Benvenuto nell’archivio digitale di Fondazione Ansaldo!
“Archimondi” è un percorso di digitalizzazione volto a rendere sempre più accessibile il patrimonio storico e culturale custodito da Fondazione Ansaldo. Grazie a questo progetto, avviato nel 2021 e tutt’ora in corso, sono stati pubblicati online alcuni tra gli archivi e le raccolte maggiormente consultati. Questi si aggiungono alle 40.000 fotografie digitalizzate dal 2015 al 2021 nell’ambito del progetto "Fotografia e Industria" e consultabili sul sito della Fondazione.
Se “Fotografia e Industria” aveva come obiettivo la salvaguardia, la gestione e la valorizzazione delle sole fonti fotografiche prodotte dal mondo dell’industria e del lavoro, “Archimondi” guarda agli archivi nella loro totalità, offrendo molteplici spunti di ricerca in merito alle tematiche più diverse, quali ad esempio le strategie imprenditoriali e le produzioni manifatturiere, le maestranze operaie e lo sviluppo del welfare aziendale, le trasformazioni del paesaggio urbano, la storia della navigazione, il ruolo della donna nella società novecentesca, l’arte in fabbrica, il giornalismo italiano nonché i più importanti protagonisti dello scenario intellettuale del Novecento. Una ricchezza di suggestioni che comunque non esaurisce lo straordinario patrimonio archivistico e foto-cinetecario custodito dalla Fondazione Ansaldo sin dal 1980, anno di apertura al pubblico dell’Archivio Storico Ansaldo.

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ARCHIVIO CARLEVARO
L’Archivio fotografico della ditta fotografica Carlevaro di via Cesarea a Genova è giunto in Fondazione Ansaldo con un contratto di comodato nel 2016. Consta di circa 250.000 negativi su supporti vari e di vari formati. La stragrande maggioranza dei pezzi è comunque costituita da negativi alla gelatina/ sali d’argento su acetato di cellulosa nei formati 13x18, 10x12, 6x7, 6x6. Le condizioni conservative sono generalmente buone e i casi di avanzata sindrome dell’aceto sono sporadici.
Nella fase degli accordi per l’acquisizione dell’archivio si è raccolta tutta la documentazione disponibile relativa alla storia dell’impresa e sono stati acquisiti i registri giornalieri dell’attività fotografica su commissione. Il sig. Carlevaro ha inoltre messo a disposizione la tesi di laurea della figlia sullo sviluppo del marchio Carlevaro e sulla storia delle imprese fotografiche genovesi, che è stata di grande aiuto per una comprensione più approfondita delle fotografie e dell’organizzazione dell’archivio. Il titolare dell’impresa è inoltre stato intervistato nell’ambito del nuovo progetto di raccolta di fonti orali “In prima persona – Diari di vita e di lavoro”.
Durante la prima fase di studio dei registri e di confronto con le buste numerate che contengono i negativi, il contatto telefonico col sig. Carlevaro è stato assiduo. Grazie alla sua disponibilità si sono potute ricostruire le prassi lavorative dello studio e chiarire i dubbi emersi durante la lettura dei registri. I registri sono come d’abitudine compilati come un elenco di servizi fotografici. Ogni servizio reca le informazioni principali: il committente e l’intervallo numerico dei progressivi univoci dei negativi. Ma non la data. Essa compare sporadicamente con timbri che segnano giorno mese anno e a ciascun cambio di anno.
Queste immagini permettono di gettare uno sguardo sui vasti brani della città storica che, complici le distruzioni belliche, scomparivano per lasciare spazio alla città del radioso futuro del boom. Le immagini prodotte su commissione delle numerose imprese edilizie impegnate nella ricostruzione postbellica permettono una documentazione capillare delle vicende urbanistiche in uno dei momenti che hanno maggiormente definito le forme della città odierna. La città di Genova viene fotografata anche su commissione dell’Ente Provinciale del Turismo. Questi servizi raccolgono alcuni degli scatti più significativi dell’archivio. L’archivio documenta inoltre il lavoro in tutte le sue forme, l’industria, l’artigianato, le vetrine dei piccoli esercizi.
I negativi erano conservati nelle abituali glassine nelle classiche scatole di lastre 13x18. Si è rispettata la numerazione originale apposta su ciascun negativo e rispecchiata nella suddivisione in servizi (ciascuno in una busta con indicazione dell’intervallo numerico dei fotogrammi) annotata sui registri. Considerata la mole imponente dell’archivio si è deciso di selezionare i negativi da passare allo scanner. La selezione è stata necessariamente arbitraria e fondata sugli interessi prevalenti delle richieste che giungono giornalmente in fototeca. Le informazioni relative ai servizi scartati, desunte dai registri, sono comunque state riportate su un file excel che permetta di reperirli facilmente su richiesta. Le scansioni avvengono su scanner piano con telai di supporto per la planarità dei negativi di tutti i formati. Salvataggio in formato tiff a partire da 2400 dpi 16bit/canale per il formato 6x6 e a scalare al crescere del formato.
Dopo la scansione i negativi sono stati ricollocati in album in cartone PAT tested all’interno di buste trasparenti in polipropilene con tasche a misura per ciascun formato. -
ARCHIVIO CASTELLANI - SETTI
Il fondo filmico Castellani Setti è composto da 41 pellicole cinematografiche in 16 e in 10 mm ed è costituito da parte della collezione del prof. Luigi Castellani, marito della signora Laura Setti, nipote di Giulio Setti, celebre direttore d'orchestra che l'impresario Giulio Gatti Casazza volle con sé nel 1908 per dirigere il Metropolitan Opera House di New York.
La collaborazione durò sino alla stagione 1935 - 1936; in questi anni Giulio Setti si avvalse dell'aiuto di personaggi del calibro di Arturo Toscanini, Enrico Caruso, Ettore Panizza, Giorgio Polacco e Tullio Serafin.
La maggior parte dei filmati venne girata da Giulio Setti durante i suoi frequenti viaggi di lavoro: numerose sono infatti le riprese delle grandi metropoli oltreoceano dell'epoca, da New York a Washington, a cui si aggiungono molte città europee quali Verona, Vienna, St. Moritz e Salisburgo.
Particolarmente suggestive sono infine le vedute di Genova che restituiscono l'immagine di una città vivace e in pieno sviluppo, ancora molto distante dagli orrori e dalle devastazioni del secondo conflitto mondiale che scoppierà pochi anni dopo.
Sono state processate e digitalizzate 28 pellicole a cui corrispondono 27 filmati, essendo un filmato suddiviso in due parti (CAST.000002 e CAST.000023).
Le pellicole che costituiscono l'Archivio Castellani Setti sono state digitalizzate grazie alla collaborazione con l'Archivio Luce Cinecittà.
Gli abstract qui presenti sono stati realizzati e sonorizzati da Renzo Caraccia nell'ambito del programma di tirocini formativi Is.For.Coop - Fondazione Ansaldo. -
ARCHIVIO FLAVIA STENO
Costituita da 45 fascicoli (per un totale di 1518 documenti conservati in quattro buste), la raccolta documenta soprattutto gli ultimi anni di attività professionale della giornalista. Sono inoltre presenti molti testi di Luigi Arnaldo Vassallo, in arte Gandolin, che lui stesso volle lasciare prima di morire nel 1906 all’amica e collega Flavia Steno. Le carte di seguito descritte sono state recuperate dagli eredi di Amelia Osta (Famiglia Tenze) dalla professoressa Marina Milan, già docente di Storia del Giornalismo presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova, e ceduta alla Fondazione Ansaldo nel 1999. -
ARCHIVIO GIOVANNI BATTISTA ANSALDO
L’Archivio di Giovanni Battista Ansaldo è il frutto della produzione documentaria di quattro esponenti della famiglia Ansaldo:
• Giovanni Ansaldo (1819-1859), fondatore della Gio. Ansaldo & C.;
• Giovanni Battista Ansaldo (1846-1875), architetto;
• Francesco Gerolamo Ansaldo (1857-1926), capitano marittimo;
• Giovanni Ansaldo (1895-1969) giornalista e scrittore.
