficare l' a11t ,!tura e l'industria nazionale, è assai inte11
ed istruttiva. Dico la storia vera .perchè,
p r questa industria, come per altre, avpesso di veder esposte affermazioni erI , dati di ,fatto inesatti, dai quali, in buona
I I I , conomisti, tecnici ed il buon pubblico
no conclusioni ingiuste. Così mi è accaduli I ggere, non è molto, non esser noto, con
, i ione, nessun caso nel quale il dumping abimpedito il sorgere in Italia di una determi11 I
industria: e, testè, su questa medesima
i t , (fascicolo 3°, pag. 135), trovai riassunto
r icol'o di G. Brioschi nel quale si afferma
molti anni or sono si impiantò a Milano urande fabbrica di fecola di patate e che
111
ta fabbrica, malgrado la protezione di no',. lir al Quintale sud dazio di entrata , non pot
t nere la concorrenza estera e dovè chiu/ •n ».
i. v rità è ben diversa. Verso il 1885, quan 1, I ditta isrnara fond'ò in Milano la prima
I
I ria, non vi era per la fecola neppure un
fl I • ,'mo di dazio doganale protettivo : soltan1u lche tempo dopo, dietro richiesta della
cl1t1 m desima, la quale lottava coraggiosament" ntro la concorrenza estera, si mise un pri1111
d zio protettore di lire due per quintale :
I ione inadeguata, rimasta tale fino al 1905.
f oleria di Milano pertanto dovette chiu, I r i : forse, nel caso speciale, l'insuccesso sar hl i avuto ugualmente, per l'errore commes11 di
ostruire la fa:bbrica in ·grande città, più
lontana dai centri agricoli di produziomateria prima, e senza farla precedere
rimenti in grande di coltivazione delle
di gran reddito. Ma questo errore non
iù ripetuto dagli industriosi agricoltori
1 1900-01, incoraggiati dall'esempio del1
I
,
l' ottimo succ o d Il bieticoltura, fondarono
.di colpo ben· tr ..f ol ri , e cioè quella di Massa superiore (Rovi o}, di . Giovanni in Persi~
ceto (Bologna} di Migliarino (Ferrara}, dopo aver ben studiato praticamente il problema agricolo, che è senza dubbio, per questa industria
come per la saccarifera, il più importante.
Tuttavia, di· queste tre fabbriche due, e cioè
S . Giovanni Persiceto ohe era la più grandiosa
e Migliarino, dovettero chiudere dopo un paio
di campagne, e ciò unicamente per effetto del
dumping. Ciò posso affermare con tutta sicurezza perchè allora, trovandomi a Ferrara, ebbi parte attiva nello studio tecnico del problema ed ho assistito a tutte le fasi del rapido sorgere e sparire di un'industria pur così promettente.
Dopo il tentativo del Vismara va però ricordata anche l'opera di attiva propaganda svolta
in Italia in .favore della coltivazione della patata industriale da un chiaro agronomo ed economista, il professore Alessandro Garelli della
Università di Torino: in seguito alla quale sorse, negli ultimi anni del secolo scorso, a Polonghera (Pinerolo), una piccola fecoleria. Disgraziatamente la regione sembrò non prestarsi
troppo a tale coltivazione fatta in scala industriale, e la concorrenza di altre colture meglio
conosciute e, in quegli anni, più redditizie, fece presto abbandonare l'impresa.
Dunque il vero sforzo, fatto con mezzi adeguati e solida preparazione, per introdurre da
noi questa importante industria agricola, non si
ebbe, come già dissi, che nel 190 I. Fu la splendida riuscita della bieticoltura nella bassa Valle
Padana, la evidenza dei vantaggi da essa portati al miglioramento dei terreni, all'incremento
della produzione di foraggi e, indirettamente,
della cerealicoltura, che invogliò gli agricoltori
a tentare anche la coltivazione della patata di
gran reddito e la sua lavorazione industriale. Una lodevole opera attiva ed efficace di propaganda mediante prove culturali, conferenze e
1
45
LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - pubblicazioni esplicò allora il compianto prof sor Domizio Cavazza, dir ttore della Catt dr
d · agricoltura di Bologn .
Risolto il problema
icolo, la nuova industria
mbrava pog i r
u hasi sicure . Di sol
fe col , impiegata p i lmente dai cotonieri p r
gli ppretti, si import v no allora intorno a 150
il .quintali per un v lore di 4 a 5 milioni di
lir . U prezzo di v ndita, compreso il dazio dog n le di 2 lir , ·' da vari anni oscillava intorno lle 30-32 lir p r ,quintale. Se queste condizioni di vendìt fossero state mantenute, è quai e rto eh l'industria della fecola avrebbe sup r to I prime e più difficili prove, per estend rsi
div nire fiorente e rimuneratrice. Di
fatto, il prodotto per ettaro, nelle località adatte
qu ta coltivazione e ben lavorate, fu di
250 a 300 quintali: ciò ohe assicurava all' agrico'l tore un soddisfacente ricavo pagandogli 1
patate da li-re 3,5 a 4.
Le difficoltà nell'impianto degli stabilimenti
e nel'l a lavorazione tecnica furono rapidamente superate. La fecoleria, per quanto presenti
essa pure le sue difficoltà, è industria relativamente semplice : i procedimenti di estrazione
sono fisico-meccanici. Trattasi infatti di trasformare, mediante apposite raspe, le patate in una fine poltiglia onde lacerare le cellule e liberare i granuli di !fecola c'he nuotano, entro
esse, nel liquido cellulare. La poltiglia sospesa
in acqua vien passata attraverso speciali setacci a spazzola (detti estrattori), sui quali sono
trattenuti i detriti cellulari che costituiscono le
pol'pe, ottimo foraggio : si lava ripetutamente,
per decantazione, il latte greggio, per eliminare
il .liquido di vegetazione e le impurezze. e si
lascia sedimentare la fecola in tini o su piani
inclinati, la si centrifuga e si essicca, se devesi
mettere in commercio un prodotto finito. In
Germania i due terzi delle fecolerie (441 sopra
663), erano costituite da piccoli stabilimenti a gricoli che si fermavano alla produzione di fe cola greggia ed umida col 40 % di acqua, la
cosidetta fecola verde, la quale passa senz'altro,
come materia prima, aUe fabbriche di glucosio,
degli sciroppi di destlina, ecc.
L'impianto industriale non richiede quindi ingenti capitali: basta, in ogni caso, la decima parte di quelli che assorbe uno zuccherificio: richiede poi molto meno combustibile. Una modesta focoleria, che disponga di un centinaio di ettari, in tre mesi di lavorazione (campagna), tratta giornalmente 200 a 300 quintali
di patate, producendo 50 a 60 quintali di fecola, e cioè 5 a 6 mila in tutta 'l a campagna. La
fecoleria di Massa superiore, l'unica superstite,
ha una potenzialità doooia di quella ora indicata, e lavora oggi almeno 500 quintali di patate per giorno.
46
r
==== === =
bastati, pertanto, da 15 a 20 fab. e piccoJe, e 3000 ettari di teratate, opportunamente scelti,
fabbisogno italiano di fecola,
lieve tributo pagato all' esteo favorire la n9stra agricoltu.
oghi adatti, un nuovo eprodurr~ maggior foragarti verdi della pianta e
ella lavorazione.
blema tecnico venne, in
ene. Ho visto in azione
odesta fabbrica di Mio a sè non più di 100
produceva giornalmenimpiantata e diretta e ro Calzo lari il quale,
o, riuscì fin dalla
un prodotto apin completa effio essere avve-
lodevole atre di altre fepagne, e cioè
della fabbrica
di S. Giovannza estera, e
re i computi
e fabbriche si
finito di 30-32
eia della sorla venne d'un
nieri, dai connanzi tutti, al
di lire 21-22 per
due di dogana
r , prezzo di venndustria nascente,
no almeno cinque
rre un quintale di
quindi, per la sola
bbrica, si vengono a
el prezzo d · acquile scendere al disotto
el timore di non troolessero correre il rinuova, fatta in scala
s
ln
zza di fare guadagni
lii ottenuti con le an'P
ti
ciute e sicure. La dimiacquisto delle patate
to, come si ebbe all' e ster
o numero di anni, dopo
che
ltivazione, la maggior
praf
uzione
acclimatazione
di buon
i, il miglioramento dei terreni,
avesse ac
o i rendimenti per ettaro. Nell'inizio, anzi, sarebbe stato opportuno non scen-
er
L'INDUSTRIA DELLA FECOLA IN ITALIA
di otto delle 5 lire per quintale (quelle
di cucina si pagavano normalmente 6-7
llora, certamente, la coltivazione delle
I l
non sarebbe mancato, ma in tal caso 1~
I 11 i h avrebbero dovuto vender la fecola a
m no di 35 lire.
i cchè la coltivazione deUe ,patate presenta
ure le sue difficoltà ed i suoi riscth i. Rie lii ·d
terreni sciolti e freschi per lo sviluppo
I i tuberi; soffre per l'umidità delle notti auhmn li, ancora molto calde, che favorisce le
111 1 ttie crittogamiohe : per la conservazione inv n le è necessaria una temperatura bassa ad
vi re la germogliazione nei cumuli e la ferm ntazione. Altro gran guaio è il seme e la sua
n rvazione. Ne occorrono 20 a 25 quintali
I r ettaro, poichè devonsi impiegare tuberi di
ia ,grossezza ed interi, per ottenere un alto
dotto. Così l'agricoltore deve decurtare di
decimo il suo raccolto e disporre di vasti
111 gazzini asciutti e
freschi per conservare il
m . Ad onta di ciò è assurdo negare la posibi lità e convenienza della coltivazione deHe
I t te di gran reddito in Italia, e collocare sen✓,_' ltro 1' industria della fecola fra l'e artificiose.
B nchè i terreni deHa valle del Po siano prevalt ntemente di natura argillosa e compatta, e
1u lli del Tavoliere delle Puglie troppo aridi
1> i lunghi periodi di siccità, tuttavia non manmo in Italia terreni adatti.
elle Romagne,
Il< lle Marche, in Toscana, un po' ovunque, ci
no zone magnificamente adatte e l'esperienza
lo iha già dimostrato.
Del resto, già dissi ohe per sopperire al bisono nazionale di fecola bastano 3000 ettari di
h rreno, area insignificante in rapporto a tutto
il territorio col'tivabile d'Italia, ed una ventina
li modeste fecolerie . Non si penserà mai ad ertare, nè ad emulare, neppur lontanamente,
Germania. Questa, nel 1910, contava ben
fabbriche, delle quali 441 ,piccoli stabilimenti gricoli di allevamento del bestiame, produt nti solo fecola verde, circa I milione di quini li per anno, materia prima per la fahbricazion del glucosio, di sciroppi; e 222 fecola secca,
f rina di patate, destrine, glucosio, colori di
zucchero e derivati diversi, con una produzione
. nua di circa 3 milioni di quintali.
***
redo di aver illustrato un vero tipico esem1 i di industria agricola, ohe aveva in sè le condizioni naturali per vivere e prosperare in Itali
che pure venne strozzata sul nascere dal
lumping. Nè si creda siano mancati i tentativi
li r sistenza. Si insistè presso il Governo, perh '- adottasse un provvedimento pel quale non
va neppur bisogno di modificare i trattati di
mm_ercio e la legge doganale. La tariffa, di
fatto, distingueva la fecola (amido di patat )
tassata con 2 lire per quintale, dall'amido di
riso e di c reali, tassati con 6 lire. Bastava p rificare, n Ile voci di tariffa, i du amidi , eh
sono sostanzialmente e chimicamente la stessa
cosa, per av re un mezzo, forse già sufficiente,
per salvar l'industria. La richiesta fu trovata
giusta ; m , causa le lentezze burocratiche, essa non v nn accolta ed attuata che nel 1904,
e fors' anch
olo nel 1905, certo dopo che le
fabbrioh di Migliarino, di S. Giovanni Persiceto, eransi hiuse. La fabbrica di Massa superiore tirò v nti una vita grama, trasformando
gran part d Il f cola in destrina (il quale derivato è prot tt
on un dazio di 8 lire per
quintale) e s rific ndo anche parte del capitale sociale. Pot' o Ì. b neficiare della variazione di regime d
n 1 dal 1905 : inoltre, scongiurato il pericolo d l org r di una forte industria nazional , il dumping ces ò d'un tratto e,
dato anche l' um nto di con umo, le importazioni di fecol'a dall'Oland , dalla Germania, dall'Ungheria, si accrebbero ancora. l prezzi rovinosi di 22-24. lire, dei quali beneficiò fugacemente qualche nostro cotoniere (senza, naturalmente, farne partecipe il consumatore) risalirono ben presto.
Ecco, di fatto, quanto si rileva dal Bollettino
del Ministero delle Finanze, relativamente alla
importazione si fecole indigene (cioè europee) :
Nel 1909 si importarono q. 169.556 a L. 32 (prezzo medio) p. L. 5.425.792
» 1910
» 158.459
» 32
» 5.070.688
» 1911
» 145.709
» 37
» 5.391.233
» 1912
» 151.221
» 34
» 5.141.514
» 1913
» 161 .949
» 30
» 4.858.470
A queste cifre troviamo aggiunte quelle relative ali' importazione delle farine di arrow-rot,
e di sago. Sono amidi naturali di piante tropicali, qualificati dalla tariffa come fecole esotiche,
che costituivano la materia prima quasi esclusiva delle nostre fabbriche di glucosio ed a queste andava la quasi totalità dell'importazione.
Se da noi la fecoleria avesse potuto svilupparsi,
la fecola verde, greggia, avrebbe potuto man
mano surrogare questi amidi esotici. Ecco quanto si trova, rispetto alla farina éli sago, nello
stesso Bollettino. Si importarono :
1909 quintali 56.198 di fecole esotiche a L. 60 (?) per L. 3.371.880
2.561.051
1910
80,033
» 32
»
» 2.901.050
1911
85 .325
» 34
»
» 3.781.490
1912
94.535
» 40
»
» 2.627.427
1913
79.619
» 33
Tenendo conto anche del sago, erano dunque, normalmente, più di otto milioni di lire,
t:he emigravano ogni annoi
La fabbrica di Massa superiore è ora l'.unica
fecoleria italiana, e dopo lo scoppio della guerra fa affari splendidi, benchè certo debba superare grandi difficoltà nell'assicurarsi la mate-
47
LE I. I. /. = = = = = = = =
= =
= = = = = = == -
ria prima, date le condizioni presenti d 11' limentazione.
Cosa sia avvenuto dopo lo coppio della gu r
ra mondiale, è facil imma ·nare. Cessata l'i
port ione dai Pae i B i, dalla Germania,
dall'Ungheria, si dov tt ricorrere, per aver f
·
'America, ed intensifica
l' ir:nportazione del sa
otiche. Il costo dei no i,
gio, l'altezza del cambio,
alire i prezzi di tali maverosimili. Nel marzo deova, quotava 190 lire, I
te da 190 a 200, e della fecola
pagata sino a 270 lire il quintale .
si voglia pagarlo, . il prodotto scarpre più, e varie delle , nostre fabbr iosio han dovuto chiudersi in questi
mesi, per assoluta mancanza di materia prima[
== = = = = = = = = = = = - = - - - - - , che agevolmente possono
nostre terre : giacc;hè per
l loro valore, nascono nella
di attività agricole ed ino vieppiù e si moltiplicano
ura con l'industria.
· uesti intenti richiede
tratta di iniziare nuove
concorrenza con quel, che han superato le
nno ammortizzato gli
is,pensabile una proile nutrire e far
divenga un forte
, in libero agone~
300 milioni
in tempo uoveva necesi sacrifìzi iro largamenalia trovasse
1 ta di tutte
roprie enernomico del-
***
Concludendo: tutti son d'accordo nel riconoscere che l'Italia deve ridurre l'importazione
delle materie prime e semilavorate e che essa
ouò e deve. fabbricarne in maggior copia. Ma
è specialmente doveroso il produrre almeno lo
stretto .fabbisogno di merci, come la fecola. gli
F Uce Garelli
del
ollt cnlco di Torine>
S malteria
Italiana
M
Anonima - Capitale emesso e vers3to L. 1.000.00.0
Vasellame smaltato
•
e to·eletta
per cucina
Riparto Gambaloita, 13 - MILANO - 1 lefuno 50-309
11
J. P. Verole
'elettricità. nì sostituzione
del com.bustibile
nelle a.bita.zioni
recenti tragici avvenimenti hanno prospetin modo evidente la necessità che ci eman1 Il i mo,
il più possibile , dalle importazioni
I r niere di ciò che è indispensabile alla nostra
i t nza individuale e nazionale. Il carbone
1
ialmente, a ca,gione de l rialzo dei noli, ha
unto dopo lo scoppio della guerra dei prez,i he senza esagerazione si pos,s ono definire
f volosi e ohe minacciano di assorbire tutta la
tra potenzialità economica. Mediante la pregente istituzione di flottiglie di proprietà
i nostri grandi consumatori di carbone: ferr ,vi , società di navigazione, consorzi di indut ri li metallurgici, ecc., si potrebbe in a vveni vitare di passare sotto le forche caudine deloalizione degli armatori. Ma tuttavia non è
scludere che possano sopraggiungere avveninti di carattere internazionale per cui l' api> vvigionamento del carbone dall'estero div nga inattuabile . Devonsi pertanto compiere i
111
simi sforzi per sostitU'ire ad esso, quanto più
i può, le nostre energie idriche, le quali sono
in auribili, rinnovandosi senza posa, come e t rni sono ,l'acqua ed il sole da cui provengono,
Il\ ntre d'altra parte la loro utilizzazione nella
I r duzione della luce, della forza e del calore
I < trà agevolare ed affrettare le soluzioni, da
I nto tempo vagheggiate, preconizzate ed atte' dei problemi fondamentali dell'imboscam nto, della bonifica e della navigazione inI na.
i proponiamo di parlare qui della applica:, i n delle forze idriche al riscaldamento degli
n bienti abitati, della quale anche l'abolizione ,
I provata temporaneamente e che diverrà di
e rto definitiva, della tassa governativa che tropla gravava, dovrebbe favorire l'estensione.
bbe certo desiderabile che senza ulteriori
iu<lugi l'acqua, che prima discendeva dai mon1i
dai colli al mare, senza produrre alcun eff tt benefico, .precludesse su vasta scala l'uso
I l combustibile anohe nel riscaldamento degli
lh r hi, allog,gi , scuole, templi , teatri, ospeda1i, fficine, ristoranti , caffè, ecc.
vv rtiamo subito che al riscaldamento cen1 ,t
trale a termo ifone o a vapore, si può sostituire
con tutta facilit' il riscaldamento elettrico, utilizzando le stesse installazioni esistenti, coll' im piegare semplicemente una caldaia elettrica in
luogo d i quella preesi tent a carbone, come
indicheremo.
***
In qual modo si può utilizzare l'acqua piovana o proveniente dal disgelo dei nevai e dei
ghiacciai, per produrre il riscaldamento?
L'acqua , preventivamente convogliata nelle
condotte forzate, portandosi alle turbine idrauliche, ne determina il movimento, e queste lo
partecipano a dei generatori di elettricità, i quali lanciando delle correnti elettriche in conduttori adatti, sviluppano le occorrenti quantità di
calore. Secondo la legge dovuta al celebre fisico inglese Joule, la quantità di calore che una
corrente elettrica, sia continua che alternativa ,
circolando in un conduttore vi genera , è proporzionale al quadrato dell'intensità di tale corrente, alla durata della sua circolazione ed alla
resistenza elettrica del conduttore.
Assegnando pertanto determinati valori alla
intensità della corrente, alla resistenza elettrica del conduttore e alla durata della circolazione, si potrà ottenere quella quantità di calore
che si desidera.
Affinchè questa quantità di calore sia trasmessa all'ambiente da riscaldare in modo conveniente , e cioè in guisa da determinarvi una temperatura adatta senza alterarne l'aria, bisognerà
assegnare dimensioni appropriate e situare inoltre opportunamente gli apparecdhi in cui trovansi le resistenze destinate a produrre la trasformazione dell'energia elettrica in energia termica e che diconsi caloriferi elettrici, o radiatori elettrici, o stufe elettriche .
E qui viene acconcio di notare essere stato
osservato che se la mancanza del combustibile
può mettere a grave repentaglio la nostra · vih
civile, commerciale e industriale, nonchè la nostra inte,grità nazionale , d'altra parte l'energia
elettrica, che è, come il carbone, fonte di luce ,
49
LE I. I. I. = = = = == = = ==== = = === ========== = ======== ====
forza e calore, in caso di guerra, a cagione di
cannoneggiamenti o di bombe esplosive lanciate da aeroplani o dirigibili contro gli impianti
fiss i che la produèono
la distribuiscono (centrali ~droelettriche, sottostazioni di trasformazione, linee di tra mi ione ecc.,), ipotrebbe pure venir meno , e dar così luogo alle stesse esiziali conseguenze.
Ma in proposito devesi considerare che il
combustibile eh da noi si consuma viene estratto nella maggior parte, per non dire nella
quasi tota lità, da miniere inglesi od americane
sulle quali non possiamo esercitare alcuna efficace ingerenza, come pure sfug.gono alla nostra
azione i lunghi viaggi ohe deve percorrere prima di ,g iungere ai nostri porti, mentrechè gli accennati impianti elettrici sono in casa nostra,
potranno sempre essere presidiati dai necessari
mezzi di difesa, sia terrestri che aerei, e occorrendo <Saranno strenuamente difesi. Di più, disponendo di un gran numero di centrali generatrici dell ' energia, tra di esse aliacciate, si potrà sempre supplire alla eventuale mancanza o
inazione di alcune di esse, mentre le sottostazioni fisse ·potranno essere sostituite con delle
sottostazioni ambulanti di riserva, e le linee di
trasmissione dell' enengia potranno essere sollecitamente riparate o sostituite.
***
In due classi si possono suddividere gli apparecchi di riscaldamento degli ambienti : quelli
che servono indifferentemente per le correnti
continue od alternative e quelli che servono esclusivamente per le correnti alternative.
ei
primi la corrente proveniente dalla linea di trasmissione, ove viene immessa dalle centrali idroelettriche, circola in conduttori nei quali ,
giusta l'accennata legge di Joule, essa gt""nera
direttamente il calore che devesi utilizzare; nei
secondi invece la corrente proveniente ùaJla Jj_
nea non produce direttamente il calore destinato al riscaldamento in proprii condùtt0ri, ma
circolando intorno a nuclei massicci di ferro,
ghisa o acciaio, desta in questi dei flussi magnetici alternativi, i quali vi svolgono il detto calore, sempre giusta la legge di Joule, a mezzo
delle cosidette correnti parassite o di Foucault.
I primi denominansi apparecchi a conduzione,
e i secondi apparecchi a induzione, ed andhe
magnetici.
Tutti questi apparecchi si dispongono in generale in parallelo perchè non si influi<Scano a
vicenda e si inseriscono e disinseriscono rispetto ai circuiti di distribuzione, a mezzo di commutatori, allo stesso modo delle lampade di illuminazione. Come queste, essi debbono essere
protetti da interruttori automatici (fusibili od e-
so
I ttromagn tici)
cuiti.
per preservarli dai corti cir-
L
tui
str
da
sol
pli
sta
a
silici
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porzi
e m t
spar nt
Le st
nuclei
ti da
In
cedon
so cu
vuoto
escl
te
i metallici nudi; da fili o na· i smalto od altro isolante;
·ci allogati entro piastre ieipositi metallici nudi, apasi, anfore, ecc., in soenze nude costituite da
mico; da resistenze in
ude, sia situate entro
il vuoto pneumatico;
nza e ad arco; da re· in determinate proone , silicati, grafite
pienti opachi o trampre formate da
o acciaio, avvol-
i corpi veroducesse il
pende invece
ria circostansse il vuoto
differenti sete ovvero si
elocità e delrisipetto alle
muove
la direzi n
superfici ri
Le cl i
ni, di Dulong
e Petit, di
Provostaya e
Desains,
ano ohe pei
corpi m
el calore, e
così pur
e trascurabile qu n
cente, mentre è raggu r
oscura e tanto più r gu r
è oscura. Il
massimo ff ll
ottiene cospargendo la sup rfi i
del nerofumo.
Aggiung i
il metallo è colorato,
la sua n tur
alcuna influenza nella
irradiazion t
sta dipende esclusivamente dall
n 1z1
ella superficie esterna
della coloritur . 1
ste pure per qualsiasi
altro corpo olido.
In proposito
s i istruttiva la seguente esperienza eh il I ttore potrà facilmente riipetere. Disposto un filo nell'aria mantenendolo teso tra due morsetti vi si indicano parecchi segmenti eguali: uno di questi si lascia nudo, uno
lo si riveste con nero fumo e gli altri si colorano
differentemente. Lanciando una corrente elettrica nel filo, esso che se avesse uniforme lo
- - - - - - - - - - -
L'ELETTRICITÀ PEL RISCALDAMENTO DELLE ABITAZIONI
l ,t
della sua superificie si riscalderebbe e- tandosi e divenendo ,più leggera, si solleverà
t !mente da un ca.po all'altro, si riscalda inve- per far posto ad altra aria meno calda, la quale,
e, differentemente nei segmenti in cui fu riparcioè meno nel segmento rivestito di nero,
fumo, successivamente di più nei segmenti col r ti, a cominciaie da quelli con tinta più scura
quelli con tinta meno scura, e di più ancora
n 1 segmento nudo.
Il calore trasmesso per irradiazione dipende
e ltrechè dal potere ra>ggiante, detto anche coeffi iente di irradiazione, dalla area della superfit i di irradiazione del corpo.
Il potere convettivo dei corpi è invece ind:
p ndente dalla loro costituzione superficiale ed
r in relazione soltanto alla loro forma geometrica ed alle loro dimensioni, nonchè alla loro
ituazione nello spazio se l'aria da riscaldare è
t r nquilla ed alla direzione della velocità di
1uesta se è soggetta all'azione di agitatori o venti} tori.
Quale è la superficie geometrica più adatta
p r avere un grande effetto convettivo?
on si
uò rispondere a priori a questa domanda, esndo, a seconda delle dimensioni relative, più
datta ]a superficie ipiana verticale, la superfii cilindrica orizzontale, quella cilindrica verti ale o ,q uella sferica, ecc. Quello che si può
lire si è che in un ambiente tranquillo il potere
nvettivo, detto ancihe coefficiente di convesione, di una superficie piana disposta orizzont lmente, è indipendente dalla sua area; quello
rii una superficie .piana disposta verticalmente,
r sce col diminuire dell'altezza di questa; quelI di una superficie sferica cresce col diminuire
cl 1 diametro; e così pure col diminuire del diam tro esso cresce per le superficie cilindriche;
p r le superfici cilindriche verticali, esso aum nta di più, analogamente alle superficie piane
rticali, col diminuire della loro altezza.
erchè il potere convettivo è influenzato daldisposizione che il cor,po trasmettente occupa
Ilo spazio? Perchè da una tale disposizione
ria circostante, nell'ipotesi che sia tranquilla,
ri te la sua maggiore o minore attitudine a
rinnovarsi intorno alla supe:rifìcie riscaldante e
I asportarvi del calore. Se, ,per atto di esem1 i , una parete piana disposta orizzontalmente
Il ll'aria cede calore dalla sua faccia inferiore,
I' ria in contatto con ,q uesta faccia si dilaterà,
cliv nterà meno densa, e non solo non si allont n rà dalla parete, ma tenderà a mantenervisi
ggiormente aderente. In tal caso, assai piccoil potere convettivo del corpo in causa delbole conduttività termica dell'aria allo stadi riposo. Ma se invece la st@ssa parete piadi posta orizzontalmente cede calore non più
Il sua faccia inferiore, ma bensì dalla sua
superiore, ne risulterà che l'aria sopra' man mano che riceverà del calore, dilat it
dopo essersi riscaldata, si innalzerà essa pure,
per venire sostituita da altra aria , e così via via.
In questo secondo caso, assai maggiore che non
nel preced nt dovrà essere il potere convettivo
della paret piana considerata. Analogamente,
collocando d i fili verticalmente, si avrà un
maggior pot r convettivo che non disponendoli
orizzontalm nt , giacohè nella prima posizione
l' aiia, riscaldandosi, facilmente si solleverà avvolgendo i fili tutt'intorno, a mo' di una guaina,
mentre nella s conda posizione l'aria dhe tocca
i fili dal disotto
rà assai ostacolata nel suo
movimento ascension l .
La quantità di calor e duta all'ambiente, sia
per convessione che p r .irradiazione, è naturalmente ,proporzionale alla durata del]' emissione;
inoltre cresce col cresc r d Il differenza tra.
la temperatura della sup rfìci di emissione e
la temperatura dei corpi eh rie vono il calore.
La quantità di calore versata n Il' mbiente per
convessione o per irradiazione, cr ce più rapidamente che non il salto di temperatura; di più,
quella parte di tale calore che è dovuto esclu sivamente all'irradiazione aumenta anche col1' aumentare del valore della temperatura di e missione. Praticamente però per le differenze di
temperatura che occorrono
pel riscaldamento
degli ambienti abitati, prodottevi dalla generalità degli appareochi (fanno eccezione soltanto
quelli costituiti da lampade ad incandescenza,
ed altri pure luminosi, che dànno l'illusione del
fuoco vivo e agiscono essenzialmente per irradiazione), l'emissione del calore si può ritenere
direttamente proporzionale alla differenza di
temperatura .
La temperatura della superficie riscaldante in
contatto coll'aria da un lato sarebbe conveniente che fosse alta, affinohè l' aipparecdhio di riscaldamento risultasse poco ingombrante; d.' altra parte invece, specie quando devesi- provvedere al riscaldamento di ambienti signorili, importa che essa sia tale da non provocare odori
disaggradevoli, abbruciando od anche semplicemente alterando il pulviscolo dell'aria. Perchè si possano conciliare in modo abbastanza
soddisfacente queste condizioni, occorrerà che
sia di circa 100° centigradi la temperatura della
superficie dell'apparecchio in diretto contatto
coll'aria. Nei paesi assai rigidi ove la temperatura dell'aria esterna può anche essere di - 20°
centigradi, il massimo salto utile di temperatura
dovrà essere previsto di 120° centigradi.
Dopo .q ueste cognizioni di indole generale ·intorno alla trasmissione del calore, il benevolo
lettore desidererà senza dubbio di conoscere alcuni valori pratici relativi alla efficienza della irradiazione e della convessione. Diremo perciò
51
LE l. I. I. - - - - - - - - - = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - =
che per ogni metro quadrato di superficie e per
o,gn j grado centigrado di differenza di temperatura, il calore ceduto p r irradiazioni durante
un'ora è di calorie 3, 4 p r la ghisa ossidata, di
calorie, 2 8 per l lamiere di ferro ordinario ,
di calorie 0,45 'P r 1 lamiere lucide, di calorie
0, 65 per la latta, di calor.ie 0,24 per lo zinco,
di calorie 2, 9 per il vetro e di calorie 5,3 per
l'acqua. Quando le uiperfìcie degli anzidetti corpi metallici e del vetro sono cosiparse d'acqua,
il loro coefficiente di irradiazione diventa eguale a quello di .quest'ultima, e cioè a calorie 5,3.
Quanto al calore trasmesso per convessione nel1' aria tranquilla durante un'ora, per ogni metro
quadrato di superficie e per qgni grado centigrado di differenza di temperatura, esso è di
calorie 4 ,p er una superficie piana c!he cede calore dal basso all'alto, di calorie 3 circa per una
superficie piana verticale alta 30 centimetri, di
calorie 2,4 per una superficie piana verticale alta 1 m., di calorie 3 per la superficie esterna di
un cilindro orizzontale avente il diametro di 8
cent., di calorie 2,3 per la superficie esterna di
un cilindro · orizzontale del diametro di 30 centimetri; di calorie 3,3 ,per la superficie esterna
di un cilindro verticale del diametro di 8 centimetri e alto 50 centimetri, di calorie 2,9 per la
superificie esterna di un cilindro verticale del
diametro di 8 cent. e alto I metro, di calorie
2,8 per la superficie esterna di un cilindro di 20
cent. di diametro e alto I metro, di calorie 2
per la sU1perfì.cie esterna di una sfera di 26
centimetri di diametro. Se queste superfici invece di trovarsi in un ambiente tranquillo fossero soggette ali' azione di un forte vento, gli
accennati valori dei coefficienti di convessione
potrebbero salire da 9 a 12 calorie . ·
***
Parleremo innanzi tutto delle caldaie elettriohe che, come dicemmo, possono sostituire
quelle a combustione negli impianti centrali a
termosifone o a vapore.
