Le Industrie Italiane Illustrate, n. 1, 1917

Contenuto

Le Industrie Italiane Illustrate, n. 1, 1917
Titolo originale
"Le industrie Italiane Illustrate"
Tipologia
Periodico a stampa
Descrizione
Copertina – Augusto Righi, il celebre fisico che con le sue scoperte ha permesso alla genialità di Guglielmo Marconi la creazione di una delle più grandi industrie moderne: la telegrafia senza fili.

Sommario:
- Alte personalità delle industrie italiane: Nino Ronco, p. 9
- Il nostro programma – Le I. I. I., p. 11
- Una visita ad Augusto Righi (con 5 illustrazioni) – Mario Missiroli, p. 19
- Lettera all’editore delle I. I. I. – Francesco Ruffini, Ministro della Pubblica Istruzione, p. 27
- Le Ferriere di Voltri (con 12 illustrazioni), p. 29
- Per una vigorosa politica industriale: Francesco Nitti, già Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, p. 35
- Verso una redenzione delle industrie italiane: Achille Loria dell’Università di Torino, p. 39
- Perché Genova divenga il massimo porto del Mediterraneo (con 10 illustrazioni), sotto gli auspici di Nino Ronco, Presidente del Consorzio Autonomo del Porto, p. 41
- La Navigazione Generale Italiana (con 23 illustrazioni), p. 63
- Nelle foreste è l’avvenire d’Italia: Ing. Pietro Verole, p. 75
- Per preparare gli industriali italiani ai nuovi e più ardui cimenti: Piero Giacosa, dell’Università di Torino, p. 81
- Gli aeroplani Caproni (con 6 illustrazioni), p. 83
- La pressione tributaria sulle industrie: Alberto Pavoni, Presidente della Federazione dei Collegi dei Ragionieri, p. 87
- La FIAT (con 12 illustrazioni), p. 91
- La costruzione di un grosso cannone: Ettore Bravetta, p. 97
- Gli stabilimenti Ansaldo (con 14 illustrazioni), p. 102
- Lo zucchero italiano: Felice Garelli, del Politecnico di Torino, p. 109
- Le iniziative di Milano – La nuova scuola di chimica: Egisto Roggero, p. 115
- La «magnesite» (con 12 illustrazioni, p. 117
- L’industria vinicola italiana: Arturo Marescalchi, Presidente della Società dei Viticultori Italiani, p. 123
- La ditta G. Milani e nipoti di Busto Arsizio (con 24 illustrazioni), p. 127
- Rassegna del Movimento Industriale Italiano nel mese di dicembre: Un convegno per le industrie chimiche; I combustibili nazionali; La mobilitazione industriale di pace; Per lo sviluppo della bachicoltura; Il risorgimento industriale d’Italia; I grandiosi progetti dell’on. Pantano; I risultati della mobilitazione industriale; La radica di Sardegna; Una centrale termoelettrica che funziona senza carbone; Il primo convegno nazionale degli industriali del freddo; Un vibrato ordine del giorno degli industriali liguri; Una proposta del senatore Esterle, p. 137

In terza di copertina si segnala la presenza di "Marche nazionalistiche - pubblicità patriottica" realizzate dalla casa editrice U. Marucelli & C. di Milano
Data testuale
1917 gennaio
Data topica
Milano
Consistenza
pp. 150
Stato di conservazione
Discreto
Soggetto produttore
Umberto Notari (1878 - 1950)
Identificativo
PER.000056/1
contenuto
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Augusto Righi, il celebre -fi_sico che con le sue scoperte ha permesso

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teiegrafia senza fili. (Vedere l'articolo di testo).,

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UN FASCICOL
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uoi prodotti in tutto il mondo. La fin della guerra troverà certamente que ta Ca a pre­
parata a quella maggiore e pan ione a
m l' Industria Italiana dovrà dedicar i onde con­
tribuir a far ricuperare al nostro Pae
1
normi ricchezze eh la guerra ta di truggendo.

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M M A R I

Gennaio 191
7

. 1

ALTE PERSONALITA DELLE INDU TRIE 1T LI
IL OSTRO PROGRAMMA - Le I. I. I.
UNA VISITA AD AUGUSTO RIGHI (con 5 illu lraz.)
FFINI,
LETTERA All.'EDITORE DELLE I. I. I. - F.
LE FERRIERE DI VOLTRI (con 12 illustraz.).
PER UNA VIGOROSA POLITIC INDU RI
Ministro di A. I. e C.
VERSO LA REDENZIO E DEU.E I OU RI IT I .I
RIA, dell'Università di Torin
PF.RCHÈ GENOVA DIVE GA IL M
RANEO (con 10 illustraz.), sotto gli auspi t di NtN

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39
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del Consorzio Autonomo del Porto

AVIGAZIONE GENERALE 1T LI
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' FLLE FORESTE È L'AVVENIRE D'ffALIA: lng.
PER PREPARARE GLI I DUSTRIALI 1TALIANI I
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DUI CIME TI: PIERO G1ACOSA, dell'Università di Torin
GLI AEROPLANI CAPRO I (con 6 illustraz.)
LA PRESSIONE TRIBUTARIA SULLE INDUSTRIE: ALB RTO PAVONI,
sidente della Federazione dei Collegi dei Ragionieri
LA F. I. A. T. (con 12 illustraz.)
LA COSTRUZIOf\.E DI UN GROSSO CANNONE: ETTORE BRAVETTA
GU STABILIMENTI ANSALDO (con 14 illustraz.)
LO ZUCCHERO ITALIANO: F. GARE.LU, del Politecnico di Torino

63
75
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Pr •­

LE INIZIATIVE DI MJLANO - La nuova Scuola di chimica: E. Rocc no
L:\ « MAG ESITE » (con 12 illustraz.)
L'INDUSTRIA VINICOLA ITALIA A: ARTURO MARE.S AL Hl, Pr sid nl'
Viticultori

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della Società dei

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italiani

LA DITTA G. MILAN! E !POTI DI BUSTO ARSIZIO ( n 24 illu lr).
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RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE IT LI
DI DICEMBRE - Un convegno per le industrie chi
ustibili nazionali - La mobilitazione industriale di po
luppo della bachicoltura - li riscr gimento industriale d'Italia
diosi progetti dell' on. Pantano - l risultati della mobi/itazi n indu­
striale - La radica di Sardegna - Una centrale termo- 1 tiri a che
funziona senza carbone - Il primo convegno nazional
d gli indu­
fJLriali del freddo - Un vibrato ordine del giorno degli indu triali li­
guri - Una proposta del senatore Ester/e .

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LE INDUSTRIE
ITALIANE
ILLUSTRATE
Anno I.

Milano, Gennaio 1917

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Milano, Piazza Cavou r, 5

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Presidente del Consorzio Autonomo del Porto di Genova

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BORA
NO A: LE
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STRI E
ITALIA
NE ILLU

UGO A O A, Sottose.giretario di Stato al
Ministero dei Trasporti.
Jng. RIC ARDO ARNO', del Politecnico
di Mi no
lng. GIU EPPE BElLUZZO. del Politecnico di Mi'lano
RAYETIA
E
IO, Senatore del Regno
AINDIANI
ORIA, Senatore del Regno
ICIAN, della Università
OMBO, Senatore del Re­
ANTE, direttore del­
occoni
' , Senatore del Regno
tore del Regno
· I, del Politecnico di
Re­
di Tod 1

Po!litecnico di

niv r ità di Pavia
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LUIGI LU
siglio
natore del
GUGLIELM
Regno
ARTURO MAR!E.SC
Hl.
id nte della
Società Vinicola lt li n .
D.r ANGELO MENOZZI, dir ttore della
R. Scuola Superiore di
ricolrtura di
Miilano
FRANOESCO NITTI, già Mini tro di A­
gric. lnd. e C.
EDOARDO PANTANO, i' Ministro di
A. I. e C.
VILFREDO P
d !l'Università di
Losann
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della FeALBERTO
der zi
i Ragionieri
G. B. PIR
arlamento
A. I. e C.
LUJCI RA
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del Consorzio
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Genova
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già Presidente del
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Prof. SRAF
rsità di Tor, ino
, Dire�tore GeneBON
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Mil no
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l Ca.mer di Commercio di Milano
Comm. GIOY N I SILVESTRI
r"\.L..,..,.J.,...,

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stro programma

Dia.mo a.l l'I t a.lia.
una. cosc1en
za. industria.le

Il

Il

L ,industria italiana, giovanissima - la
iovane fra i colossi europei - non
I . i può dire, che un ventennio.
11 cataclisma bellico che squassa il
m ndo intero, rha colta in quella crisi di
i t1 • rtezza e di disorientazione che è pro­
p r · della giovinezza.
ln un determinato momento (Agosto­
i mbre 1914) parve che tutta, o quasi,
l'industria italiana dovesse cedere di
I i nto alla pressione formidabile e si­
n l nea degli avvenimenti. Da un lato
v nne a mancare repentinamente la di­
n tecnica dei tedeschi su cui in
poggiava: dall'altro, strettezze fi­
rie in conseguenza del panico;
zione di materie prime; chiusure
li m reati, ecc.
'industria italiana, invece, tenne te­
Ila bufera.
nzi: per uno di quei prodigi di cui sol1 nostra stirpe è cap�ce, in soli due
11 ni,
cioè dalrinizio del 1915 ad oggi,
puto pervenire a quello stato di ma­
h le consente non soltanto di far
lle centuplicate esigenze della
nza esempi, voluta dall 1onore
zione e dal diritto della Umanità,
111 1
h n n he di portare un contributo
p

preziosissitno agli altri paesi belligeranti
ed alleati.
Talchè ci sentiamo di potere afferma­
re, con irreversibile convinzione non sce­
vra d'orgoglio, che, ove il sottosuolo della
Patria non fosse così avaro di minera­
li, le nostre industrie offrirebbero oggi a­
gli occhi attoniti del mondo un blocco di
potenza non inferiore a quello delle indu­
strie germaniche, inglesi o nord-america­
ne.
Ma una domanda imperativa assilla
pertanto le menti superiori: Sotto la sfer­
za delJa necessità gli industriali italiani,
veri taumaturghi, hanno saputo creare, si
può dire dal nulla, officine possenti e mae­
stranze agilissime: che faranno essi quan­
do quella sferza cesserà di percuotere?
Al grave quesito posto già da alcuni in­
signi statisti italiani, tra cui il Nitti e il
Pantano, gli industriali nostri non hanno
sin qui risposto, nè dimostrano di volere
per ora rispondere.
Vero è che le sorti della guerra posso­
no capovolgere da un momento all'altro i
piani più razionali e più meditati, di mo­
do che tesser progetti in tempo di guerra
potrebbe anche esser opra di ingenui o di
imprudenti; ma vero è anche che giun-

- 11 -

L.E· !. !. !. = = = = = = = = = = = = = = = = = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - gere alla pace senza alcun programma de- vi di una « coscienza industriale )) è dimo­
terminato, senza linee generali tracciate, strato da un fatto essenziale:
sarebbe per la nostra industria il disaL Stato, concezione astratta ed entità
politica, moral , sociale incorporea, si è
stra.
Gli industriali italiani, forse, si :fidano venuto a man a mano decomponendo, h.­
troppo di quello spirito di improvvisazio- no a tra f rm rst in una colJettività im­
ne e di adattamento che li trasse in due prenditric
anni alla odierna prosperità, ma essi saStatizz zi ni
municipalizzazioni di
rebbero ben poco avveduti se non misu- serv1z
l' ·i, monopolii, privative e sirassero sino da oggi il peso delle leggi del- mili, s
t tti
p tti di una erronea in·
la concorrenza le quali - cessate le osti- terpr
d 11 dinamica industriale,
lit' - andranno immediatamente a sosti- e co titu
f rmule frettolose, puerituire, scavalcando qualunque barriera le- li, ome p
di ivica amministrazione:
gislativa o doganale, le leggi della neces- statuite h
r lì p
sopperire a de:ficienze
sità che ora presiedono alla fortuna delle della pu bl ·
e che a lungo anda>r n le fonti naturali
industrie.
re snervan
Pare, dunque, a noi, indispensabile e della prod
d 11 ri chezza di una
urgente creare sin da questo momento, nazione.
uno stato di COSCIENZA INDUSTRIANei pa 1
lib n
p u ani, 1n quei
LE, vale a dire una particolare sensibili­ paesi, cioè, i
1
n id r l'industria
tà, in base alla quale sia da tutti percepito, quello eh 'essa è libera palestra
vorremn o dire « respirato )) il fattore IN­ di tutte le attivit
di tutto il be. Uniti, nell'AuDUSTRIA come quello che oggi costitui­ nessere socia e: n g
sce J' ossigeno nell'atmosfera delle nazio­ stralia, nel Can d',
ni più evolute, più forti.
pubblici (ferrovi , t ·l · ir ti, t lefoni) so­
Questa coscienza industriale manca an­ no lasciati - sotto
d ·hi
tr llo go­
cora all'Italia, che nella sua estrema gio­ vernativo, si intend , - 11 '' ndustria pri­
vinezza nazionale troppo si è pasciuta vata che, per la f rr
i d m b 'le legge
negli smaglianti ricordi dei grandi popo­ della concorrenz , · d fc
m nte li mi­
li spenti suoi avi, poco s'è cimentata nelle gliora.
azioni, non meno sfolgoranti, di altri gran­
u e imprenditoUno Stato industri 1
. . arr
· h pess1m1
di popoli contemporanei e vivi.
re: non può far
1 f
Cotesta coscienza industriale manca so- fari; se e contr
t r e o si fa depratutto
rubare.
v nto ir Italia
Da taluni ci mc
agli uomini politici �
11 'erario dalle
per il largo g tit
ai diplomatici;
e
hi:
mezzo mi­
p
ivative
dei
s
li
ai magistrati;
i
dustria
fosse
liardo
alranno
'='
.
agli intellettuali (scienziati e artisti) ;
rivata,
il
getti-­
r
lasciata
al
a
con
agli operai;
!
to sarehb
m n d
a molti tra gli industriali stessi.
ni di compagnie
Le ferrovie, n 11
ro azionisti. Nelprivat , arricchiron
ntano ogni anno
le mani dello Stat pr
Che i nostri uomini politici - ministri, uno sbilan 1 sempr piu grave; le assicu­
io !
deputati o enatori - siano pressochè pri- razioni, p gio che

***

12 -

=

= = - - - = - == == == == = = = = - -·

,
IL NOSTRO PROGRAMMA

potrebbe essere diversamente?
aziende sono affidate a funi >n I r ·
intelligenti ed integerrimi fin­
Quanto si è detto per gli uomini politi­
glia, ma non sorretti da quell'in­
stimolo che lega ognuno al pro­ ci, vale, purtroppo, anche per i diploma­
,,
;r · delle aziende a cui si partecipa: tici, ambasciatori e consoli, la cui genui­
na funzione dovrebbe essere quella di
l'i11t 'r
e.
t ta, ed altre ragioni che qui non è sentinelle avanzate, di missionarii e di
iI ·
di enumerare, attestano in modo pionieri infaticabili delle industrie e dei
bile che alla gestione delle gran­ commerci del paese che rappresentano�
cole industrie statizzate o munici­ costoro sono, invece, semplicemente dei
z t può presiedere soltanto l 'indif­ burocratici, quando non siano dei poli­
f «·r ,nza, quando non governi la corruzio- ziotti.
Per dare una pallida idea dell'assoluta
11., !
li, dunque, le ragioni che indussero mancanza di (( coscienza industriale )) che
ni di nazioni o di città, ad assumere strazia i nostri ordinamenti politici e di­
mie e atteggiamenti industriali che plomatici, basterà dire che allorquando un
,r
contro la loro natura e inducono a industriale italiano abbia bisogno di sa­
I 11 ni ben maggiori dei beneficii consegui­ pere presso quale Ditta di un determina­
to paese straniero possa appoggiare i pro­
I i,
pure conseguiti siano?
ln taluni casi (ferrovie, telegrafi) si pri prodotti per tentare di diffonderli in
li
: (( per superiori ragioni strategiche, quei mercati, ottiene, come risposta, un
mandato di comparizione deJJa Questura!
1 1il't ri, di sicurezza pubblica, ecc. n.
In ltri (assicurazioni) : (( infiltrazione Infatti, quel tal console o quel tale mi­
minio di capitale straniero� esodo al­ nistro richiesto della informazione com­
i'· ro di capitale nazionale n.
merciale, deve, per regolamento, trasmet­
tere
la risposta aÌ Ministero degli Esteri�
M non v'è industriale serio che, a col­
hio, non veda come lo Stato a­ il Ministero degli Esteri la rimette al Mi­
potuto e potrebbe medesimamen­ nistero dell'Interno; il Ministero dell'In­
aguardare i suoi interessi superiori terno la rinvia al Prefetto della provincia
11
nendo nella gestione privata delle ove risiede l'industriale interessato; il
.
,
industrie, con modi e mezzi altri- Prefetto la gira al Questore; il Questore
1
la consegna al delegato della giurisdizio­
111
fficaci e redditizi.
r gione vera, invece, risiede in quel­ ne, il quale, non avendo moduli particola­
I I
anza di coscienza industriale alla ri, spicca un mandato di comparizione con
cennavamo più. su, conseguenza cui s'invita il signor X. Y. (( a presentarsi,
della costituzione organica di un sotto pena ecc. ecc., alla sezione di Pub­
rlam nto che è composto per nove de­ blica sicurezza )) ! ! !
L'interessato s'affretta allarmato alla
i teoretici; di gente, cioè, uscita dalle
tJ 11 i
ità, che ha avuto dimestichezza Sezione, ove, con quel garbo che si respira
n libri, con tavolini di caffè, con nei recessi della P. S., gli vien comunicata
omizio, o con cattedre di con- la risposta alla informazione chiesta due o
, ·n j 'ri: con tutto quanto, insomma, sta. tre mesi prima ! !
In Germania - ci umilia doverla cita­
I iu lo
dall'industria, dal lavoro prare ad esempio - non viene nominat
''',, I
vita eale !
- 13 --

LE I. I. I. = = - = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - = = - =
console senza il benestare di uno specia­
le ufficio tecnico istituito dalle grandi as­
sociazioni industriali e commerciali tede­
sche che esigono dal candidato titoli e cer­
tificati di studi e di pratica in aziende di
industria o di commerc{o e non lauree in
belle lettere. legge o filosofia come si vuo­
le in Italia.

***

Che dire della magistratura?
Chi abbi� dovuto ricorrere ad essa, per
la sanzione di un principio, o per la tutela
di un diritto, ha potuto constatare ben fa­
cilmente come questo corpo. pur composto
di persone chiaroveggenti e probe, sia iso­
lato dal grande sistema vascolare delle in­
dustrie e dei commerci entro il quale scor­
re il più bel sangue della nazione!
Ad esempio. tutto il delicato funziona­
mento del credito sul quale riposa lo svi­
luppo industriale e commerciale, ha. nel­
la magistratura italiana, un nemico osti­
nato: lungaggini, rinvii, incompetenze, e
mille altre cavillosità e sofisticherie mor­
tificanti sono continuamente schierate a
difesa del debitore recalcitrante: sì che
l'industriale o il commerciante, reso e­
sperto dalla dura pratica, rinuncia il più
delle volte al ricupero del suo; diviene
diffidente; restringe il credito; riduce,
quindi. il giro dei propri affari. venendo
così a mancare alla ragione prima della
sua funzione, che è quella di estendere
senza posa il raggio delle proprie contrat­
tazioni.

***
on meno appartati dall'industria. se
non sordi od ostili ad essa, vivono in Ita­
lia sci nziati ed artisti, i quali. per l'inver­
so, dovrebbero essere dell'industria i più
acuti valutatori.
on v' ricchezza là dove non sia fiori-

re d'industrie e di commerci. Non v'è ar­
te e scienza dove non sia ricchezza.
Sì che industria, commercio. scienza e
arte costituiscono, si può ben dire, una
concatenazione genetica - nella quale la
fecondità dell'uno riverbera sulla fecondi­
tà dell'altro.
Ed è per questa mancanza di « coscienza
industriale > che noi vediamo in Italia
grandi clinici tenere in dispregio, ad e­
sempio, i prodotti dell \ndustria chimica;
gli industriali, alla lor volta, svalutare la
coop r zion d gli scienziati. dei quali si
limitan
d
parrare «attestati)) con
quale
· ·
di banca.
Ed
tessa mancanza di «cosci nz ·
·
he noi vediamo i più
ti, pittori, ecc., schergrandi rti t ·
nir i r nd ·
if t uri ri estranei alle
Muse
al
d mi (oh! il leggendario vitupe at
ri nt di formaggi!)
e questi, alla lor v lt • ripagare della me­
desima sprezzant m n t l'artista di gran­
de talento, ma refrattari
qualsiasi disci­
plina o scaltrezza ammm1 trativa.

***
Ma dove urge attivare il motore che
noi abbiamo definito (( coscienza indu­
striale )), lubrificarlo e rinforzarlo, affinchè
dia il massimo rendimento, si è tra gli o­
perai e tra gli industriali m desimi.
Fra gli operai, perch' da dottrine faci­
li quanto fallaci sono t ti ridotti a mac­
chine più brute di qu 11 eh essi gover­
nano; laddove il sens dell'individualità,
dell'amor proprio. dell
mulazione, se opportunamente ri v gliato e alimen­
tato da culture prof
i nali, da parteci­
pazioni sulle economi n Ile materie pri­
me ad essi affidate o da ssi trasformate,
da incoraggiamenti all particolari incli­
nazioni. da premii alle maggiori abilità,
- muterebbe rapidam nte la massa a-

- 14 -

= = == == = == == == == == - == == == == - = - - == == - - - - - -- - -- - - IL NOSTRO PROGRAMMA
gile, sobria ed intelligente del proletaria­
to industriale italiano, in una feconda po­
polazione di artieri, atta a creare, a molti­
plicare sempre più vaste e produttive offi­
cine.
- Ognuno de' miei soldati, diceva Na­
poleone, ha nel suo zaino un bastone di
maresciallo. Fate che ogni operaio italiano, entran­
do nell'officina, possa ogni mattino pen­
sare e sentire la possibilità di divenire un
capo od un padrone, e voi avrete risolto u­
no dei più grandi problemi del benessere
sociale e nazionale.

***
Quanto alla deticienza di « coscienza in­
dustriale >> in non pochi industriali italia­
ni, essa si rivela da tre fenomeni partico­
larmente importanti:

l.

ciativo,

Estrema debolezza del senso asso­
federativo e di organizzazione.

- Le poche associazioni industriali e­
istenti in Italia non reclutano che il ven­
ti per cento appena degli industriali eser­
itanti quella data industria: vero è che i
mitati direttivi di coteste associazioni
sseggono ben raramente quel sacro fuo­
del « proselitismo )) che è necessario a
r cogliere in un fascio potente le unità af­
ni sparpagliate e sbandate per tutto il
p se; ma vero è anche che le varie « uni­
sono pigre, indolenti nell'aderire, ne­
ligenti e peggio nel corrispondere il pro­
P i tributo. Le industrie costituite in as­
iazione si contano sulle dita: le sete, i
· t ni, la carta, l'elettrotecnica, la metal­
I ir ica e pochissime altre; il resto è anar­
·h i . Ciò costituisce la causa prima della
r nde sperequazione della rappresentan­
' industriale nel grembo dei Poteri legi1 tivi.
• i t no in Italia non meno di ottanta­
' ,ila industriali tra grandi e piccini; s1 m-

scriva ognuno nella propria associazione
o si costituiscano" in sodalizi ove questi
manchino, si amalgamino i sodalizi e le
associazioni in grandi corpi federativi, la­
sciando da banda, per carità! le distinzioni
regionali, e l'industria italiana disporrà co­
sì come l'inglese, la nord-americana e la
germanica di leve agili e poderose. E allo­
ra, sia che si negozino trattati commerciali
(non dimentichiamo che nel 1917 decado­
no tutti), sia che si discutano leggi capitali,
sia che si delineino movimenti operai, ben
diversi potranno essere i risultati e le con­
seguenze.

II. Difettosa interpretazione dei rap­
porti con le maestranze. - Qui vogliamo

alludere a quegli industriali che hanno nei
loro opitrci un numero rilevante di operai:
da 200 in su.
Cotesti industriali hanno scarsissimo
contatto col loro personale che rimane co­
sì alle dipendenze di capi-reparto e di di­
rettori tecnici. Parecchi industriali poi,
specie i grandissimi, si limitano a guidar le
loro aziende attraverso i consigli di am­
ministrazione, sì che ignorano la vita ve­
ra e reale che ferve nei loro stabilimenti
nei quali vanno, sì e no, una volta al mese.
Errore funesto: l'industriale deve cono­

scere tutti indistintamente i propri operai
anche se ne impiegasse diecimila; e inte­

ressarsi deve non soltanto alla qualità o
alla quantità del lavoro che essi produco­
no, ma alle condizioni del loro spirito, del­
la loro vita domestica, delle loro famiglie,
ecc., ecc.; potrà così l'industriale formarsi
un concetto realistico del valore individua­
le e complessivo delle maestranze posse­
dute; vagliare con giustizia punizioni e pro­
mozioni; reprimere abusi di intermediari;
smussare attriti; ottundere antipatie; ot­
tenere, in una parola, maggiore serietà,

maggiore ordine,

maggiore rendimento.

Quanti scioperi e quanti conflitti non si e­
vit-erebbero ove il capo vero e reale stesse

- 15

LE I. I. I.

- =---=--------------=-=

sempre in contatto diretto con i propri o­
perai!
III. Corta visione del grande e com­
plesso problema della pubblicità. - La ve­
rità è dura, ma bisogna dirla: in materia
di pubblicità la massa degli industriali i­
taliani è semplicemente analfabeta.
La maggioranza intende per pubblicità
l'imbastire alla meglio il proprio catalogo o
l'inserire qualche avviso sui giornali.
Ci sono industriali - specie tra quelli
che vanno per la maggiore .._ che a sentir
parlare di réclame sorridono tra lo sde­
gnoso ed il canzonatorio: - Ci scher­
zate! Pubblicità alle loro industrie co­
lossali? Che bisogno hanno essi di pub­
blicità? Forniture di milioni allo Stato� or··
dini dieci volte superiori alla pot nzi lita
della produzione... Pubblicità? Roba d
ciarlatani!...
Altri industriali - modesti negli affari
e nella mente, rispondono invece: - Pub­
blicità? no, no� non fa per noi� noi ab­
biamo il nostro giro normale, collochiamo
ogni anno tutto il nostro prodotto presso
la nostra clientela locale, assidua e sicu�
ra� noi non ne desideriamo di più: non vo·
gliamo aumentare i nostri affari� ci con­
tentiamo di quelli che abbiamo!. ..
on s'accorgono i primi - i presuntuo­
si - che la loro concezione è provinciale­
sca se non... venezuelana, che le fornitu­
re allo Stato sono industrie a f,ato corto
destinate a perir presto se non sorgano
da officine attrezzate a produrre contem­
poraneamente per il vero grande ed eter­
no consumatore che si chiama pubblico.
I secondi - le violette mammole non s'avvedono che la continenza o la ca­
stità in affari conduce in breve - ai tem­
pi nostri - alla morte.
La pubblicità è una scienza delicatissi­
ma per la quale occorrono larghezza di ve­
dute, -6.nezza psicologica, ardimento e,
spesso, ge ialità� ma essa garantisce co

munque e ovunque ai suoi cultori il suc­
cesso.
La potenza raggiunta dalle industrie in­
glesi, tedesche
nord-americane è dovu­
ta in grandis ima parte al fattore pubbli­
cità che in qu i paesi e maneggiata sotto
qualsiasi f rm , p r qualsiasi prodotto,
con una int
travolgente tutti gli o­
stacoli.
Imparin
d
n ti - cotesta scienza
, L 1 r
echi non ancora bene
1 · ri aggressivi dei grandi
terre inesplorate e

1n
la cui alitazi n
gni suo fl.ab 11 ,
postulati ai qu li
mano accennand
mentazioni e
COSl:

zioni -6.n qui e­
, 1 necessità in1 spirito pubbli1 indu tria fecondatri­
i volgono le
n1 messe.
osiffatta, alt tenderà a­
ttuarsi quei
t' di mano in
r · e no tr argo­
mp ndiarsi

LLE CAD
1) COST T
MERE LEGISL
A LA GHISSIU
RIAL!, AGRI­
MA BASE DI I
COLTORI, OPERAI. - L
TRAGRA DE MAGG O A ZA I AVVOCATI E
DI FU ZIO ARI
I
MPO E I
DUE RAMI DEL A LAM
TO O
RAPPRESE T
T
L'ITALIA
D'OGGI.
2) OPP
A QUALSIASI
LI STATALE O
FORMA DI M
A IZZAZIO I E
MU ICIPAL .
I RAPPRESE MU ICIPALIZZAZI
TA O L
ROV A DELLE I DU­
REGRESSO
STRIE ASS
T , U
16 -

=-----------------------------ELLA INDUSTRIA IN GENERALE,
U AFFLOSCIMENTO DELLA PUBLICA FINANZA, UN ONERE MAGGIORE PER I CITTADINI, CHIAMATI A SANARE CON NUOVI BALZELLI I DEFICIT DELLE AZIENDE STATIZZATE E MUNICIPALIZZATE.
3) RIFORMA RADICALE DEL SITEMA DI RECLUTAMENTO DI TUTTO IL PERSONALE DIPLOMATICO E
CO SOLARE, PROVENIENTE IN
GRAN PARTE DALLE UNIVERSITA',
DALLA
BUROCRAZIA, DALLA NOBIL,
TA E DALLA POLITICA SCADUTE.
4) ISTITUZIONE DI UNA SPECIALE MAGISTRATURA DELLE INDUSTRIE E DEI COMMERCI, ESSENDO LA MAGISTRATURA ORDINARIA
I IDONEA A GIUDICARE LA GRANDE DINAMICA DELLA PRODUZIOE, DEI TRAFFICI E DEL CREDITO.

IL NOSTRO PROGRAMMA

5) PROTEZIONE CONDIZIONATA E TEMPORANEA ALLE INDUSTRIE DI NUOVA CREAZIONE.
6) OPPOSIZIONE A QUALSIASI
ESPORTAZIONE D'UOMINI DA CUI
L'ITALIA NON TRASSE CHE UNA
RICCHEZZA ILLUSORIA E UNA UMILIAZIONE COSTANTE. - IL NOSTRO
PAESE DEVE GAREGGIARE SUI
MERCATI MONDIALI CON I PROPRI
PRODOTTI, E NO GIA' CON I PRO­
PRI EMIGRATI.
Questi, i capisaldi del nostro programma: intorno al quale - sorretti da un elet­
to manipolo di uomini « costruttivi )) chiamiamo a LAVORARE quanti in Ita­
lia - e sono legione - hanno tratto dai
propri studi, dalle proprie fatiche, dalle
proprie conquiste, le algebriche deduzio•
ni da noi esposte.
Le I. I. I.

.

.

Nei pross11n1 nutneri pubblichereino
i l tnateriale fotografico inviatoci
a tutto il
Diceinbre dei seguenti:

INDUSTRIE DEI TRA SPO RTI
Officine di Finalmarina per costruzioni Fenoviari - Offi in elettro-ferroviarie - Milano - Soc.
Anonima ing. PO!!Ui1io e C. per costruzioni a reo n ulich - T rino - La Transatlantica italiana Genova - Lloyd italiano - Genova - Soc. An.
vigli p r r ccordi e trasporti fluviali - Milano.

INDUSTRI E MECC A N ICHE
Fonderia milanese di acciaio - già Miani e Silv tri - Mil n - Offidne Stiegler - Milano - Co­
i tà AutomobiJi SPiA - Torino struzioni meccaniche Riva - E. L. Antoniazzi - T rin
.Ili Bonaildi - Crema - Officine Du­
La « Moto-Aratrice l> Pavesi e Tolotti - Milano . Vili
dolfo Spasciani - Bresda - lng.
bosch - Torino - Carrozzeria Diatto, Gar vini
il no - Acciaierie Danieli e C. G. Fachini e C. - Milano - Soc. An. Cali! o
Milano - Società italiana cc Ferrotaie » - Mii no.

CH I MI C HE

I N D US T R I E

lv
C. (colori e vernici) - Ce­
il no - So ietà F.lii Galtarossa M. Cappelli (lastre fotogra­
zional Prodotti Chimici -

Società generale per l'industria d Ila m gn i
nova - Società Nazionale prodotti himi i
m
(Stabilimenti per la faibbricazion d I
,rburo di
fiche) - Milano - Soc. Italiana l tlr
Milano.

INDUST RI E ELETTRICHE
Soc. elettro-tecnica Lombarda - Milano - R. R d

IND US T R I E

u s

1 lirica

gas) - Milano

ESTRA TTIVE

Ditta G. Luisi e C. (Marrmi) - Pietrasanta.

I N D

hi p r lu

Ili (

TR I E

T E

Ditta Giovanni Rossi - Milano - Sete cucirine
Milano
it
ficio Meccan�co G. Pezzullo - Frattamaggiore - Lanificio Pi tro
zotto - Maglie dJ sopra - Vicenza.

s s
zzol

rr ri

I L I

- Mi1 no - Canapihio - Lanificio Mar-

INDUSTRIE MANIFATTURIERE
Fabbrica biancheria F.lli Coen - Pescara - Fra telli Andr i ( pp lii di
{Firenze) - G. Lentati e fratello (biancheria) - Milano - Ri h rd-Gin
- I. Lemoigne. industria dello sughero - Mila no - Luigi
lano - Bottonificio A. F acheris e Figli - Bergamo - Soc.
F.lli Azzi (Laterizi) - Pinerolo Po.

li - Lastra e Signa
. - Docoia (Firenze)
trait
specchi) - Mihina - Milano -

IND US T R I E A LIMENTARI
Società <t Cervisia » fabbrica di birra - Genova - Birra P roni - R m
vio Lisetto - Noale (Venezia) - Società del surrogato di aff' ci: Italia

onigli ra razionale Sil­
- Milano.

INDUSTRIE POLIGRAF ICHE
I N D

La Sten - Torino - Stabilimento grafico G. Mo diano e C. - Mil no - Arti Grafiche Alterocca Terni - Arti grafiche <t La Sociale» - Ostiglia - G. B. Lamponi
. - Milano.

u s

T R I E

V A RI E

Stabilimento di articoli per bacolog,ia del cav. Pe ride Sacchi - r mona - A. Pietro Janetti (cotruzione apparecchi chirurgici) - Torino - G. Conti (macchinario sp ci le per maglierira) - Mi­
lano - Luigi Capazzuoli (fabbrica di scogli, grotte, acquari aJ:1tificiali)
iena - La Fibra vulca­
nizzata - Monza - Unione Sorrentina lavorazione arti ti a d 1 legno - Sorr nto - L. Vender e
C. (cementi) - Milano.

Mario Missiroli

UNA VISITA AD
AUGUSTO RIGHI
Un nostro egregio colla.bora.tore s1 e reca.to a.
visita.re per le I. I. i. l'illustre scienzia.to Augusto
Righi le cui scoperte permisero a.l genio di Gu­
glielmo Ma.rconi di crea.re una. delle più gra.ndi
industrie : la. telegra.fia. senza. fili.
vvicinando Augusto Righi si ha veramente

ha potuto concepire, in uno sforzo prodigioso di

fimpressione di trovarsi davanti ad un grande.

sintesi, l'immaterialità della

P

he volte ho avuto la sensazione della supe­

do ad energia tutta la solidità che ci circonda,

ri rità come quando ho avuto l'onore di essere

quasi per celebrare l'assoluta libertà dello spi­

vuto dall'illustre scienziato e di intrattener­

rito,

materia, riducen­

ridivenuto signore del tutto;

quest'uomo

on lui in cortese colloquio.

forte, alto, dallo sguardo maschio, dall'accento

i Augusto Righi si può dire con verità ciò

così bonariamente bolognese, che ascolta con in­

per abitudine si dice di tutti gli uomini che

dulgenza i visitatori più modesti, ai quali prodi­

entino qualche superiorità: che accoppia, cioè,

ga con liberalità di gran signore le più alte solu­

ienza e la modestia, la genialità di colui

zioni della scienza, sapendo vincere tutte le o­

rapì qualche segreto alla natura e la bontà,

scurità che si addensano nella mente dei pro­

I' t f bilità più squisita dei modi. Nessuna posa,

fani curiosi; questo geniale rappresentante del­

11

la scienza italiana, che ha scritto più di mille

una iattanza, nessun orgoglio: ma una sere­

n; 't di carattere che subito conquista, una chia-

memorie, ciascuna delle quali è un contributo

1

di idee, una pacatezza di espressione, una

nuovo di sapere e di luce, non ha mai ambito e

n peranza di giudizio, che ispirano simpatia e

cercato onori. Egli trascorre la sua vita intensa

•z

ed operosa, simile a quei benedettini che salva­

p tto.
ente subito la profonda verità di quella

rono il sapere classico nel medioevo, non per­

ima antica, secondo la quale scienza e mo­

dendo un'ora, sotto un'apparenza eguale e mono­

• .lit'

sono una stessa cosa. E, veramente, Au­

tona, provando e riprovando un medesimo espe­

Righi, prima di essere un grande scienzia­

rimento, costringendo nel linguaggio della ma­

una vera, un'alta personalità morale. La

tematica una lunga, elaborata speculazione me•

nz , per lui, non è una professione: è un sa­

talisica.

I zio. La sua vita può essere paragonata a
fil Il

di un asceta, tanto è lontana dai rumori

,I I
ndo, schiva delle miserie che avvelenano
I I i tenza nostra. Egli passa dieci ore al giorno
I 1

ratorio e dal laboratorio esce solo per

1 I I' tr

in casa, dove l'accoglie la più pura, la

Non vi pare interessante conoscere il pensie­
ro di questo scienziato eminente intorno alle re­
lazioni che corrono fra la scienza e la guerra?

LA SCIENZA E LA GUERRA.
Capitato

rena delle famiglie.
11

per caso.

all'Istituto

di

Fisica,

il

t'uomo insigne, che da quarant'anni scru-

fabbricato che sorge in via Irnerio, il quartiere

1 1 I , n tura, della quale ascolta con vigile men­

universitario, ebbi la ventura di intrattenermi a

I

il

ritmo misterioso e profondo, aprendo, di lungo con lui e di discorrere anche della guer­

I m I t> in tanto, qualche spiraglio di luce e di ve­

ra. Il suo pensiero circa le principali relazioni e­

, ; I 1, fin

sistenti fra la scienza e la guerra è molto chia­

a concepire la natura essenziale della

111 ti ri ; questo poeta (e, in realtà, la scienza, ro:
- Tutti sanno (mi dichiarò il professore)
11 llt• ipotesi supreme, vola come la poesia) che

- 19

h

LE I. I. I.
i progressi scientifici moderni, e

segnatamente

fesa e di distruzione. Ciò pm spiccatamente è

quelli tanto meravigliosi e rapidi compiuti dalle

accaduto in Germania, indubbiamente perchè co·

scienze sperimentali, e in particolare dalla hai•

là i cultori delle scienze sono relativamente più

ca e dalla chimica, hanno avuto ed hanno tutta-

numerosi, e più che altrove tenuti in altissima

via una considerevole inB.uenza sui metodi di
guerra. E ciò è cosa naturale, perchè ad ogni sco�

considerazione, anche dallo stesso governo, sem.,
pre larghissim per essi di mezzi di studio e di

perta di qualche importanza seguono sempre in-

adeguati comp nsi. Per converso è da ritenersi

numerevoli tentativi aventi come scopo il rica-

che la grande guerra attuale, sull'esito della qu:-1-

var::'le qualche applicazione, che risulti utile al-

le non pu' ormai essere dubbio, abbia ad eser-

IL PROF. RIGHI ME TRE ESEGUE
E LA SCUOLA U 'ESPERfE
DELL' A A LOGIA FRA SCARICHE ELETTRICHE
la

generalità,

oppure vantaggiosa soltanto per

citare sulla scienza un influ so grandemente be�

chi la trova o pei -fini s:_Jeciali per cui fu ricerca­

nehco, non sol

ta; e questi hni possono essere tutt'altro che u­

te raggiunta.

ora, ma an he a pace felicemen­

lnfatti, le nazioni, p r

tili al consorzio umano.

TRAT!VA

ui fu comodo finora

Ed appunto è accaduto che, mentre sono an­ l'importare macchine, trumenti o prodotti indi­
ntinuamente moltiplicandosi le cognizio� spensabili, saranno indotte a compiere ogni mag­
date
ni tecni hc e perfezionandosi le più utili indu­ gior sforzo per sviluppare la propria produzione.
strie, e mentre si è a cresciuta l'efficacia dei Orbene, quando ac adrà che i cultori della scien­
mezzi di difesa della vita umana contro ogni za pura siano spesso chiamati a contribuire aila
specie di attacchi, sono in pari tempo divenuti soluzione di problemi tecnici o industriali, anche
più possenti e inumani i mezzi guerreschi di of-

la scienza ne sarà avvantaggiata, perchè il più

- 20 -

-------===--====---- ___ ---

AUGUSTO RJGHJ

UNA VISITA AD AUGUSTO RIGHI

I.E I. I. I.
delle volte i tentativi e gli studi istituiti a sco­

liana, del resto già promettentissima, nel cam­

po pratico porgono occasione a ricerche e sco­

po dei macchinari elettrici ed in quello degli

perte aventi interesse scientihco.

strumenti

di

precisione

e

d'uso

strettamente

questo affiata­

scientihco. Si farebbe infatti un passo falso se

mento fra la scienza e il mondo dell'industria e

si esagerasse, come pare si tenda oggi a fare,

della pratica?

nel favorire tutto ciò che promette immediata

-

Bisognerà

quindi favorire

- Naturalmente. E in primo luogo bisognerà utilità prati a,
quale è e

che è suo dovere aggiungere al proprio lavoro

progresso intellettuale e d'ogni maggior benes­

di ricerca un lavoro, forse meno gradito ma non

sere dell 'um nità.

meno

GLI STUDI SCIENTIFICI IN ITALIA.

importante,

di

divulgazione

scientihca,

mercè conferenze o pubblicazioni, se non pro­
priamente 'popolari. almeno di tale indole, che
valga ad interessare ad esse le persone non pr�

- Si

arà

scapito della Scienza pura, la

che ogni cultore della scienza pura si persuada

empre la sorgente prima di ogni

for e trascurate le Scienze pure m

n

Italia 7
nz.1 m Italia il governo non fu

ve di qualche coltura. Ma in secondo luogo biso­

tori scientiiici, e per quan­

gnerà rendere possibile con opportuni provvedi­

riconoscere

menti una attiva collaborazione dei Laboratori
scientiiici nello studio delle innovazioni e dei

nde arricchire il mio Isti­

perfezionamenti tecnici ed industriali. In Italia

ti per le ricerche

e presso altre nazioni ci si sta seriamente pen­

fatto di dotazio­

sando.

olto al di sotto

L'ESEMPIO DELL'INGHILTERRA.

i sono conside­
parlato dell'In­

r

- In Inghilterra, ad esempio.
- Precisamente. Deve sapere che non è

che raramente

sussidi, però generalmente

olo

hi

da pochi mesi che là si lavora per quello scopo;

dando

ma dall'anno scorso v'è stato un improvviso ri­

non è

suo governo,
mento, ha or
rra, sentito il
te le dotazio­

sveglio, che molti attribuiscono all'eco che ebbe bisogn
un discorso del Ramsay, l'illustre scopritore dei

ni assegn

gas rari dell'atmosfera. Quel discorso fu pronun­

niversità.

ciato il primo luglio del 1915 nella nona riunio­

ntali delle U-

e

- Avrebbe

ne annua della Brit1°sh Sc1·ence Guild, associazio­

torno alle questioni

ne sorta una decina di anni fa collo scopo preci­

una delle ultime

n Senato in
vane co-

so di promuovere più intimi contatti fra Scienza

- Veramente

ed Industria, Istruzione e Politica. Le discussio­

se, per esempio d

iose esigen­

ni sollevate da quel discorso furono vivissime, ze burocratiche d

necessità di

tors'anche perchè sir Ramsay osò deplorare l'ab­ incoraggiare

e d'età dei

erte

bondanza di avvocati e l'assenza di uomini di professori...
- Di questo m'inter
scienza fra i governanti del suo paese.
- Non era mia int nzi

La decima riunione della Sc1·ence GU1'ld ebbe
luogo lo scorso maggio, e dai resoconti, che eb­

delicatissima questione, m

he un ltr
bi occasione di leggere, si desume che sono già circostanza
chi istanti prima di

all'opera numerosi comitati, aventi scopi ben de­

r i particolarmente.
tr ttare di questa
v1 fui indotto dalla
n t re, che parlò pomi e sul tappeto. Si

hniti, ma tutti colla mira principale di dar vita tratta della abolizion , de id rata da qualcuno,
o maggior vigore a quelle industrie, per le qua­

dell'articolo 123 della le ge della istruzione su-

li anche l'Inghilterra è tributaria di altri paesi. penore.

-?

Fra altro•si è pensato alla fondazione di un Isti­

- È un articolo transitorio, in virtù del qua•

tuto di Ott1°ca tecnica. Nella patria di Campani,

.di Amici, di Porro, ecc., le cui invenzioni nel le i professori, che

ià avevano il grado di or­

campo degli strumenti ottici vennero sfruttate dinario all'attuazione della legge Rava del 19
( valga ad esempio il cannocchiale a

luglio 1909, possono restare al loro posto anche

prisma oggi tanto diffuso) sarebbe doveroso fa­

dopo compiuto il 75.o anno di età, se il Consi­

all'estero

re altrettanto. Nè meno vantaggioso riescirebbe

glio Superiore della P. I. li giudica degni del­

Tincoraggiare ed intensificare la produzione ita-

l'applicazione dell'articolo 24. Questo poi non· è

- 22

UNA VISITA AD AUGUSTO RIGHI
llro che l'antico articolo 69 della legge Casati,
m

ui si parla delle persone degne di essere chia­
te ad una cattedra, senza concorso. E sicco­
il tacere poteva essere interpretato come ap­

giustizia. Infatti, un professore di Storia oppure
di Calcolo, quello di Greco come quello di Dirit­
to Romano, anche se collocati a riposo possono,
se lo desiderano, e se sono ancora in grado di

vazione o almeno come indifferenza da par­

farlo, continuare i propri studi, facendo così e­

Vorrebbe accennarmele?
A prima vista quella abolizione può sem•

mica o di Fisica o di Istologia ecc., viene col col­

l • mia, così credetti di dovere subito dichiarare ventualmente progredire la scienza a maggior
gloria della patria. Invece, il professore di Chi­
mio diverso parere esponendone le ragioni.

a

locamento a riposo da un giorno all'altro crudel-

AUGUSTO RIGHI IN LABORATORIO
l,r

e una misura giusta ed una uniformità di mente condannato ad una forzata impotenza
tamento. Ma questo è uno dei tanti errori scientifica, quand'anche le sue condizioni fisiche
•11i conduce una incompleta conoscenza di quel- e intellettuali siano tali da permettergli di colti­
1' nte multiforme che dicesi Università, che non vare ancora con frutto la scienza. Al matemati­
t ,·

mpre arriva a conoscere in ogni intimo detta­

co o al letterato bastano carta e libri per conti­
( e in particolare poi in quanto si riferisce nuare i suoi studi; ma al hsico o al chimico è in­
v ri Istituti sperimentali, fra i quali non se dispensabile il rispettivo laboratorio. Si tratta

trovano forse due che non abbiano esigenze dunque di un crudele trattamento, specialmente
rse) anche chi abbia a lungo frequentata poi se, come quasi sempre avviene, quel labo­
l'università per acquistarvi un grado accademico. ratorio rappresenta il risultato di una indefessa
L realtà è questa, che sotto l'apparente unifor­ opera personale del suo direttore.
mit

di trattamento si nasconde una grande in-

- 23

Conclusi il breve discorso raccomandando che�

LE I. I. /.
se l'abolizione in discorso dovesse essere messa

in

discussione, si pensi prima di tutto ad oppor­

ricalo, che ad ogni costo bisognerebbe scongiu­

rare. Per un complesso di avverse circostanze�

tuni temperamenti, che tolgano di mezzo il gra­ aventi carattere permanente, che non potrei spie­
vissimo

inconveniente.

Ma

fermamente

credo

che• assai meglio sarebbe fare come in altri pae­

si, in

garle in poche parole, da qualche anno a questa

parte

cui al vecchio ma ancor scientificamente ra)

(e quindi indipendentemente dalla guer­

diviene di

più

in

più

difficile

il

trovare

attivo professore è conservata la direzione del giovani che sappiano e vogliano assumere la ca­

rispettivo Istituto, e si affida ad un giovane pro­

rica di a

ne si sappia che, contrariamente all'opinione di

sti nostri utili

fessore straordinario l'insegnamento orale. È be­
quelli che non sanno rendersi conto delle gran­

di differenze esistenti fra le varie discipline, le

te un gi

lezioni dalla cattedra non c0stituiscono affatto

il

· sten te per certe cattedre, quelle di

fisica in ispe ie,

icchè spesso ci mancano que­

ooperatori. E siccome difficilmen­

ne pu'

un1 er 1

ria, senza avere modo di occu­

ri mente per qualche anno (sia pure col

più importante compito per un professore uni­

versitario di una scienza sperimentale.

tip ndi

di assistente) in un grande la­

la1niver itario,

UN GRAVE PERICOLO.

nnmcnte copra la cattedra uni­

- Ella ha accennato, mi pare, anche ad altri

fr

quazione ( anche questa dissimulata da un 'appa­

per la quale,

mentre le dotazioni annue assegnate agli Isti­

tuti sperimentali Gono press'a poco uguali per
le varie università, quelli esistenti nell'alta Ita­

lia devono devolvere buona parte delle dotazio­

ni stesse all'acquisto del combustibile necessa­

rio pel riscaldamento dei loro vasti e numerosi

locali; con che naturalmente i mezzi indispensa­

bili per far fronte ai consumi ed agli acquisti di

materiali, strumenti e macchine divengono in­

sufficienti. Ricordo sempre con compiacenza che

quando per la prima volta in Senato richiamai

l'attenzione su queste deplorevoli anomalie, su­

bito dopo si alzò di scatto il venerando Finali

per

rotestare contro un tale stato di cose, del

quale si disse altamente sorpreso. Sono tornato

più tardi sullo stesso argomento, e sempre

il

�ti,.

n1stro riconobbe eh'io avevo perfettamente ra­
gione;

li

prima volta, l'ingiustificabile spere­

rente uniformità di trattamento)

ma l'invocato provvedimento si aspetta

ancora. Non so poi che cosa accadrà l'anno ven­

11

scientifico.

rabilc, si addiverrà ad un

er lei meno interessanti. Così lament i, e

la

altro un più che probabi­

, l li

- Trattai infatti anche di altre cose; ma f r·

non per

osì prima o poi indub­

rifì. herà una uguale difficoltà a

argomenti?
se

a cumulare i titoli necessari

onseguire mediante concorso la cat-

z1on

i endio agli assisten­

ibile quella collabora­

li

1

problemi t
poco f ,

1·1

1

decadenza.
Preso

Amaduzzi

ella vi i �

dei

il

quali

prevenire la temuta
r Ri hi, ho prohtta­

onged

u id to dal professor

to dell'occasi ne
informazioni

per chiedergÌi
e

sull 'I

sui

lavori

o cupandosi.

pr f.

prof. Amaduzzi,

allo studio dei

li, di cui le parlai

Il

ttedra di Fisica

h

, ed ha un inca­

nell'Istituto Tecni

llievo del Righi

rico universitari , fu
e lo supplisce sulla

li

altrove da altri dov n.

ndo e trattenuto

LE NUOVE RICERCHE DEL RIGHI.
ual he informazio•

Chiesto al pr f. A,

ne sugli studi dei q ali

1

to il prof. Righi, egli mi h
CO

si è occupa­

presso a po·

COSÌ:

- La maggior par e d Ile ricerche da lui com­

turo in alcune università dell'alta Italia, visto piute in questi ultimi nnni riduardano la moder•

che, in causa dell'altissimo prezzo del combu­
stibile, neppure l'intera dotazione per certi I­

na grande teoria el ttronica, che, nata e svilup·

stituti hasterebbe a provvedere alla spesa di ri­

per
pata soprattutt
William Crookes a

cendo, si andrebbe incontro alla impossibilità

soha naturale. Tale arg mento fu sempre il pre·

fondi a ciò necessari.

getto delle sue ricer :ie, sin da quando il Croo­

qualche cosa. ,._,i tratta di un grave e sicuro pe-

tali sulla così detta mater,"a rad1"ante. Infatti, pur

scaldamento, senza considerare poi che, così fa­

pera dei fisici inglesi da

J. J.

nuove basi i concetti

Thomson, ha messo su

fondamentali della Filo­

di fare funzionare l'Istituto per ma canza dei ferito dal Righi, giacche ad intervalli formò og­
Di un ultimo argomento posso, se vuole, dirle kes pubblicò le sue celebri ricerche sperimen­

- 24-

-------------------------- UNA VISITA AD AUGUSTO RIGHI
ndosi in quaranta e più anni d'instancabile cerche del Righi è il comportamento nuovo dei
ività scientihca occupato di mille altri argo-

joni e degli elettroni, allorchè essi sono esposti

nti. come per esempio dell'Ottica delle osc,l-

all'azione di potenti forze magnetiche. Nascono

i

ni elettriche, che ha condotto alle g'tandio- in tal caso nuovi ed interessantissimi fenomeni,
pplicazioni pratiche che •tutti conoscono, egli come per esempio quelli cui il Righi ha dato il
di

rotazioni jonomagnetiche

mpre intercalato a tali svariate ricerche al-

nome

ul soggetto favorito. In questi ultimi anni

assunti da corpi mobili posti entro un gas con­

;1 Rtghi è andato altresì occ�pandosi della gran-

tenente joni ed elettroni), e come tanti e tanti

ona della struttura della materia e degli

altri da lui de�critti. La grande importanza di

111

(movimenti

CHI CLASSICI AER LE ESPERIENZE SULLE O lDE ELETTRICHE IN FUNZIO E PER
DIMOSTRARE LE LEGGI DELLA RIFLESSIO E DEILLE ONDE
costituiscono, cioè j oni (atomi queste estesissime ricerche risiede in ciò, che
i neutri, ed elettroni.

essendosi con esse realizzati nuovi e spesso cu­

i tanto oggi si parla. perchè

riosi fenomeni, c

erevoli i fatti che dimostrano

veva fatto prevedere, ne risultava così una nu­

oni

la teoria elettronica gli a­

(atomi d'una incognita e

merosa serie di validissime conferme alla teo­

chiamata elettricità) gli e­

ria medesima. Da questo che le ho detto com­

di tutto ciò che esiste, e in
prima d'ogni fenomeno nel

prenderà

quale parte spetti al Righi nel rapido

e profondo rinnovamento realizzatosi in quella.
che a buon diritto è considerata come la regina

rma oggetto delle più recenti ri-

delle scienze sperimentali.

Mario Missiroli.

______ li __________

JH, Amministratore Delegato
dell' ISTITUTO EDITORIALE ITALIANO
MI L A N O
Desidero profittare della diffusione della vostra Rivista LE
INDUSTRIE ITALIANE ILLUSTRATE per una efficace
I lUbblicità alla mia Casa.
Vi prego perciò di mandarmi UNO dei vostri speciali
ARNETS per le inserzioni.
L'importo in L. 4 50 vi sarà pagato alle condizioni espres�
e , pag. 26 della Rivista (numero di Gennaio 1917).
Con osservanza
Firma _______________
t11nbro

Domicilio _____________

__ li

Amministratore Delegato

1 •

dell' ISTITUTO EDITORIALE ITALIANO
MI L A N O
Ho ricevuto il pnmo numero della vostra Rivista
I
t

1

INDUSTRIE ITALIANE ILLUSTRATE.
Vogliate annoverarmi fra gli abbonati della sontuosa
moderna Rivista. L'importo dell'abbonamento (L. 20)
arà spedito non appena avrò ricevuto il secondo numero.
Con osservanza
Firma_________, ______
Domicilio _____________

Francobollo
da

Spett. Soc. Anonima

lO centes .

. ISTITUTO EDITORIALE
I TALIANO

MILANO
Piazza Cavour, 5

Cedola di commissione libraria.

francobollo

(Ha. libero corso come stampa)

da

Spett. Soc. Anonima

2 centes.

IScricrucro EDICFORIALE
ICFALJANO
MI L·A NO
Piazza Cavour, 5

IL RECLUTAMENTO DELLA PUBBLICITÀ SU
"LE IND USTRIE ITALI ANE ILLUSTRATE,,
VIENE

FATTO

A

MEZZO

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SPECIALI

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PER LE INSERZIONI
1 - Allo scopo di disciplinare la pubblicità sul periodico "Le Industrie italiane illustrate ,,
in modo utile all'inserzionista, ono i tituiti speciali " Carnets ,, per le inserzioni.
2 - Ogni carnet dà diritto a uno spazio equivalente a 2 pagine intere del periodico, da
esaurirsi a piacimento in una o più volte, .a quarti di pagina, mezze pagine, ecc.
3 -

on sono acce_ttati ordini inferiori a un quarto di pagina.

4 - Il prezzo di ogni carnet è di L. 450 (quattrocento ci nquanta), pagabili alla consegna
conto 2 per cento o contro tratta a 90 aiorni netto.

OGNI
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A

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E AL SERVIZIO

QUARTI

GRATUITO

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PAGINA

DELLA

ALL'ANNO

RIVISTA

Vaglia all'Istituto Editoriale Italiano - MILANO - Piazza Cavour, 5

MINISTERO DELL'ISTRUZIO E

IL MI ISTRO

A

pprendo col più vivo compiacimento
cbe, a cura di code to benemerito
ISTITUTO EDITORIALE IT A/
LIANO, s'inizierà quanto prima una grande
rivista mensile, italiana di sensi e di pro/
po iti, cbe si accinge ad un compito ele/
vato e proficuo, ad una funzione qua i to/
rica: quella di illu trare e di incoraggiare
le indu trie no trane ulla via del loro più
proficuo sviluppo.
All' iniziativa non può e non potrà
mancare il con entimento e l' atte a bene/
vola di quanti guardano col più vivo in/
tereffe al problema dell'industria nazionale,
cbe è problema di alta importanza per la
economia del paese; e bene ta, quindi,
cbe dfo I attraver o le libere di cu{Eoni di
cui può effere efficace campo l'ideata Rivi>
sta, ia avviato ver o la ua migliore solu/
z1one.
Con questo augurio, Le porgo di tinti
aluti e cordiali
23

Novembre

1916

F. RUFFINI

cA

mezzo dei giorna!t

11 �7 l..J�
roI....
· I t,eI..e UJe� Lfla

f
7
SeI..a - 11� SecoL o�

-Giornale d,Italia
- Il Messa�n::Jn·ero
- L'Idea Nazio

Popolo - Secolo
l
XIX _ Gtorna e
,,t,� V;"t,Ct,L,t,� a _ 11:�7 Re
U
l
S lo del Ca .. lt n o
I

I

abbiamo invitato tutti
gli Industriali d'Italia
(Società cA.nonime,
ecc. ecc.) a in?Jiarci
fotog r afi e dei loro
Stabilimenti (reparti
interni, ?Jedute gene
rati, p rodotti ecc.
utt

ant

::� ; ; :: ;o::
os
m
mentare l' importanza

a::�;:

�:!:o si;::::o
le fot o grafi co sarà
p u bblic at o

sulle

,,{du�e

Italiane Illustrate ,,
per �imosfr re qc:ale

grandwso svtluppo tndu
striale abbia raggiunto
in bre?Je tempo l'Italia.

Ahhona.mento
annuo • • Lire

ent't

TT
y

Vaglia alt Istituto Editoriale Italiano - MILANO - Piazza Cavour, 5

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = = = = = = = LE FERRIERE DI VOLTRI

I. VEDUTA CE ERALE DEGLI STABILIM E TI - 2. LA CENTRALE DI DARFO
E REPARTO BA DE

LE FERRIERE DI VOLTRI

-=-=--== -----------------------·

CE TRALE DI DARFO E CONDOTTA FORZATA

-------------

E TRAILE DI MAZZU

LE FERRIERE DI VOLTRI

O - 2. IMPIA TO DI MAZZUN O - CO DOTTA FORZATA

LE FERRIERE DI VOLTR!

-------- ----------------------

I. IMPIA TO IDRO-ELETTRICO DI DARFO - VASCA DI DECANT AZIO E
2. CENTRALE DI DARFO

----------------------=======

1-2. CE TRAILE DI MAZZUNNO

LE FERRIERE DI VOLTR!

LE FERRIERE DI VOLTRI

---------------

--------------------�-

1. TETTOIA SUI FO�I - 2. GALLERIA DEI TRASFORMATORI DEI FOR ·I

ra.ncesco Nitti

JI, Minisfro di A. I. e c.

er una vigorosa
ol1t 1ca industriale<
11

Dopo la. guerra. l'Italia. .sa.rà. l'unico pa.e.se d'Eu­
ropa. che a.vrà. disponibile una. gra.nde ma.no
d'opera. - Che ne fa.rà. 7
vidente che, quale che sia l'esito della
11 rr , e dovrà essere a noi favorevole, noi a­
mo alcuni anni di penose difficoltà.
, hi ogna fin d'ora prepararsi ad affrontarle.
, f rtuna la struttura demografica ed econo•,
J l nostro paese ci dà la fiducia che alla
delle armi dovrà seguire la più grande
ne economica; solo se noi sapremo uti­
nostre forze e impedire che si ricada
tn ti hi errori.
oro 1 guerra l'Italia si troverà ad essere
11•0 p ese di Europa che avrà disponibile
,. nde e vigorosa mano d'opera. L'Italia a­
l i11 uomini dopo la guerra che se non avesquesto paradosso demograhi Ilo l

1

nascite e morti oscilla in I­
rno a mezzo milione: così, data la scar­
t rritorio e lo stato delle industrie, l'I­
correggere con l'emigrazione l'ecces­
nascite. Vi è stato qualche anno in cui
milione di uomini ha lasciato il nostro
r ercare lavoro fuori d'Italia: la gran""""'"'' p rte ritorna in Italia; ma un g'ran nu­
� loro che vanno in America non tornaI 111. L'emigrazione transoceanica raggiunse
I I H.l l' norme cifn di 444.780 persone. Ma
I I I
ese a 162.492, nel 1915 precipitò a
1916 è scarsissima. Tenendo conto
tto della guerra oltre 600 mila itai J nti all'estero sono rientrati in Italia
un milione non ne saranno u­
il decimo della popolazione che è
rmi sarà restituito alla vita del lavolume « La guerra e la pace », edi­
a, Bari, ,f,er gentile consenso delJ'A.

voro, noi avremo un'enorme eccedenza di mano
d'opera.
L'Italia non ha avuto mai una produzione in­
dustriale pari a quella che ha ora; e, nonostante
qualche de:6.cienza, i lavori agrari procedono qua­
si normalmente. Come impiegheremo le energie
che saranno disponibili? Bisogna organizzarsi in
guisa da lasciare libero campo all'emigrazione;
ma nello stesso tempo da sostituire nella più
larga misura possibile la esportazione dei pro­
dotti alla esportazione degli uomini.
L'Italia si troverà ad essere il solo mercato
di mano d'opera che l'Europa avrà disponibile.
Quando si pensi che la Francia, per effetto del­
la de:6.cienza di nascite, avea prima della guer­
ra un de:6.cit di assai più di un milione di uo­
mini, di cui la metà erano italiani, trecentomi­
la belgi e centomila tedeschi, si può immagi­
nare senza difficoltà come dopo la guerra la
Francia avrà una de:6.cienza di alcuni milioni di
uomini, necessari non solo alle sue industrie,
ma alla ricostituzione dei territori occupati dai
tedeschi. La Germania era diventata paese di
immigrazione di lavoro. Il Belgio non sarà in
condizione di fornire mano d'opera. Ora dopo
la guerra le condizioni del lavoro in Europa sa­
ranno necessariamente assai alte: per il bisogno
di ricchezza e di vita che segue sempre le gran­
di guerre sarà dovunque un risveglio di lavoro
e di opere. La mano d'opera italiana sarà ricer­
cata dovunque e dovunque desiderata come la
sola che possa riparare alle inevitabili de:6.cien­
ze. E però bisogna predisporre :6.n da ora che
non sia sfruttata e che possa da questa sua si­
tuazione ricavare i maggiori possibili guadagni.
Ma lo sforzo cui dobbiamo tendere è quello
di sviluppare le industrie all'interno e di pen -

-35-

I.E I. I. I.
trare, nella più larga misura, nel mercato degli
Stati che ora fanno parte dell'Intesa. Il com­
mercio ha le sue leggi e senza dubbio il criterio
della convenienza regola e regolerà i rapporti
di scambio. Ma al disopra delle leggi commer­
ciali vi è il sentimento � vi è il rancore. Per
molti anni ogni rapporto economico fra la Ger­
mania, l'Inghilterra, il Belgio e la Francia sarà
estremamente difficile. Chi ricorda ciò che av­
venne dopo il 1870 in Francia, non ostante il
trattato di Francoforte, e non ostante che la
guerra fosse stata in paragone della attuale as­
sai meno importante e assai meno gravida di
odii, si spiega facilmente ciò che dovrà accade­
re. I rapporti fra i paesi ora belligeranti non po­
tranno essere ripresi rapidamente, per la im­
mensità dei danni e delle morti che lascerà die­
tro di sè la immensità del rancore. L'Inghilter­
ra sopra tutto è paese tenace nei suoi propositi,
nelle sue passioni; il tempo cancella tutto, ma
occorrerà molto tempo perchè tanto -fiume di
sangue sia dimenticato.
essuna convenienza
economica potrà mutare per lungo tempo questo
stato d'animo, perchè l'interesse economico non
può sovrapporsi alle leggi dell'anima. La grande
esportazione della Germania si dirigeva sopra­
tutto nei paesi con cui ora combatte. Il suo più
grande cliente era l'Inghilterra, e la metà al­
meno dei suoi prodotti andavano nei paesi ora
nem1c1.
Nell'anno che precedette la guerra, nel 1913,
sopra dieci miliardi di marchi di merci espor­
tate, ne mandò 1438 in Inghilterra, 880 in Rus­
sia, 790 in Francia, 551 in Belgio, 140 in Roma­
nia, 52 in Portogallo, 156 nelle Indie inglesi, 393
in Italia, 122 in Giappone, ecc.
Ciò che caratterizza la esportazione germa­
nica è che essa è la più redditizia, in quanto si
compone per oltre tre quinti di prodotti -finiti,
per circa un quinto di prodotti lavorati e solo del
15 per cento di materie gregge per usi indu­
striali.
Ora l'Italia sui mercati dei paesi con cui ora
combatte dovrà avere per molti anni una condi­
zione di vero privilegio. Se saprà organizzarsi,
ora che non dovrà sopportare la pressione del­
la Germania, che con l'abuso dei sindacati e del
dumping frenava ogni nostro desiderio di espan­
sione, potrà procedere alla conquista dei nuovi
mercati con animo sicuro.
Le nazioni che fanno parte dell'Intesa devono
preliminarmente risolvere il problema di toglie­
re le barriere che chiudono !"accesso ai rispetti­
vi mercati. Senza forse arrivare a stabilire una

completa unione doganale. il miglior modo di
risolvere il problema del dopo guerra è togliere
le barriere attuali. Sarebbe troppo ingenua illu­
sione credere che non vi sia che da attendere
la clientela della Germania. Questa illusione
ottimista, questa sperai'lza da oziosi non sono
la realtà. La Germania non può perdere di un
tratto i benehcii della sua preparazione tecnica,
nè i meriti della sua organizzazione, nè l'aspro
desiderio della resurrezione economica.
Bisogna quindi essere preparati alla lotta.
Per avere dei prodotti bisogna avere dei pro­
duttori: per avere un grande commercio biso­
gna organizzare le grandi imprese; per sostene­
re la concorrenza all'estero bisogna avere la so­
lidarietà e l'unione, come base di tutte le inizia­
tive. Bisogna, dunque, sopra tutto prepararsi con
la unione ai nuovi cimenti.
Qual he unione di produttori ha fatto già al­
cuni tentati i lodevoli: ma son poca cosa. Le no­
stre prin ipali industrie, smettendo antiche com­
petizioni, devono -fin da ora associare i loro
sforzi a preparare per il dopo guerra quella che
deve essere l'opera comune.
oi desideriamo
che le associazioni industriali stabiliscano fon da
ora i loro piani; s'intendano hn da ora sulle co­
muni imprese e hn da ora stabiliscano dei fon­
di o assumano impegni per vantaggiarsi dell'a­
pertura dei mercati che seguirà b hne della
guerra. Gli Stati Uniti di America prohttano del­
la situazione presente per organizzare il loro
grande commercio di esportazione; la Germa­
nia, pur nelle difficoltà del momento, organizza
la resistenza commerciale per il dopo guerra; in
Inghilterra si preparano vaste opere di penetra­
zione commerciale, con grandi uffici di informa­
zioni all'estero affidati a specialisti.
Che cosa fanno le nostre organizzazioni? Gli
industriali, che hanno così largamente guada­
gnato, che cosa preparano e a quale opera atten­
dono?
Non so quale compito maggiore possa propor­
si una federazione delle società per azioni. Può
lo Stato integrare la loro opera, ma è dagli in­
dustriali e dalle società commerciali che devo·
no venire i mezzi e le iniziative.
Bisogna persuadersi che al periodo attuale di
-fittizia prosperità, basata in gran parte sui de­
biti, dovrà succedere una crisi di depressione,
sul genere di quella avvenuta in Inghilterra do­
po il 1815, cioè dopo la guerra napoleonica. Se
dopo le energie economiche si risveglieranno e
la ricchezza progredirà rapidamente, non si po·
trà mai evitare una fase di difficoltà.

- 36 -

- - - - - - - - - - - - - - - - - - PER U A VIGOROSA POLITICA I DUSTRIALE
Più avremo nel periodo attuale limitato il con11mo, più avremo aumentata la produzione, più
•1 aremo organizzati per la esportazione e me­
n risentiremo la crisi inevitabile.
però tutte le misure limitative, tutte le ri1l11zioni dei consumi sono necessarie, sono fatti
I nehci e provvidi; lo stesso aumento dei prez­
i, per quanto penoso, se limita alcuni consumi,
un necessario dolore.

L'Italia deve sopra tutto organizzare la pro­
luzi ne; vi sono tante energie disperse, tante
li ordi voci, tante inutili competizioni: se un
offi di vita nazionale passerà sopra di esse, si
I t rminerà una forza viva e potente che sarà
di sviluppo e di ricchezza.
noi ritroveremo la Germania a lottare
più asprezza e più concordia di intenti sui
r ti neutri, sopra tutto in America e in A­
i : ma anche in quelle terre lontane la opinione
I 11h li a è a noi favorevole e l'asprezza della
a non nuocerà, in quanto sarà nuovo sti­
d� trasformazione.
I,• mobilitazione industriale che è stata fatta
{
h,r mte la iuerra,
pur con le sue delicienze, po­
ere utilizzata ed essere di g'ran..!e vantagperò la nostra politica economica, sopra
11111, in materia di costruzioni, dovrà subire una
I" 11 mda mutazione. Non sarà possibile allo Sta111 pr vvedere direttamente a tutto; e nè meno
i(liare larg'amente. Bisognerà contare molto
private iniziative e stimolarle e sopra tuti11t rle.
I op la guerra le imposte dovranno essere
ntate inevitabilmente e non sarà facile far
al credito; occorrerà contare sulle ini­
individuali ed eccitarle nella più larga
possibile. Sarà necessario salvare con la
tutte le imprese che hanno forze vitali e
p dir ogni inutile lotta che aumenti le di'" di
turbi il credito con crisi non necessa1 , ·h
i risolvono in danno di tutti.
ho scritto ripetutamente da molto tem­
ispensabile provvedere alla materia del
on vi sono in Italia g'randi banche stra­
in tutte le banche maggiori vi sono
11 11r nz , spesso combattive e compatte, di
11i1 di tranieri. Ora io ritengo necessario che
I 1n ·h le quali accettano depositi e per ciò

stesso dispongono Jel nsparm10 nazionale, non
possano essere amministrate e dirette se non
da cittadini italiani nati in Italia non mai da
stranieri, a qualunque nazionalità appartengano.
So che questa disposizione alcuni ritengono inef­
ficace, altri dannosa; ma niuno può in buona
fede negarne l'utilità. Le banche, prima o dopo,
hniscono con avere un'azione su tutta la vita del
paese: è strano che minoranze di stranieri, solo
perchè rappresentano gruppi omogenei e com­
patti, possano disporre di depositi spesso molte
volte superiori al capitale e alle riserve. Non bi­
sogna esitare dinanzi a questa riforma, quali che
siano le difficoltà. Tutte le riforme legislative
non sono in sè stesse buone o cattive, ma van­
no sempre riferite a momenti storici e a condi­
zioni determinate. Come ho già scritto, nessuno
straniero, quali che siano i suoi sentimenti, de­
ve avere nella nostra finanza, nelle nostre ban­
che e quindi nei nostri atteggiamenti un'azione
dominante. È utile che vengano banche stranie­
re in Italia, ma a condizione che serbino mani­
festamente il loro carattere.
Viceversa noi dobb{:imo fare al capitale stra­
niero che venga ad investirsi nelle industrie, so­
pra tutto al capitale americano ( che non ha nè
può avere mai carattere di penetrazione e aspi­
razioni politiche), la più larga accoglienza, per­
chè diventerà una forza viva e una ragione di
sviluppo.
E dovendo contare sull'opera del capitale stra­
niero e su tutti i rivoli del risparmio nazionale,
ritengo inutile e dannoso il proposito di abolire
i titoli al portatore e di imporre la nominatività.
Se le banche saranno interamente italiane, ne­
gli uomini, nella condotta, nei lini, ogni altro
provvedimento limitativo è insieme dannoso e
superfluo.
La nostra politica idraulica deve essere piu
risoluta e più audace, basarsi sulle grandi con­
cess10n1 e sulle vaste opere, sistemare in una
serie di province idrauliche tutti i t.:-sori di ac­
qua di cui disponiamo. E alla nazionalizzazione,
antico nostro ideale e antico nostro proposito,
si deve tendere abbandonando la politica finora
seguita, facilitando le opere, diminuendo i cano­
ni, ma facendo concessioni relativamente brevi,
di non oltre quaranta anni, in guisa che alla fi­
ne di questo periodo la enorme ricchezza che si
sarà formata diventi comune e indivisa e costi­
tuisca la base del patrimonio nazionale.
FRANCESCO

NITTI

già Ministro di A, I, e C.

LE INDUSTRIE, INTESE IN SENSO GENERALE,
SONO RA.PPRESENTATE E PROIETTATE
NEGLI
IN
IN
IN

STATI UNITI DA 12 PERIODICI
INGHILTERRA DA 6
"
FRANCIA
DA 2
"
GERMANIA
DA 20
"

LE
INDUSTRIE
ITALIANE IL
LUSTRATE
IN

ITALI A

DA

ABBONAMENTO ANNUO: IN ITALIA E COLONIE .. .. .. .. LIRE 20
ESTERO .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. LIRE 2 5
Cartolina vaglia alt Istituto Editoriale Italiano

- MILANO, Fiazza Cavour, 5

rso lo redenzione
lle Industrie Italiane
Le energie sonnecchianti ,, Affiniamo la nos:tra
perizia produttiva - Per un onesto e sano na­
zionalismo industriale .. Attenti alla Spagna ! La .suprema .salvezza.
t interpretazione tendenziosa segui­
r • l'economia politica come la scien­
nazione e dell'inazione, la nozio­
n delle sue leggi apprende invece a
l
promuovere quei nobili sforzi di e­
I n intesa, che tendono a suscitare
n zione le energie sonnecchianti ed
pace a cimentarsi vittoriosamente
p1u necessarie.

111

"" 1

può disconoscere i gravissimi
e ad una nazione la sua dipen­
e dallo straniero. Che siffatti
o in tempo di g·uerra una parti­
quanto riesce facile intuire. Po­
enova, il direttore di una Com­
te deplorava di non poter rap­
odo più decoroso l'apoteosi hna­
cavano gli ingredienti necessasfolgorio scenico, fin allora for­
tedesca. E fin qui, direte voi,
on è piccolo male, se frattanto,
otivo, i nostri medici si trovano
alicilici ed i chirurghi dei guan­
ssari a compire in modo al tut­
operaz1on1.
nza industriale dall'estero ha
pari, benchè meno dannosanegli stessi giorni della pace.
uò vendere agli altri i suoi pro­
e tanto più elevato, od acqui­
teri ad un valore tanto più bas­
è la sua richiesta di prodotti
la domanda estera de• suoi
1 I' 1t i, i uali eccellono nella produzione
1 r - numero di merci, si trovano appun-to
,md; i ne privilegiata di ottenere a basso
1 I" o I ti esteri e di vendere i propri ad

un valore elevato; mentre invece 1 paesi incapa­
ci a fornire all'estero larga copia di merci, e co­
stretti di rimando a richiederne assai, veggono
immediatamente le proprie esportazioni sover­
chiate dalle importazioni, creata la necessità di
una esportazione di moneta che scompiglia la lo­
ro circolazione e rattrappisce la loro industria,
e son costretti per ultimo ad offrire i loro pro­
dotti all'estero ad un valore scemato e ad acqui­
stare ad un valore esasperato i prodotti stranie­
ri. Di qui la urgente necessità di affinare la no­
stra perizia produttiva, di rendere più squisito
il nostro macchinario, di migliorare le nostre
maestranze, di rinnovare insomma le nostre e­
nergie tecniche e fattrici, così da renderci indi­
pendenti dall'estero rispetto ad una larga zona di
prodotti, anzi da farei fornitori al mondo noi
stessi di una vasta serie di mercanzie. Ed a que­
sto sano, -fisiologico, onesto nazionalismo indu­
striale, preparatore all'Italia di più eccelsi desti­
ni, noi consacriamo e consacreremo senza tregua
i nostri fervidi sforzi.
Ma la redenzione industriale non può ottener­
si, se non a patto di riformare noi stessi, di mi­
gliorare e perfezionare il nostro ingranaggio tec•
nico; ed è vana illusione credere che si possa
raggiungerla coi metodi estrinseci e nefasti delle
vincolazioni e dei monopoli. Della cui fondamen­
tale impotenza porge più nitida prova un fatto,
che va compiendosi di questi giorni.
Oggi, mentre gli stati belligeranti vanno me•
ditando raffinati disegni all'intento di chiudersi
reciprocamente i mercati, tutte le nazioni della
Intesa sono invase da commessi viaggiatori spa­
gnuoli, o da circolari di negozianti e produttori
della Spagna, offerenti nuovi prodotti e proponen­
ti nuovi negozi. Che è ciò? Forse il primo annun­
zio di quella His{,ania redem{,ta che Gioacchino

-39-

L.E I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = == = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =
Costa.

l'incomparabile

presidente

della

Came­

Molti anni or sono. un primo ministro rume­

ra di Commercio di Madrid. preconizzava ne' suoi no, uscendo sull'albeggiare, assieme a parecchi
mirabili discorsi? Punto. punto. È la merce ger­

amici, da una casa di stravizio, vide in uno squal­

manica, la quale, vedendosi preclusi i mercatÌ lido tugurio un artiere ebreo, già chino con assi­
della Quadruplice dalle meditate rappresaglie, si

dua

solerzia sull'opera quotidiana;

e

volto

ai

affretta a penetrarvi surrettiziamente sotto la ve­ compagni esclamò: Noi possiamo bene spregiare ,.
ste spagnuola. È il Kau/mann e il von, che si ap­ torturare. perseguire costoro colle nostre interdi­
presta a varcare i teoricamente vietati confini sot­

zioni; ma essi posseggono tali superiori attitudi­

to l'abbigliamento dell'hidalgo e del caballero;

ni, che ne faranno pur sempre i nostri dominato­

ed a tanto perciò approderà tutto l'armamentario ri. Questo aneddoto non dovrebbe obliarsi dai
di intese vincolatrici, che gli stati più civili si ap­

nobili propagandisti del lavoro, che aspirano a re­

prontano a faticosamente modellare! O se inve­

dimere l'industria del proprio paese dalla servi­

ce essi mutassero metro! Se invece di ricorrere

tù secolare in cui langue. Migliorino essi l'anima

alle saracinesche daziarie, essi si provassero ad dell'industria nazionale, elevino la tempra dei
escludere la produzione tedesca col metodo più produttori, l'efficacia degli ordigni. le agevolezze
ovvio e più onesto, producendo meglio ed a mi­

dei capitali, l'abilità degli operai. e vedranno il

nor costo - riuscirebbero allora ed allora vera­

labaro vittorioso della produzione nativa svento­

mente a redimersi dal vassallaggio verso l'odia­

lare oltre i monti ed oltre i mari nelle grandi a­

to straniero, e coronerebbero la loro risurrezione gore dei traffici mondiali. Là solo è la suprema
politica con una grande, duratura ed irrevocabi­
le redenzione industriale.

salvezza.