A questi si aggiunge sia la documentazione prodotta da altri rami secondari della famiglia Ansaldo (Ramorino e Vismara) soprattutto per il periodo più antico, sia le carte e gli appunti di Giovanni Battista Ansaldo (1936-2016), figlio del giornalista Giovanni Ansaldo, ingegnere e appassionato di storia che ebbe il merito di raccogliere, conservare e ordinare la documentazione. L'Archivio è intitolato proprio a quest'ultimo discendente Ansaldo poiché fu la vedova di questi, Anna Maria Chicco, a depositare la documentazione presso la Fondazione Ansaldo.
L'Archivio è composto da cinque fondi principali intitolati ai soggetti produttori che hanno posto in essere gran parte della documentazione (Esponenti diversi della Famiglia Ansaldo; Giovanni Ansaldo (1819 - 1859); il suo primogenito Giovanni Battista Ansaldo (1846 - 1875); il fratello di Giovanni Battista, Francesco Gerolamo Ansaldo (1857 - 1926); Giovanni Ansaldo (1895 - 1969), a cui si aggiunge un'ultima sezione nella quale è stato descritto l'abbondante materiale fotografico conservato separatamente dal resto dell'Archivio.
La maggior parte delle unità archivistiche che compongono l'archivio sono state riorganizzate da Giovanni Battista Ansaldo nel corso degli anni.
In molti casi, specie per quanto riguarda il materiale più antico, il suo intervento si è limitato all'intitolazione dei fascicoli e all'aggiunta di materiale pubblicato postumo nei fascicoli relativi ai parenti.
La documentazione che compone il fondo di Giovanni Ansaldo, invece, è stata riorganizzata in modo più organico: alcune serie ordinate dallo scrittore in fascicoli come la "Corrispondenza ordinata per mittente" sono state integrate con fascicoli composti da materiale raccolto da Giovanni Battista Ansaldo oppure contengono copie più recenti; mentre altri fascicoli sono stati formati o ricondizionati dall'ingegnere (si veda "Corrispondenza di Guerra" o "Lettere di papà alla mamma dall'Africa").
L'archivio, dichiarato di notevole interesse storico nel corso del 2016, è stato inventariato da Francesca Ferrando grazie al contributo della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per la Liguria. -
ARCHIVIO LUDOVICO MARIA CHIERICI
Ludovico Maria Chierici nasce a Genova nel 1886 e inizia la sua attività di fotografo giovanissimo, nei primissimi anni del ‘900. Viene introdotto alle tecniche della fotografia da Adriano Santamaria, un amico di famiglia anch’egli fotografo amatoriale.
Negli anni la macchina fotografica diventa la compagna inseparabile di Ludovico Maria, mediante la quale fissa nel tempo momenti, avvenimenti e persone importanti della sua vita. Nelle sue opere mostra una notevole padronanza del mezzo fotografico e un’ottima conoscenza delle novità tecniche che si andavano affermando in quegli anni, fino a diventare una figura di spicco nel panorama genovese: membro dell’Associazione Fotografica Ligure, diventa proprietario, a metà degli anni ’40, del negozio di fotografia Speich, rinominato “F.lli Chierici – Fotografia e Cinematografia”, con sede prima in Piazza della Meridiana e poi in Via Roma.
Muore nel 1965, lasciando un archivio ordinato e ottimamente conservato che, arricchito del lavoro anche dei suoi discendenti, fa ora parte del patrimonio archivistico di Fondazione Ansaldo.
L’Archivio ha una notevole consistenza: si tratta di circa 1.000 negativi (gelatine ai sali d’argento su vetro) del periodo 1908-1916, 488 rullini con negativi (gelatine ai sali d’argento su pellicola) del periodo degli anni ‘30 e ‘40, con circa 18.000 fotogrammi.
Completano il fondo 172 stampe fotografiche incorniciate (45 fatte da Ludovico Maria e le rimanenti dal figlio Paolo) che ritraggono immagini di spettacoli rappresentati al Carlo Felice negli anni dal 1935 al 1941, che sono già state oggetto di una mostra fotografica tenutasi al Carlo Felice alla fine degli anni '90.
Di questi materiali sono state digitalizzate integralmente le 1.000 lastre stereoscopiche e 32 positivi fotografici relativi al Teatro Carlo Felice.
Un primo intervento di riordino e schedatura è stato effettuato nel 2015 da Gloria Viale. Il lavoro, già notevole per l'accuratezza delle informazioni, è stato oggi completamente ripreso e revisionato in occasione del suo inserimento in Archimondi. -
ARCHIVIO MARENGO
Il fondo Onorio Marengo, acquisito in comodato da Fondazione Ansaldo nel 2022, è stimato in circa 50 bobine che conservano pellicole 16 e 35 mm in nitrato e acetato dagli anni Dieci agli anni Ottanta del Novecento. La documentazione proviene in parte dall’attività del primo cinematografo di Genova Sestri Ponente "da e Sucche" aperto dalla famiglia Marengo e attivo tra il 1910 e il 1927, ma è anche il frutto di una “eredità” privata della collezione in possesso dello zio e del padre di Onorio, a cui il fondo è intitolato. Si tratta infatti di filmati di svariata natura: cortometraggi, trailer, pubblicità, sequenze di film a soggetto, in un arco cronologico molto esteso che copre circa un settantennio di storia del cinema. Dai film muti come “The Bank” con Charlie Chaplin e “Vanderwood sposa sua figlia” ai western con John Wayne, dalle comiche di Stanlio e Ollio alle commedie con Bud Spencer e Terence Hill.
La digitalizzazione delle pellicole e la redazione dell'inventario, curate rispettivamente da Movie & Sound e da Promemoria s.c.r.l. sono state finanziate grazie al contributo della Direzione Generale Archivi nell'ambito del bando Decreto Direttoriale 3 febbraio 2025, rep. n. 35. -
ARCHIVIO NINO ZONCADA
Acquisito in comodato dal figlio Augusto Zoncada nel giugno 2001, l’archivio dell’architetto Giovanni Zoncada rimanda alla sua attività di interior designer navale. Nato a Venezia nel 1898 studia presso l’Accademia di Belle Arti di quella città ed entra nel 1923 nell’Ufficio Arredamento del “Cantiere Navale Triestino” di Monfalcone. Nel maggio 1948 si trasferisce a Genova e ben presto si mette in luce nel mondo armatoriale per le qualità professionali sino a diventare la personalità più importante del suo settore; un ruolo questo, appartenuto a Gustavo Pulitzer negli anni Trenta.
Giovanni “Nino” Zoncada è attivo a bordo di quasi tutti i grandi transatlantici della Finmare e della Costa Armatori, società di cui Fondazione Ansaldo conserva anche gli archivi aziendali; importanti progetti di arredamento navale, infine, riguardano navi della Home Line di Panama, della Swedish American Line di Gotheborg, della Sun Line Cruises del Pireo. Insieme a Giò Ponti firma gli interni della Giulio Cesare, dell’Andrea Doria e di diverse altre navi.
Zoncada muore in età avanzata nella sua casa di Genova nel 1988 dopo essersi ritirato dall’attività da alcuni anni.
L’archivio Zoncada pervenuto in Fondazione Ansaldo conserva prevalentemente materiale fotografico. Complessivamente sono conservate 797 fotografie (soprattutto positivo in bianco e nero, ma sono altresì presenti negativi su pellicola e stampe a colori) relative soprattutto agli interni delle moto navi Conte Grande, Giulio Cesare, Andrea Doria, Cristoforo Colombo, Michelangelo, Leonardo da Vinci (Italia di Navigazione), Calabria, Lazio e Sicilia (Tirrenia di Navigazione), Ausonia, Enotria e Messapia (Adriatica di Navigazione), Anna C., Federico C., Eugenio C. (flotta Costa), Oceanic (Home Line), Stella Solaris e Stella Maris (Sun Line).