Com'è noto, nelle caldaie di questi impianti
vi è un focolaio o forno o fornello, nel quale
si abbrucia del' combustibile e una cosidetta superficie di riscaldamento che trasmette ,parte
del calore prodotto dalla combustione all' acqua (la rimanente parte sfugge col fumo dal
camino di riohiamo); que;t' acqua, divenuta calda, circolando o senza aver subito cambiamen,to di stato, o dopo essersi trasformata in vapore
negli elementi riscaldatori distribuiti opportunamente, cede calore all'aria dei locali di abitazione, producendone il riscaldamento. Nei termosifoni comuni in comunicazione coll'aria esterna, l'acqua non .può superare la temperatura di ebollizione e cioè quella di 100° centigradi; negli apparecchi centrali a vapore che si
52
i
·
gi
a
pre e
pone
bile,
In
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nell
ta c
l'ao
la r
ZlO
na
qu
cen
pot
tiva
==-
=- -
==
smissione del calore a magua si tra,s forma in vapore
atmosfere circa), perchè
ra di poco superiore a i
(Coi termosifoni ad alta
ggio d'azione maggiore
d inoltre una maggiore
ore, chè l' aoqua cede
re alle pareti metalliche non il vapore,
ssai più alte, ma esostituire in questi imun forno elettrico.
ia comune può semuna caldaia elettrica .
luogo de l combusti.
atta intensità .
rente di alimentr~fase, cir.c ola
a quale divenresistività delaja costituisce
la trasformare, è assai va a. E così l'ac600.000 orhmalcune acque
hanno rispet500 ohm-cenun po' di soda
<latta ai ::.in<.{oli
caldaje in cui la
corr n
ir ola nell'acqua da
riscal
la corrente stessa
sia al
a
o trifase) giacchè se
fosse
bb un parziale scomposizi
i richiederebbero appositi
o li re i due componenti,
cl i r
no, in ,guisa da evitare
la for
i mi ugli d tonanti. Inoltre se
la cor
ntin
li lettrodi debbono · essere d
, m n r
è alternativa, possono ess
, f rro o acciaio.
è l'impiego de
lt rn tiva potrebbe rendervi
inferi o
il f ttore di potenza poichè la
resiste
priva di reattanza.
La
11 e ldaia elettrica è di gran
lunga
qu Ila della caldaia a combustione.
in un recipiente metallico in
contatto da un l to coli' acqua e dal!' altro lato
colle fiamm
ol fumo, nella quale condizione
trovasi una cald i a vapore a combustione,
non si possono produrre più di I 00 chgr. di vapore all'ora per metro quadrato della superficie
riscaldata. E invero grande è la difficoltà ohe
il calore incontra ad abbandonare i gas in cui è
immagazzinato, per portarsi alle pareti meta11i-
L'ELETTRICIT.4 PEL RISCALDAMENTO DELLE ABITAZIONI
d Ila caldaia con le quali questi sono in
elle caldaie a induzione e nelle altre
u i il calore si genera direttamente nelle paH I i in contatto coll'acqua da riscaldare, come
nelle caldaie in cui il calore si svolge diI lt mente entro l'acqua stessa, la trasmissione
d I c alore ali' acqua ,producendosi senza l' inter< nto dell'aria o di altro gas, la potenza di asorbimen_to dell' ac.qua pel calore è di gran lun, l maggiore.
er questa ragione le caldaie elettriche prentano a fronte di quelle a combustione il vanI l gio di essere assai piccole e poco ingom1 r nti, di non richiedere nè fondazioni, nè mu11 tura
di rivestimento , nè condotti del fumo ,
11' camini, nè economizzatori, nè infine una a si ua sorveglianza.
iova rilevare che le caldaie elettriche si impi gano pure se non per abolire completament , per ridurre almeno il consumo del combu. tibile. È noto che l'energia elettrica si può a v re dalle centrali idroelettriche in alcuni pei di del giorno, specie quando non occorre per
l'illuminazione , a prezzi assai bassi . Orbene si
J sono impiegare, invece di uno solo, due gell ratori termici per fornire l' aoqua o il vapore
corrente pel riscaldamento, uno a combustioed uno elettrico, facendo a,g ire il primo soquando l'energia elettrica non è disponibile
1h totalità o in ,p arte. I due generatori possono
i ursi anche ad uno solo, suscettibile di esse:-e
limentato alternativamente ed anche simultan amente dal carbone e dalla corrente elettrica .
Le caldaie elettriche hanno ricevuto parecdhie
p licazioni anche negli impianti industriali in
tituzione totale o parziale delle caldaie a vare.
e
11t tto.
immettono il vapore generatovi, nelle condotte
principali d I riscaldamento allo stesso modo
delle cald i delle locomotive a v pore .
***
Analog
nt , gli impianti centrali di riscaldamento d ria calda, nei quali il calore è generato in un forn ello mediante la combustione ,
possono
r facilmente utilizzati pel riscaldamento el ttrico. In questi impianti, come è noto , l'aria ri hi m ta dall'esterno lambisce estername nte l ,p r ti di un apparecchio a combustione , situato
n ralmente in un sotterraneo,
allo stesso modo d lle caldaie dei sistemi a termosifone o a v por , e ivi si riscalda, dopo di
che circolando in condotti praticati nei muri
dell 'edificio si ,p o t
11 bocch di efflusso da
cui si versa n gli mbi nti da r iscaldare . Orbene, basterà sostituir all' pp r cchio a combustione uno degli appar echi I ttrotermici e cioè
uno degli app recchi adatti all
rasformazione
dell'energia l ttrica in calore, p r trasformare
in elettrici i prees_istenti sistemi di riscaldamento.
Per gli edifici i 1quali ,sono pi:.ovvisti non di sistemi ce.ntrali di riscaldamento, ma di caminetti, franklins, stufe, foconi , ecc. , la , ostituzione del carbone coli' energia elettrica sarà da
effettuarsi mediante l'impiego d.i sturfe elettriche.
Queste saranno pure da applicare agli edifizi
in corso di costruzione, e a quelli da costruire .
Noteremo subito ohe le ,s tufe elettridhe possono es-sere coordinate assai bene colla ventilazione, disponendo le cose in guisa che ricevano
l'aria fredda dall'esterno e la rimettano riscaldata negli ambienti delle abitazioni .
Se le stufe prelevano invece l'aria da risca ldare dall'ambiente stesso in cui esse si trovano,
***
--.,.,--- - .....-:.-=-....,,,.
.,,,.
--- " ·™'
~~ biso,gnerà evitare, per ragioni igieniche, che v i
· da aggiungersi. che si costruiscono dei gene- si introducano le esalazioni del pavimento. Pertori elettrici del vapore, pel riscaldamento dei ciò se esse appoggiano su di questo si munirà
e nvogli. Questi generatori vengono montati su il loro zoccolo di un registro a chiusura ermetica.
I ornative elettriche destinate a rimorchiare dei
Considerando ora le ,s tufe nelle quali il calore
I r ni viaggiatori che non sono, localizzati sulle li- è generato dalla circolazione della corrente e 11
elettrificate, ma dehbono su altre linee esser ettrica in fili O nastri metallici nudi, osservereimorchiati da locomotive a vapore, e sono per- mo che per essi sarebbero assai adatti i metalli
i provvisti del sistema di riscaldamento con- nobili (oro, argento, platino), c'he diffici lmente
tinuo a vapore. Tale sistema, come è not,:>, si ossidano. Il loro costo elevato ne sconsiglia
e mprende una condotta principale longitudi :~a - però l'impiego. Perciò le resistenze nude sono
I( i distribuzione del vapore, e tanti scaldini o generalmente costituite da spirali di filo o di
h llitori disposti o rSotto i sedili o nella inte::-ca - nastri di rame o di ferro galvanizzato o di acJH ine del pavimento delle carrozze: il vap0re ciaio galvanizzato, che si possono accoppiare in
pr v niente dalla condotta, circolando in que- differenti modi, onde ottenere diverse efficienze
ti l ollitori, determina il riscaldamento dei co:n- termiche.
p \ttimenti del eonvoglio. Orbene, le caldaie e - · Oltre alle resistenze nude di rame, ferro .o d
I, ti i he collocate su lle locomotive elettriohe ri- acciaio , s,i impiegano pure nelle stufe de lle ree
no la corrente dalla linea di contatto o di- sistenze nude costituite da leghe di alta resisti• e I la
nte o previa riduzione della tensione, e vità , ome ad esempio le seguenti :
53
LE I. I . ·I . ---------=-======================-======
Rame 53,28 %; Zinco 16,89%; Nichelio, 25,31
per cento; Ferro , 4,46% Manganese 0,37%. Resistività a 0° centgr., 52,5 micro-ohm centimetri.
Rame 70 %; Man anese 30 %. - Resistività
a 0° centigr., 100,6 micro ohm centimetri.
Acciaio 88 %; Manganese 12 %. - Resistività a 0° centigr. ; 67 micro ohm centimetri.
Osserveremo infine che se le correnti di alimentazione dell stufe sono alternative, bisognerà disporre i loro circuiti elettrici in guisa
da annullare, od almeno da ridurre a sséli gli effetti della induttanza, onde n,m risuìti bnsso ,.1
loro fattore di ipotenzél.i,
conduttori di forro, acciaio,· rame, nudi od
andhe galvanizzati, di cui abbiamo precedentemente parlato, non possono essere soggetti a
lungo ad alte temperature senza deteriorarsi in
causa specialmente dell'ossidazione.
Per preservameli bisogna rivestirli con una
guaina di sostanze inalterabili.
Per formarci un concetto dell'influenza di codesta guainé;l, supponiamo dapprima ohe essa
sia un coibente perfetto : in tal caso il calore
che si svolge successivamente nel conduttore,
non potendo .fluire all'esterno, ne eleverà successivamente la temperatura, e questa potrà anche determinare la fosione del conduttore. Sur poniamo poi che la guaina, essendo sempre {in
perfetto isolante dell'elettricità, sia anche un
ottimo conduttore del calore : allora la resistenza opposta dall'isolante al passaggio del calore
essendo trascurabile, il conduttore nei riguardi
della trasmissione per convessione si comporterà come se fos,se nudo ed avesse la stessa sezione del conduttore isolato. Praticamente la
guaina isolante, non essendo nè un perfetto coibente, nè un perfetto conduttore, accadrà che
opporrà una resistenza di valore intermedio al
passaggio del calore. Importa tener presente che
la guaina isolante non avrà sempre per effetto
di diminuire la conduttività esterna del conduttore : -in alcuni casi potrà anche aumentarla,
giacchè nell'ipotesi, ad esempio, che il conduttore sia .filiforme, tale involucro ne accrescerà
il diametro, e perciò, benohè diminuisca per
questo fatto il coefficiente di convessione, potrà
aumentare tuttavia la quantità di calore ceduto
all'aria per contatto. In altri termini, è possibile
che la resistenza interna alla tra smissione del
calore opposta dalla guaina isolante possa essere, ne' suoi effetti, compensata ed anche più
che compensata dalla magg!Ìore trasmissibilità
del calore alr aria. Aggiungasi che la guaina potrà essere assai scura od anche perfettamente
nera, nel qual caso avrà per risultato di accrescere la trasmi ssione del calore per irradiazione.
Non conoscendosi delle sostanze che sieno a
1
1
i conduttori del calore e dei
ttricità, per diminuire la
ero, dhe è generaideve ridurne al miil coefficiente deltro varia da O, 75 a
uantità di calore
a due facce paaventi la diffeigrado, varia a
a 0,75 a 0,88
rato della su-
***
I
--54
·
si sta
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prodotti.
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le stufe
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La sostanz
metaUici
mastice vit
di una pias
mina meta
no o la tot
conduttori
sottilissimi,
pplicarsi in ,get per ottenere
i onduttori : noi
entarne pano in modo
durante un
pol_arono e
e 1n causa
i dovuti ai
ndo anche
o stato atdi vernici
po. Potenella pratica,
ro rivolgere
icerca di tali
gi
parlare delroduce in conm ss·e isolanti.
precedenti, i
dal contatto
assoggettati,
temperature.
, Ja superficie
iversa, e notedimensioni ma
che vi sono im-
no allogati i conduttori
malto o cemento o
vere, ad es., la forma
pplicata sopra una laa trasmettere all' esteri
ggior copia di calore. I
nnid ti sono dei fili metallici
n he di 1/10 di mm.
di sinusoide oer attenuarne .gli effetti d 11 variazione della lunghezza in dipendenz d 11' azione termica. Se la piastra è colle sue du f cce in contatto coll'aria .
il calore svolto nel rispettivo filo, attraversando
lo smalto, si porterà da un lato alla lamina metallica, e d'altro lato alla superficie esterna del-
- - - - - - - -
~
- - -
L'ELETTRICITÀ
PEL RISCALDAMENTO DELLE ABITAZIONl
lo smalto e dalle due facce sarà ceduto all' ambiente. Benchè il rfilo sia co.llocato per quanto è
possibile vicinissimo alla rispettiva lamina metallica per rendere minima la resistenza ohe
l'isolante interposto tra questa e quello oppone
alla trasmissione del calore, tuttavia potrà accadere che mentre la temperatura del filo sarà anche di 300° centigradi, ,q uella media della parete metallica in contatto coli' aria, quando questa parete sia sufficientemente estesa rispetto allo sviluppo del filo, non raggiunga 100° centigr.
La stufa potrà essere costituita da una sola
piastra od elemento termico, ovvero da più elementi termici della stessa forma o di forme
diverse, disposti in guisa da costituire un parallelepipedo od. un cilindro. Stufe di questo sistema, di qualunque forma, si possono pure ottenere in un solo pezzo.
La anzidetta sostanza vitrea aderisce perfettamente alle piastre e ai conduttori metallici, è
un ottimo isolante dell'elettricità anche a temperatura elevata, ha un alto punto di fusione,
cosicchè può reggere alle eventuali forti temperature dipendenti da corti circuiti, è inoltre suifficientemente elastica per poter subire le alternative dilatazioni e contrazioni senza fendersi o
screpolarsi e mettere a nudo o in contatto coli' involucro metallico i conduttori della corrente,
infine è perfettamente compatta, e cioè priva di
quelle bollicine d'aria cihe potrebbero screpolarla in causa delle pressioni che assumerebbero sotto forte ris•c aldamento.
La resistività o coefficiente di resistenza di
tale sostanza è pari a quella del vetro, e cioè
di un milione di megaohmcent. a 61 ° centigradi
circa; come quella del vetro essa va diminuendo col crescere della temperatura. Il suo punto
di fusione oscilla intorno a 850° centigradi. Il suo
coefficiente di dilatazione è alquanto superiore
a ,q uello del vetro ordinario, ohe è di 0,000009 .
Le lamine sono di ghisa, metallo che ha lo st so coefficiente di dilatazione e lo stesso co fficiente di elasticità di questo smalto vitreo, talchè le piastre si comportano come un sol pezzo
omogeneo sotto le variazioni di temperatura .
Tali lamine di ,ghisa si impiegano greggie, affinclhè abbiano un alto coefficiente di irradiazione.
I conduttori constano o di ferro, o di ferro al
nichelio, o di argentana, o di platino. Essi, come già si disse, sono sottilissimi: il loro diametro varia da 1/ 1O a 8 / l O di millimetro. Per la
buona conservazione delle placche non debbono essere soggetti a temperatura superiore a
300° centigr. A cagione della resistenza termica
interna della sostanza vitrea ohe già abbiamo
avuto occasione di accennare, la temperatura
delle facce in contatto coll'aria sarà di non oltre l 00° centigr., benchè sia anche di 300° centi-
gradi, come si disse, la temperatura dei conduttori int mi.
Queste stufo sono ~ostruite in generale per la
tensione di 11 O volts, che è quella di cui disponesi ,g n raJmente nelle abitazioni. Alcune
di esse .in forma di tabelle e di dischi, adatte per
piccoli ambienti, si applicano contro alle pareti, e non ono affatto ingombranti ; a seconda
delle dim n ioni, assorbono I 00, 200, 400, 500 ,
800, e 1100 w tt. Altre che sono amovibili, ed
hanno la form di schermi, paraventi , armadi ,
o quella d l1
on uete stufe parallelepipede e?
cilindrich ,
orbono da 1100 a 3500 watt, e
persino 33 hilow tt : una lampada interna serve
a segnalare qu n o ono in azione, e simula la
presenza d 1 fu
. In ,generale sono progettate
per modo eh p
no mettere tanti ettowatt,
quanti sono i d
tri quadrati della loro superficie estern
un , nudi, destina
d alt t mp ratura, vengono anche i ol ti
ottr tti all'azione de! I' aria, disponendoli otto l for a già accennata
di elica, spirai , inu oid , cc., in un imbottito di amianto ra chiu o in pareti metalliche. In
tal caso il calor
h
mana dai conduttori elettrici, attrav r ndo l'amianto, si porterà alle
pareti m talliche, le quali lo cederanno all' ambiente , analogamente a quanto avviene nelle
stufe t s ' esaminate, essendo l'amianto un
buon isolante, che si conserva tale anche ad alte temp rature, sopportandole senza alterarsi,
ed un sufficiente buon conduttore del calore .
L'amianto allo stato di filamento può essere più
o m no compresso, e contenere più o meno aria int rpo ta, e perciò potrà opporre una diiff r nt r sistenza alla trasmissione del calore.
lcuni costruttori, per isolare e difendere dall'ari i conduttori metallici, si servono simultan ament sia di amianto o di asbesto e sia di
argill ;
cioè avvolgor.o i conduttori ricoperti
di amianto su fili di amianto, e rivestono il tutto con uno strato di argilla ohe fanno aderire
alle pareti metalliche destinate a trasmettere il
calore. In tal guisa i conduttori elettrici, pur essendo allogati nell'argilla, sono circondati da
un po' di spazio libero, che permette ad essi di
espandersi e restringersi indipendentemente dal1' argilla stessa, della quale pertanto possono avere un differente coefficiente di dilatazione.
Lo stesso scopo si raggiunge impiegando in
.luogo dell'amianto delle piccole perle di vetro,
infilandone su dei conduttori elettrici un numero sufficiente per coprire questi completame.n te.
I conduttori così ,p rotetti vengono disposti sulle piastre di trasmissione del calore ed ivi sotterrati in uno strato uniforme di smalto isolante.
4
55
LE I./ .. / .
==========-===== = = = = = = = = = - - - = - = = = - - - - = = -
Talvolta, anzichè su piastre, i conduttori rivestiti di perle e il relativo strato di smalto sono
disposti sulla superfici esterna di tubi meta llici , nel cui interno circol l'aria da riscaldare.
Infine si fabbricano d i tessuti detti termofili,
la cui trama è di a b to e 1il cui ordito è di filo
metallico, e si di pon ono. entro buste pure di
a besto per formar d gli elementi per stufe.
***
In un successivo articolo completeremo l' esame degli apparecchi con cui è possibile di ottenere il riscaldamento negl,i ambienti abitati a
mezzo dell'elettricità,
trattando dei radiatori
formati da lampade elettriche, delle stufe elettriche costituite da sostanze refrattarie semplici,
ta
dell
vol
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da so
tuire,
1mp1
abbia
cui la
tanti
mente
tuali
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rasi scop
va dii tra
ri ultano dalla mescolanza di soostanz metalliche e infine
tioh e. Il beneì come si possa
modi e in guisa
· esigenze, sostinazionale, lo
he , delle quali
combustibile di
dei più impordirebbe che la
esentito gli atlettrote cnica,
ncora non e e si propone!
Ing. P . Verole.
li VELOCE
te. E: PIIIIII ICll""V'..Ar...
~uviz.i a itinerario combinato
=LA VELO<E= ~ NAVIGAZIONE
GENERALE ITALI ANA= = tTALIA::
=LLOY D ITALIANO
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~
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PARTENZE
~•per il
••
:■
NORD, CEN T RO
•
SUD
AMERICA
■• Per inf'ormazioni rivolgersi in MI LAN O all'
■• - Via Carlo Alberto, angolo Via Tommaso Grossi - oppur
■: delle Compagnie delle principali città d'Italia.
..••
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CON VAPORI CELERI DI LUSSO
C mpagnie
d Agenzie
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::
■•
•■
•■
:
•
.............·.········...........................................
L industrio dello
1
seta artificiale
ARDITE
INIZIATIVE
A traverso un peTiodo non breve di anni, fra
difficoltà enormi, mericè ferma tenacia e volontà
ITALIANE
omm. AJberto F aissini, di Roc n g niale •c uira e con ordine
'j
Il Barone Comm. ALBERTO FASSINI, di Roma,
Consigliere Delegato e Direttore Generale delle due più potenti Società italiane per la produzione della seta artificiale .
57
LE I. I . I. = = = == = = - - = == = - =
58
= = = = - - = - - = - - - - = = = == == == = = = = = = =
LO STABILIMENTO DI PAVIA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE»
1. - Veduta generale dell'interno dello stabilimento.
2. - Nuovi saloni in via di costruzione per ampliamento dello stabilimento.
L'INDUSTRIA DELLA SETA ARTIFICIALE
LO
Sala di preparazione dell' alcalicellulosa
LO STABILIMENTO DI PAVIA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE»
Una delle sale delle aspe.
59
LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
LO STABILIMENTO DI PAVIA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFI /ALE »
Un reparto della sala di torcitura .
60
LO STABILIMENTO DI PAVIA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE»
Sala di selezione e titolazione della seta artificiale.
- - ------- -- -- ---- -- -- - -- -- --
L'INDUSTRIA DELLA SET A ARTIFICIALE
({ so !E TÀ E TA A
Veduta panoramica esterna dello stabilim nlo.
LO STABILIMENTO DI PADOVA DELLA
TIFI /AL
>,
encomiaibirle, promuovere e conso1idaTe in lta lia ta All"tificiaJ. » di
dova (c apitale L. 5.000.000).
due grandi aziende: fa « Cines » (Seta artificiale), Quest du
oci tà, oltr a contribuire al risordi Roma (capii.tale L. 5.750.000), e la <e Società Se- gim nto indu tri il ita,l iano, sottraggono rltalia
1
LO STABILIMENTO DI PADOVA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE» ·
Veduta panoramica dell'interno dello stabilimento.
61
LE I. I . I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ~- - - - - - - - - - - - - -
LO STABILIMENTO DI PADOVA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE»
1. • Serbatoi per la soluzione di soda caustica. - 2. - Serbatoi per il viscosio.
62
L'INDUSTRIA DELLA SET A ARTIFICIALE
LO STABILIMENTO DI PADOVA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE »
Vasche di lavaggio della seta in bobine .
LO STABIL/MENTO DI PADOVA DELLA «SOCIETÀ SETA ARTIFICIALE»
Una delle sale di torcitura .
63
LE /. I. !.
al monopo l,i o che gli Imperi cen traili si erano
creato nellla briillante d ingegnosi1SS.i ma industria
della s ta arti&iale.
Oggi, non più tribut ,r ii del'li' estero, es1portiamo in merica ed in Inghilterra, ed i:l nostro prodotto è Ttcercatissimo soprattutto p,er la perfezione det1-a sua produzione. .
Lo stabilimento di Pavia .deJ1la Società << Cines » Seta Artificiale, occupa un'area di 74.000
metri quadrati, dei quali ben 15. 000 coperti.
Occupa ,c irc 850-900 operai d'ambo i sessi,
e produce giorna1mente in media 1200-1300 chilo.grammi di seta artificiale.
L'ampliamento, in v-ia di esecuzione, porteirà
la produzione giornaliera a circa 2000 chilogrammi, e conseguentemente i~ numero degli operai
riore a queHo di Pavia. Ha iniziato recentemente il suo lavoro, e progr ssivamente è destinato
a raggiungere fa produzione giornaliera di 3-4000
chilogrammi di seta artifici l .
Per intanto diverse c ntinai di operai vi sono
occupati, e 1prnducono O -400 chillog;rammi di
seta al giorno.
Come ognuno sa, la
l è tratta dalla cel1ulosa.
I prodotti ottenuti dall <<
nuovo documento di qu N
deg,Li italiani a riuscir br
sia-si impresa indu tri I
ngano, per
girandi che siano le diffi
p rare.
F:ra le ,i ndustrie d I m
rU tria italiana
è la più -giovane;
' ià 1a più prna 1000-1100.
sairà anche
Lo tabilimento di Padova della Società Seta ,vetta; giorno verr
ATtificiale, occupa esso pure un• area non infe- la più potente.
L'ASSICURATRICE ITALIANA
Società Anonima di Assicurazioni contro gli /11/ortu11i e di Riasi:;imrazioni
Capitale Sociale
L. 5.000.0·0 0
Sede in MILANO Via A. Manzoni, 38
Fondi di ga ranzia
L. 15.572.714
Assicurazioni Individuali
Contro le disgrazie n
r.ittimi.
Assicurazioni ()umulative Assicurazioni Vitalizie. Assicurazioni <Jollcttive . -
Del :personale ammini
Assicurazioni della Hcspons. Civile verso ter~i
L'Assicuratrice Itnliann -
id nl li
apitale Versato
L. 1 .500.000
n h
ur ,nt
•
nil ,
A premio unico contro g i
t ·rrestrii e ma-
tr :mviarii, ecc.
Obbligatorie a norma d
operai e contadini.
per proprietarii di ut
collegi, alberghi, t
nee automobi.listich
elettriche, gas, acqu
dustriali, impr e di
comii, Brefotrofii, M
ghi, Ingegneri, Architetti,
È rappresentata in tutti i
i
poJuoghi di
non obbligatorie per
· ·
furrnacie,
nari.i cli linti az iende
ilimenti fali, Mani(Medici, Chiltl\lrircondario.
La. prepa.ra.z1one d e gli
industria.li della. Tosca n a.
per il dopo g uerra.
(Con tinuazio n e, v edi num
ro
LE INDUSTRIE DEL LEGNO ressati, i quali
È col più vivo rincrescimento che la Commissione constata come l'industria .locale isi trovi in
condizioni oltremodo disagevoli rispetto alle altre, e necessiti quindi ,d i una paziente opera di
organizzazione prima di poter avviar,s i a uno
sviluppo considerevole. I Commissari hanno concordemen te ritenuto essere opportuno dhe, in
conformità di quanto è stato pensato e pred'isposto da l Collegio Toscano degli Ingegneri ed
Architetti, si proponga a tutti gli industriali della provincia la costituzione di un Sindacato che
abbia fra i suoi scopi principali :
1° diffusione ,dei nO'stri prodotti nel,le diverse
regioni d'Italia;
2° assunzione ,d ei favori da parte delle puibbliche Amministrazioni e dei privati; disciplina
delle aste e degli appalti;
-3° ~ipa:rtizione dei lavori -all~ditte -~onsociat;;
4° consulenza sulla costruzione ,dei diversi tipi di serramenti e relative ferrature, e sviluppo
dell'industria dei mo bili artistici;
5° studio ,d ei miglioramenti da apportare alle
macchine e alle fabibriche, per rendere più a
buon mercato la produzione;
6° ricerca dei sistemi che possano procura,r e
omogeneità di prezzi nelle produzioni di uso
comune;
7° facilitazioni del credito alle Ditte associate, che possano abhisognarne;
8° studio della costruzione dei nuovi prodotti
che un tempo ci provenivano dalr estero;
9° esercizio di un magazzino generale coll ttivo di acquisto e rivendita legnarne e metalli ai
consorziati, con succursali nei principali centri
delila regione.
Le proposte di funzionamento per detto Sindacato sono già concretate e vengono senz'altro
affidate ad un Comitato promotore, il quale
terminerà l'opera deHa Commissione, e abbiamo ragia.ne di ritenere che sarà largamente confortato dall'adesione di tqtti gli industriali inte1
g1
provano l'utilità i d tto ente.
Un'altra imp rt nt
e è stata oggetto degli studii
11
. Le locali industrie si e r c it n o 1 m qu rti n nstretti centrali, e ,per l lor inf lic u'bi zion non hanno
la possibilit' d' p nd r i, di ,1 r m nte approvvigionarsi di
t ri prim ; sono vincolate ai
dispendiosi m zzi di tr sporti animali e meccanici tra st zion -f rroviaria
t bilimento, e
quindi ,p riv di tutti i buoni co ffici nti preliminari nec
rii 11 indu tri . E poich' il Comune si è fatto inizi tor di un prog tto che riguarda un quarti r indu trial da sorgere in località
già design t , on binarii di raccordo aille linee
ferroviari , l
ammissione raccomanda caldamente eh l'inizi tiva non vaida p r,duta e sia
svolta, anzi, n l minor tempo pos ihiile, perchè
tutti gli indu tri li eh desiderano mettere i proprii stabilim nti in condizione di sviluppo possano ap rofìtt rn .
Molti
molti ono gli articoli ai q!lali l' industria d 1 1
potr' largamente applicarsi, articoli ,e h
d lla guerra ci provenivano dal1' est ro
d i qu li sentiamo oggi la mancanza p rch' non prodotti in Italia ,c he in una quantità minim , r l tivamente al loro co nsumo. Basterà ricord r gli articoli casalinghi, gli articoli
scolastici
di cancelleria, mobili di legno cur-
vato , appar echi telefonici, m acchine fotografi.che, frumenti di precisione, ecc.
Un t mpo, quando il nostro paese era inva so
compi tament dalla prroduzione straniera degli articoli ora indicati, l'industriale anche più
animoso, il quale si fosse proposto di dedicarsi
a siffatto g nere di industria, tosto trovavasi necessariaimente costretto a rinunziare ad ogni proposito, e ciò per l'evidente ragione che gli stessi calcoli iniziali del preventivo, o lo stesso tentativo di un esperimento, lo ammonivano. che
rion, avrebbe mai potuto sostenere ila concorrenza straniera. E difatti, malgrado gli articoli nominati giungessero nel nostro paese con un gra1
65
5
LE I. I. I. - - - - - - - -
= = == = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
vame di ,d azio di confine non indifferente, pure
i prezzi ai quali erano posti in commercio apparivano relativamente esigui, mentre effettivamente questo non è, e si può provare che per
raggiungere prezzi normali basterà che questa
industria possa essere messa in condizioni di
applicarvisi largamente e di essere protetta, almeno per il periodo iniziale, dalla invasione estera. Gli esperimenti, :Ia legge dei grandi numeri, la richiesta ,f aranno il resto, e gli articoli
diversi usciranno dalle fablbriche italiane allo
stesso buon mercato, egualmente razionali per
tecnica e per forma che ,d alle altre fabbriche
estere, a torto tanto lodate, perchè noi sapremo dare alle produzioni, mediante la nostra
intelligente mano d'opera, ,que11a . impronta e
quella caratteristica di .speciale eleganza che
non si ,è mai riscontrata nei prodotti stranie,r i e
specialmente nei prodotti tedeschi.
Legname speciale occorre per ,q ueste lavorazioni, e noi lo possediamo : a8biamo il noce, che
alla sua bellezza unisce il requisito de1la facile
vegnenza; e qui si raccomanda che ne sia c.u:rata la piantagione e lo sviluppo; ahbiamo il
faggio, che pure poS1Siede ottimi requisiti ed il
noto pregio della speciale elasticità. Convenientemente evaporato, come un tempo ci proveniva dalle Case produttrici di Jegname della Slavonia e dell'Ungheria per il porto di Fiume, darà
gli stessi ottimi risultati. Abbiamo, infine, la
pianta d'olivo, il cui •l egname presenta delle caratteristiche speciali idi durezza e di levigabilità ,
tanto che può essere largamente adoperato, e
con efficacia, nella fabbricazione degli articoli fini e di precisione, come, in forma alquanto primitiva e un po' rozza, dimostra di saper fare
quella piccola industria di Sorrento nella costruzione di oggetti per regali e ricor,d i .
