Le Industrie Italiane Illustrate, n. 7, 1917

Contenuto

Le Industrie Italiane Illustrate, n. 7, 1917
Titolo originale
"Le industrie Italiane Illustrate"
Tipologia
Periodico a stampa
Descrizione
Copertina – Alte personalità delle industrie italiane: Il Commendatore Giuseppe Volpi, Presidente della Società Generale Adriatica di Elettricità (una illustrazione)

Sommario:

- Il Generale Giovanni Battista Marieni, Direttore generale dell’Aeronautica, e il Senatore Carlo Esterle, consigliere delegato della Società Edison di Milano, inaugurano la Mostra di Aeronautica di Milano (una illustrazione), p. 17
- L’Italia deve fare da sé – Le I. I. I., p. 21
- L’industria italiana rivelata a sé stessa – Cesare Goldmann, Presidente del Circolo per gli interessi industriali, commerciali ed agricoli di Milano. Membro della Commissione Reale per lo studio del regime economico-doganale e dei Trattati di commercio, p. 24
- Il riordinamento del Ministero dell’Industria – Ferdinando Nobili Massuero, Primo Segretario nel Ministero delle Colonie, p. 33
- Per l’altra guerra: le conclusioni e i voti della Conferenza Interparlamentare del Commercio a Roma – Federico Giolli, p. 37
- Le corazze delle navi: fabbricazione, collaudo, applicazione – Contrammiraglio Ettore Bravetta (con 13 illustrazioni), p. 43
- Per le industrie meridionali: l’impianto idroelettrico del Volturno – Ing. Prof. Luigi Luiggi, già Presidente della Società degli Ingegneri e Architetti Italiani (con 6 illustrazioni), p. 65
- Per la migliore utilizzazione del carbone – Ing. Ernesto Monaco, p. 71
- L’importanza della bieticoltura per l’economia nazionale – Felice Garelli, del Politecnico di Torino, p. 74
- Gli allori raccolti dagli austriaci nella «Strafe-expedition»: la distruzione delle Cartiere Rossi, di Arsiero (con sei illustrazioni), p. 76
- Verso la poderosa organizzazione degli industriali italiani: una nobile e pratica proposta del Dottor Emilio Lepetit, p. 79
- La più grande industria rurale italiana – Arturo Marescalchi, Presidente della Società dei Viticultori Italiani, p. 81
- Gli stabilimenti enologici dei Fratelli Folonari (27 illustrazioni), p. 83
- L’industria italiana dell’aviazione – Le I. I. I., p. 97
- Tra le grandi industrie di Torino: la «S.I.A.», Società Italiana Aviazione (con cinque illustrazioni), p. 101
- La partecipazione italiana alla Fiera di Lione – III. Ciò che si è fatto e ciò che si deve fare – Isidoro Reggio, p. 105
- Rassegna del Movimento Industriale Italiano (Mese di giugno), p. 115
Data testuale
1917 luglio
Data topica
Milano
Consistenza
pp. 162
Stato di conservazione
Discreto
Soggetto produttore
Umberto Notari (1878 - 1950)
Identificativo
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contenuto
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AlLTI: PERSONALITA DELLE INDUSTRIE 1TAUANE:
Il Comm. GIUS PE VOLP:I, Presidente della Società Generale Adriatica di Elettricità.

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G en v ; durata "dieci anni; . cap. L. 12.000, per Cap. L. 25.000; o g'gettio: esercizio di ,garag'e con
trasp rti e spedizioni m1arittime, Huviali e terre- noleg:g:io ed offi · na di TÌparazioni ed .in relazione .a tale ogg etto qual i si operazione commerstll"Ì.
ciale e :6.nian:ziaria.
GENOVA - Società ligure di armamento. Sociot ' Ain., con .sede in Geno~.a, durata 31 dicemGENOVA - Giacomo Kahn e C. Soc. colletbre 1950. Caipitale L. 5.000.000 in 50.000 azioni da tiva 00111 sed e in Genov • dUll" t cinque anni; capi- ·
L. 100 dauna, per l'acquisto di navi mercantili ta:le L. 60.000; og'g;etto: commercio di commissioni
ed il foro armamento ed es,ei,cizio in qualunque e rappre s entanze ,i n gene r e.
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GENOVA Società Italiana ]osef,h Merat.
Soc. an. con sede in Genova, piana S. Siro 4-5, di lana Roberto La Rocca e C. Soc. an., con sede
d!urata die1ci ,anni. Capitale L. 40.000, diviso in 40 in Greco M ,il1anese via Made'SS.rna, col capitale di
L. 1.000.000; durwta -hno aJ. 10 novembre 1932, aazioni ,da L. 1000; •e sercizio casa di spedizioni.
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giore, società anonima con se.de in Milano. Du- g,iug.no 1927; e p. L. 50.000. Oggetto: fabbricaziorata 31 dicembre 1924. Capitale L. 50.000 per l'e- ne di nastri. f
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.riia, industriale, ommer i 1
fondiaria, inctreMILANO - Sahbadini e Cane{,a. Soc. collettiva mento d'affari irn It Li e, r. pp rti dell'Italia con
con S!ec:Le in MiJano. dur:ata sei anni, capitale lire !',estero.
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MILANO - Successori G. Co1omho. So . col- di riposo in R gol do. Soc. an. pell" z1on1, con selettiva, con sede in Milano, duratba cinque wnni ~ de a Mill an • pr
o il e, v. Paolo I e oli, corso
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MILANO - Ti,f,ograpa Var6Mtaa. Società anonima con sede in Milaino, via Metastasio 3. Durata -fino al 30 giugno 1937. Capitale L. 25.000.
scopo: esercizio d,i industria tipog'rahca, litog'n:6.oa e affini.

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TORINO - Società Anonima Nazionale di Acciai speciali (S. A. N. A. S.), con sede in Torino.
duraita nove anni. Capitale L. 800.000, per f abbrica- di acciai. Presidente Isaia Levi fu cav. Donato, amministratore delegato De Benedetti iin.g.
Guido.

MILANO - Filmexiort. Sç>c. in nome collettiTORINO - Cavalchini Gribaudi e C. Società
vo, con sede a Milano, Foro Bonaparte 26; durain
accomandita ,s emplice, rogito Signoretti d.d 31
ta al 15 maggio 1922. Capitale Lr 3000, per la vendita per conto teni di :6.lms ciinematograhche ita- maggio 1917. Componen,t i: Banca Barbarona, cav.
Alfonso Moris, cav. Renato Moris, cav. Ernesto
liaine.
Testa, Ferrei-o di Ventimiglia marchese Alf~nMILANO - P. Vigoni e C. Soc. in accoman- , so, Giuseppe Rdbiolio, Diatto ~ng. Vittorio, Dia.tditia semplice con sede cr•n Milano, via Luig~ Ca- to cav. Pietro, F erra•r is ing. Dante, Barone Romanonica 23. Durata nove a1t1ni, capitale L. 30.000, no G~anotti, Guido Martinolo, soci accomandanave.nte per oggetto la fabbrica d,i minuterie in ti. Dott~ Mario· Cavalchini, Filippo Gribaud~.
metallo ed affini.
H ,e nri Charles, soci ,accomandatari con -firma e
rappr.esental11za sociale. La sede è a Torino, duROMA - Zuccheripcio Lendinarese. Società rata nove anni, capitale L. 465.000. oggetto: f,abanonima con sede .in Roma; cap. L. 6.000.000. Pre.. bricau.oln,e di capsule per bottiglie.
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lettivo, con s·ede in Torino, durata tre ,anni, capi- capitale L. 40.000 per compera e vendita di le_gnami.
tale L. 80.000, peir fabbrica di mobili in ferro.

1927. Ca•pita1e L. 60000.

TORINO D1.tta Barale P1"etro, successori
TORINO - GugNelmo e frateJli Minola. S ,. r
fratelli Barale. Soc. coll. con sede in Torino. Du- cietà in nome collettivo con sede in Tor~n,o, durarata tre anni, capjtale L. 1000, per il commercio ta tre anni, capitaile L. 50.000 pe,r il commeiraio di
di frutta e verdura.

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l

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14

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Decreto Ministeriale N . QO del 23 Maggio 1916

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I. Stabilimento Meccanico - Sampiel'ldarena
2. Stq.bilimento per la costruzione di locomotive - Sampierdarena.
3. Stabilimento per la costruzione delle artiglierie - Sampierdarena.
4. Stabilimento della Fiumara per munizioni da
guerra - Sampierdarena.
5. Stabilimento per la costruzione di motori a
scoppio e combustione interna - ·san Martino (Sampierdarena).
6. Stabilimento per la costruzione di motori da
aviazione - San Martino (Sampierdarena).
7. Fonderia di acciaio - Campi (Cornigliano
Ligure).
B. Acciaieria e fabbrica di corazze - Campi
(Cornigliano Ligure).
9. Stabilimento elettrotecnico - Campi (Cornigliano Ligure).
10. Stabilimento metallurgico Delta ~ Fegino
(Cornigliano Ligure).

16

11. Fonderia di bronzo - Fegino (Cornigliano
Ligur ).
12. Stabilim nto per la fabbricazione di bossoli
d'artigli ria - Fegino (Cornigliano Ligure).
13. Canti , ,i OfJicine Savoia - Comigliano Ligur .

14. Fabbri a di tubi - Fegino (Cornigliano Ligur
15. Canti r aeronautico - Borzoli (Mare).
16. Canti r navale --:-- Sestri Ponente.
17. Proiettificio Ansaldo - Sestri Ponente.
18. Fonderia di ghisa - Pegli.
19. Stabilimento per la fabbricazione di materiali refrattari - Stàzzano (Serravalle ·Scrivia).
20. Officirie allestimento navi - Molo G iano
(Portq di Genova).
21. Miniere di Cogne - Cogne (Valle d'Aosta).
22. Stabilimenti elettrosiderurgici - Aosta .

LE INDUSTRIE
ITALIANE
ILLUSTRATE
Milano, Luglio 1917
oprletà della Società
llano, Piazza Cavour,

Anonima

.. Istituto

~

N. 7
J&dltoriale Italiano••
Telef'oni +1-96 71.aa

Il generale Marieni e il senatore Esterle
inaugurano la Mostra. Aeronautica di Milano
(Ve di a rtico lo a. pag. 97)

.

s o M M A R I o
Luglio 191 T.

• 7

1

COPERTINA :

ALTE PERSONALITÀ DELLE INDUSTRJE /T ALIANE : IL
TORE GIUSEPPE VOLPI (una illustrazione)

COMMENDA-

NEL IBSTO ~
I. _ IL GENERALE MARIENI E IL SENATORE ESTERLE INAUGURANO
LA MOSTRA DI AERONAUTICA DI MILANO (una illustrazione) . Pag. 17
li. - L 'ITALIA DEVE FARE DA SE' - Le I. I. I. .
» 21
lilI. - L'INDUSTRIA 1TALIANA RIVELATA A SE' STESSA - C. GoLDMANN,
Presidente del Circolo per gli interessi industriali, commerciali ed agricoli di Milano, Membro della Commissione Reale per lo studio del regime economico-doganale e dei Trattati di commercio .
»
24
IV. - IL RIORDINAMENTO DEL MJNIS1ERO DELL'INDUSTRIA - FERDINANDO NoBILI-MASSU ERO , primo segretario nel Ministero delle Colonie .
»
33
V. - PER L ' ALTRA GUERRA : LE CONCLUSIONI E I VOTI DELLA CONFERENZA INTERPARLAMENTARE DEL COMMERCIO A RO37
MA - FEDERICO GIOLLI
VI. - LE CORAZZE DELLE NAVI : FABBRICAZIONE , COLLAUDO , APPLIl)
CAZIONE - Contrammiraglio ETTORE BRAVETTA (con 13 illustrazioni)
43
VII . - PER LE INDUSTRIE MERIDIONALI : L 'IMPIANTO IDRO -ELETTRICO
DEL VOLTURNO - lng. Prof . L U IGI l.U IGGI , già Presidente della Sol)
cietà degli Ingegneri e Architetti Italiani (con 6 illustrazioni) .
65
VUI. - PER LA MIGLIORE UTILIZZAZIONE DEL CARBONE - Ingegnere
71
E . MONACO •
IX. - L' IMPORTANZA DELLA BIETICOLTURA PER L' ECONOMIA NA l)
74
ZIONALE - F ELICE GARELLI, del Politecnico di Torino .
X.
GLI ALLORI RACCOLTI DAGLI AUSTRIACI NELLA « STRAFEEXPEDITION ,,: LA DISTRUZIONE DELLE CARTIERE ROSSI.
l)
76
DI ARSIERO (con sei illustrazioni) .
Xl. - VERSO LA PODEROSA ORGANIZZAZIONE DEGLI INDUSTRIALI 1T AL/ANI : UNA NOBILE E PRA T/CA PROPOSTA DEL DOTTOR
E . LEPETIT .
»
79
XII. - LA P/U' GRANDE INDUSTRIA RURALE /T ALIANA - ARTURO MARE» 81
SCALCHI , Presidente della Società dei Viticultori Italiani .
XIII. - GLI ST ABILIMENT/ ENOLOGICI DEI FRATELLI FOLONARI (27 ill.)
»
83
XIV. - L 'INDUSTRIA /T ALIANA DELL'A V/AZIONE - Le / . /. / . . . . . .
» 97
XV. - TRA LE GRANDI INDUSTRIE DI TORINO : LA « S . I. A .» (SOCIETÀ
/T ALIANA AVIAZIONE (con cinque illustrazioni) .
» 101
XVI . - LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE - III. CIO'
» 105
CHE SI E' FATTO E CIO' CHE SI DEVE FARE - lsmoRo RE:GGiò .
XV1lil. _ RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE /T ALIANO (Mese di
» 115
Giugno)

-

(Proprietà letteraria)

I...=-----:=- ---

CINGHIE MASSONI-MORONI
(FAMA MONDIALI:)

Manifattu·r a Italiana
Cinghie Massoni & Moroni • Milano

L

I.I.I.

L'ITALIA DEVE
FARE DA SE
Terna unico per le presenti e future discussio;::
n.i sui trattati di commercio e le tariffe doganali
La Camera dei Deputati ha avuto la bondi occuparsi in questi giorni della più
importante questione del nostro domani :
1 questione doganale.
Trattandosi di un problema fondament le e che coinvolge i più profondi e vitali
interessi dell'intera nazione, gli egregi
uoi rappresentanti se la sono sbrigata in
v nti minuti.
La solita allocuzione sull'infallibilità
d 1 dogma liberista pronunciata dall'on.
Ìretti, l'immancabile salivazione socialit contro il protezionismo, ovverosia il
vivaio dei « pescicani )) dell'industria; un
di orsino del Ministro della partita per
il rinvio degli studi alla commissione ; e
ni nte di più.
P r queste ed altre simili fatiche parlam nt ari, il popolo italiano spreme ogni ann d lle sue doviziosissime tasche tre mili n · di lire.
B n poca cosa in verità in confronto del
·zzo miliardo annuo con cui il medesipolo mantiene quell'altra grande scu•
(il termine è forse un po troppo pre•
so) che si chiama Burocrazia.
ritornando al problema dei futuri
t r t ti di commercio, ci sia permesso di
, i.ungere qualche seria considerazione
frivolezze scambiate anche su questo
m nto a Montecitorio.
i non siamo nè protezionisti nè liber I ti, n' socialisti nè conservatori.
I 'on. Giretti ama la sua scuola che gli
t

1

ha conferito rinomanza : l 'on. Modigliani
ama il suo partito che gli ha dato la medaglia.
Noi amiamo qualche cosa di più importante: amiamo l'Italia che non ci ha dato
niente alrir~."fuori di un po• d'acqua lustrale
e a cui nulla mai domanderemo oltre a
due metri quadrati di terra.
Sì; amiamo l'Italia, I1Italia soltanto.
Perciò la vogliamo forte.
E per averla forte la vogliamo indipendente, vale a dire, IN CONDIZIONI DI
ON AVER BISOGNO DI NESSUNO,
ossi-a DI POTER PROVVEDERE A
TUTTO DA SÈ.
I futuri trattati di commercio e le con•
seq_u enziali tariffe doganali non possono
concludersi - chiunque siano i negoziatori e i contraenti - che sulla base di questo unico principio.
La guerra ha denudato brutalmente tutte le umilianti piaghe del nostro paese che
ERA INDIPENDENTE SOLTANTO DI
NOME.
Feudi stranieri, le banche.
Feudi stranieri, le industrie.
Sino al 23 Maggio· 1915 due terzi della
(( libera)) Italia hanno vissuto con le briciole elargite dagli stranieri.
Con uno sforzo disperato, che dura da
due anni, ci siamo liberati quasi totalmente da una situazione che ci avrebbe ricondotti o prima o poi a un nuovo servaggio.
Per far piacere all'on. Giretti o alron.

LE I . I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Modigliani. il paese tuttora ansimante
nella terribile fatica. dovrebbe dunque di
nuovo tendere il collo al giogo economico
di altri popoli?
Meglio la disfatta. allç>ra; meglio la sven~ra che una simile dedizione.
' Poichè noi sarà bene dirlo alto e
chiaro - non abbiamo fede che nelle nostre sole forze.
1
Gli alleati d oggi possono essere gli avversari di domani e quelJo che oggi ci vien
dato in cambio di quel1o clie possiamo dare, ci f,uò essere domani negato.
1 1
PERCIO L ITALIA DEVE METTERSI IN .CONDIZIONI DI NULLA DOVER
DOMANDARE A NESSUNO, di potere.
cioè. fabbricare in casa propria qualunque cosa occorra al vivere civile di tutti i
suoi :figli.
Sotto questo aspetto l 11 talia sarà, dopo
la guerra, la nazione che più d •ogni altra
si troverà in buone condizioni in quanto
più d'ogni altra prima della guerra ricorreva per il rifornimento dei propri mercati. ai mercati stranieri.
1
La guerra ha ravvivato un infinità di focolai di produzione che erano prima semisoffocati dalla invasione straniera a cui i
negoziatori dei vecchi trattati avevan spalancate tutte le porte . Nuove industrie, per
la medesima ragione un tempo inesistenti,
sono nate; sicchè le -urie e le altre, assolti
che siano i compiti bellici, potranno rivolger e le loro energie a satollare tutte le esigenze dei mercati interni. che non avranno più bisogno. così, di gettare miliardi
d'oro ogni anno oltre Alpi ed oltre Oceano
p e r procurarsi quanto prima mancava.
E )a produzione italiana troverà prima
di t utto in Italia il-suo naturale collocamento, s e nza l 1ansia di dover cercare mercati
stranieri, come dovè tare - per eccesso
- la produzione germanica, provocando
l'odierno immane con-flitto.
Se dunque, per mettere in g'rado l 11talia

= = - = = _ - __

di potersi fabbricare in casa propria tutto
quanto le occorre. si dovranno erigere muraglie doganali; ebbene, si erigano senza
esitare. sia per tutelare le industrie troppo giovani o app e na nate, sia per mantenere una ragionevole prosperità ad altre
industrie che altrimenti perirebbero.
Nè a questo riguardo si ricominci a salmodiare le solite geremiadi a pro dei consumatori.
Questa vecchia gabbana indossata di
tanto in tanto da una scuola di economisti
democratici da bazar, è ormai unta f;! bi1
sµnta dall uso .
Che importa che i prodotti o le merci
siano a prezzo alto?
Quello che importa è che siano alti i
salari; quello che importa è che i mezzi
di sussistenza o di guadagno di ognuno siano in proporzione al costo della vita.
1
L operaio se ne in-fischia che il pane co•
sti magari una lira il chilo quando egli possa calcolare su un guadagno di quindici
lire al giorno. Non se ne in-fischierà affat•
tò, invece. e si rivolterà se il pane dovesse
costare dieci centesimi ed egli non ne
guadagpasse che ottanta.
Bisogna mettere in grado le masse di
guadagnare di più, non già di far ribassa•
re il costo della vita.
Le nazioni più forti e più progredite 1
citiamo gli Stati Uniti d America - sono
quelle nelle quéJ.li i prodotti si vendono ai
prezzi più alti.
1
S ispirino i nostri rètori alla realtà; e se
voglion copiare, come è loro costume ·_
prendano a zyiodello quella vera, sana, moderna, libera democrazia
che prospera in mezzo al lavoro - non in
mezzo alle chiacchiere nell 1America
de~ Nord e lascino una buona volta da parte la vecchia chincaglieria inglese, francese o tede ca, con la quale vogliono mantenere aperte tutte le bottegucce ideologi1
che d ltalia.