Una parte di documentazione, minoritaria da un punto di vista quantitativo ma essenziale per comprendere la fitta rete di relazioni professionali e rapporti intellettuali in cui operava Zoncada, è costituita dalla corrispondenza intercorsa tra l’architetto e altri artisti con cui collaborò durante la sua lunga carriera.
Il carteggio è relativo agli anni genovesi di Zoncada, dal 1948, anno del suo arrivo nella città ligure, al 1973 circa.
Tra i corrispondenti più ricorrenti figurano i pittori Luigi Spacal, Massimo Campigli (pseudonimo di Max Ihlenfeldt), Dino Predonzani e Federico Righi, gli scultori Marcello Mascherini, Ferruccio Quaia ed altri artisti, anche loro coinvolti nell’allestimento degli interni dei più celebri transatlantici e navi da crociera del periodo. Di alcune delle loro opere spesso sono presenti fotografie allegate alle lettere, oltre a schizzi e disegni appena abbozzati, alcuni dello stesso Zoncada, altri opera di terzi, tra i quali quelli attribuibili con certezza a Emanuele Luzzati con il quale l’architetto collaborò in più occasioni: la prima volta per la realizzazione degli interni dell'Andrea Doria per la quale Luzzati realizzò le decorazioni parietali per la sala dei bambini con immagini ispirate al mondo del circo, ed in seguito per l’Ausonia, per la Leonardo da Vinci e per la Oceanic. Sono inoltre presenti le specifiche tecniche degli ambienti progettati per le navi Oceanic, Stella Solaris, Michelangelo ed Eugenio C.
Arricchiscono e completano il fondo 134 disegni tecnici relativi all’allestimento degli interni delle navi Stella Solaris e Stella Polaris della Sun Line, e delle navi della Flotta C., Andrea C. e Federico C., alcuni campioni di tessuti utilizzati per i rivestimenti degli arredi, e numerosi cataloghi a stampa e brochure delle principali compagnie di navigazione con cui Zoncada collaborò (Home Line, Sun Line, Italian Line, Linea C. ed altre).
La schedatura del presente materiale è stata possibile grazie alla collaborazione di Irene Borniotto nell'ambito del Master in Archivi digitali dell'Università degli Studi di Macerata (coordinamento generale e serie Disegni tecnici), di Filippo Astori, nell'ambito del programma di tirocini curriculari dell'Università degli Studi di Milano (serie Carteggi, Specifiche tecniche e Materiale fotografico), di Valentina Mangino, nell'ambito del programma di tirocini dell'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova (serie Materiale fotografico) e di Martina Sbardella nell'ambito del programma di tirocini curricolari dell'Università degli Studi di Genova (serie Materiale fotografico). -
ARCHIVIO NOSSARDI
L' Archivio Nossardi conserva la documentazione prodotta dall'omonima famiglia di armatori e capitani di mare attiva a Nervi (GE) fin dalla prima metà dell'Ottocento.
A partire dagli anni Cinquanta dell'Ottocento la cantieristica navale ligure conobbe una fortissima crescita. A Genova e negli allora comuni limitrofi di Ponente, Sampierdarena, Sestri Ponente, Pegli, Prà, Voltri, e a Levante a Nervi nascono nuovi cantieri e si ampliano quelli esistenti. Dal 1857 al 1875 si costruirono in Liguria più di 3.000 bastimenti (brigantini, golette, ecc.) che, per un costo indicativo di circa 200.000 lire a nave, andavano a formare investimenti nel comparto cantieristico di oltre mezzo miliardo di lire oro.
Nervi, un tempo comune autonomo ed aggregato nel 1926 alla "Grande Genova", ebbe sempre, fina dalla notte dei tempi, ottimi navigatori che rispondevano ai nomi Gazzolo, Drago, Balestrino, Parodi, Ravano e molti altri, e ovviamente la famiglia Nossardi, imparentata per legami famigliari con i Gazzolo e i Drago.
Suoi erano i brigantini Cesare Augusto, Francesco Padre, Attilio, Mario, Linda ed Era, ed operava inoltre in collaborazione commerciale con altri armatori e capitani dell'epoca.
Con la metà dell'Ottocento, oltre alle tradizionali rotte interne al Mediterraneo e verso il Mar Nero, gli armatori e i comandanti di mare liguri -e tra questi i Nossardi- si mettono alla prova con le nuove rotte verso le Americhe che affrontano con coraggio con bastimenti che di rado superano le 500 t.s.l.
Fin dagli anni Ottanta dell'Ottocento, oltre nell'attività armatoriale e marittima, la famiglia Nossardi risulta attiva anche nel comparto agro alimentare con alcuni mulini e una fabbrica di pasta a Nervi, prima con Gerolamo Nossardi e a partire dagli anni Dieci del Novecento con la ditta G. Nossardi & Figli.
L'archivio è stato ceduto alla Fondazione Ansaldo dall'ing. Mario Nossardi in più tranche a partire dal 2020. La documentazione è conservata in 437 unità di condizionamento originali: si tratta soprattutto di plichi, ossia pacchi di documenti legati insieme con dello spago, ma sono altresì presenti fascicoli rilegati, quaderni e opuscoli a stampa.
A queste 437 unità si sono aggiunti 3 faldoni creati a posteriori in sede di ricognizione in cui sono stati concentrati documenti trovati sciolti - lettere, cartoline postali, biglietti da visita, ricevute, appunti e altro - probabilmente fuoriusciti nel corso del tempo dai plichi originali.
Da un primo esame l’arco cronologico della documentazione va dal 1831 al 1939 ed è riconducibile a quattro filoni principali:
- L’attività di diversi membri della famiglia Nossardi, in particolar modo di Gerolamo Nossardi, in qualità di capitani e armatori di bastimenti a vela tra la prima metà e la fine dell’Ottocento;
- L’attività della ditta in accomandita semplice G. Nossardi & F. per la produzione di grani e pasta a Nervi (costituita il 20 marzo 1913);
- Altri interessi economici di Gerolamo Nossardi ed eredi in altre realtà commerciali di terzi (Gerolamo Nossardi figura quale creditore in molte pratiche di fallimento di società sparse su tutto il territorio nazionale);
- Documentazione famigliare (corrispondenza, documenti identificativi personali, doti, testamenti, titoli di studio e attestati).
Arricchiscono la già nutrita documentazione gli oltre 50 positivi fotografici, soprattutto carte all'albumina alcune delle quali realizzate dal celebre fotografo Alfred Noak, che documentano le trasformazioni urbanistiche e territoriali di Genova alla fine dell'Ottocento.
Di questo materiale è stato redatto un dettagliato elenco di consistenza e sono tuttora in corso le attività di inventariazione. Tuttavia, in virtù dell'importanza e dell'alto valore storico culturale di questa documentazione, si è scelto di procedere, contestualmente alle attività di schedatura, ad una prima campagna di digitalizzazione del materiale.
Le unità descritte in questa sede sono dunque solo una prima selezione che sarà dunque costantemente arricchita con nuove schede fino al completamento dell'archivio. -
Brevetti industriali Ansaldo
L’importanza storica dei brevetti risiede principalmente nell’essere uno specchio dei processi innovativi, delle tensioni culturali, ma anche dello stesso contesto sociale che li ha visti nascere.
I brevetti, scaduti e non, sono onnipresenti nella vita quotidiana di tutti e riguardano prodotti come quelli relativi all’illuminazione elettrica (Brevetti di Edison e Swan), alle materie plastiche (Brevetto di Baekeland), alle penne a sfera (Brevetti di Biro), al velcro (Brevetto di Mestral) e ai microprocessori (Brevetti della Intel) e tanti altri.
Il brevetto è uno strumento finalizzato a proteggere il patrimonio tecnologico di un’impresa, in quanto consente di proteggere le innovazioni, offrendo al titolare un monopolio per un certo numero di anni: infatti, un’impresa, per essere competitiva sul mercato, deve rinnovarsi continuamente e il brevetto è una protezione che la legge fornisce al fine di compensare le spese della ricerca effettuata e di trarne profitto, consentendo al titolare del brevetto di esercitare un diritto di esclusiva valido per un certo periodo di tempo ed in determinati territori.