Achille Loria.

r

111

o Ronco

erchè Genova divenga
il ma.ss1mo porto
del Mediterraneo
CONDIZIONI PRESENTI

E

LE FUTURE

J I p >rto di Genova, primo fra i porti italiani, l'avveduta e tenace stirpe ligure, che del com­
inci del Mediterraneo dopo Marsiglia, con mercio marittimo e dell'esercizio del suo gran

Cava della Chiappella

ia, ebbe sempre una grande im­ porto volle e seppe fare un 'arte propria, chiusa
economia d'Italia, anche quando alla maggioranza dei connazionali.
i a, come centro di attrazione ma­
Tale direttiva pratica ed audace, comprensi­
uoi traffici, e fruttò largamente al- bile in passato, e riconosciuto fondamento di u-

- 41 -

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - = = - - - = = = = = = = = = = = = = = = = =
na solida economia e di una sicura intrapren­
denza, ha dato luogo ad una tradizione di riser­
bo e di misoneismo, che i tempi dissiparono a
grado a grado nelle cose maggiori, allorchè il
commercio marittimo diventò impresa sempre
più complessa ed al te�po stesso conosciuta in
più larga sfera, e quando le forze già convergen­
ti ai fini di una politica locale, furono in notevole
misura reclamate per contribuire al bilancio na­
zionale, sicchè per provvedere ai bisogni di svi­
luppo materiale del gran centro marittimo, si
rese necessario il ricorso alla finanza dello Stato.
Nelle consuetudini minori e private, quella
tradizione di resistenza alla penetrazione este­
riore e di conservazione, ha serbato, con divers ·
aspetti, un valore sempre più scarso ma non to·
talmente annullato, rallentando, insieme agli o·
.stacoli creati dalle moderne circostanze, l'attivi­
ià ed il progresso di questo storico emporio ma­
.rittimo, e determinando a suo danno la taccia,
assai più giustificata nelle apparenze che nella
realtà, di esclusivismo e di sfruttamento in con­
fronto della economia generale.
Il forte carattere ligure e la brevità del tem­
po trascorso dalla costituzione della unità na­
zionale spiegano tali sopravvivenze; ma giustifi­
cano la fiducia in un sicuro rigoglio di nuovo
.splendore marittimo, ricostituito che sia su basi
moderne l'orientamento della popolazione, che
forse più di ogni altra italiana pregia la ricche::­
:za e il lavoro.
Del resto l'attività del maggior porto italiano
è ormai alimentata da gente di ogni parte d'Ita­
lia, ed era, purtroppo, da non pochi stranieri, il
.successo dei quali costituisce finora la meno
brillante delle note, il solo aspetto di decaden­
za del genio mercantile ligure. È bensì da spe­
rare che esso riscatti energicamente la sua fa­
ma in prossime circostanze, allorchè l'« accidio­
so fumo )> saputo diffondere su tutta la migliore
attività nazionale dalle lusinghe di comodità e
di conven.ienza, che armarono gli invasori della
nostra economia, sarà del tutto dissipato dalla
necessità.

IL MOVIMENTO COMMERCIALE.
Il porto èli Genova, quale è oggi appoggiato ad
una delle più ricche e più belle città d'Italia, of­
fre già un'idea non meschina della vita commer­
ciale del nostro Paese.
Il suo movimento commerciale che aveva rag­
giunto la cifra di tonn. 5.652.158 di merci arri­
vate e partite nel 1913, saliva a tonn. 7.175.696

nel 1911 ed ammontava
1913 ed a tonn. 7.458.010

a tonn. 7.427.272 nel
nel 1915.
Contemporaneamente il movimento ferroviario
degli scali del' porto passava da tonn. 4.008.502 Ji
merci scaricate e caricate, nel 1903, a tonnellate
5.413.799 nel 1911, a tonn. 5.636.270 nel 1913 cd
a tonn. 5.703.476 nel 1915.
Nei lavori di carico e scarico trovano impie­
go normale nel porto circa 6000 operai, prescin­
dendo da quelli che lavorano nell'interno degli
Stabilimenti commerciali di magazzinaggio e da
quelli addetti ai lavori industriali impiantati nel1 'interno del porto stesso, come Bacini di care­
naggio, ecc.
Questa importante mano d'opera ha a sua di­
sposizione, nelle varie region:. e stabilimenti del
porto, n. 71 gru idrauliche, delle quali 3 da 10
tonn. e 68 da tonn. 1,5 di portata; n. 50 gru elet­
triche, delle quali 4 da 3 tonn. e 46 da tonn. 1,5
di portata; numerosi elevatori idraulici ed elet­
trici interni ai magazzini di deposito; 8 paranchi
elettrici da tonn. 1,5; 6 gru a vapore da 3 a 5
tonnellate e numerose gru a mano da 3 a 12 ton­
nellate; 25 elevatori trasbordatori elettrici, per
il carbone (ed occorrendo per altre merci alla
rinfusa) di 2 tonnellate circa di portata; varii
pontoni-gru galleggianti della portata da 30 a 160
tonnellate; inhne apparecchi pneumatici specia­
li per lo sbarco dei cereali, dei petroli e degli olii
minerali lubrihcanti.
L'arredamento ferroviario portuale consta di
70 chilometri circa di binari ferroviari sulle ca­
late ed aree e 4 scali o stazioni (S. Benigno, S.
Limbania, Piazza Caricamento, e Molo Vecchio)
con opportuni piazzali e piani caricatori, 3 car­
relli trasbordatori elettrici e 40 arganelli idrau­
lici ed elettrici per la manovra dei vagoni.
Stazionano in porto normalmente 150 navi al­
l'incirca facenti operazioni di commercio oltre a
numerose altre in attesa, in riparazione, in alle­
stimento, in disarmo od in demolizione. Gli ar­
rivi e le partenze sommano complessivamente
all'incirca a 25 ogni giorno e la fornitura di car­
bone per servizio di bordo ( bunckers) si aggira
intorno alle 450.000 tonnellate annue in periodo
normale.
Durante un anno, ad es. nel 1911, entrarono
ed uscirono dal porto di Genova 12.272 navi e­
sclusi i rimorchiatori e galleggianti rimorchiati,
con un tonnellaggio di stazza lorda di tonnella­
te 15.080.104 complessivamente.
Le maggiori masse, in peso del movimento
commerciale sono fornite: dal carbon fossile
(tonn. 3.218.613 arrivate nel 1914), dai cereali

- 42 -

------------------- -- ---------IL PORTO DI GENOVA
34.820 arrivate nel 1914) e dai cotoni
168.753 arrivate nel 1914).
l't
uno di tali maggiori oggetti di traffico
11, 1 p ndono adatti Stabilimenti, come il granli 1 11
alo dei carboni, da Ponte Paleocapa a
Assereto, lo Stabilimento dei Silos gra­
ocks cotonieri della Chiappella e ponte
, la Darsena municipale, il Deposito
, ·11, lo scalo del Molo Vecchio ( ex Magazzi11 ·rali Genovesi).
1111 1 I
della composizione del traffico del por
1
11' p ca più recente può desumersi dalle ci\mtive concernenti il 1915:
arrivato tonn. 2.710.880 ( crisi carbo-

chio va aggiunto quello proveniente dalla demo­
lizione di cui si è fatto cenno), piombo, zinco e
stagno tonn. 46.004, rame tonn. 39.469, minerali
metallici tonn. 37.284, metalli lavorat,' tonnella­
te 87.173, macch1.ne tonn. 25.716, fos{at1· tonnel­
late 163.694, prodotti ch1°m1'c1· in genere ( com­
presa la soda per i mesi di gennaio e di febbraio) tonn. 57.860, soda ( esclusi i due mesi
suddetti) tonn. 39.369, grass1· tonn. 42.447 ( com­
presa la paraffina per i primi 6 mesi), paraff,na
(6 mesi solo), tonn. 7.584, oho m1'nerale lubn'f1cante, combust1'bi'le e petrolio tonn. 134.659, le
gname d'opera tonn. 93.500, cellulosa tonnella­
te 36.584, sem1 e corteccie per tinta e concia
0

U0YI LAVORI DEL PORTO DI CENOVA
Cava della Chiappella

nn. 1.113.251 ( crisi degli a-pin senso inverso), cotoni ton, juta tonn. 50.398, lane tonnellaI nn. 2.745, pelli greggie, secche,
48.050, /erro vecchio tonnn. 184.131 ( al ferro vec-

1,11111, 11 11ti,

' \,"
( 1

tonn. 36.966, gomme tonn. 8.120, semi oleosi tonnellate 144.409, carni congelate ed alimentj fri­
goriferi tonn. 27.133, pesce e salumi tonn. 35.153,
vini nazionali tonn. 55.881, esteri tonn. 11.888,
olii alimentari tonn. 59.375, eaf/è tonn. 63.435,
cacao tonn. 7.895, altre merci in genere 631.815,

- 43 -

LL I. I. I. ============ = ==== = ================= = -- = =
best;ame bov;no capi 10.761, equ;no
Le giacenze, che a fine dell'anno

complessivamente di tonn. 450.000

3.346 capi�
1914 erano

circa, com­

Le calate in tal modo privilegiate debbono .in

primo luogo servire alla destinazione prevista .,.

presa la merce sotto scarico, dopo aver raggiun-

ma allorchè sono libere sono disponibili per qualunque altra nave.

circa, erano alla· fi.ne dei 1915 di tonn. 449.884.

CONSORZIO AUTONOMO.

to, verso la hne di ottobre 1915, tonn. 574.000

Però data la estensione presa dal magazzinag'gio fuori porto, si può ritenere che la pressione

delle giacenze fosse meno intensa che nell'an-

no precedente.
In realtà nei soli magazzini fuori porto erano
depositati alla data dell'ultimo rilievo settimanale dell'anno, 25 dicembre, tonn. 43.276.

A proposito della vastità di questo organismo­
amministrativo uniforme e prima di entrare net
dettaglio descrittivo dell'attività portuale e dei.
suoi mezzi, è opportuno avvertire appunto, com�

a differenza degli altri porti nazionali dei quali
· 1e, 1 a gest"ione d,
· u ppo matena
lo sv11
e1· pubbl"1c1.·
Il movimento della -esportazione_
· attraverso iL serv 1...,
·�1,· nonche
' _ 1·1 re15
:,,'}
o amen to de Il'att"1v1"ta' pr1porto di Genova ammontò negli ultimi anni ad vata • sono
·
·
soggett"1.aIl'azione
1 vane aud'1st'1nta 'd•'
oltre un mihone J; tonn·ellate, benchè a cagione
·
tori'ta' local1" e centra11· (Capi"tanena,
Dogana, M u.
della guerra si restringesse dur-ante il 1915 a
· · ·
·
Gen10
n1c1p10,
ivi·1e, Camera d1" commercio e
tonn. 907.577.
relativi Ministeri), il porto di Genova ha otte-



nuto di realizzare una specie di regime locale

LE CALATE.

Per ciò che concerne l'esercizio, è noto come

il porto di Genova, contrariamente ai maggiori

porti esteri, costituiti in gran parte da bacini

(Docks) di dominio privato, sia aperto pubblica­

mente alla attività di qualsivoglia nave nazio­

nale o straniera per quasi tutta la sua estensio­

ne, con le sole eccezioni: delle calate nord del

Molo Vecchio per una lunghezza di m. 732, ri­

servate all'Amministrazione delle Ferrovie del­

lo Stato, e del piccolo bacino della Darsena ap­

partenente all'Amministrazione municipale. Que­

st'ultimo possiede 430 metri di calate ma esso
non potrebbe essere utilizzato che da due pic­
coli vapori,

il

maggiore dei quali di una lun­

autonomo, mediante un organo accentratore ed
armonizzatore delle funzioni proprie alle diver­

se autorità suddette.

Il Consorzio autonomo del porto di Genova ,..

l'Ente in parola, venne costituito con Legge 2Z
Febbraio 1903, n. 50, perchè provvedesse, con

un patrimonio separato da quello generale del­

lo Stato, alle opere di ampliamento, di arreda­

mento, di manutenzione del porto di Genova, e

procurasse il coordinamento dei servizi nel por­

to stesso, con l'esercizio diretto di alcuni, ed�

in genere, col mezzo di un'azione dirigente im­
mediata e costante.

Al nuovo Ente fu assegnato

il

compito di re

golare la mano d'opera nel porto; ad esso fu af­

ghezza di 80 metri al massimo e da alcuni pic­
coli velieri. Le calate del Molo Vecchio sono fi.data anche la missione di agevolare e promuo­
molto più importanti, ma in effetto l'esclusività vere il traffico, fronteggiando, ora per ora, le più
dell'Amministrazione speciale non è così stret­

ta che la maggior parte delle navi non possa ac­

costarvi allorchè c'è del posto, pur senza avere

svariate esigenze della vita portuale, con opere
stabili e provvisorie, con provvedimenti ammi­

nistrativi e regolamenti, ed appoggiando, infre­

con le

nando, dirigendo, volta a volta, le manifestazio­

Egualmente esiste una riserva di destinazio­

carattere generale e di carattere più particolar­

speciali

accordi preventivi

Ferrovie dello Stato.

permanenti

ni di tutti gli interessi commerciali e sociali, di:

ne su 4 posti: alla calata Chiappella (m. 145), al mente locale, che si trovano a contatto nella sua
Ponte Caracciolo (m. 560) ed al Ponte Andrea sfera d'azione e nell'ordine delle sue compe­
Doria (m. 200) a favore dei vapori di una li­

tenze.

cotoni) istituita mediante una convenzione col

Consorzio del porto, a favore dei trasporti di car­

Legge per le Opere Pubbliche chiama a contri­
buire nei lavori del porto, oltre che alcuni:

servizi sovvenzionati della Compagnia « Maritti­

quali la Legge costitutiva del Consorzio stesso

nea di trasporti commerciali (principalmente di

Costituiscono

boni per le Ferrovie dello Stato ed a favore dei Enti,

il

associazioni

Consorzio 1 van Enti che

e

categorie di persone,

la

nei.

ma Italiana» la quale possiede in concessione sul riconobbe un legittimo interesse di rappresen­

ponte Doria in corrispondenza delle calate tre tanza, e dei quali ritenne opportuna la collabo-

grandi tettoie.

razione.

44 -

-------------------- ----------IL PORTO DI GENOVA
I I /JlLANCIO DEL CONSORZIO.

re, con la garanzia dello Stato, sotto determina•
11 Bilancio del Consorzio stesso è alimentato te cautele, e diede pure facoltà al Consorzio di
imporre tasse speciali sulle merci imbarcate e
11 t nzialmente da: un contributo fisso dello
I lo, stabilito proporzionalmente al tonnellag- sbarcate.
Rispetto a tali eventualità, nella pratica, il
li merce imbarcata e sbarcata ogni anno nel
ha escluso sempre, come canone fon­
Consorzio
1 lo
on un minimo determinato in un milio
ili lire� gli stanziamenti della Legge 2 agosto damentale dell'azione propria, l'applicazione di
t,, n. 349, per opere marittime e ferroviarie qualsiasi nuova tassa; mentre ha, invece, effet•
, n va, Legge della quale è deferita al Con- tivamente contratto un prestito per la somma di
11 in l'esecuzione definitiva e la responsabili- L. 45.000.000 con le Casse di Risparmio di Ge­
fin anziaria; le entrate per concessioni e per nova e delle Provincie Lombarde.

UOVI LAVORJ DEL PORTO DI GENOVA
Cava della Chiappella
rvizi pubblici, già eserciti dallo
, e di quelli di nuova creazione
medesimo, i contributi degli En1 f I n Il
pese per opere marittime; al­
e casuali.
necessaria al compimento
ichieste dal porto di Geno­
to radunarsi con gli accen­
esclusivamente, la Legge
tualità di prestiti, che au­
zione consortile a contrar-

Indipendentemente da tale prestito però il Bi­
lancio consortile si pareggia ora in una cifra di
7 milioni.
Non è a dire quanto vantaggio abbia recato
all'Erario dello Stato tale amministrazione au•
tonoma per la quale si è in massima ottenuto
che quell'Emporio provveda per sè stesso alle
proprie esigenze senza richiedere alla Nazione
i sacrifici che altri porti meno importanti do­
mandano, mentre l'Erario nazionale, per sole
trate doganali, percepisce dal porto di G n v

-45 -

L,E I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = = = = = = = - - - - - - - - - = - -- =
annualmente una somma superiore a quella da­

te del lavoro vero e proprio, all'Ispettorato ora

ta dai porti di Venezia, Ancona, Napoli, Livor­

detto.

no e Palermo, insieme riuniti, e non contribui­

IL LAVORO COMPIUTO.

sce al bilancio dell'Ente consortile che nella pro­
porzione già indicata, incamerando per parte pro­

L'Istituto così costituito, in dieci anni ha spe­

pria anche la intera tassa· di ancoraggio.

so oltre 40 milioni di lire per opere, compresavi

LE FUNZIONI DEL CONSORZIO.

1897, n. 349, ha sistemato i lavori interni del

la liquidazione della ricordata Legge 2 agosto

L'Amministrazione, che si rinnova ogni tre an­
ni, è costituita: da un Presidente di nomina re­
gia, da un 'Assemblea generale dei delegati de­
gli Enti consorziati, dei quali alcuni di diritto,
altri per scelta, altri per elezione.
L'azione direttiva è esercitata dal Presidente,
attualmente il sen. Grande Uff. prof. Nino Ron­
co, col concorso di un Comitato esecutivo, com­
posto di membri dell'Assemblea, capi dei prin­
cipali servizi del porto, e rappresentanti gli En­
ti più strettamente interessati.
Gli Uffici per mezzo dei quali l'azione pratica
si esplica, sono costituiti in parte da personale
che il nuovo Ente ha direttamente assunto, ed
in parte da funzionari delle locali Amministra­
zioni dello Stato.

Porto attuale, previsti dai progetti di massima
che servirono di base all'epoca della sua istitu­
zione, ha provveduto a notevoli impianti e lavo­
ri ferroviari nel porto, aumentandone il rendi­
mento ed accrescendo sulle calate la rete ferro­
viaria stessa di circa 20 chilometri di binario�
ha esplicato, sia nel campo delle opere che in
quello dei servizi, iniziative proprie degne di no­
ta, come la costruzione della galleria carraia fra
le calate del porto e Sampierdarena,

il Dock

della Chiappella, e sopratutto l'impianto della
Centrale elettrica e degli elevatori del carbone,
con notevole beneficio del commercio e con van­
taggio per la solidità ed indipendenza delle pro­
prie :finanze.
L'opera magg·iore, quella del nuovo grande ba­
cino a ponente (Vittorio Emanuele III) di etta­

Coi secondi si è provveduto ai servizi tecnici, ri 39, con fondali di m. 12, è stata iniziata :fino
creando un Ufficio tecnico consortile, un Ufficio dal 1906, e la diga foranea lunga 1700 metri per
marittimo, un Ispettorato ferroviario.
la formazione di quel bacino, è attualmente giun­
Coi primi si è formata l'Amministrazione cen­

trale divisa in Divisione amministrativa e in Di­
visione di

ragioneria

sotto la direzione

di un

Segretario capo, e così si è provveduto con un
personale di assunzione diretta ai diversi servi­
zi di interesse commerciale esercitati dall'En­
te consortile.

ta ad un terzo. Nuovi provvedimenti in corso as­
sicureranno il rapido compimento di quell'im­
portantissimo lavoro destinato, colla creazione
di nuove sponde accostabili e servite da fasci
di binari, a recare sollievo al movimento g·ene­
rale del porto, nel quale si è, nel 1913, raggiun­
to l'alto rendimento medio di tonn. 775 per me­

Per quelli già assunti dallo Stato, ed in se­

tro lineare di banchina.

guito dalla locale Camera di commercio, come

Le nuove opere del secondo periodo, ormai ap­

quelli delle tettoie e delle gru idrauliche, si prov­

paltate alla Società Anonima dei Lavori del Por­

vide col passaggio degli Uffici e del personale

to, costituiscono un ulteriore complesso di lavo­

alla dipendenza consortile, senza alterarne gran

ri per 45.000.000 di lire.

fatto l'organizzazione. Così

si

è costituito l'I­

spettorato capannoni e gru.
Per la polizia del lavoro e per l'assegnazione
del materiale ferroviario vennero creati
siti uffici,

con personale

E già sono pronti ed approvati i progetti ese­
cutivi per un ulteriore ampliamento :fino a com­

appositamente

appo­
scelto

con determinati requisiti di pratica commercia­
le, e costituente l'Ispettorato dei gestori.

prendere la

intera spiaggia di

Sampierdaren'i,

con un primo gruppo di opere costituenti la for­
mazione del bacino per altri molti milioni.

LE INIZIATIVE COMMERCIALI.

Infine per i nuovi servizi, come quello degli

Nel campo dell'ordinamento del lavoro l'ope­

elevatori elettrici del carbone, e del Dock della

ra più diligente si è spesa e si continua a dedi­

Chiappella, si provvide con gli org·ani già esi­

care da parte dell'Ente consortile per contem­

stenti secondo la maggiore affinità di funzioni,

perare gli interessi che si trovano di fronte, e,

assegnando per la parte tecnica la direzione al­

posti tre principii fondamentali: la limitazione

l'Ufficio tecnico consortile, con personale del Ge­

dei ruoli, la garanzia pecuniaria da parte degli

nio Civile, ed assegnando l'esercizio, per la par-

operai, ed il sistema del turno nei confini del

- 46-

IL PORTO DI GENOVA
no venuti elaborando regolamen-

un'azione sistematica organizzatrice, sempre p1u

rticolari col concorso delle parti in-

intensa, attraendo tutti gli interessi, col deside­
rio che tutti trovino presso l'Amministrazione

I NUOVI LAVORI DEL PORTO DI GENOVA
Gal.'eria

di servizio

della Cava

Chiappe/la

ntrasti sono eliminati, non tutti

stessa l'occasione ed il modo migliore di mani­

11111 n ti si possono considerare giunti al

festarsi, e riescano ad esercitarsi, a svilupparsi,

1111 mi liore: ma un grande vantaggio

contemperandosi su un terreno comune di pari­

n eguito: quello di evitare gli a­

tà e sotto la guida di un arbitro sereno ed auto­

on

sospensione

duratura delle revole.
Allo sviluppo di questa sua particolare azione

lle iniziative commerciali, l'Am­
nsortile

1111tm 1t�n1,
1

ha pure intrapreso

l'Amministrazione consortile ha predisposto pa­



recchi organi proprii, come: l'Ufficio di Statisti­

perando con lavori particolari

ca consortile, l'Ufficio di studi e di informazio­

ncrete agli studi di maggiore

ni commerciali, l'Ufficio di Informazioni nauti­

1 i, • t I problemi delle comunicazioni e

che e meteorologiche, la Commissione perma•

m I rittimi e ferroviari, ed ha anzi pro­

nente del lavoro ecc., ecc.

I n

POSTI E MECCANISMI DI SCARICO.

nt

una linea regolare per il Gol­
a evol.:..,c sopratutto la espor-

1)" All'estremità sud-est del ponte Paleoc l'Amministrazione tende

pa -nella zona dell'avamporto trovasi un acco t

la propria influenza in tutta

escl�sivamente riservato per una nave cistern

i nte

portuale,

esercitandovi e up.· t.��

.:.°

- 47 -

pneumatico che comunica direttam n-

LE I. I. I.
te per lo scarico con lo Stabilimento della Socie-

tà di importazione degli olii lubrificanti. Questo

veliero carico di siffatta merce, al lato est viene

destinata al carico su vagoni di tavole e tronchi,

Stabilimento è considerato punto franco per il che si ritirano da mare dove vengono sbarcati

magazzinaggio e la manipolazione degli olii mi- direttamente ed uniti in zattere.
nerali.

Presso a poco metri quadrati

cie p�r gli impianti e mc.

sJrbatoi.

! La

8000

2000

di superh-

di capacità per i

permanenza delle navi dipende dalla po-

tenza di sbarco dello Stabilimento, che è di

120

tonn. all'ora. Praticamente si trova che durante

Vi sono

5

gru idrauliche della potenza di

1500

Kg. ciascuna e una gru elettrica della portata di

Kg.

3000.

All'angolo tra il Molo

Passo

uovo e la Calata del

uovo, si trova un altro tubo pneumatico

per l'introduzione del petrolio nello Stabilimen­

to dei liquidi inhammabili alla Lanterna. La na­

l'anno 1915 vi hanno fatto operazioni di sbarco ve che deve accostarvisi prende il posto ordina36 vapori cisterna.
riamente occupato dal veliero. Questo Stabili2) Nella parte interna del porto v'è la cal:i-

mento come quello del Ponte Paleocapa è consi­

·ol mezzo di due trasbordatori elettrici di pro-

vora specialmente a riempire le cassette per la

ta propriamente detta del ponte « Paleocapa», derato fuori della linea doganale per il magazzi­
che serve per lo scarico di una nave carboniera naggio e la manipolazione della merce. Vi si la­

prietà privata sistema Brown, i quali hanno una introduzione in commercio del petrolio e degli
potenza di scarico di Kg. 1800 ciascuno. Alla si- olii minerali combustibili. Esso viene esercitat0
nistra di questa nave ordinariamente si ormeg- direttamente al Municipio di Genova.

gia un veliero, sia per lo scarico sia per il carico. In tempi eccezionali si aggiunge un altro ve-

liero di hanco al primo e si sbarca a spalle.

10.000 di superhcie d'acqua
9 - m. 230 di lunghezza di ca­

Presso a poco mq.

- profondità m.
lata - mq.

6500

di superhcie a terra (compresa

Presso a poco mq. 5000 di superhcie di acqua la calata della Sanità) dei quali 800 occupati da
- metri 120 di lunghezza delle calate - profon- una tettoia in ferro della capacità di mc. 3250
dità m.
mq.

840

9.50 -

nessuna apprezzabile marea - - m.

di spazi a terra - m.

200

di binari.

La durata dell'accosto delle navi che sbarca-

no il carbone mediante gli elevatori Brown è de-

terminata" dalla potenza dei due apparecchi (400
tonn. circa per

si di

800

10

ore), sicchè potrebbe ritener-

tonn. al g·iorno. Praticamente si trova

1500

di binari.

La durata dell'accosto per la nave petroliera

devesi calcolare secondo la potenza delle pom­

pe dello Stabilimento, in considerazione del f at­

to che nessuna nave deve in nessun caso resta­

re in attesa di turno poichè il posto è riservato
(pompa della potenza oraria di

50

tonn.) - pci­

che durante l'anno 1915 hanno fatto operazioni recchie sezioni superhcie totale dello Stabili­
di sbarco 35 vapori, vale a dire uno ogni 8 gior- mento mq. 3500 - capacità dei serbatoi mc.

ni lavorativi.
3) La calata « Molo

uovo» dispone di

ormeggi (in tempi eccezionali

10

21)

19

su due file:

nella prima e 9 nella seconda. La prima fila

scarica direttamente a calata, a spalle, dalla poppa, mentre la seconda deve sbarcare lungo bor-

do in chiatte.

60.000 di superhcie d'acqua
m. 9 - m. 610 di lunghezza delle
10.490 di spazi a terra - m. 2000

Presso a poco mq.

- profondità

calate - mq.

di binari ferroviari.

La durata dell'accosto per le navi è determi­

3500.
Le

chiatte

ruz10ne.

sbarcano

a

turno,

senza

inter-

6) Cinque navi carboniere possono accosta­

re di fianco in tempi ordinari alle calate del pon­

te « Caracciolo»: due all'ovest e tre all'est. Le
Ferrovie dello Stato in virtù di una convenzione

particolare hanno l'uso esclusivo di tre accosti.
L'arredamento di questo ponte consiste in

12



levatori trasbordatori elettrici (6 per parte) del
sistema Siemens Schuckert.

25.000 di superhcie d'acqua
9,50 - lunghezza delle calate
m. 842 dei quali 120 non accostabili di banco mq. 50.000 di spazi a terra e m. 4500 di binari
Presso a poco mq.

nata presso a poco dalla quantità regolamentare - profondità m.

di sbarco, che è di

500

tonnellate al giorno -

praticamente risulta che durante l'anno

hanno sbarcato

708

giorni lavorativi.

1915

vi

vapori, vale a dire 1 per 8

4) La calata del « Passo

uovo» è di se-

ferroviari.

L'accosto delle navi carboniere a questo pon­

te può calcolarsi a un giorno per

1500

tonn. di

guito a questa e al lato ovest viene destinata al­ carico in media. Tuttavia cause diverse deter­
lo sbarco di ferro vecchio con un ormeggio per minano un risultato pratico più basso, sicchè si

- 48-

IL PORTO DI GENOVA
t ov in fatto che le navi le quali poterono acco­
t re durante l'anno 1915 non furono che 252,
IO he dà un accosto medio di 5 giorni, e sulla
e di un carico medio di 6000 tonn., una rata
li 1250 tonn. per giorno, vale a dire presso a
o il doppio della quantità regolamentare ge­
rale.
La calata S. Benigno partecipa quanto alla sua
uperhcie alla utilizzazione dei due ponti Carac­
·i lo e Assereto; quanto alla propria superhcie
l' equa essa è normalmente occupata da chiatt - superficie mq. 7500, binari ferroviari 500
metri.
7) Al ponte « Assereto )) si hanno quattro
osti di hanco per navi carboniere: due per
p rte. Gli apparecchi di scarico sono: sul lato

dello Stato hanno in concessione un serbatoio
per l'olio minerale con tubo di introduzione di­
retta e una gru idraulica per lo scarico dei ba­
rili.
Tutti gli elevatori trasbordatori Siemens Schuc­
kert appartengono al Consorzio, come tutti gli
altri apparecchi di scarico che non si trovano al­
l'interno degli Stabilimenti particolari di deposi­
to o sulle relative calate chiuse. Essi hanno una
potenzialità di sollevamento di 1950 chilogram­
mi ciascuno ed una potenzialità di scarico media
pratica di circa 50 tonn. all'ora pure per ciasc11no e vengono esercitati per mezzo di un Ufficio
consortile, l'« Ufficio Gestori ». Per la parte te-!•
nica essi sono sotto la sorveglianza di un inge­
gnere dell'Ufficio tecnico consortile, il quale ha

UOVI LAVORI DEL PORTO DI GENOVA
Silos pietrisco in Cava Chiappella

vest 5 elevatori elettrici ( due dei quali sistemi anche la direzione di una Officina centrale per

Brown d.ella potenza di Kg. 1800), sull'altro la- la produzione della forza elettrica posta nelle

6 elevatori sistema Siemens Schuckert. Alla cave della Chiappella a hanco del porto.
All'incirca mq. 45.000 di superhcie d'acqua radice di questo ponte dal lato est le Ferrovie
- 49

= = = = = = = = = = = = = = = = = = _____________________ _

LE I. l. I.

8,50 a m. 9,50- lunghe:z.:z.a del­
880- mq. 51.200 di superficie degli
terra e m. 5000 di binari ferroviari.

profondità da m.

chiatte in servizio della centrale elettrica delle

le calate m.

Ferrovie dello Stato per la trazione al valico dei.

spa:z.i a

Per la durata degli accosti può farsi lo stesso
calcolo che per

190

il

ponte Caracciolo. In pratica

navi accostarono durante l'anno

1915,

sen­

Giovi. Il carbone a mezzo di un nastro traspor­
tatore a noria e a movimento continuo

è convo­

gliato hno alla bocca dei forni delle caldaie, ed
il nastro trasportatore nel suo moto viene con­
temporaneamente utilizzato per lo sgombero del­

:z.a contare le navi ormeggiate in testata.
La calata « Chiappella » offre un solo accosto,

le ceneri dei focolari. Questa grandiosa officina ,.

per navi con carico di cotone. Su questa calata

la quale servì da principio a produrre tutta la

si trova un Dock a

4 piani (del Consor:z.io), che energia necessaria alla trazione sulle linee dei

è in parte impiegato come maga:z.:z.ino per il de­

Giovi

( comunicazioni fra Genova e la pianura

posito temporaneo libero tal quale come tutte del Po), resta attualmente dopo la introduzione
le altre tettoie del porto ed in parte è destinato della energia idroelettrica a servizio ordinario
a maga:z.:z.ino generale.
Quattro gru elettriche a capra :z.oppa da

1500

Kg. di for:z.a si trovano impiantate su questa ca­

di quegli impianti, uno stabilimento di riserva.
Lo stabilimento stesso è ancora oggi assai inte­
ressante, dato che solamente 5 anni or sono es­

lata e servono per lo scarico dalla nave al ma­

so rappresentava tutto ciò che di più moderno

gaz:z.ino o sul vagone. Per il ritiro ed il ricaric�

era stato trovato in materia di simili impianti ,.

è in esso che

delle mercan:z.ie dal Dock si ha una gru idrauli­

ed

ca a cavalletto da

taliane studiarono e risolsero i più importanti

1500

Kg. sul lato nord del

li Ingegneri delle Ferrovie i­

problemi di distribuzione regolare e di ricupe­

pia:z.:z.ale verso terra.
La « Creola >>, linea di naviga:z.ione istituita sot­
to gli auspicii e con l'appoggio del Consor:z.io fra

ro di energia dai treni in discesa.

40.000 mq. di spazio acqueo - pro­
9- m. 500 di lunghezza di calata 22.000 di superficie a terra, dei quali 9.340

All'incirca

Genova e i porti cotonieri dell'America, ha la

fondità m.

preceden:z.a assoluta per questo posto su ogni

mq.

altra nave. Questa linea fa il trasporto dei coto­ occupati da tettoie adibite a deposito
ni a certe condizioni di regolarità di viaggio e

neo dei cotoni - capacità mc.

di facilita:z.ioni di nolo in cambio degli accosti

di binari ferroviari.

privilegiati ed altri beneficii accordati dal Con­
sor:z.10.

8000 di superficie d'acqua - pro­
fondità m. 8,50 - lunghe:z.za di calata m. 145
(e metri 233 in uso ai Cantieri per i lavori d'in­
Circa mq.

grandimento del porto e come sbocco delle cave
della << Chiappella ») - mq.
terra,

3000

3050

di superficie a

tempora­

52.000-

m.

900

La durata di accosto delle navi può calcolar­
s · secondo

il

carico in ragione di

400

tonn. al

giorno. In pratica hanno fatto operazioni di sca­
rico a queste calate durante l'anno
navi.

10)

la calata « S. Lazzaro )) ha

1915, 361

5

ormeggi

per vapori e 5 per velieri. I vapori scaricano su

dei quali occupati dagli impianti del chiatte e pontoni i quali accostano direttamente

predetto Dock che ha una capacità di deposito la calata. I velieri fanno ordinariamente solo o­
di mc.
di mq.

33.000- a monte altra tettoia in legno
1500 e della capacità di mc. 4000- 850

perazioni d'imbarco di materiali da costruzione�
mattoni, tegole, cemento, metalli semi lavorati
come barre e tu bi di ferro, filo di ferro ecc., mi­

metri di binari ferroviari.
La durata dell'accosto per le navi

(general­

nerali e scorie di minerali. Gli apparecchi di

mente cotoniere) può calcolarsi a seconda del scarico di questa calata sono cinque gru idrau­
carico sulla base di

400

tonn. al giorno - m

liche a cavalletto della for:z.a di

1500

kg.: es5e

pratica hanno fatto operazioni a questa calata non servono che per lo sbarco, poichè l'imbarco
durante l'anno

1915, 42

sui velieri avviene a spalle.

navi.

9) Il ponte « Colombo » dispone di 3 accosti,

il

mq. di superficie d'acqua - pro­

vapore.

La durata dell'accosto per i velieri e per i va­

riservato a una nave per trasporto di sale o a
so e che viene scostato allorchè arriva

30.000

sale stes­

stra per navi con carico di cotone, semi e merci
varie. Il secondo posto alla calata di destra è
un veliero che serve di deposito per

Circa

7,50 a 8,50- lunghez:z.a delle ca­
late m. 231- superficie a terra m. 1630- oc­
cupati per m. 950 da 2 tettoie in ferro aventi
una capacità di magazzinaggio di mc. 9600 m. 500 di binari ferroviari.

uno sulla calata di sinistra, due su quella di de­

il

fondità da m.

Dall'altro lato alla radice della calata v'ha una pori è assai variabile data la circostanza che lo
gru elettrica per lo scarico del carbone dalle

sbarco avviene su chiatte, ma si può in genera-

- 50-

IL PORTO DI GENOVA
le riferirsi alle disposizioni regolamentari, cioè
da 300 a 400 tonn. di carico al giorno.
In pratica sono passati per gli accosti di que­
ta calata 186 navi durante l'anno 1915.
11) La calata a ovest del ponte « Andrea

no su queste calate sono esercitati, come si è det­
to, dalla Società « Marittima Italiana)). Gli al­
tri sono posseduti dalle Ferrovie dello Stato le
quali li adibiscono a deposito delle merci m ar­
rivo dall'interno per esportazione.



Nuova Diga, V. E. lll.
Doria )) è riservata alle operazioni di carico su
·hiatta delle merci depositate nei magazzini del­
I Società di Navigazione sovvenzionate, in gene­
r le merci destinate all'esportazione. L'arreda­
mento consiste in 6 gru idrauliche a capra zop­
pa della forza di kg. 1500.
La testata del ponte serve per l'ormeggio di
navi m zavorra o che sbarcano in chiatte.
La calata ad est di questo ponte è riservata
sclusivamente all'accosto delle navi delle So­
·ietà di navigazione sovvenzionate. Tale calata
pure arredata con 5 gru idrauliche da kg. 1500
d una della potenza minima di kg. 3000, media
di kg. 6500 e massima di kg. 10.000.
Tre dei capannoni in muratura che si trova-

Presso a poco 48.000 mq. di superhcie d'acqua.
- profondità da m. 8 a 9 - m. 500 di lunghez­
za di calata - mq. 20.146 degli spazi a terra, dei
quali 12.000 occupati dai 6 capannoni a due pia­
ni, aventi una capacità di magazzinaggio di mc.
58.000, dati in concessione parte alle Compa­
gnie di Navigazione sovvenzionate, parte alle
Ferrovie dello Stato. Qui è il servizio dell'espor­
tazione ed il servizio dei trasporti cumulativi m. 900 di binari ferroviari.
La durata dell'accosto è assai variabile, trat­
tandosi di operazioni di imbarco, ma in pratica
.si rileva che durante l'anno 1915 accostaron
153 navi, senza contare quelle ormeggiate in te­
stata ( 409).

- 51 -

LE.' I. I. I. - = - - - = = - - - - - - - - - = - = - = == = == = = == = = = == = = == = = . = = =
12) La calata « Zingari» con tre

gru

idrau­

tonn. circa di sbarco giornaliero e ricarico sui

liche della potenza di 1500 kg. è destinata esciu­

vagoni o sui carri a cavalli ed una complessiva

sivamentee al carico su chiatte delle merci per

capacità di deposito di tonn. 50.000 circa.

esportazione, che debbono venir portate sotto
bordo per l'imbarco.

elle acque antistanti so­

L'esercizio dei Silos è lasciato alla Società A­
nonima

concessionaria sotto l'adempimento di

no ormeggiati sulle boe i grandi transatlantici certe condizioni generali. Lo Stabilimento, uno
-che sbarcano ed imbarcano provvigioni e merci. dei più potenti d'Europa, gode anche del regime
Circa 20.000 mq. di superficie d'acqua - pro·

dog·anale del Deposito Franco.

fondità m. 7,50 - m. 253 di lunghezza di calata

Due carrelli trasbordatori ad occidente dello

- mq. 2500 di superficie a terra, e di questi 1600

Stabilimento facilitano le operazioni di ricarico

-occup ti da due tettoie in ferro, aventi una ca-

sul vagone e il rapido turno dei vagoni nelle gat­

pacità di magazzinaggio di mc. 8500 - m. 500

lerie di carico.

.di binari ferroviari.
Durata degli accosti a seconda· delle operazio­
ni di carico.
13) Il ponte ex « Federico Guglielmo» og­

Pontile della lunghezza di 100 metri - cir�a
20.000 mq. di superficie acquea - profondità
m. 9 - mq. 4500 di superficie occupati dal f ab­
bricato dei Silos con 344 celle - m. 800 di bi­

gi dei «Mille» non serve che all'imbarco ed al­ nario ferroviario.
A monte il fabbricato della Dogana centraÌe
lo sbarco dei passeggieri che arrivano o che par­
tono per viaggi al di là degli Stretti. Tuttavia al­

che copre mq. 5400 di superficie. È a 3 piani con

l'estremità nord della calata di sinistra presso 120 camere.
A prescindere dalle chiatte, le navi non ri­
l'angolo di unione con la calata degli Zinga­
ri vi ha una gru idraulica a cavalletto da kg. 1500

mang·ono all'accosto dei Silos che il tempo ne­

.di portata per lo scarico delle merci destinate a

cessario per le operazioni di sbarco, secondo la

passare in deposito nei magazzini doganali (Do­

potenza media complessiva delle pompe dello

gana centrale).

.Stabilimento.

Circa 30.000 mq. di superficie d'acqua - pro­

Passarono durante l'anno 1915 111 navi per

fondità m. 9,50 - lunghezza di calata m. 515 - questi accosti.
.superficie a terra mq. 16.000, dei quali 6000 oc­

16) Al ponte « A. Parodi>> trovano posto 5

cupati da due fabbricati (uno dei quali di re­

navi: due per lato alle calate di destra e di sini­

cente costruzione) della stazione marittima per

stra ed una in testata. Gli apparecchi sono: 2

.il servizio dei passeggieri - m. 300 di binario

gru idrauliche per ogni nave, vale a dire 10 gru

ferroviario.

della portata di 1500 kg. Inoltre in testata sul

Durata dell'accosto limitata alle operazioni di lato destro si trova una gru fissa della potenza
ribarco ed imbarco dei passeggieri ed altre an­ di kg. 3000 minimo, 6500 medio, 10.000 massimo,
zidette. Accostarono a questo ponte durante l'an­
no 1915, 222 navi.

14)

I quattro posti della calata « S. Limba­

nia» sono destinati alle navi in zavorra che ef­
fettuano piccole riparazioni o che cari_ano da
chiatte sotto bordo.
Circa 10.000 mq. di superficie d'acqua - a
monte delle boe - profondità m. 9 - la calata

come quella che si trova al ponte Andrea Daria.
Il posto in testata è ordinariamente riservato ad
un veliero, ma in tempi di affollamento si u::ia
mettervene due.
Alla radice di levante è impiantato (dal Con­
sorzio) un apparecchio pneumatico supplemen­
tare con due pompe per lo scarico diretto dei ce­
reali, sotto le tettoie: forza di 50 tonn. all'ora.

-con m. 210 di lunghezza, è completamente occu­

Circa 18.000 mq. di superficie d'acqua - pro­

pata dagli impianti dei Silos granari e dalle re­

fondità m. 8.50 - m. 480 di lunghezza di calata

lative installazioni ferroviarie.

- mq. 22.000 di superficie, dei quali 9350 occu­

15) Un pontile su piloni in muratura si stac­

pati da 4 tettoie per il deposito temporaneo dei

ca dal centro della predetta calata venendo a

cereali, con una capacità di mc. 52.000 - metri

creare l'accosto per due navi con carico di ce­

2000 di binari ferroviari.

reali. Su questo pontile si trovano sei pompe,

La durata dell'accosto può calcolarsi in ragio•

ciascuna con due tubi (in totale 12 tubi) aspi­

ne di 400 tonn. al giorno per og·ni nave: un po'

ranti, per lo scarico automatico e il magazzinag­

di più sul lato est dove si scarica mediante le

-gio dei cereali. Dal pontile in questione si pas­

pompe pneumatiche anzidette.

In pratica sono passati per questo ponte
sa ad un vasto corpo di fabbrica costituente �
.detti Silos, i quali hanno una potenzialità di 3000 navi durante l'anno 1915.
52 -

1:!0

---------------------- ----------IL PORTO DI GENOVA
17) La calata della « Darsena » è destinata
Ilo sbarco da velieri mediante tre gru idrauli­
•he a cavalletto della portata di kg. 1500.
Circa 17.000 mq. di superficie d'acqua - pro­
ndità m. 9 - m. 136 di calata - m. 2051 di
uperfìcie à 'terra quasi totalmehte ot:cupàti da
an fabbricato a tre piani della capacità di 45.000
c. destinato in parte per il magazzinaggio deimerci estere per l'esportazione, in parte per
il magazzinaggio di merci diverse in arrivo.
Le navi facenti operazioni di sbarco restano
ll'accosto in ragione delle condizioni generaii.,

na », che segue, si trova un numero variato di.
ormeggi, secondo la lunghezza e la larghezza.
delle navi.
Al lato sinistro si accosta una grossa nave ca­
rica di carni congelate da introdursi nello spe­
ciale Stabilimento frigorifero che fa parte de�li.
edifici ed impianti di questo bacino, ovvero due
navi minori con merci diverse. Alla calata di.
fondo si accosta un'altra piccola nave. Alla ca�
lata di destra possono essere assegnati due o tre
piccoli velieri o vapori (generalmente rimorchia­
tori da pesca).

UOVI LAVORI DEL PORTO DI GE OVA
Viadotti di servizio in ferro e cemento armato

L'arredamento delle calate si compone di 6
che variano per i vapori e per i velieri. In pra­
tica risultarono 40 navi accostate a qussta cala­ gru elettriche, due delle quali elevate all'altezz
di 20 metri, tutte della forza di 1500 kg.
ta durante l'anno 1915.
Questo bacino è particolarmente adibito all
18)
el « Bacino Municipale della Darse-

- 53

LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - scarico ed alla conservazione dei salumi, del pe­
s.::e fresco, secco e salato ed in conserva, e della
carne congelata e frigoriferata, dei formaggi,
delle doghe per botti, delle lane e pelli naziona­
li, delle frutta e conserve alimentari indigene.
Vi ha pure una sezione di· deposito franco e nel
resto vige il regime dei magazzini daziari.
All'incirca mq. 17.250 di superhcie d'acquaprofondità m. 6 a 7- m. 430 di calata- my_.
34.000 di superhcie degli spazi a terra, dei qua­
li 23.000 occupati dagli editi.ci a parec�hi piani
dei magazzini e stabilimenti preindicati - 500
metri di binari ferroviarÌ.
Durata dell'accosto per le navi variabilissimo,
.data la grande variabilità delle navi stesse e
delle condizioni del carico. Nella pratica risultò
e
- sser passati durante l'anno 1915 per questo ba­
cino 81 vapori e 75 velieri.
19 e 20) Il ponte « Morosini >> alla sua e­
stremità è riservato per gli accosti di servizio
dell'Ufficio arrivi della Capitaneria del porto e
dell'Ufficio marittimo consortile, riuniti, e per
l'accosto dei rimorchiatori alla presa di acqua
dolce.
La calata ovest dispone di uno o due accosti
.se ondo la lunghezza dei vapori o velieri.
Alla calata dei « Salumi )) si accosta una na­
ve (20).
Queste due calate sono arredate con 5 gru t�­
Iettriche sopra elevate ed una idraulica della
forza di kg. 1500. È questa la zona di scarico dei
vini nazionali per i quali si trova qui un grande
e
- moderno stabilimento di magazzinaggio in con..
cessione ad una Società, la quale in periodi di
affollamento riceve anche merci diverse.
Fatta eccezione per la parte riservata agli Uf­
fici marittimi, trovasi qui uno specchio acqueo di
mq. 10.000- profondità m. 7 a 8- lunghezza
di calata m. 185- mq. 6500 di superhcie a ter­
ra, 6000 circa dei quali occupati dall'edihcio pre­
detto dei Docks Liguri (a tre piani e cantina)
- m. 350 di binari ferroviari.
Durata dell'accosto variabile per le stesse ra­
gioni indicate precedentemente. A queste cala­
te in pratica accostarono 56 navi durante l'anno
1915.
21) Il ponte «Calvi>> dispone di due acco­
sti, uno a ciascun lato, con 4 gru idrauliche per
le operazioni di scarico.
Circa mq. 5000 di spazio acqueo - profondi-­
tà m. 8 - lunghezza di calata m. 218 - mq.
2700 di superficie, 900 dei quali occupati da un
edificio a 3 piani avente una capacità di magaz-

zinaggio di mc. 8000- m. 200 di binari ferrov1ar1.
Durata degli accosti regolamentare. In pratica
accostarono 184 navi durante i 9 mesi dell'anno
1915 nei quali il ponte fu in esercizio.
22) Alla calata « Rotonda n possono ormeg­
giarsi 5 velieri. Essa è arredata con una gru
idraulica con una potenza di kg. 1500; general­
mente però quei velieri scaricano a spalle diret­
tamente sui vagoni.
Circa 3500 mq. di spazio acqueo - profondi­
tà m. 7- lunghezza di calata m. 90- superh­
cie a terra mq. 370- m. 180 di binari ferroviari.
Durata dell'accosto per i velieri qui ormeggia­
ti secondo le disposizioni regolamentari che so­
no abbastanza larghe. In pratica 206 navi nel
1915.
23) Alle due fronti del ponte « Spinola» tro­
vano posto 4 navi, due per parte, le quali han­
no a loro disposizione 6 gru idrauliche a capra
zoppa della potenza di 1500 kg.
Circa 7000 metri quadrati di superhcie d'ac­
qua- profondità m. 8,50 a 9 - 347 metri di
lunghezza di calata- spazi a terra 2825 mq., dei
quali 2000 circa occupati da due editi.ci a 3 piani
per il deposito provvisorio delle merci varie, con
una capacità di mc. 16.000 - m. 600 di binari
ferroviari.
Durata dell'accosto regolamentare, vale a di­
re 300-400 tonnellate al giorno. In pratica le na­
vi accostate a questo ponte durante l'anno 1915
furono 269.
24) La calata del (( Punto Franco>> serve e­
sclusivamente allo scarico dei pontoni e chiatte!.
Circa 4000 mq. di spazio acqueo- profondi­
tà m. 7,50 - m. 90 di lunghezza di calata mq. 730 di spazio a terra- m. 180 di binari fer­
rov1ar1.
Le chiatte occupano continuamente la super­
-6.cie acquea e ac.costano a turno.
25) Al ponte << Guglielmo Embriaco )) si han­
no due accosti, uno per lato, con 4 gru idrauli­
che della forza di 1500 kg.
Circa mq. 4500 di spazio acqueo- m. 8,50 di
profondità- m. 210 lunghezza di calata- m-i.
1430 di superhcie a terra- di cui mq. 800 occu­
pati da un editi.eia a tre piani per il magazzinag­
gio delle pelli greggie per una capacità di mc.
7200- m. 200 di binario ferroviario.
Durata dell'accosto regolamentare.
26) La calata « Cattaneo>> serve solamente
all'accosto di pontoni e chiatte con merci desti­
nate al Deposito Franco, il quale si trova nelle

- 54-

------------------- ---------IL PORTO DI GENOVA
distende

la

sua

fronte

principale

l' • Millo) in corrispondenza della cala­

Circa

128

m. di lunghezza di calata (nel suo

complesso 248)

in servizio ordinario di sbarco

. Qui sono impiantate 4 gru idrauliche da chiatte, sopratutto per le pelli greggie, gli olii
tt della potenza di 1500 kg. ed un im: lubri-6.canti ed i pezzi pesanti di macchina -­
che riunisce direttamente la fron spazio acqueo mq. 1000 - profondità m. 8 - su·
ed un apposito pontile galleggiante per-6.cie a terra mq.

,,i, ni

t

i
11

uperiori del Deposito Franco median­
ma di carrelli.

1 m .

H -

5000

tri

120.

2000 -

binari ferroviari me·

A monte spianata a mezzodì del Deposito Fran•

di spazio acqueo - profondi­

lunghezza di calata utilizzata m.

65

co di mq.

18.800

(antico Mandraccio),

6000

dei

quali occupati da tettoie ape:rte e da un piano

I t\U0VI LAVORI DEL PORTO DI GE 0VA
Cantiere Massi Pieni · a Sampierdarena
1 spazi a terra mq.

150.
111ut
'

1000 -

binari caricatore di sussidio allo scalo di Piazza Cari­
e.amento - m.

posito Franco esercitato dalla Ca-

11 •111nm r io di Genova, e di proprietà par­

li , 111

,I,

li
111

rivati. Esso comprende una super·

I•
1



00

dei quali

15.000

coperti da

di binari ferroviari.

ta » e la calata nord del « Molo Vecchio » ap­
partengono allo scalo sussidiario del Molo Vec­
chio, esercitato dalle Ferrovie dello Stato in re·
gime commerciale. Sono questi gli antichi Ma­

diversi piani.

I 11'

600

27 bis ·e 28) Il resto della calata << Marinet·

osto per i galleggianti solita.

gazzini Generali già in concessione ad una Com·

tremità sud della calata « Mari­

pagnia privata ed ora passati pure in concessio•

una gru hssa idraulica da

ne alle Ferrovie, le quali li hanno destinati al

medio e

10.000

3000

massimo di por­

due altre già indicate.

magazzinaggio delle merci in esportazione e a

1

operaz1001 di sbarco delle linee regolari del L -

55 -

===-==========---- _==============_====_

LE I. I. I.

vante, cotoniere ed eventualmente a servizi oc­
casionali. Possono prendere accosto di fianco 4
vapori contemporaneamente ed in caso di in­
gombro hno a 6.
Gli apparecchi di scarico in dotazione di que­
sti Magazzini consistonò in

1500

la potenza di

16

gru elettriche d�l­

kg. sul fronte a mare, e 10

paranchi fissati fuori delle porte di introduzio­
ne, o meglio di uscita delle merci, verso il piaz­
zale interno. Tali apparecchi hanno una poten­
za di sollevamento di

128

(Metri

2000

kg.

di calata « Marinetta » assegnati

come precede).

95.000 di spazio acqueo - profon­
m. 9,50 - m. 732. di lunghezza di calata 52.000 di superficie a terra, dei quali 12.000

Cir a mq.
dità
mq.

occupati dai grandi edifici a 4 piani del magaz­
zino principale e da 2 magazzini supplementari
separati ad un sol piano. Oltre
capacità -

5000

100.000

mc. di

metri di binari ferroviari.

Durata degli accosti regolamentare. In prati­
ca accostarono a queste calate

1915.

te l'anno

29)

276

navi, duran­

Alla estremit� ovest della calata nord

del « Molo Vecchio » si ormegg·iano 3 navi che
scaricano in chiatte e sulle punte navi per pren­
dere carbone per provviste di bordo.
Circa mq.

8000

di spazio acqueo - m.

9

di

profondità - m. 100 di calata - pochissima su­
perhcie a terra - nessun impianto ferroviario.
Officina di costruzioni radiotelegrafiche e scuo·
la radiotelegra-fisti Marconi.

30

e

31)

La calata (( Gadda )) è riservata nel­

la sua maggior parte alle navi in demolizione o
che hanno bisogno di lunghe riparazioni; verso
la radice partecipa del servizio al quale è desti­
nata la calata seguente.

GLI STABILIMENTI INDUSTRIALI.
Di seguito su questi spazi si trovano alcuni
importanti stabilimenti industriali: N. Odero
C. per l'allestimento di grandi navi, i Bacini di
carenaggio della Società Esercizio Bacini (A m.

130

-per

18,

(soglia a m.

soglià a m.

9,50)

8,50 -

B m.

172

per 2�.

ai quali vanno unite importan­

tissime officine meccaniche; inhne il grande St
bilimento di allestimento e riparazione di navi
della Società Gio Ansaldo e C., il quale si esten•
de lungo il moletto Guardiano dei Bacini e lung
il Molo Giano.
Le tre Ditte posseggono anche vicino a Ge­
nova importanti cantieri di costruzione naval
(Foce - Sestri Ponente Odero - Riva Trigoso Sestri Ponente Ansaldo: quest'ultimo può esse­
re ritenuto il più potente del Mediterraneo).
Questa zona del porto accoglie anche altri pic­
coli impianti industriali, sia per la preparazione
e lavorazione dei legnami, sia per la lavorazione
dei metalli, sopratutto costruzione di piccoli u­
tensili di bordo e riparazioni di macchine e cal­
daie (Torriani, Cooperativa operai metallurgici,
Gavarone, Masnata, Firpo e Morasso, Calcagno
e Guastavino, ecc.). Tali Stabilimenti occupano
ancora per poco tempo una specie di isola fra
la concessione delle Ferrovie dello Stato al Mo­
lo Vecchio e la calata Gadda, ma questa attività
industriale sarà in seguito trasportata su nuovi.
e più ampi spazi, che dovranno costruirsi all'e­
sterno del Molo Giano in modo da avere nella.
parte est del Porto a partire dai maggiori Stabi­
limenti suindicati una zona industriale continua
ed appartata da ogni lavoro commerciale.
All'altra estremità del Porto, dal lato di Sam­
pierdarena, proseguono attivamente, come si è

nella

accennato da principio, i lavori di ampliamento

sua sezione nord allo sbarco su vagone del fer­

del Porto, con la costruzione del Bacino « Vit­

La calata « G. Boccardo >> è destinata

ro vecchio, dello zolfo e del caolino, per lo sbar­

torio Emanuele III >>, che si spera di completa­

co di grandi velieri con legnami e nella sua se­

re per il

zione sud per lo sbarco di carbon fossile da

lungato -fino al torrente Polcevera secondo un

chiatte e per lo sbarco del carbone vegetale dai

recente progetto già approvato dal Consiglio S'.1-

numerosi velieri che vi approdano.
Per le calate Gadda e :Boccardo mq.

95.000

1922

e che sarà immediatamente pro­

periore dai LL. PP., in modo da permettere lo
sviluppo successivo di iniziative private che sem 4

35.000 per la
11,50 di profondi­
tà a partire dalla calata Boccardo - m. 700 di
lunghezza di calata - mq. 40.000 di super-ficie

ti devesi aggiungere che lo sbarco o l'imbar.;o

a terra con destinazione commerciale, dei quali

di grandi pesi avviene a mezzo di gru galleg­

circa di spazio acqueo, dei quali

pre e dovunque avanzano in tempo ed in energia

calata Gadda - metri da 7 a

quelle pubbliche.

4000

3 tettoie in ferro della capaci­
25.000 (2 di esse furono distrutte da

occupati da

tà di mc.

un incendio al principio dell'anno, nè furono an­
cora rifatte) -

3000

m. di binari ferroviari.

Per essere completi a proposito di arredamen­

gianti: parecchie da
una da

120

e una da

30 a 50 tonn.,
160 tonn.

una da 80 ,.

Oltre ai due bacini di carenaggio indicati, e­
siste ancora un minore bacino appartenente al-

56 -

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - - - IL PORTO DI
GENOVA
ti o Arsenale dello Stato presso la Darsena ra-Piacenza-Veneto (transito per Austria e Ger•
ipale, ed attualmente in concessione a N. mania); Luino ed oltre (transito per Svizzera•

UOYI LAVOR,I DEL PORTO DI GE OVA
Cantieri Massi Cellulari a Sampierdarena

C. Dimensioni m.
m.

6,60.

81,60

per

21,40,

MUNICAZIONI FERROVIARIE.

so- Germania); Ovada-Asti; Spezia-Livorno-Pisa-Roma ecc.; Spezia-Parma-Bologna ecc.; Savona-Ven­
timiglia (transito per la Francia).

impianti ferroviari del Porto sono colleiluppati mediante 4 scali o stazioni ma. Benigno, S. Limbania (con mag'azzi• prono circa mq. 6000 di superficie),
ricamento ( con 2 grandi piani caricarti, uno dei quali il già menzionato del
), Molo Vecchio.
omplessiva degli impianti ferroviari
di circa 70 km. - 10 gallerie collelinee di comunicazione verso l 'hinil litorale: Sampierdarena-Serravalle;
ndria-Torino ecc. ( transito per la
ovi-Voghera-Milano (transito per
izzera, Germania, ecc.); Novi-Voghe-

IL MOVIMENTO DEI VAPORI.
L'avamporto destinato alla sosta delle navi che
giungano durante la notte che siano in attesa di
un posto speciale o del loro turno e delle navi
da guerra, ha una superficie di acqua di mq.
55.212 ed una profondità da 12 a 20 metri.
Nell'avamporto per ragione di turno attesero
durante l'anno 1915, 499 vapori (191 durante il
primo trimestre, 67 durante il secondo, 40 du­
rante il terzo, 201 durante il quarto) con una
attesa media da 8 a 10 giorni per i carboni, da
25 a 30 giorni per i grani, da 12 a 18 giorni per
i cotoni - nessun turno apprezzabile per le mer•
c1 vane.

- 57-

LE !. !. !. - - - - - - - - - - - - - - - - = - - = - - - - - - - - - - - - - - - - - - Occorrerebbe fare una esposizione troppo mi­

Le nostre comunicazioni con l'Estremo Orien­

nuziosa per spiegare gli elementi fondamentaìi

te erano in mano esclusiva della marina germ •

del turno ed esporre intorno ad essi una teoria nica e in gran parte anche quelle verso il
che è pur possibile formulare e che potrebbe

ord­

Europa, e sono appunto queste due correnti che

permettere di apprezzare le probabilità relative. rafforzavano i viaggi di questa marina nel Me­
Navi demolite durante l'anno
ta Gadda N.

27.

l'anno

Bacino municipale

1915:

1915

alla cala­

avi entrate in bacino durante

ni della Società E. B.,

.

485.

.

259-Baci­

Di queste ultime

412 erano vapori con una stazza netta di tonn.
1.557.993 (Bacino A tonn. 615.398- Bacino D
tonn. 942.595).

diterraneo offrendole noli vantaggiosi sia m un
senso che nell'altro.
La marina olandese

(

ederland) che avev

una convenzione postale con lo Stato per i viad­
gi delle Indie olandesi, lavorava anche essa mol­
to e vantaggiosissimamente.
Sarebbe inutile enumerare la folla degli ar­

Per quanto concerne le spe�e e le tariffe di matori particolari che formano la massa del mo­
carattere

generale

va

aggiunto

che

all'infuori vimento del porto e che non obbediscono ad al­

della comune tassa di ancoraggio e della sopra­

cuna legge individuale ma· solo· a· leg
, gi di gene­

tassa di 5 cent. per tonn. istituita per il servizio

ralità.

dei prestiti. antecedenti l'istituzione del Consor­

UNA IMPRESSIONANTE STATISTICA!
Genova stava per divenire un porto tedesco!!!

zio, non si percepisce nel Porto di Genova nes­
sun diritto di calata o qualsiasi altro a carico sia

Le navi delle Comp.;gnie che toccavano il no­
della nave, sia della merce. I pontoni, le chiatte,
i battelli, ecc., adibiti ai servizi permanenti del stro porto nel 1915 erano:
Italiane - Società Nazionale di Servizi Ma­
porto pagano una tassa annua di licenza e nien­

rittimi, staz.za netta complessiva tonn. 82.964 10 tr.>nn. di portata 331- chiatte tino a Marittima Italiana, tonn. 15.873-Sicilia, tonn.
25 tonn. 325-tino a 50 tonn. 320-a più di 50 1471 - Navigazione Generale Italiana tonnell.
43.638- La Veloce, tonn. 25.399-Lloyd Ita­
tonn. 663: totale 2019 chiatte.
I servizi di pilotaggio, di rimorchio e di or­ liano tonn. 23.617-Lloyd Sabaudo tonn. 21.255
meggio sono facoltativi, l'acqua dolce è gratui­ - Italia, tonn. 24.758-Ligure Brasiliana (ora
ta per le piccole navi, ma per le grandi quantità Transatlantica Italiana), tonn. 9.938 - Sicula­
essa è distribuita dalle Società degli Acquedotti Americana, tonn. 28.607 - Commerciale Italia­
na di Navigazione (Raggio), tonn. 38,349-Al­
che hanno uffici in porto.
Altri uffici delle competenti Amministrazioni ta Italia (Creola), tonn. 24, 534-Lloyd del Pa­
pubbliche consentono i raccordi telefonici ed e­ citico (D. Zino), tonn. 17.320-La Sicania, ton­
nellate 5.720- Puglia, tonn. 5.828- Servizio
lettrici.
te più. Di questi galleggianti si hanno chiatte

hno a

Italo-Spagnuolo, tonn.

LE COMUNICAZIONI MARITTIME.

Inglesi

Accenniamo semplicemente a grandi linee qu'.l­
li erano le comunicazioni marittime di Genova
prima

della guerra,

comunicazioni

delle

quali

un preciso disegno pratico venne già pubblicato
dal Consorzio portuario in un Tolume del suo
Ufficio di Statistica oggi alquanto antiquato, dal
titolo « Indicatore delle comunicazioni maritti­
me, e c. ».
Si avevano comunicazioni dirette e nazionali
sopratutto col Levante, le Americhe (Costa A­
tlantico), l'Africa del nord, l'Africa orientale e
l'Indostan. Per l'Estremo Oriente le linee di na­
vigazione nazionali erano limitate a Hong-Kong.
Mancavano comunicazioni regolari nazionali

45,538 51.429 - Cunard
Line, tonn. 42.188-British India, tonn. 45.843
- Genera! Steam Nav., tonn. 10.270-Anchor
Line, tonn. 14.582- Ellermann Line, tonnella­
te 14.892-Glynn Line, tonn. 6.434-Pool Ship­
ping, tonn. 29,379 - Westoll, tonn. 22.390 Runciman, tonn. 14.830, ecc.
China Mutua! S. N. C. I., tonn.

Tedesche

- Norddeutscher Lloyd, tonnellate

141.200-Hamburg Amerika Linie, tonn. 49,474
Hansa, tonn. 31.472 - Cosmos, tonn. 22.030 Slomann Rob. · Yun., tonn. 18.276 - Continen­
tal Rhederei, tonn. 12.260- Ret=laff, tonnella­
te 18.787.
Austro-Ungariche - Adria, tonn. 30.070- U­

anche della marina libera per la Cina, per il nione Austriaca di
Giappone, le Indie olandesi, l'Australia, l'Africa
occiqenta e e del
. ,,Europa-. -: �-� -::·,2
,_

4.144.

- White Star Line, tonn.

sud e sopratutto per il Nord ta, tonn.
1 ..,-J
-

6.733.

Spagnole

-58-

-

27.148 - Hunga­
8.831 - Ungaro-Croa­

av., tonn.

rian Levant S. Co., tonn.

Transatlantica, tonn.

23.095 -

IL PORTO DI GENOVA
,e mpagnia

'av. Sota y A:mar, tcnn. 28.704 - sandria settimanale - da

I nciana, tonn. 4.007.

landesi - Nederland, tonn. 79.302 - Ko­
inklijke Nederlandsche, tonn. 22. 720.

e

Bengasi, settimanale - da Odessa, toccando Co­
stantinopoli, Smirne all'andata, e Salonicco al ri­

Danesi - Ostiasiatiske Kompany, tonnellate torno o viceversa

I 0.539.
8 lghe

Alessandria e scali

della Siria, bimensile - da Tunisi, Tripoli

il Pireo, la Canea, settimana­

le - da Marsiglia, compiuto da tre Società, due
- Ocean, tonn. 11.244 - Compagnie

rmement,

d'Industrie ecc., tonn. 8.137.

settimanali e una bimensile - da Lisbona toc­
cando

Francesi - Soc. Générale de Transports ma­

Teneriffe,

Dakar

Ruhsque

(questi

due

scali una volta solo al mese), Larache ed even­

' it imes, tonn. 30.173 - F raissinet, tonn. 8.876. tualmente altri scali del Marocco, Barcellona, Ta-

UOVI LAVORI DEJL PORTO DI GE OVA
Cantieri Massi Cellulari a Sampierdarena
ino al 1911 la Nippon Yusen Kaisha aveva ragona, e altri scali spagnuoli, Marsiglia, bimensi­
ndato i suoi vapori a Genova (tonn. 7.700),
pure gli Chargeurs Réunis di Marsiglia.

le - da Trieste e scali della costa adriatica i­
taliana,

settimanale

-

da

Callao,

Valparaiso ,.

; n questo insieme di navi si avevano servizi Bahia Blanca, Buenos Aires-Montevideo, Ria
] aneiro, mensile (Lloyd del Pacifico) - da Bue­
l ri e periodici.

f;RVIZI DI NAVIGAZIONE DI COMPAGNIE
ITALIANE.
RRIVI - servizi regolari

da

nos Aires e scali di Santos, Rio Janeiro, Dakar,.
Barcellona, settimanale

(servizio di gran lusso

fatto in comune dalle Società: Navigazione Ge­

Bombay nerale Italiana, La Veloce, Lloyd I taliano e I ta­

ile da Zanzibar, ogni 28 giorni - da Ales-

J ia) - bimensile (servizio postale ordinario fat-

-59-

LE I. I. I.

- - - - - - - - - - - - - - - - - - = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =

to dalle stesse Compagnie) - da Buenos Aires al porto di Genova di avere due arrivi per set­
e stessi scali esisteva un altro servizio bimen­

timana da Liverpool. La Cunard Line tocca Swan­
sile fatto dal Lloyd Sabaudo (servizio di gran zea; la Golden Cross, Swanzea e Bristol, la Ge­
lusso) e un altro mensile della Ligure Brasilia­ nerai Steam Nav. C. e la Isaacs e Sons con tre
na ( ora Transatlantica Italiana) - dall'Ameri­

arrivi ognuna al mese - da Hull, bimensile dal­

ca Centrale Colon, Sabanilla, Porto Cabello, La­

la Wilson Line - da New York, mensile dalla

gueira, Teneriffe,

Barcellona, mensile

(La Ve­ White Star Line.

loce) - dell'America del Nord, dai porti del

Partenze - per Glasgow, la Whinster e C.,

Golfo Messico, Galveston, New Orleans, Tam­

la quale partendo da Genova fa scalo a Livorno,

pan, settimanale (Creola) durante la stagione Napoli, e la Anchor Line, che arrivando dalle In­
( con facoltà die, caricano per Glasgow - per lliverpool, la

la Campagna cotoniera, bimensile

di renderlo mensile da maggio a ottobre) negii

Cunard Line fa scalo a Livorno, Napoli, Catania,

.altri mesi - da New York servizio settimanale,

Trieste e Liverpool diretto;

l'Ellermann Line,

fatto in comune dalle Compagnie di Navigazio­

Livorno, Na.poli, Catania, Palermo e Liverpool
ne Generale Italiana, La Veloce, Lloyd Itali ano diretto; la Glynn e la Golden fanno scalo solo
e Italia; servizio bimensile del Lloyd Sabaudo a Livorno; la China Mutuai, linea di circumna­
(servizi di gran lusso).

vigazione in arrivo da Vancouver, Yokoama, con­

Servizi periodici - Nell'epoca della pesca del tinua il suo viaggio facendo scalo a Marsiglia,
tonno... la_« Genovese ». cotn.piv

un_ servizio che,

ecc. fino a Liverpool capo linea - per Londra,

·partendo da Santander e costeggiando il Porto­

gli stessi servizi che all'arrivo, cioè la GeneraÌ

.gallo e la Spagna, faceva quasi tutti gli scali do­

Steam Nav. C., e la Isaacs e Sons; più la British

-ve esistono tonnare (la Coruiia, Vigo, Portimao,

India in arrivo dalle Indie due volte al mese, ri­
Villa Real, ecc.). Gli arrivi erano subordinati parte continuando il suo viaggio con gli scali di
a1 tempo necessario per le operazioni nei porti Livorno, Marsiglia, Barcellona, ecc., sino a Lon­
toccati.

dra, l'Anchor Line fa un servizio bimensile si­

Partenze. - I servizi di partenze regolari fat­

mile a quello della British India - per Hull, bi­

ti dalle Società italiane corrispondevano ai ser­

mensile, dalh Wilson Line - per

vizi di arrivi. Per i servizi periodici alcuni ar­

me l'arrivo, mensile della White Star Line.

matori raccomandatari,

Marini

e Brichetto, face­

vano un servizio verso gli scali dell'America del
Sud, specialmente dell'Argentina.
Le partenze avvenivano quando il carico era
completo, oppure quando si aveva assicurato un
carico di ritorno.

SERVIZI DELLE SOCIETÀ TEDESCHE.
Arrivi - da Yokoama e scali (Shanghai,
gapore,

Colombo,

Aden,

Porto

Said)

ogni

Sin­
14

giorni - del Norddeutscher Lloyd - da Sydney
e scali

(Melbourne, Adelaide, Colombo, Aden,

Porto Said)

SERVIZI DELLE SOCIETÀ FRANCESI.

ew York co­

ogni 28 giorni dal Norddeutscher

Lloyd - da .... ew York, tre volte al mese del

Arrivi. - Da Braila, toccando Costantinopoli,
Salonicco o Smirne, Pireo, bimensile (Fraissi­

Norddeutscher Lloyd e bimensile del Hamburg

Amerika Linie - dal Nord Europa il Norddeut­
net); la stessa Società compiva un altro servizio scher Lloyd tre volte al mese da Amburgo, Bre­
bimensile con Smirne - da Marsiglia, settima­ ma, Anversa; la Società Slomann con un servi­
nale

(Fraissinet),

tre volte al

mese

(Società

zio settimanale da Amburgo, con partenza alcu­

Transports Maritimes).

ne volte da Stettino; la Hansa, la Cosmos e la

vizi che all'arrivo, mentre che la Società Trans­

za merci per il Porto di Genova e nel solo sco­

Partenze. - La Fraissinet aveva gli stessi ser­ Continental Rhederei con un arrivo al mese, sen­

ports Maritimes con arrivo da Marsiglia, prose­

po di caricare per le loro linee delle Indie la

SERVIZI DELLE SOCIETÀ INGLESI.

Partenze - per Yokoama, Sydney e New York
come all'arrivo - per il
ord Europa il
ord­

guiva il suo viaggio per Buenos Aires e scali del­ prima, del Pacihco la seconda, e dell'America
del Sud la terza.
rAmerica del Sud.

Arrivi. - Da Glasgow, tre al mese (Whinster deutscher Lloyd e la Società Slomann soli ave­
e C.) - da Liverpool, quattro Società di navi­

vano partenze come all'arrivo - per le Indie :G­

gazione compiono un servizio bimensile con Ge­

no a Calcutta l'Hansa con un arrivo da Ambur­

nova: Cunard Line, Ellermann Line, J. Glynn e go - per il Pacihco la Cosmos, in arrivo da
Sons e Golden Cross Line, ciò che permetteva Amburgo e con scali dell'America del Sud, di

- 60-

==

.:

= - - = - = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - IL PORTO DI GENOVA

ellano e della costa ovest dell'America hno
. Francisco nella buona stagione, mentre si
rma a Callao nei mesi d'inverno - per Bueo Aires fino a Rosario di S. Fè la Continental
derei con una partenza mensile.
rvizi per;odici - nei mesi da maggio a otto­
l'Hamburg Amerika Linie stabiliva un ser­
di lusso tra Genova e i porti della Costa
con arrivi e partenze tre volte alla setna.

'BRVIZI DELLE SOCIETÀ OLANDESI.
n·iv;, - Nel porto di Genova non arrivano
i vapori della Nederland e della Koninklij­
ederlandsche, con partenza da Amsterdam
li la prima a Rotterdam Anversa, Southam­
ptnn e Lisbona, la seconda Rotterdam, Lisbona
. , li del pesce del Portogallo meridionale (La11 , Portimao, Faro, ecc.) . La Nederland con un
t·vizio sovvenzionato dalle Indie Olandesi (Soe­
' h ia, Samarang, Batavia, Singapore, Penan1t
. ·.).
P rtenze.
La Koninklij ke Nederlandsche
11 ,)i stessi servizi dell'arrivo con scalo a Livor11,
apoli, Catania, Messina e Palermo. La Nel , I nd stessi servizi che all'arrivo.

1-;RVIZI DELLE SOCIETÀ AUSTRO-UNGA­
RICHE.
rnv1. - Da Trieste due volte alla settimana
ali a Fiume, Bari, Brindisi ecc., della So­
Adria - da Valenza, Barcellona, MarsiJne volte alla settimana della stessa Socie­
verso la metà di ogni mese un grosso car­
,, /,o t arrivava senza merci per il porto di Ge­
caricava per il Brasile (Rio Janeiro, San­
Grande do Sul, Pernambuco, ecc.
nze. - Gli stessi servizi che all'arrivo,
quelli del Brasile che nel loro viaggio di
non facevano scalo nel porto di Genova.

:RVIZI DELLE SOCIETÀ SPAGNUOLE.
mpagnia Transatlantica aveva una linea
he partendo da Liverpool toccava Ge­
.ll'andata e continuava per le Filippine. La
cietà aveva un altro servizio con l'A­
ntrale e scali con arrivo a Genova due
mese e con partenza nella prima metà
Colon e nella seconda per Vera
con scali all'arrivo a Malaga,
1 •i , Marsiglia e al ritorno Livorno, la So­
; >rr os de Africa aveva un servizio setti­
- la Società Rius y Torres aveva una

linea mensile dagli scali del Marocco e dell'Al­
geria sia per l'andata che per il ritorno.

SERVIZI DELLE SOCIETÀ DANESI E NORVEGESI.
La Otto Thoresen ha un servizio bimensile
tra Genova e Trondhjem, Bergen, Cristiania e
scali della Norvegia. La The United con una li­
nea bimensile arriva e parte dal porto di Geno­
va per Copenaghen con prolungamento nella sta­
gione propizia fino a Pietrogrado; a Copenaghen
questa Società trasbordava per tutti i porti del­
la Norvegia, Danimarca e Svezia. La « Ostasia­
tiske Kompany aveva un servizio tra Copenaghen
e Bangkok, toccando i porti di Genova sia in an­
data che al ritorno.

COMUNICAZIONI MARITTIME ATTUALI .
Nelle circostanze presenti i servizi di naviga­
zione internazionali hanno subito i cambiamen­
ti seguenti:
Sono cessati tutti i servizi esercitati dalle So­
cietà tedesche e austro-ungariche; si sono d.::l
pari soppressi tutti i servizi delle altre bandiere
che toccavano qualche porto nemico.
Tutte le comunicazioni coi porti russi del Mar
Nero sono interrotte a causa della chiusura dei
Dardanelli.
Le partenze delle linee di navigazione dell'A­
merica del Sud e del
ord fatte da Società ita­
liane sono state ridotte della metà, cioè sono di­
ventate bimensili invece che settimanali, men­
tre che si sono aumentati i servizi con la Spa­
gna, con la istituzione di una nuova linea setti­
manale, mediante navi di diversi armatori di cui
il principale è F abregas y Garcias di Barcellona.
Per l'America del Nord sono invece aument·:.i­
ti molto i servizi compiuti da armatori liberi.
Mercè l'intervento del Consorzio, la Gleen Li­
nie e la Royal Mail hanno istituito in comune
una linea bimensile per l'Estremo Oriente in so­
stituzione dei servizi precedentemente esercita­
ti dal
orddeutscher Lloyd.
La Compagnia Nederland aveva aumentato gli
arrivi e le partenze per le sue linee delle Indie
olandesi e dell'Olanda, ma da quando i sottoma­
rini hanno cominciato ad affondare navi mer­
cantili nel Mediterraneo questa Compagnia è ritornata a compiere i suoi servizi contrattuali
qualche poco ridotti anzi, e meno regolari. Da
parecchi mesi poi questa Società ha sospeso com­
pletamente qualsiasi suo servizio con l'Italia.
Per il resto tutto è rimasto senza cambiamen­
ti notevoli.

-61-

LE I. I. I.

== - - - - - - - - - == _ = == =

VERSO IL PRIMATO.
Sarebbe troppo lungo e fuori del carattere tec­
nico e descrittivo di questa relazione fare un
quadro critico dei noli normali ed attuali. ma su
questa questione come pure su quella del lavo­
ro operaio potrebbe istituirsi una indagine inte­
ressante e prohcua.
Il Porto di Genova può essere considerato fin
da ora un vero mercato per i carboni fossili ed
i cereali d'importazione, e per gli olii alimentari
di esportazione.
Introduzione di materie prime per le indn­
strie dell'Italia settentrionale, ecc. - transito
verso la Svizzera e la Germania.·

Non potrebbe essere svilu;,pato questo argo­
mento in poche parole, perciò occorre limitarsi
ad accennarlo, come pure ad indicare solamente
le altre funzioni del porto, cioè:
Rispedizione nel paese, via mare, attraverso
il Litorale - Esportazione nazionale.
Argomenti sussidiarii: Concorso dei porti mi­
nori da Savona fino a Livorno - magazzinaggio
all'interno.
Sotto gli auspicii del
Senatore NINO RONCO
Presidente del Consorzio autono.no

LA NAVIGAZIONE GENERALE 1TALIANA

LA PRI CI?ESCA SEDE DELLA COMPAG. IA A GENOVA
I - Lo scalone del palazzo - 2 La sala del Consiglio

LA NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA

LA PRINCIPESCA SEDE ÒELLA COMPAG IA A GENOVA

I L'uffic:o passeggeri - 2 Gli uffici delle compagnie consociate << Lloyd italiano » - (( Veloce » e (( ltalia ».

==--===-============== LA NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA

LA PRINCIPESCA SEDE DELLA COMPAO IA A GENOVA
I - Il vestibolo del palazzo - 2 Il giardino pensile.

LA NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA



----------------------

UOVI COLOSSALI PIROSCAFI DI LUSSO

1 : Il « Duilio » - 2: Il palazzo Balbi ora sede della Compagnia.