Le I. I. I.

~~~aa-~~aM~~~~~~~a~aMM~
PIONIERI DI
ITALIANITÀ

ANNO II~ N. 12 . ~ ·
1° AGOSTO 1917 . ~

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I Ilo della. Copertina. del 2 ° numero della. nuova. _
R ivi.sta. "L' ESPANSIONE ITALIANA 11
edita. da.11' " Istituto .Editoria.le Italia.no 11

Abbonamento annuo L. 10 Cortolina v o glio

Estero L. 12.50

oll' ISTITU TO EDITORIALE 1TALIA O - MILANO - Piazzo Cavour, 5

Cesa.re Goldmann
Presidente del Circolo per gli inter essi industr ., commerc. ed
agricoli di Milano - Membro della Comrniss. Reale per lo studio del reg ime econom.-doganale e dei Jratlati di commercio.

L' industria. ita.lia.na.
rivela.io a. sè s tessa.
Se il demone dell'ambizione guerresca non avesse morso la Germania, se il Kaiser non fosse
stato avviluppato nei lacci della demenza panger•
manista, provocando, ,n el 1914~ la catastrofe immane, che insanguina il mondo. noi ci saremmo
probabilmente trovati un bel giorno, fra dieci,
forse quindici a-nni, quasi s·enza accorgercene, in
istato di ,completa prigionia economica v.erso i tedeschi.
Ci volle la guerra, col suo brusco e dolorante risvegl1o. a darci la sensazione della subdola. ma
continua. pertinace, profonda, .i nvasione che la
Germania andava facendo n ,ei •nostri mercati, sì
da spadroneggiarvi, n,onr solo per l'introduzione
delle sue merci, che, favori te anche dallo sleale
sistema deJ. « dumping >> , soppiantavano vantaggiosamente quelle di nostra produzione e ne pa•
ralizzavano così la produzione st•e ssa, ma anch e
assoggettando a sè una parte delle stesse nostre
industrie che troppo tardi si SOtiliO poi accorte come mancasse allo svolgersi regola r.e della loro
catena di continuità, um an,ello che era r imasto in
tedescheria.
Ora è necessario prepararci utilment e e rapidamente :a riguadagnar.e il tempo perduto, ed uno
de•i problemi più gravi ed urgenti v uole ess ere
indubbiaanenite quello della valorizzazione delle
r icchezze del nostro .suolo e della potènzialità
delle nostre ,industrie, specialmente nei r iguardi dei nostri scambi coll'estero.
Occorre a tal uopo il concorso, non solo di tutte le energie fattive .del Paese, ma anche quello
di una consapevole forza di volontà da part,e del
popolo.
L'attenzione delle masse, quasli ,indifferente
biniora allo svolgersi dei problemi e dei f att,i economici. incomincia ora a ridestarsi perchè sente
e tocca con mano 'le conseguenze recate. n.o n solo nel campo industriale, ma anche nell'ambito
dell'il!lJdividuale economia, d,all,a difficoltà, pe:.:
non dire l'impossibilità, di ritrarre corren.t emente dall'estero materie prime e manufatti dei qu ,124

com.mercw
importazione erav mo
Non è senza prov r
to ,che si po
nostra bilanci
Le nostre
no 1916, un
esportazioni
lire; donde
ciale di b e n
Il fonom
anche im
zioni ecc
però del
.il dislive
continua
Prendi m

Dice

e rme
1905 il
a L. 2
1.713.5

L. 471.
pidam
arr.iv no:
nre l 190

)) 19 7
» 1908
» 1909

di

i ut ri.
u

i un Selllso di sgomen•
n iderare Le cifre della
oll'e tero.
r sentano, nell'an35.075. mentre le
he a 2.293.952.367
bilancia commer•
no tro svantij_ggi..,.
ntità alle importaalla guerra. non è
' è da molti ,anni che
zioni e le esportazioni
n moto costante.
• qualche cifra per ren·
della gravità del f eno-

oni ammontavano a lire
azioni a L. 962.600.353.
414.686.080.
O, vediamo le importamentre le esportazioni
on uno squilibrio leg352.680.312 ~ ma nel
i ' un'importazione salita
e portazione di lire
enta uno sbilancio di
io te o sale poi raevoli differenze che
a

))

L.
741.834.774
» 1.094.133.602

» » 1.191.051.352
)) » 1.208.753.985

per ,sc e nd e re poi n el 1910
a )> 1.148.94 .885
risalendo poi ubito ,n el 1911 a >> 1.171.828.854
e nel 1912 a
>>
1.289.425.524
Abbiamo un piccolo miglioramento nel 1913
con uno sbilancio di L. 1.074.727.638 ed uno più
sensibile, dovuto al periodo della nostra neutra-

L'INDUSTRIA ITALIANA RIVELATA A SÈ STESSA
' , nel 1914 con uno sbilancio di 720.000.454; ma
uerra ci spinge poi subito agli impressionanti
,li livelli del 1915 che segna L. 2.184.210.469 e
ti 11916 già accennato pjù sopra, di 3.164.882.708

lir .
non è certo a sperare che l'annata in corso
per darci il conforto di un miglioramento!
on è lecjto naturalme1I1,t e pretendere di sall re le cifre delle importazioni con quelle delle
porta:z.ioni, perchè gli Stati ricchi di certe mat rie prime (f,e rro, carbone, cotone, petrolio, gomm , ecc.) si troveranno sempre, sotto questo rapr rto, in condizioni di superiorità verso gli altri
tati che di quelle mater~e prime devono ess•ere
rso di essi tributari, ma sappiamo tutti com.e i
I :6.cit, per quanto concerne l'Italia, si saldas,seo, oltre che col valore delle nostre esportazioni,
· gli ~ntroiti che a noi derivava.no dall'industria
I i forestieri, dalle rimesse degli emigranti, da.i
proventi dei •noli del nostro naviglio, dagli interes. e dagli utili di cap.itali impiegati ,all'estero, eicc.
., tutte soi,genti durante la guerra pressochè
·n ridite.
Il problema, per quanto sia andato via via agllr •v iandosi, 1non è stato tale hn qui da .impre-s sion re eccessivamente, perchè il e aumentate imi' rtazioni dall'estero erano anche indice della ac•r sciuta ric,chezza del Paese e l,e differenze s~
• ldavano relativamente bene, ma oggi esso -si
,ff rma in tutta la sua imponente gravità.
Perchè noi dovremo ora provvedere, non solo
rifornimenti normali delle materie prime, che
,., ono indispensabili, e, purtroppo, alla introdui ne che continuerà, malgrado tutto, di molti arti oli anufatti anche di lusso, alimentando così
,I biti sempre nuovi, ma dovremo pensare altresì
l pagamento graduale dei debiti enormi contratti ll'est,ero durante la guerra per ingenti acquii di materiale bellico, di derrate, di bestiame,
,li rticoli vari di consumo, e provvedere a coprire i noli elevatissimi dei quali per lungo temr
ncora saremo debitori al naviglio stranie.r o,
m ntre le e,n trate che in passato potevano consi1 r rsi normali, provenienti dall'industria dei fo.
tieri e dalle .rimesse degli emigranti, subiranno ncora per lungo tempo una ,sosta dolorosa. I
I 1t i la ciati dalla guerra non si rim.arg'inerianno
facilmente da r,iaprire subito le correnti mirie dei viaggi di lusso, nè sarà possibile una
rron , vasta ripresa delLa nostra emigrazione alt ro, data la scarsità di main,o d'opera cli cui
Cl
,,i remo anche in I tali a.
'altronde, l'industria dei f,o resfuer.i e l'oro
I ,li migranti rappre sentav,ano ancora per noi

r

uno stato di sudditanza verso lo straniero e quasi il ricordo di un'Italia d'altri tempi, quando essa poteva offrire al mondo soltanto il suo bel
cielo, il bpore del suo clima, le sue meraviglie
,artistiche. Oggi la stessa nostra dignità, sia detto con tutto il rispetto giustamente dovuto a coloro che si dedicano all 'industr.ia de.i forestieri, ci
impone di perdere la poco simpatica caratteris t ica di sembrare soltanto i locandieri e gli affittacamere dell'universo, o di .apparire quasi 1 moderni negrier.i col trasporto all'e-s tero del lavoro
delle braccia italiane.
Più alto, più arduo, vuol ,essere il compito dell'Italia nuova, e più degno di quella virtù di nostra gente che le novelle glorie hanno fatto meglio rifulgere.
Quali dunque i me.zzi per provvedere alla estinzione, sia pur graduale, degli oneru che sono
venuti accumulandosi, e continueran,n o ad accumularsi sulla nostra bila.ncia commerciale?
Il pensiero ricorre subito spontaneo alla necessità di un 'energica ripresa, anzi di una vigorosa inten,siiicazione del1e nostre esportazioni a11mentandon1e l'espansione nei limiti del possibile. Questo sembra anzi, da qualche tempo, il leitmot,"f al quale sono intonate le frequenti concioni nelle riunioni pubbliche e nei discorsi parlamen·tari, il concetto cui s'informano le circolari
d·ei miniistri, ed .i programmi delle conferenz.e economiche.
V ero è che, di :banco alle parole ed ai discorsi,
non mancano i f.atti concreti, ,e le promettenti affermazioni dei nostr,i industriali che gli sforzi
oggi volti alla difesa nazionale sapranno certamente inte nsificare domani alla conquista de i
nuovi mercati.
Le difficol t à inaudite dei momenti attuali non
sembrano impacciar,e per lo meno gli studi per
,il nuovo àssetto e la preparazione per l'avvenire.
E questa fiducia che le nostre industrie manifestano nelle proprie forze e n -e lle proprie iiniziative, è il più alto auspicio per le future vitto.rie
che le attendono nei campi incruenti della libera,
leale concorrenza.
Ma di pari passo al problema delle esportazioni il nostro studio vuol essere rivolto all'argomento non meno grave delle importazioni.
Molto si è disc,orso sulla necessità di limitare
le importazioni; molti begli articoli abbiamo letto in argomento, e molti discorsi eloquenti abbiamo ascoltato. Ma quali ,i risultati pratic:i :bnora
conseguiti?
I divieti d 'impoll"tazione emanati da•l governo,
d e t e rmiinati f ors e più da ragioni di politica in ter -

25

LE I. I./.===== ============ ========= ====== == ======
naz.ionale che non dal severo intento di una re:'\•
le ,restriz.ione dei consumi, sono rimasti quasi lettera morta, perchè il governo stesso si è affrettato per il primo ad annullare praticamente l'efficacia dei suoi decreti jJ giorno dopo quasi di averli emanati, concedendo molte, troppe delle esenzioni che gli venivano richieste, e senza limitazioni speciali per gli articoli di lusso.
Basti, pe:::- esempio, accennare come, dopo avere appena proibita l'importazione dei vini di
lusso in bottiglia, a pochi g,iorni di distanza si sospendeva l'applicazione di tale disp-0sizione i)er
il vino di Champagne, che durante l'inverno 19161917 vemirte introdotto .in Italia a vagoni completi, in misu,r,a tale da intien&ii{icarne ii.I consumo come forse rare volte era avvenuto nei periodi precede,n ti la guerra.
Tutta l'artificiosa legislazione econ-0mica dello
stato di guerra risente del resto talmente della
precipitazione con la quale è stata cr,e ata e delh
transitorietà della sua efficacia, che degli esempi potre-bbero ripetersi all 'inlinito; ma non è il caso di muove~·e per c.iò rampogna troppo aspra al
governo, dovendosi lealmente riconoscere le difhcoltà e le conseguenti inefficacie di una improv•
visata legislazione di guerra.
D',altro lato non bisogna dimenticare -che pa•
rallela al rigore della legge, dovrebbe svolgersi
la buona volontà dell'individuo, il che non sempre purtroppo av"\·ie:ne.
Ed anche il" questo doloroso episodio dell'importazione dei generi di lusso, continuata pure
durante la guerr a, va tenuto conto del torto che
spetta al singolo consumatore, che tratto anche
sulla via della tentazione da un improvviso ben essere economico, e.r eato, almeno .in certe regioni e per certe classi della popolazione, dalla
guerra stessa, non ha saputo resistere al desider.io di acquistare prodotti esteri in.on strettamente necessari e comunque altr.imenti sostituibili.
Certo non passa pe,r la mente il pensiero di.
chieder,e, che a reg·olare ed ,a limitare le imrortazioni, abbiano ad essere .mantenuti ain,che dopo la guerra degli speciali divieti.
I crifori determinanti della nostra politica e·
conomica dovrebbero tene,r si egualmente lontani
da quegli eccessiv.i prote.z.ionismi che dall'epoca
di Colbert hno a quella di N apoleonè III hann.:,
caratterizzato il regime doganale france.se, e da
quei principi rig·. idamente liberisti che da Cobcletn
hno ai giorni nostri hanno guidato la politica doganale inglese, la quale ha imparato però essa
pure dalla guerra attuale, come una 1:agionevole

26

protezione s •imponga ai prodotti del proprio Pae13e, e quanto sia necessario tenersi egualmein,t e
lontani dagli estremi del protezionismo assoluto
e. da quelli del liberismo eccessivo. Anche in economia come in politica, come in ogni manifesta•
zione della vita sociale, bisogna diffidare degli
estremi, e la · massima sana che « in medio stat
virtus » dovrebbe presiedere sempre og'.ni a:z:iorue dell'uomo pensante.
Occorre che la limitazione delle importazioni
sorga nel dopo guerra quasi automaticamente per
virtù propria, f avor,endo così lo sviluppo naturale
'delle nostre produzioni che non devono matura•
re artihciosamente quali frutt.i di serra mediante
esagerate protezioni doganali.
Lo sforzo ed il sacrihcio individuale dovrebbero fe.ndere di continuò a qwesto scopo, sia pure
quando ciò co.sti la rinuncia a tende,n:z:e invertera•
te, ad abitudini di lusso, a tradizioni di poco edihcante snobismo.
Bisogna che ci persuadiamo tutti della necessità di ricondurre il ·nostro tenore di vita a maggior semplicità di costumi, di ispirarci a quella
sobr,i età che è se,m pre compagna di o~ni sana e·
nérgia, di rinunziare ad ogni spreco .inutile e ad
ogni vana ostentazione di lusso: così lo sforzo .e •
sercitato dai singoli avrà virtù di riprodursi in
un vantaggio d'interesse generale.
A meglio accentuare l'importanza del fenome•
no qui rilevato si compiaccia il lettore di fare con
noi una rapida scorsa attraverso la statistica delle nostr e importazioni nell'ultimo a•n no, prima
dello scoppio detlla g'uerra europea (1913), quello
ioè che può fornirci delle cifre attendibili perhè non ancor alterate dallo stato di guerra.
L'esame di queste cifre, che porremo in raffron.
to on quelle eg'n ate d talune industrie nostre
nel periodo immediatamente successivo, quand,,
rimas e par liz:z: t sui nostri mercati la concor•
ren:z:a straniera, e quella tedesca in .ispecie, perm ette di trarre qualche ·-conclusione, non priva
forse di interesse, e tale da rivelare anche cert.e
virtù nas coste delle nostre produzioni e del nostro lavoro, rimaste :funora quasi ignorate.
Così, daJ cozzo di questa tragedia immane, che
ha colpito il mondo, scaturirà per noi, msieme alla consacrazione del valore .italiano ed all'assicurata integrità delle nostre frontiere, la hducia
nella 'potenzialità di lavoro di cui siamo capaci.
L'industria italiana deve incominciare a rivelarsi
coscientemente a sè stessa, per procedere poi ardita e forte alla conqui.sta del posto che le spetta anche nel campo mondiale del lavoro.
Vedi.amo, ad esempio, la voce delle coto-n erie,

L'INDUSTRIA ITALIANA RIVELATA A SÈ STESSA
pure la produzione italiana si è già hrillanCi troviamo così di fronte a industrie quasi imaff ermata su quasi tutti i mercati del provvisate nella loro presente potenzialità, tanto
da venir fatto di chiederci se il loro mancato sv.iè possibi1l.e non stupirs.i, leggendo eh ~ luppo precedente sia dovuto più -a maincanza di
l,l i mo imp-~ tato per 5 milioni di -filati cucirini, iniuativa da parte nostra, che a deiìcienza di eli ui quas:i. :metà da.lla Germainia, quando la no- qua protezione o ad abuso di c-o ncorre,n2-a stra•
I r produzione s.i afferma iinrve·c e vittoriosamen- niera (dumping).
Probabilmente tutti e tre questi èoefficienti
in questo articolo su altri mercati?
come spiegare una importazione di 4 milioni hanno influito a far sì che queste industrie si assuti di cotone stam{,ati, di cui oltr,e 2/ 3 dal- daigiassero inerti .in una .s ituaziorue quasi rachitiGermania, quando l'industria dell~ coton,e -r ie ca, qua.nido eisse i,n v-e.ce - ed i f,att i ora lo dimoI mpate è una di quelle che maggiormente han- strano - racchiudevano in sè il g1eirme dii tanta vin affermato Ja produzione italiana sui mercati talità.
d 1 mondo intero?
Vogliamo accennare ancora al fatto sintomatibbi,amo poi per oltre 5 milian·i cLi tessuti di co- co dell'espruitazione dei nostri -filati di cotone
tn11e ricamati; per oltre 2 milioni di tulli di coto- greggi, salita per i iìlati semplici da 23 ia. 48 m~lio11 • ricamati; per quasi 3 milio,n i di calze, guanti ,nu. e, per quelli nforti, da 6 a 32 milioni.
• maglie di cotone; pe~ circa 4 milioni di ,pizzi e
Ma procediamo olt.re nelle nostre .i:nvestigaulli di cotone.
z1on1.
interess•~nte vedere ora quale sia stata in
Ed eccoci a.i velluti di cotone, dove la nostra
tne te poche voci l'utilizzazione dell~ nostra po- importazione sce-n de da L. 2.950.240 nel 1913 ·a
t n2-ialità industriale, e,serc.itatasi durante il pe- L. 2.099.665 nd 1914 ~ a L. 515.240 nel 1915, e 6., i do della neutralità e durante quello .è:lella g'uer- .nalmente a sole 367.350 nel 1916, mentre con, , quaindo, ma,ncando la concorrenza straniera, temporaneameilllte la nostra espo.rta.z ione sale da
pecialmente quella tedesca, i prodotti nazio- L. 580.900 nel 1913 a L. 845.010 nel 1914, e con
li non solo hanno bastato a sopperire alle esi- uno sbalzo enorme a L: 9.227.030 nel 1915.
n:e del consumo interno, ma nonostant,e 1e difAbb.i.amo toccato così di alcune lacune proprie
oltà del periodo eccezionale, hanno potuto ini- della nostra industria -c otoniera nei riguardi dei
i re ain-ch.e la conquista di altri mercati: e tro- noski éansumi interni.
remo così che l'e,sportazione dei :ruostri -filati
Altre però, e non meno ,e .igniiìcative, se ne pos•
,•et irini da L. 700.000, cui ammontava nel 1913. sono incontraire a carico di alt:r-e industrie, farse,
lita nel 1915 ad oltre L. 7.000.000, per appros- più aincora che quella deii manuf.atti cLi. cotone, coimarsi ancora a questa cifra nel 1916.
nosciute ed apprezzate .in tutto il mondo come itaei tessuti di cotone stampati, pur non ·a vendo liane per eccellenza:
potuto ~anfo,nere le cifre di avanti la gueirra, per
Basterà acc e nnare a questo proposito alle no•
l' t v e uta chiusura dei mercati orie,n tali e bal- stre importazioni di ma'nu/atti serici:
• ni i, abbiamo visto salire gradatametnte la no- Nel 1913:
cifra da L. 25.497.108 nel 1914 · a 32.200.350
T essut.i pur.i e misti, lise.i, operati,
nel 1915 e a L. 38.643.461 ,n ,el 1916, oltre ad colorati e stampaiti
L. 13.420.003
re sopperito a tutto il fabbisogno interno.
Velluti di seta e misti
>>
7.391.498
i tessuti e tu71i di cotone ricamati, dove eraT ulli e pizz.i di seta
))
6.234.389
in così larga misura tributari dell 'este,r o, la
GaJ.l0111,i e nastri
>>
4.331.878
o tr esportazione si ,affemna: nel 1914 con lire
Oggetti confezionati in seta (sciarl < .500; iri.el 1915 con L. 2.373.000; nel 1916 com. pe~ camic.iofe, abiti, ecc.) per l'~mpresI,... 866.500:
sionante cifr.a di
)) 9.969.282
ltrettanto sintomatico è .il re,sponso eh.e e.i dà
S~rebbe cosa triste l'Ìandare qui adesso la stol,
e delle calze e guanti di cotone a maglia, ria di cer te iniziative sorte per la ,c reaz.i on,e d.i u•
I, la cifra deUa nostra ·esportazione sale d'un na moda ii•t ·a lia.na, qua,s i éhe, superando . us.i ed aI, al x. , dall,a me'schi:niità d ,i L. 650.550 nei 1913, ,a[- bitudini ormaii secolari, fosse possiibile restrin•
l' imponente cifra di L. 3.939.459 nel 1915.
gere la moda -entro i conhni paesani oggi, quan1 rettanto avviene de~ {,izzi e tulli di cotone, do per,siino i cinesi e gli abissini hanno l'ambiuoil , , da sole L. 687.000 nel 1914, si sale crapida- ne di vestir.si coi costumi disegnati d.ai sarti d,i
m •nt a L. 7.008.Ì00 nel 1915, per raggiungere la Londra e di Par~g,i e magari di Berlino e di Vien.
.
na,
• 1 ,. 1 mag'nilìca di L. 9.004.300 nel 1916.

27

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - Ma più tniste ancora è .il dover constatare come, perbno in questi duri anni di guerra, mentre
il fatale andamento dei corsi ,s vilisce gravemente
la nostra moneta, Ja moda estera ostiiniatamente
importata, e servilmente copiata da noi, induc e
le nosttie d0111.n e ad indo,ss,ar,e talune s·toff e in seta che l'Italia, il paese delle gloriose tndizioni dell'industriia serica, è costretta ad importare di fuori.
Eppure, abbiamo una prova magnifica della vitalità di questa nostra industria, osservando ch e
l'esportazione d ,e i tessuti di seta puri e m1·sti, Ì1°•
sci ed oif,er.ati o stampati, è salita da 67.102.736 lir ,e ,nel 1913 a L. 89.442.188 nel 1914, a 123.777.067
li:rie nel 1915 ed a L. 126.246.i55 nel 1916.
L'eloquenza di que,s te cifre è tale, che nessuna parola val"'rebbe a meglio ,i llustrarne la portata!
Ma procediamo nel nostro esame compara-tivo
e trov;eremo che i velluti d1· seta e m1°sti .sono saliti essi pure nella cifra di esportazione, dalle
mesohme L. 666.026 nel 1913, a L. 1.145.703 nel
1914, a L. 1.621. 559 nel 1915 e a L. 3.784.895 nel
1916; e così i tulli e pizzi di seta, da L. 330.047
nel 1913, ,a L. 428.520 nel 1914, a L. 1.820.681 nel
1915 e a L. 6.583.570 nel 1916.
I galloni e nastri, da L. 8.609.406 nel 1913, a lire 7.609.464 nel 1914, a L. 11.939.839 nel 1915 e
a L. 14. 291.711 nel 1916.
Qualcuno osserve,r à che su tale incremento di
cifre ha contribuito anche l'aumentato costo della merce, nè l'osservaz.ione manca di fondamen•
to, ma l'aumento dato dalla cifra delle esportazioni eseguite è talmente magg.i ore di quello che si
può attiribuire all'aumenta-to costo effettivo della
merce, che ciò nulla toglie all'evidenza delle con•
siderazioni che ci siamo sforzati di qui ,s volgere.
E d'altronde la statistica doganale che, oltre al
valore, indica la quantità delle merci importate
od esportate, prova ad evidenza Ja ,r ealtà del nost:ro asserto. Del resto poi si assicura che le statistiche doganali ,a tutto ~l 1916 vennero compilate sugli stessi aloTli unitiari adottati nel 1913.
Chi per poco conosca o sappia distinguere dalle volgari ,i mitaz-ioni germaniche gli splendidi no•
stri velluti del Geinovesato, della Lombardia e
del Piemonte; chi abbia constatato come, dopo
scoppiata la guerra, e chiusa la frontiera germanica, ~ consumatoni esteri sia.no v,enuti in Italia
a cercare te.ssuti di seta e velluti, e tulli, e passamanerie, e guernizioni di ogni sorta: di seta, di
lana e di cotone, che a molti mercati, e segnatamente ·_a quello jnglese, erano prima quasj esclusivamente forniti dalla Germania, è tratto a

28

- --------- --- - - -- =--- - -

por.si la domanda ,del come e del p,erchè vi siano
da noi delle industrie così sane e così vitali che
sono rimaste per tanto tempo assorte quasi in
una specie di torpore , senza pTogredire, senza ~volversi, senza adattarsi ai 1nuovi tempi, senza
comprendere l'opportunità di provvedeire su vasta scala alla produz.ione di articoli, meno pre•
giati certa.me nte di quelli classici, ma di un consumo così grande da avere per .mercato il mond,:>
intero?
Il maggiore .impulso recato dalla guerra ,alle
•nostre industrie, si è verificato però, come era
ben naturale, •in quanto esse avevano di più diretto collegame111rto con la produzione del materiale bellico.
Le .statistiche del nostro movimento commerciale, ,anterior,e alla guerra, ci permettono di valutare in cifra tonda a circa mezzo miliardo di
lire la importazione annua di materiali metallurgici e me,c canici, e ad ,oltr,e 100 mil.i oni quella dei
prodo-tti chimici!
La rapida, meravigliosa evoluzione, subìta dalle nostre industrie siderurgiche, metallurgiche e
meccaniche, nonchè dalle industr.ie d,ella chimica, se ha dato all'Italia .iini guerra la fierezza di
bastia.re .a sè stessa, è staita pe,r ò tale che ora si
affaccia in tutta la sua imponenza il problema
della trasformazione per il dopo guerra dei nuovi impian·ti e delle nuove lavorazioni che in paese si sono venute creando.
M a l'iniziativa e la genialità di cui seppero d·a r
prova luminosa ,gli industriali durante la guerra
ed i loro collaboratori, dai tecnici agli amministraitivi, dai capi-fabbrica agli operai, lasciano
prof onda la fiducia ne•gli animi nostri che l'evo•
luzione saprà gradatamente e-ftettuarsi, così che
.il passaggio dallo ,s tato di guerra ,a quello di pace
avvenga e si compia seinz.a troppo gravi sconvolgimenti, nel procedere costante di un lavoro ut;.
le e proficuo.
Una del1e questioni che maggiormente pr·e occu pa è quella dell'alto costo del combustibile,
che irapprese111ta pur esso una cifra imponente nel
passivo della nostra bilancia ccm.merciale ( circa
374 milioni nel 1913 e circa 670 milioni nel 1916
di solo carbOln f assile).
Ma qui dobbiamo fondare le nostre sp,eranze
sopratutto su una •rapida, maggiore utilizzazione
delle en·ergie idrauliche delle quali è ricco il nostro paese, per vederci gr,adatamente affrancati
dal ponderoso contributo dell'importazicme del
combustibile dall'estero.
Il risveglio dell'energi,a nazionale, determinato dalla guerra, non sarà senza liete conseguen-

L'INDUSTRIA ITALIANA RIVELATA A SÈ STESSA
n he in questo campo, e v-ediamo in f.atti che
Vogliamo rap.idamente tocca,re di altre induda un lato si sta iniziando un migliore sfrutta- strie nostre, che la guerra hia dimostrato suscet•
n,to dei giacimenti fos.sili •esistenti nel nostro tibili di largo sviluppo, e che gli inse,gnamenti deu lo, si inten,s ihcano d-a ll'altro gli studi e le iini- rivati dalla guerra potranno ,avviare a tnuovo in• t.ive per un maggiore in•c remento nello svilup- cremento, per poco vi contribuisca la necessalI'ia
po delle nostre risors,e idroelettriche, per affret- forza di volontà.
1 r
così nel tempo steis.so la risoluzione di d:ue
Accenni9.1Jtlo di passaggio ailla fabbricazione dei
lt.·i mag'g,ior,i problemi che pT1eoccupano le menti prodotti chimici; e s.pecialmente a quella dei coI i nostri ,economisti e dei nostri uomini di Stato: lori, che può già dirsi una deUe conquiste derivailo d.i fornire i baciinii d'acqua alle tante reg'io- t.e dalla guerra.
he ne sono sitibonde, accr.esceindo così la ricAnche la concia rapida varrà a dare notevole
:z.:zia ag'·ric-o la del Paese, e di dotare in pari tem- impulso all'industria delle pelli concie, la cui
p di energie nuove l 'asc·e sa crescente delle- no- .importazione saliva, prima della guerra, ad un
tre industrie, per liberaTle poco a poco dalla sog'- qualche cosa come 50 milioni all'anno.
%-ione d,el ca,rbone nero.
Dall'affermazione di questa indust-r.ia deriva
Un'altra .~ ndustr.ia che la guerra ha ll"ivelato a poi un naturale incremento in que.Ua delle cali in tutta la sua imponenza, è quella della lana. zature, nella produzione delle cinghie di trasmisGià prima della guerra le nostre stoffe di 1an-a sione, nella f.abbrwazione de~ marocchini, che trov ano raggiunto un notevole .grado di perf ezio- va;n,o largo campo di .applicazione anche nella 60n , e specialmente quelle da uomo, prodotte nel r~te nostra industria dei cappelli.
Biellese e nel Vicentino. cominciavano a contenMa molte altre poderose •affermazioni :riman•
ei re ,s ui merc.ati il passo alla produ:z.ione stra- gono ancora a~erte all'indus.tma iitaliana.
ni ra.
Un,a grande industria, che si è splendidam.en•
Ma ,il maggior sforz,o compiuto da questa indu- te affermata da noi, è quella .d el materiale rotabitria durante la guerra, oltre ad averle aissicu- le, dove, si.a pe:r le locomotive come per i carri e
r t bendici notevoli, la condurrà rapidamente per le c'arrozze, I ',i ndustria straniera può Titenercl affrontare, con rinnovata energia, la concor- ~i ormai, ,n,on solo completamente battuta sul no, nza. .straniera in un prossimo avvenire, affram~ stro meroato, ma ~n condizioni di quasi inferiori· ando così il Paese da un peso di i.mportaz.icme tà contro la nostra produzione ,anche sul mercato
·h prima della guerra r aggiungeva la cifra in- in ternazionaJe .
. ,. dibi.le di ben L. 52.000.000 di sto/f e di lana,
La di.struzion,e avvenuta delle officine della'.;
I lle quali, si noti bene, oltre a L. 20 milioni era- Francia e del Belgio, e la impossibilità che, per
importate dalLa Geirman.ia.
qualche genera.z iione almeno, gli Stati ,alleati voVa citat~, a titolo d'onore per la nostra mdu- gliainio ricorrere all'industria degli imperi centrat ria laniera, come essa, durante il periodo della li, ci lascia intravvede.rie infatti -assai probabae
o tra ,neutralità, ed ,anche durante la gue:rra, · un prossim,o largo incremento nella esportazione
11 I b.i
saputo improvvisarsi esportatrice in Fra.n- di questa industria.
La produzione della carta, pur essendo peir al.j, di quelle ,s toffe leggere da donna, delle quali
r r l'addietro ,eravamo noi stessi tributari della cuni tipi speciali gjà discretamente ,a vviata alla
•e sportazione, lasciava tuttavia, prima della · guerindn tria f.riancese.
·
"d anche qui valgano le c:ifre a signihcare nel ra, un m:u-gine all'importazione, di qualche miI ,ro linguaggio i prodigi co~piuti, quando si ten- lion·e di lire in carta biain,ca, colorata e dipinta,
a • nto che d,alla' ; sportazio~e · di L. 9.718.260 in carta da giornali ed in carta preparata·, mentre
, 1 l 1914, siamo rapidamente saliti a L. 52.614.800 du.ra,nte la guerra le cifre della nostra e,s po:rtazion.e sono· sbalzate da L. 5.841.020 nel 1914 a lir e
I 1915 ed a L. 74.039.000 nel 1916.
u uriamo con ·f ervido cuore ai nostri valorosi 18.463.906 nel 1915 e a L. 19.350.912 nel '1916.
Agli effetti di un incremento nella produzione
,lit t i he ben pr e sto i t~l~ degli opih_c i del nord
,I Il Francia possano riprendere a pulsar.e atti- della carha, bisog.nia però volgeire gli .studi anche
"
nte, ed a far 11".iudire 'nelie vallate, desolate al problema del.Le materie prime, sia estendenI .!l'in asione e d.all,inf amia ne~ca, il suono fra- do ,i già tentati allevamenti di pioppÌ per la pro•
or >
e lieto d~i loro battenti~ ma e~primianio in duzioné della pasta di legno, sia ,studiando l \1 t,iI 111 t e mpo la speranza che ai ,t essitori ~taliani sia 1izz.azione· di altr-e libre vegeta.Ii.
;,
,1
c~ire riser~ato per · lo' ~ena' iÌ 'pri~ifegio·
Anche nella .f abbr,ic.azione delle carte speciali
ili v tire le, donne italiane.
{,er fotografa, sono notevoli i progressi da n-01

29

LE I. I. I.
raggiunti, ma ne è continuata tuttavia la imporBasterà accenna·r e che ·n,el 1913 abbiamo im"
tazione dall'estero. Oltre un milione e mezzo nel portato per circa L. 40.000.000 di mercerie; per
1916!
oltre L. 3.500.000 di sole piume da ornamento laEd altrettanto avviene nselle arti grapche, dove, vorate; per circa L. 3.000.000 di bottoni di mapur essendo .ragguardevol,e la pedezione conse- dr.eperla; per oltre L. 31.000.000 d,i orehcerie ed
guita, si è dovuto lottare hn qui con non sem.pre argenterie, senza t•ett1er ,conto di altre L. 11.000.00(}
pregevoli prodotti dell'industria tedesca, mentre in soli or,o logi da tasca.
Sono cifre che fanno fremere, ove, si pensi alla
la no.stra produz1one non solo potrebbe bastaTe
al consumo nazi01n,ale, ma essere anche suscett L- leggerezz.a con la qua1,e, inconsciamente, tutt i,
aindavaimo contribuendo a deprimere la nostra_
bile di una certa esportazion,e .
Una industria nostra, horientis&ima in alcuni situazione economica.
Ma se · vogl1iamo continuare la nostra raipida.
rami, è quella del mobilio, che si è anche briillantemente affermata su parecchi mercati, ma pur corsa a:ttraverso le statistiche doganali, troveretuttavia, essa è stata costretta hn qui a lottare mo che abbiamo m.a,nd•ato dell'oro all'estero an-faticosamente contro la concorrenza austriaca per chie per acquist,a re pro/umi (nel 1915, 2.083.360 liil mobilio di legno curvato.
re iin piena, guerra!) ed essenze per produrre la
Se ne sono ,importati dall'Austria per oltre due profumeria, e ci accorgiamo così che non solo si
milioni nel 1913, nè la cifra si è notevolm-etnrte ri- importavano dalla Germania le essenze art.ih-dotta nel 1914. Ora soltanto, la guerl"'a ha fatto ciali der-.ivate dal catraime, ma anche dall·a F.r:~
scompao:i.r.e- questa importazion•e •austriaca dal no• eia le ,essenze naturali, pur avendo a nostna distro mercato. Ma è da sp.erarsi che opportuni ac- sposizione nientemeno che la meravigliosa pro-·
cordi riescano a bandire tale concorrenza a nostro duzione flor-eale della nostra Riviera.
vantaggio B1niche dai mercati d,ei paesi alleati, e di
Non sarebbe ,certo cosa seria pensare alla pos- talune loro colonie nel M ,editerraneo.
sibilità di ,r,eial~zzare d'un tratto tutto un vasto•
Nei vetrami, dove eravamo importatori per una nuovo programma di attività ,i ndustrial1e, tale da
decina di milioni all'anno, la g'uerria ci ha fatto redimere subito e .intiero a favore della produdivenire èsportatori, nel 1916, per una cifra che zione i~alia!lla il larg'o campo di consumo offerto,.
r.aggiung'e i 14 milion~.
come abbiamo visto. dallo stesso no.stro mercato.
Non sar,ebbe fuori · di luog'o att-endersi un corVi son,o però delle consideriazioni sulle quali ,
rispondente maggior e sviluppo per l'antica no- occorre richiamare .in modo speciale l'at'tenzionl':;
stra sempre pregiata industria delle ceramiche dei nostri inteJlit;<enti industr.iali.
e delle {,orcellane.
Come spiegare, per esempio, il sorgere in Ita•
Un fenomeno notevole si è constatato nell'in- lia dell'industri :-. horentiss.ima dei bottoni d.i. frut-dustr.ia de17a gomma, la quale aveva importato to e non ,d i quella dei botton•i di madreperla? Conel 1913 ·per L. 22.765.500 di sole pneumatiche me •s pieg'a,re pe.rchè siasi potuto portare ad alto •
per ruote di v~locipedi e di vetture, mentre n•el grado di perfezione la tess,i tura delle stoffe di
1915 la nostra esportazione è salita a quasi lire lana per uomo, e non abbia ad essere possibile d i ·
80.000.000 nello stesso articolo, raddoppiando la fare altrettainto per quelle da donna? U 1perchè s i
sia raggiunta la 1perf ezion,e nella produzione clei"
cifn del 1913.
Altro confortain.te esempio del genere ci viene velluti .di seta e non si riesca inveroe, ad affermar•
dato dall'industri a dei ,fili e cordoni elettrici, che si vialiidamente nella produzion,e dei velluti mi- •
da una importazione di L. 1.759.590 nel 1913, sti? Pell'lohè si produca egregiamente il piccolo proveniente nella sua quasi totalità dalla Germ'l- macchinario e lettrico, e si deva invece ricorrere ·
n•ia, è sce,sa a L. 894.000 n.ell 1916, tutta di prov .::- all'estero per gli utensili di metallo?
Indubbiamente c'è stata una mancainza di coorruenza inglese, mentre l'esportazione che segnava n·el 1914 L. 3.020.800 è salita 1n,el 1915 a lire dinamento nelle varie iniziative, un afHusso non
disc,i plinato del capitale verso det•erminati ranii :
5,886,430 e nel 1916 a L. 6.698.860.
E si noti che 1il g'rosso della esportazionee, si ef- d'industria, .nati in circosit.anze occasionalme,nte ·
f.ettua ora, oltre che per l'Argentina, per la Fran- f,avorevoli, ma che in seguito giunsero anche a,
soffrire crisi di sovraproduzione pe-r l'.ecoessiv.,
cia e per la Gran Bretagna.
Potremmo diffonderci ancora, parlando de~ La- ·s orgere di .iniziaitive concorrenti, mentre tanti alvori in ce11uloide, dei balocchi, e dei mille sva.. tri campi di prohcuo lavoro ,e.l'\ano disertati e la-riatissimi oggetti di chincaglierie meta17iche, di sciati in balìa della importazione straniera.
Il ,nostri.) regime doganale non è scevro di coi.articoli da ornamento, ecc.
1

1

30

L'INDUSTRIA ITALIANA RIVELATA A SÈ STESSA

r 1,

a questo riguardo, per avere forse con ptroeccessiva con·tribuito all'incremento di
• ti rami di industria, lasciandone altri compht ,mente indifesi o non accessibili.
on si vuole qui muovere 4ue,r ela a. ness·.1no,
r rchè troppo facile è la critica dopo la consta fai ne dei fatti, mentre ine,s suno ignora le difficolt' enormi delle trattative preliminari, e quando
n ssuno avrebbe potuto prevedere quanto si è
vverato poi.
Ma giacchè ci troviamo alla vigilia di gettare
basi per un nuovo regime doganale e di in;iare le trattative per i nuovi accordi commerciali, conviene richiamare in tempo l'attenzion,e Ji
·hi sa e di chi può, perchè 1non si dimentichi che
di molte industri-e trascurate in passato esiste
ra. per così dire, il seme n,el Pa,ese. Questo seme ha germogliato durairute la g'uerr,a, ed anche le
poche cif rte qua ,es.po,s te l.o dimostrano, ma. per
( rio fruttiiica.re in avveni11e, occorre procedere
utamente alla trasformazione g'raduale dalle
i cole alle gra:ndi industrie, occorre attuare tutto
un nuovo programma per la cui riuscita sono neuri grandi capitali e sapiente spi•roto di iniziativa, ma occorre sopratutto coordinazion,e delI diver,se iniziative, opera saggia di Governo per
non ostacolarle, previdente audacia per diffondere la produzione sul mercato interno e per inca•
n lare l'esporta:z.ione su mercati nuovi.
Soltanto seguendo questa via, sarà possibile
vviare il P ,aese a redimersi gradualmente dai
forti debiti -assunti v·er:so l'estero: così potl"emo
vitare di essere per l'avvenir,e esportatori di mat rie greggie •e di mano d'opera sotto forma di
materiale umano, per diventare inv,e ce anche eportatori di prodotti che rappresentino l'impiedeUe ricchezze natur:ali del Paese, non me,n o
he dell'ingegno e dell'abilità dei suoi iigli.
Occom-e che ~l Gove.rno, per il pr.imo, si investa
l lle necessità ~uove, che avvis.i in tempo alle
nuove fol"tune del Paese, ma occorre che all'uopo
n n disdegni il Governo l'opera ed il consiglio
i competenti.
Troppi avvocati, troppi professori - sia detto
· n tutto il dovuto rispetto - hanno retto hn qui
orti dell'industria e del commercio d'Italia.
orre sostituire, o per lo meno unire ad essi
gli uomini nuovi, che ·abbiano vissuto la vita
ti Ile officine, che conoscano le difficoltà della
I, tt quotidiana, che intendano le esige,n ze dei
t mpi nuovi. Ma l'opera del Governo, il contribu~
t zione

to dei capitalisti, l'iniziativa degli industriali, a
nulla di graindioso potranno approdare ove ad es•
si non si aggiunga la volontà collettiva del popo•
lo che lavora, e delle masse dei consumatori.
Nessuno dei singoli citrtadini dovrebbe igno•
rare quanto diversi economicamente ed anche
politicamente potranno essere i destini del mostro
P.aese, a seconda della via che nel campo economico , apremo prendere dopo la guerra.
B1sogn~ decidersi fra il comodo sistema di accen~ere nuovi debiti all'estero per f avoriTle le antiche abitudini con le importazioni .soverchie, o
adottaire il seyero proposito di una sana austerità di v~ta lill)itando tutti i co,n,sumi al possibile,
ma pref er,endo in modo a,ssoluto. ,e sempre, i prodotti nazionali per evitMe che la dipendenza economica da,i ~ostri creditori, antichi o nuovi che
siano, si risplva ancora nel nostro asservimento
politico.
Quando i nostri valorosi soldati rien,t reranno
alle loro ca~e. dopo av,er compiuto il sacro dove•
re verso l,a Patria, per ridiventare l'opera.io, ,l'artigiano, il lavoratore di prima, occorre che essi
trovino il lavoro che domanderanno, perchè dopo
aver redenta ,e fatta libera per intero, coi loro
sublimi sacriiici, la P.aitria. questa si mostri tale
da bastare ai propri 6.gli, senza più c-ostringerli a
ramingare per il mondo in cerca di un pane.
Occorre pertanto che wn,a sana politica economica provveda in egual misUJl"a a favorire la coltivazione e l'esportazione delle derrate, degli ortaggi, delle frutta del Mezzo giorno. ed insieme ·.t
limitare l'importazione fra di noi degli oggetti di
lusso e delle merci manufatte, lasciando alla produzione italiana di bastare al consumo interno,
ed aLla sana iniziativa di essa di conquistarsi ·a ltri mercati.
Occorre diffQildere sempre più l'istruzione fra
tutte le dassi sociali mediante scuole prof essionali, gabinetti di lettura, conferenze, cattedre di
propa,ganda, perchè l'istruZlione è il fondamento
primo della vittoria in ogni campo.
La scienza, iine a sè stessa, noni può essere che
esercizio retor.ioo; l'industria senza al~e.no un
principio di contenuto scie,n tihco non è che empirismo. Occorre fondere in una 1e due forze potenti, come già in qualche caso è avvetnuto, perchè la genialità italiana, raccolte .i n fascio le pro•
prie risorse, proceda sempre più ardita e forte alle conquiste civili del lavoro e prepari un migliore avvenire alle future generazioni.

Cesare Goldmann
Presidente del Circolo per gli interessi Industriali, commerciali e agricoli di Milano,
Membro della Commissione Reale per lo
studio del regime economico-doganal
dei trattati di commercio.

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5TffBIL!MENTI ·,~:t~
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PREMIATA FABBRICA DI ARTICOLI
VULCANIZZATI BREVETTATI PER
USO INDUSTRIALE. MILITARE E
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erdinando Nobili~Massuero
Primo Segr etàrio nel Minis ero delle Colonie.

IL RIORDINAMENTO ,DEL
MINISTERO DELL'INDUSTRIA
Il decreto del maggio scorso, col quale si so- ni di vita, il Ministero di Agrico ltura, di Indu fu istituito in Piemono dell'Industria, del Commercio e del Lavoro, te nel 1848 e che nel Regno d'Italia fu creato
rita un ampio commento, pe~chè rappresen- da Cavour nel I860 , a.bolito nel 1877 e ricostit un serio tentativo di rinnovare metodi ed or- tuito nel 1878, si era venuto allontanando quasi
nismi. A chi esamini attentamente gli schele- completamente dalla reale vita economica de l
trici articoli del provvedimento, balza subito e- paese. Gli uomini politici lo consideravano iì
vidente come la riforma abbia principalmente, penultimo dicastero a cui aspirare. Soltanto due
non esclusivamei:;ite, di mira J'interesse gene - statisti di primo ordine, il Carcano, nel Gabir le deWeconomia pubblica.
on si tratta, dun- netto Zanardelli, ed il Luzzatti, ne:l secondo ga1ue, di un provvedimento, come, purtroppo, se binetto Sonnino, non si ritennero diminuiti in
n vararono o se ne tentarono .parecchi nel pas- dignità accettando il portafoglio dell' Agricoltuto cihe, sotto la vernice degli interessi supe- ra e dell'Industria, dopo aver. retto i dicasteri
iori dell'economia nazionale, nasconda il re- delle Fina:12e e del Tesoro. Il poco conto in cui
ondito fine di collocare protetti od elettori tan- questo Ministero è stato tenuto sino a poco temt potenti nel campo politico quanto incapaci •po ,f a, rispecchiava ,}' opinione prevalente nelle
n 11' agone economico a sostenere l'aspra lotta sfere governative e nel paese, che le uniche forI Ila vita, senza il paterno aiuto dello Stato.
me efficaci d'intervento dello Stato nella vita e Era temipo ohe si ponesse seriamente mano conomica naziona:le fossero da un lato i dazi
rinnovare i meccanismi arrugginiti del Ministe- protettori e dall'altro le imposte. Tutte le quero dell'economia nazionale I In quaSIÌ sessant' an- stioni economiche, se si eccettuino i problemi
no poste le basi del riordinamento del Ministe - stria e di Commercio, che

Il nu9vo palazzo del Ministero dell'Industria, Commercio e Lavoro.

33

LE I. I. I. ==--==-===- - - = - - - - - - -- - - - - - - - - - - - - - - - - - - ::::s
attinenti al lavoro, intorno ai ,quali molto si discusse e si legiferò ma poco si fece di concreto, venivano considerate soltanto sotto l'angolo
visuale del fisco. L'azione dello Stato, diretta a
stimolare , sorreggere, ooordinare le energie produttive della Nazione, mediante una legislazione che segua passo passo l' evo1uzione economica e mediante il sussidio di scuole intonate
alle effettive necessità de12a economia nazionale, Ju trascurata.
Avvenne così che, mentre le nostre industrie
progredivano meravigliosamente, quintuplicando, in vent'anni, l'importazione del carbon fossile e del cotone grezzo , quadruplicando nel
solo quinquennio precedente la guerra la pro duzione della ghisa e del ferro , triplicando dal
\ 90 l al 191 O la ,produzione di c-onci -ni chimici
ed a'limentando crescenti correnti di esportazione, i servizi ministeriali de'll'lndustria e del Commercio si isolarono dalla pulsante vita economica. Fino ad ieri, tutta l'arte di quella buro crazia consistette nello scivolare sui formidabili
problemi che la rinascenza industriale del paese imponeva al Governo. Le industrie elettriche ingrandirono così come potettero, senza
che lo Stato fissasse un .piano organico per lo
$fruttamento delle nostre ricchezze idriche : la
industria manifatturiera fo abbandonata , sino a
.poco tempo fa, alle sue sole forze, nella ricerca
di sbocchi e ne1la soluzione dei probJemi relativi all'approvvigionamento di materie prime e
di combustibili.
Di quando in quando ,s i ordinarono inchieste
sulle condizioni delle nostre industrie : ma più
per raccogliere dati sui quali fondare un determinato indirizzo di politica doganale che per
un~formare a He loro risultanze un ' azion e complessa di Stato.
Quando ,poi le crisi minacciavano di travolgere industrie e commerci e di •g ettare la rovina e conomica nel paese, sorgeva un'affannosa ricerca di provvedimenti, che, dettati dall' angoscia della catastrofe incombente , erano più atti
a perpetuare i mali ohe a guarirli.
E invero, come potevano riuscire efficaci quei
rimedi, che erano predisposti da uffici avulsi
dalla reale v,i ta economica? on deve dunque
re care meraviglia se ne1la nostra classe industriale fosse ingenerata una decisa sfiducia verso l'amministrazione centrale, che era incapace
a comprenderne i bisogni.
La guerra è venuta a mitigare questi malintesi. Sotto la spinta della necessità, amministra.zio ne ed industria si sono avvicinate . L' ammin istrazione ha compreso che i suoi procedimenti tradizionali , nonostante fossero inspirati ai fini -p iù lodevoli , avreb_bero condotto l'.'l na:i:ione
alla rovina, se non s1 fossero armonizzati con
le n e cessità de'1la vita economica : l'industria, a-

34

vendo accostata l' amministraZJione e scorti gli
indizi di r innovamento , ha disarmato da ingiuste prevenzioni.
L ' accordo , sorto per la soluzione di partic o lari ,problemi, ha dimostrato di quale grande
vantaggio sarebbe per entrambe un'azi one più
concorde. 1 fatti hanno così confermato le predicazioni di cd.loro ohe da anni vanno sostenendo la necessità di riformare l'ordinamento del
Ministe ro dell' lndustria.
l'l primo passo verso la riforma si ebbe con
la divisione de l Ministero di Agricoltura da
quello dell'Industria , del Commercio e del Lavoro. La divisione, che parve a taluno rispondere soltanto ai fini di tattic a parlamentare, si
rivelò ben presto dettata da un'esatta visione
delle necessità rea'li. I due snelli organismi, o g nuno dei rq uali ebbe un campo ben determinato di attribuzioni, acquistarono subito que:l la
scioltezza e ,quella rapidità di movimenti, che
si sarebbero inutilmente domandate al vecohio
organismo pletorico. Il provvedimento sottoposto dal Ministro De ava alla firma de'l Luogo tenente del Re nella fine dello scQrso a;pri le
attua •quegli stessi concetti nei limiti del dicastero dell'Industria.
Secondo il nuovo ordinamento deff on . De Nava, il servrizio delle assicurazioni è disgiunto da
quello del credito, col quale è stato sinora in
ibrido connubio, ed è unito all'ufficio del lavoro, sotto un'unica dire zione generale. A tener
compagnia al servizio del credito rimangono le
assicurazioni private e la cooperazione. L' ufficio di statistica è liberato dall a liaison d' occa~ione con l'ufficio del lavoro, e potrà riacquistare gran parte delle mansio ni che la tendenza
decentratrice 1gli ha tolto. All'Economato generale, poi, è data una maggiore autonomia amministrativa, ponendolo in grado d i tutelare gli
interessi de llo Stato, me glio di quanto non abbia potuto f are nel passato , legato com' era a
formalismi burocratici.
Accanto a queste parti lumino se, il nuovo
provvedimento presenta però qualche zona di
ombra. La tripartizione d e i servizi dell'industria
e del commercio nell ' lspettorato generale della
Industria e dell'insegnamento industriale, n e llo
Ispettorato generale del commercio interno e
dell' inse gnamento commerciale e nel! ' ufficio
del commercio estero e della politica economica , tradisce ,t roppo la preo ccupazione di non
ledere suscettibilità di persone. Dall' a sp e tto Io·2'Ìco , tale triplice divisione di servizi strettamenconnessi non regge ad un esame un po' profondo. Come si può , infatti, non rilevare di primo acchito gli inconvenienti che potranno derivare dallo studio ,s eparato dei problemi attinenti all'approvvigionamento delle materie prime
per le industrie ed al collocamento all ' estero dei

te

IL RIORDINAMENTO DEL MINISTERO DELL'INDUSTRIA
11uf tti, condotto, sotto tre punti diversi, da
r anismi dipendenti dallo stesso ministro?
1 dir' che il ministro coordinerà il funziona 11 1 nt dei tre uffici: ma coloro che conoscono
1 mministrazione centrale, sanno come questa
op r di coordinamento sia difficile per un'Ecli nza, che deve trattare con direttori generali
o nuno dei quali vuole essere arbitro dei destini
cl Il parte d'amministrazione a lui affidata.
uanto sarebbe stato meglio se, invece di per1 ,i nare il processo differenziativo inaugurato
cl ll'on. itti, si fossero ricollegati sotto un'unidirezione generale i servizi dell'Industria e
I ommercio! Lo Stato avrebbe potuto, con
11 J rmio di impiegati e di spese, risolvere
in
111odo organico i problemi relativi alla nostra ind II tria manifatturiera, dall'acquisto delle mateI i prime, attraverso i perfezionamenti da faorir nei processi produttivi, ,sino allo smercio
cl i prodotti finiti.
F che dire poi della distinzione dei .servizi del
1 ommercio, in servizi del commercio interno e
ci I ommercio estero? Dove finisce l'uno e doomincia l'altro? Yves Guyot, ex ministro
n se del commercio, in uno dei suoi miglio11 I vori, dimostra come sia infondata, dall' a1> tto logico, questa distinzione. Dall' aspetto
rnministrativo 1poi essa condunà ad una sor pposizione di funzioni e ad un inutile raddu1 piamento di lavoro. A meno che non si voli o intisichire i servizi del commercio interosì da ridurli alla semplice racc;olta di merli e di programmi di fiere, sarà pur sempre
sario che essi seguano i mercati dei nostri
prin ipali prodotti, invadendo il campo e compi ndo parte dello stesso lavoro affidato all'uffu· i del commercio estero .
·
· gli spostamenti di uffici ed i mutamenti di
111 mi, dei quali si è sinora discorso, interessano
i11
d un certo ·punto gli industriali, l' istituzioi un ufficio del commercio -estero e di politil"
conomica li riguarda davvicino. Questa iI ituzione forma il caposaldo della riforma at111 h dall'on. De ava. Col nuovo ufficio il Midell'lndustria intende colmare il baratro
diviso sinora l'amministrazione dall~ viustriale. Invece di starsene racchiusa nelt rr
eburnea dei papiri polverosi, l' ammiI r zione accosterebbe i fatti e li sottoporrebI,
d una metodica osservazione. I problemi
d, Il, vita economica italiana non sarebbero co1 iù tudiati saltuariamente, sotto la strettoia
I Il n cessità o sotto la minaccia della piazza,
111
v rr bbero seguiti dal loro manifestarsi, afI 11111t ; ti
risolti a tempo.
1 , pecialmente in materia di commercio e1 , e , non basta che lo Stato provveda alla rac1111! m todica di osservazioni : occorre altresì
li
i ca a contatto della vita. In Italia, per

aiutare l'espansione economica, sono sorte da
tempo istituzioni sia per opera del Governo che
per opera di enti locali. Oltre le Camere di
commercio, che si adoperano per facilitare i
nostri traffici con l'estero, esistono da tempo
Musei commerciali (a Milano, a Torino, a Venezia), istituti di espansione economica (a Genova ed a Venezia); società di studi coloniali ed
espansionistici (a Milano, a Firenze ed a
apoli); uffici d'informazioni commercia•li governativi (Ufficio di Informazioni commerciali presso il Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio) e di associazioni private (Ufficio di informazioni presso l'Istituto Coloniale Italiano).
Ha mai pensato lo Stato a coordinarne l'azione?
Ovvero non si sono dispersi per troppi rivoli
quei mezzi ifinanzian che, riuniti, avrebbero potuto far prosperare un unico organismo e ren derlo veramente utile al nostro commercio di
esportazione?
Per aiutare direttamente all'estero gli sforzi
dei nostri esportatori, si sono istituiti, a cominciare dal principio di questo secolo, posti di
delegati commerciali nei ipaesi balcanici, nell' Estremo Oriente, negli Stati Uniti, nel Messico,
a Parigi, in Egitto, in Tripolitania e, recentemente, a Londra ed in Russ.ia. Ma quest' istituzione, per parecchie ragioni, e prima fra queste
per l'insufficienza degli assegni, non diede i
frutti che se ne attendevano . Mancò, fors'anche,
al centro, un'azione coordinatrice ed incitatrice.
Si ondeggiò forse troppo nella scelta di due opposti indirizzi, fra l'indirizzo francese, che considera il delegato commerciale come una sentinella avanzata di espansione economica, e l'indirizzo tedesco o russo, che gli affida le funzioni di consulente dei rappresentanti diplomatici
nelle questioni commerciali.
Quale dei due indirizzi è preferibile per l'ltalia? Secondo il nostro avviso, necessita sì l'uno che l'altro tipo di delegato commerciale. La
guerra, creando una solidarietà di interessi con
gli alleati, ed infoltendo i nostri rapporti col
mercato mondiale, ha già dimostrato la necessità che tecnici forrati nei dettagli delle questioni economiche assistano i negoziatori ed i rappresentanti diplomatici. Quando, a guerra fìnita, le nostre produzioni riprenderanno la via
dei mercati esteri, appositi agenti governativi,
nelle principali piazze commerciali del mondo,
dovranno _g uidarle alla riconquista deg]i shocchi momentaneamente perduti e all'apertura di
nuovi sbocchi. Per dare all'istituzione, che ebbe un primo ordinamento nel 1905, un assetto
definitivo in armonia a questo duplice ordine d i
esigenze, basterebbe attuare il progetto proposto nel 1912 dalla Commissione nominata dal
Ministro 1tt1.
Insieme all'istituzione dei delegati commer-

35

LE/. /. I. ----- - - - - --- ----= -- - -----===-===-=======
ciali, vanno riformati gli altri nostri istituti di
rappresentanza commerciale a-1'1' estero, come le
camere di commercio, che, costituite come sono ora, non dànno sempre sicuro affidamento
di tutelare gli interessi del nostro commercio di
esportazione, le agenzie commerciali, le mostre
campionarie, le missioni commerciali, ecc. Basterebbe questo programma per assorbire l'attività di un ministro riformatore!
L'attenzione dell'on. De
ava, nell'istituire
il servizio della politica economica, si è pure rivolta ai formidabili problemi connessi al passaggio dalla economia di guerra alla economia
di pace. La guerra ha prodotto ipertrofia nelle
industrie, spostamenti nelle popolazioni, concentramento dei capitali ed aumento dei salari.
Col ritorno di milioni di uomini dalle trincee
avverrà un nuovo profondo squilibrio nella compagine economica della
azione . Cesserà l'isolamento commerciale verso l'estero; nuove province saranno state industrializzate ; nuove classi di imprenditori saranno sorte : l'impiego della mano d'opera femminile si troverà generalizzato. Il ritorno alle condizioni normali, precedenti alla ,guerra, sarà impossibile.
on si
potrà, quindi, percorrere a ritroso il cammino
seguito nel passaggio dall'economia di pace alla economia di guerra , ma si dovrà, attraverso
perturbazioni economiche e sociali, raggiungere
un nuovo punto di equilibrio. Lo Stato dovrà
intervenire .per ridurre al minimo queste perturbazioni, e perchè esso non si trovi impreparato
all'arduo compito l' on. De Nava ha già sin da
ora istituito l'organismo per lo studio dei prob lemi economici del dopo guerra .
Al concetto intformatore del nuovo uffic io non
si .può che far plauso: soltanto si sarebbe desiderato una maggiore energia nel superare gli ostacoli opposti da tradizioni di amministrazioni,
da egoismi di persone e da predilezioni di alti
funzionari. O perch:è devono esistere tre organi
dell'Amministrazione Centrale, e precisamente
la Direzione degli affari Commerciali presso il
Ministero degli Esteri, l'Ufficio Trattati e Legislazione Doganale, che, per merito del comm.
Luciolli, ha reso segnalati servigi al Paese, e il
nuovo Ufficio del Commercio Estero e della Politica Economica, che si occupano ipresso a poco ,della stessa materia?
Forse si osserverà che ognuno dei tre uffici esamina i problemi del nostro commercio estero
da un punto di vista diverso; ma per queste
sfumature delle rispettive attribuzioni deve il
Paese sostenere una spesa tripla, col risultato di
avere organismi anemici di mezzi e di uomini?

Ancora un .punto oscuro si scor,g e nella luminosità dei propositi riformatori dell' on. De
ava. Sta bene trasformare uffici e cambiare denominazioni, ma se gli uomini che sono pre-p osti agli uni e che si nascondono sotto le altre
rimangono ,gli stessi, non procederà tutto come
nel passato? A che giova istituire un osservatorio della vita economica, se alla lente esaminatrice dei fatti si avvicina una pupilla cieca? E
che sarà dei lodevoli propositi del Ministro,
quando essi saranno attuati da una coorte di
funzionari, incapS'Ulati dall'uscita dall'università
in poi in cellule ben riparate dai venti e dai
turbini della vita industriale? on si ricadrà forse nella sonnolenta inazione del passato?
Dopo aver riformato gli or9;anismi sembra che
l' on. De ava intenda mutare gli uomin i. O ! o
anche a ,questo riguardo non vorrei che si cadesse in esagerazioni opposte. Come non si devono giudicare competenti soltanto i funz ionari
che si sono incartapecoriti tra le ,pratidhe, così
non si devono creare condizioni di privilegio a gli estranei all'amministrazione . Vere competenze esistono fuori e dentro l'amministrazione. A
queste competenze si faccia largo, mediante
pubblici concorsi per titoli di capacità e di studio, da giudicarsi da commissioni miste d i f unzionari e di industriali, in modo che i preposti
agli uffici godano la fiducia dei 1governanti e dei
governati.
Chiamate ai posti direttivi le vere competenze, assegnate le mansioni secondo il criterio della capacità effettiva di ciascun funzionario, il
Ministero dell'Industria potrà giovar~ veramente al progresso delle nostre manifatture: purchè
nel suo riordinamento si osservino ,gli altri principi della riforma burocratica e ohe consistono
ne'l corrispondere stipendi adeguati, nell' individuare le responsabilità e nel semplificare i procedimenti amministrativi. Di quest~ riforma,
l' on. De ava ha dato un primo saggio. Se il
Ministero della Concordia
azionale che, per
bocca dell' on. Carcano, proclamò un anno fa
l'imprescindibile necessità della riforma amministrativa, vorrà generalizzare l'esempio, rinnovando altri cadenti rami dell' amministrazione
centrale, si sarà aoquistato uno dei maggiori titoli di benemerenza 'Verso la nuova Italia.
Ferdinando Nobili-Mass u ero
Primo S e gretario nel Mi n ister o
d e lle Colo nie.

Fin qui il parere del nostro egregio collaboratore . Al prossimo numero diremo in proposito il
nostro pensiero. ( . d. D.)

erigo Giom

er l'altra. guerra
I✓

con.clusion.i e i voti della Conferenza
1r terparlamentare del Commercio a. Roma
11 Parlamento Interalleato, org,anismo fondato UNO STRUMENTO DI LOTTA
11n

ratteristiche di permanenza allo scopo di

are - riispetto alle principali questioni mi111 ri, ma.rittiime, hnantziarie, coloniali - l'a:ziione
1 i irugoli .i stituti parla~entani. deH'Intesa, può
, 11 I'< vare un considerevole au,silio in queste pe, i11di ·he assemblee della Conf erenz.a interparlant re del Commercio. L'ultimo congresso di
om terz.o dopo i convegni di Bruxelles ,e di
ri i - h.a valso ad a,pprestare un buon contril,11t di studii, di notizie e ,d:i voti per quei gover, , •he intendano no.n: arricchire soltanto gli arhi i di Stato, ma costruire.
In tre anni di guerra ho avuto modo di se,guire,
, ll'nna o .nell'altra capitale alleata, alquanti ranl i ongressi parlamentari ed extraparlamentaindetti volta a volt.a per rinsaldare la comune
i e.n za sul fronte dell'economia generale. Ma
,i rnate in griigiio-cenere di Lonc:Lra o quelle di
, i i, illuminate da un sole pallido e tardivo,
, , n furono incorniciate mai di gloria tanto radio· me queste indimenticabili giornate di Roma.
mi ioni e.s tere, venute qui .in rappre.sentain1za
11 l Gran Bretagna e delle Colonie inglesi, delF r c ncia e delle Colonie francesi, del Giappo, , I 1 Belgio, d e11la Russia, della Serbia, della
11,u nia, del Portog,allo, quando si ritrovavano
: 1mpidoglio, o per i lavori preparato.ri nella
.I 1 'lhgienia ·al palazzo dei Conseirvator.i. o per
lute plein arie nella ,sala delle Bandi e.re ,al pao dei Sen,atori, ci rip-ete:v·ano .in cinque, o
lin ue diiv.erse iiJ. loro eintus~aismo uniico.
·bbene il suscitaire deille emo2)ioni est.en n fosse proprio ne1gli scopi essenz.iali del
'no, tuttavia fu utile ,ed opportuno che, di1 1
quegli ospiti strM11ieri, vienisse 81llche rap111
nt to con degna signorilità il quadro dehla
, md z italiana che non è morta.
11, 1

1

1

CONTRO LA MITTELEUROPA.
In origine la Conferenza parlament,are del Com_
mercio fu detta internazionale. Fondata a Bruxelles, il 19 ,g iugno de1l tragico 1914, ,e ssa tendeva
a ,stringere in un 'azione concorde i rappresentanti parlamentarti di qualunque pae,s e, in modo da
poter poi più facilmente procedere all'unihcazione delle leggi e costumanze in materia commercia!l.e ed .applica.re alle question.i p.iù gravi. nell'ii.nteres·se di tutti, una soluzio,rue di carattere
quasi univer.so. Ma, come ,a dimostrare il contenuto utopistico di quelle tendenze pacifiste ed
internazionaliste, appunto qualche settimana dopo il conveg;no di Bruxelles seguì l'invasione del
terrntorio betlga. E ,tutte le teorie del cos.mopolitismo quindi crollarono.
Passò circa un .aI1lllo, poi la Conferenza parlamentare del Commercio venne nuovamente convocafa a Parigi nell'aprile 1916. Il congresso dei
.superstiti, con ,alcuni aderenti nuovi, non aveva
più velleità di frat,eJLanz.a internazionale. Uscito
viole,ntemente ifuor dalle torpide me.tah,siche dell'ante bellum, esso doveva oramai, in seguito all'amara esperienza acquisita, ,assumere de,gli obiettivi di difesa posiitiv.a e contingente, doveva
prospettare, fra gli alleati .e per gli alleati, tut.to
un nuovo programma di .azione .
Ma di fronte a tali propositi di attività, la C01J1f erenza di P ,ari.gi, ancora sotto il turbamento della
criisi soffer.ta, non .avrebbe potuto disegnare altro
che la .prefazione del lavoro venturo. L'importa.nza dei deliberati conclusiv~ ,avrebbe gravato d'Ull1·
que ,sulla .seguente Conferenza di Roma.
A Roma, l'istituto belg'ta che tre anni innanzi
elJ:'la s·o rto co[ preg.iudiziio d'un 'in,t er.naz.iionalizz 2zione sfrenata, si sar1ebbe mosti-iato radiicalm.ent c
diverso ed avrebbe cercato di orga.n~zzare fra gli

37

LE I. I. I.

====== = === = == = = == = = = = = = = = = =

alleati uno strumento di lotta economica, tale da
potersi validamente opporre all'altro armato dal
nemico, la Mitteleuropa. Perchè la Mitteleuropa, dopo che fu germinata nel sisteima,t ico cervello dell'ex pastore Fritz N ,auma.nn, aveva preso a.bito e scopi economici, ~ltrechè politici. Si e,r a
riallacciata a quell'organismo della Mittel Euro,f,aische Wirtscha/t V erein, che già esisteva in
Germania da sedie.i anni, ed aveva provoc,ato
quindi la costituzione d1 ,altri poderosi nuclei nelle diff ere.nti circoscrizioni di commercio degli imperi centrali. La propaganda fu così assj,dua e disciplinata che appunto due mesi fa, a Berlino,
nella Camera dei Signor.i di Prussia, s.i poterono
r.adunare le rappresentainze del Deutsch-Oesterreichisch - Ungarischer Wirtscha/tsverband, del-

l'Oesterreichisch - Deutscher Wirtscha/tsverband
e dell'Ungarisch - Deutscher Wirtschaf tsverband,
per -s'ta1bilirvi un solenne accordo commerciale e
doganale fra .i due :imperi e portare su d'una li.ne,a
comune la valutazi•o ne della moneta, la question,e
dei tr,aspo:rti e de.i dazi, la legi,s lazione sulla proprietà industriale,, e quant 'altre questioni che ancora diff erenZ'Ìava.no i due paes.i.
La Mitteleuropa, per Ja serietà della sua org,anizzazione, rendeva perciò .necessario che da parte degli alleati le ,si oppo·nesse senza indugio un
altro istituto, concepito con direttive identiche e
fornito di più validi mezzi di I.atta.

L'ANTI-DUMPING
PER LA NOSTRA DIFESA.

==- =- -

= - - ==

ti italiani di 160. Perciò la nostra na·s cente industria siderurg1ica fu -fiaccata. E quando la concorrenza :italiana ,era ben disarmata oramai, gl'industriali tedeschi, padroni senza competitori del
mercato, rialzarono sensibilmente ,i prezzi del loro prodotto. Questa fu la prima manovra di dumping, che imparammo a nostre spese.
En,ergiche misure d.i anti-dumping si trovano
giià adotta-te ed ri,ns.c,r itte nella legislazioin,e doganale di p,ae,si più giiovanii del nost:rio, ma dii più alt a
vita .indu.striale, come il Canadà, gli Stati Uniti
d'America, l'Australia. Ma l'escogitare e iJ decretare misure protettive contro il riprodursi d e l
dumping, il teners·i svegli e guardinghi contro l e
.insidie dell'austro-tedesco touriste, diplomatico, viaggiatore d,i commercio, spione non è
tutto, no,ru può e,ssere tutto per no:i.
La guerra ci ha abituati a far di me,n o dei prodotti tedeschi, ci ha incoraggiati a tentar produzioni che prima erano nel monopolio tede·sco, ed
è indispen·sabile che questo magni.-6.co movimento .industrioso non s'arresti, ma si acceleri, m a
otteng.a aiuti e f avari dai governi e dalla mtes a
dei governi. Mr. W. W atson-Rutherf.ord, membro della Camera dei Comuni per Liver.pool e d i
quel Commercial Committee che promosse con
tanto zelo la Conferenza di Roma, mi ripeteva,
fra una seduta e l'atltra, tale necessità, concludendo che perchè questi conveg,ni fria .alleati abbiano a riu.sc,ire fattivi, i singoli governi debbono
considerarli non come istituti tra.n sitori di tutela, sorti per l'occasione della guerra, ma com e
istituti perman e nti di legislazione commerciale .
« Le nos t r.e discussioni, mi diceva bre vem,ente
W atson-Rutherford, saranno pr.atiche di risultat i
solo quando i nostri govern·i vorranno, coi materiali di studio da noi vagliat i e posti iru luc,e, metter mano alla nuova posse~te costruzione, con
perfetto ord1ne, con logica implacabile)).
1

Nel suo discorso inaugur,ale il presidente della Conferenza odierna, S. E. Tommaso T-ittoni,
rammeinitò agli .intervenuti che già l'anno scorso
a Parigi ·i l tema che richiamò le discussioni più
vive fu quello delle misure precauz•i onali da prendersi confro l'invasione delle merci tede'Sche, nel
prossimo momento di trapasso dallo .s tato d1 g'uerra a quehl-0 di p'ace. M ,a oltre di queista m inacc i a ,
che ha del resto un valore tutto tempor.aneo, ve
n 'ha un 'altra più grave, perchè di carat.tere permanente, eh 'è chiamata dumping.
Il sistema del dumping è una delle p.iù violente forme di pe,netrazione commerciale e politica.
Esso consiste nella vend1ta in un paese estero di
·e normi stocks ,dii prodotti ,ad un prezzo .inferiore
al costo reale, ,in modo da capovolgere tutte le
condizioni del mercat,o. Uno degli esempi più caratteristici di tale esperimento si ebbe in It,aJo:ia
fra il 1910-12, per l'i.nvasione dei nostri mercati
da parte della ghi.s.a tedesca. Essa veniva venduta qui a 94 lire la to,n1nellata, mentre il prezzo
rnedi,o sui me·r cati e•steir.i era di 128 e ,s ui merca0

38

= = =

L'OMNIBUS
PER L'UNIONE ECONOMICA.
Gl,i ottantia del,egati delle nove nazioni rappresentate alla Conf,er,e nza di Roma si radunavano
nelle sa!Le captito:l.ine di buon maittiino, in sedut a
di commissione, per concretare le risoluzioni d a
proporre po.i ne11'assembl,ea plenaria del po,m eriggio, secondo .i temi inscritti nell'ordine del
giorno. Ma il primo degli otto temi da discutersi,
per una moz.ione d'oirdine unamimemente app.rov ata, fu rimandato subifo atlJ'ultimo ,c omma. Que·s to :
« Scambio di vedute sull'opportuntità della costituzione d'un 'Unione Economica degli Alleati, avente per base una serie di convenzioni interna-

PER L'ALTRA GUERRA
ion li relative al trasporto deUe merci e ad un
l interalleato delle mar.ine mercan,t ili ».
L'utilità di tale capoversione dell'ordine del
i r.no è facilmente comprensibile dopo quanto
v ertimmo più sop:ria: infatti quest'Unione Eco,aomica degli Alleati vuol anzitutto signi-6.care iJ
n v,o orgaino, 1a res communis, da opporisi ,alfti.stitut avversario della Mitteleuropa. Essa ,n on poI va quindi venir discussa che ,d opo la risoluzion,e
d gJi ,altri temi, elementari ed integranti di e.s•s a.
La questione dei principii u,n~for.mi d,a adotta,. neUe leg,g i relative alla falsa designazione deJmerci ,e nelle misure da prendere per la repre,s i ,n e delle false indicazioni di provenienza; l 'arhitrato in materia commerciale; il regime intern :z;icmale dei trasporti marittimi ed i provvedinti per favorire dopo la guerra le intese, i
tru.sts, i cartels marittimi fra le marine mercaint ili dei paesi alle,ati; l'unifica:z..ione delle forme di
I I sazione doganal,e- e della nome,n clatura dogan le; l'uni-6.caz·i one dei' pesi, deUe misure, ddle
nete; l'intennazionalizZiazione delle legg~ reilat iv alla riparazione dei danni di guerra; 1a creai ne, infne, d'una Cl earing-H o use per le c1Jssicu1 tzioni e le r,i ass~c'UI'az.iioni, tutto que,s to, ch,e, h a
rmat,o l'omnibus d,eUa Confe:rienza d,i Roma, .apr riva complementare e ,s ubordi.inat,o ,alla prosp·e<tt t, Unione Economica degli Alleati .
. E . De N ava, che n ,ella sua qualità di Minit r del commercio, dell'industria ,e del lavoro, a
nf erenza chiusa volle portare un ,s aluto ai del gati italiani e strnnieri, si compiacque innJanzi
1\1 to perchè, griazie alla loro ~niziativa, :i probl,e n i della vita economica e comm•erciale erano
t ti posti ,accanto ai problemi essenzialmente
r litici. Si erano, osservò il Ministro, inspirati ad
11n verità iinconfutc1Jbile: che bisogna dar,e cioè
,!l'unione politica degli alleati la solida base deli interessi ,eco,n·omici; che l'ar,monia economica
indispensabile -6.n d'ora e dopo la guerra per
fc ndare un nuovo ordine di cose ed assicurare
11n • rma di difesa contro il ·n emico.
•11rt

l,EALTA COMMERCIALE, TARIFFE,

PESI, MONETE.
proposito del primo tema discusso è cur.ioso
t re come sino ad oggi sia stato impos·sibile
i11n ere all'accordo su d'una questione che, in
r• in i pio, dovrebbe accogliere i suffrag•i unainimi
,li tutti i legislatori, poichè mira unicamente a ga, ntir il trionfo deUa lealtà n,elle transaz·i o,ni
•nmmerciali. Nessuna delle intese internazionali
contiene delle misure sufficientemente
delle prime preoc-

cupazioni della Conferenza interparlamentare fu
que!Ll.a d'inscrivere delle note coordi,n atiive per la
polizia di commercio. E due deJ.e,gati della sezione francese, gli on. RéV'ille e Legouez, dovettero
indugiarsi per dimostrare verità così corre·nti ed
,intuitive, com,e la n,e c:essità di adcrtta,r e misure
uniformi di constataziçme e di rept'essione per
queUe .forme speciali di con1corre,nza che sono l'ingainno -sull'origline dei prodotti e ,s uUa falsa indicazione di provenienza. Ma alla v,igilia di riprendere con la prossima pace i rapporti di scambii
internazionali, alla vigilia di veder minacciati i
nostri paesi dall'industria grande e piccola degli
austro-tedeschi, mascherata con qualche etichetta neutrale, la preoccupazione .n on ,er,a d,i poca
importanza. E la discussione , suscitata dai due
relator~, si chiuse con quest'ordine del giorno:
I. - Polizia doglainlale. - Per quel che riguarda
la polizia doganale, sarebbe desiderabile che tutti i paesi alleati aderissero alla Convenzione d'un10one del 20 marzo 1883 nonchè ad un accordo
per la repressidne delle false indicazioni d'origine
e che mediante una clausola speciale del trattato
di {,ace la medesima adesione sia im{,osta ai {,aes1 nem1c1.
La determinazione del carattere gener1'co delle denominazioni dovrebbe essere riservata ai pro.
dotti di uso corrente inscritti in una lista concordata tra i paesi interessati e soggetta a revisione
ad epoche psse per conferenza 1'nternazionale.
II. - Polizia in.te'rna. Per ciò che riguarda
la polizia interna le leggi esistenti in ciascuno
dei paesi alleati dovrebbero, nella misura del
possibile, essere complete e rinforzate in modo
da colpire e reprimere l'uso di qual sisi marca,
nome, segno o indicazione sui prodotti e loro imballaggi, sui documen,t i di commercio o nella pubblicità, che potessero indurre il pubblico in errore sulla vera provenienza dei prodotti fabbr1'cati.
Sarebbe desiderabile uno scambio di vedute fra
gli autori di progetti o proposte di legge, relativi
alla polizia interna nei paesi alleati per arrivare
a tanti testi legislativi basati sui medesimi principii.
III. - Poiiz.ia ti.n ternazional,e. - La Conferenza
emette il voto che gli Alleati si accordino per una
conferenza per g.arantire la sincerità de17' origine
dei prodotti fabbricati, eventualmente col sistema dei marchi colletti vi.
Dopo la relazione del · deputato ,d i Bruxelles,
on. Théodo.r, sull'arbitr:ato iin mat.e,r,i,a commercia,l e - affinchè ogni •stingolo Stato ricon.osca:
1) la v.alidità della clausola c.o mpromissoria
tanto ·dal punto di vista della legge nazionale di
1

39

LE I. I. I.

== == = = = = = = = = = = = = ==

ciascuno degJi Stat~ dell'Intesa, che dal punto di
vista del' diritto intemazionale privato, 2) la capàcità dei cittadini di og,ni singolo Stato di ess,ere arbitr.i per risolvere le questioni interessanti
·i cittadini di tutti gli Stati dell'Intesa; 3) la forza
obblig.atoria in tutti gli Stati deJl'Inte-s a di qualsiasi sentenza arbitrale, che sia esecutiv,a niello
Stato :in cui fu emainaita, 4) ,emette pure iJ. vsoto che
le •n orme per la concessione dell'exequatur siano
uniformi in tutti gli Stati alleati, - l'assemblea
pre se in esàme i v,arii ,p rogetti d'UJI1.i.hcazione dei
sist èmi doganale, monetario ,e di pesi e misure.
I congressi doganali internazio,ruaLi s.i occupa. wno · già sin qu.i, non di uniti.care i' .s istemi dei diversi paesii, ma di preparare la· materia di studio
per i" diplomatici. I nostri cong'reissisti invee-e, fra
i dazi ·aJ. valorèm e quelli specihci, non .esitarono n-eUa scelta. Le condusio.ni del duca de la Trémo11le f ur,ono accettate dopo urua diiscussione a·ssai viva, oon l'accordo di tutti 1i delegati nel principio che le nazioni ,alleate, rinunziando aa. diritti
ad valorem, ·abbiano ad .i111sC11ivere ,n elle foro tariffe i diritti specihc.i.
I v,antagg.i del s.i,stema di tassazione speciifi.ca
appaiono ben evidenti di fronte ,aii dazii ad valorem: - Quando tnJai la dogainia seppe de,tertnin,are il valore d'un dato ogg,etto senza fare del hscalismo eccessivo? E quante volt-e la dogana, che
presumev,a di appoggiarsi sopra docume•n ti di f,ede'- non venne invece ingannata con fatture cLi comodo?" La Confe,r,e.nza concluse e.mettendo ,il voto « che le ,nazioni alle.ate, rinunziiando ai dazii
ad valorem, non applichino .n elle loro tariffe che
dei dazi speciticti >> .
L',altro tema connesso a questo, dell'unificazione nella .nomendaitura, venne swluppato in tutto
il vero meccanismo doga•nal,e dal relatore Pralon,
che propose qu e ste cinque grandi divisi onu.: 1. ani.
ma1i vivi; 2. oggetti d'·alimentazione ,e bevande;
3. materie gregg,ie o seimplic,emente lavorate; 4.
prodotti fabbricat i; 5. oro e argento non lavorato
e monete d'oro ,e d'argento. Con ciò .si rtocca alla
sola nomenclatura, in Ital·i a analogia :alla francese, mentre restano cin vigore le categorie specifiche che, press,o di noi, ,sono diciannove.
Anche la questione dell'uniformiità dei pesi e
delle misure, trattata dail'on. Paviia, ,e dell'unili- azio-n e dei ,s ,istem.i monet-ar.ii, trattata dall'on.
Nidausse, fecero un gran passo .mina.nzi COilll la
Conferenza· di Roma. Gl'ingles•i, smessa l,a loro
antica resistenza .iri proposito. fi..nalmente accedettero ne.i concetti fondamentali. Troppe confu,s ioni
corrtrov,ersie sulla .e ntità quantitativa delTe mercànzie &i v-erihcavano così da scoraiggiare

e

40

=

= = == = = = === = == = = = = == ==

le relazioni d·i scambu.o fra gli un~ e gli altra mer•
cati. Quando .il princip,io dell'uniformità, che g;ià
trionfa nel campo legislativo u.nternaziona'le, comi,ncerà a prevaletie ,altresì ned. campo dei.i traffici, s.Ì sopprimerà .il dispendio di tiempo voluto dai
conguagli e dalle controv,ers.i e e !Sii renderanno
anche più .spiccie e più liquu.de 1e questioni del
prezzo monetario, che coinvolsero se,m pre le questioni po~tiche oirca il cr,edito, vita fondamentale degli Stati.

LA NOSTRA MARINA DA CARICO.
Ma i.i1 tema che1 isopra tutti attrasse l'.attenZ!ione deu. cong'regaiti è quello che si riferisce agli
accordi .internaziona!Li per i .trasporti maru.ttimi,
alle misure di 11appr,esaglia contro il nemico ed
alle ~-n teise per i trusts marittimi cLi domaJila.,
Tema d'un interesse vi.ivo, urgente ,e rovente,
·poichè non ignoriamo come le nostre fortu1ne di na:znon,e dipendano dal-la soluzione che daremo al prohleima dei traisportri. marittimi e dur.ante ·Ja g'uer11a ed i.immediatamente dopo condus:a la pace.
L ',i ncremeiruto della .mari.na d,a carico degli alle ahi ha indubb.ia:mente assai ,s offerto pe.r la campagna dei · sommergibili. La guerra tedesca per
mezzo dei sottoinaru.ni ha rivel,aito l'intenzione
princ~palissima di distrugigler,e ii.I più gran numedo di navi mercant.i:li appartenenti alle nazioni
bel1igera.nti e n,eutr.aili, :in modo da indebolire sens·ibilmeinte la conco11renza dopo la p.ace.
La .Germania e l'Austria-Ungheria, .sc.at,e .nando la g~erra, ha~O:o ge-ttato una profonda perturbazione neu. tr,aispo:riti per · via marina, hanno .impacciato le costruzioni ,ruavali d-eg'li a'lleati, ha,n no
provocato, · per la requisizione statale del navigli.o m ,e,r ca,ntu.Le, un 'usura ,a nticipata del nostro
mater.ia.le d'a trasporto. E tutti questi da.nnlÌ. debbono entrare neUa somma di provve.dime.ntri. da
prendersi ccmfro Ila m ·air.iina miercantile austro-tedesca. Ma per f.are · un '.e.satta distinz.ianie - mi
diceva uno de.i -r elatori franceS(Ì, il senatore Br.inde1au - fra le misure di rappresaglia ed i sisitemi
di difesa da adottar,e, è 1i.ndispensabiJ.1e c:Li t,ener
in luce ii procedimenti commerciali e m.anthmi
usati dal nemico avanhi la gueirra. E bisognerà
che noi soppriimiam;o tutte le facilità accor.date
già 1aHe ,n ·av·i di bandiera stra111i.era e t<ed,esca; bisognerà .:_ -co.n sopratas.se di ba,n diera, awnen:to
dei diritt.i di -scalo, di statistica, di sanità, r.a'd·doppiamento delle t.asse di Stato, oiviche e di pilotag;gio impedir.e l'acc,esso d,eJLe nostr.e riade
e deu. nostri porti al niavigl,i o austro-turco-tedesco;
bisognerà · che ci d,i sponiamo all'applicazione iri-

PER L'ALTRA GUERRA
m ente metodica d'un .sistema di diritti dirf.
n i li, ii cui articoli s.i riif,er.isca·no successivaa.ile navi: a) na~ionali; b) 1a1leate; c) neu; cl) nemiche.
lJn ltro relatore sul tema marittimo dei s.inti - trusts am'e ricani, cartels tede schi, compfranc.e 1si, etc. - , il de,putato Ancel, illustra
proprio riapp-o.rto i due iimport.an:ti momenti
tori·a del.La marina da C'a1:ruco: 1) .i differ,en,. ' rdi in uso :fino ,ad oggi, con l'esame degli
rnppa.m,enci più cospicui nei vari-i paesi marit11 i d 1 mondo; 2) .ii part.ito che le naziorui allear ono trarxie da tali esemp1i,f,ca2'1ion.i per fa r
q I ndere, all',in-doma111i della p,ac,e, lo sviluppo
· ndizioni f av,orevoli delle loro maxiine mertili. Per ,oonoludere poi che, allo scopo di dare
n stre combiruazioni di tute1a e di dif,esa un
t re di sicurezza, oonver:rà atten,er,si a qu,e..
ru nti principali: 1) proibizione ,alle band.iere
lleate di r,icevere .nei loro aggruppam,enti f.
r' le bandie~e 1attualme.n te ne.miche; 2)
ordare il trapasso di bandiena che da nanaz.ione alleata, tenendo ,esclusi non solo
mi i mia anche i neutra'li, almeno per un cerriodo di tempo dopo la guerra; 3) subordil'in.tervento deHe impre,se coru bandiera neu1Ie ruunioni dei gruppi hnanziari .ed all '.impreso dalle stesse ·i mprese di non partecid altre conf,erenze eçonomiche di neutrali,
esso a rappresent-anti di capitale imarittiim.ico.
iscussione, alla qua1e paTtecipar,olllo l'ing.
Luiggi, l'on. S y bille, il comm. Zaccaria OI, , I i, il sen. Herriot, l'on. Yoksimovitch, i'1 sen.
1111 I , ron. Archibald Williamson, l'on. G. Ste11 t,
ncluse in quesito voto s,igna.,h cativo:
I . - Una clausola dovrà ess ere 1°ntrodotta nel
,,,rtu
di {,ace per esigere sotto le {,iù efpcaci
"' io1ti .i l n"m{,iazzo, con uni'tà e quivalenti, delle
1 ,1 1 i perdute dagli Alleati 1'n s e guito ad atti di d1'" ion commessi, in violazione delle leggi in, ,111 i nali.
I I , - Un'intesa dovrà concludersi tra gli Aliti, {, •r ciò che riguarda l' utilizzaz1°one dei loro
,, t I o rade militan' {,er l' abbordagg1°0, 7' ancoragli scali dei {,1"roscap o bastiment1° di com1

1

1

Un accordo dovrà concluders1· tra gli
r ciò che riguarda i din'tti e le tasse d1·
e da percep1°re nei loro rispett1"v1· {,orti
rc10.
e da 1°stituire potrà comportare una taional e o di favore,· esso dovrà com{,renarifla minima ed una mass1°ma, con pos-

sibilità di introdurre fra queste due una tarifla
intermedia. Una intesa verrà conclusa in vista
di istituire fra gli al7eati il pssamento e i] funzionamento dei dirioti e de7le tasse portuali di navigazione, stabilendo una reciprocità che racchiude tutte le tasse propriamente dette, sia che es•
se siano percepite dagli Stati o dalle Amministrazioni portuali; reciprocità che dovrà avvicinarsi
per quanto sia possibile alla parità del valore relativo.
IV. - Le modipcazioni da apportarsi ai diritti
o tassa di navigazione attualmente in vigore o le
scale di tariflicazione da stabilirsi nei porti de1'
paesi alleati dovranno riferirsi di {,referenza al
tonnellaggio del registro. In questo caso la tariffa massima avrà per base il tonnellaggio lordo.
V. - Per facilitare la realizzazione del7e misure anzidette un'intesa verrà conclusa fra gli Alleati {,er abolire nel {,iù breve tempo possibile le
loro convenzioni marittime coi neutri.
VI. - Un'intesa verrà conchiusa in vista di istituire dei serv'izi diretti combinati fra le ferrovie e le linee di navigazione marittima alleate.
VII. - I paesi alleati si riservano di prendere
tutte le misure speciali di difesa che la situazione odierna eccezionale esige, contro la concorrenza dei paesi nemici {,er il {,en"odo di ricostituzione economica che seguirà la cessazione dell e
ostilità, e specialmente quelle necessan·e per ev;tare che navi alleate passino sotto le bandiere
nemiche.
VIII. - La Conferenza richiama l'attenzione
d ei Governi alleati sull'interesse che vi sarebbe,
1°n vista di fac1'litare lo svilu{,{,o delle loro relaz1'oni man"ttime, di adattare nei loro principali
porti commerc1°ali le condiz1°oni {,iù nuove della
nav1'gazione e di n'cercare i mezzi migliori {,er
realizzare un rend1'mento intensivo di questi {,orti stessi.
UN MOMENTO .... DI SOSPENSIONE.
Come più SOpl"a avvert immo,
pmmo e più fondam e ntale degli oggetti inscritti all'ordine del
giorno, era stato l"ele,gato al1a bne. Le conclusioni tin proposito dova-ebbero dunque trov.ars~ qui.
Inutile cercarle. Il dibattito, sul modo di costituire contro la Mitteleuropa un'Um'one Economica d egli Alleat1', non fu .de6nitivo ,e venne riruviato, di poi, alla quarta Conferenza interparlamentare del Commercio che seguirà nel giugno del
1918 a Londra.
In qual modo ora conclude.remo? Tr,o vo nel miio
taccuino che un or.atore, Mr. James Aguet, si volle a questo punto preoccupar,e unioamen<t e di sot-

a

41

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - toporre le necessu.tà d',o rdine industriale, che determinano appunto la posizione di lotta economica contro la Mitteleuropa, alle altre neces1sità, che
di,sse preminenti, dell',agricoltur1a nel Mezzogiorno d'Italia. lnte.nzion•i certamente lodevoli,
perchè dopo la guerra, chiiusi gli sbocchi de.i niostri prodotti agricoli v~so gl';mperi centrali, bisognerà ben crearne di nuovi. Ma altri oratori,
come gli on. Pantano ed Artom, come i sen. Maggiorino F.erraris ed Esterle, che non Limitarono,
pur avendo ader.ito al v,oto di Aguet, la discussione ,al protezionismo local,e e particolaristico del1',agrticoltura, ma si condussero fra più vaste linee,
s,i ntetizzain·d o tutte le attività: ed i valori del paese, furono evide.n temente ascoltati con int,eresse
più vivo.
In seguit,o a tale appendice di discussione venne·r o presentate, e quindi -approvate, delle mozioni generiche. Ma l'atto costitutivo dell'Unione Economica fra gli Alleati fu rinv.iato, per essere
poi s•tud.iato e v,o tato J'anno prossimo a Londra.
Questo' rinvio, data l'importainz·a de3.le r,espon.sahilità che &i connettono al problema, è veramente comprens:ibile e r,aigiioinevole, oggi? Non s'areibbc
,;tato oipportuno lavorare fin d'ora i1 terreno più

profondamente per g'ett,are .ne.i ,s olchi qualche po•
di buon seme?
Per questa incompletezza di conclusioille i lavori della t.erza Conferenza .interparlamentare del
Commercio non sono da conso.d,erarsi adunqu e
terminati: vennero semplicemente sospesi, fin o
alla prossima a1ssemblea di Londra.
Ma che si farà nell'intervallo, fra U.Illa conferenza e l'altra?
L 'on. principe di Scalea, pochi istanti prim a
che
levaisse l'ultima seduta plenaria, pell" incarico dei delegati inglesi, lesse una dichiarazion e
in cui .s ,i affermava che « in Inghilterra sii. continuerà, oggi ,e doman1i, ,a far di meno del nemico
per quairuto riguarda gli scambi commerciali e la
pr,oduzione, come si fa g,ià da tre anni. E la dichiarazione fu salutata da ,applausi. Beni,s simo:
si può inf att.i ben affermare, anche a conclusion e
della Conferenza di Roma, il vittorioso concetto
di continuar,e ciascuno a far da sè, come abbiamo
Ìmp~rato da qualche tempo. Pure in questo ru.sulta.t-0 eh 'è di franca valutazione delle itllOsitr e
capacità e deJle nostr,e fo.rze la g'uel'!ra recò
ai po•p oli utno straordiinar.io amma•estrame.nto:
l'aimma'e straimeinto dei f.athi, dinainz.i ai qua:J..i. anche le parole più vivide, impoveriscono di colore.

su.

F e derigo Giolli.

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· I Il re Bravetta

LE CORAZZE
DELLE NAV I
F A ,B BRICAZIONE
COLLAUDO
APPLICAZIONE
Si crede, generalmente, che La data è memoranda; perchè d·a quel giorno ebbe ini:z.io l'epico duello fra il cannone e 1a corazrisale, 1al massimo, alla prima metà de,l se- za, che svoltosi per lungo volgere di runni con al-

T r messa. -

n vi corazzate, s1.iia.no una inv·e,nzione re.c ente,

corso; in r.ealtà, però, le anarine militari di
111,/ni tempo e paese cerc·arono sempre di prote,gi propri bastimenti contro i missai del ne"' i ' , vuoi con pe11i e cuoia a p.iù doppi, vuoi con
I 1 1vi elli, murart:ure ,e lastre di piombo, di brond anche di f,erro. Cesare (De Bello Civili)
• ive che alcune delle sedici ~riremi costituient i 11 flotta d.i Cn. POIIl1peo, cornandata da L. Nai Ii , erant aerate, ossia foderate di brO'nzo; le
11mbu.che e le chelandie erano· difese mediante
II
ture, tavole, cuoia addoppi"'te e lamiere di
1 r ; con feltro, ,i dromoni e le navi normanne
h nel 1071 combatterono i Saraceni neil golfo
II P lE:rmo; con 1astroni di pÌom ho, fissati da per' i li bronzo, era catrufratta h. C;elebre Caracca di
ulta, detta anche la Sant' Anna, che i Cavailie,:-i
111 nn Giovanni fecero costruire a Nizza nel 1530
•h • il Bosio ohiaimò: « ,gran macch~na, grandis11n l nave, superbissimo vasc:ello », e con ragioJ\ rchè aveva sei ponti coperti, uno al livello
I l m re, dìUe al di sotto, tre al di sopra, compre" , i il cassero ed i suoi ripari di poppa, alti più
I: 1 !S metr.i sul mare; portava ,:n carico di 3000
t,mn.; veva 100 cannom, 50 dei qua1li di grosso
ulil r ; nov,erava 700 uomini di equipaggio. Ma
I •t r z2iate modeirne hain,no, ei·ide1I1te,me1nte, orid lle batteri,e corazzate francesi Lave, TonDévastation, chie il 17 ottobre 1855, iim1a 100 m. da Kiinbur11, irasero al suolo
p1 Il f r ezza in cinque ore ~i ca,nnoneggiiamenri p rta1ndo avarie ins,iginilicanti, quantunque
lt colpite, ed una di esse da 80 proietti.

terna vicenda, non può dir,s i c-.nc-0ra se sia bn:ito,
quantumque, attuai1m,ente, il car.none abbia conseg·uito, per Lo meno nei balipedi, la decis1a preponderanz.a; duello che· è stato, più d'ogni a!ltra
cosa, la cagione v,era dei progressi straordiinari
conseguiti in pochi :lustri dalla siderurgia, d•alla
balistica, daU'artugli-eria ,e dall'architettura navale.
Le rSopraideitte batterie, come pure molte delle
navi da battaglia e dei monitors che alcuni anni
di poi presero tan.ta parte alla guerra di Secessione, eraino corazzate con lama.ere dii ferro sovrapposte in più .strati ed inchiodate :iinsiieme;
questa corazzatura rudimentale, ,adottata per forza di cose, e cioè perchè •allora non esistevano
,stabilimenti metia:Llurgici con i potenti e costos.i
meccanismi necessari per costruire piastre, anch e
semplicemente di ferro, delle dimension,i ne•c essarie, ,servì a sufficiemza, per .iit motivo che -l'artigl~eria era in Ull'lO stato rudimentale. Tuttavia
la grande supeniorità deUe corazze di feno di
uno spessor.e unico era tanto e:vidien,t e, che, non
tardarono a •sorg,el"e, •specialmente in Europa, ofhcine ,governative e priivat,e attrezzate petr produrle, adoperando pr.ima ,il ferro, poi l'acciaio e poi
ancoi,a le leghe di acciaio con il 1mohe'lio. Pertanto se s; considerano le corazze dal punto di vista. del materiale onde sono fatte e dei metodi
per f abbriioarle, si hanno, storicamente e tecnicamente, i tre periodi seguenti:
1) Deille corazze di ferro fucinato, dal 185455 (guerra di Crimea) al 1876, l'anno in cui eb-

43

LE I. I. 1 - - - -

= = = = = = = = = = = = = == = = = = = = = = == = = = = - - = = = = - - -

Questa corazza, sebbene sia staila perforata, fu giudicata ottima, in considerazione della velocità d'urto che aveva
la palla da 305 che [a perforò.

44

=-=

r

luogo alla Sp~ia

= = = = = = LE CORAZZE DELLE NAVI

le prime ,e memorabili pro- razze grosse era seimpre problematica; motivo per
cui all'aumento di spessezza oltre un certo limite

J i. tiro contro corazze di accia:io.

2) Delle corazze compo::;ite (comf,ound) di non corrispondeva quell'accrescimento di resied acc.iaiio e deUe corazze di acci,a:.iio dolce stenza agli effetti de.i proi.etti che si voleva otte..

lin rio, daJ. 1876 al 1890.
nere e si aveva motivo di attendere p,er dedu:r.io3) D~lle cor,azze di acciaio al nichelio e delle ne dai risultati conseguiti con piastre di minor
r :z.ze di superhcie indurita, inizi.afosi nei 1890, spessore.
Tuttavia questo periodo è caratterizzato dal f atI dura ,tuttora ,e probabilmente volge al termiin seguito .all'adozione generale dei proietti
uniti del cappuccio, la quale h _a annullato i vanW i della superhcie mdurita.
( ir' brevemente dei due primi periodi e con
u l he diffusione del terzo, di gram lunga jJ più

/1 •riodo delle corazze di ferro fucinato. -

Non

il ferro dolce ,essere fuso per usi pratici
• 1 tio in masisell.i, Ja f abbricazio,ne di piastre
la f rro di grande mole rum.poneva di ricorrere a
t ndo

111 processi pariimenti lunghi e costos•i: La f uci• ; ne al maglio e la laminazione: preferito il
11m per le corazze grosse in quanto conferi va
I m tallo compattezza e ten•acità m:agg~orii; pre1t ,il secondo per le sottili come più shrigati• pur dando risultati ,s oddisfacenti. Ave1Vano
t r mbi lo scopo di evitare le sdluz.ioni di con11 i t', tanto frequenti nei gross-i pezzi di ferro
I ,I· e derivanti dal fatto che due pezzi di tale
t ll -non s.i uniscono intimamente, formando
m ssai unica, se le partii a contatto non sono
1 t tI t
al punto di temperatura detto calore bian• . 11dante ed in tal,i ,condizioni battute o coml'umra. sull'1alltra. Se la temperaitura è più
1, i pezzi, per quanto successivamente pie,gaf11 ·inati o ,l aiminati, conservano 1a superticie di
1· z one; se la temperatura è più alta, iJ ferhrn i.a rapidaimente a contatto dell'aria, tra•
11 mn.ndosi in una massa .incoerente ed iin,e tta
to
la saJ.datura qwanto alle successive fucii, ,i. Ques.to è il motivo per cui il ferro dolc,e
JHt' e..ssere colato pe.r g:li usi pratici.
r f re le corazze di f er.ro era necessario pro,
mediante ,s aldatur,e successive di pezzi,
l oli da prima e successivamente più grossi, fr ,g i.ungere le volute dimensioni, e si com' d r' quanto lungo e dispendioso fosse il lali f aibbricazi001e delle piastre di ferro futo di rilevanti dimens-ioni, considerando che
i i ndo dai così detti pacchetti, cioè dai fal i rit gli di ferro pesanti non più d,i 300 kg.
, i arrivava •a fare, piastre del peso netto
t >nn., ,equivalenti a 50 d1 peso lordo. E non
t l maggior.i cure di f abbr,i .cazione, la per• n i.nuità della struttura interna delle co1

to, che la grossezza delle corazze crebb~ continuamente: mentre le pr,iime corazzat,e propr.iam einte dette: Gloire, lnvincible, Normandie, francesi; W arrior, Blak Prince, Res1·stence, ii.nglesi,
ebbero piastre grosse da 11 a 12 cm., appiicate
sopra un materasso di legno g·rosso circa 66 cm.,
le ultime navi catafratte di ferro le ebbero grosse 35 cm.
Per evitare queste difficoltà di fabbricazione,
pur ottenendo resistenze uguali a quelle delle
piastre grosse, in questo p.rimo periodo furono
adottate a·nche le corazze a sandwich, le quali consiistevaino di due o tre piastre sovra,ppost,e con
l'interposizicme fra esse di cuscini di mater.ia!le
più molle ed elastico, i quali non dovevalI'lo mai
superare lo spessore di 12 cm. Ammesso che la
resistenza, di una piastra di ferro dello spes,s ore
X fos.se uguale a 100, quella di una corazza sandwich compostia di due piastre grosse ½X, con un
cuscino interposto era di 95, e di 88 se le piastre
erano grosse un terzo di X, con due cuscini inframmezzati, beninteso entro certi limiti.
È notevole che oggigiorno qualche inventore ritorni a vagheggiare l'impiego di una corazza.tura analoga per contrastaTe ai proietti con cappuccio e, che altri pensino, allo stesso scopo, ad un
sistema simile a que1lo esperimentato a Shoeburyness, con risultati soddisfacenti, nel biennio
1876-77 e costituito da parecchie piastre poste ad
una certa distanza l'una dall'altra e senza interposizione di materia'1e solido, ecce%Jione fatta dei
perni di collegamento. È probabile che que.ste corazzatuTe sarebbero sconquassate dai proietti ad
alto esplosivo che scoppiassero nello attr.aversarle.
La corazzata inglese lnf exible ebbe le corazze
a sandwich; era.no due piastre grosse ciascun a
305 mm., separate da un materasso di legno grosso 279 mm.
1

Pen·odo delle corazze di acc1a10 dolce e delle
corazze composite. - Il 1me,rito di ave!I' sosti,tuito al ferro fucinato l'acciaio dolce, allo scopo duplice di aumentare le qualità di resistenza delle
piastre e di render possibil,e un sistema di manifattura che ,offrisse 1le necessarie guarentigie c1r-

45

LE I. !. I.

La medesima corazza fotografata nel punto perforato.
Si notino le piccole screpolature supe,fi.ciali, indizio dell'eccellente qualità della piastra.

46

- - - - - - - - - - - - - - - - - - == = ==== LE CORAZZE DELLE NAVI
I\ m, M' neità ed unif_o rmità di struttura del doveva stare nel forno da 36 a 40 ore per ragIlo , nde erano fatt-e, indipendenitemente daJ- giungere Ja temperatura necessar,ia per .sottoporre di esse, spetta aila Ditta Schne.ider
t. Ed alla R. Marina Italiana compedi av-er fatto nel 1876 ,i primi esperito la prima importante ordinazione di
, 111 t:ue; ,ordinazione da cui la siderurgia mohb il primo impulso a salire verso le ver·
lte~ze che ha raggiunto.
un ditta aveva mai, prima di aJlora, riceommessa di 5000 tunn. di acciaio, chè
rono le corazze della Duilio e della
vi che per molti riguardi rimarranno
storia marinaresca universrule. Salun o, sebbene interes,sante, descrivere, sia
mar.i amen te, quelle celebni esperienze;
, he dopo esse l•a fabbricazione delle piarro fucinato cadde .in abbandono, meno,
dirsi, .in Francia, dove continuò per qualnn ancora (fino alle esperienze di Gavre, nel
. L, Francia, dove I.e corazze di acciaio era' t , i mostrò restia ad adottarle per .iJ fatto,
t 111 I lla Commissione italiana, che pur pre1 n I
magg-ior resistenza alla penetrazione
1 I , < ietti, esse erano più suscettibili di space tt la percossa di qu e sti, rompendosi in
l sciando scoperte le murate; inconve. rtaanente grave, che poteva essere atte' 111 1umentando il numero delle chiavarde, ma
li minato.
r f bbricare una p.iaistra d'acciaio dolce, si
,I • dapprima un massello di forma parallepesante circa il doppio della corazza
si voleva ricavarne; massello, che tolto
orma, poi riscaldato in un forno a gas, ve• I toposto al maglio e martellato in guisa,
1ppi, ttendosi, ass'Ultnesse la grossezza del l
l'aspetto di una supertÌcie a la.ti irre1 Ila quale, con opportuni ritagli, si ricapÌ stra deHe volute dimensioni. A questa
, p i la tempera per immersione rin un baI • ua od olio a s e conda dei casi; essa era
1; ·ot t , vale a dire riscaldata e lasciata raf1,1 11 l ntamente.
1

i trattava di piastre non troppo gros15 cm., dopo una prima lavorazione
i passava il massello ai laminatoi, che
l spessore dehnitivo; quindi si esealtre operazioni g.ià descritte. In quei abbreviava sensibilment.e Ja lavoraltrimenti era abbastanza lunga; inr usot impiegava da 192 a 240 ore per
piastre italiane, che pesavano ult.ima0 tonn. Un mass-elio di 50 a 60 tonn.

lo al magl-io, e dopo un'ora di fucinatura era d'uopo rimetterlo nel forno. Le calde successive si facevano o,gni 12 ore in media.
Il successo deUa Ditta Schneider fu vivamente sentito dai siderurgici inglesi, i quali si miserio subito a f abbr.i1care co,r azze di acciaio, proponendosi di eliminare il lamentato inconveniente
mediante opportune ricerche teoriche e .sperimentaJi. All'uopo si presentavano due vie:
1) La ricerca di un metallo diverso dal fer•
ro fucinato e daill'acciaio Schn•eider, il quale, conservando la propri,età inerente a questo di resistenza alla penetrazio·ne più del ferro, ne avesse,
quando .in graindi masse, la ma·g·giore cedevolezza. Ma le condizioni della metallurgia in ge,nere
e della siderurgia .in ispecie non erano allora tali
da dare speranze di buoni risultati a chi si mett e sse per questa via, che pertanto fu scartata.
2) La comq-inaz:ione dell'acciaio e del fe-rro
fucinato in una stessa piastra, in modo da uti.lizzare al mass.imo le buone qualità c:Li entrambi.
Questa fu la via scelta dag1i Inglesi, i quali si
attennero ~ principio di fare àel.le corazze costituite da strati di ferro dolce e di acciaio p,iù o
meno duro, uniti in tal modo, che questi impedissero la perforaz,ione rompendo i proietti, o facendoli rimbalzare, e che quelli, più facilmente
deformabiJi, ma non soggetti a spaccarsi, agissero come elementi di coesione, tenendo insieme i
fraimmenti nei quali rompevansi, per effetto d e i
colpi, gli strati di acciaio.
Ebbero così origine le corazze composite (compound), '1a cui fabbricazione, che stimo inutile
descrivere, presentava difficoltà grandi ssime; alcune, anzi, quasi insupeiiabil:i, motivo per cui, mig.liorando a mano a mano le corazze di solo acciaio, furono definitivamente abbandonate. Però
il p:rincipio basilare sul quale s1 poggiava la
loro fabbricazione era giusto, e fu ripreso sotto
altra e migliore forma.

P en'odo dell e corazze di acc1a10 al nichelio e
d elle corazze di su,f,erfcie indurita. - Verso Ja fi.~

n e de,l 1890 l e piastre di acciaio dolce tipo Schneider, e queile composite tipo Wilson ed Ellis (giudicate le migliori) avevano, per quanto era lecito ritenere, raggiunto il a massima reis.i.stenza possibile, data la loro natura ed il loro processo di
fabbricazione; p e rbanto, continuando a crescer e
la potenza delle artiglierie, diventava impelJ,en te
la necessità di tentare nuove vie, apportando qual.
che cambiamento, o nel'la natura del metallo co-

47

LE/. I. I. = = = =

== = = = = = = = = = = = =

stitu,e,nte la piastra, o netl processo di fabbricazione di ques.ta, o iin entrambi.
Anche .iin questo caso fu prima la Ditta Schneider a iiniziare opportuni espeTimenti e studi; non
tardaro:no le altre a seguirne I" esempio, ,e così co-

=

=== ====

= =

= = = == = = = = = = =

accia,io e, n.iche-lio, fu costruita al Creusot e provata al ti110 nel luglio del 1889. - Misu:r,ava m etri 1,20 per 1.10; era grossa 237 mm.: hssata con
g'raff.e sopra Ull1 m •aterasso di legno duro grosso
80 cm., resistett,e mag,n ilica.mente, senza mande-

Secchia di colata da 150 tonnellate.

strure f end:iture, aiUa percossa di Ull1 proieHo d eJ
calibro di 152 mm., pesante 45 kg., animato dall a
velocità d'urto di 600 m. s. Il proietto petlle.t.rò p er
circa 268 mm. e rimase inhsso ndla piastra.
L'idea di usiaire leghe di ferl'O e nichel,io er a
,&tata enunc.i,ata m .o lti anni prima da Faraday e
Stodard, che 111 e avevano esperimentato pare c·
,c hi e, e così pure F airbanirn neJ 1858 ,ed Hahl, di
Sheffi.eld, nel 1888, che costruì anche un piccolo
ca!llnane di accia-io al ruichelio; ma non vi è dub hio che ,i l merito di aver usato questo m ,atieriale
su vasfa scala appartiene alla Ditta Schneider.
La 1ega .da corazz,e contiene una piccola percentuail,e di n •ichel.io, ordinariamente il 3 % di
Acciaio al nichelio. - La prima corazza di ac- questo metallo, e può essere fatta negli ordinari
c1a1•0 al 1nichelio, cioè cos,titu.ita da una lega di forni Martin, purchè il regime di tempera.tura n e

minoiò neUa storia delle corazze l'era moderna,
ca.iiatte:r,izzata:
1) Dall'assO'ciazione con l'acoiaio di nuov~ elementi, quaili: il .nichelio (in modo preminente),
il c.romo, il tungste.n o, il v.a,nadio, ecc.
2) Da processi s-pecia1i per indurire la superhcie esterna delle corazze e cioè: processo di
tempera (metodo Tres.idder) e processo di cementazione (metodi Harvey, Schneider, Krupp,
ecc.).
3) Dailla combinaziiane dei predetti sistemi,
cioè dall'indur.imento della superhcie esterna delJe corazze al nichelio.

48

1



1

li

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - LE CORAZZE DELLE NAVI
to e1ev.at-o. L 'op e.razione no:n richiede
precau21ioni maggiori d ·el consueto; anzi,
n.,e ocoor!'lono me.no che per certe altre
di ,accia.io. Non occorr.ono ,s i•s tem,a ziioni
p r la colaita; •Se Ja carica è ben,e condot-

portano lo st,esso grado di calore di quelli d.i aéciaio ordin,a-rio; eccezione fatta del caso, da e,s cludersi trattandosi .di oorazze, che oonte.nga1no
più del 25 % di nichelio. Se la composizione è pt'le•
cisa, se l'acciaio è stiaito fa.tto a dovere, si può

Lingottiere per corazze .

; t atto i1 nichelio posto nel forno si aisso1 a iaio, al c.ontrario di quel che accade
. - L',acoiaio al nichelio è più Huido
ordirua.rio ed appar,isce completamentrn1t01Jo n c,o; i masselli hanno la superficie esterpu!lita, ma se sono molto ricchi di nimaggior ll'l'Umero di soffiature p,eriuelli d'acciaio ordin.aTio. Vi è poca
i metalloidi a separarsii me ntre la
nta solida ed è pertanto m~nore lia
I i giraivi iinconiv-einienti che po,s sono
, 11 r iscal,dameinto dei masseUi per le
\p raz.ioni - fuci.naz.ione al maglio o
non esig'.e precauzioni s·peo~ali;
di carbonio contenuto, essi com1

lavorarlo bene, tanto al maglio quanto a,l laminatoio, qu alunque s,i a la percentuale dii n•i chelao,
e se questa no,n supera il 5 % , la lavorazione alla
pi,aUa ,ed al torno è mediocremente facile; p~ù
diffi,cile, cresce~do la •p roporzione oltre detto limite.
L'agg•iun,t a d,i ruiichelio rende l'acciaio meno sensi bile agl:i age.nt.i corrosivi, ne accresce notevolmente la resistenza al limite di elasticità ed alla
ir,ottu.ra, senza che diminuiscano iin oorrispon,dente proporzione l'a1lungamento ed
coefficiente di contraziorue della sezione di rottura.

a

Tempera con il sistema Tresidder. - Mentre
Schne.i der f,acerva adottare le c·orazze di acc1a10

49

LE I. I. I.
al nichelio, l'inglese Tres.idde.r proponeva il suo
speciale s,i,stema idi tempera a doccia, tuttora :in
uso con poche modiJìcazioni.
La tempera per ~mmers·i.one nel hagno d'acqua
dei ,g:ross·i pezz.i di acciaio, riesce male perchè intorno ad essi .s i f ornna, durante il primo periodo
J.ell',operaz.ione, un inviluppo di va-pore, che rompendosi e ,v iformaindosi continuamente·, impedi-

desc ente ut11a p·i ogg,ia violentissima e fitt.i.,s s.im cr..
Il vapore, che si ,genera a misuI'a, sfugge fra me.z•
zo i fi,l etti fluidi e ,non ostacola menoma,mente l'azione refrigerante d,ell~acqua; Ji g·uisa che avviene quella rapida ·ed un,i forme sottrazione· di calore della piastra, che è condizione essenziale pe r
la buona riuscita deJla t,emper e perchè la corazza acquisti al.la superhcie qu_eJ grado altissimo

Colata di acciaio dal forno Martin nella secchia .

s oe una graduale ed un,i for.me sottrazione di calore, dando luogo ,a diminuzioni di temperatura
saltuarie ed ir,regolari. Il bagno d'olio dà migliori ris wltati, non per la composiz-ione chimica d,el
liqwido, ma per l'assenza del suddetto inviluppo
di vapor•e; parimein.ti s,i ottengono migliori rii.sultati dal bagno d'ac,qu-a .aggiungendovi sost anze,
p. e. la glicerina, che ne aumentino iil punto di ebollizione, diminuendone la produzione di vaipore. Ciò posto, i,l T residder si propose di ·t emperare l'acciaio COlll l'acqua, evitando però il già detto
invrluppo ,di vapore, e v.i riuscì con un appaireicchiio a doccia, che proie'tta contro l'acc.iia·io inc?ill·

50

dii durezza, che tanto contribuisce alla loro re s i•
stenJz.a contro la pene,trazi.one dei proietti senza
ca,ppucc10.
Lnvece .del'l'acqua s-i potrebbero adopera.re altri
-fluidi, tanfo liquidi, come gassosii.
Basti qui aver .espo,s to il concetto, chè la d esc:riziane degli appa;recch,i sarebbe troppo lun g'11
e poco chtiara se111za .il s,o cco:rso di molti dise g'ni
illustraitiivi.
Il sistema Harvey di cementazione de17e coraz,
ze. - Il processo inv,enta-t o da Hayward A. H ar•
vey, ed esperimentato per la prima volta ad An

e:: ==== = ========= = = =:-:::= == = ==== LE CORAZZE DELLE NAVI

Il massello , pesante 78 ,5 t . , estratto dalla lingottiera , è tra sportato nel reparto presse.

51

LE I. I. I.
na.poliis (S. U.) nel f e,bbra,io d_el 1891, aveva lo
scopo di ·i.ndurire un-o str,a·to supeTtÌciale de.Ua cora~za, lasciando duttile ed alquanto oedevole la
nim.anente parte, di questa; vale a dire di appliicare -i'l criteri-o .informativo delle piastre composite
a quelle di un solo pezzo. L'harveyzzazione deJle
corazze, come si chi a.ma il processo in questione
oon un barbaro .n eo101gi-smo con.iato .in onoore del
suo inventore, consiSJte neJ fabbro-c are di acciaio

leva cementare e suHa quale si poneva uno strato di carbone di legna polverizzato e mescolato
con, altre sostanze ca,rburanti. Su questo strato,
fortemente compresso, se ne faceva uno di sa.bbia, e sul tutto si metteva una copertura di grossi
mattoni refrattari. Predisposte .in tal modo le cose, riscaldavasi il forno ad un \Jta temperatura,
uguale o superiore a quella necessaria pe,r la fusione della ghisa, mante.nendola costante per un

Masselli per corazze, a destra ; a sinistra, elementi per cannoni grossi.

omogeilleo e ,relativa.mente dolce, quale si ottiene con i Bessemer od i Martin, una piastr,a della
forma ,e delle dimensioni volute, sovraca.rburandone poi, per una certa profondità, la f accda esteirna, mediant.e un prooedime:n lo di cementazione
a;n,alogo a quello ,adopera-te p ~r converti.ire in a cciaio le sbarl"e di ferro dolce. A tale scopo sii colJ.ocava la : iastra dentro uno speciale f.orno a gas,
od a carb~ne, posandola sopra uno strato di miateria,le ref ratta-r io .e con questo coprendola i.n modo
da la.sciarne scoperta soltanto la faccia che si vo-

52

tempo più o meno lungo, proporzionale ad.le dimensioni della piastra e non ma.i minore di 18 o
20 giorni. Il carbonio deJ carbone di legna e delle
altre sostanze carburant-i si combinava lentamente con !',accia.io formando alla superttcie dell a
piastra uno s.trato profondo clue o tre centimetri,
nel quale il te-n or.e dii carbonio era notevolment e
superiore a quello d,ella riimanente massa di acc1a-10.
Ultimato il processo dii ca:rburazio111ie, toglievasi .la piastra da1l f or,n o e si lasciava raffreddare h·

-- -- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

LE CORAZZE DELLE NAVI

t .mperatura richiesta per la tempera, sen- risultati .importanti, la cui misura è data dal fa,t-

imuoverne

Jo

strato di sostanza carbo- to, che mentre

aUa tine del 1890 una piastra

·I , proteggendola dall'ari~ .impediva la composita grossa 267 mm. pote-va resistere a
1 mo dii scaglie d'ossido, la cui prese.n za .stento ad uin proietto da 152 di acciaio Holzer

1

d-imi.nuito l',ef6.caeiia de.Ila success,i v~ odi te1npera. Codesta sos·tanz.a ca,r bonat v però, senza da.nno, essere rimossa ad
Ili e per breve tempo, da piccole porzioni

con 604 m. s. di velocità d'urto, aHa hne del 1891
una piastra parimenti g'rossa di acciaio al nichelio harveyzzato resisteva perfettamente · ad un
proietto i dentioo con velocità d 'urto di 632 m. s.

Fucinazione di una corazza con una pressa di 6000 tonn. , nelle Acciaierie Ansaldo,
che ne hanno una di 15 .000 tonn ., la più potente del mondo.

r seguir.ne il raffreddamento;
ciliegia, si faceva la tempera
der.
i una piastra harveyzzata mostraI strato di cementaz.ione, seguim nt e dallo strato dolce; il primo
· t llina, l'altro con l'aspetto del
mogeneo e dolce. Lo st.rruto ero da rendere difficile la Javod eva e spedie.nti speciali.
l'harveyzzazione fu subito applii a cciaio aJ nichelio, ottene,n do

Il sistema di /abbricaz1°on e Kru,f,,f,. - Non parl erò, per brevità, ed anche perchè, pur avendo
dato r isultati più o meno buoni, non meritarono
mai la preferenza, de.i sistemi basati su principi
d iv e r s i dalla c e mentazione, come quelli di _Be·ardmore i,n In ghilterr a, di N au e Hampton in America, di St.-Chamond in F ir ancia; e ne,Ppure de'1
•p ro cesso di cem entazione Schneider mediant,e
ga s idrocarbur ati. Ma in.on posso tacer.e di quello
brevettato dalla Ditta Krupp e .inventato dall'ing.
E:nil.io Ehrensberger, per chè si può dire, che tut-

5J

LE/. I. I.===== -= ======-============== = ============
te le corazze di tutte le navi da battaglia ora e•sistenti sono fabbricate con tale processo.
Le piastre harveyzzate, pur essendo molto re•
sistenti alla penetrazione dei proieui, si spacca•
vano sotto le -loro percosse, lasciando nude intiere ~one del ber.s aglio, e:d era importante ·eliminare questo grave difeitto; cosa nella quale l'ingegnere Ehrensberg'er riuscì perfettamente.
È nel 1895 che la Ditt-a Krupp presentò al Go-

l'acciaio al cromo-nichelio; questo perchè conferisce una grande resistenza aUa rottura alla lega, La quale, per suo mezzo, associa alle qual~t à
di un ecce.U ente ferro fucinato la tenacità, la omogeneità e l' eJasticità proprie del migliore acciaio; quello perchè le conferisce una spiccata a ttitud,i ne ad acquistare, mediante la cementazione
e la tempera, un grado di durezza più alto di quello delle piastre al nichelio harveyzzate, senz a

Corazze sbozzate .

verno tedesco la piastra 432 U, grossa 300 mm.,
rimasta famosa pe.r i riisultati straordinari che
diede e per iJa réclame kolossal che le fecero governo e ditta; pochi anni dopo tutte Je princ•i pal,i
marine deJ mondo avevano adotta.to le pia-stre
kru{,{,izzate (ailtra barbara parola entrata nell'uso, al pari di kru{,{,izzazione! ).
Il processo, .tenuto ,molto tempo segreto e ve,n•
duto a carissimi prezzi, è ormai noto. Per f aibbricare una corazza ce:mentata Krupp si ·a dopera

54

che pe·rciò .si ma:nif esti l'inconveniente della fr agilità. Tale acciaio si ottiien-e col processo Martin
e con i consueti forni a ga,s ; bisogna però, duran te il p-eriodo della trasformazione nei forllli steis•
si, estrarre fre-q uent-i saggi del meit allo in fusion e
per analizza:tlo ch,i -micame.nte e sag'giarfo me ccanicamente, ed aver così il modo di correg'g'•ere
con molta cura gli eventuali d~,f etti di dosamento
che po-ssono es,sersi rivelati.
Il masseUo deve p•esare il 70 % dii più dell a

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - -

LE CORAZZE DELLE NAVI

f;nit ; dopo averlo estratto dalla lingot- modo da toglie.re ogni traccia di scorue od altre
mperatura di 480-500 gradi C., lo si impurutà dalla sua super6.cie.

11 t

in un apposito forno a gas, laso.iandove•

Ciò f,atto, si procede alla cementazione, che

si

12 ore, hnchè la sua temperatura saJga es-egue oontempor-Mteamente su due piastr,e dir l C.
sposte orizzontalmente .entro un forno a suola
111nta questa temperatura, il maissello vie- mobile, oon le facaie da cementare rivolte una
I , u 1t , per un periodo d,i tempo da 40 a 55 contro l'altra e ,separate da apposit,i regol~ d'ac1 I I primi, hno a dargl.i una grossezza poco su• ciaio, in guis.a da formare una specie, di cassa

Corazze sbozzate.

ave.re la p~astra hn•i ta.
zione esige cure ed attenuoni speciali;
it re di protrarla piu a lungo, perchè la
della pia,s tria non dnscenda troppo e
zione compiuta, da 600 a 650 grad,i C.
IIN1ilfl1', m o , p rò, questa temperatura diiminll'isce
,l11r nte le manipol.azionii -s uccessive, si pola pia1stra .in un forno di riscaldo, e
11 t 1 1
00 g'radi C., si sottop'One al1la pressa
ddrin rla; ripulendola poi, mediainte mar, mano e meccanica, diligenteme.n te, r1n

nella quale s•i immette il carburainte, ch,e è il gas
da illuminazione. Tutto l'insieme è tenuto, per
un per,iodo variabile da sette a venti giorni secondo · casi, ad una temperatura oscillante d,a 900 a
930 gradi C; sempre facendo affluire fra le due
piastre u:.1a corrente di gas, che cede il suo car•
bonio all'accia.io in modo assai più uniforme che
la miscela ca11boinacea d~ Hairvey. Si ottiene co•
sì, suLle due corazze, uno stra,to extracarburato
pro.fondo da 25 a 30 mm.
Eseguita la cementazione, ha luog'o la seir1e di

55

LE 1.1. l. ==========-===================== = ==== = === =
quei tra,ttamenti ·terinicii che costituiscono la parte ca·ratteristica e difficile del processo del Krupp.
U pr.iirno cons,i ste nell'im.mergeir-e verticalmente
la corazza, estratta daJ. forno d,i cementazione alla temperatura di 870 gradi C .• in un bagno dii. olio
d'oliva, che è tenuto .alla temper.atura di 20-30
gr adi C .• facendolo circolare in un refr.igerator·e
tubolare ad acqua coirrente. Lo scopo di quest'operazione è di re·n dere più omogenea la distribuzione dei carbul'li di ferro contenutii nella mais,sa
metallica, distruggendo quella s,pec,i ale struttura
dii frag,ilità dell'acciaio, ohe è caratterizzata da
una cristallizzazione troppo sviiluppata. Dopo ciò,
ei po,n e la piiast:ra in un ailtiro appos·i to forno riecaldandola ihno a 660 gradi C.; essa, raggiunta
questa temper.atura, viene tuffata orizzontalmente in un 'altra grandissiima va,sca r.ipieina di acqua
corre.t11te, ciò ch1e ,modiihca sostanzialmente la
s rurttura .del metallo, perchè il cromo passa dallo stato Jibero al com1binato. In questo stato il
carburo di cromo ed il carburo di feuo sono sp·arsi in minutissimi gr a.neJli nelLa massa dell'acciaiio, ,che è sempre costituito ess ~nz.ialmente di un•a soluzione, nel ferno, del
nfohelio e degli altri componenti; ,si ottiene così
il risultafo di produrre neWacciaio quella tessitura fibrosa, che è la maggiore guarent igia di tenacità.
' A que,sto punto si distaccano dai lembi della
piastra dei provirui, peir esamina1re la g'1rana della
frattu.na, ed ove da questo esame risulti necessario, le due tempere, all'olio ed all'acqua, si ripet,ono, magari più volt.e, finchè l'acciaio non abbia acquistato quella speciale struttura, che è ind izio sicuro d,i un g-nado di resi'Ste:nza .e levatirs s~mo. È soltanto dopo aver conveniente.mente uh.imato questi due tratta,menti teiimici preliiminari,
che .mediante le presse idrauliche sii danno alla
piastra la sa,gom.a te la curvatura r.isultanti dal relat ivo disegno.
La lavorazione della piastra, però, non è ancora finita; re,sta dia conferire alla superhcie extracaTburaita la .necessaria durezza, senza tuttavia
incorrere nel difetto della fra,gilità. Ciò si ottiene mediante Ja tempera differenziale, così chiamata per chè il ..salto dii teanperatwra nella tempera non è lo ,stesso in .t utti i punti d,ella corazza,
come nel sistema Ha1rvey; ma varia ~n ma,niera
prestabilita e tale da conf er~re dei gradi differenti di durezza ai divers.i strati della piastra. A tale scopo, si adagia questa sopra uno s•pe1Sso strato
d i rSabbia gialla, disposto .s ulla supe.dic.ie di un
robusto piast.rone, più lungo e più largo della corazza, intorno aUa quale si erige un muric oiuolo
1

56

di ma t toni ref.rattm, lasci,andone s•cope,rta soltan.
te• la s u perhcie extracarburata. Il tutto viein•e
quindi introdo.tto in un forno di ri.sca:ldamento alla temperatura ,d i 800-850 gradi C.: come è o v•
v,io, trascor:so un certo tempo, la supe.rhcie extracarbura·ta, chè · non è •protetta, avrà la temperatu ra de1l forno, mentre tutte I.e altire parti della corazza, difese dal materiale refrattario, acquiste ranno temperature gradualmente decr.escent:i, b.·
no alla minima di 600-650 gradi nella faccia i n f e rio.re. Allora, tolta la corazza dal forno e , libe,r atala rapidamente da·l pias-trione, dalla s.abbia e
dai matton,i r e frattairi, si procede alla sua tempera m~diante getti di acqua fr,edda che la iruvestono da tutte le part i contemporaneamente. È
chiaro,. che la f,accia anteriore, dov,e la tempera tura aveva raggiu nto il massi.mo grado, conse'g°u isc.e la massima durezza; mentre gli strati succes sivi riescono a ma,no a mano meno dur,i ·e :più t enaci in reLazione alla t e mperatu11a che ave-vano.
È perciò che esaminando Ja s•e%1iane di rottuiia d i
una piastra k.ruppizzata .s i scorge chiaramente il
passaggio ginadua'l.e daUo strato superiore durisisimo, d e tto di cementazione ~ grosso da 25 a 30
mm., allo strato duro inter me.dio, detto di tem·
pera, ed inline agli stirati inferior.i dolci e fibros i.
Qu e sto graduale passagg~o conferisce alle corazze kruppi:z.zate quella 1assoluta immUtI1ità dalle f en ditur e che, le piastre ha.rveyzz.ate non avevano.
La superfici-e oementata delle piastre kruppizzate presenta, a lavorazione finiita, un aspetto c-aratterizzato da un 'abbondainza di rugosità iirr e·
golari e di ,notevoli incrinature le quali, se limitate in pr.ofond,ità aHa grossezza cLeHo strato d i
tempera, non sono dannose in quant<, conce,rn e
la resist e nza d ella corazza, danno indizio di buona c e mentazione e di gra,nde durezza, ma imp.ed iscono di darle forme molto curve.
La prote.z.io.ne delle navi mode,rne r~chiecLe u n
largo uso .d,i piastre ra-stremate ed occorreva trovar modo di applicare a,nche ad esse la t,em-peira
diiff.ere nziale in tal maniera da produrrie uno strato dii t,empera di s·p es-sore variabi·l e, allo ,scop o
d.i mantenere costante in tutta la corazza i1 rapporto di ci.rea unio a tre fra le grossezze del d,e tt o strato di tempera e della corazza stessa; rapporto che l'esperienza ha indicato come il migliore. Sarebbe lungo descrive,re partitamente, le par•
ticolarità del'le operazioni necessarie per l'lisolvere il difficile problema; mi limiterò a dire che l e
piastme destinate a risultare, a lavorazione finit a,
di grossezza variabile, s0t110 dapprima laani.nat e
ad u\!10 spessol'!e costante e di poco superiore a
quello massimo, cbe· dovranno avere in de:6.niti-

== ================== = - = = - - -

ttopostie ai trattamenti dii cementazione,
folio, iricottura, tempera all'acqua, che
critto; quindi rastremate nel modo riportand.o ne le necessarie quantità di
Ila parte non cementata. Ciò fatto, st>• ldate a 620-650 gradi C. e sottoposte ad
idraulica la quaJ.e ag:iisoe su.lJa supern emJentata in modo tale che la faccia opi è qUJeilla cem,entata, rifor.ni ad essell"e
I
eviide.nte che .in seg·uito a .tale op.eraziopi tre diveruta•no rastremate dalla pa:rte
ubìto la cementazione.
questo si mietitono sulla suola mobile del
li riscaldament,o con la faccia piana e non
t su1Lo strato di sabbia, .e si fa il solita
peri.metrall.ie di mattoni refrattal'li, La zouperfìcie cementata cori-,is,pondeinte alpiù gro,s sa del.la piastra si lascia scoper1 a ziona corrispondente alla parte rav~e.ne ripar.ruta da un coperchio costituizialmente da due Janni.ere di ferro, dii
Mllh111 ru',enti dimensioni, fra le quali è inteirpoisto
d'amianto.
operohio, sul quale si pone, per-chè non
, un strato d,i ,sabbi.a di conveniente sp.e sma,novrabile daJ.l'esterno oon acconci dii i. Trasoo.l'lso un certo tempo dopo ch1e il
h raggiunto la temperatura r.ichiesta, è ov1 :z.ona rmnasta scopeirt1a avrà ais,s orbito
1 ntità di calove maggiore di quella o quelr e; allora si tira indietro di una certa
t ' t il coperchi•o, esponen.do aJ. calO!I'e una
I li parte irastil'\emata, e v.ia di seguito bnt.ra sia scoperta del tutto. Così si ottietemperatura della pias,tra decresca con
r sezza; ,sJicchè la piastra, quando, levaf )rno e liberata dai ricoprimenti, va sotto
' , acquista uno strato di t·e mp.~a decirc1 decr,escere dello spessore. Quando la
, pur essendo rastremata., ha la supieirb.ntata 1piaina, il procedimento subisce piei nti.
e
l'indurimento preclude la possibilità
l11n ue ulteriore 1avorazione meccani.ca deltr , la futitura dei ca•n ti di esse si ,esegue
Ìpr, se rm:ed~ante mole a smerig!1i,o , trasp,oir1 zionate da .motori elettrici, che si po·s . ntiare in tuttie le dire.uoni, in modo da
rare ogni sorta di quartabono.
di manda,r le p1aistre al Cantiere è nemontarle in officina, pe.r •a ccertare che
ttame.nte 1e misure p:resaritte ; ciò .si
p ito locale il cui pavimento è formato
ni di .g hisa muniti di forii peir le g'raippe;

LE CORAZZE DELLE NAVI

l'u'1tim.a operazione è La tr,apanatura dei foiri per
lei chiiaivarde nella pa,r te pos,t-er.iore.
Benchè le piast.re kmippizzate tengano tuttora
il oaimpo., molt.e s0l1lo le corazze che glie io contendono; quclle di acciaio Era deUa Ditta Be1clll"dmor,e; quelle c,em·eint,ate con il eistema Davus;
quelle della D~tta Schneid•eir del Creusot, -e della
Bethlehem Steel Company; quelle Ackermann;
quelle di Carn,egiie ottenute con u.n p,roces•s o di
doppia fucinazione, le Ansaldo, di .cui di,r ò po.i.
TraJ.a1scio, per !ll!On en.trrure in troppi partioo1ar '
tecnici e non . dilunga:mnii soverchiameintie, di parlare delle pi~stre sottili; dirò soltanto che la Ditta Krupp, in pri.ncipiio, dat·e 1e einorm.i difficoltà di
lavorazione, non vo1e,v a applicaire il suo sistema
a p~astre gro.ss.e men.o di 10 cm. ed acconsentì a
discendere• ad 8 .s oltanto dopo la pubhlicazione
del processo Cha.rpy, che, non è qua il caso di indica'rle.

Collaudo de7le corazze. - Il collaudo delle corazze si fa: .; ) a,nla:lizzandone chimicaimentte la
composizione ed ,esaITTIDIIl.a.ndone la struttura oon la
microfotograha; b) .s aggian-do meccanicamente i
p.rovti.ni riicavati da e1sse; e) sottoponendoJ.e a COtlpi di can•n<one.
I f otomicrogrammi ,pr,esi ad ogni stadio delle
success.ive lav:orazionii ind.icaino agli espeirti se
queste procedano come si convi.en·e o pur no, e
qua11i sii·aino · 1e Cfol'\reziani oppartune.
Il collaudo chimico determmll. sf'! la ,p r,oporzione dei dive.rs•i 1eJementi dle1la lega sia ,eintro i limiti dovuti; ,servono all'uopo l'appar.ecchio di Wiborgh, per la determinazione volumefoica del carbonio ,negli acciaii; le batt,erie di appairecchi Co·r lei.s per determinare irap-idrumente il tenOl'\e di c-airbon1io di~ettamen1le sui campioni di acciai, senza
pre entiva ,se,paria~ione del carbo.n.io stesso; l'aippaii•ecchiio Riollet-Ca,mpr.edo:n per iJ dosaime:mto del1o zolfo; i f oir,n i a .muffola, ecc.
Meccanicamente la durezza del:1e carazze v~ene anzitutto sagg<iata con puni.eruol.i •a punta conica, oost•:r,u,;ti dii un .acciaiio tale che, colpi'Ui. da una
mazza, mtacchino lo strato posterio,re delle piastr,e . Ope·rrundo ,aina'lo~ame111te sullo straito ,anteriore, si devOilllo smus1sa.rie e .romp,e re senza lasciarvi il .menomo segno. Inoltre, allo scopo di
scoprire le,sion,i eivenltuaJii ,e non apparenti, 1e piastne girosse 120 mm. -o più, e non curve, si !•asciano cadere da un ',altezza determinata sopria un lash:iane di ferro o dii acciaiio, di oonvemente sipes..
st>.re -e di ,pe\Sio non inf,er.iore a quello della piiastira.
Alle corazze •c uirve si .ri•s parmia qu.esita prova pell"·
chè potll"'ebbe de.forma.t<1le. O-l,tre a quest<e prove

57

LE I. I. I.

= = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = := = = =.:

quas~ 11"Udimenta1i, se ·ne eseguono ailtre sopra
barrette ,opportuna:menrtle .ricavat,e, adoperando:
a) La macchina del Frémont per il saggio
di fragilità. Si ,pratica nel mezzo e nella fa.ccia
inferiore .della barretta un intaglio trasversale, che
d,eiteirmina una ,se~ione di m1i.nore .re•sistenza, quin.
di si pOllie la baJr.l'letta 1sti~ssia orizz.ontalmente con
le sue estremità sopra due sostegni fissi. Una
mia,ssa me:ta11ica di .p e,so noto, cade-ndto da un 'altezzia .pur.e 1I1Jata 1sopra uru cuneo, .il cui tag1iio Leg·germente arvotondato poggia su!La barreitta in
c•or.r~sp,on.J,e :nza ddl'inta.glio, ne de:terrru:na la ir,ottwra, a.vvenuta. lia qual e due· molle rigOll"O,s amen.t ,e
tatrate assorbono l',ene:rgia r esidua della miassa
batfonte, la quale enell."g'ia è indicata da unia lancetta sopra un ar:co gnaduato in modo da dare p,e.r
Jet.tuna dirr.etta i1 lavoro consumaito peu.- rompetre
la ba.rretta.
b) La macchina del Frémont pe,r le prov,e di
trazione, ,compressione, taglio e piegatura, la quale traccia un diaginaimma la ,cui airea dà un numea:,o p,:rioporzicmale al aavaro di deformazione ie•se:rcitiato sulla barretita.
e) La macchina M ohr e F ederhoH p1e1r pirove
di trazione, che è una delle più riputarte del genere. Anch' eis,sa traooiia i diag.rammi deg1i sfarzi per
la dete:rminaziiOille e'Siatt'a del carico cor.risponde1nte al lirniitie, d',e lasiticità.
d) La macchina del Brinell, la quale fo,nnisce
il così detto numero di durezza, producendo con
una piccola sfera ,d i acciaio temperato delle impironte di pvofondiit à minima n1ell1a superficie del
siag,gio.
Il collaudo al tiro è, evident,emente, il miglior
modo di consta.tau-e Ja bontà di un lotto d:i coraz•
ze; esso si esegue prendendone una a caso, fissaindbla .sop,rla un heil"sag'!io e .sparandovi contro
con un cannone di calibro adeguato alcuni, generalmente tre, proietti perforanti di ottima qualità,
con una oruric1a di sparo, tale che iimp.mma ad essi
una Vieloc'ità d'urto ,preV'.iaimeint,e calcolata. Il m,a,g'gior dif,e tto di qwesito ooillaudo è che costa caro;
iinoLtre esso ie.siige speciai1i precauzioni :e vuo1J..e e,ss·er fatrto da p,e.r.sone che abbiano Junga e,speo:ienz.a in ·m aitenia.
In un ,collaudo ral ,titro ,si ,devono co111side11all'le:
1) La v,elocità d'u.rto (Vu) del '.P',l'loietto, che
si calcola con ·ap,posite fonmole ,e si ottiein,e sparando con U1I1a carica ,di peso ridotto opportu.namentie, teI11endo canto dlelLa distanz·a fra ia bocca
deil cannone ed .iJ. bers1ag1io.
Per .molte ragioni, che Sa.l'chbe lungo espo:rire,
là velocità ~niziale del piroi,etto cambia da colpo
a colpo, •en.tno iee:rti limJiti, quantUJn.que ii! pes'o del1

58

la: car.iica 1sia .sean.p,re ,i l 1medesimo; camhia qu,mdi
-anche la v,efocità d'urto. P ,ertanfo ben di ir:ado il
pr-0iietto •m v,eSfte Ja, piastra avendo esaittamentle l a
velocità calcolata, e questa devesi con•siderare come un li:mite 1s 0.tt,o 1al quale 111on b.iisogna di,s,eiendene, p,eirchè 1a:ltriment,i ii.l collaudo s,a;rebbe fiMiziiio, ,e eh.e ,nlQn si c:Leive sup1era.r:e da. molto, peirchè
la cor'azza sarebbe m tail caso cimeintat•a a dismiswra. A tutta prima sembrerebbe prat.iioo misuirare ad ogni co'llaudo l.a ve1ocità con i cro.nog'!I'lafi ;
m ia siccome ne nas•c e,rebbero i.nfutite oontestiazioni con le Di:t tie ,produttrici, si pref.er-isce detenninair,e p,r,e viaimeinte, ,c on tiri di prova, una canea l a
qual·e dia la velociità anu.zial1e corrispondente a.ila
vdoc.ità d'urto c,aJ.co!a.ta, e se.rv.iirsene poi per i
ti,ri di colll1aiudo. Evidentemente iJ collaudo è tainto più s ·ev,eno quaini o maggiore è la v.doci tà d'urto; il giudicar buona una piasfoa peo:chè non è
stata pie.rf0trata ,e cattiva U1I1 'altra perchè è stiata
buc1a.ta può -talvolta essell."e eirronieo, amportiando
in ogni caso conoscere la ve'1oci,t à d'ur.t-o e, la s·p e,cie del proietto. Nei balipedi si può, volendo, perf oo-a!l1e quailunque pi astra; ma date due pias,tire d i
uguaJle g'riossezza, ,a,titta:cdat.e con lo st esso carun:on e
e con identici prio.iietti, la migliore è quella ch e
oedie alla veJoaità d'urto magg:iore.
2) 11 tipo ,e la qualità d.cl proi,eitto - 'argom ,ellllto .che riichwe·d e una •S pe,c.iale discussione.
3) La speciie 1e '1o spes.~o.re deJ cus,c ino sul
qua1e è s1ist.e1maita 1a p~astra. Seillza entrame in
trOJppi pairtuooll airi, ditrÒ s,cilianto che il CUJsoino grosso, di liegnio di queircia, usato in Germania ed in
Inghilte,rra e n ,o n amm•e ,s so da 1111oi, favorisce la
p.i·astra, perchè 1'iins~eme del be1r,S1agllio risu!ltia più
.dlasitiico e J',eiruerg.ia d\wto del proietto è asslO.rbita da una ·m aiss'a m .ag;,gtio;r,e.
Un cuscino matematicamente rigido aumentiere.bbe e,n,o rmemenrtie la resistenza delle COlI'!aaz.e ;
mla 1e e,spetr.iieinze f aitte per a,•viainars1 a tate id ea•be ,sio1110 rius·cite vane.
4) Il ,calibvo detl. camnon·e adoperat,o , in l"eilaziioine ahla grossezza della corazza. Se que,sta g'o:tossezza è miinore deil ,cai1ihro deJ canll!On:e .s,i dic,e
che ii.I tiro è in sub-calibro, nel caso contra,rio il
tiro è in super-calibro, ed è e-v id ente che questo
genietrie di ,tmio cim enita tr,op,po la piaist.ra, sottoponendola oontiemparatn,ea,m ente a sforzi d,i perfo.ria:zironte .e di sfoindaimelnltio, mentre .il tiro sub-calibro
la metit.e in cond1iz~ani f.avor.evoJii d,i r,es.i-ste1nz~.
Perciò si ad,o peramo cail1lnoni il cui cailibro sia uguaJ.e all1o spess:01re de\IJ11a piastra o ne diff,eirisc a
di poco.
Il cdllaudo aJ t~ro si fa itura.ndo con1t.ro la pii astra tre proietti s·enza cappuc,io an.imati dalla Vu
1

1

- - --==-================ = - = = 1

l , ,in ·modo che colp.iscano i vertici di
lo equaatiero, e s~mp11e ,ailla distanza
111
a!librii uno da.11 'altro, inonchè daJll. 'oirlo
na. ,es•sun prooetto, o pezzo di pir:oii.etun pezz.o ,d i corazza d1eve aittrave,r.s,aire
l1t ; nel fasci,ame, metallico di questo Ri
n, pi dli rig·onha.mienti, come p ~ pic,coile
n •11 piastra, purichè non ne inte.rieissiino
pess·ore.
l r ompr,eindeve ben.e il meccan,is·mo del1 f or :z..i.one deiHe c011azze, occorre avere una
,I. I proietto navale e del modo come Lavo1n~.
a I t II

i•:

n

I ~, 111 l'tti navali. -

Lascerò da banda la parte
p r quanto inite1t1es1s1an ; e; dirò .soltanto che
, I, , nto vi sono due sorte di proi,ertti naviali:
, 1111,ttt A. E. (alto esplosivo) ,e la palla, che
11, proietto perforanb. La prima è destin,a1 dmJeinte a por ai,e sul bersaglio gToss,e
li paten i esplosivi, che scoppiando piro" t r mendi effetti di s,~onquassamento, de1, n , uccision e di uominii., ecc. : nion, è però
111 11 •hc perforino corazz.e sottili. La sec,o nda,
inti ne a:nch'essa una p;ccol1a carica di pori ivo ·ed è assai più robusta ,e ma;s.s~c• teo.rucam,ein.t,e, p,erf ora:re pr.ima Ja coJl ,i
oppii.are dentro il be,r sagl.io, per il che
·h • abbia una spoletta a funzionamento
onteniga un esplosivo poc.o sens.ibiJe aoiluzione del prc,blema fu d.iffic1il~s,s i11ive ne sa qualche cosa, ess,em.dos!etne
q, d II p r lunghi anni.
11 J , ,i t na'Vale deside r ato dagli ,artiglieri
, l1l1 , pur ess.endo capace di peirforruri.e, oonarica da. alto esplosivo pari al 10 %
; ma ,i tentativi ,f atti per trovarlo no~
nza di buo,n a riinscita. I pll'IOietti perno sviluppare un °e1nerg,i a ,stra01rdi.nae .resistenze capaci di p.olveriizzare i
I i II
h lino a 'p ochi anni a-ddi.etiro .seirvuva11 I r11 ~rLi; ma il loro proi;tresso segluì di pari
1111 Il
delle ooriazzie.
11
il primo che li f ec!.e con riacciiai.o a[
i i ,ottengono fuc.inaJndo i masseJ1i di
; i ,, fu i al crogiuolo ·o d a-1 Martin, fino a
aWr incirca la f ormia voluta; stam1i pezzi così otte1n1uti; fa.e endo loro
Hlllt111101
rma· debnitiva; r.icuocendo per se,i
t 11,i tti fi.niti; Jasciandoli poi raffreddare
11

1

i finis ono ail torni.:> e si sottopongono
I mp re:

lin
■r11n1,• 1n1 11li

it ta

Ulna •all'olio, tota!Le; una alalla sola ogiva. Tutte le
siderurgiche g'areggiano nel-

LE CORAZZE DELLE NAVI

la ricerca di nuovi acciai da proietti perforahti; pr.ima della ,g uerra attirava molta attenz.ione la 1ega al vianadi.o, anche per le• corazze,
ma :il veiliall"io di mistero disc.e,so ,Sl\.l quanto ha
tr:att.o alla produzione beill1iica non pe.rmette, di aggiungere .ar1t,rio.
Efficacissimo mezzo per mettere i proÌiett.i perforant~ in g.rndo dii vinc,etie Ìe corazze è i .J. c,os.idetto cappuccio, ch1e non fu iruvemtiato, com.e ge.n/e,ralmenite si crede, da.Ll'a:mmiraglio M ,akruroff,
m ,a dail c,o lonne.Llo 1macchinista EngJish, della m.a.:'
rin1a hr..vtann,iica, il quaile ne concepì fide.a as.sis·tieindo a provie di tiro oantro unia c0111azxa composita, che av,eva la f acoi•a ante.r.iore di f,eir:ro ,e la po,sterr-iiore d'.acaiaiio, al cantn.riio detl.Le a'ltre, e fu
bucafa f ac.~Lment e da p,roÌie-1:ti PaJli.ser di ghisa
induvita con 1'ogiva fusa · n conchiglia.
Le prime prove con proiett~ a cappuccio ebbero
luogo niel 1878 ,con ,esito -feli~c, 1e si ignora pea-chè
la Mar.iina inglese non li abbia adottati; l'idea fu
ripresa dal Makaroff, e dopo i risultati delle celehrii ,espe·rienze di Okta, n ,el 1893, twtte le Mar,ine, del mondo li adottarono.
Il p,r oie.t to a , appuccio non è ailtro che una palla perforante .s uUa punta de.lJa CUJÌ ogiva è applic,aito un niparo di ,acciiaio dolce, la cui f-0rma diff etriisce secondo ~ paiesi e si può .rJleva,re, meglio
che da qualunque de,scriz.io 1.e, dalle w1lustrrazioni
rapp,r,esentanti alcu.Illi dei cappucc.i più in uso. Il
valtlltaggio che iJ. c,appuccio conf,e risce è ,oonsidereivole, ma 1a sua ,espr,essione numer.ica vamiia secondo j tecnici eh.e hanno oercaio di sit abilirb. Secondo il Naval Annual del 1905, i prooe'cti o.on.
cappuccio hanno ,su que1Hi che n ·e sono senza, e
nel tiro norma!le, un vaintaggio dad 12 al 15 ; secondo lo Jon,es, dal 16 al 25 % ; secondo Kodar
von Thurinvert, del 20 % , e secondo un •articolo
dell'Engineering (30 maggio 1902), de'l 30 % . Il
Nava7 Annua7 del 1905 recava una s ie!liÌie d.i dati
da•i quailii. risultava eh.e ,La pedora:z..ione di una piasitra cem,entata con p,r,ooetti s~za. cappuccio esig,e che quesitii abbiaino un1a ve.Looità d,imbatto superiore d,el 40 1 a quella necess1M"1.a per bucare
una piastra d,i acciaJÌo dolce de1la medesi'tll.a gll'ossezzia; mentre u,s·ando ptioie.t ti irucappucciatii codesto -aumento è dei 27 % solamente.
Può semhrarie, a priima vi,3 ta, str.ano ,e perh!no
paraido.s•sa'.Le, ch1e ,u n cappuccio d,aicaiaio d-Otlce,
viale ·a d,i r,e redativamenite molle, peineitrii. in una
pj,asltira d'acciiauo duriss•imo. meglio d,i un proietto specialmern1Je oos-truito ,e temperato par la perfoirazione; si tratta tuttavia di un paradosso ,apparente, come nsulterà da un ·es-arnie semplicista ,e quasii direi llll.laccheronico della ques ione.

59

LE I. I. I.

= = == = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = == = = = = = = = - =

Se.nZJa ·einuncia:ne le teoriie div,erse con le quruLi fu
sp1eglatia da d.ivieo:su. tecnici l'azicmie de!l cappuccio,
che ho esposto e discueso in un trattato speciale,
dirò sd1tanto che es:sa cons,~ste n ella pro:te~on.e
che accorda al1a pun-ta del proietto. Il oappucciio,

so dell'imbatto normale, quelìo . cioè che si veribea più di 11ado, peirchè iin combattimenfo la massima p,art.e dea p:roieui c-d lpiscono ,i l bell."sag'lio sotto un angolo d'incidenza più o meno aiccenitua.to ;
le esp,ei111enzie deJ per,iiodo ante.bellico teindeva,no

Profilo schematico dei cappucci adottati da, alcune Marine. La parte in nero rappresenta il cappuccio bianco è l'ogiva del proietto.

2

I . - Cappuccio francese.
2. - Cappuccio inglese.
3. - Cappuccio tedesco .

schiacciandosi suUo ,stiiato d •uo d·ehla oorazza, impedisce la ,i,otitur1a di tal,e punta, che è m.cxlto fra•
gile ,e che, nei pro.i.etti senza cappuccio, 1aglisce a
g·uisa di cu111eo sul .iiesto deN'o g.iva. L'einornn·e sfoir.
zo d1e.l1'urto non si -e.str~ruseca totalmen-tie ie d istanta.n,eament,e soltanto sulla ::, unta, ma si distribuisce più o meno su tutti i punti dell'ogiva ,in
oonta1:to con il c·appucc,io, e pert,ainto oiiesc,e considerevolmente la ,resist,e-nz-a di e•ssa altla rottur.a. Inoltre, pr,olungamd.osi la durarì'a deill'urto, questa punta ha ìl tempo d,i penetra.t'le hn-0 ai1la zona
meno durta e m eino res i,stente d-ella piastra d'a,ccrnw.
In -a1ltri teirminii, si v,eiri-6.ca un fatto analogo a
g uie<lll.o del giÌiochetto ch,e f,anno .i f runciu.hlri quando
bucarnio un soldo con un ago alquanto .robusto introdotto prreviament•e in un -tappo in modo ch,e la
sua punta ,affiori ,ai1la bais·e di •ess,o . Applicando
questa baise sul soldo ,e battendo un ,c dlpo netto
con un marteHo, l'ago buca il s,oldo, perc,h è ii sughero che lo circonda lo ma,u Ì,eine nella di:riezione
del colpo concemtra.ndo nella punta tutta la v~olenza del coilpo.
È da inotare che al disotto di una certa velocità
d'urto, .il cappuccio è inutile e dannoso, mentre
esiste una· velocità assai alta per la qua:le il proietto passa senza rompersi attraverso la corazza
anche essendo senza cappu,ccio.
È pur-e probabile, che iJ calore .Linmens·o s,v iluppato daU'urto liquefa.cci a, alm,elI'l!o parz.i,dm,ente,
il cappuccio, che sieit'vwe.bbe perlanto da lubri-6.cante del pl"OÌieitto.
IJ cappucciio ,ese .r it-a ii.I m .: issimo ,e ffetto nel ca1

60

4

quella in

6

4. - Cappuccio russo .
5. - Cappuccio nord-americano.
6. - Cappuccio svedese.

però a dimostrare, che quando l'obliquwtà deJ1'wrt o non ,s ia supeiri!ore a 50 gradi, iJ ~appucciio esercita una i-nfI uenz.a fa vor,evole ,sul proieitto, riaddnizzaind,olo ·ed avv.ic1inando'10 alla normale. I p:rioi,c tti ,scappucc~aiti, iurta.ndo obliquamente una corazza, s,chiizzano v.iia per Ja t ainge;nte, o si itlompono.
La forma del ,c appuccio ed il modo di ·a ttaccar-lo ail proi,etto 1SOlllO .import,anti - 0tr,a si pr,eferiscono f.orme iche :ibbracc.i:no .alqua111to l'og•iv.a e
si-ano 1al,q uanto piatte anteriormente; e perchè non ne venga danno al comportamento balistico del proietto, si pone a questo una f als,a ogiva, d,etta ta~iiavent,o .

Il contributo 1"taliano alla fabbr1"caz1'one ed a j
progressi delle corazze. - Non su. può, in Itali a,
scrive<re .di un ramo qualsi·asi delf i.ndustr.ia navale, meccaonica, side.rurgiica, ,elettrica, ecc., senz a
che .s otto la penna venga ,n ecessariamente il nome ddlla Società Ans·aldo, c-he oltre ad· essier,e il
più compl,esso ,e potenite oirg'.arusmo mdustr:i,a l e
della Nazion•e ·, è altre,sì queUo che meglio d'ogn i
a11tro portia nelle sue produzi.oni uno tStudio di continuo pro,giieis,so ,ed un id.ea1e di perf,ezione verame,nt,e d e,gn,i della -6.amma patri.ottica ,chre ne r'. '
ce1rude ed :illu,mina l'azione prettamente it,ali,a.n :-P,erciò non ,d eve de..s·tar meravigli•a, che sia importante il contiributo da ,essa apportafo alla f.abbnicaz.ione ed al perf,ezi,on-amento deJle corazze,
grazie ailla p,e rizia dei ,s uoi tecnic.i.
Le Acciai,erie Ansaldo inuz.iarono l,a f abbriicazione deHe corazz.e neJ primo semestre del 1913

= -======-===---= - -- -- - erso la hrn,e del 1914, quando lo
uerra europea ,e la faciJ1e prrevisiointervento persuasero della necestutte J,e ,e,nergie e tutti i miezz.i
preparazione dei materiali bellici
i n:za si fac,eva magg.iormente seintire;
tt•ennero, ii.n così breve volger,e di
ti ver,amente sorprendenti. Anzituittentennamenti ed indugi esperii Ì11
iroino ,a produrre subito, con sicu11nif rmità di risultati, i tip,i «normali»
" 1111'11 • ,!l.n , ri pondenti nel modo p,i ù perf,etto a.11.e
i imposte dagli ultimi capitolati d'OIIle~i
r r il ollaudo daUa R. M ,arina Italiana.
I, , ., u esso fu com,/,leto ed immediato,
indistintamente - senza nemmeno
- le piastre d1' tipo normale fab1 li
Acciaierie Ansaldo ,e sottopost,e a
1 ·i li di tiro neil Balipedio d,el1a R. Mar :zi , hanno dato riisuJtati ottimi, cliii essere dotate di qualità (sia per
, r I la r:esistenza alla perforazione, sia
• n eme la immunità dalle fenditlllI'e)
mente confor.mi, ma di gr,an lunga
Ile richieste dai capitolat:i d'oneri
quelle. normalmente riscontrate
I liori
r,az.ze fabbrucat,e daUe Ditte più
]\testo ra-mo della siderurgia.
tr Ansaldo «normali)) così provart,e
lo tipo: poichè le prove sopra ac11, on fatte ·tanto su piasfre omog,enee di
, ,i - da 150 ,a 220 mm. - come su
indurita - tipo KC, ossia kru,f,ntatre - -anch'esse di varie gros00 m,m,
n Ido fece regolari forniture di piaI f, i o tipo, accettate subito al colilaudo,
ri ultati; ,i nvece dovette sospender.e
regolare di quelle del secondo
ni già acoennat,e, pnima -che inpronti al col:Laudo.
tir dimostrano che le Acciaierie
nn
1r ,alizzato, nella fabbricazione
e di ti,j,o normale», a faccia i,ndurir si in confronto ,c ru risultati otl t ri f ab brii.canti; progress.i che si
•e m
egue:
in :z,j ne totale deHa -t endenza alla
I 11 f,enditure neHa parte tenace
ffet-to dell'urto del proietto;
enzialmente alla quailità deld alla biieve· duraita dell'opentazion.e. È ,noto, infatti, che
nto reso necessario dai comu1

LE CORAZZE DELLE NAVI

ni processi di cementazione è una delle cause
pr~nci-pa,l i della fragilità della pa,rtre posteriore
deile piastre tip-o KC: fragi,l ità che dà luogo appunto, sotto l'azione dell'ul'lto del proietto, alla
facile formazione di fenditure interessanti tutto
lo spessol'\e delila piastra.
b) Regolazione assolutamente sicura del tenor.e massimo del carbonio nello strato cementato; ciò che ha per c-onseguenza l'eliminaz..Ìone di
ogni sovra.carburazione della f·accia cementata, e
quindi !',eliminazione di altri due degli inconvenienti principali delle piastre cementate.
Il primo di questi due i.nconveniienti, totalmente elimi.nat~ dalla corazza normale Ansaldo, è la
formazione nella faccia ante,riore deJ.le profonde
screpolature a cui ho accennato co,m e ca..raitteri..
sti1che delle ordinarie piastre KC; screpolatune
le qua1i, come dissi, impediscono di dare ad esse,
dopo la cementazione, forme fortemente incurvate. Le Acciaierie Ansaldo hanno fabbricato piastre ,a faccia tiind,uriita con ,curvatune fortiss.iane (per
e,s. una pia,stra di 150 mm. di spessore, curvata a
semi-cilindro con 650 mm. d-i raggio), che non sar.e bbero sitate normalmente possibili con i.e comuru. piastre KC, senza che ria loro f aiccia anter.ior,e
risultasse tanto prof,0 1ndamente screpola a, d a
comprometter,n e la resistenza. Le piastre Ansaldo così curva•te dopo la cementazione, e tempir ate,
non presentano la più piccola soluzione di con1tinuità sulila lol'o f.accia cementata; importante
progiiesso che permette di impiegare converuenteme,nte le piastre a f.accia indurita in molt.i casi
nei quaili esse sono appunto più specialmente adatte, iin quanto rappresentano un fortissimo aumento di protezione e perme,Hono l'eliminazione
di molti gravi inconvenienti. Citerò, ad esempio,
il caso degli scudi girevoli per le artiglii.eri.e di
me,d io calibro, che hnora era giuocoforza fare
con piastre omogenee, le quali conferiscono una
protezirane di gran lunga inf,er.iore.
Il S'econdo inconveniente totalmente .elim:in•aito
neil1la piastra Ansaldo a faccia indurita, in conseguenza del1a p-ossibiJità di regolare con sicurezza la carburazione dello ,strato cementato, è quello ded.la formazicm,e delle la-r ghe zone schegg1Ìate,
che normalmente si fermano sulla faccia anteriore delle comuni p.Lastre cementa.te, in corrispondenz..a dell'imbatto del proietto.
e) Eliminazione della tempra differenz..iaile,
sos,ti,tuita da una tempra linaJ.e uniforme. Tale so•
sti.tuzione costituisce un grande vantaggio: prima di tutto perchè esdude tutte le incertezze ed
i procedimenti « per tentativi n inerenti ,alla tempra differenziale: e poi perchè permette di fab-

61

LE/. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - "bricare e temprare in modo perfettamente uniforme su tutta la loro superficie piastre che present.a-no forme co:mplicate o fort.i .c urvature, e variazioni di spessore tali, che ii'esecuzione di U(11a
buona tempra d -i ff ere.nziaJe risulta per esse pr-aticam,ente impossibile.
Le Acciaierie Ansaldo hanno realizzato notevoli progr,essi a-n che nella fabbricazione delle
piastre omogenee, dovuti esse-n,z ialmente all,a
qualità dell'acciaio adoperato; qualità dipend,e nte dallo speciale processo di fabbricazione; no.nchè da un nuovo trattamento termico stud1.ato
specialmente per tail e tipo di piastre. I risuiltati
ottenuti sono veramente ,eccellenti e le prove di
tiro eseguite sulle piastre stesse hanno richiamato l'attenZ<ione de,i teoni,c i p,iù competenti, come
r.isulta dalle varie pubblicazioni fatte .iin proposit-o dalle più serie Riviste tecniche inglesi.
Stabilito così l'andamento .regolare e sicuro della produzione delle pi astrie di corazzatura « di tipo normale » nelle propr.ie officine, e perf.ez.ionatane, nel modo accennato, la fabbricazione, le Acciaierie A,nsalldo ,intraprese·r o subito lo studio di
nuovi p edezionam enti della f abbrjcaz-ione .stessa.
L'indirizzo di taili nuovi studì fu dato dalla R.
Marina, la quale, preoccupatasi giustamente de1l
fatto che le ordina.rie piastre a faccia indu.rita
- KC - « di tipo normale >> , mentre presentano
un 'o t tima resistenza al11'attacco con proietto nudo, ,oppongono una resistenza ,m tnore - e talora
inf er.i,ore a qu ella delle stesse piastre omogeniee
- al-l'attacco de.i proietti a cappuoc,io con imbatto normale alla pi,astra, pvopose all'industria sid e rurgica ,i l proble ma seguente: Studiare un nuovo tipo di piastra, la quale, pur conservando i ca~
ratt e ri essenziali che determinano la superiorità
della p~astra a faccia indurita, sopra tutto per
quanto C()(llcerne J',e levata resistenza ,a U'attacco
con proietto inudo, e la forte superiorità sulla p.iastra omogenea nel tiro obliquo, anche se eseguito
con proietto munito d .i cappuccio, presentasse un
notevole prog·r esso pe.r quanto concerne la resistenza al tiro norma,l e eseguito con proietto perfora1nte, munito de.i migliori cappucci moderni.
Le Acciaierie Ansaldo intrapresero lo studio
del problema in due tempi - per le piastre sottili e per le piastre di forte spessore - risolvendolo irn ciascuno de.i due c•asi dopo un solo tentativo, e raggiungendo risultati superiori a quelli
ottenuti soltanto dopo cinque o se.i tentativi da
allt·ri sperimentati fabbricanti. lnf atti:
a) Per le piastre sottili (150 mm.); dopo una
sola {,iastra di esperimento. (pr,o vat,a alla Spezia
nell'estate 1914), Ansaldo presentò ,subito una
1

62

piastra dehnitiva ( dello 1spessore di 145 mm.) ch e,
proviata alla Spezia nel febbraio 1915, 11:'Ìsultò d e l
tutt-o risponde1I1te alle nuo•v e condizioni deside ria•
te .druUa R. Marina.
b) Per le {,,'astre di forte spessore: dopo una
sola piastra di esperimento (provata alla Spezi a
nel .maggio 1915), Ansaldo prese·ntò n e1l'arutun no de.Ilo ste,sso anno, una piastra definii.tiva ( dello
spessore di 270-280 mm.) ,che, provata a.hla Sp ezia soltanto neJ.l'.estate del 1916, soddisfece d el
pari pie,namente alle nuove esigenze dellia R. Manna.
La riserv,atezza che l'argomento impone logicame,nte mi v.ieta di ,entrare in magg.ior.i particolar.i; ma le notizie precedenti, per quanto g'eneric1he ed anodine, sono ,s ufficienti .a confermare la
mia aff ermazion-e, dimostra,ndo c·ome l'iindustria
.nazionale siasi già vittoriosamente aff er,m ata anche in questo ,r a,mo -specialissimo della produz.ioine siderurg.ica.

Applicazione delle corazze alle navi. - Una
corazzata .moderna, che abhia il dislocame.ntl? d i
30000 t •o nn. e la velocità di 25 nodi, porta circa
10500 tonn•. di c,ar,azze su:i fianchi, sulle torni d e i
C'annoni e di coonand,o , •ecc.; va1le ,a di.ve che qua s i
il 35
del di.slocaime,nto è attribuito aJJ.a protez~one,
pr.ezzo med.i:o di una tonne1lata di a ccia.io da ooraz:De eisseindo, prima d.eJ.la g'uer.rta, di
2500 1ire, la spesa to,tal,e ~e r c0tra.zzare Uill'a nav e
di 1iruea si aggi.rava .sui 14 miJ·ioni, ossia 1eo:-a dal
15 al 20
del suo cosfo totale. Ciò spiega pe:rch è
gli sforz.i dei siderurgici s,i:ansi nivoilti ad ottienene un aiccia-i o da corazze d,e lla massiima ,effic•a,cia
possibi1l.' e n!Oln oistain.te una g'ross,ezza 1iim,i t,ata; per •
chè questa non oltrepassi i 3G-35 cm. sui fianchi
e d i 45 ,cm. alle t-orri dei ca,nnoni; perchè l a prot ezi-one sia J.imitata alle parti v.itaJi, macchine e calda!ie, girosse artiglierie, me.~ca,nn.smi delle torri,
saintebarba.re, basi dei fumaiuo1~, tone di comaindo. Senza dilungarmi in desariizioni che s a•
rebbero poco comprensibili, presento due diseg.n1i schematici rappresentan t i la coriazzatur1a di
una dreadnought inglese e Ji una dreadnough t
francese di tipo rece1nte; bast e ra darvi un 'occhiat a
e leggerne le leggende pe•r i arsene un 'idea. Così
p. e. la nave da battaglia france,se, che è d,eil tipo
Normandie, è corazzata com.pJ. e ta:mente nella zon a
compresa fra le due torri estre,me, ciò eh.e rapprese,nta circa rill 70 '}{ dell'int,i era Lunghezza d i
175 m. A prua ed a poppa la cintura corazzat a
consta, per una t.r.entwna d,i metru, di p.i·astre glros·
se 18 ,cm.; mellltr,e i compartimenti d ,e1le mrucchine son,o protett-t,i da una s e rie di pia;s1lre della

n

1

1

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - -

LE CORAZZE DELLE NAVI

d sima ~rossezza diis1poste al disopra della t·e.rà ancora s1u:l:La convieiruienza o m eino cLi soppr,itura pr.iincipaJLe per UJna s e ssant~n-a d,i metri di mere tutte le corazze sottili, limita!ndo la proteh n h ezz-a. O g.111i orrdwne di piastre è ,alto da 2,5 a z.ione a poche z,on,e, viittali.
SCHEMA DELLA CORAZZATURA DI UNA « SUPER -DREADNOUGHT » FRANCESE
GLASSE « NORMANDIE »

La cintura principale AH, le tre torri quadruple D , la torre di comando C, hanno corazze grosse da 330 a 445 milli
metri . La cintura superiore B è costituita da piastre di 254 millimetri; quelle che coprono le estremità EF non
superano 180 millimetri.

4 metri, .e n a;turalmente la cmtura g'rossa discende a.I diisotto della linea d'acqua, di una quantità
uffioiente per prote,gge.re lo ,s ,cafo dai pvoi.etti tic. nrti .ed anche da quelli che potrebbero colpirlo
mentre emerg,e per ,il rollio d ella ,n ave . Gli In glesi

La dif,eisa è compLetata da urn ponte co:razzarto
11iC'Urvo., :il cui spessoJ:1e dovrà e,s sere necess1airiame,n te accresciuto, in segu ito all'impiego dei
g.rossi calibri, che tiralno da grandi distanze, 15000
e •più meitr•i , de:i gross i proietti pi,e1I1i di ailto e.sp-lo1

.SCHEMA DELLA CORAZZATURA DI U A « DREAD. OUGHT >> I GLESE

H

H

H

ca-ré:::.~~--_.1_L=-=-"5.,===~==~
_

.--------1---· -ai..:::....:=~

fl

.J,.:.:•:•:•:.L.,,!.,~
-- -/---+-E----,,

I fianchi A , le quattro torri delle grosse artiglierie H e la torre di comando B sono protetti da piastre grosse 305
millimetri . La cintura superiore dei fianchi C, i tubi dei montacariche, le zone segnate con striscie nere a puntini bianchi , sono corazzate con piastre meno grosse, da 250 a 180 millimetri. Le estremità della cintura, F ed
E, hanno corazze di 150 millimetri .

non oolt'azzaino J,e ,esitirem.iirtà; noii in ge\l'liera.!le ab- s•i vo, che eio1pendo con f,o:rti ,angidl~ dii caduta,
bramo adottato oo.razz,e, m ~no grosse d~ quelle sfondano gli attuali ponti cor~zzati, penetrano nei
deHe altre marme; mo1to si discute e si disc-u- [oca1i ,interni ,e v.i producO(tl.o sconquais-si enoirm1.

63

LE I. / . I.

===

=

=== == == = = = = = = = == === = =

Così furono affondati gli in.c.rociatori da battagJiia ,i ng'lesi neil ,oombaittiiimento di Jutl.aind. Disgraziaitam,ente, la presenza di un ponte corazz·afo ad disopra del g'al!legg'.iamento diminuisce, considerevolmente la stabilità .della nave, ed è questa una delle que15tioni che preoccupano di più i
oostr.utbtoru. naV'ailii, iin,sieme a ·quella di p:r,o teggere
gli scah contro le offese subacquee.
L'adozione g;à avv,enuta di ca,nnoni da 381 mm.;
queVla dei ca·nnoni dia 406 già decisa datl.la Marina AmeJ.iica.nla; qUlelJa, inhne, non improbabil,e , di
cannoni da 500 mm., dei quali già si parla. renderanno ,sempre più 1insuffici•e111t.i le coTazze attuaJii e
fons,e rivedme.mo 1e piaiSft.r,e grosse 60 .c m. di a!Ltri
tempi, e la corazzatura, che peserà almeno 15000
tonn., costerà .d 1a sola trenta milioni! La .nave da
bruttagJia c:aipace di portare tanta corazz,a, wn.si-eme oon otto ca.nncmi d·a 500 -mm., dislocherà almeno 60000 tonn., e per navigar-e alla velocità di 25
nodi J' ora avrà delle motrici la cui potenza quasi
non si osa concep.ir,e. Questo leviatano porterà
UJll a_r1maim~nto off,e 111sivo-difensivo pesante 21.000

=

= = = = = = =======:i

tonn. fra cannoni ·e corazze ~ costerà nion m:eno
di 150 mllionii.
Cert8)mente il problema della corazzatura dovrà esse,r,e ristudiato a fondo, ,t enendo conto della quasi certezza che le futur,e battaglie navali si
svolga.1110 a 18 e 20 mila metri, ciò che muterà radicalmente le ,o ondiz,ioni fmo.ra considerate.
Ma forse, .in un avvenire non lonta,n o, la n•ave
da guerra avrà subìto, per forza delle circostanze, dei cambiamenti ,n on m,~no ria.dical-i di queUi
ch•e dall va,scello a ibre pon.t.i di Netl..s,o n porta.romio
alla superdreadnought moderna; cambiamenti che
si possono intraved,ere, .ma sarebbe lungo ed •arrÌis•chiaito ,eis1p or.re. Ceirto si è che 1'a nave da baittia~
gllia, crcmseirvi ~s,s'a Le forime attual:i ingr,andite,
oppure le muti. cOintinuerà ad ,e,ss1e.re la spina
dorisiale delle Rotte ,e l'esponent,e del.La potenza
1nlavaJ-e dli unJa naz~one; pe1rchè il sommergibile,
per quanto poss1a. creisoelrle anco,r,a di mole o dii
poitenz-a, ha deUe Uii.m.i.taziio0.11i che ,e,s cludono la
possib~liità avvenire di Hoitt>e composte esolusiivamente di navi subacqUJee.
1

Contra:rn:rniraglio Ettore Bravetta

OFFICINE
ESTENSI
COSTRUZIONI
METALLICHE
MECCANICHE
E FONDERIE

ESTE

Ing. Luigi Luiggi

Per le industrie
meridionali
L impianto idro-elettrico
1

Un'op e r a di importanza notevole iper sè stesa, ma grandissima per le industrie meridionali.
che per anni fu il' a spirazione degli industriali
di 'apoli e dintorni, sta aHìne per essere ultimata.
L' impianto idro-elettricQ del Voilturno, il più
importante finora ese guito al sud ,d i Roma , comincerà a gÌoTni ad inviare l'energia elettrica
arpoli, e 1saranno così circa I 0 .000 kifowatt di
più disponibili .

Fig. 1 -

cte1

V o lturno
LE SORGENTI

L'impianto trae ]a sua ragione d'essere da un
gruppo di enormi polle d'acqua che sgorgano
dal suolo ai piedi rdell' ailta montagna di Rocchetta, in una delle più Ti-denti e fertili vallate
del Sannio. Queste polle d'acqua costituiscono
1' origine del fiume Volturno, ed hanno una portata minima annuale di 5 m :i al secondo alla fi.
ne dell'autunno , massima -di 12 m 3 in primavera

Edificio di presa.

65

s

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - allo sciogliersi delle nevi, e media di circa 8 m 3
per almeno 9 mesi dehl' anno.
L'acqua sgorga limpidissima da varii cre'Pacci
al fondo di un piccolo bacino di roccie, e si avvia con dolce declivio traverso ad una ridentissima e ben coltivata pianura, dove, descritta una
amplissima curva di circa 15 km., ritorna a trovarsi ?.ppena a 2 km . circa dalla sorgente, ma
però a 200 metri più ip basso.
Si hanno così condizioni idrografiche e topografiche ottime per un irmportante impianto idroelettrico; e difatti, fin dal 1895, l'ing. cav. Del
Buono - il ben noto e geniale au_tore di numero-

Fig. 2 -

66

L 'IMPIANTO IDRAULICO
I lavori idraulici de1l' impianto consistono in
un edifizio di presa (fig. I}, situato poco a valle
delle sorgenti, con soglia di stramazzo aHa quota di 54 7 metri sul mare e munita di quattro luci
regolatrici che immettono in un tronc o di canale moderatore, suHa cui sponda sinistra vi è uno sfioratoTe che regola la portata da derivare.

Canale sotterraneo .

si ed importanti impianti idro-elettrici - aveva
studiato un progetto e domandata la concessione
per la utilizzazione delle sorgenti.
Il decreto sulle riserve idriche per le ferrovie,
ed altre vicende, impedirono però l'attuazione
del progetto, e acqua rimase disponibile fino
a ·c he. nel 1902, fu aocor,data alla città di apoli onde se ne servisse per sviluppare forza mo .trice ad uso delle nascenti industrie locali .
Per Io studio e J' esecuzione d.e'll'i1mpianto idro.e1ettrico e per la successiva sua gestione, il Co:mune di
apoli creò il cosiddetto « Ente Volturno >>, il quale, puTe essendo una emanazione
del Comune, C()lstituisce pero un• azienda auto-

r

noma, incaricata di amministrare, con criterii
industriali, la centrale idro-elettrica e la distribuzione dell'energia agli utenti di Napoli e dintoTni.

Il canale moderatore fa capo ad uno scarico d i
fondo a due luci, che permette di mettere alf asciutto tutta l' o.pera; ed accanto a tale scarico
ha origine il canale derivatore, il quale è munito
di quattro paratoie ,destinate a regolare la quantità di acqua da immettere nel canale propriamente detto.
'

IL CANALE
Questo è di sezione trapezia , con ,l arghezza
media di metri 2,50 e altezza della sezione b agnata ,di metri 2,25. La sua pendenza longitu,d inale è costante e dell' J per mille. La lunghezza
totale è di metri 2150.
1

L'IMPI .4 TO IDRO-ELETTRICO DEL VOLTUR O

Il canale è tutto rivestito .di muratura e coper- mento nella parte lambita da11' acqua e a sua
to superiormente con volto di calcestruzzo di ce- volta coperto con intonaco di cemento ben li-

mento (fig. 2). e risulta così una vera e propria
alleria artificiale, allo scopo di non turbare 1a
uperficie coltivabile del terreno sQIJ)ra,s tante ed
vitare danni alle proprietà traversate dal canale, le quali, essendo frazionate fra circa 150 diversi proprietarii, avrebbero richiesto 150 ponti
per collegare una parte della proprietà con l' altra. In questo modo si evitaTono reolami e spese
ingenti e si garantì meglio l'esercizio del canale.
olo neH'ultimo tratto, di circa 200 metri, il canale è allo scoperto, ed allora è contenuto fra muri

F ig . 3 -

sciato.
I coronamenti sono, in generale, di pietra artificiale, e si è limitato l'uso deJ.la pietra da taglio
ai soli gargami, onde poter far uso esclusivamente di materiali del luogo.
Tutta questa parte del lavoro fu eseguita dalla Ditta Fratelli lng. Damioli di Milano.

LA CONDOTTA FORZATA
Dalla vasca di carico - col suo livello normale alla quota metri 544 sul mare - le acque ,pas-

Vasca di carico e canale scoperto .

d arco e contrafforti esterni, i quali, nel loro inieme, costituiscono come una · diga ad archi
multipli, che concilia il massimo -d i stabilità con
la minima spern. Quest'ultima parte del canale
i va gradatamente allargando fino a raccordarsi
Ila vasca di carico (fìg. 3), munita di sfioratore
centrale, .di guglia di sicurezza e di paratoie (figura 4) per regolare l' entrata dell'acqua nelle
condotte forzate.
Tutta questa parte del canale è fatta con muratura di travertino e malta idraulica di calce e
pozzolana -di Bacoli, ed è lavorata a paramento
vista nella parte fuori terra, ed è rivestita, per
lo spessore di 15 cm., con calcestruzzo di ce-

sano nella conduttura forzata, costituita, per ora, da due tubi ciascuno della lunghezza di 780
metri e della portata di 4 m 3 al minuto secondo .
ell' avvenire, quando si potrà costantemente
disporre di 12 m 3, mediante altre op~re di invasamento per utilizzare le acque di piena - e ventualmente anche di altri bacini ~mbriferi si potrà colrlocare un terzo tubo, pel quale già
si è predisposto l'innesto alla vasca di carico.
Il dislivello dalla vasca di carico a quella di
scarico delle turbine - cioè il salto effettivo è di metri 196 (fìg. 5). Si calcola che si perdano
circa 6 metri di carico per attriti nella condotta.
cambiamenti di sezione e di direzione, e perc1)

67

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - si fa assegnamento soltanto sop·ra un salto utile di metri 190.
I tubi sono di lamiera di acciaio con sa ldatura
autogena , e innestati uno dentro l'altro a mani cotto , c on unione inchiodata. Hanno diame tro
interno decrescente da metri 1,60 all'origine a
metri 1,20 laddove si uniscono col tubo distributore delle turbine. Ouesto ha diametro di mt:tri I , 50 e •porta quattr~ attaochi per altrettante
turbine . Acconto alle due condotte forzate per ora, e che in futuro saranno tre - vi è
un'altra conduttura di scarico o di sopravanzo,
capace di ricevere tutta la portata di 12 m 3 de!
1

Fig. 4 -

Vista della vasca di carico e delle pc ratoie dei tubi .

canale e scaricarla a valle della Centrale , nel
tronco inferiore del Volturno.
Queste condutture furono eseguite e messe
in opera dalla Società Ligure-Lombarda T ogni
di Brescia.

L'IMPIANTO ELETTRICO
Le turbine principali, come si disse, saranno
in numero di quattro, ma per ora soltanto tre
verranno messe in opera. Sono da 7000 HP, con
velocità di 630 giri al minuto, e del ben noto tipo della Ditta Riva di Milano.
Accanto ad esse vi sono altre due turbine minori, da 300 HP, per le eccitatrici.

68

Ciascuna delle turbine principali è direttame11 .
te connessa con un alternatore trifase da 65(,i)