Tutte le legislazioni moderne prevedono delle leggi che definiscono la tutela fornita dal brevetto.
La storia dei brevetti in Italia è complessa e vanta origini antiche: In base ad un documento del III secolo a.C., redatto dallo storico Filarco e conservato presso la biblioteca Marciana di Venezia, il primo brevetto della storia risale all’antica Grecia e, più precisamente, alla città di Sibari, dove le nuove invenzioni erano incoraggiate e dove, nel VII a.C., fu emanata una legge, la quale riconobbe ad un cuoco il diritto di monopolio per un anno per cucinare una pietanza.
Il primo brevetto italiano fu concesso nel 1421, quando Filippo Brunelleschi ricevette il brevetto per tre anni per l’invenzione di una chiatta, chiamata Badalone, fornita di mezzi di sollevamento, che consentiva di trasportare marmo lungo il fiume Arno per la costruzione del duomo di Firenze.
Il primo brevetto dell’età moderna è considerato quello concesso, nel 1449 in Inghilterra dal re Enrico VI, con una licenza di venti anni, a John von Utynam per l’invenzione di un nuovo metodo di fabbricazione del vetro colorato.
La prima legislazione del mondo sul brevetto fu emanata dalla Repubblica di Venezia, che il 19 marzo 1474 creò lo “Statuto del brevetto” ed è conservata all’Archivio di Stato di Venezia.
L’istituto legislativo della protezione brevettuale ha assunto l’importanza odierna solo a partire dal XIX secolo.
Nel 1852 fu istituito in Inghilterra il primo Ufficio Brevetti e il 20 marzo 1883 fu firmata a Parigi la Convenzione di unione di Parigi per la protezione della proprietà industriale.
In Italia, la legge più vecchia riguardante i brevetti fu istituita nel 1859; quest’ultima fu influenzata dalla legge francese del 1844 e fu successivamente modificata dal R.D. del 1934 e, in particolare, dal R.D. del 1939 “Testo delle disposizioni legislative in materia di brevetti per invenzione industriale” e successive modifiche. Il 19 marzo 2005 è entrato in vigore il nuovo Codice della Proprietà Industriale, che è stato successivamente integrato con le modifiche apportate dal D. Lgs. Del 13 agosto 2010, n. 131.
Non solo, i brevetti sono l’unità di misura con la quale è possibile valutare, quantitativamente e qualitativamente, la capacità di innovare di una società.
L’Ansaldo, fin dalle sue lontane origini come Gio. Ansaldo & C., ha dimostrato una grande capacità di innovazione, che continua anche in anni recenti stando alle statistiche e ai dati rilasciati dall’Ufficio Brevetti Europeo (EPO) che vedono l’attuale Ansaldo Energia nella top 10 delle aziende più innovative in Italia.
Ulteriore testimonianza tangibile di questa forza innovativa sono i brevetti qui descritti, tutti abbandonati o scaduti e versati nel 1997 dall’Ufficio Brevetti di Ansaldo Energia all’allora Archivio Storico Ansaldo, oggi Fondazione.
Dal punto di vista formale si tratta di documentazione molto omogenea. Ogni fascicolo si presenta strutturato in:
• titolo;
• descrizione:
a) introduzione e definizione del campo tecnico in cui si colloca l’invenzione;
b) esposizione dello stato della tecnica;
c) esame dei difetti dei ritrovati noti;
d) definizione del problema tecnico;
e) esposizione dell’idea inventiva;
f) descrizione di alcuni esempi di realizzazione;
g) commenti;
• rivendicazioni;
• disegni
Dal punto di vista contenutistico il materiale si presenta estremamente eterogeneo, specchio della capacità innovativa dell’Ansaldo in più campi, ma è tuttavia ancora predominante il comparto nucleare, nel quale la società ha continuato a investire anche dopo il referendum del 1987 e dopo il progressivo abbandono del Progetto Unificato Nucleare da parte del Governo Italiano tra gli anni 1988 – 1990, sia per attività di decommissioning (dismissione di centrali nucleari sul territorio italiano) e per la committenza straniera.
La schedatura e la digitalizzazione del presente materiale è stata possibile grazie all'Ing. Antonella Masella, per diversi anni Intellectual Property Manager di Ansaldo Energia. -
CIVILTA' DELLE MACCHINE
Civiltà delle Macchine è una rivista fondata nel 1953 da Leonardo Sinisgalli. Dopo la chiusura nel 1979, la rivista è ritornata nel 2019 su iniziativa della Fondazione Leonardo con la direzione di Peppino Caldarola.
La rivista fu fondata con il sostegno finanziario di Finmeccanica, la società finanziaria dell'IRI. Nel 1953, Giuseppe Luraghi, direttore generale, incaricò l'ingegnere Leonardo Sinisgalli di creare una rivista che unisse in dialogo la cultura umanistica, la conoscenza tecnica e l'arte. Il principale obiettivo editoriale era quello della perfetta integrazione dell'arte con la tecnica, ricercando la possibilità di leggere l'una con la visione dell'altra e viceversa”. Pubblicata da «Edindustria» e stampata preso l'Industria Libraria Tipografica Editrice (ILTE) di Torino, la rivista uscì con cadenza bimestrale.
La rivista venne diretta dal 1953 all'aprile 1958 da Sinisgalli e, dal maggio1958 al 1979, da Francesco d'Arcais.
Collaborarono a «Civiltà delle macchine» molti personaggi della cultura italiana, tra cui Giuseppe Ungaretti, Carlo Emilio Gadda, Alberto Moravia, Arturo Tofanelli, Giuseppe Luraghi, Enzo Paci, Giansiro Ferrata e illustratori quali Riccardo Manzi e Gino Vignali.
Sinisgalli continuò ad essere responsabile della rivista per i primi cinque anni, durante i quali furono trasferiti in capo all'IRI sia il controllo della finanziaria Finmeccanica che di «Civiltà delle Macchine». La rivista fu chiusa nel 1979.
Nel 2019, dopo un silenzio durato quarant'anni, la rivista è stata rieditata dalla Fondazione Leonardo, che ha rinnovato il progetto editoriale. Il primo numero della nuova rivista è stato presentato il 5 giugno 2019 al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. La rivista esce con cadenza trimestrale.
Alcune osservazioni : dal n. 6 del novembre - dicembre 1958 non sono più presenti seconde e terze di copertina salvo eccezioni come il numero straordinario dell'ottobre 1961; per quanto riguarda invece gli editoriali, le "Lettere" in cui i vari intellettuali erano invitati da Sinisgalli a dare la loro interpretazione sul rapporto uomo macchina, cessano a partire dal secondo numero del 1954.
Infine, dal n. 2 del 1961 compaiono stabilmente le rassegne di attualità. -
COLLEZIONI E ARCHIVI DIFFUSI
Il progetto digitale "Collezioni e Archivi diffusi" nasce per valorizzare e rendere fruibile l'immenso patrimonio storico culturale connaturato al mondo del lavoro, dell'impresa e dell'industria, conservato in questo caso non da Fondazione Ansaldo ma dal suo pubblico, un bacino di utenza composto in larga parte da esperti, grandi conoscitori e appassionati della storia economica, sociale e imprenditoriale italiana dall'avvento della seconda Rivoluzione industriale in poi.
Le raccolte e gli archivi descritti in questa sezione sono conservati fisicamente dai loro proprietari che li hanno messi a disposizione per essere schedati e digitalizzati dalla Fondazione per poi essere fruiti liberamente on line da chiunque ne abbia interesse.
Si concretizza in questo modo una fattiva rete di collaborazione tra il nostro istituto culturale e i privati cittadini che partecipano così attivamente alle iniziative della Fondazione, aventi come fine ultimo la valorizzazione e promozione della memoria storica prodotta dal mondo del lavoro. -
CORNIGLIANO
Nel gennaio 1957, inserita in un articolato programma di relazioni pubbliche voluto da Gian Lupo Osti per la Cornigliano, iniziava la pubblicazione dell’omonima rivista d’informazione aziendale.
