"Il nostro problema marittimo (estratto)"

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"Il nostro problema marittimo (estratto)"
Tipologia
Registro
Descrizione
Estratto dalla "Rassegna nazionale" di Firenze nel 1908.
Data testuale
1908
Consistenza
pp. 19
Stato di conservazione
Ottimo
Identificativo
GBA.000104 (arc.)
Data di creazione
1908
numero
b. 14
contenuto
FRANCESCO ANSALDO
Capitano Marittimo

Il nostro problema marittimo

Estratto dalla Rassegna Nazionale
6 Gennaio 1908

UFFICIO DBLLA « RASSEGNA NAZIONALE »
Via Gino Capponi, 16









Pistoin — Tipo-Litografla SinìbnIdiana, 1907







La marina antica si sviluppò priuceipalmente in quei pnesi che
essendo limitati alle coste non presentavano altro mezzo d' esistenza

cai loro abitatori. Nei- tempi passati le marine dei Fenici, dei Greci,
dei Focesi, e forse anche quelle det Cartaginesi, è nel medio eso

quelle dei Liguri, dei Veneziani, degli Amalfitani, «dei Catalani,
dei Brettoni, dei Normanni, non hanno avuto altra*ragione d' es
sere. Per quei popoli il mare era patria,-era vita, era gloria, ant-
bizione, ricchezza e preda, ora tutto; e ben n ragione Temistocle,
mostrando le sue trecento trireme pronte alla lotta, poteva rispon-
dere ad Adamanto, navarca dei Corinzi che accusava gli Ateniesi
di non aver più patria; Atene è quì più forte di tutti voi.

Con le grandi scoperte geografiche la marina cambiò comple-
tamente di natura. Per ambizione di dominio, e per meglio sfruttare
le nuove colonie da’ dove veniva l'oro, tutte le grandi nazioni cer-
carono di riupare con privilegi le proprie navi, e di combattere con
esclusioni quelle straniere, Così enddero quei popoli che per neces-

sità di vita scorrevano il mare per conto di tutti, e sorsero Je marine

di Portogallo, Spagna ed Olanda, ed in ultimo quelle di Francis .ed
Inghilterra, protette. ad oltranza dalle ordinanze ks Colbert, e dal-
l’atto di navigazione di Cromwell.

In ultimo, nel secolo passato, colle nuove a venne anche la
teoria che la fioridezza d'un popolo non aumenta colla miseria de-
gli altri popoli, bensì col loro benessere. Questa splendida legge
consigliò all'Inghilterra, sicura del suo dominio in mars, di sosue-
nere l' aureo principio della porta libera al libero commercio, che
aprendogli dei nuovi mercati, portò Ia sua marina, ricca di carbone,
colonie e traffici, e forte delle sue glorie e dei suoi-marinai, ad una
insperata altezza. Chiuse Nelson a Trafalgar 1’ era protezionista inau-
gurata da Blake nell’epica lotta contro Van Tromp e Ruyter.

Per quella naturale ripercussione d’ ogni fatto economico oltre i
confini politici, prima la ‘Francia ed in seguito quasi tutte le.altre
nazioni, adottarono lo stesso principio dell’ eguaglianza di bandiera,
e succedette un periodo d'armonia e pace commerciale che, intuito
dal genio di Cavour, a noi italiani diede una patria. 5

Ma quel perlodo durò relativamente poco. Come | Inghilterra
nel suo illuminato egoismo aveva aperto i*suoî porti e. traffici &
tutte le marine straniere, così la Germania, ultima venuta, trovò
invece conveniente, per mezzo d'una larvatà sapientissima prote.
zione, d’ &scluderle dai porti tedeschi, invadendo # sun volta È
porti forestieri. Ed in questa via procede facendo all'ombra delle
altrai libertà un'aspra e tenace concorrenza a tutte le marine del



4 IL NOSTRO

mondo. Perciò tutto nuovamente: si trasforma e con alterna vicenda
ritorna all'antico. L' Inghilterra, che è tuttora la rocca del liberismo,
studia i mezzi per opporsi all'invasione della marina germanica,
gii Stati Uniti non nascondono le loro immense ambizioni, mentre
it lontano Giappone, il quale per risorse naturali e posizione ha
molta analogia con l' Inghilterra, pretende ‘all’ egemonia del Pa-
cifico. Tutte le altre nazioni 8' ingegnano di sostenere come meglio
possono leloro vacillanti marine e gli egoismi nazionali da una parte,
e le paure dell’ aitra, ci riconducono pian piano ai vecchi sistemi di
protezione «di due secoli or sono,

Ed un altro cambiamento si delinea. Nella febbrile attività dei

tempi moderni, e per le esigenze dell’industrialismo che ora imperg,
in mare non comanderanno più i popoli che-avranno maggior nu-
merosdì nayi e marinai, 0 più.-colonie all'estero, 6 servizi più lau-
tamente sovvenzionati, ma quelli che sapranno organizzare meglio
tutte Je loro forze in sostegno della propria marina, che di quelle
forze è la più sincera ed ultima espressione, Allora la lotta ‘econo-
mica. fra le diverse nazioni sarà più insidiosa che mai, perchè nella
vasta solidarietà d' sffari che tutte le lega, Il forte troverà più con-
veniente d' assorbire che distruggere il debole. Già al giorno d' oggi
i nostri interessi marittimi sono minacciati da quelli della sopra-
stante Germania che ci preme-alle spalle e ei lavora.

In queste circostanze è veramente pernicioso per noi italiani,
di voler andare a ritroso dei tempi persevorindo in quell’ antico
principio della porta libera al libero commercio che, proclamato a
parole, è quasi dappertutto una. solenne ipocrisia.

Nel secolo passato la marina mercantile italiana era conside.
rita dal pueso come un'industria libera, anzi come la più libera,
perchè scorreva l'ampia distesa del mari in aperta concorrenza con
tutte le marine del mondo. E quantunque fosse la più gravata di
tasse, pure per le abitudini di Jaboriosità ed economia dei nostro
ceto marittimo, e le audaci iniziative dei nostri armatori, essa nel
trentennio dal 1850 al 1880 si sviluppò maravigliosumente.

Ma quel risveglio era piuttosto una rifioritura delle antiche
abitudini marittime che I’ effetto d'un sentito bisogno nazionale,
Scendevano sulle navi i lontani nipoti degli antichi schinmatori del
mare, ma tacova il paese @ più lo Stato Italiano vincolato alle nuove
teorie del libero scambio e della libera concorrenza, Così ln marina
italiana cominciò subito a declinare, in apparenza per la rapida

“trasformazione del materiale ché richiedeva un' organizzazione eco.
nomiea e dei capitali che non avevamo ancora, ma nel fatto per la
mancanza di quella base nella produzione nazionale, che è neces:
saria allo sviluppo d’ una marina a vapore, e perciò di quell’ onesto
e sicuro affidamento che non trovava nel paese distratto in altre cure,
è neppure nel governo Impegnato con altre marine. E colla deca-



PROBLEMA MARITTIMO 5

denza cominciarono i sospetti, Je accuse e le calunnie, secondo quel
nostro atavico malanno di morderci a vicenda, sempre e dovunque,
ma più rabbiosamente ancora quando. le nostre. cose vanno alla
peggio. Ed è quest'accusarci l'un l'altro, questa continua lotta
d'’individui più «he di principli, accanita, maligna e fatta di sospetti
e di diffamazioni, quello che traviò il-paese dall'esatto intendimento
delle vere cause che provocarono la nostra rovina navale;

So che molti contrasteranno a quanto dico portando in campo
le solite-e ripetute accuse d' incapacità, disonestà, ignoranza etc.
ete. tutte cattive ragioni che servono solamente ‘a combattere le
persone trascurando le circostanze. Ma ad essi rispondo con questo
solo fatto, cioè che prima noi avevamo wna floridissima marina,*e
mentre il padse ha maravigliosamente progredito in*tutte le sue
molteplici attività, ora non l'abbiamo più. Come si può spifigare
questa disarmonia nazionale se non ricercandota nello speciali cir-
costinze d' esistenza fatte a questa nostra tanito combattuta industria?

Sla permesso ad un marino che navigando da 35 anni pow
assistere al continuo declinare della sua marina di enumerarle.

La prima fu l'abbandono d'ogni nostra ambizione navale dopo
la guerra de} 66. Allora si disse che la. marina mercantile aveva
soltanto bisogno di libertà, si chiamarono le marine-straniere in°
casa nostra, si lasciò all’ Austria quell' Adriatico che sarà Ja grande
strada dei commerci futuri, e |' intiéro prese, abbandonando ogni
ideas di politica navale, considerò per un certo torna la marina
da guerra un lusso costoso, quella mercantile core un’ eterna pia-
guona.

La seconda è In nostra posizione nel centro del Mediterraneo
che rende l'Italia un sito di continuo passaggio per tutte le marine
del inondo, Nei tempi passati, quando la nostra patria era Il pese
più industriale, ricco e popolato d’ Europa, questa stessa posizione
la rendeva il'grande mercato delle genti, ma ora tutto è differente
ed invece gl'impone delle gravi servità verso gli stranieri. Noi non
possiamo più essere gli eselusivi padroni dei nostri porti del Nord,
na ne siamo però sempre i portinai, buoni per agevolare, non un
commercio di transito, ma un passaggio di merti tedesche e sviz-
zere, le quali da quei valichi montani che ci costano tanti sacrifici,
vengono nei nostri porti dove continuano le loro vie sulle navi ger-
maniche, che nppunto du Genova cominciano a prendere Je sovven-

zioni del governo germanico. L'ultimo fatto delinea tutta una condi-
zione di cose ed una specie disoggezione geografica unica al mondo.
Così assistiamo, con un vantaggio molto relativo, ad un continuo via
vaidimercie di passeggeri tedeschi, i quali hanno il diritto di andare
e venire in casanostra come se fossero in casa loro, Questo sarebbe il mi-
nor male, ma il peggio è che quei magnifici servizi stranieri, tanto
lodati ‘e favoriti dalle ingenue autorità italiane, manoggiano come
vogliono i nostri commerci col Pacifico, colì' Australia e coll' Estremo

6 IL NOSTRO

Oriente, perchè, prima di passare dall’ Italia, «potendo caricare nei loro
porti tedeschi dove, praticamente, qualunque nave straniera viene
esclusa, essi si trovano in una tale condizione privilegiata da rovinare
qualunque nostro servizio regolare che loro volesse fare concorrenza.
Viene in seguito l'eccesso delle idee liberiste consigliate od
imposte da convenienze diplomatiche, che ci fece equiparare nel
nostri porti e traffici le marine straniere alla nostra, senza curarsi
d’ottenere la stessa leale reciprocità. Questo principalmente succedette
nel cabotaggio perchè mentre è molto facile di fare il servizio di
costa lungo il litorale italiano, è difficilissimo od impossibile di
farlo sopra molte coste straniere. Ma forse succedette eziandio nel
favorire, più che non fosse conveniente, le compagnie forestiere, fa-
‘ cendo troppo affidamento sopra la correttezza © discrezione dei
toro governi, e sopra delle nascoste risorse marittime nazionali che
non esistevano ancora. 3
La grivezza della nostra tassa di ricchezza nobile, dei diritti
consolari, di quei di bollo, d' ancoraggio etc. ate. sono degli altri
motivi d’ inferiorità di fronte alle mafine straniere tanto meno tor-
mentate dal fisco, La deficienza ed il disordine dei nostri porti ®
delle nostre ferrovie, è specialmente la mancanza dei servizi cumn-
Iativi fra i trasporti di mare e quel di terra, e di quelle saggie dispo-
sizioni amministrative che proteggono le marine estere nel loro
paese, sono nuove importanti ragioni che, riunite alla mancanza=di
possedimenti coloniali, ed alla nessuna organizzazione del nostro
commercio, affrettarono sempre di più la nostra decadenza navale.
Un' altrà circostanza sfavorevole per la nostra marina sono le
sue spese d'armamento. Oramai il veechio ed onesto lupo di mare
affezionato alla sua nave ed al suo capitano più non esiste, Restano
dei salariati i quali portano a bordo tutte le malizie per lavorar
meno, approfittar dell'infortunio e per l'odio, di classe, seminato n
piene mani da un manipolo di agitatori, sfruttare a loro volta] ar-
matore. Ne viene da questo, che sulle navi italiane si richiede un
equipaggio superiore almeno d'un quarto a quello che basta sulla
navi straniere, con un nuovo aggravio della nostra industria mari-
nara, nale compensato «da qualche leggiera differenza di paga. E
per I’ indisciplinatezza degli equipaggi, forse esagerata ad arte, certi
passeggeri cominciano a disertare tanto le navi italiane che quelle
francesi, le quali a questo riguardo si trovano in condizioni ancora
peggiori delle nostre, es ;
) Questo stesso malanno si verifica in tutti i lavori di riparazione
o di modifica che si fanno nei nostri porti i quali, a lavoro finito,
vengono perciò a costare più che in qualsiasi altro prese. es
Ed ultima o non meno importante ragione della nostra miseria
marittima, fa ed è tuttora la legge d’emigrazione, e specialmente il
Commissariato d’ emigrazione, che con intempestive prescrizioni ere-
golamenti, non fece altro che favorire le marine straniere a detrimento