•==================

LA NA V/GAZIONE GENERALE ITALIA A

NUOVI COLOSSALI PIROSCAFI DI LUSSO
Il « Giulio Cesare »: Una Galleria (Classe di lusso)

LA NA V/GAZ!O E GENERALE ITALIANA

I NUOVI COLOSSALI PIROSCAFI DI LUSSO
Il « Duilio >> -

l : Grande vestibolo « Impero » - 2:

Salone

(Classe di lusso)

di conversazione - 3: Sala da pranzo

LA NA V!GAZIONE GE ERALE lTA LIANA

UOVI COLOSSPJLI PIROSCAFI DI LUSSO
Il

« Dui!i:J » - I : Sale da pranzo private - 2: Camera a 2 letti (Classe di lusso)

LA NAVIGAZIONE GE ERALE lTALIANA

I NUOVI COLOSSALI PIROSCAFI DI LUSSO
Il cc Duilio

Jl

-

l : Camera da letto di apparta mento privato

(Classe di lusso)

- 2: Salotto di appartamento pri velo

----------------------

LA NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA

I NUOVI COLOSSA!LI PJROSCAFI DI LUSSO
Il « Duilio » - La B:bl:oteca (Classe di lusso)

LA

A VJGAZIONE GENERALE ITALIANA

UOVI COLOSSALI P,IROSCAFI DI LUSSO
ll oc Giulio Cesare » -

1 : Salotto e sala da pran w di appartamento privato - 2: Sala da pranzo per bambini
(Classe di lusso)

=--------------------

LA NA VIGAZ!ONE GENERALE lTALIANA

I NUOVI COLOSSALI PIROSCAFI DI LUSSO
li cc Duilio >i : - I : Salone da pranzo - �: Caffè e sala per fumatori (Classe di lusso)

LA NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA

UOVI COLOSSALI BIROSCAFI DI LUSSO
I : Il

<< promenoir » del « Duilio » -

2: La sala di ginnastica del « Giulio Cesare »

Ing. P. Verole

Nelle for este e
1
l'avvenire d Italia.!
'

Liberia.moci da.lla. schiavitù del ca.rbone - Le no­
stre inesa.uribili riserve di ca.rbone bia.nco - Pro­
teggia.mo le monta.gne ! .. Gli
a.pprovvigiona.menfi
di anidride ca.rbonica. .. L rmdispensa.bile a.vvento
della. tra.zione elettrica._
La guerra che stiamo eroicamente e vittorio­
sail?,ente combattendo contro il nostro secolare
nemico, ha deciso

in

nesse di una adatta propria flottiglia carboniera.
Però è evidente che in casi differenti dall'attua­

modo detìnitivo e inappel­

le, ma prevedibili, per complicazioni internazio­

labile quale carattere assumerà in un prossimo

nali anche siffatta B.ottiglia potrebbe essere pa­
ralizzata per tempo più o meno lungo nella sua

futuro l'industria dei trasporti in Italia.

Prima della guerra si discuteva ancora appas­ azione. Inoltre in tali gravi contingenze potreb­
sionatamente se fosse da preferirsi la trazione be pure essere vietata l'esportazione del carbo­
a vapore o quella elettrica. Gli indiscutibili van­ ne in Italia. D'altra parte il carbone fossile è
taggi. consistenti essenzialmente nella soppres­ fatalmente destinato anche in tempo normale
sione del fumo, nell'aumento della velocità dei
treni e nell'accresciuta efficienza dei trasporti,
che si poterono riscontrare sulle importanti li­
nee elettri-6.cate delle ferrovie principali italiane
non erano ancora riesciti a determinare un una­
nime orientamento verso la convenienza ed op­
portunità di estendere sollecitamente la elettri­

ad aumentare progressivamente di prezzo man
mano che bisognerà addentrarsi maggiormente
entro terra per estrarnelo e di più esso è desti­
nato a scomparire. Si sono fatti dei computi in­
torno alle riserve mondiali di combustibile fos­
sile e si è conchiuso, per quanto è possibile di
conchiudere intorno ad un argomento così

alea­

tìcazione ad altre linee e in particolare a quelle

torio, che esse non raggiungono ottocento mi­
di difficoltoso esercizio o per le caratteristiche liardi di tonnellate, mentre il consumo annuale
del tracciato o per l'intensità del traffico; e ciò
sostituzione della trazione elettrica a quella a

in questi ultimi tempi fu di tonn. 1.350.000.000.
Quel che è certo si è che le riserve di carbone
fossile non possono essere infinite e che si do­

vapore non potesse essere giustitìcata che da u­

vrà abbandonare la coltivazione delle loro mi­

na conseguente sensibile economia nelle spese

niere prima ancora che siano esaurite.
Il carbone bianco invece, che le ferrovie elet­
triche permettono di utilizzare come forza di

essenzialmente perchè eravi chi riteneva che la

di esercizio.

Ma, non appena scoppiata la guerra, il carbon
fossile adatto per le locomotive a vapore, del trazione in sostituzione del carbone nero. è pe­
quale purtroppo non vi sono importanti giaci­ renne e sempre ritorna a noi sotto la stessa
menti in Italia e che dobbiamo importare dal­

forma.

A vero dire le due specie di carbone, così di­
ginosi e richiese inoltre in qualche caso gravi verse l'una dall'altra, sono prodotte dal calore
difficoltà e causò anche delle vive preoccupa­ che a noi viene dal sole. E infatti il carbone ne•

l'Inghilterra e dall'America, salì a prezzi verti­

zioni per essere approvvigionati. Si è bensì allo­

ro che si estrae dalle viscere della terra allorchè

ra notato che la elevazione del prezzo del car­

lo abbruciamo per averne forza o calore si tra•
bone fossile fu determinata essenzialmente dal­ sforma essenzialmente in acido carbonico detto
svolgendo una
l'eccessivo costo dei noli e che a ciò si potrebbe altrimenti anidride carbonica,
ovviare se l'Amministrazione ferroviaria dispo-

quantità

-75-

di

calore

pari

a

quella

che

il

sole

LE I. I. I.
m

tempi remotissimi aveva fornito

ste

e che

esse

con

processo

alle

fore- quantitativo d'acqua disponibile per la produzio­

meraviglioso,

a ne della forza motrice.

mezzo del pigmento clorotilliano, impiegarono a

Resta adunque assodato che il carbone bian­

scomporre in carbonio ed ossigeno l'acido car-

co, a differenza del carbone nero e dei combu­

bonico che a mezzo delle loro foglie assorbiscono dall'atmosfera, incorporandosi. il carbonio che

stibili liquidi, sarà sempre nella condizione di
ricevere del calore dal sole e di fornirlo a noi

per tal modo si rendeva disponibile. E lo stesso sotto forma di energia meccanica senza alterar­
devesi dire dei combustibili fossili liquidi (petrolio, nafta, ecc.)

costituiti essenzialmente da

carburi di idrogeno che in gran parte si forma-

si chimicamente.
Ma perchè

questo possa avvenire bisognerà

inoltre che il nostro suolo non perda il suo ca­

rono mediante la composizione del carbonio che rattere orografico e presenti sempre quei disli­
venne dissociato mercè il calore solare dall'aci-

velli senza i quali l'acqua non potrebbe essere

do carbonico, coll'idrogeno, che fu pure disso-

convogliata ed addotta alle macchine idrauliche

ciato collo

nelle condizioni richieste perchè il suo peso e

stesso

mezzo dall'acqua�

assorbita

anch'essa, come l'anidride carbonica, dalle fo- la sua forza viva possano essere da queste uti­
glie. Orbene, i carburi di idrogeno abbruciando lizzati. In altri termini bisognerà che l'Italia no­
e trasformandosi nella maggior parte in acqua e

stra

provveda con

tutti i

mezzi possibili alla

nella rimanente parte in acido carbonico resti- preziosa conservazione delle sue montagne e dei
tuiscono del calore che avevano ricevuto dal sole.

Analogamente il carbone bianco discenden-

suoi colli.
Da quanto si è esposto risulta che le nazioni

do dalle montagne o dai colli restituisce sotto ricche di cascate d'acqua potranno sempre ave­
forma di lavoro meccanico del calore che esso re l'energia pel riscaldamento, per l'illuminazio­
aveva attinto anteriormente dal sole per portar-

ne, per la propulsione di treni, per mettere in

si colassù sotto forma di vapore, dal mare, dai moto le macchine degli opitici, come pure per
soddisfare alle svariate esigenze delle industrie

laghi e dai humi.

Benchè le due specie di carbone racchiudano chimiche e metallurgiche. Aggiungasi che mer­
ambedue allo stato latente dell'energia solare e cè le forze idriche si potranno persino ottenere
la restituiscano all'atto dell'u ilizzazione, l'una le sostanze fertilizzanti, ricavando elettricamen­
scompare trasformandosi in acido carbonico incapace senza previa trasformazione a produrre
dell'energia, mentre l'altra durante tutte le sue

te l'azoto dall'aria atmosferica.
Per contro assai oscuro e incerto si presenta
l'avvenire

per

quelle nazioni,

ancorchè

oggidì

vicende, pure cambiando di stato e divenendo ricche e potenti, che non posseggono tale dono
ora vapore, ora neve, brina, nebbia, grandine, ed prez10so.
ora liquida, non muta nella sua quasi totalità la
È bensì vero che riescirà forse un dì possibi­
sua composizione chimica, è sempre

costituita

le di supplire alle deticenze del carbone bianco

dalla stessa proporzione di idrogeno e ossigeno e nero mercè la forza del vento, il Husso e ri­
� può sempre compiere alternativamente, senza

flusso del mare o le radiazioni termiche del so­

.cambiare di natura, la funzione di attingere del le, asservite in modo diverso, o il calore che sta
calore dal sole e di restituirlo a noi sotto forma

racchiuso nelle profondità del nostro pianeta e

di energia meccanica, che potremo utilizzare di-

che si manifesta anche a mezzo dei così detti

rettamente o previa trasformazione in energia soffioni o getti di vapore acqueo, ricco di sali e
èlettrica o termica. Quella relativamente tenue

di gas. Inoltre non è da escludersi che si pos­

quantità di acqua che è dissociata dalle piante sano scoprire e utilizzare nuove energie; e inve­
nei suoi componenti idrogeno ed ossigeno e il ro chi avrebbe mai supposto solo alcune diecine
cui componente idrogeno viene hssato in esse in di anni fa che a mezzo dei ghiacciai si sarebbe
composizione col carbonio, e così
che l'uomo dissocia

artiticialmente

pure quella riuscito a scaldare le nostre abitazioni e a forni­
per

procu-

rarsi l'idrogeno· che gli occorre per parecchi pro-

re il calore per produrre il ferro e l'acciaio ae­
corrente per i nostri aratri e le nostre armi?

éessi '.industriali, e quella che si scompone per

Benchè si debba avere fede illimitata nel pro­

altre cause cJie è superfluo di analizzare, pur

gresso scientifico e industriale e sia da ritener­

prescindendo dalle

che in seguito

si che l'umanità troverà sempre i mezzi per prov­

almeno in parte si ricompòngono, non possono

circostanze

vedere alla propria sussistenza e alla perenne

infirmare .il concetto della costanza pratica del sua evoluzione adattandosi alle cambiate con-

- 76 -

NELLE FORESTE È L'AVVENIRE D'ITALIA
dizioni dell'ambiente e di ciò di cui potrà dispor­

in luoghi adatti, permetterebbe di meglio utiliz­

re, pur tuttavia è fuori di dubbio che le nazioni zarle per la produzione della forza, per l' irri­
le quali posseggono delle ingenti cascate d'acqua gazione e per la navigazione, evitando gli impa­
possono procedere

senza

preoccupazioni

verso

ludamenti e le conseguenti inutilizzazioni di par­
te del nostro suolo nonchè le esalazioni miasma­

un radioso futuro.
Ma, si dirà, il carbone fossile serve non solo
a produrre la forza, la luce e il calore, per il che,

tiche e la malaria onde è infetta gran parte del­
l'Italia Centrale e Meridionale.

come si è notato, può vantaggiosamente essere

Senza le foreste, avverrebbe che le alluvioni,

ostituito dal carbone bianco, ma bensì anche,

le frane e le valanghe tutto distruggerebbero

ciò a cui questo non è adatto, a soddisfare altri

nella loro corsa sfrenata e vertiginosa, lenta­

impellenti bisogni della vita civile e industria­

mente i monti e i colli scomparirebbero, i laghi

le: da esso, distillandolo e trasformandolo in ar­

si interrerebbero e una uniforme pianura si so­

so o coke, si estrae infatti il catrame che ci for­
nisce le sostanze coloranti, dei medicinali di es­

stituirebbe alle dentate scintillanti vette su cui
salta il camoscio, ai colli per vendemmia festan­

senziale importanza e parecchie sostanze esplo­

ti e alle convalli popolate di case e d'oliveti che

denti che occorrono sia nell'agricoltura e nelle

mille di fiori al ciel mandano incensi.

costruzioni che nell'arte della guerra; mentre il
residuo arso o coke

si impiega nei forni side­

on

sarà certo opera



breve nè

agevole

quella dell'imboscamento di gran parte delle Al­

rurg1c1 per disossidare o ridurre gli ossidi di pi e di più gran parte ancora degli Appennini
ferro onde ottenere da questi la ghisa, il ferro per la difesa del nostro suolo e l'utilizzazione
e l'acciaio. Orbene affrettiamoci a rilevare che delle nostre forze idriche; purtuttavia bisognerà
se le nostre forze idriche sono impotenti a so­
stituire il carbone fossile in tutte le sue innu­

compierla ad ogni costo nel supremo interesse
della nostra patria.

merevoli risorse, nondimeno potremo pur sem­

è è a temersi che le selve e le foreste si e­

pre emanciparcene se non completamente alme­

stendano a scapito di coltivazioni pure rimune­

no in parte, mercè un'altra nostra ricchezza che rative e necessarie, come ad esempio quella dd
abbiamo purtroppo parzialmente vandalicamen­

grano, quella dei pascoli alla quale si collegano

te distrutto ma che fortunatamente, se saremo l'allevamento del bestiame e le industrie dei lat­
intraprendenti, perseveranti, pazienti e tenaci, ticinii, della lana, della conceria, ecc., giacchè
potremo ricostrurre. Alludiamo alle nostre fore­ esse occuperebbero essenzialmente dei terreni
ste, le quali analogamente al carbon fossile pos­

montuosi tuttora incolti, mentre per i prati e

sono fornirci il carbone per i forni siderurgici

per i campi rimarrebbero disponibili, previa bo

e il catrame per estrarne medicinali, sostanze nifica e risanamento, quelle vaste pianure che
coloranti ed esplosive, ecc.; e ci sono inoltre in­ purtroppo oggidì non sono che delle paludi.
dispensabili per conservare al nostro paese quel

Sull'acqua e sulla foresta deve poggiare essen­

carattere alpestre senza il quale, come notam­

zialmente la prosperità, l'emancipazione econo•

mo, l'acqua che si scarica dalle nubi non po­

mica e industriale del nostro paese. Dell'acqua

trebbe praticamente divenire sorgente di grandi

già si è detto che non ci verrà mai meno. Anche

forze motrici.

la foresta, se l'uomo se ne ergerà a protettore,

Non sarà mai abbastanza esaltata l'importan­

non potrà estinguersi finchè emanerà dal sole

za della foresta nella nostra economia naziona­

la luce e hnchè si troverà diffuso nell'aria del­

le. Mentre il legname che essa, assoggettata a

l'acido carbonico. E perchè l'acido carbonico do­

tagli e a rinnovamenti periodici e razionali, po­
trebbe somministrarci senza scapito della sua

noto, ne contiene in media 5 decimillesimi

conservazione, e cioè alla stessa guisa che il ca­

volume? Se gli alberi lo decompongono per as­

pitale

produce

gli

interessi

senza

vrebbe scomparire dall'atmosfera che, come è
in

estinguersi, sorbirne il carbonio, ne generano per contro a

quegli stessi prodotti che si ricavano dal carbo­

mezzo della combustione i carboni fossili e 1

ne straniero, e potrebbe inoltre emanciparci dal­

carboni di legna.

le attuali ingenti importazioni di legname sia da

È interessante il riflettere che le scorte di car­

ardere che da costruzione. e per la fabbricazio­

bone fossile, che come è stato detto furono pre­

ne della carta, essa servirebbe mirabilmente a ventivate in ottocento miliardi circa di tonnel­
disciplinare il corso delle nostre acque e quan­

late, considerato che 1 chilogrammo di tale com•

do fosse coordinata coi laghi naturali e con ba­

bustibile contiene 800 grammi di carbonio a cui

cini montani artiticiali, che dovrebbero sorgere

corrispondono chilog. 2,96 di anidride carbonica,

- 77-

LE I. I. I.

------------------======================

bruciando completamente genererebbero circa
2400 miliardi di tonnellate di acido carbonico.
dai quali le foreste potrebbero estrarre quel
quantitativo di carbonio che era contenuto negli
ottocento miliardi di tonnellate di carbone fos­
sile. e cioè quello di circa 640 miliardi di tonn.
Siccome il carbonio costituisce la metà circa del
peso di una pianta secca. ne risulta che a questo
quantitativo di carbonio corrisponderebbero non
meno di 1280 miliardi di tonn. di foreste.
Aggiungasi che l'anidride carbonica è fornita
inoltre da altre sorgenti. e cioè dagli organi re­
spiratorii degli animali (l'uomo allo stato di ripo­
so genera mediamente 16 litri di acido carboni­
co all•ora � pure mediamente allo stato di riposo
ne producono all'ora per ogni quintale del loro
peso Kg. 1.8 i vitelli e gli ovini e Kg. 1.2 i bovi
ed i cavalli; quantità più ragguardevoli e varia­
bili a seconda dei casi vengono prodotte sia dal­
l'uomo che dagli animali allorchè compiono de­
gli sforzi). dai crateri dei vulcani e da alcune
grotte poste in vicinanza di questi. da acque mi­
nerali in cui trovasi disciolto, ecc.
Adunque è lecito di conchiudere che si avrà
sempre disponibile una abbondante provvigione
di anidride carbonica e che essa potrà sempre
essere reintegrata nell'atmosfera e somministra­
ta alle foreste perchè queste nella parte che lo­
ro verrà periodicamente asportata per essere ab­
bruciata la restituiscano all•atmosfera. e così via
via assicurando la conservazione di quell•esten­
sione di terreno alberato dei monti e dei colli
che occorrerà per il regime delle acque e per le
industrie fondate sulla utilizzazione del legno.

La foresta compie così, come vedesi, la funzio­
ne di accumulare del legname, del carbone e de­
gli idrocarburi di composizione svariatissima, da
cui si ricavano preziosi prodotti. allo stesso mo­
do che il ghiacciaio ed il lago naturale od artiti­
ciale compiono la funzione di accumulatori del
carbone bianco.
Però mentre raccumulazione dell'acqua av­
viene senza che essa subisca delle alterazioni
chimiche, af6.nchè il carbonio e gli idrocarburi
possano accumularsi nelle foreste occorre che
essi cambino di composizione. trasformandosi al­
ternativamente. da legno in acido carbonico e
acqua e da queste due ultime sostanze in legno.
Inoltre, mentre l'accumulazione dell'acqua si
ottiene in modo automatico nei ghiacciai, nei la­
ghi naturali e nei bacini montani, che la sag­
gezza umana avrà all'uopo approntati. quegli ac­
cumulatori che constano in selve e foreste non
potranno sussistere senza l'opera continua ed as­
sidua dell'uomo. che dovrà provvedere alle loro
piantagioni a seconda della natura del terreno,
al loro rinnovamento ed al loro taglio periodico.
La foresta oltre a quella di accumulatore com­
pie di più un'altra funzione assai importante:
quella di salvaguardare i magazzini del carbone
bianco onde questo possa essere perennemente
utilizzato.
Adunque è fuori di dubbio che pei suoi ine­
stimabili vantaggi la trazione elettrica dovrà es­
sere quella dell'avvenire in Italia e che devesi
affrettare con tutti i mezzi possibili un tale av­
vento.

Ing. P. Verole.

Piero Gia.cosa.

del!' Universi16

di

Torino

Per prepara.re gli industria.li
italian i a.i nUOVl e
più a rdui ciment i

LETTERA APERTA AL DIRETTORE DELLE I. I. I.
Lei mi chiede di scrivere qualche parola per il
primo numero della sua Rivista Le Industrie Italiane illustrate.
Io sono tanto più lieto di poterla assecondare
in quanto gli intenti che la sua Rivista si propo­
ne di raggiungere rispondono pienamente alle
mie convinzioni. Lei sa che dacchè è cominciata
la guerra io ho avuto sempre presente l'altra guer­
ra, quella che la Germania aveva già pressochè
vinta, ma che fu arrestata dalla guerra vera at­
tuale. Voglio dire la guerra commerciale, nella
quale noi, ridotti alla condizione di quegli scia­
gurati che durante il sonno provocato da un nar­
cotico, si lasciano spogliare senza reagire, erava­
mo ormai soccombenti senza che ci fossimo nep­
pure accorti della presenza del nemico.
Cessata la guerra d'armi, potrà ricominciare
l'altra, la commerciale? Dovremo noi prestarci di
nuovo alle blandizie dell'antica ipnotizzatrice sa­
piente? Certo no. Ma per resistere, per vincere
anche questa seconda guerra bisogna conoscere
la strategia nemica e contrapporvi le difese neces­
sarie. Le quali, si sa, in guerra consistono nel ser­
virsi degli stessi mezzi del nemico, ma più pode­
rosi, più sapientemente manovrati. F as est et ab
hoste doceri.
Lei sa anche che hn dall'anno scorso, 10 ho
iniziato presso alcuni amici appartenenti all'Uni­
versità o all'Industria, un movimento che aveva
per scopo di riunirli e cementarli nell'intento di
dare alle nostre industrie gli elementi di forza,
di iniziativa, di resistenza che caratterizzano l'in­
dustria tedesca. Le mie istanze caddero in ter­
reno propizio: e il Comitato scienti-fi.co-tecnico
costituito per l'unione della Società per il pro­
gresso delle Scienze e degli industriali-italiani o
come singoli individui o come rappresentanti le
loro industrie, è ormai costituito ed è entrato in
azione.
Ho anche cercato di diffondere nel pubblico la

nozione della realtà della nostra condizione eco­
nomico-industriale, e la ragione della sua infe­
riorità verso la Germania. In una conferenza che
tenni a Torino, a Milano e a Firenze, ho tentato
di spiegare la ragione vera della supremazia com•
merciale tedesca, la quale poggia sull'adozione
di un principio che fa onore alla chiaroveggenza
di quel popolo e di chi lo governa. Debbo dire che
non fu senza esitazione che in questi momenti,
in cui più che mai !'ira si metterebbe nei Sacra­
menti, dovetti far l'elogio della Germania; e che
sono grato al pubblico che comprendendo quan­
to costava a me e a lui il dover riconoscere la
superiorità di un nemico, che sotto tanti riguar­
di appare ogni giorno più indegno, ha mostrato
di accogliere di buon animo una confessione pe•
nosa, primo passo risolutivo ad una resipiscenza
virile.
Pochi anni fa, prima che non che parlarne si
sospettasse dai più della attuale guerra, avevo
avuto occasione di occuparmi di un episodio di
storia moderna della medicina. In una memoria
pubblicata negli Atti della Accademia delle
Scienze di Torino, avevo rifatto la storia della
scoperta e della identi-fi.cazione dei principii atti­
vi di quell'importantissimo rimedio che è la di­
gitale, ed avevo dimostrato come alcuni scien•
ziati tedeschi si fossero appropriate le scoperte
francesi, attribuendole a sè, mutando i nomi di
corpi già noti, e denigrando i lavori anteriori. E
avevo anche deplorato come da noi in Italia, non
c.:erto per malizia, ma per rispetto e deferenza
alla Germania, alla quale ormai facevamo capo
per tutto quanto concerne indagini scientiliche e
laboratorii, si fossero adattate le conclusioni te­
desche, le quali erano state riconosciute false dai
tedeschi stessi, allorchè erano stati minacciati di
rappresaglie da parte delle Società scienti-fi.che
di Francia.
Questo io voglio dirle perchè si dimostri quan-

- 79

LE' I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - = - = = = = == - - - - = - - - - - = = = � =
to 10 sia spassionato nel mio giudizio sulla Ger­

o a quelle intellettuali in genere nel paese. È ne­

mania, e quanto fondamento di ragioni pro e con­

cessario che in presenza di una industria horen­

tro costituisca la base della convinzione che ho

te che ci emancipa dall'estero, che ci apre nuovi
cercato di trasfondere nel pubblico italiano, e che mercati e ci accorda nuove inB.uenze, noi ci sen­
dev� ribadirsi ad ogni occasione per tenerci bene tiamo pieni di simpatia e di ammirazione; e che

svegli al timone, che cioè la politica scientihca collochiamo gli uomini che hanno recato questo
della Germania, l'aver compreso il valore della benefizio al paese nel novero dei grandi bene­
scienza nel periodo storico che traversiamo e fattori, degli ingegni che dobbiamo onorare, di

l'averlo usufruito a vantaggio dello Stato è un cui dobbiamo andare orgogliosi, e che il fatto
merito grandissimo della Germania, è forse il ti­ che la loro operosità è rinumerata talora anche
tolo di gloria che le rimarrà fra tanto sfacelo che in larghissima misura non ci disponga a lesinare
si sta accumulando in essa ed intorno ad essa.
gli elogi, quasi vedessimo nella riconoscenza del
Adottare questo principio è il dovere di tutte le pae-;e anche un equivalente monetario, versa­
nazioni civili; ma adottarlo senza c�stringere la to il quale, il debito fosse saldato. Per essere
scienza ad un'opera servile e falsa, senza deviar­ un grande ir.dustriale bisogna possedere delle

la dal suo hne essenziale che è il riconoscimento doti grandi di genialità, e non è l'Italia che pos­
della verità, senza menomare la dignità della sa ignorarle e misconoscerle. Il rispetto che 11
scienza. Anche in questo la Germania coi suoi paese tributi ai suscitatori di nuove fonti di pro­

errori che hanno provocato la sua attuale deca­ sperità economica, creerà a loro nuovi doveri,
den::.a scientifica, ci ammaestra.
dei quali sapranno sdebitarsi accrescendo la som­
L 'Italia che non è stata la prima alla riscossa, ma di benehzii che dispensano. Nessun italiano

si mostra ora convinta e pronta ad agire. Il com;­ si è mai domandato se una grande opera d'arte,
tato scientihco-tecnico, per il modo con cui è co­ un melodramma, una statua, un quadro o un ro­
stituito, per l'autorità dei nomi dei suoi compo­ manzo abbia reso più o meno all'autore, se non
nenti, per la dovizia dei mezzi di cui dispone, per proporzionare la sua ammirazione a un suc­

per la larghezza della sua costituzione che si e­

stende a tutta l'Italia e comprende la rappresen­
tanza di tutte le industrie, è destinato ad esse­
re l'organo centrale direttivo che per un lato a­

cesso materiale che non

è

se non la conferma

del valore dell'opera. Questo deve farsi anche
per gl'industriali; il plauso, non l'invidia, deve se­
guire alle loro fortunate vittorie.

girà presso il Governo per l'adozione di tutte le
Ma questo orientamento dell'opinione pubbli­
misure atte a perfezionare la condizione econo­ ca non si può ottenere se non quando si sap­
mica del paese in quanto è il risultato della sua pia quanto studio, quanto genio, quanto lavoro si
produzione industriale, per l'altro coopererà col­ richiegga per condurre una industria vigorosa­

l'aiuto diretto della sua competenza scientihco­ mente e farla trionfare sulle competizioni rivali.
tecnica all'incremento, al perfezionamento delle Il diffondere queste nozioni, il cre�re quello che
industrie esistenti o da crearsi. È bene che in­ ormai con frase fatta si può chiamare la coscien­

torno ad esso si raccolgano altre attività; siano za industriale (1) che ogni cittadino deve posse­
esse istituzioni singole - scuole, laboratorii, co­ dere come parte integrante del valore che attri­
mitati già esistenti e attivi - alle quali manca buisce a tutte le manifestazioni più elevate del­

soltanto la coordinazione colle altre, o altre inizia­ l'attività e della intelligenza nazionale, è compi­
tive che già accennano a sorgere, fra le quali qui to della stampa. Ed io m'aug'uro che il suo gior­
a Torino è notevolissima la fondazione di una nale cooperi vigorosamente a questo intento.

stazione

sperimentale

per

l'industria

chimica,

che è sorta già armata e vitale, grazie alla muni­

Mi creda suo dev.mo
Piero Giacosa
dell" Università di Torino.

hca offerta del terreno fatta da un industriale
metallurgico, il comm. Sclopis. Ma indipenden­
temente da questi organi aventi ciascuno il loro
ufficio determinato è bene, ed è soprattutto in­
dispensabile che si educhi il paese a interessar­
si alle questioni industriali, a considerare le at­
tività e i risultati in questo ramo colla stessa

(1)

Si veda i] nostro programma che sviluppa

appunto il concetto cos1 magistralmente sintetiz­

compiacenza e collo stesso interesse che si ac­

zato dall'insigne scienziato che ci ha /atto l'o•

corda alle manifestazioni artistiche e letterarie

nore di rivolgerci la lettera più su ,pubblicata.

--------------------- ·

LE OFFICI E CAPRONI DI * * *

I CAPRONI

I CAPRONI

!VO:--lO?LA I CAPRONI DA CACCIA - TIPO 1913 TRASFORMATO

------------------- --------------------

BIPLANI CAPRO I 300 HP.

I CAPRONI

.
.

...

••
••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••

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CAMPO E!
TRINCEA i

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■■


••
■•
•■
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■■
CONTENENTE I SEG ENTI DIECI OL MI RI:• TIPO
LEGATI IN c 010:
3 P. SAVJ-LOPEZ:
16 GARIBALDI:
: Le rime
21 LAMARTINE:
■■■ 64 C�DUCCI
CAVOUR:
23 MAETERLI CK:
TEMPELLI :
38 MIICHEiLET:
■■ 97 BO
D'A U ZIO: Poesie.
44 TOLSTOI:
DELLA BIBLIOTECA CHIUSA IN APPO ITO IMBAL•:• p REZZO LAGGIO A GABBIA DI LEGNO LIRE QUINDICI

A

La battaglia per l'italianità.

di San Miniato.
Italia, Austria e Francia.
Meditazioni intorno alla guerra



:•


Il


•■

TIPO

B

:

CONTENENTE I SEG ENTI
TI IN c oro:

3 P. SAVJ-LOPEZ: La battaglia per l'italianità.
4 CARDUCCI: Le rime di San Miniato.
7 BONTEMPE.LLI: Meditazioni intorno alla guerra

:• p REZZO
NB.

Epistolario.
Confidenze.
Il tesoro degli umili.
La donna.
La sonata a Kreutzer.

El

OL MI RILEGA-

16 GARIBALDI: Epistolario.
23 MAETERLI CK: Il tesoro degli umili.
44 TOLSTOJ : La sonata a Kreutzer.

•■■

:

■■•





:


••


■:
■•




DELLA BIBLIOTECA CHI A IN APPO ITO IMBALLAGGIO A GABBIA DI LEGNO LIRE No V E :



OGNI OL ME PESA APPENA 50 GRAMMI E STA PER IL FOR- :
MATO (CM. 6 PER 9) NEL TASCHINO DEL GILET.
:

:
•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••

Alberto Pavoni

Presidente della Federezione
dei Collegi dei Ragionieri

La pressione tributario
sulle industrie
Il fisco, con l'odierno empmco e farraginoso si­
stema tributario, toglie oggi alle industrie il 00
per cento degli utili ! ! - Le impressionanti rivela­
zioni di una inchiesta
Il più fiere nemico
dell' industria italiana è stato sino ad oggi il
legislatore italiano !
Se il problema tributario è oggi uno dei più
ardenti e dei più ponderosi tra quelli che si im­

gliore da seguire nelle nuove forme di impoc;i­
zione che si rendono necessarie.

pongono alla attenzione dei nostri uomini di go­

Per quanto riguarda l'industria è fondamenta­

verno, possiamo, senza tema di errare, afferma­

le lo studio di Alberto Geisser e Gino Borgatta:

re che il lato più grave

una vera e propria inchiesta sulla pressione tri­

del problema stesso



quello che riHette la pressione hscale sulle no­

butaria su le nostre società per azioni. Abbia­

stre industrie.

mo poi letto con piacere altri minori studi della

È ovvio come, per questa parte, il problema fi­

dott.sa Matilde Bianchini, sul trattamento do­

nanziario si confonda e si compenetri col pro­

ganale dell'industria chimica;

blema che sarà certamente il più importante del

l'ing. Falco su la pressione tributaria sull'indu­

uno

studio del­

domani, quello della trasformazione della nostra stria meccanica; un articolo assai notevole di
industria nazionale, e del suo avviamento a pren­ Marcello Soleri sul regime hscale della elettri­
dere il posto

che le spetta nelle competizioni cità. Tutti questi studi sono altrettanti sintomi
mondiali. Che se il problema hnanziario è grave, assai confortevoli del modo assai serio con cui
e se la sua risoluzione è di indiscutibile urgen­ viene considerato il problema di cui ci occupia­
za, non meno grave è il problema dell'industria mo: e ci dimostrano ancora la necessità che ta­
in cui si accentra oggi gran parte, e domani si li studi vengano approfonditi, e conducano a ri­
accentrerà la massima parte della nostra ricchez­ sultati e conclusioni esaurienti.

za, e dei nostri sforzi.

Se vogliamo vedere una buona volta la hne di
Ora conviene che il legislatore, se vuole esse­ quella hnanza empirica ec.l affrettata che sta ro­

re sapiente e provvido, nell'imporre e ripartire vinando il nostro paese da un trentennio, se vo­
il carico tributario, non si lasci soverchiare dal­

gliamo una buona volta che cessi lo sconcio si­
l'apparenza delle ricche:z.:z.e industriali in movi­ stema delle sovraimposizioni per decimi, e per
mento, ed accumulate per la produzione, e non centesimi, e il rincrudimento sistematico dei più

inaridisca con imposizioni empiriche ed affret­

odiosi balzelli del bollo e del registro, occorre

tate, le fonti vive della ricche:z.:z.a; quelle fonti

che studi seri siano fatti e che dimostrino al le­
che sono destinate a dare al nostro paese una si­ gislatore la necessità che si cessi ormai dal trop­

tuazione industriale sui mercati internazionali;

po abusato sistema dei colpi dati alla cieca che

a sviluppare il benessere interno; a fornire in o non colpiscono, o atterrano addirittura, e che
appresso autentiche legittime e copiose fonti di comunque costituiscono un oltraggio alla giusti­
1mpos1:z.1one.

zia.

L'ordine delle idee precede l'ordine dei fat i;

Il problema della imposizione della industria

ed in questi giorni in cui appare non ulteriormen­ nazionale vuole essere studiato a fondo con lar­
te dilazionabile la riforma tributaria tornano in ghi criteri e con metodo essenzialmente analiti­
onore gli studi di hnanza, intesi ad esporre Jc

co. Conviene procedere ad inchieste particolari

condizioni obbiettive di determinate entità im­

per gruppi affini di industrie, studiarne le condi­

ponibili, e ad additare al legislatore la via m1-

z10n1 reali ed obbiettive, indagarne la latente

-8.5-

LE I. I. I.
forza di espansione che in esse si trova, accer­

le impo

tarne il reddito normale, studiare quanta parte

più: ed

del carico tributario si concentra su ciascun grup­

correnz

po di industrie.

altri pa

di fabbr.i azione. Ma vi è ancora di

h 1

tra tariffa, per ragioni di con­
in

ran parte le tariffe di
reare all'industria nostra
olutamente insostenibili.

Certo l'impresa non è agevole; ma è necessa­
rio esaurirla se si vuol giungere a risultati pra­

è un grande pro-

tici e di concreta utilità.

tanto più ponderoso in
luzione di rapporti inter­

Il nostro sistema tributario è così farragino­

oluzione: quello che

so e complicato che è assai difficile accertare
u

quanta somma di imposizioni gravi su queGto o

to campo occorre per

su quel determinato ente imponibile: le nos �re

utentica rivoluzione: e

imposizioni indirette non hanno, come dovreJbe­

uo tempo - nel pros­

ro avere, una funzione integratrice e· completiva

gli uomini capaci

delle imposizioni dirette; si ha quindi in concre­
to una sovrapposizione fantasticarne:-:-� irrazio­

e proprie gravano

nale ed assurda di tributi diretti, ed inJ::-etti, di

più pa

dazi doganali, e di bollo e registro che rappra­

chezza

senta un pericolo grave e serio, per la prosperità

tributo

l'imposta di ric­
Lll

rra; hanno reso r�
r izio 303, 132 e 43

dell'industria nazionale.

ettito

Venendo a qualche dato di fatto noi troviamo
per

esemp10

che

le

hanno reso all'erario
milioni.

Potrebbe

imposte

fabbricati, il con-

di fabbricazione gravi p

nell'esercizio decorso 254

complessivo

tria non è possibile
t tistici sufficienti;

dire p

' ri orosa sol che si

sembrare ad un superhciale

u tri

oaservatore che per l'industria non rappresenti­

11

i accentra nelle
sazione in ba­

no che una pura partita di giro; un'anticipazio­

società a

ne di tassa, della quale si rivale sul consumato­

se a bilan

o può sfuggire
qui più preme

re: ciò è vero per gli effetti diretti ma non per

alla impos

gli indiretti. Se andremo ad osservare quanta

di rilevare

imposte in ef­

restrizione nei consumi dei prodotti tassati im­

fetto veng

all'altra e 6.ni­

porta l'onere della tassazione, se ne potrà agevol­

scono col

un'enorme ali-

mente dedurre quale e quanto pernicioso effetto

quota.
po sa considera­

producano quelle tasse, specie allorchè sorpassa­

È ovvio

no certi limiti ragionevoli. L'imposizione in que­

re il suo op·

sto caso afferra l'industria nella sua stessa intima

fuori della

tratta ed al di

potenzialità di svolgimento, in quanto viene a de­

quello che g'rav

terminare prezzi di c01Sto dei prodotti eccessiva­

to e macchinario,

mente elevati e quindi non facilmente sopporta­ mente in quanto
bili dai consumatori: danneggia quindi il consu•

portato

ome fabbricah

direttam nt

matore, più ancora l'industria che non può spera­

prohtto, se si reali
re il massimo rendimento dai propri impianti, e na perdita dell'in

rappresenta u-

danneggia più ancora la stessa hnanza in quanto non si verihca. Ag
viene a togliere a se stessa quelle più larghe basi ricchezza mobile,

iò l'imposta di

imponibili che certamente verrebbero a prodursi tributo
se l'industria non fosse arrestata nel suo svilup•
po dalle troppo vessatorie tassazioni.

del

se

prohtto

a questa il conuerra,

cente im

nella

sua

doppia 6.gura di sovraimpo izione per ruolo al­
la ricchezza mobile, e

Le dogane ed i diritti marittimi hanno reso

il

tutte

quelle

somm

di ritenuta diretta per

deve ri­
nel 1915-1916 ben 311 milioni: una gran parte scuotere dallo Stato per forn \ ure etc., e ve­
di questi grava direttamente l'industria mercè drete quale enorme
ari o rappresenta per la
la tassazione delle materie prime e dei macchi­
nari. Con ciò la tariffa doganale viene diretta­
mente ad inHuire sui costi di produzione e ne
risulta u� fenomeno analogo a quello che esami­

industria

il

trinomio

he l'industriale

dell'imposta

fabbricati,

della ricchezza mobile, e del centesimo di guerra.
E dei 102 milioni del registro. dei 98 milioni
del bollo, dei 30 milioni delle tasse in surroga­

nammo e criticammo come perniciosissimo per z10ne certo gran parte ne ha fornito all'erario

- 86 -

-- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - LA PRESSIONE TRIBUTARIA SULLE INDUSTRIE
l'industria. Aggiungete a ciò i gravami degli en­
ti locali e vedrete a quale disastroso risultato h-

.

.

.

.

nanz1ano s1 arriva.

ne gen·erale della nostra ricchezza nazionale.
L'inchiesta di Geisser e Borgatta è là che di­
mostra la rilevante pressione degli oneri pub­

Ma vuole forse l'industria sottarsi al dovero­ blici sulla industria italiana. È risultato da quel­
so compito di contribuire in quest'ora solenne ai l'inchiesta che nel quinquennio 1909-1913, e cioè
carichi pubblici? Questa domanda che taluno po­ prima ed all'infuori dei nuovi aggravi fiscali in
trebbe proporci merita una chiara e franca rispo­ dipendenza della guerra, il complesso degli o­
sta. L'industria non vuole sottrarsi al grave com­ neri risultava in media al 46. 70
dei dividendi
pito che incombe su tutti nel grave momento che distribuiti: oggi certamente coi nuovi aggravi si
attraversiamo.

arriva ad una proporzione del 60%. Sono, que­

Vuole soltanto che il legislatore pensi e ricor­

ste, cifre che debbono dar da pensare: ed è ve­

di che oltre l'assoluzione del debito tributario

ramente ora che il nostro legislatore pensi a rior­

l'industria ha un altro, e più grave, e più fonda­

dinare su basi razionali il nostro sistema tribu­
quello proprio dell'industria, tario, tralasciando una buona volta i dannosissi­
del suo sviluppo, del suo progresso pel benesse­ mi sistemi empirici ed assurdi, causa non ulti­

mentale compito:

re sicuro del paese: e l'industria nostra non vuo­

ma del troppo lento progredire della industria e

le per preconcetti di natura fiscale, e con aggra­

della ricchezza nazionale.

vi eccessivi ed irrazionali, essere messa in con­
dizioni di non potere assolvere il suo fondamen­
tale compito dello sviluppo industriale del pa se, così intimamente connesso con la elevazio-

Alberto Pavoni
Pres. della Federazione
dei Collegi dei Ragionieri.

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••



iGLI A VVE Ii
RIVI STA SETTI:
=MENTI MANALE ILLU:
:-----------·-----------------------------------■•



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DELLA

VITA ITALIANA:


DUE A NI, LA RIVISTA GLI A VVENIMENT/ HA PER



È RIUSCITA AD AF-

, L

: GLI AV VENIMENTI

:

RIASSUMO O IL PENSIERO DOMINA TE.



GO O I CARATTERISTICI ASPETTI.



:




LE PUBBLICAZIO I ■



ILLUSTRATE D'ITALIA.




OTEV LI T PPE LUNGO LA SUA

VIA ASCE SI01 ALE MERCÈ SUCCESSIVE OPPOR TU ·


■ FERMARSI OGGI LA PIU' RICCA, LA PIU' MODE



R O

so o u
A

I TESI DELLA VITA ITALIA-

El

UOI

E INTERPRETA O L'ARO

:

E



E RITRAG-

:

ULTIFORMI ASPETTI :

TE E TIME TO,






RAS SEG NA DEL M OV I MENTO •
ITALI ANO:■
:INTELLETTUALE

:

LA




DÀ I

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LETTf.RARIO, STORICO, SCIENTIFICO, POLITICO. ARTISTICO.

CAMPO

•■

ESAMI-

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Italia e Colonie: 1 anno L. 35

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,,

,,

6 mesi ,, 18

Il

,,

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.

.

.










1917:
.

1 anno L. 48
6 mesi ,,

UMERI DEGLI AVVENIMENTI,

25




:



A CHE ■
:

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••




LA F.l. A.T.

I. IL R1IPARTO UTE SILI. - 2. LA CARROZZERIA (Riparto Montaggio).

LA F. I. A. T.

- -----------------------------------=

I. IL REPARTO TORNE.RIA. - 2. IL REPARTO MONTAGGIO CARRI.

- ---- ---- - ------ - ----

- -- - - - - - - - - - - - - - LA F. I. A. T.

1. IL REPARTO BULLONERIA. - 2. IL REPARTO D51 TOR I FOTTER.

LA F. I. A. T.

I. IL RIPARTO RUOTE CONICHE. - 2. IL RIPARTO SBAVATURA.

= = = == = == = - - - = - - - - - - - - - -

--=

= = == =-== =

==

==

== == - - - == ==

I. IL MAGAZZI O DEJ PEZZI 01 RICAMBIO ED ACCESSORI.
1
2. IL DEPOSITO DI FERRO E CARBONE.

LA F. I. A. T.

LA F.I. A.T.

1. LA SALA DI PROVA DEI MOTORI. - 2. LA RIMESSA.

Ettore Bra.vetta.

LA CO STRUZIONE DI

UN GROSSO CANNONE
I CAPOLAVORI

DELLA SIDERURGIA ITALI AN A
Il costo di un 305 - I miracoli della fusione - La
1ucinatura - La più grande pressa idraulica del
mondo è italiana - La tempera - Un bagno che
costa 100.CXX) lire - La " barenatura,,.
Dopo averci descritto come "nasce,, un grosso
cannone, il nostro eminente collaboratore spie­
gherà. in un prossimo numero delle I. I. I. come
un cannone '' muore ,,.

Il cannone moderno di grosso calibro è l'or­
degno più possente, la macchina termica più for­
midabile, che la mente dell'uomo sappia proget­
tare e la sua industria costruire.
Basterà, per farsene persuasi, riflettere h
il cannone navale da 305 - che prendo ome ti­
po perchè, bnora, è il massimo posto a bordo
delle nostre navi - spara due colpi al minut ,
e nell'attimo in cui si accende la cari a, pa a
quasi istantaneamente dallo stato di riposo a
quello di lavoro necessario per resistere alla
pressione enorme sviluppata dai gas della pol­
vere, imprimendo alla massa metallica chiama­
ta proietto, la velocità iniziale di circa 800 me­
tri al secondo. Il cannone francese da 305 dei nostri è preferibile tacere i particolari - ti­
ra un proietto di 410 kg. e gli imprime una ve­
locità, che al momento in cui esce dalla bocca è
di 780 m. al secondo; ciò vuol dire che la forza
con la quale esso colpisce la corazza è uguale a
quella di un treno direttissimo di 250 tonn., che
andasse ad investire la corazza stessa con la ve­
locità di 120 km. l'ora. Ma laddove la più poten­
te delle locomotive a vapore non raggiunge la
sua velocità massima che dopo alcuni minuti, il
proietto del cannone acquista la sua enorme for­
za viva con la rapidità del fulmine, in meno di
un decimo di secondo.
I gas prodotti dalla combustione della carica
nell'anima di un pezzo, sviluppano quasi istan­
taneamente una pressione enorme, corrisponden­
te ad un carico di circa 2600 kg. applicato su
ciascuno dei 700 cmq. che formano la superbcie
della base del proietto, il quale è, per conse­
guenza, spinto in avanti da una forza superiore
ad un milione e ottocentomila chilogrammi.

Finalmente, in virtù del principio di meccani­
ca ben noto, he l'azione e la reazione sono u­
guali, tanto l'otturatore quanto il cannone de­
vono re i tere a questa pressione spaventevole,
he tende a tr ppare il primo dal suo alloggio
proiettand lo all'indietro ed a far crepare il se­
condo.
Per farsi un'idea della forza d'espansione dei
gas, che spingono in avanti il proietto e tendono
altresì a far scoppiare il cannone, si può imma­
ginare che questo sia disposto verticalmente, con
la bocca rivolta allo zenit, e prolungato da un.
tubo ripieno d'acqua: la colonna d'acqua così
formata, per poter equilibrare sulla parte ante­
riore del proietto la pressione esercitata dai gas
sulla sua base, dovrebbe essere alta 2600 m.
aturalmente i cannoni più moderni da 343,
356, 381 e 406 mm. di calibro sono di gran lun­
ga superiori al 305 in fatto di potenza; in tesi
generale si può dire, che se fosse possibile ap­
plicare istantaneamente al centro di gravità di
una nave da battaglia tutta l'energia alla bocca
sviluppata da una bancata completa dei suoi can­
noni, la nave stessa sarebbe sbalzata di botto
fuori d'acqua.
Da questi brevi cenni si comprende facilmen­
te che il cannone in generale, e quello di grosso
calibro specialmente, è un capolavoro della si­
derurgia e della meccanica e non si potrebbe co­
struire se questa e quella non avessero conse­
guito dei progressi straordinari. Un cannone da
305 richiede non meno di venti mesi d'un lavo­
ro incessante ed il suo costo si aggirava, prima
della guerra, sui 400.000 franchi; esso pesa sup­
pergiù 55000 kg., dei quali il solo tubo ne pesa
14000, e dati, tanto i formidabili sforzi ai quali

95 -

LA COSTRUZIONE DI UN GROSSO CANNONE
resiste, quanto i terribili effetti che produce, non
si può dire che sia troppo pesante e costoso.
L'unico metallo che oggigiorno si adoperi per
fare dei cannoni è l'acciaio, fuso, fucinato e temperato, semiduro, elastico, resistente, il meno
frag'ile che sia possibile, con una 'percentuale di
carbonio da 0,3 a 0,5; proporzione sufficiente perchè gli effett� della tempera siano sensibili, ma
non esagerati.
L'a ciaio da cannoni si ottiene con il forno
Martin-Siemens: importa adoperare materiali di
prima scelta e dosarli in modo da mantenere la
proponione finale di carbonio nei limiti suddetti. I forni Martin sono allineati lungo una str da ferrata che serve alla circolazione delle li;t.gottiere,· essi, a seconda della loro portata, possono fondere da 15 a 50 tonn. d'acciaio per volta. Quando la fusione è compiuta, si cola il metallo entro appositi secchi foderati di materiali
refrattari e lo si porta con essi, mediante gru
scorrevoli, a riempire le lingottiere, che sono forme di metallo foggiate come un tronco di piramide a base rettangolare, esagonale od ottagonale, con le faccie leggermente inclinate, ciò che
f acilita l'estrazione del lingotto, o massello,
quando è raffreddato.
È ovvio che la batteria di forni in azione varia a seconda del peso che deve avere il massello; per fondere quello, pesante 96 tonn., destinato a formare il grosso cerchione esterno che
ricopre la parte posteriore del cannone, occorrono quattro forni Martin, che trattino contemporaneamente 65 tonn. di ghisa svedese e 40 tonn.
di ferro hno. Durante l'operazione si aggiungono nel forno 2600 Kg. di ferro-silicio all'll p�r
cento di silicio e 1375 Kg. di ferro-manganese
con 1'83 per cento di manganese, per disossidare
il bagno e bruciare le impurità nocevoli; aggiungendo del ferro cromo si aumenta la resistenza dell'acciaio alla trazione; l'aggiunta del
ferro-nichel lo rende molto duttile.
In generale si preferisce il forno Martin acido,
perchè più adatto a dare un acciaio molto puro,
con le qualità necessarie per la costruzione dei
cannoni.
La fusione è fatta con molte precauzioni, per
assicurare l'omogeneità della massa proveniente da colate differenti; così pure bisogna impedire che nel massello si producano, mentre si
raffredda, dei difetti che lo rendano inutilinabile. Un sistema generalmente usato è quello di
comprimere l'acciaio con delle potenti presse idrauliche, tenendolo sotto pressione mentre ei
raffredda; tuttavia la parte superiore dei massel-

- - -- - ---------------- - - - - - - - - - --- - - -----

li, la così detta materozza, riesce sempre spll·
gnosa e bisogna troncarla e scartarla.
La seconda opera7,ione alla quale si procede è
la fucina7,ione del massello: essa ha lo scopo du­
plice di dargli progressivamente una forma vici­
na alla dehnitiva e di migliorarne la qualità.
L'acciaio, raffreddandosi nelle lingotti.ere dopo
la colata, si cristallina in grossi grani e perde
in gran parte la sua tenacità e resi.sten7,a alla
rottura; per corre erlo di questo difetto, ed an­
che per poterlo lavorare, si riscalda il massello
in un forno di r ndi dimensioni ad una tempe­
ratura di 1000 o 1050 gradi, detta « rosso ciliegia
pallido >>. Il metallo diventa molto plastico e può
essere tr ttato fa ilmente sotto il maglio, o la
pressa, evitando di doverlo riscaldare troppe vol­
te successivamente; ossia di fare delle calde nu­
merose. La fucinatura riduce a maggior hnezza
la grana del metallo; ne rende più omogenea la
massa; ne schiaccia le bollicine; ne e pelle par­
zialmente le impurità e le scorie eventualmente
incluse; ne aumenta la resistenza e ne diminui­
sce la fragilità. Essa viene eseguita con i mag-li
a vapore o con le presse idrauliche; quest'ulti­
me sono preferite generalmente nelle moderne
officine, perchè la loro azione, più lenta, penetra
hno al cuore del massello, mentre il maglio trat­
ta sopra tutto la periferia del pezzo fucinato.
Il maglio agisce per urto ed esercita, ad ogni col­
po, una pressione di circa 100 tonn.; le presse e­
sercitano pressioni da 2000 a 10000 tonn. La più
grande pressa idraulica del mo::1.do è quella del­
Ìe Acciaierie Ansaldo, che sviluppa l'enorme
pressione di 15000 tonn. e lavora i più grossi
masselli con la facilità con la quale un uomo im­
pasta fra le dita una pallottola di argilla.
L'ordegno di fucinatura, sia esso il maglio o
la pressa, è servito da possenti gru, che me­
diante enormi pinze sostenute da catene formi­
dabili, afferrano il massello, lo pongono nel for­
no; ne lo estraggono; lo portano sotto il magli.o
od il torchio; lo rimettono entro il forno quan­
gradi
do la sua temperatura è discesa ad 800
centigradi ed è perciò necessario di riscaldarlo
di nuovo.
La fucinatura del massello di 96 tonn. sopra
ricordato ha prin ipio con una stiratura e sgros­
satura che richiede otto calde e lo fa diventare
lungo circa sei metri; ciò fatto, se ne asportano
la materozza posteriore, di circa 4.500 kg., e la
anteriore, il cui peso può raggiungere circa 30
tonn. Si ottiene in tal maniera uno sbozzato che
viene forato con una macchina doppia. La fora­
tura degli sbozzati per cannoni di piccolo o di

-96-

LA COSTRUZIONE DI UN GROSSO CANNONE
medio calibro si eseguisce abitualmente dopo la sca contiene
ricottura;

125

m.c. di olio, che prima della

al contrario, invece, si forano prima guerra costava circa

della ricottura

gli

100000

lire: un bagno piutto­

sbozzati dei grossi calibri, sto caro, come si vede! La tempera è un'operazio­

quando il calore può penetrarli fino nel cuore.

Lo sbozzato forato viene poscia mandrinato;

ne assai delicata per la necessità, sia di riscaldare
molto regolarmente i tubi, affinchè non si pro·

ad esempio quello di cui sopra è detto, assume ducano in essi differenze di stato molecolare o
la lunghezza di 4.8 m. mediante una mandrina­

di durezza; sia di proteggerli, nel tragitto dal

tura in sei calde.

forno alla vasca, dalle correnti d'aria che li fa­

La ricottura, che consiste nel riscaldare il me­
tallo hno a

1000

rebbero incurvare; sia infine per il pericolo del­

gradi in un forno speciale, ha le proiezioni d'olio bollente nel momento del­

lo scopo di correggere gli effetti disuguali pro­ l'immersione. I suoi effetti principali sono: l'au­
dotti nelle diverse zone della massa dello sboz­

mento

onsiderevole del limite d'elasticità e del­

zato dalle variazioni di temperatura e dalle ir­ la resistenza alla rottura; la diminuzione del­

regolarità delle azioni meccaniche durante la fu­ l'allungamento; la modificazione di quello stato
cinatura.
L'operazione è condotta lentamente :b.no ai
g'radi, perchè l'acciaio presenta verso i

300

molecolare

he

produce

frequentemente

delle

400

tensioni interne; l'aumento della durezza, tanto

gra­

che la lima difficilmente intacca l'acciaio tem­

di un massimo di fragilità; ma oltrepassato que­ perato. Questi effetti sono tanto più accentuati,
sto punto critico la ricottura si esegue con rapi••

quanto

è

mag iore la

arburazione dell'acciaio

dità e senza pericolo. Raggiunta la temperatura e pm alta la temperatura a cui è stato portato

1000 gradi suddetta, si fa raffreddare lo sboz- prima della tempera; temperatura, che per gli
7-ato: rapidamente fino a 850 g'radi per evitarne ac i i da annone, è ompresa in generale fra

di

la cristallizzazione; lentamente in seguito, per­

875 e 950

chè non si producano tensioni interne.

to influi

Dopo la ricottura si eseguiscono i primi
gi meccanici del metallo, in base ai quali si
dica se possa o pur no.

radi C. La rapidità del raffreddamen­
ull

tempera accentuandone gli ef­

a ·­ fetti; essa dipende dalle dimensioni dell'elemen­
111-

essere sottoposto alla

tempera.

to, nonchè dalla temperatura, natura, calore speifico, conducibilità e viscosità del bagno, moti­
vo per cui l'olio conferisce una tempera meno

Questa operazione ha lo scopo di restituire al­

energica che l'acqua.

l'acciaio, già reso omogeneo dai trattamenti an­

Non bisogna però credere che la tempera agi­

teriori, le qualità di resistenza e di elasticità

sca sull'acciaio soltanto in senso favorevole, pe1·­

he si esigono dagli elementi finiti e che non

chè essa ne diminuisce l'allungamento, ne ac­

possiede più a sufficienza. Importa che il riscal­

cresce la fragilità, determina delle tensioni in­

damento a cui si sottopone lo sbozzato prima di terne; produce, insomma, degli inconvenienti che

immergerlo nel bagno di tempera sia fatto a fon­ si riesce a diminuire facendo n"nvenire il metal­
do ed in maniera molto uniforme, al quale sco­ lo: ossia sottoponendolo alla ricottura dopo la
po serve un acconcio forno verticale, con parec•
chi focolari e chiuso da una serie di intelaiatu­
re guernite di materiale refrattario.

tempera; la quale consiste nel riscaldarlo ad u­

na temperatura che varia secondo gli effetti ri­

ell'inter­ cercati ed è sempre sensibilmente inferiore a

no di esso si sospende il tubo che si vuole ri­

quella di tempera. Il massello ricotto si lascia

scaldare, mediante un dispositivo che permette poi raffreddare lentamente dentro il forno, ed
di evitare l'incurvatura di quelli lunghi; si ot­ insieme ad esso, la ricottura diminuisce un poco
tiene il riscaldamento regolare del tubo impri­

i) limite di elasticità e la resistenza alla rottu­

mendogli un lento movimento di rotazione per

r.a, che però conservano un valore molto supe­

mezzo di una dinamo che gli fa compiere un gi­

riore a quello che avevano prima della tempe­

ro al minuto. Quando l'elemento

ra; mantiene la finezza della granitura, e talvol­

è

al giusto pun­

to di calore, lo si tempera immergendolo in una ta anzi l'accentua; fa scomparire, o quanto me­
vasca immensa ripiena di olio; come ben si com­ no riduce moltissimo le tensioni interne; accre­
prende, il trasporto dei pezzi dal forno al bagno sce notevolmente l'allungamento, che però non
di tempera si fa per mezzo di gru scorrevoli. riprende il valore precedente la tempera. La fra­
L'immersione deve avvenire con la massima ra­ g;Iità diminuisce di molto; la durezza scompa­
pidità possibile e quando si tratta di temperare re; sicchè il metallo, che ora la lima intacca,
dei cilindri cavi, una pompa con tubatura specia­

quantunque meno che prima della tempera, può

le fa circolare il liquido nel loro interno. La va-

essere lavorato con le macchine utensili; condi-

-97-

LA COSTRUZIONE DI UN GROSSO CANNONE
z10ne essenziale in cui difetto non potrebbesi
I cerchioni si scaldano perchè si dilatino di
fabbricare il cannone.
una quantità u uale al serraggio che devono e­
A questo punto i masselli sono sottoposti ad sercitare sull'elemento sopra il quale veng'ono
una serie rigorosa di analisi chimiche e di pro­ applicati; ma siccome sarebbe impossibile di far­
ve meccaniche e se esse danno i risultati pre­ li dilatare in modo tale che acquistino con pre­
scritti, si passa alla lavorazione �on le macchi­ cisione assolut un diametro interno uguale al
ne, che consiste nel tornire esternamente e nel diametro esterno degli elementi ai quali devon­
barenare internamente i singoli elementi, me­ si sovrapporre, in pratica si realizza una dilatadiante torni e bareni; completando poi l'opera­ zione ugual al
rra gio più una piccola quan�
zione con la smerigliatura per rendere perfetta­ tità, cir a
millimetro. Si comprende che
mente levigata la superticie interna ed esterna la co trizi
r itata dai cerchioni sul tubo
delle parti barenate e tornite. La difficoltà di an1m
er hioni sottostanti, ha lo scopo
questi lavori si comprenderà facilmente riflet­ di
la necessaria resistenza al­
tendo che i diametri interni devono essere pre­ l'e
della carica.
cisamente quelli prescritti dai disegni, senza tol­
erchioni corti si fa ponen­
leranze, anche minime; mentre i diametri ester­ do
in po izione quasi orizzontale
ni, sia del tubo anima, che di ogni cerchione,
rrelli; dandogli cioè una pic­
fanno maggiori del diametro interno del er­
r favorire lo scorrimento di
chione, che ad esso tubo, od esso cerchione, do­
ndo que to ha la temperatuvrà essere sovrapposto nel comporre il cannone;
1
trae dal forno éon una gru,
però di una quantità precisa e matematicamente
tatat , mediante un calibro, che
determinata. La barenatura è difficile, special­
n n essaria, lo si in6.la sul tu­
mente nel caso di tubi lunghi come quelli dei bo: i cer hi ni di rinforzo dalla parte della cug'rossi cannoni navali, e ciò perchè essendo l'u­ latta; quelli di
l t , dalla parte della bocca.
tensile invisibile e guidato dal lavoro che ha Ogni cerchi n
ndare a combaciare esatgià eseguito in precedenza, se avviene che si tamente on il
vi ino e per ottenere questo,
rompa, o si muova, o penetri più del dovuto nel non appena
i ' inhlato sul tubo, gli si
metallo, la barenatura diventa difettosa senza applica, dalla p
pp ta a quella del combache si possa rendersene subito conto, ed il di­ ciamento, un oll r
ul quale si esercita una
fetto cresce a misura che il lavoro prosegue. La trazione con ider v 1 ;
n 1 tempo stesso si di,
barra del bareno è comandata da un movimento rige su di e
tt d qua fredda. Dopo la
automatico rapido combinato con un altro movi­ applicazione
ne devesi girare il
mento di avanzata; l'insieme della macchina, tubo di 180 radi, per evit re che si producano
lunga 28 m., pesa 100 tonn. Si comprende che delle incurvature a
usa della differente rapi­
si debbano prendere delle precauzioni minute e dità con la quale avviene il raffreddamento.
rigorose per garentire l'assoluta precisione del­
I cerchioni lun hi i m ttono a posto tenendo
la barenatura malgrado il peso considerevole del il cannone verticale; il er hione grosso di culat­
pezzo in lavorazione, che raggiunge talvolta 25 ta si applica ponendolo verti almente nel pozzo
tonnellate.
di cerchiamento e in6.land vi dentro il cannone,
Ottenuti, bnalmente, i diversi elementi costi­ appeso ad un'apposita gru on la bocca in alto.
tutivi, si tratta di riunirli per formare il canno­ Il pozzo di cerchiament ' un gigantesco forno
ne, al quale scopo occorre riscaldarli a circa 300 ad aria calda.
g'radi C. e poscia in6.larli gli uni sugli altri. Le
Nell'eseguire la erchiatura di un cannone si
successive operazioni si eseguono in una immen­ deve aver cura che i cer hioni e specialmente
sa officina, con il tetto molto elevato e bene ri­ quelli lunghi, nel raffreddarsi, non facciano pre­
schiarato dall'alto, ad un•estremità della quale sa alle loro estremit', mentre sono ancora dila­
si trova il pozzo di cerchiamento, mentre il re• tati nel mezzo, perchè 1
arebbe di grave dan­
sto dello spazio è occupato dalle macchine uten­ no; e quindi, per impedire che ciò avvenga, si
sili.
accelera, con un etto di acqua, il raffreddamen­
Ovvio è che questa officina ha tutte le gru ed to dell'estremità dove deve avvenire il primo
i mezzi necessarii per sollevare, trasportare e contatto, mentre si mantiene calda l'opposta me­
maneggiare i pesanti elementi che si tratta di diante hamme a gas. Inoltre si mantiene un get­
riunire, dando ai medesimi tutte le posizioni de­ to d•acqua continuo nell'interno del tubo da cer­
siderate.
chiare, sia per impedire che esso si riscaldi e s1

- 98-

LA COSTRUZIONE DI UN GROSSO CANNONE
dilati, sia perchè il cerchione che si sta metten­

vimenti; gli apparecchi di punteria; congegni e

do a posto si raffreddi più rapidamente all'inter­

parti

no che all'esterno, il che è necessario perchè la

precisione e più volte misurati e controllati.

tutte che debbono essere della maggior

contrazione
assegnatagli
rimanga
inalterata.
Finalmente il cannone è hnito e può sottosta­
Composto così il cannone, si mette mano alla re alla prova hnale e decisiva, che è quella del
sua hnitura, riducendolo al preciso suo calibro,

fuoco, dopo la quale si riprendono le misure dei.

lisciandone l'anima per prepararla alla rigatu­

diametri interni dell'anima, si verihcano minu­

ra, tornendolo esternamente e praticando nella ziosamente tutte le parti del cannone e si decide
culatta l'alloggio dell'otturatore.
se esso possa, o pur no, essere posto in servi.zio..
Quindi si esegue, nella parte posteriore del
Come si vede, la gestazione e la nascita di un
tubo-anima, la camera della carica, che è di for­

grosso cannone sono lunghe e laboriose; vedre­

ma speciale e generalmente di diametro superio­

mo un'altra volta in qual modo esso viva, e co­

re al calibro del cannone; nonchè l'alloggio del me e perchè muoia.
proietto: hnalmente si procede alla rigatura.
Intanto si allestiscono il vitone dell'otturato­

Ettore Bravetta.

re coi suoi annessi e connessi; l'anello, che ap­

N.. B. - Le fotogra-{;e che illustrano questo ar­

plicato sulla culatta, gli serve di sostegno e di

ticolo ci sono state favorite dalla Società Ansal­

cardine nei suoi movimenti di apertura e di chiu­

do, le cui gigantesche fabbriche di cannoni sono

sura; la mensola, che lo sopporta nei detti mo-

una delle meraviglie dell'industria italiana.

LE

GRANDI RACCOLTE
dell'Istituto Editoriale Italiano
Classici italiani













• op ra completa �ol. 96















,,

96









• opera co"!-pleta , ,

40

Storia della guerra mondiale •





,,

,,

,,

8

Gli immortali



.

Biblioteca dei ragazzi

erie I e II

.

''

''

grande guerra d'Italia •

,,

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,,

24

"

"

letteratura italiana •

,,

,,

,,

3

• sene I e II . , ,

96

Breviari intellettuali •









Biblioteca del teatro italiano •
straniero.

,,







n

I.

.

. ,,

50



,,

I .

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I capola\Jori della letteratura italiana

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greca, latina

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====
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in?nate in servizio di prop·aganda
:
:





: a tutti i fMinistere
:
: a tuffe le cAmbasciate
:
••


• a tutti i Consolati

: a tutte le 'Banche e gli Istituti di Credito
:
••

a
tutte
le
cAssociazioni�
Sindacati
e
Sodalizi
industriali
e

8

commerciali
••
� a tutti i Consorzi agrari

• a tutte le Camere di Commercio.


••••••••••••••••e••••••••e

••

e

•o•a••••••••

••


Felice Garelli

del R. Politecnico di Torino

Lo zucchero
italiano
L'AVVENIRE

IL PRESENTE
Valorosi economisti e tecn1c1, anche recentemente, ebbero a discutere sulle condizioni ere te dalla g'uerra europea a molte industrie itali ne: non mi consta ciò siasi fatto per l'indu tri
dello zucchero. Laddove, un esame seren
1
obbiettivo intorno ad essa è opportuno, gi
h
questa industria ebbe non solo a 1 mentare,
me le altre, il rincaro enorme del combu tibile,
l'aumento nel costo delle m terie prime, la
ar•
sità di mano d'opera, ma, per e sa, vennero al­
tresì profondamente modificati i rapporti doga­
nali e fiscali.

LE DISCUSSIONI DEL PASSATO.
Sono note le vive discussioni delle quali fu
oggetto, negli anni addietro, l'industria indigena dello zucchero. Era diffusa la credenza che
si trattasse di industria puramente artili.ciosa:
autorevoli studiosi dei problemi tecnici nazionali propendevano a considerarla come un errore
economico. Il grosso pubblico poi attribuiva, unicamente o quasi, alla protezione doganale ac•
cordata alle nostre fabbriche, la causa dell'elevato prezzo di costo dello zucchero, ignorando o
dimenticando che la tassa di fabbricazione era
più che tripla della protezione doganale e che
ammontava a due volte e mezzo circa il valore
intrinseco dello zucchero. Da diverse parti si invocava la soppressione di ogni differenza fra tassa doganale e tassa di fabbricazione, senza riHettere che, se anche fosse stato possibile prima della guerra attuare un provvedimento così
radicale, esso, praticamente, non avrebbe portato che una diminuzione molto esigua ( al massimo di 20 centesimi per chilogramma) nel prez•

z

d llo zucchero; mentre, la probahiusura delle nostre fabbriche
po to nuovamente il Paese alla mercè
eri ri e teri.

PER EVITARE LA CARESTIA.
Or bene, scoppiata la guerra, il nostro Gover­
no accrebbe subito di cinque lire per quintale la
già fortissima tassa di fabbricazione portandola
da L. 76.15 a L. 81.15: la protezione doganale, che
veniva così diminuita d'altrettanto, dalle condi­
zioni del mercato europeo fu ben presto resa ad­
dirittura negativa. Attualmente, infatti, è tassa•
to in misura molto maggiore lo zucchero indigeno che non quello importato. Di fatto, il raccolto
scarso dell'ultima campagna (1915) (1 milione
e 470 mila quintali in luogo dei tre milioni che
possono produrre i nostri zuccherili.ci, in anni di
buon raccolto, lavorando a pieno carico), la scom•
parsa dell'ingente riserva di zucchero, esistente
alla li.ne del 1914, che, li.dando troppo sul futuro
raccolto, si ebbe il torto di lasciar esportare per
oltre metà onde ottenere in cambio altre merci,
e inhne l'aumento del consumo verihcatosi nel
1915-16, resero imminente il pericolo di una for•
te carestia di zucchero.
Opportunamente allora il Governo stabilì in
lire 148 per quintale il prezzo massimo al quale
le nostre Raffinerie dovevano vendere lo zucche•
ro e autorizzò il Ministero delle Finanze, d'ac•
cordo con quello d'Agricoltura, a permettere la
importazione di zuccheri greggi e raffinati, ridu­
cendo il dazio d'entrata in misura tale che il
prezzo non superasse le 148 lire. E sicco?le lo
zucchero estero ora, nel porto di Genova, costa

- 109 -

LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = _ = = _________________ _
in moneta italiana, intorno a lire 123-125 al quin­
tale (1), ne viene che il dazio governativo non può
superare lire 25, in luogo dei frs. oro 99 (meno
1
tara) hssati dalla legge.
Abbiamo adunque attualmente tra la tassa cli
fabbricazione (L. 81) ed il dazio ·doganale (L. 2325), la differenza rilevante di 56-58 lire: un ve­
ro protezionismo alla rovescia!
È giusto pertanto riconoscere che, senza la
fabbricazione nazionale, il consumatore italiano
avrebbe visto elevarsi rapidamente il prezzo del­
lo zucchero hno a raggiungere e forse oltrepas­
sare le lire 2.50 il kg., se l'Erario non avesse vo­
luto rinunciare a gran parte dei proventi della
tassa doganale (cioè a circa 150 milioni all'an­
no). Laddove, in grazia della produzione nazio­
nale e dei provvedimenti legislativi opportuna­
mente presi, lo zucchero è fra i generi di consu­
mo che han subito aumenti meno rilevanti nel
prezzo di vendita. Prima della guerra, di fatto,
le Raffinerie lo vendevano a lire 123 prima, poi
a lire 128 per quintale: detraendo lire 76 di tassa
di fabbricazione, restavano lire 47 a 52, prezzo
dello zucchero. Attualmente, le stesse Raffinerie
devono venderlo a lire 148; detraendo lire 81 di
tassa di fabbricazione rimangono per lo zucche­
ro lire 67. L'aumento fu adunque di 15 a 20 lire
per quintale, laddove in Inghilterra si passò dal­
le 50-60 lire a 90-100, in Svizzera a 85-105, in
Francia, nella vendita al minuto da L. 0.70-0.75
il kg. a lire 1.30-1.40.

LE BENEMERENZE DELL'INDUSTRIA SAC­
CARIFERA.
Non è qui il caso di ritornare sui molteplici
vantaggi portati dall'industria saccarifera all'e­
conomia nazionale: essi furono messi in rilievo
già molte volte e non è possibile ormai discono­
scerli. Ricevettero, infatti, notevole impulso e
miglioramento la produzione agricola, il lavoro
nazionale e presero origine importanti industrie
collaterali. La fabbricazione indigena contribuì
potentemente a diffondere ed accrescere il con-

(1)

Nel Giugno

1916,

lo zucchero greggio este­

ro giunto nel porto di Genova, cif, avente 96 cir­
ca J.i polarizzazione (90-92
raffinato), costava

67-68

%

di rendimento in

scellini, corrispondenti

a 81 scellini pel ra/fnato. Con le spese di sbar­
co e carico su vagone (5 lire per Q.), con il cam­
bio, ciò equivale a lire

125

in carta, su vagone

f,orto, f,el solo zucchero, senza alcuna tassa
scale.



sumo che passò da kg. 2.4 per abitante nel 1899
a kg. 5.01 nel 1913: in conseguenza gli introiti
dell'Erario vennero più che raddoppiati, giacchè
passarono da 64-69 milioni annui nel periodo pri­
ma del 1900, quando lo zucchero veniva ancora
quasi tutto importato, a 146 milioni nel 1913-14,
pur non contando i proventi indiretti, che som­
mano a parecchi milioni. Venne raddrizzata, a no­
stro favore, la bilancia commerciale, e non è pic­
colo merito inhne l'aver evitato al Paese, du­
rante questa spaventosa guerra, i gravi danni di
una eccessiva carestia di zucchero.
Tutti questi benehci ci inducono a non rim­
piangere la protezione hscale che si dovette, per
l'addietro, a cordare all'industria saccarifera.
Forti privilegi erano indispensabili se volevasi
introdurre, anche in Italia, la coltivazione della
barbabietola e la storia dello sviluppo dell'indu­
stria saccarifera in Europa durante il secolo scor·
so dimostra che tutte le principali nazioni han·
no, per lungo periodo di tempo, protetto tale in­
dustria in misura ancora superiore a quanto si
fece in Italia. Senza gli artilici, i protezionismi
di ogni specie, iniziati dal grande Napoleone, la
coltivazione della barbabietola non sarebbe mai
riuscita ad uguagliare prima, a soverchiare poi,
quella della canna da zucchero, possibile solo nei
paesi caldi. Se si fossero seguiti rigidamente i
dettami del più puro ed assoluto liberismo, l'Eu­
ropa sarebbe ancora mancipia dei paesi tropicali
per un genere di consumo che è ormai divenuto
necessario, e non sarebbe sorta una grandiosa in­
dustria agricola alla quale intere regioni delle
Nazioni più civili debbono la loro prosperità.

GLI EFFETTI DELLA PROTEZIONE.
Inoltre la protezione doganale in Italia non an­
dò tutta a vantaggio dei fabbricanti: è facile di­
mostrare che, quasi per metà, fu assorbita dai
coltivatori. Prescindendo dal maggior costo del
combustibile ( che nei tempi normali si traduce­
va in una maggior spesa variabile da 1.50 a 2 li­
re per ogni quintale di zucchero) la sola inferio­
rità veramente sensibile dell'industria saccari­
fera italiana rispetto a quella estera sta nella
coltivazione delle bietole. Il tenore zuccherino
medio dei nostri tuberi è ancora sensibilmente
al disotto di quello delle barbabietole estere, so­
pra tutto in paragone dell'Austria-Ungheria e del­
la Germania.
Ecco, infatti, riunite le medie della coltivazio•
ne e lavorazione nel quinquennio 1908-1913 che
ho calcolato servendomi delle statistiche conte•
nute nell'autorevole annuario del Sachs:

110-

----------===========
1908
321;
Belgio 288;
273.
Dal

Italia

al

1913:

Francia

Olanda

==========

raccolto medio p. Ettaro Q.:

253;
282;

Austria-Ungheria
Russia

155;

248;

Germania

Ricavo medio di zucchero greggio p.

100

bie­

11,64; Francia 13,22; Austria­
Ungheria 15.46; Belgio 14.67; Olanda 15.33; Rus­
sia 15.24; Germania 16.63.
tole (kg): Italia

Produzione di zùcchero per Ettaro Q.: Italia

37.20;

Belgio
mania

Francia 33.70; Austria-Ungheria 38.40;
42.50; Olanda 45.40; Russia 43.67; Ger­
45.44. (La cifra 11,64 dà la media del ri­

cavo in zucchero: la media del contenuto zucche­

rino delle nostre bietole ho ragione di ritenere
sia più elevata_ e specialmente si accrebbe negli
ultimi anni. Ad abbassare la cifra del ricavo, in
confronto con l'estero, contribuisce la circostan­
za che la dezuccherazione dei melassi fu abban­
donata in Italia dopo il

1903,

in seguito alla mo­

LA NOSTRA BIETICOLTURA.
Ma anche per questo riguardo non devesi esa•
gerare, nè disperare della nostra bieticoltura: an•
che altrove i progressi conseguiti nella produzio­
ne di bietole sempre più zuccherine richiesero
molto tempo. I dati seguenti, pubblicati qualche
anno fa dall'Istituto Imperiale Germanico di sta•
tistica, dimostrano che la percentuale media di
zucchero contenuto nelle barbabietole in Germa•
nia

ha variato, nei decenni trascorsi, come se­

1838 8,8 per cento; 1848 9,8 per
1858 10,1 per cento; 1868 10,7 per cento;
1878 11,7 per cento; 1888 13,1 per cento; 1898
15,2 per nto; 1908 18,1 per cento.

segue: Anni:
cento;

Ci'

dim

tenor

zu

Germ ni ,
nto

dihcazione del regime hscale che sostituì la ta -

dim nti

no ricche. Siccome le barbabietole si a qui t no
a peso, sono gli agricoltori nostri che vengono,

in

confronto dei loro colle hi esteri, maggior­

al

r , a questo proposito, che da

tr

corsi più di

min i

Come si vede, i nostri campi forniscono il m
m •

40 anni per passare dal 10
13 per cento (1888). Non bi­

i voll ro

(1848)

diretto fatto sui sughi).

per contro queste sono ancora, in medi , l

tra che i progressi nell'aumento di
herino nelle bietole furono, anche al­

l'e t r , molto lenti, specialmente nell'inizio: in

sazione diretta del prodotto all'acertamento in•

simo raccolto per ettaro in peso di bietol , m

LO ZUCCHERO ITALIANO

15

anni da che la

a non essere una quantità

n ll'economia agricola della Nazio­
on si può
nio trascorso dal

ertamente computare

1888

al

1898,

il

decen•

nel quale la su•

perhcie di terreno coltivata a barbabietola in tut•

200 a 1200 etta•
1899-900 si comin•

ta Italia era irrisoria e variò da

mente compensati dalla coltivazione delle bieto­

ri: soltanto nella campagna

le. Si aggiunga che i tuberi da noi si pagano qua­
si sempre a prezzi alquanto superiori di quelli

pidamente

7000 ettari, che divennero ra•
20.000 nel 1900; 38.000 nel 1905-06;
55.000 nel 1912-13 ed 82.348 nel 1913-14 con au·
dell'estero: per esempio nella campagna 19131914 il prezzo delle bietole oscillò fra un massi­ mento di 27.000 ettari in un solo anno! Prova
mo di L. 3.60 e un minimo di L. 2.10. Ciò è na­ eloquente questa del favore sempre crescente
ciarono a contare

turale. Quando si vuole introdurre una nuova col­ che incontra la bieticoltura presso i nostri agri­
tivazione, specialmente in zone fertili, e vincere coltori i quali, al maggiore introito che procura
la concorrenza di altri prodotti, bisogna assicu­ loro il raccolto meglio retribuito, vedono aggiun•
rare ai coltivatori dei prezzi largamente rimune­
rativi se si vuol ottenere che essi corrano l'alea
di tentare le nuove colture. Ed una volta stabili­
ti dei prezzi piuttosto elevati è molto difficile ri­

gersi l'incremento dei foraggi,

il

miglioramento

dei terreni, l'accrescimento del materiale ferti­
lizzante. È vero che nel
vata si ridusse a

40

1914

la superhcie colti­

mila ettari, perchè la pleto•

durli: a ciò si arriva solo lentamente, dopo un

ra di zucchero indusse gli zuccherieri a tener

lungo periodo. Queste due circostanze, unitamen­

chiuse molte fabbriche: ma l'anno successivo si

te al maggior costo del combustibile, alla neces­
sità di ammortare rapidamente i costosi impian­

ebbe già una sensibile ripresa nella bieticoltu•
ra perchè gli ettari coltivati furono

50

mila.

È dunque da una quindicina di anni soltanto

ti, spiegano perchè il costo di produzione dello
zucchero fosse da noi, nelle condizioni normali che la barbabietola è da noi coltivata su una
prima della guerra, sensibilmente più elevato che estensione della quale merita di tener conto. In
tale periodo di tempo essa, in media, per le ne•

all'estero.

È senza dubbio spiacevole constatare l'inferio­ cessarie rotazioni con altre colture, non potè es•
rità del tenore zuccherino delle nostre barbabie­ sere coltivata più di 4-5 volte sullo stesso terre•
tole ed

il

progresso alquanto lento fatto m que­

sti ultimi anni sotto questo rispetto.

no. Non si possono pretendere, in così breve tem­
po, progressi notevoli nel rendimento zuccheri-

111-

LE !. I. I.
no, tanto più se si ri-B.ette che il nostro bieticol­
tore de':'e ancora ricorrere, in massima parte, a
.semente cresciuta o selezionata all•estero, e che
il disporre di un seme indigeno allevato e sele­
,
,zionato con cura, in-B.uisce di molto sull alto te­
nore zuccherino delle radici. Sotto questo aspet­
. to fu assai commendevole l'iniziativa presa dal
compianto ing. Barbè per la costituzione di una

L'INDUSTRIA DELLE MARMELLATE
DELLE GELATINE DI FRUTTA .

E

Ben poco si è fatto in Italia in questo campo:
anzi, se ci limitiamo alle vere marmellate e ge­
latine di frutta, si può dire che nulla si fece hno
ad ora.
Abbiamo bensì a Livorno, in Liguria, in varie
località dell'Italia Settentrionale, una produzio­

Società italiana per la produzione del seme in­ ne abbastanza notevole di frutta candite, ma trat­

digeno di barbabietole.