Il nostro paese attraversa proprio un momento speciale per la raccolta, lavorazione, conservazione e trattamento del legname d'olivo, perchè è noto che tutti o qu:isi tutti ~i oliveti italiani hanno ,b isogno di essere rinnovati, perdhè
afflitti da una malattia parassitaria che nuoce
alla produzione del frutto.
Per il ,l egname ,d'abete, e in genera.Ie per i legnami da costruzione, la Commissione raccomanda che nell'esame dei nuovi Tratta ti ,di commercio e doganali si abbia a tener ipresente che
a noi occorre averli in franchigia doganale, come ci provenivano un tempo, e si tenga buon
conto delle grandi foreste della Russia, perchè
in que,s ti degnami da costruzione noi dovremo
essere sempre, o almeno per un forte numero
di anni ancora, tributarii delr estero.
Rileva la Commissione che la nostra industria
dovrà essere coadiuvata e completata ,d a fabbriche italiane di ferramenta da mobili e da infissi, minuterie di metallio, ecc., articoli, questi,
66
per la massima parte finora importati dall' estee più specialmente dalla Germania, articoli di
grande consumo e necessarii all'industria del legno. Le industrie mec.caniche e metallurgiche
dovranno essere spinte alla costruzione di macchine per il legno e loro accessorii.
Questo, per sommi capi, ciò che può essere
fatto; ma la nostra iniziativa non avrà certo un
coronamento positivo di risultati se il Governo
non vor,r à validamente contribuire agli sforzi degli indUJStriali, concedendo dei beneficii che in
un non lontano avvenire ridonderanno a tutto
vantaggio del Paese. E a tale proposito la Commissione invita il Governo ad esonerare, per un
quinquennio almeno, dalla imposta di ricchezza mobile tutte le fabbridhe che potranno sorgere, isia per l'esercizio di nuove industrie, sia
in sussidio a quelle già esistenti; perchè è provato che senza un periodo non lieve di sacrificii, studii, preparazioni e miglioramenti, nessuna industria può incamminarsi sulla via dei guadagni, e le spese dei primi esercizii assorbono
indubbiamente cifre superiori ai meschini redditi che possono essere realizzati. Tale esenzione dovrebbe estendersi per le imposte a carico
dei nuovi fabbricati industriali e dei terreni annessi , in quanto i fabbricati a esclusivo ,scopo di
industria costituiscono il primo e più grande
sacrificio dell'industriale che pensi avviare il suo
istabilimento ad un prospero c ammino; ed è
quindi doveroso agevolarlo e proteggerlo. E,
come il Governo rseppe un tempo emanare una
opportuna legge di esenzione dalle imposte per
le case popolari, onde favorire l'industria edilizia, sappia estendere tale beneficio agli industriali; poichè la loro opera è sempre fonte di
<prosperità nella vita economica del paese.
Infine, una rinunzia assoluta o parziale delle
sovraimposte sui redditi realizzati per la guerra. Perchè fa guerra non durerà in eterno (e
questo, tutti, e malgrado tutto, ce lo auguriamo),
e ,gli industriali non si sentiranno mai incoraggiati per aver dovuto riversare all'erario la maggior parte dei guadagni percepiti in questi due
anni eccezionali, guadagni conseguiti, è vero,
con una relativa facilità ris,petto all' abbondanza del lavoro , ma anche a prezzo di sforzi materiali, ,di intelligenza e di volontà, quali il Governo stesso non poteva sperare.
Si invoca quindi un provvedimento opportuno
inteso ad alleviare coll'abolizione o restirizione
delle imposte sugli extra-prnfitti di .g uerra quegli industriali che ,dimostreranno di investire in
nuovi ingrandimenti delle singole aziende, in
rami nuovi delil' industria, i profitti or ora ,r ea1lizzati. E in tal modo gli industriali •s i sentiranno incoraggiati e spinti nella loro ascesa economica, che tornerà neH' avvenire a tutto beneficio
del Paese.
TO
GLI INDUSTRIALI DELLA TOSCANA PER IL DOPO-GUERRA
L'INDUSTRIA DELLA PAGLIA biossido di bario per impieghi balistici e sanitarii,
L'industria della paglia, per quanto sia erroneamente ritenuta secondaria e di poco valore,
ha un' im,p ortanza tutt'altro che trascurahile. Durante la guerra essa ha SUJbìto ,deHe variazioni
nella irichiesta del prodotto, e la produzione fu
assai minore causa le forniture per la milizia e
l'assunzione di donne nei lavori campestri in sostituzione dei richiamati al:le armi.
Di maodhinario estero si fa solo uso di macchine per cucire i cappelli, le quali possono essere rimpiazzate con altre di fabbTicazione ita,} iana. In seguito alla guerra sono mancate le fhaterie chimiche necessarie per l'imbianchimento
e la tintura, e per siffatta mancanza si è dovuto
ricorrere ad a ltri proces,si, i quali, oltre a portare una enorme differenza nei prezzi, non hanno permesso di conseguire I' o'bbiettivo di un
buon lavoro, e in molti casi hanno deteriorato
il prodotto. Ad ovviare a questo inconveniente
sottoponiamo il prdlYlema riguaird.ante la preparazione dell'acqua ossigenata.
ACQUA OSSIGENATA. - L'acqua ossigenata, la
cui produzione è abbastanza svilllippata in Italia, è indispensabile a d.iver-se industrie, quali
quelle delle sete, lane, ossa, avorio, piume, pelli, corallo; ma tanto più .Jo è a quella della paglia, essendo essa elemento essenziale per l' imbianchimento. È da notare l'impiego estesissimo che in questi tempi l'acqua ossigenata (convenientemente preparata) ha preso per uso medico-chirurgic o , rivelandosi ossidante e disinfettante impareggiabile, efficace, energico e privo
di effetti secondarii. Come è noto, il' acqua ossigenata si ottiene ordinariamente col trattamento del bios-sido ,di bario, il quale, malgrado tutti
i tentativi fatti fino ad ora, non viene fabbricato
in Italia.
Prima de1la guerra, le importazioni idi biossido
di bario, inglesi e francesi, erano ridotte ad una
quantità limitatissima, causa la concorrenza tedesca che si era res·a pa,drona del mercato. Attualmente i produttori italiani di acqua ossigenata non possono acquistare il biossi•d o di bario nè in Francia nè in Inghilterra, ove, in quantitativi enormi, viene impiegato iper miscele esplosive; e si trovano nel più serio imbarazzo,
poichè il consumo dell'acqua ossigenata si e stende ogni giorno più. l gruppi industriali dhe
potrebbero o vorrebbero interessarsi aiL problema, si trovano di fronte al dilemma seguente:
« F abbi"icazione nazionale del 1biossido di bario,
ed acqua ossigenata elettrolitica » , ma il timore
di una ripetizione industriale li rende titubanti,
-iperchè, prossima o fontana che es•s a potesse verificarsi, non servirebbe che a sacrificare ,i ngenti capitali.
Tenendo cailcolo -dei bisogni ,governativi del
1
il R. Ministero pot,r ebibe utilizzare gli studii e
i progetti che gili inteiressati !hanno iniziati al fine di provocare una rapida decisione con intesa
tecnico-economica fra i fa'bbricanti e i consumatori di acqua ossigenata, salvaguardando findu stria con dazio protetto,re.
Pure con dazii protettori il Governo dovrebbe favorire ,la produzione dei prodotti ossalici,
bica·rbonati, acetosella, bisolfiti e idrosolfiti, che
occorrono per Je treccie di ipag.lia e che ,sono di
più facile fabbricazione.
TINTURA PAGLIE - Per i pirodotti chimici (aniline), che servono alla tintura delle treccie e cappelli di paglia, •l a Commissione si rimette completamente ai sug.gerimenti che la speciale Commissione per i prodotti chimici formuilerà nella
sua eleborata relazione.
PROVVf.DIMENTI DIVERSI. - Per il migilioramento dell'industria della pa1g,lia sarebbero opportuni ancora i seguenti provvedimenti :
I O L • esportazione deilla materia prima da essere trasformata ali' estero, si limita alla paglia di grano che dà ill .prodotto denominato
e, Gal-bigia », di cui ,s i faceva lar,ga esportazione
in Spagna, nella Svizzera, in Polonia e ailtri
Paesi, per la fabbiricazione dei cappeJli a filo
intero 1detti cc T uyaux » e per la fabbricazione di
cesti, panieri, ecc., e nonchè per -la impagliatura delle seggiole. E poiichè tale impiego si fa ,
in . piccola parte, a Marostica presso Vicenza,
sairebbero necessarie scuole e maestranze che
insegnassero ai giovani a fabbricare questi articoli, che con tanta facilità si producono all' e'Stero e specialmente in !svizzera.
2° Mo.Iti sono i prodotti che colila paglia esportata aU' estero potrebbero essere ,fabbricati in Italia in sostituzione di quel1i stranieri, e cioè ,
stoini, sedie, panieri, cappelli; ma perchè sorgessero industrie, occorrerebbero buone maestranze, aiutate e •sorrette da volonterosi. Industria di tal genere fiorisce in Boemia, a Praga
ed a Rudnidh, e basta soltanto osservare i magazzini che ne hanno deposito nel.le città della
Germania e dell' AUJStria per convincersi della
importanza di tale commercio, che si espande
pel mondo intero.
3° Molte materie prime che si importano dal]' estero sono necessarie, anzi indispensabili, ali' industria della paglia, quali, ad esempio, la
Yedda, Cuba, Lula, Raffia, ecc. ; e, per assicurarsi l'espansione ed i.J consolidamento ,d eHa
il oro trasformazione in paese, si riterrebbe opportuno un ,dazio protettore.
4° Misura delle treccie in genere. - Una delle
peggiori mende delle treccie di ,paglia, sta nel
IJ?,etra,ggÌ'o. È noto come gli indU1Striali italiani
che esportano questo articolo non possono con
sicurezza garantirne l'esattezza ,d el metraggio;
67
LE I. I. I.
= == = = = = = = = == == == = = = == = = = == == == == = = = = = = ,. = - - = = - = = == ==
per contro, le produzioni esotiche in concorrenza
godono .buonissimo nome a questo riguardo. Ne
consegue che la dientela, menbre compra con
diffidenza in Italia, è ben felice quando può ,sostituire l'articolo italiano con una simile produzione esteTa. E ,di ciò può far fode l' artico'lo
cc truciolo -di Carpi» (Modena), che avanti la guerra attuale non era più accettato dalla clientela,
e rimpiazzato dalla produzione giiapponese.
Gli industriali italiani, a dire irl vero, sono unanimi nel volere, e privatamente e collettivamente, raggiungere il' esattezza deil metraggio ;
disgraziatamente, tutti gli espedienti escogitati
fin qui sono stati inutili, per Je preesiistenti ahirudini dei fattorini; peTciò si chiede alfo Stato
di intervenire, istituendo sanzioni legali nei rnpporti tra fattorino e fabhricante, e relative penalità, come si usa in !:svizzera, o la istituzione di
un Comitato di Probiviri che giUtdichi e sanzioni
pene severe. Simili ,disposizioni aV'l'ebbero i1l merito di rendere mo1to più ambita la pTOduzione
italiana, che pe•r tutte le alh"e qua'lità supera gli
articoli consimili esteri.
TRECCIE MECCANICHE. - Frn -le industrie che
bisogna conisì,derare pel dopo-guerra e dar Joro
quel'lo sviluppo che meritano e di cui sono capaci, mentre attualmente hanno uno sviluppo relativo e sono ,s oggiogate arlla concorrenza tedesca, v'è q~ella della treccia meccanica per la fahbricazione dei cappelli. Uno svariato numero di
materie prime a fìilo continuo serve alla fabbricazione di tali treccie, ma la più importante è il
cotone, che viene generalmente lavorato dopo
essere tinto e lucidato. Questa breccia idi cotone
è un articolo classico, di consumo quasi costante, ·poichè rapp-r esenta in tempi normali il a treccia a miglior mercato, e il suo consumo è tanto
in Italia quanto in tutti i paesi nor.dici, che ne assorhono quantità importantissime. Qualsiasi altro filato, ,c ome lana, canapa, seta naturale, seta artificiale, sia in filo che in laminette, viene
impiegata nella fabbricazione delle treccie meccaniche, e non solo ,si fanno i tipi dass~ci costantemente richiesti qualunque sia l'indirizzo
della moda, ma si fabbrica anche ila treccia fantasia, che varia di stagione in stagione, a seconda delle esigenze della moda. Queste tireccie
vengono abbondantemente consumate in Italia
e sono l'articolo di larga eSlpoTtazione.
Cosa necessaria per dare maggior 1sviJup po a
questa industria, che nella sola Germania occupava varie diecine di migliaia di operai, è di
creare l'industria per ,l a f abibricazione del macchinario occorrente, ora esclusività tedesca. La
fabbricazione di tale macchinario, ,di per sè stesso semplice, non presenta la minima ,difficoiltà,
ed è stata intrapresa in piccolo da qualche officina, ma manca della · possibilità ,di un lavoro
nazionale. Per anegliio comprendere Jo ,s viluppo
6B
cui può arri are il' industria de]:l e treccie aneCJcani-che e quanto sia importante di airrivare alla
creazione di una industria nazionale che ne forni,s ca i] macchinaTio, giova ,considerare che le
medesime macchine servono anche alla fahhricazione delle stringhe da sca'l"p
d in genere
a tutti gli articoli ,d i passamaneria. E quando si
riflette aUa scarsità che si risent in tutti questi
articoli, ciò basta a rprova1re 1 rgamente di quale importanza sia tale industri .
REGIME DOGANALE. - Risp tto 1 iregime doganale, Ja Commissione tiene rii var quanto appresso:
1° Un pTovveidimento import t , e completamente di interesse transitorio, ' I franchigia per
le merci di ritorno in Italia .
11 cappello fiorentino, o n
una specialità esolusivamente to c n ,
un ipaese
del mondo ha potuto n' imit
rodur,r e.
Questo cappello di b n •c on
venienza
italiana, una volta esport t
ato, paga,
rientrando in paese, il m d
o doganale al qua.Je sono sottop t 1
rovenienti
daH' estero; ora, l'industri ~
i fronte a
molteplici casi che giu tific
del cappello fiorentino , sia dai d ,
ro per la
instabilità del mercato
d
, sia per
vertenze coHa olientel ,
è giusto
che debba applicarsi il
o. È necessario che tale inconv
abolito e
sia accor,d ata la rientr t
a per la
produzione riconosciut t
aticano
alcuni .paesi esteri, ad
eia.
2° I principali prodotti
bbisogna
l'industria cappe1lifer
è : treccie
deHa Cina, trecci d I
loches esotiche.
oi osiamo aff r
eissuno di
questi prodotti minacci
lti nostrani, ,poichè la fabbricazio n
l 1
· 11 di paglia da
uomo è grandem nl
vilu , t , pprunto ,perchè impiega com m t
rim 1 treccie estere
di cui sopra.
La vigente tariff
]ipisce in una misura irrazionale l' i
i d tti articoli,
e perciò sarebbe n
v ni se tolto o gni dazio come in
lm no sensiihilmente modificato.
Non bisogna dim nti
I lato delJ' industria cappe1lif era vi
Il' imbianchimento e ,della tintura ,d Il
dei carppeHi; le
une e le altre sono tr
unite da vinc n li
indi ssoluhili di int r
o.
oi abbiamo ace n
provvedimenti necessarii per lo sviluppo
biancatura e dt"lla tintura, ma se qu to coipo i raggiungesse
sarebbe ingiusto che l treocie di paglia provenienti daH' estero fossero sottoposte ad un solo
,dazio doganale, ieno esse greggie, od imbiancate, o tinte, come si fa attua1mente. Questo
1
1
1
GLI INDUSTRIALI DELLA TOSCANA PER IL DOPO-GUERRA
trattamento costituisce un s eir io danno per i r:u mero3i stabilimenti di imhiancaturn e tintura, i
quali sono anche tributarii alll' estero per i p 10 dotti chimici necess,arii a questo ramo d'industria. Se i nostri intenti .debbono mirare al m iglioramento ed allo sviluippo delle energie nazionali, le treccie impor tate dall'estero, imhiancate o tinte, paghino cinque volte più il ddzio
che le grezze o naturali.
Cloches esotiche. - Pure per questi articoli le
tariffe 1doganali sono sui generis, e non corri spendono alle esigenze dell'industria . I cappelli
sguarniti, di qualunque genere , pagano 25 centesimi [ 'uno; e se si considera che ci !SOno cappelli che costano, gre·ggi, anche I O e 20 centesimi l'uno, si comprende ,che questi cappelli, ch e
sono poi quelli di ma·ggior consurrno iper il basiso ,prezzo, non possono sopportare un dazio così forte, s pecialmente se ,devono essere riesportati fo rimati e guarniti. La ,diminuzione del dazio
-d'importazione ,delle cloches esotiche non porterebbe alcun danno alla produzione nostrale,
e 1darebbe invece grande sviluppo al commeTc io
di riesportazione di cappeHi confezionati e finiti.
LE INDUSTRIE ARTISTICHE
] . - IND U STRIA DELLA FOTOGRAFIA ARTISTICA. -
oi possiamo assolvere in hrevi parole l'incarico
affidato di formulare i desiderata rispetto alll' industria fotografica, la qua-le è stata assegnata,
e non enza iplausibile ragione, al gruppo delle
arti applicate, inquantochè 1s e è Tazionale annoverare fra le arti grafi.che la .fìgliazione -d ehla fotografia, è incontestabile che il capostipite, Ja
sorgente da cui esse emanano, sia considerata e
valutata p r inciipal'm ente neHa sua essenza ,d'arte
per la ragione che il processo fotografico deve
es,sere con arte esplicato.
Per quanto la produzione ,deHa fotografia classica, ossia que1la originaria, non dovuta a mezzi meccanici di moltiplicazione, sia a!bbondantissima, tanto,c hè ,può dirsi abbia messo in luce,
frugando in ogni dove, tutto quanto pe.r l'arte
e ,l a sua storia può avere inteiresise, nonchè riprodotte nella vivezza naturafo le befiezze del
nostro 'Paese, a questo solo limitando il nostro
dire, pur tuttavia questa divulgazione copio a
non è dovuta ad un numeroso continge nte di industrie specializzate in ques to ramo.
on perciò viene meno la ~oro efficienza economic a e
morale, inquanto•c hè, oltre il valido ausilio che
danno alla pubbhca cultura e ,diffondendo al]' estern le bellezze d'Italia, le riproduzioni foto girafiche costituiscono un elemento non trascurabile ail commercio di esportazione ed a quello
di vendita ' interna ai forestieri di passaggio, alla
pari idi altre non ,poche industrie artistiche che
prosperavano nella nostra città .fino a quando
scoppiò la guerra.
1
Dallo scoppio della guerra , l'indus tria foto grafica d e lle ripiroduzioni si è arenata per la
mancanza di ,c ompratori e iper ~a stasi nella esportazione· ma anche 'la produzione si ,è ipar a ilizzata , d a ta la mancanza e l'alto prezzo cui s o no saliti i p rodotti e le mate'l"ie prime, per il fatto c he il nostro ipaese -è tributario dell'estero , e
principa lme nte lo era ,d ella Germania. Così, dunque, dalla carta albuminata, a crnolti .dei prodotti chimici speciahzzati per la fotografia, aHe materie c olo ranti, a tutto ciò, insomma, che proveniva e sclu sivamente dailla Germania, non è
stato 1possibile trovare la sostituzione che in piccola parte .
La prep a r a zione della carta a1l hromuro, divenuta ,di Larghissimo uso, si fa bene anche in 1ta.lia, ma la difficoltà di averla .diviene oggi sempre maggiore, data la mancanza dei prodotti
oocorrenti e del greggio. Vi è un'altra ca:rta da
segnalare, di non poco consumo : quella detta
al carbone, che non 1si prepara ,da noi, e neppure in Germania, o:na hensì in lngh:iilterra.
Anche per l'ottica fotografica, se si eccettua
una Ca•s a di Milano, dipendiamo ,d all'estero,
o:n-e ntre da noi si costruiscono ottimamente e largamente gli ap parecchi fotografi.ci e se ne fa anche esportazione. Così sia ,detto ri•s petto aHe
larstre sensibili, ,la cui produzione nazionale è
eccellente.
Per quanto, dunque, si riferisce alla intensificazione delle nostre industrie, il.a fotografia offre un campo non ristretto alla iniziativa, per
il dopo-guerra, per avviaTci a conseguire la nostra emancipazione economica dall'estero .
Riguardo ai mezzi .per rinvigorire .l'industria
fotografi ca deHe riproduzioni ed arrestare il suo
decadimento, occorrerebbe anzitutto che sia resa efficace e pratica la tutela del ,d iritto ,di prop r ietà, non nel senso del mono·polio, che ne~1suno ~uole e non ha mai invoc ato, ma nel senso
,g iusto ed onesto di far cessare la ,pirateria, che
consiste nel ripr odurre, a scopo 1coo:nmercia.le ,
le fotografie da altri eseguite, anzichè risalire alla fonte or iginale ; os,s ia, in altri temnini, che
chiunque abbia bisogno, ad esempio, di una ve dut d el Colosseo, vada a Roma a fare la negativa, e non la riproduca da un' a,l tra fotografia ; -la qual cosa costituisce una usurrpazione del
lavoro altrui , ancorchè si voglia, sebbene a torto, ritenere che sia manuale. Posto questo ca:posa1do, anche la nostra industria fotografica ha
bi,s ogno di essere protetta in giusta maniera non
soltanto contro l'importazione straniera, ma ancor più contro il dazio doganale di inbroduzione
nei paesi esteri, il quale, ad esempio, è eC'cessivo negli Stati Uniti -d'America, iperchè raggiunge il 30 ip er cento ad valorem. L'effetto di un
dazio così elevato 1diviene dannoso non tanto per
diminuire l'importazione, quanto perchè viene
1
r
69
LE I. I. I.
========================================
a proteggere le riproduzioni abusive che si fanno su vasta scala de'1le fotografie italiane, la cui
proprietà artistica non trova protezione legale in
America. L' abo.lizion d 1 ,dazio d.' entrata porrebbe un freno a qu ste libere contraffazioni
che possono esitarsi a prezzi bassissimi in confronto della produzione legittima italiana, per
cui si ll"enderebbero indispensabi,li efficaci provvedimenti di difesa.
Come abbiamo detto, la vendita delle riproduzioni fotografiche si fa ali' estero od ai forestieri che visitano l'Italia, ma non agli italiani,
perchè da noi, non essendo largamente diffuso
lo stllldio della storia d.e.H' arte, non si hanno numerosi raccoglitori dei documenti grafici che ad
essa si riferiscono, quali ,s ono le fotografie. Risvegliare questo sentimento e coltivarlo con l 'estendere l'insegnamento artistico neHe scuoJe,
oltre ad arricchire le cognizioni generali, ne deriverebbe un incoraggiamento all' O'pera dei foto grafi-editori, ai quali si aprirebbe così una via
di smercio interno oltre quella ·delil' estero e ·del
passaggio dei forestieri.
2. - l. DUSTRIA DELLA CERAMICA ARTISTICA. - Le
cause che h~nno finQITa gravato in modo sfavorevole lo smercio dei prodotti delle industrie
arti,stiche sono :
I O Le elevate tariffe iper i trasporti interni.
2° Le e'levate tariffe per i trasporti internazionali.
3° Le tariffe doganali, generalmente gravose.
Occorre mettere in chiaro che le ceramiche artistiche, prodotte con procedimenti industriali,
dovrebbero essere classificate nella terza e quarta classe delle tariffe ferroviarie, mentre, per la
po'c a chiarezza ,d ella nomenclatura di quelle tariffe, ·s pesso •s ono tassate alla prima classe, la
quale evidentemente dowebbe essere applicata
soltanto alle vere e proprie opere ,d'arte eseguite direttamente ,dalla mano di un artista e in u nico esemplare, e non agli oggetti che rappresentano lavori eseguiti in opifici di carattere industriale, anche quando sono riproduzioni di O'pere
d 'ar te. Oltre a chiall"ire il testo della nomenclatura delle tariffe ferroviarie, per evitare arbitrarie a,s segnazioni ailla prima classe, sarebbe desiderabile che per le merci destinate all'esportazione si accordassero facilitazioni speciali, sul1' esempio degli altri paesi, e d in ispecie della
Germania. Tanto in eventuali trattative con le
varie Potenze estere, quanto in occasione di accordi che il Governo possa prendere per dare
maggiore ,sviluppo alla marina mercantile nazionale, dowebbe tenersi conto della necessità
di portare un miglioramento in dette talfiffe, ora
as,sa1 gravose.
Occorrerehbe una revisione delle tariffe, che
sono specia,l mente gravose in alcuni paesi, come,
1
70
ad esempio : la Spagna, gli Stati Uniti e la Repubblica Argentina.
Dazii interni. - Crediamo necessario di segnalare il dazio elevatissimo posto ,dal Comune
di Genova per la voce « Mobili e sopramobili ii,
nella quale voce vengono comprese Je ceramiche airtistiche , le quali, mentre nelle altre città
d'Italia pagano ,da due a cinqu ,l ire per quintale, a Genova sono gravate p r 25 lire. La Camera di Commercio , così solert n I curare gli interessi industriali cittadini rappr s ntati in gran
par te ,dalle industrie artistich , dovrebbe far
premure presso Ja consorell di C nova per ottenere una diminuzione.
Mae stranza . - Cessata la
, il personale operaio affluirà nuova:m nt
officine, che
sono vere scuole, in cui l' ttitudin congenita
della popolazione trova facil
viluppo; ipiù d-if1.ficile è invece provveder
1 r onale dirigente, con c ognizioni tecnich
sarie per
dirigere anche semplici reparti.
personale dovrebbe essere formato n
ole Professionali o di Arti e Mesti ri, 1 qu li dovrebbero istruire, a seconda d 11
tlitudini, gli specialisti in o gni singola indu tri
rti tica.
Le industrie a r tistiche, eh
no tate vanto
e ,decoro del,la regione, p tr bb ro assurgere
ad una vera e grande risors
u lor fosse dato
loro, con fecondo impuls ,
iluprpo di cui
sono suscettibili in questo
i nt dove il culto del bello è una tradizion
d v spontaneamente affiuisce la c lientela;
r d re questo
maggiore sviluip,po occorr
fflui ca il capita'l e e :che vengano creati li
nismi finan ziarii atti a promuovern l' in r
cr-iterii di opportuna largh zza
me iprudenziali che il Gov
stabilire, mentre appo it
c he e tecniche dovrebb r
lare acciocchè questo m g ior incremento fosse conseguito coi migliori crit rii d' rte.
3. - ARTE DELLA SETA. ' conomia politica
insegna che la mon t cattiv
c,i quehla buo,
na. Similmente si può dir p r l produzione
industriale : il surrogato t nd
c acciare e sopraffare il prodotto g nuin .
u sta verità si
riscontra, purtroppo n 11 t
iture di seta. I
tradizionali tessuti, vanto di t nt illustri città
italiane e contributo m r viglioso a diffondere
il nome di Fiorenza d accr sceme la ricchezza,
erano a tinta Ùeggera, di s ta genuina lavorata
secondo i sistemi ppr si n 1 Levante. Ma, purtroppo, i prodotti misti, sofisticati, ottenuti con
!l'isparmio e c on :filati a tinta carica, fecero in
breve tale concorr nza alle belle tessiture nostrane, che ad imp dirne i danni i Granduchi
medicei opposero un provvedimento energico
e Testrittivo : vietarono la esportazione dei filati
di seta, perchè servissero unicamente alle no1
GLI INDUSTRIALI DELLA TOSCANA PER IL DOPO-GUERRA
stre tessiture. Il provvedimento che impediva lo
sviluppo deU' industria della trattura e idel'Ia filatura dovè essere revocato in progresso di tempo, per non rovinare completamente l'industria
della seta.
Dopo il libero esodo dei filati , le tessitorie della Lombardia e ,della Francia, che ne divennero acquirenti, svilupparono e perfezionarono
tecnicamente il a loro produzione, creando una
temibile concorrenza alle tessitorie fiorentine, le
quali, fino al 1864, avevano dato il sostentamento a circa ventimila operai, occupati ai telai casalinghi. Sorte poi industrie più remunerative, e
iniziata la speculazione sui fi.lati, la tessituira della seta, colpita dalla concorrenza degli stabilimenti forestieri , i quali, con macchinarii perfetti, con l'adozione della tinta carica , co11' apprettatura meccanica, c olle trame miste e con altre
sofisticazioni •potevano 1me.ttere in commercio tessuti in apparenza più belli e a prezzi mitissimi ,
le tessiture fiorentine ilanguirono al punto che sarebbero cessate e scomparse, se concittadini appartenenti ali' aristocrazia del sangue, del censo
e del commercio non si fossero affrettati a conservarle. La clientela dei setifici, che nella lavorazione dei damasohi, dei taffetà, degli ermisini, dei broccati, delle frange, dei galloni, continuano le tradizioni 1pure dell'antica arte fiorentina, a;pprezza la genuinità della produzione, perchè conserva mobili e tappezzerie alle qual'i non
si confarebbero i tessuti dei setifici moderni. E
la marca seterie fior entine dovrebbe essere più
conosciuta e distinta dalle altre, se il nome diffuso all'estero di cc Horentine silk » non fosse usurpato da tessuti ch e niente hanno che fare n è
con Firenze nè coi sistemi di tessitura che resero apprezzate e ricercate le teSsiture nostrane.
Purtroppo , la questione ,d ell'approvvigionamento delle materie prime , pone la tessitura fiorentina in condizioni di svantaggio di fronte ai
setifici dell'Alta Italia; il commercio dei filati
è emigrato in centri, soprattutto a Milano. La
questione ,dei colori è pure ,delle più urgenti a
risolvere per la convenienza industriale della
produzione. Eppure, in Firenze soprattutto, si
conservano i disegni e i cartoni ,d i celebri tessuti, delle più belle concezioni dell'arte serica; e
tesori di merci potrebbero ancora .prodursi.
Anche la mano d'opera scarseggia , e si prospetta la necessità della istituzione di una vera
e propria Scuola popolare di tessitura .
1
Riassumendo, mentre la resurrezione dell' arte della se ta in Firenze, creando una vera e propria mairca Standard da riconoscere e distinguere in tutto il mondo sotto il nome non usurpato di seta fiorentina, si può ritenere che apporterebbe lustro alla nostra città , tuttavia, per
il successo, date le mutate ,c ondizioni dell'industria, occorrerebbe che fossero accolti i seguenti
voti:
I) che la rinnovata arte della seta, non potendo ,s ostenere la concorrenza delle sete a tinta carica, a trama mista e delle sete artificiali ,
sia favorita , per un dato periodo, ,dalla esenzione delle imposte;
2) che sia facilitata, con sussidii dello Stato
e degli Enti locali , la costituzione ed il funzionamento di una Scuola di tessitura;
3) che sieno istituiti premii di esportazione
per la Russia e gli Stati Uniti dei tessuti genuini
di seta, soprattutto per lottare contro la concorrenza dei surrogati;
4) che si rrisolva, in modo corrispondente alle esigenze dell •~conomia nazionale, la questione ,d ei colori;
5) che si incoraggi, con premii agli agricoltori e bachicoltori, ,la diffusione delle piantagioni
di gelsi e di allevamento dei bachi da seta.
Altri mezzi per far nuovamente trionfare la
produzione delle vere seterie artistiche fiorentine si possono ravvisare nelle M ostre ed Esposizioni 1regiona'1i o internazionali, nella adozione
di una marca da applicarsi ai tessuti con le garanzie stabilite dalle leggi, e soprattutto in una
opportuna propaganda degli organi ,della mo da
a favore ,dei prodotti più serii, più distinti e p iù
di valore.
A chi ,può e deve proteggere e incoraggiare lo
sviluppo ,d elle industrie del Paese, soprattutto
dopo la guerra , deve farsi p resente che a Firenze, c ittà in cresce nte svilup po, occorrono innegabilmente industrie ; ma purtroppo la forza motrice sarà sempre troppo costosa per dare la
possibilità ,di buoni salarii e buoni utili alle in~
dustrie. Le industrie artistiche richiedono uno
.scarso dispendio di forza motrice, pure oocupan1do un numero rilevante di operai; quindi, giusta1mente debbono queste essere ,prese in considerazione, perchè la storia insegna che le industrie artistiche furono quelle che arricchirono
la nostra Toscana.