La sua rilevanza è dovuta sia alla qualità dei suoi articoli, sia perché fu chiaramente ispirata alla prestigiosa rivista coeva «Civiltà delle Macchine», distinguendosi da subito per essere, negli anni del “ boom economico”, la più originale espressione di quella che oggi viene definita corporate culture. Venne pubblicata in circa 5000 copie destinate ai dipendenti oltre a circa 4000 copie per le pubbliche relazioni, con una periodicità bimestrale e fu preceduta da un numero unico edito nel dicembre 1956.
La redazione era composta da membri dell’Ufficio stampa e pubblicità dell’azienda, reparto che nel 1959 assunse la denominazione di Ufficio relazioni pubbliche.
Il primo direttore responsabile fu Arrigo Ortolani che si avvalse per la grafica di copertina e per l’impaginazione del contributo di un noto artista che aveva già collaborato per la società Esso Standard Italiana, il pittore genovese Eugenio Carmi. Fu però Gian Lupo Osti ad affidare nel 1956 a Eugenio Carmi la responsabilità di sovraintendere tutte le manifestazioni visive e le espressioni grafiche della Cornigliano.
Gli articoli della rivista non erano quasi mai firmati ma tra i collaboratori vi furono Giuseppe Ceccarelli, Giorgio Clavarino, Luciano Rebuffo e Carlo Fedeli, futuro direttore della «Rivista Italsider».
Sin dai primi numeri furono presentati articoli d’informazione sull’organizzazione aziendale, sulla realtà tecnologica dell’industria, sui dati economici della siderurgia nazionale e mondiale.
La rivista si proponeva inoltre anche nel suo specifico ruolo di mediazione e raccordo tra azienda e il mondo esterno.
Una volontà di trasparenza a cui si aggiungeva l'impegno a formare culturalmente ogni singolo lavoratore. Si affermava così come fosse giunto il momento di “…operare in concreto perché realtà e cultura, vita e pensiero, attività costruttiva e poesia trovino finalmente quei motivi di convergenza e di fusione che soli possono rendere spedito e fecondo il cammino della civiltà”.
Di conseguenza, nei numeri successivi venne presentato il programma d’informazioni, interne ed esterne, rivolto al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti.
Questa politica di apertura al lavoratore e questa volontà di formazione continua trovarono un preciso corrispettivo anche nelle scelte grafiche operate da Carmi. In particolare attraverso l’uso in copertina di figurazioni informali e astratte del mondo siderurgico (altiforni, gasometri, laminatoi ecc.), si perseguiva la promozione dell’arte contemporanea.
Oltre a Carmi vanno ricordati gli illustratori Riccardo Manzi, Flavio Costantini, Renzo Vespignani e il fotografo svizzero Kurt Blum.
In seguito fecero la loro comparsa sulle copertine immagini fotografiche di opere pittoriche di artisti quali Emilio Scanavino e Georges Mathieu e di sculture di Arnaldo Pomodoro, Nino Franchina e Agenore Fabbri.
Le opere degli artisti contemporanei contribuivano alla costruzione dell’immagine pubblica della Cornigliano ed incoraggiavano i dipendenti - lettori ad ampliare le proprie conoscenze e la capacità di analisi culturale, nell’originale tentativo di avvicinare e coinvolgere il pubblico ad un’estetica di avanguardia promosso da Carmi e dal gruppo dell’Ufficio Relazioni pubbliche.
Sulla rivista vennero pubblicati articoli di cronaca aziendale, di storia, saggi e sintesi di conferenze.
Semplice ed avvincente la serie di articoli e studi storici presentati sul tema dello sviluppo industriale in Italia, quali «L’industria italiana alla vigilia dell’unificazione del Regno», «Le vicende dell’industria italiana dall’unificazione del Regno alla prima guerra mondiale» e «L’industria italiana fra le due guerre mondiali».
Particolarmente significativo, a sottolineare lo sviluppo dell’azienda, l’articolo «La siderurgia nell’economia genovese», contributo di Enrico Redaelli al convegno di studi economici e sociali “Città di Genova” nel febbraio 1960.
Nel dicembre 1960, in seguito alla fusione della Cornigliano nell’Ilva, le riviste «Cornigliano» e «Noi dell’Ilva» cessarono le pubblicazioni per dar vita ad un unico nuovo bimestrale destinato ai circa trentamila dipendenti della neo costituita Italsider, «Rivista Italsider».
La schedatura e la digitalizzazione del presente materiale è stata possibile grazie alla collaborazione di Noemi Santostefano nell'ambito del programma di tirocini curriculari dell'Università degli Studi di Genova. -
DISEGNI TECNICI ANSALDO
Il fondo Disegni tecnici Ansaldo è pervenuto in Fondazione Ansaldo dopo un'operazione di salvataggio condotta nel 2016 in un deposito un tempo utilizzato dalla società Ansaldo, dove furono ritrovate alcune cassettiere e bancali contenenti diverse centinaia di pacchi di disegni in completo stato di degrado.
La documentazione si presentava fortemente danneggiata sia dall'umidità, sia dalla muffa, sia dall'attacco di roditori. Purtroppo non tutti i disegni si sono salvati, alcuni erano resi totalmente illeggibili dall'umidità e dalle muffe, mentre altri presentavano lacerazioni talmente gravi da non poter essere recuperati.
Sono stati salvati e trasferiti in Fondazione 763 pacchi, contenenti una media di 50 disegni ciascuno per un complessivo stimato di oltre 38.000 esemplari. Sfortunatamente insieme ai disegni non è stato trovato alcun repertorio o altro strumento di corredo.
All'interno dei pacchi i disegni si presentavano arrotolati attorno ad un'anima di legno, in molti casi a sua volta oggetto di attacchi di insetti, lunga circa un metro e mezzo e larga circa 40 cm.
Il primo passo è stato dunque mettere in sicurezza il maggior numero di disegni e di ricondizionarli in scatole non acide realizzate appositamente per la conservazione di questi delicati supporti, cercando al contempo di mantenere l'integrità del pacco di provenienza.
Contestualmente è stato redatto un elenco di consistenza in base all'intestazione presente sul pacco. Da tale intestazione è apparso subito evidente come tutti i disegni provenissero dall'archivio del solo Meccanico Ansaldo, mentre dall'analisi dei contenuti si è visto come questi si riferissero principalmente alla produzione di artiglierie, alla produzione ferroviaria (entrambe filiere di punta del Meccanico) e in misura molto minore planimetrie degli stabilimenti sociali.
Dal punto di vista dei supporti e delle tecniche utilizzate, sono presenti disegni a matita su carta, a china su carta telata, a volte arricchiti con elementi aggiunti con acquerello, matite o china colorate, copie cianografiche, copie eliografiche e radex.
Per quanto riguarda il formato, si tratta in molti casi di disegni fuori standard, alti fino al metro e mezzo e lunghi fino i due metri e mezzo o più.
Nella maggioranza dei casi i disegni presentano un identificativo originale alfanumerico che si è scelto di mantenere e che rimanda ad una specifica produzione: "A" indica le artiglierie, "I" gli impianti (intesi cose stabilimenti industriali), "C" i carri ferroviari, "R" e "Ro" il materiale rotabile e ferroviario. Nel caso invece di disegni senza alcun identificativo e di copie tratte da originali realizzati da società diverse dall'Ansaldo, quindi con un loro proprio sistema di numerazione, si è preferito attribuirne uno con l'indicazione SN (senza numero) e il riferimento al pacco di provenienza. L'eventuale numerazione data da altre case produttrici è in ogni caso sempre segnalata.
La selezione dei disegni da digitalizzare è avvenuta sia in base ad un criterio di migliore conservazione (difficilmente verrà movimento o consultato in originale un disegno disponibile in digitale) sia per interesse del contenuto.
La schedatura e la digitalizzazione del presente materiale, tuttora in corso, è stata possibile grazie alla collaborazione di Beatrice Carabelli, Vanda Moroni, Matteo Trotta e Giorgio Verga. -
FONTI ORALI
A fronte della rapidità dei processi di cambiamento, che rischiano di disperdere e smarrire il patrimonio legato alle attività del mondo del lavoro, un’importante opportunità di tutela e valorizzazione di questo specifico segmento della memoria collettiva è data dalla costituzione, presso la Fondazione Ansaldo, di un archivio delle fonti orali del lavoro e dell’imprenditoria.
