Le Industrie Italiane Illustrate, n. 5, 1917

Contenuto

Le Industrie Italiane Illustrate, n. 5, 1917
Titolo originale
"Le industrie Italiane Illustrate"
Tipologia
Periodico a stampa
Descrizione
Copertina – Alte personalità delle industrie italiane: Il Comm. Ettore Conti, Consigliere Delegato delle «Imprese Elettriche Conti»

Sommario:

- Il Maestro degli ingegneri italiani: Giuseppe Colombo (una illustrazione), p. 17
- Per il prestigio dell’Italia all’estero e dell’Italia in Italia – Le I. I. I. , p. 21
- La preparazione economica nazionale – On. Edoardo Pantano, già Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, p. 25
- L’organizzazione scientifica delle industrie meccaniche in Italia – Ing. Prof. Giuseppe Belluzzo, del Politecnico di Milano, p. 31
- Una ricchezza mineraria italiana: l’alluminio – Ing. Bernardino Lotti, del Regio Istituto Geologico, p. 36
- Il lavoro delle donne – Prof. Luigi Ferrannini, della Regia Università di Napoli, p. 40
- Punti di vista – N., p. 43
- L’industrializzazione della proprietà immobiliare – Luciano Granone, p. 47
- La manifattura italiana di cinghie Massoni e Moroni (dieci illustrazioni), p. 49
- Lo sviluppo di alcune grandi industrie chimiche durante e dopo la guerra – Prof. Ettore Molinari, del Regio Politecnico di Milano, p. 55
- Splendori e delizie delle gestioni di stato – (…), p. 69
- L’industria floreale e dei profumi – Dott. Prof. Uberto Ferretti, p. 71
- L’industria delle bevande alcooliche – A. Falaschi, p. 80
- Le presse idrauliche – Ing. Mario Mentaschi, p. 84
- «FRERA» (nove illustrazioni), p. 91
- Gli italiani alla fiera di Lione – Dott. Isidoro Reggio, inviato speciale delle I. I. I. (una illustrazione), p. 97
- Rassegna del Movimento Industriale Italiano – mese di aprile, p. 113
Data testuale
1917 maggio
Data topica
Milano
Consistenza
pp. 164
Stato di conservazione
Discreto
Soggetto produttore
Umberto Notari (1878 - 1950)
Identificativo
PER.000056/1
contenuto
ALTE PERSONA.LITA DELL'INDUSTRIA ff ALIANA
Il Comm. ETTORE CONl'I, Consigliere Delegato delle « Imprese Elettriche Conti» .

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ne del legno - cap. L. 30.000, durata 10 anni.
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6 anni.
succede alla Casa G alimberti, che apparteneva
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COMO. - lng. Bacca7in e Ambold1" - mate- al ge:rent e deiHa nuova Società.
- Fratelli Macchi del fu G1'use{.,pe - per l'inriale elettrico - capitale L. 30.000. durata. 3 anni·.
dustria del ferro - -c,ap. L. 60.000, durata 5 anni.
FIRENZE. - Società lta'1'ana Giocattolo e af- Cast1g'1'oni e Elmar - te1S~uti - ca,p. lire
pni - per I'·i ndustria ,de.i g~ocatroli di legno e di 20.000, durata 10 anni.
metallo - ,cap. L. 50.000, duratta 10 anni.
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brica .di càil:z.ature cap. L. 100.000, durata J di colla di farina di grano - cap. L. 60.000, durata 20 anni.
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NAPOLI. - Ba7disserotto e Co7ni - rappreM ILANO. Caimi e Bolla - Officina meccanica di precisione - cap. L. 30.000, durata 9 anni. sentanze - ,ca p. L . 20.000, durata 10 anni.
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' un brevetto: g'rl,et corazzato F ariselLi, ed ailtre in n-om e collettivo, per la fabbricazion e dei tubi
,di p.i ombo - cap. L. 20.000, durata 5 .anrui.
inrvenzioni ainaloghe - ca:p. L. 400.000.
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(Segue a p ag. 5)

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• P• L. 45.000, durata 10 anni.
AFFORI. - Mulatti e C. suoces-sori Ceretti e
T
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ani, accomandita, indUJstria meccainica, coRTlCI (Na1pcili). - Società Meridionale,
stl"uzione
ed eseir c~zio fun·ic.Qllar.i, filovia, telefoni
, r̕t. ll c ric, por.ceLla.rne ed articoli affini - capitaed
altri
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i anti meccanici - cap. L. 1.000.000 .
i L. 40.000, durata 5 anni.
- durafa. al 31 dicembre 1924, dal 3 ,scor,so febROMA. - Unione Editoriale Italiana - per braio.
pu hbli zion,e e la diffusione di g.io!\Iliali quo•
GENOVA. - Enrico Taccone e C., collettiva,
ti Ii ni di riiv,iste periodiche - cap. L. 3.000.000.
esercizio cave çli lignit e esi.st,enti in Italia - capi- Consoni e Lolli - mode - ca.p. L. 100.000, tale L. 10.000 - du.raita 5 anni, dal 21 scocso dil11r
3 a.nni.
cembr.e, prorogahi:le ad altro quinquennio.
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CALDASOLE LOMELLINA (Vigevano). Latteria Cerri e C. - per il'iindustria del latte l" p. L. 100.000, durata 12 anni.

LUINO (V ares1e). - Fonderia Pietro Sanvito,
accomandita - cap. L. 60.000, aumenta.bile a lir e 120.000, durata 9 anni.

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De Piccoli), costruzioni edilizie e mura.rie in g'e ·
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alltri mineral,i - ca,pitale L. 250.000 - durata 10 signori: G.iu1io Zailum, rag. Mario Heu1sch, rag.
Ettore Pellizza, a sindaci supplenti i siignori: rann1.
gion.
Arturo Baistiwnini e Alfre,d o Pag'iin~.
SASSARI. - Vi"ncenzo S otg,'a e C., collett~iva
NAPOLI. - Unione tessiture, Società anoni(capomastri Viin•cenzo Sotgia, Angelo San11a ·e Gerolaimo P.iu) costruzioni edilizie - ca•p, iniziale ma per il commeiroio dei te-ssuti. Cap. L. 50.000
in 100 azioni da L. 500. Presidente sig. Ales'San•
L. 3000, durata 5
dro J o.diice.
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ni, s,e,de m Miilano, via Bassano Porrone, 8 rappresentanze i.n genere -:- cap. L. 25.000, duracaip. L. 20.000, durafa 20 anni.
ta un anno, dal 23 scorso dicembre, prorogaibile
PINEROW. _; Fonderie e Officine meccanidi anno in anno.
che Pocc,1rd1' • A. Gal'1"na e C. ·- Società in ac-co•
PISA. - Società anonima 1°ndustrie ·aereoma- mandita sem:p1ice, avenfo per oggetto l'esercizio
rittime Gallinari - Industria e commercio' di ap- , .di fonderie ed offiome me.cca:niche .i n gene.re, ed
paTecchi aeroanohili, co.sfruzioni navali, foro par- ~n ispecie della fonderia ed officina meccanica in
ti ed access-OIUJi ed Industrie affini. Capitale sa- P.me.I10lo COIIli1_eirita ailla Società da:Lle si,g111JOre Pocciale L. 600.000 di-v.iso in 6000 azioni da L. 100 ca,rdi .madre e hgEa.
cadauna.
GENOVA: - Mim'ere carboriif ere del BaciA costituire il pr.iimo Consiglio di Amm~nii~tra- nel7o, a,no.nima, avente per oggetto la estrazione
zione f'Ul"ono nomiinati .i signOl"i: Fer.dinando Biz- delle li.gnii.i, ,predette e di altri combustibili, nonzarri, avv. M.ario Cerutti, march. avv. Folco Gen- ahè .il .commeox'io o la !oro tra1sf,ormazione. La dutile F annoia, comm. Tommaiso Pate, cav. uff. ing. rafa dellla Società è staJbilti ta hno aJ 31 dicembre
Eugell!Ìo Piacani, cav. Guglie1mo T omei, avv. Pie- 1966. Il capitale sociale è di L. 2,500.000, diviso

anJna.

(Segue a pag. 8)

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1901
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ROMA.

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B:&PORTAZIONIIC

1911

- Croce e Medaglia d'Oro
Grand Prix et Médaille d'Or
- Gran Premio e· Medaglia d •Oro
- Coppa d'Onore e· Medaglia d'Oro
- Medaglia d'Oro
Encomio di S. A. R. il Conte di Torino
- Medaglia d'Oro - Esposiz. lnternaz.
11:X . . OAT'ATION

7

NUOVE

AZIENDE

.in azioni da liire 100. Esso è ra.ppresentato per
L. 1. 700.000 da a·pporti di beni imm.obil.i, tenuta
Bacinello, e 1ire 800.000 i•n c.anta.nti.
Allla cootituzi one deHa Società hanno, tra gli
altri, partecÌlpafo le Soc:ietà Ilva, Carhorufera InduS'triale Italiana, M ·ineraria Elettr.ica deù Valda.rno, Toscana Industrie Ag_ricole e M •i nerarie.
A consiglieri vennero nominati -i sigg.: i.ng. Alberto Lodolo, comm. Cesare F era, o:n. ing. Arturo Luzzatto, ca,v. uff. Edilio Pozzo, comm.. Davi.d
Viale, c<i.
Anseàmo Po,ehinteista, ing. Alfredo
Gerli, .in,g. M~rti.no Bulle; ed a sindaci per iJ1. primo esen:izio furono nominati i signori: march.
Leopoldo Da·paissano, cav. Ernesto Pizzo,rn,o , .ing.
Pio Soria, effettivi; Pa,o lo Baquis e Arturo Galleani, s upple·nti.
1

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Durata fin
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com.merçiio del pesce.
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Fratel'1' Caccaveri -

soci et'

• C. - Società
rmag,nola 25 - Caipitale lire
di gioe attotl.i.
' ·
ssa - Sopa.rte 37 ' tal.le un m itica e.d . econ nima, avente
.i.n ge,n e.rale
fra Italia e

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lavorazione del latte e de-

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martello che mette m marcia ed arresta contemporaneamente macchma e martello a volonta dell opera~ore,. consumando così energia solo al momento della ribaditura (complete, con motore da 2 HP, martello ribaddore,
stampo, tubi, ecc. Kg. 130 circa).
SBOZZA TRIC/ trasportabili per pietre dare (complete, con motore da 1 HP, martello, tabi, ecc. Kg. 90
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un n u•m eiro ,illimitato di az.ioni nooninati·ve da lii25 cadauna.

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collettivo, con sede vi-a Monte di Pietà, 15 - D u r ta h no al 31 dicembre 1921 - cap. L. 50.000
- V en.dita ei commercio d,i articoli teoruiici e indu,stria'li.

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V alsecchi, via Pergolese 16 - Durata hno a:l 31
di:cembre 1922; caipitale L. 40.000. Essa ha per
oglg'e.tto la produ~iollie e il commercio di agglome.rati combustibili.

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ollettivo con .sede in Milano, vi•a De Amicis 48.
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(Segue a pag. 12)

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11

NUOVE

AZIENDE

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nere.
MILA O. - Giuseppe Palma di Enrico Pal- grafi.ca e.d affini.
MILANO. - Monti e· O curo. Società coliletma. Società collettiva con sede in Milano, via
lcLini lo. Durata 31 dicembre 1927 - Ca.pitale tiva con sede -in M illano - Durata fino al 31 diL. 15.000. - Oggetto: fonderia indu,striale delle ceim,bre 1922. C aipitade L. 15.000. Essa ha per ogl hc metalliche di bronz-o, ottone ed alluminio. getto la rappresentanza di case nazionali ed estere di ma.cchine, utensii.leri , artiico1i tecruoi in
MILANO. - O{fcine G. Forti di G. Forti ed
lng. G. Zucchetti. - Società collettiva con sede genere e vendita de,gli articoli tessi.
MILANO. - Torriani e Griziotti - Soc.ietà
i.n Milano, via Ca·s telvetro 24. Durata sino aJ. 31
m uo 1927 Cap. L. 60.000 CostruziÌOllle, collettirva con ,s ede in Milano, via Po.ntaccio 14.
ommercio e noleggio di ,scale aie.ree, meccani- Durata tino al 30 giugno 1922. Cap. L. 10.000. Essa ha p e.r ;ggetto iJ. commercio e la rruppresenche e comuni, di ,ponti mohiù.i. •
tainza -in sete ed affini.

7-

MILANO. - Leda - Lavorazione di eliche di
MILANO. - Fontana e B ernasconi. - Socieviazione. Società anonima per azioni, con sede
in Milano - Duraita 10 an,n i - Ca p. L. 500.000 tà cohlettiva con sede .in M .ilano, v.ia Trieste 9,
- Lavorazione, :finitura, commercio di eliche per ,capitale L. 600.000; avente per iscopo l'ass'l..llilzio1

lil,e di lavor.i militari, durata hn che du.reraruno
MILANO. - Immobiliare _Milanese. - Socie- lavori stessi.
tà anonima ,p resieduta dal sig. Antonio Gel pi;
MILANO. Ossidi Metallici. Società ainOilllima
durata 25 anni. Caip. L. 500.000. Essa ha pe«- i- con s e de in Milano e .stahilimeinto a Cannob.io.
s opo l'industria ed il commercio di beni immo- Durata, 31 dicembre 1926. Capitale L. 275.000. bili, urbani e rustici.
Essa ha per oggetto lo studio ,e Jo sifrutta:mento
v1azhone.

1

(Segue a pag. 14)

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e stato definito a ,ragione uno dei più sup t! rbi miracoli dell 1ndustria ltaliana.

1915 noi si era pur troppo tributari dell'estero p~r quanto riguardava la produzione e lavorazione deJJ'ottone, ogInfatti, mentre fino al

gi anche in questo possiamo dire di esserci completamente emancipati.
Ideare, costruire e mettere in opera fu tutt'uno. E laddove non era
che un terreno acquitrinoso sorge oggi uno Stabilimento che ha suscitato l'ammirazione dei competenti e le più ampie lodi di tutte le Commissioni Militari inviate a visitarlo.
Ideato nel marzo, costruito in aprile,

riconosciuto

Ausiliario con Decreto Ministeriale N. 90 del 23 maggio

Stabilimento

1916, .e sso ha

cominciato a fu'nzionare in giugno ed è stato durante quest'ultimo anno la fucina ardente del più ben inteso patriottismo, poichè vi è stato
rifuso, laminato e trafilato, gran parte del rottame in utile requisito dallo
Stato pei hni della guerra, e le sue maestranze fervida fede -

istruite e guidate con

vi hanno trasformato in materia nuova da rilanciare

cont'l'.'o il nemico, una ingente quantità di bossoli sparati, da fucile e da
cannone, raccolti lungo la nostra gloriosa frontiera.
E così continuerà ad assolvere il suo compito fino alla vittoria. ·
Dopo ; le sue possenti ma~chine, -

che sembrano mosse vertiginosa-

mente più dall'impulso animatore di colui che ha se.gnato col suo nome
questa nobile impresa e si appresta ad ampliarla, che dalla forza · motri- ·
ce -

daranno

il

loro più vasto contributo alle opere della pace.

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SE'DE AMMINISTR. = Milano = Via Cesare Cantu, 4
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96=67

13

:

NUOVE

AZIENDE

ITALIANE

di brevetti, procedimenti, macchine, appare10chi e 9 anni. Capitale L. 8.000. Og.getto: commercio
della peJJlicceria sia irn natura che confezionata.
prodotti .interes arnti l'iiindustria chimica.

MILANO. - Bigliani e Porrini. Società colCASALE MONFERRATO. Fratelli Guazlettiva con sed•e .in Milruruo. Durata 5 aJilJtli, Capi- zott1·. Soci.età i.in accomandita on sede in Ca,s ale
tale L. 5.000. Scopo: rappr,esentanza e i.1n1dustria - Durata 5 a'l11ni, ·cap. L. 50.000. Scopo: commerdelle bretelle ed affini. .
cio di gene.r.i aJimentar~.
MILANO. - Fratelli Snider. Società collettiMILANO. - Piou e C. - ocietà Anon·i ma con
va con sede .in Milano. Durata 9 anni. Ca.pitale sede in Milano. Durata 9 anni. Ca,pitale 200.000
L. 3.000. Oggetto: fabbr.i cazione e vendita di ~ire elevabile fino a 500.000. E sa ha per oggetto
macchi.ne automatiche di r.i,s calda.mento elle·t tri: l'industria di appare chi e
cessori cinematoCO,
g'rahci. Il gerente on firm
il .siglnor P.i,o Piou.
TORINO. - Col7ino e figli. Società iini a,ccoMILANO. - Massironi Bonati. Società colmandita, con sede m. Torino, v.ia Arsenale 19. iettiva 00.1 se,d e in Mil n . Dur ta 9 ainn.i. CapiDurata 6 anni. Capi.tale L. 20.000, per fabbrica di tale L. 8000. Og etto: commcr io di pelliccerie sia
pianoforti e strumenti musicali.
in natura che confezionate.
MILANO. - « Eleganza femminile» di E. Robecchi e C., con ,sede .in Milano. Società in accomall!dita semplice. Durata fimo al 31 dicembre
1922. Cap. L. 10.000. Essa, ha ,p er sogg,e,t to la industrja e il c01mme·rcio d,eille confezioni per si-

BRESCIA. - Soci ta Anonima Moretto.
Con rogito Not. Bettoni ve.nne costituita con sede in Bresci la suddetta società duratura hno al
31 dicembre 1950, col capitale· di L. 20.000, diviso in 200 azion i da L. 100 · cia.s~una, av,en.te ,per
grnora.
ogget-to la produzione, il commercio ,e J noleggio
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stro opuscolo .,A TT ESTATI", vi
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ne ha adottate delle successive.
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Chi non conosce la Burroughs non è in
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Anno I.

N. 5

Milano, Maggio 1917

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Mil5'no, Piazza Cavour, S

.. Istituto

Editoriale Italiano••
T e l e f o n i 41-'>6 71-88

·,

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Sena.fare

GIUSEPPE

COLOMBO

Ma.estro di tutfi gli ingegneri italiani
2

s
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o

o

R I

M M A

Maggio 1917 •

IN COPERTINA :

ALTE PERSONALITA DELL'l DUSTRIA ITAf....IANA -

Il comm . ET-

TORE CONTI.

NE.L TESTO :

1L MAESTRO DEGLI I GEGNffiI lTALIANI : GIUSEPPE COLOMBO (una illustraz ione)
Pag.

17

PER IL PRESTIGIO DELL'ITALIA ALL'ESTERO E DELL'JTALIA IN
ffAILIA - Le I. I. I .

l)

21

LA PREPARAZIONE ECONOMICA NAZIONALE - On . EDOARDO PANTANO, già Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio .

l)

25

L'ORGANIZZAZIONE SOI.E.NTIFICA DELLE INDUST.RIE MECCANICHE 1N ITALIA - /ng. Prof. G. 8ELLuzzo, del Politecnico di Milano

»

31

UNA RICCHEZZA MINffiARIA lT ALIANA : L'AIILUMINIO gnere BERNARDINO LOTTI, del R. Istituto Geologico .

l)

36

l)

40

>

43

>

47

»

49

>

55

>

69

l)

71

IL LAVORO DELJ.JE DONNE -

Inge-

Prof. Lu 1c1 FERRANNINI, della R. Uni-

versità di Napoli

PUNTI DI VISTA -

N.

L' INDUSTRIALIZZAZIONE DELLA PROPRIETÀ IMMOBJLIARE L GRANONE
LA MANIFATTURA ITALIANA DI CINGHIE MASSONl E MORONI
(dieci illustrazioni)

LO SVILUPPO DI ALCUNE GRANDI INDUSTRIE CHIMICHE DURANTE E DOPO LiA GUERRA - Prof. ETTORE MoLINARI, del Regio Politecnico di Milano

SPLENDORI E DELIZIE DF1JLE GESTIONI DI STATO L'INDUSlRIA FLORE.Al.E E DEI .AROFUMI -

L 'INDUSTRIA DELLE BEVANDE .AJ...COOLla-tE ~

PRESSE IDRAULICHE -

( ... ) .

Dott. Prof. U. FERRETTJ

A. FALASCHI

lng. MARIO MENTASCHI .

« F RE RA> (nove illustrazioni) .

OLI lTtA!L,lANI ALLA FIERA DI LIONE -

>

80

»

84

»

91

l)

97

»

113

Dott. IsmoRo REGGIO, inviato

speciale delle / . I. I. (una illustrazione) .

RASSEGNA DEL MOVIMENTO JNDUSTRIALE ITALIANO DI APRILE

(Proprietà letteraria)

MESE

GH E MASS

ONI

a
e

a

1. I. I.

er il prestigio
dell'Italia all'Estero
e dell'Italia 1n Italia
!S CORSO

SERIO

AGLI

Il Corr1ere della Sera in due o tre
l'ti oli scultorei ha posto di nuovo
lin nzi alla opinione pubblica rima
p ·11 ntc problema della propaganda
it · li a all ,Estero. Il grande giorna
I · h ancora una volta rimproverato
ministri pa r ticolarmente intea
ti alla questione (Boselli, Sona
, 1
Scialoia) la loro ostinata indif..
n.mz.a di fronte alla importanza di
"n razionale organizzazione per far
· rn . cere ai popoli alleati, amici e
1 • t raL la grandezza dello sforzo
mto dalrltalia da che è scesa
111
'l ~npo nelrinteresse suo e della
nità.
di fatto che m Inghilterra, in
m · ica, in Francia, in Russia i nomensi progressi, i nostri indi·il ili ·acrihci, il nostro ero1smo militar', 1ndustriale, 'f nanz1ar10, non
u , ffatto conosciuti.
L ~ l , lia e gli Italiani sono tuttora
ti attraverso i nostri rottami
logici, i nostri flebili tenori e
0

INDUSTRIALI

ITALIANI

le nostre correnti migratorie, nelle
quali le g.randi città cosmopolite come Parigi., Londra, New York, Zurigo, ecc., reclutano i più bassi detriti
sociali.
I danni morali e materiali che simile falsa e stupida visione infligge
all \ntt:ro paese, sono in calcola bili.
Tratto tratto abbiamo potuto percepire i primi risultati umilianti a
traverso i discorsi dei maggiori uomini politici inglesi e francesi nella
mentalità dei quali è disegnata una
ltali2.. non molto dissimile dalla Grecia o dalla Rumenia, inferiore al Belgio o c1Ha Serbia.
La cronaca dei recenti avvenimenti nord-americani ha sottolineato con maggiore brutalità le conseguen::;e di un ,opinione pubblica non
informata o male informata sul nostro conto.
Quando alla conclusione della pace saranno tira te le somme per tut ...
ti i popoli, verranno riserbate a noi
21

LE I. I./. - -- - - - - - - - - - - - == - = = = = = - - _ = - ______ = =

== = = = =

- se non si provvede - amare, do- -fìcano soltanto alla Consulta o a Palorose e forse intollerabili disillusio- lazzo Braschi.
m.
Queste mentalita sono diffuse in
tutta Italia, a Montecitorio come a
Questa trascuratezza, questa m- Palaz zo Madama~ nei Consigli di
hngardaggine nella coltivazione a Amministr zione delle grandi Bannostro pro-fitto dello spirito pubbli- che come n e ll aule universitarie~
co straniero viene imputata, come tra i diri n i 1 no tre società indudicevamo da principio, alla nostra di- tri li
m tra i funzionari delle
plomazia, al suo supremo dirig nte pubbJ; he mmm1strazioni.
on. Sonnino, al ministro Scialoia, I
In tutti
t sti ambienti - salvo
quale sarebbe stata affidata in m - poche c zioni - non si ha la più
do speciale - a quanto si dice - la lontana id a del problema della proorganizzazione della propaganda, e pag'anda.
al Presidente del Consiglio, on. BoTutti criticano a questo proposito
selli che non avrebbe sufficiente e .. la insufficienza e la neghittosità del
nerg'ia per esiger dai suoi due col- Governo in quanto tutti sono orlaboratori cure m ggiori delI1impor- mai in grado di misurare l'ampieztantissimo problema.
za del danno che simile negazione
Il quale, secondo noi, ha radici ci arreca; eppure tutti, nell'ambito
molto più vaste di quanto la stampa delle proprie azioni e dei propri poitaliana suppone e ritiene.
teri, si conducono più o meno come
La nostra rivista è stata la prima gli on. Sonnino, Scialoia e Boselli.
a rivelare le irrimediabili de-fìcienze
Della scienza propagandistica in
della nostra diplomazia~ e della im- questa nostra Italia giovane e ineperiosa necessità di riformare da ci- sperta .si è fatto un sinonimo di ciarma a fondo il sistema di reclutamen- latanesimo.
to del nostro personale diplomatico
Le nostre masse industriali non
e consolare, le I. I. I. hanno fatto u- hanno ancora un 'idea ben chiara
no dei capisaldi del proprio program- sulla natura e sulla dinamica della
ma d'azione.
pubblicità.
M::i le mentalità chiuse, negate o
Esse: non sanno - come non lo
refrattarie a quella grande scienza sanno i nostri ministri e i nostri diche si è convenuto di de-finire « pro- plomatici - quale somma di iritellipaganda >> e che in termini più co- genza, di intuizione, di ardire, di hm uni si potrebbe anche chiamare nezza, di abilità, si richieda, per lo
<< pubblicità », destinata oggi più che studio, rapplicazione e lo sfruttamai a divenire una delle più formi- mento di questa novissima forza
dabili leve del progredire, non nidi- del mondo moderno, della quale o-

***

22

PER IL PR ES TIGIO DELL' IT A LIA ALL'EST ERO E DELL'IT ALIA I

101 d effetti sono soltanto para,. bili a quelli della elettricità.
P r ciò dai più si fa una grande
mf usione tra propaganda e sf acggine, tra pubblicità e menzor ~ 1 che molti, nel timore di esser
e mbiati per Dulcamara, d'esseioe accusati DI DIRE QUELLO
l lE NON È, se ne stanno sulla ripposta e hniscono per TACERE
l ELLO CHE È.
somma di questi silenzi singoli, riginati da ignoranza, da avarizia
, d pavidità, produce quel SILEN1 COLLETTIVO
ITALIANO che
.
.
...
per capri esp1ator11 1n questo monto gli on. Sonnino, Scialoia e Bolli e del quale gli altri popoli, oggi
n iati in una emulazione suprema,
I r httano senz a riguardi per i loro
11 e ressi.
1

***

uante volte non ci sentiamo noi
· p ndere anche da industriali
vanno per la maggiore: « Non
stra abitudine fare propaganoppure: « Noi siamo già cono·i :i. ti: non abbiamo bisogno di pronda )> od anche: « Non abbiamo
fatto pubblicità~ la pubblicità
,interessa )>!
teste ed altre simili frasi sono
chiaro indice di quella << men-se nza hnestre )> che viene gium e nte attribuita ai nostri diploi i e che noi vediamo posseduta
' )J r da industriali, hnanzieri, proi H1isti, ecc.
h l 'on. Sonnino crede che l 'I-

lT A LIA

talia non abbia bisogno di « pubblicità )) .
Egli che sa meglio d ,ogni altro
quello che J'] taJia fa, reputa che ciò
basti. Reputa cioè che basti avere la
coscie n z a di fare e di agire con serietà e con onestà.
Invece no: nel confronto e nella
lotta di popoli, come nel confronto e
nella lotta della produzione ( un popolo non è forse una somma di prod uttor1?) NON BASTA FARE: BISOGNA FAR SAPERE CHE SI FA.
E Lulo sa pere in tutti i modi, con
tutti ~ mezzi, purchè corretti e veritieri come avviene appunto in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti
ed in Germania, dove le masse produttrici ossia gli industriali hanno creato, CON L'ESEMPIO,
una atmosfera d'attività e di modernità reclamistica siffatta, da trasformare automaticamente diplomatici,
ministri e persino ca pi di Stato in
quello eh 'essi oggi debbono essere
e cioè: veri e propri agenti di propaganda d'ordine superiore.

***

Impostato così il problema - nè
può impostarsi diversamente~ il Corr1ere d e lJa Sera ci renderà giustizia
ognuno vede qual parte di respons a bilità abbiano gli industriali
italiani nella lamentata mancanza
di prestigio dell 'l talia all'estero e
dell'ltaJia ... in Italia, dove la pubbli•
ca opinione è illuminata per rap porto allo sforzo industriale da noi com-

LE I. I./. == == ============= =================== ====

piuto quanto lo sono i popoli alleati
nei riguardi del nostro sforzo mili.~
tare.
Pretendere che i nostri ministri,
politicamente educati in un ambiente di castità propagandistica, si diam
no ad un tratto al reclamismo più fe ..
condo è come pretendere da una gio ..
vinetta allevata nella opacità di provincia , la pratica improvvisa delle
fosforescenze del gr~n mondo.
Incomincino i produttori italiani,
grandi o piccoli che siano, a dire lto
chi sono, che cosa hanno fatto, eh
sanno fare, che fanno~ e lo dican

in tut ti i toni e in tutti i tempi senz a
jattanza, senza improntitudine, ma
anche senza false modestie e falsi
pudori. che nascondono il più delle
volte pros pope
spagnolistiche ~
grettezze di m nte o di tasca. E
quando i 1 ro
pon nti - gli uomini
politici - n n
p1 no non vogliano
esser 1,
i a d Ile loro opere
v1g r s , t nac1
utili alla Patria,
all r s1 r id no s nza cerimonie
cot se:. uomini dalla vita rappresen~
ta tiva della Nazione, come si recide
una cartilagine dal vivo tronco di un
corpo umano.
Le LI. i.

loardo Pan.ton.o
JI.

M inistro d i A . l. e C .

a. prepa.ra.z1one eco===

orn1ca.

na.ziona.le

u ndo, nella tornata del 2 dicembre 1915 LA PREPARAZIONE DEGLI ALTRI STATJ

oli vai per la prima volta alla Camera il prob!edel dopo guerra, ebbi cortese accoglienza
11111 ti pidi consensi. La p:cima acuta fase dell'or,
IEca, assorbe:-ido interamente g li spiriti, of11
va la chiara visione del domani; e fu solI nto più tard i c c1e venni largamente ricompen,t di que sta tiepidezza, così poco in armonia
e ol f rvore di fede che avevo sperato di susci1
per la causa da me pro,pugnata.
co 1per volta il p rc,blema del dopo guerra
inciò ad impor.si, per forza irresistibi~e di
, ed io vidi, con sommo compiacimento,
ugnata dentro e fuori Montecitorio la ste~usa con le stesse ragioni da me allora a.ff act .
nde è con maggior fiducia che r itorno alI. mia pr,.::>posta di legge, compreso, ora coallora, de lla impellente nece3sità per l'Jdi far converge;·e gli sforzi per una pierapida vittoir ia delle armi, con queJ.li diretti
r le risentire i benefici della vittoria stessa
ampo de!l' a,ttività nazionale: di ,provvedere
in
ri tempo così alla rivendicazione dei suoi
11 ,tur li confini e alla difesa del diritto e del.la
, ,vilt', come alla prepa,razione degli. elementi
111
r tori dell'immane sforzo com:i:iuto e propu I ri di una più rapida ascensione della vita
11 ,li na entro e fuori i confini delila Patria.
u sto il problema integrale del la nuova Itali : questo il compiito ohiaro, preciso, indecli11 I ,j]
del Governo sin dal primo giorno della
11c t r compartecipazione al girandioso conflitto.
In qua,l' modo esso vi. abbia corrisposto, dirò
vanti in manier a sobria e rapida, di una
c,!a desideroso : dj raccogliere intorno a l
,r o~etto, ohe s,i inspira ai .niù alti fini nali, il consenso generale, all'infuori e al didi ogni preoccupazione di uomini o di
111,

PEL DOPO GUERRA

L'odierno immane confli.tto, che non ha riscontri ne lla storia, lascerà dietro a sè nei paesi be lligeranti, immense rnvine da riparare, nuovi profondi solchi da fecondare, vie nuove da
percorrere, nuovi doveiri da assolvere.
Da ciò la · lo-ro viva . crescente preoccupazione
di anda,r e appar ecchiando sin da ora gli elementi indispensabili alla messa in valore delle
rispettive energie nazionali, sia per sanare le
ferite ape1r te dall a guerra, s,i a -ç:er imprimer e un
nuovo pode,:roGo impulso al ~a loro ascen::;ione e conomica e civile.
Prima fra tutte la Germania, la quale cc-n la
stessa previgigente visione del domani con cui
cur ò .: imultancamente la preparazione guerre $Ca e le provvidenze finanzia.rie ed economiche
che dovevano s ussidiarla - non appena scoppiate le osti lità , completò e tradoose in fatto
quelle provvidenze in una potente organizzazione industriale, disciplinata in rriod0 che dop0 aver gi.ovato aHa 1guerra po,ssa far parte del suo
futuro congegno economico in previsione delle
g randi lotte che a pace conclusa saranno combattute sul terreno degli scambi internazionali.
A parte la costituzione di formidabili sindacati per determinate industrie, destinate ad e sercitare sui mercati es•teri con la produzione al
massimo buon mercato una forza di penetrazione ben più formidabile de: l,.:> steGso dumping,
la ,s ua mobilitazione civile non Tapipresenta for se un altro ,gigantesco sfoirzo di preoarazio ne,
così per l'ora della pace come per l'ora della
gueura : rendendo di"'ponihih per la lotta imminente e decisiva gran parte delle braccia val :de immobilizzate nelle officine - e in pari tempo allenando al lavoro quanti non sono atti alle armi - preparando il ,r ifornimento in gener
della mano d'opera alle industrie tedesche oh
per dare un giudizio coscienzioso ed esat- dalla guerra usciranno, più che decimate, m
,rre anzitutto una visione chi.ara del com- gran parte deserte di Javorato.ri?
problema.
Così parimenti di fronte al disastro irr par 1

2

LE I. I. I. ==================================--===bile delle sue colonie quali che sjano per essere
le attenuazioni che il trattato di pace potrà appoTt.arvi, essa lavoira già febbTilmente con a;pposita mirabile organizzazione allo studio dei si·ngoli bisogni delle colonie libere, segnatamente
di que lle dell'America del Sud, per contenderne
vittoriosamente la conquista commerciale ai paesi concorrenti .
Di ciò dhe han fatto e vanno facendo l'lnghiltena e la Francia da un lato, il Giappone
dalil' altro per assicurarsi con concorde formidabile lavoro la conquista dei mercati fin qui prevalentemente ,sh,uttati dagl'lmperi centrali, io
non .pairlo pe•r amore di brevità, essendo cose a
tutti ormai note.

LA PREPARAZIONE
GHERIA

DELL' AUSTRIA-UN-

Ma ciò che :non a tutti è noto, sebbene più
in~eressante per noi, è quel che va compiendo,
con opera ,poderosa ed assidua,
Austria-UngheTia per prepararsi ai .futuri compiti economici, qrua.li che siano .peir essere le tremende f erite che -la .guerra potrà e doVTà infliggerle.
È incredihile il colossale aumento, diretto a
tal fine, verificato-si r·ecentf"mente nel capitale a zionario delle vecchie, fort 1, e numerose banche
commerciali deH'lmper::> A,:stro-Ungarico, nonchè di quello già .progettat.:> per un prossimo avvenne .
Qud.le sia questo avvenire è spiegato in modo chiairo e preciso in una recentissima autorevole pubblicazione, di c:ii mi permetto di riprodurre un brano.
Sembra che le caus e dell'accennato .f enomeno
sieno le seguenti :
« Anzitutto le bana:he hanno sentito il bisogno
di .porre i loro mezzi in re1.azi()ll1e alla aumentata cifra degli affari e ai crescenti bisogni di credito da .parte dell'' industria. Ma la principale
causa, seco,ndo il presid~nk dell'An.slo Oesterreichische Bank, è il desiderio delle banche di
rafforzare l éi loro posizione finanziaria, per prepc.ra·r si ai futuri compiti dell' economia della
pace.
« L grandi .banche austriache ed ungheresi
infatti preparano già fin d · ora prnge.t ti da effettuarsi a ipace co'llc1usa pensando che l'economia
nazionale, ora trasformata per gli scopi della
guerr , doivrà più ta,r di di J11Uovo essere mobilizz ta per Ja pace. PeT le g,randi banohe di Budap st uno dei futuri compiti s·a rà di favorire la
tra:Sformazione agricola dell'Ungheria, dove la
EHrricoltura deve esse;re intensificata coll'impie•go di i.ste rni tecnici moderni, aflìnchè non sieno
ris ntit le conse,,,,CT\.lenze dei vuoti causati d~lla
guerra nelle schiere degli operai agricoli. Ma,
com a•p pa,rirà meglio da un sruccessivo capitolo,
uno d g1li scopi ,principali dhe I~ banche si pro-

r

pongo:10 con i crilev:antissimi ,aumenti di capitale, è il finanziamento delle relazioni economiche
con il vicino Oriente ».
E fra le altre testimonianze regnstra più avanti
un interessante articolo del colla:boratore finanziario della N eue F rei e Pre&Se del 19 dicembre
ultimo, in cui è detto che questi arumenti di capita.ile sono fotti non gii in vista di una utilizzazione immediata (anzi si pTevede ohe il nuovo
capitale non potrà dare neppure il dividendo
t:ormale) ma nell'intento ohe le Banche sieno
sufficientemente forti per aff1 onta re i p10:blemi
econo,nici futUJr,i. L'int~osifìcazione - parole testuali - dell'attività bancaria nell'Oriente è u no degli scopi principali .
NelJe pa,gine <Slllccessive di questa preziosa
plllbhlicazione, materiata di dat.i precisi, è mes so in pieno rilievo che lo strumento principale
della penetrazione commerciale degl'Imperi
centrali nell'Oriente e nei Balcani, è costituita
dal'le Banohe, e che questa Qlrganizzazione bancaria si èricollega strettamente a.il problema del
mittel Europa, anche se i 'idea dell'unione economica delle Potenze centrali non potesse essere completamente attuata.
Attorno a questo obbiettivo fondamentale si
affoll'ano iniziative e progetti di 01gn.i genere, fra
CUl :

I O Una speoiale Borsa Balcanica da costitmrsi a Vienna ,e a Budapest con lo scopo di accentrare l'importazione di tutte le materie prime
provenienti dai Balcani e dal vicino Oriente; e
di essere in ,pari tempo il centro di acquisto per
tutte le merci e a;rticoìi. prodotti in Austria-Ungherid, e destinati all'esportazione nei Balcani
e nel vicino Oriente. La Borsa avrà figura giur,idica di una Società ipeT azioni, la ma~or parte
delle quali sarebbe tenuta dal Goveirno AustroUngarico, il iresto da privati.
2° La fondazione già avvenuta in luglio della sezione per i Balcani e l'Oriente, del museo
commerciale di Vienna. In tale occasione it ministro del commercio Spitzmiiller annunziò che
erano già pronti progetti r,elativ.i all' esipansione
austriaca nei Balcani, e affermò ,il momento attuale essere 'i,l' più adatto ,p er comincia,r e a svolgere ~enz' altro q,uci programmi.
3° Infine la fondazione recentemente avvenuta di un Sindacato finanziairio Austro-Ungarico iper l'Oriente, dhe costituisce il fatto economico politico più impo,rtante , di cui fanno parte
1
quattro fra le più poderose Banche dell'Impero
Austro-Ungarico, le quali si propongono di svolg·ere in comune la 1'oiro attività per quanto riguarda le comunicazioni, i lavori pubblici, l' agricoltura e industria ,i n Oriente, allo scopo di
sottrarre sempre ,p,i ù la T1UJTchia all'influenza economica della F irancia e dell' lnghilter.ra : sindacato che igià fin d'ora sta elaborando una se-

r

LA PREPARAZIONE
progetti intesi al ra:gigiungimento di que-

e.
overno ital,i ano è ,perfettamente edotto di
iò - anzi i l più edotto fra ,tJutti, giacohè
pubblicazione aHa •qual•e ho attinto, e che f~
11 r
di U!lla serie di pubblioazioni sulle condini conomiohe degli lmpe.ri centrali, è dovuta
ornando Supremo dell' esernito - servizio
rmazioni - il' quale non ha che un sol torto ;
110 di non aver messo fuolI'i e diff:uso questo
vole favoiro, a m.igl~aia di copie, onde serva
di timolo al paese nel compimento del• proprio
d >V re, anzichè limitarlo a sole 300 copie oer
int·emo, delle quali per caso mi è capit~ta
copia dopo due mesi da che vide la luce.

11111

J,;

' /T ALIA ì
lmperocchè nessun pr,ohlema è così importan-

ti· per l'ltailia come quello del vicino Oriente,

d v
<Ili

ogni solco che le nostr•e navi aprono in

i mari, lo aprono sulla via dove la forte

hi tta italiana dell'Evo Medio apJ"Ì solchi di
hezza e di gloria aHa Patria; ed è su quella
che ritroveremo le tracce smarrite ddla notr passata ,grandezza.
Il problema dell'Oriente prossimo è intimati\ nte collegato con quello dei po,poli balcanici,
i ,u li, una volta lihe1Tati dalla influenza soffotr.ice della civiltà musulmana , sono desti.nati
portare aU'Eurnpa il concorso delle loro giov ni ener gie, ad essere ,il tramite di scambi fe< ndi fra l'Europa e l'Oriente, e a diventarre esi te si, per l'aumento della popolazione, ohe
u irà quasi rnddoppiata daiHe II'ivendicaziom nari n li, centri importanti di esportazione e di
<' n umo.
M i come ora s'impose quindi all'Italia il dor di vegliare e di apparecchiar,s i in tempo alI , tutela e allo svo1gimento dei propri interessi
, « u· driatico e nel Mediterr aneo, a;rmonizzan1 I sua al-l'azione dei nuovi oopoili che, rotto
il v cchio equilihrio del Mediterraneo, si affacnno sulla grande via marittima della civiltà.
llorchè nel 1915 sollevai afia Camera - doverlo fatto prima privatamente e reiterata111 n
col Gov,emo - il problema del dopo•n rr. , l' onorr•e vole Salandra, pur riconoscendo
n c SiSità che noi dOivessimo preoccuparci sin
cl ' llo<ra con a:ppositi studi del nostro futuro ast ll
conomico, sogg,i ungeva ohe J.a migliore
razione economìca sarà la ViÌttoria.
certamente non vi è chi non possa con, 11tir in questa affermazione: ma come per
e tll'n r la vittoria non basta avere un buon e ilo se contemporaneamente non lo soccorli altri coefficienti morali e materiali iindibi1i alla -sua efficienza, così .non basts1 asi la vittoiria delle anni per poter conse1tr sì quella ne l campo economico.
1

ECONOMICA

NAZIONALE

La vittoria ddle armi, r,i alzando butti i nostri
valori etici e politici, spianerà il terreno propizio allo svolgimento di tutte le nostre ener,g ie;
ma la loro feconda esplicazione potrà essere
raggiunta soltanto a patto d'una cosciente preparazione di tutti gli elementi ,po~.i tivi atti a metterle immediatamente in valorre così nel campo
industriale ed agricoilo, come in q1Uell'o commerciale. E ad ovviare che la pace ci sorprenda e steniuati e impreparati così da non consentirci
una rapida ripresa e da impedirci di az:rivare
fra i primi a sfruttaire i nuovi orizzonti economici, non bastano, non possono bastare dei semplici ftudi; occorre una preparazione integiral'e ,
nella 1quale entrino anohe in azione tutti i fattori
di cui intanto il paese può dis,po~e nel campo
della produzione e del credito. Altrimenti anche la più splendida delle vittorie militairi potrebibe risolversi economicamente in un' amara
delusione, in una effiorrescenza infeconda a somigil'ianza di un •a lbero ricco di fironde e sterile
di frutti.
Ma nemmeno quegli stessi modesti studi erano stati intirapresi, almeno che io sappia, dal
Ministero Salandra, qruando lo SOI'ipI'•ese la crisi
parlamentare che doveva condurre alla costituzione del Ministero nazionale, quale espressione
tangibile della necessità e del dovere, ad un
tempo, di farr concor.rere, con opera simultanea
e concorde, tutte le forze vive del Parlamento
e del paese al iraggiungimento dei supremi fini
nazionali.

L'OPERA DEL MINISTERO NAZIONALE
E di questo suo altissimo compito anc:he nei
riflessi del prohlema economico , mostrò subito
di esser compreso ii.I nuovo Ministero, sia col
p rimo discor,so alto e v,i hrante tenuto alla Cam~ra dall'onorevo le .Boselli, sia con la suggestiva
circolare dell'onorevole De Nava ai suoi dipendenti ; comprovanti l'uno e l'altra che col nuovo Ministero il Governo italiano usciva fortuna tamente da quella concezione assenteista ohe,
ritenendo prematura durante ir periodo bellico
una fattiva preparazione economica per l' ora
della pace, ci avrebbe esposti più tardi a danni
irreparabili.
Ma, ,p urtroppo, le concepite speTanze andarono deluse, non ,già perchè daff opern singola
e compless-iva degli egregi uomini che costituiscono i,l Ministero non trapeli il sincero d esiderio di a:ssolveire quel compito; ma iperohè si tratta di iniziative frammentarie, slegate, impari al
fine che si propongono di :ra,ggiungere, là d ove
l'unità e la vastità dd proiblema reclamano invece ampiezza ed omogeneità di finee direttiv
e di mezzi finanzi.ari, rnpidità di azione e uniforrmità di indirizzo.
Se i'opera del Ministero Salandra f.u negativ ,

27

LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = =

=====

quella del Ministero nazionale si chian volonterosa ma deficiente.
Ma poichè ogni ora ha i suoi doveri speciali,
e quella che attraversiamo impone a tutti di riguadagnare rarpidamente , risoJiutamente il te_m p o perduto, senza recriminazioni e senza rimpianti 1procuriamo di _metterci tutti insieme all'opera, co I fermo proposito di raggiungere la
mèta wspirata, tesorizzando concordi la viga.ria
morale e le attitudini organizzatrici di cui il pqpolo italiano ha dato sì mirabili prove.

BISOG A PROVVEDERE IN TEMPO

= = =

==

=

= = = = = = = = = -= =

= =.::

cerca d i lavoro su terra straniera, avranno l' a marezza ineffabile di sentirsi dire dai giovani
che li ~corgeranno al momento di abbandonare
la ,patria : Co lui è uno di quelli che hanno dato
il' loro sangue all'Italia; ma esso non ha servito
che a fecondare per altri quella tena ohe li
manda per il mondo in cerca d i lavoro e di pane.
Bisogna scongiurare in ogni modo che ciò
avv·e nga.
è vi è tempo da perdeir : _che se la conflagrazione europ e a ci orpr
impreparati, es a
ci lasciò tuttavia, au "'pici uomini ed eventi, il
te:npo n c sario p r appair cchiarci a partecipar e degnament alla grand contesa. Ma se la
pace dov s
coglierci anch'
a impireparati, la
impreparazione in qu to ca o, oltrechè un errore senza p rdono, costituir bbe per l'Ita,lia un
danno irreparabile.
Un danno irreparabile : dappoichè prima ancora che virtù di popolo, sapienza di Parlamento e genialità di uomini di tato, superand-J le
formidabili difficoltà finanziarie ed economiche
ereditate dalla gru-er,r a, irÌu.scissero a tras,fondere
del sangue rutilante neHe vene del paese anemico di validi lavoratori, il posto che ci sarebbe
spettato di pieno diritto su.Ila via dei commerci
e della es:ransione mondiale, lo troveremmo già
occupato da coloro che di noi più p r evidenti avetsero saputo accendere l' i1poteca sul futurv
con opportuni e virili appre.stamenti.
Ed io non se pensare, senza un senGo indici-bile di sgomento nell'animo, alla possibilità di
sveglia,r ci un gio rno in queste condizioni : con
un fardello sulle spalle di 30 o 40 miliardi di
debiti, con i tributi poTtati alla loro massima
tensione, con nuovi, incalzanti birngni della vita civi le, a cui, se non provvederemo noi, ci
chiameranno a provvedere coloro c )Je hanno
combattuto e dato alla patiria tutto sè stessi; e
i:e:r far fronte ad una situazione siffatta avere
soltanto nei nostri campi e nelle nostre officine
i vecchi, le donne, i fanciulli, i mutilati, gli inabili al lavOJTo ed i lavorator i a.nemici. iperchè
l'Europa, più previggente di noi, onde rifarsi delIe sue esaiuste forze, ci awà svuotati di tutta la
falange dei forti ed abi1i lavoratori, ohe potrebbero fare la nost1ra ricchezza, ohe potirebbero
rendere il no,stro paese il paese più ricco del
mondo, mentre noi ci prepariamo con la nostra
imprevvigenza a r nderlo il più povero di
tutti.

Il lavoro u rgente, multiforme, non ammette
r emore.
« La guerra infatti, come dissi già nel 19 I 5,
lascerà da per tutto immense rovine da riparare, campi ed officine da riconquistare alla produzione. E poichè esiSa av.rà intanto falciato i
lavoratori più gagliardi, gli Stati oira belligerant', vincitori e vinti, assillati dal bisogno imperio~o di co lmare i viuoti, recluteranno dovunque sarà loro possibile e con i maggimi allettamenti,
la mano d' o;pera bi-Eog,nevole a ravvivare le fonti della loro ricchezza.
<< Per cui, a giuerra appena finita, da un lato
l' Europa dal!' altro le Americhe agiranno coi loro alti salari come un'immensa pompa aspii:rante ul no~tro ,proletariato agricolo ed urbano,
d eterminando l'esodo immediato ed irreparabile d 11 nostre miglioiri falangi lavoratrici nel
n1omento stesso in cui non solo ne avremo sup remo bisogno, onde colmare anche noi i vuoti
ohe la guerra avrà fatto nei campi e nelle offìc{n e d'lta1ia, ma per cercar e altresì , cogliendo a
volo l' i tante propizio, d' imp.iegaire le no-stre
b r cci a mettere in valore le nostre energie anco r lat nti e ad intensificare quelle già in azic-p r avviarci, mo,r almen te cd e::onomicamenirrobu titi, verso nuovi e ipiù alti destini.
te
h
arebbe di noi in quel g;iorno, se noll
si provv d s-se in tempo a scongiurare il perico I ?
rr remmo il rischio di trova;rci bensì
r vvol i n Il pieghe ,gloriose della nostra bandi ra p r f t ggiare una più grande Italia, ma
nz 1 forza necessaria per raccog:iere sui
campi .d ] l voro i benefici conseguiti sui campi
d1 b tt li
ndr mmo incontrn al triste fato
di v d rei
.r innanzi, deluse e co:rirucciate,
ou li
t
chi r proletarie ora prorompenti
di u lim
ntu i smo, ma che appena deposte
1 armi i trov r bb ro di fronte a questo a-troce
dil mm :
,. b andonar 1 Patria ingranditr.l e UNITÀ INSCINDIBILE DEL PROBLEMA NAr a d 1 loro
crifìcio di sangue ma imZIONALE
più di prim
nutrir} , o restar in balìa
. o, ciò non dev'essere. L'unità del problema
rl
nazionale non può, non deve es,s ere spezzata.
(< Infatti, come già dissi nel 1915, ed ora r~oelt ri nti, qu ndo i no tri soldati torneranno to, è scoccata per l'Italia non soltanto l' ora deldall lri
non gi
i sol hi d i campi ma in le: rivendicazioni nazionali, ma anche quella im1

1

1

LA PREPA R A ZIONE
•r ..,. hile della sua redenzione agr icola : l'ora
nt in cui le si offre la possibilità, che è
it' ad un tempo, di adopera.re le braccia
pi11 r uste dei S1Uoi figli ,p er mettere in valore
11 1 r , •rio suolo, raddoppiando la :p ropria rie• lu u ; per rrallentare l'esodo dei favoratori dei
i, salvando dallo S1po1p-o,l lamento le nostre
gne, sia cain l'apportare il capitale neces11 i
lla agricoltura, sia col oreare più intimi
lr , m i f,r a la terra ;patria e ie popolazioni rurali,
I I ilit,rndo al contadino l'acquisto e l'uso della
t, 1 t a ; ' •gevolando la formazione di nuovi centri
, "i li; irendendo possibile, col sistema de lle
, 11 {ì I
i e delle affittanze co•l lettive , il fraziona e la cultura intensiva , o quanto meno più
ale, dd latifondo; affrettando l' elevaziorale e civile del proletariato agricolo, col
ragig:iungere in ,patrria quel grado di benese1
1 ,d isotto del q:uale non v'è nè dignità nè
1

I1

1 •t

Id II rt'

>>.

ECONOMICA

NAZIONALE

vità italiana , a quel.Ii che veinanno loro certamente meno o di gran lunga menomati n el cen~
tro d i Emo.pa.
Al raggiungimento di questo fine mira il mio
progetto di legge d i cui cotesta rivista pubblicò
lo schema integrale.

L'ORA DECISIVA
Questo memorabile periodo bellico è stato e
seguita ad essere per noi un grande labo r ato rio
sperimentale delle no,stre e ner;gie; una pietra
di paragone del nostro org.ani1s mo burocratico,
finanziario e milita'Te ; un campo sterminato d i
osservazioni, di studi, di insegnamenti preziosi
per l'avvenire del paese - il quale ih a avuto simultaneamente la rivelazione deHe proprie forze e quella delle proprie deficienze - la coscienza collettiva dei propri errori e que lla dei
propr i doveri.
Q1t1ale rimorso per noi se non sapessimo, se
non doves·s imo trar profitto da questi salutari
insegnamenti 1peT prepa:rare in tempo a noi stessi quei pwvvedimenti ,r iparatori ed integrato;ri
della vita nazionale, la cui attuazi.one potrehbe
più tardi, a causa della nostra impreviggenza,
essere resa se non addirittura impossibile, certo monca ed inefficace!
Una grande trasformazione è in via.
Preparata attraverso mezzo secolo di cont inua elaborazione, essa è balzata fuori d'un tratto, come cTisalide , dal vecohio involucro che
la grande guerra ha improvvisamente spezzato .
Da quell'involucro su cui si scorgevano ancora le traccie ddle antiche incrostazioni regionali e misoneis,te è sorta quaisi tras.fìgiurata l' anima del Paese : un'anima che ,peT continuare
la •sua evoluzione richiede nuove fo;rme e nuove
condizioni di sviluppo e di vita.
È verso il ra,gig;i,ungimento di questo ideale che
dobbiamo tutti mirare.
L ' ora è senza dubbi.o a·ss ai difficile.
oi siamo entrati oramai nella fase culminante del .gigantesco dramma di cui siamo ad u n
tempo 1s pettatori e parte. Il ritmo accelerato del
cannone coprirà quanto prima l'eco di queste
discussioni e l'ansia feibbrile della Tetta sup:-ema soverohi.erà fatalmente le preoccupazioni economiche del domani .
Ma qui appunto sta il peri.colo ma:ggiore co ntro il' quale dobbiamo premun:irci: che l'epilogo
travolgente del dramma non ci conrsenta , indugiando ancora , di riparare in tempo, e nella misura de l po:s sibi.le, •l e conseguenze di una imprevidenza fatale.
Qualunque sia per essere la durata della gue rra, la ,neces,sità di una improTo,gabile preparazione pel domani resta per noi la stessa; essendo evidente dhe senza di essa una pace vicin
ci sorprenderebbe assolutamente impreparati,
1

to è il compito as·s egnato nel mio progetli legge al.l'/ stituto nazionale per la coloniz. u ... i ne interna.
r llelamente a quelle nel campo agricolo,
:niziative sono imperiosamente 1 eclamate
:npo della produzio.ne industriale, dove gli
ltu li Istituti di c re dito non bastano più a fron t,· gi rne i molteplici incalzainti biisogni . Donde
I' , , Iuta necessità di una grande Banca che ,
1 ol,
ndo le deficienze del credito, si sottragga
ri tempo a l fascino di alee a llettatrici, per
lv re esclusivamente un altissimo compito
11 1 i n le. E come tale dovrehibero es,s erne
a1 rni ti soltanto : in prima linea lo Stato con un
, , ntributo pr,e ponderante. e, nella misurr a delle
p11 ri forze, gli Istituti d i ,e missione, le Banche
111 p l ri e ,le Cass,e di ris,parmio, formando così
anismo
moralmente e finanziariamente
o, a,I cope:rto da og ni illecitd ingerenza
p11liH o, S'Peculatric~ . propulso•r e di tutte le satività industria li del paese.
u to patto soltanto potrà ottener~i quel
11 mento del.le fonti del credito italianamene sviluppato, intorno a cui da tempo si
ffaticando indarno uomini di ogni parte
( tl

1

t n meno incalzante, e forse più incalzante
d I I 11l i in qruest' oir a , è il ipTob lema marinaro, al
q I il, bi ogna provvedere con tutte le forze e
, 1111 lult
lo slancio di cui il paese è capace, se
111 u v ,g lia mo cor:rere rii rischio, a pace conclu" • li v der taigliati i nervi alla nostra espansion mica; se non vogliamo che il Mezzo 11111'11 , la
icilia e la Sardegna, che usciranno
, In p1 to ,f orzo immane di sacri.fìcio e _di eroilr mati di forze senza elementi immediacompensatori, siano messi nell' imposi · o,p oeriire con nuovi traffici sulle ampie
r ~ nei Illllovi o,r izzonti aperti all' atti-

2

LE I. I. I.

====== = === = == = ====== = == = = = ==== == = = = = == ==

una pace lontana, stremando maigigiormente le
forze del paese, ci renderebhe più tardi incomparahilmente più difficile la organizzazione preventiva delle energie riparatrici.
Questa preparazione è altresì migente, quali
che siano per essere i riS1Uhati della guerra vittoriosa : sia che il genio dei nostri governanti,
ai quali confidammo '1a tutela, senza control.lo,
dei supremi inteiressi della Patria nell'ora decisiva, abbia saputo dimostrarsi all'altezza di tal e fiducia neHa stipu:lazione de! trattato di alleanza, salvaguardando, con quelli della civiltà,
gl' interessi d'Italia non soltanto per quel' che ri-

guarda i suoi naturali confini. ma per tutto quanto si attiene alla sua futura espansione economica nel mondo, .per le nuove vie di lavoro e di
traffici che il grande conflitto di•s chiuderà alla.
civiltà europea; sia ohe - quod Deu.s, aV'ertat nella sistemazione, fra gli Stati vittoriosi, dei
g.randi problemi economici che la guerra matura, l'Italia non abbia a raccoglieTe - per la sua
imprevvi:genza o p er fatalità di cose - dhe frut ti impaT.i al grande contributo ,portato a l lavoro
comune e agli immani saigrifici sostenuti per ass1cll'Tare e affrettare la comune vittoria.
Edoardo Pantano
già M ini stro di A. I. e C ..

11

g. Prof. G. Belluzzo
del Politecnico di Mila.no.

L'orga.rìizza.zione sc1en~
tifica. delle industrie
meccaniche 1n Italia.
Il comm. Giovanni Silv,e stri, l'attivo e compepresidente dell'associazione fra gE indutri li meccanici italiani, iha tracciato recente111 nte un chi,a ro, forte e vasto programma di
I po gueir:ra che, se svolto, servirà a mantenere
I industrie meccaniche italiane a quel' livello
cli produzione attiva al quale, per forza di cose
ferma volontà di persone, le ha innalzate
guerra. In tale iprog.ramma si fa appello al
1 v rno perohè voglia finalmente comprendere
·h le industrie sono il puntelllo delle nazioni civili, perchè una buona volta esso cessi c.1 ~ conid a·r e gli indt:striali, i veri artefici deHa forza
d Ila Ticchezza delle nazioni, quasi come dei
11 miei interni.
mprenderà
nostro Governo la nuova fun_
,i n alla ,q;uaile sarrà dhiamato dopo la guerra,
l'incompetenza e l 'o!ppo!ltunismo politico con1in u ranno ad affidare le sorti dell'Italia lavoratri · e prnduttrice a quella :burocrnzia che ha
tt pjù male all'Italia dei peggiori cataclismi
, h ne hanno sco550 e devastato iJ suolo?
I utto },a.scia s,peira:re che le forze giov,a ni delZiione, quelle che si muovono ed operano
11 i
ni ambienti dove si lavorn per la grandezItalia, debellati i nemici esterni, sipazzeranin breve tempo dal1J' interno il microlb o di
I I l funzionarismo sempre giretto, talvolta Ìignor I t • che saifvo troppo Taire ecce.znoni, non ha
11t
fino ad oggi che due ideali: tenere il più
i il lontana ogni inizi,ativa, sa·Lvare le spaicl \ ualsiasi re~ponsa'hilità.
M , in attesa che lo Stato si trasformi, e dotr , formarsi, in attesa che dhi rappresenseguito ,il paese comprenda che con la
non si g0vernano le nazioni produttrici,
airio che ,g li ,i ndustriali tutti, e quelli
nici in &peoial modo, pensino alla orga1iu z.i n
interna dei lorn stabi:Timenti, onde
111.a li r re i prodotti, ridrurne il costo, e potere
irare, saturato il mercato interno, a quei
i steri dai quali essi fino ad oggi sono
t nuti lontani.
t nt

a

r

,
I

Chi conosce le industrie meccaniohe italiane,
sa quanta defioienza di origianizzazione tecnica
v:i isia nel1a maggior parte di esse, e sa aITTche
quanta influenza nociva taile deficienza abbia
portato al loro sviluppo; migliorando l' organizzazione, appoggiandola 5ll ha,si scientifiche, si
renderanno, pci.ù favorevoli ·l e condizioni dei mercati esteri, ed ottime quelle del mercato interno,
ohe nessun dazio potrebbe invece proteggere a
sufficienza, ove il prodotto fosse deficiente.
RicOTdiamo che terminata la 1guerria, la concorrenza interna ed estera saranno più spietate,
giacchè tutte le mi,gliaiia dii nuove macchine utensili installate, pretenderanno di l1avorare e di
produrrre.
1

La .g rande 1indUJStria meccaITTica esisteva in Italia 1più di nome c!he di fatto, g:Ìacchè sii. avevano bensì dei 1grandi stabilimenti meccanici, ma
un .grande stabilimento non fa la grande industria; l'Ita:lia ha anche dei ,griandi industriali meccanic'Ì, e la guerra lo ihia <limo.stirato, che però
non hanno potuto creare la grande industria.
perchè questa deve trov&e il terreno fecondo
per vivere e svilupparsi, un terreno il cui elemento principale è la coscienza industri,aJ'e del
paese, e questa ·i n Italia m ,a noava e manca tuttora, un terrreno -concimato dalle scuole professionali, da qudle :industriali.
Senonohè il problema industriale s.i presenta va prima della glllerra come un anello chiuso,
per :fa semplice rai~one che il fatt01re economico
domina semp11e l'industria: la grande industria
esige dei :grandi mercati, ma per co:nquistaire i
grnndi mercati è necessaria la .gr,a nde industria,
queHa che iproduce ibene ed a ·buon mercato. La
guerra deve avere insegnato arn'Jtalia il modo
di ,spezzare l'anello che la servitù al teutone ingordo sembre ribadiva. Quellb che gli ,i ndusbria·l i mecoanici hanno fatto per la guerra, è certamente meraviglioso; ma viene voglia di domandarsi se essii non aw-ehbero fatto molto di più e
più presto se hen altra fosse stata la base della

31

LE I. I. I. = = = = = - = = = - = = =

=

====== ====================

loro 01rganizzazione, se al natur,ale ingegno. alla
prontezza di percezione, all'attitudine di risoL
ver e con mezzi semplici i prohlemi più complessi avesse;ro dato un robusto aippo,ggio, una ·organizzazione razionale, scientifica, già matura
peir esiper1enza.
lo pen:::o che ,se le no,stre industrie meccaniche
potr,anno essere organizzate su ba,s,i scientifiohe,
esse potranno as-pirare nel mondo ad un primato
che invano le altre nazioni potranno contenderrci, ,giacchiè se r' o-r.ganizzazione si impara, l'ingegno lo dispensa solaimente madre natura, e di
e~so l'Italia ha sempre fatto e può fare una espoirtazio.ne larga e continua.
Mancando la org:anizza:ziione, la grande bottega è stata purtroppo il te laio sul quale si sono tessute molte industrie mecc-aniche nostre ,
che si sono ingrandite lentamente e succesGivamente, passando attr,averso iperiodi di profonda
cri,s i, seguiti da periodi di relativo benessere,
troppo brevi però gli uni e gli altri, per permettere di tra,r ne un ammaestramento, per persuadere ,gli indusbialii che una industria non può
prc,gred·ire se la scienza deve fare l1a mendicante
sulla porta dello stabilimento.
Vivono in Italia mo1lte piccole industrie meccaniche che non potranno mai avere una organizzazione razionale, scientifica, industrie che
per neces,s ità di cose devono sparire per il bene
del ,paes.e, ,per la vita r,i gogliosa delle industrie
ma,ggioiri, giacchè le piccoi-e industrie eseroite
col s,i :sterna ca.s,alingo e con la poesi,a dell' energia elettrica distribuita a dosi omeopatiche a domici1io, sono i microbi delle industrie ma,ggioiri
per l'esercizio e sono nello stesso tempo la gelatina neHa qiuale sii coltivano co I più vuoto empmsmo mediocri operai ohe finiscono poi col
formare le maestranze deficienti delle industrie
magg10n.
Si è lamentata e si lamenta oggi da molte parti la deficienza di educazione · morale e tecnica
delle maestranze italiane, dei capi operai meccanici, la insufficienza, in fatto di l'a vorazioni
meccaniche, dei nost,r i ingegneTi, e non s,i pens,a che tale deficienz•a è dovuta nella ma,gigior
parte dei cas-:i ai disinteroosamento di coloiro
s tes~i che la lamentano e ne subisco,n o le conseguenze, agtli industriali cioè che non hanno sapruto o creduto necessail'io creare nè i caipi nè le
maestranze tper le loro industrie, dimenticando
che questo è essenzialmente uno dei loro compiti. Essi devono inf,atti cireare o concorrere a
creare la scuola, mentre essi sono stati sempre
lontani da quelle commis•s,i oni c'he i~ ministern
competente ha quasi annualmente nominato per
ri~oillvere i problemi della educazione profestSionale e deille scuole industriali.
La giuer,ra semplificherà il prnhlema de,i cani
e delle maestr,anze, perchè avrà concorso indi-

32

rettamente ad elevarne il livello; se s:i sono avuti
dei diplomati che, per ragioni srulile quali è carità di patria non insistere, si sono messi a faTe
i tornitori, sarà facile in seguito trovail'e operai
educati ed onesti e colti fra i 'l'icenziati delle
scuole tecniche, dei capi attivi, capaci, fra i licenziati delle scuole industriali rimodernate, nelle quali si insegni molto meno il calcolo differenzi.aie e molto d i più la ,l'a vorazione meccanica, la organizzazione tecnica delle officine, dei
vairì reparti.

II Taylor, il pioniere della organizzazione
s cientifica del Lavoro, ha indicato lie vie che possono condurre a ridurre il coisto di produzione,
puTe permettendo a chi Iavora ed a chi pre3ta
ìl capitale, degli ottimi guadagni.
on tutti gli
industriali conoscono il nome del Taylor, altrimenti non si comprenderehbe, per citaire un caso conoreto, perchè le amministrazioni dello
Stato possono ottenere delle locomotive complete per lire I. 70 al chilo, mentre una toTpediniera od un caccia<toir.pediniere, od una nave
da guerra, che ipure conben:g,osno le stes,se propo,r nioni di material e e di lavorrazrro.ni, devono
essere .paigate cinque Lire al dhilo. Ma la ragione
è molto isemplice : viisitate una officina italiana
che fabbrica locomotive e vi vedrete applicati
i mezzi di ·favorazione più modemi, più rapid.j;
visitate un cantiere e vi troverete che i pesi di
pa;recchie tonnellate vengono issati ·a bo.rdo a
furia di cunei e di puntelli, impiegando una settimana di tempo dove una ordinaria girue impiegherebbe dieci minuti.
Ora il Taylor ha eseguito i suoi studi, le sue
esperienze in America, dove ~l' concetto della
lavorazione in ,s,erie predomina, dove le idee che
egli ha ,propUJg.nato posi.sono trovall'e una applicazione vasta; ma l' Amer1ic.a non è l'Italia. Da
noi i concetti di lavorazione in ,s erie si sono introdotti in alcuni casci. (la Fiat insegni); ma la
grande magigioranza dei nostri indust,r iali meccanici lavO'rava prima della ,grueirra per accontentare le richieste mdtepilici, nella forma, dei
pochi clienti di casa. E poichè dopo la guerra
si avrà indubbiamente un periodo tTa'ns itorio nel
quale si ripeterà questa condizione di c ose, così
è opportuno vedere quali dei concetti del T aylor noi possiamo accettare, quali altri introdur.r e,
per portare gradatamente, senza sco-sse, la no$tra indtus.tria meccanica, che ora produce in
serie proiettili e cannoni e bombarde e mitragliatrici e fucili, e motoiri d' aviaziOITle e automobili, a produrr~ a buon mercato e bene i motori,
le macchine, gili arpparecchù, le navi. E non potendo nei riistretti conifìni di una comunicazione
analizzare tutte le complesse operazi.:mi e lavorazioni di una officina meccanica, mi limiterò a
considerare , a grandi tratti, quelle principali, in1

LE INDUSTRIE MECCANICHE IN ITALIA
li, 1 do dove la scienza può esercitaTe la sua ne ispeciali, e quindi il loro rinnovo completo,
quando il pTogiresso s:u,ggerisce variianti di forma
I 1111zione benefica.
o intanto ,premettere <una questione di
ima che ha una impo,rtanza capitale nella
delle medie e grandi industrie meccaniche
ne : qualunque isia il genere di lavoro ohe
comp,i ono, il tipo d i macchine o di motori
otti, non si può avere una vera industria
nica se uno st~dio tecnico foi-rnato da per1111
sperte non ne regola l•' andamento, stu1li ndo, e isopratutto disegnando quello che si
, I,
produrre. Il nostro paese è ancora troppo
11 il uta-rio per i disegni dall'estero, e questa di1u nd nza oltre che una spesa rappresenta un
ri olo; l'estero avrà inf,atti la tendenza a te11 r
l'ottimo per sè e largiTe, dietro lauto com11 o, il buono a·gli altri. Le nostre officine mec1
11i he devono creare l'ottimo in casa per esempTe alla testa del pro,gres.::io, per non
r TiÌmorchiate. È necessario insomma creare
11 I t lia degli abili costrutt01ri meccanici, inco11in i ndo ooJ mettere al1a testa dei relativi in~n menti in tutte le scuole delle persone che
1 iano insegnare la costruzione per espe.r ien"' , f tta e non si limitino a commentare delle
lo,mulette praticamente molto discutibili. È più
11 il all' iniseignamento un costruttoll'e vissuto fra
I m <.:chine , anche se non ha presentato a qu:il' I,
ccademia inutil e o stantia delle memorie,
, lu non l'autore di un g,rosso trattato sulla for 111
iù conveniente da dare alla capocohia d e i
1 liic di, che a:bb~a letto dei libri, visto dei dise11i,
a ohe non abbia mai progettato e fatto
1, trui e e funzionare un sopporto.
I ,r messo .questo, devo ripetere che la vera or, 11iz.z zione scientifica delle nostre officine
"" ' niche non si può ottener,e che con una
lor Il• pecializzazione, in modo che il lavoro in
, 1 i, f rmi la baise. È inutil,e qui enunciare i vandella lavo:razione in serie che tutti cono; ma è certamente interessante fare osserh tutte le costruzioni meccaniohe si po~1111 > ridune ,a lavorazioni di serie, compresi i
1111,lori le macchine, quailor a si educhino i tecrvirsi di determinati tipi, fissi, fondae non si lasci sbr~gliare la lorn fantasigenze di forma, di potenza, di velo, 11
I hi ma ottimi tipi, pochi modelli, pochi
, lil>1 i (I ~arra ha insegnato l'uso dei calibri a
111, i lutt le officine meccaniche italiane), polil ,ttr zzi, macchine utensili speciali, servono
1 id li r r
il valore assoluto delle spese generali,
aumentano il valo-re reilativo risnetto
d' opern, della quale la spesa te~de a
minimo, pure permettendo alle maettimi 1guada,gni. La lavorazione in serie
nche il rapido ammortamento dei digli attrezzi, degli utensili, delle macohi-

o di sostanza. Se si pensa che o,gigi le nostre officine meccaniche, anche senza l'aiuto di un
macchinario speciale, possono ottenere una granata di acciaio da 75 completa spendendo per
mano d'opera L. I .25, mentre all'inizio della
guerra si spendeva a il:meno tre volte tanto, si
compTende quale enorme beneficio possa portare la lavorazione in serie aipplicata a tutte le lavorazioni meccaniche, dalle locomotive ai vagoni, dalle pompe aJlle turbine, dalle caldaie ai
motoll'i a vapore, dai motori d'automobile ai motori Diesel di ,grande p-0tenza.
E ,premesse ,queste consider.azioni d ri carattere generale, viene voiglia di domandarsi se i sistemi di sca,r ico, di immagazzinamento delle
materie prime indispensabili alle industrie meccaniohe, oggi applicati nei nostri stabilimenti ..
siano proprio i ,più razionali, i più economici
on sembra: scar,icare il carbone in terra al1' a<p rto, 1perchè .Ja pioiggia, il vento, il sole, rie
riducano f €nerrgia termica potenziale, scaricare dai cani ferroviarii ton:iellate di ghisa, di ferM
ro, di acciaio pe.r po.i rica ricarle su ,altri cani, fare eseguire qruesto lavoro di Sisifo a braccia di
uomo vecchio, di valoTe fisico limitato, è UIIl
er1T0ire che si perpetua in tro:ppe delle officine
meccaniche italiane, dove
furto facilita l' opera deleteria del tempo. Quanti ohilog,r.ammetri
spesi inutilmente, quante calorie disperse!
Dai depositi del materiale entriamo nell'officina; incominciamo dal il'ipall'to della fonderia.
[ criteri, i metodi di ,r ifusione della ghisa ci
sono venuti e dalll'e nostre tradizioni e dall' Inghilterra, che ci ha dato spec ia·llmente i tipi di
forno, le regole per la irelativa coindot:t,a . Ma in
lnghilte,r,r a la questione dell'economia di combustibi le ha sempre avuto una importanza molto
piccola; l'abbondanza è sempre madre dello
sciupio, e l'Inghilterra, nel secolo scoTso e n~l
primo decennio del ,secolo nostro, di ca1rbone ne
ha sciurpato non poco. La scienza può trovare
del lavoro serio da compiere nelle nostre fondelfie; se appena si viO'rrà conosceire che cosa
si 1getta nel aubilot, che cosa se ne ricava, abbandonando l' empfr'Ìsmo class'Ìco dei nostri fonditori di ghisa, si otterrà un vantaggio grandissimo. Analisi, analisi chimiche occorrono nelle
nostre fonderie, se si vogliono ottenere delle ghi .
se a composizione costante; ed invece, quante
delle nostre fonderie hanno un laboratorio chimico ed un ohimico provetto? È d'attualità un
esempio che doVirebbe convincere i nostri industriali della neces-sità dei lahmatoT1i chimici nelle fondeTie di ,ghirn; la produzione della g hi a
acciaiosa, di questo metallo ibrido che è acciaio
ma non è acciaio, che è ghisa ma non è ghisa ,
ma dei due guerreschi metaHi ha le buone q~ 1

rr

3

LE I. I. I. = =

===

=

= = == ==== = ==== ===

lità, onde la ,sua appaioazione si potrà e dorwà
in seguito estendere alla produzione dei motori
e delle macchine, è stata un mezzo disastro per
la maggior parte delle fonderi e di ghisa, ed è
inv,eoe ottimamente riuscita nelle acciaierie.
Questo non perchè il figlio avesise special-i simpatie per il padre actiaio, ma ,perchè nelle fonderie di ghisa si è sciupato del coke metallurgico e della g hisa perr ottenere a lume di naso , a
fiuto, quello che le acciaierie hanno ottenuto
con le analisi metodiche, con le ricerohe scientifiche, perchè l'analisi è scienza.
La necessità di dare una base scientifica alle
fonde.rie con il e analisi, porrà in oondizioni di
inferiorità le piccole fonderie, ma sairà tanto di
guadagnato per il e ,g randi.
Ci si può anche domandare se la scienza non
possa proprio nulla insegnare neHa costruzione
dei forni attuali ohe lasciano usciire le fiamme
dal rispettivo camino, ed hanno quindi dei pessimi rendimenti; nelle stufe dove si essiccano le
staff e e le ,a nime, •e dhe spesso fanno a pugni
coi principi :più elementruri della tecnologia de:l
calore; ci si ,può dbmandare se la scienza non
abbia eventualmente qrualche nuovo processo
da suggerire, per il qua le i .getti di .ghisa si possano ottenere plasmando, come fanno gli sculteiri con lia creta, qualche m iscela di ferro in
polvere, ca;rbone che essiccato e sottoposto a
delle intense correnti elettriche possa abolire lo
impiego del cubilot, del coke e rivoluzionare
quindi i metodi di fusione attuali dove la terr~, il
lumicino ad oliio fumoso e puzzol'.ente formano
la materia e ,gli istmmenti principail'i della odie,rna formatura.
Gi sii può domandare ancoira se ,r estrazione
dei getti fusi dalla tenra , la loro sbavatura affidata ad uomini tardi dii età e di -intelligenza, non
possa trovare qualche soluzione ipiù economica,
più rapida, assieme ai mezzi di trasporto in
mohe fonderie così .primitivi.
Ma non è iP caso di brattenel'Sli broippo in fonderia : vi s,i respira troippa polvere, troppo odore di vecchiaia; entriamo nella fucina.
Diire che le fucine italiane dove si plasma il
ferro, l'acciaio, sono inazionali, è dire poco;
basta osservare come sono disposte. Forni di
riscaldo impiantati qiua e là senza alcun criterio, fucine dove si distilla i} ca::rbone spruzzato
di •acqua per ,r enderlo mi:gliOll"e, caldaiie antiquate , a ba,sis,a pressione, che forniscono del vapore
saturo col 50 % di umidità a dei magli di tipo
ing1'ese dair cilindro nudo, ohe mangiano 100,
150 Kg. di v,aipore ,perr cavaHo utile sviluppato;
fumo, ipolvere di ca,rbone, vapore che soffia daii
giunti di tutte le tubazioni nude, ecoo la 11."ealtà
dell'oggi. ln ques·t i due anni di gruier:ria, le fucine
italiane ihanno distrutto, no,n utilizzato il carbone , malgrado ,es,s,o costi quasi come iil pane,
1

34

=

===

=

==

-

= == = =

- = -

==

tanto e ss e sono i-rrazionali , empiriche, p rimitive. Più che la scienza, ma ad ogni modo prima
di essa, nelle nostre fucine deve entrare il buon
senso, dopo di e sso 'Potrà aririvare la scienza a
dimostr,are che i for ni a t buali d ii iriscaldo sono
dei m a ngia combustib ile, che i magli usati sono
dei divor atori di viapore e quindi di carbone,
che dal momento che in Inghilterra si usa oggi
far funzionare i m agli ad a·r ia compressa ottenuta in compr,e ssorii azion ati da motori eletta.-ici,
a maggior iI' agione q u esta convenienza deve e sistere per il nosbro p a ese, dorve ~1 ca,r bone avrà
per qualche tempo d ei ,p !I'e.ZZÌ ellevati. Ghi vorrà
imp ianta:re con oriteri moderni una fucina nella
q:u.a:fe iSÌ provveda a n ohe a lla utilizzazione delle
caloirie a ccumulate ne i p ezz i fucinati lasciati raffa eddare all'aria p er aumentare i' entropia dell'univers o , potrà battere facilm e nte la conoo rrenza di tutte le fu c ine che !hanno tJrent' anni e
più di v ita , e n e lle quali il soffio deHa modern ità è pas&ato sofo sui tetti a s pazzarvi tutti i
getti di v apoire s caricati ne.Il' aria libera. anziahè
in un motore a vapore 1a bassa ,p ressione, tutto
,}''ossido di carbOillio, tutta la .polv,eire di carbone
mandati nell'aria.
Dalle fucine ipa1S1siamo nei reparti dorve il metallo si lavora sulle macchine utensi li.
ella
maggÌoT pairte delle nostre officine qui c'è tutto
da rifare ; dal diagramma più sempl'i ce e più r.a'Pido e più economico di larvorazione che neS1S:uno -studia, aHa forma degli utensil~. ane veloci.fà
di tagl,io che nessuno controlla, e' è un campo
smisurato da ,a rare per raccoglieire a lar,ghe mani una serie di v-a ntaggi che o;ra solo si intravvedono per effetto di ,q uellla tale tradizione, per
effetto della deficienza dei carpi, dell'a ins,ufficienza di ingegneri ohe ,i n mo.liti casi non hanno
rr.ai sentito nominare il T ayl01T , e fu-esano quello
che si dovrehbe ,piallare , piallano quello oh.e
si .potrebbe fresare, toirniscono queillo dhe si può
st-accare alla fiamma ossi-acetilenica, e chi pi_ù
ne ha p~Ù ne metta.
Sapete come è o-r,gian~zzata la grande industria
tedesca in fatto di lavorazioni meccaniche? Nelle 1grandfose offici ne tedesche vi è sempre un
ingegnere che ha racco ]to tutti gli elementi di
costo <Per tutte le lavorazioni fatte secondo le
migliori iregole, p er i divers,i tipi di macchina,
µer i più svariati tipi di or,gano meccanico, il
quaile conitrollia continuamente ir metodo di lavorazione deUe diverse macchine utensili, verifica s,e le velo C'ità impie gate, ,]a forma dell'utensile sono le miglioiri. Quando s,i pensa ohe in
molte delle nostre officine meccainiahe ancora
oggi è poss,ihile vedere un gruppo di t01Tni identici, che compiono la stessa o.per,éllZÌone ad un
identico prniettiifo , andare a velocità diverse, si
intuiisce qiual1e viasto orizzonte sia ancoira dhiuso
ai nos bri capi, ai nostri ingegner i di officina. Si
1

1

1

LE INDUSTRIE MECCANICHE IN ITALIA
p, l to molto spesso del « dumpinigi » tedesco, nute a dovere, per finire alla utilizzazione dei

n n vorrei -c he in fatto di •l avorazioni meccaso si riduoesse in ultima analisi al costo
, 11 lott
al minimo di tn..Ltte le lavoll"azioni, allia \li din:· 2ione al massimo ,rendimento di tutte le
111 ,
hine utensi.l:i peTchè esse hanno un pro~
1 mma, peirchè l'operaio che le soTveg,lia stu1 I 1 , tutti i mezzi per ottenere da esse il massimo
I, ro. Tutto questo mentre da noi si fissano i
11 ttimi a lavo:ro ultimato come una certa pell"1, 11tu le della paigia, onde l'o.pernio non ha alt 11 > timolo ohe quello S!llggerito dalila propria
11
i nza, osisia ben poco, con i tempi che corotto questo punto di vi,s ta la .guerra ha
nato m o lte cose; al'tre potrà e dovrà ins·e ·1 hiso,gno di vivere, di non moirire s~ffolla conco rrenza.
toccato -alcuni ,p unti fondamentali del proI ile m dhe ;rigruarda le nostre indust,rie meccanilic • ma su m olti ailtri sii potrebbe ,r iohiamare la
tt nzione dei tecnici, incominciando dalle tra111i. ioni n on sempre moderne, non sempre te111

11ic

li

cascami, al traspoirto dei ipezzi da lavoirare, dei
truciolii di IavOTazione.
Su tutti io richiamo l'attenzione degli industriali che vogliono far vivere le ~oro industrie,
se vo,gl~amo che la industria meccanica o.taliana
viva dii vita prnpri,a e nOIIl aivveinig1a che l'Italia
uscita dal giogo tedesco debba trovaTsi indiUstrialmente sotto quello inglese od americ,a,no.
Agli industriali meccanici italiani l' organizza:re
su hasi tecniche, scient~fìche, le loro industrie,
cm are l'educazione ancihe civil'e delle loro maestiranze, dei lo:ro capi, ad essi introdurr;re rispettata e venerata la scienza nei loro stabilimenti,
nei reparti dove ireg;na l' emp,Ìll"ismo.
Dove oggi il dio Mar te im pera, potrà e doVTà
domani re,g naTe e peir sempre la scienza che esso ha invocato ,già ipe,r disbruggeire, dhe invooherà in un giorno che augruriamo pll"ossimo per riedificare le cose e ,g li uomini e cirieaTe con esisi la
nuova civiltà, la feconda pace.
Ing. Prof. G. Belluzzo
del Politecnico di Milano .

Ing. Bernardino Lom
Direttore del R. lst1tuto Geologico.

La

nostra r icchez~
za mineraria di do~
manl Y a lluminio



In una. bella. e nobile rivista. intrisa. nella. più pura.
ita.lia.nità da.l suo d irettore On . Prof. Ma.rio Cermena.ti - La Miniera. italiana. - leggiamo l' interessantissimo scritto che segue e che coincide
piena.mente con i sen1imenti e le idee propugna.te da.lle I. I. I.

Compr,essa da se1Coli di ,d ominazione straniera scrive l'Ulpiani quando l'Italia ri,s orse
a nazione trovò che le fonti della ricchezza erano .in mano alle nazioni rjcche d·i ferro e di carbone; del ferro, che è il corpo, la mateiria deJla
macchina, d,el carbone, ,che ne è l'anima, l'en,e rgia. Pov era di carbon,e e di ferro, l'Italia non poteva ,sperare in un grande avveniTe industriale;
ma la Natura prorvvida ha fatto ricche di monti
e di acque montane le Tegioni povere di carbone
e di ferro. Allora, forse per quegli oscuri e miste:riosi presentim enti, ,p er queHe orientazioni inconscie che d eterrm~nano la evoluzione delle specie, .il genio risorto di nostra stirpe studiò nei laboratori le leggi dell'elettricità. Volta trovò 1'a
pila, Galvani l'e-Iettricità animale, Pacinotti il suo
anello, e n ellla mente di F erraris dal suo caanpo
magnetico rotante balzò il motor e trifase. In breve, no.i che nel movi.11 nento prodotto dalla 1:ra,s iformazione dell'energia termica .in me ccainica eravamo rimasti assenti, iimparammo e inse,gna!l'Tlmo
a trasformare l'energia idraulica in ,energia elettr.ica, ossia nella più nobile e man eggiabile delle
e nelig'Ìe, invisibile e silenziosa, frazionabile all'infinito, trasportabile doivunque e dovunque ritrasformabile a volontà in energia m eccanica,
chimica, termica, luminosa.
L'Italia è la nazio,ne proporzionalmente più ricca di acque montane e questa sua fonte di energia è eterna. Le minier e di carbon fossile po1

36

tra,:u10 esaurirsi, o almen diventare di sempre
più difficil e estrazione, ma eterna è la forza del
sole ohe fa evaporare l' mpio mare che baigna le
nostr.e coste, eterna la forza dei venti che s,p ing'e le nuvole contro l e balze dei nostri monti, e
sempre, per le ggi -fisi h e ineluttabili, la nuvol a
calda sull'ostacolo freddo i risolverà i,n acqua e
questa precipit erà a valle e potrà cedere alle turbine la sua energia di po izione. L'Italia ha inoltre nelle su e bauxiti, nelle ue allumiti, n ei materiali eruttati da.gli antichi suoi vulcani laziaili e
campani fonti inesauri.bili di allu minio, di quesfo
metallo leggero, re1sistente , inossiidabile, che sempre più va .sostitue ndo il ferro nelle navi, negli
aut01IT1ohili, ,nelle bici· Le tte, negli utensili, ch e
ha .reso possibile la navi azione aeirea e che sostituirà il rame negli impianti elettrici.
Cosicchè, poichè la produzione dell'alluminio
- a differenza di quella d,e l ferro e del rame è .indipendente dal carbone e solo connessa con
l' elettricità a buon mercato e poichè l'Italia è
appunto ricca di elettricità e di alluminio, no.i po·s siamo s,p erare che il binomio « eJettri·c ità-allumii:1tÌo )) possa diventar e la nostra ricchezza, com e
il ferro e il carbone sono stati la ricchezza dell'Inghilt erra, della Francia e della Germania. « Il
giorno scriveva l'on. Nitti nel 1902 - in cui
c e d e ndo l'elettricità nelle notti, anche gratuitament e , alle fabbriche di aUu~inio, l'alluminio si
potesse vendere a una lira il chilogra.tTlJllla, l'It a-

== = = =

LA

OSTRA RICCHEZZA Ml ERARIA DI DOMANI: « L'ALLUMINIO »

, r

be realizzato un più grairude progresso te occiden,tale dell'App e nnino presso il Gran Sasn elle viscere della terra aves•se trovato mi- so d'Italia. Dove a trattarsi quindi e'Videntemenli ferro di in e sauribil e grandezza ».
t e di un errore nella trascrizione della località
sul campione.
Fu iinf at i, come abbiamo veduto, nelle montagne abruzzesi che il Cassetti (La baux1te ,'n I taI in
Cass etti, del R. Ufficio geoloJ,'a, Rass. min. XIV, 1901) scoperrse il mineral e
11, n 1 corso de,l suo lavoro di rile,vamento nelferruginoso oolitico, riconosciuto dal Mattirrolo
monta ne aibruzz.esi, raccoglieva de.i ca,mpioni
(Baux1·t; 1·tal1ane, ibid.) come bauxite, e coin ci.ì
11n min,erale ferruginoso, a struttura oolitica, può ritenersi acqu.is.ito che i primi campioni di
1 eva trovato racchiuso nei calcari
cretabauxite italiaina, di ,cui fa menzione iù. Sainte-Claii li quella regione e provenienti ~n parte da re D eville, furon raccolti daJ Meissonnier nel1 H ' tm nti scavati sotto il gove;rno borbonico per
l'occasione di 'Ulla gita in Italia nel 1857.
I 1 , rre il ferro.
Dopo il riconoscimento da parte del Mattirolo
Pii', ardi, nel 1901, l'ing. Matti.rolo, dello stesd ella vera natura del minerale ferruginoso dei
11
lJ( io, intrapr e se l'esame chimico di questi monti abruzzesi, il Cassetti, prosegue1ndo il suo
1111 pi ni e -li riconobbe costituiti in prevaÙ.enza
laivoro di rilevamento nell'Ap,pennino centrale, ed
ll'i lwss,ido di alluminio chiamato bauxite, m iil Crema, studiando i monti dell'Aquilano, mise"
11.I
utilizzato p er la e strazione deJl'alluminio,
ro in evidenza un num ero notevole di punti d'af1 I , f hbricazione di composti alù.uminosi e pe r
fior a,mento della bauxite di cui i principaJi pospr p razione dei mat eriali refrattari.
s ono oggi sosì raggrup,parsi:
LI auxite ,i n Italia era stata invero segnalata
a) Giacime,nti deJ Mat e,se (Dragoni e Cusa111 11 I 1 1861 da par ecc hi autori, mineralogisti e
no di Mutr.i);
ulo i, i quali però si limitavano a citarne la eb) Giacimenti dei Monti Marsicani (Lecc e
1 I nz
in Calabria e probabilmente fu da una
n e i Marsi, Pescosolido presso Sora ed altri) ;
l prima fonte che la notizia s,i propagò, ric) Giacimenti del gruppo d el monte V,eil-ino
111 lott
poi da viari auto ri. Il Salmoira,ghi (n ei
, ,. d l R. Ist. Lom. Se. e Lett. del 1900) dimo- (altipiano di Rocca di Mezzo, monte Morron e,
t 111 ·he la prima notizia fu data da H. Sainte- monte di Ocre).
Sia per la costituzione geologica, come diremo,
1,j., Deville (Ann. d e ch,'m. et ,f,hys. 3, LXII,
I H I , il quale dice che il M eissonnier, inge,g'ne- sia pei l'isultati negativi della diretta osservaziod Il Miniere in Marsiglia , insieme con aJtri ne, sembra doversi esclu dere che questo min e rale d'alluminio possa rinve.ni.rsi nell'Appennino
11 pi ni d e lla region e di Baux, gli pres entò p er
1n di i un campione di bauxite pro,veni e nte dal- più a nord d'Aquila, n e lle Alpi centrali ed occil 1 , Il ria, ove l'aveva scoperta « .in mass e con- d e ntali, n elle -isole e in Calabria, m entre potrebli e parag'onabile, p er la sua abbondanza, be b en trovarsi n eUe Puglie, n e lla Dalmazia, nele più comuni )) ,
la penisola istriana e n e l Carso, n el Friuli e n e l
i • R. de l'Acad. de Sc,'enc es di Parigi XLVI, B e ll unese.
H, p. 1090, risulta infatti che l'anno precedenL e bauxiti italiain.e poco diff en-iscono fra lo ro
:1 M i sonnier fu in C alabria , ove studiò i.l pei caratteri :fisici e per la composizione chim.ica. ,
n 1111 ·n
di li gni te di Conidoni pres,so Briati- Sono min erali d'aspetto litoide, di color rosso111 11• 1 n cll br eve r e l azione ch e ivi trovasi 1n- bruno, costituiti da una massa fondamentaÙ.e, pi\i
i fa cenno alcuno della bauxite.
chiara, for,mata da minutissime ooliti, nella qua1 r l dato e compianto ing. Salmoiraghi non l e sono disseminate dell e ooliti più grosse, genelcre alla ,pr,e senza della bauxite in Cala- ralmente a contorno irregolare e di colore rossoJl r ·h '
onosceva di persona la geologia di scuro inteniso. Il loro p e so specifico osctlla fra
11 1 r i ne e perchè ,nessuno dei geologi d e l 3,22 e 3,45 e dalle prime analisi chimi,c he, esee lle Mini ere che la rilevarono ne a- guite dagli ingeg•neri Mattirolo ed Aichino del
menzion e . Interpellato allora di.ret- nostro Ufficio geologico su tre campioni di bauil M eissonnier, questi rispose al Salmoi- xite di Pescosoli.do, risultò per e,s si un tenore in
·lud ndo in modo assoluto di aver rtro- allumina variabile da 55,89 a 58,40 per 100, con
1
ite in Calabi,ia e ritenendo piutto- rispettivamente 25,69 e 24,83 di ossidi di ferro e
incontrata nell'Abruzzo, sul ver.san- 5,76 e 3,79 di ainidride silicica e titanica.

37

LE I. I. I.

***
Quanto alle condizi,o ni .strat,i grafiche e geologiche dei nostri giaciimenti bauxitici non ho che
da 'r iferirmi a qua,n to 1esposi in una nota inseiriita
nella Rq.ssegna Mineraria, XVIII, 11, 1903, su
quello di P escosolido presso Sora, che per la sua
situazione to,p ografica ·e pei laV10ri d'esplorazione
che v.i ei iniziarono fin d'allora, meglio si prestava all'osservazione.
E.ss·o forma un banco regolarnnente compreso
fra strati di calcare bianco cretaceo e, come questi, inalinato di 50 gradi verso SO. L'affioramento del banco si os,s erva su due lati del lllonte, iin
UJD.O dei quali esso è tagliato ,s econdo la direzione e nell'altro quas,i normalmente a questa, mettendo .in e,v idenza il suo s1pessore che varia da 5
a 8 m. Il ban.co è in pe.rfetta concordanza con
gli ,sbiati dei calcari ,sovrappo.s ti e fa ad essi passaggio peir mezzo di un sottiJissimo I.etto argi.1loso-ocraceo e di pochi ,s traterelli ,c alcarei coloratii .in giallo, gri,gio e violetto ,p e,r lo spessore di
cir,ca 50 centimetri. Su ,que·s ti raposa il calcare
biainco criptocristallino cretace,o non molto dissi.mille da quello inferiore del letto. Al letto la
bauxite riposa sopira una supedicie irregola,re e
frastagliata del calcaJre, pure cretaceo, e penetra
nelle cavità di questo ravvolgendone frammenti
di varia forma, più o meno a•r rotonda,t i e di variaibilis,sime dimensioni. Mancano qui gli strati
di paissaggio ed iJ contatto col maternale bauxitico è sempre nett.issimo.
Il calcare superiore racchiude qua e là delle
ippuriti e l'inferiore è pieno di re·q uienie aJ. punto da fo11mare una vera lumacheUa. Può dirsi
pertanto ohe ii.I banco bauxitico trovasi coonpre,so fra il terreno turoniano al tetto e il cenomaniano al letto. Secondo le osservazioni del! Cassetti, la barux.ite occupa lo stesso livello della seri1e geologica .in tutti gli altri punti ove essa comparisce ed anche l'ing. Crema confeirmò d~ ir ente questo fatto per atlcun.i: giacimenti da lui egnalati nel gruppo del monte Velino.
Da queste e ,d a altre osservazioni fui tratto fino dal 1903 a concludere che questo minerale si
formò contemporaneamente alle rocce del tetto,
mentre qurunfo ai rapporti ooi cal:cari del letto
essi son taili da peir:mettere la supposizione. della
es~stenza ,d i una interruzione del deposito calcareo durante ia quale potrebbe avere avuto luogo
una eirosione del calcare inferiore.
Il giacimento di bauxite di Pescosolido e tutti
gli altri ,c onsimili dell'Appennino centraile sono
dunque da ir~guardarsi come deposi,t i epigei, con•

38

temporanei alle rocce incassanti e non come prodotti ,di intrusione, nelle rocce steisise. I fenomeni
spe.cia.1Li che si ve,r ihcano nei calcari del letto pos.sono ,s ignificare o che il materiale f erroallum..inif ero si depositò ,s opra un fondo reso ineguale e
scabro dall'azione delle onde o che su quel fondo
calcareo si espansero soluzioni acide ferroalluminose le quali, erode.-ndo il cailcare, operarono con
esso uno ,s ca:mhio ,di basi e la conseguente preci.pitazione dell'allumina e ,d ell'ossido di f,erro, o
fina1mente che per UJtl lungo laisso .di tempo i calcari deJ letto rimasero esposti agli agenti atmosfierici i quali, scioglie,ndo iJ calcare, las cirurono
in posto il re1siduo insolubile costituito in massima paxte da idrossidi d'alluminio e di ferro. Tale
è la .c ompos~zione delle terre rosse formate,s i sui
calcari e sulle dolomie d'or,i gine origanica, ed in
questo senso le bauxiti a1tro non sarebbero che
antiche terre ross e.
Le ,i,nter,essanti ricerche del Vinas-sa (Sull' on'gine della Terra Rossa, Bollettino della Società
geologica ,i tal., XXIII, 1904), del Tucan (Terra
Rossa, deren Natur. etc. N. Jb. f. Min. etc.
XXXIV, 1912), del Chelussi (Psammogr. di alcune Terr e Rosse ital., Boll. Soc. geol. it., XXIV,
1910), del Kispatiic (Bauxite des Kroatischen
Karstes eitc., N. ]b. f. Min. e.te. Be.il., XXXIV,
1912), maeetrevolmeinte riassunte in una eia,boraita ,sintesi del Gos tani (Terra rossa, bauxite e
laterite, G.iorn. di Geol. prat. XI, 1, 1913), concluderebbero per questo terzo modo d'origine
delle no.stre bauxiti, cui •i o non potrei oppolire che
una difficoltà d'or.dine generale: Se le nostre bauxiti sono a,,ntiche terre rosse, che presuppong'0010
un lungo periodo d'emersione deii calcar.i dalla
cui dissoluzione provendono, come s.i spie1ga che
i due calcari, turoniano e cenomaniamo, fra cui
s n compres1e, ,si su cedono senza discordanza e
enza discontinuità e sono talmente f.ra loro somiglianti he, dov,e manca l'amigdala bauxitica,
non vi è ,modo di fare di e,ssi una esatta separaziotne?
C munque però venga risolto il problema genetico, ciò che interes a dal punto di vista industriale e per 1a ricerca del pr~ioso minerale, si è la
ccmstaitazione che esiso trovasi strettam.e·n te legato a calcari d'orig:ine organica o ma.d.reiporici
del cretaceo superiore, a calcari, cioè, formatisi
in acque marin,e d,i pooa profondità. Questi calcari fanno 1pa.rte di una /ac1°es speciale dell cr.e taceo ital.iaino, la quale domi.na nell'Appennino Abruzzese, nel Molise, in Terra di Lavoro, nei Lepi.ni, negli Erruci, in Lucania, nel Gargano e nel-

== = = =

LA NOSTRA RICCHEZZA MINERARIA DI DOMANI:

cc

L'ALLUMINIO

i>

lie. La stessa /acies estendesi al di là del- :htto dal 1907 quelli di Lecce ne.i Marsi (1), i no-

iri tioo, in Dalmazia e .in Croazia, ove pw-e· s t ri depositi di bauxite sono premurosamente riI, 11

n i dei giacime.nt,i di bauxite, nella peni.so- cercati dalla industria e la f abbr.icazione dell'alj triana, nel Cariso, nel Friuli e nel BeUunese. lumin·io e dei composti alluminosi sta pe.r dive, 'n queste r,egioni italiane, e ~n quelle che nire una nuova sor.gente di ricchezza peJ. nostro

mo presto redente, che è ancora possibile
· perta idi nuovi depositi bauxitici, ma ne savana la :ricerca in terreni coevi d'altre parI I l'Italia, perchè tali terreni, formati da calcari
i, ,schisti e dias·pr.i, ,c ioè da sedimenti di
,. profondo, non potevano prestarsi alla pro111 z i ne della roccia bauxitica. Questa /acies del
t eo .superiore succede lateralmente senza
I r, uzione ,a lla precedente e ad ,essa s.i raccorn forime e de,p os.iti di pas,s aggio. La zona di
i:r.iOil'le ha le due facies pr,esenta uno speintieresse al geologo e può essere ..studiata,
lo fu in parte,, lungo una zona di pochi km.
li r hezza, diretta quasi da sud a nord, ch,e ,
I • • ndo,si dall'area dei vulcani lazial,i e pas• d per l'Aquilano, dirigesi verso Ancona, per
i •omp,a.rire a!l d-i là della de,pressione padana nel
Il llunese.
i, do,p o sedici aonni e dopo l'esperimento fatto
I Il, Società per la fabbricazione dell' a7luminio,
I, n Ilo stahili.ment.o di Bussi utilizza con pro-

paese.

( 1) A proposito di questa industria la « Rivista
del servizio minerario nel 1915 >> dà le seguenti
notizie: « Favorita dal cresciuto prezzo dell' alluminio, la coltivazione del giacimento di bauxite,
situato nel comune di Lecce ne' Marsi, venne
condotta più intensivamente che nelJ' anno precedente, dando luogo ad una produzione di tonn.
5900 di bauxite, superiore per tonn. 1994 a quella conseguita nel 1914.
« Con il trattamento di tonn. 5165 di essa, unitamente ad altre tonn. 466 di bauxite francese ed
a tonn. 110 di criolite di Groenlandia, la Società
per la fabbricazione dell'alluminio, nel suo stabilimento idroelettrico di Bussi sul Tir1"no, oltre ad
una piccola 'quant1"tà di allum1'na non ulteriormen•
te trattata, ricavò tonn. 904 di a71uminio metallico, quantità minore per tonn. 33 a que7la prodotta
nel 1914, ma il cui valore di hre 4.068.000 fu superiore di Nre 1.538.100 ».
Ing. Bernardino Lotti
Direttore del R. Istituto Geologico .

Prof. Luigi Ferra.nnini
della. R. U niversità. di Na.poli.

IL LAVORO
DELLE DONNE
· « In un prossimo a,v venire la donna non si contenterà più d,i essere una macchina per far 6. gliuoli o una barrnbola da sa1lotto; ma mostrerà che
nella lotta libera delle forze individuali ha anche essa
diritto di combattere per la propria
indiipendenza.
·cc Col progre,sso dei t,empi e cdlla quistione economica che si fa sempre più g·rave era inevi-tabil e
,che la donna portasse fuori dalle pareti domestiche la ,sua operosità; soltanto, visto che il campo è va-sto, dovrebbe fare una ,scelta e non volger;si a quei generi di lavori che, domandando un
,eccessivo sforz.o fisico, possono esser fa tali a lei
e ai 6.gli pei quali ella deve dare tutte le energie
nel suo organismo. »

a

(Cordelia: Le donne che lavorano).
La guerra ha disordinato e straordinariamente complicate le già complesse quistioru. del lavoro femminile; e, mentre ne ha cresciuto il bisogno tanto pe,r il proletariato quanto per l'industria, ne ha sconvolta la utilizzazione trasportando le donne a sostituir gli uomini assenti là donde Ìin tempi normali si r.itiene prudente escludeTle.
ella maggior parte delle industrie da un paio
d'anni in qua la mano d'opera femminile è più
che raddoppiata; .i:n molte lavorazioni, ne1le quali
non ci saremmo mai aspettati di veder le d,o nne,
esse sono entrate ed hanno fatto buona prova;
ed il Vorwaerts! ca1lcola che nella sola Geirma111.ia
mezzo milione di nuove donne è e,ntrato ad assumer 1 voro nelle officine.
Questo fatto, socialment
e sanitariamente,
non è di quell.i destinati a lasciare il tempo che
trovano.
La redolazione del lavoro delle donne è sempre
stato uno dei compiti più ardui della Medicina e
della Legislazione sociale, ,giacchè è stretta tra
du e ferree .necessità: queilla di fornire un lavoro

40

rea1mente utile all e ,i ndustrie e sufficientemente
rimunerativo per l'operaia, e queU.a di garantir e
opportunamente la salute del ,sesso tìs.icamente
meno resist,e.nte ed ail quale sono ri,se.rvate peculiaTi funzi,o ni fisiologiche ed una imporbnte missione ne.Ila f a,miglia. Sopratutto per l'allevamento
d e lla proLe, la questione ha importanza ,caipitale.
La maggiore altezza deJla mortalità inf,antil e
in Germania, risipetto a quel che è in Francia, si
attribuis ce al imaggiore sviluppo deUe .industrie
in quel paese e all',esagerato l.avoro delle doome
t e desche. Questo fatto, ed anche la diminuzione
dehle na,scite, già richiamava l'attenzio.ne pu1bblica prima deHa guerra; ed ora queste preoccupazioni ,sono anche maggiori perchè la utilizzazione della mano d'opera femminile è aumentata ::i.
tal punto che le officine Krupp, le quali nel d icembre 1914 impiegarvano 1166 donn.e, nehl'aip.rile
1916 ne arvevano 13.023 ed aUa ti.ne del 1916 oltre 20.000.
Per ciò tutte le nazioni civili hanno d,a più o
meno lungo tempo stabilito delle disposizioni protettive per il la.voro delle donne, le quali sono
sottoposte ad accurata vis•ita medica prima di e-ss eire ammesse in un 'officina ed a periodiche visite ,s anitarie dura.in.te il Joro se,rviz.io, sono obbligate al riposo settimanale ed escluse dal lavoro
notturno e da queUe industrie che hanno effetti
dannosi sull'organismo in genere ed in ispe,c ie sugli organi se.ssuali e su:lla loro funz.iona'1.ità, hanno limitate le ore di lavoro negli ultimi periodi
della g'ravidainza e neJ puerperio, godono di speciali riguardi nel periodo deJ.l'allaifamento.
A moJte di qu e ste disposizioni protettrici s1 e
dovuto per ne,cessità derog'are nelle condizioni
attuali di vita; e, per strana co,i ncidenza, in Italia vi si è dovuto derogare nel momento stes·so
in cui si promuJ.gaiva ,il nuovo Regolaimento (6 agosto 1916) per l'appl,icazione delle leggi sul la1

IL LAVORO DELLE DO NE
J lle donne e d ei fanciulli, riunite ~n, testo tanti le quali ignorano ,il pericolo che es,se corrop•provato con R. De cre to 19 novembre 1907 no e che fanno corriere alla loro pro le. E Piin:ard
mo lificato con R. D ecreto 31 agosto 1910.
ha chie,sto che sia proibito di entrare nelle offi1

I,

It

lia, come altrove, il Ministero deJ.la G uerpiù specialm e nte ,il Sotto ... segretario p,er le
11 ,i e munizioni hanno davuto ripetutamente e
1 ·, , 1 n t e insistere per una sempre più larga u1111 11zione della mano d'opera femminile, parti,1 11 mente nell e officine e n e:i reparti di officine
·11i i fabbricano spalettei, parti di .spolette, de" 1t ri, diaifra.1JTIJmi, ogive e proietti:li di p·i c-colo
I I I r fino a queUi di 87 mm. Ed in alcuni stabil II nti della Liguria e della Lombardia si sono
tltl,it le donne non solo alla lavorazione dei
a~ibri, ma anche a quelle dei 102, 105 e
n si è mancato, per altro, di raccomandae c.riteri,i speciali p er invogliare la ma e f emaninil,e ad accorrere sempre più nue fidu iosa.
I, · ì una circolare 7 g•i ugno 1916 del M .i nit 111 francese del Lavoro e della Previdenza sol
in g'ran 1parte riprodotta ,in quella 28 se -i:1 d,r
1916 del ,nostro Sottoseg'reta,riato peir l.e
munizion i, raccomanda di mettere a d ine de.Ile operaie lavatoi e spo,gliatoi riser1i
h.1is.i.vamente a.il perisonaLe rfemminile e
1nq,lctaimente s e parati dai local,i 1adibiti agli
I
i u, i per ,i l personale ma,sohile; e tI1Jata come
, .I ·uni sta:bilimenti si siano disposte anche sale
, di allattamento e di ref e.zione, si prov,11n
·rembiali e cuffie per preservare gli aibiti
I 1 • pe lli .delle operaie, e si te.nga:no pe.rb.no a1 I I di 'ustadia per i bambini di quelle che non
lasciarli a ca.sa.
· n questo non son rimaste paghe le esi1 lla Sociologia e della M edicina, e non sodi t t te quindi le proteste.
idi> orcio del 1916 Pinard aH'Accademia di
di Parigi lanciava un vero grido di do1 n m e della Francia sem,pre a-tterrita dallo
J 111 , d llo Sipopolamento. Eg·li notava che nel
I I I I m rti-natalità e.ra scesa da 7.69 a 6.63 % ,
1 11111 ·r
d e:i baimbJni dati a balia da 31 a 13,55
, 11 nt , la mortalità mat,erna da 0.64 a 0,46 o ,
1111111 r
dei bambini abbandonati da 4,98 a
',. Tu te queiste cifre per il 1916 son•o rispetlite a 7,67, 22,0, 48,5, 21. Tutto quel num ero più cospicuo dei bambi.ni
11 diminuzione del peso medio dei
diminuz,ione de1 numeiro dei 1p aisti
< ntine materne, che danno a mangiadonne che aUattano il proprio ba.me, ondo Pinard, alla presenza nelmunizioni du donne incinte o lat 1

cine a tutte le donn e gestanti o lattanti o che
aJbbian partorito da me,no di s,e i mesi. E quantunque il senatore Strauss avesse cercato di attenuare le tint e così fosche dei ,rilie,vi del P ,i nard,
pur,e la qui,stione parv,e così importam.te ed impre-ssionante all'Accademia da indurla a nomina•
re una commissione - d~ cu.i hanno fatto parte
P ,inard, Strauss, Bar , Doléris, Hutinel, Marf an,
G. M e,sureur, Monod, Ch. Ri chet, Porak con
l'incarico di pr e sentare una relazione al più pre•
sto possihile. E la r e lazio,n,e, presentata il 30 gennaio, ha acceso una vivace discusS1ione, che si è
mant e nuta desta fino al 13 marzo, quando l'Accad e mia, (( ,considerando che l'estens·ione del Javoro
delle donne neHe officine costitu.ire1bbe un grave
p ericolo di spopolamento se le donne grav.ide o
allattainvi non fossero sufficiente mente protette,
ha formu'lato i voti ,seguenti:
1. L e •donne gira.vide e allattanti che han partorito da m eno di un anno e sono occupate nelle
officine, in spe cie netLle officine di guerra, non de,bbono essere adibite che ,a lavori i quali esigono
uno sforzo ,moderato per natura, forma e durata.
O gni genere di occupazione che e~ponga a traumatismo '.lento o brusco, che possa det,eniminare
esaurimento -0 scarsezza di sonno, dev'esser,e loro proibito. Il 1sistema deil1a m ezza giornata co,n
una durata ma,ssiima di sei ore di lavoro sembra
che d e bba ,essere pref.eribilmente aipplicaito. L e
donne dehbono essere intera,me1rrte dispensat e
dal lavoro notturno e da o.gni lav>oro che, per il
suo carattere nocivo tossico antig'ienico, ..s,i a ca•
pa·ce di l e dere la loro salute e compromette.re
quindi la g'ravidainza o l'allattam e nto.
2. Il riposo facoltativo, per la durata aipprossimati'Vla delle quattro ,s,ettmnane precedenti jl
parto, previsto dal'la legg·e 17 giugno 1913, sarà
reso obb1iigatorio per le opera,i è deHe officine e
particolarmente delle officine di guerra.
3. Consultazioni di igiene femminile e,d infantile, dirette da un m e dico, saranno messe a
disposizione delle op e raie per fornir loro cons,igli
e,d ind,i cazioni opportwn.i.
Il m e dico inc aricato di questo servizio avrà faco'ltà di indicare la necessità di cambiamenti di
occupazione, le moditiicazioni ed anche l'interdizione del lavoro alle donne incinte od allattanti,
quando egli crede che la loro permanenza all'of:fìc~rua possa compromeHere la loro salute o la vita della loro creatura.
P er a,ss icura:re alle donne laivoratrici nell e of0

1

41

LE I. I. I.===== === ========= =======================
ficine i bene:6.zii dell '.i,g,i ene speciale che .il loro
sesso esige, un agente femminile superiore, inte.rmediario tra i quadri maschili dei labQ!ratori
e le ope,r aie, è ,i ndispensabile. La sopra:~ntendente
d'offi,ciina, che occupa questo ufficio nell'indu,stria
inglese, d,eve avere un equivaletn.te nell'industria
fréllilce,se.
4. Allo scopo di favorire l'alilattamento materno hisognerà l!tnporre delle misure nelle officine, e• più particolarmente nelle offi.c.in,e di guerra, pe,r permette,r e. alle madri di allattare i loro
baimbini, in condizioni igieniche rigorose, durante iii loro orario di lavoro.
Allo stesso scopo sara•n no asseg\na.ti dei pr-emii
alle madri allattanti che bvorano in officina.
5. La donna grarvida od allattante, obbligata,
peir il suo stato, a cambiar lavoro, avrà una indennità per .compensare la diminuzione o la soppressione del salar.io.
Le ,spe,se derivanti da questa disposizione sarainno sostenute da un organismo di previdenza e
di aiss•icurazione sotto la res·ponsab.ilità dello Stato.
6. O ltre a'.lle •s tanze ,d i allattame,n to l'amm.inistrazione d,eve promuovere la creazione di posti
di trattenimento ,e sorveglianza de.i baimbini ovunque ciò parrà necessario ».
Pre,s so di noi le donne hanno dato prova mirabile di slancio inel sostituire il lavoro maschile~ sono circa centomila di esse che lavorano negli staibilime111ti -industriali delle armi e delle m.unizio:ni, ed il Sottose,g retario di Stato senatore
Dallolio ha fatto di loro migliore elogio alla Camera dei deputati. V.ivo ,e quindi anche giustifi-

a

cato è l'interessamento eh.e per le loro sorti igieniche, economiche e morali ha dimostrato e tuttora dimostra il Governo, il quale cura cO\n speciale attenzione tutto ciò che concerne la mano
d'opera ed il lav,o.ro femminile,. R ispondendo a parecchie interrogazioni dell'on. TUll"ati il Sottoseg'J:'\etairio di Stato per le armi e le munizioni ha
potuto assicurare che sarà ,presto pubblicato un
decreto luogotenenziale che provvede alla tutela
delle maestranze femminili, oltre che alla intensi-6.cazione dell'opera di prevenzione, degli infortuni sul larvoro e alla .istituzione di u.n servizio di
vigilanza igienico-sanitaria sugli stabilimenti. Inoltre ,i l Sottosegretariato per Je armi e le munizioni ha pure ruvuto dal Ministero di Industria
Commercio e Lavoro le necessarie indicazioni
per consegui.:re la messa a disposizione del Sottosegretariat·o stesso .di parte del personale dell'isipettorato deJ Lavo,ro attualme,n te .sotto le armi, col quale personale, assieme a quello già esistente presso i Comitati regionali di Mobilitazione industriale, si potrà intensificare quell'opera
di tutel a delle maestranze negli stabilimenti ,ausiliarii .c he da molto tempo è stata iniziata con
tutti ,i mezzi disponibili.
Bisogna che 1'opera del Governo e dei suoi ispettori sia efficacemente coaidiuvata da.gli iindustri-ali, i quali debbono fare in modo che le donne
non sieno costrette a.d a.b bandO!llare il lavoro cui
can tutto a,more iBi ,sono d,e,d icate, e dalle operaie,
le quali debbono saper comprendere l'alto fine
umanitario cui si ispira questa opera di protezione della loro salute.
Prof. Luigi Ferrannini
della R. Università di Napoli .

unti di visf o
l '/\ FARE CORTESE ,. IL PSEUDO CONGRESSO DEL LIBRO
,. GLI OPERAI METALLURGICI E IL DOPO GUERRA
:: NAZIONE ELETTRICA E PARLAMENTO AD OLIO
I ', ffa.re Cortese
I 11 • tamf.,a itali'ana ha consacrato alJe gesta di
Cortese uno spazio che non è certo in relaon le angustie der1'vanti dal7a crisi delJa
tanto meno è in armonia con la austeri!, -, gli eventi impongono a tutti, e particolar" ,,.tt, agli orientatori de7la cosidetta pubblica o•

/ u,

11

I 111111



li tudi di un inventore geniale, alJe scoper.li uno scienziato insigne, ai prodigi di miglia;a
u ,mini che danno in questo momento la vita,
, o(/r no, se f.,ure si oflrono, tre righe; a71 e im' di un truflatore pagine 1'ntere; per giorn1',
• 1• timane.
'/" to ciò sa di isola di Ha1'ti.
: 1m
sa di isola di Hait1' tutto 1'1 com{,,lesso
/l'u(/ re Cortese, al quale giud1'chiamo neces' w J. dicare qualche commento, per l'impres•
,"
h' esso ha destato negli amb1'enti 1"ndustriaf, 11 nz1 ar11.
uali ambienti - c1' aflrettiamo a d1're 111 • i
rede a una sola parola di quanto è stato
, o/ li. ione {,,rospettato dai g1·orna'1' sulJa pgura
I I r a i consumati dal Cortese e dai suoi com•

,,.

,·.
I , f,rimo luogo persone che non hanno le tra•

che conoscono il comm. D1'atto, come
''" l'Onosciuto il suo fantastico 'sos1·a, ex notaio
, 1tt,, c1 icurano che l'uno somiglia alJ'altro co•
Il 11 •d tto XV somiglia al pres1'dente W?'Json.
1 , ndo: nessun d1'rettore d1' banca, anche es•
,.,/., J' 1Lltimo degli alJocchi, avrebbe mai f,otu•
.,, n pensato di fare il genere di operaz1·01 1 ,,,,,f,iuto dal comm. Manfredim", direttore del
,lito
ntrale del Lazi,o a favore Cortese SE
VESSE AVUTO LA CERTEZZA MATETI JA he le cospicue somme erogate, su c~m, I, /,,/
in bianco ( a questo proposito le nar•
111 11 ,I ,• iornal1' sono molto confuse e contrad1111l1•

dittorie) FOSSERO COPERTE IN ANTICIPAZIONE O A BREVISSIMA DISTANZA da per•
sone o da Enti che la cronaca non ha ancora rive•
lato e non potrà o non saprà probabilmente r1've•
lare mai.
Anche accettando la tes1· d1' una aprior1'stica
comf.,l1'cità 1·n trufla del comm. M anfred1'n1' col
Cortese, s1· deve pur sempre ammettere che quals1'asi banchiere nello stornare fondi d1' deposito
per osarli 1·n operazioni pericolosiss1'me, deve a
priori r1'tenere che tali operazioni lo metteranno
in grado di reintegrare in tempo 1e somme stor•
nate a{fne d1' non farsi cogliere con la mano nel
sacco.
E non potevano essere le sed1'cent1' speculazioni teatral1' ed1'ton'a'1' o giornaNstiche ( nelle quali
1'1 Cortese profondeva 1'1 denaro) che potevano
conferire al M anfredim' ( assolutamente profano
nella materia) la certezza assoluta non solo del
ricu{,ero delle somme prestate, ma anche la rea•
lizzazione di utili vistosi.
Terza osservazione: la modesta potenzialità
della Banca, fondata nel 1909 con un capitale versato d1' 500.000 '1're. La Banca sino al 1915 non
aveva dato ai suoi az1'onisti che 1'7 4% : le sue T1°•
serve a tal e e{,oca si aggiravano su71 e quarantamila lire; la sproporz1'one tra questi mezzi e i
se1· m1'lioni erogat1' dal Manfred1'n1' al Cortese, appare evidente.
Ben altn' dovevano essere quind1' i ces•fn't1' sui
qual1" l'ex Direttore del Credito Centrale del Lazio sapeva d1' poter contare.
Q uindi le prme false Diatto e Dante Ferraris,
la ston'ella del sosia, le forniture d1' accia1'0, la
vendita di nav1' ecc, ecc., - secondo le op1'nion1'
prevalenti nel nostro amb1'ente - non sono che
trucch1' preparat1· a guisa d1' paracadute in caso di
catastrofe o 1'mbastiti p01' per impr1'mere a7la faccenda una diversa psionomia.
E trucchi, trucch1' grossolan1'ss1'mi, appa1'ono f.,u-

43

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - = = - = == == == = == == = = = - == = == re agli occhi della gente che non ha l'ingenuità
posseduta in mate ria d' a{lan' da comici, roman•
zieri, poeti o giornalisti, le varie s{,eculazioni teatrali, e le munipcenze editoriali del Cortese.
L e mancie ultramericane, {,rofuse tra i lacchè
d'albergo e queJJi delle pubbliche amministrazioni: il barbaglio dei giòielli seminati tra le dame
del palcoscenico squ1'nternato e le fallo/ore del
blasone deten"orato; le {,reb e nde offerte a {,ubbl1'cist1' di fama oscura o d1' mala fama, tutto c1·ò
- secondo 17 nostro {,unto d1· vista - non costituiva che lo scintillante paravento sul quale s1·
r1'ch1'amava l'attenzione delJ e {,late e {,er {,otere
dietro di esso attendere ad . o{>eraz1·oni di ben diverso carattere.
Qw'ndi ...
Qw'nd1· noi {>ens1'amo che l'autorità abbia {,osto
a d1·to in un'arriba e {>iaga ....

Il pseudo Con~
gresso del libro
Vogliamo dire qualche parola anche perchè
cred1.amo d1' avere una certa competenza al n'•
guardo - 1·ntorno a un « congre sso del libro » te•
nutos1· ne1· pr1'm1· dello scorso mese a Milano, ausp1'ce la « Società 1'ta'1"ana {,er 1'7 progresso delle
sc1'enze >> .
D1' salito quando s1· orgam'zzano congressi si ha
cura di 1'nvitare gl1' 1·nteressati, padroniss1'm1· que·
sti d1' partecipare o no a1· lavon·.
Al cos,'detto « Congresso del l1'bro >> invece non
furono 1·nvitati nè coloro che i libn' stampano, n è
quelJ1' che li vendono, nè que711' che li scn·vono.
C1'nqu e o sei ed1'tor1· in tutto, nessun li'braio, nessun autore, van· professori e bibHotecar, più o
meno erud1't1".
Cotesta accolta fu denominata dai resocontist1' ad u..mm de,lphini « congresso del l1'bro ».
Ciò non è nè serio, nè decoroso, e noi c1· stupiamo che un consesso autorevole come la « Soc1'età itaì1'ana per 17 {,rogresso delle sc1'e nze » abb1'a toll r- rato che del pro{,rio nome e del propn'o
pre st1·g·i:, s1· abusasse per coprire sim1'le turlupinatur~.
Non g;à che 1· d1'scorsi e le relaz1'oni che in quel]' occas1'one s1· svolsero fossero pn'vi di interes·
se e di pregio: tutt'altro! Ma quale autorità potevano avere la discuss1'one e il voto « 1·ntorno
allo sviluppo del libro ital1'ano » d1' un'assemblea
di venti persone, la maggioranza delle qual1· non
sa{,eva neanche i {,rimi princi,p1 dell'arte di scrivere, di fabbricare e di d1'{fondere un l1'bro?

44

Un u ;..,ico esemp1·0: uno d e 1· tem1· verteva sul
modo d1 d1'{f ondere a hbro ital1'ano all'estero.
Ebben e, i'! « congresso >> non ebbe neanche l' ard1're d1' concludere s1·m1'1 e d1'scussione 1·nvitando
1'1 Gov .=:--no a fare ogm· sforzo {,erchè nelJe scuol e
secondarie d e1· paes1· am/c1· ed alleat1· venga im{,artito 7' insegnamento d e lla 71.ngua 1'taliana, come nelJ,? scuole italiane viene 1'mpartito l'1'nsegnamento tl elJe lingue inglese e francese.
Eppure ci par chiaro che gl1' stram'en' {,er l eggere 1· l1'bn' italiam' debbano f,n'ma di tutto conoscere la l1'ngua italiana!
R eton'ca! R eton'ca! R e torica!
E piccola!

Gli operai mefallur~
gici e il dopo guerra
Bruno Buozz1· {,ubbl1'ca nell'or gano ufpc1'al e della F ederaz1'one 1·tal1'ana degl1' opera1· metallurg1'ci
un art1'colo molto 1'nteressante sw' problemi d el
dopo guerra così come sono v1'st1' dal prol etan'ato
o quanto meno da1· loro rappresentant1' tra 1· quali'
1'1 Buozz1· è de1· {,1'ù quotat1·.
Talune argomentaz1'oni svolte dal Buozzi tro vano a nostro f,ieno consenso, cosa che merav1·glierà forse lo scn'ttor e socialista.
Qu ello eh' egl1' dice a propos1'to d1' « un {,1'ù s ano 1'ndustriahsmo » no1· lo abbiamo sintetizzato
nel programm a d 'azione delle I. I. [.
« Conosciamo 1'ndustr1'al1' i qual1' hanno d1'chia rato - scn·v i'? Buozzi - che pnita la guerra s i
n't1'reranno a v1'ta pr1'vata p erchè arricchitisi ab bastanza; ne conosc1'amo altn' decis1' a fare alaltrettanto p erchè nauseati risum teneatis d ella campagna fatta contro d1' e ssi {,er gli extra{,roptti d1' gu erra; ne conosc1·amo altri ancora, v eri trogloditi' dell'1'ndustria, non ancora persuasi
della opportunità del r1'conosc1'mento dell' organizzazione opera1'a e della necess1'tà di conceder e
aumenti gen erali e f e rmamente convint1· che l' operaio soc1'alista s1'a da b01'cottare, a d1'r {,oca. L' organizzazione 1'ndustriale è spesso sentita com e
semplice antidoto a quella opera1·a. L'intesa p er
lo stud1'0 e lo svi'luppo delle industn'e nei ra{,{,ort1' naz1'onali e 1:nternazional1' e {,er la distn'buz1·one
del lavoro a seconda d e lla ca{,ac1'tà produtt1'va d 1'
ogn1' singolo stabi'11'mento, è considerata come u n
attentato alla 11.bertà 1'ndiv1'duale , o come meno mazione della gem'al1'tà che deve albergare 1·n ogm· cervello lat1'no, anche se analfabeta, Nel no stro paese l'organizzazione sc1·entipca del lavoro
è concef,1'ta solo per sfruttare maggiormente il
proletariato e costringerlo ad un lavoro bestiale.