+�i:;i semore di prodotti costosi, di lusso, dei qua­

PER PROMUOVERE IL MAGGIOR CONSU­
MO DI ZUCCHERO.

nel paese. Ciò del resto si comprende quando si

La fabbricazione delle frutta sciroppate, gela­

gente tassa di fabbricazione sullo zucchero in es­

li si fa piuttosto esportazione, che non consumo
pensi che, esportandoli, il hsco restituisce la in­

tinate, condite, marmellate, in una parola, la con­

si contenuto e riduce a proporzioni normali il

servazione dei frutti per mezzo dello zucchero,

prezzo di costo del principale ingrediente delle

oltre ad arrecare notevoli benehci per l'agricoltu­
ra, in quanto accresce valore e conserva intatti

conserve stesse.
Annoveriamo fra i principali di questi prodot-

'J)er lungo tempo, al riparo delle rapide alterazio­ ti i canditi alla Livornese, la cui fabbricazione ha
ni alle quali van soggetti, prodotti del suolo nu­ acquistato l'importanza di una vera industria e
tritivi, saporiti, digestivi, perfettamente assimi­
labili, rappresenta altresì uno dei mezzi più effi­

che è oggetto di esportazione specialmente verso

l'America e l'Olanda; canditi alla Portoghese ed

caci per promuovere il consumo dello zucchero alla Parigina, la cui fabbricazione ha la sede prin­
e far entrare questo idrato di carbonio, energeti­ cipale in Liguria, le mostarde di Cremona, di V oghera, ecc.
co per eccellenza, nell'alimentazione ordinaria.
Se

gli

inglesi

consumano

annualmente

una

quantità di zucchero più che doppia dei france.,i

Nel quinquennio

media annualmente

1907-1912

s1 esportarono in

dall'Italia 25 mila quinta•

e dei tedeschi ed almeno otto volte maggiore di li di questi canditi, ma il consumo interno è ben
lontano da quello che potrebbe essere, per le
quella consumata in Italia, ciò si deve precipua•
,
ragioni già dette. Laddove, per quanto riguarda
'lllente al fatto che, nell alimentazione abituale
le marmellate, le gelatine, le frutta allo scirop­
anche delle classi più abbienti, le marmellate di
po, la produzione italiana è molto piccola ed in­
frutta (J ams) tengono un posto non trascurabi­
fatti questi prodotti sono in gran maggioranza
,
le. Da parecchi fu posto in rilievo, a proposito
importati, specialmente dall Inghilterra, Germa­
·dell'alimentazione popolare durante la guerra,
nia e Svizzera e in questi ultimi anni l'importa­
che le marmeJ.late di frutta sono divenute un im­
zione ha superato i 12 mila quintali annui per un
'portante nutrimento del popolo inglese con gran­
valore di circa 4 milioni à.i lire. Questi prodotti
de vantaggio dell•economia nazionale, giacchè lo
erano venduti, prima della guerra, al minuto a
'zucchero sostituisce vantaggiosamente il grasso,
pre�zi che oscillavano intorno alle 4 lire per kg.
'e due chilogrammi di zucchero hanno, nei riguar­
(i vasetti di 1/2 kg. della ditta Cross e Black­
di della nutrizione e fornitura di energia, lo stes­
well erano a lire 2 ciascuno) ; trattasi come si
!50 effetto come un Cg. di burro.
vede di alimento costoso, alla portata esclusiva
· In questa industria il primo posto è tenuto sen­ delle classi ricche.
,
'za dubbio dall Inghilterra, che conta una diecina
Nell'anno precedente la guerra la Società Raf•
di potenti ditte produttrici di frutta conservate
pneria Ligure-Lombarda, spinta sopratutto dal bi­
�on lo zucchero. La più importante, la « Cross sogno di accrescere il consumo dello zucchero, la

!and Blackwell », produce annualmente da sola

20

milioni di vasetti di 1/2 Cg. ciascuno, cioè: 100

"mila quintali di conserve di frutta, delle quali
"parte

notevole

è

esportata.

Anche

la

Svizze­

·ra, la Germania, la Francia, l'America del Nord,
hanno una produzione ed esportazione molto no­
'tevole.

cui fabbricazione in Italia era già divenuta ple­
torica, si accinse a dare un vigoroso impulso ad
un•industria dalla quale l'economia nazionale e
l'agricoltura attendono cospicui benehzi.

E in­

fatti, tale Ditta, dopo aver rilevato una piccola
fabbrica di conserve di frutta già esistente a Ri­
voli, riorganizzandola e accrescendone la produ-

112 -



LO ZUCCHERO 1TALIANO
zione, fece ex-novo due impianti: l'uno presso lo ficacia dell'esempio pratico, è divenuta essa pure
zuccheriticio di Sinigallia, destinato alla fabbri­ coltivatrice ed ha impiantato estesi frutteti. E
cazione di frutta sciroppate e marmellate a pa­

quanti ritagli di terreno, ora occupati da inutili

sta di frutta, l'altro esclusivamente destinato al­

sterpi, possono fornire un prodotto ben rimune­

le marmellate presso lo zuccherificio di Sarmato

rato!

(Piacenza).

Quest'ultimo,

che

è

da

oltre

un

anno in funzione, è il più grandioso: ha iniziato

La propaganda degli uffici provinciali d'agricol­
tura,

l'insegnamento delle

cattedre

ambulanti,

la produzione con un milione di vasetti da 1/2 debbono contribuire a fare in modo che l'indu­
chilo di marmellate all'anno, ma la sua poten­

stria zuccheriera possa contare su abbondanti rac­

zialità è assai m�ggiore e potrà arrivare al qua­

colte di frutta delle qualità e varietà più adatte

druplo circa.

per la confezione delle conserve.

Certamente la crisi di carestia nello zucchero,
sopravvenuta con la guerra, ha fermato lo svi­
luppo della promettente industria; ma non può
trattarsi che di arresto temporaneo. Intanto bi­
sogna far rilevare che i prodotti della Società Li­
gure-Lombarda vennero messi subito in commer­
cio ad un prezzo assai più basso del prezzo di.
vendita di quelli esteri. I vasetti in vetro da mez­
zo chilo costavano L. 1,25 in luogo di L. 2, ed i

PROPORZIONI GRANDIOSE.
Ma per hè la nuova industria agricola acqui­
sti pre to quelle proporzioni grandiose che le au­
spichi m , biso na altresì che il pubblico cono­
ca le vere
prezzi

n

ondizioni in cui essa si svolge e l'apnientemente, onde le varie ammini-

tr zioni, nei 1 r
i la

rapporti con la medesima, non

da criteri gretti ed esclusivaa 2 kg.), con­
ment
li.
tenuti in imballaggi più economici, erano ven­
d'u p
mettere d'incolpare unicamente il re­
duti intorno ad 1.75 il kg. È presumibile pertan­
ime protezioni tico degli zuccheri, ormai tra­
to che, ritornate le condizioni normali, il con u­
mont to, dello s arso e tardo sviluppo di queste
mo di questi prodotti divenga sempre più l r
iniziative utilizzatrici dei frutti del suolo, trascu­
ed esteso e porti quindi alla frutticoltura n zi ndo gli altri fattori ben più importanti. In ge­
nale, all'industria dello zucchero indigen ,
ll
nerale le amministrazioni comunali e quelle fer­
coraggiosa iniziativa della Società Li ur -L m­
r viarie da noi considerano le frutta in conserva
barda il meritato compenso.
Ila stregua di prodotti di lusso: le prime, di fat­
L'opera degli industriali deve per' v nir dn
to, le gravano con dazi comunali fortissimi che
diverse parti integrata e sorretta.
vanno da 30 lire (come a Torino) sino a 60 lire
preparati in dosatura maggiore (1

L'AVVENIRE DELLA FRUTTICOLTURA.
Innanzi tutto bisogna che la frutticoltur
da uno sviluppo adeguato e razionale. In

uidar

p r quintale: le seconde, le parificano ai confetti
pr n­
n -

re, la coltivazione dei frutti e in Italia, se non
trascurata ovunque, per lo meno molto disordi­
nata. Solo in quei luoghi dove, dietro al frutticol­
tore, trovavasi il commerciante o l'industriale per
l'acquisto del prodotto, si sono formati impor­

fini simi ed applicano pel trasporto la tariffa più
lt , senza alcun abbuono per gl'imballaggi, nem•
meno per le spedizioni a vagone completo!
Quando si riHetta che lo zucchero, principale
omponente delle conserve medesime le quali ne
contengono fino al 60%, è già gravato dal -fisco
on una tassa di fabbricazione di 81 lire per
quintale, si comprende l'enormità del dazio co­

tanti centri di produzione.
Se non vi ha affidamento per la vendita delle munale di 30 o 40 lire, sul prodotto finito! Il
frutta, l'agricoltore ben poco si cura delle pian­ prezzo di costo dell'alimento viene così, in par•
te che le producono: prende quel che danno sen­ te preponderante, ad esser rappresentato dai g'ra•
za spendervi lavoro, senza· c-oncimarle, senza com­ vami fiscali e risulta chiara l'impossibilità di ren­
batterne le malattie e non si preoccupa di fare

dere l'alimento stesso economico e di largo con­

nuovi impianti. Le cose cambiano soltanto quan­ sumo.
Delle grndi città d'Italia, Milano è la sola
do il prodotto è ricercato e si ha quindi la certe�­
za di collocarlo. Ciò si è già visto a Rivoli, a Si­ nella quale il Comune si sia reso conto esatto di
nigallia, per la coltivazione di varietà speciali tale stato di cose. Essa ha esentato dal dazio co­
di fragole occorrenti all'industria delle marmella­ munale, non solo lo zucchero, ma, a maggior ra­

te; si è diffuso il ribes rosso e nero, l'uva spina, gione, le conserve di frutta. Milano è la città che
il rovo domestico per le more. In tali località la fa di esse il più largo consumo.
Se non è possibile diminuire la tassa di fabbriSocietà Ligure-Lombarda, per insegnare con l'ef-

-113-

LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = _______________________
cazione dello zucchero od almeno concedere par­

Nota. - Queste considerazioni furono scritte
ziali abbuoni per quello destinato alla fabbrica­ prima dei recenti decreti luogotenenziali 31 ago­
zione delle conserve zuccherine, guardiamoci dal sto e 18 ottobre 1916, i quali portarono la sovra­
peggiorare le condizioni con altri gravami diretti tassa di fabbricazione a L. 62, fissando nell0 stes­
ed indiretti, che soffocherebbero l'industria nel so tempo in L. 225 per quintale il prezzo massimo
di vendita dello zucchero alle raffinerie. Sono
suo nascere.
quindi notevolmente alterate le cifre suesposte,
CONCLUSIONE.
ma i rapporti rimangono quelli che ho prospetta­
to. Attualmente, adunque, ogni quintale di zuc­
Concludendo: lo sviluppo sempre più rigoglio­
chero fabbricato e consumato in Italia rende al­
so preso dall'industria saccarifera italiana nei
l'Erario lire 138,15 (L. 76,15 tassa di f abbricazio­
quindici anni trascorsi dacchè essa è uscita dal
ne iniziale e L. 62 sovratassa): agli industriali,
periodo di prova, la vigoria con la quale resiste fabbricanti e raffinatori, restano lire 86,85 (lire
vittoriosamente alla terribile crisi generale, di­ 225 - 138,15). Il rapporto fra le due quote che
mostrano che l'industria stessa ha tutti gli ele­ il consumatore paga al fisco ed al produttore ri­
menti per godere di una vita sana, non artificio­ mane quasi identico. L'aumento sul prezzo di 45
sa, sicura di ulteriori progressi.
a 50 lire che gli industriali ricavavano prima del­
Finita la guerra è presumibile che le condizio­ la guerra è notevole, ma sembra sia ancora infe­
ni di acquisto delle barbabietole, del combusti­ riore a quello verificatosi negli zuccheri esteri, ed
bile, delle altre materie prime ecc., ridiventeran­ è, sopratutto in Italia, giustificato dall'aumento
no poco per volta normali. I nostri zuccherieri sa­ nel prezzo della materia prima (di circa una lira
ranno in condizioni sempre più favorevoli, posse­ al quintale per le bietole), degli altri elementi di
dendo stabilimenti ormai completamente am­ produzione, e dall'enorme rincaro del combusti­
mortizzati. Onde io credo si possa ritenere non bile.
lontano il giorno in cui, ridotta la tassa di fab­
Al minuto lo zucchero si vende ora da L. 2.40
bricazione a non più di 60 lire per quintale, tolta a L. 2.55 per kg., a seconda che è gravato o me­
la protezione doganale, o ridotta, se ve ne sarà no di dazi comunali. È desiderabile, ed a questo
ancora b,'sogno, a quel m,"n,'mo strettamente ne­ mirano altresì i provvedimenti fiscali, che il con­
cessar,"o {,er ,'m,f,ed,'re ;7 dum,f,,'ng o altre mano­ sumo, hnchè dura la guerra, diminuisca e non
vre art1fc,"ose de,' {,roduttor,' ester,', il prezzo di superi la produzione nazionale: ciò non dovreb­
vendita dello zucchero si abbasserà intorno a li­ be esser difficile giacchè soltanto dieci anni fa,
re 1-1.10 per kg. Il consumo, che in quest'anno, con lo zucchero molto più a buon mercato, il
con prezzi così elevati, ha raggiunto i 2 mil,'oni e consumo annuo si aggirava intorno ad un milio­
mezzo d,' qw'ntal,' (kg. 7 per abitante), si accre­ ne di quintali. Ma, se fosse ancora necessario
scerà ancora per raggiungere ed oltrepassare i importare zucchero, la Finanza per mantenerne,
4 milioni di quintali (11 kg. per abitante): l'in­ nel limite fissato, il prezzo di vendita dovrà con­
dustria delle conserve di frutta, appena iniziata, tinuare a percepire, sullo zucchero importato, un
anzi ora quasi sospesa per la crisi di guerra, pren­ dazio doganale sensibilmente inferiore alla tassa
derà ben altre proporzioni. Noi avremo allora 100 di fabbricazione.
Non conosco ancora i risultati della campagna
mila ettari di terreno coltivati a barbabietole, ne
ricaveremo annualmente più di 30 milioni di saccarifera testè chiusa: dicesi che il raccolto di
bietole sia stato discreto e òuperiore all'aspettati­
quintali di radici, che porteranno ai coltivatori un
va. Se avessimo prodotto circa due milioni di
provento di almeno 75 milioni di lire, e produrre­
quintali di zucchero, è presumibile che questi ba­
mo 4 milioni di quintali di zucchero. L'erario, in
sterebbero al fabbisogno: e, consumandoli tutti
tal caso, ricaverà sicuramente dallo zucchero un
nell'anno, l'Erario ricaverebbe nell'esercizio 1916provento annuo prossimo al quarto di miliardo e,
17 dallo zucchero nazionale ben 276 milioni di
nel contempo, tutta l'economia agricola e indu­
lire! L'aver creato, in poco tempo, un'industria a­
striale della nazione verrà potentemente vivih­
gricola nazionale suscettibile di dare alla Patria,
cata!
in questi momenti di supremi bisogni e di sacrifi­
ci doverosi, un cespite d'entrata così cospicuo
Felice Garelli
del Politecnico di Torino. dev'essere motivo di legittimo compiacimento.

F. G.

E. Roggero

Le inizia.tive

di Mila.ho

LA NUOVA SCUOLA
oI CHIMICA INDUSTRIALE

COLLOQUI CON L'ING. SALDINI E COL PROF. MOLINARI.
L'istituzione della nuova scuola di chimica in­
dustriale annessa al R. Politecnico di Milano

tr

è

la prova più brillante e caratteristica del come

du

possa l'iniziativa privata, se promossa da menti
1-

p r l

le debcenze dei Programmi governativi nel no­

v1

stro insegnamento officiale.
abbiamo voluto conferire con l'ing. Ce ar

il

di nità e severità dell'insegnamento

'imp rtirà annessa al nostro Politecnico,

n nd ne autonoma uni amente per la parte

Sopra questa nuova scuola di chimica pr ti a
dini - che ne fu

nto mila lire), prima base positiva
lizzazione del nostro intento. Quanto
·
11
finalità della nuova scuola, che

illuminate e veramente conscie dei reali e pra­
tici bisogni delle nostre industrie, sostituirsi

appello, dandoci modo in poco tem­

riunire il fondo ( che si va avviando ver­

primo ideatore

he,

sp

( he resta però affidata al Rettore stesso

al­

del Politecnico) potrà dirne con la maggiore com­

enza

petenza il prof. Molinari, al quale unanimemen•

perder tempo in vane discussioni a cademiche,

te abbiamo affidata la direzione e la vita della

curò tradurla subito in atto assicurandole la co­

nuova scuola.

spicua base bnanziaria necessaria - e con il

Il prof. Ettore Molinari ci ha detto:

prof. Ettore Molinari, nostro pregiato collabora­

- Debbo cominciare con un aneddoto signi­

tore, che ne sarà

il

direttore ed al quale n'è af­

li.data l'org'anizzazione generale.

bcativo. Tempo fa venne da me un industriale
di prodotti chimici d'una città a noi vicina, il

L'ing. Saldini ci ha fatto ricordare come da quale mi si raccomandò perchè gli consigliassi
tempo in tutte le riviste tecniche, in tutti i con· un buon chimico, « purchè - sono le sue parole
g'ressi, nelle relazioni officiali si discute la deli.­ - non fosse un laureato». La cosa mi sorprese,
cenza quasi assoluta di pratica nei nostri gio­

ma senza domandargli spiegazioni, cercai di con­

vani licenziati dai Politecnici e dalle Scuole Su­

tentarlo del mio meglio. Dopo qualche tempo il

periori - eco diretta del malcontento e delle la­

buon industriale ritornò da me, si dimostrò assai

mentele, come avremo occasione

soddisfatto della persona da me direttagli e mi

di conoscere

più avanti dalla diretta parola del prof. Molina­

pregò di procurargli un altro chimico, purchè -

ri, degl'industriali tutti - ma come la questio­

ripetè ancora - non sia un dottore laureato!

ne, da troppo tempo ormai, fosse rimasta sem.

Questa insistenza finì per colpirmi e gliene

pre allo stato di elegante discussione teorica e chiesi francamente la ragione. E la ragione fu
di platonica recriminazione. - Occorrevano dei più che eloquente! Mi narrò che pel passato a­
fatti - ci ha detto l'ing. Saldini - e noi mode­

veva affidato il suo laboratorio ad un giovane

stamente ma praticamente ci siamo preoccupa­

chimico, brillantemente

laureato in una

delle

ti di tradurre in fatti le necessità ormai risulta­ nostre primarie Università, il quale - sono co­
te troppo evidenti da una molteplicità di prove stretto a ripetere le sue stesse parole - era
davvero non liete. Non era

il

caso di ricorrere,

come al solito, al Governo. La cosa interessa di­

stato

« un disastro» pel suo povero laborato­

rio! Ci aveva rimesso una quarantina di mila

rettamente gl'industriali? e noi ci siamo rivolti lire... Con la speranza di rimettere le cose a se­
questi

sto, si era procurato un secondo dottore laurea­

nostri industriali hanno risposto eloquentemen·

to, presentatogli come tecnicamente ottimo, e...

agli industriali. Debbo dire subito che

- 115 -

LE' I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - = = � - - - - - - == - - - - - - - - - - - le conseguenze n'eran state più disastrose an­
cora del primo! Conclusione: niente più laurea­
ti! ma unicamente dei chimici semplicemente
pratici der loro mestiere... In questo modesto a­
neddoto - continuò il prof. Molinari - è la filo­
soha e la realtà di tutta la questio�e che ha con­
dotto all'istituzione di questa nuova scuola pra­
tica di chimica. E qui debbo dichiarare che que­
sta deficienza di C< pratica» che purtroppo si la­
menta in tutti i nostri laureati, non dipende cer­
tamente nè dalla maestria nè dalla buona vo­
lontà dei professori, e neppure troppo dagli stes­
si programmi: ma unicamente dalla quasi tota­
le mancanza di mezzi materiali in cui per fatale
necessità di cose vengono a trovarsi i nostri ga­
binetti e laboratori sperimentali. Quando si pen�
si che il nostro gabinetto di Milano, pure così
importante, la cui dotazione ammonta a 70 mi­
la lire, è stato in questi ultimi tempi colpito da
una riduzione del trenta per cento, mentre, per
dirne una, le sole spese del riscaldamento si so­
no, com'è noto, più che duplicate. quando si pen­
si che il Ministero con una sua recente circola­
re ha pregato i professori di «economizzare» il
più possibile sulle spese di gabinetto, com'è pos­
sibile solo tentare qualche esercitazione un po,
complessa, e svolta con la necessaria larghezza
di uno dei tanti problemi pratici che si presen­
tano ad ogni momento nei laboratori delle va­
rie industrie che hanno come base la chimica?...
Occorreva dunque, anzitutto, ovviare a questa
materiale dehcenza di mezzi: e questa è stata la
prima idea fondamentale del prof. Saldini e de,
suoi volenterosi cooperatori. Quindi - prima di
ogni altra cosa - assicurare un gabinetto ove
si possa lavorare con pienezza di mezzi: nel qua­
le se occorra spendere una somma anche forte
per raggiungere un intento sperimentale-pratico,
che dà affidamento del suo positivo risultato la
si possa spendere senza impacci di tempo e di
burocrazia. Viene quindi la questione della po­
ca «pratica» dei nostri laureati. La cosa reca
in sè conseguenze morali e positive molto più
serie di quel che si possa da principio pensare.
Il giovane laureato, ricco di formule e di
teorie ma povero di esperienza pratica, perchè
non ha avuto nè il tempo nè, come s'è veduto, i
mezzi di procurarsela nel laboratorio della scuo­
la, messo a contatto con la realtà d'ogni giorno
della vita del laboratorio industriale ove si pre­
sentano ogni momento casi nuovi, problemi che
alla Scuola non ha avuto neppure il tempo di so-

spettare, si trova imbarazzato, confuso, disorien­
tato. E siccome lì non è il caso di permettersi
delle titubanze, peggio degli errori che si tra­
sformano in gravi perdite pecuniarie per l'Ente
proprietario, il nuovo dottore viene a trovarsi a
disagio con la sua laurea dignitosamente conse­
guita ma insufficiente a farlo corrispondere a
quanto doverosamente si richiede da lui. Egli si
trova in questo senso in uno stato d'inferiorità
di fronte perhno a certi vecchi operai del me­
stiere che, bisogna dirlo, come pratica «ne san­
no molto più di lui)), quindi il suo morale n'è
abbassato e non ne guadagna certamente, solo
per dirne una, la dignità della sua laurea.
- Ora - concludeva il prof. Molinari - per
togliere i nostri giovani laureati da questo sta­
to moralmente penoso e industrialmente perico­
loso di apprentissage, il prof. ing. Saldini vecchio insegnante ed esperimentato uomo di
vita industriale - ha voluto che il nostro Poli­
tecnico offra precisamente ad essi un labora­
torio, che rispecchiando la vita reale di quelli
annessi agli stabilimenti industriali, dia loro il
modo di diventare veri e provetti «ingegneri chi­
mici» in modo da poter, al loro ingresso nell'in­
dustria, rispondere agli effettivi bisog·ni della
stessa.
- Ma non basta - ha soggiunto il prof. Mo­
linari; - il nostro Laboratorio pratico si prehg­
gé anche un altro scopo importantissimo. Quel­
lo cioè di venire in aiuto agli industriali stessi,
i quali possono ricorrere alla nostra Scuola di
chimica pratica per la soluzione di tutti quei
problemi che si presentano loro - che, come ho
detto, sono infiniti, e dalla soluzione dei quali
molto spesso dipende la fortuna di una fabbri­
ca - e per tutti i consigli che nel loro interesse
possono richiedere. Giungono spesso ne• nostri
laboratori universitari molte di queste richieste,
alle quali non sempre si può dar corso, per le
ragioni che ho accennato. Invece il laboratorio
della nostra nuova scuola avrà un reparto spe­
ciale ove gli stessi allievi, sotto la guida di e­
sperti chimici maestri, potranno prendere in e­
Game i bisogni de• vari industriali che a noi si
rivolgeranno ed avranno i mezzi, il tempo, tut­
to quanto può loro occorrere, per studiarli e,
nello stesso tempo. venire così a conoscenza del­
le varie necessità dell'industria chimica nella
sua realtà pratica.

E. Roggero.

-=--------------------

LA «MAGNESITE» DI CASTIGLIONCELLO

I. VEDUTA GENERALE DELLO STABILIMENTO A MARE CON I DUE FORNI.
2 LO STABIUMENTO E LA LI EA FERROVIARIA LIVORNO-ROMA.

LA «MAGNESITE» DI CASTIGLIONCELLO

I. IL FORNO PER LA MAGNE SITE E I FABBRICATI Pffi I MUlJI i A SILOS.
l- : 2. IMPIANTO DE;I COMPRESSORI PER LE PERFORATRICI.

=======

LA

<<

M

N

/TE n DI CASTIGLIONCELLO

1. ABBATTIMENTO DI MAGNESITE IN UNA TRAVERSA DEL PRIMO LIVELLO.
2. GALLERIA D'AVANZAMENTO - PRIMO LIVELLO

LA «MAGNESITE» DI CASTIGLIONCELLO

1. - 2. CAVA A GIORNO IN LOCALITÀ MASSACCIO.

LA

cc

MAGNESITE» DI CASTIGLIONCELLO

1. CAVA A GIORNO IN LOCALITÀ GINEPRO. - 2. CAVA A GIORNO IN LOCALITÀ ARANCIO

LA «MAGNESITE» DI CASTIGLIONCELLO

i. PIAZZALE DI CERNITA A POGQIO GINEPRA40.
2. IMPIANTI DI CARICAMENTO E DI CERNITA.

Arturo Marescalchi
Pres. della. Soc. Vitìcultori i alia.ni.

L'INDUSTRIA VINI�
COLA ITALIANA
Un patrimonio i 7 miliardi - I mercati futuri - I
nostri insup r ili vini liquorosi - Dieci milioni di
ettolitri d' cqu venduti ogni anno._ per vino Le stazio i
eloterapiche - Il primato d # Italia.
el vino in Italia rappresen­

Plutarco e Tito Livio attribuiscono al deside­
rio di bere

il

nostro buon

vino

la discesa dei

questione economica e so-

Galli in Italia. E non diverso incentivo ebb r
le orde d'oltre Reno e Danubio alle quali

1m­
l'imm ne

bri e Svevi avevano insegnato la via del p
Senza dubbio l'Italia ha sempre
mato incontestabile per la sua ri
dida produzione vinicola, ed og 1

onRagrazione

zione di m lti

del sole e dei vini deliziosi.
un pri-

zi ne vini ola

è

bbia a soffrire dal nuovo asset­

di rel zioni fra gli Stati, assetto che però nes-

pl nFr n·

europea,

he la nostra esporta­

uno o gi può prevedere con precisione. Ora,

bi­

ompetc­

so na guardar bene in faccia al supposto perico­

re con lei per l'entità del vino prodotto. Come

lo per non correre il rischio occorso a Don Chi­

varietà di tipi atti ad accontentare tutti i gusti

sciotte coi molini a vento.

cia, fra tutte le nazioni del mondo, pu'

e tutte le esigenze commerciali, l'Italia ha inve­

L'esportazione vinicola degli ultimi anni - e

ce una superiorità decisa. È da desiderarsi che

parliamo di un periodo fra i migliori del com­

la tecnica migliori questi tipi, e· li affermi con

mercio vinario coll'estero quale fu quello del

una costanza di caratteri che ora in gran parte

quinquennio 1909-1913 - era principalmente di­

difetta, ma come materiale a disposizione non retta verso la Svizzera e la Repubblica Argenti­
vi è dubbio alcuno sull'apprezzamento di questa na; tutti gli altri Stati assieme non arrivavano
a rappresentare la metà dell'esportazione globa­
nostra ricchezza simpatica.
Simpatica perchè è nella storia, nelle tradi­

le vinicola. Ben lieve, lievissimo era il contribu­

zioni, nei costumi, nei bisogni· innati del nostro

to che vi recava la Germania, nullo quello del­

popolo, e forse anche nella sua genialità e nel l'Austria-Ungheria. Sotto questo aspetto non cre­
suo spirito, l'efficenza concreta del nostro buon

diamo dunque che, al cessare della guerra, deb­

vino.

bano aversi grandi modificazioni

Considerato nel riguardo dell'economia nazio­

in

senso sfavo­

revole all'esodo del nostro prodotto vino.

petere in importanza col vino, il quale rappre­

on così è pel prodotto uva fresca, da tavola,
e da pigiare. Arrivammo ad esportarne -fin quasi

senta mediamente un raccolto del valore di ol­

mezzo milione di quintali, e la parte più note­

nale, nessun prodotto del suolo italiano può com­

tre un miliardo. Ad ottenerlo sono investiti fra vole ci fu assorbita dalla Germania.
vigne e cantine 7.250 milioni di lire, e si spen­

Nessuno può prevedere come andranno le co­
se a conRagrazione :finita; è lecito pensare che,

dono ogni anno 900 milioni.
Se si pensa che oltre i due terzi di questa im­

comunque, la Germania nun possa disinteressar­

mane spesa annuale vanno alla mano d'opera, se

si del tutto delle nostre uve e probabilmente non

si riHette che i cittadini aventi interesse imme­

trovi da soddisfare tutto il fabbisogno proprio

diato o mediato nel vino sono oltre due milioni

n·ella Spagna. Ma, ad ogni modo, è anche sopra­

e mezzo, si comprende come la coltivazione del- tutto logico e doveroso pensare che non sarà que•

- 123

LE /. /. /.
sta mancata esportazione, dato pur che avvenga,
a mettere in hero imbarazzo il produttore di uve
d'Italia. Vi è da ricuperare il mercato svizzero,
nel quale per un brevissimo tempo avemmo il
primato per questa fornitura; vi è la possibilità
di studiare di introdurci, migliorando la tecnica
della conservazione durante i trasporti coll'applicazione dei metodi adottati dagli spagnoli di
Almeria o con quella del freddo artificiale, di
introdurci, dicevamo, in altri paesi nordici, o in
altri, anche più lontani. Ma sopra tutto e innan•
zi tutto, come diremo ora, è da curare maggior·
mente l'esito interno del prodotto nostro.
L'esportazione del vino deve comunque, a
guerra hnita, ricevere quel serio indirizzo tecnico commerciale che le mancò hnora. Avevamo
avuto una dura lezione, nel 1887, la perdita del
mercato francese al quale ci tornava assai comodo mandare tutto materiale grezzo che poi,
raffinato, girava il mondo coi nomi francesi. Sem·
brava che dovessimo imparare allora, ma venne
la clausola di favore coll'Austria-Ungheria ad as•
sorbirci ancora grande parte del prodotto grez•
zo; dopo il 1905, cessato anche quel mercato, abbiamo certo appreso a fare da noi, e molto si è
migliorato, ma la nostra esportazione non può
dirsi ancora avviata tutta ai prodotti da diretto
consumo veramente rispondenti alle esigenze dei
diversi paesi verso i quali la incamminiamo.
È dovere di patria, è questione di decoro nazionale, ed è essenzialmente un buon affare quello di trarre occasione dalla gran scossa che il
mondo subirà, dopo le presenti guerre, per metterci risolutamente sulla buona via in fatto di
esportazione di vini da pasto comuni e sopratutto hni.
Un campo dove l'Italia può correre liberamente e molto e raggiungere progressi veramente vistosi è quello dei suoi vini speciali; i vermouth,
gloria ancora ben hssa del Piemonte, ma oggi
contesa da parecchi altri centri; i marsala, ai
quali potranno unirsi quegli altri vini alcoolici
liquorosi, di cui saggi splendidi sono in Sardegna
e in Sicilia con Pantelleria e Lipari; e inhne i
vini spumanti, pei quali noi, senza più bisogno di
scimmiottare i francesi o di rubar loro poco deco•
rosamente e poco onestamente etichette e parvenze, abbiamo eccellenti materiali proprio no•
stri, come i moscati d'Asti, di Strevi, simpaticissimi, graziosi, apprezzati già hn da ora e che po·
tranno avere uno sviluppo immensamente pÌ.ù
considerevole, aiutati dal loro relativo buon mer•
cato, sorretti da una tecnica più oculata e più
scrupolosa.

'·' "' ,;:
L'esportazione all'estero che pel vino rappresentava ultimamente una settantina di milioni
di lire, è certo cagion d'onore e di fortuna eco­
nomica, ma non deve far dimenticare il mercato
interno.
Per un popolo come il nostro, che ha come bc­
vanda tradizionale diffusissima il vino, per un
paese dove le brighe degli antialcoolisti conf u­
sionari non hanno ancora fatto presa quanto al
vino - che non può e non deve esser accomunato
coi liquori e i distillati - nè la faranno forse
mai, non dev'essere difficile consumare in casa,
anche nelle annate a ricco raccolto, il vino pro­
dotto dai nostri bei vigneti.
Per essere esatti anzi, bisogna dire che la ca­
pacità a tale consumo c'è già largamente. Ciò
che turba soltanto è l'inquinamento della frode.
Quando si riuscisse - e ci si deve riuscire, poi­
chè altri Stati hanno raggiunto lo scopo - ad im­
pedire che ogni anno otto o dieci milioni d'etto­
litri '(quest'ann0 il doppio o il triplo, ma è an�
nata eccezionale) di acqua si facciano passare
e pagare come vino, specialmente sotto l'incen­
tivo del premio daziario nelle città chiuse, si a­
vrebbe di che passar sopra ad ogni crisi vinico­
la e di che resistere alle eventuali depressioni
dell'esportazione. Il problema dell'aumento del
consumo interno del vino genuino, è quindi un
problema... di acqua. Trovato il modo di soppri­
mere o ridurre al minimo la frode dell'adacqua­
mento, il popolo italiano berrà tutto il vino pro­
dotto dalle proprie vigne.
Quanto all'uva fresca, se anche mancassero i
mercati esteri ove smerciarla, non è difficile pre­
vedere che essa pure abbia in paese i consumatori più che sufficienti. Dato il valore alimenta­
re notevole dell'uva è da augurarsi, e da cercare
con ogni mezzo, che se ne diffonda sempre mag­
giormente l'uso fra il popolo. E a questo riguar­
do gioverà assai l'organizzazione commerciale e
della distribuzione, perchè era veramente pen,)­
so hnora trovare, per esempio, della bellissima
nostra uva da tavola del Teramano a 30 centesi­
mi il kg. in Baviera e doverla invece pagare 45-50
centesimi in casa nostra dalle fruttivendole del­
le città italiane.
Diffusa l'uva fra il popolo, introdotta - e con
immenso benehzio dell'igiene alimentare - nei
convitti, nei ricoveri, negli ospizi, ecc., si avrà
una larga utilizzazione interna atta a supplire
con vantaggio per la massa, la mancata esporta­
zione. E il di più dell'uve da tavola o da pigiare
che andava fuori potrà essere molto saggiamen.:.•

124' -

L'INDUSTRIA VINICOLA ITALIANA
te utilizzato a fare quegli sciroppi d'uva che do­

fezionare il vino, sono tutti forestieri: bisol-6.ti,

vranno imporsi - ove saggezza e energia di

acidi, chiarihcanti, ecc. Si era tanto abituati a

provvedimenti non manchino - a tutti quegli e­

preferire la roba estera che nemmeno si è pen­

sotici sciroppi di tamarindo, a quelle granatine,

sato a fabbricarne qualche poco in Italia.

aranciate, limonate e simili, fatte a base di pro­

Si tratta di milioni e milioni di lire che anda­

dotti non nostri o di sostanze chimiche sintetiche

vano in Germania e in Francia sopratutto, che

non sempre innocue e sempre assai meno utili

col risveglio che l'industria chimica sta per pren­

alla salute del buon sugo d'uva. E perchè poi non dere presso di noi, è da augurarsi rimangano in
dovremmo anche fra noi veder sorgere quelle

casa.

stazioni amf,elotera,f,iche per le cure d'uva che

Così l'industria del vino, cioè del prodotto na­

allieta�ano e fornivan quattrini al Tirolo, alla

zionale per eccellenza, vinte le prime incertezze

Svizzera?

del dopo guerra, mercè un miglior perfeziona­
mento della sua tecnica e dei suoi metodi di com­

Ma un'altra benehca serie di iniziative deve

mercio, grazie ad un complesso di provvidenze

sorgere per il dopo guerra anche nell'industria

dirette ad assicurare al consumo un prodotto

vinicola. A simiglianza di tante altre industrie

genuino, e aiutata per gli strumenti e i mezzi di

nazionali, essa è schiava dell'estero. Il macchi­

produzione dall'industria italiana, potrà non so­

nario per la vinihcazione, per quanto in parte fe­

lo liberarsi dal bisogno di importazioni, ma as­

licemente preparato in casa, ma in casa purtrop­
po denigrato, ha ancora troppi elementi che so­

surgere a quel sicuro progresso e affermarsi in

no di importazione tedesca o francese: così so­

me primissima industria rurale italiana.

pratutto in fatto di pompe e di -6.ltri. I prodotti
che servono a correggere mosto e vino e a per-

quella solida base economica che le compete co­
Arturo Marescalchi
Pres. della Soc. dei Viticultori italiani.

1111

I Trionfatori del g1orn·o
Tali a giudizio del pubblico e della stampa sono i

-

BREVIARI IN
TEL LE
· T T U A LI
Ecco l'elenco dei primi no\'antasei volumi:
I BARRES: La dottrina nczionalista.
2 BAUDELAIRE: I fiori del male.
3 P. SAVJ-LOPEZ: La battaglia per
l' itnliunità.
4 CARDUCCI: Le rime di San Miniato.

5 CARLYLE: Segni dei tempi.
6 CAVOUR: Italia, Austria e Francia.
7 BONTEMPELLI: Meditazioni intorno
alla guerra d'Italia e d'Europa.
CRISPI: Il papato e l'Italia.
9 D'ANNU ZIO: Poesie.
10 DE MUSSET: Le notti - Rolla.
11 DE NE.RVAL: Viaggio in Oriente.
12 DE VOCUE: I morti che parlano
- Volume I.
13 DE VOGUE: I morti che Parlano
. Volume Il.
14 DIDEROT: Capolavori brevi.
15 FOGAZZARO: Origine dell'uomo.
16 GARIBALDI: Epistolario.
17 YVES CUYOT: La Polizia.
18 HEI E: La Germania.
19 HUGO: Manifesto del romant-icismo.
20 PLATONE: A po!ogia di aerate Critone.

degli

umili.

24 MALLARME: Versi e Prose.
25 A VONAROLA: Sermoni e trattati.
26 MIRBEAU: Il giardino dei supplizi
- Voi. I.
27 MIRBEAU: Il giardino dei supplizi
- Voi. Il.
28 PA ZACCHI: Saggi di storia del­
l'arte.

2Q PARETO:

I sistemi socialisti-

chetta.

35 RE ARO: Storie naturali.
36 RU�KIN: Sesamo e Gigli.
37 RUSBROCK: L'ornamento delle nozze spirituali.
3S MICHELET: La donna.
39 SALOMO E: Il libro dei Proverbi.
<O SHELLEY: Pamphlets.
41 STENDHAL: Dell'amore.
42 TAi E: Lettere.
43 THACKERAY: Il libro degli snobs.
44 TOLSTOI: La sonata a Kreutzer.
4j VASARI: Vita di Michelangelo.
46 VICO: Autobiografia e lettere.
· 47 VOLT IRE: Lettere
48 WILDE: Intenzioni.
49 /\LEARDI: Poesie.
50 BALZAC: Trattato della vita elegan(e.

51 BERTOLAZZI:

21 LAMARTI E: Confidenze.

22 LEOPARDI: Epistolario.
23 MAETERLINCK: Il te:;o�o

30 PETRUCCELLI DE!...LA CATTI­
A: / moribondi di Palazzo Carignano.
31 PLATONE: Eutifrone.
32 PROUDHON: Corrispondenza.
33 DE QUI1 CEY: L'assassinio co�e
una delle belle arti.
34 RE AN: Le:te:e alla sorella Enri-

Voi. I

della

vita.

d'inven10.

59
60
61

62

COR ARO: La vita sobria.
DALL"ONGARO: Stornelli.
DALiDET: " La Bella Nivernese ».
DAVIDE: J sa/mi.
DE MAISTRE: Viaggio intorno alla
mia camera.

OGNI BREVIARIO L. 1.50



rante a Parigi.
Scene

52 88SSUET: Orcz:oni funebri.
53 BRU O: Pensieri.
54 CAMPA. ELLA: La città del sole.
55 CATTANEO: 'aggi.
56 CONSTANT: Adolfo.
57 MARCHE A
CO!...OMBI:
Serate
58

63 DE NERVAL: Le figlie del fuoco.
64 DE V JGNY: Vita militare.
65 DUMAS: Conversazioni.
66 EMERSON: Le forze eterne.
67 FOSCOLO: Lezioni d'eloquenza.
68 IPPOCR TE: Aforismi.
69 JOUBERT: Pensieri.
70 LA BRUYERE: Caratteri.
71 LEO ARO, parrucchiere di Maria
Antonietta: Memorie.
72 LUCINI: Poesie scelte.
73 MACAULAY: Federico il Grande.
74 MANTEGAZZA: Fisiologia del piacere • Voi. I.
75 MANTEGAZZA: Fisiologia del pia­
cere - Voi. Il.
76 MAZZI I: I do:.:eri dell'uomo.
77 PARETO: I sistemi socialisti •
Voi. li.
7'3 - I sistemi socialisti - Voi. III.
79 - I sistemi socialisti . Voi. IV.
80 - I sistemi socialisti - Vol. V.
81 - I sistemi socialisti - Val. V I.
82 PARINI: Dialogo della nobiltà.
83 PISACANE: Storia d'Italia.
81 RAIBERTI: Viaggio di un igno85 ROMOLO MURRI:

Profili di guerra.
86 ROMAGNOSI: La mente sana.
87 RO-MI I: 11 sistema filosofico.
8 ROUSSEAU: Il contratto sociale.
89 ROVANI: La Libia d'oro.
90 S. INTE-BEUVE: I lunedì - Voi. I.
11 SAINT SIMON: Il Re Sole.
92 3ANT A CATERINA: Lettere.
93 SAN FRA CESCO DI SALES: Introduzione

alla

vita devota.

94 TASSO: Rime amorose.

95 VAUVE ARGUES: Massime.
9b VERRI PIETRO: Discorsi sulla

fe­

licità.

AGLI ABBONATI L. 1.25

Per ahbo,a.rsi si cvecla. la aclola nel fng[io-ceclole unito al presente fascicolo.



LA D/TTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSlZ/O

I. VEDUTA GENERALE DEGLI STABILIMENTI -- 2. TETTOIA DI CARICO E SCARICO

LA DITTA G. MILAN/ E NIPOTI DI BUSTO ARSI ZIO

1. SALA DI FILATURA - 2. SALA PREPARAZIONE FILATI (Orditu1ra - incannatura)

---------------- ·
----------------

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSIZIO

1. RITORCITURA - 2. SALA DI TESSITURA

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSI ZIO

SALE DI TESSITURA

-·------------------------------

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO A.RSIZ/O

1. SALA RIFI !TURA DEI TESSUTI COLORATI
2. SALA PREPARAZIONE TESSUTI (appretto).

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSJZ/0

I. SA!LA DI FILATURA - 2. OFFICINA FABBRI

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSIZ/0

1.

I

R

NFEZIO E DEI1 TESSUTI - 2. RIPARTO CONFEZIONE CAMPIONARI.

LA 1)/TTA G. MILAN/ E NIPOTI DI BUSTO ARS/Z/O



I. RIPARTO CONTROLLO E RICEVIMENTO DEI TìE.SSUTI - PULITRICE PEZZE
2. OFFICI A F ALEGNAM1

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSIZIO

I. IL MACAZZEJNO SPEDIZIONI - 2. IL MACAZZJ5NO TESSUTI CRECOI.

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSIZIO

1. RIPARTO IMBALLO - 2. INGRESSO AGLI UFFICL

RASSEGNA DEL MO­
VIMENTO INDU­
STRIALE ITALIANO
MESE

DI

DICEMBRE

UN CONVEGNO PER LE INDUSTRIE
CHIMICHE.

preso atto
to

dai

del

1

16

lavoro

importantissimo

dottori Morselli e

compm­

Lepetit per incarico

del Comitato Nazionale dei trattati di Commer•
Presieduto dal sen. prof. Giacomo Ciamician cio e se ne approvarono i criteri direttivi. Per
della R. Università di Bologna, fu tenuta in Ro­ mezzo delring. Venezian, direttore dell'ufficiai
ma una adunanza, presso il Ministero dell'Indu­ della proprietà intellettuale, si esaminò il com­

stria, Commercio e Lavoro. Furono esaminate al­

cune proposte intese ad accrescere le quantità
disponibili di catrame· e dei suoi derivati imme­
diati,

incaricando

il

Comandante

D.

Visco

di

preparare una relazione in cui vengano conside­
rati i
prof.

vari

aspetti del complesso

Levi riferì

sull'industria

problema.

della

Il

estrazione

dei sali potassici, del bromo, delle acque madri
dalle saline.
Il dott. Morselli ed il prof. Serono si occuparo·
no dei provvedimenti diretti a promuovere la fab­
bricazione in Italia da parte dell'industria mecca•
nica e della vetraria nazionale di macchine, appa•

·

plesso problema del regime dei brevetti e dei
marchi di fabbrica con particolare riguardo al­
le

esigenze

dell'industria

chimica,

affermando

il principio per cui nel campo delle industrie chi­
miche la concessione dei brevetti dovrebbe es•
sere limitata esclusivamente ai processi di fab­
bricazione. In tal modo la non brevettabilità sta•
bilita ora per

i

soli medicamenti verrebbe este­

sa a tutti i prodotti chimici.

I « COMBUSTIBILI NAZIONALI».
Per lo « sfruttamento dei combustibili nazio­
nali » è stata costituita dal Ministro dei Lavori

recchi od attrezzi inerenti all'industria chimica.

Pubblici con decreto del 12 decembre una com•

Fu discussa la convenienza d'istituire in Italia

missione incaricata di studiare le modi-6cazioni

un emporio di vendita e di controllo sulle dro·

occorrenti in impianti e macchinari per la sosti­

ghe; sulla pubblicazione di un Annuario delle in­

tuzione del carbon fossile e della benzina con

dustri

prodotti

chimiche in Italia. Occupandosi del re·

secondari

e

con

altri

combustibili

di

gime tributario del sale, dell'alcool e dell'acido produzione nazionale.

Fanno parte della Com­

ac ti o nelle industrie chimiche, il Comitato de­

missione

Lu;iggi,

lib r', quanto al sale, di chiedere al

Società

Governo

l'ing.

fra

Luigi

gl'ingeg'neri

ed

presidente

architetti

-della

italiani;

h 'e so venga concesso per le industrie chimi­

fing.

h

in completa esenzione di tassa. Fu presen­

delle Ferrovie; il tenente colonnello del Genio

Seleri, ispettore capo dell'ufficio speciale

tat

l'elen o delle industrie chimiche e farma­

Navale ing. De Vito, rappresentante il Ministe•

euti he cui conviene concedere l'alcool etilico

ro della Marina; l'ing. Dessuy per le Ferrovie

e metilico e l'acido acetico in esenzione di tas•

dello Stato; l'ing. Lunati delle ferrovie Nord­

sa,

proponendo

salvaguardare

i relativi provvedimenti
gli

interessi

della

atti

hnanza.

a
Fu

Milano;

l'ing.

Perelli,

il

dottor

Stromboli

Sottosegretariato per le armi e munizioni.

-137-

pel

LE I. I. I.
La commissione ha facoltà di rivolgersi ad e­
sercenti di mezzi di trasporto a trazione mecca­
nica e stabilimenti industriali e ai direttori e
ingegneri di officine per informazioni e propo­
ste, nonchè di eseguire esperimenti pratici.

PER LO SVILUPPO DELLA BACHICOLTURA.
L'Associazione serica italiana nella sua ulti­
ma seduta in Milano pose in discussione la pro­
posta di iniziative da assumersi dall'Associazio­
ne, col contributo hnanziario del Consiglio per
gli interessi serici, per concorrere direttamente
con Associazioni affini e con Enti agrari negli
studi per migliorare e intensihcare la gelsicol­
tura e la bachicoltura e dare impulso agli espe­
rimenti di secondi allevamenti.
Il Consiglio riconobbe la grande opportunità
di curare con ogni sforzo hn da oggi l'incremen­
to della coltura del baco in Italia per premunir­
ci dalla eventualità futura di una minore im­
portazione di bozzoli secchi da paesi che potran­
no, dopo la guerra, sviluppare la loro industria
locale, per utilizzare in posto il prodotto del lo­
ro suolo, privando così l'industria italiana di par­
t0e della materia prima che le è necessaria, e
approvò il concetto di nulla lasciare intentato
per garantirci in patria il massimo del fabbiso­
gno per le bacinelle nazionali.

IL RISORGIMENTO INDUSTRIALE
D'ITALIA.
L'Istituto Italiano per l'espansione commer­
ciale ed il R. Museo Commerciale di Venezia ci
comunicano il seguente programma di azione:
Le Nazioni alleate già risolutamente hanno
concretate le linee generali dei loro programmi
economici ed industriali, in guisa da realizzarli,
almeno in parte, subito dopo la guerra. Gli stes­
si Governi e popoli nemici, per quanto ormai
forse presaghi della definitiva sconhtta, appron­
tano adesso nuove forme d'organizzazione indu­
striale e discutono sulla scelta dei mezzi per
coalizioni doganali, o per rinnovati tentativi di
forzata penetrazione commerciale.
Sarebbe da parte nostra gravissima colpa at­
tuale, e violento danno prossimo, l'attendere la
hne del conHitto per precisare le principali no­
stre necessità, come quelle dirette a moltiplica­
re il nostro naviglio; ad annodare frequenti e
fruttuosi rapporti con le Colonie; a riorganizza­
re i commerci; ad integrare, a tutelare ed a ren­
dere indipendenti le industrie.
Ci riYolgiamo a chi produce, a chi esporta, a
chi diffonde la ricchezza e migliora il ritmo eco-

nomico e la possanza del Paese, per averli con•
senzienti e quasi collaboratori nelle indagini,
nella propaganda vigorosa circa quanto riguar­
da i nuovi grandi problemi doganali, i nuovi re­
gimi futuri dei trasporti ferroviari e marittimi;
le materie prime, la potenzialità di produzione,
d'integrazione e d'espansione delle industrìe;
l'equa limitazione delle zone territoriali di com­
petenza dei nostri maggiori porti attuali ed au­
spicati; i lavori pubblici più urgenti, la ricerca
dei più utili campi di azione per la nostra espan­
sione commerciale.
Sono problemi che debbono essere agitati, il­
lustrati, studiati da parte d'Istituti come questi
che da tanto tempo hanno compiuto e compiono
opera pratica, informativa, dimostrativa, eccita­
trice, segnalando e prodotti e mercati e deficien­
ze e necessità.
Se si considera che articoli germanici od au­
striaci battevano spesso, in casa nostra, la con­
correnza con prodotti italiani; che la nostra po­
litica marittima non potè affermarsi completa­
mente neanche presso le coste le più prossime;
se si pone mente agli ostacoli doganali e ferro­
viari, qualche volta perfino inverosimili, per cui
nostre industrie dovettero, prima della guerra,
affrontare gravi crisi e languire; se si rammen­
ta che una industre e quanto mai patriottica zo­
na italiana aveva convenienza a servirsi, per le
sue esportazioni, dei porti soggetti all'Austria
e dei piroscah austriaci, si dovrà convenire che
è ormai obbligo degli italiani il difendere le lo­
ro industrie nel Regno ed obbligo di facilitare
la diffusione dei loro prodotti all'estero. Un tal
programma di tutela e di energia merita ogni
pratica propaganda, con ogni mezzo legittimo.
L'Istituto Italiano ed il R. Museo Commer­
ciale di Venezia non si illudono, e non illudono,
circa la prontezza dei risultati. Ma, appunto per
questo, bisç>g'na cominciare il lavoro nuovo; ap­
punto per questo fanno appello a chi rappresen­
ta le migliori energie economiche del Paese per
averne completo appoggio.
A questo programma hanno aderito le più no­
tevoli nostre personalità, prime fra le quali tut­
ti i Ministri, i Sottosegretari di Stato e moltis­
simi deputati. Nel campo industriale e hnanzia­
rio hanno aderito circa settecento fra Banche,
Società e Ditte, fra le quali notiamo il Banco
di Roma, il Credito Italiano, la Banca Commer­
ciale, la Banca Italiana di Sconto, Casse di Ri­
sparmio, tutte le Società di Navigazione, l'An­
saldo, l'Armstrong, Breda, Fiat, le Ferrovie Nord·
Milano e le grandi ditte come la Richard-Gino-

- 138

RASSEG A DEL MOV!ME TO I DUSTRIALE ITALIA
ri,

il

Lanihcio

Rossi, l'Oleihcio

azionale,

O

la sia eccessiva ma risponda ad una indeclinabile

ditta Pirelli, l'lst;tuto Editoriale Italiano, molti ed urgente necessità, onde cercare di provve­
zuccherifici, e una quantità di altre di pnm1ss1mo ordine.

dere in ogni maniera possibile, con larghezza di
mezzi incitatori di tutte le iniziative e le ener­
gie marinare, ai supremi bisogni del nostro na­

I GRANDIOSI PROGETTI
DELL'ON. PANTANO.

viglio mercantile.

Per la preparazione economica nazionale l'on.

I RISULTATI DELLA MOBILITAZIONE
INDUSTRIALE.

Edoardo Pantano ha presentato alla Camera un
progetto di legge, comprendente varie importan·

Al Ministero della Guerra ha avuto luogo una

tissime proposte legislative tanto nel campo a­

seduta del Comitato Centrale per la mobilitazio­

gricolo che in quello industriale e marinaro.

ne industriale, alla quale riunione intervennero

Nel campo agricolo propugna la costituzione

il presidente del Consiglio dei ministri, i mini­

d'un Istituto nazionale per la colonizzazione in­

stri componenti il Comitato supremo per il fun­

terna la cui potenzialità hnanziaria sarà, fra pa­

zionamento, il ministro Orlando, il sottosegreta­

trimonio iniziale e cartelle agricole, d'un miliar­

rio di Stato per la guerra, generale Alberi, il sot­

do. Nel campo industriale, la creazione di una tosegretario di Stato per i trasporti, on. Ancona.
grande

Banca

Nazionale

di

credito

con

un

Intervennero anche i presidenti, i segretari e

capitale iniziale di 300 milionii sottoscritto per i rappresentanti civili, industriali ed operai dei
250 milioni dallo Stato e per .50 dagli Istituti di sette Comitati regionali di mobilitazione indu­
emissione, Casse di risparmio e Banche popola­ striale.
ri. Nel campo marittimo, la fondazione di un I­

Questa seduta ebbe una speciale importanza,

etituto italiano di credito navale, la cui potenzia­ non solo perchè mise in evidenza l'opera vera­
lità finanziaria fra patrimonio iniziale e cartelle mente meravigliosa compiuta nel campo
produzione

di credito navale sarà di mezzo miliardo.
Togliamo da una intervista

Idea

della

industriale di guerra, ma anche in

pubblicata sulla particolar modo per le parole pronunciate dal si­

Nazionale con l'eminente uomo, alcune gnor Buoni di Milano, in nome delle maestran­

notizie a schiarimento del progetto di legge ve­ ze operate.
La piena, cordiale,

ramente grandioso e moderno.

patriottica partecipazione

delle classi operaie alla mobilitazione industria­

L'on. Pantano ha riferito:

Circa la costituzione della Banca Nazionale le, è argomento delle migliori speranze per l'av­
di credito, che io ritengo non soltanto utile ma venire.
indispensabile ad un sano e gagliardo sviluppo
delle industrie italiane, - reso ancora più ur­
gente dall'or� che volge - io ho cercato di e­
vitare da un lato lo scoglio delle inframettenze
politiche

e dall'altro

peculatrici,

a

Dallo studio pubblicato dal cap.

Enrico To­

ingordigie niolo, segretario del Comitato Centrale per la
concorrervi, accanto mobilitazione industriale, sotto il titolo La Mo­

quello

chiamando

LA MOBILITAZIONE INDUSTRIALE
DI PACE.

delle

llo Stato, gli Istituti di Credito, le Casse di

b,'litaz,'one Industriale in Italia, togliamo queste

rieparmio e le Banche di emissione. Ne verrà osservazioni importantissime.
Come abbiamo fatto la mobilitazione
fu ri così un organismo da cui tutte le forze

indu­

operanti nel campo industriale del Paese striale per la guerra così dobbiamo farla per la
d Ile Cooperative alle Società anonime, - pace.
Ora, l'organismo necessario esiste, ed ha già
(I i pi oli ai grandi industriali - potranno ri­
limento sicuro, imparziale e integratore fatto buona prova: è il Comitato Centrale per la
1

deficienze attuali delle sorgenti di mobilitazione industriale, con i suoi Comitati re­
gionali. Questo organismo che ha servito splen­
ll'lstituto di credito navale, credo didamente a disciplinare, organizzare e svilup­
Il crisi terribile da cui è mmac­ pare le industrie in conformità ed in armonia ai
mercantile

in conse­

bisogni sempre

crescenti

dell'Esercito e

della

sommergibili e del di-

Marina, questo ente nuovo, sorto con criteri es­

investe il mercato maritti­

senzialmente pratici, immune da formalismi, da

etituzione della sua poten­ tradizioni e pregiudizi burocratici, dotato di un
t a mezzo miliardo, non funzionamento spigliato ed agile, ha dato luogo,

- 139 -

LE I. I. I.
fra i rappresentanti dell'Esercito, della Marina
e delle altre Amministrazioni dello Stato, chia­
mati a far parte di esso, ed i rappresentanti delle
industrie e delle maestranze, ugualmente chia­
mati a parteciparvi, ad una collaborazione inti­
ma, ad un affiatamento completo. In forza dei
quali non solo si poterono compiere i progressi
che oggi tutti possiamo constatare, ma anche stu­
diare e risolvere in modo veramente soddisfa­
cente, una quantità di problemi ed una serie con­
siderevole di questioni.
Ora il Toniolo si chiede se per analogia, per
preparare i mezzi e studiare i piani della secon­
da e più poderosa guerra, quella dell� futura po•
litica industriale e commerciale, non sia forse
consigliabile di seguire la falsariga di questa i­
stituzione recentissima che ha fatto così buona
prova e dato eccellenti risultati in questa prima
fase della nostra ascensione nazionale.
Adottare cioè gli stessi criteri applicati per
questa mobilitazione, allargandoli e modihcando­
li opportunamente, in relazione ai nuovi obbiet­
tivi da raggiungere, primo fra tutti la nostra e­
mancipazione industriale, se non completa, spin­
ta al massimo limite possibile.
Noi sappiamo come è disciplinata la mobilita­
:zione industriale per la guerra; sappiamo come
funziona il Comitato Centrale e come operano
i Comitati regionali - i quali ultimi - e qui è
un concetto da tenersi in gran conto - applicano
le direttive emanate dai poteri centrali, « adat­
« tandole alle condizioni locali, com'è necessario
« in un paese come il nostro, ove le condizioni
« locali di regioni lontane sono tanto diverse che
« la giustizia sta non già nella uniformità asso­
(( luta o formale, ma bensì nella uniformità re­
cc lativa o reale».
È questo, espresso in brevi e chiare parole, un
criterio di vero e sano decentramento, poichè
appunto la mobilitazione industriale doveva e
deve essere mossa e tenuta in azione da un mec­
canismo semplice, decentrato e sollecito.
« Ora, per la mobilitazione industriale « di pa­
ce» è necessario - così il Toniolo - che il con­
corso degli industriali delle diverse industrie,
sia raggruppato e coordinato in una specie di En­
te consultivo disciplinatore, il cui obbiettivo do­
vrebbe principalmente essere questo: avviare
gradat�mente tutte le industrie che oggi lavora·
no per la g·uerra, a ridiventare industrie di pace,
ma più forti, meglio organizzate, con una giusta
razionale suddivisione dei campi di lavoro fra
le varie industrie, le quali in tal guisa raggiun­
gerebbero progressivamente quella specializza-

zione che è il più grande elemento di forza e di
impero, perchè evita alle industrie identiche ed
affini di abbandonarsi fra loro a concorrenze ec­
cessive e dannose, mentre invece la specializza­
zione ne assicurerebbe la prosperità sia prossi­
ma che lontana».
Il capitano T oniolo così sintetizza efficace­
mente:
« Il concetto di un grandioso compito che spet­
ta a tutti dopo la guerra,

è

,f,rofondamente senti­

to, ,f,er quanto forse ancora senza contorni ,f,re•
c1s1.

« Questo compito si ,f,uò, in sintesi, raccogliere
nei seguenti capisaldi:
- accrescere le industrie e assicurare ad esse
il lavoro con una bene intesa e bene organizzata
esportazione;

- trasformare l'Italia da esf,ortatrice di ma•
no d' o,f,era in esportatrice di prodotti lavorati;

- valorizzare tutte le risorse naturali del suo­
lo in modo che la disoccupazione sia ridotta al
minimo possibile, e, o nelle industrie, o nell' a­
gricoltura, trovino impiego tutte le classi di lavo­
ratori;

- trasformare le industrie dal regime di guer­
ra a quello di ,f,ace, senza scosse brusche e {,e­
ricolose, ma gradatamente e razionalmente, così
da facilitare alle diverse classi o{,eraie, industria­
li, agricole e braccianti, un assestamento delle
loro condizioni morali ed economiche, f,rofonda­
mente turbate dalla guerra.

LA RADICA DI SARDEGNA.
Finora la Sardegna, salvo poche eccezioni, s1
è limitata a produrre - scrive in un recente ar­
ticolo l'avv. Siotto - come una qualunque colo­
nia dell'Africa o dell'Asia, cereali e bestiame; e
poichè su queste produzioni si è imperniato il
sistema economico del paese, è naturale che le
forze organizzate di questo sistema reagiscano
contro le innovazioni e persistano nel polariz­
zare la pubblica corrente verso l'obbiettivo uni­
co da cui esse stesse hanno tratto origine.
Pochissimi, ad esempio, sanno che esiste in
Sardegna, e specialmente in tutta la giogaia del
Gennargentu, una grandissima quantità di radica
di erica scoparia, di qualità ottima e tenuta per•
ciò all'estero in pregio grandissimo. Tale qualità
di radica, utilissima nella fabbricazione delle pi­
pe, esiste soltanto nei paesi mediterranei, ed in
Francia essa è già in gran parte esaurita.
Finora la radica estratta, con pochissimo van­
taggio per l'isola, è stata esportata in quadretti a
prezzo bassissimo: la quantità maggiore, appunto

- 140 -

----------=---- RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
per conto di una ditta tedesca con rappresentan­

invece di limitarsi ad utilizzare questi getti co­

za a Livorno.

me escono dalle fratture naturali del suolo, se

Per avere un'idea approssimativa del lucro che ne provoca la emissione con opportune trivella­

potrebbe ritrarsi dall'impianto in Sardegna del­ zioni, del diametro da m. 0.40 a 0,20, e profon­
le raffinerie della radica scoparia, basterà con­ de da 100 a 150 m. e talune anche 180 m., che

siderare che oggi i quadretti di prima qualità, di vengono rivestite con appositi tubi di lamiera di
misura media. vengono acquistati al prezzo uni­ ferro, si possono provocare dei potentissimi get­

tario di otto centesimi, mentre poi rientrano in ti di vapore sopra riscaldato, di portata diversa
Italia trasformati in pipe di lusso, ad un prezzo a seconda del diametro e della pressione, che
che varia dalle cinque alle otto lire; e queste per può, a foro chiuso, arrivare a 2 o 3 atmosfere,
conto e con vantaggio di ditte germaniche, au­ ed eccezionalmente lino a 5 atmosfere, come av­
viene pel foro della « Venella», e con tempera•

striache e francesi.
In Italia non mancano le raffinerie per la la-

ture che variano dai

150

ai

165

gradi C. e per

ma tutte trasformano alcuni fori lino al massimo di 190 gradi.
Questi getti si mantengono inalterati, per po­
materiale di qualità secondaria, molto inferiore
alla sarda, e ciò perchè mentre il consumo na­ tenza e temperatura, per anni ed anni, ed anche
zionale non richiederebbe il genere lino, l'estero se altri fori, non troppo vicini tra loro, vengono
vorazione della radica,

ha accaparrato linora

il

fatti nel suolo, non se ne altera

materiale ottimo.

il

regime; ciò

che dimostra che non si inB.uenzano reciproca•

UNA CENTRALE TERMO-ELETTRICA
CHE FUNZIONA SENZA CARBONE.

mente, tanta è la ricchezza in vapore del sotto­
suolo.

In questi tempi in cui il carbone è salito a
Non è il caso di entrare in particolari lisico•
prezzi così elevati - e pur troppo vi si manter• chimici su questi interessantissimi getti di vapo­
rà ancora per del tempo - la possibilità di uti­ re dopo le memorie classiche dei proff. Mene­
lizzare industrialmente

il

calore

naturale

che ghini, Nasini, De Stefani, Battelli e dell'ing. Per·

emana dal suolo nelle regioni più o meno vulca­

roni: basti il dire che in presenza di così potenti

niche, assume importanza notevolissima.

getti di vapore, data la loro pressione, e data
Questa idea, che a primo aspetto farebbe sor­ specialmente la quantità ingentissima di vapore
ridere come fantastica, è stata invece realizza• surriscaldato di cui si può disporre, viene spon­
ta in modo mirabile, g'razie alla perseverante i­ taneo il desiderio di poterli utilizzare per forza
niziativa di un industriale,

altrettanto geniale motrice.

quanto ardito, l'on. principe Ginori-Conti, assi­
stito, per consiglio, da un principe della scienza,
il prof. Nasini della Università di Pisa.

E

Le prime esperienze furono fatte nel

1903

dal

Principe Ginori-Conti - che con intelletto d'a­

così,

more dirige questa importante industria del bo­

mercè questa cooperazione, è sorta a Larderello,

race - proiettando un forte getto di vapore con­

a distanza di circa

tro una ruota a palette.

24

km. dalla stazione « Sali­

ne di Volterra», un grandioso impianto di centra­
le termo-elettrica, da circa

15.000

HP, che fun­

Poscia utilizzò il vapore in un 'ordinaria motri­
ce a stantuffo, che azionava una piccola dinamo.

ziona con tutta regolarità e distribuisce la cor­

Ed incoraggiato da questi risultati soddisfacen­

rente hno a Firenze, Livorno e Massa Maritti­

ti, egli, nel

ma.

soffioni ad una motrice a stantuffo da

L'idea è stata realizzata su queste basi: è no­

1905,

applicava il vapore naturale dei

40

HP, u­

tilizzando in ciò una minima parte del getto del

to come la regione a sud di Volterra sia molto foro della « V enella» che, come si disse, dà va­
ricca di manifestazioni vulcaniche, le quali han­

pore a circa 5 atm., con temperatura di

no la più completa e grandiosa espressione nei di ed in quantità di circa
So-{foni di Larderello cd in quelli che lor fanno l'ora.
corona nei vicini Comuni di Castelnuovo, Sasso,
Monterotondo, Lago, Lustignano e Serrazzano.

I

5000

165

gra­

kg. di vapore al­

risultati avutine durante vari anni furono

soddisfacentissimi dal punto di vista del lavoro

In tutta questa regione, che si estende per meccanico prodotto, ma un po' meno riguardo al­
molti chilometri quadrati, �rompono da fratture la conservazione delle parti metalliche della mo•
del suolo dei potenti g'etti di vapore acqueo cal­

trice, causa l'acido solfidrico e gli altri prodotti

dissimo, ricchi di acido borico, d'ammoniaca e che emanano assieme al vapore e che corrodono
di altri gas, i quali sono utilizzati per l'estrazione molti metalli.
dell'acido borico e d.i alcuni sottoprodotti. Ma se
Intanto si continuò a fare nuove trivellazioni

-141 -

LE I. I. I. ------------------ ---------------------nel terreno e con fori più ampi e profondi; e se e che viene opportunamente incanalato hno alle
ne ebbero getti di varia potenza che fu misura­
ta, e tra gli altri uno con portata di oltre

25.000

kg. di vapore sopra-riscaldato all'ora, alla pres­

caldaie.
E così non occorre più combustibile!
Le caldaie generatrici del vapore, che po1 agi­

sione di circa 2 atmosfere assolute. Ciò rappre­

sce

senterebbe una potenza teorica di

particolarità per evitare la corrosione del metal­

4000

HP cir­

ca e potenza utile effettiva di almeno il

40

nelle

turbine,

presentano

ingegnosissime

lo, e costituiscono la parte, diremo così, dove sta

Riunendo fra loro questi getti, si sarebbe potu­

il segreto dell'applicazione pratica del calore na­

to alimentare delle motrici anche di parecchie

turale dei so{fooni.

migliaia di cavalli. Per prudenza però venne fat­

Le tre turbine specialmente studiate dalla Dit­

5000 HP e
3000 k.w.,

to un esperimento su scala modesta, ma suffi­

ta Tosi possono sviluppare

ciente per dare risultati concludenti, impiantan­

coppiate a tre alternatori da

do cioè nel

1912

un turbo-alternatore da

300 HP,

però non è il caso di soffermarsi trattandosi dei

per fornire la corrente necessaria all'ill�minazio­

soliti impianti trifasi, a

ne dello stabilimento di Larderello.

per 1 ".

I risultati di questo primo piccolo turbo-alter­
Ginori-Conti a maggiori

4500

volt. e

50

periodi

L'energia elettrica, per mezzo di trasformato­

natore furono così soddisfacenti da confortare ri, viene distribuita a
il Principe

sono ac­
sui quali

36.000

e a

16.000

volt a

ardimenti cinque distinte linee, che la portano ai vari cen­

con l'impianto di unità assai più potenti. La gra­

tri principali della Toscana, e cioè a Volterra,
ve crisi industriale dovuta alla guerra, anzi che Massa, Siena, e, come si disse, Livorno e Firen­
trattenere il Principe, lo spinse ad affrettare,

ze, alle quali ultime è collegata mediante la rete

con ardire veramente ammirevole, l'impianto, e­

della

Società

Ligure-Toscana

di

elettricità,

e

mulando con ciò le ardite tradizioni del conte quella della Società del Valdarno, che utilizza
Florestano di Larderel, il fondatore dell'indu­
stria del borace in Italia.

Sabbioni

In base agli studi dell'ing. Brighenti, che pro­
gettò ed eseguì l'impianto, la Ditta Tosi di Le­
gnano provvide i tre turbo-alternatori da

nella sua grandiosa centrale di Castelnuovo dei

3000

i residui delle ligniti provenienti dalle

vicine miniere che qualche anno fa andavano per­
duti, ed ora sono completamente utilizzati.
L'impianto

di

Larderello funziona,

per ora,

kilowatt ciascuno, con condensazione a superh­ normalmente con un solo gruppo da 3000 k.w.,
cie, ottenuta mediante acqua di circolazione raf­ ed il secondo è destinato per le punte o per la ri­
freddata entro apparecchi refrigeranti a torri.
serva, hno a che siano pronte le altre caldaie, in
Per evitare la possibile azione chimica del va­

costruzione già avanzata, nel qual caso funzio­

pore naturale, misto ai gas di cui si fece cenno,

neranno contemporaneamente due gruppi ed il

sul metallo delle· turbine - e nel tempo stesso teno costituirà la riserva.
per evitare che i varii gas, riuniti al vapore, non
turbassero la possibilità di mantenere un alto
vuoto nel condensatore - il vapore dei so{fooni

IL PRIMO CONVEGNO NAZIONALE
DEGLI INDUSTRIALI DEL FREDDO.

serve, invece del carbone, come mezzo di riscal­

Si è tenuto in Roma, sotto gli auspicii del Mu­

damento, ossia serve per riscaldare tre gruppi di

nicipio, nei giorni 15 e 16 dicembre, un riuscitis­

generatori di vapore multi-tubolari a bassissima

simo Convegno degli industriali del freddo. La

pressione - a 1 e un quarto atmosfere assolu­

iniziativa è partita dalla « Rivista del Freddo »

te - che alimentano le turbine con vapore pro­

che si pubblica mensilmente in Roma, o meglio

veniente dall'acqua di condensazione del vapore dal suo Direttore prof. Uberto Ferretti, il quale
delle turbine stesse, mentre il vapore provenien­ da varii anni, con conferenze, con manuali, e con
te dai soff;oni, che si condensa nel cedere il suo propaganda attivissima personale si adopera per
calore nlle caldaie, viene poi utilizzato per la popolarizzare in Italia l'industria del freddo ar•
estruione dell'acido borico ed altri prodotti se­ tihciale, la quale ha fatto la fortuna di altri pae•
si eminentemente agricoli, molto più giovani di
condari.
In altri termini siamo in presenza di tre grup­ noi.
Il Convegno fu preparato con criterii molto

pi di turbo-alternatori alimentati da caldaie a

il

bassissima pressione, riscaldate non da carbone

pratici, da un Comitato di cui era presidente

o da altro combustibile, ma sibbene da vapore

comm. avv. Carlo Betocchi, amministratore de­

naturale sopra-riscaldato a 160 g'radi circa, il legato della Società delle ghiacciaie e neviere
quale esce dal sottosuolo in forma di so{fooni napoletane; vice-presidente il cav. Alcide Simo•

-142-

- - - - - - - - - - - - - = = RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE /TALIANO
nelli di Roma, presidente della Unione italiana
fabbricanti birra, ed il cav. Marco Innocente
Mangili, direttore generale della Società Ma­
gazzini refrigeranti Gondrand Mangili di Mila­
no; segretario generale il dott. Uberto Ferretti,
e segretarii il geom. Giorgio Veneziani, direttore
della Ghiacciaia romana ed il prof. Giovanni Ap­
piani di Torino.
Assisteva alla cerimonia inaugurale il comm.
Moreschi, direttore generale dell'Agricoltura, in
rappresentanza del Ministro Raineri. Assisteva­
no pure il Generale Commissario Galante per il
Ministero della Marina, ed il tenente colonnel­
lo di S. M. Alberto Guarducci, in rappresentan­
%-a del Ministero della guerra.
I lavori del congresso furono assai laboriosi
e prob.cui. Sulla « questione del cloruro di sodio
per le soluzioni incongelabili )) di cui fu relatore
l'ing. Leoniero Cei, direttore dei Frigoriferi del
Comune di Roma, fu approvato un ordine del
giorno perchè il Ministero delle Finanze prov­
veda acciocchè il sale per l'industria frigorifera
sia differenziato da quello per le miscele frigo­
rifere ed il suo prezzo sia ridotto, in modo delì­
nitivo e invariabile, a quello stesso che è appli­
cato alle industrie più favorite, adottando per
esso, come so:fisticante, il• carbonato di sodio al
3 per cento.
Il prof. Ferretti, segretario generale del comi­
tato ordinatore del Convegno, espose con gran­
de competenza lo stato attuale dell'industria del
freddo in Italia e quale inB.uenza essa abbia sul1 politica dei consumi.
Fu quindi approvato ad unanimità dai conve­
nuti il seguente voto, presentato dallo stesso
pr f. Ferretti:
« Il primo Convegno nazionale degli indu­
triali del freddo fa voti:
< 1. Che si intensi:fichi l'importazione della
l' lrne
congelata, facilitandone l'uso con mezzi
i nei di conservazione e mediante opportuna
paganda.
< 2. Che si istituiscano mattatoi agricoli-refri­
nf nelle zone più produttive di bestiame da

ll .

h

'il

gano nelle principali città di consu. · ·feri e, nelle regioni maggior­
i derrate alimentari, magaz­
raccolta e la conservazione
ili, debitamente raccordati
:nt n ihchi l'industria della pesca,
i,11, i,I )n i
oll'ausilio del freddo ar-

tificiale per la conservazione ed il trasporto del
pesce.
« 5. Che nelle maggiori città di consumo si cen­
tralizzi la raccolta e la distribuzione del latte,
previo trattamento col freddo arti:ficiale.
«6. Che si faciliti il commercio dei prodotti ali­
mentari deperibili fra le varie regioni, e special­
mente fra le isole e il continente, mediante larga
disponibilità di mezzi frigoriferi di trasporto ».
Il Congresso deferì ad una Commissione che
fu composta degli on. deputati Cassin e Patrizi,
del comm. Betocchi, dell'ing. Mauro e del dottor
Ferretti, l'incarico di presentare ai Ministri com­
petenti il voto deliberato dal Convegno, illustran­
dolo con brevi ed efficaci parole di commento.
Il prof. Appiani di Torino conferì sui mezzi
più idonei per la nostra esportazione di derrate
deperibili; il prof. Gilardoni di Roma sull'inter­
vento dello Stato a pro di questa industria del
freddo; il cav. Simonelli, presidente dell'Unione
italiana dei fabbricanti di birra, riferì sull'indu­
stria della birra nelle sue applicazioni con le ap­
plicazioni frigorifere. L'ing'. Mauro conferì sul
tema importantissimo dell'inseg'namento e le
« Stazioni sperimentali del freddo )) dimostran•
do la necessità della sperimentazione, special­
mente per la conservazione delle frutta, dei :fio­
ri e di altre derrate ag'rarie facilmente deperibi­
li. Interessantissima fu la conferenza del prof.
Eudo Monti di Torino sull'applicazione del fred­
do alla concentrazione di estratti vegetali ed ani­
mali che divengono inalterabili senza bisogno di
pastorizzazion�.
La serie delle relazioni fu chiusa dal prof. Fer­
retti invitando grintervenuti ad iscriversi all'As­
sociazione italiana del freddo che ha sede a Mi­
lano, della quale è Presidente il prof. Menoni.
Fra i voti espressi dal Convegno notiamo i se­
guenti:
1. I princ�pali Municipi d'Italia, che ancora
ne mancano, procedano all'istituzione di adegua·
ti impianti frigoriferi e magazzini di deposito
locali, colla opportuna dotazione di mezzi di tra•
sporto.
2. Che gli agricoltori intensifichino la produ­
zione di quelle nostre derrate alimentari che più
sono suscettibili di esportazione.
3. Che il Governo renda obbligatorio per le
Compagnie di Navigazione sovvenzionate l'im­
pianto a bordo di camere fredde, a disposizione
del commercio dei prodotti deperibili.
4. Che il Governo promuova con ogni opportu­
no mezzQ (premii di incoraggiamento, concessio­
ni di tariffe speciali, ecc.), il sorgere di adegua•

- 14.3

LE I. I. I. - = - - = = = = = = - -· - - - = - = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =
ti impianti di prerefrigerazione, magauini di de­

di soddisfare più ampiamente che non si sia fat­

posito e di scongelazione, cantieri navali, e par­ to sinora alle richieste di queste industrie, che
chi ferroviari frigoriferi nei principali centri di già hanno avuto un così largo impulso dalla Scuo­
produzione agricola d'Italia che ancora ne difet­ la� d'onde uscirono tanti dis'tinti ingegneri elet­
tano.

trote nici.

Qualcuno ha deplorato che, durante le discus­
sioni del Convegno, non si fosse parlato delle ap­
plicazioni del freddo artibciale all'industria eno­
logica, mentre è da ritenere quale vera gloria i­
taliana questa applicazione, per merito special­

UN VIBRATO ORDINE DEL GIORNO
DEGLI INDUSTRIALI LIGURI.
Il giorno 11 dicembre u. s. un'imponente As­
semblea riunita presso la Camera di Commercio

mente del prof. Eudo Monti. Infatti è noto che di Genova, votav� il seguente ordine del giorno:
« I commercianti, gli industriali e gli armatori

una delle più note case della Champagne appli­

ca da diversi anni i brevetti Monti per ·la chiari­ liguri, riuniti in adunanza presso la Camera di
'hcazione ed invecchiamento dei vini spumanti Commercio di Genova:
« constatano con amarezza come, nell'indiriz­
per meno del freddo artitìciale, e gli stessi bre­

vetti sono applicati da altra casa produttrice di zo oggi prevalente, sia tolto alle forze vive delle
industrie, dei commerci e del lavoro, di recare
vini spumanti in Germania.

UNA PROPOSTA DEL SEN. ESTERLE.

tutto e pieno il loro contributo allo sforzo che la
Nazione si è imposta per conseguire la vittoria,

« come anzi tale contributo E:ia dai poteri di�
senatore rigenti lasciato disconoscei:e lasciando venga rap­
Colombo, direttore del R. Istituto Tecnico supe­ presentato, presso la pubblica opinione, in guisa
Nell'occasione

del

riore, l'Associazione

compleanno

del

Eserct!nti Imprese elettri­ da svisare la funzione nazionale delle industrie

che, riunitasi in assemblea generale a Roma, vo­

tava su proposta del suo presidente, sen. Ester­

e dei commerci,

cc riaffermano la decisione di rendere sempre
le, di concorrere con lire diecimila a un fondo più intensa e concorde l'azione loro, tutta rivol­
che si propone di raccogliere fra gli industriali ta ad apprestare i m<µzi necessari ad estrinseca-

elettrotecnici a favore della Scuola di Elettrotec­ 1·e in risultati prohcui l'eroismo dei nostri com­
nica Carlo Erba, che fa parte dell'Istituto Tecni­ battenti;
co superiore.
« reclamano dal Governo, ormai edotto dalla
Questo ·fondo, analogamente a quanto fu fat­ esperienza, una più intensa e razionale utilizza­
to, per iniziativa del prof. Saldini, per la catte­

zione delle energie economiche nazionali, per
dra di Chimica tecnologica, avrà per oggetto una fronteggiare - con prontezza di azione - le im­
più larga dotazione della Scùola di Elettrotecni­ pellenti esigenze della guerra e della vita civile,
ca, in guisa da permetterle di aumentare il suo onde raggiungere quella vittoria purificatrice che
materiale

didattico in relazione

col

progresso il Paese vuole, perchè la merita per la sua fede,
per le sue forze e per i suoi sacritìci ».

delle industrie elettriche, e da metterla in grado

PRO INDUSTRIE NAZIONALI.
Sanno gli italiani a quale cospicua importanza alano oatati aaaurte
le noatre industrie?
Sanno che esistono in casa nostra centinaia di atrandlosi stabilimenti
industriali che occupano centinaia di migliaia di operai?