La Sezione Fonti Orali, aperta alla consultazione degli studiosi, si configura perciò come infrastruttura culturale stabile con la missione di proseguire nella raccolta sistematica di testimonianze orali e nella concentrazione e catalogazione delle testimonianze già realizzate da studiosi, istituzioni ed altri soggetti ma minacciate di dispersione o distruzione.
La Sezione ha preso avvio nel luglio 2006 con l’iniziativa “La Liguria del saper fare si racconta®”, sostenuta dalla Compagnia di San Paolo. Comprende anche le raccolte: “Archivio storico Ansaldo”; “La storia nel futuro®”; “Ragazze di Fabbrica”, e nel 2023 si è arrichito di un nuovo ciclo di interviste denominato "In prima persona - diari di vita e di lavoro".
A fronte della ricchezza contenutistica di queste interviste, occorre però fare qualche riflessione sulle specificità del documento fonte orale. Cosa lo distingue da qualsiasi altro tipo di testimonianza? Senza pretese di completezza ed esaustività sembra di poter individuare una caratteristica specifica nella sua soggettività.
Anche altre tipologie documentarie si presentano come testimonianze soggettive: le lettere in particolar modo, ma anche qualsiasi altro tipo di memoria scritta. Si ha però in questo caso qualcosa di più diretto: la scrittura è già uno sforzo di oggettivazione del pensiero, un tentativo di dare una forma definita ad una storia, un racconto, una memoria. Il racconto orale invece è immediato. La persona presenta il suo pensiero in maniera spontanea ed irripetibile e nel caso, come per le fonti orali realizzate da Fondazione Ansaldo, di videointerviste, è possibile apprezzare un sottotesto fatto di gesti, espressioni ed intonazioni che arricchiscono il messaggio.
Da considerazioni come queste sono scaturite alcune pratiche -una metodologia- che si è cercato di applicare nel corso della raccolta delle interviste. Si è cercato di lasciare spazio alla soggettività degli intervistati, procedendo con quesiti che fossero il più possibile uniformi da un’intervista all’altra, ma che allo stesso tempo non costituissero un freno alla libera espressione del proprio pensiero, nella convinzione che le diverse interpretazioni di uno stesso episodio date da persone che lo hanno vissuto con ruoli diversi, fossero elementi importanti per restituire al meglio la complessità degli eventi storici.
A tal proposito è interessante confrontare le testimonianze di eventi particolarmente significativi nei quali sono stati coinvolti molti lavoratori a vario titolo. Un esempio in questo senso è l’esperienza della realizzazione delle sculture per l’esposizione organizzata dall’Italsider nell’ambito del Festival dei Due mondi di Spoleto nel 1962. Nei racconti dei dirigenti che concepirono l’operazione come Gian Lupo Osti, si percepisce l’orgoglio di aver costruito qualcosa di realmente memorabile e di portata storica. I toni si fanno invece sempre meno epici mano a mano che scorrono i racconti di coloro, operai come dirigenti, che erano impegnati nella normale attività produttiva delle acciaierie. In qualche caso, come per Mirio Soso, traspare una lettura quasi polemica e più attenta ai risvolti sindacali: l’azienda è impegnata a promuovere la propria immagine all’esterno mentre all’interno esistono ineludibili problematiche a carico delle maestranze. In altri casi si descrive l’esperienza come qualcosa di curioso ma assolutamente in secondo piano rispetto all’imparagonabile importanza della produzione siderurgica.
Un altro elemento importante ha a che fare con il ricordo. È celebre il fatto che Fellini raccontasse spesso aneddoti divertenti ed è altrettanto noto che questi aneddoti cambiassero spesso trama col passare degli anni e col moltiplicarsi delle occasioni di racconto. Il ricordo insomma muta col passare del tempo perché la persona che ricorda (e quindi racconta) cambia opinioni e atteggiamenti e il mondo stesso nel quale vive cambia opinioni e atteggiamenti.
Siamo insomma, come significativamente ricorda Riccardo Roncan in chiusura della sua intervista, figli del nostro tempo e la considerazione che abbiamo di determinati eventi può cambiare in maniera molto significativa col passare degli anni.
A queste riflessioni di carattere più generale si aggiunge anche la possibilità di errore da parte degli intervistati. In questo caso si è scelto di non fermare il flusso del racconto per correggere eventuali affermazioni inesatte ma di aggiungere nella scheda descrittiva una nota del curatore (NdC) che ne corregga il tiro.
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L'ANSALDINO
Edita dalla società Ansaldo S.A., caporedattore fu Dante Jannone. La rivista nasceva come quindicinale (a partire dal 1961, sotto la direzione di Arrigo Ortolani, divenne mensile) dei dipendenti Ansaldo.
Il primo numero uscì il 1 giugno 1954. Sul primo editoriale, scritto da Federico De Barbieri, si legge: “L’iniziativa della pubblicazione de “L’Ansaldino ha preso origine dalla convinzione che sia estremamente utile -anzi necessario- fornire a tutti i collaboratori dell’Azienda dati e notizie intorno alla sua vita, alla sua attività, al suo avvenire.
Soltanto con una completa informazione aziendale si può creare ed ampliare un campo sul quale, spogliati da ogni preoccupazione di disciplina, di contrasto economico, di discussione sindacale, tutti gli individui -intesa questa parola nel suo significato più proprio- possano incontrarsi, esprimere le proprie idee, in una atmosfera serena e sgombra da ogni eccitamento e perturbazione. […] Gli Ansaldini troveranno, in questo nuovo periodico, anzitutto e principalmente -al di fuori da ogni intonazione polemica che da qualsiasi impostazione paternalistica- una frequente informazione sull’attività e sul lavoro della loro azienda. Chi ha voluto dare vita a questo foglio considererà raggiunto lo scopo se il lettore troverà argomento di meditazione e di ragionamento sui problemi della Società dalle informazioni che gli verranno con tutta obbiettività fornite.”Come traspare chiaramente già dalle prime righe del primo editoriale, la rivista nasceva con l’intento, non secondario, di mettere pace in una situazione aziendale quanto meno tesa. L’Ansaldo nel 1950 aveva calcolato un esubero di oltre 4 mila tra operai e impiegati. Il totale dei dipendenti, compresi i dirigenti, ammontava a 23 mila, di cui 7 mila solo nel cantiere navale di Sestri Ponente. Quest’ultimi saranno quasi dimezzati 10 anni dopo.
I primi anni ’50 furono dunque caratterizzati dalle lotte per la difesa del posto di lavoro. Soli pochi anni prima, nel 1951, si era conclusa la grande autogestione delle maestranze ansaldine che aveva portato in 72 giorni di autogestione al completamento e al varo in completa autonomia delle due motocisterne “Volere” e “Tenacia”.
https://www.fondazioneansaldo.it/index.php/6-i-nostri-archivi-ci-raccontano-2/543-volere-storia-di-un-impresa-operaiaL’obiettivo di pacificazione, almeno a livello editoriale, venne raggiunto. La rivista fu infatti molto popolare sia tra le maestranza operaie, sia tra gli impiegati e la classe dirigente, ospitando rubriche e articoli dal taglio molto trasversale e dando molto spazio agli eventi sociali e dopolavoristici in azienda.
Ebbe una lunga vita, la pubblicazione cessò nel 1971.La schedatura e la digitalizzazione del presente materiale è stata possibile grazie alla collaborazione di Noemi Santostefano, Andrea Baglietto, Amela Bidoshi, Elisa Poddighe, Giulio Bertero e Francesco Daroda nell'ambito del programma di tirocini curriculari dell'Università degli Studi di Genova.
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LACERBA
La collezione fa parte del vasto Archivio documentale della famiglia Ansaldo, raccolto e riorganizzato negli anni da Giovanni Battista Ansaldo (1936 - 2016).