PROBLEMA. MARITTIMO 7

della nostra, tanto più di quelle combattuta nel proprio paese e tor-
mentata da tutti. Inoltre, coll'imposizione dei Commissari Regi a bordo
detle navi estere, e colla determinazione dei noli, due fatti nuovi e
rivoluzionari, impegnò ufficialmente le marine straniere nei nostri
traflici, concedendo loro quel carattere nazionale che invece dovrebbe
essere l'esclusivo patrimonio della marina nazionale. Ma siccome per
poter pretendere dai forti e prepotenti noi, debolissimi, dobbiamo
anche molto concedere, ne viene cone conseguenza che chi ora co-
manda nella nostra emigraziune sono quelli stessi astuti stranieri che
a lor volta s' impongono nella determinazione de' noli, e formandosi
in Italia delle petulantissime clientele, e promuovendo degli interessi
fittizi, suscitando paure, o minacciando rappresaglie, ostacolano qua-
lunque modifica che potesse riuscire favorevole alla nostra marina.
Altri si meravigli pure che l’Italia, malgrado tutti i sussidi
dati sotto forma di premi di navigazione e di costruzione, non ab-
bin ancora una forte e prosperosa marina, io, umile gregario del
mare, che viaggiando vedo come operano le altre nazioni e quanti
Surono gli errori che abbiamo commessi, quanta è stata la nostra
disorganizzazione e mancanza d' unità in tutti 1 fattori che sono
la base d'una vera marina nazionale, e quanta l'indifferenza nel
paese e l'indertezza del nostro governo che con tanta disinvoltura
fa si sottili —
Provvedimenti che a mezzo Novembre,
Non giunke mai quel quel che d'Ottobre fili,
mi maraviglio di trovare ancora in Italia quel resto di marina
che. ce' è. %

In tutti i tempi, ed in tutti i paesi, la nave non si considerò
mai come una proprietà privata ed indipendente, ma come una

‘parte staccata dalla madre patria alla quale portava ricchezza e

forza. Negli antichissimi usi del litorale ligure, tutti gli uomini del
comune dovevano accorrere a tirare le navi sulla spiaggia per to-
glierle presto dalla battigia che le poteva danneggiare.

E tutti i popoli cercarono di proteggere la loro marina.

Per raggiungere questo scopo nei tetmpi moglerni si seguirono
tre diversi sistemi ; il sistema inglese che mentre:sostiene ad oltranza
il principio dell’ assoluta libertà sti mari, esige però dovunque il
massimo rispetto agli interessi delle proprie navi, è sorveglia atten-
tamente affinchè nessuna marina straniera posst avere nei suoi porti
un qualche vantaggio diretto od indiretto sulla propria; il sistema
francese che accetta le navi estere accordando dei sussidi diretti
all'armamento ed alla costruzione delle navi nazionali; ed il si-
stema tedesco che, pure ammettendo nei propri porti le marine fo-
restiere, concede delle agevolazioni e delle preferenze nel traffico
nizionale solamente a quella germanica.

Il primo sistema è certamente il più simpatico e liberale, ma





8 iù NOSTRO

può convenire soltanto sd una nazione come }' Inghilterra per due
motivi, prima di tutto per la sua grande esportazione, specialmente
di carbone, ed il suo estesissimo commercio che rende dovunque
possibile ad una nave inglese di trovare a preferenza di qualsiasi
altra, un nolo da e per qualunque porto della terra, e seconda.
riamente pel maraviglioso sviluppo delle sue industrie marittime e
metallurgiche che rende la costruzione delle navi più rapida e buona,
e le riparazioni più a buon mercat» in quel paese che in qualsiasi
altro. A questo bisogna aggiungere che in Inghilterra le tasse sulla
marina sono minime, e vi è néi porti e nelle ferrovie, nel fare
la provvista di carbone e la carena, negli equipaggi che possono
essere formati anche di stranieri, nelle visite e nelle sorveglianze,
noi contratti e negli impegni, nei pagamenti 6 nelle riscossioni,
in tutte le operazioni di commercio banca e dogana, una facilità,
una correttezza, una praticità, e diciamo pure un’onestà d' inten-
dimento e di mezzi, della quale in Italia, che abbiamo per massima
di considerarci tutti come birbanti, non abbiamo neppure l'idea.
Inveco la Francia e: la Germania adottarono quelle due forme
di protezione che sembravano più convenfenti alle proprie condi-
zioni. La Hrancia non potendo abbandonare il regime liberista
dal quale aveva pure ottenuto dei grandi vantaggi, adottò il siste-
ma dei sussidi diretti che, senza sconvolgere il suo splendido or-
ganismo economico, accontentava la gente di mare.
Al contrario. la Germania, libera da ogni tradizione 0 vincolo
antico, organizzò la sua marina secondo i criteri escelusivisti d'una
politica commerciale, cominciata con l' Unione Doganale dell’ Im-
pero, sviluppata meglio da Bismark, consacrata dalle vittorie, e
seguita tenacemente con una perfetta unità d'intenti ed una con-
cordanza di propositi veramente maravigliosa. Colà lo Stato, essendo
proprietario delle ferrovie, dei porti, e delle vie di comunicazione
interne, gettò le basi della sua marina merchntile nello sviluppo
del commercio e dell’ emigrazione nazionale, iniziando, per mezzo
dei servizi cumulativi colle ferrovie e coi canali, del trasporti ri-
dottissimi pel materiale navale, delle zone franche nei suoi porti,
(che appunto per essere pochi sono maravigliosamente serviti da
una completa rete di strade ferrate è di canali), dell’ organizzazio-
ne del commercio tedesco in Europa ed all'estero, e dei privilegi
per certi viaggi e traffici speciali, una politica d'espansione navale
che, escludendo di fatto gli stranieri, veniva a vincolare la sua
marina mercantile al commercio ed all'industria germanica in modo
“du renderla causa ed effetto insieme del mirabile sviluppo di quella
nazione.

e è noto l’intiero trasposto da qualunque punto della Ger-
mania per qualunque altro punto del globo, toccato dai servizi re-
golari tedeschi, si compie mediante un’unica polizza di carico. Però
le tariffe, concordate coi governo, cambiano, non soltanto in ra.



PROBLEMA MARITTIMO 9

gione del percorso, ma anche secondo le diverse vedute dellà po-
litica navale di quello Stato, è siecome non si conosce Ju propor-
‘zione nella quale si dividono I proventi fra i trasporti di terra,
esercitati dal governo, e quei di mare fatti dalle società di navi-
gazione private, ne viene che esso possiede il mezzo. per potere al-
l'occorrenza, sostenere i dubbi-guadagni di qualsinsi impresa ma-
rittima, senza che al di fuori nulla traspala. Da questo nacque la
credenza che il governo germanico garantisse Îl reddito delle im-
preso di navigazione tedesche; ciò clio în parte è vero, perchè ben
si comprende come quelle compagnie possano esercitare qualunque
linéa apparentemente passiva e guadagnarvi ancora e possano in-
vadere certi mari e.carti traffici speciali, come fanno ora «el Me-
diterraneo, ‘sicure di vincere col tempo ogni concorrenza.

Siccome le altre. marine sono eseluse dal beneficio di questi
servizi camulntivi, ne viene che È porti tedeschi sono aperti sol.
tanto In apparenza alle navi estere che non vi possono trovar mai
carico. Anche l'emigrazione è di fatto riserbata alla marina ger-
manica perchè il governo accorda | ribassi sullo ferrovie, e rilascia
i lasciapassare alle*frontiere, soltanto n quegli emigranti che s'im-
barcano sullo navi nazionali. i

L'anno'passato sono stato per un certo tempo in Amburgo dove
trovai il primo porto del mondo. Esso è il monumento più gmnde
di quella moderna Germania che seppe riunire insieme politica,
industria, commercio e vie di comunicazione in un gruppo, fuori
del quale non vi é salute per nessun tedesco. Questo è 1 obbligato
patriottismo di quel forte popolo, frutto d' una disciplina. nazionale
e d'un'organizzazione, dove I° invidia può bensì travedere il prin-
cipio. di qualche germè roditore, ma ché a tutti s'impone, e noi
italiani specialmente minaccia. °

Continuando in questo rapido esame bisogna invece convenire
che ]l sistema francese dei sussidi diretti riuscì molto meno efficace,
quando non fu dannoso. Difatti pel difetto naturale di tutte Je cose
umane questi sussidi diretti non potendosi mai distribuire così im-
parzialmente a tutte le varie operosità marittime da impedire qua-
lunque preferenza, che viene poi ad essere um privilegio, provo-
cano degli Interessi fittizi subito sfruttati dagli tomini d'affari, i
quali traviando il naturale svolgersi delle cose, li vincolano a delle
consuetudini che a poco a poco diventano delle vere necessità nazio-
nali. Per esempio questi sussidi essendo stati distribuiti nella stessa
misura tanto alla nave a vela, che a quella a vapore, tanto ai
piroscafi da passeggieri che esercitavano dei costosi servizi fra la ma-
dre patria e le sue colonie lontane, quanto ai carbonai che costa-
vano 175 franchi alla tonnellata e lumacheggiavanò i mari in cerca
d'un nolo qualungne, servirono a deviare i capitali da quell'in-
dustria dei servizi regolari che è In sola necessarin ad una nazio-
ne marittima. Ed essi, nel mentre facevano persino risorgere arti-





10 IL NOSTRO

fielosamente la marina a vela, danneggiarono invece i servizi ma-
rittimi sovvenzionati perchè le società concessionarie erano. spesso
costrette, per sfaggire a quella servità, di costruire nel, paese che
le metteva in balla delle pretese di pochi cantieri nazieliali, a tra-
sformare le loro navi, cambiar macchipe + modificare un mate-
riale già troppo vecchio, .

Questi sussidi diretti inaugurati dalla Francia, e copiati da
noi come un rimedio urgentè è provvisorio, servirono soltanto a
cercare degli interessi falsi, delle industrie di serra, © perciò a soste-
nere con pena due marine ammalate che vivono d'una vita arti
ficiosa è trista, Noi abbiamo fatto come quell’ agricoltore il quale
s'ingegna di sostenere penosamente una sua magra pianticella
che vegeta sopra d'un arido terreno mediante tronconi e pali,
mettre invece il suo vicino comincia ad ingrassar la terra in
modo ehe tutti i suoi alberi a' innalzano robusti e diritti a sfidare
le tempeste.

Sembra che questo sistema di protezione sla stato più efficace
nel Giappone, ma le condizioni di quel paese sono molto differenti
dalle nostre, i

Esso è ricchissimo di carbone, nemico acerrimo di qualunque
infiumettenza straniera, patriottico ed esclusivista per eccellenza,
ed i suoi equipaggi non costano neppure le metà dei nostri. Que-
ste cause bastano: da sole a formare quella marina mercantile che
egli vuole imporre nel, Pacifico.

Credo inutile di fare una storia dettagliata dei provvedimenti
presi dal governo italiano în favore della nostra marina. Quando
sì adottarono per la prima volta si dissero. provvisori, ma dopo,
nella successiva legge del 1896, furono maggiormente estesi colla
sensa che, malgrado i loro meschini risultati, avevano aiutato, me-
glio di quanto non era snccesso in Francia, a conservarei una spe-
cie di marina. Era davvero una magra consolazione quella di con-
statare come presso i nostri vicini erano riusciti ancora meno
efficaci, ed un ragionamento curioso quello che consigliava di man-
tenerti. Che cosa si direbbe d'un medico il quale, invece di cam-
biare una cura riconoseluta poco buona, consola il malato dicendo.
gli che ad un altro suo paziente quella cura fece ancor meno ?