- - - - - - - - - - - - - PUNTI DI VISTA
1
1

ì, uomini di valore, ma pochi e di scarsa
· Noi pensiamo che dall' e migraz1'one J' I tali a non
S1' denota un certo progresso, ma spro- ha tratto che umil1'az1'one e vergogna.
" 11,,11,lto alle esigenze d1' un paese come il noNON SI ESPORTA LA MISERIA per levarsela d'attorno.
S1' deve curarla, lenirla, vincerla, in casa probene intenderci. Il problema del dopo",, · sopratutto un probi ema di organizzazio- pria.
La teon'ca cin1'ca de1· « rivoletti d'oro >> inV1°at1'
'" lu tn'ale. Gl1' 1'ndustriali dovrebbero persua1 ,•/1 loro cÒm•fn'to precipuo è sopratutto quel- dall'estero da1· nostri m1'sen' emigranti, ci n'volta.
Essa è 1'ndegna d1' un paese giovane e forte.
/, . tud1'are qual1' sono e potranno essere le esiÈ una specie di ma c rotage di Stato.
'
l 7 nostro paese, e de1· paesi che {,rima
L'Italia sconta ancora oggi specie nelle A, ,, tributari d1' quell1· che dopo la guerra non
l'accorante spettacolo d1· torme e torI """ 1·n cond1.zion e d1· esportare, e prepararsi men.che 111•,nnente per sodd1'sfarl e. Il lavoro sarà 1·n- me d1· ital1'ani sp1°nt1' lagg1'ù dalla fame e dall'ignol /./,,um nte molto, e appunto per questo, lo n·- ranza.
M1"lioni di ital1'am' sono andati a fecondare l e
,, lltt>, la concorrenza limitata. Se s1· vuol lavo, /,.-r J' esportaz1'one sarà bene non provocare terre {:,iù aspre, ad arn'cchire 1'ntere region1' e po11 /,urriere doganali nostre, altrettal1' barriere {:,0'1' inten', che ci considerano tuttora come una
I, altr1' paesi. Il capitale 1'taliano ~eve dimo- razza di servi adatta alle b1"sogne più brute.
Non c'è una ferrovia, una strada, un porto in
11 ,
li avere il coragg1·0 di arn°sch1'are non solo
mondo che non sap•fn'a
sudore 1·ta'1'ano.
, {,, ·. thi e non deve pretendere di lavorare a tutto
1•/1tto arant1'to. Si ch1'eda qU1°nd1' allo Stato sem- Per questo n,o; abb1'amo ovunque dei d1ffamatori.
Ora bastai
111 111 ·nt questo: che a progettare 1'1 necessario
Dell' emigraz1·one il Buozz1° fa, 1°n term1°ni diver,/ ri rdinamento delle ferrovie e per i lavon·
/,/,/, ·i non attenda che fm"sca la guerra. In ciò s1· da quelli del Luzzatti, una questione di util1"tà.
/
111 fo tn"ali avranno anche il nostro appoggio,
N01· ne facciamo una questione di onore.
,,,11 • lo avranno, se lo des1°derano, per pre- Un popolo sano, una nazione viri'le, non deve,
,111· 1 l rendere meno grave per le maestranze, come l'individuo, preoccupars1· soltanto del {:,an e .
Perc1'ò dopo la guerra lo Stato deve ad ogm' co,i111,/i ,f,iu tranquillo anche per loro, 17 passag1,, 1/11//e produzioni di guerra a quelle deJla pa- sto recidere i7 cordone ombel1'cal e della em1°graz1'one non già limitando la libertà personale degli
'. ,11r,·tti moderni e acuti, cotesb·, che sono in o{:,era1· come 1°nte rpreta frettolosamente 17 Buozzi,
"" 1· 0Ì11 1'denza con 1· nostri anche nella parte ma togl1'endo di mezzo le ragioni per le quali un
,,I 1111\ · 1 d1'retta contro quei tal1' 1"ndustn"ali eh-e operaio, strangolato dal bisogno, ricercli1' 1·n terra
,,/, 11111
le loro aziende come un volgare straniera qu e llo che la madre patria gli nega, cioè
f ruttamento a puro scopo d1' lucro, e assicurando a tutti un lavoro onesto e redd1'tizio.
1 , 11 ,. uno strumento d1· costruz1'one nell' inNa.zione elettrica. e
{,ropn'o
IN
COINCIDENZA
CON
I f I I,
DELLA NAZIONE OSSIA DELLA
Porla.mento a.d olio
/ I Wl"flVITA.
Il nostro articolo « La nazione elettrica » pub/11 proposta del Buozzi per « un largo ebl1'cato nello scorso numero, ha sollevato molte
, ,,, 1 ,i(, di assicurazione contro una eventuadiscussioni.
I, ,11 1•11{> zzione )) {:,are a no1· che merit1· un esaNaturalmente.
1111/to t t nto nell'1'nteresse non solo degl1' oCos1 avv1°ene ogni qualvolta s'induca la sonda
"
1111 I • li industn'ali stess1·.
I/ J, 11/,l,·m che 1'7 Buozzi prospetta è anz1· cos1 1'n una {:,1'aga fno a n'cercar la carne viva.
Sorvolando sulle tante lettere di adesione, di
, (1111t, • Ja indurc1· a un esame meditato su cu1·
1°ncitamento a prosegu1°re, ad 1°nsistere nella cam1(1 1((1•rr •1no in un pross1°mo numero.
,, /1,1 .. 1am invece assoluta1nente, nettamen- pagna intrapresa, ci p1°ace sof/-ermarci su quanto
c1· scn've in proposito l' on. Val entino, Presidente
/, 111t ,, c•i d'accordo col rappresentante degli
del Consiglio provincia? e d1" Regg1·0 Calabria.
1 1111 t tllurgici su7la questione dell'em1°graEcco 1'ntanto la lettera:
,,,,, ,

1.lu1 •1tt,

a

i

~

un convinto fautore della uti7h,ì

l' o{:,{,osto.

a

Egr. Sig. D1"rettore delle [. I. I. - Milano.
Nel suo articolo la Nazione Elettrica del r e cente fascicolo, v1 è una a7lusione ed un'intona-

45

LE I. I. I. == == == == == = =

= = = = == = = = = = = == = == == = = = = = == == = - - - = - - - - = -

zione, direi antiparlamentare, evidentemente non
giusta.
Vi si legge: « ci voleva la guerra a farci m1'surare a prezz1· d1' sacn'f c1'i ind1'cibili la nostra stoltezza ( quella di non utilizzare le forze idrauliche).
« Quanto mai poteva val ere in questo regno di
avvocati la voce di un ingegnere idraulico od e1ettrotecnico ?...
« Come indurre 1· cinquecento rèton' di Montecitorio a far dell'Italia quello eh' essa {,uò e deve
essere: la nazione elettrica? >>
Orbene, Egregio Direttore, voglia guardare agli atti parlamentan· e trovare nel resoconto della seduta del 5 giugno 1905 ( son dodici anni addietro!), val a dire ne77a discussione del {,rimo
bilanc1·0 de1· lavon· pubbl1'ci, immediata al {,assag•
gio delle Ferrovie all' eserc1'zio di Stato, un certo
deputato, che ora non lo è {,iù, Giuse{,{,e Valentino, non ingegnere nè 1'ndustn'ale, ma un sem{,lice avvocato, pronunziava un discorso in cui assumeva che « l'avvenire del problema ferrovian'o d'Italia pogg1'a su queste due grand1' basi: una larga a{,{,'1'cazione della trazione elettrica e ta•
n'He d1'Herenz1'al1' ». E ricordava: 1) che la relazione della Comm1'sione reale pel progetto della d1'rett1'ss1'ma Roma-Na{,o'1', costitU1°ta da alte competenze tecm'che, dimostrava che la trazione e•
lettr1'ca s1·a da preferire alla traziune ord1'naria; 2)
che l'energ1'a idroelettrica tende a gettare il
suo peso nel mondo industriale moderno con
grande vantagg1'0 dell'Ital1'a, cos1 ricca, come il
N1'tt1' ed 1'1 Colombo hanno largamente d1'mostra•
to, del carbone bianco quanto povera di carbone
fossile; 3) l' ott1"mo successo pnanz1'ario e tecnico
d1' 2000 chilometn' di ferrov1·e nel Nord-Amen'ca,
ed anche 1'n alta Ita'1'a della linea Varesina ed il
voto nell'anno {,recedente degli U$c1' della Camera a77' app'1°caz1'one della trazione el ettn'ca al
nuovo tunnel del Sem{,ione, ecc. ecc.
Concludeva che l'Italia, dopo compiuto l'asset-

to pnanziario, doveva consegU1're la {,rospen'tà econom1ca, ecc. ecc.
Il Parlamentan'smo ha avuto de77e colpe: m a
pe.rchè attr1"bU1°rgl1'ene d1' p1'ù d1' quelle che non
ha?
Dev.mo Ghiseppe Valent1'no.
Sostanzialmente 7' on. Valentino, pur spezzando una lanc1'a in favore della attività della Camera di fronte al grand1'oso e urgente problema d a
n01· prospettato, rende rag1'one alla rampogna da
no1· mossa a1· nostri leg1'slatori, ai quali il Paes e
domanda l egg1·, oss1'a azioni, non chi,a cch1'ere.
Chi nega che alla Camera o al Senato non s i
s1·a ma1· toccata la quest1'one del carbone b1'anco'J
Se ne sarà occupato l' on. Valentino e dieci altn'
prima d1' lui, e dopo d1' lu1· cento altri. Non sono
certamente le buone intenz1'on1' che fanno d1/etto ai nostri deputati, a1· nostn' senatori, a1· nostri
ministri.
Ma a parole ...
Quando s1· tratta d1' far discorsi, i parlamentari
italiani si spaccano 1'n quattro.
Ma 17 paese domanda opere.
L' on. Valentino documenta che 77 problema della elettripcaz1'one delle ferrovie era stato impo•
stato dinanzi al Parlamento sino dal 1905.
Ebbene, son {,assat1' dodici anni, DODICI ANNI, dic1'amo, e siamo a quello che s1'amo!
Se lo stesso problema fosse stato aHacciato ad
un'assemblea di produttori e d1' te1cnic.i, anzichè
a un' accolta di avvocati, d1' rèton·, d1' 1'ncom{,etent1', l'I ta'1'a sarebbe da c1"nque anni quella « nazione el ettn'ca >> che tutti auspich1'amo.
E potremmo ogg1· n'dere de1' sottomarini tedeschi, del carbone 1'nglese, delle marine neutrali,
delle cris1' de1· trasport1', de1' no'1' e di tante altre
cose ancora.
E saremmo ferrei davant1' al nem1°co, non soltanto nell'animo, nei polsi e nell'armi, ma in tutta la nostra compagine economica e 1'ndustn'ale.

N.

a.none

er Yindustria.lizza.zione
proprietà immobiliare

11

innegabile il fervore cre!Scente e feco'll!do, con
i discute il dopo ,guerra •economico d'ltalic1.
utorizza le migliori sper,anze per l'avve1 nostro paese e spinge chiunque ad os•
più attentamente l'organizzazione agriommerciale, industr,i ale e bancaria itar metterne iin evidenzia i pregi e i difetti,
r .i·rudicare i mezzi ed i provvedimenti più
rinvigorire l'economia nazionale. Così
r omenti di precipua importanza sono st.a1: •u si e si discutono inon senza effìca.cia d:i
1111 ti, i quaii pe1rò ancora riguardano ben poco
I r >p ietà fond,i aria.
1t
la straordinariia intensità dell'odierno
mondiale centuplica e fa sentire più asig:en ze della produzione, quindi il hiso11 premo di assicurare nuovi impulsi, DJUove
1 11
a efficien:zia produttiva alle imprese agriin Iu.striali e commerciali.
in li pensabiie, è urg,ente che di fron.te ad
11n umo così largo ed incalzante si produca
111 più, se non ailtro per evitare quello squi1 I 1111 ·he, r1isolvendosi in continua dissipazione
I 11 •h z:z:.a, perturba g'vavemente l'economia sol
•ag:iona violente crisi, cui s.pesso fanno
11 il o l
con vulsioni più o meno cruente della

·i non deve impedire la serena valutazioi fati riso.rse della ricchezza di qualSJiasi paet 11tti gl i eleimenti, che costituiscono

oncorrono al:l'imprescindihile sviluppo
1

1111 , industriale e comm.erciale, ossia all'au•
• I

11

produzione i•n armonia con le esigen-

,1 I • n umo. An zi obhl·i ga ad uno .studio più
1.111 t ed esaur'ien te deJ. complesso proble·1,
tra tutta l'importanza della proprie' del ,suo organamento e della sua
aso di te01rizz.are circa alla moneta,
nih ato, aJ suo valore ed ai suoi rappornzidetta proprietà. Ma fa d'uopo riicou ito ch e quest'ultima costituisce una
i precipue della ricchezza potenz~ale ed
quinc:Li un elemento di primissimo ordi-

ne della produzion,e di og'n,i paese, specie per c10
che concerne la terra. Se ,que,sta venisse meno o
foss,e sterile, chi darebbe i prodotti c1igricoli indiispensabiJ.i ai popoli per nutrirsi e pe.r progredire? Se mancassero i fabbricati, dove andrebbe a finire la stabilità degli ordinamenti. tanto
n1ecessa.ria ,aJJo sviluppo ed al benes•se.r e geneirale deilla società?
Evidentemente Ja propir.ietà fondiariia oltre ad
esisere da per se stessa una font-e naturale di ricchezza, rappresenta una enorme quantità di denar,o impiegato appunto n,ell'acquisto di beni immobili. Si tratta dunque d'un capit,a1e ingentissimo cavatterizzato dall'immobilità, ossia dal fatto che non, può mai essere facilmente disponibile
e circolabile in guiisa da potersi investire in .altTte
impr;es,e industriali e commerciali, secondo i luo•
ghi e i tempi. Costituisce in altri termini un,a
s pecie di {,eso morto .rispetto all'economia de,i
paeSiÌ civiJi, del quaile però non ,s~ può fare a meno per Le ragioni dianzi cennate. Non è affatto
striana l'an,a logia con le naV'~, che non possono
navigw-e del tutto scariche e che hanno bisogno
di un peso: la zavorra ovvero la merce. La prima
rappresenta il pe:so morto e steri le, ma indo..sipensabile in mancanza di altro carico convertibile in
denaro: le mero.i in genere.
Oggii sembra condizione sine qua non di benessere economico la ma,s1su.ma fluidità del capitale.
Il denaro deve avere tutta Ja possiibile c.ircoJazio.n,e, deve essere ognora pronto a qualunque impiego sia pure d,i brev,issima durata, in base al
oriterio di avere sempre disponibili i mezzi finanziari richiesti per m •ettere in valore qualunque 11iisorsa, peirfe:vionando ed aumentando ìla produzione. Criterio ·i mposto dalle continue esigenze de'1 mantenimento sociaile, come dalla invincib~le aspirazione a nuova prosperità.
11 che r.iisu1lta in contrasto con i caratter~ della
propv.ietà fondiaria, che n.eMa nave dell'economia
riaippres,enta la zavorra necessaria quanto sterile,
perchè priva di valore commerciale. Ed è una zavorra che costa molto: parecchi e pareccha. miJiardi di lire ·nellLa sola I tai1ia; e che impone per1

1

41

LE I. /. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =
ciò un prohlema compÌes,so ed urgente: quello di
rendere commerciabile la proprietà dianzi detta,
ossia meno immobili .i capitali impiegati per acquistarla e mantener.la, in guisa da pote.r disporre di molte altre centinruia di milion•i per ·1 dopo
gruerra economico del nostro paese.
La soluzione del problema non è .impossibile.
Essa però non può essere data dalle varie Casse
o Istituti di Ct1edito Fondiairuo, appunto per i cri~
teri che le ispirano e ne dete.rminano la funzione.
Di fronte alle nuoVJe esigenze dell'economia italiana, sono ben poca cosa i cinque o seicento miEoni i mpiegati da taili ,Ìstifot,i , se ,n on altro perche •essi per le lunghe e dispendiosie formalità
burocratiche scoraggiano quel cred·ito, di cui ha
tanto bisogno la propnetà. Occorrono altrii. mezzi ed altri concetti per risolvere il problema dianzi esposto.
Si tratta di trasformare la proprietà zavorra
in proprietà merce, tanto più che e•ssa ha un notevole valore proprio intr.inseco, il quale le confenisce la dovuta commerciabilità rispetto aille
banche, os•s~a ,agli organi idonei per loro natura
all'e·sercizio del credito fondiar.io. Se le terre e
le case valgono denari e possono con un semplice atto di com·pra-vendita trasformarsi, per l'individuo che le possiede, in capita!le mobile, perchè non possono essere considerate come merci
e non devono godere .i benefici di simile considerazione? Se si fosse in quest'ordine dii idee,
la soluzione del problema sarebbe f aciLissima.
IJ pro.pri etario che avesse bisogno di denaro
per impieganlo i111 qualche speculazione agncola,
industriale o commerciale, l'otterrebbe dalle banch e come anticipo contro pe gno di beni immobili, anche a brevissima scadenza di mesi o cLi giorni, sercondo i bisogni del richiedente. L 'operazione sarebbe identica agili anticipi su depositi di
valori di Borsa, di titoli di Stato, di pietre preziose e di oggett,i d'oro e argento, di merci in magazzino e ve.rrebbe legalmente conclusa e docum e ntata con semplice iscriziione ipotecaria, da
cancel1arsi appena pagato il debito.
Gli effetti sarebbero meravigliosi. Le imprese ag'nicole e bancarie, industriali e commerciaJii
riceverebbero nuovi effìcaicissimi ~mpulsi, nuov.i
preziosi elementi fattivi che adesso stanno 'lontaini dal nraffi.co perche privi di denaro, da loro
già impiegato u.n propr:ietà fondiarie . Sarebbe tutto un rinnovato fervore di vita economica rigogliosa ed in continuo sviluppo, gr azie a!lla partectpaz10ne di ailtri uominii e di altri capitali, in o-

g.ni a,ngoJo d'ItaiLi.a. Perchè e,ssendovi proprietari
ovunque, non resterebbe nessun paese, nessun
villaggio privo di risorse finanziarie indispensabili aiLl'aumento della produzione e del bene.s,s eire
gener,aile.
La odierna legislazione con i diritti accordat i
aUa prima .ipoteca permette un po' di credito fon diario, la cui efficacia è molto limitata e priva d i
quals~aJsi influenza sul movime.nto industriale e
commerciale. Fa d'uopo invece stabilire altre leggi per mettere in valore 1a proprietà fondiaria ,
ossia p er re·nideirla commerci.abile e per dare la
necess1a•ria fluidità .ad una parte cospicua dei m illlardi adesso immobilizzati.
An~itutto biso gnerebbe ridurre e facili tare le
lung"h e e costose formalità oggi richieste peir i
mutui ipotecari. Il proprietario debitore .rila,s cere bbe ailla banca la so1it a cambiale per permett eire iii risconto ed insieme con essa una dichiarazione, anche in carta da bollo per contentare l'ingordo fisco, che l'istituto di credito comunicherebbe al Conservatore de1le Ipoteche pe.r la iscrizione ipotecaria. Questa s,arebbe privilegiata d.i
fronte a tutte le altre anteriori e post~iori, eccezion fa ta per le ipoteche derivanti da operazio ni di credito ag'ranio o dal.I' acquisto deHo stesso immob~le, aillo scopo d,i permettere in ogni caso al proprietario di valersi delle banche e di sottr'arsi agli strozzini, come di evitare qualsia;si noia
aill ' iistituto che concederebbe il preistito. La domarnda di mutuo dovrebbe essere accompagnata
da uno speciale ce-rtificato ipotecario suhla situazione d e lla proprietà, in base a cui s~ chied,e.rebbe il denaro, e per ,evitare che cont-empor-aneamente si doma.ndaissero prestiti a parecchie banche, la le,gge dovrebbe s-tabiLire un limite massimo circa alla misura degli anticipi da fare contro
pegno ipotecari•o di beni immobili. Il proprietario
che .s i rivolgesise a due o più banche per olt.repa,s sare quel limite, sarebbe reo di truffa: '1a swultanea presentazione di uno stesso certificato a
diversi istituti di credito per ottenere somme
m 1a.ggiori, co,stituirebbe una vera truffa gravissima. I! ,l imite anzidetto caso pe,r caso si determinerebbe in base al vailore di stima regolarmente
certihcato da un perito, sotto la diretta e immediata respontsabilità civile e pen~le di lui, peaimpedire illecici accordi col propriertario.
Così concepito ed attuato il credito fondiario
avreibbe conseguenze oltremodo benefiche per
l' e c·01nomia nazionale.

L. Granone .

a. "Ma.nifa.ttura.
a.liana. cinghie
assoni & Moroni

11

Questa. "firma. ,, è troppo nota. in tutto il mondo industria.le
perchè sia. necessa.rio indugia.re in una. presenta.zione.
Sorta. modesta.mente nel 1557, essa. è oggi reputa.fa. fra. le
prime ca.se mondia.li fa.bbrica.nti cinghie per tra.smissioni.
I suoi due prodotti breve11a.ti, e cioè le cinghie "Ma.ssoniMoroni ,, in pelo di ca.mmello e il " cuoio ra.ziona.le ,, , vengono
fa.bbrica.ti esclusiva.mente negli sta.bilimenti che la. Ditta. possiede a. Mila.no e a. Ca.niello.
Ta.li prodotti sono oggi noti. ed usa.ti in tutto il mondo media.nte la. potente orga.nizza.zione da.Ha. Ca.sa. posseduta..
La. Ma.ssoni &. Moroni costituisce senza. a.mplìfi.ca.zioni un
va.nto della. industria. netta.mente, fiera.mente ita.lia.na..

o

DI MIL
e

o per la fabbricazzone deìle cinghie « MASSONI-MORONI ll
confez:one delle cinghie di « CUOIO RAZIONALE».

I

49

MANIFATTURA ITALIANA CINGHIE MASSONI E MORONI

50

LO STABILIMENTO DI MILANO : I - Filatura del pelo di cammello -

2 - Sala degli orditoi

MANIFATTURA ITALIANA CINGHIE MASSONI E MORONI

LO STABILIMENTO DI MLLA!NO : Una delle sale di tessitura

STABIUMEINTO DI MILANO: Magazzino delle cinghie « MASSONI-MORONJ ».

51

MANIFATTURA ITALIANA CINGHIE MASSONI E MORONI

LO STABIUMENTO DI CAINTELLO : Montaggio delle pelli sui quadri per la concia razionale brevettata.

52

MANIFATTURA lTALIANA CINGHIE MASSONI E MORONI

LO STABILIME.NTO DI CANTELLO
lmmersione dei quadri nelle vasche di concia a pressione idrodinamica.

53

MANIFATTURA 1TALIANA CINGHIE MASSONI E MORONI

= = =

==

LO STABILIMENTO DI CANTELLO: Tensione delle pelli conciate.

LO STABIUMENTO DI C
54

TELLO: Reparto confezione cinghie di cuoio.

= = = = = = =::

ttore Molinari
,111 cnico di Milono.

o sviluppo di alune grandi indur1 e chimiche ln
pporto a llo QUerrO.
~r sso scientiifìco fu meravigliosamente
in questo ultimo secolo, ma non fu se< n pari accelerazione dal progresso civi11 'l
nità. La macohiina a va'Poire, scoiperh< più di un secolo fa, non è pur anco
i11 rte contrade d'Italia o di Russia, do"' no ancora persino le strade carrozzabi111 rbi progressi dell'elettrotecnica, no;n
u
fatto sentire i loro benefici a tante
h ,i ni, nè i prndigi della concimazione
<I i terreni, sono giustamente apprezzat 11tt i gli agricoltori, che in certe regioni si
··• ... •· .-._-_
uttOTa ai sistemi primitivi che precelorioso periodo stO'rico iniziato da
r. il 1-840.
luzione umana è lenta, forse per influen1111 lu
o passato d'oscurantismo ohe ipesa
11u' r dità fatale sul mondo.
111 ulo la marcia in avanti in quest' ultiolo i ia un tpo' più accelerata, l'umana
11u nella sua coscienza e nelle sue
i1
, rimasta assai in arretrato, tanto da
• ► Il • rano entusiasmo l'onta di una guer'
1 11 I riSi conto delle g,randi mandhevo• i ·11tifiche, tecniche e sociali, che insio I vi del suo progresso, e comprendere
le proprie inferiorità.
da questa conflagrazione le a l 111 • i or,geranno a nuova vita, monde
I I ,le zz ,passate, e lo speriamo vivamen1 111 11 I i che il nuovo assetto iSociale, ohe
Il citamenL dovrà pur sovrapporr,ganismo, che per Tisolvere delle
con0miche non ha sa'Puto escot ma ohe quello della guerra, in,
it verso più degni e civili de-

Ed è doloroso per noi constatare che sia stata
necessaria ,q uesta guerra spaventosa per far consapevole tanta gente, anche de·lla classe dominante , della importanza della ~himica q;uale fattoire prinòpalissimo di ,prog;resso civile ed economico .
Il problema della guerra, sotto qualunque aspetto lo si consideri, è un pToblema eminentemente chimico; ad esso si connette direttamente
la difesa e 1' offesa cruenta delle armi ed il funzionamento di tutto il restante organismo sociale nelle sue funzioni economidhe, industriali,
commerciali e civili.
I problemi portati a ,g alla daHo stato di guerra hanno tutti, direttamente o indirettamente,
attinenza colla chimica applicata, ila quale è a
sua volta figlia della chimica teorica.
Proviamoci a passare in ;rivi-Sta questi numerosi problemi chimici che oggi si agitano e si
impongono per uno -Studio attento ed una soluzione in tutte le
azioni . Questa rivista, sotto
punti di vista vari, fu già .fatta lo scoirso anno al
Congresso deUa Società pel progresso delle
Scienze a Roma , dove eminenti colleghi illustrarono, in pregevolissime :relazioni, le condizioni
di numerose nostre iindUJStrie, i compiti nuovi ad
esse imposti dalla guerrn ed i problemi aperti
per avvenire .
Un ulterioTe anno di guerra non iha fatto cihe
confermare molte previsioni, ma non ha maturato e tradotto in atto che pochi dei tanti e bei
propositi enunciati con tanto entusiasmo in quel
Congresso .
Senza ripetere il già detto, e sorvolando sui
proh lemi di minorre importanza, vogliamo vedere quali sono le nuove condizioni dhe si sono
1

r

55

LE I. I. I. - - - - - - - - =

====== == = = = ===== === = = = = = = == = == =

venute creando ·per alcune fra le più importan- 150.000 kg. al giorno di sola nitrocellulosa, d e ti industrie chimiche, in conseguenza della con- stinata alla fabbricazione della polvere B, e in
flagrazione europea.
proporzioni non - in1ferio'l'i avvenne Jo stesso aumento di produzione in Inghilterra ed in AmeL ' Italia e la ind u rica, dove si fabbricano •grandi ,quantità di e stria degli e s plosi v i.
s·plo-sivi per ,gli Alleati, ed in modo speciale p er
Il problema che più preoccupò allo scoppio la Russia.
Ciò poi che non appare al .gran pubblico, è la
della guerra l'Italia e le azioni alleate, fu qiuel1,l riferentesi alla produzione del materiale bel- quantità ancor più impressionante delle varie
lico, che non riguardava una sofa industria, ma sostanze - ac ido nitrico e so lforico, soda caustica, ammoniaca - necessarie alla produzione
ne interessava parecchie.
Infatti anche per la stessa polvere nera, ritor- di que gli esplosivi. In via approssimativa si può
nata in uso dopo tanti anni, per gli es,plosivi pro- affe-rmare che per fabbrica re I 000 kg di esplogress1 v1 : halist.ite, cordite, solenite, polveri sen- s1v1 nitroderivati , si richiedono in media no n
z2. fumo alla nitrocellulosa ecc., per gli esplosivi meno di 2000 kg . di acido nitrico e 4000 di acida scoppio, come il trinitrotoluene, l'acido pi- do solforico .
Ora per detta produzione occorrono grandi
crico, il fulmicotone, la nitronaftalina ecc., ecc.,
occorrono le più ,svariate sostanze, la fabbrica- fabbriche dhe non è facile improvvisare, e s1
zione delle 1quali costituisce organismi industria- comprendono ,q uindi le gravi difficoltà incontrate dall'Italia nell'affrontare tale impresa colosli più o meno complessi. .
·
Tipica fra queste la ilavorazione dei prodotti sale , data la sua condizione di tributaria deH' ederivati dalla distillazione del carbon fossile, stero per la maggior .p arte delle materie prime
pe-r la ,p rnduzione del gas illuminante e del coke e dei macchinari .
Cionondimeno l'Italia, al pari delle altre ametallur,gico, industria clie dà il catrame e gli
olii leggeri da cui si ricava il benzene, il tolue- zioni, ha potuto assolvere questo importante
ne, lo xilene, il fenolo, il cresolo, l'antracene, compito con una rapidità ed .una prontezza da
la naftalina, ecc., tutti prodotti ohe sottoposti a superare le più ottimistiche previsioni .
copo di questo mio studio è di vedere più da
nitrazione danno origine agli accennati potenti
viciBo come si sia compiuto questo prodigio in
esplosivi da scoppio.
Quello poi che aggravò le preoccupazioni, fu alcune delle ,p rincipali industrie ohimiche .
!a constatazione degli enormi quantitativi di queL • industria d e l •
sti ,p rodotti indispensabili ai hiso·g,ni della fab l'acido solfori c o.
bricazione del materiale bellico.
L'industria dell' acido solforico, ad esempio,
lnf atti hasta confrontare ·la .produzione degli
esplosivi prima della guerra colla produzione ha un.importanza predominante, perchè interesraggiunta in questi due anni. Fabbriche in Ita- sa, co•. ne tutti sanno , non soltanto quella degli
lia che producevano 2-3.000 k,g. di esplosivo al esplosivi, ma numerose altre industrie che m
giorno, o.ggi ,p roducono 50-60 e anche 80 mila tempo di guerra non possono essere trascurate.
chilo,grarnmi.
La ,produzione dell ' acido solforico nelle v aIn Francia i1 Polverificio d'Anigou lème elevò ne azioni in questi ultimi quindici anni si rilela sua produzione da I O mila all'attuale di oltre va dalla tabella che segue :
1

1

La produzione dell' acido solforico calcol ato a l 100
Inghil terra

Nel mondo

1878 t.
1880 »
1890 »
1900 »
1902 »
1904 »
1906 »
1908 ))
1910 »
1911 »
1912 »
1913 »

56

650.000
1.400.000

-

-

650.000
759.000

3.000.000
3.500.000
4. 100.000

-

5.400.000

-

5.500.000

-

-

1. 100.000
1. 100.000

-

-

G erma nia

-

190.000
600.000

900.000
-

1.200.000
1.300.000
1.500.000
1.650.000

-

Francia

-

-

200.000
325.000

-

500.000
700.000
780.000

-

Italia

7.000

-

40.000
145.000
165.000
180.000
237.000
340.000
418.000
388.000
415 .000

-

Belgio

A ustria

-

-

105 .000

130.000

-

-

165.000
-

-

200.000
-

Russia

-

-

82.000

-

0

lo

S. U. A.

-

-

600.000

46.000

-

125.000

850.000

165.000

-

1.200.000
1.400.000
1.500.000

-

-

-

-

Giappone

-

-

-

-

50.000
52.000
120.000

-

LE GRANDI INDUSTRIE CHIMICHE E LA GUERRA
t rie prime per fabbricare l'acido solno in iprima linea le p-iriti, poi le blenol in raTi casi lo zolfo. Mentre riuscì faazioni alleate procurarsi queste maIle
perchè le possono ottenere ahbondanl loro suolo, sia perohè riesce loro faProduzione e

n h. -Bosnia

• produz.
produz.
· import.
produz.
• import.
. produz.
produz.
· import.
. produz.
import.
· produz.
produz.
· import.
. produz.
produz.
import.
produz.
produz.

t.
t.
l>

t.
»
t.
t.

»
t.
»
t.
t.
»
t.
t.

t.

consumo della pirite.

1900

1905

1909

1910

34.638
305.000
156.800
169.450
457.680
89.000
72.000
23.000
204.600
326.000
36.300
23.000

179.100
267.100
271.690
185.370
552.180
126.000
117.700
100.000
228.580
521.000
29.700
30.700

250.000
286.000
360.000
193.000
691.000

145.000
300.000
350.000
215.700
793.000

149.000
150.600
249.000
695.000
57.000

171.000
115.800
244.000
811.000

98.950
12.500

»
t.

402.870
16.170

162.000
12.500
740.000
352.480
25.570

della -g uerra l' 80 % dell'acido solforico
veniva impiegato nella fabbricazione
1 r rf fati iper l' a,~icoltura; il resto ,passava
Il' 111du tria chimica e iper gli esploisivi ne ve11111 i gato soltanto 18.000 tonnellate.
1 I ·r n ia il consumo dell 'acido solforico per
pi , ivi ammontava a 70.000 tonnellate.
1111 ,nia ed Austria insieme (benchè la Gerortasse molto esplosivo), consumavali
plos.ivi complessivamente meno di
tonnellate di detto acido.
la ,guerra questi rappoTti vennero to111
mbiati e dalle notizie più attendibili
i • potuto raccogliere, si ,può stabilire che
l'llh il conSlllIIlo dell'acido solforico per eI 1 '
girava attorno alle seguenti cifre asluq11 nti :
lt li h superato le 160.000 tonn. annue;
I 1 111 i, non meno di un milione; l'Inghilterra
HO).
, e la Russia, insieme ai Paesi che
plosivi peT le azioni Alleate, ben
ui anche grossolanamente potremo
la Germania e l'Austria, che hano le forze riunite degli Alleati, ne
mato presumibilmente nella proltr due milioni.
Id ohe molti si son fatta all'inizio
uropea, era quella di sapere come

I ii 111

h li

cile impoirtaTle, la Germania e l'Austria, invece,
ne producono in rq uantità minime, e devono ricorrere quasi esclusivamente all'importazione,
resa loro oggi impossibile dal blocco dei mari.
Lo 5pecchietto che segue illustra chiaramente
quanto sopTa:

90.000
162.000
12.300
699.000
352.500
28.000

1911

1912

1914

1913

217.460 110.000
862.200 1.076.500 1.024.000
166.000
103.900
303.000
I.O 16.000

277.000
70.707
316.000
971.000
80.000

318.000
40.512
307 .000

350.000
9.400
812.000

430.00
10.522

450.00

27.250

59.000
115.000
8.429
790.900
400.000
40.000

-

-

I

la Germania avrebbe rp-otuto fabbricare quella
immensa quantità di acido s011fO'rico, mancando
di materie prime, giacchrè la piccola quantità di
blende .poveTe che può ottenere la Germania
dalle sue miniere (tonn. 650.000 nel 191 O), sono
ben poca cosa di fronte al suo grande fabbisogno odierno.
Ed ecco come, secondo noi, deve essere stato risolto questo problema di capitale impoTtanza nei rapporti della guerra.
In primo luo.go è .prohabile che tutto l'acido
solforico che 1p rima era devoluto all'industria
dei perfosfati (t. 500.000) sia stato destinato, previa concentrazione (pei perfos.fati basta l'acido
solforico al 65 %, per gli esplosivi necessita u na concentrazione superioTe al 93 %), alla fabbricazione degli esplosivi, senza per questo portar alcun nocumento all' agricoltuTa, potendosi
sostituire ai perfosfati le scorie Thomas, che sono un ottimo concime fosfatico e costituiscono
un prodotto secondario deHe Acciaierie, nume rosissime in Germania, che davano prima della
guerra 2.500.000 tonn. di dette scor,ie, delle quali più di 500.000 venivano esportate.
Oltre a ciò non .bisogna dimenticare che nella fabbricazione degli eS!plosivi l'acido solforico ohe viene impiegato in così larga proporzione, non va affatto perduto, perchè esso non è

57

LE I. I . I . =----======== - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - un costituente degli esplodenti come l'acido ni- do solforico fomante), che è ormai indispensatrico, ma è un .sussidiaTio nella nitrazione delle bile in tutte le fabbriche moderne dì esplosivi .
varie sostanze, e può essere quasi completaTutti i sistemi di concentrazione, da quello
mente ricuperato e rimesso in circolazione dopo 1 egrier (capsule di porceHana) a quello Kessler ,
una semplice denirrazione e concentrazione .
a quello Gai:llaTd con torri di V olvic, a quello
Certamente la Germania in tempo di guerra della capsule di platino dorate, ecc., ecc., venavrà applicato alla produzione dell'acido solforico tutti i criteri razionali sugigeriti dalla scien- nero applicati con buon esito, ad ont~ delle
za moderna per arrivare a sfruttare le piriti sino grandi difficoltà incontrate per procurarsi il maa lasciar nelle loro ceneri non più di 0.8- 1% di teriale necessario, specialmente le pietre di Volzolfo (da noi .purtroppo vi sono .fabbr,iohe che ne vic, requisite dal Governo Francese. Ciò condusperdono il 3 ed il 4 %), e ad ottenere dalle ca- se allo studio di molte cave italiane di pietre ,
mere di piombo, a regime intensivo sino 1O kg. ohe potranno servire - ed in paTte servono già
di acido solfoTico per metro cubo di camera - per sostituì.re con vantaggio il Volvic in tutta
nelle 24 ore (da noi la maggior parte delle fab- la grande indu~tria chimica degli acidi minerali .
briche non ricavano che 4-5 kg.).
L•industria del•
Risulta inoltre da informazioni giiunte, che si
l'acido
nitrico.
è esteso colà andhe .un nuovo processo di fab~
hricazione dell'acido solforico partendo dal solon meno impor tante del problema dell' acifato di calcio (gesso), che vi ahbonda in vai:ie_ do solforico si ipresentò subito all'inizio della
regioni, riscaldando questo in appositi forni ad guerra il p Tohlema dell'acido nitrico, richiesto
alta temperatura, in ,presenza di silice e bisolin quantità imprevedute ed a concentrazione alfato sodico (capomorto·, questo, della fabbricatissima nella fabbricazione degli esplosivi.
zione dell'acido nitrico).
Anche qui il e condizioni per la Germania si
Da tutto ciò si capisce come .possa essere stato possibile riso lvere ,q uesto problema di così presentavano assai ipiù critiche che non per
vitale interesse per la Germania, grazie al vali- l'acido solforico, giacchè essa importava dal
Ohilì tutto il nitrato di soda necessario ,per gli
do ausilio della scienza.
esplosivi
e per l'agricoltura, mentre per il blocIn Italia ed in Francia, come abbiamo già accennato, tale ;problema si presentava difficile , co dei mari tale impoTtazione le venne totalnon per la mancanza delle materie prime, ma mente interrotta.
Le quantità di nitrato sodico che p rima delper l' insufficenza degli impianti di concentrazione delracido solforico, e più ancora per la scar- la guerra le azioni impoTtavano risultano dalsità degli apparecchi per ,produrre l'oleum (aci- la seguente tabella :
1

Nitrato di soda importato (tonnellate)
A nno

1860
1890
1897
1900
1902
1904
1906
1908
1909
1910
1911
1912
191 3
1914

ln11hilterra

G ermania

-

-

115.000
101.000
79.260
84.260
79.150
81.320
90.200
120.000
128.500

489.000
482.000
485.000
512.000
591.450
650.000
786.000
710.000
808.000

-

-

-

800.000

-

Francia

-

201.000
284.500
203.000
216.600
225.500
285.000
337.000

-

-

Italia

-

8.500
13.235
27.550
30.000
26.625
49.300
47.600
43.600
61 .200
59.600
54.650
67.500
59.850

S. U. A.

-

-

108.200
174.260
210.000
294.000
375.000
326 .000
523.000
480.000
500.000

136.500
171.290
143.240
153.780
188.400
217.000

-

-

Si noti che in tempo di a ce in Germania circa l' 80 % d el nitrato d i soda e ra destinato come concime artificiale azotato e solo il 20 % veniva usato nell ' industria chimica, specialmente
per fabbricare acido nitrico.
elle altre
azioni il consumo nell'industria

58

Belgio

-

Giappone

-

3.500

-

-

6.000
14.000

-

-

Austria

-

5.819
4.179
7.924
9.405
7.280
13.660

-

-

--

Spagna

-

-

3.000
4.170
4.941
7.350

-

-

-

Olanda

-

70.770
95 .000
95.170
125.976
127.637
128.580

-

-

Produzione
del C hili

2.250
10.000

-

145.300
155.000
173.000
183.600
215.000
236.000
265 .000
280.000
270.000

-

variava da IO a 15 %. Per formaTs.i un'idea concreta degli sconvolgimenti prodotti dalla guerra
nelle industrie chimiohe, hasti confrontare il
consumo dell'acido nirrico negli ultimi anni che
pTecedono la guerra, coL consumo qui sotto calcolato in modo approssimativo, deducendolo da

LE GR ANDI INDUSTRIE CHIMICHE E LA GUERRA
11

m personali e indirettamente dalla essere stata prodotta nel 1915-1916 nei Paesi
li splosivi ohe presumibilmente d eve belli,g eranti ed agli Stati Uniti :
Produzione di acido nitrico in varie nazioni.

lo11hiltcrra

Germania

Francia

Italia

1 .000 ì
.ZS0.000 ì

110.000
360 .000 ì
540.000 ?

Giappone

Austria

30.000 ì
150.000?
250.000 ?

1.990
1.800
1.455
4.800
5.562
9.133
9.000
8.750
13.611
25.000?
50.000 ?

Mondiale

50.000?
100.000?

14.000
23.000

54.000
70.000

0.000 ì

Russia

Stati Uniti

12.600

28.00~
54.000
65 .000
350.000?

75.000?
11.000
I 10.000?
180.000 ?

rn nia nel 1915 avrebbe dovuto consu00 . 00 tonnell~te di nitrato di soda per
I I r I quantità di acido nitrico necessario
I ,I i zione d egli esplosivi, e nel 1916 pre111111 nt il su o fabbisogno di nitrato avreb111 1 r:riva=re alla cifra rispettabile d i cir1 000 tonn ., oltre ad a ltrettante per agriI ) r q uest ' enoirme quantitativo avrebbe
, irnportare non meno di un milione e
li t nnellate di nitrato sodico.
h potuto suppliTe alla mancata impOJ'-

r

nia, co me in altre Nazioni, era già
, parecchi anni pTima della guerra,
di S'\llrogare il nitro del Chilì nelnell 'iindustria, nella supposizione
il dell'esaurimento di quei giaci1 mondo.
non fu posto invano, esso inte1 nti tecnici che in bTeve, per vie
rono a proporre parecdhie solulmente considerarono l'aria atmola materia iprima più conveniente
i ompo-sti azotati, essendo in essa
no e l'azoto allo stato libero.
in orvegia Birkeland e Eyde ,
ile esperienze del Cavendish,
ottenere acido nitrico attraverso
opportunamente allaTgato di un
nso altri lavori si ebbero che
r ndere ,pratico questo sistema
d ll' acido nitrico, ohe già prir dava all' agricoltura notevoli
cl i II il l di calcio in vantaggiosa sostiI I 11itr
d anche all',i ndustria dell'acic 11 ,
ur diluito, può in certi casi eslt u ilmente.

50.000?
100.000?

50.000?
100.000 ì

100.000?
185.000?

1.000.000?
1.675.000?

Sembra stabilito ohe per fissare 1 kig. di azoto
atmosfe.rico sotto forma di nitrato o acido nitrico, occorran9 70 kw-o ra col processo Pauling
(applicato ad lnnsbruck}, 60 col processo Birkeland e Eyde (a,pplicato su vastissima scala in orvegia, impiegando più di 200 mila cav. di forza,
e che si ha ad un iprezzo che pare s'aggiri su 20
lire cav-anno}, 58 col 1processo Sdhonherr, applicato dalla Badische Anilfo Soda F abrik.
L'impianto a Legnano del Dr . R ossi è l' e sempio fattivo dell'applicazione del processo
Pauling in Italia, che si estese ad un' altTa fabbrica a Roma.
Aggiungiamo subito ohe però l'acido nitrico
così ,preiparato, non può servire nelle fabhriche
di esplosivi, pe-rchè - come abbiamo già detto
- è troppo diluito e dev'essere concentrato, il
ohe si ottiene facilmente distillandolo ip presenza d'un eccesso di acido solfoi:rico concentrato.
Quest'ultimo processo di concentrazione , pur
non essendo conveniente dal lato economico in
tempi normali, dev'essere stato applicato durante -la guerra su larga ,scala in GeTmania, dove il
ca'l'bone è ahbondante ed a prezzo limitato, il
ohe permette di ricuperare tutto l'acido solforico impiegato in questa operazione con semplice concentrazione.
Senonchè , per quanto grandiosi possano essere ,gli impianti di forni elettrici .fatti dalla Germania durante la g uerra, non è possibile che
essa abbia potuto produrre tutto l'acido nitrico
necessario 1per gli esplosivi, ,perchè col detto sistema sono richieste quantità straordinariamente ,g rnndi di energia.
Infatti la Società Franco- oTvegese, per p r~dune tanto nitrato di calcio corrispondente a
solo 80.000 tonn. di acido nitrico, contava di u tilizzare circa 240.000 cav. di forza. Impianti simili sono non solo costosissimi, ma ridhiedono
59

LE I. I. I.== --=============================--=---molto tempo per la loro esecuzione, senza contare che le forze idra liche in Germania sono
scars1ss1me.
È evidente quindi che la Germania deve essere ricorsa anche ad altri sistemi peT procurarsi lutto l'acido nitrico ed il nitrato di cui ha
biso,gno.
Fra essi il più importante ,è certamente quello che si basa su.H' ossidazione dell'ammoniaca.
Quest'ultima si produceva, prima della guerra, abbondantemente, :ricavandola dai prodotti
della distillazione del carhon fossile, e siccome
si possono ottenere 4 kg. di ammoniaca per ogni tonnellata di carbone distillato, così per la
Germania ohe prima della guerra distillava 40
milioni di tonn. di carbon fossile e poteva contare sopra circa 150.000 tonn. di ammoniaca,
siamo certamente al disotto del vero se valutiamo al doppio la ,produzione attuale.
Applicando il prncesso Ostwald, che si basa
sopra il Tiscaldamento di una mescolanza d' ammoniaca e aria in presenza di platino, si riesce
ad ottenere circa il triplo di acido nitrico, in
confronto dell'ammoniaca impiegata, per cui,
con 300 mila tonnellate d'ammoniaca, è possibile ottenere ciTca 900 mila tonnellate di acido nitrico.
Fin dal 1895 F rank e Caro avevano trovato i},
modo di fissare economicamente l'azoto ~tmosferico col carburo di calcio alla temperatura di
I 000°, ottenendo l a calciocianamide, impiegata
come concime azotato in a,g ricoltura, dhe però,
quando viene sottoposta all'azione del vapore
d •acqua, in autoclavi, ridà tutto l' azoto fissato
sotto forma di ammoniaca.
È certo che 1gli Imperi Centrali hanno lar,gamente usufruito di questo ,procedimento, se si
pensa c'he mentre prima della guerra la Germania prnduceva solo 18.000 tonn. di calciocianamide (sopra una ,p roduzione mondiale di t. 115
mila), neT 1916 - da quanto s'è potuto sapere
recentemente - la produzione della calciocianamid e raggiunse le 450.000 tonn., che equivalgono a ciTca 200.000 tonn. di ammoniaca, ovvero
a 600 di acido nitrico.
Anche ammesso ohe una buona parte di calciocianamide sia stata impiegata in agricoltura
quale surrogato del nitrato di soda, Ie rimaneva
sempre ugualmente una sorgente impo:rtante per
gli esplosivi.
A questo si aggiunga il' ammoniaca che si può
abbondantemente ottenere col processo Mond,
già applicato in vaTie azioni (in Italia a Orentano e Codigoro) rp:rima della ,guerra, distillando
in presenza di vapoT d'acqua i detriti di carbon
fossile delle miniere, la lignite e la torba (a:b~
bondantissime in Germania), con che si ottiene
anche del gas ,poveTo, utilizzabile come sorgente d' energ,ia meccanica.
1

1

60

r

Aggiungasi ancoTa, ammoniaca ohe si può
ottenere per sintesi diretta dall' azoto atmosferico e dall' idro1geno col processo HabeT e Rossig~ol, scaldando la loro mescolanza a 500-600°
sotto forte pressione in presenza di sostanze catalizzanti, quali l'osmio, l'uranio, ecc.
Questo processo s,' era dimostrato, anche ;prima della guerra, economicamente vantaggioso ,
e non vi è dubbio che dopo !la guerra l' ammo-.
niaca :più economica sarà quella ottenuta co l
processo Haiber .
on citiamo il processo Serpeck per aver ammoniaca mediante la decomposizione dell 'azoturo di alluminio, peTchè sino ad oggi non s i
conoscono di questo processo con esattezza che
i prod~gi di Borsa fatti da speculatori senza scrupoli I
Dal sin qui detto si comprende come la Germania anche senza il nitro del Chilì abbia potuto rprovvedere aH' enorme quantità di acido nihico per 1gli esplosivi ed ali' azoto combinato come concime ali' agricoltura, dimostrando con ciò
ancora una volta di quante riso:rse disponga la
tecnica moderna quando ricorre razionalmente
alla scienza .p ura.
Per le 1azioni alleate il problema dell'acido
nitrico sino a ,poohi mesi addietro destava poca
preocct11pazione e si riduceva alla sola difficoltà
di provvedere più o meno rapidamente il macchinario ed il materiale necessario per ampliare
le vecchie fabbriche.
Oggi invece, coll' acuiTsi in modo allarmante
della crisi dei trasporti e colla minaccia dell'intensificata azione dei sottomarini, l'incertezza d i
arrivo del nitro del Chilì per le fabbriche di a cido nitrico , desta non lievi preoccupazioni, sicchè le azioni alleate si trovano, dopo oltre due
anni di ,g uerra, nelle stesse difficoltà jn cui deve
essersi dibattuta la Germania all'inizio.
In Inghi lterra però :funziona già un importante
impianto di ossidazione dell'ammoniaca col sistema Kuhlmann-Ostwald, e un impianto non
meno 1grandioso sta sor,gendo in Francia, ad Angoulème, dove si producono 10.000 kg. al giO'Tno di acido· nitrico concentrato e ben presto si
arriverà ad oltre 40 mirla kig., che, cogli 85 mila
di cui è capace l'impianto Va1entiner, già esistente, costituiranno un quantitativo apprezzabile.
In Italia il problema non è meno m,gente che
altrove. Dopo avere utilizzata tutta l'ammoniaca
prodotta dalla distillazione del carbon fossile ,
il Dott. Rossi di Legnano iha iniziato la preparazione di ammoniaca scomponendo la calciocianamide (la cui produzione in Italia è andata
rapidamente aumentando dopo l'inizio della
guerra), per fabbricare col!' acido nitrico dei suo i
forni elettrici, del nitrato ammonico oggi lar,g amente Tichiesto peir la ,preparazione di esplosivi

- = = - - - - - - - - - - -- - -

LE GRANDI INDUSTRIE CHIMICHE E LA GUERRA

oppio, tipo F avier (mescolanza di nitronafe nitrato ammonico).
ltri grandiosi impianti per utilizzare ram111< ni ca delle torbe e per ossidare l'ammoniaca
1 lt· 11, calciocianamide e ricavarne acido nitrico,
11
progettati dalla « Società Italiana Prodotti
lodenti », ed in ,parte in via di esecuzione.

1 din

distillazione
1 carbon fossile .
I

M ,per la produzione degli esiplosivi non hal' cido <Solforico e l'acido nitrico, occorrono

v ri te altre sostanze che, mediante nitrazione,
, tr sformano in materie esplodenti. Tali sot nze sono specialmente ,il benzolo, il toluolo,

I

n ftalina, l'' acido fenico, che si ricavano dai

prc dotti della distillazione del carbon fossile.
ra il carbone manca in Italia. Se in tempo

li

ce è possibile sostituirne .una parte coli' er ia idroelettrica - abbondante da noi - per
J roduzione di energia termica, in tempo di
li< rra tali risorse non giovano, giacchè occorre
r ment e del carbone ,p er avere i prodotti su
1t ti. Lo si ,può avere solo in iscarsa quantità
I Il· I ngihilterra ove abbonda, ma le difficoltà di
1r zione e di trasporto ce ne limitano· l' acquit 1. In F-rancia pure è scarso, mentre in Germa1
' abbondantis,s imo.
I) Il a d istillazione di I 00 kg. di carbone si ot11

no:

c·ir a 17 kg. ·di gas illuminante, circa 30 mc.;
70 kg. di coke;
I 4 a 5 kg. di acque ammoniacali .
I ) ogni metro cubo di gas illuminante si pos1 110
icavare praticamente, con opportuni trat11u r ti, da 20 a 25 .g r. di benzolo e toluolo (3 / 4
I, 111 lo e I /4 toluolo, circa).
11
rbon fossile distillato ,per gas illuminante
pt r coke metallurgico, è stato di 60 milioni
li I< nn. negli Stati Uniti ( 191 O), di 40 milioni in
1111 nia, di 46 milioni in Inghilterra, di 5
in
11
i l, di 4 in Belgio, di 8 in Francia, di 4 e
1 11c i
Austria , di 1,4 in Italia, e ci~è di circa
I O milioni di tonnellate nel mondo intero, per
iamo farci subito un• idea dell' importansorgenti di benzolo, toluolo, naftalina
I dt r , ,qualora si applicassero pr ocessi razio11 pc r strarli, contrariamente a ,q uanto si fain ,passato, che gran parte di queste so1111 n n venivano utilizzate.
1111 dli la maggior iparte del benzolo, del to11111
ll'acido fenico prima della guena ve11
e ll nuto distillando il catrame che, in base
Il
tità di carbone distillato , ricordate più
1 1 1, H
ndeva pel 1910, a tonn. 2.400.000
, di l ti Uniti, 1.600.000 per la Germania,
tt IO O O p r l'Inghilterra, 200 .000 per la Rus, Hl).
p r il Belgio, 180.000 per l'Austria,
1 Il()() 1 r l'Italia, e nel mondo complessiva. 800. 000 tonnellate.
e

1

100 k,g. di catrame, sottoposti a distillazione,
danno circa k,g . 1,5 tra benzolo e toluolo grezzi, I kg. fenolo grezzo, 5 kg. naftalina, 23 olii
pesanti, 60 pece e 4 acque ammoniacali. Con
ciò è facile calcolare quali sono le disiponibilità
nelle varie azioni dei suddetti prodotti necessari per la fabbricazione degli esplosivi.
Distillando tutto il catrame del mondo si potrebbero al massimo avere 100.000 tonn. di benzolo e toluolo grezzi, mentre se si ricU!perasse il
benzolo ed il toluolo direttamente dal gas che si
produce distillando il carbon fossile pe-r coke
metallur1gico e ,gas illuminante, si potrebbero ricavare 1.700.000 tonn. di questi prodotti.
Purtroppo .però, ancora pochi anni prima della ,guerra, una gran parte di fabbridhe di coke
metallurgico erano sprovviste degli impianti per
il ricupero del benzolo e del toluolo. I forni a
coke con ricupero rappresentavano nel 1900 agli Stati Uniti solo il S %, e nel 1909 il 16 %; in
lng,hilterra nel 1900 erano il I O %, nel 1909 il
28 %, mentre in Ger-mania si passò dal 1O % del
1900, all'82 % nel 1909.
Ciò spiega benissimo come da ,q uesto lato la
Germania venisse a trovarsi ali' inizio delle ostilità in condizioni di vera superiorità rispetto alle altre Nazioni, le quali però non han perduto
tempo e subito hanno prorvveduto, ad estrarre
benzolo e toluolo si~ nella distil'lazione del carbon fossile per •g as illuminante, che nella pr~duzione del coke metallurgico.
Da principio attenzione era rivolta più specialmente al toluolo, 1perohè questo serviva già
alla fabbricazione del trinitrotoluolo (esplosivo
da scoppio usato in lta'1ia, Germania, Inghilterra), mentre la Francia 'ricavava l'acido picrico
(melenite), nitrando l'acido fenico proveniente
dal catrame. Ma sia l'acido fenico che il toluolo
si dimostrarono insufficienti a soddisfare gli enormi bisogni che imponeva la guerra , e allora si
ricorse ad una sintesi dell'acido fenico e dell' a cido picrico, partendo dal benzolo , che non era
mai stata trovata conveniente in passato.
Essa conduce all'acido picrico per· due vie ,
partendo sempre dal benzolo. Questo, in presenza di catalizzatore di ferro, si fa combinare con
del cloro, ed il monodorobenzolo che si ricava,
sottoposto a nitrazione e successiva saponificazione, dà del binitmfenolo e, volendo, anche
dell'acido picrico (trinitrofenolo).
Ovvero, trattando il benzolo co n acido solforico concentrato e fondendo ii sale sodico dell'acido henzensolfonico r isultante, con soda caustica, si arriva per successiva acidificazione all'acido fenico sintetico, il quale allo stato pur o
si lascia trasformare, con una semplice nitrazione, - ,previo trattamento con acido solforico
concentrato - in acido picrico.
Questo processo richiede benzolo purissimo ,

r

61

LE I. I. I.========================================
ed in quantità veramente eccezionale, giacchè
l'acido picrico, che così si produce in Francia,
in Inghilterra ed in Italia, provvede alla maggioT parte dell'esplosivo da scoppio usato in
questa guerra. In lta1ia la S. I. P. E. di Cengio
,p roduce ora 16.000 kg al ,g iomo di acido fenico
sintetico, chimicamente ,puro, e quasi 304.028
mila kg. di acido picrico, partendo da benzol9
purissimo preparato nei propri stabilimenti di
Vado Liigure, dove si lavorano tutti gli olii leggeri (benzolo, toluolo ,grezzi) ricavati dalla distillazione del caTbon fossi ~e in Italia e parte degli olii leggeri grezzi provenienti dall'Inghilterra.
La Ditta BoneUi e la Ditta Biancihi producono
a loro volta complessivamente· ciTca 10.000 kg.
di binitrof enolo ohe viene utilizzato pure come
esplosivo da scoppio, mescolandolo con circa il
65 % di acido ipicrico.
In Inghilterra vi sono diverse fabbriche che
producono giornalmente con ,questi pTocessi sino a 50-60.000 k,g. al ,g iorno di acido picrico. In
Francia la sola Société des Usines du Rho ne è
arrivata a produrre sino . a 150..000 k.g. al giorno
di acido fenico sintetico, destinato quasi tutto
alla fabbricazione dell'acido piorico.
Altre Fabbriche ne producono chi 30, chi 50
1

mirla kg. al ,g iorno; altre ancora fabbricano ingenti quantità di binitrof e nolo per la solita mescolanza con acido picrico, come è detto sopra.
Gli esplo siv i.

Tutto ,q uesto immenso lavoTo, in gran parte
nuovo, ·che venne in tutte le ' azioni imposto
alle industrie chimiohe di pace per provvedere
ai bisogni della guerra e che ha richiesto il
massimo concorso di tante industrie accessorie:
metallurgiche, ceramiche, meccaniche, vetrarie, ecc., ecc., si sintetizza tutto nell'opera finale
della creazione di quei terr~bili materiali di distruzione, di offesa e di difesa, che sono gli esplosivi.
·
La statistica della 1produzione degli esplosivi
non è facile a stabilire, iper rngioni ohe tutti
comprendono; andhe prima della ,g uerra gli Stati tenevano 1gelosamente segreti i dati sulla propria potenzialità di produzione in questo campo. In certe nazioni poi la fabbrica degli esplosivi è monopolio di Stato, in altre è. industria
privata e in •p arte governativa; tuttavia da indagini personali, ,possiamo con una certa attendibilità Titenere ,grossolanamente probabili le seguenti cifre :

Quantità approssimativa d i e s plosivi da guerra fa bbricati nelle varie
n azio ni prim a e durante la guerr a europea.
Inghilterra

Germania

Francia

Italia

S. U. A.

Belgio

G;appone

Russia

Austria

N el mondo

Prima della
guerra

18.000

1.000

60.000

15.000

3.500

8.000

360.000

160.000

15.000

100.000

?

540.000

300.000

45.000

160.000

?

6.000

4.000

5.000

150.000

50.000

90.000

1.065.000

90.000

150.000

1.805.000

nel 1915

120.000

60.000

~

nel 1916

200.000

Per farci un'idea del crescendo fantastico nel
fabbisogno degli esplosivi, 1b asterà ricordare alcuni fatti.
La F rnncia allo scoppio della glllerra produceva complessivamente non ipiù di 15.000 k,g.
di esplosivo al giorno. Dopo la battaglia della
Marna, ottobre 1914, quasi tutte le riserve che,
secondo, i calcoli dei più iprudenti Capi di Stato
Maggioire, avrebbero dovuto bastare peT due anni di guerra, erano esaurite. Il generale ]offre
avvertiva il suo Governo ohe era urgente provvedere prima del dicembre (1914), a portare la
produzione degli esplosivi a 80.000 kg. al giorno.
PTima anco;ra della scadenza di questo termine, ]offre avvertiva che il consumo di munizioni

62

100.000

aumentava con una ,progressione così grande da
rendere necessaria pel gennaio ( 1915) una produzione di almeno 120.000 kg. al giorno.
La prepairazione dell'offensiva francese della
primavera del 1915, che culminò poi nella ibattaglia della Champagne (marzo 1915), faceva
prevedere al ,generale ]offre un fabbisogno di
esplosivi di 350.000 kg. al giorno! E la Francia
seppe compiere questi ,prodigi colla sua industria chimica ridestata a nuova vita dopo tanti
anni di addormentamento.
Ma la igiuerra chiedeva ben altro! Già n_e l Juglio 1915 la furia della lotta su tutti i fronti aveva indotto lo Stato Maggiore francese a pTendere tutti i provvedimenti del caso per anivare

- - - - - - - - - - - - - - - - -

LE GRANDI INDUSTRIE CHIMICHE E LA GUERRA

?rima della fine dell'anno e per l'offensiva del}3 primavera 1916 ad ,u na produzione di 750.000
kg. al giorno.
Sono cifre fantastiche, e nessuno forse sa rappresentaTsi al vero il poderoso lavoro eh' esse
significano! Si sarebbe detto che dopo uno sforzo così colossale sarebbero mancate ulteriori
nergie ,p er continuare in una lotta così gigantesca. Ma l'epica battaglia di V erdun potè essere felicemente superata mercè quell'immane
lavoTo accumulato , e però dimostrò in modo
anche evidente, ahe non era possibile tentare
un'offensiva seria contro il fronte igermanico se
non con altri sfoirzi ancoT maigigiori.
E la Francia alla 1fine del 1916 arrivò a produrre al giorno oltre run milione di chilogrammi di
esplosivo!
L'Inghilterra .prima della ,g uerra possedeva le
più ,g rand i .fabbriche di esplosivi del mondo, alcune delle quali avevano una potenzialità di
I 0.000 tonn. di dinamite all'anno . Anche le più
grandi fabbriche di cotone fulminante di Europa erano in lngihilterra. Malgrado ciò, ad onta
delle notevoli risorse di cui queUa Nazione può
disporre nel campo industriale , non ha potuto
far fronte ai propri bisogni ed ai bisogni della
Russia, eh' essa s'era pro.posta di r iforni'Ie. PeTÒ
no n perdette tempo e riuscì a mobilizzare tutta
l'industria degli esplosivi d'America per prnvvedere a sè ed aigli Alleati.
La sola Fabbrica Dupont de amour d'Ame rica produce o ggi più di 400.000 k,g. di cotone
fulminante al giorno, oltre ad altre enmmi quantità di vari esplosivi . Le diverse officine di q,ueta co lossale .fabbrica di acidi e di polveri si
volgono su di un'estensione di 20 chilometTi.
È indiscutibile che si deve al contributo dell'America se le Nazioni alleate, specie la Rusia, hanno potuto sostenere il t remendo urto autro-tedesco .
La Russia aveva un'industria ohimica pochisimo sviluppata prima della guerra; mancava di
personale tecnico adeguato e le alternative del1 sorti belliohe di qruesto immenso paese sono
in giusta cor,rispondenza cogli arrivi più o meno regolari di esplosivi e di munizioni dall' estero, giacchè ancor ogigi una fabbricazione di eplosivi sufficiente non è pur anco organizzata.
In Italia la ,p roduzione degli esplosivi da guer-r prima del la conflagrazione europea, arrivava
ppena a 10.000 al giorno , forniti dalla Società
Dinamite Nobel, dalla S . I. P. E. di Milano , dal
R. Po lverificio di Fontana Liri e dalla nuova
f bibrica di balistite Bombrini e Parodi di Segni.
Le difficoltà che il nostro Paese ha dovuto sori 1ontare per faT frotite agli ~mgenti bisogni de]
munizionamento, sono state certamente più enormi che in qualsiasi altra
azione, specialm nte pel ,fatto che la quasi totalità della_fab1

1

bricazione è affidata all'industria privata, la quale incontra ben più gravi ostacoli dei Governi
a iprovvedersi del materiale necessario per improvvisare i grandiosi impianti per l' aumento
della produzione.
Ad onta di questo, anche da noi venneTo fatti miracoli. Fu una gara mirahile di e nergie e d i
attività. Ma, puir ammiTando g li sforzi compiuti
da tutte le fa,bb riche di esplosivi in Italia, non
posso esimermi dall'accennare, come ad uno
dei più suggestivi esempi, a quanto è stato compiuto dalla S. I. P . E . , della quale ho potuto
seguire più da vicino il meravigl ioso sviluppo .
PTima della guerra questa Società produceva,
oltre ad altri prodotti dhimici e polveri da caccia, circa 2500 kg. al ,giorno di trinitrotoluene ,
nello stabilimento di Cengia .
Aveva un impianto di acido nitrico concentrato per la produzione di 14.000 kg. al giorno,
ed un impianto di acido solforico fumante per
la produzione giornaliera media di 13.000 kg.
Oggi lo stabilimento di Cengio fabbrica oltre
70.000 kg. di acido nitrico concentrato al giorrno, senza contare il nitrato di soda richiesto per
la nitrazione diretta di 16.000 kg. di acido fenico. Consuma inoltre più di 200 mila kg. al giorno di acido solforico , di cui oltre la metà sotto
forma di oleum prodotto nello stabilimento, e
ri,geneTa quotidianamente quantità ingenti di a cido solforico e nitrico, tutte assorbite dalla produzione degli esplosivi.
Fra balistite, acido .i orico, trinitrotoluene , nitronaftalina e rispettiva quantità di sohneiderite
(mescolanza di hinitronaftalina e nitrato ammonico), polvere nera, polvere senza fumo alla nitrocellulosa, la Società Italiana P r odotti Esp lodenti, nei suoi stabilimenti di Cengio, F errania,
forte dei Marmi e Spilamberto, produce ogni
giorno 100.000 k,g. di esplosivi.
I tecnici ohe sanno quali difficoltà si incontrino o ggi a provvedersi del materiale necessario
e alla formazione della maestrnnza in un' industria così delicata ed in momenti così anormali,
che sanno l'importanza dei servizi ,g enerali di
ac qua, vapoTe, aTia compressa, viabilità , fognature necessarie a queste lavorazioni , gli industriali che sono in grado di apprezzaTe l'ing ente
lavoro amministrativo , finanziario e commerciale per or1ganizzare un congegno così complesso
a cui prendono ,p arte innumere attività : dagli operai, ai chimici, a gli ingegneri ed agli amminist,r atori, possono calcolare quale somma di sforzi e di mirabili ener.g ie sia stata spesa in questo
campo per faT fronte alle gravi esigenze della
tragica ora.
11 trapasso delle indust rie
chimiche dalla guerra alla pace.

Quanto è stato finora esposto non è che una
parte dei .problemi chimici-industriali posti da

63

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - questa guerra, e non co,s tituisce che un esempio
di ciò che è avvenuto in altri campi, per altre
industrie in questo momento. Ma il problema
che come un incubo oggi si affaccia a tutti, è
quello relativo al dopo ~erra.
Quali saranno, deHe vecchie industrie chimiohe ohe dopo questo immane fla,g.e llo avranno
resistito? E ,q uali altre industrie nuove potranno
vittoriosamente affermaTsi nelle competizioni nazionali ed internazionali in modo da emanciparsi dalla soggezione straniera?
I colossali impianti sorti ora per soddisfare ai
bisogni di ,g uerra, come :porranno essere utilizzati in avvenire?
Sono centinaia di milioni, forse dei miliardi,
investiti in queste fabbricazioni di guerra; è tutto un esercito di tecnici che si sono specializzati nelle più svariate industrie chimiche; sono de~
cine, forse centinaia di migliaia di operai ohe si
sono addestrati a tante nuove lavorazioni; è tutto un ingente capitale che sarebbe delittuoso disperdere: questo è il :problema ponderoso che
urge risolvere, .perchè se non saTemo pronti e
preparati alla nuova situazione, saremo sopraffatti nuovamente da altre azioni che ci avranno preceduti.
Questo problema, che ipuò sembraTe facile ai
profani od ai mezzo-profani, appare invece assai difficile, per non dire insormontabile, ai tecnici seri che non vivono di illusioni e sanno di
poter eventualmente essere chiamati ad assumere la Tesponsaibilità deHe proprie idee e dei
propri ,pro.getti.
I faciloni aprono il fascicolo pubblicato dal
Mini-stero delle Finanze sulla statistica di importazione. Spuntano le girosse cifre in peso ed in
valore dei diversi prodotti chimici importati, e
stampano su ,g iornali e riviste che il programma
dell'l talia nuova è l' emancipazione completa
dall'estero e la produzione nazionale dei prodotti che si importavano.
Ma -q uesta è della megalomania, buona pe,r i
mc~tieranti della politica e non un programma
seno.
È un compito ingrato ma doveroso il dissipare queste illusioni che conducono poi a dei di~inganni dolorosi e talvolta anche a dei veri disastri.
Per questo vogliamo SlJ,bito dire che il prodigioso lavoro fatto cimante la guerra, non fu dal
punto di vista tecnico ed economico il più ben
fatto. In tempi di guerra si è 1guidati da criteri
di lavorazione e si è sog,getti a condizioni ben
diverse da quelle del tempo di p,ace. Là giova
sopratutto l'arrivar presto ed il produne molto,
a scapito anche della qualità e del costo; qui invece è tutto l'opposto. Processi di fabbricazione
che sono possibili e rimunerativi in periodo di
guerra, saranno da scartarsi dopo la pace. La

64

=

concorrenza assillante , mode,r atrice ed educatrice del tempo di pace, non esiste in tempo di
guerra. Adesso, una lira più, una lira meno nei
prezzi di costo d'un prodotto, non ne ritarda di
un solo istante -la fabbricazione. In tempi normali invece, anche pochi centesimi di differenza
nei prezzi di costo , possono decidere della for tuna o della rovina di un'industria in libera concorrenza.
Illustri colleghi hanno più volte ;prospettato il
programma di lavoro per l' avveniTe; hanno ricordato quali sono le industrie nuove sulle quali dovrebbe essere chiamata l'attenzione dd Governo e degli industriali, ed io non posso soffermarmi -soprn uno studio particolareggiato perohè
mi porterebbe troppo lontano. Anclhe qui, a solo titolo d'esempio, voglio parlare d'una grande -industria ohe è nei voti di tutti, che non è mai
esistita in Italia, e che dovrebb sorgere alla
fine di ,q uesta ,g uerra per front ggiare la inevitabile e ,grave concorrenza estera soddisfare ai
bisogni di tutta la azione : voglio dire, I' indu-

stria delle materie coloranti.
L• indu tria delle
materie c oloranti.

Già circa un anno fa il D.r Roh Tto Lepetit in
una conf eTenza al Congresso d Il Scienze tenuto a Roma, trattò di questo r mento co:lla
competenza che tutti gli riconoscono, e prospettò tutte le difficoltà che si frappongono alla çreazione in Italia d'una tale industria. Accennò a gli o,stacoli fiscali, alle defici nz d 11' istruzione
ed educazione ohimica italian , all manchevolezze della legge sulle privativ industriali, alla
defìcenza del criterio scienti.fico
dello spirito
di oTganizzazione collettiva indu triale, al maggior costo del carbone fossi} in confronto alle
altre azioni, e passò in rass
quali dovrebbero esseTe le condizioni nec
ri per rendere
possibile da noi l'industria d H materie coloranti artificiali. Tracciò un succinto programma
di attuazione, relativamente facil , e concluse
preconizzando un lieto avvenir per questa industria qualora avvenisse un'intesa coi fabbricanti svizzeri, i quali sono stati gli unici, durante cinquant'anni, a •g areggiare, e sovente con
successo, colla potentissima organizzazione delle fabbriche tedesche.
Senza ripetere il ,g ià detto da altri, vediamo
di prospettare con qiua:lche maggior dettaglio il
programma di lavoro ed i punti di dissenso dalle proposte fino ad ora avanzate.
on sarà inutile richiamare alcuni dati fondamentali che si riferiscono a questa importante e
multiforme industria.
È noto che la fabbTicazione delle materie colornnti artificiali, ohe ha spostato quasi total-

== = = = = = = = = = = = = = = = =

LE GRANDI INDUSTRIE CHIMICHE E LA GUERRA

mente il consumo dei coloranti naturali, data da
poco più di mezzo secolo. Iniziata in Francia ed
in Inghilterra, prosperò invece più tardi in Germania, dove assurse ad un'importanza così grande da costituire un vero monopolio mondiale,
contrastato solo per una piccola parte da alcune
fabbriche svizzere.
Cinque o sei fabbriche in Germania sono riuscite a creare degli organismi industriali e commerciali così .potenti e perfetti da ;produrre quasi tutte le materie coloranti ahe si consumano
nd mondo per un valore di 400.000.000 di lire,
ad un prezzo di vendita incredibilmente basso,
che ~ur tuttavia concedono dei mar·gini di guadagno che oscillano fra il 15 ed il 30 %, guadagni ormai consolidati e che da oltre un ventennio assicmano a quegli industriali un reddito sicuro e quasi intangibile.
Alcune di queste fabbriche non hanno esitato a spendere perfino dei mii-ioni in esperimenti,
durati talvolta decine d'anni, per condurre a termine e riprendere costantemente i più audaci
tentativi, per risolvere i più meravigliosi problemi della Chimica o;rganica.
La tavolozza dei coloranti artificiali è tanto
ricca e svariata da non aver più nulla da invidiare alla tavolozza del'la atura !
Due di queste fabbriche, la Badisohe e la
Bayer, consumavano insieme I000 tonn. al giorno di acido soliforico concentrato, ed occupavano ciascuna da 8 a 10.000 operai, da 200 a 250
chimici, da 40 a 50 ingegneri. Avevano ramificazioni di rappresentanze e di viaggiatori in tutte le princiipali città del mondo. Gli Stati moderni avrebbero tutto da imparare da simili razionali organizzazioni fatte da industriali, senza la
piaga della burocrazia tarda e ingombrante che
ffiigge le nostre pubbliche amministrazioni .
Ed è inutile crearsi delle illusioni, comod e,
ma pericolose. Questi potenti organismi indutriali ohe ora hanno dato tutta l'opera loro él!Ìd
produzione bellica e che finora hanno assicurato alla Germania la sua resistenza economica e
militare, noi ce li troveremo domani di fronte
in tutta la loro potenza, formata da lunga esperienza, da una meravigliosa maestranza tecnica,
da una base finanziaria granitica, con stabilimenti ammortizzati e rinsaldati con nuove riserve dei guadagni di guerra, e non sarà lieve problema, coi nostri mezzi ancor deboli, qualunque
possa essere l'a protezione doganale invocata da
t nti, il tener loro testa.
L'affrontare il ;problema in tutta la sua crud zza, il non nascondere le gravi difficoltà che
d esso s• accompagnano, può essere di gran giov mento nel temerario tentativo che l'Italia dovrà pur fare, e ne renderà tanto più facile il
buon esito quanto più prudente ed ooulata sarà
1

l'impostazione di esso sulle sue vere basi tecniche.
Cominciamo dunque a stabilire qual' è l'entità
del consumo in Italia delle materie coloranti,
per vedere se quest'industria è tanto importç1.nte da giustificare l'investimento di grossi capitali coi relativi risohi.
el 1911 l'importazione di materie coioranti
derivate dal catrame, compreso l'indaco sintetico, l'anilina ed i S1Uoi sali, ammontava a 6.826
tonn., per un valore di 17.350.000 di lire.
el
1913 raggiunse le 7.663 tonn., per un valore di
quasi 20.000.000.
Ora si tratterebbe di approfittare del momento favorevole che ha stroncato la fitta rrete dei
legami commerciali della Germania per tentare
di produrre quanto sarebbe stato temerario, e
forse assurdo, .prima del la guerra.
1
Una pregiudiziale messa innanzi da tutti i tecnici ed economisti che si occuparono di questo
importante problema, è quella che si riferisce
ad una forte protezione do,ganale per impedire
che la nuova industria venga subito travolta al
primo urto della concorrenza tedesca.
È un lato del problema, questo, delicato e
complesso, ohe investe interessi particolari, che
nell'avvantaggiare gli uni può danneggÌa'Te gli
a1tri, che è influenzato dalle varie correnti dhe
si dibattono fra le diver,s e Scuole economiste e
nel quale noi ci sentiamo incompetenti a dare
un giudizio definitivo .
Per garantire
il s u e e e s s o.

Lasciamo quindi la soluzione ad altri e vogliamo invece imperniare il nostro studio e la nosh·a critica sopra un terreno prettamente tecnico. oi affermiamo nel modo ,più categorico che
se si deve tentare l'industria delle materie coloranti in Italia con -probabil ità di successo, essa
deve fondarsi in tutte le sue fasi di lavorazione,
- dalla trasformazione delle materie prime al~
la produzione de gli acidi e de.gli alcali, alla preparazione degli importanti prodotti intermedi ed
alla fabbricazione finale della materia colorante
- sopra i criteri i più razionali dettati dalla
scienza e dalla tecnica moderna. Ogni processo
deve essere studiato, applicato e controllato nel
suo funzionamento con un rigore ed uno scrupolo assoluti. Gli obbiettivi devono sopratutto tendere a produrre la mi,g lior qualità di merce col
minor costo possibile.
Qualunque transazione con questa disciplina
ferrea nell'organizzazione di quest'industria, così complessa ed importante, sarà un punto debole per noi, una probabilità maggiore di successo •per i concorrenti a nostro danno.
Possiamo noi affermare che questo sforzo
prodigioso si potrà .fare in Italia? E quali sono i
fattori perohè esso si compia?

6.5
5

LE I. I. I. ==- == == = == - - - - - - - = - - - - - - - - - - - - - Da mo,l ti è stato prospettato come un punto
debole di tutte le industrie italiane l'elevato costo del carbone in confronto alle altre
azioni.
Se ciò è esatto, non è men vero però che proprio in Italia, dove il carbone costa circa il doppio che in Germania ed in Inghilterra, lo sperpero dell'energia caloiri.fìca e l'irrazionale sistema di acquisto e di utilizzazione rappresentano
una perdita che si può valutare ad almeno il 20
per cento del valme del caTbone.
Quando si riflette poi che nel prezzo di costo
delle materie coloranti, il consumo del combustibile entra solo pel 5-6 %, se si procederà in
modo rigoroso al controllo della qualità del carbone, alla razionale combustione nel focolaio,
alla caTdaia, ai camini, all'isolamento delle tubazioni di vaipore, ali' applicazione delle valvole di ritegno al ,posto degli scappamenti liberi
del vapoTe, all'analisi delle ceneri, dei fumi, alla correzione delle acque, ecc., ecc., si attenuerà l'onere proveniente dalla mancanza di carbone in Italia, e iperò sarà necessario che il Governo intervenga in favore deH' industria con tariffe
di trasporto meno onerose che pel passato, g:iacohè sino ad orn costa di più il trasporto di un
quintal'e di carbone da Genova a Brescia, che
dall'Inghilterra a Genova!
P~ima della guerra il problema della fabbricazione deile materie coloranti in Italia si complicava per 'fa mancanza deHe più importanti
materie prime indisipensabili.
Oggi -le condizioni sono notevolmente cambiate : i bisogni di guerra han fatto sor.gere nelle
principali .fabbriohe di gas ilLuminante gli impianti per il ricupero del benzolo e del toluolo ,
e nuove grandi distiHerie di carbon fossile per
produrre i] coke metallurgico con relativa separazione di catrame e ricupero di benzolo e to luolo.
Le distillerie del catrame vennero ingrandite
e perfezionate, cosicchè gli impianti ora esistenti in Italia possono fornire ben 12.000 tonn. di
benzolo puro, 3000 di toluolo all'anno oltre a 560
tonn. di fenolo (di catrame), circa 3000 di naftalina e 560 di antracene, quantità queste più che
sufficienti per coprire largamente qual'siasi richiesta delle eventuali future fabbriche italiane
di coloranti, le quali avrebbero a loro disiposizione questi prodotti a prezzi certamente convenienti pel fatto che 1gli impianti sorti durante la guerra sono stati completamente ammortizzati.
Per quanto si riferisce agli acidi, alla soda, al1' ammoniaca, l'Italia può ora ritenersi quasi
completamente emancipata dall'importazione estera, perchè nuovi impianti sono soiti per la
produzione dell'acido solforico concentrato e
dell" oleum, deH' acido nitrico, della soda caustica, del carbonato sodico, del cloro, ecc., ecc.,

66

=- =- == = == = ===

e sono così importanti d
icur re alla futura
nostra grand in dustria tutti i prodotti necessari
a condizioni
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hinario, che forma
una parte
ll'indu tria moderna,
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e altrettanto) che questo problema
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purtroppo tutti
vuto, ricredersi. Se ancht:
si trovassero i m ilioni a centinaia, l'industria

LE GRA NDI INDUSTRIE CHIMICHE E LA GUERRA
delle materie color anti non potrebbe sorgere e
pr o sp e rare se prima non sarà rapidamente risolto il problema del personale chimico-tecnico.
Non basta la laurea in chimica; occorre una
più complessa e completa preparazione scientifica a ll'Università ed u n aoviamento graduale al
lavo-r o industr iale e alla sua .pratica .
Ma siamo lontani da questo. Che fare allora?
Rinun ciare allo svolgimento di un programma
così attraente e così strettamente legato al tanto
desiderato r innovamento dell'industria chimica
e dell'avvenire economico d'Italia? P erchè non
bisogna d imenticare che all ' industr ia delle materie coloranti si collegano le non meno impor tanti industrie dei prodotti fa rmaceutici sintetic i , dei profumi artificiali e di svariati altri prodotti orr,ganici di grande importanza pratic a ,
quali il caucciù e la canfora artificiali, la saccarina , vari esplosivi, gli alimenti azotati sintetici, ecc., ecc.
Ebbene, in attesa ohe si provveda rapidamente a tutte le manchevolezze lamentate più sopr a,
in attesa che ·l e nostre Scuole Superiori ci forni scano .buoni e numerosi chimici meglio p r ep_a rati, crediamo che si potrà egualmente affrontare il grave .problema, se si riuscirà a coordinare
ed unire in un unico sforzo vari singoli tentativi, destinati ora all'insuccesso iperchè isolati, se
le nostre più competenti personalità industriali
vorranno dare ir loro appoggio morale e materiale, se si saprà infine ottenere la valida collaborazione di preziosi elementi, anche di altre
Nazioni, disposti a mettere la propria esperienza al nostro servizio. Si sa che questa guerra per
aver sconvolto alcune regioni nelle quali .fiorivano souole ed industrie ohimiche importanti,
ohe avevan per sino fornito ottimi tecnici anche
alla Germania, ha sbale st r ati ovunque numerosi
di questi tecnici, che potrebbero essere quindi
assunti con grande nostro pro fitto .
Ma tutto ciò non basta ancora : il problema
prosp ettato è troppo grave e bisogna affrontarlo
in modo che vi conconano le massime probabilità di successo pratico.
Si tratta di resistere, a ,g uerra finita, ad 12na
formidabile spinta della coalizione industriale
germanica, che nel solo ramo chimico ha :raccolto le principali fabbriche in un unico potente
organismo industriale e commerciale rappresentato da un capitale sociale di oltre un miliardo,
per tentare di travol,gere tutte le iniziative che
si fossero concretate nelle varie Nazioni durante
la guerra
I ,p roblemi tecnici-economici non si risolvono
con delle declamazioni, come in parte si fece
al.la conferenza internazionale del commercio a
Pàrigi, dove il deputato Landry liberò sè e tutti
i Congressisti dall" inoubo dei sette miliardi di
prodotti che la Germania ha accumulati per ro-

vesciarli su tutti i mercati a pace avvenuta, assicurando che quei prodotti saranno semplic e mente requisiti dalle Nazioni dell'Intesa vittoriosa ohe da Berlino detterà il bando e l'ostracismo
ai prodotti germanici!
G li sforzi italiani sono probabilmente insuflìcenti .per resisteire al tenibile urto della Germania industriale, non meno potente de ll a Germania militare, e che - qualunque sia l'esito della ,g uena - rappresenta sempre una straoTdinairia forza potenziale capace di costituire per
parecchi anni una minaccia a tutte le iniziative
delle N azioni a11eate, se queste non saranno solidalmente e sa:pientemente preparate alla resistenza.
La Francia si trova press' a poco nelle stesse
condizioni nostre ; anche là vi è il grande e forte
proposito di areare un'industria chimica ed in
modo speciale una fabbricazione di prodotti intermedii e di materie coloranti, capace di emanciparla dalla servitù tedesca. Anche là sorsero
varie iniziative, ma con vedute troppo particolariste, che nascondevano dei fini egoistici, for manti il germe dèl foturo sfacelo.
In questi mesi però anche là, come pare sia
già avvenuto in lnghiiterra, si affrontò il ·proble~
ma con oriterì più realistici, e forse sta per risultarne un'intesa ha i ipiù vitali e potenti organismi francesi e inglesi, ai quali è da augurare
si uniscano gli italiani, per rendere più sicuro il
successo.
Può darsi anzi ohe quest'intesa si imponga come una pregiudiziale per r~uscire a tener testa
a qualsiasi tentativo di sopraffazione germanica,
per quanto in grande stile. Questa questione però è molto delicata e potrà effettuarsi con buoni
effetti se verrà fissato con precisione, equanimità e lar,ghezza di vedute, un p rogramma serio
per una ben ponderata suddivisione del lavoro.
L e grand i linee
de l progetto.

Senza perder di mira il programma massimo,
che è quello di poter produrrre tutto ciò clhe di
buono e di meglio produce la Germania, occorre affrontare immediatamente un programma
minimo di facile e pronta attuazione e ohe soddis,fì. alle necessità più cOIITenti dei consumatori.
Prima della ,guerra, le fabbriche germaniche e
svizzere mettevano sul mercato internaziona,Je
più di un migliaio di svariatissime materie coloranti, la maggior ,parrte delle quali non erano a ffatto ,i ndispensabili al consumatore, ma costituivano delle sostanze similari o dei suno,gati dei
diversi fabbricanti concorrenti.
Tecnici competenti dei diversi rami dell 'industria tintoiria, affermano che con 100 mate:rie coloranti bene scelte si può soddisfare a qualsiasi
esigenza commerciale nella tintura e nella staro-

67

LE I . I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = - - - = = = - - - - - - - - - - - - pa del cotone, della lana, della seta, ecc . , e con
queste materie coloranti si possono fornire anche i cosidetti prodotti intermedii (metanaftol,
resorcina, par anitroanilina ecc., ecc.), che sono
di sussidio nell'industria tintOTia.
La fabbricazione dell'indaco a rtificiale si svilupperà :più laT,gamente nelle Nazioni dove v -i
saranno le condizioni più oppo rtune per provvedeire le materie prime intermedie ed i tecnici
adatti.
Perchè l'unione fra i francesi, .gli inglesi e gli
italiani si mantenga salda e dmatura, e perchè
il iprezzo d'ogni singofo prodotto sia ridotto al
più basso possibile, è indispensabile suddividete il lavoro in modo ohe dati g ruppi di materie
coloranti e prodotti intermedii siano fabbricati
esclusivamente , o quasi , in una data
azione,
ed abbiano come sfogo di vendita l'intero mercato, o quasi , delle azioni riunite.
Portando al massimo la produzione di ogni
singolo prodotto, il suo prezzo di costo viene notevolmente ribassato con vantaggio dei produttori e dei consumatori .
on solo. Diverrà più difficile qualsiasi tentativo di sopraffazione o di distacco da questa intesa di una delle parti, se ogni Paese si sarà
specializzato in un dato ,g ruppo di fabbricazione
raggiungendo in quello il massimo perfezionamento n o n facile a soppiantaTe .
A 1grandi linee, ma senza stabi lire una divisione ri,gorosa, si potrebbe convenire di fabbricare, ,per esempio , i principali coloranti di alizarina in una Nazione, i più •i mportanti colori ali' acido in un'altra, e la ma•ggior parte dei colori
per cotoni in una terza.
Con più larghezza e meno ri1gore, si potrebbe
suddividere andhe la fabbr icazione dei prodotti
inteTmedii , tenendo presente però sempre il
concetto di fabbricare certe sostanze preferibilmente dove ci sono ,già condizioni naturali più
favorevoli per materie prime, per trasporti e
per altre ragioni tecniche ohe permettano di arrivare ad una fabbricazione più economica.
Vi sono pareri discordanti anche su l prngramma minimo• da svolgersi da noi. Alcuni sostengono che si debbano •f abbricare dapprima e soltanto i principali prodotti intermedii, senza compli care momentaneamente il problema colla prnduzione delle materie co loranti, e propongono di
cercar e un a ccordo colle .fabbriche svizzere per
supplire al n ostro fabbisogno in questo campo.
Per quanto apparentemente pratica , la proposta condurrebbe certamente a risultati opposti a quelli voluti.
Infatti, prima della guerra europea la Francia
si trcvava in condizioni analoghe a quelle indicate più sopra, colla differenza però che le ma-

terie intermedie e r ano fo r nit dalla Germania e
le colo ranti (più difficili a fabbr icare) veniva~o
ricavate dalle p r ime. Co1Io co p piar della guerra cessò l' arrivo d ei prodo tti int rmedii e I' industria fr ancese dei c oloranti dov tt soccombeire .
Nel nostro c aso dovr mmo a d attarci a pr odurre le sostanze ch e pr s nt n un minor mar,g ine di ~adagno ; dovr mm p ortar le ai cons-i:imatori in !svizzera. che ci m t r bbero in fe roce concorre nza coi produt ri
rmanici dello stesso r amo , dai quali
S01praffatti, e non avremmo
di coloranti a cui offrire i n
dizioni più rimunerat ive.
Le ,ra gioni c he indu cono l' I
'a Francia e
l'Ingihilterr a a dife n dersi
lott r
tro, la Germania , non possono ess r
dalla Svizzera, pernh è essa h a tro
di capitale
importanza , e conomici,
o
i e tecnici ,
colla Germania, ed è .impo ibil
aginare come realtà ,pr atica u na po izi n
voca di intese della Sv izzera con n i
Germania
contempor ane a men te, an h
complicazioni doganali che n ri ult
È dunque e v idente eh il
di questa
industria deve essere affron l
uo 1ns1eme
di produzio1J1e dei prodotti
i e di materie co loran t i.
in o te:rnpo !
Non p
1

Un solo t im ore mi torm nt
na r iuscita d i ,q u esto gr
che non si a rrivi in t
della fìne d ella guerra.
Troppo tempo si è
lia, in F ranttimana che
eia, ed anche in lnghilt rra;
passa senza conclud r , ' u n
oltà in più
ohe si a ggiu nge all altr
per sempr e
de rita rdo potrebbe om r
tto, che per
la fe lice atruazio n di
ora non è che run h 1 01
itato questo
Ohi scrive, d a o ltr un
si indugi ulpericolo , ed è d a u
ella guena
terior mente, perch'
nte a fo.r~ile nuove fabbrich e n
mato1ri itare almeno l' indi p n
matori, che
liani , francesi ed ingl i, qu
ncetti ideaper la marggior part s rifi
li agli interessi imm di
esitazione d i nuovo n Il
ti tedeschi.
Se l'industria d 11 mat ri coloranti non sorgerà in Italia in qu s ta o cc sione , essa per molti, ma molti a nni ancora, non troverà più le condizioni adatte ,per a ff rmar i. Ed il bel so gno
sairà per sempre tr amontato I
Pro f. E ttore Molinari
del R. Poli t ecnico di Mil an o .

SPLENDORI E DELIZIE
DELLE GESTIONI DI STATO
" Qua.ndo il ci1ta.dino da.nneggia. o fr oda. lo
Sta.to, egli risponde di ta.sca. e di persona..
" Qua.ndo lo Sta.to da.nneggia. o fr oda. il c itta.dino, ne risponde il P a.dre Eter no.
" Qua.ndo lo Sta.to, a.ìira.ver so i suoi fu n zio na.ri, da.nn~ggia. o fr oda. se stesso, pa.ga. ii pa.ese ,,.
NOTA RI - Elica. del funziona.risma ita.lia.no.

Inizi.:imo questa J:ìU1brica che sarà piacevolissima - il lettore non ne dubiti - con un episodiett01 una ,s,pe'Cie di 7ever de rideau che ha per
protagonista l'Amministrazione delle F erro·v ie
del'l o Stato.
La trama è que.sta:
Una uotis·s·iima ,c asa
mett~amo l'Lstitut-o Editoriale Itailia,no - v,i eine ~,n un dete,rminato giorno tel efonicamente richiesta dell'invio urgente, di
un proprio rappresentante all'ufficio spedizioni,

G. V.
Il rappresentante s.i pre•cipita:
- Che succede?
Niente di grave spiega con un plaicido
sorriso iJ funzion:ar,iio delle Ferrovie di Stato; una cassa di loro liibri, non si sa be:ne come e per·
chè, è caduta dal vagone ed è rimasta sfracellata
sotto il treno. Ecco la cassa, l'ho fa-tta ~·tiTa:re
perchè lei constata,sse ...
E addita, l'eccellente burocratico, un informe
amma,ss 0 d.i carta, di Jegino, di corda, buttato in
un angolo.
Abbiamo potuto rintracciare S1Ubito J mittente aggiunge il brav 'uomo - perchè, come
vede, le etichette dell'indirizzo sono ancora intatte ...
- Ho capito - replica il rappresentante de.Ila
Casa. - Non c'è che da controllare il valore dei
Jibri che ~a cassa conteneva per i 1. _vevbale dei
dan.ni.
- Cosa dice? I danni! Ma quali dainn.i?
- Diamine! I ilibri che ,stavan dentro la caissa
dovrà ben pa,giarli qualcuno!..
- C e rtamente: que sto è un affare che riguarda le,i o la ,sua Casa ...
- Scusi: ma chi ha conroiato i Libri ,i n quella
maniera?
~
- Glie l'ho pur detto: l'ho mandato a chiamare apposta ... Ja cassa è andata sotto iJ treno ....
1

1

- E dunque? ...
P,·etenderebbero forse ,che pagassimo i libri noi? Si ,s tarebbe. freschi, caro lei. Se le F errovie dovessero paga,re tutto quello che og,n i giorno si rompe o ,si perde... A rivederla, s-ig1110Tei.,,
Lw ha visto la cassa ... Se crede, può iarJ.a ritirare ...
E il funziona.rio, portando la mano al berretto
in cenn;J d,i saluto, s 'avv,iò pei fatti s'Uoi.
L'episodio è rigorosamente esatto e lo doniamo aJl'c1rchivio della « Morale di Stato » affidato alle cure particolari di S. E. il Ministro de:i
T raisporti.

***

Come i letto,r i sarnno, lo Sta,to si è da tempo aggiudicato il monopo1io defila vendi,t a delle cart,e
da giuoco.
Qual e ristoro avrainno Je hnainze italiane da
code,sto monopolio ce .lo dirà l'on. Meda in una
sua prossima relazione.
P er ora non si conoscono che i dann,i rinflitti ai
fabbrii.:-anti, i quali da cinque mesi hanno arr,estato iLa produzione non conoscendosi ancora (son
passati cinque mesi daLla promulgazione del Decrefo) le condizioni che iJ cliente « Stato » s.i deg:ne.rà di « stabilire » ( elegante eufemismo statale per non dire « iimrpo11re »).
Ma questa faccenda ha un particolare molto
più S'ollazzevole.
Non appe,na emanata la legge, i f abbricainti di
carte da giuoco furono invitati a Roma.
Notiamo per •i ncidenza che quaJs.iasi industriade ,di buon ,senso per a•ccingersi ad una determinata impresa cerca prima di tutto di assume.re
dati, informazioni, sui cosrti, re,ndiment:i, eoc. ecc.
Lo S:ato invece fa tutto ,i l contrar.i o: prima delibera di intraprendere una determinata speculazione, poi convoca i co,m petentu per s,apere come
potrà sfruttare quella ,s peculazione.

69

LE I. I. I. == == ==

= = = = == == = = = == - = - = -

== == == == - -

= == == = = = = = = - - - - - - =

È un ..~iste ma simpaticissimo in cui si è specializzato lo Stato Italiano, al quale tutto si può rimproverare tran,n e
« :fine di lucro >>.
Giunsero dunque i fa,bbricanti dii ,carte da ,giuoco a R ,-,ma e ,si presentarono aUa s,picciolata innanz.i al funz.Ì01t1Jario del Ministero deUe Finanze incaricato ,d i riceverti e di ascoltarli.
Il primo d'es,si •espose lungamente le sue idee,
mostrò i vari tipi di carte ch,e la sua Casa fabbricava i,n armonia alle richieste del mercato, ai gusti de·i c-onsumator,L illustrò i d•ati -statistici della
vendita. dei mazzi di tipo france.se, tipo itailiano,
tarocchi, ecc. ecc.
Il funzionairio taceva sempr,e. Quando i:l faibbricante ,ebbe finita la sua esposizione · e chiese, per
predis,:,orre a tem1po le varie fabbiricazioni, quali
«tipi>> .e quali quantitativi lo Stato avrebbe fissato:
- Che le ho da ,dire? - gli rispose il funzionar.io mettendosi bruscamente ,i l ca,ppello in testa
(le ore 18 era!Ilo scoccate da dieci minuti). - In
vita mia non ho mai toccato una cart1a, non cono.sco nessun giuoco, ohe vuole che io sappia di picche, di coppe, o di tarocchi?...
E piantò ,i l fabbricante a bocca aperta.
La situazione è ancora a11o stesso punto!

- No, scusi: io dovevo effettuare il pa,gamento il 18 ed io i,l 18 l'ho eff ettu,ato.
- Già; ma alla Cassa Postale.
- S b bene: ma la Cassa dell'Es•a ttoria a chi
appartiene: non appartiene allo Stato?
- Sicuro.
E le Casse Postali non ono delllo Stato?
Dunque io che sono debitor deUo Stato e ho
veJ:1sato nel giorno pres ritto nelle sue casse la
somma dovuta, non sono p
ibile di multa.
Ma lei doveva venire
v
are all'ufficio
competente che è ['Esattori
n n la Posta.
Difatti sono venuto: din ,nz.i gli sporteJli
c'erano prima di me alm
in uecenito p,ersone: J-io atteso tre ore, ho
t in tuttii i modi
di far passare il mio vers m nt ,
ho compre.so
che avrei dovuto perdere l'int ·r
i mata: allora
ho preferito andare alla o t<
f re il va.gli.a, per
modo ~he con il timbro po tr l
i potesse document a-re la data del mi v r rn n o.
- Sarà come lei dice - mi h
ggiunto l'impie,gato. - Inoltri il su r 1
. ntanto qu.i c'è
la mu!lta e bisogna pag'arl •
n h nno corso gli
atti.
Concllisione?
Quella che ognuno intui

Un abbonato ci scrive raccontandoci il ca.so seguente:
« IJ gior.no 18 aiprile ho spedito a mezzo di vaglia postale alla Esattoria l'importo della quota
tasse ( ,.-icchezza moibiìle, esercizio, e,cc. ecc.).
Tras,corse due seittimane, l'Esattoria mi notifica una Jnulta per « r.utardo di pagamento)),
Vado e chiedo al funzionario spie.gazioni.
- Q uali ,spiegazioni? Ehla doveva effettuare il
versamento a termini di legge entro ~118: la somma è pervenuta il giorno 20: lei è in mora, dunque
passibile deUa multa prestabilita.

Tutti i nostri abbonati
J ·ttori po sono co7laborare a questa rubri a
11alar1cloci abusi, so prusi, soperchierie, di· rdin,', ·011/u ioni, compiuti dai funzionari de7lo ta o - alti o bassi che
s1·ano -- a danno d llo tato, d.; ittadini, della
legge, dell'equità, d 1 n o
nrnn ,
Contro il mortale m1' rol o cl. 71a burocrazia che
insidia le cellule piu vitali J .. llc1 nazione, le I. I. I.
hanno ingaggiato una 1 tta ad 7tranza a7la quale
viene partecipando ni n 11 110 7 migliore stampa
di tutta I taNa,
nza J,'
n • di parte.
La campagna d v'
nra inesorab17e.

.a

Prof. Uberto Ferretti

L'industria floreale
e quella dei profumi
L industria. del freddo deve contribuire
a.Ha. rigenerazione economica. d Ita.lia
1

1

Il largo consentimento che ha avuto il mio
precedente articolo, col ,q uale ho cercato di dare un'idea completa, sebbene sintetica, di questa nuova industria che si impernia sulla possibilità di graduare a volontà la temperatura e
che permette, quando ve ne è bisogno, di raggiungere le più basse temperature, mi ha convinto di due cose : e cioè che Le Industrie
Italiane Illustrate sono oggi il terreno più idoneo
per diffondere a tutto il gran pubblico, che ne
ha un diretto interesse, i termini della grande
questione di cui mi vado occupando; e che al
misoneismo, alla noncuranza, allo scetticismo,
con cui il popolo italiano rispondeva - non è
ancora molto tempo - a tutto ciò che sapeva
di nuovo e di ardito, è subentrato o_ggi un altro
sentimento, che senza essere una conversione
assoluta di vecchi principii e di vecchie abitudini, dà però bene a sperare per un inevitabile
rinnovamento di tutta la mentalità italiana, in
fatto di industria e di utilizzazioni industriali.
Mi si permetta una breve digressione prima
di entrare in argomento, in quell'argomento ohe
oggi inteTessa indubbiamente tutti -gli italiani, i
quali sentono che dalla rinnovata loro coscienza intorno alla importanza ed ai fini della nostra agricoltura industrializzata, dipende la efficace rinascita economica del nostro paese.
Fino al periodo della grande guerra g}i Italiani, pur troppo, non hanno nè voluto, nè saputo concepire l'agricoltura in altra guisa che
uno sfruttamento parassitico delle naturali qualità del suolo, ,g iovandosi delle meravigliose condizioni climatiche del :paese, là dove esse permettevano lo sviluppo di colture facili e redditizie, e non occupandosi di modificare le condizioni culturali là dove il terreno non era favoTito nè dal clima, nè dalla postura. A questa

assenza di un programma di carattere generale ►
faceva riscontro la miseria degli sfruttamenti
individuali, che ancora og,gi, in pieno sviluppo
di o,g ni migliore pro·g resso tecnico-industriale,
costituiscono la maggiore utilizzazione della nostra agricoltura.

L'INDUSTRIALIZZAZIONE
COLTURA

DELL' AGRI-

Dall'estero venivano all'Italia - a questa autentica magna parens frugum - esempi e confronti scottanti, ma la suscettib~lità dell' agricoltore italiano non si scomponeva : esso rimaneva
tetragono ad ogni incitamento e ripeteva a rovescio l'atto di Giosuè, immobilizzandosi dinanzi
al trascorrere rapido di quel sole, che esso non
sapeva sfruttare a suo vantaggio. Dune deserte
e inospitali, terreni aridi strappati alla furia de_l
mare, zone frigide modificate dalla selezione e
dai prodotti chimici, additavano ali' agricoltore
italiano di che fosse capace l'attività umana,
coadiuvata dalle conquiste scientifico-industriali, incitandolo a fare ed a t,r asformare il campo
del suo lavoro quotidiano; ma egli rimaneva inerte di fronte alla meravigliosa esemplificazione; ed invano dalle terre nordiche si mostrava
a lui la coltura esuberante dei fioiri e la industria
dei profumi, Tiservate dalla natura alle terre baciate dal sole e ricche di quel fermento i,gnivomo, che in Italia è così largamente diffuso; invano dalle ter,r e ohe si avvicinano alle re,g ioni
più fredde ed inospiti veniva la prova di quel
che possa su di esse la preparazione sagace ed
avveduta, e dai terreni nordici si aveva l' esempio della produzione dei cereali di ,g rande coltura, portata fino ad oltre 30 volte il raccolto del
seme, invano : 1' agricoltore italiano, il padrone
delle più helle terre del mondo, si racchiudeva

71

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - nella sua immobilità fatalista e lasciava che, di
fronte a lui, in concorrenza con i suoi interessi,
si creasse,r o industrie ad esso antagoniste, destinate un giorno a menomare i vantaggi che la
bontà tradizionale dei suoi prodotti gli aveva
conquistati su tutti i mercati del mondo. Da tut. te 1e parti del mondo, dove l'agricoltura è oggi
una scienza industrializzata, sorgono contro i
nostri commerci agricoli di primizie, un giorno
soli e 1_:regiati, e pur troppo per qruesto dalla corta vista dei nostri agricoltori ,giudicati insuperabili, altri commerci dei nostri stessi ,prodotti, ed
il nostro primato oscilla; oscilla solo, per ora, e
non cadrà, ma a patto che il nostro agricoltore
si rinnovelli ed all'agricoltura empirica e tradizionale sostituisca .Y industrializzazione la più
pura e perfetta, mettendo nel ,g iuoco delle competizioni internazionali, oltre alle meravigliose
qualità del suo terreno e del suo clima, i larghi
mezzi che il progresso scientifico-industriale pone a sua disposizione per un vero e razionale assetto dell'agricoltura moderna.
L'industrializzazione dell'agricoltura, con un
programma veramente razionale e completo, ecco il mezzo per costituire anche nel nostro paese una forza economica salda e cosciente, so-pra cui l'Italia potrà con sicurezza contare per
iriconquistare quella indipendenza economica,
~he o gigi pur troppo non possiede. Quando la
nostra agricoltura, avviata per altre vie e con
altri mezzi condotta, basterà non solo ai bisogni interni, ma specializzeTà ed integrerà le sue
colture per approvvigionare i maggiori e più ricchi mercati della terra, e intorno al suo fiorire
svilupperanno molteplici industrie, che da essa
trarranno vita e vigore e ohe oggi sono sconosciute o neglette, allora, oh! allora solo l'Italia
potrà vantarsi di essere entrata nel periodo della sua più perfetta evoluzione.

L'OPERA NEFASTA DELLA BUROCRAZIA
STATALE
on nego che la conversione non sia facile e
pm troppo essa sarà resa più difficile dalle resistenze passive che la burocrazia statale, sotto
for;ma di -interessati provvedimenti, opporrà a
questa benefica rivoluzione; ma io conto che gli
Italiani, i quali, durante lo svolgimento della
guerra, hanno avuto maggiori occasioni di accostare ,q uesta famigerata burocrazia, di cui conoscevano solo per fama le malefatte, sapranno
sbarazzarsi di quest'organismo parassitico che
non ha diritto di esistere, quando l'opera sua
è destinata solo ad impedire il libero svolgimento della vita industriale del paese, e sugge, inaridendole, le fonti del benessere nazionale, invece di alimentar le.
In ogni tempo ed in ogni paese, purtroppo, i
più grandi mali sono derivati dalla burocrazia :

72

==

l'Italia ne è forse la più gravata, ma il male non
è ancora senza rimedio, ed io conto sulla fede
che gli Italiani hanno m sè t i e n l loro avvenire. affinchè al libero sviluppo delle loro energie venga tolt..> il più grav ostacolo, che è
senza dubbio rappresentato cl Ila burocrazia statale, :1irvanista e czaresca n Ilo stesso tempo!
Ammettiamo dunque, per hè non ammetterlo? - che l'Italia si lib ri d lla sua camicia di esso, e vediamo ciò h , nell'interesse
di una agricoltura più mod rn
industrializzata, può fare una razionale appli zione dei mezzi refrigeranti, che la mod rn indu tria del fred do pone a nostra disiposizion .

LE APPLICAZIONI DEL FR · DO ARTIFICIALE I AGRICOLTU
È bene premettere h
freddo artificiale, le qual
nel mio precedente artic
riato impiego in tutti i c
vità, trovano nell' a gric
lizzazione, la ,più pr'bfi
patica. Difatti la pos ib
sportare da un paese
stante, i prodotti del
così la domanda e l'
beranza di un luo
un altro, costituì
ne industriale d i
sta economico-soci
lente non può sfu
I prodotti del su
ditizio, dal più ab
più costoso al più
beneficiare delle
zione della temp
cilmente e rapida
meccanici di pro
re. E, quindi , l'in
con il mezzo d i
conservare e tra
te e del caseifi ·
gio ; e così dica i
tutte importanti
queste parl r mo,
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I

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rà rinnovam
della indus
sviluppo
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che può rag
fumi, per cui
to, poichè gli nor
re sono solo in part
tazione di fiori olo

plicazioni del
ho accennato
nno il più sva11 umana attiI r migliore utin h la più simn rvare e trae il più dizionalizzando
ndo la esudeficienza di
affermaziona conquianza prevaal più redovero, dal
posson tutti
ella ,graduaottenere fatuali mezzi
temperatue si integra
rmettono di
ella del lato e vantagmolte altre,
itizie. E di
cosa si può
a agricoltuopra due u on veste infreddo porteVoglio parlare
a quale nello
el paese non ha
a che merita e
ei fiori e dei proleto rinnovamenche essa può dae cioè colla esporregioni del nostro

L'INDUSTRIA FLOREALE E QUELLA DEI PROFUMI
La Casa 'v./ . eu:bert, di W ans beck presso
Amburgo, fa il commercio mondiale dei rizomi
di mughetto e li esporta congelati a milioni in
apposite cassette, sotto tutte le latitudini. E noi
Italiani, noi il cui suolo è predisposto ad ogni
coltura floreale , anche la più ardita, siamo, per
molte specie e varietà, divenuti tributari della
ingegnosità industriale di paesi meno del nostrn
idonei a ,questo ,g enere di produzione, ma nei
quali l'accorgimento dei floricultori ha saputo
escogitare a vantaggio della loro industria tutte
le risorse della scienza applicata, giovandosi infine delle applicazioni frigo,r ifere, che permettoLA REFRIGERAZIONE E LA FLORICOL- no una assoluta padronanza nella produzione e
TURA
nel commercio di fiori, di arbusti e di radici delIn floiricoltura il freddo artificiale trova tre im- le s:pecie più pregiate.
pieghi distinti : nel ritardamento della -fioritura;
nella conservazione dei -/i.ori recisi; nella fabbri- L'INDUSTRIA DEI FIORI IN RIVIERA
cazione dei profumi.
on è da negare che anohe in Italia, in qualFino a questi ultimi anni in floricoltura si usa- ohe zona della Riviera, si eserciti ,l'industria dei
va impiegare la sola foirzatura, mediante serre fio,r i; ma è cosa limitata e non sempre si svicalde, cihe rpermettevano di ottenere i prodotti luppa in località -idonea, poiohè l'industria dei
anche fuo.r i di stagione. Oggi, però, avendo i fiori ha avuto in Riviera l'impulso dai forestieri
floricultori osservato ohe il freddo agisce sugli e non è affatto d'e rivata da una vera e< exploitaarbusti e sui fiori, ritardandone lo sviluppo e la tion » industriale, come si è praticato e si pratimatmazione ed irrobustendo le piante e confe- ca in altre regioni di paesi a noi vicini. La F ranrendo mag,gior pregio ai ,f iori, sia nei riguardi cia, in cui le condizioni di suolo nella riviera del loro sviluppo che neHa lorn più intensa co- Cote d' A.mir - sono identiche alle nostre della
lorazione, hanno pensato di associare i due pro- stessa Riviera, mentre il clima offre da noi ancedimenti, mediante i quali essi possono a vo- che mi:gliori condizioni, ha una vera industria
lontà ritaTdare od affrettare la fioritura dei lo- floreale, che non solo si estrinseca con un attiro a,r busti.
vissimo commercio all'estero, ohe nel 1913 ha
Da quanto precede si comprende subito di oltrepassato 1 120.000 quintali, ma si esplica nelquanto vantaggio l'impiego del freddo artificia- la ricchissima industria dei profumi, la quale
le sia per la industria dei fiori, la quale , in tutti per una so la località - Grasse - nel 1913 lha
i paesi civili di Emorpa e del uovo Mondo, ha assorbito oltre I 00.000 quintali di fiori d ' aranassunto un maigigiore e costante sviluppo , per un cio, rose, .g elsomini, violette, t111berose, garofauso sempre orescente che dei fiorri si va facendo ni, mimose, ireseda e giunchi,glie.
in tutti gli strati sociali, dimodochè ciò che una
on vogliamo entrare in particolari sui granvolta era lusso e ca,p riccio di ricchi, è oggi un di stabilimenti francesi di forzatura, ohe oggi,
gentile costume di ogni più modesta famiglia, abbiamo detto, si valgono anche della ritardatuche cerca colla presenza, anche di un modesto ra mere.è il freddo artificiale, ma dobbiamo acmazzo di fiori, di abbellire e profumare la sua cennare almeno ad uno d'essi, a quello di Vitryabitazione.
sur-Seine, in cui si ha una produzione di oltre
Mentre in America questa industria lha assun- 4-5.000 grappoli di Elà al giorno.
to già da alcuni anni una notevolissima impOTE in Italia che cosa avviene? Mentre in F rantanza, mentre nel ord di Europa essa si è pure cia la coltura dei fiori , sia perr la esportazione ed
affermata risolutamente in Olanda, in Danimar- il consumo delle -g randi città francesi, sia per la
ca, in Germania, in Inghilterra ed in pa•r te anohe industria dei .profumi, si esplica forzatamente
in Francia, in Italia - il paese dei fiori - essa nel solo Mezzogiorno, localizzandosi, lungo la
è completamente sconosciuta, mentre non e' è Cote d' Azur e nella vallata del Rodano ed in
paese che più del nostro potrebbe dare prnfìcuo pochi altri siti, ma ,q uivi si integra nel modo più
sviluppo ad una -industria siffatta. Senza ricerca- meraviglioso, come ci è dimostrato dalle cifre
re le singo le applicazioni fatte dai ,g randi flori- su esposte e si specializza al punto che si può dicultori di Londra, di Amburgo, di Amster- re in queste regioni ,si coltivino tutte le specie
dam, ecc., vogliamo qui ricordare che è precisa- oggi conosciute di fiori e di piante ornamentali ;
mente col sussidio del freddo artificiale che og- in Italia, in oui, fatte poche eccezioni per alcugi si esplica una delle più redditizie industrie ne zone della parte settentrionale, tutto il paese
potrebbe essere un vasto giardino, senza prefloreali, quella dei mughetti.

paese, mentre per ,c iò che riguarda l'utilizzazione dei nostri fiori meravigliosi, spontanei e coltivati , vi è ancora tutto da fare, ed in questa grandiosa e redditizia industria dei profumi, in cui
J'ltalia dovrebbe avere una posizione preminente, essa invece nulla rappresenta ed è tributaria
all'estero peT il suo consumo, mentre nelle sue
tene, baciate e talora anche bruciate dal sole,
i più bdli, i più svariati, i più odorosi fiori del
bacino del Mediterraneo sono abbandonati a sè
stessi, e non vengono nemmeno Taccolti, perchè
non vi sarebbe per essi alcuna utilizzazione.

1

73

LE I. I. I.

= = = = = = = == = = ==== == = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =

giudizio delle altre colture, chi si cura dei fiori?
Le cifre ce lo dimostrano meglio di qualsiasi ragionamento.
el 1913, in cui la Francia nella sola zona del
Mezzogiorno produsse ed utilizzò circa 250.000
quintali di fiori, da noi ne furono esportati 47
mila quintali, mentre nell'int~no del paese, ad
eccezione della non remunerativa utilizzazione
del consumo individuale, l'industria dei fiori non
ha dato luogo a vere affermazioni industriali,
poiohè le due o tre fa:bhrichette di profumi c'he
lavorano in Italia , non meritano davvero di essere elencate come manifestazione veramente
importante della industria floreale.
In Italia, dunque, l'industria dei fiori, sull' esempio di quello che avviene sulla Riviera di
Francia, si tpratica anohe nella nostra RivieTa,
ma questa industria oltre ohe essere molto limitata, è da considerarsi come una derivazione di
quella contigua, mentre invece le regioni da natura destinate a produzione floreale non conoscono affatto nè l'arte di coltivare, nè la industria di commerciare fiori.

L'INDUSTRIA FLOREALE NELLE TERRE
DEL MEZZOGIORNO
La Sicilia, la ignivoma, ferace Trinacria, in
cui tutti i prodotti del suolo ricevono, dalla terra vulcanica in cui crescono e dal sole possente
che la bacia ininterrottamente nelle stagioni annuali, una possente dinamica interiore, non conosce l'industria floreale : in Sardegna, dove il
clima permette tutti gli ardimenti colturali, anche i più azzardati, non si conosce l'arte di coltivar fiori : le vaste zone che lungo il Tirreno e
il Jonio si estendono attraverso le regioni calabresi e ,pugliesi, e dalla Campania felice e frugifera fino alla ridente marina di Pisa, non conoscono la coltura dei fiori, e nella campagna romana la ,gmestra, così bella, così suggestivamente odorosa, così abbondante, serve di pascolo
alle capre o di trastullo ai ragazzi.
oi disprezziamo ciò che la natura ha accordato alle terre d'Italia, noi disperdiamo prodotti
che altri paesi ci invidiano e clhe bene utilizzati
farebbero la ricchezza di regioni ohe o,ggi languiscono nella semidesertuosità delle loro terre
e dove ,gli uomini si abbrntiscono nell'esercizio
di una pastorizia ancora 1primitiva, la quale non
ha nessun avvenire, come non ha nesSìlln avvenire l'opera loro, data senza una proficua finalità e senza una vera idealità.
In Sicilia, dove ,gli inverni primaverili riohiamano i viaggiatori amanti di emozioni e desìderosi di contemplare le rovine delle antiche civiltà che si estrinsecarono e si sovrapposero sul
suolo sacro dell'isola del .fuoco, la industria dei
fiori potrebbe avere un utile triplice svolgimento : 1° commercio interno, limitato alle stazioni
74

climatiche ed alle grandi città dell'isola, sipecializzando la coltura dei ifìori, secondo le esigenze dello speciale suo commercio : dato il clima
ed il suolo di Sicilia, tutte le specie, tutte le varietà vi potrebbero essere coltivate, ·e queste
specie e queste varietà mostrerehbero come segni loro speciali, una vivezza insolita di colori,
un profumo più acuto e maggiore; 2° commercio
di esportazione, per cui natmalmente dovrebbero essere messi a disposizione dei floricultori
quei necessarii, anzi indis1pensabili vagoni frigoriferi, che finora le Ferrovie hanno negato,
ma ohe dopo la guerra saranno costrette di mettere a disposizione del commercio italiano, se
non vogliono camminare a Titroso dei tempi, se
non vogliono esercitare opera nefasta a danno
delle sorti della patria. Ma, dopo la guerra, come mi son fatto il'augurio, la burocrazia . statale
o sarà modificata o non sarà, e quindi anche
quella ferroviaria si sarà trasformata ai tempi
nuovi, e quindi il nostro ragionamento può essere basato su di una eventualità ohe ha molte.
se non tutte le probabilità di riuscita.
L'ultima finalità, la più interessante, quella
che dovrà aprire all'Italia la via di una delle sue
maggiori industrie, è quella dei iprofumi : già in
aTia si ,s entono i sintomi premonitori, e da quaL
che tempo il Governo, in un suo zibaldone di
provvedimenti, ha ideato una stazione sperimentale per le essenze, da sorgere in quella Sicilia,
dove senza dubbio troverebbe la sede più idonea ed assurgerebbe al suo massimo valore pratico.

lL FREDDO ED IL COMMERCIO DEI FIORI
RECISI
on mi dilungherò in dettagli per ciò che si
riferisce alle applicazioni del freddo alla industria ed al commercio dei fiori recisi : ognuno
comprende che il freddo deve essere adoperato
con molto criterio ed opportunità, perchè mentre per una specie la bassa temperatura, leggermente secca, è idonea ad una buona conservazione, per altre invece, la temperatura dovrà essere più elevata ed il grado di umidità addiTittura saturo, onde impedire alle foglie delle piante carnose una mortificazione dei margini, la
quale sciuperebbe senza rimedio il fiore, facendogli perdere ogni valore commeTciale.
Ma afhnchè i nostri lettori si facciano un'idea
concreta dell 'enorme contributo ohe il freddo
artificiale porta alla industria ed al commercio
dei fiori, accennerò brevemente alle specie che
me.glie si conservano col freddo artificiale, esponendo i varii periodi di conservazione che possono raggiungere.
L' astraea e la bouvardia si conservano in frigorifero per 30-35 ,giorni;
la centaurea si conserva bene per 30 giorni,

L'INDUSTRIA FLOREALE E QUELLA DEI PROFUMI
ma è stata conservata fino a 43 giorni, mant~nendola a 4° C.• con un'atmosfera molto umida;
il crisantemo si conserva bene da 20 a 25
giorrn;
la dalia e la deutzia creneta si mantengono
bene in ambiente molto umido fino a 30 giorni
circa;
l'iris si conserva solo ,pochi giorni , mantenuta
alla temperatura d i 2° C., con il 90 % di umidità;
il giacinto si mantiene bene per un mese;
il lilà si ipuò conservare da 20 a 25 giorni;
il lilium candidum si conserva bene a 2° C. ed
80 % di umidità per 30 giorni;
il mughetto, colto non troppo maturo, si mantiene bene per un mese, tenuto alla temperatura di 2° C., ed 85 % di umidità;
il narciso si conse rva facilmente per 30-35
giorni a 2° C.;
. il l{arofano si conserva facilmente per 30-35
giorni;
l'arancio si conserva bene per 5-6 settimane e
può arrivare fino a 65 ,g iorni;
la peonia resiste a lungo meravigliosamente
e può essere conservata fino a 138 giorni.
la rosa è di difficile conservazione , ma i suoi
b?tto?i possono essere conservati da 8 a dieci
g1orm;
la spiraea in piccoli rami, poco ramificati ed
appena fioriti, può conservarsi fino ad un mese;
la tuberosa è di difficile conservazione . ma a
2° C. e con 85 % di umidità si può conservare
per alcuni giorni;
il tulipano, non completamente sc'hiuso. si
mantiene bene fino ad un mese.
Se si pensa che, mercè il freddo artificiale.
opportunamente applicato, secondo i dettami
speciali della tecnica, il commercio dei fiori può
ottenere la conservazione di ,q uesti delicati prodotti per notevoli periodi di tempo, e che, a
sussidio della conservazione in frigoriferi, si ,può
disporre di perfezionati vagoni refri,geranti. non
è chi non veda come la integrazione della industria floreale riceva dalle applicazioni frigorifere un ausilio tale, che da solo può essere la ragione del determinismo colturale di una regione
e del suo arricchimento.
L'Italia ha molto cammino da percorrere ancora per raggiungere in questo campo vere utilizzazioni industriali; deve vincere misoneismi
locali, affrontare risolutamente le concorrenze e stere, che non mancheranno di farsi sentire, resistere e vincere tutte ~e resistenze passive che
le impediranno il passo, e che si annidano dovunque si voglia portare uno spirito nuovo. una
coscienza nuova. una nuova attività. Si dov.rà
lottare contro inveterati sistemi statali e comunali, i quali vedranno a malincuore questa rinascita di energie, queste nuove orientazioni, e

cercheranno di stancarle, per vincerle , per non
dovere, . alle nuove attività che sorgono, portare
domani il loro contributo : contributo di amore
e di lavoro, ohe gli esponenti di quei sistemi non
sentono e non comprendono, perchè essi rap presentano il passato. con tutto il carico dei pregiudizii, degli infeudamenti, dell'oscurantism_o,
cui l'Italia, che uscirà dalla guerra mondiale,
dovrà subito diohiarare battaglia, per purificare
la sua via da questi ostacoli non degni di lei, e
che sono i viscidi tentacoli ohe servono a difendere le picciolette anime. timide, vigliacche e
vergognose, di coloro che fino ad oggi sono stati ,gli esponenti maggiori e più veri di una organizzazione burocratica contro logica e contro natura.
Questo campo. il quale nella attività rinnovellata d'Italia rappresenta appena uno dei suoi
mille rigogliosi coefficienti di lavoro e di ricchezza, è certo di secondaria importanza per la for tuna di nostra gente; ma poichè noi siamo di parere che, nello sfruttamento della terra e delle
sue attitudini, in relazione alla postura ed al
clima, sia opportui10. saggio. e remunerativo, di
dare incremento a quelle industrie e a quei commerci ohe. dalle speciali condizioni suddette,
possono essere meravigliosamente favoriti, ecco ohe anche l'industria dei fiori, in tutto il suo
più laTgo intendimento. contribuirà a condurre
il nostro paese a quella vera e moderna e razionale ed utilitaria industrializzazione dell' agricoltura, in cui è senza dubbio l'avvenire economico nostro vero e ma~giore.

lL FREDDO ARTIFICIALE E L'INDUSTRIA
DEI PROFUMI
La utilizzazione dei fiOTi per la industria dei
profomi è certo la forma più evoluta e redditizia
della coltura floTeale e noi vogliamo additare le
vie ed i mezzi per cui anche in Italia - in Italia
sopratutto - si deve cercare di sfruttarn l' impiego del freddo meccanicamente prodotto, per
la creazione di una grande industria, ohe n~l
nostro paese avrebbe le condizioni migliori di
sviluppo, perchè nel nostro suolo i fiori, sia
spontanei, sia coltivati, trovano le condizioni più
idonee di vita.
Se vi è industria, in cui tutto il meccanismo
formativo, dalla raccolta dei fiori alla chiarificazione degli estratti, si valga, cqme di una necessità assoluta, del!' azione del freddo, questa
è l'industria dei profumi.
Fino a ,q uando per la produzione del freddo
si dovette ricorrere a li' acqua fredda ed all' azione del ghiaccio, le difficoltà della fabbricazione
dei profumi furono non podhe e assai gravi; ma
ma questi ostacoli sono completamente rimossi
e l'industria dei profumi ha trovato nel freddo
artificiale un validissimo ausiliario, il quale sia-

J.5

LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =
mo certi contribuirà in paesi, come il nostro,
dove per questa ed altre ragioni questa industria
è finora quasi sconosciuta, a svilupparla e ad
integrarla.
Le difficoltà di poter lavorare senza un grande spreco delle materie prime, rendevano l' industria dei profumi poco reqrnnerativa, e fu appunto per queste ragioni che, auspice la chimica
industriale tedesca, si ricorse • ai famig,erati estratti sintetici artificiali, (olh ! i Tedeschi, ipur
troppo, hanno falsificato tutto!), i quali stanno
ai ;profumi naturali come una maschera sta a un
bel viso di donna. Il prezzo elevato, cui si sono
sempre venduti i ,profumi, ha consentito finora
che anche il sistema, poco economico, fosse seguito : l'uso degli estratti sintetfci a,g1giunse una
frode, ma il consumatore non ,guaTda tanto per
il sottile. Fino ad oggi il freddo, nella preparazione dei ,profumi, veniva impie,gato solo per la
chiarificazione degli estratti, esercitando il cosidetto cc glaçage », che li rendeva limpidi e gradevoli alla vista.
Oggi invece, l'applicazione del freddo artificiale è assai ipiù importante, poichè esso può essere utilizzato non solo in certi speciali trattamenti, ma in tutto il complesso delle operazioni
che concorrono alla fabbricazione dei profumi,
aprendo così un più vasto campo di attività in
questa industria, che commercialmente è una
delle più redditizie.
Seguiamo, in rapida sintesi, l'impiego che potrehbe avere il freddo artificiale nello svolgimento delle operazioni cihe conducono alla preparazione di uno di quei minuscoli e preziosi vase.tti di profumi, og,gi tanto riceTcati e pagati con
prndiga liberalità.

CONSERVAZIONE DEI FIORI
Il trattamento delle piante e dei fiori costituisce una industria temporanea, dipendente dal
tempo e dalla sta,gione. Le campa,gne floreali
offrono dei periodi variabili, secondo le specie,
la natma del suolo, e le condizioni atmosferiche.
I fiori sbocciati tardivamente si avvizziscono
con rapidità dopo colti. Per poterli utilizzare,
prima che siano completamente andati a male,
occorre lavorarli rapidamente. Accade inoltre
ohe occorra, per esigenze atmosferiche, di do ver lavO'rare simultaneamente una maggioTe
quantità di fiori, i quali in periodo normale verrebbero lavorati gli uni appresso agli altri.
I fioTi tagliati, per essere conservati, sono distesi sopra ,gri,glie a strati di 20 a 40 centimetri.
Per poco ohe la temperatura si elevi, si producono fenomeni di fermentazione. Vi si pone ripaTo collo smuoverli, ma questa pratica, se diminuisce i fenomeni di fermentazione, non li

76

arresta. Anzi, certi fiori , specialmente le rose ,
perdono, dopo 24 ore di soggiorno sulle griglie ,
non solo la colOTazione, ma anche i principii a romatici. E così si perde '1a parte più preziosa ,
iì ohe diminuisce assai sensibilmente il rendimento delI'olio essenziale.
Si vede subito quali enormi vantaggi arrecherebbe l'applicazione del freddo alla conservazione dei fiori e delle piante, fino al momento
in cui debbono esseTe utilizzati. oi abbiamo già
veduto come la tecnica di conservazione dei
fiori sia assai bene avviata e come la industrializzazione di qruesta tecnica, fatta su laTga scala, non potrebbe che perfezionarne i metodi.
In ~inea generale basta che accenniamo come
i fiori e le piante potrebbero ssere colti nel
momento più f avoTevole e d po itati in camere
fredde, da cui verrebbero estratti a misma de l
bisogno . La refrigera zione potr bbe essere applicata alle piante in fiore, di cui si potrebbe ritardare la fioTitura fino al mom nto voluto.
In tal modo si potrebbe r golarizzare la produzione degli stabilimenti di profumi e trasfoTmare una industria di stagion , che occupa un
gran numero di operai per oli due o tre mesi ,
in una industria distribuita n 1la maggior paTte
dell'anno , coll'impiego di un numero più limitato di operai. Po-ic'hè il freddo onserva ai fior i
tutti i loro ipTincipii aromatici, n deTiverebb e
anohe un aumento nel rendim nto del prodotto ,
che permetterebbe di estrarr dalla materia pTima - i fìoTi - il massimo di o lfo essenziale.
Ma vi ha ancora di più : la conservazione, ed
il conseguente traspor to di fiori m diante il fred do , renderebbe la fabbricazion d i profumi indipendente dal clima e dal luogo di prnduzione ;
dimodo ohè le raccolte svaTiate d abbondanti,
che s i potrebbero avere da noi , per es., in Sicilia, nelle coste cala,bresi, cc., potrebbero essere integralmente trasportat n i grandi frigorife ri del Settentrione e quivi lavorate, qualora, per
esempio, non si trovass conv niente di accentrare la lavOTazione nelle più impOTtanti zone
di coltura.
1 on solo : ma la possibilità di avere fiori, arbusti e radici dalle più lontane latitudini, integrerebbe la industria dei profumi in tutte le parti del mondo , perchè permetterebbe la fabbricazione di un profumo derivante da un fiore e sotico, non acclimatabile, a migliaia di miglia
dal suo luogo di coltura.
Quello che ir freddo può fare anche in questa
industr·i a, la quale sebbene secondaria non è
per questo meno importante e sopratutto redditizia, è davveTo meraviglioso, ed è veramente
appropriato l'aggettivo cc taumatur,g ica » applicato alla industria del freddo.