Lacerba è stata una rivista quindicinale letteraria italiana fondata a Firenze il 1 gennaio 1913 da Giovanni Papini e Ardengo Soffici, pubblicata dal gerente responsabile Guido Pogni fino alla fine del 1914 e successivamente da Pietro Gramigni, stampata dalla Tipografia di Attilio Vallecchi e C.
Il nome deriva da L’Acerba, l’opera più celebre del poeta Cecco d’Ascoli, e da cui è tratto il motto della rivista: qui non si canta al modo delle rane. Il significato è che in questo luogo o situazione non si possono esprimere le cose in modo superficiale.
Il periodico si avvalse della collaborazione di Aldo Palazzeschi e Italo Tavolato ponendosi su posizioni aderenti al Futurismo. La rivista dichiara il suo programma rivendicando la piena libertà e autonomia dell'arte, l'esaltazione anarchica del genio e del superuomo e un rilancio della letteratura frammentaria. Papini scrive articoli provocatori, Soffici scrive del cubismo e tiene la rubrica fissa “Giornale di bordo”. Palazzeschi è presente con numerose liriche, Tavolato scrive articoli scandalistici.
Sempre come rivista d'arte e di pensiero che intende portare il pubblico a conoscenza delle forme più avanzate dell'arte moderna, «Lacerba» pubblica, nel n. 15 del 1 agosto 1914, il “Manifesto dell'architettura futurista”. Tuttavia, il 15 febbraio precedente, Giovanni Papini aveva pubblicato sulla rivista il noto articolo "Il cerchio si chiude", polemico con il cosiddetto "marinettismo", considerato intriso di modernolatria: il culto o adorazione eccessiva della modernità, in particolare della tecnologia, della velocità, del progresso e della venerazione per la macchina.
Alla fine del 1914 avviene la rottura definitiva con il movimento futurista. Il legame era durato un anno (marzo 1913 - marzo 1914) per un totale di 24 numeri.
Quando scoppia la Prima guerra mondiale e l'Italia dichiara la sua neutralità, «Lacerba», dall’estate del 1914 passa dal disimpegno politico precedentemente espresso a un entusiasmo interventista, e afferma che da quel periodo in poi la rivista sarà solamente politica, per riprendere, come scritto nell’articolo da Papini l'«attività teoretica e artistica a cose finite», metafora per indicare il passaggio da un’attività di ricerca e sperimentazione a un’attività di presa di posizione e impegno politico.
Vengono pubblicati violenti articoli contro il governo definito vile e verso i neutralisti e socialisti.
Dal 1915 il periodico esce con cadenza settimanale, Giovanni Papini assume la direzione unica della rivista, prima condivisa con Soffici, che peraltro continua a collaborare. Con il ritorno di Aldo Palazzeschi, a cui è affidata la rubrica fissa “Spazzatura”, la letteratura e l’arte rientrano sulle pagine di «Lacerba», accanto agli articoli politici.
In febbraio un articolo firmato da Palazzeschi, Papini e Soffici (Futurismo e Marinettismo) sancisce il divorzio tra i tre, che si proclamano i soli autentici futuristi, e i futuristi milanesi chiamati con disprezzo "marinettisti".
Con questo episodio si conclude la prima stagione del futurismo fiorentino.
La rivista cessa le pubblicazioni il 22 maggio 1915, due giorni prima dell'entrata in guerra dell'Italia: l'ultimo editoriale di Papini reca il titolo “Abbiamo vinto!” -
MIRABILIA D'ARCHIVIO
Sono qui descritti alcuni documenti dall'elevato valore storico e culturale che sono stati digitalizzati nel corso degli anni per conto dell'utenza della Fondazione Ansaldo.
Il termine mirabilia, nel suo significato originario, è stato usato nel titolo di descrizioni medievali dei monumenti più importanti di una città, e in particolare di Roma (Mirabilia Romae, Mirabilia Urbis, Mirabilia Urbis Romae), divenute dal sec. XII un vero e proprio genere letterario di grande popolarità, con numerose edizioni che l’invenzione della stampa contribuì a moltiplicare.
In ambito archivistico spesso si parla di mirabilia con un'accezione non sempre positiva intendendo pezzi unici, dall'elevato valore storico, culturale e artistico, ma slegati tra di loro, ovvero senza alcuna relazione tra un oggetto e un altro, raccolti insieme per scopi collezionistici, quindi in netta antitesi rispetto al concetto stesso di archivio.
In questa sede invece la dimensione dell'unicum, dello straordinario e del meraviglioso va di pari passo con la tradizionale dottrina archivistica per cui per ogni documento (inteso in senso lato, sia esso cartaceo, fotografico o filmico), pur essendo presentato isolatamente rispetto al resto dell'archivio di cui fa parte, sono messi in evidenza i legami archivistici con i fondi di provenienza e con i rispettivi soggetti produttori.
Questi documenti provengono infatti da archivi diversi, con diversi soggetti produttori, che allo stato attuale non sono ancora stati interessati da campagne di digitalizzazione mirate.
Tuttavia, a causa della frequenza con cui tale documentazione è richiesta in consultazione per scopi di studio, e per evitare che gli originali vengano danneggiati dalle numerose movimentazioni, si è scelto di procedere anzitempo alla loro pubblicazione on line.
La digitalizzazione dei materiali qui descritti è stata possibile grazie alla collaborazione di Lorenzo De Bastiani nell'ambito del corso di formazione e relativo stage Fondazione CIF Formazione - Fondazione Ansaldo. -
NOTIZIARIO "C"
Il Notiziario C. è il giornale di proprietà della famiglia Costa, registrato presso il Tribunale di Genova il 17 febbraio del 1961. Fondato dalla "Giacomo Costa fu Andrea", stampato presso la tipografia “Grafica Bi-Esse” a Genova, aveva lo scopo di facilitare la comunicazione nell’ambito dell’azienda marittima, quindi come bollettino aziendale a carattere interno.
Fin dalla presentazione del primo numero non si escludeva la possibilità di estendere le informazioni anche sugli altri settori dell’attività della famiglia Costa. Il principale campo d’interesse del giornale fu comunque l’ambito navale.
L’obiettivo del Notiziario C. era creare un organo d’informazione che desse risalto all’azienda, rendendo protagonisti in egual misura dirigenti e lavoratori, come se facessero parte di un’unica grande famiglia.
Il giornale, infatti, era inviato a tutti i dipendenti, con cadenza bimestrale, portando notizie varie di loro interesse: aziendali, tecniche, culturali, ricreative, assistenziali, sui problemi dell’orientamento professionale e l’educazione dei figli.
Ciò che era interessante era la richiesta di partecipazione da parte dei lettori, caldeggiando una collaborazione con articoli, domande e suggerimenti.
Il direttore responsabile fu Flavio Magnarin che guidò l’house-organ dalla prima all’ultima pubblicazione, dall’inizio del 1961 al dicembre del 1974. 14 anni di vita, per un periodico che ha segnato la storia della grande compagnia di navigazione genovese.
La schedatura e la digitalizzazione del presente materiale è stata possibile grazie alla collaborazione di Matilde Sanguineti nell'ambito del programma di tirocini curriculari dell'Università degli Studi di Genova. -
RACCOLTA LOMBARDI
La documentazione, acquisita digitalmente a cura di Fondazione Ansaldo, è tuttora conservata dal sig. Pietro Lombardi presso la sua abitazione. Per la consultazione degli originali si prega di prendere contatto con Fondazione Ansaldo.
Federico Lombardi nasce il 24 luglio 1886 a Brà, in provincia di Cuneo, figlio di Luisa Ramello e Pietro Lombardi. Il padre, militare di professione, terminerà la sua carriera come tenente colonnello dei Carabinieri Reali, nel corso degli anni ottenne numerose riconoscenze durante il servizio alla casa reale dei Savoia. Interessante l’avvenimento dell’agosto 1899, in cui il maggiore dei carabinieri Lombardi sventò un tentativo di furto alla corriera postale, fu premiato con medaglia di bronzo al valor miliare, onorificenza che gli valse la seconda pagina della «Domenica del Corriere», anno L, n. 33.