Con tutto ciò la marina dei nostri vicini, che iu molti punti
di conuitto colla nostra, come per esempio quello di avere tutti i
suoi porti invasi dai servizi marittimi stranieri di passaggio, si stu-
- dia ed approfondisce come non si fa da noi, e le relazioni di tutte
le varie commissioni e le opere di molti scrittori e studiosi fran.
cesi, dovrebbero essere ben lette e ponderate anche dai nostri le-
gistatori. Ma quantunque sia in migliori condizioni, perchè oltre di
avere maggiori sussidi e premi, ha riserbato il traffico dell’ Algeria
ed è difesa dal « droits d’entreport »; pure in quel paese le criti-

-

PROBLEMA MARITTIMO it

che contro di essa non furono mai così acerbe e malevoli come nel
nostro,

Invece in Italia si confusero sempre ad arte le sovvenzioni. po-
stali, che rappresentano il pagamento d'un servizio fatto, conci
premi accordati per venire in aiuto alla marina mercantile, e riu-
nendoti insieme, si fece una cifra ben grossa che impressiona sola-
mente quanti si fermano alla superficie delle cose, Questo modo
di ragionare fece un gran danno morale alla nostra marina, Nel

mentre si è costretti a lesinare sul misero stipendio d'un povero

maestro elementare, parvero davvero un'eccessiva larghezza tutti
quei milioni concessì ad un’ industria che si vedeva sempre deprés-
sa. Così ne venne in molti la persuasione che la nostrà marina fosse
un elemento parassitàrio e sfruttatore. Invece la verità è ben diver
sa, Se da una parte la configurazione geografica e le necessità po-
stalî, politiche ed internazionali, ci impongono, più che in qualun-

| que altro paese, un gran numero di servizi regolari che, essendo

per sè stessi passivi, devono, od essere fatti dallo stato, od essere
concessi ad imprese private mediante un equo corrispettivo, dall'al-
tra parte i premi ed i sussidi diretti dati alla nostra marina, furo-
no sempre insufficienti a compensarla delle maggiori tasse e del
minor sostegho che essa, in confronto di quello che avevano le
marine concorrenti, trovava în patria. ai

Successe in Italia quanto era avvenuto in Francia. Per l' ar-
tificioso impulso dato dalla legge del 1896 sì sviluppò soltanto la
marina libera delle navi a vela e dei cargo boats. Sorsero è vero
dei nuovi cantieri, e chi si accontentava delle apparenze, poteva
dichiararsi soddisfatto del rilevante numento nei tonnellaggio della
nostra marina. Ma non migliorò affatto la sua qualità, e quel pre.
mi di costruzione è di navigazione non riuscirono neppure a prov-
vederci la flotta di trasporti per emigranti che richiedeva il paese,
infatti, quando si approvò la legge sull’emigrazione, una delle ra-
gioni portate dai nostri liberisti per lasciare quel traffico libero a
tutte le bandiere, era che noi non avevamo abbastanza navi per
esercitarlo.

Però nella catena d’ interessi che legò la marina ni cantieri,
è questi agli stabilimeni metallargici, chi sopportò, tutti gl’ in-
convenienti del sistema protezionista fu la nave, (chi ne ottenne
tutti i vantaggi fa la metallurgia. Se l'armatore voleva approfit-
tare dei premi di navigazione doveva far costruire nel prese, e
se il costruttore voleva godere dei premi di costruzione, doveva
provvedersi per la massima parte di materiale nazionale, donde
ne venne che, tanto i premi di costruzione quanto quelli di na-
wigazione, in ultimo risultarono a tutto. vantaggio dell'industria
che dava la prima materia alla costruzione.

| Così non andava certamente bene, è l'aumento troppo rapido,

niutato anche da un forte risveglio dei noli, di grosse navi buone





12 IL, NOSTRO

raccoglitrici di premi, provocò nel 1901 la revisione e limitazione
della legge.

Fu questa una prima resipiscenza da un indirizzo riconosciuto
dannoso? No certamente, ma fu piuttosto un’ esagerata sollecitu-
dine per l'incolumità del nestro bilancio, ed un esempio molto pe-
ricoloso ‘dato da un governo che non faceva onore ai suoi im-
pegni. È

I passati contratti per le convenzioni marittime impegnavano il
governo a presentare entro il 1903 il nuovo disegno di legge per
i servizi marittimi. Nell'anno scorso dovevano terminare le ‘con-
cessioni che colle leggi del 1896-1901 furono fatte all' industria
marittima, e nell'anno venturo avrebbero dovuto scadere le sov-
‘venzioni dei servizi marittimi, e

Ben fecero i nostri legislatori a far coincidere insieme le sen-
denze delle convenzioni postali con quelle dei sussidi alla marina
poco.tempo prima di quelle delle convenzioni ferroviarie, e' ciò nel
lodevole intento di poter riordinare tutto insieme il grande pro
blema delle nostre comunicazioni terrestri e marittime, ma la loro
previggenza servi a nulla. Dopo lunghi stadi, dopo molti progetti,
commissioni è contro commissioni, il governo proroga i provvedimen-
ti a favore della marina mercantile, @nsieme agli antichi servizi,
sino al 50 Giagno 1909, Così jl regime provvisorio minaccia venire
definitivo, 6 si manifesta sempre di più l'incertezza continua e
l'assoluta mancanza d'un qualsiasi programma di politica navale.

Ma a ben riordinare rinnovando tutte le nostre comunicazioni,
il paese non è affatto prepagato. Tatto manca da noi, tutto è slegato
ed in disordine, ferrovie, porti, marina e servizi marittimi, ed a
quegli uomini di governo che soltanto a parole spronano i nostri
armatori a far meglio, portando gli eterni e saputissimi esempi te-
deschi, si potrebbe rispondere quel che rispose H gambero alli mam:
ma sua. E vi è chi in questo disordine lavora. per far risaltare }a
necessità d’un esercizio di stuto,

In Italia manca quell’ organizzazione economica che fa trovare
il vantaggio particolare nell'interesse di tutti, manca quella mo-
derazione politica che limita le pretese regionali, quella virtù na-
zionale che prepara l'avvenire, e quella disciplina nella nostra bu-
rocrazia che frena i puntigli e le bizze dei vari dicasteri, Ma
manca sopratutto quel senso pratico. necessario per risolvere qua.
lunque moderna questione. Nel parlamento, neile commissioni, nei
vari consigli, non abbiamo una veramaggioranza d’uomini d'espe-
rienza che possano trovare le soluzioni più giuste e più serene.
Nol facciamo troppo sfoggio di scienza, senza aver l'arte d' appli-
carla, facciamo troppa teoria. trascurando la tecnici, ed idealisti
sempre, anzi spesso dottrinari, non abbiamo il senso della misara,
ma una bella frase ci fa. passare una legge, una lode straniera ci

T/A
a

ria VI da

RI i pes

PROBLEMA MARITTIMO 13

lusinga in modo da toglierci il giusto intendimento dei nostri in-
teressi. E ciò succede specialmente nella marina che di tutte le ope.
rosità nazionali è quella che richiede maggior conoscenza, ma dove
invece tutti s' improvvisano a maestri, ed avendo ognuno il pro-
prio favorito progetto, che crede il tocca «è sana d'ogni malanno,
e non potendolo far trionfare, spera nel tempo e combatte i pochis-
simi ma veri competenti, che non approvano le sue nuovissime
teorie. Questa non è una delle ultime ragioni delle continue ed ine-
bili ho.

SE (io sisinliano: il nostro continuo, ed incerto procedere;
è indizio d'aver noi smarrito il fine d'una politica navalo, È male
il dirlo ma peggio doverlo constatare, quasi la ragione d’un' ef-
ficace azione in mare. Vi sono già molté persone colte ed italim
nissime, le quali trangaillamente ammettono che l'Italia, servita
come è dalle marinè straniere, potrebbe anche far a meno d'una
marina mercantile. Frattanto per effetto delle ripetute proroghe, i
nostri servizi sovvenzionati vanno di male in peggio. Mentre le
marine straniere, che sempre più si sostituiscono alla nostià, ap-
parentemente attengano i disastrosi effetti della nostra miseria na-
vale, le società di navigazione nazionali sono costrette a vivere alla
giornata, ed fo mi auguro che-aqnel risveglio di nuove imprese
marittime il quale, essendo venuto in ritardo si basr tatto sopra la
“nostra emigrazione, che dovrà ERO diminuire, nen debba riusci-

dotorosissime delusioni. n
7 da ANT di questa strana confusione lo diede la Commissione

Renle la quale, dopo aver fatto dgj voti platonic® per una marina

nazionale sviluppantesi con quell' emigrazione ch” essa vuole sempre
libera a tutte ie navi del mondo, propose un grandioso piano di
linee grandi e piccine, divise in gruppi e gruppetti, con grosse navi
ed elevate velocità, che sembra fatto unicamente per lasciare tutti
contenti. Contuttociò appena gl’ italiani conobbero quel progetto si
questionarono fra di loro. Palermo e Napoli vogliono essere tutte e
due testa di linea del nuovo servizio del Nord America, Napoli vuole
il servizio rapido con Costantinopoli, Ja Sicilia quello del Nord Eu-
ropa, Venezia la linea per l' Estremo Oriente ed il Pacifico, altri
vogliono nuovi ‘collegamenti e servizi, tutti aumentano le velocità
e le grandezze delle navi, ma nessuno, nè la Commissione che per
rimedio propone un Credito Navale così combinato che sarebbe un
vero strozzinaggio per gli armatori onesti, ed una cuccagna... per
gli altri, nè il governo che minaccia delle riduzioni nelle sovven-
zioni con limitazione d’ interessi, è multe è sorveglianze fiscali, direi
quasi feroci, sopra quanto farebbero le società copcessionarie, nè il
paese, nè le' camere di commercio, nè le ferrovie, nè i consorzi in-
dustriali e commerciali, che accampano sempre delle nuove imprese
senza nulla concedere ed in nulla impegnarsi, nessuno si occupò
mai di cercare le fonti di guadagno che avrebbero tutti questi nuovi



Ato € ari. DAB, id +

14 IL. NOSTRO

servizi studiati sulla carta geografica, nessuno si prese cura di pro-
porre quelle misure protettrici, e quei provvedimenti amministrativi
che gli potessero assicurare un ragionevole affidamento d'un onesto
guadagno,

È comunissima |’ accusa che continuamente si fa ni nostri ar-
matori di non avere mai rinnovato in tempo le Joro navi. La mi-
rabile trasformazione del nostro materiale navale da guerra, fatta
verso il 1880 dal governo che non ha azionisti, sembra in parte
giustificare quel biasimo, che però alla prova dei fatti si dimostra
ingiusto. In Italia fallirono, liquidarono 0 furono costrette a cam-
biar di natura appunto tutte quelle compagnie di navigazione che
iniziarono i loro servizi con navi nuove & costose, e surebbe tempo
che quest'intondata aceusa, insieme a quegli ‘eterni e noiosissimi
esempi stranieri sempre rinfacciati da chi si ferma alle apparenze,
e prende gli effetti per le cause, finissero una buona volta per dar
luogo ad uno studio più sereno delle nostre cose di mare. La ma-
rina italiana è profondamente ammalata ed una delle prime condi-
zioni pel suo risanamento è quello di farne una diagnosi sincera.

Perchè un capitale investito in una navesia frattifero, perchè
una costosa velocità sia remunerativa, perchè un porto, una ferrovia,
un. canale, non siano una continua perdita per chi li esercita, bi-
sogna che la merce da trasportare sia in tale quantità & possa pa-
gare certi prezzi di passaggio, ossia bisogna che possa essere tra-
Sportata più vantaggiosamente da quelle. navi, per quei porti, e
con quei mezzi, che non con navi, per porti e con metodi più eco.
nomici e meschini. Tuttociò è ben noto è risponde alla legge na-
turate del minimo prezzo. Ma siccome i modérni servizi marittimi
regolari, richiedono un tale enorme giro d'affari, è tali capitali che
nessun privato e nessuna società può esercitarli senza il sincero ap-
poggio d'un governo fedele interprete d’una*nazione che voglia,
fortemente voglia, essere potente in mare, e siccome in Italia, aperta
% tutte le marine straniere questa volontà mancò sempre e manda
tuttora, così kinecedette alla patria nostra d’ aver soltanto, non quella
flotta mercantile che per il suo indubitato risveglio economico e la
sua forte emigrazione avrebbe potuto sostenere, ima quella corri-
spondente alle precarie condizioni d'esistenza ‘ch’ essa faceva alla
sua marina. L'armonia fra lo sviluppo generale del nostro paese
e quello marittimo è da tempo distrutta, e malgrado tutte le cri-
tiché fatte dai teorici specialisti e troppo innamorati della lorò scienza

di costruzione navale, fo credo che siano appunto | ferravecchi
quelli che ci hanno ancora conservato un resto di marina,

In Italia non si volle ancora comprendere che i servizi marit-
timi devono essere regolati tanto dagli oneri che dai guadagni, dai-
l'attivo e dal passivo insieme come qualsiasi altra azienda, e fu



PROBLEMA MARITTIMO 15

di dover constatare come molti nostri uomini politici credono
dior risolto il problema esaminando solo un lato della questione,
Come se ì marinari fossero dei nemici, e la marina nazionale una
tndustria venuta dall'altro mondo, si teme sempre che essa possa
avere un beneficio troppo grande da un servizio contrattato od una
protezione concessa, e questo timore, va a tutto vantaggio delle
marine estere. Piuttosto gli stranieri degli Italiani, è un principio
che fa sempre capolino più che non si creda in tutte le nostre cose
di mare, e che si presenta mascherato sotto lu lusinghevole teoria
della porta libera al liberò commercio, sostenuta a sua volta da
mille interessi privati che, credendosi lesi, softiano nel fuoco delle
innumerevoli nostre invidie e gelosie personali, politiche e regionali.