Crediamo ùi no, poichè, se lo sapessero. i più non sarebbero ancora invasi ilalla inesplicabile
mania di trovare buono soltanto quello che si fabbrica all'estero.
Bisogna guarirli. Bisogna indurli a dare sempre maggiore incremento al le industrie nazio­
nali, a farvi affluire i .risparmi, a incoraggiare energie vecchie che si rinvigoriscono, energi
nuove che si manifestano.
La visione panoramica dei nostri impianti industriali, è ritennta uno dei mezzi dimostrativi
più efficaci per tale propaganda: ed è perciò che, come compiono opera patriottica quelle Riviste
e Giornali che con illustrazioni richiamano l'attenzione del pubblico su questo nostro mirabile
svilnppo industriale, cosi opportunamente bene accolta è stata, dal gran pnbblico e dal gran
monùo industriale, la pubblicazione periodica delle "MARCHE NAZIONALISTE - Pro I n du­
strie Italiane,. della Casa Editrice U. Marucelli & Co. - Molti industriali, infatti, convinti che
la collaborazione di tutti per la nazionalizzazione degli affari è neces�aria e devo essere attiva e
continua, hanno appoggiata la buona iniziativa degli Editori, mettendo in circolazione delle
Marche (collezione Marucelli), colla veduta panoramica dei loro stabilimenti, con la riproduzione
delle loro Marche di fabbrica o dei loro artistici cartelloni, tutte recanti i moniti :
« Italiani I Preferite sempre le merci di manifattura nazionale, - Date ineremento
alle nostre industrie, • La <'asa Editrice U. MARUCELLr & Co. (�ilano - Via Aldo Manu­
zio, ), ha anche pubblicata una ricchissima collezione di" MARCHE PATRIOTTICHE•• d,e
già circolano a milioni, intese a mantenere viva l'eco della odierna epopea nazionale, e
che insieme con quelle "Pro Industrie Nazionali,, costituisçono, tanto dal lato artistico, quauto
da quello del valore storico 0ospicuo che un giorno tali Marche assumeranno, una ambita col­
lezione. La Casa Editrice stessa spedisce gratis a richiesta il suo catalogo.

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delle

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alla genialità di G ugliPlm0 Mc:-:::;;;; !u
teiegrafia senza fili. (Vedere l'articolo di testo).,

reazione dt ·ma

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Te itura in Abbiategras o. Oggi dà lavoro ad oltre 1000 operai e 50 impiegati ed e porta i
uoi prodotti in tutto il mondo. La fin della guerra troverà certamente que ta Ca a pre­
parata a quella maggiore e pan ione a
m l' Industria Italiana dovrà dedicar i onde con­
tribuir a far ricuperare al nostro Pae
1
normi ricchezze eh la guerra ta di truggendo.

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già

35

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Viticultori

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29

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della Società dei

9
11
19

italiani

LA DITTA G. MILAN! E !POTI DI BUSTO ARSIZIO ( n 24 illu lr).
M· ·
RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE IT LI
DI DICEMBRE - Un convegno per le industrie chi
ustibili nazionali - La mobilitazione industriale di po
luppo della bachicoltura - li riscr gimento industriale d'Italia
diosi progetti dell' on. Pantano - l risultati della mobi/itazi n indu­
striale - La radica di Sardegna - Una centrale termo- 1 tiri a che
funziona senza carbone - Il primo convegno nazional
d gli indu­
fJLriali del freddo - Un vibrato ordine del giorno degli indu triali li­
guri - Una proposta del senatore Ester/e .

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COLLA
BORA
NO A: LE
IN D U
STRI E
ITALIA
NE ILLU

UGO A O A, Sottose.giretario di Stato al
Ministero dei Trasporti.
Jng. RIC ARDO ARNO', del Politecnico
di Mi no
lng. GIU EPPE BElLUZZO. del Politecnico di Mi'lano
RAYETIA
E
IO, Senatore del Regno
AINDIANI
ORIA, Senatore del Regno
ICIAN, della Università
OMBO, Senatore del Re­
ANTE, direttore del­
occoni
' , Senatore del Regno
tore del Regno
· I, del Politecnico di
Re­
di Tod 1

Po!litecnico di

niv r ità di Pavia
In .
LUIGI LU
siglio
natore del
GUGLIELM
Regno
ARTURO MAR!E.SC
Hl.
id nte della
Società Vinicola lt li n .
D.r ANGELO MENOZZI, dir ttore della
R. Scuola Superiore di
ricolrtura di
Miilano
FRANOESCO NITTI, già Mini tro di A­
gric. lnd. e C.
EDOARDO PANTANO, i' Ministro di
A. I. e C.
VILFREDO P
d !l'Università di
Losann
t
della FeALBERTO
der zi
i Ragionieri
G. B. PIR
arlamento
A. I. e C.
LUJCI RA
el Regno
ROLANOl-·
NINO R
del Consorzio
uton
Genova
ANTONIO
già Presidente del
Con i
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Prof. SRAF
rsità di Tor, ino
, Dire�tore GeneBON
Italia
d
lng.
d Politecnico di
Mil no
LO SA!LMOIR CHI, Presidente del­
l Ca.mer di Commercio di Milano
Comm. GIOY N I SILVESTRI
r"\.L..,..,.J.,...,

li r

stro programma

Dia.mo a.l l'I t a.lia.
una. cosc1en
za. industria.le

Il

Il

L ,industria italiana, giovanissima - la
iovane fra i colossi europei - non
I . i può dire, che un ventennio.
11 cataclisma bellico che squassa il
m ndo intero, rha colta in quella crisi di
i t1 • rtezza e di disorientazione che è pro­
p r · della giovinezza.
ln un determinato momento (Agosto­
i mbre 1914) parve che tutta, o quasi,
l'industria italiana dovesse cedere di
I i nto alla pressione formidabile e si­
n l nea degli avvenimenti. Da un lato
v nne a mancare repentinamente la di­
n tecnica dei tedeschi su cui in
poggiava: dall'altro, strettezze fi­
rie in conseguenza del panico;
zione di materie prime; chiusure
li m reati, ecc.
'industria italiana, invece, tenne te­
Ila bufera.
nzi: per uno di quei prodigi di cui sol1 nostra stirpe è cap�ce, in soli due
11 ni,
cioè dalrinizio del 1915 ad oggi,
puto pervenire a quello stato di ma­
h le consente non soltanto di far
lle centuplicate esigenze della
nza esempi, voluta dall 1onore
zione e dal diritto della Umanità,
111 1
h n n he di portare un contributo
p

preziosissitno agli altri paesi belligeranti
ed alleati.
Talchè ci sentiamo di potere afferma­
re, con irreversibile convinzione non sce­
vra d'orgoglio, che, ove il sottosuolo della
Patria non fosse così avaro di minera­
li, le nostre industrie offrirebbero oggi a­
gli occhi attoniti del mondo un blocco di
potenza non inferiore a quello delle indu­
strie germaniche, inglesi o nord-america­
ne.
Ma una domanda imperativa assilla
pertanto le menti superiori: Sotto la sfer­
za delJa necessità gli industriali italiani,
veri taumaturghi, hanno saputo creare, si
può dire dal nulla, officine possenti e mae­
stranze agilissime: che faranno essi quan­
do quella sferza cesserà di percuotere?
Al grave quesito posto già da alcuni in­
signi statisti italiani, tra cui il Nitti e il
Pantano, gli industriali nostri non hanno
sin qui risposto, nè dimostrano di volere
per ora rispondere.
Vero è che le sorti della guerra posso­
no capovolgere da un momento all'altro i
piani più razionali e più meditati, di mo­
do che tesser progetti in tempo di guerra
potrebbe anche esser opra di ingenui o di
imprudenti; ma vero è anche che giun-

- 11 -

L.E· !. !. !. = = = = = = = = = = = = = = = = = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - gere alla pace senza alcun programma de- vi di una « coscienza industriale )) è dimo­
terminato, senza linee generali tracciate, strato da un fatto essenziale:
sarebbe per la nostra industria il disaL Stato, concezione astratta ed entità
politica, moral , sociale incorporea, si è
stra.
Gli industriali italiani, forse, si :fidano venuto a man a mano decomponendo, h.­
troppo di quello spirito di improvvisazio- no a tra f rm rst in una colJettività im­
ne e di adattamento che li trasse in due prenditric
anni alla odierna prosperità, ma essi saStatizz zi ni
municipalizzazioni di
rebbero ben poco avveduti se non misu- serv1z
l' ·i, monopolii, privative e sirassero sino da oggi il peso delle leggi del- mili, s
t tti
p tti di una erronea in·
la concorrenza le quali - cessate le osti- terpr
d 11 dinamica industriale,
lit' - andranno immediatamente a sosti- e co titu
f rmule frettolose, puerituire, scavalcando qualunque barriera le- li, ome p
di ivica amministrazione:
gislativa o doganale, le leggi della neces- statuite h
r lì p
sopperire a de:ficienze
sità che ora presiedono alla fortuna delle della pu bl ·
e che a lungo anda>r n le fonti naturali
industrie.
re snervan
Pare, dunque, a noi, indispensabile e della prod
d 11 ri chezza di una
urgente creare sin da questo momento, nazione.
uno stato di COSCIENZA INDUSTRIANei pa 1
lib n
p u ani, 1n quei
LE, vale a dire una particolare sensibili­ paesi, cioè, i
1
n id r l'industria
tà, in base alla quale sia da tutti percepito, quello eh 'essa è libera palestra
vorremn o dire « respirato )) il fattore IN­ di tutte le attivit
di tutto il be. Uniti, nell'AuDUSTRIA come quello che oggi costitui­ nessere socia e: n g
sce J' ossigeno nell'atmosfera delle nazio­ stralia, nel Can d',
ni più evolute, più forti.
pubblici (ferrovi , t ·l · ir ti, t lefoni) so­
Questa coscienza industriale manca an­ no lasciati - sotto
d ·hi
tr llo go­
cora all'Italia, che nella sua estrema gio­ vernativo, si intend , - 11 '' ndustria pri­
vinezza nazionale troppo si è pasciuta vata che, per la f rr
i d m b 'le legge
negli smaglianti ricordi dei grandi popo­ della concorrenz , · d fc
m nte li mi­
li spenti suoi avi, poco s'è cimentata nelle gliora.
azioni, non meno sfolgoranti, di altri gran­
u e imprenditoUno Stato industri 1
. . arr
· h pess1m1
di popoli contemporanei e vivi.
re: non può far
1 f
Cotesta coscienza industriale manca so- fari; se e contr
t r e o si fa depratutto
rubare.
v nto ir Italia
Da taluni ci mc
agli uomini politici �
11 'erario dalle
per il largo g tit
ai diplomatici;
e
hi:
mezzo mi­
p
ivative
dei
s
li
ai magistrati;
i
dustria
fosse
liardo
alranno
'='
.
agli intellettuali (scienziati e artisti) ;
rivata,
il
getti-­
r
lasciata
al
a
con
agli operai;
!
to sarehb
m n d
a molti tra gli industriali stessi.
ni di compagnie
Le ferrovie, n 11
ro azionisti. Nelprivat , arricchiron
ntano ogni anno
le mani dello Stat pr
Che i nostri uomini politici - ministri, uno sbilan 1 sempr piu grave; le assicu­
io !
deputati o enatori - siano pressochè pri- razioni, p gio che

***

12 -

=

= = - - - = - == == == == = = = = - -·

,
IL NOSTRO PROGRAMMA

potrebbe essere diversamente?
aziende sono affidate a funi >n I r ·
intelligenti ed integerrimi fin­
Quanto si è detto per gli uomini politi­
glia, ma non sorretti da quell'in­
stimolo che lega ognuno al pro­ ci, vale, purtroppo, anche per i diploma­
,,
;r · delle aziende a cui si partecipa: tici, ambasciatori e consoli, la cui genui­
na funzione dovrebbe essere quella di
l'i11t 'r
e.
t ta, ed altre ragioni che qui non è sentinelle avanzate, di missionarii e di
iI ·
di enumerare, attestano in modo pionieri infaticabili delle industrie e dei
bile che alla gestione delle gran­ commerci del paese che rappresentano�
cole industrie statizzate o munici­ costoro sono, invece, semplicemente dei
z t può presiedere soltanto l 'indif­ burocratici, quando non siano dei poli­
f «·r ,nza, quando non governi la corruzio- ziotti.
Per dare una pallida idea dell'assoluta
11., !
li, dunque, le ragioni che indussero mancanza di (( coscienza industriale )) che
ni di nazioni o di città, ad assumere strazia i nostri ordinamenti politici e di­
mie e atteggiamenti industriali che plomatici, basterà dire che allorquando un
,r
contro la loro natura e inducono a industriale italiano abbia bisogno di sa­
I 11 ni ben maggiori dei beneficii consegui­ pere presso quale Ditta di un determina­
to paese straniero possa appoggiare i pro­
I i,
pure conseguiti siano?
ln taluni casi (ferrovie, telegrafi) si pri prodotti per tentare di diffonderli in
li
: (( per superiori ragioni strategiche, quei mercati, ottiene, come risposta, un
mandato di comparizione deJJa Questura!
1 1il't ri, di sicurezza pubblica, ecc. n.
In ltri (assicurazioni) : (( infiltrazione Infatti, quel tal console o quel tale mi­
minio di capitale straniero� esodo al­ nistro richiesto della informazione com­
i'· ro di capitale nazionale n.
merciale, deve, per regolamento, trasmet­
tere
la risposta aÌ Ministero degli Esteri�
M non v'è industriale serio che, a col­
hio, non veda come lo Stato a­ il Ministero degli Esteri la rimette al Mi­
potuto e potrebbe medesimamen­ nistero dell'Interno; il Ministero dell'In­
aguardare i suoi interessi superiori terno la rinvia al Prefetto della provincia
11
nendo nella gestione privata delle ove risiede l'industriale interessato; il
.
,
industrie, con modi e mezzi altri- Prefetto la gira al Questore; il Questore
1
la consegna al delegato della giurisdizio­
111
fficaci e redditizi.
r gione vera, invece, risiede in quel­ ne, il quale, non avendo moduli particola­
I I
anza di coscienza industriale alla ri, spicca un mandato di comparizione con
cennavamo più. su, conseguenza cui s'invita il signor X. Y. (( a presentarsi,
della costituzione organica di un sotto pena ecc. ecc., alla sezione di Pub­
rlam nto che è composto per nove de­ blica sicurezza )) ! ! !
L'interessato s'affretta allarmato alla
i teoretici; di gente, cioè, uscita dalle
tJ 11 i
ità, che ha avuto dimestichezza Sezione, ove, con quel garbo che si respira
n libri, con tavolini di caffè, con nei recessi della P. S., gli vien comunicata
omizio, o con cattedre di con- la risposta alla informazione chiesta due o
, ·n j 'ri: con tutto quanto, insomma, sta. tre mesi prima ! !
In Germania - ci umilia doverla cita­
I iu lo
dall'industria, dal lavoro prare ad esempio - non viene nominat
''',, I
vita eale !
- 13 --

LE I. I. I. = = - = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - = = - =
console senza il benestare di uno specia­
le ufficio tecnico istituito dalle grandi as­
sociazioni industriali e commerciali tede­
sche che esigono dal candidato titoli e cer­
tificati di studi e di pratica in aziende di
industria o di commerc{o e non lauree in
belle lettere. legge o filosofia come si vuo­
le in Italia.

***

Che dire della magistratura?
Chi abbi� dovuto ricorrere ad essa, per
la sanzione di un principio, o per la tutela
di un diritto, ha potuto constatare ben fa­
cilmente come questo corpo. pur composto
di persone chiaroveggenti e probe, sia iso­
lato dal grande sistema vascolare delle in­
dustrie e dei commerci entro il quale scor­
re il più bel sangue della nazione!
Ad esempio. tutto il delicato funziona­
mento del credito sul quale riposa lo svi­
luppo industriale e commerciale, ha. nel­
la magistratura italiana, un nemico osti­
nato: lungaggini, rinvii, incompetenze, e
mille altre cavillosità e sofisticherie mor­
tificanti sono continuamente schierate a
difesa del debitore recalcitrante: sì che
l'industriale o il commerciante, reso e­
sperto dalla dura pratica, rinuncia il più
delle volte al ricupero del suo; diviene
diffidente; restringe il credito; riduce,
quindi. il giro dei propri affari. venendo
così a mancare alla ragione prima della
sua funzione, che è quella di estendere
senza posa il raggio delle proprie contrat­
tazioni.

***
on meno appartati dall'industria. se
non sordi od ostili ad essa, vivono in Ita­
lia sci nziati ed artisti, i quali. per l'inver­
so, dovrebbero essere dell'industria i più
acuti valutatori.
on v' ricchezza là dove non sia fiori-

re d'industrie e di commerci. Non v'è ar­
te e scienza dove non sia ricchezza.
Sì che industria, commercio. scienza e
arte costituiscono, si può ben dire, una
concatenazione genetica - nella quale la
fecondità dell'uno riverbera sulla fecondi­
tà dell'altro.
Ed è per questa mancanza di « coscienza
industriale > che noi vediamo in Italia
grandi clinici tenere in dispregio, ad e­
sempio, i prodotti dell \ndustria chimica;
gli industriali, alla lor volta, svalutare la
coop r zion d gli scienziati. dei quali si
limitan
d
parrare «attestati)) con
quale
· ·
di banca.
Ed
tessa mancanza di «cosci nz ·
·
he noi vediamo i più
ti, pittori, ecc., schergrandi rti t ·
nir i r nd ·
if t uri ri estranei alle
Muse
al
d mi (oh! il leggendario vitupe at
ri nt di formaggi!)
e questi, alla lor v lt • ripagare della me­
desima sprezzant m n t l'artista di gran­
de talento, ma refrattari
qualsiasi disci­
plina o scaltrezza ammm1 trativa.

***
Ma dove urge attivare il motore che
noi abbiamo definito (( coscienza indu­
striale )), lubrificarlo e rinforzarlo, affinchè
dia il massimo rendimento, si è tra gli o­
perai e tra gli industriali m desimi.
Fra gli operai, perch' da dottrine faci­
li quanto fallaci sono t ti ridotti a mac­
chine più brute di qu 11 eh essi gover­
nano; laddove il sens dell'individualità,
dell'amor proprio. dell
mulazione, se opportunamente ri v gliato e alimen­
tato da culture prof
i nali, da parteci­
pazioni sulle economi n Ile materie pri­
me ad essi affidate o da ssi trasformate,
da incoraggiamenti all particolari incli­
nazioni. da premii alle maggiori abilità,
- muterebbe rapidam nte la massa a-

- 14 -

= = == == = == == == == == - == == == == - = - - == == - - - - - -- - -- - - IL NOSTRO PROGRAMMA
gile, sobria ed intelligente del proletaria­
to industriale italiano, in una feconda po­
polazione di artieri, atta a creare, a molti­
plicare sempre più vaste e produttive offi­
cine.
- Ognuno de' miei soldati, diceva Na­
poleone, ha nel suo zaino un bastone di
maresciallo. Fate che ogni operaio italiano, entran­
do nell'officina, possa ogni mattino pen­
sare e sentire la possibilità di divenire un
capo od un padrone, e voi avrete risolto u­
no dei più grandi problemi del benessere
sociale e nazionale.

***
Quanto alla deticienza di « coscienza in­
dustriale >> in non pochi industriali italia­
ni, essa si rivela da tre fenomeni partico­
larmente importanti:

l.

ciativo,

Estrema debolezza del senso asso­
federativo e di organizzazione.

- Le poche associazioni industriali e­
istenti in Italia non reclutano che il ven­
ti per cento appena degli industriali eser­
itanti quella data industria: vero è che i
mitati direttivi di coteste associazioni
sseggono ben raramente quel sacro fuo­
del « proselitismo )) che è necessario a
r cogliere in un fascio potente le unità af­
ni sparpagliate e sbandate per tutto il
p se; ma vero è anche che le varie « uni­
sono pigre, indolenti nell'aderire, ne­
ligenti e peggio nel corrispondere il pro­
P i tributo. Le industrie costituite in as­
iazione si contano sulle dita: le sete, i
· t ni, la carta, l'elettrotecnica, la metal­
I ir ica e pochissime altre; il resto è anar­
·h i . Ciò costituisce la causa prima della
r nde sperequazione della rappresentan­
' industriale nel grembo dei Poteri legi1 tivi.
• i t no in Italia non meno di ottanta­
' ,ila industriali tra grandi e piccini; s1 m-

scriva ognuno nella propria associazione
o si costituiscano" in sodalizi ove questi
manchino, si amalgamino i sodalizi e le
associazioni in grandi corpi federativi, la­
sciando da banda, per carità! le distinzioni
regionali, e l'industria italiana disporrà co­
sì come l'inglese, la nord-americana e la
germanica di leve agili e poderose. E allo­
ra, sia che si negozino trattati commerciali
(non dimentichiamo che nel 1917 decado­
no tutti), sia che si discutano leggi capitali,
sia che si delineino movimenti operai, ben
diversi potranno essere i risultati e le con­
seguenze.

II. Difettosa interpretazione dei rap­
porti con le maestranze. - Qui vogliamo

alludere a quegli industriali che hanno nei
loro opitrci un numero rilevante di operai:
da 200 in su.
Cotesti industriali hanno scarsissimo
contatto col loro personale che rimane co­
sì alle dipendenze di capi-reparto e di di­
rettori tecnici. Parecchi industriali poi,
specie i grandissimi, si limitano a guidar le
loro aziende attraverso i consigli di am­
ministrazione, sì che ignorano la vita ve­
ra e reale che ferve nei loro stabilimenti
nei quali vanno, sì e no, una volta al mese.
Errore funesto: l'industriale deve cono­

scere tutti indistintamente i propri operai
anche se ne impiegasse diecimila; e inte­

ressarsi deve non soltanto alla qualità o
alla quantità del lavoro che essi produco­
no, ma alle condizioni del loro spirito, del­
la loro vita domestica, delle loro famiglie,
ecc., ecc.; potrà così l'industriale formarsi
un concetto realistico del valore individua­
le e complessivo delle maestranze posse­
dute; vagliare con giustizia punizioni e pro­
mozioni; reprimere abusi di intermediari;
smussare attriti; ottundere antipatie; ot­
tenere, in una parola, maggiore serietà,

maggiore ordine,

maggiore rendimento.

Quanti scioperi e quanti conflitti non si e­
vit-erebbero ove il capo vero e reale stesse

- 15

LE I. I. I.

- =---=--------------=-=

sempre in contatto diretto con i propri o­
perai!
III. Corta visione del grande e com­
plesso problema della pubblicità. - La ve­
rità è dura, ma bisogna dirla: in materia
di pubblicità la massa degli industriali i­
taliani è semplicemente analfabeta.
La maggioranza intende per pubblicità
l'imbastire alla meglio il proprio catalogo o
l'inserire qualche avviso sui giornali.
Ci sono industriali - specie tra quelli
che vanno per la maggiore .._ che a sentir
parlare di réclame sorridono tra lo sde­
gnoso ed il canzonatorio: - Ci scher­
zate! Pubblicità alle loro industrie co­
lossali? Che bisogno hanno essi di pub­
blicità? Forniture di milioni allo Stato� or··
dini dieci volte superiori alla pot nzi lita
della produzione... Pubblicità? Roba d
ciarlatani!...
Altri industriali - modesti negli affari
e nella mente, rispondono invece: - Pub­
blicità? no, no� non fa per noi� noi ab­
biamo il nostro giro normale, collochiamo
ogni anno tutto il nostro prodotto presso
la nostra clientela locale, assidua e sicu�
ra� noi non ne desideriamo di più: non vo·
gliamo aumentare i nostri affari� ci con­
tentiamo di quelli che abbiamo!. ..
on s'accorgono i primi - i presuntuo­
si - che la loro concezione è provinciale­
sca se non... venezuelana, che le fornitu­
re allo Stato sono industrie a f,ato corto
destinate a perir presto se non sorgano
da officine attrezzate a produrre contem­
poraneamente per il vero grande ed eter­
no consumatore che si chiama pubblico.
I secondi - le violette mammole non s'avvedono che la continenza o la ca­
stità in affari conduce in breve - ai tem­
pi nostri - alla morte.
La pubblicità è una scienza delicatissi­
ma per la quale occorrono larghezza di ve­
dute, -6.nezza psicologica, ardimento e,
spesso, ge ialità� ma essa garantisce co

munque e ovunque ai suoi cultori il suc­
cesso.
La potenza raggiunta dalle industrie in­
glesi, tedesche
nord-americane è dovu­
ta in grandis ima parte al fattore pubbli­
cità che in qu i paesi e maneggiata sotto
qualsiasi f rm , p r qualsiasi prodotto,
con una int
travolgente tutti gli o­
stacoli.
Imparin
d
n ti - cotesta scienza
, L 1 r
echi non ancora bene
1 · ri aggressivi dei grandi
terre inesplorate e

1n
la cui alitazi n
gni suo fl.ab 11 ,
postulati ai qu li
mano accennand
mentazioni e
COSl:

zioni -6.n qui e­
, 1 necessità in1 spirito pubbli1 indu tria fecondatri­
i volgono le
n1 messe.
osiffatta, alt tenderà a­
ttuarsi quei
t' di mano in
r · e no tr argo­
mp ndiarsi

LLE CAD
1) COST T
MERE LEGISL
A LA GHISSIU
RIAL!, AGRI­
MA BASE DI I
COLTORI, OPERAI. - L
TRAGRA DE MAGG O A ZA I AVVOCATI E
DI FU ZIO ARI
I
MPO E I
DUE RAMI DEL A LAM
TO O
RAPPRESE T
T
L'ITALIA
D'OGGI.
2) OPP
A QUALSIASI
LI STATALE O
FORMA DI M
A IZZAZIO I E
MU ICIPAL .
I RAPPRESE MU ICIPALIZZAZI
TA O L
ROV A DELLE I DU­
REGRESSO
STRIE ASS
T , U
16 -

=-----------------------------ELLA INDUSTRIA IN GENERALE,
U AFFLOSCIMENTO DELLA PUBLICA FINANZA, UN ONERE MAGGIORE PER I CITTADINI, CHIAMATI A SANARE CON NUOVI BALZELLI I DEFICIT DELLE AZIENDE STATIZZATE E MUNICIPALIZZATE.
3) RIFORMA RADICALE DEL SITEMA DI RECLUTAMENTO DI TUTTO IL PERSONALE DIPLOMATICO E
CO SOLARE, PROVENIENTE IN
GRAN PARTE DALLE UNIVERSITA',
DALLA
BUROCRAZIA, DALLA NOBIL,
TA E DALLA POLITICA SCADUTE.
4) ISTITUZIONE DI UNA SPECIALE MAGISTRATURA DELLE INDUSTRIE E DEI COMMERCI, ESSENDO LA MAGISTRATURA ORDINARIA
I IDONEA A GIUDICARE LA GRANDE DINAMICA DELLA PRODUZIOE, DEI TRAFFICI E DEL CREDITO.

IL NOSTRO PROGRAMMA

5) PROTEZIONE CONDIZIONATA E TEMPORANEA ALLE INDUSTRIE DI NUOVA CREAZIONE.
6) OPPOSIZIONE A QUALSIASI
ESPORTAZIONE D'UOMINI DA CUI
L'ITALIA NON TRASSE CHE UNA
RICCHEZZA ILLUSORIA E UNA UMILIAZIONE COSTANTE. - IL NOSTRO
PAESE DEVE GAREGGIARE SUI
MERCATI MONDIALI CON I PROPRI
PRODOTTI, E NO GIA' CON I PRO­
PRI EMIGRATI.
Questi, i capisaldi del nostro programma: intorno al quale - sorretti da un elet­
to manipolo di uomini « costruttivi )) chiamiamo a LAVORARE quanti in Ita­
lia - e sono legione - hanno tratto dai
propri studi, dalle proprie fatiche, dalle
proprie conquiste, le algebriche deduzio•
ni da noi esposte.
Le I. I. I.

.

.

Nei pross11n1 nutneri pubblichereino
i l tnateriale fotografico inviatoci
a tutto il
Diceinbre dei seguenti:

INDUSTRIE DEI TRA SPO RTI
Officine di Finalmarina per costruzioni Fenoviari - Offi in elettro-ferroviarie - Milano - Soc.
Anonima ing. PO!!Ui1io e C. per costruzioni a reo n ulich - T rino - La Transatlantica italiana Genova - Lloyd italiano - Genova - Soc. An.
vigli p r r ccordi e trasporti fluviali - Milano.

INDUSTRI E MECC A N ICHE
Fonderia milanese di acciaio - già Miani e Silv tri - Mil n - Offidne Stiegler - Milano - Co­
i tà AutomobiJi SPiA - Torino struzioni meccaniche Riva - E. L. Antoniazzi - T rin
.Ili Bonaildi - Crema - Officine Du­
La « Moto-Aratrice l> Pavesi e Tolotti - Milano . Vili
dolfo Spasciani - Bresda - lng.
bosch - Torino - Carrozzeria Diatto, Gar vini
il no - Acciaierie Danieli e C. G. Fachini e C. - Milano - Soc. An. Cali! o
Milano - Società italiana cc Ferrotaie » - Mii no.

CH I MI C HE

I N D US T R I E

lv
C. (colori e vernici) - Ce­
il no - So ietà F.lii Galtarossa M. Cappelli (lastre fotogra­
zional Prodotti Chimici -

Società generale per l'industria d Ila m gn i
nova - Società Nazionale prodotti himi i
m
(Stabilimenti per la faibbricazion d I
,rburo di
fiche) - Milano - Soc. Italiana l tlr
Milano.

INDUST RI E ELETTRICHE
Soc. elettro-tecnica Lombarda - Milano - R. R d

IND US T R I E

u s

1 lirica

gas) - Milano

ESTRA TTIVE

Ditta G. Luisi e C. (Marrmi) - Pietrasanta.

I N D

hi p r lu

Ili (

TR I E

T E

Ditta Giovanni Rossi - Milano - Sete cucirine
Milano
it
ficio Meccan�co G. Pezzullo - Frattamaggiore - Lanificio Pi tro
zotto - Maglie dJ sopra - Vicenza.

s s
zzol

rr ri

I L I

- Mi1 no - Canapihio - Lanificio Mar-

INDUSTRIE MANIFATTURIERE
Fabbrica biancheria F.lli Coen - Pescara - Fra telli Andr i ( pp lii di
{Firenze) - G. Lentati e fratello (biancheria) - Milano - Ri h rd-Gin
- I. Lemoigne. industria dello sughero - Mila no - Luigi
lano - Bottonificio A. F acheris e Figli - Bergamo - Soc.
F.lli Azzi (Laterizi) - Pinerolo Po.

li - Lastra e Signa
. - Docoia (Firenze)
trait
specchi) - Mihina - Milano -

IND US T R I E A LIMENTARI
Società <t Cervisia » fabbrica di birra - Genova - Birra P roni - R m
vio Lisetto - Noale (Venezia) - Società del surrogato di aff' ci: Italia

onigli ra razionale Sil­
- Milano.

INDUSTRIE POLIGRAF ICHE
I N D

La Sten - Torino - Stabilimento grafico G. Mo diano e C. - Mil no - Arti Grafiche Alterocca Terni - Arti grafiche <t La Sociale» - Ostiglia - G. B. Lamponi
. - Milano.

u s

T R I E

V A RI E

Stabilimento di articoli per bacolog,ia del cav. Pe ride Sacchi - r mona - A. Pietro Janetti (cotruzione apparecchi chirurgici) - Torino - G. Conti (macchinario sp ci le per maglierira) - Mi­
lano - Luigi Capazzuoli (fabbrica di scogli, grotte, acquari aJ:1tificiali)
iena - La Fibra vulca­
nizzata - Monza - Unione Sorrentina lavorazione arti ti a d 1 legno - Sorr nto - L. Vender e
C. (cementi) - Milano.

Mario Missiroli

UNA VISITA AD
AUGUSTO RIGHI
Un nostro egregio colla.bora.tore s1 e reca.to a.
visita.re per le I. I. i. l'illustre scienzia.to Augusto
Righi le cui scoperte permisero a.l genio di Gu­
glielmo Ma.rconi di crea.re una. delle più gra.ndi
industrie : la. telegra.fia. senza. fili.
vvicinando Augusto Righi si ha veramente

ha potuto concepire, in uno sforzo prodigioso di

fimpressione di trovarsi davanti ad un grande.

sintesi, l'immaterialità della

P

he volte ho avuto la sensazione della supe­

do ad energia tutta la solidità che ci circonda,

ri rità come quando ho avuto l'onore di essere

quasi per celebrare l'assoluta libertà dello spi­

vuto dall'illustre scienziato e di intrattener­

rito,

materia, riducen­

ridivenuto signore del tutto;

quest'uomo

on lui in cortese colloquio.

forte, alto, dallo sguardo maschio, dall'accento

i Augusto Righi si può dire con verità ciò

così bonariamente bolognese, che ascolta con in­

per abitudine si dice di tutti gli uomini che

dulgenza i visitatori più modesti, ai quali prodi­

entino qualche superiorità: che accoppia, cioè,

ga con liberalità di gran signore le più alte solu­

ienza e la modestia, la genialità di colui

zioni della scienza, sapendo vincere tutte le o­

rapì qualche segreto alla natura e la bontà,

scurità che si addensano nella mente dei pro­

I' t f bilità più squisita dei modi. Nessuna posa,

fani curiosi; questo geniale rappresentante del­

11

la scienza italiana, che ha scritto più di mille

una iattanza, nessun orgoglio: ma una sere­

n; 't di carattere che subito conquista, una chia-

memorie, ciascuna delle quali è un contributo

1

di idee, una pacatezza di espressione, una

nuovo di sapere e di luce, non ha mai ambito e

n peranza di giudizio, che ispirano simpatia e

cercato onori. Egli trascorre la sua vita intensa

•z

ed operosa, simile a quei benedettini che salva­

p tto.
ente subito la profonda verità di quella

rono il sapere classico nel medioevo, non per­

ima antica, secondo la quale scienza e mo­

dendo un'ora, sotto un'apparenza eguale e mono­

• .lit'

sono una stessa cosa. E, veramente, Au­

tona, provando e riprovando un medesimo espe­

Righi, prima di essere un grande scienzia­

rimento, costringendo nel linguaggio della ma­

una vera, un'alta personalità morale. La

tematica una lunga, elaborata speculazione me•

nz , per lui, non è una professione: è un sa­

talisica.

I zio. La sua vita può essere paragonata a
fil Il

di un asceta, tanto è lontana dai rumori

,I I
ndo, schiva delle miserie che avvelenano
I I i tenza nostra. Egli passa dieci ore al giorno
I 1

ratorio e dal laboratorio esce solo per

1 I I' tr

in casa, dove l'accoglie la più pura, la

Non vi pare interessante conoscere il pensie­
ro di questo scienziato eminente intorno alle re­
lazioni che corrono fra la scienza e la guerra?

LA SCIENZA E LA GUERRA.
Capitato

rena delle famiglie.
11

per caso.

all'Istituto

di

Fisica,

il

t'uomo insigne, che da quarant'anni scru-

fabbricato che sorge in via Irnerio, il quartiere

1 1 I , n tura, della quale ascolta con vigile men­

universitario, ebbi la ventura di intrattenermi a

I

il

ritmo misterioso e profondo, aprendo, di lungo con lui e di discorrere anche della guer­

I m I t> in tanto, qualche spiraglio di luce e di ve­

ra. Il suo pensiero circa le principali relazioni e­

, ; I 1, fin

sistenti fra la scienza e la guerra è molto chia­

a concepire la natura essenziale della

111 ti ri ; questo poeta (e, in realtà, la scienza, ro:
- Tutti sanno (mi dichiarò il professore)
11 llt• ipotesi supreme, vola come la poesia) che

- 19

h

LE I. I. I.
i progressi scientifici moderni, e

segnatamente

fesa e di distruzione. Ciò pm spiccatamente è

quelli tanto meravigliosi e rapidi compiuti dalle

accaduto in Germania, indubbiamente perchè co·

scienze sperimentali, e in particolare dalla hai•

là i cultori delle scienze sono relativamente più

ca e dalla chimica, hanno avuto ed hanno tutta-

numerosi, e più che altrove tenuti in altissima

via una considerevole inB.uenza sui metodi di
guerra. E ciò è cosa naturale, perchè ad ogni sco�

considerazione, anche dallo stesso governo, sem.,
pre larghissim per essi di mezzi di studio e di

perta di qualche importanza seguono sempre in-

adeguati comp nsi. Per converso è da ritenersi

numerevoli tentativi aventi come scopo il rica-

che la grande guerra attuale, sull'esito della qu:-1-

var::'le qualche applicazione, che risulti utile al-

le non pu' ormai essere dubbio, abbia ad eser-

IL PROF. RIGHI ME TRE ESEGUE
E LA SCUOLA U 'ESPERfE
DELL' A A LOGIA FRA SCARICHE ELETTRICHE
la

generalità,

oppure vantaggiosa soltanto per

citare sulla scienza un influ so grandemente be�

chi la trova o pei -fini s:_Jeciali per cui fu ricerca­

nehco, non sol

ta; e questi hni possono essere tutt'altro che u­

te raggiunta.

ora, ma an he a pace felicemen­

lnfatti, le nazioni, p r

tili al consorzio umano.

TRAT!VA

ui fu comodo finora

Ed appunto è accaduto che, mentre sono an­ l'importare macchine, trumenti o prodotti indi­
ntinuamente moltiplicandosi le cognizio� spensabili, saranno indotte a compiere ogni mag­
date
ni tecni hc e perfezionandosi le più utili indu­ gior sforzo per sviluppare la propria produzione.
strie, e mentre si è a cresciuta l'efficacia dei Orbene, quando ac adrà che i cultori della scien­
mezzi di difesa della vita umana contro ogni za pura siano spesso chiamati a contribuire aila
specie di attacchi, sono in pari tempo divenuti soluzione di problemi tecnici o industriali, anche
più possenti e inumani i mezzi guerreschi di of-

la scienza ne sarà avvantaggiata, perchè il più

- 20 -

-------===--====---- ___ ---

AUGUSTO RJGHJ

UNA VISITA AD AUGUSTO RIGHI

I.E I. I. I.
delle volte i tentativi e gli studi istituiti a sco­

liana, del resto già promettentissima, nel cam­

po pratico porgono occasione a ricerche e sco­

po dei macchinari elettrici ed in quello degli

perte aventi interesse scientihco.

strumenti

di

precisione

e

d'uso

strettamente

questo affiata­

scientihco. Si farebbe infatti un passo falso se

mento fra la scienza e il mondo dell'industria e

si esagerasse, come pare si tenda oggi a fare,

della pratica?

nel favorire tutto ciò che promette immediata

-

Bisognerà

quindi favorire

- Naturalmente. E in primo luogo bisognerà utilità prati a,
quale è e

che è suo dovere aggiungere al proprio lavoro

progresso intellettuale e d'ogni maggior benes­

di ricerca un lavoro, forse meno gradito ma non

sere dell 'um nità.

meno

GLI STUDI SCIENTIFICI IN ITALIA.

importante,

di

divulgazione

scientihca,

mercè conferenze o pubblicazioni, se non pro­
priamente 'popolari. almeno di tale indole, che
valga ad interessare ad esse le persone non pr�

- Si

arà

scapito della Scienza pura, la

che ogni cultore della scienza pura si persuada

empre la sorgente prima di ogni

for e trascurate le Scienze pure m

n

Italia 7
nz.1 m Italia il governo non fu

ve di qualche coltura. Ma in secondo luogo biso­

tori scientiiici, e per quan­

gnerà rendere possibile con opportuni provvedi­

riconoscere

menti una attiva collaborazione dei Laboratori
scientiiici nello studio delle innovazioni e dei

nde arricchire il mio Isti­

perfezionamenti tecnici ed industriali. In Italia

ti per le ricerche

e presso altre nazioni ci si sta seriamente pen­

fatto di dotazio­

sando.

olto al di sotto

L'ESEMPIO DELL'INGHILTERRA.

i sono conside­
parlato dell'In­

r

- In Inghilterra, ad esempio.
- Precisamente. Deve sapere che non è

che raramente

sussidi, però generalmente

olo

hi

da pochi mesi che là si lavora per quello scopo;

dando

ma dall'anno scorso v'è stato un improvviso ri­

non è

suo governo,
mento, ha or
rra, sentito il
te le dotazio­

sveglio, che molti attribuiscono all'eco che ebbe bisogn
un discorso del Ramsay, l'illustre scopritore dei

ni assegn

gas rari dell'atmosfera. Quel discorso fu pronun­

niversità.

ciato il primo luglio del 1915 nella nona riunio­

ntali delle U-

e

- Avrebbe

ne annua della Brit1°sh Sc1·ence Guild, associazio­

torno alle questioni

ne sorta una decina di anni fa collo scopo preci­

una delle ultime

n Senato in
vane co-

so di promuovere più intimi contatti fra Scienza

- Veramente

ed Industria, Istruzione e Politica. Le discussio­

se, per esempio d

iose esigen­

ni sollevate da quel discorso furono vivissime, ze burocratiche d

necessità di

tors'anche perchè sir Ramsay osò deplorare l'ab­ incoraggiare

e d'età dei

erte

bondanza di avvocati e l'assenza di uomini di professori...
- Di questo m'inter
scienza fra i governanti del suo paese.
- Non era mia int nzi

La decima riunione della Sc1·ence GU1'ld ebbe
luogo lo scorso maggio, e dai resoconti, che eb­

delicatissima questione, m

he un ltr
bi occasione di leggere, si desume che sono già circostanza
chi istanti prima di

all'opera numerosi comitati, aventi scopi ben de­

r i particolarmente.
tr ttare di questa
v1 fui indotto dalla
n t re, che parlò pomi e sul tappeto. Si

hniti, ma tutti colla mira principale di dar vita tratta della abolizion , de id rata da qualcuno,
o maggior vigore a quelle industrie, per le qua­

dell'articolo 123 della le ge della istruzione su-

li anche l'Inghilterra è tributaria di altri paesi. penore.

-?

Fra altro•si è pensato alla fondazione di un Isti­

- È un articolo transitorio, in virtù del qua•

tuto di Ott1°ca tecnica. Nella patria di Campani,

.di Amici, di Porro, ecc., le cui invenzioni nel le i professori, che

ià avevano il grado di or­

campo degli strumenti ottici vennero sfruttate dinario all'attuazione della legge Rava del 19
( valga ad esempio il cannocchiale a

luglio 1909, possono restare al loro posto anche

prisma oggi tanto diffuso) sarebbe doveroso fa­

dopo compiuto il 75.o anno di età, se il Consi­

all'estero

re altrettanto. Nè meno vantaggioso riescirebbe

glio Superiore della P. I. li giudica degni del­

Tincoraggiare ed intensificare la produzione ita-

l'applicazione dell'articolo 24. Questo poi non· è

- 22

UNA VISITA AD AUGUSTO RIGHI
llro che l'antico articolo 69 della legge Casati,
m

ui si parla delle persone degne di essere chia­
te ad una cattedra, senza concorso. E sicco­
il tacere poteva essere interpretato come ap­

giustizia. Infatti, un professore di Storia oppure
di Calcolo, quello di Greco come quello di Dirit­
to Romano, anche se collocati a riposo possono,
se lo desiderano, e se sono ancora in grado di

vazione o almeno come indifferenza da par­

farlo, continuare i propri studi, facendo così e­

Vorrebbe accennarmele?
A prima vista quella abolizione può sem•

mica o di Fisica o di Istologia ecc., viene col col­

l • mia, così credetti di dovere subito dichiarare ventualmente progredire la scienza a maggior
gloria della patria. Invece, il professore di Chi­
mio diverso parere esponendone le ragioni.

a

locamento a riposo da un giorno all'altro crudel-

AUGUSTO RIGHI IN LABORATORIO
l,r

e una misura giusta ed una uniformità di mente condannato ad una forzata impotenza
tamento. Ma questo è uno dei tanti errori scientifica, quand'anche le sue condizioni fisiche
•11i conduce una incompleta conoscenza di quel- e intellettuali siano tali da permettergli di colti­
1' nte multiforme che dicesi Università, che non vare ancora con frutto la scienza. Al matemati­
t ,·

mpre arriva a conoscere in ogni intimo detta­

co o al letterato bastano carta e libri per conti­
( e in particolare poi in quanto si riferisce nuare i suoi studi; ma al hsico o al chimico è in­
v ri Istituti sperimentali, fra i quali non se dispensabile il rispettivo laboratorio. Si tratta

trovano forse due che non abbiano esigenze dunque di un crudele trattamento, specialmente
rse) anche chi abbia a lungo frequentata poi se, come quasi sempre avviene, quel labo­
l'università per acquistarvi un grado accademico. ratorio rappresenta il risultato di una indefessa
L realtà è questa, che sotto l'apparente unifor­ opera personale del suo direttore.
mit

di trattamento si nasconde una grande in-

- 23

Conclusi il breve discorso raccomandando che�

LE I. I. /.
se l'abolizione in discorso dovesse essere messa

in

discussione, si pensi prima di tutto ad oppor­

ricalo, che ad ogni costo bisognerebbe scongiu­

rare. Per un complesso di avverse circostanze�

tuni temperamenti, che tolgano di mezzo il gra­ aventi carattere permanente, che non potrei spie­
vissimo

inconveniente.

Ma

fermamente

credo

che• assai meglio sarebbe fare come in altri pae­

si, in

garle in poche parole, da qualche anno a questa

parte

cui al vecchio ma ancor scientificamente ra)

(e quindi indipendentemente dalla guer­

diviene di

più

in

più

difficile

il

trovare

attivo professore è conservata la direzione del giovani che sappiano e vogliano assumere la ca­

rispettivo Istituto, e si affida ad un giovane pro­

rica di a

ne si sappia che, contrariamente all'opinione di

sti nostri utili

fessore straordinario l'insegnamento orale. È be­
quelli che non sanno rendersi conto delle gran­

di differenze esistenti fra le varie discipline, le

te un gi

lezioni dalla cattedra non c0stituiscono affatto

il

· sten te per certe cattedre, quelle di

fisica in ispe ie,

icchè spesso ci mancano que­

ooperatori. E siccome difficilmen­

ne pu'

un1 er 1

ria, senza avere modo di occu­

ri mente per qualche anno (sia pure col

più importante compito per un professore uni­

versitario di una scienza sperimentale.

tip ndi

di assistente) in un grande la­

la1niver itario,

UN GRAVE PERICOLO.

nnmcnte copra la cattedra uni­

- Ella ha accennato, mi pare, anche ad altri

fr

quazione ( anche questa dissimulata da un 'appa­

per la quale,

mentre le dotazioni annue assegnate agli Isti­

tuti sperimentali Gono press'a poco uguali per
le varie università, quelli esistenti nell'alta Ita­

lia devono devolvere buona parte delle dotazio­

ni stesse all'acquisto del combustibile necessa­

rio pel riscaldamento dei loro vasti e numerosi

locali; con che naturalmente i mezzi indispensa­

bili per far fronte ai consumi ed agli acquisti di

materiali, strumenti e macchine divengono in­

sufficienti. Ricordo sempre con compiacenza che

quando per la prima volta in Senato richiamai

l'attenzione su queste deplorevoli anomalie, su­

bito dopo si alzò di scatto il venerando Finali

per

rotestare contro un tale stato di cose, del

quale si disse altamente sorpreso. Sono tornato

più tardi sullo stesso argomento, e sempre

il

�ti,.

n1stro riconobbe eh'io avevo perfettamente ra­
gione;

li

prima volta, l'ingiustificabile spere­

rente uniformità di trattamento)

ma l'invocato provvedimento si aspetta

ancora. Non so poi che cosa accadrà l'anno ven­

11

scientifico.

rabilc, si addiverrà ad un

er lei meno interessanti. Così lament i, e

la

altro un più che probabi­

, l li

- Trattai infatti anche di altre cose; ma f r·

non per

osì prima o poi indub­

rifì. herà una uguale difficoltà a

argomenti?
se

a cumulare i titoli necessari

onseguire mediante concorso la cat-

z1on

i endio agli assisten­

ibile quella collabora­

li

1

problemi t
poco f ,

1·1

1

decadenza.
Preso

Amaduzzi

ella vi i �

dei

il

quali

prevenire la temuta
r Ri hi, ho prohtta­

onged

u id to dal professor

to dell'occasi ne
informazioni

per chiedergÌi
e

sull 'I

sui

lavori

o cupandosi.

pr f.

prof. Amaduzzi,

allo studio dei

li, di cui le parlai

Il

ttedra di Fisica

h

, ed ha un inca­

nell'Istituto Tecni

llievo del Righi

rico universitari , fu
e lo supplisce sulla

li

altrove da altri dov n.

ndo e trattenuto

LE NUOVE RICERCHE DEL RIGHI.
ual he informazio•

Chiesto al pr f. A,

ne sugli studi dei q ali

1

to il prof. Righi, egli mi h
CO

si è occupa­

presso a po·

COSÌ:

- La maggior par e d Ile ricerche da lui com­

turo in alcune università dell'alta Italia, visto piute in questi ultimi nnni riduardano la moder•

che, in causa dell'altissimo prezzo del combu­
stibile, neppure l'intera dotazione per certi I­

na grande teoria el ttronica, che, nata e svilup·

stituti hasterebbe a provvedere alla spesa di ri­

per
pata soprattutt
William Crookes a

cendo, si andrebbe incontro alla impossibilità

soha naturale. Tale arg mento fu sempre il pre·

fondi a ciò necessari.

getto delle sue ricer :ie, sin da quando il Croo­

qualche cosa. ,._,i tratta di un grave e sicuro pe-

tali sulla così detta mater,"a rad1"ante. Infatti, pur

scaldamento, senza considerare poi che, così fa­

pera dei fisici inglesi da

J. J.

nuove basi i concetti

Thomson, ha messo su

fondamentali della Filo­

di fare funzionare l'Istituto per ma canza dei ferito dal Righi, giacche ad intervalli formò og­
Di un ultimo argomento posso, se vuole, dirle kes pubblicò le sue celebri ricerche sperimen­

- 24-

-------------------------- UNA VISITA AD AUGUSTO RIGHI
ndosi in quaranta e più anni d'instancabile cerche del Righi è il comportamento nuovo dei
ività scientihca occupato di mille altri argo-

joni e degli elettroni, allorchè essi sono esposti

nti. come per esempio dell'Ottica delle osc,l-

all'azione di potenti forze magnetiche. Nascono

i

ni elettriche, che ha condotto alle g'tandio- in tal caso nuovi ed interessantissimi fenomeni,
pplicazioni pratiche che •tutti conoscono, egli come per esempio quelli cui il Righi ha dato il
di

rotazioni jonomagnetiche

mpre intercalato a tali svariate ricerche al-

nome

ul soggetto favorito. In questi ultimi anni

assunti da corpi mobili posti entro un gas con­

;1 Rtghi è andato altresì occ�pandosi della gran-

tenente joni ed elettroni), e come tanti e tanti

ona della struttura della materia e degli

altri da lui de�critti. La grande importanza di

111

(movimenti

CHI CLASSICI AER LE ESPERIENZE SULLE O lDE ELETTRICHE IN FUNZIO E PER
DIMOSTRARE LE LEGGI DELLA RIFLESSIO E DEILLE ONDE
costituiscono, cioè j oni (atomi queste estesissime ricerche risiede in ciò, che
i neutri, ed elettroni.

essendosi con esse realizzati nuovi e spesso cu­

i tanto oggi si parla. perchè

riosi fenomeni, c

erevoli i fatti che dimostrano

veva fatto prevedere, ne risultava così una nu­

oni

la teoria elettronica gli a­

(atomi d'una incognita e

merosa serie di validissime conferme alla teo­

chiamata elettricità) gli e­

ria medesima. Da questo che le ho detto com­

di tutto ciò che esiste, e in
prima d'ogni fenomeno nel

prenderà

quale parte spetti al Righi nel rapido

e profondo rinnovamento realizzatosi in quella.
che a buon diritto è considerata come la regina

rma oggetto delle più recenti ri-

delle scienze sperimentali.

Mario Missiroli.

______ li __________

JH, Amministratore Delegato
dell' ISTITUTO EDITORIALE ITALIANO
MI L A N O
Desidero profittare della diffusione della vostra Rivista LE
INDUSTRIE ITALIANE ILLUSTRATE per una efficace
I lUbblicità alla mia Casa.
Vi prego perciò di mandarmi UNO dei vostri speciali
ARNETS per le inserzioni.
L'importo in L. 4 50 vi sarà pagato alle condizioni espres�
e , pag. 26 della Rivista (numero di Gennaio 1917).
Con osservanza
Firma _______________
t11nbro

Domicilio _____________

__ li

Amministratore Delegato

1 •

dell' ISTITUTO EDITORIALE ITALIANO
MI L A N O
Ho ricevuto il pnmo numero della vostra Rivista
I
t

1

INDUSTRIE ITALIANE ILLUSTRATE.
Vogliate annoverarmi fra gli abbonati della sontuosa
moderna Rivista. L'importo dell'abbonamento (L. 20)
arà spedito non appena avrò ricevuto il secondo numero.
Con osservanza
Firma_________, ______
Domicilio _____________

Francobollo
da

Spett. Soc. Anonima

lO centes .

. ISTITUTO EDITORIALE
I TALIANO

MILANO
Piazza Cavour, 5

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(Ha. libero corso come stampa)

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2 centes.

IScricrucro EDICFORIALE
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IL RECLUTAMENTO DELLA PUBBLICITÀ SU
"LE IND USTRIE ITALI ANE ILLUSTRATE,,
VIENE

FATTO

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PER LE INSERZIONI
1 - Allo scopo di disciplinare la pubblicità sul periodico "Le Industrie italiane illustrate ,,
in modo utile all'inserzionista, ono i tituiti speciali " Carnets ,, per le inserzioni.
2 - Ogni carnet dà diritto a uno spazio equivalente a 2 pagine intere del periodico, da
esaurirsi a piacimento in una o più volte, .a quarti di pagina, mezze pagine, ecc.
3 -

on sono acce_ttati ordini inferiori a un quarto di pagina.

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GRATUITO

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PAGINA

DELLA

ALL'ANNO

RIVISTA

Vaglia all'Istituto Editoriale Italiano - MILANO - Piazza Cavour, 5

MINISTERO DELL'ISTRUZIO E

IL MI ISTRO

A

pprendo col più vivo compiacimento
cbe, a cura di code to benemerito
ISTITUTO EDITORIALE IT A/
LIANO, s'inizierà quanto prima una grande
rivista mensile, italiana di sensi e di pro/
po iti, cbe si accinge ad un compito ele/
vato e proficuo, ad una funzione qua i to/
rica: quella di illu trare e di incoraggiare
le indu trie no trane ulla via del loro più
proficuo sviluppo.
All' iniziativa non può e non potrà
mancare il con entimento e l' atte a bene/
vola di quanti guardano col più vivo in/
tereffe al problema dell'industria nazionale,
cbe è problema di alta importanza per la
economia del paese; e bene ta, quindi,
cbe dfo I attraver o le libere di cu{Eoni di
cui può effere efficace campo l'ideata Rivi>
sta, ia avviato ver o la ua migliore solu/
z1one.
Con questo augurio, Le porgo di tinti
aluti e cordiali
23

Novembre

1916

F. RUFFINI

cA

mezzo dei giorna!t

11 �7 l..J�
roI....
· I t,eI..e UJe� Lfla

f
7
SeI..a - 11� SecoL o�

-Giornale d,Italia
- Il Messa�n::Jn·ero
- L'Idea Nazio

Popolo - Secolo
l
XIX _ Gtorna e
,,t,� V;"t,Ct,L,t,� a _ 11:�7 Re
U
l
S lo del Ca .. lt n o
I

I

abbiamo invitato tutti
gli Industriali d'Italia
(Società cA.nonime,
ecc. ecc.) a in?Jiarci
fotog r afi e dei loro
Stabilimenti (reparti
interni, ?Jedute gene
rati, p rodotti ecc.
utt

ant

::� ; ; :: ;o::
os
m
mentare l' importanza

a::�;:

�:!:o si;::::o
le fot o grafi co sarà
p u bblic at o

sulle

,,{du�e

Italiane Illustrate ,,
per �imosfr re qc:ale

grandwso svtluppo tndu
striale abbia raggiunto
in bre?Je tempo l'Italia.

Ahhona.mento
annuo • • Lire

ent't

TT
y

Vaglia alt Istituto Editoriale Italiano - MILANO - Piazza Cavour, 5

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = = = = = = = LE FERRIERE DI VOLTRI

I. VEDUTA CE ERALE DEGLI STABILIM E TI - 2. LA CENTRALE DI DARFO
E REPARTO BA DE

LE FERRIERE DI VOLTRI

-=-=--== -----------------------·

CE TRALE DI DARFO E CONDOTTA FORZATA

-------------

E TRAILE DI MAZZU

LE FERRIERE DI VOLTRI

O - 2. IMPIA TO DI MAZZUN O - CO DOTTA FORZATA

LE FERRIERE DI VOLTR!

-------- ----------------------

I. IMPIA TO IDRO-ELETTRICO DI DARFO - VASCA DI DECANT AZIO E
2. CENTRALE DI DARFO

----------------------=======

1-2. CE TRAILE DI MAZZUNNO

LE FERRIERE DI VOLTR!

LE FERRIERE DI VOLTRI

---------------

--------------------�-

1. TETTOIA SUI FO�I - 2. GALLERIA DEI TRASFORMATORI DEI FOR ·I

ra.ncesco Nitti

JI, Minisfro di A. I. e c.

er una vigorosa
ol1t 1ca industriale<
11

Dopo la. guerra. l'Italia. .sa.rà. l'unico pa.e.se d'Eu­
ropa. che a.vrà. disponibile una. gra.nde ma.no
d'opera. - Che ne fa.rà. 7
vidente che, quale che sia l'esito della
11 rr , e dovrà essere a noi favorevole, noi a­
mo alcuni anni di penose difficoltà.
, hi ogna fin d'ora prepararsi ad affrontarle.
, f rtuna la struttura demografica ed econo•,
J l nostro paese ci dà la fiducia che alla
delle armi dovrà seguire la più grande
ne economica; solo se noi sapremo uti­
nostre forze e impedire che si ricada
tn ti hi errori.
oro 1 guerra l'Italia si troverà ad essere
11•0 p ese di Europa che avrà disponibile
,. nde e vigorosa mano d'opera. L'Italia a­
l i11 uomini dopo la guerra che se non avesquesto paradosso demograhi Ilo l

1

nascite e morti oscilla in I­
rno a mezzo milione: così, data la scar­
t rritorio e lo stato delle industrie, l'I­
correggere con l'emigrazione l'ecces­
nascite. Vi è stato qualche anno in cui
milione di uomini ha lasciato il nostro
r ercare lavoro fuori d'Italia: la gran""""'"'' p rte ritorna in Italia; ma un g'ran nu­
� loro che vanno in America non tornaI 111. L'emigrazione transoceanica raggiunse
I I H.l l' norme cifn di 444.780 persone. Ma
I I I
ese a 162.492, nel 1915 precipitò a
1916 è scarsissima. Tenendo conto
tto della guerra oltre 600 mila itai J nti all'estero sono rientrati in Italia
un milione non ne saranno u­
il decimo della popolazione che è
rmi sarà restituito alla vita del lavolume « La guerra e la pace », edi­
a, Bari, ,f,er gentile consenso delJ'A.

voro, noi avremo un'enorme eccedenza di mano
d'opera.
L'Italia non ha avuto mai una produzione in­
dustriale pari a quella che ha ora; e, nonostante
qualche de:6.cienza, i lavori agrari procedono qua­
si normalmente. Come impiegheremo le energie
che saranno disponibili? Bisogna organizzarsi in
guisa da lasciare libero campo all'emigrazione;
ma nello stesso tempo da sostituire nella più
larga misura possibile la esportazione dei pro­
dotti alla esportazione degli uomini.
L'Italia si troverà ad essere il solo mercato
di mano d'opera che l'Europa avrà disponibile.
Quando si pensi che la Francia, per effetto del­
la de:6.cienza di nascite, avea prima della guer­
ra un de:6.cit di assai più di un milione di uo­
mini, di cui la metà erano italiani, trecentomi­
la belgi e centomila tedeschi, si può immagi­
nare senza difficoltà come dopo la guerra la
Francia avrà una de:6.cienza di alcuni milioni di
uomini, necessari non solo alle sue industrie,
ma alla ricostituzione dei territori occupati dai
tedeschi. La Germania era diventata paese di
immigrazione di lavoro. Il Belgio non sarà in
condizione di fornire mano d'opera. Ora dopo
la guerra le condizioni del lavoro in Europa sa­
ranno necessariamente assai alte: per il bisogno
di ricchezza e di vita che segue sempre le gran­
di guerre sarà dovunque un risveglio di lavoro
e di opere. La mano d'opera italiana sarà ricer­
cata dovunque e dovunque desiderata come la
sola che possa riparare alle inevitabili de:6.cien­
ze. E però bisogna predisporre :6.n da ora che
non sia sfruttata e che possa da questa sua si­
tuazione ricavare i maggiori possibili guadagni.
Ma lo sforzo cui dobbiamo tendere è quello
di sviluppare le industrie all'interno e di pen -

-35-

I.E I. I. I.
trare, nella più larga misura, nel mercato degli
Stati che ora fanno parte dell'Intesa. Il com­
mercio ha le sue leggi e senza dubbio il criterio
della convenienza regola e regolerà i rapporti
di scambio. Ma al disopra delle leggi commer­
ciali vi è il sentimento � vi è il rancore. Per
molti anni ogni rapporto economico fra la Ger­
mania, l'Inghilterra, il Belgio e la Francia sarà
estremamente difficile. Chi ricorda ciò che av­
venne dopo il 1870 in Francia, non ostante il
trattato di Francoforte, e non ostante che la
guerra fosse stata in paragone della attuale as­
sai meno importante e assai meno gravida di
odii, si spiega facilmente ciò che dovrà accade­
re. I rapporti fra i paesi ora belligeranti non po­
tranno essere ripresi rapidamente, per la im­
mensità dei danni e delle morti che lascerà die­
tro di sè la immensità del rancore. L'Inghilter­
ra sopra tutto è paese tenace nei suoi propositi,
nelle sue passioni; il tempo cancella tutto, ma
occorrerà molto tempo perchè tanto -fiume di
sangue sia dimenticato.
essuna convenienza
economica potrà mutare per lungo tempo questo
stato d'animo, perchè l'interesse economico non
può sovrapporsi alle leggi dell'anima. La grande
esportazione della Germania si dirigeva sopra­
tutto nei paesi con cui ora combatte. Il suo più
grande cliente era l'Inghilterra, e la metà al­
meno dei suoi prodotti andavano nei paesi ora
nem1c1.
Nell'anno che precedette la guerra, nel 1913,
sopra dieci miliardi di marchi di merci espor­
tate, ne mandò 1438 in Inghilterra, 880 in Rus­
sia, 790 in Francia, 551 in Belgio, 140 in Roma­
nia, 52 in Portogallo, 156 nelle Indie inglesi, 393
in Italia, 122 in Giappone, ecc.
Ciò che caratterizza la esportazione germa­
nica è che essa è la più redditizia, in quanto si
compone per oltre tre quinti di prodotti -finiti,
per circa un quinto di prodotti lavorati e solo del
15 per cento di materie gregge per usi indu­
striali.
Ora l'Italia sui mercati dei paesi con cui ora
combatte dovrà avere per molti anni una condi­
zione di vero privilegio. Se saprà organizzarsi,
ora che non dovrà sopportare la pressione del­
la Germania, che con l'abuso dei sindacati e del
dumping frenava ogni nostro desiderio di espan­
sione, potrà procedere alla conquista dei nuovi
mercati con animo sicuro.
Le nazioni che fanno parte dell'Intesa devono
preliminarmente risolvere il problema di toglie­
re le barriere che chiudono !"accesso ai rispetti­
vi mercati. Senza forse arrivare a stabilire una

completa unione doganale. il miglior modo di
risolvere il problema del dopo guerra è togliere
le barriere attuali. Sarebbe troppo ingenua illu­
sione credere che non vi sia che da attendere
la clientela della Germania. Questa illusione
ottimista, questa sperai'lza da oziosi non sono
la realtà. La Germania non può perdere di un
tratto i benehcii della sua preparazione tecnica,
nè i meriti della sua organizzazione, nè l'aspro
desiderio della resurrezione economica.
Bisogna quindi essere preparati alla lotta.
Per avere dei prodotti bisogna avere dei pro­
duttori: per avere un grande commercio biso­
gna organizzare le grandi imprese; per sostene­
re la concorrenza all'estero bisogna avere la so­
lidarietà e l'unione, come base di tutte le inizia­
tive. Bisogna, dunque, sopra tutto prepararsi con
la unione ai nuovi cimenti.
Qual he unione di produttori ha fatto già al­
cuni tentati i lodevoli: ma son poca cosa. Le no­
stre prin ipali industrie, smettendo antiche com­
petizioni, devono -fin da ora associare i loro
sforzi a preparare per il dopo guerra quella che
deve essere l'opera comune.
oi desideriamo
che le associazioni industriali stabiliscano fon da
ora i loro piani; s'intendano hn da ora sulle co­
muni imprese e hn da ora stabiliscano dei fon­
di o assumano impegni per vantaggiarsi dell'a­
pertura dei mercati che seguirà b hne della
guerra. Gli Stati Uniti di America prohttano del­
la situazione presente per organizzare il loro
grande commercio di esportazione; la Germa­
nia, pur nelle difficoltà del momento, organizza
la resistenza commerciale per il dopo guerra; in
Inghilterra si preparano vaste opere di penetra­
zione commerciale, con grandi uffici di informa­
zioni all'estero affidati a specialisti.
Che cosa fanno le nostre organizzazioni? Gli
industriali, che hanno così largamente guada­
gnato, che cosa preparano e a quale opera atten­
dono?
Non so quale compito maggiore possa propor­
si una federazione delle società per azioni. Può
lo Stato integrare la loro opera, ma è dagli in­
dustriali e dalle società commerciali che devo·
no venire i mezzi e le iniziative.
Bisogna persuadersi che al periodo attuale di
-fittizia prosperità, basata in gran parte sui de­
biti, dovrà succedere una crisi di depressione,
sul genere di quella avvenuta in Inghilterra do­
po il 1815, cioè dopo la guerra napoleonica. Se
dopo le energie economiche si risveglieranno e
la ricchezza progredirà rapidamente, non si po·
trà mai evitare una fase di difficoltà.

- 36 -

- - - - - - - - - - - - - - - - - - PER U A VIGOROSA POLITICA I DUSTRIALE
Più avremo nel periodo attuale limitato il con11mo, più avremo aumentata la produzione, più
•1 aremo organizzati per la esportazione e me­
n risentiremo la crisi inevitabile.
però tutte le misure limitative, tutte le ri1l11zioni dei consumi sono necessarie, sono fatti
I nehci e provvidi; lo stesso aumento dei prez­
i, per quanto penoso, se limita alcuni consumi,
un necessario dolore.

L'Italia deve sopra tutto organizzare la pro­
luzi ne; vi sono tante energie disperse, tante
li ordi voci, tante inutili competizioni: se un
offi di vita nazionale passerà sopra di esse, si
I t rminerà una forza viva e potente che sarà
di sviluppo e di ricchezza.
noi ritroveremo la Germania a lottare
più asprezza e più concordia di intenti sui
r ti neutri, sopra tutto in America e in A­
i : ma anche in quelle terre lontane la opinione
I 11h li a è a noi favorevole e l'asprezza della
a non nuocerà, in quanto sarà nuovo sti­
d� trasformazione.
I,• mobilitazione industriale che è stata fatta
{
h,r mte la iuerra,
pur con le sue delicienze, po­
ere utilizzata ed essere di g'ran..!e vantagperò la nostra politica economica, sopra
11111, in materia di costruzioni, dovrà subire una
I" 11 mda mutazione. Non sarà possibile allo Sta111 pr vvedere direttamente a tutto; e nè meno
i(liare larg'amente. Bisognerà contare molto
private iniziative e stimolarle e sopra tuti11t rle.
I op la guerra le imposte dovranno essere
ntate inevitabilmente e non sarà facile far
al credito; occorrerà contare sulle ini­
individuali ed eccitarle nella più larga
possibile. Sarà necessario salvare con la
tutte le imprese che hanno forze vitali e
p dir ogni inutile lotta che aumenti le di'" di
turbi il credito con crisi non necessa1 , ·h
i risolvono in danno di tutti.
ho scritto ripetutamente da molto tem­
ispensabile provvedere alla materia del
on vi sono in Italia g'randi banche stra­
in tutte le banche maggiori vi sono
11 11r nz , spesso combattive e compatte, di
11i1 di tranieri. Ora io ritengo necessario che
I 1n ·h le quali accettano depositi e per ciò

stesso dispongono Jel nsparm10 nazionale, non
possano essere amministrate e dirette se non
da cittadini italiani nati in Italia non mai da
stranieri, a qualunque nazionalità appartengano.
So che questa disposizione alcuni ritengono inef­
ficace, altri dannosa; ma niuno può in buona
fede negarne l'utilità. Le banche, prima o dopo,
hniscono con avere un'azione su tutta la vita del
paese: è strano che minoranze di stranieri, solo
perchè rappresentano gruppi omogenei e com­
patti, possano disporre di depositi spesso molte
volte superiori al capitale e alle riserve. Non bi­
sogna esitare dinanzi a questa riforma, quali che
siano le difficoltà. Tutte le riforme legislative
non sono in sè stesse buone o cattive, ma van­
no sempre riferite a momenti storici e a condi­
zioni determinate. Come ho già scritto, nessuno
straniero, quali che siano i suoi sentimenti, de­
ve avere nella nostra finanza, nelle nostre ban­
che e quindi nei nostri atteggiamenti un'azione
dominante. È utile che vengano banche stranie­
re in Italia, ma a condizione che serbino mani­
festamente il loro carattere.
Viceversa noi dobb{:imo fare al capitale stra­
niero che venga ad investirsi nelle industrie, so­
pra tutto al capitale americano ( che non ha nè
può avere mai carattere di penetrazione e aspi­
razioni politiche), la più larga accoglienza, per­
chè diventerà una forza viva e una ragione di
sviluppo.
E dovendo contare sull'opera del capitale stra­
niero e su tutti i rivoli del risparmio nazionale,
ritengo inutile e dannoso il proposito di abolire
i titoli al portatore e di imporre la nominatività.
Se le banche saranno interamente italiane, ne­
gli uomini, nella condotta, nei lini, ogni altro
provvedimento limitativo è insieme dannoso e
superfluo.
La nostra politica idraulica deve essere piu
risoluta e più audace, basarsi sulle grandi con­
cess10n1 e sulle vaste opere, sistemare in una
serie di province idrauliche tutti i t.:-sori di ac­
qua di cui disponiamo. E alla nazionalizzazione,
antico nostro ideale e antico nostro proposito,
si deve tendere abbandonando la politica finora
seguita, facilitando le opere, diminuendo i cano­
ni, ma facendo concessioni relativamente brevi,
di non oltre quaranta anni, in guisa che alla fi­
ne di questo periodo la enorme ricchezza che si
sarà formata diventi comune e indivisa e costi­
tuisca la base del patrimonio nazionale.
FRANCESCO

NITTI

già Ministro di A, I, e C.

LE INDUSTRIE, INTESE IN SENSO GENERALE,
SONO RA.PPRESENTATE E PROIETTATE
NEGLI
IN
IN
IN

STATI UNITI DA 12 PERIODICI
INGHILTERRA DA 6
"
FRANCIA
DA 2
"
GERMANIA
DA 20
"

LE
INDUSTRIE
ITALIANE IL
LUSTRATE
IN

ITALI A

DA

ABBONAMENTO ANNUO: IN ITALIA E COLONIE .. .. .. .. LIRE 20
ESTERO .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. LIRE 2 5
Cartolina vaglia alt Istituto Editoriale Italiano

- MILANO, Fiazza Cavour, 5

rso lo redenzione
lle Industrie Italiane
Le energie sonnecchianti ,, Affiniamo la nos:tra
perizia produttiva - Per un onesto e sano na­
zionalismo industriale .. Attenti alla Spagna ! La .suprema .salvezza.
t interpretazione tendenziosa segui­
r • l'economia politica come la scien­
nazione e dell'inazione, la nozio­
n delle sue leggi apprende invece a
l
promuovere quei nobili sforzi di e­
I n intesa, che tendono a suscitare
n zione le energie sonnecchianti ed
pace a cimentarsi vittoriosamente
p1u necessarie.

111

"" 1

può disconoscere i gravissimi
e ad una nazione la sua dipen­
e dallo straniero. Che siffatti
o in tempo di g·uerra una parti­
quanto riesce facile intuire. Po­
enova, il direttore di una Com­
te deplorava di non poter rap­
odo più decoroso l'apoteosi hna­
cavano gli ingredienti necessasfolgorio scenico, fin allora for­
tedesca. E fin qui, direte voi,
on è piccolo male, se frattanto,
otivo, i nostri medici si trovano
alicilici ed i chirurghi dei guan­
ssari a compire in modo al tut­
operaz1on1.
nza industriale dall'estero ha
pari, benchè meno dannosanegli stessi giorni della pace.
uò vendere agli altri i suoi pro­
e tanto più elevato, od acqui­
teri ad un valore tanto più bas­
è la sua richiesta di prodotti
la domanda estera de• suoi
1 I' 1t i, i uali eccellono nella produzione
1 r - numero di merci, si trovano appun-to
,md; i ne privilegiata di ottenere a basso
1 I" o I ti esteri e di vendere i propri ad

un valore elevato; mentre invece 1 paesi incapa­
ci a fornire all'estero larga copia di merci, e co­
stretti di rimando a richiederne assai, veggono
immediatamente le proprie esportazioni sover­
chiate dalle importazioni, creata la necessità di
una esportazione di moneta che scompiglia la lo­
ro circolazione e rattrappisce la loro industria,
e son costretti per ultimo ad offrire i loro pro­
dotti all'estero ad un valore scemato e ad acqui­
stare ad un valore esasperato i prodotti stranie­
ri. Di qui la urgente necessità di affinare la no­
stra perizia produttiva, di rendere più squisito
il nostro macchinario, di migliorare le nostre
maestranze, di rinnovare insomma le nostre e­
nergie tecniche e fattrici, così da renderci indi­
pendenti dall'estero rispetto ad una larga zona di
prodotti, anzi da farei fornitori al mondo noi
stessi di una vasta serie di mercanzie. Ed a que­
sto sano, -fisiologico, onesto nazionalismo indu­
striale, preparatore all'Italia di più eccelsi desti­
ni, noi consacriamo e consacreremo senza tregua
i nostri fervidi sforzi.
Ma la redenzione industriale non può ottener­
si, se non a patto di riformare noi stessi, di mi­
gliorare e perfezionare il nostro ingranaggio tec•
nico; ed è vana illusione credere che si possa
raggiungerla coi metodi estrinseci e nefasti delle
vincolazioni e dei monopoli. Della cui fondamen­
tale impotenza porge più nitida prova un fatto,
che va compiendosi di questi giorni.
Oggi, mentre gli stati belligeranti vanno me•
ditando raffinati disegni all'intento di chiudersi
reciprocamente i mercati, tutte le nazioni della
Intesa sono invase da commessi viaggiatori spa­
gnuoli, o da circolari di negozianti e produttori
della Spagna, offerenti nuovi prodotti e proponen­
ti nuovi negozi. Che è ciò? Forse il primo annun­
zio di quella His{,ania redem{,ta che Gioacchino

-39-

L.E I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = == = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =
Costa.

l'incomparabile

presidente

della

Came­

Molti anni or sono. un primo ministro rume­

ra di Commercio di Madrid. preconizzava ne' suoi no, uscendo sull'albeggiare, assieme a parecchi
mirabili discorsi? Punto. punto. È la merce ger­

amici, da una casa di stravizio, vide in uno squal­

manica, la quale, vedendosi preclusi i mercatÌ lido tugurio un artiere ebreo, già chino con assi­
della Quadruplice dalle meditate rappresaglie, si

dua

solerzia sull'opera quotidiana;

e

volto

ai

affretta a penetrarvi surrettiziamente sotto la ve­ compagni esclamò: Noi possiamo bene spregiare ,.
ste spagnuola. È il Kau/mann e il von, che si ap­ torturare. perseguire costoro colle nostre interdi­
presta a varcare i teoricamente vietati confini sot­

zioni; ma essi posseggono tali superiori attitudi­

to l'abbigliamento dell'hidalgo e del caballero;

ni, che ne faranno pur sempre i nostri dominato­

ed a tanto perciò approderà tutto l'armamentario ri. Questo aneddoto non dovrebbe obliarsi dai
di intese vincolatrici, che gli stati più civili si ap­

nobili propagandisti del lavoro, che aspirano a re­

prontano a faticosamente modellare! O se inve­

dimere l'industria del proprio paese dalla servi­

ce essi mutassero metro! Se invece di ricorrere

tù secolare in cui langue. Migliorino essi l'anima

alle saracinesche daziarie, essi si provassero ad dell'industria nazionale, elevino la tempra dei
escludere la produzione tedesca col metodo più produttori, l'efficacia degli ordigni. le agevolezze
ovvio e più onesto, producendo meglio ed a mi­

dei capitali, l'abilità degli operai. e vedranno il

nor costo - riuscirebbero allora ed allora vera­

labaro vittorioso della produzione nativa svento­

mente a redimersi dal vassallaggio verso l'odia­

lare oltre i monti ed oltre i mari nelle grandi a­

to straniero, e coronerebbero la loro risurrezione gore dei traffici mondiali. Là solo è la suprema
politica con una grande, duratura ed irrevocabi­
le redenzione industriale.

salvezza.

Achille Loria.

r

111

o Ronco

erchè Genova divenga
il ma.ss1mo porto
del Mediterraneo
CONDIZIONI PRESENTI

E

LE FUTURE

J I p >rto di Genova, primo fra i porti italiani, l'avveduta e tenace stirpe ligure, che del com­
inci del Mediterraneo dopo Marsiglia, con mercio marittimo e dell'esercizio del suo gran

Cava della Chiappella

ia, ebbe sempre una grande im­ porto volle e seppe fare un 'arte propria, chiusa
economia d'Italia, anche quando alla maggioranza dei connazionali.
i a, come centro di attrazione ma­
Tale direttiva pratica ed audace, comprensi­
uoi traffici, e fruttò largamente al- bile in passato, e riconosciuto fondamento di u-

- 41 -

LE I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - = = - - - = = = = = = = = = = = = = = = = =
na solida economia e di una sicura intrapren­
denza, ha dato luogo ad una tradizione di riser­
bo e di misoneismo, che i tempi dissiparono a
grado a grado nelle cose maggiori, allorchè il
commercio marittimo diventò impresa sempre
più complessa ed al te�po stesso conosciuta in
più larga sfera, e quando le forze già convergen­
ti ai fini di una politica locale, furono in notevole
misura reclamate per contribuire al bilancio na­
zionale, sicchè per provvedere ai bisogni di svi­
luppo materiale del gran centro marittimo, si
rese necessario il ricorso alla finanza dello Stato.
Nelle consuetudini minori e private, quella
tradizione di resistenza alla penetrazione este­
riore e di conservazione, ha serbato, con divers ·
aspetti, un valore sempre più scarso ma non to·
talmente annullato, rallentando, insieme agli o·
.stacoli creati dalle moderne circostanze, l'attivi­
ià ed il progresso di questo storico emporio ma­
.rittimo, e determinando a suo danno la taccia,
assai più giustificata nelle apparenze che nella
realtà, di esclusivismo e di sfruttamento in con­
fronto della economia generale.
Il forte carattere ligure e la brevità del tem­
po trascorso dalla costituzione della unità na­
zionale spiegano tali sopravvivenze; ma giustifi­
cano la fiducia in un sicuro rigoglio di nuovo
.splendore marittimo, ricostituito che sia su basi
moderne l'orientamento della popolazione, che
forse più di ogni altra italiana pregia la ricche::­
:za e il lavoro.
Del resto l'attività del maggior porto italiano
è ormai alimentata da gente di ogni parte d'Ita­
lia, ed era, purtroppo, da non pochi stranieri, il
.successo dei quali costituisce finora la meno
brillante delle note, il solo aspetto di decaden­
za del genio mercantile ligure. È bensì da spe­
rare che esso riscatti energicamente la sua fa­
ma in prossime circostanze, allorchè l'« accidio­
so fumo )> saputo diffondere su tutta la migliore
attività nazionale dalle lusinghe di comodità e
di conven.ienza, che armarono gli invasori della
nostra economia, sarà del tutto dissipato dalla
necessità.