L'INDUSTRIA FLOREALE E QUELLA DEI PROFUMI
lL FREDDO NELLE V ARIE OPERAZIONI zione di prodotti di polimerizzazione, che si
formano a spese delle essenze; siccome in queDI ESTRAZIONE DELLE ESSENZE
Per produrre con i fiori o con le piante i gras- sti casi per la buona riuscita della operazione è
si e gli olii essenziali, che costituiscono per la
industria dei profumi la materia prima essenziale, si seguono metodi diversi, nei quali tutti
il heddo entra come elemento integratore.
Col sistema dello infioramento i fiori vengono
posti sopra lastre di vetro spalmate di grasso,
destinato ad assorbire i loro Drincipii aromatici
e ad incorporarli. Durante l'operazione è necessario avere una temperatura ambiente inferiore al punto di fosione del grasso, altrimenti
questo fonde e rende difficilissima la separazione dei petali, che restano impigliati nel grasso,
quando si ,r ovesciano le lastre per far cadere i
fiori.
Quando si pensi che, seguendo il corso naturale delle colture floreali, le operazioni suddette si compiono proprio quando cominciano i
grandi ca'1oTi, si può di leggieri immaginare le
difficoltà e sopratutto le perdite dhe si subiscono e la scarsezza del' rendimento in una industria siffatta. Sarà, forse, questa anche una delle ragioni per cui l'industria dei prnfumi è da
noi, più degli altri sprovvisti di metodi perf ezionati, 1anguente ed ·in assai scarso prestigio. Il
heddo artificiale è destinato a darle nuova vita.
el procedimento per « distillazione n l' azione refrigerante è assollutamente necessaria. Tutti sanì'lo in che consista questo procedimento,
assai semplice, dd resto: ,s i collocano in un lambicco con dell'acqua fiori e piante suddivise
quanto più è possibile : sotto l'azione del vapore i principii aromatici evaporano e vanno poi
a condensarsi in un refrigerante, la cui azione,
e quindi il rendimento della operazione, è maggiormente efficace quanto più la temperatura
del refrigerante è bassa e regolare. Finora si è
dovuto ricorrere all'impiego di acqua fredda
circolante, ma ognuno comprende quanto questo sistema sia aleatorio ed in alcune località addirittura limitato da normali elevate temperature dell'acqua che vi viene impiegata. L'uso del
refriQ'erante di una macchina produttrice di freddo risolve tutte le questioni, regolarizza la temperatura e permette una maggiore utilizzazione
ddla condensazione dei principii aromatici, evapoTati per effetto del calore cui i fiori vengono sottoposti nd lambicco.
on entro in dettagl'i tecnici di queste operazioni, ohe rientrano nel campo ahbastanza complicato della chimica industriale, ma mi piace
di mettere in evidenza che, in certi casi, il fred•
do artificiale, oltre all'azione generale suddetta,
ne esercita una tutt' affatto snecia1e quando nel
lambicco si sostituiscono all'acqua altre sostanze, per poter ottenere l'evaporazione a temperature inferi ori a I 00° C., per evitare la for~a-

necessario che la condensazione si effettui a bassissime temperature, è evidente che col solo
mezzo di una macchina frigorifera essa potrà
es-sere condotta a termine.
Col processo ddla dissoluzione, cui si ricorre
quando si deve lavorare con fiori o piante di
essenza scarsa o facilmente alterabile, e che
consiste nel servirsi di un solvente, recuperando
colla condensazione i pr.incipii aromatici sciolti
nel solvente, occorre il raggiungimento di assai
basse temperature. L'operazione, per poter riuscire, richiede l'impiego di macchine a vuoto
per la distilllazione nel vuoto e di macchine frigorifere; ma anche in questo caso il macchinario
frigorifero permette l'adozione di un metodo anche più 'semplice e più redditizio, cioè !'.impiego
di un metodo basato sulla differenza di solubilità delle essenze a differente temperatura.
Il freddo interviene nella rettificazione degli
olii essenzia1li ottenuti con qualsiasi dei procedimenti su detti, 'che si ottiene con successive
distillazioni e condensazioni.
Il freddo ha il suo impiego anche nella industria dei pTodotti sintetici, ma quando questi
sono estratti con procedimento chimico da profumi natmali : degli altri non ci occupiamo.
L'industria dei prodotti sihtetici da profumi
naturali è assai importante e conduce alla creazione dei più svaTiati tipi di !profumi : i metodi
chimico-industriali sono svariatissimi, ma noi
non ce ne possiamo occupare; accenneremo solo dhe il heddo artificiale interviene assai proficuamente ne'lle varie operazioni, contribuendo
ad attivare o moderare certe reazioni chimiche
- integrando la concentrazione a freddo - intervenendo nel Tecupero dei vapori volatili nell.1 distillazione nel vuoto.

lL FREDDO NEI PRODOTTI DI PROFUMERIA
ella preparazione degli estratti, delle pomate, delle 1ozioni, ecc., i'1 freddo Tientra come elemento integratore, sostituendo i metodi empirici cui erano costretti di Ticorrere i profumieri,
e che non garentivano affatto la eliminazione
degli inconvenienti per cui venivano adoperati.
ei prodotti estratti dalle pomate, ohe si ottengono sciogliendo le pomate nell'alcool a 95
centigradi, durante il corso delle operazioni alcool scioglie non solo le essenze profumate, ma
anche gli acidi grassi, e specialmente gli acidi
stearico ed oleico : la presenza di questi acidi
grassi comunica aglii estratti un odore di grasso
che, per l'azione ossidatrice del tempo, conferisce loro un odore di rancido. E così accade
che profumi, immagazzinati in ottime condizio--

r

77

LE I. I.

I. = ==== == == == = == === ============-= = = - - - - - = =

ni (o almeno che apparivano tali), dopo alcun
tempo che stanno nelle vetrine del profumiere,
si trasfoTmano a sua insaputa in :prodotti rancidi e disgustosi, ciò che nuoce alla buona fama
del negoziante e igli aliena i clienti.
Se nella opeTazione suddetta si adopera il
freddo artificiale, .compiendola a bassa temperatma, la capacità deH' alcool di disciogliere g li
acidi grassi decresce rapidamente, dando luogo alla precipitazione delle materie grasse, che
intorbidano il pTofumo: questo viene decantato,
e se dopo viene lasciato andhe per lungo tempo
nelle vetrine del pro'fumiere, sottoposto a temperature notevolmente basse, specie durante
l'inverno, esso non perderà la sua limpidezza, nè
avverrà alcuna a:lterazione nel suo odore.
Un altro inconveniente si verifica nella preparazione degli estratti fatta colla soluzione nel}' alcool. Sciogliendo le materie ,m ime, destinate
a dare i profumi, nell'alcool·, esse si suddividono
generalmente in due cor:pi, e cioè gli olii essenriali e le cere vegetali. Queste ultime, a lungo
andare, precipitano, si depos1itano neJla bottiglia, lungo le pareti, e danno cattivo aspetto al
prodotto. Anche questo inconveniente si elimina coll'impiego delle basse temperature, facendo precipitare le cere vegetali e fi ltrando il prodotto.
Nella preparnzione delle acque da toeletta,
che si ottiene con diluzione dei profumi in alcool a debole concentrazione, si verificano degli inconvenienti per effetto della presenza dei
terpeni contenuti nelle essenze aromatiche. Questi ,prodotti sono tanto meno solubili nell'alcool
quanto più si ahhassa la temperatura, e quindi
un miscuglio, ohiar.ificato .per filtrazione semplice, si intorbiderà facilmente ai nrimi abbassamenti di temperarura. Anohe questo inconveniente può essere eliminato dall'impiego di una
macchina fri,gorifera, che permetterà l' operazio~
ne ad assai bassa tempeTatura, per cui i prodotti terpenici precipiteranno, se ne rifarà 1a distillazione e così le acque da toeletta, stabilmente chiarificate, non si altereranno più nelle
vetrine dei profumieri . Queste operazioni, basate sull'impiego del !freddo artificiale, ottenibile a volontà, ed a volontà pure graduabile, rimpiazzano nella moderna tecnica della profumeria le antiche operazioni di « glaçage », le quali
erano sempre irregolari e non davano mai la sicurezza di evitare le spiacevoli sorprese di vedere alterarsi i prodotti in seguito alla variabilità della temperatura.

giudicare tuttavia della sua grande importanza .
Il suo impiego, eliminando tutti gli inconvenienti che la variabilità e sopratutto la elevazione
della tempe-ratura può arrecare alla industria e d
al commercio di prodotti così delicati, costituisce una vera forza integratrice: mercè il freddo
artificiale noi possiamo conservare i fiori recisi
e pro lungarne la stagione, ottenendone il trasporto su tutti i mercati; mentre coll' impiel:!o
delle basse temperatur e nella ritardatura della
fioritura delle piante e de gli arbusti, noi ci mettiamo in 1grado , sia d i aver e il prodotto distribuito per tutto l'anno , sia d i averlo fuori di stag ione ed in quei peTiodi in c ui esso è ipiù pregiato.
Finora la coltura dei fior i e r a o un passatempo o una industria tutt' affatto empirica, abbando~ata alla mercè di Dio; oggi può diventare
anche da noi una a-p plicazione veramente scient ~fica di principii tecnico~industriali, i quali potranno aprire anche in Italia la via ad una industria seria e remuneratrice. Finora, q.nche
nei luog,hi .più idonei alla coltura dei fiori, assai
pochi si occupavano di questo ,p rodotto : gli a ~
gricoltori veri lo sde,g navano e lo classificavano
un .passatempo. Quando , invece, la industria dei
fiori ed il commercio non so lo dei fiori ,r ecis_i,
ma delle :piante e degli arbusti e dei rizomi, potrà assumere una vera importanza commerciale ,
saranno milioni e milioni ohe ci ricondurranno
a casa quell'oro ohe ora è emigrato in così larga copia e di cui abbiamo tanta penuria. Non
bisogna mai disdegnar e anche le ,p iccole cose, o
quelle che ci ,s emb rano tali. Fino,ra gli agricultori avevano sdegnato questa utilizzazione della
terra, perchè non avevano gJUardato al lato giusto della ,q uestione : la specializzazione. In agricoltura, come in qualunque ràmo della umana
attività, la specializzazione è progresso, è ricchezza. Se una vasta regione d'Italia, se un'isola intera, •grande come la Sicilia o la Sardegna,
potesse trasformare tutta la sua attività agricola
nella coltura dei fior i, e dar luogo alle industrie
da es-sa dÌ!pendenti, noi avremmo conquistato per
il nostro paese uno dei ,più ricchi cespiti di produzione. La specializzazione, accoppiata alle
mirabili qualità di suolo e di clima, -r enderebbe
in Italia la industria floreale così importante e
sopratutto così superiore a tutte le altre, c-he si
estrinsecano in mezzo e mal,grado le più invincibili d iffi coltà , dhe i nostri prodotti batterehbero
tutti i concorrenti e ci creerebbero degli sbocchi
ma·gnifici di collocamento, i cui ricavi ci farebbero dolere di aver per tanto tempo negletto
L' A V-VENIRE DELLA INDUSTRIA DEI FIO- una utilizzazione culturale, che pure è insita afRI E DEI PROFUMI IN ITALIA
la natura del nostro suolo ed alle condizioni del
Questo sguardo, sebbene ra:pido e sintetico, nostro clima.
Ai flOTicultori nordici è stato possibile di otall'-intervento del freddo artificiale in floTicoltura e nella industria dei ,profumi, ci .permette di tenere risultati veramente meravigliosi, in am-

78

L'INDUSTRIA FLOREALE E QUELLA DEI PROFUMI
bienti naturalmente inidonei a questo genere di
colture, solo meTcè una pertinace volontà di riuscire; e sono riusciti trasformando le qualità
del terreno e ricorrendo a mille procedimenti artificiali, uno più ingegnoso dell'altro, ma tutti
difficili, e ,per la cui huona riuscita è stata necessaria una volontà indomita.
Sappiano anche ,gli Italiani volere e fermamente volere: doipo questa ,g uerra devastatrice,
occorre rifare su nuove basi, ma salde e capaci,
la nostra fortuna inteTna; ed io penso che essa
debba riposare sul perfezionamento della nostra agr.icoltura e sulla specializzazione di quelle colture, cui, per quahtà di suolo e condizioni
di clima, questa o quella regione d'Italia sono
più idonee. Fra queste specializzazioni, senza
dubbio, la floricoltura tha un interesse prevalente, quando ad essa vengano applicati i principii
scientifico-industriali, che in altri paesi hanno
consentito che zone meno idonee delle nostre
producessero con varietà e con abbondanza, in
modo da alimentare uno dei commerci più redditizi.
Oggi, ripeto, un nuovo elementc, elemento di
propulsione e di integrazione, vi . . a dare il
suo ausilio possente alla industria floreale, ed
è il freddo meccanico, o me.glio la possibilità di
ottenere meccanicamente la graduazione a volontà della temperatura : il non approfittare di
questo nuovo ed utilissimo elemento di successo
sarnbbe una fo Hia, come sarebbe una follia che
le terre più idonee d'Italia, cioè quelle del Mezzogiorno, delle Riviere e delle Isole, rinunciassero ad una utilizzazione facile e remunerativa,
vale a dire il commercio dei fiori e la industria
dei prnfumi.
Nella esplicazione delle attività nazionali, io
ritengo che sia sempre più utile e remunerativo
cercare di perfezionare ed aumentare i prodotti
che la natura iha asse,gnato al suolo della patria,
anzichè aumentare il numero dei trapianti di
quelle industrie, che sono tributarie all' estero
per le materie prime o per i mezzi di lavoraz10ne.
Tale è il caso deH' Italia nei rispetti della integrazione, specializzazione e industrializzazione
della sua agricoltura. Senza che il nostro paese
debba per nulla rinunciare ad ·esercitare quelle
industrie manifatturiere in cui tha dimostrato di
essere alla pari per ingegnosità ed ener-gia agli
altri paesi industriali del mondo, è utile e nece~:sario c:he esso ceTchi di trarre dagli elementi naturali fornitile dalle sue condizioni di territorio
e di clima, i massimi risultati, dedicando all' a-

gricoltura, che è in ultima analisi in tutti i paesi
la base di ogni attività, il princ~pio ed il fine di
o,gni ricchezza, tutte le sue ma,gigiori energie per
giungere alla sua completa integrazione.
Questa particolaTe utilizzazione delle attitudini del nostro suol'o che io oggi ho preso in esame - l'industria floreale e quelle da essa derivanti - è uno dei lati di questo complesso prisma a grario, cui devesi rivolgere l' attenzione
degli Italiani; e se l'lho messo in stretta relazione colla possihilità di integrare la floricoltura
coll'impiego del freddo artificiale, l'ho fatto col
determinato proposito di dimostrare che se l'.:1vvento d'una razionale industria agricola dovrà esser per l'Italia un rinnovamento ed un progresso,
si è perchè ho la convinzione, convinzione che
spero di aver comunicato ai lettori, che in questo rinnovamento economico ì' industria d el freddo e le.. sue svariate a:p:plicaz.ioni debhono aver vi una parte notevole, come del resto l'hanno
avuta in paesi, che hanno lar,gamente beneficiato delle più moderne conquiste -di questa nuova
scienza e che m,eroè l'impiego del freddo artificiale si sono arricahiti, integrando quell' agricoltura dhe oir sono non molti anni non dava in
quei paesi che miseria e tristezza, in quanto che
i prodotti abbondanti e facilmente otteni.bili non
rappresentavano alcun valore, perohè scarsamente utilizzabili sul posto, mentre era impossibile di traspoirtarli altrove, per mancanza di
sistemi pratici di conservazione.
L'industria dei fiori , sussidiata dall'impiego
delle basse temperature meccanicamente pr o dotte, arricchirà molte regioni d'Italia, dove oggi la coltura floreale è sconosciuta od abbandonata alle sue sole risorse naturali; mentre la industria dei profumi, rimessa in onore nel nostro paese, vale a dire nella sua sede naturale,
vincerà facilmente -la concorrenza dei prodotti
stranieri, colla perfezione dei sistemi e con la
bontà delle materie prime - i fiori - che sbocciati sulle ardenti terre di Sicilia o di Calabria o
di Sardegna, avranno senza dubbio colori più vividi, profumi più ,generosi, di quanto non possano averne le stesse specie coltivate artificiosamente e faticosamente nei giardini del nord, dove i floricultori debbono supplire con la loro
ingegnosa fatica alla mancanza di due degli elementi princi:pali del successo : la forza vivificatrice della terra ed il bacio p-0ssente del sole
del Mezzogiorno, che eccita le più sensibili sfumature aromatiche dei fiori che si schiudono
sotto la sua molle carezza.
1

Prof. Ubert o Ferretti.

A. Fa.laschi
1

L INDUSTRIA DELLE BE~
V ANDE ALCO OLICHE
IN ITALIA
P;rendendo ar:gomento dalla deficienza dello
zucchero, è stata riaperta dagli antialcooListi la
campa~a contro le fabbriche dei liquori, chiedendone nientemeno l1a chiusura.
La rivista ddle Industrie Italiane Illustrate, che
è propugnacolo di tutto ciò che è manifestazione
del, lavoro e dell'attività umana, non può peritairsi ad esaminare la questione obiettivamente,
sotto gli aiS!petti ,principali che eS1Sa investe.
L' industria alcoolica ha grandissima impoTtanza nel campo della econocrnia nazi:ionale. Anzitutto, fra le varrie jmpo,ste di fabbricazione,
quella degli sipiTiti occupa per importanza di
rendimento il secondo posto do1po quella degl1i
zuccheiri.
La .relazione dell'Amministrazione ddle Gabelle per l' esNcizio 1913-1914, e gli studi deU~
Commissione Reale per le riforme del regime
do~anale e pei tTattati di commercio, non nascondono la naturale preoccupazione perr- vedeire diminuito notevolmente i;l gettito dell \imposta
di fabbricazione degli akoo1s, che accertata in
poco più di 31 mil.ioni di lire per l' esercizip fi nanziariio 1903-1904, ragigjunse il limite di 48 milioni nel 912-913 e ,poscia discese a 43 milioni
nel 913-91.4 e ,a poco ipiù di 41 irnilioni nell' esercizio 915-916.
La perdita di ciirca 6 mi1ionii e mezzo in confronto aJl gettito del 912-913, venne in girandissima parte daHe irestrizioni portate dalla legge 19
Gi11.1,gno 1913 N. 632, che fu definita la legge contro l'alcoolismo, in seguito alla quale si ebbe
subito un minor consumo di olore 30 mila Ettanidri di spi.rito; e notisi ohe col Decreto 31 Dicembre 1913,
. 1392, fu portato l'aumento deHa
tassa da L. 270 ,a L. 330 per ag111i ettolitro, senza
di che la perdita sarebbe stata assai maggiore.
Oltre al notevole contri:buto che l'industria alcooLica poir ta al b~lanoio dello Stato, per tassa
di fabbricazione, es•s a vi contribui,s ce non meno
notevolmente con l'imposta di Ricchezza Mobile, tasse di bo1l'o, diritti di concess,i one, licenza etc., che pagano i fahbrioantii e i numerosi
1

80

conduttori di esercizi p
· · ·
P?.I cmrispondono ai Comuni
se meirenti; cosicchè ,s ono altre
oine di milioni che v:engono vers
del p1Ubblico era;rio.
Dal censimento indu ·
Giugno 1911
trovavano asi rileva che ben 36.00
mila circa
dibite a tal 2 industria,
circa alla
alla F a:bibrir ::zio ne d i
outh, Mar~
fabbricazione dei vini
l'idea delsala, Co,gnac, ecc.
a sull'ecol'influenza che l' in
nomia nazionale, d
i altro .~ono a circa
efficente .importan
a esercen70. 000 gli esercizi
ti e personale di
stragrande di peirs
i misti » con
te ,grande sono i
o,gni più remescita di liquori
non c1 socmoto .angolo d'lt
sto esercito
corre nello stabi•Lir
lica tragigodi persone ohe d
1 mezzo mino da vivere, ma
e che se ne
1lione, senza conta
eir il notevoavvantaiggiano, com
,e di bott.i per
le numero di ibottigli
la costruzione dei fu ti.
Abbiamo poi la i
ti ima questione
deHa esportazion .
1 riserve auree
che da sole rre:golano
· qiuali sono tanta
parte della .puhbli
ia : la spendita di
queste :riserve eh Ù
a teonia finanziaria
giustamente vuol
nei Mercati del
Mondo, e le esp01rt
e sono la legge indeclinaibile comp n tnc , valorizzano e sostengono :],a carta mon l ta, formando il benessere
dei popoli .
Orbene, anch I'indllJStria alcoolica ha preso
il S11.10 posto nella sportazione, ohe è l" esponente dii attività delle
azioni civil,i, ed è riuscita
dopo molti sforzi, non eolo ad aff.ranca1rne l' Italia dhe in •g iran parte ne era tributa:ria, ma ad
introdurre nelle fontane Americhe e persino nel
1

L'INDUSTRIA DELLE BEVANDE ALCOOLICHE IN ITALIA
Giappone i prodotti alcoolici fabbricati con intelletto di amore; e nel Giappone e neHe Americhe vanno ii:nfatti istradaindosi con aumento
confortante i migliori li quori e i V ermoutih italiani, che godono anche della tairiff a ridotta per
la clausola della azione più favorita.
Dallo spirito contenuto nel V ermouth esportato (Ettani:dri 17.303 nel 1913-914 ed Ettanidri
21.343 nel 912-913), si può oalcolaire che oltre
300.000 litri nel 913-14 e non meno di 400 mila
nd 912-913 fosse il Vermouth esportato. La D~a-ezione deHe Gahelle considera, che non ostante la diminuzione tra quei due esercizi, dovuta
ai gravi perturbamenti dellia ,guenira albra scoppiata, è a notar.si sempre una forte attività commerciale da parte delle fabbriche di questi importanti prodotti nos,trani. Così :pn.ue dalla stessa
relazione si rileva ohe lo spiriito contenuto nei
liquori esportati nei due esercizi predetti, fu di
Ettanidri 17 .147 ,nel 912-913 e di 10.465 nel
913-914, per cui si .può caicolarre una quantità
di litr.i 45 mila di liquori esportati nel 912-913,
e di 26- a 30 mila quelli esportati nel 913-14. La
differe~a tria l'uno e l'altro eserr:izio si ritiene
dov:uta in igiran parte alla difficile siiruazione economica internazionale. Risulta poi ~ notevole
Nlimento ne:lla restituzione della imposta di esportazione di liquori dolcificati (da litri 667 .027
a litri 1.960.717 tra l'uno e l'altro dei due esercizi suddetti, ciò dhe vuol dire che il prodotto
ricavatone ,e d esportato fu assai maggiore deile cifu-e indicate. La maggior parte di tale espoftazione ed anzi il vistoso aumento è rappresentato dal cc F ernet Branca n. il qiuale fu ammesso
sino dal 1913 anche a!1la restituzione dell 'imposta dello Zlicchero, cihe, notisi, vi entra in piccola
parte (1gr,a,mmi 14 per 01gni libro di F ernet esportato).
Potremmo ancma seguitare nei dati statistici,
ma ci sembra che quel'li 1già esposti bastino a
dimostrare l'importanza già assunta, anche nei
ri.g.uaTdi della esportazione, dall'industria alcoolica i,taliana; impoirtanza che si accrescerà notevolmente dopo la guerra, se anche questa industria non sarà più bersagilliata in patria e sarà
h'attata coi debiti ri:giuardi ed incornggiamenti,
vale a di,r e senza danneggi,ar la o restringerla anco:ra, neppure momentaneamente, durante la
guema, perchè ogni albra :restrizione o limitazione varrebbe ad ucciderla irrimediabilmente, riflettendo che frattainto non manoherebbero le
altre Nazioni di occuipaire il nostro poisto. Servano di esempio la Francia e l'Inghilterra, che pure imponendo nelll' interno alcune Jrnmitazioni,
favoriscono in ognii modo l'esportazione, perchè
ad esse preme maintenerrsà ad ogni cos,to mercati
e clientela esteri. I Francesi imperano sul mondo
intero con le loro « marche », g]' Inglesi banno
reso ricercati ovunque i lmo Whisky, i loro Gin,
1

ma l'Italia ha anoh · essa il suo F eirnet, la sua
Strega, i suoi Bitter, i <SUoi Cordriailii e i suoi Siwp,pi, e .i tr.:iti ,altri iliqruori prepairati coi migliori
prodotti e con le più scmpolbse norme igieniche, per cui essa pure corre attraverso i mar,i e
le frontiere per la conqlll!Ìsta de.i Mercati esteri.
In un accreditato periodico di Roma: cc Il
Giornale dei Lavori Rubblici ». si legge che in
Germania gl1i stabilimenti industriali e le grandi
industrie non hanno cessato di produrre e ohe
il Governo concede loro agini aiuto, per cui un
miTione e 800 mi}a marchi sono stati all' uo,p o
stanziati .per :riconqui,starre subito a pace condusa la superiO'T,ità nei commerci e nelle industrie
di tutto il mondo. Se adunque i nostri attuali
nemici si preparano allia giuerra economica, pensiamo tn Italia a sviluware· almeno le industrie
esistenti, e non saorilìdlnamole menomamente,
anche ,s e per esse si dovesse fare un piccolo sacTificio, come in qruesto oaso, di pochi quintali
di zucohero. on perdiamo neppure noi di -yi~
sta iJ << dopo~erra n, e ciò sia detto per tutte
le iindustrie; esso si presenterà con ifrimitati gravissimi bisogni di lavoro, di smercio, di valute
estere. Pensiamo che le esportazioni sono valvole di sicurezza, compensatrici di oneri economici.
« Guai se iper un eccesso di concentrazione,
<< per l' anormalissimo oggi, ohe pur deve termi« nare, si sarà trascurato o inimediabilmente ro« vinato il normale domani n.
Vista l'importanza che ha, e che potrà avete
ognora più iper l'economia nazionale l'industria
a:l'c oo1ica i,n lta'lia, è pregio del!l'OIPera esaminarla per quanto riguarda la questione dell'igien,e
sociale, per cui a quando a quando viene combattuta dai teor,ic.i e dagli antialcoolisti convinti.
Fu detto nei vari Congressi, come quello internaziioaale di Milano dell'ottobre 1913, che sono
da condannal'si i cattivi prodotti alcoolici, non
così qudli genuini, ,preparati con le migliori norme igieniche, e ,perciò basterà che il Governo
or,ganizzii un servizio di vigilanza igienica, di cui
parleremo prossimamente. Quanto al vero e prop1rio alcoolismo, come effettò di un uso smodato
di liquoir.i, si .può dii.ire che non è stato assolutamente ammesso; non lo ammisero al citato Congresso autorevoli delegati esteri ed italiani, comi:;reso il :rappresentante del Ministern di Agirico·ltura, Industria e Commercio; ne discus,s ero autorevoli pa'r l1amentM'i, in ocoas.ione della legge
del 191 3, i quali arrnmi,sero che .il magigiOII' numero delle sbornie in Italia è dato daH' abuso del
vino (e infatti per ingerire tanto alcool, quant_o
ne contiene un litro di vino generoso, · bisognerebbe trangugiare da~ I O ai 12 bicchierini di
liquore ,a ,~ ,a dazione meidi•a), e conclusero tutti
col riconoscere ohe in fatto di bevande alcooliche importa impedirne 1' abuso, e a questo ri-

81
6

LE I. I. I. = == == = === = == == = = = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = -

r

media elevato coisto dei liquori; anzi, alcuni
igienisti insigni, come d' on. Ellero, ammisero
l'uso di buonii. prodotti alcooEci come congruo
!I'.istòro dinamico specialmente per chi ha notevole consumo nerveo-'lll,u scolare e com,e accrescimento nel senso di conforto alimentaire. Difatti come può ,parlarsi di ve.ro e .proprio alcooJismo in Italia, nazione eminentemente agricola,
la quale tiene anche l'ultimo posto, :ha gli altri
Paesi del mondo, pel consumo dell'' alcool?
Ecco j dati comparativi del consumo per ogni
abitante in litri anidri :
I. Danimarca nel 1903 consumava 6.60 nel 1911 ne consumava 5.74
2. Germania
4.-··
3.--3. Paesi 88!Si
3.91
2.73
4. Svezia
3,75
3.30
5. Francia
3.54
4.04
6. Russia
2.73
2.95
7. lnahiltena
2.70
l .76
8. Stati Uniti
»
2.70
2.72
9. Belaio
»
2.65
2.72
I O. Svizzera
2. 1O
I. 91
I I . Norveaia
I .!48
I .61
12. Italia
0.64
0.63
ed ora dopo la leiige del 191 3 ne consuma
0.53

Le cifre iparla1I10 più d,i un Demostene.
Quando anche qualohe restrizione s'imponga
all'interno, facciamo che ,questa non si ripercuota suUe esportazioni, tanto più quando niun ostacolo ,è frapposto dallo Stato tributario. Si ricordi che in Italia, specie in tempi normali, ai
sono andhe molti forestieri, · quali amano assecondare j loro igu1sti. Alla domanda : quando
non si beveranno più bibite alloooliche a New
York? .il W orld pubblicò varie risposte. Notevole
qiueHa di S. Hir,a n S . Dewey, Presidente della
Società enologica americana, il quale rispose :
« Mai.
ew York è uno Stato cosmopolita costituito da stranieri di tutte le parrti del mondo».
Altrettanto si deve pensa:re dell'lta:lia, ricordando che è precetto ,g iurridico e apienza di Stato
armonizzare ~ principj della libertà con quelli
della tutelia, in guisa da ottenere con la tutela
dell' ordine ,p ubblico il minimo samifìcio della
libe~tà.
Aprilè 1917.
A. Falas chi.

La. pressa. idraulica
e la sua

a_pplica.zi·O fìe

La guerra - ecco la s.ciinitiJi1a, che daJ. gran
caos dell'incognito, dello sconosciuto, ha dato luce ,ad eneirgiie latenti, ad aiudaciie geniali, .a iniziative ~ncomiahlli, ad impieghi nuow. che h;anno avuto nieille nostre industrie successi inspe•
rati.
E fm questi, a.bbiaimo •avuto una applic1azione
vastiissima ed iimportanti-ssim-a deUa Preiss'a Idrawlica, prima u,n po• sconosciuta, e un po• troppo ne,gletta.
Troviamo oggi grandiosi impianti -idrauli.ici, iim-

piegati negli Stabilime,n ti met_allurgici, per forgiare cainn,o ni (come ainche Le I. I. I. nei suoi primi
m.imeri accennava alla P r,e.ssa Idraulica de.gli sta•
biliimenti Ansal,d o di 15000 tonnellate di pre.ssiione), per formare e trahlare proiettili, per imbot•
ti.re e formare calotte dei11e bombe da bombarda,
e tutte per produzi01t1~ ri:levanti, che hanno dia,to
in Stabi,limem.ti sorti o trasformatisi qua& con
mag'lca iniziativa, certo rnno de.i più im,p ort,a nti
contributi aUa nostra produzione di muniziona•
mento.

UNA BATTERIA DI PRESSE IDRAULICHE PEIR LA FABBRICAZIONE DI BOMBE
Officine di Sesto S. Giovanni e Va/secchi A bramo

LA PRESSA IDRAULICA E LA SUA APPLICAZIONE

PRESSA IDRAULICA A DOPPIO EFFETTO - 800 .000 KG. DI PRESSIONE
Officine di Sesto S . Giovan~i e Valsecchi Abramo

r

84

LA PRESSA IDRAULICA E LA SUA APPLICAZ/0 E
La trowamo, sempre per il muniz~onamenito,
imp.iegaita al ,r icupero e trab.l,a dei bossoli. alla
formazion,e dei bosscJi di cartone, n ·e,g li Al"is:einiali
e neigli stabi1iitnenti di carica, per compri,m ere le
car.i dte nei proiettili e nellle spolett·e .
N e1le fonderie e f.er:riere, per il ricupero dei
materiali di scarto, o torniture, per formare brike.ts da fondere.

Gli impianti idrauilici, semplici, multipli, rapidi e lenti. risolvono s•ov,en.te probhem.i di produzioni scabrose, poichè col!la Pressa, si può ottene•
re una lavol"azione rapida o l.enta, a seconda di
ogni bisogna,
Si hanno press,e che accoppiate agli accumula-tori e intensihcatori dàinino un lavoro rapidissimo, e in quesiti impianti devono gli industriali,

PRESSE IDRAULICHE ed ACCUMULATORII per TRA CIATURA e IMBOTTITURA di CALOTTE per BOMBE
Offecine /ng. Felice Comi

Negli stahit1imenti di medicazione, per conf ezionare medicazioni di g'uer.r.a e cotoni compresisi.
A questo succestso e a questo impiego. g1i industriali tutti, di qualunque ra:mo, devohio prestare un aHeri.to esame perchè l'imp.iego d.ella
Pressa Idraulica ha per quasi la totalità -industriale qualche iintereisse.
Ovunque necessiti, per l 1a produzione, l 'im.piego di una forz.a di _preSls•ione, di trancia•tura, imbottitura, e trazion,e, può conveniientemente aidottal"si la Pressa !dr-aulica.

e

C. - Milano

ciò ohe da -n o,i m.anca, un po, sul concetto geine•
raie, dare le loro maggiori cure ai distributori, che
pure figurando un organo a,ccessorio, sono inve•
ce, ,in questi impianti Rapidi, l'organo principale.
Preese ad alita potienzo.rulità di pres,s ione, e ci si
atteing·a allora a pro,po,rziio·ni mag,giori dei diam.e•
t-ri .dle:i pistoni, e mai in.ed. porlare le presse a troppo elevate pressiioni aitmosf,eriche, che sono a tutto ,danno del funzionamneto delle pompe e delle
guarnizioni.
Corul 'impiego di poca f.orza motri,c e, e s•enza

85

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - consumo di él!cqua, perchè l'acqua eh-e va
daJJ.,e pe,mpe aUe presse, ritorna nei ,s erbatoi d1elle
pompe stesse, si ragg'.iungono pres•sicmi e forze eJevatiss.ime, e s·enza aie,ss'\lln pericolo.
Così Ja pressa ha impieg,o in og'n-i industria, per
ope.l'le comuni di imbaUo.
NeJJe industrie cotoniere, pe,r asciug•are filati
e materie ,i n fiocco, e per lucidare tesisuti.
Ne71a lavorazione del /erro, per ogni operazione
nelsS'\lltl

-

=--=-== == - ==-- - ----- - -to formato, e per la smonitatura e montaggio dei
ceirchioni pieni di automobile.
NeJJe industrie agricole, ed alimentari, per la
estrazione di dlii, filtl"azioni di est:natti, e torchia•
tUJre delle vinacci,e - ii.m1b allo- fi·eni e paglie.
Ne71e industrie chimiche, per filtro, e per la lav,orazione di agglomerati.
Ne77e miniere, per la fa:bbricazione di mattonelle e res1idui di carbone e lignite.

SALA POMPE ED ACCUMULATORI Pffi PRESSE JDRAULICHE ·
Offe.ci ne di Sesto S . Giovanni e V al secchi A bramo

di

forgiatura, tr8Jillciatur>a, .i.mbo-tti.tura, calettare

e trahli\.re.

Ne17a lavorazione del legno, per l>a compenisa:ionle del legname, per ,stla.m.pare legno a caido e
a freddo, per curvare if ondi, goveilli di ruote.
Ne17a carta, pér confeziona.re cartoni, per eig'Uagliare stampe, per legatorie, stereotipie, elettrotipie,
NeJJa gomma, per la lavorazione di ogni og'get86

NelJe industrie edilizie, per la lavorazion·e ai
blocchi e pia,s tre, per montacar.ichi, trasportaitori.
Industrie elettrotecniche, per elettrodi, per

uo-

latori., ebanite, fibria.

Industrie pel7ami ed a/fini, in concerie, per estrazione del1a concia dei corami, per fabbricare
g'uarnizioni. cinghie, e per eguagliare spessori.
Per valigerie, fabbrica di pettini e bottoni.

LA PRESSA IDRAULICA E LA SUA APPLICAZIONE

4

Industrie trasporti, per gru, ed a,pparecchi di
eo1lev:amento.
In:6.ne, ripeto, ovunque da Pressa Idraulica pùò
avere, se ben d'est.in·ata, l'~mpiego più utile, e por• d
• . d
. .
taire tutte l e nostre ,in UiS,t r1e a \lll1a m1g111or.ata
J


l'

h
. .
proouz1one, sia qua 1tat.1va, e e quanhtahva.

wniiforme., a vantaggio suo e dei s,uoi clienti, fue
prima buone produzioni, ed esser ben in grado
p_oi di _d~re tutte quelle istruzioni e ins~~~n. tr pratici\ che d_evono accompag:nue ogni !J.,mp1.anto, perche ne &la Ja Sl\la efficenza compl,eta,mente
b'
f
L
rd •
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d
11
e ,su JJto s ruttata. a sn uc1a, e e pro urrelooe•

r1h'
_,..
·
d
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rr •
t
t
' ·
ro JJmp1e 6 1 errdJ.i, o 11111s:umc1 en emen e pra t 1c1,
E questo ,sv.i:luppo, che Ja Pressa ldrauli,oa deve porterebbe ,a .rend:ere fo11se tutto un :ramo i111dua-vrere, deve po:r,tiare ad run forte incremento della strialle scettico ,e scoragg,iaito. Ho esposto questi
1

PRESSE IDRAULICHE E IPOMPE lìN CORSO DI MONTAGGIO
Ditta Mario Mentaschi e C. ~ Milano
produ%.tone delle Presse Idrauliche, m •a i signori
costmuttori dovrebbero coordiina·r e i loro sforzi
per una prodru:.ion.e ben appropriata, e ben suddiviea, e potranno al!lora, ,s pecializzandosi nei divel'lsi rami, cui la produzione deve essere speic.ialiuata.mente diretta, per.chè nulla di meglio vi è
per un irulustriale che atteners-1. ad una produzione

a

miei concetti nelle /. /. [., p,er
, suo lusm•
ghierio programma di divenihre l'orgaino d'affiata•
mento fra tuttri gli industriali italiani, in tutte le
lorro ma11ifestazioni, potenzialità ed a,sp1T1Hioni,
pe.r,chè anche in qwesto campo di ~pprezzamenti
di produzione e di impieghi, si arrivi ad una cooperazion.e cli sug,g'e.rimenti e d,ecision.i.

M. Mentaschi.

Presse

idrauliche

pe~
tufte le industrie

Pompe a.d a.lta.
e

ba.ssa. pressione

Acèumulatori
idra ulici

Magli à berta
'...:~.~'I":"'~~-,

semplici ed in batteria.

Mario Mentaschi & C.
Ml LANO
Ufficio
· Via P. Umberto~ 36
Telefono 93-12

. Stabilimento
Viale Monza, 40
Telefono 21 -443

·

Studio-- tecnico
Progetti per
impianti completi


I

Il

FRERA

Il

La costituzione di questa r;nomatissima Ditta (Società Anonima
con s ede in Tradate e capitale di un milione) risale al 1905 - per iniziativa del Cav. Corrado Frera, che circa due anni {,rima aveva già in
proprio nome fondato lo Stabilimento, che oggi ha raggiunto grandiose
proporzioni, e che, nel ramo motùcicli e cicli, può essere considerato come uno dei maggiori e più moderni, occu{,ando le ofpcine un'area co{,er•
ta di ben ventimila mq., con una maestranza abilissima e specializzata
di oltre 350 operai, n.c,nchè il nume.roso personale dei grandiosi magazzeni, degli u$ci amministrativ, e d e i reparti di spedizione e control7o.
Normalmente 1e O{fcine producono circa 10.000 biciclette pnite,
2000 motociclette da 2¼ e 3 HP ( di medio tourismo) e di maggior potenzialità come 4¾ ed 8/ 10 HP, nonchè parecchie centinaia di carrozzi_..,; modeJlo « Italia » eh.e, acco{,{,iati alJe « moto» di gran forza, rendono ottimi servigi. E oggi la << Frera », come Stabi'1'mento Ausiliario Mi1,tare, è nel suo ramo la maggior forriie-rice del R. Esercito, sia {,er motocicli che {,er rifornimenti di materiale; nè ha mancato di contribuire
con importanti forni ture di munizionamento.
Attualmente la sua esportazione è limitata, dati i forti im{,egni as•
sunti coi Comandi Militari. Certo però con la · pace riprenderà la sua
grande attiv_ità all'Estero, che già, avanti la guerra attuale, aveva rag•
giunto notevole importanza sia negli Stati dell'America del Sud e dell'America Centrale, s1a in Oriente, nell'Afri"ca Equatoriale, ecc.

Un lotto di moto-carrozzini pronto pel collaudo.

·89

LA SOCIETÀ ANONIMA « FRERA » ==== ==============~====== - -

Salone aggiustaggio telai e sezione trancie .

Un salone Torneria -

90

Macchine automatiche, fre8atrici

e

trapani.

LA SOCIET A ANONIMA « FRERA »

Uno dei maggiori saloni di Torneria.

Una sezione del montaggio motori.

91

LA SOCIETÀ ANONIMA

<(

FRERA_

n

===== ==

Riparto montaggio ruote.

Parte centrale_ torni a revolver

92

e

rettifiche .

======================

-= ' = =- =
0

LA SOC/ET À ANONIMA

«

FRERA

Una sezione del riparto controllo materiali e proiettili.

Salone montaggio motocicli (una forte partita pronta per la consegna).

93

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R.ESERCITO

modello 1917

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Moto Frera 8/10 HP mod. 1917
a 2 cilindri (a 45°) cilindrata I 140 cm.3 - con débrayage e cambio tre vélocità a "train balladeur,, giunto:- _
elastico al mozzo posteriore, trasmissione interamente a catena, avviamento a 17J,anovella, gomme extra/orti 26 x 3 i
·=-

I •Il

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GRAND PRIX

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1111111 111111111111111 1111 11 11 111 llltlllllll 11 1111 1111 llllllq I ·11p I I ,

11 ,il ' I I •

Esposiz. Intemaz. di San Francisco - H

IIIIII IJl 'l lllllllll l l lll lll l!ltlllllll llnllll ll lllllll!llll l llltllllllllllll l ll l l l ll llll llll ll ll llll lll llll lllll ll lllllllllllll llllllllllll lltl il ll l l ll ll llllll l ll l ll llll 1111111!111 llllli ,Il

Gruppo
Moto 8 / IO
con
car r ozzella

lii

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, 111111 I

111 1

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GRAND PRIX

111111111 11 11

IJIIIIIII IJ IIIIIIIIII I II II 11 1

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11

tt

111 1111111 11111

Largamente
diffuso alla
nostra Fronte
e presso la nostra Armata
di Oriente e.
di Albania

çlTALL:i,
di Lusso

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Riporti
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Effetti pubbLici di proprietà
. »
Titoli propr. Fondo Previd. personale »
Anti cipazioni sopra Effetti pubblic i . »
Corrispondenti - Saildi debitori
. »
Partecipazioni diverse
»
Partecipazioni in Imprese Bancarie . . »
Beni stabili
·
. »
Mobilio ed impianti diversi .
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Debitori diversi .
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Debitori per Avalli
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Titoli in I a gara:1zia oper~~ioni
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de osito / ~ cauzi o ne s orv_1z10 .
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libero a c u stodrn
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Spese d ' Amm . e Tasse Esercizio co!r. »

Capitale Sociale (N . 272.0{)0 Azioni d a
L. 500 cad. e N . 8000 da L. 2.500) L.
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Dividendi in corso ed arretrati
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fruttiferi
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Assegni ~n cir,colazione .
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Cedenti effetti per l' incasso
Corr.ispondenti - Saldi cred:itor,i
Creditori diversi
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75 .930.643 ,68
1.977 .620 ,29
846 .002.015 ,82
13 .53 1.260 ,86
89. 13 I. 124,72
57 .849.717 .39
14.333 .500,6.546.566,85
500.465.0% ,68
17.701.294,27
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156.000.000 ,3 l .200.000,28 .500.000,14.622 .699 ,54
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38.532.026 ,59
49.771.401 ,04
27.542.909 ,97
1.03.S.757.511.66
52. 148.855.48
82.307.991,58
70.650 .885 ,3.850 .722, 1.775.629 .209.797 .672 ,86
7.651 .997 ,91
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La Direzione
G. TOEPLITZ - P. FE OOLIO
l Sindaci

Rag . A . Olicieri -

Prof . Rag._ G. Rot~---:- Rag. G. Sacchi

Il Capo Contabile

A. COMEUJ

La. partecipa~
zione ita.lia.na.
alla Fiera. d i Lione
I.
Gli intenti dell'iniziativa - Lipsia e Lione - La. preoccupazione dominante - Consapevole volontà.
italiana - L'opera d'un uomo - Il concetto dell'a.ff ermazione - Le lacune constatate - Indifferenzo
governativa - Il grande problema integrale "
Gli · industriali hanno fatto da sè - Il successo
degli italiani.
(Dal nostro inoiato 3f:,>eciale)

« No.i non diss:imuliamo l'estensione delle no- gior promotore: Edoardo Herriot, sindaco di Liostr,e ambi:.ioni. Noi sorgiamo quali concorrenti ne e.cl ex-ministro. Il 1 luglio 1915 fu lanciato
della F.iera di Lipsia - la Fiera nemica - il cui il primo ,appello; poco dopo si costituì la Società
auccesso fru dovuto sopratutto all'abbandono del- industriale org'aniz:.atrice della Fiera; il Presifuso delle nostre risorse, all'~ndifferen:.a nell'un- dente della Repubblica accordò il suo patronato,
pie-go dei nostri mezzi ».
il ministr.o degli Esteri dispose pe:c il più largo
Queste ,p arole di Achille Lignon, President,e concorso del persol1lale diplomatico e ~onsolaN,
della Fiera di Lione, caratterizzano gli intenti di le Camere di Commercio furono mobilinate e riquell".iniziativa. Era naturale che tutti i ne~ici sposero con slancio: e il primo marzo 1916 si ad ·ella Germania si schierassero con chi voleva priva la prima Fiera campionaria di Lione. alla
a1bbattere .il monopolio dell'accentramento indu- quale partecipavano 1342 ad~renti .••
striale, oh.e Lipsia aveva saputo assicurarsi. E
quest'alzata di .!;'cudi fu compiuta con ben ahra
* *
energia di quanta fosse stata spiegata dalle varie
Lungo i ridenti quais, sulle due sponde del Ronazioni all'epoca della horitura del grande, con- dano, la Fiera stende per chilometri e chilometri
veg'no di Lipsia: basta dire che nel 1906 a Lipsia, i .s uoi stanàs, raggruppati secondo le varie catesu 3159 partecipanti, Je industrie francesi erano . gorie•. Non si tratta d'un'esposizione, ma sempli47, le inglesi 11 e le italiane 5 ! Il novanta per cemente d'una mostra di campioni; non è dunque
cein,to era costitu.it-0 da Case tedesche. A Lione il caso di limitarsi ,alle cose nuove ed originali,
quest'anno v'erano 3563 concorrenti tutti di na- m1a di far conoscere i prodotti anche usuali e cor:.ioni dell'Intesa o neutrali: le industrie italiane renti, specialmente in riguardo alla qualità ed al
erano ancor.a ben poch,e , ma tuttavia sommava- prezzo.
Il hne ultimo di queste Fiere è la conclusione
n o a 105.
Sorta in Fr.a.ncia l'idea d'una Fiera rivale ' a di affaTi, s-ia immediati, sia che matureranno ift
qu ella di Lipsia, Ja -località meglio indicata e;a seg'u~to. Produ.ttori e compratori vengono messi
L ion1e, g'rande centro d'industria e di oom.mer- in contatto, le distanze tra paese e paese spar.i.c.io, che già cinque secoli ad,d ietro aveva org'·aniz- scon-01 nuove correnti si formano, nuove neces•
:.ato le sue Fiere .rinomate: e hn da quel tempo sità si rivelano: e l'avvenire delle industrie si degli itali.ani ne erano as·sidu.i frequentatori .•.
linea in nuovi oon+orn.i .e.d assume imprevedute
Il progetto della Fiera fu maturato con quella consistenze.
ra·pida f attività eh 'è la caratteristica del suo magLa nota doro.inante neLla Fiera di quesfanno

*

91
7

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GLI ITALIANI alla FIERA di LIONE

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LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE
era la preoccupazione di sostituire i prodotti degli Imperi Centrali. A questo intento mirava il
maggiore sforzo delle industrie partecipanti: e
bisogna convenire che :i irisultati ottenuti furono
assai notevoli.
Anche l'industria italiana, pur nella sua limitata partecipazione, 11egistrò in quest'ordine di
idee non trascurabili successi. ~ i . in proporzione al numero, si può dire con sicurezza che
quest a nuova tesi della concorrenza all'industria
· austro-tedesca ebbe la più efficace affermazione
di fatto precisamente nel campo italiano.
Tutto il complesso dei prodotti nostri portati a
Lione portava il seg'no evidente di questa pr~occupazione. Sembrava quasi di veder riB.essa su
quelle merci italiane la bamma d'una consapevole volontà, che avev.a cercato il difficile còmpito, lo aveva affrontato e lo avev-a vinto ..•

***

Il successo della partecipazione italiana alla
Fier a lionese, anzi il fatto. stesso che le nostre
industrie si de,cisero ,a parteciparvi, è çlovuto ·all'opera . ·d'un uomo: Ettore Cara belli. D'elegato
dalla ·<::ornmisstone Direttiva di Lione a rappresentarla in Italia, egli intraprese il non facile
còmp.ito con fede e con en,ergia, eh.e non piegarono di fI'lonte •a ll'apatica inditterenza di chi par-

ticolarmente avrebbe dovuto coad:uvarlo. Le simpatie che egli gode nel nostro mondo industriale,
il tatto eh 'e·gli seppe spiegare nella diffusione
delle sue idee, la volonterosità instancabile con
cui si prestò sempre ,alle richieste legittime, ed
anche talvolta forse eccessive, di quanti divi•a•
vaino ,d 'mtervenire al ponvegno di Lione: tutta
questa •sua azione tenace ,ed avveduta ottenne
l'eff,etto voluto e meritato.
Le difficoltà erano innumerevoli. Molte industrie nostr.e ritrassero indubbiamente dalla guerra ing'einti bene:hci. ma ,e rano precisamente qµelle che imeno avevano il desiderio o la possibilità di far conoscere la loro produzione all'estero.
Vic eviersa tante altre industrie, duramente colpite da1la crisi della mano d'opera, delle materie
prime, deii rmezzi di trasporto, non si sentivano
molto disposte a tentativi che implicavano spese
e fastidi, mentre non parevano promettere immediati vantaggi: Per niolte di queste industrie,
anzi, le m~tate condizioni del mercato e i numerosi divieti 'd'importazione e d'esportazione signibcavano impossibilità categorica di vende.re
alla clientela straniera. Bisog·nava dunque infon•
dere a questi industriali il fuoc,o sacro• bisognava elevar.e J,a loro visione oltre le difficoltà del
momento ed aprire a·d essi la prospettiva dei
va,n taggi che avr,ebbe potuto arrecar loro il dopoguerra. ,B iso~ava far ,s entire ad essi un 'alta parola, che al di sopra d.ei contingenti problemi della compra-vendita Levocasse il nobile concetto del
l'affer.ma~on·e , in faccia ,al mondo, di questa nuova Italia, che anche nel campo d·elle industrie
meritava d'.essere conosciuta ed apprezzata.
Ettore Carabelli fu ,ali' altezza di tale missione: ed è questa una benemeren:a che va segrnalafa e ricordata. Ed altrettélllt\to ben.e merita è quella schiera d'industriali, che pur mella stretta di
u!i 'ora difficile seppe accogliere alta suggestione. Quest-i pionieri dell'espansione delle nostre
industrie diiedero prova veramente di quell'anima nuova, fatta d'ardiim-ento e d'en·ergia, d'abnegazione e di coscienza nazionale. che sarà la base delle ,i mm•ainlcwbiili fortune della produz1.one ~ta1ian-a.

r

. ***

ETTORE CARABELLI
:-)e!egato ufficiale per l ' Italia

Molti rami di questa produzione ~ano rap•
presentati tra le oento Case italiane che parteciparono alla Fiera di Lione; ma i1polti, troppi, erano assenti. iDice giustamente .il Carabelli nella
sua rielazione presentata al Governo:
« Alla Fiera ,d i Lione venne deplorata la •maincainiza di partecipanti italiani in molti g'ruppi, quali: l'industri-a deUa seta, calzature, lin.gerie, me-

99

Gli Italiani alla Fiera di Lione
SOCIETÀ

ANONIMA

L. GIANNONI ·& C.
7, VIA MELZO.

MILANO

VIA MELZO, 7

FABBRI.CA ARO 'E NTERI E ·
E ARTICOLI CASALINGHI

Interno dello " Sta.nd ,, della. Soc. An. L. Gia.nnoni &. C .

LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE
tallurgica, materiale agricolo, cappelli di feltro,
cinemat<>graha, cartiere, materiale librario, iatru•
menti musicali, conserve, confetture, ecc., ma è
da aug'urarsi che .a lle Fiere venture tale lacuna
verrà riempita e che le .noatre industrie vorranno
convenire sul ,n uovo mercato facendo conoscere
i loro prodotti e preparando il terreno per aostelll'ere in seguito .degnamente il confronto coi loro
concorrenti esteri.
« L"assen:ta più lamentata è quella dei prodotti
agricoli. Il Regio Console Generale d'Italia a Lione avrebbe desiderato che i prodotti del nostro
suolo hgurassero sul nuovo mercato. Sarebbe desiderabile che -il Governo italiano aollecitasse le
Camere di Commercio dei centri agricoli perchè,
prend·endo esempio dall'opera lodevole -svolta dalle Camere .cli Commercio di Firen:e, Milano e
Torino, .incitassero le AHociazioni Mtdustriali ed
.agricole ad interessarsi del mercato mondiale
che è aperto a tutti i prodotti e ad inviarvi i loro
caimpioni. Il successo non •p otrebbe mancare».
Infatti non mancherebbe certamente. Esaminando le .mostre straniere di molti tra i gruppi
citati si aveva •n ettamente la sensazione che l'industria italiana avrebbe potuto { acilmente emu•
lare e spesso superare. Per quanto poi riguarda
i pxiodotti agi-icoli, è fuor di dubbio ~he l'Italia è
in grado di compier.e alJ.•estero non solamente u•
na affermazione, ma una vera e g'randiosa rivelazio.ne,, che potrebbe 1avere incalcolabili conse"'
g'uenze economiche.
Non è un problema che si possa affrontare. di
sfuggita, tra le sin\llosità d'un articolo d'impreseioni; è un argomento di capi+ale importanza che
dovrà essere adeguatamente valutato e discus·
eo a fondo. E giustamente esso ,apparve nel suo
immenso rilievo, ,come osserva il Carabelli, al
comm. Leonardo Mordini, il nostro Console a
Lione, uno dei ,non molti funzionari d'Italia all'estero che sappiano assolvere i1 loro cò.mpito
con passione e con alto senso d'italianità.
,

***

Che ai nostri Consoli non siano mai concessi
mezzi adeg'uati per lo svolgimento della loro tanto importante azione, è cosa risaputa; che all'inerzia e all•i,nsufficienza di molti s'aggiunga la
trascuranza con cui il Governo accoglie gli sforzi dei pochi volonterosi e competenti, è del pari
notorio: ma il problema è troppo capitale perchè
possa apparir sufficiente quella semplice deplora•
z..ione, tante volte ripetuta, e condannata a restar
priva d'ogni pratico effetto.
H Governo italiano, di fronte alla questione

della Fiera di Lione, ha mantenuto in origine la
,più tetragona indiffererua. Gli episodi, ai quali
ha dato luogo quella ostinata nopcuruua, potrebbero -e s·s ere raccolti per la letteratura umori•
etica se l'-amareua non prendesse il sopravvento.
Ma bnalmente .p are che ,a Roma ai siano refi
consapevoli della vasta importanza della questioinie:- ed hanno voluto almeno essere mformat~ •
fatti compiuti, di ciò eh 'era stato fatto maliH•
do fassoluto aHenteis.mo governativo. Lasciamo
dunqu'e da paJrte ciò eh 'è ,semplice recriminuione ,e sforziamoci ,a sperare in una doveroaa re•i•
p1scenza.
È certo però che per ·affrontare ·a deg'uatamea•
te .il cumulo d·ei problemi industriali sollevati dalla partecipazione italiana a queste grandi Fiere,
la frigida richiesta d'una relazione intorno a ciò
che le nostre industrie hanno in proposito sapu•
to fare da sè è qualche cosa di smisuratament4'
insufficiente. Se lo scetticismo, determinato dalla ,completa ~nazione governativa di ieri, deve far
luog'o oggi ,alla '6ducia nell'animo dei nostri industriali che parteciparonc;, o parteciperanno alle
Fiere di Lione, è duopo che il Govemo esamini
tempestivamente quei problemi e li ris-olva s.en•
za burocratici inceppamenti.
Ed all'infuori di tutti questi problemi di detta,glio, attinenti ·a •t rasporti, a dogane, a franchigie, a divieti d'esportazione ·ecc. ecc., è duopo
eh.e il Governo guardi in faccia il grande problema .integrale dell'espansion·e delle nostre indu•
strie -all'estero e lo affronti raccogliendo e valorizzando quei poliedrici elementi di fatto, che so·
li possono servir di base -ad una defuiitiva solu•
z1one.
Ora tutta quest'opera di collezione, di selezione, di valuta:ione, dev'essere compiuta sui luoghi: questo indispensabile corredo di notizie, di
dati, di confronti, dev'essere raccolto dai fu~zionari espressamente adibiti a tali mansioni, ma
che abbiano la volontà e le attitudini necessarie.
Qui sta la ra.d.ice ; qui bisog'na operare •.•

***

Il Governo ha bisogno di sapere: quando ea·
prà, potrà prendere provvedimenti che non si8J11o
s•emplici canzonature. È necessario dunque avere
all•estero glj uomini che sappiano vedere, · inve•
stig'are e .riferire; ·e quando questa inchiesta sia
compiuta, bisogna lasciare il binario della tardigrada burocrazia centrale ,e volgere il passo verso nuove vie; e quando la necessaria intelligenza
abbia fatto .da bussola nell'orientamento, bisogna
allargar la visione a tutti .i rami della produzio-

101

GLI ITALIANI -ALLA FIERA DI LIONE

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LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE
ne -nazionale: allora, allora soltanto, si potrà delineare il quadro d'insieme in cui possa trovare il
suo posto ogni nostro ,p rodotto suscettibile d'unporsi ·,all'estero.
Finora nulla di ,c iò si è fatto. Gli industriali italiani, in questo recente ,e pisodio della Fiera di
Lione come iin tanti alt.ri tentativ.i precedenti, dov•ettero contar.e unicamente sulle proprie forze.
Nulla fu dato loro dal patrio governo: nemmeno
quelle bain·ali facilitazioni f.erroviarie, che non ai
negano ai frequentatori di tante inconcludenti
accadem.ie, decorate del nom·e di congressi.
Oria i nostri industriali che concorsero a Lione, ·p ure •abband.on·ati a -sè etessi, hanno •aputo
alironta.re e vincere .g ravi e molteplici difficoltà.
Onoruamo il loro spirito d'iniziativa, ma non abusiamone. Un'altra volta sj pensi e si provveda in
tempo; s.i evitino foro almeno quelle innumerevoli brighe e oomplioazioni derivanti dai burocratici ritardi nel rilascio de.i passaporti~ dai mutevoli criteri seguiti dalle dogane a proposito clei
oam,pioni, dalle norme contraddittorie vigenti riguardo alla spedizione .delle merci, dagli unprovvisi mutamenti :nelle concess.Ìoni o nei divi,eti di
esportazione: insomma, se non si vuole o non si
sa agevolare, si cerchi ralmeno di non moltiplicare gli ostacoli!
Ma è sperabile .che ~l Gov-erno, ,entrando nella
nuova vi.a, non si limiti .a que.sfazione puramente negativa: e trovi la volontà e l'.energia di dare
.finalmente un solido e doveroso e meritato ausilio all'opera dei nostri industriali, compiuta co"ì
slancio, con spirato di. sacr.ib.cio e con innegabile
successo.

La loro partecipazione fu infatti degnamente e
largamente ·apprezzata a Lione. E il signor Fougère, uno dei più •autorevoli componenti il Comitato della Fiera, grande industriale e Consigliere gen.erale del Roda·n o, p-g.bblicò una relazione
che riconosce C0l1J simpatiche parole l'alto valore
deJ.La mostra italiana e le cordiali amicizie che i
nostri industriali hanno saputo suscitare tra la
popolazione della seconda città della Francia.
S'aliollano i ricordi e le imp~ess,ioinii di quanto
presentava aillo sguaTdo la ricca mostra dei prodotti italiani ,sulle rive del Rodall'lo; ll"icorrono altri e1pisodi che debbono legittimamente .figurare
nel g'ra.n. quadro .della mianifestazion.e di Lione.
Ma il nostro inHessibile tiranno, lo spazio, iv.ieta
per oggi più lunghe digressio~i: in ' un pross.im.o
articolo 1SaTan.no ~icordati .B!ltri fatti, ed altre
considerazioni saranno svolte intorno a questo
· concorso delle nazioni, che per l'Italia inJustriale rappresenta senza dubbio un enor.me campo

d'azion•e , un ,alto e suggestivo incitamento, e for•
se un non trascurabile eselllpio.

Isidoro Reggio

Ed ora iini.ziamo la rassegna delle industrie italian·e, che così vivamente attrassero l'attenzione .del g'rande pubblico intemiazi.onale conv.enu•
to a Lione.
Un divieto .governativo, ,s uggerito da ragioni di
ordi,ne militare, ha impedito alla Società ,A.
nonima « Lei Moto - Aratr1ce » di far hgurare
alla Fiera di Lion•e queUe ormai famose trattrici, che hanno r.eso po8sibile alle grosse artiglierie italiaine I.a vittoriosa scalata delle più ardue vette alpine. Nei quattro stanàs predisposti,
il pubblico sperava di poter ammirare quelle mac•c hine poderose, che valsero agli .ingegneri Pavesi
e Tolotti l'alto compiacimento e i ringruiamen•
ti ,cordiali dell generale Cadorna; quelle macchine che ora, méntre la guerra domina ogni nostra
sensazione, ci presentano la più viva immagine
d'un iimm8111le sforzo bellico trionfalmente compiuto, ma che oliriranno domani alle ringagliardite
energiie industriali della pace, nuove e multiformi a!pplicazioni di vasta mole.
Fu grande la delusione dei visitatori della Fiera per l'aissenza degli attesi esemplari di quello
che giustamente fu chiamato « il traino mecca•
nico d,ell'avvenire »; e il vivo interesse del pubblico era dimostrato dalla folla che, in mancanza
di meglio, ammirava le belle fotog'rahe delle macchine assenti. E ammirava con le immagini delle
trattrici, quelle dei carri da rimorchio, atti essi
pure a fronteggiare ogni inug'uaglianza del terreno, senza subire deformazioni, senza piegarsi ad
inclinazioni dannose.
Ma più g'rande ·ancora fu la delusione del pubblico, specialmente dei fraincesi, per l'assenza di
quelle moto-aratrici che diedero ,i l nome aJ.la gran•
de Casa .costruttrice: assenza dovuta del pari al
divieto, in questo riguardo meno facilmente spiegabile, delle autorità governative. L'agricoltura,
iin Francia, difetta ~n questo momento di braccia,
per cui ,si volge ,c ol più intenso interesse verso .
la lavorazione meccanica; ora Ja moto-aratrice i- ·
ta1iaina Pavesi e Tolotti, ,circondata da ta-nta fama, era attesa con naturale impazienza. Si sapeva ,c he quella macchina agricola rappresentava
realmente una innovazione grandiosa e si desiderava ardentemente di vederla. alla prova.
Il problema ,d ell'aratura meccanica era stato

103

,,••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••
..
,. Gli Italiani alla Fiera di Lione·
~
------------------------- .

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Ingresso principale dello Stabilimento





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LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE ,
aHrontato altre volte e in altri paesi; ma ben di
rado le varie soluzioni ,p otevano apparire appena
eoddisfacenti. Tra. tutte, affermò in un auo studio
Mario Morasso, emerge nettamente la solu:zione
italiana. quella reali:z:zata nei brevetti degli ingegneri Pavesi e T olotti. Emerge per praticità, per
.semplicità, per rendimento•••
Le difficoltà da superare erano molteplici e g'ra•
vi. La prima .di indole ·generale consisteva nel
rende.re il congegno accessibile alla maggior parte .dei coltivatori, .nel senso cioè che iil suo u.o
non dovesse limita~si :aoltanto alle grandissime
estens-ioni di terreno, tutto unito. tutto piano e
uniforme. Poichè in questo cuo l'aratura meccanica non avrebbe ma.i .p otutò ottenere una diHueione universale.
E per conseguire tale intento bisognava creare
una .macchina .capace di marciare e lavorare su
ogni terreno e specialmente sui terreni più aspri
e montuosi. e che questa mac.china accordasse
un rendimento remunerativo.
Ed ecco perchè la solu:zione degli ingegneri Pavesi e T olotti, incarnata nella loro celebrata mo•
to-aratrice, ha affermato e dimostrato sulle altre
la propria superiorità, nel costituire un sistema
completo. un aratro :meccanico, in cui la trazione
e l'aratura .sono compendiate nello stesso mecca•
nismo, il quale essendo graduabile di dimensioni
e di potenza viene a mettersi alla portata di tut•
ti. anche dei proprietari di terteni relativamente
piccoli.
A Lione il pubblico dovette accontentarsi di ve•
de.r certi trattori. d.estinati a trascinar dietro di
aè .i vomeri attaccati con catene; poveri strumenti di lavoro. che evidentemente dovevano creare
dispendio di tempo e di for:za alla hne d~og'ni solco. Di fronte a queste macchine rudimentali la
moto-aratrice italiana si sarebbe affermata con
schiacciante superiorità. Ma ciò che non si è po•
tuto far ie.r i sarà il sicuro appannaggio d'un proseimo domani: a guerra hnita. la moto-aratrice coglierà largamente i frutti della notorietà già conquistata .in mezzo al pubblico internazionale: e
aeg'nerà in tutti ,i paesi agricoli u.n rimarchevole
euccesso della m.eccanica italiana.

***
Prima della guerra, la Società Anonima L .
Giannotti e C. di Milano aveva saputo efficace•
mente "ontendere a Goeppingen, a Norimberga.
a Berlino. a Mussbach, a Praga. il primato nella
fabbricazione di og'g'etti casalinghi: tutto quel
moderno fabbisogno domestico di eleganti oliere e formaggere. di caraHe e di vassoi, quegli sva-

ria.ti servizi da tavola. dorati. argentati. nichelat~
che l'industria tedesca ed austriaca aveva larga•
mente gettato sui mercati mondiali. erano divea•
tatti. per merito della Ditta ,m ilanese, a,nche il
patrimonio dell'industria italiaina. E l'Istituto
Lombardo di Scienze e Lettere aveva altamente
riconosciuto questa benemeren:a dolla Società
L. Giaunoni e C •• assegnandole l'a.mbito Premio
Brambilla. r.iservato .ai creatori d'industrie nuove per l'Italia.
La guerra trovò lo stabilimento della Soc. An.
L. Giannoni e C. largamente munito delle macchine più ·m oderne. Il ,cav. Giannoni, che dalla
lunga permanenza nelle officine 1estero aveva
tratto le cognizioni pratiche e la visione delle necessità industriali. non aveva ,m ai tralasciato dj
tener la sua industria all'alteua de.i prog'reHi
meccanici; per cui i suoi macchinari rappresen•
tavano sempre la più ra:ionale e la più recente
espressione della tecnica. Per dieci anni egli ap.inse con tenace energia quest'opera di perf.eziona•
mento tecnico della .sua .industria, •empre nel•
l'intento di vincere l'i.mportuione tedesca e di dota.re ritalia di una fabbriica as.solutamente .p erfetta d'oggetti ,casalinghi in metallo.
Qu:indo s.coppiò I.a guerra, questo stabilimen•
to mirahilm.e.nte org'anizzato e .fornito di macchine di primo ordine era evidentemente chiamato
a rendere servigi preziosi nel gran campo d'a:zio•ne delh mobilita:zione industriale. Migliaia e mi•
gliaiiia d1 cucine da campo uscirono dalle officine
della Società L. Giannoni e C •• che estese rapi•
damente l'opera sua al ramo sanitario ed alla
produzion,e di materiale bellico dei generi più
svariati. Ai g'randi .impianti meccanici già esistenti furono aggiunte nuove poderose installa•
:zioni; le maestran:ze. abilmente guidate, risposero brillantemente alle nuove esigenze; il cav.
Giannoni. moltiplicando la sua attività e le sue
iniziative.• seppe meritare .il plauso e la fiducia
delle qutorità militari .•.•
Uno dei primi còmpiti ,c onsisteva nella rapida
sostituzione di articoli sussidiari di medicina e di
chirurgia. che in passato ve.nivano esclusivamen•
te dall~ fabbriche tedesche di Ca,nnstatt. di Stoc•
carda. di Berlino, di Dresda. La Casa L. Giannoni
e C. fu pari a questo urgente bisogno e seppe im•
. provvisare con pronto successo una larga fabbricazione di questi articol.i, provvedendo alle ne•
cessità di centinaia e centinaia di ospedali militari nelle varie città e .in :zona di guerra.
Alla Fiera di Lione questa produzione fu og'•
getto di g'ran·de meraviglia per il fatto che proveniva da una fabbrica destinata in origine a tut-

105

Gli Italiani alla Fiera di Lione
INDUSTRIA -D(l YfTRO SOf f IATO
ARTICOLI ED APPARECCHI PER F'ISICA
CHIMICA - F'ARMACIA ._ BACTERIOLOGIA
C~IRURGIA - F"OTOGRAF'IA =
=

S P E C I A L I T A IN S I R I N G H E
PER INIEZIONI
IPODERMICI-IE

Tarlazzi Ruggieri a C.
TELEFONO

N. 21 •166

I

MILANO=LAM'BRATE
Via A. Manzoni, N. 1 O

LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE
t•altro 'lavoro. e dii plaus,o generale per il modo
perfetto dell'esecuzione. Infatti quegli sterilizzatori. quel~e buste asettiche. quegli accessori per
etrumenti chirurgici. erano giudicati dagli esperti ve.ra.menute degni d'ammirazione.
Ragioni evidenti d,i doverosa _discrezione vietano d'entrare in particolari sulle forniture di ma,teriaJ.i per la difesa nazionale, che la Società L.
Gian.noni e C. eseguisce in quantitativi enormi
ed in molteplici varietà, segnatamente p~r l'artiglieria e per l' avia.:iione. Si può dire però, per dare un •idea d.ella potenzialità di quest'industria,
ché certi aTticoli militari sono fol'lniti da essa a
decine di mi.gllaia a1 giorno. e sì può ag'g"Ìungea-e
ehe più d'una volta, quando si trattò d•iniziare la
fabbricazione d•art,i coli nuovi, di recenti scoperte, che esigevano precisione ecceuonale o pre•entiavano problem.i d•esecuzione per i quali necessitava -singolare competenza teon-ica, le alte
autorità militari ricorsero alla Casa L. Gian.no•
nii e C.
Se vasfo e fecondo è il suo lavoro nel periodo
di gueiira. al ritorno della pa.ce si può prevedere
che questa Società assurgerà ad efficienza industriale assolutamente di pri.mo ordine. Nelle sue
officine. che coprono seimila metri quadrati, sono
allineate installazioni complete di macchine poderose. di coloss•ali praBse per la curvatura dei me•
talli, oltre a tutti i serv-izi accessori di fonderia,
cli galvanoplastica. ecc.
I prodotti di questo g'rande stabilimento avevano già in pa.s,sato trovato la strada dell•estero,
ooncorrendo nei mercati della Spagna e deirAmerica del . Sud con l'industria tedesca. L'esperienza del periodo attuale aggiungerà alla produzione del passato quella di a.rticoli per la medicina, la chirurgia. l'ortopedia: e l'accoglienza fatta
a Lione dal grande pubblico internazionale al superbo campionario della Soc. L. Giannoru e C. fa
prevedere agevolmente quale sarà l'espansione
che le riserba il dopo-guerra.

***

Il 'llome di Giuse,f,,f,e Toso, d.i questo industriiile attivo ed intelligente, era già simpatica.mente
noto in Italia prima della guerra attuale perchè.
quale Direttore Generale della Vetrema e Cristalleria Veneziana già Franchetti. aveva dato ta•
le impulso di moderna organizzazione industriale al proprio stabilimento da renderlo il primo
del genere in I tali a. per modo ,c he poteva lottare, sul terreno com.merciaie. con le migliori vetrerie tedesche ed austriache.
I,n questo peri?do di guerra, che per l'Italia fu

anche un vero periodo di rinnovamento industria•
le, i quotidiani. le :riviste scientihche. le ipubblica:zioni sanitanie, ecc., hanno a•mpiamente parlato di Gius~ppe Toso e del suo « vetro neutro ».
È storia d'ie.ri e non è quindi il caso di ripeterla a
lun,go. Sta il fatto ,c he la sola Germania fabbricava vetro ,neutro e 1'es·portava in tutto il mondo;
tutti ,i prodotti farmaceutico~sanitari erano confezionati con vetro di Jena; in tutti i laiboratori, istituti. ,gabinetti .d,i chimica. università, i vetri d.•
doperati per analisi e ,s tudi erano tedeschi. L'Italia era assente, come assenti erano la Francia,
flnghilterra e g1i altri nostri odieTDi alleaiti. Il
problema ·era ui:,gente: bisoginava industrializ:ia•
r-e la p:rodu:..ione del vetro « neutro » per fron•
teg.giare iimmediatamente ,i bisogni della Sanità
.Militare e in pari tempo preipararsi per il dopo•
guerra; bisognava migliorare il prodotto. perle·
zionare la lavorauone, rend,ere atta la maestran•
za al nuovo genere di lavoro. cercare la materia
prima in casa nostra...
A questo vu,t o còmpito, così arduo per le dti.f.
iicoltà del imomento, Giuse,ppe Toso si è accinto
con forte volontà e ieon l'intenso desiderio di riuscire. Attivò a Murano una Yetreria, che in poco
più di un anno già produ.ce per tutto ,i l fabbisogno nazionale. La lavorazione del tubo è perfet•
ta, la fabbricazione delle vetrerie da fuoco per
laboratori ·è quanto di migliore si potesse aspettarsi. Le proprietà ,del v,etro sono ,costanti: ho a•
vuto ,sott'occhio un recen-t iss•imo documento uffi•
ciale della Dir-ezione della Sanità. 111el quale. in
seguito ad analisi di confronto col vetro di J e41a.
è fatta la ~usinghie.ra constatazione che il pro-'
dotto nazionale è migliore ..•
La Vetreria Giuserppe Toso estende di giorno
in giorno la produzione in svariate applicazioni.
Alla Fiera di Lione eran,o ammiratissimi dai com·
petenti, oltre alle vetrerie ,d a fuoco ,e al tu bo in
vetro neutro. il •v etro fusibiile per la costruzione
degli apparecchi sc.ientitioi. il tubo da termometri rotondo, prismatico, a s·malt-0 bianco e a foro
ovale capillare, i palloni greggi per la costru:.Ìone degli apparecchi di radiologia, ,i tubi per livelli, il cotone di vetro fatto con vetro neutro.
A Lione la Vetreria To.so era rapprC1Sentata da
Anadeto Gerosa. il iido ed ener~co collaJboratore che iino daigli inizi della fati.cosa conquista
diede ,i l contributo della sua vigorosa energia. e
poi, vinte da Giuseppe Toso le difficoltà tecniche,
lavorò insieme a lui con ,slancio indefesso all'industrializzazione razionale del nuovo prodotto italiano.
Oggi l'organizzazione oommerciale di questa

107

Gli Italiani alla Fiera di Lione

&.

F A'B'BRI.CA OREFICERIE
Forniture greggie per orefici

'Parte dello Stabilimento.

MILANO

VIA VERROCCHIO, 84
VIA DO NATE LLO, I 9
V IA
C. è A N T Ù , 4
::

-- - - - - - - = -=-=- =

LA· PARTECIPAZIONE .ITAUANA ALLA FIERA DI LIONE

industri·a è saldamente .s tabilita; la Vetreria T o- mac.i,e militairi il grande fa,bbisog'no richiesto dalè .destinata mdubbiam.ente a tenere un posto le nuove circostanze. Pur con le m ·a.estranze ricospicuo dentro e f uor.i dei conhni della nostra dotte dai richiam.i a'lle airmi e malgrado mille
difficoltà derivanti dalla -s carsezza de.i carboni,
Patria.
dalla diminuzione del g'as, .dagli ostacolati traspor•
La Soffieria Monti è un'indu,stria or,mai anti- ti, la Soffieria Monti ha saputo mantener,e la sua
ca e potente. La famiglia Monti, che la creò e le efficienza all'altezza d'una grande .industria.
diede sviluppo, attende personalmente a tutto
l'ingranag,g.io deUa vasta ~ienda: alla parte tecPrima della ig'uerra la Ditta Tar1azzi, Ruggieri
nica, alla direzione am.m.inistrativa, all'espansioe C., nel ,suo stab.ilime.nto per la lavorazione del
ne v,igorosa in Italia e all'estero.
Lo stabilimento di Sesto San Giovanni, che oc• vetro, eseguiiva quasi esclus.i~a.mente Gale, tubetti
euipa 250 operai, è riccamente forni.to di macchi- ed altri articoli semplici per .f a.rm.acia. Scoppiata
ne speciali, tutte -protette da brevetti Manti; la la guerra e venuta .meno l'im.portazione germanimaestran.za ahilissi:ma si è .formaita con la lunga ca, fu ev,irll\1,ppata vig,orosaJmente la f.a:bbric:azione
permanenza nell'azienda, seguendone i progressi delle -s irin,ghe, ,c he già era stata iniziata: e di pari
passo .si procedette a produrre con -successo gli
tecnici indefessamente continuati.
La Soffier.ia Monti eseguisce la lavorazione del airti-coli gradua.ti e in geneire i vari o.ggetti scien•
vetro ricavaindone ,prodotti d'indole sanitaria e tiG,oi per gabinetto.
Passo a paiss·o, con tenac,e energia, i più diffic.i•cientiGca: tutta la .gamma della produzione dei
vetri da far.macia e da 'laboratorio e,s ce dalle sue li probilemi tecn·i,ci furono risolti: ed a Lione i coofficine in grandi quantitatìvi e s.i espand,e sui noscitori constatarono la bontà de.i prodotti espo,mercati ,i nternazionali. La rigida divisione del sti dalla Ditta e .moltiplicarono le · com.missioni,
g,rande pubblico guardava stupe.fatto
lavoro ,h a fatto sorgere appositi reparti per la gra• mentre
duazione di precisione, per la smerigliatura. per certi strumenti d'inver-01simile preicisione, come
la decorazione, la sta.mpa sul vetro ecc. II prof a- quello che permette di suddiviiideire Utn centimetro
no .stupisce vedendo come tutta quella var.ietà cubo in ce111to parti scien·tihcamea1Jte esatte ...
Pietro TarLaz.z•i ,e Raffaello Ruggieri, che da mo·
cli apparecchi scientiGci provenga da una soli ma•
tel'lia prima: il tubo di vetro; e come la confezio- desti inizi portarono la foro industria nel ridente
ne sia e.seguita coi mezzi seimplic.issimi della sof- e luminoso stabiLim.ento di Lam.brate, appo,sitam.ente eretto ed am.pliato e che ora di nuovo s'in•
hatura e del calore delle baimme a g'as.
Interessantissima la fabbricazione, nuova per ,grandis.ce ,niotevolmente, possono gua.rdaire con
l'Italia, degli occhi di vetro per bambole: con leg.itt.ima soddisf az·i one ai successi conseguiti, somezzi d'una s•empli,c,i tà incredibile vengono rica- pr,atutrto d'Ovruti aHa intelligente ope.ra personale
vati prodotti d'effetto ,so.rprendente che in passa- di Pietro T a.rlaz.zi, che è il fondatore della Ditta.
to erano _monopolio assoluto dell'industria ted~ Ogig'iÌ i lo.ro vet.ri g,raiduati, fog·g·ia-ti secondo le più
varie esigenze d·ei laboratori, passano le patrie
sca.
Nel corso della ~ua forte attività industriale la frontiieire e sono la.rg'ament,e esportati in lnghilSoffie,r ia Monti, fondata nel 1893, ebbe le più al- terl'\a, in Egitto, ned Messico. La nuov·a produziote attestazioni onoriGche: ebbe me.daglie d'oro a ne ha :richiesto inruov.e macchine, nuove ~nstallnva,rie Esposizioni ed ebbe quel premio Brambilla zioni; tutto fu ap·p.resitato ed _e.seguito con energiche viene con.f .erito a chi crea industrie nuove. A ca r-wpi.dità, ,ed ~ risultati co,rr;.epondono pienameU•
Lione)a • mostra ,d ei prodotti ~fonti era o,ggetto te alle previi.sioni.
A guerra -finita, ,se il Governo sa.prà opportunade-l1a ma,ssiim.a oonsid,erazione: ,e Poinca.Té, il
Presidente della Re.pubblica, insieme al ministro mente proteggerla, l'.iindustria ·d el vetro soffia,t o
Clemente! e all'ex ministro Herriot, volle ispe- per sc()lpi sainitari e scientihci avrà in Italia senzionarla ed espre1sse le più vive felicitazioni al si- za dwbbio uno sviluppo enorme: ,e la Casa Targnor Giovanni Mont,i, che autorevolme~e raippre- lazz.-i, Ruggiieiri è C .• potrà d.e gnamente part:eciparv1.
sentaiva la sua Casa.

•o

***

***

a

***

AM 'inizio della guerra, il Gove.rno, volendosi
Al -tempo della gluerna libica wn episodio induassiourare una larga produzion,e di vetrerie _per
eicopi sanitari, requisì lo Stabilimento Mont.i, che striale fu raccolto dai giarnali. Una Casa te.de•sc:i,
effettiva.mente rese serv.i gi ina,pprezzabili, f or- g'.rande importatrice in Italia d'articoli di fornia.endo per quin.d·i-ci m.esi a:gli ospedali ed alle far- ture per or-dicerie. impose ad UIIl tratto ai suoi

109

LE I. I. 1.

----- -- -- -- ~- - ------~----- - ------ - ------

clienti italiani il pag'amento anticipato trattando- n,e · l'importanza, sollecitando cospicue spediziosi - essa diceva - di tempi di crisi e di guerra. ni. Se oggi i divieti esistenti non permettono di
La Ditta Attilio lnver.nizzi e C. rispose con queste dar corso alile ordinazioni, è certo che a guerra
v~brate parole:
hnita il nuovo prodotto italiano affronterà valida<l Non abhiamo maii creduto che il commercio mente la concorrenza straniera, in Italia e fuori.
·in Italia. non solo sia, ma possa essere in buona
Ma perchè questa industria possa conseguire
fede c,r eduto pericolante a:l ·punto da ;ihutargli il n•el mercato nazionale lo sviluppo a cui ha diritto,
fido.
è necessario che il Governo non ricada nell'erro« Non ci costerebbe ,s forzo alcuno accettare le re del passato. Infatti il prodotto estero i~porvostre nuovissime cond~zion.i; ma quaind'anche fo- tato iin Italia era soggetto ad un dazio d'entrata
ste i·ndispe,nsabili, vi lasceremmo coi vostri curio- asso!lutam,ente irrisorio e addirittura incredibile,
s.i apprezz amenti e le vostre paure, poichè ci sem- vale a dire .di 27 centesimi per 100 lire di valobrerebbe di menomar,e la nostra dignità d•Italia- re! Nel quadro della protezione doganale, da
ni sottostando alle vostre offensive imp,osìzioni ». tra cciarsi per il dopo-guerra alle industrie nostre,
L'in giusto affronto fatto alla ·clientela italiana l'interessante e promettente fabbricazione di quespronò la f attività della Ditta Invel'n.izz.i e C .• che sto f a.bbisog'lno p er oreh ce rie non deve ,e ssere diimpiaintò nelle sue officine nn nuovo re,parto per m e n t icata.
la produzione di quegli articoli, tratti hno allora .
***
dallla Germania.
L'impr esa fu ardua per vari aspetti: mancanza
Anche Ja cartolina illustrata ha saputo trovare
di maestranze, di attrezzi, difficoltà di introdur- il suo posto nella moderna organizzazione indure l'articolo fra i consumatorì. Si trattava di vin- striale. La Germania ne aveva fatto un ramo cocere abitudini vecchie ,e vecchie comodità, d'of- spicuo del suo multifor.me monopolio; l'Italia ha
fit·ire merce ,c he fos,s e perfetta come quella est e- saputo contenderle .il posto con felici a.niziative.
ra a prezzi pari: bisognava stare ,in ccmcorrenza
Note<Vole è in questo campo l'attività della Gasa
cbn case antiche potentement.e attrezzate~ ricche Editrice Ca.rlo Chierichetti di Milano, che da .due
di tipi, forti di mezzi.
anni - sola tra le Ditte italiane - espone alla
Ma tutte le difficoltà furono vnnte can tenace Fiera di Lione le sue belle serie di cartoline, già
volontà, con coraggiosa enel"'g'.i a. Lo scoppio deHa note ed apprezzate anche al di là delle patrie
g'ue.rra, che ruppe gli se ani bi con la Ger.m ania, frontiere •. Inf att.i, mercè lo svolgimento di boztrovò lo Stabilimento Inverniui Jargamente at- zetti espressamente creati da un gruppo di buoni
trezzat-0, pronrto a corrispondere ai biisog'n.i più ur- ,., artisti italiani, questa Casa ha esibito al pubbligenti dei p.r.oduttori nazionali d'oreihcerie •. E il co più di ,d uemila soggetti, ricchi di vairietà e di
lavoro d'organizzazio,n e prosegue inde,f esso; nu~- buon gusto.
vi attrezzi e nuove ma·cchine si aig'giungono a
Molte ·cate.g orie di lavori, che hnora erano riqua.nto era ga.à stato allestito.
tenute s-pecial,i tà di paesi stranie•r i, sono domiSe si pensa ,che pe'l" .ogn,i numero, per ogni og'- nate ora anche dall'arte nostrana; così le caricagettio che figura nel catalogo occor.rono aittrezzi ture infantili. tra·ttate quasi .sempre ·n passato da
speciali in acciaio. e per ,parecchi più di um. attrez- artisti ,i n~lesi, co.stituisoono ora girandi .ser,i e
z.o per numero, è faci,le farsi un'idea dell'enorme gola.rim-ente riuscite, che pittori italiani esegum-ono
lavoro che ven,n e richiesfo pe.r produrre m pochi per la Casa Ed-itrice Carlo Chieirichetti. impri-ann.i UJn •così larg-0 attrezzamento, anche conside- mendo a.cl ogni particolare dei soggetti carattere
rando .ch,e la fabbrica non interruppe mai l'esecu- ,s,piccata.mente nazionale. Anche in ·fatto di proce•
zione di tutti gli altri articoli d'orehceria :6.nita, dimenti tecnici. le cartoline di questa Ditta haneh •essa abitualmente produceva...
no risolto problemi eh~ sinora •Sembrava.no riserQuesta vasta e varia piroduzione della Casa bati all'industria straniera. Erairuo notati a LioAttilio Invernizzi e C. pre•s enta speciale inte,re!J• ne, dai conoscitori, !Ì riuscitissimi saggi di rap•
se, poi eh ',essa vi,e,n e a tagliar la strada a quella port.i di tricromia .app1icait.i ,al'la li,togra.:6.a. Ed era,.
larga im'Portazione .g ermanica, che superava i generale la previsione che. a g'uerra finita, tutta
cinque milioni all'amino. Partecipando alla Fiera questa artistica produzione di cairtoline italiane
di Lione, questa giovane ,industri~ italiana, gui- sarebbe agevolmente penetrata nei mercati i.nda.ta con tanta fermezza, ha .iinteS'O d·i far atto di glesi, spagnuoli, a:me.rica.ni, tenuti in paissat.o _dalvigorosa affermazione: e s.i può dire eh.e molti l'invadente industr,i a g'ermanica. In attesa di quemerca:ti esteri hanno già mostrato di r.i.conoscer- sta nuova espansione, Carlo Ch,ie,r ichetti ha di-.

sm-

1

110

LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE
mostrato che in Italia si fa e si sa fare: non tan- della Giunta T ecruca, la quale è incaricata inolto per un vantaggio immediato quanto per prepa- tre della scelta e della correzione dei lavori.
rar la via all'avvenire, che dovrà compensare i
Ha la sua sede centrale a Roma, e due Gorenti
sacrihci dell'oggi.
succursali a Mil,ano e a Torino. Di più ha Comitati e Laboratori, diretti da signore in quasi tutto
le Provincie d'Italia, e fa rivivere in gran nume« I talicum decus » è il motto della Società del- ro ,specialità a.rtisti;he a,ntiche, .applicate ad usi
le Industrie Femminili italiane, che pienamente
e forme nuove, in perfetto accordo con la moda
lo merita. Questa cooperativa è sorta quattordici
del giorno: merletti a tombolo, ,ad ag'o, ad uncianni or sono allo scopo di elevare il lavoro a donetto, pl et di ogni specie, buratti, sfilati, ricami
micilio della donna, proteggendola dallo sfruttain bianco, in colore e tessuti. Raccoglie anche gemento di intermediari, dirigendone il g~stQ e ri•
neri in cui J~ mano d'opera della donna non vie•
destando in ogni parte d'Italia lavori d'arte ca•
,n•e impiegata che parzialmente, purchè siano ca•
ratteristici e tradizi,o nali.
ratteristici ed abbiano impronta di piccole induRetta da un Consiglio di Amministrazione qua.. str,i e rurali, casalinghe: ceramiche, alabastri, pasi interamente composto d,i signore, la Società nieri, stuoie, cartonaggi, mobili, giocattoli..••
ha trovato nei suoi componenti un raro disiinteA Lione tutti questi bei prodotti italiani ebberessé: quasi tutti gli azionisti rinu~ciarono ai ro un viivissimo successo, 'che fa onore alle dame
' frutti del loro capi~ale e vollero che fossero accu- org'a.nizzatrici di un 'industria squisitamente intomulati a beneficio delle operaie. Oltre a tenere nata ad alti concetti d'arte •••
I•
,; , lavori in deposito e c_u r~rne la vendita, ~ssa anti(Nel ,f,rossi111-o numero seguiteremo la rasse•
cipa materie prime a quell~ operaie• che non scino
.i n gr~do di procurarsene da sole, distribuisce gna de17e industrie 1·taliane che si aflermarono
campioni ,e modelli peir mezzo del Patronato e a17a Fiera di L'one ).

***

1
'

.

CARLO CHIERICHETTI


,•

I

I .

'



PREMJATA CASA EDITRICE ,
\

...

t, ·

VIA

MI -~ AN O
NINO

BIXIO

N.

Riproduzioni d'arte italiana nei diversi processi
di stampa.
111

p

REZZI E CONDIZIONI DELLA
PUBBLICITA' SULLA RIVISTA
"LE INDUSTRIE ITALIANE
ILLUSTRATE" PER L'ANNO 1917

C CATEGORIA A /

adatta specialmente per

l'alta industria / Cunets per 12 pagine intere da
esaurirsi a piacimento dell'acquirente entro un anno
dalla data d'acquisto del carnet .-·

q

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CATEGORIA B/ Cunets per 12, mezze pigine

da esaurirsi a piacimento dell' aquirente entro un
anno dalla data d'acquisto del carnet ..

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L. 13 5 O

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pagina da esaurirsi a piacimento dell'acquirente entro
un anno dalla data d'acquisto del carnet

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CATEGORIA D / Carnee~ per

12

L. 6 7 5
ottavi di

pagina da esaurirsi a piacimento dell'acquirente entro
un aqno dalla data d'acquisto del carnet . L. 350

RASSEGNA DEL MO~
VIMENTO INDU~
STRIALE ITALIANO
MESE

DI

APRILE

1Q17

S O M M A R I O :

Per le Tariffe d~ganali e i T r~ttati di commercio - Dati sulle forze idrauliche in Italia - La coltura e l'industria dell'agave - Il futuro economico nazionale - Per Venezia e i porli adriatici L'industria automobilistica italiana - La vera grande industria dei vini - L'Unione Industriale Italo-Francese Una miniera di torba - L'emigrazione t; il dopo-guerra - Gli impianti frigorifici in Italia - Il carbone e la carta dì lusso - Il cotone e le nostre colonie - I « sof fìoni borici» - Lo Stato e i monopolii - Lo zinco in Italia - Per il protezionismo industriale - La cucina e'ettrica - La calciocianamide - Gli operai degli stabilimenti ausiliarii La sistemazione elettrica e la Riviera di Ponente -- Scienza e industria: La chiara visione
del senatore Colombo - Previsioni per il dopo-guerra - Il movimento delle Società per azioni nel 1916 - La
nostra importazione negli Stati Uniti - ' La torcitura della seta in Italia - Il gas « T ermalene » - Onoranze a
Giovanni Celoria - Della. «Metropolitana» a Roma - Attività di nuove miniere - Prodotti italiani ricercati
dal mercato inglese - L'industria del doro - Le nostre maestranze e l'alcoolismo - Il bilancio delle Ferrovie
d.i Stato - Le miniere del Trentino - Per una seria ed autorevole Agenzia di Informazioni - Le due grandi
forze d'Italia - L'assemblea generale del Comitato Nazionale Scientifico-Tecnico per lo sviluppo dell'Industria
- L'Italia istituirà, prima fra le Nazioni, servizii di Posta aerea - Un concorso per la utilizzazione della lolla
di riso - Miniere di petrolio in Albania? - Schisti bituminosi e torbe nel Bresciano - Per una coscienza industriale - Per trasformare Vado Ligure nel più grande porto del Mediterraneo - Le industrie metallurgiche e
chimiche contro l'invasione tedesca - Per un Istituto Nazionale di Ceramica - Il gr(I)Ve 'con-/litto fra lo Stato e
la Società concessionaria dell'Acquedotto Pugliese - I fiori e gli ortaggi - «. Credito navale» - « Cargo-Boats »
in cemento armato - Un'industria che potrebbe svilupparsi in Italia: il cuoio di bufalo - Per la proprietà •
industriale - Il direttore generale della Banca d'Italia - Un Comitato Finanziario Italo-Nord-Americano - Il
Prestito italiano a San Paulo del Brasile - ,L'energia elettrica per il riscaldamento - Un concorso di diecimila
lire per arti artificiali - L'importanza deJla canape - Per l'avvenire della frutticoltura italiana.

Tutte le n otizie, i da.ti, le a.rgomenta.zioni o i
giudizi contenuti in questa. rubrica. non impegnano a.ffa.tto le I. I. I., che per comodità. dei lettori
ra.ccolgono ogni mese diligentemente e obiettiva.mente in questa. ra.ssegna. qua.nto di più saliente i principa.li periodici ita.liani_politici e tecnici
pubblica.no • su problemi e questioni d'interesse
industriale, fina.nzia.rio, a.gricolo e commercia.le.
N. d . D .

PER LE TARIFFE DOGANALI
E I TRATTATI DI COMMERCIO
Lo ,s corso aprile, alla Camera di Commercio
d:i Milano, si riunì in assemble1a generale il Comitato Nazionale per le tariffe doganali e i Trattati di coanrnercio. Presiedeva ,l',adunanza il senator,e :ng. Car-lo Este<rle.
Posta in discussi0111ie la questiO!De del migliore
sistema di nuova tariffa doganale, prese la parola i1 relato.re comm. mg. Lorenzo Allievi, il
quale illustrò le conclusioni della relativ.a Commissione, e dopo ihreve ,discussione fu approvato

alla unanimità un ordine del giorno col quale si
fanno voti per l' adoziOiile del sistema della doppÙ1a, ed eventualmente multipila, tariffa autonoma, delibernndo di appoggiare la proposta pres~
so il Gov,e rno.
P,as,s,ando, quind~. ad occuparsi dei lavori del
Comitato, il comm. Allievi acce!1J?Ò ad importanti monografie sulle condizi01ni idell'iagrcicoltura
e delle industrie, ed al lavoro ,di «riforma » dell1a tariffa doganale, mettendo a confronto le disposizioni della tariffa con quelle corrispondenti della tariffa francese e le nuove disposrizioni
113

8

PREVENTIVI
A RICHIESTA

COSTRUTTI

DALLA
.

.

Ditta· ALESSANDRO . C-ALZONI
.

.

DI·

:BOLOGNA

2 :240

TURBINE
ESEGUITE

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
che dovrebbero essere adottart:e, come dazio minò:mo irriducibile, per rendere nell'iavveniiie la
tairiffa italiana p~Ù if,azionale ed efficace strumento di sviluppo economico del Paese.
Prese quindi l,a parola .iil c-omm. Antonio Monzilli, i[ quale riassunse il suo ampio r,apporto sulla po1itica doganale itali1ana, .dalla u111:iJicazione
aù, nostri giorni, e deplorando che l'Italia non abbia pro'Cedu to nel 1903 allia riforma delle tariiff e dogan,ali, fece rilevare come, ,a differenza degli a1tri Stati, ili' ltal~a non ha ottenuto, nella_conrclus:ione dei T rabtati con l' Ausrtria, la Genmanii•a
e la Svizze?la, concessioni dii grande entità. Il risultato è stato dhe le nostre espoirtazioni agricole in queste direzioni, dopo la conclusione dei
Trattati 1904 e 1905, sono diminuite.
Il prof. Ghiruo Valenti ha dato conJto, quiin di,,
del lavo'l'o compiuto dal Comitato per gli studìi
sull' aigiricoltura, rilevando che il .più co1n1fortante
risultato di questo lavoro è l,a constatazione che
manca assolutamente qualsiasi contrasto di interessi. fra agriookura e l'industria, fria l'Italia meridionale e la sebtentrionale.
11 dott. Alberto Pirelli ha rifexit-o .sul[a industria della gomma e deUe sue applicazionii, accennando alle riforme desiderate nel regime doganale.
Il cav. Roberto Lepetit, riaffermata l'impmtanza delle undustrie chimiche, espose quali delfìciie<n2e presentassero, e presentÌlnto ancm·a in Italia, ragione precipua per cui eTavamo tri'butaJri1i al1l' estero per olrtre 220 milioni all'anno. IL'orato,r e ,e spose come , dopo av.er studaaite le con..
dizio·n i di ta1:i industrie, fu neceSiS1ari,o procedere
a un nuovo riordinamento deHe voci della ta-rnffa doganale, facendo rilevare la mole d'i taile
lavoro per il Gomi:tato che dovette studfare e
V!aigliare iben 2811 sostanze, cond1udendo col
presentare un ordine del gioiino col quale aif.ferma la .necessità di un· radicale riordinamento della tariffa dogana1e.
tL'iing. Rodolfo RidoMi espose quindi il risultato degli studii fatti dalrAssociaznone fra gli
Industriali metallurgici e il Comit,a to peT mustrare e profonde tr~ormazioni a'VVenute· nei
processi tecnici delle industrie metallurgiche e
il ,g ranide sviluppo co111Seguito da quella siderùrgica, .rilevando come ,l,a batÙ,ffa dogéllllale, oompilatia trent'anni or sono, più non ri,sponda alle necessità delle industrie. Il Comitato, iil'll un oirdine
dd giOTno, fa voti che si proceda presto a tale
riforma e che siano presi provvedimenti .per g:ar antire l'industria nazional1e dai sistemi di concone1I1za str•a niera e per a'SSicura·r e oontro tali
sistemi la piena effic:ienza ,dei dazii che sussegufr ainno certamente alla cessa.rione della guerra. Approvato anche quest'ordine del g.Ìorrn.o,
l'ing. Giuseppe Gadda riferì sulle industrie elettromeccaniche, e l'ing. Riccardo F alcro su quel-

r

1

Je meccaniche, ipresenta1ndo insiieme un oTfdì,n e
.del giorno col quale si invioca 1a modifìcazio111e
delllle tariffe dogana~ sui prrodlotti di tali industri•e , e che venne pure approvato ,ald unainimi•
tà.
Parlarono qunindi l' avv. Felice Radice sulla
industria deHa carta, il dott. Piero F enarnli su
quella del vetro, e l' avv. Guiid!o Colla sull'mdu•
stria ·de.I cuoi o, tutti mettendo in rilievo le defìcieìilze della tariffa dog,ainale vigente e i 1)1"incipali emendamenti da introdurre in essa. Le OO'llclusioni dei relatori incontrarono il pieno con•
senso dell'assemblea.
foifì.ne, il Presidente, se111 . Esterle, nel chiudere l'adunanza rilevò che il Conùtatq, che iniziò la sua attività fin ,dal 1913, ha compiuto un
lavoro mo.lto importante ma 1110111 mo1tto visibile,
per il riserbo che la materia !Ìmpone.
C01I1cluse, quindi, augurandosi che i, risultati
.d i tale lavoro siano quali è legittimo attendeTsi
per il vantaggio effettivo dell'.economia n,azlÌ.onale.

DA TI SULLE FORZE IDRA UL/CHE
IN ITALIA
. L'iing. Peflrlo.ne, :ispettore capo del servizi10 idraulico, ha resi pubblici i segue,nJt:Ì dati sulle
forze i drauliche in hali,a :
Corsi d'acqua già studiati:

Potenza motrice alla portata
ordina1ia

Versante del Mare Ligure .
123.200
Versante del Mare Tirreno
936 .900
Corsi d'acqua . della Sicilia
45.000
Versante del Mar Jonio
195.500
Versante del Mare Adriatico
553.100
a Sud del Po
Influen ti di destra del Po
320.000

ordinaria

di magra
fortissima

66 .900
778.550
28.000
138.500

31.800
555. 100
21.000
106.600

406.300
188.300

340.100
103.700

di magra

Totale 2.173.700 1.606.550 J.158.300
Influenti di sinistra del Po
già in parte studiati . . 774.000
481 .000 275 .000
Corsi d'acqua non ancora studiati, la cui potenza. fu
determinata con mediocre
approssimazione
. . • 1.752.300 1.262.450
966.700
Piccoli corsi a Nord del Po
e canali d'irrigazione
. 300.000
150.000
100.000
Totale nel Regno 5.000.000 3.500.000 2.500.000

Manoano però qui ,gli eleme:nrti, di 1110111 pochi
importantissimi fiumi, quali SO!IlO il Ticino, Adda, l'Oglìo, il Mincio, l' Aidige, la Brenta, il Sile,
la Liv.enza ed i!l Tagliamento, oltre ii nùnori inr
terposti :

r

LA COLTURA E L'INDUSTRIA
DELL'AGAVE
In Italia si stanno compiendo degli studii 1mportanbi per •l o sfruttamento di una .pianta che

115

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MILANO

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
fino ad ora era ,sta,t a adoper,at,a per ornamenito
nei giardini pubblici, nelle ville, sulle cancellate e ,s ulle •terrazze, e -che non richieideva molte
cure dai giardinieri.
L'agave, dhe :fino a pochi mesi or sono i Romani potevano ammirare ,all'Esedra di Terminn,
in ,quei vasi monumentali dovuti ralli' arte di Gfa:ridlo, ,e che venne sostituita con gli oJeandri, l' a gave che vive nei. più pov:eiri terreni, che sopporta ci!ndifforente gli oltraggi delle bufere, che
resiste alle cavallette e agli assalti di og:ni sorta
d'i nemici vegetali ed animali, si presta a compensare l' UOIIno che ne comprese ae viir:tù nascoste. Essa è come la Cenerentola del re~o V1egeta,l e, racchi.uden do nelle ,sue fogli.e massiccie e
caratteristiche un tesoro di fibre •c he .po,s .sono
prende,r e agilmente il poSlto delle fibre della juta e ·d ella canapa, costando molto meno di esse.
La fibra dell ':agav,e si estr,a e facilmente , e ill
-prodotto serve alla fabbricazione di cordami,
tappeti, ecc ., -come la cain1apa e la juita, ed in
Francia ed in lnghi.1terra -se ne fa un graindiissimo
consumo . Perchè non dovrebbe pro,s:perare anche in Itali a?
Il governo inta111to studia, e pare che ÌIIltenda
destinare alla coltivazione dell 'iagave una intera borgata calabrese, ,e ciò allo scopo di provare
quale ..ricavo se ne possa trarre.

sere .davvero posto a oaposalrdo nel nostro paese, e al di sopra di ogni divergenza o disquisizione politica, raochiuso in queste parnle del commendatore Stringher.

PER VENEZIA E I PORTI ADRIA TIC!
Il Veneto, teatro di tante guerre, trascurato
ed impoverito .dall'Austria quando fu cosltr•e tta
ad abbandonarfo, combaittuto nel campo commerciale ed industriiale con mezzi potenti per
ragi1o ne politica, non è mai st,ato ,n egli u1timi
cinquant' anlilÌ Ticco di capitali.
Grazie aU.a •emigrazione, all'industria dei forestie:r.i , all'opera assiidua agriicolia ed mdUJStriale,
- dice il cav. Gualti.ern De FJ'ies, Ìlil una sua relazione alla Carnera di Commercio di V einezia,
- il Veneto avev,a migl]fo,raito la sua situazione
economica, ma no:n aveva potuto amcchirsi, poichè i suoi commèrci, che -erano s:peci•a 1mente
col Levan te e coll'Oriente lontanJO, ea-ano stati
di,strutti e non avevano trovatio modo di rifarsi.
Durr.ante la .guerra attuale, Venezia ed i porti
a,dri•a tici ebbe.ro· 'Ìmpedita ogn~ a:ttività. Vivono
di speranza e di orgiogliiosa rassegnazione, ma
sono rirdotti alla miseria, Quin1di, alla fine della
guewa, ben scarsi saranno i oaipÌitali della V ,e nezia.

IL FUTURO ECONOMICO NAZIONALE
Le relazioni dei capi ,di Istituti ,di emiissaone e
dei Consi.g1i delliJe maggiori Banche di credit o
mobiliare giungono quasi contemporanee e provengono dai migliori, più alti e comprensivi osservatori economici e finanzi,aTiii ; la loro importanza si accentua pel ,fatto, che sono totalmente
scevre di cr1SSertazioni dottrinarie, ancoirchè compilate da uomini di ben nota competenza eoono:mica, e contengono s-oltanito la rappresentazione
positiva· e praitica delle oondmoni attuali.
È notevolre rilevare .che pre,ssoclhè tutti i documenti che abbiamo din anzi porrtano, esplicita o meno, una afforimaziio ne incoragg,Ìéllillte S1Ul
futuro economico dellia Nazione, questa , però,
accompagnata da un monito del quale viorremmo fosse tenuto granidi.ssimo conto dal Governo
presente e da quell:i che g1i succederanno.
Si c01I1stata, infatti, che sotto « l'assillo del bisogno e al TÌpaTo di efficaci conoorrenze forestiere, taluni rami dell'industria nJazi,a na1e hanno notevolmen te progredito,_ s:ia per l'ampli,amento ,e ~l perfozianamento degli. impi•a nti e delle iL avorazioni , sia per le acqujsizioni d'i nuovii
pro.dotti alle nostre mdustrie. Delle quali cose
Tuon. potrà non avvantaggiar-si la situazione del
dopo-guerr a , se si penserà e si agirà a tempo,
:s.e si sarà prev-identi; e se la volontà nel Governo
,e fuori, sarà ferma e ben diretta ».
Vi è tutto un programma, che dovrehbe es-

aiiiiiiiiiiiiii

117

La grande Industria
Italiana delle AUTO=
MO'BILI e dei MOTORI
d,AVIAZIONE JI! 1tA

JI!





I





Uno dei Riparti del Montaggio Motori d'At.Jiazione della
u FA'B'BRICA AUTOMO'BILI ISOTTA FRASCHINI ,,
di Milano (Via Monte Rosa, 79)



JtJ
_.

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
Invece, i porti dell'a!litro versaJillte !hanno accumulato tutto il traffico : le industrie e !i commerci, lontani dai pericoli, halll'l1o ingigantito e
realizzato profitti ingenti.
T qle situa~cme potrebbe ri percuotersi sul dopo-guerra . Le ricchezze dell'oggi potrebbeiro
por,bare ad inizi,a tive a:bbonidan1ti in lllil veo:sa1nte;
scarse nell'altro, per deifìcenza di capita.Ii. E
ciò saTehbe :iing:iu:sto e da11ll1oso.
Bisognerà per'~ainto che lo Stato abbcmdi di
aiuti ove gli aiuti sono più neoessarii, sarà neoessario, cioè, che una parte maggime ,dei provvedimenti per favorire Je industrie marittime si1a
assegnata all'Adriatico, sia che si tratti di CI•e d1!1:i, di premii di cos,truzio ne e dli navigazi,o ne o
di sovvernzioni1 ma·r.i.ttime.

L'INDUSTRIA A UTOMOB!LISTICA
ITALIANA
Il risultato dell'industria automobilistica italiiania , che ha centro in Toiriino, è i.n notevole aumento, come dimostrano anche queste cifre di
scambi~ coll'estero :
. N umero di vetture

1911
1912
1913
1914
1915

importate

e,portate

686
1007
1368
1208
468

2918
3587
3233
3291
2486

L'importazione compr·e nide pr:imcipa1mente delle v,e tture di peso inferiore ai 1000 Kg. , di fab bricazione americana e fr.ancese, tipo al quale
fìniorn si è poco dedicata la industri,a na:ziicmale.
ella esportazione Je vetihH'e dii peso i!Jllfe:riore a 600 Kg. sono in numero m inimo . Gili invii
più for ti sono stati fatti in In ghilterra, Austra1ia
e Stati Uniti.
P,eir le veth.ITe più grosse, nelle ,q uali si è accentuat a la domanda militare, il movimento è
riuscito ,assai importante. Le espoirtaziorui dei
camions è passaita da 362 camions ne,l 1914 a
2286 nel 1915.

L' organiismo vagheggiato dov:re.bbe :
1° Occuparsi della produzi0tne e dell'affinamento, o, in taluni casi, di quest'ultimo soltain,to, in ·p roprii stabilimenti, con aibilis&ima direzione tecnica;
2° Occupa11Si deHo smercio con mezzi diretti nei mercati più idonei, offrendo oosì ai consumatori la migliore delle garanzie di g~nuinità
e di origine.
È da ritenersi che al primo fune basterebbero
almeno tre staibiEmenti : UIIlO nelr Afta • Italia, uno ne1l'ltalia Centrale, uno in Sicilia.
È superfluo far rilevare quanto maggior utile
commerciale prometta il sistema idi prendere alle ori,g im la materia prima {talora, ove occorra,
lascriallld'o farvi la pmnia vimficazione , ina sotm~
direzione dci tecnici deH'orgarozzazione) e di
afnn,airla, colla conservazione e le cure, portandola mo al fiasco, alla botti,gil!ia e al fusticino
di spedizione, una voltia giurrnti al punto volu~
di pelifezionie, cui compete un prçzzo, r.icco d1
margine per l'industriale .
Quanto agli sbocchi all'esrteiro ,' U/11.0 stabilimento .drii deposito, ·frazionamento e spedizione
dovrehfbe sorgere per lo meno agli Staici Uniti
d'America, sia per evitare i forti carichi doganali dell'importazione in bottiglie, sia per arvere
in siito l' org,éllilo di affermaz!Ìone e di diffusione
dei iiltoS!tn tip.i in quei mercati.
Come personale di concetto, U.111 direttoire o ispettore generale di sicura competenza e di nome f.atto, quattro valorosi enotecnici alla testa
dei quattro stabilimenti, sarelbbero sufficienti.
Un p:riogieitto concreto è già ~n oOlr~o. ed è m
mano a persone facoltose che accoppiamo, per
fortuna, alla dovizia del censo una eletta intelligenza, una genialità di vedute e una praticità
di idee che raramente si trova. E speriamo qumdi in bene.
1

L' UNIONE INDUSTRIALE
lT ALO-FRANCESE
In seguito ad accordi oordia:lmenite intervenu-

LA VERA GRANDE INDUSTRIA DEI VINI ti fra industriali italiani e francesi per una più
La v,e ra grande in1dustria che sul vin-o si ba'Sa
e che merita di essere sviluppata nel nostro paese con la sicurezza assoluta di ottima riuscita e
di ecce1Jlenti affari, è quella dei mi fini. Un Il!UOvo organismo di produzione e di oomrnercio che
si dedichi esclusivamenite a questa impresa, abbia la capacità tecnica per instaurare e mantenere i maggiori tipi di villlÌ fini i.talriani, la potenza d~. far li oonosc,ere nei meircati più confacenti
noistri e lontani, la fo~z,a .per attendere senza affrettate impazienze di, utili il C()(Ilsolidamento del1'eidiifì.ci.o : un simile o!fg,éllilismo è in.dubhiamente
destinato ,a divenire un eccellente affare, a formare una sicura fortuna al nome e al benessere
d'Italia.

mtima e fattiva azione economica fra i due paesi latini, è stata costitcita a Roma sotto il nome
di « Unione industriale ita:lo-tfu-ancese », una so-·
cietà col capiJtale di 1O milioni, versato a termini
di legge, aumentabile a 20 milioni per delibexazione del Consiglio cl' Amministrazione, che è
formato in parti eguali di ita,liiani e <li fran~esi:
18 per oTia, salvo a portare a 20 il numero dei
membri, se occoua, per acoessione all'Unione
di .altre industrie o categorie di industrie. CompolilgO'Ilo il primo Consiglio i signori : Schneider,
Devies, Gillet, Gouin, De F reycinet, Lallll'ent
T eodorn, ,L aurnnt Carlo, Patart, Ro:baTid, Dante
Ferraris, Odero, Giusetppe Orlmdo, Quartieri,
Bianconcini, Capuano, Pio Perirone, PireUi.

119

L. GIAN NONI C.
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
Il president e è italiano : l'on. Cavas.ola. ed è
fran cese il vice-pre&idente, Schneideir (vice-presidente del gruppo del Creusot); la sede socia-le
è in Rioma ma una seconda sede potrà oostitU'::rsi più tardi a Pairigi e potranno aprir;i agenzie
nelle città più importanti.
· on si itr.atba, com·e a tutta prima potrebbe
venir fatto c1i credere, di un'impresa di speculazione, per .la qual•e, de l resto, sarebbe relativamente scarso il capitale di dieci milioni, moilito
più se si consideri la potenzialità finanzi.aria di
primissiirno ordine .dei singoli aderenti. L'Unione è e vuol essere tutt'altr a cosa: un centro dii
EJtudio , di incoraggiamento e di coordinamento
delle a.ttività industrial!i e c ommerciali dei due
paesi , p~r l'utilizzazione delle Ti1sorse nazionaJi
-di entrambi nei rispettivi m en.-cat:i e per l'es;pansione all'estero. Certo, non è escluso che essa
assuma in propriio delle impret:e, specialmente
pe.r di.stribuirle poi equamente fra i soci o magar:Ì .per gestirle essa stessa; ma r azi.òne diretta
pe·r rutile immedi1aito d e'i. parltecipanti non è i,l
fine precipuo della so c'Ìretà, che si priopone, invece, un compito assai più viastio e più alto : Tilev,are "le condizioni dei meTcaiti intexn~, ed esteri, avviare ve:rso gli impieghi più pr,o1ficui le attività economidhe d'Italia e di Francia, sviluippame ed integrarne le forze, coordinarne razione con tutti i mezzi mateTiali _e morali . Quan~o
&i .pensi che più di quaranta d~lite, ifr.a le maggi:ori di 1qua e di là dalle Alpi, r.appresentaniti le industrie metallurgiche, naV!ali, elettriche, delle set<:, dei concimi , ecc. , hall'1'l1.o già aderito _alfU~o,n,~. ed al?"-e a:1;cor~ non mancher~n<;" di a1.1ienre m ,s,e gmto, s1 puo valutare la seneta delll! mtr-apresa.

UNA MINIERA DI TORBA
Sotto la presidenza .del IPrelf.etto di Coan10,
c-omm. Olivieri, ha avuto luogo Uiil,a adunanza
dei Sindaci di Valmadrera, Annone, Oivita, Sala al Bairro, oon in tervento deff o n. V ,eil!ino, del
Sotto-Prefetto di Lecco, di. .c,onsigl'ieri prtomciali e comunali, autorità tecniche ,e m ilitari, peir
·tr.a:ttarre del progetto ,di .sfruttamento di una an.tio a miniera di torba suJle sponde d e,l laghebbo
di Anno.ne - miniera che diarr,e bbe UJI1 gra n die
utilie n -:m solo alfa regi,onie lomlbaTda , mia anc he
a Il ',e conomia nazj,onale.
·
Si è ripreso alil' uopo UJI1 amtico progetto, redatto nel 1864. Secondo ·d etto progetto gli scorpi
che si .conseguirebbero sarebbero tre :
I O Quello industriale, me,diainte l ',esrrazione
del1a toirba, iii cui quanti1taitivto era previsto in
base agli assaggi fatti in met·ri cubi 507.000, pe:r
la massiima parte dii prima qualità;
2° quello igienico , restanido .sop,pre-Gs e, col1' abbassamento delle ac,q ue .del lago, il cui livello fu aumentato artiifìci•a:lmente veirso il 1300,
1

pe.r azionaire dei mulini, l e paludi nella z,ona
peniferrca dehl ',attuaJe spieicchio d' arcquia, e cioè
più prossima agli abitati;
3° quello agricolo, COITI il prosciugiarnenito di
circa mq. 650.000 di terreno, e col miglioramenito -di al.tre zone di terremo per una estensi01I1e
d~ cirna mq. 500.000, già coltiviato, ma dli scairso
rendimento, perchè sommerso dalle acque d~
piene, -e maincante , in tempi dii ·a oque ordinaTie,
di suffìciente scolo.
1

L'EMIGRAZIONE E IL DOPO-GUERRA
La mozione approvata •i n questi giorni -d al Consiglo Superiore dell'Emigr,arione s:uJ.· dopo-gue,r ra, da1 punto di viista de1la politica e d:ella po1iZ!i1a deHia emigrazi.01ne stessa, è meritevole di
qualdhe rilievo appunto perchè segna i pu!Jllti .d~
accorido .tra forz•e sociaili che nel paese già avevamo presa la parola sulllt'argomenito, se non
pTopfi.o per delineare delle riforme. quainto meno per manifestare delle temdenze ed affermare
dei PT•Opositi.
i.Dice l,a mozione: <e U Consiglio, ri:teinuto che,
dopo ]:a gu-ena; la richiesta dii mano d'opera alrester,0 sa;rà prevedirbilmente intensa; riteamto
che, nell'interesse delle alassi lavoiraitricù. e della
e•c onomi-a nazionale, è necessario discipliinare e
via.loTizzare la emigi,azione speciiailmente finçhlè
duri il periodo del prymo ria:s setlto economico
successivo alla mobilitazione; fa voti che i 1 Coverno: a) con oppor,tuni proVViectmenti - i quali de.bbono tendeire da UJI1 lato ad .attua-re una
saggÌJa politica di .r apporti commeirciali, di l•a vo-r i pubb!lici utili, di co.lon:.z zazione ,inteJI1na_ e
di riorgianizzazione industriale ; e dal,l altro rmvigoriire la istruzione popolare e pr1olfessionale,
oome a migliora:r·e }' aimbiente po1llitico-s,o ciale
renda possibi.Je di utilizzare in paltna e neHa
maggior misuria le forze operai e che diverrann~
dispoµibili dopo la smobilitazione; b) COITI adatti1
Tratta ti di lavoro e con altre provvidenze complementari e ternpoll'anree, controlli ,e tu.teli i la:
viorartori che emii,greralfl'Ilio, e al tempo stesso h
metta in •g rado di :r,ecairsi là doive si,aino gar,aniti.lte
miglfori cond'Ìz!ioni di lav()lr,o e d'i vita, seinz-a esclusa.oni preconcette; e) a,ssicuiri una congirua e
diriet:ta parteci pazioI11e delle classi laivo:raujci alli~
disciplina e alil' e1s ercizio dei suaC'cennati cont:rolh
temporanei. »
Coane si vede, - dice Ang:i0lo Cahrini, - il
Consig1io dell'Emigrazione ha v,o luto pr,ocedere
oosai cauto nel campo delle previsiom suJ.la entità delle richieste di mano ,d' ope,fla che a gueirrn finita si dirige.ranno dall'e~tero all'Italia.
V'ha chi prevede una ta!le febbre di ricos truzi.:me, nei paesi pjù flagellati dalla :guerra, di°:
attr-ane ÌIIlevitabilmen:te quranhtati-v i di forza di
,lavoiro italiano assai maggiori dhe :in passato, ·o
per lo meno nella misulf!a degli amri :in cui i no1

1

1

121

TESSITURA SERIC.A MECCANICA

CARLO DI
CASA FONDATA
NEL 1840

B: CASNATI

COMO

(ITALIA)

Veduta. genera.le dello Sta..bUirnento di Fenegrò.

La Ditta CARLO di B. CASNATI ·venne fondata da Basilio- Casnati
nel 1840 al quale succedettero i figli sotto la ragione " Figli di Basilio Casnati,,
poi si concentrò nelle mani del Cavaliere dell'Ordine al Merito del lavoro Carlo
Casnati, testè de/anta, ed oggi nei di lai figli Basilio ed Ernesto Casnati sempre sotto la ragione " Carlo di B. Casnati,,.
La Ditta fabbrica staffe di fatta seta; seta e lana, cotone "schappe,,, seta
artificiale, "tassah,,, e si è specializzata nelle stoffe liscie per fodere, con/ezione
cravatte, " revers,,, ecc., ecc.
Organizzata salta base della grande produzione, la Ditta vende ov'unque i
suoi prodotti ed ha 42 rappresentanti all'estero.
La Casa Carlo di B. Casnati ebbe alte onorificenze, a Parigi 1867 Medaglia d'argento ed a Como 1872, ed ebbe 4 ORAND PRIX a Saint-Louis 1904,
a Liegi 1905, a Milano 1906, a S. Francisco 1915.

TESSITURA SERICA MECCANICA

CARLO DI
CASA FONDATA
NEL 1840

B: CASNATI

COMO

(ITALIA)

Una. Sa.la. di Tessitura. dello Sta.bilimenlo di Fenegrò.

La Casa Carlo di B. Casnati di Como si è specializzata nei seguenti prodotti.:
J. Marceline.
2. Taffetalines e taffetas da 43 cen=
timetri a 2 metri di altezza.
3. 'Duchesse d'ogni tipo ed altezza nere
e colorate d'ogni prezzo, Merf:Jeil=
leux neri e colorati in qualunque
altezza con una serie di parecchie
dozzine di tipi.
4. Crepe de Chine, Crepe Georgette
100/c ed altre.
5. Messalinettes et Messaline.

6. 'Paillettes neri e colorati da 43 cen=
timetri a 2 metri d'altezza.
7. Failles neri e colorati d'ogni tipo.
8. Surah neri e colorati
9. 'Pongé in ogni tipo e altezza.
1 O. Armures neri e colorati.
11. Satin Chine in ogni altezza.
12. Articoli lisci per cravatte e ref:Jers.
13. Tele cotone.
14. Foulards.
15. Fazzoletti.

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••

: PARRAVICINI & O.suco.:
• •••••••••••••••••••••••••••• ••••• ■

••





: -rESSITURA

S E.T E R I E

: 01






MECCANICA :
VELLUTI :

E

. STABILIMENTI

: ooMO






IN

M A S L I A N I O ·O


( PROVINCIA)
DI COMO


.• •••••••••••••••••••••••••••••••••••••
'

E

.



ESPORTAZIONE



: LONDRA

E

NELLE

A





AMERICHE :

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••
TA·R ONI LUIGI

~

COMO

SETERIE
VELLUTI

ESPORTAZIONE

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIA O
stri e 3patrii furono più notevoli. Altri, al contrario, prevede tali paralisi economiche, anche nei
paesi più ricchi, da non consenltÌTe che faitioose
riprese di attività ecornomiche, cui basterehbern,
o quasi, le forze di ]aVcoiro nazionali che durante
la guerra si sono accresciute per l a partecrnpari0111e al lavoro di categorje prima :improduttive
o altrimenti impiegate.
11 Bodio, il Giuffrida, :il Rossi, il Pantano, il
Bettoni ed altri alimeintarono il di battito oon larghe ed acute affermazioni: tutti, per altro, convenendo nel considerare come prev1e dibile una
richiesta di mano d'opera dall'estero com intensità tale da esigere adegqaite provviidenze di difesa e di assistenza.
Noi ci auguriamo che il Consiglio Superiore
della ~igrazione concentr_i tutta _la ~ua ·a ttività
sulla ?Tima_ parte ?ella moZ1 ~:n~te u~~ dicata, ~entre nman1di1amo .I on. _Cai?nm, spmto pratico e
aicu!o, alle cons1de~aziom volte u que.st? medes1mo argomento m altra parte della nv1sta.
1

1

1

GLI IMPIANTI FRIGORIFICI IN ITALIA
La Direzione Generale ,dellla Samtà Pubblica
fornisce j, seguenti ragguagli suBa efficenza e sulla industri,a dei frigorifori destinati alla conservazi0111.e delle carni fresche e macellate e altri
pirodotti alimentari di origine ainimale. Le province che attu almente isi distingu10n10 sono quelle
settentrionali, prevalentemente queille deHa Lombar dia e del Piemonte. 1 elle soJ.e provinc e d:i
Torino e di Milan·o si trova un terzo di tutti gli
jmp ianti frigoriferi del Regno. Anche l'ItaLi,a
Ceintrale ha fatto in questi ultimi aI1Jru un certo
progresso.
La deficienza di questi impor tanti .stabilimenti
si fa sempre più sentire nelle regioni meridionali e ne Ue isole , dove l'applicazione frigorifera
dovrebbe trovare invece il massimo sviluppo.
e i riguardi, poi, della maggiore quantità di impi•aniti, sono nove le provim.ce d'Italia che emergono, e ci.)è : Torino, Milano, Como, Bergamo,
ovar a , CU111eo, P,a v·i a, Mantova e Udine. Riguardo poi alla loro capacità e alla loro importanza·, meritano particolare menzione , soprattutto per lia conservazione detlie carni congelate, gli
impianti frigor,i.feri dti. Genova, Mi!lano,
apoli,
Venezia, Roma, Bologna e Palermo.

IL CA R BO. E E LA CARTA DI LUSSO
Il chiaro prof. Einaudi, nel · trattare delle esportaziOllli in rapporto al consumo di ca:rbone,
lha ,a'cceinnato in motdo speciale allia industria
della carta e delle ceramiche .
ei riguardi di, una di e:sse non è forse inutile mettere in luce alcUllli particolari dli fatto che
possono avere influenza sul giudizio della complessa questione.
Uno dei cespiti principali nell'esportazione d i

cairta è dato dalle carte per sigarette, che già si
esportavano su larga scala anche proona della
guerra, poichè fortunatamente in qualche ramo
di inidustria il nostro paese aveva già saputo
fa:risi bene apprezziare ali' estero. In questo caso ,
il rapporto tira carbone consumato e prodotto
esportato, .in base ai prezzi medii attuali, è piuttosto di 1O a 300 che no.n, idi I O a 20, come supposto dall'Einaudi. Spostata irn tal: modo la misUJra, è probabile che debbano modificarsi anche
le conclusioni. Se consumando dieci lire di carbone possiamo produrre ed esportare trecento
liire di merce, il ,d armo per il paese rwnunciando
a questa produzione ed esportazione è ben diveriSO che non quanJdo le dieC'i lire di cal'!bone ci
.dessero soltanto venti o trenta lNe di prodotto .
Inoltre, la carta da sigarette impiega quale
materia prima soprattutto straccà di canape o
corde usate, che altrimenti andrebbero in parte
sprecate ed :in parte utilizzate molto più m:1:lament,e , con altro dainno non indifferente per l' economia nazi0nale. Mancando !'-impiego che consenta di pagaire pr,e zzi elevatissimi per questa
mater.ia prima, tesserà in parte l'incentivo a farnie la raccolta ed -a separairla dagli altri stracci
di molto minor valore con cui trovasi frammischiata, quindi, in parte, essa andrà addirittura
persa, in parte sarà utilizzata per ricav,are carte
di valore m olto inferiore.
Le carte da sigarette (di cui 11 consumo interno non assorbe che il 1O o 15 per cento delfa

· · MIL'.ANO ··

IL RE DEGLI AMARI

125

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TESSITURA
CANDEGGIO
APPRETTATURA
TINTORIA

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P ROVI CIA DI BERGAMO

TESSITURA

S P E C I A L l T À:

GARZE PER MEDICAZIONE - CALICOTS VICTORIA LAWNS - MADAPOLAMS - CANAPINE
LINONI - MUSSOLE - CRINOLINE - BATISTE
LINONI PER CAPPELLI - TARLAT ANES

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~IIWIARTII
■ RIIIRTII

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE TTALIANO
produzit0ne italiana) rappr.e sentano il caso più tip ico di questo gener,e, e per l'entità complessiva della prdduzi,o ne costituiscono un caso non
tr a·scuJ."1a'bile. Ma analo gamente avviene per :molte altre qualità di carta dhe maggiormente si espor.bano. Così, le carte per biglietti di Baintca,
val1ori e sim~li . e tutte l e carl'e a mano, nelle
quailii il prodotto italiano aveva merfrata fama
all• estero anche prima della guerrél'. Così pure,
sebbene in misura urr1 poco minore, le carte foggi.ate in buste o.cl altrimenti lavorate. Si tratta,
rin oomplesso, di una df.ra di molti milioillÌ ,di
articoli in cui il nostro paese Il!On può consumare che un· esigua parte di qua1I11to produce e pei
quali oc·c orre una percentuale msignn1ficarnte di
car<bom,e ;n confronto al foro valoire.
1

1,

IL COTONE E LE NOSTRE COLONIE
H problema delJa coltura cotonaria nelle nostre coloni,e , - ha detto il comm. Giorgio Mylius, presidente delr Associ.azione Co1toniera ltialiiana, in una intervista, - ha preoccupato effettivamente molti industriali cotOIIlia-i, i quali si ,s ono sobbarcati a sacrifizì fortiissiimi per avviarlo
a buone soluzioni. E difatti, ~ risultati dla l punto
di, vi.stia della materia prima ottènruta m , Eritrea
furono tutf altro che sooraggianti. Purtroppo,, però, l'esodo della mano d·opeira e dei cammeHi
inviati in Libia al tempo della gueirra italo-tuirca
e l'inverooimile ritardo nel lpil'OSeguire i lavori
della ferrovia, riiduss:ero •q uasi, .a n'llllla •1a coltura,
ed ora la « Società Cotone Eritrea », la qua,l e ha
avuto i] to.rito dli impegnare le sue attività CO[l
troppo coraggio ed entusia'Slffio in questo Ìavoro
e di fidarsi soverch~amente deUe buone promes-se del Governo, vive · stentamoote, con un prograimma di raccoglimeinto, nelr.attesa che le condiziorn1 coloniali e .deHe v:edute alquanto più larghe da parte -de'l Governo valgano ad iinifon1dere
fiducia ad essa ed a nuovi volonterosi.
Se-condo il comm. Mylius, la coltura cotonaria
in Eritrea non deve essere a'bbanidonata. Pe,r ò
i1 Governo deve esso stesso bon:iifìcare i terreni
e sistemare :i corsi d'acqua e nO[l già Lasciare
che ,delle Società private profondano i loro capitali in questi lavori, salvo poi butta:rle a mare
quan1do i loro mezzi non bastarno più per lo sforzo eccesivo che è loro -stato imposto.
G.roa al Benadir, esso pure sarebbe assaii propizio a questa coltura, ma aI11Che coJà i risultati
non forono tali da invog1i aire intra.iprese vaste e
potenti a tentare l'ardua prova.
·
1

1

ITALIANI

!