kilowatt-ora a 42 periodi, con tensione regola bile da 5000 a 5500 volts. Dagli alternatori la corrente passa ai trasformatori da 6350 kilowatt-ord
ciaiscuno , del tipo a nucleo, con raffreddame nto
a circolazione di a cqua forzata per mezzo d i
pompe, i quali soprae levano la tensione fino a
80.000 volts, in modo da p oter avviare la corren
te sulle line e della S oc ie tà Meridionale di Elet
tricità , che la conducono a apoli. È. questo u .:1
ripiego provvisorio, d ovuto all'attuale .nancanzd
di rame disponibile , ch e ha impedito di pote r

costruire la linea di trasmissione indi.pendente .
e per la quale è in corso, per ora, solo la palificazione .
I servizii ausiliarii della Centrale saram10 fatt i
usando la corrente continua delle eccitatrici, s us·sidiata da una batteria di accumulatori. on presentano, pel resto , differenze sensi·b ili dai normaili impianti analoghi . La parte elettri ca fu affidata al Tecnomasio Italiano di Milan0.
L' edifi.zlo della Centrale è costituito con ossatura di cemento armato , riempimento di mura.tura ordinaria e decorazioni di mattoni e pietra
artificiale. Il tutto è semplice, ma di buon effet1

L'IMPIANTO IDRO -ELETTRICO DEL VOLTUR O

Fig. 5 -

Condotta forzata.

69

LE I. I. I. -

= = - - = ~ = == = - - - - = - = - - -- - - - - - - - - - - - - -

== - - - - == ==

to , ed è dovuto pt(i:e alla Ditta FrateHi Damioli
I lavori furono progettati e diretti con grande
di Milano .
maestria dall'ing. cav. Cangia , direttore generale
Attualmente l'impiatito è quasi ultimato, e si dell' « Ente Volturno >l, e dalring. cav. Petrucci,
stanno facendo gli ultimi lavori di finimento ai direttore tecnico locale, e fanno grande onore alr

·;

Fig. 6 -

Vasca di scarico a valle della Centrale ,

tubi di carico e al montaggio delle macchine. Si la Direzione dell' « Ente Volturno n, presieduto
spera di poter iniziare il funzionamento della dair on. sen. F a-dlda, assistito da un Collegio in
Centrale per :la fine del corrente luglio.
cui figurano il prof. Masoni, il prof. Cantone,
l'ing. comm. Oxilia, l'avv. comm. Miraglia e d
CONCLUSIONE altre eminenti personalità della Scienza, dell' InGrazie a questo impianto, Napoli potrà di- dustria e del Commercio di apoli.
sporre di altri 10.000 kilowatt, che saranno preIng. Prof. Luigi Luiggi
ziosi per l'industria delle munizioni, ora costretg i à P r e si d ent e della Soc i età
ta ad usare, per molte ore della sera, della ed egli In g eaner i e Ar c h i tetti Italian i .
nergia fornita a caro prezzo dalla Centrale T ermi-ca ,del Porto, la qua:le potrà in tal modo esse- N0ita d el!1a Redazione - L 'impianto del Volturno , che l' ilre limitata a fare da riserva iper brevi periodi
lustre comm. Luiggi descrive , è stato disposto dalla
ecceziona.Ji, e si otterrà un notevolissimo risparlegge per Napoli , dovuta al pensiero animatore ed all'opera dell' on . Nitti.
mio di carbone e di spesa.

lng. E. Mona.co

PER LA MIGLIOR UTILIZ~
ZAZIONE DEL CARBONE
I. È noto che le condizioni prodotte dallo
tafo d,i guerra hanno obbligaito Le Nazioni ad utilizzare in modo completo le sosrtanze contenute
nelle varie materie prime, siano esse di origine
g'ricola od estrattiva.
Il rappresentante più importante delle mate.r ie
trattive è il carbone, specialmente quello detto
litantrace che, come si s·a, è indispensabile per
l'esistenza delle industrie; si sa pure che per la
ua assenza nel nostro paese, che ne importa cir• 10.000.000 di tonnellate all'anno, e per le djf.
fi oltà sempre crescenti dal 1915 per il suo approvvigionamento, tutte le nostre industrie si trono in condizioni sempre più gravi; s.i comprenle quindi come oggidì ancor più che in passato
i renda necessario di ben utilizzare taile preziomateriale, nulla lasciando perduto dei suoi
· mponenti utili.
P oichè è ben certo che il pa-ezzo deil litantrace,
pnr restando lontano dall'attuale, dovuto alle ec' zionalissime circostanze del momento, si manI rrà anche dopo la guerra ad un importo elevato
·he si è stabilito verso la fine del 1914 e che novolmente diff erisoe dal prezzo poco variabile
I i precedenti anni; d'altra parte si prev,ede che
r l'incremento delle industrie, specie delle mellurgiche, si avrà un notevole aumento nel connmo.
II. Non sarà inopportuno ricorda.re coMa
,himica dei carboni che i1l litantrace è composto
I Ile sostanze seguenti che vi entrano in varie
ostanze attive: Idrocarburi, idrocarbonati,
mposti azotati, composti soilfurati.
osianze Ìinerti: Coonposti min,erali che dànno
rigin e aJle ceneri ( talora a sicorie molto nocÌVte).
i ricorda pure che colla distillazione si hanno
n vario rendimento i seguenti prodotti interdi:
lidi: Coke od arso.
Liquidi: Acque ammoniacali, Benzolo e Carne.
as-os1: Gas luce più o meno ricco di idrocar-

,ri.

Si ricorda infine che i carboni italiani, in prevalenza lignite, hanno composizione analoga, ma
oltrechè di minor potere calori1ico, dànno pro.dotti liquidi e gasosi di composizione diversa dai
precedenti; non sono tuttav.i.a da escludersi (almeno alcuni tipi di lignite che possono dare coke) dalle considerazioni che seguoilo, e perchè
colla miglior utilizzazione loro possono estender,e la loro zona di impiego ( oltre quella locale che
ge neralm,ente hiairljn•o ora), e perchè la ?"odu~ione
attuale di oltre 700.000 tonn. annue può senza
difficoltà essere 'portata a 1.800.000 tonn., e per
tal modo può sostituire circa 1.000.000 tonn. di litantrace, con ragguardevole economia nel nostro
bilancio di importazione.
III. - La buona utilizz.azion,e de.i carboni non
consiste quindi solo nel miglior impiego n,e i forni, in guisa da produrre nel modo più razionale
ed economico la combustione (perciò adatta dimensione del forino, appez:z;atura conveniente cLel
combustibil,e, impiego di giusta quantità d'aria,
buon maneg.,gio del combustibile sulla graticola
ecc.), ma anche nel n·cu{,ero ed impiego de7le sostanze intermedie che si possono derivare dal
combustibile: quindi ,s opra.tiutfb nel ricupero di idrocarburi (per Oltte'n'e;re beinzolo, toluolo, ecc.).
dei prodotti ammoniacali (per ottener.e solfato
aimmon'Ì,co) • deil catname (per produrre ii vari d ~riviati che servono poi peir La priepairazione di esplos,i vi, d~ coloo-.i, di .sostanze mediicin.ali), materiali tuttii che come si dirà in ,appresso hanno u,n
valorie ,e levatiss,i ano: insomma si deve cercare di
bruciare non il combustibile orig1'nario ma 1'J coke
derivatone.
Tale modo di impiego del litantrace è possibile
nell'industria ed anche nella locomozione ( che
comples,sivamente ne sono i maggiori consumatori), insom'm.a nei casi dove si impiegano apparecchi richiedenti singolarmente più limitata
quantità di combustibil.e, mentre sarebbe da esclud,ersi per ovv~e ragiio,r u ,d i cairica.mento, di spazio ecc. niella navigazione.
Coll'impiego d·el coke, che ha un potere calori•
beo molto elevato, si fa la combustione nelle mi-

71

LE I. I. I.

=== === = == = = == = = == = = = = = = = = = ==== = == = == = = = =

lior.i. ondizioni di economia, potendosi ottenere
on minor consumo di combustibile Le tempe:I'latur e eleva te rich·iieiste nei siingoli oasi; si consegue
quindi una ben in-tesa fumivoriità menitr,e che col~
la ombusti.o.ne del litantrace si avrebbe la perdita p•arziale di gas combustibile e totale dei prodotti azotati ecc., quindi danno economico e danno igienico. Coll'estensione dell'uso del coke non
si verrebbero quindi a creare nuove difficoltà nei
processi termici, ma anzi si fa,c iliterebbero.
Lno.ltre la dist:illazione dà in quantità rilevante
il gas che può essere utilizzato come sorge,nte di
luce o di energia termica o di energia elettrica.
IV. - È bene esaminare brevemente quanto al
riguardo ·si è fatto hnora nel ·nostro paese.
La distillazione del litantrace si - fece in Italia
per la maggior quantità nelle officine di gas-luc"e,
che forniscono il così detto coke del ga.s, ed in
minor quantità nelle Ferriel"e e nello Stabilimento Ligure per la lavorazione dei ,cairbon.i, che fo r n1iscono il coke m-etallurgi.c o. Del ,primo si ebbe
una pro~uzione annua (riferendosi all'anno 1913
perchè già il 1914 non si può considera11e di andamento -normale) di c,i irca 850.000 tonn., che venne tutta consumata dall'industria e pel riscaldament,o domestico; del ,secondo si ebbe 'UJil/a pro•
duzione di circa 500.000 tonn., di cui quiella prodotta nelle Ferriere è usata nella stessa officina.
L'importazione annua di coke fu di circa 400.000
tonn., di ,cu,Ì circa 300.000 di coke metallurgico.
Nella distililazione v,engono:
a) In buona parte utilizzate le acque ammon1iiacali per produr.re solfato ,rummonico, la cui produz.iione dall'ultima staitistica 1913 risulta d i circa 13430 totnln. ,e di circa 14300 tonn. nel 1914; ~
l'importazione di 21670 tonn. nel 1913 e di 13100
nel 1914.
b) Ln piccola ·pairle ricava•ti benzolo, tolud1o
ecc. ottenendosi nel 1914 circa 2500 tonn. di benzolo ecc., me•ntre si ebbe un 'importazion,e di circa 41325 tonn. di benzolo e di 520 tonn. di toluolo. Questo stato di cose si è però recentemente
modificato; in seguito alle giuste osservazioni del
Bohm (Vedasi Corriere della Sera del 12 agosto
1915 e del 5 settembre 1915), le officin•e di Gais
luce ricuperano diligentemente tali sostanze; col
24 dicembre 1915 è venuta la disposizione governativa che regolamenta tale ricupero, e pe.r tal
modo una buona produzione nazionale è assicurata, di guisa che minor bisogno .si ha di r.icorr-ere all'esitero, specie a·gli Stati Uniti che erano il
maggior fornitore di benzolo.
e) In parte ricuperato il catrame. La produzione ultima fu di ciroa 70.000 tonn. e la impor1

72

tazione di ciroa 60.000 tonn.; non abbiamo però
la lavorazione del catraime intesa a produrre i così detti derivati da cui si ottengono i colori e l e
sostanze medicinali. È stato annunciato neJ. s·ettembre 1915 l'impianto di un grande stabilimento che sarà adattato ora alla produzione di prodotti chimici per la guerra. ed in seguito alla prodruzicme di colori ecc., e mentire non .s~ può che
augurare sollecita attività a tale grandiosa officina nazionaJ.e, si esprime pure l'augu,rio che altre
consimili sorgano presto in varie regioni d'Italia
in guis•a che, ove veilllga ,a tale uopo itn.tensific.a(t a
la distillaz.i one del litantrace, si abbia grande produzione dei prodotti intermedi, per modo da alimentare le varie industrie chimiche, che dovranno ren.derci indipendenti dall'este~o.
V. - È opportuno esaminare alla stregua dell e
cifre alcuni dati importanti sulla distillazione del
litantrace e si farà l'esempio della distillazion e
,a,ninua di 1.000.000 di t-Olnn. per cui si richiedierebbero sei grandi officine. capaci ciascuna di di.stillare nelle 24 ore 500 tonn. e ri.chiedenti ciascuna
circa L. 1.200.000 pell' l'impianto.
La distillazione produrrebbe
Coke
T. 800.000
Solfato amm.
» 15.. 000
Benzolo greg.
»
6.000
Catrame
»· 30:000
oltre al gas (ne.lla proporzione di circa 300 m c.
per tonn. di combustibid.e) che viene utilizzato
per la produzione di energia termica o elettrica,
e che potrebbe· essere vantaggiosamente impiegato per la illumi.na2:1ione di città in sostituziorue
d ell'attuale gas luc,e di costosa produzione, non
senz.a far presente che con taLe impiego si viene
a diminuire notevolmente il consumo di petrolio
per cui si.amo tributari all'estero.
Tenuto conto delle cifre succitiate circa le importazioni dei vari prodotti si v-e de tosto che:
A) Rimarrebbe per l'accennata estensione
dell'impiego del coke la quantità di ,c irca 400
mila tonn-ellate, che non è molto gr.ande e ch e
troverebbe pronto impiego: non vi sarebbero cer to a temel:'le gli inconvenienti che a quanto si a ccenna si sono verificati in Germania coll'impiego
preponderante del coke dovuto alla enorme produzione in quel paese che è il maggior produttorie di catrame, inco.nvenienti che per vero non si
temono iin Inghi.herna, che pur:e è un•a grande produttrice di quel combustibile.
B) La produzione di solfato ammonico sarebbe inferi ore a queUa mediamente importata
(dall'Inghilterra) per cui anzi si dovrebbe ancora importarne.

- - ---- =--- - =-=========~ PER MEGLIO UTILIZZARE IL CARBONE
Al riguairdo è da for presente che l'impiego di
tale sostanza per l'agricoltura è così grande, che
la sua produzione potrebbe essere aumentata senza che il prezzo di vendita possa essere inB.uenzato; d'altr•a parte •sta il fatto che il consumo nazionale si mantiene sempre elevato malgrado che
la produzione nazionale di calciocianamide siasi
ti,i,pl.io.ata in que.,sti ultim~ tre anni.
C) Che la produzione di benzolo e di catrame è notevolmente inferiore alle quantità importate hnora; malgrado non vi fosse l'industria deii
olori e medicinali sintetici.
Dovendosi ora impiantare tali industrie e sapendosi che l'organizzazione industriale ed e,conomica di tale imp.iain.to esige di 1LnteinsrlÌcare la
produzione dei colori, perchè questa produzione
fornisce le sostanze intermedie necessarie per r,.Ìavaiin•e i medioinall,i epperò richiede la lavorazione di ingenti quantità di materiali, non è
erto elevata la produzione che si ricava dall'eempio suesposto, e presumibilmente bisognerà
ccrescerla ben presto. Si aggiunga poi che il coto elevato del benzolo e del catrame potrà influire in modo vantaggioso abbassando il prezzo
del coke e del gas a totale henehcio del riscaldamento e della illuminazione.
Indicherà l'esperienza successiva quante nuove officine dovranno essere impi•antate pe.r la ditillazione, quali loaalità saranno p.iù adatte, benhè si debba già fi.n d'ora ritenere che saranno
piief eri bili le vicinanze dei porti di mar.e, ai quali affluiscono i carboni e per cui .saranno facilit te 1e ,spedizioni dei vari prodotti intermedi.
VI. - Non si crede opportuno di discutere se
negli impianti più convenga l'iiniziativa privata o
quelh ,dello Stato; è però da r~teneve che l'oper.a
imultanea dei due enti sia più giovevole, essen-

do ambi forti consumatori di litantrace; è da sperare che la stessa attività che dimostra l'industria priv,ata nell'utilizzazione razionale della lignite e torba inostre (specie nell'intento della pr,eparazione del solfato ammonico) vorrà maggiormente svolgersi per l'utilizzazione del litantrace.
Avevo cominciato alcuni anni sono ad occuparmi ddl'importante argomento ( eh.e è stato dis,cusso due •anni fa ed anche più rece1t1temente in lnghilt~rra, ove esso presenta .spec:iale importanza
per l'utilizzazione di parecchie miniere in condizioni difficili per la qualità del ,combusti.i bile) dal
sdlo punto di vista della miglior economia nella
combustione e del ricupero dd solfato ammonico
pei bisogni dell'agricoltura; ma avendo dovuto
abbaindonare l'insegnamento non potetti completare lo studio. Le circostan.ze attuali che hanno
motivato l'ut1i.ilizzazione mig,liore del benzolo, toluolo ec.c. nelle f abbr.iche del gas e l'impie,g o d ei
catrame per le industrie chimiche da imp.iantarsi,
mi hanno fatto riprendere in e siam e completo tale oggetto, ricor:dando così nozioni e cose g,i à studiate dalla industria e pertanto senza pretesa di
novità.
L'argomento è di maggiore importanza ora che
si mira ad otten,ere a migliori condizioni l'eneirgi~
necessaria pei bisogni della vita civile e dell'industria, al quale scopo occorre che si compenetrino la migliore utilizzazione del nostro cairbone
bianco con quella dei combustibili del nostro paes·e e di quelli che dobbiamo importare.
Cerchiamo per l'economia del nostro bilancio
di diminuire costantemente la importazione d.i
combustibile, pur tenendo pr,esente che non si puj
pensar,e ad evitarla affatto, e che i vari modi di
produrre l'ener gia sussisteranno con variate proporz10n1 e con sempre maggiori perfezionamenti.

Ing. E. Monaco.

Felice Garem
d e l Poli e c nico di Torino.

L importanza. della. bie1

ticoltura. per Yeconornia.
na.ziona.le
Dall'ultimo volume di « Statistica delle tasse
di fabbricazione dal 1° luglio 1915 al 30 giugno
1916 », edito dal Ministero delle Finanze, si apprende che lo zucchero prodotto in lta1ia durante la campagna del 1915 fu di quintali 1.503.958.
e che furono importati, fino al 30 giugno 1916
(dall'Egitto e da Cuba in prevalenza), quintali
152.458 di zucchero di prima classe (raffinato).
Queste cifre meritano un breve commento che
ponga in rilievo la grandissima importanza, ancora da molti misconosciuta, acquistata dalla
coltivazione della barbabietola nell'economia
nazionale.
Di fatto, l'importazione di tale ingente quantità di zucchero esotico avvenne tutta nei mesi di
aprile, maggio e giugno 1916, cioè dopo che,
constatata ·l 'insufficiente quantità di zucchero indigeno, fu prqmulgato il decreto luogotenenziale
12 febbraio che autorizzava il Ministero delie
Finanze a permettere l'importazione d1 zucche
ro estero con riduzione del dazio di entrata (pa .
ri a L. 99 per il raffinato), e ciò affinchè queste,,
zucchero importato potesse essere venduto al
prezzo di calmiere, di L. 148, stabilito per quello nazionale. La concessione ,durò ancora qua:lche tempo, e nel luglio, infatti, ne furono importati altri 130 mifa quintali.
Or bene, siccome nel giugno 1916 il costo dello zucchero estero raffinato giunto nel porto d1
Genova, cif, era intorno a L. 100 oro, equivalenti allora a L. 120-125 in caTta, la Finanza dovette
in detto mese accontentarsi d'una tassa ,d oganale
variabile fra 28 e 23 lire. Si può dire çon certezza che, in media, su ogni quintale di zucchero
importato l'anno scorso, il fisco per,dette una
cinquantina .di lire in confronto a.Jla tassa di fabbricazione dello zucchero indigeno, pari allora
a L. 81 , 15 per quintale. Per conseguenza, il danno per l'Erario fu di 7 milioni e mezzo di lire :
nello stesso tempo, per acquistare e trasportare
in Italia tale zucchero, pagammo all'estero circa quindici milioni in -oro. Sono adunque, complessivamente, più di ventidue milioni sottratti,
in pochi mesi, alJ' economia nazionale : ingente
1

74

ricchezza che sarebbe rimasta in patria, qualora
si fossero coltivati a barbabietole solamente al-

tri quattromila ettari di terreno!
Estendendo il computo ai 130 mila quintali di
zucchero importati nel luglio 1916 (i quali appariranno nel rendiconto finanziario 1916-17), il
danno economico sale a quarantadue milioni,
dei quali ventotto in oro.
Onde ben fece il Governo a sospendere le agevolezze doganali per l'importazione di zucchero, rimaneggiare il regime fisca le (agosto-ottobre 1916), limitare il consumo e ricorrere alla
saccarina, per evitare a:11' erario danni sempre
più gravi.
Però, riconosciuta la necessità di accrescere,
di almeno I O mila ettari in confronto dell'anno
passato, la nostra supeTfìcie coltivata a barbabietole, unico razionale, vantaggioso rimedio per
provvedere lo zucchero strettamente necessario,
e nelfo stesso tempo aumentare la produzione
di foraggio e indirettamente quella del grano,
riesce incomprensibile come non siasi provveduto in questo senso, anche ricorrendo, se necessario, a misure d'autorità. I.I recente comunicato
del Ministero delle Finanze, che cercando di giustificare e gpiegare l'aumento deHa tassa di fabbricazione da 138 a 2 I 6 lire, presume che la prnduzione complessiva di zucchero in quest'anno
sarà soltanto di un milione e 400 mila quintali,
onde ritiene che, pur ricorrendo alla saccarina,
bisognerà importare ancora 200 mila quintali di
iru1cichero, non può a meno di sorprendere penosamente. Io ritengo e spero troppo pessimistica la previsione sul raCJcdlto, ma faccio osservare, pure accettandola, che ag,g iungendo saccarina in proporzione del 6 per miHe a 400 mila
quintali di zucchero (secondo il procedimento
assai opportuno e lodevole escogitato dai tecnici della nostra Finanza), ci procureremo della
materia dolcificante equivalente ad un milione e
200 mila quintali ,di zucchero, sufficiente, mi pare, agli usi domestici quotidiani del paese. E
rimarrebbe ancora disponibile un milione di
quintali di zucchero genuino per i bimbi, i vec1

- - - - - - - - - - - - - - - __,__ - - - - - - -

L'IMPORTANZA DELLA BIETICOLTURA

chi, i ma-lati e per quelle industrie che non possono fa·r ne a meno. Se. tuttavia, fosse ancora
necessario, come prevede la Finanza, importare
zucchero esotico, vorrebbe dire che nè elevatissimo prezzo ,d i vendita (L. 3,30 il chilo), nè il
razionamento, valgono ad arrestare aumento
continuo, notevole, verificatosi da un triennio
nel consumo ,dello zucchero in Italia; ciò che mi
embra poco probabile.
Il principale o~tacolo all'incremento deHa bieticoltura è nella concorrenza fattale nel F errarese e nel Bolognese da quei prodotti i quali,
non soggetti a calmiere, hanno avuto triplicati
i prezzi di vendita. Per ·l a canapa, principale
fra questi, il prezzo è passato da 90 lire a 330 il
quintale! Sarebbe stato equo, in relazione, pagare anche le bietole almeno 5 lire per quintale,

ma ciò non era possibile, finchè il prezzo massimo dello zucchero raffinato, esente da tasse, si
volle mantenere a 67 lire e poi ad 87. Dopo tutto, l'aumento di 2 lire circa per quintale nel costo
delle bietole, si ripercuote su quello dello zucchero venduto al consumatore ne1la misura di
s0 li 15 centesimi per chilogramma : aumento assai lieve, come si vede, di fronte a quello portato
dagli aggravii fiscali, che è isalito, oggidì, dai 76
centesimi prima della guerra a lire 2, 16 per Kg.
A questa enorme tassazione possiamo tuttavia rassegnarci, pensando che almeno, grazie
ad essa, all'agricoltura ed all' iI11dustria nazionale, erario ricaverà quest'anno più di trecento
milioni di lire. Dopo il tabacco, 1o zucchero è
divenuto il genere di consumo maggiormente
redditizio per il fisco!

r

r

1

r

Felice Garelli
del Politecnico di Tori no.

Gli allori raccolti dagli austriaci nella '' Strafe-E.xpedition,.

LE CARTIERE ROSSI, DI ARSIERO
1. - Veduta generale degli stabilimenti prima della tentata offensiva austriaca. - 2. - La distruzione compiuta.

Gli allori raccolti dagli austriaci nella "Strafe-Expedition

LE CARTIERE ROSSI, DI ARSIERO - I. - Il grande salone cli allestimento prima della tenta,ta offensiva .
2. - Lo scempio dello stesso compiuto dagli austriaci.

0

Gli allori raccolti dagli austriaci nella " Strafe-Expedition ,,

LE CARTIERE ROSSI, DI ARSIERO - 1. - Una delle sei macchine continue prima della tentata offensiva.
2 . - Lo stato della sala delle macchine continue dopo il bombardamento.

VERSO LA PODEROSA
ORGANIZZP,l.ZIONE DEGLI
INDUSTRIALI ITALIANI
UNA NOBILE E PRATICA PROPOSTA DEL .DOTTOR E. LEPETIT
In questi giorni ho voluto dirigere per~nalmente una circolare riservata agli abbonati delle I. I. I.
« Noi vogliamo che l'Italia - dicevo in tale
circolare - abbia in breve tempo quella poderosa organizzazione industriale senza della quale
non è possibile superare gli ardui problemi del
dopo -guerra e raggiungere gli obbiettivi che formano i caposaldi delle I. I. I.
cc Bisogna che le legioni degli aderenti alle
I. I. I. divengano eserciti.
cc Quattrocentomila sono i produttori italiani;
pensate alla potenza di simile massa organizzata.
cc Ogni nuovo abbonato alre I. I. I. è una nuova pietra recata alla grande costruzione industriale che noi perseguiamo .
cc Cercate tra le vostre relazioni personali; profittate dei vostri rapporti d ' affari; informate gli
ignari, persuadete i restii, smovete gli indolenti
e gli scettici, che formano la barriera vischiosa
d'ogni virile iniziatioa.
« Se .s,iete amministratori o direttori di V'aste
aziende ABBONATE cc D'UFFICIO » i VOSTRI
CAPITECNICI, I VOSTRI CAPIOPERAI.
cc L'intensa opera di P•r opaganda che la rivista
svolgerà nel trattare i più grandi problemi della
prod uzione, darà, TRA ESSI, risultati immensi.
cc Voi mi scuserete per la franchezza e la semplicità con la quale mi sono permesso di rivolgervi la parola; ma io vi prego di tener conto
della SOSTANZA, non della forma.
cc LE MASSE OPERAIE SONO DIVENTA TE FORTI E TEMUTE, PER LO SPIRITO DI

PROSELITISMO CHE LE ANIMA E CHE LE
HA ORGANIZZA TE.
cc LE MASSE DEGLI INDUSTRIALI, CHE
PUR DISPONGONO DI MEZZI FINANZIARI
INFINITAMENTE SUPERIORI, SONO SBANDA TE, PERCHÈ NESSUNO VUOL DARSI IL
PIU' PICCOLO FASTIDIO.
cc Soltanto quando incalza una grave minaccia
o sovrasta un pericolo, allora si comprende la
necessità dell'organizzazione; MA L' ORGA NIZZAZIONE VERA E FORTE VA PREPA RATA DI LUNGA MANO ..
cc lo so di esprimervi idee e cos e che voi già
pen&ate. Perciò ritengo che voi, animati dalla
mia stessa incrollabile fede, non vi rifiuterete di
raccogliere il mio caldo invito.
cc SE TUTTI FARANNO QUELLO CHE VOI
FARETE, LA GRANDE ORGANIZZAZIONE
DA TUTTI VAGHEGGIATA SARÀ DI QUI
A POCO UN FATTO COMPIUTO.
cc Non ritraetevi, supponendo che gli altri si ritraggano. »
La risposta è stata pronta, confortante, eloquente; onde io voglio pubblicamente ringraziare tutti coloro - migliaia di persone! - che han no raccolto il mio invito e stanno ora adopran dosi in ogni centro d'Italia a smuovere e< i restii,
gli indolenti, gli scettici » con la mia stessa fede ,
con il medesimo mio disinteresse.
Consequenzialmente alle idee espresse nella
circolare più sopra riprodotta, io non posso sottrarmi all'obbligo di riprodurre altresì la lettera

79

LE I. I. I. = == - - - - - - - - - - - - - -

I

= - - - - - - - - - - - - - -

del dottor E. Lepetit, la quale sintetizza, per così dire, in una proposta semplice, rapida, e pratica, la nobiltà dei sentimenti e la risolutezza dei
propositi della clas~e industriale, della quale le
I. I. I. hanno saputo in breve tempo divenire mi sia permesso il dichiararlo ·_ il più autorevole
interprete.
cc Desidero esternare le mie congratulazioni ci scrive l'eminente industriale che tutta l'Italia
produttrice conosce ed apprezza - per quanto
avete fatto sin' ora e manifestarvi un'idea che vado esponendo a qualche amico e. che forse potrete accogliere.
Ciò che la Rivista propugna è ottimo e sacrosanto; ma finchè è letto dagli industriali, sfonda
una porta aperta. Occorrerebbe far leggere le
I. I. I. a molti funzionar, ed alle turbe dei «chiusi >> nelle più remote provincie e nei piccoli centri.
Per riuscire, ogni Ditta importante o intelligente dovrebbe mettere a vostra disposizione
5- 10-20-50 o 100 abbonamenti, pregandovi di
mandare gratis la vostra rivi.sfo al funzionario X,
al sindaco Y , al medico condotto Z, al circolo K,
oppure, se non si voglia avere il disturbo di in dicarvi nominativi a cui destinare gli abbonamenti, lasciare a voi la cura di distribuirli nel
modo più proficuo.
Con questo sistema la Rioi,r:ta acquisterebbe in
breve una diffusione enorme e raggiungerebbe
effetti pratici di grande portata ».
Al Dottor E. Lepetit ho già espresso i più vivi
sentimenti di grata solidarietà.
Le I. l'. I. accettano e fanno propria la sua proposta.
lo sono .9icuro - per la conoscenza che ho CÌell' animo e degli interessi dei grandi industriali i-

==

==-

== - ==

==

taliani che la sementa gettata dal Dott. Lepetit
non cadrà in uno sterile tolco.
Sono anzi lieto di poter subito presentare una
prima lista di poderose aziende i cui criteri per
UNA INDISPENSABILE GRANDE ORGANIZ ZAZIONE INDUSTRIALE sono in piena coincidenza con quelli espressi dal dottor Lepetit, e
che hanno perciò già sottoscritto gruppi di ab bonamenti di propaganda.

ll calcolo è approssimatioamente esatto.

La prhna lista dei sottoscrittori ai gruppi di abbo namenti di pro p aganda:
SOC. AN. LE DOGA, a mezzo dottor
Lepetit .
25 abb.
FIAT - TORI O (tutte le sue sedi e i
suoi più cospicui clienti) .
I 00 abb .
A VIGAZIO, E GE. ERALE ITA LIA. A (tutti i suoi Uffici Passeggeri)
IO abb.
CIO. A SALDO e C. (tutti i propri
stahilimenti)
25 abb.
BA! CA COMMERCIALE ITALIAA (tutte le sue sedi) .
70 abb.
FIA T S. GIORGIO (tutti i suoi rappresentanti all'Estero) .
IO abb .
BANCO DI NAPOLI (tutte le sue sedi principali) .
12 abb .
BA CA ITALIA A DI SCO TO
(le sue sedi principali) .
20 abb.
FIGLI DI SILVIO SA TI I - FERRARA (tutti i suoi capitecnici) .
6 abb .
RICHARD GI ORI (i suoi migliori
clienti e rappresentanti all'Estero)
50 abb .
(Continua)

Arturo Marescalchi
Presidente della Sociei à. dei Vilicul!ori iialiani.

L a più grande indu~
stria rurale italiana.
L'Italia « cominciò a capue il suo bene iÌ dice Plinio, quando, a i tempi d i Tiberio Gracco ,
nel fervore della trasformazione ç.graria felice mente iniziata, comprese che conveniva non
limitarsi a coltivare viti solo pel .proprio bisogno come si era fatto fino ad allora, ma coltivarne di più per vendere il vino.
E mezzo secolo avanti Cristo, coll'opera d i
quegli schiavi orientali che mercanti e pirati a vevan comprato in Asia e mandati in Italia sdhiavi forti conoscitori della viticultura perfez ionata ....-- si piantarono :grandi estensioni a vigna, specie ;nelle regioni vicino al m~re o aperte tla strade, dalla Sicilia fin su alla pianura rom a gnola attorno a Faenza.
Cominciò allora la vera espansione della viticultura in Italia. E ai tempi di Augusto, colla
d ominazione romana , si diffuse il consumo del
vino nelle provincie transalpine, specia lmente
nella Gallia. Così la fortuna degli agricoltori e
dei med1 .possidenti si affermò in Itali~ agli inizi d ell'impero romano coll'arbusto sacro al dio
Bacco.
Se la Gallia di oggi ci contende d'ordinario il
primato nella quantità globale di vino prodotto,
il n ostro paese però nello scorso anpo è stato
il primo del mondo per produzione di vino.
Come ,grande media degli anni normali, il
raccolto del vino in Italia può valutarsi sui 45
milioni di etto1itri.
Se nelle tradizioni religiose di tanti popoli si
trova la mitica immaginazione di una bevanda
inebbriante che fa trionfare della morte e del
t mpo , sino alla .famosa fontana di gioivinezza
di cui sognò tutto il Medio Evo e che al ,prete
ianni .prolungava senza misura la vita, l'Italia
non dovrebbe conoscere nè vecchiaia, nè mort , con una fontana così meravigliosa che getta
gni minuto al suo popolo 8500 litri di squisito
vino.
e nei suoi vini ,fini , nei suo-i geniali tipi di
ini speciali, l'Italia iha cagioni di onore, si crea
vive simpatie lontane, la base vera, solida e sot nziosa della sua fortuna enologica è ancora
11 I gran vino da pasto, nel v-ino paesano proI tto con tanta generosità dalle viti che ornano

di verde manto le so latie pendici dei suoi colli
o che si arrampicano in cerca di abbracciamenti
su per ,gli olmi e gli aceri, ondoleggiando poi in
penduli festoni, nelle sue ricche e opime pianure.
Son ben 4,454,000 ettari del nostro suolo, quasi un sesto del suolo coltivabile d'Italia, nei
quali cresce e fruttifica la vite. ·
Per impiantare questi vigneti intensivi e que ste vigne consociate ad altre colture, occorsero
oltre quattro miliardi e mezzo di lire. Ma, perchè l'industria del vino si svolga, occorrono cantine, vasi vinari, macchine, attrezzi, una dotazione di almeno 1400 milioni di lire.
Se si aggiunge il valore del terreno, si vede
dhe l'industria viticola italiana ha investito la
bellezza di quasi otto miliardi di lire!
A far fonzionare questa macohina occorre un
capitale che oggi passa di parecchio un miliardo fra mano d'opera, anticritto1gamici, concimi ,
e spese di vinificazione.
E .poiohè nessuna coltivazione praticata in
grande campag na fra noi assorbe tanto lavoro
umano come la vite ne ri~h:iede, la maggior
parte di questa immane s;pesa annuale, i due
terzi, e cioè circa 650 milioni, rientrano agli operai e alle operaie in compenso dei 450 milioni di ,giornate che essi de<l.icano alla pianta
dal l'iquore miracoloso, al'la pianta sacra della
vecchia Enotria.
Le maggiori masse gfobali .di vino vengono
dal Piemonte, dall'Emilia, dalle Puglie, dalla
Sicilia, dalla Campania, le quali regioni forn iscono ognuna da 4 a 6 milioni di ettolitri di vino all'anno .
In relazone però alla superficie territoriale ,
l' ordine di produzione si sposta al,q uanto. La
quantità di vino in rapporto al'la intensificazione
della coltura sull'unità di superficie, è maggio re nella Campania, poi seguono le Puglie, l'Emilia , le Marche e il Piemonte.
Trenta provincie nostre hanno esuberanza d i
prodotto v-inicolo rispetto ai bisogni della loro
popo lazione, ed esuberanza di molto riguardo
perchè, oltre al bastare a servire le altr~ 39 provincie, lasciano margine ad una espQl'tazione

81 ,
6

LE I. I.

I. ---- -=- - -= - - =

✓ = --------- - -- - - - -- = - - --- ==

per l'estero. Sono Alessandria, Cuneo, Reggio
Emilia, Modena, Ravenna, Padova, Mantova,
Treviso, Firenze, Siena, Arezzo, Pisa, Ancona,
Ascoli, Pesaro, Macerata, Perugia , Aquila ;
Ohieti, Teramo, Foggia, Bari, Lecce, Avellino ,
Salerno , Catania, Siracusa, Trapani, Cagliari.
Ciò non vuol dire che a·n che le altre provincie non dispongano di vino 'Per aiutare le consorelle : tutt'altro; esse pure ne forniscono secondo i gusti delle popolazioni, ma come quantitativo gldhale sono poi costrette a importarne
d_a-lle altre 'Per soddisfare i bisogni della popolaz10ne.

rone, Pieve ed Auronzo, e cioè proprio in quei
distretti dove non viene la vite e non si raccoglie un litro di vino. E invece a Marsala non
c'è un alcoolizzato al manicomio provinciale.
No. Da noi si beve vino ma non si e alcoolisti.
E l'operaio che emigra sobrio, se torna col
vizio dei liquori, è perohè andò a lavorare in
paesi dove il vino non iè bevanda abituale .
Jefferson, presidente degli Stati Uniti, cento
anni fa ,proclamava che il vino co· tituisce il
miglior mezzo preventivo contro l'ubriachezza.
Verità ancora oggi esattissima.

***

L'Italia manda i suoi bei vm1 .un po per tutto. Si tratta di masse che arrivarono anche a i
3 milioni e mezzo di ettolitri nel 1887, che passarono i 2 milioni di ettolitri ,d al 1897 al 1899,
dhe superano sempre in tempi normali il milione
di ettolitri .
La nostra esportazione di vini da. pasto ebbe ,per sbocco principale la Francia sino al 1887;
poi nel rperiodo 1892-1907 il mercato austro ungarico ; in seguito la Svizzera e le Americhe :
quelle Americhe, dove tanti nostri connazionali cercano nel succo della nostra vite il ricordo
simpatico delle terre natali .
Sono migliaia gli stabilimenti enologici o le
ben organizzate cantine che si dedicano ai vini
da rpasto pel paese e fuori ; sono milioni di persone che trovano nel vino lavoro ben retribuito
e sano. Vi sono organismi ohe ifanno onore al
paese; grandi case come i Fratelli F olonari d ispongono di immensi stabilimenti di lavorazione delle uve in centri diversi, a Sansevero e Locorotondo pei vini bianchi, a Barletta, Squinzano, Galatina pei vini rossi meridionali, a Pon tassieve pel vino da pasto chiantigiano, con u na direzione generale · a Brescia e una rete m e ravigliosa di corrispondenti in ogni parte d' Ita lia. Sono le case come queste che danno idea
del come veramente dovrebibe esse.r e o.rganizzata nel nostro paese la .grande industria d el
VIno comune.
L' lta:lia ha vini di tutti i toni e per tutti i •g,usti.
Il sole, che sfolgora vivido e gagliardo n el
Mezzogiorno, si fa vigor di forza sipiritosa, rohustezza di co,r po, possanza di costituzione nei v ini del Sud. U sole più lento si attarda, ma con
luminosità lunga e diffusa, nel Settentrione, e
dà ricchezza di profumo, sne'llezza di corpo, e
freschezza di acidi nel vino del · ord.
E fra questi due estremi, tutta una meravigliosa scala di tiipi, degna veramente di Enotria
gloriosa.
Arturo Mares calchi

Il popolo italiano beve vino, fortunatamente
più vino che altre bevande alcooliohe, onde la
terribile piaga dell'alcoolismo vero e proprio è
fra noi infinitamente minore che in altri Stati,
.sopratutto in quelli nordici, ove a-1 vino sono
sostituiti i liquori distillati . L' alcooli'Smo, coi tetri reliquati della criminalità, della ipazzia, della degenerazione fisica, è maggiore in tutti i
paesi nei quali, mancando il vino come vera
bevanda nazionale, quale è da noi, si ricorre
ai 1~quori concentrati, ai cattivi alcools, ben più
nocivi all'organismo di quello che è nel vino
opportunamente diluito e accompagnato da tante sostanze corroboranti, toniche e nutritive .
Vi è stato e vi è tuttora qualche esaltato medico che, partendo da imperfetta conoscenza
della compO'sizione del vino e dei suoi effetti,
lo aveva attaccato fieramente, anche fra noi,
accusandolo perfino di essere causa della degenerazione fisica della nostra balda gioventù crhe
si presenta al servizio militare.
Infondata e ridicola accusa, perchè basterebbe a smentirla citare che il minor numero di riformati alla leva (meno di 120 per mille visitati)
si iha proiprio nel circondario di Viterbo, dove
la popolazione adulta beve da 4 a 5 litri di vino al giorno, e che riformati in numero molto
sotto alla media si hanno nei circondari di Voghera, Asti e Casale, dove pure notoriamente la
popolazione beve .parecchio di più di un litro
di buon vino ,genuino al giorno. E basterebbe
anche chiedere ai valorosi comandanti di truppe oggi impegnate nella guerra di redenzione
dell'onore nazi0111ale, se non sia vero che assai
meglio si oomportano nei duri cimenti bellici i
soldati rurali venuti dalle popo1azioni che normalmente hevono il sano e genuino frutto delle
.nO'stre viti sacre.
Del resto in Italia quel poco che c'è di frenosi alcoolica è nei distretti di Agordo, Longa-

***

Pres. della So cietà de i Viticultori italiani.

G L I STABILIMENTI
ENOLOGICI DEI FRA::
TELLI FOLONARI
L'eminente prof. Marescalchi ,' benemerito
presidente della « Società dei Viticultori italiani », vien segnal'a ndo da tempo ,sulle /. /. /. i più
interessanti probl_emi dell' industria enologica
che costituisce, con quella della seta, uno dei
cardini fondamentali de lla produzione italiana.
on si ha forse ancora un'idea adeguata, sia in
Italia che all'estero, della importanza e della
grandiosità a cui sono giunte talune aziende enologiohe schiettamente italiane.
E per ciò, con la scorta dell'autorità del nostro
minente co llaboratore, noi ci compiacciamo di
richiamare l'attenzione dei lettori delle /. /. /.
ui maggiori stabilimenti del ramo i quali per e elusiva virtù dei capi costituiscono dei vertici
di sapienza tecnica e di ardimento industriale.
Un esempio dei più eloquenti ci è offerto dalla vastissima azienda dei Fratelli F o lo nari di Brecia, ambedue creati - a ben giusto titolo avalieri del lavoro.

Lo stabilimento di Brescia -

I loro stabilimenti di Brescia, Galatina, Squinzano, Locorotondo, Sansevero, Barletta, sono una meraviglia della organizzazione e della scienza enologica.
Basterebbe accennare al trattamento del fred do artificiale applicato ai vini per la loro chiarificazione e ai pot~nti impianti frigoriferi ,per la
concentrazione a freddo dei vini, ed a caldo nel
vuoto dei mosti dolci , installati dai Fratelli F o lonari per i primi nello stabilimento di Barletta,
per dare una idea della modernità dei criteri a
cui si ispira la ,poderosa e prospera industria dai
F o lo nari creata.
el 1912 i fratelli F olonari rilevarono la Società « Esportazione vinicola toscana I. L. Ruffino »
di Pontassieve, antica e rinomata Ditta vinicora,
conferendole nuovo e più vigoroso impulso, in
seguito al quale - a guerra finita - sarà ingrçindito in Pontassieve l'attuale stabilimento e tra sformato in un degno compagno di quelli che le

Sede Centrale ed Amministrazione.

83

LE I. I. I.

Lo stabilimento di Brescia -

Una delle cantine con bottoni da 300 ettolitri ciascuna.

Lo stabilimento di Brescia -

84

Il deposito per l'invecchiamento del vino.

GLI ST AB/LIMENTI ENOLOGICI DEI FRATELLI FQLONARI

Lo stabilimento di Galatina -

nostre numerose incisioni illustrano con e~oquentissima sintesi.
La Ditta si è dedicata particolarmente al lavoro di esportazione, ed ormai i suoi vini a tipo
costante, dhe fanno onore all'Italia e che gareggiano coi più rinomati prodotti similari dell 'Etero , sono già noti, apprezzati e ricercati in tutto il mondo .

Lo stabilimento di Galatina

Veduta generale .

Ma i fratelli F olol}ari non si appagano del primato industria le e commerciale oggi raggiunto .
Di fronte alla terribile invasione fìllosserica che
a passi giganteschi minaccia di distruggere entro pochi anni la grandiosa produzione vinicola
pugliese, disseccando la fonte economica principale della regione, la Ditta F olonari ha sentito
il dovere di mettersi alla testa del movimento di

l binarii di allacciamento alla ferrovia.

85

LE I . I. I .

Lo stabilimento di Galatina -

L' arrioo dell' uva dal contado.

Lo stabilimento di Galatina
Locale di 1500 mq ., con 36 vasche di cemento vetrato, della capacità di 36.000 ettolitri, per il deposito dei vini.

86

GLI STABILIMENTI ENOLOGICI DEI FRATELLI FOLONARI
ricostituzione, cooperando con inte1ligenza, stu- de lle Puglie potrebbe ayere su tutto il paese,
dio, capitali ed iniziativa, alla soluzione di tale politicamente ed economicamente.

Lo stabilimento di Galatina
Sala di 1800 mq . per la pigiatura. e la torchiatura di 4000 quintali di uva al giorno.

gravissimo problema di interesse non solo regio Senza badare all'attuale momento tutt'altro
nale, ma anche e sopratutto nazionale, se si che propizio per una impresa che richiede enorconsidera la ripercussione che l'impoverimento mi s,pese e mano d'opera intelligente e numero-

Lo stabilimento di Squinzano -

Veduta generale.

87

LE I. I. I.

Lo stabilimento di Squinzano

88

Cortile di deposito dei mosti

e

Arrivo, pesatura e scarico dell'uva .

Lo stabilimento di Squinzano
vini in fusti da viaggio, per perfezionare la fermentazione e chiarificazione.

GLI STABILIMENTI ENOLOGICI DEI FRATELLI FOLONAR!

Lo stabilimento di Squinzano - Sala di 1500 mq. per pigiatura e torchiatura , con 58 vasche di cemento
per la fermentazione, dove vinificano, ali' e-poca della vendemmia, tremila quintali di uva al giorno.

Lo stabilimento di Squinzano
Sala di 1600 mq. per la pigiatura e torchiatura di 3000 quintali di uva al giorno, con 62 vasche in cemento armato .

LE I. I. I. = = = =

== = == = = = ===== == =

sa , i F olonari hanno già fatto il piantamento di
grandiosi vivai e barbatellai di viti americane
nelle Puglie , per preparare il materiale occorrente alla ricostituzione già avviata di estesissi-

=

== ==

=

=====

= = =

=== =

mi vigneti in terreni vergini già acquistati e d a
acquistarsi a tale scopo . È da sperare che l' iniziativa venga seguita anohe da altri viticultori
piccoli e grandi, poichè in tal modo si riuscirà

L o stabilimento di Squinzano
Sala di 1200 mq ., con 56 vasche di cemento per il d eposito vini , della capacità di 30.000 ettolitri.

Lo stabilimento di Locorotondo -

90

= =

Veduta generale .

- - --- - --- -- - -

GLI STABILIMENTI ENOLOGICI DEI FRATELLI FOLONARI

Lo stabilimento di Locorotondo

-

Lo stabilimento di Locorotondo

I binarii di carico

e

scarico allacciati alla ferrovia .

- Le banchine di carico e scarico per le uve.

91

LE I . I. I.

= - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - - - - - - -

Lo stabilimento di Locorotondo
Sala con sessan ta vasche di cemento vetrato, della capacità di 44.000 ettolitri .

92

Lo stabilimento di Sanseve ro -

Sala di vinificazione uve bianche, con presse idrauliche

GLI STABILIMENTI ENOLOGICI DEI FRATELLI FOLONARI
ad attenuare le conseguenze disastro 2e dell' invasione fillosserica, mantenendo viva la fonte
principale e quasi unica della ricchezza pugliese.
Quanto abbiamo brevemente detto e quanto

dicono i documenti fotografici aui riprodotti, ci
sembra più che sufficiente per additare il no me dei fratelli F olonari alla riconoscenza e all'ammirazione dell'intera az1pne.

Lo stabilimento di Sansevero
Sala di 1300 mq. con 62 vasche in cemento vetrato , della c.apacità complessiva di 42.000 ettolitri.

Lo stabilimento di Barletta -

Veduta generale.

93 '

LE I. I. I.

Lo stabilimento di Barletta
Una delle sale delle macchine frigorifere per concentrazione.

94

Lo stabilimento di Barletta
Una delle sale delle macchine /rigori/ere per la refrigerazione.

GLI STABILIMENTI ENOLOGICI DEI FRATELLI FOLONARI

Lo stabilim ento di Barletta
Sala di ref rigerazione, con vasche di pietra, per deposito vini

e

mosti refri gerati.

Lo stabilimento di Barletta
Magazzeno di deposito di 1600 mq ., con lini e bottoni della capacità di 700 ettolitri ciascuno.

95

. ,,....r ... .,,.-,...._..... . .
LE I. I. I.

.
i;

◄•

Lo stabilimento di Barletta -

96

La sala di desolfitazione e concentrazione nel vuoto.

1 t>agoni serbatoi di proprietà dei Fratelli Folonari, della capacità complessiva di 15.006 ettolitri.

I. I. I.

i-. ...........

'Industrio ita1ia.na.
ell' Aviazione
A proposito della Mostra aerona.ufica. di Mila.no

<e Lega Aerea
azionale » non sarà mai
lodata e . biasimata ad un tempo, quanto
a merita per la Mostra di aeronautica orgaizzata a Milano•.
Lodato sia il benemerito e patriottico sodaizio, e senza alcuna riserva, per l'idea motrice:
ato il fulmineo sviluppo dell'aviazione ed il
· gantesco progredire del vasto gruppo di indutrie c:he dell'aviazione si alimentano, una motra, vale a dire una sintesi dell ' aeronautica, si
poneva.
Lodata, lodatissima deve eS1Sere la Lega Aeea Nazionale per la rapidità con cui la mostra
stata organizzata e sopratutto per la grande,
nnegabile signorilità che ha presieduto alla forazione della mostra, a cominciare dalla scelta
_el luogo : il monumentale Chiostro delle Gra-

La

al)to

e.

E lodato , arcilodato bisogna che sia ·il Comito direttivo per il numero cospicuo e l'entità
elle D itte che ha saputo racco~liere a compe. ione, disciplinando i mirabili prodotti con etremo buon 1gusto nei superbi loggiati del chiotro.

r

Senza alcun dubbio , sia per ambiente che
ttesta dal Cinquecento l'imperituro primato arstico della nostt_:a stirpe, sia per i prodotti a unati i quali hanno costituito la rivelazione di
no sforzo ·g igantesco teso verso ' un altro priato che ognuno di ·noi present~ vicino, la Motra di aeronautica indetta dalla Lega Aerea
azionale è stata la più significativa di quante
ltre similari !hanno avuto luogo in Europa.
E cotesto risultato, dhe forma il più bel titolo
'onore per la L. A. N., costituisce anche l' eleento di accusa ohe noi non possiamo nè dobiamo tacere.
Chi ha visitato ammirevole Mostra?
Chi ha potuto valutare il prodigio raggiunto
due anni dal nostro paese in una scienza e
una industria cui sono riserbate favolose coniste e ché toccheranno vertici dei quali si
uò appena con l'immaginazione intravvedere
somme altitudini?

r

Chi !ha potuto misurare la serietà, la tensione,
il volume degli sforzi compiuti da un manipolo
di costruttori fusi in un unico intento, sorretti
dalla medesima volontà, spinti dalla stessa emulazione, al fine di assicurare alla patria una superiorità nella guerra d •oggi e nella pace di domani?
Chi ha potuto nutrire ed esaltare il proprio
spirito nella sezione riservata dei Ministeri della Guerra e della Marina, dove una successione di ali spezzate, di motori bucati, di ferri contorti, evocavano chi sa quali lotte, quali cimenti, quali eroismi supremi?
Ghi?
Ben poche persone!
È mancato alla Mostra il « lanciamento ». È
mancato in seno al Comitato ordinatore il « vivificatore », il tecnico della propaganda. È mancata l'essenza fecondatrice, di ogni iniziativa, è
mancata la mentalità intuitiva dei nuovi tempi;
l'occhio abituato ai grandi orizzonti : e la mostra mirabile è vissuta e . scomparsa nell'ombra.
è a giustificare l'esito inonorato si raccatti ..
la solita scusa d ell'inerzia del pubblico.
Che poteva fare , che doveva fare questo puhblico?
Chi l'lha avvertito? Chi l'ha attirato? Chi l'ha
suggestionato , « costretto » ad intervenire alla
splendida mostra?
Gli arkli e stecchiti comunicati alla stampa,
che sanno di poligrafo o di duplicatore, non
servono a null'a: i consueti resoconti dell' e< inaugurazione ufficial e » con l'intervento delle stereotipe autorità urbane, interurbane ed inurba~
ne, contano meno che meno. Lo sforzo discobulatorio del Comitato· ordinatore non è andato

~re.

.

E Milano, e, con Milano, l'Italia, hanno ignorato e disertato la Mostra.
E .se Mostra vi fu mai dinanzi la quale si dovesse trascinare la moltitudine, essa sarebbe
stata precisamepte quella di aeronautica.
Qui bisognava portare l'Italia entusiasta e l'Italia scetticà :· entro quel meraviglioso recinto

97

I

LE I. I . /.

--- - - - -- -=-- = ==== - - ·-- - - - - -- - - - - - - - - - ---,. = = = =

occorreva sospingere a folate le masse fidenti
nella nostra grandezza e quelle denegatrici e
denigratrici delle nostre virtù.
Oie è rimasto del magnifico slancio dei cento industriali ohe avevan raccolto l'invito?
Che è rimasto di .una idea dinamica e di una
attuazione geniale?
Son rimasti i residui di una « lauta colazione »
offerta ai giornalisti dal Comitato ordinatore della L. A. . , vecchio trucco reclamistico· di tempi oltrepassati, nei · q;uali non si sapeva distinguere se fosse minore la dignità di chi offriva
o il decoro di cihi accettava.

Le I. I. I.

delle forniture aeronautiche e la .sua pr0111ta ed
opportuna org'a-n izzazion,e di alcuni pezzi o parh
di prima nece-ssità nella costruzione degli app-a·
recchi, si è ~mposta così che l'« AGFA » è la fo r nitrice delle g'ranc:Li Case costruttrici, non solo,
ma l'aviazione militare si r.ivolge ad essa per i
suoi .r.iifonnimentii.
L'opificio di Cusano Milanino è tecnic amente così ben orgainizzato e diretto ,che esso può
studiaire, migliorar,e, perfezionare ,e crear~ - con
la direzione di valenti .s pecialisti qualsiasi tipo di elica, meglio ~datto ad ogni nuovo tipo di
apparecchio e di motore.
In cinque anni di vita questa Società si e a ssicul'lata una ver.a speciailità nelle forniture .attinenti all'aviazione militare, ,sia in· f atfo di mat.erie prime che di parti metallirch~ specializzandos i
·nella produzione di diveirs.i tipi di buUoner,ia, ten•
d.itori passa.fili, tourniquets, ruote con l'lelative
gom·m e, parti metalliche, ecc.
È provvista e fornis•ce quindi al G overno ed
alle grandi Case appal."ecchl di precisione e qualsiasi altro accessorio ~nerente a.Ila I n dustm,a Av,i atoni,a.

M olti degil i stands, che bi·uravano nell'artistico
a'l'Ilbiente de1la mostra, erano veramente degni
del.l'attenzione e dell'~nrteiresise del pubblico. Tutto un in.uovo fervore d 'ideazione e di produzione
in dustriale si rivelava in quella varia, cattivante,
pittores.c e,sibizione de,gli ele~eriti che oostitui..
scono la più nuova e la più promettente m anife..
stazione de1l 'ingegno umano. L ,industria aer01o
nautica italiana, nata ieri, ha dimostTato in quelresposizione d'essere .g ià vigorosamente adulta;
e ,avremmo voluto che lo spazio ci perm e·t tesse ,-li
I velivoli Sav01·a hanno alla Mostra Aeronaurtidedicarle una esauriente ras.segna. Ac-cenneremo
intanto a quanto ci ha più particolarmente colpito. ca un posto adeguato alla loro rinomanza.
È un nome augurale, oramai legato ai fas ti
p:iù glor.ios.i d,ella nostra ,rinascira aviatoria m.iliIl più intenso interesse dei .competenti si con- rtare e, se ,n el 1912 l e inizi.aitiv-e di Lorenzo San•
centra sulla mostra del Biakmetal. Questo nuovo t,o ni fiorivano già come U/t1IQ delle più ...Ji,ete prometallo, prodotto in.egli stabilimenti dell'ing. A- messe della ge:niialità nazionale, oggi la « Societ à
dolfo Pouchain a Torino, sta portaindo un vero ri- Anonima di Costruzioni Aeronaut.iche Savoia )) ,
volgimento nell'industria -av~atoria · ed anche in costruttrice dei celebri biplan•i « Savoi,a -F arrnan >> ,
altri campi industriali. Si tratta di particola-r ità e la « Socie,t à Idrovolanti Alta Italia », che hanno
eccezionali che quel metallo possiede e che lo fornito e forn,iscono .alla Regia Marina 1e alla d i.r endono atto, come ,nessun altro, a certe speciali fesa costiera le squa,d r.i:glie di idrovolanti « S avoia», con la multiforme loro attiiv.ità e l'imp o·
a pplicazion.i.
Ma del metallo Biak, della sua straordinaria nenza dei ri.sultati ri,as.sumono l'espr,es.sione comimportanza, e deJlo sviluppo immenso ch'esso sta pleta ·e squisita di tutt.o il vittorioso fervore itaassumendo, non è -iJ caso di parlar di sfuggita in liaino per l'arma che dai ci eli f.arà scendere 1
un rapido cenno di cronaca. È un .argomento che vittoria sui campi d'Italia.
Alla mostra e,r a viva.mente ·commentata ed ap•
investe proble mi industriali di primo ordine: e
rnoi ci riprome.ttiamo di 1Svolgeirlo adeguatamente plaudita una rniotizia c.he correva: il record nazionale d'altezza battuto a Bari dal sergente maggioin uno dei prossimi nume<ri.
re F ant.iini, che montando un Savoia~F.arman, insieme ad un passeggero e con carico d,i guerra,
Tra le prn complete mosfre della espos1z10- saliva a 5070 -metri!
ne promossa dalla Lega Aerea Nazionale, è quelNel grandioso stand aibbinato delle due Socie.la d,egli acce.ssoru., istrumenti e pezzi degli app1a- tà tr>oneggia la .maestosa coque , per idrovolant i,
recchi di locomozione aerea della « Agenzia G e- una de1le principali ,attrattiv,e della Mostr.a.
nerale Fomiture Aeronautiche>).
La decòraz.ione severa ed elegantissima fa m-e·
È questa la pr.i ma casa che sia stat.a fon- glio ni-s ailtare le g'rand~ fotogr,afie che, s ie pur didata in ItaLia per la costruzione ed il commercio mostrano lo sviluppo ed il.lustrano la complessi•

***

1

1

98

L'INDUSTRIA ITALIANA DELL'AVIAZIONE
tà e la vastità delle due gramdi f,abbr~ch•e per gli
aeroplainii. non possono che hgurare oome limitati
e sintetici sagg.i d,i quanto le due Società, la « Sa:.
voia » ,e la « Società Idrovolanti Alta Italia». ahbiaino ,i,n questi anni compiuto come ausiliari della dif,esa nazional,e, prodigando ogni energia in
tale multiforme creazione con la per.suasione Ji
opera!'e per il prumato industriale d'Italia, con
l'aspirazione di dotare J..a P ,atr.ia d,i gratndi. produttivi ed eccellenti opifici di ali armate per la dif,esa
e la vittoria. E il successo è stato pieno e riconosciuto ...

***
Un accessorio, che -pure rive,s te alta .imporlanza e suscita tutto l'interesse dei competenti, è
quel1o presentato rneUo stand della Società ItaloOrientale « Emaillite ».
Questa Società, nel suo ,stabilimento di Bovisio, produce apprezzatissime vernici a base d.i
cellulosa. La produzione, iniziata con un imigliaio
cli litri mensili di v,ernice, è stata oggi portat·a a
ci,r,ca 2000 giornalieri.
Il lavoro non fu facile, specialmente per la difhcoltà di ottenere certe materie prime indispensabili alla sua f ahbricazione, in parte provenienti dall'estero, in parte requisite dall'autorità milit.are.
Le difficoltà furono vinte e supeTate, ed oggi la
« Società Emaillite ». che ha {a,bbricato più di 350
mila litri di questa meravigliosa vernice, conta
ftia i suoi clienti oltre che la Direzione Tecnica
di Aviazione della Regia Marina, le più note e
importanti Case costruttric,i di aeroplani.
Altri prodotti escono dallo stabilimento del1'« Emaillite ». come vernici contro la ruggine · e
speciaii veirnici per legno, senza contare le note
e apprezzatiss•ime cassette col fabbisogno per u-

na rapida riparazione dei velivoli, oltre alle lastre~ ai liquidi solventi e a tanti altri accessori che
il mondo dell'aviazione conosce e predilige.

***
La mostr>a delle Officine Meccaniche Stigler è
di quelle che più particolarmente attrag'gono l'attenzione de.i competenti. Chi è versato nei problemi industriali attim:111ti all'aviazione intende
ed apprezza l'importanza dei cil~ndri da motore
e dei carters che le Officine Meccaniche Stigl,er
espongon,o. In genere, tutti quei pezzi fusi in ghisa acc.iaiosa sono vivamente ammirati per la loro
s-ama ,struttura e la loro ,sagoma riuscita. Si tratta
d'una produzione nazionale recentissima, che v:· ene a sostituire con successo quelle fusioni, per le
quali la nostra industria era costretta, hno a poco
tempo addietro, a dipende-r e dall'est-ero.
Ma oltre ,a questa aff.ermazion.e notevole ·in fatto di tali difficili esecuzioni, le Officine, Meccaniche Stigler emier~01n10 pure ,alla Mostra Aeronautica per eff,etto d'un nuovo mat,er~·ale e·s posto.
Si tratta d'uno speciaJ,e bron:o forgiabile, che r,a.g'•
giunge la duJ:1e:z.za dell'acciaio, ,e pure ,si pres·enta
talmente dolce alla lavora21ione, quando sia assoggeUato ad Ull'l r,i scaldamento alla temperatura voluta, da poter essere ag'-evolmente fOTg'iato in
ogini modeUo. È questa una prerogativa, che forma oggetto di particol•al"e interesse da parte dei
conoscitori, iJ cui num ero era certamente notevole all'importante esposizione deHa Lega Aerea.
Non minore interess-e suscitava un'altra' specialità della Casa St,igler, il bronzo « antifriz-ion-e ». che sarà indubbiamente d,est,in-ato a trovar
larga applicazione e •a r,e,n.d,ere eminenti servigi
n,ell'indusitria delle costruzion,i aieronautiche e
nelle gr.andi costru:z.ion,i navali.
1

1

Supponete che il vostro cerve o a 1a
una parte speciale, che, mentre Voi 2ddizionate diverse colonne di cifre, " RlCO RD I I\ i 'totali rispettivi di ciascuna
colonna, e .li sorpmi insieme.
Questo è esattamente ciò. che una sezione separata, fa nella Burroughs " Duplex "; •qJando la
macchina ottiene i totali parziali, questi vengono " ricordati 11 •
Sotto ·un'unica tasti era vi sono due addizionatrici, e ciascuna di esse opera indipendentemente

dalI' altra ; mentre una eseguisce le diverse add;zioni, I' altra automaticamente raccoglie i totali parziali e ne ricava uno complessivo.
G li c:;empi q uì. so t to riprodotti, illustrano alcuni esempi fondam entali del lavoro che comp ie

la BURROUGHS "DUPLEX "

i.

1.
,/

Segno d, maccl,lna a 1e,o
dell'accumulat. ,nfer,ore .

~~r

:;<- Segno~, moccldna a zero
dotl'acccmulat . superiore.

11.","'--

25}

40
56

83

{

20:~ :1

1.1
,
4!::i

1

g~ J

Numero d'ordir.e non addizionato.
roste sommJlo sul l'nccu·
r:i i: lotcro supericrc.
Vené110 del commr~:o
t:o. I, consegnai~ al a
, , memoria ' 1 della mac•
china (accumulato·o ini)
lasc,a •,do I' acrumu latoro
sup libero per le vondllo
del commcs,o • ;uen
Come sopra.

3-u-

3 4. 5 6

I

I
I
I

=, 5 <'\ . O 6
6
e5
6
5
6

~,

7. 8 9 ,1. 3 O
é. 8 ù ~
-1.4 3
7. 6 7 .'.:
~

Segno di macchina a zero dell' acoumula ore superiore,

Credili ad~izi~nati sull'accumulatore inferlore: le cifre non contrassegnate in·
d;cano i Debiti e sono addizionate sul·
l'accumulatore.

3.

~- - ( -

Tot~le cred iti ottenuto coll'accumulatore
inferiore,

'.:.3 7 300

~ ~

To:ale deb1 Ii ottenuto coll'accumulatore
superiore.

5 O 7. 7 6 ~
805.76 ~
708.88
8 O 9. 9 8 ~
50776 ~
6 O 7.6 O ."..

70 0 77
708.G O
707 8 0
9 5 7. O 7
60770
'30S. 50

'3. 9 9 5. 6 4 it
fomma ti mli' accum , atò· e se per iore .

23700

Crediti

Debiti

4 4.9 O ::i

Totale
Debiti

. 3. 0 S

o. 7

4 -~

Totals
Credili

Sommati sull' accumulatore Inferiore

Bllanc,o . (la sottra zione
,iene fatta sul a macchi~a)

Bilanc·o ~i verifica ctte mn.
stra Deb1Ji e Credili dispo,11
in rolonna, c sommali I ri·
mezza d1 accumula10r i
s11n1i .

e,_

Como sopra.

3. 2 5 'i
9. 0 3

:; ---4'.JG78
I -.) ,'1
l> r:
.J ....
,

l

3 . 7 4 i'

25
75
50
1. 2 5
5 0



Segno d, macchina a zero del!' accumu .
latore inferiore.

~

{

Totale complessivo delle
vendite , ottenute da 11 a
memoria del la <nacchioa,

ENRICO DE GIOVANNI, CORSO ÌTALIA I, MILANO

TRA LE GRANDI INDUSTRIE DI TORINO

Lo S: I. A .
SOCIETÀ ITALIANA AVIAZIO_N E

GLI « HANGARS » DELLA S. I. A. AL Llf'!GOTTO
I

La guerra che da tre anni si combatte, che 1 ha
suscitato un fervore immenso di opere di lavoro,
di travolgente operosità per tutte le terre, tra
popoli disparati e lontani, presenta sopratutto
due tendenze, o meglio due caratteri spiccati e
principali, in contrasto fra loro.
Da una parte, distruzione sistematica, violenta e brutale di ogni prodotto del.l'umana intelligenza, - dal!' opera d'arte ai mille prodotti del}' industria, - dall'altra moltiplicazione di attività e di produzione - affanno di studi e di ricerohe - creazione continua e ·c ontinuame nte
varia, - di industrie destinate alla fabbricazione
di tutto ,q uel disparato macchinario necessario
ai metodi dell' odierna guerra, .basata su principii essenzialmente tecnici.
L'Italia entrava nella lotta, scarseggiando d i
ogni genere di materie prime, per cui dovette
in ogni campo più vario dell'attività industria le
creare dal nulla quanto occorreva per le nuove
esigenze, e quindi istituire officine nuove , addestrare maestranze, costituire tutta una varietà
e multiforme organizzazione di lavoro, capace
di fornire quella produzìone necessaria per alimentare le immense necessità ,della guerra.

Lo sforzo compiuto dall'Italia industriale in
questi ultimi due anni ; la volontà ferma e tenace con cui i suoi duci seppero proseguire nelarduo imperioso dovere, la genialità pronta e
vivace con cui seppero vincere difficoltà" d'ogni
genere - tecmche ed economiche - formano
e formeranno una delle pagine più gloriose della storia della nostra vita industriale.
Quando l'Italia entrò nel conflitto europeo, la
nostra industria aviatoria specialmente si svolgeva in forma assai limitata, per cui furono ad
essa rivolti gli sforzi delle più grandi fabbriche.
Mentre le macchine alate delle altre Nazioni,
varie di forma, di potenza, studiate 1 create e
costruite, con scopi ben precisi e definiti, solcavano · a centinaia le libere vie del cielo, l'Italia disponeva di una limitata flotta aerea.
Occorrevano organismi industriali che potessero assumersi una produzione intensiva in
questo nuovo ramo difficilissimo del l'industria.
Quando appunto il bisogno di un'aviazione
forte e largamente dotata di appare.e chi e di
motori si faceva maggiormente sentire, sorgeva
in Torino, per iniziativa di un piccolo · gruppo
di noti industriali, che già erano a capo della

r

101

LE I. I . I. -- - - - - - - - - - - - - - - - == - - - - - = - - - - - - - - == =

==

= == = == = =

I PILOTI DELLA S . I. A.
li soldato Ildebrando Astegiani - ll sottotenente Felice Torelli.

più grande azienda azionale, la FIAT, la Società Italiana Aviazione « SI A », con capitale
interamente versato di L. 5.000,000, avente come scopo princiipale la fabbricazione e la vendita
di a,pparecchi di aviazione.
La S. I. A., retta dunque da autorevoli personalità tecniche, ha così potuto iniziare il suo
non facile cammino nel modo migliore, imponendosi tosto non solo al!' ammirazione dell' Italia, ma anche a quella dei paesi alleati, per

102

la sua regolare produzione e per la perfezione
con cui vengono costruite, ed ' attentamente ultimate in ogni minimo dettaglio, le macchine
aeree d'Italia destinate a solcare vittoriose il
nost~o. bel cielo ed a difenderlo dagli attacchi
nem1c1.
La nostra continua ed intensificata produzione per la gloriosa guerra di redenzione, ha trovato nella S. I. A. un immediato, grandioso e
sorprendente sviluppo, che nessuno avrebbe mai

LA

I PILOTI DELLA S. I. A.
Il sottotenente Brak,-Papa , direttore dei collaudi. - Il tenente Michele Ballerini -

potuto concepire, dimostrando in pari tempo
quale utile e necessario concorso la S. I. A. abbia già ·dato e dia, con multiforme attività, all' Aeronautica. Ed è appunto grazie a questi
organismi industriali che l'Aviazione militare italiana ha continuamente segnato dei rapidi e
gloriosi progressi.
A quante V'ittorie del nostro valoroso Esercìto non ha contribuito coi suoi apparecchi la
S. I. A.? In quella meravigliosa azione aerea

e<

S. I. A. »

Il sergente Mario Pezzi.

ohe sul finire deUo scorso maggio, e che non ha
precedenti nel1e cronache di questa guerra mondiale , veniva fatta dalle squadrigl'ie della eroica
',tbrza armata con ben l40 aeroplani, la Società
Italiana Aviazione ha contribuito enormemente
a raggiungere il grandioso successo, poiohè una gran parte delle macchine aeree, che ebbero
a proteggere l'avanzata dei nostri prodi fanti
ed a ·gettare lo scompiglio nelle retrovie nemiche, erano munite di motori Fiat non solo, ma

103

LE I. I. I.====================------ - - - - - - - - - - - - - - - -

VEDUTA

DELLE OFFICINE DELLA S. I. A.

mo'lti aipparecchi erano anche stati costruiti dalle Officine della S. I. A.
E ancora un grande trionfo otteneva la 5. I. A.
poche settimane addietro. coll' appropriarsi
il record mondiale d · altezza con passeggero.
che l'abile Pilota Tenente F rancesco-Brak-Papa, pilotando un apparecchio S. I. A. di serie
comune, munito di motore Fiat, portava a metri 6450.
Generale è l'ammirazione ovunoue destata
per la sua crescente produzione dalla S. I. A.,

che inizia il suo secondo anno di vita prospera
e rigogliosa. E noi da queste colonne non possiamo che formulare per la grande Casa T orinese di Aviazione i migliori augurii, felicitandoci vivamente con gli attivi e benemeriti dirigenti, il cui apprezzato contributo all' organizzazione di guerra ebbe già il rie 1noscimento ufficiale
da parte di Ministri. di .personalità politidhe italiane ed alleate, e da parte dei v~lorosi comdottieri che preparano la grande ed immancabile vittoria degli eserciti alleati.

UNA SQUADR/GUA DI APPARECCHI S. I. A. SU UN CAMPO Dl AVIAZIONE AL FRONTE

La po rtecip
z1one ita.lloho
a.no · Fiero
Lione
III.

Ciò che s1 è fatto e ciò che s1 deve 'fare
Rias,sumendo le note che pubblicammo into:·no ailla partecipazione dell'industria italiana alla
Fiera di Lione, colpisce sopratutto il contrasto
str.ideinrte tra l'opera .n egativa del governo e !',azione vigorosa spiegata dai nostri industriali.
Che .il governo abbia inteso hnalmente la necessità di cambiar rotta in que:Sto riguardo, ap•
pare manife1sto per più d'un segno: e bisogna v1"\-·amente augurrure che in.on si reisti alle buone intenzioni. Mutamenti ,avvenuti di recente nell'interno assetto del Ministeiro più .direttaime.n te chiamato in causa possono aver sanato quei difetti
di funzion-amento, che forse furono la causa prima della passata .inazione. Giustizia vuole, ad e·
sempio, che si ricordino le parole incitatrici dedicate alla Fiera di Lione dal aottosegretario on.
Morpurg'o: ,e se a quelle parole non ris,p ose da
1
' parte dei nostri fattori governativ.i un azione opportuna e tempestiva, è lecito attribuirne la colpa alle consuete lentezze ed alle tradizionali titu~
banze della buroco:azia.
Comunque, l'esiperjenza avrà i,nsegnato che non
basta da,re un indirizzo, ma bisogna farlo seguire~ bisogna vigilaiie l'esecuzione precisa e rapid·a,
senza di .c he i buoni propositi non lasciano ch e
tar.divi rimpianti. I dirigenti il dicastero deH 'Industria e del Lavo'ro provvedano in tempo a stabilire le necessa(l"ie responsabilità e si garantiscano in tal modo che il naturale e doveroso pro•gramma di concoirso governativo all'opera ,d ei n o ·
stri jndustriali abbia sicuro ed efficace svolgimento.
Agli industriali nostri, in massima, nessuna pa-

rola d'incitamento appare necessaria. Essi hanno
fatto e faranno~ si sono dimostrati intraprendenti e airditi, e tali certamente si riaffermeranno anche .al prossimo convegno internazi0111•ale di Lione. Non tutti certamente hgurarono in quella forma completa che la loro potenzialità avrebbe consentito: ma la forza persuasiva dei oonfronti e
dell'emulazione contribuirà Àa sè a v.incere le
ultime resistenze dell'aintica grettezza, ancor su·
perstite in qualche angolo dell'anima industriale
italiana.
Il Comitaito organizzatore dalla Fiera di Lione,
a sua volt.a, può trovare nel successo ottenuto la
i111plicifa approvazione della propria opera; non
è ,detto però eh ~esso non possa fare più e meglio.
Lo arttendiamo con hducia .alla nuova prova dei
fatti, persuasi eh 'esso saprà attuare quel progressivo programma d'iintensihcazione e di miglioramento, della cui opportunità i suoi componenti
sono se.nza dubbio convinti per primi.
Da ogni parte, quindi, le prospettive della nu~
va manifestazione lionese si presentano per i nostri iindustrial., piene di p,romesse. Dopo la partecipazione improvvisata, e quasi diremmo istintiva, del primo anno; dopo l'affermazione solida e
riuscita del 1917, l'anno venturo dovrà dare alle
nostre .industrie convehute a Lione quei positivi
vantaggi che il loro lodevole sforzo ha preparato
e meritato.
L'industria italiaina non si preseinterà alla nuoV'a Fiera quale ogg'etto di curiosità, ma come una
rganizzazione che ha fatto le sue prove e può

105

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== = = = = = - - - - - - - - - - - -

---=== GLI ITALIA I ALLA FJERA DI LIONE

affrontare ·con piena coscienza di sè la g:r;md 3
pubblicità dei mercati mondiali.
.
T enda.no ·i nostri .industriali ogni loro energia,
ascoltino la voce del loro amor proprio di produt•
tori e .d'italiani, forzino la loro volontà a non piegare nella grande lotta contro la concorrenza internazionale: e si può , ave·r piena fede che l'industria italiana darà ai vis.itatori della terza Fiera lionese un impressionante spettacolo di foirza
rigogHosa, di superba f attività, di vittoriosi succe,ss,1.
A rivederci dunque a Lione. i,n dustriali d'ltaiia: a voi spetta cambiaTe queste parole di_fede e
d'au gurio in tan,gibile e magnilica realtà.
Isidoro Reggio

Essenze naturali e deterpenate, pr;dotti specialissimi eh; formavano il monopolio austro-tedesco, conseg'uiii con procedimenti segreti e con
m~cchine ignote: tutto viene ora fabbricato da
questa Casa la. cui intraprendenza veramente
geniaile fa onore alla nostra industria. Di ogni ramo della f,abbricazio.ne delle essenze e de,i prodotti .sintetici essa si è resa padrona. per modo da
poter sfidare in ,avvenir,e ogni ritorno offensivo della concorrenza straniera. E nel dopo guerra, me,r ·
cè una saggia legislazione dogana.Le che l'It.alia
saprà certa:rnenit e stabaire, vedremo quest'industria già così progredita e sorretta da uno spirito
di tenace fat 'vità. diffondersi con crescente vigoria niei maggiori mercati del mondo.

***

* **

Nell'azione ten·dente a sostituire i prodotti dell'industria austro-germanica, la Casa R. Subinaghi e C. di Milano si trovò -6.n . dallo scoppio della guerra •mondiale in situazione eccezionalme,n te
fa•v oreivole. Infatti da anni essa aveva avuto
chiara la visione del.l'opportunità di fronteggiare
quel predominio assoluto, che nella produzion,e
degli oli essenziali e delle e•ssenze esercitavano
in Italia gli Imperi Centrali: e verso la realizzazione di questo intento essa aveva saputo procedere ,con tenace lavoro e con opera di sapieinite
organizzazione. Quando il prodotto strani-ero venne a mane.are, la Casa R. Subina-g hi e C. si trovò
pronta a rifornire a mercato italiano ed anche
quello di ,p aesi alleati e neutrali.
Segnataimente le essenze d'origin,e ita,l iana, come quelle d'arancio. ,di limone. ,d i berg'a~otto.• si
aff ermarono nei laboratorii di questa Ditta come
una vera s,p ecialità: e, intor.no a questa produzione, che andò raipidamente imponendosi, altri p·r odotti imrp ortanti uscirono semprie più numerosi
dallo stabilimento di Affori, che la Casa Subi:naghi va ora continuamente ampliando e nel quale
ferve un 'attività incessante di espe.r ienze, di prove, d'iniziative, ment:re nuove macchine ideate
dalla Ditta stessa ,a,ccrescono senza posa la potenzialità produttrice.
In un.dici ainni di vita, la casa fondata da Rieca-rdo Subinaghi ebbe la soddisfazione di veder
l'oper.a sua riconosciuta da cospicue onorihcenze e d'essere inoltre segn.a.lat.a ad honorem dal..
l'Istituto Lombardo di Scienze ,e Letter,e. Oggi i
prodotti della Casa R. Subinaghi e C. sono espo.:tati dov.unque: e alla Fiera di Lione si è veduto
come siano -a1tamelnte apprezzati dalla clientela
francese ,e dal g'rande pubblico internazionale
convenuto a quella mostra.

Ed ora comp1etiiamo la tiasse,g 'na degli stanàs
italiani alla Fiera di Lione, seg'uendo i vari ra,g'g·ruppa,menti.
Ndl'industria della canapa, del cotone .e del lino, ,o ltre alle gra·ndi case segnalate, b.g'uravaino
queste altre ditte impOTtanti:
Cotoni-6.cio di Albizzate; Cotoni-6.cio V al d'OJona; CotoniiGcio Valle Se.r ia,n a; Benigno Crespi;
Crespi e C.; Filatura di Vogh,era; Lini-6.cio e Canapihci,o NazionaJ.e; Cesare Macchi e C.; L. Maga:nza e C.; Manifattura di Tessuti a Spugna;
Manif attur-a Dor.a; Società della '.f essilosa · Soc.
~n'. T extiloses et T extiles.
Le costruzi001,i e i materiali elettrici erano t'lap•
presentati da quattro case: Erne.sto Barbera e
Fratello di M.iJa.no; Società !tal. Conduttori E1ettri.ci Isolanti di Livorno; Impresa T elefon~ca nazionale .di Torino; Società Generale Italiana di
Accumulatori Elettrici di Milano.
Industrie chimiche: Sclopis e C. di Torino;
\'1arraud Perret e C. di Bagni di Lucca.
Lan,a: F ed.erico Bozzal1a di Cog·giola.
Nel ramo automobilistico, as.senti le maggiori
case iscritte, hgurav8lno: Bellia e Nigra di Torino con le loro Gairrdele per motori.
Adicoli casalinghi: Fabbrica lt. Oggetti smaJtati di Torino: Giuseppe Monetà di Milano.
Bonetteria: Hirsch e C. di Ferrara; G. N aret·
to di Torino.
Dell'industria d -e i bottoni eir,ano iscritte tre case: Bottonificio italia,n o di Treviglio; Pietro Fon.tana Roux, Strazza Speroni d,i M.aalll(?,
Nella sezione mecoainica ,eraino iscritti: Of:6.ciné mecoainiche Ing. Levi.,e C. di Milano. e Giuseppe V.aHe di P~aioenza, che ,rinunciò ad ~nte.rvenire.
Mobili e decorazioni d~at1e: Luigi Brusotti e

107

LE l. I. l.
L. Fontana e C. di Milano, specchi, mobili artistici, decorazioni ~ni v,etro, ,e.cc.; Guglielmo Pug.t,
di Firenze, stiartue e vasi per die cora~one Associazion•e per il Lavoro di Venezia, 6.lantropica istituzion•e presieduta da Luigi Luzzatt,i, espose
belliss.iime ripr9duzion·i d'1arte •antica.
Il g!ruppo dei cuoi eTa rappreseintato da una
sola casa itailiana, ma che valeva per molte: era
la potent-e Soc. An. Concerie ltaliiane Riunite di
Torino, che fece, una .splendida mostra.
Nella sezione deMe ceramiche hg'uravano: A.
Auf r,er.e e Pietro Bog1n:i. di Milano; L. Beltra,n di e
Vedova Besi.o di Mon.d ovì, Soc. An. MateTiali Ref rarttari di V a.do Ligure, Lehmann di Firenze, Società Ge:tiamiica Italiana di Laveno.
N el g'ruppo alime.n tare v'erano nom~ importan•
. F • ~--e• d"1 T orino,
·
t 1:
\..ùJ1Z3'tl'O e
con una e Leg'an t·1s;m a 1·"s
... all--~ ·o.ne. M t· :
· .,
S .,
.~ 1•
.._..1
,
ar 11n1 .e R ossi· d"1 T orino
Florio e C. di Milano; L. Baroni e C. di Milano;
Gianehli Maino e C. di Mortara. Era iscritt,a anche 1,a Fabbrica surro,gati oaffè «Italia».
Orehce rie e arg'enteri,e: A. Giordani; Italo .De
Bernandi; G. Berna.echi; Gino Ros,s.i, tutti di Milano.
In varii gruppi figu:r,avano poi queste alt~e case
italiain,e: Carolina Amari di Trespian·o, pizzi; Luigi De DOd'latis di Asti e Leopoldo Brogini di Firenze, treccie di paglia; Ing. Carlo Eachini di U-

di.ne, G. Reghini e F.llo di F.i1"en%oe, Società V eneziana Verroterie di Venezia, con campionario
di giocattoli; Fratelli Santini di Ferrara, ,a rticoli
d '~lluminazione. ,
E ,an,cor,a: Alfredo Colombo; Colombo e Pini ;
R. Volpi e C. di Milatnio, borsette, articoli in pelle, g'uamizioni di metallo, Adolfo Luchini di Fil'lenze, marocchineria e l"liproduzioni d'~rte, Ditta
Achille Banh di Milano ,e Chiona e Turchi di
;Ferrara, profumer~a, ,sia poni, ecc.; A. _G ami;arova
e C. di MiLano, stores; Soc. An. Carlo F ainily di
T,erranova Pausain.ia, agglomer,a ti di sughero ;
Dott. Atta.io Mariani di Monza, te.ssuti per uso
·tecnico; F. Setlvatioo ,e figlio di Milano, e.aria _e
papeteTie; L. Marana e C. d,i Milano, cartelli réclame
Lui. . su. mietallo; Besoni
.
,Celeste e . Dottor
.
.
g'1 d1d'M1lwno,
prodotti
deH
«Infrangibile»;
Istt.
r h d" B
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•tuto arti grane e 1 ergamo, stampati arhst1c1.
Il Consorzio Fabbricanti Aste dorate di Milano, raggruppava i ca:mpioni clelle cinque Fabbriche consorziate: Presbitero, Cavalli e Poli, Romanenghi, Società Lombarda Amato, Repossini
Mandelli e C.
In complesso, come si v,ede, l'Italia era rappres·entata da una schiera numerosa di suoi -6.gli,
che seppero ten-erne alto il nome nella competizione mondi~e.

Società Anonima di Assicurazioni contro gli In/ortuni e di Riassicurazioni
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collegi, alberghi, teatri, cinema.tog,raiì; per concessiionarii di linee autOllllobilistiche, ferrovie econom,iche; per esercenti aziende
elettriche, gas, acqua potabiile, ed in genere di stabilimenti jndustriali , imprese di lavo,r(; per Enti pubblici (Ospedali, Manicomii, Brefotrofìi, Municipii); per professioni5ti (Medici, Ch.iirmgihi, Ingegneri, Architetti , Ga!pO!Illastri).
È rappresenta~ in tutti i Capoluoghi

di Circondairio.

_FABBRICA LAMPADE,~CHIN CAGLIERIE, . ARTICOLI CASALINGHI

FIGLI



















,

01

SILVIO

SANTINI-

FERRARA
FUORI PORTA RENO


















, L' INDUSTRIA DELLA GOMMA A

TORINO

La Soc. Ari. WALTER MARTINY

'

.

In quella grande arteria ·del lavoro di Torino, che è la Madonna di Campagna, è
sorta da poco più di un anno una grande fabbrica Nazionale per rindustria della
gomma, la Società Anol)ima Walter Mart iny, con un capitale di L. 4.000.000, int era•
mente versato. In questa fabbrica, che dispone di ampi e moderni fabbricati con
macchinari perfetti, viene svolto con regolarità ritmica e sorprendente un grande e
specializzato lavoro di produzione per la nostra gloriosa guerra con la fabbricazione di gomme piene per camions, che sulle dure strade delle retrovie sono continua•
mente sottoposte a durissime prove di resistenza, dimostrando di conseguenza la
bontà e la sup~riorità della gomma piena Martiny.
·
Il prodotto che si è così dimostrato superiore ad ogni aspettativa e che valse agli
attivi ed intelligenti dirigenti della grande Casa Torinese lodi ed ammirazioni d a
parte di tecnici e di autorità competenti, ha segnato per_la Società Anonima Walter
Mart~ny uno. dei più grandiosi successi nella perfezione e nella r esistenza delle gomme piene.
In questa fabbrica sono occupate varie centinaia di persone e la produzione già
notevolissima, grazie anche ai continui ampliamenti di locali, accenna ad aumenta"
re gradatamente per far in tal modo fronte alle continue, impellenti ed ingenti forniture, che· vengono affidate a questa Società dal R. Esercito. Quante difficoltà siano state facilmente vinte nei trasporti in Zona di operazione colle gomme piene
Martiny è cosa ormai no~a .non solo ai nostri valorosi soldati, ma anche a chi con
animo trepidante segue lo svolgersi della nostra guerra, e la gomma piena Martiny,
cogli importanti servigi resi all'Esercito Mobilitato, ha segnato veramente un 'alta
benemerenza per la giovane, ma già .florida Casa Torinese. La Società Anonima
Walter Martiny, diretta con rara perizia ed intelligenza da un personale completamente italiano, ha il Consiglio di Amministrazione composto dalle seguenti personalità della Finanza e dell'Industria Nazionale:
0

Pr~sidente: ·Avv. Michele Donn, di Torino, Direttore Centr ale della Banca Italiana di Sconto.
Amministratore Delegato: Walter Martiny.
· Consiglieri: Comm. Prof. Luigi fon tana Ruzzo, Direttore della Scuola Superio're
di Commercio di Roma; lng. Prof. Giovanni Cicali, delrUniv~r s ità di Bologna; Cav.
Avv. Ettore Obert di Torino, Presidente della Società Pro Pane Quotidiano, Consigliere della Fabbrica Automobili Scat.
Sindaci: Prof. Rag. Vincenzo Gitti di Torino; Avv. Carlo Casati di Roma, Direttore Centrale della Banca Italiana di Sconto; Comm. Emilio Paoletti di Roma / banchiere.
.
Direttore generale poi di questa grande .fabbrica, che per la sua organizzazione
torna ad onore e vanto dell'industria subalpina, è il sig. Casimiro Nai. favorevolmente noto ed apprezzato nell'industria e nel commercio della gomma in Italia .

.
.

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R.

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FABBRICA
ITALIANA
PER ~A G~MM~
SOCIETÀ .A:NQNIMA
CAPITALE L. 4.000.000
INTERAM. VÈRSATO

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Alcune .e~he -

Lat»ri

V.data 8Cnerale dello stabilimento di Brescia .
per casse proil!ttili - Falegnameria - uzr>orazione, /emmiRile al.le ma«hine.

5

.
LAVORAZIONE MECCANICA DEL LEGNO

DITTA

PASOTTI 'PIETRO
B R ES c ·1 A

Stabilimento sorto nel 1880. Si dedicò dapprima alle segagioni ed alla trinciatura
dei legnami; poi allargò la sua efficenza alla costruzione del 'lllobilio e generi affini.
Più tardi si applicò a tutte le forniture militari dove fosse in prevalenza il materiale
legno.
Verso il 1895 aggiunse uno speciale riparto per l'esercizio dell'industria delle
(( GRIGLIE AVVOLGIBILI)) (dette anche griglie a ~otole), articolo che allora era
di esclusiva importazione straniera ( massimamente tedesca e austriaca).
Superate le prime difficoltà della concorrenza estera, (quest'ultima, ben appoggiata e favorita dal più ingiusto regime doganale), l'industria delle griglie crebbe
man mano di mezzi e di potenzialità, s{cchè <?ramai si era affermata con oi;iore gua•
dagnando terreno in tutte le piazze d'Italia. Allo scoppiar della guerra quel riparto
delle griglie occupava più che 200 operai, fra maschi e femmine, e l'area su cui svolgeva il proprio lavoro era progressivamente salita a circa 5000 mq.
Il grave momento politico provocò la cessazione delle costruzio:p.i edilizie; seguirono poi le requisizioni di guerra, le difficoltà dei materiali, l'incaglio dei trasporti,
massime quello riguardante il « PINO DI SVEZIA )) che era l'elemento primo dita•
le industria, ·sicchè fu giuocoforza sospenderla, in attesa di tempi migliori.
In cambio incalzarono le richieste delle forniture militari a cui la Dittél potè dedicare tutte le proprie energie. Ragguardevoli contratti testè conchiusi in casse da
proiettili di varie specie, in basti, in manici di istrumenti da zappatori, in turaccioli
da fucile, in caricatori e via dicendo, richiesero nuovi spazi e furono eretti grandiosi capannoni più adatti ai copiosi ed urgenti lavori. L'area passò rapidamente dai
5000 ai 25000 mq. e così gli operai maschi e femmine toccarono ben presto il numero di 2000.
Furono aperte delle succursali per allestire il variato corredo metallico necessario a queste costruzioni, e poichè era enorme il bisogno del materiale legno, furono
accaparrati ed acquistati boschi nella vallata del Po, dove sono state piantate ed
esercitate apposite segherie, capaci non solo di alimentare il consumo interno, ma
anche di provvedere migliaia di vagoni di tavolame ai Corpi d'Armata occupati al
fronte.
Il macchinario del pari seguì davvicino lo sviluppo dell'azienda, cosicchè quasi
200 nuovi ordigni meccanici sono entrati ad arricchirne il patrimonio industriale. Il
capitale investito nell'azienda, che oggi appartiene ai figli del Titolare, assomma a
due milioni, ed il futuro dirà se tale impiego sia destinato a miglior fortuna.
Con decre o N. 183 del 31 ottobre 1916 lo stabilimento fu dichiarato Ausiliario.

8

L

-

A U T O M O~B I L I

TT
'T ORINO
A chi lat:Jora per la 'Difesa N azio=
nale, ai Sert:Jizi 'Pubblici è sem=
pr.e risert:Jato, per SOLLECITA
CONSEGNA, qualcuno dei nostri
I

AUTOCARRI
3 5 O O KG.
FORNITORI
ITALIANO -

F R A N C E S E .-

DEI GOVERNI :
BELGA -

RUSSO -

INGLESE

Soc1ETA ANONIMA FoNDERIE OFFICINE FRÉJus
21, Via Fréjus - TORINO
(Autocarri, Vetture Turismo, Motori per A viazione, Motocompressori)

Filiale in ROMA: Viale Castro Pretorio, 122

RA SSEGNA DEL MO~V IMENTO INDUf
STRIALE ITALIANO
ME S E

DI

GIUGNO

1Q 17

SOMMAR I O

Una grandiosa affermazione dell'industria italiana: la Socie tà T ,asporti Aerei Internazionali - / nostri tessuti di lana e la Russia - Per la Marina mercantile - Il raffinamento degli zuccheri e l'economia del carbone - Per un piano regolatore idraulico - L'estratto di castagno e l' industria conciaria - Gli
importanti problemi trattati dal Convegno minerario - Il legname da costruiion,? brGSiliano e l'interesse dei
capitalisti italiani - Concorso per una cucina elettrica - Il mercato epirota e l'Italia - La Direzione generale
d ell'Istituto delle Assicurazioni - Per una tassa annuale degli orafi - P er la riforma della legislazione marittima - Gli industriali chiedono di essere collaboratori del Governo - Per il dopoguerra delle industrie artisti- .
che - La cellulosa dai residui agrumarii - L'umidità delle ligniti - P er l'esportazione in Russia : una propos ta pratica - Le relazioni italo-portoghesi - L'indu stria meccanica ed il dopoguerra - La tassa sulle specialità m edicinali e l'agitazione dei farmacisti - I mali e i rimedii della burocrazia - Una riunione generale delle concerie e d ei calzaturifici - La coltivazione dell'agave sisalana in Italia - La Scuola di siderurgia e di elettrosiderurgia - Missione commerciale indiana in Italia - Gli industriali per gli orfani di guerra - L ' industria delle cartoline illustrate - Ciò che occorre all' industria cinematografica - Le navi di legno a motore Ansaldo dà 150 mila lire all' organizzazione civile - Il varo dell'Angelo T oso - Politica economica e comme rcio estero - Nel Comitato per le industrie chimiche - Le industrie del gas e dell'acqua - La Camera di
Commercio italo-brasiliana - Gli studii nelle regioni petrolifere in Albania - L ' industria saponiera e gli incagli m essi dal G overno - Il comm e rcio serico in Russia .

, Tutte le notizie, i dati, le a r gomentazioni o i
giudizi contenuti In questa r ubrica non Impegnano affatto le I. I. I. che per comodi16 dei lettor i
r accolg ono ogni mese d ilig entemente e obi etfiv amente In questa rassegna. q u a n to di p i ù saliente i p rincipali petiodici ita liani p o liHci e te cnic i
p u bblica no su problemi e q u estioni d' inter esse
in d u striale, finanziario, a gricolo e c o mmerc ia.le.
N. d . D.

UNA GRANDIOSA AFFERMÀZIONE
DELL'I NDUSTR IA ITALIANA .
LA SOCIETÀ T~ASPORTI AEREI
INTERNAZIONALI.
Si tratta d'una iniziativa a,r dita e geniale, che
risponde mirabilmente al nuovo spirato d'intrap:rendenza da cui è anima-ta la ,n ostra industr.ia.
L a conquista dell'aria, ormai dehnitivamente com.
piuta dall'ingegno umano, diveinita il campo d'azione dell'attività industriale nel ramo dei tra•
spor,ti ed •apre una ·nuova era allo ,sviluppo dei
traffici mondiali.

La Società Trasporti Aerei Internazionali, sorta per aff ronta<r,e e risolvere il nuovissimo problema, si è costituita col capitale d'un milione, sotto gli auspici della BaJ11ca Commerciale e con la
partecipazione del gruppo « S avoia» che ne1l'indu.
stria dell'aviazione si è vigorosamente affermaJta
producendo i notissimi biplani e idroplani S avoia
ed allestendo il vario e complesso mat,eriale nec e ssario all'industr.ia aviatoria.
Lo scopo della S. T. A. I. si riassume, a norma
dello Statuto soc.:iiale, nell'impianto ed •esercizio
dei trasporti nazuonali ed inter.n·azionali, trans-

115

.........................
.................... .

~



.; JIJ La g~ande Industria

i• Italiana dei MOTORI












di AV-IAZIONE .· e
di MARINA JIJ JIJ

••
••






.,

















•••
••
•••
••
••









=



Uno dei Riparti del Montaggio Motori d,AtJiazione della
"FA'B'BRICA AUTOMO:BILI IJ'OTTA FRASCHINI ,,
di Milano (Via Monte Rosa, 79) ~ ~ ~ ~
~ di


a ■■■■■ m• ■■■■ ••••••••••••••••••••••••••••••••••••
J

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
oceanici, pe r pos.ta, viaggi atori e pacchi, sia in
Italia e Colonie che all'Estero, sia con gestione
dir,e tt a ch e con appalto, tanto a 6.ni stabili e commercia.l i ch e turist.ici e sportivi.
L'azion e d e lla Soc.ietà è d.ir,etta pertanto in p·rimo luogo all'impianto ,e all',es e rcizio di stazioni
aer e e di p art e nza e di arijvo, officiine di riparazione , d e positi, g'aliages, ecc.; e ,così pure ,all'acquisto ,e all'u so di aeroplani, idrovola,nti, dirigibili
ed aJ. tre sp e c·ie di macchine volanti; m~tori e materi ali di a e ronautica e di ognii descr.izione.
Vie n e poi, .tra gli .in tienti che l' a;z..ione sociale si
pr eh gge, il pri~c.ipale, quello che più .direttamen•
te riguarda gli obiettivi per i quali è sorta: vale
a dire l'assunzione e l'esercizio di conoessicme,
sia d a 0nti pubblici n azion ali od e s,t e ri ch e d a pr ivati, per ;mpian,t i e d ese,vci2Jio di linee di traspor•
h aer ei.
È que st a , come s·i vede, la caratteri.st.ica particol are d e lla S. T. A. I., quella che la distingue da
ogni altra precedente iiniziativa. Ed è in questo
c a mpo appunto eh 'essa è chia,mata a creare le
basi d'un nuovo asseitt-0 degli scambi. I termini
fonda.mentali dei t-rasporti finora in uso stanno
pe r subire mercè l'opera della nuova Società una
profonda moditicaz.ione: ed i problemi del temp o,
della possibilità e della spesa verranno senza
dubbio a vvi a ti verso soluzi0il1U. finora impr,ev,e~
dute.
Oltre a c.iò la Soc.ietà si propone la partecipazione , sotto qualunque forma di capitaJe e d'opera,
ad altr e imprese ,av,enti scopi consiimili o diretti a
fornir e i m ezzi per raggiungere lo s copo social e .
È un campo d'azione veramente grandioso ch e
si schiud e alla nuova Società; è il punto di part e nza d'uno straordinario ll"ivo1gime,n to nel probl e ma dei trasporti, problema capitale per i comm e rci e p e r l e industrie. E questa .impresa sorge n el giusto momento, vale a dire n•ell'ora in cui
l'aviazione ha .raggiunto la sua marturità scientifica e industriale.
L'anima di quesita ,i niziativa ,i taliana è il sig.
L or e nzo Santoni, che sulLa via percorsa dall'indus tria aviatoria ha già s e gnato orme profond e .
E .i l suo nome, ch'è simbolo_ di fattività e di p.ro. gr e sso nel campo dell'aviazio111ie, dà .il .migli ore
affìdamonto di succe,sso alla nuova iniziativa, i.n•
torno alla qual e si sono raccolte alte personalità.
È già st ato pre p a riato il terreno a speciali a ccordi con p e rsonalità ed enti di Francia ,e di Inghilterra che .p otranno fors,e, dividere coni noi in
avve nire il vas t o compito di un serv;zio univers a l e ; ma prima l'ente offrirà le, sue migliori e n e rgi e alle imprescindibili necessità ch e la

gu e rra impone alla naz.ione, nel modo come verranno indie te dall'opportunità e concesse dal
Gove rno, il quale per manifesti segni ha fatto int e nd ere di voler approhttare di una irn~ziativa fornita già dal suo nascere di adeguati mezzi economici e t ecnici e di ottima organizzazione.
L e e s,ige nze militari hanno dato un prodigioso
incre m ento ai s e rvizi di aviazion,e, quindi alla
produzione ed ,al perfeziaruamento de~ velivoli.
L'aum e nto d egli apparecchi ,e dei pilot.i e le quotidiane not izie di f,elici voli compiwti anche .in condizioni di enorme pericolo dagli a..viatori milita.ri,
h a nno dissipato l e appre nsioni suscitate dai primi in e vita bili incid enti. Domaini il pubblico usu•
hu.irà vole nti eri di questo modernissiimo mezzo
di trasport o.
Vi sono pla gh e di soggiorno r.i cercate dalle
classi agiate di tuttii i paes1 del mondo, dov,e a
pac e conclusa s a rà n ecessa.rio impia.ntare servizi
di -trasporti ae r ei molto proficui.
Il progr a mma è bello e vasto: e la Socie,t à s'ap•
pre1sta ad attu a rlo •in o gni sua parte.
Il C onsi glio d'Amministrazione è così compo·
sto:
Presidente: S e natore Don P.rosper.o Colaruna,
Principe di Sonnino.
V,'ce Presidente : Comm. prof. ing. Cesare Saldini.
Consigliere D elegato: D. Lorenzo Santoni.
ConsigHeri: Conte Giberto Borromeo Ar,ese;
Principe d'Anger a ; Conte Se111,atore Enrico San
Martino di Y.alp erga; On. conte Giulio Padulli;
Cav. uff. avv. Maur izio Capuano; Comm. ing. Cl at e o Castellini; è av . dott. Bruno Dotcetta, cav.
Pie tro De Paolin i; avv. cav. uff. Piero A. Foresti:
S1.ndaci e ffettivi: Cav. Guido Binda; Gav. Lamb e r t o Benucci; r ag'. Giuseppe Smania; rag. Alfredo Porro; rag. Mario Travi.
Sindaci supplenti: Rag. Carlo F.orzani; marches e Gius e pp e Cavalcanti.
1

I NOSTRI TESSUTI DI LANA E LA RUSSIA.
Il si gnor Gaeta.no Marzotto, che su designa~ion e d e ll'Associazione laniera ,i taha,n a ha parte-•
cipato alla Missione comme,rc.ia1e italiana che ha
visit ato la Russia, nell'iintento di .studiare :i mezzi più a datti per istituire proficue relazioni comm erciali fra i due paesi, ha .scritto una relazione
al ministro per l'Industria, il Commercio e il Lavoro. La relazione tratta deUa possibilità di av•
viare '1a -esportazione dei tessuti con la Russia,
n ell'interesse dell'industria lan{era.

117

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO I DUSTRIALE ITALIA O
Ne diamo i brani più saÌienti-:
« È fuor di dubbio che fra i mercati esteri importatori di tessuti il più importante è la Rus-sia;
ad essa quindi in modo particolare l'Italia deve
rivo'lgere la sua attenzicm.e e i suoi sforzi per inizi.are e s volgere to,sto un l a r go lavoro di e,sportazione , che può essere tanto più proficuo se efficacem e n te coordinato colla importazione di va r i o
mat e rie prime e di prodotti indispensabili alla vita int erna del. nostro Paese.
« P r ima della guerra, la m agg,i o,r parte dei t e ssuti .di lana era fornita alla Russia dai grandi.
centri iim.dustr~a,l i pola,cchi di L o.dz e ,di V,a,rs1avia,
attualmente occupati dai tede s chi; il resto dell a
produzione locale era così limitafo da potersi
cqnsiderare quaintità trascura bile di fronte aÌ
grand,e consumo.
« Se la nostra penetrazione , a gg-i unge il relatore , potrà incontrar,e seri ost acoli al nord e nella
pa1rte centrale, dove Polonia, In ghilterra e Giap•pone potranno d.isputarsi i m e rcati più importanti, noi per r,ag1ioni dipe.nd einti dall a nostra posizione ge ogra.hca, potr e mo t e nde r e alle vaste provincie m e ridionali di Od e ss a , Ros tow, I e caterinoslaw,
Kiew, Karkow, ecc., completamente mancanti di
industrie tess,ilii e troppo lontane dai paesi importatori del Nord.
« Un particolare degno di not a è che rl gusto
russo molto si avvicina ,al :nostro. I t e ssuti ad atti
a quel m e rcato s o no, p e r peso e p e r dis e gno, simil,i .a quelLi in v endita in Ita'1ia; sola diffe,r enz a
è che in Russia, per l'esistenz a di abitazioni b e n
riparate e riscaldate, e per l'uso generailizzato
delle pelliccie, non sono usate le .stoffe molto p es a nti adottate da noi n ell'inve rno. Questa circostanza, s emplificando e quindi aumentando la nostra produzione, potrà f aciilitare di molto il no s tro
comm e rcio.
« Sugli usi commerciali esi,stenti, dal poco ch e
ho potuto J."ac~og1iere, è notevole la consuetudine di conc~dere al compratore un f do da 8 a 10
mesi, che i tedeschi accordavaino .in passato a
condizioni però usuraru•e. Que sta consu e tudin e ,
che probabilmente è dovuta alle condizioni economiche generali del mercato russo, non potr à
costituire ,serio ostacdlo per i nostri industriali
solidamente basati, quando abbiano modo di assicurarsi suUa onestà e ,s olvibilità de1la nuova
clie ntela. P e.r f aC'ilitare Ì e co ntrattazioni, sarà
poi opportuno ch e 'l e tratt aviiv e si ano f att e secondo la mone ta e le misure locali, calcolando cioè i
prezzi in rubli per arsc,"n (misura locale di metri
0.7112), t enuto conto ch e l'alt ezza norma.le d ei
tessuti è di due arsc,"ne (m. 1.42).

« Dato in-fine il g'rain,de bisogno d,i accaparrarci la fornitura delle materie. greggie occorrenti
in misura sempre mag'giore alla nostra industria,
è qui opportuno notare che iJ Caucaso e il Turkestan producono u'nla grande quantità di lane di ogni
hnezza, hnora incettate sul posto quasi esclusivamente dai Giappones,i. Con opportune convenzio~
ni, una parte considerevole di queste lane potre bbe essere dalla Russia rivolta all'Italia, in c a mbio di altri compensi da stabilir.s •i sulla esportazrone dei nostri tessuti ».

PER LA MARINA MERCANTILE.
Nel convegno d e lla sezione dei trasporti del
Comitato Nazionale scientihco-tecnico, l'ing. Pietro La.nino ha pr es e nt ato una :rielazione, in cui lucidament e ,s i espongono i termini del problema
nazionale dei trasporti. In un brano intorno alla
marina mercanti le, dice:
« L\ittuale stato di guerra ha, finalmente, colle sue minacciose' necessità. richiamata, in forma
grave e conc·r e-t a, l' atte,n zione del Paese su tut•
to quel complesso di problemi pratici. di produzione e di trasporti. dai quali quasi sembrava nel
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
passato rifuggire, per abi udine mentale, il Paese stesso. Il problema dei tra•sporti marittimi si
è così proposto, primo e massimo fra tutti, preoccupain.te, nei suoi termini, non solo ai nostri uom ini di Governo, ma a tutta l'opinione pubblica;
n ecessita non dime-n ticare gli insegnamenti dell'oggi, e non scordare, appe,n a passato il pericolo
contingente, gli errori di ie.ri, per ripeterli tra•n quillamente domani, secondo la nostra abitudine,
italiana.
« Gli errori di ieri~ gli ammaestramenti di oggi, de1bbono :fissarci invece assoluta Ja guida per
l' azione del domani; tanto più che, per quanto
già acce,nnato, il dom~i. nella sua prima ripresa di attività commerciali di dopo-.guerra, sarà
particolarmente contrastato; se pure non seguirà
una trasposizione della 'lotta attuale, dai campi
cruenti della guerra guerreggiata, a queUi non
meno decisivi ,e pericdlosi per tutta la vita di un
P aese, dei mercati di concorrenza mondiale. P er
sostenere validamente questa lotta, p er difendersi se non altro, è in•n anzi tutto necessario per l'Italia r.isolvere una buona volta, e risolverla organicaimente ed a · fondo, la propria question e ma.rin ara; deJ. naviglio da carico prima di tutto; dei

servizi passe-ggeni e d'emig'razione qui.ndi; e quella a111che, ad entrambe collegate, dei porti.
. « Su 23 milioni di tonnellate di merci .sbaircate
nel 1913 111,ei porti italia·nii, soltanto 10 miilioni vi
sono giunti sotto bandiera italiana. D eHa merce
prov,eniente dall'estero però il 72 per cento circa
fu servita da navigJio estero, anzi, riferita al
quinquennio ultimo, 1909-1913, ta1le percentuale
riesce anche più elevata, ,s uperando il 76 % come
media.
« Su oltre otto milioni di tonrueJlate d'imbarco
compl·essivo, foa i nostri porti, sensibilment~ oltre sei milioni competono al naviglio italiano. P erò, negli imbarchi per .l'estero, la ba:nd~era straniera riprende predominanza con circa il .56%
delle spedizioni fuori d'Italia complessive.
« S u oltre 48 milioni di ton1111ellate di stazza lorda complessiva del naviglio mondiale, a vela ed
a vapore, riunito e ripartito su 30.000 navi, !'Itali.a, al 30 giugno 1916, occupava i,l sesto posto con
1.896.000 tonnellate ilorde e 1200 navi. La precedono: Inghilterra, Stati Uniti, Germania, Norvegia e Francia.
« Come .n aviglio a vapore l'Italia però passa al
settim o posto, con 1.68.5.000 tonltl.'ell ate, cedendo

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIA O
il sesto posto al Giappone, che possiede 1.851.000
tonnellate di navi a vapore.
« Ai tempi della n avigazione a vela l'Italia occupava il t e rzo po.sto · nella marina mondiale. Son o le più attive in iziative di ailtr.i popoli, an che se
per natura loro meno chiamati alla :vita marinara~
e spe cialmente la costruzione metallica dello scafo e l'introduzione dle ll'org'an•o meccanico qua1e
. motore, che determinano questa re-trocessione
nostr a nella marin a mondiale. Question e in: part,e
di d ebolezza di costruzioni m eccaniche e di debolezza siderurgica~ ma essenzialmen te di man•
cato coraggio e di scarsa iniziativa nella necessaria t rasformazione della organizzazio.ne m arittima primitiva in grande organismo industria•l e
moderno)>.
____

IL RAFFINAMENTO D EGLI ZUCCH ERI
E L 'E_GON OM I A DEL CA RBONE
Dai calcoli fatti dal .Commissar iato dei C on sumi risulta che l'economia del car bone che si potrà ottenere con il divieto di raffinazione deg,l i
z.uccher.i .sarà di circa 650 mil.a quintali all'anno
e per i·l periodo hno alla nuova p,r oduzione sa'Ccarif era di quintali 52.000, tenuto conto delle quan-

tità di zucchero greggio che devonsi necessariamenrte raffinar.e pevchè non adatte al consumo. Si
avrà quindi un r.is parmio non molto sensibile in
questo scorcio di stagione saccarifera, ma molto
notevole in quella prossima. I provvedimenti sono richiesti inoltre daHa necessità di accelerar e
il termiine della raffinazione, lim itandola ai soli
greggi non adatti al consumo, con il che si otterrà che tutto lo zucchero deJ.le fabbriche nazionali
potrà ,essere pronto per il con-sumo entro il 15
giugno p. v ., mentre a,l contrario occorrerebbe attendere hno al termine di agosto, epoca in cui si
chiude l'ordinario p e riodo dedica to alla r affin azione.

PER UN PIANO REGOLATORE I DRAULICO.
Il dott. Ireneo Marcantonio ha scritto un dilig·e n<te studio ( Q uestioni idrauliche nelle regioni
collinari) sulla sistemazione deJle acque per la
riden erazione economica dell'Italia. Egli giunge
a queste conclu.'sioni:
Che il disordine idraulico nelle . regioni collinari dell'Italia centrale e meridionale produce gravi danni ,all'agricoltura ed a tutta l'economia pubblica e pr.ivata.
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDVSTRIALE ITALIA O
Che le leggi hnor,a promulgate, comi_preso il decreto luog'otenenzia:le (Ministro Bo.nomi) del 20
novembre 1916, ,son o insufficienti e non adatte
alle questioni idrauliche di quelle regiom.
Che è impossibiJe che la irrigazi01ne possa in
quelle regioni svilupparsi per sola iniziativa privata e con le leggi esistenti.
Che è necessario ed urgente che Jo S tato faccia
compilare, specialmente per le regioni collinari,
un piano regolatore idraulico, allo scopo di coordinare la utilizzazione delle acque p er irrigazione e per prod uzione di · energia idro-elettrica.
Che le questioni idr,aniliche nelle regioni colli.nari de1l'l-taJia centrale e meridionale rappresentano .,l a parte fondamentale e più urgente per la
restaur,azione economica in que1'le ·r egioru., e dovrebbe,r o perciò avere la precedenza fra i provvedimenti pel dopo-guerra, i quali però dovreb·
bero essere prepar~ti con conoscenza e competenza ,speciali, adatte a ciascuna delle regioni
che f.a n parte del territorio nazionale, e non con
improvvisazioni generiche e frettol ose.

L'EST R ATTO DI CASTA GNO
E L'I N D USTRIA CONCIA RIA.
Sono note le ,difficoltà fra le quali .si dibatte rindustria conciaria. Una fra esse è quella relativa
alla deificien:z.a de.1le materie conc.i anti e in ispece dell'e~tr,a 1o di castagno. Sulla questione è stato intervistato dal « Sole » un chimico industriale beni nofo, ,i l cav. Domenico Rostagno di Torino, il quaile ha detto:
« Gli extra-prohtti pagati nel 1915 e 1916 compr.ov,ano che rindustria dell'estratto di caistagno è
sta·t a v,aintaggiata, ma devesi tenere . conto ch e
buona parte del .maggiore utile conseguito è dovuto all'utilizzazione de1le grandi riserve di legno, il di cd i acquisto er,a stato fatto prima della

guerra. Le fab b riche attualmente non possono destinar,e il loro prod otto che alle concerie che forn1iscono .ii! Governo, ed esiste un caJ.m-iere per i
prezzi dell'e,s tria.tto. D evesi purtroppo f aire rileva•
re che le cose volgon o ora alla peggio, pel rinc.aro
enorme delle legna d,i castagno, le graviss1ime e
quasi insormontabiili difficoltà che si hanno per
gli approvvigionamenti. G ià si sono chiuse delle
f abbr.iche, altre stanno per seguire la stessa sor•
te. Se il Govelìillo non i n terviene con energia e ,
prontezza se ne possono imm aginare le f ataJi conseguenze, se .si pone mente ch e, mancando le sostanze concianti, le concerie non potranno più lavorare. La gravità di una simile iattura in.on sarebbe .s oltanto per l'econom ia, ma, e sopratutto,
per la .difesa nazionale, poi.chè è ormai noto quale •immensa importanza abbia per l'approvvigiònamento de1l'e,sercito l'·i ndl\l&tria del cuoio, il cui
prodotto- è, per la quaisi totalità, riservato oggigiorno ·ai bisogni deLl'Amministrazione militare.
Il Governo dovrebbe disporl'le perchè il legno di
cast•ag1no, pessimo combustibile, venisse riservato
esclusivamenite a1le fabbriche di e.sfratto, mentre
le al.tre industrie trovereibbe,r o modo di rifornirsi, pel loro f,abhisogno, con altre essenze, molto
più ,adatte e convenienti.
« Se il Governo non disciplinerà l'approvvigionamento delle legna per Le fabbriche, queste,
per mancanza di ma eria prima, dovranno cessar.e :la fabbricazion e; il rincaro delle le gna renderà diffic.i le la Jotta c~n l'estero; per equità il
G overno dovrebbe usare ug'uale trattamento doganale delle nazioni produttrici di estratto. I fab,
bricanti ,s perano in avvenire di ottenere di.s•p osizioni Jegis1ative più pratiche, che r,aggill!lllgano gli
scopi, senza impegnare la fabbricazione; no,n è
certo creando pastoie burocratiche, che si favorisce l'industria e l'agricoJtura. PeJ bene di tutte
due si deve incoraggiare la coltiv.azione del casta1

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
gno, che s e fatta con san i criteri è redditizia, e r•imunera l'opera dei ,nostri buoni montanari, ch e
tanta parte hanno dato alle nostre meravigliose
truppe alpine . Se non si vuole che le nostre montagne si ,spo polino, e l'emigrazione ~renda sempre
più pie de, occorre appunto c.he il G overno venga
m aiu to d e lle popolazioni della m ontagna».

minerario. Prese quindi la par-o la .il ministro di
agricoltura on. Raineri, il quale portò al convegno
il saluto del governo, assicurando essere vivo !'.interessamento suo per tutte Je questioni attinenti
•all'induistria mineraria; esaminò poi per ,sommi capi i v•ari argomenti ,d eJ conveglno pe,r quanto riguarda la legislazione e il funziOll'lamento miin e,rario ed i provvedimenti economici, soff~man doGLI IMPORTANT I PROBLEMI
si in ispeci,ale modo sullà questione del diTitto di
TR ATTATI DA L CONVEGNO MINERARIO. propri.età privata che ha subito già ~n questo periodo di guerra varie menomazioni ed affermando
Prom o sso da.ill'Assoc.iazione mineraria Sarda è che a.nche per quanto conceirne le mi.n~ere non
stato tenuto ultimamente a R oma ,i l convegno m i· pos,sono rimaner e dubbi nel governo, quando sul~
nera rio italia:rio.
l'inter,esse privato sovrasta quello del,l,a collettiT ra ,i pre sent i e r a no oltre .al mitiistro di agri- v ità.
coltura on. Raineri, fon. Cermen ati, Cocco Ortu,
Il conv e gno ha quindi acclamato a president e
S.ant J ust di T e ulada, non•chè 1a r,appresenta:n- generale l' on. Cermenaii che pl'l0tnunziò applaudiza d e ll'as,sociaziio.n e dei sard1. r esidenti in Rom.l, te parole di ringraziamento e propos.e con l'apgli ing. Bernisari e F erra!I"ÌS, il comm. Cameraw provazi0tne unanim e del conrvegno, la nomina a
.no, ~l comm. Novare se, il colonnello Latte s ed pre sident e onor a rio d e l mintistro R ain•eri, ed a
al,t ri rappresentanti deHe indu,strie minerarie i- vice preside nti eff e ttivi gli o,n. Cocco Ortu e San:
taLiane .
Just di ·T ~ulada.
11 pre1sidente della assoc.iaz.ione ·mineraria s a rI voti espre ssi dal convegno· ,sono così riassund1a, .ing. F e,rr aris, pronunciò un applaudito discor- ti in un'inte rvista conc e ssa a.11'« Idea Nazionale >>
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Anticipazioni sopra Effetti pubblici . »
Corrispondenti - Saldi debitori . . . »
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Beni sta.bili . . . . . . .
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Mobilio ed impianti diversi
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Debitori diversi
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Debitori per Avalli . . . .
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T I·t O1·I ~
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d epoSito I libero a custodia . . . »
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)6.537 .034.72
1.055.338,85
952.198.294,47
16.812 .713 ,62
89.994 .223 ,61
' 54.328.783 ,76
14.333.500,6.413 .577 ,77
50 l.666.371 ,70
17.946.157,49
14.213.572,65
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1,19.533.163,97
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3.448.460,257.627 .647 ,09 .
41 .806.707,56
42 .293. 177 ,73
29.290 .800 ,24
1. 138.017 .976 ,34
55.460.564 ,81
85.236 . 184 .1 4
79.550.901 , 4.049 . 122 ,1.843.863.789 ,797 .672.86
12.639 .058,39

L. }.824.505.307 ,59

La Direzione
A. GHISALBERTI - G. TOEPLITZ

I Sindaci
Dott. A . Morett/- Rag. A. Olivieri - Rag. G. Sacchi
Prof. Rag. D. Venegoni

Il Capo Contabile

A. COME'.LLI

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
« Uno dei temi più importanti intorno ai quali
si è discusso è quello riguarda,nte la necessità di
esteind.ere a tutta l'Italia la legge de:l 1859 che
considera, per la Sairdegna, iJ. sottosuolo come
prop:nietà dema,nia'l e. l,l concetto romano della
proprietà t.erriera che si estende usque ad in/ero.~,
ha continuame,nte .inceppato lo sv~luppo della ii.ndustria mineraria. In Sicilia, dov-e la produz.io,n e
de1lo zolfo ha ,s ubìto un arresfo anzichè avere il
necessario aumein,to duriante la guerra, appunto
perchè lo spezzamento della proprietà terrie,r a
con limitazioni dannose, con l'incuneaimento di
aintichi diritti tra i giacimenti minerari cosfoeitti
a limitare le zone di sfruttamento del sottosuo1,o , dove l'inteiresse de1i proprietaiii. di miniere spesso è ccmtraistat~ dalla sorda resiste111z.a de,i proprietairi terrieri, in Sicilia la estensione della
provvida legge d,el 1859 costituisce, per esempio,
una ne,cessità assolutamente tÌmpr,o rogabile se si
vuole che l'indusfr.ia minerairia raggiunga il suo
completo sviluppo. Certo I.a riforma dovrà e,ssere fatta i,n tutta Italia con opportuni provvidi tempenamenti che tengaJllo conto del diriitto dei proprietari del .s opra,su.olo, da,ndo loro un diritto di
prelazione per un periodo determinato nella con-

cessione delle miniere•. Ma non vi è ragion.e ~he
,i t,esoni nascosti nelle ,n ostre terire debbano soltanto per un ormai vieto pregiudizio legislativo,
restare più oltre non, sfruttati, mentre lo sfruttamen,t o di essi' potre-bbe costituire un interesse
e un cespite di ricche,z,za nazionale.
« Il regime doganale n _e i riguardi dei prodotti
minerari ha dato luogo necessariame.n te a un lungo dibattito tra minerari e metallurgici. per g1i interessi talor.a divergenti delle due categoirie di.
produttori~ così pure tria gli esercenti le miniere
di minerali di f enro e quelli delle, miniere di piombo ,e zinco. Si è votato a maggioranza un ordine
del giomo che chiede l'abolizione di tutti i dazi
di esportazione sui minerali. Ma certo è stata
aiss'ali opp01rtunam,e'nrte rilevata la necessità di ottenere l'aumento della produzione ,n azi01nale dei
metalli, aume,n to che potrà iraggiung'eo:,s i soltanto
se l'opera che si è già fatta, ma in piccola soala,
per la lavorazione in Italia dei minerali e per la
loro trasformazione in metalli, s,arà ancora intens·i-6.ca ta tino a emancipare completamein.te la
produzione n -azionale dalla necessità di inv.iare
all' e,stero i mineiral,i per la loro trasf ormaz.ione.
<< La guerra ha rivelato in Sardegna meravi-

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
gl.iosi giacimenti minerari. Così, nella Nurra, nota soltalJ'lto fino a tierii per le caccie ,a i citnghiali,
vasta plaga abbandonata sen~a viabilità e senza
mezzi di trasporto, è stata .scoperta e si sta sfruttando una grande miniera .di minerali di ferro.
Così n ell'Ogliastra .sono in corso esperimenti e
saggri di alcuni terreni che contengono traccie notevoli de1lo stesso minerale. Ma a questo riguardo mi si consentano alcune osservazioni che potranno ,a taluno apparire di ordine str.ettam,ente
regionale, ma che hanno un 'impÒrtanua capitale
per l'avvenir.e della Sardegna. Occorre che in
Sardegna accanto ai giacimenti minerari sorgano
gli alti forni pe,r la lavorazione del metallo. Ora
o non più la Sardegna potrà creare la .sua industrisa del ferro, ora che il trasporto del materiale gr:ezzo costituisce una spesa enorme per il
prezzo altissimo dei noli, mentre tale spesa potrebbe rappresentare altrimenti l'ammortamento
del capitale necessario per la creazione della locale industria del ferro. Se in questa rinascita
1
della vita economica del1 ltalia, la Sardegna non
sarà assente e se gli sforzi che essa compie saranno coadiuvati dal capitale e dall'iniziativa priv ata, se essa potrà provvedere a creare il suo do-

po-guerra ,non soltanto agricolo, ma anche industriale, una nuova era sorgerà veramente per l'isola che ha dato così nobilé prova di eroismo e
di sacrificio, e l'Italia potrà trarre da essa insperati praiti ~ benefici ».

IL LEGNAME DA COSTRUZ. BRASILIANO
E L'INTEI<ESSE
DEI CAPITALISTI ITALIANI.
L'ultimo Bollettino .de1la Camera di Gommer•
. io ~taliana di S. Paulo del Brasile pubblica:
La guerra 1europ ea, condotta spe,c ialmente da{!li imperi centrali con tanta rabbiosa violenza, è
stata fonte all e popolazioni .in mezzo alle quali si
è svolta di sì vaste e num erose rovine che a ripararle occorreranno non solo lunghi ,anni di inddesso lavoro, ma più particolarmente masse in[;'enti di mater.i.ali da costruz.ione.
La prima e più importante delle materie che dovranno essere utilizzate sarà quella del legname.
Pe.rò là ove si avrà bisogno non tanto del legno dolce e d el le gno resinoso, quanto di quello
più adatto, per la ,c ompattezza della fibra e per la
resistenza aill'umidità, aii lavori di ricostruzione,

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Brasile com1e al mercarto di produzione più convenie,n te.
Il territorio della F ederazio.ne, dalle ultime
propaggini della Sell'.'ra do Mar veriso il Sud, -6.no
al di là dell'Equatore, ,n eJ bacino -d el R io delle
Amazzo-ni, può esse,re considerato come .il più colossale sevhato.Ìo di prodotti boschivi del mondo
intero, ma .- v 'ha sempre un .ma per lo mezzo la zona utilmente atta aUo ,sfruttamento è Jimitata, si può dire, alla fais•cia .co,stiera dell'Atlantico ed in qualche raro caiso .aUa parte ~nferiore del
bacino fluviale deU'estremo nord.
Disg'raz~atamente, quando i mater~a11i da costruzione dievono essere portati dal bo,s co .ad una
stazione ferroviaria, e da que•sta ad un po·rto di
imbarco, ogni .interesse di esportare scompare
perchè i lucri, apparent,emeinte fortii.ssiitni, sfumano di fronte alle ta.riff e cLi -trasporto el evate ol.ke
ogni eis,a g1èrazione.
Da tutto que,sto una cosa appare eV1idente, ed
è che i capitali,stii alleati han no la convenienza
immediata di assicl.llrarsi lo sfruttamento, per doma.o.i, della maiggior super-6.cie p·oS1s.ibile di z.on~
boscosa costie11a, peir .non trovarsi, .il giorno in cui
avranno a provved,ere alla ricostruzione delle c~t1

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dei pae.,si balC'anic.i , allia mercè degli ,avversaTi di
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Sotto v,este di c·apitali ncwrd-amex.icani, da ·qualche mese sii stanno investien do in tutto il Sud-Ameriica, non esduso S a:n P aulo, somme ingen ti:
que,sti capitali, per quanto s,Ì •a.ssa.cura, appartie-igono -i n gran parte a .nord-aimeTÌcani di oni.gine
teutonica, i qual:i sem.hra•n o Tispondere ad una
parole id'ordi.ne che designa ai tedeschi il continelll.te .ann,ericamo del Sud come .il più adatto aid
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inven t a.re un accumulatore eleitt;' co con tre rubine tti, uno peT :il cailore, il secondo per la luce,
il t erzo per il moto.
P e r e ssere ammessi al concorso. è necessari o
pres,en t are alla Società Ed,iscm., primia del 31 marzo 1918. almeno -tre esemplruri di un tipo di cucina .adatta per una famiglia dii cinque o sei pel"sone, inonchè i progetti per tipi di cuoina più o meno ,importanti.
L'e secuzione delle proV'e preliminari è affidafa
ad una Commiss1on,e di cinque membr,i nominati
rispettivamente dal R. Istituto Te,cnico $,uperiore d.i Milano, d,a lla As'Sociiazione Elettr~tecnic1
Italiana, dalla Assoc-ia:ziione Es,ercenti Impres e
Elettriche, dalla Lega Economica Nazionale e dal.
la Società Edison.
Per l'assegnazione d.i uno o più premi lino al
massimo di -tre, la Società Edison mette a dispo•sizione della Commissione come sopra nomiinattl,
la somma complesrsivia di lire italiane diecim:ih.
Per tutte le .altre modalità del cOIIlcorso rivolgersi alla Società Edison, vi1a Santa Radegonda.
10, Milano.

IL MERCATO EPIROTA E L'ITALIA.
La proclamaziione -del protettorato italiano .sul1'Alba-nia risuscita e pone sul tappeto delle grandi
discussion,i di attualità il problema del futuro sviluppo commerciale di quella Nazione e, pe'l" co _1•
s eg·u enz.a, dei rapporti economici italo-albanesi.
Si capisce, al solo e•nunc.iare di que,sto problema,
che l'Italia è d e stinata ad ave~e parte se non esclusiva, prepond erante nella sistemazione economica e nel conseguente progressivo sviluppo comm e rci a le e sociale dell'Albania.
Ma non biso gna attendere che la gue.rra linisca, per gettare le basi, 1~ fondamenta della politica commerciale •Ì ta'liaina in Albania: sin da
ora devono essere .ela•bo.rati i progetti tecnici e
hnanziari, e sin da ora è necessario raccoglie•r e
la somma dei dati e de1le, notizie d'ogni genere
occorrenti per poter lavorare, più tardi, con co•
gnizione di causa e con perfetta tranquillità sui
mercati albanesi, tanto più che l'Italia incominciò ad iinteressairsi troppo tardi di questi mercati
e quaindo lo fece si scontrò con i -finanzieri ed i ·
commercianti austro-ungarici, molto più agguerriti dei nos+ri dailla lunga ,esperienza e dai profondi ,s tudi compiuti in Alhania.

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Ma se l'Albania propriamente detta è destina•
ta ad avere una pa.rte prepondeTante nella politica
commerciale italiaina, non è detto che i paesi 'limitrofi debbano disinteressarci completamente.
Anzi verso di questi bisogne.rà rivolgere ,a ttenzione e cure continue, comechè essi costituisconQ,
per così dire, la ,i ntegrazione territoriale ed eco.nomi ca dello Stato .albanese.
Ja1nina, per esempio, merita qualcosa di più che
·u na visita fugace da parte dei nostri -commercianti e dei nostri industriali. Già in passato,
J an1in a eira u n buon centro •per l'attività italiia.rna: oggi essa m erita che l'opinione pubblica s'in•
teressi ai suoi problemi economici e che le classi
industriali e commerciali italiane li f accicl)Ilo oggetto dei loro studi e della loro attività.

LA DIREZIONE GENERALE
DELL'IS TI TUTO DELLE ASSICURAZIONI
Cott d~creto !uog'ote;nenziale 24 maggi,o ultimo
scorso il g,rand'ufficiale dottor Carlo T occi veniva, su propria domanda per motivi di salute, ,eisonerato dall'alto ufficio di direttore generale dell'Istituto 111azionale delle assicurazioni. Il C ons i ·
glio di amministrazione dell'Istituto, con delibe-

-L loyd
Sabaudo
VIAGGI REGOLARI. CELERI
DI GRAN
LUSSO PER LE

razione approv:ata dal ministro dell'industria, ha
affidato le funzioni di di.retto•r e generale al constgliere prof. Alberto B eneduce, che sarà coadiuvato dal vice-dirett0tre generale comm. Enrico
Scodnik.

PER UNA TASSA ANNUALE DEGLI ORAFI
Nel primo ufficio di M on te.ci torio si sono riu~
nit.i 1'8 giugno gli on. Pacetti, O rlando Salvatore,
Sederini, Montresor, AdinoHì, G irardi, Veron i,
Giov. Amici, V ailenzani, Marche,sano, D i S tefano, la commissione deo1li orafi ·e gioielliieri d'ltialia per discutere intorno al recent,e decreto luogo•
ten,enziaile che ,stabiliva una tassa sulla venditaa
degli oggetti d'oro. Avevano ,aderito anche gli on.
M ,arcel1o, Ri.ssetti, Rosadi, Cucca, Lembo, Agnèlli, Saindulli, Queirolo, De Felice e F u m arnla. G li
intervenuti, dopo ,avere riconosciutia in m assim a
la opportunità del decreto-legge armonizzante alla conservazione e ,allo sviluppo dell'industria nazional e , hanno deèiso di proporre al m inis,t ro d e 1l e Fina.nze:
1) Una taissa lissa annuale per una patente
(Jicenza) da pagai,si da tutti gli esercenti oredÌci,
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dell'imposta di R. M. e pei- il pe,r iodo della guer·
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I deputati initetI"venut>i hann•o promesso di esporre aJ. ministro Meda t,ali desiderata.

PER LA RIFORMA
DELLA LEGISLAZIONE MA RITTIMA. Presso la Direzione ge,n erale della Marina
mercantile si è adunato nei giorni 7 e 8 corrente
il Comitato del Consiglio sup'eriore della Marina
mercantile, presieduto d,aJ membro anziano prof.
Camillo Supino, e coll'intervento dei membri pro•
fessori Majoran.a, Biancardi, Orlando, Bruno,
Pinzauti, del coma>ndante Ge,n ta. Ha ,assistito altresì ,alle sedute in qualità di membro straord;.
nario il prof. Berlingeri. Il Comitato ha esamin•a •
to un importante disegno di legge per la riforma
della legislaz.i0111.e miarittima i.n tema di urto di
navi, a,s.sisteinza e- ,salvaimento, al h1n1e di rende.re
il nostro diritto interno conforme ai più moderni
principi contenuti ,neHe convenzioni hrmafo a Bruxelles il 23 settembre 1910, approvate con legge
12 giug'tno 1913 N. 606. Si è occupato ,aJtresì di
una proposta di modihoazione dell'art. 363 del co·
dice di commercio ed ha -am.p.iamente discusso
tutte le varie questioni relative al venturo regi•·
me internazionale dei tr,affici per via di mat"te, per
portrure un contributo ,al lavoro della Co.mmissjo·n e per ·i triattati di commercio.
In hne iJ. Comitato ha attribuito aJl'equipaiggio
del piroscafo « Jonio >), della Società Puglia, un
pr.emio d.i lire 20.000 ed a quello del v.e liero « Bice», N. 649 di matricola di Genova, un premio di
L. 10.000.

GL'INDUSTRIALI CHIEDONO
D'ESSERE COLLABORATORI DEL GOVERNO
Alla presenza di numerosi ~ndustriali si è tenuta a Torino l'assemblea generale della Lega
IndustriaJe, presi.eduta dall i,n g. comm. Dan-tc
F.errair,i s.
Dopo la relazione in ,cui si tr.iiassunse !',a zione
svolta dalla Lega in rapporto ,ai g'.ravi problemi
che hanno intere,ssa·to l'economia naz~onale, il
rag'. Porta fece riilev.are 1a importainza di un argomento tnattato niella .relazione: la mancanza
cioè di un contatto continuo fra Governo e industriali e La necessità di un 'azione preventiva diretta ad evitare che v,engano adottati provvedimenti contra-ri all'iinteresse stesso della Nazione.

Nota pure come questa azione ri.c hieda l'unione
degli industriali non solo torinesi, ma di tutta Italiai.
Segue un 'animata discussione ,su questo e su
gli ,altr.i importanti air.gomentii trattati nella relazione presidenziale.
L'::i.ssemblea quindi, su propostia del cav. GìraTdii, vota aJl'unainimità il seiNente o,r dine del
giorno:
« L'Assemblea della Le~a industriale, udita la
relazione del p;residente, riiaff erma specialmente
Ja n,ec..•essità che la classe iindusitriale 'Sia chiamatia
a collaborare col Governo 111eU'elaboriazione .::
nello studio di tutti quei problemi ch,e interessano la produzione nazionale~ f1a presente la neces•
sità che special~einte mediante una sempre miag~
gior,e .e più forte o.rganizz,azione industriale, : i
veng'ano ,a toglie!l"e le in@iu.ste prevenzioni che si
vogliono insinuare nella opinione pubblica contro
l'industria, osservando che come essa ha dato o g···
gi allo Stato e ,al P.aese tutta la collabot1azione aJ
ess,a richiesta, dovrà essere domani la base de,l h
ricostruu•Oln.e dell'eco•n omiia nazionale, e plauden·
do ad.1' azion•e · sinora svolta d•aH.a Lega, dà m,an•
dato al Consiglio per una energica az~one di d.:•
fesa i-n dustri.ale ».
1

PER IL DOPO GUERRA
DELLE INDUSTRIE ARTISTICHE ITALIANE
,Pe.r studi,are il problema delle industr.ie artistiche :nel dopo guert1a, si è riunita ,a Maano una
commissione sp eci~le, ,nooni'n,ata dalla Fedeirazione Commercaal e Industria•l e Italiana.
L'adunainza .riu cit>a numerosi,sisima per l'intervento di molti iindustriali ,ed ,artisti, fu presieduta (hll 'on. dott. Ettore Candiiani, presidente delk
F ederazion•e C. I. I. La cliscussion-e fu lung'a ed
animata e si concluse con la nomina di una Gommis,s .ione di venticinque membri, perman,ente na-

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Govierno per la tutela, nello stesso interesse del"
l'ec•O!tlomia nazio.nale, d.i tutto quanto riguairda il
r.iinnovamento. la conserviazion,e, la protezione e
l '.espansiione delle 1ndustrie artistiche italiane, uno dei f,attori principali della ricchezza 1111azionale.
La commissione si riunì ,i mmediatamente•, costitue,ndo il su o ufficio di presidenza nelle pe,r ,s one: presidente comm. dott. Ettore Candiani, pre.sidemte della F ederazi.01ne C-omm. Ind. I tal.; vice
presidente ~av. uff. Giuseppe Marchetti, p;r e,s idente della Ca.mera d·i Gomme.rci-0 di Vicenza, e
il comm. Aldo J,esurum·, seg're.tari cav. Ernesto
Jesurum, s,eg'reba.ir:io della società di B elle Arti di
Firenze, e Ricaar.dio Silva, dirietfore d,e1 giomale
L'organizzazione Economica 1di Milano.
La Commissione iniziò subito ,i suoi Lavori formaindosi il prog'ramm•a da compiere, ma credè necess.ario dopo un'ampia discuss,i one sul pirogr.a:mma dell'istruzione p.riofessioin.aLe ne1i riguardi delle
industrie artiistich.e .affermare la sua pr.eminente
necessità, neltLa approvazione dii un ordine del
giorno, nel quale fece voto che « Governo, Ent,i
locali ,ed indus,triiali, di comune accOTdo, con pro•
porziionaLe contributo fina.nziariio procurino i m ,ezzi più atti perchè l e scuole professionali di grado
superioIDe gia e i tenti ri pondano praticam.entie
al1e .n,eoessità dell e ,indu trie artistiche italiane,
creandone di n·uove. dove e igenze d.i ambiente
o :tradizioni loc ail.i ne indichino il hiso no e l'utilità ,a-i -fini di .interesse n,a:z.i n, le >).

preisenta molte buone quaJ.ità speci-fiche. Le su e
6.bve sono abbastanza lunghe e di ·feltr.aggio fa,ciJ.e, ,s icchè 1a pasta di cellulosa, diste,s a ,sopra u.na tela metallica fine, fatta scolare ,e compr;e1ssa,
dà con facilità dei veri fogli di cart bibula, che
se fosse convenientemelllt-e incollata e cilindrata.
sarebbe, s1e11z 'aLtro della buona carta.
« Perchè ciò non sembri una troppo .ardita novità, basta pensa.!re che anche legni eminentemente res•i nosi (pin,o , ,abete), a -fibre fortemente
lignificate, e relat-ivamente cont,e, sono lavorati
con successo per .il mede,s imo scopo. Tuttavia bisogna pur dire che, ,anche se le buon,e qual,i tà di
que.sto materiaJ.e fos se•r o state conoS'ciute assai
priima, non s•i .sarebbe mai pe·nsato a sfruttairlo i.ndustrialmeni.e, poichè in teimpi normali le mait crie prime per la lavorazione della cellulosa sono
molto vara.e ed ahbondanti, ed il past-azzo ha un
valo11e propnio come foragg,i o, concime o combustibile.
« Tale preme·s sa porterebbe a concludere che
non è conveni,e ntie iintrapre,n desre tale industria,
perchè daU'oggi al doman~, quando le cose torneranno g·rada-tament,e allo s•tato normale, verr.an~
no per conseguenza a mancare le , condizioni favorevoli d,ell'ora pre&e1nte, e quindi l'impianto r e~
sterebbe fatto in pura perdita.
« Ma ciò è un affrettato p:i;esupposto: basta salo
pensare che l'impia,n to si presterebbe ugualmente a f abbrica.r,e c.ellu1osa da tutti gli altri mater.i ali suscettibili (paglia, sparto, legno, ecc. ecc.) )>.
1

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alle ligniti, che .si trovano ora s111l nostro mercato
zione d.ella 0elJulos1a.
« In que,sti te:mpi di carestia di carta - egli in quantità notevoli, dato l'attuale periodo critiscrive - sorge ,s pont-anea l'id ea della fabbrica~
LA IVIERVEILLEUSE
zione dell:a cellulosa da !lllU·ovi materiali. Po.iahè
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1n elle nostre regioni g1li agrumi r.app•r e.sentano un
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potersi s1ervire dei res.idui dei medesimi.
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co del carbone, cioè sopi.a il loro contenuto in umid~tà. Nel la bora tor.io di.r,etto dal prof. Menozzi
furono recentemente esaminati molti campioni di
ligniti: tranne alcuni, secchi con 10-14 per cento
di umidità, la maggior parte conteneva 40, 50 e
anche 60 per cento di umidità.
Con ciò si sostiene una spesa di trasporto doppia o quasi di quella necessa,r ia ~ inoltre il ren,d imento di calore ries,c e molto minore: riducendo.si
l'umidità a circa il 10 per cento, il potere calori:fìco supera le 5000 calorie, mentre non è che di
circa 1500 ,col 60 per cento di umidità.

PER L'ESPORTAZIONE IN R USSIA
. UNA PROPOSTA PRATICA.
Il cav. Giuseppe Battaglia, membr,o della Mi.;sione Commerciale Italiana in R ussia, ha fatto ultimameinte in seno all'Associazione Nazio•n ale fra
gli Industriali meccanici e affini di Milano, una
dotta e inte.ressanite reJazione del suo via,ggio. Eglti si occupò p.rincipa1me.nte della ,situazi,o.ne dell'Ita1ia nei riguairdi ,del commercio delle macch1ine, con la R ussia.
- Non m a-ncam mo - disse il cav. Battaglia .di far rilevare agli amici russ.i alcune condizioni

favorevoli •dell'industria meccanica italiana e in un
mio discorso del 16-29 gennaio a Pietrog'rado notavo come il valore della mano d'opera in rapporto al valore della materia prima è tanto grande da
rappresentare circa il 50 per cento del valore totale. O rbene, nessuno può negare all'Italia una mano d'opera abbondante, geniale, pronta - e che
va affinandosi ogni giorno più nell'intenso e preciso lavoro del mumizi namento. G li stabilimenti
meccanici si sono pure moltiplicati e di contro a
250.000 operai meccanici dati dal censimento del
1911 - la statistica d'oggi darebbe certo più che
500.000 operai. Il nostro personale direttivo e tecnico ebbe colla Germania costanti, intime re)azioni; è una circo tanza che prova la considerazion e
nella quale era tenuto e la possibilità m aggiore ch e
esso possiede, in. confronto ad altri, di emulare e
di vincer,e la produzione germanica.
Certamente queste condizioni favorevoli non
sono che il presupposto per tentare la conquista
di un mercato. La certezza dell'esito d ipen de poi
da quest\dtre condizioni:
1) La speciailizzazion e del lavoro e la fabbricazione in serie. C iò è possibil e a con dizi~,e di
una grande richiesta , os,sia a con dizion e d'avere
assicur.ato u n m ercato quale sarebbe il russo.

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2) Tariffe doganali favorev~li alla nostra esportazione.
3) Sistemazione dei trasporti marittimi. È
questa la condizione « sine qua non » della nostra importazione ~n, Russia. L~importanza capitale di ,essa risulta evidente a chi consideri la
posizione geografica privilegiata della Germania
e d eH'Austria e le numerose linee ferroviarie che
mettono dagli imperi centrali nelle v,arie parti
della Russia europea. Il problema della importa•
zion e italiana in Russia · è il problema dell'accesso p e riodico, rapido. sicuro ai porti russi del Balti@o e del Mar Nero, ed è problema di non difficile soluzion,e .
4) Facilitazi0tn,e delle banche italiane nel
credito agli esportatori di macchine in Russia, jn,
modo da poter supeirare le difficoltà di un pagamento dilazionario.
A ciò si potrebbe provvedere creando succur•
sali di nostre banche o fondando delle banche
russo-italiane neHe località più opportune della
Russia. A queste banche sarebbe devoluta la g'raduale formazione di quei dossiers d'infor.mazioni che costituirono una grande forza nell'invasione economica tede,sca e che rappresentano un
mezzo indispensabile pe r garantire l'esportazione delle nostre macchine .
5) Diffus ion e d ella lingua russa - Emigrazione dall'It alia in Russia di ingegneri, di tecnici, di direttori di stabilimenti industriali d'ogni
specie - i quali tutti troverebbero quivi facilità
di impi e ghi nltamente rimunerativi e dovrebbero es s ere le avanguardie della penetrazione commerciale italiana.
Aggiunge il cav. Battaglia una proposta d'immediata ·attuazione: una società per l'esportazione dei prodotti mecc ani.ci iin Russ i,a.
Ch e cosa dovrebbe essere questa Società per
l'Esportazione di Prodotti .Meccanici in Russia?
Dovrebb e rappresentare l'unione di tutti i produttori meccanici italia1t1i: dovrebbe esse·r e 1a fusione di tutte le attività in uno sforzo ~omune.
La grande e la piccola industria dovrebbero far
parte di questo organismo, esservi rappresentate
secondo la loro potenzialità, mediante la sottoscrizione di un certo n u mero di azioni. Occorre
c~rtamente un capitale poichè questo organismo
dovrebbe fUt11zionare .n ell',istesso tempo in Italia e
in Russia, per esempio, a Milano e a Mosca. Due
uffici in istrett-a relazione, uno che raccolga e trasmetta le domande. l'altro che raccolga e tra, smetta le offerte, ecco tutto il meccanismo d'az10n e di questa istituzione. Il capitale versato
1

troverebhe il ·suo utile nel numero degli affa.ri
conclusi, per ognuno dei quali la ditta venditrice
·rilascerebbe una percentuale da determinarsi.

LE RELAZIONI ITALO-PORTOGHESI
Il « Corriere Economico » ha intervistato il dot•
tor Ant oniio Macieira, presidente della Delegazione alla Conferenza parlamentare internaziolllale , sulle relaziona ·taltrportoghesi. Il Ma.icieira,
che è anche presidente della Camera portoghese, disse fra l'altro:
« La grande maggioranza del popolo portoghese comprende perfettamente l'alto significato della strenua lotta che si s ostiene dagli Alleati, e vi
collabora volonterosam ente. Ciò è anche un prodotto delle particolari t e ndenze del nostro popolo, che ammir1a ed ama i paesi alleati. L'Italia,
per esempio, noi la conosciamo assai meglio e
più di que·l che non si r e da, poichè ne abbiamo
seguito il progressivo ed incessante sviluppo in
tutti i rami della sua attività economica, sociale
e politica, letteraria e ,s ci; ntifi.ca. I vostri uomini
di lettere, i vostri uomini di Stato e i vostri insigni giùreconsulti ed economisti ci sono f amiliari; come, del pari, b en conosciamo i graindissimi
progressi che l'Italia h a compiuto nel campo economico nell'ultimo cinquantennio. Ecco perchè
da noi si desider a ch e i rapporti fra i due paesi
divengano sempre più fervidi ed intimi e· si spera di poter re golare un attivo scambio che riu,s cirà prohttevole a d entrambi.
« Il Portogallo, n oin bisog'Illa dimenticairlo, raippreseinta un paese molto vasto, se si tiene conto
dei suoi importanti possedimenti coloniali. E la
sua collaborazione, dal lato degli scambi, presen•
ta grandi v an ta gi. Noi possiamo iimportaire molti ge ner i, in isp e cie prodotti manif atturati, che
ci sono nec essari, dall'Italia, e vicev-ersa esportarvi molte materie prime dalle nostre colonie
sp a.rs e in tutt o il mondo».

L'INDUSTRIA MECCANICA
ED IL DOPO GUERRA.
L •Associazione naziona1e fra gli industriali
me ccanici, allo scopo di stabilire un programma
di lavoro per le nostre industrie meccaniche per
il dopo guerra, sta compilando l'elenco dei prodotti che s,i fabbricano in Italia e di quelli che
prima della guerra venivano importati dall'estero. Gli importatori e gli industriali produttori so-

145
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LA TASSA SULLE SPECIALITÀ MEDICINALI
E L'AGITAZIONE DEI FARMACISTI.

tura media occorresse valersi di ferrovieri o di
più numerosi professori; ma il ·confronto con
quello che accade 1negli a1tri paesi ed i1 giudizio
de,gli uomini me,glio esperti della n,o stra cosa pubblica lasoiano sicuri che la macchina burocratica
sia andata ingigantendo. non solo per ragione di
necessità e con effetto di utilità, ma a-nche, entro
oer.ti limiti, senza un vero bisogno e senza adeguato vantaggio. Di qui la 11ichiesta sempre più.
generale; perchè una revisione semplificatrice intervenga ne:lle lamentate risultanze del passato,
pe rchè dei fren1i ,efficaci prreveI11gaino altrettal.i
consegueil!Ze nell' avv,enire.
D'altro canto l'esperienza dell'estero ,e l'opinione più autorevole dai nostri politici concordemente denunciano la scars ezza degli stipendi per
gli impiegati quale causa preci.pua delle deficien•
ze burocratiche, come qu ella che allonfa:na ottime energie dal porsl al ervizio dello Stato e che
turba l'attività sitessa di chi già sia venuto alla
dipendenza dello Stato. Di qui la doma.nda sempre più diffusa, perche le restrizioni nel numero
del personale apportate per il passato e per il futuro si traduca1:10 in più alti stipendi per chi resti
o per chi entri nel novero degli impiegati.
Ma questi concetti, così facili ad enunciarsi ed
a raccogliere l'unive rsale consenso, sembrano, ,in,
linea di fatto, estr e mame nte difficili ad applicarsi; ,e <:i vuole un a b ella dose di ottimismo per
non credere che le cose resteranno come sono,
salvo ad aggravarsi per il bilancio dello Stato.

I farma cisti produttori e commercianti di tutta
Italia si riunirono a Roma in imponente assemblea, .nel.Ja sala dell'Associazione Industriale Agricola Romana. Lo scopo della riunione era di
discut ere la nuova ta:5sa sulle specia lità medicinali: una tassa che in fondo si risolve poi tutta
a danno dei malati.
I v,ari oratori misero in evidenza come la nuova imposizione fiscale colpisca, con un provvedim ento di cairattere tro1p po geinerale e d unico, cos l
i prodotti supedlui come queUi .iindispensabili.
V'hanno infatti degli speciali prodotti chimicofarmaceutici e de.i sieri ammessi come insos.tituibili, che 1a nuova legislazione :fiscale sottomette allo stesso criterio di tassazion e eh 'è applica•
to a sedicenti specialità, c;eate per sfrutt~re principalmente la facile suggestionabilità o la dabbenaggine del pubblico. I farmacisti ed i prodmtori ch e oggi si agitano p e r otte n e r e una differ enziazione b e n ·netta fra l e categori e d ei medicinali voluttuarii ed in gann evoli e quelli v eramente
indispensabili pe r il malato, rispondono certamente ad un necessario atto di giustizia, che va
a vanta.ggio principalissimo della clientela degli
infermi.
UNA RIUNIONE GENERALE
Riassumendo i conc e tti -e spr e ssi dai vari ora- DELLE CONCERIE E DEI CALZATURIFICI
tori, il preside.nte propose ,l a nomina di una spè•
Hanno avuto luo go ~ru Torino le assemblee di
ciale Commissione la qua•l e abbia da rappresenSezione
dell'Associ azione Italiana delle industrie
tare le diverse classi interessate di fronte alle
del
Cuoio,
ch e racco gli e ormaii into.rno a sè la
autorità coordinando l'azione dei singoli.
grande maggiora nz a delle Concerie ·e dei Calzaturifici d 'I t ali a.
1

I MALI E I RIMEDI DELLA BUROCRAZIA

Da trent'anni a questa parte i d,i pend e nti dello
Stato sono andati moltiplicandosi in larghissima
misura, mentre i loro stipendi hanno beneficiato
di aumenti molto modesti, e ormai il personale
in servizio dello Stato g'rava sul bilarn.cio per una
somma imponente.
Non si può disconoscere -scrive Giorgio
Colombo nella « Perseveranza », - che tale crescenza nel numero degli Ìmpi~gat,i è dipesa, n e lla sua ma:ggior quantità, dalle nuove o dalle più
vaste funzioni assunte ed esercitate via via dallo Stato: era inutile, ad esempio, che per la g estione delle ferrovie o per l'estensi001ie della cul-

Società An nima di Lavorazione dei
Carboni Fo ili loro Sottoprodotti

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147

LE I. I. I.====== ============== ====== ===== = = == ======
La Sezione dei Calzaturifici, presieduta dal
Presidente Oreste Vitale, ,ass,i stito d.al .se,giieta,rio del Consiglio di Sezione Silvio F erracini, pr,eso atto con vivo plauso del lavoro svolto dalla Direzione riassunto 111tella chiara relazione presidenziale, discusse largamente le varie e complesse
question.i inerenti alla situaz;ione d,e ll'iindustri.a
nei rapporti delle difficoltà che si incontrano quotidianamente nel rifornimento di peUami ed accessori, degli impegni con lo Stato e dell'approvvigionamento borghese.
Vennero comunicate le informazioni di carattere generale che con.stavano alla Pr,esidenza circa i prossimi impegni sui quali peraltro si attendono risposte formaLi ad analogo .memoriale, a
suo tempo i.nviiato dali,a Presidenza, e vienne pr,e•
so •atto ahresì della costituzione di un Ente autonomo in seno all'Associazione per la assegnazione di forniture di accessori per le calzature, am•
ministrato da un ConsigLio nominato dal Consiglio di Sezione. Infine venin,e votato un ordine deì
giorno tendente a chiarire la reale condizione di
fatto nelle quali l'industria del cahaturi6.cio 'Vliene a trovarsi in rapporto al r.incaro delle calzature borghesi ed invocante l'intervento del Governo per la determin,a~ione del tipo e del prezzo di
una calzatura normale per la popolazione borghese in guisa da sfatare ogni stolta diceria sull'eccessivo lucro della fabbrica. Tale ordine del giorno venne portato in discussione all'assemblea geneirale a Sezioni riuruite.
Nell'assemblea delle Conce,rie, presieduta d~l
Presidente cav. uff. Ce,s are Florio, assistito d ,tl
vice presidente cav. uff. Camillo Romana e dal se.g'retario del Consiglio cav. rag. Alfredo Gilardini, venne presentata dal Presidente una r1elaziÌone che · volendo riassumere l'opera svolta dalla
Direzione della Sezione, costituisce un no tevole
docume;nto ed una solenne riaffermazione del disagio gravissimo ,e della situazione assolutamé111.te critica in cui l'industria della c.onceria si trova
oggidì, dopo parecchi mesi di esperimento di un
regime che i fatti hanno dimostrato in contrasto
insanabile colle esigenze della industria, nelle
· quaLi si riHettono quelle dello Stato in guerra.
0

LA COLTIVAZIONE DELL'AGAVE SISALANA
IN ITALIA.
Al re cente Convegino nazionale Coloniale in
Napoli destò molto interesse un rapporto del signor Lamberto Medina sull'« Agave sisalana »,
U:I1Ja pianta tessile già nota e in sfruttamento
1

148

presso altre Nazioni colon1iali, non ancora ben conosciuta e lavorata fra noi. Il signor Medina è
da tempo coltivatore dell'« Agave sisa!lana » in
Egitto, e con fortunati r,isuhati, così da .ispirarlo
nella propaganda per estendere la coltivazione
della pianta in.elle zone adatte delle nostre Colonie.

L'« Agave sis•alm1ia >> potrebbe essere prosperatl}einte coltivata in Italia, .speicialmenrte
-n elle1 Puglie, in Calabrua, iin Sicili.ia e m
Sairde,g'na. La superficie eh.te in ' Sicilia potrebbe esseire utilmente dedicata all'« agave
sis.alana » è di oltre 70.000 ettari. È ormai provato che nessuna malattia danneggia in quelle regioni il Sisal e che per ciascuna pianta, dopo
terzo anno, iii raccolto medio è di 25 foglie annue. Considerato che il peso medio di c~ascuna
foglia è di 800 gr. con una resa q,_i -fibra del 6 %,
bisogin.a concludere che « nelle peggiori condizioni » ogni .ettaro produce ainnualmente un minimo
di 2500 kg. annui. Le scarse esigenze culturali
(la raccolta, fra l'altro, può farsi in qua1unque e,poca dell'anno), l'utilizzazione delle terre sc.arsamenfe produttive o improduttive, sono tutte ragioni che militano in favore della tesi che sostie- ·
ne dover&i ,i ntrodurre pure .i n Italia la coltivazione de'1l'Agave sisalana.
Infatti sulle sabbie del duca di Cilano le piante di Sisal han dato un risultato superiore ad ogni
aspettativa.
È erronea però l'affermazione fatta da alcuni
che l'agave sisalana possa sostituire la canapa.
L'agave è un prodotto a sè. Il cotone non è fibn
di palma e tanto meno di ag'av>e. Questa, lavorafa
industrialmente co-n macchinari speciali che in
Italia non si conoscono, serve a un 'in-firtità di usi,
tra i quaLi vanno principalmente ricordati i cordami, che divengono di primissima qualità, le
stuoie, i tappeti, .i sacchi e i tessuti. In Inghilterra e in America, dove questa 6.bra è sfruttata da
molto temp , esistono mercati che ne assorbono
qualsiasi quantità e la richiesta è sempre in aumento e s.empre di gran lunga superiore all'offer.t a.

a

LA SCUOLA DI SIDERURGIA
E DI ELETTROSIDERURGIA.
Il Comitato Regionale di Mobilitazione Industriale, facendo sua la proposta fatta da una Commissione di industriali per la raccolta di mezzi
per la fondazione di una scuola professionale Ji
siderurgia e di elettrosiderurgia, ha invitato le
Ditte siderurgiche e meccaniche lombarde a con-

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
Commissione e,secutiva chiamata 1a concretare lo
stàtuto di una Fondazione nazionale, istituita con
contributi industr.iali, a favore degli orfani di
guena. Tale fondazione, che sorge sotto l'alto
patronato del sottosegretariato di Stato alle Munizioni, generale Dallolio, si propone di integrag'ra-re l' assistenzia e la tutela che dallo Stato e da
altri enti venisse stabilita a favore, di coloro che,
in conseguenza della guerra, fossero privi di genitore.
Presidente de-I nuovo ente è stato nominato il
comm . .ing. Dante F errruris, e 1a Commission1e e·
secutiva è stata formata dai s,i gnori: cav. Giov au ni Agnelli, comm. Ernesto Breda, comm. LuigiCesal"Ìs, caiv. Marco CappeUi, comm. avv. Maurizio Capuaino, cav. Vittorio Falco, comm. ing. Cara
lo Esterle, senatore, cav. Attilio Franchi, comm,
Attilio Odero, comm. ing. Luigi Orlando, comm.
ing. Giuseppe Orlando, comm. Erasmo Piaggio,
senatore, ing. G. B. Pirelli, ,senatore, comm. Pio
P ,er.roner, conte P.econ-Giraldi, comm. Ferdinando
Qulart.ieri, comm. Giovanni Silv,estri.
MISSIONE COMMERCIALE INDIANA
La Commissione esecutiva rivolgerà fra breve
IN ITALIA.
appello a tutta la classe industriale perchè dia
Secondo quanto informa la Camera di Com- il suo più largo contributo al nuovo e111,te. Intanmercio inglese per l'Italia (Genova) molto pro- to ha già raccolti oltre sette milioni e mezzo.
babilmente una Missiome commerciale iindiana
visiterà l'Italia.
L'INDUSTRIA DELLE CARTOLINE
Infatti la Camer,a di Commercio suddetta, ve•
ILLUSTR ATE.
venuta a conoscenza che una Commissione nominata dal Govern-o delle Indie ha fatto in Russia
L'Associazione Nazionale editori, g'ross.isti, fabuno studio sugli scambi russo-indiani e · che la bricanti cartoline illustrate, nell'assemble,a geneCommissione stessa ha poi proseguito in Francia ,raJ.e tenuta a Milano, ha votato il seguente Ol"dii suoi lavori iin Ti guardo ,al commercio franco-in- ne del giorno:
diap.o, ha suggerito al Governo di S. M. Brit,an« L'Associazione N azion·ale Editori, Grossisti,
nica ed all'India O ffice che sarebbe stato molto F abbricainti Cartoline illustrate nel ..suo conveopportuno che la detta Commissione aves-se este- gno del 6 maggio in Milano, dopo ampia ed esauso le sue indagini anche a,gli scambi italo-indiani, r.iente discussione considerato che esiste un
poichè senza dubbio, l'Italia potre,bbe importare ,Ì,nteresse comune precipuo .fr-a fabbri-canti editomaterie prime e ,p rodotti indiani di varie qualità
in maggior quantità di quello che ha importato
Calzaturificio Gallaratese
in passato, come pure molti -articoli manifatturati iin Italia potrebbero essere esportati in Indiia, :inclusi quelli che prima erano forniti dalla
Germania ,e dall'Austria.
Sembra che tale proposta sia stata pr,esa in
molta cpnsiderazione.

correre all'istituzione del nuovo ente destinato :i
formare operai e capi-operai per l'industria siderurgica. Le adesioni già pervennero numerose e
cospicue, taLi da permetteire e ga:riantire l'istitu
zione di un nuovo ed importante ramo dell'insegnamento professionale.
È necessario però, nell'interesse della nuova
scuola, che le adesioni ed i fondi raccolti dalla
prima Commissione . abbiano ad unirsi a quelli
gjià raccolti dal Comitato Lombardo di Mobilitazione Industriale; è necessario, anche per disporre di maggiori mezzi e pe;r dare alla nuova istituzione forma più adegua.ta e pin conson'a alle
moderne esigenze, che le forze vitali della N azio1n,e abbiano ad unirsi, dimenticando gli interessi
regionali; è necessario anche che il Sottoseg'retariato per le Armi e Munizioni, come già fece
per le altre scuole professionali che ora si inaugurano, abbia a concedere il suo ausiLio, il suo
sussidio, il suo potente aiuto morale per l'istituenda nuova scuola.

G. LEVA, TOSI & C.
GALLARAH

GLI INDUSTRIALI PER GLI ORFANI
DI GUERRA.

Premiata
Fabbrica Calzature sistema Ooodyear e Misto
..·..~.---~_::.
-_·..:~· per Uomo - Donna e
-:..~ Ragazzi

In seguito ad una seduta prepairatoria tenuta
alcuni giorni fa, si è riunita .in Roma, presso la
Associazione fra le Società italiane per azioni, la _____M_a..;rc_a_G
...;..
A;.;;;L..;.L_o_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ __ _ , .

149

LE I. I. I.

-============ = === == ==== = - = = ===== ====== ==

ri e grossisti dell'articolo e che perciò è indispen•
sabile raggiungere un ·accordo fra queste categorie allo scopo di tutelare questo comune ~ntere,sse - ritenuto d'a1t>ra pa.rte che la questione è
complessa e delicata in rel,azio.nie .anche ai pr :;.;•
cedenti tentativi esperimentati m materia - delibera di nominare una Còmmissione di ,studio e
di propaganda, di cui farà parte il Consiglio Direttivo, i Rappresentanti, .nonchè altri consoci,
per modo che questa Commissione è così composta: ,signor.i ATduin, Cambursall'lo, Campassi,
Giusti, Nova, Chierichetti, Diena, Caruso, Cagliari, Pandini, Bassanesi, Pini, Scrocchi, Gitta~
dini, Cali Trampetti, Vivante, Garioni, Vistarini,
Zago, Giarmoleo, Campochiaro, Dalle Nogair0,
De Murmann, Fioroni, Guarnieri, De Comi.nelìi
Enrico, Pozzi~ Rubbi, Rocca, Perego, dando a
questa Commissione il mandato:
1) di ottenere l'adesione degli altri fabbricanti editor.i g'rossisti ancora non soci;
2) di presentare ad un nuovo conveg'no e,n tro
il mese di giugno proposte co-n crete e definitive
atte a raggiungere lo ,s copo di cui sopra)).

CIO' CHE OCCORRE
ALL'IND US TRIA CINEMATOGRAFICA

Un .i ndustr.i ale competeintei dell'industria cinematografÌca, ,i l signo-r Enea Malaguti, vice-presid,e.nte della S. A. Milano F ilms; così iriaissume,
nel « Sole )), le sue ,o pinioni ,sul modo non solo di
superar.e la crisi attuale dell'industria della pellic-ola, ma anche di darle quell'.increment-o al qua1e essa ha dir.itto. Anziitutto è il problem'a dell'e.,.
sportazione che il Governo deve seriament.e studiare ed aiutare, libe,r aindolo, inquantochè sia
compatibile cogli 1alti ,interessi della Pafria, da
tutte quelle formalità ,e restrizi,o ni che le sono
,state im.poste. Rendere il funziona.mento dell'istituto della censura tale da non preigiudicare così gravemente gli interessi degli industria:li. Ma
non tutto .JC)lbbiamo a1ttenderci dal G overno: sta
alle case italiane ,seguire quei criteri di pratica
industriale ch,e ho accetrunaito più sopra e che varranno a guadagnarci la fìducia del capitale che è
elemento .indispe.nsabile per . battere la c•o ncorrenz.a e guadagnarci quel primato al quale il temperamento artistico .iitaliano ci dà il diritto di aspiralie, I mezzi dei quali oggi d·ispon,e l'ii,n dustria cinemato@va.fìca italiana sono ,sproporzionati allo
sviluppo che quesita industria va prendendo.
Le Case italiane hanno fatto e fanno una questione d'arte, mirando principalmente alla e1e-

150

vaz-ione di quegli ideali ,artistici che mettono l'i,1dustria cinematografica italiana ad un livello di
g'ra-n lunga superiore di quello dell'imdustria cinematografica di aLt.ri Stati. È pe•r ciò appunto che
la produzio.ne ital~an1a è la più lodata in ogni paes e del monido. Oggi che questo risultato è ottcnùto, ,occorre o.r,ga-nizza.r,si industriialm,e nte e oommercialm~n,t e pr,eparandoci per quel dopo guerra
che deve tr,o varci prontii anche in que;sto campo.
LE NAVI DI LEGNO A MOTORE.
Que,s to tipo di nave rappresenta, in Amet"ica,
l'unità da costruirsi in serie, a mig1ia.ia di eseni.plari, per combattere e vince:ne la · guerra pir.atesca ge,r manica al traffico marittiano. Il primo• rappresentain•te della seiri,e è l'O regon, varato jn que•
sti giornii dai c•an,t ieri della « Alask Paci:hic Navigation Company ». L'Oregon misura 240 piedi di
luinghezza, su 42 di lairghezza e 23 di profondit2t
e d ha utn.a oapaoità di portata in peso morto di
3000 tonnellate. È azionata da due e1liche, mosse
da due Die.sd tipo Southwark-Harris d.i 625 ca~
valli ed ha un'auto:nomia di 8.000 mig,lia marine.
Può trasportare pas·s eggie ri e mero.i. L'Oregon è

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tela dei migliori maestrt tutti
provenienti da famiglie Patrizie~ si liquidano presso rAntiquario

BAZZANI
Palazzo ex Marchese dt Adda
Via Verzieret 4

MILANO
----------.----------•

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
costato 350.000 dollari e pell" la costi::uzione sono
stati impie ga ti 1.200.000 piedii di legnaime.
A proposito di queste costruzicmi l'egregio Presidente del Consiglio d'Ammiruistraz-ione della So.
ciet a << Ansa ldo », P ,i o P e r,r on e , ha inviato al direttore d e,l Corriere Mercant,'le la segu.etn,t e impor•
tantissima 1ottera:
« È n e ce ss a nio richiaimare a nuova vita la grande t radizione di quei maestri d'ascia espertissimi, ch e , con abilità meravigliosa, sanno costruiire
scah robusti e stellati di ottimi veiieirJ, e sar,ebb e
v er a mente deplOll"'evoJ.e se la razza di codesti art efi c i dovesse perdersi per esaurimento, menitre
è inveae necessairio non solo di farla ,c rescere e
prospe rare, ma ailtresì cLi fornir le quello di cui ora
d·ifetta, oioè da u.na paTte il corredo tecnico n,ecessario aUo studio delle 1inee moderne per navi
~ un determinato tonnellaggio ed all'impiego d i
arn e si più perf e zio,n ati~ dall'altra i mezzi fina,n zi ri occorl'!einti a dare un adeguato sviluppo lb
propria industria.
« È questo i1l mom,ento più propizio per dare
incremeo:iro a questa illndustr.ia, e giià si notano diverse 1iniziative ch e devono ess,erie assecondat,e ed
aiutate.

« Non vi è dubbio che ,i l Motore Diese'l contribuirà potentemente aJ. rihor.ire dell'iindustri-a in
pairola, e d a rà ailtresì una valida, en,ergica spiinta
allo sviluppo d e lla mairina ifalia.na d,i cabotaggio
lUJI1.go Je, coste nazionadi ,e de~ Medii.terraJn,eo in
ge nerale. Ed i mar.mai italiani, specialmente poi
i Jiguri, e quelli valentu.ss,i mi di Camogli, 1110n devoi:io lasciarsi sfuggire la pir,esente occasione favorievole per riacqutistare il monopolio di questo
traffico, che a eva.no una volta, tra.endo p.rotb.tto
da tutti ~ fatiori favo1.1evoli che all'uopo si pre•
senta1I10.
« Bisogln1a monopolizzare a pro' d,elfltali,a il
cabotaggio dei! M e diterraneo; è una posizione da
pre nd e re ed i m e zzi li a bbiamo tutti per arrivare
1 pnm1.
« IJ bacino dii Sampierdarena, nel prossimo ingrandimento del Porto di Genova, quando sarà
pronto, potrà ess e'l'lè ~l centro di irradiazione delle
m e rci da distnibuir,e lungo le nostre coste. Le
· gra,ndi navi dovratn,n o sc<acicare le proprie stiv,e in
queste navi di piccola e media portata, le quali
porte1.1anno le mer i in tutti i porti minori, peninsulari e.d insulari, non adatti a ricevere gross,i
bas,t~menti ».

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NAPOLI
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manifatturiere). - Edificio elegante costruito con criferii modertzi - Disponibile l'energia elettrica del Volturno, per illuminazione, riscaldamento, forza motrice.
Le industrie che tJI si stabiliscono godono dei Vantaggi della
legge per Napoli (esenzione per 10 anni da ogni imposta, purchh si tratti d'impianti industriali tecnicamente organizzati).
A richiesta s'intJia la pianta dell'edificio, si fanno pretJentitJi
adattamenti necessari per ogni industria, s'iniziano
trattatitJe di fitti anche per l'anno 1918.

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Rivolgersi al CatJ. 'Dott. GiotJanni Cacciapuoti
proprietario: NA'POLI • Corso Vittorio Em., 26. Te!. 88-69

151

J...,,E I. I.

I.-===== = ======= = = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = - = =-

ANSALDO DA 150 MILA LIRE
ALL'ORGANIZZAZIONE CIVILE.
Scnivono da Genova ,che è pervenuta a quel
C omitato di organizzazione c•iv~le dalla Sociietà
Ansaldo e C., la cospicua offerta di lire 150 mila,
a ccompag't111ata dalla seguen•te · lette,ra di Mario
P e rrone, presidente del Consi g,lio d'Amminiisitrazione d ella Società:
« Nell'intento di contribuire 1all'azione nobilissima che codest o onorievole Comitato ,esp1ica dal
prurìoipio della guerra, assistendo con cost anza
e amore le famiglie bisognose dei combattenti e
i combat,tenti stessi al fronte, elargiendo a quelle
s u ssidi e aiuti, offrendo a questi ind{imenti e mezzii viari per raggiung'e,r e fra gili. orrori inevitabili.
d e1l'as,pira g'uer.ra, qualche benessere~ accludo alla
presente la somma di lire 150 mila, delle quali
cinquantamila raippre senta1110 il contributo personale mio ,e di mio fratello; cinqua1I1ta mila lire il
contributo della Soc. Ansaldo ·e C. e 50.000 quello
.della Soc. Nax.i01na1e di · -n avigazione. Nel dan-ne
comunicazione alla S. V. destideiro ,esprimerle la
mia ammirazione per l'opera ,esplicat a da c,o desto
Comi•t ato di org'anizz,a71ione civile, opera d:i assiste11%1a che sii. .identir.6.ca con quell'azione di resistenza all'intenno
meno necessaria di quella
.che i 1111ostri soldatii s,ostengon•o al conhne per raggiungieire l'auspicata vittonia. AggÌW1g'-0 f ,a ugurio
che tutti e cia,scuno Sientano l'alto e dO'lce dovere
di contribuire nella ma,gg:i.or misura cons·enrtita
.da..lle proprie forze, a fornire ,a codesto Comitato
~ mezzi per contiinuaire hno ,alla hn,e la nobilissi·ma opera che mentrie as•sicura il nostro soldato
sutla soiite delle famiglie ·abbandonate, gli farà
sentii.re viva e vicina l'aissistenza affettuosa e dov,erosa del paese, per la cui libertà e per la Gui
g.randezza egli comb.atte e ~ffronta 1~ morte. CO'n
questo aiugur~o pries,ento a codesto Co.miit>ato la
espressione del mio ossequio)),

tati; incre1m einio del c·o mm,ercio d'e·sport,azion ,.! ;
incre mento e t.ra.sformazione delle indust:nie; studi tec,niici e l e gislazione; trasporti per l'est eiro;
a pplicazione dei trattati e tuteh deJ commercio
e ste ro; organiizzazion~ commerc:iruli italiane alrest ero. A ciò si aggiunge un ufficio speciale ddL .
informazioni e d ella raccolta di statistiche inte r~
naziionaJ.i· della produzione e del commercio, dd
la racc-0lta della 1egi sla:z.ione estera relativa, del,1.a comunicazione di informazioni a mezzo d i uno
sp eciale bolLettino. E sarà sopraitutto il propuls ore d e lla penetrazione commerciale :all'ester o.

NEL COMITATO PER LE INDUSTRIE
CHIMICHE
La « Gazzetta Ufficiale » pubbfuca ii.I seguente
decreto del Miin istero dell'Industria e Commeircio: « Sono chiamati a fa.r parte del Comitato peir
le industrie chim ich e i si gnori Aichino in,g. Giovanni, ingeg,nere capo del Regio Corpo delle mi •
niere, in rappres entanza del Ministero peli" l'Agricoltura; Loriga prof. Giovanni, cap-0 Circolo

non

POLITICA ECONOMICA
E COMMERCIO ESTERO.
Il nuovo ufficio .di poliitica economica e del commercio estero, or,e•ato 111lel' ministero della industria in esecuzione del R. D. ~9 aprilè u. s .. sarà
presto mes·s o in f unz,ione sotto la direzione
temporanea del prof. Vincenzo Giuffrida.
È notevole, rentiità dei fini di questo nuovo se,r vizio, a:l quale .so,no •assegnati i seguenti incariiiehi:
Studi economici e d-og'anali; rilevaz.ione deJ.le ccm•
di.zii.ona industria:l:i e commeirciali in Italia e nei
paiesi esteri; pr,epa.razione delle tariffe e dei trat-

152

1---Y-...,.;..;.i:...::~~"

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
· nel Corpo di ispettori dell'indusfria e del lavoro;
Gualtieri ling. F erdina.ndo, dir e-ttoire dello Stabilim e nto di C engio della Società Italiana prodotti
esplodenti )).

LE INDUSTRIE DEL GAS E DELL'AC QUA
L'Associazione italiana delle industrie Gas ed
Acqu a, cortesemente ospitata daUa Società Anglo-Romana, ha tenuto in questi giorni il suo
XLIV Congre,sso annuale sotfo la presidenza d el
co mm. ing. Enrico Sospisio. Erano rappresentate
pressochè tutte que lle · offic~n,e del gas d'Ita.J.i a ,
h e rimangono ancora aperte ed in esercizio.
Furono tratta t e tutte l e q_u.estioni di attualità
riflettenti le ,condizioni semplI"e p.iù gravi dell'industria del g'a.s, problemi va.r~ che si affacciano
per il dopo-guerra, riscaldame-n to elettrico dei
forni a gas, combustibili fossili nazionali, recenti dispo.sizion~ circa l'obbligatorietà della iscrizione alla Cassa nazi01na.le di pr.evidenza degli ope•
rai delle Offi cine, purchè S tabilimenti ausiliari,
ecc. ecc.
Il Congresso chiuse i suo.i ,l avori vot·a.n.d o i J. seguente ordine d,el giorno:
« L'Associazione italiana delle iindustrie g'ais ed

t2cqu a, plaud e ndo all'opera che, vincendo diuturne
diffi coltà, ha compiuto fin qw il Sottosegretariato
alle armi e munizioni, p·er ,assicurare l'eseircizio
dei gasometri; al precipuo scopo di ragg'iUJil;g'ere ,
con unità d'indirizzo, il massimo re-n ditnento dell'industria a -vantaggio della difesa nazionaJe, t ~nuto conto che tutte le officine del g'as SOIIlO st-~hilimenti ausiliari, fa voti ch e, nella eventualità
di v rurianti ,ruelle ctttribuzioni dei vari dicaste-r i: a)
sia conc e ntrato esclus ivame·n te .in un s,olo M inistero il controllo delle officin•e stesse; b) sia devoluto unic am e nte aillo stesso Ministero 1a questione d ei pi ezzi d eil gas e dei sottoprodotti~ · c)
allo ste ss o sia affi d ata l a distribuzione d e l cok c
che -i n qu e sti mom e nti rappresenta uno d e i f attori
import a nti d ella industria bellica ».

LA CAMERA DI COMMERCIO
ITALO-BRASILIANA.
A G enova, n e11a sede della Camera di C om •
m e rcio, fu sdlc nnemente inaugurata la Camera d i
C o m m ercio italo-brasiliana coll'ii.ntervento cle l
sottosegretario dii Stat•o on. Canepa, in rap pr,esentanz.a del Governo, d el ministro del Bl:'asile,
D e. T oledo, dei s e1ruatori e deputati di G enova, del

••••••••••••••••••••••••


: Stabilimento per la concia:
•-------------- --"-•
5e raffinazione delle pelli 5
••