( Con tinua)
L'INDUSTRIA
U. LUISI & C.
DEL
MARMO
PIETRASANT A
O sedente al Erren lido,
Poggiata il fianco a i monti ,
A dio, Versilia mia, ligure lido
D1 longobardi conii I
Carducci.
La Versi'lia, che nelle sue Alpi A puan e v anta una grande e ricca quantità di marm1, ha com e centro n atural e di produ z ion e e di la voro Pietras anta.
È in questa città o,f,erosa e industrial e ch e la D i tta U. LU1'si ·e C. ha, in breve volger di anni, assunto una rilevante 1'mportanza: tra l e {,rime D itte esportatrici gode nel
campo mondiale delle produzioni artistiche e industriali una giusta rinomanza per i
grandiosi lavori che eseguisce nel suo Stabilim e nto.
Se dovessimo soltanto acc ennare a tutte le o,f, e re uscite dal L aboratorio Luisi od
a quelle in esecuzione, dovremmo prolungarc1· tro,f,{,o: ci limitiamo a dire che attualm ente la Ditta sta ultimando il grandioso monum ento all'ex Presidente Palma per la
Repubblica Cubana ed altro a Cristo/oro Coiombo p er il Centro A merica.
Premiata in varie esposizioni, apprezzata molto in Italia ed a7l'Estero, la D itta U.
Luisi e C. fa onore all'arte e ali'industria italiane.
Reparto abbozzatura dei lavori .
73
LE I. ; .
1 \
= .::=: = == = = == = = = = == = == == == == = = - = - = - - - - - - - - - - - - - - -
I. - Sega a filo elicoidale - 2. - Segheria ed impianto mo!ori.
74
=-
U. LUISI E C. - PIETRASANT A
Reparto scultura - Lavorazione del marmo con martelli ad aria compressa.
75
LE I. I . I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - =
~
- =-
Monumento al generale Barrios, in San Salvador (America Centrale) - Collo ca mento della statua equestre.
76
== -
U. LU/SI E C.
PIETRASANT A
Lavori recentemente eseguiti dalla ditta U. Luisi e C.
I. . Esedra nel Parque Villalo.n in Avana (Cuba) - 2. - Foyer del Teatro Nazionale di Avana (Cuba}.
7T
LE I. I. I.
Modello della statua dell'ex-Presidente di Cuba, Tomas Estrada Palma , alta metri 4,50, che fra giorni sarà fusa in bronzo.
78
V. LU/SI E C. - PIETRASANTA
I . - Reparto torni e lucidatrici -
2 . - Un reparto di lavori di architettura.
79
. 1164·bi
{ì✓,o
·
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~ o pia Nuova 2
5TRBILJMENTI
LnVEIYO-MOMlJElLO
(L.,q<;o M'A(i(i/ORE)
P!'IJCEIYZ1'1==
PREMIATA FABBRICA DI ARTICOLI
VULCANIZZATI BREVETTATI PER
USO INDUSTRIALE, MILITARE E
CASALINGO .--.--.--...............
Le I. I. I.
I FENOMENI DELL/ INDUSTRIA DEL LIBRO
In queste pagine noi andiamo raccogliendo
gli elementi che costituiscono il grande quadro
della vita industriale; troviamo luci ed ombre,
gagliarde affermazioni e deficienze inesplicabili;
ma · se si tratta di mettere davanti agli occhi dei
lettori qualche CO'Sa di singolarmente fenomenale, bisogna entrare nel campo deH' industria libraria.
Non intendiamo parlare -deHa produzione: in
questo campo fltalia, anzi, ha fatto passi da gigante. Ma vogliamo dire dell'atmosfera che pesa su questa pur tanto importante e promettente
industria. Un esempio renderà il nostro pensiero
meglio che una lunga dissertazione.
li comm. Piero Barbèra p1u1b blica ne1~a Nuova
Antologia uno 'Scritto diffuso sulla cc produzione
del libro in Italia nel periodo della guerra » . Egli dice di aver cominciato a schedare quelle
pubblicazioni fin dal 19 I 4, nell'interesse degli
studiosi e del commercio librario; e siccome egli era non soltanto un editore, vale a dire un
competente in materia, ma altresì il Presidente
deH' Associazione Tipografico-Libraria Italiana,
era 1giusto attendersi eh' egli avrebbe ,c ondotto
quel layoro con particolare abilità e con scrupolo
estremo .
Infatti, egli afferma di aver compulsato i bollettini speciali, giornali e riviste, circolari e cataloghi : e ,di aver anche perlustrato le vetrine e
persino i 'banchi dei librai ...
Di questo ilungo e paziente lavoro egli dà ampia documentazione . Tanto, che egli ha potuto
parlare con cognizione dei varii cc prodotti esuberanti ,del dilettantismo », ha potuto citare i titoli di opuscoli, ha 1potuto ricordare le relazioni
di enti comunali, ha potuto diffondersi sulle monografie intorno alla partecipazione femminile
alla guerra, ha potuto accennare alle cc elucubra, zioni iper le quali tanti Carnea di han fatto gemere i tor,chi e che sono destinate al macero » ;
ha potuto menzionare i prodotti poetici di uomini « ,dal più al meno sconosciuti » ; e ha potuto persino fornire dati sugli scritti profetici di
Madame de Thèbes e ·di varii concorrenti della
pitonessa :parigina troppo presto mancata ai vivi. ..
Come si vede, i'1 comm. Baribèra, che può viantarsi ,di aver raccolto in questa sua corvée bibliografica oltre 2300 schede, ha compiuto un la-
voro straordinariamente completo. Tutto al più
si potrebbe notare che egJi è incorso in runa
Jievis,s ima omissione. Sì, neilla sua sfilata di mo~
nografìe e ,d i sonetti, di prose ·c omunali e di autorevoli profezie, egli si è ,dimenticato per combinazione di includere quelle due bazzecole che
sono la Storia della guerra mondiale e la Storia:
della grande guerra d'Italia, pubblicate dall' Istituto Sditoriale Italiano.
L'oblio è perfettamente scusabile. Le due o ,pere non si compongono, in sositanza, che di 32
volumi, dei quali, in comple~so, non circolano •
che 300.000 esemplari; e la Casa erditrice, per
far conoscere -le sue purbbli1cazioni, non spende
più ,di 200.000 lire ali' anno in pubbl,i cità. Nè gli
autori - Vico Mantegazza e 1,s idoro Reggio per
la parte storica, il colonnello Barone e il comandante Bravetta per le note militari e navali possono in alcun modo aspirare a far parte di
quella 1categoria di uomini più o meno sconosciuti, di Carneadi ,destinati al macero, dei quali il
comm. Barbèra ha voluto minutamente segnalare
le notevoli fatiche.
Era ben naturale, quindi, che un editore, un
Presidente dell'Associazione Tipografico-Libraria, ·u n lettore di libri, giornali, riviste e cataloghi, .u n perlustratore ,d i vetrine e di banchi di
librai, potesse perfettamente ignorare l'esistenza
di quelle pubblicazioni, per quanto non fossero
del tutto estranee alla guerra, eh' era l' ogi5etto
delle sue approfondite indagini bihliografìche .
Questa è l'atmosfera che si respira nell' industria del libro in Italia. E·d in questa atmosfera si
svolse recentemente a Milano quel cosiddetto
cc Congresso del libro », nel quale il comm. Piero
Baribèra fece echeggi aire la sua autocevdle parola, ma dimenticò di far invitare editori, autori,
tipografi e librai, vale a dire precisamente tutti
coloro che concorrono alla produzione del libro ...
Fortunatamente, le sorti del libro italiano non
sono messe a repentaglio nè dai silenzii bibliografi.ci, nè dai Congressi esclusivisti. Esse non
dipendono dalle emanazioni della rinchiusa at- .
mosfera di dentro, ma si svolgono fuori liberamente nella grande aria sana ed ossigenata, che
aspira a pieni polmoni un giudice più alto e più
intelligente : il pubblico.
Le I . I . I .
81
6
LE NUOVE LAVO~
RAZIONI E LE NUO~
VE MAESTRANZE
DELLA "FIAT"
Le Officine della FIAT sono già state studiate
Si è visto così il piano dell'immensa fabbrica .
e presentate qui sotto diversi aspetti ; da prima la quale , pur essendosi sviluppata gradualmente.
nel loro complesso, in una visione sommaria costituisce un'unità armonica , intimamente co-
ACCIAIERIE «FIAT »
Preparaz ione delle anime .
che ne mostrasse l'entità, la potenza, il concetto
organico ordinatore, il mirabile disegno su cui
·si svolg_e la loro azione feconda, e poi nelle loro
-principali suddivisioni e sezioni in cui avvengono le diverse lavorazioni, che un '_o rganizzazione
modello Ìritègr.a infine nei numerosi e meravigliosi veicoli che portano glori_o samente il no~e di
.,f IAT -in~tutto il!moll'Ido e in tutte le applicazioni
<lell' autemobile ;
.
1
·o:rdinata, in modo ,'d a fonderne in un solo sforzo poderosissimo tutte le attività in·continuo accrescimento, come se fino dall'inizio avesse pre'sieduto a questa incessante e gigantesca espan.· sione, ,una spinta direttiva p.reve~g~mte ~ P<?rfet~
tamente consapevole dei fini da raggiungere : E
si è osservato poi la moltéplicità varia, e -quasi in1riumerevole di organi e di funzioni, e cioé di . of~
ficine · e"èli reparti spéciali' é ..di lavorazioni diver~
83
LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =
se di cui si compone questo grande organismo
industriale, in cui appunto una precisa organizzazione ed una severa disciplina riescono a infond re un ritmo regolare e unitario che ne moltiplica e ne rende infallibile il lavoro.
Soltanto dopo di aver in siffatta guisa contem
plato questo vasto mondo meccanico in azione,
ci si è potuto render conto della sorprendente
quantità e facilità della sua produzione, dell' eccellenza del suo prodotto, del continuo aumento
== == = ===== === = = =
di attrazione viene a far parte del suo sistema e
si immedesima con esso.
E questa è la ragione, questo il segreto per il
quale è stato possibile alla FIAT di scinde1e e
moltiplicare straordinariamente la sua operosità
e Ie sue funzioni senza sbriciolarle nè ,diminuirne
l'intensità, distribuire e divergere in molti sensi
il suo impulso produttivo senza disperderlo, anzi accrescendone ognor più il vigore originale e
facendo poi convergere a un solo fine queste a -
ACCIAIERIE «FIAT »
Preparazione
apparati
della sua ,p otenza, del suo successo costante, e
sopratutto di ·q uesta sua perfetta fusione, per cui
sembra che cento diverse officine e lavorazioni,
cento industrie distinte e di solito separate ne
formino qui una sola indivisibile, e per cui ogni
nuovo impianto, ogni nuova attività, che si aggiunge alla FIAT, viene ad incorporarsi in essa
in modo assolutamente omogeneo.
Essa possiede istintivamente una forza di attrazione e di assimilazione irresistibile, e questa
è forse una delle più .felici prerogative della sua
natura, per cui si ripete in essa ciò che si verifica
per gli astri, e vi si attua la stessa legge, in forza
della quale ogni corpo che entra nella sua sfera
84
elettrici per
vetture.
zioni differenti, e infine tabilir tante lavorazioni nuove, istituire tante produzioni speciali, dar
vita a tante nuove indu tri distinte, le quali,
lungi dall'esaurire la sua attività, sembrano invece rafforzarla ed accresc rla fino a renderla
onnipossente così da bastare completamente a
sè stessa.
Le vicende della guerra hanno cambiato ie
condizioni .dell'industria e la direzione e la prnspettiva del progresso. Pareva dianzi ohe .::!.i~d
consisteva nella specializzazione più spinta, pareva che l'ideale per una grande officina meccanica fosse guelfo di fabbricare il meno possìbirle.
di ridursi a una mera officina di montaggio di
·- - - - - - - - - - - - - - - - LE LAVORAZIONI E LE MAESTRANZE DELLA « FIAT »
pezzi e di organi, acquistati ognuno da una fabbrica specializzata. Adesso· invece, e prohabilmente i:;er lungo tratto di avvenire, il progresso
pare dhe consista nel rendersi più autonomi possibile, nel bastare completamente a sè .stessi, nel
far tutto da sè, e l'ideale per un'officina odierna
sarebbe quello di non aver più bisogno di altre,
di ottenere con i ,propri mezzi, nelle proprie misure, i materiali primi, per poi eseguirne l'intera
trattazione, per costruirsi tutti i pezzi nec essari,
e i mezzi di un• intera azienda. La FIAT da sola
ne ha fondato, organizzato e avviato in meno
di due anni un gruppo numeroso, in cui si notano le acciaierie e le fonderie, la costruzione delle macchine utensil'i, la costruzione delle ruote e
dei cerchioni, la ,f abbricazione dei radiatori e di
altri oggetti di ottoneria, la fabbricazione di materiali e di apparecohi elettrici, la costruzione
delle carrozzerie, la lavorazione del legno, la costruzione degli aeroplani; e l'elenco non è finito.
ACCIAIERIE «FIAT >>
Preparazione delle forme .
e persino i propri utensili e strumenti, ed arrivare al prodotto finito.
La FIAT, con acuta chiaroveggenza , ha intuito fino dai primordi della guerra questa tendenza, e non ha esitato ad adottarla decisamente e
a darvi il massimo sviluppo.
Si debbono ad essa le lavorazioni speciali istituite dalla FIAT nel suo seno e di cui già si è
fatto cenno in articoli precedenti, lavorazioni
che formano uno dei più ingenti sforzi e uno dei
più meritori e magnifici risultati ,deiila FIAT. O gnuna di esse è una vera industria a sè, di cui lo
studio, .l'istituzione, l'impianto e l'avviamento
richiedevano e assorbivano una volta le capacità
Ma la FIA T non si è limitata alla creazione di
queste diverse lavorazioni, ma ha portato ciascuna di esse a un grado di organizzazione e di
efficenza completo, così .da fa.rne ,dielle vere industrie 'Perfette, che prodUJçono in modo eccellente e c,oi più moderni processi i macchinari,
che non solo bastano a provvedere ai bisogni
della FIA T, ma possono all'occorrenza fornire
altre industrie. Inoltre la FIAT ha voouto in es'Se,
per quanto era possibile, impiegare insieme alle
macchine più moderne, quelle maef'~ranze che
sono più consone ai momenti attuali, e che lungi dal tç>gliere braccia ed energie alle · industrie
già stabilite, alle industrie della guerra, He ag-
85
LE· I. I . I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
=- - - - =- _ === ==_
ACCIAIERIE «FIAT »
Reparto per la fabbricazione dei radiatori .
ACCIAIERIE «FIAT )>
Reparto spedizione delle parti di ricambio .
86
LE LAVORAZIONI E LE MAESTRA ZE DELLA cc FIAT »
ACCIAIERIE « FIA T »
Lavorazione degli elementi per radiatori.
REPARTO BREVETTI «FIAT»
Preparazione delle anime per la fonderia .
87
LE I. I.
I. - - - - - - - - - - - - - - - -===· = ==== = = = ======-- - - - - -
giungono di nuov_e. La FIAT insomma ha voluto
patriotticamente procurarsi questa sua autonomia industriale col minimo dispendio delle forze
operaie e nazionali, senza sottirairre un UOIIno
valido alla fabbricazione di armi e proiettili o
alla fronte, valendosi di una mano d'opera esclusivamente femminile. Come ben si capisce,
le difficoltà e i sacrifici non sono stati lievi. Mentre la FIAT avrebbe potuto trovare operai già
esperti e provetti in tali lavorazioni, che avrebbero assai facilitato il compito dell'avviamento,
ba dovuto invece, per attenersi a questo suo
scrupdlo patriottico, farsi e crearsi da cima a fondo queste schiere operaie femminili. Alle quali
non si trattava già di apprendere· a vigilare un
solo tornio che eseguisce una sola e semplice operazione, ma di insegnare l'uso di macchine utensili di vario genere che esegu1scono operazioni delicate e complesse.
In altre condizioni ed ambienti sarebbe stato
necessario un lungo periodo di tirocinio e si sarebbero poi ottenuti prodotti scadenti, ma presso la FIA T, anche questa trasformazione delle
maestranze si è compiuta rapidamente e in guisa perfetta.
E il merito ne è sempre dell' organizzazione
magistrale e rigorosa che riesc immediatamente, al pari di una forma nitida
precisa, a improntare, a modellare come si conviene tutto ciò
che in essa viene introdotto.
Questi reparti delle lavorazioni p ciali avviati
con maestranze femmini,li, non ppena istiruiti,
hanno cominciato a ,f unzion r
gr giamente, e
già da tempo fornisco~o m t ri li
apparecchi
ottimi che vengono adoperati on piena soddisfazione su ogni specie di v icoli
di macchine FIAT.
LA FILOTECNICA
L'Istituto otti'Co-meocanico detto e< LA FILOTEC ICA » esiste in Milano daJ 1865. Fu
fondato dal fu Prof. Porro, l'inventore de11a CelerimenslllI'a o T a:cheometiria. Fu daipprincirpio
una pic'Cola Officina-Scuola, dove lavoravano pochi operai; quasi una manifattura domestica.
Fru coi cimdii di questa parvenza di Officina che, ad opera de1fing. SALMOIRAGHI, ammiratore e poi socio dell Porro, si venne creando in seguito una vera e propria industria, nella
quale furono a mano a mano a'lil'e vati operai così nell'arte dell'ottica come nell'arte della meccanica. Tale industria, in breve vdlger di anni, raggiunse un grado di svilu,ppo tale da far.la rapidamente conoscere, per mezzo dei suoi ott~mi prodotti, tanto in lta.Jia che a(l~' estero .
L'Officina, sorta principalmente per far conoscere e tramandare ai posteri Ja più importante dell'le invenzioni de\l Porro, ia sua Celerimensura, ha conseguito in pieno il suo scopo.
Ecco quanto ne •o crive il più il11 ustre de~i Astronomi, rl compianto SCHIAPARELLI, nel
suo ultimo lavoro, che egli intitolò semplicemente col nome del Porro, e c'he diresse a celebrarne
la memoria :
·
« . ....... Ma egili non è vissuto inv1:tno. La sua più importante creaziione, quelil a che fu
« princiipale .pensiero e cuira dell'intera siua vi« ta per più di mezzo secoilo, occu.pa ora i1l pticc mo posto nelJ' insegnamento deHa ,g eodesia
« elementare; centinaia di a!Ilfovii ingegneri vi
« hanno fatto e vi fanno le foro esercitazioni
« presso ~a Scuola di MiJano eid in molti altri
« luo,ghi; centinaia e centinaia di Tacheome« tXiÌ sono ora sipalf1SO. non solo in Italia ed in
« Europa, ma per tutto i.I mondo, e special« mente neiH'Arneriica. Ma « LA FILOTEC 1« CA » forse più non esisterelbbe se dalle ma« ni dal Porro non fosse passata in quelle di
« un successore gioivane ed ardiito, dotato ecc giua!lmente ,d i scienza teoretica, di iniziativa
« industriale e clii talento amministrativo : del
« suo aHievo A GELO SALMOIRAGHI, il
« quale, in 35 anni, l•a cond'llls.se al suo ;p re·senc< te grado di sp:J.endi,da attività. Certo, se i,l
cc Po•r,ro potesse ora sfogliao:e uno degli ult~i
<e cataloghi della « FILOTEC ICA » , ed os« servare il grande Circo'lo Meridiano da essa
« stabilito neH'Osservatorio del CoHegio Ro« mano, e strudiaire le operazioni aisbronomicocc geodetiche d'alta precisione, che in Italia,
« in lspagna, in America, e ,perJìno nell'Afri« ca Australe, si sono fatte e si fanno con
<e quei grandi e magnifici ÌJstirumenti ururversa1li
« che da essa. sono usciti, un sorriso d'i sod!di« sfazione illuminerebbe quel suo malrinconic< co volto, dove gli anni e ,gili affanni, e più
cc ancora l'abitudine dell continuo meditare, a« vevano stampato rughe pirofonde. E.gli po« trebibe convincersi che iil firutto di tanti tra<c vagli è venuto, assai tardi iper vero dire, ma
« alMa fine è pur venuto I »
L'Officina - 1Per run trentennio - r.imase
di proprietà de!Jl'INGEG ERE SALMOIRAUnioersale graride a cannocchiale diritto.
GHI, e di poi passò a111' attuale Società in Ac1
comandita per Azioni, corrente sotto la ragione sociale INGEG ERE A. SALMOIRAGHI e C.,
col capitale di L. 1.500.000.
ISTlUMENTI
DI
PRECISIONE.
Gli istrumenti geodetici e topografici 1delila « FILOTEC ICA » sono ormai sparsi per tutto il mondo, e il nome del Porro e del Salmoiraghi si trovano citati in tutte le opere di Geodesia e T opografìa che si -pubblioairono in questi ultimi quarant'anni.
ei più importanti lavOlri geodetici compiutisi in Italia furono impiegati istrumenti costruiti
nella « FILOTEC ICA »; fra questi sono degni ,di speciale menzione il davoro di collegamento
geodetico delle lsale Maltesi con la Sicilia, a triarngdli di oltre 200 chilometri di Jato, e quelilo
di coUegamento delda Toscana con la Sardegna, con triangoli di oltre 240 chillometri di lato.
E non soltanto in Italia fl1l'ono impiegati gli istrumenti della C< FILOTECNICA », ma anche a1lestero, in quasi tutte le princ:iipalli opere geodeti,c he compiutesi in quest'ultimo quarto di secolo.
La « FILOTEC ICA » possiede macchine a dividere della più alta precisione, come poche
altre officine del mondo, ed ebbe premi s-peciali d'alto merito per la produzione di obbiettivi a stronomici di primissima classe.
r
SPECCHI
PARABOLICI.
PaTa'llelamente ail'la fabbricazione degdi istirumenti ottici di geodesia e topograifìa, la cc FILOTiECNICA » . intraprese, creando una Sezione 1s peciaile, la costruzione di apparati ottici d'i proiezione di ·l uce al servizio de'1lla tdlegr,afia ottica e de11e segna.Jazioni geodeti!Che fontane, e a poco a poco si trovò impegnata ne!lla costruzione di grandi specchi parabolici, che si usano per
i Proiettori elettrici diventati indispensabili, in questi ultimi tempi, come istrumenti di guerra.
La lavorazione della superin.cie parabol!ica ,degli specchi è fatta con meocanismi specia:li,
vailendosi dei qua!li è passibrle ottenere superifici rparaholiche dii rivoiuzione di una precisione
geometrica, che solo pochi anni addietro si sarebbe Titenuto impassibile di raggi,ungeTe, Gli
specchi ,peT ProiettO'ri della « f.lLOTiECNICA » ~ngono sottoposti alle più seveTe prove ipeT
constatare l'assenza di ogni anche minima imperfezione. La Ditta gar-antisce :
1° che iil foco geometrico ddla superficie paxabo'loidica cada esattamente nel luogo indicato, con aberrazione non guperiore a 3 milHimetri in ogni verso, va.Je a dire che il luogo del foco
sia uno spazio sferico di non più <li 6 mi,Jilimetri idi diametro;
2° che la suiperficie para'bdlbiid:r.ca sia continua, uniforme, senza gobbe sensibili, il che si
prova riproducendo fotogiraifìcamentle dei retico-iati di linee para:hle:le e ortogonali;
3° che i fochi deJ.le superfici, o fac-cie dello specchio, siano coincidenti, o così poco I-ontani l'uno daff ailtro da rendere insensibile la divergenza f.ra i raggi riflessi dalla SUiperficie interna e queil:li dalla superficie al1gentata;
4° che l'argentatura, brillantissima, con un coefficiente di riflessione di circa ili 90 per cento, si conservi anche se sottoJ)Qlsta a temperatura dii I 00°;
5° che l'assorbimento del criistaJilo, dovuto a impe:rfezioni dehla fusione per bolle d. aria,
saHbia, eoc., non oltrepassi il cinquemillesimo dehla ISUJ)erfìcie iriflettente totale 1delio Sipecchio .
Gli specchi proiettori della « FILOTECNICA » comparvero per la prima volta ai1l'E'SJ)osizione di St. Louis U. S. A., e vi ottennero il Grand Prix.
1
1
1
ELETTROTECNICA
PROIETTORI MARINI E TERRESTRI
Con la produzione degli specchi parabol,ici , la « FILOTEC ICA » intraprese e sviluppò
con grande successo la fabbricazione <lei Proiettori maTini, da campo, da h tterie da costa e da
sbarramenti fortificati terrestri.
Com'è noto, questi apparati consistono in un corpo cilindrico, entro il qua!le è montato
lo •s pecchio parabolico; la lampaida elettrica è in generale auto-r-egolatrice, a cariboni orizzon1
tali. Detto corpo dlindrico ,è
montato come il cannocchiale
di un T eoddlite, cioè in modo
da poter con:cepiire movimenti
orizzontali su tutto il giro delr orizzonte e movimenti di inc!linazione in un aTICO di I5° sotto orizzonte allo zenit.
Questi movimenti si imp,rim,o no a mano, mediante manowe di manovelle che fanno parte del Proiettore, apipuire si ottengono mediante il 1gioco .di una tastiera, o « CONTROLLER », che può avere una situazione fissa come in un osservatorio, oppure ess&e tenuto
semplicemente a mano daU:a
persona che, purre Jontana, ha
bi'Sogno di dirigere il fascio lumi:ttoso in luoghi dete111Iliinati, a suo
tailento.
La cc FILOTEC ICA » costruisce
corrE!nternente proiettQII'i delle due
specie : a comando a mano ed a comando elettrico, e ne fa d,i tutte le
dimensioni usate in pratica, completi coi relativi specchi, lìno a un diametro di 200 centimetri.
.
Oltre ai Proiettori, si fa:blbricano
puire correntemente i rpaT1Chi fotoelettr.ici ed autofotoelettirici, cioè montati su autocani speciali.
I parchi foto~lettri1ci deUa « FILOTECNICA » si sono mirrahHmente
prestati nella nostr,a guerra, montati
su cani a ruote a trazione animale o
su slitte, particolanmen.te nellle zone
di montagna, mentre quelli ·autofotoelettrici hanno reso o 'rendbno in .pianurra servizii noteivdliissimi, data la rapidità di spostamento deEa trazione
meocan1rca.
Grande svtiJ1wpp,o venne pure dato,
durante la guer.ra, aid altre fobbr,i cazioni, come quella ,dei periscopii per
sottomarini, ,d ei cannocchiali e binocoli prismatici, .che in passato venivano in gran iparte importati, degli
apparecchi d,i td.egiraifìa ottica, ecc.
ecc.
La << FILOTECNiICA ,, .ha filiali
propirie per la vendita a Milano, Ro~
ma; depositi a Naipo'1i, Buenos Aires,
Santiago del Chilì, San Paufo del
Brasille, Montevideo, Lima, Brwcelies e Madri,d.
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VIMENTO I ND·o ~·
STRIALE ITA L IANE)
MESE , DI LUGLIO
1917
SOMMARIO: Macchine
aerodinamiche Curti-ll censimento della mano d'opera - La cinematografia ele sue vaste possibilità -- I lavori ferroviarii e la guerra - « La. nuova ltalia. industriale. » - La trazione elettrica Torino-Pinerolo - Le forme di « dumping» - La navigazione fluviale di due province - L ' annuario
della cooperazione - Per la organizzazione della proprietà industriale - Costo dei trasporti con autocarri - I
porti italiani: l' on. Maggiorino F erraris per la loro maggiore efficien:ta - L'attività del Comitato per i combustibili - Il controllo sulle varie industrie: le energie dissipate - Per il traffico italiano nel Mar Nero - Per
il porto di Ravenna: la costituzione di un grande Consorzio - La cattura delle sorgenti del Tanaro - Una
Società per la costruzione di navi in cemento armato - I lanieri e i cotonieri al Ministero dell'Industria - Il
porto-canale del P scara - Per volare senz' ali, senz' elica, senza benzina - Tasse sule industrie - L'olio d'alloro - Lavori pubblici produttivi - L'aumento dei salarii - Per la
portazione dei nostri prodotti - L' assemblea del on orzio del porto di Genova - Un provvedimento che risulta a danno della Marina mercantile - La neceasità dell'istruzione industriale - Per un mercato a termine in Italia - La produzione mineraria
italiana durante la guerra - Perchè l'Italia ba,ti a sè stessa - La politica aconomica del Governo durante e
dopo la guerra - Istruiamo gli industriali piccoli e medii - Per una mancata distribuzione di onorificenze A proposito di un « Sindacato fra i fabbricanti di esplodenti» - La Banca per le donne - Gli effetti della
guerra moderna Gli inconvenienti delle scatole stagnate - Tassazioni inique - Apparecchi per mutilati
- I perni n egli alb ri motore .
Tutte le notizie, i dati, le argomentazioni o
giudizi contenuti in questa rubrica non impegnano affatto le I. I. I., che per comodit6 dei lettori
raccolgono ogni mese diligentemente e obiettivamente in questa rassegna quanto di più saliente i principali periodici italiani politici e tecnici
pubblicano su problemi e questioni d'interesse
ìf\dustrìale, finanziario, a.gricolo e commerciale.
.
MACCHINE AERODINAMICHE CURTI.
La trasmissione del moto a macchcine operatrici, mediante I1aria compressa, è da tempo utilizzata per variie applicazioni ,e specialmente per aziona.re martel1i, tr.apani, pe.rfora,t ric.i, ecc.
Questo sistema, però, presenta svantagg,i già
conosciuti e ' generalme,n te non può vrul~re per le
piccole .industme, che non possono sopportare forti
spese d'impianto per lavori fuori cantiere, costando enorm,emente pure per m •anuten zion e e per
forza mot,r ic-e. A questo si aggiunga I1i n convenien.
te di c-0stose lungh e condutture n onch è il fermo
N. d. D.
di-
gen~nJe dii tutti gli utensili in.i azione cin cas-;;
un piccolo guasto al. compressore od altri organi
meccan1c1.
Q u~sti ,inconvenienti sono eliminati con un nuovo s-istema di trasmissione aerodinamica dovuto,
dopo tante ricerche ,e studi, ad un .invemrtore italiano, -anzi .milanese, Ernesto Curti, il quale ha
saputo sviluppaire praticamente la sua bu;na idea
e su di essa ha posto un 'industria ormai :fìorenté~
quelLa delle Macchine Aerodinamiche Curti.
,·
Il fun :ruon amen to d el sistema Curti si ottiene
m edi ante U1I1 dispositivo nel - quale 'entràno in
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tive. Un motore elettrico a scopp;o od aJ.tro, aigi- lissime dimensioni sono fac.iJ.mente trasportabili;
sce sopra Uttlla pompa él!Spirante e premente col- e benchè abbiaino una potenzialità elevat1a, pure
legaita, per mezzo di tubazioni -B.essibiJ.-i, con uno pesano soltanto 130 Kg. col r,ehtivo motor,e a
o pairecchi corp.i di tromba, à.l cui stantufto co- benzina, o 150 col motore elettruco, s,enza conta•
manda l'utensile p,ercussore. Abbiamo così reali:z,- re che possono con tutta faeiilità ribadire chiodi
:tiat-0 una trasm~ssione di elasticità ideale, r,ichiie- fi.no •a mm. 25 e 30.
dente compres•s ion.i di -B.uido molto piccole e non
Nel sistema ordiniario il compressore è sempre
certo paragona,b i1i a qu.eli.e occorrenti agli utensi- in funztione, invece col siste,m a qui illustrato, le
li ordina11i ad ar1ia compres·s a che lavorano col ci- macchiine -so.no sempre ferme ,e vengono messe ;n
clo ad espansione. Lo sforzo ass.i.ale viene otte- moto s 'o lo · al momento del bisogno, mediante un
nuto con poco dislivello di p11essione fra le due dispositiv,o neH'utensile sotto il comando dell'9came:re tanto nella compressione qua,n to niella perrutore stesso.
raref1azione. In conseguenZla, pell" essere ,i l cilinCome g,ià si è ,accennato, il .consumo dell'en1er•
dro dell g'enerator.e e quello diel ricevito•r e a dop- gia è molto piccolo, bastando un motore elettrico
pio effetto, 1no.n si ha nemmeno un riscaldam.en- d.i. 2 HP per il f~ionamento deg1i uten·sili norto appt1enabile del B.uido, grau·e alla contempo- mali di perforaziione e ribad•i tul'a.
raneità dei duie fenomeni di compresSlione e ra.Ma quello che .cosititu.isce il principale pregio
refaz.ione, aventi luogo 1'ispettiV1amente nelle due tecnico del •n uov,o .sistem:a Curti, è il fotto ch,e i
camere di ciascu:n cilindro. Nel generatot1e, al t,e:r- martelLi sono senza alcuna valvola e peirciò quasi
mine deUa corsa dello stantuffo, opportune luci ,i mpossibile eh-e paSlsano gua-stal'si: sono pmvi di
permettono di mantene11e l'equilibrio coll'aria e- colpo di r~mba1zo, che è specialmente dannoso alsterna, mentre valvole sul oilind.ro stesso e an- la durata del martello e tanto nocivo -all'opera•
che n,ello stantuff,o , ,r endono possibile che neJ re- tor,e.
gresso d.i. questi. pa s s.i solo I.a quantit_à d'aria sufficiente al lavoro che deve ,c ompiere l'utenSlile, in
modo che lo staintuffo di questo non batte su.l fondo del cilindro. Le condutture non hall\no bisog'no
della robustezz.a ,n eceiSsaria a quehle ad alte pres•
sioni, tanto che vengono applioaite -al1a macchina
senza bisogno di formarle ed anche se dàruno motivo a piccole fughe, l'effetto n ,e è tràscurabile ·ed
il rendimento della trasmis·si.qnle ,si ottien-e, sempre molto elevato.