PREFERITE NEI VOSTRI ACQUISTI

= PRODOTTI ITALIANI=
Lega Economica Nazionale

Il•

/ « SOFFIONI BORICI »

el suo ult,i mo disco~so alla Camera dei deputati, discuteTlldlosi -il bilancio ,d eil f Agricoltura,
r.Oll1. Ciccotti acc·elI1!Ilò aUa com_pleta u~ilizzazione
dei « soffioni bo.mci » della T osc'an a., come cootrihuto di ecorioan~a di carbone msieme con le
numero~e forze i,d ro-eJ.ettrice che l' ItaiLia possiede. E ben disse cc completa » utilizzazione, perchè solo illl pMte e con geniale trovata italiiana
i soffionii di Lar,derellliO sollllO stati, diiremo così,
disciplinati come forza motrice delle potenti turbine applicate alle ,d inamo · gen eratnici di energia elettrica nelle province di Siena, . Firenze,
Grosseto e Liv,oil111Q.
I « soffioni » che abbondano presso Poma-rance, ,a Monte Ce:ribo1i, nel Volterrano, e nella vasta regiÌone che -si estende fino a grarr1 pan:'te della Maremma Senetse, e clhe son chiamati con nomi diveir'Si, come cc mofete n o « putizze n o cc fumaJcchli », costituiscono una delle più fioreniti industrie che vanti la T oscaina, quella della produzione dell'acido borie-o, che con un semplice
processo dii deéantazionJe e ,di eviaporiazione s~
raccoglie in nove stabi,l imenti di proprietà dei
conti di Larderei.
Si deve a un italiarno, al fisico Mascaigini, 1a
g,enialiStSima idea ,d i sosbituire al combusti bile il
calore dei soffioni 'Stessi per l' evapoTazione d'elacqua, e così rindustriia potè diventare pratica
re.clditizi:a, fìnchè, UIIlla cinquantina · d·anni or
sono, ai1lo scopo di cercare maggior calore, si
pensò di scavare un pozzo artesiano, che produJSSe un getto cli vapore fortissimo; con rumore tale da 1parag,onMsi a quello di molte sirene
rilllilite, getto che venne « iimprigioin ato >> e regolaJto da apposito rubinetto. · è è qlllÌ il caso di
.dire deii successivi tenbacivi e trivellazioni fatte,
finichè, e sempre mercè app,1icazioni dovute a
ingegno italiano, non si ebbe il modo di utilizzar-e gran parte del V1apore di quei soffiOIIli e cc incanalarlo » per mettere in a~one la turbina. di
CUIÌ padava:mo sopra.
In Toscana molte di queste sorgenti naturali
esistono e mQl1te si potrebbero utilizzare.
1

1

r

e

LO STATO E I MONOPOLI/
Lo Stato non può essere industriale, - scrive
l'industriale Cesare Scroni, in una letteira aipe:rtla al mimistro delle Finanze; - la sua funzione
è ben altra, ed è quella di tutelare gli ,inteTeslsi
morali e materiali della naziione e di ogini cittadino, a quai1unque classe appartengia, dentro ~
fuoiri dd Regno, di ammirustraa"e la giu1s tizia e d1
geirire i serviizì pubb1ici, quali le poste, i telegrafi, i telefoni, le forrowe e le vie posta·li di navi:
gazi,one, nonchè di sol'Vlegliare gli stabilimenti
che prO'cfu cOIIlo materiale per 1a dilfesa nazionale.
F acendosii. nnidustiriale, produce a prezzo enormemente più alto •che ,o gni i'Illdustria privata, peir
1

127

.......................................--..-····---·--1

ONEGGER & C: I
Ca::1Ft:1t AL D I N O (P;:;:::ot I


Filatura e T essitura di cotone, qualita America primi~sima

34000 f'USI, .1056 TELAI MECCJlNICI, 1300 OPERJll, 1800 HP

I

STABILIMENTO IN ALBINO

I

PRODUZIONE:
Filati 1a America Water N. 8 = 24, e Trama N. 8 = 24
Cotoni pettinati per Lanifici
Specialità Filati per Calzifici
Tessuti greggi e per Stamperie, Tintorie, Candeggio
'Domestics, Calicot, 1Jaseni, Operati.
Tessuti impermeabili per forniture militari.

II

I

·····················································-···············

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
la semptice ragione che norn. ,a v,endo impiegati
inteTessati neHe . aziende, questi non hanno · alcuna spinta a fare dell'economia. La vis a tergo
di ogmi a.ni•one umana è iJ. ,guaida~o; come può
div~tare industriale Uil10 Statto, che per r,agio· ni di equità è obhligato a pagare e·gualimente uin
s·egretario dii prima classe, dhe minuta tutto il
giomÒ, come un Ìillgegne.re od Ulil chimico che
dirii,ge un s-e rvizio tecnico?
È qU1esta una questione che si dibatte attua!mente in !svizzera pea- il moi:no'P,o lio sul tabacco;
,e d i buoni Elvetici, che di liibertà se ne intendono, aocet~<;> qualunque ,t,as~a, ma n-O{I1 vogl!iono monopoln: ed hanno ragione.
Invece il no-stro Govemio , ma:l'graido le cattive
prove fatte, è sulla via ddle statizzazioni e delle municipalizzaziOJ1i, e vuole accrescie:re ancoTa
i suoi monopolii, pairtendo da priincipii ideali che
in pratica norn. si realizzeranno ir nai. Si può pQ"etenid ere che ogni impiegato s11a un uomo onesto ,
ma non un eroe che cerchi di aumentaTe con
un eccesiso d'intelligenza e di lavoro le e:c onomie
di un'azienda statale, ,q uando non ha .nessun itor~
naconto diretto.
Lo Stato potrebbe quindi porre le tasse che
vuole sui prodotti che crede tas,saa-e, ma abo'lli~e
i monopolii, e risparrrrieirebbe mo,lte noie e molti mi,lriorn.:i. lo so, ,ad esempio, u1n fatto che appoggia l,a mia tesi. Vi era un ,t em,po un onescissimo direttore di un gruppo di aziende tecnidhe
dello Sbato, il quale, ;erso la fine dell'anno, do-ma'Il!dìa-va ai suoi impiegati quanto vi era aincorn
da spendere su quanto era stato loro assegnato,
e faceva delle spese spesso inutili in costruzioni
od altro per evitare che l' an1no 1SUccessivo gE
fosse ridotto il fabbiso.gno della sua gestione!
Enormità, che in una aziienda privata non .sa:reibbero state possibili, perchè ,diminuivano gl~ ut:..
li del dirigente stesso che le proponeva .

r

gia necesisario per estrazione dello zinco dal
mmerale varfa dai 3 ai 4000 kw•-ora peir tonnel1aita; se prendiamo il valore medio di 3500 kw01ra, occorrerebbern 210.000.000 kw.om anrnui,
con Ull1a potenza media di oi.roa 30.000 kw. Ora,
interessanite è osservaTe il costo dell' enegia necessaria ad ottenerlo, il quale varia ~ra un dodicesiiimo e un quindicesimo circa del co-s to totalle
di l,arvoT1azion,e , per cui è .q uesta unia industrira
elettrometallurgica per la quale ,i,l prezzo dell'energua non ha .bisogno di eSJser'e ecceslS'ivarneinte basso. Si •p otirà dunque usa-re, per l'estrazione dello. zinco, en~rgia 1:11che ~ ,fonti relativa_mente pi1ccole e ?1tuate 1Jl1 locahta comode. per
,il trasport<? del nunerale e dei prod_otto. È mt;e""
re-ss,a1;te rJcer_care 9uale sareibbe 1~ vaintaggi:°
per_ 1 eco,no.:ni,a naz10na_le quain?o ~11 face ~se m
~tali~. col sist~m.a elettrico, la nduz10ne <h tutto
11 i1;1merale ~ zmco. Atrualmente, dalla esipmitazi,o,ne :del mmeirale
noi ricaviamo •
L. · 20.000.000
daUe. quali dobbiamo doour;re
cuca .
n
13.000.00.0
per ciò che costa 1' impo.rtazione dell'o zinco metallico necessario alla Nazione: si ha - - - - - - quindi
L.
7.000.000
cLii bilancio athvo. Qualora invece s,i facesse la
riduzio11,1e elettrica in Italia di tutto il mine:rale
e si esportasse soltanto la quantità di zinco che
non serve in Italia, l'incasso sarnhbe di (6P.000
-17.000) x 675 = L. 29.000.000, con un miglioramento dli L. 22.000.000 a favoire . deill' economia
naznonale.
Già vi sono al:cUIIl.e iniziative p·er la riduzione
elettrica del minerale di zinco, e ,t utto inlf.atti
consigli.a gli indUJStriaLi a spingersi su questa via,
tanito l'inteiresse nazlionale, quanto la poissibiliità di coUocare foTze elettriche a buone co!Illdli~
1

1

z1oru.

LO ZINCO IN ITALIA
L ',e strazione annua di mineo:iale di zinco in Italia è in medi1a di tonn. 150.000, che, al tenore
dld 40 per cento, rappres etnta cire1a 60.00 torm.
,di z iJil,CO. Questa produzione di zinrco è circa Ulil
decimo di quella europeia, e . circa un qumdiicesimo di quella mo111diale. Il minerale scavato• in
ltaJLi,a vi,e ne tutto e'sportato, e se ne lha un reddito medio annuo che si aggira, intorno a ve!Ilti
miil,ioni di lire. L'Italia, da-I cainito suo, consuma
in media 16.650 tonnellate di zÌ111JCo; ma, men!tre
espOIT'ta il minerale a un prezzo me1dio di L. 140,
reimporta lo zinco a un prezzo medio di L. 675 la
to!Il'Ilellata.
SUJpponiamo di poter lavoiraire in lb~li,a tutto
il minerale dii zinco scavato, e :niicavia:rne qu.iinicli
60. 000 tonnellate di mytallo. hl consll1!lTio di ener1

PER IL PROTEZIONISMO INDUSTRIAL~
el recente Congresso ,della Società per il
progre1S1So delle Scienze, riruoinò una voce - sontar,i a ,e senza eco, invero - a ~,woTe di un dogmatico liberismo, che, in :questo momento, non
può non riuscire a rneraV'ig1liare la maggioranza grandissima di quanti si occupano, con
mo scevrò da ogni preconcetto, di t,a,li quesiti·o -

aru-

ni.

' ·

Il prof. Murray S1Ct1Ìive di eissere COillvinto, pe.r
c-o•s ciente studio ,dei fatti economici e per' critioa revisione delle teoirjche che li riflettono, del~
la profonda incon61/Stenza dei dogmi liheri1Srici,
dogmi appunto, in quanto che se è poss:ibile am,metterli per ragioni septÌimentali e poilritiche,
non lo possono essere altrettanto per :razioc:inriio.
Barsterebbe, se non altro, il' fatto clhe l'eco-

129
9

E. ALBERTINI & C.
PREMIATI STABILIMENTI PER LA
FABBRICAZIONE DI CAPPELLI
SOCIETÀ L

ACCOMA DITA GIA

(CASA FONDATA NEL 1817)

FRATELLI ALB ERTI I

INT,R A
(ITALIA)

Esposizione Internazionale - Torino 1911 - ORAN PREMIO
Esposizione Internazionale - Genova 1914 - Fuori concorso - Membro della Oiuria

·· ··
FELTRI PER CAPPELLI
:: . ::
CAPPELLI DI PELO FLOSCI E CATRAMATI PER UOMO
\

Sp.ECIA-LITÀ

FELTRI E CAPPELLI " VELOURS "

PER UOMO E PER SIGNORA
CAPPELLI PER MILITARI

ESPORTAZIONE IN TUTTI I PAESI DEL MONDO

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
nomia p,u ra, per le sue dimostrazioni della maggior convenienza del regime li1beri1Stico dii fronte al pmtezionistico, parte ,dalripotes:i di irelJ..
zion~ fra mercati che scaimbiano fra loTo per soli
motivi economici, per comprendere che ogni deduzione che se ne trae non può aver che far
nulla, direttamente, con la realtà.
Combattere l'esistenza deH '1TI1diustria side:rurgica oggi (a parte qualsi,aisi valutazione politi•co~
~entimentale della massa), è un grave eirrore economico. Si è visto da rutti che, per 1a sicu,rezz,a deUq_ Stato, eGsa è indi1Spensaìhile, come
il grano, per la sua sussistenza. on si può indietreggiare di fronte a nessun sacritfìcio peir mantenerla nella s uia piena efficienza, perchè - a
tempo opportuno - ,nulla poitrebbe pagarla.
Come dubitarne ancorn? Già ec()!Ilom~sti della
scuoila liiber,istica, oome l'Einaudi, avevano amme5So la necessità dellia protezione side,rurgica,
pur nonostante le loro estreme concezioni in f atto di politioa commerciale I
Ci viene lo spavento, - aggiunge il professor
MuTI1ay, - al pensare cosa sarebbe aiccaiduto se
i liberisti fossero stati :in grado di far prevalere
le pro'P'rie idee. Non v'era più da parliare di
interventismo o idi neutralcismo : la ,q uestione sareihbe stata risolta a priori, e l'Italia, aìL morrnento
deUa pace, l'avrebbero conJ~derat,a una quantità négligeable.
oii riteni,amo nostro imprescinldibile dovere
di cittadini mostrare i pericoli dii Utn liherismo
sp~nto, quale immaginano e propUlg'Ilano taluni studiosi troppo ,distanti dalla concreta vita eco!Ilomica della azione. Del resto, come già altTa voil.ta dicemmo, non si trait:ta di diiscute,r e su
correnti teoriche iin un senso o neU',a ltro, gem.erioamente vuole; occorre veidere come e quando
è necessario appoggiare la :rinascita economica
- industriale, ag;ricola, commerciale - dell'Jtalia norsitra.

LA CUCINA ELETTRICA
Se, come è logico, no-i c,e rchiamo di modificare i si1Stemi di cottura, aidattiando la curcina a 11:le esigenze della distri'buzione elettrica, ,dof8biamo
concludere che la cucina elettrica potrebbe già
trovare fin d'or·a una la'l'ga diffusione.
Dai competenti si riitiene dhe nella cucina un
chilowattora di•a 780 calori~ utili coru;ro a 18002000 calorie utili forra.te da un metro cubo di
gas; e tenendo conto di. qualche fattore secondario, -dovuto alle caratteiristiche dei due sistemi,
si calcola che ad un chilowattora corrr~pon1da un
mezzo metro cubo di gas. A,1 ,prezzo di 30 cente&imi :al, metro cubo, vu:ol dii,r e che si potreibbe
pagare il chilowattora 15 centeiSlirrnii. Questo confronto è stato fatto coi soHti aippaa-ecchi di cot-

tura; ma se; come da paTe'c chi competenti è sbato con,sigliato, noi modificheremo gli apparecchi
di cottura, potremo venire a coillclizii()lili molto
più favorevoli al sistema elettriico.
Il prin·c ipio che deve risol~ere ~n avvenire il
problema, è queillo dell 'accumulazione del calore. L' accurrnulazi1o ne fa ,sì che non sii d'ebbalilo
più richiedere ,delle grrandi quantità w eneirgja
per podhe m:e della giornata, ed elimina la sovrapposizione deHa corrente a quella deJfa luce,
11elle' ore di massimo carico dell,a rete (,d alle 18
alle 20). ·
Potetndo gairanitiire alle Socieità distributrici un
collSUJino costante di corrente ,per tut'te le 8760
ore dell'anno, eSISe potranno .diacii1 menlte fo.miinlia
à forfait, ai prezzi della piccola forza rrnotrice. 8d
allo!ra il problema a'SiSurrne un aspetto nuoyo ed
interessante per l' eoon.omia domestica. Supp,oIlliamo, iinfutti, di fare un contratto à forfait per
uin1a if arrniglia di 5-6 persone, 1S1Ulla ba,s e ,d~ u,n
mezz-:i chilowatt. La Società potrà piretendere
al massimo un pr-ezzo di L 250, pari a circa Lire 20 mensili. Con questo con.tratto è ,pos:sii.bi;I,e
alla famigliia im questione di p'l'ovveide'l'e a tutta
1' acqua ca1da occorrente per i ibagn1,, la 1aviatuo:-a, la cucina, ecc. Inoltre, può, sern.pre rimanerudo nel forfait, faTe la \Slhiratura, a,pplic1aa-e
qualche ventilaitore, usare i ferTi dia anicciaTe, azionare piccoli motorini e-lettri,c i peT la macchina da cucire, per la pulitirioe dei coltelli, peir
la luci-datrice delle scarP'e, per la sbucciatrice, il
tri,t acarne, il macinino da caffè, ecc.
Limitando anche solo l'uso alla 'produzione
dell'acqua calda ed ~llia cuci1na, il chilowattora
verrebbe a costare meno di 3 centesimi.

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fron tale arrotondata
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trapezie: una libera e
5 occupate da prismi
divergent(. A lla parete opposta foro-traguardo e lateralmente su. braccio girevole
un prisma circolare
divergente. Al fondo è applicato piccolo
eclimetro. Lo strumento dà l'angolo retto e
altri 5 aventi per tangenti 20-50-100-200...
500. Così esso può risolvere 5 triangoli rettangoli cioè disporre di 5 basi per determinare distanze, rimpiazz ando vantaggtJJsa-mente i costosi e complicati telemetri uni:.versali. Serve anche per oggetti in mQto, e·
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RASSEGNA. DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO

vo e preziosissimo concime azotato è bensì tedesca ma la massa in valore ,deii ,processi di faibbri~azione la loro appliicaziione su scala indu,..
s tTia,l e, è lavoro e merito verameillte italiano. A
Piano d'Orte (Chiet,i) si vi111sero, infatti, le prime,
~a.viissiime difficoltà ,di faibhrioaZ!Ì!Olile; e d a Co:llestatte (Temi) si preparò per 1a prima volta, .in
girainide, cianarnide ad altissimo titolo. Un prodotto così beUo e ricco, i teideschi, a1meno fino allo scopipio della guerra, non erano anco1ra nusciti a produrre.
« Il progresso delle ve!Ildite è stato in lta1Li a il
seguente:
3.500
1906 Quintali
1

1

1

1909
1912
1915

))
))

18.000
86.000
280.000

>,

« Se la guerra nolll. fo.sse scoppiata, avremmo

già superato almeno i 500.000 quintali di con3'U-

1f;:~

Stabilimenti minori (non ausiliari, ma impe:
gnaiti nelle .muniznoni), 1200, con 20.000 op~rai
senza obblighi di leva, 1000 dirigenti, 4000 comandati, 5000 esonerati, 9000 donne. - Totale

39.000.
Stabilimenti militari 66, con 15 .848 operai senza obblighi di leva, 80J8 comarndati, 21.214 tra
esonerati e d!iispensati, 14.501 donne. - Totiale
59.611.
A queste cifre bisogna ag:giungere 62 zolfa.Te,
4 magazzini e 3 funicol ari di Sicilia, con 8800 o1

perai, dichiarati ausiliari in questi giorni, più
134 officine gas.
RÌ!spetto ai rami ,d'i.inJdustria, i 1085 stabilimenti ausiliari vianno così ripartiti: metallurgici-, siderurgjci 13; meccanici, fonderie, automobili 508;
aviazione 23; estrattive 24; chiim~ohe 97; esplosivi 24; .materiale refrattario 24; elettriche 63;
crasometri 20; tess=Ji 34; conicie 20; varie 155.
1 11 ·
Alla 's 't~isa data, dalle sette Scuo e a ,iev1 toirnitori _pei militari inahi,l i e11ano usciti circa 8000
operai.
0

m~
0 della produzione moiilJdiale è forruito da poco più di una dozzina dii fabbr:i,che; di
cui però alcune danno, ciascuna, oltre mezzo
milione di quintali all'anno. QueUa di Odda, i!Il
LA SISTEMAZIONE ELETTRICA
orvegia, per esempio, ne dà più di 700.000. EsE LA RIVIERA DI PONENTE
sa appartiene alla nostra fìli,ale imglese, },a
orth
Il ottosegretariio di Stato ag1i Interni ha inICWWe:ster,n Cyanam:iide Co., nella quale siamo in- rizzato ai Presidenti delle Deputazioni Provinteressati pe'r circa ,i,l 50 per cento del capitale. ciali di Genova e Porto Maurizio una importaniLa Axnerican Cyaniél!ffii,d Co., che ha un caipitale 6ssima lettera:
di 14 milioni di doillairi (nel quale siamo pure
« A voi, che conosco ed apprezzo altamente
largamente i1;1teres,sati), ha porta!o r~ent~en- ·p r valor,e personiale e p~r 'l o zelo nel. di~~-pete 1a produz1one della s?a ?fficma ,d1 iagara gno della carica, queste mie osseTV~'Oil!l ciiTc'.a
F ~llis aJ_d olt_re 600.000 qumtali. Andhe I~ tn?str~ il vitale problema della sistemamone id.r,o -elettn-·
fì1!al~ _m c;:;1appon~ proiduce alcune cei:itm ~a. d1 ca ,d irrigua della Riviera di Ponente.
rmgha:ia d1 qumtali, e sta aumentando 1 suo1 1mcc Grazie al Decreto Luo(Yotenenzi,ale 20 nopianti. E così via, per le altre Società ,d a noi vembre 1916 N. 1664, ed ai Regolamento teclicenziate. Sono attualmente impegnati n Ila no- nico e di pr~ccidura dinanzi al T rihunale deHe
stra indru1str-ia circa 300.000 cavalli di forza.
Acque Pubbliche 24 gennaio 1917 N. 85, il cui
« La caJciociaillaimide non è ~o1tanto un conci- merito va partic~larmente attribuito al ministro
me : è anche una preziosa materia prima per la Bonorni è lecito oirrna.i sperare nella sollecita
fobbricazione .di tutta una -~ erie dii prodotti, alcu- appr-o v~ione di progetti di derivaziOII1i idrauliini dei quaìi adoperati per uso ibel1ico; i bisogm dhie.
<lell' ~gricolrura hanno dO'V'Ut? c-e d~re il p_o~to. a
cc Grazie allo studio di pres,e ntazione eid !imquelh del1a guerra. Le fa'bbnche di esiplos1v1, m- missione all'istruzione dti diversi progetti di sifatti, consumano oggi quantità forti:sisiime di eia- stemM'i.one del Bacino Imbrifero del:l'Alto Tanaimiide. »
naro e di de.riv.a:mone di una parte ili quelle acque di raccolta nieil ve,r sa.nte J,ìgu,r ,e , il problema
è particolairmente avviato ad' una pro's sirna soGLI OPERAI DEGLI STABILIMENTI
.luzione, che assicurerà oltre 25.000 cavalli cli
AUSILIARI
nuove
is:sime ta icque di irri. forze ed abbondaint,
.
L'on. Cabrini, sulla Nuova Antologia, si oc- gazione.
cupa delle maestranze sottoposte alla mohililt.acc Ma all'uopo mi sembra necessario che g1i
zione industri,aile. Egli presenta 'l quadro delle Enti pubblici interessati <ldla Ligur~a, e quindi
maestranze impiegate nella nostra prroduzion1e pri.nci,paLmente le due Amministrazioni provindi guerra a tutto il 28 febbraio 1917, e cioè:
ciali di Genova e Porto Maurizio, cui poitJranno
Stabilimenti ausiliari 1085, con 21.696 diriig,e.n- in seguito aggregarsii i Comuni ÌIIlteressiati, provti, 240.554 operai senza obbli.ghi dii l'eva, 64.977 vedano- senza rit<llido ad affiat,a rsi •t r,a loro eid a
esonerati, 53.957 comandati, 66.989 donrne. - prenJdere gli accordi opporrtuni per dire a temTotale 448. 1i3.
·
po la loro parola autorevole, forse ,d ecisiva.

..

133

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE /TAL/ANO
(< Mi è d'uopo annll!Il,Ciare subito una :imiportante considerazione: la deviazione di una parte
delle acque dell'Alto Bacino ,del Ta!Ilaro è con.-sigliata da due ragioni, e cioè : 1a DaiL salto al, tiissimo e immediato ché l'acqua compie per -discendere nelle vallate l~~r:i, reia..lizzando così Ulil
re1ndimento di forza che non isaT,eibhe possiihile
lungo da declive va!Hata piemontese idel T an•a ro;
za. dal valore e dal co1Sto assai maggi.ore che~· acqua 1di iririgazione acquista nelle soleggiate eid
aride vallate della Liguria jn iconfronito al viafore suo ndle vallate piemointeslÌ, so,vraibh0il1idantri.
di acque da ogni parre. >J

SCIENZA E INDUSTRIA
LA CHIARA VISIONE DEL SEN. COLOMBO
el discorso inaugurale del Congresso de,l Comitato -scientiifìco-tecniico, tenuto a 1M i1lano unitamente alla Società pel progr siso delle scienze, il senatore prof. Giuseppe olombo lha detto:
« Non v'ha dubbio che l'Italia, ,dal 1869 in poi,
cioè in poco più di mezzo secolo, ha fatto passi
da gigante nel:la via ,del progr sso industriale;
basta, per convincersene, dare uno ~gua11do alle
statistiche. Fmse nessuna mente, per quianto fervida, aivreibbe pdtuto farisene una idea quan1do
cominciammo a muovere, incerti, i primi passi
nella nuova nostra vita politica. Ma do:bbiamo
anche conif eS1Sao:•e che una lunga via ci rimane
a,ncora da percor,r eire. L'alleanza colle Potenze
centrali, che le cm-cOIStanze politiche imperiosamente consigliavano, ci aveva dato dapiprima uIl'a certa sicurezza ,della quale abbiamo approfittato per la nostra espansione nel Mediterraneo,
e ,q ui1nidi giovò indiiretta:mente a1t nOIStro sviluppo
inrdustria.Je; ma col giuoco ,delle tariffe e col dum,..
ping, e, bisogna di:rlo, coll' aUJd!acia commercilél!le, la Germainia invaideVia ~ensihilmente il nosit ro mercato, come del resto aveva cominciato
ad inva1dere 'la -s tessa F r.aincia e la stessa lnghilter11a. La .g uerra, fortunatainiente per noi1, ru,pipe
l'incanto. Abbiamo allora compreso :a un tratto
quante cose mancavano aliba ,n ostra produzione,
quante industrie esistenti andavano decadbndo,
quante industrie poss.i:bili non potevano svolgersi ·per l'invade.nza ,d!ell'alleato. Ci si,aimo accorti
chle non basta voler essere in1dus'triali; dhe per
esserlo davvero bisogna srudliare i procedimenti
teanrnci delle industrie e il loro fondamento scientifico; hisogna ahituars:i al metodo, agli ~co~di
reciproci per non farcii concorrenza noi stessi;
bisogrna e1SSere audaci, sì, ma anche meto1di•c i e
precisi. Noi eravamo in genere indiinati a credere che la scienza fo1SS,e un belili' ornamento sociale, e lo studioso un idealista degno di granid e
rispetto, ma che nè l'una niè 1' altro fossero una
necessità industriale. Ora cominciamo a convin1

cerci ,del contrao:io. È urucamenrte colla scienzJa
che la Germainia si è procurata in tutto il mondo una vera egemonia nelle industrie chimiche
e nei coJori; è col metodo, colJ1a produzione in
eerie che i l molilido è s,t ato invaso da una maS1Sa
di piro,dotti che vincono qualunque ooncorrenza
(schlecht aber billig), cattivi ma a .buon mercato,
come diceva il prof. Reuleaux, •1' illustre autore
della cinematica; si è nella scuola, sapientemente organizzata smo dalle classi elementari e
laTgaimente suS1SWdiata dallo Stato, nei gradi superiori, che si. sono andati formando ,quella cultura s16ent:ifìca e quello spirito dii intraprenideliliZa
coi quial:i la Germanfa teJI11deva al dominio univiersale; non iper nulla nel 1870 'Si disse che il
vincitore, deHa Francia eTa stato iJ· maestr,o dii
scuo l1a.
« È adlunque neoesisariio che in lita,lia si pensi
innanzi tutto a ·r iorganizzare la ·s cuol a im tutti i
graidi, dalla Unive:rsità é ,d alle Scaole di Ingegneria alle scuole elementàri. e professionali. Ma
questo, clhe è il più 1 urgente, non può ,e s$ere l'uIl!Ìco compito cui il Comitato scientifico-tecnico
1dev-e ,d edicar~. A moJti altri compi,t i e~o si propone di atiten,d !ere, e per questo si è sudtd:iiviso
in nrumerose sezioni pei diverisri gruppi di industrie, ed altre se ne potranno istituire secondo il
rb isogno. Esse compr,e ndono, ,p er ora, le industrie estrattive, meccaniche, chimiche, agirarie e
alimentari, quelle 1deHe carta, dei teissili e diei
traspotr,ti, l'elettrotecnica, l' agricolrtura, · la ' pesca
e l'aeronautica. Ad ogmma è attribuito un Ufficio ,di Presidenza, che mantiene i contatti colla
Presiidemza Generale, l•a qu,aile, aUa sua vo1ta, si
è attrihuita speciali ricerche e iniziative. È facile comP'rendiere che il c01ITipiirto del Comitato e
dlelle sue sezioni non è di quelli che si assolvano in breve .tempo, e neppure in un ,t empo determinato; ed è per questo, e per il proposito
nostro e la nostra speranza che il Comitato dfu..
venti una istituzione permanente e ,focon1da, quasi come un centro di propaganda, di iniziative,
,di consigli e di informazioni•, che noai abbiamo
,f otto domanda che sia eretto irt ente morale. »
1

1

1

PREVISIONI PER IL DOPO-GUERRA
Il prof. Belluzzo, membro autorev:ole del Comitato Scientiifico-Tecnico per lo sviluppo e l' incremento dell'indluistria ,nazionale, interrogato
s,ulle prowi,denze per irl dopo-guerra, ha detto in
una intervista :
« Nella risoluzione <dei problemi del dopoguerria; il Governo h1a un compito grandioso che
chiedeTà la mo'bilitazione di tutte le enex:gie giovanili e sane onde evitare dhe, firmata 1a pace,
qualcuno, fregandOlSi le mani e chiudendo la
cassaforte, p,oEsa di,r e: « Se Dio vuole, la guer-

135

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO

Ta è finita, anche le spese sono termin1at ; mano
alla lesina, e avvenga che può. » L' attu zi n ,
anche larvata, di un ta,l e pro,gramma di inazione economica, portembhe a delle ccmsegu nz
disastrose per il paese, per chi lo govern , p r
-chi lo rappreS1enta; sofo chi è a C,()lntatto con Li
ambienti dov-e si lavora e si pro1duce e si gu d .g:na quanto non si è mai guaidai~nato in pa2 ato,
J)UÒ valutare la profondità dell'iaibiis1S 0 nel qu l
.sareb:be travolto il paiese. È certo che il nostr o
gov,e rno, del dopo-guerra, si occupia e si preoccupa; certamente, dei relativi problemi e~so st
tr,accriJaindo un programma vasto e confcreto .
« La guerr,a ha mostrato alcune delle nostre de1ÌC'Ìenze, delle nostre man chevoJezze; aid es
si deve provvedere dopo la guerira. _L'Italia avrà
bi sogno di molti lavori per creare muove vie di
comuni cazione, di tra!Slporto, nuovi porti, nuovi
mezzi d,i traisporto : carri, locomotiv.e, bastimenti. Dovrà ris-o1vere il problema deHa utilizzazione ,d,i tutto il ciacr-ibo1ne bianco diisponibile, poir mano aUa elettrifìcazio'l11e delJe linee ferroviarie per
le qual,i già da tempo si stuldia. In tutti questi prnblemi è lo Stato che d:eve dare le direttiv,e, tracaiare la via, dare i mezzi .6.na!Ilziairii, predisponentdo fin da ora un vasto programma .di liavoro
onde il paese pos,s a passa.r e senza accor,gersene,
sienza sco,s se, dal ritmo di gu·erra a quello di pace, continuanid o la opero'Sità attiva delle officine,
intensi.6.carudo que1l1a pwduttiva dei campi. La
riduzione o l' anestio ,d i tante abtliività iprovocherebbe ne-I paese. un v'ero colpo, di aroete con conseguenze inca:Icdl:ahili; le nuove o,p.ere, i nuovi
lavori, devono essere lo sca'l.''Ì:co sincrono per
tutte le maeistranze che lavoirano per la guerra,
per quelle che dalla guerr,a tornera,nrno. »
1

1

1

le fat ti dalle Società già esistentlii furO!Ilo 183,
per lire 485 .5 miliom. Anche. in quest_i a~enti
si e1bbe grianJdi.ss:ima spropor21one tra 11 pnmo .e
il secondo semestre dell'anno: 76 per 91.7 m:Llionù nel pnrno 's emestre; e I 07 per 393.8 milibni
n ] secondo.
Le r1duzioni di capitale fatte ammontarono a
complessivi 141 .9 milioni e rigu1acridairono 84 Soci tà.

LA NOSTRA IMPORT AZIONE
NEGLI STA TI UNITI
L ·irrnportazio.ne nostra dagli Stati Uniti fo nel
,d corso ainno di due miJiaT<di e 202.400.447 (con1:To 1.749.204.356 nd 1915). Fxa gli articoli ÌJmport ti figurano in prima linea i cereali c,o,n 622.~
milioni di lire, il cotorne greggio con 296.3, 11
r m , ottone e bronzo con 102.1, ·il carbon fos~
si.Je con 87.7, -i cava1'1rcon 68.5, i muli con 34.6,
ogg tti cuciti di lana con 1.67.9, olii minerali con
95. 1, m cchine wn 54.6, lavori dii ghisa CO!Il 78.3,
rott mi ,di ferro con 51.2, legna.ime con 18.9.
La nost11a e portazione fu di 1irre 235.554.616
(contro 283.359.048 nel 1915). lnquesrtafiguTano
le sete con 40 milioni, il formaggio con 22.8, frutta secche 21.1, araince e 1,icrnow con 13.3, la canapa gr ggia con 6.4. Gli altri articoli danno cifu-e
dri poco rilievo.
.
Da qu sta esposizione statils,titca risui1ta che g1i
Stati Uniti d'America sono stati .in que$!to perio,do di guerra i nostrii maggn,ot"Ì fornitori. No~
aibbiamo verisato loro, per merci importate nei
due ann' 1915 e 1916, ben 4 miliardi di lire.

LA TORCITURA DELLA SET A IN ITALIA
IL MOVIMENTO
DELLE SOC/ET À PER AZIONI NEL 19/6

Le c0111dizioni di quèsto rnmo dell' industria
serica sii mra ntengono mollto buone. Il decreto
.dell'ottobre 1916 che limitò l'espoirtaa:ione delle
Dalla Rivista delle Soci~tà Commerciali, orga- 5ete gregge ha giovato all'i~'Ulstria deii filatoi,
no dell'Assoòazione per le · SO'cu•età Italiane per coll' aver messo a loro disposizione maggiore
Azioni, r:i leviamo dhe nel 1916 il movimento delle S0 cietà per azioni in litalia rappre: entò un
maggiore investimento di capitali, al :r:i,etto delle
DHLE
dim~nuzioni, di lire 470 mi1ioni. E que,s ta cifra
ri sulta ma,ggiore quanido si consideri che neJle
SEDE IN TORINO - VIA ARCIVESCOVADO N. I O
À nonhna - Cap i t . L . 2 . 000. 000 v ersato
diminuzioni sono compreis:i i 75 milion1i: di svialuRiserva L. I, 173,460.1 O
tazione del capirbail'e del Banco di Roma, che,
sebbene giuriidicamente accertato in questo peCarte bianche e colorate d'ogni genere
riodlo, si vierifìcò effettivamefllte in un peT!iodo
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questa c ifra, la somma dei nuovi invelsitimenti
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un capitale ,di quasi 192 milioni, e cioè 86 per liOtto Macchine continue - Due in tondo - Forza Idraulica 5000 HP
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
quantità ,d i sete go-egge. Gli opifici sono provvisti
di lavoro quasi completamente fino al nuovo
rarccol to, eid i prezzi di fattura salirono costantemente daJ novembre ad oggir. D' a:ltra parte,
vi è anche il rov,e scio de1la meidlarglia. Diffìcokà
di tr·asporti, deficienza di combustibile, penuria
di maestranza, malgrardo paghe aumentate, rendono l'esercizio penoso e, per talrura opifici, incompleto•, -con relativo aumento ,d i corsto di produzione.
I prezzi di fattura sono alti, ma irregdari e
degraidlaniti -in proporzione all 'epo'c a di c01I1Se,gin,a
del lavornto. Fra le consegne di aJPT~le-maggio e
quelle di lu glio-ago·s to si praticarono pare:cchie
lire di differenza.
Come e.s,tremi dell' osdLlazionie dei prezzi a
peso per peso, e a seconda dei titoli e delle epoche di cornsegna, si po· ono iin1dicaire : Organzini fini, L. 22 a 19; Organzruni meidii e tondi•,
L. 20 a 15; Trame, L. 15 9.
1

1

1

IL GAS « TERMALENE »

Il gas termalene - a quanto rif enisce l' E ngineering del 13 ottohr 1916 - può ~n molte applicazioni sostituiir
ffìcacementle il ,gas aoetilene.
Esso è prure un acetilene, il quale nel momento stesso in cui ' prodotto, viene meisooùiato coJ
gas di p trolio,
quindi, per ta.le fatto, perde
la gra.nd facilità id i esp:losione mentre si presta
meglio alla illumina.71LOile. Esso ha urna densità
leggerm nt superiore a quelìa dell'aria, e cioè
I, 1; la u combustione esige meno ossigeno ri-,
spetto Il' acetilene comune e:d il suo caloTe specifico non n è che un ottavo. Poichè si me.scolia
più facihnente all' OSStigeno, dà una fiamma migliore,
aJlorrchè !Serve a saldature suUa ghisa
non a oribe il ca,r ibone in essa conltenuto. Altro
non tra curabile vantaggio del gais t~rmalene è
l'odore meno sgradevoùe di quello dell'acetilene. Per produrlo si utilizzano speciale ca:rn:uccie
costituite da strati alternati di carhUtro dii calcio
e da segatura di legno iimpTegnaba di petrolio,
il tutto contenuto in lli11 adatto involucro. Introdotta una ca:rtuccia nel gielleratore, l'acqua penetra nella stessa per il basso, e la stessa produzione di calore originiata daJtli'acetilene che si
forma, TUISCaLda il petroHo ,di cui è imbevuta la
segatura, pro.ducendo oosì il gas di petrolio.
Occorre però rilevare che, siccome il petrolio
ie il carburo non devono mai veni:re a contatto
fra loro, gli strati di questo e quelli di segatw-ia
imbevuta sono se1)'arati l'uno dallL' ai1tro da dischi dli cartone tra :ii qualii è disposto un conveniente spazio a mezzo di sp,ir.ali metalliche. Così
la calice che residua e le impurità .del cat1huro
restano neUa cartuccia e SOillO eliminati con la
IS11:eis"Sa iallorchè questa è esaurita. A se'Conrda del-

Je esi,genze, le ca:rtuccie sono fabbricate di grandezza e dù: peso variahile fino ad uin maisis~mo di
circa 20 chilogrammi.

ONORANZE A GIOVANNI CELORIA
Neill' occasione in cui i'l professore sen. Giovanni Celoria, avendo raggiunto il 1imite di età,
passò a ben mer~ato riposo, sors,e spontaneo il
pensiero di trii1buta'te speòali onoranze all' illustre scienziato, le oui alte e moltierplici beneme,renze non hanno d'uopo· di essere ricordate.
A taJe intento venne costituito lli11 Comitato
promotoire, nel cui seno venne fomnata una Commissione esecuti•v a, di cui fanno parte i signori
Giovanni Bognettì, Luigi Gabba, Oreste Murani, Valentino Ravizza, Giuseppe Zuccante di
Mi·l ano, Michele Rama di Bologna, Eli•a Miillo,s evidh, Vincenzo Reina di Roma.
Le onoranze, in consiÌ!derazione delle ciircostanze del mooneinto, si fa:r:aiillllo consistere nella presentazi0111e di una medaglia d' o,ro, appositamente coniata, con effìgue e td eidica.
iL'ing. Valenitwno Ravizza, che nel detto Comitato ra,ppr~senta ASISO·c iazione degli ex-allievi idel Politeoniico milanese, dove esso onorando
tencr1e peT lunghi anni l'insegnamento della Geodesia e .poscia anche quieHo dleLla Teoria degli
errozii, si Tivolge orn al1l:a numerosa falange de~ ex-aHievi che ebbero la fortuna di essere scolari deH'iinsigne docente, acciò vogliano prendeTe ,parte alla pTogettata manifestazione, sicuiro
dleLl 'ulillainime consenso. La quota in1d:ividuale per
gli ex-scolari, - da trasmetteTsi a!U1'ing. Ravrizza, preisso la Segreteria del Politteonico, Pruazza
Cavou:r, 4, Milano, - è st:aihilita nella uniforme
misura di li.re 5, e ,d owà essere accompa•g nata
,dalla firma autografa deH'ex-<SICOlaro, scritta a
tergo di un bigiliet.to di viisita. Questi biglietti,
-raccoJti in album, si presenteranno unitamente
alla medaglia ed agli elenchi ,degli altri sottoscrittori.

r

DELLA «METROPOLITANA

>>

A ROMA

L'architetto MarceHo Piacentini richialllla la
differenza fra tramviia sotterxane'a, come quella
proposta dall' ing. Gametti a Roma, e metropolitana.
La differenza sostanziale tra i due sistemi è
questa : - la metropolitana è una ferrovia a più
veiicaji, ossàa a più canozZie per v-iaggiatori (anche 8 e l O), · che procede a grande V<elocità, e
quindi può raggiungere in pochi minuti :punti
estremi ,d ella città. Peir ciò ha bisogno di raggi
nelle curV<e m ,o1to grandi, e noin potendo segui·re le piccole incurvature delle sCT'aide, deve appirofondirsi al .disotto delle fondazioni ,dei faibbri·c ati.

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La tramvta sotterran ea, invece, scorre esattamente soto le strade, che vengono all'uopo scavate sul loro asse per un' a!1tezza sufficiente ia
contenere le carrozzé, e poi ricoperte coi solettoni di cemento armato; e ,sono gra11Jdi giallerie scavate immediatamente sotto le strade .
Q uindi le carrozze, avendo sotterra lo stesso percorso delle strade, ,devono seguirne esattamente
le 's inuosità e gli 'aII1goli, a volte molto acuti, e
non possono andare ad una grande velocità.
elil' attesa che Roma possa avere un giorno,
fra 30 o 40 anni, la sua hrava Metropolitana, come hanno tutte le grandi città del mondo , l' ing.
Piaioentini opina dhe si potrebb e frattan to adottare un parziale sistema misto, e cioè là dove
una linea tramviairia urbana è insufficiente a sod-dilsfare le esigenze del pubblico, usare },a linea
tramviari•a sotterranea.

APERTURA DI NUOVE MINIERE
Il Giornale d' ltalia dà le seguenti notizie su1la
attività del Comitato per i comb ustib ili nazÌ0111ali. ell'-intento di attuare sempre più largamente il consumo locale deHe ligniti, il Co'!T'jtato ha
pToc duto m questi giorni a1l'iapertura di nuove
mini r . Per approvvigionare R oma, la qÙale
è tro ppo lontana dai centri aninerarii aperti ali' es rcizio, il Comitato h a assunto la diretta ri 3t-

SOCIETÀ

triivazione d ehl' antica minaiera di Cannetaccio,
presso Poggio Mirteto. Tale miniera sarà in pieno esercizio fra un mese e mezzo. Per rendere
più facile l' aipprovvigiona1rnento td el Piemontep
della Liguria e della Lomba,r dia, è stata anche
assU111ta la d11retta riattivazione dell'antica miniera di Garbonne, in territorio di Baginasc.o e
oceto, e fra pochi giorni si inizieranno colà i
lavori.
Allo stesso scopo il Concitato ha provveduto
per la riattivazione della miniera di Cadibona p
in territor io di avonia; come pure è stata decisa
la r i,a ttivazione di due arnbche miniere di antracite, detta l'una di Monfìe1s e l'altra di Mont:cello, entrambe in prnvincia qi Cuneo. ell'ltalia centrale, che è Ja più rjcca di giacimenti lignitiferi, mentre pwseguo n o gli impianti del Bacinello e le ricerche per le grandi miniere che
ivi saranno aperte, il Comita to ha autorizzato la
riattivazione delle vecchie miniere di F orlo, e
giià sono iniziati i lavori di estrazione, nondhè
quelli per l'impianto di UJI1a ferrovia niidotta di
ciirca 20 chilometri d a Murle a Monte Antico.
Per l'ltalia meriidio n ale il Comitato ha definito
g}j accordi per regolare lo sfrutta mento de1 giacimenti di Castelluccio .in provinicèa di Potenzia,,
con una produzione miruma di cento to11111.eUate
al giorno, da doversi aumentare in relazione ai
mezzi di trasporto; così pure dei giacimenti di
Agnana si spingono co n ala criità i lavori per de-

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cidere sulla modalità di s:fruttaimento. E ciò,
mentre sii è stabilito già <li riaprtiTe l'esercizio Ml,che dell' antiica miniera di Briait:i1c o, e promettenti risultati si attendono daii giacime111ti ,dli Sicilia.
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La Camera d ii Commercio italiana a Londra
coununica di àvere avuto da ditte inglesi richieste dti molte merci italliane che potrebbero esse're
facilmente collocate swi mercati de}; Regno Unito e Colonie. Fra altro si trovano: Nastri ài se-

ta (16679), Pizzi (15353), Tessuti di seta (16435),
Manufatti di seta ( 16678), Stoffe per tappezzeria
( 16677), Velluti di seta per confezioni ( 16667).
Per chiairicrneinti le Ca·sre ita1iane interes.salte
possono rivolgere le loiro richieste a-Ua Càmera
di Commer,cio preidetta (Lonélra, 4 Que,e n Street
Place), indicando jJ nuunero posito fra paren,tesi
di fianco alla merce.

L'INDUSTRIA DEL CLORO
La produzione del cloro è complementru-e di
quella della soda, nel trattamento elettrofaico
delle soluzioni ,dii clornro di sodio, alitrimenti saile comune. La possiibilità di collocare il cloro,
così prodotto, a prezzo rimunerativo, presis,o 1e

industrie basate sul tr.attaimento del cloro stesso,
è decisiva per tutta l'economia industriale dehla
stessa produzi0111e della S01da. L'indus,t ria di questa cin ltaliìa trova, anzi, impedimento a più largo e li,be'I'o sviluppo oltre che da tutto il no!Stro
pesa,nte regime .fisca:1e sul sale, da, queSlta difficoltà di smaltire convenientemente i,l cloro, ottenuto in sottoprodottto.
Nel 1913, avanti J.a guerra, l'Italia iproducevia
circa 200. 000 quintali di doro - allo stato liquido - : qwanto ne ,a,s,sorbivano le IDd'UIStrlie de'l-ivate. Dal 1893, anno in cui si producevano meno di 50.000 quintali di clo:ro, in venti anni, l'industria in parola, per quanto ancora debole e
sproporzionata ai 'bisog,ni deHa sua con1Sorella
della soda, ha counpiuto tuttawa progre's si ben
notevoli.
ecessita ricercare ,nuovi campi ld i attività e
,di assorbimento del doro, per sisteunro-e con,venienrteunente la nostra indUIS:tria della soda, e con
questo tutto un importantissimo gruppo di inidustra e chimiche.
Il cloro potrebbe trovare largo con1Sumo
quaJe di•s integrante 1della fibra· del leg,no, qu1aloo-a
si attivasse in Italia qrueHa produzione della cellulosa per le nostre cartiere, pr01duzione quaisii
nulla in Itali,a per ora, venendoci la materia prima in parola, si può dire, tutta ,dall' est,er,o. Nel
1913 producemmo 75.000 quiintali di celluloS'a;

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
ne impo.rtammo per 860.000 quintali, e il 55 per
cento della carta prodotta in Italia è t:riartto dalia
cellulosa.
Debole è tuttavia in Italia la produzione degli ipocloriti, per ,q uainto si sia questa andata
svilU1Ppando e sempre meglio orgamizziando, specialmente presso lo sta·bilimento di Bussi, della
Elettrochimi:c a Italiana, e presso lo stahilime111to
di Bres:cia, della Società Elettroch~mica del Ca.f-

faa-o.
LE NOSTRE MAESTRANZE
E L'ALCOOLISMO
Il Comitato lombardo idi ,mobilitazione industriale, racoogÙiendo l' invtito di uno fra i maggiori ~ndustTiali di Lombardia, illustra hrevemente con dati e diagrammi il e conseguenze fatali
del.l'uso, come bevanda, degli alcoolici iin gene!l'e. Nel richri•amare su tale importante argomento
l' attenrione degli indu triaJi in pro' delle loro
maestranze, il Comit to consiglia l'efficace ,propaganda delle vign tt illustrative da esso· pubblicate, perdhè solo con la riproduzione della
realtà e la viS'ion d li ffetbi palesi causarti dalla fatal abitudin , i può speirare di ottenere U1I1
certo .risult to.
Con tal con lto il Comitato troverebibe opportuno eh fo
prodotto sul tergo delle bollette
d H bust di paga settimanali qualcuno
dei di r mmi
d Ile vignette soprncitaite, avvert ,do in p ri t mpo che sii tiene a disposizione d Il Ditte per l'eventuale gr.atunta esecuzione i vign tte nuove, nonchè P'er stuldiare
e seguir qu Ile altre proposte che gli mdust.riali cred
ro opportuno suggerire.

IL BILANCIO DELLE FERROVIE DI STATO

Si versarono cioè al Tesoro L. 29.486.337,47,

di cui 20.903.197,57 rappresentano la restituzione della sovvenzione che da eS1So era ,staita data
a pareggio del bilancio 1914- 15, onrde un miglior amento nel 1915-16 di L. 50.391.535,04 rispetto
all ' anno precedente.
A formare il versamento a'l: Tesoro contribuiroino cespiti eccezionali, quali l'attività di lire
10.639.247.43 avutasi nell'esercizio dei pir.oscafi
da carico e il forte aumento di lire 13.440.424,60
negli utili di magazrino, e la eliminazione, nelle
spese complementari, dello stanziamento (lire
8.040.000 per al 1915-16) stabilito dalla legge organica per il rinnovam,enlt:o della pairte metallica dell'armamento.
I prodotti de traffico segnano un forte aumento nel 1915-16, dovuto prevalentemente ai trasporti mi1itari, ai trasporti merci ed aigli aumenti
di tariffa, e cioè complessivamente 1llI1 aumento
di L. 187.008.000, iiJ. quale comprende circa lire
13.700.000 di maggior gettito delle sovratasse ,e
degli aumenti di tariffa. 1 ei prodotti del traffico
i tr'aspo:riti militari entrano per L. 221.622.000.
11 redldito che lo Stato ha riCJa1Vato dai caipitalì
impiegati nell' azieiil!da si può va·1 utare a circa
230 milioni, che corrispondono ad una rimunerazione di circa il 3,20 per cento. In •q uesta valutazione non è tenuto cont@ delle somme accantonate .in riserva e dei vantaggi inicommensurabili diretti od indiretti (Quali? N. a. D.) che da
l'esercizio delle ferrovie derivano alle diverse
Amministrazioni dello Stato (Quali? N. d. D.),
alla economia generale per l'incremento delle
industrie (? ? ?) e dei commerci (? ? ?) e alle forze miliitari della Nazione.
1

LE MINIERE DEL TRENTINO

La Miniera Italiana, la bella rivista ·r edatta con
Il dir ttore gener,ale delle f.erwvie dello Stato,
eleganza
e con vivi. criterii di modemità, riporcomm. De Comè. ha presentato al ministro dei
trasporl:ti marittimi e ferroviarii, on. Arlotta, la ta lo studio del mar'bire Cesa:re Battisti suUe mirelazione dell'Amministrazione delle Ferrovie e- niere del Trentino.
« L'industria mineraria - scriveva il Battisti
isercite dallo Stato, per l' amno finanziario I 915- è all'iinizio di un a promettente ripresa, fon1916.
La relazione contiene il consuntivo delle en- data su indiaigini e stu:dmi pazienti. Attualmente
trete e delle spese ,dell'azienda delle ferro;vie sono in attività cave idi Tame a Canal S. Bovo,
dello Stato per l'esercizio finanziario 1915-1916. in Val dei M6cheni, nella Val d' Avisio presso
comprendeinte l'esercizio della rete propriamen- Mezzavalle; di piombo argentifero presso il Late detta, .il servizio dei ferry-boats attraver,s o ilo go&anto sul Calisio; di piriti di ferro a Bosentistretto di Meissina, l'esercizio delle ferrovie se- no in Valsug,ana; di barite sul Calisio e nelle
condarie sicule e l' eseocizio dell'e linee di navi- Giudicarie, e di ma:gnesia in V al di Leidro.
« Esiiste possibil1ità constatata di sfruttamento
gazione con le isole e de~ piroscafi da carico.
- I Tisultarti di tale consuntivo si riassumono nel- reidditivo per le vas,te miniere di piombo argenle cifre di L. 849.450.715,30 di entriate, con una tifero sul Monte Calisio presso Trento, per quel.differenza in l)QÙ id i L. 229.352.01B,06 rispetto le di Primiero; ipe:r le miniere ,di rame di S. Luall'anno precedente, e di lire 819.964.377,83 di gano; di piombo niellai Val di Breg;uzzo; di ferro
spese, con una differenza un più di lire 178 milio- a Comasine in Val di Sole, a Viezze1I1Ja in Val
d'Avisio; ,d i mercurio a Sagron e Mis (bacino
ni e 960 ..548,02 rispetto all'anno prece·d ente.
1

145
10

LE I. I. I . - - - - = - - - - - - - , - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - =
dell'Alta Piave); ,di lignite in V ,a lsugana, ecc.
ecc.
« L'industria ,della pietra è ainch' essa allo stato
iniziale, ma la gtrandissima ricchezza di manni
esilSltenti dà affi.damento di un grande sviluppo,
non appena si avranno conguunzioni ferroviarie
&a le vaUa.te alpine e i oentri di coonmercio. Attualmente l'esportazione è limitata. Gli operai
OClCuipati nell'industria si ri1druco1110 a poche cenit:inaiia. Fra le cave in atbività, ,l e più note sono
quelle di Trento (marmi bianco-rossi), le cave
di Castione e Tierno (marmi gi1alli), le cave ~
pietra d'Arco nell'Arcliese. Atitenldo1110 chi sap.P,ia slfrutta.rle 1,e cave di maTmi neri di Ràgoli
(Giuidi~arie), gli estesisisimi fì1òni ,di marmo saccaroide dell'Adamello, gli ala'bastri di Val di
Fiemme, i graniti ,di Val di Fiemme e dr1 Strigno, ecc.
« L'industria dei cementi, dellia calce, dei laterizi è rappresentata .d a varii staibilimenti a
Trento, in Val d'Aldige, in Val di on, in Va:l
di Fiemme ed è, data la ricchezza di materiale adatto esistente ·nel Trentino, suscettibile di
grande srvi1uwo. A vo,l er iindioan-e tutte le località ove esistono cave di calce e' è da occupa.re
qua.si ,tutta la carta del Trentino. »

PER UNA SJ?RIA ED AUTOREVOLE
AGENZIA DI INFORMAZIONI
Perchè in tutti ,q uei circoli la cui atbiv:ità non
è occupata direttaJIT1ente ,dalla guerra, non si
tenta, come in Francia, il progetto di una Agenzia di intf or.mazioni con:fìdenziaJa•, il . cui sthuttamento si estenderebbe in tutti i paesi del mondo,
a pro del commercio italiano di esportazione, e
di que'Sto commercio esclulSlivamente?
Per,c hè una di queHe Aissodazioni che h anno
nel loro programma c1i favorire l' espoi'tazÌone
non comincia ,a studiare e a -risolvere -pTaJt:Ìcamente il progetto in1dicato, trovando i capitali e
gli uomin· ne·c essa·r1 aHla sua reaHzzazione? Que~
sta Tea1izzazion1e dovrelbbe essere un fatto compiuto al ,più presto ipossibile, perchè il giorno in
cui saranno ripresi gli 1aiffari, l'organizzazione sia
pronta e possa furnzionare regolarmente almeno
nei paesi ani~ci e neutri più interessati alla nostra esportazione.
L'Associazione che avrà condotto a termine
Ull1 progetto simile saTà ben1
emeritJa del commercio e .d ell'induistrtia italiana e non avrà perduto
jl tempo in vane acc,a idemie.
1

idi e ,p iù orga,n iche rncchezze in gran parte non
aincora u:tilizzate. L',a utore sostiene la necessità
di organizzare tutte le utilizzazioni deli '1a cquà per
modo che i singoli costi scendano al minimo.
« Se la fase pr,esen.te, - dice àl Coletti, - è con.trassegnaita da una scoperta te'Cnica, la traJSmissione de1l'ener,gia elettrica a distanza, la fase
nuova, precornzziata dia tecnici e da econom-isti,
sarà contrassegnata 1da un .fatto più economico
che tecnico: la coolI'!dinazione sistematica di tutte le u1bi,l izzazioni possiibili rdelle acque suHa base del critierio <della economiicità. Puire ammesso
che la pwduzione ,del!' energia idroelettrica aw:à
molto -spe1SS0 l a funzione del buon pioniere, ,di
dare cioè occasione e mezzo per realizzar.e ·Ìie
altre utilizzazioni, quello che dobbiamo fìss~re
OOlll1e punto cimpresciind.iibile e capitale è clhe -t utte le utilizziruziorni dowanino, nei limi,t i delia tecnica e dell'economia, essere ricercate eid effettuate, e fra loro sistemaiticaimente coordinate. »
L'uomo, la popolazione, è l'altra grande forza
dell'Italia. Co.me sarà utilizzata dopo la guerra?
Unia parte della popolazoone rsarà riassor'bri,t a dalla rinvrigorita industria, l'altra continuerà ad emigrare. Accennando alla politica nuova dell'emigrazione, il CO'letti dice che il compito più m-gente dell'Italia vciittoiriosa sarà di dare maggior
valore aHia ricchezza-:uomo mediante adatta e
diffusa istruzione proifessi01I1ale.
1

L'ASSEMBLEA GENERALE DEL COMITATO NAZIONALE SCIENTIFICO-TECNICO
PER LO SVILUPPO DELL'INDUSTRIA.
11 20 maggio sairà tenuta a Milano l'assemblea
generale dei so:ci del Comitato -azi01I1a:le Scientifìco-Tecnico per lo sviluppo del,l'Inidtustria Italiana, presieduto, come è noto, dal senatore
Giuseppe Colombo, che ali' importante ed arutor,e vole soda1izio -ha con!Sacrato e consacTa tanta •parte della sua incitatrice attività.

L'ITALIA ISTITUIRÀ,
PRIMA FRA LE NAZIONI,
SERVIZII DI POSTA AEREA

I giomalii. hanno dato l'annuncio ,di una Commissione nominata «l'al ministro delle Poste, onorevole F er,a , per lo studio intorno alla possilbi1ità di cre aire in ltali,a regolari servizii di posta
,a erea .fra determinate località. Se •le nostre infor,mazi-01I1i non sono errate, ·1a Commissione si
è gn,à riu.nita e, quel che più importa, avrehbe
LE DUE GRANDI FORZE D'ITALIA
già concretato il piano di alcll!Ile linee dri posta
Sono l'uomo e f acqua, e ne .t ratta con raira aereia da attuarsi prestissimo, peir lo meno in
perspicacia, in un v;olumetto edito dai Fratelli via idi esperimento.
Taill linee sar~bbero Milano-Napoli e Conti
Treves, il prof. F«-ancesco Coletti. Le nostre energie i,driche sono una delle nostre più · gi,ain- nente-Sardegna (a mezzo di i1ckovolanti).

146

1

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
Se, come ci auguriamo, gli egregi e insolitamente rapidi membri della Commissione riusciTanno a vincere tutti gli ostacoli e i peI'lc:Litempi
che s ~ alcun dubbio solleverà l'eccelsa burocriazia statale, l'Italia, che fu la prima aid impiegare il velivolo come strUJITiento di guerra
(campagna libica), sarà pure la prima a sfmttar lo come ve1colo di pace.

, _____

UN CONCORSO PER LA UTILIZZAZIONE
DELLA LOLLA DI RISO
Allo scopo di promruovere J rie rche per u~
na pratica, proficua e larga utilizzazione della
lolila di riso (guscio e pulon ) n !l'intendimento
idi evitare, almeno nel c onsumo interno, che Ja
lolla macinata e pres ata i d tinata alla sofisticazione delle crusch , t nto dannosa al bestiame, il Consor:zJio gr rio Cooperativo di ovara indice, col contributo del Ministero di Agricoltura, UJil conc orso a premii del valore di
L. 7000, d.a a.,.~..,,~ucu..,i chi saprà indicare, fornendone la dimo trazione pratica, il miglrior si-

sterna o metodo o procedimento, semplice ed
economico, per utilizzare la lolla di riso.
Sono eisclusi dal concorso i l1avori che riflettono l'introduzione della lolla, comunque preparata, nei commestiibi li o nei mangimi.
La Commissione ,giudicatrice è costituita dal
signor prof. ovelli ovello, in rappresentanza
del Ministero di Agricoltu!I'a, e dei signori prof.
Angelo Menozzi e cav. Carlo F1aà, tirn rappresentanza del Consorzio Agrario.
1

MINIERE DI PETROLIO IN ALBANIA?
ell' ottima rivista La miniera italiana leggiamo
questa nota molto iinteressante :
cc L'industria petrolellfera in Italia è alla vigilia d i quel grande incremento che il geologo di
Lecco, Antonio Stoppani, aveva, già da parecdhi decennii, co' suoi sapienti studii lungimirenti, preconizzato ed illustrato. Occorre però che
il Governo ritocchi e coanpletri Ja leggina del
1911, che è riuscita monca e troppo unilaterale;
ed occorre anèhe che i nostri ricercatori di pe-

LE I. 1: I . - - = = = = = = = = = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - trolio al..LITleintino e rnoderrnizzino gli aippareC'chi diclhe lenti, pure potrebbe forse ess,ere sfruttatizie su prnmettemti imprese petroleifore italiae< In tea-ritorio di Va1lio fll!rono già. in antico
ne, iniziate nel Vogherese dal signor Dante Vec- temtate etsrcavazioni; e qual:che ,an'I),0, aiddriJetro eibchia, siamo in gr,aido di aggiungere un'altra no- bi· io st,eS!So Olccasione di stuidiare quei giacimentiZJi1a importante : è partito da Roma iil mese sco,r - ti, per mcarico di pemone che intelThdevano riso, diretto nelrAl'b1ania, l'ìng. cav. Leone Testa, itemtare la prova; ma non se ne ifece niente.
del R. Corpo delle Miruere, peT studiare lie ma(( n giurese è in ,m assima patit e raippiresentanifestazioni petroleiifere •s coperte p,reisso VaHo- to, non solo ·in Lombardia, ma qu1asi dappertutna, e di cui, per o:r1dine ,del Comando, dell'Ar- to in Italia, dai ben noti 1s chisti selciiferi o schisti
mata, era già starto compiuto UlllO s,t udio preE- diaspr:iini ed aptiai. Nelle vicinanze di Brescia
minare dal capitano Boyer ·d el Gem•o Navale.
. detti sidhisbi, st>pportanti il calcare majolica ·d el
convento ,dei Cruma1doli, sono corrugati in anticlinale ~oricata, anticlinale che sci inizia a Pie~
SCHISTI BITUMINOSI .E TORBE
del Dosso (Gussag-o), passa sotto i CamaJ.idoli e
.
NEL BRESCIANO
:finisce a S. Vigilie di V al T rompia; ora, tanto
G. B. Cacciamali pubblioa neHa Miniera ifol- a Pie· del DolS'so qUJanto a San Vigilio questi
liana i seguenti particolari srugli schisti bitumino- schisti selciferi sono impregnati di materia hitu,..
minosa, . c-ui si associéliilo anche piccole lenti di
si e le :torbe nel Bresciiano.
« Sono quattro gli o~izzonti geologici che, in carbone. P.iù volte fU!rono tentall:e escav:azioni,
territorio hresciano, C01I1,tengono schisti bitU1mi- poi aibbanidonate; ma forse oggi il ritentare ponosi : quello delle roccie cristaHine ,p aileo,zoirche, tr.ebbe .essere vantaggioso.
quello della dolomia principale, qruello del sel<C Ahbiamo infine glrii schisti bituminosi delle
cifero giurese e quello deUe marne ~niferiorù cre- marne intfe.riO!ri de,Ha creta, ossi1a di quelle marne
tacee. Numerosiisisimi sono poi i gi,aicunen,ti di policrome e f,o gliettate che stanno, sioipra la majoto~ba, speci1a1mente nei due anfiteatri morenici lica infracretacea e sotto le· noit scaglie rosse
del Sebino e del GM<la.
senoniane. Dette m,arn.e sono bi tuminose in vac( Glii schisti cristallini (gneiSls, rnicaschisti, quai:c- rii pooti deHa Riviera breisciana 1de1 Garda, COziti, mioacee, ,fì1liti, ecc.) detti di Edolo, che dal ime a Barbarano, a Toscolano, ai Gargnano eid a
Sal01Inon sono 1TÌteintUrti. in parte arcaici e•d Ìln. par- Tignale; nell'ultima l'o ~afoà, il giacimento uti,l izte cambriaini, e che in ogni im o1do sono pre-,p:er- zahi,l e è più potente, e venne già scavato eid anmiani, contengono qua e là, tra la Valile di Cor- che esperimentato; poi ogni co•s a fu abbandona-.
teno ed Edolo, e tra Edolo e la Valle ,d'Avio, ta; oggi però l'iruiziativa è stata ripresa dai siimpregnazioni di materia carboniosa e bitumino- gnori Bertollli e Ro'Thcetti, e pare che i 1avoo-i fisa. Sar,e mmo quii negli orizzo1I1ti geologici della nora ,eseguiti diano buon affidamento.
,graifite e ,dell'antracite; ma la sipora.dicità id i taliÌ
« Le torbiere br~ciane più note, e le sole, de,l
im;preg'Il'azioni, ch1e si pres,e ntano in forma di reisto, sfruttate, sono quelle appartenenti a lalenti, e la poca ricchezza del materiale utilizza- ghetti o paludi dipendenti da piccoli ripiani inbile, non possono incoraggiar-e ricerche indu- termorenici.
stria1i.
« Per -l'anfiteatro sebino abbiamo i giacimencc Sopra detti schoosti cristallinii pos~ in discor- ti di lse,o, Prnvaglio, Timo line e Torlbiatt:o, che
danza· 1a serie da:l peirmiano in poi ; solo in qual- però sono sulla via .dell'esaurùrnento.
che punto, alla base del permiano, si preselThta
« Peir l'anfiteatro benacense a1b biairno i giaciUlI1 conglo~erato quarzoso, il -quale si ritiene il menti di Sovernigo (Pueginago), ,di LU1cone (Polrn.ippresentate ,deHe formazioni del peirio1do car- penazze), di Cost,e rotte e di, Saltari.no (Soiano,),
bonifero., dell'orizzonte cioè del liÌltanttracie tipi- di Leif r.eddi Waden.ghe) -di Vai, ,di Polaida e di
c,o; ma niuna traccia v~ appiair,e di carbOll1e.
F omace ~(Lonat_o), dri Lavarone e di CantdleHera
« È a tutti nota 1a esten•s ione grand!issrnma e la (Castel V enzago), _di Barche (Solforino) e di Poz- .
potenza considerevole deHa dolomia dletta pm zoleTI!go. In piema attività sono oggi le escavaéipale, e che chiude la serie delle formazioni zi•oni de1.Jo stagno di Lava.rone e de'1la p,aluide
triia'Ssiche; è éllilche noto come a triall:ti, e specia,1- di Ca.ndellera.
mente alla gua base, in ques.ta dolomia si pre« Sarebbe poi il caso di stllldiare la possi'bilità
sentino calcani e schisti neri ittiolitici, stati spes- ,di ,sif,r uttamento · anrche di altri depositi di toir!be.
so conifusi coll'a formazione infraHassica che sta indipendenti dagli anifìteatri morenici ed in relasopra ,a lla ,dolomiia stessa. Or hene, in certi pun- ziione invece ·c on impaludamenti montani (passo
ti del Bresciano ,detti ·s chisti sono bituminosi e!d del Moirtirolo, passo dell"Apr~ca, passo del T oainçhe carboniosi; e per quanto la maiteru·a bi- nale, eoc.), o con impailudamiento diei delta (Pituminosa carboni,o sa non si ,t rovi ch:e in spora- sO'gne per l'Oglio, pian d'0neda per i[ Chiese),

di trivellazione dJi, cui dispongono. Olicre alle no- hil1e.

.

1

e

148

RASSE'GNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE 1TALIANO
o con impaludamenti del ~ano ·a lluvionale (Az- E ci diicono che detta Associazione fa molto lazano Mella, Glhedi , Leno, ecc). »
voro utile, per le singole Società e g'ienerale, interno e per le relazioni ifra .le Sooietà e le Ammini1s trazioni ptJJbbliche. Tutto ciò è bene, ma
neSSU1I10 avverte che potrebbe essere il me,glio :
PER UNA COSCIENZA INDUSTRIALE
che, cioè, la soipradidetta Asso ciazrione potrebbe
Enrico Corradini , UIIla delle melllti più nobili eissere il maggiore organo per la formazione di
e:d acute dell'Italia moderna, in un articolo suil- una coscienza politica, sociale e nazionale negli
1' / dea Nazionale propugna le idee contenute nel industriali. Conviene che uno spirito nuovo vi
programma della nostra rivista, che noi intito- penetra e la compenetri. E speriamo che si,a
lammo : cc Diamo ali' Italia una coscienza indu- quanto prima.
striale n.
Uno ,d egli effetti che vorr:emmo vedere uscir-e
da questa guerra, - scrive il Cor-ra:dini, - saPER TRASFORMARE VADO LIGURE
rebbe la formazione di una co.sciiell2la politica
NEL PIU' GRANDE PORTO
negli indu~triali. Lo Stato e opiniotne pubblica
DEL MEDITERRANEO
in Italia non hainno una coscienza indUJstriale; ma
La questione del porto -di Vado, di questi gio,rquesto deplorevole fatJto si deve anche e soprattutto alla m .anca111.Za di una coscienza politica ne- ni più che mai di attualità, ha fo•r imato oggetto
gli industriali. Questi non hanno n è una cosden- ,di una intervista COIIli l' on. Cenhl!rioine, il ,qll'a:le,
za sociale, coscienZJa di cla.SiSe, nè una coscien- nella sua ,q ualità di deiputàlto ,di Cairo Monit,e notza nazionale, non ,d iciamo una coscienza patriot- te, è grandemente interessato nella soluzione del
tica indivitduo per individuo, chè sarebbe far lo- grande problema.
ro to~to, ma una coscienza nazionale politic a,
<< Prima di venire aHa questione vera e prouna coscienza, a ioè, della loro funzicm
della pria del porto di Vaido, - ha esordito l'on. Cenimportanza della loiro fon zion n 11' or an1L<11110 turione, - ocicorre notaTe che l'attuale incaglio
della nazion
del traffico marittimo è dato dalla insufficienza
L' opinion puibblic n on · r nd aff tto conto di un co a d vv ro mo truo : eh , cioè, il
prol tar i to a bb i un ,co cienz polirtic a e eh
g }j indu trù li no,n l' bbiano; eh il prnletariato
abbia una organizzazione politica e che gli indu tri li non 1' bbiano; che il proletariato ahb~,a i uoi patr,ocinatori politici, e che gli indrustriali non abbi,arno i loro.
Ma oggi la guena, - continua lo scrittoTe, ci h tfatto fare esperienza. Abbiamo tf.atto espe·rienza di quanto le iindustrie e glii inldustriali sono
po QIIlo,. Tant,o era aniclhe m pace, ma la
,gu rra è, oltre il resto, una gl"an 1u~e gettata sulla re altà. EssendoSJi appalesata l'in,du~tria in Italia e ,n el rnonido, presso i nemici e pre'Sso gli
Alle a:ti, il secOI11do condottiere deHa guerra, è il
m omento di -ripetere i1 motto ila'tino : Sume superbiam quaesitam meritis. L'i:ndiustriia conooca
sè ste!Ssa, si formi la sua coscienza, la sua organizzazione, il suo programma, nel1a nazione. E
per la nazione, :poichè dmanzi ai nostri occhei
soltanto per questo vale. È l,a nostra -novità nazionali,s ta.
Ci sono in Italia molte Aswciazioni industriali, ma che ·s ono soltanto indUJStri,a 1i, e 1quellle stesse che sono suUa via di diventare poilitiche, non
lo isanno. Ci dic01110, per esempio, che c'è un.a
Associazione fra le Società litaliain,e per Azioni,
con sede éetntrale a Roma, esistetnte 1da poco
meno di sette anni. E cà: -dicono che detta Associazione riunisce circa trecento soci, il cui ·c apitale sommario è di circa due miJiar1di e mezzo.
1

r

1

149

LE I. I. I.-- = =-=================== = ===== = ==== = ====
id ei porti esi,stenti e dal i.fatto che essi nOiil hanno un Hinterland, un entroterra, per 1dirla con
parola italiana, nel quale immediatamente i1l
commercio ililtem,azionale po~sa avere adeguato
sfogo. ·
« Per il porto ,i li V aido già fumno fatti variii
progetti, ma i concetti eh~ li ispiravano erano
aissai ristretti, perchè ad. altro non tendevano
che a costru ire nè ipiù nè meno che una succursale del porto ,di Savona ,da Ulil lato, e ,di fornir,e
il mezzo di sfollare iil porto di Genova, specialmente nello scarico del car.bone di retto al Pie1monte.
« Il capitano di vascello Marchmi, uno studioso profonido di cose icù-ogra.ifìdhe, da tempo aveva fotto gli srudii necessarii 'p er la- costruzione di Ulil gran•diiSIS!Ìmo iporto, compreso tra le fo ci del torrente Letimbro e quelle ,del torrente
Quiliano, con !banchine .di 400 metci c~ascuna,
larghe in testata 150 metri, e dotato ldi una irete
ferroviaria di 1O chilometri. Un lunghissimo mo lo fronteggiante tutte le banchine è destinato a
proteggere il porto d~ vento ,di sciroc co.
cc L'efficienza sarebbe davvero superiore a
quella degli altri porti finora esi,s tenti nel Mediterraneo. Basti ,dire che sarebbe per dimensioni
il doppio del porto di Marsiglia. Inoltre, avrebbe preziosissime ·ri1Sorse: anzitutto la . sua posizione naturale che lo 1difende dal ,l ibeccio, che
è il più forte e pericoloso vento mediterraneo,
poi entroterra immediato neUa vasta pianura
dù Vaido e quello mediato nella vastissima ,pianura di San GiUJSeppe ,d i Cairo. Ll nuovio porto
sarebbe i'Il'duibbiamento destinato a riaccogliere
tutto il commercio marittimo italian o, che nOIIl
può oggi trovare posto adeguato nei porti esistenti .
« Il porto di Vado sarà iin comllllilicazione con
la pianura di S. Giuseppe mediante filovie ed u ~
na nuova linea e1ebtrica a q1,.Jattro binari. Si stanno stuidiando anzi questi sistemi di sfruttamento
del nuovo porto per essere sottoposti iaJl' esame
del Governo. Devo aggiungere che l'attuale ,p ro- getto SIÌ ciallaccia a quello del comm. ing. Vicari, e che soltanto con questo porto awà ragione
di essere il can,ale che deve congi'U[lgiere direttamente il mare col L&go Maggiore.
In una ,g rande riunione avvenuta -a Torino,
presenti il sindaco di Torino, il sindaco di Savona, ul comm. Bocca, presidente <lelfa Camera
di Commercio di Torino, il comm. Vicari, il
marchese Corsi, consigliere comunale di T 01rino,
ed altri intere:ssati nella questione, io esposi la
cronistoria dd porto progettato, le ISIUe finalità
ed il suo fÌnélllilZÌamento.
« Dopo die furono discusse tutte le questioni relative, si deliberò che i due sindaci di Torino e <li Savona, a nome delle loro città, chiedessero al Governo La concessione del nuovo
1

r

150

porto; e a tal uopo i due sindaci mi invitarono
ad aocompagnarli ~ Roma il 4 maggio prossimo,
per trattare direttamente la questiOIIle col presidente del Consiglio e col minii stro Bonomi.
« Ottenuta la colil:oeistsione, si formerà un Comitato peir lo ,studio del finanziamento e l' esercizrio del por,t o . .
cc Tutti i convenuti al convegno di Torino sono del péµ"ere di non caricare al Governo la spesa occorrente per la costruzione del porto, che
sarà di circa 100 miJ!Ìoni, e di trovare di conseguenza il finanziamento con c apitali privati. Anche pier questo dovranno ess ere J)i-esi acc,oridli a
Roma sia per quanto riguarda la concessione,
sia per i sistemi dia a1doittare per i diritti di a111cor aggio e glii altri ce·s piti derivanti daH'esercizio.
1

LE INDUSTRIE META LLURGICHE
E CHIMICHE
CONTRO L'INVASIONE TEDESCA
Un importante argomento fu trattato a Milano, nella riun~one del Comitato n azionale per le
Tariffe doganali ed i Trattati di ommerc.io: la
tute1a da a,c cor,darsi, nel futurn r gime doganale, alle industrie meta,hliurgic h e e chimiche~
Questi due importantissimi rami deUa produzione nazionale sono stati per l'appunto i più
bersagliati dall'azione ostile e sopraffattrice dei
cartelli tedeschi, mentre i nostri m ccarusmi e
congegni doganali, cristalLizzati dalle irrÌil11ediabili stipulazioni dei Trattati i talo-g rm.anico, italo-austriaco e·d italo-svizzero , e resi da quei Trattati impegnativi ed iil'varialb ili p r un dodice111•r uo, erano insufficienti ed inadegu ati a tutelare
ed ,a soccor.r ere gli isforzi ,d ei no tri produttori
pe1 sottrarsi aHe imposizioni straniere.
Rimarrà memoranda la lotta combattuta dan
costruttori germanici di materiali idi ferro e· di
aiociaio - e specialmente di materiale ferroviario - per sbancare e distruggeire le nostre fabbriche di similari articoli : lotta tenaicemente e
insidiosamente condotta, sempre a ba!se di dumping, e cioè di prezzi rovinosi e inferiori a quelli vigenti suHo ,s tesso mercato germanico, e te:rminata infine con un accordo c he rilserv:ava all'a.ndustri,a germéllllica iparte de lle forniture italiane, ,dividendo il campo d ella contesa, in ibase
a prezzi concordati, fra le fabbriche nazionali e
le straniere.
'
Così è p[ena di ammonimenti la storia -delle
comquiste germaniche nel campo 1de'1la chimica.
La tariffa italiana, insufficientemente specificata
e, per di più, ri1dotta ancora a beneficio della
Germania, lha fasciato nella barriera ,d oganale
una quantità di brecce larghi~sime e di comode
finestre, traverso le quali gli esportatori tedeschi
héllllno potuto scendere dalle Alpi a imporre ai
nostri produttori ogni sorta .di condiziorui umi1

-----=-==-- - - -

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO

lianti, nunacciamdo a priori di creare una vita
impossibile a quell'mdustria che avesse osato
~orgere in ltaLia a conquistare il predominio che
m questo campo, come in altri, la Germania volev:a assicurato a sè pieno, a oluto ed incontrastato.
Ben a ragione, du~que, il Comitato nazionale
per le Tariffe ed 'i Trattati h po to allo studrio
argomenti di tale e 'SÌ vivo int r
per •a rnmonrire il Governo a 1110n ricad r n gli errori e nelle
imprevidenze che nel pa a to ci halJlilo posto in
balìa di col~ro che cop rt
nt allora, apertamente oggi, erano e r t o i no tri più temibili nemici.

PER UN ISTITUT NAZIONALE
DI C RAM/CA
È ISOlrta in seno al

za la propo ta di un inizi riva : quelJa di fondare in Fa n z ,
c nt , 1 Museo ed in ampliamento tr form zion d Ua Scuola Faentina di
Cerami , un I titut
azJionale idi Ceramica.
Scopo di qu to I tituto sar bbe quello di riiasdi r lizz r i mezzi che sono fonda,c d noi, per imprimere all'arte
it li n un indirizzo ed un carattere
i ntifico e d'arte, e, insieme, · di
r
rofìcu mente la prod-uzi001e, e cioè:
a) un
cuola pecializzarta, che formi tecnici e d
r tori sperti per la futura produzione
i p nsi che da tempo il Belgio, la RoBul aria - e non 'Paa-liamo degLi altri
i - hanno una Scuola siffatta, dhe a
tuttoira I);
b) 1 n L boratorio, o 'Stazione di ricerche e
di
ri nz , che illumini i produttori :nazionali,
d e,i qu li si metterà a disposiziorne;
.
) un' fficina, o fabbrica sul trpo delle glon os b lt ghe della rinascenza italiana, con tir ocini
bbligatorio, rria retribuito : fabbrica che
:rias um , mantenga e innovi la tradizione d'arte
iitali n in confronto dei maggiori centri esteri e
,del!
r ndi fabbriche nazionali di Framcia Germani , Inghilterra, ecc.;
'
d) un Sta111Za Comme_rciale, per 1a rappresentanza di fronte all'estero ,delle faibbr.iche nazion~li; . r la seipial~one dei fabbisogni di prodottt e di materie prime; per la raccolta studio
e divulg zio ne della · legislazione che i~teressi
quest'irndustria; per la ricerca e il col1o'Oamento
della man'? d'opera specializzata; ,per la co,rirett a pubblicità delle fabbriche nazionali anche all'estero, cc.; - col coTillpÌtto, altresì, ,dli indire
fiere p~ri~diche di ceramica, come un tem'Po faceva L1ps1a e come fanno ora Lione e Londra.

IL GRAVE CONFLITTO FRA LO STATO
E LA SOCIETÀ CONCESSIONARIA
DELL'ACQUEDOTTO PUGLIESE
Nenuneno ora, soVTastando aid ogni altra le
cure della guerra, il Governo sa d:istog1iersi da
sistemi clhe gli hanno dato così hei frutti in tempo ,d i pace! Chiii non sa quel che 'Succede aH'Acquedotto Pugliese? È questa il a maggiore impresa che sia stata forse tentata in Italia. ltn:numerevoli le difficoltà tecniche, superate senza che,
contro la bontà dell'opera, in gran parte compiuta, nessun tecnico abbia potuto sollevare obbiezioni; nel corso dei lavori, concessi, com'è
costume nostro, iin base ad un prev:entivo che &o
Stato sapeva inferiore al vero-, sii modifica iJ progetto, e dei lavori stessi si accresce la mole·
ritardi sopravvengo:no da parte del' Governo nel~
,J '.esame dei progetti e nelle approvazioni che
esso si è riservato di dare per la loro esecuzione, rita:ridri. che hanno proporzioni notevoli tanto
in val~re assoluto che in rapporto all'epoca, non
eccess1va, assegnata per condurre a termine l' opera.
Consegue da'. siffatta isituazione, - osserva la
Idea Nazionale, - che ~a Società conceissi001aria vie1I1e sorpmsa dal conflitto europeo prima
della fine ,d ei lavori, e prima che essa aibbia potuto condtlldere talune operazionrii necessarie al
successo finanziario. Ma circa 50 milioni sono
già investiti nell'impresa colossale, la quale è
pure così progredita dhe l'acqua, da ,d ue anni
fluisce a BaTi, fluisce a Taranto, dove la nostr~
e le squadre a1leate se ne servono. Ciò nonostante, cominciano a ma:nrufestarsi agitazioni ìocali; interessi in oontrasto con queHi dell'Ente
costruttore insorgono per chiederne nientemeno
che la decadenza o, in altre parole , la confìS'Ca
la quale riuscirehlbe· forse proficua a chi ha im~
pegni con la Società concessionaria, e se ne libererebbe, non all'iinteresse ,generale ,d el paese .
Il Gov,e mo dapprima resiste, convinto che la
s?luzion~ ragion,evole, queHa conforme aid equita, consista nell accordare alla Società utha proroga, la quale, nelle circostanze che abbiamo
esposte e che nessuno pensa a negare, rsareibbe
più che giustificata; in questo ordi:ne di idee
viene persino presentato alla Camera un 'd isegno di legge, appoggiato a importanti docUJinenti uffi<?iali che ne dimostrano la opportunità. Ma
la res1stenza, anche per le vicende parlamentari, è breve; si inizia, mutato il mini$trO, la proceidur~ per ,decadenza, la qualle avrà per effetto
la ~ovma, che no:n sarà senza ripe,rcussi001i dii
vairno genere, della Società concessionaria, e ren~erà necessarii nuovi stuidii, nuovi provvedimenti e, pur troppo, nuovi uffici crui a.ffidlare l'incarico di condurre a compimento lavori, che nel~
la loro ipaxte essenziale sono già terminati, e clhe

151

= = = = = -=

LE I. I. I. - - =

=- = = = = = = = = =

con un po• di buona volontà arrivere'bbero più
rapidamente alla fine, senza la brutalità idi una
confisca, che potrà' costar caro se sarà ritenuta
arhi,t raria.

I FIORI E GLI ORTAGGI
· Il 22 marzo u. s., il Go·verno deHa Repu!blbhca francese emise un divieto gene:rico, pU1bblicato su Le Journal officiel, del 24 detto mese, con
cui si limitava, a datare dal 27 marzo, la importaz;ione di tutte le 1m erci di provenienza e di origine straniera, meno quel:le ritm-ate soltanto pex
cointo del Governo, .derrate alimeintari, e ,q ualche materia prima per le indU1Strie. Senon!Chè, il
2 7 marzo -intervenne - folis •anche per le gener a•li ,proteste provocate in Francia dal decreto
- una tempor_anea sospeI1JSione del medesimo.
Ma, come è facile prevedere, la so1Sipensione norn
sarà duratura, ed allora, i fiori freschi recisi, che
hanno già preclusa la via ,dei maggiori ceintri di
esportazione, e che non potranno varcare neiffimeno la vicina frontier•a francese, reisteranno sui
mercati, .avviliti di prezzo, - per mancanza di
;ricerca., - e diverranno 1inutiliz21a1bili per mancamza di distillerie tra inoi.
Oltre i catte•dratici, anche le maggiori Società agricole ed ortic-ole, tra cui quelle regionali e
quelle centrali, hanno intravveduto ci.I ,graviJSSimo pericolo causato dal prossimo divieto francese, e pur avendone interessati i ministri degli
Esteri, ,del Comme,r cio, dell'Agricoltura, i de. putati della regione ,e quelli che chciameremo agrarii dissentono dal continuare la produzione
floreale. Di qui la necessità di -dare l'allarmi,
onde i floricolto ri limitino su'hito le colrure erbacee {garnfanii, violacciocdhe, e ·c c.), diminuendo arnche a,l di-softo di un terzo le estensi:ioni coltivate a fiori, sostituendole con le ortaglie. I sistemi irrigui validi per le colture floreali e le
specialissime concimaz;ioni dei terreni sono sicuro affidamento di renrdimento .imanediato e mass:iirno. Le veroure renderanno molto e non sarianno invano prodotte, potendo essere esportate
in altri centri italiani ove oggi manchino o difettino.
1

1

CREDITO NAVALE »
La Nuova Antologia pu,bbliÌica suff arg01Inento
<e

deil credito na'Vale uno srudio 1dell'on. Maggi.orino F er.raris. L'autore vi sOIStiene che, a parte
le particolarità tecniche, il credito navale deve
avere l.a stessa struttura economica -e finainzi•a ria
dei 1I1ostri Istituti di oredrito fondiario, regolati
dalla legge fondamentale del 16 luglio 19 I 5. L•a
entità dei capita1i necessarii alla ricostruzione
della marina mercaintile i1taliana è tale da rnndere necessaria l'emissione della « Carteilla na1

152

= = = = = = = = = = = = = = = = = = = = ==

vale». Lo Stato potrebbe in più modi favorirne
il co1lo·c amento, in modo da assicurar,e ai mutui
marittimi il minor ,s,a:ggio di interesse. L'i,s tituzione del credito navale deve essere aiccompag!Ilata da'lle riforme giuridiche e daHe agevolazioni
fiscali mdispensabili. Come abbiamo sette Istitufi di credito fondi,a rio, così possiamo avere diversi Istituti di credito navale. Allo stato attiua]e
delle cose, si p9ò prospettare un Istituto semipubblico, cosllituito dal Consmzio per s0ivvenziorn sopra titoli, ed un Istituto innestato sul
Credito marittimo, testè costituitosi a Roma. Sarebbe tuttavia diesiderabile anche ll!Ila Società
mutua di credito che, sor,g enld o per inci.zia'tivia
deHa Grande Federazione degli ArmatoTi lriJberi, c001ltri!bu:iS1Se potentemente a1l risorgimento
della marina libera, ohe l'on. Boselli ha iscritlto
nel ·programma del Governo.

« CARGO-BOATS » IN CEMENTO ARMATO
L'ing, comm. Giuseppe Ro:ta, colonnello del
Genio Navale, scru'Ve sui cargo-boats in cemento
arm1ato:
cc L •elevato prezzo ,dei materiali metaìhlici occorr.enti per la costruzione delle navi, - egli
dice, - e, soprattutto, il e difficoltà gravi, preSISochè insuperaibili, che oggi si frappongono al loiro approvvigionamento, sono cause eissenzJÌ:ali
del disagio che incombe sui nostri cantieri, disagio clhe rende infu-ubt!uose le pr()IVVidenze governative rivolte a mitigarlo, paralizzando gli sforzi che armatori e costruttori in genere, assieme
consorziati, sono disposti a sostenere, pur di
riagigiungere il fine -e ssenziale, da tutti invocato,
quale è quello di •a ccrescere il naviglio per trasporti, .di cui ha 'bisogno il paese. Crùsi molto simili traversano anche altre nazioni, pur :non belHgeranti, onde non reca meraviglia se in America, per esempio, si ricorra nuovamente aU'impiego del legno per costruire navi da 'Carico, caP'ac-i di portare fino a 3000 tonnellate, ccorntentan1dosi di velocità moderate : 8 nodi ,aLrora, ed iim,.
piegain:do motori a combustione interna.
cc Ag:giungo in proposito che presso gli Stati
Uniti ben 25 cantieri, molti ,dei quali apposiitamente creati, si occtl!pano, oggi, di queste speciali costruzioni.
cc Tale situazione, e la necessità assoluta nel,l a qU'ale trovasi la 111aZ'ione di avere navi e presto,
mi ha fatto pensare se non sia possci1bile, date le
condizioni del mercato, sfruttare, eccezionalmente, per le costruzioni navali, altro materi•ale
che può comporsi ~n paese ed ottenersi a prezzi
anc-ora convenienti: i:l cemento arirnato, e che
già tanto· impiego tr,o va nelle co,struz;ioni civili
in geinere ed in isipecie in quelle pei ponti, ove,
sormontanido ogni più ardita dciffioo1tà, si sosti-

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIA O
tuisice vittoriosamente aH' acéiaiio, ed t!Jl quelle
marittirme ove fronteggia con successo l'azione
dissolvente ideir aç:qua di mare. Un razionale
impiego di questo materiale, b n dattandone il
proporzionamento alle esigenze navali, mi sembrerebbe possa ir:iùscire vanta ggidso, asseirve!Ildo,
siia pure in modo transitorio, le sue particolari
caratteristiche al raggiungim :p.to di U1ll olbbiettivo che sta tanto a cuore alla azione.
« Con tutto ciò, '1'impiego d 1 beton armato
non 'Soppianterà l' indu tria ,d Ile costnraioni navali metalliche!
' « Deve però conven irsi
il ricorr rvi eccezionalmente, per mod t n vi da trasporto, in
periodi di tempo n e i quali 1' pprovvigionamento dei metalli riesca
1 diffi olto, o, oltr che
gravare notevolment
ull'
n nt dell spese, come si verific a
gidì. uò riuscire di qualclie vantaggio all'iind 1 l i
i trasporti, offrendo il mezzo di aurm nt
·n r ve teimpo il tonnellaggio.
« Piroscafi a se fo li b ton armato non richiedono, per la c o ru i
, pecialli :impianti nelle
località d 1 lit r I
v si vogliano approntare,
n ull'i
gnere na alle mezzi per
rend r
iff t
truzioni di pronta attuazione
e di i u1r v r o , iduc ndo al minimo il percoTso d
V
,cl
piaggia al mare, allo scopo
d i non
ttoporr lo scafo a cimenti ano:rnna1i.
M
n
qu ta la sede per trattare cLi simili
par ti c l ri.
<e r l
do attenzione a quanto avviene in
akri p
i, v diamo -apparire in1dizii che 1dimos tr r b ro, aid esempio, che iil Governo ingler 1 circostanze de11 momento, è indotto
a on · d rare l'impiego del beton armaito per
c o truir piccole navi merca1n:tili, e sembra che
in Norv gia una Società industriale iSia già sorta,
fort di buoni mezzn, per intrapTendere costruzioni analoghe. >>
I

u

n

di carne nè di latte. Si è aperto aid Hankeu un
impO!rtantissimo mercato di pellii di bufalo e di
cuocio m generale, dhe ha accentrato la produzione di tutte le province del bacino superiore
del Y àng-Tsè-Kiang; e dal 1906 esporta per un
vafore di più di 2 milioni franchi di taJ.ii ,peHi, eh~
vengono i1I1viate sui mercati ,d'Europa specrialmente, ma anche su quelli d'America e del Levante.
Sul mercato di Yunnan, e sipecia'l anente a Yunnan-Fou oppure a Mong-Tseu, il prezzo delle
pe1li di bufalo ha ragginmto da ,q ualche anno limiti altissimi.
Nel 1909 la pelle di bufolo si vendeva i 111 ragione di 190 piastre la itorunellata; nel 1912-13
r•aggillll1geva circa 230, 240 eld anclhe 250 piastre.
È ovvio che dall' aperitura delle ostiilità in Europa i co;rsi sono irregolarii,, ed ha'I111o raggiunto altezze sorpreI1Jden:ti: alla .fine del 1914, per
esempio , la pelle di bufalo era quotata a ciTca
620 piastre la tonnellata: questo prezzo einorme non si è mantenuto, ma si è a,g:g irato gemeralmente stiHe 250, 300, 350 piastre la tonnellata.
Si crede che il prezzo normale, fuori delle circostanze eccezionali dhe, come le preisenlti, possono influenzarlo, deblha tener si intorno alle 200250 piastre.
i on pretendiamo <li trattare a fondo la questione; ma ci sembra essenziale di attiraTe l' attenzione su di una industria non nuova veramente , ma suscetltiibile di prendere un grande sviluppo, e che sembra indicaita per l'Ita'l ia, almeno iin alcune sue parti, poichè è fra i pochi paesi di Europa che si dedica già all' allevallTlento
del bufalo, essa può moltiplicare questo animale con profitto, e può far be!Ileficiare l' in1dlustria
del cuoio di materia priana in più girande quantità, traendone ibu0i11.i risultati,.

UN' INDUSTRIA CHE POTREBBE SVILUPp ARSI IN /T ALIA : IL CUOIO DI BUFALO.

PER LA PROPRIETÀ INDUSTRIALE

Si ha occasione di constatare come l'iindustria
reclami sempre più il cuoio di bufalo, e di conseguenza interessa ,gr an:demente sviluppare la
produzione ,di queste pelli, c-011' ahlevaanenito del1' animale in un paese come l'Itailia, dove questo vùve in condizioni eoceilleniti, almeno in ailcune parti.
È degno di essere rilevato l'esempio dell!a Cina, dove da parecohi anni a1clliI1e granlc:Fi Case
dli esportazione hanno m0'11oipo1izzato il commercio delle pelli greggie di hufalo, benchè j
Cinesi non facciano realmente l',allev.amento, e
,gLi animali da essi posseduti siano unicamente
1destinati ai lavori agricoli, dal momento che lia
a1limentazione indigena non comporta consumo

Si è rilllilita al Ministero deH'lnrdustria, Comrmericio e Lavoro ·Da Commissione nominata per
lo studio delle più urgenti ed immeidiate Tiiforme
della legisla~ione 1della prop~ietà industriale, e
composita del senatore G. Ciamician, ,dei profossori Corbino, Vivante, T rincheri, idei Consigliere di Stato Furgiuele, e dei funzionaTii del Ministero V enezian e Giuliozzi.
11 miniistro, on. De Nava, ha aperto i 1aviori
deHa Commissiione con un breve ,discorso, nel
quale ha notato tutta l'importanza che può avere nel momento attuale la legislazione sulla
prnp~ietà industriale per assicurare ilo svi'luppo
del1' industria nazionale e la necessità quindi di
modidìoare le leggi vigenti per reI1Jderle atte a
1

153

LE I. I. I.

= = = = = = === = = =

: i.

:::i= =- =- = =

taile scolpo. Ha espresso anche voti che la Commissione po•SiSa concretare le sue proposte in
tempo per essere tiradotte in un &egno di legge da presentare aUa prossima riapertura deUa
Ca,mera.
La Commissione, dopo un breve scambio d~
veidute, si è aggiomata pe:r: poter preparare le
reilazioni su le varie questioni rproposte alla discu1ssione.

= = =- =- = = = = = = = = = = = = = = = = =

ne della situazione gra'VÌssitma; sentì che, come
spesso avviene, quando l'errore non è tutto 1da
U!Ila paiìte e Ja verità non è tutta 1dall' altra, questa era inel giusto mezzo; e ll'.'api,dla,m,e nte provv:i•de a che non venissero meno i mezzi necessad ad evitaire iJ minacciante cataclisma; e con
prudente sagacia, e pur reclamando le maggiori
garanzie a <liif.esa 1dehla incolumità dell' lstiituto e
a tutela del.Ja circolazione, mise in, 'Pochi giorni
a ms,posizione del mercato parecche centinawa
di milioni, salvando jJ paese .da una terribile criIL DIRETTORE GENERALE
si econotm ica ed effic,a cemente concorrendo ad
DELLA BANCA D'ITALIA
arumentare i·l prestigio politico dell'Italia.
cc Di questa pagina ·lumi1J1,o,s,a ed alta scritta da
L·Economista traiccia UIIlO schizzo d!e:li comm.
Bonaldo Stringher, d.i'I'ettoire generale rdella Bain- Bona'.lido Stringher, di questo segnalato servigio
ireso da .Ju!i alla causa nazionale, l'Italia ha il doca :d'1talia.
·
« Come gli uomini ,di azione isi giUJditc ano nei vere dli rico:ridairsi. »
momenti di difficoltà; come il valore dei genera'li
si mainitfesta e ·si iaipprezz,a in guerra, così le quaUN COMITATO FINANZIARIO
lità del direttoire generafo idi una grande Banca
ITALO-NORD-AMERICANO
di emissione si riv.elano qu·a ndo ii! ,paese attraversa una grave, pro,fonda crisi economaic a e fiPer iniziativa di un cospicuo finanziere di New
nanziaria. E la guerra, se non lha rivelato, ha
York, rappresentante UiI1 gruppo ,di importanti
però c,o nfermato in chiaro, eloquente modo, le
eminenti qualità 1del comm. Strin:gher. Basta ri- Banche americane, si è costituito - col concorcordare quale era la situazione del nO!stro pae- so di personalità del nostro mon1do d' affarli. se nei primi ,giorni 1dell' agosto 1914. Il panico un Comitato finanziario Italo-Nord-Americano.
che si •e ra irn,posseissaito degli animi, e che si ma- Il Comitato è presieduto dal prindp don Pronifestò con la corsa folle ,dei depo'Si tanti a~i I- speTo Cofonna, sindaco di Roma, e sono com
stituti di credito e ,di risparmio per ritirnre ~ lui a rappresentare l'elemento e gli interessi i~
depositi, e con la sparizione daUa circolaZ'Ìone taliani i si,gnori : AMo Ambron, avv. Maurizio
della moneta 'Slpi:cciola, si maniifesrtò ancora, Capuano, sen. ing. Carlo Esterle, ing. Dante Ferf.en,o meno anche più grav;e, co.n la enorme con- .raris, Cesare Goldmann, comm. Pio Per.r ene,
fusione che pe,r vase anche gli uomini dotati di dott. A,l herto Pirel1i, comm. Giovanni Silvestri,
S. E. il comm. Giuseppe Volpi. Gli enti americultuir<a e di senno.
<e Due tendenze opposte si maniif estarono· al- cani sii sono riservati di design1are i loro delegati.
1
lora : un1a, della quaile si fecero iba:ndiitori i cu- l'l nuovo Comitato si propone lo studio non so ltanto,
ma
l'attuazione
dopo
le
trattative
e
le
stodi dell'Arca santa 1della ciricolazione, i quali
ammonirono a non cedere ai clamori della foJi- convenzioni che potranno essere necessarie an1a ignorante e a iteinere bene stretti i co?1doni che coi puhblici poteri - di grandi 01pere ed indelfa borsa, per evitare UJn allargamento della traprese puiblhlicli.e e la creazione di nuove pooi1Iieolazione; l' alit ra, del'la quale ffi ifecell'.'o cam- tenti j,n,cJlustrie.
pi1oni i faciloni, i quaili propugnarono la necessità - niuno ha mai saputo perchè - 1dli restiIL PRESTITO ITALIANO A S. PAULO
rtuire tutti i depo~iti, qual che fosse la somma
(Brasile)
di biglietti di Banica oocoirrente.
« Non era difficile, in questo stat•o eh cose, di
A] Ministero del Tesoro sono ,g iunte ,l e sepeT1dere la VÌiSione esatta della situazione e dei guenti notizie di notevoli sottoscrizioni per pa,provvedimenti meglio i1donei a fronteggiairl1a recch:i milioni di lire a1l Prestito naznona•l e da
convenientemente; eidi è certo, 'a d ognii modo, parte di nostri connazionaili residenti a S. Pauche seguendo gli ,a mmonimenti degli uni o pie- lo del Brasile. Fra le maggiori figurano:
gandosi alle esortazioni ,deg;li altri, si sarebbe
Ditta Matarazzo, L. 1.000.000; Ditta comm.
andati, per opposte vi.e, inicontro ad una crisi Crespi, L. 1.000.000; Ditta coimm. Gamba, LidiJSastrosa di Banche o di, circolazi01D.e, dhe a- re 500.000; Ditta Pugl~si, L. 500.000; Comm. SiVTehbe fatto sentire la sua sinistra influenzia an- ciliano, L. 400.000; Matarazzo cav. Enrico, Liche su!lla condotta politica dell'Itailia.
re 300.000; Puglisi ffigtnora Zina, L. 200.000;
cç Ma i.l dirett0ire generale 1deHa Banca d'Ita- GioTgi Giuseppe, L. 200.000; Maggi EnTico, l.Jilia non isi smarrì, non tentennò, non eisitò un so- re 200.000; Matarazzo Attilio, L. 200.000; Melo moment~. Egli ebbe chiara e 1limpida la viisio- li1Io Giuiseippe, L. 200.000; ·Morganti Pietro, Li-

1.54

e:=========~===

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO

L'IMPORTANZA DELLA CANAPE
re 200.000; Fratelli Santinoos, L. 200.000; Serraicchio Nicola, L. 200.000. Seguono a'1tri nostri
,hl l"a'ccolto clella canape, - ha detto il rag. Se22 connazi01I1alii pe.r L. 100. 000 ciascuno.
natore Borletti, presidente delle Tessciiture e Filature Riunite, in una intervista col Sole, - aJs..
surge oramai in Italia ad una Ì!mpo~tainza economica e finanziaria di primo ortline.
VENERGIA ELETTRICA
Se i prezzi illogricaimente eievati a cui è ormai
PER IL RISCALDAM~NTO
arrivato il prodotto agricolo, hanno portato aSi è riunita la Commi ion eh
·na il di-- giatezza in quei centri dove la coltivazione de'l
segno di . legge per l' es
·
assa sulla tessile si è iloca1izzaita e specializzata (Ferra.r ese,
energia · ,e lettrica usat
ento. La Bolog,nese, Napoletano}, non birsogna misconoCommislsione ha appr
e d ll'on. 'Sicere quale grande fattore rappTesenti attualSoleri. La relazione
neces- mente nella hiJancia commerciale, esportaziosità di favorire anche
· - ne di quella parte ,del raccolto che, esuberanido
luppo delle ,a1pplicaz ·
- sui !bisogni deJ.l'mdu~tria paesana, può attraverre l ':iimpo~ta,z ione 1d
sare il confine e procura.rei dell'oro.
raffronti col costo
Le ci.tre dell'attuale raccolto, che fu .tra i più
ed 1a gas che I
carsi, bastano del resto a dare esatta Ìlmrpresfu di per sè in
sione di quanto affermo. Ai corsi odierni, clhe
IU
fusione del rise
supel'lano le L. 300 al quinta:le, iil raccolto glorpratico ed ec
hale d'ltailia (che oscilla abitualmente da 900
manente ace
ad 1.200.000 quintali), che si presume non
li e mila
segna le vari
superi nell'attuale campagna gli 800 mila quindlif- ta•li, rappresenta un valore di circa 250.000.000.
domestiche
tenda al
fu ion .
Poi1ehè l'industria paesana nella sua compagid .
a che la conne attuale non può oonsumarre al di là deii 400
fisco con quelmila quintMi, altrettanti possono logicamente ve'che deve conniTe esportati per un valore cii circa 125 milioni.
ciare nel regolaLa canape è forse l'unico prodotto agr.icolo
risca1dlamento elettrico che abbia quasi quadruplicato di prezzo, senza
i di circuitli, separati e
che tanto aumento trovi fondamento tin un prodiretti ad evitare le fro- porzionale maggior costo della produzione ae a favorire tale diffusio- 1gr ari1a . Le ragioni vanno ricercaite nella condiziosi,s tema deU' abbonamento ne ,di privilegio nella quale venne a trovairsi la
li eseroenrtli impr,e se elettri- canape ita1liana dopo che le vicende 1deHa guere pr,o ponendo approvazione de'l
ra fecero scomparire le ca111api serlbe e francesi
legge, che, mentre non danneggia ed allontan·arono i lini russi, nella elevatezza
afferma la tendenza 1di aff,r -ettare till più del c•amhio, che - si risolve, nei ri-guar,d,i degli
d intenso sfruttamento delle nostre e- aoquiirenti forestieri, in un plus-prnveillto assai
I ttriche.
notevole, nella inevtitabile influenza che proviene dall' aiumeinto del valore rdi altri tessili, in prima linea il cotone, ed irnfine nella pure inevitaUN CONCORSO DI DIECIMILA LIRE
- bile specllilazione che aiccompagnò rutta l' ascePER ARTI ARTIFICIALI
isa dei corsi. Credo -c he l '.unico calmiere che il
Il Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere Governo avrebbe proficuamente potuto imporre
ed Arti ha deliberato l'apertura di un nuo;vo con una contemporanea diiisciplina delle espor« Premio Angelo Min-ich », da conferirsi per .tanide qua111tità, saTebbe stato quello sulla canaconcorso ai migliori apparecchi artificiali origi- pe. Il Governo, che ne aissoirhe oggi quasi totalnali od anche, se gid: conosciuti e in uso, note- mente i manufatti prodotti in ipaese, awebbe povolmente modificati o perfezionati, atti a rende- tuto irn tal modo risparmiare parecdhie dieci.ne
re mene;:, gravi le imperfezioni derivanti da mu- di milioni, senza provocare quegli in:conv.enientilazioni.
ti, tanto ,deplorati m altre inopportune disposiIl conc·o rso, che rÌlmarrà aperto fino al 31 di- zioni di questa natura.
cemibre 1919, è riser:vato ai soli citbadini italiani.
Al premio di lire cinquemila, assegnato dal
PER L'AVVENIRE
Reale Istituto, saranno aggirunte altre lire dnDELLA
FRUTTICOLTURA
ITALIANA
quemila per generosa ablazione del cittadino aIl 25 aprile, alle or,e 14, convennero a Roma,
mericano R. L. Coittenet. Il premio quindi rurninei locali della S. A. I., i signori : cav. Sgaravatti
ta di lire diecimila.

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155

LE I. I. I.

== = = = == == ==== = = - = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

(Veneto); comm. lngeginoli (Lomibar.dfa); cav.
G. Roda (Piem0t11te); B. Lotti,
. Nerozzi, M.
Bianchi, T. Capecchi, L. Bianchi (Toscana); cav.
R. Scadattli• (Lazio). Presenziav1aino la riunione
l'on. Edoardo Ottavi, presidente, e .il cav. prof.
Andrea Cravino, segretario generaile ,d ella S.A.I.,
e i1l prof. VagliasimJdi,. segretario generale .della
A.0.P.I. Avevano aiderito, ·telegralfa!Illdo •s piarcen. .
ti per lia impossibilità di intervenire : Ghed~ni,
Stabi,l imento Orticolo Sao, Fratelli Van Den
Bone e
. Gribaldo (Veneto); Malagola (M.arche); Allegra (Sicilia); Marcatelli (Toscana); A.
Longone, L. Pirovan.o, G. Saida (Lombaridìa};
F ratell~ Bonfigl~oli, S. Borghi (iEmilia).
L'on. Ottavi a•s sunse la presidenza ,d ella .nun1one.
Fu st-abi1ito. di presentare ial Miniistero ,dli Agricoltura i seguenti desiderata :
<< 1. Si aderisce completamente aille finalità
propostesi dal Decreto, di ragg1ÌtungeTe, cioè, l'incx:emento e il mig1ioramento ideUa frutticoltura
n,azi,o nale, e si offu-e la propria coillaiborazione materide e morale;
« 2. - Si chiede siano CIÌ'I"coscritti i mezzi peT
raggiungere tali finalità alla istituzione o all' impianto di estesi fol.lltteti ·speTimenta1i - o stazion.i regionali sperimentali ,di frutticoltura, - iper
studiare e provare l'acclimazione, la seleziOiile,
la ihr.id.azione e iil tornaconto economico-agr,ario
delle specie e varietà più adatte e convenienti
a,llo 'Scopo;
cc 3. - Si opina essere opportuna la imme·diata nomma di una Commissione .mista - ,di tecnici e di pratici, - che, entro breviissiimo ·tempo,
rifeTisca quali sono Je 'SfJ)eC'ie e .le v.arietà idi f-rut . .
ta più aidatte e ,convenienti per :}'impianto dei
frutteti nelle singole Tegioni;
cc 4. - Si conviene nella distribuzione dli crnatrze allorquando nei frutteti sperimentali ve ne
saranno a ·sufficienza per la idiscribuzione;
cc 5. - Si rinnova il voto già espresso al Conweisso ,di Roma nel 1914, che, cio-è, intentenido
il Gov.erno studiare e fissare urt ,qcua1siasi programma ·per ti1 mig1lioramento 1dell'Ortico1ltura
Nazionaile, sia sentito il1 parere ·anche dei prati1

ci e isiano chiamate anche nei Corpi Consull tivi le
raippresentainze dell'Associazione Orticola Professionale Italiana. »
L' on. Raineri ricevette difatti la Commissione
e la intrattenne sull' ar,gomento, illustrando quali siano stati, anche in questo campo, i suoi
intendimenti e il nuovo indirizzo che egli vuole dare e imPTimere alla frutticultura nazionale. Di'StSe trattarsi di Stazioni sperimentali, suil
tipo delle altre che egli voHe i1s tituire o affermare, e cioè la Stazione Sperimen'ta1le di Ri,s icoltura
in Vercelli, 1a Stazione .di GranicO'ltura in Rieti,
la Stazione ,di Bi.etiwltura in Rovigo. Stazio~ che
perseguano scopo eminentemente tecnico e pura1mente •t ecnico; studino i mezzi per ,affrancare
la nostra frutticoltura dall'empirismo 'n cui oggi si trova, e che ne attuino 'i mezzi di risorsa ;
C'he facilitino il progrediTe della esportazione nostra di frutta da tavola aH'estero, c he ne unifichino i tipi, e li avviino con accUI'ato e adatto imballaiggio sui mercati di consumo, che moltiplichino soltanto le buone ,specie e varietà ,d~ frutta oggi esiistenti neHe .dive'l'lSe regioni italiane, e
ne rdiffon1dano altre a1datte ali11a industria ,delle
marrrne'1late (e ciò anche a complemento di quanto progres1So ha ottenuto e otterrà la bieticolrura
per lo Z1Ucdhero in lta1li1a) - e, se poss~biile, ne
accliimino albre dall'estero, e ne ottengano altre
in iposto. Ma, in ogni cais,o , poche specie e varietà di sicura riuscita e di ,garaintiti tipi,.
Oli industriali mtico1tori lo risoil veranno praticamente e commercialmente neJ. loTo campo; gli
agricoltori economicamente, attuando la vera
ifiruttico11 tura industriale intensiv:a; i fabibricanti
di marmellate industrialmente, potendo creare
il tipo italiano; e ,gli esportatori commercialmente, potendo presentare sui mercati esteri la
nostra ,produzione e imporla contro la concorrenza di altre regioni.
·
Quanto a1l.Ja rappresentanza dell'Associazione
nei Corpi Consultivi, il ministro Raineri si disse
l~eto di -accetta.re la -coUa:boTazione idei p:riatiici,
che egli ritiene utile~ fattiva, e promise di chiederla all'Associazione Orticola Proifession,a,l e.
Speriamo che così sia.

Relazioni,

Bila.nei

L'opera grandiosa della
Società Anonhna Italiana
Gio. Ansaldo ®. C.
Gli Stabili men ti
1. Slabilimento Meccanico - Sampierdarena - 2. Stabilimento per la Costruzione di Locomotive - Samp.ierdarena - 3. Stabilimento per la Costruzione delle Artiglierie - Sampierdarena - 4. Stabilimenfo della Fiumara per
Munizioni da guerra - Sampierdaren - 5. Stabilimento
per la Costruzione di Motori a Scoppio e Combustione Interna - San Martino (Sampierdarena) - 6. Stabilimento
per la Costruzione di Motori da Aviazione - San Martino
(Sampierdarena ) - 7. Fonderie di Acciaio - Campi (Cornigliano Ligure) - 8. Acciaierie e Fabbrica di Corazze Campi (Comigliano ILigur ) 9. Stabilimento Elett,·otecnico - Campi (Cornigliano Ligure) 10. Stabilimento Metallurgico Delta - Fegino (Cornigli.ano l.igure) - 11. Fonderia di Bronzo - F gino (Cornigliano L igure} - 12. Stabilimento per la Fabbricazione di Bossoli d'Artiglieria F gino ( orniglì no Ligure) 13. Cantieri Officine Savoia - orni li no igure - 14. Fab brica di tubi - Fegino
(Corni li no i ure) 15. Cantiere Aemnautico - Borzoli
(M r ) - 16. antiere Navale - Sestri Ponente - 17. Proi ttifi i An aldo tri Ponente - 18. Fonderie di Ghisa li - 19. Stabilimento fJer la Fabbricazione di Materiali R Jrattari - azzano (Serravalle Scrivia) - 20. Of-fì in Ali· tim nlo Navi - Molo Giano {Porto di Genova)
- 21 . Mini re di Cogne - Cogne (Valle d'Aosta) - 22. Stabilim nti El ·ttrosiderurgici - Aosta.

L A ss emb lea
1

li della sede legale, .in Roma, ha avuto luogo,
or 15 del 31 Marzo, l'Assemblea della Società Anolt li na « G.io. Ansaldo e C. ». Presiedeva il Presiomm. Pio Perrone; erano presenti l'Amministra1
to, Comm. Mario Perrone, i consiglieri ing. N~
bor oli ni, ing. Antonio O rnati, ecc. Erano rappJ"esentate
103. OI5 zioni.
Il
gretario, Comm . Arvv. MiHelire, dà lettura della re. lazi n del Consiglio d ' Amministrazione, i cui principali
a c nni vengono salutati da applausi.

Relaz ione del Consiglio
d A m m in i s trazione
1

Tutto prevedemmo e tutto predisponemmo per corrispondere alle esigenze della difesa, anche senza attendere suggerimenti ed incitamenti, rutto osando, rpur di a,ssolvere degnamente il sacro dovere che la salvezza d ella Patria imponeva alla nostra Industria.
La nostra opera è consistita nello sviluppo e nel miglioramento degli impianti es.i.stenti, e sopra tut.to nella creazione di nuovi mezzi di lavoro; l,a quale creaz ione si svolse attraverso a grandi difficoltà di ordine tecnico, amministrativo e finanziario, che misero a durà prova la nostra
costanza.

I tras porti n Il carbone . L e materie prime
Tre elementi sostanziali ci preoccuparono principaLmente per la miglb:.-e utilizzazione delle nostre officine, e cioè:
i trasporti - il carbone - le materie prime.
Per risolvere i gravissimi ed essenzrnl.i problemi relativi
all'approvvigionamento dei nostri Stab1ilimenti era indispensabile procurarci navi da carico con le quali ·importare
dal,l'estero le macchine occorrenti e le quantità enormi di
carbone e di materie prime che consumano e trasformano
fr nostri Stabilimenti, i quali, non avendo ass:~cmati i trasporti, invece di essere, come sono, in piena attività, avrebbero dovuto rimanere inoperosi e chiusi, con inoalcolaibrile danno della Nazione, oui sarebbero mancati gli strumenti bellici che le abbiamo fornito e che le provvediamo .
Malgrado però la preveggenza di queste necessità, non
possiamo dire di avere completamente risolto il problema,
perchè le circostanze creano sempre nuovi e maggiori bisogni, e d'altronde crescono le difficoltà per provvedere
regolarmente a tutti gli approvv,i gionarnenti dei nostri opificii.
In relazione a queste necessità, abbiamo dato un nuovo
e vigoroso impulso alla Società Nazionale di Navigazione, della quale V.i intrattenemmo nell'ultima assemblea,
aumentandone il capitale e la flotta.
Da ciò dipende, anche, la maggior cifra figurante in bilancio dei titoli di proprietà
Il penoso stato di cose generatosi in conseguenza della
guerra ci ha persuasi altresì della necessità di volgere la
mente allo studio di nuovi problemi industriali, la soluzione dei quali ridonderà, nel periodo dopo guerra, a vantaggio dell'economia nazionale, in quanto la avvierà verso l'emancipazione dalle esose pretese dei mercati stranieni. r:5a questo programma ebbe origine la nostra decisione
di partecipare alle Miniere di Cogne, nella V alle d'Aosta,
ed alia utilizzazione razionale, median te adeguati impianti, delle potenti forze idrauliche esistenti in quella regione . Così potremo conseg,uire, da una parte un alllll1ento
della produzione di quel nerbo della Guerra e dell'Jndus.tria che è acciaio; d'altro lato, l'avviamento della nostra
Società. verso un ramo speciale della siderurgia tuttora
mancante in Italia, per quanto indispensahile, e cioè la
produzione delle ghise d i alta qualità, che si ricollega a
quella degli acciai speciali cui è strettamente legata l'industria meccanica nazion ale.

11 Bil ncio dell'Esercizio 1916, che ci onoriamo di presentare alla Vostra approvazione, rispecchia e compendia
il lavoro che in questo tempo hanno eseguito i nostri Staibilimenti, attendendo , con ,l a febbrile attività richiesta dalle circo tanze, alla intensa produzione di innumerevoli strumenti da guerra, assecondando le iniziative degli Uomini eminenti cui è affidata la preparaz-ione dei mezzi per
combattere la guerra fino alla Vittoria. E Voi potete andar fieri dell'opera che la vostra Società ha saputo svo1gere in questo periodo per la difesa della Nazione.
Un grande a f:JtJen ire
Dati i mezzi industriali dei quali potevamo disporre, daQ uesta industri a è destinata ad un grande avvenire, ma
ta la preparazione tecn ica dovuta all'esperienza di una
lunga consuetudine di lavoro , ritenevamo ci incombesse le ghise speciali onde abbisogna, d oveva , quando poteva
verso la Patria un obbligo magigiore di quello spettante a averle, impor tarle dalla Svezia o d all'America. Orbene, H
nostro pro gramma tende a sottrarla a questa soggezione e a
quals,iasi altro cittadino.

r

157

LE/. I.

I.=================== = = = - = = - - - - = - - - = = = = = - -

colmare questa grave lacuna nella produzione metallurgica
nazionale , mediante gli impianti di Cogne e di Aosta. Mercè questi impianti, Je Acciaierie Nazionali specializzate ,
traendo profitto di un materiale ferrico che non teme
confronti, prodwranno e forniranno all'industria meccanica degli acciai insuperabili.
·
L'aumento, già effettuato, del capitale, che fu portato da
·30 a 45 milioni, e l'emissione di obbligazioni ipotecarie
per l'importo di lire 25 milioni, operazioni che voi approvaste nell'Assemblea straordinaria del 19 Ottobre scorso,
ebbero un esito veramente felice, che dimostra il largo credito goduto dalla nostra Società e che ci fu motivo di legittima soddisfazione.
Tali operazioni hanno contribuito all'incremento della
nostra Azienda; malgrado ciò, la cifra rilevante degli interessi passivi gravanti lo scorso Esercizio ed il notevole
aumento dei debiti , sono un indice eloquente dell'entità
dei sacrifici compiuti.
Questa maggior cifra di debiti d ipende dai nuov1 un pianti costruiti durante lo scorso anno, per la necessità di
portare le nostre Officine a quel progresso tecnico ed a
quella vastità di produzione che le es1genze richiedono,
nonchè dalla mole dei lavori in corso.
Per ovvie ragioru, che voi intuite, non possiamo darvi
particolari notizie circa l'attività dei nostri Stabilimenti
durante lo scorso Esercizio. Ci limitiamo a dirvi che la pro-·
duzione oro è ormai estesa a tutti gli elementi coi quali
si combatte questa aspra guerra, sia in terra come sopra
e sotto il mare e nel nuovo campo di 1batt1'l,glia del cielo .

Le difficoltà sormonta te
Questo breve e sommario riasstllilto dell'opera nostra non
è certamente sufficiente ad illustrarla in tutta la sua complessa mole ed in tutta la sua capitale importanza , e tan•
to meno a darvi esatta conoscenza delle difficoltà che sorsero ad intralciarla e che vincemmo a prezzo di uno sforzo tenace e continuo, sia nel campo tecnico che finanziario. E siamo lieti di manifestare la nostra piena soddisfazione iper il contributo intelligente , vclonteroso , disciplinato , che ci diede tutto il personale della Società, dai Di1rettori , Ingegneri, Personale tecnico ed amministrativo, alle grandi masse operaie. A tutti questi volonterosi, che nel
campo del lavoro hanno, con tanta fede e con tanto amore patrio, contribuito alla difesa del Paese ed all'opera della Società, vada il Vostro e nostro applauso, la Vostra e
nostra riconoscenza.
Sorretti dal Vostro apROg,gio e dalla nostra ferma volontà, proseguiremo senza tregua ed a costo di qualunque
sacrificio nel nostro prog-r amma, destinato, durante la guerra, a prepararne gli strumenti, e mirante anche, dopo la
pace, a fondare sul lavoro e sulla produzione la Civiltà restaurata e ad emancipare il Paese dal servaggio economico
vemo lo straniero, facendo sì ohe l' industria italiana possa misurarsi· degnamente nel campo della concorrenza internazionale.

Gli aum enti al personale
Anche i·n questo, come nello scorso Esercizio , certissimi
di interpretare i V ostri sentimenti, abbiamo dato il nostro
concorso in larga misura alle Opere di bepeficenza e di
soccorso; inoltre, il costante rincaro dei generi di prima
necessità ci indusse ad aumentare opportunamente le
paghe ai nostri operai e .le retri,buzioni di tutto il nostro
personale.
Prendemmo, altresì, larga parte, come era nostro dovere,
alla sottoscrizione dei Prestiti di Guerra.

158

Il dividendo
Il Bilancio che vi preseptiamo si chiude con u n utile di
L. 2.309.372,60. Vii proponiamo quindi di deliberare il riparto di un dividendo di L. 15 per ogni azione sociale. ·
In conformità delle disposizioni statutarie (art. 10), scadono d'ufficio, per compiuto quadriennio, il Consigliere e
Presidente del Consiglio, Comm. Pio Perrone, ed i Consiglieri Comm . lng. Antonio Ornati e Comm. Prof. Lazzaro
Ricci, tutti rieleggibili a norma dello statuto .
Vi invitiamo quindi a procedete alla nom ina di tre Consigheri, nonchè a quella d i tre Sindaci effettivi e due supplenti,.

L a relazione dei Sinda ci
Il Comm. Avv. Lorenzo Bozzo legge quindi la relazione
dei Sindaci :
Le deliberazioni da voi adottate nella seduta dell'Assemblea Straordinaria delli 19 Ottobre u. s . ebbero la loro piena esecuzione, onde ragione di vivo compiacimento per
ropera del Vostro Consiglio d'Amministrazione. La discrezione che l'ora presente impone a tu tti, non ci esime
dal segnalarvi lo sviluppo dei vostri e )'l.ti indu triali, che
anche col sussidio di opportune partecip azioni in altre industrie analoghe od ausiliarie, attesta l'utilit del p rogramma da voi costantemente approvato.
Il Bilancio che viene sottoposto alla v ostr approvazione è stato compilato d'accordo col vostro Consiglio d'Am ministrazione: esso è formato, come i prece d enti, secondo
quei critert di prudenza che specie l'attuale momento politico-economico consiglia .
La contabilità è regolarmente tenuta , e le ritture sociali irispondono al Bilancio, che raccomand iamo alla vostra
approvazione.
!L'esercizio 1916 si chiude con un profitto di L 2 milioni
e 309.372,t>0, sulla -;ui assegnazione tenuto conto d elle
disposizioni di legige e di statuto - siete chiamati a deliberare.
,I l vostro Consiglio, che con febbrile attività e chiara visione degli alti doveri verso il Paese , ha curato l'ampliamento ed il perfezionamento delle vostre officine, deve
trarre alto conforto all'assillante, conti nuo I varo nel nostro
plauso. Questo plauso è diretto al Presid e nte ed all' Amministratore Delegato, ideatori del pro gramm sociale, alle
Direzioni, al personale ed alle maestranze operaie, perchè tutti hanno cooperato con ferma ed opero a tenacia al
lavoro compiuto.