Forse è in omaggio a questa bella dottrina, oramai regalata
soltanto al nostro passe, che i membri della Commissione Reale a
pag. 145 della loro Relazione dichiararono quanto segue: Detta
Commissione ssaminò pure se, per non favorire la concorrenza che
alla Società di navigazione nazionali può essere fatta da Società stra-
niere, non convenisse vietare alle società ferroviarie d''istituire il
navigazione che fossero servite contemporanetimente da società italiane.
Ma ad essa che, nell'interesse del commercio, fosse più conve
niente di ammettere, solo in via facoltativa, l' istituzidhe-del servizio
cumulativo colle società straniere purchè divimpegnihio dei servizi re-
ui questo si può prevedere che se le idee di quei signori della
Commissione fossero adottate dal“governo, quando si tratterà del
collegamento dei nostri servizi marittimi con quelli ferroviari, si
ripeterà l' errore commesso per |’ emigrazione, ossia sì chiameranno
ad approfittare di tutti i nostri servizi cumulativi sulle ferrovio e
sui canali, e perchè no, anche dei noli stabiliti è regolati dal go
verno, tutte le marine del mondo. In seguito quando le querimonie
degli italiani saliranno agli alti fustigi di quei governanti, questi
brucieranno 1’ ultima ma sempre efficace cartuccia dicendo, come
dissero già in troppe occasioni, che non si poteva impedire l' inter-
vento straniero perchè vi erano in proposito degli impegni in-
ternazionali.

Si può essere certi che le ragioni portate per ammettere gli
stranieri saranno sempre le stesse, cioè che la marina nazionale non
può dare tutte le garanzie d'un buon cd efficace servizio, e che
lasciandola sola, potrebbe esercitare un pericoloso monopolio. Così
per la paura di un monopolio italiano si rischia di cadere in un
monopolio straniero, « così si continuerà nella via intrapresa, quel
facoltativo finirà per costituire un impegno che, per quei rigidi eri-
teri di correttezza che sono il nostro vanto e spesso la nostra unica
difesa, dovremo mantenere, le marine straniere, forti d'una haso
gicara nei propri passi, sostituiranno sempre meglio la nostra, e noi





lé IL'NOSTRO

continueremo ad aggirarei in un circolo vizioso dove da una parte;
tanto il governo che il paese, ricuseranno d’appoggiare la marina
nazionale perchè manca d'iniziativa, e dall'altra questa non si po-
trà sviluppare senza quella garanzia di successo che le può soltanto
dare il loro sinesro ed incondizionato appoggio. È

La storia della nostra moderna marina mercantile non & che
una serie d'insuccessi e di mancate promesse, ed oramai questa
nostra italianissima operosità non può più avere nessuna fiducia nè
nel paese, clie vaneggiante nel auo incoscente ottimismo ]' incorag-
gia solamente a parole, nè nello Stato che spesso manca agli impegni
presi, nè nel governo che ad ogni mutar di ministero, € ad ogni
variabile disposizione del parlamento, cambin d'idee e di sistemi.

Tutte le nazioni, compresa la liberissima Inghilterra, ammet-
tono soltanto le navi straniere, noi le invitiamo. L'impianto d'un
servizio marittimo forestiero sarebbe considerato nel porto d’ Am-
burgo come una scontitta nazionale, da noi si riterrebbe invece un
trionfo di razionalismo politico. Ogni marina ha una. propria casa
in patria ed un'altra comodissima in Italia, mentre che la nostra
scacciata: di fatto da molti porti e traffici stranieri, © sorretta n
stento dai sussidi diretti, si trova nella condizione di quel povero
vaso di terra che il buon Manzoni immaginava costretto come Don
Abbondio a viaggiare in compagnia dei vasi di ferro.

Pochi italiani hanno l'esatto concetto di quello che deve essere
una moderna marina mercantile, I più la considerano ancora come
un'indastria zingaresca che scorribanda libera sui mari secondo Ja
propria convenienza e le sue indipendenti iniziative, e perciò (80-
gnano ancora dei servizi stranieri, che in mancanza d'una marina
nazionale, possano nuovamente fare del nostro pese il grande ma-
gazzeno d'un traffico europeo d' accentramento e transito, Costoro
però non comprendono che l' Italia non è più, come era una volta,
la nazione più operosa e ricca, ma che invece, disorganizzata e po-
vera, chiusa dalle Alpi e stretta fra due mari, può anche essere un
ingombro alle invadenti operosità straniere. La sua posizione è una
arma a doppio taglio che Ja rende o dominatrice 0 soggetta, secondo
l'indipendenza delle sue vié di comunicazione,

Costoro non avvertono neppure la continua trasformazione che
subiscono le marine mercantili moderne, le quali a poco a poco per
i grandi ed estesi interessi che ora più di prima le sostengono, e
per l’azione predominante e fecondatrice che hanno sopra tutte le
operosità del paese, diventano delle vere Imprese pubbliche, quasi
delle funzioni di Stato. Tutte, compreso quella inglese che sinora
era la più indipendente, tendono a nazionalizzarsi sempre di più,
e fra breve i servizi marittimi che, senza alcuna preferenza di ban-
diera, possano servire al traffico internazionale, non saranno altro
che una bellissima utopia.



PROBLEMA MARITTIMO N IT

Inoltre bisogna considerare che nel mentre i servizi germanici
saranno sempre costretti a venire in Italia, e gl'inglesi, i fran-
cesì ete. vi verranno finchè ne avranno la convenienza, nè gli uni
nè gli altri non avranno mai altro interesse che quello di sfrut-
tarci, senza affatto preparare Il nostro avvenire. E neppure volen-
dolo lo potrebbero perchè, volere 0 no, sarebbero sempre considerati
come intrusi, ed ogni lorò agevolezza finirebbe per essere sospettata,
ogni lorò misura sarebbe considerata come arbitraria. Verrebbero a
corseggiare il nostro mare, temuti od accarezzati accondo i siti ele
circostanze, e corrompitori sempre; ci spoglierebbero ora nè più e
nè meno come in altri tempi, e con nìtri sistemi, ci rubavano i
condottieri di ventura e gli imperatori ggrmanici che, Invitati da-
gli italiani, scorazzavano pel nostro bet prese, È

Arrivato a questo punto molti non che contraddirmi sorride-
ranno delle mie querimonie, è fors’ anche si sdegneranno che io
faccia questione di nazionalità quello che secondo la loro opinione
è un natural prodotto. dell’ignavia e della leggerezza nostra. Ma
anch'essi esagerano nella loro rigidezza e, credendo di far bene,
non.sono nè giusti, nè sinceri. Come vanno ora le cose è Inntile
di adoperar fu sferza per far camminar dritto chi è zoppo 9 tanto
i rimproeci come le lusinghe lasciano indifferente l'uomo d affari
italiano, che pure sviluppò maravigliosamente tutte le altre nostre
e-varié attività terrestri. :

L'unità è forza ed è soltanto per la maggiore o niînore orga,
nizzazione di tutte le sue energie”riunite insieme, ed esplicantesi
sotto le più diverse forme; che l'Italia potrà raggiungere quell’ in-
dipendenza in mare che è necessaria alla sua esistenza nazionale,
Chi per seguire delle teorie troppo ottimiste e dottrinarie, que.
st unità disconosce, oppure riconoscendola a parole Ja disconosce a
fatti, come si fecè per l'emigrazione, e si prepara pei servizi cu-
mulativi colle ferrovie, lavora alla rovina d'ogni nostro avvenire
navale.

Ma quando questa riunione esiste, la marina ‘procede franca e

sicura al suo fine, E come il suo fine è quello d’ imporre la nazione:

all'esterò, essa informa a tutto il paese-più che qualunque altra
industria nazionale, ed inspirandosi al passato, e sviluppando il pre-
sente, crea l'avvenire collegando tutte le forze nazionali per indi-
rizzarie unite e forti ad acquistar quel posto nel mondo chesi-me-
rita la patria. È per ciò che quando trova nel paese il suo natural
appoggio, ne diventa l'anima ed il sangue come succede in Inghil-
terra ed in Germania e succederà nel Giappone. Ma quando invece
il paese, fedele alla teoria del lasciar fare della scuola liberista, in-
genuamente amoreggia con tutti e con tutti la tradisce, viene l' in-

dustrit più di tutte vana, più campata nel vuoto, più agitata dalla

speculazione, è più combattuta e malvisa perchè apparentemente





18 n, NosTRO

sfrattatrice di quanto dovrebbe appartenergli, vive nella nazione;
non come padrona in casa sua, ma-come un’ importuna pensionata,

Questo succede in Italia dove molti, moltissimi, anzi troppi in-
neggiano continuamente alle navi forestiere che ci portano di passag-
gio quel buon numero di globe trottera i quali cercano viaggiando
un riposo dalle più gravi fatiche, e tutti quelli innamorati delle cose
nostre che con lè continue lodi.al nostro bel clima # al nostro bel
paese, tiniscono per lusingarei nelle nostro meno virili qualità. Così
ne venne la persuasione che l'industria del forestiero sia la più
adatta per noi e la più facile, ed un grande adattamento alle cose
ed agli interessi altruî, un'eccessiva condiscendenza verso ‘i servizi
marittimi stranieri che molti vorrebbero vedere, ancor più nune-
rosi e belli, sempre più invadere i nostri porti.

Ed io mi rivolgo per la conferma di quanto dico a tutti quelli
italiani che vivendo all’ estero convuscono |’ operosità e la fortezza,
il patriottismo organizzato e In praticità e serietà d'intenti dei po-
poli stranieri, che appunto per essere più evoluti, apprezzano pur
essi, più di quanto non facciamo noi per noi, le bellezze della no-
stra contrada. Le apprezzano, le lodano, e sono innamorati della
bella terra degli ulivi e degli aranci, delle sue caratteristiche brut-
ture che vorrebbero conservate, © sopratutto delle belle efociare, e
fiorentine è venete dai capelli d’oro, e vi vengono come ad un pit-
toresco ritrovo di piacere, E lodano anche il nostro natural ingegno,
la gentilezza innata dalla nostra gente più umile, ma pochi pariano
delle nostre operosità maggiori e delle nostre virtù, oltre quelle varie
e simpatiche che-ci rendono labile |’ ingegno e duttile ia schiena,
e ci fanno il popolo più adatto a spianar le rughe delle più ruvide
oltremontane grinte.

Veramente nou era questa l'Italia sognata dat nostrì martiri
che sul mare seppero educarsi ad eroi, ma tutto nel mondo cambia
e si trasforma. Ed adattandoci pure ai tempi nuovi, dobbiamo però
convenire che anche l’ industria del forestiero potrebbe approfittare
moltissimo dallo sviluppo d’unn marina nazionale,

Nessuno parla di scacciare le marine straniere, ma solamente
di mettere la nostra nelle loro stesse condizioni d' esistenza, è per-
ciò d’anmentare le fneilitazioni di quella stessa industria.

Siccome le merci vanno ad imbarcarsi dove è minore il tragitto
terrestre, ossia nei punti più interni dei continenti, ed i passeggieri
vanno invece nei punti più eccentrici, ne viene che il nostro paese
è in una buonissima posizione per essere col tempo il punto di con-
.vegno di tutti i touristi del mondo, E questi; a parità di condizioni,
appunto per quella suggestione che sempre esercita |' Italia, e per
tutte le moderne qualità che dovranno avere i nostri marinai fu-
turi, e che non abbiam noi vecchi granchi di mare, preferiranno
sembre i servizi italiani che gli potranno far subito conoscere VItalia
come veramente è, ospitale sempre ma laboriosa viva, e diversa da

e

rx



®
PROBLEMA MARITTIMO 19

quella convenzionale dei carmi, del suoni, delle cure è dei dolci
riposi. La nave è il lontano ingresso di un paese e come è ben
noto, le prime impressioni sono anche le più profonde e giuste.
Bisogna. cercare la soluzione del nostro complicato problema ma
rittimo nella concordia delle idee, e riporla sopratutto nella volontà,
cioè in questo che chi legifera non segga in cattedra, ma abbia la
stessa volontà, 6 sia il vero interprete degli interessi di chi è gover-
nato. Quando tutti noi in Italia, abbandonate certe fisime liberiste
® facendo meglio i fatti nostri, saremo convinti che la marina mer-
cantile non è un'industria fine n sè stessa, ma che la sua vera base
si può solamente trovare in tutto lo sviluppo nazionale, quando com.
prenderetno che la libera invasione nei nostri porti dei servizi ma-
rittimi forestieri, sostenuti dai vari governi per scopi ben determi-
nati di politica navale, non solo inaridisce la sua prima fonte di
vita, ina sottomette uitte le nostre comunicazioni marittime agli
interessi altrui, allora soltanto potremo comprendere, e compren-
dendola seguire, quella politiea navale che ci riconquisti il nostro
posto in mare. Però io ho fede nel senno degli italiani, ho fede
nelle loro virtù, vedo errori di giudizio, ed errori generosi di gente
prodiga è intelligente ma ingenua, chi dona ha avuto è potrà
Ancora av quando vi sono difficoltà, non impossibilità di fatto,
ed è nel prevalere di quel nostr buon senso italiano, che attenua
tanti errori, frena tante ambizioni, corregge tanti spropositi ci mo-
difica è guida come benigao stellone, ch'io ripongo Ja prima, la
più sicura, la più fondata speranza della nostra gmarinà.


extracted text
FRANCESCO ANSALDO
Capitano Marittimo

Il nostro problema marittimo

Estratto dalla Rassegna Nazionale
6 Gennaio 1908

UFFICIO DBLLA « RASSEGNA NAZIONALE »
Via Gino Capponi, 16









Pistoin — Tipo-Litografla SinìbnIdiana, 1907







La marina antica si sviluppò priuceipalmente in quei pnesi che
essendo limitati alle coste non presentavano altro mezzo d' esistenza

cai loro abitatori. Nei- tempi passati le marine dei Fenici, dei Greci,
dei Focesi, e forse anche quelle det Cartaginesi, è nel medio eso

quelle dei Liguri, dei Veneziani, degli Amalfitani, «dei Catalani,
dei Brettoni, dei Normanni, non hanno avuto altra*ragione d' es
sere. Per quei popoli il mare era patria,-era vita, era gloria, ant-
bizione, ricchezza e preda, ora tutto; e ben n ragione Temistocle,
mostrando le sue trecento trireme pronte alla lotta, poteva rispon-
dere ad Adamanto, navarca dei Corinzi che accusava gli Ateniesi
di non aver più patria; Atene è quì più forte di tutti voi.