~~~~D~]
~~~~~

•••

.

.






5·Marcello Casarino :•

I•

••
•• Primo Diploma



.



:•


~~~

d1 Onore Londra
~~~~

Genova

••


1888 •


.



Staglieno

:




••••••••••••••••••••••••

Rappresentanza generale per ritalia
MILANO

UFFICI e MAGAZZINO: Corso Indipendenza, 16
AGENZ I E:
TORINO - Via Pidro Micca, 9 - GENOVA - Via XX Settembre, 192
VENEZIA - Calle Goldoni, 4487 - BOLOGNA - Via Coito, 5
ROMA • Via Nazionale, l 02 - NAPOLI - Corso Umberto I. l 09

153

l'06SO

LE I. I. I.
sindaco, del prefetto e di tutte Ùe notabilità, Venne daita lettura dii dispacci augurali del mintistro
De Nava e dell'on. Martini, qua.Le pre,sidente onomrio del1a Camera di Commercio irtaJ.o-brasiLiana. Parlò per pr~mo il ministiro De Toledo a
Roma affermrundo che, con l'odie.rna inaugurazio•
ne, b. catena di s·impatia fra l'Itali,a e iil Brasile
si arricchisce d'un ll!uovo aJn,etllo, e sp.iegò la necessi1à della nuova istituzione per lo sviluppo d ~i
rapporti economici fra · due Paesi. Seiguì il comm.
Fr.isOllli, presidente deJla nuoV'a istituz.ione, addentr.and.osi n.ell'iesa.me dei girandi e complessi
problemi ed inteiressi esis,t enti tra ,i due Pa,esj,
.Lndi .il soitito.segreta;rio cLi Stato on. Gane,pa portò
il saluto augura.le del Governo d'ItaJ.ia e partiicolarme1n1tie dell'on, Boselli che lo presiede.
L 'orartore notò poi come il Brasile tenga uno
dei primissimi posti nell'arringo c:Le1Ha produ~one
tanto mineraria che agricola e manifatturiera e
come il Governo d'Italia senta
dovere di age vo ·
lare i irapporti col Brasile, mentr:e formulò l' auspicio che, insie,m,e al ri-6.orir dei commiell"ci e co..
me condwone d,i esso, l'emigraz..ionie iiitaliana ·n el
Brasile, in equi lim'i i comitenuta, ,s i possa Bvolg.~I'le con quei1la dignità a cui ii lavoraitori hanno incontestabile di.ritto. Parlarono in ultimo il isimdaco
di Genova, gen,er.ale Massone, e il com.m. Oberti,
presidente della Camera di Commerc~-0 di Genovc1.

a

GLI STUDI NELLE REGIONI PETROLIFERE
IN ALBANIA.
Il capitano F ede.rico Plate, libero docent,e di
chimica neill'Università di Roma, ci scrive :
« A pagi:na 147 del N. 5 di ,c otesta s•pettahile
Rivista si legge una breve recensione pr:esa dal
nuovo periodico « La Miniera Italiana», in cui si
accenna a uno studio prcLiminare compiuto sulle
maniifestazioni petrolife,re in Albania da un uffioi,ale del Ge1ruio Navale. Te.n,go a dichiarare ·: 1)
che io fui il pr,imo ad occupa.rmri di tali s-tudii in
segu.ito ad ordine del Comando d·elle Truppe di
occupa21ione ~n Albania; 2) che tali studi continuano e eh.e una prima mem oriia preiliminare s1a.rà quanto prim•a inviaita a cotesta Rivista pea:- la
pubblicaz-ione ».
1

«L'industria dei saponi profumati, egli ha de tto, è certamente giunta a notevole importanza fra
noi è attraverso 1a g'raindissime difficoltà. Ancoira
e più potrebbe fare e farà s e a Roma si ascolt e ranno meglio gli industriali e non si avranno contro di essi prevenzioni. Ahimè, debbo io pure r;"
p et e re il lagno universale: quella iioè, s,pe cie di
so rda ostilità, anzichè di benevolenza, che nell e
alte sfere della burocrazia incontrano gli iiruteressi industriali. La nostra industr.i.a d'ei saponi
profumatii avr(:)bb e davanti a sè un campo assai
promettente di grande sviluppo, peir le stesse ragioni generali ch e d vrebbero in questi momenti
f avoiri.re la ma,ggiorainz.a d,eJf.ind'UJstria it.aJiana
produttrice di ge n eri di prima necessità. L 'industria nostra ha dov to e deve tuttora (come mol,te . altre) rifarsi p e i danni passati. Deve p erciò,
sopratutto, pensar e , in questo momento. a cons.:>lidarsi e prepararsi attivamente a1la nuova e fo::-se più grave co.ncor.renza interna e sopratutto estera, ,che già si annunzia pros,s,~ma e pqte.nte sul•
l'orizz.o.nt,e iindusitri,ale. Al sdlito, però, bisognerebbe che dall'alto, da chi tiene le redini d,.,.JL.1
pubbli•c a amministrazione , non si fosse avari di
a·iuto e si guard·aisse al domani del,l e industrie
con intendimenti realmente larghi e illuminati.
Pure ritraendo dalla nostra industria, come da
tutte le altre, 1a quota n,ecessaria di cOlllfributo
di guerra sotto h forma di nuove tasse, bisognerebbe sopratutto non -iinir alciare con esse la quotidiaina marcia industri al e con un inutile ed imbarazzante meccanismo di applicazione de.Ila tassa ste,ssa. In,·ece si a.ssis t e, purtroppo, a tutto il
contrario. Per f.are un c aso pratico che prop.rio
in questi giar.n,i è tanto discusso, accenno -alla
tassa di bollo sulle profumerie, e per la quale
memoriali, colloqui, proposte, discussioni e viaggi s; sono fatti in abbondanza. Ess,a è addir.ittura rov~nosa per l'andani.,ento interno della nos.tra
industria, mentre sarebbe tanto facile sostitui;rJ,a con un. meccanismo non sdltanito enormemeinte
più semplice, m,a valido a fare conseguii.re un
maggior reddito aUo Stato, senza il minimo disturbo dell'iindustr;ale ».
1

0

IL COMMERCIO SERICO IN RUSSIA.
L'INDUSTRIA SAPONIERA
E GL'INCAGLI MESSI DAL GOVERNO
Il cav. ing. Ca.do Turchi, compropriettanio e procuratore della p.iù antica fira ,l e ditt.e europee p.rodutt,l"lici di sapone, ha esposto al « Sole » le co.nd'izion1 1n cui, -ora, si svolge !"industria dei saponi
profumati.

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Nel rapporto sul comme.rcio serico in Russia~
pr,e,sentato aJ. pr,esidenie della Missione C01111me-rcia.le dal comm. E. Ghisi, è detto:
« I nostri setaiuoli hann~ un po' considerato il
me~cato russo come um, meil"cato per smaltire lcl
roba di scarto, mentre ora la grande concorr.e,nz::t
non permeitt~ che la più scrupolosa esattezza nel-

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
la qualità e nei titoli per soddi fare 1 lientcla.
Ciò spiega come visitando lcuni dei più impo1·tanti stabilimenti di t e situro di e tc a Mos ca,
non vi ,abbia trovato in pere c:he seta giappone-sc.
seta filata con bozz li del Turchcstan e qualch""
poco di seta ci•ncse proveniente dal mercato di
C anton.
« Ciò mi impil"e sionò assai, mra lo fui ancora
m aggiorm e nt e d . una dichiarazione quasi pubblica fatta dal P residente della Camera di Comm e rc~o Russo-ltal,i ana, che dicev a non rimaner e
ormai sul mercato di Mo,s ca -altro campo agli italiani, che ,di ,stabilirvi loro stessi delle fil,atur.e e
-filarvi i bozzoli prodotti in Russia. Que.sta d,i chi'lrazione combina•t a con 1a pressione coint.iinua ch e
esercitano sul Governo i p·ochi filatori di seta d d
Caucaso, i quali domandano il protezionismo a oltranza semplicé ment.e per guadagnar denari con
minor fa tic a, spiegano già abbastanza l'ostilità
dell'ambie111.te e, la ,n.ccessità per noi di entrare in
lizza armati della nostra superiorità industriale e
con patente aiuto ti.nanziairi.o peir riacquas1are la
nostra posizione così ser.tamente compromessa.
e( Ci riuscirem~? Non ne dubi-to, ma ad esstr•e~
mi mal.i occor.rono estremi rimedi e occorre modi.tìcrur-e completamente fa nostra organizzazione.
Non possono più i ,nostri sefaiuoli lavorare a mezzo cli ag'e<nti LocaJi più o meno capaci ,e farsi la
concorrenza coi prezzi; qui occoirre essere sul posto r aippresentati da un ente solo, che potrà ess,ere una Società com.missionaria italiana appoggi,ata da un Istti.tuto bancario locale di p,rim 'ordin;e .
<< Stabilifo ,sul mercato di M ,osca l'ente unico itali.amo, potrà ,i ingaggia,re la lotta ,c oll'ente unicc
giappone se (i popo,l i di Estr.emo Oriente n-0n si
fanno mai concorrenza fra loro) e non dubito che
la superiOO'ità del nostro airticolo almeno per la
glreggia da teilaio, po-trà battere la concorrenza
con pieno successo. Questa è secondo m,e l'umica
via per poter o:iacquistare !',i nfluenza pe·rdut.a, ,e
più presto la nostra As-sociaz..ione -seo:,rca pen·s,erà
a pr,e,pararsi per l'inizio delle ,o perazioni, appena
finirà la g'uerra, meglio sarà)>.

voro, l'avv. Paolo Cattane o di Torino, unitamente all'ing. cav. Vittorio Diatt-0 ed all'avv. Mich ele
Donn, della Direzione C e ntmle della Banca ltaiiaina di Sconto, si è fatto promotore di una Soci,età Anonimia che avesse per i.n-teinfo la fabb ricazione in grande de,i pianofoirti, con c,aratteri e:mJ.inente me.nte ita1li,a ni.
D a questa iniziativa è sorta la FABBRICA ITALIANA PIANOFORTI co,n caipitale statutario di
due milioni, v e rs•a to seicentromila.
D etta Società si è aiss.icurata 1a Direzione T ec••
nica de'l s•Ìg. Fr a n c sc R omani. proprietario di
una piccola Fabbrica di p-ia,n ofo.rti -i n Alp1ig;nan\Q,
ma · compet e ntissimo di questa Industri,a e di
que st 'Airte.
Solo provvisor~amcnte la Fabbrica avrà s ede
in Alp•igna.no e cioe fino a che ·n on sarianno sorti
,i nuovi Sta.bilimen1ti .in Torino, dove un 'area di
oltre vem.tic.inquemila metri qu,adrati è già sbat ..
a,~quistata., e dove si sta studiando un r,azlion.al c
icmp:i.anto; anzi per questo si è già provvisto ad
inV"ia•r e all'estetro persone comp,etenti peirchè possano studia.ire fin dra principio qual'è la migliore ,orga.n1izz.azionie di questa Industria.

UNA GRANDE FABBRICA ITALIANA
DI PIANOFORTI
È noto come in halia il commeircio dei pianoforti fosse pmma della ,guerra qua.si tutto in mano ai tedeschi; poichè sul consumo italiano, olt.r.e
i 3/4 eria rappre,sentato da ,m arche este.re, ed
a,n:z.i nella qrua,s,i totalità tedes•che.
!mare questa gvave lacuna, e coUo scopo di
per il dopo g'ueru-a un'alh.ia fonte di la-

155

LE I. I. I.

====== = == = = = = = = = = ==== = = = = = ======= = = == ===

P ,resident.e di queJSta Soci,e1tà è l'inig • .cav. Vittorio Diatto ed amministratore delegato l'avv.
Pa-010 Catt'a nre o.
Gli intenti sono serii ed altamente italrani. e
noi abbiamo ,aissoluta fiducia che l'iniziativa sarà
coronata da succeoso, .nell'inte;-esse d el nome e
de!ll'industria italian•a.

PER UNA GRANDE CONFEDERAZIONE
INTERNAZIONALE DI SOCJET À
DI AERONAVIGAZIONE.
Dallo studi.o completo ,de>lla :rete mondiale a e ·
r~a. pr.i ma per b:iasporti postali, poi per cat'lichi redditizi (p ersone ,e merci prez.ios,e). è' ri,sultata più
evidente ancora la fortunata posiziione geografic a
dell'Italia in genere, pdnte naturale proh.m,giato
dalle sue colonie fra l'Europa e le altre tre grandi parti del Vecchio Continein te, e di Roma in
particolare, centro na1turale della rete che dovrà
m ettere i.n comunicazio.ne le metropoli europee
coi loro dominii di Africa, Asia ed Australia. Che
si aspetta a metterla in valo,r e fin che è tempo (e
poco ne avainz.a). gettando le basi, dietro la mostra
iniziativa, di una gra111de conf,ed,erazion,e interna~
zionale di società di aeronavigazione? Pronti sono
e schemi e calcoli: perchè non utilizzarli? L 'organizzazione .sulla carta deve essere fatta durajn1te
la guerra, affinchè sia pronta ad attuarsi app,ena
conclusa. la paoe. L 'aicco.rd-0 preventivo è indi~pensabile, se non si vuole che poi ritaJia .sia ridotta •a1 ,m isero ufficio di paiss,acarichi dall'uno
altl'altro dei suoi ristretti confini. se pur non scenderemo ad affittare s.emplic,emente •a mche il in.io siro
cielo ai commer,c i stranieri, come già, in tempi
ingloriosi. eh.e vogliamo speraire ormai sorpa.s~:iti, avevamo affittat.o loro 1e terre della peinisola e
le acque dei tre mari.
Che si a:spet.ta ~ scrive fing. Giorgio• Rabbeno sul « Corrieire Economico >> - a c-oncretaire e a
leg,aJ1izziare il nuovo diritto aerleo c.he discipLini
il -transirto pacihco sulle proprietà private, e i risarcimenti per ruvarie o naufr,agi oome avviene per
mare? La Roma antica creò il giure civile; Roma
papale creò il diritto canonico; Ja terza Roma ci
dia Jra giurispruidein,za dei cieli. e non avrà tra1lig'n1ato.
Ma occorre toglie,rsi dalle pastoie.
Dia lo Stato le leggi e l'aiuto morale ( e per
ciò occorre una energica pressione sul Governo
e sul Pal"larnento). ma la1sci libera la iniz~ativa
individuale: guai s.e su'l nascere la aeronavigazione italiana si a'ppesa.n tisse in un seirvizi-0 sta-ta1e !
Biso,g'na (;!stendere la rete d'interesse niazicin1ale

più lontano possibile, sullle arterie oommercia1i e
non sulle linee di puro servi:zuo burocratico. Fuori dei contini del R egno nessuna azione è l ecita a
un organismo governativo senza ledere il diritto
di sovram1ità altrwi, m entre ai privati è ,aperto il
traffico mondiale.
·

PER IL BUON NOME
DELL'INDUSTRIA ITALIANA . •
V'è in tutti i paesi ,n on ancora industrialmente
emancipati e v'è in I talia 1.ma singolare tend,en~
za a nascondere Ja produzione nazionale all'ombra d ella reputazione stra1niera. È questo un fenomeno di ordine economico-psichico che riesce
a ,s fruttare, con li eve beneficio immediato, la predilezione esotica del pubblico, fondata sul preE>upposto, non sempre a,t tendibile, dell'indiscussa superiorità dell a produzione straniera. Ma è
fenomeno deleterio per la rieputazione della ,i ndu-_
stria J11azionale, la quale, 1anche progredendo, resta cosi adombrata dal pregiudizio dell'altrui supe riorità da attenuarne il corrispetttivo morale-eoonomico, e deprim ere ogni sforzo destinato ad
ulteriori progressi.
Ma oramai è tempo di seguiiie l"esempio dei
paiesi che più sono .iin a:It-o industrialme,n t,e, per•
chè. ft'la l'altro. meglio hanno saputo porre in evi~enza e garentire la reputazione dei loro prodotti.
Le disposizioni del ,nostro codice p~ale nOLn
s~o sufficienti. peirchè, a prescindere dalla lo-ro
ci.ricosc:nitta portata giuiridic a. richiedono, ai fini
della r:epr~s,sione, che l'inganno si ,aia già verificaito o ,sia per Jo meno tentato e si dimostri per
sie stes.so suscettibile di lesione.
Invece in Germania. ijn lnghii.lterra, in Francia, in Svizzera e perfino in Spagna e nel Portogallo - soiiiv.e il prof. Lui.gii .di Rran,co nelle « Socieità per Azioni >> - non 8i è n,,am,oato di provv ede•r e ad un org'a,niico e oomp1eto sistema repressivo che rie•s ce in pari tempo a tutela dei pr~
duttori e della buona fed e dei consumatori, e che
ragg«iUJnge l'iinsid-i.a in tutte le sue manifestazioni
più larviate e indireitte. e la colpisce in ogni modo
con sanzioni di indole civile, penale, doganale•. E
tali esempi sarà bene .s ,eiguire con ogni urgenz a
se l'Italia non vorrà a,ntcora cu!llarsi nell'illus.ione
che. in ujn regi,me di tutela giuridica in cui s,pesso è tollerata e quasi incoraggiata la mienz.og.na,
possa l'industria naziionale raggiungere quell'alto
gr:ado ,di sviluppo e di reputazione oui tendono
con inte~sa idealità le en:ergiÌe dell'intero p,ruese.

Relazioni
Assemblee, Bila.nei
Un nuovo grande organismo
della n ostra marina mercantile: "La Soc ietà Nazionale di
Navigazione ,,.

Noi dobb.iamo avere una disponibilità di traspo.rti sufficiente ad assicurare l'importazione delle materie prime
necessarie alla Società Ansaldo, per iavere la certezza che,
qualunque cosa avvenga, alle Officine, ,intente a preparare
le armi per la difesa e per la vittoria, non mancheranno
mai le materie prime per produrle, le macchine per laLo scopo princip 1 che i fondatori · della nostra Sovorarle, il carbone per alimentare le loro vaste fucine.
cietà si sono proposti nel cosbituida è duplice: contr[buire
da un lato alla soluzione del gravissimo problema dei noBiso.gna, dunque, acqui te.re delle navi. Ma fin quando
li e deg i approvvigionamenti delle officine che lavorano
aggia e oculata previggenza
a produrre il materiiale guer,resco destinato alla difesa de!l e come SM"à possibile? Un
Paese, dall'altro, gettare le basi dii un grande organismo, della realtà, suggeriva, fin dai primordii della situazione
capace di largo sviluppo e che segni il primo passo verso presente, come soluzione più naturale, più conveniente,
la formazione di una grande flotta nazionale, la quale e infine più inspirata a crit I1ii economici nazionali, la cosoltanto può convenientemente risoJvere le tormentose dif- struzione di npove unità n i cantieri italiiani; noi abbiamo
ficoltà che turbano la yrlta economica della Nazione. Il pri- provveduto, fin dallo scorso anno, a mettere in costruzione
mo di questi fini si presenta più modesto, per quanto al- p.resso ~l Cantiere Ansaldo, la Società « Fiat »-San Giottamente importante, e sii ricollega a tutto il vasto program- g.io e i Cantieri Savoia, parecchi piroscafi da 8000 tonnelma industriale della SOCIETÀ GIO. ANSALDO, mirando late ognuno, QUATIRO dei quali saranno varati nel corad assicurarne lo svolg,imento per la produzione dei mezzi rente ainno:
li primo dal Cantiere Ansaldo, nel luglio J917;
bellici ai quali i suoi Stabilunenti erano e sono dedicati.
Il secondo dal Cantiere Ansaldo, nel settembre 1917;
Il secondo si presenta più largo e più vasto, mirando a
Il terzo dal Cantiere A n aldo, nell'ottobre 1917 ;
dare un impulso potente al risorgere della marina mercanIl quarto dal Cantiere « Fiat »-San Giorgio, nel dicembre
tile italiana ed al rifionire delle fortune economiche del
1917.
Paese dal mare e sul mare.
e~ primo quadrimestre del venturo 1918 saranno poi
Il capitale iniziale col quale la nostra Società si costituì
fu dii tre milioni di lire, che successivamente venne au- varati successivamente altri QUATIRO piroscafi, rispettimentato a quindici milion,i di li.re; ma anche questa oifira vamente nei cantieri e talle seguenti epoche:
Dal Cantiere Savoia, entro il gennaio 1918;
si rivelò b en presto lontana dal corrispondeT,e alle esigenDal Cantiere Ansaldo, entro il Febbraio 1918;
ze che si imponevano.
Dal Cantiere Savoia, entro il marzo 1918;
Infatti , per dare al nostro naviglio quella efficienza che
Dal Cantiere « Fiat »-San Giorgio, entro l'aprile 1918.
doveva permettergli di corrispondere regolarmente agLi imI lavo-ri di costruzione
di allestimento di queste otto
pegni da no[ assunti con la Società Ansaldo, bisognava
aumentarne le unità, che in origine erano quattro. Ma, unità nuove sono tutti b ne avviati e procedono alacred'altra parte, mentre si imponeva questa necessità, i prezzi mente.
Per sopperire ai bisogni fìnanziarii immediatri e per
del tonnellaggio crescevano in proporzioni vertiginose per
provvedere i mezzi n
rii alle nuove costruzioni ed a le circostanze ben note.
Tuttavia, di fronte alla necessità impellente, noi, agen- gli evenh ali acquisti di n vi pronte, vi abbiamo convocado con grande attività, riuscimmo, ad onta delle difficoltà ti per deliberare sulla proposta di aumentare il capitale
di trattative, nonchè con rilevante sacrificio finanzianio, ad sociale da quindici a s santa milioni di lire e sulla pro accresce fino ad undici unità la nostra flotta, per la portata posta di emetter lir cinquanta mdlioni di obb1igiazrioni ga•
complessiva di 75.000 tonnellate; conseguendo un risulta- rantite con pegno sulle navi in costruzione. Possiamo dirvi che il materiale destinato a queste costruzioni è gia stato ottimo.
Durante l'esercizio, però, la guerra sottomarina oi pri- to ordinato e già trovasi nei cantieri, ad eccezione di qualv in breve tempo di ben quattro unità del nostro navi- che piccola quantità, che sarà introdotta molto presto.
Ma gli otto piro cafì in costruzione non rappresentano
lio inizìale e da ca1:1ico, producendoci un danno al quale
oc orr va rimediare al più presto, sostituendo altri piro- tutto il nostro programma. Faremo seguire subito ad essi
li i perduti, malgrado le condizioni onerosiss~me del una serie di altri otto dello stesso tipo, pure da 8000 tonnellate ognuno.
m r · to
la difficoltà sempre maggiore di avere offel"te.
Accanto ai piroscafi faremo poi costruire parecchi velieM di fronte alla urgenza dei rifornimenti aille Officine
An Ido d i materiali necessarii alla produzione bernca ri da 2000 tonnellate, con motori Diesel da 400 HP ognued int naivn,
di fronte al costante pericolo di affonda- no.
.
m nt di qmdche nostro trasporto per opera dei sottomariUn rilevante numero di questi motori è già in lavora•
ni n miei, il ri ultnto raggiunto dalla nostra Società non zione, parte presso lo Stabilimento per la costruzione di
motori a scoppio a combustione interna ·della Ditta Ansalpuò
non d ve essere definitivo.

157

LE I. I. /.
do; parte presso le Offic:ne Cantieri Savoia cli Cornigliano Ligure; p.:ule, infine, presso lo Stiabihmento della Società « Fiiat »-San Giorgio.
Il nostro è tutto un prog.ramma di opere organiche e::l
intense, diretto a risdlvere con mezzi esclusivamente italiani il problema dei traspmti, di importanza vitale pel nostro Paese.
111 problema dei traspoll'ti e forse .il ma,ssimo della guerra, perchè da esso dipende oggi l'approvvigionamento delle materie prime per la produzione bellica e delle sostanze alimentari. Esso sarà ancora, a guerra finita, il p.roblema
del g11ano, cioè del pane, e di tutti gli altri generi di importazione, aggravato daUa insufficienza che ancor più andrà accentuandosi del tonnellaggio disponihile d~ honte alle sconfinate necessità.
L'Inghilterra, la Franoia e la stessa America hanno fatto
cli questo urgente problema la prima e massima loro preoccupazione. Alla sua sd1uz.ione tendono tutti i loro studii,
i loro sforzi, le loro previidenze e le loro provvidenze, e
queste Nazioni non hanno trovato altra via per risolverlo che quel1a stessa per la quale noi cì siamo messi, cioè,
co·s trurre nuove navi.

Ma il p:roblema dei tr,asporti, o s,i gnori, se è il più immediato ed il più urgente, non è però tutto iJ problema
della marrina italiana.
Il poosesso di un numer,o sufficiente, e magalllÌ anche abbondante, di piroscafi da carico, può significare che sono
assicurati al Paese i rifornimenti necessaiii e anche dare
il modo di riannodare le filla del commercio di importazione e di esportazione; non può, tuttavia, significare ancooa di ave:re assicuraito la vitaliità e la indipendenza della
ma11ina mercantile iitaliana.
Il problema che si l1iconnelte a questo è più vasto e più
elevato, perchè tende a1la emanoip.azione ed alla espansione iindustriale della Naz:i.one, poichè, come la marina da
carico è l'organo necessario alla impo~tazione dehle materie
prime, così essa è pure un fattore indispensabile dello sviluppo industriale del Paese, essendo, se dipendente daUo
st:raniero, il mezzo de1 qua.ile questo si può servire p,er
impedirlo, intralciando, secondo la sua convenienza, la
esportazione dei prodotti de!Ja nostra agricoltura e della
nostra industria.
Voi sapete quali fossero le condizioni della nostra mairina mercantile prima della guer,11a; sapete, ed è triste iil
ricordarlo, come essa assoLutamente fosse insufficiente per
!lllumero di Jlavi e come essa fosse inceppata da,l,Je multiformi in.filtrazionri. dell'influenza straniera. La quale influenza, diretta ed indiretta, paralizzava lo sviluppo delle
Ìinee di navigazione, agiva sulle condizioni industriaH e
finanziarie delle costruzioni navali, e si es~endeva anche
sulla esplicazione del lavoro portuario.
La risurrezione della nostra marfr11a mericantile dovrà significare la sua indipendenza ed il suo ritorno alle avite e
g,loriose tradizioni di supre~ia mar,i ttima. La nostra marina mercantile deve ridiventare sana e rigogiliosa di ricchezze , per offrire a1la Pa't!r.ia, dopo ri. sacrificii della guerra, una costante sorgente di benessere e di onesto lavoro.
In relazione a questo ,nostro vasto programma, abbiamo
creduto conveniente assicu11a1rci una forte col'Jl4)artecipazione in una Compagnia di, navigazione. Questa partecipazione ci assicura la maggioranza assoluta e qudndi la
completa direttiva de1l'azienda. n nostro proponimento è
stato quello cli aggiungere, a quelle di cui già questa Compagnia dispone, altre nuove umtà, e specialmente di estendere il nostro campo di aZlione ail trasporto di passeggieri.

158

--------------==---====
Confidiamo che essa sairà in grado di g,areggiilare, .in tempo non lontano, con le più potenti dell'estero.
La potenzialità dei cantieri dei quali iJ nostro gruppo industriale dispone, ci permette di co.nce,pire in proposiito ogni più vasta e più ardita speranza. I ventidue scali di
quei cantieri, ces'Slato il fervore febbrile del!' opera di g,uerra, e le grandi officine meccaDIÌche e siderurgiche che ne
integrano la produzione, ved1anno impostare i transatlantici poderosi atti a competere, per solidità ed eleganza
di costruzrione, per tonneilla~io, velooità e per comodità,
con i più grandiosi e famosi colo si del mare. Vedranno,
inoltre, impostare e rapidam nte allestire in serie navi da
carico celeri e capaci.
Ma a risolvere degnamente il problema che s1 impone
ailla Nazione oggi, e che si imporra ,ancora dopo la pace,
occorre il concorso d i tutte 1
n rgie singole e collettive,
agenti verso il comune int nto con sforzi solidali.
L'opera è tanto vasta, h ogni contribuito awà in essa
il suo valore, il suo pregio , il suo merito, e verrà aiutata
con solidarietà mirante d una visione dii sincera hateltanza nazionale. Soltanto
condizione di lavorare tutti uniti e compatti si potrà r g ·un re l'intento di da.re all'ltal,ia il suo grande naviglio nazionale, strumento cli espanione, di indipendenza
onomica, di prosperità e di sicurezza; sbocco di tutta l' trività industriale meccanica e
siderurgica, che troverà in qu te grandiose costruzioni il
suo orientamento naturale dopo la pace. E questo naviglio
nazionale deve inoltre compr nel re quello di cabotaggio
con navi minori a vela
motore, per iJ commercio del
MedJterraneo. ·
L'Italia deve far riviv r le
cora spente, dei maestra d'
viere di innumerevoli canti ri, i qu li, aiutati ed indirizzati teonicamente, posson f rni,r all'ltalfa il mezzo di
creare tale grande malfÌna di e bo ggio.
Il grande naviglio dell'lt li di domani deve essere gloria deLl'industria schiettam nl Il li na e oxgoglio del lavoratore ita1iano. In questo s n o, I sua preparazione contribuirà alla risoluzione di quel problema del lavoro che
si affaccia grave di tulta l'im
di un problema so-ciale. Costrurre, vorrà dire e i ur r nel Paese il lavoro
di centinaia di m1igJiiaia di op r i,
A questo problema e ne ri un ltono molti altri di notevole importanza. Primo , qu llo d i porti, che attendono
il proprio incremento dallla r un zi ne della marina mercantile; poi, quello dei trasporti f rroviarii, che dovranno
seguire lo sviluppo nuovo e on
so armonizzarS'Ì perchè
il frutto delle riattivate comuni Tioni fra il Paese e l'oltremare sia veramente efficac .
Questi problemi richiedono tuttu l'attenzione e l' interessamento del Governo, il1 qual • on.fidiamo, saprà assecondare gli sforzi del Paese con op ra solerte e razionale.
L'iniziativa priVlata è molto: m non può tutto.
Perchè non rimanga sterile,
d ve ssere appoggiata da previdenze e provvidenze di ordin generale, che ne
consentano e ,n e favoriscano lo sforzo.
In quest'opera dei pubblici pol ri noi abbiamo. piena fi d>ucia, come abbiamo piena .fidu ia che la prosperità della
Società nostra coinciderà con la prosperità dell'economia
naziiona1e.
Il giorno 26 maggio 1917. alle or 10, nella sede sociale
in Genova - PiafZa della Zecca, N. 6 - si è t'iunita l'Assemblea Generale Straordinaria d i Soci della « Società
Nazionale di Navigazione ».
Erano presenti, o rappresentate, tutte le quindicimila Azioni, costituenti il capitale sociale.
1

== =---=== = = - - - - = - - - - - - - = - - RELAZIONI, ASSEMBLEE, BILANCI
Per il ConsJglio di Amministrazione sono intervenuti : buoni del Tesoro, ed un milione mediante conversione del
il President sig. omm. Mario Perrone, il sig. comm. Pio precedente Prestito Nazionale 5% ; e, sicuri di interpretare
Perrone, l'Ammìni trator delegato sig. comm. ing. An- il vostro desiderio, abbiamo, anche nello scorso esercizio,
largamente contribuito a tutte quelle opere le quali tendono
tonio Omali, d il ig. r. uff. ing. Nabor Soliani.
Assistevano i ind · i nori avv. Agostino Virgilio, rag. a rinvigorire l'organizzazione civile durainte la guerra che
l'Italia nostra sta combattendo per la sua grandezza e per
Guglielmo Aimi
omm. avv. Lorenzo Bozzo.
[..'Assembl ,
voti unanimi, ha approvato le proposte
del Consi li di
ministrazione per l'aumento de[ capitale sociale d lire 15.000.000 a lire 60.000.000, mediante
l'em.ission di N. 45.000 nuove Azioni da lire 1000 ognuna;
nonchè la mi i ne di N. 50.000 Obbligazioni da lire 1000
ognuna, p r e mpl ssive lire 50.000.000.

La nazionalizzazione della
" Società Anonima delle Miniere di mercurio del monte
A miata .,.
li 7 m ggio ha avuto luogo a Milano, pr~o la Banca Comm rciale Italiana, l'Assemblea generale ordinairia
· degli
zionisti della Società Anonima delle Miniere di•
Mercurio del Monte Amiat:a.
Il onsiglio ha fatto all'Assemblea le seguenti comunicazioni:
« Confoxtati dalla vostra fiducia, abbiamo potuto portare
compimento il programma che ci eravamo prefissi. mirante alla completa nazionalizzazione della vostra Societa, italiana ormai per cap~tali, per opere e per persone.
«Tale scopo abbiamo potuto raggiungere seguendo le
direttive e le istruzioni autorevolmente datecì, sotto la
guida dell'illustre direttore genera,Je della Banca d'Italia,
comm. Stringher, al quale crediamo doveroso di inviare
il nostro riconoscente saluto.
« La quasi totalità delle azioni è om1ai in possesso di italiani, e tale rimarrà, essendosi provveduto, sotto la vigilanza deqJa Banca d'Italia, perchè tali rimangano e per•
chè durante la guerra e dopo la vostra Azienda, come la
vostra Amministrazione, siano esclusivamente italiane.
« E di ciò siamo orgogliosi e neri, perchè aU'ltalia è ormai assicurata un'industria che è di grande importanza ,
ia dal lato militare , sia dal lato economico.
« Nel corso dell'esercizio abbiamo consegnato all'Autorità militare , alla quale, come v,i è noto, consegniamo tutto
il nostro prodotto. 21.600 bombole, raggiungendo il massimo del1a produzione finora avuto dalla vostra Società e
uperando di gran lunga iJ minimo contrattuale stabilito
nei nostri impegni con J' Amministrazione militare, la qualr. ci ha ripetute volte manifestato la sua piena approvazi ne. Tenuta presente la grande differenza tra il prezzo,
I quale noi consegniamo il mercurio all'Amministrazione
militare, e quello a cui questa lo vende all'estero in base
i listini di Londra, la nostra produzione ha permesso · la
mt roduzione in Italia di qualche diedna di milioni di va1111
urea.
bbiamo sottoscritto peT lre milioni al Prestito conso1il t 5%, due milioni con versamento àn contanti e in

a

la sua dignità.
« Con opportuni provvedimenti abbiamo concOt'So ad alleviarn il crescente costo della vita pei dipendenti d elJa
vostra Società, che ci hanno espresso la loro gratitudine
per le vigili cure con le quali tuteliamo il loro beness~re
materiale e morale; e, consci che una massa operaia affezio~ata è condizione precipua della prosperità dell'-mdtrstria, abbiamo deciso, -indipendentemente dal recente decreto, di assicurare tutto il vostro personale operaio alla
Cassa Nazionale di Previdenza per 'la invalidità e la vecchiaia, in modo da assicurargli in non tarda età un tranquillo riposo.
<e Al personale tutto, che sotto la sapiente ed oculata
guida del vostro Amministratore Delegato si è dimostrato
consapevole dell' ilmportanza che la nostra industria ha ai
fini della difesa nazionale, vada l'espressione della nostra
p iena soddisfazione.
<C Anche questo anno il vostro per onale ha dato alla
grande causa d'Italia contributo generoso di sangue; ai
caduti per la patria vada la nostra ammirazione e il nostro
omaggio.»
La relazione del Consiglio continua, poi, facendo una
dettagliata espo izione dei risultati d 11 'Azienda, spiegando come tutto il metallo prodotto durante l'esercizio sia
stato consegnato all' Ammini tr zione militare, e come la
Società possegga per oltre quattro milion~ di TitoLi di Stato, e nota come sull'esercizio gravi il carico di imposte
di un milione
settecentomila lire circa, carico che si aggraverà nell'esercizio corrente in dipendenza dell'aumento
delle aliquote delle varie imposte.
L'Assemblea, alla unanimità , ha approvato l'operato del
Consiglio e la proposta di ripartire a ciascuna azione ,i l dividendo ordinario di L. 275, mandando il residuo a riserva di ammortamento e ri petto, ed ha deliberato di inviare al direttore generale della Banca d'Italia il seguente telegramma:
« Assemblea generale Azionisti Monte Amiata oggi 1:iu•
<< nita ha tributato unanime un deferente omaggio di gra•
« titudine alla S. V. , che ha permesso con il suo consiglio
« di attuare la completa nazionalizzazione della Società,
« sicura che sotto l'alta vigilanza della Banca d'Italia' l' A« ziend.a rimarrà, durante la guel'!l'a e dopo, italiana di capi« tali, di opere, di persone. »
Si è proceduto poi alla nomina delle cariche sociali, ed
:il Consiglio risulta così composto: Presidente, avv. Gino
Luzzatti; Vice-Presidente , cornm. ing. Bernardino Nogara;
Amministratore Delegato, cav. ing. prof. Umberto Savoia;
Consiglieri, comm. avv. Francesco De Mugnai, comm.
Giuseppe T oeplitz, comm. conte prof. Guido Vimercati.
Furono quindi eletti a Sindaci effettivi i, signori Nencioni rag. Tersilio, Stefini comm. ing. Evaristo, Tedeschi
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" ,,. ''

'/ ', "

J

MILANO

ii

--

GIAN NONI &

C.

bbrica Argenterie ed Articoli Casalinghi

oc . A

ONIMA

MILANO

VIA MELZO, 7

STABILIMENTO AUSILIARE

FO RNITORI DEI MINISTERI 'DELLA GUERRA
E MARINA:
_
l o soli ottone per siluri e cartucce segnalazione • ·Bombe diverse - Detonatori Armamento per Aeroplani - Lancia bombe - Supporti per mitragliatrici - Lancia
torpedini aeree - Mo bili di alluminio per Sommergibili e Corazzate - -Apparecchi
lettrici di illuminazione per congegni di puntamento ,di Artiglieria - Apparecchi
p r sterilizzazione del materiale chirurgico - Casse cottura - Cucine complete per
Uffidali - Borracce, gavette, bicchieri di alluminio, ecc., ecc.
...

Società Anonima OfflCINE .MECCANICHE DI llSSONE
(GIÀ CAGNOLA)

EDE

IN

LISSO~E

S T A B I L I M E .N T O

(IVIONZA)

A U S IL IA R E

Macchine ed accessori per tessitura - Fonderie di Ghisa
Bronzo - Ottone
Molle a spirale dJ ogni dimensione
Fabbricazione speciale di molle per aviazione, per motori
e per automobili
Torneria
Forgiatura - Bolloni
11

1

NUOVE

AZIENDE

MILANO - Ti,f,ograpa Var6Mtaa. Società anonima con sede in Milaino, via Metastasio 3. Durata -fino al 30 giugno 1937. Capitale L. 25.000.
scopo: esercizio d,i industria tipog'rahca, litog'n:6.oa e affini.

[

ITALIANE

TORINO - Società Anonima Nazionale di Acciai speciali (S. A. N. A. S.), con sede in Torino.
duraita nove anni. Capitale L. 800.000, per f abbrica- di acciai. Presidente Isaia Levi fu cav. Donato, amministratore delegato De Benedetti iin.g.
Guido.

MILANO - Filmexiort. Sç>c. in nome collettiTORINO - Cavalchini Gribaudi e C. Società
vo, con sede a Milano, Foro Bonaparte 26; durain
accomandita ,s emplice, rogito Signoretti d.d 31
ta al 15 maggio 1922. Capitale Lr 3000, per la vendita per conto teni di :6.lms ciinematograhche ita- maggio 1917. Componen,t i: Banca Barbarona, cav.
Alfonso Moris, cav. Renato Moris, cav. Ernesto
liaine.
Testa, Ferrei-o di Ventimiglia marchese Alf~nMILANO - P. Vigoni e C. Soc. in accoman- , so, Giuseppe Rdbiolio, Diatto ~ng. Vittorio, Dia.tditia semplice con sede cr•n Milano, via Luig~ Ca- to cav. Pietro, F erra•r is ing. Dante, Barone Romanonica 23. Durata nove a1t1ni, capitale L. 30.000, no G~anotti, Guido Martinolo, soci accomandanave.nte per oggetto la fabbrica d,i minuterie in ti. Dott~ Mario· Cavalchini, Filippo Gribaud~.
metallo ed affini.
H ,e nri Charles, soci ,accomandatari con -firma e
rappr.esental11za sociale. La sede è a Torino, duROMA - Zuccheripcio Lendinarese. Società rata nove anni, capitale L. 465.000. oggetto: f,abanonima con sede .in Roma; cap. L. 6.000.000. Pre.. bricau.oln,e di capsule per bottiglie.
sidente comm. Dante Marchiori.
TORINO ...._ Società Areo7eo Gas G. Ferro e
SESTO CALENDE - Ernesto Branca e C. So- C. Società in accomandita semplice con sede in
cietà in ace. con sede in' Sesto. durata 31 dicem- Torino fra Dino Sacerdoti, Vittorio Malvano e
bre 1926, cap. L. 65.000, per la produzione delle Giovanni Ferro. Durata 5 ainni, cap.itale L. 50.000.
liscive liquide per bucato ,a freddo.
Oggetto: fabbricazione e, commercio d.i gazogeni.
(Segue a pag. 14)

fDND(RIA D(L PIGNON[ ~ flR[NZ[


■ SOCIETÀ

acchine ·frigorifere

ANONIMA ■



a compressione di ammoniaca,

di anidride, carbonica e di .anidride solforosa.
Compressori d,aria, d,idrogeno e di altri gas
fino a pressioni di 250 atmosfere.

Pompe a stantuffo e centrifugh·e
Impianti di presse idrauliche.

Ma e e h i n e agri e o I e.
Fonder i a - Ricco assortinzento di modt:lli per getti
ornamentali in ahi a e bronzo.
12

1

1

GAETANO QJlRBIERI & C.
CASTELMAGGIORE
. (Bologna)

ACCHINE FRIGORIFERE
per impianti fissi e per marina

COMPRESSORE 'D~AMMONIACA . tPOTENZA. 200/250000 FRIGORIE ORA
N. 4. in.stallati impianto frigorifero " Ufficio delle Fortificazioni di Spezia,, • N. 2. in.stallati impianto frigorifero
., R. Marina di Taranto,, • N. 1. in.stallato fabbrica ghiaccio" E . Pizzamiglio e F. di Roma,, • N. 1. in costruzione
impianto frigorifero "R. Marina di Taranto,, • N. 1. in costruzione impianto frigorifero '.' Municipio d i 'Brescia ,.

Mac~hin~ per armamento. e munizionamento
Fo rnitori della R. Fabbrica Armi di Roma • R. Fabbrica Armi di Terni • Laboratorio Pirotecnico
di 'Bologna • Laboratorio Pir~tecnico di Capua • ecc., ecc.

Costruzioni - Meccaniche
fus ioni . meccaniche i •n ghisa - e bronzo
-

.....N4NMI._......_.

•••••••••••••••••-1 •
■•
■■
~1~•N•M•~•:. .■-1

13

NUOVE

AZIENDE

ITALIANE

TORINO - E. Asinelli e C. Soc. in nome colTORINO - Società italiana per la fabbrica•
let ivo, c~ sede in Torino, durata cinque anni, zione del7a cundela ]olli, Morteo e Rosso, Soc. in
capitale L. 5000 per ,esercizio del comme~cio di nome collettivo, .con sede · n Torino, durata ti.no
francobolli per collezione.
a s•ei mesi dopo la pace. Capitale L. 10.000. OgTORINO - Ligm'ti di Fivizzano. Soc. iQ. acco- getto: fabbrica di candele, per motore a scoppio.
mandita con sede in Torino, durata 31 maggio

TORINO - D1'tta Carlo Manfredi di Val data
Achille e Grassi Libero. Soc. in nome collettivo
TORINO - Remm ert .e C. Soc. collettiva con con sede in Torino, a pitale L. 20.000, oggetto:
sede in Tor.ino, Corso Regina Margherita 44, du- bazar.
ra.fa 31 dicembre 1922; capitale L. 100.000; ogTORINO. - F bbrica Italiana apparecchi degetto: fabbrica nastri e galloni elaistici.
p~ratori d conomizz tori del gas. Società .in a.cTORINO - G. Renaudi e C. Soc. colletti-~a oma.indi , con cd in Torino. Durata 5 anni,
con sede in Torino, durata sei a.inni, capitale lire
pita! L. 5 O
frutta.mento di un brevetto
6000 per la lavorazione del quarzo, vegetali, minferit n li a
nd ti Masi ,e ing. Formagnerali e · prodotti refrattari.
gi.
TORINO - Fabbrica italiana di mobiglio ,1TORINO - Canuto Bernardo e C. Soc. in acspitaliero Ditta Giuseppe De Maria D ei Fratelli
V al entino e Vittorio De Maria. Soc . .in nome col- comandita cojn· sede in Torino, durata tre ainni,
lettivo, con s·ede in Torino, durata tre ,anni, capi- capitale L. 40.000 per compera e vendita di le_gnami.
tale L. 80.000, peir fabbrica di mobili in ferro.

1927. Ca•pita1e L. 60000.

TORINO D1.tta Barale P1"etro, successori
TORINO - GugNelmo e frateJli Minola. S ,. r
fratelli Barale. Soc. coll. con sede in Torino. Du- cietà in nome collettivo con sede in Tor~n,o, durarata tre anni, capjtale L. 1000, per il commercio ta tre anni, capitaile L. 50.000 pe,r il commeiraio di
di frutta e verdura.

ombreUerie.

l

GASSO GE N I
.

'

C R OS S L E .Y

BR E V E T T O

PER LIGNITE
TORBA • SANSA • LEGNO
ed a.lfri rifiuti combustibili per
forza · motri·ce e riscaldamento
IMPIANTI A

DI

AMMONI ACA

SOCIETÀ CROSSLEY

- FIRENZE

'

14

RECUPERO

STABILIMENTO PER LA
PRODUZIONE ·E LAVORAZIONE
DELL'OTTONE, RAME
E sRo~
Nzo
.
.

FONDERIA
T R "A ·F IL ERI A

LAMINATOI
OTTONE

STA B I LI M E N T O

E

RAM E

A U S I LI ARI O

Decreto Ministeriale N . QO del 23 Maggio 1916

Vlà Orobià N . 32,,,p

M I L A N O

Telefono 2,7,,2,1

A MM I N I S T R ·A Z r ON E
Vià C. Càntù N . 4

MILANO_ Telefoni N . 15,,52, - 4g,,g1

ABRAMO COLOM-B O

®.

C.

CASA FONDATA NEL 1540

Vià Cesàre Càntù N . 4

M I LA N O ·

Telefoni: 12,,015 " g5,,57

Metalli preziosi - Banca Cambio - Laboratorio assaggi
Stabilimento per la lavorazione delle Ceneri Auro=Argentifere
Platinifere • Minerali = . Residui fotografici, ecc.
Fabbricazione di Nitrato d'argento = Cloruro d'oro
Cloroplatinato di potassio, ecc.
Vià Quàdronno

é) .. bis

Cloruro di platino

:

MILANO Telefono N. ·15 .. 2,3

DUE DIPLOMI D'ONORE all'Esposizione lnt1rnazianale di Milano 1906

Stabilimento per la lavorazione del Piombo
Via. Serio N. 30

=

.Ml
lit

MILANO

lit

DUE GRANDS PRIX all'Esposizione di Torino 1911

Produzione Pallette per Shrapnels
Telefono 53 .. 54

STA'BILIMENTO AUSILIARIO. 1>ecreto Ministeriale N. 51 del 15 Giugno 1916

15

CAPITALE L. 50.000.000 INTERAME N TE V

R A TO

Sede legale in ROMA
"'1 "'1 "'1 "'1 "'1
Sede anuninistr. ed· industr. i n GEN OVA

GENOVA

PONI ON!.

,HUE DA

S ·T A B I L I M E N T I :
I. Stabilimento Meccanico - Sampiel'ldarena
2. Stq.bilimento per la costruzione di locomotive - Sampierdarena.
3. Stabilimento per la costruzione delle artiglierie - Sampierdarena.
4. Stabilimento della Fiumara per munizioni da
guerra - Sampierdarena.
5. Stabilimento per la costruzione di motori a
scoppio e combustione interna - ·san Martino (Sampierdarena).
6. Stabilimento per la costruzione di motori da
aviazione - San Martino (Sampierdarena).
7. Fonderia di acciaio - Campi (Cornigliano
Ligure).
B. Acciaieria e fabbrica di corazze - Campi
(Cornigliano Ligure).
9. Stabilimento elettrotecnico - Campi (Cornigliano Ligure).
10. Stabilimento metallurgico Delta ~ Fegino
(Cornigliano Ligure).

16

11. Fonderia di bronzo - Fegino (Cornigliano
Ligur ).
12. Stabilim nto per la fabbricazione di bossoli
d'artigli ria - Fegino (Cornigliano Ligure).
13. Canti , ,i OfJicine Savoia - Comigliano Ligur .

14. Fabbri a di tubi - Fegino (Cornigliano Ligur
15. Canti r aeronautico - Borzoli (Mare).
16. Canti r navale --:-- Sestri Ponente.
17. Proiettificio Ansaldo - Sestri Ponente.
18. Fonderia di ghisa - Pegli.
19. Stabilimento per la fabbricazione di materiali refrattari - Stàzzano (Serravalle ·Scrivia).
20. Officirie allestimento navi - Molo G iano
(Portq di Genova).
21. Miniere di Cogne - Cogne (Valle d'Aosta).
22. Stabilimenti elettrosiderurgici - Aosta .

LE INDUSTRIE
ITALIANE
ILLUSTRATE
Milano, Luglio 1917
oprletà della Società
llano, Piazza Cavour,

Anonima

.. Istituto

~

N. 7
J&dltoriale Italiano••
Telef'oni +1-96 71.aa

Il generale Marieni e il senatore Esterle
inaugurano la Mostra. Aeronautica di Milano
(Ve di a rtico lo a. pag. 97)

.

s o M M A R I o
Luglio 191 T.

• 7

1

COPERTINA :

ALTE PERSONALITÀ DELLE INDUSTRJE /T ALIANE : IL
TORE GIUSEPPE VOLPI (una illustrazione)

COMMENDA-

NEL IBSTO ~
I. _ IL GENERALE MARIENI E IL SENATORE ESTERLE INAUGURANO
LA MOSTRA DI AERONAUTICA DI MILANO (una illustrazione) . Pag. 17
li. - L 'ITALIA DEVE FARE DA SE' - Le I. I. I. .
» 21
lilI. - L'INDUSTRIA 1TALIANA RIVELATA A SE' STESSA - C. GoLDMANN,
Presidente del Circolo per gli interessi industriali, commerciali ed agricoli di Milano, Membro della Commissione Reale per lo studio del regime economico-doganale e dei Trattati di commercio .
»
24
IV. - IL RIORDINAMENTO DEL MJNIS1ERO DELL'INDUSTRIA - FERDINANDO NoBILI-MASSU ERO , primo segretario nel Ministero delle Colonie .
»
33
V. - PER L ' ALTRA GUERRA : LE CONCLUSIONI E I VOTI DELLA CONFERENZA INTERPARLAMENTARE DEL COMMERCIO A RO37
MA - FEDERICO GIOLLI
VI. - LE CORAZZE DELLE NAVI : FABBRICAZIONE , COLLAUDO , APPLIl)
CAZIONE - Contrammiraglio ETTORE BRAVETTA (con 13 illustrazioni)
43
VII . - PER LE INDUSTRIE MERIDIONALI : L 'IMPIANTO IDRO -ELETTRICO
DEL VOLTURNO - lng. Prof . L U IGI l.U IGGI , già Presidente della Sol)
cietà degli Ingegneri e Architetti Italiani (con 6 illustrazioni) .
65
VUI. - PER LA MIGLIORE UTILIZZAZIONE DEL CARBONE - Ingegnere
71
E . MONACO •
IX. - L' IMPORTANZA DELLA BIETICOLTURA PER L' ECONOMIA NA l)
74
ZIONALE - F ELICE GARELLI, del Politecnico di Torino .
X.
GLI ALLORI RACCOLTI DAGLI AUSTRIACI NELLA « STRAFEEXPEDITION ,,: LA DISTRUZIONE DELLE CARTIERE ROSSI.
l)
76
DI ARSIERO (con sei illustrazioni) .
Xl. - VERSO LA PODEROSA ORGANIZZAZIONE DEGLI INDUSTRIALI 1T AL/ANI : UNA NOBILE E PRA T/CA PROPOSTA DEL DOTTOR
E . LEPETIT .
»
79
XII. - LA P/U' GRANDE INDUSTRIA RURALE /T ALIANA - ARTURO MARE» 81
SCALCHI , Presidente della Società dei Viticultori Italiani .
XIII. - GLI ST ABILIMENT/ ENOLOGICI DEI FRATELLI FOLONARI (27 ill.)
»
83
XIV. - L 'INDUSTRIA /T ALIANA DELL'A V/AZIONE - Le / . /. / . . . . . .
» 97
XV. - TRA LE GRANDI INDUSTRIE DI TORINO : LA « S . I. A .» (SOCIETÀ
/T ALIANA AVIAZIONE (con cinque illustrazioni) .
» 101
XVI . - LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE - III. CIO'
» 105
CHE SI E' FATTO E CIO' CHE SI DEVE FARE - lsmoRo RE:GGiò .
XV1lil. _ RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE /T ALIANO (Mese di
» 115
Giugno)

-

(Proprietà letteraria)

I...=-----:=- ---

CINGHIE MASSONI-MORONI
(FAMA MONDIALI:)

Manifattu·r a Italiana
Cinghie Massoni & Moroni • Milano

L

I.I.I.

L'ITALIA DEVE
FARE DA SE
Terna unico per le presenti e future discussio;::
n.i sui trattati di commercio e le tariffe doganali
La Camera dei Deputati ha avuto la bondi occuparsi in questi giorni della più
importante questione del nostro domani :
1 questione doganale.
Trattandosi di un problema fondament le e che coinvolge i più profondi e vitali
interessi dell'intera nazione, gli egregi
uoi rappresentanti se la sono sbrigata in
v nti minuti.
La solita allocuzione sull'infallibilità
d 1 dogma liberista pronunciata dall'on.
Ìretti, l'immancabile salivazione socialit contro il protezionismo, ovverosia il
vivaio dei « pescicani )) dell'industria; un
di orsino del Ministro della partita per
il rinvio degli studi alla commissione ; e
ni nte di più.
P r queste ed altre simili fatiche parlam nt ari, il popolo italiano spreme ogni ann d lle sue doviziosissime tasche tre mili n · di lire.
B n poca cosa in verità in confronto del
·zzo miliardo annuo con cui il medesipolo mantiene quell'altra grande scu•
(il termine è forse un po troppo pre•
so) che si chiama Burocrazia.
ritornando al problema dei futuri
t r t ti di commercio, ci sia permesso di
, i.ungere qualche seria considerazione
frivolezze scambiate anche su questo
m nto a Montecitorio.
i non siamo nè protezionisti nè liber I ti, n' socialisti nè conservatori.
I 'on. Giretti ama la sua scuola che gli
t

1

ha conferito rinomanza : l 'on. Modigliani
ama il suo partito che gli ha dato la medaglia.
Noi amiamo qualche cosa di più importante: amiamo l'Italia che non ci ha dato
niente alrir~."fuori di un po• d'acqua lustrale
e a cui nulla mai domanderemo oltre a
due metri quadrati di terra.
Sì; amiamo l'Italia, I1Italia soltanto.
Perciò la vogliamo forte.
E per averla forte la vogliamo indipendente, vale a dire, IN CONDIZIONI DI
ON AVER BISOGNO DI NESSUNO,
ossi-a DI POTER PROVVEDERE A
TUTTO DA SÈ.
I futuri trattati di commercio e le con•
seq_u enziali tariffe doganali non possono
concludersi - chiunque siano i negoziatori e i contraenti - che sulla base di questo unico principio.
La guerra ha denudato brutalmente tutte le umilianti piaghe del nostro paese che
ERA INDIPENDENTE SOLTANTO DI
NOME.
Feudi stranieri, le banche.
Feudi stranieri, le industrie.
Sino al 23 Maggio· 1915 due terzi della
(( libera)) Italia hanno vissuto con le briciole elargite dagli stranieri.
Con uno sforzo disperato, che dura da
due anni, ci siamo liberati quasi totalmente da una situazione che ci avrebbe ricondotti o prima o poi a un nuovo servaggio.
Per far piacere all'on. Giretti o alron.

LE I . I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Modigliani. il paese tuttora ansimante
nella terribile fatica. dovrebbe dunque di
nuovo tendere il collo al giogo economico
di altri popoli?
Meglio la disfatta. allç>ra; meglio la sven~ra che una simile dedizione.
' Poichè noi sarà bene dirlo alto e
chiaro - non abbiamo fede che nelle nostre sole forze.
1
Gli alleati d oggi possono essere gli avversari di domani e quelJo che oggi ci vien
dato in cambio di quel1o clie possiamo dare, ci f,uò essere domani negato.
1 1
PERCIO L ITALIA DEVE METTERSI IN .CONDIZIONI DI NULLA DOVER
DOMANDARE A NESSUNO, di potere.
cioè. fabbricare in casa propria qualunque cosa occorra al vivere civile di tutti i
suoi :figli.
Sotto questo aspetto l 11 talia sarà, dopo
la guerra, la nazione che più d •ogni altra
si troverà in buone condizioni in quanto
più d'ogni altra prima della guerra ricorreva per il rifornimento dei propri mercati. ai mercati stranieri.
1
La guerra ha ravvivato un infinità di focolai di produzione che erano prima semisoffocati dalla invasione straniera a cui i
negoziatori dei vecchi trattati avevan spalancate tutte le porte . Nuove industrie, per
la medesima ragione un tempo inesistenti,
sono nate; sicchè le -urie e le altre, assolti
che siano i compiti bellici, potranno rivolger e le loro energie a satollare tutte le esigenze dei mercati interni. che non avranno più bisogno. così, di gettare miliardi
d'oro ogni anno oltre Alpi ed oltre Oceano
p e r procurarsi quanto prima mancava.
E )a produzione italiana troverà prima
di t utto in Italia il-suo naturale collocamento, s e nza l 1ansia di dover cercare mercati
stranieri, come dovè tare - per eccesso
- la produzione germanica, provocando
l'odierno immane con-flitto.
Se dunque, per mettere in g'rado l 11talia

= = - = = _ - __

di potersi fabbricare in casa propria tutto
quanto le occorre. si dovranno erigere muraglie doganali; ebbene, si erigano senza
esitare. sia per tutelare le industrie troppo giovani o app e na nate, sia per mantenere una ragionevole prosperità ad altre
industrie che altrimenti perirebbero.
Nè a questo riguardo si ricominci a salmodiare le solite geremiadi a pro dei consumatori.
Questa vecchia gabbana indossata di
tanto in tanto da una scuola di economisti
democratici da bazar, è ormai unta f;! bi1
sµnta dall uso .
Che importa che i prodotti o le merci
siano a prezzo alto?
Quello che importa è che siano alti i
salari; quello che importa è che i mezzi
di sussistenza o di guadagno di ognuno siano in proporzione al costo della vita.
1
L operaio se ne in-fischia che il pane co•
sti magari una lira il chilo quando egli possa calcolare su un guadagno di quindici
lire al giorno. Non se ne in-fischierà affat•
tò, invece. e si rivolterà se il pane dovesse
costare dieci centesimi ed egli non ne
guadagpasse che ottanta.
Bisogna mettere in grado le masse di
guadagnare di più, non già di far ribassa•
re il costo della vita.
Le nazioni più forti e più progredite 1
citiamo gli Stati Uniti d America - sono
quelle nelle quéJ.li i prodotti si vendono ai
prezzi più alti.
1
S ispirino i nostri rètori alla realtà; e se
voglion copiare, come è loro costume ·_
prendano a zyiodello quella vera, sana, moderna, libera democrazia
che prospera in mezzo al lavoro - non in
mezzo alle chiacchiere nell 1America
de~ Nord e lascino una buona volta da parte la vecchia chincaglieria inglese, francese o tede ca, con la quale vogliono mantenere aperte tutte le bottegucce ideologi1
che d ltalia.

Le I. I. I.