Roma, li 14 Marzo 1917.
I Sindaci
F.to LORENZO BOZZO
» MARIO FA TOZZI
» AGOSTINO VIRGILIO

L a r ielezione per acclama zion e dei consiglieri scaduti
II Presidente apre la discussione sulla relazione e sulle
proposte del Consiglio di Amministrazione. L'azio nista Piperno si diffonde in alcune osservazioni, alle quali risponde con parole sentita.mente patriottiche e con argomenti efficaci e concludenti il Presidente, Comm. Pio Perrone, il
cui discorso caJdo e sincero è vivamente applaudito. La
relazione e le relative proposte sono approvate ad unanimità.
L'azionista Piperno propone un saluto augurale al generale Cadorna; l'Assemblea sorge in piedi acclamando.
Il Consulente della Società, Avv. Luigi Parodi, illustra

RELAZIONI, ASSEMBLEE, BILANCI
alcune niodificazioni allo statuto sociale, che vengono approva te.
P er ccl
azione vengono rieletti i consi glieri scaduti
d ' ufficio p r compiuto quadriennio : Comm . Pio Per-rone, Comm . lng. Antonio Ornati. Al posto del Comm. Ric ci vien
· to l' avv . Alessandro Millelire Albini.
11 P r
ropone un saluto al Comm. Lazzaro Rie. ·
salute non gli permette di dar più l'ope. Si associa, a nome dei Sindaci, il ComSi approva, pure per acclamazione, che
Sin-ìaci effettivi i Sigg.: Avv. Lorenzo
ario Fantozzi e Avv. Agostino Virgilio;
Giuseppe Pesci e Dottor Giuseppe Ri-

servizio e per le famiglie dei richiamati dato 'dal Reparto
Viveri, istituzione la curi, iprovv.idenza va rivelandosi sempre più efficace, come può ded1Ursi anche dalle quantità
dei generi venduti, che da quintali 3500 nel 1915 sono saliti a 4360 quintali nel 1916; all'importo degli aiuti alle famiglie dei richiamati e delle varie altre spese di assistenza civile, in L. 312.336,98.
Infine, conferma quap.to è stato già reso d i pubblica ragione anche a mezzo della stampa cittadina a proposito
delle facilitazioni concesse al pubblico, d'accordo con l'Onorevole Comune, e che si imperniano essenzialmente sullo spostamento a lP:iazza Venezia del frazionamento a Li:re O, 10 in provenienza dalla Ferrovia, e viceversa, con la
facoltà dell'uso dei rimorchi per le linee percorrenti via
blea si è riunito il Consiglio d'Amm ini- Nazionale.
h confermato per acclamazione a PresidenLa relazione , poi, così prosegue :
t
Anonima haliana Gio . 8-nsaldo e C. il
·« Ad onta delle difficili condizioni del momento, non
abhiamo omesso di provvedere rigorosamente ai deperimenti e alle perdite cli valore del patrimonio sociale , in
quella misura e con quei cri terii che le condizioni particolari della nostra Azienda e la natura delle nostre concesccellente situazione del- sioni esigono.
cc Dopo ciò, possiamo proporvi anche in quest'anno di
ocietà Romana Tratn- ripartire
la differenza fra introiti e spese, ammontante a
L. 535.724, 12, ag.giunta al residuo utile dello scorso eserciOtnnibus.
w
zio di Lire 1A40,42, e quindi, in totale, la somma d i

L'

1

Marzo ebbe luogo l' Assembllea Generale nel modo seguente:
di codesta Società.
n sunto della Relazione del Consiglio di
a) Ai Sig.nor;i Azionisti, per N. 48.000
e.
azioni, in ragione dd L. 10 per azioun riverente saluto alla memoria degli imnti morti in guerra nel 1916, e un .augurio
sotto le a:nni, il Consiglio passa a dare
zio 1916, che si è svolto in mezzo a non
tecniche ed economiche per igli approvvimateriali ,occorrenti e ai disagi per i conle armi del personale pratico del servizio .
è chiuso con il s eguente risultato:
lessiva L. 7.774.355 ,65 , con llln aumento
, 3 sul precedente esercizio.
o fu dato da N. 72.966 .616 viaggiatori, con
i 4.733.785 su .q uelli dell'anno precedente.
· vetture-chilometro effettuato dal materiale
di 11.161.703, superi.ore di 173.753 a quelte esercizio, con una percorrenza media
Km. 169,7 a:l giorno, contro i Km. 166 ,7
constata poi gli eccellenti risultati economigiunti dall'eserdzio della Sotto-Stazione di
di via Baocina, tali da averlo deciso, non
le difficoltà attuali , al secondo passo già
via di sistemazione del1a alimentazione
un impianto analogo nello Stabilimento di
ltre di aver concordato con il Comune di
o di una linea tramviaria al Gianicolo e a
M
e annunzia ['esperimento imminente in servii2i
· i vetture ridotte a contenere soltanto viaggiat
, e destinate a sussidiare le vetrure ordinalinee e nei periodi di traffico più intenso;
h ha g,ià trovato imitatori non solo nel
Camune d i Rom , ma anche in altre ragguardevoli città
d'Italia.
li Consiglio accenna poi all'impiego dell'elemento femminile, oltre che alla distribuziione dei biglietti, anche alla condotta delle vetture; al vantaggio per il personale in

L. 537.164,54

ne •
· · · L. 48 0.000,b) 5% al Consiglio di Amministrazione
(art. 25 dello stahl to) L. 26.666,66
e) 5 % a disposizione del Consiglio per
1e erogazioni previste dallo stesso
articolo dello statuto
L. 26.666,67

L 533.333.33
riportando a nuovo .
L. 3.831 ,21
cc Essendosi distribuito nel mese di Ottobre scorso , per
l'esercizio 1916, un acconto dividendo di L. 5 per azione ,
il saldo dividendo di L. 5 verrà pagato a datare dal 16
aprile.
cc Dovete, infine, eleggere il Collegio Sindacale e fissarne
l'emolumento per l'esercizio 1917. »
!I..; Assemblea, udite .le .rdazi.oni del Consiglio di Amministrazione e del Collegi.o dei S i,ndaci ;
ipreso atto delle modificazioni di tariffe recentemente
concordate col Comune;
plaudendo all'opera degli Amministratori, dei Sindaci
e del Direttore, appr<Wa il Bilancio e il Conto Perdite e
Profitti per ranno 1916, e delibera il riparto in xagione di
L. 10 per azione ed il pagamento del saldo dividendq in
L. 5 a partire da} 16 Aprile 1917.
Il Consiglio di Amministxazione r,imane com.posto da:
Brisse cao. uff, avo , Alessandro; Esterle comm. ing.

Carlo, senatore; Gagliardi cav. avo. Giulio Cesare;
Genovesi comm. Filippo; Grismayer comm. prof.
ing. Egisto; Mazzanti comm. ing. Luigi; Pace commendator Giorgio.
Sono poi stati eletti Sindaci effettivj: Alibrandi cao. avo.
Paolo; Garavaglia ing. Carillo; Scotti gr. ufJ. aov.
Carlo. - A Sindaci supplenti: Ridolfi cao. uff. A n-

tonio; Rinaldi avo. Andrea.

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De Piccoli), costruzioni edilizie e mura.rie in g'e ·
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Ettore Pellizza, a sindaci supplenti i siignori: rann1.
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NAPOLI. - Unione tessiture, Società anoni(capomastri Viin•cenzo Sotgia, Angelo San11a ·e Gerolaimo P.iu) costruzioni edilizie - ca•p, iniziale ma per il commeiroio dei te-ssuti. Cap. L. 50.000
in 100 azioni da L. 500. Presidente sig. Ales'San•
L. 3000, durata 5
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ta un anno, dal 23 scorso dicembre, prorogaibile
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che Pocc,1rd1' • A. Gal'1"na e C. ·- Società in ac-co•
PISA. - Società anonima 1°ndustrie ·aereoma- mandita sem:p1ice, avenfo per oggetto l'esercizio
rittime Gallinari - Industria e commercio' di ap- , .di fonderie ed offiome me.cca:niche .i n gene.re, ed
paTecchi aeroanohili, co.sfruzioni navali, foro par- ~n ispecie della fonderia ed officina meccanica in
ti ed access-OIUJi ed Industrie affini. Capitale sa- P.me.I10lo COIIli1_eirita ailla Società da:Lle si,g111JOre Pocciale L. 600.000 di-v.iso in 6000 azioni da L. 100 ca,rdi .madre e hgEa.
cadauna.
GENOVA: - Mim'ere carboriif ere del BaciA costituire il pr.iimo Consiglio di Amm~nii~tra- nel7o, a,no.nima, avente per oggetto la estrazione
zione f'Ul"ono nomiinati .i signOl"i: Fer.dinando Biz- delle li.gnii.i, ,predette e di altri combustibili, nonzarri, avv. M.ario Cerutti, march. avv. Folco Gen- ahè .il .commeox'io o la !oro tra1sf,ormazione. La dutile F annoia, comm. Tommaiso Pate, cav. uff. ing. rafa dellla Società è staJbilti ta hno aJ 31 dicembre
Eugell!Ìo Piacani, cav. Guglie1mo T omei, avv. Pie- 1966. Il capitale sociale è di L. 2,500.000, diviso

anJna.

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1902
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ROMA.

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1911

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Grand Prix et Médaille d'Or
- Gran Premio e· Medaglia d •Oro
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Encomio di S. A. R. il Conte di Torino
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11:X . . OAT'ATION

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NUOVE

AZIENDE

.in azioni da liire 100. Esso è ra.ppresentato per
L. 1. 700.000 da a·pporti di beni imm.obil.i, tenuta
Bacinello, e 1ire 800.000 i•n c.anta.nti.
Allla cootituzi one deHa Società hanno, tra gli
altri, partecÌlpafo le Soc:ietà Ilva, Carhorufera InduS'triale Italiana, M ·ineraria Elettr.ica deù Valda.rno, Toscana Industrie Ag_ricole e M •i nerarie.
A consiglieri vennero nominati -i sigg.: i.ng. Alberto Lodolo, comm. Cesare F era, o:n. ing. Arturo Luzzatto, ca,v. uff. Edilio Pozzo, comm.. Davi.d
Viale, c<i.
Anseàmo Po,ehinteista, ing. Alfredo
Gerli, .in,g. M~rti.no Bulle; ed a sindaci per iJ1. primo esen:izio furono nominati i signori: march.
Leopoldo Da·paissano, cav. Ernesto Pizzo,rn,o , .ing.
Pio Soria, effettivi; Pa,o lo Baquis e Arturo Galleani, s upple·nti.
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MILANO. -

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Società collettiva con stabilimento a Ca.s-t.igl.ione
d'Adda e sede .in Mila:no, Via G uerrazzi 8 - D urata 31 dicembre 1927 - cap. L. 10.000 - Essa
ha per is·copc;> da lavoraziione ed il commercio di
MILAN O. O{fcine Pesaro. Società in n-ome metallii ~n genere, con studio d-i rappresentanze.
ollettivo con .sede in Milano, vi•a De Amicis 48.
MIL ANO . M. Amoruso S amuele e C. D urata fino al 31 dicembre 1918 salvo proroga. Società collettiva con se de in Milano, via B arozzi
1

(Segue a pag. 12)

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Du,r t 10 I11ni, capitale L. 50.000 - O g,g'etmmcrcio di importazione ed e..siportaz;ione in Baroni e C. Società in accomandita semplice, durata no;ve a1nni. Caip. L. 400.000, pe,r l'industria
nere.
MILA O. - Giuseppe Palma di Enrico Pal- grafi.ca e.d affini.
MILANO. - Monti e· O curo. Società coliletma. Società collettiva con sede in Milano, via
lcLini lo. Durata 31 dicembre 1927 - Ca.pitale tiva con sede -in M illano - Durata fino al 31 diL. 15.000. - Oggetto: fonderia indu,striale delle ceim,bre 1922. C aipitade L. 15.000. Essa ha per ogl hc metalliche di bronz-o, ottone ed alluminio. getto la rappresentanza di case nazionali ed estere di ma.cchine, utensii.leri , artiico1i tecruoi in
MILANO. - O{fcine G. Forti di G. Forti ed
lng. G. Zucchetti. - Società collettiva con sede genere e vendita de,gli articoli tessi.
MILANO. - Torriani e Griziotti - Soc.ietà
i.n Milano, via Ca·s telvetro 24. Durata sino aJ. 31
m uo 1927 Cap. L. 60.000 CostruziÌOllle, collettirva con ,s ede in Milano, via Po.ntaccio 14.
ommercio e noleggio di ,scale aie.ree, meccani- Durata tino al 30 giugno 1922. Cap. L. 10.000. Essa ha p e.r ;ggetto iJ. commercio e la rruppresenche e comuni, di ,ponti mohiù.i. •
tainza -in sete ed affini.

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MILANO. - Fontana e B ernasconi. - Socieviazione. Società anonima per azioni, con sede
in Milano - Duraita 10 an,n i - Ca p. L. 500.000 tà cohlettiva con sede .in M .ilano, v.ia Trieste 9,
- Lavorazione, :finitura, commercio di eliche per ,capitale L. 600.000; avente per iscopo l'ass'l..llilzio1

lil,e di lavor.i militari, durata hn che du.reraruno
MILANO. - Immobiliare _Milanese. - Socie- lavori stessi.
tà anonima ,p resieduta dal sig. Antonio Gel pi;
MILANO. Ossidi Metallici. Società ainOilllima
durata 25 anni. Caip. L. 500.000. Essa ha pe«- i- con s e de in Milano e .stahilimeinto a Cannob.io.
s opo l'industria ed il commercio di beni immo- Durata, 31 dicembre 1926. Capitale L. 275.000. bili, urbani e rustici.
Essa ha per oggetto lo studio ,e Jo sifrutta:mento
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1

(Segue a pag. 14)

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e stato definito a ,ragione uno dei più sup t! rbi miracoli dell 1ndustria ltaliana.

1915 noi si era pur troppo tributari dell'estero p~r quanto riguardava la produzione e lavorazione deJJ'ottone, ogInfatti, mentre fino al

gi anche in questo possiamo dire di esserci completamente emancipati.
Ideare, costruire e mettere in opera fu tutt'uno. E laddove non era
che un terreno acquitrinoso sorge oggi uno Stabilimento che ha suscitato l'ammirazione dei competenti e le più ampie lodi di tutte le Commissioni Militari inviate a visitarlo.
Ideato nel marzo, costruito in aprile,

riconosciuto

Ausiliario con Decreto Ministeriale N. 90 del 23 maggio

Stabilimento

1916, .e sso ha

cominciato a fu'nzionare in giugno ed è stato durante quest'ultimo anno la fucina ardente del più ben inteso patriottismo, poichè vi è stato
rifuso, laminato e trafilato, gran parte del rottame in utile requisito dallo
Stato pei hni della guerra, e le sue maestranze fervida fede -

istruite e guidate con

vi hanno trasformato in materia nuova da rilanciare

cont'l'.'o il nemico, una ingente quantità di bossoli sparati, da fucile e da
cannone, raccolti lungo la nostra gloriosa frontiera.
E così continuerà ad assolvere il suo compito fino alla vittoria. ·
Dopo ; le sue possenti ma~chine, -

che sembrano mosse vertiginosa-

mente più dall'impulso animatore di colui che ha se.gnato col suo nome
questa nobile impresa e si appresta ad ampliarla, che dalla forza · motri- ·
ce -

daranno

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loro più vasto contributo alle opere della pace.

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13

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AZIENDE

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della peJJlicceria sia irn natura che confezionata.
prodotti .interes arnti l'iiindustria chimica.

MILANO. - Bigliani e Porrini. Società colCASALE MONFERRATO. Fratelli Guazlettiva con sed•e .in Milruruo. Durata 5 aJilJtli, Capi- zott1·. Soci.età i.in accomandita on sede in Ca,s ale
tale L. 5.000. Scopo: rappr,esentanza e i.1n1dustria - Durata 5 a'l11ni, ·cap. L. 50.000. Scopo: commerdelle bretelle ed affini. .
cio di gene.r.i aJimentar~.
MILANO. - Fratelli Snider. Società collettiMILANO. - Piou e C. - ocietà Anon·i ma con
va con sede .in Milano. Durata 9 anni. Ca.pitale sede in Milano. Durata 9 anni. Ca,pitale 200.000
L. 3.000. Oggetto: fabbr.i cazione e vendita di ~ire elevabile fino a 500.000. E sa ha per oggetto
macchi.ne automatiche di r.i,s calda.mento elle·t tri: l'industria di appare chi e
cessori cinematoCO,
g'rahci. Il gerente on firm
il .siglnor P.i,o Piou.
TORINO. - Col7ino e figli. Società iini a,ccoMILANO. - Massironi Bonati. Società colmandita, con sede m. Torino, v.ia Arsenale 19. iettiva 00.1 se,d e in Mil n . Dur ta 9 ainn.i. CapiDurata 6 anni. Capi.tale L. 20.000, per fabbrica di tale L. 8000. Og etto: commcr io di pelliccerie sia
pianoforti e strumenti musicali.
in natura che confezionate.
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1922. Cap. L. 10.000. Essa, ha ,p er sogg,e,t to la industrja e il c01mme·rcio d,eille confezioni per si-

BRESCIA. - Soci ta Anonima Moretto.
Con rogito Not. Bettoni ve.nne costituita con sede in Bresci la suddetta società duratura hno al
31 dicembre 1950, col capitale· di L. 20.000, diviso in 200 azion i da L. 100 · cia.s~una, av,en.te ,per
grnora.
ogget-to la produzione, il commercio ,e J noleggio
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Maggio 1917 •

IN COPERTINA :

ALTE PERSONALITA DELL'l DUSTRIA ITAf....IANA -

Il comm . ET-

TORE CONTI.

NE.L TESTO :

1L MAESTRO DEGLI I GEGNffiI lTALIANI : GIUSEPPE COLOMBO (una illustraz ione)
Pag.

17

PER IL PRESTIGIO DELL'ITALIA ALL'ESTERO E DELL'JTALIA IN
ffAILIA - Le I. I. I .

l)

21

LA PREPARAZIONE ECONOMICA NAZIONALE - On . EDOARDO PANTANO, già Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio .

l)

25

L'ORGANIZZAZIONE SOI.E.NTIFICA DELLE INDUST.RIE MECCANICHE 1N ITALIA - /ng. Prof. G. 8ELLuzzo, del Politecnico di Milano

»

31

UNA RICCHEZZA MINffiARIA lT ALIANA : L'AIILUMINIO gnere BERNARDINO LOTTI, del R. Istituto Geologico .

l)

36

l)

40

>

43

>

47

»

49

>

55

>

69

l)

71

IL LAVORO DELJ.JE DONNE -

Inge-

Prof. Lu 1c1 FERRANNINI, della R. Uni-

versità di Napoli

PUNTI DI VISTA -

N.

L' INDUSTRIALIZZAZIONE DELLA PROPRIETÀ IMMOBJLIARE L GRANONE
LA MANIFATTURA ITALIANA DI CINGHIE MASSONl E MORONI
(dieci illustrazioni)

LO SVILUPPO DI ALCUNE GRANDI INDUSTRIE CHIMICHE DURANTE E DOPO LiA GUERRA - Prof. ETTORE MoLINARI, del Regio Politecnico di Milano

SPLENDORI E DELIZIE DF1JLE GESTIONI DI STATO L'INDUSlRIA FLORE.Al.E E DEI .AROFUMI -

L 'INDUSTRIA DELLE BEVANDE .AJ...COOLla-tE ~

PRESSE IDRAULICHE -

( ... ) .

Dott. Prof. U. FERRETTJ

A. FALASCHI

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OLI lTtA!L,lANI ALLA FIERA DI LIONE -

>

80

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84

»

91

l)

97

»

113

Dott. IsmoRo REGGIO, inviato

speciale delle / . I. I. (una illustrazione) .

RASSEGNA DEL MOVIMENTO JNDUSTRIALE ITALIANO DI APRILE

(Proprietà letteraria)

MESE

GH E MASS

ONI

a
e

a

1. I. I.

er il prestigio
dell'Italia all'Estero
e dell'Italia 1n Italia
!S CORSO

SERIO

AGLI

Il Corr1ere della Sera in due o tre
l'ti oli scultorei ha posto di nuovo
lin nzi alla opinione pubblica rima
p ·11 ntc problema della propaganda
it · li a all ,Estero. Il grande giorna
I · h ancora una volta rimproverato
ministri pa r ticolarmente intea
ti alla questione (Boselli, Sona
, 1
Scialoia) la loro ostinata indif..
n.mz.a di fronte alla importanza di
"n razionale organizzazione per far
· rn . cere ai popoli alleati, amici e
1 • t raL la grandezza dello sforzo
mto dalrltalia da che è scesa
111
'l ~npo nelrinteresse suo e della
nità.
di fatto che m Inghilterra, in
m · ica, in Francia, in Russia i nomensi progressi, i nostri indi·il ili ·acrihci, il nostro ero1smo militar', 1ndustriale, 'f nanz1ar10, non
u , ffatto conosciuti.
L ~ l , lia e gli Italiani sono tuttora
ti attraverso i nostri rottami
logici, i nostri flebili tenori e
0

INDUSTRIALI

ITALIANI

le nostre correnti migratorie, nelle
quali le g.randi città cosmopolite come Parigi., Londra, New York, Zurigo, ecc., reclutano i più bassi detriti
sociali.
I danni morali e materiali che simile falsa e stupida visione infligge
all \ntt:ro paese, sono in calcola bili.
Tratto tratto abbiamo potuto percepire i primi risultati umilianti a
traverso i discorsi dei maggiori uomini politici inglesi e francesi nella
mentalità dei quali è disegnata una
ltali2.. non molto dissimile dalla Grecia o dalla Rumenia, inferiore al Belgio o c1Ha Serbia.
La cronaca dei recenti avvenimenti nord-americani ha sottolineato con maggiore brutalità le conseguen::;e di un ,opinione pubblica non
informata o male informata sul nostro conto.
Quando alla conclusione della pace saranno tira te le somme per tut ...
ti i popoli, verranno riserbate a noi
21

LE I. I./. - -- - - - - - - - - - - - == - = = = = = - - _ = - ______ = =

== = = = =

- se non si provvede - amare, do- -fìcano soltanto alla Consulta o a Palorose e forse intollerabili disillusio- lazzo Braschi.
m.
Queste mentalita sono diffuse in
tutta Italia, a Montecitorio come a
Questa trascuratezza, questa m- Palaz zo Madama~ nei Consigli di
hngardaggine nella coltivazione a Amministr zione delle grandi Bannostro pro-fitto dello spirito pubbli- che come n e ll aule universitarie~
co straniero viene imputata, come tra i diri n i 1 no tre società indudicevamo da principio, alla nostra di- tri li
m tra i funzionari delle
plomazia, al suo supremo dirig nte pubbJ; he mmm1strazioni.
on. Sonnino, al ministro Scialoia, I
In tutti
t sti ambienti - salvo
quale sarebbe stata affidata in m - poche c zioni - non si ha la più
do speciale - a quanto si dice - la lontana id a del problema della proorganizzazione della propaganda, e pag'anda.
al Presidente del Consiglio, on. BoTutti criticano a questo proposito
selli che non avrebbe sufficiente e .. la insufficienza e la neghittosità del
nerg'ia per esiger dai suoi due col- Governo in quanto tutti sono orlaboratori cure m ggiori delI1impor- mai in grado di misurare l'ampieztantissimo problema.
za del danno che simile negazione
Il quale, secondo noi, ha radici ci arreca; eppure tutti, nell'ambito
molto più vaste di quanto la stampa delle proprie azioni e dei propri poitaliana suppone e ritiene.
teri, si conducono più o meno come
La nostra rivista è stata la prima gli on. Sonnino, Scialoia e Boselli.
a rivelare le irrimediabili de-fìcienze
Della scienza propagandistica in
della nostra diplomazia~ e della im- questa nostra Italia giovane e ineperiosa necessità di riformare da ci- sperta .si è fatto un sinonimo di ciarma a fondo il sistema di reclutamen- latanesimo.
to del nostro personale diplomatico
Le nostre masse industriali non
e consolare, le I. I. I. hanno fatto u- hanno ancora un 'idea ben chiara
no dei capisaldi del proprio program- sulla natura e sulla dinamica della
ma d'azione.
pubblicità.
M::i le mentalità chiuse, negate o
Esse: non sanno - come non lo
refrattarie a quella grande scienza sanno i nostri ministri e i nostri diche si è convenuto di de-finire « pro- plomatici - quale somma di iritellipaganda >> e che in termini più co- genza, di intuizione, di ardire, di hm uni si potrebbe anche chiamare nezza, di abilità, si richieda, per lo
<< pubblicità », destinata oggi più che studio, rapplicazione e lo sfruttamai a divenire una delle più formi- mento di questa novissima forza
dabili leve del progredire, non nidi- del mondo moderno, della quale o-

***

22

PER IL PR ES TIGIO DELL' IT A LIA ALL'EST ERO E DELL'IT ALIA I

101 d effetti sono soltanto para,. bili a quelli della elettricità.
P r ciò dai più si fa una grande
mf usione tra propaganda e sf acggine, tra pubblicità e menzor ~ 1 che molti, nel timore di esser
e mbiati per Dulcamara, d'esseioe accusati DI DIRE QUELLO
l lE NON È, se ne stanno sulla ripposta e hniscono per TACERE
l ELLO CHE È.
somma di questi silenzi singoli, riginati da ignoranza, da avarizia
, d pavidità, produce quel SILEN1 COLLETTIVO
ITALIANO che
.
.
...
per capri esp1ator11 1n questo monto gli on. Sonnino, Scialoia e Bolli e del quale gli altri popoli, oggi
n iati in una emulazione suprema,
I r httano senz a riguardi per i loro
11 e ressi.
1

***

uante volte non ci sentiamo noi
· p ndere anche da industriali
vanno per la maggiore: « Non
stra abitudine fare propaganoppure: « Noi siamo già cono·i :i. ti: non abbiamo bisogno di pronda )> od anche: « Non abbiamo
fatto pubblicità~ la pubblicità
,interessa )>!
teste ed altre simili frasi sono
chiaro indice di quella << men-se nza hnestre )> che viene gium e nte attribuita ai nostri diploi i e che noi vediamo posseduta
' )J r da industriali, hnanzieri, proi H1isti, ecc.
h l 'on. Sonnino crede che l 'I-

lT A LIA

talia non abbia bisogno di « pubblicità )) .
Egli che sa meglio d ,ogni altro
quello che J'] taJia fa, reputa che ciò
basti. Reputa cioè che basti avere la
coscie n z a di fare e di agire con serietà e con onestà.
Invece no: nel confronto e nella
lotta di popoli, come nel confronto e
nella lotta della produzione ( un popolo non è forse una somma di prod uttor1?) NON BASTA FARE: BISOGNA FAR SAPERE CHE SI FA.
E Lulo sa pere in tutti i modi, con
tutti ~ mezzi, purchè corretti e veritieri come avviene appunto in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti
ed in Germania, dove le masse produttrici ossia gli industriali hanno creato, CON L'ESEMPIO,
una atmosfera d'attività e di modernità reclamistica siffatta, da trasformare automaticamente diplomatici,
ministri e persino ca pi di Stato in
quello eh 'essi oggi debbono essere
e cioè: veri e propri agenti di propaganda d'ordine superiore.

***

Impostato così il problema - nè
può impostarsi diversamente~ il Corr1ere d e lJa Sera ci renderà giustizia
ognuno vede qual parte di respons a bilità abbiano gli industriali
italiani nella lamentata mancanza
di prestigio dell 'l talia all'estero e
dell'ltaJia ... in Italia, dove la pubbli•
ca opinione è illuminata per rap porto allo sforzo industriale da noi com-

LE I. I./. == == ============= =================== ====

piuto quanto lo sono i popoli alleati
nei riguardi del nostro sforzo mili.~
tare.
Pretendere che i nostri ministri,
politicamente educati in un ambiente di castità propagandistica, si diam
no ad un tratto al reclamismo più fe ..
condo è come pretendere da una gio ..
vinetta allevata nella opacità di provincia , la pratica improvvisa delle
fosforescenze del gr~n mondo.
Incomincino i produttori italiani,
grandi o piccoli che siano, a dire lto
chi sono, che cosa hanno fatto, eh
sanno fare, che fanno~ e lo dican

in tut ti i toni e in tutti i tempi senz a
jattanza, senza improntitudine, ma
anche senza false modestie e falsi
pudori. che nascondono il più delle
volte pros pope
spagnolistiche ~
grettezze di m nte o di tasca. E
quando i 1 ro
pon nti - gli uomini
politici - n n
p1 no non vogliano
esser 1,
i a d Ile loro opere
v1g r s , t nac1
utili alla Patria,
all r s1 r id no s nza cerimonie
cot se:. uomini dalla vita rappresen~
ta tiva della Nazione, come si recide
una cartilagine dal vivo tronco di un
corpo umano.
Le LI. i.

loardo Pan.ton.o
JI.

M inistro d i A . l. e C .

a. prepa.ra.z1one eco===

orn1ca.

na.ziona.le

u ndo, nella tornata del 2 dicembre 1915 LA PREPARAZIONE DEGLI ALTRI STATJ

oli vai per la prima volta alla Camera il prob!edel dopo guerra, ebbi cortese accoglienza
11111 ti pidi consensi. La p:cima acuta fase dell'or,
IEca, assorbe:-ido interamente g li spiriti, of11
va la chiara visione del domani; e fu solI nto più tard i c c1e venni largamente ricompen,t di que sta tiepidezza, così poco in armonia
e ol f rvore di fede che avevo sperato di susci1
per la causa da me pro,pugnata.
co 1per volta il p rc,blema del dopo guerra
inciò ad impor.si, per forza irresistibi~e di
, ed io vidi, con sommo compiacimento,
ugnata dentro e fuori Montecitorio la ste~usa con le stesse ragioni da me allora a.ff act .
nde è con maggior fiducia che r itorno alI. mia pr,.::>posta di legge, compreso, ora coallora, de lla impellente nece3sità per l'Jdi far converge;·e gli sforzi per una pierapida vittoir ia delle armi, con queJ.li diretti
r le risentire i benefici della vittoria stessa
ampo de!l' a,ttività nazionale: di ,provvedere
in
ri tempo così alla rivendicazione dei suoi
11 ,tur li confini e alla difesa del diritto e del.la
, ,vilt', come alla prepa,razione degli. elementi
111
r tori dell'immane sforzo com:i:iuto e propu I ri di una più rapida ascensione della vita
11 ,li na entro e fuori i confini delila Patria.
u sto il problema integrale del la nuova Itali : questo il compiito ohiaro, preciso, indecli11 I ,j]
del Governo sin dal primo giorno della
11c t r compartecipazione al girandioso conflitto.
In qua,l' modo esso vi. abbia corrisposto, dirò
vanti in manier a sobria e rapida, di una
c,!a desideroso : dj raccogliere intorno a l
,r o~etto, ohe s,i inspira ai .niù alti fini nali, il consenso generale, all'infuori e al didi ogni preoccupazione di uomini o di
111,

PEL DOPO GUERRA

L'odierno immane confli.tto, che non ha riscontri ne lla storia, lascerà dietro a sè nei paesi be lligeranti, immense rnvine da riparare, nuovi profondi solchi da fecondare, vie nuove da
percorrere, nuovi doveiri da assolvere.
Da ciò la · lo-ro viva . crescente preoccupazione
di anda,r e appar ecchiando sin da ora gli elementi indispensabili alla messa in valore delle
rispettive energie nazionali, sia per sanare le
ferite ape1r te dall a guerra, s,i a -ç:er imprimer e un
nuovo pode,:roGo impulso al ~a loro ascen::;ione e conomica e civile.
Prima fra tutte la Germania, la quale cc-n la
stessa previgigente visione del domani con cui
cur ò .: imultancamente la preparazione guerre $Ca e le provvidenze finanzia.rie ed economiche
che dovevano s ussidiarla - non appena scoppiate le osti lità , completò e tradoose in fatto
quelle provvidenze in una potente organizzazione industriale, disciplinata in rriod0 che dop0 aver gi.ovato aHa 1guerra po,ssa far parte del suo
futuro congegno economico in previsione delle
g randi lotte che a pace conclusa saranno combattute sul terreno degli scambi internazionali.
A parte la costituzione di formidabili sindacati per determinate industrie, destinate ad e sercitare sui mercati es•teri con la produzione al
massimo buon mercato una forza di penetrazione ben più formidabile de: l,.:> steGso dumping,
la ,s ua mobilitazione civile non Tapipresenta for se un altro ,gigantesco sfoirzo di preoarazio ne,
così per l'ora della pace come per l'ora della
gueura : rendendo di"'ponihih per la lotta imminente e decisiva gran parte delle braccia val :de immobilizzate nelle officine - e in pari tempo allenando al lavoro quanti non sono atti alle armi - preparando il ,r ifornimento in gener
della mano d'opera alle industrie tedesche oh
per dare un giudizio coscienzioso ed esat- dalla guerra usciranno, più che decimate, m
,rre anzitutto una visione chi.ara del com- gran parte deserte di Javorato.ri?
problema.
Così parimenti di fronte al disastro irr par 1

2

LE I. I. I. ==================================--===bile delle sue colonie quali che sjano per essere
le attenuazioni che il trattato di pace potrà appoTt.arvi, essa lavoira già febbTilmente con a;pposita mirabile organizzazione allo studio dei si·ngoli bisogni delle colonie libere, segnatamente
di que lle dell'America del Sud, per contenderne
vittoriosamente la conquista commerciale ai paesi concorrenti .
Di ciò dhe han fatto e vanno facendo l'lnghiltena e la Francia da un lato, il Giappone
dalil' altro per assicurarsi con concorde formidabile lavoro la conquista dei mercati fin qui prevalentemente ,sh,uttati dagl'lmperi centrali, io
non .pairlo pe•r amore di brevità, essendo cose a
tutti ormai note.

LA PREPARAZIONE
GHERIA

DELL' AUSTRIA-UN-

Ma ciò che :non a tutti è noto, sebbene più
in~eressante per noi, è quel che va compiendo,
con opera ,poderosa ed assidua,
Austria-UngheTia per prepararsi ai .futuri compiti economici, qrua.li che siano .peir essere le tremende f erite che -la .guerra potrà e doVTà infliggerle.
È incredihile il colossale aumento, diretto a
tal fine, verificato-si r·ecentf"mente nel capitale a zionario delle vecchie, fort 1, e numerose banche
commerciali deH'lmper::> A,:stro-Ungarico, nonchè di quello già .progettat.:> per un prossimo avvenne .
Qud.le sia questo avvenire è spiegato in modo chiairo e preciso in una recentissima autorevole pubblicazione, di c:ii mi permetto di riprodurre un brano.
Sembra che le caus e dell'accennato .f enomeno
sieno le seguenti :
« Anzitutto le bana:he hanno sentito il bisogno
di .porre i loro mezzi in re1.azi()ll1e alla aumentata cifra degli affari e ai crescenti bisogni di credito da .parte dell'' industria. Ma la principale
causa, seco,ndo il presid~nk dell'An.slo Oesterreichische Bank, è il desiderio delle banche di
rafforzare l éi loro posizione finanziaria, per prepc.ra·r si ai futuri compiti dell' economia della
pace.
« L grandi .banche austriache ed ungheresi
infatti preparano già fin d · ora prnge.t ti da effettuarsi a ipace co'llc1usa pensando che l'economia
nazionale, ora trasformata per gli scopi della
guerr , doivrà più ta,r di di J11Uovo essere mobilizz ta per Ja pace. PeT le g,randi banohe di Budap st uno dei futuri compiti s·a rà di favorire la
tra:Sformazione agricola dell'Ungheria, dove la
EHrricoltura deve esse;re intensificata coll'impie•go di i.ste rni tecnici moderni, aflìnchè non sieno
ris ntit le conse,,,,CT\.lenze dei vuoti causati d~lla
guerra nelle schiere degli operai agricoli. Ma,
com a•p pa,rirà meglio da un sruccessivo capitolo,
uno d g1li scopi ,principali dhe I~ banche si pro-

r

pongo:10 con i crilev:antissimi ,aumenti di capitale, è il finanziamento delle relazioni economiche
con il vicino Oriente ».
E fra le altre testimonianze regnstra più avanti
un interessante articolo del colla:boratore finanziario della N eue F rei e Pre&Se del 19 dicembre
ultimo, in cui è detto che questi arumenti di capita.ile sono fotti non gii in vista di una utilizzazione immediata (anzi si pTevede ohe il nuovo
capitale non potrà dare neppure il dividendo
t:ormale) ma nell'intento ohe le Banche sieno
sufficientemente forti per aff1 onta re i p10:blemi
econo,nici futUJr,i. L'int~osifìcazione - parole testuali - dell'attività bancaria nell'Oriente è u no degli scopi principali .
NelJe pa,gine <Slllccessive di questa preziosa
plllbhlicazione, materiata di dat.i precisi, è mes so in pieno rilievo che lo strumento principale
della penetrazione commerciale degl'Imperi
centrali nell'Oriente e nei Balcani, è costituita
dal'le Banohe, e che questa Qlrganizzazione bancaria si èricollega strettamente a.il problema del
mittel Europa, anche se i 'idea dell'unione economica delle Potenze centrali non potesse essere completamente attuata.
Attorno a questo obbiettivo fondamentale si
affoll'ano iniziative e progetti di 01gn.i genere, fra
CUl :

I O Una speoiale Borsa Balcanica da costitmrsi a Vienna ,e a Budapest con lo scopo di accentrare l'importazione di tutte le materie prime
provenienti dai Balcani e dal vicino Oriente; e
di essere in ,pari tempo il centro di acquisto per
tutte le merci e a;rticoìi. prodotti in Austria-Ungherid, e destinati all'esportazione nei Balcani
e nel vicino Oriente. La Borsa avrà figura giur,idica di una Società ipeT azioni, la ma~or parte
delle quali sarebbe tenuta dal Goveirno AustroUngarico, il iresto da privati.
2° La fondazione già avvenuta in luglio della sezione per i Balcani e l'Oriente, del museo
commerciale di Vienna. In tale occasione it ministro del commercio Spitzmiiller annunziò che
erano già pronti progetti r,elativ.i all' esipansione
austriaca nei Balcani, e affermò ,il momento attuale essere 'i,l' più adatto ,p er comincia,r e a svolgere ~enz' altro q,uci programmi.
3° Infine la fondazione recentemente avvenuta di un Sindacato finanziairio Austro-Ungarico iper l'Oriente, dhe costituisce il fatto economico politico più impo,rtante , di cui fanno parte
1
quattro fra le più poderose Banche dell'Impero
Austro-Ungarico, le quali si propongono di svolg·ere in comune la 1'oiro attività per quanto riguarda le comunicazioni, i lavori pubblici, l' agricoltura e industria ,i n Oriente, allo scopo di
sottrarre sempre ,p,i ù la T1UJTchia all'influenza economica della F irancia e dell' lnghilter.ra : sindacato che igià fin d'ora sta elaborando una se-

r

LA PREPARAZIONE
progetti intesi al ra:gigiungimento di que-

e.
overno ital,i ano è ,perfettamente edotto di
iò - anzi i l più edotto fra ,tJutti, giacohè
pubblicazione aHa •qual•e ho attinto, e che f~
11 r
di U!lla serie di pubblioazioni sulle condini conomiohe degli lmpe.ri centrali, è dovuta
ornando Supremo dell' esernito - servizio
rmazioni - il' quale non ha che un sol torto ;
110 di non aver messo fuolI'i e diff:uso questo
vole favoiro, a m.igl~aia di copie, onde serva
di timolo al paese nel compimento del• proprio
d >V re, anzichè limitarlo a sole 300 copie oer
int·emo, delle quali per caso mi è capit~ta
copia dopo due mesi da che vide la luce.

11111

J,;

' /T ALIA ì
lmperocchè nessun pr,ohlema è così importan-

ti· per l'ltailia come quello del vicino Oriente,

d v
<Ili

ogni solco che le nostr•e navi aprono in

i mari, lo aprono sulla via dove la forte

hi tta italiana dell'Evo Medio apJ"Ì solchi di
hezza e di gloria aHa Patria; ed è su quella
che ritroveremo le tracce smarrite ddla notr passata ,grandezza.
Il problema dell'Oriente prossimo è intimati\ nte collegato con quello dei po,poli balcanici,
i ,u li, una volta lihe1Tati dalla influenza soffotr.ice della civiltà musulmana , sono desti.nati
portare aU'Eurnpa il concorso delle loro giov ni ener gie, ad essere ,il tramite di scambi fe< ndi fra l'Europa e l'Oriente, e a diventarre esi te si, per l'aumento della popolazione, ohe
u irà quasi rnddoppiata daiHe II'ivendicaziom nari n li, centri importanti di esportazione e di
<' n umo.
M i come ora s'impose quindi all'Italia il dor di vegliare e di apparecchiar,s i in tempo alI , tutela e allo svo1gimento dei propri interessi
, « u· driatico e nel Mediterr aneo, a;rmonizzan1 I sua al-l'azione dei nuovi oopoili che, rotto
il v cchio equilihrio del Mediterraneo, si affacnno sulla grande via marittima della civiltà.
llorchè nel 1915 sollevai afia Camera - doverlo fatto prima privatamente e reiterata111 n
col Gov,emo - il problema del dopo•n rr. , l' onorr•e vole Salandra, pur riconoscendo
n c SiSità che noi dOivessimo preoccuparci sin
cl ' llo<ra con a:ppositi studi del nostro futuro ast ll
conomico, sogg,i ungeva ohe J.a migliore
razione economìca sarà la ViÌttoria.
certamente non vi è chi non possa con, 11tir in questa affermazione: ma come per
e tll'n r la vittoria non basta avere un buon e ilo se contemporaneamente non lo soccorli altri coefficienti morali e materiali iindibi1i alla -sua efficienza, così .non basts1 asi la vittoiria delle anni per poter conse1tr sì quella ne l campo economico.
1

ECONOMICA

NAZIONALE

La vittoria ddle armi, r,i alzando butti i nostri
valori etici e politici, spianerà il terreno propizio allo svolgimento di tutte le nostre ener,g ie;
ma la loro feconda esplicazione potrà essere
raggiunta soltanto a patto d'una cosciente preparazione di tutti gli elementi ,po~.i tivi atti a metterle immediatamente in valorre così nel campo
industriale ed agricoilo, come in q1Uell'o commerciale. E ad ovviare che la pace ci sorprenda e steniuati e impreparati così da non consentirci
una rapida ripresa e da impedirci di az:rivare
fra i primi a sfruttaire i nuovi orizzonti economici, non bastano, non possono bastare dei semplici ftudi; occorre una preparazione integiral'e ,
nella 1quale entrino anohe in azione tutti i fattori
di cui intanto il paese può dis,po~e nel campo
della produzione e del credito. Altrimenti anche la più splendida delle vittorie militairi potrebibe risolversi economicamente in un' amara
delusione, in una effiorrescenza infeconda a somigil'ianza di un •a lbero ricco di fironde e sterile
di frutti.
Ma nemmeno quegli stessi modesti studi erano stati intirapresi, almeno che io sappia, dal
Ministero Salandra, qruando lo SOI'ipI'•ese la crisi
parlamentare che doveva condurre alla costituzione del Ministero nazionale, quale espressione
tangibile della necessità e del dovere, ad un
tempo, di farr concor.rere, con opera simultanea
e concorde, tutte le forze vive del Parlamento
e del paese al iraggiungimento dei supremi fini
nazionali.

L'OPERA DEL MINISTERO NAZIONALE
E di questo suo altissimo compito anc:he nei
riflessi del prohlema economico , mostrò subito
di esser compreso ii.I nuovo Ministero, sia col
p rimo discor,so alto e v,i hrante tenuto alla Cam~ra dall'onorevo le .Boselli, sia con la suggestiva
circolare dell'onorevole De Nava ai suoi dipendenti ; comprovanti l'uno e l'altra che col nuovo Ministero il Governo italiano usciva fortuna tamente da quella concezione assenteista ohe,
ritenendo prematura durante ir periodo bellico
una fattiva preparazione economica per l' ora
della pace, ci avrebbe esposti più tardi a danni
irreparabili.
Ma, ,p urtroppo, le concepite speTanze andarono deluse, non ,già perchè daff opern singola
e compless-iva degli egregi uomini che costituiscono i,l Ministero non trapeli il sincero d esiderio di a:ssolveire quel compito; ma iperohè si tratta di iniziative frammentarie, slegate, impari al
fine che si propongono di :ra,ggiungere, là d ove
l'unità e la vastità dd proiblema reclamano invece ampiezza ed omogeneità di finee direttiv
e di mezzi finanzi.ari, rnpidità di azione e uniforrmità di indirizzo.
Se i'opera del Ministero Salandra f.u negativ ,

27

LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = =

=====

quella del Ministero nazionale si chian volonterosa ma deficiente.
Ma poichè ogni ora ha i suoi doveri speciali,
e quella che attraversiamo impone a tutti di riguadagnare rarpidamente , risoJiutamente il te_m p o perduto, senza recriminazioni e senza rimpianti 1procuriamo di _metterci tutti insieme all'opera, co I fermo proposito di raggiungere la
mèta wspirata, tesorizzando concordi la viga.ria
morale e le attitudini organizzatrici di cui il pqpolo italiano ha dato sì mirabili prove.

BISOG A PROVVEDERE IN TEMPO

= = =

==

=

= = = = = = = = = -= =

= =.::

cerca d i lavoro su terra straniera, avranno l' a marezza ineffabile di sentirsi dire dai giovani
che li ~corgeranno al momento di abbandonare
la ,patria : Co lui è uno di quelli che hanno dato
il' loro sangue all'Italia; ma esso non ha servito
che a fecondare per altri quella tena ohe li
manda per il mondo in cerca d i lavoro e di pane.
Bisogna scongiurare in ogni modo che ciò
avv·e nga.
è vi è tempo da perdeir : _che se la conflagrazione europ e a ci orpr
impreparati, es a
ci lasciò tuttavia, au "'pici uomini ed eventi, il
te:npo n c sario p r appair cchiarci a partecipar e degnament alla grand contesa. Ma se la
pace dov s
coglierci anch'
a impireparati, la
impreparazione in qu to ca o, oltrechè un errore senza p rdono, costituir bbe per l'Ita,lia un
danno irreparabile.
Un danno irreparabile : dappoichè prima ancora che virtù di popolo, sapienza di Parlamento e genialità di uomini di tato, superand-J le
formidabili difficoltà finanziarie ed economiche
ereditate dalla gru-er,r a, irÌu.scissero a tras,fondere
del sangue rutilante neHe vene del paese anemico di validi lavoratori, il posto che ci sarebbe
spettato di pieno diritto su.Ila via dei commerci
e della es:ransione mondiale, lo troveremmo già
occupato da coloro che di noi più p r evidenti avetsero saputo accendere l' i1poteca sul futurv
con opportuni e virili appre.stamenti.
Ed io non se pensare, senza un senGo indici-bile di sgomento nell'animo, alla possibilità di
sveglia,r ci un gio rno in queste condizioni : con
un fardello sulle spalle di 30 o 40 miliardi di
debiti, con i tributi poTtati alla loro massima
tensione, con nuovi, incalzanti birngni della vita civi le, a cui, se non provvederemo noi, ci
chiameranno a provvedere coloro c )Je hanno
combattuto e dato alla patiria tutto sè stessi; e
i:e:r far fronte ad una situazione siffatta avere
soltanto nei nostri campi e nelle nostre officine
i vecchi, le donne, i fanciulli, i mutilati, gli inabili al lavOJTo ed i lavorator i a.nemici. iperchè
l'Europa, più previggente di noi, onde rifarsi delIe sue esaiuste forze, ci awà svuotati di tutta la
falange dei forti ed abi1i lavoratori, ohe potrebbero fare la nost1ra ricchezza, ohe potirebbero
rendere il no,stro paese il paese più ricco del
mondo, mentre noi ci prepariamo con la nostra
imprevvigenza a r nderlo il più povero di
tutti.

Il lavoro u rgente, multiforme, non ammette
r emore.
« La guerra infatti, come dissi già nel 19 I 5,
lascerà da per tutto immense rovine da riparare, campi ed officine da riconquistare alla produzione. E poichè esiSa av.rà intanto falciato i
lavoratori più gagliardi, gli Stati oira belligerant', vincitori e vinti, assillati dal bisogno imperio~o di co lmare i viuoti, recluteranno dovunque sarà loro possibile e con i maggimi allettamenti,
la mano d' o;pera bi-Eog,nevole a ravvivare le fonti della loro ricchezza.
<< Per cui, a giuerra appena finita, da un lato
l' Europa dal!' altro le Americhe agiranno coi loro alti salari come un'immensa pompa aspii:rante ul no~tro ,proletariato agricolo ed urbano,
d eterminando l'esodo immediato ed irreparabile d 11 nostre miglioiri falangi lavoratrici nel
n1omento stesso in cui non solo ne avremo sup remo bisogno, onde colmare anche noi i vuoti
ohe la guerra avrà fatto nei campi e nelle offìc{n e d'lta1ia, ma per cercar e altresì , cogliendo a
volo l' i tante propizio, d' imp.iegaire le no-stre
b r cci a mettere in valore le nostre energie anco r lat nti e ad intensificare quelle già in azic-p r avviarci, mo,r almen te cd e::onomicamenirrobu titi, verso nuovi e ipiù alti destini.
te
h
arebbe di noi in quel g;iorno, se noll
si provv d s-se in tempo a scongiurare il perico I ?
rr remmo il rischio di trova;rci bensì
r vvol i n Il pieghe ,gloriose della nostra bandi ra p r f t ggiare una più grande Italia, ma
nz 1 forza necessaria per raccog:iere sui
campi .d ] l voro i benefici conseguiti sui campi
d1 b tt li
ndr mmo incontrn al triste fato
di v d rei
.r innanzi, deluse e co:rirucciate,
ou li
t
chi r proletarie ora prorompenti
di u lim
ntu i smo, ma che appena deposte
1 armi i trov r bb ro di fronte a questo a-troce
dil mm :
,. b andonar 1 Patria ingranditr.l e UNITÀ INSCINDIBILE DEL PROBLEMA NAr a d 1 loro
crifìcio di sangue ma imZIONALE
più di prim
nutrir} , o restar in balìa
. o, ciò non dev'essere. L'unità del problema
rl
nazionale non può, non deve es,s ere spezzata.
(< Infatti, come già dissi nel 1915, ed ora r~oelt ri nti, qu ndo i no tri soldati torneranno to, è scoccata per l'Italia non soltanto l' ora deldall lri
non gi
i sol hi d i campi ma in le: rivendicazioni nazionali, ma anche quella im1

1

1

LA PREPA R A ZIONE
•r ..,. hile della sua redenzione agr icola : l'ora
nt in cui le si offre la possibilità, che è
it' ad un tempo, di adopera.re le braccia
pi11 r uste dei S1Uoi figli ,p er mettere in valore
11 1 r , •rio suolo, raddoppiando la :p ropria rie• lu u ; per rrallentare l'esodo dei favoratori dei
i, salvando dallo S1po1p-o,l lamento le nostre
gne, sia cain l'apportare il capitale neces11 i
lla agricoltura, sia col oreare più intimi
lr , m i f,r a la terra ;patria e ie popolazioni rurali,
I I ilit,rndo al contadino l'acquisto e l'uso della
t, 1 t a ; ' •gevolando la formazione di nuovi centri
, "i li; irendendo possibile, col sistema de lle
, 11 {ì I
i e delle affittanze co•l lettive , il fraziona e la cultura intensiva , o quanto meno più
ale, dd latifondo; affrettando l' elevaziorale e civile del proletariato agricolo, col
ragig:iungere in ,patrria quel grado di benese1
1 ,d isotto del q:uale non v'è nè dignità nè
1

I1

1 •t

Id II rt'

>>.

ECONOMICA

NAZIONALE

vità italiana , a quel.Ii che veinanno loro certamente meno o di gran lunga menomati n el cen~
tro d i Emo.pa.
Al raggiungimento di questo fine mira il mio
progetto di legge d i cui cotesta rivista pubblicò
lo schema integrale.

L'ORA DECISIVA
Questo memorabile periodo bellico è stato e
seguita ad essere per noi un grande labo r ato rio
sperimentale delle no,stre e ner;gie; una pietra
di paragone del nostro org.ani1s mo burocratico,
finanziario e milita'Te ; un campo sterminato d i
osservazioni, di studi, di insegnamenti preziosi
per l'avvenire del paese - il quale ih a avuto simultaneamente la rivelazione deHe proprie forze e quella delle proprie deficienze - la coscienza collettiva dei propri errori e que lla dei
propr i doveri.
Q1t1ale rimorso per noi se non sapessimo, se
non doves·s imo trar profitto da questi salutari
insegnamenti 1peT prepa:rare in tempo a noi stessi quei pwvvedimenti ,r iparatori ed integrato;ri
della vita nazionale, la cui attuazi.one potrehbe
più tardi, a causa della nostra impreviggenza,
essere resa se non addirittura impossibile, certo monca ed inefficace!
Una grande trasformazione è in via.
Preparata attraverso mezzo secolo di cont inua elaborazione, essa è balzata fuori d'un tratto, come cTisalide , dal vecohio involucro che
la grande guerra ha improvvisamente spezzato .
Da quell'involucro su cui si scorgevano ancora le traccie ddle antiche incrostazioni regionali e misoneis,te è sorta quaisi tras.fìgiurata l' anima del Paese : un'anima che ,peT continuare
la •sua evoluzione richiede nuove fo;rme e nuove
condizioni di sviluppo e di vita.
È verso il ra,gig;i,ungimento di questo ideale che
dobbiamo tutti mirare.
L ' ora è senza dubbi.o a·ss ai difficile.
oi siamo entrati oramai nella fase culminante del .gigantesco dramma di cui siamo ad u n
tempo 1s pettatori e parte. Il ritmo accelerato del
cannone coprirà quanto prima l'eco di queste
discussioni e l'ansia feibbrile della Tetta sup:-ema soverohi.erà fatalmente le preoccupazioni economiche del domani .
Ma qui appunto sta il peri.colo ma:ggiore co ntro il' quale dobbiamo premun:irci: che l'epilogo
travolgente del dramma non ci conrsenta , indugiando ancora , di riparare in tempo, e nella misura de l po:s sibi.le, •l e conseguenze di una imprevidenza fatale.
Qualunque sia per essere la durata della gue rra, la ,neces,sità di una improTo,gabile preparazione pel domani resta per noi la stessa; essendo evidente dhe senza di essa una pace vicin
ci sorprenderebbe assolutamente impreparati,
1

to è il compito as·s egnato nel mio progetli legge al.l'/ stituto nazionale per la coloniz. u ... i ne interna.
r llelamente a quelle nel campo agricolo,
:niziative sono imperiosamente 1 eclamate
:npo della produzio.ne industriale, dove gli
ltu li Istituti di c re dito non bastano più a fron t,· gi rne i molteplici incalzainti biisogni . Donde
I' , , Iuta necessità di una grande Banca che ,
1 ol,
ndo le deficienze del credito, si sottragga
ri tempo a l fascino di alee a llettatrici, per
lv re esclusivamente un altissimo compito
11 1 i n le. E come tale dovrehibero es,s erne
a1 rni ti soltanto : in prima linea lo Stato con un
, , ntributo pr,e ponderante. e, nella misurr a delle
p11 ri forze, gli Istituti d i ,e missione, le Banche
111 p l ri e ,le Cass,e di ris,parmio, formando così
anismo
moralmente e finanziariamente
o, a,I cope:rto da og ni illecitd ingerenza
p11liH o, S'Peculatric~ . propulso•r e di tutte le satività industria li del paese.
u to patto soltanto potrà ottener~i quel
11 mento del.le fonti del credito italianamene sviluppato, intorno a cui da tempo si
ffaticando indarno uomini di ogni parte
( tl

1

t n meno incalzante, e forse più incalzante
d I I 11l i in qruest' oir a , è il ipTob lema marinaro, al
q I il, bi ogna provvedere con tutte le forze e
, 1111 lult
lo slancio di cui il paese è capace, se
111 u v ,g lia mo cor:rere rii rischio, a pace conclu" • li v der taigliati i nervi alla nostra espansion mica; se non vogliamo che il Mezzo 11111'11 , la
icilia e la Sardegna, che usciranno
, In p1 to ,f orzo immane di sacri.fìcio e _di eroilr mati di forze senza elementi immediacompensatori, siano messi nell' imposi · o,p oeriire con nuovi traffici sulle ampie
r ~ nei Illllovi o,r izzonti aperti all' atti-

2

LE I. I. I.

====== = === = == = ====== = == = = = ==== == = = = = == ==

una pace lontana, stremando maigigiormente le
forze del paese, ci renderebhe più tardi incomparahilmente più difficile la organizzazione preventiva delle energie riparatrici.
Questa preparazione è altresì migente, quali
che siano per essere i riS1Uhati della guerra vittoriosa : sia che il genio dei nostri governanti,
ai quali confidammo '1a tutela, senza control.lo,
dei supremi inteiressi della Patria nell'ora decisiva, abbia saputo dimostrarsi all'altezza di tal e fiducia neHa stipu:lazione de! trattato di alleanza, salvaguardando, con quelli della civiltà,
gl' interessi d'Italia non soltanto per quel' che ri-

guarda i suoi naturali confini. ma per tutto quanto si attiene alla sua futura espansione economica nel mondo, .per le nuove vie di lavoro e di
traffici che il grande conflitto di•s chiuderà alla.
civiltà europea; sia ohe - quod Deu.s, aV'ertat nella sistemazione, fra gli Stati vittoriosi, dei
g.randi problemi economici che la guerra matura, l'Italia non abbia a raccoglieTe - per la sua
imprevvi:genza o p er fatalità di cose - dhe frut ti impaT.i al grande contributo ,portato a l lavoro
comune e agli immani saigrifici sostenuti per ass1cll'Tare e affrettare la comune vittoria.
Edoardo Pantano
già M ini stro di A. I. e C ..

11

g. Prof. G. Belluzzo
del Politecnico di Mila.no.

L'orga.rìizza.zione sc1en~
tifica. delle industrie
meccaniche 1n Italia.
Il comm. Giovanni Silv,e stri, l'attivo e compepresidente dell'associazione fra gE indutri li meccanici italiani, iha tracciato recente111 nte un chi,a ro, forte e vasto programma di
I po gueir:ra che, se svolto, servirà a mantenere
I industrie meccaniche italiane a quel' livello
cli produzione attiva al quale, per forza di cose
ferma volontà di persone, le ha innalzate
guerra. In tale iprog.ramma si fa appello al
1 v rno perohè voglia finalmente comprendere
·h le industrie sono il puntelllo delle nazioni civili, perchè una buona volta esso cessi c.1 ~ conid a·r e gli indt:striali, i veri artefici deHa forza
d Ila Ticchezza delle nazioni, quasi come dei
11 miei interni.
mprenderà
nostro Governo la nuova fun_
,i n alla ,q;uaile sarrà dhiamato dopo la guerra,
l'incompetenza e l 'o!ppo!ltunismo politico con1in u ranno ad affidare le sorti dell'Italia lavoratri · e prnduttrice a quella :burocrnzia che ha
tt pjù male all'Italia dei peggiori cataclismi
, h ne hanno sco550 e devastato iJ suolo?
I utto },a.scia s,peira:re che le forze giov,a ni delZiione, quelle che si muovono ed operano
11 i
ni ambienti dove si lavorn per la grandezItalia, debellati i nemici esterni, sipazzeranin breve tempo dal1J' interno il microlb o di
I I l funzionarismo sempre giretto, talvolta Ìignor I t • che saifvo troppo Taire ecce.znoni, non ha
11t
fino ad oggi che due ideali: tenere il più
i il lontana ogni inizi,ativa, sa·Lvare le spaicl \ ualsiasi re~ponsa'hilità.
M , in attesa che lo Stato si trasformi, e dotr , formarsi, in attesa che dhi rappresenseguito ,il paese comprenda che con la
non si g0vernano le nazioni produttrici,
airio che ,g li ,i ndustriali tutti, e quelli
nici in &peoial modo, pensino alla orga1iu z.i n
interna dei lorn stabi:Timenti, onde
111.a li r re i prodotti, ridrurne il costo, e potere
irare, saturato il mercato interno, a quei
i steri dai quali essi fino ad oggi sono
t nuti lontani.
t nt

a

r

,
I

Chi conosce le industrie meccaniohe italiane,
sa quanta defioienza di origianizzazione tecnica
v:i isia nel1a maggior parte di esse, e sa aITTche
quanta influenza nociva taile deficienza abbia
portato al loro sviluppo; migliorando l' organizzazione, appoggiandola 5ll ha,si scientifiche, si
renderanno, pci.ù favorevoli ·l e condizioni dei mercati esteri, ed ottime quelle del mercato interno,
ohe nessun dazio potrebbe invece proteggere a
sufficienza, ove il prodotto fosse deficiente.
RicOTdiamo che terminata la 1guerria, la concorrenza interna ed estera saranno più spietate,
giacchè tutte le mi,gliaiia dii nuove macchine utensili installate, pretenderanno di l1avorare e di
produrrre.
1

La .g rande 1indUJStria meccaITTica esisteva in Italia 1più di nome c!he di fatto, g:Ìacchè sii. avevano bensì dei 1grandi stabilimenti meccanici, ma
un .grande stabilimento non fa la grande industria; l'Ita:lia ha anche dei ,griandi industriali meccanic'Ì, e la guerra lo ihia <limo.stirato, che però
non hanno potuto creare la grande industria.
perchè questa deve trov&e il terreno fecondo
per vivere e svilupparsi, un terreno il cui elemento principale è la coscienza industri,aJ'e del
paese, e questa ·i n Italia m ,a noava e manca tuttora, un terrreno -concimato dalle scuole professionali, da qudle :industriali.
Senonohè il problema industriale s.i presenta va prima della glllerra come un anello chiuso,
per :fa semplice rai~one che il fatt01re economico
domina semp11e l'industria: la grande industria
esige dei :grandi mercati, ma per co:nquistaire i
grnndi mercati è necessaria la .gr,a nde industria,
queHa che iproduce ibene ed a ·buon mercato. La
guerra deve avere insegnato arn'Jtalia il modo
di ,spezzare l'anello che la servitù al teutone ingordo sembre ribadiva. Quellb che gli ,i ndusbria·l i mecoanici hanno fatto per la guerra, è certamente meraviglioso; ma viene voglia di domandarsi se essii non aw-ehbero fatto molto di più e
più presto se hen altra fosse stata la base della

31

LE I. I. I. = = = = = - = = = - = = =

=

====== ====================

loro 01rganizzazione, se al natur,ale ingegno. alla
prontezza di percezione, all'attitudine di risoL
ver e con mezzi semplici i prohlemi più complessi avesse;ro dato un robusto aippo,ggio, una ·organizzazione razionale, scientifica, già matura
peir esiper1enza.
lo pen:::o che ,se le no,stre industrie meccaniche
potr,anno essere organizzate su ba,s,i scientifiohe,
esse potranno as-pirare nel mondo ad un primato
che invano le altre nazioni potranno contenderrci, ,giacchiè se r' o-r.ganizzazione si impara, l'ingegno lo dispensa solaimente madre natura, e di
e~so l'Italia ha sempre fatto e può fare una espoirtazio.ne larga e continua.
Mancando la org:anizza:ziione, la grande bottega è stata purtroppo il te laio sul quale si sono tessute molte industrie mecc-aniche nostre ,
che si sono ingrandite lentamente e succesGivamente, passando attr,averso iperiodi di profonda
cri,s i, seguiti da periodi di relativo benessere,
troppo brevi però gli uni e gli altri, per permettere di tra,r ne un ammaestramento, per persuadere ,gli indusbialii che una industria non può
prc,gred·ire se la scienza deve fare l1a mendicante
sulla porta dello stabilimento.
Vivono in Italia mo1lte piccole industrie meccaniche che non potranno mai avere una organizzazione razionale, scientifica, industrie che
per neces,s ità di cose devono sparire per il bene
del ,paes.e, ,per la vita r,i gogliosa delle industrie
ma,ggioiri, giacchè le piccoi-e industrie eseroite
col s,i :sterna ca.s,alingo e con la poesi,a dell' energia elettrica distribuita a dosi omeopatiche a domici1io, sono i microbi delle industrie ma,ggioiri
per l'esercizio e sono nello stesso tempo la gelatina neHa qiuale sii coltivano co I più vuoto empmsmo mediocri operai ohe finiscono poi col
formare le maestranze deficienti delle industrie
magg10n.
Si è lamentata e si lamenta oggi da molte parti la deficienza di educazione · morale e tecnica
delle maestranze italiane, dei capi operai meccanici, la insufficienza, in fatto di l'a vorazioni
meccaniche, dei nost,r i ingegneTi, e non s,i pens,a che tale deficienz•a è dovuta nella ma,gigior
parte dei cas-:i ai disinteroosamento di coloiro
s tes~i che la lamentano e ne subisco,n o le conseguenze, agtli industriali cioè che non hanno sapruto o creduto necessail'io creare nè i caipi nè le
maestranze tper le loro industrie, dimenticando
che questo è essenzialmente uno dei loro compiti. Essi devono inf,atti cireare o concorrere a
creare la scuola, mentre essi sono stati sempre
lontani da quelle commis•s,i oni c'he i~ ministern
competente ha quasi annualmente nominato per
ri~oillvere i problemi della educazione profestSionale e deille scuole industriali.
La giuer,ra semplificherà il prnhlema de,i cani
e delle maestr,anze, perchè avrà concorso indi-

32

rettamente ad elevarne il livello; se s:i sono avuti
dei diplomati che, per ragioni srulile quali è carità di patria non insistere, si sono messi a faTe
i tornitori, sarà facile in seguito trovail'e operai
educati ed onesti e colti fra i 'l'icenziati delle
scuole tecniche, dei capi attivi, capaci, fra i licenziati delle scuole industriali rimodernate, nelle quali si insegni molto meno il calcolo differenzi.aie e molto d i più la ,l'a vorazione meccanica, la organizzazione tecnica delle officine, dei
vairì reparti.

II Taylor, il pioniere della organizzazione
s cientifica del Lavoro, ha indicato lie vie che possono condurre a ridurre il coisto di produzione,
puTe permettendo a chi Iavora ed a chi pre3ta
ìl capitale, degli ottimi guadagni.
on tutti gli
industriali conoscono il nome del Taylor, altrimenti non si comprenderehbe, per citaire un caso conoreto, perchè le amministrazioni dello
Stato possono ottenere delle locomotive complete per lire I. 70 al chilo, mentre una toTpediniera od un caccia<toir.pediniere, od una nave
da guerra, che ipure conben:g,osno le stes,se propo,r nioni di material e e di lavorrazrro.ni, devono
essere .paigate cinque Lire al dhilo. Ma la ragione
è molto isemplice : viisitate una officina italiana
che fabbrica locomotive e vi vedrete applicati
i mezzi di ·favorazione più modemi, più rapid.j;
visitate un cantiere e vi troverete che i pesi di
pa;recchie tonnellate vengono issati ·a bo.rdo a
furia di cunei e di puntelli, impiegando una settimana di tempo dove una ordinaria girue impiegherebbe dieci minuti.
Ora il Taylor ha eseguito i suoi studi, le sue
esperienze in America, dove ~l' concetto della
lavorazione in ,s,erie predomina, dove le idee che
egli ha ,propUJg.nato posi.sono trovall'e una applicazione vasta; ma l' Amer1ic.a non è l'Italia. Da
noi i concetti di lavorazione in ,s erie si sono introdotti in alcuni casci. (la Fiat insegni); ma la
grande magigioranza dei nostri indust,r iali meccanici lavO'rava prima della ,grueirra per accontentare le richieste mdtepilici, nella forma, dei
pochi clienti di casa. E poichè dopo la guerra
si avrà indubbiamente un periodo tTa'ns itorio nel
quale si ripeterà questa condizione di c ose, così
è opportuno vedere quali dei concetti del T aylor noi possiamo accettare, quali altri introdur.r e,
per portare gradatamente, senza sco-sse, la no$tra indtus.tria meccanica, che ora produce in
serie proiettili e cannoni e bombarde e mitragliatrici e fucili, e motoiri d' aviaziOITle e automobili, a produrr~ a buon mercato e bene i motori,
le macchine, gili arpparecchù, le navi. E non potendo nei riistretti conifìni di una comunicazione
analizzare tutte le complesse operazi.:mi e lavorazioni di una officina meccanica, mi limiterò a
considerare , a grandi tratti, quelle principali, in1

LE INDUSTRIE MECCANICHE IN ITALIA
li, 1 do dove la scienza può esercitaTe la sua ne ispeciali, e quindi il loro rinnovo completo,
quando il pTogiresso s:u,ggerisce variianti di forma
I 1111zione benefica.
o intanto ,premettere <una questione di
ima che ha una impo,rtanza capitale nella
delle medie e grandi industrie meccaniche
ne : qualunque isia il genere di lavoro ohe
comp,i ono, il tipo d i macchine o di motori
otti, non si può avere una vera industria
nica se uno st~dio tecnico foi-rnato da per1111
sperte non ne regola l•' andamento, stu1li ndo, e isopratutto disegnando quello che si
, I,
produrre. Il nostro paese è ancora troppo
11 il uta-rio per i disegni dall'estero, e questa di1u nd nza oltre che una spesa rappresenta un
ri olo; l'estero avrà inf,atti la tendenza a te11 r
l'ottimo per sè e largiTe, dietro lauto com11 o, il buono a·gli altri. Le nostre officine mec1
11i he devono creare l'ottimo in casa per esempTe alla testa del pro,gres.::io, per non
r TiÌmorchiate. È necessario insomma creare
11 I t lia degli abili costrutt01ri meccanici, inco11in i ndo ooJ mettere al1a testa dei relativi in~n menti in tutte le scuole delle persone che
1 iano insegnare la costruzione per espe.r ien"' , f tta e non si limitino a commentare delle
lo,mulette praticamente molto discutibili. È più
11 il all' iniseignamento un costruttoll'e vissuto fra
I m <.:chine , anche se non ha presentato a qu:il' I,
ccademia inutil e o stantia delle memorie,
, lu non l'autore di un g,rosso trattato sulla for 111
iù conveniente da dare alla capocohia d e i
1 liic di, che a:bb~a letto dei libri, visto dei dise11i,
a ohe non abbia mai progettato e fatto
1, trui e e funzionare un sopporto.
I ,r messo .questo, devo ripetere che la vera or, 11iz.z zione scientifica delle nostre officine
"" ' niche non si può ottener,e che con una
lor Il• pecializzazione, in modo che il lavoro in
, 1 i, f rmi la baise. È inutil,e qui enunciare i vandella lavo:razione in serie che tutti cono; ma è certamente interessante fare osserh tutte le costruzioni meccaniohe si po~1111 > ridune ,a lavorazioni di serie, compresi i
1111,lori le macchine, quailor a si educhino i tecrvirsi di determinati tipi, fissi, fondae non si lasci sbr~gliare la lorn fantasigenze di forma, di potenza, di velo, 11
I hi ma ottimi tipi, pochi modelli, pochi
, lil>1 i (I ~arra ha insegnato l'uso dei calibri a
111, i lutt le officine meccaniche italiane), polil ,ttr zzi, macchine utensili speciali, servono
1 id li r r
il valore assoluto delle spese generali,
aumentano il valo-re reilativo risnetto
d' opern, della quale la spesa te~de a
minimo, pure permettendo alle maettimi 1guada,gni. La lavorazione in serie
nche il rapido ammortamento dei digli attrezzi, degli utensili, delle macohi-

o di sostanza. Se si pensa che o,gigi le nostre officine meccaniche, anche senza l'aiuto di un
macchinario speciale, possono ottenere una granata di acciaio da 75 completa spendendo per
mano d'opera L. I .25, mentre all'inizio della
guerra si spendeva a il:meno tre volte tanto, si
compTende quale enorme beneficio possa portare la lavorazione in serie aipplicata a tutte le lavorazioni meccaniche, dalle locomotive ai vagoni, dalle pompe aJlle turbine, dalle caldaie ai
motoll'i a vapore, dai motori d'automobile ai motori Diesel di ,grande p-0tenza.
E ,premesse ,queste consider.azioni d ri carattere generale, viene voiglia di domandarsi se i sistemi di sca,r ico, di immagazzinamento delle
materie prime indispensabili alle industrie meccaniohe, oggi applicati nei nostri stabilimenti ..
siano proprio i ,più razionali, i più economici
on sembra: scar,icare il carbone in terra al1' a<p rto, 1perchè .Ja pioiggia, il vento, il sole, rie
riducano f €nerrgia termica potenziale, scaricare dai cani ferroviarii ton:iellate di ghisa, di ferM
ro, di acciaio pe.r po.i rica ricarle su ,altri cani, fare eseguire qruesto lavoro di Sisifo a braccia di
uomo vecchio, di valoTe fisico limitato, è UIIl
er1T0ire che si perpetua in tro:ppe delle officine
meccaniche italiane, dove
furto facilita l' opera deleteria del tempo. Quanti ohilog,r.ammetri
spesi inutilmente, quante calorie disperse!
Dai depositi del materiale entriamo nell'officina; incominciamo dal il'ipall'to della fonderia.
[ criteri, i metodi di ,r ifusione della ghisa ci
sono venuti e dalll'e nostre tradizioni e dall' Inghilterra, che ci ha dato spec ia·llmente i tipi di
forno, le regole per la irelativa coindot:t,a . Ma in
lnghilte,r,r a la questione dell'economia di combustibi le ha sempre avuto una importanza molto
piccola; l'abbondanza è sempre madre dello
sciupio, e l'Inghilterra, nel secolo scoTso e n~l
primo decennio del ,secolo nostro, di ca1rbone ne
ha sciurpato non poco. La scienza può trovare
del lavoro serio da compiere nelle nostre fondelfie; se appena si viO'rrà conosceire che cosa
si 1getta nel aubilot, che cosa se ne ricava, abbandonando l' empfr'Ìsmo class'Ìco dei nostri fonditori di ghisa, si otterrà un vantaggio grandissimo. Analisi, analisi chimiche occorrono nelle
nostre fonderie, se si vogliono ottenere delle ghi .
se a composizione costante; ed invece, quante
delle nostre fonderie hanno un laboratorio chimico ed un ohimico provetto? È d'attualità un
esempio che doVirebbe convincere i nostri industriali della neces-sità dei lahmatoT1i chimici nelle fondeTie di ,ghirn; la produzione della g hi a
acciaiosa, di questo metallo ibrido che è acciaio
ma non è acciaio, che è ghisa ma non è ghisa ,
ma dei due guerreschi metaHi ha le buone q~ 1

rr

3

LE I. I. I. = =

===

=

= = == ==== = ==== ===

lità, onde la ,sua appaioazione si potrà e dorwà
in seguito estendere alla produzione dei motori
e delle macchine, è stata un mezzo disastro per
la maggior parte delle fonderi e di ghisa, ed è
inv,eoe ottimamente riuscita nelle acciaierie.
Questo non perchè il figlio avesise special-i simpatie per il padre actiaio, ma ,perchè nelle fonderie di ghisa si è sciupato del coke metallurgico e della g hisa perr ottenere a lume di naso , a
fiuto, quello che le acciaierie hanno ottenuto
con le analisi metodiche, con le ricerohe scientifiche, perchè l'analisi è scienza.
La necessità di dare una base scientifica alle
fonde.rie con il e analisi, porrà in oondizioni di
inferiorità le piccole fonderie, ma sairà tanto di
guadagnato per il e ,g randi.
Ci si può anche domandare se la scienza non
possa proprio nulla insegnare neHa costruzione
dei forni attuali ohe lasciano usciire le fiamme
dal rispettivo camino, ed hanno quindi dei pessimi rendimenti; nelle stufe dove si essiccano le
staff e e le ,a nime, •e dhe spesso fanno a pugni
coi principi :più elementruri della tecnologia de:l
calore; ci si ,può dbmandare se la scienza non
abbia eventualmente qrualche nuovo processo
da suggerire, per il qua le i .getti di .ghisa si possano ottenere plasmando, come fanno gli sculteiri con lia creta, qualche m iscela di ferro in
polvere, ca;rbone che essiccato e sottoposto a
delle intense correnti elettriche possa abolire lo
impiego del cubilot, del coke e rivoluzionare
quindi i metodi di fusione attuali dove la terr~, il
lumicino ad oliio fumoso e puzzol'.ente formano
la materia e ,gli istmmenti principail'i della odie,rna formatura.
Gi sii può domandare ancoira se ,r estrazione
dei getti fusi dalla tenra , la loro sbavatura affidata ad uomini tardi dii età e di -intelligenza, non
possa trovare qualche soluzione ipiù economica,
più rapida, assieme ai mezzi di trasporto in
mohe fonderie così .primitivi.
Ma non è iP caso di brattenel'Sli broippo in fonderia : vi s,i respira troippa polvere, troppo odore di vecchiaia; entriamo nella fucina.
Diire che le fucine italiane dove si plasma il
ferro, l'acciaio, sono inazionali, è dire poco;
basta osservare come sono disposte. Forni di
riscaldo impiantati qiua e là senza alcun criterio, fucine dove si distilla i} ca::rbone spruzzato
di •acqua per ,r enderlo mi:gliOll"e, caldaiie antiquate , a ba,sis,a pressione, che forniscono del vapore
saturo col 50 % di umidità a dei magli di tipo
ing1'ese dair cilindro nudo, ohe mangiano 100,
150 Kg. di v,aipore ,perr cavaHo utile sviluppato;
fumo, ipolvere di ca,rbone, vapore che soffia daii
giunti di tutte le tubazioni nude, ecoo la 11."ealtà
dell'oggi. ln ques·t i due anni di gruier:ria, le fucine
italiane ihanno distrutto, no,n utilizzato il carbone , malgrado ,es,s,o costi quasi come iil pane,
1

34

=

===

=

==

-

= == = =

- = -

==

tanto e ss e sono i-rrazionali , empiriche, p rimitive. Più che la scienza, ma ad ogni modo prima
di essa, nelle nostre fucine deve entrare il buon
senso, dopo di e sso 'Potrà aririvare la scienza a
dimostr,are che i for ni a t buali d ii iriscaldo sono
dei m a ngia combustib ile, che i magli usati sono
dei divor atori di viapore e quindi di carbone,
che dal momento che in Inghilterra si usa oggi
far funzionare i m agli ad a·r ia compressa ottenuta in compr,e ssorii azion ati da motori eletta.-ici,
a maggior iI' agione q u esta convenienza deve e sistere per il nosbro p a ese, dorve ~1 ca,r bone avrà
per qualche tempo d ei ,p !I'e.ZZÌ ellevati. Ghi vorrà
imp ianta:re con oriteri moderni una fucina nella
q:u.a:fe iSÌ provveda a n ohe a lla utilizzazione delle
caloirie a ccumulate ne i p ezz i fucinati lasciati raffa eddare all'aria p er aumentare i' entropia dell'univers o , potrà battere facilm e nte la conoo rrenza di tutte le fu c ine che !hanno tJrent' anni e
più di v ita , e n e lle quali il soffio deHa modern ità è pas&ato sofo sui tetti a s pazzarvi tutti i
getti di v apoire s caricati ne.Il' aria libera. anziahè
in un motore a vapore 1a bassa ,p ressione, tutto
,}''ossido di carbOillio, tutta la .polv,eire di carbone
mandati nell'aria.
Dalle fucine ipa1S1siamo nei reparti dorve il metallo si lavora sulle macchine utensi li.
ella
maggÌoT pairte delle nostre officine qui c'è tutto
da rifare ; dal diagramma più sempl'i ce e più r.a'Pido e più economico di larvorazione che neS1S:uno -studia, aHa forma degli utensil~. ane veloci.fà
di tagl,io che nessuno controlla, e' è un campo
smisurato da ,a rare per raccoglieire a lar,ghe mani una serie di v-a ntaggi che o;ra solo si intravvedono per effetto di ,q uellla tale tradizione, per
effetto della deficienza dei carpi, dell'a ins,ufficienza di ingegneri ohe ,i n mo.liti casi non hanno
rr.ai sentito nominare il T ayl01T , e fu-esano quello
che si dovrehbe ,piallare , piallano quello oh.e
si .potrebbe fresare, toirniscono queillo dhe si può
st-accare alla fiamma ossi-acetilenica, e chi pi_ù
ne ha p~Ù ne metta.
Sapete come è o-r,gian~zzata la grande industria
tedesca in fatto di lavorazioni meccaniche? Nelle 1grandfose offici ne tedesche vi è sempre un
ingegnere che ha racco ]to tutti gli elementi di
costo <Per tutte le lavorazioni fatte secondo le
migliori iregole, p er i divers,i tipi di macchina,
µer i più svariati tipi di or,gano meccanico, il
quaile conitrollia continuamente ir metodo di lavorazione deUe diverse macchine utensili, verifica s,e le velo C'ità impie gate, ,]a forma dell'utensile sono le miglioiri. Quando s,i pensa ohe in
molte delle nostre officine meccainiahe ancora
oggi è poss,ihile vedere un gruppo di t01Tni identici, che compiono la stessa o.per,éllZÌone ad un
identico prniettiifo , andare a velocità diverse, si
intuiisce qiual1e viasto orizzonte sia ancoira dhiuso
ai nos bri capi, ai nostri ingegner i di officina. Si
1

1

1

LE INDUSTRIE MECCANICHE IN ITALIA
p, l to molto spesso del « dumpinigi » tedesco, nute a dovere, per finire alla utilizzazione dei

n n vorrei -c he in fatto di •l avorazioni meccaso si riduoesse in ultima analisi al costo
, 11 lott
al minimo di tn..Ltte le lavoll"azioni, allia \li din:· 2ione al massimo ,rendimento di tutte le
111 ,
hine utensi.l:i peTchè esse hanno un pro~
1 mma, peirchè l'operaio che le soTveg,lia stu1 I 1 , tutti i mezzi per ottenere da esse il massimo
I, ro. Tutto questo mentre da noi si fissano i
11 ttimi a lavo:ro ultimato come una certa pell"1, 11tu le della paigia, onde l'o.pernio non ha alt 11 > timolo ohe quello S!llggerito dalila propria
11
i nza, osisia ben poco, con i tempi che corotto questo punto di vi,s ta la .guerra ha
nato m o lte cose; al'tre potrà e dovrà ins·e ·1 hiso,gno di vivere, di non moirire s~ffolla conco rrenza.
toccato -alcuni ,p unti fondamentali del proI ile m dhe ;rigruarda le nostre indust,rie meccanilic • ma su m olti ailtri sii potrebbe ,r iohiamare la
tt nzione dei tecnici, incominciando dalle tra111i. ioni n on sempre moderne, non sempre te111

11ic

li

cascami, al traspoirto dei ipezzi da lavoirare, dei
truciolii di IavOTazione.
Su tutti io richiamo l'attenzione degli industriali che vogliono far vivere le ~oro industrie,
se vo,gl~amo che la industria meccanica o.taliana
viva dii vita prnpri,a e nOIIl aivveinig1a che l'Italia
uscita dal giogo tedesco debba trovaTsi indiUstrialmente sotto quello inglese od americ,a,no.
Agli industriali meccanici italiani l' organizza:re
su hasi tecniche, scient~fìche, le loro industrie,
cm are l'educazione ancihe civil'e delle loro maestiranze, dei lo:ro capi, ad essi introdurr;re rispettata e venerata la scienza nei loro stabilimenti,
nei reparti dove ireg;na l' emp,Ìll"ismo.
Dove oggi il dio Mar te im pera, potrà e doVTà
domani re,g naTe e peir sempre la scienza che esso ha invocato ,già ipe,r disbruggeire, dhe invooherà in un giorno che augruriamo pll"ossimo per riedificare le cose e ,g li uomini e cirieaTe con esisi la
nuova civiltà, la feconda pace.
Ing. Prof. G. Belluzzo
del Politecnico di Milano .

Ing. Bernardino Lom
Direttore del R. lst1tuto Geologico.

La

nostra r icchez~
za mineraria di do~
manl Y a lluminio



In una. bella. e nobile rivista. intrisa. nella. più pura.
ita.lia.nità da.l suo d irettore On . Prof. Ma.rio Cermena.ti - La Miniera. italiana. - leggiamo l' interessantissimo scritto che segue e che coincide
piena.mente con i sen1imenti e le idee propugna.te da.lle I. I. I.

Compr,essa da se1Coli di ,d ominazione straniera scrive l'Ulpiani quando l'Italia ri,s orse
a nazione trovò che le fonti della ricchezza erano .in mano alle nazioni rjcche d·i ferro e di carbone; del ferro, che è il corpo, la mateiria deJla
macchina, d,el carbone, ,che ne è l'anima, l'en,e rgia. Pov era di carbon,e e di ferro, l'Italia non poteva ,sperare in un grande avveniTe industriale;
ma la Natura prorvvida ha fatto ricche di monti
e di acque montane le Tegioni povere di carbone
e di ferro. Allora, forse per quegli oscuri e miste:riosi presentim enti, ,p er queHe orientazioni inconscie che d eterrm~nano la evoluzione delle specie, .il genio risorto di nostra stirpe studiò nei laboratori le leggi dell'elettricità. Volta trovò 1'a
pila, Galvani l'e-Iettricità animale, Pacinotti il suo
anello, e n ellla mente di F erraris dal suo caanpo
magnetico rotante balzò il motor e trifase. In breve, no.i che nel movi.11 nento prodotto dalla 1:ra,s iformazione dell'energia termica .in me ccainica eravamo rimasti assenti, iimparammo e inse,gna!l'Tlmo
a trasformare l'energia idraulica in ,energia elettr.ica, ossia nella più nobile e man eggiabile delle
e nelig'Ìe, invisibile e silenziosa, frazionabile all'infinito, trasportabile doivunque e dovunque ritrasformabile a volontà in energia m eccanica,
chimica, termica, luminosa.
L'Italia è la nazio,ne proporzionalmente più ricca di acque montane e questa sua fonte di energia è eterna. Le minier e di carbon fossile po1

36

tra,:u10 esaurirsi, o almen diventare di sempre
più difficil e estrazione, ma eterna è la forza del
sole ohe fa evaporare l' mpio mare che baigna le
nostr.e coste, eterna la forza dei venti che s,p ing'e le nuvole contro l e balze dei nostri monti, e
sempre, per le ggi -fisi h e ineluttabili, la nuvol a
calda sull'ostacolo freddo i risolverà i,n acqua e
questa precipit erà a valle e potrà cedere alle turbine la sua energia di po izione. L'Italia ha inoltre nelle su e bauxiti, nelle ue allumiti, n ei materiali eruttati da.gli antichi suoi vulcani laziaili e
campani fonti inesauri.bili di allu minio, di quesfo
metallo leggero, re1sistente , inossiidabile, che sempre più va .sostitue ndo il ferro nelle navi, negli
aut01IT1ohili, ,nelle bici· Le tte, negli utensili, ch e
ha .reso possibile la navi azione aeirea e che sostituirà il rame negli impianti elettrici.
Cosicchè, poichè la produzione dell'alluminio
- a differenza di quella d,e l ferro e del rame è .indipendente dal carbone e solo connessa con
l' elettricità a buon mercato e poichè l'Italia è
appunto ricca di elettricità e di alluminio, no.i po·s siamo s,p erare che il binomio « eJettri·c ità-allumii:1tÌo )) possa diventar e la nostra ricchezza, com e
il ferro e il carbone sono stati la ricchezza dell'Inghilt erra, della Francia e della Germania. « Il
giorno scriveva l'on. Nitti nel 1902 - in cui
c e d e ndo l'elettricità nelle notti, anche gratuitament e , alle fabbriche di aUu~inio, l'alluminio si
potesse vendere a una lira il chilogra.tTlJllla, l'It a-

== = = =

LA

OSTRA RICCHEZZA Ml ERARIA DI DOMANI: « L'ALLUMINIO »

, r

be realizzato un più grairude progresso te occiden,tale dell'App e nnino presso il Gran Sasn elle viscere della terra aves•se trovato mi- so d'Italia. Dove a trattarsi quindi e'Videntemenli ferro di in e sauribil e grandezza ».
t e di un errore nella trascrizione della località
sul campione.
Fu iinf at i, come abbiamo veduto, nelle montagne abruzzesi che il Cassetti (La baux1te ,'n I taI in
Cass etti, del R. Ufficio geoloJ,'a, Rass. min. XIV, 1901) scoperrse il mineral e
11, n 1 corso de,l suo lavoro di rile,vamento nelferruginoso oolitico, riconosciuto dal Mattirrolo
monta ne aibruzz.esi, raccoglieva de.i ca,mpioni
(Baux1·t; 1·tal1ane, ibid.) come bauxite, e coin ci.ì
11n min,erale ferruginoso, a struttura oolitica, può ritenersi acqu.is.ito che i primi campioni di
1 eva trovato racchiuso nei calcari
cretabauxite italiaina, di ,cui fa menzione iù. Sainte-Claii li quella regione e provenienti ~n parte da re D eville, furon raccolti daJ Meissonnier nel1 H ' tm nti scavati sotto il gove;rno borbonico per
l'occasione di 'Ulla gita in Italia nel 1857.
I 1 , rre il ferro.
Dopo il riconoscimento da parte del Mattirolo
Pii', ardi, nel 1901, l'ing. Matti.rolo, dello stesd ella vera natura del minerale ferruginoso dei
11
lJ( io, intrapr e se l'esame chimico di questi monti abruzzesi, il Cassetti, prosegue1ndo il suo
1111 pi ni e -li riconobbe costituiti in prevaÙ.enza
laivoro di rilevamento nell'Ap,pennino centrale, ed
ll'i lwss,ido di alluminio chiamato bauxite, m iil Crema, studiando i monti dell'Aquilano, mise"
11.I
utilizzato p er la e strazione deJl'alluminio,
ro in evidenza un num ero notevole di punti d'af1 I , f hbricazione di composti alù.uminosi e pe r
fior a,mento della bauxite di cui i principaJi pospr p razione dei mat eriali refrattari.
s ono oggi sosì raggrup,parsi:
LI auxite ,i n Italia era stata invero segnalata
a) Giacime,nti deJ Mat e,se (Dragoni e Cusa111 11 I 1 1861 da par ecc hi autori, mineralogisti e
no di Mutr.i);
ulo i, i quali però si limitavano a citarne la eb) Giacimenti dei Monti Marsicani (Lecc e
1 I nz
in Calabria e probabilmente fu da una
n e i Marsi, Pescosolido presso Sora ed altri) ;
l prima fonte che la notizia s,i propagò, ric) Giacimenti del gruppo d el monte V,eil-ino
111 lott
poi da viari auto ri. Il Salmoira,ghi (n ei
, ,. d l R. Ist. Lom. Se. e Lett. del 1900) dimo- (altipiano di Rocca di Mezzo, monte Morron e,
t 111 ·he la prima notizia fu data da H. Sainte- monte di Ocre).
Sia per la costituzione geologica, come diremo,
1,j., Deville (Ann. d e ch,'m. et ,f,hys. 3, LXII,
I H I , il quale dice che il M eissonnier, inge,g'ne- sia pei l'isultati negativi della diretta osservaziod Il Miniere in Marsiglia , insieme con aJtri ne, sembra doversi esclu dere che questo min e rale d'alluminio possa rinve.ni.rsi nell'Appennino
11 pi ni d e lla region e di Baux, gli pres entò p er
1n di i un campione di bauxite pro,veni e nte dal- più a nord d'Aquila, n e lle Alpi centrali ed occil 1 , Il ria, ove l'aveva scoperta « .in mass e con- d e ntali, n elle -isole e in Calabria, m entre potrebli e parag'onabile, p er la sua abbondanza, be b en trovarsi n eUe Puglie, n e lla Dalmazia, nele più comuni )) ,
la penisola istriana e n e l Carso, n el Friuli e n e l
i • R. de l'Acad. de Sc,'enc es di Parigi XLVI, B e ll unese.
H, p. 1090, risulta infatti che l'anno precedenL e bauxiti italiain.e poco diff en-iscono fra lo ro
:1 M i sonnier fu in C alabria , ove studiò i.l pei caratteri :fisici e per la composizione chim.ica. ,
n 1111 ·n
di li gni te di Conidoni pres,so Briati- Sono min erali d'aspetto litoide, di color rosso111 11• 1 n cll br eve r e l azione ch e ivi trovasi 1n- bruno, costituiti da una massa fondamentaÙ.e, pi\i
i fa cenno alcuno della bauxite.
chiara, for,mata da minutissime ooliti, nella qua1 r l dato e compianto ing. Salmoiraghi non l e sono disseminate dell e ooliti più grosse, genelcre alla ,pr,e senza della bauxite in Cala- ralmente a contorno irregolare e di colore rossoJl r ·h '
onosceva di persona la geologia di scuro inteniso. Il loro p e so specifico osctlla fra
11 1 r i ne e perchè ,nessuno dei geologi d e l 3,22 e 3,45 e dalle prime analisi chimi,c he, esee lle Mini ere che la rilevarono ne a- guite dagli ingeg•neri Mattirolo ed Aichino del
menzion e . Interpellato allora di.ret- nostro Ufficio geologico su tre campioni di bauil M eissonnier, questi rispose al Salmoi- xite di Pescosoli.do, risultò per e,s si un tenore in
·lud ndo in modo assoluto di aver rtro- allumina variabile da 55,89 a 58,40 per 100, con
1
ite in Calabi,ia e ritenendo piutto- rispettivamente 25,69 e 24,83 di ossidi di ferro e
incontrata nell'Abruzzo, sul ver.san- 5,76 e 3,79 di ainidride silicica e titanica.

37

LE I. I. I.

***
Quanto alle condizi,o ni .strat,i grafiche e geologiche dei nostri giaciimenti bauxitici non ho che
da 'r iferirmi a qua,n to 1esposi in una nota inseiriita
nella Rq.ssegna Mineraria, XVIII, 11, 1903, su
quello di P escosolido presso Sora, che per la sua
situazione to,p ografica ·e pei laV10ri d'esplorazione
che v.i ei iniziarono fin d'allora, meglio si prestava all'osservazione.
E.ss·o forma un banco regolarnnente compreso
fra strati di calcare bianco cretaceo e, come questi, inalinato di 50 gradi verso SO. L'affioramento del banco si os,s erva su due lati del lllonte, iin
UJD.O dei quali esso è tagliato ,s econdo la direzione e nell'altro quas,i normalmente a questa, mettendo .in e,v idenza il suo s1pessore che varia da 5
a 8 m. Il ban.co è in pe.rfetta concordanza con
gli ,sbiati dei calcari ,sovrappo.s ti e fa ad essi passaggio peir mezzo di un sottiJissimo I.etto argi.1loso-ocraceo e di pochi ,s traterelli ,c alcarei coloratii .in giallo, gri,gio e violetto ,p e,r lo spessore di
cir,ca 50 centimetri. Su ,que·s ti raposa il calcare
biainco criptocristallino cretace,o non molto dissi.mille da quello inferiore del letto. Al letto la
bauxite riposa sopira una supedicie irregola,re e
frastagliata del calcaJre, pure cretaceo, e penetra
nelle cavità di questo ravvolgendone frammenti
di varia forma, più o meno a•r rotonda,t i e di variaibilis,sime dimensioni. Mancano qui gli strati
di paissaggio ed iJ contatto col maternale bauxitico è sempre nett.issimo.
Il calcare superiore racchiude qua e là delle
ippuriti e l'inferiore è pieno di re·q uienie aJ. punto da fo11mare una vera lumacheUa. Può dirsi
pertanto ohe ii.I banco bauxitico trovasi coonpre,so fra il terreno turoniano al tetto e il cenomaniano al letto. Secondo le osservazioni del! Cassetti, la barux.ite occupa lo stesso livello della seri1e geologica .in tutti gli altri punti ove essa comparisce ed anche l'ing. Crema confeirmò d~ ir ente questo fatto per atlcun.i: giacimenti da lui egnalati nel gruppo del monte Velino.
Da queste e ,d a altre osservazioni fui tratto fino dal 1903 a concludere che questo minerale si
formò contemporaneamente alle rocce del tetto,
mentre qurunfo ai rapporti ooi cal:cari del letto
essi son taili da peir:mettere la supposizione. della
es~stenza ,d i una interruzione del deposito calcareo durante ia quale potrebbe avere avuto luogo
una eirosione del calcare inferiore.
Il giacimento di bauxite di Pescosolido e tutti
gli altri ,c onsimili dell'Appennino centraile sono
dunque da ir~guardarsi come deposi,t i epigei, con•

38

temporanei alle rocce incassanti e non come prodotti ,di intrusione, nelle rocce steisise. I fenomeni
spe.cia.1Li che si ve,r ihcano nei calcari del letto pos.sono ,s ignificare o che il materiale f erroallum..inif ero si depositò ,s opra un fondo reso ineguale e
scabro dall'azione delle onde o che su quel fondo
calcareo si espansero soluzioni acide ferroalluminose le quali, erode.-ndo il cailcare, operarono con
esso uno ,s ca:mhio ,di basi e la conseguente preci.pitazione dell'allumina e ,d ell'ossido di f,erro, o
fina1mente che per UJtl lungo laisso .di tempo i calcari deJ letto rimasero esposti agli agenti atmosfierici i quali, scioglie,ndo iJ calcare, las cirurono
in posto il re1siduo insolubile costituito in massima paxte da idrossidi d'alluminio e di ferro. Tale
è la .c ompos~zione delle terre rosse formate,s i sui
calcari e sulle dolomie d'or,i gine origanica, ed in
questo senso le bauxiti a1tro non sarebbero che
antiche terre ross e.
Le ,i,nter,essanti ricerche del Vinas-sa (Sull' on'gine della Terra Rossa, Bollettino della Società
geologica ,i tal., XXIII, 1904), del Tucan (Terra
Rossa, deren Natur. etc. N. Jb. f. Min. etc.
XXXIV, 1912), del Chelussi (Psammogr. di alcune Terr e Rosse ital., Boll. Soc. geol. it., XXIV,
1910), del Kispatiic (Bauxite des Kroatischen
Karstes eitc., N. ]b. f. Min. e.te. Be.il., XXXIV,
1912), maeetrevolmeinte riassunte in una eia,boraita ,sintesi del Gos tani (Terra rossa, bauxite e
laterite, G.iorn. di Geol. prat. XI, 1, 1913), concluderebbero per questo terzo modo d'origine
delle no.stre bauxiti, cui •i o non potrei oppolire che
una difficoltà d'or.dine generale: Se le nostre bauxiti sono a,,ntiche terre rosse, che presuppong'0010
un lungo periodo d'emersione deii calcar.i dalla
cui dissoluzione provendono, come s.i spie1ga che
i due calcari, turoniano e cenomaniamo, fra cui
s n compres1e, ,si su cedono senza discordanza e
enza discontinuità e sono talmente f.ra loro somiglianti he, dov,e manca l'amigdala bauxitica,
non vi è ,modo di fare di e,ssi una esatta separaziotne?
C munque però venga risolto il problema genetico, ciò che interes a dal punto di vista industriale e per 1a ricerca del pr~ioso minerale, si è la
ccmstaitazione che esiso trovasi strettam.e·n te legato a calcari d'orig:ine organica o ma.d.reiporici
del cretaceo superiore, a calcari, cioè, formatisi
in acque marin,e d,i pooa profondità. Questi calcari fanno 1pa.rte di una /ac1°es speciale dell cr.e taceo ital.iaino, la quale domi.na nell'Appennino Abruzzese, nel Molise, in Terra di Lavoro, nei Lepi.ni, negli Erruci, in Lucania, nel Gargano e nel-

== = = =

LA NOSTRA RICCHEZZA MINERARIA DI DOMANI:

cc

L'ALLUMINIO

i>

lie. La stessa /acies estendesi al di là del- :htto dal 1907 quelli di Lecce ne.i Marsi (1), i no-

iri tioo, in Dalmazia e .in Croazia, ove pw-e· s t ri depositi di bauxite sono premurosamente riI, 11

n i dei giacime.nt,i di bauxite, nella peni.so- cercati dalla industria e la f abbr.icazione dell'alj triana, nel Cariso, nel Friuli e nel BeUunese. lumin·io e dei composti alluminosi sta pe.r dive, 'n queste r,egioni italiane, e ~n quelle che nire una nuova sor.gente di ricchezza peJ. nostro

mo presto redente, che è ancora possibile
· perta idi nuovi depositi bauxitici, ma ne savana la :ricerca in terreni coevi d'altre parI I l'Italia, perchè tali terreni, formati da calcari
i, ,schisti e dias·pr.i, ,c ioè da sedimenti di
,. profondo, non potevano prestarsi alla pro111 z i ne della roccia bauxitica. Questa /acies del
t eo .superiore succede lateralmente senza
I r, uzione ,a lla precedente e ad ,essa s.i raccorn forime e de,p os.iti di pas,s aggio. La zona di
i:r.iOil'le ha le due facies pr,esenta uno speintieresse al geologo e può essere ..studiata,
lo fu in parte,, lungo una zona di pochi km.
li r hezza, diretta quasi da sud a nord, ch,e ,
I • • ndo,si dall'area dei vulcani lazial,i e pas• d per l'Aquilano, dirigesi verso Ancona, per
i •omp,a.rire a!l d-i là della de,pressione padana nel
Il llunese.
i, do,p o sedici aonni e dopo l'esperimento fatto
I Il, Società per la fabbricazione dell' a7luminio,
I, n Ilo stahili.ment.o di Bussi utilizza con pro-

paese.

( 1) A proposito di questa industria la « Rivista
del servizio minerario nel 1915 >> dà le seguenti
notizie: « Favorita dal cresciuto prezzo dell' alluminio, la coltivazione del giacimento di bauxite,
situato nel comune di Lecce ne' Marsi, venne
condotta più intensivamente che nelJ' anno precedente, dando luogo ad una produzione di tonn.
5900 di bauxite, superiore per tonn. 1994 a quella conseguita nel 1914.
« Con il trattamento di tonn. 5165 di essa, unitamente ad altre tonn. 466 di bauxite francese ed
a tonn. 110 di criolite di Groenlandia, la Società
per la fabbricazione dell'alluminio, nel suo stabilimento idroelettrico di Bussi sul Tir1"no, oltre ad
una piccola 'quant1"tà di allum1'na non ulteriormen•
te trattata, ricavò tonn. 904 di a71uminio metallico, quantità minore per tonn. 33 a que7la prodotta
nel 1914, ma il cui valore di hre 4.068.000 fu superiore di Nre 1.538.100 ».
Ing. Bernardino Lotti
Direttore del R. Istituto Geologico .

Prof. Luigi Ferra.nnini
della. R. U niversità. di Na.poli.

IL LAVORO
DELLE DONNE
· « In un prossimo a,v venire la donna non si contenterà più d,i essere una macchina per far 6. gliuoli o una barrnbola da sa1lotto; ma mostrerà che
nella lotta libera delle forze individuali ha anche essa
diritto di combattere per la propria
indiipendenza.
·cc Col progre,sso dei t,empi e cdlla quistione economica che si fa sempre più g·rave era inevi-tabil e
,che la donna portasse fuori dalle pareti domestiche la ,sua operosità; soltanto, visto che il campo è va-sto, dovrebbe fare una ,scelta e non volger;si a quei generi di lavori che, domandando un
,eccessivo sforz.o fisico, possono esser fa tali a lei
e ai 6.gli pei quali ella deve dare tutte le energie
nel suo organismo. »

a

(Cordelia: Le donne che lavorano).
La guerra ha disordinato e straordinariamente complicate le già complesse quistioru. del lavoro femminile; e, mentre ne ha cresciuto il bisogno tanto pe,r il proletariato quanto per l'industria, ne ha sconvolta la utilizzazione trasportando le donne a sostituir gli uomini assenti là donde Ìin tempi normali si r.itiene prudente escludeTle.
ella maggior parte delle industrie da un paio
d'anni in qua la mano d'opera femminile è più
che raddoppiata; .i:n molte lavorazioni, ne1le quali
non ci saremmo mai aspettati di veder le d,o nne,
esse sono entrate ed hanno fatto buona prova;
ed il Vorwaerts! ca1lcola che nella sola Geirma111.ia
mezzo milione di nuove donne è e,ntrato ad assumer 1 voro nelle officine.
Questo fatto, socialment
e sanitariamente,
non è di quell.i destinati a lasciare il tempo che
trovano.
La redolazione del lavoro delle donne è sempre
stato uno dei compiti più ardui della Medicina e
della Legislazione sociale, ,giacchè è stretta tra
du e ferree .necessità: queilla di fornire un lavoro

40

rea1mente utile all e ,i ndustrie e sufficientemente
rimunerativo per l'operaia, e queU.a di garantir e
opportunamente la salute del ,sesso tìs.icamente
meno resist,e.nte ed ail quale sono ri,se.rvate peculiaTi funzi,o ni fisiologiche ed una imporbnte missione ne.Ila f a,miglia. Sopratutto per l'allevamento
d e lla proLe, la questione ha importanza ,caipitale.
La maggiore altezza deJla mortalità inf,antil e
in Germania, risipetto a quel che è in Francia, si
attribuis ce al imaggiore sviluppo deUe .industrie
in quel paese e all',esagerato l.avoro delle doome
t e desche. Questo fatto, ed anche la diminuzione
dehle na,scite, già richiamava l'attenzio.ne pu1bblica prima deHa guerra; ed ora queste preoccupazioni ,sono anche maggiori perchè la utilizzazione della mano d'opera femminile è aumentata ::i.
tal punto che le officine Krupp, le quali nel d icembre 1914 impiegarvano 1166 donn.e, nehl'aip.rile
1916 ne arvevano 13.023 ed aUa ti.ne del 1916 oltre 20.000.
Per ciò tutte le nazioni civili hanno d,a più o
meno lungo tempo stabilito delle disposizioni protettive per il la.voro delle donne, le quali sono
sottoposte ad accurata vis•ita medica prima di e-ss eire ammesse in un 'officina ed a periodiche visite ,s anitarie dura.in.te il Joro se,rviz.io, sono obbligate al riposo settimanale ed escluse dal lavoro
notturno e da queUe industrie che hanno effetti
dannosi sull'organismo in genere ed in ispe,c ie sugli organi se.ssuali e su:lla loro funz.iona'1.ità, hanno limitate le ore di lavoro negli ultimi periodi
della g'ravidainza e neJ puerperio, godono di speciali riguardi nel periodo deJ.l'allaifamento.
A moJte di qu e ste disposizioni protettrici s1 e
dovuto per ne,cessità derog'are nelle condizioni
attuali di vita; e, per strana co,i ncidenza, in Italia vi si è dovuto derogare nel momento stes·so
in cui si promuJ.gaiva ,il nuovo Regolaimento (6 agosto 1916) per l'appl,icazione delle leggi sul la1

IL LAVORO DELLE DO NE
J lle donne e d ei fanciulli, riunite ~n, testo tanti le quali ignorano ,il pericolo che es,se corrop•provato con R. De cre to 19 novembre 1907 no e che fanno corriere alla loro pro le. E Piin:ard
mo lificato con R. D ecreto 31 agosto 1910.
ha chie,sto che sia proibito di entrare nelle offi1

I,

It

lia, come altrove, il Ministero deJ.la G uerpiù specialm e nte ,il Sotto ... segretario p,er le
11 ,i e munizioni hanno davuto ripetutamente e
1 ·, , 1 n t e insistere per una sempre più larga u1111 11zione della mano d'opera femminile, parti,1 11 mente nell e officine e n e:i reparti di officine
·11i i fabbricano spalettei, parti di .spolette, de" 1t ri, diaifra.1JTIJmi, ogive e proietti:li di p·i c-colo
I I I r fino a queUi di 87 mm. Ed in alcuni stabil II nti della Liguria e della Lombardia si sono
tltl,it le donne non solo alla lavorazione dei
a~ibri, ma anche a quelle dei 102, 105 e
n si è mancato, per altro, di raccomandae c.riteri,i speciali p er invogliare la ma e f emaninil,e ad accorrere sempre più nue fidu iosa.
I, · ì una circolare 7 g•i ugno 1916 del M .i nit 111 francese del Lavoro e della Previdenza sol
in g'ran 1parte riprodotta ,in quella 28 se -i:1 d,r
1916 del ,nostro Sottoseg'reta,riato peir l.e
munizion i, raccomanda di mettere a d ine de.Ile operaie lavatoi e spo,gliatoi riser1i
h.1is.i.vamente a.il perisonaLe rfemminile e
1nq,lctaimente s e parati dai local,i 1adibiti agli
I
i u, i per ,i l personale ma,sohile; e tI1Jata come
, .I ·uni sta:bilimenti si siano disposte anche sale
, di allattamento e di ref e.zione, si prov,11n
·rembiali e cuffie per preservare gli aibiti
I 1 • pe lli .delle operaie, e si te.nga:no pe.rb.no a1 I I di 'ustadia per i bambini di quelle che non
lasciarli a ca.sa.
· n questo non son rimaste paghe le esi1 lla Sociologia e della M edicina, e non sodi t t te quindi le proteste.
idi> orcio del 1916 Pinard aH'Accademia di
di Parigi lanciava un vero grido di do1 n m e della Francia sem,pre a-tterrita dallo
J 111 , d llo Sipopolamento. Eg·li notava che nel
I I I I m rti-natalità e.ra scesa da 7.69 a 6.63 % ,
1 11111 ·r
d e:i baimbJni dati a balia da 31 a 13,55
, 11 nt , la mortalità mat,erna da 0.64 a 0,46 o ,
1111111 r
dei bambini abbandonati da 4,98 a
',. Tu te queiste cifre per il 1916 son•o rispetlite a 7,67, 22,0, 48,5, 21. Tutto quel num ero più cospicuo dei bambi.ni
11 diminuzione del peso medio dei
diminuz,ione de1 numeiro dei 1p aisti
< ntine materne, che danno a mangiadonne che aUattano il proprio ba.me, ondo Pinard, alla presenza nelmunizioni du donne incinte o lat 1

cine a tutte le donn e gestanti o lattanti o che
aJbbian partorito da me,no di s,e i mesi. E quantunque il senatore Strauss avesse cercato di attenuare le tint e così fosche dei ,rilie,vi del P ,i nard,
pur,e la qui,stione parv,e così importam.te ed impre-ssionante all'Accademia da indurla a nomina•
re una commissione - d~ cu.i hanno fatto parte
P ,inard, Strauss, Bar , Doléris, Hutinel, Marf an,
G. M e,sureur, Monod, Ch. Ri chet, Porak con
l'incarico di pr e sentare una relazione al più pre•
sto possihile. E la r e lazio,n,e, presentata il 30 gennaio, ha acceso una vivace discusS1ione, che si è
mant e nuta desta fino al 13 marzo, quando l'Accad e mia, (( ,considerando che l'estens·ione del Javoro
delle donne neHe officine costitu.ire1bbe un grave
p ericolo di spopolamento se le donne grav.ide o
allattainvi non fossero sufficiente mente protette,
ha formu'lato i voti ,seguenti:
1. L e •donne gira.vide e allattanti che han partorito da m eno di un anno e sono occupate nelle
officine, in spe cie netLle officine di guerra, non de,bbono essere adibite che ,a lavori i quali esigono
uno sforzo ,moderato per natura, forma e durata.
O gni genere di occupazione che e~ponga a traumatismo '.lento o brusco, che possa det,eniminare
esaurimento -0 scarsezza di sonno, dev'esser,e loro proibito. Il 1sistema deil1a m ezza giornata co,n
una durata ma,ssiima di sei ore di lavoro sembra
che d e bba ,essere pref.eribilmente aipplicaito. L e
donne dehbono essere intera,me1rrte dispensat e
dal lavoro notturno e da o.gni lav>oro che, per il
suo carattere nocivo tossico antig'ienico, ..s,i a ca•
pa·ce di l e dere la loro salute e compromette.re
quindi la g'ravidainza o l'allattam e nto.
2. Il riposo facoltativo, per la durata aipprossimati'Vla delle quattro ,s,ettmnane precedenti jl
parto, previsto dal'la legg·e 17 giugno 1913, sarà
reso obb1iigatorio per le opera,i è deHe officine e
particolarmente delle officine di guerra.
3. Consultazioni di igiene femminile e,d infantile, dirette da un m e dico, saranno messe a
disposizione delle op e raie per fornir loro cons,igli
e,d ind,i cazioni opportwn.i.
Il m e dico inc aricato di questo servizio avrà faco'ltà di indicare la necessità di cambiamenti di
occupazione, le moditiicazioni ed anche l'interdizione del lavoro alle donne incinte od allattanti,
quando egli crede che la loro permanenza all'of:fìc~rua possa compromeHere la loro salute o la vita della loro creatura.
P er a,ss icura:re alle donne laivoratrici nell e of0

1

41

LE I. I. I.===== === ========= =======================
ficine i bene:6.zii dell '.i,g,i ene speciale che .il loro
sesso esige, un agente femminile superiore, inte.rmediario tra i quadri maschili dei labQ!ratori
e le ope,r aie, è ,i ndispensabile. La sopra:~ntendente
d'offi,ciina, che occupa questo ufficio nell'indu,stria
inglese, d,eve avere un equivaletn.te nell'industria
fréllilce,se.
4. Allo scopo di favorire l'alilattamento materno hisognerà l!tnporre delle misure nelle officine, e• più particolarmente nelle offi.c.in,e di guerra, pe,r permette,r e. alle madri di allattare i loro
baimbini, in condizioni igieniche rigorose, durante iii loro orario di lavoro.
Allo stesso scopo sara•n no asseg\na.ti dei pr-emii
alle madri allattanti che bvorano in officina.
5. La donna grarvida od allattante, obbligata,
peir il suo stato, a cambiar lavoro, avrà una indennità per .compensare la diminuzione o la soppressione del salar.io.
Le ,spe,se derivanti da questa disposizione sarainno sostenute da un organismo di previdenza e
di aiss•icurazione sotto la res·ponsab.ilità dello Stato.
6. O ltre a'.lle •s tanze ,d i allattame,n to l'amm.inistrazione d,eve promuovere la creazione di posti
di trattenimento ,e sorveglianza de.i baimbini ovunque ciò parrà necessario ».
Pre,s so di noi le donne hanno dato prova mirabile di slancio inel sostituire il lavoro maschile~ sono circa centomila di esse che lavorano negli staibilime111ti -industriali delle armi e delle m.unizio:ni, ed il Sottose,g retario di Stato senatore
Dallolio ha fatto di loro migliore elogio alla Camera dei deputati. V.ivo ,e quindi anche giustifi-

a

cato è l'interessamento eh.e per le loro sorti igieniche, economiche e morali ha dimostrato e tuttora dimostra il Governo, il quale cura cO\n speciale attenzione tutto ciò che concerne la mano
d'opera ed il lav,o.ro femminile,. R ispondendo a parecchie interrogazioni dell'on. TUll"ati il Sottoseg'J:'\etairio di Stato per le armi e le munizioni ha
potuto assicurare che sarà ,presto pubblicato un
decreto luogotenenziale che provvede alla tutela
delle maestranze femminili, oltre che alla intensi-6.cazione dell'opera di prevenzione, degli infortuni sul larvoro e alla .istituzione di u.n servizio di
vigilanza igienico-sanitaria sugli stabilimenti. Inoltre ,i l Sottosegretariato per Je armi e le munizioni ha pure ruvuto dal Ministero di Industria
Commercio e Lavoro le necessarie indicazioni
per consegui.:re la messa a disposizione del Sottosegretariat·o stesso .di parte del personale dell'isipettorato deJ Lavo,ro attualme,n te .sotto le armi, col quale personale, assieme a quello già esistente presso i Comitati regionali di Mobilitazione industriale, si potrà intensificare quell'opera
di tutel a delle maestranze negli stabilimenti ,ausiliarii .c he da molto tempo è stata iniziata con
tutti ,i mezzi disponibili.
Bisogna che 1'opera del Governo e dei suoi ispettori sia efficacemente coaidiuvata da.gli iindustri-ali, i quali debbono fare in modo che le donne
non sieno costrette a.d a.b bandO!llare il lavoro cui
can tutto a,more iBi ,sono d,e,d icate, e dalle operaie,
le quali debbono saper comprendere l'alto fine
umanitario cui si ispira questa opera di protezione della loro salute.
Prof. Luigi Ferrannini
della R. Università di Napoli .

unti di visf o
l '/\ FARE CORTESE ,. IL PSEUDO CONGRESSO DEL LIBRO
,. GLI OPERAI METALLURGICI E IL DOPO GUERRA
:: NAZIONE ELETTRICA E PARLAMENTO AD OLIO
I ', ffa.re Cortese
I 11 • tamf.,a itali'ana ha consacrato alJe gesta di
Cortese uno spazio che non è certo in relaon le angustie der1'vanti dal7a crisi delJa
tanto meno è in armonia con la austeri!, -, gli eventi impongono a tutti, e particolar" ,,.tt, agli orientatori de7la cosidetta pubblica o•

/ u,

11

I 111111



li tudi di un inventore geniale, alJe scoper.li uno scienziato insigne, ai prodigi di miglia;a
u ,mini che danno in questo momento la vita,
, o(/r no, se f.,ure si oflrono, tre righe; a71 e im' di un truflatore pagine 1'ntere; per giorn1',
• 1• timane.
'/" to ciò sa di isola di Ha1'ti.
: 1m
sa di isola di Hait1' tutto 1'1 com{,,lesso
/l'u(/ re Cortese, al quale giud1'chiamo neces' w J. dicare qualche commento, per l'impres•
,"
h' esso ha destato negli amb1'enti 1"ndustriaf, 11 nz1 ar11.
uali ambienti - c1' aflrettiamo a d1're 111 • i
rede a una sola parola di quanto è stato
, o/ li. ione {,,rospettato dai g1·orna'1' sulJa pgura
I I r a i consumati dal Cortese e dai suoi com•

,,.

,·.
I , f,rimo luogo persone che non hanno le tra•

che conoscono il comm. D1'atto, come
''" l'Onosciuto il suo fantastico 'sos1·a, ex notaio
, 1tt,, c1 icurano che l'uno somiglia alJ'altro co•
Il 11 •d tto XV somiglia al pres1'dente W?'Json.
1 , ndo: nessun d1'rettore d1' banca, anche es•
,.,/., J' 1Lltimo degli alJocchi, avrebbe mai f,otu•
.,, n pensato di fare il genere di operaz1·01 1 ,,,,,f,iuto dal comm. Manfredim", direttore del
,lito
ntrale del Lazi,o a favore Cortese SE
VESSE AVUTO LA CERTEZZA MATETI JA he le cospicue somme erogate, su c~m, I, /,,/
in bianco ( a questo proposito le nar•
111 11 ,I ,• iornal1' sono molto confuse e contrad1111l1•

dittorie) FOSSERO COPERTE IN ANTICIPAZIONE O A BREVISSIMA DISTANZA da per•
sone o da Enti che la cronaca non ha ancora rive•
lato e non potrà o non saprà probabilmente r1've•
lare mai.
Anche accettando la tes1· d1' una aprior1'stica
comf.,l1'cità 1·n trufla del comm. M anfred1'n1' col
Cortese, s1· deve pur sempre ammettere che quals1'asi banchiere nello stornare fondi d1' deposito
per osarli 1·n operazioni pericolosiss1'me, deve a
priori r1'tenere che tali operazioni lo metteranno
in grado di reintegrare in tempo 1e somme stor•
nate a{fne d1' non farsi cogliere con la mano nel
sacco.
E non potevano essere le sed1'cent1' speculazioni teatral1' ed1'ton'a'1' o giornaNstiche ( nelle quali
1'1 Cortese profondeva 1'1 denaro) che potevano
conferire al M anfredim' ( assolutamente profano
nella materia) la certezza assoluta non solo del
ricu{,ero delle somme prestate, ma anche la rea•
lizzazione di utili vistosi.
Terza osservazione: la modesta potenzialità
della Banca, fondata nel 1909 con un capitale versato d1' 500.000 '1're. La Banca sino al 1915 non
aveva dato ai suoi az1'onisti che 1'7 4% : le sue T1°•
serve a tal e e{,oca si aggiravano su71 e quarantamila lire; la sproporz1'one tra questi mezzi e i
se1· m1'lioni erogat1' dal Manfred1'n1' al Cortese, appare evidente.
Ben altn' dovevano essere quind1' i ces•fn't1' sui
qual1" l'ex Direttore del Credito Centrale del Lazio sapeva d1' poter contare.
Q uindi le prme false Diatto e Dante Ferraris,
la ston'ella del sosia, le forniture d1' accia1'0, la
vendita di nav1' ecc, ecc., - secondo le op1'nion1'
prevalenti nel nostro amb1'ente - non sono che
trucch1' preparat1· a guisa d1' paracadute in caso di
catastrofe o 1'mbastiti p01' per impr1'mere a7la faccenda una diversa psionomia.
E trucchi, trucch1' grossolan1'ss1'mi, appa1'ono f.,u-

43

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - = = - = == == == = == == = = = - == = == re agli occhi della gente che non ha l'ingenuità
posseduta in mate ria d' a{lan' da comici, roman•
zieri, poeti o giornalisti, le varie s{,eculazioni teatrali, e le munipcenze editoriali del Cortese.
L e mancie ultramericane, {,rofuse tra i lacchè
d'albergo e queJJi delle pubbliche amministrazioni: il barbaglio dei giòielli seminati tra le dame
del palcoscenico squ1'nternato e le fallo/ore del
blasone deten"orato; le {,reb e nde offerte a {,ubbl1'cist1' di fama oscura o d1' mala fama, tutto c1·ò
- secondo 17 nostro {,unto d1· vista - non costituiva che lo scintillante paravento sul quale s1·
r1'ch1'amava l'attenzione delJ e {,late e {,er {,otere
dietro di esso attendere ad . o{>eraz1·oni di ben diverso carattere.
Qw'ndi ...
Qw'nd1· noi {>ens1'amo che l'autorità abbia {,osto
a d1·to in un'arriba e {>iaga ....

Il pseudo Con~
gresso del libro
Vogliamo dire qualche parola anche perchè
cred1.amo d1' avere una certa competenza al n'•
guardo - 1·ntorno a un « congre sso del libro » te•
nutos1· ne1· pr1'm1· dello scorso mese a Milano, ausp1'ce la « Società 1'ta'1"ana {,er 1'7 progresso delle
sc1'enze >> .
D1' salito quando s1· orgam'zzano congressi si ha
cura di 1'nvitare gl1' 1·nteressati, padroniss1'm1· que·
sti d1' partecipare o no a1· lavon·.
Al cos,'detto « Congresso del l1'bro >> invece non
furono 1·nvitati nè coloro che i libn' stampano, n è
quelJ1' che li vendono, nè que711' che li scn·vono.
C1'nqu e o sei ed1'tor1· in tutto, nessun li'braio, nessun autore, van· professori e bibHotecar, più o
meno erud1't1".
Cotesta accolta fu denominata dai resocontist1' ad u..mm de,lphini « congresso del l1'bro ».
Ciò non è nè serio, nè decoroso, e noi c1· stupiamo che un consesso autorevole come la « Soc1'età itaì1'ana per 17 {,rogresso delle sc1'e nze » abb1'a toll r- rato che del pro{,rio nome e del propn'o
pre st1·g·i:, s1· abusasse per coprire sim1'le turlupinatur~.
Non g;à che 1· d1'scorsi e le relaz1'oni che in quel]' occas1'one s1· svolsero fossero pn'vi di interes·
se e di pregio: tutt'altro! Ma quale autorità potevano avere la discuss1'one e il voto « 1·ntorno
allo sviluppo del libro ital1'ano » d1' un'assemblea
di venti persone, la maggioranza delle qual1· non
sa{,eva neanche i {,rimi princi,p1 dell'arte di scrivere, di fabbricare e di d1'{fondere un l1'bro?

44

Un u ;..,ico esemp1·0: uno d e 1· tem1· verteva sul
modo d1 d1'{f ondere a hbro ital1'ano all'estero.
Ebben e, i'! « congresso >> non ebbe neanche l' ard1're d1' concludere s1·m1'1 e d1'scussione 1·nvitando
1'1 Gov .=:--no a fare ogm· sforzo {,erchè nelJe scuol e
secondarie d e1· paes1· am/c1· ed alleat1· venga im{,artito 7' insegnamento d e lla 71.ngua 1'taliana, come nelJ,? scuole italiane viene 1'mpartito l'1'nsegnamento tl elJe lingue inglese e francese.
Eppure ci par chiaro che gl1' stram'en' {,er l eggere 1· l1'bn' italiam' debbano f,n'ma di tutto conoscere la l1'ngua italiana!
R eton'ca! R eton'ca! R e torica!
E piccola!

Gli operai mefallur~
gici e il dopo guerra
Bruno Buozz1· {,ubbl1'ca nell'or gano ufpc1'al e della F ederaz1'one 1·tal1'ana degl1' opera1· metallurg1'ci
un art1'colo molto 1'nteressante sw' problemi d el
dopo guerra così come sono v1'st1' dal prol etan'ato
o quanto meno da1· loro rappresentant1' tra 1· quali'
1'1 Buozz1· è de1· {,1'ù quotat1·.
Talune argomentaz1'oni svolte dal Buozzi tro vano a nostro f,ieno consenso, cosa che merav1·glierà forse lo scn'ttor e socialista.
Qu ello eh' egl1' dice a propos1'to d1' « un {,1'ù s ano 1'ndustriahsmo » no1· lo abbiamo sintetizzato
nel programm a d 'azione delle I. I. [.
« Conosciamo 1'ndustr1'al1' i qual1' hanno d1'chia rato - scn·v i'? Buozzi - che pnita la guerra s i
n't1'reranno a v1'ta pr1'vata p erchè arricchitisi ab bastanza; ne conosc1'amo altn' decis1' a fare alaltrettanto p erchè nauseati risum teneatis d ella campagna fatta contro d1' e ssi {,er gli extra{,roptti d1' gu erra; ne conosc1·amo altri ancora, v eri trogloditi' dell'1'ndustria, non ancora persuasi
della opportunità del r1'conosc1'mento dell' organizzazione opera1'a e della necess1'tà di conceder e
aumenti gen erali e f e rmamente convint1· che l' operaio soc1'alista s1'a da b01'cottare, a d1'r {,oca. L' organizzazione 1'ndustriale è spesso sentita com e
semplice antidoto a quella opera1·a. L'intesa p er
lo stud1'0 e lo svi'luppo delle industn'e nei ra{,{,ort1' naz1'onali e 1:nternazional1' e {,er la distn'buz1·one
del lavoro a seconda d e lla ca{,ac1'tà produtt1'va d 1'
ogn1' singolo stabi'11'mento, è considerata come u n
attentato alla 11.bertà 1'ndiv1'duale , o come meno mazione della gem'al1'tà che deve albergare 1·n ogm· cervello lat1'no, anche se analfabeta, Nel no stro paese l'organizzazione sc1·entipca del lavoro
è concef,1'ta solo per sfruttare maggiormente il
proletariato e costringerlo ad un lavoro bestiale.

- - - - - - - - - - - - - PUNTI DI VISTA
1
1

ì, uomini di valore, ma pochi e di scarsa
· Noi pensiamo che dall' e migraz1'one J' I tali a non
S1' denota un certo progresso, ma spro- ha tratto che umil1'az1'one e vergogna.
" 11,,11,lto alle esigenze d1' un paese come il noNON SI ESPORTA LA MISERIA per levarsela d'attorno.
S1' deve curarla, lenirla, vincerla, in casa probene intenderci. Il problema del dopo",, · sopratutto un probi ema di organizzazio- pria.
La teon'ca cin1'ca de1· « rivoletti d'oro >> inV1°at1'
'" lu tn'ale. Gl1' 1'ndustriali dovrebbero persua1 ,•/1 loro cÒm•fn'to precipuo è sopratutto quel- dall'estero da1· nostri m1'sen' emigranti, ci n'volta.
Essa è 1'ndegna d1' un paese giovane e forte.
/, . tud1'are qual1' sono e potranno essere le esiÈ una specie di ma c rotage di Stato.
'
l 7 nostro paese, e de1· paesi che {,rima
L'Italia sconta ancora oggi specie nelle A, ,, tributari d1' quell1· che dopo la guerra non
l'accorante spettacolo d1· torme e torI """ 1·n cond1.zion e d1· esportare, e prepararsi men.che 111•,nnente per sodd1'sfarl e. Il lavoro sarà 1·n- me d1· ital1'ani sp1°nt1' lagg1'ù dalla fame e dall'ignol /./,,um nte molto, e appunto per questo, lo n·- ranza.
M1"lioni di ital1'am' sono andati a fecondare l e
,, lltt>, la concorrenza limitata. Se s1· vuol lavo, /,.-r J' esportaz1'one sarà bene non provocare terre {:,iù aspre, ad arn'cchire 1'ntere region1' e po11 /,urriere doganali nostre, altrettal1' barriere {:,0'1' inten', che ci considerano tuttora come una
I, altr1' paesi. Il capitale 1'taliano ~eve dimo- razza di servi adatta alle b1"sogne più brute.
Non c'è una ferrovia, una strada, un porto in
11 ,
li avere il coragg1·0 di arn°sch1'are non solo
mondo che non sap•fn'a
sudore 1·ta'1'ano.
, {,, ·. thi e non deve pretendere di lavorare a tutto
1•/1tto arant1'to. Si ch1'eda qU1°nd1' allo Stato sem- Per questo n,o; abb1'amo ovunque dei d1ffamatori.
Ora bastai
111 111 ·nt questo: che a progettare 1'1 necessario
Dell' emigraz1·one il Buozz1° fa, 1°n term1°ni diver,/ ri rdinamento delle ferrovie e per i lavon·
/,/,/, ·i non attenda che fm"sca la guerra. In ciò s1· da quelli del Luzzatti, una questione di util1"tà.
/
111 fo tn"ali avranno anche il nostro appoggio,
N01· ne facciamo una questione di onore.
,,,11 • lo avranno, se lo des1°derano, per pre- Un popolo sano, una nazione viri'le, non deve,
,111· 1 l rendere meno grave per le maestranze, come l'individuo, preoccupars1· soltanto del {:,an e .
Perc1'ò dopo la guerra lo Stato deve ad ogm' co,i111,/i ,f,iu tranquillo anche per loro, 17 passag1,, 1/11//e produzioni di guerra a quelle deJla pa- sto recidere i7 cordone ombel1'cal e della em1°graz1'one non già limitando la libertà personale degli
'. ,11r,·tti moderni e acuti, cotesb·, che sono in o{:,era1· come 1°nte rpreta frettolosamente 17 Buozzi,
"" 1· 0Ì11 1'denza con 1· nostri anche nella parte ma togl1'endo di mezzo le ragioni per le quali un
,,I 1111\ · 1 d1'retta contro quei tal1' 1"ndustn"ali eh-e operaio, strangolato dal bisogno, ricercli1' 1·n terra
,,/, 11111
le loro aziende come un volgare straniera qu e llo che la madre patria gli nega, cioè
f ruttamento a puro scopo d1' lucro, e assicurando a tutti un lavoro onesto e redd1'tizio.
1 , 11 ,. uno strumento d1· costruz1'one nell' inNa.zione elettrica. e
{,ropn'o
IN
COINCIDENZA
CON
I f I I,
DELLA NAZIONE OSSIA DELLA
Porla.mento a.d olio
/ I Wl"flVITA.
Il nostro articolo « La nazione elettrica » pub/11 proposta del Buozzi per « un largo ebl1'cato nello scorso numero, ha sollevato molte
, ,,, 1 ,i(, di assicurazione contro una eventuadiscussioni.
I, ,11 1•11{> zzione )) {:,are a no1· che merit1· un esaNaturalmente.
1111/to t t nto nell'1'nteresse non solo degl1' oCos1 avv1°ene ogni qualvolta s'induca la sonda
"
1111 I • li industn'ali stess1·.
I/ J, 11/,l,·m che 1'7 Buozzi prospetta è anz1· cos1 1'n una {:,1'aga fno a n'cercar la carne viva.
Sorvolando sulle tante lettere di adesione, di
, (1111t, • Ja indurc1· a un esame meditato su cu1·
1°ncitamento a prosegu1°re, ad 1°nsistere nella cam1(1 1((1•rr •1no in un pross1°mo numero.
,, /1,1 .. 1am invece assoluta1nente, nettamen- pagna intrapresa, ci p1°ace sof/-ermarci su quanto
c1· scn've in proposito l' on. Val entino, Presidente
/, 111t ,, c•i d'accordo col rappresentante degli
del Consiglio provincia? e d1" Regg1·0 Calabria.
1 1111 t tllurgici su7la questione dell'em1°graEcco 1'ntanto la lettera:
,,,,, ,

1.lu1 •1tt,

a

i

~

un convinto fautore della uti7h,ì

l' o{:,{,osto.

a

Egr. Sig. D1"rettore delle [. I. I. - Milano.
Nel suo articolo la Nazione Elettrica del r e cente fascicolo, v1 è una a7lusione ed un'intona-

45

LE I. I. I. == == == == == = =

= = = = == = = = = = = == = == == = = = = = == == = - - - = - - - - = -

zione, direi antiparlamentare, evidentemente non
giusta.
Vi si legge: « ci voleva la guerra a farci m1'surare a prezz1· d1' sacn'f c1'i ind1'cibili la nostra stoltezza ( quella di non utilizzare le forze idrauliche).
« Quanto mai poteva val ere in questo regno di
avvocati la voce di un ingegnere idraulico od e1ettrotecnico ?...
« Come indurre 1· cinquecento rèton' di Montecitorio a far dell'Italia quello eh' essa {,uò e deve
essere: la nazione elettrica? >>
Orbene, Egregio Direttore, voglia guardare agli atti parlamentan· e trovare nel resoconto della seduta del 5 giugno 1905 ( son dodici anni addietro!), val a dire ne77a discussione del {,rimo
bilanc1·0 de1· lavon· pubbl1'ci, immediata al {,assag•
gio delle Ferrovie all' eserc1'zio di Stato, un certo
deputato, che ora non lo è {,iù, Giuse{,{,e Valentino, non ingegnere nè 1'ndustn'ale, ma un sem{,lice avvocato, pronunziava un discorso in cui assumeva che « l'avvenire del problema ferrovian'o d'Italia pogg1'a su queste due grand1' basi: una larga a{,{,'1'cazione della trazione elettrica e ta•
n'He d1'Herenz1'al1' ». E ricordava: 1) che la relazione della Comm1'sione reale pel progetto della d1'rett1'ss1'ma Roma-Na{,o'1', costitU1°ta da alte competenze tecm'che, dimostrava che la trazione e•
lettr1'ca s1·a da preferire alla traziune ord1'naria; 2)
che l'energ1'a idroelettrica tende a gettare il
suo peso nel mondo industriale moderno con
grande vantagg1'0 dell'Ital1'a, cos1 ricca, come il
N1'tt1' ed 1'1 Colombo hanno largamente d1'mostra•
to, del carbone bianco quanto povera di carbone
fossile; 3) l' ott1"mo successo pnanz1'ario e tecnico
d1' 2000 chilometn' di ferrov1·e nel Nord-Amen'ca,
ed anche 1'n alta Ita'1'a della linea Varesina ed il
voto nell'anno {,recedente degli U$c1' della Camera a77' app'1°caz1'one della trazione el ettn'ca al
nuovo tunnel del Sem{,ione, ecc. ecc.
Concludeva che l'Italia, dopo compiuto l'asset-

to pnanziario, doveva consegU1're la {,rospen'tà econom1ca, ecc. ecc.
Il Parlamentan'smo ha avuto de77e colpe: m a
pe.rchè attr1"bU1°rgl1'ene d1' p1'ù d1' quelle che non
ha?
Dev.mo Ghiseppe Valent1'no.
Sostanzialmente 7' on. Valentino, pur spezzando una lanc1'a in favore della attività della Camera di fronte al grand1'oso e urgente problema d a
n01· prospettato, rende rag1'one alla rampogna da
no1· mossa a1· nostri leg1'slatori, ai quali il Paes e
domanda l egg1·, oss1'a azioni, non chi,a cch1'ere.
Chi nega che alla Camera o al Senato non s i
s1·a ma1· toccata la quest1'one del carbone b1'anco'J
Se ne sarà occupato l' on. Valentino e dieci altn'
prima d1' lui, e dopo d1' lu1· cento altri. Non sono
certamente le buone intenz1'on1' che fanno d1/etto ai nostri deputati, a1· nostn' senatori, a1· nostri
ministri.
Ma a parole ...
Quando s1· tratta d1' far discorsi, i parlamentari
italiani si spaccano 1'n quattro.
Ma 17 paese domanda opere.
L' on. Valentino documenta che 77 problema della elettripcaz1'one delle ferrovie era stato impo•
stato dinanzi al Parlamento sino dal 1905.
Ebbene, son {,assat1' dodici anni, DODICI ANNI, dic1'amo, e siamo a quello che s1'amo!
Se lo stesso problema fosse stato aHacciato ad
un'assemblea di produttori e d1' te1cnic.i, anzichè
a un' accolta di avvocati, d1' rèton·, d1' 1'ncom{,etent1', l'I ta'1'a sarebbe da c1"nque anni quella « nazione el ettn'ca >> che tutti auspich1'amo.
E potremmo ogg1· n'dere de1' sottomarini tedeschi, del carbone 1'nglese, delle marine neutrali,
delle cris1' de1· trasport1', de1' no'1' e di tante altre
cose ancora.
E saremmo ferrei davant1' al nem1°co, non soltanto nell'animo, nei polsi e nell'armi, ma in tutta la nostra compagine economica e 1'ndustn'ale.