IL MOVIMENTO COMMERCIALE.
Il porto èli Genova, quale è oggi appoggiato ad
una delle più ricche e più belle città d'Italia, of­
fre già un'idea non meschina della vita commer­
ciale del nostro Paese.
Il suo movimento commerciale che aveva rag­
giunto la cifra di tonn. 5.652.158 di merci arri­
vate e partite nel 1913, saliva a tonn. 7.175.696

nel 1911 ed ammontava
1913 ed a tonn. 7.458.010

a tonn. 7.427.272 nel
nel 1915.
Contemporaneamente il movimento ferroviario
degli scali del' porto passava da tonn. 4.008.502 Ji
merci scaricate e caricate, nel 1903, a tonnellate
5.413.799 nel 1911, a tonn. 5.636.270 nel 1913 cd
a tonn. 5.703.476 nel 1915.
Nei lavori di carico e scarico trovano impie­
go normale nel porto circa 6000 operai, prescin­
dendo da quelli che lavorano nell'interno degli
Stabilimenti commerciali di magazzinaggio e da
quelli addetti ai lavori industriali impiantati nel1 'interno del porto stesso, come Bacini di care­
naggio, ecc.
Questa importante mano d'opera ha a sua di­
sposizione, nelle varie region:. e stabilimenti del
porto, n. 71 gru idrauliche, delle quali 3 da 10
tonn. e 68 da tonn. 1,5 di portata; n. 50 gru elet­
triche, delle quali 4 da 3 tonn. e 46 da tonn. 1,5
di portata; numerosi elevatori idraulici ed elet­
trici interni ai magazzini di deposito; 8 paranchi
elettrici da tonn. 1,5; 6 gru a vapore da 3 a 5
tonnellate e numerose gru a mano da 3 a 12 ton­
nellate; 25 elevatori trasbordatori elettrici, per
il carbone (ed occorrendo per altre merci alla
rinfusa) di 2 tonnellate circa di portata; varii
pontoni-gru galleggianti della portata da 30 a 160
tonnellate; inhne apparecchi pneumatici specia­
li per lo sbarco dei cereali, dei petroli e degli olii
minerali lubrihcanti.
L'arredamento ferroviario portuale consta di
70 chilometri circa di binari ferroviari sulle ca­
late ed aree e 4 scali o stazioni (S. Benigno, S.
Limbania, Piazza Caricamento, e Molo Vecchio)
con opportuni piazzali e piani caricatori, 3 car­
relli trasbordatori elettrici e 40 arganelli idrau­
lici ed elettrici per la manovra dei vagoni.
Stazionano in porto normalmente 150 navi al­
l'incirca facenti operazioni di commercio oltre a
numerose altre in attesa, in riparazione, in alle­
stimento, in disarmo od in demolizione. Gli ar­
rivi e le partenze sommano complessivamente
all'incirca a 25 ogni giorno e la fornitura di car­
bone per servizio di bordo ( bunckers) si aggira
intorno alle 450.000 tonnellate annue in periodo
normale.
Durante un anno, ad es. nel 1911, entrarono
ed uscirono dal porto di Genova 12.272 navi e­
sclusi i rimorchiatori e galleggianti rimorchiati,
con un tonnellaggio di stazza lorda di tonnella­
te 15.080.104 complessivamente.
Le maggiori masse, in peso del movimento
commerciale sono fornite: dal carbon fossile
(tonn. 3.218.613 arrivate nel 1914), dai cereali

- 42 -

------------------- -- ---------IL PORTO DI GENOVA
34.820 arrivate nel 1914) e dai cotoni
168.753 arrivate nel 1914).
l't
uno di tali maggiori oggetti di traffico
11, 1 p ndono adatti Stabilimenti, come il granli 1 11
alo dei carboni, da Ponte Paleocapa a
Assereto, lo Stabilimento dei Silos gra­
ocks cotonieri della Chiappella e ponte
, la Darsena municipale, il Deposito
, ·11, lo scalo del Molo Vecchio ( ex Magazzi11 ·rali Genovesi).
1111 1 I
della composizione del traffico del por
1
11' p ca più recente può desumersi dalle ci\mtive concernenti il 1915:
arrivato tonn. 2.710.880 ( crisi carbo-

chio va aggiunto quello proveniente dalla demo­
lizione di cui si è fatto cenno), piombo, zinco e
stagno tonn. 46.004, rame tonn. 39.469, minerali
metallici tonn. 37.284, metalli lavorat,' tonnella­
te 87.173, macch1.ne tonn. 25.716, fos{at1· tonnel­
late 163.694, prodotti ch1°m1'c1· in genere ( com­
presa la soda per i mesi di gennaio e di febbraio) tonn. 57.860, soda ( esclusi i due mesi
suddetti) tonn. 39.369, grass1· tonn. 42.447 ( com­
presa la paraffina per i primi 6 mesi), paraff,na
(6 mesi solo), tonn. 7.584, oho m1'nerale lubn'f1cante, combust1'bi'le e petrolio tonn. 134.659, le
gname d'opera tonn. 93.500, cellulosa tonnella­
te 36.584, sem1 e corteccie per tinta e concia
0

U0YI LAVORI DEL PORTO DI CENOVA
Cava della Chiappella

nn. 1.113.251 ( crisi degli a-pin senso inverso), cotoni ton, juta tonn. 50.398, lane tonnellaI nn. 2.745, pelli greggie, secche,
48.050, /erro vecchio tonnn. 184.131 ( al ferro vec-

1,11111, 11 11ti,

' \,"
( 1

tonn. 36.966, gomme tonn. 8.120, semi oleosi tonnellate 144.409, carni congelate ed alimentj fri­
goriferi tonn. 27.133, pesce e salumi tonn. 35.153,
vini nazionali tonn. 55.881, esteri tonn. 11.888,
olii alimentari tonn. 59.375, eaf/è tonn. 63.435,
cacao tonn. 7.895, altre merci in genere 631.815,

- 43 -

LL I. I. I. ============ = ==== = ================= = -- = =
best;ame bov;no capi 10.761, equ;no
Le giacenze, che a fine dell'anno

complessivamente di tonn. 450.000

3.346 capi�
1914 erano

circa, com­

Le calate in tal modo privilegiate debbono .in

primo luogo servire alla destinazione prevista .,.

presa la merce sotto scarico, dopo aver raggiun-

ma allorchè sono libere sono disponibili per qualunque altra nave.

circa, erano alla· fi.ne dei 1915 di tonn. 449.884.

CONSORZIO AUTONOMO.

to, verso la hne di ottobre 1915, tonn. 574.000

Però data la estensione presa dal magazzinag'gio fuori porto, si può ritenere che la pressione

delle giacenze fosse meno intensa che nell'an-

no precedente.
In realtà nei soli magazzini fuori porto erano
depositati alla data dell'ultimo rilievo settimanale dell'anno, 25 dicembre, tonn. 43.276.

A proposito della vastità di questo organismo­
amministrativo uniforme e prima di entrare net
dettaglio descrittivo dell'attività portuale e dei.
suoi mezzi, è opportuno avvertire appunto, com�

a differenza degli altri porti nazionali dei quali
· 1e, 1 a gest"ione d,
· u ppo matena
lo sv11
e1· pubbl"1c1.·
Il movimento della -esportazione_
· attraverso iL serv 1...,
·�1,· nonche
' _ 1·1 re15
:,,'}
o amen to de Il'att"1v1"ta' pr1porto di Genova ammontò negli ultimi anni ad vata • sono
·
·
soggett"1.aIl'azione
1 vane aud'1st'1nta 'd•'
oltre un mihone J; tonn·ellate, benchè a cagione
·
tori'ta' local1" e centra11· (Capi"tanena,
Dogana, M u.
della guerra si restringesse dur-ante il 1915 a
· · ·
·
Gen10
n1c1p10,
ivi·1e, Camera d1" commercio e
tonn. 907.577.
relativi Ministeri), il porto di Genova ha otte-



nuto di realizzare una specie di regime locale

LE CALATE.

Per ciò che concerne l'esercizio, è noto come

il porto di Genova, contrariamente ai maggiori

porti esteri, costituiti in gran parte da bacini

(Docks) di dominio privato, sia aperto pubblica­

mente alla attività di qualsivoglia nave nazio­

nale o straniera per quasi tutta la sua estensio­

ne, con le sole eccezioni: delle calate nord del

Molo Vecchio per una lunghezza di m. 732, ri­

servate all'Amministrazione delle Ferrovie del­

lo Stato, e del piccolo bacino della Darsena ap­

partenente all'Amministrazione municipale. Que­

st'ultimo possiede 430 metri di calate ma esso
non potrebbe essere utilizzato che da due pic­
coli vapori,

il

maggiore dei quali di una lun­

autonomo, mediante un organo accentratore ed
armonizzatore delle funzioni proprie alle diver­

se autorità suddette.

Il Consorzio autonomo del porto di Genova ,..

l'Ente in parola, venne costituito con Legge 2Z
Febbraio 1903, n. 50, perchè provvedesse, con

un patrimonio separato da quello generale del­

lo Stato, alle opere di ampliamento, di arreda­

mento, di manutenzione del porto di Genova, e

procurasse il coordinamento dei servizi nel por­

to stesso, con l'esercizio diretto di alcuni, ed�

in genere, col mezzo di un'azione dirigente im­
mediata e costante.

Al nuovo Ente fu assegnato

il

compito di re

golare la mano d'opera nel porto; ad esso fu af­

ghezza di 80 metri al massimo e da alcuni pic­
coli velieri. Le calate del Molo Vecchio sono fi.data anche la missione di agevolare e promuo­
molto più importanti, ma in effetto l'esclusività vere il traffico, fronteggiando, ora per ora, le più
dell'Amministrazione speciale non è così stret­

ta che la maggior parte delle navi non possa ac­

costarvi allorchè c'è del posto, pur senza avere

svariate esigenze della vita portuale, con opere
stabili e provvisorie, con provvedimenti ammi­

nistrativi e regolamenti, ed appoggiando, infre­

con le

nando, dirigendo, volta a volta, le manifestazio­

Egualmente esiste una riserva di destinazio­

carattere generale e di carattere più particolar­

speciali

accordi preventivi

Ferrovie dello Stato.

permanenti

ni di tutti gli interessi commerciali e sociali, di:

ne su 4 posti: alla calata Chiappella (m. 145), al mente locale, che si trovano a contatto nella sua
Ponte Caracciolo (m. 560) ed al Ponte Andrea sfera d'azione e nell'ordine delle sue compe­
Doria (m. 200) a favore dei vapori di una li­

tenze.

cotoni) istituita mediante una convenzione col

Consorzio del porto, a favore dei trasporti di car­

Legge per le Opere Pubbliche chiama a contri­
buire nei lavori del porto, oltre che alcuni:

servizi sovvenzionati della Compagnia « Maritti­

quali la Legge costitutiva del Consorzio stesso

nea di trasporti commerciali (principalmente di

Costituiscono

boni per le Ferrovie dello Stato ed a favore dei Enti,

il

associazioni

Consorzio 1 van Enti che

e

categorie di persone,

la

nei.

ma Italiana» la quale possiede in concessione sul riconobbe un legittimo interesse di rappresen­

ponte Doria in corrispondenza delle calate tre tanza, e dei quali ritenne opportuna la collabo-

grandi tettoie.

razione.

44 -

-------------------- ----------IL PORTO DI GENOVA
I I /JlLANCIO DEL CONSORZIO.

re, con la garanzia dello Stato, sotto determina•
11 Bilancio del Consorzio stesso è alimentato te cautele, e diede pure facoltà al Consorzio di
imporre tasse speciali sulle merci imbarcate e
11 t nzialmente da: un contributo fisso dello
I lo, stabilito proporzionalmente al tonnellag- sbarcate.
Rispetto a tali eventualità, nella pratica, il
li merce imbarcata e sbarcata ogni anno nel
ha escluso sempre, come canone fon­
Consorzio
1 lo
on un minimo determinato in un milio
ili lire� gli stanziamenti della Legge 2 agosto damentale dell'azione propria, l'applicazione di
t,, n. 349, per opere marittime e ferroviarie qualsiasi nuova tassa; mentre ha, invece, effet•
, n va, Legge della quale è deferita al Con- tivamente contratto un prestito per la somma di
11 in l'esecuzione definitiva e la responsabili- L. 45.000.000 con le Casse di Risparmio di Ge­
fin anziaria; le entrate per concessioni e per nova e delle Provincie Lombarde.

UOVI LAVORJ DEL PORTO DI GENOVA
Cava della Chiappella
rvizi pubblici, già eserciti dallo
, e di quelli di nuova creazione
medesimo, i contributi degli En1 f I n Il
pese per opere marittime; al­
e casuali.
necessaria al compimento
ichieste dal porto di Geno­
to radunarsi con gli accen­
esclusivamente, la Legge
tualità di prestiti, che au­
zione consortile a contrar-

Indipendentemente da tale prestito però il Bi­
lancio consortile si pareggia ora in una cifra di
7 milioni.
Non è a dire quanto vantaggio abbia recato
all'Erario dello Stato tale amministrazione au•
tonoma per la quale si è in massima ottenuto
che quell'Emporio provveda per sè stesso alle
proprie esigenze senza richiedere alla Nazione
i sacrifici che altri porti meno importanti do­
mandano, mentre l'Erario nazionale, per sole
trate doganali, percepisce dal porto di G n v

-45 -

L,E I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - = = = = = = = - - - - - - - - - = - -- =
annualmente una somma superiore a quella da­

te del lavoro vero e proprio, all'Ispettorato ora

ta dai porti di Venezia, Ancona, Napoli, Livor­

detto.

no e Palermo, insieme riuniti, e non contribui­

IL LAVORO COMPIUTO.

sce al bilancio dell'Ente consortile che nella pro­
porzione già indicata, incamerando per parte pro­

L'Istituto così costituito, in dieci anni ha spe­

pria anche la intera tassa· di ancoraggio.

so oltre 40 milioni di lire per opere, compresavi

LE FUNZIONI DEL CONSORZIO.

1897, n. 349, ha sistemato i lavori interni del

la liquidazione della ricordata Legge 2 agosto

L'Amministrazione, che si rinnova ogni tre an­
ni, è costituita: da un Presidente di nomina re­
gia, da un 'Assemblea generale dei delegati de­
gli Enti consorziati, dei quali alcuni di diritto,
altri per scelta, altri per elezione.
L'azione direttiva è esercitata dal Presidente,
attualmente il sen. Grande Uff. prof. Nino Ron­
co, col concorso di un Comitato esecutivo, com­
posto di membri dell'Assemblea, capi dei prin­
cipali servizi del porto, e rappresentanti gli En­
ti più strettamente interessati.
Gli Uffici per mezzo dei quali l'azione pratica
si esplica, sono costituiti in parte da personale
che il nuovo Ente ha direttamente assunto, ed
in parte da funzionari delle locali Amministra­
zioni dello Stato.

Porto attuale, previsti dai progetti di massima
che servirono di base all'epoca della sua istitu­
zione, ha provveduto a notevoli impianti e lavo­
ri ferroviari nel porto, aumentandone il rendi­
mento ed accrescendo sulle calate la rete ferro­
viaria stessa di circa 20 chilometri di binario�
ha esplicato, sia nel campo delle opere che in
quello dei servizi, iniziative proprie degne di no­
ta, come la costruzione della galleria carraia fra
le calate del porto e Sampierdarena,

il Dock

della Chiappella, e sopratutto l'impianto della
Centrale elettrica e degli elevatori del carbone,
con notevole beneficio del commercio e con van­
taggio per la solidità ed indipendenza delle pro­
prie :finanze.
L'opera magg·iore, quella del nuovo grande ba­
cino a ponente (Vittorio Emanuele III) di etta­

Coi secondi si è provveduto ai servizi tecnici, ri 39, con fondali di m. 12, è stata iniziata :fino
creando un Ufficio tecnico consortile, un Ufficio dal 1906, e la diga foranea lunga 1700 metri per
marittimo, un Ispettorato ferroviario.
la formazione di quel bacino, è attualmente giun­
Coi primi si è formata l'Amministrazione cen­

trale divisa in Divisione amministrativa e in Di­
visione di

ragioneria

sotto la direzione

di un

Segretario capo, e così si è provveduto con un
personale di assunzione diretta ai diversi servi­
zi di interesse commerciale esercitati dall'En­
te consortile.

ta ad un terzo. Nuovi provvedimenti in corso as­
sicureranno il rapido compimento di quell'im­
portantissimo lavoro destinato, colla creazione
di nuove sponde accostabili e servite da fasci
di binari, a recare sollievo al movimento g·ene­
rale del porto, nel quale si è, nel 1913, raggiun­
to l'alto rendimento medio di tonn. 775 per me­

Per quelli già assunti dallo Stato, ed in se­

tro lineare di banchina.

guito dalla locale Camera di commercio, come

Le nuove opere del secondo periodo, ormai ap­

quelli delle tettoie e delle gru idrauliche, si prov­

paltate alla Società Anonima dei Lavori del Por­

vide col passaggio degli Uffici e del personale

to, costituiscono un ulteriore complesso di lavo­

alla dipendenza consortile, senza alterarne gran

ri per 45.000.000 di lire.

fatto l'organizzazione. Così

si

è costituito l'I­

spettorato capannoni e gru.
Per la polizia del lavoro e per l'assegnazione
del materiale ferroviario vennero creati
siti uffici,

con personale

E già sono pronti ed approvati i progetti ese­
cutivi per un ulteriore ampliamento :fino a com­

appositamente

appo­
scelto

con determinati requisiti di pratica commercia­
le, e costituente l'Ispettorato dei gestori.

prendere la

intera spiaggia di

Sampierdaren'i,

con un primo gruppo di opere costituenti la for­
mazione del bacino per altri molti milioni.

LE INIZIATIVE COMMERCIALI.

Infine per i nuovi servizi, come quello degli

Nel campo dell'ordinamento del lavoro l'ope­

elevatori elettrici del carbone, e del Dock della

ra più diligente si è spesa e si continua a dedi­

Chiappella, si provvide con gli org·ani già esi­

care da parte dell'Ente consortile per contem­

stenti secondo la maggiore affinità di funzioni,

perare gli interessi che si trovano di fronte, e,

assegnando per la parte tecnica la direzione al­

posti tre principii fondamentali: la limitazione

l'Ufficio tecnico consortile, con personale del Ge­

dei ruoli, la garanzia pecuniaria da parte degli

nio Civile, ed assegnando l'esercizio, per la par-

operai, ed il sistema del turno nei confini del

- 46-

IL PORTO DI GENOVA
no venuti elaborando regolamen-

un'azione sistematica organizzatrice, sempre p1u

rticolari col concorso delle parti in-

intensa, attraendo tutti gli interessi, col deside­
rio che tutti trovino presso l'Amministrazione

I NUOVI LAVORI DEL PORTO DI GENOVA
Gal.'eria

di servizio

della Cava

Chiappe/la

ntrasti sono eliminati, non tutti

stessa l'occasione ed il modo migliore di mani­

11111 n ti si possono considerare giunti al

festarsi, e riescano ad esercitarsi, a svilupparsi,

1111 mi liore: ma un grande vantaggio

contemperandosi su un terreno comune di pari­

n eguito: quello di evitare gli a­

tà e sotto la guida di un arbitro sereno ed auto­

on

sospensione

duratura delle revole.
Allo sviluppo di questa sua particolare azione

lle iniziative commerciali, l'Am­
nsortile

1111tm 1t�n1,
1

ha pure intrapreso

l'Amministrazione consortile ha predisposto pa­



recchi organi proprii, come: l'Ufficio di Statisti­

perando con lavori particolari

ca consortile, l'Ufficio di studi e di informazio­

ncrete agli studi di maggiore

ni commerciali, l'Ufficio di Informazioni nauti­

1 i, • t I problemi delle comunicazioni e

che e meteorologiche, la Commissione perma•

m I rittimi e ferroviari, ed ha anzi pro­

nente del lavoro ecc., ecc.

I n

POSTI E MECCANISMI DI SCARICO.

nt

una linea regolare per il Gol­
a evol.:..,c sopratutto la espor-

1)" All'estremità sud-est del ponte Paleoc l'Amministrazione tende

pa -nella zona dell'avamporto trovasi un acco t

la propria influenza in tutta

escl�sivamente riservato per una nave cistern

i nte

portuale,

esercitandovi e up.· t.��

.:.°

- 47 -

pneumatico che comunica direttam n-

LE I. I. I.
te per lo scarico con lo Stabilimento della Socie-

tà di importazione degli olii lubrificanti. Questo

veliero carico di siffatta merce, al lato est viene

destinata al carico su vagoni di tavole e tronchi,

Stabilimento è considerato punto franco per il che si ritirano da mare dove vengono sbarcati

magazzinaggio e la manipolazione degli olii mi- direttamente ed uniti in zattere.
nerali.

Presso a poco metri quadrati

cie p�r gli impianti e mc.

sJrbatoi.

! La

8000

2000

di superh-

di capacità per i

permanenza delle navi dipende dalla po-

tenza di sbarco dello Stabilimento, che è di

120

tonn. all'ora. Praticamente si trova che durante

Vi sono

5

gru idrauliche della potenza di

1500

Kg. ciascuna e una gru elettrica della portata di

Kg.

3000.

All'angolo tra il Molo

Passo

uovo e la Calata del

uovo, si trova un altro tubo pneumatico

per l'introduzione del petrolio nello Stabilimen­

to dei liquidi inhammabili alla Lanterna. La na­

l'anno 1915 vi hanno fatto operazioni di sbarco ve che deve accostarvisi prende il posto ordina36 vapori cisterna.
riamente occupato dal veliero. Questo Stabili2) Nella parte interna del porto v'è la cal:i-

mento come quello del Ponte Paleocapa è consi­

·ol mezzo di due trasbordatori elettrici di pro-

vora specialmente a riempire le cassette per la

ta propriamente detta del ponte « Paleocapa», derato fuori della linea doganale per il magazzi­
che serve per lo scarico di una nave carboniera naggio e la manipolazione della merce. Vi si la­

prietà privata sistema Brown, i quali hanno una introduzione in commercio del petrolio e degli
potenza di scarico di Kg. 1800 ciascuno. Alla si- olii minerali combustibili. Esso viene esercitat0
nistra di questa nave ordinariamente si ormeg- direttamente al Municipio di Genova.

gia un veliero, sia per lo scarico sia per il carico. In tempi eccezionali si aggiunge un altro ve-

liero di hanco al primo e si sbarca a spalle.

10.000 di superhcie d'acqua
9 - m. 230 di lunghezza di ca­

Presso a poco mq.

- profondità m.
lata - mq.

6500

di superhcie a terra (compresa

Presso a poco mq. 5000 di superhcie di acqua la calata della Sanità) dei quali 800 occupati da
- metri 120 di lunghezza delle calate - profon- una tettoia in ferro della capacità di mc. 3250
dità m.
mq.

840

9.50 -

nessuna apprezzabile marea - - m.

di spazi a terra - m.

200

di binari.

La durata dell'accosto delle navi che sbarca-

no il carbone mediante gli elevatori Brown è de-

terminata" dalla potenza dei due apparecchi (400
tonn. circa per

si di

800

10

ore), sicchè potrebbe ritener-

tonn. al g·iorno. Praticamente si trova

1500

di binari.

La durata dell'accosto per la nave petroliera

devesi calcolare secondo la potenza delle pom­

pe dello Stabilimento, in considerazione del f at­

to che nessuna nave deve in nessun caso resta­

re in attesa di turno poichè il posto è riservato
(pompa della potenza oraria di

50

tonn.) - pci­

che durante l'anno 1915 hanno fatto operazioni recchie sezioni superhcie totale dello Stabili­
di sbarco 35 vapori, vale a dire uno ogni 8 gior- mento mq. 3500 - capacità dei serbatoi mc.

ni lavorativi.
3) La calata « Molo

uovo» dispone di

ormeggi (in tempi eccezionali

10

21)

19

su due file:

nella prima e 9 nella seconda. La prima fila

scarica direttamente a calata, a spalle, dalla poppa, mentre la seconda deve sbarcare lungo bor-

do in chiatte.

60.000 di superhcie d'acqua
m. 9 - m. 610 di lunghezza delle
10.490 di spazi a terra - m. 2000

Presso a poco mq.

- profondità

calate - mq.

di binari ferroviari.

La durata dell'accosto per le navi è determi­

3500.
Le

chiatte

ruz10ne.

sbarcano

a

turno,

senza

inter-

6) Cinque navi carboniere possono accosta­

re di fianco in tempi ordinari alle calate del pon­

te « Caracciolo»: due all'ovest e tre all'est. Le
Ferrovie dello Stato in virtù di una convenzione

particolare hanno l'uso esclusivo di tre accosti.
L'arredamento di questo ponte consiste in

12



levatori trasbordatori elettrici (6 per parte) del
sistema Siemens Schuckert.

25.000 di superhcie d'acqua
9,50 - lunghezza delle calate
m. 842 dei quali 120 non accostabili di banco mq. 50.000 di spazi a terra e m. 4500 di binari
Presso a poco mq.

nata presso a poco dalla quantità regolamentare - profondità m.

di sbarco, che è di

500

tonnellate al giorno -

praticamente risulta che durante l'anno

hanno sbarcato

708

giorni lavorativi.

1915

vi

vapori, vale a dire 1 per 8

4) La calata del « Passo

uovo» è di se-

ferroviari.

L'accosto delle navi carboniere a questo pon­

te può calcolarsi a un giorno per

1500

tonn. di

guito a questa e al lato ovest viene destinata al­ carico in media. Tuttavia cause diverse deter­
lo sbarco di ferro vecchio con un ormeggio per minano un risultato pratico più basso, sicchè si

- 48-

IL PORTO DI GENOVA
t ov in fatto che le navi le quali poterono acco­
t re durante l'anno 1915 non furono che 252,
IO he dà un accosto medio di 5 giorni, e sulla
e di un carico medio di 6000 tonn., una rata
li 1250 tonn. per giorno, vale a dire presso a
o il doppio della quantità regolamentare ge­
rale.
La calata S. Benigno partecipa quanto alla sua
uperhcie alla utilizzazione dei due ponti Carac­
·i lo e Assereto; quanto alla propria superhcie
l' equa essa è normalmente occupata da chiatt - superficie mq. 7500, binari ferroviari 500
metri.
7) Al ponte « Assereto )) si hanno quattro
osti di hanco per navi carboniere: due per
p rte. Gli apparecchi di scarico sono: sul lato

dello Stato hanno in concessione un serbatoio
per l'olio minerale con tubo di introduzione di­
retta e una gru idraulica per lo scarico dei ba­
rili.
Tutti gli elevatori trasbordatori Siemens Schuc­
kert appartengono al Consorzio, come tutti gli
altri apparecchi di scarico che non si trovano al­
l'interno degli Stabilimenti particolari di deposi­
to o sulle relative calate chiuse. Essi hanno una
potenzialità di sollevamento di 1950 chilogram­
mi ciascuno ed una potenzialità di scarico media
pratica di circa 50 tonn. all'ora pure per ciasc11no e vengono esercitati per mezzo di un Ufficio
consortile, l'« Ufficio Gestori ». Per la parte te-!•
nica essi sono sotto la sorveglianza di un inge­
gnere dell'Ufficio tecnico consortile, il quale ha

UOVI LAVORI DEL PORTO DI GENOVA
Silos pietrisco in Cava Chiappella

vest 5 elevatori elettrici ( due dei quali sistemi anche la direzione di una Officina centrale per

Brown d.ella potenza di Kg. 1800), sull'altro la- la produzione della forza elettrica posta nelle

6 elevatori sistema Siemens Schuckert. Alla cave della Chiappella a hanco del porto.
All'incirca mq. 45.000 di superhcie d'acqua radice di questo ponte dal lato est le Ferrovie
- 49

= = = = = = = = = = = = = = = = = = _____________________ _

LE I. l. I.

8,50 a m. 9,50- lunghe:z.:z.a del­
880- mq. 51.200 di superficie degli
terra e m. 5000 di binari ferroviari.

profondità da m.

chiatte in servizio della centrale elettrica delle

le calate m.

Ferrovie dello Stato per la trazione al valico dei.

spa:z.i a

Per la durata degli accosti può farsi lo stesso
calcolo che per

190

il

ponte Caracciolo. In pratica

navi accostarono durante l'anno

1915,

sen­

Giovi. Il carbone a mezzo di un nastro traspor­
tatore a noria e a movimento continuo

è convo­

gliato hno alla bocca dei forni delle caldaie, ed
il nastro trasportatore nel suo moto viene con­
temporaneamente utilizzato per lo sgombero del­

:z.a contare le navi ormeggiate in testata.
La calata « Chiappella » offre un solo accosto,

le ceneri dei focolari. Questa grandiosa officina ,.

per navi con carico di cotone. Su questa calata

la quale servì da principio a produrre tutta la

si trova un Dock a

4 piani (del Consor:z.io), che energia necessaria alla trazione sulle linee dei

è in parte impiegato come maga:z.:z.ino per il de­

Giovi

( comunicazioni fra Genova e la pianura

posito temporaneo libero tal quale come tutte del Po), resta attualmente dopo la introduzione
le altre tettoie del porto ed in parte è destinato della energia idroelettrica a servizio ordinario
a maga:z.:z.ino generale.
Quattro gru elettriche a capra :z.oppa da

1500

Kg. di for:z.a si trovano impiantate su questa ca­

di quegli impianti, uno stabilimento di riserva.
Lo stabilimento stesso è ancora oggi assai inte­
ressante, dato che solamente 5 anni or sono es­

lata e servono per lo scarico dalla nave al ma­

so rappresentava tutto ciò che di più moderno

gaz:z.ino o sul vagone. Per il ritiro ed il ricaric�

era stato trovato in materia di simili impianti ,.

è in esso che

delle mercan:z.ie dal Dock si ha una gru idrauli­

ed

ca a cavalletto da

taliane studiarono e risolsero i più importanti

1500

Kg. sul lato nord del

li Ingegneri delle Ferrovie i­

problemi di distribuzione regolare e di ricupe­

pia:z.:z.ale verso terra.
La « Creola >>, linea di naviga:z.ione istituita sot­
to gli auspicii e con l'appoggio del Consor:z.io fra

ro di energia dai treni in discesa.

40.000 mq. di spazio acqueo - pro­
9- m. 500 di lunghezza di calata 22.000 di superficie a terra, dei quali 9.340

All'incirca

Genova e i porti cotonieri dell'America, ha la

fondità m.

preceden:z.a assoluta per questo posto su ogni

mq.

altra nave. Questa linea fa il trasporto dei coto­ occupati da tettoie adibite a deposito
ni a certe condizioni di regolarità di viaggio e

neo dei cotoni - capacità mc.

di facilita:z.ioni di nolo in cambio degli accosti

di binari ferroviari.

privilegiati ed altri beneficii accordati dal Con­
sor:z.10.

8000 di superficie d'acqua - pro­
fondità m. 8,50 - lunghe:z.za di calata m. 145
(e metri 233 in uso ai Cantieri per i lavori d'in­
Circa mq.

grandimento del porto e come sbocco delle cave
della << Chiappella ») - mq.
terra,

3000

3050

di superficie a

tempora­

52.000-

m.

900

La durata di accosto delle navi può calcolar­
s · secondo

il

carico in ragione di

400

tonn. al

giorno. In pratica hanno fatto operazioni di sca­
rico a queste calate durante l'anno
navi.

10)

la calata « S. Lazzaro )) ha

1915, 361

5

ormeggi

per vapori e 5 per velieri. I vapori scaricano su

dei quali occupati dagli impianti del chiatte e pontoni i quali accostano direttamente

predetto Dock che ha una capacità di deposito la calata. I velieri fanno ordinariamente solo o­
di mc.
di mq.

33.000- a monte altra tettoia in legno
1500 e della capacità di mc. 4000- 850

perazioni d'imbarco di materiali da costruzione�
mattoni, tegole, cemento, metalli semi lavorati
come barre e tu bi di ferro, filo di ferro ecc., mi­

metri di binari ferroviari.
La durata dell'accosto per le navi

(general­

nerali e scorie di minerali. Gli apparecchi di

mente cotoniere) può calcolarsi a seconda del scarico di questa calata sono cinque gru idrau­
carico sulla base di

400

tonn. al giorno - m

liche a cavalletto della for:z.a di

1500

kg.: es5e

pratica hanno fatto operazioni a questa calata non servono che per lo sbarco, poichè l'imbarco
durante l'anno

1915, 42

sui velieri avviene a spalle.

navi.

9) Il ponte « Colombo » dispone di 3 accosti,

il

mq. di superficie d'acqua - pro­

vapore.

La durata dell'accosto per i velieri e per i va­

riservato a una nave per trasporto di sale o a
so e che viene scostato allorchè arriva

30.000

sale stes­

stra per navi con carico di cotone, semi e merci
varie. Il secondo posto alla calata di destra è
un veliero che serve di deposito per

Circa

7,50 a 8,50- lunghez:z.a delle ca­
late m. 231- superficie a terra m. 1630- oc­
cupati per m. 950 da 2 tettoie in ferro aventi
una capacità di magazzinaggio di mc. 9600 m. 500 di binari ferroviari.

uno sulla calata di sinistra, due su quella di de­

il

fondità da m.

Dall'altro lato alla radice della calata v'ha una pori è assai variabile data la circostanza che lo
gru elettrica per lo scarico del carbone dalle

sbarco avviene su chiatte, ma si può in genera-

- 50-

IL PORTO DI GENOVA
le riferirsi alle disposizioni regolamentari, cioè
da 300 a 400 tonn. di carico al giorno.
In pratica sono passati per gli accosti di que­
ta calata 186 navi durante l'anno 1915.
11) La calata a ovest del ponte « Andrea

no su queste calate sono esercitati, come si è det­
to, dalla Società « Marittima Italiana)). Gli al­
tri sono posseduti dalle Ferrovie dello Stato le
quali li adibiscono a deposito delle merci m ar­
rivo dall'interno per esportazione.



Nuova Diga, V. E. lll.
Doria )) è riservata alle operazioni di carico su
·hiatta delle merci depositate nei magazzini del­
I Società di Navigazione sovvenzionate, in gene­
r le merci destinate all'esportazione. L'arreda­
mento consiste in 6 gru idrauliche a capra zop­
pa della forza di kg. 1500.
La testata del ponte serve per l'ormeggio di
navi m zavorra o che sbarcano in chiatte.
La calata ad est di questo ponte è riservata
sclusivamente all'accosto delle navi delle So­
·ietà di navigazione sovvenzionate. Tale calata
pure arredata con 5 gru idrauliche da kg. 1500
d una della potenza minima di kg. 3000, media
di kg. 6500 e massima di kg. 10.000.
Tre dei capannoni in muratura che si trova-

Presso a poco 48.000 mq. di superhcie d'acqua.
- profondità da m. 8 a 9 - m. 500 di lunghez­
za di calata - mq. 20.146 degli spazi a terra, dei
quali 12.000 occupati dai 6 capannoni a due pia­
ni, aventi una capacità di magazzinaggio di mc.
58.000, dati in concessione parte alle Compa­
gnie di Navigazione sovvenzionate, parte alle
Ferrovie dello Stato. Qui è il servizio dell'espor­
tazione ed il servizio dei trasporti cumulativi m. 900 di binari ferroviari.
La durata dell'accosto è assai variabile, trat­
tandosi di operazioni di imbarco, ma in pratica
.si rileva che durante l'anno 1915 accostaron
153 navi, senza contare quelle ormeggiate in te­
stata ( 409).

- 51 -

LE.' I. I. I. - = - - - = = - - - - - - - - - = - = - = == = == = = == = = = == = = == = = . = = =
12) La calata « Zingari» con tre

gru

idrau­

tonn. circa di sbarco giornaliero e ricarico sui

liche della potenza di 1500 kg. è destinata esciu­

vagoni o sui carri a cavalli ed una complessiva

sivamentee al carico su chiatte delle merci per

capacità di deposito di tonn. 50.000 circa.

esportazione, che debbono venir portate sotto
bordo per l'imbarco.

elle acque antistanti so­

L'esercizio dei Silos è lasciato alla Società A­
nonima

concessionaria sotto l'adempimento di

no ormeggiati sulle boe i grandi transatlantici certe condizioni generali. Lo Stabilimento, uno
-che sbarcano ed imbarcano provvigioni e merci. dei più potenti d'Europa, gode anche del regime
Circa 20.000 mq. di superficie d'acqua - pro·

dog·anale del Deposito Franco.

fondità m. 7,50 - m. 253 di lunghezza di calata

Due carrelli trasbordatori ad occidente dello

- mq. 2500 di superficie a terra, e di questi 1600

Stabilimento facilitano le operazioni di ricarico

-occup ti da due tettoie in ferro, aventi una ca-

sul vagone e il rapido turno dei vagoni nelle gat­

pacità di magazzinaggio di mc. 8500 - m. 500

lerie di carico.

.di binari ferroviari.
Durata degli accosti a seconda· delle operazio­
ni di carico.
13) Il ponte ex « Federico Guglielmo» og­

Pontile della lunghezza di 100 metri - cir�a
20.000 mq. di superficie acquea - profondità
m. 9 - mq. 4500 di superficie occupati dal f ab­
bricato dei Silos con 344 celle - m. 800 di bi­

gi dei «Mille» non serve che all'imbarco ed al­ nario ferroviario.
A monte il fabbricato della Dogana centraÌe
lo sbarco dei passeggieri che arrivano o che par­
tono per viaggi al di là degli Stretti. Tuttavia al­

che copre mq. 5400 di superficie. È a 3 piani con

l'estremità nord della calata di sinistra presso 120 camere.
A prescindere dalle chiatte, le navi non ri­
l'angolo di unione con la calata degli Zinga­
ri vi ha una gru idraulica a cavalletto da kg. 1500

mang·ono all'accosto dei Silos che il tempo ne­

.di portata per lo scarico delle merci destinate a

cessario per le operazioni di sbarco, secondo la

passare in deposito nei magazzini doganali (Do­

potenza media complessiva delle pompe dello

gana centrale).

.Stabilimento.

Circa 30.000 mq. di superficie d'acqua - pro­

Passarono durante l'anno 1915 111 navi per

fondità m. 9,50 - lunghezza di calata m. 515 - questi accosti.
.superficie a terra mq. 16.000, dei quali 6000 oc­

16) Al ponte « A. Parodi>> trovano posto 5

cupati da due fabbricati (uno dei quali di re­

navi: due per lato alle calate di destra e di sini­

cente costruzione) della stazione marittima per

stra ed una in testata. Gli apparecchi sono: 2

.il servizio dei passeggieri - m. 300 di binario

gru idrauliche per ogni nave, vale a dire 10 gru

ferroviario.

della portata di 1500 kg. Inoltre in testata sul

Durata dell'accosto limitata alle operazioni di lato destro si trova una gru fissa della potenza
ribarco ed imbarco dei passeggieri ed altre an­ di kg. 3000 minimo, 6500 medio, 10.000 massimo,
zidette. Accostarono a questo ponte durante l'an­
no 1915, 222 navi.

14)

I quattro posti della calata « S. Limba­

nia» sono destinati alle navi in zavorra che ef­
fettuano piccole riparazioni o che cari_ano da
chiatte sotto bordo.
Circa 10.000 mq. di superficie d'acqua - a
monte delle boe - profondità m. 9 - la calata

come quella che si trova al ponte Andrea Daria.
Il posto in testata è ordinariamente riservato ad
un veliero, ma in tempi di affollamento si u::ia
mettervene due.
Alla radice di levante è impiantato (dal Con­
sorzio) un apparecchio pneumatico supplemen­
tare con due pompe per lo scarico diretto dei ce­
reali, sotto le tettoie: forza di 50 tonn. all'ora.

-con m. 210 di lunghezza, è completamente occu­

Circa 18.000 mq. di superficie d'acqua - pro­

pata dagli impianti dei Silos granari e dalle re­

fondità m. 8.50 - m. 480 di lunghezza di calata

lative installazioni ferroviarie.

- mq. 22.000 di superficie, dei quali 9350 occu­

15) Un pontile su piloni in muratura si stac­

pati da 4 tettoie per il deposito temporaneo dei

ca dal centro della predetta calata venendo a

cereali, con una capacità di mc. 52.000 - metri

creare l'accosto per due navi con carico di ce­

2000 di binari ferroviari.

reali. Su questo pontile si trovano sei pompe,

La durata dell'accosto può calcolarsi in ragio•

ciascuna con due tubi (in totale 12 tubi) aspi­

ne di 400 tonn. al giorno per og·ni nave: un po'

ranti, per lo scarico automatico e il magazzinag­

di più sul lato est dove si scarica mediante le

-gio dei cereali. Dal pontile in questione si pas­

pompe pneumatiche anzidette.

In pratica sono passati per questo ponte
sa ad un vasto corpo di fabbrica costituente �
.detti Silos, i quali hanno una potenzialità di 3000 navi durante l'anno 1915.
52 -

1:!0

---------------------- ----------IL PORTO DI GENOVA
17) La calata della « Darsena » è destinata
Ilo sbarco da velieri mediante tre gru idrauli­
•he a cavalletto della portata di kg. 1500.
Circa 17.000 mq. di superficie d'acqua - pro­
ndità m. 9 - m. 136 di calata - m. 2051 di
uperfìcie à 'terra quasi totalmehte ot:cupàti da
an fabbricato a tre piani della capacità di 45.000
c. destinato in parte per il magazzinaggio deimerci estere per l'esportazione, in parte per
il magazzinaggio di merci diverse in arrivo.
Le navi facenti operazioni di sbarco restano
ll'accosto in ragione delle condizioni generaii.,

na », che segue, si trova un numero variato di.
ormeggi, secondo la lunghezza e la larghezza.
delle navi.
Al lato sinistro si accosta una grossa nave ca­
rica di carni congelate da introdursi nello spe­
ciale Stabilimento frigorifero che fa parte de�li.
edifici ed impianti di questo bacino, ovvero due
navi minori con merci diverse. Alla calata di.
fondo si accosta un'altra piccola nave. Alla ca�
lata di destra possono essere assegnati due o tre
piccoli velieri o vapori (generalmente rimorchia­
tori da pesca).

UOVI LAVORI DEL PORTO DI GE OVA
Viadotti di servizio in ferro e cemento armato

L'arredamento delle calate si compone di 6
che variano per i vapori e per i velieri. In pra­
tica risultarono 40 navi accostate a qussta cala­ gru elettriche, due delle quali elevate all'altezz
di 20 metri, tutte della forza di 1500 kg.
ta durante l'anno 1915.
Questo bacino è particolarmente adibito all
18)
el « Bacino Municipale della Darse-

- 53

LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - scarico ed alla conservazione dei salumi, del pe­
s.::e fresco, secco e salato ed in conserva, e della
carne congelata e frigoriferata, dei formaggi,
delle doghe per botti, delle lane e pelli naziona­
li, delle frutta e conserve alimentari indigene.
Vi ha pure una sezione di· deposito franco e nel
resto vige il regime dei magazzini daziari.
All'incirca mq. 17.250 di superhcie d'acquaprofondità m. 6 a 7- m. 430 di calata- my_.
34.000 di superhcie degli spazi a terra, dei qua­
li 23.000 occupati dagli editi.ci a parec�hi piani
dei magazzini e stabilimenti preindicati - 500
metri di binari ferroviarÌ.
Durata dell'accosto per le navi variabilissimo,
.data la grande variabilità delle navi stesse e
delle condizioni del carico. Nella pratica risultò
e
- sser passati durante l'anno 1915 per questo ba­
cino 81 vapori e 75 velieri.
19 e 20) Il ponte « Morosini >> alla sua e­
stremità è riservato per gli accosti di servizio
dell'Ufficio arrivi della Capitaneria del porto e
dell'Ufficio marittimo consortile, riuniti, e per
l'accosto dei rimorchiatori alla presa di acqua
dolce.
La calata ovest dispone di uno o due accosti
.se ondo la lunghezza dei vapori o velieri.
Alla calata dei « Salumi )) si accosta una na­
ve (20).
Queste due calate sono arredate con 5 gru t�­
Iettriche sopra elevate ed una idraulica della
forza di kg. 1500. È questa la zona di scarico dei
vini nazionali per i quali si trova qui un grande
e
- moderno stabilimento di magazzinaggio in con..
cessione ad una Società, la quale in periodi di
affollamento riceve anche merci diverse.
Fatta eccezione per la parte riservata agli Uf­
fici marittimi, trovasi qui uno specchio acqueo di
mq. 10.000- profondità m. 7 a 8- lunghezza
di calata m. 185- mq. 6500 di superhcie a ter­
ra, 6000 circa dei quali occupati dall'edihcio pre­
detto dei Docks Liguri (a tre piani e cantina)
- m. 350 di binari ferroviari.
Durata dell'accosto variabile per le stesse ra­
gioni indicate precedentemente. A queste cala­
te in pratica accostarono 56 navi durante l'anno
1915.
21) Il ponte «Calvi>> dispone di due acco­
sti, uno a ciascun lato, con 4 gru idrauliche per
le operazioni di scarico.
Circa mq. 5000 di spazio acqueo - profondi-­
tà m. 8 - lunghezza di calata m. 218 - mq.
2700 di superficie, 900 dei quali occupati da un
edificio a 3 piani avente una capacità di magaz-

zinaggio di mc. 8000- m. 200 di binari ferrov1ar1.
Durata degli accosti regolamentare. In pratica
accostarono 184 navi durante i 9 mesi dell'anno
1915 nei quali il ponte fu in esercizio.
22) Alla calata « Rotonda n possono ormeg­
giarsi 5 velieri. Essa è arredata con una gru
idraulica con una potenza di kg. 1500; general­
mente però quei velieri scaricano a spalle diret­
tamente sui vagoni.
Circa 3500 mq. di spazio acqueo - profondi­
tà m. 7- lunghezza di calata m. 90- superh­
cie a terra mq. 370- m. 180 di binari ferroviari.
Durata dell'accosto per i velieri qui ormeggia­
ti secondo le disposizioni regolamentari che so­
no abbastanza larghe. In pratica 206 navi nel
1915.
23) Alle due fronti del ponte « Spinola» tro­
vano posto 4 navi, due per parte, le quali han­
no a loro disposizione 6 gru idrauliche a capra
zoppa della potenza di 1500 kg.
Circa 7000 metri quadrati di superhcie d'ac­
qua- profondità m. 8,50 a 9 - 347 metri di
lunghezza di calata- spazi a terra 2825 mq., dei
quali 2000 circa occupati da due editi.ci a 3 piani
per il deposito provvisorio delle merci varie, con
una capacità di mc. 16.000 - m. 600 di binari
ferroviari.
Durata dell'accosto regolamentare, vale a di­
re 300-400 tonnellate al giorno. In pratica le na­
vi accostate a questo ponte durante l'anno 1915
furono 269.
24) La calata del (( Punto Franco>> serve e­
sclusivamente allo scarico dei pontoni e chiatte!.
Circa 4000 mq. di spazio acqueo- profondi­
tà m. 7,50 - m. 90 di lunghezza di calata mq. 730 di spazio a terra- m. 180 di binari fer­
rov1ar1.
Le chiatte occupano continuamente la super­
-6.cie acquea e ac.costano a turno.
25) Al ponte << Guglielmo Embriaco )) si han­
no due accosti, uno per lato, con 4 gru idrauli­
che della forza di 1500 kg.
Circa mq. 4500 di spazio acqueo- m. 8,50 di
profondità- m. 210 lunghezza di calata- m-i.
1430 di superhcie a terra- di cui mq. 800 occu­
pati da un editi.eia a tre piani per il magazzinag­
gio delle pelli greggie per una capacità di mc.
7200- m. 200 di binario ferroviario.
Durata dell'accosto regolamentare.
26) La calata « Cattaneo>> serve solamente
all'accosto di pontoni e chiatte con merci desti­
nate al Deposito Franco, il quale si trova nelle

- 54-

------------------- ---------IL PORTO DI GENOVA
distende

la

sua

fronte

principale

l' • Millo) in corrispondenza della cala­

Circa

128

m. di lunghezza di calata (nel suo

complesso 248)

in servizio ordinario di sbarco

. Qui sono impiantate 4 gru idrauliche da chiatte, sopratutto per le pelli greggie, gli olii
tt della potenza di 1500 kg. ed un im: lubri-6.canti ed i pezzi pesanti di macchina -­
che riunisce direttamente la fron spazio acqueo mq. 1000 - profondità m. 8 - su·
ed un apposito pontile galleggiante per-6.cie a terra mq.

,,i, ni

t

i
11

uperiori del Deposito Franco median­
ma di carrelli.

1 m .

H -

5000

tri

120.

2000 -

binari ferroviari me·

A monte spianata a mezzodì del Deposito Fran•

di spazio acqueo - profondi­

lunghezza di calata utilizzata m.

65

co di mq.

18.800

(antico Mandraccio),

6000

dei

quali occupati da tettoie ape:rte e da un piano

I t\U0VI LAVORI DEL PORTO DI GE 0VA
Cantiere Massi Pieni · a Sampierdarena
1 spazi a terra mq.

150.
111ut
'

1000 -

binari caricatore di sussidio allo scalo di Piazza Cari­
e.amento - m.

posito Franco esercitato dalla Ca-

11 •111nm r io di Genova, e di proprietà par­

li , 111

,I,

li
111

rivati. Esso comprende una super·

I•
1



00

dei quali

15.000

coperti da

di binari ferroviari.

ta » e la calata nord del « Molo Vecchio » ap­
partengono allo scalo sussidiario del Molo Vec­
chio, esercitato dalle Ferrovie dello Stato in re·
gime commerciale. Sono questi gli antichi Ma­

diversi piani.

I 11'

600

27 bis ·e 28) Il resto della calata << Marinet·

osto per i galleggianti solita.

gazzini Generali già in concessione ad una Com·

tremità sud della calata « Mari­

pagnia privata ed ora passati pure in concessio•

una gru hssa idraulica da

ne alle Ferrovie, le quali li hanno destinati al

medio e

10.000

3000

massimo di por­

due altre già indicate.

magazzinaggio delle merci in esportazione e a

1

operaz1001 di sbarco delle linee regolari del L -

55 -

===-==========---- _==============_====_

LE I. I. I.

vante, cotoniere ed eventualmente a servizi oc­
casionali. Possono prendere accosto di fianco 4
vapori contemporaneamente ed in caso di in­
gombro hno a 6.
Gli apparecchi di scarico in dotazione di que­
sti Magazzini consistonò in

1500

la potenza di

16

gru elettriche d�l­

kg. sul fronte a mare, e 10

paranchi fissati fuori delle porte di introduzio­
ne, o meglio di uscita delle merci, verso il piaz­
zale interno. Tali apparecchi hanno una poten­
za di sollevamento di

128

(Metri

2000

kg.

di calata « Marinetta » assegnati

come precede).

95.000 di spazio acqueo - profon­
m. 9,50 - m. 732. di lunghezza di calata 52.000 di superficie a terra, dei quali 12.000

Cir a mq.
dità
mq.

occupati dai grandi edifici a 4 piani del magaz­
zino principale e da 2 magazzini supplementari
separati ad un sol piano. Oltre
capacità -

5000

100.000

mc. di

metri di binari ferroviari.

Durata degli accosti regolamentare. In prati­
ca accostarono a queste calate

1915.

te l'anno

29)

276

navi, duran­

Alla estremit� ovest della calata nord

del « Molo Vecchio » si ormegg·iano 3 navi che
scaricano in chiatte e sulle punte navi per pren­
dere carbone per provviste di bordo.
Circa mq.

8000

di spazio acqueo - m.

9

di

profondità - m. 100 di calata - pochissima su­
perhcie a terra - nessun impianto ferroviario.
Officina di costruzioni radiotelegrafiche e scuo·
la radiotelegra-fisti Marconi.

30

e

31)

La calata (( Gadda )) è riservata nel­

la sua maggior parte alle navi in demolizione o
che hanno bisogno di lunghe riparazioni; verso
la radice partecipa del servizio al quale è desti­
nata la calata seguente.

GLI STABILIMENTI INDUSTRIALI.
Di seguito su questi spazi si trovano alcuni
importanti stabilimenti industriali: N. Odero
C. per l'allestimento di grandi navi, i Bacini di
carenaggio della Società Esercizio Bacini (A m.

130

-per

18,

(soglia a m.

soglià a m.

9,50)

8,50 -

B m.

172

per 2�.

ai quali vanno unite importan­

tissime officine meccaniche; inhne il grande St
bilimento di allestimento e riparazione di navi
della Società Gio Ansaldo e C., il quale si esten•
de lungo il moletto Guardiano dei Bacini e lung
il Molo Giano.
Le tre Ditte posseggono anche vicino a Ge­
nova importanti cantieri di costruzione naval
(Foce - Sestri Ponente Odero - Riva Trigoso Sestri Ponente Ansaldo: quest'ultimo può esse­
re ritenuto il più potente del Mediterraneo).
Questa zona del porto accoglie anche altri pic­
coli impianti industriali, sia per la preparazione
e lavorazione dei legnami, sia per la lavorazione
dei metalli, sopratutto costruzione di piccoli u­
tensili di bordo e riparazioni di macchine e cal­
daie (Torriani, Cooperativa operai metallurgici,
Gavarone, Masnata, Firpo e Morasso, Calcagno
e Guastavino, ecc.). Tali Stabilimenti occupano
ancora per poco tempo una specie di isola fra
la concessione delle Ferrovie dello Stato al Mo­
lo Vecchio e la calata Gadda, ma questa attività
industriale sarà in seguito trasportata su nuovi.
e più ampi spazi, che dovranno costruirsi all'e­
sterno del Molo Giano in modo da avere nella.
parte est del Porto a partire dai maggiori Stabi­
limenti suindicati una zona industriale continua
ed appartata da ogni lavoro commerciale.
All'altra estremità del Porto, dal lato di Sam­
pierdarena, proseguono attivamente, come si è

nella

accennato da principio, i lavori di ampliamento

sua sezione nord allo sbarco su vagone del fer­

del Porto, con la costruzione del Bacino « Vit­

La calata « G. Boccardo >> è destinata

ro vecchio, dello zolfo e del caolino, per lo sbar­

torio Emanuele III >>, che si spera di completa­

co di grandi velieri con legnami e nella sua se­

re per il

zione sud per lo sbarco di carbon fossile da

lungato -fino al torrente Polcevera secondo un

chiatte e per lo sbarco del carbone vegetale dai

recente progetto già approvato dal Consiglio S'.1-

numerosi velieri che vi approdano.
Per le calate Gadda e :Boccardo mq.

95.000

1922

e che sarà immediatamente pro­

periore dai LL. PP., in modo da permettere lo
sviluppo successivo di iniziative private che sem 4

35.000 per la
11,50 di profondi­
tà a partire dalla calata Boccardo - m. 700 di
lunghezza di calata - mq. 40.000 di super-ficie

ti devesi aggiungere che lo sbarco o l'imbar.;o

a terra con destinazione commerciale, dei quali

di grandi pesi avviene a mezzo di gru galleg­

circa di spazio acqueo, dei quali

pre e dovunque avanzano in tempo ed in energia

calata Gadda - metri da 7 a

quelle pubbliche.

4000

3 tettoie in ferro della capaci­
25.000 (2 di esse furono distrutte da

occupati da

tà di mc.

un incendio al principio dell'anno, nè furono an­
cora rifatte) -

3000

m. di binari ferroviari.

Per essere completi a proposito di arredamen­

gianti: parecchie da
una da

120

e una da

30 a 50 tonn.,
160 tonn.

una da 80 ,.

Oltre ai due bacini di carenaggio indicati, e­
siste ancora un minore bacino appartenente al-

56 -

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - - - IL PORTO DI
GENOVA
ti o Arsenale dello Stato presso la Darsena ra-Piacenza-Veneto (transito per Austria e Ger•
ipale, ed attualmente in concessione a N. mania); Luino ed oltre (transito per Svizzera•

UOYI LAVOR,I DEL PORTO DI GE OVA
Cantieri Massi Cellulari a Sampierdarena

C. Dimensioni m.
m.

6,60.

81,60

per

21,40,

MUNICAZIONI FERROVIARIE.

so- Germania); Ovada-Asti; Spezia-Livorno-Pisa-Roma ecc.; Spezia-Parma-Bologna ecc.; Savona-Ven­
timiglia (transito per la Francia).

impianti ferroviari del Porto sono colleiluppati mediante 4 scali o stazioni ma. Benigno, S. Limbania (con mag'azzi• prono circa mq. 6000 di superficie),
ricamento ( con 2 grandi piani caricarti, uno dei quali il già menzionato del
), Molo Vecchio.
omplessiva degli impianti ferroviari
di circa 70 km. - 10 gallerie collelinee di comunicazione verso l 'hinil litorale: Sampierdarena-Serravalle;
ndria-Torino ecc. ( transito per la
ovi-Voghera-Milano (transito per
izzera, Germania, ecc.); Novi-Voghe-

IL MOVIMENTO DEI VAPORI.
L'avamporto destinato alla sosta delle navi che
giungano durante la notte che siano in attesa di
un posto speciale o del loro turno e delle navi
da guerra, ha una superficie di acqua di mq.
55.212 ed una profondità da 12 a 20 metri.
Nell'avamporto per ragione di turno attesero
durante l'anno 1915, 499 vapori (191 durante il
primo trimestre, 67 durante il secondo, 40 du­
rante il terzo, 201 durante il quarto) con una
attesa media da 8 a 10 giorni per i carboni, da
25 a 30 giorni per i grani, da 12 a 18 giorni per
i cotoni - nessun turno apprezzabile per le mer•
c1 vane.

- 57-

LE !. !. !. - - - - - - - - - - - - - - - - = - - = - - - - - - - - - - - - - - - - - - Occorrerebbe fare una esposizione troppo mi­

Le nostre comunicazioni con l'Estremo Orien­

nuziosa per spiegare gli elementi fondamentaìi

te erano in mano esclusiva della marina germ •

del turno ed esporre intorno ad essi una teoria nica e in gran parte anche quelle verso il
che è pur possibile formulare e che potrebbe

ord­

Europa, e sono appunto queste due correnti che

permettere di apprezzare le probabilità relative. rafforzavano i viaggi di questa marina nel Me­
Navi demolite durante l'anno
ta Gadda N.

27.

l'anno

Bacino municipale

1915:

1915

alla cala­

avi entrate in bacino durante

ni della Società E. B.,

.

485.

.

259-Baci­

Di queste ultime

412 erano vapori con una stazza netta di tonn.
1.557.993 (Bacino A tonn. 615.398- Bacino D
tonn. 942.595).

diterraneo offrendole noli vantaggiosi sia m un
senso che nell'altro.
La marina olandese

(

ederland) che avev

una convenzione postale con lo Stato per i viad­
gi delle Indie olandesi, lavorava anche essa mol­
to e vantaggiosissimamente.
Sarebbe inutile enumerare la folla degli ar­

Per quanto concerne le spe�e e le tariffe di matori particolari che formano la massa del mo­
carattere

generale

va

aggiunto

che

all'infuori vimento del porto e che non obbediscono ad al­

della comune tassa di ancoraggio e della sopra­

cuna legge individuale ma· solo· a· leg
, gi di gene­

tassa di 5 cent. per tonn. istituita per il servizio

ralità.

dei prestiti. antecedenti l'istituzione del Consor­

UNA IMPRESSIONANTE STATISTICA!
Genova stava per divenire un porto tedesco!!!

zio, non si percepisce nel Porto di Genova nes­
sun diritto di calata o qualsiasi altro a carico sia

Le navi delle Comp.;gnie che toccavano il no­
della nave, sia della merce. I pontoni, le chiatte,
i battelli, ecc., adibiti ai servizi permanenti del stro porto nel 1915 erano:
Italiane - Società Nazionale di Servizi Ma­
porto pagano una tassa annua di licenza e nien­

rittimi, staz.za netta complessiva tonn. 82.964 10 tr.>nn. di portata 331- chiatte tino a Marittima Italiana, tonn. 15.873-Sicilia, tonn.
25 tonn. 325-tino a 50 tonn. 320-a più di 50 1471 - Navigazione Generale Italiana tonnell.
43.638- La Veloce, tonn. 25.399-Lloyd Ita­
tonn. 663: totale 2019 chiatte.
I servizi di pilotaggio, di rimorchio e di or­ liano tonn. 23.617-Lloyd Sabaudo tonn. 21.255
meggio sono facoltativi, l'acqua dolce è gratui­ - Italia, tonn. 24.758-Ligure Brasiliana (ora
ta per le piccole navi, ma per le grandi quantità Transatlantica Italiana), tonn. 9.938 - Sicula­
essa è distribuita dalle Società degli Acquedotti Americana, tonn. 28.607 - Commerciale Italia­
na di Navigazione (Raggio), tonn. 38,349-Al­
che hanno uffici in porto.
Altri uffici delle competenti Amministrazioni ta Italia (Creola), tonn. 24, 534-Lloyd del Pa­
pubbliche consentono i raccordi telefonici ed e­ citico (D. Zino), tonn. 17.320-La Sicania, ton­
nellate 5.720- Puglia, tonn. 5.828- Servizio
lettrici.
te più. Di questi galleggianti si hanno chiatte

hno a

Italo-Spagnuolo, tonn.

LE COMUNICAZIONI MARITTIME.

Inglesi

Accenniamo semplicemente a grandi linee qu'.l­
li erano le comunicazioni marittime di Genova
prima

della guerra,

comunicazioni

delle

quali

un preciso disegno pratico venne già pubblicato
dal Consorzio portuario in un Tolume del suo
Ufficio di Statistica oggi alquanto antiquato, dal
titolo « Indicatore delle comunicazioni maritti­
me, e c. ».
Si avevano comunicazioni dirette e nazionali
sopratutto col Levante, le Americhe (Costa A­
tlantico), l'Africa del nord, l'Africa orientale e
l'Indostan. Per l'Estremo Oriente le linee di na­
vigazione nazionali erano limitate a Hong-Kong.
Mancavano comunicazioni regolari nazionali

45,538 51.429 - Cunard
Line, tonn. 42.188-British India, tonn. 45.843
- Genera! Steam Nav., tonn. 10.270-Anchor
Line, tonn. 14.582- Ellermann Line, tonnella­
te 14.892-Glynn Line, tonn. 6.434-Pool Ship­
ping, tonn. 29,379 - Westoll, tonn. 22.390 Runciman, tonn. 14.830, ecc.
China Mutua! S. N. C. I., tonn.

Tedesche

- Norddeutscher Lloyd, tonnellate

141.200-Hamburg Amerika Linie, tonn. 49,474
Hansa, tonn. 31.472 - Cosmos, tonn. 22.030 Slomann Rob. · Yun., tonn. 18.276 - Continen­
tal Rhederei, tonn. 12.260- Ret=laff, tonnella­
te 18.787.
Austro-Ungariche - Adria, tonn. 30.070- U­

anche della marina libera per la Cina, per il nione Austriaca di
Giappone, le Indie olandesi, l'Australia, l'Africa
occiqenta e e del
. ,,Europa-. -: �-� -::·,2
,_

4.144.

- White Star Line, tonn.

sud e sopratutto per il Nord ta, tonn.
1 ..,-J
-

6.733.

Spagnole

-58-

-

27.148 - Hunga­
8.831 - Ungaro-Croa­

av., tonn.

rian Levant S. Co., tonn.

Transatlantica, tonn.

23.095 -

IL PORTO DI GENOVA
,e mpagnia

'av. Sota y A:mar, tcnn. 28.704 - sandria settimanale - da

I nciana, tonn. 4.007.

landesi - Nederland, tonn. 79.302 - Ko­
inklijke Nederlandsche, tonn. 22. 720.

e

Bengasi, settimanale - da Odessa, toccando Co­
stantinopoli, Smirne all'andata, e Salonicco al ri­

Danesi - Ostiasiatiske Kompany, tonnellate torno o viceversa

I 0.539.
8 lghe

Alessandria e scali

della Siria, bimensile - da Tunisi, Tripoli

il Pireo, la Canea, settimana­

le - da Marsiglia, compiuto da tre Società, due
- Ocean, tonn. 11.244 - Compagnie

rmement,

d'Industrie ecc., tonn. 8.137.

settimanali e una bimensile - da Lisbona toc­
cando

Francesi - Soc. Générale de Transports ma­

Teneriffe,

Dakar

Ruhsque

(questi

due

scali una volta solo al mese), Larache ed even­

' it imes, tonn. 30.173 - F raissinet, tonn. 8.876. tualmente altri scali del Marocco, Barcellona, Ta-

UOVI LAVORI DEJL PORTO DI GE OVA
Cantieri Massi Cellulari a Sampierdarena
ino al 1911 la Nippon Yusen Kaisha aveva ragona, e altri scali spagnuoli, Marsiglia, bimensi­
ndato i suoi vapori a Genova (tonn. 7.700),
pure gli Chargeurs Réunis di Marsiglia.

le - da Trieste e scali della costa adriatica i­
taliana,

settimanale

-

da

Callao,

Valparaiso ,.

; n questo insieme di navi si avevano servizi Bahia Blanca, Buenos Aires-Montevideo, Ria
] aneiro, mensile (Lloyd del Pacifico) - da Bue­
l ri e periodici.

f;RVIZI DI NAVIGAZIONE DI COMPAGNIE
ITALIANE.
RRIVI - servizi regolari

da

nos Aires e scali di Santos, Rio Janeiro, Dakar,.
Barcellona, settimanale

(servizio di gran lusso

fatto in comune dalle Società: Navigazione Ge­

Bombay nerale Italiana, La Veloce, Lloyd I taliano e I ta­

ile da Zanzibar, ogni 28 giorni - da Ales-

J ia) - bimensile (servizio postale ordinario fat-

-59-

LE I. I. I.

- - - - - - - - - - - - - - - - - - = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =

to dalle stesse Compagnie) - da Buenos Aires al porto di Genova di avere due arrivi per set­
e stessi scali esisteva un altro servizio bimen­

timana da Liverpool. La Cunard Line tocca Swan­
sile fatto dal Lloyd Sabaudo (servizio di gran zea; la Golden Cross, Swanzea e Bristol, la Ge­
lusso) e un altro mensile della Ligure Brasilia­ nerai Steam Nav. C. e la Isaacs e Sons con tre
na ( ora Transatlantica Italiana) - dall'Ameri­

arrivi ognuna al mese - da Hull, bimensile dal­

ca Centrale Colon, Sabanilla, Porto Cabello, La­

la Wilson Line - da New York, mensile dalla

gueira, Teneriffe,

Barcellona, mensile

(La Ve­ White Star Line.

loce) - dell'America del Nord, dai porti del

Partenze - per Glasgow, la Whinster e C.,

Golfo Messico, Galveston, New Orleans, Tam­

la quale partendo da Genova fa scalo a Livorno,

pan, settimanale (Creola) durante la stagione Napoli, e la Anchor Line, che arrivando dalle In­
( con facoltà die, caricano per Glasgow - per lliverpool, la

la Campagna cotoniera, bimensile

di renderlo mensile da maggio a ottobre) negii

Cunard Line fa scalo a Livorno, Napoli, Catania,

.altri mesi - da New York servizio settimanale,

Trieste e Liverpool diretto;

l'Ellermann Line,

fatto in comune dalle Compagnie di Navigazio­

Livorno, Na.poli, Catania, Palermo e Liverpool
ne Generale Italiana, La Veloce, Lloyd Itali ano diretto; la Glynn e la Golden fanno scalo solo
e Italia; servizio bimensile del Lloyd Sabaudo a Livorno; la China Mutuai, linea di circumna­
(servizi di gran lusso).

vigazione in arrivo da Vancouver, Yokoama, con­

Servizi periodici - Nell'epoca della pesca del tinua il suo viaggio facendo scalo a Marsiglia,
tonno... la_« Genovese ». cotn.piv

un_ servizio che,

ecc. fino a Liverpool capo linea - per Londra,

·partendo da Santander e costeggiando il Porto­

gli stessi servizi che all'arrivo, cioè la GeneraÌ

.gallo e la Spagna, faceva quasi tutti gli scali do­

Steam Nav. C., e la Isaacs e Sons; più la British

-ve esistono tonnare (la Coruiia, Vigo, Portimao,

India in arrivo dalle Indie due volte al mese, ri­
Villa Real, ecc.). Gli arrivi erano subordinati parte continuando il suo viaggio con gli scali di
a1 tempo necessario per le operazioni nei porti Livorno, Marsiglia, Barcellona, ecc., sino a Lon­
toccati.

dra, l'Anchor Line fa un servizio bimensile si­

Partenze. - I servizi di partenze regolari fat­

mile a quello della British India - per Hull, bi­

ti dalle Società italiane corrispondevano ai ser­

mensile, dalh Wilson Line - per

vizi di arrivi. Per i servizi periodici alcuni ar­

me l'arrivo, mensile della White Star Line.

matori raccomandatari,

Marini

e Brichetto, face­

vano un servizio verso gli scali dell'America del
Sud, specialmente dell'Argentina.
Le partenze avvenivano quando il carico era
completo, oppure quando si aveva assicurato un
carico di ritorno.

SERVIZI DELLE SOCIETÀ TEDESCHE.
Arrivi - da Yokoama e scali (Shanghai,
gapore,

Colombo,

Aden,

Porto

Said)

ogni

Sin­
14

giorni - del Norddeutscher Lloyd - da Sydney
e scali

(Melbourne, Adelaide, Colombo, Aden,

Porto Said)

SERVIZI DELLE SOCIETÀ FRANCESI.

ew York co­

ogni 28 giorni dal Norddeutscher

Lloyd - da .... ew York, tre volte al mese del

Arrivi. - Da Braila, toccando Costantinopoli,
Salonicco o Smirne, Pireo, bimensile (Fraissi­

Norddeutscher Lloyd e bimensile del Hamburg

Amerika Linie - dal Nord Europa il Norddeut­
net); la stessa Società compiva un altro servizio scher Lloyd tre volte al mese da Amburgo, Bre­
bimensile con Smirne - da Marsiglia, settima­ ma, Anversa; la Società Slomann con un servi­
nale

(Fraissinet),

tre volte al

mese

(Società

zio settimanale da Amburgo, con partenza alcu­

Transports Maritimes).

ne volte da Stettino; la Hansa, la Cosmos e la

vizi che all'arrivo, mentre che la Società Trans­

za merci per il Porto di Genova e nel solo sco­

Partenze. - La Fraissinet aveva gli stessi ser­ Continental Rhederei con un arrivo al mese, sen­

ports Maritimes con arrivo da Marsiglia, prose­

po di caricare per le loro linee delle Indie la

SERVIZI DELLE SOCIETÀ INGLESI.

Partenze - per Yokoama, Sydney e New York
come all'arrivo - per il
ord Europa il
ord­

guiva il suo viaggio per Buenos Aires e scali del­ prima, del Pacihco la seconda, e dell'America
del Sud la terza.
rAmerica del Sud.

Arrivi. - Da Glasgow, tre al mese (Whinster deutscher Lloyd e la Società Slomann soli ave­
e C.) - da Liverpool, quattro Società di navi­

vano partenze come all'arrivo - per le Indie :G­

gazione compiono un servizio bimensile con Ge­

no a Calcutta l'Hansa con un arrivo da Ambur­

nova: Cunard Line, Ellermann Line, J. Glynn e go - per il Pacihco la Cosmos, in arrivo da
Sons e Golden Cross Line, ciò che permetteva Amburgo e con scali dell'America del Sud, di

- 60-

==

.:

= - - = - = - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - IL PORTO DI GENOVA

ellano e della costa ovest dell'America hno
. Francisco nella buona stagione, mentre si
rma a Callao nei mesi d'inverno - per Bueo Aires fino a Rosario di S. Fè la Continental
derei con una partenza mensile.
rvizi per;odici - nei mesi da maggio a otto­
l'Hamburg Amerika Linie stabiliva un ser­
di lusso tra Genova e i porti della Costa
con arrivi e partenze tre volte alla setna.

'BRVIZI DELLE SOCIETÀ OLANDESI.
n·iv;, - Nel porto di Genova non arrivano
i vapori della Nederland e della Koninklij­
ederlandsche, con partenza da Amsterdam
li la prima a Rotterdam Anversa, Southam­
ptnn e Lisbona, la seconda Rotterdam, Lisbona
. , li del pesce del Portogallo meridionale (La11 , Portimao, Faro, ecc.) . La Nederland con un
t·vizio sovvenzionato dalle Indie Olandesi (Soe­
' h ia, Samarang, Batavia, Singapore, Penan1t
. ·.).
P rtenze.
La Koninklij ke Nederlandsche
11 ,)i stessi servizi dell'arrivo con scalo a Livor11,
apoli, Catania, Messina e Palermo. La Nel , I nd stessi servizi che all'arrivo.

1-;RVIZI DELLE SOCIETÀ AUSTRO-UNGA­
RICHE.
rnv1. - Da Trieste due volte alla settimana
ali a Fiume, Bari, Brindisi ecc., della So­
Adria - da Valenza, Barcellona, MarsiJne volte alla settimana della stessa Socie­
verso la metà di ogni mese un grosso car­
,, /,o t arrivava senza merci per il porto di Ge­
caricava per il Brasile (Rio Janeiro, San­
Grande do Sul, Pernambuco, ecc.
nze. - Gli stessi servizi che all'arrivo,
quelli del Brasile che nel loro viaggio di
non facevano scalo nel porto di Genova.

:RVIZI DELLE SOCIETÀ SPAGNUOLE.
mpagnia Transatlantica aveva una linea
he partendo da Liverpool toccava Ge­
.ll'andata e continuava per le Filippine. La
cietà aveva un altro servizio con l'A­
ntrale e scali con arrivo a Genova due
mese e con partenza nella prima metà
Colon e nella seconda per Vera
con scali all'arrivo a Malaga,
1 •i , Marsiglia e al ritorno Livorno, la So­
; >rr os de Africa aveva un servizio setti­
- la Società Rius y Torres aveva una

linea mensile dagli scali del Marocco e dell'Al­
geria sia per l'andata che per il ritorno.

SERVIZI DELLE SOCIETÀ DANESI E NORVEGESI.
La Otto Thoresen ha un servizio bimensile
tra Genova e Trondhjem, Bergen, Cristiania e
scali della Norvegia. La The United con una li­
nea bimensile arriva e parte dal porto di Geno­
va per Copenaghen con prolungamento nella sta­
gione propizia fino a Pietrogrado; a Copenaghen
questa Società trasbordava per tutti i porti del­
la Norvegia, Danimarca e Svezia. La « Ostasia­
tiske Kompany aveva un servizio tra Copenaghen
e Bangkok, toccando i porti di Genova sia in an­
data che al ritorno.

COMUNICAZIONI MARITTIME ATTUALI .
Nelle circostanze presenti i servizi di naviga­
zione internazionali hanno subito i cambiamen­
ti seguenti:
Sono cessati tutti i servizi esercitati dalle So­
cietà tedesche e austro-ungariche; si sono d.::l
pari soppressi tutti i servizi delle altre bandiere
che toccavano qualche porto nemico.
Tutte le comunicazioni coi porti russi del Mar
Nero sono interrotte a causa della chiusura dei
Dardanelli.
Le partenze delle linee di navigazione dell'A­
merica del Sud e del
ord fatte da Società ita­
liane sono state ridotte della metà, cioè sono di­
ventate bimensili invece che settimanali, men­
tre che si sono aumentati i servizi con la Spa­
gna, con la istituzione di una nuova linea setti­
manale, mediante navi di diversi armatori di cui
il principale è F abregas y Garcias di Barcellona.
Per l'America del Nord sono invece aument·:.i­
ti molto i servizi compiuti da armatori liberi.
Mercè l'intervento del Consorzio, la Gleen Li­
nie e la Royal Mail hanno istituito in comune
una linea bimensile per l'Estremo Oriente in so­
stituzione dei servizi precedentemente esercita­
ti dal
orddeutscher Lloyd.
La Compagnia Nederland aveva aumentato gli
arrivi e le partenze per le sue linee delle Indie
olandesi e dell'Olanda, ma da quando i sottoma­
rini hanno cominciato ad affondare navi mer­
cantili nel Mediterraneo questa Compagnia è ritornata a compiere i suoi servizi contrattuali
qualche poco ridotti anzi, e meno regolari. Da
parecchi mesi poi questa Società ha sospeso com­
pletamente qualsiasi suo servizio con l'Italia.
Per il resto tutto è rimasto senza cambiamen­
ti notevoli.

-61-

LE I. I. I.

== - - - - - - - - - == _ = == =

VERSO IL PRIMATO.
Sarebbe troppo lungo e fuori del carattere tec­
nico e descrittivo di questa relazione fare un
quadro critico dei noli normali ed attuali. ma su
questa questione come pure su quella del lavo­
ro operaio potrebbe istituirsi una indagine inte­
ressante e prohcua.
Il Porto di Genova può essere considerato fin
da ora un vero mercato per i carboni fossili ed
i cereali d'importazione, e per gli olii alimentari
di esportazione.
Introduzione di materie prime per le indn­
strie dell'Italia settentrionale, ecc. - transito
verso la Svizzera e la Germania.·

Non potrebbe essere svilu;,pato questo argo­
mento in poche parole, perciò occorre limitarsi
ad accennarlo, come pure ad indicare solamente
le altre funzioni del porto, cioè:
Rispedizione nel paese, via mare, attraverso
il Litorale - Esportazione nazionale.
Argomenti sussidiarii: Concorso dei porti mi­
nori da Savona fino a Livorno - magazzinaggio
all'interno.
Sotto gli auspicii del
Senatore NINO RONCO
Presidente del Consorzio autono.no

LA NAVIGAZIONE GENERALE 1TALIANA

LA PRI CI?ESCA SEDE DELLA COMPAG. IA A GENOVA
I - Lo scalone del palazzo - 2 La sala del Consiglio

LA NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA

LA PRINCIPESCA SEDE ÒELLA COMPAG IA A GENOVA

I L'uffic:o passeggeri - 2 Gli uffici delle compagnie consociate << Lloyd italiano » - (( Veloce » e (( ltalia ».

==--===-============== LA NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA

LA PRINCIPESCA SEDE DELLA COMPAO IA A GENOVA
I - Il vestibolo del palazzo - 2 Il giardino pensile.

LA NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA



----------------------

UOVI COLOSSALI PIROSCAFI DI LUSSO

1 : Il « Duilio » - 2: Il palazzo Balbi ora sede della Compagnia.

•==================

LA NA V/GAZIONE GENERALE ITALIA A

NUOVI COLOSSALI PIROSCAFI DI LUSSO
Il « Giulio Cesare »: Una Galleria (Classe di lusso)

LA NA V/GAZ!O E GENERALE ITALIANA

I NUOVI COLOSSALI PIROSCAFI DI LUSSO
Il « Duilio >> -

l : Grande vestibolo « Impero » - 2:

Salone

(Classe di lusso)

di conversazione - 3: Sala da pranzo

LA NA V!GAZIONE GE ERALE lTA LIANA

UOVI COLOSSPJLI PIROSCAFI DI LUSSO
Il

« Dui!i:J » - I : Sale da pranzo private - 2: Camera a 2 letti (Classe di lusso)

LA NAVIGAZIONE GE ERALE lTALIANA

I NUOVI COLOSSALI PIROSCAFI DI LUSSO
Il cc Duilio

Jl

-

l : Camera da letto di apparta mento privato

(Classe di lusso)

- 2: Salotto di appartamento pri velo

----------------------

LA NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA

I NUOVI COLOSSA!LI PJROSCAFI DI LUSSO
Il « Duilio » - La B:bl:oteca (Classe di lusso)

LA

A VJGAZIONE GENERALE ITALIANA

UOVI COLOSSALI P,IROSCAFI DI LUSSO
ll oc Giulio Cesare » -

1 : Salotto e sala da pran w di appartamento privato - 2: Sala da pranzo per bambini
(Classe di lusso)

=--------------------

LA NA VIGAZ!ONE GENERALE lTALIANA

I NUOVI COLOSSALI PIROSCAFI DI LUSSO
li cc Duilio >i : - I : Salone da pranzo - �: Caffè e sala per fumatori (Classe di lusso)

LA NAVIGAZIONE GENERALE ITALIANA

UOVI COLOSSALI BIROSCAFI DI LUSSO
I : Il

<< promenoir » del « Duilio » -

2: La sala di ginnastica del « Giulio Cesare »

Ing. P. Verole

Nelle for este e
1
l'avvenire d Italia.!
'

Liberia.moci da.lla. schiavitù del ca.rbone - Le no­
stre inesa.uribili riserve di ca.rbone bia.nco - Pro­
teggia.mo le monta.gne ! .. Gli
a.pprovvigiona.menfi
di anidride ca.rbonica. .. L rmdispensa.bile a.vvento
della. tra.zione elettrica._
La guerra che stiamo eroicamente e vittorio­
sail?,ente combattendo contro il nostro secolare
nemico, ha deciso

in

nesse di una adatta propria flottiglia carboniera.
Però è evidente che in casi differenti dall'attua­

modo detìnitivo e inappel­

le, ma prevedibili, per complicazioni internazio­

labile quale carattere assumerà in un prossimo

nali anche siffatta B.ottiglia potrebbe essere pa­
ralizzata per tempo più o meno lungo nella sua

futuro l'industria dei trasporti in Italia.

Prima della guerra si discuteva ancora appas­ azione. Inoltre in tali gravi contingenze potreb­
sionatamente se fosse da preferirsi la trazione be pure essere vietata l'esportazione del carbo­
a vapore o quella elettrica. Gli indiscutibili van­ ne in Italia. D'altra parte il carbone fossile è
taggi. consistenti essenzialmente nella soppres­ fatalmente destinato anche in tempo normale
sione del fumo, nell'aumento della velocità dei
treni e nell'accresciuta efficienza dei trasporti,
che si poterono riscontrare sulle importanti li­
nee elettri-6.cate delle ferrovie principali italiane
non erano ancora riesciti a determinare un una­
nime orientamento verso la convenienza ed op­
portunità di estendere sollecitamente la elettri­

ad aumentare progressivamente di prezzo man
mano che bisognerà addentrarsi maggiormente
entro terra per estrarnelo e di più esso è desti­
nato a scomparire. Si sono fatti dei computi in­
torno alle riserve mondiali di combustibile fos­
sile e si è conchiuso, per quanto è possibile di
conchiudere intorno ad un argomento così

alea­

tìcazione ad altre linee e in particolare a quelle

torio, che esse non raggiungono ottocento mi­
di difficoltoso esercizio o per le caratteristiche liardi di tonnellate, mentre il consumo annuale
del tracciato o per l'intensità del traffico; e ciò
sostituzione della trazione elettrica a quella a

in questi ultimi tempi fu di tonn. 1.350.000.000.
Quel che è certo si è che le riserve di carbone
fossile non possono essere infinite e che si do­

vapore non potesse essere giustitìcata che da u­

vrà abbandonare la coltivazione delle loro mi­

na conseguente sensibile economia nelle spese

niere prima ancora che siano esaurite.
Il carbone bianco invece, che le ferrovie elet­
triche permettono di utilizzare come forza di

essenzialmente perchè eravi chi riteneva che la

di esercizio.