Questi dispo&itivi re,aliz21ano dunque un gran•
de progr,esso, sui meccanismi bnor,a applicati alle
div.erse, lavorazioni come:
Perforaz.ion•e meccanica per gallerie, mii~i1ere,
cave, ecc.
Ribaditura di chiodi di grosso e piccolo diametro.
Calaf atagg.io, ,s bavatuaia di aeoiaio, ferro, gh.i.sa.
Magli per forgiatura e lavori di metaUo in genere.
Lavori di scalpellino e scultore, frasfagliatur,e
ed .impressioni su carta, cartone, stoffe, velluto,
ecc.
R ,iproduzioni di disegni o dipinti anche su guida di speciale pantografo.
Cesellatura, sag.rinatura leg'g'era • pes8111tie, ecc.
Le macchine Curti non richiedono affatto :impianto di compres.s ore, s,eirb.a.t oi, circolazion,i _d i
acqua e tut-to quanto insomma è presein.temeote'
indispensabile negli impialtlti ad aria compress a;
1 1
1
99
LE I. I. I. ======= = ============== = = - = - - - - - - - - - - - - - IL CENSIMENTO DELLA MANO D'OPERA. cendole affluire ai diversi Comuni. È presso i CoGian Luca Tondani, tenente d'arti~lieria, schizza un progetto del censimento della mano d'op~ra
e della mobilitazione, perchè il dopo-guerra, specialmente neLle industrie, non ci trovi imprepar::iti. Primo compito dev'esser q-qello di non dar '.luogo alla creazione di nuovi uffici e orga.nii.smi burocratici. All'esercito, con la sua meravigliosa organizzazione, dovrà affidai,si la maggior cura del
censimento nazionale della ma.no d'opera.
Creata una scheda opportunamente maneggevole ( con un tracoiato semplice e chiaro, ove alle domande già formulate il militare non dovrà
che rispQndere scl"'ivendovi il proprio nome e cognome, paternità, classe, Comune di abituale residenza, ·arte, professione o mestiere ed
hne
con u,n s1 ,od un no rispondere alla domanda se
pel dopo-guerra ha già lavoro assicurato), questa
scheda dovrà essere per cura dei Comandi militari territoriali, delle Intendenze presso l'Esercito operante, nel1'1.iinterno del paese, distribuita sino al singolo mi'litare che dovrà completarla.
Queste schede-cartolina raccolte poi dai singoli riparti e successivamente per cura dei singoli
Comandi dovrainno niaffluire alle Intendenze ed
ai Comaindi territoriali. A loro volta l111tendenze
e Comandi territoriali smistera111no le schede fa-
a.n
muni che l'opera deve coordinarsi. Ogni Comune
dovrà costituire uno schedario dirimendo le schede per classi di 1eva, ogni classe per ordine aif ab etico ed ogni lettera per raggruppamenti di arti
e mestieri.
Nel coordinare e nel tener a giorno questi schedari i singd1i Comuni avran.no cura di distruggere le schede che risultassero in duplicato, e sollecitare per contro, anche mediante dirétto interessamento delle famiglie, il completamento delle schede mancanti. Periodicamente ogni Comune trasmetterà all'Ufficio del Lavoro presso l'Amminietrazione Provinciale da cui dipende una
statistica ,numerica indicante la ma.no d'opera occupata ,e disponibile, sud-divisa per arte e mestiere•. Gli Uffici del Lavoro alla foro volta ne darainno comunicazione affUfficio di Politica Economica presso il Ministero di lnd-ustria, Commercio
e Lavoro. A questo Ufficio dovrebbero attinger e
notizie Amministrazidni pubbliche, Camer,e di
Commercia, privati imprenditori ed industriali,
onde saper ove dirigere le loro richieste di ma.no
d'opera: ottima cosa sarebbe il coordinar-e sin
d'ora la mano d'opera risultante di8ponibile nelle
singole provincie .a'lle grandi imprese progettat e
e che si stM1no progettando pel dopo guerra.
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
LA CINEMATOGRAFIA
E LE SUE V.ASTE POSSIBILITÀ.
Sull'industria cinematografica, che è degna di
ogni attenzione, il cc Sole » ha interpeUato il conte Grabinski Broglio, persona che alla competenza degli affari aggiunge crite,r.i d'arte assai giusti
e che è fervente soste.nitore di una Federazione
fra gli industriali cinematogra.fici in forma diversa da quelfl..a costituitasi test è in Torino
- La c.inematograha o meglio l 'industt-ia cinematog'rahca - disse il conte Grabinski Broglio
- a detta dello stesso mini tro deHe Finanze, on.
Meda, è (per importainz ) 1 terza iindustrn.a in
I tali a, sia per il persona!
capitaJ.i in essa investi ·•
un vero peccato che
il Governo la traiscur:i ed bbia per ,e ssa inspiegabili vessHioni. Pa:re che non siaisi ancora intuito
il vero significato di que ta industria. Noi, che
non abbiamo una f bbric d.i pellicola ve-r g'ine in
Italia, un tempo er v mo costretti a con.sumare
pellicole di una not m r a tedesca. Il nostiro Governo aveva proibito h entrasse ~n Italia la pellicola vergine (indi1p n1 bile alla nostra industr:ia) dicendo eh non valeva l\l.SC11Sse il denaro
italiaino. Co ì pure
iet va la esportazione delle pellicole imp
I tali a.
La Francia aveva prima proibita l'importazione
deHa pellicola impressa, ma ora, COfil l'intervento
del nostro ministro .delle Finanze, si è potuto ottenere l'abrogazione del dec.reto che pr,o .ibiva a
noi l'esporta7:ione. Lottammo assai per esportare la nostra pellicola impres,sa in Svizzera, ove
non si voleva •andasse per tema pot.esse, g.iung'endo al nemico, serv.ire a Jui per la produ:.iOfile bellica. Siccome però, mentre questo avveniva per
l'Italia, la Francia esportava egualmente in Svizzera, era logico che anche, noi poteuimo f.are altrettanto. E così da qualche mese abbia.mo
ottenuto nuovamein.te anche noi di poteT e.s portarc
in Svizzera. Si capisce però da questi fatti, come
il nostr.o-Governo pare brancoli t11el buio, per ciò
che ciguarda la nostra .industri a. Gli esercenti di
cinematografi, per dirgliene una, pagano ai Comuni e Governo, ben 12 tasse l Noi ,i ndus-triali (per
ottenere il nulla osta dalla Censura) paghiamo
una media d.i L. 350 ogni film: supponendo, dunque, che una .film al giorno venga presentata, veda lei quanto ~ncassa .solo per questo il Governo.
Sono fatti, mi sembra, abbastanza sig.n.i.ficanti,
per ricordare ai dirigenti la cosa pubblica, che esiste in Italia wna industr~a cinematografica, la
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avvenire. Se si pensa che la produzione .italiana è
la più quotata ,in og'ru. mercato, g'iacchè noi siamo
sicum di v.endere le pellicole che facciamo. · ap•
punto perchè la marca italiana è r.icercatisaima,
abbiamo bene il diritto a speranze cli più vasto
i;uccesso.
I LAVORI FERROVIARI E LA GUERRA.
Nel se.condo anno ·dell g'uerra europea, che è
il primo della nostra, n e un arre&to - scrive la
Rassegna dei Lavori Pubblici - s~ ,ebbe nell'attività normale del serviz.io lavori ferroviari.
Ben 235 km. di doppio bi.niat1io furono .a perti all~esercizio, con una p e
di circa 24 milioni: opere varie di mig:liol'I m nto e di aumento di potenzialità furono e s e ui e in ben 464 stazioni, specialmente nella zon
i guerra, con un aumento
di più che 280 km. di ·
i utili al traffico. Si istituivano 15 nu ov
zioni di incrocio, si :impiantava ,i l i t m di blocco elettrico su 140 km.
di linea;
pparati centrali di manovra e s
egnalamento in ben 146
stazioni.
Per s e rvi ·
si costrwva.no in
hilometri di nuova ferrovi:i,
milioni e mezzo, per allacai ali
di depositi di munizioni e si
costr uiv
ndi serbatoi per depositi di
oli m in
nti usiliar~ sorg'evano intanto,
Nuov
in , p r ollaborare alle forniture pecr
a molte
l'
t , e le f errov~e provvidero
ibile, per il loro allacciamenogni ordinari dell'esercizio s.i
o di lavori di deriivazione e
sistem a:z.i n
, costruzione di fabbricati,
rinfo rzo di tr
t e m e talliche, miglioiiamenti ai
depositi loc m tiv ed alle officine per circa una
ventin a d i milioni.
Il r.i nforz
ell e travate metalliche non fu tr as cur ato , m al ra d o l'aumento di prezz.o dei fein·i
l a minati e 1 iffi ota di acquistarli. Si riuscì infatti a s•is t em arn e u na ventina su diverse lin ee
con una s p esa compl essiva di oltre un m.ilione e
mezzo.
E per con corre r e efficacemente con l'autorit à
militare all a imm e diata riattazione delle lin ee
conquistate ed ancora ·sotto il tiro nemico, si misero insieme i materiali per quattro chilometri d :
ponti provvi,sori in legname o con fasci d,i rotai e ,
per l'importo di circa un milione e mezzo.
Tra le varie categorie di lavori mer-ita, inhn~,·
particolare menzione quella degli impianti di tra-
zione elettrica, che furono dall'Amministrazione
ferroviaria continuati col maggiore impegno, superando os-tacoli di ogni genere. Nel biennio d,i
guerra furono ,aperti all'.esercizio elettrico 87 chilometri di nuove linee di grandiss..imo traffico,
dalla Bardonecchia-Modane. alla Succursale dei
Giovi hno a Genova-P. Principe ed alla litorwnea
ligure di ponente hno .a Savona.
« LA NUOVA ITALIA INDUSTRIALE )).
Con la pubblicazione, 1attesissim.a, del IV volume, sii è compi,uta nei giorni scorsi l'opera porle•
rosa di Piero Lain:ino: <C La Nuova Italia Industriale )).
È questa la rassegna critica de.11',,.1.ttività industriale dell'Italia nuova, del cammi.no che ha pe.;;corso sin qui, di quello assai maggiore che le resta a percorreire a-ncora per afferma:rsi compiuta•
mente i è la documentazione delle nostre dehcie,nze e delle nostre debolezze, è l'indicazione
delle possibilità avvenire delle vie e dei meni
meglio conducenti alla totale •rinascita economica. Molti che esaltwno il nostro sforzo e non ne
conoscono le manchevolezze, leggano questo libro e si ricredano; molti che vedono piuttosto la
nostra immaturità di sviluppo e dubitano delle
nostre capacità, lo legga,no e si ravvedano~ e, lo,
legg:ano i tanti che parlano così facilmente dei
nostri problemi economici, e ,s 'illuminino.
Tutte le industrie sono prese dili.gentementein esame da1le meitallurgich,e ed elettriche alle
estrattive, dalle meccaniche ed elettro-meccaniche alle tessili e concerie, dalle chimiche alle a•
lim e ntari ed agricole. cc Molti dati ,statistici, qualche osservazione », avverte modestame.nte l'Autore ; ma in verità sono molte anche le osservazioni, acute, precise, succose, dettate da quella vasta e var~a esperienza diretta che l'ing. Lanino
possiede del nostro mondo .industriale, delle sue
condizioni e delle sue necessità. Ne risulta perciò ev~dente ainiche agili occhi dei più prof ani la
situazione dell'industria nazionale e del commercio int e rna~ionale dell'Italia qual'era alla vigilia
della guerra europea, con continui, sebbene discre ti riferimenti alle modihcazioni derivate dalla guerra; e ne risultano gli obietti e i hini di una
sicur.a e sinc ooa politica di produzione secondo le
dir e ttiv,e più razionali: sfruttare anzitutto le .nostre -risorse, importare meno prodotti e più materie pt-ime, esportare più prodotti e meno uqmini.
È un'opera che, letta, lascia fra l'altro una gran.
de meraviglia: che si sia potuto farne a meno sinora, giacchè non si trova, in tutta la nostra pro-
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duzione libraria anche recente, nemmeno un tenr
tativo apprezzabile d'una così necessaria analisi
riassuntiva dello sviluppo delle nostre industrie
dal 1870 in poi.
LA TRAZIONE ELETTRICA
TORINO-PINEROLO
Sono ormai completati i lavon di elettrificazione della linea ferroviaria Torino-Pinerolo.
L'energia elettrica occorrente per la linea proviene dai @randiosi impianti costruiti dalla Società per le forze idr.aul.iche della Mai.ra, :n.ella
valle omonima. L'energ'~a elettrica è portata, con
apposita linea primaria ad alto potetnziale, ad Airasoa, ove esiste una gr,andiosa e modernissima
cabina di sezionamento e smistameruto dell'energ'cia ad alto potenziale, parte della quale viene trasformata diretta:mente .sul posto al potenziale di
3700 volts per talimentaire le condutture di trazione,. mentre della rimanente energia ad alto potenziale una parte viene fatta proseguire per Bussoleno e l'altra viene tr,asportata a Sang'one per
meno di una linea primaria direttamente costruita dalle Ferrovie dello Sato coi conduttori soste-
nuti da speciali .sospensioni elastiche ad isolamento multiplo, che mentre assicurano u,n altissimo gr.ado di isolamento, conferiscono anche una
particolaire robustez:,a a tutta la linea. finora mal
raggiunta con altri sistemi.
A Sangone, presso Moncalieri, trova.e.i un'altra
g'raindiosa cabina di sezionamento dell'energ.iia elettrica ad ,alto potenziale, e di tras1ormazione
della medesima per alimentare anche .iin questo
punto le condutture di trazione. Da questa cabina dwama una linea fe.eder, essa pure attrezzata
con sospensioni elastiche ad isolamento multiplo,
la quale convoglia l'energia elettrica alle condut•
ture di traz.ione v,ers-o Torino attnaverso a due ca•
bine di distribuzione: Ulna peir la stazione di Torino Porta Nuova, ,e cioè per i treni via:ggiatori, e
l'altra per la stazione di Torino Smistamento, e
cioè per i treni -mere-i. Dalla cabina di Sangone
dirama inìÌne una linea primaria ad alto poten"
ziale, costruita e tenm.inatia recentemente dalla
Società Ma.ira per conto delle Ferrovie dello Stato a.J.lacciain.te Sang'one con Asti, Alessandria e Ge.
nova, e che ha, sia lo scopo di determinare U"l
collegamento finora non ain.cora e-sistente fra gli
impianti di tra%ione elettrica del Piemonte ~ quelli della Liguria, sia lo scopo di alimentaire le con•
105
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RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
dutture di tra2-iOU1e della intiera linea ferroviaria tivazione degli scambi f,er le acque bianche delTorino-Genova quando questa linea sarà elettri- l'Ad,'ge e dei suoi diversivi.
La navigazione lìuviale per le acque bianche
hcata.
ha costituito una delle precipue fonti della ricchezza del veronese. Il commercio del legname,
LE FORME DI «DUMPING ».
dei marmi, della ghiaia di Zevio, delle frutta, del
Le forme che i l dumping ha assunte e che può vino, delle carni menude, delle lane e della 8eta
assumere sono diverse. Ma tra le forme più te- - di cui parlano le vecchie cronache e i trattati
mibili ed a,nche più difficili a combattere, scrive fra la Serenissima e ,la città Scaligera, concet'l'on. Artom, è l'esportazione deJle o/focine, grazie nenti il barcheggio dell'Adexe - si irradiava da
alla quale la soppressione delle industrie avver- Verona sino al « porto della città dell'Abbadia n
sarie non diviene che più sicura e più mortale, di dove a partire dal secolo X si bipartiva ed alrofficina esportata essendo protetta da una ban- larg'aTa da una parte per l'Adexe nuovo ( ora Adiera nazionale. Sia in Francia, sia in Italia, sia digetto) nel Polesine, e quindi - da1l secolo XV
per il Castagin,aro Malopera e per lo
nell'Inghilterra stessa, quaindo appariva una in- in poi dustria rivale, la concorrenz.a della quale diveni- Scortico, attraverso il Canal Bianco e la Fossa
va veramente temibile per l'industria germanica, Polesella ed il Po, nel ferrarese e nel lo.mbardo;
questa fondava una succursale che pe.:r i suoi dall'altra - per l'Adexe vetro ,e pei canali prel11prezzi di dumping uccideva l'industria compen- gunari - a Chioggia, a Venezia, e lungo l'estua•
satrice in questione. Generalmente questa ,spe- rio sino ad Aquilej a ed .a . Grado. La storia ci incie di succursali appa r ivano sotto nomi tnaziona· segna che questi scambi per le acque bianche {,oli, godevano dei vantaggi delle industrie del pae- lesane si attua:r,ono per ben sette secoli attraverse penetrando nell'interno sotto •un'apparenza a- so i suricordati • navigli con g'rande utilità ainche
mica, ed in tal modo potevano meglio pugnalare della Provincia verone,se, la quale - esitando 1~
importava dal rodigino carni
ed avvelenare l'industria nazionale del paese, es- proprie merci sendo esse vigorosamente sostenute dalle case grasse, cereali e pellerie, dal ferrar es e canapa,
madri e dalle Banche germaniche d'esportazione. dal veneziano droghe, pelli concie e mercerie. OOra, tutti questi metodi ricompariranno dopo la ra è importante sapere che il commercio di un
guerra, non solamente in virtù del pangermani- tempo si può esercitare assai vantaggiosamente
smo economico ed industriale, ma anche a causa anche oggi, e che la solerte rappresentanza prodel bisogno che avrà la « Mitteleuropa » di ria- v;nciale di Rovigo sta predisponendo la riapertura di questa -fiorente arteria fl.aviale delle acque
versi dei danni enormi della guerra.
Quest'ultima necessità si farà a,ncora più sen- bianche. Essa ha progettato di riattivare con sotire in se guito alla creazione della lega economi- st; gni a conche la comunicazione diretta fra l'Aca attuale d ell'Impero Britannico, la qual e ha per dige e l'Adigetto alla Bova di Badia e fra il Po
iscopo di togliere alla Germania parte dei suoi e la Fossa Polesella nell'omonima località. In
migliori e più fertili sbocchi: ,l e Colonie Inglesi. tal modo, con una -spesa relativamente modesta,
È dunque più che mai indisp e nsabile che si sta- si ripromette di incrementare la delicientissima
bilisca un accordo tra gli Alleati, in vista della viabilità di cui dispone e di risolvere il problema
loro comune difesa, e per potere fin d'ora preve- d el più economico approvv1g10namem.to della
nire efficacement e questa frode colossale che si ghiaia d'Adige occorrente per la manutenzione
chiama il << dumping » orgamizzato in modo da sop- d elle strade provinciali e comunali, mettendo in
primere sistemat icam e nte le industrie rivali non v alore la nav~gazione dell\i\digetto e dello Scortico, i quali ultimamente dal Genio Civ.i.le furono
g'ermanic-he o ad e!5se non affigliate.
resi navigabili per barche da cento tonnellate.
È evidente che il programma Huviale delle ac•
LA NAVIGAZIONE FLUVIALE
que bianche rodigine si può colle gare e coordiDI DUE PROVINCIE.
nare con quello delle stesse acque bianche veroNel campo della navigazione interna, Verona nes1· scorrenti tra la Fossa Maestra e l'Adige, un
ha un programma di « pronta attuazione » ; pro- tempo sfocianti a Roverchiara ed ora ricettabili
gramma che la storia veronese suggerisce e le nell'Adigetto inferiormente alla Bova di Badia.
rivendicazioni delle terre irredem.rte - particolar- Un tale allacci.amento, non è chi non veda,. risolmente del nostro Trentino conseguenti alla verebbe magnihcamente il problema delr al1'menguerra in corso, additano come un dovere: la riat- tazione perenne del naviglio Adigetto e la con•
107
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RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
giunzione fluviale delle due provincie contermini
e quello, da ultimo, del complemento della bonifica naturale delle ValJi Grandi Veronesi Ostigliesi.
Le due Provincie orientino dwnque i loro studi
su questo progetto ugualmente ~nteressante la
navigazione interna e la bonihc~ il commercio e
l'agricoltura e, dandosi fraternamente la mano, si
accordino per ottenere dal Governo la sua pronta approvazione ed il maggiore concorso statale
e l'immediato ese guimento nel dopo guerra.
L'ANNUARIO DELLA COOPERAZIONE
Per
iniziativa di questa Lega
azionale delle
Cooperative è stato pubblicato L'Annuario Statist-ico della Cooperazione Italiana. La pubblicazione comprende: 1) un elenco completo di tutte
le cooperative d'Italia; 2) una serie di tabelle coi
dati fondamentali delle cooperative distribuite
per provincia e suddivise secondo la loro natura e gli scopi che ,si propongono; 3) una serie di
tabelle riassuntive per provincia e per regione;
4) t:Una append_ice comprendente l'elenco delle cooperative di produzione e lavoro iscritte nei registri prefettizi i, e un elenco di tutti i consorzi e le
federazioni di coop. di produzione e lavoro esistenti.
Si tratta dell'opera più completa che abbia visto la luce in Italia su questo argomento, ed essa
potrà costituire un elemento prezioso di consultazione per gli studiosi e per quanti possono avere .rapporti con questa forma di attività sociaJe.
PER LA ORGANIZZAZIONE
DELLA PROPRIETÀ INDUSTRIALE.
Il Comitato Piemontese per lo sviluppo degli
impianti idro-elettrici e delle .industrie elettriche
si è occupato della riorganizzazione della proprietà industriale in Italia. Il Consiglio direttivo ha
approvato un memoriale al Governo, prepara.to
da una Commissione apposita su relazione dell'ing. A. Luino e dell'avv. F. Giorgi, di cui r11>ortiamo le conclusion.i più importanti:
1. Ripristiin.arsi un Ufficio autonomo della
proprjetà industriale chiamando a farne parte
persona tratta direttamente dalia vita industriale e scientihca, possjbilmente resti-tu endolo a T orino ed organizzandone l'amministrazione sugli e•
sempi migliori dell'estero.
2. Ripristinarsi la pubblicuion.e delle descrizioni e dei disegni delle mvenzioni per fas.cicoli
separa.ti da provvedersi gratuitainente alle Bi-
blioteche del Regno, agli Istituti di coltura sc.ien•
tihco-tecnica ed a mite prezzo al pubblico, non•
chè di un bollettino periodico contenente un elenco riassuntivo.
3. Farsi obbligo della presentazione delle descrizioni in lingua italiana.
4. Farsi obbligo dell'attuazione delle invenzioni in Italia « in modo industriale, entro U/Il periodo di tempo (3 anni) >>, trascorso il ,q uale mu•
tilmente, l'.invento11e sia obbligato a dare licetnza
di f abbricazi<;>.ne a persone o ad Enti .in grado di
attuarle a condizioni da detenninars.i o di comune
accordo o per mezzo di arbitrato; salvo a comunicare la decadenza pura e semplice per i sudditi dei Paesi con i quali non si fossero stipula ti
trattati di r,eciprocità.
Denunziarsi conse guentemente la convenzione
colla Germania.
5. Istituirsi a lato all'Ufficio speciale dei breveitti un Ufficio o Consiglio tecnico cui s-arà devoluto il giudizio tecnico nelle controve.rsie -sui
brevetti, giudizio che dovrà servire di base alla
Magistratura per l'accertamento eventuale e pel
ristoro dei danni.
6. Farsi obbligo che ogni oggetto brevettato,
ed il suo imballaggio, occorrendo, s.ia munito d el
numero e della data del brevetto.
Il memoriale, dopo aver dimostrato le ragioni
delle richieste, ,e dopo aver osservato che queste
non pregiudicano Ja futul:'a più arga riforma d i
tutta la legislazione sui brevetti, ia cui preparazione fu affidata test è ad una commissione da cui
sono inconcepibilmente esclusi i rappresentanti
degli industriali, · nvoca che .il Governo si renda
conto della convenienza che i provvedimenrti suddetti vengano subito attuati con Decreto luogotenenziale da conv,ertirsi ~n legge, stante la urgenza di porre hnalmen.te l'attività inventiva a
erv1z10 del nostro sviluppo economico industriale.
COSTO DEI TRASPORTI CON AUTOCARRI.
Da una interessantissima pubblicazione fatta
dalla Provincia di :R'renze sul costo della manuten.2iione stradale ricaviamo questi dati sopra l'esercizio dei trasporti con autocarri, perchè ne
fanno vedere la ,econom~a.
La scarsità degli animali da tiro, che ha reso
difficile le fornit~e di pietriisco, ha spinto l'Ufficio teaniico ad applicare il sistema dei trasporti
meccanici, mediante un carro automobile :ivente
le seguenti caratteristiche:
Motore a ben zina a 4 tempi; potenza del motore
109
ll■T■ltll!Flllllll
llll
•■ Tli &.a•■■■
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11
RASSEG A DEL MOV/ME TO I DUSTRIALE ITALIA O
a 1000 giri: 30 HP; elocità 4-8-14 e 18 km. al- 6.no a 1500 tonnellate al giorno, cioe il triplo dei
1'ora; ruote di legno con gomme piene; interas- ,n ostri g'randi po.rti.
L 'on. Maggiorino F erraris presenta disegni ed
se mm. 3975; scartamento mm. 1650; peso a
vuoto kg. 4000; cassone a bilico ribaltabile; portata kg. 5000; prezzo d'acquisto L. 21.000.
La spesa per l'eserciz.io con questo camion è
stata la seguente:
Conducente L. 1.370,70; soprassoldo a cantonieri in aiuto L. 208,10; Benzina 2,327,92; Lubrihcanti e stracci L. 641,65; gomme L. 2,960,88;
riparazioni L. 1.219,15; acces.sori 234,20; aHitto
rimessa 224,20; affitto rimessa L. 223,50 bollo
L. ~,33; •ammortamento e intel'ess:i L. 3.150. T o•
tale L. 12.409,43.
Con questa spesa si sono ,t rasportati dalla cava
di Moscia-no mc. 3040 di materiale alla distanza
di km. 7,50 e cioè nel tratto da Casellina al conh•
ne comunale di Fireuue. Sono dunque 3040 per
7,50 uguale 22,800 mc-km.
Il prezzo del mc-km. è stato, quindi, di 12409.43
divuso per 22.800, uguaàe, cioè, a L. 0,544.
Dalla stessa cava di Mosoiano sono stati trasportati con barrocci a cavalli mc. 223 a Ca.sellina alla distanza di km. 5,550 spendendo L. 1115.
La sipesa unitaria per questi è stata, quindi, di
L. 0,90 al mc.-km. I trasporti meccanici hanno,
, quindi, dato un vantaggio di L. 0,356 al mc.-km.
I PORTI ITALIANI
L'ON. MAGGIORINO FERRARIS PER
LA LORO MAGGIORE EFFICIENZA.
L'on. Maggiorino Fer-rari constata nella Nuo"t.•a Antologia le condizioni d'ineffi · enza dei porti
d'Italia, che perdureranno nel dopo guerra malgrado i 137 milioni di lire vot ti colla legge del
1907 e non •aintcora inte.ra-mente pe i. Que t inefficienza dipende sopratutto dalla Jimitata utilizzazione dei porti stessi, mancando essi di un
an:uiedamento moderno di magazzini, di binari e
sopratutto di mezzi meccanici.
Come inse,g'nam.ento d-i ,c iò, i principali poI1ti di
arrivo dei carbcxnii in Italia hanno uno scarico
normale di 500 tonnellate al giorno. Ciò conduce
a lunghi giorni di f ern&ata dei pirosoah nei nostri
porti. Uino scarico di una nave di 8000 tonnellate esige circa venti giorni, tranne iJ. caso di lavoro straordmario. Ne vi~ di conseguenza una
grave utili2-zazione del materiale nautico, che anche nel dopo-guerra scarseg'g'-erà.
La tecnica moderna ottre me2-zi ormai generaJina,ti nei g'randi porti esteX"i, per uno scarico as•
sai più .rapido. Portoferraio, in Itaili.a, che è a1
serv1z10 d) una grande industria privata, soairica
illustrazioni di impianti che scaricano regolarmente 6.no a 500 tonnellate all'ora nel porto di
Rotterdam, in Olanda, e fuio a 1000 tonnellafo di
carbone all'ora 1n1el porto di Cristobal, all'ingresso
del canale di Panama. Così Rotterdam compie in
un'ora il Javoro di un giorno dei porti italiani,
Cristo bai dà in un 'ora iJ lavo.ro di due giornate
de<i nomi porti.
Sen%1a spinge.rei a cifre così elevate, è manifesta la possibilità tecnica e la convenie.nza econ~
mica di aumentai.re sensibilmente la rapidità dello scarico deille navi ai nostri porti, in guisa che
esso abbia a compiersii in due o tre giorni, invece
di 15 o 20. Ciò consentirà una utilizzazione assai
mag'giOIIle del nostro materiale nautico, con ette~to benehco sui noli.
Sull'esempio degili Stati Uniti è indispensabile
prepara.re per i ma,g'g~ori porti .italiani un programma organico, alJ'llminiistrartivo e tecnico, per
accrescere potentemente loro .rendimento. Mentre ciò può essere il compito di un ,apposito ufficio, l'an. M ,aggiorino F erraris stÌ occupa eopratutto della preparazione dei mezzi h.nanziari occorrenti, che non sono lrievi.
L'aU'tore, riannodandosi a studi compiuti con
compianto ammiraglio Bettolo e con il senatore
Giovanni Mariotti, propone che si estenda a tutti
i porti ,italiatt1i l'articolo 16 della legge del 1903
sul porto di GenoVia. Essa consente l'iapplicazione dei diirititi speciali suLle merci imbaTcate e
sbarcate, il cui prodotto è destinato a contrarre
prestiti per nuov,e opea-e portuarie.
Un re,gime siff att-0 consen-tirebhe a,i porli italiani, senza alcun oneTe per il bilancio, di disporre di somme rilevanti per rinnov.a.re gli impiainti
e per rispondeX"e wi bisogni dei 1tr.a ffici. Tenuto
conto delle ~dlllzioni delle stallie e, <:Lelle contro•
stallie, i nuovi diritti non co&titui.rebbero un ag· gravio, ma uno sg.rav~o del trasporto delle m ,e rci
e soprafutto dei carboni, m.entre .si aseicu~erebbe.ro notevoli benefizi ail commercio ed •alla navigazione.
a
a
L'ATTIVITÀ DEL COMITATO
PER I COMBUSTIBILI.