N.

a.none

er Yindustria.lizza.zione
proprietà immobiliare

11

innegabile il fervore cre!Scente e feco'll!do, con
i discute il dopo ,guerra •economico d'ltalic1.
utorizza le migliori sper,anze per l'avve1 nostro paese e spinge chiunque ad os•
più attentamente l'organizzazione agriommerciale, industr,i ale e bancaria itar metterne iin evidenzia i pregi e i difetti,
r .i·rudicare i mezzi ed i provvedimenti più
rinvigorire l'economia nazionale. Così
r omenti di precipua importanza sono st.a1: •u si e si discutono inon senza effìca.cia d:i
1111 ti, i quaii pe1rò ancora riguardano ben poco
I r >p ietà fond,i aria.
1t
la straordinariia intensità dell'odierno
mondiale centuplica e fa sentire più asig:en ze della produzione, quindi il hiso11 premo di assicurare nuovi impulsi, DJUove
1 11
a efficien:zia produttiva alle imprese agriin Iu.striali e commerciali.
in li pensabiie, è urg,ente che di fron.te ad
11n umo così largo ed incalzante si produca
111 più, se non ailtro per evitare quello squi1 I 1111 ·he, r1isolvendosi in continua dissipazione
I 11 •h z:z:.a, perturba g'vavemente l'economia sol
•ag:iona violente crisi, cui s.pesso fanno
11 il o l
con vulsioni più o meno cruente della

·i non deve impedire la serena valutazioi fati riso.rse della ricchezza di qualSJiasi paet 11tti gl i eleimenti, che costituiscono

oncorrono al:l'imprescindihile sviluppo
1

1111 , industriale e comm.erciale, ossia all'au•
• I

11

produzione i•n armonia con le esigen-

,1 I • n umo. An zi obhl·i ga ad uno .studio più
1.111 t ed esaur'ien te deJ. complesso proble·1,
tra tutta l'importanza della proprie' del ,suo organamento e della sua
aso di te01rizz.are circa alla moneta,
nih ato, aJ suo valore ed ai suoi rappornzidetta proprietà. Ma fa d'uopo riicou ito ch e quest'ultima costituisce una
i precipue della ricchezza potenz~ale ed
quinc:Li un elemento di primissimo ordi-

ne della produzion,e di og'n,i paese, specie per c10
che concerne la terra. Se ,que,sta venisse meno o
foss,e sterile, chi darebbe i prodotti c1igricoli indiispensabiJ.i ai popoli per nutrirsi e pe.r progredire? Se mancassero i fabbricati, dove andrebbe a finire la stabilità degli ordinamenti. tanto
n1ecessa.ria ,aJJo sviluppo ed al benes•se.r e geneirale deilla società?
Evidentemente Ja propir.ietà fondiariia oltre ad
esisere da per se stessa una font-e naturale di ricchezza, rappresenta una enorme quantità di denar,o impiegato appunto n,ell'acquisto di beni immobili. Si tratta dunque d'un capit,a1e ingentissimo cavatterizzato dall'immobilità, ossia dal fatto che non, può mai essere facilmente disponibile
e circolabile in guiisa da potersi investire in .altTte
impr;es,e industriali e commerciali, secondo i luo•
ghi e i tempi. Costituisce in altri termini un,a
s pecie di {,eso morto .rispetto all'economia de,i
paeSiÌ civiJi, del quaile però non ,s~ può fare a meno per Le ragioni dianzi cennate. Non è affatto
striana l'an,a logia con le naV'~, che non possono
navigw-e del tutto scariche e che hanno bisogno
di un peso: la zavorra ovvero la merce. La prima
rappresenta il pe:so morto e steri le, ma indo..sipensabile in mancanza di altro carico convertibile in
denaro: le mero.i in genere.
Oggii sembra condizione sine qua non di benessere economico la ma,s1su.ma fluidità del capitale.
Il denaro deve avere tutta Ja possiibile c.ircoJazio.n,e, deve essere ognora pronto a qualunque impiego sia pure d,i brev,issima durata, in base al
oriterio di avere sempre disponibili i mezzi finanziari richiesti per m •ettere in valore qualunque 11iisorsa, peirfe:vionando ed aumentando ìla produzione. Criterio ·i mposto dalle continue esigenze de'1 mantenimento sociaile, come dalla invincib~le aspirazione a nuova prosperità.
11 che r.iisu1lta in contrasto con i caratter~ della
propv.ietà fondiaria, che n.eMa nave dell'economia
riaippres,enta la zavorra necessaria quanto sterile,
perchè priva di valore commerciale. Ed è una zavorra che costa molto: parecchi e pareccha. miJiardi di lire ·nellLa sola I tai1ia; e che impone per1

1

41

LE I. /. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =
ciò un prohlema compÌes,so ed urgente: quello di
rendere commerciabile la proprietà dianzi detta,
ossia meno immobili .i capitali impiegati per acquistarla e mantener.la, in guisa da pote.r disporre di molte altre centinruia di milion•i per ·1 dopo
gruerra economico del nostro paese.
La soluzione del problema non è .impossibile.
Essa però non può essere data dalle varie Casse
o Istituti di Ct1edito Fondiairuo, appunto per i cri~
teri che le ispirano e ne dete.rminano la funzione.
Di fronte alle nuoVJe esigenze dell'economia italiana, sono ben poca cosa i cinque o seicento miEoni i mpiegati da taili ,Ìstifot,i , se ,n on altro perche •essi per le lunghe e dispendiosie formalità
burocratiche scoraggiano quel cred·ito, di cui ha
tanto bisogno la propnetà. Occorrono altrii. mezzi ed altri concetti per risolvere il problema dianzi esposto.
Si tratta di trasformare la proprietà zavorra
in proprietà merce, tanto più che e•ssa ha un notevole valore proprio intr.inseco, il quale le confenisce la dovuta commerciabilità rispetto aille
banche, os•s~a ,agli organi idonei per loro natura
all'e·sercizio del credito fondiar.io. Se le terre e
le case valgono denari e possono con un semplice atto di com·pra-vendita trasformarsi, per l'individuo che le possiede, in capita!le mobile, perchè non possono essere considerate come merci
e non devono godere .i benefici di simile considerazione? Se si fosse in quest'ordine dii idee,
la soluzione del problema sarebbe f aciLissima.
IJ pro.pri etario che avesse bisogno di denaro
per impieganlo i111 qualche speculazione agncola,
industriale o commerciale, l'otterrebbe dalle banch e come anticipo contro pe gno di beni immobili, anche a brevissima scadenza di mesi o cLi giorni, sercondo i bisogni del richiedente. L 'operazione sarebbe identica agili anticipi su depositi di
valori di Borsa, di titoli di Stato, di pietre preziose e di oggett,i d'oro e argento, di merci in magazzino e ve.rrebbe legalmente conclusa e docum e ntata con semplice iscriziione ipotecaria, da
cancel1arsi appena pagato il debito.
Gli effetti sarebbero meravigliosi. Le imprese ag'nicole e bancarie, industriali e commerciaJii
riceverebbero nuovi effìcaicissimi ~mpulsi, nuov.i
preziosi elementi fattivi che adesso stanno 'lontaini dal nraffi.co perche privi di denaro, da loro
già impiegato u.n propr:ietà fondiarie . Sarebbe tutto un rinnovato fervore di vita economica rigogliosa ed in continuo sviluppo, gr azie a!lla partectpaz10ne di ailtri uominii e di altri capitali, in o-

g.ni a,ngoJo d'ItaiLi.a. Perchè e,ssendovi proprietari
ovunque, non resterebbe nessun paese, nessun
villaggio privo di risorse finanziarie indispensabili aiLl'aumento della produzione e del bene.s,s eire
gener,aile.
La odierna legislazione con i diritti accordat i
aUa prima .ipoteca permette un po' di credito fon diario, la cui efficacia è molto limitata e priva d i
quals~aJsi influenza sul movime.nto industriale e
commerciale. Fa d'uopo invece stabilire altre leggi per mettere in valore 1a proprietà fondiaria ,
ossia p er re·nideirla commerci.abile e per dare la
necess1a•ria fluidità .ad una parte cospicua dei m illlardi adesso immobilizzati.
An~itutto biso gnerebbe ridurre e facili tare le
lung"h e e costose formalità oggi richieste peir i
mutui ipotecari. Il proprietario debitore .rila,s cere bbe ailla banca la so1it a cambiale per permett eire iii risconto ed insieme con essa una dichiarazione, anche in carta da bollo per contentare l'ingordo fisco, che l'istituto di credito comunicherebbe al Conservatore de1le Ipoteche pe.r la iscrizione ipotecaria. Questa s,arebbe privilegiata d.i
fronte a tutte le altre anteriori e post~iori, eccezion fa ta per le ipoteche derivanti da operazio ni di credito ag'ranio o dal.I' acquisto deHo stesso immob~le, aillo scopo d,i permettere in ogni caso al proprietario di valersi delle banche e di sottr'arsi agli strozzini, come di evitare qualsia;si noia
aill ' iistituto che concederebbe il preistito. La domarnda di mutuo dovrebbe essere accompagnata
da uno speciale ce-rtificato ipotecario suhla situazione d e lla proprietà, in base a cui s~ chied,e.rebbe il denaro, e per ,evitare che cont-empor-aneamente si doma.ndaissero prestiti a parecchie banche, la le,gge dovrebbe s-tabiLire un limite massimo circa alla misura degli anticipi da fare contro
pegno ipotecari•o di beni immobili. Il proprietario
che .s i rivolgesise a due o più banche per olt.repa,s sare quel limite, sarebbe reo di truffa: '1a swultanea presentazione di uno stesso certificato a
diversi istituti di credito per ottenere somme
m 1a.ggiori, co,stituirebbe una vera truffa gravissima. I! ,l imite anzidetto caso pe,r caso si determinerebbe in base al vailore di stima regolarmente
certihcato da un perito, sotto la diretta e immediata respontsabilità civile e pen~le di lui, peaimpedire illecici accordi col propriertario.
Così concepito ed attuato il credito fondiario
avreibbe conseguenze oltremodo benefiche per
l' e c·01nomia nazionale.

L. Granone .

a. "Ma.nifa.ttura.
a.liana. cinghie
assoni & Moroni

11

Questa. "firma. ,, è troppo nota. in tutto il mondo industria.le
perchè sia. necessa.rio indugia.re in una. presenta.zione.
Sorta. modesta.mente nel 1557, essa. è oggi reputa.fa. fra. le
prime ca.se mondia.li fa.bbrica.nti cinghie per tra.smissioni.
I suoi due prodotti breve11a.ti, e cioè le cinghie "Ma.ssoniMoroni ,, in pelo di ca.mmello e il " cuoio ra.ziona.le ,, , vengono
fa.bbrica.ti esclusiva.mente negli sta.bilimenti che la. Ditta. possiede a. Mila.no e a. Ca.niello.
Ta.li prodotti sono oggi noti. ed usa.ti in tutto il mondo media.nte la. potente orga.nizza.zione da.Ha. Ca.sa. posseduta..
La. Ma.ssoni &. Moroni costituisce senza. a.mplìfi.ca.zioni un
va.nto della. industria. netta.mente, fiera.mente ita.lia.na..

o

DI MIL
e

o per la fabbricazzone deìle cinghie « MASSONI-MORONI ll
confez:one delle cinghie di « CUOIO RAZIONALE».

I

49

MANIFATTURA ITALIANA CINGHIE MASSONI E MORONI

50

LO STABILIMENTO DI MILANO : I - Filatura del pelo di cammello -

2 - Sala degli orditoi

MANIFATTURA ITALIANA CINGHIE MASSONI E MORONI

LO STABILIMENTO DI MLLA!NO : Una delle sale di tessitura

STABIUMEINTO DI MILANO: Magazzino delle cinghie « MASSONI-MORONJ ».

51

MANIFATTURA ITALIANA CINGHIE MASSONI E MORONI

LO STABIUMENTO DI CAINTELLO : Montaggio delle pelli sui quadri per la concia razionale brevettata.

52

MANIFATTURA lTALIANA CINGHIE MASSONI E MORONI

LO STABILIME.NTO DI CANTELLO
lmmersione dei quadri nelle vasche di concia a pressione idrodinamica.

53

MANIFATTURA 1TALIANA CINGHIE MASSONI E MORONI

= = =

==

LO STABILIMENTO DI CANTELLO: Tensione delle pelli conciate.

LO STABIUMENTO DI C
54

TELLO: Reparto confezione cinghie di cuoio.

= = = = = = =::

ttore Molinari
,111 cnico di Milono.

o sviluppo di alune grandi indur1 e chimiche ln
pporto a llo QUerrO.
~r sso scientiifìco fu meravigliosamente
in questo ultimo secolo, ma non fu se< n pari accelerazione dal progresso civi11 'l
nità. La macohiina a va'Poire, scoiperh< più di un secolo fa, non è pur anco
i11 rte contrade d'Italia o di Russia, do"' no ancora persino le strade carrozzabi111 rbi progressi dell'elettrotecnica, no;n
u
fatto sentire i loro benefici a tante
h ,i ni, nè i prndigi della concimazione
<I i terreni, sono giustamente apprezzat 11tt i gli agricoltori, che in certe regioni si
··• ... •· .-._-_
uttOTa ai sistemi primitivi che precelorioso periodo stO'rico iniziato da
r. il 1-840.
luzione umana è lenta, forse per influen1111 lu
o passato d'oscurantismo ohe ipesa
11u' r dità fatale sul mondo.
111 ulo la marcia in avanti in quest' ultiolo i ia un tpo' più accelerata, l'umana
11u nella sua coscienza e nelle sue
i1
, rimasta assai in arretrato, tanto da
• ► Il • rano entusiasmo l'onta di una guer'
1 11 I riSi conto delle g,randi mandhevo• i ·11tifiche, tecniche e sociali, che insio I vi del suo progresso, e comprendere
le proprie inferiorità.
da questa conflagrazione le a l 111 • i or,geranno a nuova vita, monde
I I ,le zz ,passate, e lo speriamo vivamen1 111 11 I i che il nuovo assetto iSociale, ohe
Il citamenL dovrà pur sovrapporr,ganismo, che per Tisolvere delle
con0miche non ha sa'Puto escot ma ohe quello della guerra, in,
it verso più degni e civili de-

Ed è doloroso per noi constatare che sia stata
necessaria ,q uesta guerra spaventosa per far consapevole tanta gente, anche de·lla classe dominante , della importanza della ~himica q;uale fattoire prinòpalissimo di ,prog;resso civile ed economico .
Il problema della guerra, sotto qualunque aspetto lo si consideri, è un pToblema eminentemente chimico; ad esso si connette direttamente
la difesa e 1' offesa cruenta delle armi ed il funzionamento di tutto il restante organismo sociale nelle sue funzioni economidhe, industriali,
commerciali e civili.
I problemi portati a ,g alla daHo stato di guerra hanno tutti, direttamente o indirettamente,
attinenza colla chimica applicata, ila quale è a
sua volta figlia della chimica teorica.
Proviamoci a passare in ;rivi-Sta questi numerosi problemi chimici che oggi si agitano e si
impongono per uno -Studio attento ed una soluzione in tutte le
azioni . Questa rivista, sotto
punti di vista vari, fu già .fatta lo scoirso anno al
Congresso deUa Società pel progresso delle
Scienze a Roma , dove eminenti colleghi illustrarono, in pregevolissime :relazioni, le condizioni
di numerose nostre iindUJStrie, i compiti nuovi ad
esse imposti dalla guerrn ed i problemi aperti
per avvenire .
Un ulterioTe anno di guerra non iha fatto cihe
confermare molte previsioni, ma non ha maturato e tradotto in atto che pochi dei tanti e bei
propositi enunciati con tanto entusiasmo in quel
Congresso .
Senza ripetere il già detto, e sorvolando sui
proh lemi di minorre importanza, vogliamo vedere quali sono le nuove condizioni dhe si sono
1

r

55

LE I. I. I. - - - - - - - - =

====== == = = = ===== === = = = = = = == = == =

venute creando ·per alcune fra le più importan- 150.000 kg. al giorno di sola nitrocellulosa, d e ti industrie chimiche, in conseguenza della con- stinata alla fabbricazione della polvere B, e in
flagrazione europea.
proporzioni non - in1ferio'l'i avvenne Jo stesso aumento di produzione in Inghilterra ed in AmeL ' Italia e la ind u rica, dove si fabbricano •grandi ,quantità di e stria degli e s plosi v i.
s·plo-sivi per ,gli Alleati, ed in modo speciale p er
Il problema che più preoccupò allo scoppio la Russia.
Ciò poi che non appare al .gran pubblico, è la
della guerra l'Italia e le azioni alleate, fu qiuel1,l riferentesi alla produzione del materiale bel- quantità ancor più impressionante delle varie
lico, che non riguardava una sofa industria, ma sostanze - ac ido nitrico e so lforico, soda caustica, ammoniaca - necessarie alla produzione
ne interessava parecchie.
Infatti anche per la stessa polvere nera, ritor- di que gli esplosivi. In via approssimativa si può
nata in uso dopo tanti anni, per gli es,plosivi pro- affe-rmare che per fabbrica re I 000 kg di esplogress1 v1 : halist.ite, cordite, solenite, polveri sen- s1v1 nitroderivati , si richiedono in media no n
z2. fumo alla nitrocellulosa ecc., per gli esplosivi meno di 2000 kg . di acido nitrico e 4000 di acida scoppio, come il trinitrotoluene, l'acido pi- do solforico .
Ora per detta produzione occorrono grandi
crico, il fulmicotone, la nitronaftalina ecc., ecc.,
occorrono le più ,svariate sostanze, la fabbrica- fabbriche dhe non è facile improvvisare, e s1
zione delle 1quali costituisce organismi industria- comprendono ,q uindi le gravi difficoltà incontrate dall'Italia nell'affrontare tale impresa colosli più o meno complessi. .
·
Tipica fra queste la ilavorazione dei prodotti sale , data la sua condizione di tributaria deH' ederivati dalla distillazione del carbon fossile, stero per la maggior .p arte delle materie prime
pe-r la ,p rnduzione del gas illuminante e del coke e dei macchinari .
Cionondimeno l'Italia, al pari delle altre ametallur,gico, industria clie dà il catrame e gli
olii leggeri da cui si ricava il benzene, il tolue- zioni, ha potuto assolvere questo importante
ne, lo xilene, il fenolo, il cresolo, l'antracene, compito con una rapidità ed .una prontezza da
la naftalina, ecc., tutti prodotti ohe sottoposti a superare le più ottimistiche previsioni .
copo di questo mio studio è di vedere più da
nitrazione danno origine agli accennati potenti
viciBo come si sia compiuto questo prodigio in
esplosivi da scoppio.
Quello poi che aggravò le preoccupazioni, fu alcune delle ,p rincipali industrie ohimiche .
!a constatazione degli enormi quantitativi di queL • industria d e l •
sti ,p rodotti indispensabili ai hiso·g,ni della fab l'acido solfori c o.
bricazione del materiale bellico.
L'industria dell' acido solforico, ad esempio,
lnf atti hasta confrontare ·la .produzione degli
esplosivi prima della guerra colla produzione ha un.importanza predominante, perchè interesraggiunta in questi due anni. Fabbriche in Ita- sa, co•. ne tutti sanno , non soltanto quella degli
lia che producevano 2-3.000 k,g. di esplosivo al esplosivi, ma numerose altre industrie che m
giorno, o.ggi ,p roducono 50-60 e anche 80 mila tempo di guerra non possono essere trascurate.
chilo,grarnmi.
La ,produzione dell ' acido solforico nelle v aIn Francia i1 Polverificio d'Anigou lème elevò ne azioni in questi ultimi quindici anni si rilela sua produzione da I O mila all'attuale di oltre va dalla tabella che segue :
1

1

La produzione dell' acido solforico calcol ato a l 100
Inghil terra

Nel mondo

1878 t.
1880 »
1890 »
1900 »
1902 »
1904 »
1906 »
1908 ))
1910 »
1911 »
1912 »
1913 »

56

650.000
1.400.000

-

-

650.000
759.000

3.000.000
3.500.000
4. 100.000

-

5.400.000

-

5.500.000

-

-

1. 100.000
1. 100.000

-

-

G erma nia

-

190.000
600.000

900.000
-

1.200.000
1.300.000
1.500.000
1.650.000

-

Francia

-

-

200.000
325.000

-

500.000
700.000
780.000

-

Italia

7.000

-

40.000
145.000
165.000
180.000
237.000
340.000
418.000
388.000
415 .000

-

Belgio

A ustria

-

-

105 .000

130.000

-

-

165.000
-

-

200.000
-

Russia

-

-

82.000

-

0

lo

S. U. A.

-

-

600.000

46.000

-

125.000

850.000

165.000

-

1.200.000
1.400.000
1.500.000

-

-

-

-

Giappone

-

-

-

-

50.000
52.000
120.000

-

LE GRANDI INDUSTRIE CHIMICHE E LA GUERRA
t rie prime per fabbricare l'acido solno in iprima linea le p-iriti, poi le blenol in raTi casi lo zolfo. Mentre riuscì faazioni alleate procurarsi queste maIle
perchè le possono ottenere ahbondanl loro suolo, sia perohè riesce loro faProduzione e

n h. -Bosnia

• produz.
produz.
· import.
produz.
• import.
. produz.
produz.
· import.
. produz.
import.
· produz.
produz.
· import.
. produz.
produz.
import.
produz.
produz.

t.
t.
l>

t.
»
t.
t.

»
t.
»
t.
t.
»
t.
t.

t.

consumo della pirite.

1900

1905

1909

1910

34.638
305.000
156.800
169.450
457.680
89.000
72.000
23.000
204.600
326.000
36.300
23.000

179.100
267.100
271.690
185.370
552.180
126.000
117.700
100.000
228.580
521.000
29.700
30.700

250.000
286.000
360.000
193.000
691.000

145.000
300.000
350.000
215.700
793.000

149.000
150.600
249.000
695.000
57.000

171.000
115.800
244.000
811.000

98.950
12.500

»
t.

402.870
16.170

162.000
12.500
740.000
352.480
25.570

della -g uerra l' 80 % dell'acido solforico
veniva impiegato nella fabbricazione
1 r rf fati iper l' a,~icoltura; il resto ,passava
Il' 111du tria chimica e iper gli esploisivi ne ve11111 i gato soltanto 18.000 tonnellate.
1 I ·r n ia il consumo dell 'acido solforico per
pi , ivi ammontava a 70.000 tonnellate.
1111 ,nia ed Austria insieme (benchè la Gerortasse molto esplosivo), consumavali
plos.ivi complessivamente meno di
tonnellate di detto acido.
la ,guerra questi rappoTti vennero to111
mbiati e dalle notizie più attendibili
i • potuto raccogliere, si ,può stabilire che
l'llh il conSlllIIlo dell'acido solforico per eI 1 '
girava attorno alle seguenti cifre asluq11 nti :
lt li h superato le 160.000 tonn. annue;
I 1 111 i, non meno di un milione; l'Inghilterra
HO).
, e la Russia, insieme ai Paesi che
plosivi peT le azioni Alleate, ben
ui anche grossolanamente potremo
la Germania e l'Austria, che hano le forze riunite degli Alleati, ne
mato presumibilmente nella proltr due milioni.
Id ohe molti si son fatta all'inizio
uropea, era quella di sapere come

I ii 111

h li

cile impoirtaTle, la Germania e l'Austria, invece,
ne producono in rq uantità minime, e devono ricorrere quasi esclusivamente all'importazione,
resa loro oggi impossibile dal blocco dei mari.
Lo 5pecchietto che segue illustra chiaramente
quanto sopTa:

90.000
162.000
12.300
699.000
352.500
28.000

1911

1912

1914

1913

217.460 110.000
862.200 1.076.500 1.024.000
166.000
103.900
303.000
I.O 16.000

277.000
70.707
316.000
971.000
80.000

318.000
40.512
307 .000

350.000
9.400
812.000

430.00
10.522

450.00

27.250

59.000
115.000
8.429
790.900
400.000
40.000

-

-

I

la Germania avrebbe rp-otuto fabbricare quella
immensa quantità di acido s011fO'rico, mancando
di materie prime, giacchrè la piccola quantità di
blende .poveTe che può ottenere la Germania
dalle sue miniere (tonn. 650.000 nel 191 O), sono
ben poca cosa di fronte al suo grande fabbisogno odierno.
Ed ecco come, secondo noi, deve essere stato risolto questo problema di capitale impoTtanza nei rapporti della guerra.
In primo luo.go è .prohabile che tutto l'acido
solforico che 1p rima era devoluto all'industria
dei perfosfati (t. 500.000) sia stato destinato, previa concentrazione (pei perfos.fati basta l'acido
solforico al 65 %, per gli esplosivi necessita u na concentrazione superioTe al 93 %), alla fabbricazione degli esplosivi, senza per questo portar alcun nocumento all' agricoltuTa, potendosi
sostituire ai perfosfati le scorie Thomas, che sono un ottimo concime fosfatico e costituiscono
un prodotto secondario deHe Acciaierie, nume rosissime in Germania, che davano prima della
guerra 2.500.000 tonn. di dette scor,ie, delle quali più di 500.000 venivano esportate.
Oltre a ciò non .bisogna dimenticare che nella fabbricazione degli eS!plosivi l'acido solforico ohe viene impiegato in così larga proporzione, non va affatto perduto, perchè esso non è

57

LE I. I . I . =----======== - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - un costituente degli esplodenti come l'acido ni- do solforico fomante), che è ormai indispensatrico, ma è un .sussidiaTio nella nitrazione delle bile in tutte le fabbriche moderne dì esplosivi .
varie sostanze, e può essere quasi completaTutti i sistemi di concentrazione, da quello
mente ricuperato e rimesso in circolazione dopo 1 egrier (capsule di porceHana) a quello Kessler ,
una semplice denirrazione e concentrazione .
a quello Gai:llaTd con torri di V olvic, a quello
Certamente la Germania in tempo di guerra della capsule di platino dorate, ecc., ecc., venavrà applicato alla produzione dell'acido solforico tutti i criteri razionali sugigeriti dalla scien- nero applicati con buon esito, ad ont~ delle
za moderna per arrivare a sfruttare le piriti sino grandi difficoltà incontrate per procurarsi il maa lasciar nelle loro ceneri non più di 0.8- 1% di teriale necessario, specialmente le pietre di Volzolfo (da noi .purtroppo vi sono .fabbr,iohe che ne vic, requisite dal Governo Francese. Ciò condusperdono il 3 ed il 4 %), e ad ottenere dalle ca- se allo studio di molte cave italiane di pietre ,
mere di piombo, a regime intensivo sino 1O kg. ohe potranno servire - ed in paTte servono già
di acido solfoTico per metro cubo di camera - per sostituì.re con vantaggio il Volvic in tutta
nelle 24 ore (da noi la maggior parte delle fab- la grande indu~tria chimica degli acidi minerali .
briche non ricavano che 4-5 kg.).
L•industria del•
Risulta inoltre da informazioni giiunte, che si
l'acido
nitrico.
è esteso colà andhe .un nuovo processo di fab~
hricazione dell'acido solforico partendo dal solon meno impor tante del problema dell' acifato di calcio (gesso), che vi ahbonda in vai:ie_ do solforico si ipresentò subito all'inizio della
regioni, riscaldando questo in appositi forni ad guerra il p Tohlema dell'acido nitrico, richiesto
alta temperatura, in ,presenza di silice e bisolin quantità imprevedute ed a concentrazione alfato sodico (capomorto·, questo, della fabbricatissima nella fabbricazione degli esplosivi.
zione dell'acido nitrico).
Anche qui il e condizioni per la Germania si
Da tutto ciò si capisce come .possa essere stato possibile riso lvere ,q uesto problema di così presentavano assai ipiù critiche che non per
vitale interesse per la Germania, grazie al vali- l'acido solforico, giacchè essa importava dal
Ohilì tutto il nitrato di soda necessario ,per gli
do ausilio della scienza.
esplosivi
e per l'agricoltura, mentre per il blocIn Italia ed in Francia, come abbiamo già accennato, tale ;problema si presentava difficile , co dei mari tale impoTtazione le venne totalnon per la mancanza delle materie prime, ma mente interrotta.
Le quantità di nitrato sodico che p rima delper l' insufficenza degli impianti di concentrazione delracido solforico, e più ancora per la scar- la guerra le azioni impoTtavano risultano dalsità degli apparecchi per ,produrre l'oleum (aci- la seguente tabella :
1

Nitrato di soda importato (tonnellate)
A nno

1860
1890
1897
1900
1902
1904
1906
1908
1909
1910
1911
1912
191 3
1914

ln11hilterra

G ermania

-

-

115.000
101.000
79.260
84.260
79.150
81.320
90.200
120.000
128.500

489.000
482.000
485.000
512.000
591.450
650.000
786.000
710.000
808.000

-

-

-

800.000

-

Francia

-

201.000
284.500
203.000
216.600
225.500
285.000
337.000

-

-

Italia

-

8.500
13.235
27.550
30.000
26.625
49.300
47.600
43.600
61 .200
59.600
54.650
67.500
59.850

S. U. A.

-

-

108.200
174.260
210.000
294.000
375.000
326 .000
523.000
480.000
500.000

136.500
171.290
143.240
153.780
188.400
217.000

-

-

Si noti che in tempo di a ce in Germania circa l' 80 % d el nitrato d i soda e ra destinato come concime artificiale azotato e solo il 20 % veniva usato nell ' industria chimica, specialmente
per fabbricare acido nitrico.
elle altre
azioni il consumo nell'industria

58

Belgio

-

Giappone

-

3.500

-

-

6.000
14.000

-

-

Austria

-

5.819
4.179
7.924
9.405
7.280
13.660

-

-

--

Spagna

-

-

3.000
4.170
4.941
7.350

-

-

-

Olanda

-

70.770
95 .000
95.170
125.976
127.637
128.580

-

-

Produzione
del C hili

2.250
10.000

-

145.300
155.000
173.000
183.600
215.000
236.000
265 .000
280.000
270.000

-

variava da IO a 15 %. Per formaTs.i un'idea concreta degli sconvolgimenti prodotti dalla guerra
nelle industrie chimiohe, hasti confrontare il
consumo dell'acido nirrico negli ultimi anni che
pTecedono la guerra, coL consumo qui sotto calcolato in modo approssimativo, deducendolo da

LE GR ANDI INDUSTRIE CHIMICHE E LA GUERRA
11

m personali e indirettamente dalla essere stata prodotta nel 1915-1916 nei Paesi
li splosivi ohe presumibilmente d eve belli,g eranti ed agli Stati Uniti :
Produzione di acido nitrico in varie nazioni.

lo11hiltcrra

Germania

Francia

Italia

1 .000 ì
.ZS0.000 ì

110.000
360 .000 ì
540.000 ?

Giappone

Austria

30.000 ì
150.000?
250.000 ?

1.990
1.800
1.455
4.800
5.562
9.133
9.000
8.750
13.611
25.000?
50.000 ?

Mondiale

50.000?
100.000?

14.000
23.000

54.000
70.000

0.000 ì

Russia

Stati Uniti

12.600

28.00~
54.000
65 .000
350.000?

75.000?
11.000
I 10.000?
180.000 ?

rn nia nel 1915 avrebbe dovuto consu00 . 00 tonnell~te di nitrato di soda per
I I r I quantità di acido nitrico necessario
I ,I i zione d egli esplosivi, e nel 1916 pre111111 nt il su o fabbisogno di nitrato avreb111 1 r:riva=re alla cifra rispettabile d i cir1 000 tonn ., oltre ad a ltrettante per agriI ) r q uest ' enoirme quantitativo avrebbe
, irnportare non meno di un milione e
li t nnellate di nitrato sodico.
h potuto suppliTe alla mancata impOJ'-

r

nia, co me in altre Nazioni, era già
, parecchi anni pTima della guerra,
di S'\llrogare il nitro del Chilì nelnell 'iindustria, nella supposizione
il dell'esaurimento di quei giaci1 mondo.
non fu posto invano, esso inte1 nti tecnici che in bTeve, per vie
rono a proporre parecdhie solulmente considerarono l'aria atmola materia iprima più conveniente
i ompo-sti azotati, essendo in essa
no e l'azoto allo stato libero.
in orvegia Birkeland e Eyde ,
ile esperienze del Cavendish,
ottenere acido nitrico attraverso
opportunamente allaTgato di un
nso altri lavori si ebbero che
r ndere ,pratico questo sistema
d ll' acido nitrico, ohe già prir dava all' agricoltura notevoli
cl i II il l di calcio in vantaggiosa sostiI I 11itr
d anche all',i ndustria dell'acic 11 ,
ur diluito, può in certi casi eslt u ilmente.

50.000?
100.000?

50.000?
100.000 ì

100.000?
185.000?

1.000.000?
1.675.000?

Sembra stabilito ohe per fissare 1 kig. di azoto
atmosfe.rico sotto forma di nitrato o acido nitrico, occorran9 70 kw-o ra col processo Pauling
(applicato ad lnnsbruck}, 60 col processo Birkeland e Eyde (a,pplicato su vastissima scala in orvegia, impiegando più di 200 mila cav. di forza,
e che si ha ad un iprezzo che pare s'aggiri su 20
lire cav-anno}, 58 col 1processo Sdhonherr, applicato dalla Badische Anilfo Soda F abrik.
L'impianto a Legnano del Dr . R ossi è l' e sempio fattivo dell'applicazione del processo
Pauling in Italia, che si estese ad un' altTa fabbrica a Roma.
Aggiungiamo subito ohe però l'acido nitrico
così ,preiparato, non può servire nelle fabhriche
di esplosivi, pe-rchè - come abbiamo già detto
- è troppo diluito e dev'essere concentrato, il
ohe si ottiene facilmente distillandolo ip presenza d'un eccesso di acido solfoi:rico concentrato.
Quest'ultimo processo di concentrazione , pur
non essendo conveniente dal lato economico in
tempi normali, dev'essere stato applicato durante -la guerra su larga ,scala in GeTmania, dove il
ca'l'bone è ahbondante ed a prezzo limitato, il
ohe permette di ricuperare tutto l'acido solforico impiegato in questa operazione con semplice concentrazione.
Senonchè , per quanto grandiosi possano essere ,gli impianti di forni elettrici .fatti dalla Germania durante la g uerra, non è possibile che
essa abbia potuto produrre tutto l'acido nitrico
necessario 1per gli esplosivi, ,perchè col detto sistema sono richieste quantità straordinariamente ,g rnndi di energia.
Infatti la Società Franco- oTvegese, per p r~dune tanto nitrato di calcio corrispondente a
solo 80.000 tonn. di acido nitrico, contava di u tilizzare circa 240.000 cav. di forza. Impianti simili sono non solo costosissimi, ma ridhiedono
59

LE I. I. I.== --=============================--=---molto tempo per la loro esecuzione, senza contare che le forze idra liche in Germania sono
scars1ss1me.
È evidente quindi che la Germania deve essere ricorsa anche ad altri sistemi peT procurarsi lutto l'acido nitrico ed il nitrato di cui ha
biso,gno.
Fra essi il più importante ,è certamente quello che si basa su.H' ossidazione dell'ammoniaca.
Quest'ultima si produceva, prima della guerra, abbondantemente, :ricavandola dai prodotti
della distillazione del carhon fossile, e siccome
si possono ottenere 4 kg. di ammoniaca per ogni tonnellata di carbone distillato, così per la
Germania ohe prima della guerra distillava 40
milioni di tonn. di carbon fossile e poteva contare sopra circa 150.000 tonn. di ammoniaca,
siamo certamente al disotto del vero se valutiamo al doppio la ,produzione attuale.
Applicando il prncesso Ostwald, che si basa
sopra il Tiscaldamento di una mescolanza d' ammoniaca e aria in presenza di platino, si riesce
ad ottenere circa il triplo di acido nitrico, in
confronto dell'ammoniaca impiegata, per cui,
con 300 mila tonnellate d'ammoniaca, è possibile ottenere ciTca 900 mila tonnellate di acido nitrico.
Fin dal 1895 F rank e Caro avevano trovato i},
modo di fissare economicamente l'azoto ~tmosferico col carburo di calcio alla temperatura di
I 000°, ottenendo l a calciocianamide, impiegata
come concime azotato in a,g ricoltura, dhe però,
quando viene sottoposta all'azione del vapore
d •acqua, in autoclavi, ridà tutto l' azoto fissato
sotto forma di ammoniaca.
È certo che 1gli Imperi Centrali hanno lar,gamente usufruito di questo ,procedimento, se si
pensa c'he mentre prima della guerra la Germania prnduceva solo 18.000 tonn. di calciocianamide (sopra una ,p roduzione mondiale di t. 115
mila), neT 1916 - da quanto s'è potuto sapere
recentemente - la produzione della calciocianamid e raggiunse le 450.000 tonn., che equivalgono a ciTca 200.000 tonn. di ammoniaca, ovvero
a 600 di acido nitrico.
Anche ammesso ohe una buona parte di calciocianamide sia stata impiegata in agricoltura
quale surrogato del nitrato di soda, Ie rimaneva
sempre ugualmente una sorgente impo:rtante per
gli esplosivi.
A questo si aggiunga il' ammoniaca che si può
abbondantemente ottenere col processo Mond,
già applicato in vaTie azioni (in Italia a Orentano e Codigoro) rp:rima della ,guerra, distillando
in presenza di vapoT d'acqua i detriti di carbon
fossile delle miniere, la lignite e la torba (a:b~
bondantissime in Germania), con che si ottiene
anche del gas ,poveTo, utilizzabile come sorgente d' energ,ia meccanica.
1

1

60

r

Aggiungasi ancoTa, ammoniaca ohe si può
ottenere per sintesi diretta dall' azoto atmosferico e dall' idro1geno col processo HabeT e Rossig~ol, scaldando la loro mescolanza a 500-600°
sotto forte pressione in presenza di sostanze catalizzanti, quali l'osmio, l'uranio, ecc.
Questo processo s,' era dimostrato, anche ;prima della guerra, economicamente vantaggioso ,
e non vi è dubbio che dopo !la guerra l' ammo-.
niaca :più economica sarà quella ottenuta co l
processo Haiber .
on citiamo il processo Serpeck per aver ammoniaca mediante la decomposizione dell 'azoturo di alluminio, peTchè sino ad oggi non s i
conoscono di questo processo con esattezza che
i prod~gi di Borsa fatti da speculatori senza scrupoli I
Dal sin qui detto si comprende come la Germania anche senza il nitro del Chilì abbia potuto rprovvedere aH' enorme quantità di acido nihico per 1gli esplosivi ed ali' azoto combinato come concime ali' agricoltura, dimostrando con ciò
ancora una volta di quante riso:rse disponga la
tecnica moderna quando ricorre razionalmente
alla scienza .p ura.
Per le 1azioni alleate il problema dell'acido
nitrico sino a ,poohi mesi addietro destava poca
preocct11pazione e si riduceva alla sola difficoltà
di provvedere più o meno rapidamente il macchinario ed il materiale necessario per ampliare
le vecchie fabbriche.
Oggi invece, coll' acuiTsi in modo allarmante
della crisi dei trasporti e colla minaccia dell'intensificata azione dei sottomarini, l'incertezza d i
arrivo del nitro del Chilì per le fabbriche di a cido nitrico , desta non lievi preoccupazioni, sicchè le azioni alleate si trovano, dopo oltre due
anni di ,g uerra, nelle stesse difficoltà jn cui deve
essersi dibattuta la Germania all'inizio.
In Inghi lterra però :funziona già un importante
impianto di ossidazione dell'ammoniaca col sistema Kuhlmann-Ostwald, e un impianto non
meno 1grandioso sta sor,gendo in Francia, ad Angoulème, dove si producono 10.000 kg. al giO'Tno di acido· nitrico concentrato e ben presto si
arriverà ad oltre 40 mirla kig., che, cogli 85 mila
di cui è capace l'impianto Va1entiner, già esistente, costituiranno un quantitativo apprezzabile.
In Italia il problema non è meno m,gente che
altrove. Dopo avere utilizzata tutta l'ammoniaca
prodotta dalla distillazione del carbon fossile ,
il Dott. Rossi di Legnano iha iniziato la preparazione di ammoniaca scomponendo la calciocianamide (la cui produzione in Italia è andata
rapidamente aumentando dopo l'inizio della
guerra), per fabbricare col!' acido nitrico dei suo i
forni elettrici, del nitrato ammonico oggi lar,g amente Tichiesto peir la ,preparazione di esplosivi

- = = - - - - - - - - - - -- - -

LE GRANDI INDUSTRIE CHIMICHE E LA GUERRA

oppio, tipo F avier (mescolanza di nitronafe nitrato ammonico).
ltri grandiosi impianti per utilizzare ram111< ni ca delle torbe e per ossidare l'ammoniaca
1 lt· 11, calciocianamide e ricavarne acido nitrico,
11
progettati dalla « Società Italiana Prodotti
lodenti », ed in ,parte in via di esecuzione.

1 din

distillazione
1 carbon fossile .
I

M ,per la produzione degli esiplosivi non hal' cido <Solforico e l'acido nitrico, occorrono

v ri te altre sostanze che, mediante nitrazione,
, tr sformano in materie esplodenti. Tali sot nze sono specialmente ,il benzolo, il toluolo,

I

n ftalina, l'' acido fenico, che si ricavano dai

prc dotti della distillazione del carbon fossile.
ra il carbone manca in Italia. Se in tempo

li

ce è possibile sostituirne .una parte coli' er ia idroelettrica - abbondante da noi - per
J roduzione di energia termica, in tempo di
li< rra tali risorse non giovano, giacchè occorre
r ment e del carbone ,p er avere i prodotti su
1t ti. Lo si ,può avere solo in iscarsa quantità
I Il· I ngihilterra ove abbonda, ma le difficoltà di
1r zione e di trasporto ce ne limitano· l' acquit 1. In F-rancia pure è scarso, mentre in Germa1
' abbondantis,s imo.
I) Il a d istillazione di I 00 kg. di carbone si ot11

no:

c·ir a 17 kg. ·di gas illuminante, circa 30 mc.;
70 kg. di coke;
I 4 a 5 kg. di acque ammoniacali .
I ) ogni metro cubo di gas illuminante si pos1 110
icavare praticamente, con opportuni trat11u r ti, da 20 a 25 .g r. di benzolo e toluolo (3 / 4
I, 111 lo e I /4 toluolo, circa).
11
rbon fossile distillato ,per gas illuminante
pt r coke metallurgico, è stato di 60 milioni
li I< nn. negli Stati Uniti ( 191 O), di 40 milioni in
1111 nia, di 46 milioni in Inghilterra, di 5
in
11
i l, di 4 in Belgio, di 8 in Francia, di 4 e
1 11c i
Austria , di 1,4 in Italia, e ci~è di circa
I O milioni di tonnellate nel mondo intero, per
iamo farci subito un• idea dell' importansorgenti di benzolo, toluolo, naftalina
I dt r , ,qualora si applicassero pr ocessi razio11 pc r strarli, contrariamente a ,q uanto si fain ,passato, che gran parte di queste so1111 n n venivano utilizzate.
1111 dli la maggior iparte del benzolo, del to11111
ll'acido fenico prima della guena ve11
e ll nuto distillando il catrame che, in base
Il
tità di carbone distillato , ricordate più
1 1 1, H
ndeva pel 1910, a tonn. 2.400.000
, di l ti Uniti, 1.600.000 per la Germania,
tt IO O O p r l'Inghilterra, 200 .000 per la Rus, Hl).
p r il Belgio, 180.000 per l'Austria,
1 Il()() 1 r l'Italia, e nel mondo complessiva. 800. 000 tonnellate.
e

1

100 k,g. di catrame, sottoposti a distillazione,
danno circa k,g . 1,5 tra benzolo e toluolo grezzi, I kg. fenolo grezzo, 5 kg. naftalina, 23 olii
pesanti, 60 pece e 4 acque ammoniacali. Con
ciò è facile calcolare quali sono le disiponibilità
nelle varie azioni dei suddetti prodotti necessari per la fabbricazione degli esplosivi.
Distillando tutto il catrame del mondo si potrebbero al massimo avere 100.000 tonn. di benzolo e toluolo grezzi, mentre se si ricU!perasse il
benzolo ed il toluolo direttamente dal gas che si
produce distillando il carbon fossile pe-r coke
metallur1gico e ,gas illuminante, si potrebbero ricavare 1.700.000 tonn. di questi prodotti.
Purtroppo .però, ancora pochi anni prima della ,guerra, una gran parte di fabbridhe di coke
metallurgico erano sprovviste degli impianti per
il ricupero del benzolo e del toluolo. I forni a
coke con ricupero rappresentavano nel 1900 agli Stati Uniti solo il S %, e nel 1909 il 16 %; in
lng,hilterra nel 1900 erano il I O %, nel 1909 il
28 %, mentre in Ger-mania si passò dal 1O % del
1900, all'82 % nel 1909.
Ciò spiega benissimo come da ,q uesto lato la
Germania venisse a trovarsi ali' inizio delle ostilità in condizioni di vera superiorità rispetto alle altre Nazioni, le quali però non han perduto
tempo e subito hanno prorvveduto, ad estrarre
benzolo e toluolo si~ nella distil'lazione del carbon fossile per •g as illuminante, che nella pr~duzione del coke metallurgico.
Da principio attenzione era rivolta più specialmente al toluolo, 1perohè questo serviva già
alla fabbricazione del trinitrotoluolo (esplosivo
da scoppio usato in lta'1ia, Germania, Inghilterra), mentre la Francia 'ricavava l'acido picrico
(melenite), nitrando l'acido fenico proveniente
dal catrame. Ma sia l'acido fenico che il toluolo
si dimostrarono insufficienti a soddisfare gli enormi bisogni che imponeva la guerra , e allora si
ricorse ad una sintesi dell'acido fenico e dell' a cido picrico, partendo dal benzolo , che non era
mai stata trovata conveniente in passato.
Essa conduce all'acido picrico per· due vie ,
partendo sempre dal benzolo. Questo, in presenza di catalizzatore di ferro, si fa combinare con
del cloro, ed il monodorobenzolo che si ricava,
sottoposto a nitrazione e successiva saponificazione, dà del binitmfenolo e, volendo, anche
dell'acido picrico (trinitrofenolo).
Ovvero, trattando il benzolo co n acido solforico concentrato e fondendo ii sale sodico dell'acido henzensolfonico r isultante, con soda caustica, si arriva per successiva acidificazione all'acido fenico sintetico, il quale allo stato pur o
si lascia trasformare, con una semplice nitrazione, - ,previo trattamento con acido solforico
concentrato - in acido picrico.
Questo processo richiede benzolo purissimo ,

r

61

LE I. I. I.========================================
ed in quantità veramente eccezionale, giacchè
l'acido picrico, che così si produce in Francia,
in Inghilterra ed in Italia, provvede alla maggioT parte dell'esplosivo da scoppio usato in
questa guerra. In lta1ia la S. I. P. E. di Cengio
,p roduce ora 16.000 kg al ,g iomo di acido fenico
sintetico, chimicamente ,puro, e quasi 304.028
mila kg. di acido picrico, partendo da benzol9
purissimo preparato nei propri stabilimenti di
Vado Liigure, dove si lavorano tutti gli olii leggeri (benzolo, toluolo ,grezzi) ricavati dalla distillazione del caTbon fossi ~e in Italia e parte degli olii leggeri grezzi provenienti dall'Inghilterra.
La Ditta BoneUi e la Ditta Biancihi producono
a loro volta complessivamente· ciTca 10.000 kg.
di binitrof enolo ohe viene utilizzato pure come
esplosivo da scoppio, mescolandolo con circa il
65 % di acido ipicrico.
In Inghilterra vi sono diverse fabbriche che
producono giornalmente con ,questi pTocessi sino a 50-60.000 k,g. al ,g iorno di acido picrico. In
Francia la sola Société des Usines du Rho ne è
arrivata a produrre sino . a 150..000 k.g. al giorno
di acido fenico sintetico, destinato quasi tutto
alla fabbricazione dell'acido piorico.
Altre Fabbriche ne producono chi 30, chi 50
1

mirla kg. al ,g iorno; altre ancora fabbricano ingenti quantità di binitrof e nolo per la solita mescolanza con acido picrico, come è detto sopra.
Gli esplo siv i.

Tutto ,q uesto immenso lavoTo, in gran parte
nuovo, ·che venne in tutte le ' azioni imposto
alle industrie chimiohe di pace per provvedere
ai bisogni della guerra e che ha richiesto il
massimo concorso di tante industrie accessorie:
metallurgiche, ceramiche, meccaniche, vetrarie, ecc., ecc., si sintetizza tutto nell'opera finale
della creazione di quei terr~bili materiali di distruzione, di offesa e di difesa, che sono gli esplosivi.
·
La statistica della 1produzione degli esplosivi
non è facile a stabilire, iper rngioni ohe tutti
comprendono; andhe prima della ,g uerra gli Stati tenevano 1gelosamente segreti i dati sulla propria potenzialità di produzione in questo campo. In certe nazioni poi la fabbrica degli esplosivi è monopolio di Stato, in altre è. industria
privata e in •p arte governativa; tuttavia da indagini personali, ,possiamo con una certa attendibilità Titenere ,grossolanamente probabili le seguenti cifre :

Quantità approssimativa d i e s plosivi da guerra fa bbricati nelle varie
n azio ni prim a e durante la guerr a europea.
Inghilterra

Germania

Francia

Italia

S. U. A.

Belgio

G;appone

Russia

Austria

N el mondo

Prima della
guerra

18.000

1.000

60.000

15.000

3.500

8.000

360.000

160.000

15.000

100.000

?

540.000

300.000

45.000

160.000

?

6.000

4.000

5.000

150.000

50.000

90.000

1.065.000

90.000

150.000

1.805.000

nel 1915

120.000

60.000

~

nel 1916

200.000

Per farci un'idea del crescendo fantastico nel
fabbisogno degli esplosivi, 1b asterà ricordare alcuni fatti.
La F rnncia allo scoppio della glllerra produceva complessivamente non ipiù di 15.000 k,g.
di esplosivo al giorno. Dopo la battaglia della
Marna, ottobre 1914, quasi tutte le riserve che,
secondo, i calcoli dei più iprudenti Capi di Stato
Maggioire, avrebbero dovuto bastare peT due anni di guerra, erano esaurite. Il generale ]offre
avvertiva il suo Governo ohe era urgente provvedere prima del dicembre (1914), a portare la
produzione degli esplosivi a 80.000 kg. al giorno.
PTima anco;ra della scadenza di questo termine, ]offre avvertiva che il consumo di munizioni

62

100.000

aumentava con una ,progressione così grande da
rendere necessaria pel gennaio ( 1915) una produzione di almeno 120.000 kg. al giorno.
La prepairazione dell'offensiva francese della
primavera del 1915, che culminò poi nella ibattaglia della Champagne (marzo 1915), faceva
prevedere al ,generale ]offre un fabbisogno di
esplosivi di 350.000 kg. al giorno! E la Francia
seppe compiere questi ,prodigi colla sua industria chimica ridestata a nuova vita dopo tanti
anni di addormentamento.
Ma la igiuerra chiedeva ben altro! Già n_e l Juglio 1915 la furia della lotta su tutti i fronti aveva indotto lo Stato Maggiore francese a pTendere tutti i provvedimenti del caso per anivare

- - - - - - - - - - - - - - - - -

LE GRANDI INDUSTRIE CHIMICHE E LA GUERRA

?rima della fine dell'anno e per l'offensiva del}3 primavera 1916 ad ,u na produzione di 750.000
kg. al giorno.
Sono cifre fantastiche, e nessuno forse sa rappresentaTsi al vero il poderoso lavoro eh' esse
significano! Si sarebbe detto che dopo uno sforzo così colossale sarebbero mancate ulteriori
nergie ,p er continuare in una lotta così gigantesca. Ma l'epica battaglia di V erdun potè essere felicemente superata mercè quell'immane
lavoTo accumulato , e però dimostrò in modo
anche evidente, ahe non era possibile tentare
un'offensiva seria contro il fronte igermanico se
non con altri sfoirzi ancoT maigigiori.
E la Francia alla 1fine del 1916 arrivò a produrre al giorno oltre run milione di chilogrammi di
esplosivo!
L'Inghilterra .prima della ,g uerra possedeva le
più ,g rand i .fabbriche di esplosivi del mondo, alcune delle quali avevano una potenzialità di
I 0.000 tonn. di dinamite all'anno . Anche le più
grandi fabbriche di cotone fulminante di Europa erano in lngihilterra. Malgrado ciò, ad onta
delle notevoli risorse di cui queUa Nazione può
disporre nel campo industriale , non ha potuto
far fronte ai propri bisogni ed ai bisogni della
Russia, eh' essa s'era pro.posta di r iforni'Ie. PeTÒ
no n perdette tempo e riuscì a mobilizzare tutta
l'industria degli esplosivi d'America per prnvvedere a sè ed aigli Alleati.
La sola Fabbrica Dupont de amour d'Ame rica produce o ggi più di 400.000 k,g. di cotone
fulminante al giorno, oltre ad altre enmmi quantità di vari esplosivi . Le diverse officine di q,ueta co lossale .fabbrica di acidi e di polveri si
volgono su di un'estensione di 20 chilometTi.
È indiscutibile che si deve al contributo dell'America se le Nazioni alleate, specie la Rusia, hanno potuto sostenere il t remendo urto autro-tedesco .
La Russia aveva un'industria ohimica pochisimo sviluppata prima della guerra; mancava di
personale tecnico adeguato e le alternative del1 sorti belliohe di qruesto immenso paese sono
in giusta cor,rispondenza cogli arrivi più o meno regolari di esplosivi e di munizioni dall' estero, giacchè ancor ogigi una fabbricazione di eplosivi sufficiente non è pur anco organizzata.
In Italia la ,p roduzione degli esplosivi da guer-r prima del la conflagrazione europea, arrivava
ppena a 10.000 al giorno , forniti dalla Società
Dinamite Nobel, dalla S . I. P. E. di Milano , dal
R. Po lverificio di Fontana Liri e dalla nuova
f bibrica di balistite Bombrini e Parodi di Segni.
Le difficoltà che il nostro Paese ha dovuto sori 1ontare per faT frotite agli ~mgenti bisogni de]
munizionamento, sono state certamente più enormi che in qualsiasi altra
azione, specialm nte pel ,fatto che la quasi totalità della_fab1

1

bricazione è affidata all'industria privata, la quale incontra ben più gravi ostacoli dei Governi
a iprovvedersi del materiale necessario per improvvisare i grandiosi impianti per l' aumento
della produzione.
Ad onta di questo, anche da noi venneTo fatti miracoli. Fu una gara mirahile di e nergie e d i
attività. Ma, puir ammiTando g li sforzi compiuti
da tutte le fa,bb riche di esplosivi in Italia, non
posso esimermi dall'accennare, come ad uno
dei più suggestivi esempi, a quanto è stato compiuto dalla S. I. P . E . , della quale ho potuto
seguire più da vicino il meravigl ioso sviluppo .
PTima della guerra questa Società produceva,
oltre ad altri prodotti dhimici e polveri da caccia, circa 2500 kg. al ,giorno di trinitrotoluene ,
nello stabilimento di Cengia .
Aveva un impianto di acido nitrico concentrato per la produzione di 14.000 kg. al giorno,
ed un impianto di acido solforico fumante per
la produzione giornaliera media di 13.000 kg.
Oggi lo stabilimento di Cengio fabbrica oltre
70.000 kg. di acido nitrico concentrato al giorrno, senza contare il nitrato di soda richiesto per
la nitrazione diretta di 16.000 kg. di acido fenico. Consuma inoltre più di 200 mila kg. al giorno di acido solforico , di cui oltre la metà sotto
forma di oleum prodotto nello stabilimento, e
ri,geneTa quotidianamente quantità ingenti di a cido solforico e nitrico, tutte assorbite dalla produzione degli esplosivi.
Fra balistite, acido .i orico, trinitrotoluene , nitronaftalina e rispettiva quantità di sohneiderite
(mescolanza di hinitronaftalina e nitrato ammonico), polvere nera, polvere senza fumo alla nitrocellulosa, la Società Italiana P r odotti Esp lodenti, nei suoi stabilimenti di Cengio, F errania,
forte dei Marmi e Spilamberto, produce ogni
giorno 100.000 k,g. di esplosivi.
I tecnici ohe sanno quali difficoltà si incontrino o ggi a provvedersi del materiale necessario
e alla formazione della maestrnnza in un' industria così delicata ed in momenti così anormali,
che sanno l'importanza dei servizi ,g enerali di
ac qua, vapoTe, aTia compressa, viabilità , fognature necessarie a queste lavorazioni , gli industriali che sono in grado di apprezzaTe l'ing ente
lavoro amministrativo , finanziario e commerciale per or1ganizzare un congegno così complesso
a cui prendono ,p arte innumere attività : dagli operai, ai chimici, a gli ingegneri ed agli amminist,r atori, possono calcolare quale somma di sforzi e di mirabili ener.g ie sia stata spesa in questo
campo per faT fronte alle gravi esigenze della
tragica ora.
11 trapasso delle indust rie
chimiche dalla guerra alla pace.

Quanto è stato finora esposto non è che una
parte dei .problemi chimici-industriali posti da

63

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - questa guerra, e non co,s tituisce che un esempio
di ciò che è avvenuto in altri campi, per altre
industrie in questo momento. Ma il problema
che come un incubo oggi si affaccia a tutti, è
quello relativo al dopo ~erra.
Quali saranno, deHe vecchie industrie chimiohe ohe dopo questo immane fla,g.e llo avranno
resistito? E ,q uali altre industrie nuove potranno
vittoriosamente affermaTsi nelle competizioni nazionali ed internazionali in modo da emanciparsi dalla soggezione straniera?
I colossali impianti sorti ora per soddisfare ai
bisogni di ,g uerra, come :porranno essere utilizzati in avvenire?
Sono centinaia di milioni, forse dei miliardi,
investiti in queste fabbricazioni di guerra; è tutto un esercito di tecnici che si sono specializzati nelle più svariate industrie chimiche; sono de~
cine, forse centinaia di migliaia di operai ohe si
sono addestrati a tante nuove lavorazioni; è tutto un ingente capitale che sarebbe delittuoso disperdere: questo è il :problema ponderoso che
urge risolvere, .perchè se non saTemo pronti e
preparati alla nuova situazione, saremo sopraffatti nuovamente da altre azioni che ci avranno preceduti.
Questo problema, che ipuò sembraTe facile ai
profani od ai mezzo-profani, appare invece assai difficile, per non dire insormontabile, ai tecnici seri che non vivono di illusioni e sanno di
poter eventualmente essere chiamati ad assumere la Tesponsaibilità deHe proprie idee e dei
propri ,pro.getti.
I faciloni aprono il fascicolo pubblicato dal
Mini-stero delle Finanze sulla statistica di importazione. Spuntano le girosse cifre in peso ed in
valore dei diversi prodotti chimici importati, e
stampano su ,g iornali e riviste che il programma
dell'l talia nuova è l' emancipazione completa
dall'estero e la produzione nazionale dei prodotti che si importavano.
Ma -q uesta è della megalomania, buona pe,r i
mc~tieranti della politica e non un programma
seno.
È un compito ingrato ma doveroso il dissipare queste illusioni che conducono poi a dei di~inganni dolorosi e talvolta anche a dei veri disastri.
Per questo vogliamo SlJ,bito dire che il prodigioso lavoro fatto cimante la guerra, non fu dal
punto di vista tecnico ed economico il più ben
fatto. In tempi di guerra si è 1guidati da criteri
di lavorazione e si è sog,getti a condizioni ben
diverse da quelle del tempo di p,ace. Là giova
sopratutto l'arrivar presto ed il produne molto,
a scapito anche della qualità e del costo; qui invece è tutto l'opposto. Processi di fabbricazione
che sono possibili e rimunerativi in periodo di
guerra, saranno da scartarsi dopo la pace. La

64

=

concorrenza assillante , mode,r atrice ed educatrice del tempo di pace, non esiste in tempo di
guerra. Adesso, una lira più, una lira meno nei
prezzi di costo d'un prodotto, non ne ritarda di
un solo istante -la fabbricazione. In tempi normali invece, anche pochi centesimi di differenza
nei prezzi di costo , possono decidere della for tuna o della rovina di un'industria in libera concorrenza.
Illustri colleghi hanno più volte ;prospettato il
programma di lavoro per l' avveniTe; hanno ricordato quali sono le industrie nuove sulle quali dovrebbe essere chiamata l'attenzione dd Governo e degli industriali, ed io non posso soffermarmi -soprn uno studio particolareggiato perohè
mi porterebbe troppo lontano. Anclhe qui, a solo titolo d'esempio, voglio parlare d'una grande -industria ohe è nei voti di tutti, che non è mai
esistita in Italia, e che dovrebb sorgere alla
fine di ,q uesta ,g uerra per front ggiare la inevitabile e ,grave concorrenza estera soddisfare ai
bisogni di tutta la azione : voglio dire, I' indu-

stria delle materie coloranti.
L• indu tria delle
materie c oloranti.

Già circa un anno fa il D.r Roh Tto Lepetit in
una conf eTenza al Congresso d Il Scienze tenuto a Roma, trattò di questo r mento co:lla
competenza che tutti gli riconoscono, e prospettò tutte le difficoltà che si frappongono alla çreazione in Italia d'una tale industria. Accennò a gli o,stacoli fiscali, alle defici nz d 11' istruzione
ed educazione ohimica italian , all manchevolezze della legge sulle privativ industriali, alla
defìcenza del criterio scienti.fico
dello spirito
di oTganizzazione collettiva indu triale, al maggior costo del carbone fossi} in confronto alle
altre azioni, e passò in rass
quali dovrebbero esseTe le condizioni nec
ri per rendere
possibile da noi l'industria d H materie coloranti artificiali. Tracciò un succinto programma
di attuazione, relativamente facil , e concluse
preconizzando un lieto avvenir per questa industria qualora avvenisse un'intesa coi fabbricanti svizzeri, i quali sono stati gli unici, durante cinquant'anni, a •g areggiare, e sovente con
successo, colla potentissima organizzazione delle fabbriche tedesche.
Senza ripetere il ,g ià detto da altri, vediamo
di prospettare con qiua:lche maggior dettaglio il
programma di lavoro ed i punti di dissenso dalle proposte fino ad ora avanzate.
on sarà inutile richiamare alcuni dati fondamentali che si riferiscono a questa importante e
multiforme industria.
È noto che la fabbTicazione delle materie colornnti artificiali, ohe ha spostato quasi total-

== = = = = = = = = = = = = = = = =

LE GRANDI INDUSTRIE CHIMICHE E LA GUERRA

mente il consumo dei coloranti naturali, data da
poco più di mezzo secolo. Iniziata in Francia ed
in Inghilterra, prosperò invece più tardi in Germania, dove assurse ad un'importanza così grande da costituire un vero monopolio mondiale,
contrastato solo per una piccola parte da alcune
fabbriche svizzere.
Cinque o sei fabbriche in Germania sono riuscite a creare degli organismi industriali e commerciali così .potenti e perfetti da ;produrre quasi tutte le materie coloranti ahe si consumano
nd mondo per un valore di 400.000.000 di lire,
ad un prezzo di vendita incredibilmente basso,
che ~ur tuttavia concedono dei mar·gini di guadagno che oscillano fra il 15 ed il 30 %, guadagni ormai consolidati e che da oltre un ventennio assicmano a quegli industriali un reddito sicuro e quasi intangibile.
Alcune di queste fabbriche non hanno esitato a spendere perfino dei mii-ioni in esperimenti,
durati talvolta decine d'anni, per condurre a termine e riprendere costantemente i più audaci
tentativi, per risolvere i più meravigliosi problemi della Chimica o;rganica.
La tavolozza dei coloranti artificiali è tanto
ricca e svariata da non aver più nulla da invidiare alla tavolozza del'la atura !
Due di queste fabbriche, la Badisohe e la
Bayer, consumavano insieme I000 tonn. al giorno di acido soliforico concentrato, ed occupavano ciascuna da 8 a 10.000 operai, da 200 a 250
chimici, da 40 a 50 ingegneri. Avevano ramificazioni di rappresentanze e di viaggiatori in tutte le princiipali città del mondo. Gli Stati moderni avrebbero tutto da imparare da simili razionali organizzazioni fatte da industriali, senza la
piaga della burocrazia tarda e ingombrante che
ffiigge le nostre pubbliche amministrazioni .
Ed è inutile crearsi delle illusioni, comod e,
ma pericolose. Questi potenti organismi indutriali ohe ora hanno dato tutta l'opera loro él!Ìd
produzione bellica e che finora hanno assicurato alla Germania la sua resistenza economica e
militare, noi ce li troveremo domani di fronte
in tutta la loro potenza, formata da lunga esperienza, da una meravigliosa maestranza tecnica,
da una base finanziaria granitica, con stabilimenti ammortizzati e rinsaldati con nuove riserve dei guadagni di guerra, e non sarà lieve problema, coi nostri mezzi ancor deboli, qualunque
possa essere l'a protezione doganale invocata da
t nti, il tener loro testa.
L'affrontare il ;problema in tutta la sua crud zza, il non nascondere le gravi difficoltà che
d esso s• accompagnano, può essere di gran giov mento nel temerario tentativo che l'Italia dovrà pur fare, e ne renderà tanto più facile il
buon esito quanto più prudente ed ooulata sarà
1

l'impostazione di esso sulle sue vere basi tecniche.
Cominciamo dunque a stabilire qual' è l'entità
del consumo in Italia delle materie coloranti,
per vedere se quest'industria è tanto importç1.nte da giustificare l'investimento di grossi capitali coi relativi risohi.
el 1911 l'importazione di materie coioranti
derivate dal catrame, compreso l'indaco sintetico, l'anilina ed i S1Uoi sali, ammontava a 6.826
tonn., per un valore di 17.350.000 di lire.
el
1913 raggiunse le 7.663 tonn., per un valore di
quasi 20.000.000.
Ora si tratterebbe di approfittare del momento favorevole che ha stroncato la fitta rrete dei
legami commerciali della Germania per tentare
di produrre quanto sarebbe stato temerario, e
forse assurdo, .prima del la guerra.
1
Una pregiudiziale messa innanzi da tutti i tecnici ed economisti che si occuparono di questo
importante problema, è quella che si riferisce
ad una forte protezione do,ganale per impedire
che la nuova industria venga subito travolta al
primo urto della concorrenza tedesca.
È un lato del problema, questo, delicato e
complesso, ohe investe interessi particolari, che
nell'avvantaggiare gli uni può danneggÌa'Te gli
a1tri, che è influenzato dalle varie correnti dhe
si dibattono fra le diver,s e Scuole economiste e
nel quale noi ci sentiamo incompetenti a dare
un giudizio definitivo .
Per garantire
il s u e e e s s o.

Lasciamo quindi la soluzione ad altri e vogliamo invece imperniare il nostro studio e la nosh·a critica sopra un terreno prettamente tecnico. oi affermiamo nel modo ,più categorico che
se si deve tentare l'industria delle materie coloranti in Italia con -probabil ità di successo, essa
deve fondarsi in tutte le sue fasi di lavorazione,
- dalla trasformazione delle materie prime al~
la produzione de gli acidi e de.gli alcali, alla preparazione degli importanti prodotti intermedi ed
alla fabbricazione finale della materia colorante
- sopra i criteri i più razionali dettati dalla
scienza e dalla tecnica moderna. Ogni processo
deve essere studiato, applicato e controllato nel
suo funzionamento con un rigore ed uno scrupolo assoluti. Gli obbiettivi devono sopratutto tendere a produrre la mi,g lior qualità di merce col
minor costo possibile.
Qualunque transazione con questa disciplina
ferrea nell'organizzazione di quest'industria, così complessa ed importante, sarà un punto debole per noi, una probabilità maggiore di successo •per i concorrenti a nostro danno.
Possiamo noi affermare che questo sforzo
prodigioso si potrà .fare in Italia? E quali sono i
fattori perohè esso si compia?

6.5
5

LE I. I. I. ==- == == = == - - - - - - - = - - - - - - - - - - - - - Da mo,l ti è stato prospettato come un punto
debole di tutte le industrie italiane l'elevato costo del carbone in confronto alle altre
azioni.
Se ciò è esatto, non è men vero però che proprio in Italia, dove il carbone costa circa il doppio che in Germania ed in Inghilterra, lo sperpero dell'energia caloiri.fìca e l'irrazionale sistema di acquisto e di utilizzazione rappresentano
una perdita che si può valutare ad almeno il 20
per cento del valme del caTbone.
Quando si riflette poi che nel prezzo di costo
delle materie coloranti, il consumo del combustibile entra solo pel 5-6 %, se si procederà in
modo rigoroso al controllo della qualità del carbone, alla razionale combustione nel focolaio,
alla caTdaia, ai camini, all'isolamento delle tubazioni di vaipore, ali' applicazione delle valvole di ritegno al ,posto degli scappamenti liberi
del vapoTe, all'analisi delle ceneri, dei fumi, alla correzione delle acque, ecc., ecc., si attenuerà l'onere proveniente dalla mancanza di carbone in Italia, e iperò sarà necessario che il Governo intervenga in favore deH' industria con tariffe
di trasporto meno onerose che pel passato, g:iacohè sino ad orn costa di più il trasporto di un
quintal'e di carbone da Genova a Brescia, che
dall'Inghilterra a Genova!
P~ima della guerra il problema della fabbricazione deile materie coloranti in Italia si complicava per 'fa mancanza deHe più importanti
materie prime indisipensabili.
Oggi -le condizioni sono notevolmente cambiate : i bisogni di guerra han fatto sor.gere nelle
principali .fabbriohe di gas ilLuminante gli impianti per il ricupero del benzolo e del toluolo ,
e nuove grandi distiHerie di carbon fossile per
produrre i] coke metallurgico con relativa separazione di catrame e ricupero di benzolo e to luolo.
Le distillerie del catrame vennero ingrandite
e perfezionate, cosicchè gli impianti ora esistenti in Italia possono fornire ben 12.000 tonn. di
benzolo puro, 3000 di toluolo all'anno oltre a 560
tonn. di fenolo (di catrame), circa 3000 di naftalina e 560 di antracene, quantità queste più che
sufficienti per coprire largamente qual'siasi richiesta delle eventuali future fabbriche italiane
di coloranti, le quali avrebbero a loro disiposizione questi prodotti a prezzi certamente convenienti pel fatto che 1gli impianti sorti durante la guerra sono stati completamente ammortizzati.
Per quanto si riferisce agli acidi, alla soda, al1' ammoniaca, l'Italia può ora ritenersi quasi
completamente emancipata dall'importazione estera, perchè nuovi impianti sono soiti per la
produzione dell'acido solforico concentrato e
dell" oleum, deH' acido nitrico, della soda caustica, del carbonato sodico, del cloro, ecc., ecc.,

66

=- =- == = == = ===

e sono così importanti d
icur re alla futura
nostra grand in dustria tutti i prodotti necessari
a condizioni
on più vantaggiose, delle fa
·
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hinario, che forma
una parte
ll'indu tria moderna,
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e altrettanto) che questo problema
ri olvere col denaro, ma
purtroppo tutti
vuto, ricredersi. Se ancht:
si trovassero i m ilioni a centinaia, l'industria

LE GRA NDI INDUSTRIE CHIMICHE E LA GUERRA
delle materie color anti non potrebbe sorgere e
pr o sp e rare se prima non sarà rapidamente risolto il problema del personale chimico-tecnico.
Non basta la laurea in chimica; occorre una
più complessa e completa preparazione scientifica a ll'Università ed u n aoviamento graduale al
lavo-r o industr iale e alla sua .pratica .
Ma siamo lontani da questo. Che fare allora?
Rinun ciare allo svolgimento di un programma
così attraente e così strettamente legato al tanto
desiderato r innovamento dell'industria chimica
e dell'avvenire economico d'Italia? P erchè non
bisogna d imenticare che all ' industr ia delle materie coloranti si collegano le non meno impor tanti industrie dei prodotti fa rmaceutici sintetic i , dei profumi artificiali e di svariati altri prodotti orr,ganici di grande importanza pratic a ,
quali il caucciù e la canfora artificiali, la saccarina , vari esplosivi, gli alimenti azotati sintetici, ecc., ecc.
Ebbene, in attesa ohe si provveda rapidamente a tutte le manchevolezze lamentate più sopr a,
in attesa che ·l e nostre Scuole Superiori ci forni scano .buoni e numerosi chimici meglio p r ep_a rati, crediamo che si potrà egualmente affrontare il grave .problema, se si riuscirà a coordinare
ed unire in un unico sforzo vari singoli tentativi, destinati ora all'insuccesso iperchè isolati, se
le nostre più competenti personalità industriali
vorranno dare ir loro appoggio morale e materiale, se si saprà infine ottenere la valida collaborazione di preziosi elementi, anche di altre
Nazioni, disposti a mettere la propria esperienza al nostro servizio. Si sa che questa guerra per
aver sconvolto alcune regioni nelle quali .fiorivano souole ed industrie ohimiche importanti,
ohe avevan per sino fornito ottimi tecnici anche
alla Germania, ha sbale st r ati ovunque numerosi
di questi tecnici, che potrebbero essere quindi
assunti con grande nostro pro fitto .
Ma tutto ciò non basta ancora : il problema
prosp ettato è troppo grave e bisogna affrontarlo
in modo che vi conconano le massime probabilità di successo pratico.
Si tratta di resistere, a ,g uerra finita, ad 12na
formidabile spinta della coalizione industriale
germanica, che nel solo ramo chimico ha :raccolto le principali fabbriche in un unico potente
organismo industriale e commerciale rappresentato da un capitale sociale di oltre un miliardo,
per tentare di travol,gere tutte le iniziative che
si fossero concretate nelle varie Nazioni durante
la guerra
I ,p roblemi tecnici-economici non si risolvono
con delle declamazioni, come in parte si fece
al.la conferenza internazionale del commercio a
Pàrigi, dove il deputato Landry liberò sè e tutti
i Congressisti dall" inoubo dei sette miliardi di
prodotti che la Germania ha accumulati per ro-

vesciarli su tutti i mercati a pace avvenuta, assicurando che quei prodotti saranno semplic e mente requisiti dalle Nazioni dell'Intesa vittoriosa ohe da Berlino detterà il bando e l'ostracismo
ai prodotti germanici!
G li sforzi italiani sono probabilmente insuflìcenti .per resisteire al tenibile urto della Germania industriale, non meno potente de ll a Germania militare, e che - qualunque sia l'esito della ,g uena - rappresenta sempre una straoTdinairia forza potenziale capace di costituire per
parecchi anni una minaccia a tutte le iniziative
delle N azioni a11eate, se queste non saranno solidalmente e sa:pientemente preparate alla resistenza.
La Francia si trova press' a poco nelle stesse
condizioni nostre ; anche là vi è il grande e forte
proposito di areare un'industria chimica ed in
modo speciale una fabbricazione di prodotti intermedii e di materie coloranti, capace di emanciparla dalla servitù tedesca. Anche là sorsero
varie iniziative, ma con vedute troppo particolariste, che nascondevano dei fini egoistici, for manti il germe dèl foturo sfacelo.
In questi mesi però anche là, come pare sia
già avvenuto in lnghiiterra, si affrontò il ·proble~
ma con oriterì più realistici, e forse sta per risultarne un'intesa ha i ipiù vitali e potenti organismi francesi e inglesi, ai quali è da augurare
si uniscano gli italiani, per rendere più sicuro il
successo.
Può darsi anzi ohe quest'intesa si imponga come una pregiudiziale per r~uscire a tener testa
a qualsiasi tentativo di sopraffazione germanica,
per quanto in grande stile. Questa questione però è molto delicata e potrà effettuarsi con buoni
effetti se verrà fissato con precisione, equanimità e lar,ghezza di vedute, un p rogramma serio
per una ben ponderata suddivisione del lavoro.
L e grand i linee
de l progetto.

Senza perder di mira il programma massimo,
che è quello di poter produrrre tutto ciò clhe di
buono e di meglio produce la Germania, occorre affrontare immediatamente un programma
minimo di facile e pronta attuazione e ohe soddis,fì. alle necessità più cOIITenti dei consumatori.
Prima della ,guerra, le fabbriche germaniche e
svizzere mettevano sul mercato internaziona,Je
più di un migliaio di svariatissime materie coloranti, la maggior ,parrte delle quali non erano a ffatto ,i ndispensabili al consumatore, ma costituivano delle sostanze similari o dei suno,gati dei
diversi fabbricanti concorrenti.
Tecnici competenti dei diversi rami dell 'industria tintoiria, affermano che con 100 mate:rie coloranti bene scelte si può soddisfare a qualsiasi
esigenza commerciale nella tintura e nella staro-

67

LE I . I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = - - - = = = - - - - - - - - - - - - pa del cotone, della lana, della seta, ecc . , e con
queste materie coloranti si possono fornire anche i cosidetti prodotti intermedii (metanaftol,
resorcina, par anitroanilina ecc., ecc.), che sono
di sussidio nell'industria tintOTia.
La fabbricazione dell'indaco a rtificiale si svilupperà :più laT,gamente nelle Nazioni dove v -i
saranno le condizioni più oppo rtune per provvedeire le materie prime intermedie ed i tecnici
adatti.
Perchè l'unione fra i francesi, .gli inglesi e gli
italiani si mantenga salda e dmatura, e perchè
il iprezzo d'ogni singofo prodotto sia ridotto al
più basso possibile, è indispensabile suddividete il lavoro in modo ohe dati g ruppi di materie
coloranti e prodotti intermedii siano fabbricati
esclusivamente , o quasi , in una data
azione,
ed abbiano come sfogo di vendita l'intero mercato, o quasi , delle azioni riunite.
Portando al massimo la produzione di ogni
singolo prodotto, il suo prezzo di costo viene notevolmente ribassato con vantaggio dei produttori e dei consumatori .
on solo. Diverrà più difficile qualsiasi tentativo di sopraffazione o di distacco da questa intesa di una delle parti, se ogni Paese si sarà
specializzato in un dato ,g ruppo di fabbricazione
raggiungendo in quello il massimo perfezionamento n o n facile a soppiantaTe .
A 1grandi linee, ma senza stabi lire una divisione ri,gorosa, si potrebbe convenire di fabbricare, ,per esempio , i principali coloranti di alizarina in una Nazione, i più •i mportanti colori ali' acido in un'altra, e la ma•ggior parte dei colori
per cotoni in una terza.
Con più larghezza e meno ri1gore, si potrebbe
suddividere andhe la fabbr icazione dei prodotti
inteTmedii , tenendo presente però sempre il
concetto di fabbricare certe sostanze preferibilmente dove ci sono ,già condizioni naturali più
favorevoli per materie prime, per trasporti e
per altre ragioni tecniche ohe permettano di arrivare ad una fabbricazione più economica.
Vi sono pareri discordanti anche su l prngramma minimo• da svolgersi da noi. Alcuni sostengono che si debbano •f abbricare dapprima e soltanto i principali prodotti intermedii, senza compli care momentaneamente il problema colla prnduzione delle materie co loranti, e propongono di
cercar e un a ccordo colle .fabbriche svizzere per
supplire al n ostro fabbisogno in questo campo.
Per quanto apparentemente pratica , la proposta condurrebbe certamente a risultati opposti a quelli voluti.
Infatti, prima della guerra europea la Francia
si trcvava in condizioni analoghe a quelle indicate più sopra, colla differenza però che le ma-

terie intermedie e r ano fo r nit dalla Germania e
le colo ranti (più difficili a fabbr icare) veniva~o
ricavate dalle p r ime. Co1Io co p piar della guerra cessò l' arrivo d ei prodo tti int rmedii e I' industria fr ancese dei c oloranti dov tt soccombeire .
Nel nostro c aso dovr mmo a d attarci a pr odurre le sostanze ch e pr s nt n un minor mar,g ine di ~adagno ; dovr mm p ortar le ai cons-i:imatori in !svizzera. che ci m t r bbero in fe roce concorre nza coi produt ri
rmanici dello stesso r amo , dai quali
S01praffatti, e non avremmo
di coloranti a cui offrire i n
dizioni più rimunerat ive.
Le ,ra gioni c he indu cono l' I
'a Francia e
l'Ingihilterr a a dife n dersi
lott r
tro, la Germania , non possono ess r
dalla Svizzera, pernh è essa h a tro
di capitale
importanza , e conomici,
o
i e tecnici ,
colla Germania, ed è .impo ibil
aginare come realtà ,pr atica u na po izi n
voca di intese della Sv izzera con n i
Germania
contempor ane a men te, an h
complicazioni doganali che n ri ult
È dunque e v idente eh il
di questa
industria deve essere affron l
uo 1ns1eme
di produzio1J1e dei prodotti
i e di materie co loran t i.
in o te:rnpo !
Non p
1

Un solo t im ore mi torm nt
na r iuscita d i ,q u esto gr
che non si a rrivi in t
della fìne d ella guerra.
Troppo tempo si è
lia, in F ranttimana che
eia, ed anche in lnghilt rra;
passa senza conclud r , ' u n
oltà in più
ohe si a ggiu nge all altr
per sempr e
de rita rdo potrebbe om r
tto, che per
la fe lice atruazio n di
ora non è che run h 1 01
itato questo
Ohi scrive, d a o ltr un
si indugi ulpericolo , ed è d a u
ella guena
terior mente, perch'
nte a fo.r~ile nuove fabbrich e n
mato1ri itare almeno l' indi p n
matori, che
liani , francesi ed ingl i, qu
ncetti ideaper la marggior part s rifi
li agli interessi imm di
esitazione d i nuovo n Il
ti tedeschi.
Se l'industria d 11 mat ri coloranti non sorgerà in Italia in qu s ta o cc sione , essa per molti, ma molti a nni ancora, non troverà più le condizioni adatte ,per a ff rmar i. Ed il bel so gno
sairà per sempre tr amontato I
Pro f. E ttore Molinari
del R. Poli t ecnico di Mil an o .

SPLENDORI E DELIZIE
DELLE GESTIONI DI STATO
" Qua.ndo il ci1ta.dino da.nneggia. o fr oda. lo
Sta.to, egli risponde di ta.sca. e di persona..
" Qua.ndo lo Sta.to da.nneggia. o fr oda. il c itta.dino, ne risponde il P a.dre Eter no.
" Qua.ndo lo Sta.to, a.ìira.ver so i suoi fu n zio na.ri, da.nn~ggia. o fr oda. se stesso, pa.ga. ii pa.ese ,,.
NOTA RI - Elica. del funziona.risma ita.lia.no.

Inizi.:imo questa J:ìU1brica che sarà piacevolissima - il lettore non ne dubiti - con un episodiett01 una ,s,pe'Cie di 7ever de rideau che ha per
protagonista l'Amministrazione delle F erro·v ie
del'l o Stato.
La trama è que.sta:
Una uotis·s·iima ,c asa
mett~amo l'Lstitut-o Editoriale Itailia,no - v,i eine ~,n un dete,rminato giorno tel efonicamente richiesta dell'invio urgente, di
un proprio rappresentante all'ufficio spedizioni,

G. V.
Il rappresentante s.i pre•cipita:
- Che succede?
Niente di grave spiega con un plaicido
sorriso iJ funzion:ar,iio delle Ferrovie di Stato; una cassa di loro liibri, non si sa be:ne come e per·
chè, è caduta dal vagone ed è rimasta sfracellata
sotto il treno. Ecco la cassa, l'ho fa-tta ~·tiTa:re
perchè lei constata,sse ...
E addita, l'eccellente burocratico, un informe
amma,ss 0 d.i carta, di Jegino, di corda, buttato in
un angolo.
Abbiamo potuto rintracciare S1Ubito J mittente aggiunge il brav 'uomo - perchè, come
vede, le etichette dell'indirizzo sono ancora intatte ...
- Ho capito - replica il rappresentante de.Ila
Casa. - Non c'è che da controllare il valore dei
Jibri che ~a cassa conteneva per i 1. _vevbale dei
dan.ni.
- Cosa dice? I danni! Ma quali dainn.i?
- Diamine! I ilibri che ,stavan dentro la caissa
dovrà ben pa,giarli qualcuno!..
- C e rtamente: que sto è un affare che riguarda le,i o la ,sua Casa ...
- Scusi: ma chi ha conroiato i Libri ,i n quella
maniera?
~
- Glie l'ho pur detto: l'ho mandato a chiamare apposta ... Ja cassa è andata sotto iJ treno ....
1

1

- E dunque? ...
P,·etenderebbero forse ,che pagassimo i libri noi? Si ,s tarebbe. freschi, caro lei. Se le F errovie dovessero paga,re tutto quello che og,n i giorno si rompe o ,si perde... A rivederla, s-ig1110Tei.,,
Lw ha visto la cassa ... Se crede, può iarJ.a ritirare ...
E il funziona.rio, portando la mano al berretto
in cenn;J d,i saluto, s 'avv,iò pei fatti s'Uoi.
L'episodio è rigorosamente esatto e lo doniamo aJl'c1rchivio della « Morale di Stato » affidato alle cure particolari di S. E. il Ministro de:i
T raisporti.

***

Come i letto,r i sarnno, lo Sta,to si è da tempo aggiudicato il monopo1io defila vendi,t a delle cart,e
da giuoco.
Qual e ristoro avrainno Je hnainze italiane da
code,sto monopolio ce .lo dirà l'on. Meda in una
sua prossima relazione.
P er ora non si conoscono che i dann,i rinflitti ai
fabbrii.:-anti, i quali da cinque mesi hanno arr,estato iLa produzione non conoscendosi ancora (son
passati cinque mesi daLla promulgazione del Decrefo) le condizioni che iJ cliente « Stato » s.i deg:ne.rà di « stabilire » ( elegante eufemismo statale per non dire « iimrpo11re »).
Ma questa faccenda ha un particolare molto
più S'ollazzevole.
Non appe,na emanata la legge, i f abbricainti di
carte da giuoco furono invitati a Roma.
Notiamo per •i ncidenza che quaJs.iasi industriade ,di buon ,senso per a•ccingersi ad una determinata impresa cerca prima di tutto di assume.re
dati, informazioni, sui cosrti, re,ndiment:i, eoc. ecc.
Lo S:ato invece fa tutto ,i l contrar.i o: prima delibera di intraprendere una determinata speculazione, poi convoca i co,m petentu per s,apere come
potrà sfruttare quella ,s peculazione.

69

LE I. I. I. == == ==

= = = = == == = = = == - = - = -

== == == == - -

= == == = = = = = = - - - - - - =

È un ..~iste ma simpaticissimo in cui si è specializzato lo Stato Italiano, al quale tutto si può rimproverare tran,n e
« :fine di lucro >>.
Giunsero dunque i fa,bbricanti dii ,carte da ,giuoco a R ,-,ma e ,si presentarono aUa s,picciolata innanz.i al funz.Ì01t1Jario del Ministero deUe Finanze incaricato ,d i riceverti e di ascoltarli.
Il primo d'es,si •espose lungamente le sue idee,
mostrò i vari tipi di carte ch,e la sua Casa fabbricava i,n armonia alle richieste del mercato, ai gusti de·i c-onsumator,L illustrò i d•ati -statistici della
vendita. dei mazzi di tipo france.se, tipo itailiano,
tarocchi, ecc. ecc.
Il funzionairio taceva sempr,e. Quando i:l faibbricante ,ebbe finita la sua esposizione · e chiese, per
predis,:,orre a tem1po le varie fabbiricazioni, quali
«tipi>> .e quali quantitativi lo Stato avrebbe fissato:
- Che le ho da ,dire? - gli rispose il funzionar.io mettendosi bruscamente ,i l ca,ppello in testa
(le ore 18 era!Ilo scoccate da dieci minuti). - In
vita mia non ho mai toccato una cart1a, non cono.sco nessun giuoco, ohe vuole che io sappia di picche, di coppe, o di tarocchi?...
E piantò ,i l fabbricante a bocca aperta.
La situazione è ancora a11o stesso punto!

- No, scusi: io dovevo effettuare il pa,gamento il 18 ed io i,l 18 l'ho eff ettu,ato.
- Già; ma alla Cassa Postale.
- S b bene: ma la Cassa dell'Es•a ttoria a chi
appartiene: non appartiene allo Stato?
- Sicuro.
E le Casse Postali non ono delllo Stato?
Dunque io che sono debitor deUo Stato e ho
veJ:1sato nel giorno pres ritto nelle sue casse la
somma dovuta, non sono p
ibile di multa.
Ma lei doveva venire
v
are all'ufficio
competente che è ['Esattori
n n la Posta.
Difatti sono venuto: din ,nz.i gli sporteJli
c'erano prima di me alm
in uecenito p,ersone: J-io atteso tre ore, ho
t in tuttii i modi
di far passare il mio vers m nt ,
ho compre.so
che avrei dovuto perdere l'int ·r
i mata: allora
ho preferito andare alla o t<
f re il va.gli.a, per
modo ~he con il timbro po tr l
i potesse document a-re la data del mi v r rn n o.
- Sarà come lei dice - mi h
ggiunto l'impie,gato. - Inoltri il su r 1
. ntanto qu.i c'è
la mu!lta e bisogna pag'arl •
n h nno corso gli
atti.
Concllisione?
Quella che ognuno intui

Un abbonato ci scrive raccontandoci il ca.so seguente:
« IJ gior.no 18 aiprile ho spedito a mezzo di vaglia postale alla Esattoria l'importo della quota
tasse ( ,.-icchezza moibiìle, esercizio, e,cc. ecc.).
Tras,corse due seittimane, l'Esattoria mi notifica una Jnulta per « r.utardo di pagamento)),
Vado e chiedo al funzionario spie.gazioni.
- Q uali ,spiegazioni? Ehla doveva effettuare il
versamento a termini di legge entro ~118: la somma è pervenuta il giorno 20: lei è in mora, dunque
passibile deUa multa prestabilita.

Tutti i nostri abbonati
J ·ttori po sono co7laborare a questa rubri a
11alar1cloci abusi, so prusi, soperchierie, di· rdin,', ·011/u ioni, compiuti dai funzionari de7lo ta o - alti o bassi che
s1·ano -- a danno d llo tato, d.; ittadini, della
legge, dell'equità, d 1 n o
nrnn ,
Contro il mortale m1' rol o cl. 71a burocrazia che
insidia le cellule piu vitali J .. llc1 nazione, le I. I. I.
hanno ingaggiato una 1 tta ad 7tranza a7la quale
viene partecipando ni n 11 110 7 migliore stampa
di tutta I taNa,
nza J,'
n • di parte.
La campagna d v'
nra inesorab17e.

.a

Prof. Uberto Ferretti

L'industria floreale
e quella dei profumi
L industria. del freddo deve contribuire
a.Ha. rigenerazione economica. d Ita.lia
1

1

Il largo consentimento che ha avuto il mio
precedente articolo, col ,q uale ho cercato di dare un'idea completa, sebbene sintetica, di questa nuova industria che si impernia sulla possibilità di graduare a volontà la temperatura e
che permette, quando ve ne è bisogno, di raggiungere le più basse temperature, mi ha convinto di due cose : e cioè che Le Industrie
Italiane Illustrate sono oggi il terreno più idoneo
per diffondere a tutto il gran pubblico, che ne
ha un diretto interesse, i termini della grande
questione di cui mi vado occupando; e che al
misoneismo, alla noncuranza, allo scetticismo,
con cui il popolo italiano rispondeva - non è
ancora molto tempo - a tutto ciò che sapeva
di nuovo e di ardito, è subentrato o_ggi un altro
sentimento, che senza essere una conversione
assoluta di vecchi principii e di vecchie abitudini, dà però bene a sperare per un inevitabile
rinnovamento di tutta la mentalità italiana, in
fatto di industria e di utilizzazioni industriali.
Mi si permetta una breve digressione prima
di entrare in argomento, in quell'argomento ohe
oggi inteTessa indubbiamente tutti -gli italiani, i
quali sentono che dalla rinnovata loro coscienza intorno alla importanza ed ai fini della nostra agricoltura industrializzata, dipende la efficace rinascita economica del nostro paese.
Fino al periodo della grande guerra g}i Italiani, pur troppo, non hanno nè voluto, nè saputo concepire l'agricoltura in altra guisa che
uno sfruttamento parassitico delle naturali qualità del suolo, ,g iovandosi delle meravigliose condizioni climatiche del :paese, là dove esse permettevano lo sviluppo di colture facili e redditizie, e non occupandosi di modificare le condizioni culturali là dove il terreno non era favoTito nè dal clima, nè dalla postura. A questa

assenza di un programma di carattere generale ►
faceva riscontro la miseria degli sfruttamenti
individuali, che ancora og,gi, in pieno sviluppo
di o,g ni migliore pro·g resso tecnico-industriale,
costituiscono la maggiore utilizzazione della nostra agricoltura.

L'INDUSTRIALIZZAZIONE
COLTURA

DELL' AGRI-

Dall'estero venivano all'Italia - a questa autentica magna parens frugum - esempi e confronti scottanti, ma la suscettib~lità dell' agricoltore italiano non si scomponeva : esso rimaneva
tetragono ad ogni incitamento e ripeteva a rovescio l'atto di Giosuè, immobilizzandosi dinanzi
al trascorrere rapido di quel sole, che esso non
sapeva sfruttare a suo vantaggio. Dune deserte
e inospitali, terreni aridi strappati alla furia de_l
mare, zone frigide modificate dalla selezione e
dai prodotti chimici, additavano ali' agricoltore
italiano di che fosse capace l'attività umana,
coadiuvata dalle conquiste scientifico-industriali, incitandolo a fare ed a t,r asformare il campo
del suo lavoro quotidiano; ma egli rimaneva inerte di fronte alla meravigliosa esemplificazione; ed invano dalle terre nordiche si mostrava
a lui la coltura esuberante dei fioiri e la industria
dei profumi, Tiservate dalla natura alle terre baciate dal sole e ricche di quel fermento i,gnivomo, che in Italia è così largamente diffuso; invano dalle ter,r e ohe si avvicinano alle re,g ioni
più fredde ed inospiti veniva la prova di quel
che possa su di esse la preparazione sagace ed
avveduta, e dai terreni nordici si aveva l' esempio della produzione dei cereali di ,g rande coltura, portata fino ad oltre 30 volte il raccolto del
seme, invano : 1' agricoltore italiano, il padrone
delle più helle terre del mondo, si racchiudeva

71

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - nella sua immobilità fatalista e lasciava che, di
fronte a lui, in concorrenza con i suoi interessi,
si creasse,r o industrie ad esso antagoniste, destinate un giorno a menomare i vantaggi che la
bontà tradizionale dei suoi prodotti gli aveva
conquistati su tutti i mercati del mondo. Da tut. te 1e parti del mondo, dove l'agricoltura è oggi
una scienza industrializzata, sorgono contro i
nostri commerci agricoli di primizie, un giorno
soli e 1_:regiati, e pur troppo per qruesto dalla corta vista dei nostri agricoltori ,giudicati insuperabili, altri commerci dei nostri stessi ,prodotti, ed
il nostro primato oscilla; oscilla solo, per ora, e
non cadrà, ma a patto che il nostro agricoltore
si rinnovelli ed all'agricoltura empirica e tradizionale sostituisca .Y industrializzazione la più
pura e perfetta, mettendo nel ,g iuoco delle competizioni internazionali, oltre alle meravigliose
qualità del suo terreno e del suo clima, i larghi
mezzi che il progresso scientifico-industriale pone a sua disposizione per un vero e razionale assetto dell'agricoltura moderna.
L'industrializzazione dell'agricoltura, con un
programma veramente razionale e completo, ecco il mezzo per costituire anche nel nostro paese una forza economica salda e cosciente, so-pra cui l'Italia potrà con sicurezza contare per
iriconquistare quella indipendenza economica,
~he o gigi pur troppo non possiede. Quando la
nostra agricoltura, avviata per altre vie e con
altri mezzi condotta, basterà non solo ai bisogni interni, ma specializzeTà ed integrerà le sue
colture per approvvigionare i maggiori e più ricchi mercati della terra, e intorno al suo fiorire
svilupperanno molteplici industrie, che da essa
trarranno vita e vigore e ohe oggi sono sconosciute o neglette, allora, oh! allora solo l'Italia
potrà vantarsi di essere entrata nel periodo della sua più perfetta evoluzione.

L'OPERA NEFASTA DELLA BUROCRAZIA
STATALE
on nego che la conversione non sia facile e
pm troppo essa sarà resa più difficile dalle resistenze passive che la burocrazia statale, sotto
for;ma di -interessati provvedimenti, opporrà a
questa benefica rivoluzione; ma io conto che gli
Italiani, i quali, durante lo svolgimento della
guerra, hanno avuto maggiori occasioni di accostare ,q uesta famigerata burocrazia, di cui conoscevano solo per fama le malefatte, sapranno
sbarazzarsi di quest'organismo parassitico che
non ha diritto di esistere, quando l'opera sua
è destinata solo ad impedire il libero svolgimento della vita industriale del paese, e sugge, inaridendole, le fonti del benessere nazionale, invece di alimentar le.
In ogni tempo ed in ogni paese, purtroppo, i
più grandi mali sono derivati dalla burocrazia :

72

==

l'Italia ne è forse la più gravata, ma il male non
è ancora senza rimedio, ed io conto sulla fede
che gli Italiani hanno m sè t i e n l loro avvenire. affinchè al libero sviluppo delle loro energie venga tolt..> il più grav ostacolo, che è
senza dubbio rappresentato cl Ila burocrazia statale, :1irvanista e czaresca n Ilo stesso tempo!
Ammettiamo dunque, per hè non ammetterlo? - che l'Italia si lib ri d lla sua camicia di esso, e vediamo ciò h , nell'interesse
di una agricoltura più mod rn
industrializzata, può fare una razionale appli zione dei mezzi refrigeranti, che la mod rn indu tria del fred do pone a nostra disiposizion .

LE APPLICAZIONI DEL FR · DO ARTIFICIALE I AGRICOLTU
È bene premettere h
freddo artificiale, le qual
nel mio precedente artic
riato impiego in tutti i c
vità, trovano nell' a gric
lizzazione, la ,più pr'bfi
patica. Difatti la pos ib
sportare da un paese
stante, i prodotti del
così la domanda e l'
beranza di un luo
un altro, costituì
ne industriale d i
sta economico-soci
lente non può sfu
I prodotti del su
ditizio, dal più ab
più costoso al più
beneficiare delle
zione della temp
cilmente e rapida
meccanici di pro
re. E, quindi , l'in
con il mezzo d i
conservare e tra
te e del caseifi ·
gio ; e così dica i
tutte importanti
queste parl r mo,
fare in Ita lia
v nl
I

li
li
rà rinnovam
della indus
sviluppo
ancora as u
che può rag
fumi, per cui
to, poichè gli nor
re sono solo in part
tazione di fiori olo

plicazioni del
ho accennato
nno il più sva11 umana attiI r migliore utin h la più simn rvare e trae il più dizionalizzando
ndo la esudeficienza di
affermaziona conquianza prevaal più redovero, dal
posson tutti
ella ,graduaottenere fatuali mezzi
temperatue si integra
rmettono di
ella del lato e vantagmolte altre,
itizie. E di
cosa si può
a agricoltuopra due u on veste infreddo porteVoglio parlare
a quale nello
el paese non ha
a che merita e
ei fiori e dei proleto rinnovamenche essa può dae cioè colla esporregioni del nostro

L'INDUSTRIA FLOREALE E QUELLA DEI PROFUMI
La Casa 'v./ . eu:bert, di W ans beck presso
Amburgo, fa il commercio mondiale dei rizomi
di mughetto e li esporta congelati a milioni in
apposite cassette, sotto tutte le latitudini. E noi
Italiani, noi il cui suolo è predisposto ad ogni
coltura floreale , anche la più ardita, siamo, per
molte specie e varietà, divenuti tributari della
ingegnosità industriale di paesi meno del nostrn
idonei a ,questo ,g enere di produzione, ma nei
quali l'accorgimento dei floricultori ha saputo
escogitare a vantaggio della loro industria tutte
le risorse della scienza applicata, giovandosi infine delle applicazioni frigo,r ifere, che permettoLA REFRIGERAZIONE E LA FLORICOL- no una assoluta padronanza nella produzione e
TURA
nel commercio di fiori, di arbusti e di radici delIn floiricoltura il freddo artificiale trova tre im- le s:pecie più pregiate.
pieghi distinti : nel ritardamento della -fioritura;
nella conservazione dei -/i.ori recisi; nella fabbri- L'INDUSTRIA DEI FIORI IN RIVIERA
cazione dei profumi.
on è da negare che anohe in Italia, in qualFino a questi ultimi anni in floricoltura si usa- ohe zona della Riviera, si eserciti ,l'industria dei
va impiegare la sola foirzatura, mediante serre fio,r i; ma è cosa limitata e non sempre si svicalde, cihe rpermettevano di ottenere i prodotti luppa in località -idonea, poiohè l'industria dei
anche fuo.r i di stagione. Oggi, però, avendo i fiori ha avuto in Riviera l'impulso dai forestieri
floricultori osservato ohe il freddo agisce sugli e non è affatto d'e rivata da una vera e< exploitaarbusti e sui fiori, ritardandone lo sviluppo e la tion » industriale, come si è praticato e si pratimatmazione ed irrobustendo le piante e confe- ca in altre regioni di paesi a noi vicini. La F ranrendo mag,gior pregio ai ,f iori, sia nei riguardi cia, in cui le condizioni di suolo nella riviera del loro sviluppo che neHa lorn più intensa co- Cote d' A.mir - sono identiche alle nostre della
lorazione, hanno pensato di associare i due pro- stessa Riviera, mentre il clima offre da noi ancedimenti, mediante i quali essi possono a vo- che mi:gliori condizioni, ha una vera industria
lontà ritaTdare od affrettare la fioritura dei lo- floreale, che non solo si estrinseca con un attiro a,r busti.
vissimo commercio all'estero, ohe nel 1913 ha
Da quanto precede si comprende subito di oltrepassato 1 120.000 quintali, ma si esplica nelquanto vantaggio l'impiego del freddo artificia- la ricchissima industria dei profumi, la quale
le sia per la industria dei fiori, la quale , in tutti per una so la località - Grasse - nel 1913 lha
i paesi civili di Emorpa e del uovo Mondo, ha assorbito oltre I 00.000 quintali di fiori d ' aranassunto un maigigiore e costante sviluppo , per un cio, rose, .g elsomini, violette, t111berose, garofauso sempre orescente che dei fiorri si va facendo ni, mimose, ireseda e giunchi,glie.
in tutti gli strati sociali, dimodochè ciò che una
on vogliamo entrare in particolari sui granvolta era lusso e ca,p riccio di ricchi, è oggi un di stabilimenti francesi di forzatura, ohe oggi,
gentile costume di ogni più modesta famiglia, abbiamo detto, si valgono anche della ritardatuche cerca colla presenza, anche di un modesto ra mere.è il freddo artificiale, ma dobbiamo acmazzo di fiori, di abbellire e profumare la sua cennare almeno ad uno d'essi, a quello di Vitryabitazione.
sur-Seine, in cui si ha una produzione di oltre
Mentre in America questa industria lha assun- 4-5.000 grappoli di Elà al giorno.
to già da alcuni anni una notevolissima impOTE in Italia che cosa avviene? Mentre in F rantanza, mentre nel ord di Europa essa si è pure cia la coltura dei fiori , sia perr la esportazione ed
affermata risolutamente in Olanda, in Danimar- il consumo delle -g randi città francesi, sia per la
ca, in Germania, in Inghilterra ed in pa•r te anohe industria dei .profumi, si esplica forzatamente
in Francia, in Italia - il paese dei fiori - essa nel solo Mezzogiorno, localizzandosi, lungo la
è completamente sconosciuta, mentre non e' è Cote d' Azur e nella vallata del Rodano ed in
paese che più del nostro potrebbe dare prnfìcuo pochi altri siti, ma ,q uivi si integra nel modo più
sviluppo ad una -industria siffatta. Senza ricerca- meraviglioso, come ci è dimostrato dalle cifre
re le singo le applicazioni fatte dai ,g randi flori- su esposte e si specializza al punto che si può dicultori di Londra, di Amburgo, di Amster- re in queste regioni ,si coltivino tutte le specie
dam, ecc., vogliamo qui ricordare che è precisa- oggi conosciute di fiori e di piante ornamentali ;
mente col sussidio del freddo artificiale che og- in Italia, in oui, fatte poche eccezioni per alcugi si esplica una delle più redditizie industrie ne zone della parte settentrionale, tutto il paese
potrebbe essere un vasto giardino, senza prefloreali, quella dei mughetti.

paese, mentre per ,c iò che riguarda l'utilizzazione dei nostri fiori meravigliosi, spontanei e coltivati , vi è ancora tutto da fare, ed in questa grandiosa e redditizia industria dei profumi, in cui
J'ltalia dovrebbe avere una posizione preminente, essa invece nulla rappresenta ed è tributaria
all'estero peT il suo consumo, mentre nelle sue
tene, baciate e talora anche bruciate dal sole,
i più bdli, i più svariati, i più odorosi fiori del
bacino del Mediterraneo sono abbandonati a sè
stessi, e non vengono nemmeno Taccolti, perchè
non vi sarebbe per essi alcuna utilizzazione.

1

73

LE I. I. I.

= = = = = = = == = = ==== == = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =

giudizio delle altre colture, chi si cura dei fiori?
Le cifre ce lo dimostrano meglio di qualsiasi ragionamento.
el 1913, in cui la Francia nella sola zona del
Mezzogiorno produsse ed utilizzò circa 250.000
quintali di fiori, da noi ne furono esportati 47
mila quintali, mentre nell'int~no del paese, ad
eccezione della non remunerativa utilizzazione
del consumo individuale, l'industria dei fiori non
ha dato luogo a vere affermazioni industriali,
poiohè le due o tre fa:bhrichette di profumi c'he
lavorano in Italia , non meritano davvero di essere elencate come manifestazione veramente
importante della industria floreale.
In Italia, dunque, l'industria dei fiori, sull' esempio di quello che avviene sulla Riviera di
Francia, si tpratica anohe nella nostra RivieTa,
ma questa industria oltre ohe essere molto limitata, è da considerarsi come una derivazione di
quella contigua, mentre invece le regioni da natura destinate a produzione floreale non conoscono affatto nè l'arte di coltivare, nè la industria di commerciare fiori.

L'INDUSTRIA FLOREALE NELLE TERRE
DEL MEZZOGIORNO
La Sicilia, la ignivoma, ferace Trinacria, in
cui tutti i prodotti del suolo ricevono, dalla terra vulcanica in cui crescono e dal sole possente
che la bacia ininterrottamente nelle stagioni annuali, una possente dinamica interiore, non conosce l'industria floreale : in Sardegna, dove il
clima permette tutti gli ardimenti colturali, anche i più azzardati, non si conosce l'arte di coltivar fiori : le vaste zone che lungo il Tirreno e
il Jonio si estendono attraverso le regioni calabresi e ,pugliesi, e dalla Campania felice e frugifera fino alla ridente marina di Pisa, non conoscono la coltura dei fiori, e nella campagna romana la ,gmestra, così bella, così suggestivamente odorosa, così abbondante, serve di pascolo
alle capre o di trastullo ai ragazzi.
oi disprezziamo ciò che la natura ha accordato alle terre d'Italia, noi disperdiamo prodotti
che altri paesi ci invidiano e clhe bene utilizzati
farebbero la ricchezza di regioni ohe o,ggi languiscono nella semidesertuosità delle loro terre
e dove ,gli uomini si abbrntiscono nell'esercizio
di una pastorizia ancora 1primitiva, la quale non
ha nessun avvenire, come non ha nesSìlln avvenire l'opera loro, data senza una proficua finalità e senza una vera idealità.
In Sicilia, dove ,gli inverni primaverili riohiamano i viaggiatori amanti di emozioni e desìderosi di contemplare le rovine delle antiche civiltà che si estrinsecarono e si sovrapposero sul
suolo sacro dell'isola del .fuoco, la industria dei
fiori potrebbe avere un utile triplice svolgimento : 1° commercio interno, limitato alle stazioni
74

climatiche ed alle grandi città dell'isola, sipecializzando la coltura dei ifìori, secondo le esigenze dello speciale suo commercio : dato il clima
ed il suolo di Sicilia, tutte le specie, tutte le varietà vi potrebbero essere coltivate, ·e queste
specie e queste varietà mostrerehbero come segni loro speciali, una vivezza insolita di colori,
un profumo più acuto e maggiore; 2° commercio
di esportazione, per cui natmalmente dovrebbero essere messi a disposizione dei floricultori
quei necessarii, anzi indis1pensabili vagoni frigoriferi, che finora le Ferrovie hanno negato,
ma ohe dopo la guerra saranno costrette di mettere a disposizione del commercio italiano, se
non vogliono camminare a Titroso dei tempi, se
non vogliono esercitare opera nefasta a danno
delle sorti della patria. Ma, dopo la guerra, come mi son fatto il'augurio, la burocrazia . statale
o sarà modificata o non sarà, e quindi anche
quella ferroviaria si sarà trasformata ai tempi
nuovi, e quindi il nostro ragionamento può essere basato su di una eventualità ohe ha molte.
se non tutte le probabilità di riuscita.
L'ultima finalità, la più interessante, quella
che dovrà aprire all'Italia la via di una delle sue
maggiori industrie, è quella dei iprofumi : già in
aTia si ,s entono i sintomi premonitori, e da quaL
che tempo il Governo, in un suo zibaldone di
provvedimenti, ha ideato una stazione sperimentale per le essenze, da sorgere in quella Sicilia,
dove senza dubbio troverebbe la sede più idonea ed assurgerebbe al suo massimo valore pratico.

lL FREDDO ED IL COMMERCIO DEI FIORI
RECISI
on mi dilungherò in dettagli per ciò che si
riferisce alle applicazioni del freddo alla industria ed al commercio dei fiori recisi : ognuno
comprende che il freddo deve essere adoperato
con molto criterio ed opportunità, perchè mentre per una specie la bassa temperatura, leggermente secca, è idonea ad una buona conservazione, per altre invece, la temperatura dovrà essere più elevata ed il grado di umidità addiTittura saturo, onde impedire alle foglie delle piante carnose una mortificazione dei margini, la
quale sciuperebbe senza rimedio il fiore, facendogli perdere ogni valore commeTciale.
Ma afhnchè i nostri lettori si facciano un'idea
concreta dell 'enorme contributo ohe il freddo
artificiale porta alla industria ed al commercio
dei fiori, accennerò brevemente alle specie che
me.glie si conservano col freddo artificiale, esponendo i varii periodi di conservazione che possono raggiungere.
L' astraea e la bouvardia si conservano in frigorifero per 30-35 ,giorni;
la centaurea si conserva bene per 30 giorni,

L'INDUSTRIA FLOREALE E QUELLA DEI PROFUMI
ma è stata conservata fino a 43 giorni, mant~nendola a 4° C.• con un'atmosfera molto umida;
il crisantemo si conserva bene da 20 a 25
giorrn;
la dalia e la deutzia creneta si mantengono
bene in ambiente molto umido fino a 30 giorni
circa;
l'iris si conserva solo ,pochi giorni , mantenuta
alla temperatura d i 2° C., con il 90 % di umidità;
il giacinto si mantiene bene per un mese;
il lilà si ipuò conservare da 20 a 25 giorni;
il lilium candidum si conserva bene a 2° C. ed
80 % di umidità per 30 giorni;
il mughetto, colto non troppo maturo, si mantiene bene per un mese, tenuto alla temperatura di 2° C., ed 85 % di umidità;
il narciso si conse rva facilmente per 30-35
giorni a 2° C.;
. il l{arofano si conserva facilmente per 30-35
giorni;
l'arancio si conserva bene per 5-6 settimane e
può arrivare fino a 65 ,g iorni;
la peonia resiste a lungo meravigliosamente
e può essere conservata fino a 138 giorni.
la rosa è di difficile conservazione , ma i suoi
b?tto?i possono essere conservati da 8 a dieci
g1orm;
la spiraea in piccoli rami, poco ramificati ed
appena fioriti, può conservarsi fino ad un mese;
la tuberosa è di difficile conservazione . ma a
2° C. e con 85 % di umidità si può conservare
per alcuni giorni;
il tulipano, non completamente sc'hiuso. si
mantiene bene fino ad un mese.
Se si pensa che, mercè il freddo artificiale.
opportunamente applicato, secondo i dettami
speciali della tecnica, il commercio dei fiori può
ottenere la conservazione di ,q uesti delicati prodotti per notevoli periodi di tempo, e che, a
sussidio della conservazione in frigoriferi, si ,può
disporre di perfezionati vagoni refri,geranti. non
è chi non veda come la integrazione della industria floreale riceva dalle applicazioni frigorifere un ausilio tale, che da solo può essere la ragione del determinismo colturale di una regione
e del suo arricchimento.
L'Italia ha molto cammino da percorrere ancora per raggiungere in questo campo vere utilizzazioni industriali; deve vincere misoneismi
locali, affrontare risolutamente le concorrenze e stere, che non mancheranno di farsi sentire, resistere e vincere tutte ~e resistenze passive che
le impediranno il passo, e che si annidano dovunque si voglia portare uno spirito nuovo. una
coscienza nuova. una nuova attività. Si dov.rà
lottare contro inveterati sistemi statali e comunali, i quali vedranno a malincuore questa rinascita di energie, queste nuove orientazioni, e

cercheranno di stancarle, per vincerle , per non
dovere, . alle nuove attività che sorgono, portare
domani il loro contributo : contributo di amore
e di lavoro, ohe gli esponenti di quei sistemi non
sentono e non comprendono, perchè essi rap presentano il passato. con tutto il carico dei pregiudizii, degli infeudamenti, dell'oscurantism_o,
cui l'Italia, che uscirà dalla guerra mondiale,
dovrà subito diohiarare battaglia, per purificare
la sua via da questi ostacoli non degni di lei, e
che sono i viscidi tentacoli ohe servono a difendere le picciolette anime. timide, vigliacche e
vergognose, di coloro che fino ad oggi sono stati ,gli esponenti maggiori e più veri di una organizzazione burocratica contro logica e contro natura.
Questo campo. il quale nella attività rinnovellata d'Italia rappresenta appena uno dei suoi
mille rigogliosi coefficienti di lavoro e di ricchezza, è certo di secondaria importanza per la for tuna di nostra gente; ma poichè noi siamo di parere che, nello sfruttamento della terra e delle
sue attitudini, in relazione alla postura ed al
clima, sia opportui10. saggio. e remunerativo, di
dare incremento a quelle industrie e a quei commerci ohe. dalle speciali condizioni suddette,
possono essere meravigliosamente favoriti, ecco ohe anche l'industria dei fiori, in tutto il suo
più laTgo intendimento. contribuirà a condurre
il nostro paese a quella vera e moderna e razionale ed utilitaria industrializzazione dell' agricoltura, in cui è senza dubbio l'avvenire economico nostro vero e ma~giore.

lL FREDDO ARTIFICIALE E L'INDUSTRIA
DEI PROFUMI
La utilizzazione dei fiOTi per la industria dei
profomi è certo la forma più evoluta e redditizia
della coltura floTeale e noi vogliamo additare le
vie ed i mezzi per cui anche in Italia - in Italia
sopratutto - si deve cercare di sfruttarn l' impiego del freddo meccanicamente prodotto, per
la creazione di una grande industria, ohe n~l
nostro paese avrebbe le condizioni migliori di
sviluppo, perchè nel nostro suolo i fiori, sia
spontanei, sia coltivati, trovano le condizioni più
idonee di vita.
Se vi è industria, in cui tutto il meccanismo
formativo, dalla raccolta dei fiori alla chiarificazione degli estratti, si valga, cqme di una necessità assoluta, del!' azione del freddo, questa
è l'industria dei profumi.
Fino a ,q uando per la produzione del freddo
si dovette ricorrere a li' acqua fredda ed all' azione del ghiaccio, le difficoltà della fabbricazione
dei profumi furono non podhe e assai gravi; ma
ma questi ostacoli sono completamente rimossi
e l'industria dei profumi ha trovato nel freddo
artificiale un validissimo ausiliario, il quale sia-

J.5

LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =
mo certi contribuirà in paesi, come il nostro,
dove per questa ed altre ragioni questa industria
è finora quasi sconosciuta, a svilupparla e ad
integrarla.
Le difficoltà di poter lavorare senza un grande spreco delle materie prime, rendevano l' industria dei profumi poco reqrnnerativa, e fu appunto per queste ragioni che, auspice la chimica
industriale tedesca, si ricorse • ai famig,erati estratti sintetici artificiali, (olh ! i Tedeschi, ipur
troppo, hanno falsificato tutto!), i quali stanno
ai ;profumi naturali come una maschera sta a un
bel viso di donna. Il prezzo elevato, cui si sono
sempre venduti i ,profumi, ha consentito finora
che anche il sistema, poco economico, fosse seguito : l'uso degli estratti sintetfci a,g1giunse una
frode, ma il consumatore non ,guaTda tanto per
il sottile. Fino ad oggi il freddo, nella preparazione dei ,profumi, veniva impie,gato solo per la
chiarificazione degli estratti, esercitando il cosidetto cc glaçage », che li rendeva limpidi e gradevoli alla vista.
Oggi invece, l'applicazione del freddo artificiale è assai ipiù importante, poichè esso può essere utilizzato non solo in certi speciali trattamenti, ma in tutto il complesso delle operazioni
che concorrono alla fabbricazione dei profumi,
aprendo così un più vasto campo di attività in
questa industria, che commercialmente è una
delle più redditizie.
Seguiamo, in rapida sintesi, l'impiego che potrehbe avere il freddo artificiale nello svolgimento delle operazioni cihe conducono alla preparazione di uno di quei minuscoli e preziosi vase.tti di profumi, og,gi tanto riceTcati e pagati con
prndiga liberalità.

CONSERVAZIONE DEI FIORI
Il trattamento delle piante e dei fiori costituisce una industria temporanea, dipendente dal
tempo e dalla sta,gione. Le campa,gne floreali
offrono dei periodi variabili, secondo le specie,
la natma del suolo, e le condizioni atmosferiche.
I fiori sbocciati tardivamente si avvizziscono
con rapidità dopo colti. Per poterli utilizzare,
prima che siano completamente andati a male,
occorre lavorarli rapidamente. Accade inoltre
ohe occorra, per esigenze atmosferiche, di do ver lavO'rare simultaneamente una maggioTe
quantità di fiori, i quali in periodo normale verrebbero lavorati gli uni appresso agli altri.
I fioTi tagliati, per essere conservati, sono distesi sopra ,gri,glie a strati di 20 a 40 centimetri.
Per poco ohe la temperatura si elevi, si producono fenomeni di fermentazione. Vi si pone ripaTo collo smuoverli, ma questa pratica, se diminuisce i fenomeni di fermentazione, non li

76

arresta. Anzi, certi fiori , specialmente le rose ,
perdono, dopo 24 ore di soggiorno sulle griglie ,
non solo la colOTazione, ma anche i principii a romatici. E così si perde '1a parte più preziosa ,
iì ohe diminuisce assai sensibilmente il rendimento delI'olio essenziale.
Si vede subito quali enormi vantaggi arrecherebbe l'applicazione del freddo alla conservazione dei fiori e delle piante, fino al momento
in cui debbono esseTe utilizzati. oi abbiamo già
veduto come la tecnica di conservazione dei
fiori sia assai bene avviata e come la industrializzazione di qruesta tecnica, fatta su laTga scala, non potrebbe che perfezionarne i metodi.
In ~inea generale basta che accenniamo come
i fiori e le piante potrebbero ssere colti nel
momento più f avoTevole e d po itati in camere
fredde, da cui verrebbero estratti a misma de l
bisogno . La refrigera zione potr bbe essere applicata alle piante in fiore, di cui si potrebbe ritardare la fioTitura fino al mom nto voluto.
In tal modo si potrebbe r golarizzare la produzione degli stabilimenti di profumi e trasfoTmare una industria di stagion , che occupa un
gran numero di operai per oli due o tre mesi ,
in una industria distribuita n 1la maggior paTte
dell'anno , coll'impiego di un numero più limitato di operai. Po-ic'hè il freddo onserva ai fior i
tutti i loro ipTincipii aromatici, n deTiverebb e
anohe un aumento nel rendim nto del prodotto ,
che permetterebbe di estrarr dalla materia pTima - i fìoTi - il massimo di o lfo essenziale.
Ma vi ha ancora di più : la conservazione, ed
il conseguente traspor to di fiori m diante il fred do , renderebbe la fabbricazion d i profumi indipendente dal clima e dal luogo di prnduzione ;
dimodo ohè le raccolte svaTiate d abbondanti,
che s i potrebbero avere da noi , per es., in Sicilia, nelle coste cala,bresi, cc., potrebbero essere integralmente trasportat n i grandi frigorife ri del Settentrione e quivi lavorate, qualora, per
esempio, non si trovass conv niente di accentrare la lavOTazione nelle più impOTtanti zone
di coltura.
1 on solo : ma la possibilità di avere fiori, arbusti e radici dalle più lontane latitudini, integrerebbe la industria dei profumi in tutte le parti del mondo , perchè permetterebbe la fabbricazione di un profumo derivante da un fiore e sotico, non acclimatabile, a migliaia di miglia
dal suo luogo di coltura.
Quello che ir freddo può fare anche in questa
industr·i a, la quale sebbene secondaria non è
per questo meno importante e sopratutto redditizia, è davveTo meraviglioso, ed è veramente
appropriato l'aggettivo cc taumatur,g ica » applicato alla industria del freddo.

L'INDUSTRIA FLOREALE E QUELLA DEI PROFUMI
lL FREDDO NELLE V ARIE OPERAZIONI zione di prodotti di polimerizzazione, che si
formano a spese delle essenze; siccome in queDI ESTRAZIONE DELLE ESSENZE
Per produrre con i fiori o con le piante i gras- sti casi per la buona riuscita della operazione è
si e gli olii essenziali, che costituiscono per la
industria dei profumi la materia prima essenziale, si seguono metodi diversi, nei quali tutti
il heddo entra come elemento integratore.
Col sistema dello infioramento i fiori vengono
posti sopra lastre di vetro spalmate di grasso,
destinato ad assorbire i loro Drincipii aromatici
e ad incorporarli. Durante l'operazione è necessario avere una temperatura ambiente inferiore al punto di fosione del grasso, altrimenti
questo fonde e rende difficilissima la separazione dei petali, che restano impigliati nel grasso,
quando si ,r ovesciano le lastre per far cadere i
fiori.
Quando si pensi che, seguendo il corso naturale delle colture floreali, le operazioni suddette si compiono proprio quando cominciano i
grandi ca'1oTi, si può di leggieri immaginare le
difficoltà e sopratutto le perdite dhe si subiscono e la scarsezza del' rendimento in una industria siffatta. Sarà, forse, questa anche una delle ragioni per cui l'industria dei prnfumi è da
noi, più degli altri sprovvisti di metodi perf ezionati, 1anguente ed ·in assai scarso prestigio. Il
heddo artificiale è destinato a darle nuova vita.
el procedimento per « distillazione n l' azione refrigerante è assollutamente necessaria. Tutti sanì'lo in che consista questo procedimento,
assai semplice, dd resto: ,s i collocano in un lambicco con dell'acqua fiori e piante suddivise
quanto più è possibile : sotto l'azione del vapore i principii aromatici evaporano e vanno poi
a condensarsi in un refrigerante, la cui azione,
e quindi il rendimento della operazione, è maggiormente efficace quanto più la temperatura
del refrigerante è bassa e regolare. Finora si è
dovuto ricorrere all'impiego di acqua fredda
circolante, ma ognuno comprende quanto questo sistema sia aleatorio ed in alcune località addirittura limitato da normali elevate temperature dell'acqua che vi viene impiegata. L'uso del
refriQ'erante di una macchina produttrice di freddo risolve tutte le questioni, regolarizza la temperatura e permette una maggiore utilizzazione
ddla condensazione dei principii aromatici, evapoTati per effetto del calore cui i fiori vengono sottoposti nd lambicco.
on entro in dettagl'i tecnici di queste operazioni, ohe rientrano nel campo ahbastanza complicato della chimica industriale, ma mi piace
di mettere in evidenza che, in certi casi, il fred•
do artificiale, oltre all'azione generale suddetta,
ne esercita una tutt' affatto snecia1e quando nel
lambicco si sostituiscono all'acqua altre sostanze, per poter ottenere l'evaporazione a temperature inferi ori a I 00° C., per evitare la for~a-

necessario che la condensazione si effettui a bassissime temperature, è evidente che col solo
mezzo di una macchina frigorifera essa potrà
es-sere condotta a termine.
Col processo ddla dissoluzione, cui si ricorre
quando si deve lavorare con fiori o piante di
essenza scarsa o facilmente alterabile, e che
consiste nel servirsi di un solvente, recuperando
colla condensazione i pr.incipii aromatici sciolti
nel solvente, occorre il raggiungimento di assai
basse temperature. L'operazione, per poter riuscire, richiede l'impiego di macchine a vuoto
per la distilllazione nel vuoto e di macchine frigorifere; ma anche in questo caso il macchinario
frigorifero permette l'adozione di un metodo anche più 'semplice e più redditizio, cioè !'.impiego
di un metodo basato sulla differenza di solubilità delle essenze a differente temperatura.
Il freddo interviene nella rettificazione degli
olii essenzia1li ottenuti con qualsiasi dei procedimenti su detti, 'che si ottiene con successive
distillazioni e condensazioni.
Il freddo ha il suo impiego anche nella industria dei pTodotti sintetici, ma quando questi
sono estratti con procedimento chimico da profumi natmali : degli altri non ci occupiamo.
L'industria dei prodotti sihtetici da profumi
naturali è assai importante e conduce alla creazione dei più svaTiati tipi di !profumi : i metodi
chimico-industriali sono svariatissimi, ma noi
non ce ne possiamo occupare; accenneremo solo dhe il heddo artificiale interviene assai proficuamente ne'lle varie operazioni, contribuendo
ad attivare o moderare certe reazioni chimiche
- integrando la concentrazione a freddo - intervenendo nel Tecupero dei vapori volatili nell.1 distillazione nel vuoto.

lL FREDDO NEI PRODOTTI DI PROFUMERIA
ella preparazione degli estratti, delle pomate, delle 1ozioni, ecc., i'1 freddo Tientra come elemento integratore, sostituendo i metodi empirici cui erano costretti di Ticorrere i profumieri,
e che non garentivano affatto la eliminazione
degli inconvenienti per cui venivano adoperati.
ei prodotti estratti dalle pomate, ohe si ottengono sciogliendo le pomate nell'alcool a 95
centigradi, durante il corso delle operazioni alcool scioglie non solo le essenze profumate, ma
anche gli acidi grassi, e specialmente gli acidi
stearico ed oleico : la presenza di questi acidi
grassi comunica aglii estratti un odore di grasso
che, per l'azione ossidatrice del tempo, conferisce loro un odore di rancido. E così accade
che profumi, immagazzinati in ottime condizio--

r

77

LE I. I.