Con le grandi scoperte geografiche la marina cambiò comple-
tamente di natura. Per ambizione di dominio, e per meglio sfruttare
le nuove colonie da’ dove veniva l'oro, tutte le grandi nazioni cer-
carono di riupare con privilegi le proprie navi, e di combattere con
esclusioni quelle straniere, Così enddero quei popoli che per neces-

sità di vita scorrevano il mare per conto di tutti, e sorsero Je marine

di Portogallo, Spagna ed Olanda, ed in ultimo quelle di Francis .ed
Inghilterra, protette. ad oltranza dalle ordinanze ks Colbert, e dal-
l’atto di navigazione di Cromwell.

In ultimo, nel secolo passato, colle nuove a venne anche la
teoria che la fioridezza d'un popolo non aumenta colla miseria de-
gli altri popoli, bensì col loro benessere. Questa splendida legge
consigliò all'Inghilterra, sicura del suo dominio in mars, di sosue-
nere l' aureo principio della porta libera al libero commercio, che
aprendogli dei nuovi mercati, portò Ia sua marina, ricca di carbone,
colonie e traffici, e forte delle sue glorie e dei suoi-marinai, ad una
insperata altezza. Chiuse Nelson a Trafalgar 1’ era protezionista inau-
gurata da Blake nell’epica lotta contro Van Tromp e Ruyter.

Per quella naturale ripercussione d’ ogni fatto economico oltre i
confini politici, prima la ‘Francia ed in seguito quasi tutte le.altre
nazioni, adottarono lo stesso principio dell’ eguaglianza di bandiera,
e succedette un periodo d'armonia e pace commerciale che, intuito
dal genio di Cavour, a noi italiani diede una patria. 5

Ma quel perlodo durò relativamente poco. Come | Inghilterra
nel suo illuminato egoismo aveva aperto i*suoî porti e. traffici &
tutte le marine straniere, così la Germania, ultima venuta, trovò
invece conveniente, per mezzo d'una larvatà sapientissima prote.
zione, d’ &scluderle dai porti tedeschi, invadendo # sun volta È
porti forestieri. Ed in questa via procede facendo all'ombra delle
altrai libertà un'aspra e tenace concorrenza a tutte le marine del



4 IL NOSTRO

mondo. Perciò tutto nuovamente: si trasforma e con alterna vicenda
ritorna all'antico. L' Inghilterra, che è tuttora la rocca del liberismo,
studia i mezzi per opporsi all'invasione della marina germanica,
gii Stati Uniti non nascondono le loro immense ambizioni, mentre
it lontano Giappone, il quale per risorse naturali e posizione ha
molta analogia con l' Inghilterra, pretende ‘all’ egemonia del Pa-
cifico. Tutte le altre nazioni 8' ingegnano di sostenere come meglio
possono leloro vacillanti marine e gli egoismi nazionali da una parte,
e le paure dell’ aitra, ci riconducono pian piano ai vecchi sistemi di
protezione «di due secoli or sono,

Ed un altro cambiamento si delinea. Nella febbrile attività dei

tempi moderni, e per le esigenze dell’industrialismo che ora imperg,
in mare non comanderanno più i popoli che-avranno maggior nu-
merosdì nayi e marinai, 0 più.-colonie all'estero, 6 servizi più lau-
tamente sovvenzionati, ma quelli che sapranno organizzare meglio
tutte Je loro forze in sostegno della propria marina, che di quelle
forze è la più sincera ed ultima espressione, Allora la lotta ‘econo-
mica. fra le diverse nazioni sarà più insidiosa che mai, perchè nella
vasta solidarietà d' sffari che tutte le lega, Il forte troverà più con-
veniente d' assorbire che distruggere il debole. Già al giorno d' oggi
i nostri interessi marittimi sono minacciati da quelli della sopra-
stante Germania che ci preme-alle spalle e ei lavora.

In queste circostanze è veramente pernicioso per noi italiani,
di voler andare a ritroso dei tempi persevorindo in quell’ antico
principio della porta libera al libero commercio che, proclamato a
parole, è quasi dappertutto una. solenne ipocrisia.

Nel secolo passato la marina mercantile italiana era conside.
rita dal pueso come un'industria libera, anzi come la più libera,
perchè scorreva l'ampia distesa del mari in aperta concorrenza con
tutte le marine del mondo. E quantunque fosse la più gravata di
tasse, pure per le abitudini di Jaboriosità ed economia dei nostro
ceto marittimo, e le audaci iniziative dei nostri armatori, essa nel
trentennio dal 1850 al 1880 si sviluppò maravigliosumente.

Ma quel risveglio era piuttosto una rifioritura delle antiche
abitudini marittime che I’ effetto d'un sentito bisogno nazionale,
Scendevano sulle navi i lontani nipoti degli antichi schinmatori del
mare, ma tacova il paese @ più lo Stato Italiano vincolato alle nuove
teorie del libero scambio e della libera concorrenza, Così ln marina
italiana cominciò subito a declinare, in apparenza per la rapida

“trasformazione del materiale ché richiedeva un' organizzazione eco.
nomiea e dei capitali che non avevamo ancora, ma nel fatto per la
mancanza di quella base nella produzione nazionale, che è neces:
saria allo sviluppo d’ una marina a vapore, e perciò di quell’ onesto
e sicuro affidamento che non trovava nel paese distratto in altre cure,
è neppure nel governo Impegnato con altre marine. E colla deca-



PROBLEMA MARITTIMO 5

denza cominciarono i sospetti, Je accuse e le calunnie, secondo quel
nostro atavico malanno di morderci a vicenda, sempre e dovunque,
ma più rabbiosamente ancora quando. le nostre. cose vanno alla
peggio. Ed è quest'accusarci l'un l'altro, questa continua lotta
d'’individui più «he di principli, accanita, maligna e fatta di sospetti
e di diffamazioni, quello che traviò il-paese dall'esatto intendimento
delle vere cause che provocarono la nostra rovina navale;

So che molti contrasteranno a quanto dico portando in campo
le solite-e ripetute accuse d' incapacità, disonestà, ignoranza etc.
ete. tutte cattive ragioni che servono solamente ‘a combattere le
persone trascurando le circostanze. Ma ad essi rispondo con questo
solo fatto, cioè che prima noi avevamo wna floridissima marina,*e
mentre il padse ha maravigliosamente progredito in*tutte le sue
molteplici attività, ora non l'abbiamo più. Come si può spifigare
questa disarmonia nazionale se non ricercandota nello speciali cir-
costinze d' esistenza fatte a questa nostra tanito combattuta industria?

Sla permesso ad un marino che navigando da 35 anni pow
assistere al continuo declinare della sua marina di enumerarle.

La prima fu l'abbandono d'ogni nostra ambizione navale dopo
la guerra de} 66. Allora si disse che la. marina mercantile aveva
soltanto bisogno di libertà, si chiamarono le marine-straniere in°
casa nostra, si lasciò all’ Austria quell' Adriatico che sarà Ja grande
strada dei commerci futuri, e |' intiéro prese, abbandonando ogni
ideas di politica navale, considerò per un certo torna la marina
da guerra un lusso costoso, quella mercantile core un’ eterna pia-
guona.

La seconda è In nostra posizione nel centro del Mediterraneo
che rende l'Italia un sito di continuo passaggio per tutte le marine
del inondo, Nei tempi passati, quando la nostra patria era Il pese
più industriale, ricco e popolato d’ Europa, questa stessa posizione
la rendeva il'grande mercato delle genti, ma ora tutto è differente
ed invece gl'impone delle gravi servità verso gli stranieri. Noi non
possiamo più essere gli eselusivi padroni dei nostri porti del Nord,
na ne siamo però sempre i portinai, buoni per agevolare, non un
commercio di transito, ma un passaggio di merti tedesche e sviz-
zere, le quali da quei valichi montani che ci costano tanti sacrifici,
vengono nei nostri porti dove continuano le loro vie sulle navi ger-
maniche, che nppunto du Genova cominciano a prendere Je sovven-

zioni del governo germanico. L'ultimo fatto delinea tutta una condi-
zione di cose ed una specie disoggezione geografica unica al mondo.
Così assistiamo, con un vantaggio molto relativo, ad un continuo via
vaidimercie di passeggeri tedeschi, i quali hanno il diritto di andare
e venire in casanostra come se fossero in casa loro, Questo sarebbe il mi-
nor male, ma il peggio è che quei magnifici servizi stranieri, tanto
lodati ‘e favoriti dalle ingenue autorità italiane, manoggiano come
vogliono i nostri commerci col Pacifico, colì' Australia e coll' Estremo

6 IL NOSTRO

Oriente, perchè, prima di passare dall’ Italia, «potendo caricare nei loro
porti tedeschi dove, praticamente, qualunque nave straniera viene
esclusa, essi si trovano in una tale condizione privilegiata da rovinare
qualunque nostro servizio regolare che loro volesse fare concorrenza.
Viene in seguito l'eccesso delle idee liberiste consigliate od
imposte da convenienze diplomatiche, che ci fece equiparare nel
nostri porti e traffici le marine straniere alla nostra, senza curarsi
d’ottenere la stessa leale reciprocità. Questo principalmente succedette
nel cabotaggio perchè mentre è molto facile di fare il servizio di
costa lungo il litorale italiano, è difficilissimo od impossibile di
farlo sopra molte coste straniere. Ma forse succedette eziandio nel
favorire, più che non fosse conveniente, le compagnie forestiere, fa-
‘ cendo troppo affidamento sopra la correttezza © discrezione dei
toro governi, e sopra delle nascoste risorse marittime nazionali che
non esistevano ancora. 3
La grivezza della nostra tassa di ricchezza nobile, dei diritti
consolari, di quei di bollo, d' ancoraggio etc. ate. sono degli altri
motivi d’ inferiorità di fronte alle mafine straniere tanto meno tor-
mentate dal fisco, La deficienza ed il disordine dei nostri porti ®
delle nostre ferrovie, è specialmente la mancanza dei servizi cumn-
Iativi fra i trasporti di mare e quel di terra, e di quelle saggie dispo-
sizioni amministrative che proteggono le marine estere nel loro
paese, sono nuove importanti ragioni che, riunite alla mancanza=di
possedimenti coloniali, ed alla nessuna organizzazione del nostro
commercio, affrettarono sempre di più la nostra decadenza navale.
Un' altrà circostanza sfavorevole per la nostra marina sono le
sue spese d'armamento. Oramai il veechio ed onesto lupo di mare
affezionato alla sua nave ed al suo capitano più non esiste, Restano
dei salariati i quali portano a bordo tutte le malizie per lavorar
meno, approfittar dell'infortunio e per l'odio, di classe, seminato n
piene mani da un manipolo di agitatori, sfruttare a loro volta] ar-
matore. Ne viene da questo, che sulle navi italiane si richiede un
equipaggio superiore almeno d'un quarto a quello che basta sulla
navi straniere, con un nuovo aggravio della nostra industria mari-
nara, nale compensato «da qualche leggiera differenza di paga. E
per I’ indisciplinatezza degli equipaggi, forse esagerata ad arte, certi
passeggeri cominciano a disertare tanto le navi italiane che quelle
francesi, le quali a questo riguardo si trovano in condizioni ancora
peggiori delle nostre, es ;
) Questo stesso malanno si verifica in tutti i lavori di riparazione
o di modifica che si fanno nei nostri porti i quali, a lavoro finito,
vengono perciò a costare più che in qualsiasi altro prese. es
Ed ultima o non meno importante ragione della nostra miseria
marittima, fa ed è tuttora la legge d’emigrazione, e specialmente il
Commissariato d’ emigrazione, che con intempestive prescrizioni ere-
golamenti, non fece altro che favorire le marine straniere a detrimento