~~~aa-~~aM~~~~~~~a~aMM~
PIONIERI DI
ITALIANITÀ

ANNO II~ N. 12 . ~ ·
1° AGOSTO 1917 . ~

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I Ilo della. Copertina. del 2 ° numero della. nuova. _
R ivi.sta. "L' ESPANSIONE ITALIANA 11
edita. da.11' " Istituto .Editoria.le Italia.no 11

Abbonamento annuo L. 10 Cortolina v o glio

Estero L. 12.50

oll' ISTITU TO EDITORIALE 1TALIA O - MILANO - Piazzo Cavour, 5

Cesa.re Goldmann
Presidente del Circolo per gli inter essi industr ., commerc. ed
agricoli di Milano - Membro della Comrniss. Reale per lo studio del reg ime econom.-doganale e dei Jratlati di commercio.

L' industria. ita.lia.na.
rivela.io a. sè s tessa.
Se il demone dell'ambizione guerresca non avesse morso la Germania, se il Kaiser non fosse
stato avviluppato nei lacci della demenza panger•
manista, provocando, ,n el 1914~ la catastrofe immane, che insanguina il mondo. noi ci saremmo
probabilmente trovati un bel giorno, fra dieci,
forse quindici a-nni, quasi s·enza accorgercene, in
istato di ,completa prigionia economica v.erso i tedeschi.
Ci volle la guerra, col suo brusco e dolorante risvegl1o. a darci la sensazione della subdola. ma
continua. pertinace, profonda, .i nvasione che la
Germania andava facendo n ,ei •nostri mercati, sì
da spadroneggiarvi, n,onr solo per l'introduzione
delle sue merci, che, favori te anche dallo sleale
sistema deJ. « dumping >> , soppiantavano vantaggiosamente quelle di nostra produzione e ne pa•
ralizzavano così la produzione st•e ssa, ma anch e
assoggettando a sè una parte delle stesse nostre
industrie che troppo tardi si SOtiliO poi accorte come mancasse allo svolgersi regola r.e della loro
catena di continuità, um an,ello che era r imasto in
tedescheria.
Ora è necessario prepararci utilment e e rapidamente :a riguadagnar.e il tempo perduto, ed uno
de•i problemi più gravi ed urgenti v uole ess ere
indubbiaanenite quello della valorizzazione delle
r icchezze del nostro .suolo e della potènzialità
delle nostre ,industrie, specialmente nei r iguardi dei nostri scambi coll'estero.
Occorre a tal uopo il concorso, non solo di tutte le energie fattive .del Paese, ma anche quello
di una consapevole forza di volontà da part,e del
popolo.
L'attenzione delle masse, quasli ,indifferente
biniora allo svolgersi dei problemi e dei f att,i economici. incomincia ora a ridestarsi perchè sente
e tocca con mano 'le conseguenze recate. n.o n solo nel campo industriale, ma anche nell'ambito
dell'il!lJdividuale economia, d,all,a difficoltà, pe:.:
non dire l'impossibilità, di ritrarre corren.t emente dall'estero materie prime e manufatti dei qu ,124

com.mercw
importazione erav mo
Non è senza prov r
to ,che si po
nostra bilanci
Le nostre
no 1916, un
esportazioni
lire; donde
ciale di b e n
Il fonom
anche im
zioni ecc
però del
.il dislive
continua
Prendi m

Dice

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1905 il
a L. 2
1.713.5

L. 471.
pidam
arr.iv no:
nre l 190

)) 19 7
» 1908
» 1909

di

i ut ri.
u

i un Selllso di sgomen•
n iderare Le cifre della
oll'e tero.
r sentano, nell'an35.075. mentre le
he a 2.293.952.367
bilancia commer•
no tro svantij_ggi..,.
ntità alle importaalla guerra. non è
' è da molti ,anni che
zioni e le esportazioni
n moto costante.
• qualche cifra per ren·
della gravità del f eno-

oni ammontavano a lire
azioni a L. 962.600.353.
414.686.080.
O, vediamo le importamentre le esportazioni
on uno squilibrio leg352.680.312 ~ ma nel
i ' un'importazione salita
e portazione di lire
enta uno sbilancio di
io te o sale poi raevoli differenze che
a

))

L.
741.834.774
» 1.094.133.602

» » 1.191.051.352
)) » 1.208.753.985

per ,sc e nd e re poi n el 1910
a )> 1.148.94 .885
risalendo poi ubito ,n el 1911 a >> 1.171.828.854
e nel 1912 a
>>
1.289.425.524
Abbiamo un piccolo miglioramento nel 1913
con uno sbilancio di L. 1.074.727.638 ed uno più
sensibile, dovuto al periodo della nostra neutra-

L'INDUSTRIA ITALIANA RIVELATA A SÈ STESSA
' , nel 1914 con uno sbilancio di 720.000.454; ma
uerra ci spinge poi subito agli impressionanti
,li livelli del 1915 che segna L. 2.184.210.469 e
ti 11916 già accennato pjù sopra, di 3.164.882.708

lir .
non è certo a sperare che l'annata in corso
per darci il conforto di un miglioramento!
on è lecjto naturalme1I1,t e pretendere di sall re le cifre delle importazioni con quelle delle
porta:z.ioni, perchè gli Stati ricchi di certe mat rie prime (f,e rro, carbone, cotone, petrolio, gomm , ecc.) si troveranno sempre, sotto questo rapr rto, in condizioni di superiorità verso gli altri
tati che di quelle mater~e prime devono ess•ere
rso di essi tributari, ma sappiamo tutti com.e i
I :6.cit, per quanto concerne l'Italia, si saldas,seo, oltre che col valore delle nostre esportazioni,
· gli ~ntroiti che a noi derivava.no dall'industria
I i forestieri, dalle rimesse degli emigranti, da.i
proventi dei •noli del nostro naviglio, dagli interes. e dagli utili di cap.itali impiegati ,all'estero, eicc.
., tutte soi,genti durante la guerra pressochè
·n ridite.
Il problema, per quanto sia andato via via agllr •v iandosi, 1non è stato tale hn qui da .impre-s sion re eccessivamente, perchè il e aumentate imi' rtazioni dall'estero erano anche indice della ac•r sciuta ric,chezza del Paese e l,e differenze s~
• ldavano relativamente bene, ma oggi esso -si
,ff rma in tutta la sua imponente gravità.
Perchè noi dovremo ora provvedere, non solo
rifornimenti normali delle materie prime, che
,., ono indispensabili, e, purtroppo, alla introdui ne che continuerà, malgrado tutto, di molti arti oli anufatti anche di lusso, alimentando così
,I biti sempre nuovi, ma dovremo pensare altresì
l pagamento graduale dei debiti enormi contratti ll'est,ero durante la guerra per ingenti acquii di materiale bellico, di derrate, di bestiame,
,li rticoli vari di consumo, e provvedere a coprire i noli elevatissimi dei quali per lungo temr
ncora saremo debitori al naviglio stranie.r o,
m ntre le e,n trate che in passato potevano consi1 r rsi normali, provenienti dall'industria dei fo.
tieri e dalle .rimesse degli emigranti, subiranno ncora per lungo tempo una ,sosta dolorosa. I
I 1t i la ciati dalla guerra non si rim.arg'inerianno
facilmente da r,iaprire subito le correnti mirie dei viaggi di lusso, nè sarà possibile una
rron , vasta ripresa delLa nostra emigrazione alt ro, data la scarsità di main,o d'opera cli cui
Cl
,,i remo anche in I tali a.
'altronde, l'industria dei f,o resfuer.i e l'oro
I ,li migranti rappre sentav,ano ancora per noi

r

uno stato di sudditanza verso lo straniero e quasi il ricordo di un'Italia d'altri tempi, quando essa poteva offrire al mondo soltanto il suo bel
cielo, il bpore del suo clima, le sue meraviglie
,artistiche. Oggi la stessa nostra dignità, sia detto con tutto il rispetto giustamente dovuto a coloro che si dedicano all 'industr.ia de.i forestieri, ci
impone di perdere la poco simpatica caratteris t ica di sembrare soltanto i locandieri e gli affittacamere dell'universo, o di .apparire quasi 1 moderni negrier.i col trasporto all'e-s tero del lavoro
delle braccia italiane.
Più alto, più arduo, vuol ,essere il compito dell'Italia nuova, e più degno di quella virtù di nostra gente che le novelle glorie hanno fatto meglio rifulgere.
Quali dunque i me.zzi per provvedere alla estinzione, sia pur graduale, degli oneru che sono
venuti accumulandosi, e continueran,n o ad accumularsi sulla nostra bila.ncia commerciale?
Il pensiero ricorre subito spontaneo alla necessità di un 'energica ripresa, anzi di una vigorosa inten,siiicazione del1e nostre esportazioni a11mentandon1e l'espansione nei limiti del possibile. Questo sembra anzi, da qualche tempo, il leitmot,"f al quale sono intonate le frequenti concioni nelle riunioni pubbliche e nei discorsi parlamen·tari, il concetto cui s'informano le circolari
d·ei miniistri, ed .i programmi delle conferenz.e economiche.
V ero è che, di :banco alle parole ed ai discorsi,
non mancano i f.atti concreti, ,e le promettenti affermazioni dei nostr,i industriali che gli sforzi
oggi volti alla difesa nazionale sapranno certamente inte nsificare domani alla conquista de i
nuovi mercati.
Le difficol t à inaudite dei momenti attuali non
sembrano impacciar,e per lo meno gli studi per
,il nuovo àssetto e la preparazione per l'avvenire.
E questa fiducia che le nostre industrie manifestano nelle proprie forze e n -e lle proprie iiniziative, è il più alto auspicio per le future vitto.rie
che le attendono nei campi incruenti della libera,
leale concorrenza.
Ma di pari passo al problema delle esportazioni il nostro studio vuol essere rivolto all'argomento non meno grave delle importazioni.
Molto si è disc,orso sulla necessità di limitare
le importazioni; molti begli articoli abbiamo letto in argomento, e molti discorsi eloquenti abbiamo ascoltato. Ma quali ,i risultati pratic:i :bnora
conseguiti?
I divieti d 'impoll"tazione emanati da•l governo,
d e t e rmiinati f ors e più da ragioni di politica in ter -

25

LE I. I./.===== ============ ========= ====== == ======
naz.ionale che non dal severo intento di una re:'\•
le ,restriz.ione dei consumi, sono rimasti quasi lettera morta, perchè il governo stesso si è affrettato per il primo ad annullare praticamente l'efficacia dei suoi decreti jJ giorno dopo quasi di averli emanati, concedendo molte, troppe delle esenzioni che gli venivano richieste, e senza limitazioni speciali per gli articoli di lusso.
Basti, pe:::- esempio, accennare come, dopo avere appena proibita l'importazione dei vini di
lusso in bottiglia, a pochi g,iorni di distanza si sospendeva l'applicazione di tale disp-0sizione i)er
il vino di Champagne, che durante l'inverno 19161917 vemirte introdotto .in Italia a vagoni completi, in misu,r,a tale da intien&ii{icarne ii.I consumo come forse rare volte era avvenuto nei periodi precede,n ti la guerra.
Tutta l'artificiosa legislazione econ-0mica dello
stato di guerra risente del resto talmente della
precipitazione con la quale è stata cr,e ata e delh
transitorietà della sua efficacia, che degli esempi potre-bbero ripetersi all 'inlinito; ma non è il caso di muove~·e per c.iò rampogna troppo aspra al
governo, dovendosi lealmente riconoscere le difhcoltà e le conseguenti inefficacie di una improv•
visata legislazione di guerra.
D',altro lato non bisogna dimenticare -che pa•
rallela al rigore della legge, dovrebbe svolgersi
la buona volontà dell'individuo, il che non sempre purtroppo av"\·ie:ne.
Ed anche il" questo doloroso episodio dell'importazione dei generi di lusso, continuata pure
durante la guerr a, va tenuto conto del torto che
spetta al singolo consumatore, che tratto anche
sulla via della tentazione da un improvviso ben essere economico, e.r eato, almeno .in certe regioni e per certe classi della popolazione, dalla
guerra stessa, non ha saputo resistere al desider.io di acquistare prodotti esteri in.on strettamente necessari e comunque altr.imenti sostituibili.
Certo non passa pe,r la mente il pensiero di.
chieder,e, che a reg·olare ed ,a limitare le imrortazioni, abbiano ad essere .mantenuti ain,che dopo la guerra degli speciali divieti.
I crifori determinanti della nostra politica e·
conomica dovrebbero tene,r si egualmente lontani
da quegli eccessiv.i prote.z.ionismi che dall'epoca
di Colbert hno a quella di N apoleonè III hann.:,
caratterizzato il regime doganale france.se, e da
quei principi rig·. idamente liberisti che da Cobcletn
hno ai giorni nostri hanno guidato la politica doganale inglese, la quale ha imparato però essa
pure dalla guerra attuale, come una 1:agionevole

26

protezione s •imponga ai prodotti del proprio Pae13e, e quanto sia necessario tenersi egualmein,t e
lontani dagli estremi del protezionismo assoluto
e. da quelli del liberismo eccessivo. Anche in economia come in politica, come in ogni manifesta•
zione della vita sociale, bisogna diffidare degli
estremi, e la · massima sana che « in medio stat
virtus » dovrebbe presiedere sempre og'.ni a:z:iorue dell'uomo pensante.
Occorre che la limitazione delle importazioni
sorga nel dopo guerra quasi automaticamente per
virtù propria, f avor,endo così lo sviluppo naturale
'delle nostre produzioni che non devono matura•
re artihciosamente quali frutt.i di serra mediante
esagerate protezioni doganali.
Lo sforzo ed il sacrihcio individuale dovrebbero fe.ndere di continuò a qwesto scopo, sia pure
quando ciò co.sti la rinuncia a tende,n:z:e invertera•
te, ad abitudini di lusso, a tradizioni di poco edihcante snobismo.
Bisogna che ci persuadiamo tutti della necessità di ricondurre il ·nostro tenore di vita a maggior semplicità di costumi, di ispirarci a quella
sobr,i età che è se,m pre compagna di o~ni sana e·
nérgia, di rinunziare ad ogni spreco .inutile e ad
ogni vana ostentazione di lusso: così lo sforzo .e •
sercitato dai singoli avrà virtù di riprodursi in
un vantaggio d'interesse generale.
A meglio accentuare l'importanza del fenome•
no qui rilevato si compiaccia il lettore di fare con
noi una rapida scorsa attraverso la statistica delle nostr e importazioni nell'ultimo a•n no, prima
dello scoppio detlla g'uerra europea (1913), quello
ioè che può fornirci delle cifre attendibili perhè non ancor alterate dallo stato di guerra.
L'esame di queste cifre, che porremo in raffron.
to on quelle eg'n ate d talune industrie nostre
nel periodo immediatamente successivo, quand,,
rimas e par liz:z: t sui nostri mercati la concor•
ren:z:a straniera, e quella tedesca in .ispecie, perm ette di trarre qualche ·-conclusione, non priva
forse di interesse, e tale da rivelare anche cert.e
virtù nas coste delle nostre produzioni e del nostro lavoro, rimaste :funora quasi ignorate.
Così, daJ cozzo di questa tragedia immane, che
ha colpito il mondo, scaturirà per noi, msieme alla consacrazione del valore .italiano ed all'assicurata integrità delle nostre frontiere, la hducia
nella 'potenzialità di lavoro di cui siamo capaci.
L'industria italiana deve incominciare a rivelarsi
coscientemente a sè stessa, per procedere poi ardita e forte alla conqui.sta del posto che le spetta anche nel campo mondiale del lavoro.
Vedi.amo, ad esempio, la voce delle coto-n erie,

L'INDUSTRIA ITALIANA RIVELATA A SÈ STESSA
pure la produzione italiana si è già hrillanCi troviamo così di fronte a industrie quasi imaff ermata su quasi tutti i mercati del provvisate nella loro presente potenzialità, tanto
da venir fatto di chiederci se il loro mancato sv.iè possibi1l.e non stupirs.i, leggendo eh ~ luppo precedente sia dovuto più -a maincanza di
l,l i mo imp-~ tato per 5 milioni di -filati cucirini, iniuativa da parte nostra, che a deiìcienza di eli ui quas:i. :metà da.lla Germainia, quando la no- qua protezione o ad abuso di c-o ncorre,n2-a stra•
I r produzione s.i afferma iinrve·c e vittoriosamen- niera (dumping).
Probabilmente tutti e tre questi èoefficienti
in questo articolo su altri mercati?
come spiegare una importazione di 4 milioni hanno influito a far sì che queste industrie si assuti di cotone stam{,ati, di cui oltr,e 2/ 3 dal- daigiassero inerti .in una .s ituaziorue quasi rachitiGermania, quando l'industria dell~ coton,e -r ie ca, qua.nido eisse i,n v-e.ce - ed i f,att i ora lo dimoI mpate è una di quelle che maggiormente han- strano - racchiudevano in sè il g1eirme dii tanta vin affermato Ja produzione italiana sui mercati talità.
d 1 mondo intero?
Vogliamo accennare ancora al fatto sintomatibbi,amo poi per oltre 5 milian·i cLi tessuti di co- co dell'espruitazione dei nostri -filati di cotone
tn11e ricamati; per oltre 2 milioni di tulli di coto- greggi, salita per i iìlati semplici da 23 ia. 48 m~lio11 • ricamati; per quasi 3 milio,n i di calze, guanti ,nu. e, per quelli nforti, da 6 a 32 milioni.
• maglie di cotone; pe~ circa 4 milioni di ,pizzi e
Ma procediamo olt.re nelle nostre .i:nvestigaulli di cotone.
z1on1.
interess•~nte vedere ora quale sia stata in
Ed eccoci a.i velluti di cotone, dove la nostra
tne te poche voci l'utilizzazione dell~ nostra po- importazione sce-n de da L. 2.950.240 nel 1913 ·a
t n2-ialità industriale, e,serc.itatasi durante il pe- L. 2.099.665 nd 1914 ~ a L. 515.240 nel 1915, e 6., i do della neutralità e durante quello .è:lella g'uer- .nalmente a sole 367.350 nel 1916, mentre con, , quaindo, ma,ncando la concorrenza straniera, temporaneameilllte la nostra espo.rta.z ione sale da
pecialmente quella tedesca, i prodotti nazio- L. 580.900 nel 1913 a L. 845.010 nel 1914, e con
li non solo hanno bastato a sopperire alle esi- uno sbalzo enorme a L: 9.227.030 nel 1915.
n:e del consumo interno, ma nonostant,e 1e difAbb.i.amo toccato così di alcune lacune proprie
oltà del periodo eccezionale, hanno potuto ini- della nostra industria -c otoniera nei riguardi dei
i re ain-ch.e la conquista di altri mercati: e tro- noski éansumi interni.
remo così che l'e,sportazione dei :ruostri -filati
Altre però, e non meno ,e .igniiìcative, se ne pos•
,•et irini da L. 700.000, cui ammontava nel 1913. sono incontraire a carico di alt:r-e industrie, farse,
lita nel 1915 ad oltre L. 7.000.000, per appros- più aincora che quella deii manuf.atti cLi. cotone, coimarsi ancora a questa cifra nel 1916.
nosciute ed apprezzate .in tutto il mondo come itaei tessuti di cotone stampati, pur non ·a vendo liane per eccellenza:
potuto ~anfo,nere le cifre di avanti la gueirra, per
Basterà acc e nnare a questo proposito alle no•
l' t v e uta chiusura dei mercati orie,n tali e bal- stre importazioni di ma'nu/atti serici:
• ni i, abbiamo visto salire gradatametnte la no- Nel 1913:
cifra da L. 25.497.108 nel 1914 · a 32.200.350
T essut.i pur.i e misti, lise.i, operati,
nel 1915 e a L. 38.643.461 ,n ,el 1916, oltre ad colorati e stampaiti
L. 13.420.003
re sopperito a tutto il fabbisogno interno.
Velluti di seta e misti
>>
7.391.498
i tessuti e tu71i di cotone ricamati, dove eraT ulli e pizz.i di seta
))
6.234.389
in così larga misura tributari dell 'este,r o, la
GaJ.l0111,i e nastri
>>
4.331.878
o tr esportazione si ,affemna: nel 1914 con lire
Oggetti confezionati in seta (sciarl < .500; iri.el 1915 con L. 2.373.000; nel 1916 com. pe~ camic.iofe, abiti, ecc.) per l'~mpresI,... 866.500:
sionante cifr.a di
)) 9.969.282
ltrettanto sintomatico è .il re,sponso eh.e e.i dà
S~rebbe cosa triste l'Ìandare qui adesso la stol,
e delle calze e guanti di cotone a maglia, ria di cer te iniziative sorte per la ,c reaz.i on,e d.i u•
I, la cifra deUa nostra ·esportazione sale d'un na moda ii•t ·a lia.na, qua,s i éhe, superando . us.i ed aI, al x. , dall,a me'schi:niità d ,i L. 650.550 nei 1913, ,a[- bitudini ormaii secolari, fosse possiibile restrin•
l' imponente cifra di L. 3.939.459 nel 1915.
gere la moda -entro i conhni paesani oggi, quan1 rettanto avviene de~ {,izzi e tulli di cotone, do per,siino i cinesi e gli abissini hanno l'ambiuoil , , da sole L. 687.000 nel 1914, si sale crapida- ne di vestir.si coi costumi disegnati d.ai sarti d,i
m •nt a L. 7.008.Ì00 nel 1915, per raggiungere la Londra e di Par~g,i e magari di Berlino e di Vien.
.
na,
• 1 ,. 1 mag'nilìca di L. 9.004.300 nel 1916.

27

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - Ma più tniste ancora è .il dover constatare come, perbno in questi duri anni di guerra, mentre
il fatale andamento dei corsi ,s vilisce gravemente
la nostra moneta, Ja moda estera ostiiniatamente
importata, e servilmente copiata da noi, induc e
le nosttie d0111.n e ad indo,ss,ar,e talune s·toff e in seta che l'Italia, il paese delle gloriose tndizioni dell'industriia serica, è costretta ad importare di fuori.
Eppure, abbiamo una prova magnifica della vitalità di questa nostra industria, osservando ch e
l'esportazione d ,e i tessuti di seta puri e m1·sti, Ì1°•
sci ed oif,er.ati o stampati, è salita da 67.102.736 lir ,e ,nel 1913 a L. 89.442.188 nel 1914, a 123.777.067
li:rie nel 1915 ed a L. 126.246.i55 nel 1916.
L'eloquenza di que,s te cifre è tale, che nessuna parola val"'rebbe a meglio ,i llustrarne la portata!
Ma procediamo nel nostro esame compara-tivo
e trov;eremo che i velluti d1· seta e m1°sti .sono saliti essi pure nella cifra di esportazione, dalle
mesohme L. 666.026 nel 1913, a L. 1.145.703 nel
1914, a L. 1.621. 559 nel 1915 e a L. 3.784.895 nel
1916; e così i tulli e pizzi di seta, da L. 330.047
nel 1913, ,a L. 428.520 nel 1914, a L. 1.820.681 nel
1915 e a L. 6.583.570 nel 1916.
I galloni e nastri, da L. 8.609.406 nel 1913, a lire 7.609.464 nel 1914, a L. 11.939.839 nel 1915 e
a L. 14. 291.711 nel 1916.
Qualcuno osserve,r à che su tale incremento di
cifre ha contribuito anche l'aumentato costo della merce, nè l'osservaz.ione manca di fondamen•
to, ma l'aumento dato dalla cifra delle esportazioni eseguite è talmente magg.i ore di quello che si
può attiribuire all'aumenta-to costo effettivo della
merce, che ciò nulla toglie all'evidenza delle con•
siderazioni che ci siamo sforzati di qui ,s volgere.
E d'altronde la statistica doganale che, oltre al
valore, indica la quantità delle merci importate
od esportate, prova ad evidenza Ja ,r ealtà del nost:ro asserto. Del resto poi si assicura che le statistiche doganali ,a tutto ~l 1916 vennero compilate sugli stessi aloTli unitiari adottati nel 1913.
Chi per poco conosca o sappia distinguere dalle volgari ,i mitaz-ioni germaniche gli splendidi no•
stri velluti del Geinovesato, della Lombardia e
del Piemonte; chi abbia constatato come, dopo
scoppiata la guerra, e chiusa la frontiera germanica, ~ consumatoni esteri sia.no v,enuti in Italia
a cercare te.ssuti di seta e velluti, e tulli, e passamanerie, e guernizioni di ogni sorta: di seta, di
lana e di cotone, che a molti mercati, e segnatamente ·_a quello jnglese, erano prima quasj esclusivamente forniti dalla Germania, è tratto a

28

- --------- --- - - -- =--- - -

por.si la domanda ,del come e del p,erchè vi siano
da noi delle industrie così sane e così vitali che
sono rimaste per tanto tempo assorte quasi in
una specie di torpore , senza pTogredire, senza ~volversi, senza adattarsi ai 1nuovi tempi, senza
comprendere l'opportunità di provvedeire su vasta scala alla produz.ione di articoli, meno pre•
giati certa.me nte di quelli classici, ma di un consumo così grande da avere per .mercato il mond,:>
intero?
Il maggiore .impulso recato dalla guerra ,alle
•nostre industrie, si è verificato però, come era
ben naturale, •in quanto esse avevano di più diretto collegame111rto con la produzione del materiale bellico.
Le .statistiche del nostro movimento commerciale, ,anterior,e alla guerra, ci permettono di valutare in cifra tonda a circa mezzo miliardo di
lire la importazione annua di materiali metallurgici e me,c canici, e ad ,oltr,e 100 mil.i oni quella dei
prodo-tti chimici!
La rapida, meravigliosa evoluzione, subìta dalle nostre industrie siderurgiche, metallurgiche e
meccaniche, nonchè dalle industr.ie d,ella chimica, se ha dato all'Italia .iini guerra la fierezza di
bastia.re .a sè stessa, è staita pe,r ò tale che ora si
affaccia in tutta la sua imponenza il problema
della trasformazione per il dopo guerra dei nuovi impian·ti e delle nuove lavorazioni che in paese si sono venute creando.
M a l'iniziativa e la genialità di cui seppero d·a r
prova luminosa ,gli industriali durante la guerra
ed i loro collaboratori, dai tecnici agli amministraitivi, dai capi-fabbrica agli operai, lasciano
prof onda la fiducia ne•gli animi nostri che l'evo•
luzione saprà gradatamente e-ftettuarsi, così che
.il passaggio dallo ,s tato di guerra ,a quello di pace
avvenga e si compia seinz.a troppo gravi sconvolgimenti, nel procedere costante di un lavoro ut;.
le e proficuo.
Una del1e questioni che maggiormente pr·e occu pa è quella dell'alto costo del combustibile,
che irapprese111ta pur esso una cifra imponente nel
passivo della nostra bilancia ccm.merciale ( circa
374 milioni nel 1913 e circa 670 milioni nel 1916
di solo carbOln f assile).
Ma qui dobbiamo fondare le nostre sp,eranze
sopratutto su una •rapida, maggiore utilizzazione
delle en·ergie idrauliche delle quali è ricco il nostro paese, per vederci gr,adatamente affrancati
dal ponderoso contributo dell'importazicme del
combustibile dall'estero.
Il risveglio dell'energi,a nazionale, determinato dalla guerra, non sarà senza liete conseguen-

L'INDUSTRIA ITALIANA RIVELATA A SÈ STESSA
n he in questo campo, e v-ediamo in f.atti che
Vogliamo rap.idamente tocca,re di altre induda un lato si sta iniziando un migliore sfrutta- strie nostre, che la guerra hia dimostrato suscet•
n,to dei giacimenti fos.sili •esistenti nel nostro tibili di largo sviluppo, e che gli inse,gnamenti deu lo, si inten,s ihcano d-a ll'altro gli studi e le iini- rivati dalla guerra potranno ,avviare a tnuovo in• t.ive per un maggiore in•c remento nello svilup- cremento, per poco vi contribuisca la necessalI'ia
po delle nostre risors,e idroelettriche, per affret- forza di volontà.
1 r
così nel tempo steis.so la risoluzione di d:ue
Accenni9.1Jtlo di passaggio ailla fabbricazione dei
lt.·i mag'g,ior,i problemi che pT1eoccupano le menti prodotti chimici; e s.pecialmente a quella dei coI i nostri ,economisti e dei nostri uomini di Stato: lori, che può già dirsi una deUe conquiste derivailo d.i fornire i baciinii d'acqua alle tante reg'io- t.e dalla guerra.
he ne sono sitibonde, accr.esceindo così la ricAnche la concia rapida varrà a dare notevole
:z.:zia ag'·ric-o la del Paese, e di dotare in pari tem- impulso all'industria delle pelli concie, la cui
p di energie nuove l 'asc·e sa crescente delle- no- .importazione saliva, prima della guerra, ad un
tre industrie, per liberaTle poco a poco dalla sog'- qualche cosa come 50 milioni all'anno.
%-ione d,el ca,rbone nero.
Dall'affermazione di questa indust-r.ia deriva
Un'altra .~ ndustr.ia che la guerra ha ll"ivelato a poi un naturale incremento in que.Ua delle cali in tutta la sua imponenza, è quella della lana. zature, nella produzione delle cinghie di trasmisGià prima della guerra le nostre stoffe di 1an-a sione, nella f.abbrwazione de~ marocchini, che trov ano raggiunto un notevole .grado di perf ezio- va;n,o largo campo di .applicazione anche nella 60n , e specialmente quelle da uomo, prodotte nel r~te nostra industria dei cappelli.
Biellese e nel Vicentino. cominciavano a contenMa molte altre poderose •affermazioni :riman•
ei re ,s ui merc.ati il passo alla produ:z.ione stra- gono ancora a~erte all'indus.tma iitaliana.
ni ra.
Un,a grande industria, che si è splendidam.en•
Ma ,il maggior sforz,o compiuto da questa indu- te affermata da noi, è quella .d el materiale rotabitria durante la guerra, oltre ad averle aissicu- le, dove, si.a pe:r le locomotive come per i carri e
r t bendici notevoli, la condurrà rapidamente per le c'arrozze, I ',i ndustria straniera può Titenercl affrontare, con rinnovata energia, la concor- ~i ormai, ,n,on solo completamente battuta sul no, nza. .straniera in un prossimo avvenire, affram~ stro meroato, ma ~n condizioni di quasi inferiori· ando così il Paese da un peso di i.mportaz.icme tà contro la nostra produzione ,anche sul mercato
·h prima della guerra r aggiungeva la cifra in- in ternazionaJe .
. ,. dibi.le di ben L. 52.000.000 di sto/f e di lana,
La di.struzion,e avvenuta delle officine della'.;
I lle quali, si noti bene, oltre a L. 20 milioni era- Francia e del Belgio, e la impossibilità che, per
importate dalLa Geirman.ia.
qualche genera.z iione almeno, gli Stati ,alleati voVa citat~, a titolo d'onore per la nostra mdu- gliainio ricorrere all'industria degli imperi centrat ria laniera, come essa, durante il periodo della li, ci lascia intravvede.rie infatti -assai probabae
o tra ,neutralità, ed ,anche durante la gue:rra, · un prossim,o largo incremento nella esportazione
11 I b.i
saputo improvvisarsi esportatrice in Fra.n- di questa industria.
La produzione della carta, pur essendo peir al.j, di quelle ,s toffe leggere da donna, delle quali
r r l'addietro ,eravamo noi stessi tributari della cuni tipi speciali gjà discretamente ,a vviata alla
•e sportazione, lasciava tuttavia, prima della · guerindn tria f.riancese.
·
"d anche qui valgano le c:ifre a signihcare nel ra, un m:u-gine all'importazione, di qualche miI ,ro linguaggio i prodigi co~piuti, quando si ten- lion·e di lire in carta biain,ca, colorata e dipinta,
a • nto che d,alla' ; sportazio~e · di L. 9.718.260 in carta da giornali ed in carta preparata·, mentre
, 1 l 1914, siamo rapidamente saliti a L. 52.614.800 du.ra,nte la guerra le cifre della nostra e,s po:rtazion.e sono· sbalzate da L. 5.841.020 nel 1914 a lir e
I 1915 ed a L. 74.039.000 nel 1916.
u uriamo con ·f ervido cuore ai nostri valorosi 18.463.906 nel 1915 e a L. 19.350.912 nel '1916.
Agli effetti di un incremento nella produzione
,lit t i he ben pr e sto i t~l~ degli opih_c i del nord
,I Il Francia possano riprendere a pulsar.e atti- della carha, bisog.nia però volgeire gli .studi anche
"
nte, ed a far 11".iudire 'nelie vallate, desolate al problema del.Le materie prime, sia estendenI .!l'in asione e d.all,inf amia ne~ca, il suono fra- do ,i già tentati allevamenti di pioppÌ per la pro•
or >
e lieto d~i loro battenti~ ma e~primianio in duzioné della pasta di legno, sia ,studiando l \1 t,iI 111 t e mpo la speranza che ai ,t essitori ~taliani sia 1izz.azione· di altr-e libre vegeta.Ii.
;,
,1
c~ire riser~ato per · lo' ~ena' iÌ 'pri~ifegio·
Anche nella .f abbr,ic.azione delle carte speciali
ili v tire le, donne italiane.
{,er fotografa, sono notevoli i progressi da n-01

29

LE I. I. I.
raggiunti, ma ne è continuata tuttavia la imporBasterà accenna·r e che ·n,el 1913 abbiamo im"
tazione dall'estero. Oltre un milione e mezzo nel portato per circa L. 40.000.000 di mercerie; per
1916!
oltre L. 3.500.000 di sole piume da ornamento laEd altrettanto avviene nselle arti grapche, dove, vorate; per circa L. 3.000.000 di bottoni di mapur essendo .ragguardevol,e la pedezione conse- dr.eperla; per oltre L. 31.000.000 d,i orehcerie ed
guita, si è dovuto lottare hn qui con non sem.pre argenterie, senza t•ett1er ,conto di altre L. 11.000.00(}
pregevoli prodotti dell'industria tedesca, mentre in soli or,o logi da tasca.
Sono cifre che fanno fremere, ove, si pensi alla
la no.stra produz1one non solo potrebbe bastaTe
al consumo nazi01n,ale, ma essere anche suscett L- leggerezz.a con la qua1,e, inconsciamente, tutt i,
aindavaimo contribuendo a deprimere la nostra_
bile di una certa esportazion,e .
Una industria nostra, horientis&ima in alcuni situazione economica.
Ma se · vogl1iamo continuare la nostra raipida.
rami, è quella del mobilio, che si è anche briillantemente affermata su parecchi mercati, ma pur corsa a:ttraverso le statistiche doganali, troveretuttavia, essa è stata costretta hn qui a lottare mo che abbiamo m.a,nd•ato dell'oro all'estero an-faticosamente contro la concorrenza austriaca per chie per acquist,a re pro/umi (nel 1915, 2.083.360 liil mobilio di legno curvato.
re iin piena, guerra!) ed essenze per produrre la
Se ne sono ,importati dall'Austria per oltre due profumeria, e ci accorgiamo così che non solo si
milioni nel 1913, nè la cifra si è notevolm-etnrte ri- importavano dalla Germania le essenze art.ih-dotta nel 1914. Ora soltanto, la guerl"'a ha fatto ciali der-.ivate dal catraime, ma anche dall·a F.r:~
scompao:i.r.e- questa importazion•e •austriaca dal no• eia le ,essenze naturali, pur avendo a nostna distro mercato. Ma è da sp.erarsi che opportuni ac- sposizione nientemeno che la meravigliosa pro-·
cordi riescano a bandire tale concorrenza a nostro duzione flor-eale della nostra Riviera.
vantaggio B1niche dai mercati d,ei paesi alleati, e di
Non sarebbe ,certo cosa seria pensare alla pos- talune loro colonie nel M ,editerraneo.
sibilità di ,r,eial~zzare d'un tratto tutto un vasto•
Nei vetrami, dove eravamo importatori per una nuovo programma di attività ,i ndustrial1e, tale da
decina di milioni all'anno, la g'uerria ci ha fatto redimere subito e .intiero a favore della produdivenire èsportatori, nel 1916, per una cifra che zione i~alia!lla il larg'o campo di consumo offerto,.
r.aggiung'e i 14 milion~.
come abbiamo visto. dallo stesso no.stro mercato.
Non sar,ebbe fuori · di luog'o att-endersi un corVi son,o però delle consideriazioni sulle quali ,
rispondente maggior e sviluppo per l'antica no- occorre richiamare .in modo speciale l'at'tenzionl':;
stra sempre pregiata industria delle ceramiche dei nostri inteJlit;<enti industr.iali.
e delle {,orcellane.
Come spiegare, per esempio, il sorgere in Ita•
Un fenomeno notevole si è constatato nell'in- lia dell'industri :-. horentiss.ima dei bottoni d.i. frut-dustr.ia de17a gomma, la quale aveva importato to e non ,d i quella dei botton•i di madreperla? Conel 1913 ·per L. 22.765.500 di sole pneumatiche me •s pieg'a,re pe.rchè siasi potuto portare ad alto •
per ruote di v~locipedi e di vetture, mentre n•el grado di perfezione la tess,i tura delle stoffe di
1915 la nostra esportazione è salita a quasi lire lana per uomo, e non abbia ad essere possibile d i ·
80.000.000 nello stesso articolo, raddoppiando la fare altrettainto per quelle da donna? U 1perchè s i
sia raggiunta la 1perf ezion,e nella produzione clei"
cifn del 1913.
Altro confortain.te esempio del genere ci viene velluti .di seta e non si riesca inveroe, ad affermar•
dato dall'industri a dei ,fili e cordoni elettrici, che si vialiidamente nella produzion,e dei velluti mi- •
da una importazione di L. 1.759.590 nel 1913, sti? Pell'lohè si produca egregiamente il piccolo proveniente nella sua quasi totalità dalla Germ'l- macchinario e lettrico, e si deva invece ricorrere ·
n•ia, è sce,sa a L. 894.000 n.ell 1916, tutta di prov .::- all'estero per gli utensili di metallo?
Indubbiamente c'è stata una mancainza di coorruenza inglese, mentre l'esportazione che segnava n·el 1914 L. 3.020.800 è salita 1n,el 1915 a lire dinamento nelle varie iniziative, un afHusso non
disc,i plinato del capitale verso det•erminati ranii :
5,886,430 e nel 1916 a L. 6.698.860.
E si noti che 1il g'rosso della esportazionee, si ef- d'industria, .nati in circosit.anze occasionalme,nte ·
f.ettua ora, oltre che per l'Argentina, per la Fran- f,avorevoli, ma che in seguito giunsero anche a,
soffrire crisi di sovraproduzione pe-r l'.ecoessiv.,
cia e per la Gran Bretagna.
Potremmo diffonderci ancora, parlando de~ La- ·s orgere di .iniziaitive concorrenti, mentre tanti alvori in ce11uloide, dei balocchi, e dei mille sva.. tri campi di prohcuo lavoro ,e.l'\ano disertati e la-riatissimi oggetti di chincaglierie meta17iche, di sciati in balìa della importazione straniera.
Il ,nostri.) regime doganale non è scevro di coi.articoli da ornamento, ecc.
1

1

30

L'INDUSTRIA ITALIANA RIVELATA A SÈ STESSA

r 1,

a questo riguardo, per avere forse con ptroeccessiva con·tribuito all'incremento di
• ti rami di industria, lasciandone altri compht ,mente indifesi o non accessibili.
on si vuole qui muovere 4ue,r ela a. ness·.1no,
r rchè troppo facile è la critica dopo la consta fai ne dei fatti, mentre ine,s suno ignora le difficolt' enormi delle trattative preliminari, e quando
n ssuno avrebbe potuto prevedere quanto si è
vverato poi.
Ma giacchè ci troviamo alla vigilia di gettare
basi per un nuovo regime doganale e di in;iare le trattative per i nuovi accordi commerciali, conviene richiamare in tempo l'attenzion,e Ji
·hi sa e di chi può, perchè 1non si dimentichi che
di molte industri-e trascurate in passato esiste
ra. per così dire, il seme n,el Pa,ese. Questo seme ha germogliato durairute la g'uerr,a, ed anche le
poche cif rte qua ,es.po,s te l.o dimostrano, ma. per
( rio fruttiiica.re in avveni11e, occorre procedere
utamente alla trasformazione g'raduale dalle
i cole alle gra:ndi industrie, occorre attuare tutto
un nuovo programma per la cui riuscita sono neuri grandi capitali e sapiente spi•roto di iniziativa, ma occorre sopratutto coordinazion,e delI diver,se iniziative, opera saggia di Governo per
non ostacolarle, previdente audacia per diffondere la produzione sul mercato interno e per inca•
n lare l'esporta:z.ione su mercati nuovi.
Soltanto seguendo questa via, sarà possibile
vviare il P ,aese a redimersi gradualmente dai
forti debiti -assunti v·er:so l'estero: così potl"emo
vitare di essere per l'avvenir,e esportatori di mat rie greggie •e di mano d'opera sotto forma di
materiale umano, per diventare inv,e ce anche eportatori di prodotti che rappresentino l'impiedeUe ricchezze natur:ali del Paese, non me,n o
he dell'ingegno e dell'abilità dei suoi iigli.
Occom-e che ~l Gove.rno, per il pr.imo, si investa
l lle necessità ~uove, che avvis.i in tempo alle
nuove fol"tune del Paese, ma occorre che all'uopo
n n disdegni il Governo l'opera ed il consiglio
i competenti.
Troppi avvocati, troppi professori - sia detto
· n tutto il dovuto rispetto - hanno retto hn qui
orti dell'industria e del commercio d'Italia.
orre sostituire, o per lo meno unire ad essi
gli uomini nuovi, che ·abbiano vissuto la vita
ti Ile officine, che conoscano le difficoltà della
I, tt quotidiana, che intendano le esige,n ze dei
t mpi nuovi. Ma l'opera del Governo, il contribu~
t zione

to dei capitalisti, l'iniziativa degli industriali, a
nulla di graindioso potranno approdare ove ad es•
si non si aggiunga la volontà collettiva del popo•
lo che lavora, e delle masse dei consumatori.
Nessuno dei singoli citrtadini dovrebbe igno•
rare quanto diversi economicamente ed anche
politicamente potranno essere i destini del mostro
P.aese, a seconda della via che nel campo economico , apremo prendere dopo la guerra.
B1sogn~ decidersi fra il comodo sistema di accen~ere nuovi debiti all'estero per f avoriTle le antiche abitudini con le importazioni .soverchie, o
adottaire il seyero proposito di una sana austerità di v~ta lill)itando tutti i co,n,sumi al possibile,
ma pref er,endo in modo a,ssoluto. ,e sempre, i prodotti nazionali per evitMe che la dipendenza economica da,i ~ostri creditori, antichi o nuovi che
siano, si risplva ancora nel nostro asservimento
politico.
Quando i nostri valorosi soldati rien,t reranno
alle loro ca~e. dopo av,er compiuto il sacro dove•
re verso l,a Patria, per ridiventare l'opera.io, ,l'artigiano, il lavoratore di prima, occorre che essi
trovino il lavoro che domanderanno, perchè dopo
aver redenta ,e fatta libera per intero, coi loro
sublimi sacriiici, la P.aitria. questa si mostri tale
da bastare ai propri 6.gli, senza più c-ostringerli a
ramingare per il mondo in cerca di un pane.
Occorre pertanto che wn,a sana politica economica provveda in egual misUJl"a a favorire la coltivazione e l'esportazione delle derrate, degli ortaggi, delle frutta del Mezzo giorno. ed insieme ·.t
limitare l'importazione fra di noi degli oggetti di
lusso e delle merci manufatte, lasciando alla produzione italiana di bastare al consumo interno,
ed aLla sana iniziativa di essa di conquistarsi ·a ltri mercati.
Occorre diffQildere sempre più l'istruzione fra
tutte le dassi sociali mediante scuole prof essionali, gabinetti di lettura, conferenze, cattedre di
propa,ganda, perchè l'istruZlione è il fondamento
primo della vittoria in ogni campo.
La scienza, iine a sè stessa, noni può essere che
esercizio retor.ioo; l'industria senza al~e.no un
principio di contenuto scie,n tihco non è che empirismo. Occorre fondere in una 1e due forze potenti, come già in qualche caso è avvetnuto, perchè la genialità italiana, raccolte .i n fascio le pro•
prie risorse, proceda sempre più ardita e forte alle conquiste civili del lavoro e prepari un migliore avvenire alle future generazioni.

Cesare Goldmann
Presidente del Circolo per gli interessi Industriali, commerciali e agricoli di Milano,
Membro della Commissione Reale per lo
studio del regime economico-doganal
dei trattati di commercio.

·.......\

.

5TffBIL!MENTI ·,~:t~
LnvEt10-MÒMBELLd

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(L~OO ~,q(i(l/ORE) :

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PREMIATA FABBRICA DI ARTICOLI
VULCANIZZATI BREVETTATI PER
USO INDUSTRIALE. MILITARE E
_ _ .,. . ,. CASALINGO



~

I

" . ..

erdinando Nobili~Massuero
Primo Segr etàrio nel Minis ero delle Colonie.

IL RIORDINAMENTO ,DEL
MINISTERO DELL'INDUSTRIA
Il decreto del maggio scorso, col quale si so- ni di vita, il Ministero di Agrico ltura, di Indu fu istituito in Piemono dell'Industria, del Commercio e del Lavoro, te nel 1848 e che nel Regno d'Italia fu creato
rita un ampio commento, pe~chè rappresen- da Cavour nel I860 , a.bolito nel 1877 e ricostit un serio tentativo di rinnovare metodi ed or- tuito nel 1878, si era venuto allontanando quasi
nismi. A chi esamini attentamente gli schele- completamente dalla reale vita economica de l
trici articoli del provvedimento, balza subito e- paese. Gli uomini politici lo consideravano iì
vidente come la riforma abbia principalmente, penultimo dicastero a cui aspirare. Soltanto due
non esclusivamei:;ite, di mira J'interesse gene - statisti di primo ordine, il Carcano, nel Gabir le deWeconomia pubblica.
on si tratta, dun- netto Zanardelli, ed il Luzzatti, ne:l secondo ga1ue, di un provvedimento, come, purtroppo, se binetto Sonnino, non si ritennero diminuiti in
n vararono o se ne tentarono .parecchi nel pas- dignità accettando il portafoglio dell' Agricoltuto cihe, sotto la vernice degli interessi supe- ra e dell'Industria, dopo aver. retto i dicasteri
iori dell'economia nazionale, nasconda il re- delle Fina:12e e del Tesoro. Il poco conto in cui
ondito fine di collocare protetti od elettori tan- questo Ministero è stato tenuto sino a poco temt potenti nel campo politico quanto incapaci •po ,f a, rispecchiava ,}' opinione prevalente nelle
n 11' agone economico a sostenere l'aspra lotta sfere governative e nel paese, che le uniche forI Ila vita, senza il paterno aiuto dello Stato.
me efficaci d'intervento dello Stato nella vita e Era temipo ohe si ponesse seriamente mano conomica naziona:le fossero da un lato i dazi
rinnovare i meccanismi arrugginiti del Ministe- protettori e dall'altro le imposte. Tutte le quero dell'economia nazionale I In quaSIÌ sessant' an- stioni economiche, se si eccettuino i problemi
no poste le basi del riordinamento del Ministe - stria e di Commercio, che

Il nu9vo palazzo del Ministero dell'Industria, Commercio e Lavoro.

33

LE I. I. I. ==--==-===- - - = - - - - - - -- - - - - - - - - - - - - - - - - - - ::::s
attinenti al lavoro, intorno ai ,quali molto si discusse e si legiferò ma poco si fece di concreto, venivano considerate soltanto sotto l'angolo
visuale del fisco. L'azione dello Stato, diretta a
stimolare , sorreggere, ooordinare le energie produttive della Nazione, mediante una legislazione che segua passo passo l' evo1uzione economica e mediante il sussidio di scuole intonate
alle effettive necessità de12a economia nazionale, Ju trascurata.
Avvenne così che, mentre le nostre industrie
progredivano meravigliosamente, quintuplicando, in vent'anni, l'importazione del carbon fossile e del cotone grezzo , quadruplicando nel
solo quinquennio precedente la guerra la pro duzione della ghisa e del ferro , triplicando dal
\ 90 l al 191 O la ,produzione di c-onci -ni chimici
ed a'limentando crescenti correnti di esportazione, i servizi ministeriali de'll'lndustria e del Commercio si isolarono dalla pulsante vita economica. Fino ad ieri, tutta l'arte di quella buro crazia consistette nello scivolare sui formidabili
problemi che la rinascenza industriale del paese imponeva al Governo. Le industrie elettriche ingrandirono così come potettero, senza
che lo Stato fissasse un .piano organico per lo
$fruttamento delle nostre ricchezze idriche : la
industria manifatturiera fo abbandonata , sino a
.poco tempo fa, alle sue sole forze, nella ricerca
di sbocchi e ne1la soluzione dei probJemi relativi all'approvvigionamento di materie prime e
di combustibili.
Di quando in quando ,s i ordinarono inchieste
sulle condizioni delle nostre industrie : ma più
per raccogliere dati sui quali fondare un determinato indirizzo di politica doganale che per
un~formare a He loro risultanze un ' azion e complessa di Stato.
Quando ,poi le crisi minacciavano di travolgere industrie e commerci e di •g ettare la rovina e conomica nel paese, sorgeva un'affannosa ricerca di provvedimenti, che, dettati dall' angoscia della catastrofe incombente , erano più atti
a perpetuare i mali ohe a guarirli.
E invero, come potevano riuscire efficaci quei
rimedi, che erano predisposti da uffici avulsi
dalla reale v,i ta economica? on deve dunque
re care meraviglia se ne1la nostra classe industriale fosse ingenerata una decisa sfiducia verso l'amministrazione centrale, che era incapace
a comprenderne i bisogni.
La guerra è venuta a mitigare questi malintesi. Sotto la spinta della necessità, amministra.zio ne ed industria si sono avvicinate . L' ammin istrazione ha compreso che i suoi procedimenti tradizionali , nonostante fossero inspirati ai fini -p iù lodevoli , avreb_bero condotto l'.'l na:i:ione
alla rovina, se non s1 fossero armonizzati con
le n e cessità de'1la vita economica : l'industria, a-

34

vendo accostata l' amministraZJione e scorti gli
indizi di r innovamento , ha disarmato da ingiuste prevenzioni.
L ' accordo , sorto per la soluzione di partic o lari ,problemi, ha dimostrato di quale grande
vantaggio sarebbe per entrambe un'azi one più
concorde. 1 fatti hanno così confermato le predicazioni di cd.loro ohe da anni vanno sostenendo la necessità di riformare l'ordinamento del
Ministe ro dell' lndustria.
l'l primo passo verso la riforma si ebbe con
la divisione de l Ministero di Agricoltura da
quello dell'Industria , del Commercio e del Lavoro. La divisione, che parve a taluno rispondere soltanto ai fini di tattic a parlamentare, si
rivelò ben presto dettata da un'esatta visione
delle necessità rea'li. I due snelli organismi, o g nuno dei rq uali ebbe un campo ben determinato di attribuzioni, acquistarono subito que:l la
scioltezza e ,quella rapidità di movimenti, che
si sarebbero inutilmente domandate al vecohio
organismo pletorico. Il provvedimento sottoposto dal Ministro De ava alla firma de'l Luogo tenente del Re nella fine dello scQrso a;pri le
attua •quegli stessi concetti nei limiti del dicastero dell'Industria.
Secondo il nuovo ordinamento deff on . De Nava, il servrizio delle assicurazioni è disgiunto da
quello del credito, col quale è stato sinora in
ibrido connubio, ed è unito all'ufficio del lavoro, sotto un'unica dire zione generale. A tener
compagnia al servizio del credito rimangono le
assicurazioni private e la cooperazione. L' ufficio di statistica è liberato dall a liaison d' occa~ione con l'ufficio del lavoro, e potrà riacquistare gran parte delle mansio ni che la tendenza
decentratrice 1gli ha tolto. All'Economato generale, poi, è data una maggiore autonomia amministrativa, ponendolo in grado d i tutelare gli
interessi de llo Stato, me glio di quanto non abbia potuto f are nel passato , legato com' era a
formalismi burocratici.
Accanto a queste parti lumino se, il nuovo
provvedimento presenta però qualche zona di
ombra. La tripartizione d e i servizi dell'industria
e del commercio nell ' lspettorato generale della
Industria e dell'insegnamento industriale, n e llo
Ispettorato generale del commercio interno e
dell' inse gnamento commerciale e nel! ' ufficio
del commercio estero e della politica economica , tradisce ,t roppo la preo ccupazione di non
ledere suscettibilità di persone. Dall' a sp e tto Io·2'Ìco , tale triplice divisione di servizi strettamenconnessi non regge ad un esame un po' profondo. Come si può , infatti, non rilevare di primo acchito gli inconvenienti che potranno derivare dallo studio ,s eparato dei problemi attinenti all'approvvigionamento delle materie prime
per le industrie ed al collocamento all ' estero dei

te

IL RIORDINAMENTO DEL MINISTERO DELL'INDUSTRIA
11uf tti, condotto, sotto tre punti diversi, da
r anismi dipendenti dallo stesso ministro?
1 dir' che il ministro coordinerà il funziona 11 1 nt dei tre uffici: ma coloro che conoscono
1 mministrazione centrale, sanno come questa
op r di coordinamento sia difficile per un'Ecli nza, che deve trattare con direttori generali
o nuno dei quali vuole essere arbitro dei destini
cl Il parte d'amministrazione a lui affidata.
uanto sarebbe stato meglio se, invece di per1 ,i nare il processo differenziativo inaugurato
cl ll'on. itti, si fossero ricollegati sotto un'unidirezione generale i servizi dell'Industria e
I ommercio! Lo Stato avrebbe potuto, con
11 J rmio di impiegati e di spese, risolvere
in
111odo organico i problemi relativi alla nostra ind II tria manifatturiera, dall'acquisto delle mateI i prime, attraverso i perfezionamenti da faorir nei processi produttivi, ,sino allo smercio
cl i prodotti finiti.
F che dire poi della distinzione dei .servizi del
1 ommercio, in servizi del commercio interno e
ci I ommercio estero? Dove finisce l'uno e doomincia l'altro? Yves Guyot, ex ministro
n se del commercio, in uno dei suoi miglio11 I vori, dimostra come sia infondata, dall' a1> tto logico, questa distinzione. Dall' aspetto
rnministrativo 1poi essa condunà ad una sor pposizione di funzioni e ad un inutile raddu1 piamento di lavoro. A meno che non si voli o intisichire i servizi del commercio interosì da ridurli alla semplice racc;olta di merli e di programmi di fiere, sarà pur sempre
sario che essi seguano i mercati dei nostri
prin ipali prodotti, invadendo il campo e compi ndo parte dello stesso lavoro affidato all'uffu· i del commercio estero .
·
· gli spostamenti di uffici ed i mutamenti di
111 mi, dei quali si è sinora discorso, interessano
i11
d un certo ·punto gli industriali, l' istituzioi un ufficio del commercio -estero e di politil"
conomica li riguarda davvicino. Questa iI ituzione forma il caposaldo della riforma at111 h dall'on. De ava. Col nuovo ufficio il Midell'lndustria intende colmare il baratro
diviso sinora l'amministrazione dall~ viustriale. Invece di starsene racchiusa nelt rr
eburnea dei papiri polverosi, l' ammiI r zione accosterebbe i fatti e li sottoporrebI,
d una metodica osservazione. I problemi
d, Il, vita economica italiana non sarebbero co1 iù tudiati saltuariamente, sotto la strettoia
I Il n cessità o sotto la minaccia della piazza,
111
v rr bbero seguiti dal loro manifestarsi, afI 11111t ; ti
risolti a tempo.
1 , pecialmente in materia di commercio e1 , e , non basta che lo Stato provveda alla rac1111! m todica di osservazioni : occorre altresì
li
i ca a contatto della vita. In Italia, per

aiutare l'espansione economica, sono sorte da
tempo istituzioni sia per opera del Governo che
per opera di enti locali. Oltre le Camere di
commercio, che si adoperano per facilitare i
nostri traffici con l'estero, esistono da tempo
Musei commerciali (a Milano, a Torino, a Venezia), istituti di espansione economica (a Genova ed a Venezia); società di studi coloniali ed
espansionistici (a Milano, a Firenze ed a
apoli); uffici d'informazioni commercia•li governativi (Ufficio di Informazioni commerciali presso il Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio) e di associazioni private (Ufficio di informazioni presso l'Istituto Coloniale Italiano).
Ha mai pensato lo Stato a coordinarne l'azione?
Ovvero non si sono dispersi per troppi rivoli
quei mezzi ifinanzian che, riuniti, avrebbero potuto far prosperare un unico organismo e ren derlo veramente utile al nostro commercio di
esportazione?
Per aiutare direttamente all'estero gli sforzi
dei nostri esportatori, si sono istituiti, a cominciare dal principio di questo secolo, posti di
delegati commerciali nei ipaesi balcanici, nell' Estremo Oriente, negli Stati Uniti, nel Messico,
a Parigi, in Egitto, in Tripolitania e, recentemente, a Londra ed in Russ.ia. Ma quest' istituzione, per parecchie ragioni, e prima fra queste
per l'insufficienza degli assegni, non diede i
frutti che se ne attendevano . Mancò, fors'anche,
al centro, un'azione coordinatrice ed incitatrice.
Si ondeggiò forse troppo nella scelta di due opposti indirizzi, fra l'indirizzo francese, che considera il delegato commerciale come una sentinella avanzata di espansione economica, e l'indirizzo tedesco o russo, che gli affida le funzioni di consulente dei rappresentanti diplomatici
nelle questioni commerciali.
Quale dei due indirizzi è preferibile per l'ltalia? Secondo il nostro avviso, necessita sì l'uno che l'altro tipo di delegato commerciale. La
guerra, creando una solidarietà di interessi con
gli alleati, ed infoltendo i nostri rapporti col
mercato mondiale, ha già dimostrato la necessità che tecnici forrati nei dettagli delle questioni economiche assistano i negoziatori ed i rappresentanti diplomatici. Quando, a guerra fìnita, le nostre produzioni riprenderanno la via
dei mercati esteri, appositi agenti governativi,
nelle principali piazze commerciali del mondo,
dovranno _g uidarle alla riconquista deg]i shocchi momentaneamente perduti e all'apertura di
nuovi sbocchi. Per dare all'istituzione, che ebbe un primo ordinamento nel 1905, un assetto
definitivo in armonia a questo duplice ordine d i
esigenze, basterebbe attuare il progetto proposto nel 1912 dalla Commissione nominata dal
Ministro 1tt1.
Insieme all'istituzione dei delegati commer-

35

LE/. /. I. ----- - - - - --- ----= -- - -----===-===-=======
ciali, vanno riformati gli altri nostri istituti di
rappresentanza commerciale a-1'1' estero, come le
camere di commercio, che, costituite come sono ora, non dànno sempre sicuro affidamento
di tutelare gli interessi del nostro commercio di
esportazione, le agenzie commerciali, le mostre
campionarie, le missioni commerciali, ecc. Basterebbe questo programma per assorbire l'attività di un ministro riformatore!
L'attenzione dell'on. De
ava, nell'istituire
il servizio della politica economica, si è pure rivolta ai formidabili problemi connessi al passaggio dalla economia di guerra alla economia
di pace. La guerra ha prodotto ipertrofia nelle
industrie, spostamenti nelle popolazioni, concentramento dei capitali ed aumento dei salari.
Col ritorno di milioni di uomini dalle trincee
avverrà un nuovo profondo squilibrio nella compagine economica della
azione . Cesserà l'isolamento commerciale verso l'estero; nuove province saranno state industrializzate ; nuove classi di imprenditori saranno sorte : l'impiego della mano d'opera femminile si troverà generalizzato. Il ritorno alle condizioni normali, precedenti alla ,guerra, sarà impossibile.
on si
potrà, quindi, percorrere a ritroso il cammino
seguito nel passaggio dall'economia di pace alla economia di guerra , ma si dovrà, attraverso
perturbazioni economiche e sociali, raggiungere
un nuovo punto di equilibrio. Lo Stato dovrà
intervenire .per ridurre al minimo queste perturbazioni, e perchè esso non si trovi impreparato
all'arduo compito l' on. De Nava ha già sin da
ora istituito l'organismo per lo studio dei prob lemi economici del dopo guerra .
Al concetto intformatore del nuovo uffic io non
si .può che far plauso: soltanto si sarebbe desiderato una maggiore energia nel superare gli ostacoli opposti da tradizioni di amministrazioni,
da egoismi di persone e da predilezioni di alti
funzionari. O perch:è devono esistere tre organi
dell'Amministrazione Centrale, e precisamente
la Direzione degli affari Commerciali presso il
Ministero degli Esteri, l'Ufficio Trattati e Legislazione Doganale, che, per merito del comm.
Luciolli, ha reso segnalati servigi al Paese, e il
nuovo Ufficio del Commercio Estero e della Politica Economica, che si occupano ipresso a poco ,della stessa materia?
Forse si osserverà che ognuno dei tre uffici esamina i problemi del nostro commercio estero
da un punto di vista diverso; ma per queste
sfumature delle rispettive attribuzioni deve il
Paese sostenere una spesa tripla, col risultato di
avere organismi anemici di mezzi e di uomini?

Ancora un .punto oscuro si scor,g e nella luminosità dei propositi riformatori dell' on. De
ava. Sta bene trasformare uffici e cambiare denominazioni, ma se gli uomini che sono pre-p osti agli uni e che si nascondono sotto le altre
rimangono ,gli stessi, non procederà tutto come
nel passato? A che giova istituire un osservatorio della vita economica, se alla lente esaminatrice dei fatti si avvicina una pupilla cieca? E
che sarà dei lodevoli propositi del Ministro,
quando essi saranno attuati da una coorte di
funzionari, incapS'Ulati dall'uscita dall'università
in poi in cellule ben riparate dai venti e dai
turbini della vita industriale? on si ricadrà forse nella sonnolenta inazione del passato?
Dopo aver riformato gli or9;anismi sembra che
l' on. De ava intenda mutare gli uomin i. O ! o
anche a ,questo riguardo non vorrei che si cadesse in esagerazioni opposte. Come non si devono giudicare competenti soltanto i funz ionari
che si sono incartapecoriti tra le ,pratidhe, così
non si devono creare condizioni di privilegio a gli estranei all'amministrazione . Vere competenze esistono fuori e dentro l'amministrazione. A
queste competenze si faccia largo, mediante
pubblici concorsi per titoli di capacità e di studio, da giudicarsi da commissioni miste d i f unzionari e di industriali, in modo che i preposti
agli uffici godano la fiducia dei 1governanti e dei
governati.
Chiamate ai posti direttivi le vere competenze, assegnate le mansioni secondo il criterio della capacità effettiva di ciascun funzionario, il
Ministero dell'Industria potrà giovar~ veramente al progresso delle nostre manifatture: purchè
nel suo riordinamento si osservino ,gli altri principi della riforma burocratica e ohe consistono
ne'l corrispondere stipendi adeguati, nell' individuare le responsabilità e nel semplificare i procedimenti amministrativi. Di quest~ riforma,
l' on. De ava ha dato un primo saggio. Se il
Ministero della Concordia
azionale che, per
bocca dell' on. Carcano, proclamò un anno fa
l'imprescindibile necessità della riforma amministrativa, vorrà generalizzare l'esempio, rinnovando altri cadenti rami dell' amministrazione
centrale, si sarà aoquistato uno dei maggiori titoli di benemerenza 'Verso la nuova Italia.
Ferdinando Nobili-Mass u ero
Primo S e gretario nel Mi n ister o
d e lle Colo nie.

Fin qui il parere del nostro egregio collaboratore . Al prossimo numero diremo in proposito il
nostro pensiero. ( . d. D.)

erigo Giom

er l'altra. guerra
I✓

con.clusion.i e i voti della Conferenza
1r terparlamentare del Commercio a. Roma
11 Parlamento Interalleato, org,anismo fondato UNO STRUMENTO DI LOTTA
11n

ratteristiche di permanenza allo scopo di

are - riispetto alle principali questioni mi111 ri, ma.rittiime, hnantziarie, coloniali - l'a:ziione
1 i irugoli .i stituti parla~entani. deH'Intesa, può
, 11 I'< vare un considerevole au,silio in queste pe, i11di ·he assemblee della Conf erenz.a interparlant re del Commercio. L'ultimo congresso di
om terz.o dopo i convegni di Bruxelles ,e di
ri i - h.a valso ad a,pprestare un buon contril,11t di studii, di notizie e ,d:i voti per quei gover, , •he intendano no.n: arricchire soltanto gli arhi i di Stato, ma costruire.
In tre anni di guerra ho avuto modo di se,guire,
, ll'nna o .nell'altra capitale alleata, alquanti ranl i ongressi parlamentari ed extraparlamentaindetti volta a volt.a per rinsaldare la comune
i e.n za sul fronte dell'economia generale. Ma
,i rnate in griigiio-cenere di Lonc:Lra o quelle di
, i i, illuminate da un sole pallido e tardivo,
, , n furono incorniciate mai di gloria tanto radio· me queste indimenticabili giornate di Roma.
mi ioni e.s tere, venute qui .in rappre.sentain1za
11 l Gran Bretagna e delle Colonie inglesi, delF r c ncia e delle Colonie francesi, del Giappo, , I 1 Belgio, d e11la Russia, della Serbia, della
11,u nia, del Portog,allo, quando si ritrovavano
: 1mpidoglio, o per i lavori preparato.ri nella
.I 1 'lhgienia ·al palazzo dei Conseirvator.i. o per
lute plein arie nella ,sala delle Bandi e.re ,al pao dei Sen,atori, ci rip-ete:v·ano .in cinque, o
lin ue diiv.erse iiJ. loro eintus~aismo uniico.
·bbene il suscitaire deille emo2)ioni est.en n fosse proprio ne1gli scopi essenz.iali del
'no, tuttavia fu utile ,ed opportuno che, di1 1
quegli ospiti strM11ieri, vienisse 81llche rap111
nt to con degna signorilità il quadro dehla
, md z italiana che non è morta.
11, 1

1

1

CONTRO LA MITTELEUROPA.
In origine la Conferenza parlament,are del Com_
mercio fu detta internazionale. Fondata a Bruxelles, il 19 ,g iugno de1l tragico 1914, ,e ssa tendeva
a ,stringere in un 'azione concorde i rappresentanti parlamentarti di qualunque pae,s e, in modo da
poter poi più facilmente procedere all'unihcazione delle leggi e costumanze in materia commercia!l.e ed .applica.re alle question.i p.iù gravi. nell'ii.nteres·se di tutti, una soluzio,rue di carattere
quasi univer.so. Ma, come ,a dimostrare il contenuto utopistico di quelle tendenze pacifiste ed
internazionaliste, appunto qualche settimana dopo il conveg;no di Bruxelles seguì l'invasione del
terrntorio betlga. E ,tutte le teorie del cos.mopolitismo quindi crollarono.
Passò circa un .aI1lllo, poi la Conferenza parlamentare del Commercio venne nuovamente convocafa a Parigi nell'aprile 1916. Il congresso dei
.superstiti, con ,alcuni aderenti nuovi, non aveva
più velleità di frat,eJLanz.a internazionale. Uscito
viole,ntemente ifuor dalle torpide me.tah,siche dell'ante bellum, esso doveva oramai, in seguito all'amara esperienza acquisita, ,assumere de,gli obiettivi di difesa posiitiv.a e contingente, doveva
prospettare, fra gli alleati .e per gli alleati, tut.to
un nuovo programma di .azione .
Ma di fronte a tali propositi di attività, la C01J1f erenza di P ,ari.gi, ancora sotto il turbamento della
criisi soffer.ta, non .avrebbe potuto disegnare altro
che la .prefazione del lavoro venturo. L'importa.nza dei deliberati conclusiv~ ,avrebbe gravato d'Ull1·
que ,sulla .seguente Conferenza di Roma.
A Roma, l'istituto belg'ta che tre anni innanzi
elJ:'la s·o rto co[ preg.iudiziio d'un 'in,t er.naz.iionalizz 2zione sfrenata, si sar1ebbe mosti-iato radiicalm.ent c
diverso ed avrebbe cercato di orga.n~zzare fra gli

37

LE I. I. I.

====== = === = == = = == = = = = = = = = = =

alleati uno strumento di lotta economica, tale da
potersi validamente opporre all'altro armato dal
nemico, la Mitteleuropa. Perchè la Mitteleuropa, dopo che fu germinata nel sisteima,t ico cervello dell'ex pastore Fritz N ,auma.nn, aveva preso a.bito e scopi economici, ~ltrechè politici. Si e,r a
riallacciata a quell'organismo della Mittel Euro,f,aische Wirtscha/t V erein, che già esisteva in
Germania da sedie.i anni, ed aveva provoc,ato
quindi la costituzione d1 ,altri poderosi nuclei nelle diff ere.nti circoscrizioni di commercio degli imperi centrali. La propaganda fu così assj,dua e disciplinata che appunto due mesi fa, a Berlino,
nella Camera dei Signor.i di Prussia, s.i poterono
r.adunare le rappresentainze del Deutsch-Oesterreichisch - Ungarischer Wirtscha/tsverband, del-

l'Oesterreichisch - Deutscher Wirtscha/tsverband
e dell'Ungarisch - Deutscher Wirtschaf tsverband,
per -s'ta1bilirvi un solenne accordo commerciale e
doganale fra .i due :imperi e portare su d'una li.ne,a
comune la valutazi•o ne della moneta, la question,e
dei tr,aspo:rti e de.i dazi, la legi,s lazione sulla proprietà industriale,, e quant 'altre questioni che ancora diff erenZ'Ìava.no i due paes.i.
La Mitteleuropa, per Ja serietà della sua org,anizzazione, rendeva perciò .necessario che da parte degli alleati le ,si oppo·nesse senza indugio un
altro istituto, concepito con direttive identiche e
fornito di più validi mezzi di I.atta.

L'ANTI-DUMPING
PER LA NOSTRA DIFESA.

==- =- -

= - - ==

ti italiani di 160. Perciò la nostra na·s cente industria siderurg1ica fu -fiaccata. E quando la concorrenza :italiana ,era ben disarmata oramai, gl'industriali tedeschi, padroni senza competitori del
mercato, rialzarono sensibilmente ,i prezzi del loro prodotto. Questa fu la prima manovra di dumping, che imparammo a nostre spese.
En,ergiche misure d.i anti-dumping si trovano
giià adotta-te ed ri,ns.c,r itte nella legislazioin,e doganale di p,ae,si più giiovanii del nost:rio, ma dii più alt a
vita .indu.striale, come il Canadà, gli Stati Uniti
d'America, l'Australia. Ma l'escogitare e iJ decretare misure protettive contro il riprodursi d e l
dumping, il teners·i svegli e guardinghi contro l e
.insidie dell'austro-tedesco touriste, diplomatico, viaggiatore d,i commercio, spione non è
tutto, no,ru può e,ssere tutto per no:i.
La guerra ci ha abituati a far di me,n o dei prodotti tedeschi, ci ha incoraggiati a tentar produzioni che prima erano nel monopolio tede·sco, ed
è indispen·sabile che questo magni.-6.co movimento .industrioso non s'arresti, ma si acceleri, m a
otteng.a aiuti e f avari dai governi e dalla mtes a
dei governi. Mr. W. W atson-Rutherf.ord, membro della Camera dei Comuni per Liver.pool e d i
quel Commercial Committee che promosse con
tanto zelo la Conferenza di Roma, mi ripeteva,
fra una seduta e l'atltra, tale necessità, concludendo che perchè questi conveg,ni fria .alleati abbiano a riu.sc,ire fattivi, i singoli governi debbono
considerarli non come istituti tra.n sitori di tutela, sorti per l'occasione della guerra, ma com e
istituti perman e nti di legislazione commerciale .
« Le nos t r.e discussioni, mi diceva bre vem,ente
W atson-Rutherford, saranno pr.atiche di risultat i
solo quando i nostri govern·i vorranno, coi materiali di studio da noi vagliat i e posti iru luc,e, metter mano alla nuova posse~te costruzione, con
perfetto ord1ne, con logica implacabile)).
1

Nel suo discorso inaugur,ale il presidente della Conferenza odierna, S. E. Tommaso T-ittoni,
rammeinitò agli .intervenuti che già l'anno scorso
a Parigi ·i l tema che richiamò le discussioni più
vive fu quello delle misure precauz•i onali da prendersi confro l'invasione delle merci tede'Sche, nel
prossimo momento di trapasso dallo .s tato d1 g'uerra a quehl-0 di p'ace. M ,a oltre di queista m inacc i a ,
che ha del resto un valore tutto tempor.aneo, ve
n 'ha un 'altra più grave, perchè di carat.tere permanente, eh 'è chiamata dumping.
Il sistema del dumping è una delle p.iù violente forme di pe,netrazione commerciale e politica.
Esso consiste nella vend1ta in un paese estero di
·e normi stocks ,dii prodotti ,ad un prezzo .inferiore
al costo reale, ,in modo da capovolgere tutte le
condizioni del mercat,o. Uno degli esempi più caratteristici di tale esperimento si ebbe in It,aJo:ia
fra il 1910-12, per l'i.nvasione dei nostri mercati
da parte della ghi.s.a tedesca. Essa veniva venduta qui a 94 lire la to,n1nellata, mentre il prezzo
rnedi,o sui me·r cati e•steir.i era di 128 e ,s ui merca0

38

= = =

L'OMNIBUS
PER L'UNIONE ECONOMICA.
Gl,i ottantia del,egati delle nove nazioni rappresentate alla Conf,er,e nza di Roma si radunavano
nelle sa!Le captito:l.ine di buon maittiino, in sedut a
di commissione, per concretare le risoluzioni d a
proporre po.i ne11'assembl,ea plenaria del po,m eriggio, secondo .i temi inscritti nell'ordine del
giorno. Ma il primo degli otto temi da discutersi,
per una moz.ione d'oirdine unamimemente app.rov ata, fu rimandato subifo atlJ'ultimo ,c omma. Que·s to :
« Scambio di vedute sull'opportuntità della costituzione d'un 'Unione Economica degli Alleati, avente per base una serie di convenzioni interna-

PER L'ALTRA GUERRA
ion li relative al trasporto deUe merci e ad un
l interalleato delle mar.ine mercan,t ili ».
L'utilità di tale capoversione dell'ordine del
i r.no è facilmente comprensibile dopo quanto
v ertimmo più sop:ria: infatti quest'Unione Eco,aomica degli Alleati vuol anzitutto signi-6.care iJ
n v,o orgaino, 1a res communis, da opporisi ,alfti.stitut avversario della Mitteleuropa. Essa ,n on poI va quindi venir discussa che ,d opo la risoluzion,e
d gJi ,altri temi, elementari ed integranti di e.s•s a.
La questione dei principii u,n~for.mi d,a adotta,. neUe leg,g i relative alla falsa designazione deJmerci ,e nelle misure da prendere per la repre,s i ,n e delle false indicazioni di provenienza; l 'arhitrato in materia commerciale; il regime intern :z;icmale dei trasporti marittimi ed i provvedinti per favorire dopo la guerra le intese, i
tru.sts, i cartels marittimi fra le marine mercaint ili dei paesi alle,ati; l'unifica:z..ione delle forme di
I I sazione doganal,e- e della nome,n clatura dogan le; l'uni-6.caz·i one dei' pesi, deUe misure, ddle
nete; l'intennazionalizZiazione delle legg~ reilat iv alla riparazione dei danni di guerra; 1a creai ne, infne, d'una Cl earing-H o use per le c1Jssicu1 tzioni e le r,i ass~c'UI'az.iioni, tutto que,s to, ch,e, h a
rmat,o l'omnibus d,eUa Confe:rienza d,i Roma, .apr riva complementare e ,s ubordi.inat,o ,alla prosp·e<tt t, Unione Economica degli Alleati .
. E . De N ava, che n ,ella sua qualità di Minit r del commercio, dell'industria ,e del lavoro, a
nf erenza chiusa volle portare un ,s aluto ai del gati italiani e strnnieri, si compiacque innJanzi
1\1 to perchè, griazie alla loro ~niziativa, :i probl,e n i della vita economica e comm•erciale erano
t ti posti ,accanto ai problemi essenzialmente
r litici. Si erano, osservò il Ministro, inspirati ad
11n verità iinconfutc1Jbile: che bisogna dar,e cioè
,!l'unione politica degli alleati la solida base deli interessi ,eco,n·omici; che l'ar,monia economica
indispensabile -6.n d'ora e dopo la guerra per
fc ndare un nuovo ordine di cose ed assicurare
11n • rma di difesa contro il ·n emico.
•11rt

l,EALTA COMMERCIALE, TARIFFE,

PESI, MONETE.
proposito del primo tema discusso è cur.ioso
t re come sino ad oggi sia stato impos·sibile
i11n ere all'accordo su d'una questione che, in
r• in i pio, dovrebbe accogliere i suffrag•i unainimi
,li tutti i legislatori, poichè mira unicamente a ga, ntir il trionfo deUa lealtà n,elle transaz·i o,ni
•nmmerciali. Nessuna delle intese internazionali
contiene delle misure sufficientemente
delle prime preoc-

cupazioni della Conferenza interparlamentare fu
que!Ll.a d'inscrivere delle note coordi,n atiive per la
polizia di commercio. E due deJ.e,gati della sezione francese, gli on. RéV'ille e Legouez, dovettero
indugiarsi per dimostrare verità così corre·nti ed
,intuitive, com,e la n,e c:essità di adcrtta,r e misure
uniformi di constataziçme e di rept'essione per
queUe .forme speciali di con1corre,nza che sono l'ingainno -sull'origline dei prodotti e ,s uUa falsa indicazione di provenienza. Ma alla v,igilia di riprendere con la prossima pace i rapporti di scambii
internazionali, alla vigilia di veder minacciati i
nostri paesi dall'industria grande e piccola degli
austro-tedeschi, mascherata con qualche etichetta neutrale, la preoccupazione .n on ,er,a d,i poca
importanza. E la discussione , suscitata dai due
relator~, si chiuse con quest'ordine del giorno:
I. - Polizia doglainlale. - Per quel che riguarda
la polizia doganale, sarebbe desiderabile che tutti i paesi alleati aderissero alla Convenzione d'un10one del 20 marzo 1883 nonchè ad un accordo
per la repressidne delle false indicazioni d'origine
e che mediante una clausola speciale del trattato
di {,ace la medesima adesione sia im{,osta ai {,aes1 nem1c1.
La determinazione del carattere gener1'co delle denominazioni dovrebbe essere riservata ai pro.
dotti di uso corrente inscritti in una lista concordata tra i paesi interessati e soggetta a revisione
ad epoche psse per conferenza 1'nternazionale.
II. - Polizia in.te'rna. Per ciò che riguarda
la polizia interna le leggi esistenti in ciascuno
dei paesi alleati dovrebbero, nella misura del
possibile, essere complete e rinforzate in modo
da colpire e reprimere l'uso di qual sisi marca,
nome, segno o indicazione sui prodotti e loro imballaggi, sui documen,t i di commercio o nella pubblicità, che potessero indurre il pubblico in errore sulla vera provenienza dei prodotti fabbr1'cati.
Sarebbe desiderabile uno scambio di vedute fra
gli autori di progetti o proposte di legge, relativi
alla polizia interna nei paesi alleati per arrivare
a tanti testi legislativi basati sui medesimi principii.
III. - Poiiz.ia ti.n ternazional,e. - La Conferenza
emette il voto che gli Alleati si accordino per una
conferenza per g.arantire la sincerità de17' origine
dei prodotti fabbricati, eventualmente col sistema dei marchi colletti vi.
Dopo la relazione del · deputato ,d i Bruxelles,
on. Théodo.r, sull'arbitr:ato iin mat.e,r,i,a commercia,l e - affinchè ogni •stingolo Stato ricon.osca:
1) la v.alidità della clausola c.o mpromissoria
tanto ·dal punto di vista della legge nazionale di
1

39

LE I. I. I.

== == = = = = = = = = = = = = ==

ciascuno degJi Stat~ dell'Intesa, che dal punto di
vista del' diritto intemazionale privato, 2) la capàcità dei cittadini di og,ni singolo Stato di ess,ere arbitr.i per risolvere le questioni interessanti
·i cittadini di tutti gli Stati dell'Intesa; 3) la forza
obblig.atoria in tutti gli Stati deJl'Inte-s a di qualsiasi sentenza arbitrale, che sia esecutiv,a niello
Stato :in cui fu emainaita, 4) ,emette pure iJ. vsoto che
le •n orme per la concessione dell'exequatur siano
uniformi in tutti gli Stati alleati, - l'assemblea
pre se in esàme i v,arii ,p rogetti d'UJI1.i.hcazione dei
sist èmi doganale, monetario ,e di pesi e misure.
I congressi doganali internazio,ruaLi s.i occupa. wno · già sin qu.i, non di uniti.care i' .s istemi dei diversi paesii, ma di preparare la· materia di studio
per i" diplomatici. I nostri cong'reissisti invee-e, fra
i dazi ·aJ. valorèm e quelli specihci, non .esitarono n-eUa scelta. Le condusio.ni del duca de la Trémo11le f ur,ono accettate dopo urua diiscussione a·ssai viva, oon l'accordo di tutti 1i delegati nel principio che le nazioni ,alleate, rinunziando aa. diritti
ad valorem, ·abbiano ad .i111sC11ivere ,n elle foro tariffe i diritti specihc.i.
I v,antagg.i del s.i,stema di tassazione speciifi.ca
appaiono ben evidenti di fronte ,aii dazii ad valorem: - Quando tnJai la dogainia seppe de,tertnin,are il valore d'un dato ogg,etto senza fare del hscalismo eccessivo? E quante volt-e la dogana, che
presumev,a di appoggiarsi sopra docume•n ti di f,ede'- non venne invece ingannata con fatture cLi comodo?" La Confe,r,e.nza concluse e.mettendo ,il voto « che le ,nazioni alle.ate, rinunziiando ai dazii
ad valorem, non applichino .n elle loro tariffe che
dei dazi speciticti >> .
L',altro tema connesso a questo, dell'unificazione nella .nomendaitura, venne swluppato in tutto
il vero meccanismo doga•nal,e dal relatore Pralon,
che propose qu e ste cinque grandi divisi onu.: 1. ani.
ma1i vivi; 2. oggetti d'·alimentazione ,e bevande;
3. materie gregg,ie o seimplic,emente lavorate; 4.
prodotti fabbricat i; 5. oro e argento non lavorato
e monete d'oro ,e d'argento. Con ciò .si rtocca alla
sola nomenclatura, in Ital·i a analogia :alla francese, mentre restano cin vigore le categorie specifiche che, press,o di noi, ,sono diciannove.
Anche la questione dell'uniformiità dei pesi e
delle misure, trattata dail'on. Paviia, ,e dell'unili- azio-n e dei ,s ,istem.i monet-ar.ii, trattata dall'on.
Nidausse, fecero un gran passo .mina.nzi COilll la
Conferenza· di Roma. Gl'ingles•i, smessa l,a loro
antica resistenza .iri proposito. fi..nalmente accedettero ne.i concetti fondamentali. Troppe confu,s ioni
corrtrov,ersie sulla .e ntità quantitativa delTe mercànzie &i v-erihcavano così da scoraiggiare

e

40

=

= = == = = = === = == = = = = == ==

le relazioni d·i scambu.o fra gli un~ e gli altra mer•
cati. Quando .il princip,io dell'uniformità, che g;ià
trionfa nel campo legislativo u.nternaziona'le, comi,ncerà a prevaletie ,altresì ned. campo dei.i traffici, s.Ì sopprimerà .il dispendio di tiempo voluto dai
conguagli e dalle controv,ers.i e e !Sii renderanno
anche più .spiccie e più liquu.de 1e questioni del
prezzo monetario, che coinvolsero se,m pre le questioni po~tiche oirca il cr,edito, vita fondamentale degli Stati.