Federico Lombardi conseguì la laurea presso il Politecnico di Torino, nato qualche decennio prima nel 1859 come scuola di Applicazione per Ingegneri e nel 1906 rinominato Regio Politecnico di Torino, il suo percorso di formazione si concluderà alla Regia Scuola Politecnica di Napoli. Indirizzato alla carriera nella Marina Militare Italiana nel 1911 Federico entrerà nel Genio Navale nell’Arsenale militare marittimo di La Spezia, impiegato per le attività connesse alla manutenzione e progettazione delle unità navali, prenderà parte alla costruzione della nave da battaglia Conte di Cavour.
Sempre nel 1911 partirà per la Libia, dal 29 settembre teatro della guerra italo-turca, dove svolse attività di ingegneria navale e di coordinamento per la gestione della flotta e degli arsenali, in particolare nella manutenzione straordinaria di naviglio militare. Qualche anno dopo, nel 1919, diede le dimissioni volontarie dal servizio militare e si avviò alla carriera da tecnico-industriale in ambito civile. L’anno successivo era a Venezia, partecipando alla fase di impianto e avviamento del cantiere industriale. Con la mansione di coordinamento delle infrastrutture tecniche e delle officine meccaniche destinate alla cantieristica navale e mercantile, impiego che manterrà fino al 1929.
Nella prima metà degli anni Trenta fu assunto come liquidatore da Comit Sofindit per fa fronte alla crisi produttiva dello stabilimento Sant’Eustacchio di Brescia. In seguito all’opera di risanamento, nel 1935 fu chiamato da Agostino Rocca come tecnico esterno per il coordinamento delle lavorazioni meccaniche interne di tutti gli stabilimenti, arrivando alla nomina di Vicedirettore generale di Ansaldo nel 1942, ruolo che ricoprì fino al 1944. Dopo una breve parentesi (1944-1949) nelle Ceramiche Pozzi di Roma, ritornò in Ansaldo come Consigliere di amministrazione tecnico e industriale dove rimase fino al 1960.
La schedatura del presente materiale è stata possibile grazie alla collaborazione di Isabel Maria Balarezo Zambrano e Daniele Vaccaro nell'ambito del programma di tirocini curricolari dell'Università degli Studi di Genova. -
RIVISTA ITALSIDER
La strategia di promozione culturale avviata dalla rivista «Cornigliano» proseguì e si perfezionò con la «Rivista Italsider», pubblicazione voluta per la nuova società nata nel 1961 dalla fusione mediante incorporazione della Cornigliano nell’Ilva Alti Forni e Acciaierie d’Italia.
La prima uscita della rivista venne pubblicata in occasione del Natale 1960 - Capodanno 1961 come bimestrale d’informazione aziendale.
Direttore responsabile fu Carlo Fedeli, già a capo delle relazioni pubbliche della Cornigliano, e si avvalse della collaborazione di Arrigo Ortolani, già direttore della «Cornigliano», Giuseppe Ceccarelli e Giorgio Clavarino . Dal numero di marzo - aprile 1961 entrò inoltre nel Comitato di direzione anche Mario Lucio Savarese , uomo di riferimento della Finsider nella rivista.
La rivista si avvalse anche del contributo di giornalisti quale Luciano Rebuffo e di illustratori come Riccardo Manzi, Giancarlo Cazzaniga, Bruno Caruso e Flavio Costantini.
La veste grafica venne curata nuovamente da Eugenio Carmi, che in quegli anni partecipò attivamente alla costruzione dell’immagine pubblica della siderurgia italiana. Grazie alla sua direzione l’arte continuò ad essere sempre presente, non solo nella copertina ma attraverso continui riferimenti, assicurandosi la collaborazione di celebri illustratori, scrittori, critici, scultori e fotografi.
Tra gli artisti coinvolti si possono ricordare lo scultore Ettore Colla , Giuseppe Capogrossi, Franco Gentilini, Pierre Soulanges, Rocco Borella, Achille Perilli, Zoltan Kemeny, Victor Vasarely, Joe Tilson, Edo Murtic, Louise Nevelson, Robert Rauschenberg (vincitore della biennale di Venezia nel 1964), Alberto Savinio (fratello di Giorgio De Chirico).
In linea con gli intenti formativi e promozionali della cultura contemporanea nella pagina del sommario della rivista trovava spazio una sintesi biografica degli artisti e della loro produzione, e nell’ottica di offrire sostegno all’espressione artistica si rimarcava il connubio tra “le due culture”, l’umanistico-letteraria e la scientifico-tecnica.
La stessa attenzione alle vesti grafiche presente nella «Cornigliano» caratterizzò anche la nuova rivista: la copertina del primo numero presentava infatti un dipinto di Gino Severini intitolato “Nascita dell’Italsider“ commissionato per l’occasione all’artista .
Nel secondo numero del marzo - aprile 1961 la copertina mostrava invece un dipinto di Eugenio Carmi intitolato “Ferro e acciaio 1961”, contestuale all’editoriale che presentava ufficialmente la nascita dell’Italsider - Alti forni e acciaierie riunite Ilva e Cornigliano - Società per Azioni.
Nella scelta editoriale di analizzare il mondo del lavoro nei suoi diversi aspetti culturali ebbe larga parte la celebrazione della capacità produttiva e delle ricorrenze aziendali, attraverso articoli quali «I dieci anni di Civiltà delle Macchine» , «Novi Ligure» , «I 30 anni dell’IRI» , «Il centro siderurgico di Taranto nel piano di potenziamento della Finsider» , «Il Capo dello Stato a Taranto» , «A Genova una strada in acciaio» .
Si pubblicarono inoltre articoli inerenti la formazione professionale dei lavoratori e rassegne sulla produzione nazionale ed internazionale dell’acciaio, presentando inoltre dati tecnici e statistici, bilanci, inchieste, temi di interesse aziendale e profili di autorevoli dirigenti (Oscar Sinigaglia , Antonio Ernesto Rossi ). Al contempo aumentarono gli articoli di interesse culturale, come quelli dedicati alle mostre, al cinema, ai convegni, ai concorsi fotografici ed alle figure di importanti architetti (Gio Ponti , Pier Luigi Nervi ). Particolarmente significativo fu l’impegno profuso dall’Italsider nella partecipazione alla mostra “Sculture nella città”, organizzata nell’ambito del “Festival dei Due Mondi” di Spoleto nell’estate 1962 , che vide l’esposizione di numerose opere d’arte.
Nel corso degli anni vennero presentati inoltre articoli, saggi e contributi di scrittori quali Umberto Eco, Gillo Dorfles , Francesco Cesare Rossi e Fulvio Tomizza.
La rivista, distribuita gratuitamente non solo ai propri dipendenti ma inviata anche a personalità del mondo politico, economico, industriale, finanziario e ad istituti culturali, fu considerata strumento di relazioni pubbliche ed elemento di pregio dell’azienda, alla quale si affiancava una serie di pubblicazioni minori edite a cura dei singoli stabilimenti.
Pubblicata per quattro anni, edita in circa 30.000 copie per i dipendenti e in circa 15.000 copie per le pubbliche relazioni, il periodico venne chiuso nel 1965, in relazione alla decisione di spostare il centro gestionale dell’Italsider da Genova alla sede romana della Finsider.
Dal 1960 ebbe inizio una maggiore articolazione dell’offerta informativa e formativa degli house organs interni all’Italsider con la pubblicazione di riviste di stabilimento quali «Cornigliano notizie», «Campi, Lovere, Savona notizie», «Bagnoli notizie», «Italsider notizie», «Piombino notizie», «Trieste notizie», «Taranto notizie».
Le riviste di stabilimento, coordinate da Giorgio Clavarino, erano conferma di quell’attenzione alle community relations e della valorizzazione delle peculiarità espressi dai diversi contesti produttivi e geografici.
La schedatura e la digitalizzazione del presente materiale è stata possibile grazie alla collaborazione di Andrea Baglietto e Matilde Sanguineti nell'ambito del programma di tirocini curriculari dell'Università degli Studi di Genova.