PROBLEMA. MARITTIMO 7

della nostra, tanto più di quelle combattuta nel proprio paese e tor-
mentata da tutti. Inoltre, coll'imposizione dei Commissari Regi a bordo
detle navi estere, e colla determinazione dei noli, due fatti nuovi e
rivoluzionari, impegnò ufficialmente le marine straniere nei nostri
traflici, concedendo loro quel carattere nazionale che invece dovrebbe
essere l'esclusivo patrimonio della marina nazionale. Ma siccome per
poter pretendere dai forti e prepotenti noi, debolissimi, dobbiamo
anche molto concedere, ne viene cone conseguenza che chi ora co-
manda nella nostra emigraziune sono quelli stessi astuti stranieri che
a lor volta s' impongono nella determinazione de' noli, e formandosi
in Italia delle petulantissime clientele, e promuovendo degli interessi
fittizi, suscitando paure, o minacciando rappresaglie, ostacolano qua-
lunque modifica che potesse riuscire favorevole alla nostra marina.
Altri si meravigli pure che l’Italia, malgrado tutti i sussidi
dati sotto forma di premi di navigazione e di costruzione, non ab-
bin ancora una forte e prosperosa marina, io, umile gregario del
mare, che viaggiando vedo come operano le altre nazioni e quanti
Surono gli errori che abbiamo commessi, quanta è stata la nostra
disorganizzazione e mancanza d' unità in tutti 1 fattori che sono
la base d'una vera marina nazionale, e quanta l'indifferenza nel
paese e l'indertezza del nostro governo che con tanta disinvoltura
fa si sottili —
Provvedimenti che a mezzo Novembre,
Non giunke mai quel quel che d'Ottobre fili,
mi maraviglio di trovare ancora in Italia quel resto di marina
che. ce' è. %

In tutti i tempi, ed in tutti i paesi, la nave non si considerò
mai come una proprietà privata ed indipendente, ma come una

‘parte staccata dalla madre patria alla quale portava ricchezza e

forza. Negli antichissimi usi del litorale ligure, tutti gli uomini del
comune dovevano accorrere a tirare le navi sulla spiaggia per to-
glierle presto dalla battigia che le poteva danneggiare.

E tutti i popoli cercarono di proteggere la loro marina.

Per raggiungere questo scopo nei tetmpi moglerni si seguirono
tre diversi sistemi ; il sistema inglese che mentre:sostiene ad oltranza
il principio dell’ assoluta libertà sti mari, esige però dovunque il
massimo rispetto agli interessi delle proprie navi, è sorveglia atten-
tamente affinchè nessuna marina straniera posst avere nei suoi porti
un qualche vantaggio diretto od indiretto sulla propria; il sistema
francese che accetta le navi estere accordando dei sussidi diretti
all'armamento ed alla costruzione delle navi nazionali; ed il si-
stema tedesco che, pure ammettendo nei propri porti le marine fo-
restiere, concede delle agevolazioni e delle preferenze nel traffico
nizionale solamente a quella germanica.

Il primo sistema è certamente il più simpatico e liberale, ma





8 iù NOSTRO

può convenire soltanto sd una nazione come }' Inghilterra per due
motivi, prima di tutto per la sua grande esportazione, specialmente
di carbone, ed il suo estesissimo commercio che rende dovunque
possibile ad una nave inglese di trovare a preferenza di qualsiasi
altra, un nolo da e per qualunque porto della terra, e seconda.
riamente pel maraviglioso sviluppo delle sue industrie marittime e
metallurgiche che rende la costruzione delle navi più rapida e buona,
e le riparazioni più a buon mercat» in quel paese che in qualsiasi
altro. A questo bisogna aggiungere che in Inghilterra le tasse sulla
marina sono minime, e vi è néi porti e nelle ferrovie, nel fare
la provvista di carbone e la carena, negli equipaggi che possono
essere formati anche di stranieri, nelle visite e nelle sorveglianze,
noi contratti e negli impegni, nei pagamenti 6 nelle riscossioni,
in tutte le operazioni di commercio banca e dogana, una facilità,
una correttezza, una praticità, e diciamo pure un’onestà d' inten-
dimento e di mezzi, della quale in Italia, che abbiamo per massima
di considerarci tutti come birbanti, non abbiamo neppure l'idea.
Inveco la Francia e: la Germania adottarono quelle due forme
di protezione che sembravano più convenfenti alle proprie condi-
zioni. La Hrancia non potendo abbandonare il regime liberista
dal quale aveva pure ottenuto dei grandi vantaggi, adottò il siste-
ma dei sussidi diretti che, senza sconvolgere il suo splendido or-
ganismo economico, accontentava la gente di mare.
Al contrario. la Germania, libera da ogni tradizione 0 vincolo
antico, organizzò la sua marina secondo i criteri escelusivisti d'una
politica commerciale, cominciata con l' Unione Doganale dell’ Im-
pero, sviluppata meglio da Bismark, consacrata dalle vittorie, e
seguita tenacemente con una perfetta unità d'intenti ed una con-
cordanza di propositi veramente maravigliosa. Colà lo Stato, essendo
proprietario delle ferrovie, dei porti, e delle vie di comunicazione
interne, gettò le basi della sua marina merchntile nello sviluppo
del commercio e dell’ emigrazione nazionale, iniziando, per mezzo
dei servizi cumulativi colle ferrovie e coi canali, del trasporti ri-
dottissimi pel materiale navale, delle zone franche nei suoi porti,
(che appunto per essere pochi sono maravigliosamente serviti da
una completa rete di strade ferrate è di canali), dell’ organizzazio-
ne del commercio tedesco in Europa ed all'estero, e dei privilegi
per certi viaggi e traffici speciali, una politica d'espansione navale
che, escludendo di fatto gli stranieri, veniva a vincolare la sua
marina mercantile al commercio ed all'industria germanica in modo
“du renderla causa ed effetto insieme del mirabile sviluppo di quella
nazione.

e è noto l’intiero trasposto da qualunque punto della Ger-
mania per qualunque altro punto del globo, toccato dai servizi re-
golari tedeschi, si compie mediante un’unica polizza di carico. Però
le tariffe, concordate coi governo, cambiano, non soltanto in ra.



PROBLEMA MARITTIMO 9

gione del percorso, ma anche secondo le diverse vedute dellà po-
litica navale di quello Stato, è siecome non si conosce Ju propor-
‘zione nella quale si dividono I proventi fra i trasporti di terra,
esercitati dal governo, e quei di mare fatti dalle società di navi-
gazione private, ne viene che esso possiede il mezzo. per potere al-
l'occorrenza, sostenere i dubbi-guadagni di qualsinsi impresa ma-
rittima, senza che al di fuori nulla traspala. Da questo nacque la
credenza che il governo germanico garantisse Îl reddito delle im-
preso di navigazione tedesche; ciò clio în parte è vero, perchè ben
si comprende come quelle compagnie possano esercitare qualunque
linéa apparentemente passiva e guadagnarvi ancora e possano in-
vadere certi mari e.carti traffici speciali, come fanno ora «el Me-
diterraneo, ‘sicure di vincere col tempo ogni concorrenza.

Siccome le altre. marine sono eseluse dal beneficio di questi
servizi camulntivi, ne viene che È porti tedeschi sono aperti sol.
tanto In apparenza alle navi estere che non vi possono trovar mai
carico. Anche l'emigrazione è di fatto riserbata alla marina ger-
manica perchè il governo accorda | ribassi sullo ferrovie, e rilascia
i lasciapassare alle*frontiere, soltanto n quegli emigranti che s'im-
barcano sullo navi nazionali. i

L'anno'passato sono stato per un certo tempo in Amburgo dove
trovai il primo porto del mondo. Esso è il monumento più gmnde
di quella moderna Germania che seppe riunire insieme politica,
industria, commercio e vie di comunicazione in un gruppo, fuori
del quale non vi é salute per nessun tedesco. Questo è 1 obbligato
patriottismo di quel forte popolo, frutto d' una disciplina. nazionale
e d'un'organizzazione, dove I° invidia può bensì travedere il prin-
cipio. di qualche germè roditore, ma ché a tutti s'impone, e noi
italiani specialmente minaccia. °

Continuando in questo rapido esame bisogna invece convenire
che ]l sistema francese dei sussidi diretti riuscì molto meno efficace,
quando non fu dannoso. Difatti pel difetto naturale di tutte Je cose
umane questi sussidi diretti non potendosi mai distribuire così im-
parzialmente a tutte le varie operosità marittime da impedire qua-
lunque preferenza, che viene poi ad essere um privilegio, provo-
cano degli Interessi fittizi subito sfruttati dagli tomini d'affari, i
quali traviando il naturale svolgersi delle cose, li vincolano a delle
consuetudini che a poco a poco diventano delle vere necessità nazio-
nali. Per esempio questi sussidi essendo stati distribuiti nella stessa
misura tanto alla nave a vela, che a quella a vapore, tanto ai
piroscafi da passeggieri che esercitavano dei costosi servizi fra la ma-
dre patria e le sue colonie lontane, quanto ai carbonai che costa-
vano 175 franchi alla tonnellata e lumacheggiavanò i mari in cerca
d'un nolo qualungne, servirono a deviare i capitali da quell'in-
dustria dei servizi regolari che è In sola necessarin ad una nazio-
ne marittima. Ed essi, nel mentre facevano persino risorgere arti-





10 IL NOSTRO

fielosamente la marina a vela, danneggiarono invece i servizi ma-
rittimi sovvenzionati perchè le società concessionarie erano. spesso
costrette, per sfaggire a quella servità, di costruire nel, paese che
le metteva in balla delle pretese di pochi cantieri nazieliali, a tra-
sformare le loro navi, cambiar macchipe + modificare un mate-
riale già troppo vecchio, .

Questi sussidi diretti inaugurati dalla Francia, e copiati da
noi come un rimedio urgentè è provvisorio, servirono soltanto a
cercare degli interessi falsi, delle industrie di serra, © perciò a soste-
nere con pena due marine ammalate che vivono d'una vita arti
ficiosa è trista, Noi abbiamo fatto come quell’ agricoltore il quale
s'ingegna di sostenere penosamente una sua magra pianticella
che vegeta sopra d'un arido terreno mediante tronconi e pali,
mettre invece il suo vicino comincia ad ingrassar la terra in
modo ehe tutti i suoi alberi a' innalzano robusti e diritti a sfidare
le tempeste.

Sembra che questo sistema di protezione sla stato più efficace
nel Giappone, ma le condizioni di quel paese sono molto differenti
dalle nostre, i

Esso è ricchissimo di carbone, nemico acerrimo di qualunque
infiumettenza straniera, patriottico ed esclusivista per eccellenza,
ed i suoi equipaggi non costano neppure le metà dei nostri. Que-
ste cause bastano: da sole a formare quella marina mercantile che
egli vuole imporre nel, Pacifico.

Credo inutile di fare una storia dettagliata dei provvedimenti
presi dal governo italiano în favore della nostra marina. Quando
sì adottarono per la prima volta si dissero. provvisori, ma dopo,
nella successiva legge del 1896, furono maggiormente estesi colla
sensa che, malgrado i loro meschini risultati, avevano aiutato, me-
glio di quanto non era snccesso in Francia, a conservarei una spe-
cie di marina. Era davvero una magra consolazione quella di con-
statare come presso i nostri vicini erano riusciti ancora meno
efficaci, ed un ragionamento curioso quello che consigliava di man-
tenerti. Che cosa si direbbe d'un medico il quale, invece di cam-
biare una cura riconoseluta poco buona, consola il malato dicendo.
gli che ad un altro suo paziente quella cura fece ancor meno ?