LA NOSTRA MARINA DA CARICO.
Ma i.i1 tema che1 isopra tutti attrasse l'.attenZ!ione deu. cong'regaiti è quello che si riferisce agli
accordi .internaziona!Li per i .trasporti maru.ttimi,
alle misure di 11appr,esaglia contro il nemico ed
alle ~-n teise per i trusts marittimi cLi domaJila.,
Tema d'un interesse vi.ivo, urgente ,e rovente,
·poichè non ignoriamo come le nostre fortu1ne di na:znon,e dipendano dal-la soluzione che daremo al prohleima dei traisportri. marittimi e dur.ante ·Ja g'uer11a ed i.immediatamente dopo condus:a la pace.
L ',i ncremeiruto della .mari.na d,a carico degli alle ahi ha indubb.ia:mente assai ,s offerto pe.r la campagna dei · sommergibili. La guerra tedesca per
mezzo dei sottoinaru.ni ha rivel,aito l'intenzione
princ~palissima di distrugigler,e ii.I più gran numedo di navi mercant.i:li appartenenti alle nazioni
bel1igera.nti e n,eutr.aili, :in modo da indebolire sens·ibilmeinte la conco11renza dopo la p.ace.
La .Germania e l'Austria-Ungheria, .sc.at,e .nando la g~erra, ha~O:o ge-ttato una profonda perturbazione neu. tr,aispo:riti per · via marina, hanno .impacciato le costruzioni ,ruavali d-eg'li a'lleati, ha,n no
provocato, · per la requisizione statale del navigli.o m ,e,r ca,ntu.Le, un 'usura ,a nticipata del nostro
mater.ia.le d'a trasporto. E tutti questi da.nnlÌ. debbono entrare neUa somma di provve.dime.ntri. da
prendersi ccmfro Ila m ·air.iina miercantile austro-tedesca. Ma per f.are · un '.e.satta distinz.ianie - mi
diceva uno de.i -r elatori franceS(Ì, il senatore Br.inde1au - fra le misure di rappresaglia ed i sisitemi
di difesa da adottar,e, è 1i.ndispensabiJ.1e c:Li t,ener
in luce ii procedimenti commerciali e m.anthmi
usati dal nemico avanhi la gueirra. E bisognerà
che noi soppriimiam;o tutte le facilità accor.date
già 1aHe ,n ·av·i di bandiera stra111i.era e t<ed,esca; bisognerà .:_ -co.n sopratas.se di ba,n diera, awnen:to
dei diritt.i di -scalo, di statistica, di sanità, r.a'd·doppiamento delle t.asse di Stato, oiviche e di pilotag;gio impedir.e l'acc,esso d,eJLe nostr.e riade
e deu. nostri porti al niavigl,i o austro-turco-tedesco;
bisognerà · che ci d,i sponiamo all'applicazione iri-

PER L'ALTRA GUERRA
m ente metodica d'un .sistema di diritti dirf.
n i li, ii cui articoli s.i riif,er.isca·no successivaa.ile navi: a) na~ionali; b) 1a1leate; c) neu; cl) nemiche.
lJn ltro relatore sul tema marittimo dei s.inti - trusts am'e ricani, cartels tede schi, compfranc.e 1si, etc. - , il de,putato Ancel, illustra
proprio riapp-o.rto i due iimport.an:ti momenti
tori·a del.La marina da C'a1:ruco: 1) .i differ,en,. ' rdi in uso :fino ,ad oggi, con l'esame degli
rnppa.m,enci più cospicui nei vari-i paesi marit11 i d 1 mondo; 2) .ii part.ito che le naziorui allear ono trarxie da tali esemp1i,f,ca2'1ion.i per fa r
q I ndere, all',in-doma111i della p,ac,e, lo sviluppo
· ndizioni f av,orevoli delle loro maxiine mertili. Per ,oonoludere poi che, allo scopo di dare
n stre combiruazioni di tute1a e di dif,esa un
t re di sicurezza, oonver:rà atten,er,si a qu,e..
ru nti principali: 1) proibizione ,alle band.iere
lleate di r,icevere .nei loro aggruppam,enti f.
r' le bandie~e 1attualme.n te ne.miche; 2)
ordare il trapasso di bandiena che da nanaz.ione alleata, tenendo ,esclusi non solo
mi i mia anche i neutra'li, almeno per un cerriodo di tempo dopo la guerra; 3) subordil'in.tervento deHe impre,se coru bandiera neu1Ie ruunioni dei gruppi hnanziari .ed all '.impreso dalle stesse ·i mprese di non partecid altre conf,erenze eçonomiche di neutrali,
esso a rappresent-anti di capitale imarittiim.ico.
iscussione, alla qua1e paTtecipar,olllo l'ing.
Luiggi, l'on. S y bille, il comm. Zaccaria OI, , I i, il sen. Herriot, l'on. Yoksimovitch, i'1 sen.
1111 I , ron. Archibald Williamson, l'on. G. Ste11 t,
ncluse in quesito voto s,igna.,h cativo:
I . - Una clausola dovrà ess ere 1°ntrodotta nel
,,,rtu
di {,ace per esigere sotto le {,iù efpcaci
"' io1ti .i l n"m{,iazzo, con uni'tà e quivalenti, delle
1 ,1 1 i perdute dagli Alleati 1'n s e guito ad atti di d1'" ion commessi, in violazione delle leggi in, ,111 i nali.
I I , - Un'intesa dovrà concludersi tra gli Aliti, {, •r ciò che riguarda l' utilizzaz1°one dei loro
,, t I o rade militan' {,er l' abbordagg1°0, 7' ancoragli scali dei {,1"roscap o bastiment1° di com1

1

1

Un accordo dovrà concluders1· tra gli
r ciò che riguarda i din'tti e le tasse d1·
e da percep1°re nei loro rispett1"v1· {,orti
rc10.
e da 1°stituire potrà comportare una taional e o di favore,· esso dovrà com{,renarifla minima ed una mass1°ma, con pos-

sibilità di introdurre fra queste due una tarifla
intermedia. Una intesa verrà conclusa in vista
di istituire fra gli al7eati il pssamento e i] funzionamento dei dirioti e de7le tasse portuali di navigazione, stabilendo una reciprocità che racchiude tutte le tasse propriamente dette, sia che es•
se siano percepite dagli Stati o dalle Amministrazioni portuali; reciprocità che dovrà avvicinarsi
per quanto sia possibile alla parità del valore relativo.
IV. - Le modipcazioni da apportarsi ai diritti
o tassa di navigazione attualmente in vigore o le
scale di tariflicazione da stabilirsi nei porti de1'
paesi alleati dovranno riferirsi di {,referenza al
tonnellaggio del registro. In questo caso la tariffa massima avrà per base il tonnellaggio lordo.
V. - Per facilitare la realizzazione del7e misure anzidette un'intesa verrà conclusa fra gli Alleati {,er abolire nel {,iù breve tempo possibile le
loro convenzioni marittime coi neutri.
VI. - Un'intesa verrà conchiusa in vista di istituire dei serv'izi diretti combinati fra le ferrovie e le linee di navigazione marittima alleate.
VII. - I paesi alleati si riservano di prendere
tutte le misure speciali di difesa che la situazione odierna eccezionale esige, contro la concorrenza dei paesi nemici {,er il {,en"odo di ricostituzione economica che seguirà la cessazione dell e
ostilità, e specialmente quelle necessan·e per ev;tare che navi alleate passino sotto le bandiere
nemiche.
VIII. - La Conferenza richiama l'attenzione
d ei Governi alleati sull'interesse che vi sarebbe,
1°n vista di fac1'litare lo svilu{,{,o delle loro relaz1'oni man"ttime, di adattare nei loro principali
porti commerc1°ali le condiz1°oni {,iù nuove della
nav1'gazione e di n'cercare i mezzi migliori {,er
realizzare un rend1'mento intensivo di questi {,orti stessi.
UN MOMENTO .... DI SOSPENSIONE.
Come più SOpl"a avvert immo,
pmmo e più fondam e ntale degli oggetti inscritti all'ordine del
giorno, era stato l"ele,gato al1a bne. Le conclusioni tin proposito dova-ebbero dunque trov.ars~ qui.
Inutile cercarle. Il dibattito, sul modo di costituire contro la Mitteleuropa un'Um'one Economica d egli Alleat1', non fu .de6nitivo ,e venne riruviato, di poi, alla quarta Conferenza interparlamentare del Commercio che seguirà nel giugno del
1918 a Londra.
In qual modo ora conclude.remo? Tr,o vo nel miio
taccuino che un or.atore, Mr. James Aguet, si volle a questo punto preoccupar,e unioamen<t e di sot-

a

41

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - toporre le necessu.tà d',o rdine industriale, che determinano appunto la posizione di lotta economica contro la Mitteleuropa, alle altre neces1sità, che
di,sse preminenti, dell',agricoltur1a nel Mezzogiorno d'Italia. lnte.nzion•i certamente lodevoli,
perchè dopo la guerra, chiiusi gli sbocchi de.i niostri prodotti agricoli v~so gl';mperi centrali, bisognerà ben crearne di nuovi. Ma altri oratori,
come gli on. Pantano ed Artom, come i sen. Maggiorino F.erraris ed Esterle, che non Limitarono,
pur avendo ader.ito al v,oto di Aguet, la discussione ,al protezionismo local,e e particolaristico del1',agrticoltura, ma si condussero fra più vaste linee,
s,i ntetizzain·d o tutte le attività: ed i valori del paese, furono evide.n temente ascoltati con int,eresse
più vivo.
In seguit,o a tale appendice di discussione venne·r o presentate, e quindi -approvate, delle mozioni generiche. Ma l'atto costitutivo dell'Unione Economica fra gli Alleati fu rinv.iato, per essere
poi s•tud.iato e v,o tato J'anno prossimo a Londra.
Questo' rinvio, data l'importainz·a de3.le r,espon.sahilità che &i connettono al problema, è veramente comprens:ibile e r,aigiioinevole, oggi? Non s'areibbc
,;tato oipportuno lavorare fin d'ora i1 terreno più

profondamente per g'ett,are .ne.i ,s olchi qualche po•
di buon seme?
Per questa incompletezza di conclusioille i lavori della t.erza Conferenza .interparlamentare del
Commercio non sono da conso.d,erarsi adunqu e
terminati: vennero semplicemente sospesi, fin o
alla prossima a1ssemblea di Londra.
Ma che si farà nell'intervallo, fra U.Illa conferenza e l'altra?
L 'on. principe di Scalea, pochi istanti prim a
che
levaisse l'ultima seduta plenaria, pell" incarico dei delegati inglesi, lesse una dichiarazion e
in cui .s ,i affermava che « in Inghilterra sii. continuerà, oggi ,e doman1i, ,a far di meno del nemico
per quairuto riguarda gli scambi commerciali e la
pr,oduzione, come si fa g,ià da tre anni. E la dichiarazione fu salutata da ,applausi. Beni,s simo:
si può inf att.i ben affermare, anche a conclusion e
della Conferenza di Roma, il vittorioso concetto
di continuar,e ciascuno a far da sè, come abbiamo
Ìmp~rato da qualche tempo. Pure in questo ru.sulta.t-0 eh 'è di franca valutazione delle itllOsitr e
capacità e deJle nostr,e fo.rze la g'uel'!ra recò
ai po•p oli utno straordiinar.io amma•estrame.nto:
l'aimma'e straimeinto dei f.athi, dinainz.i ai qua:J..i. anche le parole più vivide, impoveriscono di colore.

su.

F e derigo Giolli.

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Italiana
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· I Il re Bravetta

LE CORAZZE
DELLE NAV I
F A ,B BRICAZIONE
COLLAUDO
APPLICAZIONE
Si crede, generalmente, che La data è memoranda; perchè d·a quel giorno ebbe ini:z.io l'epico duello fra il cannone e 1a corazrisale, 1al massimo, alla prima metà de,l se- za, che svoltosi per lungo volgere di runni con al-

T r messa. -

n vi corazzate, s1.iia.no una inv·e,nzione re.c ente,

corso; in r.ealtà, però, le anarine militari di
111,/ni tempo e paese cerc·arono sempre di prote,gi propri bastimenti contro i missai del ne"' i ' , vuoi con pe11i e cuoia a p.iù doppi, vuoi con
I 1 1vi elli, murart:ure ,e lastre di piombo, di brond anche di f,erro. Cesare (De Bello Civili)
• ive che alcune delle sedici ~riremi costituient i 11 flotta d.i Cn. POIIl1peo, cornandata da L. Nai Ii , erant aerate, ossia foderate di brO'nzo; le
11mbu.che e le chelandie erano· difese mediante
II
ture, tavole, cuoia addoppi"'te e lamiere di
1 r ; con feltro, ,i dromoni e le navi normanne
h nel 1071 combatterono i Saraceni neil golfo
II P lE:rmo; con 1astroni di pÌom ho, fissati da per' i li bronzo, era catrufratta h. C;elebre Caracca di
ulta, detta anche la Sant' Anna, che i Cavailie,:-i
111 nn Giovanni fecero costruire a Nizza nel 1530
•h • il Bosio ohiaimò: « ,gran macch~na, grandis11n l nave, superbissimo vasc:ello », e con ragioJ\ rchè aveva sei ponti coperti, uno al livello
I l m re, dìUe al di sotto, tre al di sopra, compre" , i il cassero ed i suoi ripari di poppa, alti più
I: 1 !S metr.i sul mare; portava ,:n carico di 3000
t,mn.; veva 100 cannom, 50 dei qua1li di grosso
ulil r ; nov,erava 700 uomini di equipaggio. Ma
I •t r z2iate modeirne hain,no, ei·ide1I1te,me1nte, orid lle batteri,e corazzate francesi Lave, TonDévastation, chie il 17 ottobre 1855, iim1a 100 m. da Kiinbur11, irasero al suolo
p1 Il f r ezza in cinque ore ~i ca,nnoneggiiamenri p rta1ndo avarie ins,iginilicanti, quantunque
lt colpite, ed una di esse da 80 proietti.

terna vicenda, non può dir,s i c-.nc-0ra se sia bn:ito,
quantumque, attuai1m,ente, il car.none abbia conseg·uito, per Lo meno nei balipedi, la decis1a preponderanz.a; duello che· è stato, più d'ogni a!ltra
cosa, la cagione v,era dei progressi straordiinari
conseguiti in pochi :lustri dalla siderurgia, d•alla
balistica, daU'artugli-eria ,e dall'architettura navale.
Le rSopraideitte batterie, come pure molte delle
navi da battaglia e dei monitors che alcuni anni
di poi presero tan.ta parte alla guerra di Secessione, eraino corazzate con lama.ere dii ferro sovrapposte in più .strati ed inchiodate :iinsiieme;
questa corazzatura rudimentale, ,adottata per forza di cose, e cioè perchè •allora non esistevano
,stabilimenti metia:Llurgici con i potenti e costos.i
meccanismi necessari per costruire piastre, anch e
semplicemente di ferro, delle dimension,i ne•c essarie, ,servì a sufficiemza, per .iit motivo che -l'artigl~eria era in Ull'lO stato rudimentale. Tuttavia
la grande supeniorità deUe corazze di feno di
uno spessor.e unico era tanto e:vidien,t e, che, non
tardarono a •sorg,el"e, •specialmente in Europa, ofhcine ,governative e priivat,e attrezzate petr produrle, adoperando pr.ima ,il ferro, poi l'acciaio e poi
ancoi,a le leghe di acciaio con il 1mohe'lio. Pertanto se s; considerano le corazze dal punto di vista. del materiale onde sono fatte e dei metodi
per f abbriioarle, si hanno, storicamente e tecnicamente, i tre periodi seguenti:
1) Deille corazze di ferro fucinato, dal 185455 (guerra di Crimea) al 1876, l'anno in cui eb-

43

LE I. I. 1 - - - -

= = = = = = = = = = = = = == = = = = = = = = == = = = = - - = = = = - - -

Questa corazza, sebbene sia staila perforata, fu giudicata ottima, in considerazione della velocità d'urto che aveva
la palla da 305 che [a perforò.

44

=-=

r

luogo alla Sp~ia

= = = = = = LE CORAZZE DELLE NAVI

le prime ,e memorabili pro- razze grosse era seimpre problematica; motivo per
cui all'aumento di spessezza oltre un certo limite

J i. tiro contro corazze di accia:io.

2) Delle corazze compo::;ite (comf,ound) di non corrispondeva quell'accrescimento di resied acc.iaiio e deUe corazze di acci,a:.iio dolce stenza agli effetti de.i proi.etti che si voleva otte..

lin rio, daJ. 1876 al 1890.
nere e si aveva motivo di attendere p,er dedu:r.io3) D~lle cor,azze di acciaio al nichelio e delle ne dai risultati conseguiti con piastre di minor
r :z.ze di superhcie indurita, inizi.afosi nei 1890, spessore.
Tuttavia questo periodo è caratterizzato dal f atI dura ,tuttora ,e probabilmente volge al termiin seguito .all'adozione generale dei proietti
uniti del cappuccio, la quale h _a annullato i vanW i della superhcie mdurita.
( ir' brevemente dei due primi periodi e con
u l he diffusione del terzo, di gram lunga jJ più

/1 •riodo delle corazze di ferro fucinato. -

Non

il ferro dolce ,essere fuso per usi pratici
• 1 tio in masisell.i, Ja f abbricazio,ne di piastre
la f rro di grande mole rum.poneva di ricorrere a
t ndo

111 processi pariimenti lunghi e costos•i: La f uci• ; ne al maglio e la laminazione: preferito il
11m per le corazze grosse in quanto conferi va
I m tallo compattezza e ten•acità m:agg~orii; pre1t ,il secondo per le sottili come più shrigati• pur dando risultati ,s oddisfacenti. Ave1Vano
t r mbi lo scopo di evitare le sdluz.ioni di con11 i t', tanto frequenti nei gross-i pezzi di ferro
I ,I· e derivanti dal fatto che due pezzi di tale
t ll -non s.i uniscono intimamente, formando
m ssai unica, se le partii a contatto non sono
1 t tI t
al punto di temperatura detto calore bian• . 11dante ed in tal,i ,condizioni battute o coml'umra. sull'1alltra. Se la temperaitura è più
1, i pezzi, per quanto successivamente pie,gaf11 ·inati o ,l aiminati, conservano 1a superticie di
1· z one; se la temperatura è più alta, iJ ferhrn i.a rapidaimente a contatto dell'aria, tra•
11 mn.ndosi in una massa .incoerente ed iin,e tta
to
la saJ.datura qwanto alle successive fucii, ,i. Ques.to è il motivo per cui il ferro dolc,e
JHt' e..ssere colato pe.r g:li usi pratici.
r f re le corazze di f er.ro era necessario pro,
mediante ,s aldatur,e successive di pezzi,
l oli da prima e successivamente più grossi, fr ,g i.ungere le volute dimensioni, e si com' d r' quanto lungo e dispendioso fosse il lali f aibbricazi001e delle piastre di ferro futo di rilevanti dimens-ioni, considerando che
i i ndo dai così detti pacchetti, cioè dai fal i rit gli di ferro pesanti non più d,i 300 kg.
, i arrivava •a fare, piastre del peso netto
t >nn., ,equivalenti a 50 d1 peso lordo. E non
t l maggior.i cure di f abbr,i .cazione, la per• n i.nuità della struttura interna delle co1

to, che la grossezza delle corazze crebb~ continuamente: mentre le pr,iime corazzat,e propr.iam einte dette: Gloire, lnvincible, Normandie, francesi; W arrior, Blak Prince, Res1·stence, ii.nglesi,
ebbero piastre grosse da 11 a 12 cm., appiicate
sopra un materasso di legno g·rosso circa 66 cm.,
le ultime navi catafratte di ferro le ebbero grosse 35 cm.
Per evitare queste difficoltà di fabbricazione,
pur ottenendo resistenze uguali a quelle delle
piastre grosse, in questo p.rimo periodo furono
adottate a·nche le corazze a sandwich, le quali consiistevaino di due o tre piastre sovra,ppost,e con
l'interposizicme fra esse di cuscini di mater.ia!le
più molle ed elastico, i quali non dovevalI'lo mai
superare lo spessore di 12 cm. Ammesso che la
resistenza, di una piastra di ferro dello spes,s ore
X fos.se uguale a 100, quella di una corazza sandwich compostia di due piastre grosse ½X, con un
cuscino interposto era di 95, e di 88 se le piastre
erano grosse un terzo di X, con due cuscini inframmezzati, beninteso entro certi limiti.
È notevole che oggigiorno qualche inventore ritorni a vagheggiare l'impiego di una corazza.tura analoga per contrastaTe ai proietti con cappuccio e, che altri pensino, allo stesso scopo, ad un
sistema simile a que1lo esperimentato a Shoeburyness, con risultati soddisfacenti, nel biennio
1876-77 e costituito da parecchie piastre poste ad
una certa distanza l'una dall'altra e senza interposizione di materia'1e solido, ecce%Jione fatta dei
perni di collegamento. È probabile che que.ste corazzatuTe sarebbero sconquassate dai proietti ad
alto esplosivo che scoppiassero nello attr.aversarle.
La corazzata inglese lnf exible ebbe le corazze
a sandwich; era.no due piastre grosse ciascun a
305 mm., separate da un materasso di legno grosso 279 mm.
1

Pen·odo delle corazze di acc1a10 dolce e delle
corazze composite. - Il 1me,rito di ave!I' sosti,tuito al ferro fucinato l'acciaio dolce, allo scopo duplice di aumentare le qualità di resistenza delle
piastre e di render possibil,e un sistema di manifattura che ,offrisse 1le necessarie guarentigie c1r-

45

LE I. !. I.

La medesima corazza fotografata nel punto perforato.
Si notino le piccole screpolature supe,fi.ciali, indizio dell'eccellente qualità della piastra.

46

- - - - - - - - - - - - - - - - - - == = ==== LE CORAZZE DELLE NAVI
I\ m, M' neità ed unif_o rmità di struttura del doveva stare nel forno da 36 a 40 ore per ragIlo , nde erano fatt-e, indipendenitemente daJ- giungere Ja temperatura necessar,ia per .sottoporre di esse, spetta aila Ditta Schne.ider
t. Ed alla R. Marina Italiana compedi av-er fatto nel 1876 ,i primi esperito la prima importante ordinazione di
, 111 t:ue; ,ordinazione da cui la siderurgia mohb il primo impulso a salire verso le ver·
lte~ze che ha raggiunto.
un ditta aveva mai, prima di aJlora, riceommessa di 5000 tunn. di acciaio, chè
rono le corazze della Duilio e della
vi che per molti riguardi rimarranno
storia marinaresca universrule. Salun o, sebbene interes,sante, descrivere, sia
mar.i amen te, quelle celebni esperienze;
, he dopo esse l•a fabbricazione delle piarro fucinato cadde .in abbandono, meno,
dirsi, .in Francia, dove continuò per qualnn ancora (fino alle esperienze di Gavre, nel
. L, Francia, dove I.e corazze di acciaio era' t , i mostrò restia ad adottarle per .iJ fatto,
t 111 I lla Commissione italiana, che pur pre1 n I
magg-ior resistenza alla penetrazione
1 I , < ietti, esse erano più suscettibili di space tt la percossa di qu e sti, rompendosi in
l sciando scoperte le murate; inconve. rtaanente grave, che poteva essere atte' 111 1umentando il numero delle chiavarde, ma
li minato.
r f bbricare una p.iaistra d'acciaio dolce, si
,I • dapprima un massello di forma parallepesante circa il doppio della corazza
si voleva ricavarne; massello, che tolto
orma, poi riscaldato in un forno a gas, ve• I toposto al maglio e martellato in guisa,
1ppi, ttendosi, ass'Ultnesse la grossezza del l
l'aspetto di una supertÌcie a la.ti irre1 Ila quale, con opportuni ritagli, si ricapÌ stra deHe volute dimensioni. A questa
, p i la tempera per immersione rin un baI • ua od olio a s e conda dei casi; essa era
1; ·ot t , vale a dire riscaldata e lasciata raf1,1 11 l ntamente.
1

i trattava di piastre non troppo gros15 cm., dopo una prima lavorazione
i passava il massello ai laminatoi, che
l spessore dehnitivo; quindi si esealtre operazioni g.ià descritte. In quei abbreviava sensibilment.e Ja lavoraltrimenti era abbastanza lunga; inr usot impiegava da 192 a 240 ore per
piastre italiane, che pesavano ult.ima0 tonn. Un mass-elio di 50 a 60 tonn.

lo al magl-io, e dopo un'ora di fucinatura era d'uopo rimetterlo nel forno. Le calde successive si facevano o,gni 12 ore in media.
Il successo deUa Ditta Schneider fu vivamente sentito dai siderurgici inglesi, i quali si miserio subito a f abbr.i1care co,r azze di acciaio, proponendosi di eliminare il lamentato inconveniente
mediante opportune ricerche teoriche e .sperimentaJi. All'uopo si presentavano due vie:
1) La ricerca di un metallo diverso dal fer•
ro fucinato e daill'acciaio Schn•eider, il quale, conservando la propri,età inerente a questo di resistenza alla penetrazio·ne più del ferro, ne avesse,
quando .in graindi masse, la ma·g·giore cedevolezza. Ma le condizioni della metallurgia in ge,nere
e della siderurgia .in ispecie non erano allora tali
da dare speranze di buoni risultati a chi si mett e sse per questa via, che pertanto fu scartata.
2) La comq-inaz:ione dell'acciaio e del fe-rro
fucinato in una stessa piastra, in modo da uti.lizzare al mass.imo le buone qualità c:Li entrambi.
Questa fu la via scelta dag1i Inglesi, i quali si
attennero ~ principio di fare àel.le corazze costituite da strati di ferro dolce e di acciaio p,iù o
meno duro, uniti in tal modo, che questi impedissero la perforaz,ione rompendo i proietti, o facendoli rimbalzare, e che quelli, più facilmente
deformabiJi, ma non soggetti a spaccarsi, agissero come elementi di coesione, tenendo insieme i
fraimmenti nei quali rompevansi, per effetto d e i
colpi, gli strati di acciaio.
Ebbero così origine le corazze composite (compound), '1a cui fabbricazione, che stimo inutile
descrivere, presentava difficoltà grandi ssime; alcune, anzi, quasi insupeiiabil:i, motivo per cui, mig.liorando a mano a mano le corazze di solo acciaio, furono definitivamente abbandonate. Però
il p:rincipio basilare sul quale s1 poggiava la
loro fabbricazione era giusto, e fu ripreso sotto
altra e migliore forma.

P en'odo dell e corazze di acc1a10 al nichelio e
d elle corazze di su,f,erfcie indurita. - Verso Ja fi.~

n e de,l 1890 l e piastre di acciaio dolce tipo Schneider, e queile composite tipo Wilson ed Ellis (giudicate le migliori) avevano, per quanto era lecito ritenere, raggiunto il a massima reis.i.stenza possibile, data la loro natura ed il loro processo di
fabbricazione; p e rbanto, continuando a crescer e
la potenza delle artiglierie, diventava impelJ,en te
la necessità di tentare nuove vie, apportando qual.
che cambiamento, o nel'la natura del metallo co-

47

LE/. I. I. = = = =

== = = = = = = = = = = = =

stitu,e,nte la piastra, o netl processo di fabbricazione di ques.ta, o iin entrambi.
Anche .iin questo caso fu prima la Ditta Schneider a iiniziare opportuni espeTimenti e studi; non
tardaro:no le altre a seguirne I" esempio, ,e così co-

=

=== ====

= =

= = = == = = = = = = =

accia,io e, n.iche-lio, fu costruita al Creusot e provata al ti110 nel luglio del 1889. - Misu:r,ava m etri 1,20 per 1.10; era grossa 237 mm.: hssata con
g'raff.e sopra Ull1 m •aterasso di legno duro grosso
80 cm., resistett,e mag,n ilica.mente, senza mande-

Secchia di colata da 150 tonnellate.

strure f end:iture, aiUa percossa di Ull1 proieHo d eJ
calibro di 152 mm., pesante 45 kg., animato dall a
velocità d'urto di 600 m. s. Il proietto petlle.t.rò p er
circa 268 mm. e rimase inhsso ndla piastra.
L'idea di usiaire leghe di ferl'O e nichel,io er a
,&tata enunc.i,ata m .o lti anni prima da Faraday e
Stodard, che 111 e avevano esperimentato pare c·
,c hi e, e così pure F airbanirn neJ 1858 ,ed Hahl, di
Sheffi.eld, nel 1888, che costruì anche un piccolo
ca!llnane di accia-io al ruichelio; ma non vi è dub hio che ,i l merito di aver usato questo m ,atieriale
su vasfa scala appartiene alla Ditta Schneider.
La 1ega .da corazz,e contiene una piccola percentuail,e di n •ichel.io, ordinariamente il 3 % di
Acciaio al nichelio. - La prima corazza di ac- questo metallo, e può essere fatta negli ordinari
c1a1•0 al 1nichelio, cioè cos,titu.ita da una lega di forni Martin, purchè il regime di tempera.tura n e

minoiò neUa storia delle corazze l'era moderna,
ca.iiatte:r,izzata:
1) Dall'assO'ciazione con l'acoiaio di nuov~ elementi, quaili: il .nichelio (in modo preminente),
il c.romo, il tungste.n o, il v.a,nadio, ecc.
2) Da processi s-pecia1i per indurire la superhcie esterna delle corazze e cioè: processo di
tempera (metodo Tres.idder) e processo di cementazione (metodi Harvey, Schneider, Krupp,
ecc.).
3) Dailla combinaziiane dei predetti sistemi,
cioè dall'indur.imento della superhcie esterna delJe corazze al nichelio.

48

1



1

li

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - LE CORAZZE DELLE NAVI
to e1ev.at-o. L 'op e.razione no:n richiede
precau21ioni maggiori d ·el consueto; anzi,
n.,e ocoor!'lono me.no che per certe altre
di ,accia.io. Non occorr.ono ,s i•s tem,a ziioni
p r la colaita; •Se Ja carica è ben,e condot-

portano lo st,esso grado di calore di quelli d.i aéciaio ordin,a-rio; eccezione fatta del caso, da e,s cludersi trattandosi .di oorazze, che oonte.nga1no
più del 25 % di nichelio. Se la composizione è pt'le•
cisa, se l'acciaio è stiaito fa.tto a dovere, si può

Lingottiere per corazze .

; t atto i1 nichelio posto nel forno si aisso1 a iaio, al c.ontrario di quel che accade
. - L',acoiaio al nichelio è più Huido
ordirua.rio ed appar,isce completamentrn1t01Jo n c,o; i masselli hanno la superficie esterpu!lita, ma se sono molto ricchi di nimaggior ll'l'Umero di soffiature p,eriuelli d'acciaio ordin.aTio. Vi è poca
i metalloidi a separarsii me ntre la
nta solida ed è pertanto m~nore lia
I i giraivi iinconiv-einienti che po,s sono
, 11 r iscal,dameinto dei masseUi per le
\p raz.ioni - fuci.naz.ione al maglio o
non esig'.e precauzioni s·peo~ali;
di carbonio contenuto, essi com1

lavorarlo bene, tanto al maglio quanto a,l laminatoio, qu alunque s,i a la percentuale dii n•i chelao,
e se questa no,n supera il 5 % , la lavorazione alla
pi,aUa ,ed al torno è mediocremente facile; p~ù
diffi,cile, cresce~do la •p roporzione oltre detto limite.
L'agg•iun,t a d,i ruiichelio rende l'acciaio meno sensi bile agl:i age.nt.i corrosivi, ne accresce notevolmente la resistenza al limite di elasticità ed alla
ir,ottu.ra, senza che diminuiscano iin oorrispon,dente proporzione l'a1lungamento ed
coefficiente di contraziorue della sezione di rottura.

a

Tempera con il sistema Tresidder. - Mentre
Schne.i der f,acerva adottare le c·orazze di acc1a10

49

LE I. I. I.
al nichelio, l'inglese Tres.idde.r proponeva il suo
speciale s,i,stema idi tempera a doccia, tuttora :in
uso con poche modiJìcazioni.
La tempera per ~mmers·i.one nel hagno d'acqua
dei ,g:ross·i pezz.i di acciaio, riesce male perchè intorno ad essi .s i f ornna, durante il primo periodo
J.ell',operaz.ione, un inviluppo di va-pore, che rompendosi e ,v iformaindosi continuamente·, impedi-

desc ente ut11a p·i ogg,ia violentissima e fitt.i.,s s.im cr..
Il vapore, che si ,genera a misuI'a, sfugge fra me.z•
zo i fi,l etti fluidi e ,non ostacola menoma,mente l'azione refrigerante d,ell~acqua; Ji g·uisa che avviene quella rapida ·ed un,i forme sottrazione· di calore della piastra, che è condizione essenziale pe r
la buona riuscita deJla t,emper e perchè la corazza acquisti al.la superhcie qu_eJ grado altissimo

Colata di acciaio dal forno Martin nella secchia .

s oe una graduale ed un,i for.me sottrazione di calore, dando luogo ,a diminuzioni di temperatura
saltuarie ed ir,regolari. Il bagno d'olio dà migliori ris wltati, non per la composiz-ione chimica d,el
liqwido, ma per l'assenza del suddetto inviluppo
di vapor•e; parimein.ti s,i ottengono migliori rii.sultati dal bagno d'ac,qu-a .aggiungendovi sost anze,
p. e. la glicerina, che ne aumentino iil punto di ebollizione, diminuendone la produzione di vaipore. Ciò posto, i,l T residder si propose di ·t emperare l'acciaio COlll l'acqua, evitando però il già detto
invrluppo ,di vapore, e v.i riuscì con un appaireicchiio a doccia, che proie'tta contro l'acc.iia·io inc?ill·

50

dii durezza, che tanto contribuisce alla loro re s i•
stenJz.a contro la pene,trazi.one dei proietti senza
ca,ppucc10.
Lnvece .del'l'acqua s-i potrebbero adopera.re altri
-fluidi, tanfo liquidi, come gassosii.
Basti qui aver .espo,s to il concetto, chè la d esc:riziane degli appa;recch,i sarebbe troppo lun g'11
e poco chtiara se111za .il s,o cco:rso di molti dise g'ni
illustraitiivi.
Il sistema Harvey di cementazione de17e coraz,
ze. - Il processo inv,enta-t o da Hayward A. H ar•
vey, ed esperimentato per la prima volta ad An

e:: ==== = ========= = = =:-:::= == = ==== LE CORAZZE DELLE NAVI

Il massello , pesante 78 ,5 t . , estratto dalla lingottiera , è tra sportato nel reparto presse.

51

LE I. I. I.
na.poliis (S. U.) nel f e,bbra,io d_el 1891, aveva lo
scopo di ·i.ndurire un-o str,a·to supeTtÌciale de.Ua cora~za, lasciando duttile ed alquanto oedevole la
nim.anente parte, di questa; vale a dire di appliicare -i'l criteri-o .informativo delle piastre composite
a quelle di un solo pezzo. L'harveyzzazione deJle
corazze, come si chi a.ma il processo in questione
oon un barbaro .n eo101gi-smo con.iato .in onoore del
suo inventore, consiSJte neJ fabbro-c are di acciaio

leva cementare e suHa quale si poneva uno strato di carbone di legna polverizzato e mescolato
con, altre sostanze ca,rburanti. Su questo strato,
fortemente compresso, se ne faceva uno di sa.bbia, e sul tutto si metteva una copertura di grossi
mattoni refrattari. Predisposte .in tal modo le cose, riscaldavasi il forno ad un \Jta temperatura,
uguale o superiore a quella necessaria pe,r la fusione della ghisa, mante.nendola costante per un

Masselli per corazze, a destra ; a sinistra, elementi per cannoni grossi.

omogeilleo e ,relativa.mente dolce, quale si ottiene con i Bessemer od i Martin, una piastr,a della
forma ,e delle dimensioni volute, sovraca.rburandone poi, per una certa profondità, la f accda esteirna, mediant.e un prooedime:n lo di cementazione
a;n,alogo a quello ,adopera-te p ~r converti.ire in a cciaio le sbarl"e di ferro dolce. A tale scopo sii colJ.ocava la : iastra dentro uno speciale f.orno a gas,
od a carb~ne, posandola sopra uno strato di miateria,le ref ratta-r io .e con questo coprendola i.n modo
da la.sciarne scoperta soltanto la faccia che si vo-

52

tempo più o meno lungo, proporzionale ad.le dimensioni della piastra e non ma.i minore di 18 o
20 giorni. Il carbonio deJ carbone di legna e delle
altre sostanze carburant-i si combinava lentamente con !',accia.io formando alla superttcie dell a
piastra uno s.trato profondo clue o tre centimetri,
nel quale il te-n or.e dii carbonio era notevolment e
superiore a quello d,ella riimanente massa di acc1a-10.
Ultimato il processo dii ca:rburazio111ie, toglievasi .la piastra da1l f or,n o e si lasciava raffreddare h·

-- -- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

LE CORAZZE DELLE NAVI

t .mperatura richiesta per la tempera, sen- risultati .importanti, la cui misura è data dal fa,t-

imuoverne

Jo

strato di sostanza carbo- to, che mentre

aUa tine del 1890 una piastra

·I , proteggendola dall'ari~ .impediva la composita grossa 267 mm. pote-va resistere a
1 mo dii scaglie d'ossido, la cui prese.n za .stento ad uin proietto da 152 di acciaio Holzer

1

d-imi.nuito l',ef6.caeiia de.Ila success,i v~ odi te1npera. Codesta sos·tanz.a ca,r bonat v però, senza da.nno, essere rimossa ad
Ili e per breve tempo, da piccole porzioni

con 604 m. s. di velocità d'urto, aHa hne del 1891
una piastra parimenti g'rossa di acciaio al nichelio harveyzzato resisteva perfettamente · ad un
proietto i dentioo con velocità d 'urto di 632 m. s.

Fucinazione di una corazza con una pressa di 6000 tonn. , nelle Acciaierie Ansaldo,
che ne hanno una di 15 .000 tonn ., la più potente del mondo.

r seguir.ne il raffreddamento;
ciliegia, si faceva la tempera
der.
i una piastra harveyzzata mostraI strato di cementaz.ione, seguim nt e dallo strato dolce; il primo
· t llina, l'altro con l'aspetto del
mogeneo e dolce. Lo st.rruto ero da rendere difficile la Javod eva e spedie.nti speciali.
l'harveyzzazione fu subito applii a cciaio aJ nichelio, ottene,n do

Il sistema di /abbricaz1°on e Kru,f,,f,. - Non parl erò, per brevità, ed anche perchè, pur avendo
dato r isultati più o meno buoni, non meritarono
mai la preferenza, de.i sistemi basati su principi
d iv e r s i dalla c e mentazione, come quelli di _Be·ardmore i,n In ghilterr a, di N au e Hampton in America, di St.-Chamond in F ir ancia; e ne,Ppure de'1
•p ro cesso di cem entazione Schneider mediant,e
ga s idrocarbur ati. Ma in.on posso tacer.e di quello
brevettato dalla Ditta Krupp e .inventato dall'ing.
E:nil.io Ehrensberger, per chè si può dire, che tut-

5J

LE/. I. I.===== -= ======-============== = ============
te le corazze di tutte le navi da battaglia ora e•sistenti sono fabbricate con tale processo.
Le piastre harveyzzate, pur essendo molto re•
sistenti alla penetrazione dei proieui, si spacca•
vano sotto le -loro percosse, lasciando nude intiere ~one del ber.s aglio, e:d era importante ·eliminare questo grave difeitto; cosa nella quale l'ingegnere Ehrensberg'er riuscì perfettamente.
È nel 1895 che la Ditt-a Krupp presentò al Go-

l'acciaio al cromo-nichelio; questo perchè conferisce una grande resistenza aUa rottura alla lega, La quale, per suo mezzo, associa alle qual~t à
di un ecce.U ente ferro fucinato la tenacità, la omogeneità e l' eJasticità proprie del migliore acciaio; quello perchè le conferisce una spiccata a ttitud,i ne ad acquistare, mediante la cementazione
e la tempera, un grado di durezza più alto di quello delle piastre al nichelio harveyzzate, senz a

Corazze sbozzate .

verno tedesco la piastra 432 U, grossa 300 mm.,
rimasta famosa pe.r i riisultati straordinari che
diede e per iJa réclame kolossal che le fecero governo e ditta; pochi anni dopo tutte Je princ•i pal,i
marine deJ mondo avevano adotta.to le pia-stre
kru{,{,izzate (ailtra barbara parola entrata nell'uso, al pari di kru{,{,izzazione! ).
Il processo, .tenuto ,molto tempo segreto e ve,n•
duto a carissimi prezzi, è ormai noto. Per f aibbricare una corazza ce:mentata Krupp si ·a dopera

54

che pe·rciò .si ma:nif esti l'inconveniente della fr agilità. Tale acciaio si ottiien-e col processo Martin
e con i consueti forni a ga,s ; bisogna però, duran te il p-eriodo della trasformazione nei forllli steis•
si, estrarre fre-q uent-i saggi del meit allo in fusion e
per analizza:tlo ch,i -micame.nte e sag'giarfo me ccanicamente, ed aver così il modo di correg'g'•ere
con molta cura gli eventuali d~,f etti di dosamento
che po-ssono es,sersi rivelati.
Il masseUo deve p•esare il 70 % dii più dell a

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - -

LE CORAZZE DELLE NAVI

f;nit ; dopo averlo estratto dalla lingot- modo da toglie.re ogni traccia di scorue od altre
mperatura di 480-500 gradi C., lo si impurutà dalla sua super6.cie.

11 t

in un apposito forno a gas, laso.iandove•

Ciò f,atto, si procede alla cementazione, che

si

12 ore, hnchè la sua temperatura saJga es-egue oontempor-Mteamente su due piastr,e dir l C.
sposte orizzontalmente .entro un forno a suola
111nta questa temperatura, il maissello vie- mobile, oon le facaie da cementare rivolte una
I , u 1t , per un periodo d,i tempo da 40 a 55 contro l'altra e ,separate da apposit,i regol~ d'ac1 I I primi, hno a dargl.i una grossezza poco su• ciaio, in guis.a da formare una specie, di cassa

Corazze sbozzate.

ave.re la p~astra hn•i ta.
zione esige cure ed attenuoni speciali;
it re di protrarla piu a lungo, perchè la
della pia,s tria non dnscenda troppo e
zione compiuta, da 600 a 650 grad,i C.
IIN1ilfl1', m o , p rò, questa temperatura diiminll'isce
,l11r nte le manipol.azionii -s uccessive, si pola pia1stra .in un forno di riscaldo, e
11 t 1 1
00 g'radi C., si sottop'One al1la pressa
ddrin rla; ripulendola poi, mediainte mar, mano e meccanica, diligenteme.n te, r1n

nella quale s•i immette il carburainte, ch,e è il gas
da illuminazione. Tutto l'insieme è tenuto, per
un per,iodo variabile da sette a venti giorni secondo · casi, ad una temperatura oscillante d,a 900 a
930 gradi C; sempre facendo affluire fra le due
piastre u:.1a corrente di gas, che cede il suo car•
bonio all'accia.io in modo assai più uniforme che
la miscela ca11boinacea d~ Hairvey. Si ottiene co•
sì, suLle due corazze, uno stra,to extracarburato
pro.fondo da 25 a 30 mm.
Eseguita la cementazione, ha luog'o la seir1e di

55

LE 1.1. l. ==========-===================== = ==== = === =
quei tra,ttamenti ·terinicii che costituiscono la parte ca·ratteristica e difficile del processo del Krupp.
U pr.iirno cons,i ste nell'im.mergeir-e verticalmente
la corazza, estratta daJ. forno d,i cementazione alla temperatura di 870 gradi C .• in un bagno dii. olio
d'oliva, che è tenuto .alla temper.atura di 20-30
gr adi C .• facendolo circolare in un refr.igerator·e
tubolare ad acqua coirrente. Lo scopo di quest'operazione è di re·n dere più omogenea la distribuzione dei carbul'li di ferro contenutii nella mais,sa
metallica, distruggendo quella s,pec,i ale struttura
dii frag,ilità dell'acciaio, ohe è caratterizzata da
una cristallizzazione troppo sviiluppata. Dopo ciò,
ei po,n e la piiast:ra in un ailtiro appos·i to forno riecaldandola ihno a 660 gradi C.; essa, raggiunta
questa temper.atura, viene tuffata orizzontalmente in un 'altra grandissiima va,sca r.ipieina di acqua
corre.t11te, ciò ch1e ,modiihca sostanzialmente la
s rurttura .del metallo, perchè il cromo passa dallo stato Jibero al com1binato. In questo stato il
carburo di cromo ed il carburo di feuo sono sp·arsi in minutissimi gr a.neJli nelLa massa dell'acciaiio, ,che è sempre costituito ess ~nz.ialmente di un•a soluzione, nel ferno, del
nfohelio e degli altri componenti; ,si ottiene così
il risultafo di produrre neWacciaio quella tessitura fibrosa, che è la maggiore guarent igia di tenacità.
' A que,sto punto si distaccano dai lembi della
piastra dei provirui, peir esamina1re la g'1rana della
frattu.na, ed ove da questo esame risulti necessario, le due tempere, all'olio ed all'acqua, si ripet,ono, magari più volt.e, finchè l'acciaio non abbia acquistato quella speciale struttura, che è ind izio sicuro d,i un g-nado di resi'Ste:nza .e levatirs s~mo. È soltanto dopo aver conveniente.mente uh.imato questi due tratta,menti teiimici preliiminari,
che .mediante le presse idrauliche sii danno alla
piastra la sa,gom.a te la curvatura r.isultanti dal relat ivo disegno.
La lavorazione della piastra, però, non è ancora finita; re,sta dia conferire alla superhcie extracaTburaita la .necessaria durezza, senza tuttavia
incorrere nel difetto della fra,gilità. Ciò si ottiene mediante Ja tempera differenziale, così chiamata per chè il ..salto dii teanperatwra nella tempera non è lo ,stesso in .t utti i punti d,ella corazza,
come nel sistema Ha1rvey; ma varia ~n ma,niera
prestabilita e tale da conf er~re dei gradi differenti di durezza ai divers.i strati della piastra. A tale scopo, si adagia questa sopra uno s•pe1Sso strato
d i rSabbia gialla, disposto .s ulla supe.dic.ie di un
robusto piast.rone, più lungo e più largo della corazza, intorno aUa quale si erige un muric oiuolo
1

56

di ma t toni ref.rattm, lasci,andone s•cope,rta soltan.
te• la s u perhcie extracarburata. Il tutto viein•e
quindi introdo.tto in un forno di ri.sca:ldamento alla temperatura ,d i 800-850 gradi C.: come è o v•
v,io, trascor:so un certo tempo, la supe.rhcie extracarbura·ta, chè · non è •protetta, avrà la temperatu ra de1l forno, mentre tutte I.e altire parti della corazza, difese dal materiale refrattario, acquiste ranno temperature gradualmente decr.escent:i, b.·
no alla minima di 600-650 gradi nella faccia i n f e rio.re. Allora, tolta la corazza dal forno e , libe,r atala rapidamente da·l pias-trione, dalla s.abbia e
dai matton,i r e frattairi, si procede alla sua tempera m~diante getti di acqua fr,edda che la iruvestono da tutte le part i contemporaneamente. È
chiaro,. che la f,accia anteriore, dov,e la tempera tura aveva raggiu nto il massi.mo grado, conse'g°u isc.e la massima durezza; mentre gli strati succes sivi riescono a ma,no a mano meno dur,i ·e :più t enaci in reLazione alla t e mperatu11a che ave-vano.
È perciò che esaminando Ja s•e%1iane di rottuiia d i
una piastra k.ruppizzata .s i scorge chiaramente il
passaggio ginadua'l.e daUo strato superiore durisisimo, d e tto di cementazione ~ grosso da 25 a 30
mm., allo strato duro inter me.dio, detto di tem·
pera, ed inline agli stirati inferior.i dolci e fibros i.
Qu e sto graduale passagg~o conferisce alle corazze kruppi:z.zate quella 1assoluta immUtI1ità dalle f en ditur e che, le piastre ha.rveyzz.ate non avevano.
La superfici-e oementata delle piastre kruppizzate presenta, a lavorazione finiita, un aspetto c-aratterizzato da un 'abbondainza di rugosità iirr e·
golari e di ,notevoli incrinature le quali, se limitate in pr.ofond,ità aHa grossezza cLeHo strato d i
tempera, non sono dannose in quant<, conce,rn e
la resist e nza d ella corazza, danno indizio di buona c e mentazione e di gra,nde durezza, ma imp.ed iscono di darle forme molto curve.
La prote.z.io.ne delle navi mode,rne r~chiecLe u n
largo uso .d,i piastre ra-stremate ed occorreva trovar modo di applicare a,nche ad esse la t,em-peira
diiff.ere nziale in tal maniera da produrrie uno strato dii t,empera di s·p es-sore variabi·l e, allo ,scop o
d.i mantenere costante in tutta la corazza i1 rapporto di ci.rea unio a tre fra le grossezze del d,e tt o strato di tempera e della corazza stessa; rapporto che l'esperienza ha indicato come il migliore. Sarebbe lungo descrive,re partitamente, le par•
ticolarità del'le operazioni necessarie per l'lisolvere il difficile problema; mi limiterò a dire che l e
piastme destinate a risultare, a lavorazione finit a,
di grossezza variabile, s0t110 dapprima laani.nat e
ad u\!10 spessol'!e costante e di poco superiore a
quello massimo, cbe· dovranno avere in de:6.niti-

== ================== = - = = - - -

ttopostie ai trattamenti dii cementazione,
folio, iricottura, tempera all'acqua, che
critto; quindi rastremate nel modo riportand.o ne le necessarie quantità di
Ila parte non cementata. Ciò fatto, st>• ldate a 620-650 gradi C. e sottoposte ad
idraulica la quaJ.e ag:iisoe su.lJa supern emJentata in modo tale che la faccia opi è qUJeilla cem,entata, rifor.ni ad essell"e
I
eviide.nte che .in seg·uito a .tale op.eraziopi tre diveruta•no rastremate dalla pa:rte
ubìto la cementazione.
questo si mietitono sulla suola mobile del
li riscaldament,o con la faccia piana e non
t su1Lo strato di sabbia, .e si fa il solita
peri.metrall.ie di mattoni refrattal'li, La zouperfìcie cementata cori-,is,pondeinte alpiù gro,s sa del.la piastra si lascia scoper1 a ziona corrispondente alla parte rav~e.ne ripar.ruta da un coperchio costituizialmente da due Janni.ere di ferro, dii
Mllh111 ru',enti dimensioni, fra le quali è inteirpoisto
d'amianto.
operohio, sul quale si pone, per-chè non
, un strato d,i ,sabbi.a di conveniente sp.e sma,novrabile daJ.l'esterno oon acconci dii i. Trasoo.l'lso un certo tempo dopo ch1e il
h raggiunto la temperatura r.ichiesta, è ov1 :z.ona rmnasta scopeirt1a avrà ais,s orbito
1 ntità di calove maggiore di quella o quelr e; allora si tira indietro di una certa
t ' t il coperchi•o, esponen.do aJ. calO!I'e una
I li parte irastil'\emata, e v.ia di seguito bnt.ra sia scoperta del tutto. Così si ottietemperatura della pias,tra decresca con
r sezza; ,sJicchè la piastra, quando, levaf )rno e liberata dai ricoprimenti, va sotto
' , acquista uno strato di t·e mp.~a decirc1 decr,escere dello spessore. Quando la
, pur essendo rastremata., ha la supieirb.ntata 1piaina, il procedimento subisce piei nti.
e
l'indurimento preclude la possibilità
l11n ue ulteriore 1avorazione meccani.ca deltr , la futitura dei ca•n ti di esse si ,esegue
Ìpr, se rm:ed~ante mole a smerig!1i,o , trasp,oir1 zionate da .motori elettrici, che si po·s . ntiare in tuttie le dire.uoni, in modo da
rare ogni sorta di quartabono.
di manda,r le p1aistre al Cantiere è nemontarle in officina, pe.r •a ccertare che
ttame.nte 1e misure p:resaritte ; ciò .si
p ito locale il cui pavimento è formato
ni di .g hisa muniti di forii peir le g'raippe;

LE CORAZZE DELLE NAVI

l'u'1tim.a operazione è La tr,apanatura dei foiri per
lei chiiaivarde nella pa,r te pos,t-er.iore.
Benchè le piast.re kmippizzate tengano tuttora
il oaimpo., molt.e s0l1lo le corazze che glie io contendono; quclle di acciaio Era deUa Ditta Be1clll"dmor,e; quelle c,em·eint,ate con il eistema Davus;
quelle della D~tta Schneid•eir del Creusot, -e della
Bethlehem Steel Company; quelle Ackermann;
quelle di Carn,egiie ottenute con u.n p,roces•s o di
doppia fucinazione, le Ansaldo, di .cui di,r ò po.i.
TraJ.a1scio, per !ll!On en.trrure in troppi partioo1ar '
tecnici e non . dilunga:mnii soverchiameintie, di parlare delle pi~stre sottili; dirò soltanto che la Ditta Krupp, in pri.ncipiio, dat·e 1e einorm.i difficoltà di
lavorazione, non vo1e,v a applicaire il suo sistema
a p~astre gro.ss.e men.o di 10 cm. ed acconsentì a
discendere• ad 8 .s oltanto dopo la pubhlicazione
del processo Cha.rpy, che, non è qua il caso di indica'rle.

Collaudo de7le corazze. - Il collaudo delle corazze si fa: .; ) a,nla:lizzandone chimicaimentte la
composizione ed ,esaITTIDIIl.a.ndone la struttura oon la
microfotograha; b) .s aggian-do meccanicamente i
p.rovti.ni riicavati da e1sse; e) sottoponendoJ.e a COtlpi di can•n<one.
I f otomicrogrammi ,pr,esi ad ogni stadio delle
success.ive lav:orazionii ind.icaino agli espeirti se
queste procedano come si convi.en·e o pur no, e
qua11i sii·aino · 1e Cfol'\reziani oppartune.
Il collaudo chimico determmll. sf'! la ,p r,oporzione dei dive.rs•i 1eJementi dle1la lega sia ,eintro i limiti dovuti; ,servono all'uopo l'appar.ecchio di Wiborgh, per la determinazione volumefoica del carbonio ,negli acciaii; le batt,erie di appairecchi Co·r lei.s per determinare irap-idrumente il tenOl'\e di c-airbon1io di~ettamen1le sui campioni di acciai, senza
pre entiva ,se,paria~ione del carbo.n.io stesso; l'aippaii•ecchiio Riollet-Ca,mpr.edo:n per iJ dosaime:mto del1o zolfo; i f oir,n i a .muffola, ecc.
Meccanicamente la durezza del:1e carazze v~ene anzitutto sagg<iata con puni.eruol.i •a punta conica, oost•:r,u,;ti dii un .acciaiio tale che, colpi'Ui. da una
mazza, mtacchino lo strato posterio,re delle piastr,e . Ope·rrundo ,aina'lo~ame111te sullo straito ,anteriore, si devOilllo smus1sa.rie e .romp,e re senza lasciarvi il .menomo segno. Inoltre, allo scopo di
scoprire le,sion,i eivenltuaJii ,e non apparenti, 1e piastne girosse 120 mm. -o più, e non curve, si !•asciano cadere da un ',altezza determinata sopria un lash:iane di ferro o dii acciaiio, di oonvemente sipes..
st>.re -e di ,pe\Sio non inf,er.iore a quello della piiastira.
Alle corazze •c uirve si .ri•s parmia qu.esita prova pell"·
chè potll"'ebbe de.forma.t<1le. O-l,tre a quest<e prove

57

LE I. I. I.

= = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = := = = =.:

quas~ 11"Udimenta1i, se ·ne eseguono ailtre sopra
barrette ,opportuna:menrtle .ricavat,e, adoperando:
a) La macchina del Frémont per il saggio
di fragilità. Si ,pratica nel mezzo e nella fa.ccia
inferiore .della barretta un intaglio trasversale, che
d,eiteirmina una ,se~ione di m1i.nore .re•sistenza, quin.
di si pOllie la baJr.l'letta 1sti~ssia orizz.ontalmente con
le sue estremità sopra due sostegni fissi. Una
mia,ssa me:ta11ica di .p e,so noto, cade-ndto da un 'altezzia .pur.e 1I1Jata 1sopra uru cuneo, .il cui tag1iio Leg·germente arvotondato poggia su!La barreitta in
c•or.r~sp,on.J,e :nza ddl'inta.glio, ne de:terrru:na la ir,ottwra, a.vvenuta. lia qual e due· molle rigOll"O,s amen.t ,e
tatrate assorbono l',ene:rgia r esidua della miassa
batfonte, la quale enell."g'ia è indicata da unia lancetta sopra un ar:co gnaduato in modo da dare p,e.r
Jet.tuna dirr.etta i1 lavoro consumaito peu.- rompetre
la ba.rretta.
b) La macchina del Frémont pe,r le prov,e di
trazione, ,compressione, taglio e piegatura, la quale traccia un diaginaimma la ,cui airea dà un numea:,o p,:rioporzicmale al aavaro di deformazione ie•se:rcitiato sulla barretita.
e) La macchina M ohr e F ederhoH p1e1r pirove
di trazione, che è una delle più riputarte del genere. Anch' eis,sa traooiia i diag.rammi deg1i sfarzi per
la dete:rminaziiOille e'Siatt'a del carico cor.risponde1nte al lirniitie, d',e lasiticità.
d) La macchina del Brinell, la quale fo,nnisce
il così detto numero di durezza, producendo con
una piccola sfera ,d i acciaio temperato delle impironte di pvofondiit à minima n1ell1a superficie del
siag,gio.
Il collaudo al tiro è, evident,emente, il miglior
modo di consta.tau-e Ja bontà di un lotto d:i coraz•
ze; esso si esegue prendendone una a caso, fissaindbla .sop,rla un heil"sag'!io e .sparandovi contro
con un cannone di calibro adeguato alcuni, generalmente tre, proietti perforanti di ottima qualità,
con una oruric1a di sparo, tale che iimp.mma ad essi
una Vieloc'ità d'urto ,preV'.iaimeint,e calcolata. Il m,a,g'gior dif,e tto di qwesito ooillaudo è che costa caro;
iinoLtre esso ie.siige speciai1i precauzioni :e vuo1J..e e,ss·er fatrto da p,e.r.sone che abbiano Junga e,speo:ienz.a in ·m aitenia.
In un ,collaudo ral ,titro ,si ,devono co111side11all'le:
1) La v,elocità d'u.rto (Vu) del '.P',l'loietto, che
si calcola con ·ap,posite fonmole ,e si ottiein,e sparando con U1I1a carica ,di peso ridotto opportu.namentie, teI11endo canto dlelLa distanz·a fra ia bocca
deil cannone ed .iJ. bers1ag1io.
Per .molte ragioni, che Sa.l'chbe lungo espo:rire,
là velocità ~niziale del piroi,etto cambia da colpo
a colpo, •en.tno iee:rti limJiti, quantUJn.que ii! pes'o del1

58

la: car.iica 1sia .sean.p,re ,i l 1medesimo; camhia qu,mdi
-anche la v,efocità d'urto. P ,ertanfo ben di ir:ado il
pr-0iietto •m v,eSfte Ja, piastra avendo esaittamentle l a
velocità calcolata, e questa devesi con•siderare come un li:mite 1s 0.tt,o 1al quale 111on b.iisogna di,s,eiendene, p,eirchè 1a:ltriment,i ii.l collaudo s,a;rebbe fiMiziiio, ,e eh.e ,nlQn si c:Leive sup1era.r:e da. molto, peirchè
la cor'azza sarebbe m tail caso cimeintat•a a dismiswra. A tutta prima sembrerebbe prat.iioo misuirare ad ogni co'llaudo l.a ve1ocità con i cro.nog'!I'lafi ;
m ia siccome ne nas•c e,rebbero i.nfutite oontestiazioni con le Di:t tie ,produttrici, si pref.er-isce detenninair,e p,r,e viaimeinte, ,c on tiri di prova, una canea l a
qual·e dia la velociità anu.zial1e corrispondente a.ila
vdoc.ità d'urto c,aJ.co!a.ta, e se.rv.iirsene poi per i
ti,ri di colll1aiudo. Evidentemente iJ collaudo è tainto più s ·ev,eno quaini o maggiore è la v.doci tà d'urto; il giudicar buona una piasfoa peo:chè non è
stata pie.rf0trata ,e cattiva U1I1 'altra perchè è stiata
buc1a.ta può -talvolta essell."e eirronieo, amportiando
in ogni caso conoscere la ve'1oci,t à d'ur.t-o e, la s·p e,cie del proietto. Nei balipedi si può, volendo, perf oo-a!l1e quailunque pi astra; ma date due pias,tire d i
uguaJle g'riossezza, ,a,titta:cdat.e con lo st esso carun:on e
e con identici prio.iietti, la migliore è quella ch e
oedie alla veJoaità d'urto magg:iore.
2) 11 tipo ,e la qualità d.cl proi,eitto - 'argom ,ellllto .che riichwe·d e una •S pe,c.iale discussione.
3) La speciie 1e '1o spes.~o.re deJ cus,c ino sul
qua1e è s1ist.e1maita 1a p~astra. Seillza entrame in
trOJppi pairtuooll airi, ditrÒ s,cilianto che il CUJsoino grosso, di liegnio di queircia, usato in Germania ed in
Inghilte,rra e n ,o n amm•e ,s so da 1111oi, favorisce la
p.i·astra, perchè 1'iins~eme del be1r,S1agllio risu!ltia più
.dlasitiico e J',eiruerg.ia d\wto del proietto è asslO.rbita da una ·m aiss'a m .ag;,gtio;r,e.
Un cuscino matematicamente rigido aumentiere.bbe e,n,o rmemenrtie la resistenza delle COlI'!aaz.e ;
mla 1e e,spetr.iieinze f aitte per a,•viainars1 a tate id ea•be ,sio1110 rius·cite vane.
4) Il ,calibvo detl. camnon·e adoperat,o , in l"eilaziioine ahla grossezza della corazza. Se que,sta g'o:tossezza è miinore deil ,cai1ihro deJ canll!On:e .s,i dic,e
che ii.I tiro è in sub-calibro, nel caso contra,rio il
tiro è in super-calibro, ed è e-v id ente che questo
genietrie di ,tmio cim enita tr,op,po la piaist.ra, sottoponendola oontiemparatn,ea,m ente a sforzi d,i perfo.ria:zironte .e di sfoindaimelnltio, mentre .il tiro sub-calibro
la metit.e in cond1iz~ani f.avor.evoJii d,i r,es.i-ste1nz~.
Perciò si ad,o peramo cail1lnoni il cui cailibro sia uguaJ.e all1o spess:01re de\IJ11a piastra o ne diff,eirisc a
di poco.
Il cdllaudo aJ t~ro si fa itura.ndo con1t.ro la pii astra tre proietti s·enza cappuc,io an.imati dalla Vu
1

1

- - --==-================ = - = = 1

l , ,in ·modo che colp.iscano i vertici di
lo equaatiero, e s~mp11e ,ailla distanza
111
a!librii uno da.11 'altro, inonchè daJll. 'oirlo
na. ,es•sun prooetto, o pezzo di pir:oii.etun pezz.o ,d i corazza d1eve aittrave,r.s,aire
l1t ; nel fasci,ame, metallico di questo Ri
n, pi dli rig·onha.mienti, come p ~ pic,coile
n •11 piastra, purichè non ne inte.rieissiino
pess·ore.
l r ompr,eindeve ben.e il meccan,is·mo del1 f or :z..i.one deiHe c011azze, occorre avere una
,I. I proietto navale e del modo come Lavo1n~.
a I t II

i•:

n

I ~, 111 l'tti navali. -

Lascerò da banda la parte
p r quanto inite1t1es1s1an ; e; dirò .soltanto che
, I, , nto vi sono due sorte di proi,ertti naviali:
, 1111,ttt A. E. (alto esplosivo) ,e la palla, che
11, proietto perforanb. La prima è destin,a1 dmJeinte a por ai,e sul bersaglio gToss,e
li paten i esplosivi, che scoppiando piro" t r mendi effetti di s,~onquassamento, de1, n , uccision e di uominii., ecc. : nion, è però
111 11 •hc perforino corazz.e sottili. La sec,o nda,
inti ne a:nch'essa una p;ccol1a carica di pori ivo ·ed è assai più robusta ,e ma;s.s~c• teo.rucam,ein.t,e, p,erf ora:re pr.ima Ja coJl ,i
oppii.are dentro il be,r sagl.io, per il che
·h • abbia una spoletta a funzionamento
onteniga un esplosivo poc.o sens.ibiJe aoiluzione del prc,blema fu d.iffic1il~s,s i11ive ne sa qualche cosa, ess,em.dos!etne
q, d II p r lunghi anni.
11 J , ,i t na'Vale deside r ato dagli ,artiglieri
, l1l1 , pur ess.endo capace di peirforruri.e, oonarica da. alto esplosivo pari al 10 %
; ma ,i tentativi ,f atti per trovarlo no~
nza di buo,n a riinscita. I pll'IOietti perno sviluppare un °e1nerg,i a ,stra01rdi.nae .resistenze capaci di p.olveriizzare i
I i II
h lino a 'p ochi anni a-ddi.etiro .seirvuva11 I r11 ~rLi; ma il loro proi;tresso segluì di pari
1111 Il
delle ooriazzie.
11
il primo che li f ec!.e con riacciiai.o a[
i i ,ottengono fuc.inaJndo i masseJ1i di
; i ,, fu i al crogiuolo ·o d a-1 Martin, fino a
aWr incirca la f ormia voluta; stam1i pezzi così otte1n1uti; fa.e endo loro
Hlllt111101
rma· debnitiva; r.icuocendo per se,i
t 11,i tti fi.niti; Jasciandoli poi raffreddare
11

1

i finis ono ail torni.:> e si sottopongono
I mp re:

lin
■r11n1,• 1n1 11li

it ta

Ulna •all'olio, tota!Le; una alalla sola ogiva. Tutte le
siderurgiche g'areggiano nel-

LE CORAZZE DELLE NAVI

la ricerca di nuovi acciai da proietti perforahti; pr.ima della ,g uerra attirava molta attenz.ione la 1ega al vianadi.o, anche per le• corazze,
ma :il veiliall"io di mistero disc.e,so ,Sl\.l quanto ha
tr:att.o alla produzione beill1iica non pe.rmette, di aggiungere .ar1t,rio.
Efficacissimo mezzo per mettere i proÌiett.i perforant~ in g.rndo dii vinc,etie Ìe corazze è i .J. c,os.idetto cappuccio, ch1e non fu iruvemtiato, com.e ge.n/e,ralmenite si crede, da.Ll'a:mmiraglio M ,akruroff,
m ,a dail c,o lonne.Llo 1macchinista EngJish, della m.a.:'
rin1a hr..vtann,iica, il quaile ne concepì fide.a as.sis·tieindo a provie di tiro oantro unia c0111azxa composita, che av,eva la f acoi•a ante.r.iore di f,eir:ro ,e la po,sterr-iiore d'.acaiaiio, al cantn.riio detl.Le a'ltre, e fu
bucafa f ac.~Lment e da p,roÌie-1:ti PaJli.ser di ghisa
induvita con 1'ogiva fusa · n conchiglia.
Le prime prove con proiett~ a cappuccio ebbero
luogo niel 1878 ,con ,esito -feli~c, 1e si ignora pea-chè
la Mar.iina inglese non li abbia adottati; l'idea fu
ripresa dal Makaroff, e dopo i risultati delle celehrii ,espe·rienze di Okta, n ,el 1893, twtte le Mar,ine, del mondo li adottarono.
Il p,r oie.t to a , appuccio non è ailtro che una palla perforante .s uUa punta de.lJa CUJÌ ogiva è applic,aito un niparo di ,acciiaio dolce, la cui f-0rma diff etriisce secondo ~ paiesi e si può .rJleva,re, meglio
che da qualunque de,scriz.io 1.e, dalle w1lustrrazioni
rapp,r,esentanti alcu.Illi dei cappucc.i più in uso. Il
valtlltaggio che iJ. c,appuccio conf,e risce è ,oonsidereivole, ma 1a sua ,espr,essione numer.ica vamiia secondo j tecnici eh.e hanno oercaio di sit abilirb. Secondo il Naval Annual del 1905, i prooe'cti o.on.
cappuccio hanno ,su que1Hi che n ·e sono senza, e
nel tiro norma!le, un vaintaggio dad 12 al 15 ; secondo lo Jon,es, dal 16 al 25 % ; secondo Kodar
von Thurinvert, del 20 % , e secondo un •articolo
dell'Engineering (30 maggio 1902), de'l 30 % . Il
Nava7 Annua7 del 1905 recava una s ie!liÌie d.i dati
da•i quailii. risultava eh.e ,La pedora:z..ione di una piasitra cem,entata con p,r,ooetti s~za. cappuccio esig,e che quesitii abbiaino un1a ve.Looità d,imbatto superiore d,el 40 1 a quella necess1M"1.a per bucare
una piastra d,i acciaJÌo dolce de1la medesi'tll.a gll'ossezzia; mentre u,s·ando ptioie.t ti irucappucciatii codesto -aumento è dei 27 % solamente.
Può semhrarie, a priima vi,3 ta, str.ano ,e perh!no
paraido.s•sa'.Le, ch1e ,u n cappuccio d,aicaiaio d-Otlce,
viale ·a d,i r,e redativamenite molle, peineitrii. in una
pj,asltira d'acciiauo duriss•imo. meglio d,i un proietto specialmern1Je oos-truito ,e temperato par la perfoirazione; si tratta tuttavia di un paradosso ,apparente, come nsulterà da un ·es-arnie semplicista ,e quasii direi llll.laccheronico della ques ione.

59

LE I. I. I.

= = == = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = == = = = = = = = - =

Se.nZJa ·einuncia:ne le teoriie div,erse con le quruLi fu
sp1eglatia da d.ivieo:su. tecnici l'azicmie de!l cappuccio,
che ho esposto e discueso in un trattato speciale,
dirò sd1tanto che es:sa cons,~ste n ella pro:te~on.e
che accorda al1a pun-ta del proietto. Il oappucciio,

so dell'imbatto normale, quelìo . cioè che si veribea più di 11ado, peirchè iin combattimenfo la massima p,art.e dea p:roieui c-d lpiscono ,i l bell."sag'lio sotto un angolo d'incidenza più o meno aiccenitua.to ;
le esp,ei111enzie deJ per,iiodo ante.bellico teindeva,no

Profilo schematico dei cappucci adottati da, alcune Marine. La parte in nero rappresenta il cappuccio bianco è l'ogiva del proietto.

2

I . - Cappuccio francese.
2. - Cappuccio inglese.
3. - Cappuccio tedesco .

schiacciandosi suUo ,stiiato d •uo d·ehla oorazza, impedisce la ,i,otitur1a di tal,e punta, che è m.cxlto fra•
gile ,e che, nei pro.i.etti senza cappuccio, 1aglisce a
g·uisa di cu111eo sul .iiesto deN'o g.iva. L'einornn·e sfoir.
zo d1e.l1'urto non si -e.str~ruseca totalmen-tie ie d istanta.n,eament,e soltanto sulla ::, unta, ma si distribuisce più o meno su tutti i punti dell'ogiva ,in
oonta1:to con il c·appucc,io, e pert,ainto oiiesc,e considerevolmente la ,resist,e-nz-a di e•ssa altla rottur.a. Inoltre, pr,olungamd.osi la durarì'a deill'urto, questa punta ha ìl tempo d,i penetra.t'le hn-0 ai1la zona
meno durta e m eino res i,stente d-ella piastra d'a,ccrnw.
In -a1ltri teirminii, si v,eiri-6.ca un fatto analogo a
g uie<lll.o del giÌiochetto ch,e f,anno .i f runciu.hlri quando
bucarnio un soldo con un ago alquanto .robusto introdotto prreviament•e in un -tappo in modo ch,e la
sua punta ,affiori ,ai1la bais·e di •ess,o . Applicando
questa baise sul soldo ,e battendo un ,c dlpo netto
con un marteHo, l'ago buca il s,oldo, perc,h è ii sughero che lo circonda lo ma,u Ì,eine nella di:riezione
del colpo concemtra.ndo nella punta tutta la v~olenza del coilpo.
È da inotare che al disotto di una certa velocità
d'urto, .il cappuccio è inutile e dannoso, mentre
esiste una· velocità assai alta per la qua:le il proietto passa senza rompersi attraverso la corazza
anche essendo senza cappu,ccio.
È pur-e probabile, che iJ calore .Linmens·o s,v iluppato daU'urto liquefa.cci a, alm,elI'l!o parz.i,dm,ente,
il cappuccio, che sieit'vwe.bbe perlanto da lubri-6.cante del pl"OÌieitto.
IJ cappucciio ,ese .r it-a ii.I m .: issimo ,e ffetto nel ca1

60

4

quella in

6

4. - Cappuccio russo .
5. - Cappuccio nord-americano.
6. - Cappuccio svedese.

però a dimostrare, che quando l'obliquwtà deJ1'wrt o non ,s ia supeiri!ore a 50 gradi, iJ ~appucciio esercita una i-nfI uenz.a fa vor,evole ,sul proieitto, riaddnizzaind,olo ·ed avv.ic1inando'10 alla normale. I p:rioi,c tti ,scappucc~aiti, iurta.ndo obliquamente una corazza, s,chiizzano v.iia per Ja t ainge;nte, o si itlompono.
La forma del ,c appuccio ed il modo di ·a ttaccar-lo ail proi,etto 1SOlllO .import,anti - 0tr,a si pr,eferiscono f.orme iche :ibbracc.i:no .alqua111to l'og•iv.a e
si-ano 1al,q uanto piatte anteriormente; e perchè non ne venga danno al comportamento balistico del proietto, si pone a questo una f als,a ogiva, d,etta ta~iiavent,o .

Il contributo 1"taliano alla fabbr1"caz1'one ed a j
progressi delle corazze. - Non su. può, in Itali a,
scrive<re .di un ramo qualsi·asi delf i.ndustr.ia navale, meccaonica, side.rurgiica, ,elettrica, ecc., senz a
che .s otto la penna venga ,n ecessariamente il nome ddlla Società Ans·aldo, c-he oltre ad· essier,e il
più compl,esso ,e potenite oirg'.arusmo mdustr:i,a l e
della Nazion•e ·, è altre,sì queUo che meglio d'ogn i
a11tro portia nelle sue produzi.oni uno tStudio di continuo pro,giieis,so ,ed un id.ea1e di perf,ezione verame,nt,e d e,gn,i della -6.amma patri.ottica ,chre ne r'. '
ce1rude ed :illu,mina l'azione prettamente it,ali,a.n :-P,erciò non ,d eve de..s·tar meravigli•a, che sia importante il contiributo da ,essa apportafo alla f.abbnicaz.ione ed al perf,ezi,on-amento deJle corazze,
grazie ailla p,e rizia dei ,s uoi tecnic.i.
Le Acciai,erie Ansaldo inuz.iarono l,a f abbriicazione deHe corazz.e neJ primo semestre del 1913

= -======-===---= - -- -- - erso la hrn,e del 1914, quando lo
uerra europea ,e la faciJ1e prrevisiointervento persuasero della necestutte J,e ,e,nergie e tutti i miezz.i
preparazione dei materiali bellici
i n:za si fac,eva magg.iormente seintire;
tt•ennero, ii.n così breve volger,e di
ti ver,amente sorprendenti. Anzituittentennamenti ed indugi esperii Ì11
iroino ,a produrre subito, con sicu11nif rmità di risultati, i tip,i «normali»
" 1111'11 • ,!l.n , ri pondenti nel modo p,i ù perf,etto a.11.e
i imposte dagli ultimi capitolati d'OIIle~i
r r il ollaudo daUa R. M ,arina Italiana.
I, , ., u esso fu com,/,leto ed immediato,
indistintamente - senza nemmeno
- le piastre d1' tipo normale fab1 li
Acciaierie Ansaldo ,e sottopost,e a
1 ·i li di tiro neil Balipedio d,el1a R. Mar :zi , hanno dato riisuJtati ottimi, cliii essere dotate di qualità (sia per
, r I la r:esistenza alla perforazione, sia
• n eme la immunità dalle fenditlllI'e)
mente confor.mi, ma di gr,an lunga
Ile richieste dai capitolat:i d'oneri
quelle. normalmente riscontrate
I liori
r,az.ze fabbrucat,e daUe Ditte più
]\testo ra-mo della siderurgia.
tr Ansaldo «normali)) così provart,e
lo tipo: poichè le prove sopra ac11, on fatte ·tanto su piasfre omog,enee di
, ,i - da 150 ,a 220 mm. - come su
indurita - tipo KC, ossia kru,f,ntatre - -anch'esse di varie gros00 m,m,
n Ido fece regolari forniture di piaI f, i o tipo, accettate subito al colilaudo,
ri ultati; ,i nvece dovette sospender.e
regolare di quelle del secondo
ni già acoennat,e, pnima -che inpronti al col:Laudo.
tir dimostrano che le Acciaierie
nn
1r ,alizzato, nella fabbricazione
e di ti,j,o normale», a faccia i,ndurir si in confronto ,c ru risultati otl t ri f ab brii.canti; progress.i che si
•e m
egue:
in :z,j ne totale deHa -t endenza alla
I 11 f,enditure neHa parte tenace
ffet-to dell'urto del proietto;
enzialmente alla quailità deld alla biieve· duraita dell'opentazion.e. È ,noto, infatti, che
nto reso necessario dai comu1

LE CORAZZE DELLE NAVI

ni processi di cementazione è una delle cause
pr~nci-pa,l i della fragilità della pa,rtre posteriore
deile piastre tip-o KC: fragi,l ità che dà luogo appunto, sotto l'azione dell'ul'lto del proietto, alla
facile formazione di fenditure interessanti tutto
lo spessol'\e delila piastra.
b) Regolazione assolutamente sicura del tenor.e massimo del carbonio nello strato cementato; ciò che ha per c-onseguenza l'eliminaz..Ìone di
ogni sovra.carburazione della f·accia cementata, e
quindi !',eliminazione di altri due degli inconvenienti principali delle piastre cementate.
Il primo di questi due i.nconveniienti, totalmente elimi.nat~ dalla corazza normale Ansaldo, è la
formazione nella faccia ante,riore deJ.le profonde
screpolature a cui ho accennato co,m e ca..raitteri..
sti1che delle ordinarie piastre KC; screpolatune
le qua1i, come dissi, impediscono di dare ad esse,
dopo la cementazione, forme fortemente incurvate. Le Acciaierie Ansaldo hanno fabbricato piastre ,a faccia tiind,uriita con ,curvatune fortiss.iane (per
e,s. una pia,stra di 150 mm. di spessore, curvata a
semi-cilindro con 650 mm. d-i raggio), che non sar.e bbero sitate normalmente possibili con i.e comuru. piastre KC, senza che ria loro f aiccia anter.ior,e
risultasse tanto prof,0 1ndamente screpola a, d a
comprometter,n e la resistenza. Le piastre Ansaldo così curva•te dopo la cementazione, e tempir ate,
non presentano la più piccola soluzione di con1tinuità sulila lol'o f.accia cementata; importante
progiiesso che permette di impiegare converuenteme,nte le piastre a f.accia indurita in molt.i casi
nei quaili esse sono appunto più specialmente adatte, iin quanto rappresentano un fortissimo aumento di protezione e perme,Hono l'eliminazione
di molti gravi inconvenienti. Citerò, ad esempio,
il caso degli scudi girevoli per le artiglii.eri.e di
me,d io calibro, che hnora era giuocoforza fare
con piastre omogenee, le quali conferiscono una
protezirane di gran lunga inf,er.iore.
Il S'econdo inconveniente totalmente .elim:in•aito
neil1la piastra Ansaldo a faccia indurita, in conseguenza del1a p-ossibiJità di regolare con sicurezza la carburazione dello ,strato cementato, è quello ded.la formazicm,e delle la-r ghe zone schegg1Ìate,
che normalmente si fermano sulla faccia anteriore delle comuni p.Lastre cementa.te, in corrispondenz..a dell'imbatto del proietto.
e) Eliminazione della tempra differenz..iaile,
sos,ti,tuita da una tempra linaJ.e uniforme. Tale so•
sti.tuzione costituisce un grande vantaggio: prima di tutto perchè esdude tutte le incertezze ed
i procedimenti « per tentativi n inerenti ,alla tempra differenziale: e poi perchè permette di fab-

61

LE/. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - "bricare e temprare in modo perfettamente uniforme su tutta la loro superficie piastre che present.a-no forme co:mplicate o fort.i .c urvature, e variazioni di spessore tali, che ii'esecuzione di U(11a
buona tempra d -i ff ere.nziaJe risulta per esse pr-aticam,ente impossibile.
Le Acciaierie Ansaldo hanno realizzato notevoli progr,essi a-n che nella fabbricazione delle
piastre omogenee, dovuti esse-n,z ialmente all,a
qualità dell'acciaio adoperato; qualità dipend,e nte dallo speciale processo di fabbricazione; no.nchè da un nuovo trattamento termico stud1.ato
specialmente per tail e tipo di piastre. I risuiltati
ottenuti sono veramente ,eccellenti e le prove di
tiro eseguite sulle piastre stesse hanno richiamato l'attenZ<ione de,i teoni,c i p,iù competenti, come
r.isulta dalle varie pubblicazioni fatte .iin proposit-o dalle più serie Riviste tecniche inglesi.
Stabilito così l'andamento .regolare e sicuro della produzione delle pi astrie di corazzatura « di tipo normale » nelle propr.ie officine, e perf.ez.ionatane, nel modo accennato, la fabbricazione, le Acciaierie A,nsalldo ,intraprese·r o subito lo studio di
nuovi p edezionam enti della f abbrjcaz-ione .stessa.
L'indirizzo di taili nuovi studì fu dato dalla R.
Marina, la quale, preoccupatasi giustamente de1l
fatto che le ordina.rie piastre a faccia indu.rita
- KC - « di tipo normale >> , mentre presentano
un 'o t tima resistenza al11'attacco con proietto nudo, ,oppongono una resistenza ,m tnore - e talora
inf er.i,ore a qu ella delle stesse piastre omogeniee
- al-l'attacco de.i proietti a cappuoc,io con imbatto normale alla pi,astra, pvopose all'industria sid e rurgica ,i l proble ma seguente: Studiare un nuovo tipo di piastra, la quale, pur conservando i ca~
ratt e ri essenziali che determinano la superiorità
della p~astra a faccia indurita, sopra tutto per
quanto C()(llcerne J',e levata resistenza ,a U'attacco
con proietto inudo, e la forte superiorità sulla p.iastra omogenea nel tiro obliquo, anche se eseguito
con proietto munito d .i cappuccio, presentasse un
notevole prog·r esso pe.r quanto concerne la resistenza al tiro norma,l e eseguito con proietto perfora1nte, munito de.i migliori cappucci moderni.
Le Acciaierie Ansaldo intrapresero lo studio
del problema in due tempi - per le piastre sottili e per le piastre di forte spessore - risolvendolo irn ciascuno de.i due c•asi dopo un solo tentativo, e raggiungendo risultati superiori a quelli
ottenuti soltanto dopo cinque o se.i tentativi da
allt·ri sperimentati fabbricanti. lnf atti:
a) Per le piastre sottili (150 mm.); dopo una
sola {,iastra di esperimento. (pr,o vat,a alla Spezia
nell'estate 1914), Ansaldo presentò ,subito una
1

62

piastra dehnitiva ( dello 1spessore di 145 mm.) ch e,
proviata alla Spezia nel febbraio 1915, 11:'Ìsultò d e l
tutt-o risponde1I1te alle nuo•v e condizioni deside ria•
te .druUa R. Marina.
b) Per le {,,'astre di forte spessore: dopo una
sola piastra di esperimento (provata alla Spezi a
nel .maggio 1915), Ansaldo prese·ntò n e1l'arutun no de.Ilo ste,sso anno, una piastra definii.tiva ( dello
spessore di 270-280 mm.) ,che, provata a.hla Sp ezia soltanto neJ.l'.estate del 1916, soddisfece d el
pari pie,namente alle nuove esigenze dellia R. Manna.
La riserv,atezza che l'argomento impone logicame,nte mi v.ieta di ,entrare in magg.ior.i particolar.i; ma le notizie precedenti, per quanto g'eneric1he ed anodine, sono ,s ufficienti .a confermare la
mia aff ermazion-e, dimostra,ndo c·ome l'iindustria
.nazionale siasi già vittoriosamente aff er,m ata anche in questo ,r a,mo -specialissimo della produz.ioine siderurg.ica.

Applicazione delle corazze alle navi. - Una
corazzata .moderna, che abhia il dislocame.ntl? d i
30000 t •o nn. e la velocità di 25 nodi, porta circa
10500 tonn•. di c,ar,azze su:i fianchi, sulle torni d e i
C'annoni e di coonand,o , •ecc.; va1le ,a di.ve che qua s i
il 35
del di.slocaime,nto è attribuito aJJ.a protez~one,
pr.ezzo med.i:o di una tonne1lata di a ccia.io da ooraz:De eisseindo, prima d.eJ.la g'uer.rta, di
2500 1ire, la spesa to,tal,e ~e r c0tra.zzare Uill'a nav e
di 1iruea si aggi.rava .sui 14 miJ·ioni, ossia 1eo:-a dal
15 al 20
del suo cosfo totale. Ciò spiega pe:rch è
gli sforz.i dei siderurgici s,i:ansi nivoilti ad ottienene un aiccia-i o da corazze d,e lla massiima ,effic•a,cia
possibi1l.' e n!Oln oistain.te una g'ross,ezza 1iim,i t,ata; per •
chè questa non oltrepassi i 3G-35 cm. sui fianchi
e d i 45 ,cm. alle t-orri dei ca,nnoni; perchè l a prot ezi-one sia J.imitata alle parti v.itaJi, macchine e calda!ie, girosse artiglierie, me.~ca,nn.smi delle torri,
saintebarba.re, basi dei fumaiuo1~, tone di comaindo. Senza dilungarmi in desariizioni che s a•
rebbero poco comprensibili, presento due diseg.n1i schematici rappresentan t i la coriazzatur1a di
una dreadnought inglese e Ji una dreadnough t
francese di tipo rece1nte; bast e ra darvi un 'occhiat a
e leggerne le leggende pe•r i arsene un 'idea. Così
p. e. la nave da battaglia france,se, che è d,eil tipo
Normandie, è corazzata com.pJ. e ta:mente nella zon a
compresa fra le due torri estre,me, ciò eh.e rapprese,nta circa rill 70 '}{ dell'int,i era Lunghezza d i
175 m. A prua ed a poppa la cintura corazzat a
consta, per una t.r.entwna d,i metru, di p.i·astre glros·
se 18 ,cm.; mellltr,e i compartimenti d ,e1le mrucchine son,o protett-t,i da una s e rie di pia;s1lre della

n

1

1

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - -

LE CORAZZE DELLE NAVI

d sima ~rossezza diis1poste al disopra della t·e.rà ancora s1u:l:La convieiruienza o m eino cLi soppr,itura pr.iincipaJLe per UJna s e ssant~n-a d,i metri di mere tutte le corazze sottili, limita!ndo la proteh n h ezz-a. O g.111i orrdwne di piastre è ,alto da 2,5 a z.ione a poche z,on,e, viittali.
SCHEMA DELLA CORAZZATURA DI UNA « SUPER -DREADNOUGHT » FRANCESE
GLASSE « NORMANDIE »

La cintura principale AH, le tre torri quadruple D , la torre di comando C, hanno corazze grosse da 330 a 445 milli
metri . La cintura superiore B è costituita da piastre di 254 millimetri; quelle che coprono le estremità EF non
superano 180 millimetri.

4 metri, .e n a;turalmente la cmtura g'rossa discende a.I diisotto della linea d'acqua, di una quantità
uffioiente per prote,gge.re lo ,s ,cafo dai pvoi.etti tic. nrti .ed anche da quelli che potrebbero colpirlo
mentre emerg,e per ,il rollio d ella ,n ave . Gli In glesi

La dif,eisa è compLetata da urn ponte co:razzarto
11iC'Urvo., :il cui spessoJ:1e dovrà e,s sere necess1airiame,n te accresciuto, in segu ito all'impiego dei
g.rossi calibri, che tiralno da grandi distanze, 15000
e •più meitr•i , de:i gross i proietti pi,e1I1i di ailto e.sp-lo1

.SCHEMA DELLA CORAZZATURA DI U A « DREAD. OUGHT >> I GLESE

H

H

H

ca-ré:::.~~--_.1_L=-=-"5.,===~==~
_

.--------1---· -ai..:::....:=~

fl

.J,.:.:•:•:•:.L.,,!.,~
-- -/---+-E----,,

I fianchi A , le quattro torri delle grosse artiglierie H e la torre di comando B sono protetti da piastre grosse 305
millimetri . La cintura superiore dei fianchi C, i tubi dei montacariche, le zone segnate con striscie nere a puntini bianchi , sono corazzate con piastre meno grosse, da 250 a 180 millimetri. Le estremità della cintura, F ed
E, hanno corazze di 150 millimetri .

non oolt'azzaino J,e ,esitirem.iirtà; noii in ge\l'liera.!le ab- s•i vo, che eio1pendo con f,o:rti ,angidl~ dii caduta,
bramo adottato oo.razz,e, m ~no grosse d~ quelle sfondano gli attuali ponti cor~zzati, penetrano nei
deHe altre marme; mo1to si discute e si disc-u- [oca1i ,interni ,e v.i producO(tl.o sconquais-si enoirm1.

63

LE I. / . I.

===

=

=== == == = = = = = = = == === = =

Così furono affondati gli in.c.rociatori da battagJiia ,i ng'lesi neil ,oombaittiiimento di Jutl.aind. Disgraziaitam,ente, la presenza di un ponte corazz·afo ad disopra del g'al!legg'.iamento diminuisce, considerevolmente la stabilità .della nave, ed è questa una delle que15tioni che preoccupano di più i
oostr.utbtoru. naV'ailii, iin,sieme a ·quella di p:r,o teggere
gli scah contro le offese subacquee.
L'adozione g;à avv,enuta di ca,nnoni da 381 mm.;
queVla dei ca·nnoni dia 406 già decisa datl.la Marina AmeJ.iica.nla; qUlelJa, inhne, non improbabil,e , di
cannoni da 500 mm., dei quali già si parla. renderanno ,sempre più 1insuffici•e111t.i le coTazze attuaJii e
fons,e rivedme.mo 1e piaiSft.r,e grosse 60 .c m. di a!Ltri
tempi, e la corazzatura, che peserà almeno 15000
tonn., costerà .d 1a sola trenta milioni! La .nave da
bruttagJia c:aipace di portare tanta corazz,a, wn.si-eme oon otto ca.nncmi d·a 500 -mm., dislocherà almeno 60000 tonn., e per navigar-e alla velocità di 25
nodi J' ora avrà delle motrici la cui potenza quasi
non si osa concep.ir,e. Questo leviatano porterà
UJll a_r1maim~nto off,e 111sivo-difensivo pesante 21.000

=

= = = = = = =======:i

tonn. fra cannoni ·e corazze ~ costerà nion m:eno
di 150 mllionii.
Cert8)mente il problema della corazzatura dovrà esse,r,e ristudiato a fondo, ,t enendo conto della quasi certezza che le futur,e battaglie navali si
svolga.1110 a 18 e 20 mila metri, ciò che muterà radicalmente le ,o ondiz,ioni fmo.ra considerate.
Ma forse, .in un avvenire non lonta,n o, la n•ave
da guerra avrà subìto, per forza delle circostanze, dei cambiamenti ,n on m,~no ria.dical-i di queUi
ch•e dall va,scello a ibre pon.t.i di Netl..s,o n porta.romio
alla superdreadnought moderna; cambiamenti che
si possono intraved,ere, .ma sarebbe lungo ed •arrÌis•chiaito ,eis1p or.re. Ceirto si è che 1'a nave da baittia~
gllia, crcmseirvi ~s,s'a Le forime attual:i ingr,andite,
oppure le muti. cOintinuerà ad ,e,ss1e.re la spina
dorisiale delle Rotte ,e l'esponent,e del.La potenza
1nlavaJ-e dli unJa naz~one; pe1rchè il sommergibile,
per quanto poss1a. creisoelrle anco,r,a di mole o dii
poitenz-a, ha deUe Uii.m.i.taziio0.11i che ,e,s cludono la
possib~liità avvenire di Hoitt>e composte esolusiivamente di navi subacqUJee.
1

Contra:rn:rniraglio Ettore Bravetta

OFFICINE
ESTENSI
COSTRUZIONI
METALLICHE
MECCANICHE
E FONDERIE

ESTE

Ing. Luigi Luiggi

Per le industrie
meridionali
L impianto idro-elettrico
1

Un'op e r a di importanza notevole iper sè stesa, ma grandissima per le industrie meridionali.
che per anni fu il' a spirazione degli industriali
di 'apoli e dintorni, sta aHìne per essere ultimata.
L' impianto idro-elettricQ del Voilturno, il più
importante finora ese guito al sud ,d i Roma , comincerà a gÌoTni ad inviare l'energia elettrica
arpoli, e 1saranno così circa I 0 .000 kifowatt di
più disponibili .

Fig. 1 -

cte1

V o lturno
LE SORGENTI

L'impianto trae ]a sua ragione d'essere da un
gruppo di enormi polle d'acqua che sgorgano
dal suolo ai piedi rdell' ailta montagna di Rocchetta, in una delle più Ti-denti e fertili vallate
del Sannio. Queste polle d'acqua costituiscono
1' origine del fiume Volturno, ed hanno una portata minima annuale di 5 m :i al secondo alla fi.
ne dell'autunno , massima -di 12 m 3 in primavera

Edificio di presa.

65

s

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - allo sciogliersi delle nevi, e media di circa 8 m 3
per almeno 9 mesi dehl' anno.
L'acqua sgorga limpidissima da varii cre'Pacci
al fondo di un piccolo bacino di roccie, e si avvia con dolce declivio traverso ad una ridentissima e ben coltivata pianura, dove, descritta una
amplissima curva di circa 15 km., ritorna a trovarsi ?.ppena a 2 km . circa dalla sorgente, ma
però a 200 metri più ip basso.
Si hanno così condizioni idrografiche e topografiche ottime per un irmportante impianto idroelettrico; e difatti, fin dal 1895, l'ing. cav. Del
Buono - il ben noto e geniale au_tore di numero-

Fig. 2 -

66

L 'IMPIANTO IDRAULICO
I lavori idraulici de1l' impianto consistono in
un edifizio di presa (fig. I}, situato poco a valle
delle sorgenti, con soglia di stramazzo aHa quota di 54 7 metri sul mare e munita di quattro luci
regolatrici che immettono in un tronc o di canale moderatore, suHa cui sponda sinistra vi è uno sfioratoTe che regola la portata da derivare.

Canale sotterraneo .

si ed importanti impianti idro-elettrici - aveva
studiato un progetto e domandata la concessione
per la utilizzazione delle sorgenti.
Il decreto sulle riserve idriche per le ferrovie,
ed altre vicende, impedirono però l'attuazione
del progetto, e acqua rimase disponibile fino
a ·c he. nel 1902, fu aocor,data alla città di apoli onde se ne servisse per sviluppare forza mo .trice ad uso delle nascenti industrie locali .
Per Io studio e J' esecuzione d.e'll'i1mpianto idro.e1ettrico e per la successiva sua gestione, il Co:mune di
apoli creò il cosiddetto « Ente Volturno >>, il quale, puTe essendo una emanazione
del Comune, C()lstituisce pero un• azienda auto-

r

noma, incaricata di amministrare, con criterii
industriali, la centrale idro-elettrica e la distribuzione dell'energia agli utenti di Napoli e dintoTni.

Il canale moderatore fa capo ad uno scarico d i
fondo a due luci, che permette di mettere alf asciutto tutta l' o.pera; ed accanto a tale scarico
ha origine il canale derivatore, il quale è munito
di quattro paratoie ,destinate a regolare la quantità di acqua da immettere nel canale propriamente detto.
'

IL CANALE
Questo è di sezione trapezia , con ,l arghezza
media di metri 2,50 e altezza della sezione b agnata ,di metri 2,25. La sua pendenza longitu,d inale è costante e dell' J per mille. La lunghezza
totale è di metri 2150.
1

L'IMPI .4 TO IDRO-ELETTRICO DEL VOLTUR O

Il canale è tutto rivestito .di muratura e coper- mento nella parte lambita da11' acqua e a sua
to superiormente con volto di calcestruzzo di ce- volta coperto con intonaco di cemento ben li-

mento (fig. 2). e risulta così una vera e propria
alleria artificiale, allo scopo di non turbare 1a
uperficie coltivabile del terreno sQIJ)ra,s tante ed
vitare danni alle proprietà traversate dal canale, le quali, essendo frazionate fra circa 150 diversi proprietarii, avrebbero richiesto 150 ponti
per collegare una parte della proprietà con l' altra. In questo modo si evitaTono reolami e spese
ingenti e si garantì meglio l'esercizio del canale.
olo neH'ultimo tratto, di circa 200 metri, il canale è allo scoperto, ed allora è contenuto fra muri

F ig . 3 -

sciato.
I coronamenti sono, in generale, di pietra artificiale, e si è limitato l'uso deJ.la pietra da taglio
ai soli gargami, onde poter far uso esclusivamente di materiali del luogo.
Tutta questa parte del lavoro fu eseguita dalla Ditta Fratelli lng. Damioli di Milano.

LA CONDOTTA FORZATA
Dalla vasca di carico - col suo livello normale alla quota metri 544 sul mare - le acque ,pas-

Vasca di carico e canale scoperto .

d arco e contrafforti esterni, i quali, nel loro inieme, costituiscono come una · diga ad archi
multipli, che concilia il massimo -d i stabilità con
la minima spern. Quest'ultima parte del canale
i va gradatamente allargando fino a raccordarsi
Ila vasca di carico (fìg. 3), munita di sfioratore
centrale, .di guglia di sicurezza e di paratoie (figura 4) per regolare l' entrata dell'acqua nelle
condotte forzate.
Tutta questa parte del canale è fatta con muratura di travertino e malta idraulica di calce e
pozzolana -di Bacoli, ed è lavorata a paramento
vista nella parte fuori terra, ed è rivestita, per
lo spessore di 15 cm., con calcestruzzo di ce-

sano nella conduttura forzata, costituita, per ora, da due tubi ciascuno della lunghezza di 780
metri e della portata di 4 m 3 al minuto secondo .
ell' avvenire, quando si potrà costantemente
disporre di 12 m 3, mediante altre op~re di invasamento per utilizzare le acque di piena - e ventualmente anche di altri bacini ~mbriferi si potrà colrlocare un terzo tubo, pel quale già
si è predisposto l'innesto alla vasca di carico.
Il dislivello dalla vasca di carico a quella di
scarico delle turbine - cioè il salto effettivo è di metri 196 (fìg. 5). Si calcola che si perdano
circa 6 metri di carico per attriti nella condotta.
cambiamenti di sezione e di direzione, e perc1)

67

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - si fa assegnamento soltanto sop·ra un salto utile di metri 190.
I tubi sono di lamiera di acciaio con sa ldatura
autogena , e innestati uno dentro l'altro a mani cotto , c on unione inchiodata. Hanno diame tro
interno decrescente da metri 1,60 all'origine a
metri 1,20 laddove si uniscono col tubo distributore delle turbine. Ouesto ha diametro di mt:tri I , 50 e •porta quattr~ attaochi per altrettante
turbine . Acconto alle due condotte forzate per ora, e che in futuro saranno tre - vi è
un'altra conduttura di scarico o di sopravanzo,
capace di ricevere tutta la portata di 12 m 3 de!
1

Fig. 4 -

Vista della vasca di carico e delle pc ratoie dei tubi .

canale e scaricarla a valle della Centrale , nel
tronco inferiore del Volturno.
Queste condutture furono eseguite e messe
in opera dalla Società Ligure-Lombarda T ogni
di Brescia.

L'IMPIANTO ELETTRICO
Le turbine principali, come si disse, saranno
in numero di quattro, ma per ora soltanto tre
verranno messe in opera. Sono da 7000 HP, con
velocità di 630 giri al minuto, e del ben noto tipo della Ditta Riva di Milano.
Accanto ad esse vi sono altre due turbine minori, da 300 HP, per le eccitatrici.

68

Ciascuna delle turbine principali è direttame11 .
te connessa con un alternatore trifase da 65(,i)
kilowatt-ora a 42 periodi, con tensione regola bile da 5000 a 5500 volts. Dagli alternatori la corrente passa ai trasformatori da 6350 kilowatt-ord
ciaiscuno , del tipo a nucleo, con raffreddame nto
a circolazione di a cqua forzata per mezzo d i
pompe, i quali soprae levano la tensione fino a
80.000 volts, in modo da p oter avviare la corren
te sulle line e della S oc ie tà Meridionale di Elet
tricità , che la conducono a apoli. È. questo u .:1
ripiego provvisorio, d ovuto all'attuale .nancanzd
di rame disponibile , ch e ha impedito di pote r

costruire la linea di trasmissione indi.pendente .
e per la quale è in corso, per ora, solo la palificazione .
I servizii ausiliarii della Centrale saram10 fatt i
usando la corrente continua delle eccitatrici, s us·sidiata da una batteria di accumulatori. on presentano, pel resto , differenze sensi·b ili dai normaili impianti analoghi . La parte elettri ca fu affidata al Tecnomasio Italiano di Milan0.
L' edifi.zlo della Centrale è costituito con ossatura di cemento armato , riempimento di mura.tura ordinaria e decorazioni di mattoni e pietra
artificiale. Il tutto è semplice, ma di buon effet1

L'IMPIANTO IDRO -ELETTRICO DEL VOLTUR O

Fig. 5 -

Condotta forzata.

69

LE I. I. I. -

= = - - = ~ = == = - - - - = - = - - -- - - - - - - - - - - - - -

== - - - - == ==

to , ed è dovuto pt(i:e alla Ditta FrateHi Damioli
I lavori furono progettati e diretti con grande
di Milano .
maestria dall'ing. cav. Cangia , direttore generale
Attualmente l'impiatito è quasi ultimato, e si dell' « Ente Volturno >l, e dalring. cav. Petrucci,
stanno facendo gli ultimi lavori di finimento ai direttore tecnico locale, e fanno grande onore alr

·;

Fig. 6 -

Vasca di scarico a valle della Centrale ,

tubi di carico e al montaggio delle macchine. Si la Direzione dell' « Ente Volturno n, presieduto
spera di poter iniziare il funzionamento della dair on. sen. F a-dlda, assistito da un Collegio in
Centrale per :la fine del corrente luglio.
cui figurano il prof. Masoni, il prof. Cantone,
l'ing. comm. Oxilia, l'avv. comm. Miraglia e d
CONCLUSIONE altre eminenti personalità della Scienza, dell' InGrazie a questo impianto, Napoli potrà di- dustria e del Commercio di apoli.
sporre di altri 10.000 kilowatt, che saranno preIng. Prof. Luigi Luiggi
ziosi per l'industria delle munizioni, ora costretg i à P r e si d ent e della Soc i età
ta ad usare, per molte ore della sera, della ed egli In g eaner i e Ar c h i tetti Italian i .
nergia fornita a caro prezzo dalla Centrale T ermi-ca ,del Porto, la qua:le potrà in tal modo esse- N0ita d el!1a Redazione - L 'impianto del Volturno , che l' ilre limitata a fare da riserva iper brevi periodi
lustre comm. Luiggi descrive , è stato disposto dalla
ecceziona.Ji, e si otterrà un notevolissimo risparlegge per Napoli , dovuta al pensiero animatore ed all'opera dell' on . Nitti.
mio di carbone e di spesa.

lng. E. Mona.co

PER LA MIGLIOR UTILIZ~
ZAZIONE DEL CARBONE
I. È noto che le condizioni prodotte dallo
tafo d,i guerra hanno obbligaito Le Nazioni ad utilizzare in modo completo le sosrtanze contenute
nelle varie materie prime, siano esse di origine
g'ricola od estrattiva.
Il rappresentante più importante delle mate.r ie
trattive è il carbone, specialmente quello detto
litantrace che, come si s·a, è indispensabile per
l'esistenza delle industrie; si sa pure che per la
ua assenza nel nostro paese, che ne importa cir• 10.000.000 di tonnellate all'anno, e per le djf.
fi oltà sempre crescenti dal 1915 per il suo approvvigionamento, tutte le nostre industrie si trono in condizioni sempre più gravi; s.i comprenle quindi come oggidì ancor più che in passato
i renda necessario di ben utilizzare taile preziomateriale, nulla lasciando perduto dei suoi
· mponenti utili.
P oichè è ben certo che il pa-ezzo deil litantrace,
pnr restando lontano dall'attuale, dovuto alle ec' zionalissime circostanze del momento, si manI rrà anche dopo la guerra ad un importo elevato
·he si è stabilito verso la fine del 1914 e che novolmente diff erisoe dal prezzo poco variabile
I i precedenti anni; d'altra parte si prev,ede che
r l'incremento delle industrie, specie delle mellurgiche, si avrà un notevole aumento nel connmo.
II. Non sarà inopportuno ricorda.re coMa
,himica dei carboni che i1l litantrace è composto
I Ile sostanze seguenti che vi entrano in varie
ostanze attive: Idrocarburi, idrocarbonati,
mposti azotati, composti soilfurati.
osianze Ìinerti: Coonposti min,erali che dànno
rigin e aJle ceneri ( talora a sicorie molto nocÌVte).
i ricorda pure che colla distillazione si hanno
n vario rendimento i seguenti prodotti interdi:
lidi: Coke od arso.
Liquidi: Acque ammoniacali, Benzolo e Carne.
as-os1: Gas luce più o meno ricco di idrocar-

,ri.