I. = ==== == == == = == === ============-= = = - - - - - = =

ni (o almeno che apparivano tali), dopo alcun
tempo che stanno nelle vetrine del profumiere,
si trasfoTmano a sua insaputa in :prodotti rancidi e disgustosi, ciò che nuoce alla buona fama
del negoziante e igli aliena i clienti.
Se nella opeTazione suddetta si adopera il
freddo artificiale, .compiendola a bassa temperatma, la capacità deH' alcool di disciogliere g li
acidi grassi decresce rapidamente, dando luogo alla precipitazione delle materie grasse, che
intorbidano il pTofumo: questo viene decantato,
e se dopo viene lasciato andhe per lungo tempo
nelle vetrine del pro'fumiere, sottoposto a temperature notevolmente basse, specie durante
l'inverno, esso non perderà la sua limpidezza, nè
avverrà alcuna a:lterazione nel suo odore.
Un altro inconveniente si verifica nella preparazione degli estratti fatta colla soluzione nel}' alcool. Sciogliendo le materie ,m ime, destinate
a dare i profumi, nell'alcool·, esse si suddividono
generalmente in due cor:pi, e cioè gli olii essenriali e le cere vegetali. Queste ultime, a lungo
andare, precipitano, si depos1itano neJla bottiglia, lungo le pareti, e danno cattivo aspetto al
prodotto. Anche questo inconveniente si elimina coll'impiego delle basse temperature, facendo precipitare le cere vegetali e fi ltrando il prodotto.
Nella preparnzione delle acque da toeletta,
che si ottiene con diluzione dei profumi in alcool a debole concentrazione, si verificano degli inconvenienti per effetto della presenza dei
terpeni contenuti nelle essenze aromatiche. Questi ,prodotti sono tanto meno solubili nell'alcool
quanto più si ahhassa la temperatura, e quindi
un miscuglio, ohiar.ificato .per filtrazione semplice, si intorbiderà facilmente ai nrimi abbassamenti di temperarura. Anohe questo inconveniente può essere eliminato dall'impiego di una
macchina fri,gorifera, che permetterà l' operazio~
ne ad assai bassa tempeTatura, per cui i prodotti terpenici precipiteranno, se ne rifarà 1a distillazione e così le acque da toeletta, stabilmente chiarificate, non si altereranno più nelle
vetrine dei profumieri . Queste operazioni, basate sull'impiego del !freddo artificiale, ottenibile a volontà, ed a volontà pure graduabile, rimpiazzano nella moderna tecnica della profumeria le antiche operazioni di « glaçage », le quali
erano sempre irregolari e non davano mai la sicurezza di evitare le spiacevoli sorprese di vedere alterarsi i prodotti in seguito alla variabilità della temperatura.

giudicare tuttavia della sua grande importanza .
Il suo impiego, eliminando tutti gli inconvenienti che la variabilità e sopratutto la elevazione
della tempe-ratura può arrecare alla industria e d
al commercio di prodotti così delicati, costituisce una vera forza integratrice: mercè il freddo
artificiale noi possiamo conservare i fiori recisi
e pro lungarne la stagione, ottenendone il trasporto su tutti i mercati; mentre coll' impiel:!o
delle basse temperatur e nella ritardatura della
fioritura delle piante e de gli arbusti, noi ci mettiamo in 1grado , sia d i aver e il prodotto distribuito per tutto l'anno , sia d i averlo fuori di stag ione ed in quei peTiodi in c ui esso è ipiù pregiato.
Finora la coltura dei fior i e r a o un passatempo o una industria tutt' affatto empirica, abbando~ata alla mercè di Dio; oggi può diventare
anche da noi una a-p plicazione veramente scient ~fica di principii tecnico~industriali, i quali potranno aprire anche in Italia la via ad una industria seria e remuneratrice. Finora, q.nche
nei luog,hi .più idonei alla coltura dei fiori, assai
pochi si occupavano di questo ,p rodotto : gli a ~
gricoltori veri lo sde,g navano e lo classificavano
un .passatempo. Quando , invece, la industria dei
fiori ed il commercio non so lo dei fiori ,r ecis_i,
ma delle :piante e degli arbusti e dei rizomi, potrà assumere una vera importanza commerciale ,
saranno milioni e milioni ohe ci ricondurranno
a casa quell'oro ohe ora è emigrato in così larga copia e di cui abbiamo tanta penuria. Non
bisogna mai disdegnar e anche le ,p iccole cose, o
quelle che ci ,s emb rano tali. Fino,ra gli agricultori avevano sdegnato questa utilizzazione della
terra, perchè non avevano gJUardato al lato giusto della ,q uestione : la specializzazione. In agricoltura, come in qualunque ràmo della umana
attività, la specializzazione è progresso, è ricchezza. Se una vasta regione d'Italia, se un'isola intera, •grande come la Sicilia o la Sardegna,
potesse trasformare tutta la sua attività agricola
nella coltura dei fior i, e dar luogo alle industrie
da es-sa dÌ!pendenti, noi avremmo conquistato per
il nostro paese uno dei ,più ricchi cespiti di produzione. La specializzazione, accoppiata alle
mirabili qualità di suolo e di clima, -r enderebbe
in Italia la industria floreale così importante e
sopratutto così superiore a tutte le altre, c-he si
estrinsecano in mezzo e mal,grado le più invincibili d iffi coltà , dhe i nostri prodotti batterehbero
tutti i concorrenti e ci creerebbero degli sbocchi
ma·gnifici di collocamento, i cui ricavi ci farebbero dolere di aver per tanto tempo negletto
L' A V-VENIRE DELLA INDUSTRIA DEI FIO- una utilizzazione culturale, che pure è insita afRI E DEI PROFUMI IN ITALIA
la natura del nostro suolo ed alle condizioni del
Questo sguardo, sebbene ra:pido e sintetico, nostro clima.
Ai flOTicultori nordici è stato possibile di otall'-intervento del freddo artificiale in floTicoltura e nella industria dei ,profumi, ci .permette di tenere risultati veramente meravigliosi, in am-

78

L'INDUSTRIA FLOREALE E QUELLA DEI PROFUMI
bienti naturalmente inidonei a questo genere di
colture, solo meTcè una pertinace volontà di riuscire; e sono riusciti trasformando le qualità
del terreno e ricorrendo a mille procedimenti artificiali, uno più ingegnoso dell'altro, ma tutti
difficili, e ,per la cui huona riuscita è stata necessaria una volontà indomita.
Sappiano anche ,gli Italiani volere e fermamente volere: doipo questa ,g uerra devastatrice,
occorre rifare su nuove basi, ma salde e capaci,
la nostra fortuna inteTna; ed io penso che essa
debba riposare sul perfezionamento della nostra agr.icoltura e sulla specializzazione di quelle colture, cui, per quahtà di suolo e condizioni
di clima, questa o quella regione d'Italia sono
più idonee. Fra queste specializzazioni, senza
dubbio, la floricoltura tha un interesse prevalente, quando ad essa vengano applicati i principii
scientifico-industriali, che in altri paesi hanno
consentito che zone meno idonee delle nostre
producessero con varietà e con abbondanza, in
modo da alimentare uno dei commerci più redditizi.
Oggi, ripeto, un nuovo elementc, elemento di
propulsione e di integrazione, vi . . a dare il
suo ausilio possente alla industria floreale, ed
è il freddo meccanico, o me.glio la possibilità di
ottenere meccanicamente la graduazione a volontà della temperatura : il non approfittare di
questo nuovo ed utilissimo elemento di successo
sarnbbe una fo Hia, come sarebbe una follia che
le terre più idonee d'Italia, cioè quelle del Mezzogiorno, delle Riviere e delle Isole, rinunciassero ad una utilizzazione facile e remunerativa,
vale a dire il commercio dei fiori e la industria
dei prnfumi.
Nella esplicazione delle attività nazionali, io
ritengo che sia sempre più utile e remunerativo
cercare di perfezionare ed aumentare i prodotti
che la natura iha asse,gnato al suolo della patria,
anzichè aumentare il numero dei trapianti di
quelle industrie, che sono tributarie all' estero
per le materie prime o per i mezzi di lavoraz10ne.
Tale è il caso deH' Italia nei rispetti della integrazione, specializzazione e industrializzazione
della sua agricoltura. Senza che il nostro paese
debba per nulla rinunciare ad ·esercitare quelle
industrie manifatturiere in cui tha dimostrato di
essere alla pari per ingegnosità ed ener-gia agli
altri paesi industriali del mondo, è utile e nece~:sario c:he esso ceTchi di trarre dagli elementi naturali fornitile dalle sue condizioni di territorio
e di clima, i massimi risultati, dedicando all' a-

gricoltura, che è in ultima analisi in tutti i paesi
la base di ogni attività, il princ~pio ed il fine di
o,gni ricchezza, tutte le sue ma,gigiori energie per
giungere alla sua completa integrazione.
Questa particolaTe utilizzazione delle attitudini del nostro suol'o che io oggi ho preso in esame - l'industria floreale e quelle da essa derivanti - è uno dei lati di questo complesso prisma a grario, cui devesi rivolgere l' attenzione
degli Italiani; e se l'lho messo in stretta relazione colla possihilità di integrare la floricoltura
coll'impiego del freddo artificiale, l'ho fatto col
determinato proposito di dimostrare che se l'.:1vvento d'una razionale industria agricola dovrà esser per l'Italia un rinnovamento ed un progresso,
si è perchè ho la convinzione, convinzione che
spero di aver comunicato ai lettori, che in questo rinnovamento economico ì' industria d el freddo e le.. sue svariate a:p:plicaz.ioni debhono aver vi una parte notevole, come del resto l'hanno
avuta in paesi, che hanno lar,gamente beneficiato delle più moderne conquiste -di questa nuova
scienza e che m,eroè l'impiego del freddo artificiale si sono arricahiti, integrando quell' agricoltura dhe oir sono non molti anni non dava in
quei paesi che miseria e tristezza, in quanto che
i prodotti abbondanti e facilmente otteni.bili non
rappresentavano alcun valore, perohè scarsamente utilizzabili sul posto, mentre era impossibile di traspoirtarli altrove, per mancanza di
sistemi pratici di conservazione.
L'industria dei fiori , sussidiata dall'impiego
delle basse temperature meccanicamente pr o dotte, arricchirà molte regioni d'Italia, dove oggi la coltura floreale è sconosciuta od abbandonata alle sue sole risorse naturali; mentre la industria dei profumi, rimessa in onore nel nostro paese, vale a dire nella sua sede naturale,
vincerà facilmente -la concorrenza dei prodotti
stranieri, colla perfezione dei sistemi e con la
bontà delle materie prime - i fiori - che sbocciati sulle ardenti terre di Sicilia o di Calabria o
di Sardegna, avranno senza dubbio colori più vividi, profumi più ,generosi, di quanto non possano averne le stesse specie coltivate artificiosamente e faticosamente nei giardini del nord, dove i floricultori debbono supplire con la loro
ingegnosa fatica alla mancanza di due degli elementi princi:pali del successo : la forza vivificatrice della terra ed il bacio p-0ssente del sole
del Mezzogiorno, che eccita le più sensibili sfumature aromatiche dei fiori che si schiudono
sotto la sua molle carezza.
1

Prof. Ubert o Ferretti.

A. Fa.laschi
1

L INDUSTRIA DELLE BE~
V ANDE ALCO OLICHE
IN ITALIA
P;rendendo ar:gomento dalla deficienza dello
zucchero, è stata riaperta dagli antialcooListi la
campa~a contro le fabbriche dei liquori, chiedendone nientemeno l1a chiusura.
La rivista ddle Industrie Italiane Illustrate, che
è propugnacolo di tutto ciò che è manifestazione
del, lavoro e dell'attività umana, non può peritairsi ad esaminare la questione obiettivamente,
sotto gli aiS!petti ,principali che eS1Sa investe.
L' industria alcoolica ha grandissima impoTtanza nel campo della econocrnia nazi:ionale. Anzitutto, fra le varrie jmpo,ste di fabbricazione,
quella degli sipiTiti occupa per importanza di
rendimento il secondo posto do1po quella degl1i
zuccheiri.
La .relazione dell'Amministrazione ddle Gabelle per l' esNcizio 1913-1914, e gli studi deU~
Commissione Reale per le riforme del regime
do~anale e pei tTattati di commercio, non nascondono la naturale preoccupazione perr- vedeire diminuito notevolmente i;l gettito dell \imposta
di fabbricazione degli akoo1s, che accertata in
poco più di 31 mil.ioni di lire per l' esercizip fi nanziariio 1903-1904, ragigjunse il limite di 48 milioni nel 912-913 e ,poscia discese a 43 milioni
nel 913-91.4 e ,a poco ipiù di 41 irnilioni nell' esercizio 915-916.
La perdita di ciirca 6 mi1ionii e mezzo in confronto aJl gettito del 912-913, venne in girandissima parte daHe irestrizioni portate dalla legge 19
Gi11.1,gno 1913 N. 632, che fu definita la legge contro l'alcoolismo, in seguito alla quale si ebbe
subito un minor consumo di olore 30 mila Ettanidri di spi.rito; e notisi ohe col Decreto 31 Dicembre 1913,
. 1392, fu portato l'aumento deHa
tassa da L. 270 ,a L. 330 per ag111i ettolitro, senza
di che la perdita sarebbe stata assai maggiore.
Oltre al notevole contri:buto che l'industria alcooLica poir ta al b~lanoio dello Stato, per tassa
di fabbricazione, es•s a vi contribui,s ce non meno
notevolmente con l'imposta di Ricchezza Mobile, tasse di bo1l'o, diritti di concess,i one, licenza etc., che pagano i fahbrioantii e i numerosi
1

80

conduttori di esercizi p
· · ·
P?.I cmrispondono ai Comuni
se meirenti; cosicchè ,s ono altre
oine di milioni che v:engono vers
del p1Ubblico era;rio.
Dal censimento indu ·
Giugno 1911
trovavano asi rileva che ben 36.00
mila circa
dibite a tal 2 industria,
circa alla
alla F a:bibrir ::zio ne d i
outh, Mar~
fabbricazione dei vini
l'idea delsala, Co,gnac, ecc.
a sull'ecol'influenza che l' in
nomia nazionale, d
i altro .~ono a circa
efficente .importan
a esercen70. 000 gli esercizi
ti e personale di
stragrande di peirs
i misti » con
te ,grande sono i
o,gni più remescita di liquori
non c1 socmoto .angolo d'lt
sto esercito
corre nello stabi•Lir
lica tragigodi persone ohe d
1 mezzo mino da vivere, ma
e che se ne
1lione, senza conta
eir il notevoavvantaiggiano, com
,e di bott.i per
le numero di ibottigli
la costruzione dei fu ti.
Abbiamo poi la i
ti ima questione
deHa esportazion .
1 riserve auree
che da sole rre:golano
· qiuali sono tanta
parte della .puhbli
ia : la spendita di
queste :riserve eh Ù
a teonia finanziaria
giustamente vuol
nei Mercati del
Mondo, e le esp01rt
e sono la legge indeclinaibile comp n tnc , valorizzano e sostengono :],a carta mon l ta, formando il benessere
dei popoli .
Orbene, anch I'indllJStria alcoolica ha preso
il S11.10 posto nella sportazione, ohe è l" esponente dii attività delle
azioni civil,i, ed è riuscita
dopo molti sforzi, non eolo ad aff.ranca1rne l' Italia dhe in •g iran parte ne era tributa:ria, ma ad
introdurre nelle fontane Americhe e persino nel
1

L'INDUSTRIA DELLE BEVANDE ALCOOLICHE IN ITALIA
Giappone i prodotti alcoolici fabbricati con intelletto di amore; e nel Giappone e neHe Americhe vanno ii:nfatti istradaindosi con aumento
confortante i migliori li quori e i V ermoutih italiani, che godono anche della tairiff a ridotta per
la clausola della azione più favorita.
Dallo spirito contenuto nel V ermouth esportato (Ettani:dri 17.303 nel 1913-914 ed Ettanidri
21.343 nel 912-913), si può oalcolaire che oltre
300.000 litri nel 913-14 e non meno di 400 mila
nd 912-913 fosse il Vermouth esportato. La D~a-ezione deHe Gahelle considera, che non ostante la diminuzione tra quei due esercizi, dovuta
ai gravi perturbamenti dellia ,guenira albra scoppiata, è a notar.si sempre una forte attività commerciale da parte delle fabbriche di questi importanti prodotti nos,trani. Così :pn.ue dalla stessa
relazione si rileva ohe lo spiriito contenuto nei
liquori esportati nei due esercizi predetti, fu di
Ettanidri 17 .147 ,nel 912-913 e di 10.465 nel
913-914, per cui si .può caicolarre una quantità
di litr.i 45 mila di liquori esportati nel 912-913,
e di 26- a 30 mila quelli esportati nel 913-14. La
differe~a tria l'uno e l'altro eserr:izio si ritiene
dov:uta in igiran parte alla difficile siiruazione economica internazionale. Risulta poi ~ notevole
Nlimento ne:lla restituzione della imposta di esportazione di liquori dolcificati (da litri 667 .027
a litri 1.960.717 tra l'uno e l'altro dei due esercizi suddetti, ciò dhe vuol dire che il prodotto
ricavatone ,e d esportato fu assai maggiore deile cifu-e indicate. La maggior parte di tale espoftazione ed anzi il vistoso aumento è rappresentato dal cc F ernet Branca n. il qiuale fu ammesso
sino dal 1913 anche a!1la restituzione dell 'imposta dello Zlicchero, cihe, notisi, vi entra in piccola
parte (1gr,a,mmi 14 per 01gni libro di F ernet esportato).
Potremmo ancma seguitare nei dati statistici,
ma ci sembra che quel'li 1già esposti bastino a
dimostrare l'importanza già assunta, anche nei
ri.g.uaTdi della esportazione, dall'industria alcoolica i,taliana; impoirtanza che si accrescerà notevolmente dopo la guerra, se anche questa industria non sarà più bersagilliata in patria e sarà
h'attata coi debiti ri:giuardi ed incornggiamenti,
vale a di,r e senza danneggi,ar la o restringerla anco:ra, neppure momentaneamente, durante la
guema, perchè ogni albra :restrizione o limitazione varrebbe ad ucciderla irrimediabilmente, riflettendo che frattainto non manoherebbero le
altre Nazioni di occuipaire il nostro poisto. Servano di esempio la Francia e l'Inghilterra, che pure imponendo nelll' interno alcune Jrnmitazioni,
favoriscono in ognii modo l'esportazione, perchè
ad esse preme maintenerrsà ad ogni cos,to mercati
e clientela esteri. I Francesi imperano sul mondo
intero con le loro « marche », g]' Inglesi banno
reso ricercati ovunque i lmo Whisky, i loro Gin,
1

ma l'Italia ha anoh · essa il suo F eirnet, la sua
Strega, i suoi Bitter, i <SUoi Cordriailii e i suoi Siwp,pi, e .i tr.:iti ,altri iliqruori prepairati coi migliori
prodotti e con le più scmpolbse norme igieniche, per cui essa pure corre attraverso i mar,i e
le frontiere per la conqlll!Ìsta de.i Mercati esteri.
In un accreditato periodico di Roma: cc Il
Giornale dei Lavori Rubblici ». si legge che in
Germania gl1i stabilimenti industriali e le grandi
industrie non hanno cessato di produrre e ohe
il Governo concede loro agini aiuto, per cui un
miTione e 800 mi}a marchi sono stati all' uo,p o
stanziati .per :riconqui,starre subito a pace condusa la superiO'T,ità nei commerci e nelle industrie
di tutto il mondo. Se adunque i nostri attuali
nemici si preparano allia giuerra economica, pensiamo tn Italia a sviluware· almeno le industrie
esistenti, e non saorilìdlnamole menomamente,
anche ,s e per esse si dovesse fare un piccolo sacTificio, come in qruesto oaso, di pochi quintali
di zucohero. on perdiamo neppure noi di -yi~
sta iJ << dopo~erra n, e ciò sia detto per tutte
le iindustrie; esso si presenterà con ifrimitati gravissimi bisogni di lavoro, di smercio, di valute
estere. Pensiamo che le esportazioni sono valvole di sicurezza, compensatrici di oneri economici.
« Guai se iper un eccesso di concentrazione,
<< per l' anormalissimo oggi, ohe pur deve termi« nare, si sarà trascurato o inimediabilmente ro« vinato il normale domani n.
Vista l'importanza che ha, e che potrà avete
ognora più iper l'economia nazionale l'industria
a:l'c oo1ica i,n lta'lia, è pregio del!l'OIPera esaminarla per quanto riguarda la questione dell'igien,e
sociale, per cui a quando a quando viene combattuta dai teor,ic.i e dagli antialcoolisti convinti.
Fu detto nei vari Congressi, come quello internaziioaale di Milano dell'ottobre 1913, che sono
da condannal'si i cattivi prodotti alcoolici, non
così qudli genuini, ,preparati con le migliori norme igieniche, e ,perciò basterà che il Governo
or,ganizzii un servizio di vigilanza igienica, di cui
parleremo prossimamente. Quanto al vero e prop1rio alcoolismo, come effettò di un uso smodato
di liquoir.i, si .può dii.ire che non è stato assolutamente ammesso; non lo ammisero al citato Congresso autorevoli delegati esteri ed italiani, comi:;reso il :rappresentante del Ministern di Agirico·ltura, Industria e Commercio; ne discus,s ero autorevoli pa'r l1amentM'i, in ocoas.ione della legge
del 191 3, i quali arrnmi,sero che .il magigiOII' numero delle sbornie in Italia è dato daH' abuso del
vino (e infatti per ingerire tanto alcool, quant_o
ne contiene un litro di vino generoso, · bisognerebbe trangugiare da~ I O ai 12 bicchierini di
liquore ,a ,~ ,a dazione meidi•a), e conclusero tutti
col riconoscere ohe in fatto di bevande alcooliche importa impedirne 1' abuso, e a questo ri-

81
6

LE I. I. I. = == == = === = == == = = = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = -

r

media elevato coisto dei liquori; anzi, alcuni
igienisti insigni, come d' on. Ellero, ammisero
l'uso di buonii. prodotti alcooEci come congruo
!I'.istòro dinamico specialmente per chi ha notevole consumo nerveo-'lll,u scolare e com,e accrescimento nel senso di conforto alimentaire. Difatti come può ,parlarsi di ve.ro e .proprio alcooJismo in Italia, nazione eminentemente agricola,
la quale tiene anche l'ultimo posto, :ha gli altri
Paesi del mondo, pel consumo dell'' alcool?
Ecco j dati comparativi del consumo per ogni
abitante in litri anidri :
I. Danimarca nel 1903 consumava 6.60 nel 1911 ne consumava 5.74
2. Germania
4.-··
3.--3. Paesi 88!Si
3.91
2.73
4. Svezia
3,75
3.30
5. Francia
3.54
4.04
6. Russia
2.73
2.95
7. lnahiltena
2.70
l .76
8. Stati Uniti
»
2.70
2.72
9. Belaio
»
2.65
2.72
I O. Svizzera
2. 1O
I. 91
I I . Norveaia
I .!48
I .61
12. Italia
0.64
0.63
ed ora dopo la leiige del 191 3 ne consuma
0.53

Le cifre iparla1I10 più d,i un Demostene.
Quando anche qualohe restrizione s'imponga
all'interno, facciamo che ,questa non si ripercuota suUe esportazioni, tanto più quando niun ostacolo ,è frapposto dallo Stato tributario. Si ricordi che in Italia, specie in tempi normali, ai
sono andhe molti forestieri, · quali amano assecondare j loro igu1sti. Alla domanda : quando
non si beveranno più bibite alloooliche a New
York? .il W orld pubblicò varie risposte. Notevole
qiueHa di S. Hir,a n S . Dewey, Presidente della
Società enologica americana, il quale rispose :
« Mai.
ew York è uno Stato cosmopolita costituito da stranieri di tutte le parrti del mondo».
Altrettanto si deve pensa:re dell'lta:lia, ricordando che è precetto ,g iurridico e apienza di Stato
armonizzare ~ principj della libertà con quelli
della tutelia, in guisa da ottenere con la tutela
dell' ordine ,p ubblico il minimo samifìcio della
libe~tà.
Aprilè 1917.
A. Falas chi.

La. pressa. idraulica
e la sua

a_pplica.zi·O fìe

La guerra - ecco la s.ciinitiJi1a, che daJ. gran
caos dell'incognito, dello sconosciuto, ha dato luce ,ad eneirgiie latenti, ad aiudaciie geniali, .a iniziative ~ncomiahlli, ad impieghi nuow. che h;anno avuto nieille nostre industrie successi inspe•
rati.
E fm questi, a.bbiaimo •avuto una applic1azione
vastiissima ed iimportanti-ssim-a deUa Preiss'a Idrawlica, prima u,n po• sconosciuta, e un po• troppo ne,gletta.
Troviamo oggi grandiosi impianti -idrauli.ici, iim-

piegati negli Stabilime,n ti met_allurgici, per forgiare cainn,o ni (come ainche Le I. I. I. nei suoi primi
m.imeri accennava alla P r,e.ssa Idraulica de.gli sta•
biliimenti Ansal,d o di 15000 tonnellate di pre.ssiione), per formare e trahlare proiettili, per imbot•
ti.re e formare calotte dei11e bombe da bombarda,
e tutte per produzi01t1~ ri:levanti, che hanno dia,to
in Stabi,limem.ti sorti o trasformatisi qua& con
mag'lca iniziativa, certo rnno de.i più im,p ort,a nti
contributi aUa nostra produzione di muniziona•
mento.

UNA BATTERIA DI PRESSE IDRAULICHE PEIR LA FABBRICAZIONE DI BOMBE
Officine di Sesto S. Giovanni e Va/secchi A bramo

LA PRESSA IDRAULICA E LA SUA APPLICAZIONE

PRESSA IDRAULICA A DOPPIO EFFETTO - 800 .000 KG. DI PRESSIONE
Officine di Sesto S . Giovan~i e Valsecchi Abramo

r

84

LA PRESSA IDRAULICA E LA SUA APPLICAZ/0 E
La trowamo, sempre per il muniz~onamenito,
imp.iegaita al ,r icupero e trab.l,a dei bossoli. alla
formazion,e dei bosscJi di cartone, n ·e,g li Al"is:einiali
e neigli stabi1iitnenti di carica, per compri,m ere le
car.i dte nei proiettili e nellle spolett·e .
N e1le fonderie e f.er:riere, per il ricupero dei
materiali di scarto, o torniture, per formare brike.ts da fondere.

Gli impianti idrauilici, semplici, multipli, rapidi e lenti. risolvono s•ov,en.te probhem.i di produzioni scabrose, poichè col!la Pressa, si può ottene•
re una lavol"azione rapida o l.enta, a seconda di
ogni bisogna,
Si hanno press,e che accoppiate agli accumula-tori e intensihcatori dàinino un lavoro rapidissimo, e in quesiti impianti devono gli industriali,

PRESSE IDRAULICHE ed ACCUMULATORII per TRA CIATURA e IMBOTTITURA di CALOTTE per BOMBE
Offecine /ng. Felice Comi

Negli stahit1imenti di medicazione, per conf ezionare medicazioni di g'uer.r.a e cotoni compresisi.
A questo succestso e a questo impiego. g1i industriali tutti, di qualunque ra:mo, devohio prestare un aHeri.to esame perchè l'imp.iego d.ella
Pressa Idraulica ha per quasi la totalità -industriale qualche iintereisse.
Ovunque necessiti, per l 1a produzione, l 'im.piego di una forz.a di _preSls•ione, di trancia•tura, imbottitura, e trazion,e, può conveniientemente aidottal"si la Pressa !dr-aulica.

e

C. - Milano

ciò ohe da -n o,i m.anca, un po, sul concetto geine•
raie, dare le loro maggiori cure ai distributori, che
pure figurando un organo a,ccessorio, sono inve•
ce, ,in questi impianti Rapidi, l'organo principale.
Preese ad alita potienzo.rulità di pres,s ione, e ci si
atteing·a allora a pro,po,rziio·ni mag,giori dei diam.e•
t-ri .dle:i pistoni, e mai in.ed. porlare le presse a troppo elevate pressiioni aitmosf,eriche, che sono a tutto ,danno del funzionamneto delle pompe e delle
guarnizioni.
Corul 'impiego di poca f.orza motri,c e, e s•enza

85

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - consumo di él!cqua, perchè l'acqua eh-e va
daJJ.,e pe,mpe aUe presse, ritorna nei ,s erbatoi d1elle
pompe stesse, si ragg'.iungono pres•sicmi e forze eJevatiss.ime, e s·enza aie,ss'\lln pericolo.
Così Ja pressa ha impieg,o in og'n-i industria, per
ope.l'le comuni di imbaUo.
NeJJe industrie cotoniere, pe,r asciug•are filati
e materie ,i n fiocco, e per lucidare tesisuti.
Ne71a lavorazione del /erro, per ogni operazione
nelsS'\lltl

-

=--=-== == - ==-- - ----- - -to formato, e per la smonitatura e montaggio dei
ceirchioni pieni di automobile.
NeJJe industrie agricole, ed alimentari, per la
estrazione di dlii, filtl"azioni di est:natti, e torchia•
tUJre delle vinacci,e - ii.m1b allo- fi·eni e paglie.
Ne71e industrie chimiche, per filtro, e per la lav,orazione di agglomerati.
Ne77e miniere, per la fa:bbricazione di mattonelle e res1idui di carbone e lignite.

SALA POMPE ED ACCUMULATORI Pffi PRESSE JDRAULICHE ·
Offe.ci ne di Sesto S . Giovanni e V al secchi A bramo

di

forgiatura, tr8Jillciatur>a, .i.mbo-tti.tura, calettare

e trahli\.re.

Ne17a lavorazione del legno, per l>a compenisa:ionle del legname, per ,stla.m.pare legno a caido e
a freddo, per curvare if ondi, goveilli di ruote.
Ne17a carta, pér confeziona.re cartoni, per eig'Uagliare stampe, per legatorie, stereotipie, elettrotipie,
NeJJa gomma, per la lavorazione di ogni og'get86

NelJe industrie edilizie, per la lavorazion·e ai
blocchi e pia,s tre, per montacar.ichi, trasportaitori.
Industrie elettrotecniche, per elettrodi, per

uo-

latori., ebanite, fibria.

Industrie pel7ami ed a/fini, in concerie, per estrazione del1a concia dei corami, per fabbricare
g'uarnizioni. cinghie, e per eguagliare spessori.
Per valigerie, fabbrica di pettini e bottoni.

LA PRESSA IDRAULICA E LA SUA APPLICAZIONE

4

Industrie trasporti, per gru, ed a,pparecchi di
eo1lev:amento.
In:6.ne, ripeto, ovunque da Pressa Idraulica pùò
avere, se ben d'est.in·ata, l'~mpiego più utile, e por• d
• . d
. .
taire tutte l e nostre ,in UiS,t r1e a \lll1a m1g111or.ata
J


l'

h
. .
proouz1one, sia qua 1tat.1va, e e quanhtahva.

wniiforme., a vantaggio suo e dei s,uoi clienti, fue
prima buone produzioni, ed esser ben in grado
p_oi di _d~re tutte quelle istruzioni e ins~~~n. tr pratici\ che d_evono accompag:nue ogni !J.,mp1.anto, perche ne &la Ja Sl\la efficenza compl,eta,mente
b'
f
L
rd •
h
d
11
e ,su JJto s ruttata. a sn uc1a, e e pro urrelooe•

r1h'
_,..
·
d
·
rr •
t
t
' ·
ro JJmp1e 6 1 errdJ.i, o 11111s:umc1 en emen e pra t 1c1,
E questo ,sv.i:luppo, che Ja Pressa ldrauli,oa deve porterebbe ,a .rend:ere fo11se tutto un :ramo i111dua-vrere, deve po:r,tiare ad run forte incremento della strialle scettico ,e scoragg,iaito. Ho esposto questi
1

PRESSE IDRAULICHE E IPOMPE lìN CORSO DI MONTAGGIO
Ditta Mario Mentaschi e C. ~ Milano
produ%.tone delle Presse Idrauliche, m •a i signori
costmuttori dovrebbero coordiina·r e i loro sforzi
per una prodru:.ion.e ben appropriata, e ben suddiviea, e potranno al!lora, ,s pecializzandosi nei divel'lsi rami, cui la produzione deve essere speic.ialiuata.mente diretta, per.chè nulla di meglio vi è
per un irulustriale che atteners-1. ad una produzione

a

miei concetti nelle /. /. [., p,er
, suo lusm•
ghierio programma di divenihre l'orgaino d'affiata•
mento fra tuttri gli industriali italiani, in tutte le
lorro ma11ifestazioni, potenzialità ed a,sp1T1Hioni,
pe.r,chè anche in qwesto campo di ~pprezzamenti
di produzione e di impieghi, si arrivi ad una cooperazion.e cli sug,g'e.rimenti e d,ecision.i.

M. Mentaschi.

Presse

idrauliche

pe~
tufte le industrie

Pompe a.d a.lta.
e

ba.ssa. pressione

Acèumulatori
idra ulici

Magli à berta
'...:~.~'I":"'~~-,

semplici ed in batteria.

Mario Mentaschi & C.
Ml LANO
Ufficio
· Via P. Umberto~ 36
Telefono 93-12

. Stabilimento
Viale Monza, 40
Telefono 21 -443

·

Studio-- tecnico
Progetti per
impianti completi


I

Il

FRERA

Il

La costituzione di questa r;nomatissima Ditta (Società Anonima
con s ede in Tradate e capitale di un milione) risale al 1905 - per iniziativa del Cav. Corrado Frera, che circa due anni {,rima aveva già in
proprio nome fondato lo Stabilimento, che oggi ha raggiunto grandiose
proporzioni, e che, nel ramo motùcicli e cicli, può essere considerato come uno dei maggiori e più moderni, occu{,ando le ofpcine un'area co{,er•
ta di ben ventimila mq., con una maestranza abilissima e specializzata
di oltre 350 operai, n.c,nchè il nume.roso personale dei grandiosi magazzeni, degli u$ci amministrativ, e d e i reparti di spedizione e control7o.
Normalmente 1e O{fcine producono circa 10.000 biciclette pnite,
2000 motociclette da 2¼ e 3 HP ( di medio tourismo) e di maggior potenzialità come 4¾ ed 8/ 10 HP, nonchè parecchie centinaia di carrozzi_..,; modeJlo « Italia » eh.e, acco{,{,iati alJe « moto» di gran forza, rendono ottimi servigi. E oggi la << Frera », come Stabi'1'mento Ausiliario Mi1,tare, è nel suo ramo la maggior forriie-rice del R. Esercito, sia {,er motocicli che {,er rifornimenti di materiale; nè ha mancato di contribuire
con importanti forni ture di munizionamento.
Attualmente la sua esportazione è limitata, dati i forti im{,egni as•
sunti coi Comandi Militari. Certo però con la · pace riprenderà la sua
grande attiv_ità all'Estero, che già, avanti la guerra attuale, aveva rag•
giunto notevole importanza sia negli Stati dell'America del Sud e dell'America Centrale, s1a in Oriente, nell'Afri"ca Equatoriale, ecc.

Un lotto di moto-carrozzini pronto pel collaudo.

·89

LA SOCIETÀ ANONIMA « FRERA » ==== ==============~====== - -

Salone aggiustaggio telai e sezione trancie .

Un salone Torneria -

90

Macchine automatiche, fre8atrici

e

trapani.

LA SOCIET A ANONIMA « FRERA »

Uno dei maggiori saloni di Torneria.

Una sezione del montaggio motori.

91

LA SOCIETÀ ANONIMA

<(

FRERA_

n

===== ==

Riparto montaggio ruote.

Parte centrale_ torni a revolver

92

e

rettifiche .

======================

-= ' = =- =
0

LA SOC/ET À ANONIMA

«

FRERA

Una sezione del riparto controllo materiali e proiettili.

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93

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modello 1917

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Situazione dei conti al 31 Marzo 1917
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Effetti all'incasso
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Riporti
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Effetti pubbLici di proprietà
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Titoli propr. Fondo Previd. personale »
Anti cipazioni sopra Effetti pubblic i . »
Corrispondenti - Saildi debitori
. »
Partecipazioni diverse
»
Partecipazioni in Imprese Bancarie . . »
Beni stabili
·
. »
Mobilio ed impianti diversi .
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Debitori diversi .
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Debitori per Avalli
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Titoli in I a gara:1zia oper~~ioni
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de osito / ~ cauzi o ne s orv_1z10 .
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libero a c u stodrn
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Spese d ' Amm . e Tasse Esercizio co!r. »

Capitale Sociale (N . 272.0{)0 Azioni d a
L. 500 cad. e N . 8000 da L. 2.500) L.
Fondo di riserva ordinario .
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Dividendi in corso ed arretrati
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Depositi in Conto Corrente e Buoni
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Assegni ~n cir,colazione .
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Cedenti effetti per l' incasso
Corr.ispondenti - Saldi cred:itor,i
Creditori diversi
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1.977 .620 ,29
846 .002.015 ,82
13 .53 1.260 ,86
89. 13 I. 124,72
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14.333 .500,6.546.566,85
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17.701.294,27
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38.532.026 ,59
49.771.401 ,04
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1.03.S.757.511.66
52. 148.855.48
82.307.991,58
70.650 .885 ,3.850 .722, 1.775.629 .209.797 .672 ,86
7.651 .997 ,91
3.620 .392.312, 11

La Direzione
G. TOEPLITZ - P. FE OOLIO
l Sindaci

Rag . A . Olicieri -

Prof . Rag._ G. Rot~---:- Rag. G. Sacchi

Il Capo Contabile

A. COMEUJ

La. partecipa~
zione ita.lia.na.
alla Fiera. d i Lione
I.
Gli intenti dell'iniziativa - Lipsia e Lione - La. preoccupazione dominante - Consapevole volontà.
italiana - L'opera d'un uomo - Il concetto dell'a.ff ermazione - Le lacune constatate - Indifferenzo
governativa - Il grande problema integrale "
Gli · industriali hanno fatto da sè - Il successo
degli italiani.
(Dal nostro inoiato 3f:,>eciale)

« No.i non diss:imuliamo l'estensione delle no- gior promotore: Edoardo Herriot, sindaco di Liostr,e ambi:.ioni. Noi sorgiamo quali concorrenti ne e.cl ex-ministro. Il 1 luglio 1915 fu lanciato
della F.iera di Lipsia - la Fiera nemica - il cui il primo ,appello; poco dopo si costituì la Società
auccesso fru dovuto sopratutto all'abbandono del- industriale org'aniz:.atrice della Fiera; il Presifuso delle nostre risorse, all'~ndifferen:.a nell'un- dente della Repubblica accordò il suo patronato,
pie-go dei nostri mezzi ».
il ministr.o degli Esteri dispose pe:c il più largo
Queste ,p arole di Achille Lignon, President,e concorso del persol1lale diplomatico e ~onsolaN,
della Fiera di Lione, caratterizzano gli intenti di le Camere di Commercio furono mobilinate e riquell".iniziativa. Era naturale che tutti i ne~ici sposero con slancio: e il primo marzo 1916 si ad ·ella Germania si schierassero con chi voleva priva la prima Fiera campionaria di Lione. alla
a1bbattere .il monopolio dell'accentramento indu- quale partecipavano 1342 ad~renti .••
striale, oh.e Lipsia aveva saputo assicurarsi. E
quest'alzata di .!;'cudi fu compiuta con ben ahra
* *
energia di quanta fosse stata spiegata dalle varie
Lungo i ridenti quais, sulle due sponde del Ronazioni all'epoca della horitura del grande, con- dano, la Fiera stende per chilometri e chilometri
veg'no di Lipsia: basta dire che nel 1906 a Lipsia, i .s uoi stanàs, raggruppati secondo le varie catesu 3159 partecipanti, Je industrie francesi erano . gorie•. Non si tratta d'un'esposizione, ma sempli47, le inglesi 11 e le italiane 5 ! Il novanta per cemente d'una mostra di campioni; non è dunque
cein,to era costitu.it-0 da Case tedesche. A Lione il caso di limitarsi ,alle cose nuove ed originali,
quest'anno v'erano 3563 concorrenti tutti di na- m1a di far conoscere i prodotti anche usuali e cor:.ioni dell'Intesa o neutrali: le industrie italiane renti, specialmente in riguardo alla qualità ed al
erano ancor.a ben poch,e , ma tuttavia sommava- prezzo.
Il hne ultimo di queste Fiere è la conclusione
n o a 105.
Sorta in Fr.a.ncia l'idea d'una Fiera rivale ' a di affaTi, s-ia immediati, sia che matureranno ift
qu ella di Lipsia, Ja -località meglio indicata e;a seg'u~to. Produ.ttori e compratori vengono messi
L ion1e, g'rande centro d'industria e di oom.mer- in contatto, le distanze tra paese e paese spar.i.c.io, che già cinque secoli ad,d ietro aveva org'·aniz- scon-01 nuove correnti si formano, nuove neces•
:.ato le sue Fiere .rinomate: e hn da quel tempo sità si rivelano: e l'avvenire delle industrie si degli itali.ani ne erano as·sidu.i frequentatori .•.
linea in nuovi oon+orn.i .e.d assume imprevedute
Il progetto della Fiera fu maturato con quella consistenze.
ra·pida f attività eh 'è la caratteristica del suo magLa nota doro.inante neLla Fiera di quesfanno

*

91
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GLI ITALIANI alla FIERA di LIONE

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LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE
era la preoccupazione di sostituire i prodotti degli Imperi Centrali. A questo intento mirava il
maggiore sforzo delle industrie partecipanti: e
bisogna convenire che :i irisultati ottenuti furono
assai notevoli.
Anche l'industria italiana, pur nella sua limitata partecipazione, 11egistrò in quest'ordine di
idee non trascurabili successi. ~ i . in proporzione al numero, si può dire con sicurezza che
quest a nuova tesi della concorrenza all'industria
· austro-tedesca ebbe la più efficace affermazione
di fatto precisamente nel campo italiano.
Tutto il complesso dei prodotti nostri portati a
Lione portava il seg'no evidente di questa pr~occupazione. Sembrava quasi di veder riB.essa su
quelle merci italiane la bamma d'una consapevole volontà, che avev.a cercato il difficile còmpito, lo aveva affrontato e lo avev-a vinto ..•

***

Il successo della partecipazione italiana alla
Fier a lionese, anzi il fatto. stesso che le nostre
industrie si de,cisero ,a parteciparvi, è çlovuto ·all'opera . ·d'un uomo: Ettore Cara belli. D'elegato
dalla ·<::ornmisstone Direttiva di Lione a rappresentarla in Italia, egli intraprese il non facile
còmp.ito con fede e con en,ergia, eh.e non piegarono di fI'lonte •a ll'apatica inditterenza di chi par-

ticolarmente avrebbe dovuto coad:uvarlo. Le simpatie che egli gode nel nostro mondo industriale,
il tatto eh 'e·gli seppe spiegare nella diffusione
delle sue idee, la volonterosità instancabile con
cui si prestò sempre ,alle richieste legittime, ed
anche talvolta forse eccessive, di quanti divi•a•
vaino ,d 'mtervenire al ponvegno di Lione: tutta
questa •sua azione tenace ,ed avveduta ottenne
l'eff,etto voluto e meritato.
Le difficoltà erano innumerevoli. Molte industrie nostr.e ritrassero indubbiamente dalla guerra ing'einti bene:hci. ma ,e rano precisamente qµelle che imeno avevano il desiderio o la possibilità di far conoscere la loro produzione all'estero.
Vic eviersa tante altre industrie, duramente colpite da1la crisi della mano d'opera, delle materie
prime, deii rmezzi di trasporto, non si sentivano
molto disposte a tentativi che implicavano spese
e fastidi, mentre non parevano promettere immediati vantaggi: Per niolte di queste industrie,
anzi, le m~tate condizioni del mercato e i numerosi divieti 'd'importazione e d'esportazione signibcavano impossibilità categorica di vende.re
alla clientela straniera. Bisog·nava dunque infon•
dere a questi industriali il fuoc,o sacro• bisognava elevar.e J,a loro visione oltre le difficoltà del
momento ed aprire a·d essi la prospettiva dei
va,n taggi che avr,ebbe potuto arrecar loro il dopoguerra. ,B iso~ava far ,s entire ad essi un 'alta parola, che al di sopra d.ei contingenti problemi della compra-vendita Levocasse il nobile concetto del
l'affer.ma~on·e , in faccia ,al mondo, di questa nuova Italia, che anche nel campo d·elle industrie
meritava d'.essere conosciuta ed apprezzata.
Ettore Carabelli fu ,ali' altezza di tale missione: ed è questa una benemeren:a che va segrnalafa e ricordata. Ed altrettélllt\to ben.e merita è quella schiera d'industriali, che pur mella stretta di
u!i 'ora difficile seppe accogliere alta suggestione. Quest-i pionieri dell'espansione delle nostre
industrie diiedero prova veramente di quell'anima nuova, fatta d'ardiim-ento e d'en·ergia, d'abnegazione e di coscienza nazionale. che sarà la base delle ,i mm•ainlcwbiili fortune della produz1.one ~ta1ian-a.

r

. ***

ETTORE CARABELLI
:-)e!egato ufficiale per l ' Italia

Molti rami di questa produzione ~ano rap•
presentati tra le oento Case italiane che parteciparono alla Fiera di Lione; ma i1polti, troppi, erano assenti. iDice giustamente .il Carabelli nella
sua rielazione presentata al Governo:
« Alla Fiera ,d i Lione venne deplorata la •maincainiza di partecipanti italiani in molti g'ruppi, quali: l'industri-a deUa seta, calzature, lin.gerie, me-

99

Gli Italiani alla Fiera di Lione
SOCIETÀ

ANONIMA

L. GIANNONI ·& C.
7, VIA MELZO.

MILANO

VIA MELZO, 7

FABBRI.CA ARO 'E NTERI E ·
E ARTICOLI CASALINGHI

Interno dello " Sta.nd ,, della. Soc. An. L. Gia.nnoni &. C .

LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE
tallurgica, materiale agricolo, cappelli di feltro,
cinemat<>graha, cartiere, materiale librario, iatru•
menti musicali, conserve, confetture, ecc., ma è
da aug'urarsi che .a lle Fiere venture tale lacuna
verrà riempita e che le .noatre industrie vorranno
convenire sul ,n uovo mercato facendo conoscere
i loro prodotti e preparando il terreno per aostelll'ere in seguito .degnamente il confronto coi loro
concorrenti esteri.
« L"assen:ta più lamentata è quella dei prodotti
agricoli. Il Regio Console Generale d'Italia a Lione avrebbe desiderato che i prodotti del nostro
suolo hgurassero sul nuovo mercato. Sarebbe desiderabile che -il Governo italiano aollecitasse le
Camere di Commercio dei centri agricoli perchè,
prend·endo esempio dall'opera lodevole -svolta dalle Camere .cli Commercio di Firen:e, Milano e
Torino, .incitassero le AHociazioni Mtdustriali ed
.agricole ad interessarsi del mercato mondiale
che è aperto a tutti i prodotti e ad inviarvi i loro
caimpioni. Il successo non •p otrebbe mancare».
Infatti non mancherebbe certamente. Esaminando le .mostre straniere di molti tra i gruppi
citati si aveva •n ettamente la sensazione che l'industria italiana avrebbe potuto { acilmente emu•
lare e spesso superare. Per quanto poi riguarda
i pxiodotti agi-icoli, è fuor di dubbio ~he l'Italia è
in grado di compier.e alJ.•estero non solamente u•
na affermazione, ma una vera e g'randiosa rivelazio.ne,, che potrebbe 1avere incalcolabili conse"'
g'uenze economiche.
Non è un problema che si possa affrontare. di
sfuggita, tra le sin\llosità d'un articolo d'impreseioni; è un argomento di capi+ale importanza che
dovrà essere adeguatamente valutato e discus·
eo a fondo. E giustamente esso ,apparve nel suo
immenso rilievo, ,come osserva il Carabelli, al
comm. Leonardo Mordini, il nostro Console a
Lione, uno dei ,non molti funzionari d'Italia all'estero che sappiano assolvere i1 loro cò.mpito
con passione e con alto senso d'italianità.
,

***

Che ai nostri Consoli non siano mai concessi
mezzi adeg'uati per lo svolgimento della loro tanto importante azione, è cosa risaputa; che all'inerzia e all•i,nsufficienza di molti s'aggiunga la
trascuranza con cui il Governo accoglie gli sforzi dei pochi volonterosi e competenti, è del pari
notorio: ma il problema è troppo capitale perchè
possa apparir sufficiente quella semplice deplora•
z..ione, tante volte ripetuta, e condannata a restar
priva d'ogni pratico effetto.
H Governo italiano, di fronte alla questione

della Fiera di Lione, ha mantenuto in origine la
,più tetragona indiffererua. Gli episodi, ai quali
ha dato luogo quella ostinata nopcuruua, potrebbero -e s·s ere raccolti per la letteratura umori•
etica se l'-amareua non prendesse il sopravvento.
Ma bnalmente .p are che ,a Roma ai siano refi
consapevoli della vasta importanza della questioinie:- ed hanno voluto almeno essere mformat~ •
fatti compiuti, di ciò eh 'era stato fatto maliH•
do fassoluto aHenteis.mo governativo. Lasciamo
dunqu'e da paJrte ciò eh 'è ,semplice recriminuione ,e sforziamoci ,a sperare in una doveroaa re•i•
p1scenza.
È certo però che per ·affrontare ·a deg'uatamea•
te .il cumulo d·ei problemi industriali sollevati dalla partecipazione italiana a queste grandi Fiere,
la frigida richiesta d'una relazione intorno a ciò
che le nostre industrie hanno in proposito sapu•
to fare da sè è qualche cosa di smisuratament4'
insufficiente. Se lo scetticismo, determinato dalla ,completa ~nazione governativa di ieri, deve far
luog'o oggi ,alla '6ducia nell'animo dei nostri industriali che parteciparonc;, o parteciperanno alle
Fiere di Lione, è duopo che il Govemo esamini
tempestivamente quei problemi e li ris-olva s.en•
za burocratici inceppamenti.
Ed all'infuori di tutti questi problemi di detta,glio, attinenti ·a •t rasporti, a dogane, a franchigie, a divieti d'esportazione ·ecc. ecc., è duopo
eh.e il Governo guardi in faccia il grande problema .integrale dell'espansion·e delle nostre indu•
strie -all'estero e lo affronti raccogliendo e valorizzando quei poliedrici elementi di fatto, che so·
li possono servir di base -ad una defuiitiva solu•
z1one.
Ora tutta quest'opera di collezione, di selezione, di valuta:ione, dev'essere compiuta sui luoghi: questo indispensabile corredo di notizie, di
dati, di confronti, dev'essere raccolto dai fu~zionari espressamente adibiti a tali mansioni, ma
che abbiano la volontà e le attitudini necessarie.
Qui sta la ra.d.ice ; qui bisog'na operare •.•

***

Il Governo ha bisogno di sapere: quando ea·
prà, potrà prendere provvedimenti che non si8J11o
s•emplici canzonature. È necessario dunque avere
all•estero glj uomini che sappiano vedere, · inve•
stig'are e .riferire; ·e quando questa inchiesta sia
compiuta, bisogna lasciare il binario della tardigrada burocrazia centrale ,e volgere il passo verso nuove vie; e quando la necessaria intelligenza
abbia fatto .da bussola nell'orientamento, bisogna
allargar la visione a tutti .i rami della produzio-

101

GLI ITALIANI -ALLA FIERA DI LIONE

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LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE
ne -nazionale: allora, allora soltanto, si potrà delineare il quadro d'insieme in cui possa trovare il
suo posto ogni nostro ,p rodotto suscettibile d'unporsi ·,all'estero.
Finora nulla di ,c iò si è fatto. Gli industriali italiani, in questo recente ,e pisodio della Fiera di
Lione come iin tanti alt.ri tentativ.i precedenti, dov•ettero contar.e unicamente sulle proprie forze.
Nulla fu dato loro dal patrio governo: nemmeno
quelle bain·ali facilitazioni f.erroviarie, che non ai
negano ai frequentatori di tante inconcludenti
accadem.ie, decorate del nom·e di congressi.
Oria i nostri industriali che concorsero a Lione, ·p ure •abband.on·ati a -sè etessi, hanno •aputo
alironta.re e vincere .g ravi e molteplici difficoltà.
Onoruamo il loro spirito d'iniziativa, ma non abusiamone. Un'altra volta sj pensi e si provveda in
tempo; s.i evitino foro almeno quelle innumerevoli brighe e oomplioazioni derivanti dai burocratici ritardi nel rilascio de.i passaporti~ dai mutevoli criteri seguiti dalle dogane a proposito clei
oam,pioni, dalle norme contraddittorie vigenti riguardo alla spedizione .delle merci, dagli unprovvisi mutamenti :nelle concess.Ìoni o nei divi,eti di
esportazione: insomma, se non si vuole o non si
sa agevolare, si cerchi ralmeno di non moltiplicare gli ostacoli!
Ma è sperabile .che ~l Gov-erno, ,entrando nella
nuova vi.a, non si limiti .a que.sfazione puramente negativa: e trovi la volontà e l'.energia di dare
.finalmente un solido e doveroso e meritato ausilio all'opera dei nostri industriali, compiuta co"ì
slancio, con spirato di. sacr.ib.cio e con innegabile
successo.

La loro partecipazione fu infatti degnamente e
largamente ·apprezzata a Lione. E il signor Fougère, uno dei più •autorevoli componenti il Comitato della Fiera, grande industriale e Consigliere gen.erale del Roda·n o, p-g.bblicò una relazione
che riconosce C0l1J simpatiche parole l'alto valore
deJ.La mostra italiana e le cordiali amicizie che i
nostri industriali hanno saputo suscitare tra la
popolazione della seconda città della Francia.
S'aliollano i ricordi e le imp~ess,ioinii di quanto
presentava aillo sguaTdo la ricca mostra dei prodotti italiani ,sulle rive del Rodall'lo; ll"icorrono altri e1pisodi che debbono legittimamente .figurare
nel g'ra.n. quadro .della mianifestazion.e di Lione.
Ma il nostro inHessibile tiranno, lo spazio, iv.ieta
per oggi più lunghe digressio~i: in ' un pross.im.o
articolo 1SaTan.no ~icordati .B!ltri fatti, ed altre
considerazioni saranno svolte intorno a questo
· concorso delle nazioni, che per l'Italia inJustriale rappresenta senza dubbio un enor.me campo

d'azion•e , un ,alto e suggestivo incitamento, e for•
se un non trascurabile eselllpio.

Isidoro Reggio

Ed ora iini.ziamo la rassegna delle industrie italian·e, che così vivamente attrassero l'attenzione .del g'rande pubblico intemiazi.onale conv.enu•
to a Lione.
Un divieto .governativo, ,s uggerito da ragioni di
ordi,ne militare, ha impedito alla Società ,A.
nonima « Lei Moto - Aratr1ce » di far hgurare
alla Fiera di Lion•e queUe ormai famose trattrici, che hanno r.eso po8sibile alle grosse artiglierie italiaine I.a vittoriosa scalata delle più ardue vette alpine. Nei quattro stanàs predisposti,
il pubblico sperava di poter ammirare quelle mac•c hine poderose, che valsero agli .ingegneri Pavesi
e Tolotti l'alto compiacimento e i ringruiamen•
ti ,cordiali dell generale Cadorna; quelle macchine che ora, méntre la guerra domina ogni nostra
sensazione, ci presentano la più viva immagine
d'un iimm8111le sforzo bellico trionfalmente compiuto, ma che oliriranno domani alle ringagliardite
energiie industriali della pace, nuove e multiformi a!pplicazioni di vasta mole.
Fu grande la delusione dei visitatori della Fiera per l'aissenza degli attesi esemplari di quello
che giustamente fu chiamato « il traino mecca•
nico d,ell'avvenire »; e il vivo interesse del pubblico era dimostrato dalla folla che, in mancanza
di meglio, ammirava le belle fotog'rahe delle macchine assenti. E ammirava con le immagini delle
trattrici, quelle dei carri da rimorchio, atti essi
pure a fronteggiare ogni inug'uaglianza del terreno, senza subire deformazioni, senza piegarsi ad
inclinazioni dannose.
Ma più g'rande ·ancora fu la delusione del pubblico, specialmente dei fraincesi, per l'assenza di
quelle moto-aratrici che diedero ,i l nome aJ.la gran•
de Casa .costruttrice: assenza dovuta del pari al
divieto, in questo riguardo meno facilmente spiegabile, delle autorità governative. L'agricoltura,
iin Francia, difetta ~n questo momento di braccia,
per cui ,si volge ,c ol più intenso interesse verso .
la lavorazione meccanica; ora Ja moto-aratrice i- ·
ta1iaina Pavesi e Tolotti, ,circondata da ta-nta fama, era attesa con naturale impazienza. Si sapeva ,c he quella macchina agricola rappresentava
realmente una innovazione grandiosa e si desiderava ardentemente di vederla. alla prova.
Il problema ,d ell'aratura meccanica era stato

103

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,. Gli Italiani alla Fiera di Lione·
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).Soffieria Monti i
5 VETRI PER. USO SANITARIO: !

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SCIENTIFICO

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MILANO



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: AMMINISTRAZIONE: Via Andrea A ppiani, 3 :
: STABILI MENTO: Sesto San Gi ov anni :

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Ingresso principale dello Stabilimento





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LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE ,
aHrontato altre volte e in altri paesi; ma ben di
rado le varie soluzioni ,p otevano apparire appena
eoddisfacenti. Tra. tutte, affermò in un auo studio
Mario Morasso, emerge nettamente la solu:zione
italiana. quella reali:z:zata nei brevetti degli ingegneri Pavesi e T olotti. Emerge per praticità, per
.semplicità, per rendimento•••
Le difficoltà da superare erano molteplici e g'ra•
vi. La prima .di indole ·generale consisteva nel
rende.re il congegno accessibile alla maggior parte .dei coltivatori, .nel senso cioè che iil suo u.o
non dovesse limita~si :aoltanto alle grandissime
estens-ioni di terreno, tutto unito. tutto piano e
uniforme. Poichè in questo cuo l'aratura meccanica non avrebbe ma.i .p otutò ottenere una diHueione universale.
E per conseguire tale intento bisognava creare
una .macchina .capace di marciare e lavorare su
ogni terreno e specialmente sui terreni più aspri
e montuosi. e che questa mac.china accordasse
un rendimento remunerativo.
Ed ecco perchè la solu:zione degli ingegneri Pavesi e T olotti, incarnata nella loro celebrata mo•
to-aratrice, ha affermato e dimostrato sulle altre
la propria superiorità, nel costituire un sistema
completo. un aratro :meccanico, in cui la trazione
e l'aratura .sono compendiate nello stesso mecca•
nismo, il quale essendo graduabile di dimensioni
e di potenza viene a mettersi alla portata di tut•
ti. anche dei proprietari di terteni relativamente
piccoli.
A Lione il pubblico dovette accontentarsi di ve•
de.r certi trattori. d.estinati a trascinar dietro di
aè .i vomeri attaccati con catene; poveri strumenti di lavoro. che evidentemente dovevano creare
dispendio di tempo e di for:za alla hne d~og'ni solco. Di fronte a queste macchine rudimentali la
moto-aratrice italiana si sarebbe affermata con
schiacciante superiorità. Ma ciò che non si è po•
tuto far ie.r i sarà il sicuro appannaggio d'un proseimo domani: a guerra hnita. la moto-aratrice coglierà largamente i frutti della notorietà già conquistata .in mezzo al pubblico internazionale: e
aeg'nerà in tutti ,i paesi agricoli u.n rimarchevole
euccesso della m.eccanica italiana.

***
Prima della guerra, la Società Anonima L .
Giannotti e C. di Milano aveva saputo efficace•
mente "ontendere a Goeppingen, a Norimberga.
a Berlino. a Mussbach, a Praga. il primato nella
fabbricazione di og'g'etti casalinghi: tutto quel
moderno fabbisogno domestico di eleganti oliere e formaggere. di caraHe e di vassoi, quegli sva-

ria.ti servizi da tavola. dorati. argentati. nichelat~
che l'industria tedesca ed austriaca aveva larga•
mente gettato sui mercati mondiali. erano divea•
tatti. per merito della Ditta ,m ilanese, a,nche il
patrimonio dell'industria italiaina. E l'Istituto
Lombardo di Scienze e Lettere aveva altamente
riconosciuto questa benemeren:a dolla Società
L. Giaunoni e C •• assegnandole l'a.mbito Premio
Brambilla. r.iservato .ai creatori d'industrie nuove per l'Italia.
La guerra trovò lo stabilimento della Soc. An.
L. Giannoni e C. largamente munito delle macchine più ·m oderne. Il ,cav. Giannoni, che dalla
lunga permanenza nelle officine 1estero aveva
tratto le cognizioni pratiche e la visione delle necessità industriali. non aveva ,m ai tralasciato dj
tener la sua industria all'alteua de.i prog'reHi
meccanici; per cui i suoi macchinari rappresen•
tavano sempre la più ra:ionale e la più recente
espressione della tecnica. Per dieci anni egli ap.inse con tenace energia quest'opera di perf.eziona•
mento tecnico della .sua .industria, •empre nel•
l'intento di vincere l'i.mportuione tedesca e di dota.re ritalia di una fabbriica as.solutamente .p erfetta d'oggetti ,casalinghi in metallo.
Qu:indo s.coppiò I.a guerra, questo stabilimen•
to mirahilm.e.nte org'anizzato e .fornito di macchine di primo ordine era evidentemente chiamato
a rendere servigi preziosi nel gran campo d'a:zio•ne delh mobilita:zione industriale. Migliaia e mi•
gliaiiia d1 cucine da campo uscirono dalle officine
della Società L. Giannoni e C •• che estese rapi•
damente l'opera sua al ramo sanitario ed alla
produzion,e di materiale bellico dei generi più
svariati. Ai g'randi .impianti meccanici già esistenti furono aggiunte nuove poderose installa•
:zioni; le maestran:ze. abilmente guidate, risposero brillantemente alle nuove esigenze; il cav.
Giannoni. moltiplicando la sua attività e le sue
iniziative.• seppe meritare .il plauso e la fiducia
delle qutorità militari .•.•
Uno dei primi còmpiti ,c onsisteva nella rapida
sostituzione di articoli sussidiari di medicina e di
chirurgia. che in passato ve.nivano esclusivamen•
te dall~ fabbriche tedesche di Ca,nnstatt. di Stoc•
carda. di Berlino, di Dresda. La Casa L. Giannoni
e C. fu pari a questo urgente bisogno e seppe im•
. provvisare con pronto successo una larga fabbricazione di questi articol.i, provvedendo alle ne•
cessità di centinaia e centinaia di ospedali militari nelle varie città e .in :zona di guerra.
Alla Fiera di Lione questa produzione fu og'•
getto di g'ran·de meraviglia per il fatto che proveniva da una fabbrica destinata in origine a tut-

105

Gli Italiani alla Fiera di Lione
INDUSTRIA -D(l YfTRO SOf f IATO
ARTICOLI ED APPARECCHI PER F'ISICA
CHIMICA - F'ARMACIA ._ BACTERIOLOGIA
C~IRURGIA - F"OTOGRAF'IA =
=

S P E C I A L I T A IN S I R I N G H E
PER INIEZIONI
IPODERMICI-IE

Tarlazzi Ruggieri a C.
TELEFONO

N. 21 •166

I

MILANO=LAM'BRATE
Via A. Manzoni, N. 1 O

LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE
t•altro 'lavoro. e dii plaus,o generale per il modo
perfetto dell'esecuzione. Infatti quegli sterilizzatori. quel~e buste asettiche. quegli accessori per
etrumenti chirurgici. erano giudicati dagli esperti ve.ra.menute degni d'ammirazione.
Ragioni evidenti d,i doverosa _discrezione vietano d'entrare in particolari sulle forniture di ma,teriaJ.i per la difesa nazionale, che la Società L.
Gian.noni e C. eseguisce in quantitativi enormi
ed in molteplici varietà, segnatamente p~r l'artiglieria e per l' avia.:iione. Si può dire però, per dare un •idea d.ella potenzialità di quest'industria,
ché certi aTticoli militari sono fol'lniti da essa a
decine di mi.gllaia a1 giorno. e sì può ag'g"Ìungea-e
ehe più d'una volta, quando si trattò d•iniziare la
fabbricazione d•art,i coli nuovi, di recenti scoperte, che esigevano precisione ecceuonale o pre•entiavano problem.i d•esecuzione per i quali necessitava -singolare competenza teon-ica, le alte
autorità militari ricorsero alla Casa L. Gian.no•
nii e C.
Se vasfo e fecondo è il suo lavoro nel periodo
di gueiira. al ritorno della pa.ce si può prevedere
che questa Società assurgerà ad efficienza industriale assolutamente di pri.mo ordine. Nelle sue
officine. che coprono seimila metri quadrati, sono
allineate installazioni complete di macchine poderose. di coloss•ali praBse per la curvatura dei me•
talli, oltre a tutti i serv-izi accessori di fonderia,
cli galvanoplastica. ecc.
I prodotti di questo g'rande stabilimento avevano già in pa.s,sato trovato la strada dell•estero,
ooncorrendo nei mercati della Spagna e deirAmerica del . Sud con l'industria tedesca. L'esperienza del periodo attuale aggiungerà alla produzione del passato quella di a.rticoli per la medicina, la chirurgia. l'ortopedia: e l'accoglienza fatta
a Lione dal grande pubblico internazionale al superbo campionario della Soc. L. Giannoru e C. fa
prevedere agevolmente quale sarà l'espansione
che le riserba il dopo-guerra.

***

Il 'llome di Giuse,f,,f,e Toso, d.i questo industriiile attivo ed intelligente, era già simpatica.mente
noto in Italia prima della guerra attuale perchè.
quale Direttore Generale della Vetrema e Cristalleria Veneziana già Franchetti. aveva dato ta•
le impulso di moderna organizzazione industriale al proprio stabilimento da renderlo il primo
del genere in I tali a. per modo ,c he poteva lottare, sul terreno com.merciaie. con le migliori vetrerie tedesche ed austriache.
I,n questo peri?do di guerra, che per l'Italia fu

anche un vero periodo di rinnovamento industria•
le, i quotidiani. le :riviste scientihche. le ipubblica:zioni sanitanie, ecc., hanno a•mpiamente parlato di Gius~ppe Toso e del suo « vetro neutro ».
È storia d'ie.ri e non è quindi il caso di ripeterla a
lun,go. Sta il fatto ,c he la sola Germania fabbricava vetro ,neutro e 1'es·portava in tutto il mondo;
tutti ,i prodotti farmaceutico~sanitari erano confezionati con vetro di Jena; in tutti i laiboratori, istituti. ,gabinetti .d,i chimica. università, i vetri d.•
doperati per analisi e ,s tudi erano tedeschi. L'Italia era assente, come assenti erano la Francia,
flnghilterra e g1i altri nostri odieTDi alleaiti. Il
problema ·era ui:,gente: bisoginava industrializ:ia•
r-e la p:rodu:..ione del vetro « neutro » per fron•
teg.giare iimmediatamente ,i bisogni della Sanità
.Militare e in pari tempo preipararsi per il dopo•
guerra; bisognava migliorare il prodotto. perle·
zionare la lavorauone, rend,ere atta la maestran•
za al nuovo genere di lavoro. cercare la materia
prima in casa nostra...
A questo vu,t o còmpito, così arduo per le dti.f.
iicoltà del imomento, Giuse,ppe Toso si è accinto
con forte volontà e ieon l'intenso desiderio di riuscire. Attivò a Murano una Yetreria, che in poco
più di un anno già produ.ce per tutto ,i l fabbisogno nazionale. La lavorazione del tubo è perfet•
ta, la fabbricazione delle vetrerie da fuoco per
laboratori ·è quanto di migliore si potesse aspettarsi. Le proprietà ,del v,etro sono ,costanti: ho a•
vuto ,sott'occhio un recen-t iss•imo documento uffi•
ciale della Dir-ezione della Sanità. 111el quale. in
seguito ad analisi di confronto col vetro di J e41a.
è fatta la ~usinghie.ra constatazione che il pro-'
dotto nazionale è migliore ..•
La Vetreria Giuserppe Toso estende di giorno
in giorno la produzione in svariate applicazioni.
Alla Fiera di Lione eran,o ammiratissimi dai com·
petenti, oltre alle vetrerie ,d a fuoco ,e al tu bo in
vetro neutro. il •v etro fusibiile per la costruzione
degli apparecchi sc.ientitioi. il tubo da termometri rotondo, prismatico, a s·malt-0 bianco e a foro
ovale capillare, i palloni greggi per la costru:.Ìone degli apparecchi di radiologia, ,i tubi per livelli, il cotone di vetro fatto con vetro neutro.
A Lione la Vetreria To.so era rapprC1Sentata da
Anadeto Gerosa. il iido ed ener~co collaJboratore che iino daigli inizi della fati.cosa conquista
diede ,i l contributo della sua vigorosa energia. e
poi, vinte da Giuseppe Toso le difficoltà tecniche,
lavorò insieme a lui con ,slancio indefesso all'industrializzazione razionale del nuovo prodotto italiano.
Oggi l'organizzazione oommerciale di questa

107

Gli Italiani alla Fiera di Lione

&.

F A'B'BRI.CA OREFICERIE
Forniture greggie per orefici

'Parte dello Stabilimento.

MILANO

VIA VERROCCHIO, 84
VIA DO NATE LLO, I 9
V IA
C. è A N T Ù , 4
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LA· PARTECIPAZIONE .ITAUANA ALLA FIERA DI LIONE

industri·a è saldamente .s tabilita; la Vetreria T o- mac.i,e militairi il grande fa,bbisog'no richiesto dalè .destinata mdubbiam.ente a tenere un posto le nuove circostanze. Pur con le m ·a.estranze ricospicuo dentro e f uor.i dei conhni della nostra dotte dai richiam.i a'lle airmi e malgrado mille
difficoltà derivanti dalla -s carsezza de.i carboni,
Patria.
dalla diminuzione del g'as, .dagli ostacolati traspor•
La Soffieria Monti è un'indu,stria or,mai anti- ti, la Soffieria Monti ha saputo mantener,e la sua
ca e potente. La famiglia Monti, che la creò e le efficienza all'altezza d'una grande .industria.
diede sviluppo, attende personalmente a tutto
l'ingranag,g.io deUa vasta ~ienda: alla parte tecPrima della ig'uerra la Ditta Tar1azzi, Ruggieri
nica, alla direzione am.m.inistrativa, all'espansioe C., nel ,suo stab.ilime.nto per la lavorazione del
ne v,igorosa in Italia e all'estero.
Lo stabilimento di Sesto San Giovanni, che oc• vetro, eseguiiva quasi esclus.i~a.mente Gale, tubetti
euipa 250 operai, è riccamente forni.to di macchi- ed altri articoli semplici per .f a.rm.acia. Scoppiata
ne speciali, tutte -protette da brevetti Manti; la la guerra e venuta .meno l'im.portazione germanimaestran.za ahilissi:ma si è .formaita con la lunga ca, fu ev,irll\1,ppata vig,orosaJmente la f.a:bbric:azione
permanenza nell'azienda, seguendone i progressi delle -s irin,ghe, ,c he già era stata iniziata: e di pari
passo .si procedette a produrre con -successo gli
tecnici indefessamente continuati.
La Soffier.ia Monti eseguisce la lavorazione del airti-coli gradua.ti e in geneire i vari o.ggetti scien•
vetro ricavaindone ,prodotti d'indole sanitaria e tiG,oi per gabinetto.
Passo a paiss·o, con tenac,e energia, i più diffic.i•cientiGca: tutta la .gamma della produzione dei
vetri da far.macia e da 'laboratorio e,s ce dalle sue li probilemi tecn·i,ci furono risolti: ed a Lione i coofficine in grandi quantitatìvi e s.i espand,e sui noscitori constatarono la bontà de.i prodotti espo,mercati ,i nternazionali. La rigida divisione del sti dalla Ditta e .moltiplicarono le · com.missioni,
g,rande pubblico guardava stupe.fatto
lavoro ,h a fatto sorgere appositi reparti per la gra• mentre
duazione di precisione, per la smerigliatura. per certi strumenti d'inver-01simile preicisione, come
la decorazione, la sta.mpa sul vetro ecc. II prof a- quello che permette di suddiviiideire Utn centimetro
no .stupisce vedendo come tutta quella var.ietà cubo in ce111to parti scien·tihcamea1Jte esatte ...
Pietro TarLaz.z•i ,e Raffaello Ruggieri, che da mo·
cli apparecchi scientiGci provenga da una soli ma•
tel'lia prima: il tubo di vetro; e come la confezio- desti inizi portarono la foro industria nel ridente
ne sia e.seguita coi mezzi seimplic.issimi della sof- e luminoso stabiLim.ento di Lam.brate, appo,sitam.ente eretto ed am.pliato e che ora di nuovo s'in•
hatura e del calore delle baimme a g'as.
Interessantissima la fabbricazione, nuova per ,grandis.ce ,niotevolmente, possono gua.rdaire con
l'Italia, degli occhi di vetro per bambole: con leg.itt.ima soddisf az·i one ai successi conseguiti, somezzi d'una s•empli,c,i tà incredibile vengono rica- pr,atutrto d'Ovruti aHa intelligente ope.ra personale
vati prodotti d'effetto ,so.rprendente che in passa- di Pietro T a.rlaz.zi, che è il fondatore della Ditta.
to erano _monopolio assoluto dell'industria ted~ Ogig'iÌ i lo.ro vet.ri g,raiduati, fog·g·ia-ti secondo le più
varie esigenze d·ei laboratori, passano le patrie
sca.
Nel corso della ~ua forte attività industriale la frontiieire e sono la.rg'ament,e esportati in lnghilSoffie,r ia Monti, fondata nel 1893, ebbe le più al- terl'\a, in Egitto, ned Messico. La nuov·a produziote attestazioni onoriGche: ebbe me.daglie d'oro a ne ha :richiesto inruov.e macchine, nuove ~nstallnva,rie Esposizioni ed ebbe quel premio Brambilla zioni; tutto fu ap·p.resitato ed _e.seguito con energiche viene con.f .erito a chi crea industrie nuove. A ca r-wpi.dità, ,ed ~ risultati co,rr;.epondono pienameU•
Lione)a • mostra ,d ei prodotti ~fonti era o,ggetto te alle previi.sioni.
A guerra -finita, ,se il Governo sa.prà opportunade-l1a ma,ssiim.a oonsid,erazione: ,e Poinca.Té, il
Presidente della Re.pubblica, insieme al ministro mente proteggerla, l'.iindustria ·d el vetro soffia,t o
Clemente! e all'ex ministro Herriot, volle ispe- per sc()lpi sainitari e scientihci avrà in Italia senzionarla ed espre1sse le più vive felicitazioni al si- za dwbbio uno sviluppo enorme: ,e la Casa Targnor Giovanni Mont,i, che autorevolme~e raippre- lazz.-i, Ruggiieiri è C .• potrà d.e gnamente part:eciparv1.
sentaiva la sua Casa.

•o

***

***

a

***

AM 'inizio della guerra, il Gove.rno, volendosi
Al -tempo della gluerna libica wn episodio induassiourare una larga produzion,e di vetrerie _per
eicopi sanitari, requisì lo Stabilimento Mont.i, che striale fu raccolto dai giarnali. Una Casa te.de•sc:i,
effettiva.mente rese serv.i gi ina,pprezzabili, f or- g'.rande importatrice in Italia d'articoli di fornia.endo per quin.d·i-ci m.esi a:gli ospedali ed alle far- ture per or-dicerie. impose ad UIIl tratto ai suoi

109

LE I. I. 1.

----- -- -- -- ~- - ------~----- - ------ - ------

clienti italiani il pag'amento anticipato trattando- n,e · l'importanza, sollecitando cospicue spediziosi - essa diceva - di tempi di crisi e di guerra. ni. Se oggi i divieti esistenti non permettono di
La Ditta Attilio lnver.nizzi e C. rispose con queste dar corso alile ordinazioni, è certo che a guerra
v~brate parole:
hnita il nuovo prodotto italiano affronterà valida<l Non abhiamo maii creduto che il commercio mente la concorrenza straniera, in Italia e fuori.
·in Italia. non solo sia, ma possa essere in buona
Ma perchè questa industria possa conseguire
fede c,r eduto pericolante a:l ·punto da ;ihutargli il n•el mercato nazionale lo sviluppo a cui ha diritto,
fido.
è necessario che il Governo non ricada nell'erro« Non ci costerebbe ,s forzo alcuno accettare le re del passato. Infatti il prodotto estero i~porvostre nuovissime cond~zion.i; ma quaind'anche fo- tato iin Italia era soggetto ad un dazio d'entrata
ste i·ndispe,nsabili, vi lasceremmo coi vostri curio- asso!lutam,ente irrisorio e addirittura incredibile,
s.i apprezz amenti e le vostre paure, poichè ci sem- vale a dire .di 27 centesimi per 100 lire di valobrerebbe di menomar,e la nostra dignità d•Italia- re! Nel quadro della protezione doganale, da
ni sottostando alle vostre offensive imp,osìzioni ». tra cciarsi per il dopo-guerra alle industrie nostre,
L'in giusto affronto fatto alla ·clientela italiana l'interessante e promettente fabbricazione di quespronò la f attività della Ditta Invel'n.izz.i e C .• che sto f a.bbisog'lno p er oreh ce rie non deve ,e ssere diimpiaintò nelle sue officine nn nuovo re,parto per m e n t icata.
la produzione di quegli articoli, tratti hno allora .
***
dallla Germania.
L'impr esa fu ardua per vari aspetti: mancanza
Anche Ja cartolina illustrata ha saputo trovare
di maestranze, di attrezzi, difficoltà di introdur- il suo posto nella moderna organizzazione indure l'articolo fra i consumatorì. Si trattava di vin- striale. La Germania ne aveva fatto un ramo cocere abitudini vecchie ,e vecchie comodità, d'of- spicuo del suo multifor.me monopolio; l'Italia ha
fit·ire merce ,c he fos,s e perfetta come quella est e- saputo contenderle .il posto con felici a.niziative.
ra a prezzi pari: bisognava stare ,in ccmcorrenza
Note<Vole è in questo campo l'attività della Gasa
cbn case antiche potentement.e attrezzate~ ricche Editrice Ca.rlo Chierichetti di Milano, che da .due
di tipi, forti di mezzi.
anni - sola tra le Ditte italiane - espone alla
Ma tutte le difficoltà furono vnnte can tenace Fiera di Lione le sue belle serie di cartoline, già
volontà, con coraggiosa enel"'g'.i a. Lo scoppio deHa note ed apprezzate anche al di là delle patrie
g'ue.rra, che ruppe gli se ani bi con la Ger.m ania, frontiere •. Inf att.i, mercè lo svolgimento di boztrovò lo Stabilimento Inverniui Jargamente at- zetti espressamente creati da un gruppo di buoni
trezzat-0, pronrto a corrispondere ai biisog'n.i più ur- ,., artisti italiani, questa Casa ha esibito al pubbligenti dei p.r.oduttori nazionali d'oreihcerie •. E il co più di ,d uemila soggetti, ricchi di vairietà e di
lavoro d'organizzazio,n e prosegue inde,f esso; nu~- buon gusto.
vi attrezzi e nuove ma·cchine si aig'giungono a
Molte ·cate.g orie di lavori, che hnora erano riqua.nto era ga.à stato allestito.
tenute s-pecial,i tà di paesi stranie•r i, sono domiSe si pensa ,che pe'l" .ogn,i numero, per ogni og'- nate ora anche dall'arte nostrana; così le caricagettio che figura nel catalogo occor.rono aittrezzi ture infantili. tra·ttate quasi .sempre ·n passato da
speciali in acciaio. e per ,parecchi più di um. attrez- artisti ,i n~lesi, co.stituisoono ora girandi .ser,i e
z.o per numero, è faci,le farsi un'idea dell'enorme gola.rim-ente riuscite, che pittori italiani esegum-ono
lavoro che ven,n e richiesfo pe.r produrre m pochi per la Casa Ed-itrice Carlo Chieirichetti. impri-ann.i UJn •così larg-0 attrezzamento, anche conside- mendo a.cl ogni particolare dei soggetti carattere
rando .ch,e la fabbrica non interruppe mai l'esecu- ,s,piccata.mente nazionale. Anche in ·fatto di proce•
zione di tutti gli altri articoli d'orehceria :6.nita, dimenti tecnici. le cartoline di questa Ditta haneh •essa abitualmente produceva...
no risolto problemi eh~ sinora •Sembrava.no riserQuesta vasta e varia piroduzione della Casa bati all'industria straniera. Erairuo notati a LioAttilio Invernizzi e C. pre•s enta speciale inte,re!J• ne, dai conoscitori, !Ì riuscitissimi saggi di rap•
se, poi eh ',essa vi,e,n e a tagliar la strada a quella port.i di tricromia .app1icait.i ,al'la li,togra.:6.a. Ed era,.
larga im'Portazione .g ermanica, che superava i generale la previsione che. a g'uerra finita, tutta
cinque milioni all'amino. Partecipando alla Fiera questa artistica produzione di cairtoline italiane
di Lione, questa giovane ,industri~ italiana, gui- sarebbe agevolmente penetrata nei mercati i.nda.ta con tanta fermezza, ha .iinteS'O d·i far atto di glesi, spagnuoli, a:me.rica.ni, tenuti in paissat.o _dalvigorosa affermazione: e s.i può dire eh.e molti l'invadente industr,i a g'ermanica. In attesa di quemerca:ti esteri hanno già mostrato di r.i.conoscer- sta nuova espansione, Carlo Ch,ie,r ichetti ha di-.

sm-

1

110

LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA FIERA DI LIONE
mostrato che in Italia si fa e si sa fare: non tan- della Giunta T ecruca, la quale è incaricata inolto per un vantaggio immediato quanto per prepa- tre della scelta e della correzione dei lavori.
rar la via all'avvenire, che dovrà compensare i
Ha la sua sede centrale a Roma, e due Gorenti
sacrihci dell'oggi.
succursali a Mil,ano e a Torino. Di più ha Comitati e Laboratori, diretti da signore in quasi tutto
le Provincie d'Italia, e fa rivivere in gran nume« I talicum decus » è il motto della Società del- ro ,specialità a.rtisti;he a,ntiche, .applicate ad usi
le Industrie Femminili italiane, che pienamente
e forme nuove, in perfetto accordo con la moda
lo merita. Questa cooperativa è sorta quattordici
del giorno: merletti a tombolo, ,ad ag'o, ad uncianni or sono allo scopo di elevare il lavoro a donetto, pl et di ogni specie, buratti, sfilati, ricami
micilio della donna, proteggendola dallo sfruttain bianco, in colore e tessuti. Raccoglie anche gemento di intermediari, dirigendone il g~stQ e ri•
neri in cui J~ mano d'opera della donna non vie•
destando in ogni parte d'Italia lavori d'arte ca•
,n•e impiegata che parzialmente, purchè siano ca•
ratteristici e tradizi,o nali.
ratteristici ed abbiano impronta di piccole induRetta da un Consiglio di Amministrazione qua.. str,i e rurali, casalinghe: ceramiche, alabastri, pasi interamente composto d,i signore, la Società nieri, stuoie, cartonaggi, mobili, giocattoli..••
ha trovato nei suoi componenti un raro disiinteA Lione tutti questi bei prodotti italiani ebberessé: quasi tutti gli azionisti rinu~ciarono ai ro un viivissimo successo, 'che fa onore alle dame
' frutti del loro capi~ale e vollero che fossero accu- org'a.nizzatrici di un 'industria squisitamente intomulati a beneficio delle operaie. Oltre a tenere nata ad alti concetti d'arte •••
I•
,; , lavori in deposito e c_u r~rne la vendita, ~ssa anti(Nel ,f,rossi111-o numero seguiteremo la rasse•
cipa materie prime a quell~ operaie• che non scino
.i n gr~do di procurarsene da sole, distribuisce gna de17e industrie 1·taliane che si aflermarono
campioni ,e modelli peir mezzo del Patronato e a17a Fiera di L'one ).

***

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CARLO CHIERICHETTI


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PREMJATA CASA EDITRICE ,
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VIA

MI -~ AN O
NINO

BIXIO

N.

Riproduzioni d'arte italiana nei diversi processi
di stampa.
111

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REZZI E CONDIZIONI DELLA
PUBBLICITA' SULLA RIVISTA
"LE INDUSTRIE ITALIANE
ILLUSTRATE" PER L'ANNO 1917

C CATEGORIA A /

adatta specialmente per

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RASSEGNA DEL MO~
VIMENTO INDU~
STRIALE ITALIANO
MESE

DI

APRILE

1Q17

S O M M A R I O :

Per le Tariffe d~ganali e i T r~ttati di commercio - Dati sulle forze idrauliche in Italia - La coltura e l'industria dell'agave - Il futuro economico nazionale - Per Venezia e i porli adriatici L'industria automobilistica italiana - La vera grande industria dei vini - L'Unione Industriale Italo-Francese Una miniera di torba - L'emigrazione t; il dopo-guerra - Gli impianti frigorifici in Italia - Il carbone e la carta dì lusso - Il cotone e le nostre colonie - I « sof fìoni borici» - Lo Stato e i monopolii - Lo zinco in Italia - Per il protezionismo industriale - La cucina e'ettrica - La calciocianamide - Gli operai degli stabilimenti ausiliarii La sistemazione elettrica e la Riviera di Ponente -- Scienza e industria: La chiara visione
del senatore Colombo - Previsioni per il dopo-guerra - Il movimento delle Società per azioni nel 1916 - La
nostra importazione negli Stati Uniti - ' La torcitura della seta in Italia - Il gas « T ermalene » - Onoranze a
Giovanni Celoria - Della. «Metropolitana» a Roma - Attività di nuove miniere - Prodotti italiani ricercati
dal mercato inglese - L'industria del doro - Le nostre maestranze e l'alcoolismo - Il bilancio delle Ferrovie
d.i Stato - Le miniere del Trentino - Per una seria ed autorevole Agenzia di Informazioni - Le due grandi
forze d'Italia - L'assemblea generale del Comitato Nazionale Scientifico-Tecnico per lo sviluppo dell'Industria
- L'Italia istituirà, prima fra le Nazioni, servizii di Posta aerea - Un concorso per la utilizzazione della lolla
di riso - Miniere di petrolio in Albania? - Schisti bituminosi e torbe nel Bresciano - Per una coscienza industriale - Per trasformare Vado Ligure nel più grande porto del Mediterraneo - Le industrie metallurgiche e
chimiche contro l'invasione tedesca - Per un Istituto Nazionale di Ceramica - Il gr(I)Ve 'con-/litto fra lo Stato e
la Società concessionaria dell'Acquedotto Pugliese - I fiori e gli ortaggi - «. Credito navale» - « Cargo-Boats »
in cemento armato - Un'industria che potrebbe svilupparsi in Italia: il cuoio di bufalo - Per la proprietà •
industriale - Il direttore generale della Banca d'Italia - Un Comitato Finanziario Italo-Nord-Americano - Il
Prestito italiano a San Paulo del Brasile - ,L'energia elettrica per il riscaldamento - Un concorso di diecimila
lire per arti artificiali - L'importanza deJla canape - Per l'avvenire della frutticoltura italiana.

Tutte le n otizie, i da.ti, le a.rgomenta.zioni o i
giudizi contenuti in questa. rubrica. non impegnano a.ffa.tto le I. I. I., che per comodità. dei lettori
ra.ccolgono ogni mese diligentemente e obiettiva.mente in questa. ra.ssegna. qua.nto di più saliente i principa.li periodici ita.liani_politici e tecnici
pubblica.no • su problemi e questioni d'interesse
industriale, fina.nzia.rio, a.gricolo e commercia.le.
N. d . D .

PER LE TARIFFE DOGANALI
E I TRATTATI DI COMMERCIO
Lo ,s corso aprile, alla Camera di Commercio
d:i Milano, si riunì in assemble1a generale il Comitato Nazionale per le tariffe doganali e i Trattati di coanrnercio. Presiedeva ,l',adunanza il senator,e :ng. Car-lo Este<rle.
Posta in discussi0111ie la questiO!De del migliore
sistema di nuova tariffa doganale, prese la parola i1 relato.re comm. mg. Lorenzo Allievi, il
quale illustrò le conclusioni della relativ.a Commissione, e dopo ihreve ,discussione fu approvato

alla unanimità un ordine del giorno col quale si
fanno voti per l' adoziOiile del sistema della doppÙ1a, ed eventualmente multipila, tariffa autonoma, delibernndo di appoggiare la proposta pres~
so il Gov,e rno.
P,as,s,ando, quind~. ad occuparsi dei lavori del
Comitato, il comm. Allievi acce!1J?Ò ad importanti monografie sulle condizi01ni idell'iagrcicoltura
e delle industrie, ed al lavoro ,di «riforma » dell1a tariffa doganale, mettendo a confronto le disposizioni della tariffa con quelle corrispondenti della tariffa francese e le nuove disposrizioni
113

8

PREVENTIVI
A RICHIESTA

COSTRUTTI

DALLA
.

.

Ditta· ALESSANDRO . C-ALZONI
.

.

DI·

:BOLOGNA

2 :240

TURBINE
ESEGUITE

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
che dovrebbero essere adottart:e, come dazio minò:mo irriducibile, per rendere nell'iavveniiie la
tairiffa italiana p~Ù if,azionale ed efficace strumento di sviluppo economico del Paese.
Prese quindi l,a parola .iil c-omm. Antonio Monzilli, i[ quale riassunse il suo ampio r,apporto sulla po1itica doganale itali1ana, .dalla u111:iJicazione
aù, nostri giorni, e deplorando che l'Italia non abbia pro'Cedu to nel 1903 allia riforma delle tariiff e dogan,ali, fece rilevare come, ,a differenza degli a1tri Stati, ili' ltal~a non ha ottenuto, nella_conrclus:ione dei T rabtati con l' Ausrtria, la Genmanii•a
e la Svizze?la, concessioni dii grande entità. Il risultato è stato dhe le nostre espoirtazioni agricole in queste direzioni, dopo la conclusione dei
Trattati 1904 e 1905, sono diminuite.
Il prof. Ghiruo Valenti ha dato conJto, quiin di,,
del lavo'l'o compiuto dal Comitato per gli studìi
sull' aigiricoltura, rilevando che il .più co1n1fortante
risultato di questo lavoro è l,a constatazione che
manca assolutamente qualsiasi contrasto di interessi. fra agriookura e l'industria, fria l'Italia meridionale e la sebtentrionale.
11 dott. Alberto Pirelli ha rifexit-o .sul[a industria della gomma e deUe sue applicazionii, accennando alle riforme desiderate nel regime doganale.
Il cav. Roberto Lepetit, riaffermata l'impmtanza delle undustrie chimiche, espose quali delfìciie<n2e presentassero, e presentÌlnto ancm·a in Italia, ragione precipua per cui eTavamo tri'butaJri1i al1l' estero per olrtre 220 milioni all'anno. IL'orato,r e ,e spose come , dopo av.er studaaite le con..
dizio·n i di ta1:i industrie, fu neceSiS1ari,o procedere
a un nuovo riordinamento deHe voci della ta-rnffa doganale, facendo rilevare la mole d'i taile
lavoro per il Gomi:tato che dovette studfare e
V!aigliare iben 2811 sostanze, cond1udendo col
presentare un ordine del gioiino col quale aif.ferma la .necessità di un· radicale riordinamento della tariffa dogana1e.
tL'iing. Rodolfo RidoMi espose quindi il risultato degli studii fatti dalrAssociaznone fra gli
Industriali metallurgici e il Comit,a to peT mustrare e profonde tr~ormazioni a'VVenute· nei
processi tecnici delle industrie metallurgiche e
il ,g ranide sviluppo co111Seguito da quella siderùrgica, .rilevando come ,l,a batÙ,ffa dogéllllale, oompilatia trent'anni or sono, più non ri,sponda alle necessità delle industrie. Il Comitato, iil'll un oirdine
dd giOTno, fa voti che si proceda presto a tale
riforma e che siano presi provvedimenti .per g:ar antire l'industria nazional1e dai sistemi di concone1I1za str•a niera e per a'SSicura·r e oontro tali
sistemi la piena effic:ienza ,dei dazii che sussegufr ainno certamente alla cessa.rione della guerra. Approvato anche quest'ordine del g.Ìorrn.o,
l'ing. Giuseppe Gadda riferì sulle industrie elettromeccaniche, e l'ing. Riccardo F alcro su quel-

r

1

Je meccaniche, ipresenta1ndo insiieme un oTfdì,n e
.del giorno col quale si invioca 1a modifìcazio111e
delllle tariffe dogana~ sui prrodlotti di tali industri•e , e che venne pure approvato ,ald unainimi•
tà.
Parlarono qunindi l' avv. Felice Radice sulla
industria deHa carta, il dott. Piero F enarnli su
quella del vetro, e l' avv. Guiid!o Colla sull'mdu•
stria ·de.I cuoi o, tutti mettendo in rilievo le defìcieìilze della tariffa dog,ainale vigente e i 1)1"incipali emendamenti da introdurre in essa. Le OO'llclusioni dei relatori incontrarono il pieno con•
senso dell'assemblea.
foifì.ne, il Presidente, se111 . Esterle, nel chiudere l'adunanza rilevò che il Conùtatq, che iniziò la sua attività fin ,dal 1913, ha compiuto un
lavoro mo.lto importante ma 1110111 mo1tto visibile,
per il riserbo che la materia !Ìmpone.
C01I1cluse, quindi, augurandosi che i, risultati
.d i tale lavoro siano quali è legittimo attendeTsi
per il vantaggio effettivo dell'.economia n,azlÌ.onale.

DA TI SULLE FORZE IDRA UL/CHE
IN ITALIA
. L'iing. Peflrlo.ne, :ispettore capo del servizi10 idraulico, ha resi pubblici i segue,nJt:Ì dati sulle
forze i drauliche in hali,a :
Corsi d'acqua già studiati:

Potenza motrice alla portata
ordina1ia

Versante del Mare Ligure .
123.200
Versante del Mare Tirreno
936 .900
Corsi d'acqua . della Sicilia
45.000
Versante del Mar Jonio
195.500
Versante del Mare Adriatico
553.100
a Sud del Po
Influen ti di destra del Po
320.000

ordinaria

di magra
fortissima

66 .900
778.550
28.000
138.500

31.800
555. 100
21.000
106.600

406.300
188.300

340.100
103.700

di magra

Totale 2.173.700 1.606.550 J.158.300
Influenti di sinistra del Po
già in parte studiati . . 774.000
481 .000 275 .000
Corsi d'acqua non ancora studiati, la cui potenza. fu
determinata con mediocre
approssimazione
. . • 1.752.300 1.262.450
966.700
Piccoli corsi a Nord del Po
e canali d'irrigazione
. 300.000
150.000
100.000
Totale nel Regno 5.000.000 3.500.000 2.500.000

Manoano però qui ,gli eleme:nrti, di 1110111 pochi
importantissimi fiumi, quali SO!IlO il Ticino, Adda, l'Oglìo, il Mincio, l' Aidige, la Brenta, il Sile,
la Liv.enza ed i!l Tagliamento, oltre ii nùnori inr
terposti :

r

LA COLTURA E L'INDUSTRIA
DELL'AGAVE
In Italia si stanno compiendo degli studii 1mportanbi per •l o sfruttamento di una .pianta che

115

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
fino ad ora era ,sta,t a adoper,at,a per ornamenito
nei giardini pubblici, nelle ville, sulle cancellate e ,s ulle •terrazze, e -che non richieideva molte
cure dai giardinieri.
L'agave, dhe :fino a pochi mesi or sono i Romani potevano ammirare ,all'Esedra di Terminn,
in ,quei vasi monumentali dovuti ralli' arte di Gfa:ridlo, ,e che venne sostituita con gli oJeandri, l' a gave che vive nei. più pov:eiri terreni, che sopporta ci!ndifforente gli oltraggi delle bufere, che
resiste alle cavallette e agli assalti di og:ni sorta
d'i nemici vegetali ed animali, si presta a compensare l' UOIIno che ne comprese ae viir:tù nascoste. Essa è come la Cenerentola del re~o V1egeta,l e, racchi.uden do nelle ,sue fogli.e massiccie e
caratteristiche un tesoro di fibre •c he .po,s .sono
prende,r e agilmente il poSlto delle fibre della juta e ·d ella canapa, costando molto meno di esse.
La fibra dell ':agav,e si estr,a e facilmente , e ill
-prodotto serve alla fabbricazione di cordami,
tappeti, ecc ., -come la cain1apa e la juita, ed in
Francia ed in lnghi.1terra -se ne fa un graindiissimo
consumo . Perchè non dovrebbe pro,s:perare anche in Itali a?
Il governo inta111to studia, e pare che ÌIIltenda
destinare alla coltivazione dell 'iagave una intera borgata calabrese, ,e ciò allo scopo di provare
quale ..ricavo se ne possa trarre.

sere .davvero posto a oaposalrdo nel nostro paese, e al di sopra di ogni divergenza o disquisizione politica, raochiuso in queste parnle del commendatore Stringher.

PER VENEZIA E I PORTI ADRIA TIC!
Il Veneto, teatro di tante guerre, trascurato
ed impoverito .dall'Austria quando fu cosltr•e tta
ad abbandonarfo, combaittuto nel campo commerciale ed industriiale con mezzi potenti per
ragi1o ne politica, non è mai st,ato ,n egli u1timi
cinquant' anlilÌ Ticco di capitali.
Grazie aU.a •emigrazione, all'industria dei forestie:r.i , all'opera assiidua agriicolia ed mdUJStriale,
- dice il cav. Gualti.ern De FJ'ies, Ìlil una sua relazione alla Carnera di Commercio di V einezia,
- il Veneto avev,a migl]fo,raito la sua situazione
economica, ma no:n aveva potuto amcchirsi, poichè i suoi commèrci, che -erano s:peci•a 1mente
col Levan te e coll'Oriente lontanJO, ea-ano stati
di,strutti e non avevano trovatio modo di rifarsi.
Durr.ante la .guerra attuale, Venezia ed i porti
a,dri•a tici ebbe.ro· 'Ìmpedita ogn~ a:ttività. Vivono
di speranza e di orgiogliiosa rassegnazione, ma
sono rirdotti alla miseria, Quin1di, alla fine della
guewa, ben scarsi saranno i oaipÌitali della V ,e nezia.

IL FUTURO ECONOMICO NAZIONALE
Le relazioni dei capi ,di Istituti ,di emiissaone e
dei Consi.g1i delliJe maggiori Banche di credit o
mobiliare giungono quasi contemporanee e provengono dai migliori, più alti e comprensivi osservatori economici e finanzi,aTiii ; la loro importanza si accentua pel ,fatto, che sono totalmente
scevre di cr1SSertazioni dottrinarie, ancoirchè compilate da uomini di ben nota competenza eoono:mica, e contengono s-oltanito la rappresentazione
positiva· e praitica delle oondmoni attuali.
È notevolre rilevare .che pre,ssoclhè tutti i documenti che abbiamo din anzi porrtano, esplicita o meno, una afforimaziio ne incoragg,Ìéllillte S1Ul
futuro economico dellia Nazione, questa , però,
accompagnata da un monito del quale viorremmo fosse tenuto granidi.ssimo conto dal Governo
presente e da quell:i che g1i succederanno.
Si c01I1stata, infatti, che sotto « l'assillo del bisogno e al TÌpaTo di efficaci conoorrenze forestiere, taluni rami dell'industria nJazi,a na1e hanno notevolmen te progredito,_ s:ia per l'ampli,amento ,e ~l perfozianamento degli. impi•a nti e delle iL avorazioni , sia per le acqujsizioni d'i nuovii
pro.dotti alle nostre mdustrie. Delle quali cose
Tuon. potrà non avvantaggiar-si la situazione del
dopo-guerr a , se si penserà e si agirà a tempo,
:s.e si sarà prev-identi; e se la volontà nel Governo
,e fuori, sarà ferma e ben diretta ».
Vi è tutto un programma, che dovrehbe es-

aiiiiiiiiiiiiii

117

La grande Industria
Italiana delle AUTO=
MO'BILI e dei MOTORI
d,AVIAZIONE JI! 1tA

JI!





I





Uno dei Riparti del Montaggio Motori d'At.Jiazione della
u FA'B'BRICA AUTOMO'BILI ISOTTA FRASCHINI ,,
di Milano (Via Monte Rosa, 79)



JtJ
_.

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
Invece, i porti dell'a!litro versaJillte !hanno accumulato tutto il traffico : le industrie e !i commerci, lontani dai pericoli, halll'l1o ingigantito e
realizzato profitti ingenti.
T qle situa~cme potrebbe ri percuotersi sul dopo-guerra . Le ricchezze dell'oggi potrebbeiro
por,bare ad inizi,a tive a:bbonidan1ti in lllil veo:sa1nte;
scarse nell'altro, per deifìcenza di capita.Ii. E
ciò saTehbe :iing:iu:sto e da11ll1oso.
Bisognerà per'~ainto che lo Stato abbcmdi di
aiuti ove gli aiuti sono più neoessarii, sarà neoessario, cioè, che una parte maggime ,dei provvedimenti per favorire Je industrie marittime si1a
assegnata all'Adriatico, sia che si tratti di CI•e d1!1:i, di premii di cos,truzio ne e dli navigazi,o ne o
di sovvernzioni1 ma·r.i.ttime.

L'INDUSTRIA A UTOMOB!LISTICA
ITALIANA
Il risultato dell'industria automobilistica italiiania , che ha centro in Toiriino, è i.n notevole aumento, come dimostrano anche queste cifre di
scambi~ coll'estero :
. N umero di vetture

1911
1912
1913
1914
1915

importate

e,portate

686
1007
1368
1208
468

2918
3587
3233
3291
2486

L'importazione compr·e nide pr:imcipa1mente delle v,e tture di peso inferiore ai 1000 Kg. , di fab bricazione americana e fr.ancese, tipo al quale
fìniorn si è poco dedicata la industri,a na:ziicmale.
ella esportazione Je vetihH'e dii peso i!Jllfe:riore a 600 Kg. sono in numero m inimo . Gili invii
più for ti sono stati fatti in In ghilterra, Austra1ia
e Stati Uniti.
P,eir le veth.ITe più grosse, nelle ,q uali si è accentuat a la domanda militare, il movimento è
riuscito ,assai importante. Le espoirtaziorui dei
camions è passaita da 362 camions ne,l 1914 a
2286 nel 1915.

L' organiismo vagheggiato dov:re.bbe :
1° Occuparsi della produzi0tne e dell'affinamento, o, in taluni casi, di quest'ultimo soltain,to, in ·p roprii stabilimenti, con aibilis&ima direzione tecnica;
2° Occupa11Si deHo smercio con mezzi diretti nei mercati più idonei, offrendo oosì ai consumatori la migliore delle garanzie di g~nuinità
e di origine.
È da ritenersi che al primo fune basterebbero
almeno tre staibiEmenti : UIIlO nelr Afta • Italia, uno ne1l'ltalia Centrale, uno in Sicilia.
È superfluo far rilevare quanto maggior utile
commerciale prometta il sistema idi prendere alle ori,g im la materia prima {talora, ove occorra,
lascriallld'o farvi la pmnia vimficazione , ina sotm~
direzione dci tecnici deH'orgarozzazione) e di
afnn,airla, colla conservazione e le cure, portandola mo al fiasco, alla botti,gil!ia e al fusticino
di spedizione, una voltia giurrnti al punto volu~
di pelifezionie, cui compete un prçzzo, r.icco d1
margine per l'industriale .
Quanto agli sbocchi all'esrteiro ,' U/11.0 stabilimento .drii deposito, ·frazionamento e spedizione
dovrehfbe sorgere per lo meno agli Staici Uniti
d'America, sia per evitare i forti carichi doganali dell'importazione in bottiglie, sia per arvere
in siito l' org,éllilo di affermaz!Ìone e di diffusione
dei iiltoS!tn tip.i in quei mercati.
Come personale di concetto, U.111 direttoire o ispettore generale di sicura competenza e di nome f.atto, quattro valorosi enotecnici alla testa
dei quattro stabilimenti, sarelbbero sufficienti.
Un p:riogieitto concreto è già ~n oOlr~o. ed è m
mano a persone facoltose che accoppiamo, per
fortuna, alla dovizia del censo una eletta intelligenza, una genialità di vedute e una praticità
di idee che raramente si trova. E speriamo qumdi in bene.
1

L' UNIONE INDUSTRIALE
lT ALO-FRANCESE
In seguito ad accordi oordia:lmenite intervenu-

LA VERA GRANDE INDUSTRIA DEI VINI ti fra industriali italiani e francesi per una più
La v,e ra grande in1dustria che sul vin-o si ba'Sa
e che merita di essere sviluppata nel nostro paese con la sicurezza assoluta di ottima riuscita e
di ecce1Jlenti affari, è quella dei mi fini. Un Il!UOvo organismo di produzione e di oomrnercio che
si dedichi esclusivamenite a questa impresa, abbia la capacità tecnica per instaurare e mantenere i maggiori tipi di villlÌ fini i.talriani, la potenza d~. far li oonosc,ere nei meircati più confacenti
noistri e lontani, la fo~z,a .per attendere senza affrettate impazienze di, utili il C()(Ilsolidamento del1'eidiifì.ci.o : un simile o!fg,éllilismo è in.dubhiamente
destinato ,a divenire un eccellente affare, a formare una sicura fortuna al nome e al benessere
d'Italia.

mtima e fattiva azione economica fra i due paesi latini, è stata costitcita a Roma sotto il nome
di « Unione industriale ita:lo-tfu-ancese », una so-·
cietà col capiJtale di 1O milioni, versato a termini
di legge, aumentabile a 20 milioni per delibexazione del Consiglio cl' Amministrazione, che è
formato in parti eguali di ita,liiani e <li fran~esi:
18 per oTia, salvo a portare a 20 il numero dei
membri, se occoua, per acoessione all'Unione
di .altre industrie o categorie di industrie. CompolilgO'Ilo il primo Consiglio i signori : Schneider,
Devies, Gillet, Gouin, De F reycinet, Lallll'ent
T eodorn, ,L aurnnt Carlo, Patart, Ro:baTid, Dante
Ferraris, Odero, Giusetppe Orlmdo, Quartieri,
Bianconcini, Capuano, Pio Perirone, PireUi.

119

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
Il president e è italiano : l'on. Cavas.ola. ed è
fran cese il vice-pre&idente, Schneideir (vice-presidente del gruppo del Creusot); la sede socia-le
è in Rioma ma una seconda sede potrà oostitU'::rsi più tardi a Pairigi e potranno aprir;i agenzie
nelle città più importanti.
· on si itr.atba, com·e a tutta prima potrebbe
venir fatto c1i credere, di un'impresa di speculazione, per .la qual•e, de l resto, sarebbe relativamente scarso il capitale di dieci milioni, moilito
più se si consideri la potenzialità finanzi.aria di
primissiirno ordine .dei singoli aderenti. L'Unione è e vuol essere tutt'altr a cosa: un centro dii
EJtudio , di incoraggiamento e di coordinamento
delle a.ttività industrial!i e c ommerciali dei due
paesi , p~r l'utilizzazione delle Ti1sorse nazionaJi
-di entrambi nei rispettivi m en.-cat:i e per l'es;pansione all'estero. Certo, non è escluso che essa
assuma in propriio delle impret:e, specialmente
pe.r di.stribuirle poi equamente fra i soci o magar:Ì .per gestirle essa stessa; ma r azi.òne diretta
pe·r rutile immedi1aito d e'i. parltecipanti non è i,l
fine precipuo della so c'Ìretà, che si priopone, invece, un compito assai più viastio e più alto : Tilev,are "le condizioni dei meTcaiti intexn~, ed esteri, avviare ve:rso gli impieghi più pr,o1ficui le attività economidhe d'Italia e di Francia, sviluippame ed integrarne le forze, coordinarne razione con tutti i mezzi mateTiali _e morali . Quan~o
&i .pensi che più di quaranta d~lite, ifr.a le maggi:ori di 1qua e di là dalle Alpi, r.appresentaniti le industrie metallurgiche, naV!ali, elettriche, delle set<:, dei concimi , ecc. , hall'1'l1.o già aderito _alfU~o,n,~. ed al?"-e a:1;cor~ non mancher~n<;" di a1.1ienre m ,s,e gmto, s1 puo valutare la seneta delll! mtr-apresa.

UNA MINIERA DI TORBA
Sotto la presidenza .del IPrelf.etto di Coan10,
c-omm. Olivieri, ha avuto luogo Uiil,a adunanza
dei Sindaci di Valmadrera, Annone, Oivita, Sala al Bairro, oon in tervento deff o n. V ,eil!ino, del
Sotto-Prefetto di Lecco, di. .c,onsigl'ieri prtomciali e comunali, autorità tecniche ,e m ilitari, peir
·tr.a:ttarre del progetto ,di .sfruttamento di una an.tio a miniera di torba suJle sponde d e,l laghebbo
di Anno.ne - miniera che diarr,e bbe UJI1 gra n die
utilie n -:m solo alfa regi,onie lomlbaTda , mia anc he
a Il ',e conomia nazj,onale.
·
Si è ripreso alil' uopo UJI1 amtico progetto, redatto nel 1864. Secondo ·d etto progetto gli scorpi
che si .conseguirebbero sarebbero tre :
I O Quello industriale, me,diainte l ',esrrazione
del1a toirba, iii cui quanti1taitivto era previsto in
base agli assaggi fatti in met·ri cubi 507.000, pe:r
la massiima parte dii prima qualità;
2° quello igienico , restanido .sop,pre-Gs e, col1' abbassamento delle ac,q ue .del lago, il cui livello fu aumentato artiifìci•a:lmente veirso il 1300,
1

pe.r azionaire dei mulini, l e paludi nella z,ona
peniferrca dehl ',attuaJe spieicchio d' arcquia, e cioè
più prossima agli abitati;
3° quello agricolo, COITI il prosciugiarnenito di
circa mq. 650.000 di terreno, e col miglioramenito -di al.tre zone di terremo per una estensi01I1e
d~ cirna mq. 500.000, già coltiviato, ma dli scairso
rendimento, perchè sommerso dalle acque d~
piene, -e maincante , in tempi dii ·a oque ordinaTie,
di suffìciente scolo.
1

L'EMIGRAZIONE E IL DOPO-GUERRA
La mozione approvata •i n questi giorni -d al Consiglo Superiore dell'Emigr,arione s:uJ.· dopo-gue,r ra, da1 punto di viista de1la politica e d:ella po1iZ!i1a deHia emigrazi.01ne stessa, è meritevole di
qualdhe rilievo appunto perchè segna i pu!Jllti .d~
accorido .tra forz•e sociaili che nel paese già avevamo presa la parola sulllt'argomenito, se non
pTopfi.o per delineare delle riforme. quainto meno per manifestare delle temdenze ed affermare
dei PT•Opositi.
i.Dice l,a mozione: <e U Consiglio, ri:teinuto che,
dopo ]:a gu-ena; la richiesta dii mano d'opera alrester,0 sa;rà prevedirbilmente intensa; riteamto
che, nell'interesse delle alassi lavoiraitricù. e della
e•c onomi-a nazionale, è necessario discipliinare e
via.loTizzare la emigi,azione speciiailmente finçhlè
duri il periodo del prymo ria:s setlto economico
successivo alla mobilitazione; fa voti che i 1 Coverno: a) con oppor,tuni proVViectmenti - i quali de.bbono tendeire da UJI1 lato ad .attua-re una
saggÌJa politica di .r apporti commeirciali, di l•a vo-r i pubb!lici utili, di co.lon:.z zazione ,inteJI1na_ e
di riorgianizzazione industriale ; e dal,l altro rmvigoriire la istruzione popolare e pr1olfessionale,
oome a migliora:r·e }' aimbiente po1llitico-s,o ciale
renda possibi.Je di utilizzare in paltna e neHa
maggior misuria le forze operai e che diverrann~
dispoµibili dopo la smobilitazione; b) COITI adatti1
Tratta ti di lavoro e con altre provvidenze complementari e ternpoll'anree, controlli ,e tu.teli i la:
viorartori che emii,greralfl'Ilio, e al tempo stesso h
metta in •g rado di :r,ecairsi là doive si,aino gar,aniti.lte
miglfori cond'Ìz!ioni di lav()lr,o e d'i vita, seinz-a esclusa.oni preconcette; e) a,ssicuiri una congirua e
diriet:ta parteci pazioI11e delle classi laivo:raujci alli~
disciplina e alil' e1s ercizio dei suaC'cennati cont:rolh
temporanei. »
Coane si vede, - dice Ang:i0lo Cahrini, - il
Consig1io dell'Emigrazione ha v,o luto pr,ocedere
oosai cauto nel campo delle previsiom suJ.la entità delle richieste di mano ,d' ope,fla che a gueirrn finita si dirige.ranno dall'e~tero all'Italia.
V'ha chi prevede una ta!le febbre di ricos truzi.:me, nei paesi pjù flagellati dalla :guerra, di°:
attr-ane ÌIIlevitabilmen:te quranhtati-v i di forza di
,lavoiro italiano assai maggiori dhe :in passato, ·o
per lo meno nella misulf!a degli amri :in cui i no1

1

1

121

TESSITURA SERIC.A MECCANICA

CARLO DI
CASA FONDATA
NEL 1840

B: CASNATI

COMO

(ITALIA)

Veduta. genera.le dello Sta..bUirnento di Fenegrò.

La Ditta CARLO di B. CASNATI ·venne fondata da Basilio- Casnati
nel 1840 al quale succedettero i figli sotto la ragione " Figli di Basilio Casnati,,
poi si concentrò nelle mani del Cavaliere dell'Ordine al Merito del lavoro Carlo
Casnati, testè de/anta, ed oggi nei di lai figli Basilio ed Ernesto Casnati sempre sotto la ragione " Carlo di B. Casnati,,.
La Ditta fabbrica staffe di fatta seta; seta e lana, cotone "schappe,,, seta
artificiale, "tassah,,, e si è specializzata nelle stoffe liscie per fodere, con/ezione
cravatte, " revers,,, ecc., ecc.
Organizzata salta base della grande produzione, la Ditta vende ov'unque i
suoi prodotti ed ha 42 rappresentanti all'estero.
La Casa Carlo di B. Casnati ebbe alte onorificenze, a Parigi 1867 Medaglia d'argento ed a Como 1872, ed ebbe 4 ORAND PRIX a Saint-Louis 1904,
a Liegi 1905, a Milano 1906, a S. Francisco 1915.

TESSITURA SERICA MECCANICA

CARLO DI
CASA FONDATA
NEL 1840

B: CASNATI

COMO

(ITALIA)

Una. Sa.la. di Tessitura. dello Sta.bilimenlo di Fenegrò.

La Casa Carlo di B. Casnati di Como si è specializzata nei seguenti prodotti.:
J. Marceline.
2. Taffetalines e taffetas da 43 cen=
timetri a 2 metri di altezza.
3. 'Duchesse d'ogni tipo ed altezza nere
e colorate d'ogni prezzo, Merf:Jeil=
leux neri e colorati in qualunque
altezza con una serie di parecchie
dozzine di tipi.
4. Crepe de Chine, Crepe Georgette
100/c ed altre.
5. Messalinettes et Messaline.

6. 'Paillettes neri e colorati da 43 cen=
timetri a 2 metri d'altezza.
7. Failles neri e colorati d'ogni tipo.
8. Surah neri e colorati
9. 'Pongé in ogni tipo e altezza.
1 O. Armures neri e colorati.
11. Satin Chine in ogni altezza.
12. Articoli lisci per cravatte e ref:Jers.
13. Tele cotone.
14. Foulards.
15. Fazzoletti.

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••

: PARRAVICINI & O.suco.:
• •••••••••••••••••••••••••••• ••••• ■

••





: -rESSITURA

S E.T E R I E

: 01






MECCANICA :
VELLUTI :

E

. STABILIMENTI

: ooMO






IN

M A S L I A N I O ·O


( PROVINCIA)
DI COMO


.• •••••••••••••••••••••••••••••••••••••
'

E

.



ESPORTAZIONE



: LONDRA

E

NELLE

A





AMERICHE :

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••
TA·R ONI LUIGI

~

COMO

SETERIE
VELLUTI

ESPORTAZIONE

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIA O
stri e 3patrii furono più notevoli. Altri, al contrario, prevede tali paralisi economiche, anche nei
paesi più ricchi, da non consenltÌTe che faitioose
riprese di attività ecornomiche, cui basterehbern,
o quasi, le forze di ]aVcoiro nazionali che durante
la guerra si sono accresciute per l a partecrnpari0111e al lavoro di categorje prima :improduttive
o altrimenti impiegate.
11 Bodio, il Giuffrida, :il Rossi, il Pantano, il
Bettoni ed altri alimeintarono il di battito oon larghe ed acute affermazioni: tutti, per altro, convenendo nel considerare come prev1e dibile una
richiesta di mano d'opera dall'estero com intensità tale da esigere adegqaite provviidenze di difesa e di assistenza.
Noi ci auguriamo che il Consiglio Superiore
della ~igrazione concentr_i tutta _la ~ua ·a ttività
sulla ?Tima_ parte ?ella moZ1 ~:n~te u~~ dicata, ~entre nman1di1amo .I on. _Cai?nm, spmto pratico e
aicu!o, alle cons1de~aziom volte u que.st? medes1mo argomento m altra parte della nv1sta.
1

1

1

GLI IMPIANTI FRIGORIFICI IN ITALIA
La Direzione Generale ,dellla Samtà Pubblica
fornisce j, seguenti ragguagli suBa efficenza e sulla industri,a dei frigorifori destinati alla conservazi0111.e delle carni fresche e macellate e altri
pirodotti alimentari di origine ainimale. Le province che attu almente isi distingu10n10 sono quelle
settentrionali, prevalentemente queille deHa Lombar dia e del Piemonte. 1 elle soJ.e provinc e d:i
Torino e di Milan·o si trova un terzo di tutti gli
jmp ianti frigoriferi del Regno. Anche l'ItaLi,a
Ceintrale ha fatto in questi ultimi aI1Jru un certo
progresso.
La deficienza di questi impor tanti .stabilimenti
si fa sempre più sentire nelle regioni meridionali e ne Ue isole , dove l'applicazione frigorifera
dovrebbe trovare invece il massimo sviluppo.
e i riguardi, poi, della maggiore quantità di impi•aniti, sono nove le provim.ce d'Italia che emergono, e ci.)è : Torino, Milano, Como, Bergamo,
ovar a , CU111eo, P,a v·i a, Mantova e Udine. Riguardo poi alla loro capacità e alla loro importanza·, meritano particolare menzione , soprattutto per lia conservazione detlie carni congelate, gli
impianti frigor,i.feri dti. Genova, Mi!lano,
apoli,
Venezia, Roma, Bologna e Palermo.

IL CA R BO. E E LA CARTA DI LUSSO
Il chiaro prof. Einaudi, nel · trattare delle esportaziOllli in rapporto al consumo di ca:rbone,
lha ,a'cceinnato in motdo speciale allia industria
della carta e delle ceramiche .
ei riguardi di, una di e:sse non è forse inutile mettere in luce alcUllli particolari dli fatto che
possono avere influenza sul giudizio della complessa questione.
Uno dei cespiti principali nell'esportazione d i

cairta è dato dalle carte per sigarette, che già si
esportavano su larga scala anche proona della
guerra, poichè fortunatamente in qualche ramo
di inidustria il nostro paese aveva già saputo
fa:risi bene apprezziare ali' estero. In questo caso ,
il rapporto tira carbone consumato e prodotto
esportato, .in base ai prezzi medii attuali, è piuttosto di 1O a 300 che no.n, idi I O a 20, come supposto dall'Einaudi. Spostata irn tal: modo la misUJra, è probabile che debbano modificarsi anche
le conclusioni. Se consumando dieci lire di carbone possiamo produrre ed esportare trecento
liire di merce, il ,d armo per il paese rwnunciando
a questa produzione ed esportazione è ben diveriSO che non quanJdo le dieC'i lire di cal'!bone ci
.dessero soltanto venti o trenta lNe di prodotto .
Inoltre, la carta da sigarette impiega quale
materia prima soprattutto straccà di canape o
corde usate, che altrimenti andrebbero in parte
sprecate ed :in parte utilizzate molto più m:1:lament,e , con altro dainno non indifferente per l' economia nazi0nale. Mancando !'-impiego che consenta di pagaire pr,e zzi elevatissimi per questa
mater.ia prima, tesserà in parte l'incentivo a farnie la raccolta ed -a separairla dagli altri stracci
di molto minor valore con cui trovasi frammischiata, quindi, in parte, essa andrà addirittura
persa, in parte sarà utilizzata per ricav,are carte
di valore m olto inferiore.
Le carte da sigarette (di cui 11 consumo interno non assorbe che il 1O o 15 per cento delfa

· · MIL'.ANO ··

IL RE DEGLI AMARI

125

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so e I ETÀ IN . A e e o MANDI T A s E M p LI e E
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PR Vl CIA DI COMO

TESSITURA
CANDEGGIO
APPRETTATURA
TINTORIA

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P ROVI CIA DI BERGAMO

TESSITURA

S P E C I A L l T À:

GARZE PER MEDICAZIONE - CALICOTS VICTORIA LAWNS - MADAPOLAMS - CANAPINE
LINONI - MUSSOLE - CRINOLINE - BATISTE
LINONI PER CAPPELLI - TARLAT ANES

.~

..

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AB ■ Rl ■ Bli
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■ RIIIRTII

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE TTALIANO
produzit0ne italiana) rappr.e sentano il caso più tip ico di questo gener,e, e per l'entità complessiva della prdduzi,o ne costituiscono un caso non
tr a·scuJ."1a'bile. Ma analo gamente avviene per :molte altre qualità di carta dhe maggiormente si espor.bano. Così, le carte per biglietti di Baintca,
val1ori e sim~li . e tutte l e carl'e a mano, nelle
quailii il prodotto italiano aveva merfrata fama
all• estero anche prima della guerrél'. Così pure,
sebbene in misura urr1 poco minore, le carte foggi.ate in buste o.cl altrimenti lavorate. Si tratta,
rin oomplesso, di una df.ra di molti milioillÌ ,di
articoli in cui il nostro paese Il!On può consumare che un· esigua parte di qua1I11to produce e pei
quali oc·c orre una percentuale msignn1ficarnte di
car<bom,e ;n confronto al foro valoire.
1

1,

IL COTONE E LE NOSTRE COLONIE
H problema delJa coltura cotonaria nelle nostre coloni,e , - ha detto il comm. Giorgio Mylius, presidente delr Associ.azione Co1toniera ltialiiana, in una intervista, - ha preoccupato effettivamente molti industriali cotOIIlia-i, i quali si ,s ono sobbarcati a sacrifizì fortiissiimi per avviarlo
a buone soluzioni. E difatti, ~ risultati dla l punto
di, vi.stia della materia prima ottènruta m , Eritrea
furono tutf altro che sooraggianti. Purtroppo,, però, l'esodo della mano d·opeira e dei cammeHi
inviati in Libia al tempo della gueirra italo-tuirca
e l'inverooimile ritardo nel lpil'OSeguire i lavori
della ferrovia, riiduss:ero •q uasi, .a n'llllla •1a coltura,
ed ora la « Società Cotone Eritrea », la qua,l e ha
avuto i] to.rito dli impegnare le sue attività CO[l
troppo coraggio ed entusia'Slffio in questo Ìavoro
e di fidarsi soverch~amente deUe buone promes-se del Governo, vive · stentamoote, con un prograimma di raccoglimeinto, nelr.attesa che le condiziorn1 coloniali e .deHe v:edute alquanto più larghe da parte -de'l Governo valgano ad iinifon1dere
fiducia ad essa ed a nuovi volonterosi.
Se-condo il comm. Mylius, la coltura cotonaria
in Eritrea non deve essere a'bbanidonata. Pe,r ò
i1 Governo deve esso stesso bon:iifìcare i terreni
e sistemare :i corsi d'acqua e nO[l già Lasciare
che ,delle Società private profondano i loro capitali in questi lavori, salvo poi butta:rle a mare
quan1do i loro mezzi non bastarno più per lo sforzo eccesivo che è loro -stato imposto.
G.roa al Benadir, esso pure sarebbe assaii propizio a questa coltura, ma aI11Che coJà i risultati
non forono tali da invog1i aire intra.iprese vaste e
potenti a tentare l'ardua prova.
·
1

1

ITALIANI

!

PREFERITE NEI VOSTRI ACQUISTI

= PRODOTTI ITALIANI=
Lega Economica Nazionale

Il•

/ « SOFFIONI BORICI »

el suo ult,i mo disco~so alla Camera dei deputati, discuteTlldlosi -il bilancio ,d eil f Agricoltura,
r.Oll1. Ciccotti acc·elI1!Ilò aUa com_pleta u~ilizzazione
dei « soffioni bo.mci » della T osc'an a., come cootrihuto di ecorioan~a di carbone msieme con le
numero~e forze i,d ro-eJ.ettrice che l' ItaiLia possiede. E ben disse cc completa » utilizzazione, perchè solo illl pMte e con geniale trovata italiiana
i soffionii di Lar,derellliO sollllO stati, diiremo così,
disciplinati come forza motrice delle potenti turbine applicate alle ,d inamo · gen eratnici di energia elettrica nelle province di Siena, . Firenze,
Grosseto e Liv,oil111Q.
I « soffioni » che abbondano presso Poma-rance, ,a Monte Ce:ribo1i, nel Volterrano, e nella vasta regiÌone che -si estende fino a grarr1 pan:'te della Maremma Senetse, e clhe son chiamati con nomi diveir'Si, come cc mofete n o « putizze n o cc fumaJcchli », costituiscono una delle più fioreniti industrie che vanti la T oscaina, quella della produzione dell'acido borie-o, che con un semplice
processo dii deéantazionJe e ,di eviaporiazione s~
raccoglie in nove stabi,l imenti di proprietà dei
conti di Larderei.
Si deve a un italiarno, al fisico Mascaigini, 1a
g,enialiStSima idea ,d i sosbituire al combusti bile il
calore dei soffioni 'Stessi per l' evapoTazione d'elacqua, e così rindustriia potè diventare pratica
re.clditizi:a, fìnchè, UIIlla cinquantina · d·anni or
sono, ai1lo scopo di cercare maggior calore, si
pensò di scavare un pozzo artesiano, che produJSSe un getto cli vapore fortissimo; con rumore tale da 1parag,onMsi a quello di molte sirene
rilllilite, getto che venne « iimprigioin ato >> e regolaJto da apposito rubinetto. · è è qlllÌ il caso di
.dire deii successivi tenbacivi e trivellazioni fatte,
finichè, e sempre mercè app,1icazioni dovute a
ingegno italiano, non si ebbe il modo di utilizzar-e gran parte del V1apore di quei soffiOIIli e cc incanalarlo » per mettere in a~one la turbina. di
CUIÌ padava:mo sopra.
In Toscana molte di queste sorgenti naturali
esistono e mQl1te si potrebbero utilizzare.
1

1

r

e

LO STATO E I MONOPOLI/
Lo Stato non può essere industriale, - scrive
l'industriale Cesare Scroni, in una letteira aipe:rtla al mimistro delle Finanze; - la sua funzione
è ben altra, ed è quella di tutelare gli ,inteTeslsi
morali e materiali della naziione e di ogini cittadino, a quai1unque classe appartengia, dentro ~
fuoiri dd Regno, di ammirustraa"e la giu1s tizia e d1
geirire i serviizì pubb1ici, quali le poste, i telegrafi, i telefoni, le forrowe e le vie posta·li di navi:
gazi,one, nonchè di sol'Vlegliare gli stabilimenti
che prO'cfu cOIIlo materiale per 1a dilfesa nazionale.
F acendosii. nnidustiriale, produce a prezzo enormemente più alto •che ,o gni i'Illdustria privata, peir
1

127

.......................................--..-····---·--1

ONEGGER & C: I
Ca::1Ft:1t AL D I N O (P;:;:::ot I


Filatura e T essitura di cotone, qualita America primi~sima

34000 f'USI, .1056 TELAI MECCJlNICI, 1300 OPERJll, 1800 HP

I

STABILIMENTO IN ALBINO

I

PRODUZIONE:
Filati 1a America Water N. 8 = 24, e Trama N. 8 = 24
Cotoni pettinati per Lanifici
Specialità Filati per Calzifici
Tessuti greggi e per Stamperie, Tintorie, Candeggio
'Domestics, Calicot, 1Jaseni, Operati.
Tessuti impermeabili per forniture militari.