Con tutto ciò la marina dei nostri vicini, che iu molti punti
di conuitto colla nostra, come per esempio quello di avere tutti i
suoi porti invasi dai servizi marittimi stranieri di passaggio, si stu-
- dia ed approfondisce come non si fa da noi, e le relazioni di tutte
le varie commissioni e le opere di molti scrittori e studiosi fran.
cesi, dovrebbero essere ben lette e ponderate anche dai nostri le-
gistatori. Ma quantunque sia in migliori condizioni, perchè oltre di
avere maggiori sussidi e premi, ha riserbato il traffico dell’ Algeria
ed è difesa dal « droits d’entreport »; pure in quel paese le criti-

-

PROBLEMA MARITTIMO it

che contro di essa non furono mai così acerbe e malevoli come nel
nostro,

Invece in Italia si confusero sempre ad arte le sovvenzioni. po-
stali, che rappresentano il pagamento d'un servizio fatto, conci
premi accordati per venire in aiuto alla marina mercantile, e riu-
nendoti insieme, si fece una cifra ben grossa che impressiona sola-
mente quanti si fermano alla superficie delle cose, Questo modo
di ragionare fece un gran danno morale alla nostra marina, Nel

mentre si è costretti a lesinare sul misero stipendio d'un povero

maestro elementare, parvero davvero un'eccessiva larghezza tutti
quei milioni concessì ad un’ industria che si vedeva sempre deprés-
sa. Così ne venne in molti la persuasione che la nostrà marina fosse
un elemento parassitàrio e sfruttatore. Invece la verità è ben diver
sa, Se da una parte la configurazione geografica e le necessità po-
stalî, politiche ed internazionali, ci impongono, più che in qualun-

| que altro paese, un gran numero di servizi regolari che, essendo

per sè stessi passivi, devono, od essere fatti dallo stato, od essere
concessi ad imprese private mediante un equo corrispettivo, dall'al-
tra parte i premi ed i sussidi diretti dati alla nostra marina, furo-
no sempre insufficienti a compensarla delle maggiori tasse e del
minor sostegho che essa, in confronto di quello che avevano le
marine concorrenti, trovava în patria. ai

Successe in Italia quanto era avvenuto in Francia. Per l' ar-
tificioso impulso dato dalla legge del 1896 sì sviluppò soltanto la
marina libera delle navi a vela e dei cargo boats. Sorsero è vero
dei nuovi cantieri, e chi si accontentava delle apparenze, poteva
dichiararsi soddisfatto del rilevante numento nei tonnellaggio della
nostra marina. Ma non migliorò affatto la sua qualità, e quel pre.
mi di costruzione è di navigazione non riuscirono neppure a prov-
vederci la flotta di trasporti per emigranti che richiedeva il paese,
infatti, quando si approvò la legge sull’emigrazione, una delle ra-
gioni portate dai nostri liberisti per lasciare quel traffico libero a
tutte le bandiere, era che noi non avevamo abbastanza navi per
esercitarlo.

Però nella catena d’ interessi che legò la marina ni cantieri,
è questi agli stabilimeni metallargici, chi sopportò, tutti gl’ in-
convenienti del sistema protezionista fu la nave, (chi ne ottenne
tutti i vantaggi fa la metallurgia. Se l'armatore voleva approfit-
tare dei premi di navigazione doveva far costruire nel prese, e
se il costruttore voleva godere dei premi di costruzione, doveva
provvedersi per la massima parte di materiale nazionale, donde
ne venne che, tanto i premi di costruzione quanto quelli di na-
wigazione, in ultimo risultarono a tutto. vantaggio dell'industria
che dava la prima materia alla costruzione.

| Così non andava certamente bene, è l'aumento troppo rapido,

niutato anche da un forte risveglio dei noli, di grosse navi buone





12 IL, NOSTRO

raccoglitrici di premi, provocò nel 1901 la revisione e limitazione
della legge.

Fu questa una prima resipiscenza da un indirizzo riconosciuto
dannoso? No certamente, ma fu piuttosto un’ esagerata sollecitu-
dine per l'incolumità del nestro bilancio, ed un esempio molto pe-
ricoloso ‘dato da un governo che non faceva onore ai suoi im-
pegni. È

I passati contratti per le convenzioni marittime impegnavano il
governo a presentare entro il 1903 il nuovo disegno di legge per
i servizi marittimi. Nell'anno scorso dovevano terminare le ‘con-
cessioni che colle leggi del 1896-1901 furono fatte all' industria
marittima, e nell'anno venturo avrebbero dovuto scadere le sov-
‘venzioni dei servizi marittimi, e

Ben fecero i nostri legislatori a far coincidere insieme le sen-
denze delle convenzioni postali con quelle dei sussidi alla marina
poco.tempo prima di quelle delle convenzioni ferroviarie, e' ciò nel
lodevole intento di poter riordinare tutto insieme il grande pro
blema delle nostre comunicazioni terrestri e marittime, ma la loro
previggenza servi a nulla. Dopo lunghi stadi, dopo molti progetti,
commissioni è contro commissioni, il governo proroga i provvedimen-
ti a favore della marina mercantile, @nsieme agli antichi servizi,
sino al 50 Giagno 1909, Così jl regime provvisorio minaccia venire
definitivo, 6 si manifesta sempre di più l'incertezza continua e
l'assoluta mancanza d'un qualsiasi programma di politica navale.

Ma a ben riordinare rinnovando tutte le nostre comunicazioni,
il paese non è affatto prepagato. Tatto manca da noi, tutto è slegato
ed in disordine, ferrovie, porti, marina e servizi marittimi, ed a
quegli uomini di governo che soltanto a parole spronano i nostri
armatori a far meglio, portando gli eterni e saputissimi esempi te-
deschi, si potrebbe rispondere quel che rispose H gambero alli mam:
ma sua. E vi è chi in questo disordine lavora. per far risaltare }a
necessità d’un esercizio di stuto,

In Italia manca quell’ organizzazione economica che fa trovare
il vantaggio particolare nell'interesse di tutti, manca quella mo-
derazione politica che limita le pretese regionali, quella virtù na-
zionale che prepara l'avvenire, e quella disciplina nella nostra bu-
rocrazia che frena i puntigli e le bizze dei vari dicasteri, Ma
manca sopratutto quel senso pratico. necessario per risolvere qua.
lunque moderna questione. Nel parlamento, neile commissioni, nei
vari consigli, non abbiamo una veramaggioranza d’uomini d'espe-
rienza che possano trovare le soluzioni più giuste e più serene.
Nol facciamo troppo sfoggio di scienza, senza aver l'arte d' appli-
carla, facciamo troppa teoria. trascurando la tecnici, ed idealisti
sempre, anzi spesso dottrinari, non abbiamo il senso della misara,
ma una bella frase ci fa. passare una legge, una lode straniera ci

T/A
a

ria VI da

RI i pes

PROBLEMA MARITTIMO 13

lusinga in modo da toglierci il giusto intendimento dei nostri in-
teressi. E ciò succede specialmente nella marina che di tutte le ope.
rosità nazionali è quella che richiede maggior conoscenza, ma dove
invece tutti s' improvvisano a maestri, ed avendo ognuno il pro-
prio favorito progetto, che crede il tocca «è sana d'ogni malanno,
e non potendolo far trionfare, spera nel tempo e combatte i pochis-
simi ma veri competenti, che non approvano le sue nuovissime
teorie. Questa non è una delle ultime ragioni delle continue ed ine-
bili ho.

SE (io sisinliano: il nostro continuo, ed incerto procedere;
è indizio d'aver noi smarrito il fine d'una politica navalo, È male
il dirlo ma peggio doverlo constatare, quasi la ragione d’un' ef-
ficace azione in mare. Vi sono già molté persone colte ed italim
nissime, le quali trangaillamente ammettono che l'Italia, servita
come è dalle marinè straniere, potrebbe anche far a meno d'una
marina mercantile. Frattanto per effetto delle ripetute proroghe, i
nostri servizi sovvenzionati vanno di male in peggio. Mentre le
marine straniere, che sempre più si sostituiscono alla nostià, ap-
parentemente attengano i disastrosi effetti della nostra miseria na-
vale, le società di navigazione nazionali sono costrette a vivere alla
giornata, ed fo mi auguro che-aqnel risveglio di nuove imprese
marittime il quale, essendo venuto in ritardo si basr tatto sopra la
“nostra emigrazione, che dovrà ERO diminuire, nen debba riusci-

dotorosissime delusioni. n
7 da ANT di questa strana confusione lo diede la Commissione

Renle la quale, dopo aver fatto dgj voti platonic® per una marina

nazionale sviluppantesi con quell' emigrazione ch” essa vuole sempre
libera a tutte ie navi del mondo, propose un grandioso piano di
linee grandi e piccine, divise in gruppi e gruppetti, con grosse navi
ed elevate velocità, che sembra fatto unicamente per lasciare tutti
contenti. Contuttociò appena gl’ italiani conobbero quel progetto si
questionarono fra di loro. Palermo e Napoli vogliono essere tutte e
due testa di linea del nuovo servizio del Nord America, Napoli vuole
il servizio rapido con Costantinopoli, Ja Sicilia quello del Nord Eu-
ropa, Venezia la linea per l' Estremo Oriente ed il Pacifico, altri
vogliono nuovi ‘collegamenti e servizi, tutti aumentano le velocità
e le grandezze delle navi, ma nessuno, nè la Commissione che per
rimedio propone un Credito Navale così combinato che sarebbe un
vero strozzinaggio per gli armatori onesti, ed una cuccagna... per
gli altri, nè il governo che minaccia delle riduzioni nelle sovven-
zioni con limitazione d’ interessi, è multe è sorveglianze fiscali, direi
quasi feroci, sopra quanto farebbero le società copcessionarie, nè il
paese, nè le' camere di commercio, nè le ferrovie, nè i consorzi in-
dustriali e commerciali, che accampano sempre delle nuove imprese
senza nulla concedere ed in nulla impegnarsi, nessuno si occupò
mai di cercare le fonti di guadagno che avrebbero tutti questi nuovi



Ato € ari. DAB, id +

14 IL. NOSTRO

servizi studiati sulla carta geografica, nessuno si prese cura di pro-
porre quelle misure protettrici, e quei provvedimenti amministrativi
che gli potessero assicurare un ragionevole affidamento d'un onesto
guadagno,

È comunissima |’ accusa che continuamente si fa ni nostri ar-
matori di non avere mai rinnovato in tempo le Joro navi. La mi-
rabile trasformazione del nostro materiale navale da guerra, fatta
verso il 1880 dal governo che non ha azionisti, sembra in parte
giustificare quel biasimo, che però alla prova dei fatti si dimostra
ingiusto. In Italia fallirono, liquidarono 0 furono costrette a cam-
biar di natura appunto tutte quelle compagnie di navigazione che
iniziarono i loro servizi con navi nuove & costose, e surebbe tempo
che quest'intondata aceusa, insieme a quegli ‘eterni e noiosissimi
esempi stranieri sempre rinfacciati da chi si ferma alle apparenze,
e prende gli effetti per le cause, finissero una buona volta per dar
luogo ad uno studio più sereno delle nostre cose di mare. La ma-
rina italiana è profondamente ammalata ed una delle prime condi-
zioni pel suo risanamento è quello di farne una diagnosi sincera.

Perchè un capitale investito in una navesia frattifero, perchè
una costosa velocità sia remunerativa, perchè un porto, una ferrovia,
un. canale, non siano una continua perdita per chi li esercita, bi-
sogna che la merce da trasportare sia in tale quantità & possa pa-
gare certi prezzi di passaggio, ossia bisogna che possa essere tra-
Sportata più vantaggiosamente da quelle. navi, per quei porti, e
con quei mezzi, che non con navi, per porti e con metodi più eco.
nomici e meschini. Tuttociò è ben noto è risponde alla legge na-
turate del minimo prezzo. Ma siccome i modérni servizi marittimi
regolari, richiedono un tale enorme giro d'affari, è tali capitali che
nessun privato e nessuna società può esercitarli senza il sincero ap-
poggio d'un governo fedele interprete d’una*nazione che voglia,
fortemente voglia, essere potente in mare, e siccome in Italia, aperta
% tutte le marine straniere questa volontà mancò sempre e manda
tuttora, così kinecedette alla patria nostra d’ aver soltanto, non quella
flotta mercantile che per il suo indubitato risveglio economico e la
sua forte emigrazione avrebbe potuto sostenere, ima quella corri-
spondente alle precarie condizioni d'esistenza ‘ch’ essa faceva alla
sua marina. L'armonia fra lo sviluppo generale del nostro paese
e quello marittimo è da tempo distrutta, e malgrado tutte le cri-
tiché fatte dai teorici specialisti e troppo innamorati della lorò scienza

di costruzione navale, fo credo che siano appunto | ferravecchi
quelli che ci hanno ancora conservato un resto di marina,

In Italia non si volle ancora comprendere che i servizi marit-
timi devono essere regolati tanto dagli oneri che dai guadagni, dai-
l'attivo e dal passivo insieme come qualsiasi altra azienda, e fu



PROBLEMA MARITTIMO 15

di dover constatare come molti nostri uomini politici credono
dior risolto il problema esaminando solo un lato della questione,
Come se ì marinari fossero dei nemici, e la marina nazionale una
tndustria venuta dall'altro mondo, si teme sempre che essa possa
avere un beneficio troppo grande da un servizio contrattato od una
protezione concessa, e questo timore, va a tutto vantaggio delle
marine estere. Piuttosto gli stranieri degli Italiani, è un principio
che fa sempre capolino più che non si creda in tutte le nostre cose
di mare, e che si presenta mascherato sotto lu lusinghevole teoria
della porta libera al liberò commercio, sostenuta a sua volta da
mille interessi privati che, credendosi lesi, softiano nel fuoco delle
innumerevoli nostre invidie e gelosie personali, politiche e regionali.