Ma, non appena scoppiata la guerra, il carbon
fossile adatto per le locomotive a vapore, del trazione in sostituzione del carbone nero. è pe­
quale purtroppo non vi sono importanti giaci­ renne e sempre ritorna a noi sotto la stessa
menti in Italia e che dobbiamo importare dal­

forma.

A vero dire le due specie di carbone, così di­
ginosi e richiese inoltre in qualche caso gravi verse l'una dall'altra, sono prodotte dal calore
difficoltà e causò anche delle vive preoccupa­ che a noi viene dal sole. E infatti il carbone ne•

l'Inghilterra e dall'America, salì a prezzi verti­

zioni per essere approvvigionati. Si è bensì allo­

ro che si estrae dalle viscere della terra allorchè

ra notato che la elevazione del prezzo del car­

lo abbruciamo per averne forza o calore si tra•
bone fossile fu determinata essenzialmente dal­ sforma essenzialmente in acido carbonico detto
svolgendo una
l'eccessivo costo dei noli e che a ciò si potrebbe altrimenti anidride carbonica,
ovviare se l'Amministrazione ferroviaria dispo-

quantità

-75-

di

calore

pari

a

quella

che

il

sole

LE I. I. I.
m

tempi remotissimi aveva fornito

ste

e che

esse

con

processo

alle

fore- quantitativo d'acqua disponibile per la produzio­

meraviglioso,

a ne della forza motrice.

mezzo del pigmento clorotilliano, impiegarono a

Resta adunque assodato che il carbone bian­

scomporre in carbonio ed ossigeno l'acido car-

co, a differenza del carbone nero e dei combu­

bonico che a mezzo delle loro foglie assorbiscono dall'atmosfera, incorporandosi. il carbonio che

stibili liquidi, sarà sempre nella condizione di
ricevere del calore dal sole e di fornirlo a noi

per tal modo si rendeva disponibile. E lo stesso sotto forma di energia meccanica senza alterar­
devesi dire dei combustibili fossili liquidi (petrolio, nafta, ecc.)

costituiti essenzialmente da

carburi di idrogeno che in gran parte si forma-

si chimicamente.
Ma perchè

questo possa avvenire bisognerà

inoltre che il nostro suolo non perda il suo ca­

rono mediante la composizione del carbonio che rattere orografico e presenti sempre quei disli­
venne dissociato mercè il calore solare dall'aci-

velli senza i quali l'acqua non potrebbe essere

do carbonico, coll'idrogeno, che fu pure disso-

convogliata ed addotta alle macchine idrauliche

ciato collo

nelle condizioni richieste perchè il suo peso e

stesso

mezzo dall'acqua�

assorbita

anch'essa, come l'anidride carbonica, dalle fo- la sua forza viva possano essere da queste uti­
glie. Orbene, i carburi di idrogeno abbruciando lizzati. In altri termini bisognerà che l'Italia no­
e trasformandosi nella maggior parte in acqua e

stra

provveda con

tutti i

mezzi possibili alla

nella rimanente parte in acido carbonico resti- preziosa conservazione delle sue montagne e dei
tuiscono del calore che avevano ricevuto dal sole.

Analogamente il carbone bianco discenden-

suoi colli.
Da quanto si è esposto risulta che le nazioni

do dalle montagne o dai colli restituisce sotto ricche di cascate d'acqua potranno sempre ave­
forma di lavoro meccanico del calore che esso re l'energia pel riscaldamento, per l'illuminazio­
aveva attinto anteriormente dal sole per portar-

ne, per la propulsione di treni, per mettere in

si colassù sotto forma di vapore, dal mare, dai moto le macchine degli opitici, come pure per
soddisfare alle svariate esigenze delle industrie

laghi e dai humi.

Benchè le due specie di carbone racchiudano chimiche e metallurgiche. Aggiungasi che mer­
ambedue allo stato latente dell'energia solare e cè le forze idriche si potranno persino ottenere
la restituiscano all'atto dell'u ilizzazione, l'una le sostanze fertilizzanti, ricavando elettricamen­
scompare trasformandosi in acido carbonico incapace senza previa trasformazione a produrre
dell'energia, mentre l'altra durante tutte le sue

te l'azoto dall'aria atmosferica.
Per contro assai oscuro e incerto si presenta
l'avvenire

per

quelle nazioni,

ancorchè

oggidì

vicende, pure cambiando di stato e divenendo ricche e potenti, che non posseggono tale dono
ora vapore, ora neve, brina, nebbia, grandine, ed prez10so.
ora liquida, non muta nella sua quasi totalità la
È bensì vero che riescirà forse un dì possibi­
sua composizione chimica, è sempre

costituita

le di supplire alle deticenze del carbone bianco

dalla stessa proporzione di idrogeno e ossigeno e nero mercè la forza del vento, il Husso e ri­
� può sempre compiere alternativamente, senza

flusso del mare o le radiazioni termiche del so­

.cambiare di natura, la funzione di attingere del le, asservite in modo diverso, o il calore che sta
calore dal sole e di restituirlo a noi sotto forma

racchiuso nelle profondità del nostro pianeta e

di energia meccanica, che potremo utilizzare di-

che si manifesta anche a mezzo dei così detti

rettamente o previa trasformazione in energia soffioni o getti di vapore acqueo, ricco di sali e
èlettrica o termica. Quella relativamente tenue

di gas. Inoltre non è da escludersi che si pos­

quantità di acqua che è dissociata dalle piante sano scoprire e utilizzare nuove energie; e inve­
nei suoi componenti idrogeno ed ossigeno e il ro chi avrebbe mai supposto solo alcune diecine
cui componente idrogeno viene hssato in esse in di anni fa che a mezzo dei ghiacciai si sarebbe
composizione col carbonio, e così
che l'uomo dissocia

artiticialmente

pure quella riuscito a scaldare le nostre abitazioni e a forni­
per

procu-

rarsi l'idrogeno· che gli occorre per parecchi pro-

re il calore per produrre il ferro e l'acciaio ae­
corrente per i nostri aratri e le nostre armi?

éessi '.industriali, e quella che si scompone per

Benchè si debba avere fede illimitata nel pro­

altre cause cJie è superfluo di analizzare, pur

gresso scientifico e industriale e sia da ritener­

prescindendo dalle

che in seguito

si che l'umanità troverà sempre i mezzi per prov­

almeno in parte si ricompòngono, non possono

circostanze

vedere alla propria sussistenza e alla perenne

infirmare .il concetto della costanza pratica del sua evoluzione adattandosi alle cambiate con-

- 76 -

NELLE FORESTE È L'AVVENIRE D'ITALIA
dizioni dell'ambiente e di ciò di cui potrà dispor­

in luoghi adatti, permetterebbe di meglio utiliz­

re, pur tuttavia è fuori di dubbio che le nazioni zarle per la produzione della forza, per l' irri­
le quali posseggono delle ingenti cascate d'acqua gazione e per la navigazione, evitando gli impa­
possono procedere

senza

preoccupazioni

verso

ludamenti e le conseguenti inutilizzazioni di par­
te del nostro suolo nonchè le esalazioni miasma­

un radioso futuro.
Ma, si dirà, il carbone fossile serve non solo
a produrre la forza, la luce e il calore, per il che,

tiche e la malaria onde è infetta gran parte del­
l'Italia Centrale e Meridionale.

come si è notato, può vantaggiosamente essere

Senza le foreste, avverrebbe che le alluvioni,

ostituito dal carbone bianco, ma bensì anche,

le frane e le valanghe tutto distruggerebbero

ciò a cui questo non è adatto, a soddisfare altri

nella loro corsa sfrenata e vertiginosa, lenta­

impellenti bisogni della vita civile e industria­

mente i monti e i colli scomparirebbero, i laghi

le: da esso, distillandolo e trasformandolo in ar­

si interrerebbero e una uniforme pianura si so­

so o coke, si estrae infatti il catrame che ci for­
nisce le sostanze coloranti, dei medicinali di es­

stituirebbe alle dentate scintillanti vette su cui
salta il camoscio, ai colli per vendemmia festan­

senziale importanza e parecchie sostanze esplo­

ti e alle convalli popolate di case e d'oliveti che

denti che occorrono sia nell'agricoltura e nelle

mille di fiori al ciel mandano incensi.

costruzioni che nell'arte della guerra; mentre il
residuo arso o coke

si impiega nei forni side­

on

sarà certo opera



breve nè

agevole

quella dell'imboscamento di gran parte delle Al­

rurg1c1 per disossidare o ridurre gli ossidi di pi e di più gran parte ancora degli Appennini
ferro onde ottenere da questi la ghisa, il ferro per la difesa del nostro suolo e l'utilizzazione
e l'acciaio. Orbene affrettiamoci a rilevare che delle nostre forze idriche; purtuttavia bisognerà
se le nostre forze idriche sono impotenti a so­
stituire il carbone fossile in tutte le sue innu­

compierla ad ogni costo nel supremo interesse
della nostra patria.

merevoli risorse, nondimeno potremo pur sem­

è è a temersi che le selve e le foreste si e­

pre emanciparcene se non completamente alme­

stendano a scapito di coltivazioni pure rimune­

no in parte, mercè un'altra nostra ricchezza che rative e necessarie, come ad esempio quella dd
abbiamo purtroppo parzialmente vandalicamen­

grano, quella dei pascoli alla quale si collegano

te distrutto ma che fortunatamente, se saremo l'allevamento del bestiame e le industrie dei lat­
intraprendenti, perseveranti, pazienti e tenaci, ticinii, della lana, della conceria, ecc., giacchè
potremo ricostrurre. Alludiamo alle nostre fore­ esse occuperebbero essenzialmente dei terreni
ste, le quali analogamente al carbon fossile pos­

montuosi tuttora incolti, mentre per i prati e

sono fornirci il carbone per i forni siderurgici

per i campi rimarrebbero disponibili, previa bo

e il catrame per estrarne medicinali, sostanze nifica e risanamento, quelle vaste pianure che
coloranti ed esplosive, ecc.; e ci sono inoltre in­ purtroppo oggidì non sono che delle paludi.
dispensabili per conservare al nostro paese quel

Sull'acqua e sulla foresta deve poggiare essen­

carattere alpestre senza il quale, come notam­

zialmente la prosperità, l'emancipazione econo•

mo, l'acqua che si scarica dalle nubi non po­

mica e industriale del nostro paese. Dell'acqua

trebbe praticamente divenire sorgente di grandi

già si è detto che non ci verrà mai meno. Anche

forze motrici.

la foresta, se l'uomo se ne ergerà a protettore,

Non sarà mai abbastanza esaltata l'importan­

non potrà estinguersi finchè emanerà dal sole

za della foresta nella nostra economia naziona­

la luce e hnchè si troverà diffuso nell'aria del­

le. Mentre il legname che essa, assoggettata a

l'acido carbonico. E perchè l'acido carbonico do­

tagli e a rinnovamenti periodici e razionali, po­
trebbe somministrarci senza scapito della sua

noto, ne contiene in media 5 decimillesimi

conservazione, e cioè alla stessa guisa che il ca­

volume? Se gli alberi lo decompongono per as­

pitale

produce

gli

interessi

senza

vrebbe scomparire dall'atmosfera che, come è
in

estinguersi, sorbirne il carbonio, ne generano per contro a

quegli stessi prodotti che si ricavano dal carbo­

mezzo della combustione i carboni fossili e 1

ne straniero, e potrebbe inoltre emanciparci dal­

carboni di legna.

le attuali ingenti importazioni di legname sia da

È interessante il riflettere che le scorte di car­

ardere che da costruzione. e per la fabbricazio­

bone fossile, che come è stato detto furono pre­

ne della carta, essa servirebbe mirabilmente a ventivate in ottocento miliardi circa di tonnel­
disciplinare il corso delle nostre acque e quan­

late, considerato che 1 chilogrammo di tale com•

do fosse coordinata coi laghi naturali e con ba­

bustibile contiene 800 grammi di carbonio a cui

cini montani artiticiali, che dovrebbero sorgere

corrispondono chilog. 2,96 di anidride carbonica,

- 77-

LE I. I. I.

------------------======================

bruciando completamente genererebbero circa
2400 miliardi di tonnellate di acido carbonico.
dai quali le foreste potrebbero estrarre quel
quantitativo di carbonio che era contenuto negli
ottocento miliardi di tonnellate di carbone fos­
sile. e cioè quello di circa 640 miliardi di tonn.
Siccome il carbonio costituisce la metà circa del
peso di una pianta secca. ne risulta che a questo
quantitativo di carbonio corrisponderebbero non
meno di 1280 miliardi di tonn. di foreste.
Aggiungasi che l'anidride carbonica è fornita
inoltre da altre sorgenti. e cioè dagli organi re­
spiratorii degli animali (l'uomo allo stato di ripo­
so genera mediamente 16 litri di acido carboni­
co all•ora � pure mediamente allo stato di riposo
ne producono all'ora per ogni quintale del loro
peso Kg. 1.8 i vitelli e gli ovini e Kg. 1.2 i bovi
ed i cavalli; quantità più ragguardevoli e varia­
bili a seconda dei casi vengono prodotte sia dal­
l'uomo che dagli animali allorchè compiono de­
gli sforzi). dai crateri dei vulcani e da alcune
grotte poste in vicinanza di questi. da acque mi­
nerali in cui trovasi disciolto, ecc.
Adunque è lecito di conchiudere che si avrà
sempre disponibile una abbondante provvigione
di anidride carbonica e che essa potrà sempre
essere reintegrata nell'atmosfera e somministra­
ta alle foreste perchè queste nella parte che lo­
ro verrà periodicamente asportata per essere ab­
bruciata la restituiscano all•atmosfera. e così via
via assicurando la conservazione di quell•esten­
sione di terreno alberato dei monti e dei colli
che occorrerà per il regime delle acque e per le
industrie fondate sulla utilizzazione del legno.

La foresta compie così, come vedesi, la funzio­
ne di accumulare del legname, del carbone e de­
gli idrocarburi di composizione svariatissima, da
cui si ricavano preziosi prodotti. allo stesso mo­
do che il ghiacciaio ed il lago naturale od artiti­
ciale compiono la funzione di accumulatori del
carbone bianco.
Però mentre raccumulazione dell'acqua av­
viene senza che essa subisca delle alterazioni
chimiche, af6.nchè il carbonio e gli idrocarburi
possano accumularsi nelle foreste occorre che
essi cambino di composizione. trasformandosi al­
ternativamente. da legno in acido carbonico e
acqua e da queste due ultime sostanze in legno.
Inoltre, mentre l'accumulazione dell'acqua si
ottiene in modo automatico nei ghiacciai, nei la­
ghi naturali e nei bacini montani, che la sag­
gezza umana avrà all'uopo approntati. quegli ac­
cumulatori che constano in selve e foreste non
potranno sussistere senza l'opera continua ed as­
sidua dell'uomo. che dovrà provvedere alle loro
piantagioni a seconda della natura del terreno,
al loro rinnovamento ed al loro taglio periodico.
La foresta oltre a quella di accumulatore com­
pie di più un'altra funzione assai importante:
quella di salvaguardare i magazzini del carbone
bianco onde questo possa essere perennemente
utilizzato.
Adunque è fuori di dubbio che pei suoi ine­
stimabili vantaggi la trazione elettrica dovrà es­
sere quella dell'avvenire in Italia e che devesi
affrettare con tutti i mezzi possibili un tale av­
vento.

Ing. P. Verole.

Piero Gia.cosa.

del!' Universi16

di

Torino

Per prepara.re gli industria.li
italian i a.i nUOVl e
più a rdui ciment i

LETTERA APERTA AL DIRETTORE DELLE I. I. I.
Lei mi chiede di scrivere qualche parola per il
primo numero della sua Rivista Le Industrie Italiane illustrate.
Io sono tanto più lieto di poterla assecondare
in quanto gli intenti che la sua Rivista si propo­
ne di raggiungere rispondono pienamente alle
mie convinzioni. Lei sa che dacchè è cominciata
la guerra io ho avuto sempre presente l'altra guer­
ra, quella che la Germania aveva già pressochè
vinta, ma che fu arrestata dalla guerra vera at­
tuale. Voglio dire la guerra commerciale, nella
quale noi, ridotti alla condizione di quegli scia­
gurati che durante il sonno provocato da un nar­
cotico, si lasciano spogliare senza reagire, erava­
mo ormai soccombenti senza che ci fossimo nep­
pure accorti della presenza del nemico.
Cessata la guerra d'armi, potrà ricominciare
l'altra, la commerciale? Dovremo noi prestarci di
nuovo alle blandizie dell'antica ipnotizzatrice sa­
piente? Certo no. Ma per resistere, per vincere
anche questa seconda guerra bisogna conoscere
la strategia nemica e contrapporvi le difese neces­
sarie. Le quali, si sa, in guerra consistono nel ser­
virsi degli stessi mezzi del nemico, ma più pode­
rosi, più sapientemente manovrati. F as est et ab
hoste doceri.
Lei sa anche che hn dall'anno scorso, 10 ho
iniziato presso alcuni amici appartenenti all'Uni­
versità o all'Industria, un movimento che aveva
per scopo di riunirli e cementarli nell'intento di
dare alle nostre industrie gli elementi di forza,
di iniziativa, di resistenza che caratterizzano l'in­
dustria tedesca. Le mie istanze caddero in ter­
reno propizio: e il Comitato scienti-fi.co-tecnico
costituito per l'unione della Società per il pro­
gresso delle Scienze e degli industriali-italiani o
come singoli individui o come rappresentanti le
loro industrie, è ormai costituito ed è entrato in
azione.
Ho anche cercato di diffondere nel pubblico la

nozione della realtà della nostra condizione eco­
nomico-industriale, e la ragione della sua infe­
riorità verso la Germania. In una conferenza che
tenni a Torino, a Milano e a Firenze, ho tentato
di spiegare la ragione vera della supremazia com•
merciale tedesca, la quale poggia sull'adozione
di un principio che fa onore alla chiaroveggenza
di quel popolo e di chi lo governa. Debbo dire che
non fu senza esitazione che in questi momenti,
in cui più che mai !'ira si metterebbe nei Sacra­
menti, dovetti far l'elogio della Germania; e che
sono grato al pubblico che comprendendo quan­
to costava a me e a lui il dover riconoscere la
superiorità di un nemico, che sotto tanti riguar­
di appare ogni giorno più indegno, ha mostrato
di accogliere di buon animo una confessione pe•
nosa, primo passo risolutivo ad una resipiscenza
virile.
Pochi anni fa, prima che non che parlarne si
sospettasse dai più della attuale guerra, avevo
avuto occasione di occuparmi di un episodio di
storia moderna della medicina. In una memoria
pubblicata negli Atti della Accademia delle
Scienze di Torino, avevo rifatto la storia della
scoperta e della identi-fi.cazione dei principii atti­
vi di quell'importantissimo rimedio che è la di­
gitale, ed avevo dimostrato come alcuni scien•
ziati tedeschi si fossero appropriate le scoperte
francesi, attribuendole a sè, mutando i nomi di
corpi già noti, e denigrando i lavori anteriori. E
avevo anche deplorato come da noi in Italia, non
c.:erto per malizia, ma per rispetto e deferenza
alla Germania, alla quale ormai facevamo capo
per tutto quanto concerne indagini scientiliche e
laboratorii, si fossero adattate le conclusioni te­
desche, le quali erano state riconosciute false dai
tedeschi stessi, allorchè erano stati minacciati di
rappresaglie da parte delle Società scienti-fi.che
di Francia.
Questo io voglio dirle perchè si dimostri quan-

- 79

LE' I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - = - = = = = == - - - - = - - - - - = = = � =
to 10 sia spassionato nel mio giudizio sulla Ger­

o a quelle intellettuali in genere nel paese. È ne­

mania, e quanto fondamento di ragioni pro e con­

cessario che in presenza di una industria horen­

tro costituisca la base della convinzione che ho

te che ci emancipa dall'estero, che ci apre nuovi
cercato di trasfondere nel pubblico italiano, e che mercati e ci accorda nuove inB.uenze, noi ci sen­
dev� ribadirsi ad ogni occasione per tenerci bene tiamo pieni di simpatia e di ammirazione; e che

svegli al timone, che cioè la politica scientihca collochiamo gli uomini che hanno recato questo
della Germania, l'aver compreso il valore della benefizio al paese nel novero dei grandi bene­
scienza nel periodo storico che traversiamo e fattori, degli ingegni che dobbiamo onorare, di

l'averlo usufruito a vantaggio dello Stato è un cui dobbiamo andare orgogliosi, e che il fatto
merito grandissimo della Germania, è forse il ti­ che la loro operosità è rinumerata talora anche
tolo di gloria che le rimarrà fra tanto sfacelo che in larghissima misura non ci disponga a lesinare
si sta accumulando in essa ed intorno ad essa.
gli elogi, quasi vedessimo nella riconoscenza del
Adottare questo principio è il dovere di tutte le pae-;e anche un equivalente monetario, versa­
nazioni civili; ma adottarlo senza c�stringere la to il quale, il debito fosse saldato. Per essere
scienza ad un'opera servile e falsa, senza deviar­ un grande ir.dustriale bisogna possedere delle

la dal suo hne essenziale che è il riconoscimento doti grandi di genialità, e non è l'Italia che pos­
della verità, senza menomare la dignità della sa ignorarle e misconoscerle. Il rispetto che 11
scienza. Anche in questo la Germania coi suoi paese tributi ai suscitatori di nuove fonti di pro­

errori che hanno provocato la sua attuale deca­ sperità economica, creerà a loro nuovi doveri,
den::.a scientifica, ci ammaestra.
dei quali sapranno sdebitarsi accrescendo la som­
L 'Italia che non è stata la prima alla riscossa, ma di benehzii che dispensano. Nessun italiano

si mostra ora convinta e pronta ad agire. Il com;­ si è mai domandato se una grande opera d'arte,
tato scientihco-tecnico, per il modo con cui è co­ un melodramma, una statua, un quadro o un ro­
stituito, per l'autorità dei nomi dei suoi compo­ manzo abbia reso più o meno all'autore, se non
nenti, per la dovizia dei mezzi di cui dispone, per proporzionare la sua ammirazione a un suc­

per la larghezza della sua costituzione che si e­

stende a tutta l'Italia e comprende la rappresen­
tanza di tutte le industrie, è destinato ad esse­
re l'organo centrale direttivo che per un lato a­

cesso materiale che non

è

se non la conferma

del valore dell'opera. Questo deve farsi anche
per gl'industriali; il plauso, non l'invidia, deve se­
guire alle loro fortunate vittorie.

girà presso il Governo per l'adozione di tutte le
Ma questo orientamento dell'opinione pubbli­
misure atte a perfezionare la condizione econo­ ca non si può ottenere se non quando si sap­
mica del paese in quanto è il risultato della sua pia quanto studio, quanto genio, quanto lavoro si
produzione industriale, per l'altro coopererà col­ richiegga per condurre una industria vigorosa­

l'aiuto diretto della sua competenza scientihco­ mente e farla trionfare sulle competizioni rivali.
tecnica all'incremento, al perfezionamento delle Il diffondere queste nozioni, il cre�re quello che
industrie esistenti o da crearsi. È bene che in­ ormai con frase fatta si può chiamare la coscien­

torno ad esso si raccolgano altre attività; siano za industriale (1) che ogni cittadino deve posse­
esse istituzioni singole - scuole, laboratorii, co­ dere come parte integrante del valore che attri­
mitati già esistenti e attivi - alle quali manca buisce a tutte le manifestazioni più elevate del­

soltanto la coordinazione colle altre, o altre inizia­ l'attività e della intelligenza nazionale, è compi­
tive che già accennano a sorgere, fra le quali qui to della stampa. Ed io m'aug'uro che il suo gior­
a Torino è notevolissima la fondazione di una nale cooperi vigorosamente a questo intento.

stazione

sperimentale

per

l'industria

chimica,

che è sorta già armata e vitale, grazie alla muni­

Mi creda suo dev.mo
Piero Giacosa
dell" Università di Torino.

hca offerta del terreno fatta da un industriale
metallurgico, il comm. Sclopis. Ma indipenden­
temente da questi organi aventi ciascuno il loro
ufficio determinato è bene, ed è soprattutto in­
dispensabile che si educhi il paese a interessar­
si alle questioni industriali, a considerare le at­
tività e i risultati in questo ramo colla stessa

(1)

Si veda i] nostro programma che sviluppa

appunto il concetto cos1 magistralmente sintetiz­

compiacenza e collo stesso interesse che si ac­

zato dall'insigne scienziato che ci ha /atto l'o•

corda alle manifestazioni artistiche e letterarie

nore di rivolgerci la lettera più su ,pubblicata.

--------------------- ·

LE OFFICI E CAPRONI DI * * *

I CAPRONI

I CAPRONI

!VO:--lO?LA I CAPRONI DA CACCIA - TIPO 1913 TRASFORMATO

------------------- --------------------

BIPLANI CAPRO I 300 HP.

I CAPRONI

.
.

...

••
••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••

..............._
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CAMPO E!
TRINCEA i

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i• DA

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■■


••
■•
•■
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■■
CONTENENTE I SEG ENTI DIECI OL MI RI:• TIPO
LEGATI IN c 010:
3 P. SAVJ-LOPEZ:
16 GARIBALDI:
: Le rime
21 LAMARTINE:
■■■ 64 C�DUCCI
CAVOUR:
23 MAETERLI CK:
TEMPELLI :
38 MIICHEiLET:
■■ 97 BO
D'A U ZIO: Poesie.
44 TOLSTOI:
DELLA BIBLIOTECA CHIUSA IN APPO ITO IMBAL•:• p REZZO LAGGIO A GABBIA DI LEGNO LIRE QUINDICI

A

La battaglia per l'italianità.

di San Miniato.
Italia, Austria e Francia.
Meditazioni intorno alla guerra



:•


Il


•■

TIPO

B

:

CONTENENTE I SEG ENTI
TI IN c oro:

3 P. SAVJ-LOPEZ: La battaglia per l'italianità.
4 CARDUCCI: Le rime di San Miniato.
7 BONTEMPE.LLI: Meditazioni intorno alla guerra

:• p REZZO
NB.

Epistolario.
Confidenze.
Il tesoro degli umili.
La donna.
La sonata a Kreutzer.

El

OL MI RILEGA-

16 GARIBALDI: Epistolario.
23 MAETERLI CK: Il tesoro degli umili.
44 TOLSTOJ : La sonata a Kreutzer.

•■■

:

■■•





:


••


■:
■•




DELLA BIBLIOTECA CHI A IN APPO ITO IMBALLAGGIO A GABBIA DI LEGNO LIRE No V E :



OGNI OL ME PESA APPENA 50 GRAMMI E STA PER IL FOR- :
MATO (CM. 6 PER 9) NEL TASCHINO DEL GILET.
:

:
•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••

Alberto Pavoni

Presidente della Federezione
dei Collegi dei Ragionieri

La pressione tributario
sulle industrie
Il fisco, con l'odierno empmco e farraginoso si­
stema tributario, toglie oggi alle industrie il 00
per cento degli utili ! ! - Le impressionanti rivela­
zioni di una inchiesta
Il più fiere nemico
dell' industria italiana è stato sino ad oggi il
legislatore italiano !
Se il problema tributario è oggi uno dei più
ardenti e dei più ponderosi tra quelli che si im­

gliore da seguire nelle nuove forme di impoc;i­
zione che si rendono necessarie.

pongono alla attenzione dei nostri uomini di go­

Per quanto riguarda l'industria è fondamenta­

verno, possiamo, senza tema di errare, afferma­

le lo studio di Alberto Geisser e Gino Borgatta:

re che il lato più grave

una vera e propria inchiesta sulla pressione tri­

del problema stesso



quello che riHette la pressione hscale sulle no­

butaria su le nostre società per azioni. Abbia­

stre industrie.

mo poi letto con piacere altri minori studi della

È ovvio come, per questa parte, il problema fi­

dott.sa Matilde Bianchini, sul trattamento do­

nanziario si confonda e si compenetri col pro­

ganale dell'industria chimica;

blema che sarà certamente il più importante del

l'ing. Falco su la pressione tributaria sull'indu­

uno

studio del­

domani, quello della trasformazione della nostra stria meccanica; un articolo assai notevole di
industria nazionale, e del suo avviamento a pren­ Marcello Soleri sul regime hscale della elettri­
dere il posto

che le spetta nelle competizioni cità. Tutti questi studi sono altrettanti sintomi
mondiali. Che se il problema hnanziario è grave, assai confortevoli del modo assai serio con cui
e se la sua risoluzione è di indiscutibile urgen­ viene considerato il problema di cui ci occupia­
za, non meno grave è il problema dell'industria mo: e ci dimostrano ancora la necessità che ta­
in cui si accentra oggi gran parte, e domani si li studi vengano approfonditi, e conducano a ri­
accentrerà la massima parte della nostra ricchez­ sultati e conclusioni esaurienti.

za, e dei nostri sforzi.

Se vogliamo vedere una buona volta la hne di
Ora conviene che il legislatore, se vuole esse­ quella hnanza empirica ec.l affrettata che sta ro­

re sapiente e provvido, nell'imporre e ripartire vinando il nostro paese da un trentennio, se vo­
il carico tributario, non si lasci soverchiare dal­

gliamo una buona volta che cessi lo sconcio si­
l'apparenza delle ricche:z.:z.e industriali in movi­ stema delle sovraimposizioni per decimi, e per
mento, ed accumulate per la produzione, e non centesimi, e il rincrudimento sistematico dei più

inaridisca con imposizioni empiriche ed affret­

odiosi balzelli del bollo e del registro, occorre

tate, le fonti vive della ricche:z.:z.a; quelle fonti

che studi seri siano fatti e che dimostrino al le­
che sono destinate a dare al nostro paese una si­ gislatore la necessità che si cessi ormai dal trop­

tuazione industriale sui mercati internazionali;

po abusato sistema dei colpi dati alla cieca che

a sviluppare il benessere interno; a fornire in o non colpiscono, o atterrano addirittura, e che
appresso autentiche legittime e copiose fonti di comunque costituiscono un oltraggio alla giusti­
1mpos1:z.1one.

zia.

L'ordine delle idee precede l'ordine dei fat i;

Il problema della imposizione della industria

ed in questi giorni in cui appare non ulteriormen­ nazionale vuole essere studiato a fondo con lar­
te dilazionabile la riforma tributaria tornano in ghi criteri e con metodo essenzialmente analiti­
onore gli studi di hnanza, intesi ad esporre Jc

co. Conviene procedere ad inchieste particolari

condizioni obbiettive di determinate entità im­

per gruppi affini di industrie, studiarne le condi­

ponibili, e ad additare al legislatore la via m1-

z10n1 reali ed obbiettive, indagarne la latente

-8.5-

LE I. I. I.
forza di espansione che in esse si trova, accer­

le impo

tarne il reddito normale, studiare quanta parte

più: ed

del carico tributario si concentra su ciascun grup­

correnz

po di industrie.

altri pa

di fabbr.i azione. Ma vi è ancora di

h 1

tra tariffa, per ragioni di con­
in

ran parte le tariffe di
reare all'industria nostra
olutamente insostenibili.

Certo l'impresa non è agevole; ma è necessa­
rio esaurirla se si vuol giungere a risultati pra­

è un grande pro-

tici e di concreta utilità.

tanto più ponderoso in
luzione di rapporti inter­

Il nostro sistema tributario è così farragino­

oluzione: quello che

so e complicato che è assai difficile accertare
u

quanta somma di imposizioni gravi su queGto o

to campo occorre per

su quel determinato ente imponibile: le nos �re

utentica rivoluzione: e

imposizioni indirette non hanno, come dovreJbe­

uo tempo - nel pros­

ro avere, una funzione integratrice e· completiva

gli uomini capaci

delle imposizioni dirette; si ha quindi in concre­
to una sovrapposizione fantasticarne:-:-� irrazio­

e proprie gravano

nale ed assurda di tributi diretti, ed inJ::-etti, di

più pa

dazi doganali, e di bollo e registro che rappra­

chezza

senta un pericolo grave e serio, per la prosperità

tributo

l'imposta di ric­
Lll

rra; hanno reso r�
r izio 303, 132 e 43

dell'industria nazionale.

ettito

Venendo a qualche dato di fatto noi troviamo
per

esemp10

che

le

hanno reso all'erario
milioni.

Potrebbe

imposte

fabbricati, il con-

di fabbricazione gravi p

nell'esercizio decorso 254

complessivo

tria non è possibile
t tistici sufficienti;

dire p

' ri orosa sol che si

sembrare ad un superhciale

u tri

oaservatore che per l'industria non rappresenti­

11

i accentra nelle
sazione in ba­

no che una pura partita di giro; un'anticipazio­

società a

ne di tassa, della quale si rivale sul consumato­

se a bilan

o può sfuggire
qui più preme

re: ciò è vero per gli effetti diretti ma non per

alla impos

gli indiretti. Se andremo ad osservare quanta

di rilevare

imposte in ef­

restrizione nei consumi dei prodotti tassati im­

fetto veng

all'altra e 6.ni­

porta l'onere della tassazione, se ne potrà agevol­

scono col

un'enorme ali-

mente dedurre quale e quanto pernicioso effetto

quota.
po sa considera­

producano quelle tasse, specie allorchè sorpassa­

È ovvio

no certi limiti ragionevoli. L'imposizione in que­

re il suo op·

sto caso afferra l'industria nella sua stessa intima

fuori della

tratta ed al di

potenzialità di svolgimento, in quanto viene a de­

quello che g'rav

terminare prezzi di c01Sto dei prodotti eccessiva­

to e macchinario,

mente elevati e quindi non facilmente sopporta­ mente in quanto
bili dai consumatori: danneggia quindi il consu•

portato

ome fabbricah

direttam nt

matore, più ancora l'industria che non può spera­

prohtto, se si reali
re il massimo rendimento dai propri impianti, e na perdita dell'in

rappresenta u-

danneggia più ancora la stessa hnanza in quanto non si verihca. Ag
viene a togliere a se stessa quelle più larghe basi ricchezza mobile,

iò l'imposta di

imponibili che certamente verrebbero a prodursi tributo
se l'industria non fosse arrestata nel suo svilup•
po dalle troppo vessatorie tassazioni.

del

se

prohtto

a questa il conuerra,

cente im

nella

sua

doppia 6.gura di sovraimpo izione per ruolo al­
la ricchezza mobile, e

Le dogane ed i diritti marittimi hanno reso

il

tutte

quelle

somm

di ritenuta diretta per

deve ri­
nel 1915-1916 ben 311 milioni: una gran parte scuotere dallo Stato per forn \ ure etc., e ve­
di questi grava direttamente l'industria mercè drete quale enorme
ari o rappresenta per la
la tassazione delle materie prime e dei macchi­
nari. Con ciò la tariffa doganale viene diretta­
mente ad inHuire sui costi di produzione e ne
risulta u� fenomeno analogo a quello che esami­

industria

il

trinomio

he l'industriale

dell'imposta

fabbricati,

della ricchezza mobile, e del centesimo di guerra.
E dei 102 milioni del registro. dei 98 milioni
del bollo, dei 30 milioni delle tasse in surroga­

nammo e criticammo come perniciosissimo per z10ne certo gran parte ne ha fornito all'erario

- 86 -

-- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - LA PRESSIONE TRIBUTARIA SULLE INDUSTRIE
l'industria. Aggiungete a ciò i gravami degli en­
ti locali e vedrete a quale disastroso risultato h-

.

.

.

.

nanz1ano s1 arriva.

ne gen·erale della nostra ricchezza nazionale.
L'inchiesta di Geisser e Borgatta è là che di­
mostra la rilevante pressione degli oneri pub­

Ma vuole forse l'industria sottarsi al dovero­ blici sulla industria italiana. È risultato da quel­
so compito di contribuire in quest'ora solenne ai l'inchiesta che nel quinquennio 1909-1913, e cioè
carichi pubblici? Questa domanda che taluno po­ prima ed all'infuori dei nuovi aggravi fiscali in
trebbe proporci merita una chiara e franca rispo­ dipendenza della guerra, il complesso degli o­
sta. L'industria non vuole sottrarsi al grave com­ neri risultava in media al 46. 70
dei dividendi
pito che incombe su tutti nel grave momento che distribuiti: oggi certamente coi nuovi aggravi si
attraversiamo.

arriva ad una proporzione del 60%. Sono, que­

Vuole soltanto che il legislatore pensi e ricor­

ste, cifre che debbono dar da pensare: ed è ve­

di che oltre l'assoluzione del debito tributario

ramente ora che il nostro legislatore pensi a rior­

l'industria ha un altro, e più grave, e più fonda­

dinare su basi razionali il nostro sistema tribu­
quello proprio dell'industria, tario, tralasciando una buona volta i dannosissi­
del suo sviluppo, del suo progresso pel benesse­ mi sistemi empirici ed assurdi, causa non ulti­

mentale compito:

re sicuro del paese: e l'industria nostra non vuo­

ma del troppo lento progredire della industria e

le per preconcetti di natura fiscale, e con aggra­

della ricchezza nazionale.

vi eccessivi ed irrazionali, essere messa in con­
dizioni di non potere assolvere il suo fondamen­
tale compito dello sviluppo industriale del pa se, così intimamente connesso con la elevazio-

Alberto Pavoni
Pres. della Federazione
dei Collegi dei Ragionieri.

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••



iGLI A VVE Ii
RIVI STA SETTI:
=MENTI MANALE ILLU:
:-----------·-----------------------------------■•



:STRATA




:



I

DELLA

VITA ITALIANA:


DUE A NI, LA RIVISTA GLI A VVENIMENT/ HA PER



È RIUSCITA AD AF-

, L

: GLI AV VENIMENTI

:

RIASSUMO O IL PENSIERO DOMINA TE.



GO O I CARATTERISTICI ASPETTI.



:




LE PUBBLICAZIO I ■



ILLUSTRATE D'ITALIA.




OTEV LI T PPE LUNGO LA SUA

VIA ASCE SI01 ALE MERCÈ SUCCESSIVE OPPOR TU ·


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R O

so o u
A

I TESI DELLA VITA ITALIA-

El

UOI

E INTERPRETA O L'ARO

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E RITRAG-

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ULTIFORMI ASPETTI :

TE E TIME TO,






RAS SEG NA DEL M OV I MENTO •
ITALI ANO:■
:INTELLETTUALE

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ABBONATI ED AI COMPRATORI DEGLI AVVENIMENTI.

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,,

6 mesi ,, 18

Il

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.

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1917:
.

1 anno L. 48
6 mesi ,,

UMERI DEGLI AVVENIMENTI,

25




:



A CHE ■
:

•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••




LA F.l. A.T.

I. IL R1IPARTO UTE SILI. - 2. LA CARROZZERIA (Riparto Montaggio).

LA F. I. A. T.

- -----------------------------------=

I. IL REPARTO TORNE.RIA. - 2. IL REPARTO MONTAGGIO CARRI.

- ---- ---- - ------ - ----

- -- - - - - - - - - - - - - - LA F. I. A. T.

1. IL REPARTO BULLONERIA. - 2. IL REPARTO D51 TOR I FOTTER.

LA F. I. A. T.

I. IL RIPARTO RUOTE CONICHE. - 2. IL RIPARTO SBAVATURA.

= = = == = == = - - - = - - - - - - - - - -

--=

= = == =-== =

==

==

== == - - - == ==

I. IL MAGAZZI O DEJ PEZZI 01 RICAMBIO ED ACCESSORI.
1
2. IL DEPOSITO DI FERRO E CARBONE.

LA F. I. A. T.

LA F.I. A.T.

1. LA SALA DI PROVA DEI MOTORI. - 2. LA RIMESSA.

Ettore Bra.vetta.

LA CO STRUZIONE DI

UN GROSSO CANNONE
I CAPOLAVORI

DELLA SIDERURGIA ITALI AN A
Il costo di un 305 - I miracoli della fusione - La
1ucinatura - La più grande pressa idraulica del
mondo è italiana - La tempera - Un bagno che
costa 100.CXX) lire - La " barenatura,,.
Dopo averci descritto come "nasce,, un grosso
cannone, il nostro eminente collaboratore spie­
gherà. in un prossimo numero delle I. I. I. come
un cannone '' muore ,,.

Il cannone moderno di grosso calibro è l'or­
degno più possente, la macchina termica più for­
midabile, che la mente dell'uomo sappia proget­
tare e la sua industria costruire.
Basterà, per farsene persuasi, riflettere h
il cannone navale da 305 - che prendo ome ti­
po perchè, bnora, è il massimo posto a bordo
delle nostre navi - spara due colpi al minut ,
e nell'attimo in cui si accende la cari a, pa a
quasi istantaneamente dallo stato di riposo a
quello di lavoro necessario per resistere alla
pressione enorme sviluppata dai gas della pol­
vere, imprimendo alla massa metallica chiama­
ta proietto, la velocità iniziale di circa 800 me­
tri al secondo. Il cannone francese da 305 dei nostri è preferibile tacere i particolari - ti­
ra un proietto di 410 kg. e gli imprime una ve­
locità, che al momento in cui esce dalla bocca è
di 780 m. al secondo; ciò vuol dire che la forza
con la quale esso colpisce la corazza è uguale a
quella di un treno direttissimo di 250 tonn., che
andasse ad investire la corazza stessa con la ve­
locità di 120 km. l'ora. Ma laddove la più poten­
te delle locomotive a vapore non raggiunge la
sua velocità massima che dopo alcuni minuti, il
proietto del cannone acquista la sua enorme for­
za viva con la rapidità del fulmine, in meno di
un decimo di secondo.
I gas prodotti dalla combustione della carica
nell'anima di un pezzo, sviluppano quasi istan­
taneamente una pressione enorme, corrisponden­
te ad un carico di circa 2600 kg. applicato su
ciascuno dei 700 cmq. che formano la superbcie
della base del proietto, il quale è, per conse­
guenza, spinto in avanti da una forza superiore
ad un milione e ottocentomila chilogrammi.

Finalmente, in virtù del principio di meccani­
ca ben noto, he l'azione e la reazione sono u­
guali, tanto l'otturatore quanto il cannone de­
vono re i tere a questa pressione spaventevole,
he tende a tr ppare il primo dal suo alloggio
proiettand lo all'indietro ed a far crepare il se­
condo.
Per farsi un'idea della forza d'espansione dei
gas, che spingono in avanti il proietto e tendono
altresì a far scoppiare il cannone, si può imma­
ginare che questo sia disposto verticalmente, con
la bocca rivolta allo zenit, e prolungato da un.
tubo ripieno d'acqua: la colonna d'acqua così
formata, per poter equilibrare sulla parte ante­
riore del proietto la pressione esercitata dai gas
sulla sua base, dovrebbe essere alta 2600 m.
aturalmente i cannoni più moderni da 343,
356, 381 e 406 mm. di calibro sono di gran lun­
ga superiori al 305 in fatto di potenza; in tesi
generale si può dire, che se fosse possibile ap­
plicare istantaneamente al centro di gravità di
una nave da battaglia tutta l'energia alla bocca
sviluppata da una bancata completa dei suoi can­
noni, la nave stessa sarebbe sbalzata di botto
fuori d'acqua.
Da questi brevi cenni si comprende facilmen­
te che il cannone in generale, e quello di grosso
calibro specialmente, è un capolavoro della si­
derurgia e della meccanica e non si potrebbe co­
struire se questa e quella non avessero conse­
guito dei progressi straordinari. Un cannone da
305 richiede non meno di venti mesi d'un lavo­
ro incessante ed il suo costo si aggirava, prima
della guerra, sui 400.000 franchi; esso pesa sup­
pergiù 55000 kg., dei quali il solo tubo ne pesa
14000, e dati, tanto i formidabili sforzi ai quali

95 -

LA COSTRUZIONE DI UN GROSSO CANNONE
resiste, quanto i terribili effetti che produce, non
si può dire che sia troppo pesante e costoso.
L'unico metallo che oggigiorno si adoperi per
fare dei cannoni è l'acciaio, fuso, fucinato e temperato, semiduro, elastico, resistente, il meno
frag'ile che sia possibile, con una 'percentuale di
carbonio da 0,3 a 0,5; proporzione sufficiente perchè gli effett� della tempera siano sensibili, ma
non esagerati.
L'a ciaio da cannoni si ottiene con il forno
Martin-Siemens: importa adoperare materiali di
prima scelta e dosarli in modo da mantenere la
proponione finale di carbonio nei limiti suddetti. I forni Martin sono allineati lungo una str da ferrata che serve alla circolazione delle li;t.gottiere,· essi, a seconda della loro portata, possono fondere da 15 a 50 tonn. d'acciaio per volta. Quando la fusione è compiuta, si cola il metallo entro appositi secchi foderati di materiali
refrattari e lo si porta con essi, mediante gru
scorrevoli, a riempire le lingottiere, che sono forme di metallo foggiate come un tronco di piramide a base rettangolare, esagonale od ottagonale, con le faccie leggermente inclinate, ciò che
f acilita l'estrazione del lingotto, o massello,
quando è raffreddato.
È ovvio che la batteria di forni in azione varia a seconda del peso che deve avere il massello; per fondere quello, pesante 96 tonn., destinato a formare il grosso cerchione esterno che
ricopre la parte posteriore del cannone, occorrono quattro forni Martin, che trattino contemporaneamente 65 tonn. di ghisa svedese e 40 tonn.
di ferro hno. Durante l'operazione si aggiungono nel forno 2600 Kg. di ferro-silicio all'll p�r
cento di silicio e 1375 Kg. di ferro-manganese
con 1'83 per cento di manganese, per disossidare
il bagno e bruciare le impurità nocevoli; aggiungendo del ferro cromo si aumenta la resistenza dell'acciaio alla trazione; l'aggiunta del
ferro-nichel lo rende molto duttile.
In generale si preferisce il forno Martin acido,
perchè più adatto a dare un acciaio molto puro,
con le qualità necessarie per la costruzione dei
cannoni.
La fusione è fatta con molte precauzioni, per
assicurare l'omogeneità della massa proveniente da colate differenti; così pure bisogna impedire che nel massello si producano, mentre si
raffredda, dei difetti che lo rendano inutilinabile. Un sistema generalmente usato è quello di
comprimere l'acciaio con delle potenti presse idrauliche, tenendolo sotto pressione mentre ei
raffredda; tuttavia la parte superiore dei massel-

- - -- - ---------------- - - - - - - - - - --- - - -----

li, la così detta materozza, riesce sempre spll·
gnosa e bisogna troncarla e scartarla.
La seconda opera7,ione alla quale si procede è
la fucina7,ione del massello: essa ha lo scopo du­
plice di dargli progressivamente una forma vici­
na alla dehnitiva e di migliorarne la qualità.
L'acciaio, raffreddandosi nelle lingotti.ere dopo
la colata, si cristallina in grossi grani e perde
in gran parte la sua tenacità e resi.sten7,a alla
rottura; per corre erlo di questo difetto, ed an­
che per poterlo lavorare, si riscalda il massello
in un forno di r ndi dimensioni ad una tempe­
ratura di 1000 o 1050 gradi, detta « rosso ciliegia
pallido >>. Il metallo diventa molto plastico e può
essere tr ttato fa ilmente sotto il maglio, o la
pressa, evitando di doverlo riscaldare troppe vol­
te successivamente; ossia di fare delle calde nu­
merose. La fucinatura riduce a maggior hnezza
la grana del metallo; ne rende più omogenea la
massa; ne schiaccia le bollicine; ne e pelle par­
zialmente le impurità e le scorie eventualmente
incluse; ne aumenta la resistenza e ne diminui­
sce la fragilità. Essa viene eseguita con i mag-li
a vapore o con le presse idrauliche; quest'ulti­
me sono preferite generalmente nelle moderne
officine, perchè la loro azione, più lenta, penetra
hno al cuore del massello, mentre il maglio trat­
ta sopra tutto la periferia del pezzo fucinato.
Il maglio agisce per urto ed esercita, ad ogni col­
po, una pressione di circa 100 tonn.; le presse e­
sercitano pressioni da 2000 a 10000 tonn. La più
grande pressa idraulica del mo::1.do è quella del­
Ìe Acciaierie Ansaldo, che sviluppa l'enorme
pressione di 15000 tonn. e lavora i più grossi
masselli con la facilità con la quale un uomo im­
pasta fra le dita una pallottola di argilla.
L'ordegno di fucinatura, sia esso il maglio o
la pressa, è servito da possenti gru, che me­
diante enormi pinze sostenute da catene formi­
dabili, afferrano il massello, lo pongono nel for­
no; ne lo estraggono; lo portano sotto il magli.o
od il torchio; lo rimettono entro il forno quan­
gradi
do la sua temperatura è discesa ad 800
centigradi ed è perciò necessario di riscaldarlo
di nuovo.
La fucinatura del massello di 96 tonn. sopra
ricordato ha prin ipio con una stiratura e sgros­
satura che richiede otto calde e lo fa diventare
lungo circa sei metri; ciò fatto, se ne asportano
la materozza posteriore, di circa 4.500 kg., e la
anteriore, il cui peso può raggiungere circa 30
tonn. Si ottiene in tal maniera uno sbozzato che
viene forato con una macchina doppia. La fora­
tura degli sbozzati per cannoni di piccolo o di

-96-

LA COSTRUZIONE DI UN GROSSO CANNONE
medio calibro si eseguisce abitualmente dopo la sca contiene
ricottura;

125

m.c. di olio, che prima della

al contrario, invece, si forano prima guerra costava circa

della ricottura

gli

100000

lire: un bagno piutto­

sbozzati dei grossi calibri, sto caro, come si vede! La tempera è un'operazio­

quando il calore può penetrarli fino nel cuore.

Lo sbozzato forato viene poscia mandrinato;

ne assai delicata per la necessità, sia di riscaldare
molto regolarmente i tubi, affinchè non si pro·

ad esempio quello di cui sopra è detto, assume ducano in essi differenze di stato molecolare o
la lunghezza di 4.8 m. mediante una mandrina­

di durezza; sia di proteggerli, nel tragitto dal

tura in sei calde.

forno alla vasca, dalle correnti d'aria che li fa­

La ricottura, che consiste nel riscaldare il me­
tallo hno a

1000

rebbero incurvare; sia infine per il pericolo del­

gradi in un forno speciale, ha le proiezioni d'olio bollente nel momento del­

lo scopo di correggere gli effetti disuguali pro­ l'immersione. I suoi effetti principali sono: l'au­
dotti nelle diverse zone della massa dello sboz­

mento

onsiderevole del limite d'elasticità e del­

zato dalle variazioni di temperatura e dalle ir­ la resistenza alla rottura; la diminuzione del­

regolarità delle azioni meccaniche durante la fu­ l'allungamento; la modificazione di quello stato
cinatura.
L'operazione è condotta lentamente :b.no ai
g'radi, perchè l'acciaio presenta verso i

300

molecolare

he

produce

frequentemente

delle

400

tensioni interne; l'aumento della durezza, tanto

gra­

che la lima difficilmente intacca l'acciaio tem­

di un massimo di fragilità; ma oltrepassato que­ perato. Questi effetti sono tanto più accentuati,
sto punto critico la ricottura si esegue con rapi••

quanto

è

mag iore la

arburazione dell'acciaio

dità e senza pericolo. Raggiunta la temperatura e pm alta la temperatura a cui è stato portato

1000 gradi suddetta, si fa raffreddare lo sboz- prima della tempera; temperatura, che per gli
7-ato: rapidamente fino a 850 g'radi per evitarne ac i i da annone, è ompresa in generale fra

di

la cristallizzazione; lentamente in seguito, per­

875 e 950

chè non si producano tensioni interne.

to influi

Dopo la ricottura si eseguiscono i primi
gi meccanici del metallo, in base ai quali si
dica se possa o pur no.

radi C. La rapidità del raffreddamen­
ull

tempera accentuandone gli ef­

a ·­ fetti; essa dipende dalle dimensioni dell'elemen­
111-

essere sottoposto alla

tempera.

to, nonchè dalla temperatura, natura, calore speifico, conducibilità e viscosità del bagno, moti­
vo per cui l'olio conferisce una tempera meno

Questa operazione ha lo scopo di restituire al­

energica che l'acqua.

l'acciaio, già reso omogeneo dai trattamenti an­

Non bisogna però credere che la tempera agi­

teriori, le qualità di resistenza e di elasticità

sca sull'acciaio soltanto in senso favorevole, pe1·­

he si esigono dagli elementi finiti e che non

chè essa ne diminuisce l'allungamento, ne ac­

possiede più a sufficienza. Importa che il riscal­

cresce la fragilità, determina delle tensioni in­

damento a cui si sottopone lo sbozzato prima di terne; produce, insomma, degli inconvenienti che

immergerlo nel bagno di tempera sia fatto a fon­ si riesce a diminuire facendo n"nvenire il metal­
do ed in maniera molto uniforme, al quale sco­ lo: ossia sottoponendolo alla ricottura dopo la
po serve un acconcio forno verticale, con parec•
chi focolari e chiuso da una serie di intelaiatu­
re guernite di materiale refrattario.

tempera; la quale consiste nel riscaldarlo ad u­

na temperatura che varia secondo gli effetti ri­

ell'inter­ cercati ed è sempre sensibilmente inferiore a

no di esso si sospende il tubo che si vuole ri­

quella di tempera. Il massello ricotto si lascia

scaldare, mediante un dispositivo che permette poi raffreddare lentamente dentro il forno, ed
di evitare l'incurvatura di quelli lunghi; si ot­ insieme ad esso, la ricottura diminuisce un poco
tiene il riscaldamento regolare del tubo impri­

i) limite di elasticità e la resistenza alla rottu­

mendogli un lento movimento di rotazione per

r.a, che però conservano un valore molto supe­

mezzo di una dinamo che gli fa compiere un gi­

riore a quello che avevano prima della tempe­

ro al minuto. Quando l'elemento

ra; mantiene la finezza della granitura, e talvol­

è

al giusto pun­

to di calore, lo si tempera immergendolo in una ta anzi l'accentua; fa scomparire, o quanto me­
vasca immensa ripiena di olio; come ben si com­ no riduce moltissimo le tensioni interne; accre­
prende, il trasporto dei pezzi dal forno al bagno sce notevolmente l'allungamento, che però non
di tempera si fa per mezzo di gru scorrevoli. riprende il valore precedente la tempera. La fra­
L'immersione deve avvenire con la massima ra­ g;Iità diminuisce di molto; la durezza scompa­
pidità possibile e quando si tratta di temperare re; sicchè il metallo, che ora la lima intacca,
dei cilindri cavi, una pompa con tubatura specia­

quantunque meno che prima della tempera, può

le fa circolare il liquido nel loro interno. La va-

essere lavorato con le macchine utensili; condi-

-97-

LA COSTRUZIONE DI UN GROSSO CANNONE
z10ne essenziale in cui difetto non potrebbesi
I cerchioni si scaldano perchè si dilatino di
fabbricare il cannone.
una quantità u uale al serraggio che devono e­
A questo punto i masselli sono sottoposti ad sercitare sull'elemento sopra il quale veng'ono
una serie rigorosa di analisi chimiche e di pro­ applicati; ma siccome sarebbe impossibile di far­
ve meccaniche e se esse danno i risultati pre­ li dilatare in modo tale che acquistino con pre­
scritti, si passa alla lavorazione �on le macchi­ cisione assolut un diametro interno uguale al
ne, che consiste nel tornire esternamente e nel diametro esterno degli elementi ai quali devon­
barenare internamente i singoli elementi, me­ si sovrapporre, in pratica si realizza una dilatadiante torni e bareni; completando poi l'opera­ zione ugual al
rra gio più una piccola quan�
zione con la smerigliatura per rendere perfetta­ tità, cir a
millimetro. Si comprende che
mente levigata la superticie interna ed esterna la co trizi
r itata dai cerchioni sul tubo
delle parti barenate e tornite. La difficoltà di an1m
er hioni sottostanti, ha lo scopo
questi lavori si comprenderà facilmente riflet­ di
la necessaria resistenza al­
tendo che i diametri interni devono essere pre­ l'e
della carica.
cisamente quelli prescritti dai disegni, senza tol­
erchioni corti si fa ponen­
leranze, anche minime; mentre i diametri ester­ do
in po izione quasi orizzontale
ni, sia del tubo anima, che di ogni cerchione,
rrelli; dandogli cioè una pic­
fanno maggiori del diametro interno del er­
r favorire lo scorrimento di
chione, che ad esso tubo, od esso cerchione, do­
ndo que to ha la temperatuvrà essere sovrapposto nel comporre il cannone;
1
trae dal forno éon una gru,
però di una quantità precisa e matematicamente
tatat , mediante un calibro, che
determinata. La barenatura è difficile, special­
n n essaria, lo si in6.la sul tu­
mente nel caso di tubi lunghi come quelli dei bo: i cer hi ni di rinforzo dalla parte della cug'rossi cannoni navali, e ciò perchè essendo l'u­ latta; quelli di
l t , dalla parte della bocca.
tensile invisibile e guidato dal lavoro che ha Ogni cerchi n
ndare a combaciare esatgià eseguito in precedenza, se avviene che si tamente on il
vi ino e per ottenere questo,
rompa, o si muova, o penetri più del dovuto nel non appena
i ' inhlato sul tubo, gli si
metallo, la barenatura diventa difettosa senza applica, dalla p
pp ta a quella del combache si possa rendersene subito conto, ed il di­ ciamento, un oll r
ul quale si esercita una
fetto cresce a misura che il lavoro prosegue. La trazione con ider v 1 ;
n 1 tempo stesso si di,
barra del bareno è comandata da un movimento rige su di e
tt d qua fredda. Dopo la
automatico rapido combinato con un altro movi­ applicazione
ne devesi girare il
mento di avanzata; l'insieme della macchina, tubo di 180 radi, per evit re che si producano
lunga 28 m., pesa 100 tonn. Si comprende che delle incurvature a
usa della differente rapi­
si debbano prendere delle precauzioni minute e dità con la quale avviene il raffreddamento.
rigorose per garentire l'assoluta precisione del­
I cerchioni lun hi i m ttono a posto tenendo
la barenatura malgrado il peso considerevole del il cannone verticale; il er hione grosso di culat­
pezzo in lavorazione, che raggiunge talvolta 25 ta si applica ponendolo verti almente nel pozzo
tonnellate.
di cerchiamento e in6.land vi dentro il cannone,
Ottenuti, bnalmente, i diversi elementi costi­ appeso ad un'apposita gru on la bocca in alto.
tutivi, si tratta di riunirli per formare il canno­ Il pozzo di cerchiament ' un gigantesco forno
ne, al quale scopo occorre riscaldarli a circa 300 ad aria calda.
g'radi C. e poscia in6.larli gli uni sugli altri. Le
Nell'eseguire la erchiatura di un cannone si
successive operazioni si eseguono in una immen­ deve aver cura che i cer hioni e specialmente
sa officina, con il tetto molto elevato e bene ri­ quelli lunghi, nel raffreddarsi, non facciano pre­
schiarato dall'alto, ad un•estremità della quale sa alle loro estremit', mentre sono ancora dila­
si trova il pozzo di cerchiamento, mentre il re• tati nel mezzo, perchè 1
arebbe di grave dan­
sto dello spazio è occupato dalle macchine uten­ no; e quindi, per impedire che ciò avvenga, si
sili.
accelera, con un etto di acqua, il raffreddamen­
Ovvio è che questa officina ha tutte le gru ed to dell'estremità dove deve avvenire il primo
i mezzi necessarii per sollevare, trasportare e contatto, mentre si mantiene calda l'opposta me­
maneggiare i pesanti elementi che si tratta di diante hamme a gas. Inoltre si mantiene un get­
riunire, dando ai medesimi tutte le posizioni de­ to d•acqua continuo nell'interno del tubo da cer­
siderate.
chiare, sia per impedire che esso si riscaldi e s1

- 98-

LA COSTRUZIONE DI UN GROSSO CANNONE
dilati, sia perchè il cerchione che si sta metten­

vimenti; gli apparecchi di punteria; congegni e

do a posto si raffreddi più rapidamente all'inter­

parti

no che all'esterno, il che è necessario perchè la

precisione e più volte misurati e controllati.

tutte che debbono essere della maggior

contrazione
assegnatagli
rimanga
inalterata.
Finalmente il cannone è hnito e può sottosta­
Composto così il cannone, si mette mano alla re alla prova hnale e decisiva, che è quella del
sua hnitura, riducendolo al preciso suo calibro,

fuoco, dopo la quale si riprendono le misure dei.

lisciandone l'anima per prepararla alla rigatu­

diametri interni dell'anima, si verihcano minu­

ra, tornendolo esternamente e praticando nella ziosamente tutte le parti del cannone e si decide
culatta l'alloggio dell'otturatore.
se esso possa, o pur no, essere posto in servi.zio..
Quindi si esegue, nella parte posteriore del
Come si vede, la gestazione e la nascita di un
tubo-anima, la camera della carica, che è di for­

grosso cannone sono lunghe e laboriose; vedre­

ma speciale e generalmente di diametro superio­

mo un'altra volta in qual modo esso viva, e co­

re al calibro del cannone; nonchè l'alloggio del me e perchè muoia.
proietto: hnalmente si procede alla rigatura.
Intanto si allestiscono il vitone dell'otturato­

Ettore Bravetta.

re coi suoi annessi e connessi; l'anello, che ap­

N.. B. - Le fotogra-{;e che illustrano questo ar­

plicato sulla culatta, gli serve di sostegno e di

ticolo ci sono state favorite dalla Società Ansal­

cardine nei suoi movimenti di apertura e di chiu­

do, le cui gigantesche fabbriche di cannoni sono

sura; la mensola, che lo sopporta nei detti mo-

una delle meraviglie dell'industria italiana.

LE

GRANDI RACCOLTE
dell'Istituto Editoriale Italiano
Classici italiani













• op ra completa �ol. 96















,,

96









• opera co"!-pleta , ,

40

Storia della guerra mondiale •





,,

,,

,,

8

Gli immortali



.

Biblioteca dei ragazzi

erie I e II

.

''

''

grande guerra d'Italia •

,,

,,

,,

24

"

"

letteratura italiana •

,,

,,

,,

3

• sene I e II . , ,

96

Breviari intellettuali •









Biblioteca del teatro italiano •
straniero.

,,







n

I.

.

. ,,

50



,,

I .

.•

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50

I capola\Jori della letteratura italiana

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greca, latina

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2. LAVORAZIONE DI UN ELEMENTO PER CANNO E DI GROSSO CA!LIBRO.

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2 SMERiIGLIATURA DI UN GROSSO CANNO E.

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2. U CA O E DA 381 ULTIMATO.

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•: LE INDUSTRIE ITALIANE ILLU- •:
:• STRA TE che danno diritto a 8 4 di pagi- •:

: na per la pubblicità e alla rivista per un anno :
••
====
••

••
••

: LE INDUSTRIE ITALIANE ILLUSTRATE vengono :


in?nate in servizio di prop·aganda
:
:





: a tutti i fMinistere
:
: a tuffe le cAmbasciate
:
••


• a tutti i Consolati

: a tutte le 'Banche e gli Istituti di Credito
:
••

a
tutte
le
cAssociazioni�
Sindacati
e
Sodalizi
industriali
e

8

commerciali
••
� a tutti i Consorzi agrari

• a tutte le Camere di Commercio.


••••••••••••••••e••••••••e

••

e

•o•a••••••••

••


Felice Garelli

del R. Politecnico di Torino

Lo zucchero
italiano
L'AVVENIRE

IL PRESENTE
Valorosi economisti e tecn1c1, anche recentemente, ebbero a discutere sulle condizioni ere te dalla g'uerra europea a molte industrie itali ne: non mi consta ciò siasi fatto per l'indu tri
dello zucchero. Laddove, un esame seren
1
obbiettivo intorno ad essa è opportuno, gi
h
questa industria ebbe non solo a 1 mentare,
me le altre, il rincaro enorme del combu tibile,
l'aumento nel costo delle m terie prime, la
ar•
sità di mano d'opera, ma, per e sa, vennero al­
tresì profondamente modificati i rapporti doga­
nali e fiscali.

LE DISCUSSIONI DEL PASSATO.
Sono note le vive discussioni delle quali fu
oggetto, negli anni addietro, l'industria indigena dello zucchero. Era diffusa la credenza che
si trattasse di industria puramente artili.ciosa:
autorevoli studiosi dei problemi tecnici nazionali propendevano a considerarla come un errore
economico. Il grosso pubblico poi attribuiva, unicamente o quasi, alla protezione doganale ac•
cordata alle nostre fabbriche, la causa dell'elevato prezzo di costo dello zucchero, ignorando o
dimenticando che la tassa di fabbricazione era
più che tripla della protezione doganale e che
ammontava a due volte e mezzo circa il valore
intrinseco dello zucchero. Da diverse parti si invocava la soppressione di ogni differenza fra tassa doganale e tassa di fabbricazione, senza riHettere che, se anche fosse stato possibile prima della guerra attuare un provvedimento così
radicale, esso, praticamente, non avrebbe portato che una diminuzione molto esigua ( al massimo di 20 centesimi per chilogramma) nel prez•

z

d llo zucchero; mentre, la probahiusura delle nostre fabbriche
po to nuovamente il Paese alla mercè
eri ri e teri.

PER EVITARE LA CARESTIA.
Or bene, scoppiata la guerra, il nostro Gover­
no accrebbe subito di cinque lire per quintale la
già fortissima tassa di fabbricazione portandola
da L. 76.15 a L. 81.15: la protezione doganale, che
veniva così diminuita d'altrettanto, dalle condi­
zioni del mercato europeo fu ben presto resa ad­
dirittura negativa. Attualmente, infatti, è tassa•
to in misura molto maggiore lo zucchero indigeno che non quello importato. Di fatto, il raccolto
scarso dell'ultima campagna (1915) (1 milione
e 470 mila quintali in luogo dei tre milioni che
possono produrre i nostri zuccherili.ci, in anni di
buon raccolto, lavorando a pieno carico), la scom•
parsa dell'ingente riserva di zucchero, esistente
alla li.ne del 1914, che, li.dando troppo sul futuro
raccolto, si ebbe il torto di lasciar esportare per
oltre metà onde ottenere in cambio altre merci,
e inhne l'aumento del consumo verihcatosi nel
1915-16, resero imminente il pericolo di una for•
te carestia di zucchero.
Opportunamente allora il Governo stabilì in
lire 148 per quintale il prezzo massimo al quale
le nostre Raffinerie dovevano vendere lo zucche•
ro e autorizzò il Ministero delle Finanze, d'ac•
cordo con quello d'Agricoltura, a permettere la
importazione di zuccheri greggi e raffinati, ridu­
cendo il dazio d'entrata in misura tale che il
prezzo non superasse le 148 lire. E sicco?le lo
zucchero estero ora, nel porto di Genova, costa

- 109 -

LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = = _ = = _________________ _
in moneta italiana, intorno a lire 123-125 al quin­
tale (1), ne viene che il dazio governativo non può
superare lire 25, in luogo dei frs. oro 99 (meno
1
tara) hssati dalla legge.
Abbiamo adunque attualmente tra la tassa cli
fabbricazione (L. 81) ed il dazio ·doganale (L. 2325), la differenza rilevante di 56-58 lire: un ve­
ro protezionismo alla rovescia!
È giusto pertanto riconoscere che, senza la
fabbricazione nazionale, il consumatore italiano
avrebbe visto elevarsi rapidamente il prezzo del­
lo zucchero hno a raggiungere e forse oltrepas­
sare le lire 2.50 il kg., se l'Erario non avesse vo­
luto rinunciare a gran parte dei proventi della
tassa doganale (cioè a circa 150 milioni all'an­
no). Laddove, in grazia della produzione nazio­
nale e dei provvedimenti legislativi opportuna­
mente presi, lo zucchero è fra i generi di consu­
mo che han subito aumenti meno rilevanti nel
prezzo di vendita. Prima della guerra, di fatto,
le Raffinerie lo vendevano a lire 123 prima, poi
a lire 128 per quintale: detraendo lire 76 di tassa
di fabbricazione, restavano lire 47 a 52, prezzo
dello zucchero. Attualmente, le stesse Raffinerie
devono venderlo a lire 148; detraendo lire 81 di
tassa di fabbricazione rimangono per lo zucche­
ro lire 67. L'aumento fu adunque di 15 a 20 lire
per quintale, laddove in Inghilterra si passò dal­
le 50-60 lire a 90-100, in Svizzera a 85-105, in
Francia, nella vendita al minuto da L. 0.70-0.75
il kg. a lire 1.30-1.40.

LE BENEMERENZE DELL'INDUSTRIA SAC­
CARIFERA.
Non è qui il caso di ritornare sui molteplici
vantaggi portati dall'industria saccarifera all'e­
conomia nazionale: essi furono messi in rilievo
già molte volte e non è possibile ormai discono­
scerli. Ricevettero, infatti, notevole impulso e
miglioramento la produzione agricola, il lavoro
nazionale e presero origine importanti industrie
collaterali. La fabbricazione indigena contribuì
potentemente a diffondere ed accrescere il con-

(1)

Nel Giugno

1916,

lo zucchero greggio este­

ro giunto nel porto di Genova, cif, avente 96 cir­
ca J.i polarizzazione (90-92
raffinato), costava

67-68

%

di rendimento in

scellini, corrispondenti

a 81 scellini pel ra/fnato. Con le spese di sbar­
co e carico su vagone (5 lire per Q.), con il cam­
bio, ciò equivale a lire

125

in carta, su vagone

f,orto, f,el solo zucchero, senza alcuna tassa
scale.



sumo che passò da kg. 2.4 per abitante nel 1899
a kg. 5.01 nel 1913: in conseguenza gli introiti
dell'Erario vennero più che raddoppiati, giacchè
passarono da 64-69 milioni annui nel periodo pri­
ma del 1900, quando lo zucchero veniva ancora
quasi tutto importato, a 146 milioni nel 1913-14,
pur non contando i proventi indiretti, che som­
mano a parecchi milioni. Venne raddrizzata, a no­
stro favore, la bilancia commerciale, e non è pic­
colo merito inhne l'aver evitato al Paese, du­
rante questa spaventosa guerra, i gravi danni di
una eccessiva carestia di zucchero.
Tutti questi benehci ci inducono a non rim­
piangere la protezione hscale che si dovette, per
l'addietro, a cordare all'industria saccarifera.
Forti privilegi erano indispensabili se volevasi
introdurre, anche in Italia, la coltivazione della
barbabietola e la storia dello sviluppo dell'indu­
stria saccarifera in Europa durante il secolo scor·
so dimostra che tutte le principali nazioni han·
no, per lungo periodo di tempo, protetto tale in­
dustria in misura ancora superiore a quanto si
fece in Italia. Senza gli artilici, i protezionismi
di ogni specie, iniziati dal grande Napoleone, la
coltivazione della barbabietola non sarebbe mai
riuscita ad uguagliare prima, a soverchiare poi,
quella della canna da zucchero, possibile solo nei
paesi caldi. Se si fossero seguiti rigidamente i
dettami del più puro ed assoluto liberismo, l'Eu­
ropa sarebbe ancora mancipia dei paesi tropicali
per un genere di consumo che è ormai divenuto
necessario, e non sarebbe sorta una grandiosa in­
dustria agricola alla quale intere regioni delle
Nazioni più civili debbono la loro prosperità.

GLI EFFETTI DELLA PROTEZIONE.
Inoltre la protezione doganale in Italia non an­
dò tutta a vantaggio dei fabbricanti: è facile di­
mostrare che, quasi per metà, fu assorbita dai
coltivatori. Prescindendo dal maggior costo del
combustibile ( che nei tempi normali si traduce­
va in una maggior spesa variabile da 1.50 a 2 li­
re per ogni quintale di zucchero) la sola inferio­
rità veramente sensibile dell'industria saccari­
fera italiana rispetto a quella estera sta nella
coltivazione delle bietole. Il tenore zuccherino
medio dei nostri tuberi è ancora sensibilmente
al disotto di quello delle barbabietole estere, so­
pra tutto in paragone dell'Austria-Ungheria e del­
la Germania.
Ecco, infatti, riunite le medie della coltivazio•
ne e lavorazione nel quinquennio 1908-1913 che
ho calcolato servendomi delle statistiche conte•
nute nell'autorevole annuario del Sachs:

110-

----------===========
1908
321;
Belgio 288;
273.
Dal

Italia

al

1913:

Francia

Olanda

==========

raccolto medio p. Ettaro Q.:

253;
282;

Austria-Ungheria
Russia

155;

248;

Germania

Ricavo medio di zucchero greggio p.

100

bie­

11,64; Francia 13,22; Austria­
Ungheria 15.46; Belgio 14.67; Olanda 15.33; Rus­
sia 15.24; Germania 16.63.
tole (kg): Italia

Produzione di zùcchero per Ettaro Q.: Italia

37.20;

Belgio
mania

Francia 33.70; Austria-Ungheria 38.40;
42.50; Olanda 45.40; Russia 43.67; Ger­
45.44. (La cifra 11,64 dà la media del ri­

cavo in zucchero: la media del contenuto zucche­

rino delle nostre bietole ho ragione di ritenere
sia più elevata_ e specialmente si accrebbe negli
ultimi anni. Ad abbassare la cifra del ricavo, in
confronto con l'estero, contribuisce la circostan­
za che la dezuccherazione dei melassi fu abban­
donata in Italia dopo il

1903,

in seguito alla mo­

LA NOSTRA BIETICOLTURA.
Ma anche per questo riguardo non devesi esa•
gerare, nè disperare della nostra bieticoltura: an•
che altrove i progressi conseguiti nella produzio­
ne di bietole sempre più zuccherine richiesero
molto tempo. I dati seguenti, pubblicati qualche
anno fa dall'Istituto Imperiale Germanico di sta•
tistica, dimostrano che la percentuale media di
zucchero contenuto nelle barbabietole in Germa•
nia

ha variato, nei decenni trascorsi, come se­

1838 8,8 per cento; 1848 9,8 per
1858 10,1 per cento; 1868 10,7 per cento;
1878 11,7 per cento; 1888 13,1 per cento; 1898
15,2 per nto; 1908 18,1 per cento.

segue: Anni:
cento;

Ci'

dim

tenor

zu

Germ ni ,
nto

dihcazione del regime hscale che sostituì la ta -

dim nti

no ricche. Siccome le barbabietole si a qui t no
a peso, sono gli agricoltori nostri che vengono,

in

confronto dei loro colle hi esteri, maggior­

al

r , a questo proposito, che da

tr

corsi più di

min i

Come si vede, i nostri campi forniscono il m
m •

40 anni per passare dal 10
13 per cento (1888). Non bi­

i voll ro

(1848)

diretto fatto sui sughi).

per contro queste sono ancora, in medi , l

tra che i progressi nell'aumento di
herino nelle bietole furono, anche al­

l'e t r , molto lenti, specialmente nell'inizio: in

sazione diretta del prodotto all'acertamento in•

simo raccolto per ettaro in peso di bietol , m

LO ZUCCHERO ITALIANO

15

anni da che la

a non essere una quantità

n ll'economia agricola della Nazio­
on si può
nio trascorso dal

ertamente computare

1888

al

1898,

il

decen•

nel quale la su•

perhcie di terreno coltivata a barbabietola in tut•

200 a 1200 etta•
1899-900 si comin•

ta Italia era irrisoria e variò da

mente compensati dalla coltivazione delle bieto­

ri: soltanto nella campagna

le. Si aggiunga che i tuberi da noi si pagano qua­
si sempre a prezzi alquanto superiori di quelli

pidamente

7000 ettari, che divennero ra•
20.000 nel 1900; 38.000 nel 1905-06;
55.000 nel 1912-13 ed 82.348 nel 1913-14 con au·
dell'estero: per esempio nella campagna 19131914 il prezzo delle bietole oscillò fra un massi­ mento di 27.000 ettari in un solo anno! Prova
mo di L. 3.60 e un minimo di L. 2.10. Ciò è na­ eloquente questa del favore sempre crescente
ciarono a contare

turale. Quando si vuole introdurre una nuova col­ che incontra la bieticoltura presso i nostri agri­
tivazione, specialmente in zone fertili, e vincere coltori i quali, al maggiore introito che procura
la concorrenza di altri prodotti, bisogna assicu­ loro il raccolto meglio retribuito, vedono aggiun•
rare ai coltivatori dei prezzi largamente rimune­
rativi se si vuol ottenere che essi corrano l'alea
di tentare le nuove colture. Ed una volta stabili­
ti dei prezzi piuttosto elevati è molto difficile ri­

gersi l'incremento dei foraggi,

il

miglioramento

dei terreni, l'accrescimento del materiale ferti­
lizzante. È vero che nel
vata si ridusse a

40

1914

la superhcie colti­

mila ettari, perchè la pleto•

durli: a ciò si arriva solo lentamente, dopo un

ra di zucchero indusse gli zuccherieri a tener

lungo periodo. Queste due circostanze, unitamen­

chiuse molte fabbriche: ma l'anno successivo si

te al maggior costo del combustibile, alla neces­
sità di ammortare rapidamente i costosi impian­

ebbe già una sensibile ripresa nella bieticoltu•
ra perchè gli ettari coltivati furono

50

mila.

È dunque da una quindicina di anni soltanto

ti, spiegano perchè il costo di produzione dello
zucchero fosse da noi, nelle condizioni normali che la barbabietola è da noi coltivata su una
prima della guerra, sensibilmente più elevato che estensione della quale merita di tener conto. In
tale periodo di tempo essa, in media, per le ne•

all'estero.

È senza dubbio spiacevole constatare l'inferio­ cessarie rotazioni con altre colture, non potè es•
rità del tenore zuccherino delle nostre barbabie­ sere coltivata più di 4-5 volte sullo stesso terre•
tole ed

il

progresso alquanto lento fatto m que­

sti ultimi anni sotto questo rispetto.

no. Non si possono pretendere, in così breve tem­
po, progressi notevoli nel rendimento zuccheri-

111-

LE !. I. I.
no, tanto più se si ri-B.ette che il nostro bieticol­
tore de':'e ancora ricorrere, in massima parte, a
.semente cresciuta o selezionata all•estero, e che
il disporre di un seme indigeno allevato e sele­
,
,zionato con cura, in-B.uisce di molto sull alto te­
nore zuccherino delle radici. Sotto questo aspet­
. to fu assai commendevole l'iniziativa presa dal
compianto ing. Barbè per la costituzione di una

L'INDUSTRIA DELLE MARMELLATE
DELLE GELATINE DI FRUTTA .

E

Ben poco si è fatto in Italia in questo campo:
anzi, se ci limitiamo alle vere marmellate e ge­
latine di frutta, si può dire che nulla si fece hno
ad ora.
Abbiamo bensì a Livorno, in Liguria, in varie
località dell'Italia Settentrionale, una produzio­

Società italiana per la produzione del seme in­ ne abbastanza notevole di frutta candite, ma trat­

digeno di barbabietole.

+�i:;i semore di prodotti costosi, di lusso, dei qua­

PER PROMUOVERE IL MAGGIOR CONSU­
MO DI ZUCCHERO.

nel paese. Ciò del resto si comprende quando si

La fabbricazione delle frutta sciroppate, gela­

gente tassa di fabbricazione sullo zucchero in es­

li si fa piuttosto esportazione, che non consumo
pensi che, esportandoli, il hsco restituisce la in­

tinate, condite, marmellate, in una parola, la con­

si contenuto e riduce a proporzioni normali il

servazione dei frutti per mezzo dello zucchero,

prezzo di costo del principale ingrediente delle

oltre ad arrecare notevoli benehci per l'agricoltu­
ra, in quanto accresce valore e conserva intatti

conserve stesse.
Annoveriamo fra i principali di questi prodot-

'J)er lungo tempo, al riparo delle rapide alterazio­ ti i canditi alla Livornese, la cui fabbricazione ha
ni alle quali van soggetti, prodotti del suolo nu­ acquistato l'importanza di una vera industria e
tritivi, saporiti, digestivi, perfettamente assimi­
labili, rappresenta altresì uno dei mezzi più effi­

che è oggetto di esportazione specialmente verso

l'America e l'Olanda; canditi alla Portoghese ed

caci per promuovere il consumo dello zucchero alla Parigina, la cui fabbricazione ha la sede prin­
e far entrare questo idrato di carbonio, energeti­ cipale in Liguria, le mostarde di Cremona, di V oghera, ecc.
co per eccellenza, nell'alimentazione ordinaria.
Se

gli

inglesi

consumano

annualmente

una

quantità di zucchero più che doppia dei france.,i

Nel quinquennio

media annualmente

1907-1912

s1 esportarono in

dall'Italia 25 mila quinta•

e dei tedeschi ed almeno otto volte maggiore di li di questi canditi, ma il consumo interno è ben
lontano da quello che potrebbe essere, per le
quella consumata in Italia, ciò si deve precipua•
,
ragioni già dette. Laddove, per quanto riguarda
'lllente al fatto che, nell alimentazione abituale
le marmellate, le gelatine, le frutta allo scirop­
anche delle classi più abbienti, le marmellate di
po, la produzione italiana è molto piccola ed in­
frutta (J ams) tengono un posto non trascurabi­
fatti questi prodotti sono in gran maggioranza
,
le. Da parecchi fu posto in rilievo, a proposito
importati, specialmente dall Inghilterra, Germa­
·dell'alimentazione popolare durante la guerra,
nia e Svizzera e in questi ultimi anni l'importa­
che le marmeJ.late di frutta sono divenute un im­
zione ha superato i 12 mila quintali annui per un
'portante nutrimento del popolo inglese con gran­
valore di circa 4 milioni à.i lire. Questi prodotti
de vantaggio dell•economia nazionale, giacchè lo
erano venduti, prima della guerra, al minuto a
'zucchero sostituisce vantaggiosamente il grasso,
pre�zi che oscillavano intorno alle 4 lire per kg.
'e due chilogrammi di zucchero hanno, nei riguar­
(i vasetti di 1/2 kg. della ditta Cross e Black­
di della nutrizione e fornitura di energia, lo stes­
well erano a lire 2 ciascuno) ; trattasi come si
!50 effetto come un Cg. di burro.
vede di alimento costoso, alla portata esclusiva
· In questa industria il primo posto è tenuto sen­ delle classi ricche.
,
'za dubbio dall Inghilterra, che conta una diecina
Nell'anno precedente la guerra la Società Raf•
di potenti ditte produttrici di frutta conservate
pneria Ligure-Lombarda, spinta sopratutto dal bi­
�on lo zucchero. La più importante, la « Cross sogno di accrescere il consumo dello zucchero, la

!and Blackwell », produce annualmente da sola

20

milioni di vasetti di 1/2 Cg. ciascuno, cioè: 100

"mila quintali di conserve di frutta, delle quali
"parte

notevole

è

esportata.