Si ricorda infine che i carboni italiani, in prevalenza lignite, hanno composizione analoga, ma
oltrechè di minor potere calori1ico, dànno pro.dotti liquidi e gasosi di composizione diversa dai
precedenti; non sono tuttav.i.a da escludersi (almeno alcuni tipi di lignite che possono dare coke) dalle considerazioni che seguoilo, e perchè
colla miglior utilizzazione loro possono estender,e la loro zona di impiego ( oltre quella locale che
ge neralm,ente hiairljn•o ora), e perchè la ?"odu~ione
attuale di oltre 700.000 tonn. annue può senza
difficoltà essere 'portata a 1.800.000 tonn., e per
tal modo può sostituire circa 1.000.000 tonn. di litantrace, con ragguardevole economia nel nostro
bilancio di importazione.
III. - La buona utilizz.azion,e de.i carboni non
consiste quindi solo nel miglior impiego n,e i forni, in guisa da produrre nel modo più razionale
ed economico la combustione (perciò adatta dimensione del forino, appez:z;atura conveniente cLel
combustibil,e, impiego di giusta quantità d'aria,
buon maneg.,gio del combustibile sulla graticola
ecc.), ma anche nel n·cu{,ero ed impiego de7le sostanze intermedie che si possono derivare dal
combustibile: quindi ,s opra.tiutfb nel ricupero di idrocarburi (per Oltte'n'e;re beinzolo, toluolo, ecc.).
dei prodotti ammoniacali (per ottener.e solfato
aimmon'Ì,co) • deil catname (per produrre ii vari d ~riviati che servono poi peir La priepairazione di esplos,i vi, d~ coloo-.i, di .sostanze mediicin.ali), materiali tuttii che come si dirà in ,appresso hanno u,n
valorie ,e levatiss,i ano: insomma si deve cercare di
bruciare non il combustibile orig1'nario ma 1'J coke
derivatone.
Tale modo di impiego del litantrace è possibile
nell'industria ed anche nella locomozione ( che
comples,sivamente ne sono i maggiori consumatori), insom'm.a nei casi dove si impiegano apparecchi richiedenti singolarmente più limitata
quantità di combustibil.e, mentre sarebbe da esclud,ersi per ovv~e ragiio,r u ,d i cairica.mento, di spazio ecc. niella navigazione.
Coll'impiego d·el coke, che ha un potere calori•
beo molto elevato, si fa la combustione nelle mi-

71

LE I. I. I.

=== === = == = = == = = == = = = = = = = = = ==== = == = == = = = =

lior.i. ondizioni di economia, potendosi ottenere
on minor consumo di combustibile Le tempe:I'latur e eleva te rich·iieiste nei siingoli oasi; si consegue
quindi una ben in-tesa fumivoriità menitr,e che col~
la ombusti.o.ne del litantrace si avrebbe la perdita p•arziale di gas combustibile e totale dei prodotti azotati ecc., quindi danno economico e danno igienico. Coll'estensione dell'uso del coke non
si verrebbero quindi a creare nuove difficoltà nei
processi termici, ma anzi si fa,c iliterebbero.
Lno.ltre la dist:illazione dà in quantità rilevante
il gas che può essere utilizzato come sorge,nte di
luce o di energia termica o di energia elettrica.
IV. - È bene esaminare brevemente quanto al
riguardo ·si è fatto hnora nel ·nostro paese.
La distillazione del litantrace si - fece in Italia
per la maggior quantità nelle officine di gas-luc"e,
che forniscono il così detto coke del ga.s, ed in
minor quantità nelle Ferriel"e e nello Stabilimento Ligure per la lavorazione dei ,cairbon.i, che fo r n1iscono il coke m-etallurgi.c o. Del ,primo si ebbe
una pro~uzione annua (riferendosi all'anno 1913
perchè già il 1914 non si può considera11e di andamento -normale) di c,i irca 850.000 tonn., che venne tutta consumata dall'industria e pel riscaldament,o domestico; del ,secondo si ebbe 'UJil/a pro•
duzione di circa 500.000 tonn., di cui quiella prodotta nelle Ferriere è usata nella stessa officina.
L'importazione annua di coke fu di circa 400.000
tonn., di ,cu,Ì circa 300.000 di coke metallurgico.
Nella distililazione v,engono:
a) In buona parte utilizzate le acque ammon1iiacali per produr.re solfato ,rummonico, la cui produz.iione dall'ultima staitistica 1913 risulta d i circa 13430 totnln. ,e di circa 14300 tonn. nel 1914; ~
l'importazione di 21670 tonn. nel 1913 e di 13100
nel 1914.
b) Ln piccola ·pairle ricava•ti benzolo, tolud1o
ecc. ottenendosi nel 1914 circa 2500 tonn. di benzolo ecc., me•ntre si ebbe un 'importazion,e di circa 41325 tonn. di benzolo e di 520 tonn. di toluolo. Questo stato di cose si è però recentemente
modificato; in seguito alle giuste osservazioni del
Bohm (Vedasi Corriere della Sera del 12 agosto
1915 e del 5 settembre 1915), le officin•e di Gais
luce ricuperano diligentemente tali sostanze; col
24 dicembre 1915 è venuta la disposizione governativa che regolamenta tale ricupero, e pe.r tal
modo una buona produzione nazionale è assicurata, di guisa che minor bisogno .si ha di r.icorr-ere all'esitero, specie a·gli Stati Uniti che erano il
maggior fornitore di benzolo.
e) In parte ricuperato il catrame. La produzione ultima fu di ciroa 70.000 tonn. e la impor1

72

tazione di ciroa 60.000 tonn.; non abbiamo però
la lavorazione del catraime intesa a produrre i così detti derivati da cui si ottengono i colori e l e
sostanze medicinali. È stato annunciato neJ. s·ettembre 1915 l'impianto di un grande stabilimento che sarà adattato ora alla produzione di prodotti chimici per la guerra. ed in seguito alla prodruzicme di colori ecc., e mentire non .s~ può che
augurare sollecita attività a tale grandiosa officina nazionaJ.e, si esprime pure l'augu,rio che altre
consimili sorgano presto in varie regioni d'Italia
in guis•a che, ove veilllga ,a tale uopo itn.tensific.a(t a
la distillaz.i one del litantrace, si abbia grande produzione dei prodotti intermedi, per modo da alimentare le varie industrie chimiche, che dovranno ren.derci indipendenti dall'este~o.
V. - È opportuno esaminare alla stregua dell e
cifre alcuni dati importanti sulla distillazione del
litantrace e si farà l'esempio della distillazion e
,a,ninua di 1.000.000 di t-Olnn. per cui si richiedierebbero sei grandi officine. capaci ciascuna di di.stillare nelle 24 ore 500 tonn. e ri.chiedenti ciascuna
circa L. 1.200.000 pell' l'impianto.
La distillazione produrrebbe
Coke
T. 800.000
Solfato amm.
» 15.. 000
Benzolo greg.
»
6.000
Catrame
»· 30:000
oltre al gas (ne.lla proporzione di circa 300 m c.
per tonn. di combustibid.e) che viene utilizzato
per la produzione di energia termica o elettrica,
e che potrebbe· essere vantaggiosamente impiegato per la illumi.na2:1ione di città in sostituziorue
d ell'attuale gas luc,e di costosa produzione, non
senz.a far presente che con taLe impiego si viene
a diminuire notevolmente il consumo di petrolio
per cui si.amo tributari all'estero.
Tenuto conto delle cifre succitiate circa le importazioni dei vari prodotti si v-e de tosto che:
A) Rimarrebbe per l'accennata estensione
dell'impiego del coke la quantità di ,c irca 400
mila tonn-ellate, che non è molto gr.ande e ch e
troverebbe pronto impiego: non vi sarebbero cer to a temel:'le gli inconvenienti che a quanto si a ccenna si sono verificati in Germania coll'impiego
preponderante del coke dovuto alla enorme produzione in quel paese che è il maggior produttorie di catrame, inco.nvenienti che per vero non si
temono iin Inghi.herna, che pur:e è un•a grande produttrice di quel combustibile.
B) La produzione di solfato ammonico sarebbe inferi ore a queUa mediamente importata
(dall'Inghilterra) per cui anzi si dovrebbe ancora importarne.

- - ---- =--- - =-=========~ PER MEGLIO UTILIZZARE IL CARBONE
Al riguairdo è da for presente che l'impiego di
tale sostanza per l'agricoltura è così grande, che
la sua produzione potrebbe essere aumentata senza che il prezzo di vendita possa essere inB.uenzato; d'altr•a parte •sta il fatto che il consumo nazionale si mantiene sempre elevato malgrado che
la produzione nazionale di calciocianamide siasi
ti,i,pl.io.ata in que.,sti ultim~ tre anni.
C) Che la produzione di benzolo e di catrame è notevolmente inferiore alle quantità importate hnora; malgrado non vi fosse l'industria deii
olori e medicinali sintetici.
Dovendosi ora impiantare tali industrie e sapendosi che l'organizzazione industriale ed e,conomica di tale imp.iain.to esige di 1LnteinsrlÌcare la
produzione dei colori, perchè questa produzione
fornisce le sostanze intermedie necessarie per r,.Ìavaiin•e i medioinall,i epperò richiede la lavorazione di ingenti quantità di materiali, non è
erto elevata la produzione che si ricava dall'eempio suesposto, e presumibilmente bisognerà
ccrescerla ben presto. Si aggiunga poi che il coto elevato del benzolo e del catrame potrà influire in modo vantaggioso abbassando il prezzo
del coke e del gas a totale henehcio del riscaldamento e della illuminazione.
Indicherà l'esperienza successiva quante nuove officine dovranno essere impi•antate pe.r la ditillazione, quali loaalità saranno p.iù adatte, benhè si debba già fi.n d'ora ritenere che saranno
piief eri bili le vicinanze dei porti di mar.e, ai quali affluiscono i carboni e per cui .saranno facilit te 1e ,spedizioni dei vari prodotti intermedi.
VI. - Non si crede opportuno di discutere se
negli impianti più convenga l'iiniziativa privata o
quelh ,dello Stato; è però da r~teneve che l'oper.a
imultanea dei due enti sia più giovevole, essen-

do ambi forti consumatori di litantrace; è da sperare che la stessa attività che dimostra l'industria priv,ata nell'utilizzazione razionale della lignite e torba inostre (specie nell'intento della pr,eparazione del solfato ammonico) vorrà maggiormente svolgersi per l'utilizzazione del litantrace.
Avevo cominciato alcuni anni sono ad occuparmi ddl'importante argomento ( eh.e è stato dis,cusso due •anni fa ed anche più rece1t1temente in lnghilt~rra, ove esso presenta .spec:iale importanza
per l'utilizzazione di parecchie miniere in condizioni difficili per la qualità del ,combusti.i bile) dal
sdlo punto di vista della miglior economia nella
combustione e del ricupero dd solfato ammonico
pei bisogni dell'agricoltura; ma avendo dovuto
abbaindonare l'insegnamento non potetti completare lo studio. Le circostan.ze attuali che hanno
motivato l'ut1i.ilizzazione mig,liore del benzolo, toluolo ec.c. nelle f abbr.iche del gas e l'impie,g o d ei
catrame per le industrie chimiche da imp.iantarsi,
mi hanno fatto riprendere in e siam e completo tale oggetto, ricor:dando così nozioni e cose g,i à studiate dalla industria e pertanto senza pretesa di
novità.
L'argomento è di maggiore importanza ora che
si mira ad otten,ere a migliori condizioni l'eneirgi~
necessaria pei bisogni della vita civile e dell'industria, al quale scopo occorre che si compenetrino la migliore utilizzazione del nostro cairbone
bianco con quella dei combustibili del nostro paes·e e di quelli che dobbiamo importare.
Cerchiamo per l'economia del nostro bilancio
di diminuire costantemente la importazione d.i
combustibile, pur tenendo pr,esente che non si puj
pensar,e ad evitarla affatto, e che i vari modi di
produrre l'ener gia sussisteranno con variate proporz10n1 e con sempre maggiori perfezionamenti.

Ing. E. Monaco.

Felice Garem
d e l Poli e c nico di Torino.

L importanza. della. bie1

ticoltura. per Yeconornia.
na.ziona.le
Dall'ultimo volume di « Statistica delle tasse
di fabbricazione dal 1° luglio 1915 al 30 giugno
1916 », edito dal Ministero delle Finanze, si apprende che lo zucchero prodotto in lta1ia durante la campagna del 1915 fu di quintali 1.503.958.
e che furono importati, fino al 30 giugno 1916
(dall'Egitto e da Cuba in prevalenza), quintali
152.458 di zucchero di prima classe (raffinato).
Queste cifre meritano un breve commento che
ponga in rilievo la grandissima importanza, ancora da molti misconosciuta, acquistata dalla
coltivazione della barbabietola nell'economia
nazionale.
Di fatto, l'importazione di tale ingente quantità di zucchero esotico avvenne tutta nei mesi di
aprile, maggio e giugno 1916, cioè dopo che,
constatata ·l 'insufficiente quantità di zucchero indigeno, fu prqmulgato il decreto luogotenenziale
12 febbraio che autorizzava il Ministero delie
Finanze a permettere l'importazione d1 zucche
ro estero con riduzione del dazio di entrata (pa .
ri a L. 99 per il raffinato), e ciò affinchè queste,,
zucchero importato potesse essere venduto al
prezzo di calmiere, di L. 148, stabilito per quello nazionale. La concessione ,durò ancora qua:lche tempo, e nel luglio, infatti, ne furono importati altri 130 mifa quintali.
Or bene, siccome nel giugno 1916 il costo dello zucchero estero raffinato giunto nel porto d1
Genova, cif, era intorno a L. 100 oro, equivalenti allora a L. 120-125 in caTta, la Finanza dovette
in detto mese accontentarsi d'una tassa ,d oganale
variabile fra 28 e 23 lire. Si può dire çon certezza che, in media, su ogni quintale di zucchero
importato l'anno scorso, il fisco per,dette una
cinquantina .di lire in confronto a.Jla tassa di fabbricazione dello zucchero indigeno, pari allora
a L. 81 , 15 per quintale. Per conseguenza, il danno per l'Erario fu di 7 milioni e mezzo di lire :
nello stesso tempo, per acquistare e trasportare
in Italia tale zucchero, pagammo all'estero circa quindici milioni in -oro. Sono adunque, complessivamente, più di ventidue milioni sottratti,
in pochi mesi, alJ' economia nazionale : ingente
1

74

ricchezza che sarebbe rimasta in patria, qualora
si fossero coltivati a barbabietole solamente al-

tri quattromila ettari di terreno!
Estendendo il computo ai 130 mila quintali di
zucchero importati nel luglio 1916 (i quali appariranno nel rendiconto finanziario 1916-17), il
danno economico sale a quarantadue milioni,
dei quali ventotto in oro.
Onde ben fece il Governo a sospendere le agevolezze doganali per l'importazione di zucchero, rimaneggiare il regime fisca le (agosto-ottobre 1916), limitare il consumo e ricorrere alla
saccarina, per evitare a:11' erario danni sempre
più gravi.
Però, riconosciuta la necessità di accrescere,
di almeno I O mila ettari in confronto dell'anno
passato, la nostra supeTfìcie coltivata a barbabietole, unico razionale, vantaggioso rimedio per
provvedere lo zucchero strettamente necessario,
e nelfo stesso tempo aumentare la produzione
di foraggio e indirettamente quella del grano,
riesce incomprensibile come non siasi provveduto in questo senso, anche ricorrendo, se necessario, a misure d'autorità. I.I recente comunicato
del Ministero delle Finanze, che cercando di giustificare e gpiegare l'aumento deHa tassa di fabbricazione da 138 a 2 I 6 lire, presume che la prnduzione complessiva di zucchero in quest'anno
sarà soltanto di un milione e 400 mila quintali,
onde ritiene che, pur ricorrendo alla saccarina,
bisognerà importare ancora 200 mila quintali di
iru1cichero, non può a meno di sorprendere penosamente. Io ritengo e spero troppo pessimistica la previsione sul raCJcdlto, ma faccio osservare, pure accettandola, che ag,g iungendo saccarina in proporzione del 6 per miHe a 400 mila
quintali di zucchero (secondo il procedimento
assai opportuno e lodevole escogitato dai tecnici della nostra Finanza), ci procureremo della
materia dolcificante equivalente ad un milione e
200 mila quintali ,di zucchero, sufficiente, mi pare, agli usi domestici quotidiani del paese. E
rimarrebbe ancora disponibile un milione di
quintali di zucchero genuino per i bimbi, i vec1

- - - - - - - - - - - - - - - __,__ - - - - - - -

L'IMPORTANZA DELLA BIETICOLTURA

chi, i ma-lati e per quelle industrie che non possono fa·r ne a meno. Se. tuttavia, fosse ancora
necessario, come prevede la Finanza, importare
zucchero esotico, vorrebbe dire che nè elevatissimo prezzo ,d i vendita (L. 3,30 il chilo), nè il
razionamento, valgono ad arrestare aumento
continuo, notevole, verificatosi da un triennio
nel consumo ,dello zucchero in Italia; ciò che mi
embra poco probabile.
Il principale o~tacolo all'incremento deHa bieticoltura è nella concorrenza fattale nel F errarese e nel Bolognese da quei prodotti i quali,
non soggetti a calmiere, hanno avuto triplicati
i prezzi di vendita. Per ·l a canapa, principale
fra questi, il prezzo è passato da 90 lire a 330 il
quintale! Sarebbe stato equo, in relazione, pagare anche le bietole almeno 5 lire per quintale,

ma ciò non era possibile, finchè il prezzo massimo dello zucchero raffinato, esente da tasse, si
volle mantenere a 67 lire e poi ad 87. Dopo tutto, l'aumento di 2 lire circa per quintale nel costo
delle bietole, si ripercuote su quello dello zucchero venduto al consumatore ne1la misura di
s0 li 15 centesimi per chilogramma : aumento assai lieve, come si vede, di fronte a quello portato
dagli aggravii fiscali, che è isalito, oggidì, dai 76
centesimi prima della guerra a lire 2, 16 per Kg.
A questa enorme tassazione possiamo tuttavia rassegnarci, pensando che almeno, grazie
ad essa, all'agricoltura ed all' iI11dustria nazionale, erario ricaverà quest'anno più di trecento
milioni di lire. Dopo il tabacco, 1o zucchero è
divenuto il genere di consumo maggiormente
redditizio per il fisco!

r

r

1

r

Felice Garelli
del Politecnico di Tori no.

Gli allori raccolti dagli austriaci nella '' Strafe-E.xpedition,.

LE CARTIERE ROSSI, DI ARSIERO
1. - Veduta generale degli stabilimenti prima della tentata offensiva austriaca. - 2. - La distruzione compiuta.

Gli allori raccolti dagli austriaci nella "Strafe-Expedition

LE CARTIERE ROSSI, DI ARSIERO - I. - Il grande salone cli allestimento prima della tenta,ta offensiva .
2. - Lo scempio dello stesso compiuto dagli austriaci.

0

Gli allori raccolti dagli austriaci nella " Strafe-Expedition ,,

LE CARTIERE ROSSI, DI ARSIERO - 1. - Una delle sei macchine continue prima della tentata offensiva.
2 . - Lo stato della sala delle macchine continue dopo il bombardamento.

VERSO LA PODEROSA
ORGANIZZP,l.ZIONE DEGLI
INDUSTRIALI ITALIANI
UNA NOBILE E PRATICA PROPOSTA DEL .DOTTOR E. LEPETIT
In questi giorni ho voluto dirigere per~nalmente una circolare riservata agli abbonati delle I. I. I.
« Noi vogliamo che l'Italia - dicevo in tale
circolare - abbia in breve tempo quella poderosa organizzazione industriale senza della quale
non è possibile superare gli ardui problemi del
dopo -guerra e raggiungere gli obbiettivi che formano i caposaldi delle I. I. I.
cc Bisogna che le legioni degli aderenti alle
I. I. I. divengano eserciti.
cc Quattrocentomila sono i produttori italiani;
pensate alla potenza di simile massa organizzata.
cc Ogni nuovo abbonato alre I. I. I. è una nuova pietra recata alla grande costruzione industriale che noi perseguiamo .
cc Cercate tra le vostre relazioni personali; profittate dei vostri rapporti d ' affari; informate gli
ignari, persuadete i restii, smovete gli indolenti
e gli scettici, che formano la barriera vischiosa
d'ogni virile iniziatioa.
« Se .s,iete amministratori o direttori di V'aste
aziende ABBONATE cc D'UFFICIO » i VOSTRI
CAPITECNICI, I VOSTRI CAPIOPERAI.
cc L'intensa opera di P•r opaganda che la rivista
svolgerà nel trattare i più grandi problemi della
prod uzione, darà, TRA ESSI, risultati immensi.
cc Voi mi scuserete per la franchezza e la semplicità con la quale mi sono permesso di rivolgervi la parola; ma io vi prego di tener conto
della SOSTANZA, non della forma.
cc LE MASSE OPERAIE SONO DIVENTA TE FORTI E TEMUTE, PER LO SPIRITO DI

PROSELITISMO CHE LE ANIMA E CHE LE
HA ORGANIZZA TE.
cc LE MASSE DEGLI INDUSTRIALI, CHE
PUR DISPONGONO DI MEZZI FINANZIARI
INFINITAMENTE SUPERIORI, SONO SBANDA TE, PERCHÈ NESSUNO VUOL DARSI IL
PIU' PICCOLO FASTIDIO.
cc Soltanto quando incalza una grave minaccia
o sovrasta un pericolo, allora si comprende la
necessità dell'organizzazione; MA L' ORGA NIZZAZIONE VERA E FORTE VA PREPA RATA DI LUNGA MANO ..
cc lo so di esprimervi idee e cos e che voi già
pen&ate. Perciò ritengo che voi, animati dalla
mia stessa incrollabile fede, non vi rifiuterete di
raccogliere il mio caldo invito.
cc SE TUTTI FARANNO QUELLO CHE VOI
FARETE, LA GRANDE ORGANIZZAZIONE
DA TUTTI VAGHEGGIATA SARÀ DI QUI
A POCO UN FATTO COMPIUTO.
cc Non ritraetevi, supponendo che gli altri si ritraggano. »
La risposta è stata pronta, confortante, eloquente; onde io voglio pubblicamente ringraziare tutti coloro - migliaia di persone! - che han no raccolto il mio invito e stanno ora adopran dosi in ogni centro d'Italia a smuovere e< i restii,
gli indolenti, gli scettici » con la mia stessa fede ,
con il medesimo mio disinteresse.
Consequenzialmente alle idee espresse nella
circolare più sopra riprodotta, io non posso sottrarmi all'obbligo di riprodurre altresì la lettera

79

LE I. I. I. = == - - - - - - - - - - - - - -

I

= - - - - - - - - - - - - - -

del dottor E. Lepetit, la quale sintetizza, per così dire, in una proposta semplice, rapida, e pratica, la nobiltà dei sentimenti e la risolutezza dei
propositi della clas~e industriale, della quale le
I. I. I. hanno saputo in breve tempo divenire mi sia permesso il dichiararlo ·_ il più autorevole
interprete.
cc Desidero esternare le mie congratulazioni ci scrive l'eminente industriale che tutta l'Italia
produttrice conosce ed apprezza - per quanto
avete fatto sin' ora e manifestarvi un'idea che vado esponendo a qualche amico e. che forse potrete accogliere.
Ciò che la Rivista propugna è ottimo e sacrosanto; ma finchè è letto dagli industriali, sfonda
una porta aperta. Occorrerebbe far leggere le
I. I. I. a molti funzionar, ed alle turbe dei «chiusi >> nelle più remote provincie e nei piccoli centri.
Per riuscire, ogni Ditta importante o intelligente dovrebbe mettere a vostra disposizione
5- 10-20-50 o 100 abbonamenti, pregandovi di
mandare gratis la vostra rivi.sfo al funzionario X,
al sindaco Y , al medico condotto Z, al circolo K,
oppure, se non si voglia avere il disturbo di in dicarvi nominativi a cui destinare gli abbonamenti, lasciare a voi la cura di distribuirli nel
modo più proficuo.
Con questo sistema la Rioi,r:ta acquisterebbe in
breve una diffusione enorme e raggiungerebbe
effetti pratici di grande portata ».
Al Dottor E. Lepetit ho già espresso i più vivi
sentimenti di grata solidarietà.
Le I. l'. I. accettano e fanno propria la sua proposta.
lo sono .9icuro - per la conoscenza che ho CÌell' animo e degli interessi dei grandi industriali i-

==

==-

== - ==

==

taliani che la sementa gettata dal Dott. Lepetit
non cadrà in uno sterile tolco.
Sono anzi lieto di poter subito presentare una
prima lista di poderose aziende i cui criteri per
UNA INDISPENSABILE GRANDE ORGANIZ ZAZIONE INDUSTRIALE sono in piena coincidenza con quelli espressi dal dottor Lepetit, e
che hanno perciò già sottoscritto gruppi di ab bonamenti di propaganda.

ll calcolo è approssimatioamente esatto.

La prhna lista dei sottoscrittori ai gruppi di abbo namenti di pro p aganda:
SOC. AN. LE DOGA, a mezzo dottor
Lepetit .
25 abb.
FIAT - TORI O (tutte le sue sedi e i
suoi più cospicui clienti) .
I 00 abb .
A VIGAZIO, E GE. ERALE ITA LIA. A (tutti i suoi Uffici Passeggeri)
IO abb.
CIO. A SALDO e C. (tutti i propri
stahilimenti)
25 abb.
BA! CA COMMERCIALE ITALIAA (tutte le sue sedi) .
70 abb.
FIA T S. GIORGIO (tutti i suoi rappresentanti all'Estero) .
IO abb .
BANCO DI NAPOLI (tutte le sue sedi principali) .
12 abb .
BA CA ITALIA A DI SCO TO
(le sue sedi principali) .
20 abb.
FIGLI DI SILVIO SA TI I - FERRARA (tutti i suoi capitecnici) .
6 abb .
RICHARD GI ORI (i suoi migliori
clienti e rappresentanti all'Estero)
50 abb .
(Continua)

Arturo Marescalchi
Presidente della Sociei à. dei Vilicul!ori iialiani.

L a più grande indu~
stria rurale italiana.
L'Italia « cominciò a capue il suo bene iÌ dice Plinio, quando, a i tempi d i Tiberio Gracco ,
nel fervore della trasformazione ç.graria felice mente iniziata, comprese che conveniva non
limitarsi a coltivare viti solo pel .proprio bisogno come si era fatto fino ad allora, ma coltivarne di più per vendere il vino.
E mezzo secolo avanti Cristo, coll'opera d i
quegli schiavi orientali che mercanti e pirati a vevan comprato in Asia e mandati in Italia sdhiavi forti conoscitori della viticultura perfez ionata ....-- si piantarono :grandi estensioni a vigna, specie ;nelle regioni vicino al m~re o aperte tla strade, dalla Sicilia fin su alla pianura rom a gnola attorno a Faenza.
Cominciò allora la vera espansione della viticultura in Italia. E ai tempi di Augusto, colla
d ominazione romana , si diffuse il consumo del
vino nelle provincie transalpine, specia lmente
nella Gallia. Così la fortuna degli agricoltori e
dei med1 .possidenti si affermò in Itali~ agli inizi d ell'impero romano coll'arbusto sacro al dio
Bacco.
Se la Gallia di oggi ci contende d'ordinario il
primato nella quantità globale di vino prodotto,
il n ostro paese però nello scorso anpo è stato
il primo del mondo per produzione di vino.
Come ,grande media degli anni normali, il
raccolto del vino in Italia può valutarsi sui 45
milioni di etto1itri.
Se nelle tradizioni religiose di tanti popoli si
trova la mitica immaginazione di una bevanda
inebbriante che fa trionfare della morte e del
t mpo , sino alla .famosa fontana di gioivinezza
di cui sognò tutto il Medio Evo e che al ,prete
ianni .prolungava senza misura la vita, l'Italia
non dovrebbe conoscere nè vecchiaia, nè mort , con una fontana così meravigliosa che getta
gni minuto al suo popolo 8500 litri di squisito
vino.
e nei suoi vini ,fini , nei suo-i geniali tipi di
ini speciali, l'Italia iha cagioni di onore, si crea
vive simpatie lontane, la base vera, solida e sot nziosa della sua fortuna enologica è ancora
11 I gran vino da pasto, nel v-ino paesano proI tto con tanta generosità dalle viti che ornano

di verde manto le so latie pendici dei suoi colli
o che si arrampicano in cerca di abbracciamenti
su per ,gli olmi e gli aceri, ondoleggiando poi in
penduli festoni, nelle sue ricche e opime pianure.
Son ben 4,454,000 ettari del nostro suolo, quasi un sesto del suolo coltivabile d'Italia, nei
quali cresce e fruttifica la vite. ·
Per impiantare questi vigneti intensivi e que ste vigne consociate ad altre colture, occorsero
oltre quattro miliardi e mezzo di lire. Ma, perchè l'industria del vino si svolga, occorrono cantine, vasi vinari, macchine, attrezzi, una dotazione di almeno 1400 milioni di lire.
Se si aggiunge il valore del terreno, si vede
dhe l'industria viticola italiana ha investito la
bellezza di quasi otto miliardi di lire!
A far fonzionare questa macohina occorre un
capitale che oggi passa di parecchio un miliardo fra mano d'opera, anticritto1gamici, concimi ,
e spese di vinificazione.
E .poiohè nessuna coltivazione praticata in
grande campag na fra noi assorbe tanto lavoro
umano come la vite ne ri~h:iede, la maggior
parte di questa immane s;pesa annuale, i due
terzi, e cioè circa 650 milioni, rientrano agli operai e alle operaie in compenso dei 450 milioni di ,giornate che essi de<l.icano alla pianta
dal l'iquore miracoloso, al'la pianta sacra della
vecchia Enotria.
Le maggiori masse gfobali .di vino vengono
dal Piemonte, dall'Emilia, dalle Puglie, dalla
Sicilia, dalla Campania, le quali regioni forn iscono ognuna da 4 a 6 milioni di ettolitri di vino all'anno .
In relazone però alla superficie territoriale ,
l' ordine di produzione si sposta al,q uanto. La
quantità di vino in rapporto al'la intensificazione
della coltura sull'unità di superficie, è maggio re nella Campania, poi seguono le Puglie, l'Emilia , le Marche e il Piemonte.
Trenta provincie nostre hanno esuberanza d i
prodotto v-inicolo rispetto ai bisogni della loro
popo lazione, ed esuberanza di molto riguardo
perchè, oltre al bastare a servire le altr~ 39 provincie, lasciano margine ad una espQl'tazione

81 ,
6

LE I. I.

I. ---- -=- - -= - - =

✓ = --------- - -- - - - -- = - - --- ==

per l'estero. Sono Alessandria, Cuneo, Reggio
Emilia, Modena, Ravenna, Padova, Mantova,
Treviso, Firenze, Siena, Arezzo, Pisa, Ancona,
Ascoli, Pesaro, Macerata, Perugia , Aquila ;
Ohieti, Teramo, Foggia, Bari, Lecce, Avellino ,
Salerno , Catania, Siracusa, Trapani, Cagliari.
Ciò non vuol dire che a·n che le altre provincie non dispongano di vino 'Per aiutare le consorelle : tutt'altro; esse pure ne forniscono secondo i gusti delle popolazioni, ma come quantitativo gldhale sono poi costrette a importarne
d_a-lle altre 'Per soddisfare i bisogni della popolaz10ne.

rone, Pieve ed Auronzo, e cioè proprio in quei
distretti dove non viene la vite e non si raccoglie un litro di vino. E invece a Marsala non
c'è un alcoolizzato al manicomio provinciale.
No. Da noi si beve vino ma non si e alcoolisti.
E l'operaio che emigra sobrio, se torna col
vizio dei liquori, è perohè andò a lavorare in
paesi dove il vino non iè bevanda abituale .
Jefferson, presidente degli Stati Uniti, cento
anni fa ,proclamava che il vino co· tituisce il
miglior mezzo preventivo contro l'ubriachezza.
Verità ancora oggi esattissima.

***

L'Italia manda i suoi bei vm1 .un po per tutto. Si tratta di masse che arrivarono anche a i
3 milioni e mezzo di ettolitri nel 1887, che passarono i 2 milioni di ettolitri ,d al 1897 al 1899,
dhe superano sempre in tempi normali il milione
di ettolitri .
La nostra esportazione di vini da. pasto ebbe ,per sbocco principale la Francia sino al 1887;
poi nel rperiodo 1892-1907 il mercato austro ungarico ; in seguito la Svizzera e le Americhe :
quelle Americhe, dove tanti nostri connazionali cercano nel succo della nostra vite il ricordo
simpatico delle terre natali .
Sono migliaia gli stabilimenti enologici o le
ben organizzate cantine che si dedicano ai vini
da rpasto pel paese e fuori ; sono milioni di persone che trovano nel vino lavoro ben retribuito
e sano. Vi sono organismi ohe ifanno onore al
paese; grandi case come i Fratelli F olonari d ispongono di immensi stabilimenti di lavorazione delle uve in centri diversi, a Sansevero e Locorotondo pei vini bianchi, a Barletta, Squinzano, Galatina pei vini rossi meridionali, a Pon tassieve pel vino da pasto chiantigiano, con u na direzione generale · a Brescia e una rete m e ravigliosa di corrispondenti in ogni parte d' Ita lia. Sono le case come queste che danno idea
del come veramente dovrebibe esse.r e o.rganizzata nel nostro paese la .grande industria d el
VIno comune.
L' lta:lia ha vini di tutti i toni e per tutti i •g,usti.
Il sole, che sfolgora vivido e gagliardo n el
Mezzogiorno, si fa vigor di forza sipiritosa, rohustezza di co,r po, possanza di costituzione nei v ini del Sud. U sole più lento si attarda, ma con
luminosità lunga e diffusa, nel Settentrione, e
dà ricchezza di profumo, sne'llezza di corpo, e
freschezza di acidi nel vino del · ord.
E fra questi due estremi, tutta una meravigliosa scala di tiipi, degna veramente di Enotria
gloriosa.
Arturo Mares calchi

Il popolo italiano beve vino, fortunatamente
più vino che altre bevande alcooliohe, onde la
terribile piaga dell'alcoolismo vero e proprio è
fra noi infinitamente minore che in altri Stati,
.sopratutto in quelli nordici, ove a-1 vino sono
sostituiti i liquori distillati . L' alcooli'Smo, coi tetri reliquati della criminalità, della ipazzia, della degenerazione fisica, è maggiore in tutti i
paesi nei quali, mancando il vino come vera
bevanda nazionale, quale è da noi, si ricorre
ai 1~quori concentrati, ai cattivi alcools, ben più
nocivi all'organismo di quello che è nel vino
opportunamente diluito e accompagnato da tante sostanze corroboranti, toniche e nutritive .
Vi è stato e vi è tuttora qualche esaltato medico che, partendo da imperfetta conoscenza
della compO'sizione del vino e dei suoi effetti,
lo aveva attaccato fieramente, anche fra noi,
accusandolo perfino di essere causa della degenerazione fisica della nostra balda gioventù crhe
si presenta al servizio militare.
Infondata e ridicola accusa, perchè basterebbe a smentirla citare che il minor numero di riformati alla leva (meno di 120 per mille visitati)
si iha proiprio nel circondario di Viterbo, dove
la popolazione adulta beve da 4 a 5 litri di vino al giorno, e che riformati in numero molto
sotto alla media si hanno nei circondari di Voghera, Asti e Casale, dove pure notoriamente la
popolazione beve .parecchio di più di un litro
di buon vino ,genuino al giorno. E basterebbe
anche chiedere ai valorosi comandanti di truppe oggi impegnate nella guerra di redenzione
dell'onore nazi0111ale, se non sia vero che assai
meglio si oomportano nei duri cimenti bellici i
soldati rurali venuti dalle popo1azioni che normalmente hevono il sano e genuino frutto delle
.nO'stre viti sacre.
Del resto in Italia quel poco che c'è di frenosi alcoolica è nei distretti di Agordo, Longa-

***

Pres. della So cietà de i Viticultori italiani.

G L I STABILIMENTI
ENOLOGICI DEI FRA::
TELLI FOLONARI
L'eminente prof. Marescalchi ,' benemerito
presidente della « Società dei Viticultori italiani », vien segnal'a ndo da tempo ,sulle /. /. /. i più
interessanti probl_emi dell' industria enologica
che costituisce, con quella della seta, uno dei
cardini fondamentali de lla produzione italiana.
on si ha forse ancora un'idea adeguata, sia in
Italia che all'estero, della importanza e della
grandiosità a cui sono giunte talune aziende enologiohe schiettamente italiane.
E per ciò, con la scorta dell'autorità del nostro
minente co llaboratore, noi ci compiacciamo di
richiamare l'attenzione dei lettori delle /. /. /.
ui maggiori stabilimenti del ramo i quali per e elusiva virtù dei capi costituiscono dei vertici
di sapienza tecnica e di ardimento industriale.
Un esempio dei più eloquenti ci è offerto dalla vastissima azienda dei Fratelli F o lo nari di Brecia, ambedue creati - a ben giusto titolo avalieri del lavoro.

Lo stabilimento di Brescia -

I loro stabilimenti di Brescia, Galatina, Squinzano, Locorotondo, Sansevero, Barletta, sono una meraviglia della organizzazione e della scienza enologica.
Basterebbe accennare al trattamento del fred do artificiale applicato ai vini per la loro chiarificazione e ai pot~nti impianti frigoriferi ,per la
concentrazione a freddo dei vini, ed a caldo nel
vuoto dei mosti dolci , installati dai Fratelli F o lonari per i primi nello stabilimento di Barletta,
per dare una idea della modernità dei criteri a
cui si ispira la ,poderosa e prospera industria dai
F o lo nari creata.
el 1912 i fratelli F olonari rilevarono la Società « Esportazione vinicola toscana I. L. Ruffino »
di Pontassieve, antica e rinomata Ditta vinicora,
conferendole nuovo e più vigoroso impulso, in
seguito al quale - a guerra finita - sarà ingrçindito in Pontassieve l'attuale stabilimento e tra sformato in un degno compagno di quelli che le

Sede Centrale ed Amministrazione.

83

LE I. I. I.

Lo stabilimento di Brescia -

Una delle cantine con bottoni da 300 ettolitri ciascuna.

Lo stabilimento di Brescia -

84

Il deposito per l'invecchiamento del vino.

GLI ST AB/LIMENTI ENOLOGICI DEI FRATELLI FQLONARI

Lo stabilimento di Galatina -

nostre numerose incisioni illustrano con e~oquentissima sintesi.
La Ditta si è dedicata particolarmente al lavoro di esportazione, ed ormai i suoi vini a tipo
costante, dhe fanno onore all'Italia e che gareggiano coi più rinomati prodotti similari dell 'Etero , sono già noti, apprezzati e ricercati in tutto il mondo .

Lo stabilimento di Galatina

Veduta generale .

Ma i fratelli F olol}ari non si appagano del primato industria le e commerciale oggi raggiunto .
Di fronte alla terribile invasione fìllosserica che
a passi giganteschi minaccia di distruggere entro pochi anni la grandiosa produzione vinicola
pugliese, disseccando la fonte economica principale della regione, la Ditta F olonari ha sentito
il dovere di mettersi alla testa del movimento di

l binarii di allacciamento alla ferrovia.

85

LE I . I. I .

Lo stabilimento di Galatina -

L' arrioo dell' uva dal contado.

Lo stabilimento di Galatina
Locale di 1500 mq ., con 36 vasche di cemento vetrato, della capacità di 36.000 ettolitri, per il deposito dei vini.

86

GLI STABILIMENTI ENOLOGICI DEI FRATELLI FOLONARI
ricostituzione, cooperando con inte1ligenza, stu- de lle Puglie potrebbe ayere su tutto il paese,
dio, capitali ed iniziativa, alla soluzione di tale politicamente ed economicamente.

Lo stabilimento di Galatina
Sala di 1800 mq . per la pigiatura. e la torchiatura di 4000 quintali di uva al giorno.

gravissimo problema di interesse non solo regio Senza badare all'attuale momento tutt'altro
nale, ma anche e sopratutto nazionale, se si che propizio per una impresa che richiede enorconsidera la ripercussione che l'impoverimento mi s,pese e mano d'opera intelligente e numero-

Lo stabilimento di Squinzano -

Veduta generale.

87

LE I. I. I.

Lo stabilimento di Squinzano

88

Cortile di deposito dei mosti

e

Arrivo, pesatura e scarico dell'uva .

Lo stabilimento di Squinzano
vini in fusti da viaggio, per perfezionare la fermentazione e chiarificazione.

GLI STABILIMENTI ENOLOGICI DEI FRATELLI FOLONAR!

Lo stabilimento di Squinzano - Sala di 1500 mq. per pigiatura e torchiatura , con 58 vasche di cemento
per la fermentazione, dove vinificano, ali' e-poca della vendemmia, tremila quintali di uva al giorno.

Lo stabilimento di Squinzano
Sala di 1600 mq. per la pigiatura e torchiatura di 3000 quintali di uva al giorno, con 62 vasche in cemento armato .

LE I. I. I. = = = =

== = == = = = ===== == =

sa , i F olonari hanno già fatto il piantamento di
grandiosi vivai e barbatellai di viti americane
nelle Puglie , per preparare il materiale occorrente alla ricostituzione già avviata di estesissi-

=

== ==

=

=====

= = =

=== =

mi vigneti in terreni vergini già acquistati e d a
acquistarsi a tale scopo . È da sperare che l' iniziativa venga seguita anohe da altri viticultori
piccoli e grandi, poichè in tal modo si riuscirà

L o stabilimento di Squinzano
Sala di 1200 mq ., con 56 vasche di cemento per il d eposito vini , della capacità di 30.000 ettolitri.

Lo stabilimento di Locorotondo -

90

= =

Veduta generale .

- - --- - --- -- - -

GLI STABILIMENTI ENOLOGICI DEI FRATELLI FOLONARI

Lo stabilimento di Locorotondo

-

Lo stabilimento di Locorotondo

I binarii di carico

e

scarico allacciati alla ferrovia .

- Le banchine di carico e scarico per le uve.

91

LE I . I. I.

= - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - - - - - - -

Lo stabilimento di Locorotondo
Sala con sessan ta vasche di cemento vetrato, della capacità di 44.000 ettolitri .

92

Lo stabilimento di Sanseve ro -

Sala di vinificazione uve bianche, con presse idrauliche

GLI STABILIMENTI ENOLOGICI DEI FRATELLI FOLONARI
ad attenuare le conseguenze disastro 2e dell' invasione fillosserica, mantenendo viva la fonte
principale e quasi unica della ricchezza pugliese.
Quanto abbiamo brevemente detto e quanto

dicono i documenti fotografici aui riprodotti, ci
sembra più che sufficiente per additare il no me dei fratelli F olonari alla riconoscenza e all'ammirazione dell'intera az1pne.

Lo stabilimento di Sansevero
Sala di 1300 mq. con 62 vasche in cemento vetrato , della c.apacità complessiva di 42.000 ettolitri.

Lo stabilimento di Barletta -

Veduta generale.

93 '

LE I. I. I.

Lo stabilimento di Barletta
Una delle sale delle macchine frigorifere per concentrazione.

94

Lo stabilimento di Barletta
Una delle sale delle macchine /rigori/ere per la refrigerazione.

GLI STABILIMENTI ENOLOGICI DEI FRATELLI FOLONARI

Lo stabilim ento di Barletta
Sala di ref rigerazione, con vasche di pietra, per deposito vini

e

mosti refri gerati.

Lo stabilimento di Barletta
Magazzeno di deposito di 1600 mq ., con lini e bottoni della capacità di 700 ettolitri ciascuno.

95

. ,,....r ... .,,.-,...._..... . .
LE I. I. I.

.
i;

◄•

Lo stabilimento di Barletta -

96

La sala di desolfitazione e concentrazione nel vuoto.

1 t>agoni serbatoi di proprietà dei Fratelli Folonari, della capacità complessiva di 15.006 ettolitri.

I. I. I.

i-. ...........

'Industrio ita1ia.na.
ell' Aviazione
A proposito della Mostra aerona.ufica. di Mila.no

<e Lega Aerea
azionale » non sarà mai
lodata e . biasimata ad un tempo, quanto
a merita per la Mostra di aeronautica orgaizzata a Milano•.
Lodato sia il benemerito e patriottico sodaizio, e senza alcuna riserva, per l'idea motrice:
ato il fulmineo sviluppo dell'aviazione ed il
· gantesco progredire del vasto gruppo di indutrie c:he dell'aviazione si alimentano, una motra, vale a dire una sintesi dell ' aeronautica, si
poneva.
Lodata, lodatissima deve eS1Sere la Lega Aeea Nazionale per la rapidità con cui la mostra
stata organizzata e sopratutto per la grande,
nnegabile signorilità che ha presieduto alla forazione della mostra, a cominciare dalla scelta
_el luogo : il monumentale Chiostro delle Gra-

La

al)to

e.

E lodato , arcilodato bisogna che sia ·il Comito direttivo per il numero cospicuo e l'entità
elle D itte che ha saputo racco~liere a compe. ione, disciplinando i mirabili prodotti con etremo buon 1gusto nei superbi loggiati del chiotro.

r

Senza alcun dubbio , sia per ambiente che
ttesta dal Cinquecento l'imperituro primato arstico della nostt_:a stirpe, sia per i prodotti a unati i quali hanno costituito la rivelazione di
no sforzo ·g igantesco teso verso ' un altro priato che ognuno di ·noi present~ vicino, la Motra di aeronautica indetta dalla Lega Aerea
azionale è stata la più significativa di quante
ltre similari !hanno avuto luogo in Europa.
E cotesto risultato, dhe forma il più bel titolo
'onore per la L. A. N., costituisce anche l' eleento di accusa ohe noi non possiamo nè dobiamo tacere.
Chi ha visitato ammirevole Mostra?
Chi ha potuto valutare il prodigio raggiunto
due anni dal nostro paese in una scienza e
una industria cui sono riserbate favolose coniste e ché toccheranno vertici dei quali si
uò appena con l'immaginazione intravvedere
somme altitudini?

r

Chi !ha potuto misurare la serietà, la tensione,
il volume degli sforzi compiuti da un manipolo
di costruttori fusi in un unico intento, sorretti
dalla medesima volontà, spinti dalla stessa emulazione, al fine di assicurare alla patria una superiorità nella guerra d •oggi e nella pace di domani?
Chi ha potuto nutrire ed esaltare il proprio
spirito nella sezione riservata dei Ministeri della Guerra e della Marina, dove una successione di ali spezzate, di motori bucati, di ferri contorti, evocavano chi sa quali lotte, quali cimenti, quali eroismi supremi?
Ghi?
Ben poche persone!
È mancato alla Mostra il « lanciamento ». È
mancato in seno al Comitato ordinatore il « vivificatore », il tecnico della propaganda. È mancata l'essenza fecondatrice, di ogni iniziativa, è
mancata la mentalità intuitiva dei nuovi tempi;
l'occhio abituato ai grandi orizzonti : e la mostra mirabile è vissuta e . scomparsa nell'ombra.
è a giustificare l'esito inonorato si raccatti ..
la solita scusa d ell'inerzia del pubblico.
Che poteva fare , che doveva fare questo puhblico?
Chi l'lha avvertito? Chi l'ha attirato? Chi l'ha
suggestionato , « costretto » ad intervenire alla
splendida mostra?
Gli arkli e stecchiti comunicati alla stampa,
che sanno di poligrafo o di duplicatore, non
servono a null'a: i consueti resoconti dell' e< inaugurazione ufficial e » con l'intervento delle stereotipe autorità urbane, interurbane ed inurba~
ne, contano meno che meno. Lo sforzo discobulatorio del Comitato· ordinatore non è andato

~re.

.

E Milano, e, con Milano, l'Italia, hanno ignorato e disertato la Mostra.
E .se Mostra vi fu mai dinanzi la quale si dovesse trascinare la moltitudine, essa sarebbe
stata precisamepte quella di aeronautica.
Qui bisognava portare l'Italia entusiasta e l'Italia scetticà :· entro quel meraviglioso recinto

97

I

LE I. I . /.

--- - - - -- -=-- = ==== - - ·-- - - - - -- - - - - - - - - - ---,. = = = =

occorreva sospingere a folate le masse fidenti
nella nostra grandezza e quelle denegatrici e
denigratrici delle nostre virtù.
Oie è rimasto del magnifico slancio dei cento industriali ohe avevan raccolto l'invito?
Che è rimasto di .una idea dinamica e di una
attuazione geniale?
Son rimasti i residui di una « lauta colazione »
offerta ai giornalisti dal Comitato ordinatore della L. A. . , vecchio trucco reclamistico· di tempi oltrepassati, nei · q;uali non si sapeva distinguere se fosse minore la dignità di chi offriva
o il decoro di cihi accettava.

Le I. I. I.

delle forniture aeronautiche e la .sua pr0111ta ed
opportuna org'a-n izzazion,e di alcuni pezzi o parh
di prima nece-ssità nella costruzione degli app-a·
recchi, si è ~mposta così che l'« AGFA » è la fo r nitrice delle g'ranc:Li Case costruttrici, non solo,
ma l'aviazione militare si r.ivolge ad essa per i
suoi .r.iifonnimentii.
L'opificio di Cusano Milanino è tecnic amente così ben orgainizzato e diretto ,che esso può
studiaire, migliorar,e, perfezionare ,e crear~ - con
la direzione di valenti .s pecialisti qualsiasi tipo di elica, meglio ~datto ad ogni nuovo tipo di
apparecchio e di motore.
In cinque anni di vita questa Società si e a ssicul'lata una ver.a speciailità nelle forniture .attinenti all'aviazione militare, ,sia in· f atfo di mat.erie prime che di parti metallirch~ specializzandos i
·nella produzione di diveirs.i tipi di buUoner,ia, ten•
d.itori passa.fili, tourniquets, ruote con l'lelative
gom·m e, parti metalliche, ecc.
È provvista e fornis•ce quindi al G overno ed
alle grandi Case appal."ecchl di precisione e qualsiasi altro accessorio ~nerente a.Ila I n dustm,a Av,i atoni,a.

M olti degil i stands, che bi·uravano nell'artistico
a'l'Ilbiente de1la mostra, erano veramente degni
del.l'attenzione e dell'~nrteiresise del pubblico. Tutto un in.uovo fervore d 'ideazione e di produzione
in dustriale si rivelava in quella varia, cattivante,
pittores.c e,sibizione de,gli ele~eriti che oostitui..
scono la più nuova e la più promettente m anife..
stazione de1l 'ingegno umano. L ,industria aer01o
nautica italiana, nata ieri, ha dimostTato in quelresposizione d'essere .g ià vigorosamente adulta;
e ,avremmo voluto che lo spazio ci perm e·t tesse ,-li
I velivoli Sav01·a hanno alla Mostra Aeronaurtidedicarle una esauriente ras.segna. Ac-cenneremo
intanto a quanto ci ha più particolarmente colpito. ca un posto adeguato alla loro rinomanza.
È un nome augurale, oramai legato ai fas ti
p:iù glor.ios.i d,ella nostra ,rinascira aviatoria m.iliIl più intenso interesse dei .competenti si con- rtare e, se ,n el 1912 l e inizi.aitiv-e di Lorenzo San•
centra sulla mostra del Biakmetal. Questo nuovo t,o ni fiorivano già come U/t1IQ delle più ...Ji,ete prometallo, prodotto in.egli stabilimenti dell'ing. A- messe della ge:niialità nazionale, oggi la « Societ à
dolfo Pouchain a Torino, sta portaindo un vero ri- Anonima di Costruzioni Aeronaut.iche Savoia )) ,
volgimento nell'industria -av~atoria · ed anche in costruttrice dei celebri biplan•i « Savoi,a -F arrnan >> ,
altri campi industriali. Si tratta di particola-r ità e la « Socie,t à Idrovolanti Alta Italia », che hanno
eccezionali che quel metallo possiede e che lo fornito e forn,iscono .alla Regia Marina 1e alla d i.r endono atto, come ,nessun altro, a certe speciali fesa costiera le squa,d r.i:glie di idrovolanti « S avoia», con la multiforme loro attiiv.ità e l'imp o·
a pplicazion.i.
Ma del metallo Biak, della sua straordinaria nenza dei ri.sultati ri,as.sumono l'espr,es.sione comimportanza, e deJlo sviluppo immenso ch'esso sta pleta ·e squisita di tutt.o il vittorioso fervore itaassumendo, non è -iJ caso di parlar di sfuggita in liaino per l'arma che dai ci eli f.arà scendere 1
un rapido cenno di cronaca. È un .argomento che vittoria sui campi d'Italia.
Alla mostra e,r a viva.mente ·commentata ed ap•
investe proble mi industriali di primo ordine: e
rnoi ci riprome.ttiamo di 1Svolgeirlo adeguatamente plaudita una rniotizia c.he correva: il record nazionale d'altezza battuto a Bari dal sergente maggioin uno dei prossimi nume<ri.
re F ant.iini, che montando un Savoia~F.arman, insieme ad un passeggero e con carico d,i guerra,
Tra le prn complete mosfre della espos1z10- saliva a 5070 -metri!
ne promossa dalla Lega Aerea Nazionale, è quelNel grandioso stand aibbinato delle due Socie.la d,egli acce.ssoru., istrumenti e pezzi degli app1a- tà tr>oneggia la .maestosa coque , per idrovolant i,
recchi di locomozione aerea della « Agenzia G e- una de1le principali ,attrattiv,e della Mostr.a.
nerale Fomiture Aeronautiche>).
La decòraz.ione severa ed elegantissima fa m-e·
È questa la pr.i ma casa che sia stat.a fon- glio ni-s ailtare le g'rand~ fotogr,afie che, s ie pur didata in ItaLia per la costruzione ed il commercio mostrano lo sviluppo ed il.lustrano la complessi•

***

1

1

98

L'INDUSTRIA ITALIANA DELL'AVIAZIONE
tà e la vastità delle due gramdi f,abbr~ch•e per gli
aeroplainii. non possono che hgurare oome limitati
e sintetici sagg.i d,i quanto le due Società, la « Sa:.
voia » ,e la « Società Idrovolanti Alta Italia». ahbiaino ,i,n questi anni compiuto come ausiliari della dif,esa nazional,e, prodigando ogni energia in
tale multiforme creazione con la per.suasione Ji
opera!'e per il prumato industriale d'Italia, con
l'aspirazione di dotare J..a P ,atr.ia d,i gratndi. produttivi ed eccellenti opifici di ali armate per la dif,esa
e la vittoria. E il successo è stato pieno e riconosciuto ...

***
Un accessorio, che -pure rive,s te alta .imporlanza e suscita tutto l'interesse dei competenti, è
quel1o presentato rneUo stand della Società ItaloOrientale « Emaillite ».
Questa Società, nel suo ,stabilimento di Bovisio, produce apprezzatissime vernici a base d.i
cellulosa. La produzione, iniziata con un imigliaio
cli litri mensili di v,ernice, è stata oggi portat·a a
ci,r,ca 2000 giornalieri.
Il lavoro non fu facile, specialmente per la difhcoltà di ottenere certe materie prime indispensabili alla sua f ahbricazione, in parte provenienti dall'estero, in parte requisite dall'autorità milit.are.
Le difficoltà furono vinte e supeTate, ed oggi la
« Società Emaillite ». che ha {a,bbricato più di 350
mila litri di questa meravigliosa vernice, conta
ftia i suoi clienti oltre che la Direzione Tecnica
di Aviazione della Regia Marina, le più note e
importanti Case costruttric,i di aeroplani.
Altri prodotti escono dallo stabilimento del1'« Emaillite ». come vernici contro la ruggine · e
speciaii veirnici per legno, senza contare le note
e apprezzatiss•ime cassette col fabbisogno per u-

na rapida riparazione dei velivoli, oltre alle lastre~ ai liquidi solventi e a tanti altri accessori che
il mondo dell'aviazione conosce e predilige.

***
La mostr>a delle Officine Meccaniche Stigler è
di quelle che più particolarmente attrag'gono l'attenzione de.i competenti. Chi è versato nei problemi industriali attim:111ti all'aviazione intende
ed apprezza l'importanza dei cil~ndri da motore
e dei carters che le Officine Meccaniche Stigl,er
espongon,o. In genere, tutti quei pezzi fusi in ghisa acc.iaiosa sono vivamente ammirati per la loro
s-ama ,struttura e la loro ,sagoma riuscita. Si tratta
d'una produzione nazionale recentissima, che v:· ene a sostituire con successo quelle fusioni, per le
quali la nostra industria era costretta, hno a poco
tempo addietro, a dipende-r e dall'est-ero.
Ma oltre ,a questa aff.ermazion.e notevole ·in fatto di tali difficili esecuzioni, le Officine, Meccaniche Stigler emier~01n10 pure ,alla Mostra Aeronautica per eff,etto d'un nuovo mat,er~·ale e·s posto.
Si tratta d'uno speciaJ,e bron:o forgiabile, che r,a.g'•
giunge la duJ:1e:z.za dell'acciaio, ,e pure ,si pres·enta
talmente dolce alla lavora21ione, quando sia assoggeUato ad Ull'l r,i scaldamento alla temperatura voluta, da poter essere ag'-evolmente fOTg'iato in
ogini modeUo. È questa una prerogativa, che forma oggetto di particol•al"e interesse da parte dei
conoscitori, iJ cui num ero era certamente notevole all'importante esposizione deHa Lega Aerea.
Non minore interess-e suscitava un'altra' specialità della Casa St,igler, il bronzo « antifriz-ion-e ». che sarà indubbiamente d,est,in-ato a trovar
larga applicazione e •a r,e,n.d,ere eminenti servigi
n,ell'indusitria delle costruzion,i aieronautiche e
nelle gr.andi costru:z.ion,i navali.
1

1

Supponete che il vostro cerve o a 1a
una parte speciale, che, mentre Voi 2ddizionate diverse colonne di cifre, " RlCO RD I I\ i 'totali rispettivi di ciascuna
colonna, e .li sorpmi insieme.
Questo è esattamente ciò. che una sezione separata, fa nella Burroughs " Duplex "; •qJando la
macchina ottiene i totali parziali, questi vengono " ricordati 11 •
Sotto ·un'unica tasti era vi sono due addizionatrici, e ciascuna di esse opera indipendentemente

dalI' altra ; mentre una eseguisce le diverse add;zioni, I' altra automaticamente raccoglie i totali parziali e ne ricava uno complessivo.
G li c:;empi q uì. so t to riprodotti, illustrano alcuni esempi fondam entali del lavoro che comp ie

la BURROUGHS "DUPLEX "

i.

1.
,/

Segno d, maccl,lna a 1e,o
dell'accumulat. ,nfer,ore .

~~r

:;<- Segno~, moccldna a zero
dotl'acccmulat . superiore.

11.","'--

25}

40
56

83

{

20:~ :1

1.1
,
4!::i

1

g~ J

Numero d'ordir.e non addizionato.
roste sommJlo sul l'nccu·
r:i i: lotcro supericrc.
Vené110 del commr~:o
t:o. I, consegnai~ al a
, , memoria ' 1 della mac•
china (accumulato·o ini)
lasc,a •,do I' acrumu latoro
sup libero per le vondllo
del commcs,o • ;uen
Come sopra.

3-u-

3 4. 5 6

I

I
I
I

=, 5 <'\ . O 6
6
e5
6
5
6

~,

7. 8 9 ,1. 3 O
é. 8 ù ~
-1.4 3
7. 6 7 .'.:
~

Segno di macchina a zero dell' acoumula ore superiore,

Credili ad~izi~nati sull'accumulatore inferlore: le cifre non contrassegnate in·
d;cano i Debiti e sono addizionate sul·
l'accumulatore.

3.

~- - ( -

Tot~le cred iti ottenuto coll'accumulatore
inferiore,

'.:.3 7 300

~ ~

To:ale deb1 Ii ottenuto coll'accumulatore
superiore.

5 O 7. 7 6 ~
805.76 ~
708.88
8 O 9. 9 8 ~
50776 ~
6 O 7.6 O ."..

70 0 77
708.G O
707 8 0
9 5 7. O 7
60770
'30S. 50

'3. 9 9 5. 6 4 it
fomma ti mli' accum , atò· e se per iore .

23700

Crediti

Debiti

4 4.9 O ::i

Totale
Debiti

. 3. 0 S

o. 7

4 -~

Totals
Credili

Sommati sull' accumulatore Inferiore

Bllanc,o . (la sottra zione
,iene fatta sul a macchi~a)

Bilanc·o ~i verifica ctte mn.
stra Deb1Ji e Credili dispo,11
in rolonna, c sommali I ri·
mezza d1 accumula10r i
s11n1i .

e,_

Como sopra.

3. 2 5 'i
9. 0 3

:; ---4'.JG78
I -.) ,'1
l> r:
.J ....
,

l

3 . 7 4 i'

25
75
50
1. 2 5
5 0



Segno d, macchina a zero del!' accumu .
latore inferiore.

~

{

Totale complessivo delle
vendite , ottenute da 11 a
memoria del la <nacchioa,

ENRICO DE GIOVANNI, CORSO ÌTALIA I, MILANO

TRA LE GRANDI INDUSTRIE DI TORINO

Lo S: I. A .
SOCIETÀ ITALIANA AVIAZIO_N E

GLI « HANGARS » DELLA S. I. A. AL Llf'!GOTTO
I

La guerra che da tre anni si combatte, che 1 ha
suscitato un fervore immenso di opere di lavoro,
di travolgente operosità per tutte le terre, tra
popoli disparati e lontani, presenta sopratutto
due tendenze, o meglio due caratteri spiccati e
principali, in contrasto fra loro.
Da una parte, distruzione sistematica, violenta e brutale di ogni prodotto del.l'umana intelligenza, - dal!' opera d'arte ai mille prodotti del}' industria, - dall'altra moltiplicazione di attività e di produzione - affanno di studi e di ricerohe - creazione continua e ·c ontinuame nte
varia, - di industrie destinate alla fabbricazione
di tutto ,q uel disparato macchinario necessario
ai metodi dell' odierna guerra, .basata su principii essenzialmente tecnici.
L'Italia entrava nella lotta, scarseggiando d i
ogni genere di materie prime, per cui dovette
in ogni campo più vario dell'attività industria le
creare dal nulla quanto occorreva per le nuove
esigenze, e quindi istituire officine nuove , addestrare maestranze, costituire tutta una varietà
e multiforme organizzazione di lavoro, capace
di fornire quella produzìone necessaria per alimentare le immense necessità ,della guerra.

Lo sforzo compiuto dall'Italia industriale in
questi ultimi due anni ; la volontà ferma e tenace con cui i suoi duci seppero proseguire nelarduo imperioso dovere, la genialità pronta e
vivace con cui seppero vincere difficoltà" d'ogni
genere - tecmche ed economiche - formano
e formeranno una delle pagine più gloriose della storia della nostra vita industriale.
Quando l'Italia entrò nel conflitto europeo, la
nostra industria aviatoria specialmente si svolgeva in forma assai limitata, per cui furono ad
essa rivolti gli sforzi delle più grandi fabbriche.
Mentre le macchine alate delle altre Nazioni,
varie di forma, di potenza, studiate 1 create e
costruite, con scopi ben precisi e definiti, solcavano · a centinaia le libere vie del cielo, l'Italia disponeva di una limitata flotta aerea.
Occorrevano organismi industriali che potessero assumersi una produzione intensiva in
questo nuovo ramo difficilissimo del l'industria.
Quando appunto il bisogno di un'aviazione
forte e largamente dotata di appare.e chi e di
motori si faceva maggiormente sentire, sorgeva
in Torino, per iniziativa di un piccolo · gruppo
di noti industriali, che già erano a capo della

r

101

LE I. I . I. -- - - - - - - - - - - - - - - - == - - - - - = - - - - - - - - == =

==

= == = == = =

I PILOTI DELLA S . I. A.
li soldato Ildebrando Astegiani - ll sottotenente Felice Torelli.

più grande azienda azionale, la FIAT, la Società Italiana Aviazione « SI A », con capitale
interamente versato di L. 5.000,000, avente come scopo princiipale la fabbricazione e la vendita
di a,pparecchi di aviazione.
La S. I. A., retta dunque da autorevoli personalità tecniche, ha così potuto iniziare il suo
non facile cammino nel modo migliore, imponendosi tosto non solo al!' ammirazione dell' Italia, ma anche a quella dei paesi alleati, per

102

la sua regolare produzione e per la perfezione
con cui vengono costruite, ed ' attentamente ultimate in ogni minimo dettaglio, le macchine
aeree d'Italia destinate a solcare vittoriose il
nost~o. bel cielo ed a difenderlo dagli attacchi
nem1c1.
La nostra continua ed intensificata produzione per la gloriosa guerra di redenzione, ha trovato nella S. I. A. un immediato, grandioso e
sorprendente sviluppo, che nessuno avrebbe mai

LA

I PILOTI DELLA S. I. A.
Il sottotenente Brak,-Papa , direttore dei collaudi. - Il tenente Michele Ballerini -

potuto concepire, dimostrando in pari tempo
quale utile e necessario concorso la S. I. A. abbia già ·dato e dia, con multiforme attività, all' Aeronautica. Ed è appunto grazie a questi
organismi industriali che l'Aviazione militare italiana ha continuamente segnato dei rapidi e
gloriosi progressi.
A quante V'ittorie del nostro valoroso Esercìto non ha contribuito coi suoi apparecchi la
S. I. A.? In quella meravigliosa azione aerea

e<

S. I. A. »

Il sergente Mario Pezzi.

ohe sul finire deUo scorso maggio, e che non ha
precedenti nel1e cronache di questa guerra mondiale , veniva fatta dalle squadrigl'ie della eroica
',tbrza armata con ben l40 aeroplani, la Società
Italiana Aviazione ha contribuito enormemente
a raggiungere il grandioso successo, poiohè una gran parte delle macchine aeree, che ebbero
a proteggere l'avanzata dei nostri prodi fanti
ed a ·gettare lo scompiglio nelle retrovie nemiche, erano munite di motori Fiat non solo, ma

103

LE I. I. I.====================------ - - - - - - - - - - - - - - - -

VEDUTA

DELLE OFFICINE DELLA S. I. A.

mo'lti aipparecchi erano anche stati costruiti dalle Officine della S. I. A.
E ancora un grande trionfo otteneva la 5. I. A.
poche settimane addietro. coll' appropriarsi
il record mondiale d · altezza con passeggero.
che l'abile Pilota Tenente F rancesco-Brak-Papa, pilotando un apparecchio S. I. A. di serie
comune, munito di motore Fiat, portava a metri 6450.
Generale è l'ammirazione ovunoue destata
per la sua crescente produzione dalla S. I. A.,

che inizia il suo secondo anno di vita prospera
e rigogliosa. E noi da queste colonne non possiamo che formulare per la grande Casa T orinese di Aviazione i migliori augurii, felicitandoci vivamente con gli attivi e benemeriti dirigenti, il cui apprezzato contributo all' organizzazione di guerra ebbe già il rie 1noscimento ufficiale
da parte di Ministri. di .personalità politidhe italiane ed alleate, e da parte dei v~lorosi comdottieri che preparano la grande ed immancabile vittoria degli eserciti alleati.

UNA SQUADR/GUA DI APPARECCHI S. I. A. SU UN CAMPO Dl AVIAZIONE AL FRONTE

La po rtecip
z1one ita.lloho
a.no · Fiero
Lione
III.

Ciò che s1 è fatto e ciò che s1 deve 'fare
Rias,sumendo le note che pubblicammo into:·no ailla partecipazione dell'industria italiana alla
Fiera di Lione, colpisce sopratutto il contrasto
str.ideinrte tra l'opera .n egativa del governo e !',azione vigorosa spiegata dai nostri industriali.
Che .il governo abbia inteso hnalmente la necessità di cambiar rotta in que:Sto riguardo, ap•
pare manife1sto per più d'un segno: e bisogna v1"\-·amente augurrure che in.on si reisti alle buone intenzioni. Mutamenti ,avvenuti di recente nell'interno assetto del Ministeiro più .direttaime.n te chiamato in causa possono aver sanato quei difetti
di funzion-amento, che forse furono la causa prima della passata .inazione. Giustizia vuole, ad e·
sempio, che si ricordino le parole incitatrici dedicate alla Fiera di Lione dal aottosegretario on.
Morpurg'o: ,e se a quelle parole non ris,p ose da
1
' parte dei nostri fattori governativ.i un azione opportuna e tempestiva, è lecito attribuirne la colpa alle consuete lentezze ed alle tradizionali titu~
banze della buroco:azia.
Comunque, l'esiperjenza avrà i,nsegnato che non
basta da,re un indirizzo, ma bisogna farlo seguire~ bisogna vigilaiie l'esecuzione precisa e rapid·a,
senza di .c he i buoni propositi non lasciano ch e
tar.divi rimpianti. I dirigenti il dicastero deH 'Industria e del Lavo'ro provvedano in tempo a stabilire le necessa(l"ie responsabilità e si garantiscano in tal modo che il naturale e doveroso pro•gramma di concoirso governativo all'opera ,d ei n o ·
stri jndustriali abbia sicuro ed efficace svolgimento.
Agli industriali nostri, in massima, nessuna pa-

rola d'incitamento appare necessaria. Essi hanno
fatto e faranno~ si sono dimostrati intraprendenti e airditi, e tali certamente si riaffermeranno anche .al prossimo convegno internazi0111•ale di Lione. Non tutti certamente hgurarono in quella forma completa che la loro potenzialità avrebbe consentito: ma la forza persuasiva dei oonfronti e
dell'emulazione contribuirà Àa sè a v.incere le
ultime resistenze dell'aintica grettezza, ancor su·
perstite in qualche angolo dell'anima industriale
italiana.
Il Comitaito organizzatore dalla Fiera di Lione,
a sua volt.a, può trovare nel successo ottenuto la
i111plicifa approvazione della propria opera; non
è ,detto però eh ~esso non possa fare più e meglio.
Lo arttendiamo con hducia .alla nuova prova dei
fatti, persuasi eh 'esso saprà attuare quel progressivo programma d'iintensihcazione e di miglioramento, della cui opportunità i suoi componenti
sono se.nza dubbio convinti per primi.
Da ogni parte, quindi, le prospettive della nu~
va manifestazione lionese si presentano per i nostri iindustrial., piene di p,romesse. Dopo la partecipazione improvvisata, e quasi diremmo istintiva, del primo anno; dopo l'affermazione solida e
riuscita del 1917, l'anno venturo dovrà dare alle
nostre .industrie convehute a Lione quei positivi
vantaggi che il loro lodevole sforzo ha preparato
e meritato.
L'industria italiaina non si preseinterà alla nuoV'a Fiera quale ogg'etto di curiosità, ma come una
rganizzazione che ha fatto le sue prove e può

105

GLI' ITALIAN_I ALLA .FIERA DI LIONE
FABBRICA. DI OLII ETEREI. ED ESSENZE

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---=== GLI ITALIA I ALLA FJERA DI LIONE

affrontare ·con piena coscienza di sè la g:r;md 3
pubblicità dei mercati mondiali.
.
T enda.no ·i nostri .industriali ogni loro energia,
ascoltino la voce del loro amor proprio di produt•
tori e .d'italiani, forzino la loro volontà a non piegare nella grande lotta contro la concorrenza internazionale: e si può , ave·r piena fede che l'industria italiana darà ai vis.itatori della terza Fiera lionese un impressionante spettacolo di foirza
rigogHosa, di superba f attività, di vittoriosi succe,ss,1.
A rivederci dunque a Lione. i,n dustriali d'ltaiia: a voi spetta cambiaTe queste parole di_fede e
d'au gurio in tan,gibile e magnilica realtà.
Isidoro Reggio

Essenze naturali e deterpenate, pr;dotti specialissimi eh; formavano il monopolio austro-tedesco, conseg'uiii con procedimenti segreti e con
m~cchine ignote: tutto viene ora fabbricato da
questa Casa la. cui intraprendenza veramente
geniaile fa onore alla nostra industria. Di ogni ramo della f,abbricazio.ne delle essenze e de,i prodotti .sintetici essa si è resa padrona. per modo da
poter sfidare in ,avvenir,e ogni ritorno offensivo della concorrenza straniera. E nel dopo guerra, me,r ·
cè una saggia legislazione dogana.Le che l'It.alia
saprà certa:rnenit e stabaire, vedremo quest'industria già così progredita e sorretta da uno spirito
di tenace fat 'vità. diffondersi con crescente vigoria niei maggiori mercati del mondo.

***

* **

Nell'azione ten·dente a sostituire i prodotti dell'industria austro-germanica, la Casa R. Subinaghi e C. di Milano si trovò -6.n . dallo scoppio della guerra •mondiale in situazione eccezionalme,n te
fa•v oreivole. Infatti da anni essa aveva avuto
chiara la visione del.l'opportunità di fronteggiare
quel predominio assoluto, che nella produzion,e
degli oli essenziali e delle e•ssenze esercitavano
in Italia gli Imperi Centrali: e verso la realizzazione di questo intento essa aveva saputo procedere ,con tenace lavoro e con opera di sapieinite
organizzazione. Quando il prodotto strani-ero venne a mane.are, la Casa R. Subina-g hi e C. si trovò
pronta a rifornire a mercato italiano ed anche
quello di ,p aesi alleati e neutrali.
Segnataimente le essenze d'origin,e ita,l iana, come quelle d'arancio. ,di limone. ,d i berg'a~otto.• si
aff ermarono nei laboratorii di questa Ditta come
una vera s,p ecialità: e, intor.no a questa produzione, che andò raipidamente imponendosi, altri p·r odotti imrp ortanti uscirono semprie più numerosi
dallo stabilimento di Affori, che la Casa Subi:naghi va ora continuamente ampliando e nel quale
ferve un 'attività incessante di espe.r ienze, di prove, d'iniziative, ment:re nuove macchine ideate
dalla Ditta stessa ,a,ccrescono senza posa la potenzialità produttrice.
In un.dici ainni di vita, la casa fondata da Rieca-rdo Subinaghi ebbe la soddisfazione di veder
l'oper.a sua riconosciuta da cospicue onorihcenze e d'essere inoltre segn.a.lat.a ad honorem dal..
l'Istituto Lombardo di Scienze ,e Letter,e. Oggi i
prodotti della Casa R. Subinaghi e C. sono espo.:tati dov.unque: e alla Fiera di Lione si è veduto
come siano -a1tamelnte apprezzati dalla clientela
francese ,e dal g'rande pubblico internazionale
convenuto a quella mostra.

Ed ora comp1etiiamo la tiasse,g 'na degli stanàs
italiani alla Fiera di Lione, seg'uendo i vari ra,g'g·ruppa,menti.
Ndl'industria della canapa, del cotone .e del lino, ,o ltre alle gra·ndi case segnalate, b.g'uravaino
queste altre ditte impOTtanti:
Cotoni-6.cio di Albizzate; Cotoni-6.cio V al d'OJona; CotoniiGcio Valle Se.r ia,n a; Benigno Crespi;
Crespi e C.; Filatura di Vogh,era; Lini-6.cio e Canapihci,o NazionaJ.e; Cesare Macchi e C.; L. Maga:nza e C.; Manifattura di Tessuti a Spugna;
Manif attur-a Dor.a; Società della '.f essilosa · Soc.
~n'. T extiloses et T extiles.
Le costruzi001,i e i materiali elettrici erano t'lap•
presentati da quattro case: Erne.sto Barbera e
Fratello di M.iJa.no; Società !tal. Conduttori E1ettri.ci Isolanti di Livorno; Impresa T elefon~ca nazionale .di Torino; Società Generale Italiana di
Accumulatori Elettrici di Milano.
Industrie chimiche: Sclopis e C. di Torino;
\'1arraud Perret e C. di Bagni di Lucca.
Lan,a: F ed.erico Bozzal1a di Cog·giola.
Nel ramo automobilistico, as.senti le maggiori
case iscritte, hgurav8lno: Bellia e Nigra di Torino con le loro Gairrdele per motori.
Adicoli casalinghi: Fabbrica lt. Oggetti smaJtati di Torino: Giuseppe Monetà di Milano.
Bonetteria: Hirsch e C. di Ferrara; G. N aret·
to di Torino.
Dell'industria d -e i bottoni eir,ano iscritte tre case: Bottonificio italia,n o di Treviglio; Pietro Fon.tana Roux, Strazza Speroni d,i M.aalll(?,
Nella sezione mecoainica ,eraino iscritti: Of:6.ciné mecoainiche Ing. Levi.,e C. di Milano. e Giuseppe V.aHe di P~aioenza, che ,rinunciò ad ~nte.rvenire.
Mobili e decorazioni d~at1e: Luigi Brusotti e

107

LE l. I. l.
L. Fontana e C. di Milano, specchi, mobili artistici, decorazioni ~ni v,etro, ,e.cc.; Guglielmo Pug.t,
di Firenze, stiartue e vasi per die cora~one Associazion•e per il Lavoro di Venezia, 6.lantropica istituzion•e presieduta da Luigi Luzzatt,i, espose
belliss.iime ripr9duzion·i d'1arte •antica.
Il g!ruppo dei cuoi eTa rappreseintato da una
sola casa itailiana, ma che valeva per molte: era
la potent-e Soc. An. Concerie ltaliiane Riunite di
Torino, che fece, una .splendida mostra.
Nella sezione deMe ceramiche hg'uravano: A.
Auf r,er.e e Pietro Bog1n:i. di Milano; L. Beltra,n di e
Vedova Besi.o di Mon.d ovì, Soc. An. MateTiali Ref rarttari di V a.do Ligure, Lehmann di Firenze, Società Ge:tiamiica Italiana di Laveno.
N el g'ruppo alime.n tare v'erano nom~ importan•
. F • ~--e• d"1 T orino,
·
t 1:
\..ùJ1Z3'tl'O e
con una e Leg'an t·1s;m a 1·"s
... all--~ ·o.ne. M t· :
· .,
S .,
.~ 1•
.._..1
,
ar 11n1 .e R ossi· d"1 T orino
Florio e C. di Milano; L. Baroni e C. di Milano;
Gianehli Maino e C. di Mortara. Era iscritt,a anche 1,a Fabbrica surro,gati oaffè «Italia».
Orehce rie e arg'enteri,e: A. Giordani; Italo .De
Bernandi; G. Berna.echi; Gino Ros,s.i, tutti di Milano.
In varii gruppi figu:r,avano poi queste alt~e case
italiain,e: Carolina Amari di Trespian·o, pizzi; Luigi De DOd'latis di Asti e Leopoldo Brogini di Firenze, treccie di paglia; Ing. Carlo Eachini di U-

di.ne, G. Reghini e F.llo di F.i1"en%oe, Società V eneziana Verroterie di Venezia, con campionario
di giocattoli; Fratelli Santini di Ferrara, ,a rticoli
d '~lluminazione. ,
E ,an,cor,a: Alfredo Colombo; Colombo e Pini ;
R. Volpi e C. di Milatnio, borsette, articoli in pelle, g'uamizioni di metallo, Adolfo Luchini di Fil'lenze, marocchineria e l"liproduzioni d'~rte, Ditta
Achille Banh di Milano ,e Chiona e Turchi di
;Ferrara, profumer~a, ,sia poni, ecc.; A. _G ami;arova
e C. di MiLano, stores; Soc. An. Carlo F ainily di
T,erranova Pausain.ia, agglomer,a ti di sughero ;
Dott. Atta.io Mariani di Monza, te.ssuti per uso
·tecnico; F. Setlvatioo ,e figlio di Milano, e.aria _e
papeteTie; L. Marana e C. d,i Milano, cartelli réclame
Lui. . su. mietallo; Besoni
.
,Celeste e . Dottor
.
.
g'1 d1d'M1lwno,
prodotti
deH
«Infrangibile»;
Istt.
r h d" B
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· · ·
•tuto arti grane e 1 ergamo, stampati arhst1c1.
Il Consorzio Fabbricanti Aste dorate di Milano, raggruppava i ca:mpioni clelle cinque Fabbriche consorziate: Presbitero, Cavalli e Poli, Romanenghi, Società Lombarda Amato, Repossini
Mandelli e C.
In complesso, come si v,ede, l'Italia era rappres·entata da una schiera numerosa di suoi -6.gli,
che seppero ten-erne alto il nome nella competizione mondi~e.

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elettriche, gas, acqua potabiile, ed in genere di stabilimenti jndustriali , imprese di lavo,r(; per Enti pubblici (Ospedali, Manicomii, Brefotrofìi, Municipii); per professioni5ti (Medici, Ch.iirmgihi, Ingegneri, Architetti , Ga!pO!Illastri).
È rappresenta~ in tutti i Capoluoghi

di Circondairio.

_FABBRICA LAMPADE,~CHIN CAGLIERIE, . ARTICOLI CASALINGHI

FIGLI



















,

01

SILVIO

SANTINI-

FERRARA
FUORI PORTA RENO


















, L' INDUSTRIA DELLA GOMMA A

TORINO

La Soc. Ari. WALTER MARTINY

'

.

In quella grande arteria ·del lavoro di Torino, che è la Madonna di Campagna, è
sorta da poco più di un anno una grande fabbrica Nazionale per rindustria della
gomma, la Società Anol)ima Walter Mart iny, con un capitale di L. 4.000.000, int era•
mente versato. In questa fabbrica, che dispone di ampi e moderni fabbricati con
macchinari perfetti, viene svolto con regolarità ritmica e sorprendente un grande e
specializzato lavoro di produzione per la nostra gloriosa guerra con la fabbricazione di gomme piene per camions, che sulle dure strade delle retrovie sono continua•
mente sottoposte a durissime prove di resistenza, dimostrando di conseguenza la
bontà e la sup~riorità della gomma piena Martiny.
·
Il prodotto che si è così dimostrato superiore ad ogni aspettativa e che valse agli
attivi ed intelligenti dirigenti della grande Casa Torinese lodi ed ammirazioni d a
parte di tecnici e di autorità competenti, ha segnato per_la Società Anonima Walter
Mart~ny uno. dei più grandiosi successi nella perfezione e nella r esistenza delle gomme piene.
In questa fabbrica sono occupate varie centinaia di persone e la produzione già
notevolissima, grazie anche ai continui ampliamenti di locali, accenna ad aumenta"
re gradatamente per far in tal modo fronte alle continue, impellenti ed ingenti forniture, che· vengono affidate a questa Società dal R. Esercito. Quante difficoltà siano state facilmente vinte nei trasporti in Zona di operazione colle gomme piene
Martiny è cosa ormai no~a .non solo ai nostri valorosi soldati, ma anche a chi con
animo trepidante segue lo svolgersi della nostra guerra, e la gomma piena Martiny,
cogli importanti servigi resi all'Esercito Mobilitato, ha segnato veramente un 'alta
benemerenza per la giovane, ma già .florida Casa Torinese. La Società Anonima
Walter Martiny, diretta con rara perizia ed intelligenza da un personale completamente italiano, ha il Consiglio di Amministrazione composto dalle seguenti personalità della Finanza e dell'Industria Nazionale:
0

Pr~sidente: ·Avv. Michele Donn, di Torino, Direttore Centr ale della Banca Italiana di Sconto.
Amministratore Delegato: Walter Martiny.
· Consiglieri: Comm. Prof. Luigi fon tana Ruzzo, Direttore della Scuola Superio're
di Commercio di Roma; lng. Prof. Giovanni Cicali, delrUniv~r s ità di Bologna; Cav.
Avv. Ettore Obert di Torino, Presidente della Società Pro Pane Quotidiano, Consigliere della Fabbrica Automobili Scat.
Sindaci: Prof. Rag. Vincenzo Gitti di Torino; Avv. Carlo Casati di Roma, Direttore Centrale della Banca Italiana di Sconto; Comm. Emilio Paoletti di Roma / banchiere.
.
Direttore generale poi di questa grande .fabbrica, che per la sua organizzazione
torna ad onore e vanto dell'industria subalpina, è il sig. Casimiro Nai. favorevolmente noto ed apprezzato nell'industria e nel commercio della gomma in Italia .

.
.

I

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R.

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FABBRICA
ITALIANA
PER ~A G~MM~
SOCIETÀ .A:NQNIMA
CAPITALE L. 4.000.000
INTERAM. VÈRSATO

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E
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e

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Alcune .e~he -

Lat»ri

V.data 8Cnerale dello stabilimento di Brescia .
per casse proil!ttili - Falegnameria - uzr>orazione, /emmiRile al.le ma«hine.

5

.
LAVORAZIONE MECCANICA DEL LEGNO

DITTA

PASOTTI 'PIETRO
B R ES c ·1 A

Stabilimento sorto nel 1880. Si dedicò dapprima alle segagioni ed alla trinciatura
dei legnami; poi allargò la sua efficenza alla costruzione del 'lllobilio e generi affini.
Più tardi si applicò a tutte le forniture militari dove fosse in prevalenza il materiale
legno.
Verso il 1895 aggiunse uno speciale riparto per l'esercizio dell'industria delle
(( GRIGLIE AVVOLGIBILI)) (dette anche griglie a ~otole), articolo che allora era
di esclusiva importazione straniera ( massimamente tedesca e austriaca).
Superate le prime difficoltà della concorrenza estera, (quest'ultima, ben appoggiata e favorita dal più ingiusto regime doganale), l'industria delle griglie crebbe
man mano di mezzi e di potenzialità, s{cchè <?ramai si era affermata con oi;iore gua•
dagnando terreno in tutte le piazze d'Italia. Allo scoppiar della guerra quel riparto
delle griglie occupava più che 200 operai, fra maschi e femmine, e l'area su cui svolgeva il proprio lavoro era progressivamente salita a circa 5000 mq.
Il grave momento politico provocò la cessazione delle costruzio:p.i edilizie; seguirono poi le requisizioni di guerra, le difficoltà dei materiali, l'incaglio dei trasporti,
massime quello riguardante il « PINO DI SVEZIA )) che era l'elemento primo dita•
le industria, ·sicchè fu giuocoforza sospenderla, in attesa di tempi migliori.
In cambio incalzarono le richieste delle forniture militari a cui la Dittél potè dedicare tutte le proprie energie. Ragguardevoli contratti testè conchiusi in casse da
proiettili di varie specie, in basti, in manici di istrumenti da zappatori, in turaccioli
da fucile, in caricatori e via dicendo, richiesero nuovi spazi e furono eretti grandiosi capannoni più adatti ai copiosi ed urgenti lavori. L'area passò rapidamente dai
5000 ai 25000 mq. e così gli operai maschi e femmine toccarono ben presto il numero di 2000.
Furono aperte delle succursali per allestire il variato corredo metallico necessario a queste costruzioni, e poichè era enorme il bisogno del materiale legno, furono
accaparrati ed acquistati boschi nella vallata del Po, dove sono state piantate ed
esercitate apposite segherie, capaci non solo di alimentare il consumo interno, ma
anche di provvedere migliaia di vagoni di tavolame ai Corpi d'Armata occupati al
fronte.
Il macchinario del pari seguì davvicino lo sviluppo dell'azienda, cosicchè quasi
200 nuovi ordigni meccanici sono entrati ad arricchirne il patrimonio industriale. Il
capitale investito nell'azienda, che oggi appartiene ai figli del Titolare, assomma a
due milioni, ed il futuro dirà se tale impiego sia destinato a miglior fortuna.
Con decre o N. 183 del 31 ottobre 1916 lo stabilimento fu dichiarato Ausiliario.

8

L

-

A U T O M O~B I L I

TT
'T ORINO
A chi lat:Jora per la 'Difesa N azio=
nale, ai Sert:Jizi 'Pubblici è sem=
pr.e risert:Jato, per SOLLECITA
CONSEGNA, qualcuno dei nostri
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RA SSEGNA DEL MO~V IMENTO INDUf
STRIALE ITALIANO
ME S E

DI

GIUGNO

1Q 17

SOMMAR I O

Una grandiosa affermazione dell'industria italiana: la Socie tà T ,asporti Aerei Internazionali - / nostri tessuti di lana e la Russia - Per la Marina mercantile - Il raffinamento degli zuccheri e l'economia del carbone - Per un piano regolatore idraulico - L'estratto di castagno e l' industria conciaria - Gli
importanti problemi trattati dal Convegno minerario - Il legname da costruiion,? brGSiliano e l'interesse dei
capitalisti italiani - Concorso per una cucina elettrica - Il mercato epirota e l'Italia - La Direzione generale
d ell'Istituto delle Assicurazioni - Per una tassa annuale degli orafi - P er la riforma della legislazione marittima - Gli industriali chiedono di essere collaboratori del Governo - Per il dopoguerra delle industrie artisti- .
che - La cellulosa dai residui agrumarii - L'umidità delle ligniti - P er l'esportazione in Russia : una propos ta pratica - Le relazioni italo-portoghesi - L'indu stria meccanica ed il dopoguerra - La tassa sulle specialità m edicinali e l'agitazione dei farmacisti - I mali e i rimedii della burocrazia - Una riunione generale delle concerie e d ei calzaturifici - La coltivazione dell'agave sisalana in Italia - La Scuola di siderurgia e di elettrosiderurgia - Missione commerciale indiana in Italia - Gli industriali per gli orfani di guerra - L ' industria delle cartoline illustrate - Ciò che occorre all' industria cinematografica - Le navi di legno a motore Ansaldo dà 150 mila lire all' organizzazione civile - Il varo dell'Angelo T oso - Politica economica e comme rcio estero - Nel Comitato per le industrie chimiche - Le industrie del gas e dell'acqua - La Camera di
Commercio italo-brasiliana - Gli studii nelle regioni petrolifere in Albania - L ' industria saponiera e gli incagli m essi dal G overno - Il comm e rcio serico in Russia .

, Tutte le notizie, i dati, le a r gomentazioni o i
giudizi contenuti In questa r ubrica non Impegnano affatto le I. I. I. che per comodi16 dei lettor i
r accolg ono ogni mese d ilig entemente e obi etfiv amente In questa rassegna. q u a n to di p i ù saliente i p rincipali petiodici ita liani p o liHci e te cnic i
p u bblica no su problemi e q u estioni d' inter esse
in d u striale, finanziario, a gricolo e c o mmerc ia.le.
N. d . D.

UNA GRANDIOSA AFFERMÀZIONE
DELL'I NDUSTR IA ITALIANA .
LA SOCIETÀ T~ASPORTI AEREI
INTERNAZIONALI.
Si tratta d'una iniziativa a,r dita e geniale, che
risponde mirabilmente al nuovo spirato d'intrap:rendenza da cui è anima-ta la ,n ostra industr.ia.
L a conquista dell'aria, ormai dehnitivamente com.
piuta dall'ingegno umano, diveinita il campo d'azione dell'attività industriale nel ramo dei tra•
spor,ti ed •apre una ·nuova era allo ,sviluppo dei
traffici mondiali.

La Società Trasporti Aerei Internazionali, sorta per aff ronta<r,e e risolvere il nuovissimo problema, si è costituita col capitale d'un milione, sotto gli auspici della BaJ11ca Commerciale e con la
partecipazione del gruppo « S avoia» che ne1l'indu.
stria dell'aviazione si è vigorosamente affermaJta
producendo i notissimi biplani e idroplani S avoia
ed allestendo il vario e complesso mat,eriale nec e ssario all'industr.ia aviatoria.
Lo scopo della S. T. A. I. si riassume, a norma
dello Statuto soc.:iiale, nell'impianto ed •esercizio
dei trasporti nazuonali ed inter.n·azionali, trans-

115

.........................
.................... .

~



.; JIJ La g~ande Industria

i• Italiana dei MOTORI












di AV-IAZIONE .· e
di MARINA JIJ JIJ

••
••






.,

















•••
••
•••
••
••









=



Uno dei Riparti del Montaggio Motori d,AtJiazione della
"FA'B'BRICA AUTOMO:BILI IJ'OTTA FRASCHINI ,,
di Milano (Via Monte Rosa, 79) ~ ~ ~ ~
~ di


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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
oceanici, pe r pos.ta, viaggi atori e pacchi, sia in
Italia e Colonie che all'Estero, sia con gestione
dir,e tt a ch e con appalto, tanto a 6.ni stabili e commercia.l i ch e turist.ici e sportivi.
L'azion e d e lla Soc.ietà è d.ir,etta pertanto in p·rimo luogo all'impianto ,e all',es e rcizio di stazioni
aer e e di p art e nza e di arijvo, officiine di riparazione , d e positi, g'aliages, ecc.; e ,così pure ,all'acquisto ,e all'u so di aeroplani, idrovola,nti, dirigibili
ed aJ. tre sp e c·ie di macchine volanti; m~tori e materi ali di a e ronautica e di ognii descr.izione.
Vie n e poi, .tra gli .in tienti che l' a;z..ione sociale si
pr eh gge, il pri~c.ipale, quello che più .direttamen•
te riguarda gli obiettivi per i quali è sorta: vale
a dire l'assunzione e l'esercizio di conoessicme,
sia d a 0nti pubblici n azion ali od e s,t e ri ch e d a pr ivati, per ;mpian,t i e d ese,vci2Jio di linee di traspor•
h aer ei.
È que st a , come s·i vede, la caratteri.st.ica particol are d e lla S. T. A. I., quella che la distingue da
ogni altra precedente iiniziativa. Ed è in questo
c a mpo appunto eh 'essa è chia,mata a creare le
basi d'un nuovo asseitt-0 degli scambi. I termini
fonda.mentali dei t-rasporti finora in uso stanno
pe r subire mercè l'opera della nuova Società una
profonda moditicaz.ione: ed i problemi del temp o,
della possibilità e della spesa verranno senza
dubbio a vvi a ti verso soluzi0il1U. finora impr,ev,e~
dute.
Oltre a c.iò la Soc.ietà si propone la partecipazione , sotto qualunque forma di capitaJe e d'opera,
ad altr e imprese ,av,enti scopi consiimili o diretti a
fornir e i m ezzi per raggiungere lo s copo social e .
È un campo d'azione veramente grandioso ch e
si schiud e alla nuova Società; è il punto di part e nza d'uno straordinario ll"ivo1gime,n to nel probl e ma dei trasporti, problema capitale per i comm e rci e p e r l e industrie. E questa .impresa sorge n el giusto momento, vale a dire n•ell'ora in cui
l'aviazione ha .raggiunto la sua marturità scientifica e industriale.
L'anima di quesita ,i niziativa ,i taliana è il sig.
L or e nzo Santoni, che sulLa via percorsa dall'indus tria aviatoria ha già s e gnato orme profond e .
E .i l suo nome, ch'è simbolo_ di fattività e di p.ro. gr e sso nel campo dell'aviazio111ie, dà .il .migli ore
affìdamonto di succe,sso alla nuova iniziativa, i.n•
torno alla qual e si sono raccolte alte personalità.
È già st ato pre p a riato il terreno a speciali a ccordi con p e rsonalità ed enti di Francia ,e di Inghilterra che .p otranno fors,e, dividere coni noi in
avve nire il vas t o compito di un serv;zio univers a l e ; ma prima l'ente offrirà le, sue migliori e n e rgi e alle imprescindibili necessità ch e la

gu e rra impone alla naz.ione, nel modo come verranno indie te dall'opportunità e concesse dal
Gove rno, il quale per manifesti segni ha fatto int e nd ere di voler approhttare di una irn~ziativa fornita già dal suo nascere di adeguati mezzi economici e t ecnici e di ottima organizzazione.
L e e s,ige nze militari hanno dato un prodigioso
incre m ento ai s e rvizi di aviazion,e, quindi alla
produzione ed ,al perfeziaruamento de~ velivoli.
L'aum e nto d egli apparecchi ,e dei pilot.i e le quotidiane not izie di f,elici voli compiwti anche .in condizioni di enorme pericolo dagli a..viatori milita.ri,
h a nno dissipato l e appre nsioni suscitate dai primi in e vita bili incid enti. Domaini il pubblico usu•
hu.irà vole nti eri di questo modernissiimo mezzo
di trasport o.
Vi sono pla gh e di soggiorno r.i cercate dalle
classi agiate di tuttii i paes1 del mondo, dov,e a
pac e conclusa s a rà n ecessa.rio impia.ntare servizi
di -trasporti ae r ei molto proficui.
Il progr a mma è bello e vasto: e la Socie,t à s'ap•
pre1sta ad attu a rlo •in o gni sua parte.
Il C onsi glio d'Amministrazione è così compo·
sto:
Presidente: S e natore Don P.rosper.o Colaruna,
Principe di Sonnino.
V,'ce Presidente : Comm. prof. ing. Cesare Saldini.
Consigliere D elegato: D. Lorenzo Santoni.
ConsigHeri: Conte Giberto Borromeo Ar,ese;
Principe d'Anger a ; Conte Se111,atore Enrico San
Martino di Y.alp erga; On. conte Giulio Padulli;
Cav. uff. avv. Maur izio Capuano; Comm. ing. Cl at e o Castellini; è av . dott. Bruno Dotcetta, cav.
Pie tro De Paolin i; avv. cav. uff. Piero A. Foresti:
S1.ndaci e ffettivi: Cav. Guido Binda; Gav. Lamb e r t o Benucci; r ag'. Giuseppe Smania; rag. Alfredo Porro; rag. Mario Travi.
Sindaci supplenti: Rag. Carlo F.orzani; marches e Gius e pp e Cavalcanti.
1

I NOSTRI TESSUTI DI LANA E LA RUSSIA.
Il si gnor Gaeta.no Marzotto, che su designa~ion e d e ll'Associazione laniera ,i taha,n a ha parte-•
cipato alla Missione comme,rc.ia1e italiana che ha
visit ato la Russia, nell'iintento di .studiare :i mezzi più a datti per istituire proficue relazioni comm erciali fra i due paesi, ha .scritto una relazione
al ministro per l'Industria, il Commercio e il Lavoro. La relazione tratta deUa possibilità di av•
viare '1a -esportazione dei tessuti con la Russia,
n ell'interesse dell'industria lan{era.

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO I DUSTRIALE ITALIA O
Ne diamo i brani più saÌienti-:
« È fuor di dubbio che fra i mercati esteri importatori di tessuti il più importante è la Rus-sia;
ad essa quindi in modo particolare l'Italia deve
rivo'lgere la sua attenzicm.e e i suoi sforzi per inizi.are e s volgere to,sto un l a r go lavoro di e,sportazione , che può essere tanto più proficuo se efficacem e n te coordinato colla importazione di va r i o
mat e rie prime e di prodotti indispensabili alla vita int erna del. nostro Paese.
« P r ima della guerra, la m agg,i o,r parte dei t e ssuti .di lana era fornita alla Russia dai grandi.
centri iim.dustr~a,l i pola,cchi di L o.dz e ,di V,a,rs1avia,
attualmente occupati dai tede s chi; il resto dell a
produzione locale era così limitafo da potersi
cqnsiderare quaintità trascura bile di fronte aÌ
grand,e consumo.
« Se la nostra penetrazione , a gg-i unge il relatore , potrà incontrar,e seri ost acoli al nord e nella
pa1rte centrale, dove Polonia, In ghilterra e Giap•pone potranno d.isputarsi i m e rcati più importanti, noi per r,ag1ioni dipe.nd einti dall a nostra posizione ge ogra.hca, potr e mo t e nde r e alle vaste provincie m e ridionali di Od e ss a , Ros tow, I e caterinoslaw,
Kiew, Karkow, ecc., completamente mancanti di
industrie tess,ilii e troppo lontane dai paesi importatori del Nord.
« Un particolare degno di not a è che rl gusto
russo molto si avvicina ,al :nostro. I t e ssuti ad atti
a quel m e rcato s o no, p e r peso e p e r dis e gno, simil,i .a quelLi in v endita in Ita'1ia; sola diffe,r enz a
è che in Russia, per l'esistenz a di abitazioni b e n
riparate e riscaldate, e per l'uso generailizzato
delle pelliccie, non sono usate le .stoffe molto p es a nti adottate da noi n ell'inve rno. Questa circostanza, s emplificando e quindi aumentando la nostra produzione, potrà f aciilitare di molto il no s tro
comm e rcio.
« Sugli usi commerciali esi,stenti, dal poco ch e
ho potuto J."ac~og1iere, è notevole la consuetudine di conc~dere al compratore un f do da 8 a 10
mesi, che i tedeschi accordavaino .in passato a
condizioni però usuraru•e. Que sta consu e tudin e ,
che probabilmente è dovuta alle condizioni economiche generali del mercato russo, non potr à
costituire ,serio ostacdlo per i nostri industriali
solidamente basati, quando abbiano modo di assicurarsi suUa onestà e ,s olvibilità de1la nuova
clie ntela. P e.r f aC'ilitare Ì e co ntrattazioni, sarà
poi opportuno ch e 'l e tratt aviiv e si ano f att e secondo la mone ta e le misure locali, calcolando cioè i
prezzi in rubli per arsc,"n (misura locale di metri
0.7112), t enuto conto ch e l'alt ezza norma.le d ei
tessuti è di due arsc,"ne (m. 1.42).

« Dato in-fine il g'rain,de bisogno d,i accaparrarci la fornitura delle materie. greggie occorrenti
in misura sempre mag'giore alla nostra industria,
è qui opportuno notare che iJ Caucaso e il Turkestan producono u'nla grande quantità di lane di ogni
hnezza, hnora incettate sul posto quasi esclusivamente dai Giappones,i. Con opportune convenzio~
ni, una parte considerevole di queste lane potre bbe essere dalla Russia rivolta all'Italia, in c a mbio di altri compensi da stabilir.s •i sulla esportazrone dei nostri tessuti ».

PER LA MARINA MERCANTILE.
Nel convegno d e lla sezione dei trasporti del
Comitato Nazionale scientihco-tecnico, l'ing. Pietro La.nino ha pr es e nt ato una :rielazione, in cui lucidament e ,s i espongono i termini del problema
nazionale dei trasporti. In un brano intorno alla
marina mercanti le, dice:
« L\ittuale stato di guerra ha, finalmente, colle sue minacciose' necessità. richiamata, in forma
grave e conc·r e-t a, l' atte,n zione del Paese su tut•
to quel complesso di problemi pratici. di produzione e di trasporti. dai quali quasi sembrava nel
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1

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
passato rifuggire, per abi udine mentale, il Paese stesso. Il problema dei tra•sporti marittimi si
è così proposto, primo e massimo fra tutti, preoccupain.te, nei suoi termini, non solo ai nostri uom ini di Governo, ma a tutta l'opinione pubblica;
n ecessita non dime-n ticare gli insegnamenti dell'oggi, e non scordare, appe,n a passato il pericolo
contingente, gli errori di ie.ri, per ripeterli tra•n quillamente domani, secondo la nostra abitudine,
italiana.
« Gli errori di ieri~ gli ammaestramenti di oggi, de1bbono :fissarci invece assoluta Ja guida per
l' azione del domani; tanto più che, per quanto
già acce,nnato, il dom~i. nella sua prima ripresa di attività commerciali di dopo-.guerra, sarà
particolarmente contrastato; se pure non seguirà
una trasposizione della 'lotta attuale, dai campi
cruenti della guerra guerreggiata, a queUi non
meno decisivi ,e pericdlosi per tutta la vita di un
P aese, dei mercati di concorrenza mondiale. P er
sostenere validamente questa lotta, p er difendersi se non altro, è in•n anzi tutto necessario per l'Italia r.isolvere una buona volta, e risolverla organicaimente ed a · fondo, la propria question e ma.rin ara; deJ. naviglio da carico prima di tutto; dei

servizi passe-ggeni e d'emig'razione qui.ndi; e quella a111che, ad entrambe collegate, dei porti.
. « Su 23 milioni di tonnellate di merci .sbaircate
nel 1913 111,ei porti italia·nii, soltanto 10 miilioni vi
sono giunti sotto bandiera italiana. D eHa merce
prov,eniente dall'estero però il 72 per cento circa
fu servita da navigJio estero, anzi, riferita al
quinquennio ultimo, 1909-1913, ta1le percentuale
riesce anche più elevata, ,s uperando il 76 % come
media.
« Su oltre otto milioni di tonrueJlate d'imbarco
compl·essivo, foa i nostri porti, sensibilment~ oltre sei milioni competono al naviglio italiano. P erò, negli imbarchi per .l'estero, la ba:nd~era straniera riprende predominanza con circa il .56%
delle spedizioni fuori d'Italia complessive.
« S u oltre 48 milioni di ton1111ellate di stazza lorda complessiva del naviglio mondiale, a vela ed
a vapore, riunito e ripartito su 30.000 navi, !'Itali.a, al 30 giugno 1916, occupava i,l sesto posto con
1.896.000 tonnellate ilorde e 1200 navi. La precedono: Inghilterra, Stati Uniti, Germania, Norvegia e Francia.
« Come .n aviglio a vapore l'Italia però passa al
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIA O
il sesto posto al Giappone, che possiede 1.851.000
tonnellate di navi a vapore.
« Ai tempi della n avigazione a vela l'Italia occupava il t e rzo po.sto · nella marina mondiale. Son o le più attive in iziative di ailtr.i popoli, an che se
per natura loro meno chiamati alla :vita marinara~
e spe cialmente la costruzione metallica dello scafo e l'introduzione dle ll'org'an•o meccanico qua1e
. motore, che determinano questa re-trocessione
nostr a nella marin a mondiale. Question e in: part,e
di d ebolezza di costruzioni m eccaniche e di debolezza siderurgica~ ma essenzialmen te di man•
cato coraggio e di scarsa iniziativa nella necessaria t rasformazione della organizzazio.ne m arittima primitiva in grande organismo industria•l e
moderno)>.
____

IL RAFFINAMENTO D EGLI ZUCCH ERI
E L 'E_GON OM I A DEL CA RBONE
Dai calcoli fatti dal .Commissar iato dei C on sumi risulta che l'economia del car bone che si potrà ottenere con il divieto di raffinazione deg,l i
z.uccher.i .sarà di circa 650 mil.a quintali all'anno
e per i·l periodo hno alla nuova p,r oduzione sa'Ccarif era di quintali 52.000, tenuto conto delle quan-

tità di zucchero greggio che devonsi necessariamenrte raffinar.e pevchè non adatte al consumo. Si
avrà quindi un r.is parmio non molto sensibile in
questo scorcio di stagione saccarifera, ma molto
notevole in quella prossima. I provvedimenti sono richiesti inoltre daHa necessità di accelerar e
il termiine della raffinazione, lim itandola ai soli
greggi non adatti al consumo, con il che si otterrà che tutto lo zucchero deJ.le fabbriche nazionali
potrà ,essere pronto per il con-sumo entro il 15
giugno p. v ., mentre a,l contrario occorrerebbe attendere hno al termine di agosto, epoca in cui si
chiude l'ordinario p e riodo dedica to alla r affin azione.