II

I

·····················································-···············

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
la semptice ragione che norn. ,a v,endo impiegati
inteTessati neHe . aziende, questi non hanno · alcuna spinta a fare dell'economia. La vis a tergo
di ogmi a.ni•one umana è iJ. ,guaida~o; come può
div~tare industriale Uil10 Statto, che per r,agio· ni di equità è obhligato a pagare e·gualimente uin
s·egretario dii prima classe, dhe minuta tutto il
giomÒ, come un Ìillgegne.re od Ulil chimico che
dirii,ge un s-e rvizio tecnico?
È qU1esta una questione che si dibatte attua!mente in !svizzera pea- il moi:no'P,o lio sul tabacco;
,e d i buoni Elvetici, che di liibertà se ne intendono, aocet~<;> qualunque ,t,as~a, ma n-O{I1 vogl!iono monopoln: ed hanno ragione.
Invece il no-stro Govemio , ma:l'graido le cattive
prove fatte, è sulla via ddle statizzazioni e delle municipalizzaziOJ1i, e vuole accrescie:re ancoTa
i suoi monopolii, pairtendo da priincipii ideali che
in pratica norn. si realizzeranno ir nai. Si può pQ"etenid ere che ogni impiegato s11a un uomo onesto ,
ma non un eroe che cerchi di aumentaTe con
un eccesiso d'intelligenza e di lavoro le e:c onomie
di un'azienda statale, ,q uando non ha .nessun itor~
naconto diretto.
Lo Stato potrebbe quindi porre le tasse che
vuole sui prodotti che crede tas,saa-e, ma abo'lli~e
i monopolii, e risparrrrieirebbe mo,lte noie e molti mi,lriorn.:i. lo so, ,ad esempio, u1n fatto che appoggia l,a mia tesi. Vi era un ,t em,po un onescissimo direttore di un gruppo di aziende tecnidhe
dello Sbato, il quale, ;erso la fine dell'anno, do-ma'Il!dìa-va ai suoi impiegati quanto vi era aincorn
da spendere su quanto era stato loro assegnato,
e faceva delle spese spesso inutili in costruzioni
od altro per evitare che l' an1no 1SUccessivo gE
fosse ridotto il fabbiso.gno della sua gestione!
Enormità, che in una aziienda privata non .sa:reibbero state possibili, perchè ,diminuivano gl~ ut:..
li del dirigente stesso che le proponeva .

r

gia necesisario per estrazione dello zinco dal
mmerale varfa dai 3 ai 4000 kw•-ora peir tonnel1aita; se prendiamo il valore medio di 3500 kw01ra, occorrerebbern 210.000.000 kw.om anrnui,
con Ull1a potenza media di oi.roa 30.000 kw. Ora,
interessanite è osservaTe il costo dell' enegia necessaria ad ottenerlo, il quale varia ~ra un dodicesiiimo e un quindicesimo circa del co-s to totalle
di l,arvoT1azion,e , per cui è .q uesta unia industrira
elettrometallurgica per la quale ,i,l prezzo dell'energua non ha .bisogno di eSJser'e ecceslS'ivarneinte basso. Si •p otirà dunque usa-re, per l'estrazione dello. zinco, en~rgia 1:11che ~ ,fonti relativa_mente pi1ccole e ?1tuate 1Jl1 locahta comode. per
,il trasport<? del nunerale e dei prod_otto. È mt;e""
re-ss,a1;te rJcer_care 9uale sareibbe 1~ vaintaggi:°
per_ 1 eco,no.:ni,a naz10na_le quain?o ~11 face ~se m
~tali~. col sist~m.a elettrico, la nduz10ne <h tutto
11 i1;1merale ~ zmco. Atrualmente, dalla esipmitazi,o,ne :del mmeirale
noi ricaviamo •
L. · 20.000.000
daUe. quali dobbiamo doour;re
cuca .
n
13.000.00.0
per ciò che costa 1' impo.rtazione dell'o zinco metallico necessario alla Nazione: si ha - - - - - - quindi
L.
7.000.000
cLii bilancio athvo. Qualora invece s,i facesse la
riduzio11,1e elettrica in Italia di tutto il mine:rale
e si esportasse soltanto la quantità di zinco che
non serve in Italia, l'incasso sarnhbe di (6P.000
-17.000) x 675 = L. 29.000.000, con un miglioramento dli L. 22.000.000 a favoire . deill' economia
naznonale.
Già vi sono al:cUIIl.e iniziative p·er la riduzione
elettrica del minerale di zinco, e ,t utto inlf.atti
consigli.a gli indUJStriaLi a spingersi su questa via,
tanito l'inteiresse nazlionale, quanto la poissibiliità di coUocare foTze elettriche a buone co!Illdli~
1

1

z1oru.

LO ZINCO IN ITALIA
L ',e strazione annua di mineo:iale di zinco in Italia è in medi1a di tonn. 150.000, che, al tenore
dld 40 per cento, rappres etnta cire1a 60.00 torm.
,di z iJil,CO. Questa produzione di zinrco è circa Ulil
decimo di quella europeia, e . circa un qumdiicesimo di quella mo111diale. Il minerale scavato• in
ltaJLi,a vi,e ne tutto e'sportato, e se ne lha un reddito medio annuo che si aggira, intorno a ve!Ilti
miil,ioni di lire. L'Italia, da-I cainito suo, consuma
in media 16.650 tonnellate di zÌ111JCo; ma, men!tre
espOIT'ta il minerale a un prezzo me1dio di L. 140,
reimporta lo zinco a un prezzo medio di L. 675 la
to!Il'Ilellata.
SUJpponiamo di poter lavoiraire in lb~li,a tutto
il minerale dii zinco scavato, e :niicavia:rne qu.iinicli
60. 000 tonnellate di mytallo. hl consll1!lTio di ener1

PER IL PROTEZIONISMO INDUSTRIAL~
el recente Congresso ,della Società per il
progre1S1So delle Scienze, riruoinò una voce - sontar,i a ,e senza eco, invero - a ~,woTe di un dogmatico liberismo, che, in :questo momento, non
può non riuscire a rneraV'ig1liare la maggioranza grandissima di quanti si occupano, con
mo scevrò da ogni preconcetto, di t,a,li quesiti·o -

aru-

ni.

' ·

Il prof. Murray S1Ct1Ìive di eissere COillvinto, pe.r
c-o•s ciente studio ,dei fatti economici e per' critioa revisione delle teoirjche che li riflettono, del~
la profonda incon61/Stenza dei dogmi liheri1Srici,
dogmi appunto, in quanto che se è poss:ibile am,metterli per ragioni septÌimentali e poilritiche,
non lo possono essere altrettanto per :razioc:inriio.
Barsterebbe, se non altro, il' fatto clhe l'eco-

129
9

E. ALBERTINI & C.
PREMIATI STABILIMENTI PER LA
FABBRICAZIONE DI CAPPELLI
SOCIETÀ L

ACCOMA DITA GIA

(CASA FONDATA NEL 1817)

FRATELLI ALB ERTI I

INT,R A
(ITALIA)

Esposizione Internazionale - Torino 1911 - ORAN PREMIO
Esposizione Internazionale - Genova 1914 - Fuori concorso - Membro della Oiuria

·· ··
FELTRI PER CAPPELLI
:: . ::
CAPPELLI DI PELO FLOSCI E CATRAMATI PER UOMO
\

Sp.ECIA-LITÀ

FELTRI E CAPPELLI " VELOURS "

PER UOMO E PER SIGNORA
CAPPELLI PER MILITARI

ESPORTAZIONE IN TUTTI I PAESI DEL MONDO

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
nomia p,u ra, per le sue dimostrazioni della maggior convenienza del regime li1beri1Stico dii fronte al pmtezionistico, parte ,dalripotes:i di irelJ..
zion~ fra mercati che scaimbiano fra loTo per soli
motivi economici, per comprendere che ogni deduzione che se ne trae non può aver che far
nulla, direttamente, con la realtà.
Combattere l'esistenza deH '1TI1diustria side:rurgica oggi (a parte qualsi,aisi valutazione politi•co~
~entimentale della massa), è un grave eirrore economico. Si è visto da rutti che, per 1a sicu,rezz,a deUq_ Stato, eGsa è indi1Spensaìhile, come
il grano, per la sua sussistenza. on si può indietreggiare di fronte a nessun sacritfìcio peir mantenerla nella s uia piena efficienza, perchè - a
tempo opportuno - ,nulla poitrebbe pagarla.
Come dubitarne ancorn? Già ec()!Ilom~sti della
scuoila liiber,istica, oome l'Einaudi, avevano amme5So la necessità dellia protezione side,rurgica,
pur nonostante le loro estreme concezioni in f atto di politioa commerciale I
Ci viene lo spavento, - aggiunge il professor
MuTI1ay, - al pensare cosa sarebbe aiccaiduto se
i liberisti fossero stati :in grado di far prevalere
le pro'P'rie idee. Non v'era più da parliare di
interventismo o idi neutralcismo : la ,q uestione sareihbe stata risolta a priori, e l'Italia, aìL morrnento
deUa pace, l'avrebbero conJ~derat,a una quantità négligeable.
oii riteni,amo nostro imprescinldibile dovere
di cittadini mostrare i pericoli dii Utn liherismo
sp~nto, quale immaginano e propUlg'Ilano taluni studiosi troppo ,distanti dalla concreta vita eco!Ilomica della azione. Del resto, come già altTa voil.ta dicemmo, non si trait:ta di diiscute,r e su
correnti teoriche iin un senso o neU',a ltro, gem.erioamente vuole; occorre veidere come e quando
è necessario appoggiare la :rinascita economica
- industriale, ag;ricola, commerciale - dell'Jtalia norsitra.

LA CUCINA ELETTRICA
Se, come è logico, no-i c,e rchiamo di modificare i si1Stemi di cottura, aidattiando la curcina a 11:le esigenze della distri'buzione elettrica, ,dof8biamo
concludere che la cucina elettrica potrebbe già
trovare fin d'or·a una la'l'ga diffusione.
Dai competenti si riitiene dhe nella cucina un
chilowattora di•a 780 calori~ utili coru;ro a 18002000 calorie utili forra.te da un metro cubo di
gas; e tenendo conto di. qualche fattore secondario, -dovuto alle caratteiristiche dei due sistemi,
si calcola che ad un chilowattora corrr~pon1da un
mezzo metro cubo di gas. A,1 ,prezzo di 30 cente&imi :al, metro cubo, vu:ol dii,r e che si potreibbe
pagare il chilowattora 15 centeiSlirrnii. Questo confronto è stato fatto coi soHti aippaa-ecchi di cot-

tura; ma se; come da paTe'c chi competenti è sbato con,sigliato, noi modificheremo gli apparecchi
di cottura, potremo venire a coillclizii()lili molto
più favorevoli al sistema elettriico.
Il prin·c ipio che deve risol~ere ~n avvenire il
problema, è queillo dell 'accumulazione del calore. L' accurrnulazi1o ne fa ,sì che non sii d'ebbalilo
più richiedere ,delle grrandi quantità w eneirgja
per podhe m:e della giornata, ed elimina la sovrapposizione deHa corrente a quella deJfa luce,
11elle' ore di massimo carico dell,a rete (,d alle 18
alle 20). ·
Potetndo gairanitiire alle Socieità distributrici un
collSUJino costante di corrente ,per tut'te le 8760
ore dell'anno, eSISe potranno .diacii1 menlte fo.miinlia
à forfait, ai prezzi della piccola forza rrnotrice. 8d
allo!ra il problema a'SiSurrne un aspetto nuoyo ed
interessante per l' eoon.omia domestica. Supp,oIlliamo, iinfutti, di fare un contratto à forfait per
uin1a if arrniglia di 5-6 persone, 1S1Ulla ba,s e ,d~ u,n
mezz-:i chilowatt. La Società potrà piretendere
al massimo un pr-ezzo di L 250, pari a circa Lire 20 mensili. Con questo con.tratto è ,pos:sii.bi;I,e
alla famigliia im questione di p'l'ovveide'l'e a tutta
1' acqua ca1da occorrente per i ibagn1,, la 1aviatuo:-a, la cucina, ecc. Inoltre, può, sern.pre rimanerudo nel forfait, faTe la \Slhiratura, a,pplic1aa-e
qualche ventilaitore, usare i ferTi dia anicciaTe, azionare piccoli motorini e-lettri,c i peT la macchina da cucire, per la pulitirioe dei coltelli, peir
la luci-datrice delle scarP'e, per la sbucciatrice, il
tri,t acarne, il macinino da caffè, ecc.
Limitando anche solo l'uso alla 'produzione
dell'acqua calda ed ~llia cuci1na, il chilowattora
verrebbe a costare meno di 3 centesimi.

LA CALCIOCIANAMIDE
II dottor O. Severim.~, Direttore genierale della
Società Generale per- la Cianami,de, ha detto, in
un1a intervista al Sole :
« iL' iinduistria della danarrnide può diirsi1 i:n,d11rstri1a italiana, perchè la scoperta <li questo nuo-

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fron tale arrotondata
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imperniato un disco
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trapezie: una libera e
5 occupate da prismi
divergent(. A lla parete opposta foro-traguardo e lateralmente su. braccio girevole
un prisma circolare
divergente. Al fondo è applicato piccolo
eclimetro. Lo strumento dà l'angolo retto e
altri 5 aventi per tangenti 20-50-100-200...
500. Così esso può risolvere 5 triangoli rettangoli cioè disporre di 5 basi per determinare distanze, rimpiazz ando vantaggtJJsa-mente i costosi e complicati telemetri uni:.versali. Serve anche per oggetti in mQto, e·
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RASSEGNA. DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO

vo e preziosissimo concime azotato è bensì tedesca ma la massa in valore ,deii ,processi di faibbri~azione la loro appliicaziione su scala indu,..
s tTia,l e, è lavoro e merito verameillte italiano. A
Piano d'Orte (Chiet,i) si vi111sero, infatti, le prime,
~a.viissiime difficoltà ,di faibhrioaZ!Ì!Olile; e d a Co:llestatte (Temi) si preparò per 1a prima volta, .in
girainide, cianarnide ad altissimo titolo. Un prodotto così beUo e ricco, i teideschi, a1meno fino allo scopipio della guerra, non erano anco1ra nusciti a produrre.
« Il progresso delle ve!Ildite è stato in lta1Li a il
seguente:
3.500
1906 Quintali
1

1

1

1909
1912
1915

))
))

18.000
86.000
280.000

>,

« Se la guerra nolll. fo.sse scoppiata, avremmo

già superato almeno i 500.000 quintali di con3'U-

1f;:~

Stabilimenti minori (non ausiliari, ma impe:
gnaiti nelle .muniznoni), 1200, con 20.000 op~rai
senza obblighi di leva, 1000 dirigenti, 4000 comandati, 5000 esonerati, 9000 donne. - Totale

39.000.
Stabilimenti militari 66, con 15 .848 operai senza obblighi di leva, 80J8 comarndati, 21.214 tra
esonerati e d!iispensati, 14.501 donne. - Totiale
59.611.
A queste cifre bisogna ag:giungere 62 zolfa.Te,
4 magazzini e 3 funicol ari di Sicilia, con 8800 o1

perai, dichiarati ausiliari in questi giorni, più
134 officine gas.
RÌ!spetto ai rami ,d'i.inJdustria, i 1085 stabilimenti ausiliari vianno così ripartiti: metallurgici-, siderurgjci 13; meccanici, fonderie, automobili 508;
aviazione 23; estrattive 24; chiim~ohe 97; esplosivi 24; .materiale refrattario 24; elettriche 63;
crasometri 20; tess=Ji 34; conicie 20; varie 155.
1 11 ·
Alla 's 't~isa data, dalle sette Scuo e a ,iev1 toirnitori _pei militari inahi,l i e11ano usciti circa 8000
operai.
0

m~
0 della produzione moiilJdiale è forruito da poco più di una dozzina dii fabbr:i,che; di
cui però alcune danno, ciascuna, oltre mezzo
milione di quintali all'anno. QueUa di Odda, i!Il
LA SISTEMAZIONE ELETTRICA
orvegia, per esempio, ne dà più di 700.000. EsE LA RIVIERA DI PONENTE
sa appartiene alla nostra fìli,ale imglese, },a
orth
Il ottosegretariio di Stato ag1i Interni ha inICWWe:ster,n Cyanam:iide Co., nella quale siamo in- rizzato ai Presidenti delle Deputazioni Provinteressati pe'r circa ,i,l 50 per cento del capitale. ciali di Genova e Porto Maurizio una importaniLa Axnerican Cyaniél!ffii,d Co., che ha un caipitale 6ssima lettera:
di 14 milioni di doillairi (nel quale siamo pure
« A voi, che conosco ed apprezzo altamente
largamente i1;1teres,sati), ha porta!o r~ent~en- ·p r valor,e personiale e p~r 'l o zelo nel. di~~-pete 1a produz1one della s?a ?fficma ,d1 iagara gno della carica, queste mie osseTV~'Oil!l ciiTc'.a
F ~llis aJ_d olt_re 600.000 qumtali. Andhe I~ tn?str~ il vitale problema della sistemamone id.r,o -elettn-·
fì1!al~ _m c;:;1appon~ proiduce alcune cei:itm ~a. d1 ca ,d irrigua della Riviera di Ponente.
rmgha:ia d1 qumtali, e sta aumentando 1 suo1 1mcc Grazie al Decreto Luo(Yotenenzi,ale 20 nopianti. E così via, per le altre Società ,d a noi vembre 1916 N. 1664, ed ai Regolamento teclicenziate. Sono attualmente impegnati n Ila no- nico e di pr~ccidura dinanzi al T rihunale deHe
stra indru1str-ia circa 300.000 cavalli di forza.
Acque Pubbliche 24 gennaio 1917 N. 85, il cui
« La caJciociaillaimide non è ~o1tanto un conci- merito va partic~larmente attribuito al ministro
me : è anche una preziosa materia prima per la Bonorni è lecito oirrna.i sperare nella sollecita
fobbricazione .di tutta una -~ erie dii prodotti, alcu- appr-o v~ione di progetti di derivaziOII1i idrauliini dei quaìi adoperati per uso ibel1ico; i bisogm dhie.
<lell' ~gricolrura hanno dO'V'Ut? c-e d~re il p_o~to. a
cc Grazie allo studio di pres,e ntazione eid !imquelh del1a guerra. Le fa'bbnche di esiplos1v1, m- missione all'istruzione dti diversi progetti di sifatti, consumano oggi quantità forti:sisiime di eia- stemM'i.one del Bacino Imbrifero del:l'Alto Tanaimiide. »
naro e di de.riv.a:mone di una parte ili quelle acque di raccolta nieil ve,r sa.nte J,ìgu,r ,e , il problema
è particolairmente avviato ad' una pro's sirna soGLI OPERAI DEGLI STABILIMENTI
.luzione, che assicurerà oltre 25.000 cavalli cli
AUSILIARI
nuove
is:sime ta icque di irri. forze ed abbondaint,
.
L'on. Cabrini, sulla Nuova Antologia, si oc- gazione.
cupa delle maestranze sottoposte alla mohililt.acc Ma all'uopo mi sembra necessario che g1i
zione industri,aile. Egli presenta 'l quadro delle Enti pubblici interessati <ldla Ligur~a, e quindi
maestranze impiegate nella nostra prroduzion1e pri.nci,paLmente le due Amministrazioni provindi guerra a tutto il 28 febbraio 1917, e cioè:
ciali di Genova e Porto Maurizio, cui poitJranno
Stabilimenti ausiliari 1085, con 21.696 diriig,e.n- in seguito aggregarsii i Comuni ÌIIlteressiati, provti, 240.554 operai senza obbli.ghi dii l'eva, 64.977 vedano- senza rit<llido ad affiat,a rsi •t r,a loro eid a
esonerati, 53.957 comandati, 66.989 donrne. - prenJdere gli accordi opporrtuni per dire a temTotale 448. 1i3.
·
po la loro parola autorevole, forse ,d ecisiva.

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE /TAL/ANO
(< Mi è d'uopo annll!Il,Ciare subito una :imiportante considerazione: la deviazione di una parte
delle acque dell'Alto Bacino ,del Ta!Ilaro è con.-sigliata da due ragioni, e cioè : 1a DaiL salto al, tiissimo e immediato ché l'acqua compie per -discendere nelle vallate l~~r:i, reia..lizzando così Ulil
re1ndimento di forza che non isaT,eibhe possiihile
lungo da declive va!Hata piemontese idel T an•a ro;
za. dal valore e dal co1Sto assai maggi.ore che~· acqua 1di iririgazione acquista nelle soleggiate eid
aride vallate della Liguria jn iconfronito al viafore suo ndle vallate piemointeslÌ, so,vraibh0il1idantri.
di acque da ogni parre. >J

SCIENZA E INDUSTRIA
LA CHIARA VISIONE DEL SEN. COLOMBO
el discorso inaugurale del Congresso de,l Comitato -scientiifìco-tecniico, tenuto a 1M i1lano unitamente alla Società pel progr siso delle scienze, il senatore prof. Giuseppe olombo lha detto:
« Non v'ha dubbio che l'Italia, ,dal 1869 in poi,
cioè in poco più di mezzo secolo, ha fatto passi
da gigante nel:la via ,del progr sso industriale;
basta, per convincersene, dare uno ~gua11do alle
statistiche. Fmse nessuna mente, per quianto fervida, aivreibbe pdtuto farisene una idea quan1do
cominciammo a muovere, incerti, i primi passi
nella nuova nostra vita politica. Ma do:bbiamo
anche conif eS1Sao:•e che una lunga via ci rimane
a,ncora da percor,r eire. L'alleanza colle Potenze
centrali, che le cm-cOIStanze politiche imperiosamente consigliavano, ci aveva dato dapiprima uIl'a certa sicurezza ,della quale abbiamo approfittato per la nostra espansione nel Mediterraneo,
e ,q ui1nidi giovò indiiretta:mente a1t nOIStro sviluppo
inrdustria.Je; ma col giuoco ,delle tariffe e col dum,..
ping, e, bisogna di:rlo, coll' aUJd!acia commercilél!le, la Germainia invaideVia ~ensihilmente il nosit ro mercato, come del resto aveva cominciato
ad inva1dere 'la -s tessa F r.aincia e la stessa lnghilter11a. La .g uerra, fortunatainiente per noi1, ru,pipe
l'incanto. Abbiamo allora compreso :a un tratto
quante cose mancavano aliba ,n ostra produzione,
quante industrie esistenti andavano decadbndo,
quante industrie poss.i:bili non potevano svolgersi ·per l'invade.nza ,d!ell'alleato. Ci si,aimo accorti
chle non basta voler essere in1dus'triali; dhe per
esserlo davvero bisogna srudliare i procedimenti
teanrnci delle industrie e il loro fondamento scientifico; hisogna ahituars:i al metodo, agli ~co~di
reciproci per non farcii concorrenza noi stessi;
bisogrna e1SSere audaci, sì, ma anche meto1di•c i e
precisi. Noi eravamo in genere indiinati a credere che la scienza fo1SS,e un belili' ornamento sociale, e lo studioso un idealista degno di granid e
rispetto, ma che nè l'una niè 1' altro fossero una
necessità industriale. Ora cominciamo a convin1

cerci ,del contrao:io. È urucamenrte colla scienzJa
che la Germainia si è procurata in tutto il mondo una vera egemonia nelle industrie chimiche
e nei coJori; è col metodo, colJ1a produzione in
eerie che i l molilido è s,t ato invaso da una maS1Sa
di piro,dotti che vincono qualunque ooncorrenza
(schlecht aber billig), cattivi ma a .buon mercato,
come diceva il prof. Reuleaux, •1' illustre autore
della cinematica; si è nella scuola, sapientemente organizzata smo dalle classi elementari e
laTgaimente suS1SWdiata dallo Stato, nei gradi superiori, che si. sono andati formando ,quella cultura s16ent:ifìca e quello spirito dii intraprenideliliZa
coi quial:i la Germanfa teJI11deva al dominio univiersale; non iper nulla nel 1870 'Si disse che il
vincitore, deHa Francia eTa stato iJ· maestr,o dii
scuo l1a.
« È adlunque neoesisariio che in lita,lia si pensi
innanzi tutto a ·r iorganizzare la ·s cuol a im tutti i
graidi, dalla Unive:rsità é ,d alle Scaole di Ingegneria alle scuole elementàri. e professionali. Ma
questo, clhe è il più 1 urgente, non può ,e s$ere l'uIl!Ìco compito cui il Comitato scientifico-tecnico
1dev-e ,d edicar~. A moJti altri compi,t i e~o si propone di atiten,d !ere, e per questo si è sudtd:iiviso
in nrumerose sezioni pei diverisri gruppi di industrie, ed altre se ne potranno istituire secondo il
rb isogno. Esse compr,e ndono, ,p er ora, le industrie estrattive, meccaniche, chimiche, agirarie e
alimentari, quelle 1deHe carta, dei teissili e diei
traspotr,ti, l'elettrotecnica, l' agricolrtura, · la ' pesca
e l'aeronautica. Ad ogmma è attribuito un Ufficio ,di Presidenza, che mantiene i contatti colla
Presiidemza Generale, l•a qu,aile, aUa sua vo1ta, si
è attrihuita speciali ricerche e iniziative. È facile comP'rendiere che il c01ITipiirto del Comitato e
dlelle sue sezioni non è di quelli che si assolvano in breve .tempo, e neppure in un ,t empo determinato; ed è per questo, e per il proposito
nostro e la nostra speranza che il Comitato dfu..
venti una istituzione permanente e ,focon1da, quasi come un centro di propaganda, di iniziative,
,di consigli e di informazioni•, che noai abbiamo
,f otto domanda che sia eretto irt ente morale. »
1

1

1

PREVISIONI PER IL DOPO-GUERRA
Il prof. Belluzzo, membro autorev:ole del Comitato Scientiifico-Tecnico per lo sviluppo e l' incremento dell'indluistria ,nazionale, interrogato
s,ulle prowi,denze per irl dopo-guerra, ha detto in
una intervista :
« Nella risoluzione <dei problemi del dopoguerria; il Governo h1a un compito grandioso che
chiedeTà la mo'bilitazione di tutte le enex:gie giovanili e sane onde evitare dhe, firmata 1a pace,
qualcuno, fregandOlSi le mani e chiudendo la
cassaforte, p,oEsa di,r e: « Se Dio vuole, la guer-

135

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LI

LO

ALI TÀ

PETROLIO

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO

Ta è finita, anche le spese sono termin1at ; mano
alla lesina, e avvenga che può. » L' attu zi n ,
anche larvata, di un ta,l e pro,gramma di inazione economica, portembhe a delle ccmsegu nz
disastrose per il paese, per chi lo govern , p r
-chi lo rappreS1enta; sofo chi è a C,()lntatto con Li
ambienti dov-e si lavora e si pro1duce e si gu d .g:na quanto non si è mai guaidai~nato in pa2 ato,
J)UÒ valutare la profondità dell'iaibiis1S 0 nel qu l
.sareb:be travolto il paiese. È certo che il nostr o
gov,e rno, del dopo-guerra, si occupia e si preoccupa; certamente, dei relativi problemi e~so st
tr,accriJaindo un programma vasto e confcreto .
« La guerr,a ha mostrato alcune delle nostre de1ÌC'Ìenze, delle nostre man chevoJezze; aid es
si deve provvedere dopo la guerira. _L'Italia avrà
bi sogno di molti lavori per creare muove vie di
comuni cazione, di tra!Slporto, nuovi porti, nuovi
mezzi d,i traisporto : carri, locomotiv.e, bastimenti. Dovrà ris-o1vere il problema deHa utilizzazione ,d,i tutto il ciacr-ibo1ne bianco diisponibile, poir mano aUa elettrifìcazio'l11e delJe linee ferroviarie per
le qual,i già da tempo si stuldia. In tutti questi prnblemi è lo Stato che d:eve dare le direttiv,e, tracaiare la via, dare i mezzi .6.na!Ilziairii, predisponentdo fin da ora un vasto programma .di liavoro
onde il paese pos,s a passa.r e senza accor,gersene,
sienza sco,s se, dal ritmo di gu·erra a quello di pace, continuanid o la opero'Sità attiva delle officine,
intensi.6.carudo que1l1a pwduttiva dei campi. La
riduzione o l' anestio ,d i tante abtliività iprovocherebbe ne-I paese. un v'ero colpo, di aroete con conseguenze inca:Icdl:ahili; le nuove o,p.ere, i nuovi
lavori, devono essere lo sca'l.''Ì:co sincrono per
tutte le maeistranze che lavoirano per la guerra,
per quelle che dalla guerr,a tornera,nrno. »
1

1

1

le fat ti dalle Società già esistentlii furO!Ilo 183,
per lire 485 .5 miliom. Anche. in quest_i a~enti
si e1bbe grianJdi.ss:ima spropor21one tra 11 pnmo .e
il secondo semestre dell'anno: 76 per 91.7 m:Llionù nel pnrno 's emestre; e I 07 per 393.8 milibni
n ] secondo.
Le r1duzioni di capitale fatte ammontarono a
complessivi 141 .9 milioni e rigu1acridairono 84 Soci tà.

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NEGLI STA TI UNITI
L ·irrnportazio.ne nostra dagli Stati Uniti fo nel
,d corso ainno di due miJiaT<di e 202.400.447 (con1:To 1.749.204.356 nd 1915). Fxa gli articoli ÌJmport ti figurano in prima linea i cereali c,o,n 622.~
milioni di lire, il cotorne greggio con 296.3, 11
r m , ottone e bronzo con 102.1, ·il carbon fos~
si.Je con 87.7, -i cava1'1rcon 68.5, i muli con 34.6,
ogg tti cuciti di lana con 1.67.9, olii minerali con
95. 1, m cchine wn 54.6, lavori dii ghisa CO!Il 78.3,
rott mi ,di ferro con 51.2, legna.ime con 18.9.
La nost11a e portazione fu di 1irre 235.554.616
(contro 283.359.048 nel 1915). lnquesrtafiguTano
le sete con 40 milioni, il formaggio con 22.8, frutta secche 21.1, araince e 1,icrnow con 13.3, la canapa gr ggia con 6.4. Gli altri articoli danno cifu-e
dri poco rilievo.
.
Da qu sta esposizione statils,titca risui1ta che g1i
Stati Uniti d'America sono stati .in que$!to perio,do di guerra i nostrii maggn,ot"Ì fornitori. No~
aibbiamo verisato loro, per merci importate nei
due ann' 1915 e 1916, ben 4 miliardi di lire.

LA TORCITURA DELLA SET A IN ITALIA
IL MOVIMENTO
DELLE SOC/ET À PER AZIONI NEL 19/6

Le c0111dizioni di quèsto rnmo dell' industria
serica sii mra ntengono mollto buone. Il decreto
.dell'ottobre 1916 che limitò l'espoirtaa:ione delle
Dalla Rivista delle Soci~tà Commerciali, orga- 5ete gregge ha giovato all'i~'Ulstria deii filatoi,
no dell'Assoòazione per le · SO'cu•età Italiane per coll' aver messo a loro disposizione maggiore
Azioni, r:i leviamo dhe nel 1916 il movimento delle S0 cietà per azioni in litalia rappre: entò un
maggiore investimento di capitali, al :r:i,etto delle
DHLE
dim~nuzioni, di lire 470 mi1ioni. E que,s ta cifra
ri sulta ma,ggiore quanido si consideri che neJle
SEDE IN TORINO - VIA ARCIVESCOVADO N. I O
À nonhna - Cap i t . L . 2 . 000. 000 v ersato
diminuzioni sono compreis:i i 75 milion1i: di svialuRiserva L. I, 173,460.1 O
tazione del capirbail'e del Banco di Roma, che,
sebbene giuriidicamente accertato in questo peCarte bianche e colorate d'ogni genere
riodlo, si vierifìcò effettivamefllte in un peT!iodo
Specialità: Carta da sigarette - India Paper
anteriore alla guerra : non mettendo in coinito
- da registri - Carta da lettere - Buste.
questa c ifra, la somma dei nuovi invelsitimenti
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ilimenti:
LIR I • FI'BR ENO~Isola Liri sup.
a1 net'to risulta di oltre 545 milioni.
('Prol:lincia Caserta)
Le Società nuove costitUJÌte furono 179, con
I N T R A ('Prol:lincia Nol:lara)
un capitale ,di quasi 192 milioni, e cioè 86 per liOtto Macchine continue - Due in tondo - Forza Idraulica 5000 HP
re 50. 199.000 nel primo •$ emestre, e 92 pe,r lire
F abbtica Pistolegno.
141. 789 .000 nel secondo. Gli aumenti di caipitfu1

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
quantità ,d i sete go-egge. Gli opifici sono provvisti
di lavoro quasi completamente fino al nuovo
rarccol to, eid i prezzi di fattura salirono costantemente daJ novembre ad oggir. D' a:ltra parte,
vi è anche il rov,e scio de1la meidlarglia. Diffìcokà
di tr·asporti, deficienza di combustibile, penuria
di maestranza, malgrardo paghe aumentate, rendono l'esercizio penoso e, per talrura opifici, incompleto•, -con relativo aumento ,d i corsto di produzione.
I prezzi di fattura sono alti, ma irregdari e
degraidlaniti -in proporzione all 'epo'c a di c01I1Se,gin,a
del lavornto. Fra le consegne di aJPT~le-maggio e
quelle di lu glio-ago·s to si praticarono pare:cchie
lire di differenza.
Come e.s,tremi dell' osdLlazionie dei prezzi a
peso per peso, e a seconda dei titoli e delle epoche di cornsegna, si po· ono iin1dicaire : Organzini fini, L. 22 a 19; Organzruni meidii e tondi•,
L. 20 a 15; Trame, L. 15 9.
1

1

1

IL GAS « TERMALENE »

Il gas termalene - a quanto rif enisce l' E ngineering del 13 ottohr 1916 - può ~n molte applicazioni sostituiir
ffìcacementle il ,gas aoetilene.
Esso è prure un acetilene, il quale nel momento stesso in cui ' prodotto, viene meisooùiato coJ
gas di p trolio,
quindi, per ta.le fatto, perde
la gra.nd facilità id i esp:losione mentre si presta
meglio alla illumina.71LOile. Esso ha urna densità
leggerm nt superiore a quelìa dell'aria, e cioè
I, 1; la u combustione esige meno ossigeno ri-,
spetto Il' acetilene comune e:d il suo caloTe specifico non n è che un ottavo. Poichè si me.scolia
più facihnente all' OSStigeno, dà una fiamma migliore,
aJlorrchè !Serve a saldature suUa ghisa
non a oribe il ca,r ibone in essa conltenuto. Altro
non tra curabile vantaggio del gais t~rmalene è
l'odore meno sgradevoùe di quello dell'acetilene. Per produrlo si utilizzano speciale ca:rn:uccie
costituite da strati alternati di carhUtro dii calcio
e da segatura di legno iimpTegnaba di petrolio,
il tutto contenuto in lli11 adatto involucro. Introdotta una ca:rtuccia nel gielleratore, l'acqua penetra nella stessa per il basso, e la stessa produzione di calore originiata daJtli'acetilene che si
forma, TUISCaLda il petroHo ,di cui è imbevuta la
segatura, pro.ducendo oosì il gas di petrolio.
Occorre però rilevare che, siccome il petrolio
ie il carburo non devono mai veni:re a contatto
fra loro, gli strati di questo e quelli di segatw-ia
imbevuta sono se1)'arati l'uno dallL' ai1tro da dischi dli cartone tra :ii qualii è disposto un conveniente spazio a mezzo di sp,ir.ali metalliche. Così
la calice che residua e le impurità .del cat1huro
restano neUa cartuccia e SOillO eliminati con la
IS11:eis"Sa iallorchè questa è esaurita. A se'Conrda del-

Je esi,genze, le ca:rtuccie sono fabbricate di grandezza e dù: peso variahile fino ad uin maisis~mo di
circa 20 chilogrammi.

ONORANZE A GIOVANNI CELORIA
Neill' occasione in cui i'l professore sen. Giovanni Celoria, avendo raggiunto il 1imite di età,
passò a ben mer~ato riposo, sors,e spontaneo il
pensiero di trii1buta'te speòali onoranze all' illustre scienziato, le oui alte e moltierplici beneme,renze non hanno d'uopo· di essere ricordate.
A taJe intento venne costituito lli11 Comitato
promotoire, nel cui seno venne fomnata una Commissione esecuti•v a, di cui fanno parte i signori
Giovanni Bognettì, Luigi Gabba, Oreste Murani, Valentino Ravizza, Giuseppe Zuccante di
Mi·l ano, Michele Rama di Bologna, Eli•a Miillo,s evidh, Vincenzo Reina di Roma.
Le onoranze, in consiÌ!derazione delle ciircostanze del mooneinto, si fa:r:aiillllo consistere nella presentazi0111e di una medaglia d' o,ro, appositamente coniata, con effìgue e td eidica.
iL'ing. Valenitwno Ravizza, che nel detto Comitato ra,ppr~senta ASISO·c iazione degli ex-allievi idel Politeoniico milanese, dove esso onorando
tencr1e peT lunghi anni l'insegnamento della Geodesia e .poscia anche quieHo dleLla Teoria degli
errozii, si Tivolge orn al1l:a numerosa falange de~ ex-aHievi che ebbero la fortuna di essere scolari deH'iinsigne docente, acciò vogliano prendeTe ,parte alla pTogettata manifestazione, sicuiro
dleLl 'ulillainime consenso. La quota in1d:ividuale per
gli ex-scolari, - da trasmetteTsi a!U1'ing. Ravrizza, preisso la Segreteria del Politteonico, Pruazza
Cavou:r, 4, Milano, - è st:aihilita nella uniforme
misura di li.re 5, e ,d owà essere accompa•g nata
,dalla firma autografa deH'ex-<SICOlaro, scritta a
tergo di un bigiliet.to di viisita. Questi biglietti,
-raccoJti in album, si presenteranno unitamente
alla medaglia ed agli elenchi ,degli altri sottoscrittori.

r

DELLA «METROPOLITANA

>>

A ROMA

L'architetto MarceHo Piacentini richialllla la
differenza fra tramviia sotterxane'a, come quella
proposta dall' ing. Gametti a Roma, e metropolitana.
La differenza sostanziale tra i due sistemi è
questa : - la metropolitana è una ferrovia a più
veiicaji, ossàa a più canozZie per v-iaggiatori (anche 8 e l O), · che procede a grande V<elocità, e
quindi può raggiungere in pochi minuti :punti
estremi ,d ella città. Peir ciò ha bisogno di raggi
nelle curV<e m ,o1to grandi, e noin potendo segui·re le piccole incurvature delle sCT'aide, deve appirofondirsi al .disotto delle fondazioni ,dei faibbri·c ati.

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO I DUSTRI ALE ITALIA O
La tramvta sotterran ea, invece, scorre esattamente soto le strade, che vengono all'uopo scavate sul loro asse per un' a!1tezza sufficiente ia
contenere le carrozzé, e poi ricoperte coi solettoni di cemento armato; e ,sono gra11Jdi giallerie scavate immediatamente sotto le strade .
Q uindi le carrozze, avendo sotterra lo stesso percorso delle strade, ,devono seguirne esattamente
le 's inuosità e gli 'aII1goli, a volte molto acuti, e
non possono andare ad una grande velocità.
elil' attesa che Roma possa avere un giorno,
fra 30 o 40 anni, la sua hrava Metropolitana, come hanno tutte le grandi città del mondo , l' ing.
Piaioentini opina dhe si potrebb e frattan to adottare un parziale sistema misto, e cioè là dove
una linea tramviairia urbana è insufficiente a sod-dilsfare le esigenze del pubblico, usare },a linea
tramviari•a sotterranea.

APERTURA DI NUOVE MINIERE
Il Giornale d' ltalia dà le seguenti notizie su1la
attività del Comitato per i comb ustib ili nazÌ0111ali. ell'-intento di attuare sempre più largamente il consumo locale deHe ligniti, il Co'!T'jtato ha
pToc duto m questi giorni a1l'iapertura di nuove
mini r . Per approvvigionare R oma, la qÙale
è tro ppo lontana dai centri aninerarii aperti ali' es rcizio, il Comitato h a assunto la diretta ri 3t-

SOCIETÀ

triivazione d ehl' antica minaiera di Cannetaccio,
presso Poggio Mirteto. Tale miniera sarà in pieno esercizio fra un mese e mezzo. Per rendere
più facile l' aipprovvigiona1rnento td el Piemontep
della Liguria e della Lomba,r dia, è stata anche
assU111ta la d11retta riattivazione dell'antica miniera di Garbonne, in territorio di Baginasc.o e
oceto, e fra pochi giorni si inizieranno colà i
lavori.
Allo stesso scopo il Concitato ha provveduto
per la riattivazione della miniera di Cadibona p
in territor io di avonia; come pure è stata decisa
la r i,a ttivazione di due arnbche miniere di antracite, detta l'una di Monfìe1s e l'altra di Mont:cello, entrambe in prnvincia qi Cuneo. ell'ltalia centrale, che è Ja più rjcca di giacimenti lignitiferi, mentre pwseguo n o gli impianti del Bacinello e le ricerche per le grandi miniere che
ivi saranno aperte, il Comita to ha autorizzato la
riattivazione delle vecchie miniere di F orlo, e
giià sono iniziati i lavori di estrazione, nondhè
quelli per l'impianto di UJI1a ferrovia niidotta di
ciirca 20 chilometri d a Murle a Monte Antico.
Per l'ltalia meriidio n ale il Comitato ha definito
g}j accordi per regolare lo sfrutta mento de1 giacimenti di Castelluccio .in provinicèa di Potenzia,,
con una produzione miruma di cento to11111.eUate
al giorno, da doversi aumentare in relazione ai
mezzi di trasporto; così pure dei giacimenti di
Agnana si spingono co n ala criità i lavori per de-

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
cidere sulla modalità di s:fruttaimento. E ciò,
mentre sii è stabilito già <li riaprtiTe l'esercizio Ml,che dell' antiica miniera di Briait:i1c o, e promettenti risultati si attendono daii giacime111ti ,dli Sicilia.
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RICERCATI DAL MERCATO INGLESE
La Camera d ii Commercio italiana a Londra
coununica di àvere avuto da ditte inglesi richieste dti molte merci italliane che potrebbero esse're
facilmente collocate swi mercati de}; Regno Unito e Colonie. Fra altro si trovano: Nastri ài se-

ta (16679), Pizzi (15353), Tessuti di seta (16435),
Manufatti di seta ( 16678), Stoffe per tappezzeria
( 16677), Velluti di seta per confezioni ( 16667).
Per chiairicrneinti le Ca·sre ita1iane interes.salte
possono rivolgere le loiro richieste a-Ua Càmera
di Commer,cio preidetta (Lonélra, 4 Que,e n Street
Place), indicando jJ nuunero posito fra paren,tesi
di fianco alla merce.

L'INDUSTRIA DEL CLORO
La produzione del cloro è complementru-e di
quella della soda, nel trattamento elettrofaico
delle soluzioni ,dii clornro di sodio, alitrimenti saile comune. La possiibilità di collocare il cloro,
così prodotto, a prezzo rimunerativo, presis,o 1e

industrie basate sul tr.attaimento del cloro stesso,
è decisiva per tutta l'economia industriale dehla
stessa produzi0111e della S01da. L'indus,t ria di questa cin ltaliìa trova, anzi, impedimento a più largo e li,be'I'o sviluppo oltre che da tutto il no!Stro
pesa,nte regime .fisca:1e sul sale, da, queSlta difficoltà di smaltire convenientemente i,l cloro, ottenuto in sottoprodottto.
Nel 1913, avanti J.a guerra, l'Italia iproducevia
circa 200. 000 quintali di doro - allo stato liquido - : qwanto ne ,a,s,sorbivano le IDd'UIStrlie de'l-ivate. Dal 1893, anno in cui si producevano meno di 50.000 quintali di clo:ro, in venti anni, l'industria in parola, per quanto ancora debole e
sproporzionata ai 'bisog,ni deHa sua con1Sorella
della soda, ha counpiuto tuttawa progre's si ben
notevoli.
ecessita ricercare ,nuovi campi ld i attività e
,di assorbimento del doro, per sisteunro-e con,venienrteunente la nostra indUIS:tria della soda, e con
questo tutto un importantissimo gruppo di inidustra e chimiche.
Il cloro potrebbe trovare largo con1Sumo
quaJe di•s integrante 1della fibra· del leg,no, qu1aloo-a
si attivasse in Italia qrueHa produzione della cellulosa per le nostre cartiere, pr01duzione quaisii
nulla in Itali,a per ora, venendoci la materia prima in parola, si può dire, tutta ,dall' est,er,o. Nel
1913 producemmo 75.000 quiintali di celluloS'a;

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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
ne impo.rtammo per 860.000 quintali, e il 55 per
cento della carta prodotta in Italia è t:riartto dalia
cellulosa.
Debole è tuttavia in Italia la produzione degli ipocloriti, per ,q uainto si sia questa andata
svilU1Ppando e sempre meglio orgamizziando, specialmente presso lo sta·bilimento di Bussi, della
Elettrochimi:c a Italiana, e presso lo stahilime111to
di Bres:cia, della Società Elettroch~mica del Ca.f-

faa-o.
LE NOSTRE MAESTRANZE
E L'ALCOOLISMO
Il Comitato lombardo idi ,mobilitazione industriale, racoogÙiendo l' invtito di uno fra i maggiori ~ndustTiali di Lombardia, illustra hrevemente con dati e diagrammi il e conseguenze fatali
del.l'uso, come bevanda, degli alcoolici iin gene!l'e. Nel richri•amare su tale importante argomento
l' attenrione degli indu triaJi in pro' delle loro
maestranze, il Comit to consiglia l'efficace ,propaganda delle vign tt illustrative da esso· pubblicate, perdhè solo con la riproduzione della
realtà e la viS'ion d li ffetbi palesi causarti dalla fatal abitudin , i può speirare di ottenere U1I1
certo .risult to.
Con tal con lto il Comitato troverebibe opportuno eh fo
prodotto sul tergo delle bollette
d H bust di paga settimanali qualcuno
dei di r mmi
d Ile vignette soprncitaite, avvert ,do in p ri t mpo che sii tiene a disposizione d Il Ditte per l'eventuale gr.atunta esecuzione i vign tte nuove, nonchè P'er stuldiare
e seguir qu Ile altre proposte che gli mdust.riali cred
ro opportuno suggerire.

IL BILANCIO DELLE FERROVIE DI STATO

Si versarono cioè al Tesoro L. 29.486.337,47,

di cui 20.903.197,57 rappresentano la restituzione della sovvenzione che da eS1So era ,staita data
a pareggio del bilancio 1914- 15, onrde un miglior amento nel 1915-16 di L. 50.391.535,04 rispetto
all ' anno precedente.
A formare il versamento a'l: Tesoro contribuiroino cespiti eccezionali, quali l'attività di lire
10.639.247.43 avutasi nell'esercizio dei pir.oscafi
da carico e il forte aumento di lire 13.440.424,60
negli utili di magazrino, e la eliminazione, nelle
spese complementari, dello stanziamento (lire
8.040.000 per al 1915-16) stabilito dalla legge organica per il rinnovam,enlt:o della pairte metallica dell'armamento.
I prodotti de traffico segnano un forte aumento nel 1915-16, dovuto prevalentemente ai trasporti mi1itari, ai trasporti merci ed aigli aumenti
di tariffa, e cioè complessivamente 1llI1 aumento
di L. 187.008.000, iiJ. quale comprende circa lire
13.700.000 di maggior gettito delle sovratasse ,e
degli aumenti di tariffa. 1 ei prodotti del traffico
i tr'aspo:riti militari entrano per L. 221.622.000.
11 redldito che lo Stato ha riCJa1Vato dai caipitalì
impiegati nell' azieiil!da si può va·1 utare a circa
230 milioni, che corrispondono ad una rimunerazione di circa il 3,20 per cento. In •q uesta valutazione non è tenuto cont@ delle somme accantonate .in riserva e dei vantaggi inicommensurabili diretti od indiretti (Quali? N. a. D.) che da
l'esercizio delle ferrovie derivano alle diverse
Amministrazioni dello Stato (Quali? N. d. D.),
alla economia generale per l'incremento delle
industrie (? ? ?) e dei commerci (? ? ?) e alle forze miliitari della Nazione.
1

LE MINIERE DEL TRENTINO

La Miniera Italiana, la bella rivista ·r edatta con
Il dir ttore gener,ale delle f.erwvie dello Stato,
eleganza
e con vivi. criterii di modemità, riporcomm. De Comè. ha presentato al ministro dei
trasporl:ti marittimi e ferroviarii, on. Arlotta, la ta lo studio del mar'bire Cesa:re Battisti suUe mirelazione dell'Amministrazione delle Ferrovie e- niere del Trentino.
« L'industria mineraria - scriveva il Battisti
isercite dallo Stato, per l' amno finanziario I 915- è all'iinizio di un a promettente ripresa, fon1916.
La relazione contiene il consuntivo delle en- data su indiaigini e stu:dmi pazienti. Attualmente
trete e delle spese ,dell'azienda delle ferro;vie sono in attività cave idi Tame a Canal S. Bovo,
dello Stato per l'esercizio finanziario 1915-1916. in Val dei M6cheni, nella Val d' Avisio presso
comprendeinte l'esercizio della rete propriamen- Mezzavalle; di piombo argentifero presso il Late detta, .il servizio dei ferry-boats attraver,s o ilo go&anto sul Calisio; di piriti di ferro a Bosentistretto di Meissina, l'esercizio delle ferrovie se- no in Valsug,ana; di barite sul Calisio e nelle
condarie sicule e l' eseocizio dell'e linee di navi- Giudicarie, e di ma:gnesia in V al di Leidro.
« Esiiste possibil1ità constatata di sfruttamento
gazione con le isole e de~ piroscafi da carico.
- I Tisultarti di tale consuntivo si riassumono nel- reidditivo per le vas,te miniere di piombo argenle cifre di L. 849.450.715,30 di entriate, con una tifero sul Monte Calisio presso Trento, per quel.differenza in l)QÙ id i L. 229.352.01B,06 rispetto le di Primiero; ipe:r le miniere ,di rame di S. Luall'anno precedente, e di lire 819.964.377,83 di gano; di piombo niellai Val di Breg;uzzo; di ferro
spese, con una differenza un più di lire 178 milio- a Comasine in Val di Sole, a Viezze1I1Ja in Val
d'Avisio; ,d i mercurio a Sagron e Mis (bacino
ni e 960 ..548,02 rispetto all'anno prece·d ente.
1

145
10

LE I. I. I . - - - - = - - - - - - - , - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - =
dell'Alta Piave); ,di lignite in V ,a lsugana, ecc.
ecc.
« L'industria ,della pietra è ainch' essa allo stato
iniziale, ma la gtrandissima ricchezza di manni
esilSltenti dà affi.damento di un grande sviluppo,
non appena si avranno conguunzioni ferroviarie
&a le vaUa.te alpine e i oentri di coonmercio. Attualmente l'esportazione è limitata. Gli operai
OClCuipati nell'industria si ri1druco1110 a poche cenit:inaiia. Fra le cave in atbività, ,l e più note sono
quelle di Trento (marmi bianco-rossi), le cave
di Castione e Tierno (marmi gi1alli), le cave ~
pietra d'Arco nell'Arcliese. Atitenldo1110 chi sap.P,ia slfrutta.rle 1,e cave di maTmi neri di Ràgoli
(Giuidi~arie), gli estesisisimi fì1òni ,di marmo saccaroide dell'Adamello, gli ala'bastri di Val di
Fiemme, i graniti ,di Val di Fiemme e dr1 Strigno, ecc.
« L'industria dei cementi, dellia calce, dei laterizi è rappresentata .d a varii staibilimenti a
Trento, in Val d'Aldige, in Val di on, in Va:l
di Fiemme ed è, data la ricchezza di materiale adatto esistente ·nel Trentino, suscettibile di
grande srvi1uwo. A vo,l er iindioan-e tutte le località ove esistono cave di calce e' è da occupa.re
qua.si ,tutta la carta del Trentino. »

PER UNA SJ?RIA ED AUTOREVOLE
AGENZIA DI INFORMAZIONI
Perchè in tutti ,q uei circoli la cui atbiv:ità non
è occupata direttaJIT1ente ,dalla guerra, non si
tenta, come in Francia, il progetto di una Agenzia di intf or.mazioni con:fìdenziaJa•, il . cui sthuttamento si estenderebbe in tutti i paesi del mondo,
a pro del commercio italiano di esportazione, e
di que'Sto commercio esclulSlivamente?
Per,c hè una di queHe Aissodazioni che h anno
nel loro programma c1i favorire l' espoi'tazÌone
non comincia ,a studiare e a -risolvere -pTaJt:Ìcamente il progetto in1dicato, trovando i capitali e
gli uomin· ne·c essa·r1 aHla sua reaHzzazione? Que~
sta Tea1izzazion1e dovrelbbe essere un fatto compiuto al ,più presto ipossibile, perchè il giorno in
cui saranno ripresi gli 1aiffari, l'organizzazione sia
pronta e possa furnzionare regolarmente almeno
nei paesi ani~ci e neutri più interessati alla nostra esportazione.
L'Associazione che avrà condotto a termine
Ull1 progetto simile saTà ben1
emeritJa del commercio e .d ell'induistrtia italiana e non avrà perduto
jl tempo in vane acc,a idemie.
1

idi e ,p iù orga,n iche rncchezze in gran parte non
aincora u:tilizzate. L',a utore sostiene la necessità
di organizzare tutte le utilizzazioni deli '1a cquà per
modo che i singoli costi scendano al minimo.
« Se la fase pr,esen.te, - dice àl Coletti, - è con.trassegnaita da una scoperta te'Cnica, la traJSmissione de1l'ener,gia elettrica a distanza, la fase
nuova, precornzziata dia tecnici e da econom-isti,
sarà contrassegnata 1da un .fatto più economico
che tecnico: la coolI'!dinazione sistematica di tutte le u1bi,l izzazioni possiibili rdelle acque suHa base del critierio <della economiicità. Puire ammesso
che la pwduzione ,del!' energia idroelettrica aw:à
molto -spe1SS0 l a funzione del buon pioniere, ,di
dare cioè occasione e mezzo per realizzar.e ·Ìie
altre utilizzazioni, quello che dobbiamo fìss~re
OOlll1e punto cimpresciind.iibile e capitale è clhe -t utte le utilizziruziorni dowanino, nei limi,t i delia tecnica e dell'economia, essere ricercate eid effettuate, e fra loro sistemaiticaimente coordinate. »
L'uomo, la popolazione, è l'altra grande forza
dell'Italia. Co.me sarà utilizzata dopo la guerra?
Unia parte della popolazoone rsarà riassor'bri,t a dalla rinvrigorita industria, l'altra continuerà ad emigrare. Accennando alla politica nuova dell'emigrazione, il CO'letti dice che il compito più m-gente dell'Italia vciittoiriosa sarà di dare maggior
valore aHia ricchezza-:uomo mediante adatta e
diffusa istruzione proifessi01I1ale.
1

L'ASSEMBLEA GENERALE DEL COMITATO NAZIONALE SCIENTIFICO-TECNICO
PER LO SVILUPPO DELL'INDUSTRIA.
11 20 maggio sairà tenuta a Milano l'assemblea
generale dei so:ci del Comitato -azi01I1a:le Scientifìco-Tecnico per lo sviluppo del,l'Inidtustria Italiana, presieduto, come è noto, dal senatore
Giuseppe Colombo, che ali' importante ed arutor,e vole soda1izio -ha con!Sacrato e consacTa tanta •parte della sua incitatrice attività.

L'ITALIA ISTITUIRÀ,
PRIMA FRA LE NAZIONI,
SERVIZII DI POSTA AEREA

I giomalii. hanno dato l'annuncio ,di una Commissione nominata «l'al ministro delle Poste, onorevole F er,a , per lo studio intorno alla possilbi1ità di cre aire in ltali,a regolari servizii di posta
,a erea .fra determinate località. Se •le nostre infor,mazi-01I1i non sono errate, ·1a Commissione si
è gn,à riu.nita e, quel che più importa, avrehbe
LE DUE GRANDI FORZE D'ITALIA
già concretato il piano di alcll!Ile linee dri posta
Sono l'uomo e f acqua, e ne .t ratta con raira aereia da attuarsi prestissimo, peir lo meno in
perspicacia, in un v;olumetto edito dai Fratelli via idi esperimento.
Taill linee sar~bbero Milano-Napoli e Conti
Treves, il prof. F«-ancesco Coletti. Le nostre energie i,driche sono una delle nostre più · gi,ain- nente-Sardegna (a mezzo di i1ckovolanti).

146

1

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO
Se, come ci auguriamo, gli egregi e insolitamente rapidi membri della Commissione riusciTanno a vincere tutti gli ostacoli e i peI'lc:Litempi
che s ~ alcun dubbio solleverà l'eccelsa burocriazia statale, l'Italia, che fu la prima aid impiegare il velivolo come strUJITiento di guerra
(campagna libica), sarà pure la prima a sfmttar lo come ve1colo di pace.

, _____

UN CONCORSO PER LA UTILIZZAZIONE
DELLA LOLLA DI RISO
Allo scopo di promruovere J rie rche per u~
na pratica, proficua e larga utilizzazione della
lolila di riso (guscio e pulon ) n !l'intendimento
idi evitare, almeno nel c onsumo interno, che Ja
lolla macinata e pres ata i d tinata alla sofisticazione delle crusch , t nto dannosa al bestiame, il Consor:zJio gr rio Cooperativo di ovara indice, col contributo del Ministero di Agricoltura, UJil conc orso a premii del valore di
L. 7000, d.a a.,.~..,,~ucu..,i chi saprà indicare, fornendone la dimo trazione pratica, il miglrior si-

sterna o metodo o procedimento, semplice ed
economico, per utilizzare la lolla di riso.
Sono eisclusi dal concorso i l1avori che riflettono l'introduzione della lolla, comunque preparata, nei commestiibi li o nei mangimi.
La Commissione ,giudicatrice è costituita dal
signor prof. ovelli ovello, in rappresentanza
del Ministero di Agricoltu!I'a, e dei signori prof.
Angelo Menozzi e cav. Carlo F1aà, tirn rappresentanza del Consorzio Agrario.
1

MINIERE DI PETROLIO IN ALBANIA?
ell' ottima rivista La miniera italiana leggiamo
questa nota molto iinteressante :
cc L'industria petrolellfera in Italia è alla vigilia d i quel grande incremento che il geologo di
Lecco, Antonio Stoppani, aveva, già da parecdhi decennii, co' suoi sapienti studii lungimirenti, preconizzato ed illustrato. Occorre però che
il Governo ritocchi e coanpletri Ja leggina del
1911, che è riuscita monca e troppo unilaterale;
ed occorre anèhe che i nostri ricercatori di pe-

LE I. 1: I . - - = = = = = = = = = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - trolio al..LITleintino e rnoderrnizzino gli aippareC'chi diclhe lenti, pure potrebbe forse ess,ere sfruttatizie su prnmettemti imprese petroleifore italiae< In tea-ritorio di Va1lio fll!rono già. in antico
ne, iniziate nel Vogherese dal signor Dante Vec- temtate etsrcavazioni; e qual:che ,an'I),0, aiddriJetro eibchia, siamo in gr,aido di aggiungere un'altra no- bi· io st,eS!So Olccasione di stuidiare quei giacimentiZJi1a importante : è partito da Roma iil mese sco,r - ti, per mcarico di pemone che intelThdevano riso, diretto nelrAl'b1ania, l'ìng. cav. Leone Testa, itemtare la prova; ma non se ne ifece niente.
del R. Corpo delle Miruere, peT studiare lie ma(( n giurese è in ,m assima patit e raippiresentanifestazioni petroleiifere •s coperte p,reisso VaHo- to, non solo ·in Lombardia, ma qu1asi dappertutna, e di cui, per o:r1dine ,del Comando, dell'Ar- to in Italia, dai ben noti 1s chisti selciiferi o schisti
mata, era già starto compiuto UlllO s,t udio preE- diaspr:iini ed aptiai. Nelle vicinanze di Brescia
minare dal capitano Boyer ·d el Gem•o Navale.
. detti sidhisbi, st>pportanti il calcare majolica ·d el
convento ,dei Cruma1doli, sono corrugati in anticlinale ~oricata, anticlinale che sci inizia a Pie~
SCHISTI BITUMINOSI .E TORBE
del Dosso (Gussag-o), passa sotto i CamaJ.idoli e
.
NEL BRESCIANO
:finisce a S. Vigilie di V al T rompia; ora, tanto
G. B. Cacciamali pubblioa neHa Miniera ifol- a Pie· del DolS'so qUJanto a San Vigilio questi
liana i seguenti particolari srugli schisti bitumino- schisti selciferi sono impregnati di materia hitu,..
minosa, . c-ui si associéliilo anche piccole lenti di
si e le :torbe nel Bresciiano.
« Sono quattro gli o~izzonti geologici che, in carbone. P.iù volte fU!rono tentall:e escav:azioni,
territorio hresciano, C01I1,tengono schisti bitU1mi- poi aibbanidonate; ma forse oggi il ritentare ponosi : quello delle roccie cristaHine ,p aileo,zoirche, tr.ebbe .essere vantaggioso.
quello della dolomia principale, qruello del sel<C Ahbiamo infine glrii schisti bituminosi delle
cifero giurese e quello deUe marne ~niferiorù cre- marne intfe.riO!ri de,Ha creta, ossi1a di quelle marne
tacee. Numerosiisisimi sono poi i gi,aicunen,ti di policrome e f,o gliettate che stanno, sioipra la majoto~ba, speci1a1mente nei due anfiteatri morenici lica infracretacea e sotto le· noit scaglie rosse
del Sebino e del GM<la.
senoniane. Dette m,arn.e sono bi tuminose in vac( Glii schisti cristallini (gneiSls, rnicaschisti, quai:c- rii pooti deHa Riviera breisciana 1de1 Garda, COziti, mioacee, ,fì1liti, ecc.) detti di Edolo, che dal ime a Barbarano, a Toscolano, ai Gargnano eid a
Sal01Inon sono 1TÌteintUrti. in parte arcaici e•d Ìln. par- Tignale; nell'ultima l'o ~afoà, il giacimento uti,l izte cambriaini, e che in ogni im o1do sono pre-,p:er- zahi,l e è più potente, e venne già scavato eid anmiani, contengono qua e là, tra la Valile di Cor- che esperimentato; poi ogni co•s a fu abbandona-.
teno ed Edolo, e tra Edolo e la Valle ,d'Avio, ta; oggi però l'iruiziativa è stata ripresa dai siimpregnazioni di materia carboniosa e bitumino- gnori Bertollli e Ro'Thcetti, e pare che i 1avoo-i fisa. Sar,e mmo quii negli orizzo1I1ti geologici della nora ,eseguiti diano buon affidamento.
,graifite e ,dell'antracite; ma la sipora.dicità id i taliÌ
« Le torbiere br~ciane più note, e le sole, de,l
im;preg'Il'azioni, ch1e si pres,e ntano in forma di reisto, sfruttate, sono quelle appartenenti a lalenti, e la poca ricchezza del materiale utilizza- ghetti o paludi dipendenti da piccoli ripiani inbile, non possono incoraggiar-e ricerche indu- termorenici.
stria1i.
« Per -l'anfiteatro sebino abbiamo i giacimencc Sopra detti schoosti cristallinii pos~ in discor- ti di lse,o, Prnvaglio, Timo line e Torlbiatt:o, che
danza· 1a serie da:l peirmiano in poi ; solo in qual- però sono sulla via .dell'esaurùrnento.
che punto, alla base del permiano, si preselThta
« Peir l'anfiteatro benacense a1b biairno i giaciUlI1 conglo~erato quarzoso, il -quale si ritiene il menti di Sovernigo (Pueginago), ,di LU1cone (Polrn.ippresentate ,deHe formazioni del peirio1do car- penazze), di Cost,e rotte e di, Saltari.no (Soiano,),
bonifero., dell'orizzonte cioè del liÌltanttracie tipi- di Leif r.eddi Waden.ghe) -di Vai, ,di Polaida e di
c,o; ma niuna traccia v~ appiair,e di carbOll1e.
F omace ~(Lonat_o), dri Lavarone e di CantdleHera
« È a tutti nota 1a esten•s ione grand!issrnma e la (Castel V enzago), _di Barche (Solforino) e di Poz- .
potenza considerevole deHa dolomia dletta pm zoleTI!go. In piema attività sono oggi le escavaéipale, e che chiude la serie delle formazioni zi•oni de1.Jo stagno di Lava.rone e de'1la p,aluide
triia'Ssiche; è éllilche noto come a triall:ti, e specia,1- di Ca.ndellera.
mente alla gua base, in ques.ta dolomia si pre« Sarebbe poi il caso di stllldiare la possi'bilità
sentino calcani e schisti neri ittiolitici, stati spes- ,di ,sif,r uttamento · anrche di altri depositi di toir!be.
so conifusi coll'a formazione infraHassica che sta indipendenti dagli anifìteatri morenici ed in relasopra ,a lla ,dolomiia stessa. Or hene, in certi pun- ziione invece ·c on impaludamenti montani (passo
ti del Bresciano ,detti ·s chisti sono bituminosi e!d del Moirtirolo, passo dell"Apr~ca, passo del T oainçhe carboniosi; e per quanto la maiteru·a bi- nale, eoc.), o con impailudamiento diei delta (Pituminosa carboni,o sa non si ,t rovi ch:e in spora- sO'gne per l'Oglio, pian d'0neda per i[ Chiese),

di trivellazione dJi, cui dispongono. Olicre alle no- hil1e.

.

1

e

148

RASSE'GNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE 1TALIANO
o con impaludamenti del ~ano ·a lluvionale (Az- E ci diicono che detta Associazione fa molto lazano Mella, Glhedi , Leno, ecc). »
voro utile, per le singole Società e g'ienerale, interno e per le relazioni ifra .le Sooietà e le Ammini1s trazioni ptJJbbliche. Tutto ciò è bene, ma
neSSU1I10 avverte che potrebbe essere il me,glio :
PER UNA COSCIENZA INDUSTRIALE
che, cioè, la soipradidetta Asso ciazrione potrebbe
Enrico Corradini , UIIla delle melllti più nobili eissere il maggiore organo per la formazione di
e:d acute dell'Italia moderna, in un articolo suil- una coscienza politica, sociale e nazionale negli
1' / dea Nazionale propugna le idee contenute nel industriali. Conviene che uno spirito nuovo vi
programma della nostra rivista, che noi intito- penetra e la compenetri. E speriamo che si,a
lammo : cc Diamo ali' Italia una coscienza indu- quanto prima.
striale n.
Uno ,d egli effetti che vorr:emmo vedere uscir-e
da questa guerra, - scrive il Cor-ra:dini, - saPER TRASFORMARE VADO LIGURE
rebbe la formazione di una co.sciiell2la politica
NEL PIU' GRANDE PORTO
negli indu~triali. Lo Stato e opiniotne pubblica
DEL MEDITERRANEO
in Italia non hainno una coscienza indUJstriale; ma
La questione del porto -di Vado, di questi gio,rquesto deplorevole fatJto si deve anche e soprattutto alla m .anca111.Za di una coscienza politica ne- ni più che mai di attualità, ha fo•r imato oggetto
gli industriali. Questi non hanno n è una cosden- ,di una intervista COIIli l' on. Cenhl!rioine, il ,qll'a:le,
za sociale, coscienZJa di cla.SiSe, nè una coscien- nella sua ,q ualità di deiputàlto ,di Cairo Monit,e notza nazionale, non ,d iciamo una coscienza patriot- te, è grandemente interessato nella soluzione del
tica indivitduo per individuo, chè sarebbe far lo- grande problema.
ro to~to, ma una coscienza nazionale politic a,
<< Prima di venire aHa questione vera e prouna coscienza, a ioè, della loro funzicm
della pria del porto di Vaido, - ha esordito l'on. Cenimportanza della loiro fon zion n 11' or an1L<11110 turione, - ocicorre notaTe che l'attuale incaglio
della nazion
del traffico marittimo è dato dalla insufficienza
L' opinion puibblic n on · r nd aff tto conto di un co a d vv ro mo truo : eh , cioè, il
prol tar i to a bb i un ,co cienz polirtic a e eh
g }j indu trù li no,n l' bbiano; eh il prnletariato
abbia una organizzazione politica e che gli indu tri li non 1' bbiano; che il proletariato ahb~,a i uoi patr,ocinatori politici, e che gli indrustriali non abbi,arno i loro.
Ma oggi la guena, - continua lo scrittoTe, ci h tfatto fare esperienza. Abbiamo tf.atto espe·rienza di quanto le iindustrie e glii inldustriali sono
po QIIlo,. Tant,o era aniclhe m pace, ma la
,gu rra è, oltre il resto, una gl"an 1u~e gettata sulla re altà. EssendoSJi appalesata l'in,du~tria in Italia e ,n el rnonido, presso i nemici e pre'Sso gli
Alle a:ti, il secOI11do condottiere deHa guerra, è il
m omento di -ripetere i1 motto ila'tino : Sume superbiam quaesitam meritis. L'i:ndiustriia conooca
sè ste!Ssa, si formi la sua coscienza, la sua organizzazione, il suo programma, nel1a nazione. E
per la nazione, :poichè dmanzi ai nostri occhei
soltanto per questo vale. È l,a nostra -novità nazionali,s ta.
Ci sono in Italia molte Aswciazioni industriali, ma che ·s ono soltanto indUJStri,a 1i, e 1quellle stesse che sono suUa via di diventare poilitiche, non
lo isanno. Ci dic01110, per esempio, che c'è un.a
Associazione fra le Società litaliain,e per Azioni,
con sede éetntrale a Roma, esistetnte 1da poco
meno di sette anni. E cà: -dicono che detta Associazione riunisce circa trecento soci, il cui ·c apitale sommario è di circa due miJiar1di e mezzo.
1

r

1

149

LE I. I. I.-- = =-=================== = ===== = ==== = ====
id ei porti esi,stenti e dal i.fatto che essi nOiil hanno un Hinterland, un entroterra, per 1dirla con
parola italiana, nel quale immediatamente i1l
commercio ililtem,azionale po~sa avere adeguato
sfogo. ·
« Per il porto ,i li V aido già fumno fatti variii
progetti, ma i concetti eh~ li ispiravano erano
aissai ristretti, perchè ad. altro non tendevano
che a costru ire nè ipiù nè meno che una succursale del porto ,di Savona ,da Ulil lato, e ,di fornir,e
il mezzo di sfollare iil porto di Genova, specialmente nello scarico del car.bone di retto al Pie1monte.
« Il capitano di vascello Marchmi, uno studioso profonido di cose icù-ogra.ifìdhe, da tempo aveva fotto gli srudii necessarii 'p er la- costruzione di Ulil gran•diiSIS!Ìmo iporto, compreso tra le fo ci del torrente Letimbro e quelle ,del torrente
Quiliano, con !banchine .di 400 metci c~ascuna,
larghe in testata 150 metri, e dotato ldi una irete
ferroviaria di 1O chilometri. Un lunghissimo mo lo fronteggiante tutte le banchine è destinato a
proteggere il porto d~ vento ,di sciroc co.
cc L'efficienza sarebbe davvero superiore a
quella degli altri porti finora esi,s tenti nel Mediterraneo. Basti ,dire che sarebbe per dimensioni
il doppio del porto di Marsiglia. Inoltre, avrebbe preziosissime ·ri1Sorse: anzitutto la . sua posizione naturale che lo 1difende dal ,l ibeccio, che
è il più forte e pericoloso vento mediterraneo,
poi entroterra immediato neUa vasta pianura
dù Vaido e quello mediato nella vastissima ,pianura di San GiUJSeppe ,d i Cairo. Ll nuovio porto
sarebbe i'Il'duibbiamento destinato a riaccogliere
tutto il commercio marittimo italian o, che nOIIl
può oggi trovare posto adeguato nei porti esistenti .
« Il porto di Vado sarà iin comllllilicazione con
la pianura di S. Giuseppe mediante filovie ed u ~
na nuova linea e1ebtrica a q1,.Jattro binari. Si stanno stuidiando anzi questi sistemi di sfruttamento
del nuovo porto per essere sottoposti iaJl' esame
del Governo. Devo aggiungere che l'attuale ,p ro- getto SIÌ ciallaccia a quello del comm. ing. Vicari, e che soltanto con questo porto awà ragione
di essere il can,ale che deve congi'U[lgiere direttamente il mare col L&go Maggiore.
In una ,g rande riunione avvenuta -a Torino,
presenti il sindaco di Torino, il sindaco di Savona, ul comm. Bocca, presidente <lelfa Camera
di Commercio di Torino, il comm. Vicari, il
marchese Corsi, consigliere comunale di T 01rino,
ed altri intere:ssati nella questione, io esposi la
cronistoria dd porto progettato, le ISIUe finalità
ed il suo fÌnélllilZÌamento.
« Dopo die furono discusse tutte le questioni relative, si deliberò che i due sindaci di Torino e <li Savona, a nome delle loro città, chiedessero al Governo La concessione del nuovo
1

r

150

porto; e a tal uopo i due sindaci mi invitarono
ad aocompagnarli ~ Roma il 4 maggio prossimo,
per trattare direttamente la questiOIIle col presidente del Consiglio e col minii stro Bonomi.
« Ottenuta la colil:oeistsione, si formerà un Comitato peir lo ,studio del finanziamento e l' esercizrio del por,t o . .
cc Tutti i convenuti al convegno di Torino sono del péµ"ere di non caricare al Governo la spesa occorrente per la costruzione del porto, che
sarà di circa 100 miJ!Ìoni, e di trovare di conseguenza il finanziamento con c apitali privati. Anche pier questo dovranno ess ere J)i-esi acc,oridli a
Roma sia per quanto riguarda la concessione,
sia per i sistemi dia a1doittare per i diritti di a111cor aggio e glii altri ce·s piti derivanti daH'esercizio.
1

LE INDUSTRIE META LLURGICHE
E CHIMICHE
CONTRO L'INVASIONE TEDESCA
Un importante argomento fu trattato a Milano, nella riun~one del Comitato n azionale per le
Tariffe doganali ed i Trattati di ommerc.io: la
tute1a da a,c cor,darsi, nel futurn r gime doganale, alle industrie meta,hliurgic h e e chimiche~
Questi due importantissimi rami deUa produzione nazionale sono stati per l'appunto i più
bersagliati dall'azione ostile e sopraffattrice dei
cartelli tedeschi, mentre i nostri m ccarusmi e
congegni doganali, cristalLizzati dalle irrÌil11ediabili stipulazioni dei Trattati i talo-g rm.anico, italo-austriaco e·d italo-svizzero , e resi da quei Trattati impegnativi ed iil'varialb ili p r un dodice111•r uo, erano insufficienti ed inadegu ati a tutelare
ed ,a soccor.r ere gli isforzi ,d ei no tri produttori
pe1 sottrarsi aHe imposizioni straniere.
Rimarrà memoranda la lotta combattuta dan
costruttori germanici di materiali idi ferro e· di
aiociaio - e specialmente di materiale ferroviario - per sbancare e distruggeire le nostre fabbriche di similari articoli : lotta tenaicemente e
insidiosamente condotta, sempre a ba!se di dumping, e cioè di prezzi rovinosi e inferiori a quelli vigenti suHo ,s tesso mercato germanico, e te:rminata infine con un accordo c he rilserv:ava all'a.ndustri,a germéllllica iparte de lle forniture italiane, ,dividendo il campo d ella contesa, in ibase
a prezzi concordati, fra le fabbriche nazionali e
le straniere.
'
Così è p[ena di ammonimenti la storia -delle
comquiste germaniche nel campo 1de'1la chimica.
La tariffa italiana, insufficientemente specificata
e, per di più, ri1dotta ancora a beneficio della
Germania, lha fasciato nella barriera ,d oganale
una quantità di brecce larghi~sime e di comode
finestre, traverso le quali gli esportatori tedeschi
héllllno potuto scendere dalle Alpi a imporre ai
nostri produttori ogni sorta .di condiziorui umi1

-----=-==-- - - -

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO

lianti, nunacciamdo a priori di creare una vita
impossibile a quell'mdustria che avesse osato
~orgere in ltaLia a conquistare il predominio che
m questo campo, come in altri, la Germania volev:a assicurato a sè pieno, a oluto ed incontrastato.
Ben a ragione, du~que, il Comitato nazionale
per le Tariffe ed 'i Trattati h po to allo studrio
argomenti di tale e 'SÌ vivo int r
per •a rnmonrire il Governo a 1110n ricad r n gli errori e nelle
imprevidenze che nel pa a to ci halJlilo posto in
balìa di col~ro che cop rt
nt allora, apertamente oggi, erano e r t o i no tri più temibili nemici.

PER UN ISTITUT NAZIONALE
DI C RAM/CA
È ISOlrta in seno al

za la propo ta di un inizi riva : quelJa di fondare in Fa n z ,
c nt , 1 Museo ed in ampliamento tr form zion d Ua Scuola Faentina di
Cerami , un I titut
azJionale idi Ceramica.
Scopo di qu to I tituto sar bbe quello di riiasdi r lizz r i mezzi che sono fonda,c d noi, per imprimere all'arte
it li n un indirizzo ed un carattere
i ntifico e d'arte, e, insieme, · di
r
rofìcu mente la prod-uzi001e, e cioè:
a) un
cuola pecializzarta, che formi tecnici e d
r tori sperti per la futura produzione
i p nsi che da tempo il Belgio, la RoBul aria - e non 'Paa-liamo degLi altri
i - hanno una Scuola siffatta, dhe a
tuttoira I);
b) 1 n L boratorio, o 'Stazione di ricerche e
di
ri nz , che illumini i produttori :nazionali,
d e,i qu li si metterà a disposiziorne;
.
) un' fficina, o fabbrica sul trpo delle glon os b lt ghe della rinascenza italiana, con tir ocini
bbligatorio, rria retribuito : fabbrica che
:rias um , mantenga e innovi la tradizione d'arte
iitali n in confronto dei maggiori centri esteri e
,del!
r ndi fabbriche nazionali di Framcia Germani , Inghilterra, ecc.;
'
d) un Sta111Za Comme_rciale, per 1a rappresentanza di fronte all'estero ,delle faibbr.iche nazion~li; . r la seipial~one dei fabbisogni di prodottt e di materie prime; per la raccolta studio
e divulg zio ne della · legislazione che i~teressi
quest'irndustria; per la ricerca e il col1o'Oamento
della man'? d'opera specializzata; ,per la co,rirett a pubblicità delle fabbriche nazionali anche all'estero, cc.; - col coTillpÌtto, altresì, ,dli indire
fiere p~ri~diche di ceramica, come un tem'Po faceva L1ps1a e come fanno ora Lione e Londra.

IL GRAVE CONFLITTO FRA LO STATO
E LA SOCIETÀ CONCESSIONARIA
DELL'ACQUEDOTTO PUGLIESE
Nenuneno ora, soVTastando aid ogni altra le
cure della guerra, il Governo sa d:istog1iersi da
sistemi clhe gli hanno dato così hei frutti in tempo ,d i pace! Chiii non sa quel che 'Succede aH'Acquedotto Pugliese? È questa il a maggiore impresa che sia stata forse tentata in Italia. ltn:numerevoli le difficoltà tecniche, superate senza che,
contro la bontà dell'opera, in gran parte compiuta, nessun tecnico abbia potuto sollevare obbiezioni; nel corso dei lavori, concessi, com'è
costume nostro, iin base ad un prev:entivo che &o
Stato sapeva inferiore al vero-, sii modifica iJ progetto, e dei lavori stessi si accresce la mole·
ritardi sopravvengo:no da parte del' Governo nel~
,J '.esame dei progetti e nelle approvazioni che
esso si è riservato di dare per la loro esecuzione, rita:ridri. che hanno proporzioni notevoli tanto
in val~re assoluto che in rapporto all'epoca, non
eccess1va, assegnata per condurre a termine l' opera.
Consegue da'. siffatta isituazione, - osserva la
Idea Nazionale, - che ~a Società conceissi001aria vie1I1e sorpmsa dal conflitto europeo prima
della fine ,d ei lavori, e prima che essa aibbia potuto condtlldere talune operazionrii necessarie al
successo finanziario. Ma circa 50 milioni sono
già investiti nell'impresa colossale, la quale è
pure così progredita dhe l'acqua, da ,d ue anni
fluisce a BaTi, fluisce a Taranto, dove la nostr~
e le squadre a1leate se ne servono. Ciò nonostante, cominciano a ma:nrufestarsi agitazioni ìocali; interessi in oontrasto con queHi dell'Ente
costruttore insorgono per chiederne nientemeno
che la decadenza o, in altre parole , la confìS'Ca
la quale riuscirehlbe· forse proficua a chi ha im~
pegni con la Società concessionaria, e se ne libererebbe, non all'iinteresse ,generale ,d el paese .
Il Gov,e mo dapprima resiste, convinto che la
s?luzion~ ragion,evole, queHa conforme aid equita, consista nell accordare alla Società utha proroga, la quale, nelle circostanze che abbiamo
esposte e che nessuno pensa a negare, rsareibbe
più che giustificata; in questo ordi:ne di idee
viene persino presentato alla Camera un 'd isegno di legge, appoggiato a importanti docUJinenti uffi<?iali che ne dimostrano la opportunità. Ma
la res1stenza, anche per le vicende parlamentari, è breve; si inizia, mutato il mini$trO, la proceidur~ per ,decadenza, la qualle avrà per effetto
la ~ovma, che no:n sarà senza ripe,rcussi001i dii
vairno genere, della Società concessionaria, e ren~erà necessarii nuovi stuidii, nuovi provvedimenti e, pur troppo, nuovi uffici crui a.ffidlare l'incarico di condurre a compimento lavori, che nel~
la loro ipaxte essenziale sono già terminati, e clhe

151

= = = = = -=

LE I. I. I. - - =

=- = = = = = = = = =

con un po• di buona volontà arrivere'bbero più
rapidamente alla fine, senza la brutalità idi una
confisca, che potrà' costar caro se sarà ritenuta
arhi,t raria.

I FIORI E GLI ORTAGGI
· Il 22 marzo u. s., il Go·verno deHa Repu!blbhca francese emise un divieto gene:rico, pU1bblicato su Le Journal officiel, del 24 detto mese, con
cui si limitava, a datare dal 27 marzo, la importaz;ione di tutte le 1m erci di provenienza e di origine straniera, meno quel:le ritm-ate soltanto pex
cointo del Governo, .derrate alimeintari, e ,q ualche materia prima per le indU1Strie. Senon!Chè, il
2 7 marzo -intervenne - folis •anche per le gener a•li ,proteste provocate in Francia dal decreto
- una tempor_anea sospeI1JSione del medesimo.
Ma, come è facile prevedere, la so1Sipensione norn
sarà duratura, ed allora, i fiori freschi recisi, che
hanno già preclusa la via ,dei maggiori ceintri di
esportazione, e che non potranno varcare neiffimeno la vicina frontier•a francese, reisteranno sui
mercati, .avviliti di prezzo, - per mancanza di
;ricerca., - e diverranno 1inutiliz21a1bili per mancamza di distillerie tra inoi.
Oltre i catte•dratici, anche le maggiori Società agricole ed ortic-ole, tra cui quelle regionali e
quelle centrali, hanno intravveduto ci.I ,graviJSSimo pericolo causato dal prossimo divieto francese, e pur avendone interessati i ministri degli
Esteri, ,del Comme,r cio, dell'Agricoltura, i de. putati della regione ,e quelli che chciameremo agrarii dissentono dal continuare la produzione
floreale. Di qui la necessità di -dare l'allarmi,
onde i floricolto ri limitino su'hito le colrure erbacee {garnfanii, violacciocdhe, e ·c c.), diminuendo arnche a,l di-softo di un terzo le estensi:ioni coltivate a fiori, sostituendole con le ortaglie. I sistemi irrigui validi per le colture floreali e le
specialissime concimaz;ioni dei terreni sono sicuro affidamento di renrdimento .imanediato e mass:iirno. Le veroure renderanno molto e non sarianno invano prodotte, potendo essere esportate
in altri centri italiani ove oggi manchino o difettino.
1

1

CREDITO NAVALE »
La Nuova Antologia pu,bbliÌica suff arg01Inento
<e

deil credito na'Vale uno srudio 1dell'on. Maggi.orino F er.raris. L'autore vi sOIStiene che, a parte
le particolarità tecniche, il credito navale deve
avere l.a stessa struttura economica -e finainzi•a ria
dei 1I1ostri Istituti di oredrito fondiario, regolati
dalla legge fondamentale del 16 luglio 19 I 5. L•a
entità dei capita1i necessarii alla ricostruzione
della marina mercaintile i1taliana è tale da rnndere necessaria l'emissione della « Carteilla na1

152

= = = = = = = = = = = = = = = = = = = = ==

vale». Lo Stato potrebbe in più modi favorirne
il co1lo·c amento, in modo da assicurar,e ai mutui
marittimi il minor ,s,a:ggio di interesse. L'i,s tituzione del credito navale deve essere aiccompag!Ilata da'lle riforme giuridiche e daHe agevolazioni
fiscali mdispensabili. Come abbiamo sette Istitufi di credito fondi,a rio, così possiamo avere diversi Istituti di credito navale. Allo stato attiua]e
delle cose, si p9ò prospettare un Istituto semipubblico, cosllituito dal Consmzio per s0ivvenziorn sopra titoli, ed un Istituto innestato sul
Credito marittimo, testè costituitosi a Roma. Sarebbe tuttavia diesiderabile anche ll!Ila Società
mutua di credito che, sor,g enld o per inci.zia'tivia
deHa Grande Federazione degli ArmatoTi lriJberi, c001ltri!bu:iS1Se potentemente a1l risorgimento
della marina libera, ohe l'on. Boselli ha iscritlto
nel ·programma del Governo.

« CARGO-BOATS » IN CEMENTO ARMATO
L'ing, comm. Giuseppe Ro:ta, colonnello del
Genio Navale, scru'Ve sui cargo-boats in cemento
arm1ato:
cc L •elevato prezzo ,dei materiali metaìhlici occorr.enti per la costruzione delle navi, - egli
dice, - e, soprattutto, il e difficoltà gravi, preSISochè insuperaibili, che oggi si frappongono al loiro approvvigionamento, sono cause eissenzJÌ:ali
del disagio che incombe sui nostri cantieri, disagio clhe rende infu-ubt!uose le pr()IVVidenze governative rivolte a mitigarlo, paralizzando gli sforzi che armatori e costruttori in genere, assieme
consorziati, sono disposti a sostenere, pur di
riagigiungere il fine -e ssenziale, da tutti invocato,
quale è quello di •a ccrescere il naviglio per trasporti, .di cui ha 'bisogno il paese. Crùsi molto simili traversano anche altre nazioni, pur :non belHgeranti, onde non reca meraviglia se in America, per esempio, si ricorra nuovamente aU'impiego del legno per costruire navi da 'Carico, caP'ac-i di portare fino a 3000 tonnellate, ccorntentan1dosi di velocità moderate : 8 nodi ,aLrora, ed iim,.
piegain:do motori a combustione interna.
cc Ag:giungo in proposito che presso gli Stati
Uniti ben 25 cantieri, molti ,dei quali apposiitamente creati, si occtl!pano, oggi, di queste speciali costruzioni.
cc Tale situazione, e la necessità assoluta nel,l a qU'ale trovasi la 111aZ'ione di avere navi e presto,
mi ha fatto pensare se non sia possci1bile, date le
condizioni del mercato, sfruttare, eccezionalmente, per le costruzioni navali, altro materi•ale
che può comporsi ~n paese ed ottenersi a prezzi
anc-ora convenienti: i:l cemento arirnato, e che
già tanto· impiego tr,o va nelle co,struz;ioni civili
in geinere ed in isipecie in quelle pei ponti, ove,
sormontanido ogni più ardita dciffioo1tà, si sosti-

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIA O
tuisice vittoriosamente aH' acéiaiio, ed t!Jl quelle
marittirme ove fronteggia con successo l'azione
dissolvente ideir aç:qua di mare. Un razionale
impiego di questo materiale, b n dattandone il
proporzionamento alle esigenze navali, mi sembrerebbe possa ir:iùscire vanta ggidso, asseirve!Ildo,
siia pure in modo transitorio, le sue particolari
caratteristiche al raggiungim :p.to di U1ll olbbiettivo che sta tanto a cuore alla azione.
« Con tutto ciò, '1'impiego d 1 beton armato
non 'Soppianterà l' indu tria ,d Ile costnraioni navali metalliche!
' « Deve però conven irsi
il ricorr rvi eccezionalmente, per mod t n vi da trasporto, in
periodi di tempo n e i quali 1' pprovvigionamento dei metalli riesca
1 diffi olto, o, oltr che
gravare notevolment
ull'
n nt dell spese, come si verific a
gidì. uò riuscire di qualclie vantaggio all'iind 1 l i
i trasporti, offrendo il mezzo di aurm nt
·n r ve teimpo il tonnellaggio.
« Piroscafi a se fo li b ton armato non richiedono, per la c o ru i
, pecialli :impianti nelle
località d 1 lit r I
v si vogliano approntare,
n ull'i
gnere na alle mezzi per
rend r
iff t
truzioni di pronta attuazione
e di i u1r v r o , iduc ndo al minimo il percoTso d
V
,cl
piaggia al mare, allo scopo
d i non
ttoporr lo scafo a cimenti ano:rnna1i.
M
n
qu ta la sede per trattare cLi simili
par ti c l ri.
<e r l
do attenzione a quanto avviene in
akri p
i, v diamo -apparire in1dizii che 1dimos tr r b ro, aid esempio, che iil Governo ingler 1 circostanze de11 momento, è indotto
a on · d rare l'impiego del beton armaito per
c o truir piccole navi merca1n:tili, e sembra che
in Norv gia una Società industriale iSia già sorta,
fort di buoni mezzn, per intrapTendere costruzioni analoghe. >>
I

u

n

di carne nè di latte. Si è aperto aid Hankeu un
impO!rtantissimo mercato di pellii di bufalo e di
cuocio m generale, dhe ha accentrato la produzione di tutte le province del bacino superiore
del Y àng-Tsè-Kiang; e dal 1906 esporta per un
vafore di più di 2 milioni franchi di taJ.ii ,peHi, eh~
vengono i1I1viate sui mercati ,d'Europa specrialmente, ma anche su quelli d'America e del Levante.
Sul mercato di Yunnan, e sipecia'l anente a Yunnan-Fou oppure a Mong-Tseu, il prezzo delle
pe1li di bufalo ha ragginmto da ,q ualche anno limiti altissimi.
Nel 1909 la pelle di bufolo si vendeva i 111 ragione di 190 piastre la itorunellata; nel 1912-13
r•aggillll1geva circa 230, 240 eld anclhe 250 piastre.
È ovvio che dall' aperitura delle ostiilità in Europa i co;rsi sono irregolarii,, ed ha'I111o raggiunto altezze sorpreI1Jden:ti: alla .fine del 1914, per
esempio , la pelle di bufalo era quotata a ciTca
620 piastre la tonnellata: questo prezzo einorme non si è mantenuto, ma si è a,g:g irato gemeralmente stiHe 250, 300, 350 piastre la tonnellata.
Si crede che il prezzo normale, fuori delle circostanze eccezionali dhe, come le preisenlti, possono influenzarlo, deblha tener si intorno alle 200250 piastre.
i on pretendiamo <li trattare a fondo la questione; ma ci sembra essenziale di attiraTe l' attenzione su di una industria non nuova veramente , ma suscetltiibile di prendere un grande sviluppo, e che sembra indicaita per l'Ita'l ia, almeno iin alcune sue parti, poichè è fra i pochi paesi di Europa che si dedica già all' allevallTlento
del bufalo, essa può moltiplicare questo animale con profitto, e può far be!Ileficiare l' in1dlustria
del cuoio di materia priana in più girande quantità, traendone ibu0i11.i risultati,.

UN' INDUSTRIA CHE POTREBBE SVILUPp ARSI IN /T ALIA : IL CUOIO DI BUFALO.

PER LA PROPRIETÀ INDUSTRIALE

Si ha occasione di constatare come l'iindustria
reclami sempre più il cuoio di bufalo, e di conseguenza interessa ,gr an:demente sviluppare la
produzione ,di queste pelli, c-011' ahlevaanenito del1' animale in un paese come l'Itailia, dove questo vùve in condizioni eoceilleniti, almeno in ailcune parti.
È degno di essere rilevato l'esempio dell!a Cina, dove da parecohi anni a1clliI1e granlc:Fi Case
dli esportazione hanno m0'11oipo1izzato il commercio delle pelli greggie di hufalo, benchè j
Cinesi non facciano realmente l',allev.amento, e
,gLi animali da essi posseduti siano unicamente
1destinati ai lavori agricoli, dal momento che lia
a1limentazione indigena non comporta consumo

Si è rilllilita al Ministero deH'lnrdustria, Comrmericio e Lavoro ·Da Commissione nominata per
lo studio delle più urgenti ed immeidiate Tiiforme
della legisla~ione 1della prop~ietà industriale, e
composita del senatore G. Ciamician, ,dei profossori Corbino, Vivante, T rincheri, idei Consigliere di Stato Furgiuele, e dei funzionaTii del Ministero V enezian e Giuliozzi.
11 miniistro, on. De Nava, ha aperto i 1aviori
deHa Commissiione con un breve ,discorso, nel
quale ha notato tutta l'importanza che può avere nel momento attuale la legislazione sulla
prnp~ietà industriale per assicurare ilo svi'luppo
del1' industria nazionale e la necessità quindi di
modidìoare le leggi vigenti per reI1Jderle atte a
1

153

LE I. I. I.

= = = = = = === = = =

: i.

:::i= =- =- = =

taile scolpo. Ha espresso anche voti che la Commissione po•SiSa concretare le sue proposte in
tempo per essere tiradotte in un &egno di legge da presentare aUa prossima riapertura deUa
Ca,mera.
La Commissione, dopo un breve scambio d~
veidute, si è aggiomata pe:r: poter preparare le
reilazioni su le varie questioni rproposte alla discu1ssione.

= = =- =- = = = = = = = = = = = = = = = = =

ne della situazione gra'VÌssitma; sentì che, come
spesso avviene, quando l'errore non è tutto 1da
U!Ila paiìte e Ja verità non è tutta 1dall' altra, questa era inel giusto mezzo; e ll'.'api,dla,m,e nte provv:i•de a che non venissero meno i mezzi necessad ad evitaire iJ minacciante cataclisma; e con
prudente sagacia, e pur reclamando le maggiori
garanzie a <liif.esa 1dehla incolumità dell' lstiituto e
a tutela del.Ja circolazione, mise in, 'Pochi giorni
a ms,posizione del mercato parecche centinawa
di milioni, salvando jJ paese .da una terribile criIL DIRETTORE GENERALE
si econotm ica ed effic,a cemente concorrendo ad
DELLA BANCA D'ITALIA
arumentare i·l prestigio politico dell'Italia.
cc Di questa pagina ·lumi1J1,o,s,a ed alta scritta da
L·Economista traiccia UIIlO schizzo d!e:li comm.
Bonaldo Stringher, d.i'I'ettoire generale rdella Bain- Bona'.lido Stringher, di questo segnalato servigio
ireso da .Ju!i alla causa nazionale, l'Italia ha il doca :d'1talia.
·
« Come gli uomini ,di azione isi giUJditc ano nei vere dli rico:ridairsi. »
momenti di difficoltà; come il valore dei genera'li
si mainitfesta e ·si iaipprezz,a in guerra, così le quaUN COMITATO FINANZIARIO
lità del direttoire generafo idi una grande Banca
ITALO-NORD-AMERICANO
di emissione si riv.elano qu·a ndo ii! ,paese attraversa una grave, pro,fonda crisi economaic a e fiPer iniziativa di un cospicuo finanziere di New
nanziaria. E la guerra, se non lha rivelato, ha
York, rappresentante UiI1 gruppo ,di importanti
però c,o nfermato in chiaro, eloquente modo, le
eminenti qualità 1del comm. Strin:gher. Basta ri- Banche americane, si è costituito - col concorcordare quale era la situazione del nO!stro pae- so di personalità del nostro mon1do d' affarli. se nei primi ,giorni 1dell' agosto 1914. Il panico un Comitato finanziario Italo-Nord-Americano.
che si •e ra irn,posseissaito degli animi, e che si ma- Il Comitato è presieduto dal prindp don Pronifestò con la corsa folle ,dei depo'Si tanti a~i I- speTo Cofonna, sindaco di Roma, e sono com
stituti di credito e ,di risparmio per ritirnre ~ lui a rappresentare l'elemento e gli interessi i~
depositi, e con la sparizione daUa circolaZ'Ìone taliani i si,gnori : AMo Ambron, avv. Maurizio
della moneta 'Slpi:cciola, si maniifesrtò ancora, Capuano, sen. ing. Carlo Esterle, ing. Dante Ferf.en,o meno anche più grav;e, co.n la enorme con- .raris, Cesare Goldmann, comm. Pio Per.r ene,
fusione che pe,r vase anche gli uomini dotati di dott. A,l herto Pirel1i, comm. Giovanni Silvestri,
S. E. il comm. Giuseppe Volpi. Gli enti americultuir<a e di senno.
<e Due tendenze opposte si maniif estarono· al- cani sii sono riservati di design1are i loro delegati.
1
lora : un1a, della quaile si fecero iba:ndiitori i cu- l'l nuovo Comitato si propone lo studio non so ltanto,
ma
l'attuazione
dopo
le
trattative
e
le
stodi dell'Arca santa 1della ciricolazione, i quali
ammonirono a non cedere ai clamori della foJi- convenzioni che potranno essere necessarie an1a ignorante e a iteinere bene stretti i co?1doni che coi puhblici poteri - di grandi 01pere ed indelfa borsa, per evitare UJn allargamento della traprese puiblhlicli.e e la creazione di nuove pooi1Iieolazione; l' alit ra, del'la quale ffi ifecell'.'o cam- tenti j,n,cJlustrie.
pi1oni i faciloni, i quaili propugnarono la necessità - niuno ha mai saputo perchè - 1dli restiIL PRESTITO ITALIANO A S. PAULO
rtuire tutti i depo~iti, qual che fosse la somma
(Brasile)
di biglietti di Banica oocoirrente.
« Non era difficile, in questo stat•o eh cose, di
A] Ministero del Tesoro sono ,g iunte ,l e sepeT1dere la VÌiSione esatta della situazione e dei guenti notizie di notevoli sottoscrizioni per pa,provvedimenti meglio i1donei a fronteggiairl1a recch:i milioni di lire a1l Prestito naznona•l e da
convenientemente; eidi è certo, 'a d ognii modo, parte di nostri connazionaili residenti a S. Pauche seguendo gli ,a mmonimenti degli uni o pie- lo del Brasile. Fra le maggiori figurano:
gandosi alle esortazioni ,deg;li altri, si sarebbe
Ditta Matarazzo, L. 1.000.000; Ditta comm.
andati, per opposte vi.e, inicontro ad una crisi Crespi, L. 1.000.000; Ditta coimm. Gamba, LidiJSastrosa di Banche o di, circolazi01D.e, dhe a- re 500.000; Ditta Pugl~si, L. 500.000; Comm. SiVTehbe fatto sentire la sua sinistra influenzia an- ciliano, L. 400.000; Matarazzo cav. Enrico, Liche su!lla condotta politica dell'Itailia.
re 300.000; Puglisi ffigtnora Zina, L. 200.000;
cç Ma i.l dirett0ire generale 1deHa Banca d'Ita- GioTgi Giuseppe, L. 200.000; Maggi EnTico, l.Jilia non isi smarrì, non tentennò, non eisitò un so- re 200.000; Matarazzo Attilio, L. 200.000; Melo moment~. Egli ebbe chiara e 1limpida la viisio- li1Io Giuiseippe, L. 200.000; ·Morganti Pietro, Li-

1.54

e:=========~===

RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE ITALIANO

L'IMPORTANZA DELLA CANAPE
re 200.000; Fratelli Santinoos, L. 200.000; Serraicchio Nicola, L. 200.000. Seguono a'1tri nostri
,hl l"a'ccolto clella canape, - ha detto il rag. Se22 connazi01I1alii pe.r L. 100. 000 ciascuno.
natore Borletti, presidente delle Tessciiture e Filature Riunite, in una intervista col Sole, - aJs..
surge oramai in Italia ad una Ì!mpo~tainza economica e finanziaria di primo ortline.
VENERGIA ELETTRICA
Se i prezzi illogricaimente eievati a cui è ormai
PER IL RISCALDAM~NTO
arrivato il prodotto agricolo, hanno portato aSi è riunita la Commi ion eh
·na il di-- giatezza in quei centri dove la coltivazione de'l
segno di . legge per l' es
·
assa sulla tessile si è iloca1izzaita e specializzata (Ferra.r ese,
energia · ,e lettrica usat
ento. La Bolog,nese, Napoletano}, non birsogna misconoCommislsione ha appr
e d ll'on. 'Sicere quale grande fattore rappTesenti attualSoleri. La relazione
neces- mente nella hiJancia commerciale, esportaziosità di favorire anche
· - ne di quella parte ,del raccolto che, esuberanido
luppo delle ,a1pplicaz ·
- sui !bisogni deJ.l'mdu~tria paesana, può attraverre l ':iimpo~ta,z ione 1d
sare il confine e procura.rei dell'oro.
raffronti col costo
Le ci.tre dell'attuale raccolto, che fu .tra i più
ed 1a gas che I
carsi, bastano del resto a dare esatta Ìlmrpresfu di per sè in
sione di quanto affermo. Ai corsi odierni, clhe
IU
fusione del rise
supel'lano le L. 300 al quinta:le, iil raccolto glorpratico ed ec
hale d'ltailia (che oscilla abitualmente da 900
manente ace
ad 1.200.000 quintali), che si presume non
li e mila
segna le vari
superi nell'attuale campagna gli 800 mila quindlif- ta•li, rappresenta un valore di circa 250.000.000.
domestiche
tenda al
fu ion .
Poi1ehè l'industria paesana nella sua compagid .
a che la conne attuale non può oonsumarre al di là deii 400
fisco con quelmila quintMi, altrettanti possono logicamente ve'che deve conniTe esportati per un valore cii circa 125 milioni.
ciare nel regolaLa canape è forse l'unico prodotto agr.icolo
risca1dlamento elettrico che abbia quasi quadruplicato di prezzo, senza
i di circuitli, separati e
che tanto aumento trovi fondamento tin un prodiretti ad evitare le fro- porzionale maggior costo della produzione ae a favorire tale diffusio- 1gr ari1a . Le ragioni vanno ricercaite nella condiziosi,s tema deU' abbonamento ne ,di privilegio nella quale venne a trovairsi la
li eseroenrtli impr,e se elettri- canape ita1liana dopo che le vicende 1deHa guere pr,o ponendo approvazione de'l
ra fecero scomparire le ca111api serlbe e francesi
legge, che, mentre non danneggia ed allontan·arono i lini russi, nella elevatezza
afferma la tendenza 1di aff,r -ettare till più del c•amhio, che - si risolve, nei ri-guar,d,i degli
d intenso sfruttamento delle nostre e- aoquiirenti forestieri, in un plus-prnveillto assai
I ttriche.
notevole, nella inevtitabile influenza che proviene dall' aiumeinto del valore rdi altri tessili, in prima linea il cotone, ed irnfine nella pure inevitaUN CONCORSO DI DIECIMILA LIRE
- bile specllilazione che aiccompagnò rutta l' ascePER ARTI ARTIFICIALI
isa dei corsi. Credo -c he l '.unico calmiere che il
Il Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere Governo avrebbe proficuamente potuto imporre
ed Arti ha deliberato l'apertura di un nuo;vo con una contemporanea diiisciplina delle espor« Premio Angelo Min-ich », da conferirsi per .tanide qua111tità, saTebbe stato quello sulla canaconcorso ai migliori apparecchi artificiali origi- pe. Il Governo, che ne aissoirhe oggi quasi totalnali od anche, se gid: conosciuti e in uso, note- mente i manufatti prodotti in ipaese, awebbe povolmente modificati o perfezionati, atti a rende- tuto irn tal modo risparmiare parecdhie dieci.ne
re mene;:, gravi le imperfezioni derivanti da mu- di milioni, senza provocare quegli in:conv.enientilazioni.
ti, tanto ,deplorati m altre inopportune disposiIl conc·o rso, che rÌlmarrà aperto fino al 31 di- zioni di questa natura.
cemibre 1919, è riser:vato ai soli citbadini italiani.
Al premio di lire cinquemila, assegnato dal
PER L'AVVENIRE
Reale Istituto, saranno aggirunte altre lire dnDELLA
FRUTTICOLTURA
ITALIANA
quemila per generosa ablazione del cittadino aIl 25 aprile, alle or,e 14, convennero a Roma,
mericano R. L. Coittenet. Il premio quindi rurninei locali della S. A. I., i signori : cav. Sgaravatti
ta di lire diecimila.

r

1

1

r

1

r

155

LE I. I. I.

== = = = == == ==== = = - = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

(Veneto); comm. lngeginoli (Lomibar.dfa); cav.
G. Roda (Piem0t11te); B. Lotti,
. Nerozzi, M.
Bianchi, T. Capecchi, L. Bianchi (Toscana); cav.
R. Scadattli• (Lazio). Presenziav1aino la riunione
l'on. Edoardo Ottavi, presidente, e .il cav. prof.
Andrea Cravino, segretario generaile ,d ella S.A.I.,
e i1l prof. VagliasimJdi,. segretario generale .della
A.0.P.I. Avevano aiderito, ·telegralfa!Illdo •s piarcen. .
ti per lia impossibilità di intervenire : Ghed~ni,
Stabi,l imento Orticolo Sao, Fratelli Van Den
Bone e
. Gribaldo (Veneto); Malagola (M.arche); Allegra (Sicilia); Marcatelli (Toscana); A.
Longone, L. Pirovan.o, G. Saida (Lombaridìa};
F ratell~ Bonfigl~oli, S. Borghi (iEmilia).
L'on. Ottavi a•s sunse la presidenza ,d ella .nun1one.
Fu st-abi1ito. di presentare ial Miniistero ,dli Agricoltura i seguenti desiderata :
<< 1. Si aderisce completamente aille finalità
propostesi dal Decreto, di ragg1ÌtungeTe, cioè, l'incx:emento e il mig1ioramento ideUa frutticoltura
n,azi,o nale, e si offu-e la propria coillaiborazione materide e morale;
« 2. - Si chiede siano CIÌ'I"coscritti i mezzi peT
raggiungere tali finalità alla istituzione o all' impianto di estesi fol.lltteti ·speTimenta1i - o stazion.i regionali sperimentali ,di frutticoltura, - iper
studiare e provare l'acclimazione, la seleziOiile,
la ihr.id.azione e iil tornaconto economico-agr,ario
delle specie e varietà più adatte e convenienti
a,llo 'Scopo;
cc 3. - Si opina essere opportuna la imme·diata nomma di una Commissione .mista - ,di tecnici e di pratici, - che, entro breviissiimo ·tempo,
rifeTisca quali sono Je 'SfJ)eC'ie e .le v.arietà idi f-rut . .
ta più aidatte e ,convenienti per :}'impianto dei
frutteti nelle singole Tegioni;
cc 4. - Si conviene nella distribuzione dli crnatrze allorquando nei frutteti sperimentali ve ne
saranno a ·sufficienza per la idiscribuzione;
cc 5. - Si rinnova il voto già espresso al Conweisso ,di Roma nel 1914, che, cio-è, intentenido
il Gov.erno studiare e fissare urt ,qcua1siasi programma ·per ti1 mig1lioramento 1dell'Ortico1ltura
Nazionaile, sia sentito il1 parere ·anche dei prati1

ci e isiano chiamate anche nei Corpi Consull tivi le
raippresentainze dell'Associazione Orticola Professionale Italiana. »
L' on. Raineri ricevette difatti la Commissione
e la intrattenne sull' ar,gomento, illustrando quali siano stati, anche in questo campo, i suoi
intendimenti e il nuovo indirizzo che egli vuole dare e imPTimere alla frutticultura nazionale. Di'StSe trattarsi di Stazioni sperimentali, suil
tipo delle altre che egli voHe i1s tituire o affermare, e cioè la Stazione Sperimen'ta1le di Ri,s icoltura
in Vercelli, 1a Stazione .di GranicO'ltura in Rieti,
la Stazione ,di Bi.etiwltura in Rovigo. Stazio~ che
perseguano scopo eminentemente tecnico e pura1mente •t ecnico; studino i mezzi per ,affrancare
la nostra frutticoltura dall'empirismo 'n cui oggi si trova, e che ne attuino 'i mezzi di risorsa ;
C'he facilitino il progrediTe della esportazione nostra di frutta da tavola aH'estero, c he ne unifichino i tipi, e li avviino con accUI'ato e adatto imballaiggio sui mercati di consumo, che moltiplichino soltanto le buone ,specie e varietà ,d~ frutta oggi esiistenti neHe .dive'l'lSe regioni italiane, e
ne rdiffon1dano altre a1datte ali11a industria ,delle
marrrne'1late (e ciò anche a complemento di quanto progres1So ha ottenuto e otterrà la bieticolrura
per lo Z1Ucdhero in lta1li1a) - e, se poss~biile, ne
accliimino albre dall'estero, e ne ottengano altre
in iposto. Ma, in ogni cais,o , poche specie e varietà di sicura riuscita e di ,garaintiti tipi,.
Oli industriali mtico1tori lo risoil veranno praticamente e commercialmente neJ. loTo campo; gli
agricoltori economicamente, attuando la vera
ifiruttico11 tura industriale intensiv:a; i fabibricanti
di marmellate industrialmente, potendo creare
il tipo italiano; e ,gli esportatori commercialmente, potendo presentare sui mercati esteri la
nostra ,produzione e imporla contro la concorrenza di altre regioni.
·
Quanto a1l.Ja rappresentanza dell'Associazione
nei Corpi Consultivi, il ministro Raineri si disse
l~eto di -accetta.re la -coUa:boTazione idei p:riatiici,
che egli ritiene utile~ fattiva, e promise di chiederla all'Associazione Orticola Proifession,a,l e.
Speriamo che così sia.

Relazioni,

Bila.nei

L'opera grandiosa della
Società Anonhna Italiana
Gio. Ansaldo ®. C.
Gli Stabili men ti
1. Slabilimento Meccanico - Sampierdarena - 2. Stabilimento per la Costruzione di Locomotive - Samp.ierdarena - 3. Stabilimento per la Costruzione delle Artiglierie - Sampierdarena - 4. Stabilimenfo della Fiumara per
Munizioni da guerra - Sampierdaren - 5. Stabilimento
per la Costruzione di Motori a Scoppio e Combustione Interna - San Martino (Sampierdarena) - 6. Stabilimento
per la Costruzione di Motori da Aviazione - San Martino
(Sampierdarena ) - 7. Fonderie di Acciaio - Campi (Cornigliano Ligure) - 8. Acciaierie e Fabbrica di Corazze Campi (Comigliano ILigur ) 9. Stabilimento Elett,·otecnico - Campi (Cornigliano Ligure) 10. Stabilimento Metallurgico Delta - Fegino (Cornigli.ano l.igure) - 11. Fonderia di Bronzo - F gino (Cornigliano L igure} - 12. Stabilimento per la Fabbricazione di Bossoli d'Artiglieria F gino ( orniglì no Ligure) 13. Cantieri Officine Savoia - orni li no igure - 14. Fab brica di tubi - Fegino
(Corni li no i ure) 15. Cantiere Aemnautico - Borzoli
(M r ) - 16. antiere Navale - Sestri Ponente - 17. Proi ttifi i An aldo tri Ponente - 18. Fonderie di Ghisa li - 19. Stabilimento fJer la Fabbricazione di Materiali R Jrattari - azzano (Serravalle Scrivia) - 20. Of-fì in Ali· tim nlo Navi - Molo Giano {Porto di Genova)
- 21 . Mini re di Cogne - Cogne (Valle d'Aosta) - 22. Stabilim nti El ·ttrosiderurgici - Aosta.

L A ss emb lea
1

li della sede legale, .in Roma, ha avuto luogo,
or 15 del 31 Marzo, l'Assemblea della Società Anolt li na « G.io. Ansaldo e C. ». Presiedeva il Presiomm. Pio Perrone; erano presenti l'Amministra1
to, Comm. Mario Perrone, i consiglieri ing. N~
bor oli ni, ing. Antonio O rnati, ecc. Erano rappJ"esentate
103. OI5 zioni.
Il
gretario, Comm . Arvv. MiHelire, dà lettura della re. lazi n del Consiglio d ' Amministrazione, i cui principali
a c nni vengono salutati da applausi.

Relaz ione del Consiglio
d A m m in i s trazione
1

Tutto prevedemmo e tutto predisponemmo per corrispondere alle esigenze della difesa, anche senza attendere suggerimenti ed incitamenti, rutto osando, rpur di a,ssolvere degnamente il sacro dovere che la salvezza d ella Patria imponeva alla nostra Industria.
La nostra opera è consistita nello sviluppo e nel miglioramento degli impianti es.i.stenti, e sopra tut.to nella creazione di nuovi mezzi di lavoro; l,a quale creaz ione si svolse attraverso a grandi difficoltà di ordine tecnico, amministrativo e finanziario, che misero a durà prova la nostra
costanza.

I tras porti n Il carbone . L e materie prime
Tre elementi sostanziali ci preoccuparono principaLmente per la miglb:.-e utilizzazione delle nostre officine, e cioè:
i trasporti - il carbone - le materie prime.
Per risolvere i gravissimi ed essenzrnl.i problemi relativi
all'approvvigionamento dei nostri Stab1ilimenti era indispensabile procurarci navi da carico con le quali ·importare
dal,l'estero le macchine occorrenti e le quantità enormi di
carbone e di materie prime che consumano e trasformano
fr nostri Stabilimenti, i quali, non avendo ass:~cmati i trasporti, invece di essere, come sono, in piena attività, avrebbero dovuto rimanere inoperosi e chiusi, con inoalcolaibrile danno della Nazione, oui sarebbero mancati gli strumenti bellici che le abbiamo fornito e che le provvediamo .
Malgrado però la preveggenza di queste necessità, non
possiamo dire di avere completamente risolto il problema,
perchè le circostanze creano sempre nuovi e maggiori bisogni, e d'altronde crescono le difficoltà per provvedere
regolarmente a tutti gli approvv,i gionarnenti dei nostri opificii.
In relazione a queste necessità, abbiamo dato un nuovo
e vigoroso impulso alla Società Nazionale di Navigazione, della quale V.i intrattenemmo nell'ultima assemblea,
aumentandone il capitale e la flotta.
Da ciò dipende, anche, la maggior cifra figurante in bilancio dei titoli di proprietà
Il penoso stato di cose generatosi in conseguenza della
guerra ci ha persuasi altresì della necessità di volgere la
mente allo studio di nuovi problemi industriali, la soluzione dei quali ridonderà, nel periodo dopo guerra, a vantaggio dell'economia nazionale, in quanto la avvierà verso l'emancipazione dalle esose pretese dei mercati stranieni. r:5a questo programma ebbe origine la nostra decisione
di partecipare alle Miniere di Cogne, nella V alle d'Aosta,
ed alia utilizzazione razionale, median te adeguati impianti, delle potenti forze idrauliche esistenti in quella regione . Così potremo conseg,uire, da una parte un alllll1ento
della produzione di quel nerbo della Guerra e dell'Jndus.tria che è acciaio; d'altro lato, l'avviamento della nostra
Società. verso un ramo speciale della siderurgia tuttora
mancante in Italia, per quanto indispensahile, e cioè la
produzione delle ghise d i alta qualità, che si ricollega a
quella degli acciai speciali cui è strettamente legata l'industria meccanica nazion ale.

11 Bil ncio dell'Esercizio 1916, che ci onoriamo di presentare alla Vostra approvazione, rispecchia e compendia
il lavoro che in questo tempo hanno eseguito i nostri Staibilimenti, attendendo , con ,l a febbrile attività richiesta dalle circo tanze, alla intensa produzione di innumerevoli strumenti da guerra, assecondando le iniziative degli Uomini eminenti cui è affidata la preparaz-ione dei mezzi per
combattere la guerra fino alla Vittoria. E Voi potete andar fieri dell'opera che la vostra Società ha saputo svo1gere in questo periodo per la difesa della Nazione.
Un grande a f:JtJen ire
Dati i mezzi industriali dei quali potevamo disporre, daQ uesta industri a è destinata ad un grande avvenire, ma
ta la preparazione tecn ica dovuta all'esperienza di una
lunga consuetudine di lavoro , ritenevamo ci incombesse le ghise speciali onde abbisogna, d oveva , quando poteva
verso la Patria un obbligo magigiore di quello spettante a averle, impor tarle dalla Svezia o d all'America. Orbene, H
nostro pro gramma tende a sottrarla a questa soggezione e a
quals,iasi altro cittadino.

r

157

LE/. I.

I.=================== = = = - = = - - - - = - - - = = = = = - -

colmare questa grave lacuna nella produzione metallurgica
nazionale , mediante gli impianti di Cogne e di Aosta. Mercè questi impianti, Je Acciaierie Nazionali specializzate ,
traendo profitto di un materiale ferrico che non teme
confronti, prodwranno e forniranno all'industria meccanica degli acciai insuperabili.
·
L'aumento, già effettuato, del capitale, che fu portato da
·30 a 45 milioni, e l'emissione di obbligazioni ipotecarie
per l'importo di lire 25 milioni, operazioni che voi approvaste nell'Assemblea straordinaria del 19 Ottobre scorso,
ebbero un esito veramente felice, che dimostra il largo credito goduto dalla nostra Società e che ci fu motivo di legittima soddisfazione.
Tali operazioni hanno contribuito all'incremento della
nostra Azienda; malgrado ciò, la cifra rilevante degli interessi passivi gravanti lo scorso Esercizio ed il notevole
aumento dei debiti , sono un indice eloquente dell'entità
dei sacrifici compiuti.
Questa maggior cifra di debiti d ipende dai nuov1 un pianti costruiti durante lo scorso anno, per la necessità di
portare le nostre Officine a quel progresso tecnico ed a
quella vastità di produzione che le es1genze richiedono,
nonchè dalla mole dei lavori in corso.
Per ovvie ragioru, che voi intuite, non possiamo darvi
particolari notizie circa l'attività dei nostri Stabilimenti
durante lo scorso Esercizio. Ci limitiamo a dirvi che la pro-·
duzione oro è ormai estesa a tutti gli elementi coi quali
si combatte questa aspra guerra, sia in terra come sopra
e sotto il mare e nel nuovo campo di 1batt1'l,glia del cielo .

Le difficoltà sormonta te
Questo breve e sommario riasstllilto dell'opera nostra non
è certamente sufficiente ad illustrarla in tutta la sua complessa mole ed in tutta la sua capitale importanza , e tan•
to meno a darvi esatta conoscenza delle difficoltà che sorsero ad intralciarla e che vincemmo a prezzo di uno sforzo tenace e continuo, sia nel campo tecnico che finanziario. E siamo lieti di manifestare la nostra piena soddisfazione iper il contributo intelligente , vclonteroso , disciplinato , che ci diede tutto il personale della Società, dai Di1rettori , Ingegneri, Personale tecnico ed amministrativo, alle grandi masse operaie. A tutti questi volonterosi, che nel
campo del lavoro hanno, con tanta fede e con tanto amore patrio, contribuito alla difesa del Paese ed all'opera della Società, vada il Vostro e nostro applauso, la Vostra e
nostra riconoscenza.
Sorretti dal Vostro apROg,gio e dalla nostra ferma volontà, proseguiremo senza tregua ed a costo di qualunque
sacrificio nel nostro prog-r amma, destinato, durante la guerra, a prepararne gli strumenti, e mirante anche, dopo la
pace, a fondare sul lavoro e sulla produzione la Civiltà restaurata e ad emancipare il Paese dal servaggio economico
vemo lo straniero, facendo sì ohe l' industria italiana possa misurarsi· degnamente nel campo della concorrenza internazionale.

Gli aum enti al personale
Anche i·n questo, come nello scorso Esercizio , certissimi
di interpretare i V ostri sentimenti, abbiamo dato il nostro
concorso in larga misura alle Opere di bepeficenza e di
soccorso; inoltre, il costante rincaro dei generi di prima
necessità ci indusse ad aumentare opportunamente le
paghe ai nostri operai e .le retri,buzioni di tutto il nostro
personale.
Prendemmo, altresì, larga parte, come era nostro dovere,
alla sottoscrizione dei Prestiti di Guerra.

158

Il dividendo
Il Bilancio che vi preseptiamo si chiude con u n utile di
L. 2.309.372,60. Vii proponiamo quindi di deliberare il riparto di un dividendo di L. 15 per ogni azione sociale. ·
In conformità delle disposizioni statutarie (art. 10), scadono d'ufficio, per compiuto quadriennio, il Consigliere e
Presidente del Consiglio, Comm. Pio Perrone, ed i Consiglieri Comm . lng. Antonio Ornati e Comm. Prof. Lazzaro
Ricci, tutti rieleggibili a norma dello statuto .
Vi invitiamo quindi a procedete alla nom ina di tre Consigheri, nonchè a quella d i tre Sindaci effettivi e due supplenti,.

L a relazione dei Sinda ci
Il Comm. Avv. Lorenzo Bozzo legge quindi la relazione
dei Sindaci :
Le deliberazioni da voi adottate nella seduta dell'Assemblea Straordinaria delli 19 Ottobre u. s . ebbero la loro piena esecuzione, onde ragione di vivo compiacimento per
ropera del Vostro Consiglio d'Amministrazione. La discrezione che l'ora presente impone a tu tti, non ci esime
dal segnalarvi lo sviluppo dei vostri e )'l.ti indu triali, che
anche col sussidio di opportune partecip azioni in altre industrie analoghe od ausiliarie, attesta l'utilit del p rogramma da voi costantemente approvato.
Il Bilancio che viene sottoposto alla v ostr approvazione è stato compilato d'accordo col vostro Consiglio d'Am ministrazione: esso è formato, come i prece d enti, secondo
quei critert di prudenza che specie l'attuale momento politico-economico consiglia .
La contabilità è regolarmente tenuta , e le ritture sociali irispondono al Bilancio, che raccomand iamo alla vostra
approvazione.
!L'esercizio 1916 si chiude con un profitto di L 2 milioni
e 309.372,t>0, sulla -;ui assegnazione tenuto conto d elle
disposizioni di legige e di statuto - siete chiamati a deliberare.
,I l vostro Consiglio, che con febbrile attività e chiara visione degli alti doveri verso il Paese , ha curato l'ampliamento ed il perfezionamento delle vostre officine, deve
trarre alto conforto all'assillante, conti nuo I varo nel nostro
plauso. Questo plauso è diretto al Presid e nte ed all' Amministratore Delegato, ideatori del pro gramm sociale, alle
Direzioni, al personale ed alle maestranze operaie, perchè tutti hanno cooperato con ferma ed opero a tenacia al
lavoro compiuto.

Roma, li 14 Marzo 1917.
I Sindaci
F.to LORENZO BOZZO
» MARIO FA TOZZI
» AGOSTINO VIRGILIO

L a r ielezione per acclama zion e dei consiglieri scaduti
II Presidente apre la discussione sulla relazione e sulle
proposte del Consiglio di Amministrazione. L'azio nista Piperno si diffonde in alcune osservazioni, alle quali risponde con parole sentita.mente patriottiche e con argomenti efficaci e concludenti il Presidente, Comm. Pio Perrone, il
cui discorso caJdo e sincero è vivamente applaudito. La
relazione e le relative proposte sono approvate ad unanimità.
L'azionista Piperno propone un saluto augurale al generale Cadorna; l'Assemblea sorge in piedi acclamando.
Il Consulente della Società, Avv. Luigi Parodi, illustra

RELAZIONI, ASSEMBLEE, BILANCI
alcune niodificazioni allo statuto sociale, che vengono approva te.
P er ccl
azione vengono rieletti i consi glieri scaduti
d ' ufficio p r compiuto quadriennio : Comm . Pio Per-rone, Comm . lng. Antonio Ornati. Al posto del Comm. Ric ci vien
· to l' avv . Alessandro Millelire Albini.
11 P r
ropone un saluto al Comm. Lazzaro Rie. ·
salute non gli permette di dar più l'ope. Si associa, a nome dei Sindaci, il ComSi approva, pure per acclamazione, che
Sin-ìaci effettivi i Sigg.: Avv. Lorenzo
ario Fantozzi e Avv. Agostino Virgilio;
Giuseppe Pesci e Dottor Giuseppe Ri-

servizio e per le famiglie dei richiamati dato 'dal Reparto
Viveri, istituzione la curi, iprovv.idenza va rivelandosi sempre più efficace, come può ded1Ursi anche dalle quantità
dei generi venduti, che da quintali 3500 nel 1915 sono saliti a 4360 quintali nel 1916; all'importo degli aiuti alle famiglie dei richiamati e delle varie altre spese di assistenza civile, in L. 312.336,98.
Infine, conferma quap.to è stato già reso d i pubblica ragione anche a mezzo della stampa cittadina a proposito
delle facilitazioni concesse al pubblico, d'accordo con l'Onorevole Comune, e che si imperniano essenzialmente sullo spostamento a lP:iazza Venezia del frazionamento a Li:re O, 10 in provenienza dalla Ferrovia, e viceversa, con la
facoltà dell'uso dei rimorchi per le linee percorrenti via
blea si è riunito il Consiglio d'Amm ini- Nazionale.
h confermato per acclamazione a PresidenLa relazione , poi, così prosegue :
t
Anonima haliana Gio . 8-nsaldo e C. il
·« Ad onta delle difficili condizioni del momento, non
abhiamo omesso di provvedere rigorosamente ai deperimenti e alle perdite cli valore del patrimonio sociale , in
quella misura e con quei cri terii che le condizioni particolari della nostra Azienda e la natura delle nostre concesccellente situazione del- sioni esigono.
cc Dopo ciò, possiamo proporvi anche in quest'anno di
ocietà Romana Tratn- ripartire
la differenza fra introiti e spese, ammontante a
L. 535.724, 12, ag.giunta al residuo utile dello scorso eserciOtnnibus.
w
zio di Lire 1A40,42, e quindi, in totale, la somma d i

L'

1

Marzo ebbe luogo l' Assembllea Generale nel modo seguente:
di codesta Società.
n sunto della Relazione del Consiglio di
a) Ai Sig.nor;i Azionisti, per N. 48.000
e.
azioni, in ragione dd L. 10 per azioun riverente saluto alla memoria degli imnti morti in guerra nel 1916, e un .augurio
sotto le a:nni, il Consiglio passa a dare
zio 1916, che si è svolto in mezzo a non
tecniche ed economiche per igli approvvimateriali ,occorrenti e ai disagi per i conle armi del personale pratico del servizio .
è chiuso con il s eguente risultato:
lessiva L. 7.774.355 ,65 , con llln aumento
, 3 sul precedente esercizio.
o fu dato da N. 72.966 .616 viaggiatori, con
i 4.733.785 su .q uelli dell'anno precedente.
· vetture-chilometro effettuato dal materiale
di 11.161.703, superi.ore di 173.753 a quelte esercizio, con una percorrenza media
Km. 169,7 a:l giorno, contro i Km. 166 ,7
constata poi gli eccellenti risultati economigiunti dall'eserdzio della Sotto-Stazione di
di via Baocina, tali da averlo deciso, non
le difficoltà attuali , al secondo passo già
via di sistemazione del1a alimentazione
un impianto analogo nello Stabilimento di
ltre di aver concordato con il Comune di
o di una linea tramviaria al Gianicolo e a
M
e annunzia ['esperimento imminente in servii2i
· i vetture ridotte a contenere soltanto viaggiat
, e destinate a sussidiare le vetrure ordinalinee e nei periodi di traffico più intenso;
h ha g,ià trovato imitatori non solo nel
Camune d i Rom , ma anche in altre ragguardevoli città
d'Italia.
li Consiglio accenna poi all'impiego dell'elemento femminile, oltre che alla distribuziione dei biglietti, anche alla condotta delle vetture; al vantaggio per il personale in

L. 537.164,54

ne •
· · · L. 48 0.000,b) 5% al Consiglio di Amministrazione
(art. 25 dello stahl to) L. 26.666,66
e) 5 % a disposizione del Consiglio per
1e erogazioni previste dallo stesso
articolo dello statuto
L. 26.666,67

L 533.333.33
riportando a nuovo .
L. 3.831 ,21
cc Essendosi distribuito nel mese di Ottobre scorso , per
l'esercizio 1916, un acconto dividendo di L. 5 per azione ,
il saldo dividendo di L. 5 verrà pagato a datare dal 16
aprile.
cc Dovete, infine, eleggere il Collegio Sindacale e fissarne
l'emolumento per l'esercizio 1917. »
!I..; Assemblea, udite .le .rdazi.oni del Consiglio di Amministrazione e del Collegi.o dei S i,ndaci ;
ipreso atto delle modificazioni di tariffe recentemente
concordate col Comune;
plaudendo all'opera degli Amministratori, dei Sindaci
e del Direttore, appr<Wa il Bilancio e il Conto Perdite e
Profitti per ranno 1916, e delibera il riparto in xagione di
L. 10 per azione ed il pagamento del saldo dividendq in
L. 5 a partire da} 16 Aprile 1917.
Il Consiglio di Amministxazione r,imane com.posto da:
Brisse cao. uff, avo , Alessandro; Esterle comm. ing.

Carlo, senatore; Gagliardi cav. avo. Giulio Cesare;
Genovesi comm. Filippo; Grismayer comm. prof.
ing. Egisto; Mazzanti comm. ing. Luigi; Pace commendator Giorgio.
Sono poi stati eletti Sindaci effettivj: Alibrandi cao. avo.
Paolo; Garavaglia ing. Carillo; Scotti gr. ufJ. aov.
Carlo. - A Sindaci supplenti: Ridolfi cao. uff. A n-

tonio; Rinaldi avo. Andrea.

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