Si sono pubblicati i due primi fascicoli del Bollettino ufficiale del Comitato per i combustibili
nuionaili e da es-Bi risult.a quanto finora è ~aio
compiuto per la coltivMione e lo sfruttamento
delle m -inie.re, per virtù precipua dei sottOt!Je,g're-
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO I DVSTRIALE ITALIA O
tari d,i Stato peir i ,l avori pubblici, per l'agricoltura e pe,r le mu.niz,ioni.
A parte il non lieve compito di dirige-re e sorvegliare, ,secondo le norme all'uopo emrun.ate per
rego1are il funzionamento delle nuove a:ttività
mineranie, il Comitato ha provv,eduto, fra le incredibili difficoltà create dalle nuove condizioni,
a stabilire anzitutto un disegno preciso ed obiettivo di avoro, il quale è destinato col te.mpo a richiedere maggio~e contributo di energia e di perseveranza.
Le mostre ricchezze nascoste sono a poco a poco rivelate. Ignoti o quasi ignoti erano i giacimenti di combustibili fossili produttivi, o meglio
non se ne avvertiva l'utilità imminente e continua~ e, d'altra parte, l'utilizzazione di essi era
condotta con mezzi primitivi e inadeguati. Occo.rrev a un '.iiniziativa audace e ferma, occorreva tutto un programma di operosità per trarre al giusto
r.etndimento quelle potenziali ricchezze del nostro
sottosuolo.
La lignite, più che gli altri combustibili, è destinata ad essere l'alimentatrice delle industrie
che già esistono e che sorgeranno; e ve n'è quan•
tità numerosa e buona nei distretti minerari di
Bologna, Caltanissetta, Firenze, Carrara, nel Mez- ·
zogiorno d'Italia, con larghe zone in Calabria, in
Basilicata, in Siciha, nella generosa Sardegna, nei
dintorni di Roma, nell'Umbria, negli Abruzzi e
altrove.
Similmente i giacimenti di scisto bituminoso,
di petrolio, di antracite, di torbe, che non sono
rari e che per le loro particolari condizioni richiedono speciali trattamenti, hanno richiamato
tutte le cure del Comitato.
Qui bisognava procedere con cautela e con ar•
dimento, poichè se si doveva provvedere i bisogni attuali della produzione e dell'economia nnzionale, d'altra parte occorreva non perdere di
vista tutti gli inte:ressi che si venivamo a spostare
ed a creare, co.stituendosi nuovi rapporti giuridici. Stabilitosi quindi. nel primo momento, un piano di materia su cui si esperimentò rattività solerte del Comitato, venne tutta una serie di provA
vedimenti, che richiesero molto z.elo e molto studio.
Si sono emessi 21 decreti di concessione: a talune miniere provvede direttamente il Comitato.
Si sono accordati 86 permessi di riccrrche, si sono
,emesse dichiarazioni di pubblica utilità per i lavori di sistemazione e per le opere occorrenti.
on minore fa tic a è stata quella di organizzare i trasporti e provvedere ad eliminare i dao.ni
derivanti dalla deb.cienza di materiale.
I
Si sono presi quindi ,accordi per regolare il tr sporto d i combustibili ed attivare un servizio di
vigilanza sulle spedizioni a mezzo di militari. Si
sono requiaiti 10 carri piatti della ferrovia Marmifera di Carrara, che facevano parte del parco
ferrovia.rio, noleggiandoli e modi-6.candoli a propria cura e spese. Si sono .requisiti altri carri alle
ferrovie di
apoli-Torre Gaveta e alla Società
A - ord-Milano.
Si è preparato un magnifico servizio trasporto di ligniti 111.ella rete ferroviaria.
lombarda. Vi e stata una larga provvista di camions .; oltrechè si è provveduto tutto il materiale
disponibile all'esercizio delle miniere e alle relative requisizioni, asseg'na.ndo alle miniare stesse
i necessari chilometri di bina.rio, le locomotive,
gl~ scambi, le piattaforme, le teleferiche.
IL CONTROLLO SULLE VARIE INDUSTRIE
LE ENERGIE DISSIPATE.
Al ministero dell'industria, del commercio e del
lavoro, se non andiamo erraiti, esiste una Dir~
zione generale delle Industrie. Ma questa Dire•
zione Generale è rimasta da mesi s,enza un capo
e non è dunque a meravigliare se di fatto sia stata spogliata di ogni competen.z.a ad esercitar~
questa sua naturalissima funzione.
Per fotograf re in una veduta d'insieme quella che è oggi l'azione del GoveTno riguardo alle
industrie, diremo che mentre il funzionamento e
il rifonnimento di tutti gli stabilimenti così deh:i
ausiliari ( produttori del materiale bellico) dipende dal Dicastero delle Armi e delle Munizioni, le lane e i cuoi sono sorvegliati e disciplinati
dal Ministero della Gue.rra, lo zolfo, i cotoni, la
carta e la seta si trovano dispeirs.i in vari servizi
del Ministero dell'Industria, gli zuccheri e le pro,d uzioni alimentari in genere nel Ministero di Agricoltura (Commissariato dei consumi), i com•
bustibili di _ogn,i specie nel Ministero dei Trasporti .... e chi più ne ha più ne metta. Infine, me'll.tre
dei problemi dei trasporti si occupano ... un po•
tutti, i problemi riHettenti le esportazioni e le
importazioni, punti essenziali di tutta la politica
degli approvvigiona.menti, si concentrano nel Ministero delle Finanze che per ragioni - diciamo
così - di tradizione sorveglia runche quei rami
d'industria che pagano tasse di fabbricaz.,ione: alcool, spiriti, saponi, birra, ecc.
oi non avremmo neppure a menar lamento di
questa dispersione di attribuzioni, scrive r« Idea
Nazionale », se ciò non portasse naturalmente ~
una inconcepibile disparità di crite.rii che n011
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RASSEG A DEL MOV/ME TO I DUSTRIALE ITALIA O
trova il suo correttivo in alcuna misura unilicatI"ice.
Ogni Dicastero, ogni ufficio, sairemmo per dir!!
ogni funzionario, procede in tali .delicatissime funzioni per suo conto, con criteri del tutto personali, senza preoccuparsi degli altiri. Spesso è accaduto ad un ufficio, dopo un lungo ed importante
lavoro di prepairazione, di essersene trovato sulla strada un altro, dipendente da un altro Dica•
stero, che agiva per suo conto, con diirettive del
tutto divergenti. Di qui con-flitti di •attrobuzion-i,
con interminabili strascichi di gelosie burocratiche.
E questo del controllo sulle va.rie -industrie non
è che un esempio dell'acefalia organica del Ministero Boselli, acefalia che tnon dipende tanfo da
questo o da quel ministro quanto dall'assenza di
direttive. Esempio eloquente, ma non isolato. L1
molti, 1n troppi campi si è agito e si agisce pe.r
l'appunto co,s ì. E sarebbe ormai tempo di rin.sa•
vire.
PER IL TRAFFICO ITALIANO
NEL MAR NERO.
Da questa guerra uscirà senza dubbio completa.mente risolto .il problema degli stretti, il problema cioè della libera e sicura navigazione, in
tempo di pace ed in tempo di guerra, dei Da.rdanedli e del Mar
ero. Se a ciò ,si giungerà m ediante una internazionalizzazione degli stretti o
con altri mezzi, poco importa dal punto di vista
commerciale italiano: l'interessante è sapere tin
d'ora che, a gu erra tinita, il commercio italiano in
Oriente potrà fare assegnamento su un traffico
marittimo da e p er il Mar ero, l,'bero e sicuro,
non sottoposto più quindi ai capricci e alle vessazioni di vecchi o di giovani turchi di Costantinopoli o di .... Berlino.
Quella forma « scheletrica >> di navigazione libera italiana, quelle poche dozzine di « tramps ))
-di nostra bandiera che esistevano prima della
guerra, conoscevamo le vie del Mair Nero: la mar ina libera d'Italia, che occorrerà rifa,re a guerra
-finita, si troverà in una posizione quanto mai favorevole, se vorrà e potrà, per affermarsi in uno
dei mercati di più rapido e più sicuro arricchimento per il traffico marittimo, nell'immediato
dopo-guerra: l'Oriente vicino e sopratutto il Mar
ero e Costantinopoli.
Il bacino commerciale del Mar Nero e di Costantinopoli controlla e dirige tutto il traffico marittimo del Dniepe,r, del Dniester, del Don e del
basso Danubio, vale a dire il principale granaio
del mondo. Pe.r avere un'idea dell'importanza
sempre crescente assu.nta dal Mar
ero e dal
Mar d'Azof nel commercio granario russo, in paTag'one di quella del Mar Baltico, basterà considerare le cifre che danno il movimento di esportazione d e i cereali russi durante il periodo 1896-
1910.
I porti meridionali della Russia, duraJnte l'ultimo quinquennio, hanno dato 87,2 % del traffico
del g'rano.
A guerra tinita, quando all'Italia sarà hnalmente dato in Ori e nte il posto che le spetta nella partecipazione economica e commerciale allo sfrut•
tamento del mercato turco, il traffico marittimo
italiano dovrà certamente ritiorire verso lo sbocco del Mar ero, ver o quell'emporio di transito
per l'Asia Minore, l'Armenia e la Persia che potrà assorbire tanti prodotti in cui l'Italia può e
deve aspira.re aJ. primato dat la sua produzione e
la sua posizione g'eogra6.ca rispetto a.i mercati del
Levante (sete, tessuti, prodotti agricoli, ecc.).
La lotta per }a supremazia nel traffico di Costantinopoli si presenta ià asprissima e si delinea fui d'ora, malgrado l' s ervimento temporaneo della Turchia alla Germania, a vaintaggio dell'Intesa.
Ed infatti, durante l'ultimo anno intero di pace (1913), malgrado ,tutti gli sfo.rzi industriali,
diplomatici e tinanziari e commerciali della Germania e delrAustTia-Ungheria, il commercio estero d e lla Turchia si presentava decisamente a
favore delle nazioni che costituiscono attualmen·
te l'cc Intesa democratica».
Quando la Turchia avrà saputo libeirarsi dallo
ass e rvimento sfruttatore di Berlino, il primato
commerciale .in Levant•e doVTà fatalmente spetre a gli attuali Alleati: l'Italia, S'e avrà fede e
forza, potra assicurarsi una parte preponderante
nel traffico marittimo del Mar Nero e del Mar
d'Azof e del grande emporio di transito fra rEuropa, l' sia Minore e la Persia.
PER IL PORTO DI RAVENNA
LA COSTITUZIONE
D'UN GRANDE CONSORZIO.
Per studiare H possibilità d'assumere l'esecuzione della radicale sistemazione e dell'ampliameinto del Porto di Ravenna, cil sindaco rag. Buzzi ha convocato a Ravenna i rappresentanti delle
provincie di Bologna, Ravenna, Ferrara e Forlì.
Al solenne convegno , hanno partecipato if com,·
mendator Cr~vellcLru prefetto della provincia di
Ravenna, il Sindaco e la Giunta di Ravenna,
115
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
il pr.o-fessot"e Guadagnini, p,r esidente della Deputazione Pr-0vinciale di Bologna; il co?nln. Franchi presidente della Camera di Commercio di Bologna, ,il comm. Ca!l"lo Gh.ig.i presidente della D~
putazione Prov;inciaJe d · Ravenna, Roberto Gulmanelli presidente della nostra Camera di Commercio, per la quale erano presenti anche i signori l'lag.' Fag'nocchi, Badesai, Bondi, Bol-Ognesi, R~ccti Cu:rbastro per la prow.ncia di Ravenna, St.roc•
ohi Enr.ico per il comune di F.aenza, il sindaco di
Ferrara comm. Magni, Eg;ist-O Ravaioli per il a Depu-ta:z:ione Provinciale e il comune d.i Forlì, l'avv.
BaraJ.dii, pr~dein1:e del Consiglio Provinciale di
Ferraira, Andrea Cagnoni, l'avv. Niccolai iper la
Deputazione Prov,i nciale di F.erraira, e alti,·.
Dopo esauriente disC\llss-ion.e, si apprvò i,l se•
gueinte ordine del giorno:
Ritenuto che neil futuro assetto dell'Adriia.tico lo ,1cal-0 mairittimo di Ravenna ais.sumerà sem·
pre m.ag@ioir-e mcremento per le importaz.ioni ed
esportazioni vierso la opposta riva e per le nuove
comunicazioni marittime co1l'Ortie.nite;
considerata l'impoi:rtanza dell'hinterland del
P.ort-0 d.i Ravenna che ,d ev,e cliventare ilo scalo natural·e di tutta 1a Teg'ione eaniJ.iain.a-romagnola:
visto che i fondii stanmafi annualmente .in bilancio per Ja sua ltlliainut>enzione, e quelli previs-ti
dailla 1egg'e 14 luglio 1917 sono assolutamente insufficien;ti ad affrontare radicalmente l'importainte problema;
r.ilevato che iJ Ministero dei LaV'Ori Pubblici,
sebbene siano tnascorsi dieci anni, in.on ha ancora p.rovv,eduto a e.rQg'are i fondi contemplati nella
citata legge deJle nuove o-pere marittime e ad affriontare risolutamente Ja soluzione di questo prevalente interesse pubblico;
considerato che conviene prepanare tin d'ora
pel dopo guerra un piano regolatore completo
che comprenda oltrechè ,l a costruzione del grande bacino di .stazionamento a Porto Corsini, l'allargamento del canale, a sistemazione della da sena e il prolungamento ,d elle banchine, · raccordi feir.roviari ,e gli arredamenti per il pront-0 canico e scarico deHe merci, la oostruzione di uno
scalo d'alloggio, del deposit,o delle ghia.ie, di due
strade a destra e siinistra del canale, per lasciare
libere aJ traffico le attua1i strade di alloggio e del
cimitero, e per crea.re uina zona industriale in
prossimità al canale stesso oollegafa con appositi
racoo:ridi ferroviiar~ e tramviarfi, ecc. ecc.;
tenuto conto che iJ Ministro dei LL. PP. si
è mostrato propenso ad affidare ,agli Enti inte-r essati uniti in Consorzio l'e·secu:z,io.ne sollecita delle opere che saranno ritenute necessarie, antici1
pando j fondi che il Governo mmborserà integ'r,almente oon annualità :fisse a carico del biJancio
dello Stato:
deliberano cli porre allo studio 1a p~oposta di
costituzione di un Conisoirzio degli Enti interes,:
sati • .incaricando ti.i Priesidente della Deputazione
Provinciale, il Sindaco e il Presideint.e della Ca;,
mera di Commercio di Ravenna di provvedere a
tale studio, che verrà sottoposto al giudizio e al
voto delle 11ispettive amrruinist.razion.i.
LA CATTURA DELLE SORGENTI
DEL TANARO.
Il prof. F. T errile ha seguita la questione deJ.le acque del Tanaro prospettata dai giornali di
Torino e dice che .non comprende comre possa giudicarSli fatta con serietà e con giustizia la loro e•
nergica opposizione al progetto di utilizzar:le sul
versante ligure.
« Se il Piemonte - egli dice - non avesse altre ,acque nelle S\le valli - si osserva da chi ra•
giona senza spi!\ito di parte - se Torino si trovasse al posto di Ga,ressio, ai potrebbe hno ad
un certo punto riconoscere la rag'ioniev-0lez2:ia e
l'opportunità di una levata di scudi contro chi
cercasse di allontanare quelle sorg'enti, seaua il
permesso di una città ta,nto importante e ,c osì vicina: ma se si pensa quante acque scorrono ancora inutilizzate e nella immensa valle di Aosta
e nelle valli di Lanz.o e .i n quelle di Susa e di Pinerolo, per non dire che quelle della provincia di
Torino, tutte qwndi assai più vicine ,al centro iindustriale del Piemonte che non le sotigenti del
Tanaro, distanti da Torino non meno di 160 Km.,
non sii vede davvero come possa giustiticars-i fan•
to malumore da parte dei Torines-i contro chi si
propone di sfruttare a ben.ehcio dea. paesi e delle
industrie della sottostante Riviera a gra.n de energ'i di questo tiume, che scende dalle Alpi Liguri e bagna una parte della provincia di Porto
Maurizio e molti paesi di quelle cLi Cuneo e di
Alessandria, ma nessun tratto di quella di Torino. Quale permesso dovrà dunque essere chiesto
per questi lavor.i ad una città così lontana, aff at•
to estranea a;l -territorio che a-ttiraversa iii hum-e in
tutto il suo corso, quando nulla si viene a toccare
di ciò che le appartenga e c:LaUa cui mancanza
si possa ~spettare uz:i futuro danno?
« Parlare ancoria di un canale navigabile da
crearsi iin.teramente attraverso le montagne per un
percorso così Jungo, mentre da ogni parte si' cerca di eliminare le distanze con vertiginose velocità che si possono ottenere a buon mercato col
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ne Cemento Armato) che considera chiuso il dibattito verbale e vuol passare alle opere.
E promette di far bene perchè hn d~ora mo·
stra di veder chiaro, di veder bene quali sono i
cardini f ondamen-tali del problema: ottimo pro~
getto, ottimi materiali, ·o ttima esecuzione. Per
ottenere tutto questo la . I. C. A. ha stretto in
fascio un gruppo di energie f,attive di primo ordine: inge neri progettisti allenatissimi contro le
difficoltà specif. he, produtton di ferro omogeneo
speciale per costruzioni in cemento armato, p-ro•
prietani e direttori di S tabil~menti meccanic.i, che
eventualmente potranno e.ssere dedicati all'aHestÌm{'.nto degli cab, fabbricanti di Cemento a lenta presa di buona c va, ed imprenditori che dispongono di ottimi operai prat.icissimi di costru•
zi-0ni in cemento armato. È un complesso di for•
2-e fra le meglio preparate ad aprire all'arte cementizia questa nuovi sima via.
Che deve essere la via della fortuna, non soltanto per pochi ·ndividui sag'aci, m.a per 1a Patria intera. Il contributo che essa con questa iniziativa può portare alla causa per cui combatte,
UNA SOCIETÀ PER LA COSTRUZIONE
è incompanabile, e pertanto agli uomini coragDI NAVI IN CEMENTO ARMATO.
giosi che la tentano non possono mancare gli auell'urg'enza somma di provv,edere hn d'ora a g'uri più :fiduciosi e più fervidi ,e rappogg':io efficolmare i vuoti mentre la guerra continua ad im- cace del Governo per il più rapido raggiunperversare, ognuno v e dra che la sc e lta del mate- gimento dell'alto scopo economico nazionale.
riale di cui valersi è questione assolutamente c pitale.
I LANIERI E I COTONIERI
Costruire naviglio in ferro sarebbe la soluvi.one
AL MINISTERO DELL'INDUSTRIA
n.aturalmente più facile perchè non uscirebbe dalle consuetudini costruttive attuali, e troverebbe
Al Ministero dell'Industria e del Commercio
-g'ià nelle Ferriere e nei Cantieri le a.ttrezzaturc ono aivvenute a'1cune importanti riunioni di iindu•
pronte. Ma sulLa scarsità d 1i ferro e sulla necessi- s J:li,ali it liani.
tà di consacrarne quanto è disponibile ad altri
Convocati dall'on. De
ava sono intervenuti ,1
scopi non è il caso di insistere.
rappresentanti delle organizzaZtioni e delle diver•
Si potrebbe pensare a costruzioni in legno, ma se categorie di fabbriche esercenti l'industr..i.a
anche questo materiale scarseg ia, e ad ogni d ella lana, allo ..scopo di studiare e concretare ·
modo esso non si presta per una rapida costru- provvedi.mentj ,atti ad organizzare l'approvvigiozione degli scah, nè per costruzioni di g't1andc namento e la produz.ione di siff,atta industria, ~
:-,iole.
per assicurare a tempo il soddisfacimento deti biC'è invece un, altro tipo di struttura, che pochj sogni dell'Esercito e quelli della popolazione cihanno hnora pensato di usare per costruzioni na- vile. Si coaivenne nella urgente necessità di crea•
vali, e che pure vi si presta magnitrcamente: « il re un Comitato centra1e composto di rappresencemento armato».
tanti dello Stato .e della industrtta muniti dei neQuasi titubanti nell'affrontare la prova, i tecni- cessarii poti;;ri che ,abbia il compito di facilitare
ci hanno hnora discusso in giornali e riviste: da,1- di approvvigionamenti delle .materie prime, dri as•
la Svezia ed anche dalla Germania giungono voci sicurarle tempestiv.amente e di dist:rtibuirle con e•
di lavori intrapresi, mentre dall'Inghilterra e daJ- quità fra le diverse fa.bbr.iche, di disporre la
la Francia vengono lanciati inviti a studiare. Ma quantità e qualità di prodotti occorrenti all'Eser•
forse l'Italia non giungerà seconda: si · è fondata cito e i tempi e i pi,ezzi di conse~na, di assicuin que:sri giorni la Società Anonima « N. I. C. A. )J rare il regolare funziot1Jamento delle fabbriche e
col capitale -iniziale di L. 1.000.000 (Navi Italia- di controllare la produzione e •l a distribuzione dei
buon uso deUe acque stesse, a noi sembra un
controsenso e un voler fare a ritroso il cammiino
della civiltà. Sarebbe come chi si os-tinasse a voler rimettere in onore la diligenza e i velocipedi
dei secoli passati ohe impiegavano più di un mese a fare un viaigg'io da Parigi a ROJT1a.
« D ei canali navigabili, se sono sempre conven.ienti ~n region,i piane e solcate da grandi humi,
perchè poco costano di costruzione e ancor meno
di manutenzione, non se ne vede più ai giorni nostri l'utilità ~n regiion.i montuose attraversate da
terrovie elettriche. Riconosciamo quindi vO'lentieri, ad esempio, i vantaggi di una via acquea che
unisca Milano con l'Adriatico: ma 1a pretesa i
Torino di avere un canale anch'essa che la unisca a! mare nella direzione più breve attraverso
qualunque ostacolo, non solo non ci ,sembra un'opera attuabile e di grande ut~lità nazionale, ma
ci ha i'aria di quailche cosa di puerile e non consono allo spirito di una città generosa e patriottica quale fu sempre la capitale del Piemonte >> .
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prodotru per la popolazione civile, promuovendo
anche l'adozione di tipi uniformi intesi ad assicuriare l'economia nell'impiego della materia prima e l'equità nei prezzi.
Sotto La presidenza dell'on, De Nava si son
riuniti allo stesso Ministero i r,appresentanti del1 industria cotoniera e quelli della Amministrazione governativa che hanno rapporti con siff att
industria, allo scopo di avvisare 1ai provvedimenti
urgentemente richiesti per assicurare l'approvvigionamento del cotone, pe,r garantire l'ingente
faibbisogno dell'Esercito e per regolare nel miglior modo le questioni che riguardano ae esportazioni e che concernono la distribuzione dell lavoro nelle fabbriche, onde ottenere la maggiore
possibile economia nel consumo della materia prima. Gli mtervenuti hanno formrulato di pieno accordo una serie di conolusionii che formeranno
oggetto di opportuni prcvvedimenti, -alcuni dei
qua1li son.o già in corso di preparazione. Si convenne anche che . per rendere più .intiimi e più fattivi
i contatti ha l'Amministrazione e l'industria, nell'interesse gen,erale, siffatte riunioni si terrrunno
f.requentemente,
IL PORTO-CANALE DEL PESCARA.
Questo gravissimo que&ito, che a.d onta di tutti gli studi, di tutte le relazioni e relativi progetitti,
attende da altre un ventennio la sua naiturale e
logica soluzione; che non un interesse locale investe m.a l'economia dii
tta la regione abruzzese compresa tra i monti e il mare; che risolto
formerebbe il fulcro della .rinascenza e della emancipa:zione industriale di tuttia l'ampia ubertosa vallata dell'Aterno: pare cominci a interessar e
can una certa serietà dii propositi le Autorità preposte aHa difesa e al pro dr esso civile ed economico delle nostre laboriose popolazioni.
L'adunanza testè tenutasi in Chieti, adunanzia
che il sindaco di Pescaria, avv, Farina, annunziò uf-6.cialmente, insieme all'inv.ito fatto a S.E. De Vito
per una visi-ta minuziosa -ai lavori portua,l i e all ri
necessità di tutta la navigabilità del -fiume; invito seg·uito da promessa formaìe di una sua and ata « ad hoc >> , sono se,g'nn p,rop.izi che riempion•J
l'animo di buone speranze.
I moli guardiani, che sono oggi la sola opera
semicompiuta del futuro grande scalo commerciale, mantengono alla massa d'acqua del canale
i fondali previsti, assicuraindo allo Stato la bontà
e la prohcuità dell,opeva coraggios,a .intrapresa.
Così stando le cose, è necessario C'he lo Stato,
gli enti regionali e locali cointeressati rivolg'ano
ali 'opera da compiere tutte e oure e tutti gli ai\lti richiesti: tale open ,non può soffrire abbandoni
anche momentanei e pone in tutta la sua graY~tà il problema della completa sistemaziane del
fiume.
PER VOLARE $ENZ'ALI, SENZ'ELICA,
SENZA BENZINA.
Don Dido Marchesi da Bologna h.a pubblicE. to
or ora u.n volume riccaimente .i llustrato intb.tolato
il Gheidrovolante, nel qualle illustra la natura di
un apparecchio da lui genialmente inventato, di
cui la cronaca ha già avuto occaisione di occu•
pars.i. In taile articolo egli stesso riassume .i pri.n.cipii da cui è sorta la sua invenzione, che non
può ,non venir presa in considerazione, -specie :n
questo momento, e che è, comunque, destinata
ad interessare una larghissima cerch · a di persone.
« Realizzare un volo - egli &cnve - '3l!l.che
con un·a automobile a .mez:zo di razzi inon saTebbe certo una oosia impossibile.
« Ma quanfa polvere l quanti quintali di polV1ere non occorrerebbero anche pe-r un non lungo
valo. E eh.e spesa enorme e che pericolo contii.nuo !... Un razzo di qualche decina di g'rammi per
fare un br,eve percorso di qualche centina.io di
11'\etri, ne consuma già tanta, che a portare .il calcolo in .riapporto a un 'automobile, con due o foe
pe.vsone dentro, per un viaggio di qualche centina.io ,d i chilometri, non basterebbe l'intero deposito di una polveriera..
« Però l'effetto cambierà diametralmente, se
alla polvere sostituiamo l'ari , se .ailla sua forza ,
d'esplosione sostti.tuia.mo quella più regolabile di
-u,n compresso.r,e azionato da un motore~ se invece di gettare contro l' ar1a ambiente dei gas ad altissima temperatura, vi lanceremo dell'aria alla
temperatura comune. Allora oiterrrem.o 1o ste.sso
effetto, ma col vantaggio d'.a'Vler un alto rendimento. Mi risulta ohe 'l debole -rendimento del
raz%i0, e deglii altri sistemi del genere, prov.iene
dal salto di tempenatura fra .i due elementi : 1
contr,asto · senza del quale il ,rendimento diventa
così · grande, da cras,entare la compileta trasformazione d'energia in lavoro. E questo fatto sorprendente avrebbe la .sua base scienti-fica sul1a r,esisten:z.a assoluta dell'ar.ia-amhie:nte a un getto di
aria lanciato da un ,eiettore mdbile.
« atur.almen-te io non parlo esclusivamente da
una supposizione teorica, ma da esperimenti fatti con piccoli modelli. Quesci, con dispen•dio di
energia mii.nore .ancol'\a di queUa che proporzionalmente non faccia l'aeroplano, superano le sue
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velocità. I calcoli che si possono far~ abbrustanz.:i
facilmente sui piccoli m.odelli, lo .d.ic-0no chiia.r<Lmente. Mettendo a raffronto i rapporti fra J'energia spesa e il lavoro restituito, come l'automobilista -0 il'aviatore caJ.cola la benzina consumata per
realizzare un dato percorso, mi risulta che il consumo d'energia fatto con questo sistema di propulsione a spinta d'aria, è infer1iore a quello dell'elica e de· piani.
« Dunque è poSBibile volare senz'elica e se111zn
piani non solo, ma è possibile f arfo anche COill risparmio du benzina ».
TASSE SULLE INDUSTRIE.
Da ,alcune settimane - scrive l'ing. Bernasconi - seguiamo attentamente sui giornali le critiche che &i muovono alla nuova tassa ~ulle spe•
cialità igieniche e med · cmali ed è un coro intonato di proteste in tutta la Penisola nei r.iguaa-di
deù.l'organizzaz.i one applicatoria di qwesto nuovo
cespite d'entrata d~ cui lo Stato abhisogna nelle
attuali emergenze e che gl'interessati colpiti, sie~
no produttori, sie:no commercianti all'ingrosso o
rivenditori, tutti, da buoni ·taliani, sono dispost i
a pagare. Ma desidererebbero pagare in ordine
ad una bene studiata previsione, e non con la
prospettiva d'inquisizioni moleste e dannose a cui
il Fis o già preJude.
Ora che in <> casione delle esigenze di ,guerra abbiamo appre o come da un più razionale
impiego dei combu tibili fo sili ed alllche nazional.i possiamo aveiie in c a nostra a.bbondantissim e le ma,terie prime per 1 bbricare noi stessi
tutti i prodotti farmaceutici e chimici che ritiravamo dalla Germania, i colpi di pillo che arrivano dal Ministero delle Finanze sulle industrie chimico-fairmaceutiche esistenti, potrebb ero divecntare colpi d'ariete, per le iniziative promotrici di tante altre industrie chimiche 1m1lari ed affini.
Con tanti cospicui cespiti assabilissimi ed indisturbati che ancora esistono in Italia e la oui
tassazione non involge il pericolo di nessu.n impoverimento industriale e commerciale, prossimo o re.m oto, ma rtichiederebbero sO'ltanto alcun
poco più di studio e di lavoro da parte deg1i organi burocratici, noi riteniamo che sarebbe di
sommo interesse pel Paese e pecr lo stesso Governo di non tormentare in questo moonento le
ind·ustrie da cui la azione deve tutto aspettarsi
pel rinsanguamento economico generale; ed in
via subordinata, attendere almeno di oompler
tare più maturi ed ordina,t i studi per poter esigere dalle industrie u.n tr.ibuto su bais:i sicur,e e
meno incerte di quelle -0ra hssate.
!!loichè ,l'incertezza degli organi burocratici sui
proventi di que, ta ed altre .recenti tasse sulle industrie, allo s opo che fornliscaino rendite considerevoli e 6ulla riscossione delle quali si possa
far conto sicuro, genera un grave inconveniente
d'ordine pubblico, a motiiv:o che l'accertamento,
l'esazione, il controllo richiedono l'impiego di
funzionari e di agenti della forza pubbl.ica.
Astenendoci d apprezzamenti su questa tatt.ica che ci sembra però inopportuna, osservi8.IITlo
soltanto ohe i commissari, i delegati, le guardie, i
carabinieri, e c., rridotti molto d~ numero, hanno
già troppo da pensare per poter essere assorbiti
da altre mansioni lunghe e complicate · quali lo
scandaglio dei libr~ di contabilità, la verihca di
merci bollate e non bollate, la visita delle retrobotteghe, battibecchi sulla classificazione di prodotti tassabili o non tassabili e via d~cendo.
L'OLIO D'ALLORO
Presso la ederazione delle Soc.ietà scienti6.che e tecniche si è tenuta una riunione della Associazione italiana pro-piante medicinali, nella
quale venne ampiamente svolto dai professori
Brizi della Scuola Superiore d'agricoltura, Fachini della Scuola Olii e Grassi ,al Politecnico, Ber·
tarelli e Terni, l'interessante argomento della
coltivazione industriale del lauro. Il prof. Brizi
i occupò della parte boiianico-agraria, mettendo
in rilievo come il lauro, comunemente detto alloro, che oggi fruttifica in tutte Je regioni dove erece il limoae e l'ulivo, coltivato su vasta scala, ben
curato e trattato con gli innesti, può dare una re•
sa in oilio cento volte maggiore di quella attuale.