PER UN PIANO REGOLATORE I DRAULICO.
Il dott. Ireneo Marcantonio ha scritto un dilig·e n<te studio ( Q uestioni idrauliche nelle regioni
collinari) sulla sistemazione deJle acque per la
riden erazione economica dell'Italia. Egli giunge
a queste conclu.'sioni:
Che il disordine idraulico nelle . regioni collinari dell'Italia centrale e meridionale produce gravi danni ,all'agricoltura ed a tutta l'economia pubblica e pr.ivata.
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDVSTRIALE ITALIA O
Che le leggi hnor,a promulgate, comi_preso il decreto luog'otenenzia:le (Ministro Bo.nomi) del 20
novembre 1916, ,son o insufficienti e non adatte
alle questioni idrauliche di quelle regiom.
Che è impossibiJe che la irrigazi01ne possa in
quelle regioni svilupparsi per sola iniziativa privata e con le leggi esistenti.
Che è necessario ed urgente che Jo S tato faccia
compilare, specialmente per le regioni collinari,
un piano regolatore idraulico, allo scopo di coordinare la utilizzazione delle acque p er irrigazione e per prod uzione di · energia idro-elettrica.
Che le questioni idr,aniliche nelle regioni colli.nari de1l'l-taJia centrale e meridionale rappresentano .,l a parte fondamentale e più urgente per la
restaur,azione economica in que1'le ·r egioru., e dovrebbe,r o perciò avere la precedenza fra i provvedimenti pel dopo-guerra, i quali però dovreb·
bero essere prepar~ti con conoscenza e competenza ,speciali, adatte a ciascuna delle regioni
che f.a n parte del territorio nazionale, e non con
improvvisazioni generiche e frettol ose.

L'EST R ATTO DI CASTA GNO
E L'I N D USTRIA CONCIA RIA.
Sono note le ,difficoltà fra le quali .si dibatte rindustria conciaria. Una fra esse è quella relativa
alla deificien:z.a de.1le materie conc.i anti e in ispece dell'e~tr,a 1o di castagno. Sulla questione è stato intervistato dal « Sole » un chimico industriale beni nofo, ,i l cav. Domenico Rostagno di Torino, il quaile ha detto:
« Gli extra-prohtti pagati nel 1915 e 1916 compr.ov,ano che rindustria dell'estratto di caistagno è
sta·t a v,aintaggiata, ma devesi tenere . conto ch e
buona parte del .maggiore utile conseguito è dovuto all'utilizzazione de1le grandi riserve di legno, il di cd i acquisto er,a stato fatto prima della

guerra. Le fab b riche attualmente non possono destinar,e il loro prod otto che alle concerie che forn1iscono .ii! Governo, ed esiste un caJ.m-iere per i
prezzi dell'e,s tria.tto. D evesi purtroppo f aire rileva•
re che le cose volgon o ora alla peggio, pel rinc.aro
enorme delle legna d,i castagno, le graviss1ime e
quasi insormontabiili difficoltà che si hanno per
gli approvvigionamenti. G ià si sono chiuse delle
f abbr.iche, altre stanno per seguire la stessa sor•
te. Se il Govelìillo non i n terviene con energia e ,
prontezza se ne possono imm aginare le f ataJi conseguenze, se .si pone mente ch e, mancando le sostanze concianti, le concerie non potranno più lavorare. La gravità di una simile iattura in.on sarebbe .s oltanto per l'econom ia, ma, e sopratutto,
per la .difesa nazionale, poi.chè è ormai noto quale •immensa importanza abbia per l'approvvigiònamento de1l'e,sercito l'·i ndl\l&tria del cuoio, il cui
prodotto- è, per la quaisi totalità, riservato oggigiorno ·ai bisogni deLl'Amministrazione militare.
Il Governo dovrebbe disporl'le perchè il legno di
cast•ag1no, pessimo combustibile, venisse riservato
esclusivamenite a1le fabbriche di e.sfratto, mentre
le al.tre industrie trovereibbe,r o modo di rifornirsi, pel loro f,abhisogno, con altre essenze, molto
più ,adatte e convenienti.
« Se il Governo non disciplinerà l'approvvigionamento delle legna per Le fabbriche, queste,
per mancanza di ma eria prima, dovranno cessar.e :la fabbricazion e; il rincaro delle le gna renderà diffic.i le la Jotta c~n l'estero; per equità il
G overno dovrebbe usare ug'uale trattamento doganale delle nazioni produttrici di estratto. I fab,
bricanti ,s perano in avvenire di ottenere di.s•p osizioni Jegis1ative più pratiche, che r,aggill!lllgano gli
scopi, senza impegnare la fabbricazione; no,n è
certo creando pastoie burocratiche, che si favorisce l'industria e l'agricoJtura. PeJ bene di tutte
due si deve incoraggiare la coltiv.azione del casta1

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
gno, che s e fatta con san i criteri è redditizia, e r•imunera l'opera dei ,nostri buoni montanari, ch e
tanta parte hanno dato alle nostre meravigliose
truppe alpine . Se non si vuole che le nostre montagne si ,spo polino, e l'emigrazione ~renda sempre
più pie de, occorre appunto c.he il G overno venga
m aiu to d e lle popolazioni della m ontagna».

minerario. Prese quindi la par-o la .il ministro di
agricoltura on. Raineri, il quale portò al convegno
il saluto del governo, assicurando essere vivo !'.interessamento suo per tutte Je questioni attinenti
•all'induistria mineraria; esaminò poi per ,sommi capi i v•ari argomenti ,d eJ conveglno pe,r quanto riguarda la legislazione e il funziOll'lamento miin e,rario ed i provvedimenti economici, soff~man doGLI IMPORTANT I PROBLEMI
si in ispeci,ale modo sullà questione del diTitto di
TR ATTATI DA L CONVEGNO MINERARIO. propri.età privata che ha subito già ~n questo periodo di guerra varie menomazioni ed affermando
Prom o sso da.ill'Assoc.iazione mineraria Sarda è che a.nche per quanto conceirne le mi.n~ere non
stato tenuto ultimamente a R oma ,i l convegno m i· pos,sono rimaner e dubbi nel governo, quando sul~
nera rio italia:rio.
l'inter,esse privato sovrasta quello del,l,a collettiT ra ,i pre sent i e r a no oltre .al mitiistro di agri- v ità.
coltura on. Raineri, fon. Cermen ati, Cocco Ortu,
Il conv e gno ha quindi acclamato a president e
S.ant J ust di T e ulada, non•chè 1a r,appresenta:n- generale l' on. Cermenaii che pl'l0tnunziò applaudiza d e ll'as,sociaziio.n e dei sard1. r esidenti in Rom.l, te parole di ringraziamento e propos.e con l'apgli ing. Bernisari e F erra!I"ÌS, il comm. Cameraw provazi0tne unanim e del conrvegno, la nomina a
.no, ~l comm. Novare se, il colonnello Latte s ed pre sident e onor a rio d e l mintistro R ain•eri, ed a
al,t ri rappresentanti deHe indu,strie minerarie i- vice preside nti eff e ttivi gli o,n. Cocco Ortu e San:
taLiane .
Just di ·T ~ulada.
11 pre1sidente della assoc.iaz.ione ·mineraria s a rI voti espre ssi dal convegno· ,sono così riassund1a, .ing. F e,rr aris, pronunciò un applaudito discor- ti in un'inte rvista conc e ssa a.11'« Idea Nazionale >>
so j,naugurale trattando larg'amente .il probJ.eim a da.ll'on. Saint Just di, Teula,da:

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Titoli propr. Fondo Pzevid. personale » .
Anticipazioni sopra Effetti pubblici . »
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Partecipazioni in Imprese Bancarie . »
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16.812 .713 ,62
89.994 .223 ,61
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50 l.666.371 ,70
17.946.157,49
14.213.572,65
19.399.321 ,60
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85 .236.184, 14
79.550.901,4.049.122,1.843.863.789, 7.373.256 ,24

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41 .806.707,56
42 .293. 177 ,73
29.290 .800 ,24
1. 138.017 .976 ,34
55.460.564 ,81
85.236 . 184 .1 4
79.550.901 , 4.049 . 122 ,1.843.863.789 ,797 .672.86
12.639 .058,39

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La Direzione
A. GHISALBERTI - G. TOEPLITZ

I Sindaci
Dott. A . Morett/- Rag. A. Olivieri - Rag. G. Sacchi
Prof. Rag. D. Venegoni

Il Capo Contabile

A. COME'.LLI

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
« Uno dei temi più importanti intorno ai quali
si è discusso è quello riguarda,nte la necessità di
esteind.ere a tutta l'Italia la legge de:l 1859 che
considera, per la Sairdegna, iJ. sottosuolo come
prop:nietà dema,nia'l e. l,l concetto romano della
proprietà t.erriera che si estende usque ad in/ero.~,
ha continuame,nte .inceppato lo sv~luppo della ii.ndustria mineraria. In Sicilia, dov-e la produz.io,n e
de1lo zolfo ha ,s ubìto un arresfo anzichè avere il
necessario aumein,to duriante la guerra, appunto
perchè lo spezzamento della proprietà terrie,r a
con limitazioni dannose, con l'incuneaimento di
aintichi diritti tra i giacimenti minerari cosfoeitti
a limitare le zone di sfruttamento del sottosuo1,o , dove l'inteiresse de1i proprietaiii. di miniere spesso è ccmtraistat~ dalla sorda resiste111z.a de,i proprietairi terrieri, in Sicilia la estensione della
provvida legge d,el 1859 costituisce, per esempio,
una ne,cessità assolutamente tÌmpr,o rogabile se si
vuole che l'indusfr.ia minerairia raggiunga il suo
completo sviluppo. Certo I.a riforma dovrà e,ssere fatta i,n tutta Italia con opportuni provvidi tempenamenti che tengaJllo conto del diriitto dei proprietari del .s opra,su.olo, da,ndo loro un diritto di
prelazione per un periodo determinato nella con-

cessione delle miniere•. Ma non vi è ragion.e ~he
,i t,esoni nascosti nelle ,n ostre terire debbano soltanto per un ormai vieto pregiudizio legislativo,
restare più oltre non, sfruttati, mentre lo sfruttamen,t o di essi' potre-bbe costituire un interesse
e un cespite di ricche,z,za nazionale.
« Il regime doganale n _e i riguardi dei prodotti
minerari ha dato luogo necessariame.n te a un lungo dibattito tra minerari e metallurgici. per g1i interessi talor.a divergenti delle due categoirie di.
produttori~ così pure tria gli esercenti le miniere
di minerali di f enro e quelli delle, miniere di piombo ,e zinco. Si è votato a maggioranza un ordine
del giomo che chiede l'abolizione di tutti i dazi
di esportazione sui minerali. Ma certo è stata
aiss'ali opp01rtunam,e'nrte rilevata la necessità di ottenere l'aumento della produzione ,n azi01nale dei
metalli, aume,n to che potrà iraggiung'eo:,s i soltanto
se l'opera che si è già fatta, ma in piccola soala,
per la lavorazione in Italia dei minerali e per la
loro trasformazione in metalli, s,arà ancora intens·i-6.ca ta tino a emancipare completamein.te la
produzione n -azionale dalla necessità di inv.iare
all' e,stero i mineiral,i per la loro trasf ormaz.ione.
<< La guerra ha rivelato in Sardegna meravi-

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gl.iosi giacimenti minerari. Così, nella Nurra, nota soltalJ'lto fino a tierii per le caccie ,a i citnghiali,
vasta plaga abbandonata sen~a viabilità e senza
mezzi di trasporto, è stata .scoperta e si sta sfruttando una grande miniera .di minerali di ferro.
Così n ell'Ogliastra .sono in corso esperimenti e
saggri di alcuni terreni che contengono traccie notevoli de1lo stesso minerale. Ma a questo riguardo mi si consentano alcune osservazioni che potranno ,a taluno apparire di ordine str.ettam,ente
regionale, ma che hanno un 'impÒrtanua capitale
per l'avvenir.e della Sardegna. Occorre che in
Sardegna accanto ai giacimenti minerari sorgano
gli alti forni pe,r la lavorazione del metallo. Ora
o non più la Sardegna potrà creare la .sua industrisa del ferro, ora che il trasporto del materiale gr:ezzo costituisce una spesa enorme per il
prezzo altissimo dei noli, mentre tale spesa potrebbe rappresentare altrimenti l'ammortamento
del capitale necessario per la creazione della locale industria del ferro. Se in questa rinascita
1
della vita economica del1 ltalia, la Sardegna non
sarà assente e se gli sforzi che essa compie saranno coadiuvati dal capitale e dall'iniziativa priv ata, se essa potrà provvedere a creare il suo do-

po-guerra ,non soltanto agricolo, ma anche industriale, una nuova era sorgerà veramente per l'isola che ha dato così nobilé prova di eroismo e
di sacrificio, e l'Italia potrà trarre da essa insperati praiti ~ benefici ».

IL LEGNAME DA COSTRUZ. BRASILIANO
E L'INTEI<ESSE
DEI CAPITALISTI ITALIANI.
L'ultimo Bollettino .de1la Camera di Gommer•
. io ~taliana di S. Paulo del Brasile pubblica:
La guerra 1europ ea, condotta spe,c ialmente da{!li imperi centrali con tanta rabbiosa violenza, è
stata fonte all e popolazioni .in mezzo alle quali si
è svolta di sì vaste e num erose rovine che a ripararle occorreranno non solo lunghi ,anni di inddesso lavoro, ma più particolarmente masse in[;'enti di mater.i.ali da costruz.ione.
La prima e più importante delle materie che dovranno essere utilizzate sarà quella del legname.
Pe.rò là ove si avrà bisogno non tanto del legno dolce e d el le gno resinoso, quanto di quello
più adatto, per la ,c ompattezza della fibra e per la
resistenza aill'umidità, aii lavori di ricostruzione,

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Brasile com1e al mercarto di produzione più convenie,n te.
Il territorio della F ederazio.ne, dalle ultime
propaggini della Sell'.'ra do Mar veriso il Sud, -6.no
al di là dell'Equatore, ,n eJ bacino -d el R io delle
Amazzo-ni, può esse,re considerato come .il più colossale sevhato.Ìo di prodotti boschivi del mondo
intero, ma .- v 'ha sempre un .ma per lo mezzo la zona utilmente atta aUo ,sfruttamento è Jimitata, si può dire, alla fais•cia .co,stiera dell'Atlantico ed in qualche raro caiso .aUa parte ~nferiore del
bacino fluviale deU'estremo nord.
Disg'raz~atamente, quando i mater~a11i da costruzione dievono essere portati dal bo,s co .ad una
stazione ferroviaria, e da que•sta ad un po·rto di
imbarco, ogni .interesse di esportare scompare
perchè i lucri, apparent,emeinte fortii.ssiitni, sfumano di fronte alle ta.riff e cLi -trasporto el evate ol.ke
ogni eis,a g1èrazione.
Da tutto que,sto una cosa appare eV1idente, ed
è che i capitali,stii alleati han no la convenienza
immediata di assicl.llrarsi lo sfruttamento, per doma.o.i, della maiggior super-6.cie p·oS1s.ibile di z.on~
boscosa costie11a, peir .non trovarsi, .il giorno in cui
avranno a provved,ere alla ricostruzione delle c~t1

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og'gii, più oC'\.lla-ti e previ.den ti ~i nQli.
Sotto v,este di c·apitali ncwrd-amex.icani, da ·qualche mese sii stanno investien do in tutto il Sud-Ameriica, non esduso S a:n P aulo, somme ingen ti:
que,sti capitali, per quanto s,Ì •a.ssa.cura, appartie-igono -i n gran parte a .nord-aimeTÌcani di oni.gine
teutonica, i qual:i sem.hra•n o Tispondere ad una
parole id'ordi.ne che designa ai tedeschi il continelll.te .ann,ericamo del Sud come .il più adatto aid
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inven t a.re un accumulatore eleitt;' co con tre rubine tti, uno peT :il cailore, il secondo per la luce,
il t erzo per il moto.
P e r e ssere ammessi al concorso. è necessari o
pres,en t are alla Società Ed,iscm., primia del 31 marzo 1918. almeno -tre esemplruri di un tipo di cucina .adatta per una famiglia dii cinque o sei pel"sone, inonchè i progetti per tipi di cuoina più o meno ,importanti.
L'e secuzione delle proV'e preliminari è affidafa
ad una Commiss1on,e di cinque membr,i nominati
rispettivamente dal R. Istituto Te,cnico $,uperiore d.i Milano, d,a lla As'Sociiazione Elettr~tecnic1
Italiana, dalla Assoc-ia:ziione Es,ercenti Impres e
Elettriche, dalla Lega Economica Nazionale e dal.
la Società Edison.
Per l'assegnazione d.i uno o più premi lino al
massimo di -tre, la Società Edison mette a dispo•sizione della Commissione come sopra nomiinattl,
la somma complesrsivia di lire italiane diecim:ih.
Per tutte le .altre modalità del cOIIlcorso rivolgersi alla Società Edison, vi1a Santa Radegonda.
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IL MERCATO EPIROTA E L'ITALIA.
La proclamaziione -del protettorato italiano .sul1'Alba-nia risuscita e pone sul tappeto delle grandi
discussion,i di attualità il problema del futuro sviluppo commerciale di quella Nazione e, pe'l" co _1•
s eg·u enz.a, dei rapporti economici italo-albanesi.
Si capisce, al solo e•nunc.iare di que,sto problema,
che l'Italia è d e stinata ad ave~e parte se non esclusiva, prepond erante nella sistemazione economica e nel conseguente progressivo sviluppo comm e rci a le e sociale dell'Albania.
Ma non biso gna attendere che la gue.rra linisca, per gettare le basi, 1~ fondamenta della politica commerciale •Ì ta'liaina in Albania: sin da
ora devono essere .ela•bo.rati i progetti tecnici e
hnanziari, e sin da ora è necessario raccoglie•r e
la somma dei dati e de1le, notizie d'ogni genere
occorrenti per poter lavorare, più tardi, con co•
gnizione di causa e con perfetta tranquillità sui
mercati albanesi, tanto più che l'Italia incominciò ad iinteressairsi troppo tardi di questi mercati
e quaindo lo fece si scontrò con i -finanzieri ed i ·
commercianti austro-ungarici, molto più agguerriti dei nos+ri dailla lunga ,esperienza e dai profondi ,s tudi compiuti in Alhania.

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Ma se l'Albania propriamente detta è destina•
ta ad avere una pa.rte prepondeTante nella politica
commerciale italiaina, non è detto che i paesi 'limitrofi debbano disinteressarci completamente.
Anzi verso di questi bisogne.rà rivolgere ,a ttenzione e cure continue, comechè essi costituisconQ,
per così dire, la ,i ntegrazione territoriale ed eco.nomi ca dello Stato .albanese.
Ja1nina, per esempio, merita qualcosa di più che
·u na visita fugace da parte dei nostri -commercianti e dei nostri industriali. Già in passato,
J an1in a eira u n buon centro •per l'attività italiia.rna: oggi essa m erita che l'opinione pubblica s'in•
teressi ai suoi problemi economici e che le classi
industriali e commerciali italiane li f accicl)Ilo oggetto dei loro studi e della loro attività.

LA DIREZIONE GENERALE
DELL'IS TI TUTO DELLE ASSICURAZIONI
Cott d~creto !uog'ote;nenziale 24 maggi,o ultimo
scorso il g,rand'ufficiale dottor Carlo T occi veniva, su propria domanda per motivi di salute, ,eisonerato dall'alto ufficio di direttore generale dell'Istituto 111azionale delle assicurazioni. Il C ons i ·
glio di amministrazione dell'Istituto, con delibe-

-L loyd
Sabaudo
VIAGGI REGOLARI. CELERI
DI GRAN
LUSSO PER LE

razione approv:ata dal ministro dell'industria, ha
affidato le funzioni di di.retto•r e generale al constgliere prof. Alberto B eneduce, che sarà coadiuvato dal vice-dirett0tre generale comm. Enrico
Scodnik.

PER UNA TASSA ANNUALE DEGLI ORAFI
Nel primo ufficio di M on te.ci torio si sono riu~
nit.i 1'8 giugno gli on. Pacetti, O rlando Salvatore,
Sederini, Montresor, AdinoHì, G irardi, Veron i,
Giov. Amici, V ailenzani, Marche,sano, D i S tefano, la commissione deo1li orafi ·e gioielliieri d'ltialia per discutere intorno al recent,e decreto luogo•
ten,enziaile che ,stabiliva una tassa sulla venditaa
degli oggetti d'oro. Avevano ,aderito anche gli on.
M ,arcel1o, Ri.ssetti, Rosadi, Cucca, Lembo, Agnèlli, Saindulli, Queirolo, De Felice e F u m arnla. G li
intervenuti, dopo ,avere riconosciutia in m assim a
la opportunità del decreto-legge armonizzante alla conservazione e ,allo sviluppo dell'industria nazional e , hanno deèiso di proporre al m inis,t ro d e 1l e Fina.nze:
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dell'imposta di R. M. e pei- il pe,r iodo della guer·
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I deputati initetI"venut>i hann•o promesso di esporre aJ. ministro Meda t,ali desiderata.

PER LA RIFORMA
DELLA LEGISLAZIONE MA RITTIMA. Presso la Direzione ge,n erale della Marina
mercantile si è adunato nei giorni 7 e 8 corrente
il Comitato del Consiglio sup'eriore della Marina
mercantile, presieduto d,aJ membro anziano prof.
Camillo Supino, e coll'intervento dei membri pro•
fessori Majoran.a, Biancardi, Orlando, Bruno,
Pinzauti, del coma>ndante Ge,n ta. Ha ,assistito altresì ,alle sedute in qualità di membro straord;.
nario il prof. Berlingeri. Il Comitato ha esamin•a •
to un importante disegno di legge per la riforma
della legislaz.i0111.e miarittima i.n tema di urto di
navi, a,s.sisteinza e- ,salvaimento, al h1n1e di rende.re
il nostro diritto interno conforme ai più moderni
principi contenuti ,neHe convenzioni hrmafo a Bruxelles il 23 settembre 1910, approvate con legge
12 giug'tno 1913 N. 606. Si è occupato ,aJtresì di
una proposta di modihoazione dell'art. 363 del co·
dice di commercio ed ha -am.p.iamente discusso
tutte le varie questioni relative al venturo regi•·
me internazionale dei tr,affici per via di mat"te, per
portrure un contributo ,al lavoro della Co.mmissjo·n e per ·i triattati di commercio.
In hne iJ. Comitato ha attribuito aJl'equipaiggio
del piroscafo « Jonio >), della Società Puglia, un
pr.emio d.i lire 20.000 ed a quello del v.e liero « Bice», N. 649 di matricola di Genova, un premio di
L. 10.000.

GL'INDUSTRIALI CHIEDONO
D'ESSERE COLLABORATORI DEL GOVERNO
Alla presenza di numerosi ~ndustriali si è tenuta a Torino l'assemblea generale della Lega
IndustriaJe, presi.eduta dall i,n g. comm. Dan-tc
F.errair,i s.
Dopo la relazione in ,cui si tr.iiassunse !',a zione
svolta dalla Lega in rapporto ,ai g'.ravi problemi
che hanno intere,ssa·to l'economia naz~onale, il
rag'. Porta fece riilev.are 1a importainza di un argomento tnattato niella .relazione: la mancanza
cioè di un contatto continuo fra Governo e industriali e La necessità di un 'azione preventiva diretta ad evitare che v,engano adottati provvedimenti contra-ri all'iinteresse stesso della Nazione.

Nota pure come questa azione ri.c hieda l'unione
degli industriali non solo torinesi, ma di tutta Italiai.
Segue un 'animata discussione ,su questo e su
gli ,altr.i importanti air.gomentii trattati nella relazione presidenziale.
L'::i.ssemblea quindi, su propostia del cav. GìraTdii, vota aJl'unainimità il seiNente o,r dine del
giorno:
« L'Assemblea della Le~a industriale, udita la
relazione del p;residente, riiaff erma specialmente
Ja n,ec..•essità che la classe iindusitriale 'Sia chiamatia
a collaborare col Governo 111eU'elaboriazione .::
nello studio di tutti quei problemi ch,e interessano la produzione nazionale~ f1a presente la neces•
sità che special~einte mediante una sempre miag~
gior,e .e più forte o.rganizz,azione industriale, : i
veng'ano ,a toglie!l"e le in@iu.ste prevenzioni che si
vogliono insinuare nella opinione pubblica contro
l'industria, osservando che come essa ha dato o g···
gi allo Stato e ,al P.aese tutta la collabot1azione aJ
ess,a richiesta, dovrà essere domani la base de,l h
ricostruu•Oln.e dell'eco•n omiia nazionale, e plauden·
do ad.1' azion•e · sinora svolta d•aH.a Lega, dà m,an•
dato al Consiglio per una energica az~one di d.:•
fesa i-n dustri.ale ».
1

PER IL DOPO GUERRA
DELLE INDUSTRIE ARTISTICHE ITALIANE
,Pe.r studi,are il problema delle industr.ie artistiche :nel dopo guert1a, si è riunita ,a Maano una
commissione sp eci~le, ,nooni'n,ata dalla Fedeirazione Commercaal e Industria•l e Italiana.
L'adunainza .riu cit>a numerosi,sisima per l'intervento di molti iindustriali ,ed ,artisti, fu presieduta (hll 'on. dott. Ettore Candiiani, presidente delk
F ederazion•e C. I. I. La cliscussion-e fu lung'a ed
animata e si concluse con la nomina di una Gommis,s .ione di venticinque membri, perman,ente na-

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Govierno per la tutela, nello stesso interesse del"
l'ec•O!tlomia nazio.nale, d.i tutto quanto riguairda il
r.iinnovamento. la conserviazion,e, la protezione e
l '.espansiione delle 1ndustrie artistiche italiane, uno dei f,attori principali della ricchezza 1111azionale.
La commissione si riunì ,i mmediatamente•, costitue,ndo il su o ufficio di presidenza nelle pe,r ,s one: presidente comm. dott. Ettore Candiani, pre.sidemte della F ederazi.01ne C-omm. Ind. I tal.; vice
presidente ~av. uff. Giuseppe Marchetti, p;r e,s idente della Ca.mera d·i Gomme.rci-0 di Vicenza, e
il comm. Aldo J,esurum·, seg're.tari cav. Ernesto
Jesurum, s,eg'reba.ir:io della società di B elle Arti di
Firenze, e Ricaar.dio Silva, dirietfore d,e1 giomale
L'organizzazione Economica 1di Milano.
La Commissione iniziò subito ,i suoi Lavori formaindosi il prog'ramm•a da compiere, ma credè necess.ario dopo un'ampia discuss,i one sul pirogr.a:mma dell'istruzione p.riofessioin.aLe ne1i riguardi delle
industrie artiistich.e .affermare la sua pr.eminente
necessità, neltLa approvazione dii un ordine del
giorno, nel quale fece voto che « Governo, Ent,i
locali ,ed indus,triiali, di comune accOTdo, con pro•
porziionaLe contributo fina.nziariio procurino i m ,ezzi più atti perchè l e scuole professionali di grado
superioIDe gia e i tenti ri pondano praticam.entie
al1e .n,eoessità dell e ,indu trie artistiche italiane,
creandone di n·uove. dove e igenze d.i ambiente
o :tradizioni loc ail.i ne indichino il hiso no e l'utilità ,a-i -fini di .interesse n,a:z.i n, le >).

preisenta molte buone quaJ.ità speci-fiche. Le su e
6.bve sono abbastanza lunghe e di ·feltr.aggio fa,ciJ.e, ,s icchè 1a pasta di cellulosa, diste,s a ,sopra u.na tela metallica fine, fatta scolare ,e compr;e1ssa,
dà con facilità dei veri fogli di cart bibula, che
se fosse convenientemelllt-e incollata e cilindrata.
sarebbe, s1e11z 'aLtro della buona carta.
« Perchè ciò non sembri una troppo .ardita novità, basta pensa.!re che anche legni eminentemente res•i nosi (pin,o , ,abete), a -fibre fortemente
lignificate, e relat-ivamente cont,e, sono lavorati
con successo per .il mede,s imo scopo. Tuttavia bisogna pur dire che, ,anche se le buon,e qual,i tà di
que.sto materiaJ.e fos se•r o state conoS'ciute assai
priima, non s•i .sarebbe mai pe·nsato a sfruttairlo i.ndustrialmeni.e, poichè in teimpi normali le mait crie prime per la lavorazione della cellulosa sono
molto vara.e ed ahbondanti, ed il past-azzo ha un
valo11e propnio come foragg,i o, concime o combustibile.
« Tale preme·s sa porterebbe a concludere che
non è conveni,e ntie iintrapre,n desre tale industria,
perchè daU'oggi al doman~, quando le cose torneranno g·rada-tament,e allo s•tato normale, verr.an~
no per conseguenza a mancare le , condizioni favorevoli d,ell'ora pre&e1nte, e quindi l'impianto r e~
sterebbe fatto in pura perdita.
« Ma ciò è un affrettato p:i;esupposto: basta salo
pensare che l'impia,n to si presterebbe ugualmente a f abbrica.r,e c.ellu1osa da tutti gli altri mater.i ali suscettibili (paglia, sparto, legno, ecc. ecc.) )>.
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alle ligniti, che .si trovano ora s111l nostro mercato
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co del carbone, cioè sopi.a il loro contenuto in umid~tà. Nel la bora tor.io di.r,etto dal prof. Menozzi
furono recentemente esaminati molti campioni di
ligniti: tranne alcuni, secchi con 10-14 per cento
di umidità, la maggior parte conteneva 40, 50 e
anche 60 per cento di umidità.
Con ciò si sostiene una spesa di trasporto doppia o quasi di quella necessa,r ia ~ inoltre il ren,d imento di calore ries,c e molto minore: riducendo.si
l'umidità a circa il 10 per cento, il potere calori:fìco supera le 5000 calorie, mentre non è che di
circa 1500 ,col 60 per cento di umidità.

PER L'ESPORTAZIONE IN R USSIA
. UNA PROPOSTA PRATICA.
Il cav. Giuseppe Battaglia, membr,o della Mi.;sione Commerciale Italiana in R ussia, ha fatto ultimameinte in seno all'Associazione Nazio•n ale fra
gli Industriali meccanici e affini di Milano, una
dotta e inte.ressanite reJazione del suo via,ggio. Eglti si occupò p.rincipa1me.nte della ,situazi,o.ne dell'Ita1ia nei riguairdi ,del commercio delle macch1ine, con la R ussia.
- Non m a-ncam mo - disse il cav. Battaglia .di far rilevare agli amici russ.i alcune condizioni

favorevoli •dell'industria meccanica italiana e in un
mio discorso del 16-29 gennaio a Pietrog'rado notavo come il valore della mano d'opera in rapporto al valore della materia prima è tanto grande da
rappresentare circa il 50 per cento del valore totale. O rbene, nessuno può negare all'Italia una mano d'opera abbondante, geniale, pronta - e che
va affinandosi ogni giorno più nell'intenso e preciso lavoro del mumizi namento. G li stabilimenti
meccanici si sono pure moltiplicati e di contro a
250.000 operai meccanici dati dal censimento del
1911 - la statistica d'oggi darebbe certo più che
500.000 operai. Il nostro personale direttivo e tecnico ebbe colla Germania costanti, intime re)azioni; è una circo tanza che prova la considerazion e
nella quale era tenuto e la possibilità m aggiore ch e
esso possiede, in. confronto ad altri, di emulare e
di vincer,e la produzione germanica.
Certamente queste condizioni favorevoli non
sono che il presupposto per tentare la conquista
di un mercato. La certezza dell'esito d ipen de poi
da quest\dtre condizioni:
1) La speciailizzazion e del lavoro e la fabbricazione in serie. C iò è possibil e a con dizi~,e di
una grande richiesta , os,sia a con dizion e d'avere
assicur.ato u n m ercato quale sarebbe il russo.

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2) Tariffe doganali favorev~li alla nostra esportazione.
3) Sistemazione dei trasporti marittimi. È
questa la condizione « sine qua non » della nostra importazione ~n, Russia. L~importanza capitale di ,essa risulta evidente a chi consideri la
posizione geografica privilegiata della Germania
e d eH'Austria e le numerose linee ferroviarie che
mettono dagli imperi centrali nelle v,arie parti
della Russia europea. Il problema della importa•
zion e italiana in Russia · è il problema dell'accesso p e riodico, rapido. sicuro ai porti russi del Balti@o e del Mar Nero, ed è problema di non difficile soluzion,e .
4) Facilitazi0tn,e delle banche italiane nel
credito agli esportatori di macchine in Russia, jn,
modo da poter supeirare le difficoltà di un pagamento dilazionario.
A ciò si potrebbe provvedere creando succur•
sali di nostre banche o fondando delle banche
russo-italiane neHe località più opportune della
Russia. A queste banche sarebbe devoluta la g'raduale formazione di quei dossiers d'infor.mazioni che costituirono una grande forza nell'invasione economica tede,sca e che rappresentano un
mezzo indispensabile pe r garantire l'esportazione delle nostre macchine .
5) Diffus ion e d ella lingua russa - Emigrazione dall'It alia in Russia di ingegneri, di tecnici, di direttori di stabilimenti industriali d'ogni
specie - i quali tutti troverebbero quivi facilità
di impi e ghi nltamente rimunerativi e dovrebbero es s ere le avanguardie della penetrazione commerciale italiana.
Aggiunge il cav. Battaglia una proposta d'immediata ·attuazione: una società per l'esportazione dei prodotti mecc ani.ci iin Russ i,a.
Ch e cosa dovrebbe essere questa Società per
l'Esportazione di Prodotti .Meccanici in Russia?
Dovrebb e rappresentare l'unione di tutti i produttori meccanici italia1t1i: dovrebbe esse·r e 1a fusione di tutte le attività in uno sforzo ~omune.
La grande e la piccola industria dovrebbero far
parte di questo organismo, esservi rappresentate
secondo la loro potenzialità, mediante la sottoscrizione di un certo n u mero di azioni. Occorre
c~rtamente un capitale poichè questo organismo
dovrebbe fUt11zionare .n ell',istesso tempo in Italia e
in Russia, per esempio, a Milano e a Mosca. Due
uffici in istrett-a relazione, uno che raccolga e trasmetta le domande. l'altro che raccolga e tra, smetta le offerte, ecco tutto il meccanismo d'az10n e di questa istituzione. Il capitale versato
1

troverebhe il ·suo utile nel numero degli affa.ri
conclusi, per ognuno dei quali la ditta venditrice
·rilascerebbe una percentuale da determinarsi.

LE RELAZIONI ITALO-PORTOGHESI
Il « Corriere Economico » ha intervistato il dot•
tor Ant oniio Macieira, presidente della Delegazione alla Conferenza parlamentare internaziolllale , sulle relaziona ·taltrportoghesi. Il Ma.icieira,
che è anche presidente della Camera portoghese, disse fra l'altro:
« La grande maggioranza del popolo portoghese comprende perfettamente l'alto significato della strenua lotta che si s ostiene dagli Alleati, e vi
collabora volonterosam ente. Ciò è anche un prodotto delle particolari t e ndenze del nostro popolo, che ammir1a ed ama i paesi alleati. L'Italia,
per esempio, noi la conosciamo assai meglio e
più di que·l che non si r e da, poichè ne abbiamo
seguito il progressivo ed incessante sviluppo in
tutti i rami della sua attività economica, sociale
e politica, letteraria e ,s ci; ntifi.ca. I vostri uomini
di lettere, i vostri uomini di Stato e i vostri insigni giùreconsulti ed economisti ci sono f amiliari; come, del pari, b en conosciamo i graindissimi
progressi che l'Italia h a compiuto nel campo economico nell'ultimo cinquantennio. Ecco perchè
da noi si desider a ch e i rapporti fra i due paesi
divengano sempre più fervidi ed intimi e· si spera di poter re golare un attivo scambio che riu,s cirà prohttevole a d entrambi.
« Il Portogallo, n oin bisog'Illa dimenticairlo, raippreseinta un paese molto vasto, se si tiene conto
dei suoi importanti possedimenti coloniali. E la
sua collaborazione, dal lato degli scambi, presen•
ta grandi v an ta gi. Noi possiamo iimportaire molti ge ner i, in isp e cie prodotti manif atturati, che
ci sono nec essari, dall'Italia, e vicev-ersa esportarvi molte materie prime dalle nostre colonie
sp a.rs e in tutt o il mondo».

L'INDUSTRIA MECCANICA
ED IL DOPO GUERRA.
L •Associazione naziona1e fra gli industriali
me ccanici, allo scopo di stabilire un programma
di lavoro per le nostre industrie meccaniche per
il dopo guerra, sta compilando l'elenco dei prodotti che s,i fabbricano in Italia e di quelli che
prima della guerra venivano importati dall'estero. Gli importatori e gli industriali produttori so-

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E L'AGITAZIONE DEI FARMACISTI.

tura media occorresse valersi di ferrovieri o di
più numerosi professori; ma il ·confronto con
quello che accade 1negli a1tri paesi ed i1 giudizio
de,gli uomini me,glio esperti della n,o stra cosa pubblica lasoiano sicuri che la macchina burocratica
sia andata ingigantendo. non solo per ragione di
necessità e con effetto di utilità, ma a-nche, entro
oer.ti limiti, senza un vero bisogno e senza adeguato vantaggio. Di qui la 11ichiesta sempre più.
generale; perchè una revisione semplificatrice intervenga ne:lle lamentate risultanze del passato,
pe rchè dei fren1i ,efficaci prreveI11gaino altrettal.i
consegueil!Ze nell' avv,enire.
D'altro canto l'esperienza dell'estero ,e l'opinione più autorevole dai nostri politici concordemente denunciano la scars ezza degli stipendi per
gli impiegati quale causa preci.pua delle deficien•
ze burocratiche, come qu ella che allonfa:na ottime energie dal porsl al ervizio dello Stato e che
turba l'attività sitessa di chi già sia venuto alla
dipendenza dello Stato. Di qui la doma.nda sempre più diffusa, perche le restrizioni nel numero
del personale apportate per il passato e per il futuro si traduca1:10 in più alti stipendi per chi resti
o per chi entri nel novero degli impiegati.
Ma questi concetti, così facili ad enunciarsi ed
a raccogliere l'unive rsale consenso, sembrano, ,in,
linea di fatto, estr e mame nte difficili ad applicarsi; ,e <:i vuole un a b ella dose di ottimismo per
non credere che le cose resteranno come sono,
salvo ad aggravarsi per il bilancio dello Stato.

I farma cisti produttori e commercianti di tutta
Italia si riunirono a Roma in imponente assemblea, .nel.Ja sala dell'Associazione Industriale Agricola Romana. Lo scopo della riunione era di
discut ere la nuova ta:5sa sulle specia lità medicinali: una tassa che in fondo si risolve poi tutta
a danno dei malati.
I v,ari oratori misero in evidenza come la nuova imposizione fiscale colpisca, con un provvedim ento di cairattere tro1p po geinerale e d unico, cos l
i prodotti supedlui come queUi .iindispensabili.
V'hanno infatti degli speciali prodotti chimicofarmaceutici e de.i sieri ammessi come insos.tituibili, che 1a nuova legislazione :fiscale sottomette allo stesso criterio di tassazion e eh 'è applica•
to a sedicenti specialità, c;eate per sfrutt~re principalmente la facile suggestionabilità o la dabbenaggine del pubblico. I farmacisti ed i prodmtori ch e oggi si agitano p e r otte n e r e una differ enziazione b e n ·netta fra l e categori e d ei medicinali voluttuarii ed in gann evoli e quelli v eramente
indispensabili pe r il malato, rispondono certamente ad un necessario atto di giustizia, che va
a vanta.ggio principalissimo della clientela degli
infermi.
UNA RIUNIONE GENERALE
Riassumendo i conc e tti -e spr e ssi dai vari ora- DELLE CONCERIE E DEI CALZATURIFICI
tori, il preside.nte propose ,l a nomina di una spè•
Hanno avuto luo go ~ru Torino le assemblee di
ciale Commissione la qua•l e abbia da rappresenSezione
dell'Associ azione Italiana delle industrie
tare le diverse classi interessate di fronte alle
del
Cuoio,
ch e racco gli e ormaii into.rno a sè la
autorità coordinando l'azione dei singoli.
grande maggiora nz a delle Concerie ·e dei Calzaturifici d 'I t ali a.
1

I MALI E I RIMEDI DELLA BUROCRAZIA

Da trent'anni a questa parte i d,i pend e nti dello
Stato sono andati moltiplicandosi in larghissima
misura, mentre i loro stipendi hanno beneficiato
di aumenti molto modesti, e ormai il personale
in servizio dello Stato g'rava sul bilarn.cio per una
somma imponente.
Non si può disconoscere -scrive Giorgio
Colombo nella « Perseveranza », - che tale crescenza nel numero degli Ìmpi~gat,i è dipesa, n e lla sua ma:ggior quantità, dalle nuove o dalle più
vaste funzioni assunte ed esercitate via via dallo Stato: era inutile, ad esempio, che per la g estione delle ferrovie o per l'estensi001ie della cul-

Società An nima di Lavorazione dei
Carboni Fo ili loro Sottoprodotti

Sede in SAVONA
Stabilimento a

VADO LIGURE

per la produzione di:
Cok Metallurgico per fonderia - Olii legg ri pe anti di catrame - Olii antracenici
B nzoli
olfato ammonico per concime
P ce - aftalina greggia

147

LE I. I. I.====== ============== ====== ===== = = == ======
La Sezione dei Calzaturifici, presieduta dal
Presidente Oreste Vitale, ,ass,i stito d.al .se,giieta,rio del Consiglio di Sezione Silvio F erracini, pr,eso atto con vivo plauso del lavoro svolto dalla Direzione riassunto 111tella chiara relazione presidenziale, discusse largamente le varie e complesse
question.i inerenti alla situaz;ione d,e ll'iindustri.a
nei rapporti delle difficoltà che si incontrano quotidianamente nel rifornimento di peUami ed accessori, degli impegni con lo Stato e dell'approvvigionamento borghese.
Vennero comunicate le informazioni di carattere generale che con.stavano alla Pr,esidenza circa i prossimi impegni sui quali peraltro si attendono risposte formaLi ad analogo .memoriale, a
suo tempo i.nviiato dali,a Presidenza, e vienne pr,e•
so •atto ahresì della costituzione di un Ente autonomo in seno all'Associazione per la assegnazione di forniture di accessori per le calzature, am•
ministrato da un ConsigLio nominato dal Consiglio di Sezione. Infine venin,e votato un ordine deì
giorno tendente a chiarire la reale condizione di
fatto nelle quali l'industria del cahaturi6.cio 'Vliene a trovarsi in rapporto al r.incaro delle calzature borghesi ed invocante l'intervento del Governo per la determin,a~ione del tipo e del prezzo di
una calzatura normale per la popolazione borghese in guisa da sfatare ogni stolta diceria sull'eccessivo lucro della fabbrica. Tale ordine del giorno venne portato in discussione all'assemblea geneirale a Sezioni riuruite.
Nell'assemblea delle Conce,rie, presieduta d~l
Presidente cav. uff. Ce,s are Florio, assistito d ,tl
vice presidente cav. uff. Camillo Romana e dal se.g'retario del Consiglio cav. rag. Alfredo Gilardini, venne presentata dal Presidente una r1elaziÌone che · volendo riassumere l'opera svolta dalla
Direzione della Sezione, costituisce un no tevole
docume;nto ed una solenne riaffermazione del disagio gravissimo ,e della situazione assolutamé111.te critica in cui l'industria della c.onceria si trova
oggidì, dopo parecchi mesi di esperimento di un
regime che i fatti hanno dimostrato in contrasto
insanabile colle esigenze della industria, nelle
· quaLi si riHettono quelle dello Stato in guerra.
0

LA COLTIVAZIONE DELL'AGAVE SISALANA
IN ITALIA.
Al re cente Convegino nazionale Coloniale in
Napoli destò molto interesse un rapporto del signor Lamberto Medina sull'« Agave sisalana »,
U:I1Ja pianta tessile già nota e in sfruttamento
1

148

presso altre Nazioni colon1iali, non ancora ben conosciuta e lavorata fra noi. Il signor Medina è
da tempo coltivatore dell'« Agave sisa!lana » in
Egitto, e con fortunati r,isuhati, così da .ispirarlo
nella propaganda per estendere la coltivazione
della pianta in.elle zone adatte delle nostre Colonie.

L'« Agave sis•alm1ia >> potrebbe essere prosperatl}einte coltivata in Italia, .speicialmenrte
-n elle1 Puglie, in Calabrua, iin Sicili.ia e m
Sairde,g'na. La superficie eh.te in ' Sicilia potrebbe esseire utilmente dedicata all'« agave
sis.alana » è di oltre 70.000 ettari. È ormai provato che nessuna malattia danneggia in quelle regioni il Sisal e che per ciascuna pianta, dopo
terzo anno, iii raccolto medio è di 25 foglie annue. Considerato che il peso medio di c~ascuna
foglia è di 800 gr. con una resa q,_i -fibra del 6 %,
bisogin.a concludere che « nelle peggiori condizioni » ogni .ettaro produce ainnualmente un minimo
di 2500 kg. annui. Le scarse esigenze culturali
(la raccolta, fra l'altro, può farsi in qua1unque e,poca dell'anno), l'utilizzazione delle terre sc.arsamenfe produttive o improduttive, sono tutte ragioni che militano in favore della tesi che sostie- ·
ne dover&i ,i ntrodurre pure .i n Italia la coltivazione de'1l'Agave sisalana.
Infatti sulle sabbie del duca di Cilano le piante di Sisal han dato un risultato superiore ad ogni
aspettativa.
È erronea però l'affermazione fatta da alcuni
che l'agave sisalana possa sostituire la canapa.
L'agave è un prodotto a sè. Il cotone non è fibn
di palma e tanto meno di ag'av>e. Questa, lavorafa
industrialmente co-n macchinari speciali che in
Italia non si conoscono, serve a un 'in-firtità di usi,
tra i quaLi vanno principalmente ricordati i cordami, che divengono di primissima qualità, le
stuoie, i tappeti, .i sacchi e i tessuti. In Inghilterra e in America, dove questa 6.bra è sfruttata da
molto temp , esistono mercati che ne assorbono
qualsiasi quantità e la richiesta è sempre in aumento e s.empre di gran lunga superiore all'offer.t a.

a

LA SCUOLA DI SIDERURGIA
E DI ELETTROSIDERURGIA.
Il Comitato Regionale di Mobilitazione Industriale, facendo sua la proposta fatta da una Commissione di industriali per la raccolta di mezzi
per la fondazione di una scuola professionale Ji
siderurgia e di elettrosiderurgia, ha invitato le
Ditte siderurgiche e meccaniche lombarde a con-

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
Commissione e,secutiva chiamata 1a concretare lo
stàtuto di una Fondazione nazionale, istituita con
contributi industr.iali, a favore degli orfani di
guena. Tale fondazione, che sorge sotto l'alto
patronato del sottosegretariato di Stato alle Munizioni, generale Dallolio, si propone di integrag'ra-re l' assistenzia e la tutela che dallo Stato e da
altri enti venisse stabilita a favore, di coloro che,
in conseguenza della guerra, fossero privi di genitore.
Presidente de-I nuovo ente è stato nominato il
comm . .ing. Dante F errruris, e 1a Commission1e e·
secutiva è stata formata dai s,i gnori: cav. Giov au ni Agnelli, comm. Ernesto Breda, comm. LuigiCesal"Ìs, caiv. Marco CappeUi, comm. avv. Maurizio Capuaino, cav. Vittorio Falco, comm. ing. Cara
lo Esterle, senatore, cav. Attilio Franchi, comm,
Attilio Odero, comm. ing. Luigi Orlando, comm.
ing. Giuseppe Orlando, comm. Erasmo Piaggio,
senatore, ing. G. B. Pirelli, ,senatore, comm. Pio
P ,er.roner, conte P.econ-Giraldi, comm. Ferdinando
Qulart.ieri, comm. Giovanni Silv,estri.
MISSIONE COMMERCIALE INDIANA
La Commissione esecutiva rivolgerà fra breve
IN ITALIA.
appello a tutta la classe industriale perchè dia
Secondo quanto informa la Camera di Com- il suo più largo contributo al nuovo e111,te. Intanmercio inglese per l'Italia (Genova) molto pro- to ha già raccolti oltre sette milioni e mezzo.
babilmente una Missiome commerciale iindiana
visiterà l'Italia.
L'INDUSTRIA DELLE CARTOLINE
Infatti la Camer,a di Commercio suddetta, ve•
ILLUSTR ATE.
venuta a conoscenza che una Commissione nominata dal Govern-o delle Indie ha fatto in Russia
L'Associazione Nazionale editori, g'ross.isti, fabuno studio sugli scambi russo-indiani e · che la bricanti cartoline illustrate, nell'assemble,a geneCommissione stessa ha poi proseguito in Francia ,raJ.e tenuta a Milano, ha votato il seguente Ol"dii suoi lavori iin Ti guardo ,al commercio franco-in- ne del giorno:
diap.o, ha suggerito al Governo di S. M. Brit,an« L'Associazione N azion·ale Editori, Grossisti,
nica ed all'India O ffice che sarebbe stato molto F abbricainti Cartoline illustrate nel ..suo conveopportuno che la detta Commissione aves-se este- gno del 6 maggio in Milano, dopo ampia ed esauso le sue indagini anche a,gli scambi italo-indiani, r.iente discussione considerato che esiste un
poichè senza dubbio, l'Italia potre,bbe importare ,Ì,nteresse comune precipuo .fr-a fabbri-canti editomaterie prime e ,p rodotti indiani di varie qualità
in maggior quantità di quello che ha importato
Calzaturificio Gallaratese
in passato, come pure molti -articoli manifatturati iin Italia potrebbero essere esportati in Indiia, :inclusi quelli che prima erano forniti dalla
Germania ,e dall'Austria.
Sembra che tale proposta sia stata pr,esa in
molta cpnsiderazione.

correre all'istituzione del nuovo ente destinato :i
formare operai e capi-operai per l'industria siderurgica. Le adesioni già pervennero numerose e
cospicue, taLi da permetteire e ga:riantire l'istitu
zione di un nuovo ed importante ramo dell'insegnamento professionale.
È necessario però, nell'interesse della nuova
scuola, che le adesioni ed i fondi raccolti dalla
prima Commissione . abbiano ad unirsi a quelli
gjià raccolti dal Comitato Lombardo di Mobilitazione Industriale; è necessario, anche per disporre di maggiori mezzi e pe;r dare alla nuova istituzione forma più adegua.ta e pin conson'a alle
moderne esigenze, che le forze vitali della N azio1n,e abbiano ad unirsi, dimenticando gli interessi
regionali; è necessario anche che il Sottoseg'retariato per le Armi e Munizioni, come già fece
per le altre scuole professionali che ora si inaugurano, abbia a concedere il suo ausiLio, il suo
sussidio, il suo potente aiuto morale per l'istituenda nuova scuola.

G. LEVA, TOSI & C.
GALLARAH

GLI INDUSTRIALI PER GLI ORFANI
DI GUERRA.

Premiata
Fabbrica Calzature sistema Ooodyear e Misto
..·..~.---~_::.
-_·..:~· per Uomo - Donna e
-:..~ Ragazzi

In seguito ad una seduta prepairatoria tenuta
alcuni giorni fa, si è riunita .in Roma, presso la
Associazione fra le Società italiane per azioni, la _____M_a..;rc_a_G
...;..
A;.;;;L..;.L_o_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ __ _ , .

149

LE I. I. I.

-============ = === == ==== = - = = ===== ====== ==

ri e grossisti dell'articolo e che perciò è indispen•
sabile raggiungere un ·accordo fra queste categorie allo scopo di tutelare questo comune ~ntere,sse - ritenuto d'a1t>ra pa.rte che la questione è
complessa e delicata in rel,azio.nie .anche ai pr :;.;•
cedenti tentativi esperimentati m materia - delibera di nominare una Còmmissione di ,studio e
di propaganda, di cui farà parte il Consiglio Direttivo, i Rappresentanti, .nonchè altri consoci,
per modo che questa Commissione è così composta: ,signor.i ATduin, Cambursall'lo, Campassi,
Giusti, Nova, Chierichetti, Diena, Caruso, Cagliari, Pandini, Bassanesi, Pini, Scrocchi, Gitta~
dini, Cali Trampetti, Vivante, Garioni, Vistarini,
Zago, Giarmoleo, Campochiaro, Dalle Nogair0,
De Murmann, Fioroni, Guarnieri, De Comi.nelìi
Enrico, Pozzi~ Rubbi, Rocca, Perego, dando a
questa Commissione il mandato:
1) di ottenere l'adesione degli altri fabbricanti editor.i g'rossisti ancora non soci;
2) di presentare ad un nuovo conveg'no e,n tro
il mese di giugno proposte co-n crete e definitive
atte a raggiungere lo ,s copo di cui sopra)).

CIO' CHE OCCORRE
ALL'IND US TRIA CINEMATOGRAFICA

Un .i ndustr.i ale competeintei dell'industria cinematografÌca, ,i l signo-r Enea Malaguti, vice-presid,e.nte della S. A. Milano F ilms; così iriaissume,
nel « Sole )), le sue ,o pinioni ,sul modo non solo di
superar.e la crisi attuale dell'industria della pellic-ola, ma anche di darle quell'.increment-o al qua1e essa ha dir.itto. Anziitutto è il problem'a dell'e.,.
sportazione che il Governo deve seriament.e studiare ed aiutare, libe,r aindolo, inquantochè sia
compatibile cogli 1alti ,interessi della Pafria, da
tutte quelle formalità ,e restrizi,o ni che le sono
,state im.poste. Rendere il funziona.mento dell'istituto della censura tale da non preigiudicare così gravemente gli interessi degli industria:li. Ma
non tutto .JC)lbbiamo a1ttenderci dal G overno: sta
alle case italiane ,seguire quei criteri di pratica
industriale ch,e ho accetrunaito più sopra e che varranno a guadagnarci la fìducia del capitale che è
elemento .indispe.nsabile per . battere la c•o ncorrenz.a e guadagnarci quel primato al quale il temperamento artistico .iitaliano ci dà il diritto di aspiralie, I mezzi dei quali oggi d·ispon,e l'ii,n dustria cinemato@va.fìca italiana sono ,sproporzionati allo
sviluppo che quesita industria va prendendo.
Le Case italiane hanno fatto e fanno una questione d'arte, mirando principalmente alla e1e-

150

vaz-ione di quegli ideali ,artistici che mettono l'i,1dustria cinematografica italiana ad un livello di
g'ra-n lunga superiore di quello dell'imdustria cinematografica di aLt.ri Stati. È pe•r ciò appunto che
la produzio.ne ital~an1a è la più lodata in ogni paes e del monido. Oggi che questo risultato è ottcnùto, ,occorre o.r,ga-nizza.r,si industriialm,e nte e oommercialm~n,t e pr,eparandoci per quel dopo guerra
che deve tr,o varci prontii anche in que;sto campo.
LE NAVI DI LEGNO A MOTORE.
Que,s to tipo di nave rappresenta, in Amet"ica,
l'unità da costruirsi in serie, a mig1ia.ia di eseni.plari, per combattere e vince:ne la · guerra pir.atesca ge,r manica al traffico marittiano. Il primo• rappresentain•te della seiri,e è l'O regon, varato jn que•
sti giornii dai c•an,t ieri della « Alask Paci:hic Navigation Company ». L'Oregon misura 240 piedi di
luinghezza, su 42 di lairghezza e 23 di profondit2t
e d ha utn.a oapaoità di portata in peso morto di
3000 tonnellate. È azionata da due e1liche, mosse
da due Die.sd tipo Southwark-Harris d.i 625 ca~
valli ed ha un'auto:nomia di 8.000 mig,lia marine.
Può trasportare pas·s eggie ri e mero.i. L'Oregon è

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
costato 350.000 dollari e pell" la costi::uzione sono
stati impie ga ti 1.200.000 piedii di legnaime.
A proposito di queste costruzicmi l'egregio Presidente del Consiglio d'Ammiruistraz-ione della So.
ciet a << Ansa ldo », P ,i o P e r,r on e , ha inviato al direttore d e,l Corriere Mercant,'le la segu.etn,t e impor•
tantissima 1ottera:
« È n e ce ss a nio richiaimare a nuova vita la grande t radizione di quei maestri d'ascia espertissimi, ch e , con abilità meravigliosa, sanno costruiire
scah robusti e stellati di ottimi veiieirJ, e sar,ebb e
v er a mente deplOll"'evoJ.e se la razza di codesti art efi c i dovesse perdersi per esaurimento, menitre
è inveae necessairio non solo di farla ,c rescere e
prospe rare, ma ailtresì cLi fornir le quello di cui ora
d·ifetta, oioè da u.na paTte il corredo tecnico n,ecessario aUo studio delle 1inee moderne per navi
~ un determinato tonnellaggio ed all'impiego d i
arn e si più perf e zio,n ati~ dall'altra i mezzi fina,n zi ri occorl'!einti a dare un adeguato sviluppo lb
propria industria.
« È questo i1l mom,ento più propizio per dare
incremeo:iro a questa illndustr.ia, e giià si notano diverse 1iniziative ch e devono ess,erie assecondat,e ed
aiutate.

« Non vi è dubbio che ,i l Motore Diese'l contribuirà potentemente aJ. rihor.ire dell'iindustri-a in
pairola, e d a rà ailtresì una valida, en,ergica spiinta
allo sviluppo d e lla mairina ifalia.na d,i cabotaggio
lUJI1.go Je, coste nazionadi ,e de~ Medii.terraJn,eo in
ge nerale. Ed i mar.mai italiani, specialmente poi
i Jiguri, e quelli valentu.ss,i mi di Camogli, 1110n devoi:io lasciarsi sfuggire la pir,esente occasione favorievole per riacqutistare il monopolio di questo
traffico, che a eva.no una volta, tra.endo p.rotb.tto
da tutti ~ fatiori favo1.1evoli che all'uopo si pre•
senta1I10.
« Bisogln1a monopolizzare a pro' d,elfltali,a il
cabotaggio dei! M e diterraneo; è una posizione da
pre nd e re ed i m e zzi li a bbiamo tutti per arrivare
1 pnm1.
« IJ bacino dii Sampierdarena, nel prossimo ingrandimento del Porto di Genova, quando sarà
pronto, potrà ess e'l'lè ~l centro di irradiazione delle
m e rci da distnibuir,e lungo le nostre coste. Le
· gra,ndi navi dovratn,n o sc<acicare le proprie stiv,e in
queste navi di piccola e media portata, le quali
porte1.1anno le mer i in tutti i porti minori, peninsulari e.d insulari, non adatti a ricevere gross,i
bas,t~menti ».

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adattamenti necessari per ogni industria, s'iniziano
trattatitJe di fitti anche per l'anno 1918.

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Rivolgersi al CatJ. 'Dott. GiotJanni Cacciapuoti
proprietario: NA'POLI • Corso Vittorio Em., 26. Te!. 88-69

151

J...,,E I. I.

I.-===== = ======= = = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = - = =-

ANSALDO DA 150 MILA LIRE
ALL'ORGANIZZAZIONE CIVILE.
Scnivono da Genova ,che è pervenuta a quel
C omitato di organizzazione c•iv~le dalla Sociietà
Ansaldo e C., la cospicua offerta di lire 150 mila,
a ccompag't111ata dalla seguen•te · lette,ra di Mario
P e rrone, presidente del Consi g,lio d'Amminiisitrazione d ella Società:
« Nell'intento di contribuire 1all'azione nobilissima che codest o onorievole Comitato ,esp1ica dal
prurìoipio della guerra, assistendo con cost anza
e amore le famiglie bisognose dei combattenti e
i combat,tenti stessi al fronte, elargiendo a quelle
s u ssidi e aiuti, offrendo a questi ind{imenti e mezzii viari per raggiung'e,r e fra gili. orrori inevitabili.
d e1l'as,pira g'uer.ra, qualche benessere~ accludo alla
presente la somma di lire 150 mila, delle quali
cinquantamila raippre senta1110 il contributo personale mio ,e di mio fratello; cinqua1I1ta mila lire il
contributo della Soc. Ansaldo ·e C. e 50.000 quello
.della Soc. Nax.i01na1e di · -n avigazione. Nel dan-ne
comunicazione alla S. V. destideiro ,esprimerle la
mia ammirazione per l'opera ,esplicat a da c,o desto
Comi•t ato di org'anizz,a71ione civile, opera d:i assiste11%1a che sii. .identir.6.ca con quell'azione di resistenza all'intenno
meno necessaria di quella
.che i 1111ostri soldatii s,ostengon•o al conhne per raggiungieire l'auspicata vittonia. AggÌW1g'-0 f ,a ugurio
che tutti e cia,scuno Sientano l'alto e dO'lce dovere
di contribuire nella ma,gg:i.or misura cons·enrtita
.da..lle proprie forze, a fornire ,a codesto Comitato
~ mezzi per contiinuaire hno ,alla hn,e la nobilissi·ma opera che mentrie as•sicura il nostro soldato
sutla soiite delle famiglie ·abbandonate, gli farà
sentii.re viva e vicina l'aissistenza affettuosa e dov,erosa del paese, per la cui libertà e per la Gui
g.randezza egli comb.atte e ~ffronta 1~ morte. CO'n
questo aiugur~o pries,ento a codesto Co.miit>ato la
espressione del mio ossequio)),

tati; incre1m einio del c·o mm,ercio d'e·sport,azion ,.! ;
incre mento e t.ra.sformazione delle indust:nie; studi tec,niici e l e gislazione; trasporti per l'est eiro;
a pplicazione dei trattati e tuteh deJ commercio
e ste ro; organiizzazion~ commerc:iruli italiane alrest ero. A ciò si aggiunge un ufficio speciale ddL .
informazioni e d ella raccolta di statistiche inte r~
naziionaJ.i· della produzione e del commercio, dd
la racc-0lta della 1egi sla:z.ione estera relativa, del,1.a comunicazione di informazioni a mezzo d i uno
sp eciale bolLettino. E sarà sopraitutto il propuls ore d e lla penetrazione commerciale :all'ester o.

NEL COMITATO PER LE INDUSTRIE
CHIMICHE
La « Gazzetta Ufficiale » pubbfuca ii.I seguente
decreto del Miin istero dell'Industria e Commeircio: « Sono chiamati a fa.r parte del Comitato peir
le industrie chim ich e i si gnori Aichino in,g. Giovanni, ingeg,nere capo del Regio Corpo delle mi •
niere, in rappres entanza del Ministero peli" l'Agricoltura; Loriga prof. Giovanni, cap-0 Circolo

non

POLITICA ECONOMICA
E COMMERCIO ESTERO.
Il nuovo ufficio .di poliitica economica e del commercio estero, or,e•ato 111lel' ministero della industria in esecuzione del R. D. ~9 aprilè u. s .. sarà
presto mes·s o in f unz,ione sotto la direzione
temporanea del prof. Vincenzo Giuffrida.
È notevole, rentiità dei fini di questo nuovo se,r vizio, a:l quale .so,no •assegnati i seguenti incariiiehi:
Studi economici e d-og'anali; rilevaz.ione deJ.le ccm•
di.zii.ona industria:l:i e commeirciali in Italia e nei
paiesi esteri; pr,epa.razione delle tariffe e dei trat-

152

1---Y-...,.;..;.i:...::~~"

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
· nel Corpo di ispettori dell'indusfria e del lavoro;
Gualtieri ling. F erdina.ndo, dir e-ttoire dello Stabilim e nto di C engio della Società Italiana prodotti
esplodenti )).

LE INDUSTRIE DEL GAS E DELL'AC QUA
L'Associazione italiana delle industrie Gas ed
Acqu a, cortesemente ospitata daUa Società Anglo-Romana, ha tenuto in questi giorni il suo
XLIV Congre,sso annuale sotfo la presidenza d el
co mm. ing. Enrico Sospisio. Erano rappresentate
pressochè tutte que lle · offic~n,e del gas d'Ita.J.i a ,
h e rimangono ancora aperte ed in esercizio.
Furono tratta t e tutte l e q_u.estioni di attualità
riflettenti le ,condizioni semplI"e p.iù gravi dell'industria del g'a.s, problemi va.r~ che si affacciano
per il dopo-guerra, riscaldame-n to elettrico dei
forni a gas, combustibili fossili nazionali, recenti dispo.sizion~ circa l'obbligatorietà della iscrizione alla Cassa nazi01na.le di pr.evidenza degli ope•
rai delle Offi cine, purchè S tabilimenti ausiliari,
ecc. ecc.
Il Congresso chiuse i suo.i ,l avori vot·a.n.d o i J. seguente ordine d,el giorno:
« L'Associazione italiana delle iindustrie g'ais ed

t2cqu a, plaud e ndo all'opera che, vincendo diuturne
diffi coltà, ha compiuto fin qw il Sottosegretariato
alle armi e munizioni, p·er ,assicurare l'eseircizio
dei gasometri; al precipuo scopo di ragg'iUJil;g'ere ,
con unità d'indirizzo, il massimo re-n ditnento dell'industria a -vantaggio della difesa nazionaJe, t ~nuto conto che tutte le officine del g'as SOIIlO st-~hilimenti ausiliari, fa voti ch e, nella eventualità
di v rurianti ,ruelle ctttribuzioni dei vari dicaste-r i: a)
sia conc e ntrato esclus ivame·n te .in un s,olo M inistero il controllo delle officin•e stesse; b) sia devoluto unic am e nte aillo stesso Ministero 1a questione d ei pi ezzi d eil gas e dei sottoprodotti~ · c)
allo ste ss o sia affi d ata l a distribuzione d e l cok c
che -i n qu e sti mom e nti rappresenta uno d e i f attori
import a nti d ella industria bellica ».

LA CAMERA DI COMMERCIO
ITALO-BRASILIANA.
A G enova, n e11a sede della Camera di C om •
m e rcio, fu sdlc nnemente inaugurata la Camera d i
C o m m ercio italo-brasiliana coll'ii.ntervento cle l
sottosegretario dii Stat•o on. Canepa, in rap pr,esentanz.a del Governo, d el ministro del Bl:'asile,
D e. T oledo, dei s e1ruatori e deputati di G enova, del

••••••••••••••••••••••••


: Stabilimento per la concia:
•-------------- --"-•
5e raffinazione delle pelli 5
••

~~~~D~]
~~~~~

•••

.

.






5·Marcello Casarino :•

I•

••
•• Primo Diploma



.



:•


~~~

d1 Onore Londra
~~~~

Genova

••


1888 •


.



Staglieno

:




••••••••••••••••••••••••

Rappresentanza generale per ritalia
MILANO

UFFICI e MAGAZZINO: Corso Indipendenza, 16
AGENZ I E:
TORINO - Via Pidro Micca, 9 - GENOVA - Via XX Settembre, 192
VENEZIA - Calle Goldoni, 4487 - BOLOGNA - Via Coito, 5
ROMA • Via Nazionale, l 02 - NAPOLI - Corso Umberto I. l 09

153

l'06SO

LE I. I. I.
sindaco, del prefetto e di tutte Ùe notabilità, Venne daita lettura dii dispacci augurali del mintistro
De Nava e dell'on. Martini, qua.Le pre,sidente onomrio del1a Camera di Commercio irtaJ.o-brasiLiana. Parlò per pr~mo il ministiro De Toledo a
Roma affermrundo che, con l'odie.rna inaugurazio•
ne, b. catena di s·impatia fra l'Itali,a e iil Brasile
si arricchisce d'un ll!uovo aJn,etllo, e sp.iegò la necessi1à della nuova istituzione per lo sviluppo d ~i
rapporti economici fra · due Paesi. Seiguì il comm.
Fr.isOllli, presidente deJla nuoV'a istituz.ione, addentr.and.osi n.ell'iesa.me dei girandi e complessi
problemi ed inteiressi esis,t enti tra ,i due Pa,esj,
.Lndi .il soitito.segreta;rio cLi Stato on. Gane,pa portò
il saluto augura.le del Governo d'ItaJ.ia e partiicolarme1n1tie dell'on, Boselli che lo presiede.
L 'orartore notò poi come il Brasile tenga uno
dei primissimi posti nell'arringo c:Le1Ha produ~one
tanto mineraria che agricola e manifatturiera e
come il Governo d'Italia senta
dovere di age vo ·
lare i irapporti col Brasile, mentr:e formulò l' auspicio che, insie,m,e al ri-6.orir dei commiell"ci e co..
me condwone d,i esso, l'emigraz..ionie iiitaliana ·n el
Brasile, in equi lim'i i comitenuta, ,s i possa Bvolg.~I'le con quei1la dignità a cui ii lavoraitori hanno incontestabile di.ritto. Parlarono in ultimo il isimdaco
di Genova, gen,er.ale Massone, e il com.m. Oberti,
presidente della Camera di Commerc~-0 di Genovc1.

a

GLI STUDI NELLE REGIONI PETROLIFERE
IN ALBANIA.
Il capitano F ede.rico Plate, libero docent,e di
chimica neill'Università di Roma, ci scrive :
« A pagi:na 147 del N. 5 di ,c otesta s•pettahile
Rivista si legge una breve recensione pr:esa dal
nuovo periodico « La Miniera Italiana», in cui si
accenna a uno studio prcLiminare compiuto sulle
maniifestazioni petrolife,re in Albania da un uffioi,ale del Ge1ruio Navale. Te.n,go a dichiarare ·: 1)
che io fui il pr,imo ad occupa.rmri di tali s-tudii in
segu.ito ad ordine del Comando d·elle Truppe di
occupa21ione ~n Albania; 2) che tali studi continuano e eh.e una prima mem oriia preiliminare s1a.rà quanto prim•a inviaita a cotesta Rivista pea:- la
pubblicaz-ione ».
1

«L'industria dei saponi profumati, egli ha de tto, è certamente giunta a notevole importanza fra
noi è attraverso 1a g'raindissime difficoltà. Ancoira
e più potrebbe fare e farà s e a Roma si ascolt e ranno meglio gli industriali e non si avranno contro di essi prevenzioni. Ahimè, debbo io pure r;"
p et e re il lagno universale: quella iioè, s,pe cie di
so rda ostilità, anzichè di benevolenza, che nell e
alte sfere della burocrazia incontrano gli iiruteressi industriali. La nostra industr.i.a d'ei saponi
profumatii avr(:)bb e davanti a sè un campo assai
promettente di grande sviluppo, peir le stesse ragioni generali ch e d vrebbero in questi momenti
f avoiri.re la ma,ggiorainz.a d,eJf.ind'UJstria it.aJiana
produttrice di ge n eri di prima necessità. L 'industria nostra ha dov to e deve tuttora (come mol,te . altre) rifarsi p e i danni passati. Deve p erciò,
sopratutto, pensar e , in questo momento. a cons.:>lidarsi e prepararsi attivamente a1la nuova e fo::-se più grave co.ncor.renza interna e sopratutto estera, ,che già si annunzia pros,s,~ma e pqte.nte sul•
l'orizz.o.nt,e iindusitri,ale. Al sdlito, però, bisognerebbe che dall'alto, da chi tiene le redini d,.,.JL.1
pubbli•c a amministrazione , non si fosse avari di
a·iuto e si guard·aisse al domani del,l e industrie
con intendimenti realmente larghi e illuminati.
Pure ritraendo dalla nostra industria, come da
tutte le altre, 1a quota n,ecessaria di cOlllfributo
di guerra sotto h forma di nuove tasse, bisognerebbe sopratutto non -iinir alciare con esse la quotidiaina marcia industri al e con un inutile ed imbarazzante meccanismo di applicazione de.Ila tassa ste,ssa. In,·ece si a.ssis t e, purtroppo, a tutto il
contrario. Per f.are un c aso pratico che prop.rio
in questi giar.n,i è tanto discusso, accenno -alla
tassa di bollo sulle profumerie, e per la quale
memoriali, colloqui, proposte, discussioni e viaggi s; sono fatti in abbondanza. Ess,a è addir.ittura rov~nosa per l'andani.,ento interno della nos.tra
industria, mentre sarebbe tanto facile sostitui;rJ,a con un. meccanismo non sdltanito enormemeinte
più semplice, m,a valido a fare conseguii.re un
maggior reddito aUo Stato, senza il minimo disturbo dell'iindustr;ale ».
1

0

IL COMMERCIO SERICO IN RUSSIA.
L'INDUSTRIA SAPONIERA
E GL'INCAGLI MESSI DAL GOVERNO
Il cav. ing. Ca.do Turchi, compropriettanio e procuratore della p.iù antica fira ,l e ditt.e europee p.rodutt,l"lici di sapone, ha esposto al « Sole » le co.nd'izion1 1n cui, -ora, si svolge !"industria dei saponi
profumati.

154

Nel rapporto sul comme.rcio serico in Russia~
pr,e,sentato aJ. pr,esidenie della Missione C01111me-rcia.le dal comm. E. Ghisi, è detto:
« I nostri setaiuoli hann~ un po' considerato il
me~cato russo come um, meil"cato per smaltire lcl
roba di scarto, mentre ora la grande concorr.e,nz::t
non permeitt~ che la più scrupolosa esattezza nel-

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
la qualità e nei titoli per soddi fare 1 lientcla.
Ciò spiega come visitando lcuni dei più impo1·tanti stabilimenti di t e situro di e tc a Mos ca,
non vi ,abbia trovato in pere c:he seta giappone-sc.
seta filata con bozz li del Turchcstan e qualch""
poco di seta ci•ncse proveniente dal mercato di
C anton.
« Ciò mi impil"e sionò assai, mra lo fui ancora
m aggiorm e nt e d . una dichiarazione quasi pubblica fatta dal P residente della Camera di Comm e rc~o Russo-ltal,i ana, che dicev a non rimaner e
ormai sul mercato di Mo,s ca -altro campo agli italiani, che ,di ,stabilirvi loro stessi delle fil,atur.e e
-filarvi i bozzoli prodotti in Russia. Que.sta d,i chi'lrazione combina•t a con 1a pressione coint.iinua ch e
esercitano sul Governo i p·ochi filatori di seta d d
Caucaso, i quali domandano il protezionismo a oltranza semplicé ment.e per guadagnar denari con
minor fa tic a, spiegano già abbastanza l'ostilità
dell'ambie111.te e, la ,n.ccessità per noi di entrare in
lizza armati della nostra superiorità industriale e
con patente aiuto ti.nanziairi.o peir riacquas1are la
nostra posizione così ser.tamente compromessa.
e( Ci riuscirem~? Non ne dubi-to, ma ad esstr•e~
mi mal.i occor.rono estremi rimedi e occorre modi.tìcrur-e completamente fa nostra organizzazione.
Non possono più i ,nostri sefaiuoli lavorare a mezzo cli ag'e<nti LocaJi più o meno capaci ,e farsi la
concorrenza coi prezzi; qui occoirre essere sul posto r aippresentati da un ente solo, che potrà ess,ere una Società com.missionaria italiana appoggi,ata da un Istti.tuto bancario locale di p,rim 'ordin;e .
<< Stabilifo ,sul mercato di M ,osca l'ente unico itali.amo, potrà ,i ingaggia,re la lotta ,c oll'ente unicc
giappone se (i popo,l i di Estr.emo Oriente n-0n si
fanno mai concorrenza fra loro) e non dubito che
la superiOO'ità del nostro airticolo almeno per la
glreggia da teilaio, po-trà battere la concorrenza
con pieno successo. Questa è secondo m,e l'umica
via per poter o:iacquistare !',i nfluenza pe·rdut.a, ,e
più presto la nostra As-sociaz..ione -seo:,rca pen·s,erà
a pr,e,pararsi per l'inizio delle ,o perazioni, appena
finirà la g'uerra, meglio sarà)>.

voro, l'avv. Paolo Cattane o di Torino, unitamente all'ing. cav. Vittorio Diatt-0 ed all'avv. Mich ele
Donn, della Direzione C e ntmle della Banca ltaiiaina di Sconto, si è fatto promotore di una Soci,età Anonimia che avesse per i.n-teinfo la fabb ricazione in grande de,i pianofoirti, con c,aratteri e:mJ.inente me.nte ita1li,a ni.
D a questa iniziativa è sorta la FABBRICA ITALIANA PIANOFORTI co,n caipitale statutario di
due milioni, v e rs•a to seicentromila.
D etta Società si è aiss.icurata 1a Direzione T ec••
nica de'l s•Ìg. Fr a n c sc R omani. proprietario di
una piccola Fabbrica di p-ia,n ofo.rti -i n Alp1ig;nan\Q,
ma · compet e ntissimo di questa Industri,a e di
que st 'Airte.
Solo provvisor~amcnte la Fabbrica avrà s ede
in Alp•igna.no e cioe fino a che ·n on sarianno sorti
,i nuovi Sta.bilimen1ti .in Torino, dove un 'area di
oltre vem.tic.inquemila metri qu,adrati è già sbat ..
a,~quistata., e dove si sta studiando un r,azlion.al c
icmp:i.anto; anzi per questo si è già provvisto ad
inV"ia•r e all'estetro persone comp,etenti peirchè possano studia.ire fin dra principio qual'è la migliore ,orga.n1izz.azionie di questa Industria.

UNA GRANDE FABBRICA ITALIANA
DI PIANOFORTI
È noto come in halia il commeircio dei pianoforti fosse pmma della ,guerra qua.si tutto in mano ai tedeschi; poichè sul consumo italiano, olt.r.e
i 3/4 eria rappre,sentato da ,m arche este.re, ed
a,n:z.i nella qrua,s,i totalità tedes•che.
!mare questa gvave lacuna, e coUo scopo di
per il dopo g'ueru-a un'alh.ia fonte di la-

155

LE I. I. I.

====== = == = = = = = = = = ==== = = = = = ======= = = == ===

P ,resident.e di queJSta Soci,e1tà è l'inig • .cav. Vittorio Diatto ed amministratore delegato l'avv.
Pa-010 Catt'a nre o.
Gli intenti sono serii ed altamente italrani. e
noi abbiamo ,aissoluta fiducia che l'iniziativa sarà
coronata da succeoso, .nell'inte;-esse d el nome e
de!ll'industria italian•a.

PER UNA GRANDE CONFEDERAZIONE
INTERNAZIONALE DI SOCJET À
DI AERONAVIGAZIONE.
Dallo studi.o completo ,de>lla :rete mondiale a e ·
r~a. pr.i ma per b:iasporti postali, poi per cat'lichi redditizi (p ersone ,e merci prez.ios,e). è' ri,sultata più
evidente ancora la fortunata posiziione geografic a
dell'Italia in genere, pdnte naturale proh.m,giato
dalle sue colonie fra l'Europa e le altre tre grandi parti del Vecchio Continein te, e di Roma in
particolare, centro na1turale della rete che dovrà
m ettere i.n comunicazio.ne le metropoli europee
coi loro dominii di Africa, Asia ed Australia. Che
si aspetta a metterla in valo,r e fin che è tempo (e
poco ne avainz.a). gettando le basi, dietro la mostra
iniziativa, di una gra111de conf,ed,erazion,e interna~
zionale di società di aeronavigazione? Pronti sono
e schemi e calcoli: perchè non utilizzarli? L 'organizzazione .sulla carta deve essere fatta durajn1te
la guerra, affinchè sia pronta ad attuarsi app,ena
conclusa. la paoe. L 'aicco.rd-0 preventivo è indi~pensabile, se non si vuole che poi ritaJia .sia ridotta •a1 ,m isero ufficio di paiss,acarichi dall'uno
altl'altro dei suoi ristretti confini. se pur non scenderemo ad affittare s.emplic,emente •a mche il in.io siro
cielo ai commer,c i stranieri, come già, in tempi
ingloriosi. eh.e vogliamo speraire ormai sorpa.s~:iti, avevamo affittat.o loro 1e terre della peinisola e
le acque dei tre mari.
Che si a:spet.ta ~ scrive fing. Giorgio• Rabbeno sul « Corrieire Economico >> - a c-oncretaire e a
leg,aJ1izziare il nuovo diritto aerleo c.he discipLini
il -transirto pacihco sulle proprietà private, e i risarcimenti per ruvarie o naufr,agi oome avviene per
mare? La Roma antica creò il giure civile; Roma
papale creò il diritto canonico; Ja terza Roma ci
dia Jra giurispruidein,za dei cieli. e non avrà tra1lig'n1ato.
Ma occorre toglie,rsi dalle pastoie.
Dia lo Stato le leggi e l'aiuto morale ( e per
ciò occorre una energica pressione sul Governo
e sul Pal"larnento). ma la1sci libera la iniz~ativa
individuale: guai s.e su'l nascere la aeronavigazione italiana si a'ppesa.n tisse in un seirvizi-0 sta-ta1e !
Biso,g'na (;!stendere la rete d'interesse niazicin1ale

più lontano possibile, sullle arterie oommercia1i e
non sulle linee di puro servi:zuo burocratico. Fuori dei contini del R egno nessuna azione è l ecita a
un organismo governativo senza ledere il diritto
di sovram1ità altrwi, m entre ai privati è ,aperto il
traffico mondiale.
·

PER IL BUON NOME
DELL'INDUSTRIA ITALIANA . •
V'è in tutti i paesi ,n on ancora industrialmente
emancipati e v'è in I talia 1.ma singolare tend,en~
za a nascondere Ja produzione nazionale all'ombra d ella reputazione stra1niera. È questo un fenomeno di ordine economico-psichico che riesce
a ,s fruttare, con li eve beneficio immediato, la predilezione esotica del pubblico, fondata sul preE>upposto, non sempre a,t tendibile, dell'indiscussa superiorità dell a produzione straniera. Ma è
fenomeno deleterio per la rieputazione della ,i ndu-_
stria J11azionale, la quale, 1anche progredendo, resta cosi adombrata dal pregiudizio dell'altrui supe riorità da attenuarne il corrispetttivo morale-eoonomico, e deprim ere ogni sforzo destinato ad
ulteriori progressi.
Ma oramai è tempo di seguiiie l"esempio dei
paiesi che più sono .iin a:It-o industrialme,n t,e, per•
chè. ft'la l'altro. meglio hanno saputo porre in evi~enza e garentire la reputazione dei loro prodotti.
Le disposizioni del ,nostro codice p~ale nOLn
s~o sufficienti. peirchè, a prescindere dalla lo-ro
ci.ricosc:nitta portata giuiridic a. richiedono, ai fini
della r:epr~s,sione, che l'inganno si ,aia già verificaito o ,sia per Jo meno tentato e si dimostri per
sie stes.so suscettibile di lesione.
Invece in Germania. ijn lnghii.lterra, in Francia, in Svizzera e perfino in Spagna e nel Portogallo - soiiiv.e il prof. Lui.gii .di Rran,co nelle « Socieità per Azioni >> - non 8i è n,,am,oato di provv ede•r e ad un org'a,niico e oomp1eto sistema repressivo che rie•s ce in pari tempo a tutela dei pr~
duttori e della buona fed e dei consumatori, e che
ragg«iUJnge l'iinsid-i.a in tutte le sue manifestazioni
più larviate e indireitte. e la colpisce in ogni modo
con sanzioni di indole civile, penale, doganale•. E
tali esempi sarà bene .s ,eiguire con ogni urgenz a
se l'Italia non vorrà a,ntcora cu!llarsi nell'illus.ione
che. in ujn regi,me di tutela giuridica in cui s,pesso è tollerata e quasi incoraggiata la mienz.og.na,
possa l'industria naziionale raggiungere quell'alto
gr:ado ,di sviluppo e di reputazione oui tendono
con inte~sa idealità le en:ergiÌe dell'intero p,ruese.

Relazioni
Assemblee, Bila.nei
Un nuovo grande organismo
della n ostra marina mercantile: "La Soc ietà Nazionale di
Navigazione ,,.

Noi dobb.iamo avere una disponibilità di traspo.rti sufficiente ad assicurare l'importazione delle materie prime
necessarie alla Società Ansaldo, per iavere la certezza che,
qualunque cosa avvenga, alle Officine, ,intente a preparare
le armi per la difesa e per la vittoria, non mancheranno
mai le materie prime per produrle, le macchine per laLo scopo princip 1 che i fondatori · della nostra Sovorarle, il carbone per alimentare le loro vaste fucine.
cietà si sono proposti nel cosbituida è duplice: contr[buire
da un lato alla soluzione del gravissimo problema dei noBiso.gna, dunque, acqui te.re delle navi. Ma fin quando
li e deg i approvvigionamenti delle officine che lavorano
aggia e oculata previggenza
a produrre il materiiale guer,resco destinato alla difesa de!l e come SM"à possibile? Un
Paese, dall'altro, gettare le basi dii un grande organismo, della realtà, suggeriva, fin dai primordii della situazione
capace di largo sviluppo e che segni il primo passo verso presente, come soluzione più naturale, più conveniente,
la formazione di una grande flotta nazionale, la quale e infine più inspirata a crit I1ii economici nazionali, la cosoltanto può convenientemente risoJvere le tormentose dif- struzione di npove unità n i cantieri italiiani; noi abbiamo
ficoltà che turbano la yrlta economica della Nazione. Il pri- provveduto, fin dallo scorso anno, a mettere in costruzione
mo di questi fini si presenta più modesto, per quanto al- p.resso ~l Cantiere Ansaldo, la Società « Fiat »-San Giottamente importante, e sii ricollega a tutto il vasto program- g.io e i Cantieri Savoia, parecchi piroscafi da 8000 tonnelma industriale della SOCIETÀ GIO. ANSALDO, mirando late ognuno, QUATIRO dei quali saranno varati nel corad assicurarne lo svolg,imento per la produzione dei mezzi rente ainno:
li primo dal Cantiere Ansaldo, nel luglio J917;
bellici ai quali i suoi Stabilunenti erano e sono dedicati.
Il secondo dal Cantiere Ansaldo, nel settembre 1917;
Il secondo si presenta più largo e più vasto, mirando a
Il terzo dal Cantiere A n aldo, nell'ottobre 1917 ;
dare un impulso potente al risorgere della marina mercanIl quarto dal Cantiere « Fiat »-San Giorgio, nel dicembre
tile italiana ed al rifionire delle fortune economiche del
1917.
Paese dal mare e sul mare.
e~ primo quadrimestre del venturo 1918 saranno poi
Il capitale iniziale col quale la nostra Società si costituì
fu dii tre milioni di lire, che successivamente venne au- varati successivamente altri QUATIRO piroscafi, rispettimentato a quindici milion,i di li.re; ma anche questa oifira vamente nei cantieri e talle seguenti epoche:
Dal Cantiere Savoia, entro il gennaio 1918;
si rivelò b en presto lontana dal corrispondeT,e alle esigenDal Cantiere Ansaldo, entro il Febbraio 1918;
ze che si imponevano.
Dal Cantiere Savoia, entro il marzo 1918;
Infatti , per dare al nostro naviglio quella efficienza che
Dal Cantiere « Fiat »-San Giorgio, entro l'aprile 1918.
doveva permettergli di corrispondere regolarmente agLi imI lavo-ri di costruzione
di allestimento di queste otto
pegni da no[ assunti con la Società Ansaldo, bisognava
aumentarne le unità, che in origine erano quattro. Ma, unità nuove sono tutti b ne avviati e procedono alacred'altra parte, mentre si imponeva questa necessità, i prezzi mente.
Per sopperire ai bisogni fìnanziarii immediatri e per
del tonnellaggio crescevano in proporzioni vertiginose per
provvedere i mezzi n
rii alle nuove costruzioni ed a le circostanze ben note.
Tuttavia, di fronte alla necessità impellente, noi, agen- gli evenh ali acquisti di n vi pronte, vi abbiamo convocado con grande attività, riuscimmo, ad onta delle difficoltà ti per deliberare sulla proposta di aumentare il capitale
di trattative, nonchè con rilevante sacrificio finanzianio, ad sociale da quindici a s santa milioni di lire e sulla pro accresce fino ad undici unità la nostra flotta, per la portata posta di emetter lir cinquanta mdlioni di obb1igiazrioni ga•
complessiva di 75.000 tonnellate; conseguendo un risulta- rantite con pegno sulle navi in costruzione. Possiamo dirvi che il materiale destinato a queste costruzioni è gia stato ottimo.
Durante l'esercizio, però, la guerra sottomarina oi pri- to ordinato e già trovasi nei cantieri, ad eccezione di qualv in breve tempo di ben quattro unità del nostro navi- che piccola quantità, che sarà introdotta molto presto.
Ma gli otto piro cafì in costruzione non rappresentano
lio inizìale e da ca1:1ico, producendoci un danno al quale
oc orr va rimediare al più presto, sostituendo altri piro- tutto il nostro programma. Faremo seguire subito ad essi
li i perduti, malgrado le condizioni onerosiss~me del una serie di altri otto dello stesso tipo, pure da 8000 tonnellate ognuno.
m r · to
la difficoltà sempre maggiore di avere offel"te.
Accanto ai piroscafi faremo poi costruire parecchi velieM di fronte alla urgenza dei rifornimenti aille Officine
An Ido d i materiali necessarii alla produzione bernca ri da 2000 tonnellate, con motori Diesel da 400 HP ognued int naivn,
di fronte al costante pericolo di affonda- no.
.
m nt di qmdche nostro trasporto per opera dei sottomariUn rilevante numero di questi motori è già in lavora•
ni n miei, il ri ultnto raggiunto dalla nostra Società non zione, parte presso lo Stabilimento per la costruzione di
motori a scoppio a combustione interna ·della Ditta Ansalpuò
non d ve essere definitivo.

157

LE I. I. /.
do; parte presso le Offic:ne Cantieri Savoia cli Cornigliano Ligure; p.:ule, infine, presso lo Stiabihmento della Società « Fiiat »-San Giorgio.
Il nostro è tutto un prog.ramma di opere organiche e::l
intense, diretto a risdlvere con mezzi esclusivamente italiani il problema dei traspmti, di importanza vitale pel nostro Paese.
111 problema dei traspoll'ti e forse .il ma,ssimo della guerra, perchè da esso dipende oggi l'approvvigionamento delle materie prime per la produzione bellica e delle sostanze alimentari. Esso sarà ancora, a guerra finita, il p.roblema
del g11ano, cioè del pane, e di tutti gli altri generi di importazione, aggravato daUa insufficienza che ancor più andrà accentuandosi del tonnellaggio disponihile d~ honte alle sconfinate necessità.
L'Inghilterra, la Franoia e la stessa America hanno fatto
cli questo urgente problema la prima e massima loro preoccupazione. Alla sua sd1uz.ione tendono tutti i loro studii,
i loro sforzi, le loro previidenze e le loro provvidenze, e
queste Nazioni non hanno trovato altra via per risolverlo che quel1a stessa per la quale noi cì siamo messi, cioè,
co·s trurre nuove navi.

Ma il p:roblema dei tr,asporti, o s,i gnori, se è il più immediato ed il più urgente, non è però tutto iJ problema
della marrina italiana.
Il poosesso di un numer,o sufficiente, e magalllÌ anche abbondante, di piroscafi da carico, può significare che sono
assicurati al Paese i rifornimenti necessaiii e anche dare
il modo di riannodare le filla del commercio di importazione e di esportazione; non può, tuttavia, significare ancooa di ave:re assicuraito la vitaliità e la indipendenza della
ma11ina mercantile iitaliana.
Il problema che si l1iconnelte a questo è più vasto e più
elevato, perchè tende a1la emanoip.azione ed alla espansione iindustriale della Naz:i.one, poichè, come la marina da
carico è l'organo necessario alla impo~tazione dehle materie
prime, così essa è pure un fattore indispensabile dello sviluppo industriale del Paese, essendo, se dipendente daUo
st:raniero, il mezzo de1 qua.ile questo si può servire p,er
impedirlo, intralciando, secondo la sua convenienza, la
esportazione dei prodotti de!Ja nostra agricoltura e della
nostra industria.
Voi sapete quali fossero le condizioni della nostra mairina mercantile prima della guer,11a; sapete, ed è triste iil
ricordarlo, come essa assoLutamente fosse insufficiente per
!lllumero di Jlavi e come essa fosse inceppata da,l,Je multiformi in.filtrazionri. dell'influenza straniera. La quale influenza, diretta ed indiretta, paralizzava lo sviluppo delle
Ìinee di navigazione, agiva sulle condizioni industriaH e
finanziarie delle costruzioni navali, e si es~endeva anche
sulla esplicazione del lavoro portuario.
La risurrezione della nostra marfr11a mericantile dovrà significare la sua indipendenza ed il suo ritorno alle avite e
g,loriose tradizioni di supre~ia mar,i ttima. La nostra marina mercantile deve ridiventare sana e rigogiliosa di ricchezze , per offrire a1la Pa't!r.ia, dopo ri. sacrificii della guerra, una costante sorgente di benessere e di onesto lavoro.
In relazione a questo ,nostro vasto programma, abbiamo
creduto conveniente assicu11a1rci una forte col'Jl4)artecipazione in una Compagnia di, navigazione. Questa partecipazione ci assicura la maggioranza assoluta e qudndi la
completa direttiva de1l'azienda. n nostro proponimento è
stato quello cli aggiungere, a quelle di cui già questa Compagnia dispone, altre nuove umtà, e specialmente di estendere il nostro campo di aZlione ail trasporto di passeggieri.

158

--------------==---====
Confidiamo che essa sairà in grado di g,areggiilare, .in tempo non lontano, con le più potenti dell'estero.
La potenzialità dei cantieri dei quali iJ nostro gruppo industriale dispone, ci permette di co.nce,pire in proposiito ogni più vasta e più ardita speranza. I ventidue scali di
quei cantieri, ces'Slato il fervore febbrile del!' opera di g,uerra, e le grandi officine meccaDIÌche e siderurgiche che ne
integrano la produzione, ved1anno impostare i transatlantici poderosi atti a competere, per solidità ed eleganza
di costruzrione, per tonneilla~io, velooità e per comodità,
con i più grandiosi e famosi colo si del mare. Vedranno,
inoltre, impostare e rapidam nte allestire in serie navi da
carico celeri e capaci.
Ma a risolvere degnamente il problema che s1 impone
ailla Nazione oggi, e che si imporra ,ancora dopo la pace,
occorre il concorso d i tutte 1
n rgie singole e collettive,
agenti verso il comune int nto con sforzi solidali.
L'opera è tanto vasta, h ogni contribuito awà in essa
il suo valore, il suo pregio , il suo merito, e verrà aiutata
con solidarietà mirante d una visione dii sincera hateltanza nazionale. Soltanto
condizione di lavorare tutti uniti e compatti si potrà r g ·un re l'intento di da.re all'ltal,ia il suo grande naviglio nazionale, strumento cli espanione, di indipendenza
onomica, di prosperità e di sicurezza; sbocco di tutta l' trività industriale meccanica e
siderurgica, che troverà in qu te grandiose costruzioni il
suo orientamento naturale dopo la pace. E questo naviglio
nazionale deve inoltre compr nel re quello di cabotaggio
con navi minori a vela
motore, per iJ commercio del
MedJterraneo. ·
L'Italia deve far riviv r le
cora spente, dei maestra d'
viere di innumerevoli canti ri, i qu li, aiutati ed indirizzati teonicamente, posson f rni,r all'ltalfa il mezzo di
creare tale grande malfÌna di e bo ggio.
Il grande naviglio dell'lt li di domani deve essere gloria deLl'industria schiettam nl Il li na e oxgoglio del lavoratore ita1iano. In questo s n o, I sua preparazione contribuirà alla risoluzione di quel problema del lavoro che
si affaccia grave di tulta l'im
di un problema so-ciale. Costrurre, vorrà dire e i ur r nel Paese il lavoro
di centinaia di m1igJiiaia di op r i,
A questo problema e ne ri un ltono molti altri di notevole importanza. Primo , qu llo d i porti, che attendono
il proprio incremento dallla r un zi ne della marina mercantile; poi, quello dei trasporti f rroviarii, che dovranno
seguire lo sviluppo nuovo e on
so armonizzarS'Ì perchè
il frutto delle riattivate comuni Tioni fra il Paese e l'oltremare sia veramente efficac .
Questi problemi richiedono tuttu l'attenzione e l' interessamento del Governo, il1 qual • on.fidiamo, saprà assecondare gli sforzi del Paese con op ra solerte e razionale.
L'iniziativa priVlata è molto: m non può tutto.
Perchè non rimanga sterile,
d ve ssere appoggiata da previdenze e provvidenze di ordin generale, che ne
consentano e ,n e favoriscano lo sforzo.
In quest'opera dei pubblici pol ri noi abbiamo. piena fi d>ucia, come abbiamo piena .fidu ia che la prosperità della
Società nostra coinciderà con la prosperità dell'economia
naziiona1e.
Il giorno 26 maggio 1917. alle or 10, nella sede sociale
in Genova - PiafZa della Zecca, N. 6 - si è t'iunita l'Assemblea Generale Straordinaria d i Soci della « Società
Nazionale di Navigazione ».
Erano presenti, o rappresentate, tutte le quindicimila Azioni, costituenti il capitale sociale.
1

== =---=== = = - - - - = - - - - - - - = - - RELAZIONI, ASSEMBLEE, BILANCI
Per il ConsJglio di Amministrazione sono intervenuti : buoni del Tesoro, ed un milione mediante conversione del
il President sig. omm. Mario Perrone, il sig. comm. Pio precedente Prestito Nazionale 5% ; e, sicuri di interpretare
Perrone, l'Ammìni trator delegato sig. comm. ing. An- il vostro desiderio, abbiamo, anche nello scorso esercizio,
largamente contribuito a tutte quelle opere le quali tendono
tonio Omali, d il ig. r. uff. ing. Nabor Soliani.
Assistevano i ind · i nori avv. Agostino Virgilio, rag. a rinvigorire l'organizzazione civile durainte la guerra che
l'Italia nostra sta combattendo per la sua grandezza e per
Guglielmo Aimi
omm. avv. Lorenzo Bozzo.
[..'Assembl ,
voti unanimi, ha approvato le proposte
del Consi li di
ministrazione per l'aumento de[ capitale sociale d lire 15.000.000 a lire 60.000.000, mediante
l'em.ission di N. 45.000 nuove Azioni da lire 1000 ognuna;
nonchè la mi i ne di N. 50.000 Obbligazioni da lire 1000
ognuna, p r e mpl ssive lire 50.000.000.

La nazionalizzazione della
" Società Anonima delle Miniere di mercurio del monte
A miata .,.
li 7 m ggio ha avuto luogo a Milano, pr~o la Banca Comm rciale Italiana, l'Assemblea generale ordinairia
· degli
zionisti della Società Anonima delle Miniere di•
Mercurio del Monte Amiat:a.
Il onsiglio ha fatto all'Assemblea le seguenti comunicazioni:
« Confoxtati dalla vostra fiducia, abbiamo potuto portare
compimento il programma che ci eravamo prefissi. mirante alla completa nazionalizzazione della vostra Societa, italiana ormai per cap~tali, per opere e per persone.
«Tale scopo abbiamo potuto raggiungere seguendo le
direttive e le istruzioni autorevolmente datecì, sotto la
guida dell'illustre direttore genera,Je della Banca d'Italia,
comm. Stringher, al quale crediamo doveroso di inviare
il nostro riconoscente saluto.
« La quasi totalità delle azioni è om1ai in possesso di italiani, e tale rimarrà, essendosi provveduto, sotto la vigilanza deqJa Banca d'Italia, perchè tali rimangano e per•
chè durante la guerra e dopo la vostra Azienda, come la
vostra Amministrazione, siano esclusivamente italiane.
« E di ciò siamo orgogliosi e neri, perchè aU'ltalia è ormai assicurata un'industria che è di grande importanza ,
ia dal lato militare , sia dal lato economico.
« Nel corso dell'esercizio abbiamo consegnato all'Autorità militare , alla quale, come v,i è noto, consegniamo tutto
il nostro prodotto. 21.600 bombole, raggiungendo il massimo del1a produzione finora avuto dalla vostra Società e
uperando di gran lunga iJ minimo contrattuale stabilito
nei nostri impegni con J' Amministrazione militare, la qualr. ci ha ripetute volte manifestato la sua piena approvazi ne. Tenuta presente la grande differenza tra il prezzo,
I quale noi consegniamo il mercurio all'Amministrazione
militare, e quello a cui questa lo vende all'estero in base
i listini di Londra, la nostra produzione ha permesso · la
mt roduzione in Italia di qualche diedna di milioni di va1111
urea.
bbiamo sottoscritto peT lre milioni al Prestito conso1il t 5%, due milioni con versamento àn contanti e in

a

la sua dignità.
« Con opportuni provvedimenti abbiamo concOt'So ad alleviarn il crescente costo della vita pei dipendenti d elJa
vostra Società, che ci hanno espresso la loro gratitudine
per le vigili cure con le quali tuteliamo il loro beness~re
materiale e morale; e, consci che una massa operaia affezio~ata è condizione precipua della prosperità dell'-mdtrstria, abbiamo deciso, -indipendentemente dal recente decreto, di assicurare tutto il vostro personale operaio alla
Cassa Nazionale di Previdenza per 'la invalidità e la vecchiaia, in modo da assicurargli in non tarda età un tranquillo riposo.
<e Al personale tutto, che sotto la sapiente ed oculata
guida del vostro Amministratore Delegato si è dimostrato
consapevole dell' ilmportanza che la nostra industria ha ai
fini della difesa nazionale, vada l'espressione della nostra
p iena soddisfazione.
<C Anche questo anno il vostro per onale ha dato alla
grande causa d'Italia contributo generoso di sangue; ai
caduti per la patria vada la nostra ammirazione e il nostro
omaggio.»
La relazione del Consiglio continua, poi, facendo una
dettagliata espo izione dei risultati d 11 'Azienda, spiegando come tutto il metallo prodotto durante l'esercizio sia
stato consegnato all' Ammini tr zione militare, e come la
Società possegga per oltre quattro milion~ di TitoLi di Stato, e nota come sull'esercizio gravi il carico di imposte
di un milione
settecentomila lire circa, carico che si aggraverà nell'esercizio corrente in dipendenza dell'aumento
delle aliquote delle varie imposte.
L'Assemblea, alla unanimità , ha approvato l'operato del
Consiglio e la proposta di ripartire a ciascuna azione ,i l dividendo ordinario di L. 275, mandando il residuo a riserva di ammortamento e ri petto, ed ha deliberato di inviare al direttore generale della Banca d'Italia il seguente telegramma:
« Assemblea generale Azionisti Monte Amiata oggi 1:iu•
<< nita ha tributato unanime un deferente omaggio di gra•
« titudine alla S. V. , che ha permesso con il suo consiglio
« di attuare la completa nazionalizzazione della Società,
« sicura che sotto l'alta vigilanza della Banca d'Italia' l' A« ziend.a rimarrà, durante la guel'!l'a e dopo, italiana di capi« tali, di opere, di persone. »
Si è proceduto poi alla nomina delle cariche sociali, ed
:il Consiglio risulta così composto: Presidente, avv. Gino
Luzzatti; Vice-Presidente , cornm. ing. Bernardino Nogara;
Amministratore Delegato, cav. ing. prof. Umberto Savoia;
Consiglieri, comm. avv. Francesco De Mugnai, comm.
Giuseppe T oeplitz, comm. conte prof. Guido Vimercati.
Furono quindi eletti a Sindaci effettivi i, signori Nencioni rag. Tersilio, Stefini comm. ing. Evaristo, Tedeschi
rag. Aronne ; a Sindaci supplenti i signori Adolfo Rossi e
Giruseppe Smania.

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