Anche

la

Svizze­

·ra, la Germania, la Francia, l'America del Nord,
hanno una produzione ed esportazione molto no­
'tevole.

cui fabbricazione in Italia era già divenuta ple­
torica, si accinse a dare un vigoroso impulso ad
un•industria dalla quale l'economia nazionale e
l'agricoltura attendono cospicui benehzi.

E in­

fatti, tale Ditta, dopo aver rilevato una piccola
fabbrica di conserve di frutta già esistente a Ri­
voli, riorganizzandola e accrescendone la produ-

112 -



LO ZUCCHERO 1TALIANO
zione, fece ex-novo due impianti: l'uno presso lo ficacia dell'esempio pratico, è divenuta essa pure
zuccheriticio di Sinigallia, destinato alla fabbri­ coltivatrice ed ha impiantato estesi frutteti. E
cazione di frutta sciroppate e marmellate a pa­

quanti ritagli di terreno, ora occupati da inutili

sta di frutta, l'altro esclusivamente destinato al­

sterpi, possono fornire un prodotto ben rimune­

le marmellate presso lo zuccherificio di Sarmato

rato!

(Piacenza).

Quest'ultimo,

che

è

da

oltre

un

anno in funzione, è il più grandioso: ha iniziato

La propaganda degli uffici provinciali d'agricol­
tura,

l'insegnamento delle

cattedre

ambulanti,

la produzione con un milione di vasetti da 1/2 debbono contribuire a fare in modo che l'indu­
chilo di marmellate all'anno, ma la sua poten­

stria zuccheriera possa contare su abbondanti rac­

zialità è assai m�ggiore e potrà arrivare al qua­

colte di frutta delle qualità e varietà più adatte

druplo circa.

per la confezione delle conserve.

Certamente la crisi di carestia nello zucchero,
sopravvenuta con la guerra, ha fermato lo svi­
luppo della promettente industria; ma non può
trattarsi che di arresto temporaneo. Intanto bi­
sogna far rilevare che i prodotti della Società Li­
gure-Lombarda vennero messi subito in commer­
cio ad un prezzo assai più basso del prezzo di.
vendita di quelli esteri. I vasetti in vetro da mez­
zo chilo costavano L. 1,25 in luogo di L. 2, ed i

PROPORZIONI GRANDIOSE.
Ma per hè la nuova industria agricola acqui­
sti pre to quelle proporzioni grandiose che le au­
spichi m , biso na altresì che il pubblico cono­
ca le vere
prezzi

n

ondizioni in cui essa si svolge e l'apnientemente, onde le varie ammini-

tr zioni, nei 1 r
i la

rapporti con la medesima, non

da criteri gretti ed esclusivaa 2 kg.), con­
ment
li.
tenuti in imballaggi più economici, erano ven­
d'u p
mettere d'incolpare unicamente il re­
duti intorno ad 1.75 il kg. È presumibile pertan­
ime protezioni tico degli zuccheri, ormai tra­
to che, ritornate le condizioni normali, il con u­
mont to, dello s arso e tardo sviluppo di queste
mo di questi prodotti divenga sempre più l r
iniziative utilizzatrici dei frutti del suolo, trascu­
ed esteso e porti quindi alla frutticoltura n zi ndo gli altri fattori ben più importanti. In ge­
nale, all'industria dello zucchero indigen ,
ll
nerale le amministrazioni comunali e quelle fer­
coraggiosa iniziativa della Società Li ur -L m­
r viarie da noi considerano le frutta in conserva
barda il meritato compenso.
Ila stregua di prodotti di lusso: le prime, di fat­
L'opera degli industriali deve per' v nir dn
to, le gravano con dazi comunali fortissimi che
diverse parti integrata e sorretta.
vanno da 30 lire (come a Torino) sino a 60 lire
preparati in dosatura maggiore (1

L'AVVENIRE DELLA FRUTTICOLTURA.
Innanzi tutto bisogna che la frutticoltur
da uno sviluppo adeguato e razionale. In

uidar

p r quintale: le seconde, le parificano ai confetti
pr n­
n -

re, la coltivazione dei frutti e in Italia, se non
trascurata ovunque, per lo meno molto disordi­
nata. Solo in quei luoghi dove, dietro al frutticol­
tore, trovavasi il commerciante o l'industriale per
l'acquisto del prodotto, si sono formati impor­

fini simi ed applicano pel trasporto la tariffa più
lt , senza alcun abbuono per gl'imballaggi, nem•
meno per le spedizioni a vagone completo!
Quando si riHetta che lo zucchero, principale
omponente delle conserve medesime le quali ne
contengono fino al 60%, è già gravato dal -fisco
on una tassa di fabbricazione di 81 lire per
quintale, si comprende l'enormità del dazio co­

tanti centri di produzione.
Se non vi ha affidamento per la vendita delle munale di 30 o 40 lire, sul prodotto finito! Il
frutta, l'agricoltore ben poco si cura delle pian­ prezzo di costo dell'alimento viene così, in par•
te che le producono: prende quel che danno sen­ te preponderante, ad esser rappresentato dai g'ra•
za spendervi lavoro, senza· c-oncimarle, senza com­ vami fiscali e risulta chiara l'impossibilità di ren­
batterne le malattie e non si preoccupa di fare

dere l'alimento stesso economico e di largo con­

nuovi impianti. Le cose cambiano soltanto quan­ sumo.
Delle grndi città d'Italia, Milano è la sola
do il prodotto è ricercato e si ha quindi la certe�­
za di collocarlo. Ciò si è già visto a Rivoli, a Si­ nella quale il Comune si sia reso conto esatto di
nigallia, per la coltivazione di varietà speciali tale stato di cose. Essa ha esentato dal dazio co­
di fragole occorrenti all'industria delle marmella­ munale, non solo lo zucchero, ma, a maggior ra­

te; si è diffuso il ribes rosso e nero, l'uva spina, gione, le conserve di frutta. Milano è la città che
il rovo domestico per le more. In tali località la fa di esse il più largo consumo.
Se non è possibile diminuire la tassa di fabbriSocietà Ligure-Lombarda, per insegnare con l'ef-

-113-

LE I. I. I. = = = = = = = = = = = = = = = = = = _______________________
cazione dello zucchero od almeno concedere par­

Nota. - Queste considerazioni furono scritte
ziali abbuoni per quello destinato alla fabbrica­ prima dei recenti decreti luogotenenziali 31 ago­
zione delle conserve zuccherine, guardiamoci dal sto e 18 ottobre 1916, i quali portarono la sovra­
peggiorare le condizioni con altri gravami diretti tassa di fabbricazione a L. 62, fissando nell0 stes­
ed indiretti, che soffocherebbero l'industria nel so tempo in L. 225 per quintale il prezzo massimo
di vendita dello zucchero alle raffinerie. Sono
suo nascere.
quindi notevolmente alterate le cifre suesposte,
CONCLUSIONE.
ma i rapporti rimangono quelli che ho prospetta­
to. Attualmente, adunque, ogni quintale di zuc­
Concludendo: lo sviluppo sempre più rigoglio­
chero fabbricato e consumato in Italia rende al­
so preso dall'industria saccarifera italiana nei
l'Erario lire 138,15 (L. 76,15 tassa di f abbricazio­
quindici anni trascorsi dacchè essa è uscita dal
ne iniziale e L. 62 sovratassa): agli industriali,
periodo di prova, la vigoria con la quale resiste fabbricanti e raffinatori, restano lire 86,85 (lire
vittoriosamente alla terribile crisi generale, di­ 225 - 138,15). Il rapporto fra le due quote che
mostrano che l'industria stessa ha tutti gli ele­ il consumatore paga al fisco ed al produttore ri­
menti per godere di una vita sana, non artificio­ mane quasi identico. L'aumento sul prezzo di 45
sa, sicura di ulteriori progressi.
a 50 lire che gli industriali ricavavano prima del­
Finita la guerra è presumibile che le condizio­ la guerra è notevole, ma sembra sia ancora infe­
ni di acquisto delle barbabietole, del combusti­ riore a quello verificatosi negli zuccheri esteri, ed
bile, delle altre materie prime ecc., ridiventeran­ è, sopratutto in Italia, giustificato dall'aumento
no poco per volta normali. I nostri zuccherieri sa­ nel prezzo della materia prima (di circa una lira
ranno in condizioni sempre più favorevoli, posse­ al quintale per le bietole), degli altri elementi di
dendo stabilimenti ormai completamente am­ produzione, e dall'enorme rincaro del combusti­
mortizzati. Onde io credo si possa ritenere non bile.
lontano il giorno in cui, ridotta la tassa di fab­
Al minuto lo zucchero si vende ora da L. 2.40
bricazione a non più di 60 lire per quintale, tolta a L. 2.55 per kg., a seconda che è gravato o me­
la protezione doganale, o ridotta, se ve ne sarà no di dazi comunali. È desiderabile, ed a questo
ancora b,'sogno, a quel m,"n,'mo strettamente ne­ mirano altresì i provvedimenti fiscali, che il con­
cessar,"o {,er ,'m,f,ed,'re ;7 dum,f,,'ng o altre mano­ sumo, hnchè dura la guerra, diminuisca e non
vre art1fc,"ose de,' {,roduttor,' ester,', il prezzo di superi la produzione nazionale: ciò non dovreb­
vendita dello zucchero si abbasserà intorno a li­ be esser difficile giacchè soltanto dieci anni fa,
re 1-1.10 per kg. Il consumo, che in quest'anno, con lo zucchero molto più a buon mercato, il
con prezzi così elevati, ha raggiunto i 2 mil,'oni e consumo annuo si aggirava intorno ad un milio­
mezzo d,' qw'ntal,' (kg. 7 per abitante), si accre­ ne di quintali. Ma, se fosse ancora necessario
scerà ancora per raggiungere ed oltrepassare i importare zucchero, la Finanza per mantenerne,
4 milioni di quintali (11 kg. per abitante): l'in­ nel limite fissato, il prezzo di vendita dovrà con­
dustria delle conserve di frutta, appena iniziata, tinuare a percepire, sullo zucchero importato, un
anzi ora quasi sospesa per la crisi di guerra, pren­ dazio doganale sensibilmente inferiore alla tassa
derà ben altre proporzioni. Noi avremo allora 100 di fabbricazione.
Non conosco ancora i risultati della campagna
mila ettari di terreno coltivati a barbabietole, ne
ricaveremo annualmente più di 30 milioni di saccarifera testè chiusa: dicesi che il raccolto di
bietole sia stato discreto e òuperiore all'aspettati­
quintali di radici, che porteranno ai coltivatori un
va. Se avessimo prodotto circa due milioni di
provento di almeno 75 milioni di lire, e produrre­
quintali di zucchero, è presumibile che questi ba­
mo 4 milioni di quintali di zucchero. L'erario, in
sterebbero al fabbisogno: e, consumandoli tutti
tal caso, ricaverà sicuramente dallo zucchero un
nell'anno, l'Erario ricaverebbe nell'esercizio 1916provento annuo prossimo al quarto di miliardo e,
17 dallo zucchero nazionale ben 276 milioni di
nel contempo, tutta l'economia agricola e indu­
lire! L'aver creato, in poco tempo, un'industria a­
striale della nazione verrà potentemente vivih­
gricola nazionale suscettibile di dare alla Patria,
cata!
in questi momenti di supremi bisogni e di sacrifi­
ci doverosi, un cespite d'entrata così cospicuo
Felice Garelli
del Politecnico di Torino. dev'essere motivo di legittimo compiacimento.

F. G.

E. Roggero

Le inizia.tive

di Mila.ho

LA NUOVA SCUOLA
oI CHIMICA INDUSTRIALE

COLLOQUI CON L'ING. SALDINI E COL PROF. MOLINARI.
L'istituzione della nuova scuola di chimica in­
dustriale annessa al R. Politecnico di Milano

tr

è

la prova più brillante e caratteristica del come

du

possa l'iniziativa privata, se promossa da menti
1-

p r l

le debcenze dei Programmi governativi nel no­

v1

stro insegnamento officiale.
abbiamo voluto conferire con l'ing. Ce ar

il

di nità e severità dell'insegnamento

'imp rtirà annessa al nostro Politecnico,

n nd ne autonoma uni amente per la parte

Sopra questa nuova scuola di chimica pr ti a
dini - che ne fu

nto mila lire), prima base positiva
lizzazione del nostro intento. Quanto
·
11
finalità della nuova scuola, che

illuminate e veramente conscie dei reali e pra­
tici bisogni delle nostre industrie, sostituirsi

appello, dandoci modo in poco tem­

riunire il fondo ( che si va avviando ver­

primo ideatore

he,

sp

( he resta però affidata al Rettore stesso

al­

del Politecnico) potrà dirne con la maggiore com­

enza

petenza il prof. Molinari, al quale unanimemen•

perder tempo in vane discussioni a cademiche,

te abbiamo affidata la direzione e la vita della

curò tradurla subito in atto assicurandole la co­

nuova scuola.

spicua base bnanziaria necessaria - e con il

Il prof. Ettore Molinari ci ha detto:

prof. Ettore Molinari, nostro pregiato collabora­

- Debbo cominciare con un aneddoto signi­

tore, che ne sarà

il

direttore ed al quale n'è af­

li.data l'org'anizzazione generale.

bcativo. Tempo fa venne da me un industriale
di prodotti chimici d'una città a noi vicina, il

L'ing. Saldini ci ha fatto ricordare come da quale mi si raccomandò perchè gli consigliassi
tempo in tutte le riviste tecniche, in tutti i con· un buon chimico, « purchè - sono le sue parole
g'ressi, nelle relazioni officiali si discute la deli.­ - non fosse un laureato». La cosa mi sorprese,
cenza quasi assoluta di pratica nei nostri gio­

ma senza domandargli spiegazioni, cercai di con­

vani licenziati dai Politecnici e dalle Scuole Su­

tentarlo del mio meglio. Dopo qualche tempo il

periori - eco diretta del malcontento e delle la­

buon industriale ritornò da me, si dimostrò assai

mentele, come avremo occasione

soddisfatto della persona da me direttagli e mi

di conoscere

più avanti dalla diretta parola del prof. Molina­

pregò di procurargli un altro chimico, purchè -

ri, degl'industriali tutti - ma come la questio­

ripetè ancora - non sia un dottore laureato!

ne, da troppo tempo ormai, fosse rimasta sem.

Questa insistenza finì per colpirmi e gliene

pre allo stato di elegante discussione teorica e chiesi francamente la ragione. E la ragione fu
di platonica recriminazione. - Occorrevano dei più che eloquente! Mi narrò che pel passato a­
fatti - ci ha detto l'ing. Saldini - e noi mode­

veva affidato il suo laboratorio ad un giovane

stamente ma praticamente ci siamo preoccupa­

chimico, brillantemente

laureato in una

delle

ti di tradurre in fatti le necessità ormai risulta­ nostre primarie Università, il quale - sono co­
te troppo evidenti da una molteplicità di prove stretto a ripetere le sue stesse parole - era
davvero non liete. Non era

il

caso di ricorrere,

come al solito, al Governo. La cosa interessa di­

stato

« un disastro» pel suo povero laborato­

rio! Ci aveva rimesso una quarantina di mila

rettamente gl'industriali? e noi ci siamo rivolti lire... Con la speranza di rimettere le cose a se­
questi

sto, si era procurato un secondo dottore laurea­

nostri industriali hanno risposto eloquentemen·

to, presentatogli come tecnicamente ottimo, e...

agli industriali. Debbo dire subito che

- 115 -

LE' I. I. I. - - - - - - - - - - - - - - - - - - = = � - - - - - - == - - - - - - - - - - - le conseguenze n'eran state più disastrose an­
cora del primo! Conclusione: niente più laurea­
ti! ma unicamente dei chimici semplicemente
pratici der loro mestiere... In questo modesto a­
neddoto - continuò il prof. Molinari - è la filo­
soha e la realtà di tutta la questio�e che ha con­
dotto all'istituzione di questa nuova scuola pra­
tica di chimica. E qui debbo dichiarare che que­
sta deficienza di C< pratica» che purtroppo si la­
menta in tutti i nostri laureati, non dipende cer­
tamente nè dalla maestria nè dalla buona vo­
lontà dei professori, e neppure troppo dagli stes­
si programmi: ma unicamente dalla quasi tota­
le mancanza di mezzi materiali in cui per fatale
necessità di cose vengono a trovarsi i nostri ga­
binetti e laboratori sperimentali. Quando si pen�
si che il nostro gabinetto di Milano, pure così
importante, la cui dotazione ammonta a 70 mi­
la lire, è stato in questi ultimi tempi colpito da
una riduzione del trenta per cento, mentre, per
dirne una, le sole spese del riscaldamento si so­
no, com'è noto, più che duplicate. quando si pen­
si che il Ministero con una sua recente circola­
re ha pregato i professori di «economizzare» il
più possibile sulle spese di gabinetto, com'è pos­
sibile solo tentare qualche esercitazione un po,
complessa, e svolta con la necessaria larghezza
di uno dei tanti problemi pratici che si presen­
tano ad ogni momento nei laboratori delle va­
rie industrie che hanno come base la chimica?...
Occorreva dunque, anzitutto, ovviare a questa
materiale dehcenza di mezzi: e questa è stata la
prima idea fondamentale del prof. Saldini e de,
suoi volenterosi cooperatori. Quindi - prima di
ogni altra cosa - assicurare un gabinetto ove
si possa lavorare con pienezza di mezzi: nel qua­
le se occorra spendere una somma anche forte
per raggiungere un intento sperimentale-pratico,
che dà affidamento del suo positivo risultato la
si possa spendere senza impacci di tempo e di
burocrazia. Viene quindi la questione della po­
ca «pratica» dei nostri laureati. La cosa reca
in sè conseguenze morali e positive molto più
serie di quel che si possa da principio pensare.
Il giovane laureato, ricco di formule e di
teorie ma povero di esperienza pratica, perchè
non ha avuto nè il tempo nè, come s'è veduto, i
mezzi di procurarsela nel laboratorio della scuo­
la, messo a contatto con la realtà d'ogni giorno
della vita del laboratorio industriale ove si pre­
sentano ogni momento casi nuovi, problemi che
alla Scuola non ha avuto neppure il tempo di so-

spettare, si trova imbarazzato, confuso, disorien­
tato. E siccome lì non è il caso di permettersi
delle titubanze, peggio degli errori che si tra­
sformano in gravi perdite pecuniarie per l'Ente
proprietario, il nuovo dottore viene a trovarsi a
disagio con la sua laurea dignitosamente conse­
guita ma insufficiente a farlo corrispondere a
quanto doverosamente si richiede da lui. Egli si
trova in questo senso in uno stato d'inferiorità
di fronte perhno a certi vecchi operai del me­
stiere che, bisogna dirlo, come pratica «ne san­
no molto più di lui)), quindi il suo morale n'è
abbassato e non ne guadagna certamente, solo
per dirne una, la dignità della sua laurea.
- Ora - concludeva il prof. Molinari - per
togliere i nostri giovani laureati da questo sta­
to moralmente penoso e industrialmente perico­
loso di apprentissage, il prof. ing. Saldini vecchio insegnante ed esperimentato uomo di
vita industriale - ha voluto che il nostro Poli­
tecnico offra precisamente ad essi un labora­
torio, che rispecchiando la vita reale di quelli
annessi agli stabilimenti industriali, dia loro il
modo di diventare veri e provetti «ingegneri chi­
mici» in modo da poter, al loro ingresso nell'in­
dustria, rispondere agli effettivi bisog·ni della
stessa.
- Ma non basta - ha soggiunto il prof. Mo­
linari; - il nostro Laboratorio pratico si prehg­
gé anche un altro scopo importantissimo. Quel­
lo cioè di venire in aiuto agli industriali stessi,
i quali possono ricorrere alla nostra Scuola di
chimica pratica per la soluzione di tutti quei
problemi che si presentano loro - che, come ho
detto, sono infiniti, e dalla soluzione dei quali
molto spesso dipende la fortuna di una fabbri­
ca - e per tutti i consigli che nel loro interesse
possono richiedere. Giungono spesso ne• nostri
laboratori universitari molte di queste richieste,
alle quali non sempre si può dar corso, per le
ragioni che ho accennato. Invece il laboratorio
della nostra nuova scuola avrà un reparto spe­
ciale ove gli stessi allievi, sotto la guida di e­
sperti chimici maestri, potranno prendere in e­
Game i bisogni de• vari industriali che a noi si
rivolgeranno ed avranno i mezzi, il tempo, tut­
to quanto può loro occorrere, per studiarli e,
nello stesso tempo. venire così a conoscenza del­
le varie necessità dell'industria chimica nella
sua realtà pratica.

E. Roggero.

-=--------------------

LA «MAGNESITE» DI CASTIGLIONCELLO

I. VEDUTA GENERALE DELLO STABILIMENTO A MARE CON I DUE FORNI.
2 LO STABIUMENTO E LA LI EA FERROVIARIA LIVORNO-ROMA.

LA «MAGNESITE» DI CASTIGLIONCELLO

I. IL FORNO PER LA MAGNE SITE E I FABBRICATI Pffi I MUlJI i A SILOS.
l- : 2. IMPIANTO DE;I COMPRESSORI PER LE PERFORATRICI.

=======

LA

<<

M

N

/TE n DI CASTIGLIONCELLO

1. ABBATTIMENTO DI MAGNESITE IN UNA TRAVERSA DEL PRIMO LIVELLO.
2. GALLERIA D'AVANZAMENTO - PRIMO LIVELLO

LA «MAGNESITE» DI CASTIGLIONCELLO

1. - 2. CAVA A GIORNO IN LOCALITÀ MASSACCIO.

LA

cc

MAGNESITE» DI CASTIGLIONCELLO

1. CAVA A GIORNO IN LOCALITÀ GINEPRO. - 2. CAVA A GIORNO IN LOCALITÀ ARANCIO

LA «MAGNESITE» DI CASTIGLIONCELLO

i. PIAZZALE DI CERNITA A POGQIO GINEPRA40.
2. IMPIANTI DI CARICAMENTO E DI CERNITA.

Arturo Marescalchi
Pres. della. Soc. Vitìcultori i alia.ni.

L'INDUSTRIA VINI�
COLA ITALIANA
Un patrimonio i 7 miliardi - I mercati futuri - I
nostri insup r ili vini liquorosi - Dieci milioni di
ettolitri d' cqu venduti ogni anno._ per vino Le stazio i
eloterapiche - Il primato d # Italia.
el vino in Italia rappresen­

Plutarco e Tito Livio attribuiscono al deside­
rio di bere

il

nostro buon

vino

la discesa dei

questione economica e so-

Galli in Italia. E non diverso incentivo ebb r
le orde d'oltre Reno e Danubio alle quali

1m­
l'imm ne

bri e Svevi avevano insegnato la via del p
Senza dubbio l'Italia ha sempre
mato incontestabile per la sua ri
dida produzione vinicola, ed og 1

onRagrazione

zione di m lti

del sole e dei vini deliziosi.
un pri-

zi ne vini ola

è

bbia a soffrire dal nuovo asset­

di rel zioni fra gli Stati, assetto che però nes-

pl nFr n·

europea,

he la nostra esporta­

uno o gi può prevedere con precisione. Ora,

bi­

ompetc­

so na guardar bene in faccia al supposto perico­

re con lei per l'entità del vino prodotto. Come

lo per non correre il rischio occorso a Don Chi­

varietà di tipi atti ad accontentare tutti i gusti

sciotte coi molini a vento.

cia, fra tutte le nazioni del mondo, pu'

e tutte le esigenze commerciali, l'Italia ha inve­

L'esportazione vinicola degli ultimi anni - e

ce una superiorità decisa. È da desiderarsi che

parliamo di un periodo fra i migliori del com­

la tecnica migliori questi tipi, e· li affermi con

mercio vinario coll'estero quale fu quello del

una costanza di caratteri che ora in gran parte

quinquennio 1909-1913 - era principalmente di­

difetta, ma come materiale a disposizione non retta verso la Svizzera e la Repubblica Argenti­
vi è dubbio alcuno sull'apprezzamento di questa na; tutti gli altri Stati assieme non arrivavano
a rappresentare la metà dell'esportazione globa­
nostra ricchezza simpatica.
Simpatica perchè è nella storia, nelle tradi­

le vinicola. Ben lieve, lievissimo era il contribu­

zioni, nei costumi, nei bisogni· innati del nostro

to che vi recava la Germania, nullo quello del­

popolo, e forse anche nella sua genialità e nel l'Austria-Ungheria. Sotto questo aspetto non cre­
suo spirito, l'efficenza concreta del nostro buon

diamo dunque che, al cessare della guerra, deb­

vino.

bano aversi grandi modificazioni

Considerato nel riguardo dell'economia nazio­

in

senso sfavo­

revole all'esodo del nostro prodotto vino.

petere in importanza col vino, il quale rappre­

on così è pel prodotto uva fresca, da tavola,
e da pigiare. Arrivammo ad esportarne -fin quasi

senta mediamente un raccolto del valore di ol­

mezzo milione di quintali, e la parte più note­

nale, nessun prodotto del suolo italiano può com­

tre un miliardo. Ad ottenerlo sono investiti fra vole ci fu assorbita dalla Germania.
vigne e cantine 7.250 milioni di lire, e si spen­

Nessuno può prevedere come andranno le co­
se a conRagrazione :finita; è lecito pensare che,

dono ogni anno 900 milioni.
Se si pensa che oltre i due terzi di questa im­

comunque, la Germania nun possa disinteressar­

mane spesa annuale vanno alla mano d'opera, se

si del tutto delle nostre uve e probabilmente non

si riHette che i cittadini aventi interesse imme­

trovi da soddisfare tutto il fabbisogno proprio

diato o mediato nel vino sono oltre due milioni

n·ella Spagna. Ma, ad ogni modo, è anche sopra­

e mezzo, si comprende come la coltivazione del- tutto logico e doveroso pensare che non sarà que•

- 123

LE /. /. /.
sta mancata esportazione, dato pur che avvenga,
a mettere in hero imbarazzo il produttore di uve
d'Italia. Vi è da ricuperare il mercato svizzero,
nel quale per un brevissimo tempo avemmo il
primato per questa fornitura; vi è la possibilità
di studiare di introdurci, migliorando la tecnica
della conservazione durante i trasporti coll'applicazione dei metodi adottati dagli spagnoli di
Almeria o con quella del freddo artificiale, di
introdurci, dicevamo, in altri paesi nordici, o in
altri, anche più lontani. Ma sopra tutto e innan•
zi tutto, come diremo ora, è da curare maggior·
mente l'esito interno del prodotto nostro.
L'esportazione del vino deve comunque, a
guerra hnita, ricevere quel serio indirizzo tecnico commerciale che le mancò hnora. Avevamo
avuto una dura lezione, nel 1887, la perdita del
mercato francese al quale ci tornava assai comodo mandare tutto materiale grezzo che poi,
raffinato, girava il mondo coi nomi francesi. Sem·
brava che dovessimo imparare allora, ma venne
la clausola di favore coll'Austria-Ungheria ad as•
sorbirci ancora grande parte del prodotto grez•
zo; dopo il 1905, cessato anche quel mercato, abbiamo certo appreso a fare da noi, e molto si è
migliorato, ma la nostra esportazione non può
dirsi ancora avviata tutta ai prodotti da diretto
consumo veramente rispondenti alle esigenze dei
diversi paesi verso i quali la incamminiamo.
È dovere di patria, è questione di decoro nazionale, ed è essenzialmente un buon affare quello di trarre occasione dalla gran scossa che il
mondo subirà, dopo le presenti guerre, per metterci risolutamente sulla buona via in fatto di
esportazione di vini da pasto comuni e sopratutto hni.
Un campo dove l'Italia può correre liberamente e molto e raggiungere progressi veramente vistosi è quello dei suoi vini speciali; i vermouth,
gloria ancora ben hssa del Piemonte, ma oggi
contesa da parecchi altri centri; i marsala, ai
quali potranno unirsi quegli altri vini alcoolici
liquorosi, di cui saggi splendidi sono in Sardegna
e in Sicilia con Pantelleria e Lipari; e inhne i
vini spumanti, pei quali noi, senza più bisogno di
scimmiottare i francesi o di rubar loro poco deco•
rosamente e poco onestamente etichette e parvenze, abbiamo eccellenti materiali proprio no•
stri, come i moscati d'Asti, di Strevi, simpaticissimi, graziosi, apprezzati già hn da ora e che po·
tranno avere uno sviluppo immensamente pÌ.ù
considerevole, aiutati dal loro relativo buon mer•
cato, sorretti da una tecnica più oculata e più
scrupolosa.

'·' "' ,;:
L'esportazione all'estero che pel vino rappresentava ultimamente una settantina di milioni
di lire, è certo cagion d'onore e di fortuna eco­
nomica, ma non deve far dimenticare il mercato
interno.
Per un popolo come il nostro, che ha come bc­
vanda tradizionale diffusissima il vino, per un
paese dove le brighe degli antialcoolisti conf u­
sionari non hanno ancora fatto presa quanto al
vino - che non può e non deve esser accomunato
coi liquori e i distillati - nè la faranno forse
mai, non dev'essere difficile consumare in casa,
anche nelle annate a ricco raccolto, il vino pro­
dotto dai nostri bei vigneti.
Per essere esatti anzi, bisogna dire che la ca­
pacità a tale consumo c'è già largamente. Ciò
che turba soltanto è l'inquinamento della frode.
Quando si riuscisse - e ci si deve riuscire, poi­
chè altri Stati hanno raggiunto lo scopo - ad im­
pedire che ogni anno otto o dieci milioni d'etto­
litri '(quest'ann0 il doppio o il triplo, ma è an�
nata eccezionale) di acqua si facciano passare
e pagare come vino, specialmente sotto l'incen­
tivo del premio daziario nelle città chiuse, si a­
vrebbe di che passar sopra ad ogni crisi vinico­
la e di che resistere alle eventuali depressioni
dell'esportazione. Il problema dell'aumento del
consumo interno del vino genuino, è quindi un
problema... di acqua. Trovato il modo di soppri­
mere o ridurre al minimo la frode dell'adacqua­
mento, il popolo italiano berrà tutto il vino pro­
dotto dalle proprie vigne.
Quanto all'uva fresca, se anche mancassero i
mercati esteri ove smerciarla, non è difficile pre­
vedere che essa pure abbia in paese i consumatori più che sufficienti. Dato il valore alimenta­
re notevole dell'uva è da augurarsi, e da cercare
con ogni mezzo, che se ne diffonda sempre mag­
giormente l'uso fra il popolo. E a questo riguar­
do gioverà assai l'organizzazione commerciale e
della distribuzione, perchè era veramente pen,)­
so hnora trovare, per esempio, della bellissima
nostra uva da tavola del Teramano a 30 centesi­
mi il kg. in Baviera e doverla invece pagare 45-50
centesimi in casa nostra dalle fruttivendole del­
le città italiane.
Diffusa l'uva fra il popolo, introdotta - e con
immenso benehzio dell'igiene alimentare - nei
convitti, nei ricoveri, negli ospizi, ecc., si avrà
una larga utilizzazione interna atta a supplire
con vantaggio per la massa, la mancata esporta­
zione. E il di più dell'uve da tavola o da pigiare
che andava fuori potrà essere molto saggiamen.:.•

124' -

L'INDUSTRIA VINICOLA ITALIANA
te utilizzato a fare quegli sciroppi d'uva che do­

fezionare il vino, sono tutti forestieri: bisol-6.ti,

vranno imporsi - ove saggezza e energia di

acidi, chiarihcanti, ecc. Si era tanto abituati a

provvedimenti non manchino - a tutti quegli e­

preferire la roba estera che nemmeno si è pen­

sotici sciroppi di tamarindo, a quelle granatine,

sato a fabbricarne qualche poco in Italia.

aranciate, limonate e simili, fatte a base di pro­

Si tratta di milioni e milioni di lire che anda­

dotti non nostri o di sostanze chimiche sintetiche

vano in Germania e in Francia sopratutto, che

non sempre innocue e sempre assai meno utili

col risveglio che l'industria chimica sta per pren­

alla salute del buon sugo d'uva. E perchè poi non dere presso di noi, è da augurarsi rimangano in
dovremmo anche fra noi veder sorgere quelle

casa.

stazioni amf,elotera,f,iche per le cure d'uva che

Così l'industria del vino, cioè del prodotto na­

allieta�ano e fornivan quattrini al Tirolo, alla

zionale per eccellenza, vinte le prime incertezze

Svizzera?

del dopo guerra, mercè un miglior perfeziona­
mento della sua tecnica e dei suoi metodi di com­

Ma un'altra benehca serie di iniziative deve

mercio, grazie ad un complesso di provvidenze

sorgere per il dopo guerra anche nell'industria

dirette ad assicurare al consumo un prodotto

vinicola. A simiglianza di tante altre industrie

genuino, e aiutata per gli strumenti e i mezzi di

nazionali, essa è schiava dell'estero. Il macchi­

produzione dall'industria italiana, potrà non so­

nario per la vinihcazione, per quanto in parte fe­

lo liberarsi dal bisogno di importazioni, ma as­

licemente preparato in casa, ma in casa purtrop­
po denigrato, ha ancora troppi elementi che so­

surgere a quel sicuro progresso e affermarsi in

no di importazione tedesca o francese: così so­

me primissima industria rurale italiana.

pratutto in fatto di pompe e di -6.ltri. I prodotti
che servono a correggere mosto e vino e a per-

quella solida base economica che le compete co­
Arturo Marescalchi
Pres. della Soc. dei Viticultori italiani.

1111

I Trionfatori del g1orn·o
Tali a giudizio del pubblico e della stampa sono i

-

BREVIARI IN
TEL LE
· T T U A LI
Ecco l'elenco dei primi no\'antasei volumi:
I BARRES: La dottrina nczionalista.
2 BAUDELAIRE: I fiori del male.
3 P. SAVJ-LOPEZ: La battaglia per
l' itnliunità.
4 CARDUCCI: Le rime di San Miniato.

5 CARLYLE: Segni dei tempi.
6 CAVOUR: Italia, Austria e Francia.
7 BONTEMPELLI: Meditazioni intorno
alla guerra d'Italia e d'Europa.
CRISPI: Il papato e l'Italia.
9 D'ANNU ZIO: Poesie.
10 DE MUSSET: Le notti - Rolla.
11 DE NE.RVAL: Viaggio in Oriente.
12 DE VOCUE: I morti che parlano
- Volume I.
13 DE VOGUE: I morti che Parlano
. Volume Il.
14 DIDEROT: Capolavori brevi.
15 FOGAZZARO: Origine dell'uomo.
16 GARIBALDI: Epistolario.
17 YVES CUYOT: La Polizia.
18 HEI E: La Germania.
19 HUGO: Manifesto del romant-icismo.
20 PLATONE: A po!ogia di aerate Critone.

degli

umili.

24 MALLARME: Versi e Prose.
25 A VONAROLA: Sermoni e trattati.
26 MIRBEAU: Il giardino dei supplizi
- Voi. I.
27 MIRBEAU: Il giardino dei supplizi
- Voi. Il.
28 PA ZACCHI: Saggi di storia del­
l'arte.

2Q PARETO:

I sistemi socialisti-

chetta.

35 RE ARO: Storie naturali.
36 RU�KIN: Sesamo e Gigli.
37 RUSBROCK: L'ornamento delle nozze spirituali.
3S MICHELET: La donna.
39 SALOMO E: Il libro dei Proverbi.
<O SHELLEY: Pamphlets.
41 STENDHAL: Dell'amore.
42 TAi E: Lettere.
43 THACKERAY: Il libro degli snobs.
44 TOLSTOI: La sonata a Kreutzer.
4j VASARI: Vita di Michelangelo.
46 VICO: Autobiografia e lettere.
· 47 VOLT IRE: Lettere
48 WILDE: Intenzioni.
49 /\LEARDI: Poesie.
50 BALZAC: Trattato della vita elegan(e.

51 BERTOLAZZI:

21 LAMARTI E: Confidenze.

22 LEOPARDI: Epistolario.
23 MAETERLINCK: Il te:;o�o

30 PETRUCCELLI DE!...LA CATTI­
A: / moribondi di Palazzo Carignano.
31 PLATONE: Eutifrone.
32 PROUDHON: Corrispondenza.
33 DE QUI1 CEY: L'assassinio co�e
una delle belle arti.
34 RE AN: Le:te:e alla sorella Enri-

Voi. I

della

vita.

d'inven10.

59
60
61

62

COR ARO: La vita sobria.
DALL"ONGARO: Stornelli.
DALiDET: " La Bella Nivernese ».
DAVIDE: J sa/mi.
DE MAISTRE: Viaggio intorno alla
mia camera.

OGNI BREVIARIO L. 1.50



rante a Parigi.
Scene

52 88SSUET: Orcz:oni funebri.
53 BRU O: Pensieri.
54 CAMPA. ELLA: La città del sole.
55 CATTANEO: 'aggi.
56 CONSTANT: Adolfo.
57 MARCHE A
CO!...OMBI:
Serate
58

63 DE NERVAL: Le figlie del fuoco.
64 DE V JGNY: Vita militare.
65 DUMAS: Conversazioni.
66 EMERSON: Le forze eterne.
67 FOSCOLO: Lezioni d'eloquenza.
68 IPPOCR TE: Aforismi.
69 JOUBERT: Pensieri.
70 LA BRUYERE: Caratteri.
71 LEO ARO, parrucchiere di Maria
Antonietta: Memorie.
72 LUCINI: Poesie scelte.
73 MACAULAY: Federico il Grande.
74 MANTEGAZZA: Fisiologia del piacere • Voi. I.
75 MANTEGAZZA: Fisiologia del pia­
cere - Voi. Il.
76 MAZZI I: I do:.:eri dell'uomo.
77 PARETO: I sistemi socialisti •
Voi. li.
7'3 - I sistemi socialisti - Voi. III.
79 - I sistemi socialisti . Voi. IV.
80 - I sistemi socialisti - Vol. V.
81 - I sistemi socialisti - Val. V I.
82 PARINI: Dialogo della nobiltà.
83 PISACANE: Storia d'Italia.
81 RAIBERTI: Viaggio di un igno85 ROMOLO MURRI:

Profili di guerra.
86 ROMAGNOSI: La mente sana.
87 RO-MI I: 11 sistema filosofico.
8 ROUSSEAU: Il contratto sociale.
89 ROVANI: La Libia d'oro.
90 S. INTE-BEUVE: I lunedì - Voi. I.
11 SAINT SIMON: Il Re Sole.
92 3ANT A CATERINA: Lettere.
93 SAN FRA CESCO DI SALES: Introduzione

alla

vita devota.

94 TASSO: Rime amorose.

95 VAUVE ARGUES: Massime.
9b VERRI PIETRO: Discorsi sulla

fe­

licità.

AGLI ABBONATI L. 1.25

Per ahbo,a.rsi si cvecla. la aclola nel fng[io-ceclole unito al presente fascicolo.



LA D/TTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSlZ/O

I. VEDUTA GENERALE DEGLI STABILIMENTI -- 2. TETTOIA DI CARICO E SCARICO

LA DITTA G. MILAN/ E NIPOTI DI BUSTO ARSI ZIO

1. SALA DI FILATURA - 2. SALA PREPARAZIONE FILATI (Orditu1ra - incannatura)

---------------- ·
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LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSIZIO

1. RITORCITURA - 2. SALA DI TESSITURA

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSI ZIO

SALE DI TESSITURA

-·------------------------------

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO A.RSIZ/O

1. SALA RIFI !TURA DEI TESSUTI COLORATI
2. SALA PREPARAZIONE TESSUTI (appretto).

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSJZ/0

I. SA!LA DI FILATURA - 2. OFFICINA FABBRI

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSIZ/0

1.

I

R

NFEZIO E DEI1 TESSUTI - 2. RIPARTO CONFEZIONE CAMPIONARI.

LA 1)/TTA G. MILAN/ E NIPOTI DI BUSTO ARS/Z/O



I. RIPARTO CONTROLLO E RICEVIMENTO DEI TìE.SSUTI - PULITRICE PEZZE
2. OFFICI A F ALEGNAM1

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSIZIO

I. IL MACAZZEJNO SPEDIZIONI - 2. IL MACAZZJ5NO TESSUTI CRECOI.

LA DITTA G. MILAN! E NIPOTI DI BUSTO ARSIZIO

1. RIPARTO IMBALLO - 2. INGRESSO AGLI UFFICL

RASSEGNA DEL MO­
VIMENTO INDU­
STRIALE ITALIANO
MESE

DI

DICEMBRE

UN CONVEGNO PER LE INDUSTRIE
CHIMICHE.

preso atto
to

dai

del

1

16

lavoro

importantissimo

dottori Morselli e

compm­

Lepetit per incarico

del Comitato Nazionale dei trattati di Commer•
Presieduto dal sen. prof. Giacomo Ciamician cio e se ne approvarono i criteri direttivi. Per
della R. Università di Bologna, fu tenuta in Ro­ mezzo delring. Venezian, direttore dell'ufficiai
ma una adunanza, presso il Ministero dell'Indu­ della proprietà intellettuale, si esaminò il com­

stria, Commercio e Lavoro. Furono esaminate al­

cune proposte intese ad accrescere le quantità
disponibili di catrame· e dei suoi derivati imme­
diati,

incaricando

il

Comandante

D.

Visco

di

preparare una relazione in cui vengano conside­
rati i
prof.

vari

aspetti del complesso

Levi riferì

sull'industria

problema.

della

Il

estrazione

dei sali potassici, del bromo, delle acque madri
dalle saline.
Il dott. Morselli ed il prof. Serono si occuparo·
no dei provvedimenti diretti a promuovere la fab­
bricazione in Italia da parte dell'industria mecca•
nica e della vetraria nazionale di macchine, appa•

·

plesso problema del regime dei brevetti e dei
marchi di fabbrica con particolare riguardo al­
le

esigenze

dell'industria

chimica,

affermando

il principio per cui nel campo delle industrie chi­
miche la concessione dei brevetti dovrebbe es•
sere limitata esclusivamente ai processi di fab­
bricazione. In tal modo la non brevettabilità sta•
bilita ora per

i

soli medicamenti verrebbe este­

sa a tutti i prodotti chimici.

I « COMBUSTIBILI NAZIONALI».
Per lo « sfruttamento dei combustibili nazio­
nali » è stata costituita dal Ministro dei Lavori

recchi od attrezzi inerenti all'industria chimica.

Pubblici con decreto del 12 decembre una com•

Fu discussa la convenienza d'istituire in Italia

missione incaricata di studiare le modi-6cazioni

un emporio di vendita e di controllo sulle dro·

occorrenti in impianti e macchinari per la sosti­

ghe; sulla pubblicazione di un Annuario delle in­

tuzione del carbon fossile e della benzina con

dustri

prodotti

chimiche in Italia. Occupandosi del re·

secondari

e

con

altri

combustibili

di

gime tributario del sale, dell'alcool e dell'acido produzione nazionale.

Fanno parte della Com­

ac ti o nelle industrie chimiche, il Comitato de­

missione

Lu;iggi,

lib r', quanto al sale, di chiedere al

Società

Governo

l'ing.

fra

Luigi

gl'ingeg'neri

ed

presidente

architetti

-della

italiani;

h 'e so venga concesso per le industrie chimi­

fing.

h

in completa esenzione di tassa. Fu presen­

delle Ferrovie; il tenente colonnello del Genio

Seleri, ispettore capo dell'ufficio speciale

tat

l'elen o delle industrie chimiche e farma­

Navale ing. De Vito, rappresentante il Ministe•

euti he cui conviene concedere l'alcool etilico

ro della Marina; l'ing. Dessuy per le Ferrovie

e metilico e l'acido acetico in esenzione di tas•

dello Stato; l'ing. Lunati delle ferrovie Nord­

sa,

proponendo

salvaguardare

i relativi provvedimenti
gli

interessi

della

atti

hnanza.

a
Fu

Milano;

l'ing.

Perelli,

il

dottor

Stromboli

Sottosegretariato per le armi e munizioni.

-137-

pel

LE I. I. I.
La commissione ha facoltà di rivolgersi ad e­
sercenti di mezzi di trasporto a trazione mecca­
nica e stabilimenti industriali e ai direttori e
ingegneri di officine per informazioni e propo­
ste, nonchè di eseguire esperimenti pratici.

PER LO SVILUPPO DELLA BACHICOLTURA.
L'Associazione serica italiana nella sua ulti­
ma seduta in Milano pose in discussione la pro­
posta di iniziative da assumersi dall'Associazio­
ne, col contributo hnanziario del Consiglio per
gli interessi serici, per concorrere direttamente
con Associazioni affini e con Enti agrari negli
studi per migliorare e intensihcare la gelsicol­
tura e la bachicoltura e dare impulso agli espe­
rimenti di secondi allevamenti.
Il Consiglio riconobbe la grande opportunità
di curare con ogni sforzo hn da oggi l'incremen­
to della coltura del baco in Italia per premunir­
ci dalla eventualità futura di una minore im­
portazione di bozzoli secchi da paesi che potran­
no, dopo la guerra, sviluppare la loro industria
locale, per utilizzare in posto il prodotto del lo­
ro suolo, privando così l'industria italiana di par­
t0e della materia prima che le è necessaria, e
approvò il concetto di nulla lasciare intentato
per garantirci in patria il massimo del fabbiso­
gno per le bacinelle nazionali.

IL RISORGIMENTO INDUSTRIALE
D'ITALIA.
L'Istituto Italiano per l'espansione commer­
ciale ed il R. Museo Commerciale di Venezia ci
comunicano il seguente programma di azione:
Le Nazioni alleate già risolutamente hanno
concretate le linee generali dei loro programmi
economici ed industriali, in guisa da realizzarli,
almeno in parte, subito dopo la guerra. Gli stes­
si Governi e popoli nemici, per quanto ormai
forse presaghi della definitiva sconhtta, appron­
tano adesso nuove forme d'organizzazione indu­
striale e discutono sulla scelta dei mezzi per
coalizioni doganali, o per rinnovati tentativi di
forzata penetrazione commerciale.
Sarebbe da parte nostra gravissima colpa at­
tuale, e violento danno prossimo, l'attendere la
hne del conHitto per precisare le principali no­
stre necessità, come quelle dirette a moltiplica­
re il nostro naviglio; ad annodare frequenti e
fruttuosi rapporti con le Colonie; a riorganizza­
re i commerci; ad integrare, a tutelare ed a ren­
dere indipendenti le industrie.
Ci riYolgiamo a chi produce, a chi esporta, a
chi diffonde la ricchezza e migliora il ritmo eco-

nomico e la possanza del Paese, per averli con•
senzienti e quasi collaboratori nelle indagini,
nella propaganda vigorosa circa quanto riguar­
da i nuovi grandi problemi doganali, i nuovi re­
gimi futuri dei trasporti ferroviari e marittimi;
le materie prime, la potenzialità di produzione,
d'integrazione e d'espansione delle industrìe;
l'equa limitazione delle zone territoriali di com­
petenza dei nostri maggiori porti attuali ed au­
spicati; i lavori pubblici più urgenti, la ricerca
dei più utili campi di azione per la nostra espan­
sione commerciale.
Sono problemi che debbono essere agitati, il­
lustrati, studiati da parte d'Istituti come questi
che da tanto tempo hanno compiuto e compiono
opera pratica, informativa, dimostrativa, eccita­
trice, segnalando e prodotti e mercati e deficien­
ze e necessità.
Se si considera che articoli germanici od au­
striaci battevano spesso, in casa nostra, la con­
correnza con prodotti italiani; che la nostra po­
litica marittima non potè affermarsi completa­
mente neanche presso le coste le più prossime;
se si pone mente agli ostacoli doganali e ferro­
viari, qualche volta perfino inverosimili, per cui
nostre industrie dovettero, prima della guerra,
affrontare gravi crisi e languire; se si rammen­
ta che una industre e quanto mai patriottica zo­
na italiana aveva convenienza a servirsi, per le
sue esportazioni, dei porti soggetti all'Austria
e dei piroscah austriaci, si dovrà convenire che
è ormai obbligo degli italiani il difendere le lo­
ro industrie nel Regno ed obbligo di facilitare
la diffusione dei loro prodotti all'estero. Un tal
programma di tutela e di energia merita ogni
pratica propaganda, con ogni mezzo legittimo.
L'Istituto Italiano ed il R. Museo Commer­
ciale di Venezia non si illudono, e non illudono,
circa la prontezza dei risultati. Ma, appunto per
questo, bisç>g'na cominciare il lavoro nuovo; ap­
punto per questo fanno appello a chi rappresen­
ta le migliori energie economiche del Paese per
averne completo appoggio.
A questo programma hanno aderito le più no­
tevoli nostre personalità, prime fra le quali tut­
ti i Ministri, i Sottosegretari di Stato e moltis­
simi deputati. Nel campo industriale e hnanzia­
rio hanno aderito circa settecento fra Banche,
Società e Ditte, fra le quali notiamo il Banco
di Roma, il Credito Italiano, la Banca Commer­
ciale, la Banca Italiana di Sconto, Casse di Ri­
sparmio, tutte le Società di Navigazione, l'An­
saldo, l'Armstrong, Breda, Fiat, le Ferrovie Nord·
Milano e le grandi ditte come la Richard-Gino-

- 138

RASSEG A DEL MOV!ME TO I DUSTRIALE ITALIA
ri,

il

Lanihcio

Rossi, l'Oleihcio

azionale,

O

la sia eccessiva ma risponda ad una indeclinabile

ditta Pirelli, l'lst;tuto Editoriale Italiano, molti ed urgente necessità, onde cercare di provve­
zuccherifici, e una quantità di altre di pnm1ss1mo ordine.

dere in ogni maniera possibile, con larghezza di
mezzi incitatori di tutte le iniziative e le ener­
gie marinare, ai supremi bisogni del nostro na­

I GRANDIOSI PROGETTI
DELL'ON. PANTANO.

viglio mercantile.

Per la preparazione economica nazionale l'on.

I RISULTATI DELLA MOBILITAZIONE
INDUSTRIALE.

Edoardo Pantano ha presentato alla Camera un
progetto di legge, comprendente varie importan·

Al Ministero della Guerra ha avuto luogo una

tissime proposte legislative tanto nel campo a­

seduta del Comitato Centrale per la mobilitazio­

gricolo che in quello industriale e marinaro.

ne industriale, alla quale riunione intervennero

Nel campo agricolo propugna la costituzione

il presidente del Consiglio dei ministri, i mini­

d'un Istituto nazionale per la colonizzazione in­

stri componenti il Comitato supremo per il fun­

terna la cui potenzialità hnanziaria sarà, fra pa­

zionamento, il ministro Orlando, il sottosegreta­

trimonio iniziale e cartelle agricole, d'un miliar­

rio di Stato per la guerra, generale Alberi, il sot­

do. Nel campo industriale, la creazione di una tosegretario di Stato per i trasporti, on. Ancona.
grande

Banca

Nazionale

di

credito

con

un

Intervennero anche i presidenti, i segretari e

capitale iniziale di 300 milionii sottoscritto per i rappresentanti civili, industriali ed operai dei
250 milioni dallo Stato e per .50 dagli Istituti di sette Comitati regionali di mobilitazione indu­
emissione, Casse di risparmio e Banche popola­ striale.
ri. Nel campo marittimo, la fondazione di un I­

Questa seduta ebbe una speciale importanza,

etituto italiano di credito navale, la cui potenzia­ non solo perchè mise in evidenza l'opera vera­
lità finanziaria fra patrimonio iniziale e cartelle mente meravigliosa compiuta nel campo
produzione

di credito navale sarà di mezzo miliardo.
Togliamo da una intervista

Idea

della

industriale di guerra, ma anche in

pubblicata sulla particolar modo per le parole pronunciate dal si­

Nazionale con l'eminente uomo, alcune gnor Buoni di Milano, in nome delle maestran­

notizie a schiarimento del progetto di legge ve­ ze operate.
La piena, cordiale,

ramente grandioso e moderno.

patriottica partecipazione

delle classi operaie alla mobilitazione industria­

L'on. Pantano ha riferito:

Circa la costituzione della Banca Nazionale le, è argomento delle migliori speranze per l'av­
di credito, che io ritengo non soltanto utile ma venire.
indispensabile ad un sano e gagliardo sviluppo
delle industrie italiane, - reso ancora più ur­
gente dall'or� che volge - io ho cercato di e­
vitare da un lato lo scoglio delle inframettenze
politiche

e dall'altro

peculatrici,

a

Dallo studio pubblicato dal cap.

Enrico To­

ingordigie niolo, segretario del Comitato Centrale per la
concorrervi, accanto mobilitazione industriale, sotto il titolo La Mo­

quello

chiamando

LA MOBILITAZIONE INDUSTRIALE
DI PACE.

delle

llo Stato, gli Istituti di Credito, le Casse di

b,'litaz,'one Industriale in Italia, togliamo queste

rieparmio e le Banche di emissione. Ne verrà osservazioni importantissime.
Come abbiamo fatto la mobilitazione
fu ri così un organismo da cui tutte le forze

indu­

operanti nel campo industriale del Paese striale per la guerra così dobbiamo farla per la
d Ile Cooperative alle Società anonime, - pace.
Ora, l'organismo necessario esiste, ed ha già
(I i pi oli ai grandi industriali - potranno ri­
limento sicuro, imparziale e integratore fatto buona prova: è il Comitato Centrale per la
1

deficienze attuali delle sorgenti di mobilitazione industriale, con i suoi Comitati re­
gionali. Questo organismo che ha servito splen­
ll'lstituto di credito navale, credo didamente a disciplinare, organizzare e svilup­
Il crisi terribile da cui è mmac­ pare le industrie in conformità ed in armonia ai
mercantile

in conse­

bisogni sempre

crescenti

dell'Esercito e

della

sommergibili e del di-

Marina, questo ente nuovo, sorto con criteri es­

investe il mercato maritti­

senzialmente pratici, immune da formalismi, da

etituzione della sua poten­ tradizioni e pregiudizi burocratici, dotato di un
t a mezzo miliardo, non funzionamento spigliato ed agile, ha dato luogo,

- 139 -

LE I. I. I.
fra i rappresentanti dell'Esercito, della Marina
e delle altre Amministrazioni dello Stato, chia­
mati a far parte di esso, ed i rappresentanti delle
industrie e delle maestranze, ugualmente chia­
mati a parteciparvi, ad una collaborazione inti­
ma, ad un affiatamento completo. In forza dei
quali non solo si poterono compiere i progressi
che oggi tutti possiamo constatare, ma anche stu­
diare e risolvere in modo veramente soddisfa­
cente, una quantità di problemi ed una serie con­
siderevole di questioni.
Ora il Toniolo si chiede se per analogia, per
preparare i mezzi e studiare i piani della secon­
da e più poderosa guerra, quella dell� futura po•
litica industriale e commerciale, non sia forse
consigliabile di seguire la falsariga di questa i­
stituzione recentissima che ha fatto così buona
prova e dato eccellenti risultati in questa prima
fase della nostra ascensione nazionale.
Adottare cioè gli stessi criteri applicati per
questa mobilitazione, allargandoli e modihcando­
li opportunamente, in relazione ai nuovi obbiet­
tivi da raggiungere, primo fra tutti la nostra e­
mancipazione industriale, se non completa, spin­
ta al massimo limite possibile.
Noi sappiamo come è disciplinata la mobilita­
:zione industriale per la guerra; sappiamo come
funziona il Comitato Centrale e come operano
i Comitati regionali - i quali ultimi - e qui è
un concetto da tenersi in gran conto - applicano
le direttive emanate dai poteri centrali, « adat­
« tandole alle condizioni locali, com'è necessario
« in un paese come il nostro, ove le condizioni
« locali di regioni lontane sono tanto diverse che
« la giustizia sta non già nella uniformità asso­
(( luta o formale, ma bensì nella uniformità re­
cc lativa o reale».
È questo, espresso in brevi e chiare parole, un
criterio di vero e sano decentramento, poichè
appunto la mobilitazione industriale doveva e
deve essere mossa e tenuta in azione da un mec­
canismo semplice, decentrato e sollecito.
« Ora, per la mobilitazione industriale « di pa­
ce» è necessario - così il Toniolo - che il con­
corso degli industriali delle diverse industrie,
sia raggruppato e coordinato in una specie di En­
te consultivo disciplinatore, il cui obbiettivo do­
vrebbe principalmente essere questo: avviare
gradat�mente tutte le industrie che oggi lavora·
no per la g·uerra, a ridiventare industrie di pace,
ma più forti, meglio organizzate, con una giusta
razionale suddivisione dei campi di lavoro fra
le varie industrie, le quali in tal guisa raggiun­
gerebbero progressivamente quella specializza-

zione che è il più grande elemento di forza e di
impero, perchè evita alle industrie identiche ed
affini di abbandonarsi fra loro a concorrenze ec­
cessive e dannose, mentre invece la specializza­
zione ne assicurerebbe la prosperità sia prossi­
ma che lontana».
Il capitano T oniolo così sintetizza efficace­
mente:
« Il concetto di un grandioso compito che spet­
ta a tutti dopo la guerra,

è

,f,rofondamente senti­

to, ,f,er quanto forse ancora senza contorni ,f,re•
c1s1.

« Questo compito si ,f,uò, in sintesi, raccogliere
nei seguenti capisaldi:
- accrescere le industrie e assicurare ad esse
il lavoro con una bene intesa e bene organizzata
esportazione;

- trasformare l'Italia da esf,ortatrice di ma•
no d' o,f,era in esportatrice di prodotti lavorati;

- valorizzare tutte le risorse naturali del suo­
lo in modo che la disoccupazione sia ridotta al
minimo possibile, e, o nelle industrie, o nell' a­
gricoltura, trovino impiego tutte le classi di lavo­
ratori;

- trasformare le industrie dal regime di guer­
ra a quello di ,f,ace, senza scosse brusche e {,e­
ricolose, ma gradatamente e razionalmente, così
da facilitare alle diverse classi o{,eraie, industria­
li, agricole e braccianti, un assestamento delle
loro condizioni morali ed economiche, f,rofonda­
mente turbate dalla guerra.

LA RADICA DI SARDEGNA.
Finora la Sardegna, salvo poche eccezioni, s1
è limitata a produrre - scrive in un recente ar­
ticolo l'avv. Siotto - come una qualunque colo­
nia dell'Africa o dell'Asia, cereali e bestiame; e
poichè su queste produzioni si è imperniato il
sistema economico del paese, è naturale che le
forze organizzate di questo sistema reagiscano
contro le innovazioni e persistano nel polariz­
zare la pubblica corrente verso l'obbiettivo uni­
co da cui esse stesse hanno tratto origine.
Pochissimi, ad esempio, sanno che esiste in
Sardegna, e specialmente in tutta la giogaia del
Gennargentu, una grandissima quantità di radica
di erica scoparia, di qualità ottima e tenuta per•
ciò all'estero in pregio grandissimo. Tale qualità
di radica, utilissima nella fabbricazione delle pi­
pe, esiste soltanto nei paesi mediterranei, ed in
Francia essa è già in gran parte esaurita.
Finora la radica estratta, con pochissimo van­
taggio per l'isola, è stata esportata in quadretti a
prezzo bassissimo: la quantità maggiore, appunto

- 140 -

----------=---- RASSEG A DEL MOVIME TO I DUSTRIALE ITALIA O
per conto di una ditta tedesca con rappresentan­

invece di limitarsi ad utilizzare questi getti co­

za a Livorno.

me escono dalle fratture naturali del suolo, se

Per avere un'idea approssimativa del lucro che ne provoca la emissione con opportune trivella­

potrebbe ritrarsi dall'impianto in Sardegna del­ zioni, del diametro da m. 0.40 a 0,20, e profon­
le raffinerie della radica scoparia, basterà con­ de da 100 a 150 m. e talune anche 180 m., che

siderare che oggi i quadretti di prima qualità, di vengono rivestite con appositi tubi di lamiera di
misura media. vengono acquistati al prezzo uni­ ferro, si possono provocare dei potentissimi get­

tario di otto centesimi, mentre poi rientrano in ti di vapore sopra riscaldato, di portata diversa
Italia trasformati in pipe di lusso, ad un prezzo a seconda del diametro e della pressione, che
che varia dalle cinque alle otto lire; e queste per può, a foro chiuso, arrivare a 2 o 3 atmosfere,
conto e con vantaggio di ditte germaniche, au­ ed eccezionalmente lino a 5 atmosfere, come av­
viene pel foro della « Venella», e con tempera•

striache e francesi.
In Italia non mancano le raffinerie per la la-

ture che variano dai

150

ai

165

gradi C. e per

ma tutte trasformano alcuni fori lino al massimo di 190 gradi.
Questi getti si mantengono inalterati, per po­
materiale di qualità secondaria, molto inferiore
alla sarda, e ciò perchè mentre il consumo na­ tenza e temperatura, per anni ed anni, ed anche
zionale non richiederebbe il genere lino, l'estero se altri fori, non troppo vicini tra loro, vengono
vorazione della radica,

ha accaparrato linora

il

fatti nel suolo, non se ne altera

materiale ottimo.

il

regime; ciò

che dimostra che non si inB.uenzano reciproca•

UNA CENTRALE TERMO-ELETTRICA
CHE FUNZIONA SENZA CARBONE.

mente, tanta è la ricchezza in vapore del sotto­
suolo.

In questi tempi in cui il carbone è salito a
Non è il caso di entrare in particolari lisico•
prezzi così elevati - e pur troppo vi si manter• chimici su questi interessantissimi getti di vapo­
rà ancora per del tempo - la possibilità di uti­ re dopo le memorie classiche dei proff. Mene­
lizzare industrialmente

il

calore

naturale

che ghini, Nasini, De Stefani, Battelli e dell'ing. Per·

emana dal suolo nelle regioni più o meno vulca­

roni: basti il dire che in presenza di così potenti

niche, assume importanza notevolissima.

getti di vapore, data la loro pressione, e data
Questa idea, che a primo aspetto farebbe sor­ specialmente la quantità ingentissima di vapore
ridere come fantastica, è stata invece realizza• surriscaldato di cui si può disporre, viene spon­
ta in modo mirabile, g'razie alla perseverante i­ taneo il desiderio di poterli utilizzare per forza
niziativa di un industriale,

altrettanto geniale motrice.

quanto ardito, l'on. principe Ginori-Conti, assi­
stito, per consiglio, da un principe della scienza,
il prof. Nasini della Università di Pisa.

E

Le prime esperienze furono fatte nel

1903

dal

Principe Ginori-Conti - che con intelletto d'a­

così,

more dirige questa importante industria del bo­

mercè questa cooperazione, è sorta a Larderello,

race - proiettando un forte getto di vapore con­

a distanza di circa

tro una ruota a palette.

24

km. dalla stazione « Sali­

ne di Volterra», un grandioso impianto di centra­
le termo-elettrica, da circa

15.000

HP, che fun­

Poscia utilizzò il vapore in un 'ordinaria motri­
ce a stantuffo, che azionava una piccola dinamo.

ziona con tutta regolarità e distribuisce la cor­

Ed incoraggiato da questi risultati soddisfacen­

rente hno a Firenze, Livorno e Massa Maritti­

ti, egli, nel

ma.

soffioni ad una motrice a stantuffo da

L'idea è stata realizzata su queste basi: è no­

1905,

applicava il vapore naturale dei

40

HP, u­

tilizzando in ciò una minima parte del getto del

to come la regione a sud di Volterra sia molto foro della « V enella» che, come si disse, dà va­
ricca di manifestazioni vulcaniche, le quali han­

pore a circa 5 atm., con temperatura di

no la più completa e grandiosa espressione nei di ed in quantità di circa
So-{foni di Larderello cd in quelli che lor fanno l'ora.
corona nei vicini Comuni di Castelnuovo, Sasso,
Monterotondo, Lago, Lustignano e Serrazzano.

I

5000

165

gra­

kg. di vapore al­

risultati avutine durante vari anni furono

soddisfacentissimi dal punto di vista del lavoro

In tutta questa regione, che si estende per meccanico prodotto, ma un po' meno riguardo al­
molti chilometri quadrati, �rompono da fratture la conservazione delle parti metalliche della mo•
del suolo dei potenti g'etti di vapore acqueo cal­

trice, causa l'acido solfidrico e gli altri prodotti

dissimo, ricchi di acido borico, d'ammoniaca e che emanano assieme al vapore e che corrodono
di altri gas, i quali sono utilizzati per l'estrazione molti metalli.
dell'acido borico e d.i alcuni sottoprodotti. Ma se
Intanto si continuò a fare nuove trivellazioni

-141 -

LE I. I. I. ------------------ ---------------------nel terreno e con fori più ampi e profondi; e se e che viene opportunamente incanalato hno alle
ne ebbero getti di varia potenza che fu misura­
ta, e tra gli altri uno con portata di oltre

25.000

kg. di vapore sopra-riscaldato all'ora, alla pres­

caldaie.
E così non occorre più combustibile!
Le caldaie generatrici del vapore, che po1 agi­

sione di circa 2 atmosfere assolute. Ciò rappre­

sce

senterebbe una potenza teorica di

particolarità per evitare la corrosione del metal­

4000

HP cir­

ca e potenza utile effettiva di almeno il

40

nelle

turbine,

presentano

ingegnosissime

lo, e costituiscono la parte, diremo così, dove sta

Riunendo fra loro questi getti, si sarebbe potu­

il segreto dell'applicazione pratica del calore na­

to alimentare delle motrici anche di parecchie

turale dei so{fooni.

migliaia di cavalli. Per prudenza però venne fat­

Le tre turbine specialmente studiate dalla Dit­

5000 HP e
3000 k.w.,

to un esperimento su scala modesta, ma suffi­

ta Tosi possono sviluppare

ciente per dare risultati concludenti, impiantan­

coppiate a tre alternatori da

do cioè nel

1912

un turbo-alternatore da

300 HP,

però non è il caso di soffermarsi trattandosi dei

per fornire la corrente necessaria all'ill�minazio­

soliti impianti trifasi, a

ne dello stabilimento di Larderello.

per 1 ".

I risultati di questo primo piccolo turbo-alter­
Ginori-Conti a maggiori

4500

volt. e

50

periodi

L'energia elettrica, per mezzo di trasformato­

natore furono così soddisfacenti da confortare ri, viene distribuita a
il Principe

sono ac­
sui quali

36.000

e a

16.000

volt a

ardimenti cinque distinte linee, che la portano ai vari cen­

con l'impianto di unità assai più potenti. La gra­

tri principali della Toscana, e cioè a Volterra,
ve crisi industriale dovuta alla guerra, anzi che Massa, Siena, e, come si disse, Livorno e Firen­
trattenere il Principe, lo spinse ad affrettare,

ze, alle quali ultime è collegata mediante la rete

con ardire veramente ammirevole, l'impianto, e­

della

Società

Ligure-Toscana

di

elettricità,

e

mulando con ciò le ardite tradizioni del conte quella della Società del Valdarno, che utilizza
Florestano di Larderel, il fondatore dell'indu­
stria del borace in Italia.

Sabbioni

In base agli studi dell'ing. Brighenti, che pro­
gettò ed eseguì l'impianto, la Ditta Tosi di Le­
gnano provvide i tre turbo-alternatori da

nella sua grandiosa centrale di Castelnuovo dei

3000

i residui delle ligniti provenienti dalle

vicine miniere che qualche anno fa andavano per­
duti, ed ora sono completamente utilizzati.
L'impianto

di

Larderello funziona,

per ora,

kilowatt ciascuno, con condensazione a superh­ normalmente con un solo gruppo da 3000 k.w.,
cie, ottenuta mediante acqua di circolazione raf­ ed il secondo è destinato per le punte o per la ri­
freddata entro apparecchi refrigeranti a torri.
serva, hno a che siano pronte le altre caldaie, in
Per evitare la possibile azione chimica del va­

costruzione già avanzata, nel qual caso funzio­

pore naturale, misto ai gas di cui si fece cenno,

neranno contemporaneamente due gruppi ed il

sul metallo delle· turbine - e nel tempo stesso teno costituirà la riserva.
per evitare che i varii gas, riuniti al vapore, non
turbassero la possibilità di mantenere un alto
vuoto nel condensatore - il vapore dei so{fooni

IL PRIMO CONVEGNO NAZIONALE
DEGLI INDUSTRIALI DEL FREDDO.

serve, invece del carbone, come mezzo di riscal­

Si è tenuto in Roma, sotto gli auspicii del Mu­

damento, ossia serve per riscaldare tre gruppi di

nicipio, nei giorni 15 e 16 dicembre, un riuscitis­

generatori di vapore multi-tubolari a bassissima

simo Convegno degli industriali del freddo. La

pressione - a 1 e un quarto atmosfere assolu­

iniziativa è partita dalla « Rivista del Freddo »

te - che alimentano le turbine con vapore pro­

che si pubblica mensilmente in Roma, o meglio

veniente dall'acqua di condensazione del vapore dal suo Direttore prof. Uberto Ferretti, il quale
delle turbine stesse, mentre il vapore provenien­ da varii anni, con conferenze, con manuali, e con
te dai soff;oni, che si condensa nel cedere il suo propaganda attivissima personale si adopera per
calore nlle caldaie, viene poi utilizzato per la popolarizzare in Italia l'industria del freddo ar•
estruione dell'acido borico ed altri prodotti se­ tihciale, la quale ha fatto la fortuna di altri pae•
si eminentemente agricoli, molto più giovani di
condari.
In altri termini siamo in presenza di tre grup­ noi.
Il Convegno fu preparato con criterii molto

pi di turbo-alternatori alimentati da caldaie a

il

bassissima pressione, riscaldate non da carbone

pratici, da un Comitato di cui era presidente

o da altro combustibile, ma sibbene da vapore

comm. avv. Carlo Betocchi, amministratore de­

naturale sopra-riscaldato a 160 g'radi circa, il legato della Società delle ghiacciaie e neviere
quale esce dal sottosuolo in forma di so{fooni napoletane; vice-presidente il cav. Alcide Simo•

-142-

- - - - - - - - - - - - - = = RASSEGNA DEL MOVIMENTO INDUSTRIALE /TALIANO
nelli di Roma, presidente della Unione italiana
fabbricanti birra, ed il cav. Marco Innocente
Mangili, direttore generale della Società Ma­
gazzini refrigeranti Gondrand Mangili di Mila­
no; segretario generale il dott. Uberto Ferretti,
e segretarii il geom. Giorgio Veneziani, direttore
della Ghiacciaia romana ed il prof. Giovanni Ap­
piani di Torino.
Assisteva alla cerimonia inaugurale il comm.
Moreschi, direttore generale dell'Agricoltura, in
rappresentanza del Ministro Raineri. Assisteva­
no pure il Generale Commissario Galante per il
Ministero della Marina, ed il tenente colonnel­
lo di S. M. Alberto Guarducci, in rappresentan­
%-a del Ministero della guerra.
I lavori del congresso furono assai laboriosi
e prob.cui. Sulla « questione del cloruro di sodio
per le soluzioni incongelabili )) di cui fu relatore
l'ing. Leoniero Cei, direttore dei Frigoriferi del
Comune di Roma, fu approvato un ordine del
giorno perchè il Ministero delle Finanze prov­
veda acciocchè il sale per l'industria frigorifera
sia differenziato da quello per le miscele frigo­
rifere ed il suo prezzo sia ridotto, in modo delì­
nitivo e invariabile, a quello stesso che è appli­
cato alle industrie più favorite, adottando per
esso, come so:fisticante, il• carbonato di sodio al
3 per cento.
Il prof. Ferretti, segretario generale del comi­
tato ordinatore del Convegno, espose con gran­
de competenza lo stato attuale dell'industria del
freddo in Italia e quale inB.uenza essa abbia sul1 politica dei consumi.
Fu quindi approvato ad unanimità dai conve­
nuti il seguente voto, presentato dallo stesso
pr f. Ferretti:
« Il primo Convegno nazionale degli indu­
triali del freddo fa voti:
< 1. Che si intensi:fichi l'importazione della
l' lrne
congelata, facilitandone l'uso con mezzi
i nei di conservazione e mediante opportuna
paganda.
< 2. Che si istituiscano mattatoi agricoli-refri­
nf nelle zone più produttive di bestiame da

ll .

h

'il

gano nelle principali città di consu. · ·feri e, nelle regioni maggior­
i derrate alimentari, magaz­
raccolta e la conservazione
ili, debitamente raccordati
:nt n ihchi l'industria della pesca,
i,11, i,I )n i
oll'ausilio del freddo ar-

tificiale per la conservazione ed il trasporto del
pesce.
« 5. Che nelle maggiori città di consumo si cen­
tralizzi la raccolta e la distribuzione del latte,
previo trattamento col freddo arti:ficiale.
«6. Che si faciliti il commercio dei prodotti ali­
mentari deperibili fra le varie regioni, e special­
mente fra le isole e il continente, mediante larga
disponibilità di mezzi frigoriferi di trasporto ».
Il Congresso deferì ad una Commissione che
fu composta degli on. deputati Cassin e Patrizi,
del comm. Betocchi, dell'ing. Mauro e del dottor
Ferretti, l'incarico di presentare ai Ministri com­
petenti il voto deliberato dal Convegno, illustran­
dolo con brevi ed efficaci parole di commento.
Il prof. Appiani di Torino conferì sui mezzi
più idonei per la nostra esportazione di derrate
deperibili; il prof. Gilardoni di Roma sull'inter­
vento dello Stato a pro di questa industria del
freddo; il cav. Simonelli, presidente dell'Unione
italiana dei fabbricanti di birra, riferì sull'indu­
stria della birra nelle sue applicazioni con le ap­
plicazioni frigorifere. L'ing'. Mauro conferì sul
tema importantissimo dell'inseg'namento e le
« Stazioni sperimentali del freddo )) dimostran•
do la necessità della sperimentazione, special­
mente per la conservazione delle frutta, dei :fio­
ri e di altre derrate ag'rarie facilmente deperibi­
li. Interessantissima fu la conferenza del prof.
Eudo Monti di Torino sull'applicazione del fred­
do alla concentrazione di estratti vegetali ed ani­
mali che divengono inalterabili senza bisogno di
pastorizzazion�.
La serie delle relazioni fu chiusa dal prof. Fer­
retti invitando grintervenuti ad iscriversi all'As­
sociazione italiana del freddo che ha sede a Mi­
lano, della quale è Presidente il prof. Menoni.
Fra i voti espressi dal Convegno notiamo i se­
guenti:
1. I princ�pali Municipi d'Italia, che ancora
ne mancano, procedano all'istituzione di adegua·
ti impianti frigoriferi e magazzini di deposito
locali, colla opportuna dotazione di mezzi di tra•
sporto.
2. Che gli agricoltori intensifichino la produ­
zione di quelle nostre derrate alimentari che più
sono suscettibili di esportazione.
3. Che il Governo renda obbligatorio per le
Compagnie di Navigazione sovvenzionate l'im­
pianto a bordo di camere fredde, a disposizione
del commercio dei prodotti deperibili.
4. Che il Governo promuova con ogni opportu­
no mezzQ (premii di incoraggiamento, concessio­
ni di tariffe speciali, ecc.), il sorgere di adegua•

- 14.3

LE I. I. I. - = - - = = = = = = - -· - - - = - = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =
ti impianti di prerefrigerazione, magauini di de­

di soddisfare più ampiamente che non si sia fat­

posito e di scongelazione, cantieri navali, e par­ to sinora alle richieste di queste industrie, che
chi ferroviari frigoriferi nei principali centri di già hanno avuto un così largo impulso dalla Scuo­
produzione agricola d'Italia che ancora ne difet­ la� d'onde uscirono tanti dis'tinti ingegneri elet­
tano.

trote nici.

Qualcuno ha deplorato che, durante le discus­
sioni del Convegno, non si fosse parlato delle ap­
plicazioni del freddo artibciale all'industria eno­
logica, mentre è da ritenere quale vera gloria i­
taliana questa applicazione, per merito special­

UN VIBRATO ORDINE DEL GIORNO
DEGLI INDUSTRIALI LIGURI.
Il giorno 11 dicembre u. s. un'imponente As­
semblea riunita presso la Camera di Commercio

mente del prof. Eudo Monti. Infatti è noto che di Genova, votav� il seguente ordine del giorno:
« I commercianti, gli industriali e gli armatori

una delle più note case della Champagne appli­

ca da diversi anni i brevetti Monti per ·la chiari­ liguri, riuniti in adunanza presso la Camera di
'hcazione ed invecchiamento dei vini spumanti Commercio di Genova:
« constatano con amarezza come, nell'indiriz­
per meno del freddo artitìciale, e gli stessi bre­

vetti sono applicati da altra casa produttrice di zo oggi prevalente, sia tolto alle forze vive delle
industrie, dei commerci e del lavoro, di recare
vini spumanti in Germania.

UNA PROPOSTA DEL SEN. ESTERLE.

tutto e pieno il loro contributo allo sforzo che la
Nazione si è imposta per conseguire la vittoria,

« come anzi tale contributo E:ia dai poteri di�
senatore rigenti lasciato disconoscei:e lasciando venga rap­
Colombo, direttore del R. Istituto Tecnico supe­ presentato, presso la pubblica opinione, in guisa
Nell'occasione

del

riore, l'Associazione

compleanno

del

Eserct!nti Imprese elettri­ da svisare la funzione nazionale delle industrie

che, riunitasi in assemblea generale a Roma, vo­

tava su proposta del suo presidente, sen. Ester­

e dei commerci,

cc riaffermano la decisione di rendere sempre
le, di concorrere con lire diecimila a un fondo più intensa e concorde l'azione loro, tutta rivol­
che si propone di raccogliere fra gli industriali ta ad apprestare i m<µzi necessari ad estrinseca-

elettrotecnici a favore della Scuola di Elettrotec­ 1·e in risultati prohcui l'eroismo dei nostri com­
nica Carlo Erba, che fa parte dell'Istituto Tecni­ battenti;
co superiore.
« reclamano dal Governo, ormai edotto dalla
Questo ·fondo, analogamente a quanto fu fat­ esperienza, una più intensa e razionale utilizza­
to, per iniziativa del prof. Saldini, per la catte­

zione delle energie economiche nazionali, per
dra di Chimica tecnologica, avrà per oggetto una fronteggiare - con prontezza di azione - le im­
più larga dotazione della Scùola di Elettrotecni­ pellenti esigenze della guerra e della vita civile,
ca, in guisa da permetterle di aumentare il suo onde raggiungere quella vittoria purificatrice che
materiale

didattico in relazione

col

progresso il Paese vuole, perchè la merita per la sua fede,
per le sue forze e per i suoi sacritìci ».

delle industrie elettriche, e da metterla in grado

PRO INDUSTRIE NAZIONALI.
Sanno gli italiani a quale cospicua importanza alano oatati aaaurte
le noatre industrie?
Sanno che esistono in casa nostra centinaia di atrandlosi stabilimenti
industriali che occupano centinaia di migliaia di operai?

Crediamo ùi no, poichè, se lo sapessero. i più non sarebbero ancora invasi ilalla inesplicabile
mania di trovare buono soltanto quello che si fabbrica all'estero.
Bisogna guarirli. Bisogna indurli a dare sempre maggiore incremento al le industrie nazio­
nali, a farvi affluire i .risparmi, a incoraggiare energie vecchie che si rinvigoriscono, energi
nuove che si manifestano.
La visione panoramica dei nostri impianti industriali, è ritennta uno dei mezzi dimostrativi
più efficaci per tale propaganda: ed è perciò che, come compiono opera patriottica quelle Riviste
e Giornali che con illustrazioni richiamano l'attenzione del pubblico su questo nostro mirabile
svilnppo industriale, cosi opportunamente bene accolta è stata, dal gran pnbblico e dal gran
monùo industriale, la pubblicazione periodica delle "MARCHE NAZIONALISTE - Pro I n du­
strie Italiane,. della Casa Editrice U. Marucelli & Co. - Molti industriali, infatti, convinti che
la collaborazione di tutti per la nazionalizzazione degli affari è neces�aria e devo essere attiva e
continua, hanno appoggiata la buona iniziativa degli Editori, mettendo in circolazione delle
Marche (collezione Marucelli), colla veduta panoramica dei loro stabilimenti, con la riproduzione
delle loro Marche di fabbrica o dei loro artistici cartelloni, tutte recanti i moniti :
« Italiani I Preferite sempre le merci di manifattura nazionale, - Date ineremento
alle nostre industrie, • La <'asa Editrice U. MARUCELLr & Co. (�ilano - Via Aldo Manu­
zio, ), ha anche pubblicata una ricchissima collezione di" MARCHE PATRIOTTICHE•• d,e
già circolano a milioni, intese a mantenere viva l'eco della odierna epopea nazionale, e
che insieme con quelle "Pro Industrie Nazionali,, costituisçono, tanto dal lato artistico, quauto
da quello del valore storico 0ospicuo che un giorno tali Marche assumeranno, una ambita col­
lezione. La Casa Editrice stessa spedisce gratis a richiesta il suo catalogo.

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GERENTE RESPONSABILE: BRICCHI BATTISTA

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