Il prof. Fa chini, che svolse l'argomento chiimicoindustriale, suggerì iJ metodo razionale per uno
sfruttamento completo delle drupe dell'alloro, impropriamente dette bacche, e disse che l'olio di
lauro, che prima della guerra veniva esportato
nella sua quasi tot,alità, può dare ottimi prodotti,
quali iJ sapone, unguenti, emulsione, acidi g'rassi,
dliceri.na ed un gradevole profumo, pure contem1.to nelle foglie. Il sapone, che ha subito inc-0ntrato il f a-viore del pubblico, specialmente nelrambiente militare, a differenz.a di altri prodotti del
genere, è l'unico preparato esclusivamente con
olio italiano, giacchè l'olio di lauro per sè stesso
ha la qualità piieziosa di dare, in seguito ad accurata lavorazione, senza aggiunta di altri grassi,
un sapone da toletta prof umato e nello stesso
123
Supponete che il vostro cervello abbia
una parte speciale, che, mentre Voi addi.
zionate diverse colonne di cifre, 11 RICORDI " i totali rispettivi di ciascuna
colonna, e li sommi insieme.
Questo è esattamente ciò che una sezione separata, fa nella Burroughs n Duplex "; q..iando la
macchina ottiene i totali parziali, questi vengono " ricordati ".
Sotto un'unica tasti era vi sono due addizionatrici, e ciascuna di esse opera indipendentemente
dall' altra ; mentre una eseguisce le diverse addizioni, l'altra automaticamente raccoglie i totali parziali e ne ricava uno complessivo.
Gli e!empi quì sotto riprodotti, illustrano alcuni esempi fondamentali del lavoro che compie
la BURROUGHS "DUPLEX"
I.
!
i/
:;; -
Segno d1 macct11na zero
d~ll'accumula1, superio:-e.
, umero o'ord1~e non ao-
l -{}-"'
251
4 0
56
8 3
·
,/
I
2.04 7 /
2 ,.
1.1 O
4S
i ~~
ll
J/
Pos1e sommale s1,Jl'accu·
m,da ore superi.r,.
'ene1 e del commesso
o. 1. consA n11~ alta
" memJc,a " della mac •
chtna (accu•nutarore ,~I )
la;c1a••II) l'~c·umula:ore
sup libero ce• la vcnd,:e
del commes,o • ;uen!e,
Come sopra.
3.
2.
Segno di macchina a 1e10
dell'ac:11umu1a • 1nler1ore.
4567
65 32
3 4.5 6 ~
.3 5 4.0 6
6 7.8 9 •
6 5 ~-: O 6.8 8 ~
5 4.
Segno di macchina a zero dell' accumula lore inferiore.
Segno lii macchina a zero dell' accumu·
la ore superiore.
Credi I addiziona i sull'accumulaioro 10·
feriore; le cifre non contrasstgnaie tn· .
ll ·cano I Oeb, i e sono addizionale sul·
l'accumula10re.
3
7. 6 7
~
To aie credi i 011enuto coli 'accumulatore
1r.rer,ore.
To alo deblli ot enuto coll'accumula ore
superiore,
50776 ~
SOG.76 ~
70S88 ~
809.98 ~
50776 ~
6 O 7.6 O ~
70877
708.00
70780
5707
60770
30550
3. 9 9 5 6 4 R
So'!lma I su I' acc,1•
m alore superiore.
~
2 3 7 O O-::<-
Crellltl
4 4.9 O :i
Totale
Ceblt
3.
5
o. 7
4 ~
Totale
Crediti
Sommali sull' aecu·
mu latore Inferiore.
BIiancio. (la sottra zione
viene falla sul a macchina)
3 74 •
3.:
25
75
50
Coms sopra.
O,lanc,o di verit,ca cne mo.
,ira Oe~,ti e Cred, , ll1spom
• in colonna, e somma I çer
mezzo di accumul,10:, CL
Slln i ,
1. 2 5
50
To1ale complessivo delle
vend te, o 1enu1e d 11 a
memoria dell a 111acch1na.
ENRICO DE GIOVAN I, CORSO ITALIA I, MILANO
==
- - - - - = = = =
= ==
RASSEG. A DEL MOV/ME TO I DUSTRIALE JT ALTA O
tempo disinfettante. Gli acidi grassi messi in libertà per effetto della scissione idrolitica. in presenza del laurene e di altri princip1 attivi oltre a
lasciare la pelle morbida, hanno un'inB.uenza leggermente eccitaaite sul sistema nervoso, conferendo un senso di benessere in tutto l'organismo.
Per tale proprietà e per il suo forte potere detergente, il sapone di lauro è da ritenersi .il miglior
sapone per bagno. Con l'unguento di lauro, diluito corn. poca acqua, si ottiene un 'emulsione persistente che possiede riunite l proprietà deter sive e disinfettanti del sapone con quelle più energiche dell'olio.
Eppure fra tanti bisogni non pos ono tral
oi
si i lavori pubblici, che s'impongono, ia per
perare al progresso economico e sociale della
zione, sia per non dilapidare in spe e di pubbli
sicurezza quelle somme che possono impiegar
in opere di romanita.
Per fronteggiare la situazione del dopo-guerra
occorrerebbe raddoppiare non soltanto i lavori comunali, ma anche quelli statali.
Fra questi hanno singolare importanza i lavori
che si eseguono per concessione da Provincie, Comuni, Consorzi, Società, eoc. ~ trattasi di bacini
morutani, opere idrauliche, bonifiche, ferrovie.
È giusto che nel campo di attività sociale n on
bisogna attendersi tutto dallo Stato, ma bisogna
LAVORI PUBBLICI PRODUTTIVI
cooperare con esso il più largamente possibile. ·
Tuttavia anche in tal caso incombe l'obbligo
È nei voti che la guerra liberi le terre doloranti
nella schiavitù ed emancipi le nostre energie pro- allo Stato di agevolare la volontà fattrice degli
duttrici dalla sudditanza al lllemico, allo stranie- Enti minori e dell'industria privata, ~n modo che
ro. Ma il rinato fervore operoso di tutto un popo- siano create le condizioni favorevoli allo svol gilo che vuol seg'nare orme sicure sulle vie dell'av- men o della loro attività.
Si conoscono ~ serii ostacoli che anche in convenire troverà eco nel capitale dei privati e dello
Stato?
dizio•n Ì normafi ha sempre incontrato il credito
Uno studio del dott. Pietro d'Angelo, « Lavori agrario appunto per il suo carattere di longevità,
pubblici produttivi », esamina con lucido acume il che non garba al mondo degli affari, sollecito delproblema che ci fa ansiosi sui primi templi deJ le 'realizzazioni.
Si son dovuti p erciò creare degli Istituti sp edopo-guerra, quando la vasta milizia .in armi si
muterà in ,o perosa maestranza intenta alle a.rti ciali, che .invero con ogni buona volontà riescon
appena a front eggiare i bisogni della proprietà
detlla pace.
Il bilancio del Minis>tero dei Lavoni Pubblici stab-ile .
Ora il credito o ccorrente ai concessionari di o- egli scrive - per l'esercizio 1917-18, testè mi•
ziato, ha uno stanziamento di spese straordinarie, pe r e pubbliche ha gli stessi caratteri di quello
ossia per nuovi lavori, di circa 130 milioni e mez- fondiario, corrispondendo gli Enti pubblici i lor
z?• compresi 30 milioni per costruzioni ferrovia- contributi in annualità che variano in pratica d a
30 a 50 anni.
rie.
Ma al sopravvenire della paoe saranno sufficienAppunto n elle condizioni cr eate dalla guerra
ti ~ fondi previsti 7
è divenuto più ch e mai difficile trovare i capitali
Anzitutto è da ponder al"e pe r t e mpo il pro r am- liquidi, occorrenti per l',es.ecuzione d ei lavo:rii, m ema di lavori invocato, compar ando sa ga cemente di a nte la cessione di quelle annualità.
la produttività economica o social e delle varie oQuale il rimedio? Sembrerebbe logico sciogliiepere da eseguire, predisponendo i pro g'et ·, i mez- r e il problema c?"eando un Ist ituto analogo a qu clzi d'opera, provvedendo al pnanziamento.
li di Credito fondiario, che avesse lo scopo spe c i a"
La difficoltà maggiore da vincere sarà il pnan- · l e di fnanziare i lavori pubblici eseguiti da conziamento dei lavor.i. È nota la gravità della que- cessionari, Proviincie, Comuni e Consorzi.
stione, connessa a tutta la fa tic osa siste mazione
Ma con quali capitali agirebbe un simile Istidel trapasso dalla guerra alla pace.
tuto?
on potrebbe evidentemente disporre che
Lo Stato alJora dovrà provvedere a consolida,re d el proprio capitale di fondazione, e fare app 11,
tutto il debito fluttuante, e sono parecchi miliar- al mercato con l'emissione di cartelle dri caratt cdi; dovrà restringere gradualment e hno al biso- re fondiario.
gno normale la circolazione cartacea, e sono altri
È chiaro tuttavia che i due mezzi riuscirebbero
miliardi.
inidonei allo scopo: primo, perchè il capitale delD' altra parte le industrie, i commerci doman- l'Istituto non potrebbe raggiungere una n·otevole
deranno capitali liquidi necessari alla ripresa ed entità; secondo, perchè il mercato difficilmente
espansione degli affari.
assorbirebbe cartelle, che non potriebbero avere
125
LAGRAN MARCA PREFERITA
DITTA
I. L. RUFFINO - PONTASSIEVE <FIRENZE>
ESPORTAZIONE
· O MASSIME O ORIFICENZE
MONDIALE
ALLE PRINCf PAU
ESPOSIZIONI MONDIALI
della Real Casa d'Italia e di S.A. Reale il Duca d' Aosto
PROPRIETÀ FRATELLI FOLONARI
- - - - - - - - - - - - - - - RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
un tasso elevato d'interesse, dov,endo esso adeg'uarsi a quello che corrispondono gli Enti pubblici sulle loro annualità.
Pensando quindi di far appello al cr,edito nazionaile, non resta altra soluzione che di usare, sia
pur limitatamente, i capitali liquidi proveinienti
dari depositi ,a risparmio: questa è la sola paTte
di capitale che può aversi a buon mercato e che
viene completamente garant.ita con un investimento di annualità per lavor.i. pubblici.
Essa infatti e stata hnora la fonte quas~ assoluta che ha alimentata l'esecuzione delle opere pubbliche; Ja Cassa Deposiirti e Prestiti, attingendo ai
risparmi postali, e le Casse di Risparmio ordinarie, attinig'endo ai depositi della loro clientela locale, hanno .resi importanti ,s ervigi allo sviluppo
civile del nostro Paese.
ei tempi straordinari che viviamo, tutti gli
sforzi debbono essere accresciuti: vedaamo se
queg11' Istiituti possono essere in g·r,ado di accrescere 1e loro benemerenze, aiutando ancora più
l'esecuzione dei lavori pubblici.
La Cassa Depositi e Prestiti, che ha concesso
negli ultimi anni una media normale di U!ll• centÌ•
naio di milioni per esecuz.ione di lavori pubb1ici,
pott1ebbe g'iunger,e a 140-150 m1iilioni, ove allo stesso scopo fosse in grado di destinare l'intera disponibilita riservata ad 'mpieghi economici,
n alo: l'ilh.1 stre maestro Luig'i Luzzatti, .in
un discor o pronunci to a Padova in un congresso di b nifì tori nel 1913 (discor:so che ebbe non
J: oca ri on nz ) ,
oprì ... una le ge da lui ispira·
ta e ferm ment applic t Richiamò in sostanza
l'attenzione ulla fa olt' he h 1 Cassa Depo iti e Prestiti di emettere le cosidette carte7l di
credito comunale e ,f,rovincial ali
po di -fin nziare opere pubbliche. on vi • dub io che elle
condiz-ioni attuali quelle cartelle ovr
ro
•
sel'e emesse ,ad un tasso superiore al 4 per cento,
e -troverebbero anche dif:6.colta di collocamento.
Ma gli studio.si della tÌnanza (cito fra tutti il chi ro prof. Flora) non !'.'tengono probabile che il privato risparmio accolga volentiem, accanto a li eccellenti titoli di Stato. anche una limitata quantità di titoli, sia pure garantiti dallo Stato, ma che
siano espresS!lone di produttivo 'nvestimento e di
civile progresso?
E. se mai, questi titdli non potrebbero es.se.re
emessi all'Estero, in Inghilterra o nel Nord-Ame1:i.ca, ad un tasso forse inferciore a quello dei prest~ii di guerra?
Gl~interrog'ativi pongon.o .iJ. quesiio fondamentale per la soluzione del problema del hnanziamem•
to delle opere pubbliche.
Intanto è bene fermare il punto che ci mosse.
el riconoscere Ja necess.ità di preparare un vasto programma di la.vori pubblici pel dopo-guerra,
non è dubbio che taile programma debba ponde.ratamente inspirarsi a.i seguenti criteri:
1.
essuna preoccupazione di polivica elettorale ·
2. Esigenza di creare nuovi strumenti di civiltà e di accrescere i mezzi della produzione nazionale.
L'AUMENTO DEI SALARI.
Filippo Carli, dopo aver pubblicato uno studio
sui problemi e le po ibilità del dopo-guerra nella Prov.incia di Bres ia, nel quale ha sintetizzato
le trasformazioni te nico-economiche che la guerra ha determinato nell'industria di quella Provincia, procede ora . d un esame analitico delle
nuove posizioni dei vari fattori della produzione.
aJ :6.ne di fornare tutti li elementi di giudizrio in
base ai quali si possan fondare solide c-0ndusioni. Inizia questo esame con una interessante inchiesta sui salari i cui ri ultati escono ora per 1e
stampe, corred ti da un ricco marteriale statistico.
« I due no tri massimi g'ruppi d'industr.ie, le
metallurgico-ttnecoani he e le tessili, presentano
un andamento ompletamente diverso. La g'uerra ha ovvertito il iiapporto di grandezza fra questi due raitni industriali de'lla nostra Provincia,
poi hè, mentre in regime normale Je tessili prevalg no per numero d'operati sulle metallurgiche.
attu lmente queste hanno di gran lu.nga superato uelle. Era naturale dunque che J'.intensa aff nnosa domanda di lavoro metallurgico meccamc - oltre che la inB.uenza spec.itÌca del caratter bellico di alcune industr.ie meccaniche facesse ra,pidamente salire la curva de.i salari. Ed
in realtà è avvenuto che, mentre nel pzumo semetre 1915 si pagavano 4.765.233 lire in mercedi
a 8059 operai, nel secondo semestre 1916
si pagavano 21.914.183 lire a 20.534 operai: quanto dire che il sa'lario medio giornaliero (cal,c olando il semestre di 150 g'io.tmi lavorativi) è passato
da L. 3.94 a 7.14. Facendo uguale a 100 ~I salario
medio giornaliero
pagato nel pr,imo semestre
1915, si ha che quello del secondo semestre 1916
è rappresentato da 180.45. In altre parole, fra i
due termuni estremi, .il salario medio degli operaii metallurgico-,meccanici è aumentato del1'80.45
per cento. In vece nelle .industrie tessili non si
e avuto che un aume!\to del 16.35 per c'ento: il
minol"ie aumento che si è veri6.cato nelle mercedi pagate durante .il biennio 1915-16, eccezione
127
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- - - - - - - - - - - - - - - RASSEG A DEL 10VIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
fatta per alcune industrie minori - ~1 che si sp.t;•
ga del rest-> pensando che la imano d'opera deUe
tessi,l i è quasi esclusivamente femminile, che non
si è verificato un aumento apprezzabile del numero degli occupati .i n questo ramo, e che pertanto si è avuta un'offerta di lavoro sempre più
o meno adei;;'uata alk domanda.
« Dopo le industrie della lavorazione dei metalli, i maggior.i aumenti si sono verificati: nelle
mercedi dell'industria delle peUi (57.90%), delle
industrie edili (55.50 per cento), delle industrie
chimiche ( 40 per cento).
« Dopo le industrie tessili, i maggiorri aumenti
si sono verificati nelle industro.e della lavorazione del legno (26.02 per cento). nelle industrie
alimentari (29.16 per cento) e nelle cave ,e torbiere (34.82 per ce.n to).
.
« Facendo la anedia degli ind.ici si ha che, chiamando 100 il salario medio giornaliero pagato nel
primo semestre 1915, il salario medio giornruLiero
pagato nel secondo semestre 1916 è rappresentato da 138.70 )).
PER LA ESPORTAZIONE
DEI NOSTRI PRODOTTI.
ProbLema vitale per la nostra esportazione è il
trasporto dei nostri prodotti a.i mercati cui sono
destinati. E siccome la maggiore e più importante parte della esportazione dovrà esser verso '.Pae..
si lantani, oltre mare, è necessario avere un comodo, utille e razionale servizio di trasporti ma·
rittimi.
Qui mi si potrà subito dire - scriv,e F. Cu ~ini
nella (( Perseveranza» che, specie in fatto di b stimenti, « tra il dire e il f re c'è di m zz il
mare
e non a torto, e perfino agli St ti
g'randissimii produttori di e i io, la e r it
prohlati e di lamiere impone la. co truzi n
cargo-boats >> di leg·no. Ma i nostri Mini tri e
i nostri uomini di Stato, nell'annunzi re quello
che dovrà essere al programma del .dop.o-guer ,
hanno positivamente dichiarato che dovremo avere una fioriente manina mercantile: ed io non dubito che tali uomini deb\,ano aver avuto dati e
fondamenti certi per affermare così un tale ·pn.
g'ramma.
Supponendo adunque che i piroscah vengano
costruiti (basta del resto seguire l'opera febbrile di Odero. Ansruldo, Onlando, Riva Trigoso. San
Giorgio e Cantieri riu.nriti a per.suadersene), è forse utile gettare uno sguardo sul problema della
navigazione commerciale :nostra in rapporto alla
esportazione futura.
»,
La necessità dei trasporti marittimi nazional ·
sarà sentit ed apprezzata in futuro per quattro
gnndi ragioni: per facili tare cioè lo scambio dei
prodotti con un aumènto di tonnellaggio; per pro•
tegg'ere il no tro commercio di esportazione; per
permettere l'importazione della merce necessaria; per il decoro della Nazione.
Alla 6.ne della guerra tutte le
azioni alleate,
nentre e nemiche nostre tenderanno a sv.ilupp.a re
intensivamente i commerci d'-oltre mare; gli uni
per dar sfogo alla immensa attività industr.iale
creata dall
uerra, gli altri pel desideTio di ·rtiassettare in qual he modo le loro malandate :6..nanze, Il tonmellag io sarà ricercato, allora forse
maggiormente, poi hè i numerosi div.ieti di importazione e di e p rtazicme. creati per la guerra,
dopo quella dovrann
essare; ed allora, chi a•
vrà navi le usern e chi non le avrà ... rimao:rà a
veder,e.
Allora otremo noi apprezzare al suo diusto valore l'esistenza d · uin flotta na:z.ionale forte e numerosa che aiuti e prote a il nostro commercio.
Due soli sono dal puinto di vista naziionalie, i
v,ettori che dovranno portare le nostre merci nei
nuovi, lontani mercati: li I aliani, e quelli del
paese cui le m r i
o de inate: queUi per la
comunità di 'ntere i, se non per sentimento di
patria, que ti p r l'interesse di far g'iungere iin
casa loro mer ainzie di cui v'è richiesta. Le sped,'zion,' a m zzo di Hnee straniere ed estranee sono b n piu aranno, dopo 1a guerra, J; grave detr,'m nto al no tro commercio. Queste linee si
tr v n in rado di conoscere lo speditore ed il
in t rio di una data merce, ·1 suo valorie, la
quali ' e la quantità ( tutte cose che vM'lno dichiar
n ile po1iz2-e di carico), ed è fuor di dubbio
he in t 1 modo l'attività delle nostre Ditte possa
ve e ven a effettivamente se,gnalata ai loro
or:rienti stranieri. E siccome bein spesso i nocommercianti si trovano, per l'assenza di Istituti italiani, nella necessità di avvailersi di Banche estere ne.i mercati lontani, tutto il meccanimo della nostra esportazione verrebbe così a trovarsi nelle ma.ni di chi ha interesse a soppialntarci colà.
Considerando accurata.mente la nostra esportazione, dobbiamo aocorg'erci che, specie nel ramo
delle industrie meccaniche, essa è intimamente
legata a1la importazione: ed è questa una seria
condizione di 'nferiorità che solo la sicurezza di
serv1z1 commerciali nostri, indipendenti, può
alleggerire ,e d ovviare.
E vogliano le nostr,e Compagnie, ,ammaestrate
anche dal sistema della penetrazione tedesca
129
9
UGO COLOM EIO &
c.
STABILIMENTO PER LA
PRODUZI.ONE E .LAVORAZIONE
DELL'OTTONE, RAME E BRONZO
FONDERIA
T R A F I L E R I .A
.
LAMINATOI
o
STABILIMENTO
TT o N E
E
RAM E
AUSILIARIO
Decreto M1nis1eria.le N. 00 del 23 Ma.ggio 1916
Via. Orobia. N. 32."F
M I L A N O
Telefono 2,7,,2,1
AMMINISTRAZIONE
Via. C . Ca.ntù N. 4
MILANO Telefoni N . 15,,52, - 4g,,g1
- - - - - - - - - - - - - - - RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
(quanto spesso, negli anni scorsi, le genzie delle nostre linee, nell'America latina e nell'Estrem o O riente, erano i.in. mano del
orddeutscher
Lloyd, della H. A. P. A. G. e della Hamburg-Ameru.ka I), tener alto, nei 111ari lontani, il prestigio
della nostra nazione, dimostrandos.i conscie del
loro grande ufficio, per la prosperità dell'Italia
nostra.
on dobbiamo noi solo vin cere la guerl'la di
sangue dell'oggi, ma la guerra di traffici del domani.
L'ASSEMBLEA DEL CONSORZIO
DEL PORTO DI GENOVA
A Palazzo S. Gior io a Genova, si è tenuta la
assemblea semestrale del Con sor:z.io Autonomo
del Porto. In essa il Presiden te senatore
mo
Ron co ha dato relazione del lavoro compiuto nel
semestre precisando l'acoeleraim e.nto n otevole dei
servizi di scarico delle nav,i carboniere (minerale) che si è potuto ottenere. H a pure dato aitto
delle pratiche fatte ed incamminate, relative a1
raccordo per via d'acqua del ostro Porto colla
valle Padana, informando che •il mi.ruistro ha dichiar.ato che saranno soddisfatti i voti espressi
dal Consorzio, poichè nel prossimo Decreto verrà classiticato come linea navigab1le Pavia-Genova, trovandos.i la Pavia-Milano già classifcata
dal 1911. Circa il progetto di un g'rande porto
Vado, il en. R onco ha dichiarato che il Consorzio non e sendosi m ai opposto alle altrui ini2-iative non h intendim ento di opporsi a questa, ma
è conveniente che i poteri centrali studiino il
modo che dovendosi costrurre tale porto sia esso
la integ'r vione di quelli esistenti. I nformò che
l'impre
ppaltatrice delle opere di ampliamenti nel Porto, h
ià in com ~nciato i propri lavori e
ag iun e di vere presentato i primi elementi del
piano hn nziario al M inistro dei Lavori Pubblici, il qu le, appr zzando i propositi espostigli, ha
dichiarato l en. Ronco di prendere · n considera:z.ione l
ue richic te.
UN PROVVEDIME TO CHE RISULTA
A DA
O DELLA MARI A ME RCANTILE.
Con decreto
intendeva d
la m rin
liani ali'
ne con l'
gli e tr
po la o
verno f
buon
re e
i da
un
nziale del 18 g'etrnnaio si
dimenti a favore deldo gli armatori itaed alla costruzioo dell'imposta sueto ebbe purtropn volere del G oenza di ck quel
pratica I Basti didella esenzione,
esi per acquistare
cati quasi tutti chiusi
ionale » - con la concor-
~MARO
FELSI NA RAMAZZOTTI
ttJ
1/ s ovrano ~~gk a/lerilivi
il pid per:;ello dei Ionici
dtjama mondiale
Il~
Ani/ca 5pecia!tla' della !Ila ·
RAMAZIDTTI - MI LAN D
Casa fondala nel /8/5
LE I./. I. = - = - = - - - = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = - = - - - - - - renz.a ,d egli armatori neutrali esenti dalle requi- dgli extra-prohtti realizzati nel 1917. E cosi lo
sizioni e quindi in condizioni di f a.vore r.ispetto ai scopo di ,aumentare ii più rapidamente possibil
rar:issimi piros,caih dispon1ibili, con Je enormi som- la nostra marina mercantile, non soltanto n0tt1
me oggi necessaTie per , acquisto di .navi, il d e- raggiunto, ma è addirittura ostacolato.
creto del 18 gennaio ebbe i:l solito effetto negativo. E allora si corse ai ripari con un nuovo deLA NECESSITÀ DELL'ISTRUZIO E
creto, quello del 10 giu no, che rimediò all'assurINDUSTRIALE.
do dal term.me, ap ortalndo anche talune niodi:6.cazioni al decreto precedente. In particolare, p er
La de-6.cienza di scuole moderne tecnico-induquello che riguarda i redditi derivanti dall'es e r- striali getta nel mercato dice l'iing. Claudio
cizio delle navi, si stabilì che questi sono esenti Claudi nella sua conferenza « L'industr.ia in Itadalla imposta sugli extra-pro-6.tti aillorchè il con- lia dopo la g'uerra » - una superproduzione di
tnibuente investa nell'acquisto o nella costru- giovan ·, perennemente malcontenti, petulantezione di navi mercantili una somma quadrupla mente ellemosinan i piccoli impieghi iinsuf:6.o.ienti
dell'imposta stessa dovuta su que~ redditi.
alla vita, delusi della loro tanto altisonante quanL'incitamento a investire capitali su navi è co- to inutilizzabile laurea, mentre le stesse attività,
sì innegabile, dice il giornale nazionalista, ma la indirizzate con m~or boria, ma maggior buon
applicazione del decreto tanto ,p iù .,corrisponderà se:nso nei campi tecnici e pratici, creerebbero il
al proposito del Jegislat,o re, quanto p.iù sarà fatta benessere loro e la ricchezza della nazione.
con criteri Jarghi e con iil concetto di rendere
In Italia il problem,a dell'istruz,ione professioquanto più pronto -e sollecito sia possibile l'inve• nale non è stato capito che da una esigua mino.stimento iteltllUto. ,ed a l'agione, necessar.io alla ranza dii persone pratiche e modem e: il grande
economia nazionale.
pubblico vede nella scuola a questo scopo creata
Pare invece che f aicdia già capolino il solito cri- tutt'al più un irifugio a:i giovani inadatti ad altro:
terio arido e gr,ettamente -lì.scale, destinato a sof- la borghe sia crede la frequenza ad essa qua,s1 ufoca.re fila noi ogni i.n.iziativa l
na m e nomazione della propria dignità, una riinunEd ecco come: quando un armatore investe, cia al suo g'rado; non si lamenti se poi deve rasse•
per 1' acquisto di una na.ve mercantile estera, un a gnarsi alla triste e morti-6.cante necessità di vesomma supe:ru.ore al quadruplo della imposta do- dere i pr opri -6.g1i non bastare a sè stessi e spesso
vuta swi. profitti già realizzati, potrà egli god er e essere alla dipendenza d · altri privi di laurea, ma
il be1nei6.aio dell~ese,n71ione anche per questa ec• più apprezzati e meglio retribuiti, perchè più fatoede!Il.Za, applicandovi i prof tti successivi d elb tivi e d utili a.Ila società,
sua azienda?
L'istru zione industriale malgrado il buon voleLa risposta è ovvia: J'-armatore, che ha -6.ducia re di alcuni che nei Ministeri e nella Scuola fanno
nella protezione della navigazione da parte del della miss,i one un vero apostolato, vegeta, più
suo Gov~rno, che vuol impiegare sul mare non che viva, incerta e dubbiosa dell'avvenire, prttva
solo ,i pro-6.tti che ,i l mare gli ha dato, ma anch e di uomini, p e rchè generalmente male retribuiti,
quelli che il mare gli potrà dare, questo armafo- ddicie ntissima di materiale, perchè povera di
re che opera più d'ogni altro, deve essere inco mezzi!
raggiato a questo maggiore investimento di capita.li.
PER UN MERCATO A TERMINE IN ITALIA.
Se della esenzione dov.essero godere solta1I1to
Genova, per Ja sua felice situazione geograhca
i bene-6.ci :reaJizzati e non anche .j re,alizzandi, si
otterrebbe i1 risultato opposto a quello che il d c - scrive il dottor M. Trombetta nel suo opuscocreto si propone, perchè l'armatore che avesse lo « I m e rcati a termine per le merci » (Genova,.
realizzato nel 1916 tanti extra-pr-Ob.tti da permet- Stab. Fratelli Pagano) - per il suo sicuro e amtergl~ uina esenz,ione da sovrimposta per due mi- pio porto, che ha spiccata importanza nazionale e
lioni, nel 1917 imiterebbe a otto m.iJ.ioni la som- internazionale, deve essere chiamata a compiere
ma da investire neJl'.acquisto di navi estere; e se per il nostro commer io quelle alte funzioni che
gli capiterà l'occasione per l'iinvestimento dii som- i grandi porti di Havre, Amburgo, Anversa, Lonma maggiore, rimanderà quest'investimento aJ- dra e
ew-York compiono nel commercio delle
l'ainno venturo, in attesa che si realizzino altri proprie naz1on1.
profitti, per non perdere il bene-6.cio dell'esenzioI mercati a termine, la cui costituzione in Itane e per potere così usufruire anche l'ese.nZiion c lia è propugnata dal dott. Trombetta, hainno po•
.
. .
132
- - - - - - - - - - - - - - - RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
tentemente contr · buJito all'incremento commerc~ale ed economico dei Paesi ove essi funzio n ano,
hanno incoraggiato e stimolato le iniziative e le
energie, hanno agguerrito e sostenuto il Com.mer•
oio nella lotta ecanomica aspra e difficile dei tem•
pi nostri, hanno creato condizioni più vanta..ggiose e di superiorita alle grandi piazze moderne.
Amburgo ha raggiunto per il caff e un movimento annuale di circa 15.000.000 d · saicchi da 60 kg.,
stando solamente ai contratti registrati presso la
Cassa di Liquidazione, e per lo zucchero ha raggiunto l'enorme cifra di 30.000.000 di sacchi da
100 kg. La regolare .istituzione del termine ad Amburg'o data solo dal 1900; in poco tempo dunque
quella piazza ha potuto conseguire tale sviluppo
d'affari da contendere il pI'imato al mercato di
Havre per i caffè e da gareggiare, per molti altri
articoli, colle principali piazze del mondo. Anversa potè eilevare dopo l'isti-tuzion e del T enn:ine la
sua importaz.ione di gran.i e cereali diversi a 4
milioni di tonnellate in um. ann o (1912). Santos,
nel primo anno ,di esercizio del Termine, istituito nel 1914, potè più che raddoppiare le sue transazioni in caffè, che, da una media di 11.000.000
di sacchi, passarono alla cifra di 24 milioni. Sorsero e prosperano su quel mercato ben tre Casse
di Liquida7'ione per gli affari d1 caffè a termine.
Cosi la piazza di Liverpool, per il suo grarnde mercato a termine , tiene il pr:' mo posto in Europa pel
commercio d~i cotoni.
La e pan ione e la efficienza commer,ciale dipendono dalla organizzazione e dalla preparazione, e oggi il termine è · stituzione essenziale e necessaria per l'e ere'Ìz.io e lo sviluppo dei grandi
commerci e d le grandi industrie.
PERCHÈ L'ITALIA BASTI A SÈ STESSA.
Il problem del d po guerra per la provincia di
Bari e per il Mezzo iorno in g·einere non risiede
assolutame.n te - di_e il cav. Giuseppe De Bell"s
in una sua relazione all Camera di Commercio
di Bari - nel f tto di creare nuove industrie o
altro in sus idio e
compl mento delle preesistenti, ma in un comple o di provvedimenti m,Ìranti anzitutto 1 ri11-novam nto agricolo, da cui
dipenderà la natur le indu trializzazione della
nostra regione e 1
valorizzaz.ione.
L'agricoltura è quindi la ba e e la vera sorgente di tutte le no tre ri or e industriali, per cu.i è
al suo rinnov mento hc dobbiamo anzitutto rivolger o ni no tr cur , per avvantaggiarci dello
sfruttament di qu i mirabili prodotti, che solo
può dare il nos ro suolo fecondo .