Forse è in omaggio a questa bella dottrina, oramai regalata
soltanto al nostro passe, che i membri della Commissione Reale a
pag. 145 della loro Relazione dichiararono quanto segue: Detta
Commissione ssaminò pure se, per non favorire la concorrenza che
alla Società di navigazione nazionali può essere fatta da Società stra-
niere, non convenisse vietare alle società ferroviarie d''istituire il
navigazione che fossero servite contemporanetimente da società italiane.
Ma ad essa che, nell'interesse del commercio, fosse più conve
niente di ammettere, solo in via facoltativa, l' istituzidhe-del servizio
cumulativo colle società straniere purchè divimpegnihio dei servizi re-
ui questo si può prevedere che se le idee di quei signori della
Commissione fossero adottate dal“governo, quando si tratterà del
collegamento dei nostri servizi marittimi con quelli ferroviari, si
ripeterà l' errore commesso per |’ emigrazione, ossia sì chiameranno
ad approfittare di tutti i nostri servizi cumulativi sulle ferrovio e
sui canali, e perchè no, anche dei noli stabiliti è regolati dal go
verno, tutte le marine del mondo. In seguito quando le querimonie
degli italiani saliranno agli alti fustigi di quei governanti, questi
brucieranno 1’ ultima ma sempre efficace cartuccia dicendo, come
dissero già in troppe occasioni, che non si poteva impedire l' inter-
vento straniero perchè vi erano in proposito degli impegni in-
ternazionali.

Si può essere certi che le ragioni portate per ammettere gli
stranieri saranno sempre le stesse, cioè che la marina nazionale non
può dare tutte le garanzie d'un buon cd efficace servizio, e che
lasciandola sola, potrebbe esercitare un pericoloso monopolio. Così
per la paura di un monopolio italiano si rischia di cadere in un
monopolio straniero, « così si continuerà nella via intrapresa, quel
facoltativo finirà per costituire un impegno che, per quei rigidi eri-
teri di correttezza che sono il nostro vanto e spesso la nostra unica
difesa, dovremo mantenere, le marine straniere, forti d'una haso
gicara nei propri passi, sostituiranno sempre meglio la nostra, e noi





lé IL'NOSTRO

continueremo ad aggirarei in un circolo vizioso dove da una parte;
tanto il governo che il paese, ricuseranno d’appoggiare la marina
nazionale perchè manca d'iniziativa, e dall'altra questa non si po-
trà sviluppare senza quella garanzia di successo che le può soltanto
dare il loro sinesro ed incondizionato appoggio. È

La storia della nostra moderna marina mercantile non & che
una serie d'insuccessi e di mancate promesse, ed oramai questa
nostra italianissima operosità non può più avere nessuna fiducia nè
nel paese, clie vaneggiante nel auo incoscente ottimismo ]' incorag-
gia solamente a parole, nè nello Stato che spesso manca agli impegni
presi, nè nel governo che ad ogni mutar di ministero, € ad ogni
variabile disposizione del parlamento, cambin d'idee e di sistemi.

Tutte le nazioni, compresa la liberissima Inghilterra, ammet-
tono soltanto le navi straniere, noi le invitiamo. L'impianto d'un
servizio marittimo forestiero sarebbe considerato nel porto d’ Am-
burgo come una scontitta nazionale, da noi si riterrebbe invece un
trionfo di razionalismo politico. Ogni marina ha una. propria casa
in patria ed un'altra comodissima in Italia, mentre che la nostra
scacciata: di fatto da molti porti e traffici stranieri, © sorretta n
stento dai sussidi diretti, si trova nella condizione di quel povero
vaso di terra che il buon Manzoni immaginava costretto come Don
Abbondio a viaggiare in compagnia dei vasi di ferro.

Pochi italiani hanno l'esatto concetto di quello che deve essere
una moderna marina mercantile, I più la considerano ancora come
un'indastria zingaresca che scorribanda libera sui mari secondo Ja
propria convenienza e le sue indipendenti iniziative, e perciò (80-
gnano ancora dei servizi stranieri, che in mancanza d'una marina
nazionale, possano nuovamente fare del nostro pese il grande ma-
gazzeno d'un traffico europeo d' accentramento e transito, Costoro
però non comprendono che l' Italia non è più, come era una volta,
la nazione più operosa e ricca, ma che invece, disorganizzata e po-
vera, chiusa dalle Alpi e stretta fra due mari, può anche essere un
ingombro alle invadenti operosità straniere. La sua posizione è una
arma a doppio taglio che Ja rende o dominatrice 0 soggetta, secondo
l'indipendenza delle sue vié di comunicazione,

Costoro non avvertono neppure la continua trasformazione che
subiscono le marine mercantili moderne, le quali a poco a poco per
i grandi ed estesi interessi che ora più di prima le sostengono, e
per l’azione predominante e fecondatrice che hanno sopra tutte le
operosità del paese, diventano delle vere Imprese pubbliche, quasi
delle funzioni di Stato. Tutte, compreso quella inglese che sinora
era la più indipendente, tendono a nazionalizzarsi sempre di più,
e fra breve i servizi marittimi che, senza alcuna preferenza di ban-
diera, possano servire al traffico internazionale, non saranno altro
che una bellissima utopia.



PROBLEMA MARITTIMO N IT

Inoltre bisogna considerare che nel mentre i servizi germanici
saranno sempre costretti a venire in Italia, e gl'inglesi, i fran-
cesì ete. vi verranno finchè ne avranno la convenienza, nè gli uni
nè gli altri non avranno mai altro interesse che quello di sfrut-
tarci, senza affatto preparare Il nostro avvenire. E neppure volen-
dolo lo potrebbero perchè, volere 0 no, sarebbero sempre considerati
come intrusi, ed ogni lorò agevolezza finirebbe per essere sospettata,
ogni lorò misura sarebbe considerata come arbitraria. Verrebbero a
corseggiare il nostro mare, temuti od accarezzati accondo i siti ele
circostanze, e corrompitori sempre; ci spoglierebbero ora nè più e
nè meno come in altri tempi, e con nìtri sistemi, ci rubavano i
condottieri di ventura e gli imperatori ggrmanici che, Invitati da-
gli italiani, scorazzavano pel nostro bet prese, È

Arrivato a questo punto molti non che contraddirmi sorride-
ranno delle mie querimonie, è fors’ anche si sdegneranno che io
faccia questione di nazionalità quello che secondo la loro opinione
è un natural prodotto. dell’ignavia e della leggerezza nostra. Ma
anch'essi esagerano nella loro rigidezza e, credendo di far bene,
non.sono nè giusti, nè sinceri. Come vanno ora le cose è Inntile
di adoperar fu sferza per far camminar dritto chi è zoppo 9 tanto
i rimproeci come le lusinghe lasciano indifferente l'uomo d affari
italiano, che pure sviluppò maravigliosamente tutte le altre nostre
e-varié attività terrestri. :

L'unità è forza ed è soltanto per la maggiore o niînore orga,
nizzazione di tutte le sue energie”riunite insieme, ed esplicantesi
sotto le più diverse forme; che l'Italia potrà raggiungere quell’ in-
dipendenza in mare che è necessaria alla sua esistenza nazionale,
Chi per seguire delle teorie troppo ottimiste e dottrinarie, que.
st unità disconosce, oppure riconoscendola a parole Ja disconosce a
fatti, come si fecè per l'emigrazione, e si prepara pei servizi cu-
mulativi colle ferrovie, lavora alla rovina d'ogni nostro avvenire
navale.

Ma quando questa riunione esiste, la marina ‘procede franca e

sicura al suo fine, E come il suo fine è quello d’ imporre la nazione:

all'esterò, essa informa a tutto il paese-più che qualunque altra
industria nazionale, ed inspirandosi al passato, e sviluppando il pre-
sente, crea l'avvenire collegando tutte le forze nazionali per indi-
rizzarie unite e forti ad acquistar quel posto nel mondo chesi-me-
rita la patria. È per ciò che quando trova nel paese il suo natural
appoggio, ne diventa l'anima ed il sangue come succede in Inghil-
terra ed in Germania e succederà nel Giappone. Ma quando invece
il paese, fedele alla teoria del lasciar fare della scuola liberista, in-
genuamente amoreggia con tutti e con tutti la tradisce, viene l' in-

dustrit più di tutte vana, più campata nel vuoto, più agitata dalla

speculazione, è più combattuta e malvisa perchè apparentemente





18 n, NosTRO

sfrattatrice di quanto dovrebbe appartenergli, vive nella nazione;
non come padrona in casa sua, ma-come un’ importuna pensionata,

Questo succede in Italia dove molti, moltissimi, anzi troppi in-
neggiano continuamente alle navi forestiere che ci portano di passag-
gio quel buon numero di globe trottera i quali cercano viaggiando
un riposo dalle più gravi fatiche, e tutti quelli innamorati delle cose
nostre che con lè continue lodi.al nostro bel clima # al nostro bel
paese, tiniscono per lusingarei nelle nostro meno virili qualità. Così
ne venne la persuasione che l'industria del forestiero sia la più
adatta per noi e la più facile, ed un grande adattamento alle cose
ed agli interessi altruî, un'eccessiva condiscendenza verso ‘i servizi
marittimi stranieri che molti vorrebbero vedere, ancor più nune-
rosi e belli, sempre più invadere i nostri porti.

Ed io mi rivolgo per la conferma di quanto dico a tutti quelli
italiani che vivendo all’ estero convuscono |’ operosità e la fortezza,
il patriottismo organizzato e In praticità e serietà d'intenti dei po-
poli stranieri, che appunto per essere più evoluti, apprezzano pur
essi, più di quanto non facciamo noi per noi, le bellezze della no-
stra contrada. Le apprezzano, le lodano, e sono innamorati della
bella terra degli ulivi e degli aranci, delle sue caratteristiche brut-
ture che vorrebbero conservate, © sopratutto delle belle efociare, e
fiorentine è venete dai capelli d’oro, e vi vengono come ad un pit-
toresco ritrovo di piacere, E lodano anche il nostro natural ingegno,
la gentilezza innata dalla nostra gente più umile, ma pochi pariano
delle nostre operosità maggiori e delle nostre virtù, oltre quelle varie
e simpatiche che-ci rendono labile |’ ingegno e duttile ia schiena,
e ci fanno il popolo più adatto a spianar le rughe delle più ruvide
oltremontane grinte.

Veramente nou era questa l'Italia sognata dat nostrì martiri
che sul mare seppero educarsi ad eroi, ma tutto nel mondo cambia
e si trasforma. Ed adattandoci pure ai tempi nuovi, dobbiamo però
convenire che anche l’ industria del forestiero potrebbe approfittare
moltissimo dallo sviluppo d’unn marina nazionale,

Nessuno parla di scacciare le marine straniere, ma solamente
di mettere la nostra nelle loro stesse condizioni d' esistenza, è per-
ciò d’anmentare le fneilitazioni di quella stessa industria.

Siccome le merci vanno ad imbarcarsi dove è minore il tragitto
terrestre, ossia nei punti più interni dei continenti, ed i passeggieri
vanno invece nei punti più eccentrici, ne viene che il nostro paese
è in una buonissima posizione per essere col tempo il punto di con-
.vegno di tutti i touristi del mondo, E questi; a parità di condizioni,
appunto per quella suggestione che sempre esercita |' Italia, e per
tutte le moderne qualità che dovranno avere i nostri marinai fu-
turi, e che non abbiam noi vecchi granchi di mare, preferiranno
sembre i servizi italiani che gli potranno far subito conoscere VItalia
come veramente è, ospitale sempre ma laboriosa viva, e diversa da

e

rx



®
PROBLEMA MARITTIMO 19

quella convenzionale dei carmi, del suoni, delle cure è dei dolci
riposi. La nave è il lontano ingresso di un paese e come è ben
noto, le prime impressioni sono anche le più profonde e giuste.
Bisogna. cercare la soluzione del nostro complicato problema ma
rittimo nella concordia delle idee, e riporla sopratutto nella volontà,
cioè in questo che chi legifera non segga in cattedra, ma abbia la
stessa volontà, 6 sia il vero interprete degli interessi di chi è gover-
nato. Quando tutti noi in Italia, abbandonate certe fisime liberiste
® facendo meglio i fatti nostri, saremo convinti che la marina mer-
cantile non è un'industria fine n sè stessa, ma che la sua vera base
si può solamente trovare in tutto lo sviluppo nazionale, quando com.
prenderetno che la libera invasione nei nostri porti dei servizi ma-
rittimi forestieri, sostenuti dai vari governi per scopi ben determi-
nati di politica navale, non solo inaridisce la sua prima fonte di
vita, ina sottomette uitte le nostre comunicazioni marittime agli
interessi altrui, allora soltanto potremo comprendere, e compren-
dendola seguire, quella politiea navale che ci riconquisti il nostro
posto in mare. Però io ho fede nel senno degli italiani, ho fede
nelle loro virtù, vedo errori di giudizio, ed errori generosi di gente
prodiga è intelligente ma ingenua, chi dona ha avuto è potrà
Ancora av quando vi sono difficoltà, non impossibilità di fatto,
ed è nel prevalere di quel nostr buon senso italiano, che attenua
tanti errori, frena tante ambizioni, corregge tanti spropositi ci mo-
difica è guida come benigao stellone, ch'io ripongo Ja prima, la
più sicura, la più fondata speranza della nostra gmarinà.


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