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È nella r1nnovata agricoltura, e di sopragiunta
industrializzata, che noi troveremo la forza ed i
mezzi necessari per fronteggiare ~ nostri nuovi
crescenti bisogni e per poter de-6.nitivamente va•
lorizzare le nostre rt,;;gioni.
Che questo sia Uin bisogno veramente sentito
dal nostro paese, Jo dimostra iil vivo interessa•
mento preso dal parlamento nazionale e dal governo nella discussione dei vari bilanci, constatandosi dolorosamente l'inadeguata produzione na•
zionale di f:-onte ai bisogni crescenti del paese.
Per cui, è ecessario che si muti indririzz.o all'azione economica delll.o Stato, :6n qui inorganica
e frammentaria, come dice J'on. P.antano, e che
il governo s'imponga una sagoia politica agraria,
che rinvigorisca la nostra attività produttrice, ed
integri la nostra potenzialità ed indipende1nza economica.
L'Italia può bastare a sè stessa solo che si voglia, ed il Menogiorno e le Pu glie dovranno mettersi in condizioni di dare ,i l loro validissimo contr,i buto.
Ma perchè questa nostra regiione e la nostr.a
provincia in specie possano efficacemente concorrere al raggiungimento di questa hnalità, si ha
bisogno di mettere iin valore due fattori essenzialissimi, che si compendfano nel disciplinamento
CURT
delle acque a scopo d'irrigazione, 1ndustrializzazione e bom·pca de, terreni, e >nella produzi-one di
forza motrice 1droelettrica, senza di cui non sara
possibile nè ninnovamento agricolo, nè una con•
veniente industrializzazione della nostra reg,ione.
LA PRODUZIONE MINERARIA ITALIANA
DURANTE LA GUERRA.
Il ritardo con cui escono le pubblicazioni ufficiali in questo periodo non ci consentono di se•
guire la pvoduzione mineraria italiana durante la
guerra, in cui present,a tanto interesse non solo
economico, con quella precisione ed attua7ità di
da<ti che sarebbe desiderabile. L'ultima « Riv.ista
del se.rvizio minerartio)) recentemente pubblicata dall'Ispettorato delle miniere dà i dati partioolareggiaiii solo hino alla b.ne del 1915.
Le oondizioni create dalla guerra da una parte
hanno dato, col grande aumento dei prezzi dei
metalli ed alt11i derivati .dai mineriali, una forrte
spinta alle ricerche ed .alla produzione mineraria;
dall'altra colla scarsezza della mano d'opera, dif:hcohà di traspor i, etc., han creato una serie d'ostacoli che si son fatti sentire specialmente nel primo periodo 1914-15: i dati del 1916 e 1917, anche per la militarizzazione di stabilimenti, i ere•
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e CERATE
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RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
sciuti esoneri, l'utilizzazione dei prigionieri, spe•
cie in Sardegna, saranno indubbiamente superiori. Ad ogni modo il valore della nostra produzione minera i.a durante la guerra è aumentato, an:
che se la quantità ne è temporaneamente diminuita:
Gli altri gruppi rappresentarono ciascuno un
valore totale inferiore al milione: roccia asfaltica-bitumosa (T. 47.650 per L. 956.585); pirite di
ferro cuprifera (T. 41.613 per L. 957.099); minerali di antimonio (T. 4.334 per L. 720.668);
salgemm (T. 33.267 per L. 637.539); sale di sor•
Minerali piombo, argento e zinco gente (T. 17.914 per L. 627.050); minerale di
iner li di zolfo
T onnell te
Valore
Tonnellate
Valore
mangane
(T. 12.577 per L. 482.250) ; gas idro(000 lire)
(000 lire)
carbura ti (mc. 5.8 2.000 per L. 369.848); mine20.152,9
19 10
32.383.4
2.815.511
183.179
ra•l i d,oro (T. 296 per L. 8280); antracite e sci26.154,2
1912
2.504.408
29.600,6
191.783
28.122,9
sti bituminosi (T. 14.055 per L. 409.212); gratite
1913
28.439 ,3
203.436
2.452.474
23.121
1914
2.371.705
29.063,2
189.452
(T. 6.17 per L. 201.776) · allumite (T. 4.850 per
22.782 ,8
2.222.399
29.321,5
122.462
1915
L. 87.300), etc.
Altri minerali
A questa produzione mineraria si aggiunge
non metallici
metallici
Tonnellate
Valore
Tonnellate
Valore
quella delle cav , hc in Italia assumono note•
(000 T.)
(000 lire)
000 T .)
(000 lire)
vole importanza, p i
el 1915
838,0
12.016,07
906,8
15.815 ,03
le oave lavor te f uron 9.593, di cui 6.939 perma•
1.041,08
24.711,3
969,6
13.746,9
1.125,08
24.904,4
983,4
14.329,2
nenti, le altre tempor n : on un totale di 50.597
1.250,4
29.735,4
1.008,8
14.598,3
lavoratori. Il materiale e tratto fu di T. 20.887.911
1.098,7
27.577, 1
1.251,6
39.870,3
con un valore comple ivo di L. 56.743.848. I
Il totale generale (c,ompr,endendo ~ gas idro- gruppi più importanti furono i seguenti:
ca11burati di cui si produssero 6.800.000 mc. n el
alore
u11ntità
1912; 6.015.000 nel 1913 · 5.920.000 nel 1914 e
(lire)
(tonn~ll t )
12.611.870
24 .883
5.812.000 rn el 1915) è così variato:
1
1910
1912
1913
1914
1915
Quantità
(tonnellate)
Valore
(lire)
4.743 .563
4.796.877
4.764.415
4.820.380
4.695.166
80.367.479
94.213.223
95.796.000
96.517 .913
119.55 1.887
ri-
Malgrado quindi la notevole riduzione della
produzione complessiva, nel 1915 il valore di e sa e stato per l'aum ento dei prezzi il più alto hc
si ricordi nella produzione mineraria it li n .
L e miniere e ri er he attive, ma he n n r1iuscirono produttive, ammont r no nel 1 1
48
oon 1709 lav ranti: di e
110 fur n di ferro;
80 di zolfo; 62 di piom o e zin ; 41 di
mbustibili fo sili, etc.
Passando alle miniere e ricer h
ttivc, h
riuscirono produttive, salirono a 619 con un totale di 41.095. Le produzioni minerarie italiane
più cospicue per quantità e valoiie rm irono nel
1915 le seguenti:
Quantità
(tonnellate)
Minerali di feno
inerali di zolfo
Lignite
Piombo anche argentife ro
Zinco
Pirite di ferro
in. di mercurio
inera]e di rame
Petrolio
Acido borico
67(}.970
2.222.399
939.027
41.590
80.622
327.707
110.642
74.470
6.105
2.497
70 .40 I
6.878.855
.113
13.389.444
6 .622.880
S.363.413
114.423
892.940
731.412
1.023.700
1.091.690
568.420
165.850
1.499.765
4. 113.998
2.929.555
2.296.200
B83 .465
1.296.526
538.740
7.0
Valore
(lire)
19.596.028
29.321.534
20.915.445
11.869.855
10.907.991
9.005.210
6.875.220
2.225.607
1.712.700
1.373.350
I
i d. ti delle produzioni delle nostre miniere
ve l relazione aggiunge i dati sintetici delle
uzioni delle prime lavorazioni dei mater~ali etr t i, ioè delle officine metallurgiche e miner, lur ·iche. Ma questi dati sono già per altre pubbli azioni maggiormente noti.
O gi l'intensÌ:b.cata produzione mineraria italiana si volge al formidabile movimento per l'approvvigionamento bellico della Patria. Ma la spinta che ha ricevuto .in questo periodo continuerà
a dare i suoi frutti anche nell'avvenire pacifico;
e la produzione mineraria concorreira efficacemente alla vittoriosa rinascita economica che tutti auspichiamo alla P ,a trta.
LA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO
DURANTE E DOPO LA GUERRA.
Su la politica economica del Governo durante
la guerra ha presentato all'Unione delle Camere
di Commercio, nella sua XXXIII Assemblea, una
135
Stabilimento Termale Municipale di
'Primo Sanatorio
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Larga pratica del pneumotorace 41
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fiJ
CHIEVERE 'PROGRAMMI E ILLUSTRAZIONI JiJ
- - - - - - - - - - - - - - - RASSEG A DEL MOVIMENTO I DUSTRIALE lT ALIA O
d,iffusa relazione la Camera di Genova, e su la
politica del dopo guerra ne ha presentata un 'altra,
ugualmente diffusa, la Camera dii Milano, in risposta all'invito fatto dal Ministero dell'industria,
del commercio e del lavoro alle Camere su le
nuove indui;trie che potranmo sorgere nei rispettivi distretti.
Le due elabora1:e relazioni furono accolte dal
più vivo plauso dell'Assemblea. Su di esse si apre
un ampio dibattito, a cui partecipano Oberti, Salmoiraghi, Marchetti, Cassin, Muggia, Bocca, Saccà e Meneghell1i, il qua1e ultimo sottoP.one a[ voo dell'Assemblea questo ordine del giorno, che
è approvato all'unanimit :
«L'Assemblea generale dell'Unione delle Camere di commercio itali e, preso atto delle relazioni dehle Camere di Genova e ,di M.ilano ,s ulla politica ec.Jnomica na2:1ionale .d ura•n te la guerra
e nel dopo guerra - mentre esprime tUltto il rincrescimento del ceto commel'lciale e industriatle
del Paese per la diffidenza ed il senso d'ostilità
costantemente profe sato da.i poteri centrali verso le private attivrita economiche per quanto r.i-Hette le pro-:l11zioni. gli scambi e
trasportri ~ al
che debbonsi i.n gran parte attr-ibuire i disagi e le
crescen~i difficoltà 1in cui versano le J)roduz.ioni e
Ì rifornimenti d'essenziale .importanza per 1a vita deù Paese; fa voti affinchè, tenuto conto delJa
dolorosa esperienza del passato, il Governo, sia
nella continnaz.ione dell eccez.ionale periodo che
attraver.siamo, sia sopratutto nel passaggjo dall'economia di guerra alla stabile economia di pace, riconosca tutto il valore e [a superiorità dell'inizia.tiv e della libera attività privata nell'affrontare e risolvere i più complicati e difficili pro' blemi della produzione e degli scambi; e si niserba di concretare analiticamente i punti su i qua!i
sarà da richi mare 1 ri uardo la particolare atten:z:ione del Gove.m o >).
a
ISTRUIAMO GL'INDUSTRIAL/
PICCOLI E MEDI! I
L'ing. Italo Persega.ni scrive alle « lndu trie
Ttaliane Illustrate » su un arg'omeinto di g'ra.nde
importanza, quale e que,llo di formare nel ceto
commerciale e industriale italiano, specialmente
quello medio. la coscienza della sua funzione.
ecessita 'struirlo non soltanto ·n ciò che si riferisce ai dati generali delle industrie particolaini,
ma con dati tecnici e hnainziaI'i locali e generali,
dai quali possano partire so1ide iniz.iative.
Prima di tutto occorre l'organi:z:zazione: l'organizzazione d'un ente ohe abbia per compito la dif-
fusione della conoscenza industriale e che accentri in sè l'indirizzo pratico di questa conoscenza.
Si può cominciare anche modestamente. Si ha in
Italia, in un campo molto meno ~mportante, un
modello magni6co di un ente simile: .il Touring
Club. Quali ampi orizzonti non si aprirebbero a
1
'UlD, associazione che avesse i\l hne d ·struire gl'industriali piccoli e 1nedii sulle tonti di ricchezze
regionali e locati del nostro paese, sulla possiibil,i tà degli scambi, sulla potenzialità di ciascuna re•
gicme a produrre o a consumare, su tutto il dinamismo del commercio I
« Il programma, aggiunge l',i ng. Perseg'ani, e
semplice nella proposta:
1) OrganizzaziQne della conoscenza del mov,imento nazionalle commerciale e iindustriale in
modo che :;:,ossa essere alla portata di chiunque;
2) Critica e valut, zione delle notizie date a
scopo d'istruzione ag.1i interessatu;
3) Proposte concrete per la rapida attuazione dei progetti.
Ed ora l'elenco delle domande: Quali notizie
occorre sapere? Come bisognerà ricercarle?
Occorre, in primo luogo, sapere degli sca,mhi
commerciali, cioè della domanda.
Occorre .!-a pere ciò che si ,può fare.
Occorre sapere ciò di cui si abbisogna e ciò
che ci s; ,pu,, dare.
La conoscenza del mercato è tutta qui.
Ma quale ente, giornale, rivista, libro, associa•
z:ione, governo può dirci questo oomp[etamente e
ch1iaramente 1
Per l'industriale è :importante sapere ciò che
possiamo e potremmo avere e ciò che possiamo e
potremmo dat·e. Inoltre per lui è importante sapere dove e in quale quantità l'energia e la ma•
teria prima siano possibilmente disponibili, quali
energie e materie prime sono ut.i:lizzate e per
quanto, quali mdustrie ·e sistono e con quale valo-
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Genova Staglieno
........ . . __ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _iiiiiiiliil . • • • • • • • • • •
■
.••
•
:
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RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRJALE ITALIA
re, come se ne possono 1n1z1are, e, "n-fine, quale
smercio avrebbero.
Io non so se occorra un libro, o una nv1sta, o
un bollettino di statistica ufficiali; so questo, però: che la pubblicazione d, in-finite stampe ha un
rendimento quasi nullo quando, non considerando le iniziative individuali, non esista un ente di
organizzazione tale che, partendo da principii logici ed economicamente naturali, le riunisca e le
faccia conoscere.
Ho proposto a un nostro grande editore la pubblicazione di una carta geografica d'Itala.a che indicasse l'ubicazione di tutti gli stabilimenti industriali e commenciali. Per ognuno di essi dovrebbesi indicare il genere del fabbricato, l'energia utilizzata, il numero degli operai, l'esportazione, la
importazione ed in-fine ie pvincipali destinazioni
dei prodotti.
on mi lusingo di avere sug·gerito un lavoro
completo, per quainto buono lo trovasse l'editore
stesso, ma era 1il primo passo verso la conoscenza del nostro paese .industriale».
PER UNA MANCATA DISTRIBUZIONE
DI ONORIFICENZE
o
poli, egli considera come fornitori militari questi
f ~rnitori di navi da guerra e mercan-tili, i quali
concorrono, e come, all'efficienza della guerra, e
vengono, per una strana mentalità minister.iale,
considerati come fonruitori di scarpe di cartone.
« ei riguardi degli interessati, il fatto avrebbe pochissima ~mportanza. Ma è strano che, mentre oggi più che mai si dispensano le altre cohm•
ni onorificenze elettorali, viene fatta offesa a coloro a cui la patria deve e dovrà Ja su forza e la
sua migliore rinascenza economica».
A PROPOSITO DI UN « SINDACATO FRA I
FABBRICANTI DI ESPLODENTI )).
La Società anonima Dinamite
na c1 scrive:
« Leggiamo nel vo tro
g'no l'articoletto intitolato «
ne delle Società degli E plo
« on sappiamo che cos
notizia al riguardo delle
che è inesatto per e
fusione è asseg'n t,
cc Gli stabilim n i
ob l di
viglia-
or o giuto di fus~o-
e i: ciò
questa
lli di
Un lettore ci scrive:
<< Io sono un abbonato e mi permetto di se
a•
larle un fatto, nel dubbio ch e codesta on. Dire•
zione non n e abbia conoscenza.
cc Circ a u.n anno fa, si riuni il Con i lio
dine del Lavoro, pre ieduto d gli attu li
gretarii di Stato C ncp
gnazione delle onorifi cnz
su 80 pr posti venncr pr
mente 20.
« Venne ubit
r
r
la n min , e que t
ntr hrm
Ministro Raineri, per i ne
vali ri r ri o lt ri.
Doveva essere anche ontrofirmato d l Mini tr
dell'Industria, in conseguenza dello doppi, m n•
to del Dicastero~ ma il ministro De
av
rcdette di sospendere la esecuzione del decreto, e c n
vive preghiere ottenne dal colle a Raineri che
non desse ese.cuzione alla parte che vi era di sua
· competenza, per ,n on rim.anere lui scopert;; tanto più che i componein i ti.I Consiglio dell'Ordine
si erano affrettati a comunicare confidenzialmente ai prescelti la designazione avvenuta.
« Malgrado le influenze politiche, autorevoli e
numerose, il Ministro De
ava tenne duro. Si
dice, notoriamente, che il pretesto da lui messo
innanzi sia questo: siccome tnella infornata sono
compresi l'Orlando di Livorno e il Pieirce di
139
LE I. I. I.
= = = = == = = ========== = = ==== = = = = ===== = == == ==
Allemandi e Carmig'nano, appartengono alla « Società nonima Ltaliallla Dinamite
obel » e no~
alla Compagnia « obel » inglese, cQO. cui la nostra Azienda non ha in comune che il nome dell'inventore della dinamite, a somiglianza di quan•
to nel campo dell'elettricità _avviene, in cui molte
-intraprese prendono .il nome da Edison.
<< I commenti che codesta Rivista ha creduto
di dover fare in proposito non avendo quindi ra•
gione di essere, con-fidiamo ohe codesta Rivista
retti-6.cherà senz'altro l'informazione per quanto
ci riduarda ».
separata, come se fosse una -filiale, era - in poche parole - indipende nte.
Un grande successo ha avuto la s-0luzione di
questo ,importante problema e l'innovazione ha
incontrato il favore generale.
in cui sarebbero state costrette di rivol~ersi all'.impieg'ato dello sportello, che forse avre,bbe
riso di qualche loro comprensibile sproposito in
una materia poco nota ed astrusa per la maggioranza delle donne I ·
Ebbene: la « Peopiles Trust e Sav.ing's Bank »
di Chicago, compresa l'importanza del problema,
venne nella decisione di creare un riparto speciale per la clientela femminile, riparto che doveva
avere soltanto pers0tnale femm~nile.
Fu scelto un angolo tranquitllo del pa.lazzo della
Banca, furano disposti ed arredati dei locali con
i criteri speciali' che dovevano adattarsi allo scopo, stendendo. cioè, dei morbidi tappeti, mettendo delle comode sedri e e poltrone, adornando le
pareti di quadri e specialmente ... di specchi, disponendo agli angoli delle pai1me e dei -6.ori: insomma, si fece un arrangement prettamente fem•
mile. I'l servizio, come fu detto, venne disimpegnato soltanto da impiegate.
Si immag·ina bene come una donna dovesse trovarsi a suo agio in un ambiente ,s imile, in mezzo
a sue compagne ... di sesso: nessun imbarazzo di
Dipinti antichi su tavola e su
tela dei migliori maestri, tutti
provenienti da famiglie Patrizie, si liquidano presso r Antiquario
GLI EFFETTI DELLA GUERRA MODERNA
Con questo titolo il prof. avv. Mario Ghriron,
dell'Università di Pavia, pubblica uno studio (Athetna.eum, Roma) in cui dà un sagg'io di svilup•
po e di applica~ione di dottrine moderne e non
paci-fiche in ordine ai più ardui fra i problemi che
il momento attuaJ.e mette in -wta nel .campo del
LA BANCA PER LE DONNE.
diritto inter.na2!.icmale ,e del diritto .industriale.
L'autore intende spianare la via a tutti i ,c ultori
Pochi anni or sono una dOilllla che voÙeva ese•
del diritto industr:iale con l'accertare in qual mo•
guire una qualunque operazione bancaria, come
il deposito di 'Una somma di denaro, lo sconto di do :la g'uerra abbia alterato i rapporti giuridici che
le convenzioni avevano f1aito sorgere.
una cambiale, la vendita di titoli, ecc. doveva re..
carsi alla Banca e trovarsi in un am.hiente che, caratterizzato dalla mancainza di quella promiscuiGLI INCONVENIENTI DELLE SCA TOLE
tà di sesso, · qua:le la si vede nelle vie, nei caffè.
STAGNATE.
in molti nedozi, impacci.ava evidentemente la don•
ell'.industr.ia delle conserve alimentari. che
na.
va assumendo una importanza n azionale di priQuante e quante donne, desiderose di eseguimo ordine. sfugge ai pratici un inconveniente che
re un deposito o di comperare de.i titoli, se ne astenevano per evitare quel moonento incres,cioso, ,__ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ _.._
BAZZANI
Palazzo ex Marchese d' Adda '
Via Verziere, 4
MI L A N o
far cattiva -figura. L'intesa fra la don.n a al di qua
e quella al di là dello sportello era perfetta.
Il riparto f emmiinile fu sepa,rato anche meglio
dal resto della banca: aveva, p. e .• una contabilità .__ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ __.
140
J
, A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
impatiche investito. E così per 17 mesi ( dal primo agosto
1914 al 31 dicembre 1915), sul capitale medio di
·onservati a- L. 55.000, il reddito ordinartio è determinato in
l
hie nerastre L. 6240. Su detta sorruna, lol'\da di R. M., deve
me dei pro- prelevarsi il compenso pel capitale investito e
qu ntità di stagno quello per due dei componenti la Ditta che hanntu li non più asso- no prestata tutta la loro opera per il regolare funquasi invero- ~ionamento dell'Azienda. Tutto quanto eccede ta• per cento. Che le somma è considerato niente e meno che come
possa presentare peri- sopra prohtto d.i guerra.
arrischiato affermaDue persone dunque devono vivere onestamen•
i, pru I nte esdudere senz "al- te e compens-are il capitale (in parte n0111 loro)
ii in· nvenienti e inoltre sulle per un periodo di 17 mesi, con la cospicua ~omnudo è possibile si formi- ma di L. 6240, lorda di R. M. l
r , n n senza azione sul gusto.
In conclusione, L. 6240 lorde si riducono, dopo
it re questo inconveniente. O- deduzione dell'imposta ,d i R. M., a lire 5300 ciirnetto
vr tutto inefile conserve prof on- ca; calcolato l'interesse del capitale al 5
n tassi di cloruro sodico ch e per mesi 17 su L. 55 mila, si hanno L. 3900 · rep r cento con una discreta aci- stano L. 1400 con le quali si deve compensare
di questi due fattori perchè si l'opera di due persone per ben 17 mesi!
t no ma non è sempre comodo applic
mplice è quello di r.idru.rre il con•
t en ut o
l'acidità delle conserve: ma è un
po' i, 111 I ntc affermare scolasticia.'?Tlente dei
tas i 1.•h
l l iano up. valore assoluto al riguardo.
Un
· n I rimedio che dà buoni r.isu.ltati m a
c,nta qualche aumento di costo nelle
r a i ni la buona verniciatura de1le scatole:
i t no oggi tipi di vemiciatur,e gialle che off r on
ranzie di successo e che non cedono gus to
li alimenti conservafu.
TASSAZIONI INIQUE.
Il d r e t r el ti o ali'
e rt m nto dei sopra
profitti i gu
e rmin che ' l r ddito ordinario pe r le Azi
u li n n h nn
ila.nei precedenti 1 pr
o t 1 14, d v'
1 lato nella mi ur dcll'S -J,' sul
pit
investit .
ulla è detto cir
il compenso dell'op r pre tata dai componenti una Ditta. Per
I fatto, tutt e
le somme trattenute a titolo di stipendio dai proprietari di un'Azienda, in compenso della loro opera, sono senz'altro consideI1ate quale provento
straordinario quando, sommati col compenso dovuto al capitale, ecced0i11io 1'8 o/! , su ricordato. Tale cr~te · o è ingiusto e si traduce in una vera e
propria spogliazione.
Ecco un esempio pratico: ad un'azienda costituit si pochi mesi prima dello scoppio ,d ella guerra
eur p , con un capitale di L. 50.000, portato a
L. O. 00 n 1 uccessivo apru.le 1915, viene hssato
I lit
rdinario 1'8 % sul capitale medio
APPAI<ECCHI PER MUTILATI
Il Comitato Regionale di Mobilitazione industrirule di Milano ha indetto un concor:so per apparecchi e dispos~tivi atti a facilitare 1 imp.iego
degli storpi e mutilati di guerra nelle lavorazioni
meccaniche. IJ Com-itato region,ale di mobilitazione industniale che lo indice ha concretato alcune
norme per i concorrenti, relative allo stato attuale
della tecnica ortopedica, norme che saranno consegnate a richiesta presso quella sedreteria, viale V:enezia 20, per costituire un 'opportun a guida
nello stud~o delle proposte da presentare. Il Comitato richiama ancora l'attenzione del pubblico
ul concorso, al.lo scopo di invogliare sempre più
i tecnici a prendervi parte. È ovvcio infatti che
quanto maggiore potrà essere il numero dei eone rr nti, più notevoli potranno essere i risultati
hc d l concorso in questione sarà possibile ccmse uire, e con ciò il vantaggio che ne potranno
ritrarre i mutilati di guerra.
I PERNI NEGLI ALBERI MOTORE
L'~ng'. prof. Carlo Carminati pubblica « Appunti di Tecnologia meccanica » (Off. g'raf, della
Sten) nei quali studia, corredando il testo d'inoisioni e grahci dimostrativi, il modo di poter com•
pÌere meccanicamente e celere:mente la rettihca
dei perni negli alberi motore, lavorazione delicata di solito fatta a mano con poca sicure~za di
precisione. Ne1lo stesso studio l'autore dà ragione dell'jdeaztione della nuova « Rettib.catrice
Stadium ».
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e
Angelo Toso è un ma~ni:fico mo·
~hit tura nava:le, uno dei migliora pi,ita.liani per cui Venezia si arricnuova splendida unità di g'rossil
11
it
1
RI
ti
r
DELLE PIANTE MEDICINALI bus.
i t1n1i si sono avU,te due ':mportant.i
or lin rie della Sezione Piante Medio tit11it in seno della Federazione Pro
cl l 91.5 allo scopo appunto di daniz% zione nazionale a questo ramo
I 1 Paese.
itntervennero i rappresentantti. dei
li meridionale, centrale, settentriogna.
n dei lavori venne votato ad unantc ordine dal giorno:
• i ta l'importanza che dopo UJll
p r zione hanno assunto i lavori
i ntifico, Sezione Pi8Jll.te Medicl r zione Pro Montibus ,e l'intente che hanno suscitato le sue
lr
iniziative · n ogni regione d'Italia e Colonie, d di costituirsi in Com,Ìtafo N a2-ionale per le
P.iainte medicina1i, aromatiche ed estrattive in
Ita.lia e Coloni,e org'ano centrale co.n sede in Roma, a cui ader:iscono i gruppi costituiti in seguito
alla sua attiv ·tà nelle driverse regioni d'Italia.
« A meglio 1:1egolare i ra,pporti con gli Istituti
Scientiii, ·, ,che già collaborarono col Comitato
stesso, a sv.i luppare que1li necessari con le ~ndushue nazionali e con le div,erse amrministraziolrci
dello Stato, vennero costituite le .sotto-com•
missioni tinanziar.ia, scientihca, per il teg'olamen..
to com-merciale ». 1
Atll'adunanza iinterven.niero, fra gli altru, 'on.
Milia.nu, Presidente della F ederaz.iotne Pro Montibus: .il prof. Piutti. dell'Umversità di Napoli, il
prof. Valenti. dell'Unive-rsità di Cag1ian: al commendatore Ravasini, dell'Istituto medico farma•
cologico nazionale, iJ barone Canwccini, rappresentante ufficiiale del Ministero dell'Ag:ricoltul..
ra; ,iJ prof. Clerici, della Scuola Ingegneri d · Roma; .il priJf. Fracchia, vice-presidente della Asso•
ci azione fra le Cattedre ambu1anti di ,agricoltura; il prof. Cortesi, docente di .botanica per i
fanmacisti, .nell1Jnivers.ità di Roma;. jJ cav. dott.
Domenico Saccar,d o, dell'Associazione orticola
profess,ionale italiana; e ,i.i dott. Borghesani, seg'retairio g'en.eraJe della Fede razione Pro Monti-
è stato a.naug'uraio il serv.i - libera
LA CASSA NAZIONALE INFORTUNII.
Intendimento di Vincenzo Magald,i, nel discorrere in un opuscolo: La Cassa azi01naJ.e Infortu.nii (Roma, Stah. Tip. Garr-0n1) delle origini e delle vicende sinora corse dalla Cassa Nazionaile di
assicurazione per gli infortuni degli operai .sul lavoro, è quello di dimostrare che questo Istituto
di diritto pubblico, il qua.le, nella sua più recente
azione, raccoolie :le simpatie delle dassi lavoratnici e della enorme magg'Ìoi,anza degli industriali, per copiose manifestazioni pubblicamente espresse, merita tutta La tiducia del pubblico, tutta la prote-zione dello Stato. E questa deve esplicarsi sopra tutto con la riforma, tanto invocata,
della legge :infortunii.
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(Cent. TRENTA ogni parola •
M inimo 10 parole).
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OCCORRE, PER ALTRO. METTERE IN RILIEVO CHE LA NOSTRA RIVISTA HA, A TUTT'OGGI, VENTIMILA ABBONATI, ESSENZIALMENTE INDUSTRIALI, OSSIA GRANDI PRODUTTORI E ELL STE SO TEMPO GRANDI CONSUMA TORI.
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QUALSIASI DOMANDA DI IMPIEGO O DI MAESTRANZA, VA DIRETTAMENTE AGLI I
E
TI : t SI
DEVE DIMENTICARE CHE OGNI NUMERO DELLE I. I I. RIMANE IN CIRCOLAZIO E UN M · l; ICCHE:.
OG I INSERZIONE HA, PER COSI' DIRE, UNA VITALITÀ DI TRENTA GIORNI ; IL CHE D .
PI I A LA
SUA EFFICACIA.
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22-74. Rappresentanze primariaaime Case d'oin Casteltermini, ex-feudo
anganaro. Diririgine e d'importazione diretta.
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gersi: Biancorosao, Palermo, Alloro, 11.
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I ANDERSEN, Fiabe - 2 A STEY, Viceversa - 3 CERVAN- ~
TES, Don Chisciotte della Mancia - 4 DE FOE, Robinson C.rusoe - 5 CARROL, Le avventure di Alice - 6 DELLA CRO. ,=t
CE, Le astuzie sottilissime di Bertoldo e Bertoldino. - 7 DE R
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MAISTRE, Racconti - 8 DAUDET, Le avventure di Tartarino l=:t
9 DICKENS, Le novelle di Natale - 10 FRA CE, Nel re- A
gno dei nani - 11 CRI M G. e G. , Fiabe - 12 HA WTHORE, Storie meravigliose - 13 •••, Le mille e una notte, Vol. I.
\ - 14 ..., Le mille e una notte, Voi. li. - 15 KI GSLEY, Le
metamorfosi di Tom. - 16 PERRAULT, l racconti delle fate. l=t
- 17 RASPE. Avventure straordinarie del Barone di Miinchhau- R
sen. - 18 SWIFT, I viaggi di Gullive.r. - 19 LEMO NIER,
Storia di otto bestie. - 20 TWAI, Principe e mendicante. 21 A. PADOVA , II libro delle nazioni. - 22 I. REGGIO, Il
libro della gloria. - 23 P. DE LUCA, Il libro dei tesori. l=t
24 JACK LA BOLI A, Il libro dei prodigi. - 25 L. ZUCCO- J::I
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LI , I piaceri e i dispiaceri di Trottapiano. - 26 L. BARZINI, Il
libro dei viaggi. - 27 I. REGGIO, Il libro delle città meravilio . - 28 I. REGGIO, Il libro della terra. - 29 S. FARI A, Il libro dei paesi incantati, Vol. I. - 30 S. FARINA. Il libro
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d i p i inc nt ri, Voi. Il. - 31 I. BE CIVEN I. Il libro delle scoperte. - 32 A. PADOVA , Il libro del cielo. - 33 I. REG- 1=t:
Cl . Il libro d I mare. - 34 ALBA Cl ZIA, Il libro degli animali. - 35 ... , Il libro delle novelle. - 36 L. SICILIANI. R
Il libro d Ua poe ia. - 37 A. G . BIANCHI, Il libro degli sparta. - 38 F. D'AMORA. Il libro dei giuochi. - 39 D. PROVEN- l=t
ZAL, li libro d I giudizio. - 40 S . 81S1-ALBINI. 11 libro dell' avvenire.
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GERENTE RESPO SABILE: BRICCHI BATTISTA.
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